Rivelazioni

nel 1841 al mistico e profeta

Jakob lorber

Il nostro satellite apparentemente privo di vita in una comunicazione nata per il desiderio della figlia di un amico di Lorber, la quale chiede che cosa è la Luna, che cosa c’è su di essa, e a cosa essa serve sotto l’aspetto spirituale.  Il Signore ci guida alla comprensione delle sue caratteristiche e scopi, nonché della vita dei suoi piccoli abitanti. Ma l’uomo vi ha mai messo o vi metterà mai il suo piede? Cenni alle cause del sonnambulismo.

 

 

La Luna

 

Lato conosciuto      lato nascosto

 

Traduzione dall’originale tedesco “Erde und Mond

Casa Editrice: Lorber-Verlag - Bietigheim - Germania

Copyright © by Lorber Verlag

Copyright © by Associazione Jakob Lorber

Casa editrice “GESÙ la Nuova Rivelazione” (BG)

[ commento sulla Luna ]

 

INDICE

Cap. 1   Essenza e destinazione della Luna

Cap. 2   Gli uomini sulla Luna

Cap. 3   Gli animali sulla Luna

Cap. 4   La superficie e gli spiriti sulla Luna

Cap. 5   Quattro domande relative alla luna

Cap. 6   Il fluido magnetico

 

 

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Cap. 1

Essenza e destinazione della Luna

1° maggio 1841, dalle 16 fino alle 18

[Doni del Cielo vol. 1 – cap. 127]

 

Giulie H[1]. domandò: “Che cosa è la Luna? Esistono anche lì uomini, così come qui?”.

Scriventi: Ans. H., Giulia H. e Guglielmina H. In risposta alla domanda di Giulie H. sulla Luna il servitore Jakob Lorber ricevette in quel giorno e in altri giorni seguenti, un’ampia comunicazione sulla natura della compagna della nostra Terra, e sulla vita che si trova sulla stessa.

 

                         1.               Ebbene, per quanto riguarda la Luna, essa è un corpo celeste ancora più solido della vostra Terra, ed è per così dire una figlia della Terra, cioè è formata dallo stesso materiale di cui è composta la Terra.

                         2.               Essa è stata assegnata come satellite al vostro pianeta allo scopo di raccogliere le energie magnetiche sgorganti dalla Terra, per poi distribuirle secondo i bisogni del pianeta; ecco perché il suo percorso intorno alla Terra è così sinuoso. Infatti, esso si regola sempre secondo la maggiore o minore quantità di fluido magnetico presente sulla Terra; ma avviene anche il contrario, e cioè anche il percorso della Luna, quale portatrice di tale sostanza, si regola a seconda degli eventuali bisogni della Terra in rapporto a questa sostanza vitale naturale. Questa è la funzione principale della Luna.

                         3.               Qualora un pianeta sia più piccolo della Terra, allora esso non ha bisogno di satelliti, poiché la funzione dei satelliti viene assunta da montagne molto alte, ciò che è appunto il caso di Venere, Mercurio, Marte e di alcuni altri pianeti molto più piccoli ancora. I pianeti più grandi, invece, devono essere provvisti di una ed anche più lune, le quali hanno il compito di rendere al rispettivo pianeta il servizio ormai già noto.

                         4.               Però anche sulla Luna come sulla Terra ci sono uomini e innumerevoli altre creature. Nessuna Luna però è abitata dalla parte che è costantemente rivolta al pianeta, ma lo è sempre dalla parte opposta, poiché la parte rivolta verso il pianeta non è provvista né di aria, né di acqua, né di fuoco, né di tutto ciò che è necessario alla vita organica.

                         5.               A questo punto voi sarete portati a domandare: «E perché è disposto così?». La risposta è questa: «Perché nessun satellite può avere un movimento intorno al proprio asse, e ciò per il motivo che la forza di attrazione della Terra, come in generale di ogni pianeta, alla distanza in cui si trova la rispettiva Luna è ancora troppo grande». Se la Luna dunque fosse dotata di un moto rotatorio, per quanto lento, intorno al proprio asse, per effetto di tale rotazione in primo luogo risulterebbe potenziata la forza di attrazione del pianeta nella proporzione in cui la rotazione della Luna verrebbe a trovarsi rispetto a quella del pianeta, cioè se la velocità di rotazione della Luna si avvicinasse, per quanto riguarda il tempo, alla velocità di rotazione della Terra così da far compiere alla Luna un giro intorno al proprio asse - all’incirca nello stesso tempo in cui lo compie il pianeta -, allora, per effetto della forza di attrazione del pianeta che per questo motivo è crescente, una parte dopo l’altra della Luna si staccherebbe e precipiterebbe sulla Terra. Inoltre, con una rotazione così lenta come quella del pianeta verrebbe comunque reso alla Luna un ben magro servizio riguardo alla proporzionale distribuzione dell’aria, dell’acqua e così anche del fuoco, per quanto le cose potessero restare così come sono ora, cioè sulla parte opposta al pianeta. Infatti l’acqua, l’aria e il fuoco su un corpo mondiale devono venire fatti circolare dalle montagne con una velocità proporzionata; in caso diverso questi elementi tanto necessari alla vita organica andrebbero accumulandosi dalla parte opposta al rispettivo corpo centrale a causa della forza centrifuga e del loro stesso peso allo stato liquido o fluido.

                         6.               Ma se ciò davvero accadesse, domandate a voi stessi: «Chi mai potrebbe necessariamente vivere su un simile corpo mondiale?». L’essere organico potrebbe vivere finché si trovasse entro la zona dell’aria e dell’acqua, ma non appena l’essere fosse uscito dalla zona summenzionata per effetto della rotazione, egli dovrebbe necessariamente restare soffocato nello spazio vuoto d’aria, qualora non fosse già prima annegato sotto lo strato dell’acqua.

                         7.               Ebbene, lo stesso accadrebbe della Luna se avesse anche solo una rotazione lenta come la Terra! Essa invece, per distribuire adeguatamente sulla sua superficie l’aria, l’acqua e il fuoco, dovrebbe avere una velocità di rotazione intorno al proprio asse cinque volte maggiore; vale a dire che in 24 ore terrestri essa dovrebbe girare cinque volte intorno al proprio asse, ciò che però avrebbe per conseguenza l’annientamento completo del corpo lunare già entro cinque anni, e la Terra sarebbe disseminata di parti di Luna. Quale effetto poi avrebbero le masse che scendono a precipizio dalla Luna sulla Terra, questo non è proprio necessario che Io ve lo descriva con maggiori dettagli, basta che vi dica che là nessuno potrebbe restare in vita.

                         8.               Se voi considerate tutto ciò con un po’ d’intelletto, non vi sarà difficile comprendere il perché la Luna non sia dotata di un proprio moto rotatorio e perché anche tenga rivolta una sola ed unica parte verso la Terra.

                         9.               Affinché comprendiate completamente la Luna e la sua abitabilità, dovete sapere che la Luna è veramente “Luna” solo sul lato rivolto al pianeta [Terra]. Sul lato opposto però non è “Luna”, bensì un continente completamente compatto.

                       10.            Ciò che dunque è ‘Luna’, questa non è compatta, ma molto molle, quasi così come una schiuma del mare un po’ solidificata, le cui parti più solide sporgono in fuori come montagne, mentre invece le parti più molli sprofondano come cavità e crateri verso il centro dell’intero corpo mondiale.

                       11.            In alcuni di questi sprofondamenti si trova ancora (non potendo sfuggire) dell’aria atmosferica, la quale, se osservata attraverso un potente telescopio, sembra quasi così come se fosse acqua. Tutti i punti elevati, come anche i pochi profondi crateri, non hanno tuttavia nessun’aria atmosferica, ma soltanto etere, lo stesso che si trova negli spazi liberi tra il Sole ed i pianeti.

                       12.            Questo lato della Luna però non è abitato da nessun essere organico, ma i suoi abitanti sono di specie spirituale. Questi abitanti spirituali nella vita fisica erano completamente avidi del mondo e vengono ora esiliati là per migliorarsi, affinché si possano in questo modo ancora “saziare guardando” sufficientemente il mondo.

                       13.            Quando poi, dopo tempi considerevolmente lunghi, si accorgono che il “guardare a bocca aperta il mondo” non porta frutto alcuno e porgono orecchi a maestri là inviati, allora i volenterosi vengono subito guidati da qui ad un più elevato e beatificante gradino di libertà.

                       14.            I meno docili però vengono nuovamente rivestiti di corpo sulla “terra” della Luna, [vale a dire sul lato opposto del pianeta] e lì devono campare in modo meschino e molto miseramente. Essi dapprima devono lottare con il più grande freddo e le tenebre; e per secondo anche con un caldo insopportabile. Poiché la notte dura lì quasi quattordici pieni giorni terrestri ed altrettanto a lungo dura il giorno. Verso la fine di ogni notte là diventa freddo come sulla Terra al Polo nord. Ed alla metà e verso la fine del giorno diventa così caldo che nessun essere vivente riesce a resistere in superficie.

                       15.            Questi abitanti come anche tutti gli altri esseri organici [sul lato opposto] dimorano nel sottosuolo. In questa dimora sotterranea devono passare più della metà del giorno, come anche più della metà della notte. Perciò lì non esistono né case né città, così come da voi, bensì le dimore sono nelle profondità del mondo lunare; qui e là anche nei crepacci e cavità dei monti.

                       16.            Lì non esistono alberi che potrebbero portare frutti, ma soltanto radici, come per esempio presso di voi le patate, rape, carote e simili. Queste piante vengono messe nella terra all’inizio del giorno ed alla fine dello stesso sono completamente mature.

                       17.            All’inizio dell’imbrunire della notte gli uomini vengono fuori delle loro caverne, raccolgono questi frutti e li portano subito nelle loro dimore sotterranee, di questi essi si nutrono poi durante la notte, come anche durante l’intero giorno seguente.

                       18.            Degli animali domestici c’è soltanto da menzionare una specie di pecora terrestre, che per questi abitanti è come la renna per i paesi del nord. Esistono inoltre, tanto nei fiumi che nei laghi – che sono abbastanza diffusi sul suolo lunare – una quantità di animali acquatici, come anche alcune piccole specie di uccelli non dissimili dai vostri passerotti, come anche interi eserciti di insetti ed altri animaletti a due, tre e quattro zampe, il cui scopo ed ulteriore descrizione riprenderemo in un’altra occasione. Per intanto basta ciò che è stato detto!

                       19.            Soprattutto però, Miei cari, fate in modo di non dover diventare un giorno anche voi abitanti di questo misero corpo mondiale! Poiché quest’edificio scolastico della vita splendente di gialli è una scuola davvero faticosa! E sarebbe meglio morire sulla Terra in un giorno quattordici volte, che vivere là soltanto un giorno, e questo perché lì gli abitanti stanno molto peggio di quelli sepolti qui nei cimiteri. Poiché questi ultimi non sanno di essere sepolti. Ma gli abitanti della Luna devono vivere [coscientemente] nelle loro tombe; lì spesso vengono anche seppelliti nelle loro dimore sotterranee o da frane oppure da improvvise inondazioni d’acqua.

                       20.            Per quanto riguarda ancora ulteriori fenomeni degni di nota tanto del suolo lunare che dei suoi abitanti, Io ve lo comunicherò in una prossima occasione. Per ora però riflettete su ciò che è stato detto e badate soprattutto a riconoscere e ad utilizzare bene la primavera della vostra vita, allora voi stessi scorgerete nella Luna, quando questa sarà completamente rivelata dinanzi a voi, un Segno molto importante del Figlio dell’uomo nel Cielo! Amen.

                       21.            Questo dico Io per voi, venendo ora sulle nuvole del Cielo! –Amen! Amen! Amen!

 

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Cap. 2

Gli uomini sulla Luna

8.05.1841

 

                         1.               Per quanto riguarda gli uomini sulla Luna, essi sono, come sulla Terra, di due sessi; però essi furono creati solo un migliaio di anni più tardi di quelli terrestri per mezzo di un angelo, al quale erano stati conferiti pieni poteri.

                         2.               Per quanto riguarda la statura essi sono alti poco più di due piedi (circa 63 centimetri), e nell’aspetto assomigliano molto alle vostre popolazioni nane delle regioni artiche. Essi hanno un ventre molto sviluppato che deve adempiere ad una duplice funzione: una per la digestione dei cibi mediante il classico stomaco, l’altra invece per raccogliere e conservare, dentro un secondo stomaco, una specie di gas leggero, il quale assicura a quegli uomini un triplice vantaggio.

                         3.               In primo luogo questo gas li rende più leggeri, ed in seguito a ciò, dato che per la mancanza di legname non possono costruirsi dei ponti, essi sono in grado di saltare con estrema facilità da una riva all’altra di qualsiasi fiume. Dove i fiumi sono proprio molto larghi o se si tratta qua e là di qualche lago, possono agilmente oltrepassare l’acqua nuotando sulla superficie come i pesci. Questo è dunque il primo servizio che rende loro il secondo stomaco.

                         4.               Il secondo vantaggio consiste in ciò: essi, mediante l’emissione violenta di questo gas, arrivano a produrre una specie di scoppi, mediante i quali si avvertono reciprocamente della loro presenza nelle camere sotterranee. Essi inoltre utilizzano questo gas per aumentare la sonorità della voce emessa, che in sé è certamente lieve oltre ogni dire, in quanto la voce, che dipende dai loro soli polmoni, è estremamente debole ed esile. Ed anche questa viene adoperata soltanto dallo spirito costretto dentro al corpo dell’uomo lunare a scopi di ravvedimento. Il vero selenita, come voi lo chiamate, ha inizialmente orrore di questo linguaggio, ma quando lo spirito va man mano migliorandosi, allora l’anima del selenita si affeziona a quello spirito di uomo terrestre dimorante in lui per migliorarsi, e finisce che l’anima del selenita si assimila allo spirito ravveduto, costituendo poi del tutto una cosa sola con lui. Un tale stato infine si risolve con la morte, per lo più immune da sofferenze, del corpo del selenita.

                         5.               Un terzo vantaggio di questo gas dentro il secondo stomaco consiste nel fatto che, mediante la frequente emissione del gas, esso giunge a mitigare la temperatura delle loro spelonche sotterranee durante il periodo rigido della notte. Ora, la cosa si svolge nel modo seguente: siccome le caverne, che servono loro da abitazione, hanno quasi l’aspetto o meglio ancora, viste dall’interno, sono effettivamente incavate così da somigliare ad una grande campana tronca, il cui ingresso però, che sale dal fondo, comunica coll’esterno mediante una specie di scala, avviene che questo leggero gas espulso si accumula dentro questo incavo a forma di campana e rende sopportabile la temperatura dell’ambiente impedendo il libero affluire dell’aria pesante ed estremamente gelida dell’atmosfera esterna. Quest’ultima viene assorbita dal menzionato gas leggero soltanto nella quantità strettamente necessaria alla vita fisica. La stessa funzione viene compiuta da questo gas del secondo stomaco durante i periodi del giorno insopportabilmente caldi, nei quali i seleniti devono ugualmente cercare rifugio sotto terra, con la sola differenza che questo gas, per influsso del vero stomaco della digestione, viene convertito in una specie di fluido ossigenato rinfrescante, il quale, emesso ripetutamente dal secondo stomaco, serve a proteggere le loro dimore a campana contro l’aria ardente che affluisce dall’esterno. Questo è dunque il terzo servizio che rende il secondo stomaco, o serbatoio di gas.

                         6.               Un’altra particolarità di questi esseri umani è di avere gli occhi a doppia funzione. La prima è quella della visione come nei vostri, la seconda invece consiste nel fatto che i loro occhi servono anche da apparato illuminatore nelle tenebrose abitazioni. Questa proprietà si riscontra pure sulla Terra tanto in certi animali quanto, in qualche regione, negli uomini stessi, e precisamente fra coloro in cui la pupilla degli occhi è rossa, come nei conigli. Un’altra dote speciale di questi seleniti è il loro udito quanto mai acuto, per mezzo del quale essi possono percepire il rumore più lieve con estrema facilità anche a distanze considerevoli; è per questo che il padiglione dei loro orecchi è molto più grande e compatto del vostro.

                         7.               Di questa razza umana, il maschio è molto più robusto della femmina, però non nello stesso rapporto esistente sulla Terra fra uomo e donna, ma in quello che vi è tra un fanciullo di dieci anni ed un uomo nella sua piena maturità. Per tale ragione questi seleniti maschi sono di una tenerezza estrema verso le loro donne, e le portano non soltanto, come si suol dire, in palmo di mano nel senso letterale della parola, ma addirittura sulle spalle, a cavalcioni, e perciò là si vedono sempre due creature umane andare l’una sopra l’altra.

                         8.               La donna non deve fare quasi assolutamente nessun lavoro, e viene nutrita dall’uomo al punto che quest’ultimo mastica prima ben bene i cibi e poi li passa dalla sua bocca a quella della donna. Fuori dall’abitazione essa non scende dalle spalle dell’uomo se non in caso di estrema necessità o nel periodo di gravidanza avanzata, e precisamente quando è prossima al parto. In tutta la sua vita la donna non partorisce che due volte, una volta di giorno e una volta di notte. Però dà alla luce sempre quattro figlioli che nascono tutti vivi, e precisamente di giorno quattro maschi e di notte quattro femmine. I bimbi possono subito camminare e i maschi vengono subito abituati a portare la femmina sulle spalle. Che anche sulla Luna i bimbi muoiano talvolta già in tenera età è una cosa naturalissima come lo è sulla Terra, ma agli spiriti estranei viene concesso di prendere dimora in loro solo quando questi bimbi hanno cento giorni o più di età.

                         9.               Tutti questi seleniti sono dotati della seconda vista e vengono interiormente istruiti nella conoscenza di Dio per mezzo di spiriti angelici a ciò delegati. L’istruzione che essi ricevono dagli spiriti angelici serve contemporaneamente ad istruire pure gli spiriti degli uomini terrestri che hanno preso dimora nei corpi dei rispettivi seleniti. In questo modo allora l’anima del selenita corregge il danno che l’uomo sulla Terra ha inflitto alla propria anima con la sua stoltissima dipendenza dal mondo. Ma un tale uomo, che si è corretto sulla Luna in circostanze tanto dure, viene a possedere un’anima per così dire rattoppata, ed appunto perciò egli si distinguerà in eterno dagli spiriti perfettamente puri e non potrà mai accedere alle loro libere associazioni e comunità, ma dovrà mantenersi di fronte a loro nella stessa relazione in cui la Luna viene a trovarsi rispetto alla Terra, la quale accompagna bensì continuamente la Terra, ma non le si può mai avvicinare come l’amico si avvicina all’amico.

                       10.            Gli altri spiriti, invece, per i quali non vi fu la necessità di venire immessi nei corpi dei seleniti per il loro ravvedimento ma che già da spiriti giunsero a provare il massimo orrore per la Terra materiale, vengono trasferiti dalla Luna a qualche regione superiore, e possono venire accolti nel regno dei figli quale il grado più alto di beatitudine per loro. Tuttavia salire oltre questo grado sarebbe impossibile per loro, perché le loro limitate facoltà non sarebbero sufficienti per sopportare uno stato più elevato, non diversamente da come accadrebbe ad un uomo sulla Terra, finché fosse in vita, che non potrebbe reggere e vivere se venisse trasportato via dall’aria atmosferica entro il sottilissimo etere.

                       11.            Vedete, questa è la sorte dei migliori fra gli uomini che sono devoti al mondo! Poiché chi per amor Mio non rinuncia spontaneamente al mondo - tanto che la Mia grande Misericordia deve utilizzare dei mezzi costrittivi straordinari per espellere l’elemento mondano-materiale -, costui non ha agito liberamente. Chi però non agisce liberamente, agisce come uno schiavo. Chi può considerare come assolutamente meritorio l’operare indotto da una costrizione di uno schiavo? Quando però lo schiavo ha adempiuto alle condizioni che gli sono imposte, il suo operare ha ciononostante quel tanto di valore che gli si allunga il pane affinché egli pure viva, in quanto egli ha sbrigato per così dire volonterosamente il lavoro a cui la necessità lo ha costretto.

                       12.            Da tutto ciò potrete ormai comprendere perfettamente perché tali esseri non siano atti ad una beatitudine superiore a quella di cui possono godere i bambini al momento del loro passaggio dalla vita materiale alla spirituale, dopo la quale essi (cioè gli uomini lunari) non sono né devono essere altro che degli schiavi di una cieca obbedienza.

 

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Cap. 3

Gli animali sulla Luna

9.05.1841

 

                         1.               Per quanto riguarda gli animali che vivono sulla Luna, come è già stato osservato all’inizio, ve ne sono come sulla Terra di molte classi e specie, tanto nell’aria quanto sul terreno lunare o nelle acque.

                         2.               Fra tutti questi animali solo una specie è domestica, che potremo, secondo il vostro linguaggio terrestre, chiamare la “pecora lunare”. Tutte le altre specie non sono domestiche, perché stanno sì in compagnia dell’uomo, ma non gli sono per niente utili. Questa pecora è per gli abitanti della Luna, come abbiamo già detto, quello che è la renna per le vostre popolazioni nordiche. La sua figura è la seguente: il corpo è perfettamente cilindrico, come un sacco di farina riempito. Questo è sorretto da quattro zampe, le quali non sono più lunghe di 20 centimetri e sono provviste ciascuna di uno zoccolo. La testa è del tutto simile a quella della pecora terrestre, e posa su di un collo lungo 60 centimetri e largo 15. La pecora dei seleniti ha due lunghe orecchie simili a quelle dell’asino. Sulla testa porta un solo corno, il quale è provvisto in tutte le direzioni di ramificazioni molto appuntite e lunghe un dito. Inoltre essa ha una coda simile a quella del leone, che termina con un abbondante ciuffo di peli. Il suo colore è bianco e, come le vostre pecore, è ricoperta di lana in tutte le parti del suo corpo.

                         3.               Ebbene, in che cosa consiste la sua utilità? Questo animale ha per l’abitante della Luna il più grande significato. In primo luogo, lo nutre con il suo latte abbondante e dal colore dorato. In secondo luogo, il selenita trae dalla fitta lana tutto il suo vestiario, il quale consiste in una specie di camicia e di mantello, ed è uguale tanto per l’uomo che per la donna. In terzo luogo, questo animale dissoda col suo corno il terreno, e gli uomini poi gettano le sementi delle loro piante che producono radici commestibili e tuberi le quali, come già detto, giungono a completa maturazione nel breve spazio di quattordici dei vostri giorni terrestri. Un simile animale raggiunge non di rado l’età di trecento giorni lunari (circa dodici anni terrestri). Quando muore, gli viene levata la pelle, che viene poi usata come giaciglio nelle stanze sotterranee. La carne invece viene trascinata dove c’è qualche colonia di uno speciale insetto quasi simile alle vostre formiche. Questi insetti divorano in breve tempo la carne fino alle ossa. Quando tale operazione è finita, gli uomini ritornano sul posto e raccolgono le ossa insieme al corno, poiché usano tale materiale per la fabbricazione degli utensili a loro necessari. Questo è tutto quanto quegli uomini traggono di utile da questo animale domestico.

                         4.               Sul terreno lunare c’è ancora una quantità di altri animali, i quali hanno più o meno somiglianza con gli animali terrestri, ma sono tutti più piccoli degli animali della vostra Terra e sono pure, senza eccezione, più piccoli della pecora che già conoscete, visto che essa sulla Luna rappresenta dappertutto, per così dire, il re degli animali. Di tutti gli animali lunari ce ne sono due particolarmente degni di nota, naturalmente oltre alla pecora, e cioè la “scimmia grandifauci” che ha tre zampe e il “monopede rannicchiante e saltatore”.

                         5.               La “scimmia grandifauci” a tre zampe ha la grandezza di un gatto. La sua testa somiglia a quella di una scimmia terrestre con la sola differenza che la bocca si apre fino alla metà del collo. Le due zampe anteriori sono perfettamente uguali a quelle di una scimmia; riguardo poi alla sua unica zampa posteriore, questa è simile ad una proboscide di elefante, e può venir contratta fino a 20 centimetri di lunghezza, diventando così del tutto sproporzionatamente grossa in rapporto al corpo dell’animale, però può anche venire allungata fino a sei metri.

                         6.               Certamente voi sarete tentati di domandare: «Perché fu dato a questo animale una struttura così strana?». L’enigma per altro non sarà difficile da sciogliere. Ecco, voi sapete che la temperatura sulla Luna è del tutto differente da quella della Terra, perché, nel corso di circa ventotto giorni terrestri, il terreno lunare viene ricoperto da neve alta più di un metro e subito dopo, durante i successivi sette giorni terrestri, esso viene spesso inondato in tutte le direzioni; a questo periodo segue immediatamente un calore insopportabile.

                         7.               Orbene, questo animale, per la funzione che è chiamato a compiere, deve trovarsi costantemente col suo capo entro lo strato atmosferico, e perciò ha bisogno di questa zampa a mo’ di proboscide, perché nel periodo notturno o invernale se ne sta appoggiato alla sua zampa allungata emergendo col capo dalla neve, e là attira una specie di uccelli notturni che somigliano abbastanza a piccoli pipistrelli terrestri, afferrandoli con la bocca, o meglio lasciandoli volare nelle sue fauci completamente spalancate alitanti un benefico e lusinghiero tepore, e facendone sua preda. Vedete, questa è una delle funzioni svolte dalla lunga zampa menzionata.

                         8.               Quando la neve comincia a sciogliersi, e l’acqua viene a ricoprire, non di rado per parecchi piedi di altezza, le pianure che si estendono per molte miglia, le quali anche dalla parte abitata del corpo lunare sono circoscritte entro una serie di alte montagne anulari, allora questo animale deve avvalersi unicamente della sua zampa posteriore allungata per poter restare col capo oltre il livello dell’acqua, evitando così di morire affogato. Nel tempo dei calori diurni invece esso si ritira in qualche fiume, e là spesso rimane, per parecchi giorni di seguito, immerso nell’acqua in modo tale da mantenere il capo e le due zampe anteriori fuori dall’elemento liquido. Se l’acqua sale, esso allunga la zampa posteriore; se invece si abbassa, contrae questa zampa in proporzione all’abbassamento, e se, come non di rado succede, il fiume si secca completamente, allora l’animale si spinge innanzi, tendendo ed allungando quanto più possibile la zampa posteriore. Poi si afferra con le zampine anteriori ad una qualche sporgenza del terreno finché ha contratto interamente la zampa o proboscide, dopo di che, poggiando nuovamente sul terreno le quattro lunghe dita di cui è provvista l’estremità della zampa posteriore, di nuovo la allunga avanzando col corpo, muovendosi così con una discreta velocità.

                         9.               L’animale ripete questo movimento finché ha raggiunto un altro corso d’acqua, nel quale esso si stabilisce puntando sul fondo la zampa posteriore nella maniera già descritta. Il suo cibo durante il periodo diurno consiste in una specie di piccoli gamberi volanti, i quali hanno qualche somiglianza con gli insetti che voi chiamate “cervi volanti”[2].

                       10.            Per ciò che concerne il cosiddetto “rannicchiante e saltatore” che ha una zampa sola, questo animale non è altro che una sottospecie della ormai nota scimmia grandifauci, solo che il suo corpo è di gran lunga più elastico della zampa posteriore della menzionata scimmia, e per tale ragione anch’esso si muove saltando. Il suo nome di “rannicchiante” lo deve alla proprietà che ha di poter contrarre il proprio corpo in modo tale da somigliare in questo stato ad una pagnotta di pane di media grandezza poggiata sul terreno. Quando invece vuole spiccare un salto, esso si allunga istantaneamente fino ad una lunghezza di tre metri. Per effetto di questo rapido allungamento del corpo, esso si lancia ad un’altezza da quattro a sei metri, sempre tracciando una curva, in maniera che l’ampiezza di un simile salto raggiunge spesso da dodici a quattordici metri. Questo animale spicca i suoi salti non di rado in una sequenza velocissima e può raggiungere, particolarmente di giorno, una tale velocità da superare quella di qualsiasi uccello. Il suo nutrimento è lo stesso della scimmia grandifauci, e così pure la sua dimora. Questi animali, assieme a molti altri, abitano solamente le pianure e vengono solo in rarissime occasioni in contatto con gli uomini, dato che quest’ultimi abitano sulle montagne.

                       11.            Sui monti però, oltre alla ben nota pecora e agli insetti che somigliano alle formiche, non si trova che una considerevole quantità di piccoli uccelli, la cui grandezza si avvicina a mala pena a quella dei vostri passeri, mentre i più minuscoli sono al massimo un po’ più grandi delle vostre mosche.

                       12.            Le acque sono pure popolate da numerosissime specie di pesci, vermi e specialmente di gamberi, di cui abbiamo già accennato prima parlando dei piccoli gamberi volanti. Esistono inoltre dei crostacei come nei mari della Terra. Fra i crostacei è particolarmente degna di nota la cosiddetta “palla azzurra”; un animale questo che non trova alcun riscontro nella fauna terrestre. Questa “palla azzurra” è costituita da due emisferi, i quali restano congiunti fra di loro per mezzo di piccoli fasci muscolari. L’animale si nutre schiacciando i vermi che si avventurano fra i suoi emisferi e dopo averne succhiato ed assimilato l’umore, essi vengono spazzati via dall’acqua. Questa “palla azzurra”, la quale ha la grandezza di un grosso melone, ha anche la proprietà che di notte emana, dalla sua superficie, un chiarore così intenso che i fiumi e i laghi acquistano uno splendore molto maggiore di quello del mare terrestre sotto i tropici, anche se voi forse non sapete ancora che nelle regioni dei tropici della Terra il mare riluce altrettanto quanto la neve nel vostro paese quando c’è la luna piena.

                       13.            Tutti gli altri animali della Luna non potrebbero essere per voi che di scarsissimo interesse, dato che, in primo luogo, hanno tutti più o meno affinità con gli animali terrestri, con la sola differenza che sono in proporzioni molto più piccole, e, in secondo luogo, per la ragione che per ora non vi è possibile comprenderne la destinazione spirituale, ma se anche potreste comprenderla, vi sarebbe così poco utile quanto la neve caduta sulla Terra mille anni prima di Adamo.

 

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Cap. 4

La superficie e gli spiriti della Luna

 

11.05.1841

 

                         1.               Dopo aver conosciuto tutti gli abitanti di questo corpo celeste, ci dedicheremo ad osservare un po’ più da vicino la superficie di entrambe le facce.

                         2.               Riguardo alla parte costantemente rivolta verso la Terra, voi potete scrutarla già molto bene servendovi di un cannocchiale a forte ingrandimento, e potete trarne la convinzione che questo corpo celeste non offre alla vista una superficie piana, bensì molto montuosa. E questa si differenzia dalla superficie terrestre solamente per il fatto che, in primo luogo, essa non rivela l’esistenza di nessuna distesa d’acqua e, in secondo luogo, per il fatto che le sue montagne non si diramano, partendo dai centri maggiori e più alti, a raggiera od a catena come la montagne della Terra, bensì ciascun monte sorge a sé stante in forma di anello, e così l’uno accanto all’altro questi monti recingono delle pianure grandi o piccole. Esistono bensì anche delle singole serie di montagne che somigliano a quelle terrestri tanto rispetto alla formazione a raggiera quanto a quella a catena, ma sono molto più rare, e quelle che si diramano a raggiera non danno l’idea di montagne vere e proprie, bensì di una serie ininterrotta di piccoli valli circolari, una specie di crateri, il cui diametro a mala pena supera i 60 metri. Questi piccoli valli circolari si susseguono poi a migliaia l’uno accanto all’altro in linea retta, e precisamente partendo da un qualche vallo anulare più grande fino a raggiungere un altro ancora più grande, oppure uguale o spesso anche più piccolo, e tracciando in questo modo, per così dire, delle strade fra tutti questi valli anulari. Se voi osservate questo corpo celeste attraverso un telescopio di qualche potenza, queste diramazioni si riveleranno al vostro occhio come una specie di raggi luminosi, scintillanti, e scoprirete come esse si diffondano estendendosi in tutte le direzioni partendo da un punto ancora più chiaro e anche più alto. La loro disposizione in fila, come una successione di celle, ha indotto più di un astronomo ad un’erronea supposizione, in conseguenza della quale essi asserirono di avervi scoperto della vegetazione, mentre non è affatto possibile scoprirla in nessun punto della parte rivolta alla Terra, ne sarà mai possibile che si scopra, dato che non vi esiste nessuna vegetazione. Identico è il caso pure delle catene di monti, che però si riscontrano più di rado, perché o sono formate unicamente da simili valli circolari, i quali si susseguono l’uno accanto all’altro come degli informi pani di zucchero ed hanno alla cima delle incavature circolari di piccolo diametro, oppure tali successioni di argini a scogliera circoscrivono una superficie più grande dell’ampiezza qualche volta di oltre cinquanta miglia (375 chilometri), che a sua volta consiste soltanto di piccoli e grandi valli anulari, nei quali si riscontrano spesso singoli tronchi di cono muniti di piccole incavature anulari. Anzi perfino i piccoli valli e le pareti dei coni sono frequentemente provvisti di simili valli circolari ancora più piccoli.

                         3.               Ora voi certamente vorreste conoscere il perché di tutto ciò sulla parte disabitata della superficie di un corpo mondiale!

                         4.               Ma come sarebbe, invece, se Io domandassi a voi: «Perché tanti punticelli, tanti peluzzi e tutte le svariatissime rigature su ciascuna foglia d’albero, d’arbusto e delle piante in generale, e tutte le altre simili varietà, oltre a tutto il resto delle cose che si manifestano nella creazione animata e inanimata?». Vedete, qui ci sarebbe molto da spiegare, specialmente se voi oltre a ciò riflettete su quale significato incalcolabilmente grande nasconda in sé un singolo peluzzo anche della più misera pianticella di muschio!

                         5.               Ebbene, in modo analogo e tanto maggiore anzi è il caso della mezza superficie di un intero corpo celeste; per conseguenza Io non posso a questo riguardo dirvi altro che qualcosa in generale. Tutti questi valli circolari sulla superficie lunare sono, in primo luogo, costruiti allo scopo di raccogliere il magnetismo terrestre in maniera che gli orli dei valli vengano a fungere in certo qual modo da assorbitori di questo fluido imponderabile. E in secondo luogo, tutte le incavature di varia forma sono degli organi ricettori del fluido stesso. Il perché non tutte queste incavature sono della stessa grandezza e profondità si spiega con il fatto che questa forza deve venire distribuita in modo diverso, affinché dalla media di tale distribuzione estremamente precisa venga raggiunta quella esattissima proporzione che è immutabilmente necessaria per un ben ordinato mantenimento e movimento di due corpi celesti che si trovano l’uno di fronte all’altro. Ecco, questa è in generale una delle funzioni che svolge la costituzione fisica della superficie lunare, costituzione che a voi deve risultare di primo acchito alquanto strana!

                         6.               Una seconda funzione di quasi tutte queste incavature è quella di conservare costantemente dell’aria atmosferica, così come nelle incavature della Terra viene conservata l’acqua, e ciò agli scopi del necessario mantenimento di tutte queste formazioni. Voi forse chiederete da dove provenga quest’aria. Ed Io vi dico: «Da quella stessa sorgente da dove proviene l’aria terrestre, cioè dalle immense riserve contenute nello spazio infinito colmo di etere e di luce». Di notte, vale a dire quando la parte lunare rivolta verso la Terra rimane senza luce, queste incavature si riempiono completamente di aria atmosferica. Quando poi gradatamente viene la luce del sole, in queste innumerevoli caldaie si forma un’abbondantissima rugiada come precipitazione dell’aria atmosferica in essa contenuta. Tale rugiada consolida poi nuovamente tutte le parti della superficie lunare, e filtra come acqua pura attraverso l’intero corpo lunare a sussidio delle sorgenti acquee dell’emisfero opposto e in questo modo contribuisce alla formazione dei vapori acquei e degli strati d’aria permanente. Ecco, questa dunque è un’altra funzione principale di tale costituzione della superficie lunare che a voi appare tanto strana!

                         7.               Credereste voi che sia ammissibile ancora una terza funzione principale a carico di tutto questo complesso di caldaie sulla superficie lunare?

                         8.               Ma Io vi dico che ciò è ammissibilissimo. Tutte queste caldaie servono pure da dimora a quegli spiriti tendenti al ravvedimento, i quali vengono salvati dal primo Inferno per intervento dei maestri inviati, scelti fra le individualità del mondo spirituale migliore e più puro, talvolta anche con l’appoggio del primo Cielo.

                         9.               Quando tali spiriti vengono trasferiti là, dall’aria atmosferica che si trova nelle caldaie viene plasmato per ciascuno un corpo a loro somiglianza, per mezzo del quale essi sono in grado di vedere tanto lo spirituale, quanto, a seconda delle necessità per il loro miglioramento, il materiale.

                       10.            Quando essi vi giungono, vengono inizialmente assegnati a quei punti del corpo lunare che sono i più profondi e che ai vostri occhi appaiono contemporaneamente i più tenebrosi. Se il ravvedimento procede, il loro corpo fatto d’aria che è grossolano viene tramutato in uno sempre più sottile; con ciò è reso loro possibile di venire trasferiti in una caldaia situata più in alto. Si deve osservare che nelle piccole caldaie ci vengono soltanto i singoli, mentre nelle grandi hanno dimora delle compagnie di pari sviluppo e tendenze.

                       11.            Sulla superficie lunare voi potrete scoprire due punti di particolare lucentezza, e precisamente il più chiaro dei due nell’estrema regione meridionale, e il meno chiaro, un po’ più piccolo, piuttosto entro la metà settentrionale del disco lunare. Questi due sono i punti della redenzione: il meridionale, dal quale si dipartono in maggior numero i raggi lucenti, per quegli spiriti le cui anime non hanno bisogno di venire, come abbiamo detto, rattoppate entro i corpi dei seleniti, e il settentrionale per coloro che non si possono altrimenti guarire dal loro amore per la Terra se non mediante un’incarnazione quanto mai tormentosa nel miserissimo corpo di un abitante della Luna, dal quale, subito dopo, nuovamente come spiriti, vengono trasferiti una seconda volta nelle caldaie colme d’aria sulla regione settentrionale della superficie lunare, e da qui vanno avanzando gradatamente verso il già menzionato punto settentrionale di liberazione.

                       12.            Però voi non dovete immaginare che un simile viaggio attraverso questi serbatoi proceda tanto facilmente e rapidamente come forse sareste portati ad aspettarvi, dato che si tratta di spiriti. Anzitutto la cosa riesce per loro molto difficile, perché ogni qualvolta uno spirito si eleva di un gradino, egli deve morire nella caldaia dove ha fino allora dimorato, così come ciascuno di voi deve una volta morire corporalmente sulla Terra. Questo atto del morire è sempre più o meno doloroso, ed è sempre accompagnato dalla sensazione della possibilità di un annientamento eterno. Pensate adesso che un simile spirito deve passare talvolta per parecchie migliaia di tali caldaie e che egli deve rimanere in una singola caldaia spesso un mese, qualche volta mezzo anno e perfino un anno intero e anche più. In questo modo potrete farvi un’idea della rapidità di una simile peregrinazione!

                       13.            Vedete, su questo corpo celeste vi sono ancora degli spiriti dai tempi di Abramo, i quali non sono giunti ancora oltre i tre quarti della loro maturità! Cosa potrete pensare poi di quelli che vi giungono ora, mentre voi scrivete?

                       14.            Ecco, questo è tutto ciò che per voi è utile conoscere. Tutto il resto, dal più piccolo al più grande, se voi Mi amerete sopra ogni cosa con tutte le forze che Io vi ho donate precisamente perché abbiate ad amarMi, tutto il resto, ripeto, voi potrete contemplarlo in uno stato spirituale più perfetto da punto a punto nella luce più viva della Mia Grazia. E perciò non è neppure necessario che Io vi riveli di più riguardo alla parte abitata del corpo lunare, considerato che come conformazione essa è ad ogni modo perfettamente simile alla parte disabitata, con la sola differenza che là predomina l’elemento materiale, mentre qui predomina quello spirituale.

                       15.            Così pure solo nello stato spirituale più perfetto sarà dato a voi di riconoscere e distinguere, in virtù della Mia Luce di Grazia, che sia il mondo animale sia quello vegetale (sul lato abitato della Luna), agli scopi della graduale formazione delle anime dei seleniti, corrispondono perfettamente ai corpi fatti d’aria degli spiriti, corpi che, come già prima menzionato, per mezzo dell’acqua vengono fatti per così dire filtrare assieme all’acqua stessa attraverso l’intero corpo lunare, e riconoscerete pure che essi, salendo per i magri gradini della vegetazione e subito dopo per quelli di tutto il mondo animale, fanno ritorno al luogo della loro destinazione.

                       16.            In chiusura vi dico che sono Io Colui che vi manifesta tutto ciò. Anche a voi Io Mi rivelo come un giorno nell’orto di Getsemani Mi rivelai agli israeliti, sacerdoti, farisei e scribi. Però a voi Io Mi rivelo da Me Stesso per la vita, come a quelli Io Mi rivelai per la morte, poiché come l’eterno Amore si rivelò a costoro per il giudizio e per la rovina, nello stesso modo lo stesso eterno Amore si rivela ora a voi per la vita e per la risurrezione eterna! Ma questa è la ragione e la sapienza nascosta e imperscrutabile dell’Amore eterno: la caduta e la morte vennero a voi per opera dell’immenso Io per la vita e la risurrezione. Amen! – Così parla l’Io dalla morte alla vita. – Amen!

 

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Cap. 5

Quattro domande relative alla Luna

3.06.1841

 

1) O amorosissimo Padre e Salvatore! Come ti onorano gli abitanti della Luna? Costituiscono essi forse una chiesa od uno Stato sotto la guida di un qualche capo visibile?

2) Come educano i loro figli?

3) Come considerano la nostra Terra e sanno che su questa Tu divenisti Uomo e che attraverso le Tue amare sofferenze e la Tua morte togliesti i peccati del mondo?

4) Come provoca il nostro satellite lo stato sonnambolico?

 

Tutte queste domande possono trovare risposta fino all’ultima lettera già sulla Terra stessa, poiché tra gli uomini terrestri e quelli della Luna non c’è una differenza sostanziale sotto l’aspetto spirituale, poiché gli abitanti della Luna, come ormai vi è noto, non sono altro che uomini terrestri sulla via del miglioramento, i quali come ogni altro spirito portano con sé le loro opere. Ma che le opere di questi emigrati sulla Luna non siano proprio della qualità migliore, ciò lo dimostra più che a sufficienza il loro trasferimento laggiù.

 

 

1) Risposta

 

 

                         1.               Se ora voi volete avere un’idea degli onori che Mi tributano gli abitanti delle due parti della Luna, basta che consideriate un po’ le generazioni stesse della Terra adoratrici del mondo, e voi vedrete riflesso come in uno specchio quello che per lo più costituisce l’adorazione che Mi viene resa da parte degli abitanti della Luna.

                         2.               Cosa fa sulla Terra la gente mondana? Quale onore Mi tributa e di quale genere è la lode che essa Mi rivolge? Questi esseri mondani non dedicano ogni loro cura unicamente ai loro armadi e ai loro forzieri? Alcuni di loro non fanno altro che pensare in che stracci avvolgere la sozza materia che racchiude il loro spirito, altri invece si affannano pensando a quali cibi succulenti essi devono farsi preparare per cacciarli poi giù nello stomaco che diventa allora la vera officina della morte. Altri ancora si crucciano per avere una splendida casa molto ben arredata, con comode sedie e divani, magnifici tavoli e letti quanto mai soffici, per poter tanto più facilmente e con tutta comodità poltrirvi sopra di giorno e di notte, facendo bene attenzione affinché il loro amico, lo stomaco, che essi amano di sviscerato amore, non abbia a risentirne qualche dannosa pressione, oppure una ammaccatura un po’ dolorosa. Questi amici dello stomaco hanno poi anche un sacro terrore dei raggi solari, e perciò si affannano per impedire che la troppa luce del sole entri nelle loro stanze attraverso le finestre, le quali, a questo scopo, sono munite di ogni specie di tende e di drappi. Non vi rendete conto del fatto che simili uomini hanno già qui una vaga analogia con gli abitanti deformi delle caverne lunari i quali, poiché non possono più edificarsi delle abitazioni lussuose e non sono più in grado di coprire le loro finestre di stracci, fuggono dinanzi ai raggi del sole ritirandosi nelle loro tane dove dimorano anch’essi fino al tardo pomeriggio, non altrimenti da come fanno su questa Terra coloro che amano la vita comoda, i quali uscendo dalle loro stanze salgono in carrozze bene imbottite e fornite di buone molle per far del moto quanto mai indicato, secondo loro per promuovere la salute del corpo. Ed ancora altri ce ne sono su questa Terra che non conoscono altra occupazione veramente importante all’infuori di quella dell’usura con denaro e con merci; ed un’altra classe ancora la quale ad altro non pensa che ad acconciarsi e abbellirsi nelle più svariate maniere, preoccupazione questa che si riscontra particolarmente nel sesso femminile, il quale vi si dedica con grandioso fervore e con “l’onesta” intenzione di abbagliare qualche giovane inesperto e di ingannarlo a dovere. Infatti, se una ragazza riconosce il suo vero valore interiore, e grazie a questo riconosce pure il valore del prossimo, chiedete a voi stessi se lei troverà necessario acconciarsi ed ornarsi in modo tale da trarre qualcuno in inganno e se vorrà fare anche lei come gli ebrei, i quali puliscono e lucidano un vile metallo per venderlo ai pazzi come oro? Io dico che lei non farà così, perché sa benissimo di non essere oro falso, ma puro, ed allora ci vuole non un pazzo ma un intenditore affinché riconosca subito l’oro puro per tale, e lo acquisti al giusto prezzo. Ebbene, Io potrei citarvi ancora una quantità di simili adoratori del mondo, sennonché ciò non è proprio necessario per chiarire la cosa.

                         3.               Voi sapete che, come Io ebbi a dire un giorno, non occorre che nessuno si preoccupi se avrà da mangiare e da bere, e così pure se avrà di che coprire il suo corpo, ma dissi che basta si dia solamente alla ricerca del Mio Regno e della sua Giustizia, la quale corrisponde al Mio immenso Amore per coloro i quali ugualmente amano Me con tutte le loro forze, così come Io li amo. Ma che aspetto hanno allora gli onori a Mio riguardo da parte di quegli uomini di questa Terra, la cui specie migliore impiega in media ventitré ore al giorno per le cure del loro corpo, e salda Me con una magra oretta, ed anche questa piuttosto di passaggio? Si chiama questo forse “cercare il Regno di Dio?”. Io ve lo dico: «Le rane nei pantani e le talpe nelle buche del terreno potrebbero a questo riguardo servirvi benissimo da maestri ed apostoli», perché, in verità, la rana gracida la maggior parte del giorno dentro il pantano, nella sua gioia di percepire in sé la vita, e così inconsciamente Mi loda nella sua gracidante letizia per la vita che le viene donata, mentre la talpa dentro la terra tenebrosa riconosce e scava le sue vie, e il suo lavoro e la sua silenziosa pace è un muto cantico di lode che essa continuamente innalza a Me, suo Creatore.

                         4.               Ma l’uomo, per il quale Io ho creato tutto, per il quale Io ho fatto, faccio ancora ed in eterno farò tante cose immense, per il quale anzi ho le massime ed incessanti cure perché a lui Io dedico tutta la Mia Sapienza e il Mio Amore in misura molto maggiore di quanto sarebbe capace di farlo perfino uno sposo innamoratissimo a vantaggio della propria sposa teneramente e ardentemente amata, ebbene, quest’uomo per il quale Io ho creato tutto trova a mala pena un’ora da dedicare a Me durante l’intera giornata, ed anche quest’ora la dedica in maniera simile a quella di una cuoca negligente, la quale spesso, senza farci assolutamente attenzione, getta il sale nella zuppa con una mossa abitudinaria, ovvero bada al suo atto soltanto quanto occorre per poter affermare di aver salato la zuppa, indifferente che questa si riveli poi al palato come una mistura acquaticcia senza olio e senza sale! In verità Io vi dico che mediante simili dimostrazioni d’onore il vostro Dio non si ingrasserà di certo, né con ciò la vostra vita stessa diverrà più robusta di più di quella dei vostri crocifissi da muro e da parete scolpiti nel legno, i quali materialmente vi dimostrano quanto misera sia la somiglianza dei vostri onori e servizi divini rispetto a quella degli ebrei. Ora questi hanno almeno inchiodato il Vivente sulla croce, mentre voi, per fare come loro, sareste di gran lunga troppo pigri e troppo tiepidi, e perciò vi accontentate che qualcuno vi offra in vendita un crocifisso già pronto, il quale poi è perfettamente adatto ad accogliere al posto Mio gli atomi della vostra adorazione. O stolti! Voi onorate la forma di legno, di pietra o di metallo così come il cane onora il paracarro che un suo predecessore ha già annusato, e premete le vostre labbra sul legno, quando in aggiunta avete biascicato un cosiddetto Padre Nostro ed un’Avemaria, oppure quando tutti parati a festa e con un libro di preghiere dai margini dorati in mano, avete trascorso distrattamente neanche un’oretta in una chiesa fatta di pietre e piena di sculture; fatto ciò voi credete allora di averMi servito ed onorato oltre ogni misura, stolti che siete! Pensate forse che Io Mi trovi nel legno o nella pietra o nel metallo, oppure in qualche altra vana scultura o intaglio usciti dalle mani dei falegnami, degli scultori e intagliatori, dei tornitori, fabbri, muratori e pittori? In verità Io vi dico che tutti gli adoratori di questo genere, qualora su questa Terra non si ricrederanno, dovranno un giorno adattarsi a frequentare per un bel pezzo la scuola della Luna, e là, tra grandi affanni e fatiche spirituali e spesso pure corporali, dovranno sperimentare a proprie spese che il Dio Vivente non ha assolutamente alcun compiacimento in questa specie di onori insensati, i quali sono molto peggiori di quelli dei ciechi pagani, perché questi, se non proprio per amore ma per timore, almeno offrono al loro idolo un sacrificio serio, mentre voi onorate Me, il Dio Vivente, come se Io non esistessi, oppure come se Io Mi trovassi davvero soltanto nel legno, o nel caso migliore come se Io fossi una focaccia o farina cotta o biscotta che sia.

                         5.               Se voi ora volete sapere in che cosa consiste la venerazione di Dio presso gli abitanti della Luna, tanto dalla parte spirituale quanto dalla parte corporea di questo corpo celeste, Io vi dico che tale venerazione laggiù non consiste in altro che nel graduale apprendere, da parte degli uomini, la vera adorazione di Dio e, per effetto di tale insegnamento, essi poi cominciano ad adorare Dio in spirito e verità, e precisamente in se stessi, e non come voi che dedicate solo un’ora al giorno ad una preghiera quanto mai tiepida rivolta al legno e ad ogni tipo di cose stolte e contrabbandate per spirituali. Inoltre la venerazione di Dio consiste nel fatto che coloro i quali sulla Terra hanno avuto cure smodate del proprio corpo per ventitré ore al giorno, costoro devono imparare là a fare a meno per lungo tempo di tali raffinatissime dolcezze corporali, devono sacrificarsi fin dentro alle più intime fibre della vita, devono attendere tutto unicamente da Me e professare continuamente e in modo vivente la propria fede, spesso sotto l’assillo di prove molteplici fra le più gravi, ma non come voi che o non avete affatto fede o quando uno di voi ne ha un po’, quest’uno abbraccia Me, il Dio Vivente, con la stessa scarsissima confidenza con la quale abbraccia un crocifisso di legno mal lavorato.

 

 

2) Risposta

 

                         1.               Avendo dunque con ciò ottenuto risposta alla prima domanda, si è risposto anche alla seconda, poiché laddove Io Mi incarico dell’insegnamento, sia esteriormente per mezzo di angeli a ciò delegati, sia interiormente per azione Mia immediata, là non c’è più bisogno di nessuna superiore autorità né ecclesiastica né di altra specie. Ed anche voi, da quanto vi dico, potete trarre la conseguenza che colui il quale ha Me per Maestro può con estrema facilità fare a meno di ogni altro maestro, qualunque sia il suo grado, particolarmente quando il maestro superiore è di oro piuttosto che spirituale. E così, dunque, l’intero mondo lunare non costituisce altro che uno Stato di correzione spirituale sotto la Mia esclusiva direzione.

                         2.               Secondo questa dottrina interiore vengono allevati i loro figli, e la loro unica necessità è l’amore; da quest’ultimo deriva la fede desunta dall’insegnamento degli spiriti secondo cui Io sono un Uomo e ho corporalmente assunto la natura umana sul mondo dal quale essi originariamente provengono per beatificare tutti gli uomini non solo della Terra e della Luna, ma anche per radunare nella loro specie tutti gli altri dispersi negli spazi senza confine su innumerevoli corpi celesti, e allo scopo di edificare anche per loro una dimora permanente sotto la croce dell’amore. Ecco: questo è tutto quello che concerne la religione e l’adorazione di Dio sul mondo lunare!

                         3.               Ed appunto perciò là gli uomini devono portare sulla schiena le loro donne, affinché possano venire curati dalla sensualità carnale mediante il peso della donna gravante continuamente su di loro. In verità Io vi dico: «Bisognerebbe che un reggente su questa Terra prescrivesse nel suo Stato - come inderogabile dovere e a tutti i suoi sudditi con inclinazioni libidinose - che qualora un tale voluttuoso avesse soddisfatto la propria libidine con una giovane, a costui venga imposto di portarla poi per un intero anno sulla propria schiena, con l’obbligo di tenersela così giorno e notte, sia giacendo, sia sedendo, restando in piedi o camminando!». Senza alcun dubbio in questo tempo egli diventerebbe talmente sazio della voluttuosa carne, come un bimbo goloso dopo una scorpacciata di miele che gli ha guastato lo stomaco; quel bimbo, dopo che è guarito, ha più paura del miele che non del pungiglione dell’ape!

                         4.               Certamente tutto questo è detto soltanto a più evidente testimonianza delle condizioni esistenti sulla Luna, e non può venire applicato alla Terra dove l’uomo è in possesso della più assoluta libertà, perché la punizione crea per un certo tempo condizioni migliori ed ordine nella carne, ma con ciò non è detto che il miglioramento e l’ordine si riflettano anche sull’anima, e ancor meno sul libero spirito, per la qual cosa questo procedimento sulla Luna è da considerarsi non come una punizione, bensì come un atto minimissimo d’amore tendente al miglioramento dell’individuo.

 

3) Risposta

 

1. La domanda, come considerino la Terra gli abitanti della Luna è, dopo quanto detto, completamente superflua, poiché quegli abitanti, che per la loro posizione sulla Luna possono vedere la Terra, sono spiriti e quindi il materiale lo captano solo in via delle corrispondenze spirituali. Gli abitanti dall’altra parte della Luna, invece, non vedono mai la Terra e la conoscono solo tramite le corrispondenze spirituali.

 

4) Risposta

 

                         1.               Per quello che riguarda l’ultima domanda, il vostro pensiero è del tutto erroneo ritenendo che sia la Luna a produrre il sonnambulismo. Questo fenomeno, invece, si produce solamente durante il periodo del plenilunio per effetto dell’aumentata potenzialità del fluido magnetico terrestre stesso. Perché, quando la Luna si trova sotto l’influenza diretta del Sole, la luce solare respinge, per così dire, di nuovo il fluido magnetico dalla Luna alla Terra, in modo che questa ne risulta completamente satura. In tali condizioni, allora, gli individui il cui sangue, per varie cause, contiene maggiori quantità di elementi metallici, sia per l’azione dell’acqua, dell’aria o del genere degli alimenti, hanno in sé la naturale capacità, quali buoni conduttori, di attrarre appunto il fluido magnetico che, come abbiamo visto, rifluisce sulla Terra.

                         2.               Quando i loro nervi si sono così saturati, e perciò cominciano a gravare sull’anima e ad opprimerla, allora l’anima si desta, ovvero, meglio ancora, si libera dai lacci che la tengono avvinta al corpo e tenta di sfuggire all’oppressione che quest’ultimo le causa. Ma l’anima, oltre a ciò, possiede uno spirito nerveo del tutto speciale, il quale, in primo luogo, ha una grandissima affinità con il fluido magnetico ed, in secondo luogo, è intimissimamente congiunto con l’anima che è collegata al corpo per mezzo di questo spirito nerveo e sta in corrispondenza con esso. Quando poi l’anima vuole sfuggire al peso che la opprime, essa ridesta il corpo. Allora la cosiddetta passeggiata sonnambolica si svolge così come se tre uomini legati fra di loro procedessero l’uno dietro l’altro, tuttavia lo spirito rimane nell’anima, per la qual cosa essa anche vive. Quando poi un simile sonnambulo volge la sua faccia verso la Luna, e qualche volta sale su tetti e campanili, questo avviene perché è spinto ad innalzarsi dalla zona terrestre più bassa, sovraccarica di magnetismo, per diminuire l’opprimente sovrabbondanza del fluido, e poter così ridonare al corpo la facoltà di accogliere e dare nuovamente dimora alla propria anima assieme allo spirito mediante lo spirito nerveo. Una volta che il corpo è ritornato libero, l’anima, per mezzo dello spirito nerveo, lo riporta al posto da dove si è mosso, e solo allora si ricongiunge perfettamente con lui. Naturalmente l’anima non sa poi niente di questo stato, perché essa non possiede memoria, la quale dai filosofi è considerata erroneamente come una facoltà dell’anima, mentre l’anima invece sa soltanto quello che essa vede in un determinato momento, e il ricordo dell’anima, quand’è nel corpo, non è altro che un ripetuto contemplare delle corrispondenti impressioni naturali trasmesse all’ingegnoso organismo del corpo. A questa contemplazione essa viene certamente destata e invitata dallo spirito per mezzo delle innumerevoli forme corrispondenti di cui lo spirito è il portatore.

                         3.               Ed ora voi sapete tutto, all’infuori della vera essenza del fluido magnetico in sé e per sé. Tuttavia non è possibile, usando solo poche parole, rendere comprensibile alla vostra intelligenza che cosa sia e in che cosa esso consista, poiché con poche parole per la via della sapienza vi sarebbe molto difficile comprenderlo, e d’altro canto per molte parole voi siete già troppo stanchi!

                         4.               Attendetevi dunque per la prossima occasione a questo riguardo un supplemento che non sarà affatto insignificante e solo con il quale quest’opera potrà considerarsi compiuta; per oggi, quindi, Amen! È il Padre vostro che ve lo dice. – Amen!

 

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Cap. 6

Il fluido magnetico

5.06.1941

                         1.               Se voi osservate le cose, dalla più piccola alla più grande, come esse sono in base alla forma e robustezza, più o meno simili l’una all’altra e anche più o meno della stessa costituzione, allora riuscite a scoprire in loro quello che per primo desta la vostra attenzione, – e questo è la forma. Se voi prendete in mano l’una o l’altra cosa, il senso del tatto vi rivelerà immediatamente se la cosa tastata è più o meno robusta. Se poi voi prendete in mano una cosa dopo l’altra, ciascuna delle quali è della stessa dimensione esteriore, voi constaterete un terzo divario, cioè quello del peso specifico. Se ora però mettete alla prova la solidità dei corpi, voi troverete non di rado che i corpi meno solidi sono specificamente più pesanti di quelli completamente solidi. Così ad esempio un uguale volume di argento liquido è molto più pesante dell’identico volume del più solido acciaio, e di esempi simili ce ne sono moltissimi.

                         2.               Anzi perfino cose della stessa natura, come ad esempio [le gocce] d’acqua, tanto tra di loro quanto pure fra le loro diverse condizioni di temperatura, a parità di volume sono differenti nel peso; così ad esempio una goccia di pioggia è più leggera di una goccia d’acqua [proveniente da] un pozzo o da una qualsiasi altra fonte. Così anche una goccia d’acqua calda è più leggera di una fredda, e pure una goccia gelata è più leggera di qualsiasi altra goccia d’acqua.

                         3.               Le identiche differenze voi potete riscontrarle in tutte le cose. Per riconoscere quanto diverse siano le specie e categorie e le loro suddivisioni a gradini sotto ogni punto di vista – sia in base alla forma, alla robustezza, come pure alla solidità  e al peso –, basta che voi gettiate un solo sguardo su tutte le cose, ed esse vi grideranno immediatamente ad altissima voce: «Vedi, ricercatore, quanto infinitamente diverse siamo noi! Eppure il nostro essere ha il suo fondamento nella stessa legge, e noi tutte siamo composte da una e stessa sostanza! E nonostante ciò tra di noi siamo [fatte] in modo tale che quasi nessuna somiglia perfettamente all’altra, tanto nella forma, robustezza, solidità e peso!».

                         4.               Quanto premesso ora è una introduzione necessaria, senza la quale voi a stento capireste quello che seguirà, perché – prima che noi giungeremo alla vera e propria spiegazione del cosiddetto “magnetismo” – dovrete rassegnarvi ad ingoiare alcuni piccoli ossi [duri provenienti] dalla sfera della sapienza, senza i quali la questione non potrebbe mai più venire chiarita a fondo per la vostra comprensione.

                         5.               Affinché dunque voi, da parte vostra, giungiate sulle tracce della questione, come [pure affinché Io] da parte Mia vi guidi sulle giuste tracce, è anzitutto necessario che voi diate uno sguardo al passato infinito.

                         6.               Immaginatevi quel periodo di tempo nel quale, entro lo spazio infinito, ancora nessun essere, all’infuori di Me, né spiritualmente né tanto meno materialmente aveva una qualche esistenza che si manifestasse di fronte ad un’altra!

                         7.               In che consisteva lo spazio infinito e verso dove affluiva il tempo nel quale questo spazio infinito sussisteva in eterno?

                         8.               Che cos’era il Mio Essere prima di tutto l’essere, e come è sorto e derivato tutto l’essere da questo unico Essere?

                         9.               Che cos’è dunque lo spazio? Che cos’è, in questo spazio, l’Essere originario di Me Stesso? E che cos’è l’Essere conforme al tempo nello spazio infinito in Me, da Me e accanto a Me?

                       10.            Vedete, se queste domande, attinte solo ai gradini inferiori della Mia Sapienza, sembrano essere estremamente difficili riguardo ad una risposta soddisfacente, altrettanto facili invece esse sono rispetto alla questione che resta da chiarire.

                       11.            Un piccolo esempio, prendendo voi stessi come riferimento, vi deve rispondere a tali domande in modo esplicativo. Ammettiamo che qualcuno di voi abbia rimuginato in sé da lungo tempo un pensiero qualsiasi, e visto che questo pensiero gli piace, a questo pensiero fondamentale egli ne associa anche un secondo, e cioè quello di chiedersi se il pensiero fondamentale non si lasci mettere in opera. Questo secondo pensiero ne trova ben presto la possibilità, ma per la realizzazione dello scopo è necessario ancora un terzo pensiero, il quale in effetti è già compreso nei primi due pensieri. E questo è e non consiste in nient’altro che nella sola parolina interrogativa “come?”.

                       12.            Ecco, ora queste tre domande sono poste, e l’una risponde all’altra; però con questo reciproco rispondersi la questione non è ancora risolta, anzi non si è nemmeno cominciato ad affrontarla. Per tale motivo questi tre pensieri principali si radunano a consiglio e si consultano intorno all’importante “perché?”. E dopo breve discussione il primo pensiero fondamentale dice: «Perché è qualcosa che mi è perfettamente simile!». Dice poi il secondo pensiero: «Perché è qualcosa di eseguibile appunto per la ragione che con ciò il primo pensiero non sta in nessuna contraddizione con se stesso, se esso, com’è, si vuole manifestare per se stesso!». Ed il terzo pensiero dice: «Perché nella ragione che si vuole manifestare sta il mezzo principale della realizzazione, e precisamente per la ragione che il pensiero nel suo fondamento non contraddice in nessun modo né se stesso e neppure tutte le sue parti!».

                       13.            Ora fate attenzione; [supponiamo che] il vostro pensiero sia questo: voi desiderereste costruire una casa in un qualche luogo. Non comincerete voi anzitutto a rappresentarvi nella vostra fantasia la casa in tutte le sue parti, così come a voi meglio piacerebbe di possederla? Ma quando voi avrete costruito la casa nella vostra fantasia, e proverete davvero molta gioia per questo edificio di fantasia, non vi domanderete allora se questo edificio di fantasia non sarebbe da attuare nella realtà? E se voi diversamente non volete costruirvi una casa in aria, il secondo pensiero vi mostrerà immediatamente la possibilità della realizzazione del vostro pensiero di costruzione e così sareste d’accordo su due punti, perché il primo pensiero non contiene contraddizioni in sé e perciò già in se stesso è condizione per il secondo pensiero.

                       14.            Quello che segue ora è il “come?”, vale a dire: “con quali mezzi?”. Il primo mezzo principale è “la possibilità stessa”. Il secondo mezzo è lo scopo congiunto alla possibile realizzazione del tutto, poiché nessuno può attribuire uno scopo ad una cosa da realizzare prima che sia chiaro che la cosa stessa è effettivamente realizzabile. Il terzo mezzo è il materiale e la forza sufficiente a dargli una conformazione corrispondente. Ebbene, quando voi avete tutto questo al completo, e siete completamente padroni del luogo [della vostra costruzione], che cosa può, ovvero, che cosa vi potrebbe dunque impedire ancora di far trasferire nella realtà visibile il vostro pensiero principale?

                       15.            Ed ecco che in breve tempo voi potrete vedere in modo permanente davanti a voi il vostro pensiero, perché voi avete trovato tutte le condizioni necessarie alla realizzazione, poiché avete il materiale e avete forze costruttrici e avete la capacità.

                       16.            Ma se voi ora tornate a guardare Me come l’eterno, grande Portatore di pensieri principali ed insuperabile grandioso Architetto che ha colmato lo spazio infinito di innumerevoli costruzioni quanto mai grandiose ed artistiche, dovrete, magari di sfuggita, chiedervi un po’: «Ma dove ha preso il grande Architetto il materiale occorrente per tutte queste innumerevoli e immense costruzioni?».

                       17.            Se voi vi rivolgete agli scienziati del mondo, i quali sono davvero molto furbi, essi vi enumereranno sulle dita la risposta con la massima facilità, ed alcuni furbi diranno che la materia è altrettanto vecchia quanto Me Stesso e per conseguenza eterna.

                       18.            Ebbene, vedete, qui noi abbiamo certo un lavoro facile da svolgere e noi possiamo costruire a nostro piacimento! L’unica circostanza inspiegabile sarebbe solo questa, e cioè “come” ho Io cominciato con questo enorme ed eterno deposito di materia per tornire innumerevoli cose fino al tempo presente, e “quando” ho Io effettivamente iniziato dato che sono riuscito a terminare l’Infinità nell’attuale epoca. Ogni cosa non presuppone un inizio?

                       19.            Ma domandate un po’ a voi stessi, considerando una cosa dopo l’altra, se anche il numero infinito ha un inizio!? Questo però equivale a dire che Io non ho mai cominciato a creare qualcosa. Ma se fosse così, che cosa sarebbero e che origine avrebbero i soli, i mondi e tutte le altre cose innumerevoli della cui esistenza voi certo non potrete dubitare?

                       20.            Vedete dunque che noi non potremo seguire nel suo ragionamento questo furbastro, dato che il suo primo pensiero fondamentale è saturo di contraddizione, e quindi il secondo ed il terzo pensiero cadono da soli.

                       21.            Ma c’è ora un altro furbastro che dice che Io, con una parola, ho fatto ordine nell’eterno Caos e, traendole da questo, ho formato e ordinato tutte le cose.

                       22.            Ebbene, già di primo acchito vi deve dare nell’occhio la perfetta somiglianza tra la prima e la seconda asserzione; infatti che cosa sarebbe il Caos se non altro che una materia già esistente dall’eternità, per mezzo della quale Io non avrei dovuto essere un Creatore bensì un semplice artigiano? E d’altro canto come si accordano fra di loro un eterno Caos e il Mio eterno Ordine?

                       23.            Ma c’è forse ancora un qualche terzo furbastro che conosce una sapiente scappatoia?

                       24.            Fate bene attenzione, ne abbiamo già un altro furbastro, il quale afferma che Io e la materia siamo la stessa cosa!

                       25.            Questa affermazione non sarebbe proprio senza fondamento, tuttavia una cosa potrebbe divenire anche alquanto difficilmente chiara – e precisamente in quanto voi Mi conoscete solo come uno Spirito pieno di Forza, Potenza e Vita, il quale in Sé è assolutamente nella massima Libertà, e deve anche esserlo, dato che voi, come Sue creature, siete già liberi, e potete diventare ancora infinitamente più liberi! –, come può questo Spirito supremamente libero, colmo di Forza e di Vita trovarSi, manifestandoSi come Tale, dentro a innumerevoli pietre senza vita e senza forza e in altra materia morta? In verità, chi potesse dimostrare in maniera evidente una cosa simile, costui dovrebbe possedere una sapienza ancora molto più infinita di Me Stesso! Sennonché voi certo per tutta l’eternità non dovrete temere niente da un simile superamento in sapienza, e ciò per la ragione che la sapienza di tutti gli innumerevoli spiriti angelici più perfetti sta, rispetto alla Mia, nel preciso rapporto come un atomo infinitamente piccolo sta rispetto allo spazio infinitamente grande, il cui inizio e la cui fine non sono da nessuna parte!

                       26.            È inutile che Io vi citi ancora le versioni di altri scienziati superintelligenti, perché l’una versione non è nemmeno di un pelo più intelligente dell’altra. Ma considerato che le cose tuttavia esistono come voi le vedete, ma considerato anche che Io e le cose non siamo la stessa cosa, bensì Io sono così come sono quale Dio dall’Eternità, e le cose sono così come Io le ho create da Me, in Me e quindi accanto a Me, allora varrà sicuramente la pena di venire a conoscenza di come simili cose siano state create da Me, in Me e accanto a Me.

                       27.            Ascoltate dunque ora! Non vi è possibile pensare a del “buono” vario, ben ordinato e perciò utile? Oh sì, voi ci riuscite senz’altro; ma è soltanto perché voi stessi siete “finiti” e perché è impossibile per voi essere infiniti al pari di Me, che pure i vostri pensieri sono, come voi stessi, soggetti al numero finito. I Miei pensieri invece sono nello stesso istante nella più grande chiarezza, come Io Stesso secondo la Mia Essenza divina. Quando dunque Io voglio che i Miei pensieri permangano, allora anche l’opera è già compiuta, e per conseguenza tutte le opere a voi visibili, come pure voi stessi, non sono né materia, né Caos modellato, né Dio nella materia, bensì esse sono pensieri tenuti fermi da Me.

                       28.            Ebbene, questi Miei pensieri obbligati [a stare fermi] non sono essi da Me, in Me e accanto a Me? Sono [provenienti] da Me, per la ragione che perfino voi non potete pensare da nessun altro se non da voi stessi; quanto meno dunque lo potrei Io, dato che all’infuori di Me non esiste un secondo Dio dal quale Io potrei prendere pensieri! Che questi pensieri dunque possano essere anche in Me ed è impossibile che lo siano in un qualche altro essere, ciò non ha bisogno di dimostrazione. Ma che poi questi pensieri-opere, quantunque essi siano [provenienti] da Me e in Me, ma tuttavia sussistano accanto a Me, questo si spera che lo potrete rilevare con assoluta chiarezza dal fatto che, considerando già i vostri pensieri, dovete convenire che voi e il vostro pensiero non siete la stessa cosa, – ragion per cui tanto più i Miei Pensieri non sono Io, ma sono soltanto i Miei Pensieri!

                       29.            Quello però che non è l’Io, questo è [proveniente] dall’Io, e poiché non è la stessa cosa con l’Io, bensì è solo prodotto dall’Io, così esso è anche accanto lo stesso Io e nello stesso Io. Voi però non dovete immaginarvi l’“accanto” come forse vi immaginereste un albero accanto all’altro, il che è molto sbagliato, perché un albero in effetti viene semplicemente fuori dall’altro. Così però non è il caso del pensatore e del suo pensiero, dato che il pensatore è il creatore del pensiero, cioè: dato che egli, fuori dalle sue capacità immanenti in lui e dalle perfezioni corrispondenti a queste capacità, attinge una idea conforme allo scopo e ordinatamente formata, e perciò egli, in quanto l’attivo creatore, e l’idea attinta da lui non sono la stessa cosa, ma sono come il produttore e il prodotto, e per conseguenza sono l’uno accanto all’altro.

                       30.            Se ci riflettete anche solo un po’, comprenderete di certo con facilità questo poco di sapienza nella misura in cui è necessario al presente scopo.

                       31.            Dato che ormai abbiamo premesso tutto il necessario, ora vogliamo dunque sciogliere anche con un colpo solo il nodo gordiano del magnetismo. Che cos’è dunque il magnetismo?

                       32.            Ascoltate e poi anche un po’ stupite! Il magnetismo, o piuttosto il fluido magnetico, in tutta serietà non è altro che la Mia propria Volontà che mantiene e guida continuamente i Miei Pensieri, perché essa mantiene e guida l’intera Creazione e mantiene ad ogni essere a voi visibile la propria forma e la sua ordinata vivacità. Voi stessi, in base all’essenza formale, le siete soggetti per tutti i tempi eterni, e se non lo foste, allora voi non sareste pure niente come i pensieri che non sono ancora mai stati pensati! Però in voi c’è qualcosa in più che semplicemente la Mia Volontà infinitamente onnioperante. E questo in più è che voi siete i Miei pensieri prediletti. Perciò anche il Mio Amore, il Quale è la Mia propria Vita fondamentale, passa in voi e forma voi, al pari di Me, a creature indipendenti, le quali, nella misura in cui accolgono il Mio Amore – in virtù del libero volere concesso loro in precedenza – possono giungere in loro, appunto grazie a questo Mio Amore, al proprio e perfettissimo possesso della più piena libertà.

                       33.            Voi sapete che per il cosiddetto magnetizzare è necessaria una salda volontà nella forza convincente della fede, per aiutare qualcuno in questa maniera. Vedete, in effetti non succede nient’altro se non che il magnetizzatore, o in modo consapevole oppure anche parzialmente inconsapevole, pone la propria forza di volontà in collegamento con la Mia, e poi fa affluire la stessa sul sofferente mediante i rappresentanti dell’attività della sua propria volontà, con ciò poi il sofferente diventa più robusto, a poco a poco più saldo e con ciò anche più sano, oppure, isolato dal mondo, diventa naturalmente più forte.

                       34.            Vedete, qui fondamentalmente avete già tutto!

                       35.            Questa Mia Forza di Volontà è quello stesso immenso legame che tiene legati assieme tutti i corpi celesti e che li porta tutti frammischiati e l’uno attorno all’altro. Essa è positiva perché agisce attivamente, mentre è negativa nella propria immutabile conservazione di se stessa, la quale conservazione però è l’Ordine eterno stesso, – così come quando voi dite: “Fino a qui e non più oltre!”. Il “fino a qui” è la legge dell’eterna e continua attività, e il “non più oltre” è il polo negativo, ovvero la legge conservatrice dell’eterno Ordine.

                       36.            E così questa Mia Volontà, in tal modo polarizzata, è contemporaneamente la sostanza elementare di tutte le cose, comunque esse siano composte; siano esse grandi, piccole, robuste, dure, molli, pesanti o leggere, esse non sono altro che Miei sapientissimi pensieri ed hanno la loro esistenza corporea visibile grazie alla polarizzazione della Mia eterna Volontà a voi resa nota.

                       37.            Ora voi avete tutto! Se vorrete meditare su questo, allora tutti i fenomeni vi risulteranno chiari come il Sole! Ma tutte le spiegazioni mondane, dovete semplicemente levarvele dalla mente, perché in verità, Io vi dico: «Esse sono più lontane dalla verità, che non un polo della Creazione dall’altro». Questo ve lo dico Io, quale l’unico possessore originale dell’onnifortissimo magnetismo. Amen.! Comprendetelo bene! – Amen!

 

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[1] Giulie Hüttenbrenner, figlia di Elisabeth ed Anselm Hüttenbrenner, fedelissimo amico di Jakob Lorber

[2] Insetto dei coleotteri, provvisto di mandibole molto sviluppate e tubercolari, simili a quelle di un cervo.