Rivelazioni

nel 1840/1844 al mistico e profeta

Jakob Lorber

 

Il governo della famiglia di Dio

 

(vol. 1)

 

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Traduzione dall’originale tedesco “Die Haushaltung Gottes (1)” – in tre volumi

Traduzione dalla 5°. edizione tedesca 1981

Casa Editrice del testo originale: LORBER VERLAG - Bietigheim - Germania

Copyright © by Lorber Verlag

 

Testo in italiano - Copyright © by Associazione Jakob Lorber

“Ringraziamo la Lorber Verlag, Friedrich Zluhan e l’Opera di Divulgazione Jakob Lorber e.V., D-74321 Bietigheim/Wuertt., per il sostegno nella pubblicazione di questo volume”.

Traduzione di Salvatore Piacentini (1925)

ISBN   978-88-88-984-21-6

Il testo in PDF può essere scaricato sul sito: www.jakoblorber.it 

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“Amici della nuova Luce”

 

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[“Governo della Famiglia” vol. 2]

[“Governo della Famiglia” vol. 3]

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Personaggi

 

Il Signore                  Abedam (l’Alto), lo straniero dai capelli neri (Asmahele), Emanuel

Abedam                    (il conosciuto) figlio di Adamo

Abele                        il secondo figlio di Adamo

Ada                           una delle due mogli di Lamec (della pianura)

Adamo                      il primo uomo (a immagine di Dio)

Aholin                       fratello di Gioliele

Ahujel                       discendente nipote di Set

Asmahaele               lo straniero (poi rivelatosi il Signore)

Aza                           moglie di Ahujel

Bhusin                      uno tra i figli della Mezzanotte (Settentrione)

Cad                           uno dei re delle dieci città di Hanoch

Caino                        il primo figlio di Adamo

Carac                        uno dei re delle dieci città di Hanoch

Chisehel                   uno dei figli di Adamo del Mezzogiorno (Meridione)

Emanuel                   il nuovo nome di Asmahaele

Enoch                       figlio di Jared (agì come la volontà di Jehova)

Enos                         figlio di Set (fu predicatore del nome di Dio)

Eva                           la prima donna

Farac                        uno dei re delle dieci città di Hanoch (fu una saggia guida di Dio)

Ghemela                   una delle cinque figlie di Zuriel, pronipote di Chisehel

Gioliele                     fratello di Aholin

Hail                           figlio più giovane di Metusael

Hanoch                     figlio di Caino

Hlad                          uno dei re delle dieci città di Hanoch

Hored                       un discendente di Set

Huid                          uno dei re delle dieci città di Hanoch

Irad                           figlio di Hanoch (poi discepolo di Farac)

Jabal                         figlio di Lamec e di Ada, fratello di Tubalkain (fu padre degli abitanti delle capanne)

Jared                        figlio di Maalaleel

Jeha                         moglie di Set

Jored                        figlio più anziano di Metusael

Jubal                         figlio di Lamec e Ada (era musicista)

Jura                          uno tra i figli della Mezzanotte (Settentrione)

Kaeam                      figlio di Set della decima generazione

Kenan                       figlio di Set

Kuramech                 uno della stirpe di Jabal

Lamec                      figlio di Metusael

Lamech                    figlio di Matusalem

Maal                         fratello di Noè

Maalaleel                  figlio primogenito di Kenan

Mahujel                     figlio minore di Irad

Matusalem                figlio di Enoch

Meduhed                  un comandante di Lamec

Metusael                   Figlio di Mahujel (scienziato, naturalista)

Molachim                  uno dei re delle dieci città di Hanoch

Naeme                      figlia di Lamec e Zilla (domatrice degli animai selvaggi)

Noad                         uno dei re delle dieci città di Hanoch

Noè                           figlio di Lamech

Ohorion                    uno tra i figli della Mezzanotte (Settentrione)

Set                            terzo figlio di Adamo

Setlahem                  figlio di Enos

Tahirac                     uno dei re delle dieci città di Hanoch

Tatahar                     (un essere crudele e assetato di sangue)

Tubalkain                  figlio di Lamec e Zilla (fu maestro lavoratore dei metalli)

Ufrac                         uno dei re delle dieci città di Hanoch

Ufrahim                     uno dei re delle dieci città di Hanoch

Zilla                           una delle due mogli di Lamec

Zuriel                        nipote di Chisehel

 

Cap. 1

Un monito del Padre celeste ai suoi figli

15 marzo 1840

 dopo le 6.00 del mattino

(Jakob Lorber: “Così parlò il Signore a me e in me per ciascuno, e ciò è vero, fedele e sicuro”):

1. Chi vuol parlare con Me, costui venga a Me, ed Io gli metterò la risposta nel cuore; tuttavia solo i puri, il cui cuore è pieno di umiltà, percepiranno il suono della Mia voce.

2. E chi preferisce Me al mondo intero, e Mi ama come una tenera sposa ama il suo sposo, con costui Io voglio camminare a braccetto. Egli sempre Mi vedrà come un fratello vede l’altro fratello, e come Io lo vedevo fin dall’eternità, prima ancora che egli fosse.

3. Dì però agli ammalati, che essi non devono affliggersi nella loro malattia, ma devono rivolgersi seriamente a Me e fidarsi assolutamente di Me. Io li consolerò, e un fiume del balsamo più prezioso si riverserà nel loro cuore, e la sorgente dell’eterna Vita si rivelerà in essi, inesauribile; essi guariranno e saranno ristorati, come l’erba dopo una pioggia a dirotto.

4. A coloro che Mi cercano, dì loro: “Io sono il ‘Vero dappertutto, e il ‘Vero da nessuna parte’. Sono dappertutto dove Mi si ama e si osservano i Miei Comandamenti, da nessuna parte, invece, dove Mi si adora e Mi si venera soltanto”. Non è dunque l’amore più che la preghiera, e l’osservanza dei Comandamenti più che la venerazione? In verità, in verità Io ti dico: “Chi Mi ama, costui Mi adora in spirito, e chi osserva i Miei Comandamenti, costui è colui che mi venera nella verità!”. I Miei Comandamenti però nessuno può osservarli se non colui che Mi ama; ma chi Mi ama non ha più alcun comandamento che questo: – e cioè di amare Me e la Mia Parola viva, che è la vera, eterna Vita.

5. Ai deboli annuncia dalla Mia bocca: “Io sono un Dio forte. Essi devono tutti rivolgersi a Me, ed Io li completerò. Da un acchiappa-mosche voglio fare un domatore di leoni, e i timorosi debbono distruggere il mondo, e i forti della Terra devono essere dispersi come pula”.

6. Ai danzatori e alle danzatrici dì, senza timidezza, che essi sono tutti quanti burattini manovrati da Satana. Egli infatti li afferra tutti quanti per i piedi e gira attorno con loro velocemente in un vortice, affinché essi siano in tal modo completamente storditi da non poter né stare, né andare, né sedere, né dormire, né sostare, né vedere, né udire, né tastare, né odorare, né gustare, né percepire; essi infatti sono come morti, per cui non si può né consigliarli né aiutarli. E se ancora volessero volgersi a Me, si sentirebbero come uno che una persona robusta prendesse per i piedi e facesse girare in circolo attorno a sé; anche se costui guardasse su al cielo, non vedrebbe il Sole, ma solo una striscia luminosa che lo accecherebbe, così che poi vorrebbe chiudere gli occhi e non vedere più nulla del tutto.

7. Colui in cui l’occhio del corpo è cieco, a costui sta ancora aperta la vista dello spirito; ma chi diventa cieco nello spirito, costui rimane cieco eternamente!

8. Ai giocatori puoi dire che essi giocando perdono per prima cosa la loro vita, e poi tutto ciò che fu dato loro per questa stessa vita. Il gioco infatti è una fonte piena di velenoso sudiciume; i giocatori però credono che sia una fonte d’oro nascosta. Perciò essi frugano giornalmente in questa immondizia, assimilano nelle narici l’alito pestilenziale, si avvelenano fin nelle più intime fibre e, al posto del presunto oro, trovano l’eterna morte dello spirito.

9. Coloro che possiedono la Scrittura e non la leggono, assomigliano a un assetato alla fontana in cui vi è acqua pura, che essi però non vogliono bere. Agiscono così o per una certa idrofobia spirituale, a somiglianza dei cani rabbiosi i quali, per calmare la sete bruciante, mordono le pietre più dure anziché cacciare il muso nell’acqua e guarire; oppure anche, il più delle volte, essi agiscono così per una certa indifferente pigrizia, e preferiscono perciò farsi offrire da certuni indolenti servitori, per calmare la loro sete, del fango puzzolente dalla più vicina pozzanghera, per poi perire malamente tutti quanti.

10. Ma ai fornicatori e alle fornicatrici dì questo: “Chi cammina nella carne, cammina nella morte, e il suo piacere sarà presto trasformato in cibo per i vermi. Solo chi cammina nello spirito, arriva alla Luce, la Sorgente di ogni Vita; la sua parte sussisterà in eterno e si moltiplicherà”.

11. Ai patiti dell’abbigliamento lussuoso e della moda dì seriamente che essi stanno nudi davanti al loro giustissimo Giudice. Il loro lusso passerà come una schiuma; la loro sete di potere e il lusso saranno tramutati nella più bassa schiavitù, ed essi dovranno vergognarsi eternamente della loro stoltezza. Non è dunque un grande stolto colui che si propone di dorare un mucchio di immondizia, ed invece fa incastonare le pietre preziose nel più sudicio escremento anziché nell’oro? Oh, ma quanti, quanti ce ne sono di pazzi ora a questo mondo! La luce la prendono per tenebra, e la tenebra per luce!

12. Già sta una stella nell’est, che aprirà la via ad Orione, e il fuoco del Grande Cane tutti li consumerà; e Io voglio scagliarne in grande quantità di stelle dal Cielo sulla Terra, affinché tutti i malvagi periscano e la Mia luce brilli ovunque.

13. Io, Jehova, Dio dall’eternità, il Veritiero e il Fedele, come ultimo avvertimento! Amen!

14. A te, che hai scritto questo malamente sotto dettatura, ciò vale per primo, poi però per tutti gli altri! Amen! Questo dice il Primo e l’Ultimo! Amen!»

 

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Cap. 2

I comandamenti del Signore agli uomini

16 marzo 1840

(Lorber: “Così continuò a parlare il Signore a me e in me per ciascuno; e ciò è vero, fedele e sicuro”):

1. Tu pensi di essere come il Lot di Sodoma, ma vedi di non soffocare nella lussuria, e che non ti sia assegnata l'eredità della prostituta, poiché tu sei come nessuno prima di te e dopo di te. Tu, come uomo, sei interamente nella carne e nella sua concupiscenza, e come spirito sei interamente libero con occhi aperti ed orecchi aperti. Il tuo corpo lo imbratti di escremento, e sopra il tuo spirito vengono riversati fiumi di luce; il tuo corpo mangia con le scrofe, mentre il tuo spirito è circondato da mille angeli. Il tuo cuore terreno l'hai riempito di letame e di escremento, e Io Mi sono eretto un'abitazione nel cuore del tuo spirito. Tu ti intrattieni con le prostitute, mentre Io parlo con te come un fratello al fratello; tu puzzi come una fogna, e il tuo spirito respira i profumi del più alto dei Cieli; tu sei un mostro, e il tuo occhio supera la luminosità dei soli. Perciò, purifica la tua carne, e diventa uno con Me, affinché Io diventi uno con te!

2. Dì alle madri paurose che esse non devono educare le loro figlie nel timore degli uomini e del mondo, poiché a ciò che si teme, si ubbidisce ciecamente nella tentazione, e colui che è temuto diventerà facilmente vincitore.  Esse invece devono piuttosto educarle nel timore di Me e nell'amore per Me, affinché Io diventi vincitore e affinché esse disdegnino il mondo e godano di ogni abbondanza nel Mio Amore sconfinato.  Esse non devono condurle in luoghi pubblici allo scopo di conquistare un marito, bensì da Me, da Me devono portarle, e Io ti dico che non uno dei loro desideri resterà senza benedizione e insoddisfatto.  Poiché Io sono un Dio ricco, che di tutto ha il più infinito sovrappiù, che tutto può e anche vuole dare in somma sovrabbondanza.

3. I poveri non devono elemosinare davanti alla porta del ricco, dove sperimentano la sorte dei cani estranei, e il loro cuore viene volto a tristezza e amarezza. Essi invece devono solo venire da Me con ferma fiducia, e Io li ristorerò tutti quanti. Voglio dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi e guarire i malati; lo zoppo dovrà saltare come un cervo, il lebbroso sarà mondato, il cieco vedrà, il sordo udrà, e il debole voglio renderlo più forte di un leone. Il pavido sarà più coraggioso di un puledro, e il vecchio troverà riposo. Il povero è il Mio fratello più prossimo; Io provvedo per lui. Egli, dunque, non deve lasciarsi profanare dai cani; poiché i ricchi del mondo sono fratelli di Satana e figli del Diavolo, dell'inferno.

4. Ai Miei amici e alle Mie amiche dì questo: "Essi non devono amare i Miei domestici e servi più di Me!".  La loro salvezza non devono tanto metterla nelle loro mani, ma piuttosto interamente nelle Mie, e affidarsi totalmente a Me. Infatti, il domestico deve agire rigorosamente secondo il comando, se non vuole essere trovato indegno; solo il Datore della Legge sta al di sopra di essa, e può anche porre al di sopra di essa chi Egli vuole.  Fino a quando però, essi stanno sotto il giogo, saranno giudicati; ma chi viene da Me, a lui Io posso condonare il giudizio.

5. La Mia Chiesa sulla Terra è un bagno di purificazione; chi si è lavato, venga da Me, perché Io lo asciughi col calore del Mio Amore e lo trattenga. Ma chi prova solo piacere nel battersi e lavarsi, a quello va come alle ruote del mulino, che non escono mai dall'acqua.

6. Se qualcuno ha compiuto opere di vera penitenza, venga da Me, perché Io lo accolga come un figlio perduto e lo trattenga nella Mia Forza. Infatti, il servo può consigliare, Io invece posso fare; il domestico può istruire, ma la redenzione è solamente opera Mia; il servo può pregare, ma solo Io posso benedire. Il Mio domestico deve giudicare rettamente, ma il diritto della grazia ce l'ha solo il Signore. Perciò essi, al di là dei domestici e dei servi, non devono dimenticarsi del Signore!

7. Questo dì loro fedelmente, parola per parola, senza alcuna timidezza; tu, infatti, non devi temere il mondo se Mi vuoi amare, poiché Io sono più che tutto il mondo.

8. Per il mondo Io sono un eroe assai piccolo, a cui non si dà alcuna importanza. Gli eruditi a mala pena Mi guardano ancora più in su delle spalle, e con estrema difficoltà Mi lasciano ancora il nome di un uomo onesto. Tuttavia alcuni Mi hanno già dato completamente congedo; per costoro, dunque, Io non ci sono più affatto. Alcuni Mi concedono bensì ancora un qualche tratto divino, tuttavia solo per breve tempo; dopo, però, al contrario si lasciano convincere del contrario dai sapienti del mondo. Allora Io vengo subito vergognosamente respinto e valgo ancora tutt'al più come un vecchio Dio per donne. Per alcuni dei Miei domestici e servi che vogliono essere grandi, Io servo ancora solamente come pubblico sigillo ufficiale e come rivestimento esteriore, di parvenza divina, ma della loro nera insensatezza e della loro rozza, tenebrosa stupidità e follia! Nondimeno, certuni lasciano bensì che Io Me ne stia ancora nella Mia Divinità, ma in compenso, per i loro vantaggi temporali, Io devo lasciar fare di Me ciò che vogliono, e precisamente, il che è peggio di tutto, Io devo essere una pura assurdità! Amore e Misericordia posso solo averne fino a quando fa comodo a loro, poi però devo diventare più inesorabile di una pietra, e devo lasciarMi trasformare nel più scandaloso tiranno! Devo saltare da un tribunale all'altro e pronunciare una condanna dopo l'altra; il Mio Amore deve essere dunque solo temporale, ma la Mia tirannia, con l'annessa severissima funzione di giudice, deve durare in eterno! – Oh, che enormi pazzi! La sconfinata Longanimità, Mansuetudine, Umiltà e il Mio eterno Amore per le Mie creature, ovviamente non sono utili per il loro avido commercio; presto tuttavia dovrà essere tirata una lunga riga sotto i loro conti! I loro conti stanno davanti a Me, e la misura delle loro azioni è diventata piena, non mancandone che una, e la paga li attende!

9. Chi non Mi conosce come sono, e chi Io sono, sarebbe meglio per lui che di Me non sapesse nulla affatto, poiché allora Io potrei ancora renderlo vivente, là, nel regno degli spiriti; ma così essi si rendono inadatti al Mio aiuto, poiché uccidono la vita in se stessi, per il fatto che distruggono Me in se stessi, e così anche Mi uccidono, e sono come i tralci staccati dalla vite.

10. Io, però, adesso dico questo: "Io sono l'unico, eterno Dio nella Mia natura trinitaria, quale Padre secondo la Mia natura divina, quale Figlio secondo la Mia natura perfettamente umana, e quale Spirito secondo ogni vita, azione e conoscenza".  Io sono dall'eternità l'Amore stesso e la Sapienza stessa; mai ho ricevuto qualcosa da qualcuno. Tutto ciò che esiste è da Me, e chi ha qualcosa, l'ha da Me! – Come posso essere un tiranno e un pronunciatore di condanne?  – O voi stolti! Io vi amo, e voi Mi disprezzate! Io sono vostro Padre, e voi fate di Me un giustiziere! Dove Io benedico, voi maledite! Dove Io costruisco, voi distruggete! Ciò che Io erigo, voi lo piegate a terra! Dove Io semino, là sopra convogliate flutti mortali! Voi siete completamente contro di Me! Se Io fossi come voi dite che Io sia, in verità vi dico che la Terra non sussisterebbe più già da lungo tempo, anzi non sarebbe neanche mai stata creata; ma poiché Io sono come sono, così tutto sussiste ancora, com'era, e come sarà eternamente! E anche voi sarete come volete essere, senza il Mio giudizio di condanna, poiché voi sarete quello che da voi stessi vi sarete fatti.  Invece coloro che Mi prendono come sono, e Mi amano come Io li amo, di loro Io farò quello che vogliono, affinché la loro libertà e la loro gioia siano perfette in eterno!

11. Ai Miei domestici e servi dì: "I Miei incarichi non sono banche di cambio e non sono botteghe di denaro!".  Chi infatti Mi serve a motivo del denaro, non Mi serve per amore; ma chi non Mi serve per amore, il suo servizio Mi è estraneo, come Io devo essere del tutto estraneo per lui, dal momento che non Mi serve per amore; con lui ho già chiuso il conto! Ma come può essere un servo fedele, colui che vendette i tesori del padrone senza autorizzazione, come un ladro, per i prezzi più scandalosi? Iscariota per lo meno Mi vendette per trenta denari d'argento, senza prevedere ciò che sarebbe stato di Me, e poiché egli era accecato, andò perduto. Adesso, però, essendo Io già martirizzato, ucciso e di nuovo risorto, Mi si può avere a ogni minuto per i prezzi più scandalosamente ridicoli. – O voi scandalosi ladri, voi assassini! – A cosa vi dovrò paragonare?  Voi, figli del drago! Voi, razza di vipere! Voi, prole di serpenti!  E' così che Mi servite? E' così che devo trovarvi? Vi feci sì, dire, tramite il Mio caro Paolo, che colui che serve all'altare deve anche vivere dell'altare, ma solo dalle opere dell'amore che produce ogni bene; voi però non avete opere d'amore, – perciò siete briganti e ladri, e assassini a tradimento del Vangelo e di ogni verità!  Sappiate questo: «Com'è il lavoro, così la paga!». L'amore non si può avere per denaro, ma solo di nuovo con l'amore. Io sono l'Amore stesso e, senza eccezione, non Mi si può avere a nessun altro prezzo, se non di nuovo, solo con l'amore. Con l'amore vi ho riscattati tutti; perciò da voi tutti pretendo di nuovo, amore! Perciò chi vuole servirMi, Mi serva nell'amore, in cui Io per lui sono morto in Croce; e chi vuol venire a Me, venga a Me nell'amore che sanguinò per lui sulla Croce.

12. Ai funzionari e ai signori del mondo dì senza alcuna timidezza, parola per parola, che i loro incarichi non stanno più in alto degli incarichi del Mio regno. Tuttavia, ogni incarico che è contro il Mio incarico, fra poco voglio distruggerlo! Guai ai suoi servitori, poiché sono Io il Sommo! La Mia Legge è eterna, come lo sono Io, e rimarrà, come Me, eterna!  Le tignole che vogliono rosicchiare la Mia Legge e fare di nuovo leggi dal loro escremento per cancellare il Mio Comandamento, su costoro tale Comandamento rotolerà con grande forza e pesantezza, e li annienterà, come se non fossero mai esistiti.!  Chiunque pecchi contro i Miei Comandamenti, può essere perdonato se si corregge, se riconosce il suo errore e se ne pente, e poi si rivolge a Me e rimane in Me e Io in lui. Ma chi vuol scalzare la Mia Legge, essa lo schiaccerà, ed egli poi non sarà più in eterno! Tutte le leggi mondane scalzano il Mio Comandamento, se non sono ispirate dal Mio Amore e date da uomini istruiti attraverso il Mio Spirito. Guai ai tiranni e guai ai despoti che regnano a motivo del trono e della potenza e dell'autorità, poiché al loro tempo non manca più che una sola cosa, ed essi sperimenteranno la potenza dei deboli! Il suolo è Mio, e il campo è Mio! Questo lo dice il Veritiero, l'eterno Dio di Amore e Sapienza, e l'annuncia a un pazzo per i sapienti del mondo!

Amen! – Io, Jehova! – Amen!"

 

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Cap. 3

Il Signore quale Padre dei Suoi figli

20 marzo 1840

(Lorber: “Così parlò il Signore a me e in me per ciascuno, e ciò è vero, fedele e sicuro”):

1. Io sono un buon Padrone di casa; neanche una briciola va perduta. Chi investe da Me il suo capitale, a lui esso darà alti interessi e resterà registrato nel Mio Cuore, e gli interessi cresceranno in tutte le eternità delle eternità. Guarda in alto, tu, stolto, e contempla il cielo stellato! Chi mai ha contato i soli il cui numero non ha fine, e le terre tutte, che Io ho creato a migliaia attorno a ogni singolo Sole? E Io ti dico: – Io che sono veritiero e fedele, in ciascuna delle Mie parole: «Per un centesimo darò una terra, e per un sorso d'acqua fresca, un Sole!». In verità, Io ti dico anche: "Il minimo servizio di amore del prossimo, sarà compensato nel modo più eccezionale, più indicibile!"

2. Tu Mi domandi se è possibile che proprio dappertutto ci siano uomini come qui sulla Terra che tu abiti, e Io ti dico: "Sì, ci sono dappertutto uomini che provengono dai Miei visceri, e Mi riconoscono secondo il tipo di viscere; e quelli che provengono dalle Mie mani e Mi riconoscono dalle Mie mani; e quelli che provengono dai Miei piedi e Mi riconoscono secondo i Miei piedi; e quelli che provengono dalla Mia testa Mi riconoscono secondo la Mia testa; e quelli che provengono dai Miei capelli Mi riconoscono secondo i Miei capelli; e quelli che provengono dai Miei lombi Mi riconoscono secondo i Miei lombi; e in generale, quelli che provengono da ogni e ciascuna singola parte della Mia Entità corporea, Mi riconoscono secondo tale parte. E la loro vita e la loro beatitudine corrispondono alla parte da cui sono scaturiti, e tutti sono Mie creature, che Mi sono care; poiché Io sono tutto Amore, e dappertutto sono l'Amore stesso.

3. Invece gli uomini di questa Terra li suscitai dal centro del Mio Cuore, e li creai perfettamente a Mia immagine e somiglianza, ed essi non dovrebbero essere soltanto Mie creature, ma i Miei cari figli, che Mi devono riconoscere non come Dio e Creatore, ma solo come il loro buon Padre, Colui che, dopo un breve periodo di prova, vuole riprenderli interamente con Sé, così che abbiano tutto quello che ha Lui stesso, e possano abitare presso di Lui eternamente, e con Lui regnare, e giudicare l'Universo. Ma vedi, tutte le Mie creature Mi amano come loro Creatore nella loro grata gioia di esistere; invece i Miei figli non vogliono il loro Padre e disdegnano il Suo Amore!

4. Vedi, Io sono triste quando vedo come ad ogni ora, a mille e mille migliaia, essi avvizziscono e muoiono! Oh, se solo potessi aiutarli! – Non è triste quando l'Onnipotente non può dare aiuto?

5. Tu già Mi chiedi di nuovo come ciò sia mai possibile? Oh, “Sì!”, Io ti dico, “Questo è ben possibile!”. Vedi, tutte le Mie creature dipendono dalla Mia potenza, ma i Miei figli dipendono dal Mio Amore!  La Mia potenza comanda, e così avviene; ma il Mio Amore desidera soltanto, e comanda con ogni dolcezza ai liberi figli, e i liberi figli si tappano gli orecchi e non vogliono guardare il volto del loro Padre. Perciò, poiché essi sono liberi, come lo sono Io, non posso aiutarli se essi non lo vogliono. Infatti, la Mia potenza va al di sopra di ogni cosa; ma la Mia Volontà è soggetta ai Miei figli. Nondimeno, ognuno deve mettersi questo bene in testa: «Io sono vostro Padre! Sono però anche vostro Dio, e all'infuori di Me non ce n'è un altro!». – Mi volete come Padre - oppure come Dio? – Le vostre azioni Mi daranno la risposta decisiva.

6. Dunque, tenetelo a mente: – l’Amore dimora solo nel Padre, e si chiama "il Figlio".  Chi disdegna l'Amore, cadrà in mano alla potente Divinità e sarà spogliato della propria libertà eternamente, e la morte sarà la sua parte, poiché, la Divinità abita anche nell'inferno, ma il Padre abita solo in Cielo. Dio giudica tutto secondo la Sua potenza; ma la Grazia e l'eterna Vita è solo nel Padre e si chiama "il Figlio". La Divinità uccide tutto; ma il Figlio, ovvero l'Amore in Me, ha vita, dà vita e rende vivi".

7. Tutto questo lo dice il buon Padrone di casa parsimonioso a tutti i Suoi figli, perché abbiano a correggersi, per prendere un giorno l'eredità che Io ho preparato e serbato per loro tanto fedelmente dall'eternità.

8. Ai tuoi amici e fratelli dì pure con ogni amore: "Io, il vostro amorevolissimo Padre, ho già spalancato entrambe le braccia, per stringerli tutti quanti eternamente al Mio Cuore, eternamente! Mai più devono distogliersi da Me, ma costantemente devono guardarMi in volto, e il Mio occhio dirà loro, annunciandolo forte, sì, quanto Io li ami, e come sono rette le Mie intenzioni verso di loro!"

9. Dì loro: “Ho allontanato dai Miei occhi i loro peccati, e li ho lavati e resi bianchi come la neve; ora non c'è più alcun ostacolo. Non voglio più essere per loro un Padre invisibile; essi devono guardarMi sempre e trastullarsi con Me, e scherzare e rallegrarsi; tutte le loro preoccupazioni devono ora affidarle a Me!

10. Oh, con quale gioia voglio provvedere ulteriormente per loro! Oh, cosa sono tutte le gioie e le beatitudini dei Miei Cieli, per Me, Padre, in confronto a quella di essere amato dai Miei cari figli, quale unico, vero Padre!

11. Vedi, tutte le beatitudini ve le do’ in cambio di questa sola, che Io ho stabilito solo per Me, e quindi i Miei figli non devono neanche chiamare nessuno, loro Padre, se non unicamente e solamente Me; poiché Io anche lo sono, e lo sono pure con ogni diritto, e nessuno può toglierMi questo diritto, poiché Io sono l'Unico, il Solo, e all'infuori di Me non c'è più nessuno!”

12. Vedi, Io voglio indicarteli tutti per nome[1]: I1 - P - R1 - T - E - GM - A - E - S - M.  Essi devono tutti ricevere il Mio paterno saluto ed oggi stesso, se vogliono, devono essere aperte per loro le porte dei Cieli, che sono gli occhi del loro spirito; e oggi stesso Io voglio abitare nel loro cuore. Una cosa soltanto essi devono fare con perseveranza, vale a dire devono lavare la loro carne e purificarla alla fonte al cui interno c'è acqua vivente, e devono prendere un bastone, che per metà è nero e per metà è bianco; lo devono spezzare a metà, e devono gettare la parte nera sotto i piedi del mondo, e tenere la parte bianca per sé come segno del fatto che essi hanno rotto per sempre col mondo e con la loro carne.

13. Ma ciò è come dire, che essi devono entrare seriamente in se stessi, riconoscersi interamente, e poi presentare fedelmente e sinceramente a Me, nel loro cuore, i difetti che hanno trovato. Io cancellerò la sporcizia dai loro cuori e li riempirò col fuoco del Mio Amore divino-paterno. E così, purificati, essi devono poi mostrarsi al sacerdote con e nella confessione; e subito dopo Io verrò e terrò con loro il banchetto di gioia all'altare.

14. Inoltre, aggiungi ancora che essi non devono affatto scandalizzarsi della Chiesa e nella Chiesa, poiché ogni cibo che Io raccomando, lo purifico per colui che lo vuole gustare nello spirito e nella verità, e allora egli lo deve gustare senza preoccupazione. Quello che Io do’ ai Miei figli è puro, e non viene profanato dalla forma esteriore per coloro per i quali Io l'ho benedetto. Io benedirò il tempio, e sarà santo il luogo dove essi si troveranno; poiché Io, il vostro Padre santo, sarò in mezzo a loro là dove essi andranno, e a loro non dovrà essere torto un capello.

15. Dì pur loro in tutta certezza e sicurezza: "Il Mio Amore li attende, e le Mie braccia non le voglio chiudere, se non quando tutti quanti riposeranno fra le Mie braccia, dove vedranno il loro amorevolissimo, santo Padre, faccia a faccia, e la loro gioia non avrà mai più fine". – Amen!

16. Dì a tutti quelli che Mi cercano, che Io sono sempre a casa, non esco mai, e che non ho stabilito solo certe ore o tempi in cui si possa venire da Me, come dai re della Terra e da tutti i grandi del mondo. Dunque non solo nel settimo giorno o nelle festività, ma in ogni minuto Mi è gradito un cuore che ama, e perfino di notte non ho mai chiuso a nessuno la porta in faccia; dunque, in qualunque momento busserete, voglio dire "Avanti!"

17. Tu devi e puoi pur dirlo ora francamente e liberamente se ti ho mai costretto a qualcosa in un tempo stabilito, o se non è sempre stato lasciato alla tua libera volontà di venire da Me e chiederMi qualunque cosa tu abbia voluto sapere, e se ti sono mai rimasto debitore auna domanda. E se tu Mi hai interrogato dall'iferno, Io ti risposi; e se eri sulla Terra, parlai con te; e nei Cieli parlai con te. Di giorno e di notte il Mio orecchio è costantemente rivolto a te. Quello che tu scrivi qui, lo scrivi pur solo secondo il tuo orario e il tuo comodo, e per Me va sempre benissimo, e fino a quando vuoi e quanto vuoi, e vedi, a Me va bene! Perciò dì loro con tutta fedeltà: "Per Me è proprio la stessa cosa,quando qualcuno viene da Me",sarà ascoltato e accolto!

18. Dì ai figli che non devono burlarsi di Me, ma che devono prendere questo seriamente! Dì loro che non sono per niente un buffone, né sto a qualunque scherzo; poiché Io ho intenzioni serie con tutti, con grandi e piccoli, con giovani e vecchi, con maschi e femmine. Da Me non si fanno eccezioni!

19. Poiché, vedi, le Mie creature che non sono atte a nulla, le distruggo all'istante e le anniento per l'eternità; ma per i Miei figli ho anche punizioni in quantità, e voglio castigare i disubbidienti fino all'ultima goccia del loro sangue, ed essi poi riconosceranno sicuramente che Io sono per lo meno il Padrone di casa, se proprio non vogliono riconoscerMi come il loro amorevole e santo Padre.

20. Ma guai a coloro che non comprendono i Miei paterni castighi e li interpretano falsamente! Dico ancora una volta: "Guai a loro!". Costoro, il Padre li scaccerà, e allora avranno a che fare col loro Dio, eternamente inesorabile! 

Questo dico a te, un cattivo, pigro servitore. – Amen! –  Io, Jehova! – Amen!

 

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Cap. 4

La vera Chiesa

22 marzo 1840

(Lorber: “Così parlò il Signore a me e in me per ciascuno, e ciò è vero, fedele e sicuro”):

1. La Mia grazia è un ricco tesoro; colui che la riceve non mancherà mai di nulla, nel tempo e nell'eternità, perciò ognuno deve darsi premura per appropriarsene anche subito; Io infatti la do a chiunque la voglia avere.

2. Poiché, vedi, se volete il perdono dei vostri peccati, essi vi saranno perdonati qualora facciate vera penitenza per mezzo di Gesù, che è la Mia parola viva e l'Amore in Me, e le porte del Cielo vi staranno aperte, e se vorrete entrare, potrete entrare, e là vedere il volto del vostro santo Padre, che sono Io, l'eterno Dio Jehova.

3. Questo voi potete farlo in virtù della Parola vivente, la quale è Gesù Cristo, ovvero l'Amore e la Sapienza eterni in Me, da cui sgorga tutto ciò che è buono e vero. L'Amore è dato a voi fin dall'inizio; esso infatti è propriamente la vera vita in voi, così come la Potenza lo è nelle Mie creature. La Potenza proviene bensì anch'essa dal Mio Amore, e tuttavia non è l'Amore stesso, non essendovi in essa, libertà, ma solo l'effetto dell'Amore. Essa di per sé è invece senza vita – per cui anche tutto ciò che proviene dalla Potenza è di per sé è morta materia, la cui vita è solo apparente – in realtà però essa è la morte.

4. Perciò, se qualcuno attacca il suo amore al mondo materiale, il suo amore di per sé viene schiacciato dalla potenza della morte, e la conseguenza è poi la sorte della materia, ovvero la morte.

5. Chi invece rivolge a Me il suo amore e si attacca a Me, costui unisce il suo amore di nuovo con l'Amore, ovvero con la Vita di ogni vita; allora diventa vivo in tutto e per tutto.

6. Ora però vedi: – l'amore di per sé è cieco e buio, e proprio perciò libero e indipendente, – ma proprio per questo esso è anche nel grande pericolo di perdersi e andare in rovina.

7. Perciò a ogni amore per Me, Io in aggiunta do anche subito, secondo il grado della sua grandezza, la giusta parte di luce, e questo è un regalo e si chiama Grazia; con questa Io fluisco in ogni uomo secondo il grado del suo amore.

8. Perciò, se uno ha l'amore perché rende viva in sé la Mia Legge – la quale è il supremo Amore – su di lui saranno riversati fiumi di luce, e il suo occhio penetrerà la Terra, e vedrà le profondità dei Cieli.

9. Dillo ai figli, e dillo a tutti, siano pure di qualunque religione – se romani, se protestanti, se ebrei, se turchi, se bramanisti, se bui pagani – in breve, per tutti deve essere detto: "Sulla Terra c'è una sola vera Chiesa, e questa è l'amore per Me in Mio Figlio, il cui Amore, però, è il santo Spirito in voi, e si fa conoscere a voi attraverso la Mia Parola viva, e questa Parola è il Figlio, e il Figlio è il Mio Amore, ed è in Me, e Io Lo compenetro interamente, e noi siamo Uno, e così Io sono in voi, e la vostra anima, il cui cuore è la Mia dimora, è l'unica vera Chiesa sulla Terra.  In essa soltanto è vita eterna, ed essa è l'unica beatificante".

10. Poiché, vedi, Io sono il Signore sopra tutto ciò che esiste! Io sono Dio, l'eterno e potente, e come Tale sono anche vostro Padre, il santo e amorevolissimo. E tutto questo Io lo sono nella Parola; ma la Parola è nel Figlio, e il Figlio è nell'Amore, e l'Amore è nella Legge, e la Legge è data a voi. Se voi la osservate e agite in conformità ad essa, l'avete così accolta in voi; essa allora diventa viva in voi ed eleva voi stessi e vi rende liberi, e voi allora non siete più sotto la Legge, ma sopra essa nella Grazia e nella Luce, e tutto ciò è la Mia Sapienza.

11. E ciò è la beatitudine, ovvero il regno di Dio in voi, ovvero l'unica beatificante Chiesa sulla Terra, e in nessun'altra è l'eterna vita, se non solo e unicamente in questa.

12. Oppure, ritenete forse che Io abiti fra delle mura, o nella cerimonia, o nella preghiera, o nella venerazione?  Oh, no, vi sbagliate molto, poiché là Io non sono da nessuna parte, – ma solamente dov'è l'amore, là sono anch'Io; poiché Io sono l'Amore, ovvero la Vita stessa!  Io vi do Amore e Vita, e Mi unisco solo con l'amore e la vita, giammai invece con la materia, ovvero con la morte!

13. Per questo, infatti, Io ho vinto la morte e Mi sono resa soggetta la Divinità: – per avere ogni potere su tutto ciò che esiste, e perché il Mio Amore regni eternamente e renda vivo tutto ciò che gli è soggetto.

14. E come dunque potete ritenere che Io vi attenda nella morte, mentre invece sono la Vita stessa? Perciò andate prima nella vera Chiesa, dove all'interno è vita, – e solo dopo andate in quella morta, affinché essa diventi viva attraverso voi!"

 

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Cap. 5

Il mistero della Creazione

1. (Il Signore): Chi ha orecchi per udire, oda, e chi ha occhi per vedere, veda; poiché, vedi, Io voglio svelarvi un grandissimo mistero, affinché possiate vedere come il vostro Padre amorevolissimo e santo, vuole mostrarSi fraternamente a voi, Faccia a faccia, e farvi gioire del Suo aspetto, poiché i figli devono essere introdotti fin dall’eternità nella grande gestione della casa del loro Padre!

2. La Divinità era fin dall’eternità la Forza che compenetrava tutta l’infinità dell’infinità, ed era ed è e sarà eternamente l’Infinità stessa. Al centro della Sua profondità Io ero, dall’eternità, l’Amore e la Vita stessa in Essa; ma vedi, Io ero cieco come un embrione nel corpo materno! Tuttavia la Divinità Si piacque nell’Amore e Si strinse comopletamente al Suo Amore. E all’Amore divenne sempre e sempre più caldo nel Suo centro, e masse e masse della Divinità vi si affollarono, e tutte le potenze e le forze si precipitarono su di Esso.

3. E vedi, allora sorse un grande rumoreggiare, fremere e infuriare, e l’Amore fu oppresso e premuto da tutte le parti, così che l’Amore tremò fin nell’intimo! E l’Amore percepì tutto ciò, e il rumoreggiare divenne un suono, ma il suono divenne nell’Amore una Parola, e la Parola disse: «Sia Luce!». E allora divampò nel cuore la fiamma dell’Amore che si era acceso, e fu Luce in tutti gli spazi dell’infinità!

4. E Dio vide in Sé la grande gloria del Suo Amore, e l’Amore fu rafforzato con la Forza della Divinità, e così la Divinità si unì con l’Amore per sempre, e la Luce scaturì dal Calore.

5. E vedi, allora l’Amore vide nella Divinità tutte le glorie, al cui numero non vi è fine, e la Divinità vide come tutto ciò si riversava dall’Amore per passare in Essa, e l’Amore vide nella Divinità i Propri pensieri, e trovò grande compiacenza in essi. Allora l’Amore si accese di nuovo, e le forze della Divinità rumoreggiarono attorno ad Esso, e vedi: “I pensieri dell’Amore erano essi stessi amore, ed erano senza numero”.

6. Allora la Divinità vide la propria Gloria, e l’Amore percepì la propria Potenza. E allora, così parlò l’Amore nella Divinità: «Lasciamo che i pensieri della Gloria rimangano stabili (‘fissati’), ed escano, perché diventino liberi, e possano percepirCi e vederCi, come Noi li percepiamo e li vediamo, e come Noi li percepimmo e li vedemmo prima ancora che la Luce illuminasse le loro forme!»

7. Allora la Parola trapassò nella Divinità, e la Divinità divenne ovunque, ‘Amore’. E vedi, allora la Divinità, per la prima volta, disse: «Sia fatto!», e da Dio divenne libera una schiera di spiriti, il cui numero non aveva fine, e l’Amore vide Se stesso moltiplicato all’infinito, e vide in maniera perfetta la Sua infinita bellezza.

8. Ma tutti gli esseri non erano ancora vivi, e ancora non percepivano e ancora non vedevano, poiché essi erano ancora forme ‘fissate’ nella Divinità fuor dall’Amore.

9. E ciò rincrebbe all’Amore, ed Esso si agitò, e l’agitazione salì nella Divinità, e la Divinità diede i Suoi prigionieri all’Amore, e l’Amore compenetrò tutto. E vedi, allora le forme divennero vive, e si meravigliarono, e si scaldarono ai fiumi di fiamme del divino Amore, e ottennero così movimento e attività autonomi! Ma ancora non si riconoscevano.

10. Allora disse nuovamente l’Amore: «Facciamo in modo che si riconoscano, perché possano poi riconoscere Me e anche Te attraverso Me!»

11. Allora la Parola salì di nuovo nella Divinità, e nella Divinità risuonò la Parola, e la Parola divenne Legge, e la Legge era l’Amore, e si riversò in tutti.

12. E vedi, allora furono formati tre, e da essi ne vennero sette! E i tre erano simili all’Amore, alla Luce e alla Divinità, e i sette erano simili ai sette spiriti di Dio, e si chiamarono e si chiameranno eternamente:

I. Amate l’Amore.

II. Temete la Divinità - la quale uccide - per non essere uccisa.

III. L’Amore in voi è santo; perciò stimatevi l’un l’altro, come l’Amore nella Divinità vi stima e prova gioia per voi.

IV. Ognuno è proprietà di se stesso, ed è proprietà dell’Amore di Dio; perciò nessuno diventi preda dell’altro.

V. Nessuno copra mai il proprio volto davanti all’altro, perché l’altro non sappia com’è l’amore, e ciò affinché voi siate come l’Amore che vi chiamò a divenire.

VI. Il vostro interno sia anche il vostro esterno, perché non sorga in voi alcun falso impulso e voi non periate.

VII. Il vostro esterno sia il fedele riflesso del vostro specchio interno, nel quale l’Amore della Divinità Si contempla; altrimenti lo specchio interno sarà spezzato e il vostro aspetto diverrà orribile.

13. Allora la Divinità tuonò negli infiniti spazi un terribile giudizio di punizione per i trasgressori, e così nel sommo timore fu comandata l’adorazione della Divinità, e fu loro comandato di amare l’Amore. Ed essi furono posti fuori nella massima libertà e potevano fare ciò che volevano, e nulla doveva e deve ostacolarli nella loro libertà, fino al tempo in cui si saranno riconosciuti nella loro libertà e nella loro umiltà, affinché la Legge diventi la loro propria legge, ed essi allora diventino perfettamente liberi.

14. Sennonché giunse il tempo in cui essi si riconobbero nella loro grande potenza e nella gloria e maestà che irradiavano su tutto, e il più alto dei tre, simile alla Luce della Divinità, si accese nella sua avidità per impossessarsi completamente della Divinità. Attraverso di lui si accese una grande parte degli spiriti che erano sorti per suo tramite; e tramite costoro anche la Divinità arse nella Sua collera, così come i due spiriti più bassi fra i tre, e lanciò la cattiva masnada nel profondo del profondo della Propria ira.

15. E i due e quelli che erano proceduti da loro, e i sette, nel cui numero erano giusti, furono trovati nella fedeltà della loro umiltà e furono accolti nelle sfere della potenza di Dio; e l’Amore vide che essi erano stati trovati puri, e si rallegrò della loro completezza. E vedi, la Forza della Divinità nell’Amore si erse e la Divinità Si mosse, e i creati percepirono il movimento della Divinità, e la Divinità Si mosse verso il Proprio Amore, e ai creati furono aperti gli occhi, ed essi videro per la prima volta l’eterno Amore.

16. Allora le schiere degli innumerevoli si stupirono e sorse un grande giubilo e una grande gioia fra loro, poiché essi videro la potenza di Dio nell’Amore e videro l’Amore in se stessi, e anche la Forza che li chiamò ad esistere, e si riconobbero e riconobbero l’Amore e riconobbero Dio.

17. Ora Si mosse la Divinità, e i creati ebbero timore della Divinità, e l’Amore vide il loro timore e vide che il loro timore era giusto, e il timore divenne per loro ubbidienza, e l’ubbidienza fu umiltà, e l’umiltà era il loro amore, e l’amore divenne la loro legge, e la legge la loro eterna libertà, e la libertà divenne la loro vita, e la vita la loro beatitudine in eterno.

18. Ora vedi, l’eterno Amore li interpellò, ed essi compresero la Parola! Allora le loro lingue si sciolsero, e la prima parola che sfuggì dalle loro labbra fu "amore". E alla Divinità piacque il suono del loro linguaggio, e la Divinità fu mossa dall’Amore, e il movimento prese forma nei creati, e la forma divenne suono, e il suono fu la seconda parola e fu "Dio".

19. E solo ora i creati furono completi. E l’Amore disse ai creati: «Il primo fra voi andò perduto; perciò assumo Io il suo posto e sarò fra voi eternamente!».

20. Allora le loro lingue si sciolsero di nuovo, e le loro ginocchia si piegarono, ed essi adorarono l’Amore.

21. Adesso, guarda ancora tutto quello che fece l’Amore, e Dio nell’Amore, e l’Amore in Dio! Vedi, l’Amore si dolse per i perduti; ma la Divinità fremette nella Sua ira, e in tutti gli spazi dell’infinità di Dio si udì un grande tuono. E il tuono penetrò fin nell’intimo dell’eterno Amore, e l’Amore soltanto comprese il tuono della Divinità, e il tuono in Lui divenne Parola, e così disse: «Ogni potenza Ti sia soggetta; fa’ come Ti piace e dì ‘Sia!’, e così sarà fatto!»

22. E vedi, l’Amore fu commosso fin nell’intimo, e la prima lacrima fluì dall’occhio dell’eterno Amore, e questa lacrima fluì dal Cuore della Divinità e si chiamava e si chiama e si chiamerà eternamente "Misericordia".

23. Questa lacrima divenne una grande massa d’acqua, e l’acqua si riversò in tutti gli spazi dell’infinità e si riversò nel profondo delle profondità dell’ira della Divinità, e mitigò il fuoco della collera di Dio.

24. E vedi, lo Spirito di Dio nella Sua Forza soffiò dolcemente sulle acque della Misericordia, e le acque si divisero. E Dio parlò dal Suo Amore, e il Suo Amore era la Parola, e la Parola scese nel profondo delle profondità e aleggiò sulle acque, e le acque furono separate come gocce di rugiada, e furono divise in grandi e piccole secondo il numero dei perduti, il quale non ha fine in tutti gli spazi dell’infinità.

25. E vedi, l’ultima goccia che rimase era la più interna delle acque, ed era la più interna della Misericordia; e quella non fu divisa, ma rimase dov’era rimasta, e fu destinata come punto centrale e come teatro della più grande delle azioni dell’eterno Amore.

26. E ora vedi: – quest’ultima goccia fu creata come Terra, che tu e i tuoi fratelli abitate! E le altre gocce furono create come soli, terre e lune di ogni genere, il cui numero non ha fine; e vedi, così sorsero il cielo visibile con le sue stelle, con il Sole, la Luna, e la Terra visibile con i mari e con la terraferma!

27. E ora alza gli occhi in alto e guarda, e comprenderai le meraviglie dell’eterno Amore! Tu vedi sempre lo splendore del Sole, la luce della Luna e il luccichio e scintillio delle stelle nelle loro svariatissime posizioni che voi chiamate costellazioni; tu vedi anche le più disparate formazioni in tutti e tre i regni della Terra naturale; sennonché fino ad ora nessuno ha mai conosciuto a fondo e correttamente compreso che cos’è e da dove viene lo splendore del Sole, e come esso gli fu conferito, e così la lucentezza della Luna e il brillio delle stelle e il loro scintillio, e le loro svariatissime posizioni, e tutte le formazioni della Terra.

28. Poiché vedi, i Miei figli devono essere iniziati in tutte le cose belle che il loro santo e amorevolissimo Padre ha da donare a loro, e precisamente a quei figli che Lo riconoscono e che amano sopra ogni cosa Lui esclusivamente, e che si amano l’un l’altro per amore del loro Padre.

29. Ora vedi: – quando i soli con le loro terre sorsero per la potenza dell’Amore misericordioso dell’eterno e infinito Dio, essi non avevano ancora splendore, né lucentezza, né brillio, né scintillio, poiché vi era ancora una grande notte su tali soli e terre e lune. Ma nel centro dei soli l’eterno Amore fece scendere una piccola scintilla della Sua grazia, e questa scintilla, con rapidità maggiore di quella di un grande lampo, compenetrò di splendore le masse oscure, e vedi, esse illuminarono le terre, e con grande splendore, come tuttora illuminano e illumineranno fino a quando la scintilla di Grazia non sarà loro tolta.

30. E vedi, allora anche le terre e le lune risplendettero, e furono distribuite ai soli in giusto numero, e l’Amore alitò su di essi con la forza e la potenza della Divinità, e vedi, la luce tremolò sui soli, i mari delle terre ondeggiarono e si agitarono vorticosamente nei loro flutti, e le arie e i venti fluirono e spirarono sopra le terre, simili allo Spirito di Dio sopra le acque della Misericordia! E le lune si alzarono poderosamente al di sopra delle loro terre, a cui furono date come un frutto all’albero, e incominciarono a girare intorno ad esse in vaste orbite, come perenni accompagnatrici delle loro origini; e dove ce n’erano molte, esse furono unite in orbite fisse; ciò in segno dell’amore dei figli che devono guardare costantemente il volto del loro Padre, come le lune le loro terre, perché esse non vengano, a motivo della loro soffice costituzione, strappate dalle loro orbite e distrutte.

31. Poiché, vedi, le lune non sono compatte, ma molto soffici[2], e sono simili alla schiuma del mare quando diventa più compatta e più solida, e sono nude e senz’acqua; e l’aria della Terra è come l’acqua delle terre (lune), e l’aria è simile all’etere tra soli e terre. Ed esse (le lune) sono destinate ad accogliere coloro che sono fanatici del mondo, e a racchiudere gli spiriti della materia, e a provare la loro costanza, e a renderli maturi per ricevere la Grazia.

32. E i continenti delle terre sono la parte dell’ira della Divinità addolcita dalla Misericordia, e rinchiudono, in solidi legami, gli spiriti degli smarriti fino al tempo stabilito del loro inconsapevole scioglimento, quando essi poi vengono messi in una materia più tenera, e tuttavia pur sempre per loro abbastanza solida, e cioè legati singolarmente; da questa materia possono poi uscire solamente quando vengono di nuovo risvegliati dall’eterno Amore; e i mari e le acque ne sono pieni, affinché essi vengano posti in umiltà, e l’aria ne è piena, affinché siano purificati. E l’eterno Amore è la forma in tutto; però l’ira della Divinità sulla Terra è solo attenuata, ma non per questo abolita.

33. Ma tieni a mente questo in modo del tutto speciale: “Nel centro del Sole giace la scintilla di Grazia, ed essa, mediante il fuoco dell’ira della Divinità, dà luce al mondo. Invece nel centro della Terra si trova una scintilla d’ira della collera di Dio, simile a un drago di fuoco, che tiene le cattive masnade fissate come pietre, le quali solo mediante l’acqua della Misericordia devono essere ammorbidite, qualora uno debba essere sciolto di nuovo per una seconda prova, per la libertà e per l’eterna vita”. E ora comprendi il mistero del tuo essere, e stupisci per il grande Amore dell’eterna Potenza per quante volte Esso ti ha già fatto nascere da capo, per riguadagnare te, che eri perduto, all’eterna vita, alla libertà, alla legge, all’amore e alla luce, e alla contemplazione del Suo volto. – E vedi, tutto questo Io voglio farlo sapere e fartelo riconoscere, e così anche a molti altri, affinché stavolta possiate finalmente scorgere quanto estremamente buono dev’essere l’eterno Amore, poiché esso, instancabilmente, fa e tollera per voi disubbidienti così tante e grandi cose!

34. Vedi, così è stato dato il movimento alle terre attorno ai loro soli e attorno al loro centro con l’alito della Misericordia dell’Amore, come segno che i figli devono regolare tutto il loro agire secondo il movimento delle terre attorno ai soli e delle lune attorno alle terre, e i deboli devono essere come le lune, e i forti devono essere come le terre, e i rinati devono essere come il Sole. – E i deboli devono guardare il Vigore dell’Amore che non li lascia mai cadere, se essi, come le lune, si volgono costantemente al Volto dell’Amore e Gli girano attorno da tutte le parti in orbite più piccole, e tuttavia per la Sua Forza vengono ugualmente attirati nell’orbita grande. – E i forti devono essere simili alla Terra, ruotando spontaneamente, per tenersi costantemente pronti a ricevere la luce e il calore dalla Grazia dell’Amore, che illumina e vivifica riscaldando mediante la Forza che è in Esso, affinché i forti possano portare frutti di ogni genere dalle opere dell’amore, delle quali i deboli possano saziarsi, ed essi possano ristorare gli incarnati e possano deliziare i rinati. E i rinati dalle acque dell’Amore misericordioso, nei quali la Grazia è perfetta, devono essere come il Sole, e la loro luce deve brillare in tutti i luoghi, e il loro calore deve animare i deboli e deve far fruttificare i forti per il nutrimento dei deboli, perché ci sia una comunità tra i figli di un unico e stesso Padre.

35. E vedi, tu devi osservare ancora più profondamente il come e il perché Io ho preparato tutto così! Vedi, la Luna ha macchie e molti punti scuri, e la Terra a poli freddi ma stabili, ed ha montagne alte ed ha basse valli, ed ha sorgenti, ruscelli, torrenti, fiumi, laghi e grandi e piccoli mari; e il Sole ha macchie, grandi e piccole. Ora vedi, tutto questo è l’effetto dell’Amore e della Grazia, ovvero del corrispondente calore e della luce, e tutto ciò è l’eterno Amore e la Potenza della Divinità attraverso l’Amore. Perciò guarda i deboli e la Luna come si assomigliano, e ti sarà dischiuso il suo essere; osserva i forti secondo tutto il loro agire, e davanti ai tuoi occhi giacerà svelata la Terra; e da un polo all’altro deve esserci la rigida quiete dello spirito nell’amore per l’Amore, affinché tutto ciò che circonda lo spirito si muova in un perenne ordine e possa essere così operante per lo scopo comune dell’eterna conservazione. Infatti, vedi, tutto dipende dalla quiete; senza questa non si può raggiungere nulla, e chi non è come i poli della Terra, costui non penetrerà nel proprio intimo come la linea congiungente i due poli penetra nel centro della Terra. E il vostro amore deve essere freddo come il ghiaccio dei poli, perché voi siate atti a ricevere tutto il calore del divino Amore. Poiché vedi, ciò che è caldo, non è adatto a ricevere il calore; ma ciò che è freddo nella sua quiete, questo è atto a ricevere l’Amore in pienezza e a lasciarlo affluire in tutte le parti della vita. Poiché vedi, chi riceve il calore, che è l’Amore di Dio, lo trattiene saldamente in sé e non lo lascia ulteriormente affluire, costui è un avaro, e sarà dissolto in sé e si distruggerà come il ghiaccio al fuoco; ma chi riceve il calore come i poli, e immediatamente lo dà di nuovo a tutti quelli che sono attorno a lui, vicini e lontani, da lui il divino Amore è al posto giusto e corrisponde interamente alla Volontà del grande e santo Donatore.

36. Questo amore porterà molti frutti e diventerà luce di Grazia, e contemplerà con sguardo costante le incommensurabili profondità della Divinità, simile ai poli, i quali gettano lo sguardo sugli infiniti spazi delle creazioni dell’Amore di Dio, e ad occhi spalancati assorbono in sé i dolci raggi dall’immensità di tutti gli infiniti spazi, nei quali circolano innumerevoli gli esseri della Misericordia, ciascuno secondo la propria specie, e così si accendono di estasi e diletto nel loro amore all’Amore e per l’Amore, e simili a un Sole divengono essi stessi luminosi, simili alla luce dei poli della Terra.

37. Perciò, chi rimane costantemente nel centro dell’amore della conoscenza, il che è la Grazia, i suoi lombi diverranno incandescenti per l’amore da Dio, come la cintura della Terra, e i suoi occhi brilleranno per la conoscenza come i poli, e le sue braccia si muoveranno come i torrenti, i ruscelli e le sorgenti, e le azioni affluiranno ai mari delle divine misericordie, che sono salati con la Grazia e con le conoscenze dell’eterno Amore e dell’eterna Vita.

38. Ora, qui avete la chiave per aprire e per penetrare con lo sguardo la Terra che vi porta».

 

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Cap. 6

La corrispondenza degli astri

1. Ora però alza il tuo sguardo dalla Terra al Sole, che è una fedele immagine dei rinati! Guarda bene e presto ti accorgerai che talvolta si trovano delle macchie sulla sua cintura. Vedi, in natura, come voi dite, queste sono eruzioni dall’interno all’esterno, simili ai vulcani della Terra e, corrispondentemente, sono eruzioni della collera della Divinità, e piccole tracce della Sua potenza onnidistruttiva. Tale Potenza, secondo la natura del mondo, si fa sempre riconoscere parzialmente sulle terre con grandi o piccole tempeste, a seconda della grandezza delle macchie; tuttavia l’Amore in tali manifestazioni diventa sempre tanto più attivo e attenua di nuovo tutto con l’acqua della Misericordia, e sul Sole attenua di nuovo tutto con grandi flutti torrenziali dal mare senza sponde della Sua grazia misericordiosa. E vedi, così tutto viene riportato nel massimo Ordine, e al di fuori di questo Ordine, in cui Io sono l’eterno Amore stesso fin dall’eternità delle eternità e dal quale e nel quale fu fatto tutto ciò che esiste, nulla può sussistere né sorgere; e chi in base alla propria libertà esce da quest’Ordine, costui agisce contro l’Amore e contro la Vita, e andrà eternamente in rovina.

2. Ora hai visto il Sole e l’hai compreso secondo la sua natura, che è e deve essere semplice, affinché possa sussistere per lo scopo per il quale esiste e deve esistere dall’ordine dell’Amore.

3. Poi volgi invece i tuoi occhi alla rinascita dello spirito e al popolo di Dio e alla legge dell’Amore, e alla vita della libertà nella luce della Grazia dalle acque della Misericordia, e il Sole starà svelato davanti ai tuoi occhi, e nessuna piega in esso dovrà restarti nascosta!

4. Ma vedi, anche il Sole ha ugualmente i suoi poli, dai quali tutta la loro luce e tutto il loro calore dal centro della quiete della Grazia si riversa sull’intera sua circonferenza; e se il Sole non avesse la quiete dei poli, non avrebbe neanche luce. Poiché vedi, la quiete è assolutamente necessaria per ricevere la luce e il calore, e deve essere simile alla quiete dell’Amore in Dio; solo dalla quiete viene la ricettività per la vita e la luce.

5. E vedi, quando l’aria è quieta, è anche nitido e sereno sulla Terra; ma se dei venti impetuosi soffiano in diverse direzioni, presto arrivano delle nuvole nere ed oscurano la luce.

6. Le vostre brame sono simili ai venti; a causa di esse voi venite circondati da preoccupazioni di ogni genere che impediscono il fluire in voi della luce di Grazia, come le nuvole che, sospinte dai venti, impediscono ai raggi del Sole di cadere sulla Terra.

7. Perciò voi non dovete affatto preoccuparvi, bensì tutte le vostre brame e le conseguenti preoccupazioni dovete indirizzarle e affidarle a Me, affinché abbiate quiete ed Io possa costantemente fluire in voi.

8. E vedi, come la Terra ruota regolarmente attorno alla sua quiete polare nel Mio Ordine, che è prodotto dalla potenza del Mio Amore affinché nessuna parte resti senza illuminazione, così anche tutte le vostre azioni devono scaturire originariamente dal Mio Amore che è in voi, e successivamente secondo la vostra capacità attraverso la Parola dell’eterno Amore, data nella Legge della Grazia e della Misericordia. E come la notte ristora la Terra, così voi sarete ristorati dall’Amore; e come il giorno della Terra è illuminato, lo sarete anche voi mediante la luce dal Sole di Grazia.

9. Voi dovete essere simili all’inverno, che è freddo nella sua quiete, ma proprio per questo è tanto più atto a ricevere il calore fin nelle più profonde profondità della Terra. E da chi è arrivato l’inverno, da lui arriverà anche la primavera, che è simile alla prima vita dell’amore in voi; e arriverà l’estate in pienissima energia dalla vita dell’amore, che in voi sarà diventato forte mediante la Grazia, ed arriverà il quieto autunno con i frutti delle opere dell’Amore e della Grazia nel quale voi allora, completamente rinati, entrerete nella vita del Sole a contemplare il volto del vostro Padre santo, e a brillare come il Sole a tutto il mondo, mediante la forza grande della Grazia, dell’Amore e della Misericordia del vostro santo e ottimo Padre.

10. Chi però non è simile alla Luna e non diventa simile alla Terra, non può neanche diventare simile al Sole, bensì è simile a una cometa che non ha stabilità neanche minimamente, e tutto il suo essere è razziato dagli efflussi di grazia dei soli, e la sua traiettoria è disordinata come le vie dei ladri e dei briganti, ed essa viene spinta dal timore della luce da una profondità all’altra dei mondi, e non troverà mai più una quiete per l’eternità; e la luce la perseguiterà in tutte le sue vie ed illuminerà la sua nullità.

11. E ancora, alla fine le succederà come alle stelle cadenti che vengono gettate fuori dalla Grazia e cacciate a causa della loro nudità, cosicché siano consumate, per il furto della grazia. Infatti, la luce rubata le annienterà eternamente, ed esse, in seguito, non saranno più, come quei frutti degli alberi che spuntano troppo presto alla luce prima ancora che l’amore li abbia resi saldi, e poiché questi non hanno ancora saldezza, avendo troppo poco legame d’amore, così diventano sempre più deboli, cadono poi dall’albero e vengono calpestati e distrutti.

12. Ora vedi, qui hai svelato davanti a te i soli, le terre, le lune, le comete e le stelle cadenti, secondo tutta la loro essenza e secondo tutto il loro significato, e così anche ogni e ciascuna singola parte, dalla più grande alla più piccola!

13. Lo spirito dell’Amore e della Grazia è in voi, e lo è in ogni sapienza. Chi lo ode, scruterà tutto nella profondità delle profondità, ed egli interrogherà i morti ed essi gli risponderanno, ed egli penetrerà con lo sguardo i viventi e il loro amore lo ristorerà e la loro luce lo estasierà; ed egli porrà il suo orecchio alla Terra, e l’erba gli racconterà i misteri dell’amore, e il suolo gli svelerà le sue profondità, e le montagne ubbidiranno alla sua voce, e il suono delle sue parole penetrerà il midollo della Terra. E se guarderà il mare, i raggi dei suoi occhi illumineranno tutte le sue gocce ed attraverseranno ogni granello di sabbia; e gli spiriti, se dentro ad essi attendono ancora nel giudizio, accorreranno alla luce dei suoi occhi nello stesso modo in cui di notte i pesci e i vermi del mare e delle acque accorrono ad una fiaccola tenuta in superficie, e si lasceranno prendere per essere liberati dalle carceri dell’eterna notte, e riconosceranno l’Amore, e calmeranno la loro sete alle acque della Misericordia, e cresceranno, dapprima debolmente, con il vigore e la forza provenienti dall’Amore del Padre e della Parola, che è l’Amore nel Padre, e dello Spirito che è Forza in entrambi.

14. E vedi, tutto questo e molto di più ancora v’insegnerà il Mio Spirito, se udrete la sua voce! Nondimeno, la sua voce non è rumorosa, bensì molto silenziosa, ma proprio per questo compenetra tutto, come il calore dell’Amore e come la luce della Grazia, e come la Forza dell’Amore misericordioso del vostro Padre santo.

 

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Cap. 7

I primordi della Terra e della Luna

La creazione di Adamo ed Eva

1. Ora vedi, Io voglio mostrarvi la creazione degli organismi, dal primo fino all’ultimo e dal più piccolo fino al più grande come Io li ho fatti dal Mio Amore e dalla Mia Sapienza e dall’eterno Ordine che deriva da entrambi, il quale è la Parola dell’eterna potenza e forza nella profondità della Divinità. E vedi, non vi è nulla in tutti gli spazi dell’infinità, né di grande né di piccolo, che non sia stato fatto attraverso questa Parola!

2. E vedi, e ascolta: «Così ora c’era la Terra, e c’era la Luna, e c’era il Sole, e c’erano le stelle; ma la Terra era ancora nuda, e la sua superficie era ancora simile alla superficie del mare. E sopra le acque giacevano dense nuvole che si addentravano profondamente nei morti spazi dei mondi, e la luce del Sole non poteva illuminare la Goccia della Misericordia. E la Luna era coperta dai vapori della Goccia, e solo in questi vapori fu completamente partorita la Terra e fu nutrita la Luna. E il Sole stava sopra ad entrambe con i raggi della sua luce dal calore dell’Amore in Dio, come una chioccia sopra i suoi pulcini, e rendeva matura la Terra, e separò la Luna dal petto di sua madre.

3. Allora il grande cumulo di nubi si separò e si depositò verso la quiete dei poli, e la cintura della Terra divenne libera, e il Sole si riflesse nelle acque, e la Terra a sua volta irradiò grata la luce ricevuta verso il vasto grembo del Sole, e ad occhi spalancati vide la Luna bagnarsi negli effluvi radiosi della Grazia dell’eterno Amore dal Sole»

4. E vedi e odi ancora: «La Terra si sentiva bene, poiché essa era colma dell’Amore della Misericordia e vedeva il suo tesorino, la Luna, girare vispo attorno ad essa. E l’Amore gonfiò il vasto petto della Terra col fiato della Misericordia, come se questa volesse porgere ancora una volta al bambino il suo petto colmo del latte della Grazia; ma vedi, il latte si coagulò per il calore dell’Amore misericordioso, e divenne terraferma, ed emerse dai mari. E i mari retrocessero nelle profondità e furono simili all’acqua che si separa nella coagulazione del latte, per attenuare l’insita Ira mediante il sale della Grazia e mediante la Misericordia dell’Amore da Dio in ogni forza e potenza.

5. E vedi, allora fu quiete sulla Terra e in tutti gli spazi dell’infinità di Dio, e l’eterno Amore discese per la prima volta interamente sulla Terra, e nella Sua Onnipotenza e Forza alitò sulla superficie della Terra, e l’alito fu un’innumerevole pienezza dei pensieri in forme viventi di ogni specie, per la futura liberazione dei perduti.

6. E vedi, allora dalla parte emersa della Terra germogliarono erbe, piante, arbusti e alberi di ogni specie, e i mari, laghi, fiumi, torrenti, ruscelli e sorgenti brulicarono di vermi, pesci e animali di ogni specie; e l’aria fu animata dagli uccelli di ogni specie. E il numero di ogni specie, sia nelle acque, sia sulle terre emerse e nelle arie, era pari al numero dell’uomo, che fu fatto da questo numero, ed era pari al numero della Grazia dell’Amore, ed era pari al numero della futura redenzione e della rinascita che da questa proviene e scaturisce»

7. E ora vedi e comprendi quello che finora non fu mai visto e compreso da nessuno: «L’eterno Amore prese il numero da Se stesso, e il numero era l’Ordine e l’eterna Legge in Lui, di cui e in cui Lui stesso eternamente consisteva, consiste e consisterà in ogni potenza e forza della Santità di Dio. E l’Amore prese dunque della terra argillosa, simile alla panna del latte coagulato, e formò con la mano della Sua potenza e con la mano della Sua forza, secondo il numero del Suo Ordine, il primo uomo, e gli soffiò attraverso le nari il fiato vivente. E il fiato divenne in lui anima vivente, e l’anima riempì tutto l’uomo, che ora fu fatto secondo il numero dell’Ordine dal quale erano fatti gli spiriti, e furono fatti i mondi negli spazi, e la Terra, e tutto ciò che è su di essa, e la Luna e il Sole.

8. E ora vedi, a questo primo uomo sulla Terra che uscì dalle mani della potenza e della forza dell’eterno Amore, fu dato dalla bocca della Grazia misericordiosa il nome “Adamo” ovvero “Figlio della Misericordia e della Grazia”»

9. E ora nota bene: «Questo Adamo era al posto del primo degli spiriti caduti; non gli fu dato di riconoscere chi egli era; e vedi, egli si annoiava poiché non si riconosceva e neanche riusciva a trovare qualcosa che gli fosse somigliante».

10. E ora comprendi: «Allora l’eterno Amore soffiò invisibilmente su di lui, agli occhi ancora ciechi della sua anima, ed egli si addormentò per la prima volta nella soavità dell’Amore misericordioso. E la soavità dell’Amore misericordioso formò nel cuore di Adamo, quasi come fosse in un dolce sogno, una figura a lui simile, di grande soavità e di altrettanta grande bellezza.

11. E l’eterno Amore vide che Adamo trovava grande gioia in sé per la visione interiore del suo secondo io. Allora l’Amore misericordioso lo toccò al fianco dove gli era stato dato un cuore simile al cuore della Divinità, affinché accogliesse l’Amore e la Vita dall’Amore in Dio, e in tal modo gli tolse l’amore di se stesso per preparare una dimora a Se stesso attraverso la futura legge della Grazia misericordiosa, e pose l’amore di se stesso, nel quale Adamo trovava in sé grande compiacimento, fuori dal suo corpo, fisicamente, e lo chiamò “Caiva”, ovvero, come già siete soliti dire, “Eva”, che è come dire “la liberazione prefigurata dall’egoismo e la conseguente rinascita”.

12. E vedi, allora l’Amore misericordioso lo toccò e lo svegliò affinché guardasse il proprio amor di se stesso fuori di lui, e vide che egli aveva grande compiacenza nel guardare tale suo amore fuor di lui, ed era lieto oltre misura. E l’amore fuor di lui, che ora si chiamava Eva, provò grande piacere per l’uomo Adamo, e si volse a lui e lo seguì ogni suo movimento»

13. E vedi, allora l’eterno Amore interpellò per la prima volta Adamo:

«Adamo!». – E Adamo per la prima volta disse: «Sono qui, Signore della Gloria, della Potenza e della Forza!»

14. E l’eterno Amore disse nuovamente: «Vedi la tua aiutante!». – Ed Eva rispose: «Vedi, Signore, l’ancella giace ubbidiente ai piedi del Tuo figlio ed aspetta i suoi ordini!»

15. E vedi, l’Amore misericordioso trovò grande compiacimento per le opere della Sua potenza e forza attraverso la Grazia della Sua Misericordia, e parlò ulteriormente, e li istruì in tutto, e insegnò loro a conoscere, denominare e usare tutte le cose. E quando essi compresero, conobbero e seppero usare tutto, l’Amore misericordioso parlò di nuovo a loro: «Vedete dunque, ora voi avete appreso tutto, ora conoscete tutto e potete far uso di tutto eccetto di una cosa, e quest’ultima cosa voglio insegnarvela ora, e porre in voi la forza di generare e procreare dei vostri simili; però potete farne uso solamente quando Io ritornerò e vi troverò vestiti con l’abito dell’ubbidienza, dell’umiltà, della fedeltà e della giusta innocenza. Guai a voi, però, se vi troverò nudi! Io vi scaccerò, e la conseguenza sarà la morte!»

 

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Cap. 8

La caduta nel peccato (originale)

1. E vedi, allora l’eterno Amore si coprì il volto e si allontanò secondo il numero dell’Ordine per un determinato tempo, e fu cieco dalla profondità della Sua Misericordia, e non voleva e non poteva sapere ciò che i neocreati avrebbero fatto nel Giudizio della Divinità per la prova della loro libertà, nel tempo del breve periodo sulla Terra grazie all’Amore della Misericordia. E il luogo che fu dato loro per abitare sulla terraferma era una valle, ed era un giardino, ed era chiamato ‘il Paradiso’; e questa era la terra che più tardi sarebbe traboccata di latte e miele, ed era il posto che nel grande ‘Tempo dei tempi’ della più grande delle azioni dell’eterno Amore si chiamò “Bethlehem” (Betlemme), e così si chiamerà in avvenire eternamente; ed era il punto dove l’eterna Parola, da un corpo di carne, dopo, vedrà per la prima volta la Luce della Sua Grazia brillare alla Goccia della Misericordia dal lontano Sole, dalla Luna e da tutte le stelle.

2. E vedi, la loro brama crebbe nel Giudizio della Divinità tentatrice nella Sua ira. E c’era un albero nel giardino, e quest’albero portava mele della più bella specie, ed Eva ne ebbe voglia, e disse ad Adamo: «Vedi, Adamo, ho molta voglia di questo frutto! Se tu vuoi, voglio coglierne uno e assaggiarlo e poi porgerlo a te come primo dono dalla mia mano!»

3. E vedi, Adamo tacque, riflettendo alle parole di Eva. Ma una voce interiore, che era santa poiché proveniva dalla Divinità in lui, gli disse: «Se voi mangerete del frutto di quest’albero, morirete!». E Adamo se ne spaventò molto, così che non poté dare alcuna risposta all’amata Eva.

4. E la brama si accrebbe in Eva, e l’attrasse sotto l’albero e le disse di cogliere una mela da esso. E Adamo si accorse che Eva era diventata infedele al suo cuore, e divenne triste e disse:

5. «Eva, Eva, che fai? Vedi, non siamo ancora benedetti dal Signore della Potenza e della Forza e della Vita! Vedi, tu tieni in mano il frutto della morte; gettalo via da te, affinché noi non moriamo nella nudità davanti al Signore della Giustizia!»

6. E vedi, allora Eva si spaventò nella sua brama davanti alla serietà di Adamo, e lasciò cadere a terra il frutto della morte. E la sua brama l’abbandonò, ed ella divenne libera dalla sua brama, e Adamo trovò grande compiacimento per la liberazione dai lacci della mortifera brama di Eva.

7. Ma vedi, la brama bandita da Eva, dal suo cuore, giacque ora sulla terra, e per la potenza della collera giudicatrice della Divinità si plasmò nella figura di un grosso serpente, che prese il frutto della morte nelle sue fauci, strisciò sull’albero e lo avvolse nelle sue spire in tutti i rami, grandi e piccoli, dalla radice fino alla cima, e rivolse sguardi fissi ad Eva. Ed Eva se ne accorse e guardò il serpente, e Adamo se ne accorse pure attraverso Eva; ma egli non vedeva ancora il serpente.

8. E vedi, Eva si avvicinò al serpente e osservò con grande piacere le sue seducenti spire attorno all’albero, e i colori cangianti della sua fredda corazza di squame.

9. Ma il serpente si mosse e mise la mela nel grembo di Eva che ora stava seduta, poi rialzò la sua testa e rivolse ad Eva le seguenti parole:

10. «Eva, vedi tuo figlio, scacciato da te, avvolgere l’albero del tuo piacere! Non disdegnare il piccolo dono che io ti misi nel grembo, ma godi tranquillamente il frutto del tuo amore; tu non solo non morrai, ma ti sazierai per la conoscenza di ogni vita sopra a Dio, che tu temi, quando invece Egli è più debole di te!». – E vedi, allora la lingua del serpente si divise e divenne più appuntita di una freccia, e il serpente chinò la sua testa verso il petto di Eva, come se volesse baciarla alla maniera infantile; esso invece cacciò ora le sue due frecce velenose nei seni di Eva, ed Eva scorse la sua propria figura nel serpente.

11. E ora anche Adamo notò quello che avveniva sotto l’albero, e gli piacque moltissimo la seconda Eva, e non si accorse che era solamente un serpente. E vedi, allora anche lui si accese nella sua brama, nel piacere per la seconda Eva, prese il frutto dal grembo di Eva, divenne infedele al suo amore e godette del frutto proibito dal grembo di Eva con voluttuosa brama; e nel godimento si riconobbe come quel primo che era andato perduto per la grande vanità del suo cieco egoismo, nel regno della Luce e dell’eterno Amore, che cadde nel mare d’ira della Divinità, che eternamente uccide inesorabile.

12. E ora vedi, come egli si ebbe così riconosciuto, e riconobbe l’accecata Eva attraverso di lui, allora un grande pentimento salì in lui dal profondo del suo cuore, ed Eva si vergognò della propria percepita nudità e della nudità di Adamo, e fu sgomenta dalla cima del capo alla punta dei piedi, e coprì la propria nudità con le foglie di un albero di fichi. E anche Adamo allungò le sue mani alle foglie per coprire le sue nudità, e si nascose in una caverna, e là pianse lacrime di grande dolore; ed Eva si nascose dietro un cespuglio di spine e si dolse enormemente per la sua colpa di seduzione.

 

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Cap. 9

Il giudizio del Signore

1. E vedi, allora l’eterno Amore, mediante la potenza e la forza della Sua Misericordia, tolse la mano della Potenza e la mano della Forza dai Suoi occhi di Grazia, la quale illumina tutto, e la luce della Grazia penetrò specificamente nella caverna dove piangeva Adamo e dietro al cespuglio di spine dove Eva si doleva.

2. E le lacrime di Adamo furono custodite nel grembo della Terra e si chiamarono e si chiamano “Tummim” ovvero “pietre da cui rifulge in forma simbolica la luce dei sette spiriti di Dio”, ed esse divennero solide mediante la luce della Grazia dal calore dell’Amore, simili al suo giusto pentimento, quale perenne memoria della Sapienza che illumina, e furono disperse su tutta la Terra come segno consolatore della futura rinascita, che deve essere simile a queste lacrime di Adamo, atta a ricevere e a restituire, in modo ripartito e bellissimo, la grande Luce dal mare di Grazia delle Misericordie dell’eterno Amore, e deve resistere a ogni durezza delle tentazioni del mondo.

3. E le lacrime di Eva dolente dietro al cespuglio di spine furono custodite nella Terra, e colorate come il giusto rossore della sua vergogna per l’abuso del sacro amore di Adamo in lei.

4. E l’eterno Amore vide che ognuna di queste lacrime di Eva era giusta davanti ad Adamo, il Figlio dell’Amore misericordioso; e il calore dell’eterno Amore solidificò queste lacrime in pietruzze, e il loro nome fu “Urim”, come “segno simbolico del giusto cordoglio di Eva”. E vedi, una lacrima cadde sul cespuglio di spine che la riparava, e vedi, questa fu una lacrima dell’innocenza perduta, e colorò il fiore del cespuglio che prima era bianco; e i fiori furono arrossati, in segno della perduta innocenza di Eva. E ora vedi, gli uomini adesso conoscono sì tutte le piante della Terra, ma il loro vero significato nello spirito e nella verità essi non lo conoscono e non lo conosceranno né comprenderanno fino alla rinascita, dopo che essi se ne saranno appropriati, e ciò è la Misericordia dell’eterno Amore mediante la Grazia della redenzione in se stessi.

5. E adesso vedi ancora un mistero che deve ancora essere compreso a causa dell’empia superbia dei figli del mondo! E vedi, due fiori del cespuglio furono fecondati dalle giuste lacrime per la perduta innocenza di Eva, ed essi, attraverso tutte le tempeste dei tempi durante le grandi guerre di Jehova coi popoli della Terra, conservarono fedelmente la loro benedizione dell’eterno Amore, e al tempo dello scioglimento della Grazia dall’Alto resero viva la moglie di Abramo, come prefigurazione della grande Opera dell’Amore misericordioso, e resero viva la moglie di Zaccaria, per portare realmente a compimento la più grande di tutte le azioni dell’Amore misericordioso dell’eterno Dio.

6. E ora rivolgi i tuoi occhi di nuovo indietro ad Adamo e ad Eva, e vieni a visitarli con Me, e guarda come Io, l’eterno Amore, li trovai – nudi e abbandonati – piangenti e dolenti nel giusto pentimento e nella giusta vergogna, e dissi ad Adamo di uscire, e trascinai fuori Eva.

7. E vedi, essi non osavano guardare il volto del loro Padre, poiché erano spaventati da un grande tuono del mortifero giudizio proveniente dalla profondità della collera della Divinità.

8. E le fiamme dell’ira di Dio, l’Infinito, si rotolavano terribilmente attraverso tutti gli infiniti spazi fin giù sulla Terra, sulla quale ora stava il grande Amore accanto ai Suoi figli caduti, pentiti e dolenti, creati con la Sua Grazia misericordiosa.

9. E vedi, ci fu allora un’ardente lotta fra l’eterno Amore, di nuovo mosso a misericordia dal pentimento e dal cordoglio dei creati, e la Divinità incollerita che tutto voleva distruggere per espiare l’offesa alla Sua incorruttibile Santità.

10. Poiché vedi, le fiamme d’ira della Divinità incollerita precipitarono più veloci dei lampi giù sulla Terra, penetrarono fino al suo centro e l’accesero in ogni suo punto, e le fiamme devastatrici giunsero fino alla Luna e fino al Sole, anzi, esse raggiunsero tutte le stelle! E vedi, allora l’intera, incommensurabile infinità, fu un mare di fuoco, e tuoni terribili rullarono attraverso tutti gli spazi infiniti, e urlò la Terra, e mugghiò il mare, e la Luna pianse, e il Sole si lamentò, e tutte le stelle gridarono più forte di tutti i tuoni, oppresse per la troppo grande dolorosa paura dell’eterna distruzione, e le loro grandi voci echeggiarono rintronando dalle sconfinate profondità della collera della Divinità, e le voci gridarono:

11. «Grande Dio sublime, placa la Tua grande ira e spegni le fiamme devastatrici della Tua giustissima Collera, e risparmia gli innocenti nella Tua Santità, poiché la Collera infuocata della Tua ira distruggerà i giusti e annienterà l’eterno Amore in Te, e renderà Te stesso Suo prigioniero nella Tua immensa potenza e forza della Santità!»

12. E vedi e odi con occhi aperti e con orecchi aperti che cosa disse allora l’irata e incollerita Divinità; e il linguaggio tuttavia non lo comprese nessuno, se non unicamente l’eterno Amore che – nel tempo dello scoppio dell’ira e della collera che la Divinità protese sulla Terra urlante alla pentita coppia neocreata – impedì alla grande irata fiamma della Collera di toccare il luogo del pentimento di Adamo e il luogo del cordoglio di Eva, mediante la grande potenza e la forza della Sua Misericordia.

13. E ora odi e comprendi bene le terribili parole dell’ira dal profondo della collera della Divinità. Ed esse suonavano così:

14. «A che Mi serve l’urlare e il mugghiare della Terra? A che, il piangere delle lune? A che, il lamentare dei soli? E a che, il grido di dolore delle stelle? Poiché Io, Dio, sono solo, abbandonato dal Mio Amore che Mi è diventato infedele, che si è allontanato da Me per scendere giù sulla Terra a proteggere la duplice feccia della cattiveria! Cosa debbo fare senza di Lui? Perciò, voglio distruggere tutte le Sue opere dalle fondamenta e annientare tutto, affinché non ci sia più nulla che in tutte le future eternità delle eternità sia in grado di sottrarMi ed allontanare da Me il Mio Amore! Ed Io voglio rimanere Dio, l’Unico, in tutte le eternità delle eternità, com’ero fin dalle eternità delle eternità! E tu, marcio edificio della Creazione del Mio Amore, divenuto debole: – crolla in inutili rovine, nel nulla, affinché Io ritrovi il Mio Amore e Lo renda di nuovo forte con la potenza e la forza della Mia eterna Santità! Amen!»

15. E vedi, i legami delle creazioni in tutti gli spazi dell’infinità di Dio si sciolsero, e le rovine precipitarono attraverso i vasti spazi tra il grande rimbombare, il tuonare, il gridare, il rumoreggiare, il rombare e il sibilare nelle profondità delle profondità verso il loro annientamento, e in questo c’era la Terra stessa, che giaceva altrettanto in rovina nel vasto grembo dell’Amore misericordioso.

16. E i neocreati tremarono dalla paura alla terribile vista di questa grande e spaventosa scena di annientamento, la cui grandezza nessun spirito creato comprenderà mai interamente in tutta la sua pienezza, poiché essa era infinita.

17. E ora vedi e odi ancora quello che allora disse e fece l’Amore misericordioso! Senti le parole dell’Amore nella Sua potenza e guarda le grandi azioni della Misericordia nella Sua forza, e odi e comprendi bene le parole che così suonavano:

18. «Grande, onnipotente Dio di ogni Potenza, di ogni Forza e di ogni Santità! Ritira la Tua grande ira e spegni il fuoco della Tua collera che tutto distrugge, e odi dalla quiete della Tua santità le parole del Tuo eterno Amore, che è l’unica Vita in Te, eterna come Te e potente e forte come Te da Esso ed Esso da Te, e non voler annientare la vita in Esso e Te con Esso, ma usa clemenza e lascia che l’Amore Ti dia soddisfazione, ed esigi espiazione per la Tua Santità ferita e offesa, e nessun sacrificio sarà troppo grande per il Tuo Amore, se Tu volessi esigerlo dall’Amore in eterna espiazione per la Tua Santità!»

19. E ora vedi e odi e comprendi bene che cosa successe poi, e che cosa rispose la Divinità! Il fuoco si placò, e da tutti gli spazi soffiò un più dolce alito, frammisto a tuoni ancora fortemente rullanti, attraverso le volanti rovine dei mondi disciolti, i quali da una immensità all’altra, simili a grandi lampi, ancora guizzavano brucianti. E l’Amore comprese il tuono di Dio che parlava impetuoso:

20. «Voglio mettere ogni colpa su di Te, come le rovine dei mondi sulla Terra, e Tu devi cancellare l’affronto alla Mia Santità, che è l’eterno legame fra Me e Te! E vedi, Io maledico la Terra, perché nessuna macchia contamini la Mia Santità ed Io non divenga come Te, un Dio non santo; e questa maledizione Ti sia lasciata come debito che Tu hai da prendere su di Te e da cancellare per la Mia Santità, e per lavare la Terra col Tuo Sangue dalla maledizione dell’infamia per il peccato di Adamo!»

21. E vedi, odi e comprendi bene ciò che l’Amore allora rispose, e disse quanto segue: «Grande, santissimo Dio di ogni Potenza e Forza: – avvenga secondo le Tue parole!»

22. E vedi, allora d’un tratto si spense tutto il fuoco sulla Terra e in tutti gli spazi della Creazione! E le rovine dei distrutti soli, delle terre e delle lune furono di nuovo ricomposte mediante la potenza e la forza dell’Amore esaudito dalla Divinità, e si riordinarono come erano ordinate al principio della loro formazione; tuttavia essi conservarono come eterno segno, le tracce incancellabili della loro totale distruzione di un tempo, simili alle cicatrici dell’eterno Amore, che più tardi, nel grande Tempo dei tempi, per tutti sanguinò sulla Croce.

23. E sulla superficie, nelle profondità e nei mari della Terra rimasero ancora qua e là le rovine di altri mondi, come segno della potenza e della forza di Dio e, contemporaneamente, però, anche come testimonianze parlanti delle grandiose azioni dell’Amore misericordioso.

24. E vedi e odi ancora e comprendilo bene quello che ora avvenne ulteriormente: – quando l’eterno Amore accettò le richieste, e in tal modo già in anticipo diede soddisfazione alla grande Santità di Dio, allora la Divinità, scrosciando e soffiando più dolcemente, in modo nuovamente comprensibile solo all’Amore, fece sentire il Suo santo Volere e disse quanto segue, in un discorso pieno di dolce suono:

25. «Vedi, la Tua grande Misericordia è salita in Me ed è comparsa davanti ai Miei occhi onniveggenti, ed Io ho riconosciuto nella quiete della Mia Santità la Tua grande Lealtà ed eterna Fedeltà, ed ho contato le gocce di pentimento di Adamo e le gocce di cordoglio di Eva, e Mi sono mossa interamente a compassione attraverso la Tua grande Misericordia.

26. E vedi, perciò voglio ritirare i Miei giudizi in questo tempo – e secondo la tua richiesta far effluire la clemenza in grande pienezza, …e voglio riparare il danno che i Miei giudizi hanno recato. E all’infuori di Me nessuno può riparare nulla se non Io solamente, perché nessuno è buono se non Io, il Padre santo; questo infatti sia il Mio Nome per l’avvenire, eternamente. E Tu, il Mio Amore, sei Mio Figlio, e la Santità, quale possente, onnioperante legame della Forza tra Noi e tra tutto ciò che da Noi è uscito, sia lo Spirito Santo, che deve riempire tutti gli spazi degli spazi e tutte le infinità delle infinità in tutte le eternità delle eternità. Amen! E questo lo ha detto ora il buon Padre santo. Amen!

27. E ora Tu, Mio amato Figlio, dì alla coppia pentita e dolente – e scolpisci le parole nel profondo dei loro cuori – che essi devono osservare inviolabilmente i Comandamenti dell’Amore e della Misericordia fino al termine della loro vita, e poi, nel Tempo che Io ho stabilito, voglio mandare loro un Mediatore fra Me e loro, per espiare la grande colpa e per alleviare il grande, pesante fardello della loro disubbidienza.

28. Fino ad allora, però, essi devono perseverare in ogni pazienza e mansuetudine, e il pane che ora Io voglio dare loro solo con parsimonia, devono gustarlo grati nel sudore della loro fronte, ed essi non devono diventare sazi fino al Tempo del Mediatore, che Io susciterò in mezzo a loro perfetto e buono, come Noi siamo perfetti e buoni, e santi eternamente.

29. E aggiungi loro ancora che Io ho revocato i Miei giudizi solo per coloro che osserveranno puntualmente i Miei severi Comandamenti; invece ai trasgressori tali giudizi siano comminati per tutte le eternità in ogni rigore della Verità eternamente santa, e nella più precisa attuazione alla minima trasgressione!

30. Questo dice il santo e unico buon Padre attraverso Suo Figlio, che è l’eterno Amore in Lui, e attraverso lo Spirito Santo quale Grazia operante da entrambi per il futuro perdono del peccato, il quale ora deve rendere affaticati i vostri corpi e poi, però, dovrà sempre ucciderli nella dimensione temporale per ottenere la vita dopo la morte del corpo, dopo il tempo del promesso Mediatore”.

31. Questo dice l’unico santo e l’unico buon Padre. Amen! Amen! Amen!»

 

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Cap. 10

La riconciliazione del Signore

1. E vedi e odi e intendi e comprendi bene ciò che allora l’eterno Amore disse e fece. Quando il buon Padre santo terminò il discorso dalla grande serietà, annunciando clemenza al posto della giustizia, e minacciando il giudizio ai trasgressori della Legge dell’immensa Grazia, e comminando la morte per il peccato, allora eterno Amore si commosse fino alla più intima profondità del Suo Cuore misericordioso e pianse per la seconda volta lacrime di compassione e lacrime di intimissima gioia e di beatissimo diletto per la grande e indulgente Grazia del Padre, così immensamente buono e santo, e disse nella più profonda commozione di tutto il Suo Essere ad Adamo e ad Eva:

2. «Adamo, tu hai visto adesso i tremendi giudizi di Dio scorrere davanti ai tuoi occhi, ed Eva li vide e li percepì attraverso te; ora però Io voglio aprire anche a lei gli occhi e gli orecchi, e lei – come anche tutti coloro che discenderanno da lei secondo il numero delle stelle in cielo e secondo il numero dell’erba sulla Terra e secondo il numero della sabbia nel mare, il cui numero è infinito – in ogni tempo futuro deve vedere con i propri occhi e udire con orecchi aperti ciò che la Divinità fece nella collera del Suo giudizio, e ciò che poi fece l’eterno Amore nella Sua sconfinata Misericordia.

3. E la Legge Io te l’ho scolpita nel cuore, come anche tu la devi scolpire nel cuore di Eva. E come segno ammonitore che deve ricordare a voi e a tutti quelli che vi seguiranno i giudizi di Dio a causa del vostro peccato, voglio far sorgere qua e là delle montagne, che alternandosi, devono bruciare fino alla fine dei tempi, e voglio lasciarvi il lampo, che deve richiamarvi la distruzione di un tempo, e il tuono che sempre lo segue, che ogni volta deve annunciarvi vigorosamente il Nome del grande e forte Dio, se mai doveste o poteste scordarvene.

4. E le lacrime della Compassione e quelle della grande Gioia per la Grazia dal Padre santo, Io le ho collocate in segno eterno, quale nuova Creazione, attorno al vasto spazio del cielo, e devono brillare a voi in ogni notte della Terra, e devono ristorarvi nel crepuscolo della vita, e devono annunciarvi il giorno che viene.

5. E ora guardate su al cielo; esse brillano in svariato ordine e in svariato sfarzo: – quelle di luce rosa in segno della Mia Compassione, e quelle di luce bianca in segno di Gioia per la grande Grazia del santissimo e buonissimo Padre. E quella larga striscia chiara scintillante, sopra le stelle della Compassione e della Gioia, consistente essa pure di stelle del primo periodo per la lacrima dell’Amore che già allora ebbe misericordia degli spiriti caduti, la striscia che è tirata in mezzo al vasto spazio del cielo, essa vi serva come segno dell’eterna e santa Alleanza tra l’eterno Amore, che chiamò ad essere voi e tutto ciò che esiste, e la Divinità che tutto giudica secondo la Sua eterna Santità.

6. E ora guarda qui, tu Adamo, e anche tu, Eva, nel Mio occhio sinistro che al di sopra del Mio Cuore irradia dolcemente e benignamente verso di voi davanti al vostro occhio destro. Vedete, ancora una lacrima è attaccata al suo ciglio, e vedete, questa lacrima è la più grande di tutte quelle che sono già sgorgate per voi da questi occhi!

7. Laddove il grande nastro nel vasto cielo sembra dividersi, là guardate volentieri e, tutte le volte che guarderete là, siate sempre grati e profondamente commossi, poiché quel punto deve servire a voi, come anche a tutta la Creazione, come segno perenne della vostra rottura alla fedeltà con Me e della Mia trascorsa rottura con la Santità di Dio per misericordia verso di voi. E quel nastro, nel punto dove appare come riannodato, deve ricordarvi la grande mediazione dell’eterno Amore, che sono Io fin dall’eternità, tra l’intangibile Santità di Dio e voi, che mancando di fedeltà avete peccato al cospetto della Sua sconfinata Santità.

8. E ora vedete, da lì viene questa lacrima, e quello è il luogo della sua origine!

9. E questa lacrima un giorno sorgerà per voi e per i vostri discendenti, quale una leggiadra stella del mattino, che illuminerà tutti i popoli della Terra che nei tempi dei tempi vi seguiranno nelle vostre pentite e dolenti orme. E prima ancora essa laverà la Terra dal fetido fango del peccato e purificherà le vostre lacrime e stille di pentimento e di cordoglio dall’immondezza del serpente.

10. E adesso guardate qui ancora una volta. Questa lacrima voglio farla cadere su un fiore ancora bianco di questo cespuglio, tra i due fiori già fecondati di Eva, e un giorno, da essa deve fiorire una Donna pura, che deve schiacciare la testa al serpente. E il serpente la morderà bensì nel calcagno, ma il veleno non le farà danno; e da lei uscirà questa che adesso è davanti a voi, una leggiadra stella del mattino per tutti i popoli della Terra che sono di buona volontà, e l’eterno giudizio per tutti i ribelli figli del serpente!

11. E gli spiriti dal grembo della Santità del Padre scenderanno sulla Terra corporeamente[3], e annunceranno ai vostri figli il grande Tempo e il modo della Venuta di Colui che ora sta davanti a voi, e che voi adesso ancora udite e vedete, ma che in seguito non udrete e non vedrete più fino alla promessa Venuta, secondo la promessa del Padre santo attraverso Me, l’eterno Amore in Lui.

12. E ora avete sentito tutto quello che vi è necessario sapere per ricevere la Mia benedizione!

13. E così siate dunque benedetti dalla mano della potenza e dalla mano della forza dell’eterno Amore del Padre santo e dalla forza dello Spirito, forza da Entrambi che è santa, e siate fecondi e moltiplicatevi, e riempite la Terra col frutto vivo di questa benedizione!

14. E sempre, ogni volta che vi avvicinerete per questa benedizione, offrirete dapprima a Me i vostri cuori! Se tralascerete questo, il serpente, che ancora vive ed anche vivrà eternamente nella collera della Divinità, guasterà il frutto in voi, e tu, Eva, e tutte quelle del tuo sesso, metterete al mondo, anziché un frutto dalla benedizione, un frutto della rovina. E costoro distruggeranno i figli della benedizione e della luce in gran numero, e al loro imperversare e infuriare non ci sarà fine; e così trasmetterete a tutti il peccato come eredità, e la vostra colpa diventerà visibile fino al grande Tempo dei tempi e anche dopo.

15. E questa offerta dei vostri cuori vi sia data quale sacro servizio alla Mia benedizione di grazia, per compiere il quale voi Mi sarete sempre debitori ogni volta che vi avvicinerete per questa Mia benedizione. Questo nuovo e facile Comandamento che avete appena ricevuto dalla Mia bocca, sia la prima Chiesa che Io fondo davanti a voi in memoria di Me, ed essa vi ricordi con gratitudine le azioni del misericordioso Amore e vi riconduca al santo timore di Dio!

16. Io voglio mandarvi uno spirito senza peccato come messaggero dall’Alto, con una spada fiammeggiante nella mano, perché vi guidi e vi mostri l’intera Terra da una estremità all’altra, ed egli vi illuminerà le tortuose vie del mondo, ma anche vi castigherà, se devierete dalle Mie vie!

17. Tutto questo lo dice l’eterno Amore a voi, nel nome del Padre santo! Amen!»

 

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Cap. 11

La nascita di Caino e Abele

1. E vedi, allora l’Amore scomparve davanti agli occhi dei creati, ritornando nel santo grembo del Padre.

2. (allo scrivano): E ora vedi, tu, Mio pigro e pessimo scrivano a noleggio, che sei ancora molto duro d’orecchio se si considera il fatto che, come ad un ragazzo che impara l’ABC, devo dettarti ogni parola singolarmente e ancora non Mi comprendi, e spesso Mi interroghi due, tre, cinque, spesso fino a dieci volte, e nonostante ciò Io ti ripeto sempre ogni parola fedelmente! Perciò sii più attento, perché si vada avanti più in fretta di quanto è successo fino a ora; il mondo infatti ha bisogno che quest’Opera della Mia grande Grazia sia completata prima possibile! Lasciati dire questo da Me, il vostro Padre santo, che è tutto Amore in tutto il Suo Essere! E ora continua a scrivere!)

3. E ora la coppia neocreata era completamente sola sulla vasta Terra, e l’angelo promesso apparve con la spada fiammeggiante nella sua destra; ed essi scorgendolo si spaventarono molto, e così fuggirono davanti ai suoi occhi, e tremarono di grande paura in tutti i loro visceri.

4. E ora vedi, la paura accelerò la gravidanza di Eva, ed ella con dolori si liberò del frutto proibito che il serpente nella cecità di Adamo aveva posto in lei.

5. E Adamo osservò il frutto nudo e constatò che il frutto gli era simile, e se ne rallegrò molto; ed Eva riconobbe la gioia di Adamo e strinse con ogni ardore questo frutto del suo amore al suo petto pieno.

6. E vedi, allora percepì una fitta nel suo petto, simile alla fitta del serpente, e pose il frutto a terra nella grande angoscia e nella ferma opinione di aver già di nuovo peccato.

7. Ma vedi, allora apparve il grande angelo con volto dolce, davanti alla coppia che si angosciava e s’impauriva, e rivolse loro la parola con voce ferma, dicendo:

8. «Non vi angosciate e non vi impaurite davanti al servo di Jehova, che è stato mandato a voi dall’Alto per mostrarvi la Terra e per illuminarvi le tortuose vie del mondo e anche per castigare voi e i vostri discendenti se deviate dalle vie dell’eterno Amore e dell’infinita Santità di Dio.

9. Vedete, questo frutto non è più un peccato per voi; è però certo la conseguenza della triplice disubbidienza verso Dio, ed è la morte della vostra carne, quella morte che avete generato nella vostra carne mediante la vostra brama nell’egoismo. Non vi è lecito gettare via da voi questo frutto, ma secondo la Volontà dall’Alto tenetelo come testimonianza su voi stessi e sulla vostra umiliazione, affinché un giorno possiate sperimentare come attraverso voi è venuto nel mondo il peccato, e attraverso il peccato però la morte; ma il frutto stesso dovete chiamarlo “Cahin” (Caino) ovvero “Portatore di morte”!»

10. Allora gli animi spaventati della coppia furono tranquillizzati dal discorso del messaggero dall’Alto, ed Eva prese di nuovo il frutto, che aveva deposto a terra, nelle sue mani ancora tremanti, e a richiesta di Adamo, suggerita dall’angelo, porse al lattante il petto pieno, perché succhiasse da lei la vita della Terra.

11. E l’angelo si pose al fianco sinistro di Adamo, ed Eva si mise col frutto sul braccio destro al fianco destro di Adamo, affinché il cuore di lei restasse libero da qualsiasi peso e potesse in avvenire rimanere rivolto all’uomo su tutte le vie e su tutti i sentieri.

12. E così essi camminarono esemplarmente su tutta la Terra per osservare tutte le sue contrade e per stabilire delle dimore per i loro futuri discendenti, e per seminare il pane ad essi, con la potenza e la forza che era loro conferita dall’Amore, mediante la grande grazia della Misericordia.

13. La Terra infatti, con ciò che stava su di essa, era sottomessa alla volontà di Adamo. E il mare e tutte le acque ubbidivano fedelmente perfino al più lieve cenno di Adamo, ed entrambi gli erano sottomessi, dalla superficie fino all’estrema profondità, e pieni di venerazione offrivano il dorso al piede del loro signore, perché camminasse saldo su di essi a piacimento. E gli erano sottomessi tutti i venti; e ubbidivano alla sua voce tutti gli animali delle acque, della terraferma e delle arie.

14. E Adamo era stupito per la forza insita in lui, e vide e riconobbe su quante cose l’eterno Amore gli aveva conferito tali grandi forze, e divenne lieto oltre misura per una così grande grazia dall’Alto, e disse ad Eva:

15. «Eva, moglie mia, vedi, il Signore della potenza e della forza ci ha benedetti; offriamogli dunque i nostri cuori, affinché la Sua benedizione prosperi sulla Terra secondo la Sua grande promessa, e attraverso te essa veda la luce della Grazia quale nuovo abitante di questo luogo!»

16. Ed Eva, piena di umiltà e di intima gioia, disse: «Adamo, vedi la tua ancella ai tuoi piedi ad attendere il cenno del suo signore della Terra, e avvenga a me secondo la tua volontà; accetta il mio cuore colpevole e offrilo al Signore!»

17. E Adamo fece ad Eva, in totale abbandono al Signore, come il Signore gli aveva ordinato.

18. E vedi, la benedizione divenne visibile in Eva, e Adamo se ne rallegrò, e anche Eva provò in sé grande piacere. E ora odi quello che l’angelo di Jehova disse alla lieta coppia, e le sue parole erano ben misurate come parole dall’Altezza e come parole dalla Profondità, ed era eterno Amore stesso che parlava per bocca dell’angelo, e queste parole dalla bocca dell’angelo suonarono così:

19. «Adamo! Tu adesso hai appreso molto nel lungo viaggio sopra la Terra; tu hai visto i suoi continenti e le sue acque, e vedesti anche quello che su di essi e in essi esiste, cresce e si muove; e vedesti il grande mammut e da esso in giù tutti gli animali, fino al più piccolo dei vermicelli striscianti; e vedesti il forte pescecane e tutti gli animali delle acque, fino ai più piccoli abitanti della goccia; e vedesti anche tutti i volatili delle arie, dalla gigantesca aquila fino all’uccellino della foglia, e da questo fino al più piccolo moscerino; ed hai provato tutte le loro forze, la loro attitudine e la loro utilità; e scorgesti, anche da questo, quanto riccamente l’eterno Amore ha provveduto per te, e così attraverso te anche per Eva.

20. Tu parlasti ai monti ed essi ti diedero risposta; e interrogasti il mare, ed esso ti rispose; e indirizzasti la tua voce alla profondità della Terra, e la risposta non è rimasta per strada; e indirizzasti il suono delle tue parole a tutti gli alberi, arbusti, piante, pianticelle e a tutta l’erba, ed essi ti dichiararono il loro nome e ti spiegarono rispettosamente la loro attitudine e l’uso che ne deriva per voi secondo il tuo libero arbitrio, e così anche tutti gli animali a cui hai rivolto la voce del tuo petto. Tutti gli animali, ciascuno a proprio modo, ti diedero una risposta percettibile e ugualmente ben precisa, e ti mostrarono fino a che punto sono destinati al tuo servizio e sono soggetti ciecamente al tuo volere. E i venti ti insegnarono a servirti di loro secondo la tua volontà. E tutto questo vide e udì e percepì anche Eva.

21. E ora vedi, Adamo, e anche tu, Eva, tutto questo non ti è stato dato dall’eterno Amore come ti è stata data la vita, e come ti è stata data Eva, bensì la Sua grande Grazia te l’ha dato come regalo, e tu tutto questo lo terrai solamente fino a quando ne farai un saggio uso, secondo la Volontà del Padre santo. Ma queste cose, una dopo l’altra, si allontaneranno dall’ambito della tua grande potenza se tu non manterrai sempre il tuo animo tutto puro al cospetto di Jehova. Perciò sii saggio, come lo è il grande, ottimo e santissimo Padre lassù sopra ogni creazione e laggiù nella profondità sotto ogni creazione!

22. E così come tu ora sei, e come devi essere e rimanere in seguito, secondo la Volontà del Padre santo e dunque secondo la tua propria volontà, così devono essere anche tutti i tuoi discendenti, mentre le discendenti di Eva devono essere come ora lei è davanti e sotto i tuoi occhi.

23. E se però qualcuno non è come tu sei adesso e come devi essere e rimanere in seguito, il dono resterà bensì conservato per un determinato periodo di tempo, ma il regalo della Grazia verrà tolto a quel tale non appena egli non è più come tu sei adesso, come devi essere e rimanere. E perfino le discendenti di Eva si leveranno al di sopra dei loro capi, e diventeranno loro infedeli fino al midollo delle ossa, e correranno dietro ai cani, e si nutriranno dell’escremento dei serpenti, e allatteranno i loro bambini ai seni delle vipere; e i tuoi discendenti saranno avvelenati attraverso esse, e moriranno di una morte amara corporalmente e spiritualmente, in eterna vergogna e penosa infamia.

24. E ora vedi, tu Adamo, e odi, tu Eva! Adesso voi siete ancora nel Paradiso, là dove l’eterno Amore vi ha posti prima e dopo il vostro peccato, e prima e dopo la distruzione; se mai però doveste scordarvi, se doveste non osservare fedelmente le Leggi dell’Amore e i Comandamenti della Sapienza del Padre santo, sarete scacciati da questo bel giardino con questa spada fiammeggiante, e in seguito non vi sarete più ammessi per tutto il tempo della vostra vita corporale e, fino al tempo della Promessa, anche nessuno di tutti i vostri discendenti; ma lo saranno, solamente dopo la Promessa, i figli della Redenzione e della conseguente nuova Creazione dell’eterno Amore.

25. Questo tienilo bene a mente, tu Adamo, e riflettici anche tu, Eva! Il frutto che uscirà da te, Eva, questo frutto vivo, tu, Adamo, devi chiamarlo “Ahbel” (Abele) e devi offrirlo al Signore della Gloria per l’eternità; il suo nome, infatti, significa “Figlio della Benedizione” e deve essere una prima rappresentazione di Colui che un giorno, nel grande Tempo dei tempi, verrà perfetto dall’Alto, dal grembo della potenza e della forza della Santità di Dio.

26. E ora che vi ho guidati, che vi ho mostrato e detto tutto perfettamente secondo la Volontà dell’eterno Amore, è compiuta la mia missione, opera dell’eterno Amore nel Padre di ogni santità e bontà, ed io visibilmente devo lasciarvi, ma invisibilmente vi seguirò passo passo e ognuno dei vostri passi io conterò secondo l’immutabile Volontà di Jehova.

27. E voi mi rivedrete sempre ogni qualvolta offrirete al Signore della Gloria i vostri cuori in totale abbandono; ed io raccoglierò la vostra offerta in un vaso, e lo porterò in Alto a Dio, e lo vuoterò al cospetto del Figlio, e allora il grande Padre santo si compiacerà delle vostre opere.

28. Però mi rivedrete anche nel caso voi doveste o poteste deviare dalla Legge dell’Amore e dai Comandamenti del Padre santo, così come mi vedete ora con la spada fiammeggiante nella mia destra, per scacciarvi dal giardino e togliere a te, Adamo, una gran parte dei regali dell’eterno Amore dalla Sua grande Grazia e a lasciarti poi debole e timoroso del minimo rumore d’erba».

29. E ora vedi, tu cieco scrivano di questa Mia nuova Parola viva in te come anche in tutti voi, e osserva come ora Adamo nel Paradiso era un uomo perfetto eccetto che in una cosa, e le facoltà di cui era dotato lo rendevano un perfetto signore della Terra; e tutte queste sue perfezioni erano solo un Mio regalo, ed egli le conservò fino al tempo in cui si scordò di Me, un’unica volta dopo che l’angelo divenne invisibile ai suoi occhi.

30. E ora vedi: – tutto quello che Adamo possedeva in regalo Io voglio darlo a voi in dono permanente, e anche infinitamente di più, e anche qualcosa di infinitamente più grande, e tutto questo sono Io stesso; e tutto ciò che è Mio deve essere anche vostro, purché Mi amiate, e nulla di più Io chiedo a voi!

31. Ma dov’è il vostro amore che Io riscattai a così caro prezzo e che vorrei chiamare eternamente Mio? Oh, di questo ce n’è ormai davvero così poco sulla Terra! Esso è così leggero e così dolce, e voi non lo volete, e neanche lo cercate dove vi attende, e disprezzate l’alto prezzo in esso!

 

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Cap. 12

La promessa del Signore

1. O voi, figli di Adamo! Perché mai non volete piuttosto diventare figli Miei? O quali fatiche e che estenuante lavoro vi costa guadagnarvi il pane di Adamo grondante del sudore delle vostre mani, che per di più è insozzato dalla bava dei serpenti e impregnato col veleno delle vipere, e col quale nel vostro eccedere la misura vi mangiate la morte temporale e poi anche eterna!

2. Ben diverso è il Mio Pane, il quale è spalmato col miele del Mio Amore, ed è impregnato col latte della vita eternamente libera da Me, e che voi potreste gustarlo nella somma pienezza di ogni eccesso di misura, che non vi farebbe mai alcun male in eterno, anzi vi rafforzerebbe e vi doterebbe di ogni potenza e forza da Me, sia per l’eternità che anche già qui nella dimensione temporale, se solo voleste accettarlo. Vedete, subito dopo ‘la più grande delle Mie azioni, che è la grande opera della redenzione per voi’[4], questo Mio Pane era ancora molto caro, e gli uomini potevano acquistarselo solo in piccola dose e in nessun altro modo che nuovamente col loro sangue e con la vita del loro corpo, a Me sacrificati per questo. E questo Mio Pane aveva allora un sapore amaro nella bocca degli acquirenti, e non era ancora spalmato col miele dell’amore, né impregnato col latte della vita libera anche già nel tempo. Sia il miele, sia anche il latte, venivano invece aggiunti agli afflitti compratori, ben misurati, solo nel regno degli spiriti; e vedi, eppure ce n’erano in gran quantità di tali compratori!

3. Adesso, invece, che Io lo do completamente gratis a chiunque lo desideri e semplicemente per il compenso sicuramente molto piccolo del vostro amore, e lo do con latte e miele, ora vedi, ora lo si disprezza amaramente e si disdegna il grande, amichevole Donatore, colmo sicuramente e veramente di ogni supremo Amore per voi!

4. Tenete a mente dunque: «Le porte dei Miei Cieli Io le ho fatte adesso spalancare. Chiunque voglia entrare, venga, e venga presto, e venga subito; poiché è venuto il grande tempo della Grazia, e la nuova Gerusalemme viene a voi tutti giù sulla Terra, affinché tutti coloro che Mi amano possano prendere dimora in essa, e in essa essere saziati col miele e col pane al latte, e bere a pieni sorsi la pura acqua di ogni vita, e possano attingerla a dismisura dall’eterno pozzo di Giacobbe.

5. Ma sebbene la discesa di questa Mia grande Città sarà una grazia smisuratamente grande verso tutti i Miei figli, tuttavia essa anche schiaccerà con le sue possenti mura tutti i ciechi, e schiaccerà tutti i sordi; poiché la sua grandezza comprenderà l’intera superficie della Terra! E chi non la vedrà discendere, e non sentirà il suo fruscio attraverso le pure arie della Terra, costui non troverà più alcun posto sulla Terra per potersi nascondere da lei e sfuggire al suo peso.

6. Poiché vedi, il peso dei suoi palazzi sgretolerà le montagne e le renderà uguali alle valli, e le sue case Io le voglio mettere sopra le pozzanghere e i pantani; e tutti i vermi che vi abitano saranno schiacciati nel terreno di loro proprietà dalle fondamenta delle case della grande Città di Dio, il vostro Padre santo in Cielo e sulla Terra.

7. E il vero Pastore chiamerà le Sue pecore, ed esse udranno la Sua voce e la riconosceranno bene fino a tutte le estremità della Terra, e accorreranno, e pascoleranno con gran piacere sui pascoli dell’eterno Amore del Padre santo, cioè i grandi giardini della nuova, santa Città del grande Re di tutti i popoli che furono, sono e saranno eternamente.

8. E questi giardini saranno il Paradiso che fu perduto per mezzo di Adamo e che Io per primo ho ritrovato e conservato fedelmente per loro quale eterna dimora.

9. Per questo motivo Io vi ho anche già mostrato molto dettagliatamente, fino ai minimi particolari, la grande gestione della Mia Casa fin dall’eternità, e vi ho mostrato la Creazione da cima a fondo, e vi mostrai il primo uomo nella sua prima origine e voglio mostrarvelo ulteriormente fino alla sua fine, e voglio mostrarvi la grande prostituta e la distrutta Babilonia, e poi condurvi nella Mia grande e santa Città, e in essa darvi un’abitazione permanente in eterno, se Mi amate come Io vi amo, al di sopra di tutto!

10. Guarda i cieli e guarda la Terra! Ebbene, questi un giorno passeranno corporeamente, e sussisteranno solo spiritualmente, ma ciascuna delle Mie parole che a voi viene detta sussisterà così come viene dalla Mia bocca, corporeamente e spiritualmente, in ogni potenza e in ogni forza della Santità, eternamente, eternamente, eternamente. Amen!»

 

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Cap. 13

La cacciata dal Paradiso

1. E ora ritorna di nuovo indietro ad Adamo e ad Eva, e vedi come fu l’ulteriore tragitto della loro vita corporale, e il tragitto dei loro due discendenti, davanti agli occhi onniveggenti della Santità di Jehova! E vedi, per un breve periodo, che secondo il vostro calcolo fu di trenta giri terrestri attorno al Sole, che voi chiamate ‘anni’, la coppia visse nella cerchia dei suoi discendenti benedetti, il cui numero era uguale al numero degli anni, con l’eccezione di Caino, che non era benedetto.

2. E adesso vedi ancora quello che è successo! Adamo stava camminando nel giorno del Signore che gli era stato comandato come giorno di riposo nel suo cuore già dall’eterno Amore stesso, e poi più volte dall’angelo, in memoria delle grandi azioni dell’Amore che Si era impietosito e per contemplare con la massima venerazione l’incommensurabile Santità di Dio, il Padre buono. Adamo camminava da solo su un tratto di terreno per contemplare la bellezza della zona; e il mondo gli piacque moltissimo, così che nei suoi pensieri si allontanò totalmente da Dio.

3. E in queste contemplazioni arrivò così alla riva di un grande fiume, il cui nome era “Eheura” ovvero “Ricordati del tempo di Jehova!”; questo infatti esclamava il fiume col suo forte rumoreggiare. Ma Adamo, concentrato nei pensieri del mondo, non notò e neanche comprese il senso di questo linguaggio dei rumoreggianti flutti del fiume.

4. E mentre egli in tal modo stava camminando lungo la riva, d’un tratto restò impigliato col piede sinistro a una pianta che, cresciuta per un certo periodo serpeggiando sopra il terreno, finiva avviticchiata attorno a un grosso albero, ed egli cadde violentemente a terra e percepì un gran dolore nel suo corpo, e questa fu per lui una nuova sensazione; ed egli si adirò con la pianta e la guardò incollerito, e la chiamò a risponderne, chiedendo se non conoscesse il suo signore.

5. E la pianta rispose: «No, non ti conosco!»

6. Allora Adamo osservò più accuratamente la pianta, e non la riconobbe. Allora chiese nuovamente: «Com’è il tuo nome, e qual è la tua attitudine?»

7. E vedi, un vento frusciò attraverso le foglie, e il fruscìo gli divenne comprensibile e suonava così: «Cogli gli acini dai miei rami e spremi il succo, e bevilo, e il mio nome e la mia attitudine ti diverranno noti!»

8. E vedi, Adamo, nella cecità dei suoi pensieri mondani e dimenticandosi totalmente di Dio, fece quello che la pianta serpeggiante gli consigliò nel giorno del Signore. Ed egli prese alcuni acini e li assaggiò, ed avevano un sapore molto dolce; ed egli si rallegrò di questa nuova conoscenza, e si rammaricò con l’angelo perché non gli aveva mostrato anche questo frutto dal sapore tanto buono.

9. Ed egli colse una quantità di acini e li portò a casa, e vi arrivò giusto mentre tramontava il Sole.

10. Ed Eva gli andò incontro accompagnata da Caino, i soli che per tutto il giorno si erano preoccupati, non sapendo dove Adamo fosse andato. Tutti gli altri infatti lo sapevano bene, e non si preoccuparono nel giorno del Signore di Adamo, il padre del loro corpo; poiché essi erano figli della benedizione, e in questo giorno avevano concentrato i loro pensieri in Dio e nel Suo eterno Amore. I due gli tolsero una gran parte del suo carico, ed egli raccontò loro di questa nuova conoscenza; ed Eva ne fu molto rallegrata, e con l’aiuto di Caino fece degli acini secondo il racconto di Adamo.

11. Allora Adamo prese il succo spremuto e disse: «Scopriamo il suo nome e la sua attitudine!»

12. E vedi, egli allora bevve a pieni sorsi di quel succo, e lo diede poi ad Eva e a Caino, e infine lo fece assaggiare a tutti tranne che ad Abele, che non era ancora presente poiché il fuoco ardeva ancora sull’altare che egli aveva eretto per fare offerte alla Santità e all’Amore di Jehova, ciò che al Signore era molto gradito.

13. E allora Adamo, Eva e tutti quelli che avevano assaggiato del succo divennero ubriachi; e in questa ebbrezza Adamo ed Eva, e tutti quelli proceduti da Adamo ed Eva, si accesero selvaggiamente nei desideri della carne, e insieme con Adamo ed Eva si diedero alla lussuria e alla fornicazione, mentre Abele pregava all’altare di Jehova.

14. E quando là ebbero finito di fornicare nell’ebbrezza della dimenticanza di Dio e dimenticandosi di offrire prima a Dio i loro cuori, come era stato comandato di fare sempre e come era dovuto, l’angelo – con la spada fiammeggiante nella sua destra – apparve dapprima ad Abele, e gli disse amichevolmente:

15. «Jehova trovò grande compiacimento nella tua offerta, tant’è vero che ti ha scelto come salvatore dei tuoi genitori e dei tuoi fratelli, senza di che essi ora sarebbero perduti nel giorno del Signore, poiché si dimenticarono di Lui e abbassarono i loro animi alla terra, e non poterono diventare partecipi della benedizione, che sempre in questo giorno, secondo l’Ordine stabilito, si diffonde dall’Alto in tutti gli spazi delle infinità!

16. Perciò io sono ritornato visibilmente, anzitutto a raccogliere la tua offerta in questo vaso della Grazia misericordiosa, che è l’eterno Figlio nel Padre, e portarla davanti al Suo santissimo volto, davanti alla pupilla dell’eterno Padre, e prima ancora però per castigare i trasgressori della Legge dell’Amore e del Comandamento della santa Grazia, per togliere loro una gran parte dei regali, per colpirli di cecità e scacciarli dal Paradiso.

17. E ora lascia il tuo altare delle offerte e poniti alla mia sinistra, affinché la destra punitrice rimanga libera per i trasgressori, e seguimi nella dimora del peccato! E quando io avrò svegliato dal delirio della fornicazione i peccatori addormentati, i quali colti da grande timore fuggiranno davanti alla spada della Giustizia, seguili come compagno di fuga, e porta, per i genitori del tuo corpo, una piccola parte del regalo perduto, e dalla poi a loro per rinvigorirli quando, in un paese lontano da qui che si chiama “Ehuehil” ovvero “Paese del rifugio”, essi cadranno a terra piangendo, spossati ed esausti. E anche in questo paese erigi un altare per le offerte simile a questo qui, che continuerà ad ardere anche sotto le acque che un giorno verranno su tutta la Terra, e diventerà una montagna, inaccessibile ad ogni piede mortale fino al grande Tempo dei tempi. Allora essa piegherà il capo alla bassa terra che si chiamerà “Bethlehem” (Betlemme) ovvero “la piccola città del grande Re”, la quale un giorno diventerà la più grande sulla Terra. La sua Luce infatti brillerà più che la luce degli spiriti di tutti i soli spirituali. E su questo nuovo altare tu devi portare offerte di ringraziamento al Signore, da tutti i regni (naturali) della Terra in questo paese della fuga, perché esse possano diventare commestibili per i peccatori, e rinvigoriscano i pentiti, e consolino i dolenti!»

18. E quando l’angelo ebbe terminato il suo discorso ad Abele, essi si alzarono e andarono con grave passo alla dimora di Adamo – il cui aspetto era simile al tempio di Salomone – la quale, conforme alla sua potenza e forza, consisteva in alti cedri cresciuti liberamente dalla terra, uno strettamente vicino all’altro in forma circolare e molto allargata. Essa non era lontana dalla grotta del pentimento e dal cespuglio di spine del cordoglio, e aveva due entrate, una stretta verso il Mattino (l’Oriente), e una larga verso la Sera (l’Occidente).

19. E vedi, era circa la metà della notte – e non poteva essere prima a motivo del giorno del Signore – quando l’angelo del Signore si affacciò con Abele alla soglia verso il Mattino.

20. Quando Abele mise piede sulla soglia, cominciò a piangere per la grande sventura che doveva colpire e che avrebbe colpito adesso i suoi.

21. Allora l’angelo disse a lui in tono dolce: «Non piangere, Abele, tu figlio della Grazia, colmo di benedizione, e fa’ ciò che ti ho comandato dall’eterno Amore che parla attraverso la mia bocca, e non ti spaventare per le parole tonanti che seguiranno su questi peccatori addormentati!»

22. E Abele fece come l’angelo gli aveva comandato; e quando egli fu del tutto vicino ai suoi, l’angelo tuonò in modo terribilmente serio, parole di spavento e di grande paura sui peccatori ora destati, ed esclamò con grande forza e vigore:

23. «Adamo, alzati, rammentati della tua colpa e fuggi da qui, poiché non ti è più possibile restare ulteriormente in questo luogo! Poiché tu hai perduto il Paradiso per te e per tutti i tuoi discendenti fino al grande Tempo dei tempi, e una gran parte dei regali, per tua colpa, poiché ti sei dimenticato del giorno del Signore e ti sei ubriacato col succo di una pianta che era un capolavoro del serpente, escogitato per catturare la tua libertà, per avvinghiare i tuoi piedi e per turbare i tuoi sensi, per dimenticare Dio e farti addormentare nel rozzo peccato.

24. Fuggi dunque dove vuoi, lontano dal Volto dell’Amore! E ovunque fuggirai, incontrerai la giusta ira di Dio in pienezza, ma la parte dell’Amore ti sarà misurata con parsimonia!»

25. E vedi, allora Adamo si alzò da terra con Eva e con tutti gli altri che avevano dormito a causa della bevanda dello stordimento dalla pianta del serpente, e con ciò tutti quanti avevano perduto il Paradiso e gran parte dei regali, eccetto Abele che era rimasto sobrio, poiché non aveva bevuto della bevanda dello stordimento e rimase memore del giorno del Signore. (nota bene: Così anche voi, quali veri figli di un Padre così santo e buono come sono Io, dovete essere costantemente memori del santo riposo del settimo giorno quale vero giorno del Signore, che sono Io, e alla domenica dovete fare quello che vi è comandato).

26. E quando Adamo scorse l’angelo, si spaventò oltre misura, insieme ai suoi familiari, così che non poté dire nemmeno una parola per scusarsi, ed era come irrigidito per il troppo grande sgomento; solo adesso infatti cominciava ad accorgersi di quello che lui e tutti i suoi avevano fatto al cospetto di Jehova.

27. Allora egli si gettò con la faccia a terra davanti all’angelo del Signore, e pianse e implorò pietà a voce altissima; poiché la spada fiammeggiante gli aveva aperto gli occhi, ed egli vide in quella luce raccapricciante della Giustizia punitrice tutto il peso e la dimensione dell’infelicità indicibile, in cui con la sua leggerezza aveva precipitato se stesso e tutti i suoi.

28. Ma l’angelo stava ritto con occhi bendati e orecchi turati, come gli aveva comandato l’Amore del Padre, e disse più forte di tutti i tuoni, dalla potenza e dalla forza di Jehova:

29. «Nella Giustizia non c’è grazia, e nel Giudizio non c’è libertà; perciò fuggi, spinto dalla Giustizia punitrice, perché i giudizi di Jehova non raggiungano il tuo piede esitante! Poiché il castigo è la paga della Giustizia. Chi lo prende come se lo è meritato, può ancora contare sulla misericordia; ma chi si oppone alla Giustizia e alle sue conseguenze, costui è un traditore della intangibile Santità di Dio, e ricadrà nei giudizi di Dio, dove non vi è più libertà, bensì l’eterna prigione nell’ira della Divinità.

30. Perciò fuggi, e piangi e implora laddove i tuoi piedi ti porteranno; e dove essi non ce la faranno più a portarti oltre, là rimani, piangi, implora e prega perché tu non vada in rovina, e anche Eva e tutti gli altri a causa tua!»

31. E vedi, allora Adamo si rialzò e volle fuggire secondo il comando di Dio dato per mezzo dell’angelo; ma vedi, egli non riusciva, poiché i suoi piedi erano come paralizzati. E incominciò a tremare in tutto il corpo, poiché lo assillava la grande paura del giudizio di Dio, che l’angelo del Signore gli aveva minacciato.

32. Allora Adamo cadde di nuovo con la faccia a terra e pianse e gridò a voce altissima: «Signore, Tu onnipotente, grande Dio, nella Tua grande Gloria di ogni Santità, non chiudere totalmente il Cuore del Tuo sconfinato Amore e della Misericordia a me, un debole davanti a Te, e donami almeno quella sufficiente forza, affinché io indegnissimo sia in grado di fuggire davanti ai Tuoi giudizi, secondo la Tua santissima Volontà, a cui sono soggette tutte le Tue creature, come io lo sono dalla cima dei capelli alla pianta dei piedi. Signore, ascolta la mia supplica!»

33. E vedi, allora parlò l’eterno Amore con la bocca dell’angelo – come Io parlo ora con la tua bocca impura – e disse ad Abele:

34. «Abele, vedi il padre del tuo corpo; aiutalo a sollevarsi! E vedi sua moglie, Eva, la madre del tuo corpo, languire a terra, aiutala a rialzarsi, affinché entrambi e tutti gli altri vengano per mezzo tuo rinvigoriti per la fuga, e il buon Padre santo gioisca di te, mostrando il tuo amore al debole padre del tuo corpo, così come alla tua fragile madre, e così anche a tutti i tuoi fratelli e sorelle, siano essi benedetti o non benedetti; la tua forza infatti li rinvigorirà, e la pienezza della benedizione in te li ristorerà! E così con la mano dell’amore filiale e con la mano della fedeltà fraterna, conducili pure, con ogni pazienza e amore, fino al posto che Io ti indicherò; ed essi, una volta giunti, cadranno tutti a terra esausti!

35. Là rimani, e lascia riposare gli affaticati, e là tu raccogliti davanti a Me, affinché Io ti conceda forze in grande pienezza, per rinvigorire i tuoi genitori secondo la misura della loro necessità e capacità di accoglierle, e per ristorare i tuoi fratelli e sorelle secondo il loro bisogno e secondo la loro capacità di accoglierle. E ora fa’ quello che ti ho ordinato, per amore verso di loro e per ubbidienza verso di Me!»

36. E vedi, allora il pio Abele fu pervaso da grande pietoso amore, s’inginocchiò e ringraziò Dio dal più profondo del cuore, sciogliendosi in lacrime, e poi, rinvigorito dall’Alto, afferrò le mani dei deboli genitori e fece per grande amore quello che il Signore gli aveva ordinato.

37. E quando Adamo vide suo figlio aiutare lui e anche la madre, nonché tutti gli altri, disse allora commosso: «O tu mio caro figlio, che venisti ad aiutarmi in questa nostra grande pena, ricevi dunque anche tutta la mia benedizione, per ringraziamento e per consolazione del tuo debole padre e della tua debole madre!

38. E ringrazia tu il Signore, tu che ancora sei degno dell’Amore del Padre santo, al posto mio e di noi tutti che ci siamo resi indegni di pronunciare il Suo Nome santissimo!

39. E così fuggiamo dunque secondo la Volontà del Signore!»

40. E vedi, allora l’angelo brandì la spada della Giustizia, ed essi fuggirono tutti quanti a passi veloci, giorni e notti continuamente, senza riposo e senza sosta.

41. E così giunsero nel già nominato paese, quando il Sole stava al suo culmine e bruciava intensamente; e non un’erba si poteva vedere sul suolo tutt’intorno, neppure a grande distanza, e neanche un albero, né un cespuglio. E vedi, allora Adamo ed Eva e tutti gli altri si accasciarono a terra spossati e completamente esausti, nella polvere cocente, e chiusero gli occhi, oppressi dalla potenza del sonno che li stordiva, e dormirono come svenuti, incatenati dai lacci della debolezza nella privazione della Grazia.

42. E vedi, allora l’angelo del Signore, che finora li aveva seguiti visibilmente, si avvicinò ad Abele che stava ritto in pienissima freschezza di potenza e forza dall’Alto, e disse:

43. «Abele, vedi, di tutte le offerte che in ogni purezza del tuo animo hai fatto al Signore della Santità, nessuna fu più grande di questa, e nessuna fu a Lui così gradita! Prendi dunque, secondo la Volontà dall’Alto, questa spada della Giustizia dalla mano del tuo fratello dall’Alto – poiché vedi, così noi siamo figli dell’unico e stesso Padre santo – e gestiscila secondo la potenza della Sapienza e secondo la forza dell’Amore per il maggior bene dei tuoi, e fa divampare in essi l’indebolita forza della vita, e rendi di nuovo ardente l’amore per l’Amore del Padre santo, e attizza la fiamma del giusto timore di Dio nei loro cuori! Io però non ti abbandonerò, ma resterò invisibilmente, e quando tu vuoi anche visibilmente, al tuo fraterno fianco con grande amore, sempre pronto a servirti nella Volontà del Signore.

44. Poiché vedi, la consegna della spada significa la tua pienissima libertà come la mia, e così la Volontà del Signore è diventata la tua, e ti ha posto al di sopra di ogni Legge, e ti ha dato in proprietà i Comandamenti, e ora tu sei, come me, un figlio immortale dell’Amore del Padre santo nel puro regno di luce dei liberi spiriti!

45. E ora fa’ ai tuoi genitori e ai fratelli del corpo secondo il tuo amore e la tua sapienza!».

 

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Cap. 14

Adamo riconosce il suo stato e si pente

 

1. Ed ecco, Abele, oppresso quasi dall’eccessiva gioia per l’immensa grazia ottenuta dall’Alto, cadde sulle sue ginocchia ed esclamò: «Oh, Tu, grande e dilettissimo Padre immensamente santo e buono, vedi, qui dinanzi a Te, il Tuo misero servitore nella polvere e nella percezione della sua più profonda indegnità nei confronti di Te, onnipotente e misericordioso, rivolgere il suo sguardo dalla più profonda bassezza fino alla Tua suprema altezza! Porgi benigno ascolto alla voce di un figlio che implora grazia per i suoi deboli genitori e per tutti i suoi fratelli e le sue sorelle, e non mi negare la forza che viene da Te, come un dono grandioso, e fa’ che essa, in grazia, si riversi su di loro per il perdono del peccato, e per riacquistare la vita da Te, con la necessaria potenza e forza!

2. E trasforma, secondo il Tuo gradimento, questo paese, per mezzo della Tua Misericordia e della Tua Grazia, affinché esso divenga fertile; e i deboli vi possano trovare un nutrimento per ristorare le proprie membra, e possano inoltre calmare l’ardore della loro sete a qualche fresca sorgente, e fa’ che vi siano ancora degli animali atti a servire loro, obbedienti al loro volere.

3. O grande e amato Padre, immensamente santo e buono, esaudisci la mia debole preghiera, affinché il Tuo santo Nome sia glorificato nei cuori dei Tuoi pentiti!»

4. E ora vedi e ascolta quanto avvenne quando il pio Abele terminò la sua preghiera, che giunse a Me gradita. Ed ecco, un alito di frescura incominciò a spirare sull’arido deserto, e nuvole chiare ammantarono l’ampio spazio del cielo; e cominciò a piovere sopra tutto il deserto, e frammezzo alla pioggia caddero semi di ogni specie entro i piccoli solchi scavati nella sabbia, prima incolta, dalla copiosa e veemente pioggia di Jehova. E in un attimo la vasta distesa del deserto verdeggiò di erbe, di piante, di arbusti e di alberi di mille specie. E nel luogo dove il pio Abele stava in ginocchio, pregandoMi in spirito e verità, sorse un albero enorme, alto fino quasi a raggiungere le nuvole, e dotato di ampi rami e di larghe foglie, e pieno di frutti del pane, ossia di frutti dolci e gradevolissimi al palato. A quest’albero fu impartito il nome di “Bahahania”, ovvero “conforto e ristoro dei deboli”, conosciuto anche da voi, ancora oggi, con la denominazione di “albero del pane”.

5. Dalle nuvole lucenti e stillanti la benedizione, una voce soave disse al pio Abele: «Oh, Abele, o figlio Mio diletto, divenuto libero, brandisci con la tua mano sinistra la spada sopra coloro che dormono, e ridestali al pentimento e al miglioramento della loro condotta di vita dinanzi a Me, per tutti i tempi futuri. E sii per loro una vera prefigurazione di Colui che un giorno verrà nel grande Tempo dei tempi; e annuncia loro che fino a quel giorno nessuno sarà più libero dalla Legge; e che i Comandamenti, fino a quel giorno e anche oltre, terranno prigionieri tutti coloro che non si renderanno partecipi della rinascita operata tramite il Figlio, che sarà la Via, la Luce, la Verità e la Vita eterna, quale unico Trionfatore sulla Morte.

6. Tu però sei libero come angelo della Luce e sarai accolto dopo che, solo fra poco tempo, l’immagine del Grande che verrà sarà del tutto compiuta. Prima però tu devi renderti perfettamente atto e capace per questo momento, e ciò deve avvenire mediante la crescita della tua umiltà, del tuo amore e di una grande devozione. E ciò deve avvenire nonostante tutte le persecuzioni e i maltrattamenti di cui verrai fatto oggetto, sia da parte dei tuoi fratelli che delle tue sorelle, a causa della glorificazione del Mio Nome»

7. Ed ecco, allora Abele si rialzò da terra, compenetrato di potenza e di forza; e quasi in segno della vera libertà ottenuta si librò nell’aria, e su coloro che dormivano fece come gli era stato comandato.

8. Ed ecco che nuove forze vitali affluirono nei dormienti; e gli stessi si destarono rapidamente, si rizzarono da terra e si guardarono intorno enormemente commossi e meravigliati nel constatare l’immensa e benefica trasformazione del deserto. E stavano per prorompere in grida di giubilo, quando Adamo, alzatosi assieme a Eva che si trovava al suo fianco, così parlò ai suoi figli:

9. «Figli, non giubilate, né tripudiate prima del tempo, ma piuttosto piangete e pentitevi anzitutto con me ed Eva del nostro grande peccato, e pensate bene a quello che abbiamo perduto! Poco importa il Paradiso della Terra con tutti i suoi beni; perché, come io vedo, e come voi pure vedete, il Signore nella Sua immensa, sconfinata Misericordia, ci ha donato così tanto che tutti noi possiamo con tutta facilità e senza rammarico dimenticare la perdita dei beni sovrabbondanti del Paradiso terrestre, vedendo appunto questa nuova, grande e inapprezzabile ricchezza del Suo Amore troppo grande. Vedete, infatti, gli animali dell’aria, come pure della terra, ora si affrettano verso di noi. Osservate l’erba, le piante, gli arbusti e tutti gli altri alberelli, e i grandi alberi, e le brezze che spirano, ed interrogate pure tutte queste cose, ed ascoltate se da qualche parte vi giunge una risposta!

10. Io lo feci subito, quando mi ritrovai desto, e mi convinsi che tutte le cose erano diventate mute per me; e che il suono della mia voce non veniva più compreso. Il cinguettio degli uccelli, l’urlo degli animali, il mormorio di questa sorgente e tutto il sussurrare dell’erba, delle piante, degli arbusti e di tutti gli alberelli e degli alberi colpirono subito il mio orecchio, ma quanto mi spaventai, e mi sento tuttora interamente pervaso dallo sgomento, constatando che di tutto ciò io non comprendevo più nulla, né tuttora sono in grado di comprendere!

11. Ma vedete, non mi spaventai per il fatto che tale comprensione mi fu tolta, ma piuttosto mi rammaricai per la perdita, infinitamente più grande, della Grazia del Padre, che è santo sia al di sopra di tutte le creature, che al di sotto di tutte le creature!

12. Vedete, tutto ciò che ho perduto l’avete perduto anche voi a causa mia, avendo voi peccato per mezzo mio e con me; tutti eccetto uno, che non sono più degno di chiamare “figlio mio”, e che agli occhi onniveggenti del Padre, immensamente santo e buono e a quelli del Suo Amore e del Suo Spirito, è rimasto puro e giusto in tutta la potenza e forza, nella pienezza della Grazia e in quella della Benedizione.

13. E questi è il mio diletto Abele, che però ci fu tolto dal Signore giustissimo, poiché i miei occhi non lo vedono più in nessun luogo; certamente ciò avviene affinché io e tutti voi per mezzo mio percepiamo cosa voglia dire l’essere caduti fuori dalla Grazia dell’eterno Amore e che cosa significhi anche il ritrovarsi nella rigida Giustizia del Signore a causa del peccato di sconsiderata disobbedienza alle Sue mitissime leggi dell’Amore e ai tanto lievi comandamenti della Grazia.

14. Oh, figli, ponderate bene tutto quello che vi ho ora detto e provate a riflettere e convincetevi da soli se vi ho esposto la verità. Poi venite e giudicate da voi stessi come stiano veramente le cose, e cioè se noi dobbiamo piangere ed essere afflitti, quale espressione del nostro immenso pentimento, oppure se sia possibile per noi ritrovare ancora qualcosa che sia capace di rallegrare i nostri cuori!

15. Certo, o figli miei, l’eterno Amore del Padre santissimo ci ha lasciato una sola gioia come dono della Sua grande Grazia, e in tale gioia possiamo e dobbiamo pur rallegrarci, e questo dono consiste nella grande grazia del pentimento e del cordoglio stesso!

16. Ecco, quest’unica cosa ancora ci ha lasciato il Signore: – le lacrime del pentimento e le lacrime del cordoglio! RingraziamoLo dunque di questo dal più profondo dei nostri cuori!

17. Oh, che immensa fortuna per noi è ancora questa, dato che il Signore ci ha fatto questo dono ricchissimo! Che cosa mai saremmo noi senza questa grazia?

18. Dunque, nella profonda coscienza della nostra totale abiezione, prostriamoci a terra e piangiamo, e affliggiamoci fino a quando nessuna lacrima e nessuna stilla di questo nostro cordoglio potranno più scorrere dai nostri occhi e finché non avremo restituito al Signore quello che è Suo e del quale non siamo abbastanza degni; e poi Egli faccia di noi, secondo la Sua Giustizia santissima, quello che è la Sua Volontà, santa e in ogni tempo buona, e che è stata fin dall’eternità!».

19. E vedi, allora Adamo con tutti i suoi si prostrò a terra e fece secondo quanto gli dettava il suo riconoscimento tramite quella minima parte della Grazia rimastagli, per mezzo della tacita e segreta Misericordia dell’eterno Amore nel Padre. Adamo pianse, e si dolse amaramente assieme a tutti i suoi, eccetto Caino. Quest’ultimo, come gli altri, si era pure prostrato a terra, ma il suo occhio rimase asciutto; anzi, si adirò per non poter piangere anche lui come tutti gli altri. Ed egli allora si alzò e se ne andò via. E mentre se ne andava così, fissando il suo sguardo sul terreno verdeggiante, ecco che scorse improvvisamente una serpe che strisciava fra l’erba; allora egli si chinò, e afferratala la fece a pezzi; e in preda all’ira e al furore ne divorò la carne, rendendola così carne propria.

 

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Cap. 15

La confessione di Caino

 

1. E vedi, quando Caino ebbe fatto ciò, ecco apparirgli accanto il pio fratello Abele, che, in nome dell’eterno Amore, così gli parlò:

2. «Oh, fratello mio, perché mangi della carne del serpente, mentre qui ci sono frutti in grande quantità, pronti a calmare la tua fame? Vedi, Adamo, nostro padre, bevette da quella pianta che egli non conosceva, e che il serpente, con astuzia, malizia e con tutta la maestria della sua sconfinata perfidia aveva preparato per la sua perdizione e anche per la perdizione di tutti i suoi discendenti, e così egli peccò dinanzi al Signore di ogni giustizia, e con lui peccaste pure voi tutti; ed io stesso fui gravato dal peso del peccato al cospetto di Dio, e dovetti scontare anch’io come voi tutti che avete bevuto il succo della perdizione, dato che anch’io come voi dovetti abbandonare il Paradiso, e dovetti perciò prendere su di me corporalmente il vostro peso e spiritualmente tutta la vostra benedizione, e così, di conseguenza, fui gravato doppiamente per causa vostra.

3. E come se ciò non bastasse, tu ora ti metti a mangiare perfino la carne viva del serpente, assieme al suo sangue! O Caino, perché mai hai fatto questo?»

4. Allora Caino si calmò nella sua rabbia, nel suo furore e nella sua ira; osservò Abele, e disse: «Ecco, quello che ho fatto, io l’ho fatto per vendetta, ossia per rovinare al serpente la sua progenie, e l’ho fatto anche per la rovina di me stesso, perché non sono mai stato trovato degno della benedizione del Signore, poiché sono diventato quello che sono non per mia colpa, ma per il peccato dei genitori che sono esistiti prima di me, ossia quando ancora non ero nato, dato che io ebbi origine soltanto dopo che essi ebbero peccato innanzi agli occhi di Jehova.

5. Perché dunque devo o dovrei scontare quel certo peccato che io non ho mai potuto in nessun modo contribuire a commettere, considerato che io sono soltanto il frutto del peccato ma non la sua causa, e perciò mi trovai privato della benedizione di cui invece voi tutti godete in tutta pienezza? E perché, a causa di ciò, io dovetti trascinarmi a fatica, essendo gravato dalla maledizione di Jehova che io non meritavo, mentre voi saltavate come cervi?

6. Ecco, questo è il motivo per cui ho fatto così: – perché il serpente fra l’erba mi rivolse la parola e così disse: ‘Divorami e saziati della mia carne, e spegni la tua sete con il mio sangue, e tu diverrai un signore della Terra, e tutti i tuoi discendenti domineranno su di essa, e la loro potenza e forza saranno maggiori di quelle di tutti i benedetti. Ora io non ti do un comandamento, ma soltanto il potere di regnare e la forza di renderti soggetta ogni cosa’

7. E ascolta, così proseguì il serpente: ‘La mia carne ti annienterà nella tua ingiusta colpa dinanzi a Dio, e il mio sangue ti donerà una nuova essenzialità senza colpa, armata di ogni potenza e forza!’. Allora il serpente tacque ed io lo afferrai, lo lacerai e lo divorai, come vedesti proprio ora!»

8. Ed ecco, a questo punto Abele si commosse e brandì con la mano destra la spada della giustizia e la pose sul capo di Caino; e a Caino furono aperti gli occhi ed egli vide il suo immenso torto, poiché aveva accusato Dio e i propri genitori; e scorse in se stesso tutta la sua colpa e vide le imperscrutabili vie dell’eterno Amore nella Sua misteriosa e sconfinata Sapienza; e si accorse che lui stesso era il vero serpente seduttore; e vide che per mezzo di lui il serpente era diventato uomo, per opera della Misericordia illimitata dell’eterno Amore, affinché esso, in seguito a una prova certamente più grave e nel suo stato di transitoria debolezza senza alcuna benedizione, venisse reso consapevole di tale debolezza, cosicché, in tale suo stato di debolezza autocosciente e per decisione propria e in tutta l’assoluta libertà del proprio essere, avesse finalmente potuto e dovuto rivolgersi al Signore di ogni potenza e ogni forza. E dal Signore, poi, sarebbe stata elargita anche ad esso, come ai già benedetti, la benedizione, e con ciò sarebbe avvenuta la sua riammissione nell’immensa Grazia dell’Amore sommamente misericordioso, nella pienezza suprema della potenza e della forza.

9. Ed egli vide che quel serpente, che aveva poco prima divorato, era egli stesso nella sua parte ancora cattiva; e vide che solo per effetto della propria rabbia egli aveva suscitato col proprio alito il serpente sulla Terra, nella sua riapparsa essenzialità; e vide inoltre, che le parole del serpente erano le sue stesse parole, che prendevano origine dal fondamento più intimo del proprio essere primordiale, anteriore ad ogni creazione del mondo visibile della materia.

10. E si rese conto, ancora, di come egli aveva con ciò riaccolto in sé il serpente, ovvero come egli stesso si fosse rafforzato in ogni malvagità e nella falsità che da essa deriva; e vide quanto profondamente egli era nuovamente precipitato nella morte.

11. Allora egli, pervaso da gran pentimento, cadde a terra e pianse, ed esclamò a voce altissima (Caino): «O grande, onnipotente, fortissimo e santissimo Dio! Ora soltanto io riconosco il mio infinito peccato e la mia debolezza infinita dinanzi a Te e alla Tua Giustizia, ma anche dinanzi al Tuo illimitato Amore!

12. Ecco, io non sono degno dell’esistenza: – annientami dunque per l’eternità, fino nel mio più intimo fondamento, affinché d’ora innanzi io non sia più niente in eterno, e affinché il massimo peccato, che è unicamente mio, venga così cancellato per tutta la discendenza benedetta di Adamo e di Eva!»

13. Ed ecco, suo fratello Abele allora brandì nuovamente la spada nella sua mano sinistra, ma questa volta ponendola sul petto di Caino.

14. E vedi, subito una nuova vita si irradiò in Caino, e la “fame della morte” lo abbandonò, ma al suo posto si fece tanto più sentire in lui la “fame della vita”. Al momento però egli non poteva trovare ciò che lo avrebbe potuto saziare, e poiché non trovava nulla, si rivolse nuovamente ad Abele, e così parlò:

15. «Vedi, o fratello, ho una grande fame di un cibo di Vita: – un cibo che abbia la vita in sé, e non la morte, com’era con la carne del serpente e con il suo freddo sangue! Perché, vedi, fratello, essendomi venuta dal profondo del mio essere la conoscenza di come io ero prima, e di come sono ora, io adesso sento in me un grande pentimento, e percepisco una grande fame e una sete ardente dell’Amore divino e della Sua immensa Misericordia! Poiché, vedi, io piango senza voce, e il pentimento è in me senza lacrime: – saziami quindi con la voce dell’Amore, e calma la mia grande sete con le lacrime del pentimento!

16. Perché, ascolta e intendi: – Io, il sommo, ora sono divenuto il più infimo della polvere; io, il fortissimo, sono adesso ridotto ad essere più debole di un moscerino; ed io, il più luminoso, sono diventato ora più tenebroso del punto centrale della Terra!

17. E così sto ora dinanzi a te: – a te che, fuori da me, divenisti un piccolo spirito. Ma ora esso è in tutto più grande di quanto lo fossi stato io allora, quando ancora non esisteva il mondo. Infatti, avvenne che io, da me stesso, nella mia esuberante potenza, mi sono imprigionato nella mia forza eccessiva e divenni per questo il più debole fra tutti. Infatti, allora, coloro che avevano molto perdettero molto, mentre coloro che avevano poco perdettero poco. Ma io, che avevo tutto, perdetti tutto, e questo accadde per colpa mia; e gli altri perdettero il loro molto, oppure il poco, unicamente a causa della mia bruciante colpa.

18. O fratello Abele, non indugiare dunque, e porgimi una vivanda di vita, affinché abbia la voce per piangere; e dona a me, il reietto della benedizione, una bevanda, affinché io non mi strugga in un pentimento senza lacrime!»

19. Allora Abele calcò di nuovo il suolo della Terra e si avvicinò a Caino, del tutto corporalmente, e gli disse: «O Caino, o debole fratello del mio corpo e figlio di Adamo e di Eva, alzati e seguimi! Io voglio ricondurti ai tuoi genitori e a tutti i tuoi fratelli e sorelle, perché là troverai in abbondanza tutto quello di cui sei tanto privo e là verrai saziato, e tutta la tua sete sarà spenta.

20. Ma quando così sarai saziato e sarà estinta la tua sete ardente, pensa allora al Signore, nel Suo Amore e nella Sua Grazia misericordiosa; e pensa ancora che “il primo è l’ultimo, e l’ultimo è il primo!”

21. E ora seguimi in tutta pazienza e mansuetudine; e tutta la tua forza sia d’ora in poi la pazienza, e tutta la tua potenza sia d’ora in poi la mansuetudine; e così tu troverai ancora grazia al cospetto di Colui il cui Amore è infinito e non ha confini in tutte le eternità delle eternità».

 

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Cap. 16

L’incarico del Signore ad Abele

1. E vedi, allora essi si alzarono e si diressero là dove stava il grande albero situato fra il Mattino e il Mezzogiorno (il Meridione=Sud) dal punto dove si trovava Caino, che era fra la Sera (l’Occidente=Ovest) e la Mezzanotte (il Settentrione=Nord). E in tal modo essi fecero ritorno ai loro familiari, i quali, ancora afflitti, stavano piangendo tutti prostrati a terra.

2. E quando furono del tutto giunti presso di loro, Abele disse a Caino: «Qui vedi frutti in abbondanza, ovvero vedi ciò che sono i veri frutti del pentimento e del cordoglio. Chinati, dunque, e cogline e saziati, e spegni la tua sete!»

3. E quando Caino ebbe fatto come suo fratello gli aveva consigliato, sotto Mio suggerimento, ecco che cominciò ad altissima voce a deplorare il suo male, e i suoi occhi versarono torrenti di lacrime di grande pentimento.

4. E vedi, all’eterno Amore piacque il pentimento e il cordoglio; ed Esso parlò per bocca dell’angelo al pio Abele, che ugualmente si scioglieva in lacrime di pietà e nel quale l’Amore aveva grandissimo compiacimento, e disse:

5. «Abele, o benedettissimo figlio dell’Amore, avvicinati ad Adamo e ad Eva, i genitori del tuo corpo, e rialzali, e mostra loro l’albero della vita che Io ho benedetto per voi tutti allo scopo che il corpo ne tragga nutrimento, e anche perché il vostro amore, per ora, ne sia rafforzato.

6. Dì ad Adamo che quando si sarà rafforzato faccia di nuovo rialzare i suoi figli e dia loro da mangiare il pane dell’albero della vita, affinché ne sia rafforzato il loro corpo e il loro amore. E dì ad Eva che si avvicini a Caino e lo faccia alzare, e lo conduca da Adamo; e dì ad Adamo che gli porga la mano sinistra, e in questa prenda la destra di Caino e ponga poi la propria destra sul capo di Caino. Egli dovrà quindi alitare su di lui tre volte, e dovrà alzarlo da terra sette volte; e così Caino, secondo la sua fedeltà, sarà reso atto ad accogliere gradatamente la Benedizione che emana da Me.

7. E tu, però, Abele, prendi la spada nella tua destra e seguiMi ben lontano da qui verso il Mattino, su un gran monte, in un grande deserto! Tu là troverai un’apertura; in questa poni la spada dalla parte dell’impugnatura, cosicché la punta rimanga rivolta al cielo e i due tagli fiammeggianti restino volti l’uno verso Mezzogiorno e l’altro verso la Mezzanotte.

8. Dopo ciò, mettiti in ginocchio e ringrazia Dio finché la fiamma della spada sarà estinta e finché dalla spada uscirà un cespuglio di spine con delle bacche rosse e bianche. Poi cogli subito dal cespuglio tre bacche bianche e sette rosse, e fa quindi ritorno dai tuoi! E quando sarai ritornato, dopo quaranta giorni, erigiMi un altare per sacrifici, così come hai fatto spontaneamente e senza alcuna sollecitazione nel Paradiso. Sopra tale altare poni fascine e frutta, ed accendi il tutto con il fuoco dell’Amore che Io ti manderò dall’Alto, nella forma di un grande lampo.

9. Ma poi prendi dell’argilla dalla terra, impastala bene e formane un vaso, che sia largo sopra e stretto sotto, come il cuore che è in te. Questo vaso riempilo completamente d’acqua pura, e ponilo poi sul focolare di Jehova, sulla fiamma del sacrificio d’amore; e quando l’acqua sarà calda e comincerà a bollire, prendi anzitutto le bacche bianche e gettale nell’acqua bollente; poi, dopo breve tempo, fa la stessa cosa anche con le sette bacche rosse. E quando tu vedrai che tutte le bacche si saranno intenerite, togli via il vaso dal fuoco, prendi con la mano destra le bacche tenere nello stesso ordine in cui le hai poste dentro e passale nella mano sinistra, tenendole fino a che si siano raffreddate; e mangiale, infine, nell’ordine che ormai ti è noto. Dopo però prendi il vaso con l’acqua nella quale saranno state cotte le bacche che sono sorte dalla spada e versa l’acqua sul focolare di Jehova, e consegna poi questo vaso vuoto al padre del tuo corpo.

10. Le bacche ti daranno vigore nella sapienza e nell’amore; e l’acqua raddolcirà il fuoco dell’Amore. Il vaso, però, sia un segno certo, per Adamo e per tutti i suoi discendenti, di come devono essere costituiti i loro cuori, cioè riscaldati e cotti dall’acqua della Misericordia, nella quale sono diventati molli i frutti della Giustizia per effetto del fuoco dell’Amore, per servire di nutrimento ai figli dell’Amore benedicente, e perché con questo stesso cibo i cuori possano venir resi liberi per accogliere lo Spirito della Santità di Dio.

11. E ora va’ e adempi esattamente quello che Io, l’eterno Amore, ti ho comandato! E dopo che tutto ciò sarà compiuto, Io parlerò di nuovo a te, e poi ai tuoi, per bocca del Mio angelo, che è un cherubino, ovvero la “bocca della Sapienza e dell’Amore del Padre santo”. Va’ quindi, e agisci!».

12. E ora vedi, Abele fece come gli era stato comandato; e si allontanò dai suoi, dopo aver portato la Benedizione al padre del suo corpo, secondo quel certo Mio segreto volere che gli fu manifestato nel cuore.

13. E Adamo lo abbracciò, piangendo, ed Eva, dolente, lo strinse al suo cuore. E tutti i suoi fratelli e sorelle gli porsero le mani in modo molto amichevole, in segno del breve congedo al servizio di Jehova. E anche Caino si aggiunse agli altri e gli porse la sua destra; e si chinò dinanzi a lui fino a terra. Così poi Abele si separò da loro fra le reciproche benedizioni, e con la grande Benedizione dall’Alto, accompagnato dall’angelo del Signore.

 

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Cap. 17

Le nuove norme del servizio divino e della vita

1. E quando Abele ebbe così compiuto esattamente la Parola di Dio, e ritornò ai suoi che l’avevano atteso con tanta brama dei loro cuori, e dopo aver anche qui compiuto il sacrificio secondo le indicazioni dell’eterno Amore ed ebbe consegnato ad Adamo il vaso vuoto nella maniera e nel significato che gli era stato comandato, allora l’eterno Amore aprì nuovamente la bocca dell’angelo e disse:

2. «Abele, o figlio obbedientissimo del Mio Amore misericordioso e benedicente, Io ora ti nomino sacerdote e maestro di tutti i tuoi fratelli e delle tue sorelle, e consolatore dei tuoi genitori. E così la mattina di ciascun Sabato, al sorgere del Sole, tu offrirai in sacrificio i frutti più belli e puri che Io più tardi designerò ancora più esattamente. E la sera, al tramontare del Sole, accenderai il fuoco dell’Amore, che Io ti indicherò come è per natura nascosto in una pietra e come lo si può sempre ottenere dalla pietra stessa! E tu non devi coprire il tuo capo a cominciare dalla mezzanotte fino alla mezzanotte successiva, affinché il tuo capo possa rimanere libero per ricevere la Mia grande Grazia. Tutti i tuoi fratelli, però, devono scoprire il loro capo soltanto alla mattina, e devono ricoprirlo nuovamente alla sera. E le tue sorelle corporali devono tenere celata la loro faccia e il loro capo durante tutto il giorno sacro; soltanto Eva potrà per tre volte, verso la metà del giorno, gettare lo sguardo in direzione dell’altare di Dio.

3. Adamo però non dovrà mai, per tutto il tempo della sua vita, tenere coperto il suo capo, a simboleggiare il fatto che egli è il padre della vostra carne e che voi dovete sempre tributare riconoscenza al suo capo e che dovete dappertutto dimostrargli rispetto e amore.

4. Guai a colui che osasse opporsi in qualsiasi cosa al proprio padre! Costui sarà guardato da Me con l’occhio dell’ira, poiché il capo del padre è simile alla Santità di Dio. Ognuno può essere esaudito qualora faccia penitenza nel cuore, ma chi oltraggia la minima parte della Mia Santità, costui verrà afferrato dal Fuoco inestinguibile della stessa, e questo Fuoco divorerà ogni goccia delle lacrime del pentimento in lui, ed egli sarà annientato per l’eternità!

5. E chi con cuore cattivo offende la propria madre e si mette contro il suo amore, Io non lo prenderò in considerazione nel momento del bisogno, poiché la madre è simile all’Amore in Me. Chi disdegna sua madre, troverà assai duro camminare sulle cocenti vie di Jehova!

6. Così pure, se un fratello si mette contro l’altro, costui perderà la Mia grazia, e la Mia misericordia se ne starà lontano da lui; e se qualcuno disprezza la propria sorella, il Mio Cuore rimarrà chiuso dinanzi a lui.

7. Infatti, i vostri fratelli sono pure fratelli del Mio Amore; e le vostre sorelle sono il diletto del Mio Amore.

8. Onorate perciò il padre e amate la madre; e siate l’uno all’altro soggetti in tutto amore, affinché possiate temere il Mio Nome, Jehova, e possiate amare il Mio Amore, e possiate farvi guidare dalla grande santità del Mio Spirito nel giorno della Mia grande santità, in via triplice per ciò che riguarda l’ottenimento della Sapienza e in via settuplice per ciò che riguarda i sei giorni dell’Amore; e tutto questo per procedere in modo retto e giusto dinanzi ai Miei occhi.

9. E ora, Abele, tu insegnerai a tutti i tuoi fratelli vari lavori, ovvero un lavoro differente per ciascuno, affinché essi possano rendersi servizio l’un l’altro con amore, e giovarsi con il consiglio nei vari rami della sapienza.

10. E tu insegnerai pure alle tue sorelle a preparare dei fili dall’erba e dalle piante, e insegnerai loro ad intrecciare questi fili in larghe strisce e a preparare poi delle vesti per i loro fratelli, e quindi anche per loro stesse; e questo affinché l’amore sia mantenuto giustamente nel suo ordine.

11. Però ad Adamo, ad Eva e a te Io donerò delle vesti dall’Alto, le quali saranno differenti nel colore: – bianco per Adamo, rosso per Eva e azzurro con bordi gialli per te. Ma questi colori nessun altro li deve usare per la propria veste, ma ognuno dovrà tingerla a vari colori. Tuttavia in ogni veste di ciascuno non ci deve essere nessuna macchia nera, né alcuno strappo, ad eccezione del caso in cui qualcuno abbia peccato, perché allora il peccatore, in segno di pentimento, strapperà la propria veste e vi passerà sopra del carbone, e cospargerà di cenere il proprio capo a significare che egli è un peccatore al Mio cospetto e che ha lacerato la veste della Grazia, essendosi imbrattato del colore della disobbedienza e per significare che la morte è venuta sopra di lui!

12. Caino però deve chiedere per sé la sorella più bella, la quale si chiama “Ahar”, ovvero la “bellezza di Eva”, e con lei se ne andrà fuori ai campi e farà dei solchi nella terra, adoperando gli arnesi che egli troverà là già preparati; poi spargerà in tali solchi dei granelli, di cui troverà una grande provvista, ed egli dovrà chiamare il frutto “grano” [frumento]. E quando questo grano sarà diventato maturo, il che si riconoscerà dal fatto che i granelli si saranno induriti e le spighe avranno acquistato un colore bruno, egli separerà accuratamente i grani dalle spighe e li triturerà fra due pietre. E la farina così ottenuta egli la inumidirà abbondantemente con acqua, e rimescolerà il tutto facendone una pasta. Questa pasta poi egli la deporrà su di una pietra piatta che è divenuta rovente col calore del Sole, e la lascerà così per una terza parte del giorno; quindi la toglierà dalla pietra e la chiamerà “pane”. Infine egli prenderà questo pane, lo spezzerà, e dopo aver ringraziato Dio lo potrà mangiare assieme a sua moglie Ahar.

13. E ogni qualvolta egli procederà al raccolto dai suoi campi, dovrà sacrificare a Me i primi dieci covoni.

14. Se egli Mi resterà fedele, Io accetterò sempre con piacere la sua offerta dalla terra; ma qualora dovesse dimenticarsi di Me, la sua offerta non sarà accolta e non salirà al Cielo, ma rimarrà sulla terra ai suoi piedi.

15. E così dunque viva e moltiplichi la sua progenie. Però prima è bene che egli Mi sacrifichi tre volte il suo cuore e che mi sacrifichi il cuore di Ahar sette volte. Se egli tralascerà di fare questo, la sua infedeltà apparirà alla luce, ed egli diverrà un malvagio; e il serpente vivrà per mezzo suo e continuerà poi a vivere in tutte le sue figlie, che perciò diventeranno esteriormente belle, ma tanto più orribili interiormente. Esse guasteranno tutti i loro figli e contamineranno con il loro veleno i figli del Mio Amore e faranno allontanare da Me i Miei figli.

16. Ed Io un giorno distruggerò del tutto la sua progenie sulla Terra! Tutto ciò diglielo con fermezza, e ricordagli altresì il Mio santo Nome, Jehova, e il Mio giorno, il Sabato!

17. Ma a te, Mio pio Abele, voglio mostrare un gregge di animali mansueti, perché tu li abbia in custodia e li conduca al pascolo. E il nome che tu darai loro sarà proprio il giusto nome per loro; e quando tu li chiamerai per nome, essi ti riconosceranno come pastore e ubbidiranno dappertutto alla tua voce.

18. E d’ora innanzi non mi sacrificherai più dei frutti, come facesti dopo il ritorno dal monte di Jehova, ma mi sacrificherai invece la primizia del tuo gregge, che sono i frutti più belli e più puri, dei quali Io ti ho già fatto menzione poco fa.

19. E precisamente tu dovrai anzitutto porre trasversalmente della legna secca sopra il focolare; poi sopra ad essa collocherai l’offerta sanguinolenta; quindi Mi rivolgerai il ringraziamento ed infine accenderai il sacrificio con il fuoco che ti ho indicato, che si trova nella pietra, e che tu trarrai da questa secondo la Mia indicazione.

20. E come segno che la tua offerta viene da Me gradita, il suo fumo salirà sempre rapidamente verso il cielo, come se avesse grande fretta di salire. La cenere, però, che tu ricoprirai con una pietra, dovrai lasciarla giacere per tre giorni sull’altare. Il terzo giorno tu ti recherai all’altare e toglierai via la pietra dalla cenere, e vedrai un bellissimo uccello dalle penne splendenti che si leverà dalle ceneri per volare verso il cielo. Poi si alzerà un vento che spargerà le ceneri verso tutti i campi della Terra per la risurrezione di ogni carne, che un giorno avverrà. Ciò corrisponde alle opere del vero amore attraverso la Sapienza dello Spirito Santo, il Quale verrà dato nel grande Tempo dei tempi ai figli e a tutti gli stranieri che ne saranno assetati.

21. Voi mangerete in comune alla mattina, alla metà del giorno e alla sera. Ma mangerete sempre in modo molto moderato, e sempre nel grande timore del Signore, dopo averlo voi ogni volta ringraziato, prima e dopo i pasti, affinché i cibi siano benedetti e con ciò da questi venga allontanata la morte.

22. Se qualcuno tralascerà di fare così, costui si accorgerà ben presto delle brutte conseguenze. Chi se ne dimenticherà per tre volte, Io lo punirò con un lungo sonno; ma chi tralascerà di farlo per un senso di pigrizia, costui diverrà grosso come un bue e grasso come un maiale e ottuso come un asino. I fanciulli si faranno beffe di lui e la sua ripugnante figura sarà oggetto delle loro risate, e se egli vorrà ridiventare come coloro che saranno stati obbedienti, dovrà digiunare a lungo e mangiare pane asciutto.

23. Chi però tralascerà di fare il ringraziamento per ostinata disobbedienza e per spregio di questo Mio lieve comandamento, dato per amore vostro, costui cadrà in braccio alle brame della libidine e di ogni lussuria, in modo che facilmente cadrà nel peccato e, con questo, nella morte. Egli dovrà sostenere una grave lotta per combattere il poderoso serpente della seduzione di Eva, ed Io non lo guarderò prima che egli, nel gran pentimento, non abbia trionfato sulla propria carne.

24. La mattina tuttavia dovete mangiare dei frutti degli alberi; alla metà del giorno invece mangerete dall’albero della vita; e la sera, infine, prenderete per cibo del latte e del miele, che Io farò raccogliere per voi sui rami degli alberi da una quantità di animaletti dell’aria celeste, animaletti che voi chiamerete “celie” (quelli che voi oggi chiamate “api”). Il nome di “celie”, però, significa “la cura dal Cielo”. E il terzo giorno prima del Sabato scannerete una pecora; la monderete del sangue; poi, di giorno, l’arrostirete al fuoco tratto dalla pietra, e la sera ne mangerete la carne in allegria.

25. E anche Caino e sua moglie Ahar vengano da voi e mangino con voi la carne del docile animale, ma solitamente Caino dovrà rimanere sul suo campo e là mangerà del suo pane e dei suoi frutti.

26. E ora sapete tutto quello che per il momento vi occorre. E quando verrà un tempo freddo sulla Terra, necessario per il suo irrobustimento, allora Io vi manderò dall’Alto delle vesti di pelle di pecora per Adamo, per Eva e per te. Ma i tuoi fratelli dovranno raccogliere le pelli delle pecore scannate per la cena e lasciarle seccare al Sole, e conservarle per ricoprire i loro corpi nel tempo del freddo, secondo l’indicazione che Io ti darò dall’Alto. E quando le pelli saranno seccate, essi le laveranno sette volte in acqua fresca, e con ciò le pelli diventeranno morbide e pulite, e adatte al loro buon uso».

 

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Cap. 18

I sacrifici di Caino e di Abele

1. Ed ecco, allora l’angelo si avvicinò ad Abele e gli diede un bacio fraterno; e raccomandò insistentemente a tutti, ma specialmente a Caino, la più severa obbedienza per poter ottenere un giorno la perfetta libertà e la conseguente forza e vigore, i quali sono la grande potenza della Grazia della Misericordia dell’Amore. Tutto ciò consente anche di tramutare in sé il serpente nell’immagine dell’Amore, e di poter generare da questo frutti di benedizione e mai più frutti dell’ira della Divinità.

2. E ora vedi, tu, o Mio ottuso scrivano che continui ancora ad essere un servitore molto sciocco, lento e pigro, e ascolta con entrambe gli orecchi quello che poi successe. – Ecco, tutti allora se ne andarono alla loro destinazione, e fecero così come era stato loro da Me comandato nel supremo Amore proveniente da Me, e vissero così in buon ordine il tempo di dieci cicli terrestri intorno al Sole.

3. Ma, vedi, venne un giorno in cui faceva molto caldo, e il Sole ardeva più forte del solito sul capo dei figli e sul corpo di Caino, tanto che quest’ultimo si irritò fortemente per il grande calore e maledì il Sole. I suoi figli però erano pazienti, e si lavarono con dell’acqua fresca che donò loro forza e vigore, e ne bevettero anche, per spegnere la sete ardente, e lodarono e glorificarono Dio per la grande Grazia di avere, nel Suo eterno Amore, lasciato loro il ruscelletto a conforto per simili tempi di prova nelle angustie.

4. Ora vedi, non lontano dalla capanna di Caino, che egli, secondo la sue conoscenze, aveva edificato con dei rami d’albero ed aveva coperto con la paglia del frumento, scorreva un fiume impetuoso che Io avevo suscitato dalle profondità delle montagne, le quali sono uguali ai monti della Luna e sono situate in mezzo al grande territorio denominato “Ahalas” (ovvero “la culla dei figli dei deboli e dei discendenti di Adamo”, ed è l’antico paese che voi tuttora chiamate “Africa”).

5. Ora vedi, Caino non volle adoperare l’acqua, e divenne assonnato e pigro per il grande calore, e non sapeva cosa dovesse fare; e non si rivolse a Me per un consiglio e meno ancora a suo fratello Abele.

6. Ed ecco, venne così anche il Sabato del Signore, e di conseguenza il giorno del sacrificio. Allora Caino prese dieci covoni di spighe, che non contenevano più alcun frutto per la rabbiosa pigrizia da cui era dominato a causa dell’intenso calore che gli rendeva troppo grave portare all’altare del sacrificio le spighe piene. A Caino inoltre cominciava a dispiacere di dover bruciare invano un frutto con il quale avrebbe potuto prepararsi per tre volte il pane per sé. E così, irato nell’animo, depose sull’altare soltanto della paglia vuota e poi vi diede fuoco. Ma vedi, il fumo non salì affatto verso il cielo, ma, al contrario, cadde a terra, tanto che per questo fatto Caino si irritò maggiormente nel suo cuore.

7. Nello stesso tempo però anche il pio Abele bruciò la propria offerta al cospetto del Signore, e profondamente commosso esclamò: «O Padre buono e santo, che così pieno di Grazia guardi me, debole e povero, con tutta la potenza del Tuo ardente Amore attraverso l’occhio immenso del Tuo Sole! Il Tuo grande Amore brucia certo la mia pelle, ma in questo grande calore il mio cuore, con altrettanta maggiore forza, pulsa e vola incontro al Tuo sconfinato Amore per noi peccatori.

8. Oh, un giorno la Tua ira, o Jehova, bruciò la Terra; ora invece ciò che brucia è l’Amore che viene da Te, o Padre santo!

9. Oh, com’è dolce questo ardore del puro Fuoco della Vita che proviene da Te, questo è un Insegnamento santo che mi indica come io debba rendermi atto ad accogliere, un giorno, la Vita purissima che emana da Te! Oh, come deve essere incommensurabile la Tua Bontà, o Padre santissimo, che già qui sulla Terra ci fai percepire con tanta veemenza l’incommensurabile Grandezza della tua Grazia immensa!

10. Sì, com’è debole questo fuoco che Ti ho acceso dal mio debole amore al confronto del Tuo, e come è piccolo ed oscuro in confronto al fuoco che ora sta irradiando noi, che siamo indegni, dal Tuo vasto Sole che è soltanto una piccola goccia nel mare incommensurabile della Tua infinita Misericordia!

11. Ma nonostante ciò, accogli pure con benevolenza questa mia meschina offerta a favore di tutti noi, quale piccolo segno del nostro amore diventato ardente per Te, o Padre immensamente buono e santo, e conservaci costantemente in questo Tuo ardente Amore, che ora in tanta Grazia ci fai percepire per mezzo del Tuo Sole. Amen!

12. E sia Tua ogni potenza e forza su tutto quanto esiste sulla Terra dinanzi a Te, giacché Tu soltanto sei degno di accogliere ogni lode, ogni onore e ogni gloria da noi, ai quali, per l’immensa Tua Grazia misericordiosa, è concesso di chiamarci Tuoi figli benedetti! Amen!»

 

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Cap. 19

Abele assassinato per opera di Caino

1. E vedi e ascolta ancora! I due altari del sacrificio di Abele e di Caino non distavano molto l’uno dall’altro, dal momento che la distanza era di sette volte dieci passi. L’altare di Abele era situato il Mattino, e quello di Caino verso la Sera.

2. Ora vedi, quando Caino si accorse che il fuoco di Abele saliva verso il cielo, mentre il suo cadeva sulla terra, egli si accese d’ira nel suo cuore; però egli rese la sua faccia impassibile, affinché non trapelasse il suo rancore. Abele, invece, pregava per Caino, di cui aveva scorto la maligna astuzia.

3. E il Signore udì la supplica di Abele e secondo il suo pio desiderio fece intendere all’adirato Caino la Sua voce, e così gli parlò con accento forte e severo:

4. «Caino, perché Mi sei diventato infedele e lasciasti dominare il tuo cuore dall’ira? Perché dissimuli il tuo gesto e menti con i tuoi occhi? Tu nutri cattive intenzioni contro Abele! Non è così? Negalo, se puoi!

5. Io ho udito come tu hai maledetto il Mio Sole, ed ho visto anche le spighe vuote con le quali volesti cibarMi nella tua pigrizia e nella tua avarizia, e ti ho altresì sorpreso spesso a commettere fornicazione nella tua grande indolenza, poiché quasi sempre hai tralasciato di fare come ti era stato comandato prima di unirti a tua moglie. DimMi, dunque, non è così?

6. E vedi, Io sono rimasto ad osservarti con pazienza e non feci cadere sul tuo capo la Mia destra punitrice, e non Mi adirai contro di te nella Mia Santità! Pondera dunque le Mie parole e diventa buono e leale nel tuo cuore, e così Mi sarai gradito pure tu, e la tua offerta verrà di nuovo accolta. Ma se tu persisti nella segreta malizia del tuo cuore, allora in tal modo il peccato si è preparato un luogo di riposo dinanzi alla tua porta ed esso regnerà sopra di te, e tu e tutti i tuoi discendenti diventerete suoi servitori e suoi schiavi, e la morte verrà di conseguenza sopra a voi tutti.

7. Non lasciare perciò al peccato la sua volontà, consentendogli di dominarti, ma infrangila di forza e renditela soggetta, affinché tu divenga libero; che tu divenga cioè un signore della tua propria volontà, la quale però è fondamentalmente cattiva, provenendo da te e non da Me!»

8. E vedi, allora Caino si prostrò fino a terra, come avesse voluto deplorare il suo peccato, ma ecco che ai suoi piedi egli scorse un serpente; ed egli si spaventò fortemente a quella vista e si alzò sollecitamente da terra, e desiderò rifugiarsi presso Abele. Ma ecco che il serpente gli avvinghiò i piedi tra le sue spire, cosicché egli non poté abbandonare il posto dove si trovava.

9. E il serpente alzò il suo capo, ed aprendo le fauci e vibrando la sua lingua biforcuta parlò a Caino, dicendo: «Perché vuoi fuggire dinanzi a me? Che cosa ti ho fatto io? Vedi, io sono un essere simile a te, e sono costretto a strisciare entro queste miserabilissime spoglie. Riscattami, ed io diventerò come te, e più bello ancora di Ahar, tua moglie, e tu diventerai, simile a Dio, forte e potente sopra tutto ciò che esiste sulla Terra!»

10. E vedi, così rispose Caino al serpente: «Ecco, tu menti, perché quando ti trovai fra l’erba e ti lacerai e ti divorai, tu mi ingannasti! Come dunque posso fidarmi ora delle tue parole? Poiché io, allora, dovetti soffrire molto per causa tua, perciò conosco ormai la tua menzogna, al punto che non potrò mai più prestare fede alla tua voce. E non hai udito poco fa le parole proferite dall’Alto da Jehova?

11. Se dunque esiste ancora in te un qualche riconoscimento della verità, dichiarami tutte queste cose con la tua voce, e convincimi del contrario: – allora ti crederò e farò secondo la tua richiesta!»

12. Ed ecco, il serpente parlò di nuovo e disse: «Vedi, la colpa di tutto ricade su tuo fratello Abele! Infatti, egli vuole strappare per sé il potere di dominare per rubare a te i diritti che sono tuoi, essendo tu il primogenito. Ed egli predispone tutto ciò con tanta astuzia da illudere perfino l’Amore della Divinità, tanto che agli occhi di Costui egli si atteggia a buono e pio, ma sta facendo tutto ciò per ottenere che l’Amore gli conceda di regnare sopra ogni cosa che sta sulla Terra, ma sta calpestando te, sprezzantemente sotto ai suoi piedi. Infatti, quando tu mi trovasti fra l’erba e facesti come io ti avevo consigliato, tu saresti diventato davvero un “signore su tutte le cose” se la perfida astuzia del tuo bel fratello non fosse appunto riuscita a scoprire in tempo quello che sarebbe dovuto accadere di te. Abele poi venne subito da te, nel suo ipocrita amore fraterno, come se avesse voluto aiutarti. Oh, davvero, egli ti ha certamente aiutato, ma non per farti salire sul trono che solo a te compete, bensì, al contrario, per far precipitare nella miseria e in una completa nullità il tuo essere maestoso; cosa, questa, di cui per altro avresti ben dovuto accorgerti già da lungo tempo.

13. Vedi, egli era invidioso di te perfino per il fatto insignificante che il Signore aveva accolto la tua offerta come la sua; e con la vergognosa arte della lusinga, egli seppe influire sulla Volontà, comunque già debole, di Jehova, in modo tale da indurLo a respingere la tua offerta e da obbligarLo, come se ciò non bastasse, ad appiopparti ancora un’altra ammonizione quanto mai aspra.

14. E vedi, lui non gradì il fatto che il Signore non ti avesse annientato all’istante. Guarda un po’ là come Abele, tuttora pieno di astuto rancore nella sua preghiera contro di te, cerca di convincere il Signore a compiere quello che Egli fino ad ora ha per benevolenza tralasciato di fare.

15. Ma ora ascoltami: – la grande malizia di Abele consiste nel fatto che egli, mediante la sua ignominiosissima ipocrisia, ha intenzione di indurre il Signore a cedergli, alla fine e nella Sua cecità, tutta la Sua potenza; dopo di che, questo Abele non mancherà di farLo precipitare giù dal Suo trono. E così Dio dovrà poi languire sulla Terra, mentre egli rimarrà un dio che impererà in eterno sul trono di Jehova.

16. Perciò adesso preparati, poiché questa è l’ultima volta che sono ancora in grado di conferirti la forza necessaria per salvare Dio e te stesso! Va’ quindi sollecitamente da lui e inducilo con dolci parole a seguirti spontaneamente fino a qui! Allora io lo avvinghierò ai piedi e alle mani, e tu poi prenderai una pietra e lo percuoterai con forza sul capo, causandogli in tal modo quella morte che egli ha minacciato di far venire sopra di te per mezzo di Jehova! E in questo modo tu sarai liberato dalla morte, che altrimenti per te era sicura, e aprirai gli occhi all’Amore cieco dell’ingannato Jehova, che poi ti farà signore sulla Terra e ti renderà soggetta la morte del peccato»

17. Così dunque accadde che Caino, persuaso nella malizia del suo cuore, abbandonò quel posto e se ne andò da Abele, e con voce dolce gli disse: «Fratello, fratello, vieni qui da me e liberami dal serpente che mi vuole nuovamente rovinare!»

18. Ma Abele gli rispose: «Quello che tu dici che potrebbe avvenire è già avvenuto. Quanto però richiedi da me, nella tua perversità, io te lo concederò nel mio amore, ma la morte che tu pensi di darmi verrà sopra di te, e il mio sangue, con cui abbevererai la terra, griderà a Dio e ricadrà sul tuo capo e su tutti i tuoi figli. E la pietra con la quale tu ucciderai tuo fratello, diverrà la pietra dello scandalo, e tutti i tuoi figli cozzeranno malamente contro di essa. E il serpente guasterà ogni sangue sulla Terra, e i figli della Benedizione grideranno vendetta sopra il tuo sangue. Su tutti voi scenderà poi una grande tenebra, e nessuno comprenderà più la voce del proprio fratello, come tu stesso ormai non comprendi più la mia voce, poiché ti sei lasciato accecare dalla tua grande perfidia, impersonata dal serpente, che si trova dentro e fuori di te. Questa tua perfidia era, è ed eternamente sarà la vera maledizione del giusto Giudizio di Dio!

19. E vedi, come il Signore mi ha mostrato i piani di tutta la tua segreta malizia e mi ha fatto conoscere il tuo immenso furore, così io pure so quello che tu vuoi fare e che farai di me, e conosco il perché del tuo agire!

20. O tu, la cui cecità durerà fino alla fine di tutti i tempi dei tempi, conducimi là dunque, come innocente vittima, e fa’ di me secondo la malvagità che è in te e fuori di te, affinché il tuo serpente venga punito e bollato come l’eterno mentitore, ed affinché tu possa conseguentemente conoscere per tua propria esperienza chi di noi due è veramente l’ingannato!

21. E l’oltraggio compiuto contro il Signore si ritorcerà contro di te e ti terrà prigioniero; e dopo l’azione ingiusta che stai per compiere, ti saranno aperti gli occhi e gli orecchi affinché tu possa vedere come il Signore mi accoglierà a Sé quale l’ultimo sacrificio, a Lui gradito, compiuto per tua mano; nessun altro sacrificio ti sarà dato d’ora innanzi, ma ti sarà data invece quella stessa morte, mediante la quale tu avrai sacrificato tuo fratello.

22. Ora vedi, io ho ogni potere su di te, e mi sarebbe facilissimo annientarti come farò ora con quel monte che si trova al di là del torrente, verso la Mezzanotte!

23. Ed ecco, io parlerò e dirò a quel monte: “Qui sono io, Abele, il benedetto del Signore, colmo della forza e potenza dello Spirito Santo; dunque, svanisci e rientra nel nulla, affinché Caino comprenda quant’è grande la sua menzogna!”

24. E ora vedi, o Caino, come la possente montagna è subito sparita dall’esistenza per la forza dello Spirito d’Amore insito in me! Ma vedi, altrettanto facile sarebbe per me annientare anche te! Però, affinché tu veda che in Dio non c’è affatto debolezza e che non esiste affatto in tuo fratello alcuna forma di ignominiosa brama di dominio, io ti seguirò volontariamente, come un agnello eletto per il sacrificio»

25. Ed ecco, Caino prese Abele per il braccio, con gesto affettuoso, e disse: «Abele, che pensi di me? Io vengo in cerca del tuo aiuto, e già prima di ciò vuoi incolparmi di tramare per la tua morte. Vieni, dunque, e seguimi fino al punto dove il serpente ti aspetta, ed annientalo come hai fatto con la montagna, e rendi me libero, e te prosciolto dal rimprovero del serpente!»

26. Ma Abele rispose brevemente: «Che differenza c’è fra te e il serpente? Credi forse, o cieco, che sia anch’io un fratricida? Tuttavia, io ti seguo e muoio per la vita, mentre tu resti vivo per la morte!»

27. E vedi, queste furono le ultime parole di Abele dette a Caino; e dalle labbra di Abele non giunse più un suono agli orecchi di Caino; e così egli, volontariamente, seguì suo fratello là dove egli voleva condurlo.

28. E quando furono giunti proprio nel luogo dove li attendeva il serpente, quello fu appunto il posto dove l’astuzia di Caino si manifestò ed avvinse i piedi e le mani di Abele, e lo gettò a terra, ed afferrata una grossa pietra schiacciò con questa il capo di Abele, in modo che il suo sangue e il suo cervello sprizzarono tutt’intorno sul terreno per un largo raggio.

29. E il serpente si sciolse dai piedi di Abele, prese la pietra nelle sue fauci e la portò dinanzi alla porta di Caino, e poi si nascose, libero, nella sabbia sotto il cespuglio di spine.

 

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Cap. 20

Maledizione e fuga di Caino

1. E vedi, da tutte le parti allora andarono accumulandosi nere nubi sopra il capo di Caino, e vividi lampi s’incrociarono in tutte le direzioni, accompagnati da rombi formidabili di tuono, e da ogni lato cominciarono a scatenarsi turbini violenti che scagliarono enormi masse di grandine sopra i campi ricchi di frutto, e li distrussero completamente. E questa fu la prima grandine che venne gettata giù dai Cieli; e la grandine era un segno dell’Amore senza Misericordia, poiché la Divinità era stata nuovamente offesa nell’Amore dal misfatto atroce commesso da Caino contro il proprio fratello Abele.

2. Ora vedi, il malvagio Caino fuggì nella sua capanna e trovò sua moglie che giaceva a terra, tutta tremante, e accanto a lei alcuni dei suoi figli, la maggior parte non benedetti, che stavano come morti. Allora si accasciò inorridito, e maledì il serpente, e si trascinò fuori della capanna, e trovò la pietra che la serpe, fuggendo, aveva deposto davanti alla sua porta, in modo che egli, uscendo, vi scivolò sopra e cadde pesantemente a terra. E nuovamente Caino maledì la perfidia del serpente e la pietra apportatrice di morte.

3. E come egli si fu rialzato con il corpo tutto dolorante, se ne andò alla riva del torrente che si trovava molto vicino, per rintracciare il serpente maledetto e per distruggerlo ed annientarlo.

4. Ma quando ebbe raggiunto la riva, ecco che egli vide venirgli incontro, nuotando contro corrente, un mostro spaventoso, lungo seicentosessantasei braccia, largo sette braccia ed altrettanto grosso. Esso era provvisto di dieci teste, e ciascuna testa era ornata da dieci corna come corona.

5. E vedi, quando questo enorme serpente gli fu completamente vicino, esso lo apostrofò contemporaneamente da tutte le sue teste, dicendo: «Ebbene, o forte Caino, uccisore di tuo fratello Abele, se vuoi ed hai voglia di misurarti con me, puoi cominciare la tua opera di distruzione!

6. Quando io mi trovavo fra l’erba ed ero ancora debole, tu hai potuto certo lacerarmi e divorare la mia carne e il mio sangue, ma ora non credo che una cosa simile potrebbe più riuscirti, poiché il nutrimento sostanzioso, che mi preparasti con il sangue di tuo fratello, mi ha reso grande e forte. E adesso, se tu hai ancora intenzione di distruggermi, comincia pure a spegnere la tua sete di vendetta con il mio sangue. Ma siccome tu non hai che dieci dita e non dieci mani, e quindi non puoi afferrare ciascuna delle mie teste nello stesso tempo, così avverrà che le rimanenti otto ti schiacceranno con le loro corna e ti divoreranno con le loro otto bocche!»

7. Allora Caino si spaventò enormemente e fuggì dal cospetto del serpente e lo maledì nuovamente, e vide quanto enormemente era stato ingannato da lui. Ed egli pensò: «Chi mai mi riconcilierà con il Dio eternamente giusto, ora che mio fratello Abele non c’è più? O serpente tre volte maledetto, sei tu l’assassino di mio fratello, e ora volevi uccidere anche me! Oh, se sapessi che tu saresti destinato alla perdizione qualora vi andassi anch’io, allora vendicherei sette volte la sua morte distruggendo me stesso!»

8. Ed ecco che allora il serpente riapparve, dietro di lui, nella figura di una fanciulla estremamente attraente, e così gli parlò: «Caino, fa’ come hai detto, ed io divorerò la tua carne e berrò il tuo sangue, e poi noi saremo ancora una volta una cosa sola, e domineremo tutto il mondo»

9. E Caino osservò l’ornata fanciulla e disse: «Sì, questa è la tua vera figura; così sei più terribile che non altrimenti! Chi ti vedesse con le tue dieci teste, costui ti fuggirebbe come un Giudizio della Divinità, ma a chi tu ti presenterai in questa forma, costui ti correrà dietro per cingerti con le sue braccia, e ti amerà più di quanto egli ami Dio, e si reputerà l’essere più felice quando tu lo afferrerai con le tue mani sempre apportatrici di morte, e gli uomini ti erigeranno templi e altari, e leccheranno il tuo sputo, e mangeranno i tuoi escrementi.

10. E se io non ti avessi visto in precedenza con le tue dieci teste, sarei io stesso divenuto tuo schiavo; però io ormai ti conosco perfettamente, e mi fai più ribrezzo in questa forma che non in quella di prima con le dieci teste»

11. Allora la bella fanciulla disse: «Ma, Caino, come puoi temere queste membra tenere e questo morbido seno?»

12. «Oh, taci», rispose Caino, «le tue morbide membra sono anch’esse altrettanti serpenti pieni di amaro veleno, e sotto il tuo seno, morbido e pieno, si nasconde una corazza impenetrabile con la quale e sulla quale le tue braccia di serpente soffocheranno la mia misera e debole progenie! Poiché in questa attuale forma renderai tuo obbedientissimo schiavo perfino il gigante Leviatano!»

13. Ed ecco, il serpente-donna si accese dalla sua rabbia interiore, in modo che tutto il suo essere risplendette come il Sole, ed assunse la forma di Abele, col volto affettuoso, e di nuovo parlò a Caino:

14. «O Caino, tu cieco e stolto, o malvagio fratello, vedi, colui che tu uccidesti con una pietra si sta ora trasfigurando dinanzi a te e ti offre la sua mano per riconciliarti con lui; e non temere la forma del serpente, perché tu stesso sei il serpente! Fosti tu o il serpente a diventare infedele al Signore? Fosti tu o il serpente ad unirti a tua moglie nella maniera dei cani, senza compiere prima il comandato sacrificio? E chi ha maledetto il calore, e chi, nella propria grande pigrizia, ha offerto della paglia vuota al Signore? Sei stato tu o il serpente? Dimmi: – chi si accese di maligno e geloso furore contro tuo fratello? Fu il serpente o fosti tu stesso? E non fu il serpente, piuttosto, una apparizione esteriore della malvagità che è presente in te, per mezzo della quale, nella tua follia, ti inducesti da solo ad uccidere tuo fratello?

15. E come puoi ora maledire il serpente mentre il serpente sei tu stesso? E perché scorgi il serpente personificato addirittura in tuo fratello? E non fu proprio tuo fratello, ancora vivente nel suo corpo, a chiederti, quando andasti a prenderlo per ucciderlo e inventando astutamente un pretesto, se pensavi forse che fosse un fratricida egli pure?

16. Parla, e rispondi se non è così; e soltanto se non è così allora maledici il serpente. Ma considera te stesso il serpente, e non me, che sono venuto dall’Alto come tuo fratello trasfigurato. Perciò porgimi la tua mano ancora macchiata di sangue fraterno, affinché venga purificata dalla sua grave colpa tramite il mio amore fraterno, e così tu possa ritrovare la Grazia al cospetto del Signore!»

17. E vedi, Caino nella sua cecità fu accalappiato da Satana, e già voleva porgere la mano al Seduttore. Ma ecco, un fragoroso fulmine piombò dal cielo e scoppiò fra il Mentitore e Caino, e il presunto Abele fu ridotto a giacere sul terreno nella sua forma di serpente, e Caino tremava in tutto il corpo in attesa del sicuro giudizio dall’Alto.

18. Ed ecco, Jehova, dalle nuvole, disse a Caino: «Caino! Dov’è tuo fratello Abele? Dove l’hai nascosto?»

19. Ma Caino, rinfrancatosi subito alla vista del serpente sul terreno, rispose:

«Perché lo domandi a me? Sono io forse il guardiano di mio fratello?»

20. E la voce di Jehova chiese con maggiore forza di prima: «Il sangue di tuo fratello grida a Me dalla Terra che ne fu abbeverata per causa tua! Io ho visto l’azione che hai commesso; dov’è dunque Abele, tuo fratello?»

21. Ma Caino disse: «Signore, il mio peccato è così grande che non potrà mai più venirmi perdonato!»

22. «», rispose Jehova, «perciò sii maledetto sopra la Terra che ha inghiottito il sangue di Abele, e d’ora innanzi, quando vorrai lavorare un campo sulla stessa, esso non ti darà più il pane, e tu sarai fuggiasco e ramingo sulla Terra, senza alcun tetto, come una bestia feroce, e ti nutrirai di spine e di cardi!»

23. Allora Caino fu colto da grande spavento e disse con voce tremante: «O Signore, Tu, il Giusto fra i giusti, vedi, Tu mi scacci oggi da questo paese, ed io devo fuggire dal Tuo cospetto e andare ramingo e fuggiasco sulla Terra. E allora a me, misero, accadrà che chiunque mi troverà, mi vorrà uccidere; sii perciò indulgente verso di me a causa dei miei familiari!»

24. Allora Jehova così parlò: «No, nessuno ucciderà Caino, anzi chi uccidesse Caino verrebbe a sua volta ucciso sette volte! Ma affinché nessuno abbia a mettere la mano su di te, Io ti segnerò sulla fronte con una macchia nera, affinché nessuno possa più riconoscerti e riconoscendoti possa poi ucciderti»

25. Ed ecco allora che Caino, con tutti i suoi, fuggì ben lontano dal Mio cospetto, al di là di Eden, in un paese situato nella pianura e chiamato Nod. Eden però era un bel paese, dal terreno leggermente collinoso, e pieno di eccellente frutta; esso piacque a Caino, che avrebbe voluto stabilirvisi. Ma come egli ebbe guardato in alto, dalla parte delle colline, ecco che, dovunque egli posava l’occhio, dappertutto vedeva starsene un uomo dalla faccia dura e con la mano minacciosamente armata di una pietra, come se costui fosse in attesa di Caino per fare vendetta del fratricidio da lui consumato. Questa apparizione era opera del grande spavento che lo dominava. Ed egli vide, quindi, che in quel posto non gli era possibile restare.

26. Allora egli fuggì molto più oltre, verso il Mattino, e giunse in una vasta pianura. Qui egli cadde sfinito a terra, e dormì tre giorni e tre notti. Ma poi un vento impetuoso si sollevò dalle montagne, destò i dormienti, e sibilando e rumoreggiando sferzò le vaste pianure; e finalmente si calmò dove il paese era più basso. Ora questo paese si chiamava ‘Nod’, cioè ‘il fondo asciutto del mare’.

27. E Caino allora guardò di nuovo le alte cime dei monti, e non vi scoprì più immagini di uomini, ma non sapeva cosa dovesse fare. E dopo una breve attesa nel suo smarrimento, protese le sue braccia ed esclamò ad altissima voce:

«Signore, o giustissimo Dio, se da questa grande lontananza il mio grido giunge ancora al Tuo orecchio, volgi lo sguardo, di grazia, oltre a quelle cime, per amore di questi miei figli e di mia moglie, verso questo fuggitivo che la Santità dei Tuoi occhi ha segnato sulla fronte con la macchia che testimonia la notte del peccato, e mi facesti tale macchia perché, se avessi avuto la fronte non segnata, nessuno mi avrebbe riconosciuto quale autore del grande misfatto. Ma esso è invece segnato sulla fronte, sulle mani e sul petto del grande peccatore, il cui peccato è tanto grande che non potrà mai più venirgli perdonato»

28. Allora una nuvola scese dalle alte montagne e si posò a settantasette altezze d’uomo al di sopra dei fuggiaschi; e una voce possente parlò dalla nuvola, e questa era la voce di Abele, la quale disse: «Caino, riconosci questa voce?»

29. E Caino rispose: «O fratello Abele, se tu vieni per vendicarti giustamente di me, che sono il tuo assassino, fa’ di me pure secondo giustizia, ma risparmia tua sorella benedetta e i suoi figli!»

30. Allora la voce si fece nuovamente sentire e disse: «Caino, chi fa il male, è un peccatore; chi ricambia il male con altro male, costui è uno schiavo del peccato; chi rende bene per bene, costui ha saldato il suo debito e niente gli rimarrà come sua parte; chi rende più volte il bene ricevuto, costui è degno dei suoi fratelli; però, al cospetto di Dio, una cosa soltanto ha valore, e questa è: “Rendere il bene per il male, e benedire coloro che maledicono i benefattori, e dare la vita in cambio della morte!”

31. Ora, vedi, io vengo a te come colui che mette in pratica quest’ultimo precetto; non avere dunque paura di me, poiché sono ora mandato a te dall’Alto per mostrarti anzitutto che il Signore è vero e fedele in tutte le Sue promesse, e poi vengo a te per annunciarti che tu devi rimanere in questo paese assieme ai tuoi, e che devi nutrire te e loro con i frutti che vi troverai, e anche per assicurarti che il tuo fratello ha perdonato la tua azione, grazie al grande Amore del Padre in lui.

32. Il mio sangue però tu lo dovrai riscattare con le lacrime del tuo pentimento, e ciò finché non venga perfettamente lavata la macchia dalla tua fronte; e tu devi condurre ed educare tua moglie e i tuoi figli nel pieno timore del Signore. Se non farai questo per tua libera volontà e nel timore del Signore, rimarrai e vivrai come sei ora, cioè “un messo al bando”; però nell’amore tu commuoverai il cuore indurito della Giustizia».

 

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Cap. 21

Patto del Signore con Caino

 

1. E vedi, Caino allora fu tranquillizzato nel suo grande timore. La nuvola svanì ed egli pianse lacrime di pentimento e andò e cercò del cibo per i suoi e rifletté di quanto egli si era allontanato dal Paradiso e sul come avesse perduto così interamente l’Amore del Signore e come fosse stato ricacciato nell’ambito della rigida Giustizia sulla soglia del Giudizio di Dio. E pensando ciò le sue lacrime di pentimento si moltiplicarono e con sempre maggiore evidenza gli si affacciava alla mente quanto grande doveva essere la sua colpa dinanzi a Dio e pensava pure se gli sarebbe mai stato possibile, in qualche modo, riacquistarsi una particella, se pur minima, dell’Amore.

2. E così andava pensando e fantasticando per ogni verso. Ed ecco che, immerso nei suoi pensieri, egli giunse con i suoi ad un rovo sovraccarico di frutta e siccome erano tutti enormemente affamati, avrebbero voluto gettarsi sopra all’istante, per mangiare di quei frutti come li spingeva la loro fame, la loro brama e la loro voracità.

3. Ma vedi, allora venne a Caino un buon pensiero ed egli disse ai suoi: «O moglie mia, e voi figlioli miei, ritraete subito le mani che avete anzitempo protese per cogliere questo abbondante cibo, perché non sappiamo ancora se esso contiene la vita oppure la morte! Prostriamoci anzitutto a terra e confessiamo dinanzi a Dio il nostro grave peccato e nella polvere della nostra impotenza preghiamoLo affinché Egli voglia prima benedire questo frutto e se Egli vorrà farlo nella Sua immensa Misericordia, noi, indegni, allora dovremo prima ringraziarLo e poi soltanto potremo, tementi e tremanti, calmare con parsimonia la nostra fame»

4. E vedi, allora tutti si ritirarono di alcuni passi lontano dal rovo e fecero secondo la volontà e il giusto conoscimento di Caino, il quale, ad esempio per gli altri, ad alta voce pregò e disse tra le lacrime: «O grande Dio, giustissimo e santo, riguarda in grazia a noi, poveri vermi dinanzi a Te, l’Onnipotente, nella polvere dell’impotenza, che nell’immensa nostra colpa non osiamo alzare gli occhi all’indicibile Tua Santità! Oh, considera la nostra debolezza e non lasciarci perire, noi, poveri pentiti e grandi peccatori!

5. Ecco, questo rovo che ci sta dinanzi sembra portare un frutto buono da poter servire da cibo a noi peccatori, ma non abbiamo il coraggio di mangiarne, poiché siamo diventati ciechi a causa della nostra grande malvagità e perciò non possiamo vedere se c’è dentro la morte oppure la vita.

6. Voglia Tu dunque, in grazia, indicarci da che spirito trae origine questo frutto, affinché soltanto dopo noi possiamo umilmente pregarTi, o Giustissimo, di voler levarne via il veleno del serpente e di concederle, sia pure una stilla minimissima di rugiada della Tua benedizione, affinché noi non abbiamo a perire. O Signore, Tu, il Giustissimo e il Santissimo, esaudisci, oh, esaudisci la nostra debole preghiera!»

7. E vedi, allora una nuvola di color rosso acceso scese giù dalle montagne verso la valle e si fermò sopra il rovo, e dalla stessa scoccò un fulmine violento sulla pianta, con enorme fragore. Ed ecco, un grande serpente sbucò fuggendo fuori dal rovo e con le fauci aperte si diresse verso Caino, e questi fu colto da grande spavento. Ma i fulmini non davano tregua al serpente e lo cacciarono in fuga veloce tra le sabbie ardenti dell’ampio deserto e quando fu scomparso del tutto alla vista di Caino, questi allora rivolse di nuovo la sua faccia al rovo e rese, in silenzio, grazie al Signore averlo salvato dal maggiore dei pericoli.

8. Ora, vedi, egli scorse pure come da quella nube infuocata incominciavano a cadere sul rovo delle grandi gocce, così che per un grande tratto tutt’intorno la terra ne fu impregnata.

9. E Caino assieme a tutti i suoi vide la grande liberalità del Signore e con tutti i suoi si prostrò nuovamente a terra, e ringraziò Dio con tutto il fervore del suo cuore per tale grande beneficio e sciogliendosi in lacrime disse: «O Signore, la Tua Giustizia è certo grande e inconcepibile, ma quanto immensamente grande non deve essere poi il Tuo Amore, per poterTi ricordare con tali grandiosi benefici anche del maggiore peccatore contro di Te, o eterno Amore! E quanto grande infine dev’essere stata la mia malvagità che così a lungo ha potuto misconoscerTi!»

10. E vedi, allora da quella nuvola stillante ancora la benedizione si fece udire una voce che pronunciò chiare parole, che furono le seguenti: «Ascolta, o Caino! La Mia Giustizia Io l’ho tramutata in Amore; tuttavia l’Amore dimorerà soltanto presso coloro i quali lo cercheranno d’ora innanzi non unicamente nel momento del bisogno e dell’angustia ma nella loro contentezza e nella loro libertà.

11. Vedi, Io voglio porti un termine di duemila anni e durante questo tempo la Mia Giustizia non colpirà mai più nessuno, e fuori di questa Mia Giustizia Io appresterò un grande vaso e lo metterò sopra le stelle, e fuori dal Mio Amore Io appresterò ancora un secondo vaso e lo metterò sotto la Terra. E così voi potete operare come volete. Se farete il male, le vostre opere riempiranno il vaso della Giustizia e, quando sarà colmo, esso scoppierà in tutti i luoghi e ne lascerà precipitare giù tutto il suo peso sopra tutti coloro che avranno operato il male e li ucciderà. E il vaso dell’Amore, qualora dovesse rimanere vuoto sotto alla Terra, accoglierà poi i morti per il lungo tormento purificatore. E allora coloro che vorranno lasciarsi purificare saranno trasferiti sulle stelle per affrontare lunghe lotte. Coloro invece che si induriranno nella loro interiore malvagità verranno un giorno gettati sotto il fondo di questo vaso e là sarà pianto eterno ed eterno stridore di denti nell’ira di Dio.

12. E ora avvicinatevi al rovo irrorato dalla benedizione e mangiatene i frutti per calmare la vostra fame e ciò facendo pensate sempre da Chi vi è stato elargito questo dono!

13. E propagatevi nel paese della pianura, però nessuno di voi si azzardi mai a porre piede sulle montagne, perché le loro vette sono sante e sono destinate a dimora dei Miei figli! Chi di voi trasgredirà questo comandamento, diverrà preda degli animali di guardia che sempre vi abitano – orsi, lupi, iene, leoni, tigri e anche grossi serpenti che dimoreranno nelle zone più in basso – e lo stesso succederà anche a tutti gli animali mansueti che più tardi vi saranno sottomessi.

14. Soltanto a chi fra voi diventasse del tutto buono e pio e superasse la prova del fuoco del Mio Amore, a questi soltanto verrà concesso di penetrare nelle viscere delle montagne, per raccogliervi minerali e ferro allo scopo di costruire degli utensili e ordigni a seconda delle vostre necessità.

15. E ora mangiate, crescete e moltiplicatevi e respingete da voi la semente del serpente mediante il giusto timore di Me che sono Dio, l’Eterno, il Giusto e il Santo. Amen!»

 

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Cap. 22

Hanoch, figlio di Caino, quale legislatore

 

1. E ora, vedi, essi mangiarono e fecero per un certo tempo come era stato loro comandato. E Caino si unì nuovamente a sua moglie e generò con lei un figlio e gli impartì il nome di ‘Hanoch’, vale a dire ‘l’onore di Caino’. E Caino radunò tutti i suoi figli e disse loro: «Figli miei, eccovi qui un nuovo fratello che il Signore vi ha dato per essere un signore sopra di voi, al quale io conferirò dignità, affinché l’ordine regni tra voi ed abbiano fine i vostri litigi e le vostre contese. Ed egli vi darà dei comandamenti e loderà i fedeli e punirà i trasgressori, affinché anche noi diventiamo un popolo grande e glorioso come quello dei figli di Dio, i quali non hanno bisogno di leggi, avendo essi l’Amore che li rende liberi, e Dio ha posto noi sotto ai loro piedi, ed essi ci calpesteranno, a causa del mio peccato, se noi, senza leggi e senza ordine, non avremo qualcuno che ci rappresenti e ci giustifichi dinanzi alla Sua grande potenza.

2. Vedete, il loro Dio è pure il nostro, ma essi hanno in Lui un buon Padre, mentre per noi Egli è un Giudice! Il Padre conosce il loro amore e il Suo occhio e il Suo orecchio sono con loro. Però questo non avviene anche con noi. Noi siamo abbandonati a noi stessi e possiamo agire come vogliamo, ma se vogliamo sussistere ci è necessario avere un ordine e delle leggi. Perché altrimenti, contendendo, l’uno può uccidere l’altro secondo il proprio arbitrio e così il vaso della Giustizia verrà a colmarsi prima del tempo e allora noi periremo tutti assieme, per l’immenso peso dei nostri misfatti che si rovescerà su di noi. Raccogliamoci dunque assieme con tutte le nostre forze ed accumuliamo pietre in grande numero, grandi e piccole, ed edifichiamo una dimora alta e possente per lui, e poi, per quanti noi siamo, una piccola dimora per ciascuno, in ampio circolo intorno alla sua, affinché egli possa sorvegliare ed osservare tutto quello che voi fate. Però egli sarà esonerato da qualsiasi lavoro, come un principe in mezzo a voi, e mangerà il prodotto delle vostre mani.

3. Ma per ora resto io, come padre, il legislatore di tutti voi in nome della Giustizia di Dio e guai a colui che disobbedirà i miei comandamenti! La mia maledizione lo colpirà duramente, ma poi per il maledetto non vi sarà alcuna misericordia nel mio cuore, dove non dimora più amore, ma solamente la giustizia.

4. Vedete, dove dimora l’amore, là c’è pure misericordia e l’amore vale per il diritto, ma dove dimora soltanto la giustizia, là il diritto non può valere che per il diritto e il giudizio per il giudizio, la ricompensa per la ricompensa, la fedeltà per la fedeltà, l’obbedienza per la legge, il giudizio per la disobbedienza, la punizione per la mancanza, la maledizione per il tradimento e la morte per la morte.

5. E questa sia una consacrazione di tale mia sentenza: – io ora giuro a voi tutti per il Cielo e la sua giustizia inesorabile, e per la Terra che è il duro abitacolo della maledizione di Dio – che ogni trasgressore sarà severamente ed esattamente colpito, così come io ve l’ho annunciato con la mia bocca, come padre e come principe.

6. In seguito subentrerà vostro fratello, quale vostro vero signore e legislatore, secondo il suo giusto discernimento e il suo libero beneplacito; per tali poteri egli anche sarà libero dalla legge, poiché ciascuna delle sue libere azioni deve diventare e restare per voi, legge, finché egli non stimi conveniente revocarla.

7. Ora la mia volontà vi è nota e perciò fate e operate a seconda di questa, se volete sussistere nella rigidità della giustizia tramite le leggi date per l’ordine, per evitare il giudizio, che altrimenti colpirebbe tutti, se nella giustizia non fosse stabilito ‘giudizio per giudizio’»

8. Ed ecco, tutti se ne andarono e si misero all’opera per edificare una città e vi lavorarono per sessant’anni. Ma dato che gli edifici crollavano spesso, essi impiegarono un tempo assai lungo per costruire l’abitazione del nuovo principe e poterono ultimarla soltanto quando Io ebbi mostrato in sogno ad Hanoch come essi avrebbero dovuto costruire, perché Io ebbi pietà dei poveri figli che, in questo lavoro, erano esposti a molti e gravi maltrattamenti da parte di Caino che, fino ad allora, aveva sì proceduto con molto ordine ed aveva agito rigorosamente in base alla legge, ma che tuttavia governava i suoi come un tiranno – fra il grande spavento e l’angoscia delle punizioni – senza grazia e misericordia, poiché in lui non vi era amore ed agiva giustamente nell’obbedienza di tutte le leggi, ma il suo pensiero non si soffermava sul fatto che l’obbedienza, che sia la conseguenza unicamente del grande timore, non è propriamente neanche in minimissima parte un’obbedienza vera, bensì un puro egoismo. Poiché chi ama se stesso, osserva la legge per paura della punizione, la quale certo immancabilmente segue la trasgressione della legge stessa, perché egli sente immensa misericordia di se stesso, provando il dolore della punizione nella sua debolezza senza soccorso, ma non appena avrà trovato la benché minima occasione di fare in modo che nessuno possa scrutare il suo cuore, egli maledirà sia la legge che il suo legislatore, e ben presto si metterà la legge sotto i piedi per calpestarla.

9. E quando poi un tale sarà riuscito a radunare intorno a sé una forza superiore, egli si scaglierà allora con raddoppiata crudeltà contro tutte le leggi, buone o cattive che siano e le distruggerà ed annienterà assieme al legislatore privo d’amore. (nota bene, a Lorber: – Su ciò dovrebbero riflettere bene anche tutti i reggenti e legislatori del vostro tempo attuale, poiché anche a loro è riservata un’identica sorte, se credono che la paura sia l’unico mezzo per mantenere l’ordine e i vantaggi che ne derivano mediante un’obbedienza da schiavi; altrimenti dovranno ben presto e duramente sentire quali frutti portano le leggi che non hanno la loro origine nell’amore più puro e disinteressato, e questo avverrà un giorno, prima o poi, o in questo mondo oppure, con assoluta certezza, nell’aldilà).

10. Perché, vedi, Caino agiva in tal modo, per così dire crudelmente, a rigore di giustizia, per la ragione che egli non sempre aveva trovato presso di Me Grazia e Condiscendenza ogni qualvolta aveva versato lacrime di pentimento dopo un’azione malvagia. Però questo Io non lo potevo fare, dato che il suo pentimento era rivolto soltanto alla perdita della Mia grazia, ma mai al Mio Amore.

11. E vedi, chi è afflitto nel modo di Caino, costui non è nella vera profondità a causa della perdita della Vita, ma piuttosto a causa del vivere bene. Per questo il suo pentimento non è che falso, poiché egli non tiene affatto al pieno ricongiungimento con Me. E se, poi, Io gli volessi dare quello che non domanda e che non vuole, egli allora, mediante questo scambio della volontà, non otterrebbe che la morte, perché la libera volontà è quella che più propriamente costituisce la verissima vita dell’uomo.

12. Ora, vedi, questo era pure il caso di Caino, perché aveva bandito l’amore e in compenso aveva afferrato la giustizia, senza pensare che senza l’amore non vi è vera giustizia e che la vera giustizia non è che il vero e supremo amore stesso, senza il quale tutto perirebbe e dovrebbe anche necessariamente perire.

 

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Cap. 23

I comandamenti tirannici di Hanoch

 

1. Ed ecco, quando la città fu completamente edificata, Caino prese con sé Hanoch e lo condusse nell’alta dimora che era stata costruita per lui, e in presenza di tutti i suoi figli ed ormai anche dei nipoti, gli conferì pieno potere su di loro e lo invitò a dare a tutti le necessarie leggi secondo il suo giusto discernimento e secondo il suo libero beneplacito, dicendo:

2. «Vedi, o Hanoch, qui, in questa dimora edificata per te solo, io rimetto nelle tue mani tutti i miei diritti paterni, con tutta l’autorità e i poteri, affinché governi liberamente i miei, i tuoi e tutti i loro figli per mezzo di leggi, secondo il tuo piacimento. Essi dovranno osservare e considerare come sacre queste leggi, perché poco importa la legge stessa, né che essa sia o non sia espressa in questo o in quell’altro modo, ma ciò che importa è la sua esatta osservanza e perciò dovrà valere questa massima: ‘Agire conformi alla legge è un buon agire, ma agirvi contro è assolutamente un agire male!’. E chi la trasgredisce, deve sempre essere punito secondo la gravità della trasgressione.

3. In tale modo noi, poi, diventiamo liberi per l’osservanza della legge e non per la legge stessa, la cui formulazione non ha alcuna importanza, mentre tutto dipende, invece, dall’osservanza della stessa.

4. Tuttavia tu, quale legislatore, sei esonerato da qualsiasi osservanza, poiché la tua libertà deve essere sacra a causa della legge, affinché non vi siano impedimenti nella tua sfera d’azione, che deve necessariamente rimanere libera, altrimenti saresti tu stesso inceppato nella legge. Di conseguenza tu devi rimanere fuori dal suo ambito, libero come uno che non conosce nessuna legge, ma ciascuna delle tue azioni deve essere rigida legge per loro nella loro qualità di tuoi sudditi assoluti, e quando tu vuoi essi devono operare a seconda della tua volontà, in modo che ogni loro movimento e ogni loro attività abbia da corrispondere soltanto al tuo volere».

5. E allora il nuovo principe aprì la sua bocca e così parlò in tono di assoluto comando: «Udite o voi, miei sudditi, tutti quanti, uomini e donne! Che nessuno consideri alcuna cosa come sua proprietà, ma la consideri come esclusivamente mia, affinché il litigio e la contesa abbiano fine tra di voi! Perciò in futuro voi tutti non servirete che me e lavorerete per le mie dispense. In compenso voi riceverete da mangiare secondo il grado della vostra diligenza e ai più fedeli sarà concesso di avvicinarsi di più a me che non ai meno fedeli. Un migliore trattamento dovranno avere i sorveglianti e gli esecutori della giustizia e gli incaricati dell’applicazione delle giuste punizioni. Guai ai disobbedienti! Io farò cacciare questi sulle montagne e gli animali che là dimorano li strangoleranno e li faranno a brandelli. Coloro però che trasgrediranno le mie leggi per pigrizia, disattenzione o leggerezza, saranno puniti a sangue con le verghe. Quelli che si azzarderanno a contraddire me, il loro principe, in qualsiasi cosa, saranno puniti con i serpenti (e stritolati) fino al midollo delle loro ossa e verrà strappata loro la lingua e questa verrà data in pasto ai serpenti. E chi mi guarderà con occhio bieco, a questi io farò cavare gli occhi, affinché non possa mai più vedere me, il suo principe. Il pigro, però, dovrà fare il portatore di pesi e sarà trattato come una bestia da soma, con pungoli e con fruste, affinché gli si sciolgano i piedi e le mani gli diventino più agili.

6. Altra legge io non vi do all’infuori di quella della più rigorosa docilità e obbedienza a tutte le mie libere richieste e a tutti gli ordini che io vi farò impartire a qualsiasi ora del giorno, come pure della notte. Amen!»

7. Ora, vedi, perfino Caino fu sommamente spaventato, e tutti gli altri con lui, ed uscirono sgomenti dalla dimora di Hanoch e nel loro cuore maledirono Caino, il crudele padre, che in premio alle loro enormi fatiche aveva preparato loro una sorte tanto miserevole.

8. E quando giunse la sera, tutti erano affamati e nessuno osava mangiare, e se ne andarono tristemente da Hanoch e dissero: «Signore, noi abbiamo lavorato tutto il giorno; dacci ora anche da mangiare secondo la tua promessa!»

9. Ma Hanoch, levatosi, disse: «Dove sono i frutti del vostro lavoro? Portateli qui e fatemeli vedere e deponeteli nelle mie dispense, e poi io farò dare a ciascuno secondo giustizia!»

10. Ed essi andarono e portarono, come era stato loro comandato, gli uni molto e gli altri poco e deposero il tutto ai suoi piedi.

11. Caino, però, e sua moglie non portarono nulla, pensando di esserne esonerati. E vedi, allora Hanoch ripartì i frutti dicendo: «Chi ha lavorato, mangerà, ma chi non ha lavorato non mangerà»

12. E così Caino e sua moglie quella volta dovettero digiunare. E vedi, allora Caino con sua moglie abbandonarono piangenti la dimora di Hanoch ed egli non trovò tra tutti i suoi figli e nipoti neanche un cuore pietoso. E quindi andò nei campi e là mangiò dei frutti che erano rimasti e siccome per lui non era stata edificata nessuna dimora, pernottò con la moglie a cielo aperto.

13. E quando il giorno seguente i suoi figli ritornarono dal lavoro, lo trovarono che già raccoglieva frutti e dissero: «Vedete, egli lavora per la prima volta in questo paese, ma ben gli sta, poiché egli stesso ha voluto che al posto dell’amore regni la giustizia!»

14. E vedi, quando essi ebbero nuovamente lavorato senza interruzione fino alla metà del giorno, gli uni costruendo ancora altre case, dimore e dispense, gli altri raccogliendo frutta ed alcuni servendo il loro principe per le comodità sue, di sua moglie e dei suoi figli, tutti andarono di nuovo da lui nell’alta dimora e gli portarono frutta ed altri segni della loro faticosa diligenza e richiesero da mangiare secondo giustizia ed altrettanto fece pure Caino con sua moglie.

15. Ed ecco, allora Hanoch si alzò e con serietà irosa disse: «Quante volte al giorno volete mangiare? Pensate forse che io faccia raccogliere la frutta per voi, affinché possiate poi tranquillamente saziarvi? Di che devo, dunque, vivere io e la mia servitù, cui non spetta il compito di lavorare come voi, ma quello di portare il loro signore sulle loro mani? Perciò andatevene via da me e nessuno di voi si azzardi mai più a varcare la soglia di questa mia alta dimora! D’ora in poi incaricherò i miei servitori di ritirare giornalmente da voi i frutti per la mia casa; voi, però, potete mangiare con moderazione soltanto i frutti che cadono da soli e liberamente giù dagli arbusti e dagli alberi, e ciò valga tanto per chi raccoglie quanto per chi costruisce. E questo sia per voi un nuovo comandamento che voi dovrete osservare come cosa sacra. Guai al trasgressore!»

16. E vedi, allora Caino prese la parola e domandò ad Hanoch, con immensa tristezza e profondamente commosso: «O Hanoch, grande principe che fosti mio figlio, dì, secondo il giusto e il vero e conformemente al tuo cuore: – tuo padre e tua madre non sono esonerati da tutto ciò che hai saggiamente ordinato ai tuoi sudditi, secondo il tuo libero beneplacito? E se proprio devo essere pari ai miei figli, comanda allora che essi debbano nutrire pure il loro padre e la loro madre, i quali sono diventati vecchi, affaticati e deboli. Oppure concedimi, di grazia, di partire da qui fino agli estremi confini del mondo, affinché non veda più, d’ora innanzi, la grande tribolazione dei miei figli che languono sotto il grave giogo della libera giustizia»

17. E vedi, Hanoch allora così gli rispose: «Come mai mi domandi tale cosa? Non agisco bene se io faccio così come tu mi hai insegnato e come me ne hai conferito il potere? Hai pure tu stesso dichiarato che io solo sono libero dalla legge e non hai fatto alcuna eccezione per te! Come puoi chiedere tale cosa a me, contro ogni diritto, e perché vuoi con ciò costringermi a rendere manifeste su di te, che fosti il primo legislatore inesorabile, le conseguenze rigidamente legali della disobbedienza a terribile esempio per gli altri? E se io agisco in tale maniera, dimmi, agisco forse ingiustamente? Infatti, dato che presso di noi non c’è amore, ma unicamente la nuda giustizia, come puoi protestare contro le leggi scaturite dal mio libero beneplacito, perché venga fatta una qualche eccezione a titolo di grazia, grazia che non può mai armonizzare con i diritti della legge del tuo principe? Che tu sia mio padre, a me che importa? Io sono pure venuto al mondo per mezzo tuo, senza che io l’abbia voluto sotto nessunissima condizione! E così tu mi hai generato senza il mio volere, e anche senza questo tu mi hai fatto principe! Ma poiché ora sono diventato e sono quello che sono e come sono interamente senza il concorso della mia volontà – non avendone avuta una – e neppure sotto una condizione qualsiasi, ma unicamente per caso sono qui come tuo figlio a causa della tua libidine e come principe per il fatto della tua sola ambizione, dimmi un po’ quali obblighi debbo avere verso di te dal punto di vista legale!?

18. Fuggi via dunque dal mio cospetto, dove tu vuoi, affinché non ti raggiungano le rigide conseguenze della giustizia! Questa è l’unica grazia che ti concedo di mia libera volontà, dato che posso fare quello che voglio. E ora vattene e fuggi!»

 

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Cap. 24

La partenza di Caino verso il mare

 

1. E ora, vedi, Caino scoppiò in pianto, e con sua moglie e quattro figli, due maschi e due femmine, se ne partì e dopo quaranta giorni giunse alla spiaggia dei mari e si spaventò alla vista della grande distesa di acque, perché credeva seriamente di essere arrivato all’estremità del mondo. Ed egli pensò: «Se mi perseguitasse Hanoch, dove potrei fuggire?

2. Dinanzi a me sta l’estremità del mondo e a sinistra e a destra ci sono alte montagne alle quali non mi è concesso accedere e l’occhio e l’orecchio di Grazia del Signore sono chiusi per me. Oltre a ciò non vedo qui altro che frutti sconosciuti, non benedetti; ora chi si fiderà di mangiarli? La provvista che abbiamo portato con noi è ormai anch’essa esaurita! Che mai devo fare ora?

3. Eppure voglio tentare ancora una volta di rivolgere una potente invocazione al Signore: – o Egli mi esaudirà, oppure ci farà perire e così ad ogni modo ci succederà, almeno alla fine, secondo la Sua Volontà, Volontà che certamente non abbiamo riconosciuto nella nostra cecità durata tutto questo lungo tempo»

4. E vedi, dopo un periodo di settantasette anni, Caino ricominciò a pregarMi incessantemente per tre giorni e tre notti interi e gridava continuamente: «Signore, Tu che sei il Giusto e il colmo d’Amore, guarda di grazia qui al Tuo massimo debitore e fa’ di me secondo la Tua santa Volontà!». E queste parole egli le ripeté migliaia e migliaia di volte.

5. Ed Io ebbi pietà di lui, perché tanto possente era il grido nella sua infinita miseria. Vedi, allora Io mandai a lui Abele, avvolto in una fiamma di fuoco, che gli indirizzò parole che provenivano da Me e gli disse: «Caino, rialzati da terra e guardami in faccia e dimmi, poi, se mi riconosci ancora!»

6. Allora Caino si rialzò ed osservò con timore la fiamma e non la riconobbe né dalla voce né dalla forma, e chiese quindi, tutto tremante per l’angoscia: «Chi sei tu, o strano essere, dentro a questa fiamma?»

7. E Abele gli rispose: «Sono io, tuo fratello Abele, e sto dinanzi a te nella Fiamma dell’Amore divino! Cosa vuoi dunque che ti sia fatto?». – «O fratello», rispose Caino, «se sei proprio tu, vedi, io non ho più volontà! Mio figlio Hanoch mi ha preso tutto, anche la mia volontà; ormai io non ho più volontà. Vedi ora in quale condizione noi stiamo qui? Siamo tutti completamente senza volontà! Perciò altro non posso dire che: “Sia fatto di me e di tutti noi secondo il santo Volere del Signore!”»

8. Allora disse Abele: «Ebbene, ascolta! Questa è la Volontà del Signore, Padre mio e Dio tuo: – mangiate senza alcun timore tutti i frutti che voi troverete qui, poiché il serpente ti ha sospinto fin qui, ma esso è rimasto dov’era, cioè presso i figli nella città di Hanoch con tutto il suo veleno e non avrà più niente a che fare con voi. Infatti, l’uomo che ha ceduto la propria volontà come hai fatto tu, non ha più niente a che fare con quella malvagia progenie. Chi però ha reso soggetta la propria volontà a quella del serpente, costui è suo prigioniero ed è giunta la fine del suo agire.

9. Ma chi è sfuggito ai suoi lacci diventati ormai robusti, e così ha salvato l’ultima goccia della propria volontà e l’ha deposta a terra al cospetto di Jehova, a costui Egli donerà una nuova volontà proveniente da Lui stesso, affinché possa poi operare come uno strumento del Signore. E così è anche Volontà del Signore che tu abbia ad agire d’ora innanzi secondo la Sua Volontà e anche se un giorno i discendenti di Hanoch riuscissero a trovare te e i tuoi, essi non vi riconosceranno, perché l’Amore del Signore brucerà del tutto e in modo permanente la vostra epidermide colorandola di nero.

10. E il tuo nome di “Caino” ti sarà tolto e te ne verrà imposto un altro, cioè “Ateope”, vale a dire “il senza volontà secondo la Volontà del Signore”. Ed essendo così, allora tu dovrai, assieme ai tuoi, intrecciare con canne e giunchi una cesta molto grande, lunga sette lunghezze d’uomo, larga tre e alta una, molto solida e poi vi stenderai sopra uno strato di resina e ogni tipo di altra pece. E quando avrai ultimato questo lavoro con tutta diligenza, spingerai la cesta vicino alla grande acqua e dovrai raccogliere della frutta per quaranta giorni, e quando avrai fatto tutto ciò, trasporterete la frutta nella cesta e alla fine salirete voi pure dentro, tutti assieme!

11. E allora il Signore farà venire un forte flusso della grande acqua, che solleverà la cesta, e voi assieme ad essa, e vi porterà in un paese lontano, nel mezzo di queste grandi acque, dove sarete perfettamente al sicuro da ogni insidia o persecuzione da parte di Hanoch.

12. E lì vicino, da ogni parte, vi saranno in questa grande acqua dei piccoli paesi e quando vi troverete in troppi in un paese, allora andate in cerca di altri paesi e così via, secondo la Volontà del Signore, e popolate gradatamente tutti i piccoli paesi delle grandi acque.

13. E se voi non vi dimenticherete del Signore, Egli un giorno vi darà da abitare un grande continente, dove rimarrete fino alla fine del mondo, ma ciò avverrà soltanto quando esso sarà stato prima purificato dalla maledizione per mezzo del diluvio che si abbatterà ben presto e che soffocherà ed ucciderà la progenie di Hanoch e anche molti dei figli di Dio che si saranno lasciati attirare tra i lacci delle belle figlie di Hanoch.

14. Tuttavia, voi, figli dalla volontà perduta, non sarete raggiunti dalle correnti di questo diluvio, perché la Volontà del Signore vi ha posti sulle acque delle Sue grandi Misericordie. E se voi avete bisogno di qualcosa, conoscete ad ogni modo dove dimora il grande Donatore che non vi abbandonerà, se voi non Lo abbandonerete nei vostri cuori.

15. E ora tu, o Caino, accostati a me!». E vedi, allora Caino si avvicinò al fratello Abele, presente sotto forma di fiamma, e questi lo abbracciò, e Caino diventò nero come il carbone e i suoi capelli divennero crespi come una pelliccia di animale. E ugualmente accadde agli altri cinque.

16. E allora Abele disse: «Ebbene, o fratello Ateope, ora tu sei libero da ogni peccato che è rimasto presso Hanoch; fa’ adesso, dunque, secondo la Volontà del Signore! Amen!»

 

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Cap. 25

Lo sviluppo della progenie di Caino, quale nuovo Ateope

 

1. E vedi, allora Abele scomparve e Ateope mangiò della frutta, perfettamente lieto per la prima volta in vita sua e fece esattamente come gli era stato comandato.

2. E così il suo ultimo ceppo fino al giorno d’oggi popolò tutte le piccole terre nelle acque e, dopo la grande distruzione della progenie del serpente per mezzo dei flutti del cielo, tale ceppo popolò anche i grandi continenti che voi attualmente chiamate “Africa”, “America” e “Australia”. E il suo ceppo non fu fatto perire nel diluvio ed è sempre lo stesso anche nel tempo presente, a testimonianza dei misfatti dei Miei figli e dei figli di Hanoch, nel tempo d’allora e nel tempo attuale.

3. E vedi, ancora oggi vive questo Ateope, naturalmente e spiritualmente, nascosto in una piccola terra nel mezzo delle grandi acque, terra che nessun mortale potrà mai trovare e là egli è il costante osservatore del vostro operare.

4. Dunque, vedi, egli mangiò e bevette frutta di ogni specie e generò ancora settecento figli per il tempo di ancora mille anni. Ma poi egli fu da Me rinnovato e non mangiò e non bevette più, poiché fu saziato con il Mio Amore per l’eternità, il quale è il cibo migliore che vi sia, poiché, chi così viene saziato, non vedrà, non sentirà né assaporerà in eterno la morte; e così egli non avrà mai più fame di un qualsiasi cibo, né sete di una bevanda, e il suo morire sarà come un’uscita vivente dalla vita alla vita nella vita della vita dei viventi tramite il Vivente che sono Io stesso.

5. E così saziato, Ateope vive corporalmente ancora oggi, quale il primo figlio d’uomo sulla vasta faccia della Terra e può guardare ciò che fanno tutti gli uomini ed è perciò un antico testimone di tutte le Mie opere, compiute fino al vostro tempo.

6. Egli conobbe Noè, Abramo, Mosè, tutti i profeti e Melchisedec, il Sommo Sacerdote.

7. Ed egli fu testimone della Mia nascita e della Mia nuova Creazione mediante la massima di tutte le Mie opere, cioè mediante l’opera di Redenzione. E così anche egli verrà custodito finché sarà discesa del tutto la Mia Città santa, evento che comincia appunto ora e dove anche verrà definitivamente accolto quale fedele portinaio, perché, all’infuori di Me, nessuno conosce tanto profondamente il Serpente come lui, poiché con esso ha avuto a che fare più di tutti.

8. Ed ecco, questa è la storia di Caino che ora viene narrata, perché vi sia di sprone a maturare le vostre riflessioni sul vostro conto, allo scopo che con ciò, tanto più presto e con maggiore facilità da voi stessi possiate scoprire e riconoscere il vostro male dalle sue radici, e possiate distruggerlo nelle sue più riposte fondamenta, per ritrovare quindi nel Mio Amore il Paradiso da tanto tempo perduto e per diventare finalmente dei veri fedeli cittadini della Mia nuova, grande e santa Città, continuando Io ad essere il vostro fedelissimo, santissimo e buonissimo Padre, così come lo fui da tutte le eternità delle eternità. Amen!

 

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Cap. 26

L’empio governo di Hanoch

 

1. E ora rivolgi per un po’ ancora la tua attenzione verso Hanoch ed Io vi mostrerò, di passaggio, come stessero là le cose già dopo un periodo di soli trent’anni.

2. E vedi, Hanoch si era scelta la più bella donna ed oltre a questa anche due concubine e con esse si dedicava oltre ogni misura alle pratiche della lussuria. Per questo motivo il suo intelletto si ottenebrò al punto che egli dimenticò completamente ogni questione concernente il governo che gli competeva. I pochi pensieri che a stento poteva raccogliere ancora si rivolgevano esclusivamente ai piaceri, allo splendore, alla morbidezza delle vesti e alla libidine.

3. Bastava che i suoi sudditi gli portassero frutta buona di ogni specie in abbondanza, che ci fosse dello sfarzo davanti alla sua abitazione e che avesse delle vesti veramente morbide, di un tessuto confezionato con un’erba finissima che cresceva a piedi delle montagne, ed egli con ciò era perfettamente soddisfatto e lasciava che leggi e governo andassero come volevano.

4. Ma vedi, allora i suoi sudditi si accorsero che egli era diventato tiepido e volsero a loro profitto la sua cecità. E i suoi servitori pure osservarono come si mettevano le cose e siccome erano accorti e astuti come il serpente stesso, cercarono in tutte le maniere possibili di tenerlo in uno stato di stordimento continuo. Inoltre, affermando – mentendo – che si trattava di un editto d’indulgenza del principe, permisero ai sudditi tutti i possibili divertimenti, purché questi ultimi li fornissero di doni sempre maggiori.

5. E vedi, poiché questi servitori videro allora che essi potevano fare ciò che volevano senza essere puniti, cominciarono addirittura a governare essi stessi e ad emanare leggi ai sudditi. In primo luogo prescrissero di tributare al principe onori divini, mediante ogni tipo di sacrifici ed offerte, e in secondo luogo vollero che l’uno o l’altro suddito donasse al principe la figlia più bella. Al suddito che aveva la fortuna di essere il beato donatore, sarebbero stati condonati tutti i tributi e sarebbe diventato un libero possessore della propria casa e oltre a ciò avrebbe goduto il privilegio di entrare nella dimora del principe e della libertà di intrattenersi a piacimento con i suoi servitori, nonché gli sarebbe stato concesso di vedere una volta all’anno il suo principe e di ringraziarlo per tale grandissima grazia e distinzione.

6. Ora, vedi, con ciò il serpente aveva fatto, come voi usate dire, un vero colpo di genio! Infatti, i genitori allora cominciarono a tenere sempre in casa le loro figlie dedicando ad esse ogni attenzione allo scopo di farle diventare il più possibile delicate e belle, per riuscire un giorno eventualmente ad assicurarsi essi pure una condizione libera. E una bella di questo tipo non degnava più di uno sguardo un uomo comune, dato che si sentiva destinata per il principe.

7. Ma cosa avvenne poi a causa di questi reciproci inganni? Nient’altro che la cosa più tremenda che voi riuscite a raffigurarvi intensificando al massimo i vostri pensieri. Avvenne cioè che i servitori presero finalmente nelle loro mani, senza eccezione, tutti gli affari di governo, con l’astuto pretesto – come diedero a intendere al principe Hanoch con la loro ornata loquacità – che egli ormai non era più un principe, ma un dio del popolo, e che sarebbe stato disdicevole per la sua sconfinata maestà ed inesprimibile magnificenza, che erano ormai divine, prescrivere leggi ai vermi della Terra. Per conseguenza, data l’incommensurabile venerazione che ispirava loro la sua santità eccelsa sopra ogni cosa, tali adulatori spiegarono di voler assumere del tutto a loro carico questa disdicevole incombenza; così egli non avrebbe avuto altro da fare che esternare, con un semplice cenno, il suo gradimento o la sua disapprovazione e accettare con ogni grazia e indulgenza, i tesori che essi avrebbero raccolto per lui in gran quantità.

8. In quanto al resto, Hanoch si sarebbe dovuto degnare di mostrare la sua persona al popolo una sola volta all’anno e in questa occasione tutti si sarebbero gettati a terra e lo avrebbero adorato nella polvere, e qualora poi egli avesse voluto concedere una grazia speciale a qualcuno di quei vermi nella polvere, ciò sarebbe accaduto calcando con il suo piede santo il capo di quel qualcuno tra i vermi.

9. E qualora questa grazia elevata fosse stata concessa a qualcuno, magari in premio dell’offerta di una bella ed attraente prostituta, a costui, dopo averlo fatto rialzare subito da terra, gli sarebbe stato concesso di contemplare la divina maestà del signore di ogni potenza e forza, e in conseguenza di ciò sarebbe stato poi ammesso alla dignità di libero cittadino della santa città del magnifico dio Hanoch.

10. Ora, vedi, questi sottili e raffinati discorsi dei suoi servitori lusingarono l’egoistica vanità di Hanoch al punto che egli stesso diede la piena approvazione senza alcun indugio a tutto quello che gli era stato proposto. Oh, quale mostruosa pazzia fu mai la sua!

11. Perché, vedi, in questo modo i servitori avevano raggiunto quello a cui già da lungo tempo aspiravano, cioè la facoltà di dettare leggi e di punire; in una parola, dunque, la direzione del governo. E così allora sorsero, al posto di uno solo, altri dieci principi, i quali non facevano la benché minima distinzione tra gli uomini, loro fratelli, e gli altri animali; si limitavano a dividerli in bestie ragionevoli e bestie non ragionevoli. E solamente nel caso in cui qualcuno di tali bruti ragionevoli avesse compiuto con successo e a loro profitto qualche atto ispirato ad astuzia e malvagità, soltanto allora gli veniva accordato il diritto di chiamarsi, egli pure, uomo.

12. E quando questi dieci principi ebbero visto come gli uomini-animali obbedivano ciecamente alle loro leggi – certamente a causa del grande spavento per gli inauditi maltrattamenti – allora, gradatamente, ciascuno di essi si scelse ugualmente dieci servitori fra i liberi cittadini e li innalzò ad un certo grado di nobiltà, assieme alle loro mogli e ai loro figli. Era evidente però che, quale compenso, se le loro figlie erano belle ed attraenti a sufficienza per i principi, dovevano essere cedute ai principi stessi per i loro piaceri ed essi generavano così figli a centinaia e a migliaia, che poi venivano tutti consegnati agli uomini-animali perché li nutrissero. E quand’erano cresciuti, i maschi passavano a loro volta alla classe degli uomini-animali, mentre le femmine, nel caso in cui per l’astuzia del serpente, come per lo più avveniva, crescevano molto belle e seducenti, a loro volta venivano destinate a soddisfare i piaceri dei signori e spesso già al loro dodicesimo anno dovevano prestarsi a tale servizio, e per questo motivo diventavano sterili. E così, quando dopo breve tempo avevano perduto tutte le loro attrattive, venivano cacciate tra gli animali e per questi dovevano lavorare e perciò erano chiamate “Huhora”, vale a dire, nel vostro linguaggio, “gente che cura gli animali”.

13. E vedi, questo sistema di vita si protrasse per più di trent’anni. Ma poiché con queste pratiche dissolute gli uomini si erano moltiplicati fino a raggiungere il numero di parecchie centinaia di migliaia e si erano diffusi da tutte le parti del paese e non potevano di conseguenza più essere sorvegliati, allora, con il consenso di Hanoch – il loro dio ormai inattivo e completamente privo di forza che viveva senza alcun sospetto – furono costruite altre dieci città che furono chiamate secondo il nome dei dieci principi. I nomi di questi ultimi erano i seguenti:

14. Cad, Carac, Noad, Huid, Hlad, Ufrac, Farac, Molachim, Ufrahim e Tahirac.

15. E ora vedi, ciascuna di queste città fu costruita esattamente secondo il modello della città di Hanoch, e così nel mezzo di ogni città fu eretto un grande castello del tutto simile all’alta dimora di Hanoch, e questa costruzione era circondata da bastioni e da fossati. Tieni conto del fatto che gli uomini di quel tempo, non disponendo ancora di alcun strumento simile ai vostri attrezzi come picconi, zappe, vanghe e badili, erano costretti ad adoperare le mani e a smuovere la terra con le loro dita, come le talpe!

 

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Cap. 27

La politica dei consiglieri di Hanoch

15 maggio 1840

1. Io ometterò di ricordare qui i maltrattamenti che nell’occasione di una simile costruzione venivano inflitti, ma intendo invece trattenervi sull’argomento principale. Quando dunque le città furono completamente edificate, i dieci principi si presentarono ad Hanoch e dissero: «O Hanoch, grande e magnifico dio d’ogni potenza e forza (nota bene: - Quantunque egli fosse già più debole di una mosca e non possedesse ormai più alcun potere) ed immenso signore di ogni giustizia (nota bene: - La quale su altro non era fondata se non sulla ruberia, la lussuria, l’inganno, su ogni perfidia, aridità completa di ogni sentimento, arti velenose, crudeltà, menzogna e ogni altro genere di crimine e vizio)! Vedi, il tuo popolo è diventato grande sotto la guida sapientissima della tua sconfinata, inconcepibile ed imperscrutabile giustizia (nota bene: - Questa era veramente una giustizia senza alcun confine, per lui del tutto incomprensibile, ma ancora più totalmente inesplicabile) ed esso si è sparso in tutto il vasto paese della tua divina maestà e di conseguenza non può più essere sorvegliato da questa tua alta dimora e, se noi trascurassimo di tenerli d’occhio, tale popolo farebbe quello che vorrebbe, anzi esso potrebbe perfino traviarsi al punto da cominciare ad invocare e ad adorare invece di te, cui spetta unicamente ogni adorazione, nuovamente l’antico Dio di Caino e a tale Dio, poi, potrebbe venire ancora una volta l’idea di esaudire qualcuno di loro e di conferirgli una potenza invincibile; dopo di che questi potrebbe radunare intorno a sé una grande massa di popolo con la quale assalirci, finendo in conclusione per annientarci tutti quanti siamo (nota bene: - Tali preoccupazioni si addicono bene davvero ad un dio tanto possente!).

2. E poi noi, infine, non avremmo più un numero sufficiente di onesti servitori che potessero recarsi dappertutto per prendere in consegna i frutti e per portarli fin qui, e finirebbe che questi servitori ci trarrebbero in inganno e consumerebbero essi stessi lungo la via quello che la terra, in ossequiosa obbedienza, produce unicamente per te, o grande dio!» (nota bene: - Dunque, anche il timore della fame cominciò a tormentare il grande dio?).

3. Ora vedi, allora Hanoch fu colto da grave imbarazzo e non sapeva cosa si sarebbe dovuto fare, poiché prima d’allora egli non aveva mai appreso qualcosa in merito a quanto il popolo si era moltiplicato. Finalmente si alzò e disse con voce stridula, che tradiva un grande spavento: «Che cosa potrebbe mai accadere se quelli che sono di troppo noi li uccidessimo man mano e così ne riportassimo il numero a quello necessario per garantirne la debolezza e il timore? Che ne dite voi, o miei fedelissimi?» (nota bene: - Una bella intenzione per la giustizia divina!).

4. E vedi, così parlarono i dieci: «O dio supremamente giusto, pensa a ciò che è possibile e a ciò che è impossibile! (nota bene: - Il dio supremamente saggio, potente e giusto doveva dunque anche lasciarsi istruire dai suoi servitori sul possibile e l’impossibile). Perché, vedi, in primo luogo essi si scaglierebbero in grandi masse contro di te e contro di noi e ci annienterebbero tutti quanti, anche se ne uccidessimo uno solo; e in secondo luogo pensa al vaso sopra le stelle, del quale Caino ci ha spesso narrato e a quello che succederebbe qualora cominciassimo a commettere degli abomini!» (nota bene: - Dunque, il grande, potente dio aveva ancora paura del vecchio Dio?)

5. E vedi, allora Hanoch così si espresse verso di loro: «Uditemi, dunque, e intendete la mia volontà, che così potentemente suona: “Ciascuno di voi, o miei fedelissimi servitori, prenda possesso di una delle dieci città e vi regni e governi in mio nome ed emani leggi secondo avvedutezza e vero conoscimento e badi, con tutta severità e rigidezza, che le stesse vengano esattamente osservate! Se qualcuno di voi dovesse mai intiepidirsi nel giusto zelo, sopra di lui porrò colui che tra di voi sarà stato il più fedele e il più zelante. Io vi riconoscerò dalla raccolta dei frutti! Il primo che porterà qui i suoi doni come un tributo doveroso alla mia sacra maestà, costui avrà anche per primo la lode della giustizia ed io accoglierò da lui il poco come se fosse molto, ma quelli che giungeranno più tardi dovranno portare molto ed io accetterò questo molto come se fosse solamente poco, perché così potrò valutare la loro pigrizia e rimunerare la loro operosità con una giusta lode o con un giusto biasimo. E l’ultimo dovrà essere sottomesso al primo, affinché si migliori nello zelo e nel rigore per tutte le cose giuste. Poiché la rigida giustizia è l’unico fondamento di un regno che noi abbiamo e deteniamo in nostra assoluta proprietà”.

6. Questa è la mia giusta ed immutabile volontà e vi viene annunciata da me, che sono il vostro dio e signore, dato che non potete e non dovete averne altri, né voi, né tutti i sudditi liberi od obbligati a servire. Deve esserci bensì stato una volta un qualche vecchio Dio, il Quale era molto potente finché rimase giusto, ma pare che in seguito abbia dato il bando alla giustizia, cominciando a fare del bene sia ai colpevoli che ai giusti, spintovi da un impulso che si chiamava amore, simile a quello che noi proviamo per le belle donne. A causa di ciò il vecchio Dio ha del tutto giudicato Se stesso per la rovina, e ora non esiste più.

7. Ed è per questo, come vedete, che adesso mi trovo io al Suo posto, dunque, anche l’invocazione di questo Dio antico ben poco gioverà, dato che non esiste più in nessun luogo. È bene perciò che voi in qualsiasi circostanza vi rivolgiate a me che detengo ormai ogni potere! Amen!»

8. (nota bene: - Asserzioni simili e ancora molto peggiori sul Mio conto devo udire attualmente da parte di molte centinaia di migliaia, i quali pongono sul Mio trono la loro assoluta follia fondata sulla loro tenebrosissima ragione, facoltà questa comune a tutti gli animali tramite i loro sensi acuti, e di conseguenza adorano se stessi, ed oggigiorno non si chiamano più dèi – perché questo nome ai loro orecchi suona troppo volgare e ridicolmente basso – bensì ‘filosofi’ ovvero ‘scienziati materialisti’ e anche ‘dottori’ o ‘professori’ di tutte le specie. Questa tenebrosissima razza vorrebbe addirittura costringerMi ad andare a scuola da loro, qualora volessi essere un Dio per i superscienziati di questa epoca tanto illuminata. Io però vi dico, in verità, che il lombrico strisciante è più assennato di loro, quantunque non sia in possesso che di un unico senso. E ancora dico che questi tali ben presto sgraneranno tanto d’occhi – e tuttavia non vedranno più di quanto veda un topo campagnolo nella terra – e con gli orecchi ben acuti e molto lunghi non udranno più di quanto possa udire un pesce nell’acqua, il quale, non possedendo la voce, non possiede nemmeno l’udito).

9. E vedi, tutto ciò fu per i dieci principi precisamente una fonte perenne di eccellentissima acqua per il loro mulino, perché Hanoch aveva anticipato i loro più riposti desideri ed aveva dato loro un rigido comandamento che veniva perfettamente a proposito, poiché soltanto così si sentivano ufficialmente autorizzati a permettersi ogni immaginabile eccesso e ad ingannare il popolo, nonché il loro dio scimunito.

(15 maggio 1840)

 

10. E ora, vedi, quando il dio Hanoch ebbe così terminato il suo discorso, congedò questi suoi dieci servitori. E questi se ne andarono, in apparenza profondamente colpiti da un discorso così formidabile, ma nei loro cuori erano estremamente lieti, a causa della grande stoltezza di Hanoch, che, in seguito ad ogni tipo di timori e di preoccupazioni, aveva innalzato a rigida legge la loro propria volontà ed infine pareva che egli stesso cominciasse a convincersi di essere un dio. Ma circa questo ultimo punto essi si ingannavano del tutto, perché dentro di sé Hanoch sapeva molto bene di non essere affatto un dio, dato che la sua debolezza e il suo totale esaurimento gli provavano anche troppo evidentemente cosa ci fosse di vero nella sua divinità!

11. Però egli voleva soltanto mantenere e consolidare gli altri nella loro grossolana cecità, e continuare a spacciarsi per un dio a causa del guadagno che gliene derivava, poiché fra di sé egli pensava che predicare ai ciechi è facile, dato che essi non distinguono ciò che è nero dal bianco e prendono il giorno per la notte e viceversa. Ma così pensando egli pure era in errore. In questo modo tra di loro venivano a stabilirsi dei veri rapporti da manicomio, poiché l’uno riteneva che fosse sempre l’altro il pazzo più grande e più sciocco.

12. E quando essi si furono di nuovo riuniti nella loro stanza, Cad cominciò ad indirizzare a tutti gli altri un discorso e disse: «Ebbene, fratelli miei, o voi che come me avete ancora per padre Caino e avete visto il primo padre Adamo e la prima madre Eva, la quale Hanoch non conosce né ha visto, come pure non vedrà mai Adamo, vedete, Caino, nostro padre, fu uno scellerato come nessuno di noi è mai stato e mai lo sarà, ma quando egli si rivolse al Dio di Adamo, Questi gli diede ciò che egli chiedeva.

13. Dunque, cosa ci occorre di più? Noi conosciamo le Sue grandi opere, poiché le abbiamo viste con i nostri occhi e udite con i nostri orecchi, dunque sappiamo dove dimora il grande Potente! Facciamo anche noi come fece Caino nel momento del bisogno e, anzi, sovrabbondiamo pure nelle nostre richieste e potete essere certi che ben presto risulterà dimostrato chi veramente è il Signore nel paese delle pianure! Ciascuno di noi eriga un altare a questo Dio e vi sacrifichi a Lui la frutta del paese e la conseguente potenza che gli richiediamo non si fermerà a metà strada; e allora Hanoch, il pazzo, potrà ben aspettare a lungo il tributo di maestà alla sua immaginaria santità da parte nostra, che abbiamo conosciuto Adamo ed Eva!»

14. E vedi, quando Cad ebbe finito il suo discorso, Carac si alzò a sua volta e disse: «Fratelli miei, se le cose stanno così, la partita è nostra! Vedete, per quello che mi riguarda, sono perfettamente d’accordo con Cad; saremmo dei pazzi più grandi di Hanoch se noi, che siamo più potenti di lui, volessimo nutrirlo al solo scopo di consolidarlo nella sua pazzia, e addirittura ingrassarlo, affinché si accresca ancora di più la sua libidine che sfogherà sulle nostre donne più belle, mentre noi, come voi tutti sapete, dobbiamo reputare come una grazia straordinaria quando lui, essendo stanco di qualcuna che non gli piace più, ce la restituisce! Io credo invece che sia meglio che le più belle ce le teniamo per noi! Le meno belle possiamo cederle ai nostri servitori; le rimanenti, poi, che restino proprietà dei nostri sudditi. In quanto ad Hanoch, che si accontenti di leccare il sangue delle sue figlie e che gusti l’ignominia delle sue stesse mani e che diventi magro come un osso di caprone e mangi con i vitelli e beva con gli uccelli! E perché non dovremmo fare a lui ugualmente a come egli ha fatto a nostro padre? Non si è egli riservato anche delle cose che il padre Caino si era dimenticato di fare e questi dovette fuggirsene, pure essendo suo padre come era altresì nostro? E vedete, ormai egli per noi non è altro che un fratello scimunito. Cosa può dunque esserci d’impedimento a dargli quello che si merita per la fuga di Caino? Ecco, questa è la mia opinione, vantaggiosa per ciascuno di noi, poiché io da parte mia farò all’antico Dio come Cad molto saviamente trovò giusto ed opportuno fare!»

15. Il discorso di Carac riscosse unanime approvazione. Dopo di che si alzò Noad e cominciò anche lui a parlare dicendo: «Vi sono note le mie attribuzioni e il mio incarico, cui ho presieduto per volontà di Hanoch con tutta fedeltà, diligenza e zelo! Eppure ora domando a voi tutti che utile ne abbia ricavato durante tutto questo tempo, e senza dubbio ciascuno di voi mi risponderà: “Niente di più e niente di meno di nulla!”. Vale a dire che io aiutai il peggiore degli imbroglioni nei suoi raggiri e perciò fui io stesso un imbroglione imbrogliato e per aiutarlo nei suoi ipocriti inganni dovetti condurre una vita ben magra dinanzi alle masse, e per corroborare l’opinione circa una sciocca santità apparente dovetti, nella mia qualità di severissimo amministratore della giustizia, rinunciare in pubblico ad ogni allegro piacere, per poi ricevere privatamente nient’altro che aspri rimproveri e grossolane minacce d’ogni tipo, invece di una lode e di un risarcimento in segreto per i torti pubblicamente sofferti. E tutto ciò accadde a causa della sua inconcepibile pazzia. Voi tutti invece avete avuto una vita più facile e poteste fare molte cose secondo il vostro compiacimento, mentre ciò non era possibile a me, poiché, essendo io colui che metteva in atto la sua follia da giudice, dovetti fare secondo i suoi più pazzi e ripugnanti desideri, dando a ciascuno di questi una precisa esecuzione, affinché i desideri stessi, per effetto della mia forzata ipocrisia, di cui mi intendevo bene, o meglio dovevo intendermene bene, potessero acquisire una qualche parvenza di legalità. Dopo di che, per conferire piena validità al mio inganno, io, quale legittimo imbroglione, dovevo nuovamente farmi ingannare e precisamente in tre modi: – anzitutto da Hanoch a motivo della legge, secondariamente da me stesso a motivo del popolo, e in terzo luogo dal popolo e da tutti voi a causa di Hanoch. Io credo di avervi sufficientemente esposto le ragioni del mio malcontento e con ciò di avere deposto ai vostri piedi le mie mentite spoglie. E ora giudicate voi stessi se io ho forse torto, grato come posso essere per tanto riconoscimento della mia opera, a togliere da me il triplice inganno e a scagliarlo con tutta violenza sul capo di Hanoch, rivelandolo al popolo per quello che veramente è. E poi resti a lui la cura di badare da che parte se ne andrà la sua divinità e vi corra lui dietro come uno zoppo alla caccia del cervo. Dunque anch’io farò quello che Cad ritiene opportuno fare e seguirò molto scrupolosamente il consiglio di Carac e i miei contributi non danneggeranno i suoi occhi, né il trotto dei miei cammelli molesterà i suoi orecchi. Di conseguenza io prendo possesso della città che porta il mio nome»

16. E vedi, allora gli altri esclamarono: «Noad ha parlato perfettamente bene e così faccia egli pure come è giusto e buono»

17. Dopo ciò si alzò Huid e il tono della sua voce fu come un fulmine piombato nel mezzo della perversa adunanza e parlò con maggiore veemenza degli altri, dicendo: «Uditemi bene, o fratelli e figli di Caino, l’esiliato, e intendete ciascuna delle mie parole che sono di grande importanza!

18. Chi potrebbe contare tutte le gocce di sangue che, in seguito alle sentenze di Noad, l’imbrogliato, e mediante le mie robuste mani sono sprizzate dai dorsi e dai fianchi del misero e debole popolo, che è discendente di Caino al pari di Hanoch e di noi? Ora, questo sangue non è stato affatto versato a causa della trasgressione di una qualche legge, né per la pigrizia del popolo, né per nessun’altra causa, per quanto minima, apparentemente punibile, ma unicamente, come voi già sapete, per suo divertimento e passatempo, per non parlare poi dei maltrattamenti inflitti al popolo durante la costruzione di ogni città, tanto che mi riesce del tutto inesplicabile come questi disgraziati abbiano potuto conservarsi in vita dopo questo periodo di martirio che dura già da così lungo tempo. Ad ogni nostra osservazione contraria, egli non mancò mai di metterci sotto il naso la fragilità del ben noto vaso sopra le stelle, e si dimenticò assolutamente di quello che è posto sotto la Terra!

19. Ma io domando a voi tutti, in giustizia ed equità, di dirmi se il popolo non si troverebbe meglio sotto i cocci di quel vaso anziché sotto i colpi continui che andiamo infliggendo loro con verghe rigide, bastoni duri e solidi randelli! E ditemi ancora: – che cosa ha fatto Hanoch per il vaso dell’amore che è sotto la Terra? Per conto mio, credo che, tranne le innumerevoli gocce di sangue dei nostri fratelli, ben poco sarà da trovarvi dentro! E se, usando l’astuzia, noi avessimo preso il governo nelle nostre mani, non avrebbe egli, nella sua qualità di dio di ogni abominio, cominciato sicuramente a farli uccidere, l’uno dopo l’altro?

20. Noi stessi dovemmo essere crudeli, per distogliere ogni sospetto da noi che eravamo ancora suoi servitori. Ma le città sono ormai edificate, il popolo è diviso, il potere è nostro come pure il nostro riconoscimento dell’antico Dio e il sacrificio giurato. Cosa ci occorre di più? Se il popolo ci ha obbedito quando lo maltrattavamo, allora non ci diverrà infedele se noi vorremo guarire le piaghe che gli sono state inferte, come anche faremo mediante leggi più savie e miti di quelle attuali che sono ispirate alla più nera crudeltà. Vedete, io sono chiamato il malvagio, ma qui vorrei fare una grave domanda e precisamente: “Chi è più malvagio: – io, Hanoch o il serpente di Caino?”. Io penso che Hanoch sia un maestro di ogni perfidia e che il serpente debba avere covato nel cuore di Hanoch tutte le sue generazioni, altrimenti non sarebbe possibile immaginare crudeltà simili; crudeltà perpetrate da un fratello a danno dell’altro, mediante i propri fratelli e quelli dei figli dei fratelli!

21. Di conseguenza io credo che dovremmo a nostra volta renderci soggetto e suddito Hanoch e, un po’ alla volta, fargli dare dal popolo una molteplice ricompensa per le sue crudeltà, al posto dell’omaggio alla maestà sovrana, e così egli potrebbe poi accumulare sulla propria schiena il legittimo tributo, per portarselo dove volesse»

22. «Giuste e sagge sono le tue parole, o fratello Huid», esclamarono i convenuti «e ad Hanoch avvenga secondo il tuo discorso che ci ha colpito in mezzo agli occhi, i quali hanno spesso visto i suoi gravi misfatti!»

23. E vedi, allora si alzò Hlad e così si espresse con parole determinate: «Fratelli, voi sapete come io dovetti essere insensibile verso tutto, per personificare in certo modo la rigidità della legge, ovvero per rappresentare l’arbitraria crudeltà di Hanoch sotto il manto della giustizia inesorabile e come perciò io dovetti costantemente far buon viso a tutti questi suoi pessimi giochi. Quantunque non fossi io stesso colui che percuoteva, tuttavia dovetti assistere alle persecuzioni e dovetti contare i colpi inferti da Huid e da tutti i suoi aiutanti e riferirli ogni volta ad Hanoch con animo grato. Vedete, allora fui costretto ad apparire insensibile, pur non essendolo affatto, ma adesso intendo ricredermi, come voi vedete! Io voglio schierarmi contro Hanoch e voglio essere di fronte a lui quello che tanto spesso dovetti apparire di fronte al popolo dei nostri fratelli, e verso questi fratelli io voglio essere caldo, mentre intendo essere verso Hanoch un freddo risarcitore dei torti patiti dal popolo per opera sua. Divenga la mia fedeltà verso lui una fredda ricompensa e la mia diligenza mi renda il primo tra voi e la voce della sua lode si converta in urla e ruggiti di dolore e siano questi una delizia per gli orecchi di coloro che furono tanto spesso maltrattati, e che le gocce di sangue stillanti dalla sua schiena ridonino un po’ di vita alle loro guance esangui!

24. Siccome per il resto sono perfettamente d’accordo con voi tutti, penso che il mio giudizio non sia errato se intendo agire secondo il mio sentire, che già da abbastanza lungo tempo ha dovuto guardare, come impietrito, tutti gli orrori e tutte le malefatte di Hanoch. Infatti, chi ha sentimento e sensibilità per il dolore e per il tormento, costui li ha certamente per fare il bene e questo io l’ho constatato innumerevoli volte. In futuro, dunque, vediamo di governare mediante il bene. E a colui che facesse il male, capiti il castigo in proporzione alla sua mala azione, usando però indulgenza, essendo egli pure un fratello; ma chi è obbediente ed opera il bene, a costui di bene ne vada dieci volte tanto. E subito dopo sia offerto un degno sacrificio all’antico Dio, sacrificio che senza dubbio sarà a Lui gradito, dato che gli riporteremo quello che Caino ed Hanoch, con tanta scellerata leggerezza, hanno perduto per tutti noi»

25. E vedi, allora tutti si alzarono e si inchinarono a Hlad e dissero: «O fratello! Il tuo giudizio è il più giusto fra tutti quelli finora espressi. Tu sei il più vicino ai figli di Adamo. E perciò sarai per noi un modello, secondo il quale noi regoleremo e indirizzeremo i nostri ordinamenti, ciò che anche vogliamo fare.

26. Il sangue caldo dei poveri fratelli ha sciolto il ghiaccio che era intorno al tuo cuore e da questo irrompe ora un’abbondanza di calore; agisci ora, dunque, sotto l’impulso di questo calore e riscaldaci tutti con quello che per te è in più!»

27. E vedi, poi anche Ufrac si alzò e disse: «O fratelli, vedete e udite! Tutti i vostri giudizi sono equi e retti, però quello di Hlad, secondo il mio acuto discernimento, è evidentemente il più giusto. E perciò io sono perfettamente della sua opinione, tranne che per una cosa sola che è di grande importanza: – ci vuole una grande astuzia basata sulla prudenza in tutto ciò che vorremo intraprendere. Perché, vedete, fare secondo giustizia, operare il bene, giudicare scrupolosamente e rettamente la giusta ricompensa del bene e del male, nonché un ordine sicuro, queste sono cose di grande e pubblico vantaggio tanto per il popolo quanto per noi tutti. E tutte queste cose sono sufficienti nei rapporti tra noi e il popolo. Però ora anche tutti i liberi cittadini della città di Hanoch sanno che, per questo popolo scimunito, Hanoch rappresenta un vero dio e questa convinzione nessuno di loro se la lascerà togliere neanche con mille bastonate; e tanto più ancora che proprio questi liberi cittadini sono quelli che hanno maggiormente rafforzato l’intero popolo in tale pazzesca illusione.

28. Se noi, dunque, adesso vogliamo subito mettere le mani su Hanoch, non faremo con ciò altro che aizzarli tutti, e precisamente contro di noi, e qualora Hanoch si presentasse in mezzo a loro e spiegasse come noi gli avessimo legato le mani, affinché non potesse difenderli dai maltrattamenti che noi abbiamo inflitto loro, se ciò accadesse, il popolo si scaglierebbe contro di noi e dovremmo essere schiacciati dalle masse.

29. Di conseguenza si rende assolutamente necessario usare scaltrezza e grande prudenza ed astuzia, se noi vogliamo realizzare i nostri piani in modo che la cosa possa tornare a nostro vantaggio. Dato però che io fui il suo più intimo consigliere in ogni faccenda, ne consegue che so meglio di tutti come stanno le cose. Quindi la mia certissima opinione è che per almeno tre anni ancora si debba versare ad Hanoch il tributo richiesto, per salvare le apparenze, ma che nel frattempo il popolo venga trattato bene da noi, perché si affezioni a noi e poi si debba illuminare spesso i più svegli d’intelletto riguardo alla nullità dell’essere di Hanoch e a tutti i suoi inganni e alle sue sopraffazioni molto grossolane e indicare loro le tracce dell’antico Dio e fare loro infine comprendere che tutto fu fatto da parte nostra, per quanto aspro abbia potuto essere, unicamente per salvare loro, nostri fratelli, una buona volta dal duro e grave giogo di Hanoch, e che bisognava che ora avvenisse così, altrimenti tutti assieme sarebbero andati incontro alla morte.

30. Io posso darvi la mia piena assicurazione che, se noi istruiamo così il popolo e poi lo trattiamo come suggerito da Hlad, ci troveremo in uno stato di incalcolabile vantaggio ed io credo che perfino l’antico Dio non ci contesterà la signoria, qualora poi per di più si voglia offrirGli un sacrificio. E sono certo che, soltanto allora, Hanoch avrà da parte del popolo quello cui hanno accennato molto saviamente Huid e Hlad, gli oratori perspicacissimi ed espertissimi che mi hanno preceduto. Considerate bene le mie parole, o fratelli miei e nobili figli di Caino!»

31. Ed ecco, tutti si inchinarono e dissero: «Amen! Così avvenga, affinché le parole di ciascuno abbiano valore contro Hanoch, l’infame esiliatore di nostro padre e l’abominevole sacrilego contro l’antico e possente Dio»

32. Allora gli altri presero nuovamente posto sui loro seggi, ma Farac rimase in piedi e si guardò intorno con aspetto serio, come se avesse voluto vedere se forse dietro a ciascun oratore non fosse rimasto nascosto qualcosa che nessuno aveva il coraggio di portare alla luce del giorno, e ciò che egli andava cercando con gli occhi, lo trovò ben presto facilmente il suo intelletto. Ed egli cominciò a parlare con veemenza e le sue parole non risparmiarono nessuno e furono come una spada sul campo di battaglia. Infatti, egli parlò così:

33. «O fratelli, ammesso che siate ancora degni di questo nome onorevole, io ho udito i vostri discorsi con i quali avete manifestato ad alta voce, dinanzi a me, i vostri pensieri, ma d’altro canto avete tenuto reciprocamente nascosta la vostra avidità in modo insidioso e avete mentito l’uno verso l’altro nell’esporre i vostri piani, rendendovi con ciò l’uno contro l’altro ribelli, poiché ciascuno di voi accarezza il proposito di svignarsela di nascosto e di riferire ad Hanoch di aver convocato, per estrema fedeltà a lui, un’assemblea dei principi prima dell’importante atto dell’assunzione del governo da parte dei suoi saggi e di aver cercato di provocare i convenuti affinché dessero un giudizio ripugnante sul conto di Hanoch e ciò allo scopo che poi Hanoch si rendesse conto in quali mani egli aveva affidato i dieci governi. In conseguenza di questo, Hanoch gli avrebbe conferito ogni potere e l’avrebbe poi posto quale unico principe su tutti noi. Gli altri allora, in seguito alla credulità di Hanoch, avrebbero potuto dividersi tra di loro la sorte di Caino.

34. O birbanti matricolati, o rigurgito di ogni perfidia! Domandate a voi stessi se una volta sola un qualche onesto impulso vi ha mai indotti a fare qualcosa! Poiché tutto quello che io sono e che voi siete, siete riusciti a diventarlo unicamente per mezzo dell’insidia, dell’astuzia, dell’inganno, dell’adulazione e dell’ipocrisia. Il popolo sciagurato non ha ancora sofferto abbastanza? Non è già, ad ogni modo, diventato così misero da non assomigliare più quasi a degli esseri umani? Non ha esso ormai già versato quasi l’ultima goccia di sangue sotto i vostri colpi? E cosa mai abbiamo fatto di bene al popolo, che per così lungo tempo ci ha volonterosamente nutrito per ricevere nient’altro che maltrattamenti di ogni specie? Coloro ai quali voi deste il nome di uomini-animali non hanno gli stessi diritti su quanto esiste sulla Terra? Eppure fu loro proibito di mangiare i frutti maturi e dovettero accontentarsi di quelli guasti. E voi non siete ancora soddisfatti di tutto questo, ma volete renderli mille volte più infelici e più miserabili di quanto già ora lo sono!

35. Mosso da queste considerazioni dichiaro a voi tutti, senza alcun riguardo, che se proprio volete governare il povero popolo, di cui non siete degni di chiamarvi fratelli, abbandonate ogni malizia e ogni insidia, e guidatelo dinanzi al cospetto di Dio, Quello antico e vero, e anche verso Hanoch siate dei veri fratelli e non dei maestri dell’inganno per amore della vostra gola e del vostro ventre; e mediante la vera fedeltà vedete di meritarvi quella posizione che avete ottenuto tramite l’inganno e l’astuzia; altrimenti l’antico Dio non guarderà i vostri sacrifici, ma verrà in soccorso dei deboli e vi renderà schiavi delle bestie cui voi deste tale nome, partorito dalla vostra mente! Riflettete bene sulle parole che ora vi ha detto il crudele. Amen!»

36. Vedi, quando Farac ebbe terminato il suo discorso, gli altri rimasero come pietrificati al loro posto e non furono capaci di trovare neanche una parola a loro scusa e la maggior parte andava pensando dentro di sé: «Certamente, egli in segreto ci ha preceduti presso l’antico Dio, altrimenti come avrebbe potuto scrutare il nostro animo con tanta precisione e profondità? E considerato che ormai è così, chi potrà reggere al suo fianco? Se lo si potesse togliere di mezzo, la cosa sarebbe facilmente sistemata, ma adesso chi potrà opporsi e resistere alla sua potenza? Prima che noi alziamo una mano, la sua ci avrà già colpiti e annientati, perciò vogliamo tranquillamente attendere e vedere che piega prenderanno gli avvenimenti, e allora si vedrà quello che si potrà fare ulteriormente»

37. E vedi, siccome nessuno osava più prendere la parola, Farac si fece innanzi nuovamente e domandò loro: «Ebbene, che cosa ne è di voi? Nessuno ha più il coraggio di intervenire e di ribattere alle mie argomentazioni? Dove mai se ne sono andate le vostre malizie, gli inganni, le astuzie, le vostre lusinghe e le ipocrisie, e dove le vostre menzogne, dove la vostra potenza, dove il vostro principato ed infine dove il vostro truffato dio Hanoch?

38. Ma io vi dico che il linguaggio muto dei vostri pensieri non è certo sfuggito al mio orecchio e che, comunque vadano le cose, voi agirete molto bene facendo d’ora in poi secondo equità e giustizia. E chi di voi non agirà perfettamente secondo equità e giustizia, costui verrà esiliato come lo è stato Caino che voi dite che è vostro padre, perché ha veramente agito ispirandosi a giustizia, ma il suo agire fu troppo cieco e troppo rigido e di conseguenza si trovò prigioniero di se stesso e dovette fuggire dinanzi alla propria opera. Dove sia finito Caino, questo nessuno lo sa all’infuori dell’antico Dio e se Egli lo volesse rivelare a qualcuno, questi lo saprebbe pure. Però tale non è la Sua Volontà. Vedete, Caino fu giusto per timore del Giudizio dell’Antico, ed ha errato in tutte le sue azioni perché egli non fece nulla per amore, che pure gli era stato comandato prima di ogni altra cosa dall’antico Dio.

39. Ma avete gettato ben lontano da voi perfino ogni giustizia e al suo posto avete messo la scaltrezza, l’inganno, l’astuzia e innumerevoli altre ignominie ancora, che per la loro nefandezza non possono trovare un nome; e credete forse che l’antico Dio vi sosterrà subito e con la massima sollecitudine in tutte le vostre infamie, il cui numero non ha fine, per il solo fatto che Gli accenderete ciecamente un qualche insignificante fuoco in sacrificio? Oh, voi siete enormemente in errore! Questo Antico ha una vista acutissima e conosce in maniera perfettissima com’è costituito tutto il vostro essere dal principio alla fine. Quindi il Suo orecchio è molto lontano da voi e non vi esaudirà più nella vostra sconfinata scelleratezza, anche se voleste arderGli tutta la Terra in sacrificio, se prima non purificate i vostri cuori con il fuoco di un amore sconfinato verso i vostri fratelli, deboli per causa vostra e le vostre infelici sorelle e se non vi astenete da ogni pratica lussuriosa che è inconcepibilmente disdicevole per uomini dell’età di duecento anni nella loro dignità di principi.

40. E ora rispondete alle mie domande se potete, oppure ditemi apertamente in faccia, se ne avete il coraggio, così come io vi ho parlato senza alcun riguardo, che cosa avete ancora in animo di fare adesso, poiché io non aspiro a nessuna signoria, né, come voi, ad un principato, ma unicamente all’esatto adempimento dei doveri che la mia carica mi impone, e ciò secondo il gradimento dell’Antico. Per questo io non commisi mai un torto verso qualcuno, né mai violentai una donna né una vergine, né meno ancora una fanciulla di dodici anni o anche al disotto di quest’età come avete fatto voi. Per questa ragione voi mi avete dato il nome di crudele: – perché non volli essere un corrotto furfante come voi!

41. Queste devono essere le mie ultime parole, affinché voi sappiate che non dovete più incontrare da vicino me, il crudele, colui che vedete davanti a voi, se non quel tanto che lo esigerà una necessità suprema, come è l’attuale, affinché tutto non debba perire per l’eternità – sì, dico per l’eternità – nella ridestata ira dell’antico, eterno e santo Dio! Nessuno quindi mi chieda più né il dove né il come! Amen!»

 

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Cap. 28

Il consiglio dei dieci principi

22 maggio 1841

1. E vedi, siccome tra tutti coloro che avevano già parlato nessuno si azzardava a opporre qualcosa alle parole di Farac, si alzò infine Molachim e si rivolse direttamente a Farac, fissandolo fortemente negli occhi e dicendo: «Fratello, le tue parole sono state aspre ed hanno colpito in pieno ciascuno di noi, ma, vedi, per quanto riguarda i nostri discorsi, il loro senso è buono e giusto, eccetto il vostro rigettare Hanoch; solo che tali discorsi sono stati profanati da false brame interiori, che si sono destate in noi in seguito alla considerazione della dignità principesca conferitaci.

2. Ma se, distruggendo in noi stessi tutte queste brame temerarie, volessimo anche diventare veri e fedeli fratelli tanto del popolo quanto di Hanoch, secondo equità e giustizia, allora, chiedo a te Farac, saremmo ancora dei birbanti?»

3. E Farac rispose: «La brama è la vita della volontà; se però in tale modo volete annientare in voi ogni brama, in base a cosa volete poi operare nella vostra qualità di principi? Perciò nessuno deve soffocare in sé le brame, che sono la scintilla dell’amore in Dio, ma basta invece che esse non vengano falsamente indirizzate.

4. La vera direzione che ad esse va data è di guadagnare Dio nel Suo Amore e di uniformare tutte le azioni secondo il riconoscimento della Volontà suprema in noi, che manterrà in perfetta umiltà l’amore di se stessi in noi mediante la consapevolezza della sua nullità e della inconcepibile debolezza contenuta nell’amore di se stessi.

5. La falsa direzione delle brame, invece, è l’egoismo, ovvero la totale cecità e sordità della volontà in noi; per questo tutte le azioni si orientano in base ai propri bisogni, mentre non considerano quelli dei fratelli cui andrebbe tributata pari considerazione.

6. Vedi, allora le false brame, per il fatto del loro continuo moltiplicarsi in noi, vanno gonfiandosi sempre più e soffocano l’umiltà, e mediante la loro gravezza producono l’orgoglio; in questa situazione, poi, l’uomo tende a sgravarsi del suo enorme carico, ma, dato che quest’ultimo, essendo cieco, non vede e, essendo sordo, non ode quello che dovrebbe giovargli, egli nelle sue false brame fa ricorso a tutti i mezzi immaginabili che il suo amore cieco, o amore di se stesso, può escogitare. Con ciò egli non fa che aggiungere nuove gravezze a quelle già vecchie, che con il loro enorme peso schiacciano la vita da Dio in noi e ci degradano ad animali della materia terrestre e ad alimento della morte, la quale dimora dappertutto nella materia, tanto nell’acqua quanto nel fuoco, nell’aria e nella Terra, che è la madre della carne, ovvero della morte, poiché dove c’è carne, là c’è pure la morte. Di conseguenza moriremo tutti nella carne.

7. Chi dunque si trova nell’amore di se stesso, costui giace nell’amore della propria carne; chi però ama la propria carne, nutre la brama della morte, e la morte si riverserà nella sua brama e lo avvincerà in tutte le sue fibre vitali e così lo consumerà e lo ucciderà. In tal modo egli diverrà come un’immondizia della morte e concimerà i campi dove è seminato il frutto della perdizione eterna. E ora voi sapete quanto occorre per vivere giustamente. Operate così e vivrete; altrimenti morirete. Amen!»

8. E vedi, allora Molachim prese nuovamente la parola e disse: «Fratelli, voi sapete qual è il mio compito e quali le mie mansioni: – io non sono stato indotto a mentire ad Hanoch e al popolo né per volontà di Hanoch né per quella del popolo, bensì da voi, ad eccezione di Farac; a voi soltanto io dovevo rivelare la parte più intima della mia scienza. Ma io ora getto ogni inganno a destra e a sinistra dei piedi di Farac e dico apertamente: “Se un giorno un Dio scenderà dal Cielo, le Sue parole non potranno essere più sagge di quelle di Farac!”

9. Io lo confesso liberamente: – se egli non fosse un nostro fratello, mi lascerei cadere ai suoi piedi e lo adorerei, ma egli invece è un uomo come noi; dunque, da dove gli viene questa grande sapienza?

10. Vedete, sono cieco e sordo come voi, ma un intimo sussurrare mi suggerisce: “Ecco, Dio parla invisibilmente per bocca di Farac!”. Noi dobbiamo ascoltare questa voce e ponderarla bene e agire di conseguenza, se vogliamo vivere; altrimenti le lacrime dei nostri fratelli si raccoglieranno fino a diventare un immenso flutto che ci soffocherà nella nostra grande libidine, nei nostri inganni e nella nostra astuzia delittuosa».

 

(22 maggio 1840)

11. E vedi, allora anche Ufrahim si fece coraggio, avanzò e disse: «Amen! Siano rese grazie all’antico Dio perché ha aperto con la massima benevolenza la bocca di Farac, il nostro fratello, senza il quale noi saremmo tutti morti, poiché noi tutti eravamo già profondamente accalappiati dai lacci delle nostre brame apportatrici di morte e ciascuno si proponeva di tradire gli altri, così la morte sarebbe precipitata su tutti noi in un modo o nell’altro quale un giusto giudizio, sia dall’altezza della Santità dell’antico Dio, sia dalla profondità della Sua ira.

12. Io fui un raffinato maestro della lusinga e con ciò causai maggiori mali che non voi ed Hanoch con tutta la vostra violenza, poiché, se non ci fossi stato io, egli avrebbe congedato già da lungo tempo la sua divinità, che veramente gli era stata inculcata da me per suggerimento di Ufrac e con l’aiuto di Noad e di Tahirac. Infatti egli mi confidò, spesso in segreto, che tale divinità era causa per lui di grave angoscia nel suo intimo e che non gli lasciava pace né di giorno, né di notte quando era solo e che egli aveva già più volte maledetto questa infelice idea di Ufrac, non potendo più disfarsi di tale dignità a causa del popolo, quantunque essa gli bruciasse in petto più di qualsiasi fuoco.

13. E vedete, ora qui depongo ogni mia scienza della lusinga e sono convinto che la sapienza di Farac potrà anche, con facilità, guarire gradualmente questa grande ferita del nostro fratello, nella stessa maniera in cui essa è riuscita ad aprire, speriamo, gli occhi a tutti noi, affinché potessimo vedere l’orlo insidioso dell’abisso su cui ci troviamo comodamente adagiati tutti noi nove, senza presagire il pericolo immenso di perdere la vita e con questa anche tutto ciò che per mezzo di essa ha un qualche valore.

14. E tu, o caro fratello Farac, sii per me e per tutti noi una guida fedele verso la luce dalle altezze del vero Dio che ci è divenuto estraneo come lo era divenuto al nostro padre Adamo e guidaci secondo la Volontà dell’unico, vero Dio, a te ben nota. E così pure sii la guida di tutto il popolo, dato che anch’esso è composto da nostri fratelli poveri ed innocenti, dei cui errori noi soli portiamo la colpa a causa della nostra sconfinata perfidia, e quanto tu, o fratello, troverai opportuno fare secondo la Volontà dall’Alto ora nota a te soltanto, a ciò noi vogliamo dare precisissima attuazione – di buon grado e sempre con la massima sollecitudine unendo le forze – con la Grazia dall’Alto.

15. E di conseguenza anch’io depongo qui il mio principato ai piedi dell’amico di Dio, il Dio vero e sarò enormemente felice di potermi chiamare fedele servitore dell’unico, fra tante migliaia in questo paese, che abbia trovato grazia dinanzi al Dio, il solo e vero fedele servitore che qui non può trovare chi lo possa uguagliare.

16. Perciò ascoltate la mia volontà: – la città di Farac sia per noi tutti una città santa. In essa noi vogliamo andare sempre per attingere un saggio consiglio al fine di poter agire conformemente alla saggezza. Desideriamo però che sia Farac stesso il nostro principe e la nostra guida secondo la Sapienza divina che è in lui e sia soltanto lui l’anello di congiunzione tra noi, Hanoch e tutto il popolo, affinché noi possiamo diventare degni non già di essere stati nominati principi, la qual cosa non ha alcuna importanza in quanto abbiamo visto la Sapienza di Dio, ma di essere reputati solo dei servitori fedeli e volonterosi che gioiranno e dovranno gioire del benessere dei popoli e della Sapienza di Dio nel nostro fratello Farac, nonché nel completo risanamento di Hanoch e con ciò anche di tutto il popolo, sia esso libero o soggetto.

17. Dunque io dico ‘amen’ a nome di tutti, e tu, o fratello Farac, guardami nella tua sapienza, e sii per noi tutti un fratello, un principe, una guida, un consigliere ed un savio amico! Amen!»

18. Ed ecco, il discorso di Ufrahim animò nuovamente Tahirac come pure gli altri che, prima di Farac, avevano avuto parole ipocrite dettate dall’egoismo e dall’ambizione, e così pure egli cominciò a parlare come colui che è un depositario ed un vero ricettacolo di ogni male e come colui che si arroga tutti i diritti e cose divine, come la Santità di Dio, eternamente intangibile, la Sua Giustizia, il Suo Amore, la Sua Onnipotenza ed infine perfino tutta la Creazione, quasi egli avesse potuto distruggerla muovendo un dito, poiché egli, come spesso aveva asserito, era venuto a conoscenza degli artifici e dei raggiri dell’antico Dio e osava addirittura misurarsi con la Mia Forza e lanciare pubblica sfida alla Mia Onnipotenza. E poiché Io, per Amore, non avevo voluto impugnare la grande spada del Mio Furore contro un miserabile verme della terra, quale l’Infinito contro un nulla che a mala pena l’occhio può percepire a causa della sua indicibile piccolezza di fronte alla Mia eterna Grandezza ed infinita Potenza, egli diceva a ciascuno che la Mia debolezza aveva timore della sua forza.

19. Che ne dici tu, o Mio servitore, di una simile provocazione?

20. Ebbene, vedi, questa provocazione, tuttavia, non era tanto ridicola quanto quella che Mi viene fatta oggigiorno da parte vostra e che è mille volte peggiore e più perfida di questa.

21. Poiché non hai che da considerare alla radice le vostre istituzioni sacerdotali! Quando il “santo” del mondo parla dal suo trono, Io devo sul serio tacere e anche guardarMi dal rivolgere a qualcuno la parola. Se egli venisse a saperlo, il Mio interlocutore non sarebbe più sicuro della sua vita naturale.

22. Io non ho bisogno di descrivervi più da vicino la spina nel Mio occhio, dato che anche senza di ciò voi potrete facilmente trovarla. Ma vi sia pure ancora un breve tempo d’attesa! E ora ritorniamo all’argomento!

23. E vedi, questo Tahirac, indirizzandosi come un fulmine all’adunanza, cominciò egli pure un discorso conclusivo con brevi e veementi parole e disse:

«O fratelli, che prima di me avete proferito parole savie e potenti, tanto che io ne fui scosso fino nelle più riposte fondamenta della mia perfidia, e che, tramite esse, ho potuto riconoscere il mio nulla e la mia assoluta debolezza nonché tutto il mio grave torto in ogni mio agire, ebbene, io stimo superfluo, o fratello Farac, esporre dettagliatamente dinanzi alla tua sapienza tutte le mie iniquità, poiché anche ai non savi è noto più che a sufficienza il modo e la specie delle mie inqualificabili scelleratezze.

24. Vedete, io sono troppo malvagio per la vostra adunanza perché mi sia possibile pronunciare una qualche parola di scusa, e mi limiterò quindi a dichiarare che io sono il cardine e le fondamenta di ogni male tra di voi, il popolo ed Hanoch. Di conseguenza, non avanzo alcuna pretesa né su di un principato, né su di uno stato di soggezione, né meno ancora di servitù, ma avvenga a me, da parte vostra, come è avvenuto al padre Caino. E così la pietra fondamentale di ogni perfidia sarà tolta via dall’edificio vacillante di tutte le iniquità, in modo che esso poi crollerà e al posto di questo edificio più che abominevole possa essere eretto, per tutti i tempi, un altro migliore della giusta Sapienza da Dio, il Vero e Potente, in Farac.

25. Vedete, o fratelli, questa è l’unica ricompensa che io ho meritato più di tutti voi. Con ciò io spero di non farvi alcuna richiesta ingiusta, poiché ormai so molto bene che l’antico Dio non può né deve più usare verso di me alcuna Grazia e Misericordia, a causa della Sua Santità che io solo ho oltraggiato in maniera inqualificabile.

26. Io perciò dichiaro qui terminato il mio discorso e rimango con tutta fiducia e umiltà in attesa di un giusto, equo e ben meritato giudizio da parte della sapienza di Farac, divina, giusta e forte!

27. E se voi volete concedermi di condurre con me la mia donna e i miei figli nella mia fuga, seguendo le orme di Caino, ciò sia ad ogni modo rimesso alla vostra misericordia. Così dunque avvenga a me secondo la volontà di Farac. Amen!»

 

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Cap. 29

I successori di Hanoch

 

1. Ed ecco, allora Farac si alzò di nuovo e disse: «Vedi, o fratello Tahirac, né Dio, né tutti gli spiriti liberi possono in tutte le eternità delle eternità fare in modo che quello che una volta è accaduto non sia accaduto, e tanto meno una tal cosa la possiamo fare noi, deboli uomini! Pensa tu stesso: – qualora in un uomo vi fosse una qualunque minima scintilla della divina Sapienza, questa non dovrebbe giudicare ed esprimersi che nel seguente modo:

2. “Quest’uomo ha sbagliato enormemente per il suo malevolo discernimento, poiché gli era mancata la Grazia dall’Alto ed era cieco nel suo egoismo, a suo immenso danno nonché di quelli che gli erano vicini. Ora però, tramite l’Amore misericordioso di Dio, un bagliore di lampo dall’Alto si manifestò, accompagnato da un tuono possente, così l’uomo poté vedere tutta la sua abiezione e sentire l’enormità delle sue innumerevoli scelleratezze. E poniamo il caso che l’uomo cominciasse ad essere sopraffatto dall’angoscia e a provare dal profondo del suo cuore un serio pentimento di tutto il suo malvagio procedere e così rigettasse da sé ogni sua perfidia e in pari tempo rimettesse la propria volontà completamente alla Grazia di Dio, dimmi: – cosa faresti tu stesso a un tale uomo?”». – Rispose Tahirac: «Lo perdonerei e lo considererei come se non avesse mai sbagliato, e mi rallegrerei enormemente che uno che si era tanto smarrito e fuorviato abbia potuto ritrovare se stesso, nonché la via d’uscita dal carcere della tenebrosa follia e giungere alla luce della Grazia divina!» – Riprese Farac: «Ecco, in tal modo la tua risposta è buona e giusta, malgrado tu sia semplicemente un uomo. Pensa dunque a quanto più non approverà questa giustizia il Dio sapientissimo, il Quale costituisce il Fondamento primordiale di ogni verità e di ogni amore, dato che Egli meglio di ogni altro sa il come e il perché noi abbiamo tanto spesso peccato!

3. E ora sappi questo: “Noi, uomini senza amore, giudichiamo i nostri fratelli smarriti secondo il numero delle colpe, ci sia o non ci sia stato nel frattempo un pentimento, mentre Dio, invece, non giudica fuori dal Suo Amore e dalla Sua Sapienza le colpe già commesse e lavate nel pentimento, ma soltanto quelle che si commettono e di cui non ci si pente. Anche se quanto è avvenuto non svanirà più, ma resterà custodito nel ricordo imperituro di Dio quale una macchia oscura sulla linea della nostra vita, la linea però non viene giudicata al suo inizio, né alla sua metà, ma alla sua fine, là dove essa cresce e si prolunga o dritta verso l’amore e verso la giustizia che scaturisce dall’amore oppure tortuosamente deviata verso il male e verso ogni ingiustizia proveniente dal male.

4. E vedi, la forza della Sapienza da Dio ha ora raddrizzato pure quanto vi era di tortuoso in te e quindi non devi giudicarti da te stesso, ma d’ora innanzi devi allungare la linea della tua vita, in tutta fedeltà e giustizia, nella retta direzione verso il vero Dio e devi spesso guardarti intorno alla ricerca della linea resa ormai retta da Dio, affinché tu non ti allontani più dalla retta direzione, poiché allora ti sarà facile scoprire qualunque sinuosità e appianarla ben presto tramite la Grazia dall’Alto, che poi ti rischiarerà la grande meta della tua vita nel Regno dell’eterno Amore e di ogni vita che da questo emana.

5. E ora va’, assumi con tutta fedeltà quanto ti è stato comandato da Hanoch e ricordati di queste mie parole, e così pure tutti voi altri assieme a me, che sono ‘il crudele’, e siate dei fratelli per Hanoch, tutti fratelli tra di voi e fratelli del popolo, che va governato secondo la Volontà di Dio, il potente, il forte, il sapientissimo e l’amorosissimo. Amen!”»

6. E dopo tale discorso conclusivo, tutti si alzarono e si inchinarono dinanzi a Farac e dissero: «O tu Farac, saggio della Sapienza antica di Dio! Noi tutti ora riconosciamo la tua grande potenza e la tua inconcepibile comprensione di tutte le cose, e benché noi non comprendiamo come tu sia giunto a questo, noi, tuttavia, faremo come tu trovi giusto ed equo, poiché noi ci rendiamo conto che la tua sapienza è fondata sull’amore, amore che non delude nessuno, specialmente quando, per di più, si intende procedere per le sue dolci vie, ciò che noi tutti ora faremo e vogliamo fare secondo la tua sapienza ed attingendo alla stessa.

7. Tu però vedi di raddrizzare anche le vie di Hanoch, come hai fatto con le nostre. Amen!»

8. E vedi, allora tutti abbandonarono i loro seggi e si recarono nelle loro città e lì agirono bene e saggiamente secondo il consiglio di Farac, e tutto il popolo fu pieno di giubilo sotto la loro guida.

9. E quando Farac in simile maniera e con facilità, ebbe convertito pure Hanoch, questi si alzò e afferrata la possente mano di Farac disse: «O fratello, tu hai detto il vero ed hai agito bene, poiché, quando una creatura è in vita, là c’è ancora da aspettarsi Amore e Grazia dall’Alto come nel caso mio. Solo con la morte cessa ogni cosa! Ora qui tutto vive ancora e così può anche essere posto rimedio a molte cose. Perciò voglio risanare nuovamente tutte le ferite che sono state inferte ai miei popoli e tutto ciò sarà fatto al tuo saggio e fraterno fianco e con lo stesso aiuto con il quale, con tanta avvedutezza, hai saputo allontanare una così grande sventura da me, così perfidamente ingannato, e anche dal popolo povero e raggirato»

10. E vedi, questo governo ora alquanto migliore durò, con varie vicende, più di cinquecento anni, perfino sotto gli stessi figli, cioè figli e nipoti di Hanoch, quali furono ad esempio il suo figlio più giovane Irad (l’impetuoso) discepolo di Farac, che regnò cent’anni, il suo figlio minore Mahujel il quale pure regnò cent’anni, poi il suo figlio più giovane Metusael (lo scienziato e scopritore della natura e delle sue forze) che ebbe cento dieci anni di regno e infine il figlio di questi, dimentico ormai quasi del tutto di Me, Lamec (l’istitutore della pena di morte) il quale regnò duecento anni.

11. Ma, vedi, sulla storia di Lamec Io dovrò soffermarMi parecchio, dato che con lui cessa ogni forma regolare di governo, il cui posto viene preso dall’idolatria e dal culto di Mammona, come pure dalla maledetta filosofia naturale, che è il capolavoro massimo della più sconfinata perfidia del Serpente.

12. Ora, vedi, Lamec, non essendo né il primo né l’ultimo nato, non era veramente chiamato a regnare, poiché secondo il costume stabilito già dalle prime origini, soltanto il figlio più giovane era autorizzato ad assumere il governo, e unicamente in caso di morte o di altro genere di incapacità subentrava poi il diritto al regno del primogenito, e se anche questi moriva, soltanto allora tale diritto spettava ai nati compresi fra il primo e l’ultimo.

13. Ora, però, era ancora vivente il figlio più anziano di Metusael (l’occulto sapiente alla maniera di Farac, morto già da lungo tempo), il cui nome era Jored, e il costui fratello più giovane Hail (ossia il fedele allievo di Jored e legittimo successore al governo).

14. Ma, vedi, Lamec, uomo rozzo, tenebroso, ambizioso e spergiuro – che per saziare la propria ambizione si era creato uno speciale sistema di ragionamenti filosofici in virtù dei quali si riteneva ugualmente autorizzato a governare, e per di più si trovava circondato da una malvagia banda di individui di pari sentimento – si accese d’ira dentro di sé contro l’antico costume; e quando, a causa della morte di Metusael, si avvicinava l’epoca dell’assunzione di Hail al governo, egli indisse un giorno una malvagia assemblea per tutelare le sue aspirazioni ambiziose e per prendere consiglio sulla via da seguire per raggiungere con sicurezza il suo perfido scopo.

15. E vedi, uno della sua stessa banda, che aveva nome Tatahar (che era un essere efferato e assetato di sangue) gli diede un crudele consiglio, dicendogli:

«Noi siamo settantasette uomini, forti come dei tronchi d’albero, audaci come tigri, coraggiosi come leoni e crudeli come le iene; e tu, dal canto tuo, sei un maestro di tutti noi. Di conseguenza crediamo che non dovrebbe esserti troppo difficile, con una buona clava in mano, mettere fine alla sapienza di Jored, là nel bosco vicino alle montagne, dove ultimamente abbiamo dato la caccia alle tigri. E poi, quando una qualche iena vorace ne avrà triturato le ossa con i suoi denti acuti e poderosi, per dimostrare la tua gratitudine potrai quindi gettarle come dolce pietanza anche il ragazzo Hail; e ciò, per quelle bestie affamate del bosco, sarà un boccone quanto mai gradito. Poi si potrà dire al popolo che essi, essendosi impegnati temerariamente nella caccia delle iene, dunque fidandosi stoltamente della loro segreta sapienza, sono stai sbranati proprio da questi animali sulla montagna e divorati. E poiché tu, facendo così, rimarresti l’unico successore di Caino, di Hanoch, di Irad, di Mahujel e, figlio come sei, di Metusael, chi ancora potrebbe contrastarti la signoria e il governo?

16. Ebbene, o Lamec, cosa ne pensi tu di questo piano d’azione? Questo mio consiglio, più che ogni altro, non è forse tale da farti raggiungere sicuramente lo scopo? Va’ dunque ed agisci di conseguenza, noi ti staremo al fianco e il successo ci arriderà fuori da ogni ragionevole dubbio!»

17. E vedi, questo consiglio era precisamente ciò che, a suo intendimento, faceva al caso di Lamec. Così ben presto trovò il fratello, e questo avvenne, non a caso, con l’aiuto del Serpente. Infatti, Lamec aveva ben osservato come Jored ed Hail si erano incamminati verso la foresta, cosicché vi si recò rapidamente egli pure con la sua micidiale banda, per altra via. Dunque, là nascosto, tra il folto degli alberi, egli attese il passaggio dei due fratelli. E quando questi si trovarono del tutto dentro la foresta, egli si lanciò d’improvviso su Jored, lo ammazzò con un colpo e fece poi di Hail secondo il consiglio di Tatahar.

18. E vedi, questa cosa accadde ai due per la ragione che essi si erano insuperbiti della loro sapienza, poiché, quali figli di principe, si erano dimenticati che la vera sapienza consiste unicamente nella massima umiltà; e che non appena quest’ultima è privata di giusta considerazione, anche la sapienza ne è profanata. Ebbene, poiché tale era il loro caso, non era possibile offrire né consiglio né aiuto, senza dover ledere necessariamente la loro libertà; ciò che Io non posso fare neppure in minimissima misura, poiché la più insignificante particella di libertà sta infinitamente al di sopra di ogni vita naturale o materiale di tutti gli esseri viventi della Terra; e da questo deriva anche la forza che viene concessa nelle guerre; e questo avviene sia pure a causa della libertà di volere e di azione perfino di un solo individuo.

19. Altrettanto sia detto, quale ammonimento, anche a te, che sei uno strumento discretamente buono. Poniti quindi bene in mente che, qualora tu fossi indotto in presunzione, sia in segreto o più o meno apertamente, dinanzi ai tuoi fratelli, per averti Io conferito il dono della sapienza, ebbene, anche a te succederebbero le medesime cose. Poiché, vedi, se tu fossi trascinato alla dissolutezza o tratto a rubare nel momento del bisogno o ti dessi ai bagordi e alla vita sregolata, in un modo o nell’altro, questo dono che ora ti sto facendo, di specie rarissima tra gli uomini, perderebbe la sua potenza in te. Ma se tu, invece, ne diventassi orgoglioso, allora Io te lo toglierei immediatamente, e ti lascerei nudo e spoglio nella foresta dell’errore; poi verrebbero le fiere che ti divorerebbero, in modo che di te più non resterebbe niente altro all’infuori di una cattiva reputazione.

20. Vedi, è proprio nell’umiltà che tu hai ricevuto questo dono, nell’umiltà devi conservarlo, e in tutta umiltà devi pure operare in modo tale per ridonarlo a tutti i tuoi fratelli.

 

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Cap. 30

Lamec fatto re

30 giugno 1840

1. E ascolta ancora! Come, dunque, Lamec ebbe commesso tale misfatto nel bosco a danno dei propri fratelli, alla testa della banda di Tatahar, egli fece ritorno ad Hanoch tutto soddisfatto, e fece dire ed annunciare a tutto il popolo, dentro ed intorno alla città, nonché ai popoli delle altre dieci città e dintorni, ciò che era accaduto ai suoi temerari fratelli, Jored ed Hail, suo allievo. A questa notizia tutta la città di Hanoch inorridì, assieme alle dieci città e a tutto il popolo dimorante fuori da queste. Allora, i più ragionevoli e anche coloro che erano ritenuti i più intelligenti delle città e di tutto il popolo, si radunarono assieme per consigliarsi, ed erano circa tremila uomini, senza contare le donne e i fanciulli rimasti alle loro case.

2. E così questo piccolo esercito d’uomini decise di portarsi nella città di Hanoch, da Lamec, dove uno prese la parola per tutti e disse: «Dov’è il bosco in cui è avvenuta tale disgrazia al giovane re e al suo saggio fratello Jored? Lascia che noi vi andiamo e che vi cerchiamo il posto dove è stato compiuto il misfatto. Chissà forse potremo trovare là qualche misero resto, o una qualche altra traccia che ci convinca della verità di questa notizia, affinché noi possiamo piangere per una così grande sciagura. Andremo quindi alla ricerca della iena assassina, che avrà certamente il muso ancora insanguinato, per strangolarla ed ammazzarla con le nostre clave e le nostre frombole, così distruggeremo tutta la sua razza quale dovuta espiazione per la morte di Jored e Hail»

3. «Sì», rispose allora Lamec, «la decisione che avete preso è buona; ed io, che ormai sono il vostro legittimo re, mi propongo di fare altrettanto in mezzo a voi; e il mio primo servitore Tatahar farà da guida e da scorta assieme ai suoi compagni bene armati!»

4. E vedi, la pronta e compiacente decisione di Lamec piacque al popolo, e tutti esclamarono: «Vedete, vedete ed udite! Huhuhorah! (vale a dire “Vi è ancora un vero re!”); anch’egli è saggio. Sia, dunque, il nostro re!»

5. E dopo ciò, tutti si alzarono e, guidati da Lamec, si avviarono verso il bosco delle tigri e delle iene; e là anche ben presto trovarono il luogo dove si era svolta l’atroce scena e dove c’erano ancora tracce di sangue, e piansero, e raccolsero i resti delle vesti per le onoranze funebri.

6. E quando ebbero compiute là le loro vane cerimonie di cordoglio, ed ebbero raccolto le reliquie di Jored e di Hail, ormai prive di valore, abbandonarono il luogo del misfatto e, colmi di amaro furore, si sparpagliarono nella foresta, suddivisi in bande di cento uomini ciascuna, a piccola distanza di trenta spanne l’una dall’altra, allo scopo di rintracciare la iena infame; ma, vedi, non poterono scorgere neanche un solo animale, e men che meno una qualche iena. E perciò tutti esclamarono: «La bestia nefanda si sarà certamente rifugiata sui monti! Coraggio! Se anche dal tempo di Caino nessun mortale ha mai osato porre piede su di una montagna, noi vogliamo ora, per la prima volta, aprire là un varco, poiché noi abbiamo buone ragioni per farlo, e non c’è Dio che possa disapprovare questo nostro passo, essendo giusta la nostra causa contro queste orrende bestie voraci. Dunque, facciamoci nuovamente coraggio, anche se dovessimo tutti quanti perire in tale sacrosanta impresa!»

7. E vedi, allora Lamec soggiunse: «l vostro proponimento corrisponde alla mia volontà ed è un comando che io vi do in questo senso. Andate, dunque, e fate secondo la vostra decisione. Io però vi attenderò qui alla testa degli armati di Tatahar, e porrò la massima attenzione nell’evitare che una qualche bestia, fra tutte quelle che caccerete, riesca a sfuggire ai vostri poderosi colpi di vendetta!»

8. Con ciò i tremila furono soddisfatti e se ne andarono inoltrandosi nella montagna, pur con passo inusuale e incerto, e appena fidandosi di guardarsi intorno a causa della vertigine che in loro si manifestava alla vista delle altezze che superavano per la prima volta, lasciando le pianure nella profondità. E vedi, per tre giorni essi cercarono la iena assassina, ma neppure una si fece vedere; e allora furono invasi dalla stanchezza e dalla noia, e con le loro clave si diedero a percuotere un’erta parete di roccia alta più di dodici tese che impediva loro di proseguire il cammino. E maledirono i boschi e le montagne, che secondo loro erano dimora di ogni essere mostruoso. E chiesero ragione agli alberi, alle rupi e alle pareti rocciose e sputarono sopra la Terra la vergogna della sua avidità di sangue; e la maledirono fin nelle fondamenta; e maledirono altresì il Sole, per aver rischiarato con la sua stessa luce un’atrocità simile; e così pure maledirono tutte le stelle e la Luna, che avevano potuto assistere ad una nefandezza così inaudita. E uno di loro, che era il più grande e più forte di tutti, e che si chiamava Meduhed (cioè “il più forte”) si girò e rivolse a quella moltitudine, ardente d’ira e di furore, parole brevi ma molto appropriate, dicendo:

9. «Come finirà questo sfogo di pazzia? Ecco, voi mandate in pezzi e in schegge le vostre clave, percuotendo questa morta parete di pietra dura e insormontabile e rendete sdrucciolevole la via del ritorno con la vostra bava! Ma se, rifacendo la nostra strada, ci imbattessimo in iene, tigri, leoni, orsi e grossi serpenti, pensate a come vi difendereste! E se l’antico Dio già qui ha segnato una meta insormontabile alla nostra cieca ed infruttuosa sete di vendetta, quanto più facilmente non potrà Egli segnarci un’altra meta ancor più terribile sulla via del ritorno! Riflettete bene, dunque, che con l’Antico non è buona cosa trovarsi in lite, poiché Egli potrebbe donare vita perfino agli alberi e alle pietre, qualora disponesse di un troppo piccolo numero di animali per annientarci ed ucciderci tutti quanti a causa della nostra stoltezza e della nostra disobbedienza, essendoci noi avventurati per le montagne ed avendo in tal modo infranto il severissimo divieto di Caino, di Hanoch e di Farac, ossia di colui che fu sapientissimo e giustissimo. E chissà se al di sopra di questa parete non dimorino degli esseri superiori, di cui rimane pur sempre un vago ricordo fra il popolo, poiché altrimenti queste montagne non avrebbero motivo di esistere! E se caso mai anche uno di tali esseri si accorgesse della nostra presenza, che cosa sarebbe il nostro grande numero di moscerini di fronte a un simile gigante di Dio? Dunque, facciamo mestamente ritorno, finché è giorno, affinché non abbiamo a perire sotto la maledizione della notte che per noi è sempre stata una grande nemica, come il giorno è sempre stato un tormento, anche se non precisamente congiunto con così tanti e grandi pericoli come la notte. Quindi, seguiamo tutti questo consiglio che è ben fondato. Amen!»

10. E vedi, quando queste parole ebbero ottenuto l’effetto di farli rinsavire e mentre si accingevano a ritornare sui loro passi, Meduhed scorse un uomo di grande statura che stava su una sporgenza della parete di roccia, e quest’uomo era Set, un figlio di Adamo, il quale era stato dato al posto di Abele. Set, più tardi e per mezzo del suo fratello-angelo Abele, era stato istruito da Me di recarsi con Adamo ed Eva nella Terra promessa, per dimorarvi appunto tra le montagne, rimanendo, da lontano, in vista del Paradiso di una volta; di ciò Io, più tardi, aggiungerò comunque qualcosa offrendo maggiori dettagli.

11. Ed ecco, questo Set indirizzò loro la parola in tono energico, dato che egli era ancora uno di quegli uomini al quale il linguaggio di tutte le creature non era divenuto estraneo, e disse: «O voi, rozzi figli di Caino, il fratricida, che siete dimentichi del tutto di Dio! Quale giusta punizione di Dio – il Quale è il Padre mio e di Adamo che ancora vive ed è il Padre di tutti i suoi figli che vivono sulle alture – vi ha condotti qui tra le braccia formidabili della vostra rovina? O razza di serpenti: – quale mai è il vostro aspetto[5]? O voi, predestinati a saziare la fame delle iene, dite: – cosa cercate qui in questo luogo sacro! Cos’è che vi ha spinti fin qui, in questo posto a voi così severamente proibito? Allontanatevi da qui e piombate tutti assieme tra le fauci della punizione che vi è stata minacciata, ossia tra quelle fauci micidiali alle quali voi non sfuggirete, o questa parete di pietra vi seppellirà per sempre!»

12. E vedi, allora Meduhed si prostrò a terra e ad altissima voce implorò misericordia e grazia. – Allora Set, le cui parole provenivano sempre da Me, a questa supplica fu ancora più pervaso dal Mio Amore e si lasciò intenerire dalla voce lamentosa di Meduhed, e disse:

13. «Meduhed, a te soltanto è concesso volgere il tuo sguardo in alto verso di me, nella grande vicinanza di Dio, poiché distogliesti i tuoi fratelli da grave e temeraria perfidia innanzi agli occhi onniveggenti di Dio; perciò tu solo saprai dove e chi è questa iena rapace. Ecco, questo animale è simile a mille iene ed è rimasto giù nella pianura, alla testa, appuntita come la lingua del serpente, della banda di Tatahar. E si chiama Lamec!

14. Ma che nessuno di voi si azzardi a mettere la mano su di lui! Guai settantasette volte a colui che si inducesse a toccarlo, poiché un tale, così facendo, precorrerebbe i tempi di Dio; ciò però sarebbe la cosa più terribile, perché egli distruggerebbe il legame del divino Amore e si scioglierebbe la larga, incommensurabile, cinta dei più aspri giudizi della Divinità, la Quale farebbe precipitare immense colonne di fuoco sopra tutta la Terra e così distruggerebbe tutto il mondo nel fuoco. E ora alzati assieme alla tua compagnia, e ritornatevene in pace al vostro paese. E i vostri sguardi non siano rivolti verso Hanoch, ma a voi stessi e a Dio, il Quale è un fedele Salvatore di coloro che guardano sempre a Lui, tanto nel tempo della gioia quanto in quello della miseria. Amen!»

15. E vedi, in quel momento Set divenne risplendente; ed essi, terrorizzati, fuggirono all’impazzata dalla sua vista e raggiunsero la pianura ancor prima del tramonto e si trovarono già alle loro dimore verso mezzanotte, nonostante queste fossero distanti dalle montagne dieci ore di cammino.

 

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Cap. 31

L’espatrio sotto la guida di Meduhed

 

1. E vedi, prima di separarsi, quando furono giunti sul suolo patrio, Meduhed indirizzò loro ancora brevi parole, dicendo: “Fratelli, prestate bene attenzione, perché quello che ora vi dirò è della massima importanza. Voi avete visto l’uomo sulla prominenza dell’erta rupe nell’alta montagna e avete udito il rimbombo della sua voce poderosa, e infine, avete osservato pure come è rimasto avvolto da una luce abbagliante, tanto che fummo sopraffatti dal terrore e dall’angoscia, e spronati da terribile spavento ci demmo ad una precipitosa fuga, giungendo finalmente qui, sul nostro suolo natio, che ben conosciamo.

2. Voi lo avete udito anche accennare a colui che ci è ben noto e che equivale a mille iene, ed avete udito pure il suo ammonimento che prospettava una vendetta settantasette volte maggiore e voi tutti avete inteso, alla fine, le sue parole che minacciavano l’inaudita punizione con colonne di fuoco.

3. Ma ora giudicate voi stessi cosa si possa fare, date simili circostanze! Se noi lo lasciamo vivere, egli farà ben presto di noi quello che senza alcuno scrupolo ha fatto dei suoi fratelli. Ma se, d’altro canto, facciamo scendere sul suo capo la giusta vendetta, questa poi si ritorcerà in modo settantasette volte maggiore contro di noi, mediante il fuoco dall’Alto. Così, noi ora ci troviamo presi tra due pericoli di morte: – che noi facciamo l’una cosa oppure l’altra, ci attenderà in ogni caso una morte sicura. Di conseguenza il mio consiglio sarebbe questo:

4. Questo segreto, che è orrendo perché è un segreto di morte, teniamocelo nascosto, ben sepolto nelle profondità delle nostre anime. Invece, prendiamo con noi le nostre donne e i nostri figli, e con essi abbandoniamo subito questa terra nefanda, in perfetto silenzio e a notte profonda. E spingiamoci là, verso il Mattino, dove spesso abbiamo osservato un terreno collinoso ed oltrepassiamolo. Allora si vedrà se c’è ancora un altro paese oltre a questo che ormai è macchiato dal delitto. E anche se vi dovessero essere i confini del mondo, io credo che sia sempre meglio vivere là in pace, e addormentarvisi nella vecchiaia, piuttosto che rimanere qui nella perpetua inquietudine, per finire o con l’abbeverare la terra del nostro stesso sangue, oppure con il restare inceneriti.

5. Del resto, anche il gigante sulla sporgenza della rupe parlò in questo senso: ‘Ma non siano i vostri sguardi rivolti verso Hanoch, ma a voi stessi e a Dio, il Quale è un fedele Salvatore di coloro che guardano sempre a Lui, tanto nel tempo della gioia, quanto in quello della miseria!’. Ebbene, nel nostro caso mi sembra che la miseria abbia ora certamente raggiunto il suo vertice massimo.

6. Quindi, o fratelli, che ardete di giustizia come me, confidate nel Dio che il grande della montagna ci ha fatto ricordare con le sue roventi parole, e così facciamo oggi quanto vi ho appena proposto, piuttosto che domani, dato che domani potrebbe forse essere troppo tardi. Coraggio, dunque, confidiamo in Dio e già domani saluteremo il Sole là, su quei colli lontani! Affrettatevi perciò, e conducete i vostri di casa e le vostre cose, ovvero frutta e animali, ed entro tremila istanti ritroviamoci qui ben provvisti di clave. Amen!»

7. E vedi, la schiera rispose: «Amen!», e in due ore tutti furono pronti per la partenza, che era stata prevista all’incirca intorno alla seconda ora dopo la mezzanotte. E quando Meduhed ebbe contati tutti i padri di famiglia ed ebbe verificato che c’erano tutti, ringraziò Dio e fuggì alla testa di questa stessa schiera, molto grande, che lo seguiva e che era composta da diecimila uomini e ventimila donne, assieme ad una moltitudine altrettanto grande di cammelli e di asini di grande taglia.

8. Quando si levò il Sole essi avevano già da lungo tempo raggiunto il lontano terreno collinoso, ciò che sicuramente non sarebbe potuto avvenire senza il Mio particolare Aiuto, considerato che quelle colline distavano trenta ore di cammino in linea retta.

9. Là essi pascolarono per due ore i loro animali, sostarono e mangiarono della frutta che avevano portato con sé e, dietro esortazione di Meduhed, ringraziarono Dio per una tale meravigliosa salvezza. Meduhed, però, incitato dallo spirito, se ne andò un po’ oltre, accompagnato da dieci uomini, e alla loro presenza si prostrò faccia a terra e si accese per Dio; e, nella luce di questo suo slancio d’amore, scorse molto male nel suo cuore, per cui scoppiò in pianto e in lamenti, provando pentimento per i suoi gravi peccati.

10. E poiché Io vidi la serietà dei suoi sentimenti nei Miei riguardi, Io impressi nel suo cuore, a caratteri di fuoco, chiari e leggibilissimi, le seguenti parole: «Meduhed, alzati al cospetto della Mia grande Misericordia! Tu ormai sei salvo assieme a tutti coloro che, mossi dalle tue cure d’amore, ti hanno seguito fin qui. Ma qui non potete sostare, né tanto meno stabilirvi, bensì mettiti in marcia verso il luogo dove vedi che questa stretta valle si prolunga verso il Mattino con il fiumicello che scorre al suo interno, con tutta la tua schiera per la durata di settanta giorni; e quando poi tu giungerai dinanzi ad un’acqua immensa che si estenderà a perdita d’occhio, là fa’ pure una sosta di altri settanta giorni. E come oggi, vieni a Me nel tuo cuore, ed Io ti indicherò la via da percorrere sulle acque, fino a raggiungere un grande paese lontano, dove senza spargimenti di sangue potrete starvene al sicuro da qualsiasi persecuzione da parte delle crudeltà di Lamec, il fratricida. E quando avrete fame, mangiate pure tutti i frutti che troverete in grande quantità nel vostro cammino. E bevete della buona acqua del fiume, il quale vi sarà di guida fino alle grandi acque. E come oggi, ricordatevi voi tutti del vostro Dio, grande e sublime oltre ad ogni altro essere. E pensate che Io, sulla Terra, ho un popolo per il quale sono un Padre santo e oltre ogni dire colmo d’Amore!

11. E pensate anche che «quando la Terra scorreva come una goccia di rugiada dal Mio grande Cuore di Padre, e il Sole, che vedete lassù, sgorgava come una lacrima della misericordia dai Miei Occhi onniveggenti, oh, allora voi pure eravate ancora Miei figli! Dunque, tramite l’amore, o piccola schiera, cerca, di diventare quello che eri una volta, quando là il Sole immenso ardeva nella Mia grazia, prima ancora che la Terra diventasse dimora di una razza fornicatrice!». E ora mettetevi in cammino e procedete nel Mio Nome! Amen!»

12. E vedi, allora Meduhed annunciò alla grande schiera ad alta voce queste Mie stesse parole e fu profondamente commosso e per mezzo di lui tutta la sua gente. Ed egli si alzò sollecitamente ed agì esattamente secondo la Mia Volontà rivelata.

13. E vedi ora, Meduhed dopo settanta giorni raggiunse la riva predestinata di quel grande mare della Terra che voi oggigiorno chiamate “Oceano Pacifico”. Questo presso le rive presentava un colore giallognolo. In parte, però, nei punti più profondi e per lunghi tratti, tale oceano aveva una lucentezza perfettamente azzurra dovuta alla mescolanza dei colori del fondo, abbondante di sale di rame, e dei raggi solari che vi si rifrangevano. Egli si accampò in quel luogo con le sue schiere, proprio lungo le rive dell’oceano, in una regione provvista in abbondanza di frutta eccellente. Tale era, appunto, il luogo in cui Io avevo voluto condurlo.

14. E poiché Meduhed e così pure tutti coloro che lo avevano seguito ebbe la conferma del fatto che Io ero una buona Guida, egli, pieno di gratitudine, si gettò faccia a terra dinanzi alle schiere, e Mi ringraziò dal più profondo del suo cuore. E gli altri, chi più e chi meno ma comunque tutti quanti, seguirono il suo buon esempio, cosa questa di cui Io provai compiacimento.

15. E vedi, quando Meduhed ebbe così compiuto il suo ringraziamento, con il cuore traboccante di commozione per la Mia grande Grazia, egli si rialzò e, contemplando le schiere ancora prostrate e che rendevano grazie, cominciò a piangere di gioia per la Mia immensa Misericordia, che aveva salvato la vita a così tante creature e che aveva ridonato, a coloro che avevano vissuto nella dura ed aspra servitù per così tanto tempo, la libertà preziosa come l’oro ed un soggiorno di pace tanto ricco e anche tanto sicuro sotto la Mia alta Protezione.

16. E quando poco appresso anche le schiere, rafforzate e lietissime, si furono rialzate, Meduhed salì su un piccolo rialzo del terreno, alto circa sette tese, o per meglio precisare sette altezze d’uomo sopra il livello della vasta pianura, e di là indirizzò a tutti un ampio discorso; e le parole gli venivano poste nel cuore dall’Alto, tanto che egli stesso non proferì né una parola di più né una di meno rispetto a quanto gli veniva esattamente ispirato, e divenne dunque un vero predicatore, nel Mio Nome, alle schiere bisognose di luce e di amore. Le parole del suo ampio e lungo discorso furono le seguenti:

17. «Fratelli, rivolgete qui a me i vostri sguardi, ed aprite del tutto gli orecchi e il cuore per intendere le parole che io, per interiore comandamento di Dio, annuncerò a voi tutti. Poiché esse sono di estrema importanza!

18. Ascoltate: “Dio, l’Altissimo, ci ha miracolosamente liberati dalle mani assassine di Lamec, e ci ha fedelmente guidati qui, fino ai limiti del mondo, sani e salvi, dove voi tutti potete vedere dove finisce la Terra e dove incominciano le grandi acque. Vedete, il paese è tanto incantevole e splendido come se fosse disceso dall’alto dei Cieli sulla Terra. E certamente, per ciascuno di noi, sarebbe una gioia grande se si potesse o se fosse lecito prendervi stabile dimora. Ma tale non è la Volontà dalle altezze di Dio; per cui ci è concesso rimanere qui solo settanta giorni, dato che alla fine di tale periodo un crudele esercito di Lamec, con alla testa Tatahar, riuscirà a rintracciarci. E guai allora a chiunque cadesse tra le sue mani terribili, giacché egli lo sbranerebbe, come fa la tigre che ha azzannato un agnello!

19. Per questa ragione il Signore, nella Sua immensa Grazia, mi ha indicato un luogo dove dovremo recarci, e dove troveremo pronti degli attrezzi simili a quelli che sono già stati donati ai Suoi grandi figli che dimorano sulle grandi alture della Terra. Da ciò possiamo anche noi riconoscere che Egli vuole essere pure il nostro Padre e lo sarà, se noi volonterosamente ci rimetteremo nel Suo sconfinato Amore, il Quale ha avuto per noi cure tanto preziose che neppure il migliore cuore paterno ha mai avuto ancora per i propri figli, perfino offrendo di tutto nella massima abbondanza.

20. Poi dovremo prendere quegli arnesi e adoperarli per abbattere degli alberi sottili, per liberarli dalla corteccia e da tutti i rami. Occorrerà quindi squadrarli in modo che le quattro superfici divengano piane come quella di acqua tranquilla; e di questi medesimi tronchi, della specie più bella e migliore, con poco fogliame, ne dovranno essere preparati a dovere diecimila pezzi. Ciascuno di questi tronchi, così ben lavorati, dovrà misurare in lunghezza dieci altezze d’uomo e in larghezza un passo d’uomo. Subito dopo la realizzazione di una serie di trenta tronchi, si dovrà raggruppare a sé quest’ultima, saldando i pezzi fortemente l’uno con l’altro mediante chiodi che troveremo in grande quantità tra gli attrezzi da lavoro. E quando questo stesso pavimento sarà approntato, dovranno essere collocati ai margini dello stesso e congiunti solidamente tre tronchi, l’uno sopra l’altro nel senso della lunghezza del pavimento e due, l’uno sopra l’altro, nel senso della larghezza. Infine, la superficie interna occorrerà ricoprirla di uno strato di resina e di pece prese dagli alberi, che nel frattempo dovranno essere raccolte in grande quantità dalle donne e dai fanciulli.

21. E queste nuove costruzioni dobbiamo erigerle lungo le rive. L’ultimo giorno, a lavoro compiuto, noi dovremo ancora fissare dappertutto, in ciascun angolo di ogni costruzione, un ramo ben grande e provvisto di bel fogliame verde, a simboleggiare la vittoria riportata tramite l’immensa Grazia provenutaci dall’Alto. Per quello che poi sarà ulteriormente da fare, attendiamo che ci venga annunciato l’ultimo giorno, secondo la grande promessa che mi fu fatta quando i nostri occhi erano ancora rivolti alla città di Hanoch, fra grande angoscia e spavento. Dunque, procediamo tutti uniti come fratelli, dato che non abbiamo più nessun principe cui dover corrispondere un tributo, cosa questa che grida vendetta al Cielo, all’infuori del nostro grande Dio, il Quale è Signore di ogni potenza e forza, infinito fin dalle eternità, e che è pure un Signore possente e giusto quanto mai sopra tutti i signori in qualsiasi luogo essi siano, sopra tutta la Terra, ora, e in tutti i futuri tempi dei tempi, se essi si sono macchiati di scelleratezze e dell’assassinio dei propri fratelli. Al nostro Dio, il Quale vuole esserci Padre, noi stessi dobbiamo amore ed incondizionata obbedienza; chi volesse opporsi a ciò non sarà punito dai suoi fratelli né con la sferza, né con verghe, ma Dio stesso lo punirà attraverso la privazione della Sua Grazia”

22. Ora voi sapete, intanto, tutto ciò che il tempo presente richiede; perciò adesso radunatevi e ristoratevi con ogni cibo e bevanda, ringraziate il Signore e poi affrettatevi a dare inizio alla grande opera che ci è stata comandata. Amen!»

 

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Cap. 32

Il cantico della vita ricevuto da Meduhed

 

1. E vedi, quando Meduhed terminò questo discorso, tutti si prostrarono sulle loro facce in adorazione dinanzi a Dio, e Lo ringraziarono e Lo lodarono dal profondo dei loro cuori per un’ora. Poi si rialzarono tutti lieti e guidati dallo Spirito della Grazia si inoltrarono alquanto verso l’entroterra. Là trovarono in una grotta una grande quantità di attrezzi d’ogni specie, come zappe, asce, scuri, pialle, ogni tipo di coltelli, seghe, martelli, succhielli, squadre, accette per abbattere alberi e milioni di chiodi doppi da ribattitura. E vedi, allora la loro contentezza non ebbe più limiti tanto che si misero a balzare dalla gioia e proruppero in grida di giubilo per la Mia grazia che appariva loro tanto inconcepibilmente grande.

2. (nota bene: - Vedete, ciò che Io qui vi dono, è più di questi strumenti, ciò nonostante tra di voi non si è trovato ancora nessuno che nella massima allegria del proprio cuore Mi abbia ringraziato nel modo adeguato. Prendete ben nota di ciò, o voi apatici veneratori del Mio Nome e buongustai della Mia Parola, e spalancate bene le porte dell’amore che è la nuova Città santa dimorante nei vostri cuori. Ciò avvenga affinché Io vi possa mandare i Miei angeli, i quali ne dovranno innanzitutto purificare là le piazze, le vie e i più riposti angoli, come pure tutte le sue annesse dimore. Tutto questo deve avvenire affinché Io possa fare il Mio adeguato ingresso in tale Città; e, contestualmente, tutto ciò è anche richiesto affinché voi stessi, allora, possiate affrettarvi all’incontro con Me, acclamando tra la massima esultanza: « Osanna nel più alto dei Cieli e pace a tutti i popoli di buona volontà; lodato sia il Signore il Quale viene a noi montato su di un’asinella. Alleluia al Figlio di Davide, Alleluia al Principe della pace, Alleluia a Colui che viene nel Nome del Signore Dio-Zebaot: Egli soltanto è degno di tutta la nostra lode e di ogni gloria ed onore, Egli è l’unico Padre santo dei nostri cuori. Amen!»).

3. E ora proseguiamo! Vedi, allora essi presero tutti gli strumenti, assieme ai chiodi e li portarono alla riva; poi si ristorarono con cibo e bevande e si riposarono. Il giorno seguente si accinsero al lavoro con il cuore traboccante di gratitudine, lodandoMi anche quando sbagliavano a colpire. Perciò il loro lavoro procedette con tanta sollecitudine e precisione da essere considerato piuttosto un miracolo che non propriamente un lavoro. E così, dopo quattordici giorni, ben duecentocinquanta cassoni si trovarono bell’e pronti sulle rive, fissati con delle corde, affinché non fossero trascinati via dal flusso e dal riflusso della marea oceanica.

4. Ed ecco, dopo il lavoro fedelmente compiuto, rimasero loro ancora circa cinquanta giorni per riposarsi completamente, e durante tale tempo, tramite Meduhed che si era veramente accresciuto nella devozione e nell’amore, Io inculcai gradatamente a tutta quella gente una sempre migliore conoscenza di Me stesso. Prescrissi loro pure un giorno di Sabato, nel quale, riposando nel Mio Amore, avrebbero potuto astenersi in letizia da qualsiasi lavoro, dedicando, in tutta questa pace, l’intera giornata a Me. E se così avessero continuato ad operare, con costanza, sarebbero infine diventati tutti saggi, proprio alla stessa stregua di come lo era stato Farac e ora lo era divenuto Meduhed. Anzi, Io sarei diventato anche per loro un Buon Padre, se si fossero sforzati non soltanto di diventare devoti nell’alta venerazione e nella conoscenza pura del Mio Nome, ma lo sarei stato ancora di più se avessero cominciato ad amarMi con tutta l’umiltà dei loro cuori e fossero cresciuti in questo amore, e la morte sarebbe stata loro tolta di nuovo, ed essi sarebbero stati successivamente accolti come figli nel vasto grembo del divino Amore, fino ad un determinato Tempo dei tempi della Terra, dopo il quale sarebbero tutti quanti venuti al grande Padre ed avrebbero contemplato eternamente il Suo volto, ed avrebbero potuto saziarsi alle fonti ricche e inesauribili del Mio Amore.

5. E vedi, tutte queste cose essi le appresero per bocca di Meduhed, e giubilavano enormemente e si accalcavano intorno a Meduhed, ed erano desiderosissimi di sentire ogni giorno qualcosa sul Mio conto. E nel Cielo tutto questo era motivo di gioia per Me e per tutti gli angeli della Prima Creazione.

6. E così, per mezzo di Meduhed, Io insegnai loro pure a fissare e a conservare le parole mediante dei segni; e i segni erano delle immagini corrispondenti dietro al cui velo naturale si celava un senso spirituale. E così, dunque, in questo breve lasso di tempo essi impararono anche a scrivere e a leggere.

7. Ed ecco, in questo modo Io Mi formai in poco tempo un popolo che esiste ancora al giorno d’oggi per discendenza diretta; dove esso risieda, però, sarà detto soltanto più tardi! Quando essi, poi, furono così ben preparati e disposti, Io dettai loro, per mezzo di Meduhed, un cantico colmo di nascosta Sapienza e Amore, il quale già allora fu fissato con segni. Il quale esiste ancora oggi, ma dove, però, lo vedremo pure più tardi! E il cantico suonava così:

 

8.

«O tardi figli della Grazia Mia, voi tutti udite,

udite, come Io al gran banchetto tutti invito,

qui nel mezzo Mio, tutti con cuor fedel venite,

il Nome Mio com’è d’uso in allegrezza esultate

che Meduhed, devoto e fedele, v’ha insegnato,

quel primo che nel cuor Me ha bramato.

 

9.

Guardate tutti al suo esempio, al suo puro buon senso,

mirate i suoi occhi, bocca e orecchi e, del mento,

la dolce barba bianca come segno di espressione pia e sapiente.

Vedete: in tutto questo dovete somigliare a lui interamente,

se più tardi vorrete diventar figli Miei, fedeli e prediletti,

liberi del tutto da ogni maligna piaga delle milizie del serpente.

 

10.

Ecco, presto la Terra monderò dagli orrori,

inutilmente dietro al Mio amore andranno i peccatori!

Ma se voi nel cuor rimarrete pii e fedelmente,

Io i Miei flutti vi spingerò dinanzi indulgente,

ben su regioni superiori della Terra vi nasconderò,

quando la Mia ira dai severi lacci scioglierò.

 

11.

Ecco, allora ogni stirpe sulla Terra si lamenterà!

Udite: allora ogni riso di scherno dei grandi cesserà,

e gli alti flutti delle acque sopra i monti scrosciando

del Mio Amore pochi figli nani porteranno!     

Questi son diventati piccoli come i figli d’un moschino,

poiché l’amor divenne zoppicante, e su una gruccia si pose in cammino.

 

12.

Mirate in su agli spazi dei Miei Cieli risplendenti,

mirate le Mie stelle, della Grazia Mia raggianti,

mirate come il Sole silenzioso i campi della Terra  rende radiosi,

mirate la Luna accompagnar la Terra silenziosa,

mirate come tutti i mondi al Mio volere ubbidiscono cheti:

dunque, anche voi tutti ogni vostra opera fatela sempre quieti!

 

13.

Volete sapere cosa sono queste stelle per le creature?

Udite ciò che dico: “L’amor precisamente scioglierà il quesito!”

Quando l’amore nel cuore sarà puro e senza macchia,

Io vi darò il lume della Grazia Mia per luminare;

allora ciascuno facilmente in chiari tratti di fiamma leggerà

immensa scritta del Nome di Dio senza falsità!

 

14.

O tu, cuore piccolino, nell’angusto petto chiuso,

se conoscessi la Sorgente dalla quale così grande sei disceso.

Oh, tu mai alle masse morte chiederesti,

, del tutto incurante, fluttuar le lasceresti,

giacché tutte queste son futil cose al Creatore,

meschine al paragon d’un cuore che a Lui rivolge amore.

 

15.

Quel che voi, deboli umani figli, spesso esser grande immaginate,

oh, quanto piccolo invece vien dal Mio Amor menzionato!

Oh, quanto son nulle le cose negli spazi senza fine,

come quegli uomini i cui cuori non germogliano dall’amore.

Perciò niente di grande ritenete, oltre che la fedeltà al Mio Amore,

e ciò che più gli si avvicina: il vero pentimento del peccatore!

 

16.

Grande sono Io solo, per mezzo del Mio Amor l’operar possente,

essendo uno Spirito libero che al patto si mantiene saldo.

Ma i Miei soli che su orbite a voi del tutto sconosciute stanno,

essi, e come tutto, vi esortano solo nella vostra debolezza.

Ma cosa sono essi della Mia Divinità nell’infinita grande pienezza?

Nient’altro che di un acaro la lieve logora spoglia caduta.

 

17.

Se pur nel mezzo ai mondi tutti arrampicar vi potreste,

ed ascoltar le voci del rapido volo d’ogni sfera,

d’ogni sole la forza della luce più splendente ponderare,

e le più grandi opere della Mia Onnipotenza tutte afferrare,

poi, al Mio grande Amore ben vi avvicinereste?

No, dico Io! In ogni dubbio anche rimarreste!

 

18.

Se lassù poteste anche guidare il gran carro del cielo,

e come grandi spiriti, tutte le stelle rincorrere veloci,

se anche poteste alitar dalla bocca vostra luminosi soli,

anzi, al par dei Miei, immergerli nei flutti del mare,

allora tutta la forza vostra, paragonata ben alla Mia,

nient’altro sarebbe che sabbia e polvere di argilla e pietra antica.

 

19.

Mirate dritti ai nastri blu del cielo,

mirate alle onde anche oltre il lontano limite del mare.

CredeteMi, Io ve lo dico: “Lì non ci son confini!”

laddove di giorno il Sole, e di notte miriadi di stelle splendono,

e la pienezza del gran mare non è da comparare

a nessuna goccia in quelle stelle dei più piccoli reami.

 

20.

Perciò a Me solo, al Grande, piccole schiere umane guardate,

per Me unicamente, la brama di sapere, lesinate!

In lungo e in largo, in ogni estremità, l’Amor Mio cercate!

Ovunque i vostri occhi indagatori rivolgiate,

dappertutto i segni del Mio Nome troverete.

Perciò, se non dal Mio Amore, legar da nulla non vi lasciate!

 

21.

Perfino l’erba la lieta novella di Me annuncerà,

se da ogni peccato del regno di Hanoch vi asterrete;

Ma se fedeli come veri fratelli vi amerete,

e al comun bene le vostre membra impiegherete,

allora eccelsa Grazia su voi dall’Alto scenderà,

e poi come lodare il Padre vi si mostrerà!

 

22.

E ora sulla Terra, la madre dei vostri peccati, prostratevi

la polvere da dosso, inutile foraggio mortale del serpente, scrollatevi,

nel cuor vostro ancora lieti, ringraziate Me, il Salvatore,

senza giammai pentirvi del tempo a Me consacrato;

lasciate che la forza del Mio Amore abbia ognora nel cuor da governare,

così un giorno la Luce della Grazia a tutti voi una nuova forma avrà da dare!»

 

23. E ora, vedi, quando Meduhed ebbe messo per iscritto questo importantissimo cantico della vita proveniente dalla Mia grazia, minima scintilla del Mio infinito Amore e di ogni conseguente Misericordia, e quando questo cantico fu completamente scritto e fu letto ad alta voce al popolo, un giubilo irrefrenabile scoppiò tra di loro, giubilo che fu possibile calmare solo mediante un miracolo dal Cielo. E questo miracolo fu una pioggia improvvisa. Pioggia questa dell’Amore proveniente da Me, dato che la loro gioia era giusta, poiché essi si rallegravano per aver fatto la conoscenza del Mio Nome, ma più ancora per aver fatto quella del Mio Amore. E più di tutto la loro gioia andava attribuita al fatto che Dio immenso e santissimo, Si era degnato, con tanta Benevolenza e con tanto inconcepibilissimo Amore, di parlare e d’insegnare a loro, ai figli della miseria, per bocca di Meduhed, quale Padre.

24. E vedi, in questo modo la pioggia li divise, ed essi rientrarono nelle loro tende fatte di rami, di erbe e di argilla bianca, e là, riuniti in piccoli gruppi e sempre giubilanti, lodarono il Mio Nome fin verso la metà della notte. E non avrebbero cessato le loro lodi se Io non li avessi visitati con un dolce sonno, tranquillo e ben meritato.

25. (nota bene: Cose ancor maggiori di queste Io ho donato a voi, in rima e senza rima, quale il vostro vero Padre; però dal tempo del centurione romano e della donna cananea, menzionati nel Vangelo, salvo le poche eccezioni degli apostoli e di alcuni martiri, Io non ho mai trovato un’espressione di gioia così grande. E particolarmente in voi non ne ho trovata affatto, né la richiedo, ma vi dico soltanto che dovete cominciare ad amarMi sempre più. Questa è la Mia Volontà, che Io vi manifesto. Nondimeno, non per questo dovete rattristarvi in cuor vostro, perché quello che ancora non è, si avvererà comunque, un certo giorno, quando imparerete a conoscerMi più da vicino. E in tal modo saranno allargati i vostri cuori, affinché Io possa entrarvi con tutta la pienezza della Grazia Mia, cosa questa che voi dovete sopratutto augurarvelo, e non temere, come è il caso di alcuni fra di voi, la qual cosa non deve accadere nell’amore. Amen!).

 

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Cap. 33

La partenza dei meduhediti

8 luglio 1840

1. E vedi, quando furono trascorsi anche i rimanenti cinquanta giorni, Meduhed, incitato da Me, radunò tutti quanti i suoi e rivolse loro un poderoso discorso, esprimendosi nel modo seguente: «O voi, uomini, amici e fratelli, con tutte le vostre donne, fanciulli, servi e serve che secondo il volere dall’Alto sono ora ugualmente nostri cari fratelli e sorelle, venite tutti qui da me e disponetevi secondo il noto ordine intorno alla piccola collina, affinché possiate bene intendere la Volontà dell’altissimo Dio, così come mi è stata di recente rivelata!

2. Infatti il Signore vuole che voi raccogliate tutti gli strumenti in modo da collocarne in ciascun cassone un’uguale quantità di ogni specie e li collochiate sulla paglia che finora vi ha servito da giaciglio. E quando avrete fatto ciò, ed avrete fissato negli angoli i rami ben verdeggianti con i chiodi che ancora rimangono, allora, subito dopo, portate là i frutti che avete raccolto durante il breve periodo di trenta giorni di viaggio e deponeteli con cautela negli angoli, sopra le foglie di fico e sotto i rami verdeggianti! I cammelli, però, abbandonateli qui con gli asini, per dar segno ai Lamechiti che noi ci trovavamo in questo luogo, e anche per dar segno del fatto che noi lasciamo loro l’animalesco, mentre abbiamo salvato soltanto l’umano, e perciò, con quest’ultimo, anche il divino. Intorno agli attrezzi da lavoro collocate dei ramoscelli fino all’altezza di un piede, e copriteli poi con le vostre coperte e i vostri mantelli di paglia. Le pelli di animale invece gettatele sopra gli attrezzi. E quando tutto ciò sarà stato fatto, esattamente secondo tali divine Disposizioni, espresse per bocca mia, venite poi di nuovo da me qui alla collina affinché, conforme al Volere dall’Alto, io dia ancora a voi tutti altre norme di comportamento. Infine noi ringrazieremo in comune Dio e Lo loderemo solennemente per la Sua incommensurabile e sconfinata Bontà e Misericordia.

3. E ora andate ed affrettatevi a fare ciò che vi è stato consigliato per mezzo mio su ispirazione dall’Alto. Amen!».

4. E vedi, allora tutti s’inchinarono verso Meduhed, ringraziarono Dio nei loro cuori per tali insegnamenti e si avviarono al lavoro, solleciti e volonterosi come era stato comandato, e in sette giorni, secondo il vostro modo di calcolare il tempo, tutto si trovò compiuto nel massimo ordine.

5. E considerato che ormai tutto era stato compiuto nella maniera prescritta, essi, corrispondendo alla pia richiesta di Meduhed, andarono nuovamente tutti alla collina, e là, dinanzi alla sua faccia, Mi ringraziarono per aver potuto condurre a termine il loro lavoro con tutta rapidità e così felicemente.

6. Quando allora Meduhed ebbe constatato il lavoro da loro compiuto, e li vide nuovamente radunati come la prima volta intorno alla collina, con i loro cuori colmi di letizia e devozione, egli riprese a parlare loro, dicendo:

7. «O uomini, amici e fratelli, donne e sorelle, ascoltate! Così vuole il Signore, il nostro onnipotente e grande Dio, prendete posto dentro ciascun cassone in numero di centoventi persone; e precisamente quaranta uomini e ottanta donne. I fanciulli siano messi a sedere o giacere sulle pelli gettate al di sopra degli attrezzi da lavoro. Le donne dovranno sedere sulle coperte e sui mantelli posati sui ramoscelli. E voi, uomini, rimarrete intorno alle donne, tenendo la faccia volta verso la direzione in cui si muoveranno i cassoni, e nella direzione del vento. E mangerete una volta soltanto durante la giornata, e precisamente verso la metà del giorno. Per le vostre necessità naturali, voi, come pure le donne e i fanciulli, dovrete recarvi nella parte posteriore del cassone, sporgendovi verso l’acqua. Tuttavia sarà bene che durante quest’atto vi teniate saldamente l’uno all’altro, affinché qualcuno non cada in mare. Gli uomini, però, durante tutta la traversata non dovranno dormire, né sedersi, né meno ancora coricarsi, poiché il Signore rafforzerà le vostre membra e terrà desti i vostri occhi durante tutto il tempo che noi dovremo passare sui flutti delle grandi acque, secondo la Sua santa Volontà. Le donne e i fanciulli non dovranno stendere da se stessi le mani sulla frutta, ma bisognerà invece che chiedano con umiltà il cibo agli uomini e ai padri, affinché noi diventiamo un popolo secondo la Volontà e l’Ordine eterno ed onnipotente di Dio, degno del Suo compiacimento ed infine del Suo incommensurabile Amore e della Sua Grazia, poiché noi non vogliamo toccare, e non toccheremo, nemmeno un capello del nostro capo senza la Sua santa Volontà!

8. E così, quando noi nel Nome del Signore ci troveremo tutti riuniti sui cassoni, l’anziano che si troverà su ciascun cassone dovrà tenersi pronto, ad un segnale che ci verrà dato dal Cielo mediante un grande lampo, a tagliare immediatamente la corda con un coltello tagliente. Infatti, subito dopo si leverà un vento che spingerà i cassoni in alto mare e precisamente ciò avverrà al cospetto di Tatahar e delle sue bande assassine, i quali giungeranno alla riva nel momento in cui noi ne saremo già lontani per mille altezze d’uomo.

9. Poi vedrete che gli inseguitori ci scaglieranno contro delle pietre che cadranno nell’acqua, ma nessuna potrà arrivare fino a noi, perché la destra del Signore ci condurrà velocemente lontano dalla loro faccia di iene e ci condurrà verso un grande paese, il quale dista trenta giorni e trenta notti da ogni continente. Tale paese si trova quasi nel mezzo della grande acqua e si chiama “Ihypon” (vale a dire “un sicuro giardino”); e questo paese sussisterà fino a tanto che il mondo esisterà, secondo il Volere dall’Alto. Noi lo riconosceremo già da grande distanza, giacché vi scorgeremo un’alta montagna ardente di tutte le grandi fiamme dell’Amore di Dio. (Dovrebbe trattarsi del Fusijama – m. 3780 – sull’isola di Hondo, Giappone). Là non vi sarà che un unico punto accessibile ed anche quello si troverà fra due simili alte montagne ardenti verso il grande territorio; dalle parti delle acque, però il paese sarà frequentemente battuto da potenti ed altissime onde di burrasca. E oltre a ciò, esso sarà circondato dai più grandi monti, sui quali non dimorano né tigri, né iene, né leoni, né orsi, né lupi, né serpenti. Questi monti somiglieranno piuttosto a una muraglia che giunge fino al Cielo, che dunque non sarà accessibile troppo facilmente a nessuno.

10. Nell’interno del paese, però, ci saranno pianure immense che si estenderanno a perdita d’occhio, colme dei frutti più belli e saporiti e di belli ed utili animali domestici che ci daranno il loro latte come alimento salutare. E la terra avrà il sapore del latte e del miele, e sarà senza sabbia, né pietre, e sarà mangiabile come un buon pane. E udite, così dice il Signore: ‘Su tutta la Terra non vi è in nessun luogo un paese che possa eguagliarlo per eccellenza, dato che là non fa né troppo caldo né troppo freddo, ma vi regna un’eterna primavera!’

11. Così pure gli uomini che là vivranno secondo la Volontà di Dio, non invecchieranno mai e il loro morire sarà simile ad un dolce sonno; poi verranno degli esseri invisibili che faranno rivivere segretamente simili uomini e li porteranno verso l’Alto, al Signore. E allora non vi sarà nemmeno un granello di polvere che potrà rimanere attaccato ai piedi di tali rivivificati!

12. Ma chi non porrà attenzione alla Volontà di Dio nel suo cuore, costui pure morirà, ma senza risorgere mai nel suo corpo in eterno. E poi verranno dei vermi della terra sopra la sua carne e la divoreranno insieme ai capelli, alla pelle e alle ossa, mentre la sua anima e lo spirito saranno nuovamente costretti a servire per migliaia d’anni, come corpi solidificati, da sostegno della montagna; e ciò avverrà nell’oscura coscienza della loro miseria e della loro totale nullità. E questo continuerà finché, secondo la Volontà di Grazia dall’Alto, saranno nuovamente assimilati da qualche animale, dal quale poi, miserabili, muti ed affaticati, dovranno cercare di farsi strada di gradino in gradino attraverso l’intero regno animale, per poter finalmente giungere di nuovo alla dignità d’uomo. Questa cosa tenetevela ben presente, poiché in un simile caso dovreste morire molte migliaia di volte prima di poter arrivare nuovamente alla vita proveniente dall’Amore e Grazia di Dio! Dunque, ponete bene a mente quello che con ciò vi manda a dire il Signore!

13. Alle vostre donne però, in futuro, voi non dovete accostarvi mai più prima del vostro quarantesimo anno d’età; e anche allora non dovrete farlo più di quanto sia necessario per generare un essere umano con la Benedizione di Dio. E nessuno deve tenersi più di due o al massimo tre donne, poiché tutto il di più vi verrebbe imputato da Dio come peccato grave, e la vostra vita sulla Terra si accorcerebbe e diverrebbe faticosa, il vostro amore a Dio si indebolirebbe, e voi perdereste con ciò ogni sapienza, dato che quest’ultima non è che un volontario dono di Dio a coloro che osservano scru