Jakob Lorber

1851 - 1864

 

 

 

IL GRANDE VANGELO DI GIOVANNI

 

Volume 6

 

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La vita e gli insegnamenti di Gesù nei tre anni della Sua predicazione

 

 

 

Traduzione dall’originale tedesco “JOHANNES das große Evangelium” (vol. 6)

Opera dettata dal Signore nel 1851-64 al mistico Jakob Lorber

 

Casa Editrice: Lorber Verlag - Bietigheim - Germania

Copyright © by Lorber Verlag

Copyright © by Associazione Jakob Lorber 

“Ringraziamo la Lorber Verlag, Friedrich Zluhan e l’Opera di Divulgazione Jakob Lorber

 e V.  D-74321 Bietigheim/Wuertt., per il sostegno nella pubblicazione di questo volume”.

 

Traduzione di Salvatore Piacentini dalla 7° edizione tedesca 1982

Revisione parziale a cura dell’Associazione Jakob Lorber

 

Casa editrice GESÙ La Nuova Rivelazione

Via Vittorio Veneto, 167, 

24038 SANT’OMOBONO TERME (Bergamo)

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www.gesu-lanuovarivelazione.com

 

 

Unità di misura austriache del 18°/19° secolo usate nel testo:

1 Braccio

= 77,8

1 Eone          

= 10120 (1 con 120 zeri)

1 Iugero o Joch 

= 5754,664 mq

1 Libbra        

= 560 g

1 Linea          

= 2,2 mm

1 Piede

= 31,6

1 Maȕ           

= 1,4 litri

1 Miglio austriaco

= 7,586 km

1 Miglio tedesco 

= 7,42 km

1 Spanna     

= 20 cm

 

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IL SIGNORE E I SACERDOTI DEL TEMPIO

(Vangelo di Giovanni – Capitolo 5)

 

 

Cap. 1

La guarigione di un malato vicino alla piscina di Bethesda

(Giov. 5,1-13)

 

1. (Il Signore:) Io però durante questa giornata Mi spinsi con i Miei discepoli vicino a Gerusalemme, dove pernottammo in un albergo molto ben noto a Me ed ai discepoli. L'albergatore fu immensamente lieto di vederci e ci raccontò molte cose riguardo alle malvagità che accadevano allora in Gerusalemme, e ci fece preparare un'eccellente cena.

2. Ma Io gli dissi: «Sali domani con noi al Tempio ed avrai occasione di vedere come si metteranno le cose tra Me e i farisei! Domani converrà che essi vengano a sapere, con tutta esattezza e senza che venga loro nascosto niente, con Chi essi hanno a che fare in Me!».

3. L'albergatore rimase molto soddisfatto per questo avvertimento e ci portò ancora del pane e del vino in quantità sufficiente. Egli aveva udito raccontare molte cose sul Mio conto, però nemmeno lui sapeva Chi Io fossi in realtà, anche se i Miei discepoli gli avevano fatto qualche cenno a Mio riguardo che egli aveva accolto bene. Poco dopo ci recammo a riposare.

4. Il mattino seguente, giornata di Sabato, “salimmo” a Gerusalemme (Giov.5,1)[1]. Perché si parla di “salire”? Il motivo è questo: perché la grande città e soprattutto il Tempio erano costruiti sul dosso discretamente ampio di una montagna rocciosa, e quasi sulla sommità sorgeva appunto il Tempio con i suoi vasti atri, le mura di cinta e i giardini elevati. Si intende da sé che l’albergatore, il quale aveva la sua dimora in una valle, ci accompagnò nella salita.

5. Giunti in vicinanza del Tempio, era necessario che passassimo davanti alla piscina di Bethesda (VEDES DA = egli dà il risveglio o la guarigione) che si trovava in prossimità delle stalle delle pecore appartenenti al Tempio e che aveva tutto intorno cinque portici. (Giov. 5,2). Sotto questi portici giacevano sempre molti infermi - ciechi, zoppi, storpi e molti altri affetti da svariatissimi mali - i quali erano in attesa che l'acqua si agitasse. (Giov. 5,3). Infatti, secondo una leggenda antichissima conosciuta già dai tempi di Melchisedec e secondo la credenza solidamente radicata specialmente nel misero popolino, ogni tanto un angelo scendeva dal Cielo e agitava l'acqua; la gente naturalmente non vedeva l'angelo e intuiva la sua presenza solo dal caratteristico movimento dell'acqua.

6. I dotti farisei dal canto loro non credevano affatto alla discesa dell'angelo, ma consideravano la piscina come una sorgente dotata di particolari qualità curative, com’era anche opinione dei romani e dei greci; però essi ben sapevano volgere a loro vantaggio la situazione mantenendo il popolo nella sua antica e pia credenza.

7. Quando l'acqua si muoveva - ciò che succedeva da una a due volte la settimana - essa aveva in verità un potere curativo straordinario tale per cui chiunque fosse afflitto da qualsiasi grave infermità e che avesse avuto la possibilità di scendere per primo nell'acqua, riacquistava senz'altro la salute. (Giov. 5,4). Si comprende da sé che anche in queste occasioni la preferenza era riservata solo ai malati ricchi ed abbienti, mentre i poveri, che non avevano di che pagare, aspettavano spesso molti anni prima che qualche guardiano un po' più misericordioso si prendesse a cuore la loro sorte e aiutasse uno di loro a scendere nell'acqua, dopodiché questo ne usciva risanato.

8. L'albergatore che ci accompagnava non fu certo avaro di critiche a questo riguardo, e dichiarò apertamente che quel modo di procedere era quanto mai iniquo. Egli, fra l'altro, indicò un povero vecchio che da ben trentotto anni veniva sempre lì in attesa della guarigione (Giov. 5,5); però in tutto questo tempo non si era trovato nemmeno uno di quei loschi figuri cui fosse venuto in mente di permettere che il misero, dopo tanti anni di attesa, scendesse per primo nell'acqua della piscina.

9. Questo, com’è naturale, Mi commosse profondamente, ed Io dissi all'albergatore: «Quantunque oggi sia giornata di Sabato, a quest'uomo verrà immediatamente dato aiuto!».

10. E considerato che Io già comunque ero a conoscenza delle condizioni di quell'uomo, oltre che per averle apprese dalla bocca dell'onesto albergatore, subito Mi avvicinai a lui e gli dissi: «Vuoi essere guarito?» (Giov. 5,6)

11. E l'ammalato in tono triste rispose: «O buon signore! Io non ho nessuno che mi aiuti a scendere per primo nella piscina quando l’acqua viene mossa; ed anche se volessi entrarvi da solo, c'è sempre qualcuno più fortunato che mi precede. (Giov. 5,7). Com'è dunque possibile che io riacquisti la salute?»

12. Allora Io gli dissi: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina; ritorna là da dove sei venuto!» (Giov. 5,8)

13. Ed immediatamente l'ammalato fu guarito; egli sollevò il misero lettuccio su cui prima era giaciuto e, secondo l'usanza, se ne andò a presentarsi come guarito a qualche sacerdote. Ora questo fatto era accaduto di Sabato, giorno nel quale, a quanto l'esperienza insegnava, l'acqua non veniva quasi mai mossa. (Giov. 5,9). Per conseguenza la cosa diede molto nell'occhio agli ebrei, i quali non potevano spiegarsi come quell'uomo fosse stato guarito nel giorno di Sabato.

14. Essi però non avrebbero fatto molto caso alla guarigione in sé e per sé; sennonché, avendo l'ammalato preso il proprio lettuccio per portarselo via in giorno di Sabato, questa era una cosa che essi non potevano digerire, e perciò gli dissero: «Oggi è Sabato e non sta bene che tu ti porti dietro il lettuccio!» (Giov. 5,10)

15. E il guarito rispose: «Ascoltate! Fu colui che mi ha ridonato la salute a dirmi: “Togli il tuo lettuccio e cammina!” (Giov. 5,11). Ma a chi dispone di tanta potenza e a chi mi ha reso un tale beneficio, è ben giusto che io obbedisca anche in questa giornata di Sabato! Infatti io ho aspettato per ben trentotto anni e mai nessuno mi ha reso un beneficio di questo genere all'infuori di quell'uomo; perché dunque non avrei dovuto obbedirgli pur essendo in giorno di Sabato?»

16. Allora gli ebrei gli domandarono: «Chi è dunque colui che ti ha detto oggi, che è il giorno di Sabato: “Prendi il tuo lettuccio e cammina?”». (Giov. 5,12)

17. Ma il risanato, a cui la domanda era rivolta, non sapeva affatto Chi Io fossi e come Mi chiamassi, né egli avrebbe potuto indicarMi con il dito, perché Io avevo rapidamente abbandonato quel luogo a causa della moltitudine che vi si era radunata. (Giov. 5,13)

 

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Cap. 2

Il Signore testimonia di Sé e della Sua missione quale Messia.

(Giov. 5, 14-27)

 

1. Dopo un'ora circa Mi recai assieme ai discepoli nel Tempio dopo esserMi incontrato con la famiglia di Lazzaro di Betania, che conoscevo da quando avevo dodici anni, e che ero solito visitare ogni anno in occasione dei nostri pellegrinaggi a Gerusalemme, durante i quali i ragionamenti riguardo alla Mia Missione erano molti. La famiglia, come pure l'albergatore di nostra conoscenza, ci accompagnò al Tempio; quando fummo arrivati, trovai là appunto il guarito, il quale, non appena Mi vide, si precipitò verso di Me riprendendo a lodarMi e a glorificarMi.

2. E Io gli dissi: «Ora che hai riacquistato la salute, vedi di non peccare più, affinché non ti succeda di peggio!». (Giov. 5,14)

3. Egli promise solennemente che lo avrebbe fatto e in tale occasione apprese anche il Mio Nome, ciò che del resto non era cosa difficile, dato che c'erano lì molti che già da tempo Mi conoscevano. Allora quell'uomo ci lasciò, se ne andò presso i rigidi ebrei del Tempio e riferì loro che ero Io, Gesù, Colui che lo aveva guarito. (Giov. 5,15)

4. Allora quegli ebrei del Tempio fremettero d'ira e cominciarono a sospingersi, con intenzioni ostili, verso di Me per impadronirsi di Me ed ucciderMi, perché avevo fatto una cosa simile in una giornata di Sabato tanto particolarmente solenne! (Giov. 5,16)

5. L'albergatore si accorse dei movimenti insidiosi di quegli ebrei furibondi che egli aveva quanto mai in odio e Mi consigliò di allontanarMi al più presto possibile, altrimenti poteva accaderMi facilmente qualcosa di grave!

6. Io però lo consolai dicendogli: «Non temere, perché finché Io stesso non lo voglia, essi non potranno nulla contro di Me! Anzi, quando cominceranno ad interrogarMi, sarò appunto Io che dirò loro, senza alcun riguardo, Chi sono Io! E solo allora ti si renderà davvero evidente il loro furore, del quale però bisogna che nessuno abbia assolutamente alcun timore!».

7. Mentre parlavo così a tu per tu con l'albergatore, quei furibondi erano già arrivati vicino a Me e Mi apostrofarono subito rudemente dicendo: «Perché hai osato fare una cosa simile nell'occasione di un Sabato solenne, profanandolo così al cospetto di tutto il popolo? Non avresti potuto aspettare fino a domani e l'ammalato sarebbe stato guarito sempre abbastanza in tempo, evitando così la profanazione di questo Sabato solenne?»

8. Ma Io fissai molto seriamente in faccia quei furibondi, e dissi semplicemente loro: «Il Padre Mio (nel Cielo) opera ininterrottamente, e anch’Io faccio così» (Giov. 5,17)

9. Allora l'ira degli ebrei del Tempio si accrebbe e cercarono di farMi catturare per ucciderMi sul posto, perché essi, gridando, incitavano il popolo dicendo: «Non gli basta aver profanato questo Sabato solenne, ma bestemmia anche Dio, chiamandoLo Padre e mettendosi sullo stesso piano! Afferratelo dunque e strangolatelo come si merita!». (Giov. 5,18)

10. Allora sorse un vero e proprio tumulto nel Tempio e alcuni fecero l’atto di catturarMi. Io però Mi eccitai ed imposi silenzio.

11. Immediatamente tutti si quietarono ed Io dissi a quegli ebrei invasi dall'ira: «In verità, in verità vi dico che Io, quale Figlio, non posso far nulla da Me stesso, all'infuori di ciò che vedo fare dal Padre! Ma quello che fa il Padre Mio, lo stesso lo faccio Io pure! (Giov. 5,19). Ma il Padre ama il Figlio e Gli mostra tutte le cose che Egli fa; e Gli mostrerà opere ancora maggiori di queste, tanto che voi stessi ve ne meraviglierete in sommo grado! (Giov. 5,20). Infatti, come il Padre resuscita i morti e li rende viventi, così anche il Figlio rende vivente chi Egli vuole. (Giov. 5,21). Ed Io dico a voi, ciechi, che il Padre nel Cielo non giudica ora nessuno, poiché ogni giudizio Egli l'ha ora dato a Me, Suo Figlio (Giov. 5,22) affinché tutti gli uomini - ebrei e pagani - onorino il Figlio come onorano il Padre. Ma chi non onora il Figlio, non onora nemmeno il Padre che L'ha mandato». (Giov. 5,23)

12. E mentre così parlavo, regnava il massimo silenzio, e gli ebrei, rosi dalla rabbia, tacevano essi pure perché tale era la Mia Volontà!

13. Ed Io continuai il Mio discorso in questo modo: «In verità, in verità vi dico che chi ascolta la Mia Parola e crede veramente a Colui che Mi ha mandato a voi, uomini di questa Terra, costui ha la vita eterna e la sua anima non verrà mai più chiamata in giudizio, che è la morte della materia, anzi, grazie a tale fede reale e vivente, egli è passato dalla morte alla vita vera ed eterna! (Giov. 5,24)

14. E di nuovo Io vi dico: “In verità, in verità, giunge l’ora, anzi è già adesso, in cui i morti nel corpo e nell'anima udranno la voce del Figlio di Dio, e coloro che l’udranno con fede, costoro grazie ad essa vivranno in eterno!” (Giov. 5,25). Infatti, come il Padre ha la vita in Se stesso, così pure fin dall'eternità Egli ha dato anche al Figlio di avere la vita in Se stesso. (Giov. 5,26). Inoltre Gli ha dato il potere di giudicare tutti gli uomini, e ciò per la ragione che l'eterno Figlio di Dio è ora, in questo tempo, pure un Figlio dell’uomo». (Giov. 5,27)

 

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Cap. 3

Il Signore parla della testimonianza delle Sue opere.

(Giov. 5, 28-39)

 

1. A queste Mie parole molti spalancarono gli occhi e cominciarono a meravigliarsi molto. Alcuni pensavano che esse costituissero un sacrilegio che non aveva uguali!

2. Altri invece dicevano: «No, in verità, qui sotto deve celarsi qualcosa, perché mai un uomo ha asserito una cosa simile di sé!» (Giov. 5, v.28)

3. Ma Io continuai dicendo loro: «Perché viene l'ora nella quale tutti, perfino coloro che giacciono nelle tombe (con ciò intendevo riferirMi ai pagani, cosa che certo gli ebrei non comprendevano) udranno la Mia Voce, e ne usciranno coloro che, conformemente alla Mia Voce, avranno operato il bene per la vera resurrezione della vita; coloro invece che avranno fatto il male, ne usciranno per la resurrezione del giudizio che è la vera morte dell'anima» (Giov. 5,29)

4. Allora alcuni cominciarono nuovamente a mormorare ed altri ancora dissero: «Quest'uomo si pone assai in alto e pare che cominci davvero a vaneggiare! Egli parla di sé precisamente come se egli e Dio fossero una cosa sola! Chi mai ha udito un'asserzione di questo genere?»

5. Ed Io dissi: «Voi siete in grave errore se Mi giudicate in tal modo, perché da Me stesso, quale uomo, Io non posso fare nulla. Io però sento sempre la Voce del Padre in Me, e come Io la sento, così anche opero, parlo e giudico, e il Mio giudizio quindi è giusto, poiché Io non adempio la Mia volontà d’uomo, ma unicamente la Volontà del Padre Mio che Mi ha mandato su questo mondo. (Giov. 5,30). Se Io, come uomo, testimoniassi di Me stesso, allora la Mia testimonianza non sarebbe vera (Giov. 5,31); ma invece è un Altro, che voi non conoscete e non avete mai riconosciuto, che - mediante le Mie opere, già dappertutto note rende testimonianza di Me ed Io so con assoluta precisione che la testimonianza da Lui sempre resa di Me è pienamente vera. (Giov. 5,32)

6. Voi andaste da Giovanni, il Battista, e constataste come egli stava testimoniando la Verità. (Giov. 5,33). Ora, come vedete, Io non ricevo testimonianza da nessun uomo, poiché Io testimonio di Me stesso fuori dal Padre, e questo Io lo faccio, affinché voi tutti possiate diventare veramente beati. (Giov. 5,34). Come dunque può questa cosa non incontrare il vostro gradimento?»

7. Alcuni osservarono: «Se Giovanni, secondo la Tua Parola, ha testimoniato la Verità, la sua testimonianza è già stata ad ogni modo buona e sufficiente; a che dunque può giovarci una Tua ulteriore testimonianza particolare? Infatti, in base alla testimonianza di Giovanni, possiamo certo già divenire beati!»

8. Ed Io risposi: «Giovanni fu certo una lampada ardente di luce ben chiara, ma voi vi siete avvicinati a lui soltanto per potervi allietare per poco tempo alla sua luce. (Giov. 5,35). Io però ho una testimonianza di Me più grande di quella di Giovanni, poiché le opere che Mio Padre Mi ha dato da compiere, affinché sia evidente che Io solo posso portarle a compimento e Io solo compio davanti agli occhi di tutto il mondo, testimoniano conformemente a piena verità che è stato il Padre a mandarMi a voi quale Suo Figlio. (Giov. 5,36)

9. Ed appunto questo Padre, che ora Mi ha mandato a voi, già da molto tempo ha testimoniato di Me per bocca dei profeti, quantunque nessuno di voi abbia mai udito la Sua Voce, né visto le Sue sembianze. (Giov. 5,37). Voi avete certo percepito la Sua Parola attraverso la scrittura dei profeti, ma voi tale Parola non l'avete in voi, poiché ora non credete a Colui che Egli vi ha mandato! (Giov. 5,38)

10. Cercate voi stessi nella Scrittura di cui voi pensate che in essa si trovi la vostra vita eterna! Vedete, è proprio la Scrittura che testimonia di Me in cento e mille maniere! (Giov. 5,39)

11. Ma che cosa avete contro di Me? Non va forse bene che Io venga a voi senza un qualche apparato di solennità esteriore per non suscitare in voi paura, avvilimento e timore? Quando Elia ricevette nel suo spirito la profezia della Mia venuta, dunque anche spiritualmente[2], ha forse visto Jehova passare nel turbine oppure nel fuoco? No, Jehova passò in un dolce alitare di vento! E vedete, questa cosa si verifica anche ora, qui dinanzi ai vostri occhi! Perché dunque non volete credere? Le Mie opere, che ho già attuato al cospetto di migliaia e migliaia di persone, non rendono forse la più vera testimonianza di Me? Ha mai qualcuno in questo mondo compiuto delle opere da poter paragonare alle Mie?».

 

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Cap. 4

Della caparbietà degli ebrei del Tempio.

(Giov. 5, 40-47)

 

1. Dissero alcuni fra gli ebrei: «Quello che tu stai facendo è certamente qualcosa di straordinario; sennonché tu stesso non hai nemmeno alla lontana l'aspetto di essere quello che dici. Del resto gli esseni compiono le stesse cose, quantunque siano nostri nemici e vadano sostenendo di fronte agli ebrei che il Messia sorgerà in mezzo a loro!»

2. Ed Io dissi loro: «Oh, Io vi conosco anche troppo bene! Non da adesso, ma già da molto tempo voi sapete come gli esseni compiono i loro prodigi - e giustamente vi siete anche scagliati in varie occasioni contro simili pratiche, e già molte volte avete con buon successo dimostrato al popolo le manipolazioni illusorie degli esseni, perché di simili artifici e giochi di prestigio voi ve ne intendete altrettanto bene quanto loro -, e così pure sapete che la vostra considerazione nei Miei riguardi non si trova affatto sull’ultimo gradino! Dunque, non in ciò va ricercata la ragione per la quale voi non volete accoglierMi e riconoscerMi per Quello che in tutta verità Io sono, ma, per dirla schiettamente, voi non volete venire a Me per ottenere la vita eterna da Me e attraverso di Me. (Giov. 5,40)

3. Io certo non ricevo gloria dagli uomini per ottenere maggiore considerazione esteriore (Giov. 5,41), dato che essi ad ogni modo non possono in eterno mai renderMi gloria maggiore di quella che dimora in Me, però Io vi conosco molto bene da tutto un altro lato! In voi, a causa del vostro orgoglio, del vostro amore per il mondo e del vostro egoismo, già da lungo tempo non avete più l'amore per Dio, e per conseguenza non volete nemmeno accoglierMi!» (Giov. 5,42)

4. Qualcuno fra gli ebrei ribatté: «Queste sono parole belle e avvedute, le quali però non provano affatto che sei proprio tu il promesso Messia! Noi potremmo, volendo, ammettere che tu sia eventualmente un profeta venuto in Suo Nome, quantunque sia scritto che dalla Galilea non sorgerà nessun profeta; ma di un Messia nel caso tuo non c'è proprio da parlare! Abbiamo ragione o no?»

5. Risposi Io: «Niente affatto! Vi esporrò in tutta verità come invece stanno le cose! AscoltateMi dunque: “Io non sono venuto a voi come un profeta nel Nome del Messia futuro, ma come lo stesso Messia promesso nel Nome del Padre Mio, con il Quale Io sono pienamente una cosa sola, ciò di cui rendono verissima testimonianza le opere che Io faccio, e tuttavia voi non volete accoglierMi! Ma quando con grande sfarzo verrà qualche altro nel suo stesso nome che egli userà con mire quanto mai interessate, allora certo voi lo accoglierete senza pensarci tanto su! (Giov. 5,43). Ma come potreste crederMi voi che ricevete gloria gli uni dagli altri e che andate altresì in cerca di onori da parte di tutto il mondo, mentre non avete mai cercato, e neppure ora cercate, quel modesto onore che viene da Dio!» (Giov. 5,44)

6. Dissero allora gli ebrei: «Ebbene, tu dici apertamente che il Dio onnipotente è tuo Padre! Se dunque facciamo male non credendoti, accusaci presso di Lui, e poi si vedrà quali conseguenze ci saranno per noi!»

7. Ma Io dissi: «Oh, non pensate che Io voglia accusarvi presso il Padre Mio! C'è un altro che vi accuserà, e questi è Mosè, del quale sperate che verrà, ancora una volta, assieme ad Elia. (Giov. 5,45). Sennonché egli è già venuto, ma voi non lo avete riconosciuto come ora non riconoscete Me stesso». (NB: Lo spirito di Mosè era in Zaccaria, e quello di Elia in Giovanni, il Battista.)

8. Se nel vostro senso mondano aveste creduto a Mosè, voi credereste anche in Me, dal momento che egli ha testimoniato di Me. (Giov. 5,46). Ma poiché non avete mai creduto a quello che egli scrisse, come potreste credere adesso alle Mie parole?» (Giov. 5,47)

9. Dissero gli ebrei: «Come puoi sostenere che noi, che occupiamo il suo seggio, non abbiamo mai creduto a Mosè?»

10. Ed Io risposi loro: «È necessario che l'uomo prima conosca quello in cui deve credere, ma Io vi dico che voi siete diventati sacerdoti unicamente grazie al denaro, e che fin dalla vostra fanciullezza avete reputato che non valeva la pena di leggere nemmeno una volta gli scritti di Mosè, per la ragione che per voi le cose sono sempre andate molto bene anche senza una simile fatica! Sapete chi è stato in ogni tempo il vostro Mosè ed i vostri profeti? Ve lo dico Io: “È stata la vostra pancia a rappresentare per voi tutto ciò!”»

11. Quei sacerdoti ebrei rimasero alquanto sconcertati nel sentire queste parole, ed uno di loro disse: «Non ci viene forse letta la Scrittura ogni settimana in determinate ore del giorno? Noi ne possediamo cinque esemplari, oltre allo scritto originale che, all'infuori del sommo sacerdote, nessuno può toccare pena la vita, dato che è cosa sacra. Dunque, come puoi asserire che noi non sappiamo quello che Mosè ed i profeti hanno scritto? Noi stessi non possiamo leggerlo, ma l'ascoltiamo sempre quando ci viene letto»

12. Ed Io risposi: «Con i vostri orecchi, certo che udite, sempre che, avendo la pancia piena, non vi addormentiate durante la lettura; ma con il cuore voi la Scrittura non l'avete mai ascoltata, perché il vostro cuore è continuamente distratto perché è pieno di brame che sono del mondo! In quanto ai Comandamenti, voi li osservate soltanto apparentemente agli occhi del mondo, poiché incedete avvolti in vesti sacerdotali, ma dentro di voi non attribuite loro alcuna importanza; queste cose ve le dico perché Io vi conosco molto meglio di qualsiasi altro al mondo».

13. Allora molti fra il popolo presente alla scena cominciarono a mormorare e ad inveire contro quei sacerdoti ebrei, i quali, vista la mala parata, si ritirarono subito nei loro appartamenti. Dal canto Mio uscii pure dal Tempio assieme ai Miei e Mi recai, accompagnato dai discepoli e dall’albergatore, accogliendo l’invito di Lazzaro, a Betania, che era una borgata distante circa quindici stadi[3] da Gerusalemme. Si intende da sé che là ci fu riservata un'accoglienza eccellente.

 

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Cap. 5

I farisei a Betania.

 

1. Stavolta però non potei trattenerMi molto tempo, dato che là convenivano sempre troppi ebrei ragguardevoli da Gerusalemme, fra i quali anche alcuni di quelli che non credevano in Me. Perciò accettai l'amichevole ospitalità di Lazzaro soltanto per tre giorni, ma non insegnai, né feci nulla di particolare a causa degli ebrei increduli.

2. Alcuni tuttavia Mi avvicinarono e tentarono di interrogarMi su varie cose, ma Io Mi limitai a rispondere loro semplicemente: «Qui non è il luogo, né c'è il tempo per tali cose! Ad ogni modo quello che vi è necessario sapere, Io l'ho detto a tutti nel Tempio e di più per il momento non vi occorre!».

3. Poi volsi loro le spalle e, assieme a Lazzaro e all’albergatore, Me ne uscii all'aperto, dove molti furono i ragionamenti riguardo agli scandali del Tempio e al comportamento dei suoi rappresentanti di fronte al popolo; e l'albergatore, nel cui animo la fede in Me era andata accrescendosi molto, non poté trattenersi dal lodarMi assai per aver gettato in faccia a quegli ipocriti ministri del Tempio la verità più nuda e cruda senza alcun riguardo. Ed anche Lazzaro, il quale già da lungo tempo sapeva Chi era celato in Me, non nascose la sua soddisfazione per quanto era accaduto.

4. Mentre passeggiavamo così all'aperto, discorrendo dell'una e dell'altra cosa, fummo avvicinati da Giovanni, il Mio prediletto, il quale disse: «Signore, che cosa dobbiamo fare ora? Quegli ebrei, che Tu prima congedasti in casa così seccamente e a cui volgesti immediatamente le spalle, si sono gravemente offesi e vanno covando propositi di vendetta. Essi così si esprimono: “Oh, aspetta un po’! Te la faremo passare noi la tua superba smania di fare il Messia!”. Noi cercammo di acquietarli, ma le nostre parole ottennero precisamente l'effetto contrario, tanto che essi giunsero perfino a minacciare di chiedere a Gerusalemme l'intervento delle guardie!»

5. Ed Io gli dissi: «Va e dì loro che il Mio tempo, come predetto già varie volte in Galilea, non è ancora venuto. Essi possono quindi ricorrere alla forza a loro piacimento; così avranno anzi occasione di imparare a conoscere in modo ancora maggiore la Potenza e la Gloria del Figlio di Dio! Va dunque e sistema questa faccenda!».

6. Allora Giovanni tutto contento ritornò in fretta da quegli orgogliosi e prepotenti ebrei e riferì loro esattamente le Mie parole. Ma gli ebrei, ancora più furiosi, gridarono: «Fin dove arrivi la potenza del Nazareno, questo lo constateremo adesso!».

7. Ed immediatamente una ventina di loro uscì di casa e si avviò in fretta verso Gerusalemme per chiedere l’intervento delle guardie.

8. Io però non volevo che quello che doveva accadere si svolgesse tra le mura ospitali di Lazzaro; perciò lasciai che quegli infuriati giungessero esattamente a cento passi dalla sua casa e poi provocai l'irrigidimento delle loro gambe. Essi fecero ogni sforzo possibile per allontanarsi dal posto dove erano immobilizzati; sennonché una cosa simile era assolutamente impossibile, data la Mia Volontà contraria. Allora cominciarono a gridare, a urlare e a chiedere aiuto. E quando i migliori della comitiva, i quali già nel Tempio avevano accennato a schierarsi dalla Mia parte, si accorsero del fatto, andarono loro vicino e domandarono che cosa fosse successo per essersi fermati così all'improvviso, e il perché dei loro lamenti e delle invocazioni di aiuto.

9. E quegli immobilizzati gridarono, digrignando i denti: «Noi siamo come inchiodati al suolo sul posto dove ci troviamo, e le nostre gambe si sono fatte d’un tratto pesanti come il ferro! Oh, quale spirito maligno può averci giocato questo brutto tiro? Aiutateci almeno voi a liberarci da questa miseranda condizione!»

10. Ma quei migliori dissero: «Colui che oggi, nella giornata di Sabato, ha guarito l'ammalato, voi l'avete ingiuriato come un profanatore del Sabato stesso ed un bestemmiatore di Dio, ciò che Egli non ha affatto meritato! Ma non è forse vero che voi sareste diventati dei profanatori del Sabato mille volte peggiori se a causa del vostro perfido orgoglio, voi stessi che siete dei sacerdoti, foste ricorsi a Gerusalemme per far intervenire le guardie allo scopo di mettere le mani addosso a questo innocente e con ciò gettare il discredito sulla casa rispettabilissima di Lazzaro? Ma noi, cittadini e non sacerdoti di Gerusalemme, diciamo a voi, pessimi sacerdoti: “In compenso della vostra malvagia intenzione il castigo di Dio è venuto veramente e visibilmente sopra di voi a proposito!”. Solo ora noi crediamo fermamente che il nobile Galileo è in tutta verità Colui che nel Tempio ha sostenuto di essere! Egli soltanto può aiutarvi, quale il Figlio di Colui che ora vi ha punito e nessun altro all’infuori di Lui a questo mondo! InvocateLo e convertitevi una buona volta al buono e al vero, altrimenti è probabile che dobbiate restare fermi qui come la moglie di Lot fino all’ultimo[4] giorno!»

11. Tali parole ottennero qualche effetto e gli immobilizzati gridarono: «Fatelo venire qui e noi faremo quanto egli ci chiederà!».

12. Allora i cittadini rientrarono in casa di Lazzaro dove Mi trovarono e Mi esposero in poche parole la situazione.

13. Io però dissi loro: «È bene che quegli individui, che volevano correre in città a chiamare le guardie per causa Mia, facciano loro stessi la guardia per qualche tempo là dove sono; così in futuro passerà loro la voglia di assecondare in tal modo la loro ostinata superbia. Prima ancora del tramontare del Sole ci ristoreremo con cibo e bevande, e solo poi vedremo quello che si potrà fare da parte di Dio per quegli immobilizzati! Infatti, è opportuno che l'uomo mangi anche nel giorno di Sabato se ha fame, e non solo dopo il tramonto del Sole; perché, cosa ha a che fare il Sole con il Sabato? E cosa lo stolto Sabato degli ebrei, con il Sole? Nel giorno di Sabato il Sole è forse migliore e più rispettabile che non in una qualsiasi altra giornata? Eppure non è forse ciascun giorno un giorno del Signore e non soltanto il Sabato? Andiamocene dunque a mensa e non lasciamoci turbare per nulla!».

14. Lazzaro e le sue due sorelle a queste Mie parole apparvero come fuori di sé per la gioia. Immediatamente venne dato l'ordine di servire e noi iniziammo a mangiare e a bere, tutti di lietissimo umore.

15. Solo dopo un paio d'ore, quando terminammo il pasto, dissi a Lazzaro: «Fratello Mio! Ora andremo da quegli immobilizzati e vedremo che cosa si potrà fare di loro! In verità, se vorranno insistere nella loro ribellione, allora bisognerà che rimangano fermi là dove sono fino a domattina all'alba, affinché possano imparare che per il Figlio di Dio non vi è necessità di avere testimonianza e onore dagli uomini! Per conseguenza adesso andremo subito là».

16. Detto questo, ci alzammo dalle mense e uscimmo fuori per fare secondo il Mio proponimento.

 

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Cap. 6

La confessione dei farisei.

 

1.Quando gli immobilizzati Mi videro venire, cominciarono subito a gridare: «Signore, aiutaci tu in questa nostra miseria nella quale siamo precipitati a causa di un prodigio, e noi crederemo pienamente nel tuo nome e nella tua missione divina! Noi abbiamo peccato contro Dio avendo voluto mettere le mani addosso al Suo Consacrato; confessiamo apertamente di aver peccato nella nostra grande cecità; perciò tu, o signore, liberaci da questo male!»

2. Ed Io dissi: «Le vostre parole esteriormente suonano certo bene, tuttavia non c'è alcuna armonia fra queste e quelle espresse dal vostro cuore!»

3. Allora gli immobilizzati chiesero: «E cosa leggi tu nei nostri cuori?»

4. Ed Io risposi: «Se voi confesserete tutta la verità, vi sarà dato immediatamente aiuto, purché la confessione sia vera e ampia; ma se continuate a mentire, allora voi dovrete aspettare fino a domani!»

5. Disse uno di loro: «Ma come possiamo sapere quello che ciascuno di noi pensa in cuor suo?»

6. Ed Io risposi: «Non c’è nessuna differenza nel modo di pensare di ciascuno di voi; per conseguenza, se volete, parlate!»

7. Allora uno di loro cominciò a dire: «Signore, tu sai che a questo mondo molte volte, per prudenza, ci si trova indotti a parlare in maniera diversa da come si pensa, perché si può parlare in un modo o nell'altro, mentre i pensieri restano nascosti e sono per così dire esenti da dazio; ma se è in tuo potere leggere anche nei nostri cuori, allora certamente non ci resta altro che parlare proprio conformemente ai nostri pensieri. Tu vorrai perdonarci se nel nostro pensiero ci siamo limitati a considerarti come un mago di specie straordinaria, e se abbiamo anche scagliato contro di te le più atroci maledizioni, dato che ritenevamo che fossi stato tu a far venire sopra di noi questo male che ci ha ora paralizzato; tanto più che dieci anni fa abbiamo effettivamente avuto occasione di vedere a Damasco un mago indiano, il quale immobilizzava sul terreno non soltanto gli uomini, ma anche gli animali! Dunque, considerate le molte esperienze che abbiamo già fatto nella nostra vita, riesce davvero difficile distinguere un prodigio autentico da uno falso, e quindi non è esagerato chiederti un po' di indulgenza se per considerazioni di vario genere non abbiamo potuto riconoscerti immediatamente per quello che dinanzi a noi, nel Tempio, asseristi di essere.

8. Oltre a ciò anche nella Scrittura è detto che si deve credere in un unico Dio e che accanto a Lui non si deve avere altri dèi estranei. Ora tu, dinanzi a noi, ti presentasti come un vero Dio pari in tutto al Dio antico, poiché dichiarasti apertamente che tu sei Suo Figlio dotato di Potenza uguale alla Sua, e con il potere, per di più, del Giudizio! Ma considerato il tuo aspetto, che in fondo è di semplice uomo, e oltre a ciò proveniente dalla Galilea dove dimorano notoriamente più pagani che ebrei, chi potrebbe credere, malgrado le più sottili e adorne parole, che tu sia in realtà colui che hai sostenuto di essere presentandoti a noi? Inoltre non abbiamo potuto crederlo, malgrado il notevole prodigio da te compiuto, proprio perché hai operato il miracolo oggi, cioè in un giorno di Sabato solenne, cosa questa che non poteva fare a meno di rendere maggiormente sospetta ancora ai nostri occhi la tua pretesa Divinità; ora certo vediamo le cose in un'altra luce, e meglio ancora ci muoveremo all’interno di questa luce nuova se tu, come è sperabile, vorrai liberarci da questo grande tormento. Questo ti preghiamo che tu faccia!»

9. Ed Io allora esclamai: «Ebbene, vi sia ridonata la libertà!».

10. Nel medesimo istante essi recuperarono l'uso completo delle loro membra e Mi ringraziarono.

11. Io però dissi loro: «Siete liberi ormai; ma voi tutti fate bene attenzione a non rivelare a nessuno nemmeno una parola di quanto è avvenuto qui! Infatti, Io compio dei segni che ciascuno può vedere e dei quali a chiunque è lecito essere a conoscenza, d'altro canto però ne compio di tali che sono adatti a pochi soltanto e che conviene rimangano per ora celati agli occhi della maggioranza. L’importante motivo lo conosco Io. E devo dirvi ancora che oggi non dovete fare ritorno a Gerusalemme, poiché appunto oggi intendo intrattenerMi con voi riguardo a varie cose ancora.

12. Colui che un giorno sul Sinai diede le leggi a Mosè fra tuoni e fulmini e il Cui Spirito si librava sulle acque prima di Adamo, Quello stesso vi sta dinanzi in questa Mia semplice Persona; che voi ora lo crediate pienamente o non lo crediate, l'avvenire porterà luce anche riguardo a ciò. Adesso rientriamo in casa; voi venti, che siete ancora digiuni, prendete prima qualche ristoro».

13. A queste parole tutti ammutolirono e nessuno si azzardò a scambiare nemmeno una parola.

14. Ma quando fummo giunti a casa di Lazzaro, Pietro Mi disse: «O Signore, a noi, Tuoi discepoli che siamo continuamente vicini a Te, una cosa simile non l'hai mai detta!»

15. Io risposi: «Oh, Io ve l’ho già detta abbastanza spesso, anzi in maniera da potersi afferrare con mano; sennonché il vostro intelletto è stato finora sempre troppo limitato, e certo tale rimarrà ancora per qualche tempo. Ma ora voi occupatevi d'altro; Io devo parlare ancora parecchio con questi ebrei».

16. I discepoli si accontentarono di ciò e se ne andarono subito fuori all’aperto.

17. Frattanto era già stata servita la cena per i venti, ma, dato che il Sole non era ancora tramontato, nessuno di loro si azzardava a toccare cibo, e tutti davano ogni tanto un'occhiata al Sole per vedere se fosse già prossimo al tramonto!

18. Allora Io, accortoMi di tale loro ansia, dissi: «Ascoltate! Chi è da più: il Sole, il Sabato, oppure Io che nel Mio Spirito sono il Signore di entrambi come Lo ero già dall'eternità?»

19. Ed essi risposero: «Ah, se Tu sul serio sei Colui che al nostro cospetto sostieni di essere, allora sicuramente sei in grado, infinitamente più del Sole e del Sabato!»

20. Dissi Io: «Ebbene, sedetevi, mangiate e bevete di lieto animo! Una volta si diceva: “Nessuno può vedere Dio e conservare nello stesso tempo la vita, perché Dio è un fuoco che tutto divora”. Ora invece voi potete vedere Dio e nello stesso tempo mangiare e bere, oltre alla possibilità di ottenere addirittura la vita eterna!»

21. Essi allora osservarono: «Sarebbe tutto giusto se non ci fosse la legge di Mosè!»

22. Ma Io ribattei: «Là dove sono Io, là c'è pure Mosè nonché tutti gli altri profeti; fate dunque anche voi secondo la Volontà del Signore!».

23. Finalmente la loro riluttanza fu vinta e, preso posto alla mensa, mangiarono e bevvero prima ancora del tramontare del Sole. E dopo che ebbero mangiato e bevuto, li condussi tutti su una collinetta che sorgeva dietro alla dimora di Lazzaro, dove noi ragionammo di svariatissime cose, come in parte spiegherà il seguito di questa narrazione.

 

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Cap. 7

Il Signore con i Suoi su una collina presso Betania.

 

1. Quando ci trovammo tutti radunati sulla collina che, come detto, si innalzava dietro alla casa di Lazzaro e che terminava con un bellissimo spiazzo ben provvisto di comode panche, vi prendemmo posto al mite chiarore della Luna piena e, pur essendovi spazio sufficiente per tutti nonostante fossimo complessivamente in cinquantacinque persone, alcuni degli ebrei non poterono trattenersi dal muovere qualche critica per il fatto che i posti non erano stati assegnati in maniera del tutto conforme al rango!

2. Ma Lazzaro replicò: «Amici miei, dopo tutto quello che abbiamo visto, udito e appreso, il primissimo posto spetterebbe incontestabilmente ad Uno fra di noi, il Quale però si è da Se stesso scelto invece l'ultimo posto! Come potremmo dunque ambire preferenze di rango noi, che in fondo, quali semplici mortali, non rappresentiamo nulla al Suo cospetto?».

3. Queste parole di Lazzaro, cioè del padrone di casa stimato da tutti, ottennero il loro effetto e troncarono immediatamente quella discussione noiosa e perfettamente inutile.

4. Ristabiliti così la tranquillità e l'ordine, Io dissi: «Prima di tutto Io impongo formalmente a tutti voi, che siete qui radunati, di tenere per sempre rigorosamente per voi quello che ora avrete occasione di udire e di vedere, affinché a causa di questo nessuno si senta costretto, nella propria volontà e nella propria coscienza, a credere in Me e nella Mia missione, ma vi creda grazie alla nuova Dottrina che a tale scopo viene data ed ai segni che la Mia Sapienza ha scelto!

5. Ogni costrizione morale interiore costituisce già di per sé un giudizio, poiché quello che l'uomo non accoglie e non fa di sua liberissima volontà in base ad un riconoscimento e ad una convinzione assolutamente suoi propri, non torna a suo vantaggio per la vita, ma torna unicamente a suo giudizio. Se l'uomo è destinato a diventare del tutto buono e ricco di vera vita spirituale, non è lecito che egli vi venga costretto con nessun altro mezzo coercitivo se non con quello costituito esclusivamente dalla sua ferma volontà completamente libera.

6. Né leggi, né ricompense oppure punizioni devono influire su di lui in questo senso, ma unicamente la sua libera fede, la sua convinzione interiore, il suo puro riconoscimento, poi l’obbedienza dimostrata attraverso il suo comportamento esteriore e la sua libera volontà che devono sorgere dal puro amore per Dio e per ogni cosa buona e vera.

7. Io vi dico, e quanto vi dico è una verità chiarissima: con altrettanta facilità, anzi con maggiore facilità ancora, Io sarei potuto discendere sulla Terra sotto figura umana di proporzioni gigantesche, accompagnato da schiere innumerevoli di angeli, tra fuoco, fulmini e tuoni e imperversare di tempeste, ed avrei potuto annunciarvi la nuova Parola di Grazia con voce di tuono tale che i monti ne sarebbero stati ridotti in macerie! Allora certo non uno tra voi si sarebbe trovato in condizione di nutrire il benché minimo dubbio; perché l'immenso spavento e l'angoscia tremenda lo avrebbe istantaneamente stretto in ceppi in maniera tale che egli non sarebbe stato capace nemmeno del minimo e più limitato pensiero proprio. Ma questo avrebbe forse giovato un po’ a qualcuno dal punto di vista del suo interiore e vero diventare libero? Oh, per nulla! Questo sarebbe stato un giudizio per ciascuna anima umana ed un incarceramento di tutti gli animi tale che essi si sarebbero veramente ridotti a durissime pietre!

8. Vedete, è anche perciò che Io sono venuto al mondo in questa Mia umile condizione e del tutto inosservato, come anche Mi sono fatto annunciare per bocca dei profeti, affinché nessun cuore umano venisse ridotto in schiavitù, e perché invece i cuori di tutti potessero, solamente amandoMi, riconoscerMi unicamente per la benedicente Potenza della verità delle Mie parole e dei Miei insegnamenti, uniformando del tutto liberamente ad essi il proprio modo di vivere!

9. I segni che sto compiendo devono servire soltanto a confermare che Io sono veramente Colui quale Mi presento agli uomini. Perciò vi ammonisco di nuovo a non raccontare niente a nessuno di tutto ciò che udrete e vedrete durante questa notte, affinché assolutamente nessun cuore umano, nel suo animo, ne rimanga prigioniero. Né voi stessi dovete subire una costrizione nei vostri cuori a causa di ciò, ma solo la Mia Parola e la Sua Verità devono essere le vostre guide.

10. Infatti, anche se criticaste liberamente tutti i Miei prodigi, ma nello stesso tempo vi adeguaste liberamente alla verità delle Mie parole, voi tuttavia avreste in voi la vita eterna e la perfettissima libertà di questa vita. Se invece lasciate che il fondamento della vostra convinzione sorga unicamente dai prodigi e non badate alla verità delle Mie parole, allora voi siete stretti nei ceppi del giudizio e non rappresentate altro che delle macchine umane senza alcuna vita spirituale interiore, e quindi morte come è morta la pietra.

11. Ma affinché possiate adeguare i vostri animi in maniera conforme, Io, l'unico Signore e Maestro di ogni vita e di ogni essere, ho detto a voi tutti anticipatamente come stanno queste cose. Attenetevi a queste, e voi vivrete».

12. Questo Mio discorso aveva profondamente scosso tutti i presenti, e molti furono colti da un senso d'angoscia nell'attesa di tutto ciò che sarebbe accaduto.

13. Io però dissi loro: «Oh, figli Miei cari, se già adesso vi sentite angosciati e se già adesso il vostro animo si lascia pervadere da ogni tipo di timore, ben poche cose potrò operare dinanzi ai vostri occhi!»

14. Disse Lazzaro: «O Signore, io non temo nulla e altrettanto vale per i Tuoi discepoli; chi però avrà motivo di temere, che tema pure, né ciò gli sarà senz’altro di danno!»

15. Ed Io conclusi: «Ebbene, allora vedremo e udremo!».

 

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Cap. 8

Mosè ed Elia appaiono su comando del Signore.

L’accusa di Mosè contro gli ebrei del Tempio.

 

1. Poi, rivoltoMi a quegli ebrei, dissi loro: «Voi non volete credere che Mosè ed Elia siano stati già su questa Terra poco prima di Me, perciò essi stessi si presenteranno qui in maniera ben riconoscibile, ed essi stessi vi dichiareranno da quale spirito sono animati».

2. In quel medesimo istante ambedue i profeti apparirono in mezzo a noi, e la prima cosa che fecero fu di inchinarsi profondamente dinanzi a Me.

3. Poi Elia disse ad alta voce: «Al Tuo cospetto e dinanzi al Tuo Nome ogni ginocchio ed ogni cuore si devono piegare nel Cielo, sulla Terra e sotto la Terra!»

4. Allora Mosè parlò agli ebrei: «O scellerati del Tempio di Salomone, o figli del serpente, quale demonio vi ha generati perché possiate asserire: “Abramo è nostro padre e noi sediamo sul seggio di Mosè e di Aronne?”. Ma se voi, non chiamati affatto a ciò, avete usurpato quel seggio per annunciare ai popoli la legge datami da Dio, come potete adesso non riconoscere l'Altissimo il Quale mi ha dato la Legge su due tavole di pietra appunto sul Sinai?

5. Voi dite che io, Mosè, e questo mio fratello Elia avremmo dovuto precedere la venuta del Signore. Ebbene, noi effettivamente fummo ambedue qui, sulla Terra, ma chi di voi ci ha riconosciuto e ci ha creduto? E non è stato il vostro contegno verso di noi perfettamente identico a quello da voi tenuto verso quasi tutti i profeti ed i santi del Signore? Ma come si può qualificare il fatto che voi, ipocriti e perfidi, continuate ad inchinarvi fino a terra davanti al mio nome, ed invece mi perseguitaste ed infine mi strangolaste fra l'altare e il Santissimo? Parlate e datemi risposta!»

6. Allora uno fra gli ebrei disse balbettando: «O grande profeta! Colui che venne strangolato si chiamava semplicemente Zaccaria!»

7. E Mosè esclamò: «Tu, o pessimo soggetto avvolto nella tua vecchia carcassa di carne, tu stesso fosti testimone con i tuoi occhi e con i tuoi orecchi di quanto io, appena ritornato dal Santissimo, dichiarai a tutta l’adunanza dei sacerdoti! Ebbene, allora le mie parole furono queste: “Ascoltate, o fratelli, Dio, il Signore, nella Sua Grazia immensa e nella Sua Misericordia, ha aperto il mio intimo e lo spirito di Mosè è entrato in me, tanto che la mia anima e lo spirito di Mosè costituiscono ormai un uomo solo, il quale vi sta dinanzi come egli si trovò un giorno dinanzi al Faraone ed al cospetto di Dio sul monte Sinai! Io fui il primo che salii su questo seggio, e mi ci sono seduto perché fui chiamato da Dio a fare ciò, ed attualmente vi siedo per decisione divina come ultimo, perché in avvenire il Signore soltanto, il Quale su questo mondo ha già assunto in maniera prodigiosa corpo umano di carne, farà di questo seggio quanto a Lui piacerà, secondo il Suo imperscrutabile consiglio!”. Allora voi vi infuriaste per tale mia verissima predizione, mi strappaste giù dal seggio e strangolaste il mio corpo. Non è forse accaduto così?»

8. Allora un altro fra gli ebrei, egli pure vecchio, disse tutto tremante ed a voce più bassa ancora: «Sì - in verità - è stato proprio così! Ma chi avrebbe potuto credere una cosa simile?»

9. E Mosè replicò: «E come hanno fatto a credere quei pochi onesti che voi per tale causa avete espulso dal Tempio, esiliandoli in paesi lontani e fra genti pagane? Alcuni di loro vivono ancora nel loro corpo e possono testimoniare contro di voi!»

10. Disse allora un terzo vecchio ebreo: «Certo, può darsi che sia così, ma è necessario ammettere che quei tali abbiano avuto qualche visione; noi invece di visioni non ne abbiamo mai avute!»

11. E Mosè nuovamente: «Oh, tu dici il falso e stai mentendo a te stesso! Infatti, questa cosa è stata rivelata chiaramente ed in modo intelligibile in spirito a tutti, fino all'ultimissimo servitore del Tempio, per sette volte consecutive per mezzo di lucidissimi sogni, e durante il tempo in cui fui privato della parola, questi sogni voi tutti li commentaste per delle settimane; come puoi dunque ora sostenere che voi non avete avuto nessuna visione a questo riguardo?»

12. Rispose lo stesso ebreo: «Ma quel sogno era proprio una visione? Oh, ma guarda un po'! Chi avrebbe mai potuto sospettare una cosa simile!»

13. Disse Mosè: «O vecchie e astutissime volpi del mondo! Voi sapete molto bene, sulla scorta di molti esempi citati nella Scrittura, quale significato hanno i sogni lucidi! Per esempio: il sogno di Giacobbe, quello di Giuseppe, quello del Faraone e moltissimi altri ancora. Questi non hanno mancato di ronzarvi negli orecchi quando stavate meditando sulla visione da voi avuta per sette volte! Sennonché il vostro senso mondano, il vostro orgoglio sacerdotale, la vostra smania di vivere il più possibile comodamente e la vostra inclinazione all'ozio più pestilenziale, nonché alla fornicazione di ogni specie, tutto ciò vi ha accecati e storditi, ed in seguito al mio vaticinio sorse nei vostri animi il fantasma, per voi tremendo, della perdita di tutti questi vantaggi terreni che costituiscono la vostra delizia. Ed invece di rassegnarvi al Volere divino, voi preferiste schierarvi con ogni mezzo contro tale Volere, e fino a quest'ora, anzi fino a questo istante, avete persistito nel vostro ostinato proposito di ribellione completa contro Dio. O voi, vermi nella polvere, cosa ne dite di questa storia più che vera?

14. Ecco: il Sublime e l'Altissimo, la Cui faccia io, Mosè, non sarò mai degno di contemplare, vi ha parlato nel Tempio, dicendo: “Non Io, ma Mosè, il quale è la vostra speranza, vi accuserà al cospetto del Padre!”. E vedete, non è trascorsa ancora una giornata e già la predizione dell'Altissimo, il Signore, sta trovando adempimento; ed io, Mosè, profeta principale di voi tutti nel Nome del Signore, vi accuso ora, al Suo santissimo cospetto, di tutti i crimini che gridano vendetta al Cielo dei quali vi siete resi colpevoli! Parlate, cosa potete dire a vostra giustificazione?»

15. Di fronte a questa schiacciante accusa, gli ebrei messi completamente alle strette, pieni d'orrore e spavento, parvero come ammutoliti ed assolutamente incapaci di far salire una parola un po' intelligibile sulle loro miserande labbra tremanti.

16. Soltanto uno dei più giovani fra gli ebrei disse con voce molto balbettante: «Mio Signore e Dio, dunque lo spaventoso ultimo giudizio comincia già oggi?»

17. Disse Mosè: «La mia accusa sta certo ad ogni istante nelle mie mani; ma l'ira e la vendetta giacciono nelle mani del Signore onnipotente! Il vostro ultimo giorno però si è già considerevolmente avvicinato alla sua meta finale; tuttavia ogni cosa ormai dipende unicamente dal Signore. E adesso parlate e dite come avete compreso tutte queste cose!»

18. Disse uno fra i vecchi ebrei a cui battevano i denti per lo spavento: «O Mosè, o grande profeta, dicci se noi siamo proprio irrevocabilmente destinati a finire all'inferno e se ciascun uomo ha il suo proprio giorno imminente[5]

19. Rispose Mosè: «Per quanto concerne l'inferno, dato il vostro attuale modo di vivere, è superfluo che facciate delle domande riguardo al fatto se siete destinati ad esservi precipitati dentro, perché il vostro modo di pensare e di agire è da molto tempo tale per cui l'inferno era ed è tuttora la vostra dimora abituale, e voi avete sempre fatto ciò che è dell'inferno; perciò dunque, è vero che l'inferno non vi attende, perché in realtà ci siete dentro già da molto tempo.

20. Riguardo poi al giorno imminente, dopo la deposizione del vostro corpo avrete, nell'aldilà, un giorno imminente, così come anche in questo mondo avrete un ultimo giorno[6] e più avanzato. Tuttavia finché vivete in questo mondo, voi potete ancora, se volete, sottrarvi facilmente al vostro inferno, perché qui fra voi siede la grande Guida e il Redentore! AscoltateLo e agite conformemente alla Sua Parola! Ecco, o Signore, io ho parlato dinanzi a Te, ed ora Elia può parlare a sua volta!».

 

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Cap. 9

L’accusa di Elia.

 

1. Io allora dissi: «Elia, o Mio precursore ed appianatore delle Mie vie! Cosa puoi dire contro questi servitori del Tempio?»

2. Ed Elia così parlò: «O Signore, Mosè ha già detto tutto! Dopo di lui il Tempio ha cessato di essere una casa di Dio, ed ora esso non è altro che un covo di ladri e di assassini. Mentre predicavo in riva al Giordano, io lo dimostrai a costoro per filo e per segno chiarissimamente scendendo nei minimi particolari, ma quando si accorsero che non erano in grado di opporre nemmeno una minima cosa di una certa importanza ai miei ragionamenti e quando capirono che i loro imbrogli erano ormai stati svelati in maniera inconfutabilissima al cospetto del popolo, e si videro accusati di ogni possibile ingiustizia contro di Te, o Signore, e contro il popolo stesso, allora tentarono di gettare su di me il ridicolo e mi dichiararono persona innocua, ma pazza, cui si poteva certo prestare ascolto per qualche ora allo scopo di divertirsi. Ad ogni modo, però, non mancarono di minacciare segretamente il popolo ammonendolo a non attribuire alla mia dottrina un valore maggiore di quello spettante al parto di una qualunque ridicola fantasia delirante.

3. Nel segreto dei loro cuori, però, essi erano colmi di furore, essendosi accorti che, nonostante tutto, il popolo mi riteneva un profeta e come tale mi onorava e che esso faceva penitenza e chiedeva il battesimo. Questi perversi del Santuario di Dio ben presto si avvidero che per mezzo mio veniva posta l'ascia alla radice e che ciò preludeva alla fine del loro ignominioso dominio. Allora cominciarono a circuire Erode, e con ogni tipo di motivazioni quanto mai false e pessimi sotterfugi gli dimostrarono che per opera mia la sua signoria correva il più grave pericolo. Erode però un pericolo di questo genere non poteva vederlo, dato che in base ai patti che lo tenevano rigidamente legato a Roma, ed ai quali era del tutto ossequiente, gli era assicurata la tutela da parte delle autorità romane in caso di eventi ostili! Sennonché tutto questo non servì a nulla, ed essi insistettero così tanto presso di lui che finì col farmi gettare in carcere.

4. Una volta che fui prigioniero, pur essendo stato concesso ai miei discepoli il permesso di visitarmi, essi non poterono più molestare Erode; ma non sfuggì loro che la mia dottrina andava ciononostante diffondendosi per opera dei miei discepoli. Il loro rancore e la loro ira andarono allora accrescendosi di ora in ora, perciò decisero di fare della madre perversa della bella Erodiade uno strumento della loro vendetta, suggerendole che, qualora Erode volesse concedere ad Erodiade una grazia impegnando la sua principesca parola d'onore, lei gli chiedesse niente meno che la mia testa. In compenso la madre avrebbe ricevuto di nascosto diecimila libbre d'oro dal tesoro del Tempio. Alla bella Erodiade una simile pretesa apparve troppo ignobile, dato che essa ben sapeva che Erode in segreto mi amava; sennonché uno spirito maligno si impossessò della vecchia e le rivelò che io avevo rinfacciato ad Erode l'impura relazione con sua figlia, e che volevo distoglierlo da essa! Questo fatto ebbe il potere di suscitare anche in Erodiade tanta ira contro di me, che durante una festa, dopo essere stata nuovamente incitata dalla madre segretamente corrotta dalla gente del Tempio, chiese che in grazia le venisse consegnato il mio capo, cosa questa che certo turbò moltissimo Erode, ma egli aveva ormai giurato e doveva mantenere la promessa fatta, e fu così che io venni decapitato in prigione.

5. Quando la gente del Tempio ebbe notizia della cosa, la loro gioia fu assai grande, ed essi poi cominciarono a perseguitare in tutte le maniere possibili il popolo che credeva in me. Questa, o Signore, è la ragione semplicissima della loro abominevole scelleratezza, e tralascio di menzionare tutti i particolari, che ad ogni modo sono a Tua perfetta conoscenza; questa è l'accusa che io muovo contro di loro al Tuo cospetto! Ma Tu solo sei il Signore dall'eternità; giudicali Tu secondo la Tua infinita Potenza, Sapienza e Giustizia! Sia fatta solo la Tua santa Volontà!»

6. Ed Io dissi: «Sì, così è infatti! Ci sono state anche altre circostanze, ed Io ho avuto già occasione di menzionarle, come del resto anche degli altri testimoni che hanno visto con i loro occhi ed udito con i loro orecchi e ne hanno parlato in Mia presenza; sennonché il vero intimo germe della loro più che infernale perfidia è stato proprio questo! Ma ora Io domando a voi, Miei profeti fedelissimi, ed ora angeli dei Miei Cieli, se potete perdonare a questi scellerati del Mio Santuario i gravi torti di cui si sono resi colpevoli verso di voi»

7. Risposero i due profeti: «Sì, o Signore, perché Tu solo sei la nostra conciliazione! Soltanto piaccia a Te, nella Tua grande Misericordia, di illuminarli affinché possano avere la chiara visione di tutta la loro grande malvagità!».

8. E dette queste parole, i due profeti ad un Mio cenno segreto scomparvero, e noi rimanemmo di nuovo soli.

 

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Cap. 10

L’autoaccusa dei sacerdoti.

 

1. Trascorse qualche tempo prima che qualcuno osasse pronunciare sia pure una sola parola, perché l'apparizione dei due profeti aveva commosso profondamente tutti e particolarmente gli ebrei presenti ne erano rimasti scossi oltre ogni dire.

2. Soltanto l'albergatore il quale, seduto accanto a Me, era in preda a vivissima emozione, Mi disse, così, a bassa voce: «O Signore, Signore, quanto abbiamo visto, ci prova più di ogni altra cosa che Tu sei veramente Quello per cui Ti desti a riconoscere nel Tempio al cospetto di tutto il popolo!

3. Ora non ci può essere alcun dubbio che il “Grande Tempo dei tempi” un giorno promesso è in realtà venuto con tutte le grazie, ma nello stesso tempo anche con tutti i giudizi dai Cieli! Oh, se io fossi degno di partecipare almeno in minimissima parte a tali grazie!»

4. Ed Io gli dissi: «Non soltanto in minimissima parte, anzi in grandissima parte; tutto dipende unicamente dalla tua volontà di incamminarti in letizia per la via tracciata dalla Mia Dottrina che tra breve avrai occasione di conoscere nella sua interezza. Ma ora domandiamo a questi ebrei cosa ne pensano di questa autentica apparizione».

5. E rivoltoMi ai venti sacerdoti di Gerusalemme, chiesi loro cosa pensassero dell'apparizione.

6. Allora uno di loro si alzò dalla sua panca e così si espresse: «Che l'apparizione non sia stata una qualche illusione dovuta all'arte magica, di ciò noi siamo tutti perfettamente convinti, perché un'apparizione semplicemente illusoria, come ne ho viste varie volte a Damasco, non ha parola e non sa nulla dei particolari più segreti di certi avvenimenti che si sono in qualche modo verificati in un tempo recente o remoto. Ma appunto perché l'apparizione non è stata un’illusione, essa ha certamente dovuto fare su di noi tutti un'impressione quanto mai funesta, e ciò per la ragione che da tutto ciò abbiamo rilevato, in maniera anche troppo chiara, che è impossibile che noi, a causa del nostro malvagio operare, possiamo sperare da Dio il perdono dei nostri grandi peccati!

7. Essere un uomo a questo mondo è certo un compito supremamente difficile! L'uomo è esposto a tutte le seduzioni del mondo e dei demoni, i due nemici della vita umana; l’uomo vede il meno pericoloso dei due, mentre l’altro nemico, rappresentato dai demoni, il quale attira con tutta potenza l'uomo verso il mondo, non lo vede nessuno, né per conseguenza è facile che qualcuno possa difendersene!

8. Che noi siamo divenuti dei peccatori troppo grandi, ora lo vediamo anche troppo chiaramente; ma come siamo potuti arrivare gradatamente fino a questo punto, questa cosa ci riesce assolutamente incomprensibile! Quindi non possiamo dire altro che: “O Signore, se vi è in Te ancora una traccia di pietà per noi, mostraci misericordia e giudicaci almeno con asprezza non eccessiva!”.

9. Se noi avessimo potuto convincerci prima di ciò, Zaccaria e più tardi Giovanni non sarebbero stati trattati così. Sennonché noi eravamo tutti completamente ciechi, perché accecati dal mondo e dal demonio, e conseguentemente le nostre opere corrispondono esse pure alla nostra cecità davvero genuinamente satanica ed alla volontà assolutamente perversa che ne derivava.

10. Ma come Mosè ed Elia ci hanno giustamente accusato proprio ora al Tuo cospetto, o Signore, così anche noi adesso accusiamo, pure al Tuo cospetto, il demonio, questo perfidissimo nemico dell'uomo, e Ti piaccia citare lui pure dinanzi al Tuo tribunale!»

11. Dico Io allora: «Quanto vi è in voi che costituisce proprietà del demonio, questo già da lungo tempo sta scritto sul suo conto; tuttavia vi dico che attualmente nel Tempio vi sono alcuni che già da molto tempo hanno superato il demonio in malvagità, e che si comportano verso l'umanità in maniera tale da fare invidia al demonio.

12. Ed ancora Io vi dico che alle seduzioni da parte dei demoni non va data di gran lunga quell'importanza che voi le attribuite nella vostra stolta credenza! Il demonio vero e proprio è costituito dall'uomo stesso con le sue brame mondane, ed è da questo che scaturisce l'egoismo, che è un demonio, la vita dedita ai piaceri mondani, che è un secondo demonio, l'ambizione, l'orgoglio, la brama di dominio, l'ira, la vendetta, l'invidia, l'avarizia, la superbia, la fornicazione e il disprezzo del prossimo che sono altrettanti demoni prodotti sul proprio terreno! Voi quindi non dovete affatto aver paura del demonio, né sta a voi accusarlo, ma è voi stessi che dovete accusare nella vostra coscienza e pentirvene molto, facendo nello stesso tempo il fermo proponimento di diventare completamente degli altri uomini ed anche attuando un simile proponimento!

13. Amate in tutta verità Dio sopra ogni cosa e il vostro misero prossimo come voi stessi, ed allora anche i vostri numerosi e gravi peccati vi saranno perdonati! Infatti, finché un uomo non si è interamente liberato dal peccato, questo non gli può venire condonato, visto che il peccato è certo opera assolutamente propria dell'uomo, dato che esso sorge dalla sua carne e dalla volontà della sua anima.

14. Ma le opere buone secondo la Volontà e la Parola di Dio, benché l’uomo le faccia per propria libera decisione, sono e restano veramente una Grazia dall'Alto ed un merito dello Spirito di Dio nel cuore dell'uomo, e l'uomo ne viene reso partecipe appunto tramite la Grazia di Dio. Ed ora sapete come stanno le cose. Voi siete completamente liberi e potete fare come volete!».

 

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Cap. 11

I buoni propositi dei sacerdoti ebrei neo-convertiti.

 

1. Disse allora l’ebreo: «O Signore, purché Tu non ci abbandoni mai a questo mondo, noi siamo tutti salvi! Certo, nel Tempio ce ne sono ancora settecento che ci somigliano; sennonché quelli sono ancora più induriti di noi. Dunque se la sbrighino da loro stessi come potranno cavarsela! In quanto a noi, già domani andremo a prendere le nostre cose, e la nostra sovrabbondanza la distribuiremo fra i poveri; poi ci cambieremo di veste e Ti seguiremo anche se Tu volessi respingerci con fulmini e tuoni! Quando avremo conosciuto completamente la Tua Volontà, allora noi, pure nella nostra qualità di vecchi ebrei, forniremo la prova che anche degli alberi antichi si lasciano ancora piegare benissimo! Noi abbiamo ormai constatato che all'infuori di Te, o Signore, non vi può essere né salvezza, né vita; perciò mai più in eterno vi potrà essere qualcosa capace di distoglierci da Te!

2. Vedi, o Signore, da principio il male non era veramente tanto radicato in noi, perché, quando ci affiliammo al Tempio, stavamo cercando la verità primordiale. Ma cosa trovammo invece? Nient’altro che misteri, e poi misteri ancora più profondi! Quando noi chiedevamo luce, la risposta era questa: “A voi non occorre altro che la fede! Quello che il Tempio vi dice di credere, credetelo senza ombra di dubbio, per quanto possa apparirvi assurdo, irragionevole e innaturale, perché solo il sommo sacerdote possiede la chiave dei misteri di Dio, e questo deve bastarvi! Egli solo sacrifica per voi e per tutto il popolo!”. Ora queste erano parole in un certo qual modo molto allettanti, però il nostro animo subì una scossa tremenda al tempo delle tristi vicende del sommo sacerdote Zaccaria, perché soltanto dopo quegli avvenimenti cominciammo a vederci chiaro e a convincerci che tutta la storia di Mosè, dei profeti e della Scrittura in generale non poteva essere che un cumulo di fandonie; infatti, se vi fosse stato qualcosa di vero, i nostri superiori non avrebbero potuto agire così, senza scrupoli!

3. Ma quando in seguito a ciò si fece strada in noi la persuasione che nella Scrittura non c'era proprio nemmeno una minima parola di vero, solo allora anche noi allentammo i freni a tutte le nostre perverse passioni e finimmo col diventare ancora più malvagi di un'intera legione di perfidissimi demoni; infatti questi fuggono dinanzi al Nome dell'Altissimo, mentre invece noi non arretrammo per niente, anzi divenimmo ancora più arrabbiati e maligni. Ecco dunque, o sapientissimo, buonissimo e giustissimo Signore e Maestro, considerato che lo stato nel quale ci troviamo ora lo dobbiamo in grandissima parte ai cattivi esempi dei nostri superiori, speriamo che vorrai perdonarci i nostri peccati, tanto più che abbiamo fatto il fermo proponimento di aborrire ogni peccato e di vivere rigidamente secondo la Tua Dottrina, anche a prezzo della nostra vita terrena!»

4. Ed Io dissi: «Sta bene, ora i vostri peccati vi sono tutti perdonati, ma solo finché nessuno di voi commette di nuovo peccato! Qualora però sia vostra seria intenzione seguirMi come discepoli, badate bene di comportarvi nel Tempio con assoluta prudenza, affinché quelle volpi astute non si accorgano delle vostre intenzioni! Il Mio tempo, nel quale concederò a quelle volpi maligne che possano perseguitarMi a causa dei peccati del mondo, non è ancora venuto, perché converrà che questo pure succeda affinché la loro misura sia colma. Ed ora fate attenzione a quanto vi sarà dato di assistere, voi tutti guardate bene e prendetene a cuore il significato!».

 

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Cap. 12

Il temporale notturno.

 

1. In quello stesso momento si levò un vento impetuoso e da levante cominciarono ad innalzarsi delle nuvole dense che sembravano roventi. Questo fenomeno colpì tutti tanto più straordinariamente, in quanto in quelle regioni rappresentava una rarità. Ben presto si videro lampi guizzare in gran numero dentro a quella fosca massa, e l'orecchio percepì pure un lontano ma violento rombare di tuono.

2. La cosa non mancò di incutere in tutti un po’ di apprensione, e Lazzaro Mi disse: «O Signore, vedi, arriva un violento temporale! Pare proprio che voglia dirigersi verso di noi! Sarebbe forse meglio che ci ritirassimo in casa, perché simili tempeste notturne a volte sono particolarmente furiose!»

3. Ma Io gli dissi: «Non inquietarti, Lazzaro, perché nemmeno questa bufera si manifesta contro la Mia Volontà; ma la ragione per la quale l'ho fatta venire, ti sarà chiarita senz'altro più tardi».

4. A queste Mie parole Lazzaro ritrovò la sua calma; gli ebrei invece, man mano che il temporale avanzava, cominciarono a sentirsi molto a disagio e domandarono sottovoce ai discepoli se Io non avessi proprio alcun timore dell'uragano che andava rapidamente addensandosi sui nostri capi.

5. I discepoli però risposero loro: «Egli è Signore anche delle tempeste e degli uragani, e tutti gli elementi devono obbedire alla Sua Volontà! Dunque, quando Lui è presente, non c'è alcun motivo per noi di temere gli uragani».

6. Gli ebrei accolsero di buon grado tali consolanti parole e si fecero più tranquilli; i venti sacerdoti, invece, furono colti da grandissimo spavento, specialmente quando i tuoni cominciarono a scoppiare l'uno dopo l'altro con immenso fragore! Essi si alzarono terrorizzati dai loro posti e, venutiMi vicino, esclamarono: «O Signore, Tu, a cui sono possibili tutte le cose, imponi a questa furia di cessare, altrimenti siamo perduti, perché si tratta davvero di un temporale molto pericoloso! In tutta la nostra vita non abbiamo assistito che a tre di questi uragani, e pure allora a tarda sera; perirono molte persone e molti animali! Allora, come adesso, c'era un balenare continuo ed una vera pioggia di fulmini, e chi ne era colpito ci rimetteva la vita all'istante! Si salvarono soltanto coloro che riuscivano a rifugiarsi in qualche casa solidamente costruita. Con particolare violenza si scatenò un uragano a Damasco venti anni fa; chi allora si trovò all'aperto, difficilmente poté restare in vita! Per conseguenza anche qui non sarebbe forse meglio che ci ritirassimo in casa, poiché, quando la tempesta che infuria arriverà sopra di noi, non è escluso che vada a finire male per tutti; anche il vento va facendosi ormai tanto violento che a mala pena si può resistergli!»

7. Io dissi loro: «Non vi affannate, poiché anche in questa bufera voi imparerete a conoscere la Forza e la Potenza di Dio nel Figlio dell’uomo».

8. E non appena ebbi finito di parlare, l'uragano si trovò esteso ampiamente già da tutte le parti proprio sopra di noi, e ad ogni istante migliaia di fulmini scoccavano da quelle dense nuvole. Varie folgori piombarono anche tutt'intorno alla nostra collina con fragore assordante.

9. Allora gli ebrei cominciarono ad urlare: «O Signore, aiutaci, altrimenti siamo tutti perduti!»

10. Ma Io dissi: «È forse già stato colpito qualcuno dal fulmine, che gridate tanto? Coloro che si trovano presso di Me non sono minacciati da nessun pericolo! Ma ora invece imparate a conoscere la Potenza del Padre nel Figlio, poiché questa tempesta è essa pure un giudizio ed è soggetta alla Mia Potenza! Sono Io che l'ho fatta sorgere e posso anche farla svanire quando e come voglio. Ma per voi venti sacerdoti, essa è un simbolo del vostro animo, perché del tutto simile era lo stato del vostro cuore solo tre ore fa, anzi la tempesta nei vostri cuori era peggiore di quella che ora infuria al disopra dei nostri capi.

11. Eppure, potete veramente credere che per Me è molto più facile comandare a questa tempesta di ammutolire con tutto il suo seguito di venti impetuosi che non comandare ai vostri cuori con il loro seguito di perverse passioni! Ci sono volute molte parole e molti grandi prodigi per dominare la vostra tempesta interiore, ma per far svanire questo pazzo e violentissimo infuriare degli elementi basterà una sola parola e non di più!

12. Ma come dopo aver placato la vostra tempesta interiore, quanto mai maligna, ricominciò a splendere per voi la Mia Grazia, lo stesso fenomeno sarà simbolicamente visibile sul firmamento non appena sarà annientata questa maligna tempesta naturale. Vedete, già un numero grandissimo di fulmini si sono scatenati fuori dalla grossa ed estesa massa di nubi al di sopra di noi, eppure questo numero non raggiunge di gran lunga ancora quello dei vostri peccati! Da ciò potete ora arguire in quali condizioni vi trovavate fino a poco fa! Io dovrei lasciar infuriare la tempesta per un’ora buona ancora se volessi indicare con un fulmine ciascuno dei vostri peccati; sennonché questa cosa non avrebbe nessun valore per il vostro intimo. Per conseguenza facciamo in modo che questa tempesta, la quale ormai vi causa tanto spavento, svanisca! Tu dunque, o mostro, dissolviti e scompari! Amen!».

13. Nello stesso istante il temporale svanì e il vento cessò completamente, le nubi si diradarono, le stelle riapparvero in tutto il loro precedente splendore, ed esattamente sopra di noi ne vedemmo brillare una di insolita grandezza la quale era sconosciuta a tutti».

 

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Cap. 13

La nuova stella con la Nuova Gerusalemme.

La condizione per la vita eterna.

 

1. Lazzaro allora chiese immediatamente: «O Signore, questa è una stella strana che non ho mai visto finora; che stella è e che cosa può significare?»

2. Io gli risposi: «Datti pace, perché ben presto avrete occasione di conoscere questa stella più da vicino!».

3. E detto ciò, Io aprii a tutti per qualche istante la loro vista interiore e la stella divenne ai loro occhi un mondo splendente di luce, e in mezzo sorgeva una Nuova Gerusalemme che aveva dodici porte, e la cinta quadrangolare di mura, che la rinchiudeva, era fatta precisamente di altrettanti tipi di pietre preziose quante erano le porte della città stessa. Da tutte le porte uscivano ed entravano continuamente degli angeli, e di nuovo si mostrarono anche Mosè ed Elia nonché molti altri profeti. Gli ebrei allora si stupirono al sommo grado e cominciarono a lodarMi e glorificarMi per aver concesso loro tante grazie e per aver mostrato loro tali cose meravigliose. Io però li richiamai subito al loro stato naturale, ed essi rividero solo la brillante stella che andò man mano rimpicciolendosi e finì con lo svanire del tutto.

4. E quando tale scena ebbe fine, quasi tutti i presenti ad una voce Mi domandarono di che cosa effettivamente si fosse trattato.

5. Ed Io dissi loro: «Quello che avete visto corrisponde a questa nuova Dottrina che Io do dai Cieli! Essa è la vera, Nuova Gerusalemme dai Cieli, poiché l'antica, cioè quella terrena, non vi serve più a niente. Le dodici porte denotano le vere dodici tribù d’Israele, e i dodici tipi di pietre preziose delle mura di cinta significano i dieci Comandamenti di Mosè; le due superiori, cioè, il diamante e il rubino, i Miei due Comandamenti dell'amore per Dio e per il prossimo. Gli angeli che escono ed entrano dalle porte simboleggiano le molte verità che vengono rivelate agli uomini mediante la fedele osservanza della Mia Dottrina; quelli che si muovono fuori dalla città denotano inoltre la sapienza immensa di questa Mia Dottrina, e quelli che si muovono verso l'interno della città significano che gli uomini devono lasciare entrare anche nei loro cuori questa Mia Dottrina che è puro amore, e devono operare conformemente; così essi perverranno alla vera rinascita nello spirito, e verranno pure guidati in ogni verità e sapienza.

6. Questo è il significato dell'apparizione, e questo è pure il vero Sole di Grazia per chiunque oda la Mia Parola e viva secondo questa, ed in questa Nuova Gerusalemme vivranno e dimoreranno per l'eternità presso di Me tutti coloro che credono e che crederanno in Me, ed assieme a Me guideranno e governeranno tutto quanto vi è di creato nell'eternità dello spazio.

7. Tali cose voi non le comprendete ancora, né le potete comprendere; ma se restate fermi nella fede in Me e conformate le vostre opere a questa Mia Dottrina, giunti a maturità nella vostra fede e nel vostro amore, verrete battezzati dallo Spirito Santo che Io manderò a tutti coloro che in Me credono in maniera vivente e che credono in Colui che Mi ha inviato fuori da Sé nella carne di questo mondo come un Figlio dell'uomo, perché questa è la vera vita eterna: che voi cioè crediate in Me come nel verissimo Figlio del Padre che è nel Cielo e che viviate secondo la Sua Dottrina.

8. Però, quando lo Spirito del Quale vi ho appena parlato sarà venuto su di voi e vi avrà compenetrati, allora comprenderete voi stessi tutto ciò che adesso vedete e udite, ma che nel vostro stato puramente naturale non riuscite a comprendere, poiché la carne non può comprendere lo spirito, ed è in sé morta, e non ha altra vita all'infuori della compartecipazione temporanea alla vita che proviene dalla forza vitale dell'anima. Quest’ultima è affine allo spirito e a questo può rendersi perfettamente simile e può diventare una cosa sola con esso, qualora si estranei completamente dal mondo e volga invece i propri sensi esclusivamente a quanto esiste di interiore e di spirituale nella maniera e nell'ordine indicativi dalla Mia Dottrina nonché dal Mio esempio supremamente personale.

9. Cerchi dunque ciascuno di voi di salvare la sua anima con le proprie forze, perché, se essa precipita nel giudizio, potrà poi salvarsi senza avere a disposizione dei mezzi adeguati quando qui non vuole salvarsi con i tanti mezzi di cui dispone, senza riflettere per altro che essa dovrebbe essere per se stessa un bene inestimabile che, una volta perduto, non può venire riacquistato di per sé in nessun modo?

10. Veda quindi ciascuno anzitutto di salvare la propria anima! Infatti, Io dico a tutti che nell'aldilà le cose staranno così: chi ha in sé l'amore, la verità e perciò il giusto ordine di Dio, a costui nell'aldilà verranno aggiunte molte cose ancora; ma chi non ha queste cose, o ne ha in misura troppo scarsa, a costui anche ciò che eventualmente ancora ha, gli verrà tolto, in modo che non avrà più nulla, ed egli resterà misero, nudo e senza alcun aiuto! Chi allora avrà pietà di lui e chi potrà riscattarlo? In verità Io vi dico che qui, un'ora conta più di mille anni nell'aldilà! Queste parole imprimetevele bene nel cuore, ma per il momento ciascuno le tenga per sé».

 

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Cap. 14

Confessione di uno dei sacerdoti ebrei.

 

1. Allora un sacerdote, fra gli ebrei, disse: «O Signore, Tu sei sempre meraviglioso, colmo d'Amore, di Misericordia, di Giustizia e di Sapienza, e quello che dici o anche semplicemente pensi, questo è, per l'eternità, irrevocabilmente un'azione compiuta; quindi ad un uomo riesce difficile parlare con Te, ma nonostante ciò io vorrei dirti qualcosa per amore dei fratelli; Ti piaccia dunque ascoltarmi in grazia! Vedi, o Signore, chi conosce esattamente la via che con chiarezza conduce ad una meta sicura, meta che può e deve assicurare al viandante il massimo vantaggio per la vita purché tale meta egli la raggiunga, costui senza dubbio alcuno non farà altro che perseguire la meta incamminandosi per la via a lui ben nota, ed infine certo la raggiungerà; soltanto uno che fosse cieco e del tutto pazzo potrebbe, in seguito alla propria stoltezza ed assoluta ignoranza, percorrere una via diversa.

2. Ebbene, ora noi conosciamo la via e la meta, e perciò possiamo voltare facilmente le spalle a tutto il mondo e alle sue seduzioni, e possiamo aspirare alla vera e sicura meta della vita incamminandoci per questa via da veri eroi, anche trovandola disseminata di spine e infestata da serpenti; sì, noi saremmo disposti ad affrontare ora perfino delle legioni intere di demoni, incessantemente intenti a raggiungere la meta che ora abbiamo conosciuto! Certo, per noi tutti la cosa è ormai facile, perché non soltanto abbiamo udito, ma abbiamo pure visto e percepito con tutti i nostri sensi che è veramente così ed in eterno non può essere altrimenti. Ma quanti siamo noi qui a cui è capitata tanta incomprensibile Grazia da parte Tua?

3. E come si mettono le cose per il numero quasi infinito degli altri uomini i quali dai tempi di Adamo sono vissuti, vivono attualmente e ancora vivranno sul suolo smisuratamente ampio di questa Terra in una condizione di assoluta tenebra spirituale? Chi aprirà loro gli occhi e chi redimerà le loro anime nell'aldilà?”. Perfino noi ebrei, e per di più sacerdoti, quindi maestri e guide del popolo, abbiamo bensì Mosè ed i profeti, ma a che cosa ci giovano? Dov'erano le prove che essi fossero davvero esistiti un tempo? Ebbene, le prove erano soltanto nella cieca fede! Infatti, anche la gente più scrupolosamente pia noi la vedemmo morire non di rado di morte amarissima e ignominiosa, né mai l’anima di un defunto, per quanto pia, ritornò da noi per darci qualche notizia dell'aldilà. Tutto quello che era a nostra conoscenza consisteva esclusivamente in un mito oscuro, incomprensibile e terribilmente contrastante con i principi migliori della ragione, per mezzo del quale si poteva stentatamente tenere a freno soltanto la parte più incolta della plebe.

4. Quale meraviglia dunque se noi e molti altri ancora ci siamo trovati indotti ad accostarci ai saggi della Grecia e abbiamo continuato a predicare il Giudaismo pur conformando la nostra vita alle massime di Epicuro! Infatti è fuori discussione che l'uomo sia animato da un inestinguibile impulso verso una qualche felicità e almeno una contentezza a metà; di una beatitudine eterna nell’aldilà non potevamo in nessun modo pensare che fosse possibile nemmeno in minima parte, figurarsi poi se potevamo pensare di avere una prova certa e solida! Noi eravamo gente sana e robusta, e il mondo ci stava evidentemente dinanzi con tutte le sue gioie e le sue attrattive; ora non sarà difficile comprendere perché non abbiamo esitato ad approfittare con bramosia dell'occasione! Infatti, per quale ragione non avremmo dovuto cercare di assicurarci nell'aldiquà una felicità in compenso delle nostre fatiche di mantenere, con ogni mezzo ingannatore e menzognero, il popolo nella cieca fede in Dio e nell'immortalità, noi che, come già detto, non potevamo in nessun luogo e in nessun modo avere la prova di una beatitudine in un altro mondo!

5. Vedi, o Signore, questa era la dottrina per nostro uso, quasi del tutto simile a quella degli Esseni, nonostante noi non mantenessimo nessun rapporto con loro per le ben note ragioni! Noi perseguitammo pure i Sadducei a causa del loro cinismo, ma non già per conto nostro, ma per il popolo credulone, perché, se questo fosse passato alla setta dei Sadducei, sarebbe ben presto finita la nostra beatitudine terrena. Ora invece, che per la Tua pura Grazia abbiamo finalmente avuto la prova convincentissima dell'esistenza dell’aldilà, ogni cosa terrena ha certamente assunto per noi un aspetto addirittura nauseante! Ma cosa sarà di tutti gli altri uomini che non hanno ottenuto questa Grazia e che difficilmente la potranno ottenere?»

6. Rispondo Io: «Non occorre che vi curiate di ciò! Per il momento avete abbastanza da pensare a voi stessi, e per gli altri ci sarà bene Chi penserà più che a sufficienza! Chi come voi vorrà, sarà salvato come voi; ma chi non vorrà, converrà che ascriva a se stesso la colpa se egli andrà in perdizione.

7. Infatti, ciascuna anima anche nell'aldilà continuerà a vivere in base al proprio amore e alla propria fede, conformemente alla libertà piena del proprio volere. Se l'amore è buono e puro, anche la vita nell'aldilà sarà buona, pura e beata, ma se l'amore è cattivo ed impuro, nonché incapace a preparare una qualche felicità al proprio prossimo, anche la vita nell'aldilà risulterà impura, cattiva e senza nessuna beatitudine!

8. Togliere ad un'anima il suo amore e sostituirlo con un altro, sarebbe come annientarla e come creare un'anima del tutto nuova al suo posto. Ma questo sarebbe un atto contrario all'Ordine eterno di Dio, poiché una volta che Dio ha creato qualcosa, questa non può più svanire, e non può che passare ad uno stato sempre più nobile e migliore. Dunque, nell'aldilà ci si prenderà cura pure di queste anime perdute; ma qui devo ripetere quanto vi ho detto in precedenza: qui un'ora vale più che non mille anni nell'aldilà!

9. Tuttavia, non per questo viene fatto un torto a qualche anima, poiché quando ad un'anima si lascia intatto il suo amore ed illesa la sua volontà – e la si tiene separata dalle altre solo in quanto essa non deve essere di danno alle buone, e quanto al resto viene lasciata libera di fare ciò che vuole all’interno della sfera del suo mondo spirituale perfettamente corrispondente al suo stato che è corrispondente cioè al suo amore vitale e alla sua intelligenza – è chiaro che ad un'anima simile non viene arrecato in nessun modo un torto nemmeno apparente.

10. Come voi siete vissuti finora qui, ugualmente vivono anche tutte le malvagie anime demoniache nell’inferno, il cui fuoco atroce è costituito appunto dal loro egoismo e dalla loro brama di dominio sempre insaziabili, e voi stessi qui testimoniaste che in simili condizioni vi trovavate molto a vostro agio. Tuttavia ogni giorno di più il germe della morte vi rodeva e vi amareggiava indicibilmente l'esistenza! Cosa vi restava dunque, alla fine, di tutta la vostra vita di delizie?

11. E similmente succederà a moltissimi nell'aldilà: di questo però essi soltanto avranno la colpa, perché essi là, non una, ma moltissime volte dovranno soffrire le angosce della morte, cosa questa che deve anche essere, perché altrimenti una simile anima sarebbe davvero perduta per tutta l'eternità.

12. Ma ecco che per oggi ne sapete abbastanza, e considerato che ormai la mezzanotte è vicina, ora andremo in casa per avere il necessario riposo. Vedremo poi quello che ci porterà il domani; dunque andiamo!».

13. Allora abbandonammo tutti la collina e andammo in casa dove tutto era già disposto nel migliore dei modi per il nostro riposo. Invece gli ebrei che avevano a loro disposizione un'apposita stanza molto vasta, si sedettero intorno ai tavoli e discussero quasi tutta la notte per vedere come avrebbero dovuto fare per sfuggire al Tempio. E il mezzo da loro reputato migliore fu quello del riscatto per denari. Poi anche fra di loro subentrò la quiete.

 

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Cap. 15

I sacerdoti ebrei diventano discepoli del Signore.

 

1. Il mattino seguente, prima ancora del levar del Sole, noi, vale a dire Io, i discepoli, il nostro albergatore e Lazzaro eravamo già in piedi come del resto anche tutti gli abitanti della casa. Marta, una delle sorelle di Lazzaro, era intenta, assieme alle sue aiutanti, a preparare con tutto zelo un'abbondante e buona colazione per noi; Maria invece, l'altra sorella, uscì fuori con noi restando come sempre tutt'occhi e tutt’orecchi pur di ricavare qualcosa da Me a profitto del suo cuore e della sua anima.

2. Noi ci trovavamo già da circa un'ora all'aperto quando gli ebrei si destarono. Essi si lavarono secondo il loro costume, e poi si informarono ansiosamente se Io dormissi ancora.

3. Marta però rispose loro: «Oh, il Signore è uscito all’aperto già da un'ora assieme ai Suoi discepoli, a mio fratello, mia sorella e l'albergatore, e probabilmente sarà presto di ritorno perché anche la colazione sarà pronta fra poco!»

4. Disse uno dei sacerdoti: «Da che parte è andato? Noi vorremmo affrettarci da Lui per avvisarLo!»

5. E Marta rispose: «Oh, trattandosi del Signore, questa cosa è assolutamente superflua, perché Egli conosce assai bene il momento in cui la colazione sarà pronta!»

6. Avendo appreso ciò, uno di loro domandò a Marta: «Dunque tu devi conoscerLo già da molto tempo se ti sono così tanto note le Sue evidenti caratteristiche»

7. E Marta rispose: «Certo che Lo conosco già da diverso tempo; però non torna affatto a vostra particolare lode il fatto che voi finora non Lo abbiate riconosciuto!»

8. Dicono gli ebrei: «È vero, verissimo, questo tuo rimprovero è perfettamente giusto, ed ora noi stessi deploriamo assai il fatto che, presi come eravamo entro il vortice del mondo, non abbiamo mai pensato di prendere informazioni più precise sul Suo conto, pur avendo già appreso in Galilea varie cose riguardo alle Sue azioni; oltre a ciò ci pare di ricordare che fu Lui, in occasione della Pasqua qui a Gerusalemme, a cacciare in maniera prodigiosa tutti i mercanti fuori dal Tempio ed a rovesciare i banchi dei cambiavalute!»

9. E Marta disse: «Sì, sì appunto, fu Lui a fare queste cose; sennonché allora i vostri occhi erano ancora molto ciechi e i vostri orecchi ed i vostri cuori molto ottusi, per questa ragione voi allora non Lo riconosceste!»

10. Dicono gli ebrei: «Oh, certo, tu hai pienamente ragione, ma poiché ormai Lo abbiamo riconosciuto, almeno noi venti, non ci scosteremo più dal Suo fianco, e abbiamo fatto il fermo proponimento di rimanere presso di Lui sotto altre vesti quali Suoi discepoli, affinché la gente del Tempio, nonché tutti gli altri sacerdoti, farisei e scribi sparsi un po' dappertutto, non possano rimproverarci di esserci lasciati anche noi, sacerdoti del Tempio, sedurre da Lui, il fondatore di nuove sette e sovvertitore del popolo. Noi perciò intendiamo andare senz'altro a Gerusalemme e riscattarci prendendo a pretesto l'intenzione di fare un viaggio in Persia e nell'India; cosa questa che ci verrà concessa volentieri, anzi molto volentieri. Concluso in poche ore questo affare, ritorneremo oggi stesso qui e Lo seguiremo quali Suoi allievi e tutto a nostre spese ovunque Egli vorrà condurci»

11. E Marta disse: «Questo è certo un proponimento quanto mai lodevole da parte vostra, e non potrà fare a meno di apportarvi le Sue benedizioni! Ma guardate un po' fuori: Egli viene già verso di noi proprio nel momento in cui ho finito di preparare la colazione. Noi dunque Lo accoglieremo con tutto l'altissimo onore e il grandissimo amore che spetta solo a Lui, Lo ringrazieremo una volta ancora dal più profondo del nostro cuore per le Sue grandi consolazioni di ieri e Lo pregheremo di volere in grazia benedire la colazione e poi mangiarla assieme a noi!»

12. E mentre Marta parlava con quegli ebrei che l'ascoltavano con gran devozione, comparvi Io nella stanza e dissi: «O Marta Mia diletta, di queste cose non necessita che si faccia interprete la bocca: chi parla così nel proprio cuore, fa già molto bene; quindi tutti si possono astenere del saluto delle labbra, poiché Io guardo soltanto il cuore e i suoi pensieri più intimi. Ad ogni modo, nel tuo caso, anche le parole delle labbra hanno vero valore al Mio cospetto, dato che esse salgono direttamente e puramente fuori dal tuo cuore».

13. Queste Mie parole colmarono Marta di pace e di letizia immensa.

14. Io però Mi rivolsi a quegli ebrei e dissi loro: «Dunque, voi intendete seriamente diventare Miei discepoli?»

15. E tutti, anche coloro che non erano sacerdoti ma semplicemente dei cittadini benestanti di Gerusalemme, risposero ad una sola voce: «Sì, o Signore, purché Tu ci reputi degni di essere Tuoi discepoli! Noi anzi intendiamo fare tutto il possibile per poterTi seguire con tanta maggiore tranquillità e sicurezza per tutte le Tue vie, o Signore!»

16. Ed Io dissi loro: «Se volete fare così, fate bene; di una cosa però devo avvertirvi, e questa consiste in ciò: “Vedete, gli uccelli dell'aria hanno i loro nidi e le volpi le loro tane, ma Io, quale semplice Figlio dell'uomo secondo il Mio corpo, non possiedo come Mia proprietà terrena neanche una pietra su cui posare il capo!”»

17. Dissero gli ebrei: «Oh, ma in compenso è Tua proprietà il Cielo e tutta questa Terra! Per questo mondo però noi possediamo già per Te, per i Tuoi discepoli e per noi tutti quel tanto da poter bastare per dieci anni ed anche più! Permettici solo di venire con Te per sentire le Tue parole di Vita; di tutto il resto avremo cura noi a seconda della Tua Volontà»

18. Ed allora Io conclusi: «Allora sta bene! Dopo la colazione, fate ritorno alle vostre case e mettete in ordine ogni vostra faccenda! Poi venite nuovamente qui ed Io vi dirò quello che faremo e che intraprenderemo! Ma ora andiamo a fare colazione».

19. Allora tutti presero posto alle mense, espressero i loro ringraziamenti e mangiarono e bevvero imitando il Mio esempio.

 

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Cap. 16

I sacerdoti convertiti si dichiarano liberi dal Tempio.

 

1. Consumata la colazione, tutti ringraziarono di nuovo, e poi gli ebrei se ne andarono a Gerusalemme. La gente del Tempio, compreso il sommo sacerdote, certamente rimase stupita non poco quando i venti sacerdoti, in età già parecchio avanzata, manifestarono l'intenzione di voler intraprendere un lungo viaggio; ma dato che essi in cambio di un simile permesso offrirono molto oro ed argento, la gente del Tempio finì con l'accondiscendere augurando loro buon viaggio. I venti allora li salutarono alla svelta e si dispersero poi nella grande città, affinché non si potesse spiare così facilmente per quale strada si sarebbero incamminati. Essi però conoscevano un greco il quale dimorava fuori città e che teneva sempre in deposito una gran quantità di vesti alla foggia greca di cui faceva commercio. Si recarono dunque da lui, comprarono queste vesti alla greca abbandonando le loro vesti di prima al mercante, ciò che non mancò di suscitare grande meraviglia nel greco il quale, incuriosito, cominciò a informarsi con circospezione su che cosa volesse significare quel travestimento.

2. Ma questi, ormai liberi, gli risposero: «O amico, con queste vesti è più facile dedicarsi ad ogni genere di commercio, e considerato che le entrate del Tempio, una volta cospicue, si stanno assottigliando di anno in anno, è necessario supplirvi prudentemente mediante qualche affare con i popoli pagani di altri paesi».

3. Questa spiegazione soddisfece perfettamente il nostro greco il quale, intascato il denaro e prese in consegna le eccellenti e costose vesti sacerdotali che gli erano state lasciate, tutto contento non aggiunse una parola di più. L’unica cosa che i venti gli ordinarono con severità di fare fu di non menzionare a nessuno l'accaduto, altrimenti le conseguenze per lui sarebbero state quanto mai spiacevoli! E infatti, a questo riguardo il greco si mantenne muto come un pesce.

4. I venti ebrei, facendo una grande deviazione, ritornarono vestiti alla greca da noi ed arrivarono intorno alle due dopo mezzogiorno. Essi ci trovarono ancora seduti a mensa mentre avevamo appena terminato il pranzo, e Lazzaro, l'albergatore ed anche i Miei discepoli si meravigliarono molto constatando il breve tempo da loro impiegato per sbrigare la faccenda.

5. Ed uno fra i venti così parlò: «Sì, o stimatissimi e cari amici, là con il denaro si sbriga tutto assai presto; invece senza denaro o soltanto con poco non resta che aspettare parecchio, ed infine i risultati sono anch'essi scarsissimi! Sennonché noi ci alleggerimmo di parecchio oro e argento, e perciò fu facile concludere sollecitamente l'affare. Le somme che attualmente entrano nelle casse del Tempio non raggiungono di gran lunga quelle che vi entravano un tempo, quando cioè i samaritani, i sadducei ed una gran parte degli esseni, a cui da principio non avevamo per nulla fatto caso, non si erano ancora separati da noi; per conseguenza i capi principali del Tempio non vedono affatto di malocchio che ogni tanto il numero di coloro che vivono a spese del Tempio vada diminuendo.

6. Noi quindi ce la cavammo con tutta facilità; certo però, così facendo, il nostro pensiero ricorreva insistentemente anche al fatto che il Signore, il Quale ieri sciolse i lacci che ci tenevano avvinti, secondo la Sua santa Volontà, ci sarebbe stato di aiuto nell’attuare la nostra intenzione il più prontamente possibile, e vedete, le cose si svolsero precisamente così come avevamo pensato; vadano perciò a Te, o Signore, i nostri più fervidi ringraziamenti! Ma che cosa aspettano gli altri cittadini per far ritorno essi pure qui? Ce n'erano ben dodici o tredici! È accaduto forse che non siano riusciti a congedarsi dalle loro famiglie così facilmente come ci siamo congedati noi dai colleghi del Tempio?»

7. Ed Io dissi: «Tanto facilmente no, considerato che sono tutti dei padri di famiglia! Però non si faranno attendere ancora molto a lungo; si tratta di persone veramente oneste, come a Gerusalemme ce ne sono ancora poche. E adesso sedete qui con noi e, da greci quali sembrate, essere ora, mangiate, bevete e siate di animo lieto!».

8. Allora i venti pseudo-greci ringraziarono, presero posto alla mensa dove eravamo seduti noi e cominciarono a mangiare ed a bere di eccellente appetito; poi ci raccontarono delle storielle esilaranti riguardo alle condizioni del Tempio in quell'epoca ed alla nuova e falsa arca dell'alleanza, dato che l'antica aveva completamente perduto la sua forza prodigiosa in maniera stranissima dopo la crudele uccisione di Zaccaria, il sommo sacerdote di allora. La nuova aveva quindi già quasi trent'anni, e pur non essendosi mai verificato assolutamente alcun prodigio per effetto dell'arca stessa, tuttavia il popolo stolto adorava la nuova credendola la vecchia.

9. Si parlò molto anche dell’evidente soppressione delle massime di Mosè e della loro sostituzione con nuove disposizioni di leggi, punizioni e penitenze, l'una più insensata dell'altra, e come al posto dei precedenti ed autentici prodigi di Dio andassero ormai facendosi strada quelli della magia indiana, persiana ed egiziana, però con scarso successo, dato che gli esseni travestiti erano, ad ogni occasione, pronti dappertutto a spiegare al popolo in maniera naturalissima tutti quei prodigi, così che infine anche la persona più scimunita non poteva fare a meno di rendersi conto che tutto il prodigio non si riduceva che ad un imbroglio, per di più goffamente architettato ed eseguito. La conseguenza di tutto questo, però, era che la considerazione di cui godeva il Tempio stava cadendo ogni giorno di più, cosa questa di cui essi stessi si erano accorti fin troppo bene; infatti, continuando così, dove si sarebbe potuti arrivare? Ad esempio bastava che un giorno un principale fra i sacerdoti ridonasse, al cospetto del popolo, la vista ad un presunto cieco, ingaggiato a caro prezzo, il quale in realtà vedeva altrettanto bene quanto uno di loro, e due giorni dopo i monelli di simili miracoli ne andavano compiendo a dozzine sulla pubblica strada.

10. Essi a questo riguardo avevano sottoposto in sede di alto consiglio del Tempio la petizione che, viste le continue profanazioni a cui erano esposte simili esibizioni, queste dovessero venire sospese per un tempo piuttosto lungo; a motivare tale sospensione si sarebbe sempre potuto trovare una qualche ragionevole e plausibile motivazione. Sennonché era come predicare ad orecchi sordi! Miracoli bisognava farne ad ogni costo, almeno per il popolino ignorante; era indifferente poi venire spesso derisi addirittura nel Tempio stesso. Ma che cosa può giovare al prestigio sacerdotale l'atteggiamento anche più serio e la falsa verga di Aronne, quando il miracolo è in se stesso così sciocco da venir fatto oggetto di derisione perfino da parte dei monelli di strada?

11. E così i nostri “greci” narrarono molti altri particolari, e finì che Lazzaro, le sue due sorelle e perfino il nostro albergatore, che già da lungo aveva perduto ogni fede nel Tempio, non poterono celare la loro meraviglia; e Lazzaro, il quale al Tempio ci teneva ancora parecchio, esclamò: «In verità, simili cose non le avrei mai credute! Io devo apertamente confessare che, da buon ebreo, ho sempre frequentato il Tempio, e d'altro canto che i signori del Tempio hanno anch'essi spesso visitato la mia casa; in queste occasioni non ho trovato mai nulla da ridire rispetto alle loro buone parole e ai loro insegnamenti, e spesso confessavo a me stesso che sarebbe stato molto desiderabile che gli uomini avessero acconsentito a vivere conformemente a tali dottrine.

12. Ma ormai anch'io comincio a vedere la cosa da un punto di vista del tutto differente! A che cosa serve la Parola, a che cosa serve la Dottrina se queste sono ispirate unicamente all'ipocrisia e se il maestro, pio all'apparenza, non è in se stesso altro che uno spregevole cialtrone? Maestri di questa specie mi fanno precisamente l'impressione dei lupi avvolti in pelli di pecora di cui parla una favola del buon tempo antico, i quali, poiché con il loro reale aspetto di lupi avrebbero potuto raggiungere solo a fatica le pecore dalle veloci gambe, si erano travestiti con delle pelli di pecora per poterle avvicinare e sbranare con poca fatica. Oh, di questa cosa, almeno in segreto, io prenderò senz'altro buona nota! Ma che ne dici Tu, o Signore?».

 

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Cap. 17

L'avido operare dei sacerdoti nel Tempio.

 

1. Dissi Io: «Credi forse che questi qui ci abbiano raccontato qualcosa di nuovo? Oh, no di certo! Tali cose a Me, quale Figlio dell'uomo, erano già note da lungo tempo! Ti ricordi quando Io, da ragazzo dodicenne, Mi trattenni per tre giorni nel Tempio discutendo con i farisei, con gli scribi e con gli anziani? Vedi, già allora il Tempio aveva il medesimo aspetto di come ce l'ha ora e come, del resto, ce l'aveva già prima; tuttavia allora, sul seggio di Mosè e di suo fratello Aronne, sedevano almeno alcuni loro veri e degni successori, discendenti davvero dalla stirpe di Levi; Zaccaria però fu l'ultimo sacerdote di questa specie, ed ormai nel Tempio sono rappresentate tutte le tribù, dato che ciascuno può comprarsi a suo piacere un incarico per denari.

2. A dirla breve, la Mia Casa, come dice il profeta, essi l'hanno trasformata in una spelonca di assassini, e quindi non è più il caso di cercare là la salvezza! Tuttavia Io dico a voi tutti che potete sempre ascoltare gli insegnamenti di coloro che siedono sui seggi di Mosè e di Aronne quando predicano la Parola di Dio, però guardatevi dalle loro perverse opere, ed evitate ancora di più di imitarle; perché esse sono un abominevolissimo inganno!

3. Ma il fatto che essi ora sono quello che sono, questo costituisce il giudizio di Dio su di loro, dato che essi si sono allontanati da Lui e si sono rivolti a mammona che attualmente è il loro dio. Chi non sa che nei tempi passati i primogeniti nati da ciascun matrimonio venivano offerti a Dio, il Signore, nel Tempio, dove venivano educati liberamente e nel migliore dei modi, e dove essi, molto spesso in modo visibile, venivano serviti ed ammaestrati dagli angeli del Cielo?»

4. Tutti allora rispondono: «Sì, questo corrisponde assolutamente a verità!»

5. Ed Io proseguendo: «Dove c'è ormai anche una sola traccia di ciò?»

6. Ed uno fra gli ebrei disse: «Oh, questo succede senz'altro ancora oggi, però in una maniera del tutto differente. Al posto dei primogeniti in sacrificio a Dio, il Signore, il Tempio accoglie piuttosto il denaro; chi non ha denaro può tenersi per sé il primogenito senza alcuna difficoltà, e per pochi denari viene biascicata nell'arca di Dio qualche preghiera per il benessere futuro del piccino, oppure, se i genitori del primogenito da veri credenti si adeguano a voler seguire l'antica usanza, il primogenito viene bensì accolto con il cerimoniale prescritto, ma poi viene immediatamente affidato a qualche balia dietro un magro compenso. Se il fanciullo resta in vita, egli viene effettivamente ceduto come domestico a qualche contadino presso il quale poi continua a crescere nell'ignoranza come un animale, e quando, dopo che ha compiuto il quattordicesimo anno d'età, i genitori lo reclamano, non è certo poco il loro stupore constatando che il loro primogenito ha trovato tanta poca grazia nel Tempio e che il tempo dei pensieri e delle preoccupazioni a suo riguardo è appena cominciato!

7. Per conseguenza i poveri ormai non affidano più i loro primogeniti al Tempio, ma preferiscono attenersi alla nuova prescrizione di cui abbiamo parlato prima. Certamente, trattandosi di figli di genitori ricchi, la cosa si presenta altrimenti, perché, naturalmente per denari, vengono trattati con ogni cura nel Tempio; poi, con il tempo, essi vengono talvolta visitati e serviti da pseudoangeli i quali anche li ammaestrano facendo loro imparare a memoria qualche passo della Scrittura, che però quegli angeli comprendono altrettanto poco quanto i loro pii allievi»

8. Ed Io allora: «Ora è venuto il momento di mettere fine a queste rivelazioni purtroppo verissime, perché tra poco arriveranno i nostri cittadini di Gerusalemme e non deve essere nostro proposito scandalizzarli oltre misura! Essi sono già a conoscenza di varie cose, ma naturalmente tra quelle che abbiamo udite ce ne sono alcune che essi ignorano; perciò eviteremo di iniziarli in anticipo troppo profondamente in tali ignominiosi misteri. Ed anche voi astenetevi dal parlarne troppo, perché altrimenti la cosa potrebbe causarvi gravi imbarazzi dal punto di vista terreno non senza danno anche per le vostre anime! Pensate invece così: “Nel nostro cuore noi siamo liberi ed abbiamo trovato la vera luce e la vera via che conduce alla vita!”. E perciò, finché Io li tollero, affinché la loro perversa misura si faccia colma, tollerateli anche voi ed attenetevi ai loro buoni insegnamenti; distogliete i vostri occhi e i vostri orecchi dai cattivi ammaestramenti. Ed ora abbiamo parlato a sufficienza di questo argomento. I nostri cittadini sono già nel vestibolo, ed essi non hanno ancora preso nessun ristoro; converrà dunque che venga loro offerto qui qualcosa da mangiare e da bere».

 

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Cap. 18

Un Vangelo di gioia.

 

1. A queste Mie parole, Marta e Maria si affrettarono subito alla dispensa e ritornarono portando pane, vino e del castrato arrosto; esse deposero il tutto su una mensa accanto perché la nostra era già occupata al completo.

2. Quando i cittadini, in atteggiamento del massimo rispetto, si presentarono nella stanza dove eravamo radunati, Io dissi subito in tono molto amichevole: «Liberatevi ora dal vostro esagerato senso di venerazione! Voi avete fame e sete; dunque mangiate e bevete di animo lieto. Non è forse vero che i figli della notte, del giudizio e della morte, sono lieti quando siedono ai loro banchetti? Perché allora non dovrebbero sedere in letizia a mensa i figli della luce e della vita in presenza del loro Padre celeste? Io vi dico, infatti, che là dove sono Io, c’è anche il Padre. Dunque, siate tutti lieti e sereni, mangiate e bevete a vostro piacimento!».

3. Allora i cittadini ringraziarono e cominciarono a mangiare ed a bere di gusto; poi ci raccontarono come erano riusciti ad eliminare ogni difficoltà riguardo alle loro famiglie, in modo che si trovavano liberi da qualsiasi impegno per vari mesi. Allora Io li lodai e raccomandai loro di armarsi di coraggio e della debita costanza, perché, se ne fossero stati sprovvisti, avrebbero potuto trarre ben poco vantaggio dal seguirMi. Essi allora lo promisero ed anche mantennero la loro promessa come si avrà occasione di apprendere più tardi.

4. Mentre Io Mi intrattenevo così con quei cittadini di Gerusalemme, Marta ne approfittò per dire a quattr'occhi a Lazzaro: «Figurati, fratello, che è accaduto un nuovo prodigio! Fra ieri ed oggi non c'è dubbio che noi abbiamo consumato una bella quantità di provviste, considerato il grande numero degli ospiti; ebbene, nella nostra dispensa non soltanto non è diminuito niente, ma anzi c'è di tutto dieci volte di più di quanto c'era prima, e tanto nella nostra grande cantina, quanto nella piccola, tutti gli otri sono colmi di vino! Questa cosa non può essere che opera del Signore nella Sua immensa Bontà e nel Suo Amore; ma la conclusione a cui dobbiamo arrivare è questa: non è Lui che ha mangiato e bevuto alla nostra mensa, bensì noi tutti alla Sua!»

5. A queste parole della sorella, Lazzaro rimase molto imbarazzato, e lì per lì non seppe cosa rispondere.

6. Io però Mi accorsi del suo imbarazzo, e sottovoce gli dissi: «Non dare eccessiva importanza a queste cose, perché, vedi, noi ci tratterremo vivendo nascostamente pressoché la metà dell'inverno da queste parti, e così non ci mancherà l'occasione di venire a chiedere ospitalità ora a te, ora a questo Mio albergatore! Durante questo inverno gli ammalati saranno moltissimi qui nei dintorni di Gerusalemme, e in tali occasioni Io li guarirò affinché sappiano che il Messia, ormai venuto, ha portato loro aiuto, così che allora essi crederanno nel Suo Nome.

7. Trascorsa la metà dell'inverno, Io Me ne andrò per breve tempo a far visita a Kisjonah, l’onesto galileo, poi ritornerò qui pochi giorni prima della Pasqua per andare quindi nuovamente in Galilea, però prima ancora della festa. Vedi dunque che noi avremo occasione di dimorare ancora a lungo in casa tua, ed è per questo motivo che Io ho tanto benedetto le tue dispense e le tue cantine! Voi però conservate il silenzio a questo riguardo e non dite niente a nessuno!».

8. Lazzaro Mi ringraziò nel segreto del suo cuore e poi tranquillizzò le sorelle le quali, apprese tali notizie, sarebbero quasi scoppiate in lacrime dalla gioia alla presenza di tutti se non si fossero per il momento trattenute e non fossero uscite subito all'aperto per un po’, per dar libero sfogo alle loro lacrime di gioia senza essere viste da nessuno; poi ritornarono e si rallegrarono con noi. Quando anche i cittadini furono sazi, ringraziarono e si alzarono dai loro posti.

9. Io però dissi loro: «Se non avete altro da fare, rimettetevi a sedere, resteremo qui tutti assieme radunati in letizia, dato che il tempo della temporanea tristezza si annuncerà sempre troppo presto!

10. I Miei discepoli non devono aggirarsi con il capo chino e un’espressione cupa, né devono presentarsi con una faccia ipocritamente bigotta quasi a far credere al prossimo che essi calpestano bensì ancora con i piedi il suolo della Terra, ma che con tutto il resto del corpo si trovano già completamente nei Cieli e che sono interamente ricolmi dello Spirito di Dio! Invece voi dovete camminare con un’espressione aperta e serena in volto, affinché ciascuno possa avere sinceramente fiducia in voi, e così vi farete dispensatori di abbondante benedizione dai Cieli fra gli uomini.

11. Vedete, in Me dimora tutta la Pienezza del verissimo Spirito di Dio, ma non Mi avete mai visto aggirarMi con il capo chino e in atteggiamento da bigotto ipocrita: anzi il Mio incedere è aperto e naturale. La Mia via è una via sempre diritta, con gli onesti e sereni Io sono sereno e amichevole, mentre agli afflitti ed ai timorosi infondo letizia e coraggio; e come Me dovete essere voi pure, che siete Miei discepoli, di vostra liberissima volontà.

12. Io dico quindi a tutti una volta ancora che voi, assolutamente liberi nello spirito, dovete procedere lieti e sereni dinanzi al mondo, pur evitando di essere attratti da questo. Infatti, come Io stesso sono venuto a questo mondo unicamente per portare a tutti gli uomini un messaggio lietissimo e supremamente beatificante dal più alto dei Cieli, atto ad arrecare a ciascuno la massima consolazione in maniera tale che neppure la morte più tormentosa deve poterlo distogliere dalla sua allegrezza - dato che egli vede e deve vedere che per lui non vi è, né vi può essere più morte, e che per lui nel Mio Regno eterno non possono mai andare perduti né questa Terra, né tutto il cielo visibile, ma che anzi a lui sarà concessa la signoria su molte cose - similmente anche voi, quando vi sarete fortificati nello spirito e nella forza della Mia Dottrina, verrete inviati da Me nel Mio Nome a tutti i popoli della Terra per portare loro questa lieta novella dai Cieli.

13. Ora chi è che vorrà o potrà portare una novella tanto lieta presentandosi con la faccia afflitta, sbigottita, angosciata e titubante? Siano dunque bandite per sempre tutte queste cose, nonché qualunque dimostrazione di esagerato rispetto perfino nei Miei riguardi, perché, con un simile corredo, non sarete mai atti a venire chiamati ed eletti a qualcosa di grande, né, meno ancora, vi rendereste capaci di compiere qualcosa di importante e di veramente grandioso!

14. Se voi Mi amate dal più profondo del vostro cuore, questo a Me basta perfettamente; tutto ciò che va oltre è cosa sciocca, non serve assolutamente a nulla e non fa che rendere l'uomo, il quale è la Mia immagine, una creatura vile e del tutto inetta a qualcosa di buono, di bello e di grande».

 

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Cap. 19

La purificazione dal peccato.

 

1. Disse uno dei cittadini: «O Signore, questo sarebbe certo tutto giusto, qualora non avessimo mai peccato in vita nostra! Invece i nostri cuori sentono ora il morso dei peccati dinanzi a Te che scruti i nostri cuori e le nostre reni, e che sei santo in tutto e per tutto, mentre noi siamo precisamente il contrario; quindi ci riesce difficile essere così lieti e sereni!»

2. Io allora osservai: «Credete forse che questa cosa Io non l'abbia saputa quando vi ho accolto? Ma Io vi ho ormai condonato pienamente i vostri peccati, considerato che voi stessi vi siete allontanati da ogni peccato e che avete fatto il proponimento di non peccare più, come certo anche farete; per conseguenza voi non siete più dei peccatori, ma siete assolutamente liberi da ogni peccato, e quindi Io penso che vi deve essere per voi tanta maggior ragione di essere lieti di tutto cuore!»

3. Disse uno dei cittadini: «Signore, ma cosa si deve pensare della macchia del peccato che rimane impressa sull'anima? Noi infatti abbiamo udito che una volta che qualcuno abbia peccato, quantunque il peccato gli venga perdonato dopo essersi migliorato e fatta penitenza, tuttavia sulla sua anima resta impressa una fosca macchia, e questa macchia ottiene l'effetto che poi, nell'altra vita, l’anima viene evitata da ogni altra anima perfettamente pura la quale non vuole avere nulla a che fare con lei, e che una simile anima macchiata non può arrivare alla contemplazione di Dio finché essa non abbia cancellato interamente la macchia dentro l'ardore del fuoco dell’Ade (Scheol-inferno)»

4. Ed Io gli risposi: «Oh, certo, la macchia resta sull'anima finché l'uomo non abbia completamente rinunciato al peccato; ma chi con assoluta serietà ha ripudiato il peccato avendo riconosciuto che esso è un male, che corrompe l'uomo e che lo fa allontanare da Dio e da ogni cosa buona e vera, costui non ha più nessuna traccia di una macchia sull'anima e non ha quindi niente più da temere dal perverso ardore dello “Scheol”! Se voi temete tanto le macchie del peccato sulle vostre anime, come potete guardare il Mio Volto pur sapendo ormai Chi si cela dietro di Me, anzi in effetti in Me? Considerate dunque la cosa, e vi accorgerete quanto siete ancora deboli e superficiali!

5. Ma Io vi dico: “Se volete essere Miei discepoli, conviene che deponiate il vostro uomo antico come si fa di una veste vecchia e che ne indossiate uno del tutto nuovo, poiché Io e le dottrine quanto mai sbrindellate ed arrugginite del Tempio di questo periodo non siamo fatti assolutamente l'Uno per le altre. Queste cose imprimetevele bene nella mente, e siate ragionevoli, nobili, sereni e di animo lieto!».

6. Queste Mie consolantissime parole di ammaestramento ebbero sui nostri cittadini un eccellente effetto, ed essi, lasciati da parte gli inutili riguardi, cominciarono a far onore ai bicchieri colmi che avevano dinanzi e raccontarono una quantità di storielle molto esilaranti, né i greci là presenti vollero in proposito essere da meno, cosicché quasi senza accorgersene si arrivò al tramonto.

7. Anche in questa occasione Lazzaro poté apprendere varie cose che lo colpirono enormemente e che contribuirono a spegnere quanto ancora restava in lui di stima per il Tempio; egli anzi Mi disse sottovoce: «O Signore, ormai mi sento perfettamente guarito anch'io, e penso di rendere sempre meno frequenti le mie visite al Tempio!»

8. Ed Io gli risposi: «Se farai così, farai molto bene; però vedi di ritrarti dal Tempio più nel cuore che non nel tuo comportamento esteriore, per non rendere sospettose quelle volpi, dato che tu godi ancora grande considerazione nel Tempio! Un tuo improvviso totale ritiro non sarebbe di vantaggio né a te, né alla Mia causa, mentre d'altro canto Io non ho riguardo che all'uomo interiore, considerato che l'esteriore non serve a niente».

 

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Cap. 20

La caducità della materia.

 

1. (Il Signore:) «Ma adesso portaMi qui una pietra, la più grande e dura che ti capiti sottomano e che tu possa portare qui dentro, e poi mostrerò a tutti qualcosa!»

2. Allora Lazzaro si alzò subito dal suo posto, e poco dopo ritornò portando un pezzo di quarzo durissimo pesante dieci libbre buone, lo pose sul tavolo davanti a Me dicendo: «Signore, questa è una pietra assai dura!»

3. Ed Io confermai: «Questa fa proprio a proposito, perché è appunto dura quanto i cuori della gente del Tempio a Gerusalemme e quanto le mura antiche del Tempio stesso; di questa Mi posso servire benissimo!».

4. Tutti allora seguirono ogni Mio atto con la più ansiosa attenzione, in attesa di vedere quello che avrei fatto con la pietra.

5. Io però dissi: «Udite! Oggi, che è trascorso il Sabato, ci troviamo radunati qui in perfetta serenità e letizia, e perché non dovrebbe essere così? Infatti, voi Mi avete compreso e riconosciuto, nonostante qualche fatica e qualche sacrificio; in seguito a ciò a Mia volta vi ho riconosciuti anch’Io! Voi vi siete redenti da ogni giudizio per il fatto che voi stessi, di vostro assolutamente libero volere, vi siete rivolti ad ogni cosa vera e buona. Per conseguenza Io ora posso fornirvi un segno della Mia Divinità interiore senza alcun pregiudizio per il vostro libero conoscimento e per la vostra libera volontà; fate dunque bene attenzione a quanto accadrà! Qual è la vostra opinione su cosa sarebbe più facile: annientare questa pietra con un semplice atto della Mia Volontà, oppure annientare nella stessa maniera il Tempio assieme a tutto quanto in esso vi è di morto e di vivente? Esaminate prima la pietra, affinché nessuno possa dire che essa sia stata già in precedenza preparata in qualche modo!»

6. E tutti esclamarono: «O Signore, ciò non occorre affatto, perché è già da tempo che noi conosciamo questa pietra! Essa è stata tirata fuori dal Giordano e portata qui da un pescatore a causa la sua bella forma rotonda»

7. Dissi Io: «Ebbene, dite dunque ciò che secondo voi sarebbe più facile per Me: annientare questa pietra oppure il Tempio?»

8. Rispose uno di coloro che si era vestito da greco: «O Signore, a nostro parere dovrebbe essere la stessa cosa per Te, perché ambedue non possono fare a meno di apparirci ugualmente impossibili per una forza puramente umana! Noi abbiamo visto varie volte dei maghi egiziani far scomparire anche delle pietre; sennonché ben presto ci accorgemmo come avveniva la cosa quando vedemmo un’altra volta sempre la stessa pietra, e non passò molto che riuscimmo anche noi ad imitare perfettamente il giochetto con molta abilità, dopodiché noi, ridendo, ci domandammo l'un l'altro come era stato possibile che da principio avessimo creduto noi stessi che si fosse sul serio trattato di un miracolo.

9. Ma qui le cose stanno in maniera immensamente diversa! Questa è una vera pietra, anzi una fra le più dure che abbiamo potuto incontrare dalle nostre parti; i greci conoscono sì l'arte di fondere questa pietra nel fuoco e di trarne il prezioso cristallo, arte che, a quanto si dice, già al tempo dei faraoni, i Fenici dovrebbero avere conosciuto prima di loro. In questo modo però non si ha che la trasformazione della pietra in un'altra materia. Invece annientare una pietra di questa specie mediante un semplice atto della volontà, è una cosa che richiede l'intervento di una Forza divina, Forza della quale noi, deboli uomini, non saremmo mai capaci di farci nemmeno un minimo chiaro e vero concetto!»

10. Ed Io allora dissi: «Dunque, fate tutti adesso bene attenzione, e persuadetevi che Io non tocco affatto la pietra, ma Mi limito ad imporle: “Tu, o antico giudizio, svanisci!”».

11. E non appena ebbi terminato di proferire queste parole, della pietra non si vide più traccia.

12. Allora lo sbalordimento fu generale e tutti addirittura gridarono: «Oh, una cosa simile non la può compiere che una Forza puramente divina! Si tratta veramente di qualcosa di inaudito!»

13. Ed Io dissi: «Dunque, vedete come questa pietra è stata ora dissolta nei suoi elementi originari per la sola forza della Mia Volontà; altrettanto Io potrei fare del Tempio, di tutte le montagne, della Terra, del Sole e della Luna e di tutte le stelle, e potrei dissolverle tutte nel loro originario, vero e proprio nulla, vale a dire che potrei nuovamente ridurle a semplici Pensieri di Dio, i quali essi pure non hanno realtà finché, tramite l'Amore e l'onnipotente Volontà di Dio, non ottengono forma e consistenza reali. Sennonché in Dio non domina il principio della distruzione e dell'annientamento, ma nel Suo Ordine eterno è prevista la conservazione di qualsiasi cosa una volta che sia creata, però beninteso non nel permanente giudizio della materia, ma fuori da ogni giudizio, libera nello spirito e nella vita, e per questa ragione anche in questo mondo del giudizio non vi è materia che abbia o che possa avere una durata continua; in questo mondo invece tutto dura soltanto per un certo tempo, poi gradatamente si dissolve e, conformemente all'Ordine, trapassa nello spirituale, nel durevole e nell'imperituro.

14. La materia è una tomba del giudizio e della morte temporanea, e gli spiriti morti giacenti in queste tombe devono essi pure udire la Mia Voce ed obbedire alla Mia Volontà come l'avete visto proprio ora. E proprio come questa pietra è stata adesso improvvisamente dissolta, altrettanto accadrà gradatamente a tutta la Terra, e da questa poi sorgerà una nuova Terra, una Terra spirituale, indistruttibile e colma di vita e di beatitudine per i suoi abitanti spirituali, e né il giudizio, né la morte regneranno più sui suoi ampi campi celestiali, perché essa sorgerà dalla vita di tutti coloro che sono sorti da essa e che sono vissuti su di essa.

15. Voi ora avete visto la potenza della Volontà divina in Me; e Gerusalemme e il Tempio avrebbero meritato già da lungo tempo che Io facessi del Tempio ciò che ora ho fatto di questa pietra. Invece conviene che il Tempio duri e che continui nella sua opera finché sarà giunto il suo tempo, perché in seguito al suo operare si distruggerà da se stesso, però non nel modo come Io ho annientato questa pietra, la quale è trapassata dal suo antico giudizio ad una esistenza animico-spirituale specifica più libera, ma come si annienta un suicida, in seguito a che poi la sua anima trapassa ad un giudizio più duro ancora e ad una morte molteplice. Lasciamoli perciò sussistere finché la loro misura sia colma, affinché un giorno non possano dire: “Voi non ci avete dato nessun annuncio, eppure ci avete annientati!”. Comprendete questo segno che ora ho operato dinanzi ai vostri occhi?»

16. Risposero i sacerdoti ebrei vestiti alla greca: «O Signore, questo è stato un segno denso di significato che in parte certo comprendiamo; in quanto poi a penetrare tale significato fin nelle più profonde radici, questa è una cosa possibile solamente a Te, mentre a noi sarà forse possibile solo nell'aldilà con l'aiuto della Tua Grazia! In verità questo è stato un prodigio di carattere quanto mai serio, per quanto all'apparenza possa essere sembrato insignificante! Ma poiché Tu, o Signore, sembri oggi proprio tanto particolarmente ben disposto, noi, non già per curiosità di assistere a degli esperimenti, ma così in tutta amicizia, vorremmo pregarTi di dirci come fai a chiamare qualcosa all’esistenza in un certo senso fuori dal nulla».

 

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Cap. 21

Un miracolo con il vino. Il lavoro nella vigna del Signore.

 

1. Ed Io risposi: «Voi certo ammirate questi Miei prodigi e vorreste che Io continuassi! Sennonché, vedete, Io non sono come un mago qualunque che compie i suoi segni ed i falsi miracoli per il divertimento più o meno grande degli uomini del mondo ciechi e stolti, ma i Miei prodigi li compio unicamente secondo la Volontà di Colui che Mi ha inviato a questo mondo quale un uomo di carne e di sangue e che adesso dimora anche in Me. Per conseguenza quando Io opero un prodigio, questo deve servire al profondo ammaestramento interiore spirituale delle anime oltre che giovare in svariatissimi altri modi all’uomo. Ora il prodigio da voi desiderato, certo senza nessuna intenzione impura, qui non ha nessuno scopo reale, né sarebbe di giovamento o di utilità a qualcuno; quindi è meglio che Io non lo faccia; del resto potrete bene immaginarvi che a Dio sono possibili tutte le cose!»

2. Dice allora quello stesso di prima: «O Signore, bisogna che Tu ci perdoni la nostra cecità ancora assai grande, che sola ha potuto indurci a chiederTi degli altri segni! O Signore, perdonaci se ci siamo mostrati eccessivamente arditi e impertinenti!»

3. Ma Io dissi loro: «Oh, no, amici Miei, la cosa non va considerata in questo modo! La vostra richiesta era perfettamente fondata nell'ordine naturale, perché Colui che può far rientrare qualcosa nel nulla materiale, deve avere anche il potere di operare il contrario! Questo è il pensiero che è sorto nella vostra mente, e così avete anche parlato, e ciò è stato buono e giusto! Anzi non sarebbe stato buono e giusto se voi aveste pensato e parlato diversamente. Ma che il prodigio chiesto immediatamente dopo quello già compiuto non sarebbe stato conforme all'ordine, questo non lo potevate sapere voi, ma solamente Io! Dunque voi, esprimendo un simile desiderio, non avete per niente errato, né d'altro canto ho errato Io non accondiscendendo subito al vostro desiderio. Ma poiché ora nei vostri cuori avete pienamente rinunciato alla vostra richiesta, e tuttavia anche senza un ulteriore prodigio credete che sia in Mio potere operare un secondo prodigio di specie contraria a quella del primo, voglio compiere un tale controprodigio. Guardate un po' se nei vostri boccali c'è ancora del vino!»

4. Essi allora esaminarono i boccali e li trovarono tutti vuoti.

5. E l'oratore disse: «O Signore, sono tutti completamente vuoti!»

6. Allora dissi Io: «Ebbene, che siano immediatamente tutti ricolmi!»

7. E nello stesso istante i boccali furono colmi fino all'orlo del vino migliore!

8. E gli ebrei-greci, una volta constatato questo, si stupirono enormemente ed esclamarono: «Oh, la prodigiosa Potenza del Signore! Non appena proferita la Parola, già tutti questi boccali ci stanno dinanzi colmi di vino dall’aroma delizioso! Oh, se potessimo noi pure renderci altrettanto colmi della Tua Luce e della Tua Grazia tramite le Tue parole di Vita! O Signore, sii paziente e indulgente con la nostra estrema debolezza!»

9. Ed Io così dissi loro: «Vedete, Io non posso, né a Me è lecito fare con l'uomo così come ho fatto con questi boccali di vino, poiché tale cosa è rimessa esclusivamente al vostro zelo e alla vostra volontà assolutamente libera; tuttavia non vi verrà mai a mancare il Mio aiuto. Quello che potete fare voi secondo la misura della vostra forza, spetta a voi farlo, mentre di quanto va oltre, sarò Io ad aver cura. E perciò in verità vi dico che tutto quello che chiederete al Padre nel Mio Nome ed entro i limiti del Mio Ordine a voi noto, Egli ve lo concederà in quella misura che potrà essere di giovamento alle vostre anime. Ma ora bevete, considerato che è già di nuovo sera».

10. Allora gli ebrei-greci presero in mano i boccali, ringraziarono e poi dissero: «Beviamo al prosperare generale - per tutto Israele e per tutti i popoli della Terra - di quella felicità immensa che noi abbiamo trovato ieri. Possa la Tua Parola, la Tua Dottrina e la Tua Grazia compenetrarli e vivificarli tutti, come appunto questo vino squisitissimo, spiritualissimo e dolcissimo che è stato creato da poco e del tutto liberamente compenetrerà e vivificherà le nostre viscere e le nostre membra! O Signore, che la Tua Volontà sia fatta!».

11. Dopo che tutti ebbero pronunciato l'Amen, Io Mi alzai dal Mio posto e dissi: «Vero e buono è stato il vostro augurio; perciò brindiamo tutti con questo dono di Dio al compimento certo di questo voto, ed Io pure vi aggiungo il Mio Amen! Ci vorranno però ancora molta fatica e molto lavoro, perché grande è la vigna del Signore e le viti sono ancora poco numerose; conviene dunque iniziare a dissodare il terreno e a piantarvi senza tregua delle viti nuove e di nobile qualità, affinché la vigna si faccia ricca di viti nobili e feconde, e poi, venuto il tempo della grande vendemmia, noi vedremo ricompensati mille volte il nostro lavoro e le nostre fatiche!

12. Noi certo, sobbarcandoci di un tale lavoro, incontreremo difficoltà di ogni tipo: verremo perseguitati, spregiati e scherniti all'estremo dai grandi e dai piccoli. Ma poiché sappiamo benissimo ciò che abbiamo e ciò che diamo, sopporteremo con pazienza, umiltà e mansuetudine la perfidia cieca del mondo. Infatti, è Volontà del Padre che i Suoi a questo mondo siano umiliati fino all'ultimo estremo prima di venir innalzati all’onore imperituro che nessuno in eterno avrà mai più potere di togliere loro.

13. Nemmeno questa Mia persona di carne sarà esentata, come già in precedenza annunciato e indicato ai Miei discepoli. Ma nonostante tutto ciò noi raggiungeremo certamente il sublime scopo, e trionferemo su ogni giudizio, su ogni morte e su ogni inferno. Ed ottenuta questa vittoria, le porte dei Cieli, sbarrate da così lungo tempo, saranno aperte per l'eternità ai nuovi figli di Dio e la vittoria rimarrà per sempre.

14. Vero è che anche gli avversari si moltiplicheranno ancora sotto svariatissimi aspetti e forme e tra il grano continuerà a prosperare la zizzania e nella vigna germineranno e cresceranno anche delle piante selvatiche, però sempre soltanto fino ad un certo tempo, perché poi queste ultime verranno separate e gettate nel fuoco del giudizio dove grande sarà il pianto e lo stridore dei denti»

15. Alcuni allora domandarono: «O Signore, che cosa hai voluto dire con ciò?»

16. Ma Io risposi loro: «Come la dottrina pura di Mosè con l'andar del tempo fu contaminata dall’avidità degli uomini e dal loro senso mondano, altrettanto accadrà anche di questa Mia purissima Dottrina, perché gli uomini del mondo costruiranno di nuovo dei templi e li metteranno a profitto per acquisire denaro ed altri tesori mondani, e così facendo non penseranno affatto all'acquisizione del Mio Regno, bensì, con maggiore alterigia dei più grandi principi della Terra, essi incederanno ricoperti d'oro e di pietre preziose. E vedete, è appunto questo che costituirà la zizzania fra il grano e le piante selvatiche nella Mia vigna».

 

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Cap. 22

I falsi maestri del Vangelo.

 

1. Chiesero allora i discepoli: «Ma, o Signore, come sarà possibile che una cosa simile avvenga? Infatti, la Dottrina noi l'annunceremo precisamente così come l'abbiamo ricevuta, e coloro che la riceveranno da noi, non saranno loro a profanarla. Sarà il Tuo divino aiuto dai Cieli a contribuire maggiormente perché tutto vada a buon fine!»

2. Risposi Io: «Queste cose voi non le comprendete ancora! Dentro la Terra e su di essa, nonché nell'aria, ci sono degli spiriti di natura malvagia che non hanno ancora subito alcun processo di fermentazione, e che vanno sempre in cerca di impossessarsi della carne umana. Essi sono necessariamente dei prodotti del giudizio antico della Terra; vanno in cerca del loro simile tra i figli di questo mondo per solleticarne i sensi, ed i figli del mondo ne risentono un diletto e finiscono con il cedere agli adescamenti segreti di simili spiriti.

3. I figli del mondo di questa specie ricorrono poi a qualsiasi mezzo pur di raggiungere ciò che desta ammirazione a questo mondo. Ma poiché essi non sono in possesso del vero spirito, essendo figli di questo mondo, si mettono su quella via per la quale ritengono di potersi acquistare molti beni terreni ispirandosi, nella loro cecità spirituale, all'esperienza del mondo acquisita, presentando tutto con grande sfarzo esteriore e adescando a loro volta entro la loro sfera d'influenza altri spiriti anche di carattere migliore.

4. Vedete dunque, questa è già una grave e rozza profanazione di una dottrina, per quanto pura possa essere! E dato che la Dottrina pura offre ben pochi vantaggi terreni, ma unicamente dei vantaggi spirituali, mentre l'impura, oltre ai pretesi beni spirituali, offre soprattutto grandi vantaggi terreni per chi la professa, non vi sarà allora difficile comprendere almeno così, alla lontana, che con il tempo si possa arrivare alla profanazione anche della dottrina più pura.

5. Siate perciò molto avveduti! Infatti con il tempo, anzi in parte già mentre sarete ancora presenti corporalmente su questa Terra, sorgeranno molti falsi profeti e maestri che andranno affermando sfacciatamente e ad alta voce: “Ecco! Cristo (la verità proveniente da Dio) è qui, e Cristo è là!”. Ed essi alla maniera degli esseni opereranno addirittura grandi segni, alcuni anzi di carattere tale che, se Io lo concedessi, potrebbero sedurre perfino voi, Miei primi eletti discepoli. Voi però non date loro ascolto, ma puniteli per mezzo del Mio Nome a causa della loro menzogna, ed esortateli all'umiltà e all'accoglimento della verità da Dio; così facendo, voi e i vostri veri discepoli procederete per la giusta via!

6. I segni con cui non avrete difficoltà a riconoscerli sono i seguenti: grande spacconeria, sfrenato e rozzo vanto di avere facoltà divine mai possedute e che essi mai possederanno a questo mondo; poi un grande splendore, un grande sfarzo e un mistico sfoggio di grandezza come quello in voga tra i pagani, l'ambizione più sfrenata possibile, come pure una brama insaziabile dei massimi beni e tesori di questo mondo. Per questi indizi abbastanza evidenti, non vi riuscirà proprio difficile riconoscerli»

7. Dicono allora tutti, compresi i discepoli: «Oh, certo che li distingueremo per quello che realmente sono finché vivremo su questo mondo; ma poi è bene che i discepoli che ci succederanno a loro volta li giudichino e li riconoscano nella stessa maniera; e Tu non abbandonerai mai i Tuoi veri discepoli!»

8. Io dissi: «Io sarò con loro in spirito fino alla fine di questo mondo! Ma per oggi basta con i segni e con gli insegnamenti.

9. Da questo momento in poi, all'infuori delle guarigioni degli ammalati, Io non opererò alcun prodigio, né darò altri insegnamenti durante tutto l'inverno, perché ora, con quello che avete già ricevuto, possedete già abbastanza, e qualora non dovesse esservi chiara qualcosa, Io sono qui con voi. E voi, Miei vecchi discepoli, durante questo tempo dedicatevi, quando se ne presenta l’occasione, ad istruire questi Miei nuovi discepoli!

10. Domani ed i giorni successivi fino a Sabato ci riposeremo qui in questa casa; Sabato invece ce ne andremo verso Betlemme, dove guariremo degli ammalati; poi ci fermeremo alcuni giorni presso il nostro albergatore, ed infine anche in casa del Mio Lazzaro, e così alternativamente un po' qua e un po' là trascorreremo la metà dell'inverno. Poi renderemo visita a Kisjonah, e prima delle feste pasquali ritorneremo qui; e soltanto dopo con molti compagni e nuovi discepoli andremo in Galilea dove Io riprenderò ad insegnare e a operare dei segni.

11. E adesso portate dei lumi; ci intratterremo qui lietamente con il pane e il vino, e poi su queste stesse mense concederemo alle nostre membra il riposo che la notte richiede».

12. Tutti furono d'accordo con questa proposta; nessuno però si sentiva oppresso dal sonno, e quindi la conversazione riguardo a svariatissimi argomenti si protrasse fino ad oltre la mezzanotte; sennonché ciò non ha né può avere un valore pubblico per l’umanità in generale, perché Io stesso ho discusso spesso di molte cose con persone che Mi erano care e ho dato loro consiglio riguardo ad ogni tipo di questioni concernenti la gestione della casa, cose queste che, naturalmente, non hanno nulla a che fare con il Vangelo. Ugualmente fecero pure i Miei discepoli, e ciò contribuì spesso a far acquistare loro molta considerazione e a renderli benvoluti presso gli uomini, perché aiutare a compiere molte cose utili e buone con un consiglio disinteressato chi è oppresso ed inesperto, questa è pure un'opera d'amore del prossimo.

13. Il mattino seguente fummo in piedi già mezz'ora prima del levare del Sole; poco dopo ci ristorammo con una piccola colazione, poi uscimmo all'aperto dove si parlò di varie cose, ed in questo modo si andò innanzi fino al Sabato.

14. Visitammo pure alcuni vicini di Lazzaro che furono molto lieti di vederMi e di conversare con Me; è da notarsi però che tra quei vicini non ne trovammo neppure uno che avesse della simpatia per il Tempio.

15. I venti ebrei-greci non vennero riconosciuti quantunque andassero raccontando molte cose riguardo agli intrighi del Tempio, cosa questa che valse ad acquistare la stima dei vicini nei loro riguardi.

 

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Cap. 23

Il Signore e i Suoi a Betlemme.

Guarigione di molti ammalati ai quali viene dato anche un lavoro.

 

1. Giunto il Sabato, di buon mattino partimmo e ci avviammo verso Betlemme. Là si celebrava una festa locale, ed una quantità di gente misera ed in vari modi inferma era accampata fuori dalle porte della città in attesa dell'elemosina.

2. A quella vista Lazzaro, che era venuto con noi, esclamò: «O Signore! Vedi quanti poveri ci sono qui! Com’è miserabile il loro aspetto!»

3. Ed Io gli dissi: «Tra questi, ce ne sono molti il cui misero stato ed indigenza sono dovuti all'opera dei farisei! In compenso però ora è lecito loro mendicare. Le punizioni, l'afflizione, il rancore ed un'ira e un furore nascosti hanno finito col ridurli storpi e miseri come li vedi. Sennonché Io sono venuto qui appunto per aiutarli fisicamente, affinché in avvenire si possano guadagnare il pane con il loro lavoro»

4. Allora alcuni ci chiesero l'elemosina.

5. Io però dissi loro: «Non preferireste guadagnarvi la vita con il lavoro delle vostre braccia anziché mendicare qui così miseramente?»

6. Allora risposero tutti: «O signore, chiunque tu sia, certo noi lo preferiremmo mille volte qualora fossimo sani come eravamo una volta! Ma guarda un po' i nostri piedi e le nostre mani, e giudica tu stesso se ci è possibile fare un qualche lavoro!»

7. Ed Io dissi loro: «Io vedo infatti che è così; tuttavia con le Mie parole ho voluto unicamente domandarvi se non preferireste riacquistare completamente la salute per poi dedicarvi al lavoro, invece di tirare avanti così miseramente mendicando!»

8. Tutti risposero: «Amico, se questa cosa fosse possibile, noi ci alzeremmo all'istante e ce ne andremmo via in cerca di lavoro e di pane!»

9. Ed Io: «Ma vedete, oggi è Sabato; quindi non sarebbe proprio tanto indicato guarirvi oggi dai vostri molti vecchi mali!»

10. I poveri allora dissero: «Signore, noi non siamo affatto degli ebrei ignoranti, e sappiamo che Mosè o qualche altro profeta non ha mai proibito a nessuno di fare un’opera buona nel giorno di Sabato; ma se di Sabato si può dare aiuto perfino ad un animale ammalato senza con ciò profanare il giorno sacro, perché non dovrebbe essere lecito, purché sia possibile, soccorrere una creatura umana che soffre? E perché i farisei, quando sono anche medici, si affrettano a visitare i loro ammalati ricchi anche nel giorno di Sabato? Ora essi dovrebbero ben essere i primi a sapere se così facendo il Sabato ne risulti o no profanato!»

11. Ed Io dissi loro: «La vostra risposta è molto buona e giusta, e adesso Io voglio e dico: “Siate tutti completamente risanati!”».

12. E nello stesso istante tutti videro le loro membra storpie ridiventare diritte e perfettamente sane, ed uno di loro a cui mancava addirittura la mano e l'avambraccio destri, li ottenne di nuovo in maniera prodigiosa. Tale constatazione fece naturalmente un’enorme impressione sui guariti e, cessato un po' lo sbalordimento, uno di loro Mi domandò Chi veramente Io fossi perché la Mia Parola avesse quel potere che era assolutamente negato alla comune arte medica.

13. Ed Io risposi: «Questa cosa voi avrete occasione di apprenderla in avvenire; per ora alzatevi e andate a cercarvi lavoro e pane!»

14. E Lazzaro a sua volta disse loro: «Se non trovate lavoro da qualche parte, andate a Betania; il padrone dei vasti possedimenti presso quella città ha lavoro anche per centinaia di persone!».

15. Allora essi si alzarono tutti, ringraziarono e se ne andarono.

16. Lo stesso prodigio della guarigione venne compiuto anche alle altre sei porte della città, perché l'antica città di Davide aveva sette porte, di cui tre grandi e quattro piccole. Presso l'ultima grande porta però venimmo trattenuti da tre farisei che passavano da quella parte e che ci fecero osservare che era disdicevole operare simili cose in giorno di Sabato.

17. Sennonché i guariti si alzarono in fretta e così apostrofarono quei farisei in tono minaccioso: «Sono dieci anni che ci troviamo qui a mendicare miseramente davanti alle porte della città, e finora nessuno di voi si è mai informato dei nostri malanni, né, meno ancora, nessuno di voi si è mai sognato di farci l'elemosina, ed ora vorreste attaccar briga con questo guaritore davvero miracoloso che ha raddrizzato le nostre membra storpie e ci ha addirittura ridonato quelle che in parte mancavano?

18. Non ha perfino Mosè comandato di assistere sia pure un semplice animale ammalato anche nel giorno di Sabato? Ma quanto più non sarà dunque comandato di dare aiuto nel giorno di Sabato ad una creatura umana che soffre? E adesso vedete di andarvene alla svelta per i fatti vostri, altrimenti ci incaricheremo noi di insegnarvi a comprendere meglio Mosè!».

19. Ed i tre, vedendo che affrontare una discussione con quei guariti non era proprio molto consigliabile, si allontanarono più in fretta possibile; i guariti però, dopo aver ringraziato, si incamminarono anch'essi di buon passo verso Betania dove Lazzaro li aveva indirizzati; in questo modo Lazzaro, a cui già da lungo tempo mancava la mano d'opera necessaria per i suoi possedimenti molto vasti, ottenne circa centoventi lavoratori che poté benissimo impiegare tutti, tanto più che con quelli non c'era il pericolo, come si era prima verificato molte volte, che venissero convinti con le lusinghe dalla gente del Tempio ad abbandonare il lavoro.

20. Noi però ci allontanammo senza indugio e ci dirigemmo verso un'altra località distante due ore circa da Betlemme, abitata per lo più da greci e da romani. Giunti là, andammo in cerca di un buon albergo e vi entrammo.

 

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Cap. 24

Le guarigioni del Signore in un luogo presso Betlemme.

 

1. Il padrone di casa, un onesto romano il quale conosceva molto bene anche la lingua ebraica, disse: «O miei cari ospiti, la visita della vostra numerosa compagnia mi onora e mi rallegra quanto mai; devo però confessarvi che in questo mio albergo provvisto di ogni cosa possibile si è manifestato un vero e proprio MALUM OMEN (cattivo presagio, nel senso di disavventura), intendo dire cioè che mia moglie, brava donna ed espertissima in cucina, nonché le due mie figlie maggiori che di solito sono di efficace aiuto, già da otto giorni sono costrette a letto da una febbre maligna. Ho fatto ricorso all'opera di medici greci ed ebrei, ma non è servito a nulla, e la conseguenza è che per il momento la mia cucina è in condizioni davvero pietose; del pane e del vino ne ho senz'altro, ma in quanto al resto, io stesso sono imbarazzatissimo!»

2. E Lazzaro, che già da lungo tempo conosceva l'albergatore, disse: «Non darti ormai più alcun pensiero a causa di questa tua disavventura domestica, perché oggi una grande salvezza è entrata in casa tua! Vedi, il Grande Guaritore prodigioso è qui in nostra compagnia; ora io certo ritengo che ne avrai udito parlare molto dai viaggiatori provenienti dalla Galilea e qui di passaggio! Va da Lui, pregaLo, e vedrai che i tuoi ammalati guariranno all'istante!»

3. Allora l'albergatore chiese: «Qual è? Già molte volte ho udito raccontare di Lui cose addirittura incredibili!»

4. E Lazzaro rispose: «È Questo qui vicino a me!».

5. Ed avendo appreso ciò da Lazzaro, l'albergatore si prostrò dinanzi a Me e Mi supplicò di venire in aiuto alle sue tre ammalate, perché egli credeva fermamente a quanto gli aveva detto Lazzaro.

6. Io però gli dissi: «Alzati e va pure, perché le tue ammalate sono perfettamente guarite; e perciò dì loro che ci preparino un buon pasto!»

7. Allora l'albergatore si alzò e si affrettò dalle sue ammalate le quali lo accolsero con esclamazioni di contentezza, aggiungendo: «Vedi, all’improvviso ci siamo sentite tanto sane come davvero non ci siamo mai sentite prima. Se vuoi, ci alziamo e riprendiamo il nostro lavoro in cucina»

8. E l'albergatore rispose: «Sì, fate pure come avete detto, perché vedo che siete perfettamente guarite; il resto lo saprete più tardi!».

9. Tuttavia le donne pregarono l'albergatore che dicesse loro in poche parole chi fosse stato il grande benefattore, per poter presentarsi a lui ed esprimergli, come era doveroso, la loro gratitudine già prima di accingersi al lavoro.

10. L'albergatore però chiarì la situazione e disse: «Egli è arrivato assieme ad una cinquantina di altri ospiti, e tutti desidererebbero anzitutto un buon pranzo; ormai è già l'ora quinta dopo il mezzogiorno e, per come stanno adesso le cose, non posso offrir loro altro che pane, vino e sale; cominciate dunque a dimostrare la vostra gratitudine verso il grande benefattore in primo luogo lavorando di buona lena in cucina; per il resto ci sarà tempo più che sufficiente anche dopo il pasto!».

11. Queste parole ottennero immediatamente il loro effetto; le cuoche se ne andarono in cucina alla velocità del vento, e i molti servitori chiamati in fretta dovettero mettersi in moto e darsi da fare per aiutare con tutto zelo le tre cuoche nelle loro mansioni culinarie. Dopo di che l'albergatore venne tutto contento nella gran sala degli ospiti, e con le lacrime agli occhi Mi ringraziò per quella “immensa grazia” concessagli; così lui definì quanto gli era successo.

12. Ma Io gli osservai: «Non farci caso; l’aiuto ti è stato dato, e di più per ora non occorre!»

13. E l'albergatore obiettò: «Oh, maestro ed amico mio, veramente ci vorrebbe molto ancora! In primo luogo io sono evidentemente tuo grandissimo debitore, e in secondo luogo non posso fare a meno di confessare senza dubbio che io ti ritengo essere molto di più di un semplice uomo! Ora mi sembra che, date queste premesse, sarebbe certamente più che conforme al buon ordine offrire un sacrificio ad un simile verissimo uomo divino!»

14. Ma Io gli dissi: «Lascia stare adesso queste cose! Per ora Io sono semplicemente un uomo di carne e di sangue come qualsiasi altro! Più tardi arriverai a saperne di più, ma sempre abbastanza in tempo! Ora però mantieniti tranquillo e sii lieto come lo siamo tutti noi».

15. Le Mie parole ridonarono piena tranquillità all'albergatore, ed egli tutto contento scese in cantina con dei boccali che poi ci riportò colmi del miglior vino che aveva e che egli era solito offrire soltanto alle più alte personalità romane quando si fermavano da lui passando per quella località, ciò che non era affatto un avvenimento raro, dato che la località stessa era situata su una strada militare principale.

16. E qui successe che il nostro Giuda, visto arrivare il vino, allungò subito la mano e, preso uno dei boccali, lo vuotò completamente bevendo a lunghe sorsate. La cosa non sfuggì all'attenzione degli altri discepoli i quali gli domandarono a Chi veramente fra tutti loro sarebbe spettato il diritto di bere per primo di quel vino eccellente che era stato loro offerto.

17. Ma egli rispose: «Sentivo gran sete, e il vino bevuto prima non era sufficiente per me; ad ogni modo se la cosa non va bene, l'eventuale rimprovero mi verrà da parte di Colui a cui avete accennato; a voi invece non spetta muovermi alcun rimprovero!»

18. Ed Io volsi intorno il Mio sguardo e dissi ai discepoli: «Lasciatelo stare! Infatti voler migliorare costui sarebbe come voler lavare per forza un negro fino a farlo diventare bianco!».

19. Giuda, udite queste parole, si vergognò, uscì subito di casa e non si fece più vedere per tre giorni di seguito. Infatti egli si era scelto un altro albergo dove dormì e mangiò a proprie spese; perché anche durante le sue peregrinazioni con noi egli sapeva sempre come fare per guadagnarsi di nascosto qualche denaro.

20. In verità, tutti furono lieti che egli si fosse allontanato, e noi in quell’albergo, trattati molto bene, ci fermammo otto giorni ancora, ed Io guarii vari altri ammalati.

21. Ma quando poi l'affluenza della gente si fece eccessiva, di buon mattino prendemmo congedo e ce ne andammo in un'altra località dove pure venimmo bene accolti e dove molti ammalati vennero risanati. In quel luogo anche i discepoli, ad eccezione di Giuda, furono chiamati ad imporre le mani agli infermi, e tutti coloro a cui i discepoli imposero le mani, migliorarono; in quanto a Me stesso, Mi limitai a fare là soltanto pochi prodigi, invece Mi intrattenni con Lazzaro e l'altro albergatore che erano sempre rimasti in nostra compagnia.

22. Quindi andammo nuovamente a Betania da Lazzaro e da quel nostro albergatore. Ambedue però, quantunque fossero venuti con Me per circa quattro settimane, trovarono le loro case nell'ordine più perfetto. Presso l'albergatore noi trascorremmo altri otto giorni, e poi di nuovo passammo da Lazzaro il quale fu molto lieto di incontrarsi con i lavoratori che aveva ingaggiati a Betlemme, i quali al suo servizio erano trattati in maniera eccellente.

23. E quando quei risanati Mi videro, mossi da un sentimento di gratitudine, caddero dinanzi a Me addirittura sulle loro ginocchia e volevano proprio adorarMi perché avevano saputo da Marta e Maria Chi Io ero in effetti.

24. Sennonché Io parlai loro così: «Per il momento tacete! Tra non molto verrà il tempo nel quale voi pure potrete parlare!».

25. Allora essi si alzarono subito, promisero il silenzio e ritornarono immediatamente al loro lavoro.

 

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Cap. 25

Il viaggio del Signore da Kisjonah.

 

1. Marta, dal canto suo, ci raccontò che nel frattempo degli affiliati al Tempio erano venuti a renderle visita già varie volte, e si erano informati con molta premura dove fosse andato Lazzaro e da dove fossero capitati là all'improvviso tutti quegli abili lavoratori. Marta però così disse loro: «Mio fratello Lazzaro è partito, ed è probabile che sia diretto addirittura in Egitto per affari molto importanti; dopo la sua partenza ha ingaggiato in qualche luogo questi operai che ci occorrevano, e li ha mandati qui a Betania!»

2. Ed uno dei farisei le aveva domandato: «Non potresti cederci venti di questi lavoratori?»

3. Ma lei aveva risposto: «Trattate voi con loro, perché io davvero non so se siano ebrei, greci o romani; infatti tra di loro parlano tutti gli idiomi!»

4. Allora quel fariseo era uscito ed aveva cominciato a parlare con alcuni fra i lavoratori. Sembrava però che essi lo conoscessero, e gli dissero: «Prima di tutto noi non siamo più ebrei, ma anche se lo fossimo ancora, potresti essere sicuro che per un fariseo noi non lavoreremo più».

5. Allora la gente del Tempio se n’era andata per i fatti suoi, e da quella volta nessuno di loro si era fatto più vedere a Betania, forse perché aspettavano il ritorno di Lazzaro.

6.  Lazzaro allora Mi chiese che cosa si sarebbe dovuto fare in quest'ultimo caso.

7. Ed Io gli risposi: «Comportati così come ha fatto tua sorella! Con gli operai non concluderanno nulla, ed essi non potranno attribuirne la colpa a te!».

8. E così fu anche bene, e Lazzaro ebbe in seguito più pace per ciò che riguardava l'amministrazione della sua casa.

9. In quanto a noi, poiché era già inverno abbastanza inoltrato, ed Io avevo da guarire pochi ammalati, ci fermammo, come già detto, fino circa alla metà dell'inverno alternativamente ora in casa di Lazzaro, ora in quella del nostro albergatore. Durante questo tempo i nuovi discepoli vennero ulteriormente ammaestrati dai vecchi nella Dottrina, per loro del tutto nuova, che essi accolsero con grande amore e ferma fede e chiesero perfino il nuovo battesimo.

10. Sennonché Io dissi loro: «È sufficiente per ora che abbiate accolto il battesimo della verità; ma verrà il tempo in cui, qualora rimaniate fedeli alla Dottrina e conformiate la vostra vita e le vostre opere in base ad essa, su di voi scenderà il vero battesimo vivente: allora potrete ricevere pure il battesimo di Giovanni. Tuttavia fra non molto verrà un tempo nel quale molti otterranno il vero battesimo del fuoco vitale dello Spirito Santo prima del battesimo con l'acqua».

11. I nuovi discepoli rimasero perfettamente soddisfatti di questa decisione.

12. Giunta l'ora predestinata di un lunedì, lasciammo Betania benedicendola insieme al nostro albergatore, e ci incamminammo molto ben disposti verso il Mare di Galilea, dove trovammo una buona barca che noleggiammo perché ci trasportasse fino a Chis. Siccome però si era fatta già sera, i barcaioli si dimostrarono restii a prendere il mare con la prospettiva di dover viaggiare di notte, perché asserivano che verso la mezzanotte il mare si sarebbe fatto molto burrascoso.

13. Ma i discepoli dissero loro: «Come mai, voi che siete di Genezaret, non conoscete la Potenza del Signore Gesù di Nazaret?»

14. Esclamarono i barcaioli: «Davvero Gesù di Nazaret sarebbe proprio qui?»

15. Allora Io Mi presentai e dissi: «Sì appunto, Io sono qui»

16. I barcaioli allora dissero: «Oh, se Tu sei qui, allora le onde possono salire anche fino alle nuvole, noi partiremo ugualmente! Salite dunque sulla nostra barca che è abbastanza grande, tanto che a bordo c'è posto comodamente per duecento persone».

17. Noi dunque salimmo sulla barca e partimmo con un buon vento, e, quantunque in direzione di Chis il mare fosse parecchio mosso, l'equipaggio non si dette alcun pensiero, e noi giungemmo senza alcun inconveniente alla tranquilla baia di Chis illuminata da un discreto chiarore di Luna.

18. Non appena entrati nel porticciolo di Kisjonah, ci si fecero incontro immediatamente i suoi servitori e i doganieri i quali con solerzia e con tono ufficiale ci interrogarono per conoscere lo scopo del nostro viaggio, quali intenzioni avessimo, dove fossimo eventualmente diretti e se avessimo qualcosa da dichiarare per il dazio.

19. Io però troncai l'interrogatorio dicendo: «Andate a chiamare Kisjonah, e poi saprete subito quello che siamo venuti a fare qui!».

20. Kisjonah fu mandato a chiamare immediatamente.

21. Egli comparve ben presto accompagnato da portatori di fiaccole, e quando si accorse della Mia presenza, esclamò quasi fuori di sé per la gioia: «Oh, Signore, come mai Ti degni di venire a visitare me, misero peccatore, a un’ora così tarda della notte? Oh, sii mille volte il benvenuto assieme a tutti coloro che sono con Te! Venite, venite tutti in casa mia dove il posto non manca, e voi pure barcaioli, perché per oggi non occorrerà più che riprendiate il mare! Tutto quello che di meglio c'è in casa mia ve l'offrirò! Oh, quale gioia inesprimibile è per me questa, tanto più che mi giunge del tutto inaspettata! Oh, venite, venite, venite!».

22. Noi allora scendemmo rapidamente a terra, e ci recammo subito in casa di Kisjonah, dove la grande sala era ben riscaldata da quattro ampi camini nei quale ardeva un fuoco vivace. Tutte le mani disponibili furono chiamate a raccolta, e prima ancora che fosse trascorsa mezz'ora sulle mense furono serviti dei pesci di qualità sceltissima e preparati in maniera eccellente, nonché del pane e del vino, il migliore che c'era in cantina, di tutto in abbondanza, ciò che per noi venne molto a proposito, dato che, dopo aver lasciata la casa di Lazzaro di buon mattino, non avevamo preso nulla durante tutta la giornata.

23. Io stesso, dopo un viaggio così lungo, sentivo il bisogno di un ristoro per il corpo dal punto di vista naturale, tanto più poi i discepoli; e tale ristoro lo trovammo là in misura abbondante. Dunque mangiammo e bevemmo lietamente, e il racconto dei nostri viaggi e delle nostre avventure durò quasi tutta la notte, ciò che suscitò moltissimo interesse in Kisjonah e nei suoi familiari, e le sue lodi al Mio indirizzo e le sue meraviglie non furono poche. L’unico suo rincrescimento fu il fatto che la Mia Maria, la quale aveva passato quasi tutta l'estate presso di lui, se ne fosse andata per qualche giorno a Nazaret; ma ad ogni modo sarebbe presto ritornata. Lei aveva udito raccontare molte cose riguardo ai Miei viaggi e alle Mie opere, e non poteva assolutamente comprendere come Dio l'avesse reputata degna di tanta grazia. Lei era certamente a conoscenza di tutti i prodigiosi avvenimenti del passato; però non avrebbe mai potuto raffigurarsi in modo così chiaro quelli che sarebbero accaduti in seguito.

24. E così Kisjonah raccontò moltissime cose ancora in relazione alla vita di Maria e del suo comportamento durante la Mia assenza, nonché riguardo ai due figli di Giuseppe, cioè Gioele e Jose i quali erano rimasti nella casa paterna continuando a dedicarsi alla professione di Giuseppe. Sennonché il ripetere qui tali cose non sarebbe di alcun giovamento per nessuno, e di conseguenza le passeremo sotto silenzio.

25. Nemmeno quella notte ci riposammo su un vero giaciglio, ma restammo seduti là dove eravamo, su quei soffici sedili, e così concedemmo il dovuto riposo alle nostre membra nel tepore di quella sala, tanto più che il nostro riposo si protrasse oltre le prime ore del mattino. Per questo motivo rinunciammo a far colazione, ed in compenso tanto più abbondante fu il pranzo, al quale era stato invitato pure una nostra vecchia conoscenza, cioè Filopoldo da Cana, ai confini della Samaria, ed alcuni altri amici Miei e di Kisjonah.

26. Queste cose, di per se stesse, hanno certo secondaria importanza, ma tale convitto diede occasione, su sollecitazione di Filopoldo, per una chiarissima dissertazione di capitale importanza da parte Mia riguardo all'essenza primordiale dello Spirito di Dio in contrapposizione al complesso delle creature, riguardo al tempo e allo spazio, all'infinito e all'eternità, nonché riguardo all'Esistenza e all’Essere divino da un lato, e all’esistenza e all'essere di ogni creatura nel tempo e nello spazio dall'altro, dissertazione che si protrasse fino a tarda notte, cosicché in quel giorno la cena non fu che il seguito del pranzo, ed è buona cosa inserirla in questo punto della nostra narrazione, dato che essa fornisce, come anche deve fornire, a ciascun pensatore una spiegazione esauriente sull'essere materiale e spirituale dell'uomo e sull'Essenza primordiale purissimamente spirituale di Dio.

 

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Cap. 26

Le domande filosofiche di Filopoldo.

 

1. Il nostro Filopoldo, che in compagnia di Kisjonah Mi aveva fatto visita al tempo in cui Mi trovavo presso il vecchio Marco, aveva avuto occasione di apprendere molte e svariate cose riguardo ad un simile argomento, ed effettivamente credeva che fosse così come Io avevo spiegato; sennonché egli era un filosofo della specie migliore e più pura, e come tale non si accontentava della semplice fede, ma voleva avere una dimostrazione, per così dire matematica, di tutto.

2. Filopoldo dunque espose le lacune che c’erano nella sua comprensione, e subito dopo, terminato il pranzo, disse: «O Signore, tutto ciò che ho appreso, visto e udito, lo credo fermamente; ma in quanto a vederci proprio chiaro fino in fondo a queste cose ed al comprenderle, nonostante tutta l’acutezza del mio intelletto, i risultati rimangono sempre quanto mai scarsi, e ciò spesso opprime molto la mia anima! Io dunque mi ero fermamente proposto di approfittare della prossima felice combinazione che mi avrebbe reso possibile trovarmi con Te, combinazione che si è presentata appunto ora, allo scopo di sviscerare più profondamente la questione; dunque qualora non dovesse esserTi proprio sgradito, io desidererei molto venire ora ammaestrato da Te più diffusamente in proposito e in maniera più accessibile al mio intelletto»

3. Ed Io gli dissi: «Io ho già promesso a voi tutti di mandare tra non molto il Mio Spirito e di riversarLo su di voi. Esso vi guiderà in ogni verità ed in ogni sapienza, e vi ho detto inoltre che avreste dovuto pazientare fino a quel tempo; ma ad una onesta aspirazione come è la tua, intendo venire in aiuto anche con la Mia bocca, e ciò potrà avvenire appunto ora in questa fredda stagione tanto più che, come promesso, Mi tratterrò qui ad ogni modo quasi fino alle feste pasquali per il riposo invernale. Per conseguenza tu puoi già espormi i tuoi dubbi, e quello che non si arriverà a discutere oggi, troveremo tempo in quantità per sbrigarlo più tardi. Terminato il pasto, considerato che continueremo a restare seduti a mensa, potrai esporre le questioni che ti tengono in ansia.

4. Domani, se i Miei discepoli lo vogliono, possono fare ritorno per qualche giorno alle loro case; coloro però che non hanno famiglia, che rimangano qui, particolarmente Giovanni e Matteo, perché essi debbono scrivere in bella forma ancora varie cose».

5. Allora anche Giuda domandò se sarebbe dovuto andare o rimanere.

6. Ed Io gli risposi: «Fra tutti i discepoli tu sei quello che possiede più beni. Tu hai moglie, figli e vari servitori; quindi hai bisogno più degli altri di rivedere la tua casa, e puoi, volendo, fare ritorno qui verso Pasqua!».

7. Giuda non fu proprio particolarmente soddisfatto di una tale decisione, ma poiché nessuno gli disse di rimanere, il giorno seguente egli si uniformò al Mio invito! Gli altri discepoli si congedarono essi pure, ma dopo pochi giorni furono di ritorno e restarono poi con Me, salvo qualche breve intervallo.

8. Terminato il pranzo, Kisjonah portò ancora del vino di qualità specialissima, che egli chiamava il prediletto di Noè e ne offrì a tutti; questo vino ebbe il potere di entusiasmare talmente Filopoldo, che egli cominciò ben presto ad esternare i suoi scrupoli, però tutto nel massimo e discreto ordine possibile.

9. Ma che cosa disse e che cosa veramente domandò? Qui è bene esporre le sue domande una alla volta!

10. Disse Filopoldo: «O Signore! Se io rifletto bene agli insegnamenti da Te impartiti in casa del vecchio Marco, devo concludere che il tempo e lo spazio qui sulla Terra, in seguito a certi periodi e a certi fatti e nelle forme quali si presentano nello spazio, appaiono limitati e misurabili, mentre in sé e di per sé sono eterni ed infiniti, ciò che è in fondo in fondo la stessa cosa.

11. Ma se tempo e spazio sono davvero quello che ho detto, non riesco a comprendere gli scritti degli antichi teosofi e sapienti, i quali sostengono fermamente che Dio, quale l'Essenza primordiale di ogni essere e di ogni esistenza, si trova all’infuori del tempo e dello spazio.

12. Com’è possibile questa cosa, ammettendo una durata eterna del tempo che è senza principio e senza fine, e ammettendo pure l'esistenza di uno spazio infinito che non ha neppure esso né principio né fine?

13. Quindi se Dio in Se stesso sussiste completamente fuori del tempo e dallo spazio, anche la più pura ragione umana non può farsi altro concetto di Dio che questo: o un Dio non esiste affatto, dato che fuori del tempo eterno e fuori dallo spazio eternamente infinito non può esistere alcuna cosa, oppure Dio esiste, come noi tutti, nel tempo e nello spazio, ed allora gli antichi teosofi con la loro definizione hanno commesso la più grande pazzia!

14. Ed a confermare questa mia tesi c’è addirittura la Tua stessa presenza qui, perché che in Te dimori la Pienezza della Divinità, questo non lo può contestare nessuno che Ti abbia udito parlare e visto operare. Ma quale teosofo potrebbe sostenere ora di Te che Tu non esisti assieme a noi nel tempo e nello spazio?

15. E se egli sostiene questo, Tu stesso ne risulti sdivinizzato! Allora Tu non sei più Dio, ma semplicemente un uomo quanto mai straordinario il quale, per effetto di nascita, di genio e di talento assolutamente non comuni, nell'esercizio del rafforzamento della volontà ed infine per avere appreso ogni tipo di arti e di scienze misteriose, è arrivato al punto che perfino la gente più equilibrata deve necessariamente considerarTi un Dio!

16. Sennonché le Tue caratteristiche, particolarmente nelle Tue azioni, sono di natura tale per cui al loro possesso è impossibile si possa pervenire, anche sussistendo le premesse di cui ho detto. Per conseguenza io ora vorrei apprendere dalla Tua bocca che cosa è veramente giusto».

 

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Cap. 27

Lo sviluppo dell’uomo fino a raggiungere la maturità.

 

1. Dissi Io allora: «Tu hai esposto la tua domanda in modo perfettamente giusto e vero, tanto quanto può farlo un uomo dotato di pensiero sottile; eppure Io ti dico che gli antichi sapienti hanno ragione altrettanto, anzi, più di te!

2. Non credi forse che si possa sussistere ed essere perfettamente nel tempo e nello spazio, ma contemporaneamente anche senza spazio e senza tempo?»

3. Risponde Filopoldo: «Certo si può senz'altro credere questo, particolarmente qualora lo si apprenda dalla Tua bocca! Sennonché io ho detto già al principio del mio preambolo e della mia preghiera che quanto è stato detto e mostrato da Te non suscita in me alcuna obiezione, considerato che qui si tratta puramente di comprendere. Infatti una fede semplice cosiddetta pia a me appare come una derisione ad ogni umana ragione e ad ogni umano intelletto e pensiero che vennero certamente conferiti da Dio all'uomo quale una luce spirituale, affinché soltanto attraverso di essi egli potesse riconoscere se stesso, tutte le cose esistenti fuori di lui ed infine riconoscere perfino Dio.

4. Ed io quindi sono della ferma opinione che, ad uno che voglia essere effettivamente un uomo, non possa bastare il solo credere ciecamente tutto quello che va esponendogli qualche sapiente o qualche altro uomo dotato di facoltà straordinarie e realmente versato in tutti i rami dello scibile, ma invece che egli debba pure, anzi in primissimo luogo, tendere con tutto zelo alla giusta comprensione di quanto ha accolto con la sua fede!»

5. Dico Io: «Qui hai ragione di nuovo! Tuttavia c'è nella tua esposizione qualcosa che non va tanto bene come potrebbe sembrare di primo acchito, e questo è necessario che venga preso nella dovuta considerazione!

6. Vedi, ogni cosa a questo mondo, e perfino anche nel mondo degli spiriti, ha bisogno di una certa maturità, e la maturità a sua volta esige un certo tempo!

7. Considera ad esempio un albero di mele durante l'inverno, oppure una vite! Dov'è il frutto maturo e dolce? Poi però segue la primavera; la luce e il calore del Sole scendono con maggiore abbondanza, le gemme si gonfiano e si ricolmano di succhi, poi appaiono dei teneri germogli, ed infine le foglie ed i fiori. Dopo non molto tempo i fiori, per il fatto che non sono più necessari al raggiungimento dello scopo superiore, cadono, e subito dopo si rende visibile il frutto in formazione.

8. Ti domanderai: “Che razza di paragone è mai questo?”. Vedi: le gemme, il loro colmarsi di succhi, i loro primi germogli, le foglie, i fiori e il primo mostrarsi del frutto, tutto ciò corrispondono alla fede filiale e pia dell'uomo; ma di una maturità non si può ancora parlare, poiché Dio è l'Ordine supremo stesso e qualsiasi cosa avvenga in tutto il mondo, deve avere il suo tempo, che corrisponde all’Ordine divino.

9. Il bambino comincia con il balbettare, e dopo il balbettare sorge gradatamente il linguaggio; quando questo è già un po' avviato verso la formazione, si incomincia a dirgli qualche parolina, ed egli si fissa ben presto nella memoria le brevi frasi, ed a quanto poi ulteriormente gli si dice egli crede quasi incondizionatamente, né chiede il come e il perché. Sulla base poi della semplice fede egli impara una quantità di cose fino alla sua compiuta giovinezza, ed in questa età egli spesso comincia a pensare con molta acutezza e a cercare le ragioni delle varie cose apprese; sennonché egli ha in sé ancora troppo poco calore vitale interiore, e in tale condizione è perfettamente simile al frutto all'inizio della sua formazione.

10. Ma quando, una volta che l'estate è giunta al suo apice, la luce e il calore del Sole manifestano intera la loro potenza, allora anche la forma embrionale del frutto risente l'influenza interiore del calore che tutto vivifica; questo fa sviluppare sempre più il giovane frutto e fa maturare i succhi che in esso affluiscono. In seguito a questo processo il frutto si ingrandisce sempre più e si riempie di succhi sempre più puri; allora anche la luce può maggiormente penetrare nel frutto, e solo così si verifica la maturazione del frutto.

11. Ebbene, non diversamente avviene dell'uomo! Finché il calore interiore della sua vita d'amore non abbia raggiunto il più alto grado possibile, e la luce di questo calore non l'abbia completamente compenetrato, egli, nonostante la più chiara spiegazione esteriore, difficilmente comprenderà o, tirate le somme, non avrà compreso per nulla le verità spirituali interiori. Ma quando invece egli, come un'uva matura, viene compenetrato a dovere dal crescente calore vitale interiore e dalla luce che ne deriva, allora egli è maturo, ed ha già in sé la migliore spiegazione di tutti i suoi dubbi di prima.

12. Tuttavia, considerato che tu ti stai già discretamente avvicinando alla maturità, può venirti fornito un po' più di luce e di calore dal grande Sole di Grazia, fuori dal quale traggono la loro vita e la loro esistenza tutti i Cieli ed i loro abitanti, nonché tutti i mondi materiali e tutto ciò che in questi, su di questi ed al di sopra di questi esiste, vive e respira. PrestaMi dunque attenzione!».

 

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Cap. 28

Tempo e spazio.

 

1. (Il Signore:) «Vedi, circa sei mesi fa per opera Mia tu fosti, nella tua anima, posto in una condizione tale per cui fu possibile trasferirti da qui ad un mondo solare immensamente lontano, prodigio questo che Io più tardi operai anche in altri luoghi ed in altre occasioni come tutti i Miei discepoli possono qui fedelissimamente testimoniare. Oltre a ciò durante la nostra visita in casa di Marco tu stesso eri presente quando l'angelo andò a prendere nel lontano centro dell'Africa la nota preziosa palla luminosa.

2. Vedi, qualora una freccia partisse alla massima velocità da questa Terra, tu, che sei un buon calcolatore, non potresti assolutamente trovare la cifra talmente grande capace di esprimere il numero di anni terrestri che occorrerebbero alla freccia per raggiungere quel corpo solare, eppure il tuo trasferimento da qui fino là non durò nemmeno un attimo! Per te, dunque, in quelle condizioni lo spazio, secondo il concetto terreno, non è esistito affatto, e quindi nei riguardi della tua anima vivente ti sei trovato sicuramente fuori del tempo e dello spazio!

3. Dalla casa di Marco, in direzione dell'Africa, avresti dovuto camminare addirittura oltre due anni su di una strada ben piana e diritta per arrivare sul posto dove l'angelo raccolse la pietra luminosa; ma nel suo caso l'andata e il ritorno furono una cosa sola. Chi dunque potrebbe affermare che tempo e spazio abbiano avuto qualche significato per lui?

4. Ed ancora! Pensa ad esempio al moto più veloce immaginabile di un oggetto terreno, capace di percorrere in un istante solo la distanza intercorrente fra questa Terra e il corpo solare menzionato prima; ebbene uno spirito potrebbe in quello stesso istante percorrere una distanza anche mille volte maggiore e per una quantità di volte che tu non riusciresti a calcolare! Io Mi esprimo così per il fatto che non puoi conoscere un numero così grande per poterti indicare l'immensa molteplicità di queste andate e ritorni!

5. Ma da ciò risulta che anche la massima rapidità del moto su questa Terra non può in eterno mai reggere al paragone con la rapidità dello spirito; per conseguenza il materiale-terreno è una cosa a sé, e tutto lo spirituale è, a sua volta, un'altra cosa a sé. Un rapporto tra di loro esiste unicamente in via di rispondenza, però, nella loro essenza, essi si diversificano in maniera infinita l'uno dall'altro.

6. Ora, dato che ormai avrai percepito in maniera chiara tale divario esistente fra tutto ciò che è terreno e ciò che è spirituale, sappi che l'identico divario esiste anche fra tutto quello che su questa Terra ti si presenta come comprensibile, percettibile, sensibile, udibile e visibile.

7. Rispetto al moto spirituale, che non considera lo spazio, Io posso citarti ancora, come eccellente esempio, la velocità del volo del pensiero della tua anima. Ecco: il tuo pensiero corre ora a Roma dove sei già stato, e tu conosci la distanza che la separa da qui nonché l'aspetto di quella grande capitale pagana! Con il pensiero tu sei in meno di un attimo già a Roma, ed in certo modo vedi la città, le sue piazze, le sue vie, le sue strade ed i suoi dintorni! Il tuo pensiero dunque non ha avuto bisogno di tempo per portarsi a Roma, per la ragione che per esso lo spazio non rappresenta nulla!

8. Ma da ciò tu puoi nuovamente dedurre con sicurezza che la tua anima, quale un essere spirituale, si trova assieme alla sua attività al di fuori del tempo e dello spazio, e che con il tuo pensiero puoi con l'identica rapidità trasportarti fin sulla stella che tu conosci e ritornare qui, e l'andata e il ritorno non richiederanno per nulla un tempo maggiore di quello che abbiamo detto per percorrere tale immensa distanza.

9. Ti deve essere dunque chiaro che per lo spirito puro non vi può essere né tempo né spazio!

10. Lo Spirito di Dio e tutti gli angeli sussistono certo anche nello spazio infinito, e continuano ad esistere attraverso tutte le eternità dei tempi, perché senza di questi non ci sarebbe nessuna creatura, né ci sarebbe uno spazio od un tempo terreni. Ma ad ogni modo queste potenze puramente spirituali e queste supreme intelligenze stanno sotto ogni riguardo in maniera infinita al di là ed al di sopra del tempo e dello spazio».

 

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Cap. 29

La misura della forza.

 

1. (Il Signore:) «Ed ora consideriamo ancora la misura di una forza puramente spirituale in rapporto a quella della massima forza terrena; a che conclusione si arriverà? Vedi, nello spazio infinito della Creazione vi sono dei corpi solari talmente enormi che, per quanto concerne la grandezza materiale, tutta questa non piccola Terra farebbe al loro confronto precisamente la figura che fa un minimissimo granello di sabbia in rapporto a tutto l’intero globo terrestre! Ora, quando qui sul deserto spira un vento, esso solleva e trascina con sé la sabbia con tutta facilità, e questo fenomeno si produce in maggiore misura quando si scatena un uragano! Immagina adesso che su un corpo solare enorme, del genere appena accennato, cominci a soffiare un vento violento in proporzione! Esso evidentemente dovrebbe sollevare con la massima facilità un numero non ben definibile di corpi della grandezza di questa Terra come qui il vento del deserto solleva e trascina i granelli di sabbia! Ma allora, ragionando secondo la tua sapienza mondana, tu diresti: “Se là spirano dei venti tanto violenti, le conseguenze dovrebbero essere percettibili in una certa misura addirittura perfino su questa Terra!”. Ed Io posso dirti che questo non di rado è effettivamente anche il caso, anzi che le conseguenze di cui hai parlato vanno molto al di là di quanto l'uomo possa immaginare!

2. Infatti, tu avrai già avuto occasione di vedere delle cosiddette stelle cadenti! Ebbene, talvolta qualcuna fra queste è così grande che a ragione si potrebbe chiamarla una piccola Terra; esse sono in un certo modo del pulviscolo cosmico sollevato dagli uragani sotterranei che si sviluppano in varie maniere nei corpi solari e viene trascinato fuori nell'ampio spazio eterico; pulviscolo cosmico che poi gradatamente, in seguito all'enorme forza di attrazione di un simile corpo solare, ricade là da dove, per così dire, era stato soffiato via, sempre che non si sia avvicinato troppo a qualche altro corpo mondiale e non sia stato attratto da questo, ciò che tuttavia non è un caso frequente.

3. Puoi constatare, sotto il punto di vista di questo mondo, la potenzialità smisurata delle cosiddette forze naturali agenti entro l'infinità dello spazio; ora queste ed anche altre forze naturali a te conosciute puoi potenziarle senza interruzione per delle migliaia e per dei milioni di anni, e tuttavia il massimo, il supremo grado di potenza da te trovato sarà sempre di fronte all'onnipotente Forza divina nell'identico rapporto di un assoluto nulla di fronte a qualcosa di reale, ossia come la menzogna di fronte alla verità!

4. Ma come ogni forza naturale, per quanto potenziata all'estremo, non può in nessun modo essere paragonata alla Forza divina, similmente anche la forza naturale non può reggere al paragone di fronte a quella di un qualunque puro spirito angelico.

5. Considerato dunque che nello spazio e nel tempo non è mai esistita, né mai esisterà una forza capace di misurarsi con quella anche di un semplice angelo, quest'ultima, quale una forza spirituale, deve trovarsi fuori, oltre o al di sopra di ogni spazio e di ogni tempo, quantunque esistente - in maniera autonoma a sé nello spazio e nel tempo nella sua entità particolare e definita, ma tuttavia in ogni luogo perfettamente libera e indipendente dallo spazio e dal tempo, e guidando tutto e mantenendo con questi un rapporto unicamente per mezzo di una rispondenza interiore e vivente.

6. A dimostrarti però più chiaramente ancora la prevalenza infinita della Forza divina spirituale su qualsiasi forza naturale, per quanto smisurata, basta che Io ti dica questo: “Se anche tutte le più poderose forze terrestri imperversassero negli immensi spazi della creazione per delle miriadi di eoni (10120) di anni terrestri, esse, in tutta intera la Creazione, non potrebbero annientare nemmeno un solo atomo qualora vi si opponesse la Potenza della Volontà di Dio; ma, con il permesso della Volontà di Dio, l'opera di annientamento la potrebbe compiere uno spirito angelico in un attimo solo in maniera tale che gli basterebbe semplicemente volere, e tutto lo spazio infinito sarebbe interamente privo di qualsiasi creatura materiale, né in esso esisterebbe più né un Sole, né una Terra.

7. Ed ora, o Filopoldo, cominci già ad intravedere come Dio e tutto quanto vi è di celestiale e di spiritualmente puro è e deve essere perfettamente fuori del tempo e dello spazio, pure esistendo in sé, dato che altrimenti nessuna creatura della materia sarebbe potuta mai sorgere in eterno?».

 

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Cap. 30

La forza della luce

 

1. Dice Filopoldo: «O Signore, certo ora percepisco in me un lieve albeggiare, ma nello stesso tempo comincio a sentirmi come colto proprio da vertigini dinanzi alla Tua Sapienza davvero immensa! Tuttavia Ti prego di voler continuare!»

2. Dico Io: «Io continuerò senz'altro; tu però concentrati bene affinché, quanto dirò, tu possa intenderlo ed imprimertelo profondamente nell'anima!

3. Ora passiamo alla luce! Osserva la luce chiara e pura, diffusa da questa lampada a nafta! Essa illumina questa grande sala in misura sufficiente in modo che tutti possiamo vederci e riconoscerci l'un l'altro. Che te ne pare: cento di queste lampade che diffondono una simile luce chiara, non illuminerebbero la sala con intensità cento volte maggiore? Tu rispondi di sì, perché di ciò ci si può convincere in maniera più che sufficiente già nelle occasioni di grandi illuminazioni a festa. Sta bene, dico Io. Però immaginati adesso mille volte mille luci di questa specie collocate da qualche parte all'aperto sulla cima di una montagna! Non illuminerebbero esse tutte assieme benissimo un bel tratto della regione circostante? Senza alcun dubbio! Ma pur illuminando un buon tratto della regione, la loro luce riunita non sarebbe minimamente paragonabile a quella della Luna piena la quale, quantunque all'occhio non appaia proprio eccessivamente intensa, tuttavia è atta ad illuminare molto bene una metà intera della Terra. Ma che cos'è la luce lunare paragonata a quella del Sole?

4. Ma ora immagina tutto il firmamento intero che diffonda in ogni suo punto tanta luce quanta ne diffonde il piccolo disco solare! Potrebbe un mortale sopportare, sia pure per un istante solo, una luce di simile potenza, senza venire immediatamente distrutto e disciolto come una goccia d'acqua caduta sul metallo rovente? Certo che no, anzi Io ti dico che l'effetto di una simile luce e del suo indescrivibile calore sarebbe già tale che perfino a tutta questa Terra, in pochi istanti, non sarebbe certo riservata una sorte migliore, e così a molte centinaia di migliaia di terre come questa.

5. Comprendi il divario immenso fra la luce di questa lampada e quella solare diffusa da tutto il firmamento?

6. Sennonché, entro l'ampio spazio della Creazione vi sono dei Soli-centrali-primordiali che sono delle miriadi di volte più grandi di questo Sole che dona il giorno a questa Terra, nonostante il nostro Sole sia, già di per sé, mille volte mille più grande di tutta la Terra. Simili soli-centrali-primordiali hanno in proporzione anche una luce tanto maggiore e più intensa, e se un Sole come è il nostro venisse fatto avvicinare ad uno di questi soli-centrali, esso dovrebbe in un istante subire la sorte della goccia d'acqua della quale ho parlato prima.

7. Prova ora a potenziare questa intensità di luce terrena quanto vuoi, sia pure quasi all'infinito, e troverai che fra tutta questa luce potenziata dei soli esistenti nello spazio e nel tempo, e la Luce di Dio, esiste l'identico rapporto da te constatato quando si parlò del moto e della forza.

8. E poiché la Luce divina non può essere in eterno mai raggiunta nello spazio e nel tempo, ne consegue chiaramente che la Luce di Dio, puramente spirituale – così come il suo incommensurabile calore vitale d'Amore che proviene da questa Luce – non può essere contenuta nel tempo e nello spazio, ma soltanto al di là e al di fuori di essi.

9. Ma che tuttavia esista una rispondenza vera e vitale e sempre agente tra la Luce originaria di Dio e la luce del Sole creata solo parzialmente, di ciò puoi facilmente convincerti considerando che anche la luce del Sole possiede in sé la potenza vivificante rispetto alle creature sui corpi mondiali, cosa questa della quale ogni primavera che si rinnova ti può fornire in maniera evidente la prova. Puoi ora già orientarti meglio come tutto lo spirituale puro sia e debba necessariamente essere contenuto fuori del tempo e dello spazio?».

 

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Cap. 31

L’Essenza divina e umana del Signore.

 

1. Risponde Filopoldo: «L'esempio della luce ha illuminato parecchio la mia anima a questo riguardo; sennonché ci sono pur sempre delle cose che per me appaiono avvolte ancora dentro un velo assai fitto, e tra queste cose fittamente velate va annoverata anzitutto la Tua attuale presenza qui in tutta la sua Perfezione divina, rispetto alla quale io evidentemente non posso dire altro che: “Se Tu, prima della Tua incarnazione, hai dimorato quale Jehova in qualche luogo assieme ai Tuoi puri angeli in un Cielo supremo al di fuori del tempo e dello spazio, questo Cielo deve almeno per ora essere completamente privo della Tua attuale presenza, per così dire, personale-umana, dato che adesso Tu dimori fra noi, su questa Terra, cioè entro lo spazio e il tempo!”. Come mai Tu puoi ora sussistere qui nel tempo e nello spazio, e contemporaneamente al di fuori del tempo e dello spazio, quale Dio? O Signore, questo costituisce per il mio intelletto ancora un abisso immenso assolutamente invalicabile; perciò Ti prego, o Signore, di fornirmi una giusta luce anche a questo proposito»

2. Dico Io: «Considerato che tu sei un vero filosofo secondo Platone, Socrate e Aristotele, vedo che in parte dovrò parlare con te alla loro maniera, affinché tu possa comprenderMi più facilmente.

3. Vedi, fra il “fin dall'eternità”, il “prima” e “l'adesso” non c'è proprio alcuna differenza nel Mio Sussistere come nel Mio Essere e nella Mia Esistenza per quanto concerne il Mio Io puramente divino. E se non fosse così, in verità, Io in questo Mio corpo umano non avrei né forza, né alcun potere sul complesso della Creazione naturale, perché tutto il Creato, assieme al suo tempo e al suo spazio, sta unicamente in rapporto soggettivo di fronte a Me che sono il suo Oggetto; infatti tutto è proveniente da Me e non Io dal tutto.

4. Per conseguenza, Io sono sempre il solo ed unico Oggetto precedente e preesistente, dunque eterno, e non posso mai, in nessun luogo, trovarMi in un rapporto di soggettività di fronte alla creatura.

5. Tuttavia, poiché tutto, appunto, esiste fuori da Me, e poiché grazie alla Mia Volontà Io costituisco la parte più intima di tutte le cose quale Principio che conserva, guida, conduce, ordina ed anima ogni cosa creata, ne consegue che Io rappresento pure dal punto di vista della Mia Volontà e della Mia Sapienza anche un Soggetto, e sono quindi l'Alfa e l’Omega, ovvero il Principio e la Fine, come pure il Primo e l'Ultimo in ogni creatura. Ed in seguito a tale Mia Proprietà oggettiva e contemporaneamente soggettiva in tutto quanto è creato, Io posso benissimo sussistere qui tra di voi quale uomo secondo la Potenza della Mia Volontà e della Mia Sapienza, e nel tempo stesso essere e rimanere l'Oggetto eterno, unico vivente e creante di fronte a tutte le creature.

6. Tuttavia, come presente Soggetto in forma umana di carne, Io stesso sono inferiore e sottoposto al proprio, vero ed eterno Oggetto in Me, quantunque appunto, per effetto della Mia rigida sottomissione alLo stesso, Io sia assolutamente e pienamente una cosa sola con l'eterno Oggetto, poiché senza una simile rigida soggettività di questa Mia Personalità ora esteriore, un’unione tanto assolutamente intima non sarebbe mai possibile.

7. E questo lo produce il Mio incommensurabile Amore per l'Oggetto, e il Suo Amore altrettanto incommensurabile per Me, e così Io e il Padre siamo un solo Amore, una sola Sapienza, una sola Volontà, una sola Vita ed una sola Potenza, ed altre all'infuori di queste non ce ne sono, né ci possono essere in tutta intera l'infinità eterna.

8. Dunque, Io Mi trovo presente qui, così, come sono nel tempo e nello spazio, e contemporaneamente anche al di fuori del tempo e dello spazio.

9. Che Io sussista ora qui con voi nello spazio e nel tempo, lo potete constatare con i vostri sensi; ma che Io contemporaneamente sussista, dal punto di vista del Mio intimo, anche al di fuori del tempo e dello spazio, questo ve lo provano le Mie opere che Io non potrei compiere qualora Mi trovassi con il Mio elemento divino soltanto nel tempo e nello spazio. Infatti, quanto esiste nel tempo e nello spazio è e resta eternamente e continuamente limitato, e conseguentemente non è perfetto, mentre soltanto ciò che sussiste al di fuori del tempo e dello spazio è in tutto e per tutto illimitato e quindi perfetto. Ora, che sia veramente così, né mai possa essere altrimenti, Io te lo esporrò e spiegherò ricorrendo a vari esempi ancora; fa quindi bene attenzione».

 

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Cap. 32

Lo spirituale nel naturale.

 

1. (Il Signore:) «Ecco qui un chicco di frumento nel suo stato di perfetta unità e semplicità! La sua destinazione è evidentemente duplice; anzitutto esso serve da nutrimento all'uomo, e poi come grano di semente serve a se stesso per la propria riproduzione. Come nutrimento esso fornisce i suoi molteplici elementi specifici al corpo umano, e mediante questo poi anche al corpo formale-sostanziale-animico, e così va vegetando in una condizione dell'essere superiore e più libera. Come questo sia e si svolga, lo apprenderete con esattezza solo quando sarete rinati nello spirito; qui invece non è possibile apprendere tale procedimento in maniera perfetta, dato che sotto l'influenza di questo Sole non può esistere nulla di pienamente perfetto, ed ogni sapere ed ogni conoscenza sono più o meno sempre qualcosa di incompleto, ma tanto più questi saranno un giorno perfetti nell'aldilà, dove voi pure con il vostro spirito vi troverete fuori dall'influsso del tempo e dello spazio, e dove il vostro vedere, riconoscere e sapere non saranno più una cosa incompleta.

2. Sennonché adesso noi considereremo questo chicco di frumento solamente nella sua realtà qualitativa di semente, lo esamineremo un po' più da vicino e finiremo con il constatare come lo spirituale-divino, quantunque apparentemente in certo modo soggettivo, si trovi pure appunto anche in questo granello sempre veramente in funzione oggettiva al di fuori del tempo e dello spazio.

3. Vedi, questo è un grano di frumento, che su di uno stelo produce comunemente all’incirca tre spighe da trenta grani ciascuna! Tu ora deponi questo granello in un buon terreno, e al tempo della raccolta esso ti renderà certamente già cento grani dell'identica specie come premio delle tue fatiche. Prendi poi questi cento grani così ottenuti e deponili nuovamente entro un buon terreno, e al prossimo raccolto è chiaro che otterrai già diecimila grani della stessa specie. L'annata seguente ti porterà cento volte diecimila, vale a dire un milione di grani, ciò che costituirà già una bella quantità di questo cereale.

4. Per poter poi affidare alla terra tutti questi grani per una prossima annata, ti occorrerà già un campo ben vasto, e, venuto il tempo del nuovo raccolto, otterrai certo una quantità di grano cento volte maggiore all'anno precedente. Ma per poter seminare per un ulteriore anno ancora tutta questa rilevante quantità di grano, in modo che dia frutto, ti sarà necessario anzitutto avere a disposizione un campo già cento volte maggiore, e poi il raccolto che potrai fare sarà già di un intero miliardo di simili grani, e se continuerai così per dieci anni di seguito, otterrai già una massa di grano talmente enorme che per seminarlo tutto ti sarebbe necessario disporre di un campo grande già come la metà di questa Terra.

5. La moltiplicazione dei grani, che continua nelle medesime proporzioni fino all'infinito, tu stesso puoi pensarla estesa ad altri cento, mille ed anche più anni, e facendo infine il conto, troverai che già dopo solo poche centinaia di anni, mille volte mille superfici terrestri sarebbero troppo poche per potervi seminare tutta quell’immensa quantità di grani di frumento. Ebbene, una tale progressione può continuare fino all'infinito! Ma sarebbe possibile una cosa simile qualora nel primo grano e similmente anche in tutti gli altri, non esistesse già questa possibilità infinita in seguito all'immanenza in essi dell'elemento spirituale-divino esistente al di fuori del tempo e dello spazio? Certo che no.

6. Ma quello che c'è in questo grano di frumento, lo si trova pure in qualsiasi altra specie di semente e in ciascuna pianta, in tutti gli animali e, con particolarissima somiglianza al divino, poi nell'uomo; ecco perché egli può diventare anche ragionevole ed intelligente, ha la facoltà del linguaggio, ed in un primo tempo è in grado di intuire Dio quale suo Creatore, nonché più tardi di riconoscerLo con sempre maggiore purezza, ed in seguito di amarLo e di subordinare completamente la propria volontà alla riconosciuta Volontà di Dio.

7. E questo poi, quale elemento puramente spirituale e somigliante al divino nell'uomo, giace ugualmente al di fuori del tempo e dello spazio; perché se esso fosse limitato entro lo spazio e il tempo, l'uomo non potrebbe mai conoscere né se stesso, né Dio, ed egli sarebbe del tutto inaccessibile ad una qualche cultura, non potrebbe mai farsi strada in lui il benché minimo presentimento di un Dio, né tanto meno gli sarebbe possibile riconoscerLo, amarLo e subordinare la propria volontà alla Sua! Insomma in tali condizioni l'uomo sarebbe semplicemente come il guscio morto di un uovo, non avrebbe nessuna vita in sé, né, meno di tutto poi, una vita eterna al di fuori del tempo e dello spazio.

8. Con ciò Io credo di avere sviscerato con sufficiente chiarezza questo argomento che teneva tanto occupata la tua mente, in quanto almeno esso è intelligibile al puro intelletto. Resta ora da vedere se tu ritieni di aver afferrato proprio nella loro vera luce tutte queste cose, oppure se ti pare di vederci qualche lato oscuro. Qualora fosse vera quest'ultima ipotesi, puoi parlare; ma se invece hai compreso bene tutto, tralasciamo di occuparci ulteriormente della questione e gustiamo ancora un po' di vino e di pane».

 

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Cap. 33

Cielo e inferno.

 

1. Allora Filopoldo disse: «O Signore, io e certamente tutti noi Ti ringraziamo dal più profondo del nostro cuore per questa spiegazione delle dottrine degli antichi sapienti, spiegazione quanto mai grandiosa, sublime, che mi è ormai perfettamente chiara! Sì, ora la cosa mi si è resa evidente, chiara e comprensibile, mentre prima mi doveva apparire senz'altro come un’assurdità colossale! Certamente, tutto ciò io lo potrò vedere e comprendere con chiarezza assoluta soltanto quando mi sarò spogliato di ogni elemento materiale.

2. Per ora mi è sufficiente aver la visione del come, pure esistendo nel tempo e nello spazio, ci si possa tuttavia trovare benissimo e davvero, conformemente a pienissima verità, completamente fuori del tempo e dello spazio. Però vi è ancora una cosa che desidererei Tu mi spiegassi in poche parole, e cioè che ubicazione veramente va assegnata al Cielo e quale al misero inferno dei quali ho già udito tanto parlare e ho letto tante cose. Infatti sta scritto: “Questi saranno assunti su nel Cielo, e quelli verranno gettati giù nell'inferno!”. Che cosa e dove è il su, e cosa è e dove è il tanto terribile giù?»

3. Dico Io: «Ecco, sulla sedia dove tu ora siedi, dal punto di vista terreno, possono benissimo trovarsi strettamente l'uno accanto all'altro Cielo e inferno, e tuttavia nel regno dello spirito questi sono separati da un abisso tale che non si può vederne il fondo! Ma ti dirò ancora di più.

4. Qui, dove Io Mi trovo vicino a voi, è il supremo dei Cieli, e questo si denomina l'Alto; e sempre qui, dove Io Mi trovo vicino a voi, c'è anche il più profondo e perfidissimo inferno, e ciò si denomina il Basso!

5. Le condizioni spaziali non fanno alcuna differenza a questo riguardo, ma la fa unicamente lo stato spirituale che, come hai visto, non ha assolutamente nulla di comune con la condizione materiale, perché nel regno degli spiriti solamente la condizione della vita costituisce un giusto e vero divario, dato che le condizioni spaziali nel senso terreno non possono avere qui nessun significato, ma allo scopo di rendervi la cosa ancora più chiara e comprensibile, farò seguire alcuni esempi.

6. Ammettiamo che qui, sulla stessa panca, sedessero due persone l'una vicino all'altra; una è un devoto sapiente dallo spirito illuminato ed iniziato in moltissimi misteri dell'agire delle forze divine nel mondo naturale; mentre l'altra è invece un malfattore indurito il quale su quella stessa panca riposa le sue membra e, come un qualsiasi altro galantuomo, si fa servire vino e pane per ristorarsi soltanto allo scopo di poter poi all'aperto dedicarsi con tanta maggiore facilità al suo perverso mestiere. Ebbene, quanto vicine sono dunque queste due persone dal punto di vista dello spazio terreno, e quanto invece sono infinitamente lontane l'una dall'altra dal punto di vista dello spirito!

7. Ed ora supponiamo che il nostro sapiente si trovasse seduto qui con noi su questa panca e che circa nelle identiche condizioni, ammettiamo a mille giornate di cammino da qui, si trovasse seduto un altro sapiente. Questi due esseri simili tra di loro si troverebbero, dal punto di vista dello spazio terreno, molto distanti l'uno dall'altro, mentre nel regno dello spirito sarebbero invece vicinissimi, come è anche letteralmente il caso nel Mio Regno.

8. Ma da tutto ciò risulta di nuovo chiarissimo che per ogni uomo buono il Cielo si trova appunto là dove egli si trova, e che tutti i buoni e puri simili a lui si troveranno essi pure nella sua immediata vicinanza. Infatti, la cosa non è affatto così come se qualcuno dicesse: “Vedi, il Cielo è qui, oppure è là, oppure è al di sopra di tutte le stelle; l'inferno invece si trova in qualche luogo profondissimo sotto la Terra!”. Tutto ciò non dipende dal tempo e dallo spazio terreno, e non si presenta neppure in qualche modo con grande pomposità e sfarzo esteriori come una vana cerimonia nel Tempio, ma è celato nel più intimo dell’uomo.

9. Dunque, quale sarà lo stato interiore dell'uomo, tale sarà pure nell'aldilà la condizione del mondo che egli fuori da se stesso si creerà e nel quale e sul quale egli poi vivrà, buono o cattivo che potrà essere.

10. Per tutti coloro che sono nella verità e così pure nella vera luce fuori dalla Mia Parola per effetto della fede vivente e della conseguente azione secondo la Parola, per loro anche il mondo, nella misura più perfetta simile a questa Terra, sarà nel Mio Regno luce e verità per tempi eterni e in proporzioni che aumenteranno sempre; coloro invece che permarranno per proprio volere nel falso e quindi nel male, pure il loro mondo si troverà costituito così come sarà costituito l'intimo del loro cuore, in proporzioni che sempre si accrescono! Infatti, come un uomo veramente buono diventa sempre migliore, altrettanto succede del cattivo il quale diventa sempre più perverso, e quindi, per quanto riguarda il suo stato, si distanzia sempre più dal buono, cosa questa che si può chiarissimamente constatare già su questo mondo.

11. Considerate un po' quegli individui nei quali l'orgoglio va accendendosi sempre di più fino a diventare ardente avidità di dominio! Quando essi, grazie al loro potere tirannico, hanno ridotto a schiavi miserabilissimi molte migliaia di uomini, allora raccolgono delle orde ancora maggiori di guerrieri, invadono i paesi degli altri re, li conquistano e depredano i re della loro terra, dei loro popoli e dei loro tesori. E quando, così continuando, hanno conquistato e reso infelice mezzo mondo, allora essi si ritengono già simili a Dio, si innalzano addirittura al di sopra di Lui, si fanno adorare e minacciano le pene più orribili contro chiunque osi sacrificare ad un altro Dio che non sia esclusivamente lo zar di questo genere. A questo riguardo noi abbiamo un esempio lampante nel re di Babilonia Ne bouch Kadne zcar (“All'infuori di me, il re, non c'è altro dio”), ed attualmente pure nei sommi sacerdoti, negli scribi e nei farisei, i quali pure si ritengono le uniche autentiche divinità e vanno attentando alla Mia vita, tanto anzi che verrà un tempo nel quale sarà concesso loro di raggiungere lo scopo, uccidendo questo Mio corpo, certamente per tre giorni soltanto, trascorsi i quali Io per Potenza Mia propria risorgerò, e solo allora precipiterà su di loro il giudizio e sarà giunta la loro fine.

12. Ma da ciò voi tutti potete afferrare quasi con mano che il perverso si fa anche sempre più perverso, come altresì il buono si rende sempre migliore, con la differenza soltanto che al male è posta una misura, e nei suoi riguardi è stabilito: “Fino a qui soltanto, e non un passo di più!”. Infatti, poi deve seguire sempre un grande giudizio punitore mediante il quale i malvagi possono venire indotti a meditare sui loro casi, e non è escluso che l'uno o l'altro possano incamminarsi per una via migliore.

13. Io ora vi ho mostrato come procedono le cose su questo mondo, ma altrettanto avviene nell'inferno; con la sola differenza soltanto che là - intendo parlare di tutto il regno degli spiriti - i buoni, gli umili, i pazienti e coloro che si affidano a Dio sono per l'eternità separati da ogni altro; e per conseguenza unicamente i malvagi esplicano completamente nell'inferno la loro attività falsa e maligna per quanto del tutto inutile e vana! Inutile e vana perché la loro luce è falsità ed inganno, una parvenza assolutamente vuota come il sogno di un ricco crapulone ubriaco e rimpinzato di cibo!

14. Io credo che ormai voi tutti ci vedete ben chiaro nella cosa! Noi dunque vogliamo trascorrere quello che resta di questa notte in perfetta serenità e letizia. Se a qualcuno occorrerà ancora qualcosa, avremo tempo di occuparcene quasi fino al tempo della Pasqua, perché, fino ad allora Io Mi tratterrò qui presso l'amico Kisjonah. E tu, o Filopoldo, dimMi se ormai ti è tutto chiaro»

15. Risponde Filopoldo: «Adesso sì, perché anche le cose più incomprensibili Tu ce le hai rese chiare ed accessibili in modo tale che, almeno per me, non ci sono più domande da poter fare a questo riguardo, ed io credo che tutti i qui presenti avranno compreso benissimo essi pure. Però, bisogna convenire che unicamente Tu, o Signore, sei stato in grado di spiegarci tanto chiaramente simili cose! Infatti, tutti i saggi di questo mondo ci avrebbero rimesso certamente i loro denti del giudizio a voler mordere questo durissimo pane. Comunque il nostro ringraziamento Tu lo puoi leggere nel nostro cuore»

16. Ed i nostri ebrei-greci a loro volta dissero: «In verità, simili chiarimenti li può dare soltanto Colui che nel proprio Spirito compenetra l'Universo intero, e che veramente è Egli stesso il Tutto nel tutto! Questa è per noi la massima e più irrefutabile prova della Tua missione puramente divina. I prodigi hanno certo un effetto possente quando vengono compiuti nella maniera in cui li vai compiendo Tu, però soltanto per persone che hanno già molta esperienza, e nonostante ciò anch’essi subiscono una certa costrizione. La Parola invece vivifica l'anima e la rende libera, e perciò ha valore maggiore di mille prodigi i quali non vivificano, ma non fanno che tenere prigioniero l’animo che ne viene colmato d'angoscia. Dunque, noi pure Ti rendiamo grazie per questi insegnamenti quanto mai saggi!»

17. Ed Io conclusi: «Avete giudicato molto bene! Il domani però ci porterà varie altre cose ancora. Ora bevete dunque e siate di animo lieto fino all'alba; per stanotte non avremo alcun bisogno di sonno».

 

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Cap. 34

Una grande pesca.

 

1. La conversazione continuò poi molto animata fra i discepoli che erano rimasti, gli ebrei-greci e Filopoldo; anche fra Me e Kisjonah vennero scambiate idee e pareri riguardo al sacerdozio dei tempi passati e sulle antiche forme di governo patriarcali che erano migliori di tutte al paragone di quelle vigenti allora durante il tempo della Mia vita terrena. Così ragionando venimmo sorpresi dal mattino, e non ci fu nessuno, di tutta la compagnia, cui fosse sembrato di aver riposato troppo poco. In poche parole, il mattino trovò tutti lietissimi e sereni, e noi uscimmo fuori sulla riva per assistere al lavoro dei robusti pescatori di Kisjonah i quali, saliti sui loro battelli, erano zelantemente intenti alla pesca che, per altro, prometteva di riuscire piuttosto magra.

2. Due di loro, vedendoci, vennero a riva e dissero a Kisjonah: «Signore, oggi la pesca non sarà molto abbondante; è già dalla mezzanotte che lavoriamo con molto impegno, ma questo fatale vento da levante caccia il pesce a fondo, ed a questo male non c'è quasi rimedio!».

3. Allora Kisjonah domandò quanto pesce avessero preso fino a quel momento.

4. I pescatori risposero: «Due bariletti pieni ce ne saranno senz'altro; ma che cosa rappresenta questo per venti barche da pesca e per altrettanti battelli più piccoli?»

5. Allora Io Mi intromisi e dissi ai due pescatori: «Andate ancora una volta al largo e gettate le vostre reti, perché il tempo del levar del Sole è il più indicato per la pesca!»

6. Ed i pescatori, i quali non Mi conoscevano, risposero: «O amico, questa cosa la sappiamo anche noi, ma, data la forte brezza da levante, le prospettive restano ugualmente assai meschine! È ben vero che qualunque vento ostacola il nostro lavoro, ma quando soffia da levante è peggio che mai, particolarmente d'inverno»

7. Però Io replicai: «Lasciate stare queste cose; fate come vi ho detto, e vi persuaderete che il risultato sarà molto buono!».

8. Allora essi diedero mano ai remi e, raggiunti i compagni, riferirono loro quanto da Me detto. Essi scrollarono le spalle, ma avendo inteso che Kisjonah voleva che fosse fatto così, gettarono nuovamente in acqua le loro reti e poco dopo le ritrassero colme di tanto pesce della migliore e più nobile specie che quasi minacciavano di lacerarsi, ed essi ebbero un bel da fare per portare tutta quella straordinaria quantità di pesce nei grandi contenitori. È naturale che i pescatori si mostrassero estremamente meravigliati, perché nessuno si ricordava di aver mai fatto una pesca tanto abbondante; più tardi si intende che Kisjonah non mancò di rivelare loro Chi fosse stato la Causa prodigiosa di quella insolita pesca! E loro tutti credettero nel Mio Nome, nonostante alcuni di loro Mi avessero poi riconosciuto per il figlio di Giuseppe, il carpentiere.

9. Così trascorse metà dell'inverno fra ogni tipo di utili insegnamenti e di piccoli fatti, la cui menzione non sarebbe di importanza speciale per nessuno, dato che tutto si limitò a promuovere il benessere terreno di quella gente.

10. Così pure anche l'arrivo di Maria, la madre del Mio corpo, seguito dopo qualche giorno, non è un avvenimento tale da giustificare una menzione particolare; basterà dire che lei fu immensamente lieta di rivederMi personalmente e che si fece raccontare dai Miei discepoli molte cose in relazione alle prediche da Me tenute ed i prodigi da Me operati, cose queste che lei conservò gelosamente nel proprio cuore, vi meditò profondamente e nutrì anche la seria volontà di operarvi conformemente lei stessa. Anche i Miei due fratelli maggiori, figli di Giuseppe, vennero a Chis dove avevano da sbrigare un lavoro, durante il quale, naturalmente, Io stesso li assistetti con il consiglio e con i fatti.

11. Così si avvicinò il tempo della Pasqua, e molti cominciarono a fare i preparativi per recarsi a Gerusalemme, alla festa.

12. Kisjonah anzi Mi domandò se anch’Io Mi sarei recato a Gerusalemme per l'occasione.

13. Ma Io gli risposi: «Come ho promesso, Io certo Me ne andrò là, però stavolta alla festa non Mi farò vedere, e meno ancora nel Tempio; invece farò presto ritorno in Galilea, dove Mi dedicherò di nuovo al Mio compito»

14. Dissero allora gli ebrei-greci: «Ma, o Signore, se Tu Ti facessi tuttavia vedere nel Tempio forse ne rimarrebbero molto colpiti e finirebbero con il credere in Te come noi!»

15. Ed Io risposi: «Oh, di ciò non datevi pensiero, perché molte volte ancora Io insegnerò nel Tempio, però posso dirvi che di coloro che ora vi dimorano, siano essi farisei, anziani o scribi, nessuno rimarrà eccessivamente colpito nell'udire i Miei insegnamenti e nessuno si convertirà per poter divenire beato egli pure; anzi tutti saranno animati da uno stesso proposito: quello cioè di impossessarsi della Mia Persona e di ucciderMi! Sennonché per tutto ciò non è ancora venuto il Mio tempo! Perciò, di conseguenza, so già ben Io quello che farò».

16. Tutti si mostrarono soddisfatti di questa decisione, e perciò a questo riguardo nessuno Mi rivolse più nessuna domanda.

17. Tuttavia qui conviene ricordare ancora un episodio verificatosi prima della nostra partenza per Gerusalemme, e cioè il ritorno di Giuda Iscariota.

 

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Cap. 35

Giuda Iscariota nella casa di Kisjonah.

 

1. Tutti si erano già abituati alla piacevole idea che questo discepolo non sarebbe più ritornato, considerato che durante tutta quella metà dell'inverno non si era più fatto vedere in nessun luogo, almeno non presso qualche conoscente. Ma ecco invece che egli, un giorno, ci fece d'improvviso la sorpresa della sua ricomparsa proprio mentre sedevamo molto lietamente a tavola per il pranzo. Egli ci salutò tutti con grande cordialità e Kisjonah lo invitò subito a prendere posto alla mensa, ciò che il discepolo accettò immediatamente tra grande profusione di ringraziamenti e attestazioni di amicizia.

2. Kisjonah, che era uomo estremamente cortese e sincero con chiunque, domandò a questo nostro discepolo che cosa avesse fatto a casa sua durante quel tempo e come si fosse trovato lui e la sua famiglia.

3. Allora il discepolo cominciò a raccontare descrivendo in lungo e in largo tutti i vantaggi che durante quel breve tempo erano derivati alla sua casa mediante il diligente esercizio della sua professione, come egli avesse avuto incarico di fabbricare per questo o per quell’altro ragguardevole personaggio del vasellame pregevolissimo da cucina e da tavola in gran quantità, e come i suoi prodotti gli fossero stati pagati assai bene, tanto anzi che la sua casa e la sua famiglia erano economicamente provviste a dovizia almeno per alcuni anni. E di simili cose oltre i limiti dell'incredibile egli ne raccontò ancora parecchie.

4. Allora gli altri discepoli persero la pazienza, e perfino il nostro Pietro, il quale raramente apriva bocca, non poté frenarsi e finì col dirgli: «Ascolta un po', anche se la metà soltanto di quanto ci hai raccontato è vera, ciò di cui fortemente dubito, tu sei ormai senz’altro già altrettanto benestante quanto l'amico Kisjonah; ma allora io proprio non vedo come tu abbia potuto deciderti a ritornare qui da noi, e a continuare a seguirci! Non sarebbe stata una cosa molto più saggia per te continuare invece a dedicarti alla tua arte per moltiplicare così ancora di più le tue ricchezze?»

5. E Giuda Iscariota rispose: «Tu queste cose non le comprendi! Quando mi ci metto, il lavoro rappresenta per me un piacere ed io vi accudisco con tutta diligenza; ma quando, pure immerso nel mio lavoro, non posso evitare che il ricordo di tutto quello che ho udito e visto si affacci alla mia mente, allora mi sento irresistibilmente spinto ad abbandonare anche il lavoro per ritornare qui con voi, per vedere e apprendere ancora di più. Infatti non mi sento affatto così privo di spirito come voi, fratelli miei, supponete che io sia! E se davvero io fossi così, allora non mi troverei certo in vostra compagnia! Sennonché la mia brama di essere presso di voi ed in particolare, naturalmente, presso il nostro Signore si era fatta così acuta che dovetti venire come attratto da una potenza invisibile, ed ora sono qui! Però se la mia presenza vi è sgradita e se vi sono di ostacolo in qualche cosa, non avete che da dirlo, specialmente il Signore; in questo caso ritornerò là da dove sono venuto, ma non perciò cesseremo di essere buoni amici!»

6. Disse Pietro: «No, una cosa simile non la faremo mai, e tu fra noi puoi essere quello che eri e quello che vuoi; quello che ho da rimproverarti è che, data l'Onniscienza del Signore tante volte dimostrata, tu possa avere così poco riguardo di Lui da mentire con tanta sfacciataggine spiattellandoci in faccia le frottole dei tuoi guadagni, mentre tu, come noi, dovresti sapere benissimo, per averlo appreso dalla bocca del Signore, che sulle nostre labbra non deve mai salire una parola non vera! Ma se questo non lo puoi ignorare, perché dunque lasci che tante menzogne escano dalla tua bocca, tu che come noi sei stato eletto apostolo dal Signore?»

7. Giuda Iscariota domandò: «Oh, come puoi provarmi che abbia mentito?»

8. Risponde Pietro: «Con la massima facilità! Infatti, in primo luogo, tramite la Grazia del Signore, il mio animo è talmente illuminato che so e posso sapere esattamente se uno mente o se dice la verità; oltre a ciò, come appunto ora percepisco in me sempre per la Grazia del Signore, ben presto ci verrà fornita un'altra prova ancora più evidente, dalla quale tutti coloro che hanno adesso udito le tue parole rileveranno con troppa chiarezza quali grosse frottole tu ci hai raccontato, ciò che davvero non ti fa assolutamente onore! Tutti i tuoi vanti inutili non ci procurano né un danno, né un vantaggio; ma pensa un po' tu stesso se una cosa simile possa essere conveniente tra di noi, e particolarmente in presenza del Signore, nel Quale anche tu, al pari di noi, dicesti altre volte di aver riposto la tua fede e la tua speranza!».

9. A queste parole il nostro discepolo rimase molto imbarazzato, e non seppe cosa ribattere a Pietro, confuso com'era.

10. Non trascorse molto che alcuni individui si presentarono in casa di Kisjonah a chiedere l'elemosina, e Kisjonah, come era sua abitudine, li fece entrare in sala; quando vi furono entrati, vedemmo che si trattava di quattro giovinetti, non più proprio fanciulli, coperti di miserrimi stracci; e non appena Giuda li vide, volse la faccia dall'altra parte per non venire riconosciuto dai quattro nuovi arrivati, perché questi erano appunto i suoi quattro figli maggiori, cioè una ragazza e tre giovinetti.

11. Kisjonah, però, li prese da parte e domandò loro chi fossero, da dove venissero, chi fosse il loro padre e come si chiamassero.

12. I ragazzi allora dichiararono ogni cosa apertamente, rendendo così una testimonianza non eccessivamente buona sul conto del loro padre.

13. Kisjonah però fece notare loro che egli aveva saputo che il loro padre aveva guadagnato molto denaro con la sua arte durante la metà dell'inverno già trascorsa.

14. Sennonché i ragazzi smentirono tale versione e dissero che il loro padre aveva sì preparato qualcosa da portare al mercato; ma quando vi arrivò, erano sorte delle discussioni tra mercanti ebrei e greci, e nel corso della zuffa che ne era seguita tutte le pentole e i vasellami del loro padre erano stati ridotti in frantumi, cosicché tutti loro erano ritornati a casa in condizioni davvero da mendicanti, e il loro padre, tutto rattristato, li aveva abbandonati dicendo: “Figli miei, ora non posso fare più niente per voi! Provate a rivolgervi a della gente pietosa, e non dubito che troverete soccorso; io intanto me ne andrò dal Maestro prodigioso del quale vi ho raccontato tante cose, forse mi riuscirà di indurLo a venire in soccorso a voi e alla vostra misera madre, se proprio non sarà possibile che venga in aiuto a me!». Poi egli se ne andò tristemente, e anche loro se ne andarono, così come li vedevamo qui, per cercare qualcosa per loro, per la loro madre e per i loro fratelli e sorelle più giovani, ma purtroppo con risultati ben magri fino ad ora! Supplicarono allora Kisjonah di avere compassione di loro!

15. E Kisjonah domandò loro ancora: «Da quanto tempo vostro padre vi ha lasciato?»

16. Risposero allora i ragazzi: «Saranno già otto giorni che non l'abbiamo più visto».

17. Allora Kisjonah condusse i ragazzi in un'altra stanza, fece dar loro delle vesti, li fece lavare e diede loro da mangiare e da bere. Quando i quattro furono così provvisoriamente sistemati, non nascosero come fossero in apprensione e dolenti per la sorte del loro misero padre, a causa del quale anche la loro madre era rimasta a casa in preda a grande tristezza, visto che nessuno sapeva dove egli se ne fosse andato.

18. Ma Kisjonah li consolò e li assicurò che non c’era motivo di apprensione, dato che il loro padre si trovava nel frattempo ben provvisto di tutto presso di lui; anzi essi ben presto avrebbero avuto occasione di vederlo.

19. Allora i ragazzi furono quanto mai lieti e rimasero tranquilli nella loro stanza.

20. Frattanto Kisjonah ritornò in sala. Egli si avvicinò a Giuda Iscariota dicendo: «Amico, sia lontano da me voler muovere a te, che sei un discepolo eletto del Signore, un rimprovero a causa della tua millanteria; ma poiché tu - almeno lo spero - mi conosci altrettanto bene quanto mi conoscono tutti coloro che sono poveri in questo paese, perché non ti sei rivolto immediatamente a me e non hai confidato le tue deplorevolissime condizioni? Vedi, i tuoi figli sono molto più sinceri di te e sono in grave apprensione per causa tua; ed ecco che invece tu, quando essi entrarono qui, distogliesti il volto da loro perché non ti riconoscessero, loro che ti stanno ansiosamente cercando! Per quello che mi riguarda, non posso fare a meno di trovare alquanto strano il tuo contegno! Ma che cosa ne dici tu stesso?»

21. E Giuda, traendo un profondo sospiro, rispose: «Ah, amico mio, con le mie parolone, certo assai inopportune, non volevo che stordire il mio cuore spezzato! Sennonché questa semente mi ha portato dei pessimi frutti; perché la punizione è immediatamente seguita alla mia malvagità contro me stesso come un serpente velenoso, ed ora la mia vergogna è rivelata dinanzi agli occhi di tutti. Lascia dunque che ora vada dai miei figli per consolarli e per piangere vicino a loro tutto il mio dolore!»

22. Intervenni in quel momento Io, e dissi: «Non andarci ancora; adesso mangia e bevi, e in avvenire non mentire più, altrimenti devi aspettarti ben di peggio!».

23. Allora Giuda Iscariota non si mosse e riprese a mangiare e a bere, e poi tutti si comportarono e gli parlarono con grande amorevolezza, e Kisjonah gli promise dal canto suo che avrebbe avuto cura di quei miseri, dato che essi non avevano affatto colpa della sua disgrazia, mentre, semmai, era lui che ne aveva colpa come padre.

24. Così questa faccenda venne tranquillamente appianata e non se ne parlò più; e qui viene fatta menzione unicamente allo scopo di mettere di nuovo un po' più in luce la natura di questo discepolo.

 

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Cap. 36

Partenza da Chis e arrivo all'albergo di Lazzaro.

 

1. Anche la madre del Mio corpo, Maria, poco dopo fece osservare a Giuda Iscariota: «Se proseguirai così e non vorrai cambiare il tuo animo, la tua fine sarà un orrore per molti, e sarà ricordata dagli uomini fino alla fine di questo mondo. Guarda dunque bene che in avvenire tu possa reggere dinanzi agli occhi del Signore! Io non ho mai avuto un buon sogno a tuo riguardo, ma ora ne vedo anche il motivo. Perciò ancora una volta io dico: “Bada bene che tu possa reggere dinanzi agli occhi del Signore!”».

2. Queste parole si impressero profondamente nel cuore di tutti i discepoli.

3. Terminato il pranzo, visitammo ancora la casa di Maria e la proprietà che Kisjonah le aveva donato, e trovammo tutto in bellissimo ordine; là era stata edificata pure una piccola scuola nella quale la madre istruiva i fanciulli bisognosi in ogni tipo di cose utili. In questo modo lei impiegava il suo tempo in maniera vantaggiosissima sotto molteplici aspetti, e perciò si meritava l'amore e la stima degli abitanti del luogo e di tutto quel circondario; guariva anche molti ammalati imponendo loro le mani nel Mio Nome o pregava per loro, e quindi rappresentava una benedizione per quei luoghi ed era un vero gioiello agli occhi di Kisjonah.

4. Il giorno seguente, un giovedì cioè, tre settimane prima di Pasqua, prendemmo congedo da Kisjonah con la promessa di ritornare presto da lui; egli allora fece allestire immediatamente una delle sue migliori navi sulla quale salimmo subito dopo colazione e partimmo favoriti da un buon vento. Kisjonah, Filopoldo e Maria ci accompagnarono essi pure per mare fino a quel punto della riva del Mare di Galilea dove il Giordano lo lascia per deviare a sinistra, verso il Mar Morto, attraverso una lunga valle fortemente piegata a levante. Da qui, per una strada buona e ben tenuta, si andava a Gerusalemme; di questa strada fra l’altro oggi non esiste più la benché minima traccia, e altrettanto si dica di tutte le località sul Mare di Galilea che a sua volta attualmente si trova ridotto di un buon terzo in ampiezza al paragone di come era allora.

5. Al punto di sbarco non c'era che un ufficio del dazio dove veniva riscosso un lieve dazio soltanto nel caso in cui qualcuno avesse portato con sé in qualche modo della merce con l'intenzione di farne commercio. Noi dunque scendemmo in quel punto dalla nave, benedicemmo coloro che ci avevano accompagnato e ci mettemmo rapidamente in cammino senza fare sosta in nessun luogo, cosicché ad ora abbastanza tarda di notte arrivammo alla dimora del nostro albergatore il quale era ancora alzato, dato che in casa c’erano degli ospiti.

6. Non appena l'albergatore ci vide e ci riconobbe, la sua gioia fu grande ed egli mise in moto tutta la casa per provvederci del necessario; infatti era dal primo mattino che non avevamo preso nulla, e le nostre membra erano molto stanche per il lungo viaggio compiuto a piedi, e perciò il bisogno di riposare si era fatto molto sensibile. Mentre veniva preparata la cena per noi dai suoi servitori, egli ci mise al corrente di tutti i vari avvenimenti verificatisi là durante la Mia assenza. Fra l’altro ci raccontò che il buon Lazzaro aveva avuto delle serie questioni con i rappresentanti del Tempio a causa degli operai che Io gli avevo procurato a Betlemme.

7. Essi cioè erano andati ripetutamente in casa sua e si erano dati da fare per attirare dalla loro parte i suoi operai; sennonché questi li avevano accolti male e li avevano minacciati nel caso in cui non avessero voluto lasciarli in pace. Questa accoglienza aveva stupito e fatto molto arrabbiare la gente del Tempio, la quale incolpò Lazzaro di avere aizzato in segreto i suoi lavoratori contro di loro, e in questo senso avanzarono anche formale querela presso l'autorità provinciale romana. Il prefetto, in seguito a ciò, aveva citato Lazzaro, l’aveva interrogato per sentire come fossero andate le cose e poi aveva chiamato a deporre anche tutti i lavoratori, ciascuno per sé. Ma il risultato di tali interrogatori fu che Lazzaro assieme a tutti i suoi operai fu prosciolto da ogni accusa, e al Tempio fu fatto comprendere, sia pure velatamente, che Lazzaro, ormai cittadino onorario di Roma, doveva essere lasciato in pace assieme alla sua gente; in caso contrario il prefetto sarebbe stato costretto a mettere a disposizione di Lazzaro, a sua tutela, un adeguato numero di soldati. Una tale decisione aveva ottenuto il suo effetto, ed erano trascorse già circa sei settimane senza che Lazzaro avesse avuto noie da parte del Tempio. Se poi, dopo questo fatto, la gente del Tempio nell'intimo del suo cuore lo vedesse di buon occhio, di ciò l'albergatore dubitava parecchio, malgrado essi esteriormente tenessero nei suoi confronti un contegno quanto mai amichevole e andassero sostenendo di aver avanzato la querela, pericolosa per loro, davanti al prefetto contro i suoi lavoratori e non contro di lui. Così Lazzaro, almeno all’apparenza, restava ancora in buoni rapporti con la gente del Tempio.

8. Dissi Io: «Sapevo bene che le cose sarebbero andate così; però sarebbero potute andare anche altrimenti se avessero continuato ancora per un paio di settimane, perché in questo caso si sarebbe davvero giunti a vie di fatto fra i lavoratori e la gente del Tempio. Ora questi avvenimenti li avevo previsti, e quindi, con la Mia Volontà, li ho guidati a risolversi appunto come effettivamente si sono risolti, e ciò è stato buono. I templari certo nutrono ora segretamente rancore contro Lazzaro, ma ciò non vuol dire nulla; perché essi nutrono rancore anche contro tutti i romani ed i greci, nonché contro gli esseni, i sadducei e i samaritani. Sennonché tutto questo rancore è simile a quello di un tale, quanto mai stolto, che era diventato furente dall'ira contro un grande fiume, perché non riusciva a trovare nessun ponte sopra di esso che gli rendesse possibile il passaggio all'altra riva molto bella. Però il fiume rimase come era, malgrado l'immensa ira di quello stolto. E, in verità, non altrimenti stanno le cose rispetto al rancore e all'ira di quei templari! Tutto si riduce al contorcersi e all’inutile dibattersi di un verme nella polvere contro il passo del cammello che avanza sulla strada. Lasciamo dunque stare adesso questa faccenda, e tu, amico caro, va a vedere se c'è qualche buona prospettiva per la nostra cena».

 

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Cap. 37

I savi dalla Persia.

 

1. L'albergatore allora si affrettò in cucina e trovò che tutto era già pronto. La cena fu immediatamente servita e noi mangiammo e bevemmo in perfetto buon umore.

2. Ora avvenne che gli altri ospiti, cioè dei viaggiatori provenienti in parte dalla Galilea e in parte dalla Grecia, dalla Samaria e da vari altri paesi, i quali alloggiavano là perché l'albergatore era conosciuto come persona molto modica nei prezzi e perché disponeva di numerosi locali nel suo albergo, essi pure vennero a conoscenza del fatto che nell'albergo stesso Mi trovavo appunto anch'Io, di Cui avevano inteso raccontare già tante cose. Domandarono perciò ai servi di casa se avrebbero potuto vederMi. Allora uno dei servitori entrò nella stanza dove eravamo seduti ed espose la cosa sottovoce all'albergatore, il quale discorreva di vari argomenti con noi.

3. L'albergatore però disse al servitore: «Davvero, io non posso dire né sì, né no, perché questo Signore è un Signore assoluto, e deve venir fatto solamente così come Egli vuole!»

4. Allora Io dissi all'albergatore: «Fra i viaggiatori ci sono anche quattro magi dall'Egitto, nativi della Persia quasi vicino ai confini di questo paese con l'India. Tre di questi sono dei magi principali già avanti negli anni, mentre il quarto è solo un discepolo. Essi viaggiano in grande compagnia, ma questa in gran parte ha preso alloggio altrove; qui con loro non hanno che i servi indispensabili alle loro persone. Orbene, questi quattro magi che da diversi anni si sono esibiti in Egitto, puoi farli entrare qui, e noi li metteremo alla prova per constatare quale natura essi abbiano!».

5. L'albergatore allora si allontanò e andò nella stanza dove si trovavano i quattro magi e disse loro che Io avevo acconsentito a riceverli.

6. Essi, a questa notizia, si rallegrarono molto, dato che sul Mio conto avevano udito raccontare già moltissime cose perfino oltre i confini di Canaan. Essi perciò si alzarono senza indugio e si affrettarono a venire da Me guidati dall'albergatore. Quando i venerandi vegliardi si trovarono in nostra presenza, fecero un profondo inchino, e salutarono cerimoniosamente secondo il loro costume. Essi parlavano correntemente l'ebraico così che anche tutti i discepoli erano in grado di comprenderli.

7. Io dunque iniziai la conversazione e dissi loro: «Colui che bramereste conoscere più da vicino sono appunto Io stesso; ma ora prendete posto qui con noi e vedremo di intenderci un po’ meglio!»

8. I magi allora si sedettero alla nostra mensa, ed Io domandai: «Ebbene, diteMi francamente che specie di arti e di magie siete soliti praticare, poi sarà dato anche a voi conoscere tutto quello che faccio Io! Forse possiamo esserci molto utili reciprocamente!»

9. Intese queste Mie parole, i magi si inchinarono e uno di loro rispose: «Maestro, questo qui è il più anziano e il più saggio tra noi; il suo nome è Hahasvar[7] (“custode delle stelle”) e sarà il nostro oratore! Egli ormai conta tre volte trent'anni. Io che ora parlo non ne conto che ottanta, e questo vicino a me settanta; ora nelle stelle sta scritto che ciascuno di noi deve vivere ancora trent'anni a partire dal tempo attuale. Io mi chiamo Meilizechiori[8] Possiedo la visione, ovvero la scienza di misurare il tempo”), e il nome di questo mio vicino Ou-li-tesar[9] il forzatore o costrittore della volontà”). Il quarto di noi è giovane ed appunto per questa ragione non ha ancora un nome preciso. Ed ora la parola spetta al nostro anziano!»

10. E l'anziano così iniziò a dire: «Noi tre fummo già altre volte da queste parti, e precisamente trent'anni fa. Allora noi partimmo dal lontanissimo Oriente per venire fin qui, dato che ad intraprendere un simile viaggio fummo indotti dall'apparizione di una stella speciale, mentre nelle stelle ci venne dato di poter leggere quanto segue: “Nel lontano Occidente, al degenerato popolo di Dio, è nato un nuovo re. La madre del Suo corpo è una vergine mai venuta in contatto con un uomo, poiché il bambino è stato generato in lei dalla Potenza immensa del grande Dio, e il Suo Nome si farà grande fra tutti i popoli della Terra. Egli fonderà un Regno e vi dominerà in perpetuo quale un Re potentissimo, e beati tutti coloro che vivranno in un tale Regno, perché la morte non avrà più alcun potere su di loro!”.

11. E avendo noi letto ciò, ci mettemmo in viaggio seguendo la via indicataci dalla stella; e infatti a Betlemme, e precisamente in una vecchia stalla di pecore, trovammo in maniera assolutamente meravigliosa un neonato bambino al quale offrimmo i doni che avevamo portato con noi. Era nostra intenzione, conformemente alla promessa fatta, ritornare al nostro paese passando per Gerusalemme; sennonché per mezzo di uno spirito luminoso fummo ammoniti in sogno ad incamminarci per un'altra via per ritornare in patria, e a non svelare al principe malvagio il re neonato. Così facemmo. Cosa poi fosse accaduto di quel meraviglioso bambino, non lo potemmo più sapere nonostante tutte le indagini fatte.

12. Da parte di gente anziana venimmo a sapere che il vecchio e crudele principe Erode aveva comandato a Betlemme una strage di bambini a causa di quel re neonato, in cui tutti i fanciulli da uno a dodici[10] anni erano stati passati a fil di spada. Sembra però che i genitori assieme al bambino abbiano potuto rifugiarsi per tempo in Egitto, fuggendo così dinanzi alla pazzia furiosa di quel principe. Noi, dopo vari anni, facemmo delle indagini in Egitto per rintracciare quel re bambino, ma non ci fu possibile sapere più niente.

13. Poco tempo fa, a Menfi, in Egitto, apprendemmo che nella Galilea era sorto un uomo meraviglioso il quale andava operando prodigi tali quali sulla Terra non erano mai stati visti, e che oltre a ciò teneva sermoni improntati a tanta sapienza che al suo paragone tutti i maggiori sapienti di questo mondo avrebbero dovuto nascondersi addirittura sotto la polvere. C’erano molti che credevano in lui e gli erano fedeli, considerato che egli doveva essere Dio in Persona per fare opere tali che altrimenti non sarebbero state assolutamente spiegabili.

14. Nell’apprendere tali notizie, decidemmo di ritornare appositamente qui a Canaan, od in generale nel paese degli ebrei, allo scopo di incontrarci in qualche luogo con quest'uomo straordinario e ciò per due motivi, il primo dei quali era quello di convincerci da soli se fosse eventualmente proprio colui che avevamo visto come bambino neonato a Betlemme.

15. Certamente quest'uomo prodigioso pare che non sia assurto ancora alla dignità di re; tuttavia ai nostri occhi questo fatto non ha proprio alcuna importanza, dato che noi siamo soltanto dei savi e degli astrologi, nonché dei magi di classe straordinaria al cospetto dell'umanità cieca, in seguito alla conoscenza che abbiamo delle forze naturali. Siamo però, in verità, anche dei re in paesi molto ben popolati situati sugli altipiani della Persia citeriore, né abbiamo nemici da temere, considerato che ciascun principe, nostro vicino, ci stima molto ed ha il massimo rispetto della nostra potenza occulta. Eppure tale nostra potenza si basa su fatti prettamente naturali soltanto e può essere acquisita da chiunque; quanto più dunque non deve poter essere un re questo uomo tanto famoso del paese d’Israele che con la sola potenza della sua volontà può annientare rupi e montagne, risuscitare i morti e comandare agli elementi!

16. Già stamani quando siamo arrivati in questi luoghi, ci siamo subito informati sul conto di quest'uomo. Ci fu detto che ancora non molto tempo fa egli si trovava da queste parti e che tra breve sarebbe anche ritornato! Ed oggi stesso, a sera già alquanto inoltrata, cominciò a correre di bocca in bocca la voce che quell’uomo famoso aveva davvero fatto ritorno assieme ai suoi discepoli.

17. Tu dunque, o maestro, puoi ben immaginarti quale brama ansiosa abbia cominciato ad ardere nei nostri petti, la brama cioè di vedere in te l'uomo sul conto del quale tante cose sbalorditive erano giunte ai nostri orecchi, e di chiederti poi in tutta modestia se sei forse tu stesso quel prodigioso bambino fattosi uomo, che venne a questo mondo a Betlemme».

 

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Cap. 38

Il potere e l’operato dei tre saggi.

 

1. Dissi Io allora: «Tutto questo è molto bello e lodevole da parte vostra; però aveva trovato credito la voce secondo cui quei tre saggi, i quali avevano reso omaggio al neonato prodigioso a Betlemme, fossero già morti quindici anni fa. Come mai voi invece, quali le stesse persone, vivete ancora ed esercitate le vostre arti in tutte le parti del mondo?»

2. E l'anziano rispose: «O nobile amico, laggiù nel nostro paese tu puoi morire cinque ed anche sette volte e poi continuare a vivere di una nuova vita; tutto ciò è l’effetto dell'aria di quelle regioni, della terra e dei suoi spiriti, delle erbe meravigliose e delle nostre forze attinte alle forze misteriose della natura.

3. Sennonché quando allora ci trovammo a Betlemme, in noi c'erano ancora tre spiriti[11]  che erano originari dai tempi primordiali dell’umanità di questa Terra; attualmente però questi spiriti non sono più in noi e congiunti a noi, ma noi siamo qui da soli.

4. Quando quegli spiriti ci abbandonarono, certo esteriormente avemmo l'aspetto come se fossimo morti, tuttavia i nostri spiriti ci rianimarono di nuovo ed ora viviamo benissimo da soli e continueremo a vivere per un certo tempo ancora. Quando poi questo corpo sarà del tutto inutilizzabile, neanche allora morremo della morte quanto mai miseranda della povera umanità di questi paesi; ed invece con la piena coscienza di noi stessi deporremo volontariamente queste spoglie di carne per poi continuare a vivere e ad operare quali spiriti fra i nostri pari. Vedi, o grande e nobile maestro, così stanno le cose nei nostri riguardi, dato che noi apparteniamo ad un popolo primordiale incorrotto e ancora allo stato naturale»

5. Dissi Io: «Io sono a conoscenza di queste cose, e so pure che su questa Terra esiste ancora qualche popolo del genere; per parte Mia a questo proposito non ho nulla da obiettare, e perciò ritengo conforme a verità la vostra asserzione che siete appunto voi quei tre saggi dal lontano Oriente che vennero a visitare il meraviglioso bambino neonato in una stalla di pecore a Betlemme, e che siate ritornati adesso a ricercare il prodigioso re che dovrebbe essere sorto dal bambino stesso, allo scopo di rendergli nuovamente omaggio, cosa questa indiscutibilmente degna di lode da parte vostra.

6. Tuttavia Io prima vi ho interrogato anche riguardo alle vostre esibizioni e all'esercizio delle vostre arti durante i lunghi viaggi intrapresi, e così pure riguardo all'utile che ne avete ricavato. Anche a questo proposito bisogna che Mi diciate qualcosa, affinché almeno questi Miei discepoli possano trarre qualche profitto da voi! A Mia volta poi Mi riservo di esporvi qualcosa riguardo a Me stesso.»

7. Risponde l’anziano: «Oh, grande maestro, se tu davvero sei in grado di compiere tutte le opere delle quali abbiamo udito parlare, i tuoi discepoli non possono davvero ripromettersi proprio un particolare vantaggio da quello che siamo in grado di fare e di dire noi; ma considerato che lo desideri, io posso senz’altro esporti l’aspetto più importante del nostro compito. Il nostro primo e principale compito è quello di predire agli uomini l'una o l'altra cosa utile per loro consultando le stelle, e quello che profetizziamo, di solito si avvera. Certo, per parlare sinceramente, la cosa dipende più dalla disposizione artificiosa delle parole che non dalla posizione delle stelle la quale, ad eccezione dei pochi pianeti, rimane comunque sempre la stessa.

8. Soltanto al tempo della nascita di quel bambino prodigioso nel paese d'Israele, quando cioè in noi dimoravano con maggiore o minore frequenza ancora quei certi spiriti di cui ho parlato, soltanto allora abbiamo potuto constatare ad Occidente una posizione stranissima delle stelle, nonché la presenza di un'altra stella di particolare grandezza munita di una lunga coda rivolta ad Occidente, ed essendoci accorti che essa si muoveva appunto in quella direzione con velocità maggiore delle altre stelle, arguimmo che qualcosa di grande e di straordinario doveva essere accaduto da quelle parti. E ben presto potemmo leggere nelle stelle anche una scritta che diceva: “Agli ebrei è nato un nuovo re, il quale fonderà un regno che non avrà in eterno mai più fine, ed egli regnerà su tutti i popoli della Terra!”.

9. Ebbene, noi ci mettemmo in viaggio nella precisa direzione in cui si muoveva la stella, la quale a noi parve fermarsi al posto giusto; infatti là noi ci trovammo nella possibilità di persuaderci dell'avvenuta nascita accompagnata da tutti i possibili prodigi, in maniera che in noi non poteva più sussistere il benché minimo dubbio che fossimo giunti là dove intendevamo arrivare. Dunque, allora la nostra astrologia corrispose a piena verità; se poi anche le nostre successive interpretazioni della posizione delle stelle siano più o meno state corrispondenti a verità, di ciò noi, per dirla schietta, non potremmo davvero renderci pienamente garanti. Questo è dunque quanto noi potremmo dire riguardo alla nostra astrologia.

10. Per quello poi che concerne la nostra scienza magica, questa si divide in tre parti. La prima parte, la principale, si fonda sulle nostre cognizioni e sulla dimestichezza con le forze misteriose della natura, cognizioni e dimestichezza acquisite attraverso molte prove, tentativi ed esperienze, tramite le quali siamo in grado di produrre ed inscenare una quantità svariatissima di cose che nell'umanità cieca ed ignorante non possono fare a meno di suscitare il più grande stupore, e che sono fonte per noi di grande fama e di cospicui guadagni.

11. Noi possediamo, ad esempio, il segreto di produrre una specie di grani che si accendono con estrema facilità, e che con la loro rapida accensione entro uno spazio chiuso sviluppano una potenza tale da mandare con un tremendo scoppio in mille pezzi anche la roccia più solida e resistente qualora vi si abbia prima praticato un'apertura e la si sia riempita con un paio di libbre di quei grani cui viene dato fuoco per mezzo di una miccia invisibile. Apparentemente, a causa del popolo, noi ci comportiamo così come se comandassimo alla roccia di dissolversi; in realtà però l'effetto viene ottenuto mediante i nostri grani esplosivi, e noi già vari giorni prima sappiamo come fare per collocarli, del tutto inosservati, in un posto adatto.

12. E così conosciamo una quantità ancora di esperimenti di questo genere i quali, prodotti al cospetto del popolo, sono tali da farlo strabiliare. A questa classe appartiene pure la nostra arte pirotecnica e quella di imitare fino all'illusione perfetta il lampo ed i suoi effetti. In ciò consiste dunque la prima parte della nostra magia.

13. La seconda parte è puramente meccanica, e così noi riusciamo ad ottenere certi effetti che anch'essi devono suscitare la massima meraviglia in ogni profano, perché la causa che li produce è sconosciuta, e all'infuori di noi non c'è nessuno che possa spiegarla.

14. La terza parte della nostra magia è veramente la più insignificante, poiché le rispettive esibizioni sono basate unicamente su certi accordi segreti preventivi. Tuttavia è questo che provoca quasi la maggiore sensazione fra il popolo cieco, nonostante dietro non si celi proprio niente se non degli effetti ottenuti mediante una particolare abilità acquisita con l'esercizio. Queste dunque sarebbero le nostre tre specie di magia.

15. Infine però noi siamo anche dei medici, e dato che disponiamo di medicamenti segreti, possiamo con la coscienza più tranquilla di questo mondo guarire molte malattie e distruggere gli insetti nocivi di ogni specie; oltre a ciò tutte le specie di animali nocivi devono darsi alla fuga dinanzi a noi, oppure devono lasciarsi domare, e in seguito a tale nostra particolare capacità noi abbiamo già reso alla gente più di un buon servizio. Ed ora tu, grande maestro, hai svelata dinanzi a te, in breve, tutta la nostra arte. Ma ora vorremmo pregarti di raccontarci qualcosa di dettagliato su di te».

 

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Cap. 39

Uno scopo buono non giustifica dei mezzi cattivi.

 

1. Io allora dissi: «La vostra arte, in quanto si serve della meccanica e della medicina nello sperimentare le forze naturali, è in sé assolutamente buona, e da ciò con il tempo ne può derivare all'umanità più di un vantaggio terreno. Tutto quello invece che al cospetto degli uomini, i quali dinanzi a Dio hanno tutti l’identico valore, appare quale una produzione illusoria tendente a procacciare dei guadagni, tutto ciò è cattivo e spregevole dinanzi a Dio, il Signore di tutti i mondi e di tutte le creature, come già ebbi a spiegare in una precedente occasione anche agli esseni i quali vanno facendo cose simili. Infatti, per quanto anche lo scopo fosse buono in sé, ma non lo si potesse raggiungere che ricorrendo ad un mezzo menzognero e per conseguenza cattivo in se stesso, questo non risulterebbe tuttavia mai giustificato dallo scopo in se stesso, né quindi potrebbe mai dirsi buono.

2. Vi citerò un esempio: ammettiamo che vi sia una persona sofferente di atroci dolori, e che i migliori medici abbiano invano fatto ricorso a tutta la loro scienza per liberare l'ammalato dal suo tormento. Ad un tratto ad uno di loro viene un'idea e dice agli altri medici: “Considerato che non c'è più alcun mezzo per alleviare le sofferenze di quest'uomo, diamogli un potente veleno, e così lo libereremo da ogni suo male”. Detto e fatto, gli altri medici seguono il suo consiglio e il sofferente dopo qualche istante ci rimette la vita. Eh sì, questi medici hanno certo liberato l'ammalato da ogni dolore, però essi lo hanno ucciso, senza riflettere perché Dio avesse concesso che su di lui venisse un simile male, e senza pensare alle conseguenze per la sua anima nell'aldilà. Quindi in questo caso il mezzo è stato cattivo, e tale da non permettere mai più il raggiungimento di uno scopo prettamente buono.

3. Ora vedete, così succede di tutti i falsi prodigi di questo genere. E quantunque questi vengano accompagnati perfino da buoni insegnamenti morali a promuovere questo o quel vantaggio per l'umanità, e dichiarati come opera divina, essi non raggiungono in realtà alcuno scopo buono, perché suscitano negli animi del popolo una credulità forzata e, come conseguenza di questa, anche una quantità di pessime superstizioni ed infine un odio fanatico contro chiunque professi un'altra fede. Ma quando infine viene il giorno in cui qualcuno dotato di spirito lucido li rende consapevoli dell'inganno, ed essi si persuadono che il presunto prodigio divino nel quale avevano creduto non è stato altro che una produzione naturale del tutto goffa, essi volgono immediatamente le spalle anche agli insegnamenti buoni in se stessi, ma fondati su tali illusori prodigi, poi non credono più a niente e si scagliano come tigri e iene contro i loro maestri e operatori di miracoli.

4. Dunque da tutto ciò non è difficile rilevare come ricorrendo ad un mezzo cattivo non si possa veramente mai raggiungere uno scopo buono, poiché, se le fondamenta sono cattive e difettose, come potranno reggere un edificio perfettamente solido?

5. Su un terreno molle e friabile non si potrà mai costruire un castello solido, e similmente avvalendosi di mezzi falsi ed illusori, non si potrà mai arrivare ad un’educazione vera dell’umanità, e tale da migliorarla e vivificarla.

6. Anche i massimi governi, davanti ai quali un giorno tremava metà del globo, finirono col disperdersi come una vuota pula, per la ragione che le fondamenta sulle quali erano stati edificati, non erano altro che un'opera illusoria e vana altrettanto quanto la pula del grano che si disperde per l'aria.

7. Ma per questo sono sceso Io stesso dall'Alto su questa Terra, per portare cioè e mostrare agli uomini la piena Verità. E colui che resterà e vivrà in questa Verità, sarà veramente libero, ed avrà in sé la vita eterna la quale non può mai venire raggiunta con dei mezzi illusori, ma unicamente procedendo per le vie della più pura e schietta Verità.

8. Ed è appunto in ciò che consiste il Regno del quale Io sto gettando le fondamenta; esso è un Regno dell'Amore, della Luce e della Verità purissima generata appunto dalla Luce e dall'Amore. Certo il Suo Re non siederà mai su un trono di questa Terra, non terrà alcuno scettro d'oro nella Sua mano, né impugnerà altra spada all'infuori di quella della Verità; e tuttavia questa spada Gli farà riportare la vittoria più splendida sopra tutti i popoli della Terra e sopra tutte le creature della Terra, vittoria che avrà valore per l'eternità, e beato colui che si lascerà vincere da questa purissima arma del Cielo!

9. E soltanto ora vi dichiaro che Io sono appunto assolutamente Quello stesso che voi andate cercando, ed al Quale voi già come neonato bambino un giorno tributaste omaggio.

10. Ma Io vi dico altresì che né ora, né mai Io prenderò onore dagli uomini, perché vi è già Uno, il Quale è una cosa sola con Me, che unicamente Mi onora, e il Suo Nome è: “Amore, Luce, Verità e Vita”. Egli è la Causa prima di tutte le cose ed Egli stesso è l'Essere eterno e l'eterna Esistenza, e tutto ciò che è ed esiste procede da Lui. Ed ora diteMi, se avete un'idea precisa di come stiano le cose».

 

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Cap. 40

L'influsso degli spiriti della luce.

 

1. E l'anziano, tutto compenetrato dalla verità di queste Mie parole, rispose: «O grande Maestro! Da queste Tue espressioni ricolme di luce noi abbiamo attinto la convinzione più che piena che Tu devi essere più di un semplice uomo, perché in una maniera tanto acutamente vera non abbiamo ancora mai udito parlare nessuno, e in verità simili Parole operano ben più di mille prodigi fra i più strabilianti, i quali seducono per un certo tempo gli uomini, ma d'altra parte ne induriscono e ne ottenebrano ancora di più il cuore! Perciò anche noi non chiediamo da Te alcun altro segno, perché questa Tua Parola ci è garanzia più che sufficiente, ed ormai sappiamo quello che in avvenire dovremo credere e fare. Il popolo nella nostra patria non dovrà d'ora innanzi vagare più nelle tenebre!»

2. Dissi Io allora: «Questo sarà molto ben fatto da parte vostra; tuttavia ad ogni cosa buona e vera occorre il suo tempo. Per conseguenza anche voi, accingendovi in qualsiasi modo a ben operare, siete tenuti a chiamare a consiglio la prudenza. Infatti, un popolo, una volta che sia immerso nelle tenebre, non può sopportare, senza pericolo per la sua facoltà visiva, una luce troppo intensa che si manifesti d'improvviso; esso poi diviene come pazzo, fugge allora la luce e va in cerca dell'ombra e della notte. Per conseguenza conviene che da principio la luce venga offerta agli uomini con molta moderazione, affinché vi si abituino gradatamente. Con il tempo poi saranno in grado di tollerare la luce anche più intensa senza provarne alcun fastidio. Voi dunque, da veri saggi dal lontano Oriente, siete tenuti ad osservare fedelmente anche questa norma della sapienza se volete essere davvero una benedizione per i vostri popoli»

3. Disse l’anziano: «Noi e i nostri discepoli osserveremo con tutta fedeltà anche questa norma, poiché vediamo che hai sempre ragione in tutto, e che sei sicuramente veritiero. Ora però desidereremmo apprendere ancora da Te cosa dobbiamo pensare di quegli spiriti che ci furono di guida al tempo della Tua nascita prodigiosa, perché allora noi avevamo la percezione esatta che essi non erano noi e noi non eravamo loro. Quando essi dominavano in noi, noi non potevamo fare quello che volevamo ma solo quello che essi volevano, e c'era in noi l'impressione come se fossero il nostro io migliore! Allora, infatti, anche noi eravamo molto sapienti, e solo così imparammo a conoscere le forze interiori della natura e il modo di trarne vantaggio. Ma quando essi, per così dire, ci abbandonarono, ci trovammo di nuovo del tutto nella nostra debolezza di intelletto, e non potevamo assolutamente comprendere come avessimo appreso i grandi misteri delle forze insite nella natura! Tutto ciò che ora conosciamo di meglio, ci è stato rivelato per mezzo di quegli spiriti che ci fu dato anche di vedere in lucidi sogni! Ebbene, secondo la Tua Sapienza, che cosa si può o si deve pensare di tutto ciò?»

4. Rispondo Io: «La cosa non ha e non aveva in voi niente di particolare, poiché tutti gli uomini migliori per natura vengono ammaestrati dagli spiriti in ogni specie di scienza spirituale e naturale in maniera talvolta più o meno percettibile; tale fu pure il caso vostro, soltanto che la maniera fu alquanto più percettibile.

5. E quanto più conformemente alla natura, quanto più semplicemente e raccolti in sé vivono gli uomini nel mondo, tanto più e con tanta maggiore intensità essi stanno in comunicazione con gli spiriti buoni dell'aldilà. E questo fu anche il vostro caso.

6. Ma quando poi, in seguito ai vostri numerosi viaggi diveniste più esperti del mondo, allora anche i vostri spiriti guida della luce vi lasciarono a voi stessi e foste affidati al vostro intelletto, alla vostra ragione e alla vostra libera volontà. Ad ogni modo però essi suscitarono in voi la brama di cercarMi e fecero inoltre in modo che doveste trovarMi; ma da parte dei tre spiriti fu molto ben provvisto per voi e per i vostri figli e per i vostri popoli.

7. Però quegli spiriti furono un giorno pure essi degli uomini su questa Terra, e tali anzi da avere un significato grandissimo per questa Terra, per tutta l'umanità attualmente vivente; sennonché nell'aldilà tutte le differenziazioni, come “primo”, “grande”, “piccolo” cessano interamente, e l'uomo che è apparso per ultimo sulla Terra non sarà secondo a quello che è apparso per primo, purché abbia riconosciuto la Volontà di Dio ed abbia operato conformemente alle Sue Prescrizioni e al Suo Ordine.

8. Però, la Volontà di Dio rispetto agli uomini suona brevemente così: “Riconosci Dio ed amaLo sopra ogni cosa, nonché ama il prossimo tuo, ovvero colui che ti sta accanto, come te stesso. Sii vero e fedele verso chiunque, e quello che ragionevolmente vuoi che sia fatto a te, fallo tu pure al prossimo, così tra di voi regneranno pace e concordia, e il compiacimento di Dio si irradierà sui vostri capi come una vera luce della vita!”.

9. E questo vi basti; da ciò vi verrà poi data ogni altra ed ulteriore sapienza. Ma adesso potete andare a riposare, considerato che siamo già arrivati a mezzanotte».

10. Allora i savi Mi ringraziarono e Mi pregarono che Io concedessi loro di rimanere anche il giorno seguente presso di Me, ed Io accondiscesi volentieri al loro desiderio. Dopodiché tutti ci recammo a riposare.

11. E quando il mattino seguente ci destammo, trovammo già pronta per noi un'eccellente colazione, ed i nostri savi stavano anch'essi ansiosamente in attesa di rivederMi ed eventualmente anche di udirMi parlare, dato che avevano preso molto a cuore le Mie parole.

12. E mentre Io, assieme a tutti i Miei discepoli, sedevo a mensa mangiando, bevendo e intrattenendoMi riguardo a questo e a quell'altro argomento con l'albergatore, i savi stavano già sulla soglia origliando; ma avendoMi udito parlare di cose piuttosto indifferenti e terrene, essi dissero tra di loro: «Oh, vedete, oggi egli non parla così sapientemente come questa notte! Ci deve essere una grande molteplicità di aspetti nel suo sapere! Tuttavia oggi nel suo discorso non si rivelano eccessive tracce di sapienza divina!».

13. Ma mentre essi ragionavano così tra di loro, nell’anticamera si presentò d'improvviso un misero e debole infermo il quale era precisamente un vicino dell'albergatore che aveva appreso dai suoi servi che Io ero venuto a visitarlo e che Mi trovavo appunto a casa sua. E quando, trovandosi già oltre la porta, si accorse della Mia presenza, si mise a gridare: «O Gesù di Nazaret, o vero salvatore; abbi misericordia e guarisci anche me, Tu che ne hai già guariti tanti altri!»

14. Allora Io Mi alzai, uscii fuori e dissi: «Da quando tempo questa tua artrite ti tormenta?»

15. Ed egli rispose: «Oh, signore, già da sette anni! Però io sopportai sempre con pazienza i dolori finché erano tollerabili, ma adesso vanno facendosi troppo atroci, perciò mi sono fatto portare qui da te»

16. Ed Io, rivoltoMi ai savi, chiesi loro: «Ebbene, voi pure siete dei medici! Non potreste dunque aiutare quest'uomo con la vostra arte?»

17. Ma l'anziano rispose: «Maestro, gli infermi di questa specie vengono dichiarati inguaribili da noi, e non vi è più medicina che possa giovare loro! Se il Sole non è più capace di guarire un simile paralitico, non esiste altra cosa al mondo in grado di giovargli»

18. Osservai Io: «Ebbene, vedrò allora Io se sia possibile o no di guarirlo!»

19. Dopodiché, rivoltoMi all'infermo, gli dissi: «Sii risanato e cammina; bada però di non peccare più, affinché non ti accada di peggio!».

20. E l'ammalato, in quel medesimo istante, riebbe perfettamente diritte le sue membra e si trovò del tutto risanato, Mi ringraziò fervidamente e tutto lieto se ne andò.

21. Vedendo ciò, i savi furono colti da grande spavento e volevano addirittura cominciare ad adorarMi. Sennonché Io glielo vietai, e poi insieme ai discepoli partii per Betania per visitare Lazzaro, mentre i savi a loro volta si incamminarono quel giorno stesso per far ritorno alla loro patria lontana.

 

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PRESSO IL MARE DI GALILEA

(Giovanni Cap. 6)

 

 

Cap. 41

Cinquemila persone saziate

(Giov. 6, 1-15)

 

1. È superfluo narrare quale gioia suscitò il Mio arrivo in casa di Lazzaro. Però Io Mi trovavo presso di lui appena da tre giorni che già in tutto quel vasto circondario si sparse, per mezzo dei lavoratori di Lazzaro, la voce della Mia presenza in quei luoghi e per conseguenza giornalmente cominciarono ad affluire là delle masse di popolo che conducevano un gran numero di ammalati di ogni specie, che vennero tutti guariti. La cosa, naturalmente, non mancò di suscitare gran scalpore tutto intorno a Gerusalemme, cosicché la notizia giunse pure agli orecchi dei farisei, i quali ben presto cominciarono a tenere consiglio tra di loro per vedere come avrebbero potuto impadronirsi di Me per sbarazzarsi della Mia Persona.

2. Sennonché Io non ignoravo la cosa, e perciò, dopo aver soggiornato dieci giorni a Betania in casa di Lazzaro, dissi a lui e ai discepoli: «Andremo di nuovo in Galilea, perché i farisei tengono consiglio tramando contro la Mia Vita. Io però voglio evitare ogni ulteriore chiasso riguardo alla Mia Persona, affinché anche la tua casa abbia pace nel periodo della festa che si sta avvicinando; quindi Me ne andrò da qui oggi stesso!»

3. E Lazzaro, tutto rattristato così parlò: «O Signore, la Tua Potenza non ha limiti, e con un solo pensiero puoi annientare tutta quella perversa gentaglia, ciò che sarebbe un beneficio immenso per tutti gli ebrei che sono di buona volontà!»

4. Ed Io risposi: «Certo che potrei fare così; tuttavia non è questa la Volontà del Padre, ma conviene che essi proseguano nel loro operare fino a che la loro misura sia del tutto colma, e solo dopo su di loro si rovescerà il grande giudizio, poiché la loro avidità di dominio arriverà al punto da superare ogni limite, e così si trafiggeranno con la spada da soli. Nel loro orgoglio essi si solleveranno contro i romani, e questa sarà la loro morte completa. In verità Io ti dico: “Non una pietra di Gerusalemme verrà lasciata sull'altra, ed i posteri non troveranno più il luogo dove sorgeva Gerusalemme, e quando troveranno qualcosa, questo qualcosa non potrà essere loro da guida per determinare con qualche precisione il luogo”. Questo accadrà da parte del mondo a causa del mondo. Tuttavia ora non è ancora giunto questo tempo, né Io sono venuto per distruggere qualcosa, ma soltanto per ricostruire quello che è rotto, e per cercare e trovare ciò che è perduto. Per conseguenza è meglio che Io Mi allontani da qui per qualche tempo per avere pace entrambi, perché essi ben presto verranno qui a cercarMi, ma non Mi troveranno, e ciò sarà bene».

5. Noi allora facemmo colazione e poi ci mettemmo in cammino. Lazzaro però ci accompagnò quasi fino al Mare di Galilea, ed una grande quantità di popolo ci venne dietro. Arrivati in prossimità del mare, che era già sera inoltrata, Io Mi fermai e pernottai in un albergo. Il giorno seguente Lazzaro prese congedo e con la sua gente fece ritorno a casa sua.

6. Io invece, unitamente ai Miei discepoli, il cui numero aveva ormai di nuovo oltrepassato i settanta, salii su una grossa barca e, attraversando il mare, Mi diressi dalla parte di Tiberiade. (Giov. 6,1). Ma il popolo, visto che Mi disponevo a partire, noleggiò immediatamente una quantità di barche e Mi seguì senza sostare un momento, perché aveva assistito ai miracoli da Me operati sui molti ammalati. (Giov. 6,2). Noi però sbarcammo a circa un'ora di cammino da Tiberiade, e il popolo che ci aveva seguiti sulle numerose barche fece altrettanto. Il posto dove scendemmo a terra era completamente disabitato e nelle immediate vicinanze sorgeva un'alta montagna.

7. Allora dissi ai discepoli: «Saliamo su quel monte! Giunti a metà della sua altezza, intendo far sosta senza essere scorto dagli abitanti della città che passano per questa strada, dato che quella gente non ha buoni sentimenti e ancora meno fede, perché si tratta di una popolazione di mercanti per i quali tutto si concreta nel denaro e nel guadagno».

8. Noi dunque iniziammo la salita e giungemmo subito al posto prestabilito che era molto bello, e l'erba folta che ricopriva il terreno ci tornò molto utile, dato il bisogno che avevamo di riposo. Mi sedetti là a terra assieme ai discepoli. (Giov. 6,3). Anche la numerosa gente che ci aveva accompagnato sulla montagna si accampò vicino a noi con le ceste del pane che aveva portato con sé, poiché la Pasqua - la festa principale degli ebrei - era ormai vicina, ed era costume in quella occasione portare nei panieri del pane azzimo fresco, nonché del pesce arrostito, uova e carni d'agnello.

9. Ma poiché Io Mi trattenni in quel luogo per cinque giorni, e per quattro giorni avevamo comunque avuto di che mangiare e bere, nessuno aveva pensato al quinto giorno, tanto più che là, dove ci eravamo accampati, si trovava anche una sorgente d'acqua molto buona e fresca. Quando però, arrivato il quinto giorno, tutte le provviste risultarono esaurite, Pietro Mi fece notare che la moltitudine del popolo andava aumentando ogni giorno di più e che non c’era più niente da dar loro da mangiare.

10. Allora Io alzai gli occhi, guardai intorno e vidi che una grande moltitudine era venuta da Me. E rivoltoMi a Filippo, il quale solitamente fungeva da nostro tesoriere e che, essendo un greco convertito al giudaismo, era talvolta ancora un po' debole nella fede, gli dissi: «Ebbene, come compreremo del pane per tanta gente affinché abbiano qualcosa da mangiare?» (Giov. 6,5). Questa domanda però Io la rivolsi al discepolo debole di fede soltanto per metterlo un po' alla prova, mentre sapevo molto bene quello che intendevo fare. (Giov. 6,6)

11. E il nostro discepolo, alzatosi immediatamente in piedi, Mi rispose: «Tutto il nostro gruzzolo è ridotto ora a duecento denari, e questo importo non sarà sufficiente ad acquistare tanto pane quanto occorre perché ciascuno ne riceva almeno un po'» (Giov. 6,7)

12. E un altro discepolo, nemmeno questo un eroe validissimo della fede, quantunque fratello di Simon Pietro (Giov. 6,8), si intromise e disse: «O Signore, c'è qui un fanciullo che ha nella sua cesta ancora cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cosa può essere questo per tanta gente?» (Giov. 6,9)

13. Dissi Io allora: «Fate venire da Me il fanciullo, e disponete le cose in modo che il popolo si accampi in buon ordine!».

14. E siccome in quel luogo l'erba era abbondante, ben presto vi si trovarono accampati comodamente circa cinquemila uomini senza contare le donne e i fanciulli. (Giov. 6,10). Allora Io presi i pani e, dopo aver reso grazie al Padre, li benedissi; dopodiché consegnai i pani e i pesci ai discepoli perché li distribuissero fra coloro che si trovavano là accampati, e raccomandai loro di dare a ciascuno tanto pane e pesce quanto occorreva perché fosse saziato. (Giov. 6,11). Dunque tutti mangiarono e furono saziati.

15. Ma poiché non tutto era stato consumato, dissi di nuovo ai discepoli: «Andate e raccogliete ciò che è avanzato, affinché nulla vada perduto». (Giov. 6,12)

16. E i discepoli, prese le ceste più grandi, andarono a raccogliere i pezzi che erano avanzati da tutti coloro che erano stati saziati, e riempirono dodici grandi ceste con ciò che avanzava – diciamo – dei cinque piccoli pani d'orzo! (Giov. 6,13)

17. Terminato di raccogliere il pane, i discepoli esclamarono: «In verità, questo prodigio supera gli altri due operati in passato! Ma ora cosa ne facciamo delle dodici ceste piene di pane?»

18. Ed Io risposi: «Esse appartengono a questa gente che saprà bene cosa dovrà farne; noi non ne abbiamo bisogno, considerato che, in primo luogo, siamo ormai sazi anche noi e che, in secondo luogo, partiremo oggi da qui per andare a Cafarnao».

19. Allora i discepoli consegnarono le ceste al popolo, e ciascuno si prese la sua parte, cosicché nessuno poté lamentarsi di averne avuto troppo poco.

20. Ma avendo quella gente visto il miracolo che era stato compiuto da Me, disse: «Certo, costui è il profeta che deve venire al mondo! (Giov. 6,14). Perché dunque aspettare più a lungo? Se egli è così potente come nessun altro a questo mondo e tanto sapiente come lo fu Salomone, è tempo che noi lo proclamiamo nostro re con la forza!»

21. Ma Io, essendoMi accorto che essi meditavano seriamente di innalzarMi a loro re anche ricorrendo alla violenza, dissi in segreto a Giovanni: «Tu hai sentito quali sono i propositi del popolo, perciò ora Mi ritirerò velocemente e, inosservato, salirò più in alto su questa montagna. (Giov. 6,15). Voi invece fermatevi qui fino a sera. Se il popolo si disperderà, Io ritornerò da voi, ma qualora ciò non dovesse accadere, allora scendete giù e ritornate a riva dove una buona barca vi attenderà. Salite su e dirigetevi a Cafarnao dove non mancherò di raggiungervi!».

 

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Cap. 42

I discepoli si dirigono verso Cafarnao via mare.

(Giov. 6, 16-21)

 

1. Giovanni annotò tutto ciò che era accaduto, ma poiché egli più di ogni altro si interessava delle rispondenze spirituali e voleva sempre rendersi conto delle cause, degli effetti e dello scopo finale delle cose, Mi domandò quali fossero state le ragioni di quel prodigio.

2. Ed Io gli dissi: «Tu devi anzitutto comprendere molto profondamente il segreto del Regno di Dio, dunque vedi di afferrare rapidamente quello che ti dirò: questa gente rappresenta il mondo, che ha già consumato tutta la propria provvista di cibo spirituale. Soltanto in un semplice fanciullo c'era ancora un animo puro ed incorrotto e un po' di fede infantile; per questo presso di lui si trovò una piccola provvista di cinque pani d'orzo e due pesci.

3. I cinque pani d'orzo indicavano che i suoi cinque sensi sono ancora puri e incorrotti, e quindi lo sono anche il suo animo e la sua anima; questo trovò conferma nel fatto che egli accondiscese con la massima gioia al Mio desiderio. I due pesci però, che stanno tra di loro in rapporto come il buono dell'amore e il vero della fede, che insieme costituiscono il calore vitale dell'amore, e anche come un fuoco e una luce di sapienza della vita, significavano la sua fede infantile, la sua fiducia e il suo amore. Contemporaneamente, però, il fatto che lui era uno solo e la poca importanza della sua persona stanno a significare in quale scarsa e debole misura ormai sono attualmente rappresentati nel mondo il bene e il vero dai Cieli, fra gli uomini mondani.

4. I cinque pani hanno anche un altro significato: essi raffigurano la Mia Dottrina agli uomini. Essa sembra essere troppo poca cosa per gli uomini della Terra; sennonché essa si moltiplicherà come questi pani, e tuttavia perfino per i più sapienti che vengono ammaestrati e saziati da Me in spirito rimarrà - per tutta l'eternità - in quantità infinita di che riconoscere ed indagare nei campi sempre nuovi e più vasti della sapienza, perché i dodici panieri corrispondono alle dodici tribù d'Israele, ed esse corrispondono al complesso della Perfezione divina in tutto, Perfezione che non è mai raggiungibile.

5. Ecco, o Mio caro Giovanni, questa è l'interpretazione di tale prodigio, e l'intenzione di questa gente di fare di Me un re del mondo indica il suo tenebroso e corrottissimo senso mondano, perché essi vorrebbero essere un popolo oltremodo potente e temuto di questo mondo, per sconfiggere tutti i loro supposti nemici, cosa questa che sarebbe diametralmente opposta alla Mia Dottrina, e perciò anch'Io ora fuggirò da loro rapidamente. In quanto a voi, fate come vi ho detto!».

6. Dopodiché Io Mi nascosi in un cespuglio dietro la schiera dei Miei discepoli, e, passandoci attraverso, Mi avviai di buon passo fino a raggiungere la sommità del monte; per Me infatti si trovò subito una via spianata, ma non così per coloro che intendevano seguirMi. Allora il popolo se la prese con i discepoli e voleva addirittura che rendessero formalmente conto del fatto di averMi lasciato andare.

7. Allora Giovanni si fece avanti ed esclamò: «Voi certo siete più numerosi di noi! Perché non Lo avete trattenuto voi? Provate voi ad arrestare l'uragano e il fulmine! Comandate alle onde infuriate del mare quando minacciano di inghiottirvi! Ma io, un semplice discepolo, ho in me il potere di dichiararvi che è più facile per voi comandare la pace agli elementi infuriati che non piegare la Volontà dell'Uomo divino! Lasciatevi dunque ammaestrare, e non nutrite dei sentimenti così stolti! Come potete pensare di fare di Lui un inutile re degli ebrei, Lui, il Cui Spirito è nelle eternità un Signore di tutto, tanto nel Cielo, quanto sulla Terra? Eppure, che sia così, voi avete dovuto comprenderlo chiaramente dai molti segni che Egli ha operato dinanzi ai vostri occhi. Basta che Egli voglia, e tutto avviene conformemente alla Sua Volontà. Ma la Sua Onniveggenza e la Sua Volontà arrivano fino qui ed infinitamente più oltre ancora; siate dunque ragionevoli e mantenetevi tranquilli affinché non vi succeda qualcosa di sgradito».

8. A queste parole di Giovanni molti si quietarono e si ritirarono; alcuni invece cominciarono a mormorare e vollero ad ogni costo cercarMi sulla montagna, ma non tardarono ad imbattersi in ostacoli talmente insormontabili che sarebbe stato per loro un’impossibilità assoluta superarli. Dunque, ben presto essi ritornarono esausti dalla loro impresa infruttuosa, e non seppero capacitarsi di come Io avessi potuto arrampicarMi su per quelle terribilissime pareti rocciose. D'altro canto essi pensavano che giù dalla montagna Io non ero potuto scendere in nessun modo, dato che tutti i possibili sbocchi di quello spiazzo erboso erano occupati da loro, e perciò avrebbero dovuto vederMi in qualche punto. In breve, essi si convinsero di non poter fare nulla, e quindi tennero consiglio su ciò che avrebbero dovuto fare. Alcuni allora interrogarono i discepoli per sentire che cosa avrebbero fatto senza il Maestro, oppure se Quest’ultimo sarebbe ritornato più tardi.

9. Ma i discepoli risposero: «Che cos’altro potremo fare se non andarcene a casa nostra, dalle parti di Cafarnao! Là Egli farà ritorno da noi come e quando Gli piacerà!».

10. Allora i più accaniti cominciarono a prendere il largo; molti altri invece aspettarono ancora per vedere anzitutto cosa avrebbero fatto i numerosi discepoli. Ma quando il giorno cominciò a declinare, i discepoli si alzarono e discesero in fretta verso la riva (Giov. 6,16) dove una grossa barca li attendeva, proprio come Io avevo annunciato loro già in precedenza. Salirono velocemente a bordo e partirono prima che la moltitudine fosse potuta giungere alla riva scendendo dal monte; infatti il sentiero era discretamente faticoso, e le persone poco abituate a camminare in montagna dovevano avere molta prudenza e fare più di uno sforzo per percorrerlo. Però tutti finirono con l'arrivare a Tiberiade dove molti noleggiarono delle barche per Cafarnao, ma non tutti partirono subito, anzi alcuni vollero aspettare ancora per vedere se non avrei finito anch'Io con lo scendere giù per partire assieme a loro alla volta di Cafarnao. Ma poiché non Mi videro venire da nessuna parte, essi presero il mare solo la mattina dopo.

11. Nel frattempo i discepoli, favoriti da un buon vento, veleggiavano velocemente in direzione di Cafarnao. (Giov. 6,17). Essi però ritenevano che Io li avrei seguiti su di un’altra barca e che li avrei facilmente raggiunti, poiché il percorso era discretamente lungo. Infatti, si era fatta già oscurità perfetta quando, per arrivare a Cafarnao, restava loro da veleggiare e remare per un bel tratto ancora, dato che per qualche tempo avevano dovuto lottare con un vento contrario. Essi continuavano a scrutare con lo sguardo tutto intorno per vedere se e da che parte eventualmente Io sarei venuto; tuttavia Io non apparivo ancora in nessun luogo e da nessuna parte, e nonostante il loro desiderio ardente Io non Mi facevo vedere. Essi ne rimasero rattristati e tra di loro dissero che li avrei raggiunti certo l'indomani!

12. E mentre stavano pensando così, si levò d'improvviso un vento violento che cominciò a sconvolgere il mare. (Giov. 6,18)

13. I barcaioli allora gridarono: «Ammainare le vele, e mano ai remi, altrimenti ce la vedremo brutta se non riusciamo ad entrare fra breve in porto!»

14. Tutti diedero mano ai remi, e quando ebbero così vogato per un tratto di venticinque o trenta stadi all'incirca, Mi videro camminare sul mare molto mosso, fino alla loro barca; e quantunque già un'altra volta fossero stati testimoni di un fatto simile, furono ciononostante colti da grande spavento. (Giov. 6,19)

15. Ed Io, essendoMi accorto di ciò, dissi loro: «Perché temete? Non vedete che sono Io?». (Giov. 6,20)

16. Allora i discepoli volevano accoglierMi nella barca, considerato che c'era ancora un buon tratto da percorrere prima di toccare terra; sennonché avevano a mala pena manifestato tale volontà che già la barca si trovò nel medesimo istante completamente a riva! (Giov. 6,21)

17. La cosa non mancò, naturalmente, di suscitare un grande sbalordimento nei nuovi discepoli che non avevano avuto ancora occasione di assistere a qualcosa di simile. I barcaioli dal canto loro erano fuori di sé per lo stupore, e andavano pensando che Io fossi morto in qualche luogo e che ora andassi vagando visibilmente intorno come uno spirito, forse sotto il peso della maledizione di qualche mago, oppure che fossi Io stesso un mago e che avessi ordinato agli spiriti delle acque di portarMi sulla superficie del mare. Infatti, quei barcaioli erano greci e quindi pagani, e non potevano naturalmente farsi nessun altro concetto della cosa, dato che del vero giudaismo spirituale essi ne sapevano pochissimo, e qualcuno niente addirittura; per conseguenza essi vennero anche lasciati nella loro opinione fino ad una occasione migliore.

18. Noi però ci recammo ad un albergo che ci era già ben noto, e dove una volta Io avevo guarito un paralitico che era stato calato con il suo letto, per venire risanato, nella stanza dove Mi trovavo, attraverso un'apertura praticata nel tetto. Trovammo là un'accoglienza assai buona e fummo trattati nel migliore dei modi.

 

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Cap. 43

Il Pane della Vita.

(Giov. 6, 22-35)

 

1. Il giorno seguente, quando dopo colazione ci recammo all'aperto per vedere cosa ci fosse di nuovo, ci imbattemmo sulla riva in una grande moltitudine venuta da Tiberiade per mare dopo aver viaggiato la notte non senza grande disagio. Si trattava di quella stessa gente che la sera prima si era trovata radunata sulla riva, e che aveva visto benissimo come i discepoli si fossero imbarcati soli, senza di Me. E quella gente poteva nuovamente constatare come, all'infuori delle loro barche ben riconoscibili, non ci fosse là altro che quella barca sulla quale avevano visto imbarcarsi e partire soli i discepoli, poiché erano certissimi che, al momento della partenza, Io non ero stato presente, e perciò i Miei discepoli erano partiti assolutamente soli. (Giov. 6,22)

2. Dunque, mentre noi gironzolavamo sulla riva, arrivarono ancora delle altre barche, che erano partite solo quella mattina stessa di buon’ora da Tiberiade. I nuovi arrivati però si diressero dapprima ancora verso quel luogo, scesero dalle barche e visitarono ancora il posto dove, per il Mio rendimento di grazie, essi avevano mangiato il pane, e ciò per sincerarsi se Io Mi trovassi ancora là. (Giov. 6,23). Ma non avendo trovato né Me, né i discepoli, quella gente era ritornata frettolosamente alle barche che erano in attesa, e favorita da un buon vento si era diretta alla volta di Cafarnao, ben sapendo che i discepoli erano partiti per quella città. E quando verso mezzogiorno essi ebbero raggiunto Cafarnao, si misero immediatamente alla ricerca dei discepoli e soprattutto di Me, nel caso in cui Io Mi fossi trovato proprio là. (Giov. 6,24)

3. E quando, dopo un lungo cercare, Mi ebbero trovato, precisamente in una sinagoga di Cafarnao, come si menzionerà anche più tardi, e quando risultò loro evidente che anch’Io dovevo essere venuto da Tiberiade a Cafarnao per mare, dato che per la via di terra, molto più lunga, avrei dovuto impiegare due buone giornate di cammino passando per monti e valli, essi Mi domandarono: «Rabbi, Maestro, come hai fatto ad arrivare qui per mare?» (Giov. 6,25)

4. Io allora feci rapidamente cenno ai discepoli di non rivelare a nessuno come ciò era avvenuto, considerato che era Mio proposito impartire, a quegli eroi dei regni terreni, un insegnamento assolutamente adatto a spazzare via la pula dal grano puro.

5. Perciò anch'Io risposi a coloro che Mi interrogavano: «In verità, in verità vi dico che voi non Mi cercate a causa dei molti miracoli da Me operati e che avete visto, ma unicamente perché voi, affamati, avete mangiato quel pane sul monte e ne siete stati completamente saziati! (Giov. 6,26). Per gratitudine Mi avete chiamato grande profeta, e volevate infine addirittura proclamarMi vostro re, dato che andavate coltivando in voi il pensiero: “Ecco, costui ha potenza sufficiente contro i nostri nemici a causa dei quali per lo più noi siamo costretti a lavorare; oltre a ciò egli può sempre procurarci il pane in questa maniera, così che non avremo più bisogno di lavorare”.

6. Io però vi dico che il cibo materiale non alimenta la vita spirituale dell'anima, ma solo quella passeggera del corpo di carne; ma Io, ora quale Figlio dell’uomo, intendo indicarvi e darvi, e anche vi darò, un altro cibo, il quale rimane ed agisce eternamente nell'anima! Infatti a ciò Mi ha chiamato e perciò Mi ha mandato il Padre che è nel Cielo. (Giov. 6,27). E questo cibo consiste nel fatto che voi compiate veramente la Volontà di Dio facendo le opere di Dio»

7. E gli interroganti Mi dissero: «Ebbene, dicci allora cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio secondo la tua parola. (Giov. 6,28). Noi non siamo che uomini, e non dei profeti, quindi non possiamo fare altro che vivere secondo la legge di Mosè!»

8. Dissi Io: «Oh, sì, se voi osservaste la legge di Mosè, già da lungo tempo Mi avreste riconosciuto! Ma voi osservate i precetti del mondo con nascosta rabbia e solo per paura delle punizioni mondane, e perciò non Mi riconoscete nonostante Io abbia compiuto dinanzi ai vostri occhi segni tali che prima di Me non sono mai stati compiuti da uomo.

9. Ma vi dirò ciò che d'ora innanzi sarà da ritenersi opera di Dio. Questa sarà dunque, d'ora innanzi, l’opera di Dio che potrà venire compiuta da voi: “Che voi crediate in Me come in Colui che Dio ha promesso per mezzo dei profeti e che ha mandato ora a voi su questo mondo”» (Giov. 6,29)

10. Tutti allora rimasero sconcertati e, facendo una faccia da scimuniti, dissero: «Che segni puoi fare ancora oltre a quelli già visti da noi? Parla e mostraci quanto è in tuo potere compiere ancora, affinché lo vediamo anche noi e poi possiamo credere a quanto vai dicendo di te! Dunque quali altri segni puoi farci vedere? (Giov. 6,30). Finora sappiamo soltanto che tu hai guarito ogni tipo di infermi e che sul monte ci hai saziati in maniera davvero prodigiosa con molto pane sorto fuori da pochissimi pani; sennonché miracoli simili e talvolta anche maggiori sono stati compiuti, a partire da Mosè, pure da altri profeti. Non hanno i nostri padri mangiato la manna nel deserto secondo quanto è scritto: “Egli diede loro a mangiare del pane celeste?”» (Giov. 6,31)

11. Allora Io dissi loro: «In verità, in verità! Mosè non vi ha dato il vero Pane dal Cielo, ma soltanto il pane dal cielo visibile e terreno ottenuto dall’aria (Giov. 6,32); mentre soltanto il Padre Mio nel vero Cielo spirituale vi porge ora, per mezzo Mio, il vero Pane del Cielo! Infatti, questo è il vero Pane del Cielo in Me, il Quale dona vita al mondo!». (Giov. 6,33)

12. Tuttavia essi non compresero che, parlando del vero Pane che dona vita eterna all'anima, Io avevo voluto dire unicamente della Mia Parola e della Mia Dottrina, la Quale, avendo origine dall'eternamente viventissimo Amore e dalla Sapienza di Dio, è di per se stessa vita e sapienza, ed è elargitrice della vera vita dell'anima.

13. Per conseguenza essi, sempre ritenendo che Io intendessi parlare di un pane materiale come quello mangiato sul monte, dissero: «Signore, dacci sempre da mangiare un simile pane, e noi non chiediamo altro!» (Giov. 6,34)

14. Ed Io dissi loro: «Di cosa parlate e cosa chiedete? Non avete dunque compreso quello che ho detto? Io stesso sono il vero Pane della Vita! Chi viene a Me non avrà fame, e chi crede in Me non avrà mai sete!» (Giov. 6,35)

15. Essi ripresero a parlare e dissero: «Signore, vedi bene che noi siamo ora qui presso di te; ma siccome non abbiamo preso nulla da stamani, cominciamo a sentire fame e sete, anche se crediamo che tu sia un grande profeta, forse anche più grande di Mosè, del quale non si può ormai nemmeno dire con assoluta certezza che sia un giorno veramente esistito. Ad ogni modo Mosè non l'abbiamo mai visto; invece abbiamo visto te e ti vediamo ancora, e quindi tu sei per noi evidentemente più di Mosè e di tutti i vecchi profeti! Nonostante ciò adesso abbiamo già molta fame e sete. Come sono dunque da intendersi le tue parole?»

16. Ed Io, rivoltoMi a Giovanni, gli dissi sottovoce: «Vedi? Non era forse vero quello che ieri ti dissi in segreto sul monte? Questa gente si trova ancora del tutto sul gradino degli animali; Io dunque parlo così velatamente affinché vadano interamente fuori di senno e si allontanino poi da Me, perché il loro tempo non è ancora venuto».

 

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Cap. 44

La Missione del Signore sulla Terra.

La carne e il sangue del Signore.

(Giov. 6, 36-58)

 

1. Dopodiché Io Mi rivolsi di nuovo a quella gente e dissi: «Ma che cosa andate dicendo? Ho mai detto che voi non Mi avete visto? Io stesso so, vi dico e vi ho detto che voi avete visto Me e i segni da Me operati, ma tuttavia non credete. (Giov. 6,36). Tutto quello che il Padre Mio nel Cielo Mi dà, viene a Me, e colui che viene a Me, Io certo non lo caccerò. (Giov. 6,37)

2. Fate bene attenzione a quello che ora vi dirò: “Io non sono, come voi, di questo mondo, ma sono disceso dal Cielo; però non sono venuto per fare, come voi, la Mia propria Volontà, ma unicamente la Volontà di Colui che Mi ha mandato qui, in questo mondo”» (Giov. 6,38)

3. Allora essi domandarono: «Ebbene, qual è dunque la volontà di colui che ti ha mandato a noi in questo mondo dal Cielo?»

4. Ed Io risposi: «È duro predicare ad orecchi sordi, ed è difficile scrivere per i ciechi. Ebbene, la Volontà del Padre che Mi ha mandato è questa: che Io non perda nulla di tutto ciò che Egli Mi ha dato, anzi, che Io riporti tutto e lo risusciti alla vita nell'ultimo giorno» (Giov. 6,39)

5. Ed alcuni osservarono: «Le parole di quest'uomo suonano quanto mai strane! A noi sembra che egli abbia smarrito il buon senso!»

6. Altri invece, parlando a Me, dissero: «Parla chiaro e spiegati in modo che possiamo comprenderti! Che cos’è quest'ultimo giorno?»

7. Dissi Io: «Quando voi Mi riconoscerete e crederete in Me, allora nella vostra anima sorgerà un ultimo, vero giorno, nel quale Io, tramite la Potenza di verità della Mia Dottrina, vi risusciterò. Ma se voi non credete in Me e non Mi riconoscete, difficilmente sorgerà mai un ultimo giorno nella vostra anima»

8. Ed essi riprendendo l'argomento di prima domandarono di nuovo: «Dicci dunque chiaramente qual è la Volontà del Padre!»

9. Ed Io dissi: «Ascoltate dunque! La Volontà del Padre che Mi ha mandato è questa: che colui che vede il Figlio, che crede in Lui e che Lo riconosce quale il vero Messia del mondo, abbia la vita eterna; ed Io lo risusciterò nell'ultimo giorno! (Giov. 6,40). Ciò che però sia l'ultimo giorno, Io ve l'ho già mostrato!»

10. Allora gli ebrei cominciarono a mormorare particolarmente per il fatto che avevo detto: “Io sono il Pane della Vita disceso dal Cielo”. (Giov. 6,41)

11. Ed essi continuarono dicendo: «Non è costui il carpentiere Gesù, figlio del carpentiere Giuseppe? Conosciamo anche troppo bene lui, suo padre e sua madre! Come mai dunque può dire di essere disceso dal Cielo? (Giov. 6,42). La sua intelligenza e le altre sue rarissime facoltà possono sì essergli state donate dal Cielo, perché senza un’ispirazione divina non è sorto né è mai esistito in qualche luogo un uomo veramente grande e famoso; ma egli, dinanzi noi, della sua persona non può così, con sicurezza assoluta, asserire di essere disceso a noi dal Cielo addirittura come un verissimo pane nutriente per la vita eterna!»

12. Io dissi loro: «Non mormorate tra di voi! (Giov. 6,43). Io vi dico di nuovo: “Nessuno può venire a Me (riconoscerMi), a meno che non sia attirato dal Padre (l'Amore da Dio e per Dio) il Quale Mi ha mandato, ed Io soltanto (la Mia Parola e la Mia Dottrina) lo risusciterò nell'ultimo giorno”. (Giov. 6,44)

13. Perfino nei profeti sta scritto: “In quel tempo che deve venire - e che ora è giunto - tutti verranno ammaestrati da Dio!”. Perciò appunto adesso vi dico: “Chi ora lo impara dal Padre (l'Amore di Dio), costui viene a Me, (costui certo Mi riconoscerà)”. (Giov. 6,45)

14. Queste cose però ora non ve le dico partendo dalla premessa che qualcuno di voi abbia visto qualche volta il Padre, ma appunto soltanto Io, che procedo da Lui, ho in ogni tempo visto il Padre! (Giov. 6,46). Perciò, nonostante il vostro mormorare, Io vi dico: “In verità, in verità! Chi crede in Me, ha già in sé la vita eterna (dunque la Mia piena resurrezione nell'ultimo giorno) (Giov. 6,47). E sono Io stesso il verissimo Pane della vita! (Giov. 6,48)

15. I vostri padri certo mangiarono la manna nel deserto (la vita sensuale della carne), ma essi morirono; moltissimi anzi pure nelle loro anime! (Giov. 6,49). Questo Pane invece, che Io rappresento in Me stesso e che veramente è disceso dal Cielo stesso di ogni esistenza e di ogni vita, ha la proprietà per cui chiunque ne mangia (che accetta con fede la Dottrina e vi conforma le opere), non morirà mai più. (Giov. 6,50)

16. In verità! Io sono disceso dal Cielo come il Pane Vivente; chi mangerà di questo Pane (accetterà la Dottrina anche nelle opere), costui vivrà in eterno. Ora vedete, il Pane che Io darò, è la Mia Carne che Io darò per la vita degli uomini di questo mondo! (Giov. 6,51) (Con queste parole è da intendersi l'involucro esteriore-materiale della Mia Parola, entro cui si trova la Parola spirituale vivente, come il germe vivente si trova nel suo guscio morto)».

17. Questo fu troppo per quegli ebrei i quali non avevano la benché minima idea di che cosa fosse un senso spirituale, ed essi cominciarono addirittura a contendere fra di loro.

18. Alcuni dissero: «Lasciamolo parlare, ed infine vedremo bene cosa ne salterà fuori!»

19. Altri invece, meno moderati, scattarono e dissero: «Eh, che dice mai! È evidente che quest'uomo è impazzito! Poco fa egli era ancora un Pane dai Cieli che noi avremmo dovuto mangiare per ottenere la vita eterna; ma adesso invece pretende che si debba addirittura mangiare la sua carne! Pazzie! Come può darci costui da mangiare la sua carne? (Giov. 6,52). E quand'anche ciò fosse possibile, quanti potrebbero saziarsi della sua carne per la vita eterna? Se questa è la condizione per ottenere la vita eterna dell'anima, ben pochi saranno coloro che ci arriveranno!»

20. Io dissi allora: «Voi potete contendere e litigare quanto volete, ma le cose ad ogni modo restano così come vi ho detto! Adesso però vi dirò molto di più ancora, e cioè che se voi non mangerete la Carne del Figlio dell’uomo e non berrete il Suo Sangue, non vi sarà alcuna vita in voi». (Giov. 6,53) (Ciò che significa la carne, è stato già detto; il sangue, quale il proprio fluido fisico-vitale che dà vita al corpo, lo conserva, lo nutre e gli fornisce il germe vitale atto alla riproduzione, è il vero elemento vitale-interiore contenuto nella lettera esteriore)

21. Queste parole finirono con il mandare ancora di più fuori dai gangheri parecchi fra gli ebrei.

22. Alcuni si misero addirittura a ridere, alcuni altri invece, più moderati, dissero: «Ma lasciatelo finire! Chi sa cosa ancora può venirne fuori? Non bisogna dimenticare che egli spesso ha avuto parole quanto mai savie». E, rivoltisi a Me, dissero: «O maestro! Ti preghiamo di esprimerti in maniera ragionevole!»

23. Ed Io dissi: «E come potrei farlo? Io parlo come quello per il quale voi sul monte Mi avete conosciuto, vale a dire come un grande profeta! Ma ora indicateMi un profeta il quale si sia espresso qualche volta in modo diverso al cospetto del popolo! Perciò ancora una volta vi dico: “Chi mangia la Mia Carne e beve il Mio sangue, ha vita eterna, ed Io lo risusciterò nell'ultimo giorno. (Giov. 6,54). Perché la Mia Carne è il giusto cibo, e il Mio Sangue è la pienamente giusta bevanda vivificante!”. (Giov. 6,55)

24. Ed aggiungo ancora e dico a voi tutti che chi mangia la Mia Carne e beve il Mio Sangue, costui dimora in Me ed Io dimoro in lui. (Giov. 6,56). Ma come il Padre, vivente in eterno, Mi ha veramente mandato, ed Io continuamente qui vivo per il Padre, così chi Mi mangia, vivrà egli pure per amore di Me. (Giov. 6,57). Ed appunto questo è il Pane che, come detto prima, è disceso dal Cielo, il quale però non ha la proprietà della manna nel deserto che i vostri padri mangiarono e poi però morirono, come già prima ebbi ad esporvi, ma chi mangerà di questo Pane vivrà in eterno!». (Giov. 6,58)

 

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Cap. 45

Giudizi del popolo sul discorso del Signore.

(Giov. 6,59-64)

 

1. Avendo parlato di tali cose in una sinagoga di Cafarnao (Giov. 6,59), naturalmente erano presenti là, oltre ai Miei discepoli ormai numerosi e oltre alla grande moltitudine che Mi aveva seguito da Gerusalemme, una quantità di altri ebrei ancora. Questi Miei insegnamenti, non compresi nemmeno dai Miei primi discepoli, fecero grande impressione e diedero luogo a molte dispute.

2. Alcuni dicevano: «Non è possibile che egli abbia voluto parlare della carne e del sangue del suo corpo!»

3. Altri invece obiettavano: «E quale altro significato si potrebbe attribuire alle sue parole? Se egli è davvero un sapiente e intende ammaestrare il popolo, e per di più in una pubblica sinagoga, che parli alla gente in modo che questa possa comprenderlo, perché noi uomini non siamo infine che uomini e non degli spiriti, ed un vero sapiente deve ben sapere e vedere chiaramente con che specie di ascoltatori ha a che fare! Sennonché questa è stata una dottrina talmente dura e insensata, che davvero non vale la pena che nessun uomo ragionevole vi faccia attenzione! (Giov. 6,60). Anzi siamo quanto mai meravigliati nel constatare come molti abbiano potuto perdere tanto tempo ad ascoltarlo! Se egli questa storia ce l'avesse narrata parlando indiano anziché ebraico ne avremmo avuto l'identico vantaggio!»

4. Ci furono degli altri infine che dissero: «Questo è vero da come si presentano le cose per il momento; tuttavia noi siamo del parere che sotto le sue parole sia celato ben altro, e forse ha parlato così appositamente per incitare le nostre anime a un pensare più profondo e attivo. Forse se noi lo pregassimo di darci qualche spiegazione più precisa, non ce la rifiuterebbe!»

5. Dissero gli oppositori: «E non l'abbiamo già fatto? Ma quando egli avrebbe dovuto spiegarci più chiaramente come si deve intendere il fatto che egli è un vero pane disceso dal Cielo, ha cominciato a parlare addirittura della sua carne e del suo sangue che si dovrebbero rispettivamente mangiare e bere per ottenere la vita eterna! Allora si deve concludere o che questi sono degli insegnamenti dati appositamente sotto forma di indovinelli destinati a non essere compresi da nessuno, oppure costui, che del resto sarà anche un galantuomo, si è permesso stavolta di scherzare con noi. Ad ogni modo, comunque sia, né così, né altrimenti la cosa può avere un valore per noi. E chi ha il cervello a posto come l'abbiamo noi, che faccia come noi e venga via!».

6. Allora molti uscirono dalla sinagoga, e non rimasero che i discepoli in buon numero, come pure, naturalmente, i dodici apostoli eletti, perché questi erano ancora in attesa di una spiegazione più precisa. Tuttavia, anche questi mormoravano tra di loro e dicevano: «È molto strano anche Lui! Oggi, con qualche insegnamento chiaro ed accessibile alla ragione umana, avrebbe potuto conquistare migliaia di convinti fautori alla Sua Dottrina! Così invece ha pregiudicato chissà per quanto tempo la Sua causa. Infatti, chi vorrà d'ora innanzi ascoltarLo e chi potrà abituarsi al Suo difficile parlare?»

7. Anche gli ebrei-greci andavano così ragionando tra di loro: «Non si può negare che c'è una differenza enorme fra il modo in cui Egli si è espresso a Betania e come ha parlato qui! Gli ebrei che se ne sono andati hanno giudicato molto bene la cosa per come essa si presenta in questo momento. Ma forse più tardi Egli vorrà chiarire meglio la questione! Ormai coloro che laggiù volevano acclamarLo re, se ne sono già andati tutti; quindi crediamo che per Lui non vi sarà più alcun ostacolo ad esprimerSi in maniera più chiara con noi».

8. Ma essendoMi accorto benissimo che pure molti fra i discepoli avevano ricavato da ciò motivo di scandalo e che mormoravano tra di loro, Io dissi: «Come può scandalizzarvi quanto è successo? (Giov. 6,61). Non ho detto forse già prima ad uno dei Miei discepoli che quella gente non è ancora matura per accogliere interiormente il Regno di Dio? Io però ho dato a tutti loro un buon scossone che terrà le loro menti molto occupate e che concorrerà a renderli più maturi per l'avvenire, poiché evidentemente conviene che Io prima Mi prepari gli uomini affinché possano, in seguito, essere in grado di comprendere, con tanta maggiore facilità, i misteri più profondi del Regno di Dio. Ma adesso vi domando: “Cosa direte quando Mi vedrete, quale il Figlio dell’uomo che si trova ora dinanzi a voi, salire di nuovo là dove Egli era già prima dall'eternità?”» (Giov. 6,62)

9. Dicono i discepoli: «Sì, sì, tutto questo può essere e sarà anche così, perché a confermare le Tue parole ci sono i Tuoi segni assolutamente prodigiosi; ma, o Signore e Maestro, che per acquistare la vita eterna sia necessario mangiare la Tua Carne e bere il Tuo Sangue, questo è senz'altro qualcosa di assolutamente impossibile nel modo in cui Tu lo hai esposto! A noi tutti sta certamente moltissimo a cuore sfuggire alla morte, anche trattandosi unicamente e semplicemente della liberazione dell'anima, dato che ad ogni modo il corpo non è che terra e polvere che difficilmente può venire di nuovo rianimata. Ma se tutto ciò può verificarsi soltanto a spese della carne e del sangue del Tuo corpo che in ogni caso possono bastare solamente per pochissimi di noi, allora rinunciamo anche alla vita eterna dell'anima, e ci accontenteremo di concludere da galantuomini la nostra vita su questa Terra per l'eternità. Ma qualora sotto le Tue parole si celasse qualcos'altro, faresti cosa davvero gradita chiarendoci un po' più da vicino l'argomento. Infatti, quando in un tempo non lontano, secondo quanto Tu stesso dicesti, sarai nuovamente salito là da dove sei venuto, dove e come si potrà poi avere la Tua Carne e il Tuo Sangue? Dunque, senza un qualche ulteriore chiarimento, questa Tua Dottrina di oggi non può servire assolutamente a nulla!»

10. Ed Io dissi: «Non ho già detto una volta che è cosa dura predicare ai sordi e difficilissima quella di scrivere per i ciechi? Non è forse vero che soltanto lo spirito vivifica, mentre la carne non giova a nulla? Ora le parole che Io vi ho detto sono Spirito e Vita, e non una carne ed un sangue terreni. (Giov. 6,63)

11. Però ora devo dirvi apertamente che tra di voi vi sono alcuni che non hanno fede, o ne hanno assai poca soltanto, e perfino fra i Miei discepoli più anziani c'è qualcuno del quale già da principio sapevo che aveva pochissima fede, e ce n'è uno che è addirittura un avaro, un ladro e un traditore!» (Giov. 6,64).

 

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Cap. 46

Una prova per i discepoli del Signore.

(Giov. 6, 65-70)

 

1. Queste parole furono come un colpo di fulmine, tanto che molti se ne spaventarono ed alcuni esclamarono: «O Signore, perché di questa cosa non ci hai avvertito molto tempo prima? In verità, già da lungo tempo un simile indegno tra noi lo avremmo scoperto e fatto allontanare per sempre, qualora nella Tua immensa Pazienza non avessi voluto allontanarlo di Tua propria mano!»

2. Ma Io dissi loro: «Già ripetutamente vi dissi che a questo mondo ogni cosa ha il suo tempo e la sua misura. Venuto il tempo della raccolta, però, nessun saggio padrone raccoglierà la zizzania assieme al grano puro, ma soltanto le spighe del grano puro, mentre la zizzania cresciuta rigogliosa fra il grano la farà raccogliere dai propri servitori, e poi a fasci la farà bruciare per concimare il campo.

3. Ma appunto per questo vi dissi prima che veramente nessuno può venire a Me se ciò non gli è concesso dal Padre (Giov. 6,65), il Quale è l'Amore, la Verità e la Vita in sé così come lo sono Io stesso in quanto sono proceduto dal Padre, e ugualmente anche da Me, dato che Io sono nel Padre e il Padre è in Me.

4. Nessuno di voi creda che qualcuno si trovi veramente già presso di Me per il fatto che Mi accompagna materialmente, che ascolta le Mie parole e che ammira i Miei prodigi, ma presso di Me, in tutta verità, si trova soltanto colui che verso di Me è spinto da un amore interiore e purissimo, e che senza riserve crede pienamente a quello che vado insegnando, e crede inoltre che Io, ora transitoriamente un Figlio dell’uomo, sono proceduto dal Padre e sono in Spirito una cosa sola con Lui!»

5. I discepoli allora, ad eccezione degli ebrei-greci e i dodici apostoli, dissero: «Oh, se è così, il nostro andare con lui non ha alcuno scopo! Noi non comprendiamo ciò che è duro e inverosimile, per conseguenza non possiamo crederlo. Amarlo poi in una maniera assolutamente pura, anche questa è una cosa alquanto difficile, considerato che il suo contegno verso di noi non è proprio tale da ispirarci eccessiva simpatia per lui. Facciamo dunque ritorno al nostro Mosè, considerato che quest’ultimo ci è più chiaro e più comprensibile. Ad ogni modo amare Dio vuol dire osservare semplicemente i Suoi Comandamenti; per conseguenza speriamo di farci un giorno beati anche senza la fede in questi enigmatici insegnamenti».

6. Dopodiché molti si ritirarono e non Mi seguirono più, quantunque più tardi rifletterono molto su queste Mie parole. (Giov. 6,66). Ma non avendo detto a nessuno di coloro che si erano allontanati di rimanere e di avere pazienza, anche i rimasti cominciarono a fare delle facce molto turbate, e anch’essi non sapevano cosa fare, se andarsene anch'essi oppure restare.

7. Allora parlai loro così, in tono amichevole, quasi interrogandoli: «Ebbene, volete forse andarvene anche voi? (Giov. 6,67). Da parte Mia voi pure siete altrettanto liberi quanto qualsiasi essere umano su questa Terra»

8. E Simon Pietro allora Mi rispose: «O Signore, e dove dovremmo andarcene ora? Tu solo hai parole di Vita, anche se noi non siamo ancora in grado di comprenderle in tutta la loro profondità. (Giov. 6,68). A tempo debito certo non mancherai di rendercele più chiare, quando cioè più di oggi saremo degni della Tua Luce superiore. Oltre a ciò noi già da principio abbiamo creduto e riconosciuto che Tu sei il Cristo e il Figlio vivente di Dio, quindi non è più possibile che noi Ti lasciamo! (Giov. 6,69). Ma Tu, o Signore, non respingerci da Te, e abbi pazienza con le nostre debolezze sempre grandi!»

9. Ed Io concludendo dissi: «Così va bene e così continui ad essere! Ma poiché ci troviamo tuttora in questa pubblica sinagoga di Cafarnao, è bene che vi riveli ancora qualcosa! Vi ricorderete come lo scorso anno, trovandoMi da queste parti, fra i molti discepoli Io abbia eletto voi dodici; eppure uno di voi è un demonio!». (Giov. 6,70)

 

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Cap. 47

Giuda Iscariota.

(Giov. 6,71)

 

1. Qui evidentemente Io intendevo parlare di Giuda Iscariota del quale già da principio avevo riconosciuto benissimo da quale spirito fosse animato; tuttavia egli aveva molto zelo ed era quanto mai attivo. Oltre a ciò era un buon oratore e sapeva esporre bene la Dottrina; per conseguenza egli era stato scelto da Me con gli undici come annunciatore della nuova Parola, ma bene inteso per la buona e non per la cattiva causa, poiché, essendo tale, egli per effetto del suo serio zelo e della sua eloquenza aveva, a parità di tempo, ottenuto maggiore successo che non gli altri undici presi assieme, ma aveva anche cominciato a diventare molto presuntuoso a causa di questo.

2. Quando però si vide contrastato in vari modi nel suo orgoglio, un segreto rancore cominciò a roderlo e andò accrescendosi sempre di più; egli perciò si fece di giorno in giorno più cupo e taciturno e andava osservando attentamente ogni mossa e pesando ogni parola degli altri undici discepoli per poter trovare in loro qualche errore ed avere così motivo di chiamarli a rispondere dinanzi a Me. Ma poiché una simile occasione non voleva presentarsi, ciò che avrebbe potuto placare il suo rancore, il suo animo andò segretamente sempre più inasprendosi, e con maggiore accanimento ancora provò a cogliere l’occasione propizia per sorprendere almeno una volta i suoi fratelli in qualche situazione imbarazzante, e varie volte tentò di escogitare un mezzo adatto.

3. Egli era una persona avara ed avida, e non si faceva alcun riguardo di impiegare tutta la sua eloquenza per convincere gli altri che il possesso del denaro era qualcosa di supremamente necessario per la vita terrena, tanto che i reggenti dei popoli l'avevano adottato appunto allo scopo di facilitare le transazioni commerciali, che altrimenti sarebbero state molto penose perché sarebbero avvenute per mezzo del puro e semplice scambio.

4. Giuda anzi ebbe a dire una volta al savio Natanaele, con il quale più che con altri amava conversare, che il fatto che Io per questa vita terrena evidentemente non avessi bisogno di denaro, era una cosa quanto mai chiara e facile da comprendere, perché armati dell'Onnipotenza divina si poteva certo vivere benissimo dappertutto senza denaro! Ma la gente comune invece, non dotata di simile potenza e non avendo la fortuna di essere Miei discepoli, doveva per forza di cose avere del denaro per vivere, né più né meno dell'imperatore stesso, al quale il denaro serviva per pagare lo stipendio alle milizie e ai funzionari dello stato.

5. Natanaele era sempre pronto a dimostrargli che, nonostante tutto, il denaro era un male assai grave per gli uomini, quantunque esso, come qualsiasi altro bene terreno, potesse essere motivo di fare molto del bene nelle mani di un giusto. Sennonché al denaro sarebbe rimasto sempre appiccicato il male di suscitare fortemente l’avidità nell'uomo e di essere, più di qualsiasi cosa, il promotore di vizi e di crimini di ogni specie sia nel piccolo che nel grande.

6. Il nostro Giuda Iscariota non poteva fare a meno di convenire che questo era giusto, però insisteva sempre nel dichiarare che il denaro era ad ogni modo un male necessario, così come il corpo, asseriva lui, era un male necessario per l’anima. Ma se l'anima adopera saggiamente il corpo, questo diventa per essa un tempio della salvezza per mezzo del quale soltanto essa può giungere a vita eterna e alla vera figliolanza di Dio.

7. Egli dunque, tramite la sua eloquenza, riusciva sempre e dappertutto a trovare un cosiddetto cavillo, e discutere con lui era cosa difficilissima. Tuttavia a forza di cavilli e di sofismi arrivava al punto di trovare giustificato, in caso di necessità, perfino il furto come avveniva presso gli spartani e i cretesi, e di tacciare Mosè di scarsità d’intelletto per aver qualificato qualsiasi furto come un assoluto peccato. Egli però non pensava che se fosse permesso il furto in caso di estrema necessità, ciò avrebbe con il tempo condotto l'umanità alla massima pigrizia, e nessuno si sarebbe più preoccupato di lavorare e di risparmiare, avendo la certezza che, se avesse messo qualcosa da parte, lo si sarebbe saputo, ed i bisognosi glielo avrebbero ben presto rubato. Ma se un simile costume fosse stato dichiarato lecito fra gli uomini, come si sarebbero messe le cose riguardo all'amore del prossimo e alla conoscenza di Dio?

8. Natanaele cercava da parte sua di dimostrare a Giuda che la sua giustificazione del diritto del furto si armonizzava male con le sue tendenze quanto mai econome, e che il furto permesso troncava ogni possibilità di un risparmio, per quanto giusto, ma Giuda finiva sempre con il tirare fuori la sua sapienza sorniona, e così con lui non si arrivava a concludere mai nulla. Soltanto quando Io gli muovevo qualche rimprovero, solo allora egli desisteva per qualche tempo dalle sue idee e di nascosto si immergeva in meditazioni un po' migliori. E fu anche per questa ragione che nella sinagoga gli diedi ancora quello scossone che egli tra sé e sé comprese bene a chi era diretto, mentre gli altri discepoli questa cosa la sospettavano certo, ma tuttavia non potevano puntargli con sicurezza il dito contro, perché ero appunto Io a non volerlo, quantunque sapessi tutto quello che avrebbe fatto ancora. Per la sua caduta era necessario che anche la sua misura si facesse colma, ed egli stesso doveva finire col convincersi in maniera vivente in sé, come esempio terrificante per l'umanità intera, che tutte le sue tendenze mercantili terrene erano fondamentalmente pessime, altrimenti nemmeno nell'aldilà vi sarebbe stata la possibilità di miglioramento per la sua anima.

9. Ora le caratteristiche morali di questo discepolo sono qui descritte appunto per chiarire maggiormente le ragioni che Mi avevano indotto quella volta a chiamarlo demonio, perché era proprio lui che più di ogni altro aveva trovato inopportuno che nella sinagoga Io avessi tenuto un simile sermone dal quale tanti avevano tratto motivo di scandalo, e si erano perciò allontanati da Me. Infatti egli, tra sé, aveva già architettato ogni tipo di speculazione con quella gente, e quindi si era segretamente arrabbiato più degli altri. Anzi confidenzialmente egli fece a Natanaele l'osservazione che, mentre in casa di Pietro Io Mi ero espresso in termini quanto mai severi contro il male causato dagli scandali, ora Mi facevo Io stesso causa di scandalo per migliaia di persone; ma come si sarebbe potuto far andare d'accordo questo modo di procedere con la Mia Dottrina?

10. Natanaele certo non mancò di fargli notare che Io allora avevo parlato per lo più solo degli scandali a danno dei piccoli fanciulli.

11. Sennonché il nostro sofista trovò anche in questo caso qualcosa da obiettare, e quando Io, intorno all'ora quarta del pomeriggio, abbandonai la sinagoga assieme ai discepoli per far ritorno al nostro albergo, Giuda Iscariota non venne con noi, ma sgattaiolò in città presso alcuni conoscenti, dove si facevano molte discussioni riguardo al Mio sermone rimasto incompreso. Però in tale occasione egli si dimostrò nuovamente Mio discepolo e buon parlatore, e ricorrendo a svariati artifici oratori rese loro più sopportabili le Mie parole, pur non avendo potuto metterle nella loro vera luce. Per sette giorni non lo vedemmo più, e durante quel tempo ci trattenemmo a Cafarnao e nei dintorni di questa città. Ma poi egli ritornò.

 

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Cap. 48

Nella dimora dell'albergatore di Cafarnao.

 

1. Quando arrivammo dalla sinagoga al nostro albergo, trovammo già una mensa molto ben preparata, sulla quale facevano bella mostra del vino, del pane e dei pesci, e l'albergatore si dimostrò assai lieto di avere per ospiti Me ed i Miei discepoli ridotti ormai molto di numero.

2. Solo quando avemmo finito di mangiare e di bere, l'albergatore ci domandò: «Signore, questa volta sembra che i Tuoi misteriosissimi insegnamenti nella grande sinagoga pubblica non siano proprio piaciuti eccessivamente ai molti ascoltatori di qui e di fuori, perché essi uscirono tutti scandalizzati e si dispersero chi di qua e chi di là. Alcuni brontolavano di più, altri di meno, ed i forestieri, nonché molti che ieri Ti stavano ancora vicini come discepoli, dissero che Tu, parlando quel linguaggio per loro incomprensibile, avevi semplicemente voluto sbarazzarti con dei bei modi di loro, ciò che non era stato molto lodevole da parte Tua, considerato che essi avevano provveduto ai loro bisogni con i loro soldi!

3. Anche presso di me si radunarono molti che non mancarono di criticare aspramente la cosa, dicendo fra l’altro che essi avevano riposto in Te le più grandi speranze, ma che erano ormai molto spiacevolmente delusi ed aggiunsero pure che Tu, nonostante i Tuoi prodigi davvero meravigliosi, in questa maniera e con queste Tue dottrine avresti potuto raccogliere ben pochi proseliti. Io li lasciai dire senza obiettare nulla. Essi pagarono poi il conto, salirono sulle barche che li aspettavano e se ne andarono per i fatti loro.

4. Io invece fui quanto mai lieto di apprendere che a questi sedicenti grandi eroi della sapienza era toccato, almeno una volta, di restare a secco con il loro intelletto per opera Tua, Signore, perché già ieri notte, quando Tu dopo cena Ti ritirasti per riposare, furono molti qui i dibattiti pro e contro sulla moltiplicazione dei pani da Te operata e sulla Tua venuta più o meno meravigliosa qui per mare. L'uno faceva sfoggio della propria sapienza in un modo, e un secondo in un altro. Ma io intanto pensavo tra di me: “Aspettate un po', ebrei sapienti! Il Signore saprà certo porre a tempo debito dei limiti alla vostra sapienza, oltre ai quali nemmeno il vostro illuminatissimo intelletto potrà spiccare dei salti!”. Ed ecco che già oggi il mio segreto desiderio è stato più che pienamente soddisfatto!

5. Io stesso sono stato presente nella sinagoga, ed ho inteso molto bene la parte principale del Tuo discorso, ma in tutto quello che hai detto io non ho trovato nulla che avesse assolutamente potuto apparirmi strano, poiché quantunque Tu ora, entro una perfetta forma umana, debba essere il Signore del Cielo e della Terra e di tutto il mondo sensibile e spirituale, questa cosa mi è già da lungo tempo assai chiara. Chi altro all'infuori di Te può creare il nutrimento occorrente a tutti gli uomini e a tutti gli animali? E chi all'infuori di Te può dare agli spiriti, come ora pure alle nostre anime, la vita eterna, il loro amore e la loro sapienza, ciò che io considero appunto il vero pane vivente proveniente dai Cieli? Io provai, seguendo questa traccia, a rendere la cosa più chiara ad alcuni fra i migliori, ma il loro arrogante e stolto intelletto non riuscì ad afferrarla.

6. Tentai di fare lo stesso quando cominciasti in forma evidente a parlare della Tua Carne e del Tuo Sangue, avendomi essi domandato come avessi interpretato le Tue parole. Allora io risposi: “Questa cosa per me è ancora più chiara della prima; anzi essa spiega e conferma il mio modo di vedere! Terrenamente parlando, non è appunto la Terra in un certo modo un vero Corpo di Dio, e tutte le sue acque fertilizzanti non rappresentano esse in un certo senso il Suo Sangue? Da quale altra fonte proviene dunque ogni alimento materiale? E, dal punto di vista spirituale, l’Amore di Dio per noi, uomini indegni, non è forse un verissimo suolo terrestre che ci porta corporalmente e spiritualmente, che ci sopporta e che ci nutre? E il dono della ragione e dell'intelletto, ed ora in aggiunta la Sua Dottrina, non è tutto ciò il più vero e vivente Sangue di Dio che ci ristora, rafforza e veramente vivifica le nostre anime assetate di sapienza?”

7. Allora alcuni risposero: “Va bene, tutto questo sarà bello e buono, ma perché poi non fa seguire Egli stesso una spiegazione di questo genere ai Suoi sermoni?”

8. Ed io osservai: “Oh, Egli avrà le Sue buone ragioni per fare così! Probabilmente il Suo pensiero sarà questo: ‘Chi davvero crede in Me, Mi comprenderà senz’altro; ma chi invece, malgrado tutti i numerosi prodigi e la sapienza che si rivela nei Miei insegnamenti, non crede ancora che Io sia il Signore Jehova Zebaot, deve continuare a grufolare nel letame come fanno gli stupidi maiali!’”.

9. Sentendomi parlare con questo tono, essi allora furiosi si ritirarono. O Signore, ho agito ingiustamente comportandomi così?»

10. Ed Io gli dissi: «Oh, niente affatto! Infatti, in primo luogo tu hai compreso proprio a fondo le Mie parole e le hai anche spiegate benissimo a quei ciechi; in secondo luogo poi la tua osservazione conclusiva è stata perfettamente adeguata! Gli individui di quella specie si possono davvero paragonare ai maiali, i quali, quanto più chiaro e ricco di colore comincia a splendere il vero Sole dei Cieli, con tanta maggiore ansia e zelo si affollano intorno alle più luride cloache del mondo, e si sentono completamente beati quando possono rotolarsi nella loro antica e putrida melma. E non è forse vero che in conclusione ho detto loro che la carne e il sangue come li intendevano essi non servono a nulla, mentre le Mie parole sono invece spirito e vita? Ma quella mandria di buoi e di maiali neanche così capì assolutamente nulla, e per conseguenza la tua osservazione, che li fece battere in ritirata, è stata perfetta; perciò voglio fermarMi vari giorni presso di te.

11. Ma ora fa portare ancora del vino, poiché oggi e anche i giorni che seguiranno intendiamo trascorrerli qui in letizia! Io sono veramente contento di te, perché Mi hai compreso meglio ancora di qualsiasi altro dei Miei discepoli. Verso sera ci dedicheremo alla pesca, affinché tu possa avere una certa provvista di pesce per te e per noi. Vedete però di non divulgare in città la notizia della Mia presenza qui, altrimenti avremmo poca pace; e adesso portaci pure del pane e del vino».

 

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Cap. 49

La tolleranza del Signore nei confronti di Giuda Iscariota.

 

1. Continuammo allora a gustare ancora del vino e a mangiare del pane; la nostra compagnia comprendeva trentadue persone, e quel ristoro aggiuntivo veniva a proposito.

2. Mentre sedevamo ancora a tavola, uno degli ebrei-greci venne fuori a dire: «O Signore e Maestro! Questo nostro gentilissimo albergatore sarebbe certo molto adatto a sostituire il discepolo che è per Te sempre causa di inquietudine, ed a quest'ultimo, qualora si presentasse di nuovo, si potrebbe bene impartire il CONSILIUM ABEUNDI (il consiglio di andarsene) secondo l'uso romano! Infatti, come abbiamo osservato, egli va a caccia del denaro peggio di qualsiasi funzionario del Tempio, e tutto il suo sentire è rivolto al mondo e alla vita comoda; oltre a ciò egli nutre un’insana passione, e questa si chiama vana millanteria e menzogna! Ci pare che un discepolo di questo tipo possa rendere pessimi servizi a Te e all'umanità! Questo albergatore invece è dotato di uno spirito davvero particolarmente chiaro, e comprende perfino le Tue più velate parole evidentemente meglio ancora dei Tuoi vecchi discepoli; a nostro parere dunque egli sarebbe un eccellente sostituto di colui che ora è assente!»

3. Ma Io risposi: «A cominciare da oggi Io Mi tratterrò in Galilea fino al tempo della festa dei Tabernacoli, ed anche dopo ci penserò su molto se andare o no a Gerusalemme, alla festa. E così anche il nostro albergatore Mattia (Mai o Moi Diaz = “il mio lavoratore” o “il mio servitore”) avrà tempo sufficiente di accompagnarci dappertutto, come anche farà; nell’occasione egli potrà apprendere moltissime cose a vantaggio del suo orecchio e del suo occhio, del suo cuore e della sua anima. Ma poi sarà appunto in questa località un eccellente divulgatore della Mia Dottrina, poiché anche questi abitanti Mi sono stati affidati affinché vivano e non perché muoiano.

4. Riguardo poi all'assente Giuda, egli può venire quando vuole, ma se proprio vuole, può anche restare lontano, poiché ciascun uomo, buono o cattivo, sta di fronte a Me, per quanto concerne lo spirito, nel medesimo rapporto in cui egli si trova di fronte al Sole per quanto concerne il suo corpo. Se vuol lasciarsi illuminare e riscaldare dai raggi del Sole, lo può fare senz'altro e a lui - buono o cattivo che sia - ciò non gli sarà affatto impedito; ma se proprio non vuole, da parte di Dio non verrà certo costretto; perciò sta scritto: “Dio fa splendere il Suo Sole sui buoni e sui cattivi”. E vedete, nello stesso modo procedono le cose presso di Me sotto l’aspetto spirituale-vivente; chi vuole seguirMi, lo può fare, né sarò Io a cacciarlo via da Me per quanto grande peccatore possa essere! Infatti, Io sono venuto a questo mondo unicamente a causa di coloro che si sono smarriti e degli ammalati nell'anima, dato che i sani non hanno bisogno del medico.

5. Per conseguenza anche l'assente può venire con Me come e quando vuole, del resto non sono stato Io oggi a mandare via gli ebrei, ma poiché essi hanno voluto andarsene, Io non li ho trattenuti, né ho detto loro di restare. Io non ho parlato affatto in una maniera tanto incomprensibile per loro con la precisa intenzione di indurli ad abbandonarMi, ma Io ho dovuto parlare così perché indotto dal Padre! Essi però trovarono nelle Mie parole argomento di scandalo e se ne andarono, e la colpa di ciò va ascritta a loro e non a Me; per conseguenza è stato bene che se ne siano andati. Se vogliono, possono ritornare e restare; ma se non vogliono, non per questo la Mia Missione e la Mia Dottrina saranno meno genuine e vere, come nemmeno c’è da temere che la luce e il calore del Sole si affievoliscano per il fatto che un certo numero di stolti non intende lasciarsi illuminare e riscaldare da essi. Comprendete queste cose?»

6. Risposero gli ebrei-greci: «Sì, o Signore, abbiamo compreso tutto benissimo! Quello che Tu dici, o Signore, ha davvero in sé ogni Verità, Potenza e Vita! Oh, se tutti gli uomini potessero convincersene!»

7. Ed Io dissi: «A questo mondo ciò non accadrà mai interamente; tuttavia vi saranno molti che si convinceranno di tali verità, vi conformeranno le opere e perciò avranno come ricompensa la vita eterna».

 

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Cap. 50

La ricca pesca. I prelibati pesci pregiati.

 

1. (Il Signore:) «Ma adesso è tempo che ci prepariamo per la pesca, dato che proprio adesso è l'ora più conveniente!»

2. Disse allora l'albergatore: «Considerato che sei Tu, o Signore, a dirlo, certo questa sarà l'ora più conveniente; in condizioni normali, secondo la nostra esperienza, questo sarebbe invece proprio il momento meno indicato, perché, come tramonta il Sole, anche i pesci calano a fondo, in modo che ne restano pochi alla superficie»

3. Ed Io osservai: «Appunto perciò noi ci dedicheremo ora alla pesca, per fornire cioè la prova che, nell'arte del pescare, noi siamo più abili di tutti gli altri pescatori. Di giorno e con calma di vento chiunque può pescare; di sera invece e con mare molto mosso, certo all'infuori di Me non esiste pescatore che possa a quest'ora ripromettersi successo. Andiamo dunque e prepariamo gli attrezzi necessari!»

4. Detto questo, abbandonammo la sala, prendemmo con noi gli arnesi da pesca che consistevano in varie reti molto grandi, slegammo i battelli, vi salimmo su e ci allontanammo dalla riva per circa tre stadi.

5. Allora dissi: «Adesso gettate le reti e tendetele bene; i rematori manovrino comodamente puntando verso terra, e quando saremo giunti a riva si vedrà se il tramonto del Sole ci sarà stato di impedimento nel nostro lavoro!».

6. La cosa fu subito eseguita secondo i Miei ordini, e, arrivati a riva, si trovò che le reti erano talmente colme di pesce della specie più pregiata che quasi minacciavano di lacerarsi. Quando i pescatori si accinsero a raccogliere il pesce per deporlo nei contenitori, quest’ultimi non furono sufficienti per accoglierlo tutto, e un buon terzo del pesce preso dovette venir lasciato dentro le reti legate a mo' di sacco e lasciate così nell'acqua, agganciate fra un battello e l'altro.

7. E l'albergatore a quella vista esclamò: «No, davvero! Retate di questa quantità, a quest'ora, rientrano nel campo dell'inverosimile! O Maestro, anche se Tu con dieci volte tanti discepoli volessi dimorare e mangiare in casa mia per dieci anni interi, io non arriverei a pareggiare il guadagno che Tu mi hai procurato oggi mediante queste prodigiose retate! Vedi, la mia casa che è grande e ben costruita, assieme ai molti altri edifici adibiti ai vari servizi, con tutto ciò che vi è contenuto, ed assieme anche ai campi, prati, boschi, pascoli e vigne che possiedo, tutto ciò non ha di gran lunga il valore rappresentato da questo numero quasi sterminato di pesci grossi e della specie più pregevole, dei quali comunemente si riesce a prendere qua e là qualche singolo esemplare soltanto durante l'inverno. Dato il caso fortunatissimo che qualcuno arrivi a pigliarne dieci, egli può già vantarsi di essere ricco, perché questa qualità di pesce presso i romani e i greci va addirittura a ruba, e la si paga anche cento denari d'argento il pezzo; i pesci poi vengono salati e spediti alle corti dei re dove certamente vengono venduti almeno a trecento denari l'uno. Se a Te, o Maestro, non fosse sgradito, vorrei mandare i miei servitori in città con alcuni di questi pesci per offrirli ai romani e ai greci, e tutti poi qui potrebbero persuadersi con quanto denaro i miei incaricati farebbero ben presto ritorno!»

8. Ed Io gli dissi: «Fa pure come dici; soltanto raccomanda a tutta la tua gente di non rivelare la Mia presenza, perché altrimenti in poco tempo ci troveremmo ad avere alle costole tutta la parte ragguardevole dei romani e dei greci. Ma anche per la nostra cena bisogna che vengano cucinati questi pesci di qualità eccezionale, e converrà che tu stesso ne mangi a sazietà, perché finora hai udito sì vantarne lo squisito sapore, ma tu stesso non hai mai gustato la carne. Solo quando l'avrai gustata comprenderai perché questi pesci vengono pagati a così caro prezzo. Ed ora puoi mandare i tuoi servitori in città a vendere i pesci; però che prendano quelli che sono ancora nelle reti, ed anche per la nostra cena se ne prenda quanto occorre dalle stesse, mentre gli altri che sono nei contenitori vengano lasciati stare».

9. Allora l'albergatore andò dare le necessarie disposizioni ai suoi numerosi servitori i quali, preso ciascuno due pesci - visto che un terzo non lo avrebbero potuto portare - in numero di cinquanta si avviarono in comitiva verso la città. Una volta arrivati, i servitori andarono ad offrire la loro merce ai romani e ai greci i quali, non appena visto quei pesci di cui ben conoscevano la rarità, fecero a gara per venirne in possesso, tanto che si improvvisò una specie d'asta, in cui per un pesce di sole quaranta o cinquanta libbre le offerte salirono fino a duecento denari d'argento.

10. I romani e i greci, come pure alcuni ricchi ebrei, non mancarono di informarsi su come i servitori avessero potuto ottenere quella specie prelibata di pesce in quella stagione assolutamente insolita.

11. Ma i servitori risposero che per mezzo di un pescatore forestiero erano venuti a conoscenza di un segreto, grazie a cui si poteva ottenere quel pesce anche in stagione che non fosse proprio l'inverno, e la prova che il nuovo sistema fosse buono la si aveva appunto nella merce che avevano messo in vendita. La curiosità degli acquirenti però non andò più oltre, ed i servitori ben presto furono di ritorno portando una grossa somma di denaro quale ricavato della vendita, e l'albergatore fu alquanto imbarazzato a trovare cassetti a sufficienza per custodirvi tutta quella moneta.

12. Nel frattempo anche la nostra cena era stata preparata, e noi ci sedemmo tutti alla grande mensa.

13. Quando gli ebrei-greci videro quei pesci ben preparati, dissero: «Di questa qualità specialissima abbiamo avuto occasione di gustarne una sola volta, ed ora ce ne troviamo dinanzi una grande quantità! Oh, del buono ce n'è anche troppo! O Maestro! In base alla spiegazione dell'albergatore, questo è pure Tua carne e Tuo sangue, perché senza la Tua Parola e la Tua Volontà certo noi non avremmo mai potuto partecipare ad una cena di questa specie! Oh, sì, qui si vede chiaramente quanto possano l'Amore, la Sapienza e l'Onnipotenza di Dio! Oh, come l'uomo appare assolutamente un nulla di fronte a Te, o Signore e Maestro!»

14. Ed Io dissi: «Veramente le cose non stanno proprio così, poiché è appunto Volontà del Padre che ciascun uomo divenga così perfetto com'è perfetto Egli stesso in Cielo! E il tempo dimostrerà che i Miei veri discepoli faranno cose più grandi ancora di quello che Io faccio ora! Tuttavia tale tempo non è ancora venuto, però ormai non si farà attendere più a lungo. Ma adesso lasciamo stare questo argomento e mangiamo invece e beviamo di buon animo secondo il nostro bisogno!

15. Finché lo Sposo si trova fra gli invitati alle nozze, conviene che a questi non manchi nulla, perché quando lo Sposo sarà salito là da dove è venuto, essi dovranno soffrire alquanto la mancanza di molte cose. Ora il vero Sposo sono Io, e coloro che credono in Me sono le vere spose e contemporaneamente gli invitati alle nozze. Dunque restiamo adesso tutti di animo lieto e sereno».

16. Dopodiché ciascuno cominciò a mangiare e a bere con molto gusto, e non vi fu affatto mancanza di buon umore.

17. Uno degli ebrei-greci, mentre stava gustando la pietanza principale, disse: «Anche a Chis, da Kisjonah, abbiamo mangiato del pesce pregiato e che era davvero eccellente, ma non c'è affatto paragone con questo qui; eppure esso è stato pescato nello stesso mare e nella stessa acqua!»

18. Io osservai: «Questo è vero, però il fondo del mare non è lo stesso! Ora la specie di pesce che ci sta dinanzi è rara e prospera naturalmente soltanto in questi paraggi. Sennonché tali pesci dimorano per lo più nel fondo del mare dove trovano anche il loro nutrimento consistente in un tipo di piante che crescono sott'acqua. Queste piante non crescono che qui per un'ampiezza di mille campi; oltre a questo tratto il fondo del mare è spoglio, e questi pesci non vi possono prosperare. Ma adesso mangiamo e beviamo!».

 

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Cap. 51

Del digiuno e della penitenza.

La parabola del fariseo e del pubblicano[12].

(Luca 18, 9-14)

 

1. Il pesce era davvero squisitissimo e il vino non da meno. Io stesso mangiai e bevvi di buona lena, così anzi da dare alquanto nell'occhio ad alcuni fra gli ebrei-greci i quali non sapevano capacitarsi di come Io, da uomo del tutto compenetrato dallo Spirito di Dio, potessi mangiare e bere altrettanto quanto un comune altro individuo!

2. Ma essendoMi accorto di ciò, dissi: «Il corpo ha bisogno di quanto ad esso spetta, e lo stesso vale per lo spirito; per il momento noi siamo tenuti a concedere alle nostre membra un adeguato ristoro, ma poi nemmeno lo spirito verrà dimenticato.

3. Nessuno creda di rendere un servizio gradito a Dio digiunando e facendo penitenza per i propri peccati, andando vestito di crine al cospetto di tutto il mondo! Invece a Dio è gradito soltanto colui che, riconoscente, mangia e beve quanto Dio gli concede, per conservare ed accrescere le sue forze terrene allo scopo di fare un lavoro utile, con il quale può giovare molto a sé e al prossimo e che, avendo commesso un qualche peccato, lo riconosce per tale, se ne pente, lo sfugge, cerca di non commetterlo più e così si migliora veramente.

4. Purtroppo vi sono molti che trascorrono la loro vita soltanto mangiando e bevendo; essi non pensano che al loro ventre e alla loro pelle. L’amore del prossimo è una cosa estranea per questi tali, ed essi sputano davanti ai poveri e non permettono che si presentino sulla soglia delle loro dimore. La loro pancia sempre piena rende loro perfettamente sconosciuti il morso della fame e il tormento della sete. Questi sono i veri crapuloni e beoni che facendo così preparano il corpo ad ogni tipo di libidine, di fornicazione e di adulterio, e questa gola e crapula saranno sempre un impedimento a chiunque per l'accesso al Regno di Dio.

5. Non molto dissimili da questi sono però anche tutti quegli ipocriti i quali digiunano, fanno penitenza vestiti di crine e fanno offerte cospicue al Tempio in riscatto dei loro peccati allo scopo di venire lodati e ritenuti giustificati dal popolo, ma essi stessi poi guardano dall'alto in basso il loro simile mostrando di averlo in spregio come un presunto peccatore, e già da lontano lo schivano perché non l'hanno visto digiunare, far penitenza in vesti di crine e portare offerte al Tempio.

6. Ma Io vi dico che la gente di questa specie è essa pure un abominio al cospetto di Dio, perché il loro cuore, il loro sentimento e il loro intelletto sono induriti. Essi giudicano il prossimo senza indulgenza, né pietà, vanno spazzando davanti alla porta dei vicini e non si accorgono dell'immondizia accumulata in gran quantità dinanzi alla loro porta. Oh, in verità vi dico: “Come questi uomini del Tempio che si mostrano giusti e santi misurano qui, nella stessa misura verranno misurati nell'aldilà!”

7. E ancora vi dico: “Chi qui giudica, verrà anch’egli giudicato nell'aldilà, ma chi qui non giudica altri che se stesso, costui nell'aldilà non verrà giudicato, e verrà anzi immediatamente accolto nel Mio Regno!”.

8. E adesso vi citerò una parabola per mostrarvi come deve essere la giustificazione umana di se stessi affinché sia pura e, come tale, la sola valida dinanzi a Dio; dunque ascoltate! (Lc.18,9)

9. Un giorno salirono al Tempio due uomini, l’uno era un ricco ebreo ma, in quanto al resto, conduceva una vita rigorosamente secondo la legge, e l'altro un pubblicano. (Lc.18,10). Quando l'ebreo si trovò nel Tempio, si presentò addirittura davanti all'altare ed esclamò ad alta voce: “O Dio mio, Ti ringrazio qui davanti al Tuo altare che io non sono come molti altri! (Lc.18,11). Infatti, Tu, o Signore, mi hai concesso la ferma e buona volontà, nonché tutti gli altri beni terreni, tramite i quali mi è stato possibile osservare pienamente tutti i Tuoi Comandamenti. Ora, quanto bene fa alla mia anima trovarsi, sul declinare dei miei giorni, pienamente giustificata al Tuo cospetto!” (Lc.18,12). E dopo che egli ebbe così esposto a Dio ancora un gran numero delle sue opere giuste e perciò buone secondo la legge, depose una ricca offerta sull'altare e se ne andò fuori dal Tempio contento in sommo grado di se stesso e con la coscienza migliore di questo mondo, dirigendosi verso casa sua, dove tutti i suoi non avevano certo particolari ragioni di essere lieti nel vederlo, considerati i rigidi sistemi da lui adottati nel governare la casa, perché la sua pura coscienza, il suo meticoloso senso dell'ordine e la sua giustizia fondate sulla legge non facevano che scoprire continuamente deficienze e peccati in loro.

10. Il pubblicano peccatore invece entrò tutto afflitto nel Tempio, non osò avvicinarsi all'altare, ma si tenne indietro, e con gli occhi bassi formulò nel segreto del suo cuore la seguente invocazione: “O Signore, o Dio giustissimo, santissimo e onnipotente, io sono un peccatore troppo grande e non sono affatto degno di innalzare il mio sguardo al Tuo Santuario; ma mostrami tuttavia grazia e misericordia!”. (Lc.18,13)

11. Ebbene, secondo il vostro parere, quale dei due se ne andò fuori dal Tempio giustificato?»

12. Gli ebrei-greci allora si guardarono l'un l'altro e non seppero veramente quale risposta darMi, perché ai loro occhi nessuno poteva essere più giusto dell'ebreo che aveva adempiuto la legge fino alla sua ultima e minima prescrizione. Secondo il loro giudizio dunque il pubblicano non avrebbe potuto abbandonare il Tempio più giustificato dell'ebreo di cui abbiamo parlato!

13. Sennonché Io dissi loro: «Vi sbagliate giudicando così! L’ebreo non uscì affatto giustificato dal Tempio, perché egli non fece che lodare se stesso al cospetto di tutto il popolo, attirò su di sé gli occhi, gli orecchi, la lode e l'ammirazione di tutti, e così fu egli a dare a se stesso una ricompensa. Ma una simile presunzione non è forse una specie molto maligna di orgoglio? I suoi frutti finiscono con il concretarsi nell'odio, nel disprezzo e nella persecuzione continua di chi non la pensa e non agisce così, perché non è reputato e giudicato suo pari! Ma un uomo simile può risultare giustificato al cospetto di Dio? Oh, no, affatto, anzi una simile persona è ben lontana dalla giustificazione!

14. Il pubblicano invece sì che è giustificato al cospetto di Dio, perché egli è colmo di umiltà, si reputa molto peggiore di tutto il suo prossimo; egli non odia, né disprezza nessuno, ed è già lieto se non lo si disprezza e non lo si fugge più di quanto già non succeda! Ebbene, cosa ne dite voi? È giusta la Mia sentenza?» (Lc.18,14)

15. Tutti allora risposero: «O Signore, Tu solo hai ragione in tutto, mentre tutti noi non siamo che uomini tenebrosi e peccatori! Il nostro giudizio quindi non può essere diverso da quello che siamo noi. Oh, questo che ci hai prospettato è stato un quadro quanto mai corrispondente al vero, perché molte volte abbiamo avuto occasione di osservare dei giustificati di questa specie che sapevano mostrarsi puri come il Sole, e dei quali non si avrebbe potuto nemmeno dire che essi avessero tenuto un contegno ipocrita nel Tempio, dato che osservavano tutte le leggi anche con troppa coscienza. Ma appunto perciò questi tali erano tuttavia quanto mai indigesti, perché essi non osservavano la legge per il fatto che nella stessa avevano riconosciuto la Volontà e l'Ordine di Dio, ma la osservavano come se la legge fosse stata opera loro, e per godere, nella loro qualità di persone rigidamente ossequenti alla legge, di maggiore prestigio presso i loro familiari e servitori, e per poter con tanto maggiore successo rimproverare loro i loro errori e i loro difetti. Ma considerato che di tali esperienze abbiamo potuto farne molte, adesso ci accorgiamo ancora di più della pienissima verità della parabola che hai voluto esporci, e Ti ringraziamo, o Signore, per tale verissimo insegnamento»

16. Ed Io conclusi: «Dunque, non c’è nessuna ragione di scoraggiarsi per questo motivo, e chi ha voglia, che mangi e beva pure a piacimento! Io stesso prenderò ancora un po’ di questo pesce».

17. Dopodiché tutti presero ancora del pesce, né mancarono di far onore pure al vino.

 

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Cap. 52

Della tentazione e delle debolezze. Esercita il pensiero!

 

1. Quando tutti avemmo mangiato e bevuto a sufficienza, l'albergatore Mi domandò se volevamo andare a coricarci, dato che la notte era già discretamente inoltrata.

2. Io però gli risposi: «Chi sente bisogno di riposare, vada; dal canto Mio un tale bisogno non lo sento, e quindi non andrò ancora a riposare. Oltre a ciò non è assolutamente indicato per il corpo coricarsi subito dopo il pasto; per conseguenza vogliamo tenerci desti per un paio d'ore ancora; ma se proprio a qualcuno necessita il riposo, che si ritiri pure!»

3. Tutti allora dissero: «Oh, no, no, o Signore, noi veglieremo con Te anche fino al mattino, se lo desideri! Infatti sappiamo fin troppo bene che presso di Te ogni cosa ha un imperscrutabile significato interiorissimo; qui sotto deve esserci celato qualcosa, e perciò preferiamo rimanere desti!»

4. Ed Io dissi: «Avete ragione; vegliate e abbiate cura che qualcuno di voi non cada in tentazione!»

5. Udito questo, i Miei vecchi discepoli Mi chiesero: «O Signore, che cosa mai potrebbe indurci in tentazione trovandoci al Tuo fianco? Noi infatti abbiamo già visto e provato più di una cosa accanto a Te, ma finora ben poco c'è stato che avesse potuto così, all'istante, farci cadere in qualche modo in tentazione!»

6. Dissi Io: «Oh, a questo riguardo lasciate pure da parte ogni vanto! Infatti lo spirito della tentazione si aggira sempre come un leone affamato e ruggente e cerca di inghiottire gli uomini! Voi non potrete mai essere abbastanza desti, né fare mai abbastanza attenzione a ciascun alito di brezza anche solo lievemente incitante! Quando un simile impulso abbia attirato, sia pure soltanto quant'è grosso un capello, dalla sua parte l’animo dell’uomo, quest’ultimo dovrà usare molta forza di volontà per ritornare allo stato precedente. Questa cosa ricordatevela tutti assai bene, poiché finché l'uomo vive, pensa, vuole ed agisce su questo mondo, la sua carne pesa di più della sua anima!»

7. E Filippo osservò: «Questo è senz'altro verissimo, e ne ho fatto anzi molta esperienza su me stesso. Tuttavia ormai nella mia età già avanzata non c'è più gran pericolo che una qualche tentazione possa far presa su di me! Io ho soltanto un difetto, e questo consiste in ciò: ogni tanto subentra in me una specie di debolezza di fede, vale a dire che io credo veramente a tutto quello che esce dalla Tua bocca, o Signore; ma se talvolta il mio intelletto non riesce ad afferrare immediatamente tutto, allora anche la mia fede si affievolisce, e subito divento esitante e vedo che si affacciano ogni tipo di problemi la cui chiara risoluzione il mio animo attende invano da qualche parte, e sento poi dei piccoli dubbi sorgere in me! Questa è l'unica tentazione che sento ancora avvicinarsi a me di soppiatto! Ma Tu, o Signore, certo potresti liberarmi anche di questa, e così faresti di me il più felice degli uomini!»

8. Ed Io gli risposi: «Se Io facessi come vuoi usando la Potenza che è in Me, tu non saresti più un uomo libero, cadresti in uno stato di grande pigrizia, e nei tuoi riguardi non si potrebbe più parlare di un temprarsi con l'esercizio allo scopo di acquisire, in grado sempre maggiore, la vera energia vitale per la tua anima.

9. Porti perciò ciascuno volonterosamente il proprio fardello, e si eserciti continuamente in tutte le cose buone della vita interiore! Con ciò, al tempo giusto, anche la misura della sua vita si farà colma, e solo allora egli proverà una vera e indistruttibile gioia a causa del pane che egli stesso si sarà procacciato con il sudore della propria fronte.

10. Immaginati un uomo rammollito che già fin dalla culla non abbia mai avuto bisogno di esercitare qualche attività. Egli ha mangiato le migliori vivande e bevuto i migliori vini, ha imparato per necessità soltanto a parlare e all'infuori delle sue vesti non ha mai portato un peso. Se poi un individuo di questa specie deve portare per un certo tratto di strada un peso anche di solo poche libbre, sarà ben difficile che vi riesca, considerato che a questo scopo egli non ha mai minimamente esercitato la propria forza fisica. Ma se poi, malgrado ciò, egli comincerà ad esercitare le forze del suo corpo con un'attività gradualmente crescente, dopo qualche anno egli pure arriverà al punto di poter sollevare e portare con facilità dei pesi più grandi. Ma perverrebbe egli ad una simile forza fisica se continuasse a far sollevare e a far portare dagli altri i pesi che dovrebbe portare lui?

11. Ora vedi, così è successo precisamente anche a te per quanto riguarda la forza del tuo pensiero! Dal tempo della tua gioventù, tu l'hai esercitata troppo poco, e solo ora nella tua età avanzata l’hai spinta ad un'attività un po' maggiore; non devi dunque meravigliarti se tu varie cose non le puoi afferrare e comprendere con la rapidità che invece è propria a qualcun altro.

12. Ma Io sono un vero Maestro e una vera Guida, e quando si presenta una via o un sentiero, per quanto scabrosi siano, non porto mai in braccio i Miei discepoli, ma lascio che procedano con le loro gambe, affinché in seguito possano percorrere qualche strada, anche la più aspra e più irta di ostacoli, senza inciampare.

13. Infatti se qualcuno procedendo per qualche via venisse a trovarsi davanti ad un impedimento eccessivamente grande, saprò ben Io procurargli una luce ed una forza sufficienti per affrontare con certezza di vittoria anche un simile gravissimo ostacolo. Anzitutto però ciascuno deve fare egli stesso quel tanto che gli concedono le proprie forze; tutto quello che va oltre a ciò gli verrà dato al momento opportuno. Hai ben compreso questa cosa?»

14. E Filippo rispose: «Sì, o Signore, ormai ho compreso tutto bene, e d'ora innanzi farò tutto quello che posso per rendermi il più possibile forte nel mio pensiero e nella mia fede!».

 

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Cap. 53

La destinazione delle creature.

 

1. Poi l'albergatore disse: «Una persona simile io la riconosco anche in me stesso, e ormai so cosa mi resta da fare. Io non intendo parlare di quanto fu scritto da tutti i profeti e dal Cantico dei cantici di Salomone, tutte cose queste che finora ho compreso assai poco o forse niente affatto; ma, leggendo le opere di questi sapienti dell’antichità, mi è venuto molte volte il pensiero che essi appunto, mediante il loro linguaggio veramente mistico, costringono l'uomo ad esercitarsi molto a pensare e con ciò a concentrarsi sempre più profondamente in se stessi, e perciò devo dire che questa cosa la trovo molto buona. Quando poi ci si è così profondamente raccolti in sé, allora comincia a brillare un bagliore dopo l'altro e si chiariscono infine varie questioni che prima sembravano degli enigmi assolutamente indecifrabili. Ma, come detto, io non parlo qui dell'incomprensibilità delle scritture degli antichi sapienti e veggenti, ma parlo dell’incomprensibilità di cose del tutto naturali.

2. Così, ad esempio, della reale destinazione di qualche creatura su questa Terra; e qui vengono subito a proposito i nostri pesci prelibati. Essi sono degli esemplari rari, belli e perfino vivacissimi della fauna marina! Fu appunto l'uomo che, spinto dalla fame, pensò di catturarli e di farne suo cibo. Ed ora ci si chiede: “La loro destinazione è proprio quella di venire presi, uccisi e poi mangiati come una vera leccornia da noi uomini?”. Se tale è però la loro vera destinazione, io non capisco poi quale essa potesse essere nel tempo in cui l'uomo non aveva ancora trovato il modo di pigliare i pesci, di ucciderli e poi di prepararli opportunamente per essere mangiati.

3. Di domande di questa specie io ne avrei a migliaia, e quanto più ci penso, tanta più confusione sento regnare in me, e sento che tali domande mi allontanano continuamente dalla luce invece di venirle più vicino; ed appunto così indagando e rimuginando non posso mai capire proprio bene l'intenzione certo supremamente saggia del Creatore rispetto a queste e ad innumerevoli altre creature. Del resto ciò non sarebbe nemmeno necessario per noi uomini, poiché, esistendo le creature, il Creatore buono ed infinitamente saggio saprà ben Lui perché le ha create.

4. Sennonché l'uomo è e resta un essere pensante, e non può più ritrovare in sé la pace una volta che si sia risvegliato nei suoi pensieri, e così capita a me. Quantunque io sappia che tutto questo vano pensare non mi giova a nulla, tuttavia continuo sempre a pensare; e contro questa - chiamiamola così - malattia, bramerei che Tu mi indicassi un buon rimedio! Infatti un simile lambiccarmi il cervello comincia a diventarmi davvero pesante e noioso, e io darei volentieri qualcosa per venirne definitivamente liberato»

5. Ed Io gli dissi: «Eh, Mio caro amico, aiutarti a tale riguardo è un po' difficile, perché dovrei dedicarti un tempo lunghissimo per chiarirti per bene il vero scopo dell'esistenza di tutte le numerose specie di creature. Posso quindi dirti che, in generale, tutto quanto esiste di creato in maniera percettibile ai sensi dell'uomo è costituito da elementi spirituali sottoposti a giudizio, e che la sua destinazione ultima è trapassare ad una vita libera ed indipendente attraverso una lunga serie di forme di svariatissima specie.

6. Ora le forme, già a cominciare dalla pietra, trapassano al regno vegetale, ma non prima di aver trapassato lentamente tutti i regni minerali, poi attraverso tutti gli stadi del regno vegetale trapassano al regno animale, e attraverso questo finalmente, anche qui attraverso i vari stadi, trapassano fino all'uomo, che è, in realtà, il vero vaso ricettore della vita proveniente da Dio.

7. Ciascuna forma corrisponde ad una certa intelligenza. Quanto più semplice è la forma, tanto più semplice e insignificante è pure l'intelligenza contenuta in essa; ma quanto più invece complicata e sviluppata ti appare una forma, tanto maggiore intelligenza potrai constatare che esiste in essa.

8. Prendi ad esempio un misero e nudo verme, e non ti sarà difficile riconoscere dalla sua attività che la sua intelligenza vitale estremamente meschina sta in perfetta consonanza con la sua forma; considera invece la forma già molto più complicata di un'ape, e così potrai anche dedurre che nella forma vitale di questo animaletto c’è una intelligenza di molto superiore! E così tale potenziamento va crescendo fino all'uomo.

9. Ma poiché queste forme non sono altro se non dei temporanei raccoglitori e portatori di una vita che va sempre più consolidandosi e aumentando di intelligenza, e dato che questa vita è continuamente intenta a salire ed abbandona le forme precedenti secondo la misura e il rapporto della associazione piuttosto grande di precedenti intelligenze vitali più semplici, è evidente che può interessare ben poco cosa succede poi della forma priva di vita che non rappresenta altro che un involucro organico-meccanico molto ben sistemato ad uso e agli scopi dell'intelligenza in essa dimorante. Per conseguenza, che questi pesci vengano adesso mangiati da noi uomini o divorati da altri animali, ciò non può avere la benché minima influenza sulla grande intenzione e sullo scopo finale della vita che viene ad ogni modo inevitabilmente raggiunto.

10. D'altro canto è noto che negli involucri privi di vita si trovano ancora delle parti nutritive, e così col reciproco divorare delle forme prive di vita, anche l'elemento più nobile trapassa in un'altra vita; perciò qui su questa Terra tu puoi constatare che - entro tutta la grande cerchia delle creature - va svolgendosi una continua lotta ed uno scambio di vita fino ad arrivare all'uomo.

11. Ma perfino la forma esteriore dell'uomo, vale a dire il suo corpo fisico, ha un valore solamente finché in essa dimora l'anima che sola è vivente. Quando l'anima è divenuta matura, abbandona per sempre questo corpo, il quale poi si dissolve. È del tutto indifferente come o per mezzo di che cosa. Quanto vi è ancora nel corpo di sostanziale e di appartenente all'anima, viene restituito a quest'ultima, mentre tutto il resto trapassa come sostanza nutriente in mille altre forme vitali create. Così tu hai qui brevemente raffigurato nelle sue linee fondamentali tutto ciò che ti procurò inutilmente tanti pensieri. E adesso comprendi meglio la questione dell'essere e del divenire?».

 

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Cap. 54

La resurrezione della carne.

 

1. Dice l'albergatore: «Sì, ora comprendo discretamente, quantunque debba apertamente confessare che per me questo rappresenta qualcosa di assolutamente nuovo e in un certo modo di inaudito. Allora viene a cadere la resurrezione finale di questa carne nella quale tutti gli ebrei credono fermamente, e a motivo della quale seppelliscono i cadaveri in determinati luoghi chiamati cimiteri, considerato che sono dell'opinione che gli angeli verranno nel giorno del giudizio a ridestarli e a ricongiungerli con le rispettive anime. Sarà dunque ben difficile che gli ebrei credano a quanto hai insegnato adesso! Io certo ci credo, perché Tu, o Signore, ce l'hai detto adesso e ce l’hai spiegato a fondo; però se me lo avesse detto qualcun altro, difficilmente avrei potuto credergli. Ciò infatti si scosta in modo troppo forte dalla fede attuale. E tuttavia devo ampiamente confessare che, secondo le esperienze fatte, le cose non possono essere altrimenti da come hai detto Tu. E voi, vecchi e nuovi discepoli del Signore, che cosa ne dite?»

2. Rispose allora uno degli ebrei-greci: «Per quello che ci riguarda, siamo perfettamente della tua opinione! Noi pure vediamo la verità di quanto è stato detto, ma vediamo altresì la difficoltà di esporre in maniera comprensibilmente chiara alla gente questa Dottrina del tutto nuova nel tempo in cui viviamo!»

3. Ed Io dissi: «Questa Dottrina non ve l'ho esposta affinché la insegnate a vostra volta agli ebrei. Se però voi volete insegnarla a qualcun altro, lo potete fare senz'altro; che egli lo creda o no, è per ora indifferente; più tardi coloro che veramente Mi seguiranno verranno ad ogni modo guidati in ogni verità e sapienza per mezzo del Mio Spirito che scenderà su di loro.

4. Del resto si comprende con tutta facilità da sé che il corpo terreno, una volta privato della sua anima, non potrà mai più risorgere, né venire mai più rivivificato in tutte le sue parti. Infatti, se accadesse questo, in quel certo giorno del giudizio dovrebbero venire ridestate e rivivificate anche tutte le parti deposte dal corpo durante il corso della sua vita terrena a volte lunga parecchio, come ad esempio i capelli, le unghie, i denti perduti e tutte le parti grezze della pelle allontanate mediante le abluzioni del corpo, come pure le gocce di sangue versate in qualche dolorosa occasione, le gocce di sudore e varie altre cose ancora staccatesi con il tempo dal corpo. Immaginatevi ora una figura umana di questa specie rianimata nel giorno del giudizio, e dite voi se non dovrebbe assumere un aspetto quanto mai ridicolo.

5. Ed ancora: l'uomo in differenti periodi della sua vita ha anche un differente corpo; così ad esempio il corpo di un bambino è diverso da quello di un ragazzo; altra specie di corpo è quella di un uomo adulto, ed infine un'altra ancora del tutto differente è quella di un anziano. Ebbene, data una perfetta rivivificazione dei corpi morti degli uomini, in un determinato giorno del giudizio, sarebbe necessariamente da porsi la domanda: “Dovrebbero venire fatte rivivere contemporaneamente tutte le forme corporali avute da una persona dal tempo della fanciullezza fino a quello della senilità, oppure solo un’unica forma?”.

6. Poi sorge ancora una questione molto importante, e cioè: presso i romani, i greci, gli egiziani e molti altri popoli di questa Terra i cadaveri vengono bruciati fino ad essere ridotti in cenere. In altri luoghi vengono gettati in mare ed i mostri che dimorano in questo elemento li divorano e ne traggono alimento per il loro corpo; e quando un simile mostro marino muore, viene a sua volta divorato da altri abitanti del mare. Cosa potrebbe venire risuscitato di questi corpi il giorno del giudizio? Mediante il fuoco la maggior parte del corpo è stata dissolta in fumo e in vapore e si è congiunta con l’aria, e dei corpi gettati in mare la carne e tutto il resto sono diventati parte integrante degli abitanti del mare e così è trapassata ad uno stato del tutto differente. In tali condizioni chi potrebbe poi cercare le parti che componevano il corpo umano di prima raccogliendole dagli innumerevoli corpi di animali, dall'acqua, dall'aria, dai minerali, dalle piante e dai vermi, per riconnetterle assieme?

7. E, malgrado per Dio ciò non rappresenti affatto una cosa impossibile, bisogna pur sempre domandare: “Che giovamento potrebbe ricavare una libera anima da una ricostruzione del corpo di questo genere?”. In verità, ciascuna anima già liberata dal suo greve corpo non potrebbe sentirsi che supremamente infelice qualora dovesse nuovamente entrare in un corpo greve, e oltre a ciò addirittura per l'eternità!

8. Senza contare poi che un tale procedimento non sarebbe mai compatibile con l'Ordine eterno di Dio, considerato che Dio stesso è uno Spirito supremamente perfetto e puro e che la meta finale esclusiva degli uomini è di diventare per l'eternità degli spiriti perfetti e puri a somiglianza di Dio. Ma a che cosa potrebbero loro servire in questo caso i corpi?

9. Certo, gli uomini anche nell’aldilà saranno rivestiti di un corpo, ma non con questi corpi terreni materiali e rozzi, ma con degli altri del tutto nuovi e spirituali, composti dalle loro opere buone compiute qui sulla Terra secondo la Dottrina che vi sto insegnando ora.

10. Ma se le cose stanno in questi termini, come può qualcuno credere che per la resurrezione della carne sia da intendersi la vivificazione di questi corpi terreni che avverrà un giorno? La resurrezione della carne è costituita unicamente dalle buone opere che da sole donano all'anima la vera vita eterna, opere che l'anima, in questa carne, va compiendo su questa Terra a vantaggio dei propri simili.

11. Chi dunque ascolta la Mia Dottrina, crede in Me e opera conformemente alla Dottrina, Io stesso lo risusciterò nel giorno del suo giudizio, che avverrà immediatamente dopo che la sua anima avrà abbandonato questo corpo terreno, e precisamente in modo che nessuno potrà nemmeno accorgersene, perché la trasformazione durerà un solo istante rapidissimo.

12. Ed ora Io penso che voi tutti avrete perfettamente capito anche questo punto. Se però qualcuno ha qualche obiezione o qualche dubbio ancora, che parli e che chieda!».

 

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Cap. 55

Delle malattie e della morte prematura.

 

1. Disse uno degli ebrei-greci: «O Signore e Maestro, la cosa è ormai chiara a tutti noi; tuttavia c'è una cosa ancora della quale non riesco a farmi un giusto criterio. Perché devono morire anche tanti fanciulli ancora in tenerissima età e senza aver raggiunto alcuno sviluppo? E perché quasi sempre la morte del corpo è preceduta da una maligna infermità che indebolisce e infine uccide il corpo? Una volta che l’uomo è maturo, egli - quale anima dal corpo - dovrebbe poter uscire facilmente senza soffrire; ed i piccoli dal canto loro non dovrebbero mai morire prima di aver raggiunto un determinato grado di maturità. Invece dei fatti di questa specie si verificano continuamente; ogni anno muoiono molti fanciulli, e le malattie di ogni specie non cessano, anzi sono un continuo tormento per l'umanità. O Signore e Maestro, perché deve essere così su questa Terra?»

2. Ed Io risposi: «Questo non dovrebbe affatto accadere, e infatti nei primi tempi dell'umanità non era così. Hai mai letto in qualche Cronaca di malattie gravi che avessero colpito quegli uomini che erano devoti a Dio e che vivevano secondo i Suoi Comandamenti? No, la storia non registra niente di simile, anzi essi vissero tutti fino ad un'età tardissima, e la loro morte fu simile ad un dolce addormentarsi senza alcuna sofferenza. In quel tempo non moriva nemmeno nessun fanciullo, perché i fanciulli venivano generati da genitori perfettamente sani e venivano nutriti e allevati secondo la sana e semplice natura.

3. Ma quando più tardi si insinuò tra gli uomini il fasto in tutte le sue più svariate manifestazioni, e con questo tutto un esercito di vizi e di sfrenati peccati contro i Comandamenti di Dio e le leggi di natura, solo allora ogni tipo di gravi infermità cominciò a dilagare fra gli uomini per loro colpa. Ma essi, così debilitati, non poterono più generare dei figli sani; per conseguenza tale progenie deforme già nel corpo materno, si trovò gradatamente sempre più ad essere esposta agli attacchi di ogni specie di malattia, e la morte cominciò a mietere anche fra i piccoli, sia appena nati, sia già grandicelli.

4. Ma il fatto che sia avvenuto così ed avvenga tuttora, non deve indurvi a pensare che Dio abbia voluto che tra gli uomini le cose andassero in questo modo per un Suo scopo imperscrutabilmente segreto; tuttavia Egli ha permesso che fosse così affinché, in primo luogo, agli uomini per effetto delle malattie venisse impedito di peccare eccessivamente, e in secondo luogo affinché essi, a causa delle malattie aspramente dolorose, si ritirassero di più dal mondo, si concentrassero in sé, riconoscessero i loro peccati, ne provassero orrore e così, esercitandosi nella pazienza e nella rassegnazione alla Volontà divina, potessero incamminarsi sulla via della beatitudine.

5. Ora non altrimenti è il caso dei fanciulli. Che cosa si può sperare su questa Terra da un bimbo fisicamente del tutto deforme, particolarmente se generato da genitori nati essi stessi in ogni peccato? Chi li alleverà e chi li guarirà dai loro mali? Non è invece meglio che essi vengano tolti da questo mondo e vengano affidati agli angeli nell’aldilà, per essere allevati ed educati nel regno dei piccoli appositamente esistente per loro?

6. Io vi dico che Dio sa tutto ed ha cura di tutto! Ma poiché la maggior parte degli uomini nel tempo attuale non conoscono più Dio, né sanno niente di Lui, come potrebbero sapere cosa Egli fa e cosa dispone per la loro possibile salvezza?

7. Se Dio, contro i peccati degli uomini, non avesse lasciato libero il passo alle corrispondenti malattie, più di mezza umanità ne sarebbe totalmente rovinata; la Terra diverrebbe un completo inferno e finirebbe col dover venire distrutta e ridotta in morte macerie che vagano nello spazio infinito dei mondi! Degli esempi del genere se ne sono già avuti nel campo sterminato delle stelle e dei mondi, ed i Miei discepoli sarebbero già in grado di fornirvi qualche particolare in proposito. Ora vi domando se avete ben compreso queste cose»

8. Rispondono gli ebrei-greci: «Si, o Signore e Maestro, anche questa cosa ci è ormai del tutto chiara, e non può più apparirci affatto strano se anche noi siamo stati colpiti già varie volte da gravi malattie, e se molto probabilmente finiremo anche noi col dover trapassare da questo mondo nell'altro in seguito a qualche grave malattia, perché durante la nostra vita anche noi abbiamo peccato parecchie volte e molto gravemente! Ma ora noi vorremmo sapere ancora da Te quali sono i peccati tramite cui si manifestano a questo mondo le malattie più frequenti e quelle più maligne; infatti un divario ci deve essere anche in questo campo».

 

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Cap. 56

Le cause principali delle malattie.

 

1. Dissi Io: «Fra tutti i vizi, i peggiori sono la fornicazione, la lussuria e la libidine di ogni natura e specie.  Ma a questi vizi gli uomini vengono spinti dall'ozio, dalla superbia e dalla presunzione. Infatti per il superbo non vi è più niente di sacro, ed egli si avvale di tutti i mezzi che stanno a sua disposizione pur di soddisfare le proprie passioni mondano-sensuali.

2. Ora quando un individuo di questa specie genera dei figli, ci si può immaginare quali esseri miseri e affetti da molte malattie vengano al mondo! Per conseguenza, questo peccato è una delle fonti principali da cui le peggiori malattie si riversano su questo mondo.

3. Poi seguono ancora i cibi cattivi e la gozzoviglia, l'ira e ogni specie di risentimento, vizi in seguito ai quali, fra gli uomini, si sviluppa ogni genere di malattie che li va poi tormentando in una maniera atroce.

4. E non è forse vero che Io dissi a quell'infermo a Gerusalemme, il quale per trentott’anni aveva atteso la guarigione alla piscina di Betsaida, quando l'ebbi risanato: “Va e non peccare più, affinché non ti succeda ancora di peggio?”. La sua ostinata paralisi era essa pure una conseguenza dei molti peccati da lui commessi prima; e così è stato il caso di quasi tutti coloro che furono guariti da Me. Se però non si fossero ammalati a causa dei loro peccati, sarebbe stata la fine anche per le loro anime. Soltanto una malattia molto grave e dolorosa li ha fatti rinsavire e ha mostrato loro come il mondo ricompensa i suoi adoratori; la malattia fece in modo che essi perdessero il loro amore per il mondo e bramassero ardentemente di venirne liberati. Con ciò la loro anima fu resa più libera, e poi, al tempo opportuno, anche i loro corpi furono risanati.

5. Accanto a queste cause principali della maggior parte delle malattie che affliggono gli individui deboli già dalla nascita, ve ne sono certamente delle altre, in seguito alle quali l'individuo debole può ammalarsi anche molto gravemente; però Io dico espressamente ancora una volta che soltanto ai debilitati già fin dalla nascita può accadere ciò! Tali cause ve le esporrò in poche parole.

6. Innanzitutto va annoverato tra di esse nutrirsi di cibi cattivi, impuri nonché andati a male e non preparati di fresco, e bere bevande cattive, poi mangiare ogni tipo di frutti immaturi. Oltre a ciò molti hanno la pessima abitudine di rinfrescarsi con eccessiva sollecitudine quando sono accaldati. Altri poi, assolutamente inconsci della loro innata debolezza, si espongono ad ogni specie di pericoli, così che o essi si rovinano completamente, oppure finiscono con il riceverne un danno che dura tutto il tempo della loro vita.

7. Dio di ciò non ha colpa, tanto meno in quanto Egli ha dato all'uomo l’intelletto, la libera volontà e le migliori leggi della vita!

8. Per combattere la pigrizia dell'uomo però non c'è altro mezzo che permettere che egli venga colpito da ogni tipo di mali, i quali devono manifestarsi quale necessaria conseguenza dell'inosservanza della Volontà divina. Questi mali destano l'anima dell'uomo immersa in un sonno profondo dentro la sua carne, e le mostrano le tristi conseguenze della sua pigrizia, e allora essa si fa più prudente, assennata, zelante e remissiva nella riconosciuta Volontà di Dio; quindi le svariate malattie che attualmente affliggono l'umanità hanno decisamente anche il loro lato buono.

9. Certamente, esse pure costituiscono una specie di giudizio per il fatto che obbligano l'anima ad operare il bene; tuttavia non per questo l'anima viene del tutto privata della sua libera volontà ed essa può migliorarsi molto bene tanto durante la malattia, quanto anche dopo, quantunque debba riservarsi il suo ulteriore perfezionamento solo nell'aldilà.

10. Ci sono però senza dubbio degli individui ammalati i quali sono venuti a questo mondo già ammalati a causa dei peccati dei loro genitori ed anche progenitori; le anime di questi ammalati hanno origine in grandissima parte dall'Alto e compiono soltanto una temporanea prova nella carne su questa Terra; per tali anime è comunque già provveduto nel migliore dei modi nell'aldilà, nel regno degli spiriti, e chiunque si interessa di loro e ne ha cura con amore e pazienza, sarà egli pure accolto da esse nelle loro celesti dimore con lo stesso amore e pazienza.

11. E con ciò Io vi ho fatto piena luce anche a questo riguardo; quando poi lo spirito si sarà pienamente destato in voi, esso vi sarà di guida in ogni sapienza anche in questo campo. Comprendete anche questo?»

12. Rispondono tutti: «O Signore e Maestro, ormai lo comprendiamo perfettamente, e ancora una volta Ti ringraziamo per questa gran luce che ci hai concesso! Infatti, dato che, dovendo diventare maestri, dovremo trattare con ammalati di ogni specie, si rende quanto mai necessario infondere in loro fede, coraggio e molta pazienza fornendo loro appunto le spiegazioni che Tu ci hai benevolmente dato, allo scopo di ottenere, qualora sia necessario e possibile, pure un sollievo alle loro sofferenze, perché è chiaro che chi soffre pazientemente, soffre già meno di colui che, oltre che dalla sofferenza, è tormentato dall’impazienza. Perciò, questi Tuoi insegnamenti di adesso non possiamo considerarli che eccellentissimi, perché nessuno ha bisogno di una vera consolazione in misura maggiore di colui che in un modo qualsiasi soffre, e noi riteniamo che sia pure opera quanto mai buona assistere e porgere aiuto spirituale e materiale a chi soffre. Abbiamo o no ragione?»

13. Dissi Io: «Senza alcun dubbio; perché l'amore per il prossimo deve correre in aiuto soltanto di colui che ne ha bisogno, ed è questo che ha valore al cospetto di Dio. Perciò vi dico ancora in aggiunta: “Se qualcuno offre un banchetto, e invita i suoi ricchi vicini ed amici, egli con ciò non commette affatto peccato, ma non potrà attendersi una ricompensa nel Cielo, per la ragione che i suoi amici possono dargliela già qui. Invitate invece quali ospiti i poveri, e la vostra opera troverà ricompensa in Cielo, dato che qui sulla Terra i poveri di certo non possono ricambiarvi la cortesia!

14. Lo stesso vale anche per coloro che prestano i loro molti denari per interesse, e dopo un tempo stabilito ricevono il capitale di ritorno. Neanche questi, qualora non pratichino l'usura, commettono peccato; però non possono ripromettersi di percepire degli interessi in Cielo per questo. Li incasseranno invece di certo coloro che presteranno denaro anche ai poveri nella loro miseria, senza interessi e senza esigere il capitale di ritorno”. Dunque, aiutare in ogni maniera possibile i poveri di qualsiasi specie, questa è una vera opera di amore per il prossimo.

15. Ma ecco che per questa sera abbiamo fatto abbastanza del bene, e quindi ora ce ne andremo a riposare; la giornata di domani già ci porterà il suo bene da compiere».

16. A queste Mie parole tutti si ritirarono a riposare non senza prima averMi ringraziato per i nuovi insegnamenti ricevuti.

 

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