Rivelazioni

nel 1841/1842 al mistico e profeta

Jakob Lorber

Uno dei pianeti più belli del nostro sistema solare presentato meticolosamente nel suo aspetto. Quest’opera è frutto di una domanda, e il dettato, agli occhi del lettore, svela un mondo paradisiaco, e gli fa capire quanto amore c’è nel Creatore ad aver inventato le meraviglie più sublimi già nella creazione di un pianeta, dove la vita del regno vegetale e quello animale e quello degli abitanti è talmente meravigliosa, che la vita sulla nostra Terra sembra all’opposto quella di un inferno.

 

SATURNO

 

saturno.jpg

 

Traduzione dall’originale tedesco "Der Saturn dalla 4a. edizione tedesca 1969

Traduzione di Salvatore Piacentini (1932)

Revisione a cura della Associazione Jakob Lorber (1997)

Edizione con immagini a colori ideata da Giuseppe Vesco (2007)

Disegni di Chiara Baruzzo e Cinzia Preo

Il testo in PDF può essere scaricato sul sito: www.jakoblorber.it 

– in questa pagina: Libri in PDF

“Ringraziamo la Lorber Verlag, Friedrich Zluhan e l’Opera di Divulgazione Jakob Lorber

e.V., D-74321 Bietigheim/Wuertt., per il sostegno nella pubblicazione di questo volume”

 

Questa edizione in *.html è a cura del gruppo: “Amici della nuova Luce

ISBN  978-88-88984-30-8

Copyright © by “Casa editrice GESÙ La Nuova Rivelazione”

Via Vittorio Veneto, 167 – 24038 Sant’Omobono Terme (Bergamo)

Tl. 347.1041176 – fax. 035.851163

E-mail:   damianofrosio@tiscali.it

Sito internet:   www.gesu-lanuovarivelazione.com

Libri della casa editrice:   Catalogo – richiesta libri

 

Caratteristiche del pianeta

-         significato spirituale del nome Saturno:   ‘Riposo’ oppure ‘Oziosità planetaria’

-         orbita ellittica:     min: 1392.875.870 Km – med: 1.476.462.289 km – max: 1.560.048.707

-         diametro:             128.091 km

-         circonferenza:      404.516 km

-         rivoluzione:         29 anni e 164-166 giorni terrestri

-         diametro anello:  296.845 km

-         spazio tra i due aelli:                    4844 km

-         larghezza anello piccolo esterno:  10.017 km

-         larghezza anello grande interno:   28567 km

-         spessore anello esterno:               964 km

-         spessore anello interno:               2820 km

-         anello interno con tre fenditure da   148-222 km

-         1° luna:               Diametro = 890 km / distanza dal pianeta (L) = 221.412 km

-         2° luna:               D = 1.780 km  /  L = 300.628 km

-         3° luna                D = 4.942 km  /  L = 448.910 km

-         4° luna                D = 4.964 km  /  L = 652.366 km

-         5° luna                D = 5.669 km  /  L = 1.409.800 km

-         6° luna                D = 6.678 km  /  L = 2.061.870 km

-         7° luna                D = 8.310 km  /  L = 2.678.026 km

-         diametro atmosfera:     742.000 km

-         un anno di Saturno = 30 anni sulla Terra

-         Altezza della donna      25-28 metri

-         Altezza dell’uomo        30-42 metri

-         Civiltà dell’uomo iniziata circa un milione di anni prima che sulla Terra

 

 

Vai all’indice

 

(Scrivente: Andr. H. – Il servitore di Dio, Jakob Lorber, dettava. – Con questo dettato cominciò la grande comunicazione sulla natura e destinazione del pianeta Saturno appartenente al nostro sistema solare e sulla vita del mondo vegetale, animale ed umana che si trova su questo grande corpo mondiale. Questa descrizione si ampliò in 51 singoli dettati per più di un anno fino al 29 luglio 1842.)

 

Cap. 1

Il vero nome di Saturno

Piano di esposizione di questa descrizione

Grandezze del pianeta, del duplice anello, delle lune

5 luglio 1841

pomeriggio dalle 16,30 alle 19,30 di sera

1) Per farsi un concetto chiaro di questo corpo mondiale che voi chiamate Saturno, mentre il suo vero nome significa propriamente “Riposo” oppure “Oziosità planetaria”, è anzitutto necessario conoscere la sua sfera naturale, la sua distanza dal Sole e la sua grandezza, come pure quella delle sue lune, la sua costituzione, i suoi abitanti sia sul pianeta come tale, sia sui suoi anelli e sulle sue lune, la sua molteplice flora in rapporto alle condizioni climatiche quanto mai varie, e così pure anche la totalità della fauna su questo pianeta, nonché sui rispettivi anelli e lune.

2) Quando tutto ciò sarà conosciuto, solo allora si potrà fare luce sulla storia di questo pianeta, sulla sua costituzione e disposizione interiore, sui rapporti di polarità con altri pianeti, ed infine sulla sua sfera spirituale.

3) Per quanto concerne la sua distanza dal Sole, la cosa si può considerare da tre punti di vista, e ciò per il fatto che, come vi è già noto, nessun pianeta percorre intorno al Sole un’orbita perfettamente circolare, bensì esso si muove lungo una linea di forma ovale, cosicché allora il Sole, rispetto all’orbita di un pianeta, viene a trovarsi esattamente nella situazione come se voi prendeste un uovo e lo teneste con l’estremità più ottusa all’ingiù e quella più appuntita all’insù, nel qual caso il tuorlo non si trova nel centro preciso dell’intero uovo, bensì di gran lunga più vicino alla punta inferiore. Nel nostro caso il centro del tuorlo rappresenta il Sole, e la linea del guscio bianco l’orbita del pianeta. Se voi ora misurate le distanze fra questa linea e il centro del Sole nel tuorlo, giungerete alla seguente constatazione: che la parte inferiore dell’orbita è la più vicina al centro del Sole, la zona centrale si trova ad una distanza media, mentre la parte superiore, più appuntita, viene certamente a trovarsi alla massima distanza dal centro. Vedete, così stanno le cose anche riguardo all’ampia orbita di questo nostro pianeta. Quando esso viene a trovarsi, per dir così, nel punto più basso, la sua distanza dal Sole è di 187.719.120 miglia geografiche[1] (1.392.875.870 km). Se si trova su uno dei due lati allungati dell’orbita, la distanza è in media di 198.984.136 miglia geografiche (1.476.462.289 km); quando infine si trova nel punto alto, tale distanza è di 210.249.152 miglia geografiche (1.560.048.707 km) dal centro solare, distanza questa che è anche la massima.

4) Tali distanze, però, voi non dovete considerarle rispetto alla vostra Terra, ma solo rispetto al Sole, perché la distanza della Terra, in rapporto a questo secondo pianeta, può variare di molto, e precisamente in modo tale che questi due corpi mondiali possono spesso sia avvicinarsi tra di loro fino ad un milione di miglia geografiche e più, sia anche allontanarsi l’uno dall’altro, poiché, qualora avvenga che ambedue i pianeti si trovino da una medesima parte rispetto al Sole e cioè ambedue in vicinanza del Sole, allora essi vengono a stare fra di loro di gran lunga più vicini che non quando si trovano fra di loro, per dir così, in opposizione, quando cioè può accadere che Saturno si trovi alla massima distanza dal Sole, mentre invece la Terra nella vicinanza massima a questo; allora il divario è non più solo di un milione, ma spesso dai due ai tre milioni di miglia. La cifra della distanza è espressa qui in maniera imprecisa, dato che nessun pianeta circola con esattezza matematica sempre ad una determinata distanza dal Sole, bensì qualche anno se ne allontana di più ed altre volte, invece, nuovamente gli si avvicina di più. Da questa maggiore o minore vicinanza dipendono poi anche le variazioni della temperatura, e voi, a questo riguardo, potete ammettere con sicurezza che su 77 giri intorno al Sole, non ce ne sono neanche due che siano perfettamente uguali per quanto concerne la distanza.

5) E ora, considerato che l’argomento delle distanze è esaurito, passeremo ancora a determinare il diametro di questo pianeta, la sua circonferenza, la sua superficie in miglia quadrate e il suo volume in miglia cubiche.

6) Per quanto riguarda il diametro, esso è di 17.263 m.g. (128.091 km) , poiché quello della Terra non misura che 1.719 m.g. (12.754 km), voi potete farvi una idea, con tutta facilità, di quanto questo pianeta sia più grande della Terra. La sua circonferenza massima è di 54.517 m.g. (404.516 km). In quanto alla sua superficie, questa è di 936.530.820 miglia quadrate. Il volume poi è di 2.757.547.946.775 miglia cubiche. Date queste dimensioni, questo pianeta risulta dunque essere, in cifra tonda, quasi esattamente 1.037 volte più grande della Terra. A percorrere la sua orbita intorno al Sole esso impiega 29 anni, da 164 a 166 giorni, 2 ore e 2 secondi.

7) Così dunque risulta definito sotto ogni aspetto quanto ha a che fare con i numeri riguardo al pianeta stesso. Ma siccome questo pianeta possiede ancora intorno a sé un doppio anello, dobbiamo fissare con i numeri anche le dimensioni di questo.

saturno_confronto_misure_r.jpg

8) Il diametro di tutto l’anello è di 40.006 m.g (296.845 km). Ma, dato che l’anello è formato veramente da due anelli, la distanza dalla superficie dell’anello interno fino alla superficie interna dell’anello esterno ammonta a 545 m.g. (4844 km – il vuoto tra i due anelli). La larghezza dell’anello esterno, dall’esterno all’interno, è di 1.350 m.g. (10.017 km) e la larghezza dell’anello interno, misurato nello stesso modo, è di 3.850 m.g. (28.567 km) Siccome però questo anello (tanto l’esterno che l’interno) è di forma ovale, cioè, se si volesse tagliarne la sezione, essa avrebbe una forma ovale, il diametro dell’ovale misurato dal punto della massima ampiezza della cintura, quale espressione dello spessore dell’anello, e precisamente di quello esterno, è di 130 m.g. (964 km) e 380 m.g. per quello interno (2.820 km). L’anello interno ha per altro in sé pure tre semi-fenditure, ciascuna delle quali misura da 20 a 30 miglia geografiche (148-222 km). Sono chiamate semi-fenditure per la ragione che non corrono ugualmente lungo tutto lo sviluppo del secondo anello e perciò non lo suddividono così completamente come l’anello esterno è separato da quello interno, bensì queste tre semi-fenditure sono riempite di tante ellissi che hanno un diametro tale, per cui, per effetto di queste ellissi che si trovano fra l’una e l’altra suddivisione, i tre anelli interni non costituiscono in realtà che un anello solo. Nella zona delle fenditure si trova quindi, lungo tutto lo sviluppo dell’anello, uno spazio libero come una piramide curvata verso di loro, sia dal basso verso l’alto che viceversa. Queste ellissi, situate in fila l’una accanto all’altra in tali tre fenditure, hanno già fatto sorgere in più di un astronomo dalla vista acuta l’erronea opinione che questo anello fosse composto esclusivamente di moltissime lune, perché esso, visto attraverso i forti telescopi, ha l’aspetto come di un cosiddetto rosario, il quale è formato appunto anch’esso da tante palline, e non da rose.

 

9) Per quanto concerne le ulteriori caratteristiche dell’anello, come già detto, l’argomento verrà fatto oggetto di spiegazioni più tardi e perciò ora daremo ancora uno sguardo ai satelliti di questo pianeta.

10) Intorno a questo pianeta circolano sette lune di varia grandezza e a varie distanze da esso.

- La prima, la più vicina e nello stesso tempo la più piccola, non misura che 120 miglia di diametro (890 km) e dista dal pianeta 29.840 m.g. (221.412 km - la distanza va certo intesa come distanza media).

- La seconda ha un diametro di 240 m.g. (1.780 km) e dista dal pianeta 40.516 m.g (300.628 km).

- La terza ha 666 m.g. di diametro (4.942 km) ed è situata a 60.500 m.g. (448.910 km) dal pianeta.

- La quarta misura 669 m.g. (4.964 km) di diametro ed è situata a 87.920 m.g. (652.366 km) dal pianeta.

- La quinta luna ha un diametro di 764 m.g. (5.669 km) distando dal pianeta 190.000 miglia (1.409.800 km).

- La sesta ha 900 m.g. (6.678 km) di diametro e si trova a 277.880 miglia (2.061.870 km) dal pianeta.

- La settima luna ha un diametro di 1.120 m.g. (8.310 km) e dista dal pianeta 360.920 m.g (2.678.026 km).

saturno_1.JPG

11) Da questi dati potete facilmente già ora concludere che questo corpo mondiale, in virtù della sua grandezza, della sua molteplice costituzione ed anche grazie alle sue sette lune, non ha una destinazione insignificante nell’universo.

12) Infatti, quanto più elaborata è l’opera realizzata da un qualsiasi meccanico, tanto più svariato deve essere anche lo scopo di un’opera simile. E così, come un meccanico ad un’opera elaborata da’ una destinazione tanto più varia per il raggiungimento di scopi diversificati, così anch’Io, quale il sommo Meccanico di mondi, avrò collocato un simile corpo mondiale in modo così elaborato non senza un’importante grande destinazione nel vasto spazio cosmico, poiché Io non ho l’abitudine di giocare nemmeno con un pulviscolo solare, tanto meno allora con un simile corpo mondiale, come proprio il soprannominato pianeta sarà stato creato da Me come un inutile strumento da gioco.

13) Il seguito di questa Rivelazione su questo corpo mondiale v’insegnerà a conoscere la sua destinazione da un lato così grandioso, che oserete appena respirare su ciò. Infatti se già alla rivelazione sulla Luna (La Luna” - 1841) avete spalancato gli occhi ed avete fatto nell’animo un gran baccano, cosa succederà allora se percorrerete un po’, tenuti da Me per mano, questo corpo mondiale? – Sì, Io vi dico di predisporvi a cose molto grandi, e preparate bene il vostro animo! Poiché quasi non lo sopporterete. Dove così grandi cose vengono da Me rivelate, là ci vogliono anche grandi animi per afferrarle e sopportarle. E quando avrete accolto l’interezza di questo corpo mondiale, per quanto vi sarà possibile sopportare, solo allora comincerete un po’ a comprendere che cosa dice il passo nel Vangelo: «Nessun occhio umano ha mai visto, nessun orecchio umano ha mai udito, e non è ancora mai giunto nel cuore e nella mente di un uomo ciò che Dio ha preparato per coloro che Lo amano!»

14) Ciò che qualcuno riceve da Me, è sempre il massimo Dono del Cielo, poiché Io stesso sono il Sommo del Cielo, come di tutti i mondi. E se Io vi voglio svelare il Cielo oppure l’inferno, allora vi giungerà sempre sia l’una che l’altra cosa per la massima beatitudine. Poiché qualsiasi cosa dica la Mia Parola, essa è comunque completamente vivente e rende eternamente vivente colui che la riceve e l’accoglie in tutto amore, gratitudine, umiltà e vivente fede, e quindi sommamente beato in Me già qui come di preferenza nell’aldilà.

 

[indice]

Cap. 2

 

saturno_2.JPG

 

La superficie di Saturno è ricca d’acqua

Grandi isole, enormi zone di ghiaccio ai poli, zona mediana mite sempre illuminata

Grande atmosfera e l’anello come regolatore e riflettore

Magnificenza delle stelle

 

1) E adesso, dopo questa necessaria introduzione, possiamo già azzardarci a gettare uno sguardo a questo pianeta.

2) Vedete, così si presenta la superficie: la massima parte è ricoperta da acqua. Su questo corpo mondiale non ci sono veri e propri continenti, bensì delle isole di considerevole grandezza situate per lo più sotto la zona equatoriale, le quali, ciascuna presa a sé è certamente più grande della vostra Europa, dell’Asia, Africa, America ed Australia. Però, data la grandezza di questo pianeta, non sono da considerarsi come continenti, bensì solo come isole, le quali sono molto più distanti l’una dall’altra che non l’Asia e l’America nelle latitudini vicino all’equatore terrestre. Senza dubbio, fra una grande isola e l’altra si trova pure una quantità di isole minori, le quali in rapporto alle grandi stanno come le isole della Terra rispetto ai continenti di questa.

3) Verso i poli questo corpo mondiale è ricoperto da nevi e ghiacciai perenni, ghiacciai che là cominciano già ad una latitudine di 40 gradi, prima che non sulla Terra. E per quanto riguarda la vostra cosiddetta zona temperata, questa su Saturno rappresenta già il regno delle nevi; quello poi che per voi è la zona fredda, là è il regno dei ghiacciai perenni. La zona torrida, infine, corrisponde su Saturno veramente soltanto alla zona temperata ed anche alla zona più chiara e pura sulla quale ben di rado si sollevano nubi e nebbie, mentre ambedue le altre zone giacciono perpetuamente sotto cumuli di nebbie e di nubi.

4) E quanto desolanti ed aspre si presentano le zone della neve e del ghiaccio sia a nord che a sud, altrettanto serena, dolce e nitida è la zona mediana che è pure la sola abitabile. In questa zona, dunque, si trovano ben 77 grandi isole, tra le quali quelle di media grandezza sono più grandi delle vostre Americhe; e tuttavia ciascuna isola, tanto per quanto riguarda la struttura quanto i prodotti, si differenzia dall’altra di gran lunga di più che non la vostra Lapponia dalle regioni tropicali più a sud.

saturno_4_polo_sud_r.jpg

5) Voi certo penserete che, ad una distanza così grande dal Sole, là vi sarà già una oscurità abbastanza accentuata e nello stesso equatore non farà troppo caldo; però, pensando così, cadreste in un grosso errore, perché questo pianeta, nella proporzione in cui è più grande della Terra, possiede anche una più forte luce propria. Inoltre, questo pianeta è circondato da un’atmosfera mille volte più grande, che arriva a grandissima distanza dalla superficie del pianeta, atmosfera che ha un diametro di circa 100.000 miglia (742.000 km), mentre quella della Terra non ne misura neppure 2.000 (14.840 km) calcolate insieme al diametro della Terra. Data una simile dimensione così straordinariamente grande del diametro dell’atmosfera di Saturno, voi potete immaginarvi quale quantità di raggi solari sia capace di accogliere questa immensa sfera d’aria, per poi, in linea convergente, condurli sempre più concentrati sulla superficie del pianeta; perciò anche ai suoi abitanti il Sole appare molto più grande che non da voi. Ed appunto perciò all’equatore di questo pianeta il calore sarebbe insopportabile se questo non fosse mitigato dall’anello, dato che quest’ultimo accoglie i raggi solari più concentrati utilizzandone per sé una parte ed irradiando un’altra parte a sua volta in tutte le regioni dello spazio. Perciò, se osservato al telescopio, esso appare anche più brillante del pianeta stesso, mentre la sua ombra proiettata sul pianeta esercita un’azione quanto mai benefica conferendo alla zona torrida le caratteristiche di zona temperata.

6) Per effetto di questo anello su questo corpo mondiale, non fa mai notte come da voi; là è continuamente giorno a causa dell’azione diretta del Sole da un lato, mentre sul lato opposto a causa di questa forte luce dell’anello la cui superficie interna viene illuminata dal Sole, e a causa della luce delle lune circolanti intorno al pianeta in svariate orbite.

7) A questa vera luce notturna, ovvero, se a voi riesce più chiaro, a questo giorno notturno, bisogna aggiungere ancora una terza luce e questa è la luce delle stelle fisse, le quali, viste da questo pianeta, la cui atmosfera è pura ed altissima, appaiono dieci volte più grandi ed hanno in proporzione tanto maggior splendore che non da voi Venere, la stella della sera, nel suo massimo fulgore.

8) E ora trasportatevi in spirito su una qualunque terra della zona mediana di questo pianeta e considerate da lì la magnificenza grandiosa del cielo stellato! In verità, voi potete potenziare al massimo la vostra fantasia, e tuttavia non riuscirete a farvi un’idea neanche della milionesima parte dello spettacolo immenso che si offre là alla vista, perché là le notti sono più chiare che non da voi di giorno. E durante il giorno stesso, all’ombra benefica dell’anello, non mancano mai di farsi vedere le belle stelle; particolarmente a chi sale sulle montagne, dalle quali si gode un panorama sterminato, l’effetto della luce stellare sotto l’anello è così molteplice nello splendore dei colori, che voi non potete farvene la minima idea.

9) Per quanto riguarda le ulteriori particolarità delle regioni di questa zona mediana, le montagne e i fiumi, la vegetazione, la fauna e gli uomini, tutto ciò vi sarà fatto conoscere durante la prossima comunicazione. Per oggi intanto accontentatevi di quanto vi è stato dato e rifletteteci sopra, allora troverete in ciò una grande porzione della quale il vostro spirito può e deve ricavare un buon nutrimento. Tutto il rimanente, come già detto, vi verrà dato prossimamente in quantità sovrabbondante al massimo, naturalmente fino a dove potrà essere accessibile al vostro intelletto; però voi dovete applicarvi grandemente ed intendere tutto ciò, perché il materiale che verrà accumulandosi sarà piuttosto considerevole; perciò, come già accennato, siate diligenti. Per oggi, amen!

 

[indice]

Cap. 3

La terra Herrifa con il monte della guarigione Girp

L’albero del sole, l’albero della pioggia, l’albero capelluto, l’albero muro e l’albero radiale

 

1) Dunque, per ciò che riguarda i paesi e la loro struttura, è da notare che essi, come già detto in principio, si differenziano talmente, tanto l’uno dall’altro, sia nella forma che nella costruzione interiore, sia perfino nelle piante e negli animali, nelle acque, nei metalli e nelle pietre, che non si può trovare in nessun punto del pianeta un paese che assomigli in qualcosa ad un altro. Di uguale in tutti i paesi non vi è che l’essere umano e l’aria che circonda il pianeta; tutto il resto si presenta con la massima varietà.

2) E così considereremo subito un paese che là viene chiamato Herrifa.

3) In quanto ad estensione, questo paese è più grande della vostra Asia, Europa ed Africa prese assieme, e precisamente così come se il cosiddetto mare Mediterraneo situato fra queste parti del vostro mondo fosse anch’esso terreno asciutto. Questo paese giace un po’ obliquamente sull’equatore del pianeta e il suo contorno esteriore somiglia circa a quello di un uovo alquanto allungato.

4) Esso è il paese nel quale si trovano le montagne più alte, e nel suo complesso è più montuoso di tutti gli altri paesi. La sua montagna più alta viene chiamata da quegli abitanti Girp e, secondo le vostre misure, raggiunge l’altezza di 243.150 piedi (74.112 m), ma nonostante ciò, questa montagna è ricoperta fino alla sua massima vetta dappertutto di erba e da altre pianticelle molto profumate. Da ogni parte essa non è affatto ripida in nessun punto e invece ha dolcissimi pendii; perciò quegli abitanti possono salirvi senza nessuna fatica e con la massima facilità come voi salite sulla vostra cosiddetta “Hochplatte”. Questa montagna è nello stesso tempo anche la farmacia di tutti gli abitanti e così pure degli animali di questo paese, perché, come già osservato, là si trovano le erbe più profumate, e quindi ciascuno è in grado di trovarvi l’erbetta curativa per qualunque malattia. Per tale ragione, anche questa montagna, con le regioni circostanti che insieme occupano una superficie di oltre 100.000 miglia quadrate (5.497.711 kmq), è la parte maggiormente popolata di questo paese.

5) Per passare ora agli alberi, va osservato che qui non se ne trovano che di dieci specie; però ciascuna specie è così costituita che non porta frutto solamente una o due volte all’anno come i vostri alberi, bensì fiori e frutta mature sono sempre presenti qui.

gliuba_2.jpg*

6) Fra gli alberi si distingue particolarmente il cosiddetto ‘albero del Sole’ che là viene chiamato Gliuba. Questo albero raggiunge spesso un’altezza di più di 100 tese (190 m); il suo tronco è qualche volta così grosso, che cento dei vostri uomini non arriverebbero ad abbracciarlo. E, secondo il vostro sistema di misurare, non di rado i suoi rami si estendono fino a una distanza di un quarto d’ora di cammino dal tronco. Per evitare che possano spezzarsi a causa del peso, questi rami, nella loro parte inferiore, spingono fuori verticalmente dei rami di sostegno fin sul terreno nello stesso modo come l’albero terrestre che voi denominate Bahahania[2] (albero del pane), rami che, quando sono ben cresciuti, offrono l’aspetto di un bellissimo colonnato. Questi rami di sostegno scendono a terra perfino dai rami più alti, in modo che, quando un simile albero è nel suo pieno sviluppo, assomiglia ad un piccolo monte di basalto sulla vostra Terra, con la differenza soltanto che fra i rami di sostegno, scendenti perpendicolarmente a terra, rimane sempre tanto spazio libero da poter accostarsi da tutte le parti con la massima comodità al tronco.

7) Una foglia di questo albero è così grande che qui sulla Terra un vetturino potrebbe coprire interamente con essa la sua carrozza, per quanto grande potesse essere; il suo colore è azzurro come le penne di pavone; la sua foglia stessa è ornata di bellissimi disegni e mantiene la sua freschezza e il suo colore perfino quando è secca, uno stato questo che somiglia a quello di una foglia matura sulla vostra Terra quando cade dall’albero, ciò che certo avviene anche su Saturno, con la sola differenza però che su quest’ultimo pianeta un simile albero non appare mai spoglio di foglie, bensì, quando una qualche foglia matura cade a terra, in un altro ne cresce un’altra in sostituzione di quella caduta. Gli abitanti del menzionato paese raccolgono queste foglie e, considerato che esse sono molto resistenti e non si lacerano tanto facilmente, vengono adoperate per confezionare una specie di sopravvesti che riescono molto eleganti e che rappresentano per quegli abitanti ciò che sono per voi i mantelli. Tali vestiti possono essere portate benissimo anche sulla pelle nuda, poiché sono molto soffici e morbidi; la superficie di queste foglie, infatti, non è così liscia come quella di alcune foglie dei vostri alberi, bensì ha l’aspetto del vostro velluto. Queste foglie, quando sono esposte alla luce del Sole, offrono all’occhio una varietà meravigliosa di colori, all’incirca così come le penne della coda di uno dei vostri pavoni; solamente i colori di tali foglie sono più marcati e più brillanti di quelli delle penne di pavone. Quando essa è sbocciata da poco, appare come d’oro brunito ricoperto da un lieve strato di azzurro chiaro.

8) “Ma quale aspetto ha ora il fiore di questo albero?”. – Trattandosi del fiore si potrebbe senz’altro ribadire l’asserzione: «Salomone in tutta la sua maestà reale non era così vestito come lo è questo fiore per sua natura». Il fiore di quest’albero assomiglia più di tutto alla vostra rosa con la differenza soltanto che questa rosa di Saturno non è ripiena di petali, bensì forma un ampio calice all’incirca come le rose selvatiche delle vostre siepi. I petali sono interamente di color rosso chiaro ed ogni fiore porta trenta di questi petali, grandi ciascuno all’incirca quanto un vostro foglio di carta di gran formato. L’orlo dei petali è listato di color oro che trapassa sempre più nel rosso scuro quanto più va verso l’interno del calice. Dal mezzo del calice sporgono due filamenti, grossi quanto un braccio d’uomo e lunghi qualche tesa, i quali sono perfettamente trasparenti ed hanno l’aspetto come da voi i ghiaccioli durante l’inverno. Nel punto, dove nei vostri fiori lo stame termina solitamente con la cosiddetta antera, questi due filamenti finiscono in due caratteristici fiori, i quali risplendono come fossero di fiamma, e precisamente l’uno di color verdognolo e l’altro rosso; tuttavia questo rosso appare molto più chiaro di quello del fiore vero e proprio. Il fiore, ovverosia i petali diffondono un profumo quanto mai delizioso ed i petali, come pure i filamenti vengono accuratamente raccolti dagli abitanti; i petali vengono adoperati poi come un medicamento corroborante, i filamenti invece servono agli abitanti da cibo preferito.

9) Tale è l’aspetto di questo fiore! Ma che frutto si sviluppa da esso? – Qui sarà un po’ difficile raffigurarvelo con tutta precisione, dato che sulla vostra Terra non esiste qualcosa di simile. Tuttavia affinché possiate formarvene una qualche idea, immaginatevi un lungo fusto a sezione esagonale, grosso come un braccio d’uomo e di color rosso infuocato, il quale termina in molti altri fusti. Alla base invece dove esso è attaccato al ramo, finisce in un grosso nodo il quale però, alla distanza di due palmi dal tronco, va trasformandosi nel fusto prima indicato. Da questo fusto pende un frutto nodoso così grande che quattro uomini terrestri, anche robustissimi, avrebbero un bel da fare a portarlo. All’interno di questo frutto nodoso si trova un piccolo seme insignificante, grande quanto una vostra noce, di color verde e duro come la pietra. La polpa di questo frutto ha il preciso sapore che vi rivelerebbe il palato qualora mangiaste pane e mandorle un po’ zuccherato. Però ciascuno dei nodi che si trovano in uno di questi frutti nodosi è cavo e riempito a metà di un succo dal sapore uguale a quello del vostro migliore idromele. Riguardo al colore di questo succo, esso è giallo come presso di voi lo è un buon vino vecchio. La polpa del frutto è bianchiccia; la buccia esterna del frutto appare invece di color grigio, talvolta anche di una tinta argentata smorta.

10) Tutti i bisogni degli uomini che vivono sotto ad un simile albero vengono soddisfatti ed essi non possiedono alcun altro fondo o appezzamenti, bensì il loro possesso è costituito appunto da un simile albero il quale non perisce, ma cresce invece continuamente, e precisamente più in larghezza che in altezza. – E qui adesso si domanda: “Considerato che questo albero cresce fino ad una tale altezza, come vi si può salire su da ogni parte per cogliere la frutta?”. Vedete, si provvede anche a ciò! Tanto il tronco, quanto ciascun ramo è munito a destra e a sinistra di certe sporgenze spinose, per mezzo delle quali sia il tronco che i rami assumono l’aspetto di ciò che voi chiamate una scala a pioli, mediante i quali, senza il benché minimo pericolo, essi possono salire fino alla massima cima dell’albero, nonché montare sui rami più distanti dal tronco. E se anche qualcuno scivolasse o cadesse, non ne riporterebbe affatto alcun danno, perché sia gli uomini che gli animali possono su questo pianeta, nel caso di estremo bisogno, mantenersi liberamente per un po’ di tempo nell’aria. Perciò per divertirsi possono saltare giù volontariamente perfino dalla cima più alta dell’albero, esercizio questo che viene praticato non di rado particolarmente dai giovani. Che una simile cosa sia là possibile, lo potete arguire con discreta facilità se considerate che l’anello distante qualche migliaio di miglia divide la forza d’attrazione fra esso e il pianeta, in modo che il rapporto viene a stare come 1 a 3/5. Se a questo rapporto citato per chiarire la cosa si aggiunge ancora una particolare e opportuna disposizione organica, questa differenza viene facilmente eliminata e l’uomo viene messo in grado di mantenersi liberamente nell’aria per un tempo considerevole.

11) Così noi avremmo imparato a conoscere una specie di albero, e quindi ce ne rimangono ancora nove da esaminare, che di per sé non sono però di tanta importanza e utilità agli uomini, bensì agli animali di quel pianeta, particolarmente a quelli che somigliano ai vostri uccelli.

briura.JPG*

12) Specialmente degno di nota, in quanto è destinato a servire anche all’uomo, è il cosiddetto ‘albero della pioggia’ che là viene chiamato Briura. Questo albero, come i vostri abeti, non ha che un tronco, il quale non di rado raggiunge l’altezza di 40 tese (297 m) ed è spesso grosso quanto uno dei vostri campanili di media grandezza. Anch’esso stende i suoi rami molto lontano e quasi nello stesso ordine come da voi l’abete. Le sue foglie però non sono altro che tubetti di color verde biancastro dai quali stilla continuamente l’acqua più pura. Per questo motivo gli uomini scavano intorno ad un simile albero una specie di bacino del diametro di 100 tese (742 m), ciò che dà all’albero l’apparenza di essere collocato in mezzo ad un grande stagno. Nondimeno, questi bacini essi li costruiscono allo scopo di raccogliere l’acqua che cola abbondantemente da tali alberi, in modo che serva a loro e ai loro pochi animali domestici.

13) A questo punto voi domanderete: “Non ci sono su quel pianeta, particolarmente nelle regioni montuose, delle sorgenti come se ne trovano nelle nostre montagne?”. Ed Io vi rispondo che anche là di sorgenti ce ne sono in grande quantità; alcune di queste danno tanta acqua che al paragone la vostra Mur (fiume della Stiria) dovrebbe andare a nascondersi, solo che quest’acqua di sorgente non viene adoperata dagli abitanti di Saturno perché troppo grezza. L’acqua dell’albero rappresenta invece per loro qualcosa di purificato e di cotto; per la qual cosa ne fanno uso in qualsiasi faccenda richieda impiego dell’acqua, perché essi dicono così: “L’acqua di sorgente è fatta soltanto per gli animali acquatici e per abbeverare il terreno, ma per gli uomini e per gli animali più nobili il grande Dio ha creato un apposito albero affinché fornisca un’acqua già ben preparata”.

14) Ecco, questa è una seconda specie d’albero, specie che, certamente in stato molto più imperfetto, si trova qua e là sulla vostra Terra particolarmente nelle zone tropicali.

kiup.JPG*

15) Dopo di questo albero sarebbe da notare il ‘bianco albero capelluto’ che su Saturno si chiama “Kiup”. Anche quest’albero ha un tronco diritto che non di rado arriva a 30 tese di altezza ed è in proporzione anche grosso a sezione perfettamente rotonda. Esso non ha rami, bensì dalla cima del tronco cresce una specie di filamenti bianco-argentei i quali, essendo molto abbondanti, formano come un grandissimo ciuffo. Questi capelli ovvero fili pendono spesso fino alla metà del tronco e lo circondano fino ad uno spessore di parecchie tese. Quando spira vento, come del resto anche quando l’aria è calma, questi alberi offrono uno spettacolo immensamente bello e allora un bosco di questi alberi dà l’impressione come se gli alberi stessi fossero del tutto coperti di neve. I fili che cadono a terra vengono raccolti con ogni cura dagli uomini che ne intessono una specie di tela, la quale è molto elastica, soffice e durevole. Questa è più o meno tutta l’utilità che quegli esseri umani traggono da un simile albero.

brak.JPG*

16) Dopo di questo, è da notare il cosiddetto ‘albero muro, chiamato là “Brak”. Quest’albero non trova riscontro in nessun albero della vostra Terra, perché là esso cresce come una parete rosso-dorata fuori dal terreno, e precisamente, all’inizio, in tanti tronchi rotondi collocati in una linea, i quali però successivamente presto si serrano in maniera così stretta l’uno all’altro in modo da formare un’unica parete. Una parete di questo genere raggiunge non di rado una lunghezza di parecchie centinaia di tese (1 tesa = 1,9 m) ed un’altezza talvolta dalle venti alle venticinque tese (40÷50 m). La parete non ha rami principali, né secondari, né foglie; invece il margine superiore di questo albero si presenta come una spalliera spessa, di tinta azzurro-verdognola, le cui foglie non sono dissimili da quelle dei vostri platani. Dal mezzo di questa spalliera sporgono spesso, fino ad una discreta altezza, dei ramoscelli appuntiti che portano fiori ed anche il frutto vero e proprio. Tuttavia il frutto non serve da cibo all’uomo, bensì solamente agli uccelli e consiste in una specie di bacca di color rossiccio e di forma allungata; i fiori che cadono vengono però raccolti dagli uomini, che ne colmano dei sacchi sui quali essi sono soliti coricarsi per riposare a causa del profumo ristoratore che emanano. Un bosco di simili alberi somiglia spesso ad un immenso labirinto e, quando gli uomini vi si recano per raccogliere i fiori, fanno qua e là dei segni per non smarrirsi e poter far ritorno alle loro dimore. Particolarmente bello si presenta un simile raggruppamento di alberi quando esso è illuminato dal Sole; quando cioè la parete riflette fortemente la luce, così come farebbe da voi una superficie dorata.

*

17) Da notarsi ancora è il cosiddetto ‘albero radiale’, chiamato Bruda. Quest’albero è tutto di colore giallo ed ha un tronco diritto dal quale si dipartono soltanto a destra e a sinistra dei rami e ramoscelli sempre in linea retta. (La parte inferiore dei rami possiede una corta peluria bianca; la parte superiore invece rimane nuda). Le parti inferiori dei rami possiedono una specie di stelle, dall’aspetto verdastro, le quali abbastanza regolarmente finiscono in sei punte. Su ciascuna punta cresce un piccolo fiore blu somigliante alle vostre campanule, ad esso poi segue un frutto di colore rosso simile alle coccole di certi vostri arbusti da siepe.

18) Se volete farvi un’idea discretamente esatta di quest’albero, pensate ad un cosiddetto ostensorio, con la sola differenza che l’albero in questione costituisce un ostensorio proporzionatamente gigantesco. Da parte degli abitanti non viene utilizzato quasi niente di quest’albero, bensì esso serve loro unicamente per formare degli incantevoli viali.

19) Per quanto concerne gli altri alberi, nonché qualche altra pianta di specie particolarmente notevole, tutto ciò vi verrà esposto dettagliatamente come finora nella prossima comunicazione, quindi per oggi Amen!

 

[indice]

Cap. 4

L’albero imbuto, l’albero piramide e l’albero specchio

 

kibra.JPG

1) Come sesta specie fra gli alberi si deve nominare il cosiddetto ‘albero imbuto’, chiamato “Kibra”. Quest’albero ha un tronco dal diametro di circa tre tese (6 m) ed ha anch’esso una corteccia molto liscia di colore azzurrastro. Alla sommità del tronco, alto all’incirca 20 tese (40 m) e in ogni suo punto ugualmente grosso, si dipartono in tutte le direzioni, con un angolo di 45 gradi secondo il vostro modo di calcolare, dei rami diritti, lunghi 10 tese (20 m). Questi rami hanno a sinistra e a destra dei ramoscelli paralleli tra di loro come i ramoscelli del vostro abete, i quali, quanto più sono distanti dal tronco, tanto più si presentano lunghi e larghi. Tali ramoscelli in realtà non sono altro che rami e anche foglie di questo albero. All’estremità dei rami sta il fiore, cui poi succede anche il frutto; perciò un tale albero non porta più frutti di quanti sono precisamente i suoi rami.

2) Il fenomeno più particolare di quest’albero si presenta nel periodo della sua fioritura: prima che sia spuntato il fiore, l’estremità di ciascun ramo si accende automaticamente; tuttavia qui si tratta di un fuoco, per così dire, freddo, che somiglia al luccicare delle lucciole e del legno fradicio, con la differenza soltanto che questo fuoco che precede la fioritura diffonde una luce di gran lunga più intensa di quelle summenzionate che si possono osservare sulla vostra Terra. Uno spettacolo di luci particolarmente splendido l’offre un intero bosco di questi alberi-imbuto, perché nemmeno là gli alberi cominciano a fiorire esattamente nella stessa ora, e così il fuoco che precede la fioritura si manifesta in qualche albero prima e in qualche altro più tardi. Ora, siccome questo fuoco ha il suo inizio sempre sette giorni prima della fioritura e a cominciare dal detto giorno arde, cambiando continuamente di colore, avviene che il gioco delle luci in sette giorni rivela anche tutti i sette colori fondamentali, nonché tutte le variazioni prodotte dal passaggio da un colore all’altro.

3) Immaginatevi ora anche un solo di questi alberi prossimi alla fioritura, considerando oltre a ciò che mai su nessun albero tutti i rami cominciano a fiorire nel medesimo giorno e per conseguenza anche il fuoco che precede la fioritura si manifesta multicolore già nello stesso albero! Quando poi tutto un bosco di questi alberi imbuto comincia a fiorire in questo modo, voi potete, anche solo con un minimo di fantasia, farvi una discreta idea dello spettacolo meraviglioso che deve offrire, contemplato da una qualche altura, un simile bosco, che talvolta ha una estensione di parecchie centinaia di miglia quadrate, nel suo stato di fioritura, o meglio, del fuoco che precede la fioritura.

4) Dopo questo fuoco che precede la fioritura dell’albero imbuto, appare il fiore, il quale è esso pure stranissimo. In verità, da voi non sarebbe tollerato in tutti gli stati, perché esso si presenta così: su di un fusto di color giallo dorato, lungo da due a tre tese e grosso più di un braccio d’uomo, cresce ad una ampiezza fino a sei tese (11 m) un nastro tricolore, largo da uno a due tese e questo nastro è di tre colori sempre uguali, cioè rosso chiaro, azzurro chiaro e bianco niveo. E quanti sono i fiori di un simile albero, precisamente altrettanti nastri colorati sventolano intorno ad esso.

5) E ora potete nuovamente formarvi una piccola idea della magnificenza dei fiori di questo albero. Trascorso il tempo della fioritura, fusto e bandiere cadono ben presto dall’albero e gli esemplari più belli vengono anch’essi raccolti dagli uomini. Dato che questi nastri, se disseccati, perdono molto del loro splendore, quegli uomini li adoperano solo arrotolandoli, facendone dei mucchi e, finché sono ancora freschi e soffici, vi si stendendono sopra per rinvigorire le loro membra. Quando poi diventano più secchi e rigidi, si dà loro fuoco e, ardendo, sviluppano un fumo di odore gradevolissimo; le ceneri di color bianco-argenteo servono poi da eccellente concime per il terreno. Gli esemplari meno belli di questi fiori vengono invece lasciati sotto l’albero dove sono caduti; là marciscono e così servono pure per concimare il terreno.

6) La cosa però più meravigliosa in quest’albero è il frutto che si sviluppa subito dopo la fioritura. Per quanto riguarda l’aspetto esteriore questo frutto assomiglia all’incirca alle vostre zucche d’acqua, solo con la differenza che la canna propriamente detta, non di rado, raggiunge la lunghezza da 4 a 5 tese (8-10 m), e il diametro di 2 piedi (63 cm). Invece la testa all’estremità della canna è formata sempre da una sfera perfetta del diametro di una tesa e mezza e talvolta anche due (3-4 m). A rigor di termini, la scorza esterna di questo frutto ha l’aspetto dell’oro puro e lucidato. E ora interrogate di nuovo un po’ la vostra fantasia e dite poi quale spettacolo non debba offrire all’occhio un bosco di simili alberi quando è illuminato dal Sole.

7) Ma adesso voi vorreste certamente sapere a cosa serve questo frutto. La risposta è molto facile, e precisamente, serve allo stesso uso al quale per voi servono le vostre zucche d’acqua: in parte per poter attingere liquidi da qualche piccola profondità, e in parte anche come recipienti allo scopo di serbarvi dentro dei succhi ottenuti dalla spremitura di varie piante. Su questo pianeta simili frutti vengono accuratamente raccolti nel più gran numero possibile per farne oggetto di scambio con altri prodotti ed a tale scopo vengono anche ben conservati.

8) Voi vorreste forse sapere ancora la ragione per la quale quest’albero ha propriamente una simile forma a imbuto. La forma ad imbuto è tipica di questo albero affinché in questo suo imbuto possa, con tanta maggiore efficacia, accogliere la luce del Sole, nonché il fluido elettromagnetico. Nel mezzo dell’imbuto sbocciano dei canaletti midollari i quali, particolarmente di notte, esalano una vera nebbia. Questa nebbia,  per l’altra vegetazione e così anche per l’uomo che l’inspira, è di natura un po’ velenosa e distruttiva, finché non viene scomposta e dispersa dalla luce solare. Ma questo imbuto è costituito in modo da non lasciar trapelare la menzionata nebbia in nessun altro modo, né mai in quantità maggiore di quanto sia precisamente necessario alla fecondazione dell’albero durante la notte, e anche ciò solamente finché il frutto non sia giunto a mezza maturazione. Dopo che la maturazione è iniziata, i canaletti midollari nell’imbuto si chiudono e l’esalazione di cui abbiamo parlato viene invece diretta ed impiegata al regolare rigonfiamento del frutto; per questa funzione questo imbuto si trova a contenere una aria vitale tanto nutriente, che molti uomini vi salgono su servendosi di certe scale, si fanno dei giacigli in questi imbuti e vi pernottano per un lungo periodo di tempo.

9) Ecco, questo dunque è quanto di notevole può essere narrato di un simile albero! Di utilizzabile per il corpo umano esso non ha niente all’infuori della sua aria vitale; i semi, che non sono dissimili da quelli delle vostre zucche, vengono mangiati solo dagli animali domestici.

uhurba.JPG*

10) E ora passiamo ancora alla settima specie di albero: cioè al cosiddetto ‘albero piramide’, chiamato Uhurba.

11) Questo albero è certamente il più grande e alto di tutti su questo corpo mondiale, ed ha all’incirca le caratteristiche dei vostri abeti nobili dal tronco bianco. Esso cresce non di rado fino ad una altezza tale che sulla vostra Terra potreste trovare a mala pena un monte capace di misurarsi con lo stesso in questo campo. Anche quest’albero non ha che un tronco solo, il quale nella sua parte più bassa vicino alle radici misura spesso 80, 90 ed anche 100 tese di diametro (150-200 m). I suoi rami si dipartono dal tronco già vicino a terra in tutte le direzioni possibili e quelli più bassi, in un albero piramide già perfettamente sviluppato, non di rado hanno la lunghezza di 1.000 tese (2 km). Quanto più poi ci si avvicina alla sommità, tanto più i rami si fanno regolarmente più corti, in modo che infine un tale albero viene ad assumere, nel suo complesso, veramente l’aspetto di un’immensa piramide a base circolare, vale a dire di un immenso cono, al paragone del quale tutte le vostre grandi piramidi egiziane devono considerarsi dei veri gusci di chiocciola, giacché, se vi fosse possibile trasferirvi corporeamente su questo pianeta, vi parrebbe di trovarvi di fronte alle più grandi montagne contemplando simili alberi.

12) Quest’albero appartiene al genere delle conifere e le sue foglie ci assomigliano discretamente, salvo certamente le proporzioni di gran lunga maggiori alle foglie aghiformi dei vostri abeti; soltanto, è da notarsi, che il colore non è non verde, bensì azzurro. L’utilità di quest’albero riguardo alla depurazione dell’aria ed alla saturazione della stessa con elementi vitali è tanto straordinaria, che la potenza salutifera che si diffonde dalle sue cime e dai rami, arriva perfino sulla vostra Terra, ed è di preferenza da qui che le vostre conifere dall’odore balsamico traggono la loro sostanza eterea.

13) Questi alberi vengono anche piantati dappertutto con la massima cura, e a tale scopo altro non occorre che staccare un ramoscello da qualche albero di questa specie e piantarlo in qualche luogo dove vi sia del buon terreno; poi il ramoscello comincia ben presto a crescere ed entro pochi anni di Saturno diventa già un albero di grandezza assolutamente rispettabile; l’albero può raggiungere l’età di parecchie centinaia d’anni di Saturno. Ma quando un simile albero con l’andar degli anni muore, comincia anzitutto a marcire dalle radici e si consuma successivamente da se stesso fino ai rami estremi; sul posto dove si trova un simile albero che si è consunto da sé, gli abitanti spargono immediatamente della terra magra, e in pochi anni hanno a loro disposizione il terreno più fertile che si possa immaginare per coltivarvi le loro predilette erbe succose. Anche qui voi potete far ricorso alla vostra fantasia e considerare l’uno dopo l’altro alcuni di questi alberi, allora la vostra grandezza terrena ne risulterà alquanto sminuita.

14) Anche di quest’albero voi conoscete ormai già le caratteristiche essenziali e per conseguenza possiamo passare ad un’ulteriore ed ottava specie di albero, la quale dovrà senza dubbio apparirvi quanto mai straordinaria, perché di nuovo sulla vostra Terra non è possibile trovare la benché minima traccia di qualcosa di simile.

ubra.JPG*

15) Ora quest’albero dell’ottava specie, quanto mai degno di nota, è il cosiddetto ‘albero vitreo’ oppure ‘albero specchio’, che gli abitanti di Saturno chiamano “Ubra”. Quest’albero ha un tronco quadrangolare perfettamente regolare, il quale tronco è trasparente così come lo è per voi un vetro un po’ verde. Il tronco che finisce appuntito si sviluppa fino ad una altezza dalle venti alle trenta tese e non ha affatto rami, bensì un po’ più oltre alla metà di questo tronco dell’albero specchio sbocciano come nei vostri cactus dei grandi fiori penzolanti, i quali, salvo le dimensioni molto più grandi, hanno all’incirca l’aspetto dei vostri gigli; un divario c’è soltanto nel colore, perché questo fiore ha la particolarità che ciascuno dei dieci petali che lo formano è di colore differente dall’altro. Quando in questo albero dopo mezzo anno la fioritura è terminata, subito su un fusto nodoso di sostanza simile a cristallo si sviluppa un frutto per voi certamente assai degno di nota. Questo frutto da principio consiste unicamente in una vescica d’acqua molto trasparente, la quale va man mano facendosi sempre più grande e, quando è matura, ha l’aspetto di un pallone del diametro da una ad una tesa e mezza.

16) Quando questo frutto è giunto allo stato d’una simile prima maturazione, allora il liquido in questa vescica comincia a condensarsi in maniera tale che la vescica si raggrinzisce e gradatamente poi si stacca dal liquido rappresosi internamente. Tale liquido condensato poi cade spesso a terra assieme al rispettivo fusto; allora gli abitanti arrivano, raccolgono questo succo indurito, lo tagliano con esattezza da tutti i lati e ne formano delle speciali tavole quadrangolari perfettamente regolari; queste tavole essi le adoperano all’incirca allo stesso scopo come voi sulla Terra adoperate gli specchi. E proprio a nessun altro uso serve loro quest’albero se non a quello soltanto dell’abbellimento dei giardini come fate voi con certi alberi, perché, quando viene piantato un filare di simili alberi, esso costituisce per gli abitanti di questo pianeta un viale quanto mai lussuoso, ed essi si servono molto volentieri di questo albero, perché esso, come l’albero piramide, è molto facile da trapiantare, certo non per mezzo dei rami, in quanto non ne ha affatto, bensì per mezzo dei semi i quali però non si trovano nel frutto, ma nel fiore.

17) La trasparenza di quest’albero ha le sue origini nel fatto che il suo organismo consiste unicamente di canaletti quadrangolari, attraverso i quali si diffondono salendo i succhi che si confanno alla sua natura, perché, se gli organi sono a sezione circolare, nessun raggio può oltrepassarli, dato che nella forma rotonda il raggio stesso viene a frangersi ripetute volte; in questa forma quadrangolare invece il raggio non è esposto a venire spezzato se non in minimissime proporzioni e perciò anche può passarvi attraverso quasi senza alcun impedimento. E poiché tutti gli alberi di questo pianeta, e specialmente quelli di questo paese, hanno una corteccia completamente liscia, la superficie di un simile albero, per voi davvero meraviglioso, risplende come quella delle vostre lastre da specchio; perciò chi passeggia davanti a un filare di tali alberi può rimirarsi perfettamente da capo a piedi.

18) Questo è tutto ciò che si può dire di questo albero! Destate anche qui un po’ la vostra fantasia ed allora voi con non molte difficoltà potrete cominciare a persuadervi che Io, anche facendo a meno delle città e dei palazzi costruiti dagli uomini, so molto bene come si fa ad abbellire un mondo. E con ciò per oggi fermiamoci qui. Tutto il rimanente, per quanto concerne gli alberi, sia rimandato ad una prossima occasione! Amen!

 

[indice]

Cap. 5

L’albero della varietà, l’albero fuoco e l’arbusto dell’olio

Forma fisica, possedimenti terrieri e animali domestici degli uomini di Saturno

 

ahahaarke.JPG

1) L’albero che ci accingiamo a descrivere come il numero nove porta il nome di Ahaharke. Il voler tradurre questo nome in una lingua di questa Terra o meglio l’interpretare con una certa esattezza il concetto che esprime usando le vostre forme di linguaggio, sarebbe cosa molto difficile, dato che su tutta la superficie terrestre non è facile trovare qualcosa di simile per poter mettere insieme un nome conveniente a questo albero. Meglio di tutto ancora lo si potrebbe definire dandogli il nome di ‘albero della varietà’.

2) Questo albero sorge dal terreno con un tronco fondamentale con circa 16 tese (30 m) di circonferenza. Dunque, dal tronco si dipartono in tutte le direzioni dei rami dei quali i più lunghi arrivano fino a 10 tese (19 m) di distanza dal tronco. Da ciascuno di questi rami si innalzano regolarmente in linea verticale tre tronchi che raggiungono non di rado l’altezza di 12, 13, 14 ed anche 15 tese (22-30 m). All’estremità di questi tronchi si diramano nuovamente in tutte le direzioni altri rami di grandezza proporzionale. Da tutti i rami poi, che si dipartono da ciascuno di questi tre tronchi, s’innalzano di nuovo altri tre tronchi fino all’altezza di 10 tese (19 m), che a loro volta finiscono col suddividersi proporzionalmente in una grande quantità di nuovi rami. Al di sopra di questa terza corona ancora una volta si elevano dei rami verticali e diritti, dai quali all’estremità si dipartono altri rami e ramoscelli proporzionalmente più piccoli, in modo che quest’albero, quando è nel suo pieno sviluppo, è anche formato da sette fino a dieci di simili ripiani e precisamente sempre nell’identico ordine, cioè da ciascun ramo se ne innalzano sempre tre di nuovi, e per conseguenza un tale albero al suo ultimo e più alto ripiano viene a rappresentare veramente un bosco intero di alberi.

3) E ora, allo scopo che possiate farvene una idea, chiedete il perché questo albero si chiama l’albero della varietà. Il motivo è quanto mai facile ad esporsi, ma non altrettanto facile ne è la comprensione, poiché ciascuno dei ripiani produce frutta differente, e conseguentemente, certo anche il fogliame e i fiori sono differenti fra un ripiano e l’altro. Ciò che in questo albero vi è di meraviglioso e per voi addirittura d’incredibile, è che lo stesso solo dopo 10 anni riproduce i medesimi frutti, perché a questo riguardo esso varia continuamente da un anno all’altro, e precisamente in modo che da un anno all’altro nessuno può prevedere quali frutti porterà. E come i frutti sono vari, ugualmente vari sono anche le foglie e i fiori. Quando ci si trova di fronte a parecchi di tali alberi, in nessun caso la frutta di un albero è uguale a quella dell’albero vicino. Ma affinché nonostante tutto questo, gli abitanti possano disporre continuamente di tutti i prodotti di quest’albero, essi lo coltivano a serie di dieci, piantandone ogni anno uno nuovo; e chi sul proprio terreno possiede dieci di tali alberi, quegli può fruire di tutti i prodotti dell’albero stesso, perché allora ciascun albero produce altri frutti e varia fino al decimo anno e solo all’undicesimo ritorna nel suo ordine iniziale.

4) Dato però che i prodotti di ciascun albero variano da un anno all’altro, avviene che un primo albero nel secondo anno porta bensì frutti del tutto nuovi, ma l’albero successivo porta in quell’anno gli stessi frutti che il primo albero aveva portato nel primo anno. E, quando il primo albero nel terzo anno produce nuovamente un’altra qualità di frutti, il secondo albero nel terzo anno produce gli stessi frutti che il primo albero aveva prodotto nel secondo anno, mentre il terzo albero produce gli identici frutti prodotti dal primo albero nel primo anno e dal secondo albero nel secondo anno. E così in questo ordine la produzione del frutto si mantiene sempre continuamente. Se nel frattempo un simile albero deperisce o muore, al suo posto, o meglio per questo albero ne vengono piantati altri dieci, affinché nessuna quantità di frutta venga completamente a mancare per diversi anni. Per quanto riguarda la frutta di questo albero, essa è distribuita in modo che la più grande e pesante cresce naturalmente sempre nei ripiani inferiori e salendo si fa man mano sempre più piccola e leggera.

5) Il modo in cui la frutta di quest’albero è costituita e quale uso ne venga fatto da quegli abitanti non possono essere esposti qui dettagliatamente, per la ragione che una descrizione particolareggiata di tutto ciò non troverebbe posto neppure in 100 dei vostri fogli di carta. Soltanto in generale, vi sia detto che quest’albero è, nella espressione più nobile, il rappresentante di tutte quelle specie di alberi da frutto che nella vostra Terra prosperano nella zona temperata, e i cui frutti portano nel loro mezzo uno o più semi ben sviluppati. Così, ad esempio, il ripiano più basso sarebbe in un anno quello di tutte le specie di mele, in un altro quello di ogni qualità di pere, nel terzo di tutte le prugne, nel quarto di tutte le pesche, nel quinto di tutte le albicocche, e così di seguito. Per quanto riguarda poi i ripiani più alti essi producono ugualmente frutta simile; tutti, però, in proporzione di qualità molto più nobili, ed anche di forme del tutto diverse e di sapore quanto mai più delicato, in modo che le frutta del ripiano più alto sono veramente già di natura, per così dire, eterea; perciò anche la loro forma e il loro sapore si differenziano da quelli della frutta di un ripiano inferiore, come presso di voi si differenzia un’uva ben matura da una mela mezza matura.

6) Ecco, così stanno le cose nei riguardi di questo albero. E se voi destate un po’ la vostra fantasia, non vi sarà difficile completare in discreta misura la raffigurazione per quanto concerne quello che qui per ragioni di tempo può venire solamente toccato alla lontana, ma non esaurientemente descritto. Per conseguenza di quest’albero diremo ancora soltanto che anche i suoi frutti servono da cibo agli abitanti di questo pianeta, e precisamente per lo più quelli dei ripiani superiori, mentre quelli dei ripiani inferiori vengono adoperati di frequente quale foraggio per i loro animali domestici. S’intende però da sé che in generale tutte queste frutta sono all’incirca dieci volte più grandi delle frutta simili sulla vostra Terra. La scorza di quest’albero più che ad altro somiglia a quella di un vostro melo ed è ugualmente ruvida; soltanto il colore della scorza non è grigio come quella del vostro melo, bensì rosso cupo che ad ogni superiore ripiano va facendosi però sempre più chiaro.

7) E ora da questo albero noi passeremo all’ultima specie nell’ordine dei dieci, per prendere visione di un albero che sotto molti aspetti si può considerare il più meraviglioso di questo paese.

fehura.JPG*

8) Quest’albero viene colà denominato “Fehura”, ciò che tradotto nella vostra lingua significherebbe ‘l’albero del fuoco’. Nel suo modo di crescere quest’albero ha una certa somiglianza con i vostri cosiddetti fiori di Marte (aragonite coralloidale), ed è quasi di natura perfettamente minerale. Il tronco è simile ad una colonna di marmo bianco con circa sei tese di circonferenza, la quale sorge dal terreno sempre ugualmente grossa fino a raggiungere un’altezza dalle 15 alle 20 tese (30-40 m); da questo punto poi va suddividendosi come un alberello di corallo in vari rami e ramoscelli che alle loro estremità terminano in tanti sottili canaletti. I ramoscelli si curvano uno sopra l’altro con tanta molteplicità appunto come i cosiddetti fiori di Marte sopra menzionati. Quest’albero non ha né foglie né fiori né frutta di alcuna specie, bensì il suo compito è unicamente quello di produrre del fuoco. Il fuoco dunque corrisponde al suo frutto che esso produce di solito in quel luogo e in quel periodo di tempo quando una qualche parte del paese si trova dentro la zona d’ombra dell’anello. Su questo pianeta, infatti, il tempo non viene definito come da voi secondo l’estate e l’inverno, bensì secondo il periodo dell’ombra, e secondo il periodo di luce. Quest’albero supplisce, nel periodo dell’ombra, alla mancanza di luce attraverso la sua luce completamente bianca. Le sue radici, che propriamente non sono altro che dei canaletti, hanno la capacità di assorbire dal suolo del pianeta i più puri gas sviluppatisi dal petrolio e spingerli poi attraverso i numerosi tubicini fino ai rami estremi. Arrivato a questo punto, quando il gas viene a contatto con l’aria atmosferica locale – che nel periodo dell’ombra contiene abbondante ossigeno – si accende immediatamente e continua ad ardere finché non sia ritornata la luce solare. Quest’ultima dilata l’aria atmosferica, fa precipitare l’ossigeno, perciò quest’albero del fuoco si spegne gradatamente e poi riposa e non cresce ulteriormente finché non sia ritornato il tempo dell’ombra. Il periodo dell’ombra dura però là pure mezzo anno, come da voi l’inverno, se misurato secondo la temperatura.

9) E questo albero comincia a crescere come da voi i funghi, cioè senza sementi; però non come questi che crescono dove la terra è più magra, bensì l’albero del fuoco s’incontra con maggior frequenza dove il terreno di Saturno è più ricco di nafta. Gli abitanti usano anche trapiantarlo in questo modo: al tempo dell’ombra recidono un ramoscello dal tronco e lo conficcano in un qualche punto di un terreno dove la nafta abbonda, e lì continua ad ardere, e con ciò anche cresce tanto nella parte inferiore mettendo radici, quanto nella parte superiore sviluppando rami.

10) Il fuoco di questo albero non è di per sé bruciante, tuttavia per effetto dei suoi raggi di colore intensamente bianco ha ad una certa distanza un’azione calorifica, o meglio ancora sprigiona la sostanza calorifica, perciò anche per quel pianeta si provvede affinché durante il periodo dell’ombra non faccia molto più freddo rispetto all’effettivo periodo della luce solare. E così avviene che ciascuna famiglia cerca sempre di piantare tutto intorno alle proprie dimore e ai propri terreni una quantità adeguata di tali alberi, ottenendo così il vantaggio che, nel periodo dell’ombra non si risente del freddo, né si soffre mancanza di luce.

11) Ora considerando anche questo albero, chiamate un po’ in aiuto la vostra fantasia e poi certamente non mancherete di rilevare che, a prescindere dalla grande magnificenza di un tale albero, la sua luce ottiene un effetto maggiore di tutta la vostra illuminazione a gas, se voi voleste accumularla in un posto solo su un qualche faro appositamente costruito. E veramente, qualora vi fosse possibile piantare un albero di questa specie su un monte vicino, illuminerebbe non soltanto la vostra città con altrettanta luce, quanto quella di dieci lune piene, bensì tutto il vostro intero circondario potrebbe godere anch’esso di un sufficiente bagliore. Immaginatevi adesso invece molte migliaia di tali alberi sparsi qua e là in un paese e quale effetto possono fare con la loro luce! Se già la luce rossastra e di natura maligna del vostro fuoco vi ristora nella profonda oscurità della notte, quanto maggior diletto non dovrebbe procurarvi una simile luce bianca e mite! Tuttavia tali alberi non sono destinati per la Terra, quantunque nell’Oriente, e precisamente in varie località del Caucaso, si verifichino dei casi nei quali basta conficcare nel terreno una canna palustre qualche pezzo di legno molto poroso e darvi fuoco alla estremità superiore, e allora succede che l’estremità accesa continua sempre ugualmente ad ardere come una fiaccola, senza che però il legno o la canna siano consumati dal fuoco; soltanto con la differenza che tali fiamme sono rossastre ed estremamente brucianti.

*

12) Con ciò noi avremmo, riguardo a questo paese, imparato a conoscere gli alberi e possiamo quindi dare adesso una occhiata in generale agli arbusti.

13) Tutti gli arbusti su Saturno hanno la particolarità di non essere così bassi come da voi, bensì essi costituiscono semplicemente una classe più piccola di alberi, la quale tuttavia si differenzia molto dai veri alberi. Ad ogni modo il più basso ed insignificante arbusto su Saturno è sempre più alto e meglio sviluppato dei vostri alberi più importanti. Già nel solo paese di cui stiamo parlando si possono riscontrare più di 12.000 specie di arbusti, le quali sono tutte ben differenti l’una dall’altra. Ciascuna specie porta il suo particolare frutto, del quale però, all’infuori dei numerosi abitanti dell’aria, nessuno trae propriamente un vantaggio. Fra questi moltissimi arbusti ce n’è uno che s’incontra con maggior frequenza degli altri e che da quegli abitanti viene curato con particolare attenzione; il far menzione di un tale arbusto dovrebbe essere di qualche interesse per voi, dato che assomiglia perfettamente al vostro ‘ulivo’, con la sola differenza che anch’esso su quel pianeta è sotto ogni aspetto molto più grande dell’ulivo sulla vostra Terra. Le bacche in stato di maturità sono così grandi che ciascuna rende, secondo le vostre misure, un buon litro di olio purissimo. Se dunque un simile arbusto non di rado porta a maturazione sui rami dalle 20.000 fino alle 30.000 bacche, voi potete già farvi un’idea della ricchezza di una tale raccolta di olio, tanto più poi se considerate ancora che sui terreni di una sola famiglia non di rado crescono parecchie migliaia di questi arbusti, o meglio alberelli d’olio.

14) Certamente il possedimento terriero di una famiglia di Saturno non dovete raffigurarvelo forse così piccolo come quello di un dei vostri più grossi possidenti di campagna, bensì senz’altro grande come tutto il vostro paese e talvolta anche qualcosa di più. Contemporaneamente però è necessario pure che voi non vi rappresentate gli uomini estremamente ben formati di Saturno così piccoli come siete voi, perché là la donna misura in altezza da 80 a 90 piedi (25-28 m)e l’uomo poi da 95 a 135 piedi[3] (30-42 m), e in questa proporzione sono formati anche i loro molti animali domestici.

15) Se dunque voi ora conoscete in anticipo tutto ciò, tanto più chiaro vi riuscirà tutto quello che ancora verrà detto della vegetazione fruttifera, ciò che, come più volte preannunciato, seguirà nel dovuto ordine; quindi per oggi amen!

 

[indice]

Cap. 6

Le erbe e le piante utili di Saturno

Il mais, la botte sgorgante e la zucca d’acqua vagante

 

1) Quanto dunque di notevole c’era da dire riguardo agli arbusti, noi l’abbiamo già appreso nelle sue linee principali, e perciò adesso rivolgeremo la nostra attenzione alle erbe e alle altre piante (utili) di questo paese.

2) Questo paese è uno fra i più montuosi di questo pianeta e perciò possiede anche il numero maggiore di piante ed erbe di ogni specie immaginabili fra le più utili e dotate di potere curativo.

3) Piante delle specie dei vostri cereali, come ad esempio il grano, il frumento, l’orzo, non crescono qui, ma in compenso vi si trova un’altra e più nobile qualità di cereale che ha quasi l’aspetto del vostro granturco, con la differenza che la pianta cresce fino a un’altezza dalle 20 alle 30 volte maggiore del vostro granoturco. Le sue foglie sono spesso lunghe dai 2 ai 3 klafter (tese) e mezzo, e larghe dai 2 cubiti buoni (1,55 m) fino a 3 cubiti e mezzo (2,72 m). Le foglie stesse hanno un colore perfettamente celeste e ai margini appaiono listate per la larghezza di un palmo in color rosso carminio chiaro, mentre la costa mediana, larga anch’essa un palmo alla base e che va diminuendo fino ad un pollice verso la cima, è di color oro tendente al verdastro. Lo stelo, il quale nella parte inferiore diventa spesso grosso come il tronco di una vostra quercia nel suo pieno sviluppo, vicino al terreno appare di color oro scuro opaco e quanto più lo stesso sale, tanto più chiaro si fa il colore; la corona dei fiori, la quale non di rado ha dei rami dall’una all’una tesa e mezza di lunghezza, ha precisamente l’aspetto che ha da voi un lampadario del più bello e lucente cristallo molato e ciò per la ragione che su quel pianeta tutto si presenta in proporzioni maggiori. Se voi vi deste la pena di osservare un fiore del vostro granturco attraverso un buon microscopio, scorgereste pressoché lo stesso gioco di luci brillantissime sul polline che altrimenti appare di tinta biancastra chiara!

4) Per quanto però concerne il frutto di questa pianta, esso rispetto alla forma è bensì simile a quello della vostra pianta terrestre corrispondente, certo in proporzione molto più grande, ma tale non è invece il caso riguardo all’uso che se ne fa ed al suo sapore, perché su Saturno questo frutto fornisce il boccone assolutamente più saporito e delicato e sotto questo aspetto assomiglia alquanto al vostro cosiddetto ananas, con la differenza soltanto che là i singoli grani si possono liberare con tutta facilità dai semi quando il frutto è giunto a maturazione e se ne può anche subito mangiare, e non sono farinosi, ma ripieni di succo come da voi l’uva. Una di queste bacche pesa, secondo il vostro modo di misurare, non di rado da due fino a tre libbre (1 libbra = 560 g.). Dato che in un simile cosiddetto grappolo si trovano poi dalle trecento, quattrocento ed anche fino a cinquecento di tali bacche e che un solo arbusto produce dappertutto spesso da venti a trenta di questi grappoli voi potete già farvi un’idea di quanto ricco riesca spesso un simile raccolto.

5) “Ma dove conservano poi gli abitanti questo raccolto?”. – Voi avete già fatto la conoscenza dei buoni vasi forniti dall’albero imbuto. È appunto dentro questi vasi che le bacche in questione vengono conservate, una parte come bacche e un’altra parte come succo spremuto. Questo frutto cresce quattro volte all’anno, è quanto mai sano e corroborante e il suo succo rallegra il cuore degli abitanti di Saturno altrettanto e meglio anche della vostra uva e del suo succo ristoratore.

6) Dopo aver levato il frutto, gli abitanti ne lasciano giacere la foglia sul campo finché è diventata completamente secca; poi essi fanno venire i loro grandi animali da tiro nei campi dove si trovano queste piante disseccate e gli animali mangiano allora le foglie mentre lasciano intatti gli steli. Questi steli vengono poi segati a pezzi dagli abitanti con uno speciale strumento e con quanto ne risulta vengono formati dappertutto sul campo dei mucchi ai quali infine viene dato fuoco, e con ciò il campo stesso viene a trovarsi concimato nel miglior modo possibile per un prossimo raccolto.

*

7) Un campo simile ha bisogno di un terreno umido, se si vuole che il frutto prosperi bene. Dato però che in quel paese, come quasi del resto in tutta la zona temperata del pianeta, non vi sono mai, o rarissime volte soltanto, delle precipitazioni di pioggia e di rugiada e che neppure le sorgenti in terraferma sono proprio molto frequenti, – come si comportano allora gli abitanti e come fanno per irrigare un simile campo, il quale secondo le vostre misure ha non di rado un’estensione dalle 30 alle 40 miglia quadrate? Ecco, a ciò ho di nuovo provvisto Io con un’altra pianta meravigliosa, la quale s’incarica di curare in maniera eccellente il faticoso lavoro dell’irrigazione e che viene all’occasione anch’essa coltivata con tutta diligenza.

8) Questa pianta viene chiamata “la botte sgorgante” ed è molto somigliante alla vostra zucca, solamente con la differenza che una tal zucca cresce non di rado tanto grande che un uomo di Saturno ha un bel da fare se vuol vedere cosa c’è dall’altra parte del frutto. La pianta come tale cresce spesso per parecchie migliaia di tese in estensione sul terreno, con un tronco la cui circonferenza si misura a tese e si sviluppa dalla sua radice in molte centinaia di diramazioni che vanno strisciando in tutte le direzioni possibili. Le sue foglie sono perfettamente simili a quelle della vostra pianta di zucca, soltanto esse sono cento volte più grandi e il loro colore non è verde, bensì azzurro-violaceo, inoltre sono tutte disseminate di stelline bianco-argentee. Il picciolo è lungo dalle due alle tre tese, rotondo e misura non di rado parecchie tese di diametro. Internamente è cavo; dentro le pareti però corrono molte migliaia di canaletti i quali nutrono la foglia con un succo di sapore dolciastro e poi, attraverso i molteplici pori delle punte che si trovano alla parte inferiore della foglia, lasciano colare questi umori come liquidi gocciolanti, e in tal modo inumidiscono il terreno sottostante come per effetto di una pioggerella permanente. Tuttavia, per quanto concerne la funzione irrigatrice principale, questa viene propriamente effettuata dal frutto, giacché, quando il frutto arriva anche a metà della sua maturazione, allora precisamente durante la notte si aprono i pori, che si trovano sulla sua superficie, ed i tubetti formatisi appositamente che sporgono dalla superficie ed attraverso questi, poi, viene spinto fuori, come da una fontana, da tutte le parti un liquido limpido e dolciastro e con ciò ogni notte il terreno viene regolarmente innaffiato a sufficienza.

9) E qui voi vi domanderete: “Ma da dove prende questo frutto tanta abbondanza di acqua?”. Ed Io a questo riguardo vi rispondo che una simile pianta funziona come una vera trivella da pozzi artesiani, perché essa spinge le sue radici così lontano e così profondamente all’ingiù, finché incontra un qualche bacino d’acqua sotterraneo. Arrivata a questo punto, essa si mette con la massima assiduità a succhiare l’acqua individuata e la spinge e conduce, come il migliore degli acquedotti, depurata verso tutte le direzioni possibili del suo territorio esteriore che si sviluppa con molta rapidità.

10) Ma questo frutto, all’infuori della funzione dell’innaffiamento, non ha altro scopo od impiego presso gli abitanti? – Certo che ce l’ha e gli abitanti adoperano questa zucca ancora ad altri scopi! Quando il frutto ha raggiunto la piena maturità, allora viene segato via dal picciolo e viene trasportato dagli abitanti alle loro case e viene tagliato nel mezzo in due parti nel senso della lunghezza, ne vengono estratti i semi e la polpa; i primi sono destinati naturalmente all’ulteriore semina e la polpa serve da foraggio agli animali domestici locali, come pecore, capre e mucche; la buccia, però, che è grossa circa una tesa, viene poi lasciata seccare e così acquista grande durezza e solidità. Quando è completamente asciutta, la parte inferiore viene adoperata comunemente come una specie di battello, mentre la parte superiore, che è molto porosa e costituita da un complesso di canaletti, trova impiego come carro e ciò in una maniera quanto mai facile.

11) Nel mezzo, da ambedue le parti, viene praticato un foro, attraverso il quale è fatto poi passare un asse ben lavorato e relativamente grosso e resistente e sulle due estremità che sporgono vengono fissate due ruote proporzionate alla grandezza del veicolo. Così pure poi viene praticato un secondo foro nella parte anteriore, attraverso cui viene fatto passare, fino a raggiungere l’asse delle ruote, un altro asse come timone; questo timone lo si fissa all’asse delle ruote con un chiodo e lo si provvede dalla parte opposta d’una sbarra trasversale proporzionalmente lunga e robusta. In questo modo allora il carro è già bell’e pronto e ciò tanto più rapidamente se voi in aggiunta ancora pensate che là le ruote non vengono fabbricate dalle mani dell’uomo, bensì vengono prodotte tramite l’arte della natura e ciò dalla pianta stessa, poiché a ciò non occorre altro che segare quante volte si vuole il fusto perfettamente rotondo appunto di questa zucca per ottenere altrettante ruote solide e già pronte con un diametro da tre a quattro e non di rado anche da cinque a sei tese.

12) Se infine alla traversa fissata sul timone si attacca un bue, o trattandosi di un viaggio più rapido, uno di quei cani o cervi da tiro, tutto il veicolo risulta compiuto e pronto, e su di esso possono viaggiare comodamente quattro abitanti di Saturno e farsi trasportare dove vogliono.

13) Certamente, questa specie di carri vengono adoperati solo come un mezzo leggero di trasporto; perché anche quegli abitanti dispongono di carri molto più grandi e pesanti che essi fabbricano usando il legno e che rivestono e guarniscono diligentemente, come fate voi con i vostri carri, di un metallo molto malleabile e solido, il quale non è dissimile dal vostro ferro; soltanto qui si tratta di un metallo più compatto e durevole, che non si arrugginisce come il vostro ferro, bensì mantiene continuamente splendente la propria superficie come avviene nell’oro. Esso ha un colore simile a quello del vostro cosiddetto platino, che è una miscela di oro puro e di ferro puro. Certamente, sarà quanto mai difficile che uno dei vostri chimici riesca mai a ricostruire una tale miscela usando procedimenti scientifici.

*

14) E ora, poiché abbiamo fatto la conoscenza di queste due piante, passiamo a considerare un’altra pianta di Saturno stranissima nel suo genere e nello stesso tempo anche molto utile.

pianta_vagante.JPG15) Questa pianta rappresenta per voi senz’altro qualcosa d’incredibile, perché sulla Terra non si può trovare niente di simile, e la cosiddetta pianta vagante che si trova nell’America meridionale non è veramente una pianta, bensì un animale. Invece la pianta di questo pianeta che ora ci accingeremo a considerare, è effettivamente una pianta vagante, la quale, come fa un animale, si sposta da un luogo all’altro. La forza che le conferisce il moto risiede nella sua radice, la quale ha l’aspetto all’incirca come di un piede umano molto deformato; soltanto che, naturalmente, non possiede delle vere dita, un calcagno o quant’altro mai appartiene ad un piede, bensì il tutto si riduce ad un tronco nudo lungo circa dieci tese (19 m), che si stacca ad angolo retto e dal quale si dipartono in tutte le direzioni una quantità di radici aspiranti e da presa, le quali si appiccicano dappertutto come i viticci di una vite, con la sola differenza che queste radici rimangono afferrate ad un determinato punto del terreno finché esse vi trovano nutrimento sufficiente. Quando però hanno assorbito ogni umore da un luogo, allora si sradicano nuovamente dal terreno, si tendono in avanti e continuano a procedere finché hanno raggiunto un altro punto del terreno ricco di umori. Qui penetrano di nuovo attivamente nel terreno, perforandolo; si attorcigliano nel suolo umido intorno ad altre erbe e piante e, mediante tale attorcigliamento, si traggono dietro tutta la pianta; attraverso questa attività delle radici una tale pianta fa nel corso di un anno non di rado un viaggio di parecchie miglia, secondo i vostri calcoli e il vostro sistema di misura.

16) Ma quale è veramente l’aspetto della pianta stessa? Ecco la pianta come tale ha un tronco alto dalle 4 alle 5 tese (8-10 m) che già all’altezza di una tesa dal terreno manda fuori dei rami, dei quali alcuni, dipartendosi da ogni parte del tronco, crescono all’ingiù fino a raggiungere il terreno proteggendo così tutta la pianta da un possibile rovesciamento. Questi rami sono di solito nudi e privi di foglie; soltanto quelli che crescono all’insù con svariate sinuosità portano foglie, fiori e frutto, tutte cose queste che hanno una discreta somiglianza con le corrispondenti parti della vostra vite; le foglie sono però, naturalmente, molto più grandi e di color azzurro chiaro e la parte inferiore delle stesse è disseminata di bitorzoli rossi. Il frutto poi è perfettamente simile a quella specie delle vostre viti che voi chiamate “Gaisdutte”; solamente il loro colore non è azzurro, bensì giallo arancio, ed i grani sono semitrasparenti come quelli delle vostre uve bianche. La differenza sta soprattutto nella grandezza, poiché una bacca non di rado contiene un litro (secondo le vostre misure) di puro succo, un grappolo non di rado dalle cinquanta alle cento di queste bacche e qualche pianta fa maturare spesso dai dieci ai venti di tali grappoli. Il sapore di questo frutto è uguale a quello dell’uva che voi chiamate moscato (purché sia giunta a pienissima maturazione!).

17) Ecco, così si presenta dunque questa pianta meravigliosa di Saturno! Essa ha oltre a tutto il vantaggio di non aver affatto bisogno di essere coltivata, bensì si coltiva da sola e prospera nel miglior dei modi. Ma affinché presso gli abitanti di questo pianeta non sorgano litigi per la proprietà di una simile pianta che ciascuno ha molto cara, qualora cioè essa accennasse a voler dirigere i suoi passi verso i terreni di un vicino – poiché anche lì il diritto di proprietà viene rigidamente osservato – gli abitanti stessi la piantano per lo più nel mezzo dei loro possedimenti oppure la collocano intorno ai loro alberi della pioggia, dove poi essa si stabilisce tranquillamente e non si muove più né di qua, né di là, considerato che le sue radici si trovano provviste là di nutrimento. E quando anche si desse di quando in quando il caso che fosse costretta ad emigrare, non potrebbe passare così presto sui terreni di qualche vicino, perché, situata com’è nel mezzo di un tale possedimento, le sarebbe alquanto difficile varcare i lontani confini, considerato che, come abbiamo osservato prima, un tale possesso fondiario supera non di rado in estensione due volte il vostro stato.

18) Gli abitanti usano il succo nel modo in cui voi usate il succo della vostra vite. Questo succo contiene però elementi di energia maggiori ancora di quelli contenuti nel succo che già prima abbiamo menzionato; esso non viene conservato nei recipienti a cui si è fatto cenno prima, bensì allo scopo della sua conservazione cresce là un particolare frutto da bottiglia il quale non è dissimile da quello prodotto da certe vostre piante che ugualmente si presta a servire da recipiente, come la vostra cosiddetta zucca d’acqua; con la differenza soltanto che una simile zucca di Saturno supererebbe di molto in grandezza la vostra famosa botte di Heidelberg. Una tale zucca, quando è perfettamente sviluppata, potrebbe contenere con tutta comodità 1.000 emeri (1 emero = 56 litri). Tali zucche sono anche là straordinariamente solide; le loro pareti hanno lo spessore di una buona mezza tesa e, nella parte inferiore, lo spessore raggiunge anche una tesa intera. Una volta poi che siano state vuotate a dovere, lavoro che là viene compiuto da un certo animale, il recipiente è anche bell’e pronto.

19) Per quanto concerne la descrizione delle ulteriori piante ed erbe più degne di nota, ciò sia riservato alla prossima comunicazione! E per conseguenza, per oggi amen!

 

[indice]

Cap. 7

Ricchezza del mondo floreale di Saturno – Il colore principale non è il verde, ma il blu

Erbe curative aromatiche – L’arbusto d’oro – Piante metalliche

Fiori di prato che cambiano forma – Muschio d’alghe profumato – Monti e valli di Saturno

 

1) Fra le piante, delle quali alcune utili sono state già menzionate, Io dovrò limitarMi a dare un’occhiata generale con voi, perché far menzione speciale e particolareggiata di ciascuna pianta degna di nota su quel pianeta, non lo permetterebbe né il tempo né lo spazio, specialmente se considerate che noi abbiamo da visitare ancora circa 76 continenti così grandi, alcune centinaia di isole più piccole, le vastissime regioni glaciali tanto meridionali che settentrionali, poi i paesi, molto più grandi ancora, dell’anello e delle sette lune. Perciò dobbiamo soffermarci dappertutto soltanto su ciò che è d’interesse massimo, ed accontentarci, riguardo a tutto il rimanente, di accennare semplicemente a quanto vi è di più o di meno simile ai prodotti della vostra Terra. E così appunto anche in questo paese di cui ora parliamo vi sono infinite specie di piante, le quali in parte sono simili a quelle del vostro pianeta, e in parte invece sono per voi del tutto estranee, o meglio ancora, sono talmente una particolarità di Saturno, che di simili non se ne trovano su nessun altro pianeta.

2) Per ciò che concerne le piante simili a quelle del vostro pianeta, il divario in generale sta solamente nel fatto che esse, senza eccezione, sorpassano le vostre di cento volte in grandezza e in rigogliosità, per la qual cosa anche avviene che quelle meraviglie della vegetazione delle quali voi sulla Terra potete accorgervi appena facendo uso del microscopio, là si rendono benissimo visibili, liberamente e senza l’ausilio del microscopio, in tutta la loro molteplice magnificenza.

3) Il secondo divario è quello del colore, perché là invece del vostro verde domina per lo più un colore azzurro chiaro e brillante in tutte le sue gradazioni, all’incirca come si riscontra nella vostra America, dove, pure in più d’una pianta l’azzurro si rende più visibile del verde, e lo stesso color verde si avvicina di più all’azzurro che non al giallo; quest’ultimo colore è propriamente il più lontano dal colore della vita.

4) Un terzo divario sta inoltre nel fatto che i fiori di queste piante di Saturno sono molto più grandi e più ricchi di contenuto, e che la vivacità dei colori, non di rado, è aumentata per effetto di una trasparenza brillante provocata da un substrato metallico pulito.

5) Riguardo al frutto di simili piante, la differenza consiste anche nel fatto che, per esempio, un grano di mais su Saturno si sviluppa così grosso da farne cento ed anche qualche volta fino a mille dei vostri e che il numero dei grani di una spiga è oltre a ciò da dieci fino anche a cento volte maggiore che nelle vostre. Un simile maggiore rendimento è anche necessario su quel pianeta, considerato che un raccolto di mezzo anno ha lì il medesimo significato di quindici anni sulla Terra, per il cui motivo anche un ragazzetto di dieci anni di Saturno rappresenterebbe per voi un vecchio eccezionalmente decrepito.

6) Questi sono dunque i divari essenziali che si possono constatare in quelle piante di Saturno che, seppure in proporzioni molto ridotte, prosperano pure sul vostro pianeta. Se voi volete un po’ destare la vostra fantasia, basta che prendiate una pianta terrestre; raffiguratevela in ciascuna sua parte cento volte più grande, di colore diverso come prima descritto e adorna di tutte le altre magnificenze di una pianta come vengono rivelate da un microscopio, e in questo modo potrete formarvi una idea, certo ancora assai vaga, della vegetazione di questo corpo mondiale.

7) Però là, particolarmente nelle regioni montane più alte, si trovano ancora altre piante ed erbe medicinali di natura straordinaria, il cui potere curativo etereo-aromatico è così forte e il suo influsso arriva così lontano, che non solo mantiene quegli abitanti sempre nelle migliori condizioni di salute, ma influisce anche con le sue emanazioni salutifere a distanza di più di mille milioni di miglia attraverso l’etere, in modo che, ad esempio, le vostre piante medicinali, specialmente il vostro ginepro, il vostro sambuco ed altre piante del genere munite di aculei, attingono a quella fonte una parte considerevole del loro aroma curativo etereo.

hellatharianga.JPG*

8) È necessario che Io vi descriva un po’ più dettagliatamente una specie di tali erbe saturnine d’alta montagna! Questa erba viene chiamata là “Hellatharianga”, che corrisponde ad ‘arbusto d’oro dalle mille foglie’. Essa su Saturno cresce immediatamente sulla nuda roccia e il suo gambo raggiunge non di rado l’altezza dalle 3 alle 4 tese (6-8 m). Intorno a questo gambo si trovano, disposte a spirale come le volute di una chiocciola, comunemente mille foglie di color rosso chiaro di forma ovale allungata, lunghe non di rado dai 5 ai 6 piedi e larghe 2, qualche volta anche 3 piedi. Gli orli delle foglie non sono lisci, ma da questi si dipartono invece delle punte lunghe qualche spanna, precisamente in modo che dalla base della foglia fino alla sua cima ne sono poste regolarmente cento, per conseguenza da ambo i lati della foglia duecento in tutto. Tali punte sono di colore azzurro assai cupo che verso le estremità va facendosi sempre più chiaro e quella punta più lunga delle altre che si trova all’estremità della costa mediana porta nella sua cima un fascetto di aculei il quale è rosso come lo è la foglia stessa. La parte superiore della foglia ha la tinta rossa quale da voi l’ha un ferro arroventato, o un carbone ardente sotto l’azione d’una lieve corrente d’aria ed emana anche in realtà un tale splendore come il fuoco. La parte inferiore della foglia è ricoperta da peli lunghi un mezzo palmo, i quali, staccandosi dalle foglie, assumono successivamente tutti i colori dell’iride, in modo che sotto ciascuna foglia, guardando a qualche distanza, già si scopre un brillante arcobaleno il cui splendore, avvicinandovisi, deve naturalmente aumentare, dato che lo scintillio dei colori colpisce sempre più concentrato gli occhi. Il fusto o tronco della pianta appare come fosse fatto d’oro di tinta opaca e s’innalza al di sopra della zona delle foglie spesso ancora per una mezza tesa e là poi appaiono vari fiori già appassiti e, d’altro canto, dei nuovi boccioli che subentrano continuamente.

9) Il fiore non ha alcuna somiglianza con nessun fiore della vostra Terra, bensì esso si presenta così come se ad una palla di color rosso dorato con una circonferenza corrispondente al diametro di mezza tesa fossero state appiccicate delle braccia umane perfettamente formate; soltanto che dall’estremità del braccio invece di cinque dita disuguali si dipartono dieci raggi appuntiti dall’apparenza dell’oro, che hanno quasi un tale aspetto come se qualcuno, avendo voluto disegnare una mano distesa, vi avesse aggiunto invece delle dita la metà di un disco solare con dieci raggi che da questo si dipartono. Di tali petali intorno ad un simile bocciolo ce ne sono cinque, i quali spuntano diritti dalla cintura mediana di questo bocciolo sferico già menzionato, in modo che una mezza sfera viene a trovarsi nel calice del fiore. Dal mezzo di questo emisfero si dipartono due filamenti, l’uno grosso quanto la metà di un braccio umano e l’altro non avente più di un pollice di diametro, e il più sottile rappresenta l’organo femminile, mentre l’altro, l’organo maschile; il femminile è di color bianco, e il maschile di color rosa. Ambedue sporgono dal calice per oltre mezzo metro e pendono verso terra, ben inteso senza toccarla.

10) L’organo femminile termina con una specie d’imbuto rivolto all’insù, al disopra del quale si china quello maschile provvisto all’estremità di un’apertura. L’organo maschile lascia cadere sempre, cadenzialmente, una goccia di umore profumatissimo in quello femminile e questo costituisce propriamente l’atto generativo del fiore; l’organo femminile assorbe poi in sé quest’umore e in seguito a ciò genera il seme di questa pianta che è quanto mai saturo di energia, mentre quello maschile riceve tale umore etereo dai petali, che a loro volta lo ricevono dalle foglie della pianta di cui è già stata fatta menzione.

11) Per quanto concerne il colore dei fiori, i petali sono perfettamente bianchi, più ancora del vostro giglio; il mezzo disco, attaccato all’estremità dei petali, corrispondenti alla mano distesa nel braccio, ha però l’aspetto come se fosse fatto di rubino lavorato ed un po’ solcato da vene; i raggi appaiono perfettamente come d’oro trasparente.

12) Questo fiore, o meglio questa pianta medicinale fiorisce e cresce ugualmente in qualsiasi stagione, in modo che non viene a mancare mai; se qua o là una pianta o l’altra viene levata via dagli abitanti, ben presto al suo posto ne cresce un’altra. Quando è in piena fioritura, questa pianta diffonde intorno a sé un profumo così delizioso, che non riuscireste mai a farvene nemmeno una lontanissima idea, perché sulla vostra Terra non esiste niente che abbia un profumo simile ed al paragone perfino il profumo della vostra rosa risulta poco intenso.

13) Se una simile pianta medicinale in piena fioritura potesse fare anche una volta sola la sua comparsa in qualche luogo della Terra, in seguito all’intensità del suo straordinario profumo essa otterrebbe il risultato di saturare dell’odore più delizioso tutta una regione com’è la vostra provincia; perché se così non fosse, come potrebbe l’influenza aromatico-curativa di un simile fiore estendersi perfino a lontane regioni planetarie? Ma per convincersi che effettivamente è così, basta che interroghiate una persona provvista di capacità medianiche, quando si trova in rapporto animico d’influsso reciproco con questo pianeta, ed essa vi dirà apertamente come percepisce molto marcatamente il benefico effetto d’una tale pianta medicinale che cresce su quel lontano pianeta.

14) Questa pianta viene custodita con la massima cura dagli abitanti del pianeta, ma la raccolgono poco, perché essi fruiscono del potere benefico e ristoratore principalmente dall’atmosfera che circonda queste piante; soltanto quando qua o là una simile pianta si è fatta già molto vecchia ed è prossima a morire, ciò che si riconosce dal colore bianchiccio che cominciano ad assumere i peli delle foglie, solo allora essi spargono la semente della pianta stessa sulle rupi vicine. La semente di questo fiore è minutissima e somiglia ad una polvere dal delicato olezzo piuttosto che ad una vera semente. Questa polvere viene poi assorbita dai pori delle rocce ed allora qua e là spunta nuovamente una simile pianta.

15) Una sola cosa ancora deve essere qui menzionata, e precisamente come sia possibile che questa pianta metta radici sulla nuda pietra. La questione si spiega nel modo seguente: la pianta protende per un vasto tratto da tutte le parti le sue radici, in maniera non dissimile dal vostro cosiddetto lichene delle rocce; partendo da queste radici principali che si estendono ampiamente tutto all’intorno, una quantità innumerevole di sottilissime radici filiformi s’insinuano con azione perforatrice dentro i pori della pietra e tengono il tronco di questa pianta tanto saldamente fisso sulla nuda roccia che non vi è singola forza umana capace di strapparlo via. Ma ora si domanda: “Che cosa possono succhiare queste radici dalla pietra arida e nuda?”. – La risposta è molto facile! Esse traggono, succhiandolo, una specie di olio di pietra. – “Ma come lo liberano dalla pietra?”.  – Ciò accade grazie ad una particolare forza propria a tale pianta, che è come un vero fuoco dissolvente e che si manifesta con delle minutissime scintille elettriche certamente invisibili a occhio nudo, le quali hanno precisamente la forza che occorre per dissolvere gli atomi della pietra che si trovano in immediata vicinanza e per trasformarli in un olio etereo; quest’olio viene poi immediatamente assorbito dalle radici, e quindi più purificato viene condotto al gambo, nelle foglie, nei fiori e finalmente nel seme etereo.

16) Eccovi così ormai esposto tutto quanto vi è di essenziale in questa pianta medicinale del pianeta Saturno, pianta quanto mai notevole! Destate anche qui un po’ la vostra fantasia, e in base a questa veritiera descrizione voi potete raffigurarvi un tale fiore, per dire così, materialmente dinanzi ai vostri occhi e deliziarvi in spirito considerando la sua magnificenza e il suo potere curativo.

17) Sennonché questa non è la sola pianta medicinale, bensì ce ne sono varie altre ancora che hanno efficacia benefica e curativa, che agisce non soltanto sul pianeta dove prosperano, ma che si estende, per le vie dell’etere, ad altre zone planetarie.

*

18) Eminentemente poi degne di nota sarebbero dappertutto su quel pianeta tutte le cosiddette ‘piante del metallo’, che là si chiamano Kibri, perché per mezzo di questa vegetazione gli abitanti di Saturno arrivano a disporre dei più puri metalli senza bisogno di far ricorso ad alcun processo chimico di fusione e di depurazione, dato che appunto i metalli stessi in stato puro vengono forniti da tali piante dalle forme più meravigliose che crescono nelle varie regioni montuose del pianeta. Ci sono bensì anche qui da voi qua e là delle piante che contengono una certa quantità di metallo, però in nessun luogo potreste trovare una qualche pianta che avesse le radici, il tronco e le foglie assolutamente di puro metallo. Qualcosa di simile lo potete produrre artificialmente tenendo una verghetta di zinco dentro al piombo fuso, tramite ciò in breve tempo va formandosi il cosiddetto albero di Saturno, chiamato altrimenti anche albero del piombo. Ad ogni modo, quello che qui voi potete produrre soltanto artificialmente e con fatica, e per di più ancora nella massima misera uniformità, là le energie naturali riccamente dotate ottengono tutto ciò liberamente e nella maniera più abbondante, svariata e grandiosa senza che la scienza umana vi contribuisca minimamente; per questo anche gli antichi savi denominarono Saturno quel pianeta, giacché Saturno significa ‘stella sazia’, considerato che la parola saturn quasi in tutti gli idiomi principali rende il senso della sazietà.

19) Vedete, così stanno le cose su quel pianeta il quale è, sotto ogni aspetto, un corpo mondiale quanto mai benedetto.

*

20) Per quello poi che concerne la vegetazione corrispondente all’erba sulla vostra Terra, essa è su Saturno naturalmente molto più rigogliosa e grandiosa che non sul vostro pianeta. Il colore dell’erba è dappertutto azzurro e precisamente con tendenza piuttosto al violetto. I gambi destinati a portare la semente che si elevano spesso di due tese al disopra del terreno, sono per lo più di un bianco abbagliante, qua e là però tendono al verdastro e in questi casi anche i grappoli della semente sono spesso di color verde chiaro. Data la varietà della specie d’erba, c’è là conseguentemente anche una varietà straordinaria nella forma delle spighe e dei grappoli, nonché nel colore e nella formazione delle foglie.

21) Particolarmente ricchi, tanto in fatto di varietà quanto di sfarzo meraviglioso dei fiori, si presentano quei prati, perché su un pascolo grande soltanto un miglio quadrato un botanico appassionato avrebbe il suo bel da fare per sbrigare in cinquant’anni il solo lavoro di classificazione delle specie.

22) Specialmente degni di nota sono quei fiori che su Saturno vengono chiamati Briden; questi sono delle specie di fiori da prato che in un anno mutano fino a dieci volte di forma, poiché quante volte la luna di Saturno più lontana compie il suo giro intorno al pianeta e così pure le altre lune, altrettante volte anche simili piante cambiano la loro forma e riassumono la forma precedente solo quando tutte le lune sono ritornate nella posizione precedentemente occupata, ciò che durante un anno di Saturno si verifica all’incirca appunto dieci volte; e ciò giustifica anche il nome con cui questi fiori vengono chiamati, il quale nel vostro linguaggio significa fiori lunari.

23) Dopo tutte le specie di erbe e di fiori dei prati particolarmente degne di attenzione sono ‘le molte specie di muschi alpini’ che vengono là chiamati Tirbi, perché ad una zona montana priva di alberi questi muschi conferiscono sotto la luce del Sole letteralmente un tale aureo splendore, che è difficile contemplarla a lungo. Queste piante di muschio di genere quanto mai vario crescono fitte l’una accanto all’altra, sono alte circa un braccio sul terreno pietroso delle montagne ed hanno generalmente l’aspetto di un tappeto multicolore cosparso di sabbia d’oro rilucente ed emanante un profumo alpino fra i più meravigliosi. Chi là si dedica alle salite in montagna, viene a trovarsi continuamente all’incirca in quella atmosfera profumata in cui verrebbe a trovarsi chi di voi potesse salire in un boschetto di soli alberelli del balsamo, precisamente nel tempo della fioritura in Libano, in Oriente, nella quale occasione anche chiunque intento a raccogliere tali fiori ha l’impressione di trovarsi nell’anticamera del Paradiso.

24) Delle alture e delle montagne di questo pianeta è stata fatta menzione già da principio; tuttavia va osservato ancora che su Saturno perfino le più alte vette dei monti sono atte a dar vita a qualche vegetazione, ciò che sulla vostra Terra, in conseguenza dello spessore necessariamente minore dell’atmosfera, costituisce un’assoluta impossibilità. Le montagne di laggiù non si elevano così ripide, bensì uguali a piramidi regolari. Esse non si estendono in formazioni a catena ininterrotta, bensì sorgono sulla pianura all’incirca come su un vostro prato falciato sorgono i covoni di fieno e si fanno sempre più alte quanto più vicine s’innalzano al centro del continente, in maniera che, se qualcuno salisse sulla massima cima del paese, della quale abbiamo già detto, egli potrebbe godere tutto l’intero panorama e spaziare con l’occhio comodamente oltre a tutte le altre vette.

25) Le rupi di queste montagne che qua e là s’incontrano, non appaiono così squarciate come da voi, bensì s’innalzano da una e dall’altra parte del monte come dei pani di zucchero messi l’uno accanto all’altro in file, dei quali più d’uno raggiunge non di rado l’altezza di 30, 40 e anche fino a oltre 100.00 piedi (32 km); tuttavia anche questi sfigurano al paragone di qualche albero piramide nel suo completo sviluppo che pure spesso domina dalla sua cima le vette di montagne anche considerevoli. Basta che voi paragoniate la sua altezza già indicatavi con quella della più alta montagna e ben presto vi convincerete come quest’albero dovrebbe venir chiamato una montagna crescente piuttosto che un albero.

26) Del resto questo paese va veramente annoverato fra i più montuosi del pianeta. Nonostante ciò, esso è pure ricco di estesissime pianure, le quali sono solcate in tutte le direzioni da fiumi bellissimi dal corso quanto mai placido, che trovano tutti sbocco nel gran mare di Saturno.

27) Come questi vengano utilizzati e quali piante si riscontrino ancora sulle loro rive, tutto ciò vi verrà chiarito la prossima volta, e quindi per oggi amen!

 

[indice]

Cap. 8

La pianta nave “Chaiaba

Il suo frutto: una nave

 

1) Considerato che ci siamo già intrattenuti riguardo alla vegetazione di quel pianeta e ne abbiamo considerato le varie specie di alberi e di arbusti, prima di passare a trattare dei fiumi e dei laghi di questo paese sarà necessario fare la conoscenza ancora di una pianta delle riviere, la quale prospera abbondantemente dappertutto lungo le rive dei fiumi e dei laghi all’incirca come da voi crescono le canne palustri e le altre piante acquatiche.

chaiaba.JPG*

2) La pianta in questione viene chiamata “Chaiaba” ovvero ‘la pianta nave’. Questa pianta appartiene al genere delle cucurbitacee, con la differenza soltanto che ogni qualvolta il fusto durante il suo continuo crescere sulla superficie del terreno va formando un qualche nodo, in questo punto si sviluppano una quantità di radici di colore bianchiccio che penetrano nel terreno e con queste succhiano così nuovi umori e nuove energie, per diffondersi in tale maniera con tanta maggiore vitalità e sempre più oltre in tutte le direzioni, particolarmente poi in quella segnata dalle rive dei corsi di acqua di quel pianeta.

3) “Che aspetto ha dunque questa pianta? Che frutto produce e a che cosa serve quest’ultimo?” – Tale pianta, non appena appare fuori del terreno, getta un fusto alto e solidissimo all’incirca nel modo delle vostre canne palustri che voi adoperate nella costruzione delle vostre case a muratura e specialmente nei cosiddetti lavori di stuccatura. Il fusto qui non di rado cresce fino all’altezza da quindici a venti tese, cresce senza alcuna foglia come una pertica di color verde dorato; soltanto in cima porta, da principio, un bottone azzurro, dal quale sboccia poi gradatamente un fiore di specie particolare che dà un aspetto tale, come se voi ad un obelisco a sezione trasversale rotonda voleste applicare tutto intorno dieci bandiere bianche e rosso chiaro.

4) Queste bandiere, che all’inizio sono arrotolate, si svolgono lungo le aste degli steli diritti, lunghi due tese e di color giallo biancastro e pendono da questi, quando sono pienamente mature, sventolando per una lunghezza da quattro a cinque tese. Questo fiore, che si diparte da un simile lungo stelo, è così costituito che esso, in certo qual modo, viene a formare in sé e di per sé già una specie di frutto di questa pianta e che perciò non appassisce naturalmente, ma permane solido nel medesimo stato per degli anni.

5) Il fusto stesso, o per meglio dire il tronco, che vicino a terra ha spesso un diametro da uno, due e fino a tre braccia, è di dentro perfettamente cavo, ma nonostante ciò è solido come se fosse fatto di metallo. Quando questa pertica ha raggiunto uno stato di consolidamento corrispondente a mezza maturazione, allora alla radice cominciano subito a svilupparsi delle protuberanze che poi crescono rapidamente ed abbondantemente serpeggiando sul terreno e che sono esse pure di color verde dorato, soltanto un po’ più pallido. Da questi rami serpeggianti e rotondi si dipartono ad ogni tratto delle foglie grandi e larghe su degli alti piccioli. Il picciolo di queste foglie è azzurro verdastro, rotondo e cavo ed è lungo non di rado una, due ed anche tre tese. La forma della foglia è ovale ottusa ed ha una lunghezza di cinque ed una larghezza di tre tese. Il colore è così rosso come quello delle vostre più belle rose; solamente agli orli la foglia è per l’ampiezza di circa due braccia listate come da voi appare un bell’arcobaleno dalle tinte vivide. La superficie di questa foglia splende come fosse di oro brunito e ben levigato, e particolarmente maestosi rifulgono i suoi orli. La superficie inferiore della foglia è completamente di color azzurro cupo e totalmente ricoperta da una peluria come di finissima seta, lunga un palmo, pendente dalla foglia stessa e della tinta come è un vostro indaco di qualità purissima, soltanto che è alquanto più chiara di come è questo colore da voi. Il picciolo di questa foglia è esso pure di color verde dorato e precisamente così come se voi ricopriste una foglia ben levigata d’oro con un lieve strato di color verde pallido; è perfettamente liscio e là dove si stacca dal fusto ha non di rado un diametro da uno fino a due braccia. Ma nel punto dove spunta fuori dal fusto, è circondato da una specie di corona a punte all’incirca come è formata da voi una cosiddetta corona ferrea; soltanto tali punte sono piuttosto numerose e tutte d’una forma rotonda perfetta e di color bianco abbagliante. Circa all’altezza del terzo segmento del picciolo sboccia poi su un gambo lungo e robusto un singolarissimo fiore. Questo fiore assomiglia perfettamente ad una vostra grande campana che avesse all’apertura un diametro dalle quattro fino a cinque tese e di circa una ed una tesa e mezza alla parte inferiore dove la campana si chiude.

6) Questo fiore cresce in tutte le sue parti in forma perfettamente rotonda come se fosse stata lavorata dal più esperto tornitore. Esso differisce da una campana soltanto nel fatto che l’ampio orlo è guarnito con delle punte lunghe qualche braccio che crescono all’insù, situate regolarmente l’una accanto all’altra come i denti di pettine. Il fiore è di color giallo chiaro, mentre le punte hanno una tinta di un rosso intenso.

7) Dal mezzo di questo calice a campana si eleva una colonna d’un bianco abbagliante che sporge fuori dal calice ed è alta quanto due volte il fiore-campana stesso, tenuto conto anche delle punte di cui fu detto sopra. Questa colonna è lo stame e l’organo maschile del fiore, mentre le punte sull’orlo della campana ne costituiscono propriamente i pistilli ed organi femminili. Quando lo stame ha raggiunto lo stato perfetto di maturità, esso comincia a lanciare delle stelline luminose, le quali poi vengono attratte ed assorbite, come fossero delle scintille elettriche, da queste punte femminili e tal processo costituisce anche veramente l’atto fecondatore di questa pianta.

8) Quando il processo della fecondazione è arrivato ad un grado di maturazione sufficiente, questo fiore massiccio appassisce e cade giù dallo stelo senza cambiare nulla della sua forma; poi viene raccolto spesso perché, essendo di una materia molto elastica e soffice, quegli abitanti se ne servono per imbottire ogni specie di sedili e giacigli. Le punte però vengono levate e, poiché sono estremamente dure e solide, vengono adoperate come chiodi.

9) “Che specie di frutto ne viene fuori?”. – Ve lo dico Io: “Il frutto più meraviglioso del mondo”. Perché, per quanto inverosimile e sciocca possa apparirvi la cosa, resta tuttavia il fatto che questa pianta produce infine come frutto una vera nave, ma non dovete pensare che si tratti di una nave come le vostre che possono colare a picco con l’equipaggio e il carico, cosa questa che costituisce un’impossibilità assoluta per tali navi naturali, e voi potrete convincervene quando vi saranno chiarite, con maggiore precisione, le particolarità di un simile frutto. Dopo la caduta del fiore che, come è il caso delle vostre zucche, viene a trovarsi veramente già appiccicato al frutto visibile, il frutto stesso comincia a svilupparsi con grande rapidità e in proporzione colossale, precisamente così come se voi faceste confezionare un grande uovo in lamina metallica molto sottile, e poi lo comprimeste dal di sopra, non però nel senso di una punta verso l’altra, bensì in quello della larghezza; tuttavia sempre in maniera che la parte superiore compressa non venisse a toccare l’inferiore, ma invece che fra l’uno e l’altra parete restasse ancora un relativo spazio vuoto.

10) E adesso immaginatevi applicata questa forma al nostro frutto, il quale appunto cresce avendo l’aspetto di un uovo compresso e che, allo stato di completa maturità, raggiunge non di rado una lunghezza dalla trenta alle quaranta tese ed una larghezza dalle quindici alle venti tese. La distanza fra la parete superiore compressa e quella inferiore è di solito di una, due fino a due tese e mezza. Quando il frutto si è perfettamente maturato, ognuna di queste pareti ha un diametro dalle due alle tre braccia e sono resistenti più che se fossero di metallo. Una volta maturato, il frutto si stacca da sé dal suo stelo, nel quale si cela il vero e proprio seme di forma circolare. Nel frutto stesso non è contenuto niente all’infuori di un fluido gassoso molto sottile, e perciò avviene anche che un simile frutto acquista una leggerezza tale che perfino un fanciullo può portarlo via con un minimo sforzo. L’orlo di questo frutto è provvisto tutto intorno di un fregio di fattura particolarissima che sporge spesso per circa due tese oltre al frutto propriamente detto e che ha press’a poco l’aspetto delle pinne dei vostri pesci; però esso è in ciascun punto del frutto ugualmente formato a raggiera ed elastico, ma in pari tempo resistente, cosicché a nessuno è possibile strapparne via con facilità alcun pezzo.

11) Ecco, questo frutto, nel modo in cui giace, viene subito collocato sull’acqua e adoperato come nave non facilmente distruttibile. Ed affinché gli abitanti di Saturno possano governare in qualsiasi direzione sull’acqua questa nave a loro piacimento, impiegano il fusto mediano di cui abbiamo fatto menzione prima, mediante il quale essi dirigono la nave all’incirca così come voi guidate la vostre barche fluviali; solamente il fusto in questione ha il vantaggio di essere molto leggero e, poiché è cavo, non vi è alcuna necessità per muoversi di puntarlo contro il fondo, bensì l’acqua stessa oppone resistenza, poiché la quantità d’acqua spostata diventa ben presto più pesante dello spazio cavo del fusto. Così è l’acqua stessa a resistere all’impatto con un tale fusto. Certamente, a questo scopo dal fusto vengono segate via le bandierine di cui è stato detto prima, bandierine che quegli abitanti sanno adoperare con arte come leggiadro ornamento fissandole tutto intorno sull’orlo di queste navicelle naturali.

12) Un altro sistema per mettere in moto la nave è poi il seguente: essi prendono le belle foglie di questa pianta, già prima descritta e ne fanno delle vele; per ottenere questo scopo essi altro non hanno da fare che segare una simile foglia assieme al suo picciolo ed alla corona a punte che si trova al disotto e, servendosi del succo vischioso di un’altra pianta, fissarla sul fondo della nave tanto solidamente che perfino un uragano sul tipo di quelli del vostro pianeta non sarebbe in grado di spezzarla. Vedete, in questo modo la nave risulta ormai pronta e questa, in caso di necessità estrema, è capace di portare da dieci fino a venti abitanti di Saturno.

13) Però quegli abitanti riuniscono abilmente molte di simili navi e ne fanno un’immensa nave composta, al paragone della quale i vostri vascelli di linea farebbero la figura di veri giocattoli per bambini, perché sui fiumi più larghi, sui laghi e sui mari non di rado vengono messe e legate assieme migliaia di queste navi. Su queste navi vengono poi costruiti degli edifici molto leggeri e dalla struttura veramente meravigliosa, tanto anzi che un simile gruppo di navi ha poi l’aspetto piuttosto di una città che non di una nave vera e propria.

14) E così voi avete tutto quanto vi occorre per conoscere questo frutto meraviglioso! Destate anche qui un po’ la vostra fantasia e voi certo ne rimarrete altamente e quanto mai gradevolmente sorpresi. Una cosa soltanto ancora è necessario aggiungere, e cioè per quanto concerne il colore di questo frutto che è davvero fra tutte le sue particolarità la più inimitabile, giacché esso è a squame come la pelle di un vostro luccio ed anche dello stesso colore. Dunque, per oggi amen!

 

[indice]

Cap. 9

Ancora notizie sulla nave-pianta

Costituzione dei fiumi di Saturno e il loro regolare deflusso

La costituzione della calotta di Saturno e di tutti gli altri corpi mondiali

Ricchezza di forme della creazione

 

1) Considerato che l’ultima volta abbiamo fatto la conoscenza di una fra le più meravigliose piante di questo pianeta, non ci resta che poco ancora da menzionare a suo riguardo, e precisamente con quanta frequenza essa s’incontri e quanti simili frutti possa portare in una stagione.

2) Questa pianta prospera con straordinaria frequenza in prossimità dei fiumi e dei laghi, e specialmente lungo la estesissima riva del mare; entro il periodo di un anno di Saturno essa fruttifica due volte, rendendo ciascuna volta dai quattrocento ai cinquecento frutti. Ma su questo pianeta, e più particolarmente in questo paese del pianeta, nessuno può vantare in linea amministrativa un diritto di proprietà su questa pianta, bensì a tale riguardo è normativa una vostra antica sentenza, la quale dice: “Primo occupanti jus (il diritto spetta a chi se n’è impossessato per primo!). Chi dunque ha bisogno di una o più di simili piante, va nel luogo dove crescono e ne raccoglie quante gliene occorre; e quello che ha raccolto è sua assoluta proprietà, né vi è alcuno disposto a contendergli tale proprietà, per la ragione supremamente morale che là, dappertutto, ciascuno si considera sempre il minimo e il più piccolo fra tutti, cosa questa che verrà trattata più da vicino quando parleremo del genere umano su Saturno.

3) E ora passeremo a dare un’occhiata alle acque del pianeta e in particolare a quelle di questo continente.

4) In questo paese ci sono alcune migliaia di fiumi molto grandi e larghi, e quasi tutti traggono origine comune dalla montagna massima già da noi menzionata che si trova nel mezzo del paese stesso. Ma per poter rendere comprensibile una tale possibilità, bisogna che voi non v’immaginiate il piede di questa montagna così piccolo come quello di un monte della vostra Terra, bensì dovete calcolare che il piede di questa montagna copre in tutte le direzioni una superficie quasi maggiore di quella di tutta la vostra Europa intera. E adesso potrete certo ben comprendere quante sorgenti possa alimentare un simile colosso di montagna.

5) Siccome essa, nonostante tutta la sua altezza ed estensione, alla base ha la forma di un cono quasi perfetto, interrotto nella regolarità della sua linea soltanto dalle rupi già menzionate prima ed emergenti qua e là dai fianchi del monte, nonché da incavature formate dalle numerose ed abbondanti sorgenti, si può ben comprendere come l’acqua sgorgante da una simile montagna debba defluire in tutte le direzioni possibili e, giunta alla pianura, ingrossata oltre a ciò dal contributo copioso delle sorgenti di altre montagne, debba poi riversarsi placidamente negli oceani. Il divario tra i fiumi della terra e quelli di Saturno consiste anzitutto nel fatto che quest’ultimi hanno tutti un’uguale velocità di deflusso, ovverosia una medesima pendenza, cosa questa che trova la sua ragione nel fatto che là non esistono in nessun luogo dei cosiddetti altipiani, bensì non si trovano che montagne, valli più o meno larghe ed infine anche estesissime pianure, le quali, senza eccezioni, sono allo stesso livello sul mare e l’inclinazione del terreno, a cominciare dalle spiagge fino al piede della montagna centrale, raggiunge dappertutto ugualmente al massimo le mille tese; perciò, grazie a questa inclinazione assai lieve, anche i fiumi devono aver tutti la medesima velocità di corrente.

6) Di tutti i molti fiumi e torrenti di questo pianeta Io intendo attrarre la vostra attenzione solamente su quattro e ciò per il motivo che questi quattro sono i più grandi fra tutti ed hanno segnato il loro letto fino al mare in linea tanto diritta da sembrare che il loro corso sia stato regolato con il sussidio di un cordino teso dal piede della montagna al mare.

7) Già nel punto dove nascono, sono più grandi del vostro Danubio nel punto dove sfocia nel mar Nero, e poi vanno continuamente aumentando in ampiezza. Quando arrivano infine al mare, ciascuno di questi fiumi raggiunge la larghezza di 200 delle vostre miglia (1.484 km), tutti si differenziano dai vostri fiumi e torrenti solo per il fatto che il loro letto è di uguale profondità lungo tutto il percorso, perciò le acque di un simile fiume non sono in nessun luogo più alte, né più basse di quanto non siano nel punto dove iniziano, vale a dire dove cominciano ad allontanarsi dal piede della montagna, poiché, quando anche più tardi vengono ingrossate dalle acque di varie altre provenienze, il fiume va semplicemente allargandosi, ma mai facendosi più profondo.

8) In voi certo sorgerà qui il pensiero e domanderete: “Com’è possibile un fenomeno di questa specie”. – Ed Io vi rispondo che non vi è possibilità più facile a realizzarsi di questa! Giacché, se il fondo è costituito da una superficie diritta ed intatta declinante dappertutto con il medesimo angolo, sulla quale è depositato uno strato di terra dappertutto perfettamente uguale dovuto al graduale lavorio delle acque, come potrebbe verificarsi una qualche disuguaglianza nella profondità del letto del fiume, data una simile uniformità di condizioni?

9) Affinché voi osserviate con più attenzione e capiate più a fondo il rapporto a voi ancora incomprensibile (riguardo alla profondità uniforme dei fiumi), è necessario accennarvi brevemente al fatto che questo pianeta è rimasto intatto nelle sua costituzione originaria, cioè in quello che ancora è rimasto di esso, nonostante la distruzione generale dei mondi a voi nota che avete conosciuto nella caduta di Adamo (vedi “Il Governo della Famiglia di Dio”, vol.1, cap.9), solo che esso, prima di questo periodo, era molto più grande.

10) Quale grandezza però esso abbia avuto, ve lo dimostrano i suoi attuali anelli, perché la superficie dell’anello esterno segnava allora il limite della superficie di questo pianeta. Sennonché in quell’epoca il pianeta venne tagliato ugualmente a sinistra ed a destra (o a Sud e a Nord), in modo tale che tanto la calotta settentrionale che la meridionale vennero scaraventati nello spazio siderale sconfinato come due immensi gusci cavi, per la ragione che su ambedue queste parti il perfido serpente aveva pure generato la sua mala progenie abbondante. Soltanto la zona mediana torrida era rimasta pura e venne conservata a perenne ricordo che il grande Architetto dei mondi può mantenere un corpo mondiale anche quando esso non si trovi più nello stato della sua iniziale perfezione planetaria.

11) E ora certo voi vorreste sapere come sia sorto il presente corpo planetario, molto più piccolo, che si trova all’interno dell’anello. Ed Io vi dico in risposta, di aprire molto bene i vostri occhi e i vostri orecchi e così potrete gettare un’occhiata molto profonda non solo sul pianeta di cui stiamo parlando, ma anche su tutti i corpi mondiali. Questo attuale corpo planetario dentro l’anello esisteva già prima dello scupolamento, precisamente come sarebbe il caso della vostra Terra, qualora le venissero levate le sue calotte, poiché anche dentro la vostra Terra si cela un’altra sfera più piccola, e in questa piccola una terza più piccola ancora, le quali sono collegate tra di loro soltanto con aria, acqua o fuoco. L’attuale pianeta Saturno rappresenta veramente già la terza sfera, dato che l’anello testimonia della passata esistenza già di due sfere più esterne e precisamente dove esso si presenta diviso in due anelli concentrici perfettamente staccati l’uno dall’altro.

12) E così in Saturno voi avete in certo qual modo l’occasione di osservare un corpo mondiale come potreste all’incirca fare con una mela che fosse stata tagliata per metà. Le parti, resesi visibili con il taglio, vi mostrano anche la costruzione meccanica interiore di un corpo mondiale; solamente per quanto riguarda l’attuale pianeta stesso, questo certamente non è visibile fino al suo centro, tuttavia il rapporto resta sempre il medesimo, perché anche questo pianeta visibile presenta ulteriormente nel suo interno l’identica costruzione, e precisamente nello stesso rapporto come appare nel tratto della superficie dell’anello più esterno dell’attuale pianeta visibile. Se il pianeta perdesse ancora una volta le sue calotte, verrebbe formato un ulteriore anello ancora più piccolo sotto al più grande, dentro il quale rimarrebbe sospeso un pianeta perfettamente rotondo, che si libra liberamente come è il caso dell’attuale pianeta dentro l’anello più grande.

13) Per poco che voi cerchiate di acuire il potere del vostro intelletto e del vostro sentimento, questa cosa non mancherà di diventare sempre più chiara ed evidente, ma da ciò voi riconoscerete pure quanto riesca facile alla Mia Potenza, qualora si renda necessario, rimpicciolire o ingrandire un simile corpo mondiale.

14) Se voi poteste osservare tutti i corpi mondiali che esistono nello spazio infinito della Creazione, in verità v’imbattereste in forme che il vostro spirito anche in pienissima luce, non sarebbe capace di comprendere affatto, perché, se già voi uomini, con le limitatissime forze spirituali che sono a vostra disposizione, potete conferire una considerevole varietà alle vostre stentate creazioni, sarò pure Io capace di fare lo stesso, nei Miei immensi spazi della Creazione, ed a questo riguardo la Mia grande Fantasia non avrà certo bisogno, come forse qualcuno fra i vostri scienziati crede, di venire a scuola da voi, né avrà la necessità di frequentare addirittura qualche cosiddetto corso di estetica.

15) Quanto ricco di fantasia sia il vostro Creatore, ve ne forniscono la prova già tutte le piante, gli animali e i minerali della vostra Terra, prova che certo è quanto mai misera e magra. Sul nostro Saturno voi potrete constatare qualcosa di più variato, ed Io dico che qualcosa di immensamente più variato si trova in un Sole! Infatti, se anche su Saturno le cose devono apparirvi quanto mai meravigliose, cosa direste poi e che occhi fareste qualora Io vi concedessi di gettare uno sguardo al Sole!

16) Perché, fate bene attenzione, noi abbiamo cominciato da Saturno che perciò rappresenta per noi il numero uno, e voi sapete che Io offro sempre il vino migliore per ultimo; non come usano fare gli osti disonesti da voi, i quali al primo bicchiere inebriano la fantasia degli ospiti assetati e per ultimo, invece di un vino migliore, servono loro dell’aceto fortemente annacquato; comprendete quindi bene quale significato abbiano le Mie parole quando vi dico: “Abbiamo cominciato dal numero uno!”. Quando avremo finito con il nostro pianeta, allora dalla vostra fantasia e migliore immaginazione ben si vedrà se esse sono atte a voli ancora più alti, poiché presso di Me l’elevato e l’ancora più elevato fino all’infinito non ha mai fine. E non esiste in nessun luogo un terzo grado di comparazione, bensì dappertutto solo il secondo, il che vuol dire che una cosa è sempre situata più in alto dell’altra ed è dotata di maggior splendore dell’altra. E in nessun luogo esiste qualcosa di magnificentissimo, tale cioè da non poter mai venir superato in magnificenza da qualcos’altro, poiché Io stesso soltanto sono l’irraggiungibilmente Supremo. Quando dunque avrete già ammirato questo e quella magnificenza dei corpi mondiali, solo allora vi verrà concesso di dare una brevissima occhiata al Cielo e questa occhiata, malgrado la sua brevissima durata, sarà tale da annientare completamente il ricordo di tutte le magnificenze mostratevi sui corpi mondiali. Perché, se le Mie opere si rivelano in tanta infinita maestà già nella materia rigida e morta, come non si riveleranno sublimi nello Spirito, in cui tutto è Luce e Vita!

17) Adesso però facciamo ritorno al nostro pianeta e misuriamo la profondità dei fiumi, dei laghi e anche quella dei mari e tale scopo ci sarà sufficiente dappertutto una lunghezza di cinquecento delle vostre tese. Poiché, vedete, il mare là è profondo cinquecento tese quasi dappertutto, soltanto che l’altezza delle acque va regolarmente diminuendo alquanto man mano che esse si avvicinano alla terra. Per quanto concerne poi i fiumi, nel mezzo della loro larghezza la profondità dell’acqua è dappertutto ugualmente di dieci tese () e diminuisce naturalmente sempre di più verso le rive; soltanto vicino alle foci i letti dei fiumi vanno lentamente abbassandosi fino a raggiungere il livello generale del fondo del mare.

18) In seguito all’uniformità e all’uguale profondità dei letti dei fiumi e torrenti avviene poi anche che ciascun fiume o torrente offre all’occhio meravigliato l’aspetto di uno specchio quasi perfettamente liscio nel quale si riflettono in maniera sorprendente le immagini del paesaggio immediatamente vicino, come da voi succede in qualche lago dalle acque molto tranquille, ciò che offre uno spettacolo meraviglioso oltre ogni dire particolarmente di notte, quando tutti gli astri si specchiano nelle acque di tali fiumi che ne riverberano la luce, quasi per niente indebolita.

19) Per quello che ulteriormente riguarda i quattro fiumi principali dei quali abbiamo già detto, essi dividono in quattro parti questo paese partendo dalla nota montagna centrale e precisamente cosicché, se qualcuno si trova sulla sommità di questa montagna, seguendo con l’occhio il corso dei quattro fiumi principali, può poi vedere anche gli estremi limiti di questo grande paese. Certamente, voi con i vostri occhi non arriverete a tanto; però gli abitanti di Saturno lo possono fare benissimo, dato che i loro occhi di per sé vedono molto meglio dei vostri anche se armati del più potente cannocchiale; ciò che del resto è loro necessario, perché, se qualcuno là vuole sorvegliare i suoi possedimenti, è bene che abbia anche dei buoni occhi capaci – data la purezza dell’atmosfera – di spaziare con facilità su un territorio grande quanto tutto il vostro paese standosene su un alto monte della vostra Terra. Gli esseri di Saturno hanno la loro maggiore forza sensoriale negli occhi all’incirca nel rapporto in cui la possiede da voi un’aquila, la quale pur da considerevolissima altezza può con facilità distinguere un minimo insettuccio sulle foglie delle vostre piante.

20) Per quanto ancora concerne le altre particolarità di questi fiumi e laghi come pure dei mari, rimandiamo la cosa ad una prossima volta! E quindi, per oggi amen!

 

[indice]

Cap. 10

Il fiume d’oriente e i suoi residenti nelle immense abitazioni-albero

La forza di volontà per dominare la natura e la capacità di comunicare col mondo spirituale

Alcuni contatti con spiriti provenienti dalla Terra

 

1) Uno di questi quattro fiumi principali, che ha il suo corso esattamente in direzione di oriente, è il più largo di tutti e per così dire anche il maggiormente popolato. Voi non dovete certo pensare che sulle sue rive siano costruite città e castelli come su quelle dei vostri fiumi, dal momento che qualcosa di simile non lo si trova in alcun luogo su tutto il pianeta Saturno.

2) La migliore dimora degli abitanti di quel pianeta è costituita invece dall’albero che voi già ben conoscete, sotto ai cui moltissimi rami e ramoscelli trova ricovero un’intera famiglia. Le famiglie dimorano tuttavia divise all’incirca come da voi, cosicché in parte abitano le pianure, di preferenza le rive dei fiumi, mentre un’altra parte predilige le montagne. Per conseguenza anche le rive di questo fiume che scorre verso oriente sono occupate molto spesso, tanto a destra che a sinistra, da simili alberi, sotto i quali è stabilita la dimora permanente delle varie famiglie. Io parlo qui di ‘dimora permanente’ per la buona ragione che su quel pianeta un simile albero non muore così facilmente, bensì continua a crescere e ad estendere i suoi rami in maniera tale da offrire ricovero ad una famiglia che, unitamente alle parentele collaterali, conta non di rado da dieci fino a ventimila persone.

3) I fiumi, specialmente questo d’oriente, rappresentano per quegli abitanti una necessità molteplice, e ciò per le seguenti ragioni che esporrò in ordine di importanza: in primo luogo tutti gli abitanti di Saturno amano quanto mai bagnarsi; non sono rari coloro che si lavano fino sette volte al giorno; in secondo luogo il nuoto rappresenta per loro un divertimento particolarmente salutare, perché in questo ramo degli esercizi fisici essi sono tutti, senza eccezione, dei veri artisti, dato che non soltanto possono agilmente nuotare sulla superficie come voi, bensì possono anche camminarvi sopra molto facilmente. Perciò con tanta maggiore facilità essi sono in grado di eseguire anche tutti gli altri esercizi di bravura particolari del nuoto, per esempio restare coricati sull’acqua, rimanervi seduti oppure fare capovolte a piacimento.

4) Se vogliono immergersi, possono fare anche questo; tuttavia la cosa non riesce loro molto meglio di quanto possa riuscire alle oche da voi, considerato che in rapporto alla densità dell’acqua di Saturno i loro corpi sono del quaranta per cento più leggeri dei vostri in rapporto alla densità delle vostre acque. Come già dettovi in precedenza, gli abitanti di Saturno possono, con certa facilità, sostenersi liberi nell’aria, specialmente i giovani; ad ogni modo perfino i vecchi possono saltare giù dalla più grande altezza senza danno al loro corpo; tuttavia non si dedicano troppo volentieri a questo esercizio, perché, dopo una simile escursione per l’aria, vengono di solito colti da una specie di vertigine poco piacevole.

5) In terzo luogo essi dimorano di preferenza vicino ai corsi d’acqua perché, come fu già menzionato, di notte questi offrono uno spettacolo incantevole per effetto della riflessione delle varie luci; in quarto luogo dai fiumi di Saturno spira un’aria generante una frescura particolarmente piacevole alla quale quegli abitanti si deliziano immensamente. E in quinto luogo essi dimorano di preferenza lungo le rive di questi fiumi anche a causa dei loro animali domestici, che impareremo a conoscere più tardi, affinché questi possano venire abbeverati con maggiore facilità. Sulle montagne, invece, le specie più grandi di animali domestici ben di rado possono venir mantenute a causa della mancanza di acqua nella quantità richiesta, perché le sorgenti di tali fiumi si trovano più verso le basi dei monti e coloro che dimorano più in alto devono allora accontentarsi dell’albero della pioggia o del frutto ricco d’acqua a voi già noto. A questo riguardo conviene notare che il più grande fra gli animali domestici di Saturno consuma in una giornata, calcolato secondo la vostra misura, non di rado fino a mille startine d’acqua per estinguere la sua sete, cosa questa che dovrebbe apparirvi alquanto enigmatica; sennonché questa mucca supera in grandezza i vostri elefanti tanto che quest’ultimi sulla sua schiena potrebbero senz’altro assumersi la parte di parassiti. In seguito alla straordinaria utilità di questo animale, appunto gli abitanti di Saturno dimorano particolarmente volentieri lungo le rive dei torrenti, dei fiumi e dei laghi, affinché questo prezioso animale non venga a mancare di quanto più gli è necessario, dato che esso ha la particolarità di bere in volume cinque volte più di quanto mangia, cosa della quale si parlerà con maggior precisione più tardi, quando cioè passeremo a trattare più specialmente degli animali.

6) Quantunque gli uomini qui non costruiscano né città, né case, essi tuttavia sanno disporre le piantagioni dell’albero parete a voi già noto con tanta arte e leggiadria che, se vi fosse possibile ammirare un simile luogo di dimora, esso vi apparirebbe incomparabilmente più bello della vostra più grande città, perché, al vederlo, il primo vostro pensiero sarebbe quello che quegli abitanti si costruiscono le loro mura d’oro pulito.

7) In sesto luogo infine essi vivono volentieri lungo le rive dei fiumi anche a motivo della navigazione che a loro piace immensamente, giacché essi si dedicano al navigare non tanto per questione di profitto, quanto invece per loro diletto e per ragioni di salute e, se qualcuno di loro desidera visitare altre isole o paesi confinanti, che si trovano a notevole distanza, essi preferiscono la via d’acqua a qualunque altra.

8) Voi qui vi domanderete: “Che scopo ha, per gli abitanti di Saturno, navigare se comunque possono camminare sulla superficie dell’acqua?”. – La risposta soddisfacente a questa domanda non è difficile a darsi. Essi possono certo mantenersi sulla superficie dell’acqua e camminarci sopra, se non sono gravati da qualche peso, ma se invece lo sono sia pure minimamente, allora subito si immergono, giacché il rapporto di densità fra l’acqua e il corpo umano è per dir così calcolato fino ad una minuta frazione; oltre a ciò, benché essi possano camminare sull’acqua, tuttavia lo possono soltanto lentamente e in certo qual modo anche procedendo con molta precauzione; e tale capacità là viene acquisita dappertutto solo dopo un esercizio molto maggiore di quello che occorre qui a voi per pattinare sul ghiaccio. Invece, sulle loro navi, unite l’una all’altra, scivolano con rapidità grandissima sulla superficie dell’acqua, cosicché essi percorrono, con tutta facilità, da trenta a cinquanta miglia in una delle vostre ore. Eppure essi non dispongono né di caldaie a vapore, né di ruote a pale, bensì la forza motrice che loro serve sta unicamente nella loro ferma volontà e nella loro fede incrollabile, per la quale ragione essi dispongono anche, lungo i bordi delle loro navi, di quelle punte vegetali che voi già conoscete, le quali poi mediante la loro volontà vengono per così dire magnetizzate e traggono perciò la nave in quella direzione dove il navigatore ha indirizzato il polo della propria volontà rivolto alla meta.

9) E vedete, una simile forza motrice è senz’altro migliore delle vostre terribili macchine a vapore che costituiscono continuamente una minaccia per la vita naturale dell’uomo. Se Io non ne avessi cura per mezzo dei Miei angeli tutelari, in verità, sciagure, causate dai vapori d’acqua liberati, si verificherebbero ancora più di quanto sia accaduto finora. Non vi è niente di più stolto di quando gli uomini mettono a profitto delle forze naturali che essi non conoscono per niente, perché non basta sapere soltanto in base all’esperienza che il vapore acqueo disciolto possiede un’immensa forza di pressione, ma è bene anche sapere cosa vi sia nascosto dentro il vapore e che cosa effettivamente costituisce questa grande forza di pressione.

10) Forze morte non sono veramente delle forze, ma le forze che agiscono sono sciolte e viventi. Dunque: “Chi conosce quanta energia sia insita negli spiriti liberati nei vapori acquei?”. – In verità, se non vi fossero gli angeli di cui ho detto, a tenerli in freno, i presuntuosi fautori delle macchine a vapore si persuaderebbero ben presto a loro spese su che terreno molto friabile siano fondati tutti i loro calcoli, perché gli spiriti liberati anche solo da un mab d’acqua, una volta scatenati, basterebbero per trasformare delle intere catene di montagne in polvere e cenere in un solo istante. Da ciò voi potete rilevare con molta facilità in quale grado sia necessario che venga esercitata la tutela celeste, affinché l’intera umanità non cada vittima delle proprie stolte imprese.

11) Di queste pazzie gli abitanti di Saturno non sanno nulla e, a prescindere da ciò, sono incomparabilmente più saggi di tutti gli eruditissimi fratelli del vapore e dominatori del mare sul vostro corpo terrestre. Essi, oltre ai molti vantaggi, hanno anche questo, inestimabile: essi durante la loro vita possono coltivare spesso un rapporto con Me Personalmente e così anche con gli angeli del Cielo, per mezzo del quale essi, nella loro sfera della sapienza e conoscenza, anche soltanto in un breve colloquio possono guadagnare più che non voi attraverso il chiacchierio, spesso più che stoltissimo, fra eruditi.

12) Qui Io trovo altresì opportuno menzionarvi di sfuggita come non di rado degli spiriti della vostra Terra vengono in contatto con gli abitanti di Saturno, ciò che viene sempre concesso loro, specialmente quando essi ne hanno un gran desiderio, nelle cui occasioni gli abitanti di Saturno si fanno gran risate a spese di simili spiriti che pretendono di essere dei pozzi di scienza e rimproverano loro la loro pessima fede, in seguito alla quale essi non sono a conoscenza nemmeno del fatto che il Signore, Quale Creatore del Cielo e di tutti i mondi, è perfettamente un Uomo. Perché questo fatto sulla Terra non è certo conosciuto che a pochissima gente e così pure a pochissimi cristiani soltanto, e la maggior parte di loro Mi raffigura nelle maniere più ridicole ed insensate, considerato che per alcuni Io devo finire con l’assumere tutte le figure possibili.

13) Per alcuni devo aver l’aspetto di un Gerarca, altri invece Mi fanno apparire quasi nudo, seduto su una nuvola e con in mano una croce, di solito a destra del Gerarca; altri ancora Mi rappresentano come una colomba volante, nel qual caso Mi tocca librarMi al di sopra delle due anzidette Persone, sul Gerarca cioè e sul Cristo nudo che porta la croce. Poi non mancano coloro che Mi collocano in tutte e tre le Persone contemporaneamente; allora vengo ridotto ad un assurdo matematico, perché Io vengo rappresentato in tre persone, due soltanto delle quali hanno figura d’uomo, mentre la terza ha forma d’animale, e poi perché queste tre persone, differenti l’una dall’altra, non dovrebbero costituire che una divina Persona, formata da un Gerarca, un Cristo nudo e una colomba.

14) Su tutto l’intero pianeta di Saturno, invece, non c’è essere umano che si sia mai fatto di Me altra raffigurazione se non quella che Io sono completamente un Uomo come qualsiasi altro uomo, con l’unica differenza che Io sono l’Uomo assolutamente perfetto, vale a dire un Uomo nel Quale dimora corporalmente la pienezza della Divinità. Qualora non poteste comprendere una simile cosa, basta che rivolgiate le vostre considerazioni alla materia ed essa vi dirà da dove viene e che cosa è, anzi essa ve l’ha già detto. Per conseguenza non vi riuscirà tanto difficile comprendere cosa voglia dire che in Me, Quale l’Uomo perfettissimo, dimora corporalmente la pienezza della Divinità.

15) Vedete dunque, quando gli abitanti di Saturno vengono fuori con un discorso di simile genere di fronte a qualche presuntuoso spirito di questa Terra, egli ne resta scandalizzato e si adira e vorrebbe, per vendicarsi, scagliarsi su quegli abitanti per inculcare loro con la violenza un’altra fede; sennonché gli abitanti di Saturno allora si rivelano subito così pieni d’umiltà, ma nello stesso tempo anche così fermi nella loro fede, che gli spiriti di questa Terra, per effetto del loro orgoglio, se ne sentono completamente nauseati, in modo che a loro non è più possibile reggere entro la sfera degli abitanti di Saturno e se ne allontanano volontariamente.

16) Di scene simili che si svolgono su questo corpo celeste Io Mi riservo di rappresentarne agli occhi vostri con certa chiarezza solo quando tratteremo delle regioni delle nevi e dei ghiacci del corpo stesso dove sono soliti trattenersi ed esercitare il loro influsso gli spiriti degli abitanti deceduti di Saturno. Perché è bene che voi sappiate che gli spiriti di ciascun pianeta, particolarmente quando non sono compiutamente purificati, si trattengono per lo più ancora entro la sfera del pianeta stesso sul quale sono prima vissuti in un corpo di carne.

17) Frattanto, però, abbandoneremo questo argomento e riprenderemo a considerare i fiumi di Saturno.

 

[indice]

Cap. 11

Splendido paesaggio rivierasco delle zone fluviali

Il fiume verso nord, quello dell’ovest, quello del sud

 

1) Se voi volete raffigurarvi proprio bene un simile fiume, immaginatevi una superficie liquida tranquilla che si estende in linea retta a perdita d’occhio fino al mare. Raffiguratevi in aggiunta un simile fiume che scorre in una pianura estesissima interrotta soltanto qua e là da gruppi regolari di montagne che voi già conoscete. Immaginatevi ancora la meravigliosa fertilità lussureggiante di queste regioni rivierasche! Raffiguratevi i viali interi, lunghissimi dei cosiddetti alberi-piramide fra le montagne, tutti i giardini incantevoli adorni di viali con gli alberi-specchio, boschi interi enormemente vasti di alberi-imbuto lungo le rive di questi fiumi e tutte le altre specie di alberi, arbusti, piante ed erbe d’un rigoglio straordinario. Pensate oltre a ciò alla popolazione animale meravigliosissima di questi fiumi ed agli uccelli acquatici bellissimi di tutte le specie, i quali spesso volteggiano a schiere al di sopra dell’ampia superficie di tali fiumi in tutte le direzioni e che sono tutti, senza eccezione, soggetti alla volontà dell’uomo! E con l’aiuto della vostra fantasia cercate di completare il quadro raffigurandovi oltre a tutto ciò, specialmente presso le famiglie che dimorano lungo le rive dei fiumi, la presenza non rara di figure celestiali, vale a dire di angeli del Cielo, e come detto, fra loro anche di Me stesso!

2) Se voi dunque vi rappresentate tutto ciò assieme alla vostra mente, potete già farvi una discreta idea della magnificenza immensa di un simile paesaggio lungo un fiume e, come già detto, particolare attenzione a questo riguardo va fatta al gran fiume dalle rive amplissime che scorre verso oriente. Tuttavia, specialmente per quanto concerne la vegetazione, non dovete raffigurarvi la cosa come fosse una mescolanza caotica, bensì tutto disposto secondo un piano al massimo dell’ordine possibile, perché là non si provvede solamente alla necessità animale attraverso una vegetazione per così dire gettata lì a caso, bensì da parte Mia è già provvisto in modo da tenere conto del miglior ordine e dell’estetica, di cui avete potuto farvi una qualche idea, quando si è trattato degli alberi e in generale della vegetazione di Saturno.

3) Come però si presenta questo “fiume d’oriente”, in maniera non differente si presentano pure tutti gli altri tre; soltanto che essi non hanno la larghezza del primo, né hanno una popolazione così densa, ma ad ogni modo, per quanto riguarda la magnificenza, non hanno nulla da invidiare al primo.

4) Quel fiume che porta le sue acque verso settentrione, dal punto di vista del passaggio, ha per lo più in sé qualcosa di ciò che voi chiamate “romantico”. Perché la valle dentro cui scorre non di rado è qua e là ristretta dalle montagne, anche lo spettacolo si presenta come qualcosa di raro, dato che lungo tutto il versante dei monti l’occhio scopre numerosissimi picchi o meglio torri di roccia che sembrano innalzarsi fino al cielo d’un colore bianco abbagliante, le quali non di rado sono adorne di quella pianta medicinale che vi ho già descritta e che appunto attecchisce là di preferenza, quantunque essa si trovi anche altrove, anche se non con tanta frequenza.

5) Anche qui raffiguratevi le rive animate e fornite di tutto quanto è stato detto che si trovava su quelle del fiume d’oriente. Una eccezione solamente va fatta per quanto concerne i cosiddetti viali di alberi-piramide, perché a causa del terreno un po’ più roccioso simili alberi non prosperano bene in quelle regioni. Così ora avete un quadro perfetto di questo fiume e delle sue rive.

6) Il fiume che scorre verso occidente è invece rinomato per i suoi molti uccelli canori che sono dei veri artisti della melodia. Se vi fosse possibile trascorrere una serata in quei luoghi, vi abituereste così bene che poi la vostra musica vi farebbe all’incirca la medesima impressione come un gracidio di rane in una pozzanghera dopo uno splendido concerto o una gran sinfonia di un qualche famoso musicista, come ad esempio di un Händel o di un altro compositore di pari valore.

7) Vedete, in questo modo Io su quel pianeta sono per gli uccelli anche un maestro di musica! E voi potete esser certi che, se i vostri migliori artisti di canto potessero udire anche una volta sola la voce di un simile pennuto cantare, non si azzarderebbero più per tutto il tempo della loro vita ad emettere nemmeno una nota sola. (Notabene. Anche presso gli abitanti di quel pianeta la musica è una facoltà preminente; tuttavia essi non dispongono affatto di strumenti musicali, invece essi coltivano di preferenza il canto nel quale eccellono e anche con il canto essi rendono in maniera bellissima grazie e lode a Me durante i loro servizi divini, ciò che verrà più precisamente chiarito quando parleremo con maggiori particolari dell’uomo sul pianeta in questione e delle condizioni in cui vive).

8) Il fiume che scorre in direzione di mezzogiorno è a sua volta grandemente rinomato a causa dello splendore delle sue acque, perché la superficie liscia, in particolare di giorno, riluce continuamente, cosicché a voi apparirebbe come una distesa disseminata di grossi diamanti ben sfaccettati e questo è dovuto al fatto che l’acqua, specialmente alla superficie, è di una purezza e limpidezza eccezionali. Su Saturno tutte le acque sono in generale molto più limpide che non la vostra acqua di sorgente più pura; l’acqua di questo fiume è talmente chiara che anche dove essa è profonda al massimo si può sempre scorgere qualsiasi oggetto con indiminuita precisione e tutto ciò produce il fenomeno per cui la superficie, specialmente quando è sia pure soltanto lievemente increspata, scintilla e getta bagliori tali che voi non potreste farvene mai la benché minima idea, perché un arcobaleno da voi è al paragone di quello spettacolo qualcosa di estremamente semplice e meschino.

9) Per quanto poi concerne la popolazione che vive lungo le rive di questo fiume, va osservato che essa è in certo qual modo la più povera di tutte e ciò per il motivo che in quella regione la vegetazione non prospera così bene come in altre regioni a causa dell’acqua eccessivamente dura; quantunque, come già detto, l’acqua sia là di una limpidezza assolutamente straordinaria, essa è tuttavia più dura di quella degli altri fiumi, caso questo che si riscontra anche nella vostra Terra, dove pure quanto più limpida e fredda sgorga un’acqua da una sorgente, tanto più essa è dura e scarsa di energia fecondatrice. Non dovete però affatto pensare che le rive di questo fiume abbiano perciò forse un aspetto da deserto, perché anzi nonostante tutto superano in opulenza anche le più lussureggianti regioni della vostra Terra; tuttavia, limitando il paragone a quel pianeta, esse non possono gareggiare in bellezza con altri paesi, particolarmente con quelli situati lungo le rive del fiume che scorre verso oriente.

10) Così dall’alto della nostra montagna centrale noi ormai avremmo preso sufficiente visione dei quattro fiumi principali. Questi che abbiamo finora menzionati non sono gli unici territori abitati e in cui vi sia vita su quel pianeta, è invece vero che anche le montagne sono proporzionalmente non meno popolate e così pure le rive di tutti gli altri fiumi, che in parte sboccano direttamente al mare dopo un corso più o meno variamente tortuoso, ma che per lo più si riversano o nei quattro fiumi principali già nominati, oppure anche in altri fiumi secondari.

11) E ora non ci resta da considerare che i molti e grandi laghi di Saturno per quanto concerne gli scopi loro assegnati, il loro splendore, nonché le condizioni di abilità delle loro sponde piane ed ampiamente estese; cose tutte queste che ci riserviamo di trattare ad una prossima occasione! Per oggi, amen!

 

[indice]

Cap. 12

I laghi e i loro splendidi paesaggi con la densa popolazione rivierasca

I collegamenti con i fiumi e con gli altri laghi

Stupende formazioni coniche al centro dei laghi come luoghi di divertimento

La navigazione con i cigni

 

1) Per ciò che riguarda i laghi di cui abbiamo parlato ieri, devo dirvi anzitutto che essi differiscono molto dai laghi che si trovano sul vostro corpo terrestre e che sono, in verità, dei bacini irregolarmente profondi nei quali si raccoglie l’acqua. Certo, questo carattere l’hanno anche i laghi di Saturno, dato che essi pure sono formati dalle depressioni del terreno piano nelle quali si raccolgono le acque sorgive scorrenti da tutte le parti giù dalle montagne; però questi laghi hanno un letto molto meno profondo di quello dei fiumi in generale, ed un lago di Saturno è raramente più profondo di al massimo quattro, cinque fino a sei tese, profondità questa che per quel pianeta è da considerarsi come insignificante ed infatti ciascun abitante di Saturno, data la minima profondità di un simile lago, può comodamente attraversarlo a guado, poiché l’acqua gli giunge a mala pena fino a metà della coscia sopra il ginocchio. Malgrado ciò però l’acqua è abbastanza profonda per rendere possibile il perfetto galleggiamento delle navi che voi già conoscete.

2) Ora si domanda: “Che cosa sono propriamente i laghi su quel pianeta?”. – Ecco, tutto ben considerato essi non sono altro che quello che da voi sono i canali artificialmente scavati. Un simile lago ha non di rado all’incirca cento punti di scarico e canali di deflusso discretamente larghi verso vari altri fiumi, e precisamente così che, seguendo la via d’acqua attraverso simili laghi e sbocchi di scarico, si può con tutta comodità arrivare a tutti i quattro fiumi principali menzionati prima. Il fatto si spiega in questo modo: se un qualche lago di questa specie si trova, ad esempio, tra il fiume d’oriente e quello del mezzogiorno, è sicuro che esso ha uno ed anche più sbocchi nel primo ed anche nel secondo fiume; ed appunto nelle stesse condizioni viene a trovarsi anche un qualche lago situato tra il fiume del mezzogiorno e dell’occidente, fra quello dell’occidente e del settentrione, e tra quello del settentrione e dell’oriente, in modo che le comunicazioni per via d’acqua sono rese possibili non solo in una, bensì in cento direzioni. Ma come la comunicazione con i fiumi principali è stabilita per mezzo di questi laghi, ugualmente anche tutti i fiumi e le acque minori sono in comunicazione tra di loro, per la qual cosa su tutto questo immenso continente non esiste nessun fiume e quasi nessun lago al quale non si possa pervenire da tutte le parti per via d’acqua.

3) Questi laghi interni sono spesso di una notevolissima estensione ed anche i minimi hanno non di rado una grandezza pari a quella del vostro cosiddetto Mar Caspio nell’Asia. Ce ne sono alcuni di una grandezza di gran lunga superiore e che, in quanto a superficie, potrebbero competere con il vostro Mare Mediterraneo. Tuttavia di questi laghi molto estesi non ce ne sono proprio molti e si trovano di preferenza soltanto nelle regioni situate più vicino al mare; di laghi più piccoli, particolarmente verso la parte centrale del continente, ce ne sono in gran quantità, perché su tutto questo vastissimo continente intero non c’è pianura, per poco vasta che sia, nel cui mezzo non si trovi un qualche lago importante, e perciò anche lo spettacolo formato da questi laghi, se visto da una qualche altezza, è talmente pittoresco, per usare una vostra frase, che voi qui sulla Terra difficilmente potete farvene una conveniente idea.

4) Se anche qui da voi ci sono delle regioni ricche di laghi, questi anzitutto sono di forma irregolare e in un certo modo sono quasi sorti a caso ed altrettanto si può dire del paesaggio che limita i laghi, costituito ora da una rupe corrosa, ora da un versante boscoso di montagna, ora da una sudicia pianura e da altre formazioni irregolari e non molto significative; invece tale non è il caso nelle regioni lacustri su Saturno! Là i laghi, infatti, hanno sempre più o meno una forma perfettamente ovale, dalla quale poi si dipartono, per così dire a raggiera, in tutte le direzioni, degli sbocchi ancora significativamente ampi, o in altri laghi, o in fiumi e in altri corsi d’acqua. Ora immaginatevi così una superficie liquida tranquilla che occupa uno spazio di almeno da dieci a cento, da cento a mille, da mille a tremila miglia quadrate secondo le vostre misure, e potrete già farvi una idea della maestà di un simile lago. Figuratevi poi i molti e larghi sbocchi per lo più rettilinei, e la maestà di un simile lago vi apparirà aumentata ancora, specialmente se pensate che gli sbocchi stessi hanno di rado una, due, tre e così via fino a quaranta miglia di larghezza, ciò che conferisce a sua volta maggior splendore al paesaggio.

5) Ma non sono solamente queste cose a donare imponenza ad una simile regione lacustre, a ciò anzi concorrono in maniera preminente le sponde dei laghi che offrono dimora ad una popolazione molto densa, nonché l’eccezionale magnificenza della vegetazione che in nessun altro luogo fa tanto sfoggio di sé come appunto nelle regioni situate intorno ai laghi. Là prosperano particolarmente gli alberi-piramide che voi già conoscete e che, almeno dal vostro punto di vista relativo, non di rado raggiungono un’altezza favolosa, perché essi talvolta con le loro cime superano i monti di una discreta altezza.

6) Allo scopo di abbellire maggiormente le rive dei laghi, questi abitanti coltivano molto di frequente, com’è naturale, la nota ‘pianta-nave’. Dietro ai vasti campi sui quali queste piante crescono vengono piantati e ben curati, di preferenza i cosiddetti ‘alberi parete’ che spesso si sviluppano ad un’altezza che supera la misura prima indicata, giacché in qualche regione vicina alle rive la parete dorata formata da tali alberi arriva qualche volta ad una altezza di 500 tese (950 m) dal suolo. Questo risultato viene ottenuto da quegli abitanti ricorrendo ad un certo artificio consistente anche là in una specie d’innesto. Essi, cioè, quando gli alberi-parete sono cresciuti circa un paio di tese fuori dal terreno, li mozzano e, praticativi dei tagli, v’innestano dei rami dello stesso albero-parete ricoprendo le ferite con della terra, in seguito a ciò, dato anche il continuo sviluppo naturale, il tronco di un simile albero si trova allungato già di una buona metà. Tale operazione viene ripetuta da loro finché vi è la possibilità di farlo. E così, per aumentare l’imponenza di una simile regione dei laghi, essi promuovono la crescita di questi alberi all’altezza sorprendente di cui abbiamo detto prima, e che sorpassa di molto quella normale corrispondente alla loro natura. Dietro queste pareti viene di preferenza piantato anche il cosiddetto ‘albero della varietà’ dall’aspetto di una colonna che voi già conoscete e che, data la straordinaria diversità dei suoi prodotti, contribuisce non poco alla magnificenza, che sempre più accresce, del paesaggio sulle sponde dei laghi.

7) Che, naturalmente, anche qui non ci sia quasi altra abitazione ad uso degli uomini all’infuori del primo albero principale a voi già noto, questa cosa è già stata sufficientemente chiarita, allorché si è parlato della popolazione che vive lungo le rive del fiume d’oriente, quando cioè Io vi ho detto che là non esiste alcuna città, né una fortezza, né un altro qualsiasi luogo di dimora che non sia quest’albero; soltanto che, riguardo a quest’albero, che si trova nelle regioni delle rive dei laghi, va osservato ancora che esso supera di molto in altezza e in estensione i suoi congeneri lungo le rive dei fiumi ed anche sulle montagne, e per conseguenza è anche atto ad offrire dimora e ricovero ad una famiglia tanto più numerosa.

8) Con non minore attenzione ed ordine vengono qui curate anche tutte le altre specie di alberi, arbusti, erbe e vegetali in genere, e così avviene che un simile passaggio dei laghi finisce con l’apparire, nel senso più vero della parola, un perfetto paradiso. Non bisogna però che vi raffiguriate che in queste regioni dei laghi di simili alberi principali, che formano quasi l’unica dimora degli uomini, se ne trovino ad ogni piè sospinto, bensì nel modo che, se voi doveste portarvi da una abitazione di questo genere fino alla prossima, impieghereste un tempo discretamente lungo per compiere il viaggio, perché la minima distanza fra un albero all’altro varia al minimo dalle dieci alle venti miglia, ma qualche volta anche dalle cinquanta alle cento miglia, dato che, come osservato già da principio, là un singolo appezzamento di terreno non di rado è tanto vasto, quanto tutto il vostro stato. Ora su un terreno di questa specie cresce raramente più d’uno di simili alberi, e in casi eccezionali soltanto da cinque a dieci al massimo; ad una nuova piantagione si procede solamente nel caso in cui una famiglia non trovi più posto sufficiente sotto uno stesso albero e, data una simile eventualità, per i membri in eccesso della famiglia viene piantato un nuovo albero in qualche altro luogo nelle vicinanze.

9) In seguito ad un tale stabilirsi altrove delle famiglie, vengono poi man mano popolate anche le regioni montuose, decisione che però gli abitanti di Saturno non prendono mai troppo volentieri, giacché, prima che qualcuno pianti il suo albero su una montagna, fa ogni sforzo possibile per trovare un’ubicazione lungo qualche riva per potervi erigere la sua arborea dimora. Solamente qualora ciò non sia affatto possibile, ha luogo l’emigrazione verso i monti, ed anche là si va in cerca di quelle località della montagna dove esistono una o più sorgenti d’acqua e dove almeno vi sia possibilità per l’albero della pioggia e per la pianta irrigatrice di prosperare rigogliosamente. Certamente, là sulle montagne essi non possono più tenere alcun esemplare delle grandi mucche di Saturno che forniscano loro un latte caldo, e devono accontentarsi del latte meno dolce delle capre domestiche che sui monti sono molto numerose.

10) Se poi ci tengono proprio a gustare il latte delle grandi mucche, allora certo non rimane loro altro che andarsene dai loro parenti al piano e là, in certo qual modo, ottenere un simile latte prezioso, sia mediante uno scambio con erbe salutifere della montagna, sia mediante qualche prestazione di lavoro. Poi essi riempiono i loro vasi che già conoscete; quindi fanno ritorno alle loro dimore a piedi oppure avvalendosi di qualche mezzo di trasporto. A questo proposito basta che vi ricordiate di quella specie di carro che vi ho già menzionato, carro che viene allestito facilmente mettendo a profitto il frutto della nota pianta irrigatrice e che dagli abitanti delle pianure viene non di rado chiamato “la nave della montagna”.

11) Quantunque però questi alberi d’abitazione siano, per voi ben s’intende, situati molto distanti l’uno dall’altro, per gli abitanti di Saturno si trovano invece abbastanza vicini, giacché essi, nonostante la grande distanza, possono sempre distinguere benissimo l’albero-abitazione dei loro prossimi vicini, dato che possiedono una vista acutissima, e le loro lunghe gambe li mettono in grado di percorrere comodamente una distanza ad esempio di 10 miglia circa nel tempo di un quarto d’ora; se poi la dimora dei vicini è situata proprio molto lontana, allora si fa ricorso alle navi. Con quale rapidità venga compiuto un simile viaggio piuttosto lungo, di ciò è già stato detto nella comunicazione di ieri.

12) Resta ancora da menzionare se l’acqua di tali laghi interni sia ferma o se scorra. Già in precedenza è stato detto che l’acqua dei laghi non è un’acqua ferma, bensì corrente; però essa non scorre in una direzione sola, bensì in tutte le direzioni possibili, solo che l’acqua ha un moto alquanto più lento che non nei fiumi e nei torrenti. Tuttavia, per comprendere bene lo scorrere dell’acqua in un simile lago, voi dovete immaginare che l’acqua del centro del lago va versandosi a raggiera in tante direzioni quanti sono gli sbocchi del lago e i canali che si dipartono da esso e per mezzo dei quali le sue acque sono poste in comunicazione con quelle di altri laghi e fiumi e torrenti; sennonché qui è necessario accennare ad un’altra differenza. In quei canali mediante i quali un lago è congiunto con un altro lago, l’acqua scorre in modo che, per esempio, essa si riversa dal lago A al lago B seguendo la riva sinistra e, arrivata a quest’ultimo, si confonde con le acque di questo formando come un ampio vortice per effetto del quale l’acqua compie, all’altezza della riva destra, movimento retrogrado, cosicché un navigante ad esempio può giungere dal lago A al lago B in direzione di oriente seguendo la corrente di sinistra, mentre un altro può contemporaneamente arrivare dal lago B al lago A seguendo la corrente che risale lungo la riva destra. Certamente, produrre un simile movimento dell’acqua dovrebbe riuscire abbastanza difficile anche ai vostri migliori ingegneri idraulici. Nei canali che si riversano da un lago in un fiume o in un torrente, le acque non hanno questo doppio movimento, bensì scorrono o da un lago in un fiume, o anche da un fiume in un lago. Ciò non ostacola affatto la navigazione, dato che tutti i movimenti delle acque sono molto lenti su Saturno, e la corrente più rapida non percorre mai più di 10 tese al minuto (19 m), mentre le correnti più lente spesso non raggiungono che cinque e fino anche ad una tesa. Del resto anche il moto delle acque in se stesso non viene provocato là agli scopi della navigazione, bensì affinché le acque non imputridiscano e possano diffondere tutt’intorno, grazie a questo moto lento, un alito benefico di vita.

13) Quello che poi conferisce maestà molto maggiore ancora a simili laghi, è costituito dalle formazioni coniche di roccia bianca che sorgono di frequente per lo più nel mezzo di tali bacini acquei e ciò per la ragione che l’acqua di un lago è in certo qual modo più tranquilla nel mezzo che non in qualsiasi altro punto, e quindi è in questo, più che in un altro punto, che sarebbe portata ad imputridire. Per mezzo dunque di queste rupi emergenti dalle acque si provvede in maniera eccellente ad ovviare ad un tale inconveniente, giacché, per minimo che sia il movimento dell’acqua, questa, urtando contro la roccia, produce una lieve risacca e in seguito allo sfregamento riacquista freschezza destando l’elettricità insita nell’acqua stessa. Simili formazioni coniche di roccia sono oltre a ciò ricoperte spesso da quelle piante salutifere che voi già conoscete, le quali, con la loro esalazione vitale eterea e con il loro straordinario profumo, donano alla superficie di un simile lago una facoltà ristoratrice immensa, e perciò anche assai di frequente gli abitanti di Saturno si trattengono con le loro navi in vicinanza di questi isolotti.

14) Uno spettacolo particolarmente magnifico viene offerto da queste rocce quando si presentano a gruppi in numero anche di qualche migliaia. Se voi poteste vederli, molte volte vi accadrebbe di pensare di trovarvi dinanzi ad una città immensa costruita sull’acqua, al paragone della quale la vostra Venezia farebbe la figura di un balocco da bambini, giacché una simile formazione rocciosa conica ha non di rado una circonferenza alla base di una, due fino a tre miglia ed un’altezza di 2.000, 3.000 fino a 4.000 tese (7,6 km), in modo che, troncando ad una certa altezza il cono, sulla superficie così ottenuta potrebbe trovare posto sufficiente anche una grande città. Immaginatevi adesso un gruppo addirittura di simili formazioni coniche, e poi potrete già farvi un’idea della grandezza di una città di questo genere emergente dalle acque di un lago.

15) Gli abitanti di Saturno, dal canto loro, non lesinano fatiche a questo riguardo, e a suon di scalpello rendono l’uno o l’altro cono abitabile; oppure vi praticano dei gradini fino alla cima e si dilettano passando intere giornate su quelle formazioni rocciose così lavorate. Se le formazioni sono molto grandi, a forza di scalpellare vi vengono praticati addirittura parecchi piani che sono abitabili. La via ai piani superiori è costituita da una specie di scala a chiocciola, costruita esteriormente mediante lo scalpellamento di gradini sulla roccia, sui quali poi si sale ai piani superiori. Quegli abitanti però adattano così ad abitazioni solamente le formazioni prive di vegetazione, perché una rupe di questa fatta, se fornita di vegetazione, la considerano come una specie di santuario e riterrebbero senz’altro di commettere peccato se vi lavorassero con lo scalpello, qualora da parte di qualche spirito angelico non venisse loro di quando in quando l’ammaestramento che una tale azione non è affatto peccato, bensì un’imprudenza, se cioè volessero distruggere con i loro scalpelli quelle nobili piante. Conseguentemente, rendendo omaggio ai dettami di modestia e di prudenza, si astengono dal toccare simili formazioni rocciose, ricche di vegetazione ed emergenti dai laghi. Le cime, e in generale l’esterno delle formazioni coniche rese abitabili, vengono poi adornate con molto buon gusto con ogni tipo di fogliame e con quelle tali bandiere di cui vi è già stato parlato. E così un gruppo di queste formazioni coniche nel mezzo di uno specchio d’acqua tranquillo viene ad assumere anche per gli stessi abitanti di Saturno un aspetto oltre ogni dire, maestoso. In quanto a voi, un simile spettacolo vi lascerebbe certo per lungo tempo incapaci di esprimere le vostre sensazioni.

16) Quello, poi, che contribuisce maggiormente ad aumentare l’incanto di una simile regione dei laghi o meglio di una simile città di montagna in mezzo all’acqua, è il numero assai grande di navi che frequentano quei luoghi e l’animazione che viene promossa nei rapporti tra le varie famiglie, poi la stragrande quantità dei grossi uccelli acquatici dalle piume variopinte che, come i cigni da voi, rendono animati gli specchi d’acqua fra le formazioni coniche e che con il loro variato canto conferiscono speciale attrazione per un tratto estesissimo a quelle località dei laghi. Non dovete però raffigurarvi questi uccelli della grandezza dei vostri cigni, bensì un tale uccello su Saturno ha le dimensioni di un vostro piccolo bastimento; per la qual cosa anche non di rado quegli abitanti montano per diletto sulla schiena di simili uccelli e si fanno portare così intorno per qualche tempo in tutte le direzioni. Avviene altresì spesso che gli abitanti di Saturno ammaestrano questa specie di uccelli come animali da tiro sull’acqua, i quali vengono per così dire aggiogati alle loro navi, e così lo spettacolo di una nave trainata sulla superficie liquida da qualche centinaio di simili uccelli, non potrebbe non suscitare nella vostra fantasia la visione di un qualche viaggio in un paese incantato. Tuttavia una navigazione di questa specie appartiene sempre soltanto alla classe degli svaghi che quegli abitanti si concedono, né viene mai impiegata nel campo comune dei trasporti o delle comunicazioni, perché gli abitanti di Saturno sono troppo misericordiosi verso qualsiasi creatura, per assoggettarla a un qualche duro lavoro, tanto più che con la forza della loro volontà e della loro fede ottengono sempre e dappertutto ciò che loro occorre.

17) E così questo è tutto per quanto concerne i laghi, salvo, bene inteso, il regno animale e specialmente gli animali dell’acqua dalle forme spesso meravigliose, dei quali si comincerà a trattare prossimamente. Basterà che anche qui destiate un po’ la vostra fantasia e del prodigioso vi sarà dato di vederne a sufficienza. Altre cose, dunque già come detto, vi saranno comunicate prossimamente. Quindi per oggi, amen!

 

[indice]

Cap. 13

La caratteristica riva del mare con il pericolo delle mareggiate

Luna e anello come smorzatori del flusso e riflusso

La catena alimentare microscopica in mare

La conchiglia gigante azzurra

 

1) Considerato che ormai abbiamo potuto farci una discreta idea del paese riguardo a tutto quello che concerne la conformazione del paese stesso, nonché la sua ricca vegetazione e la sua costituzione idrografica e che abbiamo potuto convincerci di come tutto ciò torni a suo vantaggio, noi adesso distoglieremo la nostra attenzione dal regno della sfera elementare-metallica dei vegetali e delle acque, che costituiscono il primo fondamento del regno animale, per farla convergere appunto su questo ultimo regno.

2) Prima però di passare a considerare il regno animale propriamente detto, sarà necessario ancora dare di sfuggita un’occhiata alle regioni lungo le rive del mare che sono la dimora principale del più svariato regno animale. Sulla vostra Terra le regioni situate lungo le rive dei mari sono per lo più, salvo rare eccezioni, le parti più densamente popolate dei vari paesi, perché il mare e le sue coste si prestano maggiormente all’esercizio del commercio e dei traffici in generale, purché naturalmente non si tratti di coste disseminate in tutta la loro estensione di scogli oppure formate da bassifondi sabbiosi o da melma. Tali invece non sono le condizioni delle regioni costiere sul pianeta Saturno, dove, procedendo per 40 miglia (300 km), secondo le vostre misure, dalla costa verso l’interno del paese, non abita nessun uomo, e ciò per il motivo che in tali regioni basse del paese, fino a 40 miglia procedendo dalla costa verso l’interno del paese, nessuno sarebbe al sicuro da un’improvvisa inondazione. Infatti, come il mare sulla vostra Terra è soggetto ai movimenti periodici del flusso e del riflusso[4], tanto più questo fenomeno si verifica nel caso di un pianeta tanto più grande della Terra e, di conseguenza, su di esso il flusso si manifesta in modo proporzionalmente tanto maggiore, e talvolta anche di più, quanto questo pianeta e tutte le cose che si trovano su di esso sono più grandi della Terra.

3) Che il flusso su questo pianeta non raggiunga sempre la stessa altezza, ha la seguente ragione: le sette lune di Saturno devono evidentemente esercitare su di esso un’influenza considerevole, e così appunto avviene che in quei periodi nei quali tutte le sette lune, in seguito alla loro velocità disuguale, vengono a trovarsi da una medesima parte del pianeta, le acque in questa parte s’innalzano ad una altezza maggiore del consueto. Laddove, come da voi è il caso, una sola luna gira intorno a un pianeta, non sarebbe certo cosa troppo saggia attribuire il flusso e il riflusso all’azione della luna, nonostante essa eserciti effettivamente un’insignificante influenza. Ad ogni modo, tutta questa influenza apporta sulla Terra alla marea è a mala pena un pollice di contributo nel caso di un innalzamento naturale al di sopra del livello del mare di 6 piedi. In un pianeta come Saturno, invece, l’influenza dei suoi satelliti contribuisce già in maniera considerevole all’innalzarsi naturale al di sopra del livello del mare, perché, anche considerando l’innalzamento complessivo di sette pollici corrispondenti ad un pollice per satellite come nel caso della Terra, voi dovete raffigurarvi questo pollice nella proporzione stessa di qualsiasi altra cosa su Saturno rispetto alle corrispondenti cose sulla Terra, e allora arriverete immediatamente al risultato che i sette pollici, dopo aver detratto l’effetto di ogni altro influsso normale e regolare, si invertono con tutta facilità in un aumento di livello di 70 tese (133 m). Considerate ora per di più l’aumento normale di livello del mare di Saturno al tempo del flusso valutabile a 60 tese e non tarderete a scorgere a quale altezza possano giungere talvolta le acque del mare sulle spiagge di quel pianeta.

4) Qualora l’anello del pianeta sovrastante il mare non esercitasse un’influenza così benefica sulle acque di questo, in simili periodi dell’alta marea perfino le pianure fino a qualche migliaio di miglia entro terra rischierebbero di essere inondate. Invece per effetto della forza d’attrazione dell’anello, nei periodi del flusso si verifica il notevole fenomeno per cui il mare penetra raramente per più di 40 miglia verso l’interno, poiché in tali periodi le acque sottoposte all’influenza dell’anello si accumulano formando delle vere montagne liquide, in modo che esse si raccolgono in tali ammassi, anziché riversarsi più addentro inondando il paese.

5) Queste montagne liquide hanno una grande somiglianza con le vostre trombe marine, con la sola differenza che in seguito all’attrazione dell’anello, esse non di rado arrivano alla spettacolosa altezza di 100 miglia (800 km) e in queste condizioni è certo anche che ogni navigazione viene resa impossibile durante tali periodi del flusso, perché, se una nave ha la mala sorte di essere afferrata da una montagna liquida di questa specie in via di formazione, essa viene scagliata in alto con una forza e una violenza indescrivibile e, una volta raggiunta la vetta, viene catapultata verso il basso con tale impeto che molto difficilmente si può parlare di un ritorno felice e incolume. Di quando in quando avviene che in qualche luogo l’ammassamento delle acque[5], esse assumono proporzioni così terribili, che la montagna liquida arriva quasi fino all’anello; questo fenomeno, però, si verifica rarissime volte.

6) Comunque, anche i meno voluminosi o meno violenti ammassamenti d’acqua sono molto pericolosi per quei naviganti, dato che le montagne liquide di questo tipo sono animate da un moto rotatorio d’una velocità per voi incredibile. Se qualcuno sulla sua barca viene attratto nella spirale di una simile montagna liquida rotante, da principio egli viene semplicemente sollevato nel punto in cui il moto vorticoso è ancora lento, ma, poi, dato che quanto più l’acqua sale, tanto più si accentua il moto rotatorio, accade che la nave, così afferrata dal vortice, viene scaraventata lontano, quando non venga stritolata dalla violenza del flutto rotante. A questo proposito bisogna notare che il diametro di una montagna liquida di questa specie, anche solo di media grandezza, è alla base non di rado dalle venti alle cinquanta miglia, a metà dell’altezza spesso dalle dieci alle venti miglia ed alla sommità da uno a due miglia. La rotazione dell’acqua, però, a mezza altezza di tale montagna è già talmente violenta che il giro viene compiuto in quattro o cinque minuti ed alla sommità addirittura in un minuto o un minuto e mezzo. In base a questi dati potete ben farvi già una idea della potenza di lancio di una simile montagna liquida! Quando una nave viene a trovarsi sulla superficie del mare in un qualche luogo dove al di sotto comincia precisamente a formarsi la vetta di una montagna d’acqua, allora essa viene sollevata ad una spaventosa altezza. Se però la nave giunge nel flusso vorticoso di una tale montagna, viene sollevata ad una certa altezza e da lì scaraventata violentemente a grande distanza.

7) Ora, ecco, era necessario far precedere questo alla descrizione del regno animale, giacché così risultano chiare le ragioni per le quali le rive dei mari di Saturno non sono abitabili. Poi, in questo grandioso atto naturale viene prospettata la prima produzione del regno animale, perché in questo modo si compie in proporzioni enormi un atto d’accoppiamento, in seguito al quale gli animaletti atomici dell’etere vengono accolti nell’acqua, dove si riproducono evolvendosi di classe in classe finché giungono a quel gradino che voi sulla Terra chiamate degli anfibi. Ora questa classe di animali rappresenta anche sul pianeta Saturno il momento di transizione, conforme all’ordine delle cose, dagli animali delle acque a quelli della terraferma. Così i territori lungo le coste dei mari costituiscono, in certo qual modo, il primo gradino sul quale, grazie al graduale progredire, gli animali del mare vengono trasferiti dall’acqua alla terraferma. Se vogliamo fare oggetto di osservazione il regno animale di Saturno, dobbiamo cominciare a considerarlo in maniera ordinata da dove esso propriamente trae le sue origini.

*

8) L’acqua del mare è dunque la prima dimora degli animali. Ebbene: “Quali sono gli animali che per primi scorgiamo su questo corpo mondiale, e precisamente nei suoi mari?”. – Ecco, anche là vige lo stesso ordine come sulla Terra.

9) La prima specie di animale è costituita da una quantità innumerevole di vermiciattoli bianchi straordinariamente piccoli, che sono così piccoli che in una comunissima goccia possono comodamente trovare posto a milioni. La seconda specie è formata da una classe superiore di vermi più grandi che sono già provvisti di due braccia e che risultano già visibili agli occhi degli abitanti di Saturno. Un simile animaletto della seconda specie divora in un secondo molte migliaia di quelli della prima specie e così assimila la loro vita alla propria. La terza categoria consiste in una specie di verme alquanto allungato, di color grigio della grandezza all’incirca come i vostri vibrioni dell’aceto. Questa specie è molto vorace e si nutre delle due specie inferiori assimilando così la loro vita. La quarta categoria è formata da una quantità di vermi provvisti di due teste che hanno già la grandezza di una linea e che sono più grossi verso la metà del corpo, ciò che dà loro l’aspetto di un minuscolo chifel (panino dolce a mezza luna). Questo animale divora solo le specie precedenti. La specie successiva comincia già a distinguersi a seconda del sesso, mentre nelle specie già nominate tale distinzione non esiste ancora. Questo animale, grazie alle sue due teste, è già conformato così che in esso si trovano in certo qual modo riuniti sia l’essere maschile che il femminile, ciò che appunto risulta dal fatto che ha due teste. La successiva classe è costituita da una specie di minuscolo scarafaggio di color rossiccio provvisto di quattro zampe. Questo animale ha le dimensioni visibili di circa due linee in lunghezza ed una linea di larghezza del corpo e si nutre in modo molto vario, perché divora tutte le specie precedenti in quantità grandissima, assimilando con ciò la loro vita. E così, ascendendo per mille gradini, l’essere trapassa dall’una all’altra specie finché una vita potenziata si raccoglie nella classe dei crostacei locali.

10) La classe dei crostacei è ugualmente ricca di specie ed anzitutto fanno la loro comparsa le conchiglie, e solo dopo le lumache.

conchiglia_azzurra.JPG

11) Fra le conchiglie merita particolare considerazione ‘la conchiglia gigante azzurra’, la quale non di rado si presenta di dimensioni tali che, se si trovasse in un qualche mare della vostra Terra, potrebbe senz’altro essere scambiata per un’isola con la superficie di un miglio quadrato ed anche di un miglio quadrato e mezzo (55 kmq). Questa conchiglia costituisce però l’ultimo gradino della classe; la sua morte viene provocata da una quantità di piccole lumache le quali, quando sono spinte dalla fame, penetrano nell’interno della conchiglia e cominciano a rodere da tutte le parti il corpo del nostro povero animale. Quando la conchiglia è stata divorata in questo modo, il guscio viene gettato non raramente, per effetto del flusso e riflusso delle acque, a volte su qualche piccola isola, oppure anche sulla riva della terraferma a noi già nota, dove talvolta simili conchiglie vengono scoperte dagli abitanti di Saturno, i quali le raccolgono, dato che per loro sono molto preziose, e se le portano a casa. Queste conchiglie vengono poi di solito fissate nel terreno in modo che fra le due valve della conchiglia vengono piantati vari esemplari dell’albero della pioggia, che vi ho già descritto, e così in questi ampi bacini formati dal guscio viene raccolta, nella maniera più economica, l’acqua che cola dall’albero.

12) La parte esterna di una simile conchiglia gigante non ha niente di particolarmente bello, ha un colore verde scuro, ma tanto più splendido si presenta l’interno. Esso, infatti, si presenta precisamente così come se voi ricopriste una superficie d’oro brunito con una bella tinta azzurra; per conseguenza un bacino di questa specie, quando è riempito dell’acqua dell’albero della pioggia, ha un aspetto assolutamente maestoso. È specialmente in quest’acqua che gli abitanti di Saturno fanno di preferenza i loro bagni, perché quest’acqua è della massima limpidezza ed anche perché essa è satura di un profumo etereo all’incirca così come il vostro olio di nardo che sulla vostra Terra è tra i più profumati.

13) Voi certo vi domanderete: “Come fanno gli abitanti di Saturno a rimuovere e trasportare una conchiglia di simili dimensioni?”. – Questo lavoro viene compiuto là in una maniera assai semplice. La conchiglia, di per sé, non è tanto pesante come potreste immaginare voi, giacché nelle zone sottostanti all’anello gli oggetti non sono in generale tanto grevi quanto in una qualche altra regione di questo pianeta situata più a settentrione o a mezzogiorno, e di conseguenza succede che, quando gli abitanti di quel pianeta scoprono una conchiglia di questo genere, si radunano poi da molte parti provvisti di cunei e di leve, l’aprono, la puliscono con cura, la chiudono nuovamente ed infine incollano accuratamente la linea di adesione delle due valve servendosi di una qualità speciale di stoppia marina. Poi sulle loro navi attendono la buona occasione di flusso del mare che solleva la conchiglia; questa viene legata con solide funi alla loro nave, dopo di che iniziano a rimorchiarla su un qualche fiume verso l’interno con una velocità della quale voi difficilmente potreste farvi un’idea. È in simili occasioni appunto che gli abitanti di Saturno mettono a profitto tutta la potenza della loro volontà; quindi non deve far meraviglia se essi riescono spesso a trasportare da un luogo all’altro oggetti, la cui grandezza e peso vi farebbero rabbrividire al pensiero di doverne effettuare voi il trasporto; cosa questa della quale avremo occasione di parlare con maggior precisione più tardi.

14) Prossimamente continueremo le nostre considerazioni riguardo al regno animale. Per oggi, dunque, amen!

 

[indice]

Cap. 14

La lumaca-pertica, la lumaca-piramide, la lumaca-disco

Dimensioni e utilità delle tre specie

 

1) Dopo questa conchiglia gigante che abbiamo appena descritto, vengono, come già è stato detto, le varie specie di lumache, e precisamente, prima di tutto, quelle che vivono nelle acque, e subito dopo, per quanto riguarda il corpo vero e proprio, quelle più sviluppate che si trovano sulla terraferma.

2) Nell’acqua ci sono migliaia di specie, le quali pure sono ordinate in successione, cosicché, per usare una vostra espressione scientifica dell’ambito biologico, anzi meglio sarebbe dire nell’ambito della riproduzione della vita, l’una trae origine dall’altra.

3) Per ciò che concerne le prime specie della serie, queste lumache sono anzitutto troppo poco interessanti per i vostri occhi desiderosi di vedere, quantunque su ciascuna specie si potrebbero scrivere volumi in grandissimo numero. Anche soffermandosi poco su ciascuna, non si verrebbe a capo con la descrizione, data la grandissima quantità di cose. Perciò noi rivolgeremo la nostra attenzione a quelle ultime specie della serie che possono essere per voi di particolare interesse; basterà dunque fare qualche più dettagliata menzione delle cinque ultime specie che, per la loro meravigliosa conformazione, sono tali da suscitare veramente interesse.

lumaca_pertica.JPG*

4) La prima di queste ultime cinque specie è quella delle cosiddette lumache pertica. Essa è particolarmente interessante perché la spirale del suo guscio somiglia moltissimo ad una lunga vite, e il guscio stesso si presenta così come se voi faceste trasformare una pertica lunga dieci tese in una vite, ovvero, in termini ancora migliori, come se voleste attorcigliare una lunga corda intorno a questa pertica, in modo che le spire risultassero dall’alto al basso strettamente rinserrate l’una all’altra. Voi, però, non dovete raffigurarvi questa pertica troppo sottile, bensì in modo tale che alla base, dalla parte più grossa cioè, abbia un diametro di 5 piedi (1,5 m) e poi va gradatamente assottigliandosi fino all’altra estremità ed anche le spire si fanno proporzionalmente sempre più sottili. Sulla vostra Terra una lumaca di questa specie voi potreste chiamarla anche un obelisco a spirale. Qui, invece, viene data la denominazione di lumaca-pertica, perché così appunto viene chiamata dagli abitanti di Saturno.

5) Il colore del guscio all’esterno è di una bellezza veramente meravigliosa, giacché alla base, là dove il guscio è più grosso, esso è perfettamente rosso rosato, così come se voi ricopriste una lastra ben levigata d’argento con uno strato leggero appunto di questo colore. Verso la cima il guscio si fa invece d’un rosso sempre più cupo, conservando però lo splendore metallico, in modo che lungo la pertica si possono vedere tutte le gradazioni del rosso della tinta più pallida alla più scura. Però non soltanto il colore costituisce la magnificenza di un simile guscio, bensì anche gli ornamenti della spirale, perché la fascia addominale attorcigliata e lunga di questa lumaca è ininterrottamente adorna di perle sempre più grandi nel più bell’ordine. E l’incavatura fra spira e spira è ornata di un nastro d’oro, il quale contiene degli arabeschi di bellissimo effetto, per usare un termine comune a voi. Così si presenta dunque la dimora di questa lumaca!

6) L’animale che ci vive dentro è meno interessante, perché esso non è altro che un verme delle dimensioni di un polipo, provvisto di quattro tentacoli per la nutrizione o la suzione. Esso si nutre di altre lumache più piccole come anche di piccole conchiglie di varia specie che l’animale afferra con il tentacolo situato più in basso, poi stritola ed infine infila il cibo stritolato nel cosiddetto tentacolo della nutrizione. Gli altri due tentacoli servono all’animale semplicemente da organi tattili con i quali esso va continuamente esplorando tutto intorno alla ricerca di cibo e per sentire contemporaneamente se non gli si avvicinino degli esseri animati da intenzioni ostili. In un simile caso, questo animale si ritira immediatamente dentro la sua splendida dimora e ne chiude l’accesso con un diaframma o crosta di colore bianchiccio. Questa precauzione a volte, però, non gli giova per niente, poiché i suoi nemici consistono in una specie di gamberi-spada che descriveremo più tardi, i quali in breve tempo perforano la crosta, penetrano come tanti rapinatori nella casa di questo animale e divorano man mano il misero inquilino fino all’ultima briciola. I gamberi in questione, però, diventano poi a loro volta preda di un’altra specie di lumache di cui parleremo tra poco.

7) Gli abitanti di Saturno raccolgono i gusci di queste lumache pertiche e non di rado ne fanno uso per adornare i loro giardini. Talvolta però usano tali lumache per sistemare delle condutture d’acqua. Dove l’acqua sgorga fino a raggiungere un’altezza piuttosto considerevole, imprigionano l’acqua con l’imboccatura della lumaca, ne mozzano la punta all’altra estremità e così, naturalmente, l’acqua fuoriesce con grande violenza da questa specie d’imbuto. Sotto questo sbocco collocano poi una seconda lumaca, con la grande apertura all’insù, per raccogliervi l’acqua che sgorga dal primo e così di seguito finché l’acqua viene convogliata, in questo modo, spesso a molte miglia di distanza in una qualche località al piano, a piacere degli abitanti. Che un acquedotto di questo genere non sia senza interesse a vedersi, ve lo potete facilmente immaginare.

lumaca_piramide.JPG*

8) La successiva specie delle lumache è la cosiddetta ‘lumaca-piramide’; il suo colore è uniformemente verde erba-dorato e la fascia addominale è ornata da superfici ovali di una bianchezza nivea relativamente grandi, i cui orli appaiono listati così come se voi voleste inserire una simile tavola ovale di alabastro in una corrispondente cornice d’oro lucida. Questa lumaca è molto grande e, se voi poteste porne una con la parte larga all’ingiù in un qualche punto della vostra Terra, essa supererebbe in fatto di altezza il vostro Schlossberg (che è di circa un centinaio di metri di altezza). L’animale, che dimora dentro questo guscio, in quanto a colore è internamente grigio scuro ed ha, come un elefante di proporzioni gigantesche, una robustissima proboscide con la quale esso può spaziare tutto intorno; ai due lati di questa proboscide l’animale dispone di due altre proboscidi più piccole munite all’estremità di un occhio acutissimo. Proprio al disotto del corpo, infine, dato il caso di congelamento della superficie del mare, stende un paio di robuste pinne di color bianchiccio, per mezzo delle quali l’animale può muoversi con movimento abbastanza rapido sulla superficie del mare. Quando questa lumaca si muove sul mare, tiene il suo guscio all’insù in modo che ad una certa distanza sembra una piramide natante sulla superficie del mare.

9) Questa lumaca è di natura piuttosto maligna ed assale perfino l’uomo che, se viene afferrato dalla sua proboscide, viene immediatamente stritolato e cacciato nelle ampie fauci. Gli abitanti di Saturno conoscono molto bene le abitudini dell’animale, e perciò sono sempre ben armati quando ne vanno a caccia. Con un laccio essi imprigionano la proboscide, che è molto sporgente, e con uno strappo viene stretto fortemente, e con ciò l’animale è bello che catturato, dato che questa specie di lumaca è già un animale che respira ed aspira attraverso la proboscide; quando dunque non gli è più possibile respirare, l’animale ben presto muore. Quegli abitanti sanno che l’animale è morto del tutto quando dalle sue fauci comincia a colare un umore biancastro, perché questo è un segno indubbio che la decomposizione è già iniziata.

10) Gli abitanti di Saturno raccolgono con tutta cura questo umore a causa dello straordinario profumo che ne esala e che è incomparabilmente superiore alla vostra ambra. Quando una simile lumaca ha poi cessato di emettere il suo umore, allora essi l’abbandonano alla sua sorte e ben presto si trovano altri animali marini in grande quantità, i quali in pochi giorni la divorano completamente, ben inteso tranne il duro guscio che in questa specie di lumache è molto massiccio e solido e che alla base, dove ha la sua ampia apertura, misura non di rado dalle 4 alle 5 tese (8-10 m) in grossezza (di spessore del guscio). Quando dunque il guscio viene sgomberato in questo modo, gli abitanti di Saturno lo tolgono dall’acqua, e questo nel periodo del riflusso, per essere poi trasportato nel luogo di destinazione nello stesso modo della ‘conchiglia gigante’ di cui si è parlato prima.

11) Questa lumaca si nutre principalmente di quella specie di gamberi-spada già menzionati, dei quali c’è là una grande quantità nelle grandezze più varie; tuttavia nessuno è più grande del vostro gambero di mare, ed invece questo animale lo si incontra molto di frequente in esemplari più piccoli che talvolta arrivano appena alla grandezza di una vostra locusta. Dunque: “Quand’è che questa seconda specie di lumache, la lumaca-piramide, riesce a fare una scorpacciata di questi gamberi-spada?”. – Ecco, ciò si verifica quando questi gamberi sono appunto più che mai affaccendati nel divorare una lumamca-pertica, di cui avete già fatto conoscenza. Quando la lumaca-piramide s’imbatte così in un guscio della sua consorella-pertica ripiena di simili gamberi, l’afferra con la sua proboscide, lo trascina su qualche spiaggia e lo colloca con la parte larga fuori d’acqua; quando allora i gamberi si sentono così tratti fuori dal loro elemento, cominciano uno alla volta ad abbandonare quella dimora; ed è precisamente in questa occasione che vengono immancabilmente divorati l’uno dopo l’altro. Questi gamberi, dunque, costituiscono in certo qual modo una classe di animali intermedia di raccolta della vita, grazie alla quale la vita di una lumaca trapassa potenziata nella vita di un’altra lumaca. Così, tra ogni maggiore specie di animali, esiste sempre una specie più piccola, la quale si comporta da nemica verso una precedente specie maggiore, ma che poi a sua volta serve da nutrimento prelibato ad una successiva specie maggiore.

lumaca_disco.JPG*

12) La terza classe di lumache marine viventi su Saturno è formata dalla cosiddetta ‘lumaca-disco’. Questa lumaca ha molta somiglianza con la conchiglia che voi chiamate “nautilius”; soltanto che, naturalmente, il vostro nautilius è anzitutto incomparabilmente più piccolo e poi, in rapporto alla sua superficie, è molto più grosso di questa lumaca-disco di Saturno, sempre in rapporto alla rispettiva superficie. Il disco di questa lumaca ha non di rado un diametro da 100 fino a 120 tese (190-200 m). Il suo spessore, però, supera a stento le tre tese. Essa vive, particolarmente al tempo del flusso, in fondo al mare; nel periodo del riflusso, invece, si muove in superficie.

13) Quando si trova in fondo al mare, essa allunga una sua proboscide oltre la superficie, per respirare. In questo modo è anche facile stabilire il punto in cui si trova; questa è precisamente l’occasione in cui viene di solito catturata. Va da sé che ciò si verifica soltanto quando il flusso è di medie proporzioni, perché durante le mareggiate nessun abitante di Saturno si arrischia a mettersi in mare. Voi forse penserete al perché non venga catturata questa lumaca durante il riflusso, quando cioè essa nuota sulla superficie; però in tale fase non è possibile affatto di catturarla, perché questa lumaca si muove sull’acqua con straordinaria velocità tanto che non è affatto facile raggiungerla. E anche se potesse essere raggiunta, nessuno sarebbe capace di farla prigioniera, dato che l’animale, di per sé mite di carattere, non appena viene anche lievemente toccato, ritira immediatamente tutte le estremità e comincia a girare su se stesso orizzontalmente nell’acqua con tanta velocità che più nessuno si azzarda ad accostarsi ad un simile disco rotante.

14) “Che aspetto ha dunque veramente questa lumaca che per voi veramente è quanto mai degna di nota?”. – Io, a questo proposito, davvero vi dico che, per quanto anche voleste acuire la vostra fantasia per ideare delle forme meravigliose, sarebbe comunque assolutamente impossibile per voi farvi un giusto quadro della bellezza di questa lumaca. Per tale motivo, pure gli abitanti di Saturno sfidano non di rado gravissimi pericoli cercando ogni mezzo possibile per impadronirsi di una simile meraviglia della natura.

15) Questa lumaca, per quanto concerne il suo guscio, si presenta come un cerchio perfetto, giacché l’apertura va perdendosi così lentamente lungo la superficie piatta del primo giro della spirale da occupare quasi un terzo dell’intero cerchio. L’apertura stessa, dalla quale la lumaca-disco si sporge fuori quanto vuole con il suo corpo e con le sue meravigliose estremità, è ampia a mala pena poco più di mezza tesa, mentre l’orlo imbutiforme di questa apertura estremamente allungata è in ogni suo punto così bene e finemente arrotondato che non soltanto non toglie nulla dal lato estetico, ma contribuisce anzi in alto grado ad aumentare la magnificenza della dimora di un simile animale.

16) Dunque: “Che aspetto ha la dimora in questione?”. – Ascoltate e contemporaneamente stupitevi! Questa dimora ha, esternamente, un aspetto meraviglioso come se il più abile gioielliere vi avesse incastonato, con ordine perfetto, le specie più varie di pietre preziose. Si può vedere tutto intorno una fila come se fosse una serie di diamanti del peso di una libbra l’uno; una seconda serie disposta parallelamente alla prima, che consiste di altrettanti rubini di uguale peso; segue poi un’altra serie di smeraldi e così via attraverso tutti i dodici gradini delle pietre preziose principali. Fra l’una e l’altra di queste bordure in pietre preziose c’è una zona libera che fa l’effetto come se vi fosse stato disteso un largo nastro d’oro. Su questo nastro appaiono impressi, in forma nobilissima, i più meravigliosi disegni, i quali raffigurano, con assoluta fedeltà, tutta la serie delle specie precedenti di animali la cui vita si trova raccolta in questa classe delle lumache.

17) La costruzione di questa casa di lumaca si conclude con una specie di galleria formata come da colonnine d’oro verticali alte una tesa, la quale ha l’aspetto come se un abile scultore avesse disposto intorno a questa ruota, ovvero tutto intorno a questa piattaforma circolare, una balaustrata, i cui colonnini consistessero di altrettante lumache-pertica artisticamente plasmate, che nella parte superiore sono collegate mediante un arco ad intreccio finemente lavorato. I colonnini hanno la medesima tinta dorata della lumaca-pertica stessa e gli archi tra un colonnino e l’altro appaiono fatti d’oro, anzi posso dirvi che questo materiale si presenta più bello dell’oro più puro e levigato alla perfezione. Ma sopra a ciascun arco è inoltre fissata artisticamente la forma, in proporzioni minuscole, di una lumaca-piramide nel suo caratteristico colore originario. La balaustrata, di cui abbiamo detto prima, va gradatamente decrescendo in altezza solo nel punto dove ha inizio l’apertura del guscio e cessa del tutto in quel punto dove l’animale sporge le sue estremità principali, vale a dire per una lunghezza di circa 5 tese.

18) Così dunque si presenta la parte superiore di questa lumaca. La parete di fianco, la quale, come già osservato, è grossa, ampia o alta all’incirca 3 tese, si presenta precisamente come un colonnato circolare alto 2 tese. Le colonne sono interamente d’un bianco abbagliante, e non hanno affatto né basamenti, né capitelli, bensì sono dei cilindri perfetti che poggiano sulla superficie inferiore e giungono fino a quella superiore. Il fondo però di questa specie di galleria, dietro le colonne bianche, è di una tinta assai chiara e perfettamente simile a un arcobaleno. Il canale, o meglio l’apertura allungata della lumaca, è completamente di color rosso, come da voi appare talvolta qualche nuvola nella luce crepuscolare ed ha, oltre a ciò, una particolare luminosità fosforescente, la quale specialmente di notte produce un effetto sorprendente come di una nuvoletta illuminata dagli ultimi raggi del Sole.

19) “Quale aspetto hanno poi l’estremità di questa lumaca?”. – Essa anzitutto può aprire, come il vostro pavone quando fa la ruota, una specie di vela rotonda che serve, quando spira vento sulla superficie del mare, per farsi spingere con straordinaria rapidità. Se invece regna calma di vento, allora l’animale muove velocemente questa grande vela a ruota come se fosse un ventaglio, cosicché si può spostare ugualmente con rapidità sulla superficie del mare, rapidità che inoltre viene aumentata di molto qualora faccia uso delle altre estremità che possono essere immerse nell’acqua.

20) Questa ruota così aperta è qualcosa di veramente meraviglioso. Il suo colore è violetto pallido ed ai margini appare listata di rosso vivo quasi luminoso come le nuvolette della sera. L’intera ruota è regolarmente suddivisa in settori, come un ventaglio del quale ciascun settore porta come decorazione un bellissimo disegno della lumaca-pertica, però con la cima rivolta all’ingiù. Il rovescio invece di questo ventaglio è cosparso per intero regolarmente di disegni minuscoli e poi gradualmente più grandi rappresentanti dei gamberi-spada già menzionati prima, che appaiono riprodotti nel più brillante color rosso carminio. Ciascuna sezione del ventaglio termina all’orlo con un proprio arco, sulla cui parte anteriore è riprodotta fedelmente l’immagine di questa lumaca-disco stessa, mentre sul rovescio figura l’immagine della lumaca-piramide su fondo azzurro chiaro. L’orlo estremo è posteriormente perfettamente bianco ed è dotato di una propria luminosità esattamente come quello sulla parte anteriore, soltanto che quest’ultimo è di un bel rosso vivo crepuscolare.

21) La lunga proboscide, che serve alla lumaca per respirare, è essa pure perfettamente bianca, però tutto intorno è munita di una fascia rossa a spirale, sulla cui linea mediana sono come impresse delle stelline di color verde dorato pallido. Questa proboscide serve contemporaneamente all’animale da braccio per cogliere il proprio nutrimento consistente in una specie di erba marina, che cresce molto di frequente nel mare in vicinanza delle spiagge. Su questa erba stanno appiccicati in grande quantità dei piccoli vermi dorati che servono essi pure da nutrimento a questa lumaca, la quale, mediante tale nutrimento, assimila la vita di tutte le altre specie di animali che la precedono.

22) Questa lumaca possiede inoltre già un proprio forte istinto, il quale talvolta rivela tanta intelligenza che in qualche paese si è già verificato il caso che qualcuno le abbia reso onori divini, ciò che sembra avere la sua causa nel fatto che questa lumaca, se non viene irritata o perseguitata, salva dall’annegamento qualsiasi essere, sia animale che uomo che sia caduto accidentalmente in mare. Tutto ciò che essa trova in difficoltà sulla superficie del mare, lo afferra immediatamente con la sua robusta proboscide, lo depone sulla piattaforma bella e spaziosa del suo guscio, si dirige senza indugio verso qualche spiaggia e lo depone all’asciutto con la sua proboscide. Per questa ragione questo bellissimo abitante del mare ha diversi nomi nei diversi paesi di Saturno. Alcuni lo chiamano “lo spazzino dei mari”, perché non può tollerare niente di galleggiante vicino a sé; altri gli danno il nome di “salvatore della vita”; altri ancora “il faro dei mari”, altri ancora “la nave vivente” oppure anche, “la ruota miracolosa”, e così questo animale viene chiamato ancora nei modi più vari.

23) All’infuori dell’uomo, questa lumaca non ha quasi affatto nemici e comunemente muore di vecchiaia quando ha raggiunto una determinata età; tuttavia, quando l’animale è morto, la sua bella dimora perde molto del suo splendore. Di conseguenza anche gli abitanti di Saturno cercano di catturarlo vivo, affinché il magnifico guscio non perda nulla delle sue meravigliose caratteristiche. Una volta ucciso l’animale, esso galleggia sulla superficie del mare, e allora gli abitanti di Saturno si affrettano sulle loro navi a rimorchiarlo verso il loro paese risalendo un qualche fiume. Una volta arrivati, la carne della lumaca viene tirata fuori con molte precauzioni e con grande abilità, in modo che il ventaglio non ne venga danneggiato. Questo, dopo esser stato staccato con tutta cura dal corpo, viene disteso perché si asciughi e, quando è perfettamente asciutto, lo si strofina ben bene con degli oli balsamici; dopo questa operazione questo ventaglio ridiventa morbido e molto pieghevole.

24) Un simile ventaglio della lumaca-disco serve poi a confezionare una specie di mantello, mantello che però su Saturno e specialmente in questo paese viene portato unicamente da quelle personalità che godono di una certa considerazione patriarcale. Un ventaglio di questo genere conserva bensì tutti i suoi colori e i suoi disegni, svanisce solo la luminosità che gli è propria di quando l’animale è ancora vivente.

25) Il rimanente del corpo di questa lumaca, che consiste quasi esclusivamente di grasso, viene poi messo a bollire. Il grasso viene quindi mescolato con delle erbe aromatiche e serve agli abitanti di Saturno per preparare un unguento molto prezioso che usano solo i patriarchi.

26) “Ma cosa succede poi della bella dimora della lumaca-disco?”. – Essa viene trasportata con ogni cautela a terra e là viene collocata e fissata sulla base e, come usate dir voi, orizzontalmente, su un terrapieno appositamente costruito, di preferenza nel giardino di uno o dell’altro patriarca, dove poi la gente si diletta ad ammirarla e, a volte in condizioni straordinarie, a montarvi perfino su e a passeggiarvi intorno; questo ultimo caso, però, come già detto, si verifica soltanto rarissime volte, perché un simile patriarca tiene in grandissimo conto un tale abbellimento del suo giardino, dato che sul pianeta Saturno il grado della eventuale ricchezza di una famiglia viene stimato unicamente in base alla sontuosità del giardino. Ma, per aumentare questo sfarzo, di solito accanto ad una di queste lumache-disco viene collocato anche il guscio di una delle lumache-piramide già descritte, in modo che spesso avviene che un simile patriarca si trova ad avere nel proprio giardino anche cento di questi ornamenti disposti in una fila diritta, cioè tanto dell’una quanto dell’altra specie.

27) In aggiunta a questo, dunque, non occorre che Io dica altro se non questo: “Destate anche qui un po’ la vostra interiore fantasia, e ammirate stupiti le magnificenze e lo splendore in un tale giardino, perché già una serie di diamanti, con la quale è ornato il guscio di questa lumaca, avrebbe per voi un pregio maggiore che non tutto il tesoro di un impero, per non parlare poi delle altre gemme preziose, del molto oro lucente e delle altre moltissime magnificenze di tali giardini dei patriarchi su Saturno!”.

28) Delle rimanenti due specie di lumache parleremo una prossima volta! Quindi per oggi, amen!

 

[indice]

Cap. 15

La lumaca-settuplice

Proporzioni di peso su Saturno

 

1) Per quanto concerne la quarta specie di lumaca, va anzitutto osservato che in fatto di bellezza queste è di molto inferiore a quella lumaca-disco già descrittovi; d’altro canto, però, considerata dal lato grandezza, essa è di molto superiore alla precedente. Gli abitanti di questo paese chiamano comunemente questa lumaca la grande lumaca-settuplice, ma non per indicare che in un simile enorme guscio dimorano sette singole lumache, bensì per la ragione che il guscio di questa lumaca rivolto all’insù consiste di sette escrescenze che si elevano come torri sopra la vera e propria dimora di forma ovale della lumaca stessa. Il guscio principale di questa lumaca è perfettamente ovale come un uovo, del quale la parte appuntita resta costantemente immersa nell’acqua, mentre la parte più ottusa è rivolta all’insù. La spirale del guscio non è visibile perché è presente solamente nell’interno dello stesso. Tuttavia, ad ogni giro della spirale, rispettivamente ad ogni giro compiuto, corrisponde all’esterno una simile escrescenza in forma di torre; per conseguenza la parte superiore del guscio viene a presentarsi in modo che dal mezzo appare innalzarsi la torre più alta e tutto intorno poi le altre torri in ordine decrescente. Ciascuna di tali escrescenze somiglia ad un grande esemplare della lumaca-pertica, che voi già conoscete; naturalmente soltanto con la differenza che l’escrescenza è in realtà molto più lunga della lumaca in questione e che in basso, dove si collega con il guscio, è pure di diametro considerevolmente maggiore.

lumaca_settuplice.JPG2) L’apertura di questa lumaca è perfettamente rotonda e di grandezza proporzionale alle altre dimensioni gigantesche di questo crostaceo. Il corpo vero e proprio dell’animale occupa, naturalmente, il grande guscio in modo tale che pure le escrescenze possono essere ritirate a piacimento. Quando la lumaca vuole sommergersi completamente, essa tende queste escrescenze e, se vuole invece mantenersi alla superficie, allora essa si contrae con le sue escrescenze verso il centro della sua dimora e così sale nuovamente alla superficie. Il suo corpo, che quando essa si trova a galla sporge fuori dall’apertura, è completamente bianco e non è del resto troppo dissimile da quello della vostra lumaca, soltanto che questa lumaca di Saturno fra le sue quattro grandi antenne sul davanti del capo porta essa pure una grossa e lunga proboscide che può manovrare con grandissima velocità allo scopo di procurarsi il nutrimento.

3) Quest’ultimo consiste di ogni specie di erbe marine, però anche di grossi polipi di mare che essa strappa con forza dal fondo e introduce poi nelle fauci. In cima alle due antenne superiori essa è provvista di due occhi dotati di grande acutezza visiva che possono venir rivolti ora qua ora là da tutte le parti. Quando essa scopre in qualche luogo una preda, essa si dirige velocemente nella sua direzione e se ne impadronisce subito, sia essa dell’erba o un polipo. Il rapido moto che può imprimere al suo corpo è dovuto a due robuste pinne a braccia collocate dal disotto dell’apertura, mediante le quali procede vogando.

4) Dunque: “Qual è la grandezza di questa lumaca?”. – Essa ha un diametro di cinquecento delle vostre tese. L’escrescenza di media grandezza è più alta del massimo campanile sulla Terra; alla base essa ha non di rado un diametro dalle 20 alle 30 tese, e in alto termina in una punta come una piramide. Il colore del guscio è all’incirca una tinta intermedia fra il verde e l’azzurro; dall’escrescenza mediana si dipartono come delle fasce azzurro-bianchiccie chiare che si propagano poi sul guscio conferendo così all’animale l’aspetto di un enorme corpo striato. In quanto al resto questa lumaca non ha alcun altro ornamento. Per quello che riguarda le note escrescenze, esse, come già detto da principio, somigliano precisamente a delle lumache-pertica, soltanto che l’apertura è di color rosso porpora.

5) Anche questa lumaca è reputata da quegli abitanti meritevole della fatica di essere catturata, perché una volta liberato il guscio dalla carne dell’animale, esso viene, come già menzionato parlando delle altre specie di lumache, trasportato via mare entro terra e là, in un luogo adatto, viene conficcato dalla parte appuntita fino all’apertura in un terreno asciutto e in queste condizioni un simile guscio viene utilizzato come contenitore di sementi da frutto.

6) A volte si praticano in un simile guscio di lumaca delle aperture da tutte le parti, e il guscio stesso viene pavimentato all’interno. Così un tale guscio di lumaca viene adibito a dimora di lusso per i fanciulli e ciò specialmente per la ragione che un simile ambiente, essendo all’interno perfettamente levigato, può essere tenuto estremamente pulito con facilità. La pavimentazione consiste semplicemente in uno strato di sabbia, nel guscio viene cioè depositata della sabbia completamente asciutta fino quasi al livello dell’apertura, e sopra la sabbia vengono collocate delle pietre bianche lisce che in questo paese s’incontrano di frequente, e ciò sempre nell’ordine più perfetto. Sistemato così il pavimento, anche l’abitazione è allora già bell’e pronta e assomiglia ad un ampio salone a volte, sul quale si innalzano le torri che già conoscete, le cui cime vengono però segate via allo scopo anzitutto di lasciar libero passaggio alla luce e poi per dar sfogo alle esalazioni, od eventualmente al fumo, che possono svilupparsi all’interno di una simile abitazione.

7) Tuttavia di esemplari di questa specie di lumache non ne vengono trovate troppo spesso, perciò di solito solamente i patriarchi che dimorano nelle zone costiere dispongono di simili speciali abitazioni. Un tale guscio di lumaca, data la sua grandezza e la grossezza straordinaria, è troppo pesante da trasportare all’interno del paese, anche per gli abitanti di Saturno dotati di statura e di vigore giganteschi, poiché, per quello che concerne la grossezza, le pareti del guscio hanno quasi dappertutto uno spessore dalle 4 alle 5 tese (8-10 m). Se solo pensate a questo, potrete farvi subito un’idea del peso di una simile lumaca.

8) Se su questo pianeta il rapporto di gravitazione fosse identico a quello sulla Terra, il trasporto di un guscio di questo genere rappresenterebbe certo una impossibilità assoluta anche per forze molto più considerevoli di quelle a disposizione degli abitanti di Saturno. Quello che per voi pesa un quintale, là a causa dell’influsso esercitato dall’anello, ha spesso a mala pena il peso di 1 libbra (560 g), ed anche questo può essere diminuito ancora mediante rarefazioni interne dell’aria che vengono artificialmente provocate dagli abitanti di Saturno. Ciò succede particolarmente quando si tratta di trasportare il guscio di una simile lumaca; in tali casi, infatti, essi accendono dei rami secchi dell’albero-piramide che voi già conoscete, i quali hanno un ricco contenuto di resina e, così accesi, essi l’introducono nell’apertura del guscio. Nella combustione l’aria dentro a questo guscio vuoto viene talmente rarefatta che il trasporto può poi seguire con facilità notevolmente maggiore, perché, per quanto riguarda l’aerostatica, appunto gli abitanti di Saturno sono i migliori maestri, ciò di cui verrà fatta ulteriore menzione a suo tempo.

9) Vedete, questo è quanto d’interessante merita di essere detto riguardo alla lumaca-settuplice! Destate anche qui un po’ la vostra fantasia ed a vostra gran meraviglia potrete contemplare voi stessi questo animale, come pure potrete rendervi conto dell’uso che quegli abitanti fanno del suo guscio. La vostra meraviglia poi si farà ancora più grande, se aggiungerò che una costruzione di questa specie è di una solidità e di una consistenza assolutamente a tutta prova, tanto che là si trovano degli esemplari che risalgono ad epoche nelle quali la vostra Terra non era ancora abitata, perché una simile casa quanto più vecchia diventa, tanto più si rende solida e per questa ragione le più vecchie sono anche le maggiormente pregiate. Se voi per altro vi meravigliate di ciò, pensate che perfino queste forme gigantesche d’animali di Saturno non sono a loro volta altro che dei piccoli lavori in miniatura a confronto di varie altre specie di animali viventi tanto su questo stesso pianeta, quanto, in proporzioni più grandi ancora, sul pianeta Giove ed incomparabilmente maggiori infine sul Sole. Ponderate dunque su quanto vi è stato narrato oggi ed attendetevi dell’altro per la prossima volta! Per oggi, dunque, amen!

 

[indice]

Cap. 16

La gigantesca, luminosa lumaca-raggiante

La sua emersione durante le tempeste marine

 

1) Per quanto concerne poi la quinta lumaca, essa rappresenta l’ultima classe fra quelle delle lumache, ed è contemporaneamente anche la più grande, nonché, sotto certi aspetti, la più straordinaria ed interessante. Questo animale porta il nome di “lumaca-raggiante”. Essa viene vista dagli abitanti di questo pianeta solo nei periodi precedenti le terribili tempeste marine delle quali avete già udito parlare. La sua struttura è, in sé e di per sé, quello che di più grandioso voi potreste immaginare. Sulla vostra Terra non esiste affatto qualcosa di simile che possa servire, sia pure approssimativamente, da paragone.

lumaca_raggiante.JPG

2) Tuttavia, affinché possiate farvene un’idea, immaginatevi un immenso brillante sfaccettato, giacché questa lumaca si presenta precisamente così sfaccettata e più piatta nella parte superiore, mentre quella inferiore è più appuntita. Gli spigoli delle facce, dei quali la parte superiore soltanto conta varie migliaia disposti nel più bell’ordine e formanti tanti triangoli, assomigliano a strisce di oro lucido, larghe mezza tesa, le quali includono, o meglio limitano, sempre una superficie triangolare equilatera perfetta. Le facce triangolari così formate misurano tre tese per lato e tutte sono perfettamente uguali; soltanto sopra al guscio si trova una faccia che ha maggior superficie, ma che non è un triangolo, bensì è a trentadue angoli (ed assomiglia in tutto a quella che voi chiamate una rosa dei venti), le cui estremità sono orlate da larghe liste d’oro di cui si è detto più sopra. Queste facce triangolari hanno una trasparenza pari a quella di un vostro diamante ben lavorato, né sono meno compatte. La differenza consiste soltanto nel fatto che queste superfici hanno la facoltà di assorbire la luce del Sole e delle stelle e di irradiarla rifratta, nella notte fattasi scura, in tutte le direzioni possibili.

3) “Che grandezza ha veramente questa lumaca?”. – Quando si muove sul mare, sul suo guscio vi sarebbe certo spazio a sufficienza per collocarvi su tutte le case della vostra capitale, pur mantenendo le strade e le piazze come sono. Il guscio ha dappertutto uno spessore di circa 10 tese (19 m) e l’altezza dalla sommità del dorso fino alla punta inferiore è di 300 tese (570 m); per quanto poi concerne la larghezza, il diametro è non di rado superiore ad 1 miglio tedesco (7,42 km). L’apertura di questa lumaca, che ha profilo rotondo un po’ allungato, ha un diametro di settanta tese. Attraverso questa apertura l’animale sporge la sua testa massiccia che assomiglia alquanto a quella del vostro cavallo marino e la solleva, particolarmente nei periodi di tempeste, spesso tanto in alto sulla superficie del mare, che se si trovasse sulla vostra Terra, potrebbe guardare con grande facilità oltre a montagne anche parecchio alte.

4) Tuttavia, malgrado le sue colossali proporzioni, questa lumaca è di natura molto mite e non fa del male a nessuno. Il suo nutrimento è di tre specie: la prima è costituita anche in questo caso da erbe molto grandi e molto diffuse nel mare, la seconda da grossi vermi marini, ed infine, la terza, anche da uccelli marini che per questo animale sono contemporaneamente una leccornia. Quest’ultimo genere di nutrimento, però, essa lo prende soltanto nelle occasioni di grandi uragani, dato che con il tempo tranquillo questa lumaca vive di solito nella profondità del mare.

5) In una notte tenebrosa e tempestosa, una sola di queste lumache emergenti dall’acqua diffonde non di rado tanta luce, da illuminare benissimo una zona di mare entro un raggio di 100 miglia quadrate. Immaginatevi ora, mentre imperversa sul mare una simile burrasca, le numerose montagne liquide che sembrano arrivare fino al cielo, trasportatevi con la vostra fantasia su un’altura dalla quale l’occhio possa spaziare su qualche migliaio di miglia quadrate della superficie del mare, sulla quale vanno emergendo qua e là quelle lumache raggianti, ed allora potrete farvi una pallida idea del meraviglioso spettacolo che tutto ciò viene ad offrire su quel pianeta. Particolarmente imponente si presenta questa scena quando molte di queste lumache vengono a galla a gruppi e sporgono i loro lunghi colli molto in alto sull’acqua e con questi danno la caccia agli uccelli delle tempeste che in quelle occasioni volano numerosi per l’aria; in verità, uno spettacolo simile sarebbe per voi quello che, usando una vostra espressione, di più terribilmente bello possa essere immaginato.

6) Questa specie di lumaca non viene catturata dall’uomo, in primo luogo perché con il bel tempo non si mostra mai alla superficie; in secondo luogo poi perché il rispettivo guscio sarebbe troppo pesante per trasportarlo con un qualche scopo a terra. Di solito questa lumaca raggiunge una tarda età e spesso vive anche fino a trenta anni, ovviamente anni di Saturno (cioè x 6 = 180 anni terrestri). Quando muore, ben presto anche tutto il guscio si sconnette e, con il tempo, si dissolve e corrompe tutto assieme. Il corpo vero dell’animale viene divorato poi da una specie di pesci non dissimile da quella dei pescecani dei vostri mari, che però assomiglia ancora di più a quella dei vostri coccodrilli.

7) Questo è dunque tutto ciò che, riguardo a questa lumaca, merita di essere menzionato. Forzate anche qui un po’ la vostra immaginazione e, con l’aiuto di queste fedeli indicazioni, potrete farvene un quadro abbastanza vivo.

8) La prossima volta passeremo poi alla terza specie di crostacei, precisamente alle testuggini, e voi avrete occasione di meravigliarvi ancora di più che non durante la descrizione delle conchiglie e delle lumache. E dunque, per oggi amen!

 

 

(purtroppo la descrizione delle testuggini non è contenuta nel manoscritto originale)

 

 

[indice]

Cap. 17

Altre notizie sugli animali acquatici e sullo sviluppo animico delle classi

L’immenso Bisorhiohiohio a forma di balena

 

1) Considerato che in seguito alle comunicazioni precedenti circa il pianeta Saturno per quanto concerne la sua struttura e le sue particolarità, nonché i suoi continenti, le piante e vari animali, già tante cose sono state spiegate e che parlando degli animali c’è stata un’interruzione quando abbiamo descritto le specie più interessanti delle lumache, noi riprenderemo, il più succintamente e chiaramente possibile partendo da questo punto, la nostra descrizione; tuttavia non ci soffermeremo tanto a lungo sulla singola specie di creature, bensì daremo sempre risalto a quello che vi è di più significativo in ogni singolo campo, facendo oggetto di considerazione puramente generale tutto il rimanente.

2) Conseguentemente già fin d’ora, anche per quanto concerne gli altri abitanti delle acque, tratteremo sommariamente l’argomento e passeremo poi agli abitanti dell’aria, presso i quali pure non ci fermeremo a lungo; altrettanto faremo con gli animali della terraferma per poi poter trovarci quanto prima di fronte agli esseri umani di quel corpo mondiale. E ora ritorniamo ai nostri abitanti dell’acqua.

3) Voi già sapete di quali grandi acque e mari sia ricco questo pianeta, e d’altro canto vi è noto come anche sulla Terra proprio gli animali più grandi e possenti abitino nelle acque. Tale rapporto vige completamente anche su Saturno; soltanto, com’è naturale, là le classi e le specie sono molto più varie e non hanno che poca somiglianza, o nessuna affatto, con quelle sul vostro corpo terrestre. Noi qui faremo menzione soltanto di alcune specie, e cioè anzitutto di quelle che fanno parte del regno immensamente numeroso e vario dei pesci.

Bisorhiohiohio.JPG*

4) Il più grande di tutti i pesci di questo pianeta è il “bisorhiohiohio”, come là viene chiamato. Questo pesce occupa su Saturno all’incirca il grado occupato sulla Terra dalla vostra balena, però anche per quanto riguarda la forma è straordinariamente differente da quella. Prima di tutto conviene notare che questo pesce ha una testa alta circa cento delle vostre tese, testa che è perfettamente rotonda e che quindi ha l’aspetto come di una palla di cento tese di diametro e si può aprire nel mezzo per tutta la sua ampiezza. La sua testa non ha né denti, né pinne, bensì tanto la parte inferiore, quanto la superiore di questa bocca gigantesca sono formate da un disco perfettamente piano e duro, munito in fondo, ovvero all’imbocco dell’ampio esofago, di una doppia lingua molto lunga e mobilissima che serve a questo pesce per mandare giù nell’esofago il cibo prima schiacciato fra i due dischi delle fauci. Questa testa è attaccata immediatamente al corpo vero e proprio del pesce. In un pesce bene adulto di questa specie il corpo è non di rado lungo quasi 3000 tese (5,7 km), alto circa 1.500 tese dal ventre fino alla schiena e là, dove raggiunge il massimo sviluppo, misura spesso quasi 1.000 tese (1.900 m) di diametro. Al corpo segue poi ancora una coda lunga circa un migliaio di tese (1.900 m) che serve a questo pesce soprattutto per muoversi e per voltarsi nell’acqua. Sul dorso esso è provvisto di pinne quanto mai robuste, con un diametro non di rado di oltre 100 tese (190 m), mentre sul ventre porta due vere braccia per nuotare, all’incirca come le vostre foche e i trichechi.

5) Se voi cercate di rappresentarvi un po’ con la fantasia questo pesce, deve senz’altro riuscirvi chiaro che, se fosse possibile trasportarlo in qualche luogo all’asciutto sulla vostra Terra e fargli per di più stendere le sue pinne, potrebbe rivaleggiare con le più alte montagne del vostro pianeta. Gli stessi abitanti di Saturno lo chiamano in qualche luogo “il monte galleggiante”, in altri “l’isola galleggiante”, in altri ancora “il paese galleggiante”, altri infine gli danno addirittura il nome di “pianeta delle acque”.

6) Certo, voi vi domanderete se su Saturno ci si dedichi alla pesca di questo abitante dei mari. Ma Io vi rispondo subito di no. Ciascun abitante di Saturno ha il massimo rispetto per questo pesce, perché, quando esso scorge sulla superficie del mare qualcosa che si avvicina, apre immediatamente la sua enorme testa, si slancia con grande rapidità sul corpo che vede galleggiare e, dopo che questo gli è arrivato tra le fauci, chiude con violenza la testa e lo schiaccia inghiottendolo. Per gran fortuna questo pesce dimora per lo più soltanto nelle regioni polari di quel pianeta, le quali, a causa delle nevi e dei ghiacci perenni, sono, per gli abitanti di Saturno, ancora più inaccessibili di quanto lo siano le calotte polari terrestri per gli abitanti della Terra; perciò solo raramente succede che agli abitanti di Saturno si presenti l’occasione di vedere in qualche luogo un esemplare di questa specie. Ma quando l’uno o l’altro abitante di quel pianeta ne vede occasionalmente uno nelle parti più settentrionali dove solitamente vive, allora questo viene sempre considerato come un pessimo presagio, e chi ha visto il pesce si affretta a ritirarsi nell’interno del paese e il più possibile lontano dalla costa, perché essi credono che questo pesce sia stato mandato in quel luogo dai maligni spiriti dei ghiacci per la loro rovina. E sul posto dove è stato visto un pesce di questa specie, per lungo tempo non c’è più abitante di Saturno che si azzardi a metter piede. Per tale ragione avviene anche che le regioni settentrionali di Saturno, la terraferma cioè, i continenti cioè, siano raramente abitate, anzi per lo più non lo sono affatto.

7) Qui voi certo non mancherete di domandare nuovamente: “Qual è veramente la funzione di questo pesce?”. – Questo pesce è l’ultimo organo ricettore di tutto lo spirituale-animico degli animali acquatici, ed esso lo distribuisce fra ogni specie di animali dell’aria, perché in questo organo non soltanto va formandosi, per quanto riguarda la parte spirituale sostanziale, una futura specie di animali dell’aria, bensì le cosiddette classi dei pennuti su quel pianeta sorgono dal suo essere, senza che esso abbia perciò bisogno di morire. Sotto questo aspetto esso è simile, più che ad un animale, ad un piccolo pianeta, il quale pure è un organo permanente, per mezzo del quale possono maturarsi e formarsi innumerevoli specie spirituali, ben distinguibili l’una dall’altra. Lo stesso caso si verifica bensì con la vostra balena; per quanto però riguarda la sfera d’azione, il nostro bisorhiohiohio la supera di gran lunga, poiché, mentre la balena terrestre genera solo le specie di pennuti che vivono nelle regioni polari, questa enorme balena di Saturno provvede invece tutto il pianeta con i pennuti abitanti dell’aria, cioè, in essa avviene il trapasso delle anime degli esseri dimoranti nelle acque, nelle più varie specie di anime dei pennuti abitanti dell’aria.

8) Questo pesce è dunque il più grande e, contemporaneamente, il più degno di nota di tutto il pianeta; però, accanto allo stesso ci sono ancora quantità innumerevoli di pesci ed anfibi di tutte le specie immaginabili, che, in quanto a dimensioni, forma e proprietà, sono ben distinte l’una dall’altra. Così accanto a questo pesce gigante esistono ancora circa cento specie, le quali, in fatto di grandezza, possono senz’altro rivaleggiare tutte con la vostra balena. Farne però una particolareggiata descrizione ci porterebbe troppo lontano e non servirebbe allo scopo per il quale Io vi rivelo questo pianeta. Quando voi stessi  vi farete maggiormente desti nello spirito, allora sarà senz’altro cosa facile rendervi conto anche dei minimi dettagli di tutto quello che esiste non solo su Saturno, ma anche su altri pianeti.

9) Dunque, lasciamo vivere in pace gli animali delle acque di quel pianeta e passiamo a considerare gli abitanti dell’atmosfera saturnina, i quali v’interesseranno molto di più di tutte le specie degli abitanti delle acque di cui si è parlato finora.

 

[indice]

Cap. 18

La stella volante, la farfalla gigante Com e l’uso delle sue ali

 

1) Se voi sulla vostra Terra vi guardate un po’ intorno, non potrà sfuggirvi che, oltre alle molte specie di uccelli, esistono in numero di gran lunga maggiore le specie di quei minuscoli animaletti alati che vi sono noti tutti assieme sotto il nome generico di insetti volanti. Di simili esseri ve ne sono anche su Saturno in quantità stragrande e nelle specie più varie e, tra queste, come succede sulla vostra Terra, chi rappresenta una parte principale è “la mosca”. Questo è poi anche l’unico animaletto perfettamente simile in tutto alla forma corrispondente sulla Terra. Solo qua e là in prossimità dei laghi e dei fiumi s’incontra spesso in abbondanza una specie più grande di mosche. Questa mosca di giorno appare di color bianco azzurrato chiaro; dopo il tramonto del Sole, invece, quando cioè di solito è attiva al massimo, si fa lucente come una stellina all’incirca nel modo, (soltanto con molto maggiore intensità) in cui rilucono da voi le vostre lucciole, o in America e in altri paesi tropicali i cosiddetti porta-lanterna. Tutte queste specie però, per quanto concerne la luminosità, vengono sorpassate dalla nostra mosca di Saturno, precisamente perché la sua luce è perfettamente bianca e perché la mosca stessa supera in grandezza ogni altro insetto volante sulla vostra Terra. Gli abitanti di Saturno si dilettano spesso a contemplare, quando fa notte, il volo vivace di questi animaletti che a migliaia si incrociano in tutte le direzioni dell’atmosfera del pianeta. Questo sarebbe dunque uno degli animaletti degni di nota che possono essere annoverati tra gli abitanti dell’aria.

stella_volante.JPG*

2) Un’altra specie d’insetto che vive su Saturno, ma che non trova l’uguale su nessun altro pianeta, è la cosiddetta “stella volante”. Anche questo animaletto svolge la sua attività vitale soltanto di notte, mentre di giorno, invece, la sua dimora è l’albero-piramide che voi già conoscete. Durante la notte, quindi, anzi già subito dopo il tramonto del Sole, lo spettacolo degli sciami di simili stelle lucenti che spiccano il volo dai rami degli alberi-piramide nella luce crepuscolare, costituiscono per gli abitanti di Saturno qualcosa di straordinariamente attraente.

3) “Ma perché questo animale viene chiamato col nome di stella volante?”. – Ecco, un tal nome deriva dal fatto che esso, da ciascuna parte del suo corpo allungato e cilindrico, possiede tre ali appuntite a forma di piramide dotate di una discreta luminosità, le quali, quando sono aperte, conferiscono a questo animaletto l’aspetto di una stella a sei raggi. Quando l’animaletto è completamente adulto, misura circa una spanna di diametro e, dato che le sue ali durante il volo acquistano una luminosità particolarmente forte e che l’animaletto stesso quando vola non si allontana molto dalla sua abituale dimora, quegli alberi giganteschi assumono agli occhi degli abitanti di Saturno un aspetto quanto mai rilucente per effetto dello sciamare continuo delle migliaia di tali stelle tutto intorno durante l’oscurità.

*

4) Oltre a questo insetto luminoso ci sono ancora in gran numero altre specie, le quali di notte emanano una luce variamente colorata, tuttavia questa luce non è tanto intensa e gli animaletti stessi sono molto più piccoli, perciò essi non attirano la particolare attenzione degli abitanti di quel pianeta, tanto meno poi in quanto là ci sono varie specie di uccelli assai grandi le cui penne emanano di notte una luce molto chiara, specialmente quando volano.

5) Considerato dunque che nel regno degli insetti non c’è più molto che possa avere un particolare interesse, noi passeremo senz’altro al regno degli uccelli, limitandoci a considerare durante questo passaggio soltanto qualche farfalla.

com.JPG*

6) Come le farfalle sulla Terra portano sulle loro ali i più bei colori e disegni, altrettanto, anzi molto più varie nella specie e splendide nei loro colori, se ne trovano sul pianeta Saturno. La più grande e in pari tempo la più maestosa farfalla di quel corpo mondiale è quella che là è generalmente conosciuta con il nome di Com; ad ali distese, sulla vostra Terra, essa arriverebbe a coprire discretamente un buon quarto di iugero (1 jugero = 5755mq) di terreno. Il suo corpo non di rado raggiunge le 20 tese (38 m) di lunghezza, mentre il diametro è di quasi una tesa. I suoi piedi sono più robusti di quelli di un elefante terrestre, e ciascun piede è provvisto di sei articolazioni ed è così sistemato, che in caso di bisogno può essere considerevolmente allungato. Sembra quasi che le sue antenne siano due alti pioppi fissati sul suo capo; solo che le rispettive ramificazioni a destra e a sinistra sono dritte e regolarmente disposte all’incirca così come le foglie acuminate di una conifera. La sua proboscide per la suzione è più lunga e robusta di quella del vostro elefante. Così questa farfalla, a giudicare dalla sua corporatura, potrebbe essere ritenuta un animale dotato di vigore fisico assai grande, ciò che però non corrisponde minimamente alla realtà; per tale ragione anche questa farfalla schiva quanto più può la presenza degli uomini e ci vuol molto, prima di poter catturarne un qualche esemplare. Questa difficoltà viene resa maggiore dal suo volo straordinariamente veloce.

7) Le fanciulle sono le più abili a catturare questo animale, dato che il loro corpo è più leggero di quello dei maschi e possono perciò, con maggiore facilità di questi, sostenersi nell’aria. A tale scopo queste fanciulle si muniscono talvolta di un paio di ali artificiali, con le quali si danno ad inseguire volando in gran fretta la nostra farfalla. Se poi succede che riesce loro di farne una prigioniera nell’aria, allora l’avvenimento assume per loro il carattere di una vera e propria festa, perché tutto di questa farfalla viene adoperato come ornamento dei vestiti, dato che quasi su nessun pianeta come su Saturno la donna ci tiene tanto a comparire graziosamente vestita, specialmente nei suoi anni giovanili. Ma affinché possiate farvi una idea del perché questa farfalla rappresenti ai loro occhi un tale pregio, sarà ben necessario mostrarvi un po’ del suo splendore; però non ci si può nascondere che sarà piuttosto difficile presentare con sufficiente precisione alla vostra mente la bellezza quasi immateriale di questo animale. Le sue ali sono perfettamente quadrangolari; solamente tanto quelle di destra, quanto quelle di sinistra hanno alle estremità un prolungamento rivolto verso il capo, il quale è lungo una tesa e mezza all’incirca ed ha una discreta somiglianza con una spada alquanto larga.

8) La parte superiore delle ali appare come ricoperta da una tinta aurea pura, frammista ad un color roseo acceso; da questa superficie d’oro pendono, o meglio vi sono infisse, una grande quantità di bellissime piume, ciascuna delle quali ha tutti i colori possibili. Questi colori d’una lucentezza perfettamente metallica variano anche al minimo movimento delle piume in modo che, volgendo e rivolgendo una piuma, su ciascun punto si possono scorgere tutti i colori possibili ed immaginabili. Queste piume crescono sulla superficie dell’ala in un determinato ordine, in seguito al quale vengono formati sull’ala disegni e fregi meravigliosi che però non hanno una forma costante come quelli delle ali delle vostre farfalle, bensì quest’ordine è così stabilito che ad ogni muoversi dell’ala, con il cambiare dei colori, si presentano all’occhio anche forme sempre nuove e meravigliose. Gli orli delle ali sono ornati di penne simili circa a quelle della coda del vostro pavone, però sono più grandi e i colori sono molto più vivaci e brillanti. La superficie inferiore delle ali assomiglia invece ad una lamina d’oro ben levigata che fosse ricoperta da una tenue tinta verde. I piedi di questo animale sono anch’essi provvisti di magnifiche piume e così pure tutto il rimanente del corpo. Le antenne però costituiscono quanto vi è di più prezioso in questo animale; l’albero principale dell’antenna è estremamente leggero ed appare come fatto di puro oro trasparente. Esso rimanda, se riuscite a immaginarvi una cosa simile, ad ogni volgersi, tutta la gamma dei colori all’incirca così come fosse un’asta di diamante sfaccettato, munita da ambo le parti di piume con le quali sono ornati gli orli delle ali. La proboscide di suzione è di color bianco abbagliante ed è ornata come da nastri a spirale che, per quanto riguarda lo splendore di colori, superano l’arcobaleno.

9) La cosa più stupefacente, però, sono gli occhi dell’animaletto. Il loro splendore è talmente intenso che guardarli per voi sarebbe altrettanto difficile che guardare il Sole al suo levarsi o al tramontare. Quando però l’animale è morto, tutto questo splendore degli occhi svanisce. Perciò gli occhi non sono tenuti in grande considerazione, tuttavia vengono accuratamente tolti dal capo e svuotati dall’umore che contengono. Mediante un’abile manipolazione le donne si confezionano una specie di borsetta o tasca, la quale, a causa di una discreta trasparenza e della sua resistenza, viene ad essere per le eleganti signore di quel pianeta all’incirca quello che è il cosiddetto “ridicule(borsetta da passeggio per signora) per le vostre donne. Insomma del corpo di questo animale non si getta via niente all’infuori della pura carne e delle viscere, mentre tutto il resto viene adoperato per farne degli ornamenti di genere assolutamente straordinario.

10) “Ma perché questi ornamenti sono tenuti in così eccezionale considerazione?”. – Ecco, i motivi sono tre: il primo è che questo animale è molto raro e, come tale, è molto difficile da catturare; il secondo è che tutte queste piume sono di durata lunghissima, tanto anzi che le donne di Saturno le considerano indistruttibili; e il terzo, infine, è che queste piume sono d’una estrema leggerezza e mantengono sempre inalterata la loro magnificenza.

11) Su quel pianeta c’è pure una specie di uccelli le cui piume somigliano a quelle di questa farfalla e non di rado avviene che qualche speculatore di Saturno tenti di spacciare piume d’uccello per genuine piume di farfalla. Là però ci sono dei conoscitori quanto mai esperti, i quali sanno distinguere le piume d’ornamento vere dalle false, come i vostri gioiellieri sono in grado di distinguere le pietre preziose vere dalle false. Guai però se un imbroglione di questa specie capita fra le mani di donne che hanno acquistato da lui piume false per buone, perché in questo caso appunto con le stesse false piume, che hanno aguzzato molto bene, le donne cominciano a graffiarlo in tutti i sensi in modo tale, che per l’avvenire gli passa tutta la voglia di tentare di raggirare qualcuno appioppandogli della merce falsa, senza contare poi che da un negoziante così conciato tutti si rifiuteranno poi di comperare più qualcosa.

12) Vedete, questo è quanto si può dire riguardo alla nostra famosa farfalla e riguardo a come viene catturata ed utilizzata. È quasi inutile menzionare qui come le donne di Saturno adoperino questi ornamenti. Tuttavia, di passaggio, può riuscire interessante sapere che qualche donna molto vanitosa si copre talvolta tutto il corpo con il ricavato delle ali di questa farfalla in maniera tale da poter infine essere presa quasi lei stessa per una farfalla. E questo basti, perché è del tutto inutile apprendere di più riguardo a cose che a Me non piacciono affatto né su Saturno né sulla Terra.

13) Che poi, dopo questa farfalla, ve ne siano anche delle altre in quantità pressoché innumerevole di tutte le specie, di tutti i colori e di tutte le grandezze, voi potete facilmente dedurlo, purché consideriate la straordinaria varietà di tutto ciò che esiste su quel pianeta.

 

[indice]

Cap. 19

Animali volanti della specie come i pipistrelli

La mucca volante e il nastro volante

Il commercio di ornamenti su Saturno

 

1) Prima però di passare ad esaminare i veri e propri uccelli, noi daremo una piccola occhiata a quelle specie di animali volanti che sulla vostra Terra vengono classificati tra i cosiddetti pipistrelli, oppure a qualche altra specie ancora comprendente simili animali provvisti di ali a membrana. – “Di animali di tale specie, ve ne sono anche su quel nostro pianeta?”. – Certo che sì, anzi in numero molto maggiore che non sulla vostra Terra. Non si tratta proprio di pipistrelli come li conoscete voi; invece esistono là in quantità grande degli altri animali muniti di ali all’incirca come quelle dei vostri pipistrelli. Tuttavia, se noi volessimo dedicarci ad osservare separatamente ciascuna specie di simili animali, ci occorrerebbero più di diecimila fogli di carta. Ora questa sarebbe certamente una cosa inutile, perciò, come abbiamo fatto in precedenza, sceglieremo soltanto un paio di specie fra questa classe di animali di Saturno per esaminarle un po’ meglio, mentre ci limiteremo poi a dare una semplice occhiata generale alle altre.

mucca_volante.JPG*

2) Un esemplare particolarmente notevole di questa classe di animali viene chiamato “la mucca volante” dagli abitanti di Saturno; questo animale è di una sorprendente bellezza ed ha all’incirca la grandezza di un vostro bue già ben sviluppato, solamente che è, verso la coda, all’incirca di mezza tesa più lungo del vostro bue. Questo animale è pure provvisto di quattro piedi, terminanti ciascuno in uno zoccolo d’un color bianco abbagliante; la schiena è rossa e il ventre di color verde chiaro. La pelle è ricoperta da una lanuggine corta e lucente così da sembrare un vostro velluto di seta finissimo. La testa di questo animale ha una certa somiglianza con quella del cane levriero come voi lo chiamate, soltanto che il colore è, naturalmente, molto differente. A cominciare dal collo il capo è di colore azzurro chiaro con una fascia rossa nel mezzo che comincia dalla schiena e finisce alla radice del naso. Nella parte inferiore della testa invece il colore azzurro va facendosi gradatamente sempre più cupo.

3) Nei pressi della parte anteriore del corpo si dipartono da questo due lunghe braccia le quali, quando sono distese, misurano all’incirca sei tese di diametro. Fra queste braccia poi e le gambe posteriori l’animale è provvisto di una membrana robusta che, naturalmente, si tende soltanto quando esso vuol volare, perché, se l’animale non vola, esso ripiega le sue braccia, e precisamente in tre sezioni, ed allora queste braccia si adattano così bene al corpo che anche ad una minima distanza si scorgono a stento. Quando però questo animale distende le sue braccia per volare, allora anche è il vero momento in cui lo si può ammirare in tutta la sua bellezza, poiché la membrana in questione è pure di color bianco abbagliante e ciascun braccio di per sé è munito alla sua estremità di quattro dita ben formate, le quali, allo scopo dell’afferrare, sono a loro volta provviste di robuste unghie appuntite. La membrana che serve al volo ha l’aspetto di una lamina di purissimo oro, ornata di fasce e punti di color rosso chiaro disposti in modo da incontrarsi regolarmente. Gli orli poi di queste ali-membrane sono listate di tinte splendenti come un arcobaleno, e la zona colorata va perdendosi verso l’interno dell’ala in numerosissimi fili d’un bianco abbagliante lunghi più d’un braccio, i quali brillano all’incirca in maniera uguale come i cosiddetti fili di vetro che pure rilucono più della seta finissima.

4) Gli occhi di questa mucca volante sono dotati d’una vista estremamente acuta e d’una vivacità tanto straordinaria che la sera cominciano a brillare come diamanti. Il muso è di color rosso cupo e la bocca è pure rossa, però tendente piuttosto a un delicato roseo, e i denti, che sono numerosi, sembrano fatti di puro cristallo. La lingua è anch’essa d’un rosso vivo ed è relativamente lunga, cosicché l’animale può servirsene a vari scopi, come ad esempio per lavarsi il muso e in generale per la pulizia di tutto il resto del corpo, dato che il suo corpo è estremamente pieghevole. Oltre a ciò questo animale può servirsi della lingua, come i vostri cani, per bere e, quando esso l’arrotola nel senso della lunghezza spingendo il fiato attraverso i canaletti che vengono così a formarsi nella lingua, può emettere un fischio acutissimo che viene udito tutto intorno; l’animale fischia a questo modo quando è in procinto di spiccare il volo.

5) “Ma perché poi un simile animale viene chiamato la mucca volante?”. – Esso viene chiamato così perché fra le due gambe posteriori è provvisto di una poppa perfettamente formata con quattro capezzoli che, dopo che ha messo al mondo i piccoli, si riempie di un latte dal sapore gradevolissimo. Questo animale perciò viene di frequente catturato dagli abitanti di Saturno, e in qualche luogo viene perfino addomesticato, ciò che riesce tanto più facile in quanto l’animale stesso è di natura molto mansueta. Quando i piccoli vengono al mondo, su sei femmine c’è soltanto un maschio, il quale, quando ha terminato di crescere, si differenzia dalle femmine soltanto nel fatto che, come si riscontra all’incirca nella vostra pecora, al posto della poppa della femmina ha il cosiddetto scroto, e sulla testa, fra le due orecchie bianche penzolanti, porta un minuscolo corno pure tutto bianco e leggermente piegato all’indietro.

6) Per quanto poco dunque voi destiate la vostra fantasia, non vi sarà certo difficile immaginare la bellezza di questo animale; vero è però che voi potrete pensare e domandarvi: “Ma perché mai questo animale è così bello e quale scopo si è voluto raggiungere facendolo così?”. – Ed Io Mi limito a rispondervi: “Basta che consideriate un po’ la bellezza di molti tra i vostri fiori e la molteplicità delle loro ammirevoli forme. Non dovrebbe questo pure indurvi a domandare: “Che bisogno hanno i fiori di essere così belli? Per produrre dei semplicissimi granelli di semente non sarebbero sufficienti dei fiori molto meno appariscenti?”. – Vedete, le risposte a simili domande non sono per voi ancora mature, perché, per quanto concerne la bellezza di tali esseri, è impossibile che per il momento a voi riesca di comprendere la ragione, dato che questa giace nell’ambito della Mia Luce, ovvero della Mia Sapienza. Perciò accontentiamoci di considerare la cosa da un punto di vista generale e di accettare come causa universale di tutti i fenomeni di questa specie il fatto che Io, il Creatore immensamente buono e supremamente sapiente di tutte le cose, devo essere benissimo a conoscenza degli scopi per i quali ho formato le cose e gli esseri in questo o quel determinato modo”.

nastro_volante.JPG*

7) E poiché adesso abbiamo finito di osservare questo animale, passeremo a dare un’occhiata ad un altro animale, pure capace di volare, di specie simile. Questo animale viene chiamato dagli abitanti di Saturno “il nastro volante” o talvolta anche “la fune volante”. – “Ma come è avvenuto che a questo animale è stato imposto un simile nome?”. – Ecco, quando lo avremo un po’ esaminato, anche la spiegazione del nome verrà da sé. Vedete, per quanto riguarda il corpo, questo animale ha una discreta somiglianza con una scimmia terrestre ben conformata. Quando si muove sul terreno esso adopera le sue gambe posteriori come un uomo; delle zampe anteriori, che sono molto lunghe e servono da sostegno ad una membrana per il volo, la quale è saldata circa a metà delle gambe posteriori, esso si serve come la scimmia delle sue. Quando questo animale sta ritto, ha una altezza di tre tese, ma quando invece se ne sta accovacciato, allora naturalmente appare lungo meno della metà. Il corpo di questo animale non ha, in sé e di per sé, niente di particolare all’infuori del fatto che nella zona del ventre è di color azzurro pallido e che ha, sulla sommità del dorso, un pelo rosso scuro simile a lana.

8) “Ma che cosa è dunque che rende specialmente interessante questo animale?”. – Ecco, questo qualcosa è la sua coda, che l’animale srotola o meglio estende solo quando vola; quando invece si muove sul terreno, esso arrotola la coda con tanta destrezza che questa viene ad assestarsi alla estremità posteriore del corpo così da sembrare un rotolo perfetto d’una stoffa appiccicatogli da qualcuno in quel punto del corpo. In un animale già adulto, questa coda ha non di rado una lunghezza da 90 a 100 delle vostre tese e una larghezza di circa un braccio, però, nonostante tutto questo, è tanto sottile che, quando è avvolta assieme, forma un rotolo di a mala pena 2 tese di diametro. L’arrotolamento avviene per mezzo di filamenti muscolari disposti interiormente lungo tutta l’intera coda, perché questa non ha affatto articolazioni, bensì va considerata unicamente come un prolungamento della pelle della schiena. Per quanto concerne il colore, questa coda rappresenta un chiarissimo arcobaleno ed essa, nella zona sottostante, è provvista di una sottilissima lanugine molto corta, come un velluto, che forma come dei bottoncini lanosi in grandissimo numero e scintillanti. Ed ecco che ormai potete già voi stessi rispondere alla domanda relativa al perché questo animale viene chiamato il nastro volante.

9) Nondimeno, avviene che, specialmente nelle regioni molto popolate, solo raramente questo animale si trovi in possesso di tutta la sua coda, giacché gli abitanti di Saturno gli danno molto di frequente la caccia, tanto più che di giorno, durante il tempo cioè in cui questo animale non vola mai, la sua cattura è quanto mai facile. Quando l’animale è preso, non gli succede veramente niente di grave, però in qualsiasi caso ci rimette la coda, perché questa gli viene immediatamente tagliata del tutto proprio dove finisce la schiena e finisce con il diventare un ornamento particolare delle personalità in vista del paese. Anche in questo caso sono particolarmente le donne che ambiscono ad adornarsene dopo averla resa flessibile e resistente, nonché durevole come il vostro cuoio mediante frizioni con qualche olio vegetale profumato. Di solito questa coda viene adoperata per cingersene la fronte, oppure la si porta come cintura all’altezza dei lombi. Questo animale è dunque per gli abitanti di Saturno un ospite sempre benvenuto e, considerato che la coda, dopo che è stata tagliata, riprende a crescere gradatamente, in alcuni paesi esso viene anche addomesticato ed allevato, per così dire, in casa.

10) Ad un simile allevamento si dedicano di preferenza quei mercanti di articoli di lusso che voi già un po’ conoscete e, dato che il prezzo di queste code dipende anzitutto dalla lunghezza, accade molte volte che essi attacchino assieme due, e in singoli casi, anche tre code più corte che poi essi spacciano per una sola coda intera. Ma se l’inganno viene scoperto, allora un tale mercante di Saturno ha un bel da fare per sottrarsi alle mani delle donne, le quali s’incaricano d’infliggergli una punizione che non è sicuramente leggera.

11) Su quel pianeta è molto frequente che le donne esercitino la giurisdizione sul sesso maschile. Ciò si spiega con il fatto che su Saturno solitamente l’uomo è, come usate dire voi, innamorato a morte della donna, e per questo motivo egli è anche troppo arrendevole e per eccessivo amore si lascia non di rado menare per il naso dalla donna come a questa piace. D’altra parte si deve notare che le donne di Saturno, al paragone di quelle della Terra, sono incomparabilmente più costumate e più casalinghe, cosa questa che contribuisce moltissimo a rendere estremamente affezionati a loro gli uomini, i quali sono disposti a concedere alle loro donne più d’un privilegio. A questo riguardo però avremo abbastanza tempo per fare le debite considerazioni più ampie, quando passeremo a trattare degli abitanti di Saturno. Di conseguenza ritorniamo al nostro regno animale.

 

[indice]

Cap. 20

L’infinità di animali volanti anche senza piume

La gallina acquatica, l’enorme Behor e il messaggero celeste, quale allegro cantore mattutino

Canti e musica degli abitanti di Saturno

 

1) Come vi è stato già detto all’inizio di questa comunicazione riguardo agli animali volanti, il numero delle specie e sottospecie su quel pianeta è talmente grande, che diecimila fogli sarebbero a mala pena sufficienti solo per registrarne i nomi, e tuttavia quello che vi è di più meraviglioso non è tanto la quantità, quanto le svariatissime forme, perché quasi tutti i quadrupedi di quel pianeta, come pure moltissime specie di pesci, hanno in questi abitanti dell’aria, in certo qual modo, un rappresentante alato. E là succede precisamente così come se sulla vostra Terra, di tutte le specie di animali domestici e selvatici, di tutti gli anfibi e della maggior parte dei pesci, esistessero anche degli esemplari provvisti di ali come un pipistrello, e che conseguentemente, da voi vi fossero degli elefanti, dei cavalli, dei buoi, dei leoni, delle tigri e delle iene alate e così via attraverso tutto il regno animale. Ma quello che, rispetto alla Terra, viene citato solo come esempio, si trova letteralmente su Saturno, soltanto che gli animali volanti sono molto più piccoli di quelli senza ali, dei quali essi riproducono il tipo, mentre questi ultimi che abitano sulla terra ferma o nelle acque di questo pianeta, sono invece di gran lunga più grandi, robusti e poderosi.

2) Ormai dunque voi potrete già farvi un’idea di quanto movimento e di quanta vivacità debba regnare là; tanto più poi se vorrete considerare la cosa dal lato molto piacevole che questi animali sono per lo più di carattere assai mite e che gli abitanti di Saturno, per effetto della loro potenza di volontà, sono continuamente padroni, tanto degli elementi, quanto e tanto più anzi di tutte le specie di animali, Le eccezioni sono proprio singole e riguardano soltanto animali dalle proporzioni quali sono quelle del gran pesce di cui già abbiamo fatto la conoscenza.

3) Dopo aver considerato questi nostri animali volanti sul pianeta Saturno, e precisamente quelle classi che si sollevano nell’aria senza essere provvisti di vere e proprie penne e vi si muovono a piacimento, e dopo aver constatato il loro grande numero e la varietà della specie, non è escluso che i pensieri suscitati in voi possano culminare nella seguente modesta domanda: “Ma se su quel pianeta vivono in così gran numero questi ospiti dell’aria, chi altro vi può vivere ancora? Inoltre, l’aria deve certo rendersi opaca, se gli animali che vi volano sono tanti”. – Questa preoccupazione da parte vostra per quanto concerne quel grande pianeta, è assolutamente vana, poiché basta solo che pensiate al fatto che il pianeta stesso è oltre mille volte più grande della Terra e che esso, come già sapete, possiede più di 70 grandi continenti, dei quali alcuni hanno una estensione pari a quella della Terra, conteggiando tutti i mari e tutte le acque di questa come terraferma. Ognuno, però, sulla Terra può camminare tranquillamente, anche se nell’aria, sulla terra, dentro la terra e nell’acqua vivono milioni di esseri di tutte le specie. Ma come sulla Terra nessuno viene eccessivamente molestato dalla presenza degli animali, nello stesso modo gli animali di quel pianeta riescono molesti agli abitanti di Saturno, e nonostante vi dimorino tante e strane varietà di animali, questi vengono visti in stato libero molto meno di vari animali sul vostro pianeta sul quale in generale tutto si muove entro gruppi più ristretti che non su Saturno.

4) Ma affinché possiate farvi almeno una scarsa idea dell’estensione di tutto e in ogni campo di quel pianeta, vi faccio notare quello cui ho accennato in una precedente occasione, e precisamente subito all’inizio delle rivelazioni riguardo a questo corpo mondiale, quando cioè vi è stato detto che le dimore degli abitanti di Saturno sono, considerata l’ampiezza dei vostri passi, discretamente distanti l’una dall’altra. Ma come è il rapporto di distanza fra le varie dimore, tale rapporto c’è pure riguardo ad ogni altra cosa, in modo che tutto trova là posto più che sufficiente. Per tale ragione su quel pianeta un litigio per questione di confini è una cosa assolutamente sconosciuta.

5) Ecco, questo bisognava chiarire in precedenza, per evitare che in seguito alla descrizione degli altri abitanti dell’aria nonché di quelli che si muovono esclusivamente sulla terra, voi veniate colti da vertigini o forse da incredulità, quando udrete parlare della quantità immensa degli animali che restano ancora da descrivere.

6) E ora ritorniamo ai nostri pennuti! Voi sapete quanto varia sia questa classe di animali già sul vostro piccolo pianeta, se cominciate a elencarli dallo struzzo gigantesco fino al minuscolo colibrì. Ma che cos’è questa minuzia, al paragone della estensione che su Saturno hanno tutte le cose? Perché su quel pianeta, le specie di questi animali che vivono sulla Terra sono moltiplicate per mille. Se a voi interessa conoscere con precisione il numero di questa specie, Io posso dirvi che, qualora su Saturno non vi fosse di ciascuna specie che un maschio e una femmina, ciò formerebbe già 240 milioni di uccelli. Certamente, non tutte le specie vivono in uno stesso paese, bensì in ciascun paese si trovano anche delle varietà che non vivono in un altro paese. Così le specie che abitano la regione meridionale non somigliano per niente a quelle che abitano la parte settentrionale dello stesso continente, anche se sono della stessa specie. Ad esempio, una gallina acquatica, che è un uccello molto rinomato su Saturno, nelle acque meridionali di un continente si differenzia molto da quella che vive nelle acque settentrionali dello stesso continente, e così tutte le specie di uccelli, tanto i domestici, quanto quelli viventi in stato libero, variano nella forma, nei colori, nonché nelle loro proprietà a seconda che vivano a settentrione o a meridione, a oriente o ad occidente in un medesimo paese.

7) Dato dunque che da quanto è stato detto potete già rilevare che sarebbe assolutamente impossibile per voi, anche impiegandovi tutta la vostra vita, completare sia pure il semplice lavoro di registrazione dei nomi di questi animali, con tanta maggiore facilità potrete convincervi che sarebbe più impossibile ancora farvi la descrizione di ogni singolo uccello per quanto concerne le sue funzioni, la sua forma e gli scopi per i quali esiste. Considerata perciò l’evidenza di tutte queste cose, noi passeremo un po’ in rassegna il regno dei pennuti, limitandoci a soffermarci alquanto solamente su quelli che sono fra i più degni di nota e cominceremo addirittura con il dare un’occhiata di sfuggita a quello che è il primo e più grande uccello.

behor.JPG*

8) Il nome di questo uccello è Behor, ovvero ‘la nave aerea’. Voi potete senz’altro credere che, se esso si trovasse sulla Terra, occuperebbe certo più spazio del vostro più grande vascello di linea, anche senza bisogno di aprire le ali. Quando questo uccello vola o distende semplicemente le sue ali, le estremità delle penne esterne distano, secondo le vostre misure, una buona ora di cammino l’una dall’altra; i cannoncini delle penne delle ali hanno un diametro maggiore delle vostre querce più grosse e ciascuna penna è lunga non di rado circa 800 tese (1.520 m) dalla radice fino all’estremità. Anche questo uccello è provvisto di gambe molto lunghe e robuste, cosicché quando sta in piedi le gambe sembrano quasi un po’ troppo lunghe per l’animale, come è il caso dell’uccello terrestre che voi chiamate airone. – “Ma perché questo uccello ha le gambe così sproporzionatamente lunghe?”. – Perché è un uccello acquatico e perciò lo si vede sempre nelle zone marine dove si nutre di pesce; sulla terraferma non lo si vede mai, bensì sempre soltanto sull’acqua dove nuota sulla superficie oppure sopra cui vola a non grande altezza; per questa ragione viene chiamato la nave volante.

9) “È bello questo pennuto?”. – No, questo animale non ha niente di particolarmente bello e, se con la vostra fantasia potete ingrandire un airone, vi farete una discreta idea di come si presenti agli occhi questo nostro vascello volante. Esso è completamente di color grigio-cinereo e qua e là bruno scuro; ha un becco all’incirca come ce l’ha una vostra oca ed anche la testa in generale è conformata pressoché come quella di un’oca, naturalmente però in proporzioni molto più grandi. Questo uccello, infatti, inghiotte un pesce, che nelle acque di Saturno ha la grandezza di un pescecane adulto dei vostri mari con la stessa facilità con cui mandate giù una fragola. E così avreste raffigurato dinanzi a voi questo pennuto nel modo il più conciso ed esatto possibile.

10) A questo punto qualcuno potrebbe domandare se questo gigante dall’aria sia forse un vicino pericoloso per gli abitanti di Saturno. No, esso non è affatto pericoloso, giacché per sua natura è molto timido e fugge la presenza dell’uomo, anzi perfino quella di un fanciullo. La sua grandezza è più apparente che reale, cioè non è indice di forza, poiché sono unicamente le sue numerose penne, lunghe molte tese, che lo fanno sembrare così grande, e se venisse privato di queste, non peserebbe nemmeno quanto pesa su quel pianeta una debolissima donna.

11) Così noi avremmo dunque fatto conoscenza d’uno degli uccelli di Saturno e precisamente del più grande. Anche questo uccello si differenzia molto, tanto in ciò che concerne la grandezza, quanto nel colore e nella figura a seconda dei mari dove vive.

messaggero_celeste.JPG*

12) Dopo questa classe di uccelli, quello che su Saturno è il più degno di nota fra gli abitanti dell’aria è il cosiddetto “messaggero celeste”. Questo uccello ha la forma e il colore di una vostra colomba bianca, ma, naturalmente, è circa 500 volte più grande. Sul conto di questo pennuto corre fra gli abitanti di Saturno una leggenda, secondo la quale esso si manterrebbe nell’aria volando continuamente, dato che ancora nessuno l’ha mai visto posare i piedi a terra. Sotto certi aspetti quegli abitanti hanno certamente ragione, perché proprio sulla terraferma esso non si posa in nessun luogo, bensì vola continuamente intorno con tranquillità, ora alto ora basso. Quando alla fine gli è venuta fame, allora volge immediatamente con grande rapidità il suo volo verso qualche regione della costa dove si nasconde nei posti più isolati e là cerca il suo nutrimento consistente in una specie di muschio grasso che cresce sugli scogli.

13) Quando dopo non molto si è così saziato e quindi si sente rinvigorito, allora si solleva di nuovo nell’aria a grandissima altezza e da lì riprende la sua passeggiata aerea sopra la terraferma. Esso è solito dedicarsi particolarmente a tali escursioni la mattina, prima del levare del Sole; per questa ragione anche in qualche paese viene chiamato l’annunciatore del Sole.

14) Mentre vola, questo uccello fa udire un canto molto più vario e molto più limpido e perfetto di quello del vostro usignolo; per questo motivo non di rado viene chiamato, soprattutto dalle donne, ‘l’allegro cantore mattutino’.

15) Quantunque non manchi assolutamente l’occasione di vedere questo uccello bianco e di udirne il canto, specialmente nelle regioni più vicine al mare, tuttavia gli abitanti di Saturno interrompono sempre le loro occupazioni per ammirarne il volo e non si stancano di seguirlo con lo sguardo finché non lo hanno perduto di vista, perché quegli abitanti ammirano così tanto il suo volo, che essi sarebbero quasi portati a rendergli onori divini, se ciò fosse concesso dagli spiriti angelici preposti al governo del pianeta.

16) Affinché una cosa simile non si verifichi, questi uccelli sono guidati dal loro istinto innato, per cui non c’è cosa che essi evitino con maggior cura dello sguardo dell’uomo. Perciò un abitante di Saturno non deve far altro che mettersi a guardare un po’ intensamente un uccello di questa specie, e può star sicuro che esso si sottrarrà ben presto alla sua ammirata curiosità. E sempre per la stessa ragione questo uccello si posa unicamente in quei luoghi che sono inaccessibili agli sguardi degli abitanti di Saturno.

17) La cosa più notevole in questo uccello è questo: che talvolta nel suo volo procede ad una velocità talmente straordinaria, che non è facile che voi possiate farvene un’idea, perché, quando ha ben preso l’abbrivio, può percorrere in un’ora un migliaio delle vostre miglia con tutta tranquillità. Quando questo uccello vola di notte, esso appare splendente d’una luce bianca, in modo che, durante il suo rapidissimo volo, esso provoca all’incirca lo stesso fenomeno visivo come sulla vostra Terra un cosiddetto drago volante (s’intende una stella cadente). Sopra la terraferma esso vola di preferenza soltanto di notte, e allora ciò costituisce per gli abitanti di Saturno uno spettacolo assolutamente di prim’ordine; anzi qualcuno è tanto entusiasta per simili apparizioni luminose, che nelle località più spesso frequentate da questo uccello, sceglie una collina spoglia di alberi e vi si stende addirittura a terra supino per poter saziare, in tutta libertà, proprio l’ansiosa bramosia di ammirarne il volo.

18) Un’altra cosa ancora merita di essere notata riguardo a questa classe di pennuti, e cioè, che quando due, tre o anche più uccelli si trovano a volare di pieno slancio in linea retta, di solito avviene che, in seguito al fendersi violento dell’atmosfera di Saturno, si produce un suono di una discreta purezza. Qualora poi avvenga che parecchi uccelli simili volino rapidamente insieme in una stessa direzione, allora quasi ciascuno di essi genera con il fendere dell’aria un proprio differente tono, e questi toni poi spesso si combinano formando quello che voi nel vostro gergo musicale chiamate accordo, il quale passa da un pianissimo fino ad un fortissimo per declinare poi nuovamente ad un pianissimo, svanendo infine così come svanisce un tono o un accordo battuto su un pianoforte.

19) Vedete, per gli abitanti di Saturno questo uccello possiede delle attrattive straordinarie, dato che essi si dilettano immensamente del canto e specialmente dei suoni armonici, quantunque essi stessi non abbiano proprio eccessive attitudini per la musica. Essi infatti non dispongono che di strumenti musicali assolutamente miseri e primitivi, ma d’altro canto possiedono delle ugole tanto più pure per cantare, e in questi casi solitamente le donne cantano delle melodie, mentre gli uomini preferiscono gli accordi. Essi possono dilettarsi per giornate intere con un unico accordo felicemente scoperto, perché se questo viene trascurato e dimenticato, poi ci vuole spesso una bella fatica prima che essi riescano per caso a scoprirne un altro di loro soddisfazione. Ad ogni modo, per quanto concerne le ulteriori circostanze in relazione con la vita degli abitanti di Saturno, tutto ciò verrà più chiaramente esposto a momento debito. Considerato quindi che sul conto del nostro messaggero del cielo, o annunciatore dell’aurora o cantore mattutino che si voglia chiamare, non c’è niente di notevole da riferire, noi ora rivolgeremo la nostra attenzione ad un’altra specie di pennuti abitanti dell’aria.

 

[indice]

Cap. 21

Gli uccelli cantori dei fiumi e dei laghi, maestri della melodia

L’uccello a due teste, quale ‘promotore di pace’

 

1) La specie di uccelli che ci accingiamo ora a descrivere è quella dei cantori dei fiumi e dei laghi. Di questa specie è giù stata fatta menzione una volta a causa del loro delizioso canto. Noi dedicheremo comunque ancora un po’ di attenzione, ed anzitutto vedremo che forma ha. Questi uccelli somigliano abbastanza ai vostri cigni, solo che sono da 20 fino a 30 volte più grandi dei cigni terrestri, il collo in proporzione non è così lungo, ma in compenso è parecchio più grosso e così pure la testa è in proporzione più grande di quella dei vostri cigni.

uccelli_canterini_w.JPG2) Questi uccelli sono provvisti di una laringe quanto mai adattabile e flessibile, alla quale è collegata una lingua pure molto mobile in rapporto alle dimensioni del corpo, e possiedono dei polmoni molto grandi, elastici e capaci d’un volume d’aria considerevole. Questa classe di uccelli costituisce veramente la classe dei musicisti su quel pianeta e sono, a questo riguardo, dei veri maestri della variazione, poiché un uccello di questa specie ha la particolarità di non ripetersi mai nel suo canto, ed anche dopo anni di canto non si sente mai una melodia già udita una volta.

3) Tuttavia neanche questa è la cosa che più sorprende nel tono musicale di questo cantore acquatico, bensì lo strabiliante è che, se come avviene di solito, parecchi di tali uccelli cominciano a cantare le loro canzoni insieme, è escluso che l’orecchio venga ferito da qualche dissonanza, perché quando uno degli uccelli intona il suo canto, allora subito un secondo, un terzo, un quarto, ecc. si mettono pure a cantare, però mai la stessa melodia. Succede, invece, che ciascun uccello venga frenato dal proprio acutissimo senso musicale entro i limiti delle regole armoniche, cosicché, sulla scorta del canto del compagno che lo ha preceduto, esso va sviluppando la sua melodia particolare e, di conseguenza, non entra mai in un conflitto armonico con lui. Questo caso si verifica anche se a cantare si trovino radunati trenta e più di simili uccelli.

4) Chi fosse amante delle fughe musicali, come le chiamate voi, dello stile più corretto e perfetto, su Saturno potrebbe goderne tutto l’anno senza tregua, perché non soltanto là sorgono sempre nuove idee musicali che armonizzano tra di loro, ma anche queste idee musicali vengono così modulate e i cambiamenti di tonalità si succedono in maniera tanto sorprendente, che il più famoso compositore della vostra Terra non se ne potrà mai formare nemmeno il più vago concetto. Immaginatevi poi per di più le voci più pure, al paragone delle quali il tono più limpido uscito dalla gola del vostro migliore artista di canto non può sembrare che un gracidio, e così potete già farvi una piccola idea del diletto che provano gli abitanti di Saturno, che fin dalla nascita sono grandi appassionati dell’arte dei suoni. Io posso dirvi che se vi fosse possibile sentire soltanto tre suoni usciti dall’ugola di un simile cantore acquatico, davvero tutta la musica sulla vostra Terra vi diverrebbe ben presto insopportabile per sempre.

5) Nondimeno, nello stesso tempo questi cantori alati sono anche la causa per cui gli abitanti di Saturno, quantunque molto appassionati di musica, vi si dedicano, direttamente e personalmente, estremamente poco, perché essi ragionano così: “Le nostre gole, al paragone di quelle dei nostri cantori acquatici, sembrano fatte di legno grezzo, e i suoni che noi possiamo inventare non sono nemmeno lontanamente da confrontarsi ai loro. Finché dunque, il grande Spirito degli spiriti lascia presso di noi questi cantori, noi abbiamo la musica più sublime in grande quantità”. Perciò, specialmente da parte di quegli abitanti di Saturno che vivono nelle vicinanze di simili laghi, la musica non viene coltivata proprio per niente, mentre vi si dedicano invece coloro che dimorano più lontano dalle acque frequentate da questi uccelli, fra i quali per lo più sono da intendersi gli abitanti delle montagne.

6) “Questi uccelli, possono essere tenuti in prigionia ed essere addomesticati?”. – Certamente che questa cosa si può fare, ma quando un uccello di questa specie viene tenuto prigioniero, allora non canta più, anche se viene a trovarsi in numerosissima compagnia. Non appena viene rimesso in libertà ed è lasciato libero di muoversi sul suo elemento liquido abituale, il virtuoso riacquista la sua arte.

7) Ecco, questa sarebbe la specie di uccelli cantori della quale è già stata fatta menzione prima. Anche a questo riguardo, per altro, potrebbe in seguito essere posta la domanda se questi pennuti cantori vivano in tutti i numerosi e grandi continenti di quel pianeta e in quali regioni di uno stesso continente essi vivano di preferenza, se piuttosto in quelle meridionali, settentrionali, orientali od occidentali. A questo proposito io posso dirvi che questa specie di uccelli si trova in quasi tutti i grandi continenti di Saturno, però all’interno di uno stesso continente essi si trovano per lo più nelle regioni meridionali.

8) Le regioni settentrionali sono dunque per la maggior parte soltanto scarsamente provviste di questo genere di cantori; in compenso, però, gli abitanti delle regioni nordiche hanno presso di loro un’altra specie di uccelli che in un certo modo rende loro assai facile rinunciare alla più eletta compagnia dei cantori. Tuttavia questi pennuti cantori del Nord non sono dei cantori di melodie, bensì essi cantano assieme in molti ottenendo il medesimo effetto come le corde di un’arpa fatta vibrare dal vento. Certamente, solo raramente succede che questi musicisti molto più deboli giungano a combinare le loro voci così da produrre un accordo armonico, ma ad ogni modo per l’abitante di Saturno che non ha mai avuto occasione di udire gli altri cantori più perfetti, anche questa musica è sempre qualcosa di nobile e bello. Quantunque però questi uccelli non siano in fatto di canto dei grandi artisti, sono d’altra parte tanto più domestici e, per quanto poi concerne la forma, costituiscono senz’altro di gran lunga la più splendida e più ammirevole specie di uccelli di questo pianeta. E a tale proposito vediamo ora qualcosa di più preciso riguardo ai nostri rinomati cantori!

*

9) Dunque: “Che aspetto hanno questi uccelli?”. – Bisogna confessare che sarà un po’ difficile raffigurare in maniera discretamente precisa e soddisfacente come si presentino all’occhio questi uccelli, poiché sulla Terra non esiste specie che si possa a paragonare a questa di Saturno. Tuttavia noi tenteremo di descriverli in maniera che voi possiate farvi almeno una vaga idea di come siano conformati. Ascoltate dunque.

10) Questo uccello, in quanto a grandezza, raggiunge le dimensioni di un vostro bue ben adulto; tutto il corpo è ricoperto di piume d’un verde dorato, le quali si presentano piuttosto lanose che lisce. Le piume più piccole che ornano l’orlo superiore delle ali dal punto dove queste si staccano dal corpo fino alla loro estremità, appaiono come fatte di lucentissimo oro che è coperto da un lieve strato di color rosso carminio acceso. Le penne maestre delle ali hanno una tinta azzurro chiara, con gli orli di un colore dorato un po’ smorto; i cannoncini delle penne sono d’un bianco abbagliante e possiedono una iridescenza somigliante a quella della vostra madreperla. La coda consta di penne molto lunghe suddivise in due gruppi all’incirca come nella rondine; soltanto che queste penne non sono rivestite da piume rigide, bensì da una peluria morbida e da filamenti lunghi e sfuggenti. Questa peluria ha pressappoco gli stessi colori di quella delle penne della coda di un vostro pavone. Dagli orli di ciascuna penna pende addirittura una criniera a ciuffi di questi filamenti svolazzanti di piume, la quale talvolta pende dalle penne per tre braccia di lunghezza, ma nonostante ciò è così leggera che, posta su una vostra bilancia, risulterebbe non pesare neppure mezzo quintel. Questa peluria ha tutti i colori possibili e ad ogni cambio di direzione dei vari peli cambia sempre pure di colore.

11) I piedi di questo uccello sono perfettamente bianchi e formati benissimo, cioè non come quelli degli uccelli terrestri, i quali di solito hanno le zampe nude ed estremamente magre; le zampe degli uccelli su Saturno sono molto più carnose e ricoperte fino agli artigli di bellissime piume che sono esattamente simili alle piume del ventre, solamente che hanno per lo più una tinta un po’ più chiara di queste ultime. I cosiddetti artigli degli uccelli ovvero, più propriamente detto, le dita del piede, negli uccelli di Saturno sono quasi generalmente conformati come le dita di una scimmia terrestre bene sviluppata. In questo uccello, però, hanno la forma di una vera mano umana, soltanto che tutto il piede fino alle unghie è ricoperto di lievi piume molto belle.

uccello_a_due_teste.JPG12) Tale dunque sarebbe l’aspetto di questo uccello a due teste, per quanto concerne il corpo, escludendo però la testa e ciò per il motivo che appunto la testa è la parte più meravigliosa di questo uccello. Si domanderà perché. Ecco, questo uccello ha propriamente due teste, ma non come voi vi raffigurate un’aquila con due teste, bensì queste due teste stanno una sopra l’altra all’incirca così come se una donna avesse, partendo dal vertice del capo e come per così dire un prolungamento di questo, ancora un collo di cigno con la rispettiva testa.

13) La testa inferiore è piuttosto rotonda ed alta circa 2 piedi del vostro modo di misurare, mentre la larghezza è di un piede e mezzo. Questa testa ha veramente una faccia umana femminile, circa così come l’hanno sulla vostra Terra quegli esseri un po’ rari che voi chiamate sirene, ed è ricoperta da una abbondante capigliatura di colore azzurro cupo. Sopra questa testa poi s’innalza ancora un collo lungo tre braccia che finisce con un’altra testa non dissimile da quella dei vostri cigni, collo che questo uccello adopera come fa l’elefante con la sua proboscide.

14) Mediante questa seconda testa l’uccello non prende cibo, né può prenderne, dato che il rispettivo collo non è provvisto di una gola; tuttavia anche questa testa ha i suoi due occhi e, considerato che il secondo collo è molto flessibile, l’uccello può con questi occhi del capo superiore guardare e vedere in tutte quelle direzioni verso le quali non può volgere gli occhi del capo inferiore; quest’ultimi, in compenso, sono dotati di una vista acutissima tale da poter distinguere esattamente ogni cosa anche a grandi distanze. La faccia della testa inferiore non è, come si potrebbe credere, nuda, bensì è ricoperta di piccole piume di color rosa pallido; le labbra sono libere, come pure i fori del naso che è un po’ appiattito. Tutto il rimanente del corpo è ricoperto di penne. Gli occhi del capo inferiore sono grandi e di un azzurro chiaro, e la fronte, dove si unisce al collo superiore è di color bianco abbagliante. Il collo della testa superiore è però di colore violetto pallido, mentre il capo stesso è di un color rosso acceso. Il becco infine è bianco azzurrognolo ed è costruito in modo da poter tenere strette con molto vigore le cose che giunge ad afferrare.

15) Dunque: “Come si ciba questo uccello? E come fa a bere?”. – Questo succede in un modo semplicissimo: esso spicca, con la testa superiore, la frutta dall’albero e la porta alla bocca della testa inferiore, la quale naturalmente la afferra con i suoi robusti denti, come fanno le vostre scimmie, e la mangia molto velocemente. Se poi l’uccello vuol bere, allora la testa superiore gli serve come da coppa; esso cioè attinge con il grande incavo della testa superiore l’acqua e la versa poi sull’orlo inferiore e beve l’acqua fornita dalla testa superiore.

16) Vedete, così potete farvi un’idea di questo secondo uccello canoro, certo alquanto più imperfetto del primo, dato che la sua gola non è atta ad emettere che un solo tono; tuttavia questo tono è così bello ed armonioso che, nonostante la sua semplicità, dovrebbe produrre al vostro orecchio senz’altro un effetto maggiore che non un completo concerto terrestre.

17) Voi potete crederMi se vi dico che perfino la musica del Cielo, quando essa è più incantevole, non consiste in un conflitto di molti suoni, bensì in un suono molto semplice; questa musica è la più commovente e la più efficace. Del resto, basta che interpelliate voi stessi circa cosa preferite veramente: una nota sola, ma limpidissima, uscita dall’ugola di un cantore maschio o femmina, o un stridente accordo strumentale? Se qualcuno ha una voce estremamente limpida e armoniosa, non è un peccato che ogni tono venga coperto da un altro successivo? – Il potere emotivo della musica non sta dunque nella molteplicità dei suoni, bensì nella qualità e purezza espressiva del singolo suono, poiché un tono perfetto è certamente già in se stesso l’armonia più pura, dato che esso non si manifesta come fenomeno percettibile di per sé solo singolarmente, bensì, nel proprio manifestarsi quale tono fondamentale, include già in sé, nel giusto rapporto di risonanza, i toni ad esso corrispondenti e da esso derivanti, come all’incirca avviene con il suono di una campana dallo squillo puro.

18) Ed è così che voi dovete raffigurarvi anche il tono emesso da questo secondo cantore di Saturno che ormai conoscete, tono che però viene a stare in un’ottava piuttosto bassa vostra, come per esempio il ‘sol’, il ‘la’ e il ‘sì’ nella grande ottava da voi. A questo modo riuscirete a farvi una certa idea del canto di questo uccello. Quando si mette a cantare, comincia con un pianissimo e poi, senza minimamente alterare le qualità del tono, lo rinforza gradatamente fino a raggiungere un’intensità che ha un effetto simile a quello di una campana che viene suonata, quando si tiene l’orecchio proprio vicino; con questa intensità il tono perdura per un paio di secondi e poi gradatamente diminuisce fino a svanire completamente. Quando allora vengono a trovarsi assieme due, tre oppure quattro di questi uccelli, i quali sono per caso, come usate dire voi, di un’ugola bene intonata, ne risulta spesso un accordo d’una bellezza sorprendente, il quale rappresenta sempre per gli abitanti di Saturno un immenso godimento.

19) Certamente, si tratta sempre di un medesimo ed invariabile accordo, e perciò questa specie di musica è di gran lunga inferiore a quella dei cantori principali che già conosciamo; tuttavia questa semplicissima musica non fallisce mai il suo scopo. Due abitanti di Saturno potrebbero trovarsi di fronte l’uno all’altro anche in uno stato di aspro rancore, ciò che su quel pianeta qua e là succede, basta che si faccia sentire loro un simile semplice canto, e immediatamente ogni ira svanisce e i due nemici si fanno amici intimissimi. Questo è il motivo per cui questi uccelli vengono chiamati molto spesso “promotori di pace”.

20) Si lasciano anche addomesticare ed hanno un ruolo simile a quello dei vostri pavoni, cioè vengono considerati animali decorativi. Gli addomesticati possiedono una voce bensì più robusta, ma di solito un po’ più aspra; mentre i toni di quelli che vivono in libertà sono d’una purezza squisita. Gli addomesticati qualche volta vengono portati come rarità nelle regioni meridionali, però ben presto perdono la voce in seguito al differente nutrimento, s’intristiscono, si ammalano e di solito non vivono molto a lungo; di conseguenza gli abitanti delle regioni settentrionali che sono molto affezionati a questi uccelli, difficilmente sono disposti a cederne qualcuno per le zone meridionali.

21) Per quanto concerne la procreazione di questi animali, va notato che la femmina mette al mondo i piccoli già vivi e li nutre ad una mammella ben colma che le pende sotto il collo del capo inferiore, quasi come in una donna umana, solo che il seno non è nudo ma è ricoperto da lievissime piume.

22) Ecco, questo è tutto ciò che si può dire di questo uccello, dopo del quale passeremo a considerare ancora qualche volatile domestico, per rivolgerci poi subito agli animali terrestri ed infine agli esseri umani stessi.

 

[indice]

Cap. 22

La gallina domestica, la palla dorata e l’oca dal lungo collo

 

1) Come da voi sulla Terra, così anche in questo pianeta il posto principale fra i volatili domestici è tenuto dalla ‘gallina domestica’. Tuttavia la gallina di Saturno differisce molto nell’aspetto da quella che allevate voi nei vostri pollai. Del resto, già sulla Terra nei diversi paesi e zone ci sono anche diverse specie e razze di questo volatile, ed altrettanto si verifica anche su Saturno. Ciononostante, là esiste una specie che è quasi dappertutto simile, a cui si dà il nome di “gallina”.

gallina.JPG2) Dunque: “Come si presenta questo volatile?”. – Prima di tutto esso è almeno 100 volte più grande di quello terrestre, e in secondo luogo, non vi è alcuna differenza di colore fra una gallina e l’altra. Le ali sono d’un azzurro intenso, il dorso è perfettamente bianco; la coda passa dal bianco ad un rosso molto vivace; il ventre di questa gallina ha le piume di un’iridescenza che è simile a quella della conchiglia che voi chiamate della madreperla. Le zampe hanno una tinta rosso pallida, mentre il collo è di color verde chiaro a cominciare dal capo fino alla zona delle zampe che in questa gallina si trovano proprio quasi vicino alla testa, cosicché la parte di gran lunga maggiore del corpo viene a trovarsi dietro le zampe.

3) “Quale forma ha?”. – Qui sarà alquanto difficile dare una giusta descrizione, dato che sulla superficie della vostra Terra non vi è quasi nessun uccello che possa assomigliare a questa gallina di Saturno. Noi perciò dovremo entrare nei particolari, ed allora vi riuscirà anche più facile raffigurarvi l’aspetto dell’intero volatile.

4) Il suo capo è molto grande rispetto al corpo, in proporzione molto più grande di quanto lo sia quello della vostra civetta rispetto al corpo. Ai due lati del capo ha due orecchie bianche nella forma di quelle di un vostro elefante, soltanto non sono tanto pendenti. Davanti alle due orecchie sono situati due occhi relativamente grandi e dotati di vista acutissima, i quali sono separati l’uno dall’altro da una striscia di piume dal colore verde cupo. Un po’ sotto gli occhi sporge un becco robusto, un po’ ottuso e di color grigio, dal quale, fra le due narici, pende una specie di proboscide, come è il caso dei vostri tacchini, che questo uccello può controllare con la sua volontà più di quanto avvenga nei tacchini. La proboscide è di color rosso sangue. Questo capo così formato è congiunto al resto del corpo mediante un collo piuttosto lungo, però relativamente grosso.

5) Il corpo di questa gallina poi, non considerando le ali e le zampe, appare di forma perfettamente ovale. Le ali sono corte in proporzione ed hanno, invece che penne principali atte al volo, soltanto lunghi cannoncini provvisti di morbide piume. Quella parte delle ali, poi, che sono rivolte verso il capo, ovvero, se vi riesce più intelligibile, l’orlo superiore dell’ala, è ricoperta per tutta la sua lunghezza di piume simili a quelle del vostro struzzo.

6) In seguito a questa conformazione troppo corta delle ali questi uccelli non sono adatti al volo, ma poiché hanno gambe molto lunghe e robuste, sul terreno possono correre con tanta velocità che gli abitanti di Saturno non possono quasi stargli dietro. Perciò, quando essi vogliono impadronirsi di una simile gallina che si trova in libertà, lo fanno sempre ricorrendo alla forza della propria ferma volontà, come più tardi avremo ulteriore occasione d’apprendere. La coda di questo uccello è a ruota, però non è fatta come quella dei vostri tacchini, bensì come quella dei vostri pavoni, solo che, in proporzione, è molto più grande e più folta.

7) E ora ricostruitevi nella mente questo uccello avvalendovi delle singole parti che vi sono state descritte e voi potrete così farvi un’idea discretamente precisa dell’aspetto che ha su Saturno questa gallina. Bisognerà solamente che aggiungiate, però, a tutti i colori delle piume indicati un bel splendore metallico, e poi potrete ammirare questo volatile al completo.

8) Il maschio si distingue dalla femmina unicamente per la grandezza e per il suo canto stridente, spesso spiacevole, mentre la femmina non emette che dei suoni tronchi, che non hanno niente di gradevole; per questo è comune fra gli abitanti di Saturno il modo di dire: “Smettila di cantare, perché la tua voce è più brutta di quella di una gallina!”, quando vogliono far capire che un canto è veramente brutto.

9) Dunque: “Che vantaggio trae l’abitante in Saturno da questo volatile?”. – Ecco, quasi lo stesso che traete voi dalle vostre galline. Queste galline depongono cioè molte uova e molto grandi che gli abitanti di Saturno mangiano crude, perché il loro contenuto è paragonabile, per la dolcezza del loro sapore, al migliore del vostro latte di mucca e perché in fatto di sapore essi lo apprezzano molto di più del latte delle loro colossali mucche. Il guscio dell’uovo, che è parecchio solido, viene tagliato nettamente dalla parte appuntita e poi serve come tazza per bere di solito succhi più nobili dei quali l’abitante di Saturno usa dire che ne prende a gocce, quantunque un simile uovo così vuotato possa contenere buoni 5 emeri (280 litri), secondo le vostre misure.

10) Per questi volatili domestici gli abitanti di Saturno costruiscono solitamente un pollaio vivo, cioè essi piantano a questo scopo degli alberi-parete, dei quali avete già fatto conoscenza, in modo da ottenere un giardino di forma rotondo-oblunga che non di rado ha una superficie di mezzo miglio quadrato. In questo pollaio vengono seminate erbe di ogni specie ed altre piante, fra l’altro anche qualche albero della pioggia, che già conoscete. In un pollaio di un abitante di Saturno facoltoso convivono talvolta varie migliaia di tali volatili, i quali costituiscono naturalmente una ricchezza considerevole per i loro possessori. Dato però che questi volatili sono, per così dire, degli esclusivisti e non tollerano accanto a loro nessun ospite estraneo, avviene che un simile pollaio viene sistemato di solito unicamente per la loro specie. Tuttavia il pollaio stesso viene edificato sempre ad un discreta distanza dall’abitato, affinché il loro canto sgradevole non rechi disturbo agli abitanti.

11) Oltre a questo, però, esistono su Saturno varie altre specie ancora di volatili domestici, le quali tuttavia non sono così utili, perché la carne di questa prima specie che abbiamo conosciuto, serve da nutrimento, e le sue piume vengono, come da voi, adoperate per fare dei giacigli assai soffici, mentre degli altri volatili domestici ben poche cose vengono utilizzate, cosicché vengono allevati piuttosto per divertimento ed a scopi d’ornamento; e qualche abitante di Saturno più facoltoso mantiene non di rado nei suoi poderi tutte le specie possibili di volatili domestici, altri si limitano alle galline domestiche. E ora daremo di sfuggita un’occhiata ad un paio ancora di qualche specie dei volatili in questione.

palla_dorata.JPG*

12) Una di quelle cosiddette palle dorate, è costituita da quei volatili che vengono di preferenza tenuti nei giardini come uno sfarzosissimo ornamento, e ciò a causa dello straordinario splendore delle loro penne. Questo uccello ha precisamente l’aspetto di una sfera di almeno dodici tese di diametro, provvista al disotto di due robuste zampe che sembrano delle colonne terminanti in un piede con delle dita disposte a raggiera. Questo può bastare per raffigurarvi la forma completa di questi volatili (beninteso quando ha le ali chiuse).

13) Esso non ha quasi testa, bensì dalla parte anteriore mostra un becco largo ma molto corto, il quale, secondo le vostre misure, è di a mala pena mezzo braccio di lunghezza, però di circa quattro braccia in larghezza ed è di colore rosso cupo. Sopra il becco porta due occhi ovali alti oltre una tesa e larghi tre quarti di tesa. Il colore delle piume di questo volatile è un perfetto color giallo-oro e solamente dove cominciano le zampe passa al verde per finire poi al rosso. Tutto il complesso delle piume, comprese quelle delle ali, ha esattamente uguale lunghezza e forma una superficie perfettamente liscia, senza peluria, come se fosse di finissimo oro brunito. Di giorno gli abitanti di Saturno spesso non possono guardare questi uccelli a causa dello splendore delle loro piume ed a voi tali animali sembrerebbero dei veri palloni dorati semoventi.

14) Di questo uccello, quando muore, non viene utilizzato niente all’infuori della pelle che gli uomini sanno levargli con molta cura e abilità. Queste pelli, assieme alle rispettive piume, servono a confezionare una specie di stola per le donne, di cui si adornano in occasioni solenni, facendo risaltare maggiormente la bellezza perfetta delle loro braccia ben tornite. Le uova di questo uccello vengono conservate per essere covate; però va osservato che normalmente fra venti uova appena uno dà un frutto vivente. Questo è tutto quanto di notevole vi è in un simile uccello che gli abitanti di Saturno prediligono quale volatile di lusso e quale ornamento dei loro parchi.

*

oca_collo_lungo.JPG15) Abbastanza frequentemente, poi, essi allevano pure un’altra specie di volatile. Per quanto riguarda la forma, questo uccello assomiglia ad una ‘oca gigantesca’. Questa, però, non è la sua caratteristica principale, che consiste invece nel suo collo insolitamente lungo, perché, dal punto in cui si unisce al corpo fino alla testa dell’animale, questo collo misura non di rado dalle 30 alle 40 tese in lunghezza (60-75 m). Il corpo è, in generale, di color azzurro-grigiastro, mentre le zampe sono d’un nero intenso, cosa questa che per quel pianeta costituisce una grande rarità. Il colore del collo è rosso cinabro, ma non è un colore smorto, bensì d’una marcatissima lucentezza metallica. La testa è anch’essa simile a quella di una vostra oca, naturalmente più grande in proporzione al rimanente del corpo, il quale, quanto a volume, è circa il triplo di quello del vostro elefante. Per quanto riguarda la coda, questo volatile non ha una vera coda d’uccello, bensì una specie di coda di cavallo i cui crini sono lunghi non di rado fino a 5 tese. Le zampe, infine, si possono dire, in proporzione, piuttosto lunghe che corte, e sono robustissime. E con ciò sarebbe compiuta la descrizione di quanto vi è di più notevole in questo uccello.

16) “Ma perché viene tenuto come animale domestico?”. – Ciò per la ragione che abbiamo detto prima: cioè per amore dello sfarzo; quasi sotto nessun altro aspetto questo uccello offre qualcosa che possa venir utilizzato dagli abitanti di Saturno. In qualche luogo certo vengono raccolti i crini della coda, con i quali vengono intrecciate corde e cordicelle, che però non sono molto resistenti. Le rimanenti penne e piume non vengono utilizzate.

17) Si deve osservare infine, che questa specie di uccelli viene allevata esclusivamente in riva ai laghi e ai fiumi, dato che è un uccello acquatico che per lo più si nutre di vermi che vivono nelle acque. Per questo è provvisto di un collo così lungo, con il quale egli arriva facilmente a terra quando va in cerca di un cibo confacente alla sua natura, che esso inghiotte non appena trovato. Il maschio si distingue dalla femmina unicamente per la coda dai crini più abbondanti.

18) Questo uccello depone le sue uova nell’acqua e lascia per qualche tempo che l’acqua le trasporti qua e là, finché il suo istinto l’avverte che si sono completamente raffreddate. Poi stende le ali su una o più delle uova che ha deposto e con esse nuota verso un luogo dove l’acqua è tranquilla e dove la covatura procede sotto la sua sorveglianza in maniera sollecita e sicura.

19) Quando questo uccello è occupato in tale funzione, non è affatto consigliabile avvicinarsi troppo al luogo della covatura, perché in un simile caso l’animale lancia il suo lungo collo con la rapidità di una freccia contro l’indiscreto e gli sferra, con il becco robustissimo, un colpo talmente terribile, che a chiunque passa per sempre la voglia di andare una seconda volta a disturbare questo volatile domestico, mentre è impegnato nel suo importantissimo compito.

20) E così avremo terminato di esporre quanto di più notevole c’era da dire rispetto ai pennuti di Saturno! Tuttavia, che esistano tutte queste specie ora menzionate e mille altre ancora nei diversi paesi e regioni di Saturno, anche nelle molteplici forme d’incrocio tra le varie specie, ve lo potete facilmente immaginare. Adesso, però, rivolgeremo a nostra attenzione ai mammiferi allo stato brado e a quelli addomesticati.

 

[indice]

Cap. 23

Tra i mammiferi più importanti il più grande e il Mud

Insegnamenti dei saggi sul Mud e il fine della sua esistenza

 

1) Anche qui noi seguiremo lo stesso procedimento, e data la quantità enorme di specie e sottospecie, ci limiteremo a far cenno solo a quelli che sono particolarmente degni di nota e che si trovano solamente su Saturno, e in nessun altro luogo.

mud.JPG2) Il più grande fra tutti i quadrupedi viventi su Saturno si chiama Mud”. Esso però si trova solamente in poche parti di quel pianeta ed anche in quelle non in gran numero, cosicché, tutto sommato, sì e no si arriva a diecimila esemplari. Quei continenti, sui quali esso dimora, sono pochissimo popolati, poiché, date le proporzioni colossali e la grande voracità di questo animale, accanto a lui non trovano posto molti altri esseri, e in quanto a lottare con un simile e gigantesco quadrupede, non c’è abitante di Saturno che ne abbia il coraggio. Perciò gli abitanti di Saturno, senza perdersi in vane considerazioni, abbandonano completamente a questi animali le regioni nelle quali gli stessi dimorano e che vengono da loro chiamate “l’inabitabile terra del Mud. Sui continenti principali questo animale non vive, ma accanto a questi, tanto nella parte meridionale quanto in quella settentrionale, esistono ancora delle immense isole e queste appunto vengono per lo più lasciate a disposizione di questa, nonché di molte altre specie di animali, ma ad ogni modo non c’è regione su Saturno che venga evitata con tanta cura dagli abitanti quanto una simile “terra del Mud.

3) Dunque: “Che aspetto ha mai questo animale? Esiste sulla vostra Terra qualcosa di simile?”. – Certo che esiste qualcosa di simile, ma però ha una parte ben poco importante, mentre su Saturno esso si trova sul gradino massimo e più tremendo della scala degli animali, sotto ogni riguardo, sia per quanto concerne la mole del corpo, sia per quanto riguarda la ferocia e la voracità.

4) “A che animale della vostra Terra assomiglia questo gigante di Saturno?”. – Ebbene, da voi, al ben noto al maiale; invece, in quanto a grandezza, il vostro avrebbe appena le dimensioni occorrenti per fare da parassita sul corpo di questo maiale di Saturno. Anzi, perfino gli abitanti di Saturno, i quali pure hanno una statura rispettabile, sono come dei nani minuscoli di fronte a questo animale gigante. Io vi dico che se questo animale si trovasse sulla vostra Terra dietro un monte alto quale potrebbe essere, ad esempio, la vostra Choralpe, voi dovreste rivolgere il vostro sguardo parecchio in alto ancora per vederne la sommità del dorso.

5) Questo animale mostruoso, sempre dal vostro punto di vista, è appunto tanto vorace quanto lo è il vostro maiale; non è affatto un ghiottone schizzinoso, bensì la prima cosa che capita a portata delle sue fauci, sia erba o qualche albero, sia un animale di altra specie, acquatico o terrestre, sia infine anche un essere umano, è sempre la benvenuta e viene indifferentemente divorata in pochi istanti con sempre uguale appetito.

6) Dato però che questo animale dispone di una forza fisica proporzionata alla sua enorme mole, risulta anche perfettamente vano impegnarsi con lo stesso in una lotta. In altri tempi alcuni audaci abitanti di Saturno avevano bensì fatto un tentativo di attacco contro l’uno o l’altro di questi animali servendosi di punte molto lunghe ed aguzze fissate su pertiche lunghe oltre 100 tese (190 m) e tendendo al massimo la loro forza di volontà, però quell’impresa finì disastrosamente. L’animale riportò bensì delle ferite in certe parti del corpo, ma, poiché esse non erano tali da potergli togliere la vita, l’animale divenne furioso per il dolore e si precipitò verso un fiume assai largo per calmare nell’acqua la sua sofferenza causatagli dalle ferite. Quando poi il dolore fu mitigato, l’animale si risollevò restando nel fiume, ne attinse con la sua bocca un grande volume d’acqua assieme a dei grossi massi di pietra che giacevano in fondo e vomitò violentemente tutto il contenuto delle sue immense fauci contro i suoi persecutori che si credevano già trionfanti, in modo che, in seguito al ripetersi di questa manovra, essi ne uscirono tanto malconci che pochi solamente riuscirono a far ritorno al proprio paese. Molti invece ci rimisero la vita, perché l’animale che era subito risalito a terra, li divorò completamente in pochi bocconi.

7) Ma affinché possiate farvi una vaga idea della capacità di una simile bocca, vi dico che, se su quel pianeta vi fossero delle noci un po’ più grandi ancora del vostro Schlossberg, una noce di questo genere non risulterebbe troppo grossa per i denti di questo animale, ed essa verrebbe del tutto stritolata alla prima pressione mascellare. Qualora il Mud sulla Terra ricolmasse la sua bocca d’acqua e di pietre e le sputasse sul terreno nelle parti alte del vostro paese, una sola vomitata di questa specie causerebbe nelle parti più basse un’inondazione tale da sommergere anche gli alti campanili della vostra città.

8) Se voi dunque considerate un po’ la cosa, la domanda se gli abitanti di Saturno ripetano tentativi di questo genere, troverà da se stessa una risposta nel senso più energicamente negativo. Infatti, a memoria d’uomo, da parte degli abitanti di Saturno non vennero fatti che tre tentativi del genere, sempre risoltisi in maniera disastrosa; ora però ogni velleità di ricominciare è loro passata e i loro savi così sentenziano in proposito:

9) “L’uomo può molto con la sua forza; tuttavia con la sua forza non può domare le lune, il grande anello luminoso, i fiumi, le tempeste del mare, il gran pesce e il Mud. Di conseguenza l’uomo impieghi questa sua forza dove essa è applicabile, ma egli si astenga invece da ogni altra cosa od impresa superiore alla sua limitata potenza”.

10) C’è poi un’altra massima dei sapienti di quel pianeta, la quale suona così: “Udite, o voi uomini! Il grande Spirito ci ha dato un grande mondo da abitare, il cui inizio e la cui fine ci sono ignoti, ma nel paese dove siamo nati noi sappiamo come le cose e gli esseri sono nelle acque, sulla terraferma e nell’aria, e noi sappiamo ed abbiamo fatto sempre l’esperienza che le une e gli altri sono soggetti alla nostra forza. Se il grande Spirito avesse destinato il Mud a noi, allora anch’esso dovrebbe obbedire alla nostra forza. Ma noi sappiamo che il Mud ha sempre potuto, con grande facilità, disdegnare tale nostra forza, quando noi ci siamo proposti di assoggettarlo. Dunque risulta chiaro, come lo è il Sole che c’illumina, che il grande Spirito, oltre alla nostra forza, ha stabilito che ce ne fossero delle altre ancora che non sono destinate a servire la nostra. E noi non dobbiamo usarle a nostro profitto. Restiamo dunque entro i limiti assegnati alla nostra forza e lasciamo che le altre grandissime forze agiscano dove le ha poste il grande Spirito. Perciò sia lungi da noi voler indagare che cosa sia il grande circolo luminoso sul firmamento e che cosa siano le lune, e i nostri piedi non si posino più per tutti i tempi su una terra abitata dal Mud!”.

11) Se voi considerate un po’ tale massima della sapienza di Saturno, certo vi risulterà più evidente quale aspetto abbiano le cose riguardo alla gigantesca grandezza e alla grande forza fisica di questo animale. Sarebbe inutile inoltrarsi ulteriormente nella descrizione di un simile gigante e perciò sia lasciato alla fantasia e alla capacità d’immaginazione di ciascuno di voi raffigurarsi nel miglior modo possibile questo animale.

12) “Succede spesso che gli abitanti di Saturno riescano a vedere qualcuno di questi animali?”. – Oh, no! Il caso si verifica molto di rado, e le poche volte che ciò avviene lo si deve ad un avvistamento che avviene o durante uno dei lunghi viaggi che essi intraprendono, o quando si trovano casualmente sui contrafforti montani di un continente principale non molto lontano da una simile terra del Mud, dai quali a volte possono scorgerne qualcuno. L’avvicinarsi eccessivamente ad una terra di questa specie non è consigliabile, perché, se questo animale si accorge che a non molta distanza dalla sua terra c’è qualcosa che galleggia, fa alcuni passi giganteschi nell’acqua e, se il mare non è proprio assai profondo, riesce in breve tempo a raggiungerla e a farla sparire tra le sue enormi fauci.

13) Quello che poi all’abitante di Saturno incute particolare spavento e lo fa inorridire, è il grugnito di questo animale. Ed infatti voi non potreste farvene mai un’idea appropriata. A questo proposito posso solo dirvi che, se uno di questi animali si trovasse, ad esempio, nelle zone interne dell’Ungheria e si mettesse ripetutamente a grugnire, l’effetto di questi grugniti sarebbe tale che fin qui da voi e più oltre ancora il terreno comincerebbe a tremare e non solo tutte le case della vostra città crollerebbero in seguito al formidabile scuotimento, bensì anche qualche monte vicino ne rimetterebbe la cima, qualora questa non fosse proprio del tutto solida. Questi brevi cenni sono sufficienti a chiarirvi un po’ il perché gli abitanti di Saturno non amino eccessivamente un simile canto un po’ troppo rimbombante.

14) In quanto al resto, questo animale, nonostante l’enormità del suo corpo, è dotato di sensi molto acuti; specialmente sensibili sono poi l’olfatto e l’udito tanto che esso già a grande distanza percepisce se sulla superficie dell’acqua si avvicina qualcosa di confacente al suo palato. Anche in fatto di pulizia esso supera di molti punti il maiale terrestre; anzi, per quanto riguarda deporre i propri escrementi, sorpassa in pulizia quasi tutti gli animali da voi conosciuti sulla vostra Terra, perché, prima di accingersi a questa naturale funzione, esso si scava nel terreno una buca molto profonda, che per voi rappresenterebbe addirittura un cratere dalla circonferenza di circa mezz’ora di cammino e spesso profondo varie centinaia di tese. Una volta scavata questa fossa, l’animale si volge, vi lascia cadere dentro l’immondizia del proprio corpo e, infine, raspando con i piedi, ricopre il tutto con la terra levata via prima; con ciò esso anzitutto mantiene pulito il suo territorio e inoltre lo concima quanto mai opportunamente per una successiva crescita dell’erba, che in queste terre del Mud è di solito molto più folta e grande delle più folte foreste vergini sulla vostra Terra.

15) E adesso resterebbe da farsi ancora una domanda, e cioè: “A cosa giova veramente su questo o anche su un altro pianeta, un animale di proporzioni talmente colossali?”. – La risposta potete trovarla dove si è già parlato del gran pesce. Come quello costituisce un ponte di passaggio generale dagli abitanti delle acque a quelli dell’aria, così anche questo rappresenta un simile ponte destinato al trapasso da tutti gradini del regno animale e vegetale ad una specie di animali più nobile e più vicina all’uomo. Ora sapete tutto quello che riguarda questo animale. La prossima volta, frattanto, ci riserviamo di ampliare le nostre considerazioni circa i quadrupedi, ai quali dedicheremo ancora un po’ sommariamente la nostra attenzione.

 

[indice]

Cap. 24

L’elefante Sisterkihi

Come viene cacciato questo animale e lo scopo della sua esistenza

 

1) L’animale che dopo il Mud passeremo a considerare porta il nome di Sisterkihi. Dunque: “Quale rango occupa su questo pianeta questa specie di animale?”. – Ecco, esso rappresenta su quel corpo mondiale propriamente ciò che è l’elefante sulla vostra Terra; però è sotto ogni riguardo inferiore al Mud. La sua grandezza è appena la centesima parte di questo, ma, per quanto concerne la forma, non vi è assolutamente nessuna somiglianza fra i due. Questo animale ha qualche affinità con il vostro elefante però non tanto come altri vari animali che vi verranno presentati in seguito.

sisterkihi.JPG2) “Come si presenta questo animale?”. – Esso ha quattro zampe estremamente solide, quasi come un elefante da voi, naturalmente in proporzione alla sua mole; tuttavia il suo piede non è formato come quello del vostro elefante, bensì all’incirca come quello di un orso, ed è munito di robusti artigli. Il suo corpo ha una circonferenza straordinariamente grande e, quando un simile animale è completamente sviluppato, non misura meno di settanta fino ad ottanta tese dal punto più basso del ventre alla sommità del dorso. La coda è, in proporzione al corpo di questo animale, lunga come quella di un leone. All’estremità della coda c’è una criniera estremamente forte, i cui peli non di rado sono lunghi dalle sei alle dieci tese. Il capo di questo animale poggia su un lungo collo, anche se in proporzione è piuttosto massiccio, provvisto di crini molto forti che crescono quasi fino a dove le gambe anteriori si attaccano al corpo.

3) La testa assomiglia a quella di un cavallo, soltanto la fronte è in proporzione molto larga. Sulla fronte, tra le due orecchie, poggia una proboscide lunga e molto flessibile, la quale può

venire allungata dall’animale fino a quaranta tese, ma d’altro canto può essere anche accorciata fino ad un terzo della sua lunghezza. In questa proboscide l’animale possiede una forza straordinaria e con tale suo braccio pieghevolissimo egli arriva a sradicare alberi perfino di considerevole grossezza.

4) Per mezzo di questa proboscide questo animale, in qualunque luogo si trovi, strappa dagli alberi dei rami interi che poi divora spesso assieme ai frutti, particolarmente quando la fame lo stimola in maniera eccessiva. Il colore del corpo è grigio chiaro, mentre la proboscide invece è di un grigio più cupo; i crini sul collo hanno una tendenza all’azzurro, e il ciuffo della coda ha una tinta grigio chiara. Gli occhi, alquanto torbidi, sono di color bruno molto cupo. Anche questo animale è provvisto di una bocca grandissima, armata di denti formidabili e bianchissimi; in fondo alla bocca però esso possiede dei molari potenti che non sono propriamente dei denti, ma delle vere sporgenze delle ossa mascellari tanto superiori che inferiori. Con questa specie di macina l’animale può, con la massima facilità, triturare pietre anche durissime e grossi rami, così da ridurli, nella sua bocca, ad una poltiglia.

5) Questo animale è bensì erbivoro, ma, qualora sia troppo assillato dalla fame, non risparmia gli animali ed, in caso di estremo bisogno, neppure l’uomo; per questa ragione anche gli abitanti di Saturno non nutrono eccessiva amicizia per tale specie di animale. Ad ogni modo, in quei luoghi dove questo animale dimora, gli abitanti possono affrontarlo con probabilità di successo, quantunque le difficoltà e i pericoli congiunti all’impresa siano grandi.

6) Ora vedremo in che modo gli abitanti diano la caccia a questo animale. Dunque, con la forza è assolutamente escluso che essi raggiungano lo scopo, perché anche questo animale ha solo nella sua proboscide tanta forza da potersi opporre anche a mille fra i più robusti uomini di Saturno presi assieme; per conseguenza devono far ricorso all’astuzia. Anzitutto però dovete sapere che questo animale si trattiene di preferenza in quei luoghi dove ci sono dei grandi boschi di alberi-piramide, che voi già conoscete, alberi ai quali esso arreca danni non indifferenti strappando via i rami dove può giungere con la sua proboscide.

7) Quando dunque in un qualche paese gli abitanti si accorgono che questo albero gigantesco, il quale cresce in quasi tutti i continenti di Saturno, si trova privato dei suoi rami, questo è per loro segno sicuro che in un simile bosco si trova uno o più di questi animali. Ma che cosa fanno allora quegli abitanti? Essi circondano da tutte le parti il bosco muniti di fiaccole ed appiccano il fuoco agli alberi tutto intorno. Dato che questo animale non teme nessun’altra cosa quanto il fuoco e il fumo, esso fugge immediatamente, o meglio cerca tutto intorno una via d’uscita, la quale però di solito sbocca solamente dove c’è un ampio fiume, un lago o addirittura il mare.

8) Una volta trovata una simile via di scampo, l’animale non esita ad avventurarsi nell’acqua; però in questo elemento esso perde ogni energia e vaga come smarrito qua e là tenendo diritta in alto la proboscide. Gli abitanti di Saturno lasciano che l’animale si allontani sempre più dalla riva, anzi, montati sui loro canotti, ve lo spingono spaventandolo con dei fuochi fissati su lunghe pertiche. Quando l’animale è giunto a tale profondità nell’acqua da trovarsi immerso fino al collo, gli abitanti si affrettano e, con le loro accette lunghe ed affilate, gli recidono la terribile proboscide proprio alla base. Ma quando l’animale ha perduto questo suo braccio, è come se avesse perduto la vita; esso si accascia ben presto nell’acqua e il suo corpo v’imputridisce, diventando preda dei molti animali affamati delle acque.

9) “Ma cosa succede invece se, disgraziatamente, un simile bosco non confina da una o dall’altra parte con qualche acqua importante?”. – In questo caso, l’impresa diventa certo un po’ più ardua e pericolosa. Se il fuoco ha preso piede da tutte le parti, in maniera che l’uno o più di questi animali, che si trovano nel mezzo di un simile bosco incendiato, vengono sorpresi dalle fiamme ed essi non trovano in nessun punto una via d’uscita, allora tra uno spaventoso smaniare ed infuriare vengono soffocati dal fumo e, se l’incendio è molto violento, restano in gran parte anche bruciati. Se però il fuoco non ha fatto ben presa, un simile animale si precipita all’impazzata verso il luogo meno pericoloso ed irrompe, furibondo, all’aperto.

10) Allora guai all’essere vivente che venga a pararglisi dinanzi. Uomo o animale che sia, viene immediatamente afferrato dalla sua proboscide e lanciato o in aria o gettato a terra con tanta violenza che dell’essere resta a mala pena una qualche traccia, perché la veemenza del lancio compiuto da questo animale per mezzo della sua proboscide, quando esso è al colmo del suo furore, supera senz’altro quella di un proiettile sparato da un cannone. Se questo animale si trovasse sulla vostra Terra e volesse dar prova della forza enorme della sua proboscide, potrebbe con tutta facilità lanciare una pietra di cento quintali a venti miglia di distanza e precisamente con tanta veemenza che le pietre dovrebbero percorrere questa distanza in pochi secondi; se invece la scaraventasse a terra, potete star certi che la pietra si conficcherebbe dentro il terreno per oltre cento tese di profondità.

11) Da questa breve esposizione voi potete dunque farvi facilmente un’idea di quanto alla larga gli abitanti di Saturno cerchino di tenersi da questo animale e quale sensazione faccia su un intero grande continente la constatazione che uno di questi animali, o addirittura anche più d’uno sia sfuggito ad una simile caccia con il fuoco. Però, prima di cimentarsi in una impresa di questo genere, il bosco viene accuratamente esaminato per accertarsi se si trova proprio del tutto isolato o se confina con qualche acqua importante. Se esso è isolato, il problema viene attentamente studiato e si delibera circa il se e il quando si dovrebbe incendiarlo.

12) Se si trova in stato tale da garantire una facile propagazione del fuoco e se contemporaneamente il bosco stesso è di grande estensione, allora senz’altro viene appiccato l’incendio, ma se il caso non è tale, si preferisce abbandonare il bosco all’animale, però prima si accumula da tutte le parti della legna secca con la quale si costruisce un vero bastione tutt’intorno al bosco. Questo poi viene acceso solo quando gli alberi del bosco si sono fatti sufficientemente secchi, ciò che di solito si verifica quando la regione si trova già da un discreto tempo nella zona d’ombra proiettata dall’anello del pianeta, ombra che, quando comincia ad invadere un dato paese, vi rimane sempre per parecchi dei vostri anni terrestri; ed è appunto in questi periodi, come succede anche da voi durante l’inverno, che gli alberi sono per lo più scarsissimi di umori. Allora a questo bastione viene dato fuoco in tutti i suoi punti contemporaneamente e poi gli uomini si allontanano il più presto possibile dal posto.

13) Ecco, questo è tutto ciò che merita di venir riferito sul conto di questo animale che è fra i principali di Saturno. Su tutto il pianeta, però, i continenti ancora sui quali dimorano ospiti di questa specie dovrebbero essere a mala pena dieci ed anche in questi continenti ci sono pochissimi esemplari.

14) Per quanto riguarda l’utilità di questo animale, essa dal punto di vista psichico (animico) è identica a quella del Mud e del gran pesce che già conoscete, soltanto in misura più limitata. Tuttavia questo animale, come tutti gli animali, ha anche un altro scopo naturale. Esso non rappresenta la condizione indispensabile per la conservazione di altri esseri, bensì i passaggi (della vita animica) possono effettuarsi senza alcun inconveniente pure per altri gradi, e per questa ragione nessun paese perde qualcosa anche se simili specie di animali, enormi e pericolosi per l’uomo, si estinguono.

 

[indice]

Cap. 25

L’orso azzurro Ihur

La sua conformazione, il carattere e il modo di nutrirsi lo rendono utile come coltivatore del terreno

 

1) Dopo aver conosciuto questi due giganteschi animali del grande pianeta, rivolgeremo ora la nostra attenzione pure ad alcuni animali che, seppure non tanto colossali, sono tuttavia quanto mai degni di nota.

ihur.JPG2) In questa classe di animali il primo posto spetta al cosiddetto Ihur, ovvero tradotto nel vostro linguaggio, ‘l’orso azzurro’. Questo animale, quando è completamente adulto, è grande quasi come un uomo di Saturno, nel caso in cui si rizzi sulle due gambe posteriori e cammini come un uomo, il che è solito fare nella maggior parte dei casi. Il nome vi dice già di per sé quale sia il colore di questo animale, cioè completamente azzurro chiaro.

3) “Che aspetto ha?”. – Ecco, salvo la testa, esso assomiglia discretamente al vostro orso; la testa invece è conformata del tutto diversamente.

4) “Come si presenta dunque questa testa?”. – Qui sarà nuovamente alquanto difficile raffigurarvela a dovere, dato che voi non conoscete sulla Terra alcun animale che abbia una testa simile a quella del nostro orso di Saturno. Malgrado ciò, noi proveremo a descrivere una forma per mezzo della quale vi sarà possibile farvi un criterio della testa di questo animale.

5) Immaginatevi un gomitolo abbastanza arrotondato del diametro di circa una tesa e mezza, ai due lati del quale, piuttosto nel mezzo di questo gomitolo, sgorgano diritte due orecchie molto grandi che misurano ciascuna due tese e mezza in lunghezza ed una buona tesa in larghezza. Raffiguratevi poi ancora sulla parte superiore di questo animale due corna distanti circa una mezza tesa l’una dall’altra, lunghe circa 3 tese (circa 6 m), ritorte e dall’aspetto come fossero d’oro non lucidato, due occhi relativamente grandi e dalla forma identica a quella dell’occhio umano situati a circa 5/6 di tesa sotto le corna e sotto gli occhi un muso di leone, in proporzione piuttosto grande. Questa testa infine è congiunta al resto del corpo mediante un collo relativamente grosso, lungo e massiccio.

6) Immaginatevi, oltre a ciò, due criniere di colore piuttosto azzurro cupo, lunghe dalle due alle tre tese e spioventi ai due lati del collo a cominciare da dietro le corna; così voi avete tutta la figura di questo animale. L’Ihur non ha coda; al suo posto ha dei peli un po’ lunghi e scuri.

7) Se voi raggruppate tutti questi particolari e se considerate che questo animale misura, dalle corna fino a dove terminano le gambe posteriori, non di rado una cinquantina delle vostre tese – però, se sta con tutte e quattro le gambe a terra ha fino alla sommità del dorso quasi venti tese d’altezza – e che ciascuna gamba di per sé misura circa sei tese e ha una circonferenza come una botte da dieci emeri, allora voi avete la raffigurazione completa dell’animale. Per quanto poi riguarda le zampe, esse hanno la medesima forma di quelle del vostro orso, proporzionata alla mole dell’animale, e il colore è ugualmente azzurro come il rimanente del corpo.

8) Si spera che non sarà necessario fornire ulteriori dettagli sull’aspetto di questo animale. E perciò passiamo ora a parlare un po’ del suo carattere, del suo modo di vita e della sua utilità.

9) Solitamente questo animale è di natura mite; basta non irritarlo né perseguitarlo. Ma se viene stuzzicato e irritato, il suo carattere pacifico svanisce, diventa feroce e furioso, e allora non risparmia più niente: tutto ciò che gli si para dinanzi viene immediatamente assalito con violenza e ridotto a brandelli, dato che questo animale, nonostante non sia più grande di un uomo di Saturno, ha tuttavia nel suo corpo massiccio una forza che uguaglia quella di dieci uomini, e se un temerario entra in conflitto con uno di essi quando è furioso, finisce sempre con l’avere la peggio.

10) E per quanto l’animale per se stesso sia di natura benigna, gli abitanti lo schivano cercando con ogni mezzo di spaventarlo affinché si allontani dalle regioni abitate. Per questa ragione l’animale si fa vedere il meno possibile dagli abitanti di Saturno.

11) “Di che cosa si nutre?”. – Esso si alimenta di erbe, radici e rami giovani di alberi ed arbusti. Non mangia carne, nemmeno in caso di estrema necessità. Se però viene irritato, nella sua furia sbrana uomini e animali, ma poi lascia perfettamente intatti i resti e si allontana dal campo della lotta.

12) Il lato più notevole di questo animale è che esso ha un timore del tutto speciale della sua propria ira e, per conseguenza, guidato dall’istinto, schiva per quanto gli è possibile con tutta cura ogni occasione nella quale potrebbe sentirsi spinto ad irritarsi. Un istinto di questa specie non sarebbe davvero superfluo neanche a più di un individuo della vostra Terra; particolarmente a certi ambiziosi attaccabrighe e bellicosi eroi di bassa lega, i quali non cercano altro che l’occasione di attaccar bega. Nondimeno, non ci soffermeremo più oltre su questo argomento, bensì ritorneremo ancora un po’ al nostro Ihur per vedere a che cosa serve.

13) Questo animale può essere chiamato a pieno diritto il dissodatore delle regioni selvagge, perché, in breve tempo, con i suoi artigli di una robustezza straordinaria scava e rimuove un ampio pezzo di terreno così bene, che gli abitanti di Saturno stessi, anche se muniti dei loro buoni strumenti, non sono quasi in grado di ottenere risultati uguali. Ma che cosa fa poi l’animale quando ha così rimosso e dissodato un terreno? Ecco, esso se ne va in luoghi dove c’è della vegetazione, vi sceglie delle radici, specie quelle di cui usa nutrirsi, le porta sul nuovo posto e le colloca nei solchi da lui scavati. L’animale, però, non compie questo lavoro mosso dall’intenzione di sistemare un campo, bensì per accumulare in quel luogo una quantità di provviste; ad ogni modo le radici poste entro i solchi molte volte vengono lasciate lì a germogliare e crescono poi rigogliosamente. In questo modo una località prima quasi deserta viene poi trasformata in una fertile campagna, e ciò tanto più in quanto questo animale, una volta colmata a dovere la sua dispensa, non abbandona così facilmente un simile posto prima che non si sia accorto che le sue provviste sono quasi esaurite.

14) Ma poiché, finché vi trova ancora qualcosa da mangiare, si trattiene sempre nello stesso posto, esso lascia dappertutto i suoi escrementi e con ciò concima involontariamente questo luogo per parecchi anni.

15) Quando poi in seguito alla migrazione la gente viene a trovarsi in un nuovo continente ed arriva in luoghi di questo genere, immediatamente si accorge di trovarsi in vicinanza di un simile animale. Allora essa aspetta per un tempo abbastanza lungo allo scopo di vedere se un occupante di questo genere non faccia eventualmente più uso del suo campo; se per vario tempo non succede niente di nuovo, è segno certo che l’animale ha abbandonato quel terreno e quindi ne prende possesso.

16) Ma qualora, nonostante l’attesa, qualche volta succeda che un simile animale ritorni a visitare quello stesso terreno per farvi raccolta di radici, allora quegli abitanti o devono rassegnarsi a stare a guardare tranquillamente come questo coltivatore a quattro gambe si metta nuovamente a rimuovere il loro terreno apportando non di rado guasti alle loro proprie piantagioni, oppure devono opporsi con la forza attaccando l’ospite non desiderato, nel qual caso l’esito della lotta si presenta sempre abbastanza preoccupante, perché allora l’animale vuol far valere gli usuali diritti di priorità sul terreno e non si lascia troppo facilmente cacciare via, né d’altro canto gli abitanti si rassegnano facilmente a dover lasciare di nuovo i campi fertili cui hanno già dedicato le loro fatiche.

17) Quando però un simile animale è sconfitto, gli abitanti si trovano poi completamente al sicuro da ogni sua futura visita. Se anche non riescono proprio ad ucciderlo, a forza di stuzzicarlo e di provocarlo portano l’animale al punto che esso si accorge che lo si vuol irritare. Finché però l’animale è tranquillo, esso teme la sua propria ira, cosicché allora si allontana e non fa più ritorno al luogo dove si è cercato di provocarlo.

18) Con ciò dunque noi avremmo detto tutto quello che meritava di venir rilevato sul conto di questo animale, e quindi adesso rivolgeremo la nostra attenzione ad un altro.

 

[indice]

Cap. 26

Il leone di Saturno, Horud, serve per la caccia e per tagliare gli alberi

La caccia ai piccoli

 

1) Il prossimo animale che noi considereremo un po’ di sfuggita, porta il nome di Horud. – “Quale posto spetta all’Horud fra gli animali di Saturno?”. – Basta che rivolgiate il pensiero al vostro leone; ciò che questo animale rappresenta sulla Terra, rappresenta anche l’Horud su Saturno. Ma in quanto a forma, somiglia poi al vostro leone? – A questa domanda non si può rispondere né in modo completamente affermativo, né completamente negativo, perché in questo animale c’è molto di simile, ma d’altro canto anche parecchio di dissimile dal leone terrestre. Ad ogni modo la descrizione che seguirà metterà in rilievo quanto vi è in esso di analogo e non analogo rispetto al vostro leone, per quanto concerne la forma.

horud.JPG2) Dunque: “Come si presenta questo animale?”. – In fatto di dimensioni, esso ha la medesima grandezza dell’orso azzurro del quale avete già fatto conoscenza; in quanto al colore, invece, il suo pelo ha tinte diverse a seconda delle varie parti del corpo. Così, ad esempio, il dorso, quasi fino alla metà del ventre, è d’un rosso vivo; la parte della schiena vicina al collo è d’un verde pallido e così pure le gambe tanto anteriori che posteriori; il ventre invece ha un color verde più carico o, come usate dire voi, verde erba fresca. La sua coda è bianca, all’estremità è munita di un ciuffo di color rosso chiaro, su di essa spiccano poi delle macchie rosse disposte regolarmente; le zampe sono munite di artigli ugualmente bianchi ornati di una striscia rossa che corre lungo l’orlo superiore.

3) Questi dunque sarebbero i colori della pelle dell’animale; per quanto poi concerne la forma del suo corpo, essa è del tutto simile a quella del leone terrestre, salvo il collo e la testa. Sulla Terra non esiste un animale che abbia una testa simile. Questo animale ha una testa pressoché quadrangolare, all’incirca così come un dado smussato un po’ agli angoli, la quale si attacca precisamente con la superficie posteriore al collo, mentre la superficie anteriore sporge come una mascella per circa un terzo del suo diametro al di fuori del collo. Ai due lati di questa testa a dado sono situati due padiglioni d’orecchio semicircolari, i quali, dal punto da dove si dipartono fino a quello estremo della curvatura, hanno ciascuno un’ampiezza di oltre una tesa e in quanto a colore sembrano un arcobaleno a tinte pallide.

4) Al di sopra sulla testa si trova un corno lungo quasi mezza tesa, a forma di cono e completamente di color nero, però è contornato da un rilievo che gira attorno al corno come una spirale, con una lucentezza fortemente metallica. Alla base di questo corno c’è una corona di pelo lungo di color azzurro chiaro che cresce in modo da far apparire il corno stesso come sgorgante da una vasca fuori da questo folto pelo. Nella parte posteriore della testa, dove questa si unisce al collo, il pelo si fa sempre più folto e più lungo, mentre verso la fronte invece si fa sempre più corto e ricciuto.

5) Nella parte anteriore della testa, in due orbite proporzionalmente cave, l’animale possiede due occhi che in rapporto alle sue altre dimensioni si possono veramente chiamare grandi, cioè hanno un diametro di una mezza tesa ciascuno secondo le vostre misure, bene inteso sempre parlando dell’occhio propriamente detto, perché, con la cavità e gli angoli dell’occhio, questo dovrebbe misurare quasi una tesa intera di diametro. Le palpebre sono di un color rosso molto cupo e sopra le palpebre questo animale ha, come l’uomo, delle sopracciglia molto grandi e marcate, le quali sono così arricciate come il pelo intorno al corno già descrittovi, specialmente dalla parte verso la fronte.

6) Ma adesso viene la parte veramente più notevole del corpo di questo animale e cioè la sua bocca. Voi avrete certo già più volte udito parlare del cosiddetto grifone. Ebbene, salvo le ali che mancano, c’è una discreta somiglianza anche fra l’Horud di Saturno e il grifone, perché, invece della solita bocca dei quadrupedi, questo animale possiede un becco come il nibbio d’una robustezza straordinaria e dell’identico colore del corno; soltanto che le macchie rotonde non sono a spirale, bensì in successione a partire dalla base del becco fino alla sua estremità con grandezza decrescente. La parte superiore del becco è, come in tutti gli uccelli che conoscete sulla vostra Terra, fissa; la parte inferiore, invece, assieme alla superficie inferiore della testa cubiforme, è mobile fino alla regione del collo. Nel punto in cui termina il becco, questo animale ha nelle sue fauci dei poderosi molari ed, a supplire i canini e gli incisivi che gli mancano, esso adopera, con grande vantaggio, il suo formidabile becco, il quale sporge per quasi una tesa e mezza dalla faccia e, alla base, è largo quasi quanto questa.

7) Questo animale è altresì provvisto d’una lingua flessibile molto ed allungabile, la quale può fungere in un certo modo da proboscide, cosicché l’animale può afferrare varie cose e introdurle nelle sue fauci. Il becco alla sua base è ugualmente guarnito di peli arricciati di color azzurro chiaro, che verso il collo danno piuttosto sul verdastro.

8) “Quale però è, in generale, il colore della testa?”. – Di solito il colore della testa è grigio-cinereo chiaro e sotto gli occhi, nonché sulla fronte, la testa è ornata di tre cerchietti situati l’uno sopra l’altro di color rosso vivo. Per quello che riguarda le altre superfici principali della testa, di queste non sono visibili che le due laterali munite degli orecchi, le quali sono esse pure di color cinereo, però senza nessun ornamento; la superficie posteriore invece, come già sapete, a cominciare dalla parte superiore è provvista di un lungo pelo di colore azzurro, che si fa sempre più vivo man mano che si avvicina al collo. Il collo è relativamente massiccio ed è lungo quanto il rimanente del corpo (cioè dalle spalle, all’altezza delle gambe anteriori, fino a dove comincia la coda) ed è tutto ricoperto da un’abbondante criniera di color azzurro lucente. Ecco, tale è l’aspetto di questo animale.

9) E dunque: “A cosa serve? Di che natura è? Dove lo si incontra comunemente e in quali rapporti si trova con gli abitanti di Saturno?”. – A questa quadruplice domanda ci limiteremo a dare una succinta risposta. Quest’animale, il quale di solito è di natura quanto mai mite, viene spesso tenuto dagli abitanti di Saturno come animale domestico, in parte a causa della magnificenza del suo aspetto e in parte anche per la sua laboriosità, qualora sia ben addestrato.

10) “In quali lavori viene impiegato?”. – Comunemente lo si addestra alla caccia di vari altri animali più piccoli che sono però talvolta anche di natura nociva. Oltre a ciò questo animale, nei periodi d’ombra, viene impiegato per il taglio della legna, perché con il suo becco può staccare di netto con un colpo solo dei rami assai grossi, particolarmente dall’albero piramide sul quale si arrampica con la massima facilità fino alla cima. Voi, a questo riguardo, dovete raffigurarvi questi rami non di rado così grossi che a mala pena basterebbero cinque uomini terrestri per tenerne uno abbracciato e potete far conto che un ramo di questa specie sotto il morso di questo animale fa la stessa fine di una tenera mela sotto il morso dei vostri denti.

11) Quando da un albero ha staccato a forza di beccate dei rami in quantità sufficiente, esso li afferra con il suo becco e li trasporta fino alle dimore di quegli abitanti dove, sempre nello stesso modo poi, li riduce in pezzi più piccoli, che poi vengono adoperati come legna da ardere. Così questo animale viene impiegato anche in altri lavori di taglio e di trasporto.

12) Soltanto che esso deve venir catturato giovane se lo si vuole ammaestrare in questa maniera, poiché se lo si fa prigioniero già adulto non si abituerebbe mai a compiere tali lavori. Catturarlo da adulto comunque è impresa tutt’altro che facile, perché, se non è provocato, fugge a qualsiasi tentativo di avvicinamento da parte dell’uomo; se invece viene circondato, si deve assolutamente stare attenti alla sua reazione. Non appena, infatti, comincia a scavare con furia il terreno mediante i suoi robustissimi artigli, è un segnale che è il momento più opportuno perché i cacciatori prendano il largo alla svelta se non vogliono vedere l’animale spiccare dei salti formidabili e scagliarsi, ruggendo, contro i suoi eventuali nemici, nel qual caso chi viene raggiunto, conviene che si rassegni ad assaggiare la potenza del suo becco e ad essere trattato alla stregua d’un ramo d’albero. Di conseguenza, quando i cacciatori scorgono questo animale in un atteggiamento così sospetto, si allontanano in fretta e furia.

13) Ma date simili circostanze, allora ci si chiederà: “Come si possono catturare questi animali quando sono ancora piccoli?”. – Ebbene, per far ciò si ricorre all’astuzia, poiché gli abitanti di quelle regioni, dove comunemente vive questo animale, sanno benissimo che esso gradisce molto le bevande spiritose e inebrianti, però soltanto nel periodo in cui ha i piccoli, e ciò vale sia per il maschio che per la femmina, che si distingue dal primo solamente dalla forma dei genitali. In simili occasioni i cacciatori di Saturno portano una certa quantità di tali bevande spiritose dentro dei vasi abbastanza capaci in vicinanza dei luoghi dove questi animali si trattengono di solito. Senza dover attendere molto, dato che l’animale viene attratto molto facilmente dall’esca, lo si vede comparire ben presto; e, vuotati i vasi, esso poi fa pacificamente ritorno laddove si trovano i suoi piccoli, i quali di solito vengono al mondo in numero di due, tre e, al massimo, quattro. Però, arrivato alla sua tana, si sdraia immediatamente a terra sorpreso da un sonno tanto profondo che non si accorge affatto del furto dei suoi piccoli che frattanto vengono portati alle dimore degli abitanti e là ammaestrati al lavoro in base alle loro capacità. Gli adulti vengono lasciati in vita agli scopi dell’ulteriore riproduzione.

14) Ecco, questo è tutto quanto concerne l’animale che avete avuto occasione di conoscere or ora; soltanto non sapete ancora in quali regioni esso viva. Esso dimora soltanto nelle parti meridionali di Saturno ed anche là solamente in quei continenti che non si estendono oltre il 45° grado di latitudine meridionale. Anche se questo animale ama vivere solamente nelle regioni vicine al mare, esso sta bene solo dove il paese non supera il detto grado di latitudine e dove la temperatura gli è adatta. Ma se invece il paese si estende in misura considerevole oltre il 45° grado, nelle regioni confinanti con il mare fa naturalmente più freddo, quindi non è più luogo adatto ad offrire condizioni di vita favorevoli a questo animale.

15) Esso ha un proprio istinto, in seguito al quale non vuol dimorare né nelle regioni orientali, né in quelle occidentali di un dato paese, bensì solo nella zona mediana a sud. Se questa zona offre un’estensione sufficiente, allora questo animale vive in quel paese. Se però non si verifica questa proporzione, in un simile paese non può assolutamente prosperare, né si può conservare la sua specie; di conseguenza non lo si incontra mai nelle regioni interne di un paese e, se anche vi viene talvolta portato come una rarità, deperisce immancabilmente e dopo breve tempo muore.

16) E con ciò voi avete proprio tutto quello che di notevole offre questo animale; dunque noi passeremo a considerarne un altro, il quale costituisce una specialità esclusiva del pianeta Saturno.

 

[indice]

Cap. 27

L’antilope Zigst o ‘piede appuntito’

Lo scopo della sua esistenza e il perché sulla creazione

A che scopo la caccia allo Zigst?

L’imbroglio dei rimedi misteriosi

 

1) Zigst, o nel vostro linguaggio piede appuntito’, si chiama l’animale cui ora dedicheremo la nostra attenzione, il quale, come già detto, è assolutamente una specie esclusiva di quel pianeta. Questo animale si trova sul pianeta Saturno all’incirca su quel gradino che l’antilope occupa sulla vostra Terra, perché questo Zigst di Saturno vive unicamente sulle montagne più alte.

2) “Ma perché veramente lo si chiama piede appuntito?”. – Voi non dovete immaginare che questo animale abbia quattro piedi acuminati al posto delle comuni gambe provviste di articolazioni; viene chiamato piede appuntito per la ragione che le sue gambe anteriori, all’estremità, al posto dello zoccolo con cui termina l’ultima giuntura della zampa di un quadrupede, hanno un corno dritto che è abbastanza appuntito all’estremità; le gambe posteriori invece sono regolari come quelle di qualsiasi altro animale; soltanto gli zoccoli non sono fessi e finiscono pure abbastanza in punta.

3) Questa dunque sarebbe la spiegazione che giustifica il nome di questo animale. Ma in quanto al resto, come si presenta? – Sulla vostra Terra, fra gli animali di grossa corporatura non c’è nessun esemplare simile, bensì ce n’è uno fra i piccoli. Così la parte mediana del corpo è in tutto simile alla corrispondente parte di una lontra, animale questo che voi ben conoscete. La coda invece è simile a quella del vostro bue; il collo e la testa si presentano piuttosto come quelli della vostra tigre, le mascelle però sono provviste non della speciale dentatura dei carnivori, bensì di quella degli erbivori.

4) Sulla sommità del capo l’animale infine porta un unico corno alquanto piegato all’indietro; così avremmo descritto completamente questo animale, eccezion fatta della grandezza e del colore.

5) Dunque: “Che grandezza ha questo animale?”. – Se voi volete farvene un concetto prendendo per base le misure della vostra Terra, certo questa non potrebbe trovare sulla sua superficie un altro animale simile al piede appuntito, ma su Saturno, dove tutte le proporzioni risultano centuplicate, e talvolta anzi molto più che centuplicate, questo nostro piede appuntito va classificato soltanto tra gli animali piccoli, perché, tutto sommato, esso arriva a malapena ad un terzo della grandezza dell’animale che abbiamo descritto prima e che noi abbiamo conosciuto come il leone di quel pianeta. Di conseguenza, un qualunque abitante di Saturno, qualora fosse riuscito a catturare uno di questi animali, potrebbe comodamente portarselo a casa sulle spalle.

6) “Di che colore è?”. – Il colore principale del suo corpo è un bianco abbagliante; a cominciare dalla testa, però, fino alla coda corre una striscia relativamente larga di color azzurro chiaro. Verso il ventre questo animale ha una tinta giallo-dorata e le gambe invece una tinta che dà quasi sul rosso; questo però soltanto fino agli zoccoli appuntiti, i quali sono completamente neri come il corno che si trova sulla testa. Il collo, poi, cioè la parte di sotto, appare striato dalla mascella inferiore fino al petto e precisamente con strisce di color rosso cupo.

7) E con questi particolari voi avete anche la raffigurazione completa di questo animale, il quale nella sua specie e forma non vive su nessun altro pianeta. Ma poi: “Qual è la sua utilità? Come si nutre? E gli abitanti di Saturno lo catturano spesso?”

8) Circa l’utilità che ne possono ricavare gli abitanti, essa è altrettanto limitata quanto lo è il camoscio e l’antilope per voi, abitanti della Terra. Nonostante ciò, esso occupa, nel grande ordine delle cose, il posto che gli compete ed incoscientemente adempie la missione che gli è stata affidata. Dunque: “Chi di voi vede a cosa serve, ad esempio, il vostro camoscio? E chi può trovare il motivo per cui questo animale vada saltando di rupe in rupe?”. – A chi è disposto a credere, Io voglio comunicargli questa ragione.

9) Voi sapete che, per favorire il dissolvimento della roccia, sulle alte montagne crescono ogni tipo di muschi e di pianticelle e voi altresì non ignorate che tanto i muschi quanto le varie specie di piante non sono altro che dei prodotti di potenze spirituali e di intelligenze spirituali. Ma se essi sono dei prodotti di tal genere, deve certo risultare chiaro che in loro ha cominciato a manifestarsi una qualche vita intelligente. Ma quando una vita ha cominciato a manifestarsi, essa non si manifesta per ripiombare poi nella morte, bensì affinché si sviluppi in una forma che poi abbandona per trapassare in un’altra di classe superiore.

10) E ora vi chiedo: “Quale forma che manifesta vita, esiste sulle montagne, collocata al di sopra delle piccole forme animate del muschio, dell’erba e di altre simili pianticelle alpestri?”. – Ecco, basta che facciate attenzione agli animali delle montagne! Questi sono appunto le forme superiori di vita nelle quali trapassa la vita vegetale che si manifesta su tali alte montagne.

11) Che questo corrisponda perfettamente al vero, lo potete facilmente arguire dal fatto che la vita di questi animali viene alimentata assimilando la vita di quei vegetali. Quindi il nutrirsi dell’animale mediante un cibo confacente al suo essere non significa altro che accogliere in sé la vita dispersa delle potenze minori ed inferiori, raccoglierla per formare una vita perfetta, o detto in modo ancora più chiaro ancora per voi:

12) “Nutrirsi”, significa, “accogliere e raccogliere in un vaso la Vita incessantemente emanante da Me”, affinché essa, salendo di gradino in gradino, si rafforzi e si perfezioni sulla via del ritorno alla ‘Sorgente Prima’, dalla quale essa un giorno è sgorgata”.

13) Se voi ora avete compreso, sia pure non completamente, quanto detto, allora rivolgetevi con questa idea, del tutto indisturbati, al nostro animale di Saturno! Applicate a questo “piede appuntito” l’identica capacità e voi avrete allora tutto quello che vi occorre sapere riguardo a questo punto, cioè alla funzione che è chiamato a compiere questo animale.

14) E ora non ci resterebbe che rispondere ad una domanda ancora, vale a dire, se da parte degli abitanti di Saturno viene data la caccia a questo animale. Io però posso dire che non è raro il caso in cui qualcuno fra i più arditi abitanti di quel pianeta si cimenti in questo genere di caccia, ma che rarissimo è il caso invece in cui riesca ad impadronirsi di un simile animale, perché esso è tanto agile e abile nell’arrampicarsi sulle più alte rupi di quelle montagne che non c’è abitante di Saturno capace di tenergli dietro. Data la forma appuntita dei suoi zoccoli, questo animale può stare in perfetto equilibrio su una superficie larga quanto la vostra mano, ma dove le rocce terminano in picchi troppo ripidi, allora là per i nostri abitanti di Saturno dalla grande statura non vi è più possibilità di insistere nel dar la caccia ad un animale di questa specie.

15) Soltanto qualora si verifichi il caso rarissimo che un simile animale precipiti giù da qualche picco alto e ripido e che cada, per fortunata combinazione, in un luogo accessibile all’uomo, allora soltanto è possibile impadronirsene, anche se naturalmente l’animale è morto. Vivo, invece, nessun abitante di Saturno è mai riuscito a catturare un esemplare di questa specie.

16) Qui vi verrà spontanea la domanda: “Ma, se questo animale è così difficile da catturare, perché mai gli abitanti si affannano tanto a dargli la caccia?”. – Vedete, a ciò essi sono spinti da una specie di superstizione, che si collega all’idea di quella che voi chiamate la medicina ciarlatana. Gli abitanti di Saturno ragionano così: “Considerato che questo animale si nutre delle erbe più salutari e profumate, la sua carne deve essere talmente sana, che se qualcuno la mangia, sia pure in minima quantità, non è più possibile che muoia”.

17) Però, in fondo, riguardo alla fede in una simile panacea, agli abitanti di Saturno non va meglio di quanto vada a più d’uno fra gli abitanti della vostra Terra, i quali sono pure a conoscenza di svariatissimi mezzi e toccasana con i quali s’illudono di perpetuare la vita del corpo; però l’esperienza s’incarica giornalmente d’insegnare loro che la morte del corpo non può essere assolutamente tenuta a freno.

18) “Ma a che scuse si appigliano poi tali uomini, nonostante le esperienze di ogni giorno che screditano continuamente i loro mezzi?”. – Essi celano questi mezzi dentro a veli misteriosissimi, escogitati dalla loro fervida e ingannevole pseudo-sapienza e dicono che questo rimedio deve essere preso esattamente a mezzanotte e precisamente nelle esattissime dosi prescritte: un solo millesimo di grammo in meno o in più rende il rimedio inefficace.

19) Se questo astuto artificio medico non basta, per rendere ancora più imbrogliata la situazione si fa ricorso all’influenza degli astri. In simili casi, allora, il medico della vita, avvolto in un misticismo di questa specie, sfoggiando un’eloquenza assai grande, però quanto mai incomprensibile, si affanna a spiegare in qual punto del firmamento deve trovarsi la luna, in quale fase, nonché in quale costellazione deve passare il Sole, e tutto ciò alla mezzanotte in punto. Se per esempio il Sole non passa esattamente alla mezzanotte nella costellazione del Leone, la luna in quella del Capricorno, e così via di seguito, un pianeta in questa, un altro in quell’altra costellazione, e tutto ciò contemporaneamente, allora il rimedio eterno per prolungare la vita rimane senza forza e senza effetto.

20) Si trova sempre poi della gente credulona pronta a prestare fede a questi mistici predicatori di sapienza ed a comperare, sempre a carissimo prezzo, un simile rimedio eterno per la vita e, quando ne sono in possesso, cominciano a consultare i calendari fino, per così dire, a rimetterci la vista, per non lasciarsi sfuggire l’occasione nella quale la luna, il Sole e tutti gli altri pianeti potrebbero venire a trovarsi nelle costellazioni prestabilite alla mezzanotte in punto. Siccome, però, anche a voi stessi, pur senza cognizioni matematiche profonde, deve risultare facilmente chiaro che simili condizioni astronomiche ed astrologiche rispetto alla posizione degli astri ed al passaggio da una costellazione all’altra possono verificarsi approssimativamente a mala pena una volta soltanto in uno o anche in più milioni d’anni, od eventualmente anche mai, di conseguenza l’efficacia di un tale mezzo straordinario escogitato dalla sapienza mistico-speculatrice di un fornitore della vita eterna terrestre di questa specie si elimina perfettamente da sé. Lo speculatore, però, si sottrae a qualsiasi responsabilità, dato che può sempre sostenere che non si sono verificate tutte le circostanze richieste.

21) Ecco, precisamente così viene utilizzata la carne di questo animale sul pianeta Saturno; soltanto che i pseudo medici, quando un tale mezzo non ha prodotto l’effetto desiderato, si scusano dicendo che la persona che se ne è servita ha commesso una grave imprudenza, prendendo il rimedio non nel periodo dell’ombra proiettata dall’anello, bensì in quello della piena luce solare, condizione in cui esso non può avere efficacia.

22) Che se poi un parente del defunto dice ad un simile apportatore di vita che il defunto ha veramente ingoiato il rimedio all’ombra dell’anello, allora il medicastro gli domanda immediatamente che posizione avessero avuta le lune in quell’occasione. Se l’interpellato è in grado di dare una risposta precisa, la posizione delle lune viene naturalmente qualificata sempre da parte dell’apportatore di vita come estremamente sfavorevole al suo rimedio e ciò con grande sfoggio di eloquenza. Ma se l’interpellato dichiara di saperne poco o nulla, allora questa è acqua per il mulino del nostro apportatore di vita eterna.

23) Però talvolta succede che un parente di un tale morto, nonostante l’uso dell’eterna panacea, si rivolga per consiglio ad un altro apportatore di vita eterna della medesima risma e gli chieda perché quel rimedio abbia fallito lo scopo. Ora, già voi stessi potrete immaginarvi che genere d’informazioni darà quest’altro apportatore di vita sul conto del rimedio sfortunato offerto dal suo collega; cioè egli parlerà come segue: “Perché non siete venuti da me? È cosa nota a chiunque che questo individuo lavora con rimedi fasulli!”. E, allo scopo di convincere l’interpellante che il rimedio in questione doveva essere di certo falso, gli mostra subito un altro rimedio dal colore differente da quello del rimedio incriminato e questo è per l’altro una spiegazione sufficiente dell’insuccesso del rimedio consigliato dal primo pseudo-medico.

24) Date simili circostanze poi non è raro il caso che il parente del defunto ritorni dal primo apportatore di vita che egli ora considera un imbroglione. Come farà quest’ultimo a togliersi dai guai? Egli conduce il suo accusatore da un suo vicino di pari sentimento e già istruito a dovere, e naturalmente, dice al reclamante: “Vedi, questo e quell’altro hanno adoperato il mio rimedio veramente così come andava fatto. Domanda solo adesso a che età sono arrivati!”. Quando poi l’interessato a questo invito si rivolge a uno o all’altro miracolato chiedendogli che età abbia, si sente di solito menzionare un’età così avanzata, da rimanere addirittura strabiliato. Comunemente, però, l’interrogato non indica mai il numero degli anni che ha, bensì, a prova della sua longevità, cita degli avvenimenti straordinari ai quali egli avrebbe assistito. Così, ad esempio, l’uno asserisce di ricordarsi benissimo del tempo in cui questo o quell’altro monte non esisteva ancora. Un altro invece mostra la zona bianca e luminosa sul firmamento e sostiene di aver visto che quell’anello era stato a suo tempo collocato nel Cielo per mano del grande Spirito. Un terzo poi si ricorda addirittura benissimo dell’epoca in cui non esistevano ancora le lune sul firmamento; e così succede che ciascuno di questi tali sa citare fatti più straordinari ancora di quelli del suo predecessore a comprova della propria età avanzata. E dopo che il nostro reclamante ha ascoltato parecchie di queste asserzioni, comunemente si dichiara soddisfatto e per di più compera per conto suo lo specifico meraviglioso dal medicastro, anch’esso per niente più giovane dei suoi vicini, e così provvisto se ne va e ritorna lieto a casa sua.

25) Ecco, questo è tutto quanto valeva la pena di aggiungere per integrare la descrizione di questo animale. Perciò adesso, dopo di questo, passeremo a considerare ancora un animale non domestico di quel pianeta e poi rivolgeremo la nostra attenzione ad alcuni fra gli animali domestici.

 

[indice]

Cap. 28

Il Bauor con il braccio-coda e l’occhio-arma

La caccia a questo animale per la sua pelle come mantello per i patriarchi

 

1) L’animale che ora ci disponiamo ad osservare lo si incontra solo in rarissimi luoghi. Nei continenti è un essere completamente estraneo e lo si può trovare unicamente su qualcuna delle grandi isole dell’emisfero meridionale. Dove però dimora questo animale, là gli abitanti di Saturno usano fare altrettante poche visite, quanto ne fanno sulle isole dove dimora il Mud. Il perché lo dirà il seguito della descrizione.

2) Il nome che viene dato a questo animale è Bauor, ciò che tradotto nel vostro linguaggio vorrebbe dire all’incirca ‘occhio unico’. Ed anzitutto vogliamo vedere come si giustifica questo nome. – Ha veramente un occhio solo? – Questo animale ha, come qualunque altro, due occhi per vedere; però sulla sua larga fronte, più in alto dei due occhi e precisamente nel mezzo, esso possiede ancora un occhio che gli serve come un’arma, ed è da questo occhio pericolosissimo che questo animale trae il suo nome.

3) Prima però esamineremo tutto l’animale per quanto concerne la sua forma e poi dedicheremo una particolare attenzione a quest’occhio straordinario.

bauor.JPG4) Dunque: “Che aspetto ha questo animale? Quale è la sua grandezza e come è il suo colore?”. – Salvo il collo e la coda, questo animale somiglia molto ad un vostro cavallo; soltanto che certamente, rispetto al corpo, dovete immaginarvelo cento volte più grande.

5) Per quanto poi riguarda la coda, questa è simile ad un serpente a cui fosse stata tagliata la testa ed ha non di rado una lunghezza da 120 a 130 tese (230-250 m) e dove essa si attacca alla parte posteriore del corpo, è grossa una tesa e mezza, secondo le vostre misure. Alla sua estremità la coda è provvista di tre robusti uncini come un’ancora. La maggior forza questo animale ce l’ha appunto nella coda, e di questa si serve per cercare il nutrimento nell’acqua; per questo esso si trattiene costantemente lungo le rive del mare e, con la coda immersa nell’acqua, esplora dappertutto per vedere di uncinare qualche pesce o qualche altro animale marino per calmare il suo appetito. In questo genere di pesca l’animale possiede una grandissima abilità, perché, non appena fiuta in qualche angolo subacqueo della riva qualcosa di vivo e di confacente al suo stomaco, vibra con rapidità fulminea la sua coda sott’acqua verso quel punto, e ciò con tanta sicurezza che la preda non può sfuggirgli. E così avremmo descritto la coda di questo animale.

6) “Ma come si presenta poi la testa del Bauor?”. – La testa di questo animale ha un aspetto molto strano; essa poggia su un collo lungo e robusto e, in quanto a forma, è quasi del tutto simile a quella di una foca della vostra Terra. Anche la testa è proporzionatamente più grande della testa di una foca, come pure il suo corpo è più grande di quello di un cavallo della Terra. Dunque, ad eccezione dell’occhio-arma, la sua testa è simile alla testa della foca!

7) E ora vedremo questo cosiddetto occhio-arma. “Ma di che cosa si tratta veramente?”. – Vedete, quest’occhio non ha niente a che fare con il solito organo della vista, bensì si tratta invece di un occhio per percepire e per immobilizzare. Normalmente quest’occhio è sempre chiuso, però qualora a questo animale si avvicini qualcosa di ostile, l’occhio si apre immediatamente e sprizza fuori un raggio di luce rossa di tale intensità che è più facile guardare il Sole, quando è nel suo pieno splendore, che non un simile occhio.

8) Quando poi questo raggio viene diretto verso qualche essere vivente, quest’ultimo viene colto istantaneamente da un senso di debolezza e di sgomento, contro il quale non vi è possibilità di reazione; esso si sente come inchiodato al posto dove si trova, né può assolutamente muoversi da dove è stato colpito dal raggio fatale. Quando poi l’animale si accorge che il nemico, così colpito dalla luce rossa, è fissato a dovere al suo posto, esso gli si avvicina a passo lento fino ad una distanza tale da permettere alla sua poderosa coda di raggiungerlo, e nel calcolo di questa distanza l’animale non si sbaglia mai; poi con rapidità fulminea lancia la coda, che gli serve anche da braccio, contro il nemico, lo uncina, e poi lo porta fino alle sue ampie fauci, dove viene stritolato dai suoi poderosi denti e infine inghiottito. Non fa alcuna differenza se si tratti di un corpo umano o animale; non c’è essere vivente che venga risparmiato, sia che si tratti di un abitante dell’aria, della terra o dell’acqua.

9) E adesso, con quanto abbiamo finora detto, sarebbe esaurito anche tutto ciò che di notevole può offrire questo animale, salvo il colore della sua pelle.

10) “Che colore ha?”. – Il ventre è azzurro chiaro, però, proprio nel mezzo, nel senso della lunghezza, il ventre è solcato come da un fascia scura ed abbastanza larga. La schiena ha una tinta rosso chiara ed è striata di giallo; le strisce, per quanto riguarda la forma, somigliano a quelle delle vostre zebre. Le gambe, dal punto dove si dipartono dal corpo, sono di color giallo aranciato, mentre gli zoccoli sono completamente neri; il pelo del corpo è relativamente cortissimo, e perciò anche ci fu un tempo in cui molti fra gli abitanti di Saturno credevano che questo animale fosse del tutto nudo; tuttavia, questa loro opinione si dimostrò errata quando riuscirono ad impadronirsi di qualche esemplare.

11) Sennonché una simile cattura è sempre costata e costa ancora piuttosto cara a quegli abitanti, perché quando vogliono dargli la caccia è necessario che prima gli venga sacrificata una discreta quantità di grandi animali domestici e, quando è ben sazio, solo allora si sdraia in qualche luogo vicino all’acqua, infiacchito e sonnolento, attorciglia assieme la coda e digerisce l’abbondante pasto. Quando i cacciatori vedono che l’animale si è addormentato, devono affrettarsi per poter mettere fuori combattimento la coda, scopo che essi raggiungono comunemente staccandola dal corpo con un colpo violento. Compiuta questa operazione, è necessario che con altrettanta rapidità si allontanino dal posto, perché la coda, anche staccata dal corpo dell’animale, continua a vivere ancora per un bel pezzo e si getta qua e là fra orribili contorsioni; l’animale spesso, poi, reso furente dal dolore, si lancia con impeto tirando calci da tutte le parti; perciò non è affatto consigliabile trattenersi nella sua vicinanza dopo che gli è stata tagliata la coda. Questa cosa è ben nota agli abitanti di Saturno; perciò essi si allontanano immediatamente e, a bordo delle loro navi, aspettano finché l’animale non si sia accasciato, estenuato ed immoto, a terra e che la coda non si sia irrigidita, dopo le sue spasmodiche contorsioni.

12) Subentrate queste condizioni, i cacciatori si avvicinano con le loro navi nuovamente alla riva, tagliando la coda in vari pezzi; in questa occasione i singoli pezzi riprendono a contorcersi per parecchio tempo ancora; poi gli uomini si accostano al corpo dell’animale e provano, mediante punture nella schiena, se vi sia ancora qualche traccia di vita. Se, malgrado le punture, il corpo non reagisce affatto, si procede senza indugio a spogliarlo della superba pelliccia, perché, prima di tutto, viene staccata la testa dal collo e gettata in tutta fretta nel mare, perché quei cacciatori pensano che durante la scorticatura l’animale potrebbe casualmente aprire il terribile occhio, ed allora essi ne rimarrebbero tutti avvelenati. Questo, però, non potrebbe mai essere il caso, dato che l’occhio fatale non contiene nessun veleno e poi l’intensa luce rossa sprizzante dall’occhio svanisce totalmente non appena l’animale ha perduto tutta la sua energia vitale.

13) Levata la pelle dal corpo e trasportata sulle navi, il rimanente viene lasciato sul posto perché vi si decomponga; ma, affinché tale processo si acceleri, si avvicinano a riva ben presto numerosi ospiti affamati di vario genere che sono prontissimi ad intervenire, alcuni per saziarsi, altri per sfogare il loro istinto di vendetta sulle spoglie del loro ben noto nemico.

14) “Ma che cosa fanno gli abitanti di Saturno di una simile pelle acquistata a prezzo di tante fatiche?”. – Ecco, la pelle viene sfregata ben bene con l’olio, affinché si faccia morbida e flessibile e non possa più diventare rigida. In seguito a questa operazione, poi, la pelle viene tagliata e se ne confeziona infine una specie di mantello alquanto corto. Un simile mantello, poi, posto sulle spalle di una persona, ha su Saturno un significato maggiore che non tutto un impero sulla vostra Terra, poiché là è ammesso, come norma proverbiale, il seguente detto: “Il Bauor fa il principe, ovvero esso soltanto conferisce al più eminente patriarca dal paese dappertutto quella dignità che gli deve esser propria”.

15) Però non va dimenticato che per gli abitanti di Saturno la caccia ad un simile animale rappresenta sul serio una fra le maggiori ed azzardate imprese nelle quali possano cimentarsi. Chi dunque si è conquistato un mantello di questo genere, può dimostrare a tutti i suoi simili da quanto coraggio egli sia animato. Ora questa testimonianza ha per gli abitanti il massimo valore, poiché un condottiero o una guida priva di coraggio non giova loro affatto. Oltre a ciò un simile mantello fornisce anche la prova dei gravi sacrifici ai quali il possessore ha dovuto sottostare ed allora gli abitanti di Saturno ne arguiscono che un tale possessore di un mantello di Bauor, oltre che essere dotato di molto valore, dev’essere altresì persona molto liberale, considerato che per il bene dei propri fratelli non ha esitato a sobbarcarsi di considerevoli sacrifici; infine poi dal possesso di un simile mantello essi deducono altresì che il possessore deve essere persona quanto mai avveduta, considerato che ha saputo disporre ogni cosa con tanta sapienza da riuscire ad impadronirsi del mostruoso animale, il quale, presso gli abitanti di Saturno, gode di una fama più terribile e paurosa che non presso di voi il leggendario drago.

16) Se dunque un uomo è stato in grado di trionfare su un simile animale, anche in qualsiasi altra occasione egli sarà certo in grado di portare a buon fine un’impresa con grande avvedutezza; perciò questo mantello di pelle del Bauor conferisce ad un uomo di Saturno immancabilmente la dignità di gran patriarca, anche qualora egli sia dalle tre alle quattro volte più giovane di un qualche altro piccolo patriarca. E finché il mantello dura, dura anche il gran patriarca.

17) Ora, dato che al possesso di un simile mantello va sempre congiunta la dignità di gran patriarca, avviene che di niente si fa un uso tanto meticolosamente cauto e niente si bada a conservare con tanta cura quanto un mantello di questa specie; perciò anche un simile gran patriarca lo indossa unicamente in occasioni del tutto straordinarie. Considerato però che pure su quel pianeta succedono dappertutto dei piccoli imbrogli, non deve far meraviglia se qualcosa di simile succede anche rispetto alla durata di un tale mantello, durata reputata là quasi eterna, mentre talvolta il mantello, già da lungo tempo perfettamente logoro, è stato sostituito con un altro lavorato con pelli di altri animali che poi viene spacciato per un mantello autentico di pelle di Bauor.

18) La dignità di grande patriarca, così acquistata per effetto del possesso di un mantello di Bauor, rimane ereditaria e passa ai figli e ai pronipoti del gran patriarca finché l’esistenza del mantello può venire tangibilmente dimostrata: se qualcuno, però, in seguito ad una nuova impresa coronata da successo, giunge in possesso di un nuovo mantello e ne comprova l’esistenza in tutto il paese, soltanto allora il vecchio patriarca decade dalla sua dignità. Tuttavia egli continua a venir considerato dal popolo come persona di grande riguardo; in questo caso anche l’infimo brandello di un simile mantello di Bauor conserva appieno il suo prestigio, per dir così, quale diploma di nobiltà, e il possessore gode dei privilegi che gli spettano finché può dimostrare l’esistenza anche di un minimo pezzetto di un mantello di questa specie. Una volta, però, che le tarme abbiano roso anche quest’ultimo brandello, essi hanno distrutto pure la dignità di un simile antico patriarca, a cui non resta altro che il vano ricordo della sua gloria passata.

19) Tuttavia noi non c’intratterremo più oltre su questo argomento che veramente concerne le istituzioni politiche su Saturno, dato che non siamo ancora arrivati con la nostra esposizione all’uomo, bensì noi riprenderemo a trattare della fauna. Prima di occuparci degli animali domestici, diamo un’occhiata, così in generale, al genere degli animali selvaggi.

 

[indice]

Cap. 29

Sull’armonia dei corpi mondiali ed esempi dell’arte tonica

Insegnamenti sulla dottrina dei toni nella Creazione

Concordanza tra il mondo degli animali di Saturno e quelli della Terra

 

1) Come già vi è noto, noi ora facciamo oggetto di osservazione solamente gli animali di ogni singola specie che si distinguono per qualche caratteristica particolare, e per conseguenza, in base a quanto dettovi finora, ormai sarete a conoscenza di quali animali straordinari siano propri di quel pianeta. Tuttavia, dalla descrizione di questi animali straordinari, avrete anche rilevato che essi per lo più sono di tale natura che nessuno è proprio somigliante del tutto a qualche animale, tanto della vostra Terra quanto di un altro pianeta.

2) Nondimeno, fra l’uno e l’altro pianeta vi è d’altro canto sempre un’incessante armonia in tutto, senza la quale due corpi mondiali, per quanto anche infinitamente distanti l’uno dall’altro, non potrebbero sussistere. Ora, affinché voi questa cosa la possiate comprendere in maniera il più possibile giusta e precisa, devo anzitutto rendervi attenti sul fatto che l’armonia vi è e vi può essere solamente quanto l’effetto è la conseguenza dell’una e la stessa causa.

3) Se voi, per esempio, tendete una corda armonica su un asse di legno e la pizzicate, la corda renderà sempre un suono di una determinata altezza o profondità. Più tenderete la corda, più il suono si farà intenso o acuto; se invece allenterete la corda, il suono si farà in proporzione più grave. Dunque: “Qual è la causa della risonanza?” – Ecco, voi potreste cercare quanto volete, ma non sareste capaci di trovarne altra all’infuori dell’asse di legno e della corda che vi è tesa sopra; ogni qualvolta farete agire questa causa attraverso uno sfregamento, si produrrà sempre il medesimo effetto. Le modifiche del tono in altezza e in profondità in questo caso non c’entrano per niente, poiché il tono rimane tono, sia che sia acuto o grave. Pertanto, voi sarete portati a domandarvi: “Che cosa produce veramente il suono? L’asse levigato del legno, oppure la corda?”. – Ed Io vi rispondo che non è l’asse da solo, né la corda da sola, bensì il fenomeno lo si ha perché ambedue concorrono in comune a produrlo: l’asse levigato, nella sua integrità, ha costantemente pronte tutte le immaginabili forme e misure per la produzione del suono, mentre la corda vibrante sull’asse suscita e rende manifeste queste forme in maniera ben distinta l’una dall’altra. Così l’asse piallato risulta essere l’organo depositario di tutte le forme sonore immaginabili, e la corda tesavi sopra, lo strumento atto a destare tali forme e a renderle percettibili ai sensi. Ed affinché questo sia possibile, è evidente che fra l’asse piallato e la corda deve esistere un innegabile rapporto di armonia.

4) Forse qualcuno sarebbe disposto ad ammettere che anche l’aria costituisce un mezzo per la formazione del suono, ma a tale proposito è necessario considerare che mai e poi mai possono concorrere alla produzione di qualche effetto più di due cause di polarità opposte che sono reciprocamente in conflitto. Il mezzo non può mai essere considerato come una causa, bensì unicamente come una via attraverso la quale l’effetto ottenuto dalle due polarità si rende manifesto.

5) Prendete come esempio il fluido magnetico! Questo, nella sua caratteristica polarità, può trovarsi solamente quando una verga di ferro se ne sia saturata, ovvero: non agisce piuttosto liberamente in se stesso con tale sua polarità in tutto l’infinito? Vedete, dunque, la verga di ferro non è evidentemente altro che una via attraverso la quale questo fluido viene messo in grado di manifestarsi in maniera percettibile ai vostri sensi, mentre la verga, in sé e di per sé, non può essere considerata una causa generante il fluido magnetico.

6) Oppure: “È forse l’aria o l’etere, che ricolma lo spazio fra il Sole e un pianeta, quell’elemento che produce la luce? O non sono essi, piuttosto, semplicemente la via tramite cui la luce emanata da un Sole arriva fino ad un pianeta, qualora questo sia costituito in modo da poter accogliere la luce?”

7) Dunque, rispetto alla formazione del nostro tono, noi non consideriamo l’aria come un mezzo che produce il tono stesso, bensì soltanto come una via attraverso la quale le forme sonore, come quelle ottenute dalla corda in comunicazione con l’asse piallato per tensione, possono essere percepite dall’orecchio.

8) In generale, con la parola ‘tono’ voi non dovete intendere il suono per se stesso, bensì unicamente una forma strappata ad una qualche superficie liscia ed elastica mediante vibrazioni di un determinato grado. Il suono, in se stesso, è solamente una testimonianza che, per effetto delle regolari vibrazioni di un corpo atto a vibrare, si sono sviluppate le forme di un altro corpo posto alla sua base. Quantunque siate esperti dell’arte dei suoni, tuttavia Io vi dico che quasi in nessun ramo dell’arte o della scienza siete così poco esperti quanto appunto nell’arte dei suoni e dell’acustica, perché voi non ne comprendete nulla di più di quanto ne comprendano i vermi che rodono la corteccia morta di un albero. Vedete, voi affastellate bensì assieme dei vari toni nelle loro varie altezze, cioè acuti e gravi, e certo vi dilettate di questa musica, tuttavia questo diletto non si differenzia per nulla da quello che provano i vermi quando rodono la corteccia morta dell’albero. E infatti: a chi di voi è mai venuto in mente che il tono è invece una delle forme più meravigliose che esistano?

9) Vedete, se voi emettete con la vostra gola una qualche nota o la producete con uno strumento musicale, voi della nota stessa altro non sapete dire se non che questa nota è un do o un fa, e si trova in questa o in quell’altra ottava e potete tutt’al più stabilire ancora da che strumento è stata emessa. Considerate bene la cosa e confessate poi se dal tono voi sapete molto di più oltre al fatto di poter valutarne con il vostro orecchio la qualità e giudicare dal reciproco rapporto fra un tono e l’altro se vi è consonanza o dissonanza. E così, quando avete fatto ciò, per voi è perfettamente esaurita la vostra possibilità di giudizio riguardo al tono.

10) Ma affinché tanto più profondamente vi convinciate come in nessuna altra arte voi siate così poco esperti quanto in quella dei suoni, Io Mi limiterò a dirvi di sfuggita soltanto poche cose riguardo al tono stesso.

11) Voi sapete che su uno stesso asse possono essere tese parecchie e varie corde, delle quali ciascuna, a seconda del grado di tensione, darà un tono più o meno acuto o più o meno grave, e tutto ciò sul medesimo asse. Ma se su quest’uno e medesimo asse possono essere prodotti tanti possibili toni in tutte le loro sfumature in numero così vario, bisogna evidentemente concludere che in quell’uno e medesimo asse deve trovarsi presente un numero quasi infinito di forme, perché queste possano manifestarsi in maniera perfettamente percettibile in seguito a tutti i possibili ed immaginabili gradi di tensione delle corde stesse.

12) Se voi esaminate l’asse in sé e per sé, cosa vi scorgete? Nient’altro che un asse vuoto e piallato. E quando osservate la corda che vi è tesa sopra, cosa scorgete? Nient’altro che un filo uniforme ed elastico di budella d’animale, oppure metallico. Dunque, all’infuori delle due banali uniformità, voi non vi troverete dinanzi niente che si presti a qualche dissertazione filosofica. Tuttavia in queste due uniformità banali si tiene celata una multiformità così varia, che tutti i musicisti assieme, dai tempi di Davide fino ad oggi, nonostante le loro molte composizioni, non ne hanno tratto fuori ancora nemmeno la miliardesima parte, anche se questi toni esteriori, in sé e di per sé, in rapporto al vero e proprio tono, non sono altro che quello che la corteccia morta di un albero è in rapporto all’invisibile vita interiore spirituale dell’albero stesso.

13) Dunque: “Che cos’è il tono?”. – Il tono non è altro che un manifestarsi delle forme spirituali armoniche dalla varietà infinita, tali e quali come sono insite nella materia o almeno come nella stessa si celano. Perciò l’asse o la cassa armonica di uno strumento musicale è un mondo infinito ricolmo di forme spirituali, e quando voi, per esempio, da uno strumento avete prodotto un do o un la, mediante questo semplice suono si è manifestato al vostro orecchio, in maniera uniforme e ben precisa, né più né meno che un’intera creazione (spirituale) con tutto il suo complesso di esseri di ogni specie in numero incalcolabile in eterno.

14) Voi, però, restate attaccati soltanto a quello che il vostro orecchio rudimentale percepisce, ma non fate affatto attenzione a quello che si nasconde dietro a ciò che avete percepito; quantunque, dopo aver inteso vari suoni che si susseguono in una serie armonica, s’insinuino in voi dei grandi presentimenti e le forme spirituali viventi vi si stringano intorno da ogni parte, eppure, voi restate ancora ciechi e continuate invece a rodere la scorza senza pensare affatto che ad ogni semplice suono, appunto per effetto del tono percettibile di una sola parola, sono sorte tutte le cose che ricolmano l’infinità intera. Da tutto quello che è stato detto potete dunque già farvi un’idea relativa di ciò che è veramente un tono e quanto diverso è il suo significato da quello del semplice ed uniforme suono che voi chiamate “tono”.

15) Ma considerato che prima siamo partiti dai rapporti armonici ed abbiamo spiegato come tra un asse levigato e una corda tesavi sopra esista una costante armonia, e che da questa armonia derivano, secondo l’esteriorità, gli stessi effetti, noi possiamo pure, in base a ciò, avvalorare adesso appieno la nostra prima tesi secondo cui deve esistere una costante armonia anche tra due corpi mondiali, per quanto sia grande la distanza che li separa l’uno dall’altro.

16) “Ma perché questo?”. – Immaginatevi che il Sole sia l’asse o la cassa armonica e che i pianeti dal canto loro rappresentino le corde che vi sono tese sopra. Quando poi queste corde planetarie, circolanti intorno alla cassa di risonanza del Sole, vengono fatte vibrare per mezzo della luce emanante da questo, le corde planetarie stesse accolgono in questo modo tutte le forme che si trovano già nel Sole, dopo averle ricevute attraverso la sua luce, e poi le rendono percettibili nella loro essenzialità formale.

17) Se, dopo di ciò, voi considerate che la corda del pianeta Saturno è tesa sul medesimo Sole nel quale è tesa pure la corda della Terra che voi abitate, deve anche riuscirvi chiaro ed evidente che la stessa causa, che agisce sulla vostra Terra e che fa sorgere su di essa percettibilmente le sue forme, produrrà anche su Saturno i medesimi effetti che produce sulla Terra.

18) Se voi ad esempio prendete un pianoforte da sette ottave e contemporaneamente uno da cinque, nessuno potrà negare che il pianoforte dalla tastiera più ampia potrà dare certamente note più basse e più alte di quello dalla tastiera ridotta. Entro i limiti però dell’estensione del pianoforte più piccolo, anche quello grande si troverà all’unisono, con il primo a cominciare dalla nota più grave fino alla nota più acuta di questo, naturalmente purché vi sia sincronia nel movimento dei tasti; d’altro canto, è pure certo che i suoni dello strumento più grande avranno maggiore intensità e risonanza e saranno più perfetti di quelli dello strumento piccolo.

19) Come vedete, ora abbiamo veramente già tutto quello che ci occorre. Io già da principio dissi che noi avremmo dato un’occhiata generale a tutta la fauna di Saturno che vive allo stato brado, prima di passare alla descrizione particolareggiata degli animali domestici di quel pianeta. Ed Io vi dico che una simile occhiata generale ormai l’abbiamo già data, poiché questa raffigurazione della forza produttiva del Sole era necessaria, affinché quanto ancora rimane da dire non appaia come un vaneggiamento o una descrizione imposta delle cose su quel pianeta, così da indurre alla conclusione che Colui che va rivelando questo, avendo perduto il filo della fantasia e che in conseguenza di ciò è ricorso per la spiegazione a quello che la Terra, quale pianeta, offre in fatto di apparizioni formali, dirà: “Tutta la fauna terrestre, salvo poche varianti, si trova pure su quel pianeta, soltanto che là tutto è in proporzione più grande, più forte e dai colori più vivaci, in seguito alla suddivisione della luce solare già più accentuata”.

20) Ma poiché abbiamo fatto precedere questa rappresentazione anatomizzata dei rapporti armonici, nessuno che sia di cuore fedele troverà da ridire se ora vi dico che: dal vostro più grande elefante primigenio fino al minuscolo topolino, questi animali, senza eccezione alcuna, vivono tutti anche sulla superficie di Saturno, soltanto che essi sono in proporzione più grandi e più robusti, e i colori della loro pelle variano tra l’azzurro, il verde, il rosso, il bianco e il nero, mentre gli animali sulla Terra appaiono di rado con colori tanto marcatamente spiccati, per la ragione che i raggi del Sole cadono sulla Terra con eccessiva intensità e quindi sono ancora poco divisi. La colorazione è certamente un effetto della luce, e i vostri fiori sono bensì anch’essi colorati in maniera molto varia, ma ai vostri colori manca tuttavia sempre quella certa vivacità e quello splendore per i quali appunto tutti i fiori di Saturno appaiono così pieni di vita, ed altrettanto si può dire dei colori che hanno gli animali, come pure anche l’uomo stesso.

21) Quanto ora è stato detto, dunque, basta a completare l’occhiata generale che abbiamo voluto dare ai quadrupedi ed anche al resto del mondo animale di quel pianeta; perciò adesso considereremo un po’ più da vicino soltanto quei pochi animali domestici che la tastiera a cinque ottave del pianoforte terrestre non contiene.

 

[indice]

Cap. 30

Tra gli animali domestici di Saturno la mucca Buka è l’animale più utile in assoluto

 

1) Il primo animale domestico a cui dedicheremo la nostra attenzione è la grande mucca domestica degli abitanti di Saturno, che essi chiamano Buka. Voi probabilmente sarete prima o dopo indotti alla seguente riflessione: “Ma perché la mucca deve essere considerata per prima, e non invece il toro?”. – Qui però non si tratta di passare in rassegna il mondo animale secondo un criterio scientifico, vale a dire secondo l’ordine stabilito dai cosiddetti zoologi che prevede quasi sempre che il maschio debba venire prima della femmina; qui si tratta di fare semplicemente la descrizione degli animali di quel pianeta secondo il rango che occupano in fatto di utilità, e quindi secondo la loro importanza. Dato quindi che su Saturno la mucca è un animale molto più utile, e per conseguenza anche molto più importante, così, fedeli al nostro buon ordine, la lasceremo passare innanzi al maschio, cioè al toro.

2) Dunque: “Che specie di animale è questa Buka? Come si presenta? Che grandezza ha? E in quali regioni vive comunemente?”

3) La Buka o mucca di Saturno è un animale di colossali proporzioni; tuttavia, malgrado il suo corpo gigantesco, è quanto mai mansueta, e in rapporto alle sue dimensioni ha bisogno di assai poco foraggio, ma invece, tanto più beve acqua.

4) Fra tutti gli animali di quel pianeta, questo è incontestabilmente il più utile e, con il suo latte molto abbondante, saporitissimo e dal colore tendente al giallognolo, fornisce agli abitanti di Saturno un alimento assolutamente di primordine. A voi certo interesserà sapere quanto latte una simile mucca può fornire secondo le vostre misure in un giorno di Saturno. Orbene, dato che una giornata di Saturno non si differenzia molto da una giornata terrestre, non deve farvi tanta meraviglia se vi dico che questa mucca, con una mungitura perfetta e regolare, fornisce in una giornata non di rado fino a 1000 dei vostri emeri (56.000 litri)  di latte.

5) (Notabene: Una mucca di questo genere certo più d’uno dei baroni dell’industria agricola sulla vostra Terra vorrebbe possederla, naturalmente purché non ci volesse per nutrirla molto più foraggio di quanto ne consuma una delle vostre terrestri e l’animale potesse avere, oltre a ciò, a sua disposizione acqua da bere in quantità a suo piacimento. Ma, considerato l’estremo senso del guadagno che anima questa gente, c’è pericolo che la loro economia spirituale venga eccessivamente turbata dal possesso di una simile mucca; perciò lasciamo questo animale così com’è piuttosto su Saturno, quantunque a Me non sarebbe proprio impossibile creare anche sulla Terra una mucca del genere di quella di Saturno).

6) Dunque: “Come si presenta su Saturno una simile mucca?”. – In quanto alla forma essa ha una discreta somiglianza con la femmina del cosiddetto Auerkuh. In grandezza, però, non c’è paragone possibile con questa, perché essa è tanto grande, che una comune mucca terrestre, posta sulla sua schiena, non farebbe miglior figura di una mosca sulla schiena di una delle vostre mucche. Il maschio, cioè il toro, è, dopo il Mud, quasi il più grande animale di quel pianeta. Tuttavia la femmina è considerevolmente più piccola del maschio. Se una simile mucca di Saturno si trovasse qui sulla vostra Terra, voi, salendo sulla sua schiena, potreste spaziare con l’occhio su un territorio di gran lunga più vasto che se vi trovaste sulla cima del vostro Plabutsch (monte nelle vicinanze di Graz); va però osservato che anche su Saturno stesso la grandezza di queste mucche varia molto da una regione all’altra.

7) La specie più grande vive in quell’immenso continente a cui è stato fatto cenno già all’inizio della presente rivelazione. In questo continente, dunque, una simile mucca arriva non di rado a 400 tese (760 m) di altezza ed è lunga circa il doppio dalla testa alla coda (1520 m). Il suo corpo è sostenuto da quattro gambe solide in proporzione, le quali, in rapporto al rimanente del corpo, sono tuttavia più corte di quanto lo siano quelle della mucca terrestre rispetto al suo corpo. Tra le due gambe posteriori le pende una poppa straordinariamente grande provvista di otto capezzoli relativamente lunghi, che però vengono sempre a distare ancora altre quaranta tese dal suolo quando l’animale è in piedi.

8) “E come viene munta una mucca di questo genere?”. – Non così come da voi, perché questo animale fornisce il latte spontaneamente e, data la speciale costruzione del suo organismo, il dare o il ritenere il latte dipende sempre dalla sua istintiva volontà. – “Ma come sanno gli abitanti di Saturno quando la mucca vuole liberarsi del latte?”. – Ecco, essi se ne accorgono anzitutto dal gonfiore della poppa, e poi dal fatto che l’animale da sé si dedica al riposo, dopo aver solitamente bevuto una grande quantità d’acqua.

9) Dunque, quando la mucca si è così adagiata a terra per riposare, allora quegli abitanti si affrettano a raggiungerla, muniti di quei grandi recipienti ricavati dalla pianta di zucca che voi già conoscete, ne porgono le ampie aperture sotto i capezzoli e vi raccolgono poi con ogni cura il latte che la mucca lascia scorrere spontaneamente. Una volta che si è liberata del latte, la mucca lo fa capire emettendo un formidabile ruggito.

10) Ma, dopo aver inteso il ruggito, i raccoglitori del latte si affrettano, con i loro vasi ripieni, ad uscire da sotto il ventre della mucca, affinché, quando questa comincia a muoversi, qualcuno non venga urtato o calpestato dai piedi colossali e pesanti della nostra Buka. Con un animale che abbia già parecchi anni d’età, un simile pericolo non è mai da temersi, perché esso evita di fare un sol passo finché sente che si trova sotto il suo ventre anche una sola persona; invece con una mucca giovane che, naturalmente, è molto più vivace, è necessario usare maggior prudenza.

11) “Come poi adoperano gli abitanti di Saturno questo latte che è squisitissimo?”. – Quasi precisamente come voi, soltanto, per aggiungerlo al caffè non lo usano affatto, per la ragione che quegli abitanti non conoscono affatto alimenti pazzi e straordinariamente dannosi di questo genere. Essi pure cuociono bensì qualcuno dei loro cibi, ma l’estratto di un frutto carbonizzato essi lo fuggono invece come la peste, dato che essi sanno molto bene come gli alimenti sono tutti sani e nutrienti, più che non in altro modo, precisamente così come Io li ho preparati in natura e cotti al puro fuoco del Mio Sole.

12) Quegli abitanti però ricavano, come voi, dal latte burro, strutto e formaggio, e tutto ciò costituisce il loro cibo preferito, particolarmente il formaggio spalmato di burro e miele. Per altro, su Saturno il miele non è il prodotto di qualche specie d’api, bensì proviene da una qualità di fiori dallo squisito profumo, provvisti di calici molto grandi, i quali sono per metà ripieni di tale miele.

buka.JPG13) Ecco dunque spiegato in poche parole come gli abitanti di Saturno usano il loro latte. Per conseguenza, altro non ci resta ancora da vedere che il colore della pelle di questa mucca. Il suo corpo è di colore grigio-azzurrastro sul dorso e sui fianchi, il ventre è completamente bianco; le gambe, a cominciare dal corpo, assumono gradatamente una tinta azzurra sempre più cupa, e ciò sia detto tanto dalle gambe anteriori, quanto di quelle posteriori. La coda di questo animale è pure di colore più scuro di quello del corpo e termina con un abbondante ciuffo di pelo colore rosso cinabro. Il collo è, in proporzione, slanciato piuttosto che massiccio ed è, a cominciare dalla testa fino alle gambe anteriori, provvisto di una criniera spiovente da ambo le parti, essa pure di colore rosso cinabro, così forte e lunga che certi peli raggiungono spesso la lunghezza di cinquecento tese. Anche la testa, in rapporto al rimanente del corpo, è piuttosto piccola e sprovvista di corna. Soltanto il maschio ha due piccole corna sporgenti verticalmente e curvate all’indietro, come quelle di un vostro camoscio.

14) Per quanto riguarda ancora la testa di questa mucca, qualcosa di notevole sono le sue orecchie, delle quali ciascuna misura non di rado dalle trenta alle quaranta delle vostre tese in lunghezza e corrispondentemente all’incirca un terzo di questa misura in larghezza. Le orecchie sono di un bianco abbagliante. La fronte di questo animale è grigio chiaro, un po’ più scura nella regione degli occhi relativamente grandi. Il muso di questa mucca non differisce da quello della vostra terrestre; è nudo anch’esso e di una tinta grigio scura. Tutto il rimanente del corpo assomiglia, sotto ogni aspetto, alle corrispondenti parti in un uro femmina della vostra Terra, come abbiamo già avuto occasione di menzionare.

15) Voi potreste chiedere se questa mucca viene tenuta in una stalla. No di certo! Questo animale è troppo grande per poter essere alloggiato come si conviene in una stalla. Invece esso viene tenuto in un giardino vivente, il quale non consiste in altro che in un ampio tratto di prateria recintato dai cosiddetti alberi-parete; ora questa mucca, nonostante le sue colossali dimensioni, non può varcare il recinto, perché, in primo luogo, essa ha le gambe, in proporzione all’intero suo corpo, piuttosto corte e, secondariamente, quando cammina, non può mai sollevarle più di cinque tese da terra. Questa è dunque la stalla per una tale mucca! Però non si deve dimenticare che un prato recintato di questa specie non di rado è vasto come tre volte tutta la vostra patria.

16) “E quante sono le mucche che può possedere un abitante di Saturno?”. – A questo riguardo posso dirvi che il possessore di dieci mucche di questa specie, e oltre a ciò di due tori, viene reputato là una persona facoltosissima.

17) Ora questo è tutto quello che di notevole va segnalato alla nostra attenzione rispetto a questo animale e perciò passeremo adesso da questo ad un altro animale domestico altrettanto utilissimo e cioè alla cosiddetta capra azzurra che ci riserviamo di esaminare più attentamente alla prossima occasione.

 

[indice]

Cap. 31

La capra azzurra il cui latte viene barattato e la lana utilizzata

La festa di ringraziamento per la capra

Collegamento degli abitanti di Saturno con il mondo spirituale

 

1) Dunque: “Che genere di animale è questa “capra azzurra” a cui abbiamo accennato la volta precedente?”. – Anzitutto è da notare che, specialmente per la parte meno abbiente della popolazione di quel pianeta, essa è un animale immensamente utile, indispensabile anzi; in maniera particolare poi per gli abitanti che dimorano sulle montagne, dove la grande mucca che conoscete non può trovare affatto condizioni favorevoli di vita, dato che in quelle regioni scarseggia il foraggio e, ciò che è più importante ancora, l’acqua non è sufficiente per soddisfare la straordinaria sete di questo animale.

capra_azzurra.JPG2) Ora, ritorniamo alla capra azzurra. “Come si presenta questo animale fisicamente? Forse come una capra della vostra Terra?. – Oh, no assolutamente! Bensì all’incirca come una renna, che sulla vostra Terra dimora nelle regioni più settentrionali dei vostri continenti. Va da sé che essa, in quanto a grandezza, è un centinaio di volte maggiore della renna terrestre. Questa capra azzurra porta fra le due gambe posteriori una poppa molto grande in proporzione al rimanente del corpo, la quale è provvista di sei capezzoli e gli abitanti di Saturno, in buone condizioni di mungitura, ne possono ricavare facilmente da 10 a 20 emeri di latte (560-1130 litri) al giorno.

3) Questo latte non è così dolce come quello della grande mucca, ma a compensare tale deficienza è più profumato e, come voi usate dire, più sostanzioso. Però spesso succede che i montanari portano giù in pianura gli eccellenti prodotti del loro latte per scambiarli con altre cose indispensabili per loro, poiché su quel pianeta non esiste altra forma di scambio che il baratto che torna a grande vantaggio dei montanari, dato che queste capre non vivono affatto né nelle valli e meno ancora nelle pianure, e invece tanto meglio prosperano sulle alture, dove non di rado si cercano il nutrimento scavando sotto la neve con le corna curvate in avanti e foggiate a pala, poiché dovete capire bene che le più alte vette montuose, specialmente nel periodo dell’ombra proiettata dall’anello, sono coperte di neve e ghiacci esattamente come sulla Terra.

4) Questo animale è alquanto timido per sua natura, ma se la gente lo tratta bene, si fa così mansueto e domestico che corre quasi dappertutto dietro alle persone come un cane fedele sulla vostra Terra; perciò, anche quando queste sono costrette ad allontanarsi temporaneamente dalle loro case, devono legarlo ad un qualche albero mediante una corda lunga e robusta intrecciata con fili d’erba per trattenerlo. Gli abitanti di Saturno, particolarmente poi quelli che dimorano sulle montagne, celebrano una volta all’anno perfino una festa allo scopo di rendere grazie al grande Spirito per aver loro concesso questo animale molto utile.

5) A questa festa viene condotta una quantità di queste capre, scelte fra le più belle, che abbia le poppe ricolme. Arrivate sul posto, vengono disposte in linea circolare e si procede subito alla mungitura del latte dentro a dei vasi molto belli ed accuratamente puliti. Poi gli animali vengono guidati verso un bacino che si trova sempre nelle immediate vicinanze del luogo della festa, bacino che è sempre ricolmo dell’acqua prodotta dall’albero della pioggia e, con quest’acqua squisita e quanto mai pura, essi vengono abbeverati, quasi a dimostrare loro l’animo grato di quegli abitanti; infine vengono lasciati in libertà affinché possano pascersi a piacimento con l’erba rigogliosa dei prati che si trovano sempre intorno ad un simile bacino dell’albero della pioggia.

6) Poi gli intervenuti alla festa ritornano al posto dove li attende il latte munto di fresco. Ciascuno prende il suo vaso e lo porta al tempio istituito appositamente agli scopi di questa festa, tempio che di solito consiste in un tratto di terreno recintato da alberi-raggiera o da alberi-specchio, qualora questi prosperino in quel luogo. A tale riguardo è bene notare che in quel pianeta tutti i templi dedicati al servizio divino consistono esclusivamente di alberi fra i più belli, con la qual cosa però non è detto che si tratti di tavole di legno sovrapposte l’una all’altra, come succede da voi, bensì effettivamente di alberi viventi, soltanto che questi vengono anzitutto piantati in buon ordine uno accanto all’altro come da voi gli alberi dei vostri giardini, e poi regolarmente ed artisticamente potati, in modo che, quando un simile tempio sia completamente cresciuto, acquisti un aspetto tanto prodigiosamente bello, in particolare poi al tempo della fioritura, che voi sulla Terra non riuscireste mai a farvene un’idea. Inoltre non bisogna dimenticare che un tempio di questa specie è solitamente così grande, che a voi occorrerebbe quasi un’intera giornata di cammino per arrivare dall’ingresso fino al sacro portale d’uscita situato dalla parte opposta.

7) Quando dunque i partecipanti hanno tutti finito di trasportare nel tempio i loro vasi ricolmi di latte, essi rendono grazie al loro grande Spirito per il dono di questo utilissimo animale domestico e poi anche per il latte fornito dallo stesso. Dopo di ciò l’anziano si leva da in mezzo a loro ed invita gli astanti, così devotamente raccolti, a prostrarsi con le facce a terra.