Rivelazioni

nel 1848 - 1851 al mistico e profeta

Jakob Lorber

Dall’Inferno  al  Cielo

 

 

[ Parte IV ]

[Capitoli 226 - 303]

 

 

La guida nell’aldilà di

ROBERT  BLUM

[indice cap. 226 - 303]

 

Cap. 1-80:          [Blum - parte I]

Cap.81-150:     [Blum - parte II]

Cap.226-303: [Blum - parte III]

 

 

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Cap. 226

Il Signore sul sacrificio della messa e l’eterna dannazione

                          1.                Continua Joseph: “Signore, Tu Padre migliore, dimmi se c’è qualcosa di vero nel cosiddetto sacrificio della messa, di cui non sta scritto nulla nelle Sacre Scritture? Specialmente quando in un posto silenzioso un prete buono di cuore, credente e nella migliore intenzione, offre a Te, Dio e Signore, un vero, devoto, silenzioso sacrificio della messa. E per vero gratuitamente, perché lo considera troppo sacro e non vuole più vendere il suo Salvatore per nessun pezzo d’argento. Io penso che un tale sacrificio non dovrebbe essere per Te, o Signore, completamente senza valore!”.

                          2.                Dico Io: “Mio carissimo amico! Che cosa potrà mai essere per Me senza valore, se viene fatto nel giusto senso? Se ricompenso cento volte ogni bicchiere d’acqua fresca che tu porgi ad un assetato, quanto più accetterò una devota offerta della messa di un vero prete con cuore compiacente e benedirò il prete così come la sua offerta! Io guardo sempre e solamente al cuore e mai alla forma. E con un cuore amorevole e giusto ogni forma esteriore, comunque sia fatta, diventa buona e giusta davanti a Me – sebbene nella forma non vi sia proprio nulla, ed essa non possa avere nessun valore né esteriormente né interiormente.

                          3.                Mi sono sacrificato una volta sola, e questo per tutti gli uomini, a Colui che, in Me, è un Padre santo dall’eternità. Di questo solo e unico sacrificio non ne esiste un secondo simile per tutte le eternità. Con il sacrificio della messa non si ottiene nulla, ma con un cuore nobile di chi lo celebra, si ottiene moltissimo! Perché viene da Me veramente benedetto, non come sacrificio, ma come scena della Mia vita terrena. Un nuovo sacrificio, infatti, non potrà mai più esserci, perché questo è già stato compiuto una volta per l’eternità, per la qual ragione esclamai dalla croce per l’ultima volta: ‘È compiuto!’. Ma ciò che una volta è compiuto per tutti i tempi, non può mai essere compiuto ancora una volta.

                          4.                Se un onesto prete è tuttavia dell’opinione, grazie all’insegnamento ricevuto, che egli compie un eguale sacrificio nella sua messa, come l’ho compiuto Io sulla croce, non glielo metteremo in conto come peccato, ma gli diremo: ‘Ti sia perdonato, perché non sapevi quel che facevi!’. – Ma lo metteremo ben in conto a coloro che hanno deriso sull’intero sacrificio dicendo: ‘Il mondo vuol essere ingannato, allora lo s’inganni!’ Poiché chi vuol far credere a qualcuno qualcosa a motivo del proprio vantaggio, di cui ride con se stesso, costui non è un prete ma veramente un diavolo. La sua ricompensa però sarà pari alla sua falsa diligenza! Hai capito bene, Mio caro fratello Joseph?”.

                          5.                Risponde Joseph: “Sì, mio Signore e Padre, come non avrei dovuto capirlo, dopo che mi hai fatto vedere la cosa così chiaramente. È così e non può essere diversamente! Oh, io Ti ringrazio per aver disposto il Tuo Ordine proprio così come l’ho immaginato spesso durante la mia vita terrena!

                          6.                Solo una cosa mi manca ancora, un chiarimento sul concetto della cosiddetta eterna punizione, presente in quasi tutte le religioni cristiane. Esiste una cosa simile, oppure no? Come si riceve un’eterna ricompensa per gli onesti giorni terreni e una retta condotta di vita, così si deve anche presumere che esista un’eterna punizione. Poiché se qui nel regno degli spiriti esiste un’eterna ricompensa per una breve, nobile azione, viceversa per una breve, cattiva azione esiste un eterno stato punitivo all’Inferno. Io trovo questa possibilità completamente logica”.

                          7.                Rispondo Io: “Per te sì, ma non per Me – perché è impossibile che per tutto ciò che Io ho creato, potessi avere davanti agli occhi più di un solo scopo! Ma poiché Io stesso sono l’eterna Vita, non posso mai aver creato degli esseri per la morte eterna! Una cosiddetta punizione può essere perciò solamente un mezzo per il raggiungimento di uno scopo principale, mai però, per così dire, uno scopo contrario e ostile, perciò non è mai possibile parlar di un’eterna punizione”.

                          8.                Continua Joseph: “Signore, a Te eterno ringraziamento, amore e gloria; ora comprendo perfettamente! Nelle Sacre Scritture però sta scritto chiaramente di un eterno fuoco che non si spegne mai, di un tarlo che non muore mai! Sta anche scritto: ‘Fuggite da Me, voi maledetti, nell’eterno fuoco che è preparato al diavolo e ai suoi servitori!’. – Sì, Signore, conosco una quantità di testi in cui il pensiero è rivolto in maniera molto evidente all’Inferno e al suo fuoco eterno. Ma se non esiste nessuna punizione eterna e se addirittura dipende dal punito stesso rimanere in esso finché vuole – allora non capisco come si possa parlare nelle Sacre Scritture di un fuoco eterno!”.

                          9.                Dico Io: “Mio carissimo amico, sta ben scritto di una morte eterna, che qui è un giudizio eternamente stabile, e questo giudizio proviene dal Mio eterno Ordine. Quest’Ordine però è il cosiddetto fuoco dell’ira o meglio, fuoco dello zelo della Mia Volontà, la quale Volontà deve naturalmente rimanere invariabile in eterno, altrimenti in un istante sarebbe finita completamente con tutta la creazione.

                        10.              Chi quindi si lascia sedurre dal mondo e dalla sua materia, (che deve rimanere necessariamente giudicata, perché altrimenti non sarebbe ‘mondo’), costui è veramente da considerare come perduto e morto fin quando non vorrà separarsi da questa. Deve quindi ben esistere, a causa dei creati, un eterno giudizio, un eterno fuoco e un’eterna morte. Ma con questo non vuol dire che uno spirito prigioniero nel giudizio debba rimanere prigioniero tanto a lungo, quanto di per sé deve durare questo giudizio – sarebbe come se sulla Terra, qualora tu avessi costruito una solidissima prigione, i prigionieri dovessero per questo rimanere rinchiusi per tutta la durata della prigione.

                        11.              Non sono forse due cose differenti ‘prigione e prigionia’? La prigione è e rimane certamente eterna, e il fuoco del Mio zelo non deve mai spegnersi. Ma i prigionieri rimangono nella prigione solo finché si saranno convertiti e migliorati.

                        12.              Del resto in tutte le scritture non vi è una sillaba di un eterno rifiuto di uno spirito, bensì solo di una eterna dannazione del non-ordine nei confronti del Mio eterno Ordine, il quale è necessario, perché altrimenti nulla potrebbe esistere. Il vizio, quale contrapposto all’ordine, è veramente condannato in eterno, ma il vizioso solo finché si trova nel vizio! Quindi esiste in verità anche un eterno Inferno, ma nessuno spirito sarebbe condannato eternamente all’Inferno a causa dei suoi vizi, ma soltanto fino alla sua correzione! – Io ho bensì detto ai farisei: ‘Per questo riceverete una condanna più lunga!’, mai però ho detto: ‘Per questo sarete condannati in eterno!’. Comprendi ora i tuoi passi delle Scritture che ti sembrano così pericolosi?”.

                        13.              .

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Cap. 227

Discorso illuminante del Signore su “l’abisso insuperabile” e la remissione dei “peccati mortali”

1.    Risponde Joseph: all’Inferno davanti agli occhi del mondo. Se tra coloro che si trovano nel grembo di Abramo in Cielo e coloro il cui terribile destino è l’Inferno si trova sempre un abisso insuperabile, come sarà possibile una salvezza dall’Inferno? Che difficilmente possa aver luogo una salvezza, risulta anche da un altro passo delle Scritture, dove ai cosiddetti peccatori contro lo Spirito Santo è assicurato un perdono molto difficilmente o addirittura nessuno, e questo, o Signore, dalla Tua stessa Bocca! Com’è da intendere questo?”.

2.    Dico Io: “Allo stesso modo come lo intendono i giuristi nel mondo: ‘Chi da se stesso vuole qualcosa in quel modo, a costui non gli viene fatto nessun torto!’. – L’abisso però significa di nuovo la differenza insuperabile tra il Mio liberissimo Ordine nei Cieli e il non ordine dell’Inferno che al Cielo si contrappone in tutto. Questo passo significa dunque solamente la loro incompatibilità, ma non un’eterna porta sbarrata per coloro che vi si trovano dentro.

3.    Colui però che in se stesso diventa già perfetto per l’Inferno in virtù della sua libera volontà, passa dal Mio Ordine liberissimo al contro-ordine necessariamente giudicato, s’intende da sé che costui non uscirà né troppo presto, né troppo facilmente dall’Inferno. È fin troppo risaputo quanto è difficile ad un maligno orgoglioso e prigioniero di ogni ambizione e superbia poter passare alla mitezza ed umiltà celeste. Questa non è certamente un’impossibilità, tuttavia è una grande difficoltà. In futuro vedrai certo spesso quanto sia difficile tirar fuori qualcuno completamente dall’Inferno. L’orgoglioso ritorna sempre di nuovo all’orgoglio, l’impudico all’impudicizia, l’indolente alla sua indolenza, l’invidioso all’invidia, l’avaro all’avarizia, il bugiardo alla bugia, il ladro al ladrocinio, l’omicida all’omicidio, il brutale alla brutalità e così via. Anche se si dovesse rimproverar loro mille volte queste caratteristiche, ricadono comunque sempre nelle stesse passioni appena viene concesso loro la libertà che sta alla base dell’eterna vita libera. E quanto più spesso hanno una ricaduta, tanto più s’indeboliscono e più difficile sarà per loro riscattarsi dai cattivi peccati e passare, come spiriti purificati, nella Mia Divina libertà.

4.    Comprendi però, presso gli spiriti umani è impossibile molto, cosa che a Me è tuttavia ben possibile. Presso di Me, infatti, sono possibili tutte le cose!”.

5.    Dice Joseph: “Sì, Padre mio santo, adesso quei passi mi sono chiari, passi cui sulla Terra ho ben creduto. Ma su di me non hanno mai fatto una benefica impressione, sebbene io, come imperatore avessi dovuto reggere tutto con giustizia assai coscienziosa e non dovessi usar pietà quando mi veniva sottoposto un incallito peccatore.

6.    Era però strano il fatto che non potevo sopportare dei giudici duri. Chi dei miei giudici giudicava un peccatore troppo severamente, a costui era lontano il mio favore. Ma chi giudicava i peccatori così da dimostrare precisamente ad essi il peso e la gravità dei loro peccati, e con i pentiti esercitava nel mio nome atto di grazia, infliggendo al peccatore soltanto mite e leggere pene correttive, costui aveva in me un amico sicuro.

7.    Ed era così anche quando leggevo il Vangelo. Quando rileggevo i versetti del figlio perduto, del buon pastore, dell’adultera nel tempio dinanzi a Te, quando Ti sentivo chiamar Zaccheo perché scendesse giù dall’albero, quando udivo il pubblicano giustificato nel tempio e Ti sentivo scambiar parole sante con la donna samaritana al pozzo di Giacobbe, non riuscivo mai a trattener le lacrime. Oh, quale sensazione hanno sempre suscitato in me le Tue parole sulla croce: ‘Padre, perdona loro perché essi non sanno quel che fanno!’. Ma i passi dove Tu, sebbene assai giustificato, mandavi i peccatori all’Inferno con aspre sentenze di maledizione, veramente non facevano nessun’impressione sul mio animo. Vedevo in questo agire bensì un Dio giusto, ma di fronte a Lui non vedevo nient’altro che esseri impotentissimi, i quali si dovevano rassegnare sotto il peso del potere del loro Giudice e Creatore.

8.    Sforzai il mio cuore ad amare questo Dio onnipotente con tutte le mie forze, tuttavia devo confessare a mia vergogna che il mio cuore non voleva ritrovarsi in quest’amore. A causa di questi esami di coscienza divenni poi un massone per giungere ad una più profonda conoscenza di Dio. Con questo ottenni molto e lessi tanto del puro amore per Dio e in Dio; ma il Giudice inesorabile non voleva assolutamente tramontare e l’Inferno non voleva spegnersi.

                          1.                Così m’immaginavo anche spesso in modo vivente come Tu, che hai sofferto così tanto per amore degli uomini affinché fossero felici, avresTi avuto un giusto motivo per essere impietoso con i peccatori e punire severamente i loro peccati. Ma il mio cuore sciocco, nonostante ciò, non volle mai ritrovarsi nell’altissimo amore per Te”.

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Cap. 228

Il grande “esorcismo” e l’indugiante aiuto de “l’Addolorata”

                          1.                Continua Joseph: “Ma ora, o Signore, sono sulla strada giusta! Adesso comprendo la Tua santa Parola, e Tu, o Signore, adesso sei per me l’Amore di tutto l’amore! – In questo momento però il sacrificio della messa di questi preti è alla fine. Che cosa succederà dopo?”.

                          2.                Dico Io: “Mio caro fratello, ora vedrai il tentativo di praticare su di noi un cosiddetto esorcismo. Noi però contrapporremo un singolare contro-esorcismo ed allora vedrai quanto ti meraviglierai su quel che verrà fuori! Con questo però nessun risentimento! Questa è una condizione fondamentale, senza la quale noi concluderemo poco o niente”.

                          3.                Ora l’ultima benedizione dell’ostensorio è alla fine e noi, quali presunti spiriti maligni, non siamo fuggiti. Questo irrita terribilmente i preti, e la loro numerosa servitù cominciano a sollevare dei sospetti nei confronti di questa messa solenne. Alcuni pensano che i sacri finimenti siano stati toccati da mani sconsacrate, e perciò tutta la funzione non può avere alcuna forza dinanzi a Dio. Un altro dice che forse un’adultera o perfino una luterana ha lavato le vestimenta sacre e con ciò ha profanato irrimediabilmente i paramenti della messa. Un altro pensa che si debba ancora tenere un’altra funzione, ma con molte più profonde reverenze, cosa che compiace più di tutto la regina santissima dei Cieli, e sostiene che con una funzione simile i diavoli fuggiranno via.

                          4.                Un altro vuole far notare che un celebrante si è battuto troppo poco il petto durante il ‘mea culpa’. Sì, a causa di una pulce diabolica egli si è battuto un colpo sul ventre, ed anche questo cancella l’effetto della messa. È difficile, infatti, credere da quale piccolezza dipende spesso l’insuccesso di una messa. Un vecchio e timorato cappuccino una volta gli ha spiegato questo fatto nei minimi dettagli.

                          5.                Un altro fa notare qualcosa di veramente ridicolo: il cuscino epistolare è stato rovesciato durante l’infusione[1], e quando succede, la messa è senza forza; sul cuscino epistolare, infatti, la gloriosa madre, quando il santo messale viene messo sul cuscino evangelico, adagia il Bambino Gesù. Ma se il cuscino viene rovesciato, allora lei si riprende il bambino e la messa è senza effetto.

                          6.                Un celebrante domanda se qualcuno non ha legato al contrario la stola sulla croce con il cingolo. Ed un priore dei cappuccini dice: “Sì, se si fosse così imprudenti durante la santissima funzione, allora noi tutti potremmo servire messa fino alla morte, e tutto sarebbe inutile. No, mettere la stola a rovescio! È una cosa di vecchia data il fatto che tutti gli angeli che invisibilmente servono la santissima funzione, si ritirano subito dall’altare e volgono altrove la loro faccia. E la santissima madre di Dio non può per niente venire all’altare perché, con un’imprudenza simile, lei sente nuovamente tutti i suoi sette dolori”.

                          7.                A questo punto il Mio caro Joseph comincia a sentirsi male. Robert ed Helena quasi non riescono più a contenere la loro gran risata. E l’imperatore Franz viene da Me e dice: “Signore, non ho mai tenuto molto per i preti, ma se avessi sentito queste sciocchezze sulla Terra, avrei certamente portato a termine ciò che mio zio Joseph ha iniziato!”.

                          8.                Dico Io: “E questo è ancora niente! Con l’esorcismo che presto subiremo, conoscerete le più straordinarie meraviglie della stupidità. Tutti voi, infatti, non avete idea dell’esorcismo cattolico-romano. La cosa sarà per voi tutti di grande insegnamento. Specialmente voi imperatori dovete assistere a questo, perché avete tollerato tali stupidità e le avete perfino fortemente incoraggiate. Adesso fate attenzione, il grande esorcismo comincerà presto!”.

                          9.                Un diacono ora si allontana con alcuni inservienti. In pochi attimi ritorna con un libro nero con le due copertine ornate da due teste da morto. I servitori portano una quantità di vesti nere cosiddette da requiem ed exequien. Le vesti vengono ora scambiate con mormorii latini, ed in pochi attimi l’intero clero sta tutto funereo dinanzi a noi. Viene alzato anche un catafalco al contrario ed una quantità di candele nere vengono messe in candelabri neri. Un turibolo ed anche un’acquasantiera nera non manca insieme con un pastorale col fiocco nero.

                        10.              Ora si fa avanti il primo prete e borbotta con riverenza delle frasi che legge dal libro che tiene davanti e gli altri, tra una frase e l’altra, dicono amen. Poi metà delle candele sono accese, vengono avvolte dal fumo del turibolo e spruzzate con acqua santa. Questo mormorare, incensare e spruzzare è ripetuto due volte ancora. Poi viene posata una corda nera. L’officiante principale nel nome di Maria calpesta la corda, per simboleggiare che ora calpesta la testa del serpente. Poi viene portata una ciotola nera con carbone acceso. Il fuoco è maledetto tre volte, la corda è gettata nel fuoco e la ciotola con la corda bruciata è messa fuori della chiesa. Ora vengono portati dalla sagrestia una quantità di bastoni; ognuno prende uno di questi in mano. A questo punto è accesa anche l’altra metà delle candele. Dopo di ciò i bastoni sono benedetti, incensati, spruzzati e maneggiati. Quando questo è finito, dice l’officiante principale: “Hiscum fustibus percutiantur omnia!”, cosa che significa “con questi bastoni si dovrà distruggere tutto quello che il diavolo ha profanato”. Ora sono dapprima rovesciati i candelabri, poi è distrutto il catafalco e la coltre funebre ridotta in pezzi. Nello stesso momento l’officiante principale fa anche un piccolo strappo alla sottoveste bianca. Poi ha inizio un fracasso bestiale; tutti gridano per buttar fuori della chiesa noi come diavoli. Oltre a ciò questi bastoni sono battuti su tutte le panche e finché non si sono tutte fracassate, quest’azione non si ferma.

                        11.              Ma quando, nonostante ciò, restiamo lì fermi e non vogliamo muoverci, l’officiante principale chiama tutti gli esorcisti a sé e dice: “Ascoltate! Ora abbiamo fatto tutto, ma purtroppo il nostro sforzo non ha fruttato nulla. Io sono perciò dell’opinione che dovremmo recitare ancora la grande litania lauretana, e precisamente davanti all’immagine della madre addolorata di Dio. Andate a prenderla nella stanza segreta dei tesori di Maria e mettetela davanti al tabernacolo! Accendete tutte le candele così da poter cominciare subito con la litania! Maria è e rimane la nostra ausiliatrice e la nostra ultima risorsa!”.

                        12.              Dice uno dal mezzo: “Ma se anche questo non dovesse servire, che faremo? Poiché se quest’esorcismo generale non ha portato frutto, esorcismo che si basa proprio sul nome della santissima Vergine, che cosa frutterà l’immagine morta dell’addolorata e la grande litania? Io non sono proprio più a favore di questo! Del resto questi esseri non mi sembrano proprio dei diavoli. Osservateli bene, e ci si potrà convincere che non hanno proprio nulla di diabolico”. – Dice l’officiante principale: “I diavoli possono prendere anche la forma degli angeli! Questo significa che qui dobbiamo provarle tutte. Andate in fretta e portatemi l’Addolorata! Amen dico vobis!”.

                        13.              Quando un paio di servitori portano l’immagine di legno, si vede che è già oltremodo danneggiata. Al quadro mancano i sette dolori, che di solito vengono simboleggiati da sette spade che trafiggono il corpo di Maria. Al quadro poi manca la corona, metà della testa, una mano e manca del tutto il Salvatore morto, che lei porta sul suo grembo. Di un colore e doratura non c’è più nessun discorso. Ma ciò che rimane dell’Addolorata è tutto tarlato e l’intera figura sarebbe appena da usare per il riscaldamento.

                        14.              Non appena l’officiante principale vede il quadro distrutto, dice infastidito: “Ma per amor del cielo, che cosa è successo a questa gloriosa immagine di grazia? Fa pietà quanto i sette difficili tempi d’Egitto. Mio Dio e Signore! Come hai potuto lasciar andare in rovina questa santa immagine della Tua santissima madre! Che cosa si potrà fare? Non ce n’è un’altra, dato che con questa non c’è più nulla da fare”.

                        15.              Dice un servitore: “Vostra eminenza! Sotto, in una cappella laterale, ce n’è ancora una esposta per l’adorazione pubblica. Che sarebbe se andassimo a prenderla?”. Risponde l’officiante principale: “Non va bene! Deve essere una trasportabile, così da poterla mettere davanti al tabernacolo. Portate via questo quadro e vedete di portarmene un altro! Può darsi che in questi vasti ambienti si trovi un’addoloratissima meglio conservata! Andate e frugate in tutti gli angoli!”.

                        16.              I servitori portano via il quadro distrutto, ritornano dopo un po’ con facce afflitte ed annunziano che hanno cercato in tutti gli angoli senza trovar nulla dell’Addolorata. Allora l’officiante principale s’indigna molto ed insulta i servitori: “È così quando si hanno solamente asini come sagrestani! Vanno come buoi e non trovano niente! Stupidi! Vada a cercare qualcun altro; ci deve essere qualcosa ancora!”.

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Cap. 229

Discorso illuminante dell’eretico sagrestano

                          1.                Dice un sagrestano: “Sì, sì, che vadano a cercare, troveranno anche un bel niente! Ora trovo proprio stupido che sua eminenza s’incapricci proprio tanto di una madre di Dio, come se ci fosse una differenza tra Maria e Maria! Alla vera madre di Dio sarà certo indifferente con quale immagine viene onorata. Io qui devo apertamente confessare che mai ho trovato qualcosa perfino nei quadri migliori.

                          2.                Un’immagine è certo buona perché con questa viene ricordato qualcosa degna della religione; ma attribuire alle immagini una forza miracolosa, questo è pagano! Ed anche se il papa stesso mi dicesse in faccia che i quadri morti possono far miracoli, io non gli crederò lo stesso. Se non possono far miracoli gli uomini viventi, come lo potrebbero le immagini morte?

                          3.                In verità mi è più cara una mosca che la più bell’immagine. Questa, infatti, ha vita ed è veramente un’opera meravigliosa dell’Amore e della Sapienza Divina. Un’immagine non è altro che un’opera della stoltezza umana, che vuol rappresentare un Dio vivente e l’eterna vita attraverso un’immagine morta. Questo è il mio credo; i signori possono fare con me ciò che vogliono! Ma che io non cercherò più alcuna vecchia immagine, lo giuro! Non prenderò mai più in giro nessuno!”.

                          4.                Ora tutti si avvicinano a quest’eretico e minacciano di castigarlo nel modo più orribile. Ed l’officiante principale dice in tono patetico: “Se questo succede al legno verde, che sarà dei rami secchi? Perciò un eretico simile deve essere castigato e consegnato ai diavoli per l’eterna tortura e sofferenza! Egli ha oltraggiato i santuari della chiesa di Dio ed è diventato per questo un peccatore contro lo Spirito Santo, un peccato cui non ha da aspettarsi perdono né qui né nell’Aldilà. Perciò fuori davanti al tribunale! Da lì lo si conduca nella stanza segreta della morte e da questa a tutti i diavoli con lui! Fiat!”.

                          5.                Allora il sagrestano va su tutte le furie, prende un bastone da terra e dice con un tono che incute rispetto all’officiante principale: “Olà! (minacciando con il bastone a mo’ di clava). Se tu, prete maligno, ti azzardi a farmi toccare, ognuno mi dovrà conoscere da un lato che ve ne pentirete! O voi mascalzoni e farabutti di prima classe, voi vecchi profanatori di Dio, dell’imperatore e del popolo! Mi volete dare la morte e l’Inferno perché vi ho detto in faccia la verità davanti a Dio ed al mondo?

                          6.                Chi siete voi? Possono esistere diavoli ancora peggiori di voi? Voi lupi feroci in pelle d’agnello! Volete cacciare dalla chiesa questi uomini rispettabili come diavoli, e voi stessi siete i peggiori diavoli! Cacciate fuori voi stessi, ma non questi uomini d’onore, i quali meritano mille volte più dei vostri idoli maligni che sono messi come santi sugli altari!

                          7.                Significa servire Dio, se si piegano le ginocchia dinanzi ad immagini scolpite per far credere al popolo che si crede perfino in questo, mentre da parte dell’alto clero non si crede uno jota di tutto ciò che s’impone al popolo. Siete voi coloro di cui Cristo disse nel tempio: ‘Voi caricate sui poveri e deboli pesi insopportabili, ma voi stessi non li volete toccare con un solo dito. Voi simulate alle vedove ed orfanelli lunghe preghiere, affinché possano andare nel Regno dei Cieli – un regno nel quale voi stessi non ci avete mai creduto – ed in compenso divorate le loro case ed i loro patrimoni! Siete voi che nutrite i moscerini, ed in cambio inghiottite cammelli! Ma per questo deve anche venir su di voi tanta più dannazione!’.

                          8.                Il vostro servizio religioso deve essere sempre stato un abominio dinanzi a Dio, poiché Cristo stesso ha detto espressamente: ‘Ciò che fate ai poveri, lo fate a Me!’. Ma se io, di domenica, invece di venire al vostro servizio religioso andassi a visitare i poveri e facessi loro del bene, voi mi giudichereste! Ma di chi siete voi servitori, se giudicate il vero servizio religioso, stabilito chiaramente da Dio stesso? – O voi stolti! Che cosa è meglio dinanzi a Dio: fare ciò che Egli stesso ha ordinato, oppure onorarLo con le labbra, ma tener lontano il cuore? Quando mai avete servito Iddio, poiché non avete mai accolto la Sua Parola e la Sua Legge?

                          9.                Non avete mai creduto in Cristo, altrimenti avreste fatto ciò che Egli ha insegnato! Solamente i vostri precetti erano per voi un’immagine preziosa, per la quale Cristo doveva rappresentare solamente una cornice consumata. O voi vergognosi impostori del popolo, vi ritenete simili a Dio e condannate la Sua Parola se non serve alla vostra borsa!

                        10.              O ipocriti! Perché nascondete la pura Parola di Dio dinanzi ai credenti? Vedete, lo fate per denaro e per paura che la Parola di Dio possa aprire gli occhi al popolo e quindi smascherarvi dinanzi ad esso! Per questo la vietate e perciò voi stessi non ci credete! Ma la Parola arriva lo stesso al popolo e questo conosce ora troppo bene di che spirito voi siete!

                        11.              Prendetemi se ne avete il coraggio! Perché indugiate? Io dirò all’eminenza dove sta il motivo di questo! All’eminenza è venuta la cosiddetta paura del briccone, ora che mi sono preso la libertà di svelare la sua vergogna e cattiveria davanti a quei galantuomini, e non si fida più di intraprendere qualcosa contro un uomo che gli è superiore in intelligenza e forza!

                        12.              Vede, sua eminenza! Perché ha intrapreso quest’azione fallita contro quegli onorevoli uomini che definisce diavoli? Mi prenderò la libertà di dirglielo direttamente in faccia: questi galantuomini, che si trovalo là ed osservano la nostra illimitata stupidità, lei dentro di sé non li considera diavoli, perché sua eminenza non ha mai creduto in un diavolo

                        13.              Questa trovata idiota dunque non ha avuto il successo desiderato da sua eminenza. I galantuomini lo hanno ascoltato con pazienza ed hanno fatto solo silenziose osservazioni tra loro. Questo ha fatto quasi schiumare di rabbia sua eminenza che ora cerca, attraverso un eccesso di stupidità, di influire su quell’onorevole schiera nel modo più stomachevole possibile, perché con tutto il falso spettacolo infernale di prima non ha potuto ottenere nulla. A quanto pare con la grande messa biascicata non ha avuto alcun successo. Perciò si è poi passati all’esorcismo cattolico-romano, che nel suo genere esiste come corona di ogni stupidità umana ed avrebbe dovuto fare una disgustosa impressione su quei saggi uomini dabbene. Ma questi galantuomini devono essersi imposto di non allontanarsi nemmeno dinanzi alla stupidità più grande. Così sono rimasti qui con gran dispiacere di sua eminenza. A questo punto che cosa rimaneva da fare a sua eminenza?

                        14.              Sua eminenza ha pensato fra sé: l’esorcismo è davvero la corona di ogni stupidità. Ma poiché procede in modo così misterioso, anche la persona più colta può una volta assistere a proprio agio ad un tale spettacolo; poiché a questo atto manca il vero e proprio insulso elemento. La cosa più noiosa però è e rimane comunque la litania lauretana, gorgogliata fuori lentamente, ed una vecchia immagine miracolosa; i saggi questo non riescono a sopportarlo, allora dovranno andarsene se non vogliono morire dalla noia! Ma ohi! Ha detto a questo punto il buon caso. La vecchia immagine miracolosa troppo sfigurata dal dente del tempo, non s’è potuta mettere davanti al tabernacolo (che i protestanti da tempo chiamano il carcere cattolico-romano del Signore Iddio). E così è rimasta la cosa più scimunita, la litania lauretana, con cui questi galantuomini sarebbero dovuti essere tormentati. Come si sente ora sua eminenza? Caccerà anche me all’Inferno?”.

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Cap. 230

Il sagrestano fornisce ulteriore luce

Amare verità per l’eminenza di Roma

                          1.                Risponde un prete più vicino al cardinale: “Miserabile! Devi ringraziare solamente la mansuetudine e pazienza infinita dell’unica santa e beatificante chiesa, la quale in silenzio ha pregato Dio per te, pecorella smarrita, mentre cercavi di infliggerle colpi mortali! Ora però finiscila di calunniare la sposa di Dio adornata a festa, altrimenti la chiesa, nella sua preghiera per la salvezza della tua anima, ti lascerà cadere! Allora si aprirà la terra sotto i tuoi piedi e t’inghiottirà per sempre!”.

                          2.                A questo punto il sagrestano si mette a ridere con gusto e dice poi del tutto conciso: “O tu dolce madre! È vero, se non si ottiene nulla con le atrocità infernali e quindi con la stupidità, allora il lupo si cuce nuovamente in pelle d’agnello e deve fare buon viso a cattivo gioco! Oh, niente va oltre una pazienza e mansuetudine così!

                          3.                Quanto è stata tenera la chiesa con le famose crociate! Quanto è stata lieta di accogliere nei monasteri le vedove e gli orfanelli abbandonati, i cui uomini essa ha fatto uccidere in oriente dai saraceni non prima di farsi donare i loro beni ed i loro possedimenti. O divina mansuetudine, che non hai mai fatto mancare alla santa chiesa il danaro contante. – Quando vivevo ancora nel mondo (poiché i signori sapranno, si spera, che noi tutti con la carne non ci troviamo più già da tempo sulla Terra materiale)”….

                          4.                Lo interrompe un prete: “Questo è falso! Noi tutti viviamo ancor nel mondo, altrimenti dovremmo trovarci o all’Inferno, o in Purgatorio oppure addirittura in Cielo!”.

                          5.                Continua il sagrestano: “Noi siamo nel mondo degli spiriti, che lo vogliate credere o no. E perciò vi dico: quando ero ancora nel mondo, credevo così qualcosa della chiesa. Ma quando giunsero le notizie della santa inquisizione spagnola, e riferirono come essa proprio là fosse delicata e dolce con le sue pecorelle smarrite, ebbi un concetto tutto diverso. Che cosa hanno fatto di male centinaia di migliaia di uomini da dover essere bruciati in maniera così crudele per la più alta gloria di Dio? Così domandai assai stupito, e la risposta suonò secca: ‘Perché hanno letto la Bibbia e quindi sono diventati degli eretici dannatissimi!’. – O Signore! Esclamai in me, è possibile dunque che uomini, che cercavano di aspirare alla Tua santissima Parola, debbano trovare una ricompensa simile dalla chiesa romana assassina? Signore! Non hai più fulmini e nessun diluvio universale per annientare in eterno la Spagna e Roma?

                          6.                La risposta di Dio arrivò, lenta ma sicura dall’alto dei Cieli. Non l’ebbi più sulla Terra, ma in compenso tanto più chiaramente in questo mondo degli spiriti. Dov’è qui la superba e spavalda Roma? Che cos’è ora il papa? Eccetto alcuni pochi asini ciechi che sono appiccicati ancora a lui, all’orgoglioso rappresentante di Dio, qui lo si deride in faccia e lo si odia e si detesta dappertutto.

                          7.                In Italia stessa già si comincia ad accorciare un arcivescovo dopo l’altro, e questo con pienissima ragione! A questi signori non spetta altro; perché sono sempre stati i più grandi nemici dell’umanità, ma in compenso tanto più grandi amici dell’oro e dell’argento.

                          8.                Pietro, dal quale ogni papa strombazza di essere il successore, una volta disse ad un povero diavolo che gli chiedeva l’elemosina: ‘Oro ed argento non ne ho, ma quello che ho ti do!’. Anche un papa direbbe forse questo ad un poveretto? Un così onesto discendente di Pietro potrebbe solo dire così: ‘Ho sì dell’oro e dell’argento in abbondanza, ma non te lo do; ricevi invece la mia benedizione apostolica che non mi costa nulla! E poi va in pace! Anche se strada facendo morirai di fame, la tua anima giungerà in Paradiso dopo tre giorni di Purgatorio, dove poi starai abbastanza bene!’.

                          9.                Non ha combattuto il grande Paolo come un leone contro le vesti decorate, così come contro ogni onorificenza che gli uomini si attribuiscono troppo volentieri? – Quando ha Cristo, poiché Lui stesso disse ‘Dio è spirito e perciò deve essere adorato in spirito e verità!’ – raccomandato di costruire templi e case di preghiere a caro prezzo e per questo far morir di fame i poveri a migliaia? – Quale apostolo ha elevato a livello divino la lingua latina? Come se Iddio il Signore, che sicuramente conosce tutte le lingue, avesse il più grande piacere solo nella lingua latina! Dimostratemi questo dalle scritture, allora ci crederò! Ma se non lo potete, siete degli anticristo in carne ed ossa!”.

                        10.              Risponde un vecchio arcivescovo, sbuffando segretamente d’ira: “Cristo il Signore non ha dato alla Sua chiesa, in pratica a Pietro ed ai suoi successori, prima della Sua resurrezione, l’esclusivo potere di sciogliere e di legare?! Egli soffiò sopra i Suoi apostoli e disse: ‘Ricevete lo Spirito Santo! A chi rimetterete i peccati saranno anche rimessi; ma a chi non li rimetterete non saranno rimessi!’. Ed un’altra volta disse ancora ai Suoi apostoli: ‘Ciò che scioglierete o legherete sulla Terra, sarà sciolto oppure legato anche in Cielo!’. Io penso che in questo ci siano abbastanza prove che alla vera chiesa di Dio spetti di diritto di emanare nuove leggi, qualora lo reputi necessario, e di abolirne altre, date da Dio stesso, se essa riconosce che sotto certe condizioni non sono utili alla salvezza delle anime.

                        11.              Ma il fatto che la chiesa si serva della lingua latina nei suoi riti religiosi ha un duplice motivo estremamente saggio. In primo luogo questa lingua colta è la più degna per onorare e pregare Iddio in modo speciale. Ed in secondo luogo la lingua latina è stata messa come protezione di fronte al popolo comune per i misteri particolarmente sacri della potenza della Parola di Dio, affinché questi non potessero essere profanati. Questi sono i due motivi fondamentali! Un terzo motivo sta nel potere della chiesa, secondo il quale può anche stabilire irrevocabilmente per legge la lingua latina come lingua universale per il rito religioso. Io penso che questo sia comprovato in abbondanza dalle Sacre Scritture, mio sapientissimo signor sagrestano!”.

                        12.              Risponde il sagrestano: “I due testi menzionati appartenevano certo alle Sacre Scritture; solo che hanno dimostrato tutto all’infuori di quello che sua eminenza avrebbe voluto volentieri dimostrare. Se Cristo, il Signore, voleva dare alla chiesa pieni poteri, come sua eminenza intende, non avrebbe avuto bisogno di insegnare per tre anni interi agli apostoli ed ancora a molti altri discepoli la grande Legge dell’Amore, la Legge della Vita ed i grandi segreti del Regno dei Cieli. Ma avrebbe conferito il potere ai Suoi apostoli senza un precedente insegnamento, potere che, come Suoi accoliti, avrebbero potuto fare quel che volevano, per cui presso il Padre in Cielo tutto sarebbe stato completamente giusto.

                        13.              Come lo si può riscontrare nella chiesa romana, proprio in questa chiesa all’infuori del Nome del Signore e dei Suoi discepoli non si trova più nulla del Suo insegnamento: nessuna umiltà, nessuna mansuetudine, nessun barlume di una pazienza ed ancor meno di un amore per il prossimo! Della fede non è più il caso di parlare. Di una fede nel potere dell’oro e dell’argento sì, questa è ancora salda. Che cosa dovrebbe succedere per indurre alla fede una buona volta un papa, che il Regno di Dio non si trova nei grandi tesori del mondo, ma solamente in un cuore puro, umile e colmo d’amore!

                        14.              Il potere che il Signore in apparenza ha conferito ai Suoi discepoli, era ed è solamente il potere dello Spirito Santo di Dio nell’uomo. A chi vive secondo la Parola di Dio, attraverso la quale tutte le cose e tutti gli esseri sono stati creati, su di lui scende anche lo Spirito di Dio. La Parola di Dio, infatti, è proprio lo Spirito Santo che procede dalla Sua Bocca nei cuori di tutti gli uomini che accolgono in sé attivamente la Parola di Dio. – Con tale possesso dello Spirito di Dio, che fa del mio cuore un tempio della profondissima Sapienza proveniente da Lui, posso ben dire ad un fratello peccatore, che mostra pentimento e voglia di migliorare: ‘Ti sono rimessi i tuoi peccati!’. Ma se è ostinato e non vuole lasciare la falsità e cattiveria, allora colui che è colmo dello Spirito di Dio può anche dire: ‘Amico, con la tua maligna perseveranza i tuoi peccati non possono essere rimessi!’. – Ma credere che si riceva lo Spirito Santo con certe cerimonie sacramentali come il futile battesimo con l’acqua, la cresima e perfino la cosiddetta ordinazione sacerdotale – questo non ha nessun’altra conseguenza se non l’insopportabile formazione di una casta, dalla quale lo Spirito Santo è lontano quanto è lontano il Cielo dalla Terra.

                        15.              Il Signore dice: ‘Non siate inutili ascoltatori, ma operatori del Mio insegnamento; solamente allora imparerete a riconoscere in voi la forza dello Spirito di Dio!’. Ma come deve giungere a questa conoscenza un simile apprendista iniziato, se a lui è interdetto leggere la Bibbia? Egli non può essere un ascoltatore, ancor meno un operatore della Parola di Dio. Ma se non può seguire questa richiesta di Cristo, io dico, come potrà ricevere la potenza dello Spirito di Dio?

                        16.              Mia cara eminenza! Rifletti quanto poco si accordano quei passi con la casta pagana della chiesa in Roma, e dì a te stesso: ‘Anch’io sono stato purtroppo un duro usurpatore dello Spirito Santo! Signore, perdonami, perché ero abbagliato da ogni genere di seduzioni del mondo e del diavolo, e non sapevo ciò che facevo!’. – Forse il Signore avrà pietà della tua misera umanità, ma sicuramente non della tua eminenza cardinalizia. Cristo il Signore, infatti, non ha mai ordinato delle eminenze, neanche Pietro e Paolo!”.

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Cap. 231

Il sagrestano sull’uguaglianza cristiana e disuguaglianza clericale

L’officiante principale condanna “l’eretico”

                          1.                Dopo questo discorso l’eminenza si gratta dietro l’orecchio, ma non l’officiante principale, e dopo un po’ dice l’eminenza ai suoi colleghi: “Questo sagrestano è un completo furfante! Sulla mia povera anima, se non fossi cardinale, vorrei quasi dargli ragione. Ma come cardinale non si può lasciarsi insegnare da un sagrestano!”. – Dice il sagrestano: “ O eminenza mia cara! Quanto è vero Iddio, non siamo più sulla Terra, ma siamo, come già ho detto una volta, tutti quanti nel mondo degli spiriti, cosa di cui la vostra eminenza sarebbe potuto facilmente accorgersi da diverse apparizioni, se solo lo avesse voluto”.

                          2.                Dice l’eminenza: “Come sarei dovuto accorgermene? Avrei senz’altro dovuto sentire che sono morto – cosa che deve precedere l’ingresso nel mondo degli spiriti. Ed allora ci si dovrebbe trovare come spirito e non come uomo materiale con pelle, capelli ed ossa! Questo non è il caso con nessuno di noi. Come potremmo trovarci allora in un mondo degli spiriti? Mio caro sapientissimo sagrestano! Mi diventa sempre più chiaro che sei uno sciocco e devi essere rinchiuso in manicomio!”.

                          3.                Risponde il sagrestano: “Non ce n’è bisogno, poiché io, finché mi trovo in mezzo a voi, sono in un collegio di matti perfettamente istituito. Perché se le eminenze non vogliono riconoscere che già da molto tempo si trovano nel mondo degli spiriti, esse devono essere interamente cieche ed incapaci di comprendonio!

                          4.                Mi dicano loro: quanti arcivescovi e cardinali erano assegnati nel mondo contemporaneamente nel duomo di Stefano a Vienna? Qui tutti, come alti prelati, siete un centinaio! Quando mai in Vienna sono stati in carica tanti vescovi e cardinali tutti insieme? Di parecchi in una volta la storia non ne fa parola, nemmeno la chiesa romana ed i papi! Ma poiché le eminenze sono già qui riuniti insieme da alcune centinaia di anni terreni come rospi in letargo, questo non può accadere nel mondo naturale, ma assolutamente solo nel mondo dello spirito!

                          5.                Ed allora io dico, quale uno stolto dichiarato da vostra eminenza: qui siamo tutti uguali, sebbene la stupidità terrena ci abbia oltremodo separato secondo la condizione sulla tenebrosa Terra – cosa che non sarebbe mai dovuta accadere secondo il puro insegnamento di Gesù. Gesù il Signore, infatti, disse esplicitamente ai Suoi discepoli, quando scioccamente Gli chiesero chi fra di loro dovesse essere il primo: ‘Chi tra voi è il più piccolo ed è vostro servitore, costui è il primo dinanzi a Me. Solamente Uno è il vostro Signore! Voi tutti però siete completamente uguali e fratelli senza differenza! Da questo si riconoscerà che siete miei discepoli, se vi amate l’un l’altro come fratelli assolutamente uguali. Chiunque ama il prossimo suo come fratello e non s’innalza su di lui, tranne nell’amore per lui, costui è Mio discepolo ed ha già il Regno di Dio in sé!’.

                          6.                Eminenze mie, queste sono parole di Cristo, nelle quali è chiaramente provato che sulla Terra, specialmente nelle cose spirituali, non sarebbero mai dovuto esistere differenze di classe. Cristo, il Signore, non ha mai detto nulla di un’eminenza religiosa, ancor meno di un papa! Tutti devono essere uguali dinanzi a Lui, poiché Egli solo è il Signore sull’intera Infinità materiale e spirituale.

                          7.                Da dove e come hanno avuto origine le differenze di classe così enormi nella cosiddetta unica vera chiesa, come in nessun’altra parte del mondo – mentre il comandamento rivelato del Signore proibisce ogni differenza di classe tra i Suoi discepoli? – Vedete, eminenze, questa è opera dell’Inferno! – Colui che venne dall’alto fu servitore di tutti e Si sacrificò per tutti. E questo è stato l’Iddio Gesù, il Signore stesso dell’Eternità! Chi però è venuto dal basso come il più ostinato avversario del Primo santissimo, costui vuole essere servito da tutti e crea tali differenze di classe, affinché la sua condizione possa apparire tanto più alta e più irraggiungibile.

                          8.                Il potere, che i papi si sono attribuiti da se stessi, non è dall’Alto, ma dal basso! Perché sono proprio loro che calpestano con i piedi le santissime leggi della fratellanza. Chi può, infatti, uguagliarsi ad un papa e dirgli ‘caro fratello?’. Non deve ogni cattolico pronunciare il nome del papa col più grande rispetto e venerazione come fosse quello di Dio, e se un cattolico una volta va a Roma, non considera una grazia sublime essere ammesso all’udienza? Dove sono dunque i comandamenti di Cristo?

                          9.                Le eminenze scorgeranno da questo, che sulla Terra sono stati prigionieri della più grande stoltezza anticristiana, ed in questa stoltezza sono diventate anche cittadini del mondo degli spiriti. Questa stupidità, ancora saldamente fissata in loro, è il motivo principale dal quale loro continuano a vivere nell’illusione di non essere morti. Io però dico loro di togliersi quest’illusione, la quale è decisamente contraria alla santissima Intenzione del Signore!

                        10.              Allora comprenderanno anche facilmente che un semplice sagrestano può insegnare tanto bene ad un’eminenza quanto un’eminenza ad un sagrestano. Ed io vorrei sostenere che un sagrestano, secondo il santissimo Insegnamento, ha un grandissimo diritto di istruire un cardinale, il quale rimane cieco e stolto tanto a lungo, finché gli rimane attaccato qualcosa della grande dignità che ha rivestito nel mondo da anticristiano. Il sagrestano invece è abbastanza sotto il grado di un cardinale e perciò è anche molto più vicino all’esigenza cristiana, che non un’altezzosa eminenza”.

                        11.              Dice l’eminenza: “Chi s’innalza da sé, costui sarà abbassato! Sta scritto anche questo! Comprende questo, sagrestano saputello?”. – “Risponde il sagrestano: “O sì, l’ho già compreso da tempo praticamente su me stesso, con me, infatti, non è mai stato il caso di parlare di un innalzamento. Il fatto, però, che elogio Cristo e la Sua santa Parola di fronte alle vostre eminenze non cristiane, non è certamente nessun innalzamento di me stesso. Si lascino ancor sempre dare il titolo di eminenza e sappiano che Cristo, il Signore, non ha mai istituito un titolo del genere! Questo è arbitrario auto innalzamento e perciò è un abominio dinanzi a Dio! Comprendono loro questo?”.

                        12.              Dice l’officiante principale: “Vi prego miei cari fratelli, voi che insieme a me già sulla Terra sedete sui troni aurei dei cieli, smettetela di discutere con quest’eretico! Voi sapete il potere che avete. Che cosa serve al giudeo se ci schernisce e ci insulta? Noi lo condanniamo in conclave ed è in eterno del diavolo. Che cosa serve a tutti i protestanti che sono contro di noi? Che cosa ne ha avuto Martin Lutero che si è separato da noi ed ha procurato l’eresia? I milioni che sono caduti a causa del suo insegnamento, gridano continuamente vendetta contro di lui, ed egli si trova nel peggiore degl’Inferni e maledice continuamente il giorno in cui è nato. Perché è all’Inferno? Perché lo abbiamo condannato in eterno nel santo conclave. In breve, che cosa serve a tutti i nostri avversari essere contro di noi? Essi sono tutti condannati da noi e perciò è impossibile che possano giungere nel Regno dei Cieli!

                        13.              Quindi noi condanniamo anche questo maledetto eretico, e poi dovrà vedere come arrivare nei Cieli di Dio. Io ora in mezzo a voi dico: ‘Maledetto eretico! Sii dannato per tutti i tempi dei tempi!’. Voi avete risposto amen, ed egli ha già la sua parte all’Inferno! – Vedete, dobbiamo agire così e non scendere a litigi mondani, ma fare subito un pienissimo uso, e senza scrupoli, dell’arma spirituale conferitaci da Dio! Nell’altro mondo però cominceranno a provare, in compagnia dei diavoli, come sarebbe stata loro utile l’unica chiesa che rende beati, se ad essa fossero rimasti fedeli. Allora tenderanno le loro mani a noi per chiedere aiuto. Ma noi diremo a costoro: ‘Niente da fare! Nel mondo non avete voluto darci ascolto, ed ora anche noi non vi ascolteremo! Lungi da noi in eterno, voi maledetti!’. – Allora grideranno: ‘Solo ora riconosciamo quali santi straordinari siete presso Dio e quale miserabile nulla siamo dinanzi a voi. Metteteci nel peggior purgatorio per centomila anni, ma condonateci il più terribile Inferno!’.

                        14.              Noi però risponderemo: ‘Nel mondo vi abbiamo ammonito a sufficienza! Vi inviammo una lettera pastorale dopo l’altra, vi abbiamo dato indulgenze a bizzeffe in cambio di piccole offerte, e vi richiamammo seriamente alla confessione ed alla penitenza! Voi però ci avete solamente deriso ed avete fatto ciò che volevate! Ma qui nel mondo degli spiriti siamo diventati dei signori onnipotenti e vi potremmo aiutare se lo volessimo. Ma noi non lo vogliamo, e così anche Dio non lo vuole. Ed allora lungi da noi nel fuoco eterno, che è preparato per i diavoli e per tutti i suoi eretici servitori!’. Allora si aprirà la terra sotto i loro piedi e l’eterno abisso li inghiottirà insieme ai diavoli, e per sempre i loro nomi non saranno più ricordati. Vedete, questo noi facciamo e lo abbiamo anche già fatto a questo maledetto eretico. Ora deve vedersela lui come scampare all’Inferno!”.

                        15.              Allora dice il sagrestano: “Ma permetterete almeno di trattare un po’ con voi? Anch’io prendo un Purgatorio di centomila anni invece del grande Inferno! Datemi dunque il Purgatorio al posto dell’Inferno! Che cosa sarà poi un tipo come noi altri bruci di più o di meno all’Inferno!”. – Grida l’officiante principale: “Aha, il fuoco dell’inferno già comincia a lambire l’anima sua, egli lo sente ed ora vorrebbe una liberazione da noi. Ma niente da fare! Via con lui all’Inferno e da tutti i diavoli!”.

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Cap. 232

Il Signore offre accoglienza al sagrestano

Energica cura del fuoco ai suoi castigatori

Conclusione della scena nel duomo di Stefano

                          1.                In quest’istante mi avvicino al sagrestano, il quale Mi riconosce subito e dico: “Mio caro fratello Johann! È sufficiente così! A costoro è stato detto tutto attraverso la tua bocca, ma rimangono come sono sempre stati. – Perciò vieni da Me nel Mio Regno! Questi però si devono cercare il loro cielo ed il loro Dio, come lo preferiscono. Difficilmente essi giungeranno a Me! Ma ciò che credevano dare a te, lo devono assaggiare essi stessi per un po’, affinché vengano a sapere da sé quanto bene volevano ai loro fratelli”.

                          2.                A questo punto Mi mostro a questi preti insensibili, secondo la loro immaginazione, quale Signore del Cielo e della Terra e dico loro in tono severissimo: “Mi riconoscete ora?!!”.

                          3.                Tutti rispondono tremando: “Si, ora Ti riconosciamo per la prima volta, Giudice terribile! Sii clemente e misericordioso con noi, Tuoi servitori!!”.

                          4.                Io però dico loro molto serio: “Non avete voi mai letto: siate misericordiosi, così otterrete anche voi misericordia! – Com’è andata con la vostra misericordia? Avete sfamato gli affamati, dato da bere agli assetati, vestito gl’ignudi, liberato i prigionieri e consolato i timorosi? No, questo non lo avete mai fatto! Siete stati in ogni tempo molto contro di Me ed avete calpestato con i piedi il Mio Insegnamento! Poiché siete così duri ed incorreggibili, vi accada ciò che con la vostra illimitata durezza di cuore volevate accadesse a questi Miei veri fratelli!”.

                          5.                A questo punto si apre all’improvviso il pavimento della chiesa, fiamme si levano in alto dal largo abisso ed appaiono parecchi spiriti servitori i quali spingono subito i duri preti verso l’abisso fiammeggiante. Costoro iniziano a lamentarsi in modo straziante, e pregano supplichevoli il sagrestano Johann per ricevere misericordia ed intercessione.

                          6.                Il sagrestano però dice: “Avete sempre preteso da tutti gli uomini che, sotto la punizione della dannazione eterna, devono credere che solamente voi avete le chiavi del Regno dei Cieli ed anche dell’Inferno! Apritevi ora i Cieli e chiudete le porte aperte dell’Inferno, che Cristo, il Signore dell’eternità, ha spalancato davanti a voi, affinché vi accolga nel suo soave grembo. Autenticamente cattolico-romano! Pochi minuti fa mi avete condannato eternamente all’Inferno, come dovrei ora intercedere per voi presso Dio? Il Signore faccia di voi secondo la Sua santissima Volontà e secondo il Suo Amore e la Sua Giustizia! – Io non sarò sicuramente invidioso se vi toccherà una sorte migliore, ma meglio che dal Signore non lo avrete da me mai da aspettarlo. Dio soltanto è buono. Perciò rivolgetevi a Lui, Egli solo, infatti, può aiutarvi!”.

                          7.                Ora già molto vicino all’abisso in fiamme i preti piangono e dicono: “Caro Johann! Presso Dio non c’è più misericordia per coloro che sono stati condannati da Lui! Come potremmo rivolgerci a Lui?”. – Risponde Johann: “Voi stolti! Se non vi aspettate misericordia da Dio il Signore, dove la dovrei prendere io, poiché la cosa più esigua in me proviene esclusivamente da Dio?”. – Gridano i preti: “No, presso Dio non può essere versata nessuna misericordia su un’anima di là della tomba! L’Amore di Dio dura solamente fino alla tomba, poi la Sua severissima Giustizia prende il posto dell’Amore!”.

                          8.                Dice Johann: “Stupidi stolti! Ha forse Dio il Signore due cuori, uno piccolo colmo di Misericordia e di sublime Amore, e poi uno grande colmo d’ira e di inesorabile brama di vendetta? Come può Dio, il primordiale perfettissimo Essere degli esseri, far fluire da uno e lo stesso cuore, l’ira mai conciliante e nello stesso tempo la massima Mitezza ed Amore! Come può Dio amare uno spirito solamente finché vive imprigionato nella carne peccaminosa, ma poi odiarlo eternamente a causa di alcuni errori cui lo hanno indotto la sua carne quale prova di natura della libertà!

                          9.                Io però vi dico: il Signore Dio Gesù Cristo dall’eternità, che voi vedete qui in carne ed ossa è – nel tempo e ancor di più nell’eternità – l’Amore più puro e la massima Misericordia! Solamente il vostro Dio Trino cattolico-romano ha i vostri stessi sentimenti; presso questo Dio non c’è, come presso voi, né pietà né misericordia. Bene per me e per tutti che un Dio simile non esista in nessun luogo che solamente nei vostri maligni ed insensibilissimi cuori!”.

                        10.              A ciò gli spiriti servitori spingono nuovamente i preti con forza più vicini all’abisso in fiamme. Ed Io lascio che i preti, i quali oppongono resistenza ed urlano, comincino a sentire il potente calore delle fiamme. Allora gridano: “Gesù, Joseph e Maria! Voi cari santi e martiri di Dio, veniteci in aiuto! Aiutate noi poveri diavoli! Quanto terribilmente caldo è il fuoco dell’Inferno, e noi dobbiamo ora bruciarvi dentro in eterno? O Gesù, Giuseppe e Maria! O Cristo Gesù! Abbi pietà di noi! O madre di Dio, prega per noi!”.

                        11.              A questo punto Io faccio un cenno agli spiriti di non spingere più i preti. Allora si fa avanti Pietro e dice a loro: “Guardatemi! Io sono il vero Pietro in persona, la roccia della fede, che il Signore dei Cieli e di tutti i mondi ha eletto. Voi ed il vostro papa vi definite miei discepoli. Come avrei potuto conferirvi il potere di giudicare, non avendone io stesso mai ricevuto uno dal Signore! Il Signore ha proibito a tutti noi il giudizio – sotto pena del giudizio su noi stessi – dicendo Egli esplicitamente: ‘Non giudicate se un giorno non volete essere giudicati!’. Ma se il Signore stesso insegnava così, come deve averci fatto giudici sui nostri fratelli? Ma se noi non abbiamo mai esercitato nemmeno in sogno il potere di giudicare, come avremmo potuto trasmetterlo a voi!? Se volete essere miei successori, come avete potuto ereditare da me più di ciò che vi potevo lasciare?

                        12.              Ma se il Signore stesso disse di non essere venuto a giudicare il mondo, ma a beatificare tutti quelli che vogliono diventar beati attraverso la fede in Lui – da dove avete preso il diritto di giudicare i vostri deboli fratelli e di condannarli all’Inferno per l’eternità? Vedete, questo ve lo siete arrogati da voi stessi per ambizione e sconfinata sete di denaro! Ora il Signore fa anche a voi ciò che avete fatto arbitrariamente ai vostri poveri fratelli. Poiché con la misura con la quale misurate, con la stessa misura sarete voi misurati”.

                        13.              Dice l’ex officiante principale tremando terribilmente: “O santissimo apostolo Pietro, tu roccia di Dio! Prega tu il Signore per noi poveri peccatori, affinché non veniamo gettati all’Inferno, ma piuttosto per un milione di anni in Purgatorio. Ora noi tutti riconosciamo che abbiamo terribilmente peccato e sentiamo il profondissimo pentimento per il nostro accecamento terreno! Adesso però per la prima volta sappiamo che siamo veramente morti nel corpo. Se l’avessimo riconosciuto prima, ci saremmo certamente sottomessi, per tutto il tempo in questo mondo, al più profondo pentimento ed alla più rigida penitenza. Ma non sapevamo nulla, e perciò siamo anche rimasti i vecchi, ostinati peccatori. Ora vedi che noi tutti siamo qui pieni del più profondo pentimento. Sii perciò con noi un po’ più clemente e più misericordioso! Vogliamo fare tutto ciò che il Signore richiede, purché ci risparmi l’inferno”.

                        14.              A questo dice Pietro: “Che sentiate bruciante pentimento, doveva accadere così. Poiché proprio il pentimento, che nell’eternità brucia sempre di più, fa parte dei vostri dogmi insieme ai tormenti dell’Inferno. Esso si annuncia ora già davanti alla sua porta e non vi lascerà più in eterno. Un pentimento simile per paura del castigo, non ha tuttavia nessun valore dinanzi a noi. L’unico pentimento valido deve nascere dall’amore per Dio e non dalla paura dell’Inferno.

                        15.              Così è anche con la penitenza. Presso di noi ha valore solo la libera penitenza, proveniente dalla vivente fede e dal vero amore per Dio e per tutti gli uomini. Quella costretta dalla paura dell’Inferno è assolutamente inutile, anche se fosse peggiore di tutti i tormenti infernali che voi, se Dio il Signore lo vuole, comincerete a gustare presto”.

                        16.              Con le parole poco confortanti di Pietro, i quasi aspiranti all’Inferno cadono in una tale angoscia che tutti sprofondano a terra e gemendo tirano fuori solo le parole: “O Ge-sù, Giu-sep-pe e Ma-ri-a! Pie-tà! Pie-tà”.

                        17.              Mentre stanno a terra come storditi, faccio scomparire l’apparizione dell’abisso in fiamme ed al suo posto compare una grande coppa di vino con un grande pezzo del miglior pane. Oltre a ciò lascio una disposizione scritta di ristorarsi senza fare differenze e poi di lasciare per sempre questa chiesa, la cui grandiosità terrena serve solamente ad accrescere a dismisura la superbia dei preti che celebrano le funzioni in essa. Quando però saranno all’aperto, verrà già qualcuno che indicherà loro che cosa avranno da fare per sottrarsi ai tormenti dell’Inferno.

                        18.              Dopo che tutto questo è ordinato, ci allontaniamo da questa masnada di preti raggomitolati e mezzi morti dall’angoscia e ci rechiamo all’aperto. Ci segue anche il sagrestano Johann, quale fratello pervaso del Mio Amore e della Mia Sapienza.

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Cap. 233

Ulteriore destino dei preti del duomo

L’essenza degli spiriti della sapienza e loro difficile conversione all’amore

La pattuglia militare nell’Aldilà

                          1.                Quando ci troviamo fuori sulla piazza Stefano, proprio in quel momento passa davanti a noi una pattuglia militare.

                          2.                Robert viene da Me e dice: “Caro padre, questi soldati hanno uno strano abbigliamento! Sono di un periodo antecedente oppure del tempo attuale? Di certo non sono del mio tempo terreno. Allora l’abbigliamento era completamente diverso. Non sembrano neanche di essere di un tempo ancora più antico perché da me sono conosciuti da molti abbozzi e dipinti. Deve essere certo dell’epoca attuale, forse secondo il gusto del giovane imperatore che adesso detiene lo scettro dell’Austria”.

                          3.                Dico Io: “Si, è così! Quest’anno molti soldati sono stati liberati dai loro corpi a causa del tifo, del colera ed una quantità di altre malattie. Ma poiché una volta appartenevano all’ordine militare, essi rimangono fedeli a quest’ordine anche dopo aver deposto il corpo e appaiono qui come soldati. Essi non sanno nemmeno di esser morti. Sanno bene di essere stati ricoverati in ospedale. Credono però di essere caduti in un sonno profondo in seguito ad una buona medicina e poi di essersi risvegliati al mattino, freschi e sani.

                          4.                È anche bene che non sappiano di essere morti, perché per loro sarebbe questo un giudizio. Devono essere istruiti solo un po’ alla volta completamente senza che se ne accorgano. Dapprima solamente con delle apparizioni, con le quali ottengono certe conoscenze, in modo che il mondo nel quale vivono appaia loro sempre più estraneo. Questo li rende di animo sempre più irrequieto. A loro capitano anche ogni genere di dispiaceri e pericoli apparenti, cercano poi protezione ed aiuto e tentano di salvarsi spesso da persecuzioni fittizie. Non trovano però un giusto rifugio e non raramente sono costretti ad arrendersi ai loro persecutori. A volte però si perdono in deserti sterminati, nei quali trovano difficilmente una fine. E quando giungono ad una qualche fine, generalmente è questa ancora peggiore del deserto stesso. In breve, tutte queste anime che si trovano ancora nello stato naturale, devono ancora subire una specie di morte in piena regola, finché il loro spirito diventi in loro libero.

                          5.                Così come lo hai visto anche con questi preti. Il terrore davanti all’apparizione delle porte in fiamme dell’Inferno li ha resi quasi come morti. Dopo un po’ di tempo si sveglieranno di nuovo e si troveranno ancora nella chiesa, ma l’accaduto apparirà loro come un terribile sogno. Essi troveranno lì pane e vino. E poiché saranno molto affamati ed assetati (ciò che accade sempre quando lo spirito nell’anima diventa più libero e più sveglio), l’afferreranno con avidità e se ne ciberanno. La scritta messa accanto al pane darà loro istruzioni su come sfuggire all’Inferno, davanti al quale hanno una terribile paura. Sebbene, infatti, alcuni di loro durante la vita terrena non abbiano creduto all’Inferno, a loro però rimane certamente l’immagine. – Ora essi hanno visto le fauci spalancate e le sue terribili sgorganti fiamme, quindi la loro maligna immagine trasformata in realtà. Con questo la loro incredulità nell’Inferno è di nuovo diventata pienamente fede. Perciò dopo il messaggio scritto si recheranno il più velocemente possibile fuori all’aperto.

                          6.                Quando saranno fuori della chiesa, non vedranno più alcuna città, ma solamente un aperto, libero paese. Lì incontreranno certamente viaggiatori che li guideranno nel Mio nome alla loro destinazione. Per costoro non dobbiamo più preoccuparci particolarmente. In circa trent’anni saranno idonei per un cielo inferiore della sapienza. Più in alto difficilmente potranno arrivare, perché l’organo d’amore in loro (perché mai esercitato e fortificato) è troppo poco evoluto. In compenso però l’organo dell’ampia vasta sapienza ha una dimensione troppo grande, e perciò non potrà mai essere sopraffatto dal loro fragile amore. E così non può mai essere stabilito quel rapporto tra amore e sapienza che è indispensabile per poter salire in un Cielo più alto.

                          7.                Non è certamente nessuna assoluta impossibilità che anche spiriti del cielo più basso della sapienza possano passare in un Cielo più alto. Questo però è sempre molto difficile, perché la sapienza si soddisfa sempre più nella contemplazione che nella vera azione. Il sapiente ha piacere solamente quando può mostrare ad altri la sua profonda conoscenza, mentre lo spirito del vero amore vuole solo agire secondo il buono ed il vero. Ma poiché lo stare a guardare, contemplare e ragionare è molto più facile dell’agire, è molto difficile condurre gli spiriti del cielo più basso in un Celo più alto. Costoro preferiscono la comodità perlopiù inattiva piuttosto che la magnifica e migliore azione. Tali spiriti possono essere indotti all’azione solamente per mezzo di certe apparizioni portate costantemente davanti ai loro occhi, ma poi anche con esempi di azioni rasserenanti per spronarli all’azione. Una volta che sono in azione, allora la cosa va avanti; solo all’inizio zoppicano terribilmente.

                          8.                Ed in questo modo, mio caro Robert, andrà anche con questi preti. Sarà così come te l’ho mostrato una volta. Essi avranno da inghiottire ancora parecchi bocconi, prima che possano giungere nel cielo più basso della sapienza.

                          9.                Sarà invece più facile con questo drappello di militari. Ora si sono fermati davanti a noi, perché si sono accorti della nostra presenza. Qui essi stanno facendo una specie di perlustrazione ed intendono domandarci che cosa facciamo. Con l’occasione comunicheremo loro fedelmente la verità, chi siamo e che cosa vogliamo qui, e li inviteremo poi a seguirci nel Regno della vita. – Però, Mio caro Robert, ecco che ancora una volta tocca a te. Qui devi prender tu la parola per tutti noi. Perciò fa solo uno sforzo per bene!”.

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Cap. 234

Un nuovo incarico per Robert

Il Signore sul ceto militare

                          1.                Dice Robert: “O Signore, questo non andrà nel migliore dei modi da parte mia, il ceto militare, infatti, non è mai stata una mia passione. Ogni volta che vedevo un soldato, una rabbia singolare si è sempre impadronita del mio cuore, e la stessa rabbia la sento ancora adesso, sebbene io mi possa annoverare, per Grazia Tua, ad uno spirito perlomeno completo a metà. – Se io devo ora convertire questi soldati, dovrei poter guadagnar da loro un qualche amore. Questo però mi sembra di essere una pura impossibilità. Questa specie di uomini, infatti, non sono che pure macchine, le quali si muovono a comando come animali addestrati. Ciò che viene ordinato loro, essi lo fanno, senza chiedersi se è giusto oppure no!

                          2.                Io so bene che il soldato è costretto ad agire così, ma questo per me non lo scusa per nulla. Perché non è bene che si usino uomini come cani, così come non è bene che uomini si lascino usare come cani e lupi feroci. Purtroppo milioni percorrono questa medesima via, e finora non è avvenuto nessun cambiamento.

                          3.                Tu vedi dunque che è impossibile per me poter diventare un amico del ceto militare. Perciò Ti prego, o Signore, affida questo compito ad un altro più idoneo! Tutto il mio animo, infatti, si ribella potentemente, in particolare qui, in questa città, nella quale ho dovuto conoscere il ceto militare da un lato miserrimo e vergognoso”.

                          4.                Dico Io: “Proprio perché questo ceto è per te ancora una spina nell’occhio, ti affido questo compito. Io ti dico, figliolo Mio caro, tu non potresti veramente entrare nel Mio Regno se non ti togli questa spina dal tuo occhio. Nel Mio Regno non vige che il purissimo amore, amore che deve essere completamente libero da tutto ciò che ha ancora la più lieve apparenza di un’inconciliabilità. Devi restituire al mondo tutto ciò che è suo fino all’ultimo centesimo, prima di poter diventare in pienezza un cittadino del Mio Regno!

                          5.                Via dunque con tutto ciò che ha sentore di una qualche inconciliabilità! In ogni istante devi poter allargare, dal tuo intero animo, le braccia per milioni di esseri! Il tuo bacio fraterno deve valere per tutti gli esseri dell’intera Creazione, che ti siano graditi oppure no! Se amico o nemico, deve esserti del tutto indifferente! Poiché se nel Regno Mio dell’Amore ci fossero certe pericolose considerazioni, che cosa succederebbe col governo del mondo?

                          6.                Sulla Terra hai potuto vedere come Io faccio splendere il Mio Sole sui buoni e sui cattivi senza differenza, e faccio cadere la pioggia sui campi dei Miei spregiatori come su quelli dei Miei più intimi adoratori. Perché faccio questo? Perché Io stesso sono il più puro Amore, ed in Me non può mai eternamente dimorar vendetta o anche solo l’ombra di un’inconciliabilità. Il Mio Desiderio e la Mia più intima Volontà tendono a rendere liberi e beati il più possibile tutti gli esseri, anche se questo dovesse, se fosse possibile, accadere a spese della Mia stessa Beatitudine.

                          7.                Per Me, quale l’Essere Originario più perfetto, non è certamente tanto beato trovarMi tra esseri incompleti e guidarli con tutta Pazienza e Mansuetudine, quanto lo è invece trovarMi tra i Miei figli e fratelli completi nel Mio Regno del purissimo Amore. Tuttavia lo faccio, perché il Mio stesso Amore me lo impone come obbligo. Così anche tu devi sopportare qualcosa ed aspirare sempre a diventare in tutto simile a Me!

                          8.                Vedi, un soldato è di per sé un fuoco che devasta, distrugge ed uccide. Ma se in un grande Stato popolare non ci fosse gente armata, che ne sarebbe della sicurezza della proprietà, della vita e del mantenimento dell’ordine costituito? Ciò che può diventare eccessivamente pericoloso per la vita, deve anche maggiormente conservar la vita! E per questo il ceto militare di per sé non è per nulla male come tu pensi. Perciò non devi guardarli più con occhi ostili, ma devi pensare tra te e te: anche un soldato è mio fratello! Il fatto che sia uno strumento della legge, non deve riguardarti. Esso, infatti, deve esistere, affinché sotto la legge possa crescere una vera e duratura libertà.

                          9.                Non deve essere ogni corpo celeste fuori di Me uno strumento della legge, affinché su questo possano maturare indisturbati esseri liberi per la vera vita? Immagina una Terra liberamente sospesa nel vuoto colma di illimitata volontà – come procederebbe questa con i suoi abitanti se essi dovessero divenirle tangibilmente fastidiosi? Dunque, amico, rifletti su tutto questo ed affronterai con più leggerezza il compito a te affidato, che è comunque indispensabile per il tuo completo perfezionamento. Poiché vedi, proprio in questo sta il motivo fondamentale per il quale ti sei dovuto recare con Me stesso in Vienna. Avanti, affronta il compito, ed Io ti dico che andrà meglio di quanto credi! Gli strumenti della legge, infatti, sono in ogni tempo, più facili da guidare di coloro che emanano le leggi!”.

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Cap. 235

Discorso di Robert alla truppa

Egli cerca di darle chiarezza sul regno spirituale

                          1.                Robert Mi ringrazia certamente fervido, tuttavia non ha il coraggio di attaccar discorso con i soldati prima che essi gliene diano un pretesto. I soldati si accorgono di questo perché hanno sentito le Mie parole le quali sono piaciute a loro. Stanno perciò zitti ed aspettano che Robert cominci. E così Robert guarda i soldati ed i soldati guardano Robert; nessuno vuole passare all’offensiva.

                          2.                Dopo un po’ si fa avanti la stupenda Helena e dice: “Ma caro Robert, come puoi esitare anche solo di un secondo per compiere la Volontà del Signore! Se il Signore avesse dato a me un incarico del genere, già da tempo l’avrei portato a compimento. Tu invece avanzi una serie di vane scuse, sebbene tu sappia che col Signore non si può mercanteggiare. Poiché la Sua Parola procede sempre dal Suo Ordine amorevole e sapientissimo, e deve essere compiuta; senza tale adempimento è impossibile pensare ad una salvezza. Una volta però che hai udito la Parola dalla Bocca di Dio, che cosa aspetti ad adempierla? Muoviti, in modo che la stimabile truppa riconosca che hai una vita! Ricordati del coraggioso Cado, il quale ha ottenuto in modo singolare il suo coraggio dallo stesso Satana. Quella volta già svolgesti il servizio di uno spirito protettore, ed ora tremi davanti a questa truppa che conta appena cento uomini! Oh, questo proprio non fa onore al grande nome di Robert Blum!”.

                          3.                Quando la truppa sente il nome ‘Blum’, si avvicina e chiede bruscamente: “Chi è questo Blum? Certo non il grande criminale di stato che il principe generale di Windischgrätz ha fatto fucilare?”.

                          4.                Questa domanda infiamma Robert, il quale avanza subito ardito verso la truppa e dice ad alta voce: “Sì, lo stesso Blum sta dinanzi a voi; ma non più mortale, bensì eternamente immortale! Robert Blum non è mai stato un criminale di stato. La testimonianza di questo me la rende il Signore e la Germania assolutamente migliore! Ma il generale che mi ha fatto fucilare qui a Vienna nella sua furia orgogliosa, non molto tempo dopo è diventato lui stesso un vero criminale di stato. Solo la sua antica, alta nobiltà ed alcune azioni patriottiche gli hanno risparmiato il carcere. Migliaia qui in Vienna mi possono dare la testimonianza che io, alla fine, quando Vienna era già quasi perduta, ho sconsigliato a tutti di sollevarsi più oltre contro un’evidente potenza superiore. Ma per questo mi si ritenne un vigliacco. Allora presi nuovamente la spada e dissi: ‘Mi segua dunque chi non teme la morte sicura!’. Per voi questo è un crimine contro lo stato?”.

                          5.                A questo aspro discorso di Robert Blum, si fa avanti l’ufficiale e dice: “Amico, nel 1848 si è diffusa la voce che voi non foste fucilato, ma messo segretamente in libertà dal principe e, al vostro posto, un altro criminale sarebbe stato fucilato sotto il nome di Blum. Voi invece sareste stato portato in America sotto falso nome passando da Berlino ed Amburgo in America. La vostra nuova comparsa in questa città dà spazio all’ipotesi che ci sia qualcosa di vero in questa voce. Ditemi, con assoluta sincerità, quale rapporto ha la vostra evidente ricomparsa e le voci appena riferite!”.

                          6.                Dice Robert: “Amico, questa voce non è altro che vuoto pettegolezzo di vecchie donne. Io sono stato fucilato alla presenza di molti spettatori, i quali mi conoscevano molto bene. Ma ciò che ora vedi davanti a te, non è più carne e sangue terreno! Questo è lo spirito eternamente vivente di Robert Blum, qui scelto da Dio il Signore per istruirvi affinché anche voi siate quel che sono io ora, vale a dire spiriti immortali nel grande Regno dell’Eternità!

                          7.                Io stesso, dopo che mi fu strappata la vita del corpo, non riuscivo a rendermi conto se fossi morto oppure no. Per lungo tempo fui circondato dalla più fitta oscurità, e me ne ricordo ancora con terrore. Solamente la Misericordia di Dio mi condusse fuori della notte alla santa Luce di ogni vita. E solamente in questa Luce mi divenne chiaro che ero veramente morto.

                          8.                Lo stesso Signore e Dio da allora è quasi fisso con me. Parecchie migliaia di spiriti separati dalla Terra hanno raggiunto, in quest’occasione, la pienissima libertà della Vita eterna. Molti già abitano le regioni liberissime dei Cieli di Dio. Solamente un piccolo numero è venuto qua nella costante presenza di Dio prima del loro completo ingresso nei Cieli, per portare la salvezza a tutti i buoni.

                          9.                La compagnia che qui vedete, è costituita dai già salvati di questa città, nella quale alcuni, ancora animati dalla follia terrena, hanno già trascorso qui alcune centinaia di anni squallidi e tristi. Con la Forza della Parola divina si sono resi conto della loro follia, hanno riconosciuto la vera Luce della vita ed hanno seguito, sollecitati dalla loro convinzione, Colui che è l’unico Signore di ogni vita dall’eternità.

                        10.              Fate altrettanto, poiché sulla terra in cui voi v’immaginate di abitare ancora, in eterno non vi è più salvezza per voi. Sicuramente non ve lo direi se non fosse così. Deponete le vostre armi. Non ne avrete più bisogno! In futuro, infatti, solamente il Nome del Signore sarà la vostra arma più potente. Fratelli, rifletteteci brevemente e seguitemi! Io vi ho mostrato la piena verità”.

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Cap. 236

Risposta dell’ufficiale incredulo

Helena s’intromette

                          1.                Dice l’ufficiale: “Tu sei veramente un buon uomo, ma sei un mattacchione. Hai detto che saremmo morti già da lungo tempo ed ora andiamo in giro qui come spiriti. Ma guarda: lì sta il magnifico duomo di Stefano con l’alta torre gotica così com’è sempre stato! Non manca nemmeno un nido di rondine sotto i suoi numerosi cornicioni e decorazioni. Tutt’intorno circondato dalle vecchie case conosciute anche troppo bene. Tutto questo allora dovrebbe avere anche anima e spirito e dovrebbe essere morto e non più esistente sulla Terra per poter continuare ad esistere qui nel tuo mondo dello spirito! Vedi, non devi ritenerci così stupidi e pretendere che ti si possa credere una cosa del genere.

                          2.                Altrettanto sei infatuato di Dio che si trova qui in mezzo a noi e libera dalla loro notte gli spiriti da tempo relegati in Vienna, per poi condurli in cielo. Ma simili burlesche affermazioni spettano in un primissimo manicomio!

                          3.                Dio, un Essere che non è comprensibile per nessun essere finito, una Forza primordiale santissima che compenetra l’intera infinità, dovrebbe trovarsi qui in una forma limitata umana in un involucro mortale? Amico mio, credere a cose del genere, sarebbe ancora di gran lunga credere ad un pellegrinaggio a Maria Zell. Se sei sul serio il famoso Blum, non sei stato certo un seguace dell’autentica credulona e superstiziosa chiesa cattolica-romana, tu eri, infatti, un cattolico tedesco. Come sei venuto a questo, probabilmente in America od in Inghilterra, per diventare un tale zelota? Haha, è veramente da impazzire! Credere così!

                          4.                Vedi, amico, io potrei ora certo arrestarti insieme al tuo caro Signore Dio; ma lascio stare, perché con le tue idee non sei pericoloso più per nessuno. Anche il tuo Signore Dio sembra essere un agnello assolutamente innocente, come tutta l’intera compagnia pronta per un pellegrinaggio. La cosa migliore di te sarebbe la tua graziosissima donna. Per amore suo farei io stesso un pellegrinaggio a Maria Zell. Dimmi, di che paese è. È un’inglese o di quale altro paese?”.

                          5.                Interviene la donna: “Io mi chiamo Helena, e sono nata proprio nella parte alta di Lerchenfeld! Questa è la solita ‘Irlanda’ per i poveri peccatori viennesi! Mi capite?”. – Risponde l’ufficiale: “O croce, bombe e granate! Per Bacco, fulmini e saette! Quindi una circassina[2] di Lerchenfeld! O storia maledetta! – Ma come si spiega che ora voi siete la sua donna, mentre, per quanto ne so, egli ha una donna ed anche parecchi bambini in Sassonia?”.

                          6.                Risponde Helena in autentico Viennese: “Ma non sapete questo, voi intelligentone di un ufficiale, che finché si è sulla Terra, certamente si ha una donna legale e, per legge, non se ne deve avere una seconda a fianco? Ma quando si è morti e per Grazia e Misericordia di Dio si arriva in Cielo, subito dopo si riceve un’altra donna, ma sempre proveniente dalla Terra. Perché lassù nel Cielo non crescono ragazze, se prima non sono nate sulla Terra. Badate quindi di entrarci presto, forse così si troverà anche per voi una donnetta per bene! Ma prima dovete amare sopra ogni cosa il nostro carissimo Signore Iddio, altrimenti non se ne fa nulla, mio caro signor ufficiale!”.

                          7.                Risponde l’ufficiale: “Peccato che questa bella fanciulla usi un linguaggio proprio così volgare! È un dialetto terribile della nobile lingua tedesca! Dimmi, autentica abitante di Lerchenfeld, nel Cielo tutte le donnette parlano come te? Se questo fosse il caso, io preferirei rimanere nei colti circoli della Terra. No, questo è un linguaggio da cani”.

                          8.                Incalza Helena “Ma voi pensate di parlare un tedesco raffinato? Guardate, ogni lingua va bene, quando esce da una bocca e da un cuore sincero! Una lingua può essere raffinata quanto vuole, ma se scaturisce da un cuore mascalzone, che valore ha? Che cosa preferisce, che parli un alto tedesco ma poi vi inganni – oppure che parli questo vero di Lerchenfeld e sia completamente onesta? Una vera e pura lingua tedesca qui a Vienna è di solito una mascherata. Uno parla un tedesco raffinato perché vuol far credere alla gente di essere colto. Un altro lo parla per fare conquiste presso il gentil sesso, ma con ciò di solito ha pessime intenzioni, come ne ho visto tante. Così è anche negli uffici e nelle cancellerie. I funzionari che parlano un vero tedesco, sono spesso i più villani, i più orgogliosi e nello stesso tempo i più stupidi, e con il loro colto parlare vogliono solo nascondere i loro difetti. Ditemi, tutto questo non è una vera mascalzonata? E questa voi la chiamate una lingua colta, una lingua che la gente usa per ingannare gli altri alla grande? Ma smettetela adesso, altrimenti mi sento male!”.

                          9.                Dice l’ufficiale: “No, mia cara fanciulla, non intendevo questo! Penso solo che in un mondo colto e buono, si dovrebbe almeno parlare come si scrive, ma non proprio in modo così provinciale. Vedi, tu sei una così splendida fanciulla che in tutta la mia vita non ne ho mai vista una più bella. Se tu avessi anche un linguaggio più colto, saresti una vera dea. Ma quando parli ti spogli della tua intera bellezza divina e così, con questo, si viene trasferiti dalla sublime poesia alla comunissima prosa. Vedi, prima ti sei fatta passare per una cittadina celeste, cosa che, grazie al tuo aspetto, non voglio contestare. Ma se proprio vuoi essere un essere celeste, devi essere celeste anche nel linguaggio, altrimenti nessun allocco crederà che tu sei un’abitante dell’etere”.

                        10.              Dice Helena: “Vi prego, non parlate in maniera così ampollosa! Ai vostri complimenti posso rispondervi per le rime! Credete forse che io sia una di quelle che si fanno adescare con un complimento? Ve lo dico subito: ‘Lì il nostro caro Signore Dio guarda fuori dalla finestra e dice che non se ne fa nulla!’. – Vedete io sono una svezzata! Mi capite? Nella parte alta di Lerchenfeld si deve parlare diversamente se si vuole adescare un’ochetta che è ancora rimasta! Credete forse che io non conosca le vostre brame? A voi piace la mia faccia, il mio cuore però davanti ai suoi occhi va bene per il gatto! Certamente vi dà fastidio il fatto che non parli così elegantemente come un’acconciata ragazza di città, ma proprio così va bene, perché in questo modo riesco a tenervi lontano. – Ecco, parlate col mio compagno! Egli si esprime nel tedesco raffinato meglio di me. Deve credere però a quello che vi dice, altrimenti passerà un lungo tempo, prima che voi vediate un Cielo!”.

                        11.              Risponde l’ufficiale, tappandosi gli orecchi: “Grazie a Dio che avete finito di parlare! Costei manda alla disperazione un uomo colto con il suo linguaggio da cani! O genuino arrosto alla griglia di Lerchenfeld con aglio ed insalata di raperonzolo boemo! O Dio, o Dio! Uomo! Robert! Amico! Sei tu sordo! Che cosa dicono i tuoi orecchi a tale estetica! Tu, coltissimo sassone, tu, uomo di corte, puoi essere beato al fianco di quest’arrosto alla griglia? Una consorte così mi porterebbe in poche ore alla disperazione! No, questo linguaggio! E più a lungo parla, tanto più somiglia ad un cane! In verità, se costei, del resto una bellissima ultraterrena, parlasse solo con segni e gesti, sarebbe molto più interessante che non con una tale lingua da cani! No, ascolta, costei è certamente al sicuro davanti a me! E non devi temere che qualcuno te la porti all’infedeltà, perché è troppo enormemente stupida!”.

                        12.              Dice Robert: “Oh, ti sbagli di grosso! Lei è intelligentissima ed ha più coraggio di dieci reggimenti di ussari! Non parla sempre così, ma solamente quando lo vuole. Oh, è capace di parlare meravigliosamente quando lo ritiene opportuno. Ma quando si crea per lei un’occasione fastidiosa, allora diventa nuovamente una vera abitante di Lerchenfeld. – Arrenditi a quello che ti ho detto. Va lì e parla con Dio, lo stesso Signore Gesù Cristo! Convinciti di tutto ciò da te stesso, soltanto dopo parla ed agisci!”.

                        13.              Risponde l’ufficiale: “Sai, tutto questo è pazzesco, tuttavia conducimi lì! Se dovesse essere così come mi hai detto, troverete in me il più caloroso partecipante. Al contrario però, troverete uno che può occuparsi anche dei matti!”.

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Cap. 237

Slancio amorevole dell’ufficiale

Il Padre si rivela a colui che ama

                          1.                Robert conduce da Me l’ufficiale e gli dice: “Questi è Colui di cui testimoniano le grandi creazioni, tutti i profeti e la Sua stessa santa Parola, la grande Parola del Padre, dell’eternissimo, purissimo Amore!”.

                          2.                Dice l’ufficiale: “Quindi deve essere Costui? Egli è lo stesso che prima ci ha difeso lodando la classe dei soldati! Ah, quest’uomo mi piace molto, anche senza dover essere un Dio. Se dal petto di un uomo scaturiscono giustizia, buoni sentimenti, amore per l’ordine, diritto e vero amore per il prossimo con parole e fatti, anche se non proprio un Dio è sicuramente colmo di un forte spirito proveniente da Dio. Perciò merita il massimo rispetto ed amore di ogni uomo dai pensieri onesti. Ed anch’io rendo onore con tutte le forze a quest’uomo, nel quale ho scoperto con gioia tali caratteristiche.

                          3.                Ehi, soldati, attenzione! Presentate le armi davanti a quest’uomo! È vero che Egli non porta una dragona dorata sull’impugnatura della spada, ma in compenso ne porta dieci di più nel Suo Cuore. Uomini del genere sono diventati rari di questi tempi. – Vieni qua, leale uomo d’onore! Il petto di un combattente è, a dir il vero, rude da toccare, esso è una vera macchina della legge. Dietro la macchina però batte spesso un cuore molto caldo per Dio, per l’imperatore, per la patria, per l’ordine ed il diritto. E ad un cuore così nel mio petto io stringo anche Te, nobilissimo dei nobilissimi!”.

                          4.                A questo punto egli Mi abbraccia, Mi bacia e dice: “In verità, ci sono molte cose belle che spesso riempiono un cuore di gioia. Ma la cosa più bella è il primo bacio d’amicizia tra due uomini leali! Perciò sii salutato da me il più caldamente possibile! Le Tue parole di prima a Robert mi hanno dimostrato in Te un uomo che ha testa e cuore al posto giusto. – Ehi! Soldati, ancora una volta: – tre volte ‘fuori le armi!’, marcia dei granatieri e presentat’arm!”.

                          5.                Con quest’occasione un po’ chiassosa, parecchie persone vengono tratte fuori dalle case e la curiosità li spinge a voler vedere che cosa sta succedendo. Quando siamo circondati da spettatori di ogni genere, l’ufficiale vuol ordinare di disperdere la folla curiosa. Però Io gli dico: “Amico, lascia stare! Anche questi sfaccendati devono vedere che aspetto ha la salvezza del mondo! Costoro sono esseri morti a metà che non possono né giovare né nuocere a nessuno. Lasciamoli perciò curiosare!”.

                          6.                L’ufficiale segue il Mio consiglio e dice: “Mio meraviglioso amico, mi dispiace lasciarti! Ma tu sai che il tempo del combattente è calcolato al minuto ed io perciò devo continuare la marcia con la mia truppa verso il luogo della nostra destinazione militare. Perciò addio! Sarà la mia gioia più grande incontrarti al più presto da qualche parte!”. – A questo punto l’ufficiale Mi abbraccia ancora una volta, Mi bacia con occhi umidi di lacrime e vuole dopo allontanarsi col cuore visibilmente pesante.

                          7.                Io però gli dico con le braccia spalancate: “Figlio Mio, rimani qui! Non invano hai percepito un simile amore per Me, amore che ti ha spinto al Mio Petto. Io sono il Tuo vero Padre dall’eternità. La benda che ha impedito ai tuoi occhi di riconoscerMi subito ti sia tolta in eterno! Ora il Padre si rallegra di poter stringere al Suo Petto un così caro figlio! Il figlio deve essere libero, altrimenti non sopporterebbe l’Onnipotenza del Padre. Tu però sei ora diventato libero, perciò vieni qua al Petto da lungo nostalgico del tuo eterno, onnipotente, unico vero Padre!”.

                          8.                A questo punto l’ufficiale Mi riconosce, emette un grido di gioia sublime e cade a terra dinanzi a Me dicendo: “O mio grande Iddio! Io sono un peccatore, come posso venire al Tuo santo Petto?”.

                          9.                Io però dico: “Alzati, figlio Mio! Se ti chiamo ‘figlio’ tu sei senza peccato. Poiché chi come te porta nel cuor suo l’amore, costui non ha più peccati! E se pur ne avesse così tanti quanti sono i granelli di sabbia nel mare e l’erba sulla Terra, gli sono tutti perdonati perché l’amor porta egli nel cuore!”.

                        10.              Dopo queste parole l’ufficiale si alza da terra. Mi guarda come ebbro e dice con grande entusiasmo: “Ora non c’è motivo che io debba aver timore di Te, dato che Ti riconosco! Tu sei il mio caro, buon Padre santissimo!” – A questo punto si getta al Petto Mio e grida: “O quale fortuna, quale beatitudine aver trovato il vero Padre! O Amore paterno, tu santissima, grandissima Parola, che cosa celi nelle Tue profondità imperscrutabilmente sante!”. Poi piange per amore; Io però lo fortifico affinché possa sopportare il Mio di Amore.

                        11.              Dopo un po’ l’ufficiale Mi lascia nuovamente e dice con occhi pieni di lacrime: “O caro Padre! Tu santa, eterna Bontà! Vedi, ora sono così beato come solo un essere lo può. Guarda però con misericordia la mia truppa assai valorosa! Accogli anch’essa e non guardare alle sue mancanze! Sii anche con essa clemente e misericordioso!”.

                        12.              Dico Io: “Figlio Mio amatissimo, sei arrivato troppo tardi con la tua preghiera, poiché li ho già accolti tutti. Tu però nel Mio Regno sarai anche la loro guida e maestro ed avrai gioia in eterno con i tuoi fratelli d’arma. Essi hanno molti tesori in sé, tesori che conoscerai se tu li farai salire di gradino in gradino sempre più in alto. Io ti dico: uno ha in sé già molto di più di quello che il tuo occhio terreno abbia mai potuto contemplare!”.

                        13.              L’ufficiale si accorge anche come la folla accorsa osservi commossa la scena tra il figlio ed il Padre ritrovato. La folla, infatti, pensa che quest’ufficiale abbia ritrovato il suo padre naturale che già da tempo non vedeva più. L’ufficiale perciò Mi dice: “Padre, guarda! I mezzi morti sembrano voler diventar viventi! Che ne dici se invitassimo anche loro a rimaner con noi? Mi dispiace di tutto cuore di loro e vorrei prenderli subito tutti con me. Anche se fra di loro c’è qualche pecorella rognosa, si lascerà purificare con i giusti mezzi”.

                        14.              Dico Io: “Figlio Mio amatissimo, anche questo è già avvenuto, e li devi accogliere tutti sotto il tuo comando ed essere per loro guida e maestro! Per questo non li ho fatti disperdere da te. Va’ ed annuncia loro ciò che hai udito ed essi ti seguiranno!”.

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Cap. 238

L’ufficiale come messaggero di salvezza per i mezzi morti

Egli scaccia i loro dubbi e li guida al Signore

                          1.                L’ufficiale s’inchina profondamente dinanzi a Me, va tra la folla ed annuncia loro la salvezza in maniera molto energica, così che tutti cadono proprio in una specie di vertigini e le donne cominciano a piangere ed a singhiozzare. Alcuni deboli, infatti, credono che sia giunto il giorno del giudizio nel quale essi vengono risvegliate e giudicati.

                          2.                L’ufficiale però li rimprovera con vigore e dice: “O voi donne sciocche e bigotte! Come vi viene in mente una sciocchezza simile? Credete dunque che il giorno del giudizio debba essere così come ve lo hanno descritto i preti? Per noi tutti qui è veramente un ultimo giorno, perché finora siamo vissuti nella più tenebrosa notte. Ma Iddio, il Signore stesso ci ha risvegliati in questo giorno e questo è un vero ultimo giorno, nel quale è venuta a noi la salvezza per l’eternità. Certo c’è anche un giudizio per la morte, nel quale siamo stati immersi fino a quest’ora con capelli e pelle; ma questo è un giudizio proveniente da noi stessi e non da Dio. La Parola stessa di Dio ed il nostro libero arbitrio, a noi conferito, sono quelli che ci giudicano, altrimenti saremmo dei sassi senza vita. Ma poiché noi ci siamo inferti il colpo mortale dal nostro libero volere e poi non possiamo aiutarci da soli –allora viene il Padre dall’alto con i Suoi angeli ed aiuta i morti a ritornare in vita! Se i ‘morti nello spirito’ si risvegliano nuovamente alla vita in e presso Dio, allora questo per ogni risvegliato è un vero giorno del giudizio. Perciò non vi spaventate più così scioccamente di un determinato giorno del terrore, cosa che in questo mondo spirituale mai potrà spuntare. Non si dice nelle Scritture, per quanto mi ricordi: ‘Ed Io, dice il Signore, lo risveglierò nell’ultimo giorno!’ e non: ‘Nell’ultimo giorno lo ucciderò e lo condannerò!’.

                          3.                Iddio il Signore ha creato noi uomini per la Luce e non per un’eterna notte di morte e di tormenti. E così Egli stesso risveglia tutti coloro che giacciono ancora sepolti nella morte. Siate perciò saggi e lasciatevi istruire! Il Signore ha dato a tutti gli uomini, il meglio con il Suo Insegnamento divino. Se gli uomini hanno interpretato la scrittura in modo assolutamente errato a causa della loro avidità e follia, questo non è colpa del Signore. Quindi liberatevi da tutti gli scrupoli e seguitemi da Lui! Egli vi renderà tutti beati secondo la misura capacitiva di ognuno di voi”.

                          4.                Dicono le donne: “Ma caro amico, nelle Sacre Scritture sta esplicitamente scritto che dopo la resurrezione tutti vengono riuniti della valle di Giosafat, cominciando da Adamo fino all’ultimo uomo. Là vedranno arrivare il Figlio di Dio in mezzo ai Suoi apostoli, tutti i santi e martiri, accompagnato da innumerevoli schiere angeliche, ed allora il giudice terribile si siederà sul seggio del giudizio e giudicherà i vivi ed i morti. Vedi, anche questo sta scritto nelle Sacre Scritture! Come ti spieghi tali spaventose parole?”.

                          5.                Risponde l’ufficiale: “Mie care donne! Potreste credere che il nostro Iddio e Padre potesse far indossare un vestitino per bambini, senza ingrandirlo, al corpo di un gigante? Questo non lo potrà fare senza far diventare piccolo il gigante come un bambino oppure ingigantire il vestitino! Che cosa pensate voi?”. – “Sì, sì”, dicono gli uomini e le donne, – “questo certamente non si potrà fare!”

                          6.                Continua l’ufficiale: “Ebbene, ora siamo già spiriti nel mondo degli spiriti. Vi sembrate più grandi o più piccoli di quanto le eravate nel mondo?”. – Rispondono tutti: “Non troviamo nessuna differenza, presupposto che dobbiamo già essere, nel Nome di Dio, effettivamente morti”. – Continua l’ufficiale: “E va bene, adesso presto comprenderete meglio la valle di Giosafat! Che tutti noi ci troviamo veramente nel mondo degli spiriti, adesso è già chiaro e non c’è più bisogno di nessuna prova. Ma che siamo veramente così grandi come lo siamo stati nel mondo, ve lo posso chiarire con un paragone.

                          7.                Guardate, lì sta la torre di Stefano, il duomo, tutte le case, proprio come le abbiamo viste mille volte nel mondo. E noi, nella nostra grandezza, rispetto a loro, siamo nello stesso rapporto di quanto era prima il caso. Così anche in voi osservo la grandezza del tutto naturale come l’avevate sulla Terra. In breve, noi nell’aspetto siamo diventati piuttosto più grandi che più piccoli. La prova più grande di questo, sta nel fatto che là, Iddio, il Signore stesso, il cui aspetto non è certamente un inganno, è alto quanto noi. Adesso però prestate attenzione, poiché ora faremo un po’ di calcoli.

                          8.                Una volta ho seguito una spedizione in Asia ed ho visto la bella valle di Giosafat. Non è lontana da Gerusalemme. Le valli della Terra Promessa sono strette, abbastanza sassose e niente affatto lunghe. Una valle di parecchie miglia di lunghezze e quasi un mezzo miglio di larghezza fa parte della più grande rarità. La stessa valle del Giordano, una delle più belle, non è per niente larga e lunga, e così anche la valle di Giosafat.

                          9.                Se metto in questa valle duemila uomini, allora la compagnia può già guardarsi intorno per un posto. Ma se soltanto ci metto dentro un’intera armata di seicentomila uomini, i soldati riempirebbero così l’intera valle come aringhe in salamoia, a tal punto che per la ressa quasi nessuno potrebbe girarsi. Un milione di uomini nella valle di Giosafat dovrebbe sudar sangue per mancanza di spazio. Ma ora immaginatevi cento milioni di uomini in questa valle; dove troverebbero posto? Noi però adesso calcoliamo almeno cinquemila anni, durante i quali hanno vissuto sulla Terra almeno da duecentomila fino a trecentomila milioni di uomini – e quanti ne vivranno ancora, questo lo saprà certamente meglio il nostro caro Signore Iddio – e questa spaventosa massa umana dovrebbe trovare posto in modo naturale nella piccola valle di Giosafat il giorno del giudizio?

                        10.              Gente, riflettete solo un pochino e v’imbatterete nella più grande insensatezza! Per essere possibile una cosa simile, gli uomini dovrebbero essere compressi fino a raggiungere la grandezza degl’infusori per trovar posto tutti in una volta nella valle di Giosafat. Gli angeli di Dio si dovrebbero consigliare di provvedersi dei migliori microscopi celesti, per separare, dopo il giudizio, i buoni dai cattivi. Questo sarebbe veramente un lavoro curiosamente duro per i buoni e cari angeli di Dio! Ma se tutta la Terra fosse trasformata in valle di Giosafat, allora tutti non potrebbero vedere nello stesso tempo il Giudice rigorosissimo ed udire tutti insieme il terribile giudizio. Il Signore dovrebbe pronunciare il giudizio almeno una volta al secondo con voce enormemente forte, affinché la Terra possa percorrere ogni secondo un giro di circa cinque miglia tedesche. E ci vuole, se s’interpreta tutta la cosa materialmente, ben una voce da cannone per essere udita almeno a tre miglia di distanza.

                        11.              Ora comprenderete quali sciocchezze vengono fuori, quando s’interpreta la Parola di Dio del tutto alla lettera e materialmente. Questa Parola, poiché è assolutamente spirituale, deve sempre essere interpretata spiritualmente se si vuole giungere alla Verità che da sola rende libera l’animo umano da tutte le sciocchezze senza senso.

                        12.              Vedete, la valle di Giosafat è stata usata, grazie alle sue singolari caratteristiche, spesso per la sepoltura di famiglie in vista. E come si dice da noi: ‘Alla fine tutti si ritrovano al cimitero, grandi e piccoli, ricchi e poveri, amici e nemici!’. – La stessa cosa si diceva anche della ‘valle di Giosafat’ Nel senso più stretto questa valla, a causa della sua angustia ed inospitalità, indica anche la tomba stessa; e nel senso spirituale a tale riguardo il mondo degli spiriti, come noi vi ci siamo trovati fino ad ora. Anche il mondo degli spiriti, infatti, è una tomba per lo spirito dell’uomo, finché Dio il Signore non lo ha risvegliato con la Sua santa, onnipotente Volontà d’Amore (come noi adesso).

                        13.              Noi finora siamo stati nella vera valle di Giosafat. Ora però il Signore è venuto col Suo infinito Amore e Misericordia e con la Sua Grazia ci ha dato una vivente direzione. Perciò dobbiamo anche pensare come ringraziarLo per tale infinita Grazia. Venite perciò con me e rendete omaggio al Signore, poiché vi ha liberato ora dalla valle della morte e del giudizio!”.

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Cap. 239

Domande e richieste del popolo

La pazienza dell’ufficiale viene messo alla prova

                          1.                Si fa avanti un uomo proveniente dalla campagna, dall’aspetto abbastanza attempato e niente affatto un genio, va verso l’ufficiale e dice balbettando alla maniera contadinesca: “Ehi, ehi, voi siete un uomo assai abile! Avete detto che lì ci sarebbe il nostro caro Signor Iddio! Ehi, ehi, ditemi, quale sarebbe? Vi chiedo perdono, vostra grazia!”. – L’ufficiale trattiene una risata a causa della domanda comica di questo contadino e dice: “Mio caro amico, guardate là! È quello che all’angolo della casa parla con un certo Robert Blum, ed accanto a Lui c’è anche il beato imperatore Joseph, è quello molto bello, ha capelli biondi come nessun altro intorno a Lui! Allora vi piace?”.

                          2.                Dice il contadino: “Ehi, ehi, ma che cosa andate dicendo? Costui sarebbe il nostro caro Signor Iddio? Dio mio, Dio mio! Me lo sarei immaginato tutto diverso! Egli non più grande di noi altri e lo stesso è così onnipotente! Un Dio così piccolo e tuttavia così onnipotente! Chi l’avrebbe mai detto?! Ma niente di male, vostra grazia, io parlo come lo comprendo!”.

                          3.                Dice l’ufficiale: “Sì mio caro amico, è così! Non Lo si riconosce, tuttavia è Lui. Ma ora rechiamoci insieme a tutti gli altri da Lui! Vi condurrò tutti davanti, ed Egli stesso v’insegnerà meglio di tutti e vi condurrà al più presto alla vostra destinazione. Ma non fateLo attendere troppo, altrimenti potrebbe perdere la pazienza, e questo non sarebbe davvero più nessun divertimento per noi. Comprendetelo bene, miei cari amici!”.

                          4.                Un paio d’altri si fanno avanti e dicono: “Noi a casa abbiamo lasciato tutto in disordine appena abbiamo sentito il chiasso; i nostri non sanno dove siamo andati a finire. Se solo potessimo fare ancora un salto a casa per dire ad essi qualcosa, altrimenti saranno in ansia grande per noi!”.

                          5.                Risponde l’ufficiale: “Voi pazzi! Se potete venire a Dio il Signore, che cosa vi può stare ancora più potentemente a cuore? Tutta la vostra casa qui non è altro che una chimera immaginaria. La Verità e la Realtà cominciano solamente qui; tutto finora non è stato che un vano sogno del nulla! Volete dunque curare il sogno e per questo mettere in gioco la santa Realtà? Se ci chiama Iddio il Signore, dobbiamo poter lasciare tutto all’istante e seguirLo, altrimenti non siamo degni di Lui.

                          6.                Qui chiama Dio stesso, il Signore di ogni vita, e vuole darci l’inesprimibile in eterno! Che cosa potreste mai lasciare per amore di Dio che Egli non fosse in grado di restituirvelo mille volte! Comprendete il Suo Ordine e riconoscete ciò che è falso e ciò che è vero! Afferrate l’amore per Dio nel vostro cuore e non venite più a me con una sciocchezza simile, ma seguitemi da Dio, il Signore, altrimenti vi lascio qui, nella vostra valle di Giosafat!”.

                          7.                Dice ancora una delle donne anziane che tiene in mano un libro di preghiere ed un rosario: “Sentite, benevolo signor ufficiale! Non credete che strada facendo si debba pregare la santissima Vergine Maria, o perlomeno dire un mezzo rosario delle amare sofferenze?”.

                          8.                Dice l’ufficiale: “O Dio, dammi pazienza! Ora viene anche la vecchia bigotta con i suoi scrupoli!”. – Rivolto all’anziana: “Non vorreste anche confessarvi e dopo fare la comunione? Quando il vero Signore e Dio è dinanzi a noi, si spera di non avere più bisogno di nessuna cosa cotta al forno! Guarda, vecchia cuffia da notte, la tua richiesta già a me pare molto stupida e insulsa. Quanto dovrà apparire stupida davanti al nostro caro e sapientissimo Signore e Dio?

                          9.                Gettate lontano da voi tutti gli strumenti dei preti che uccidono l’anima e lo spirito, e venite con noi da Colui che solo è la Vita! Egli vi dirà che cosa dovrete fare d’ora in poi. Il Signore ha certamente tutta la pazienza e l’indulgenza con le stoltezze degli uomini ciechi, ma non si può parlare certamente in eterno di gioia e compiacimento. Tollerare significa sofferenza per amore, se si vogliono mettere davanti alla Sapienza divina le cose più inopportune; e di queste Iddio non può certamente avere in eterno nessun compiacimento! Ora vi dico per l’ultima volta, se qualcuno viene fuori ancora con una sciocchezza in questo santissimo ed importantissimo momento valevole per l’eternità, viene messo fuori di questa compagnia e può far ritorno alla sua casa immaginaria ed arrostirsi per l’intera eternità fantasiose mele terrene!”.

                        10.              Risponde l’anziana: “No, no, vi prego di scusarmi, signor ufficiale! Non sapevo che la preghiera fosse una cosa così sbagliata. So anche che la preghiera non è proprio una cosa molto piacevole. Ma proprio perché la preghiera è una cosa spiacevole, ho pensato che si deve rinunciare a se stessi e prendere su di sé la croce della preghiera e seguire Cristo il Signore. E se lungo la via avessimo portato ancora, per così dire, una piccola croce, pensavo che così avremmo acquisito un piccolo merito. Ora però vedo che il signor ufficiale comprende meglio le cose sante, allora facciamo cosa vuole il signor ufficiale!”.

                        11.              Dice l’ufficiale: “Non continuare a chiamarmi ‘signore’! Solamente Dio è il Signore, mentre noi tutti siamo fratelli e sorelle. – O Signore, quanto sono diventati terribilmente stupidi i Tuoi uomini! Essi immaginano che la preghiera, invece di essere soprattutto un’elevazione estatica del cuore per Te, santo Padre, sia una specie di penitenza, una croce opprimente! Ah, questo è certo un po’ troppo forte! – Ma purtroppo il loro modo di pregare senza spirito e senza senso, con il quale lo spirito viene solamente ucciso, in fondo non è nient’altro che una croce opprimente. La gente giudica giustamente almeno le sue preghiere, e così si deve aver pazienza con loro. Comunque si deve scuoterli un pochino, altrimenti ammuffirebbero di stupidità. Signore, abbi pazienza con la stupidità dei poveri! Cattivi proprio non sono, ma sciocchi come la notte! Questo però non è importante, essi, infatti, si lasciano istruire. Solo che a volte si deve far arrivare su di loro uno scossone un po’ più deciso, allora lasciano andare più facilmente la loro stupidità. – Arrivano qui forse ancora un paio di vecchie donne?”.

                        12.              Appena l’ufficiale ha pronunciato queste parole più per sé, arriva subito da lui un’altra vecchietta con una reliquia fatta a croce d’argento e dice: “Scusatemi una domanda! Questa croce, benedetta tre volte dal papa stesso, me l’ha data un reverendissimo padre cappuccino, perché ho pagato un debito per il monastero. In questa croce ci sono reliquie di Cristo, il Signore. Cosa pensate, non potrei dare questo prezioso gioiello a Cristo il Signore come una specie di offerta?”. – L’ufficiale esplode letteralmente dall’ira e dice: “Avanti in questo modo! O Dio, o Dio! Quanto sono stupide queste persone, non ci si può immaginare nulla di più stupido!”. – Rivolgendosi alla donna: “Fate pure la vostra offerta! Nel Nome di Dio!”.

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Cap. 240

Ancora alcune storie di vita

Altre prove di pazienza per l’ufficiale

                          1.                Viene subito una terza donna dall’ufficiale e dice: “Voi, signor ufficiale!”. – L’ufficiale: “Cosa c’è ancora nel Nome di Dio?”.

                          2.                Dice la donna: “Vedete, nel mondo io sono morta nel mio ventisettesimo anno di vita e proprio partorendo. Non ero però sposata, bensì ero solamente cuoca e cameriera presso un vecchio vedovo. E durante la notte ho dovuto fargli anche da moglie. Avevo anche un altro giovane amante ed ho fatto a lui ciò che egli volentieri voleva. E così sono rimasta incinta, incolpando il vecchio affinché mi prendesse come moglie. Il vecchio scimunito ci aveva anche creduto, ma allora il caro Signor Iddio ha scompigliato tutti i miei progetti. Io sono morta durante il parto ed il vecchio si è sicuramente preso un’altra.

                          3.                Ma non appena giunsi in questo mondo, un’altra donna mi disse subito: ‘Tu! Raccogliti! Nel mondo, infatti, sul quale finora hai vissuto abbastanza male sotto ogni aspetto, sei morta. Comprendi che ora sei per l’eternità una povera anima, piena di peccati piccoli e grandi! Che cosa farai adesso?’. – A questa terribile domanda svenni, ma dopo un po’ ripresi conoscenza. La persona che mi riferì una notizia simile, scomparve e poi mi ritrovai di nuovo sulla Terra e precisamente a Vienna, dove sono appunto adesso. L’unica cosa che mi parve strana fu che non sono riuscita a ritrovare, fino a questo momento, il mio quartiere ed il mio datore di lavoro. Finora sono stata un po’ qua ed un po’ là. Capisco che mi trovo nel mondo degli spiriti, ma nello stesso tempo non ne sono sicura! Alcune cose, infatti, mi sorprendono sempre, altre invece mi sono del tutto naturali. Adesso solo però, mio carissimo signor ufficiale, viene il vero!”.

                          4.                Irrompe l’ufficiale “Che cosa?! Non è ancora tutto? Ebbene, vai avanti!”. – Continua lei: “Vedete, io sono diventata una grande peccatrice, ed allora ho meritato l’Inferno e mi sono giocata il Cielo! Ho iniziato, infatti, il mestiere dell’amore a buon mercato segretamente, già nel mio tredicesimo anno, con un soldato d’artiglieria. Quando sono morta, è successo tutto così velocemente che non ho potuto ricevere nemmeno il sacramento dell’estrema unzione. Qui in questo mondo sono già corsa in tutte le chiese per confessarmi e fare la comunione; ma non ho trovato un prete da nessuna parte. E così sono ancora piena di peccati e non oso presentarmi davanti al nostro caro Signore Iddio. Già spesso ho risvegliato in me il più vivente dolore e pentimento, ma a che cosa serve se non mi sono confessata, se non ho preso la comunione e non ho potuto ricevere l’estrema unzione? O mio Dio! Che sarà di me adesso?!

                          5.                Ciò che mi opprime più di tutto è che ho piantato in asso con perfidia il mio buon amante a causa del vecchio scimunito! Vedete, signor ufficiale, una povera ragazza è e rimane fino alla sua fine una stupida bestia! O povera anima mia, chi mi aiuterà ora? Quando manderà il nostro caro Signor Iddio già sulla Terra una giusta punizione a tali vecchi sporcaccioni senza scrupoli, perché questi non si fanno proprio nessuno scrupolo per rendere infelice una povera ragazza con i loro maledetti soldi.

                          6.                Non avrebbe potuto sposarmi questo vecchio sudicione senza che prima avesse messo come condizione un peccato mortale? Poi quando sono rimasta incinta, non ha più detto una parola di matrimonio. Quando glielo ricordavo, trovava sempre ogni genere di scuse – a causa del mondo, per la sua posizione, per i suoi parenti, e poi diceva di avere in corso un processo che prima doveva vincere. Io però sono morta prima che questo fatto accadesse.

                          7.                Io vi dico, signor ufficiale, veramente mi ha distrutta più la bile per quel vecchio straccione che il parto! E voi credete che gli sia dispiaciuto per me? Egli ha avuto una grande gioia di essersi liberato di me in una maniera così innocente! Ebbene, sono ancora così inviperita con quel mascalzone, che potrei sbranarlo se solo potessi acciuffarlo. Anche se dovessi andare con lui all’Inferno, non mi importerebbe nulla!”.

                          8.                Risponde l’ufficiale, già mezzo irrigidito d’impazienza e nello stesso tempo anche d’ira per quel vecchio che aveva così abusato di questa ragazza: “Per Dio ti prego, per amor del Signore, smettila una buona volta! Che tu abbia subito un’ingiustizia, questo è chiaro; ma tu non sei proprio così innocente in questa storia. Per la tua parte peggiore sei già stata punita con il permesso di Dio, ed anche lui, il vecchio, non rimarrà impunito neanche di un pelo. Perdonagli perciò con tutto il cuore e vieni ora con me da Dio, il Signore. Egli metterà tutto a posto! Ma non devi avere dell’ira nel cuore, ma amore perfino per il nemico più grande! Allora anche tu troverai in pienezza amore presso Dio!”.

                          9.                Risponde la donna: “Sì, sì signor ufficiale, voi siete un signore buono e giudizioso! È già una buona cosa che ho potuto discolparmi appieno davanti a voi, adesso il mio cuore, infatti, è più leggero, e non ho più rancore per quello stupido vecchio. Il nostro Signor Iddio saprà bene che cosa farà di lui. Vi ringrazio per il magnifico insegnamento che mi avete dato!”. – Risponde l’ufficiale: “Va bene, va bene! Adesso vediamo di andare dal Signore! Se siete tutti pronti andiamo, perché sto già sulle spine per l’impazienza!”.

                        10.              Arriva però ancora una quarta anziana dall’ufficiale e dice: “Monsieur! Je vous prie!”. – Dice l’ufficiale: “Solo tedesco e non più una parola di francese! Noi siamo a Vienna e non a Parigi!”.

                        11.              Risponde l’anziana: “Sì, signor ufficiale, è solo una mia abitudine! Tanto non so altre parole di francese. Vedete, signor ufficiale, quando ero ancora al mondo avevo un cagnolino che amavo molto e d’inverno lo lasciavo perfino dormire nel mio letto. Non mi è mai passato per la mente che questo fosse un peccato. Ma una volta venne da me un monaco e trovò il cagnolino sdraiato a letto. Ebbene, non me lo sarei aspettato! Ho dovuto subito allontanare il cagnolino, confessarmi, fare la comunione e pagare un occhio della testa per dieci messe. Ho fatto tutto questo e mi sono pentita del mio peccato, ma poi spesso volte mi capitava di essere dispiaciuta per il cagnolino. Ed allora penso che questo dispiacere possa essere un peccato. Ditemi, che cosa devo fare per mettere in pace la mia coscienza?”.

                        12.              L’ufficiale balza su dall’impazienza e dice: “O Signore, hai veramente degli strani ospiti! No, questo è troppo in una volta sola per una persona onesta! Ecco una commedia per cani ed alla fine arriverà anche una musica per gatti! Io vado! Voi vecchie donne, fate quello che volete! – O tu disperata storia stregata! Ora questa si fa degli scrupoli perché le è dispiaciuto per un cagnolino, anche se si è pentita, ha fatto la comunione ed ha sicuramente blaterato un buon mezzo milione di rosari!”. – Rivolgendosi alla donna: “Andate a farvi friggere con la vostra coscienza da cani e mettete giudizio, altrimenti si deve aver nausea dinanzi a voi! – Adesso andiamo, altrimenti arriviamo veramente ad una storia di gatti, là dietro, infatti, c’è un’altra anziana che mi sta guardando. Chi mi vuol seguire, mi segua, perché da questo momento non aspetterò più un secondo!”.

                        13.              L’ufficiale fa per andarsene, ma una quinta anziana gli sbarra la strada e lo prega di voler cortesemente ascoltarla; lei avrebbe qualcosa di molto importante da confidargli.

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Cap. 241

Una memorabile storia di vita che interessa anche l’ufficiale

                          1.                L’ufficiale si ferma e le domanda brusco e di proposito impaziente, quale storia avesse lei, di certo insignificante come le quattro precedenti.

                          2.                Dice l’anziana: “Mio buon signore ufficiale! La vita sulla Terra è stata per me sempre una cosa della massima serietà. Nella mia gestione domestica ho disposto ogni cosa in modo che tutti quelli che si trovavano a servizio in casa mia prendessero la vita nell’ordine migliore. I servitori all’inizio brontolavano, ma quando si erano abituati non riuscivano a star bene da nessuna parte se non presso di me.

                          3.                Molta gente mi riteneva certamente per una pedante, se non proprio una mezza matta, ma questo non mi faceva proprio nessun’impressione. Nella mia giovinezza, infatti, ho avuto un maestro molto saggio, il quale aveva perfino la capacità di mettersi in contatto, in determinati periodi, con degli spiriti buoni. Sebbene all’inizio avevo molto timore di questi ospiti inquietanti del mio maestro, egli seppe ispirarmi tuttavia un po’ alla volta un vero entusiasmo per gli abitanti delle pure sfere luminose. Egli mi descriveva la loro bellezza, avvenenza e grazia in maniera talmente convincente che presto non ebbi più nessuna paura degli spiriti ed anche in me si svegliò un grande ardente desiderio di poter comunicare io stessa con gli abitanti delle sfere luminose di Dio.

                          4.                Il mio maestro, un uomo di circa quarant’anni, mi divenne però anche talmente una necessità, che cominciai ad immaginarmi impossibile una vita senza di lui, sebbene io contassi allora solamente quattordici anni. Per il mondo questo non andava per niente bene, cosa che i miei genitori cominciarono a spiegarmelo sempre più insistentemente giorno dopo giorno. Questo però mi era indifferente, perché trovavo in ogni parola proveniente dalla bella bocca del mio diletto maestro mille volte tante ricompense per ogni inutile perdita del mondo.

                          5.                Ma proprio come sul maligno mondo viene perseguitato, e quando è possibile, ucciso tutto ciò che è sublime, vero e nobile, così presto successe a me ed al mio maestro quasi santo. I miei genitori, del resto buone persone, cominciarono a nutrire un notevole sospetto, ossia che potesse nascere un forte amore tra me e lui. Lo convocarono segretamente nelle loro camere e gli esposero seriamente la faccenda, cosa che io in una stanza adiacente seguivo origliando con grande apprensione.

                          6.                Mio padre, un uomo abbastanza brusco, disse: ‘Amico mio! Voi siete certamente un uomo abile e d’intelligenza singolare, ben informato in tutte le arti ed in tutte le scienze. Una cosa però sembra che vi manchi: la conoscenza del mondo e di ciò che esso è autorizzato a pretendere da un uomo di una certa posizione. Voi fate della nostra bella e buona fanciulla un’erudita a tutti gli effetti, ma purtroppo in un modo che serve pochissimo all’alta società di cui facciamo parte. La fanciulla ora fantastica in regioni che solo Dio sa, e ci mette davanti mille cose che lei trova indegne per l’uomo immortale. Anzi, a volte perfino ci deride se parliamo dei vantaggi riconosciuti della nobiltà. Amico mio, se voi inculcate simili idee alla nostra fanciulla, non possiamo più aver bisogno di voi in nessun caso.

                          7.                Abbiamo inoltre scoperto anche un altro segreto, che all’inizio ci pareva proprio impossibile per il fatto che voi siete un uomo di una quarantina d’anni e la nostra ragazza appena di quattordici anni, bella ed incantevole come un angelo. Ma continue osservazioni hanno messo in chiara luce questo dubbio, e cioè che la povera ragazza, da voi sedotta, è più innamorata di voi che voi di lei. Voi per vecchia esperienza sapete mascherare il vostro amore, ma questo non vi scusa davanti a noi. Perché dovete aver fatto girare per bene la testolina alla fanciulla che sospira solo per voi e senza di voi il mondo le diventa un nulla.

                          8.                Voi comprenderete che a queste condizioni non possiamo più lasciare la fanciulla sotto la vostra guida, ma la dobbiamo affidare ad altre mani. Perciò lasciate oggi stesso la nostra casa e prendetevi qui il vostro onorario per gli sforzi fatti per la nostra fanciulla, anche se non erano secondo le nostre intenzioni. Badate però ad avvicinarvi ancora alla nostra figliola, perché una tale sfrontatezza potrebbe venire a costarvi cara! Ecco qui il vostro denaro, e con ciò addio!’.

                          9.                Così fu congedato il mio angelo nella mia casa paterna. L’uomo divino, di cui un respiro della sua bocca nella coppa della verità pesava più di mille bellimbusti del mondo che andavano e venivano dai miei nobili genitori come mosce parassite, fu cacciato di casa. Io poveretta ho poi avuto degli insegnanti e maestri che, più li conoscevo, più mi ripugnavano ed inorridivano!”.

                        10.              La interrompe l’ufficiale: “Ditemi, cara signora, il vostro maestro ha poi accettato così facilmente la faccenda? Raccontatemi, perché il fatto accadutovi comincia ad interessarmi”.

                        11.              Continua la signora: “Stimatissimo amico, che cosa avrebbe potuto dire il nobilissimo? Egli sapeva fin troppo bene quanto si poteva parlare in questi casi con gli aristocratici. L’unica cosa che potei udire col cuore infranto fu che egli ringraziò, piangendo, per tutto il bene che ebbe ricevuto in questa casa ed aggiunse: ‘Stimatissimi genitori della più nobile fanciulla! Io non ho mai cercato, lo sa Dio, la vostra casa. Piuttosto voi avete cercato di convincermi con ogni tipo di allettanti promesse. Quando poi entrai in casa vostra, vi esposi chiaramente, da uomo onesto, i miei principi fondamentali. Ne foste pienamente soddisfatti e diceste, stringendomi al vostro cuore: ‘Amico, noi siamo ricchi ed abbiamo dei possedimenti; presso di noi voi siete provveduto per tutta la vita!’.

                        12.              Ho vissuto per tre anni in casa vostra, ed ho operato come uomo ed insegnante talmente secondo la mia coscienza immacolata che non ho aggiunto o tolto un capello dai miei principi fondamentali. Ed ora vengo messo fuori da questa casa sotto accuse altamente ingiuste! Tutto questo non mi addolora, per l’accaduto persino mi rallegro. Ciò, infatti, mi dà una nuova prova che Cristo, il Signore, nel quale vivo e muoio, ha trovato in me un Suo degno discepolo. Egli stesso, il Signore dell’Infinità, ha ricevuto in cambio dagli uomini la più infinita ingratitudine. Ed Egli li ha perdonati, perché vedeva che non sapevano ciò che facevano. Perché dovrei prendermela io, peccatore, per la vostra azione che nel mondo certamente mi torna a svantaggio. Ma poiché io non ho mai corso dietro a tali vantaggi, mi consolo facilmente perché non li ho mai cercati.

                        13.              Ma che mi vietate la vostra casa, mi addolora al massimo; perché ho tirato su in vostra figlia una vera amica della vita più intima in Cristo, il Signore, cosa che in questo mondo attuale difficilmente è realizzabile. Ma anche questo non ha importanza. Poiché chi perde qualcosa per amor del Signore, a suo tempo la potrà riprendere mille volte tanto.

                        14.              Tenetevi pure questi soldi e fatene quel che volete! Ciò che ho dato a vostra figlia per Grazia di Dio vale più di tutto l’oro del mondo. Ed anche se la ragazza perdesse tutti i tesori di questo mondo, tesori che sono nient’altro che chimere, sarà più felice con il tesoro spirituale che ha ricevuto da me, che un Creso[3] che si costruisce palazzi d’oro. O uomini, quanto siete ciechi e deboli! È per questo che desiderate i fuochi fatui della notte, che abbagliano e non scaldano. Addio! Forse ci rivedremo nell’altro mondo!’.

                        15.              Mio padre, un po’ indignato per queste parole puramente celestiali del mio divino maestro, prese i soldi e tentò di imporglieli con forza. Egli però li respinse risoluto ed uscì dalla porta lasciando la casa per sempre. Così finì la storia col mio maestro, che purtroppo non ho mai più potuto rivedere.

                        16.              Come già detto prima, i miei successivi insegnanti furono veramente così stupidi, così pieni di sé e senza nessun interesse, che era veramente una vergogna. Si comportavano come se fossero stati senza sensibilità, proprio come macchine, ed io ero per loro solamente un mezzo con il quale guadagnavano molti soldi. Io, presso di loro, imparai più che altro per evitare la fastidiosa collera dei miei ciechi genitori. Ma in compenso aspirai più intimamente, avanzando negli anni, a realizzare dentro di me tutti i principi che il mio primo insegnante e maestro mi aveva inculcato in maniera veramente celestiale.

                        17.              In seguito venni a sapere che il mio maestro divino era giunto, come ufficiale, al comando generale, e da lì a capo dell’armata. Se fosse ancora vivo, non potei più saperlo. Io stessa purtroppo dovetti sposarmi a diciotto anni, ed a venticinque anni ero già vedova. Oh, se allora avessi potuto ritrovare il mio maestro, quanto ne sarei stata felice! Ma Iddio, il Signore, non lo permise. Poi rimasi nubile con una figlia, che è stata in tutto pressappoco il mio ritratto. Più di due anni fa entrai in questo mondo eterno, e mi sono informata ovunque del mio maestro, qualora anch’egli fosse stato già qui. Purtroppo finora non ho potuto sapere neppure una sillaba di lui. Egli si chiamava Peter; un qualsiasi altro nome di questo maestro non l’ho mai potuto sapere. Anche i miei genitori non badarono a quest’unica stranezza di questo maestro. Qui nel mondo degli spiriti potrei certo venir a sapere qualcosa di lui. Voi siete un uomo così sapiente, forse mi potrete dare voi un’informazione su di lui? Oh, se solo potessi incontrarmi con questo spirito nobilissimo ancora una volta!”.

                        18.              L’ufficiale si volta un po’ da un’altra parte e dice a se stesso: “È mai possibile? Questa misera immagine femminile dovrebbe essere la splendida Matilde di una volta sulla Terra? La quasi celestiale figlia di un ottuso aristocratico si trova qui in uno stato così miserabile! – O Dio, Padre carissimo, che cosa mai ha commesso quest’angelo per arrivare qui in questo stato così pietoso? Sono ancora riconoscibili la voce ed il portamento, ma l’aspetto! O povera Matilde, che il Signore sia clemente e misericordioso con te! Probabilmente l’ha ridotta in queste condizioni il suo matrimonio di certo infelice. Dispiaceri, malumori per le sciocchezze aristocratiche, un trattamento duro, infedeltà e brutalità di suo marito possono aver contribuito a tale dimagrimento della sua anima altrimenti tanto bella. Ora, presso Iddio ogni cosa è possibile! Adesso anche lei fa parte di coloro che sono stati chiamati dal Signore, Egli la rimetterà nuovamente in ordine!

                        19.              Se qui avvengono matrimoni celesti, la chiederò in sposa al Signore, anche se il suo aspetto non dovesse cambiare. Il suo spirito, infatti, è ancora così colmo di idee sublimi come ai tempi quando era mia allieva. Ah, che tempi magnifici! Allora ero in relazione con gli spiriti dei Cieli, anzi, avevo dei colloqui con gli angeli. In quel tempo anche lei era un angelo. Oh, che magnifico raggio e riverbero della luce dai Cieli! O magnifici attimi nell’ondeggiare terreno! I Cieli di Dio devono essere proprio di una bellezza inconcepibile. Anche la Terra però è bella per colui che riconosce Dio nel suo cuore e Lo ama veramente con tutte le sue forze. O Matilde, che cosa eri tu sulla Terra! Un sole tra gli esseri leggiadri che appartenevano alla tua specie. E che cosa sei ora? Un’ombra misera di un arido cespuglio, illuminato dalla mezza luce dell’ultimo quarto di luna! O Signore! Esseri che dopo un secolo escono dalla tomba non potrebbero avere un aspetto peggiore”.

                        20.              Dopo queste parole l’ufficiale si gira di nuovo verso Matilde e dice ad alta voce: “Ho riflettuto su quanto mi avete detto e sono veramente giunto sulle tracce di questa persona. Di certo la troveremo. Solo devi armarti di vera pazienza e bandire da te tutto ciò che ha ancor sempre odore di passione. Devi rivolgere ogni amore al Signore e lasciar stare Peter. Allora il Signore provvederà alla tua felicità, poiché presso Dio sono possibili tutte le cose! – Tu una volta temevi Dio, e questo era bene; il timore per Dio, infatti, è il primo gradino per la sapienza. Ma ora devi amarLo sopra ogni cosa, e questo ti procurerà la sublime beatitudine ed una bellezza celestiale per l’eternità!”.

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Cap. 242

Continuazione della storia di vita di Matilde

Rivelazioni molto tristi

                          1.                Dice Matilde come a se stessa: “Ma queste sono proprio le parole del mio maestro celestiale! ‘Presso Dio sono possibili tutte le cose!’ questo era il suo motto. Poi la frase meravigliosa: ‘Amare Dio sopra ogni cosa, è il perfezionamento della sapienza e con ciò la beatitudine sublime!’ è di nuovo tutta del mio maestro! Gli somiglia anche abbastanza, mi sembra solamente un po’ troppo giovane. Può aver avuto questo aspetto quando aveva circa vent’anni. Vuoi vedere che è lui! Ma ora, mio povero cuore, calmati, devi fare in modo che lui non se ne accorga! Segui invece il suo insegnamento divino, e ne raccoglierai sicuramente i frutti d’oro! O Dio, non può essere che lui! Solo dal suo purissimo cuore possono sorgere insegnamenti simili e presto maturano per l’azione benedetta!”.

                          2.                L’ufficiale dice fra sé, poiché anche lui percepisce queste parole interiormente: “Oh, quale meraviglioso spirito in quest’anima così orribile! Se solo potessi venir a sapere che cosa le è successo! Come può uno spirito tanto meraviglioso aver trascurato così la sua anima? Si dovrebbe essere dell’opinione che un cuore puro pieno d’amore, di verità, di tolleranza e di umiltà dovesse avere di conseguenza il completo perfezionamento dell’anima. Ma, a quanto pare, qui non è così. Strano! In seguito le deve essere accaduto qualcosa, altrimenti non potrei spiegarmi il fatto. Se ripenso al passato, mi ricordo quanto era prosperoso questo essere nella sua carne fanciullesca! Ed ora qui, o Dio, è un’immagine della miseria e della più grande necessità! Miseri stracci coprono la sua forma scheletrica e sono appena sufficienti a coprire le sue parti intime. Mio Dio, abbi pietà e misericordia di questo povero essere!”.

                          3.                Dopo queste parole l’ufficiale si rivolge di nuovo amorevolmente a Matilde e dice: “Ascolta, mia cara amica! Non vorreste dirmi in confidenza com’è potuto succedere che tu ti sia ridotta così con la tua anima? Mi ricordo di averti visto nel fiore dei tuoi anni terreni qui a Vienna da qualche parte. Allora eri un modello di pienezza e prosperità femminile; ed ora! Se non ti disturba, dimmi la ragione per cui tu sei decaduta così nella tua anima, pur avendo un simile spirito meraviglioso!”.

                          4.                Dice Matilde: “Nobile amico, sembra che tu abbia molta compassione per me! Non ho più ragione di voler in qualche modo trovar delle scuse qui nel mondo degli spiriti, dove ci viene proclamato dai tetti come si è vissuto nella carne sulla Terra. È vero che il mio spirito era ed è uno di quelli che davvero non appartengono alla specie peggiore. Ma a questo spirito purtroppo venne data una massa di carne troppo lussuriosa che più si formava tanto più diventava sensuale. – La mia condizione non mi permetteva di soddisfare la mia carne in quel modo naturale, come facevano le donne di malcostume. In parte frequentando ragazze che si trovavano nelle mie stesse condizioni, in parte a causa della mia natura diventata molto sensuale, scoprii dei mezzi per soddisfarmi artificialmente. Questo però mi danneggiò talmente che, poco dopo mi venne la cosiddetta clorosi[4]. Un medico dopo l’altro venne chiamato e consultato. Allora piovvero ricette e medicine, con le quali la mia natura si eccitava ulteriormente, tanto da dover servirmi ancor di più della masturbazione artificiale per non impazzire.

                          5.                Due volte fui vicina al suicidio! Già nel mio diciassettesimo anno di età la mia carne raggiunse un tal grado di sensualità che avrei voluto tagliarmi un pezzo di carne dopo l’altro dal corpo con un indescrivibile piacere. Se non mi fossi sposata nello stesso anno su consiglio di un medico ragionevole, sicuramente l’anno seguente avrebbero trovato il mio cadavere mutilato.

                          6.                È strano! Il mio spirito rimase sempre limpido e colmo delle migliori intenzioni, ma esse erano purtroppo impotenti per porre resistenza alle tempeste della carne. Piangevo spesso come una bambina per la mia natura snaturata, ma non serviva a niente; dovevo avere un uomo, altrimenti non trovavo quiete nella mia carne. Per fortuna ebbi un marito molto sensuale. Guarì la mia carne che ingravidò già nel primo anno e trasse dal mio corpo degenerato l’ultimo frutto rimasto, – e poco tempo dopo per mio marito sopraggiunse la morte.

                          7.                È vero che in questo modo divenni sobria ed acquisii di nuovo anche un buon aspetto. Nella mia anima però in seguito scorsi lo stesso uno sgradevole languore, che si esprimeva tangibilmente in una certa ripugnanza per tutto il bello, buono e vero. Frequentavo compagnie, teatri, concerti, viaggi estivi da un bagno termale all’altro, radunavo intorno a me d’inverno una cerchia di uomini e donne tra i più spiritosi. Tutto però fu inutile, la febbre che consumava la mia anima non si fermava.

                          8.                Solo il pensiero del mio primo maestro aveva il potere di portarla in una condizione migliore, purtroppo solo per un istante. Il mio spirito era certo lo stesso, pieno della migliore volontà; ma la carne dell’anima era divenuta terribilmente debole. E nonostante la migliore volontà non potei più venirne fuori, né sulla Terra ed ancor meno qua nel mondo degli spiriti.

                          9.                Ora sapete tutto e comprenderete facilmente il motivo per il quale sono arrivata in questo misero stato. Se il mio maestro fosse rimasto al mio fianco, a quest’ora starei sicuramente meglio. Ma a Dio, il Signore, probabilmente non è piaciuto lasciar perire un angelo in un’orgogliosa dimora; per questo Egli tolse alla casa l’angelo custode. Ed essa è perciò decaduta in tutti i vizi dei grandi, ed io, l’unica figlia di questa casa, sono decaduta assieme ad essa. Io qui sono quanto mai misera. Ma dove sono i miei genitori e come stanno essi ed il mio consorte, questo lo saprà unicamente il Padre celeste. Auguro a tutti loro un’esistenza migliore della mia; ma purtroppo non staranno meglio di me. Chissà se non sono perduti completamente!”.

                        10.              Risponde l’ufficiale: “Mia carissima, è andata proprio male con te! Ma non disperati per questo, vieni invece subito con me dal Signore. Egli è qui per aiutare tutti coloro che invocano il Suo Nome e si rivolgono a Lui. Seguimi senza timore e soggezione, perché solamente presso di Lui tutte le cose sono possibili!”.

                        11.              L’ufficiale si affretta con Matilde da Me e dice: “Signore, Tu santissimo, buon Padre migliore! Non ho certo bisogno di farTi notare che cosa manca a questo essere. Poiché Tu, al quale sono note tutte le cose dall’eternità, lo sai meglio di me. Per questo non posso far altro che pregarTi con un cuore pieno di affetto che Tu voglia essere pietoso e misericordioso con questa povera donna! La Tua santissima Volontà paterna sia fatta!”.

                        12.              Dico Io: “Donna, che cosa vuoi che Io faccia per te? Parla!” – Risponde Matilde: “Signore! Tu onnipotente eterno Iddio, Creatore di tutte le creature e Padre santissimo di tutti gli angeli ed uomini! Tu vedi qui dinanzi a Te una grande peccatrice segreta e sai benissimo quali demoni hanno distrutto così malamente la mia carne e con questa anche la mia anima. Non sono stata io! La mia volontà, infatti, era sempre contraria secondo il mio puro riconoscimento, ed avvertivo ognuno dei grandi mali della masturbazione. E ciononostante sono stata proprio destinata io per questo terribile male! Io – nello spirito la più grande nemica di questo – dovevo diventare addirittura vittima del drago della carne!

                        13.              O Signore, questo è molto pesante! Chi piantò un simile dannoso pungiglione nella mia carne? Impossibile che sia stata io stessa, visto che sono stata solo la vittima sofferente di questo pungiglione. Ero spinta come con delle fruste roventi! E spesso, proprio quando avevo fatto serissimi proponimenti di non voler più commettere questo male nel Tuo santissimo Nome, ecco che la brama si risvegliava con violenza decuplicata, ed io cedevo a quest’impulso peggio di prima. Dopo tale silenziosa soddisfazione satanica veniva su di me certamente sempre il pentimento e dilaniava in me ogni sentimento di una speranza migliore. O Signore, o Padre santo! Perché dovevo essere proprio io così infelice?

                        14.              Fino all’età di circa sedici anni sona stata di un’innocenza così pura, come ce ne sono state ben poche. Perché ho dovuto perdere il mio vero angelo custode nel mio maestro? Perché dopo è stato concesso a Satana di mettermi come maestri, al posto dell’angelo, degli spiriti infernali? O Dio misericordioso! Perché dovevo essere proprio io così infelice nel tempo e forse anche nell’eternità?”.

                        15.              Dico Io “Sì, mia cara figlia! Come stanno ora le cose con te e come stavano allora, lo sapevo già da lungo tempo. Ed anche come e perché! Perciò Io non ti ho chiesto di questo, ma solo ciò che vuoi che Io faccia con te! E vedi, a questa domanda non Mi hai ancora dato la risposta. Dunque, Mia cara, parla! In seguito si troverà abbastanza tempo in cui verrai in chiaro sulle tue condizioni di vita terrena!”. – Risponde Matilde: “O Signore, Padre santissimo, Tu sai meglio di tutti di che cosa ho bisogno! Se è la Volontà Tua, allora aiutami in ciò che mi manca! Perché solo a Te tutte le cose sono possibili!”.

                        16.              Continuo Io: “Ma tu credi proprio che Io sia il vero, eterno Dio, Creatore e Padre? Poiché vedi, Io sono solamente un uomo come ne vedi molti qui! Come può dunque un uomo essere uguale a Dio, oppure è Dio anche solo un uomo?”.

                        17.              Risponde Matilde: “Tu sei Cristo, chiamato Gesù, il Salvatore degli uomini, ed ogni Parola dalla Tua Bocca ha in sé la vita. Ed a colui che dai la Tua Parola, costui ha ricevuto da Te anche la vita eterna, poiché le Tue parole non sono quelle di un uomo. Ma se queste donano la vita eterna a colui che le accoglie, come non dovresti essere Tu Colui che tutti gli angeli, i soli ed i mondi adorano come il loro vero Padre, Dio, Creatore e Giudice eternamente santo? La loro essenza, infatti, sei solamente Tu attraverso la Tua Parola onnipotente!

                        18.              Quando Tu, o Signore e Padre, percorresti sulla Terra la via della carne dalla Tua pienezza di Potere, Sapienza ed Amore, dicesti anche Tu come uomo: ‘Chi vede Me, vede anche il Padre! Poiché Io ed il Padre siamo una cosa sola!’. Se Tu, o Signore Gesù, allora nella carne eri Uno col Padre, come non dovresti esserLo ora? Soltanto Tu lo sei. Il mio cuore mi dice che Tu sei l’eterno Amore! E così accoglimi nel Tuo Amore misericordioso, Padre santo!”.

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Cap. 243

Grazia e misericordia del Signore

Due separati possono ritrovarsi dinanzi a Dio

Beate delizie dei cieli sublimi

                          1.                Dico Io: “O donna! O figlia! Grande è la tua fede e molto amore alloggia nel tuo cuore! Ti sia fatto secondo la tua fede e la forza del tuo amore! – Mia cara figlia, ora stai davanti a Me affamata, assetata ed ignuda. Il cibo col quale hai nutrito sulla Terra la tua anima, infatti, era un cibo cattivo e magro. Se tu non fossi stata nutrita nei primi anni della tua vita terrena nello spirito, e se la tua anima fosse passata completamente nel marciume della vita del verme più ripugnante con lo spirito completamente muto, saresti certamente perduta. Allora sarebbe stato quasi impossibile salvarti. Come, infatti, è impossibile tenere in vita un pesce nell’aria libera, così è impossibile tenere in vita nell’etere della luce celeste anime che sono sprofondate da se stesse nel pantano dei vermi. Poiché dove il drago vive una vita di morte, là anche il suo vermicaio vive di morte!

                          2.                Ma poiché sei stata nutrita nel tuo spirito, il successivo nutrimento marcio non fu in grado di corrompere tutta l’anima tua. Il nutrimento precedente del tuo spirito, infatti, ha condito, per quanto possibile, il misero nutrimento mondano della tua anima, e gli ha tolto il veleno mortale. Ma che la tua anima con un tale cibo non poté procurarsi nessun grasso, spero che sarai in grado di capirlo. Ora però, grazie alla tua fede ed al tuo amore, ti voglio dare del nutrimento proveniente dai Cieli ed una veste migliore, questa ti aiuterà ad avere un aspetto più bello. Robert, porta qui pane e vino ed una veste nuova!”.

                          3.                Non appena Io dico questo, Robert vede dietro di sé una specie di bottega con pane e vino ed un fagotto, in cui si trova la veste richiesta. Egli porta pane e vino, mentre la sua donna Helena porta il fagotto nel quale si trova la veste richiesta. Io benedico il pane ed il vino e li faccio porgere a Matilde ed all’ufficiale. Quando lei, con un inesprimibile sentimento di ringraziamento, ha consumato il pane ed il vino con l’ufficiale, diviene all’istante più perfetta, assume un bell’aspetto giovanile e non sa più che cosa fare per pura gratitudine. Ora riceve anche una bella veste azzurra, con rifiniture rosso purpureo, che le sta molto bene.

                          4.                Quando Matilde sta ora lì così ben rifocillata, comincia a piangere ad alta voce per la gratitudine, l’amore e la beatitudine. Ora già bella come un fiore celeste, cade sulle ginocchia davanti a Me e dice singhiozzando: “O santissimo Padre! Solamente il mio cuore può sentirlo, ma la mia debole lingua non riesce ad esprimere cosa sento ora per Te! Il Tuo Amore e la Tua Grazia sono infinitamente grandi! Ma fin dove giunge ora il sentimento di questa nuova vita a me data e risvegliata mediante la Grazia Tua, Ti sento come il santo, eterno purissimo Amore! O Tu caro Padre! Il Tuo Nome Gesù sia santificato in eterno, in eterno, in eterno!!”. – A queste parole lei è talmente sopraffatta dall’amore per Me, che cade completamente distesa con la faccia a terra.

                          5.                Anche l’ufficiale viene talmente sopraffatto dall’amore, che comincia a piangere anche lui. Io però lo esorto: “Amico, riprenditi! Perché la beatificata avrà presto bisogno della tua forza. Tu l’hai portata fin qui e perciò sarai d’ora in poi la sua guida! Bada al suo spirito!”.

                          6.                Dice l’ufficiale: “Sì, mio carissimo Padre, Signore e Dio, la Tua Parola deve essere in eterno la vita nel centro del mio cuore! Su di noi sono scesi talmente tanto Amore e tanta Misericordia provenienti da Te, o Padre santo, che nell’animo siamo ancora troppo deboli per sopportare una simile pienezza di beatitudine. Ma il santo tempo del Tuo Regno ci renderà familiari il Tuo immenso Amore e la Tua immensa Grazia. Tutto il mio essere però sia un eterno ringraziamento per un tale Amore e per una tale Grazia da parte Tua per noi poveri peccatori. La grande sapienza non sarà un affare nostro, perché per questo hai Tu, Padre santo, creato angeli traendoli dalla fiamma della Tua Luce, affinché cantino e lodino l’infinita maestosità delle Tue Opere. Noi però Ti vogliamo lodare in umiltà soprattutto nei nostri cuori, perché Tu solo sei il nostro Amore e la nostra Vita!”. – Poi si rivolge a Matilde e Dice: “Carissima sorella Matilde, alzati e guarda quanto è buono, amorevole e mite il nostro vero Padre santo!”.

                          7.                A questo punto Matilde si alza, ebbra di gioia si guarda intorno e riconosce ora nell’ufficiale il suo maestro Peter. Ancora a terra, in ginocchio, esclama: “O Dio, o Padre! In verità Tu sei certo veramente troppo buono e pieno d’Amore! Non solo hai reso me, quale peccatrice assai indegna, indicibilmente beata con la grande abbondanza della Tua Grazia, del Tuo Amore e delle Tua Misericordia! Ma posso anche incontrare il maestro qui davanti al Tuo santissimo volto, il quale mi ha già indicato sulla Terra le vie che portano a Te. Ora vengo affidata a questo maestro da Te per l’ulteriore insegnamento. A quali sublimi meraviglie verrò da lui guidato, diventerò sempre più pura per contemplare degnamente il Tuo volto divinamente bello! Sono ancora qui nella città nella quale sono stata infelice nel corpo come nell’anima; ma non è il luogo che per me rappresenta il Cielo, ma la Tua visibile santissima presenza. Dove sei Tu, o Signore, qui vi è anche il Cielo più alto! Il mio cuore e tutto il mio essere siano a Te, o Padre, completamente consacrati! Il Tuo santissimo Nome Gesù sia santificato!”.

                          8.                Dal fondo si fa avanti l’arcivescovo Migatzi verso di Me e dice: “Signore e Padre, questo essere, ora così grazioso come la più bella stella dei Tuoi Cieli, ci confonde veramente tutti! Questa santa purezza del suo linguaggio, quest’amore ed illimitata gratitudine! In breve, in tutti i suoi atteggiamenti si cela una vera magica dignità, tanto che tutti noi ne siamo estasiati. Ci insegna a tutti a riconoscerTi completamente e bene! O Signore, eterno, purissimo Amore! Quale sublime gratitudine Ti dobbiamo tutti per questa trasfigurazione!”

                          9.                “Dico Io a Migatzi: “Amico e fratello Mio, questo non lo dà la sapienza, ma solamente l’Amore! Perciò attenetevi tutti all’amore se volete essere con Me nei Cieli! Certo, voi sarete con Me in ognuno dei tre Cieli principali e camminerete al Mio cospetto – ma nel modo come avviene qui solo mediante l’unico Amore. Questa Matilde ha il giusto grado d’amore e sarà perciò anche con Me nei Cieli dove presto arriveremo. Va’ ed annuncia questo a tutti quelli che sono qui!”.

                        10.              Migatzi Mi ringrazia fervidamente per quest’insegnamento e va subito verso la grande folla ed annuncia questo a tutti.

                        11.              L’ufficiale però Mi dice nel suo grande amore: “Signore, vedi, noi ora siamo qui così beati che di più non è possibile; ma lì stanno ancora in riga i miei soldati! Che cosa sarà di loro?”. – Dico Io: “Lasciali deporre le armi, perché d’ora in poi non ne avranno più bisogno. Nel Mio regno si combatte unicamente con le armi dell’Amore!”.

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Cap. 244

Il maresciallo giudeo, un fervido amico del Messia nello spirito di Davide

                          1.                L’ufficiale va ora dai combattenti in riga e dice: “Fate attenzione, fratelli! Fino ad ora sono sempre stato il vostro comandante, voi mi davate obbedienza com’è doveroso da leali e retti combattenti. Ma poiché foste grandi nella virtù dell’obbedienza, così è piaciuto a Dio, il Signore, lasciarvi, anche dopo la morte del vostro corpo, qui nel mondo degli spiriti sotto il mio comando, finché voi, attraverso il mio insegnamento e le mie esortazioni, sarete portati ad un punto dove sarete capaci di una più libera contemplazione della vita.

                          2.                Eravamo tutti presi da condizioni di dovere imposte dal mondo, sebbene sapessimo di trovarci già da tanto tempo nel mondo degli spiriti, ed abbiamo continuato a servire l’imperatore, anche se verso di lui non avevamo più nessun dovere. Ed abbiamo prestato perfino un buon servizio, perché scoprimmo per primi le segretissime congiure ed influimmo così sui funzionari pubblici ancora viventi nel mondo affinché si accorgessero degli intrighi segreti dei nemici che avevano ostili sentimenti verso l’ordine costituito. E così abbiamo servito anche da spiriti lo Stato terreno fino a questo momento nel quale ci troviamo adesso.

                          3.                Ma ora per noi tutti subentra una condizione di vita completamente diversa. Il servizio per il mondo cessa, ed uno puramente spirituale, nel Nome di Dio il Signore, subentra al suo posto per l’eternità. Continueremo a combattere nel regno di Dio, ma non più con le armi della morte, bensì con le armi della vita. E queste armi meravigliose e potentissime si chiamano: l’amore per Dio, il Signore e l’amore per i nostri fratelli e sorelle che si trovano ancora nella grande miseria del loro spirito. Perciò deponete le armi! Esse sono comunque nient’altro che puri lembi di pensieri della nostra forza d’immaginazione portati qui dalla Terra, e perciò non c’è niente nella loro perdita apparente.

                          4.                Guardate però là! Un Uomo dall’aspetto meraviglioso che discute ora con una vergine celestiale, la quale beatissima sta dinanzi a Lui: quest’uomo è Gesù, il grande Salvatore del mondo, e nello stesso tempo è Dio nella medesima persona, il sommo Essere stesso, l’unico Creatore di tutti gli spiriti e mondi materiali! – Questo eterno Signore dell’Infinità vi chiama dalla mia bocca, affinché vi possa dare la vita eterna. Perciò deponete subito le armi e seguitemi da Dio, l’onnipotente Padre e Creatore dell’Infinità!”.

                          5.                A questo discorso pieno di spirito e vigore dell’ufficiale, tutti depongono le armi a terra e vengono davanti a Me con l’ufficiale stesso. – Quando si sono messi in un semicerchio intorno a Me, li benedico subito tutti. E tutti Mi glorificano unanime con le più toccanti parole di vita, in particolare un maresciallo che in quest’occasione è un perfetto oratore.

                          6.                Questo maresciallo sulla Terra era di fede ebraica e riteneva fermamente che il Messia dovesse ancora venire, e che, secondo un mistico conteggio della cabala giudaica, sarebbe proprio questo il tempo nel quale il Messia dovrebbe apparire al mondo per radunare nuovamente il Suo popolo, gli ebrei, nella Terra Promessa, per innalzare questo a popolo potentissimo della Terra. Con una simile credenza, il nostro maresciallo è passato in questo mondo degli spiriti aspettando con forte desiderio il grande Messia. Quando però l’ufficiale aveva portato alla truppa la notizia della loro chiamata nel Mio Regno, il maresciallo pensò all’inizio che Io fossi l’atteso grande Messia degli ebrei; solo rimase perplesso del fatto che Io chiamassi anche gli altri che non erano ebrei.

                          7.                Quando però l’ufficiale menzionò il Mio Nome dinanzi alla truppa, al maresciallo si accese una potente luce e disse ad un camerata, anch’egli ebreo che pure aspettava con fervore il Messia: “Senti! Ora mi pare tutto chiaro – ce Lo siamo lasciato scappare. Le profezie concordavano meglio di tutte su Gesù! Ma la stupidaggine: ‘Dalla Galilea non sorge nessun profeta!’ ha accecato milioni di uomini. Il Messia è, secondo Davide, Jehova stesso e non ha bisogno di venire al Suo popolo sotto le spoglie di un profeta. E perciò Egli può scegliere proprio la Galilea per non indurre la stupidità umana a ritenere alla fine che il Signore di tutti i profeti fosse un profeta, poiché Egli proveniva proprio da lì da dove non può mai sorgerne uno. Per dirla in breve, Gesù, nato a Nazareth in Galilea, era l’atteso Messia! Noi ce Lo siamo sempre lasciato scappare, ma adesso noi due non lo perderemo più! Quando ci troveremo dinanzi a Lui, lascia parlare me! Gli esporrò la nostra madornale cecità e dopo proferirò per tutti una lode proprio alla maniera di Davide”.

                          8.                Questo maresciallo agì poi da oratore principale per tutti gli altri soldati ed è oramai uno dei Miei adoratori più ferventi, tanto che tutti si meravigliano altamente della sua elevata eloquenza autenticamente orientale.

                          9.                L’ufficiale dice dopo un po’: “Io ero sulla Terra il suo superiore e lo sono stato pure in questo mondo. Ora egli è un serafino nella sapienza, ed io, con tutta la mia conoscenza teosofica acquisita sulla Terra, sono un vero asino! Guardate solamente queste immagini meravigliose, se si fosse una pietra, si dovrebbe divenire di una tenerezza eterica di fronte ad un discorso simile! Se lo avesse almeno scritto, potrei leggerlo di seguito mille volte. Quanto è stupenda per esempio la frase:

                        10.              ‘Là, eterno Padre, dove infinite miriadi di stelle avvolgono con santo brivido il loro volto puro col velo oscuro della notte, dove l’aquila splendente ed il fulgido cigno tengono eterna sorveglianza alle vie di Dio e guardano, perennemente stupiti, nelle incommensurabili profondità delle Opere Tue, là era diretto anche il mio occhio stanco, umido di lacrime e con santa malinconia aspettava con l’aquila ed il cigno sulla grande via di Jehova il grande Promesso!’.

                        11.              Sola quest’immagine ho tenuto in mente e vi ho trovato una così alta sapienza e verità, che ho cominciato a rabbrividire! O Signore, com’è arrivato quest’ebreo così improvvisamente a questa sapienza di vera lirica celeste? Anche l’immagine del vecchio cedro del Libano, della vetta dell’Ararat, dell’Eufrate e del Gange, della culla di Giuda, del fiore del deserto, o Dio, che cosa si cela in queste immagini! O Signore, dà anche a me un po’ della sapienza del mio ex maresciallo!”.

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Cap. 245

Amore come fonte principale di ogni sapienza e forza di espressione

Arte poetica dell’intelletto e del cuore

Preghiera dell’ufficiale per più amore e risposta del Signore

                          1.                Dico Io: “Amico Mio, non hai mai notato che gli uomini che si trovano nel bel mezzo dell’amore, sono i poeti più delicati? Dunque l’amore è quasi sempre la sola madre della vera lirica. Un Davide bruciava d’amore per Me come per gli uomini, ed era proprio per questo uno dei più grandi lirici. Suo figlio Salomone era, finché amava, veramente sapiente, nel senso vero della parola. Ma quando il suo giusto amore sprofondò nella carne delle donne, divenne presto sciocco e debole nelle parole e nei fatti.

                          2.                Considerate il Mio Giovanni! Quest’apostolo aveva l’amore più profondo per Me e per questo anche il più grande fervore nell’esposizione della Mia Parola. E nelle sue parole sta anche la massima sapienza come in nessun altro apostolo. A lui fu data perciò anche la più profonda rivelazione. Così puoi percorrere l’intera storia della Terra e troverai la vera lirica e la vera sapienza presso quegli uomini che hanno il cuore al posto giusto.

                          3.                Anche gli uomini di cultura poetano e fanno molto chiasso, ma in questo non v’è altro al massimo che una ricerca affannosa del soldo perduto nella notte del loro cuore. A volte riescono a trovare la traccia del soldo, ma quando lo vogliono raccogliere, scivolano, perché il terreno sul quale essi stanno è assai malfermo.

                          4.                Perciò la cosiddetta sapienza mondana è proprio la più grande follia dinanzi a Me. Ciò che l’uomo ottiene con l’intelletto in cento anni con fatica grande, te lo dà il vero amore in un secondo. Poiché Io stesso sono l’Amore nell’uomo! Quanto più si perfezione il suo amore, tanto più si schiude la Mia Immagine in lui.

                          5.                L’intelletto però è solamente uno scrigno nel quale l’amore custodisce i suoi tesori conquistati. Ma che cosa vi può trovare lì l’anima se, in tempi migliori, vi ha posto un qualsiasi tipo di amore che ora è spento e che vi giace in tali vani oscuri così disperso ed arrugginito che anche il lavoro più faticoso dell’anima può ottenere al massimo poco o persino nulla? Va in una cantina oscura, cerca un soldo perduto e non lo troverai. Ma se accendi una buona luce, troverai presto il soldo se hai nella ricerca una giusta pazienza.

                          6.                Vedi, questo maresciallo ha sempre avuto un giusto amore per Dio, che egli tuttavia conosceva solamente come Lo poteva conoscere dalle Scritture del Vecchio Testamento. Egli amava dunque già oltre misura la Divinità senza conoscerLa. Quanto dunque dovrà essere grande il suo amore se fa una conoscenza personale con la Divinità, com’è adesso il caso! Ed è proprio quest’amore che gli conferisce una tale sapienza lirica. Se anche tu ne vuoi un’uguale, devi far tuo quest’amore. Tu Mi ami moltissimo, ma il maresciallo Mi ama ancor di più. Come questo sia possibile, te lo mostrerà chiaramente il seguito più prossimo”.

                          7.                Dice l’ufficiale: “Signore, io veramente non capisco come possa essere possibile amarTi ancor di più. Per il Tuo Nome santissimo, infatti, io Ti amo con tutte le mie forze! E così mi sarebbe praticamente impossibile amarTi, o Signore e Padre, ancor di più al di là di ogni cosa. Signore, amplia perciò il mio cuore ed accresci la fiamma dell’amore vitale, allora anch’io diventerò nell’amore per Te come un Atlante che porta il cielo intero sulle sue spalle!”.

                          8.                Rispondo Io: “Caro amico Mio, ciò che vuoi da Me, è rimesso a te stesso! Poiché d’ora in poi sarai tu solo il creatore e trasformatore del tuo essere e del tuo amore. Domanda però al maresciallo: come? – ed Egli te lo dirà”.

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Cap. 246

Sulla fonte della sapienza sublime

Accenno per il raccolto dell’Amore divino

                          1.                L’ufficiale si rivolge ora al suo ex maresciallo e gli dice: “Ascolta, mio stimatissimo amico! Per alcuni anni sei stato nella mia compagnia ed hai svolto il tuo servizio sempre con la mia massima soddisfazione. Se la morte non ci avesse sorpreso sul campo di battaglia, saresti diventato senz’altro ufficiale. In questo mondo però, secondo l’Ordine divino, non è stato possibile pensare ad un ulteriore avanzamento d’ufficio, finché il Signore di tutte le cariche mondane e celesti non ci aiuterà ad ottenerlo.

                          2.                Siamo ora giunti dinanzi alla santissima Presenza del grande Sovrano assoluto dell’Infinità per Misericordia e Bontà Sua. Noi Lo abbiamo conosciuto da un lato da cui difficilmente potrebbe conoscerLo la Terra intera ed abbiamo trovato Grazia presso Lui senza averne il minimo merito.

                          3.                A quanto pare però tu sei arrivato vicino a Lui più di tutti noi. Poiché quando tu parlavi con Lui in quella maniera sublimissima mai udita prima, ho io stesso scorto lacrime nei Suoi divini occhi santissimi. E, amico, questo è un fatto che l’intera l’infinità difficilmente potrà afferrare!

                          4.                Dimmi, come hai fatto a raggiungere una simile enorme sapienza? La possedevi già sulla Terra, oppure l’hai acquisita un po’ alla volta in questo mondo attraverso l’onnipotente influsso di Gesù Cristo, il Signore dell’Eternità? So bene, per averlo sentito dalla Bocca di Dio stesso, che il tuo grande amore per Lui ti ha aiutato ad ottenere tale sapienza. Ora però viene la questione principale:

                          5.                Come sei giunto a quel potente amore, dal quale rifulge nel tuo cuore una simile sapienza che difficilmente si può scorgere nel petto fiammeggiante di un cherubino? Il Signore stesso mi ha indirizzato a te. Sii dunque così buono e dammi a questo un’indicazione! Io amo Gesù, il Signore, con tutte le mie forze, e non saprei veramente come potrei amarLo ancor di più. Ma poiché tu lo sai, allora dimmi come può essere possibile ciò che finora a me è impossibile?”.

                          6.                Risponde il maresciallo: “Mio capitano, amico mio! La tua stessa massima ‘Presso Dio sono possibile tutte le cose’ dovrebbe mostrarti che l’amore per Dio è tanto poco limitato quanto le conoscenze su Dio sono illimitate. Come arrivi ora ad una simile domanda? Puoi vedere di più di quanto la luce ti permette? E la luce può essere più forte di quanto la luce genera? Ma se hai un materiale per illuminare una grande stanza, che è l’unica che ti serve per il tuo lavoro, perché allora scomponi il materiale per illuminare anche altre stanze nelle quali per intanto non hai nulla da fare?

                          7.                Raccogli il materiale solo per l’illuminazione di una stanza! Una volta illuminata questa, in modo che all’interno potrai scorgere tutto chiaramente come alla luce del giorno, solo allora aprirai porte e finestre. Dalla stanza principale penetrerà poi abbastanza luce nelle stanze vicine e le illuminerà a sufficienza. Se non raccogli, allora già disperdi per questo, perché tu non raccogli. Devi dunque raccogliere e risparmiare, se vuoi giungere ad una grande ricchezza!

                          8.                L’amore è la ricchezza più grande dei Cieli; a questo si deve ambire. E una volta che si ha, non lo si deve subito lasciare in balia di tutto il mondo. L’amore per il prossimo è uguale all’amore per Dio. Esso però deve esistere solo in opere per amore di Dio, tuttavia mai direttamente nella fiamma del cuore, ma deve essere rivolto al prossimo solo attraverso Dio, altrimenti indebolisce l’amore per Lui. Guarda la tua bellissima Matilde! Tre quarti del tuo cuore sono dedicati a lei, mentre dovrebbero essere riservati solo al Signore! Riesci ora a vedere il motivo della debolezza del tuo amore?”.

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Cap. 247

Amore per Dio ed amore per le donne

Ogni amore deve procedere dall’amore per Dio

                          1.                Dice l’ufficiale: “Ti ringrazio, caro fratello, per la tua magnifica spiegazione. Sì, hai perfettamente ragione, l’amore per l’essere umano è in me ancor di gran lunga più forte dell’amore per Dio, il Signore, che è la causa prima di ogni amore! – Le donne però hanno più facilità con l’amore per Lui che noi esseri maschili, poiché loro amano in Dio certamente anche l’uomo perfettissimo all’infinito, ciò che si accorda molto bene con la loro naturale polarità. Con noi maschi, però, le cose stanno un po’ diversamente. Noi non potremmo mai essere così innamorati di un perfettissimo essere maschile come di un essere femminile, perché questo così è fondato nella natura.

                          2.                Perciò penso che ci debba essere una considerevole differenza tra l’amore per la donna e quello per Dio. Si deve amare Dio, il supremo Essere Primordiale, del tutto diversamente da come si ama una donna. E così penso che un modesto amore per una donna meravigliosa possa esistere accanto all’immenso amore per Dio. L’amore per Dio deve essere della massima purezza, mentre l’amore per la donna può sempre essere qualcosa di sensuale. L’amore per la donna rimane attaccato per la maggior parte alla forma, mentre l’amore per Iddio è una pura intima contemplazione dell’infinita Perfezione della Divinità ed una lode sublime del Suo purissimo Amore e Bontà! Penso che in fondo sarebbe un vero insulto alla Divinità se si amasse Dio con lo stesso sentimento di come si ama una donna.

                          3.                Io sono perciò dell’opinione che Matilde, ora salvata, non mi può nuocere minimamente nell’amore per il Signore, al contrario, mi può solamente aiutare ad avere un amore per Lui ancora maggiore”.

                          4.                Dice il maresciallo: “Credere rende certamente anche beati, ma io mi attengo unicamente alla beatitudine del puro amore per Dio. L’uomo ha solamente un cuore e quindi può avere solamente un vero amore dal quale poi, quando l’amore dominante è maturato, possono procedere tutte le altre specie di amori secondo l’Ordine divino. E così io sono dell’opinione che si debba dapprima essere completamente fermi nell’amore per Dio; solo dopo si potrà cogliere tutto nella più bella armonia. Se però si è ancora vacillante in quest’amore e non si sa bene come si possa amare Dio più di una donna ben fatta – allora, amico, la vera sapienza dello spirito è un po’ ancora lontana!

                          5.                Vedi, il cuore ha solamente una cameretta per l’amore, e questa deve essere nello stesso tempo per Dio come anche per il prossimo e viceversa. Se ami giustamente, allora non puoi amare Dio diversamente da come ami una donna, ed una vera donna non la puoi amare diversamente da come ami Dio, perché il cuore dell’uomo è capace solamente di un vero amore. Ciò che è di più, appartiene all’amor proprio e non è adatto per il Regno di Dio.

                          6.                Come hanno amato il Signore un Giovanni, un Giacomo, un Pietro, come anche un Paolo? Come Lo amò una Maddalena e mille altri ancora? Vedi, essi erano completamente innamorati di Lui, ne erano innamorati di alcuni gradini più intensamente di quanto non lo sia tu della tua soavissima Matilde. E proprio un simile essere innamorato per il Signore ha costituito in questi esseri la base per cui essi, quali veri innamorati del Signore, sono diventati i più prossimi Suoi amici più intimi e maestri dell’amore e della sapienza. Là dietro al Signore stanno Pietro, Paolo e Giovanni. Va da loro e domanda se ho detto una sola sillaba non vera!”.

                          7.                Dice l’ufficiale: “Che cosa dici? Paolo, Pietro e Giovanni, quello che ha scritto la famosa Apocalisse, sarebbero lì? E precisamente quei tre uomini solenni dietro il Signore?”. – Risponde il maresciallo: “Sì, sono proprio loro, come hanno amato e vissuto”. – “Continua l’ufficiale: “Ebbene, devo andare subito da loro per far loro i miei complimenti! È vero che non ci tengo proprio ai complimenti, ma quando hanno un motivo alla base sono nell’ordine e non devono mancare. Onore a loro come si conviene!”.

                          8.                Dice il maresciallo: “Amico! Qui però, per quanto mi dice il cuor mio, esiste un solo complimento, e questo consiste per tutti nel puro amore! Ma se hai amore per Dio, il Signore, allora comprendi in quest’amore anche Pietro, Paolo e Giovanni come anche tutti i Cieli. Con complimenti di stile terreno qui non c’è niente da fare. Perciò io penso che tu debba tributare i tuoi onori solamente al Signore, tutto il resto viene poi da se stesso”.

                          9.                Risponde l’ufficiale: “Sì, tu hai perfettamente ragione! E devi aver ragione anche in tutto, perché sei iniziato così profondamente nella vera sapienza. Non dovrebbe però nuocere mettersi in intesa assai benevola con quei tre primi apostoli del Signore. Noi, infatti, dobbiamo supporre che questi tre siano, dopo Dio, il Signore, i primi spiriti dell’intera infinità. Perciò, secondo me, converrebbe almeno presentarsi davanti a loro e salutarli quali primi amici del Signore!”.

                        10.              Dice il maresciallo: “Fa’ quello che vuoi! Ti ho solamente annunciato che cosa bisogna fare qui. Ora però il Signore stesso ti chiama. Va’! Solo dalla Sua bocca fluisce la massima Sapienza. Afferrala bene nel cuore e vivi di conseguenza!”.

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Cap. 248

Sul vero amore per Dio

Parabola della stretta porticina e del grosso carico

Un celeste Padrenostro

                          1.                L’ufficiale si reca ora velocemente da Me e dice: “Santissimo Padre! Tu mi chiami ed io sto dinanzi a Te in tutto amore ed aspetto di apprendere dalla Tua bocca la Tua santissima Volontà”.

                          2.                Dico Io: “Mio caro Peter! Tu non devi sempre avere in bocca ‘santo’ e ‘santissimo’ dinanzi a Me! E poi devi completamente toglierti il vizio di tenere discorsi cerimoniosi e mondani. Qui, infatti, dove tutti sono uguali e c’è un solo Signore, ogni complimento è una follia. Il maresciallo ti ha esposto giustamente ed in maniera opportuna le condizioni di vita dei Miei Cieli. Tu però hai sempre avuto qualcosa da obiettare, anche se a bassa voce, e questo non è giusto. Quando Io stesso incarico qualcuno di istruirti, tu devi solamente ascoltarlo e regolare di conseguenza la tua vita. Ma se avanzi sempre obiezioni e ritieni che sia giusto e buono qualcos’altro che non può mai essere completamente vero secondo il Mio eterno Ordine, non arriverai mai in chiaro con te stesso.

                          3.                Il maresciallo ti ha detto, fra l’altro, come deve essere l’amore per Me, se esso deve portarti frutti veri. Tu invece hai pensato nuovamente al contrario. E tuttavia deve essere proprio così come te lo ha spiegato con semplicità il maresciallo.

                          4.                Vedi, tu ami la soave Matilde così appassionatamente che puoi appena difenderti da un amore simile. Per il momento però devi rinunciare completamente a lei, e da parte tua devi appartenere tutto solamente a Me, come Matilde da parte sua! Altrimenti non potresti entrare mai nel Mio Regno insieme a lei.

                          5.                Se non ottieni Matilde dalle Mie mani, lei non potrà esserti d’aiuto per ottenere la salvezza e la forza proveniente da Me, ma certamente un po’ alla volta ti aiuterà ad attirare su di te la disgrazia ed una considerevole debolezza.

                          6.                Perciò va, conducila da Me e consegnala a Me! Solo allora sarai libero di accogliere il vero amore proveniente da Me”.

                          7.                Dice l’ufficiale: “Signore e Padre, s’intende da sé che io segua puntualmente le Tue parole. Ma vorrei pure pregarTi che Tu aggiunga poche parole per spiegarmi perché devo proprio presentare Matilde davanti a Te, prima che possa diventare completamente mia per Tua Mano. Qui, nel regno degli spiriti, non posso comunque prenderla per moglie, perché, secondo le Tue Parole, qui nessuno può sposarsi o farsi sposare. Per l’ulteriore perfezionamento nel Tuo Regno, o Signore, Tu stesso me l’hai affidata. Che io l’ami come un dono proveniente dalla Tua Mano e quale un carissimo essere celeste, e precisamente lontanissimo da ogni pensiero sensuale, lo trovo in ordine con la migliore coscienza.

                          8.                Signore, perdona a me, povero peccatore, simili domande! Ma non posso farci niente se preferisco vedere innanzi tutto il motivo, prima di passare all’azione. So chiaramente che si deve seguire assolutamente la Tua Volontà, perché Tu vuoi sempre il meglio per i Tuoi figli. Trovo tuttavia in me l’impulso di indagare in tutto ciò che devo fare, sul motivo e sullo scopo. Se fosse dunque la Tua Volontà di comunicarmi qualcosa di questo, sarebbe per me oltremodo desiderato!”.

                          9.                Rispondo Io: “Ma non per Me, Mio caro amico e caro figlio! Poiché se fosse stato necessario svelarti il motivo di questo, te lo avrei chiarito in abbondanza. Mi riterrai spero abbastanza saggio per capire ciò che è necessario oppure no! Io però non ti espongo il motivo di questo per la migliore delle ragioni. Hai ancora qualcosa da obiettare?

                        10.              Se tu porti un carico considerevole ed arrivi con questo ad una porta angusta, attraverso la quale tu devi passare se vuoi raggiungere lo scopo della vita: dimmi, cosa farai col carico voluminoso sulle tue spalle per raggiungere l’elevato scopo?”.

                        11.              L’ufficiale fa grandi occhi e dice dopo un po’: “Se non posso portare il carico attraverso la porta stretta, lo deporrò in ogni caso davanti a questa e cercherò di passare a forza senza di esso; perché lo scopo della vita sta più in alto di un qualunque carico per quanto prezioso possa sembrare”. – Dico Io: “Bene, figlio Mio! Va e fa così, in questo modo tu vivrai!”.

                        12.              A questo punto l’ufficiale si reca subito da Matilde e le dice: “Matilde, il Signore ti vuole! Vieni dunque con me, affinché ti consegni nelle Sue sante mani”. – Risponde Matilde: “Sono solo un’ancella indegna del Signore, ma la Sua santissima Volontà sia fatta!”.

                        13.              Con queste parole l’ufficiale Peter conduce Matilde da Me e dice: “Mio Signore, mio Dio e mio santo Padre, ecco qui colei che Tu chiedesti! Te la offro con grande gioia del mio cuore, poiché io so che disporrai al meglio per la sua eterna gioia di vita. E comunque sia fatta solamente la Tua santa Volontà!”.

                        14.              Matilde però, piena di timore ed amore per Me, dice: “Padre santo che dimori nei Cieli, sia riconosciuto e santificato sempre di più il Tuo Nome! Il Tuo Regno dell’Amore, della Sapienza e dell’eterna Vita venga a tutti noi! La Tua sola santa Volontà sia adempiuta nel modo più preciso da ogni spirito libero, da ogni essere e da ogni uomo libero sia nei Cieli come anche in ogni corpo mondiale! Dona, o Padre santo a tutti i figli, il Tuo pane celeste della Vita da mangiare con bocca pura! Perdona tutte le nostre debolezze e peccati, come noi perdoniamo a tutti coloro che ci hanno offeso! Non permettere che noi, figli affetti da ogni sorta di debolezza, veniamo tentati oltre le nostre forze! Ma se un male minaccia di corrompere i Tuoi figli, allontanalo e liberali da tutto ciò che potrebbe causar loro danni! Poiché solamente Tuoi sono tutto il Potere e la Forza in eterno! A Te ogni gloria, ogni lode, ogni onore ed adorazione! A Te solo vada tutto il nostro amore ed ogni plauso in eterno! Amen!”.

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Cap. 249

Il Signore sul Padrenostro

Lotta per un posto al petto del Padre

Helena sull’amore per Dio e l’amore per il prossimo

                          1.                Dico Io a Matilde ad all’ufficiale: “Così va bene, una preghiera simile Mi piace! In essa, infatti, c’è racchiuso tutto ciò che è necessario ad ogni uomo, ad ogni spirito e ad ogni angelo per quanto perfetto. Vieni al Mio Petto Matilde, e fortifica qui la tua vita! Poiché vedi, da questo Petto è proceduto tutto ciò che riempie lo spazio senza fine. Allora vieni anche tu, figlioletta Mia, e bevi con sorsi vigorosi l’eterna Vita satura d’Amore, di Sapienza e Potenza!”.

                          2.                Guarda figlio Mio Peter, Matilde ha tenuto dinanzi a Me il miglior discorso ed è perciò andata anche molto avanti. Tu invece volevi diventar sapiente prima ancora che il tuo cuore fosse in grado di sopportare la vera sapienza. Per questo sei abbastanza indietro rispetto a Matilde, sebbene prima le eri davanti. Vedi però che il tuo amore per Me diventi uguale al suo che è immenso, allora arriverai anche tu là dove è ora arrivata lei.

                          3.                Ma tu, Mia incantevolissima figlia, non aver timore dinanzi a Me per il fatto che sono l’Essere Divino sublimissimo. Proprio per questo, infatti, sono nello stesso tempo lo Spirito e l’Uomo più dolce, più umile, più gentile, più amorevole e migliore di tutti. Ora vieni qua e non aver paura!”.

                          4.                Matilde trema di dolce paura e di ardentissimo amore, ma non riesce a trovare il coraggio di lasciarsi cadere al Mio Petto, per lei troppo santo. Allora chiamo Helena e le dico di mostrare a Matilde come lo fanno gli eletti nel Cielo.

                          5.                Helena cade subito al Mio Petto con le braccia aperte e dice: “O dolcissimo Padre mio, questo già mi mancava in modo indescrivibile! O caro Padre, mio solo amore! O quanto è dolce riposare su questo Tuo petto e succhiare le forze supreme della vita!”. Dopo queste parole Helena cade nuovamente al Mio Petto e soffoca, come si suol dire, addirittura d’amore.

                          6.                Quando Matilde vede ciò, dice: “Ma Dio mio e Padre, costei però ha un coraggio che non è sicuramente estraneo all’arcangelo Michael! Con quale impeto, come volesse penetrare il Petto onnisantissimo. Ah, questo è un po’ troppo forte! Veramente lo vorrei fare anch’io, se solamente ne avessi il coraggio. No, ma questo passa veramente tutti i limiti!”.

                          7.                Dico Io: “Ebbene, Matilde, allora vieni e fa come lei!” Matilde ora non si fa chiamare una seconda volta e cade parimenti al Mio Petto. Ma poiché Helena occupa quasi l’intero Petto, Matilde trova troppo poco spazio e dice sommessamente ad Helena: “Ma cara, soavissima sorella, lascia anche a me un posticino! Anch’io sono stata chiamata al par di te”.

                          8.                A questo dice Helena: “Vedi, chi arriva prima, anche macina prima! Quando si viene chiamati per qualcosa di così buono, niente ci deve trattenere, e quando manca il coraggio, lo si deve prendere in prestito da qualche parte. Ora vieni qua, troveremo posto entrambe! Poiché vedi, a questo petto molti trovano posto in una volta sola!”.

                          9.                Dice Matilde che ora ha poggiato la sua testolina sul Mio Petto sinistro: “Ora va bene! O Dio, o Dio, quale dolce riposo! Sì, chi vuole veramente riposare, riposi in Dio! O Tu santo Petto! Ah, il mio cuore è troppo stretto per contenere l’abbondanza di questo santo sentimento troppo grande! Chi mai potrebbe comprendere e sondare la profondità di una Grazia ed Amore simile?”.

                        10.              Dice Helena: “Questo non è proprio necessario, perché il vero amore non vuole approfondire niente fino in fondo. Se volessimo sondare quanto è santo e sublime questo Petto, avremmo da fare per l’eternità! E sarebbe comunque un lavoro folle, simile a quello del filosofo che voleva scomporre il pane nei suoi atomi prima di cibarsene, morendo nel frattempo di fame. Chi domanda che cosa sia l’amore, costui certo non ama ancora giustamente. Il vero amore non parla molto, ma afferra il suo oggetto come fa un polipo con la sua preda. Solo dopo viene nuovamente anche la filosofia. Perciò ora devi solamente gioire, poiché ti è data l’occasione, altrimenti otterrai meno di me”.

                        11.              Risponde Matilde “Non ti preoccupare, so anch’io come bisogna amare. Sta attenta tu invece che alla fine non sia tu a ricevere di meno. Sulla Terra sono stata tormentata in modo completamente strano dall’amore, puro ed impuro, ma non ho mai potuto trovare un vero appagamento da nessuna parte. Ora invece provo ogni soddisfazione in me ed il mio cuore non soffre più la fame. Se mi trovo a tavola, non mi manca l’appetito, e particolarmente a questa, alla quale miriadi innumerevoli succhiano il loro nettare vitale!”.

                        12.              Risponde Helena: “Non parlare in modo così poetico, mia cara sorella! Poiché vedi, io di nascita terrena sono una persona comune e non m’intendo di espressioni così elevate. Ed il Signore non le ama particolarmente. Più il linguaggio è semplice, più Egli lo preferisce, perché un così alto linguaggio spesso ha per base una specie di vanità. Perciò, parla semplicemente, mia soavissima sorella, questo è più gradito al Signore!”.

                        13.              Continua Matilde: “Sì, hai ragione! Lasciami però solamente ancora un pochino di più spazio!”. – Risponde Helena: “Oh, carissima sorella, ma non ne hai ancora abbastanza? Non vorrai prendere possesso di tutto questo santo dolce Petto? Ebbene poiché sembri così cara ed amorevole, ti faccio ancora un po’ di posto. Poi però non devi più disturbarmi nella mia beatitudine, cara soavissima sorella!”.

                        14.              Dice Matilde: “No, no, ora tutte e due abbiamo abbastanza spazio. Anzi, ti sono perfino debitrice di molta gratitudine, perché mi hai dato coraggio ed indicata la via. In verità non sono mai riuscita a farmi una giusta idea di come si deve amare Dio. Per questo sono rimasta sbalordita quando il Signore e Padre mi ha chiamato di venire al Suo Petto colmo di beatitudine. M’immaginavo impossibile in eterno un simile avvicinamento, ma ora vedo chiaramente come presso Iddio tutte le cose sono possibili. A Lui perciò in eterno tutto il mio amore!”.

                        15.              Dice Helena: “Allora per il tuo Peter basta? Come troverà lui questa cosa? Oppure, anche in questo punto, tutte le cose devono essere possibili a Dio?”. – Risponde Matilde: “Ma, sorella bellissima, perché devi sempre punzecchiarmi un po’, ti diverte tanto? Io penso e spero che Peter seguirà egli stesso il mio esempio. Egli, infatti, riconosce sicuramente che si deve amare Dio, l’unico vero Padre, più di tutte le altre creature per quanto perfette. Una volta trovato il vero Fondamento originario dell’Amore, anzi il purissimo e verissimo Amore stesso, allora è la fine in eterno dell’amore per le creature! Mi capisci?”.

                        16.              Risponde Helena: “Oh sì, lo capisco molto bene! Tuttavia non è proprio così. L’amore per il prossimo, infatti, vale a dire l’amore per le sorelle ed i fratelli, non finisce per questo, perché proprio l’amore per il prossimo è un’eccellente condizione nell’amore per Dio. Quanto poco, infatti, si può amare Dio se si odia il proprio fratello, tanto poco si può amare veramente il fratello, se si avesse per Dio nessuno o come minimo uno stolto amore, come lo si trova presso molti ottusi zeloti.

                        17.              Io stessa un tempo ero tanto sciocca da credere che un prete potesse portarci il Cielo. Ma quando poi mi sono convinta di quale spirito questi preti sono figli, allora è cambiato anche il mio pensiero. Nell’anno 1848, stavo io stessa ben armata sulle barricate, di fronte a tutti i nemici della verità e della libertà, e vi trovai anche la morte del mio corpo.

                        18.              Quindi, amatissima sorella, è molto giusto che ora tu ami Dio il Signore, il nostro Padre santissimo così che ti liberi per questo di ogni amore per tutti gli esseri viventi. In tutto questo però devi conservare molta coscienza, affinché non dimentichi in quest’amore anche i fratelli e sorelle più poveri che ancora a lungo non hanno la fortuna di godere alla Fonte dell’Amore la beatitudine più vivificante”.

                        19.              Dice Matilde: “Hai veramente ragione, e sei diventata già molto sapiente. Spero di diventare presto anch’io così sapiente, ma adesso il mio cuore è pieno d’amore per il Signore e la sapienza per ora può riposare in me”.

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Cap. 250

Robert istruisce Peter sulla giusta maturazione dell’amore

Esempio della fenice e del torchio dell’uva

                          1.                L’ufficiale assiste a questa scena e si stupisce che Helena parli con un linguaggio così colto. Egli si rivolge a Robert e dice: “Ebbene, da quando la conosci devi averci messo molto impegno per far abbandonare alla tua Helena il suo iniziale linguaggio proletario di un’abitante di Lerchenfeld! Lei, infatti, parla ora veramente un buono e stupendo tedesco”. – Risponde Robert: “Amico, anche prima lo poteva parlare bene. Lei parla il suo dialetto solo quando c’è da umiliare qualcuno per amore di Dio. Altrimenti è l’essere più mite e più finemente istruito dal Signore stesso, bella come l’aurora ed amabile come una colomba”.

                          2.                Risponde l’ufficiale: “Sì, sembra proprio così. Ora però ancora una domanda! Io amo Gesù così potentemente per il Suo inconcepibile Amore per noi, Sue creature. Questo amore però mi sprona molto. Che cosa devo fare dunque per soddisfare il cuore mio?”. – Dice Robert: “Lascia che il tuo cuore si frantumi d’amore, in questo modo il tuo spirito diventerà libero, questo è ora ancora limitato nel tuo cuore. Allora diventerai libero anche in tutto il tuo essere, cosa di cui hai più urgentemente bisogno se vuoi avvicinarti completamente al Signore.

                          3.                Calmare e soddisfare il cuore prima del tempo, significa mettere nuovamente il tuo spirito a dormire. Uno spirito dormiente però ha poca tendenza a tornare libero. Qui, nella sfera della grazia, si deve lasciar agire completamente l’amore. Qualunque opera venga fuori di esso può essere solamente buona, poiché l’amore è una forza santa proveniente da Dio. Lasciati perciò ora sospingere dall’Amore del Signore, esso metterà in ordine tutto il tuo essere”.

                          4.                Risponde l’ufficiale: “Amico, ora hai predicato veramente bene, perché hai già fatto la scuola. Ma uno come me, che sta proprio nella fornace ardente dell’amore, trova, in un tale paziente stato, uno spiacevole impulso e non può sopportare la cosa così facilmente. Fa’ piuttosto in modo che io possa abbracciare Gesù, e così mi hai aiutato di più che con la più bella predica istruttiva. Se si pronunciano le parole più splendide in una casa in fiamme, non si spegnerà con queste il fuoco. Ma se si prende un secchio d’acqua e lo si versa sollecitamente sulle fiamme, si arriva prima allo scopo”.

                          5.                Risponde Robert: “Amico, è proprio questo il punto, perché io non voglio spegnere il tuo fuoco, ma piuttosto voglio attizzarlo. Tu, infatti, devi dapprima essere consumato completamente in questo fuoco come una fenice[5] e sorgere del tutto nuovo dalle ceneri della tua umiltà, prima che tu possa avvicinarti a Dio in pienezza senza far subire alcun danno all’essere tuo.

                          6.                Non hai mai notato sulla Terra i torchi dell’uva? Il grappolo passa sotto un’opprimente pressa terribilmente pesante, dalla quale viene completamente schiacciata e le viene presa l’ultima goccia del suo nobile succo. Che il grappolo abbia capacità di provare una sensazione, noi spiriti liberi non ne abbiamo il minimo dubbio, poiché tutto deve avere una vita, e senza una determinata sensazione non ci sarebbe nessuna vita. Anche se il grappolo sotto la terribile pressa prova una così potente dolorosa pressione, essa è tuttavia assolutamente necessaria per l’accrescimento del suo spirito vivificante. Senza quest’opprimente operazione, infatti, il suo spirito mai diventerebbe libero e non potrebbe rendere il succo così che ognuno che ne prende possa sentire presto lo spirito vivificante in tutto l’essere suo.

                          7.                Ma se ami il vino e la sua forza vivificante, puoi essere allora un nemico del torchio? Io ti dico, senza pressione non funziona! Ora quando lo spirito viene costretto con la pressione a passare nel succo che ha la forma di anima, soltanto allora l’anima diventerà la vita stessa nel possesso personale della forza e della potenza, Comprendi quest’immagine?”.

                          8.                Risponde l’ufficiale: “Sì, ora ti capisco e mi comporterò anche di conseguenza. Ti ringrazio, caro fratello, per questo saggio e pratico insegnamento”.

                          9.                Dopo faccio andare Helena e Matilde da quelle donne, con le quali l’ufficiale Peter aveva appena avuto le sue discussioni e delle quali una Mi vuol far dono di una reliquia consistente in una croce d’argento. Le due si mettono subito all’opera d’amore loro affidata e fanno anche il miglior raccolto.

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Cap. 251

Esplosione d’amore di Peter nei confronti del Padre

Commiato dall’apparente Vienna

                          1.                Nel frattempo però chiamo a Me l’ufficiale a Me e gli domando: “Come ti senti ora?”. – Risponde l’ufficiale: “Padre santo, Fonte originaria del purissimo Amore! Mi sento celestialmente bene, ma non posso più trattenermi per l’amore che ho per Te! Oh, lasciati abbracciare anche da me, sono spinto potentemente a Te! Fa o Padre, con me quello che vuoi, ma non mi frenare, Tu, Amore di ogni amore, di abbracciarTi secondo l’impulso del mio cuore!”.

                          2.                A questo punto Peter cade irresistibilmente al petto Mio e piange per il più grande amore. Ma anch’io lo abbraccio e dico: “Fratello Mio, tu Mi ami immensamente, ma Io ti amo molto di più! Vedi, questa risposta del Mio Amore e dimMi, sei con questo contento?”.

                          3.                Risponde l’ufficiale: “O Signore e Padre è così come ci si deve aspettarselo da Te! Tu sei l’eterno purissimo Amore, infinitamente lontano da ogni costrizione. Come si potrebbe aspettarsi qualcosa di diverso da Te se non solamente ciò che crea il purissimo Amore in Te e da Te.

                          4.                Tu sei l’unica ancora di salvezza per tutti coloro che vengono spinti dalle onde tempestose della vita da uno scoglio all’altro. E così è anche la Tua premura, secondo il Tuo santo Ordine, di ricondurre al giusto riconoscimento lo stesso malfattore e di mettere in ordine tutto ciò che era già guasto. Tu cerchi sempre la pecorella smarrita, accogli giorno per giorno un’infinità di figli perduti e chiami fuori dalle tombe alla vita dei Lazzaro morti!

                          5.                Perciò è anche giusto che ogni cuore Ti ami sopra ogni cosa. Poiché Tu soltanto sei santissimo e buono, tutti gli altri esseri però solo attraverso l’amore per Te. Se una creatura ama una qualunque altra cosa più di Te, Padre santo, già non va bene; poiché ogni amore deve essere rivolto a Te. Se amo una creatura per la creatura stessa, il mio amore è già peccato. Ma se l’amo solo per amor Tuo, allora il mio amore è virtù e dona al cuore una duratura beatitudine. Tu sei solo Amore e ci hai creato dall’Amore e per l’Amore. Perciò a Te soltanto spetta tutto il nostro amore, e chi ama Te, ti venera nel modo giusto!

                          6.                Non per nulla dicesti per bocca del profeta Isaia: ‘Questo popolo Mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da Me!’. – Non per nulla accordasti grandi grazie alla peccatrice Maddalena, perché lei aveva il suo cuore rivolto a Te. – E non per nulla chiamasti il peccatore Zaccheo giù dall’albero di gelso, poiché l’amore per Te lo fece salire su questo. Tu, o Padre, sei sempre stato Amore, e tutti i peccatori, che nel proprio cuore hanno invocato il Tuo Nome, non sono stati delusi. Devono invece piangere e lamentarsi coloro i quali hanno distolto il loro cuore da Te e non vogliono di nuovo volgerlo a Te, cosa che essi potrebbero fare facilmente!”.

                          7.                Dico Io: “Molto bene, Mio caro fratello! Hai trovato la giusta via. Purtroppo in questa città vivono molti cui è sconosciuta questa via e tale lo rimarrà ancora a lungo. Ciò che era maturo, ora l’ho raccolto. Tutto il resto è ancora immaturo e deve essere lasciato sul campo.

                          8.                Noi perciò non ci tratteremo più a lungo in questo luogo, ma ci recheremo in un’altra città, il cui nome ve lo dirò solamente quando ci troveremo nelle sue vicinanze”.

                          9.                Dice l’ufficiale un po’ melanconico: “O caro Padre! Questa città conta parecchie centinaia di migliaia di abitanti, e noi qui non saremo che poco più di mille. Se penso ancora a quelli la cui polvere copre la cenere dei cimiteri – che cosa accadrà con tutti loro? Alcuni tra loro si delizieranno già da tempo nell’eterna luce della vita, ma milioni di questo luogo certamente no. Risorgeranno essi?”.

                        10.              Dico Io: “Non ti preoccupare per loro! Io ho molti servitori che devono far pascolare e guidare queste pecorelle. Perciò non è necessario che dobbiamo guidarle tutte noi, ma noi guidiamo solo quelle che durante la loro vita terrena si sono occupate in primo luogo del Mio Nome – non importa se lo hanno fatto su una via giusta o su una sbagliata. Se solo c’era una fede, in questi riusciremo sempre a mettere ordine ed a risvegliare l’amore. Dove però non esiste fede alcuna oppure una copiosa superstizione, allora non possiamo per il momento far noi le guide e destatori visibili. Per questo ho milioni di servitori alle cui mani vengono affidati tali incarichi. C’è tuttavia una differenza tra coloro che Io stesso risveglio e guido direttamente ed i molti che vengono risvegliati e guidati dai Miei angeli e servitori. Qui vale la parola: ‘Molti sono i chiamati, ma solo pochi gli eletti’.”

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Cap. 252

Parabola del re severamente giusto, il quale viene sopraffatto dall’amore

                          1.                Continua l’ufficiale “O Padre! Troppa grazia per noi poveri peccatori! Come possiamo ringraziarTi abbastanza per tale Grazia? Che cosa dobbiamo fare per esserne degni?”. – Rispondo Io: “Amico e fratello! Un cuore pieno d’Amore per Me è il servizio più grande e perfetto che un uomo Mi possa fare. Io ti dico, presso di Me alla fine tutto dipende dall’Amore!

                          2.                C’era una volta sulla Terra un potente re inflessibilmente severo e giusto in tutto ciò che faceva. Il suo popolo gli obbediva per timore, ma di un amore per un simile severissimo sovrano non era il caso di parlarne. Si lodava bensì la sua incorruttibile giustizia, ma ciò nonostante tutti lo temevano e tremavano quando saliva sul seggio del giudizio. Come però era fatto questo re, così erano anche i suoi funzionari. Esercitavano la severissima giustizia, ma della remissione di una pena non era mai il caso di parlare.

                          3.                Nella città però si trovava anche un uomo semplicissimo, il quale si occupava di ogni genere di scienze utili e scopriva qua e là parecchie cose che procuravano agli uomini giovamento. Una disposizione del re però, prevedeva che ogni artista o scienziato dovesse sottoporre le proprie opere prima al re per una verifica, affinché non arrivasse nulla al popolo che potesse danneggiarlo. Quest’uomo però a malapena sapeva dell’esistenza di un simile decreto e portava perciò, all’insaputa del re, parecchie delle sue opere utili al popolo, il quale non tralasciava di lodare l’artista al di là d’ogni misura.

                          4.                Questo però venne all’orecchio del re, il quale fece arrestare l’artista e lo fece portare davanti al suo seggio di giudizio. Dopo la lettura della pena, il numeroso popolo presente si gettò davanti al re e lo pregò affinché usasse grazia invece della giustizia per quest’uomo che, col suo ingegno aveva fatto tanto del bene. Ma non servì a nulla, la parola del re era inflessibile come una roccia.

                          5.                Poiché il popolo con le sue insistenti suppliche non ottenne nulla, cominciò a mormorare ad alta voce sulla durezza del re e lo minacciò in gran massa.

                          6.                Allora insorse il semplice uomo, destinato alla pena, e disse: ‘Grande e giustissimo re! Prima che io sia condotto alla mia ben meritata punizione, permettimi di rivolgere alcune parole al tuo popolo eccitato’.

                          7.                Il re concesse al reo confesso questa preghiera e costui parlò: ‘Cari amici e fratelli! Non mormorate contro il padre vostro il quale vuole per voi il meglio! Se pensate che egli sia così severo e giusto per amor suo, vi sbagliate di grosso! Egli è in tutto così severo per il grande amore che ha per voi. Io vi ho fatto del bene, ma avrei anche potuto vendervi veleno invece che balsamo. Sebbene non avessi cattive intenzioni nel contravvenire al benefico decreto del re, è stata tuttavia una punibile trascuratezza non essermi informato abbastanza sulla legge, non rispettando così l’amore e le premure del saggio padre. E così mi venga la ben giusta punizione. Lodate e amate perciò il saggissimo re, quale padre ansiosamente preoccupato per il vostro bene, così facendo gli renderete il miglior tributo nei vostri cuori!’.

                          8.                E rivolgendosi al re: ‘Ti ringrazio, buono e saggio padre dei tuoi popoli, col cuore colmo d’amore per questa giusta punizione. Permettimi, prima di entrare in carcere e saggiare sulle mie spalle la sferza meritata, di sfiorare con le mie labbra il lembo della tua veste e bagnarla con le lacrime del mio grande amore per te!’.

                          9.                A questo punto il re si alza, spalanca le sue braccia e dice: ‘Figlio mio! Nella tua bocca non si agita una lingua serpentina. Il tuo occhio ed il tuo dolce sguardo sono per me una garanzia fedele del fatto che tu mi ami con tutte le tue forze. Vieni qua tra le mie braccia! L’amore copre una moltitudine di peccati! Il mio cuore è pieno di gioia per aver trovato tra i miei numerosi figli uno che in me ha riconosciuto l’affettuoso padre. Poiché mi sei venuto incontro con amore, troverai anche amore presso di me! Invece di scontare la pena, indosserai onorevoli vesti regali e camminerai al mio fianco!’.

                        10.              Ora vedi, Mio caro fratello, proprio così è presso di Me. Ognuna delle Mie parole rimane in eterno invariabile nell’ambito del Mio Ordine e Sapienza. Ma chi viene a Me con amore, a costui viene perdonato tutto. Io sono, infatti, già nella Sapienza un diamante, nell’Amore però sono tenero come la cera e lascio molto trattare con Me!”.

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Cap. 253

Ciò che fa l’amore è ben fatto

Lasciati guidare da esso solamente

                          1.                Dice l’ufficiale: “O quanto è meravigliosamente dolce dipendere da un Signore così, che nella Sapienza sta eternamente inaccessibile al di sopra di tutti gli esseri, ma che concede all’amore la massima libertà e lo dispone in modo che esso non può mai fallire! Sì, questo è infinitamente grande, sublime e santo!

                          2.                Che Tu, o Signore e Padre, hai permesso di trattare con Te per mezzo dell’amore, di ciò si trovano un’infinità di esempi nelle Sacre Scritture. Non voglio proprio menzionare quegli esempi del Vecchio Testamento dove Tu esaudisti Sara, desti all’amorevole Giacobbe il diritto di primogenitura, facesti di Giuseppe un benefattore dei suoi fratelli. E poi Mosè, che da tempi immemorabili è stato un figlio dell’amore, ed infine dall’impulso del suo cuore venne da Te nel rovo ardente e divenne proprio lì completamente lo strumento del Tuo Amore e della Tua Misericordia.

                          3.                Ma io penso soprattutto al nuovo testamento, dove Tu stesso hai lasciato talmente trattare con Te per mezzo dell’Amore che i tuoi discepoli ed apostoli si sono spesso molto irritati. Quanto volentieri essi avrebbero voluto che in alcune occasioni spiacevoli Tu avessi fatto piovere fuoco e zolfo giù dal cielo! Ma Tu li rimproveravi e guarivi dove si aspettavano che Tu ferissi. O Signore, un’intera eternità è troppo breve perché enumeri tutti i miracoli del Tuo Amore! Ma che cosa si può fare? Null’altro che amarTi ed amarTi, perché Tu stesso sei solamente Amore ed in tutto nuovamente Amore!”.

                          4.                Dico Io:“Bene, bene, fratello e figlio Mio! Ciò che fa l’amore è ben fatto! Lasciati perciò guidare solamente dall’amore! Dovunque esso ti attirerà, giungerai al posto giusto; il Mio Regno è puramente Amore, e dove regna l’Amore, là sono anch’io di casa. Perciò nessuno giungerà mai nel Regno Mio senza amore ed ancor meno direttamente a Me. La luce dei Miei Occhi attraversa ben l’infinità, e questo è il diamante eternamente radioso della Mia Sapienza. Ma l’Amore è solamente là dove proprio Io stesso sono di casa fisicamente e sostanzialmente in modo ben distinguibile.

                          5.                Anche la luce del Sole compenetra uno spazio quasi incommensurabile. Ma il suo calore lo ricevono solamente quei corpi celesti che si trovano nelle sue vicinanze; oltre il suo circolo planetario invece il suo calore non arriva più. Quei corpi che vogliono essere scaldati dal Sole, devono però dapprima aver calore in se stessi. Un ammasso di ghiaccio non accoglie nessun calore se prima non si scioglie in acqua, acqua che è già in grado di accogliere calore in sé.

                          6.                Ciò che ha dunque amore, troverà in sé anche amore e lo acquisirà facendolo completamente suo. Ma ciò che non ha amore, non può nemmeno accogliere amore in sé. Se un sasso non avesse in sé nessun fuoco, non potrebbe mai essere reso incandescente.

                          7.                Rimani perciò nell’amore, poiché in te hai l’amore – ed ora va e prendi Matilde-Eljah[6], affinché tutto il tuo amore per Me abbia un eterno nutrimento! Poiché se il magnete, quale simbolo della forza dell’amore, non ha nutrimento, allora esso diventa debole; ma se lo si nutre con un cibo, diventa sempre più forte. E così anche Matilde-Eljah deve essere per te un alimento fortificante! Così sia!”.

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Cap. 254

 

Preghiera benedetta davanti al cibo – Su Swedenborg

Benedizione della casa Asburgica

Influenza di spiriti ed angeli sugli uomini - Legge fondamentale del libero arbitrio

                          8.                L’ufficiale fa quello che gli ho consigliato, porta nuovamente Matilde-Eljah da Me e dice: “O Padre, lei è qui e, come me, Ti ama sopra ogni cosa! Certo Tu me l’hai data attraverso la Tua santa Parola, ed io potrei anche stringerla subito al mio petto. Il mio cuore però mi dice che prima devo chiedere la Tua benedizione e posso considerare Matilde-Eljah completamente mia, solo quando l’avrò ricevuta dalla Tua mano.

                          9.                Come alimento del mio cuore, Tu, o Padre me l’hai donata. Allo stesso modo dona cibo e bevanda anche a tutti gli uomini sulla Terra. Coloro che vengono a Te nel loro cuore prima di consumare il pasto e Ti ringraziano implorandoTi per ottenere una benedizione speciale, vengono veramente anche nutriti da questo. Ma coloro i quali credono che non sia proprio necessario, a costoro questo non è di nessuna benedizione, né fisicamente né spiritualmente. Poiché non Ti si può mai amare e ringraziarTi abbastanza per l’abbondanza della Tua Benedizione. Perciò dona a noi una volta ancora, o Padre Santo, la Tua benedizione”.

                        10.              Dico Io: “Figlio Mio! Quanto tu chiedi è già avvenuto! Perciò stai tranquillo, perché con te ora tutto è in ordine. Solo alcuni nella nostra compagnia non lo sono ancora completamente, ma essi hanno l’amore nel cuore e questo è bene. Non ci vorrà ancora molto che anch’essi giungeranno completamente nel giusto ordine.

                        11.              A te è giovata molto la lettura dei libri del sapiente Emanuel Swedenborg, perché hai messo subito in pratica ciò che hai letto. Ma costoro qui non hanno letto né la Mia Parola, né ciò che ho rivelato a Swedenborg sulla Mia Parola, e devono perciò stare qui come perfettissimi novizi. Ma, come detto, strada facendo li metteremo in ordine.

                        12.              Potremmo trattenerci qui in questa città ancora un po’ di tempo, visitare anche la casa regnante e benedirla per tutti i tempi, ma per questo nessuno c’implora. E così essa sia benedetta solo e semplicemente con la nostra presenza in questa città, quindi sta in ogni caso meglio di tutte le altre case regnanti di tutto il mondo. Questa casa dovrà sostenere ancora una prova, ma poi sarà innalzata a benedizione dell’Europa! Noi con questo abbiamo terminato, perciò ci metteremo in viaggio verso sud”.

                        13.              A questo punto gl’imperatori Joseph, Leopold e Franz vengono da Me e Mi pregano insistentemente per una speciale benedizione sulla casa d’Austria e su tutti i popoli di questo Stato. Ed Io faccio questo secondo la saggia preghiera di questi tre ex reggenti e dico:

                        14.              Tu casa invecchiata! Rimani! La tua insegna sia l’amore, la mansuetudine e la pazienza! Diventa ferma e tale rimani nella vera fede e non temere la Luce dello Spirito, questa luce, infatti, ti innalzerà su tutti i principi dell’Europa! Non lasciarti mai sedurre e sottomettere da Roma! Poiché ti stabilisco e benedico per reggente, e sopra di te ci sono soltanto Io e nessun altro sulla Terra! Io non conosco nessuna Roma dominante che trascina ogni principe e sopra tutto è bramosa di potere ed assai tenebrosa. Io riconoscerei solo una Roma umile non coronata con tre corone, che tenesse alla Mia Parola. Ma una Roma che desidera lo sterminio di tutti i fratelli che non vogliono lasciarsi sottomettere dal peso delle tre corone sul suo capo e che pensano più chiaramente del principe della notte a Roma, questo è dinanzi a Me un abominio di devastazione al Luogo santo di ogni vita proveniente da Me! – Casa Mia! Hai già fatto qualcosa, fa ogni cosa, così accrescerai il tuo potere come il cedro del Libano! La Mia Benedizione e la Mia Forza sia con te! Amen!”.

                        15.              Qui i tre sovrani cadono dinanzi a Me, dicono amen e Mi elogiano e glorificano con tutte le loro forze.

                        16.              Dico Io: “Amici, alzatevi! Ognuno faccia quello che può. Io so meglio di tutti come stanno ora le cose. Ma così, come lo sono state finora, non lo rimarranno più a lungo. A voi tre però darò il potere di influire sulla vostra casa nel mondo secondo il libero Ordine, secondo il libero diritto e secondo la giusta moderazione, senza pregiudicare la libera volontà del rispettivo reggente del momento.

                        17.              Accadendo questo s’influisce, impedendo o favorendo, presso ogni uomo unicamente sulla sua facoltà di riconoscimento, ma mai anche solo lontanamente sulla volontà; una volontà assistita, infatti, è da considerare come giudicata tanto quanto una inibita. L’Inferno afferra gli uomini per la volontà e li trascina al giudizio ed alla morte! Da parte nostra però deve essere rispettata la massima libertà della volontà. Perciò anche voi non dovete, dove siete autorizzati, mai influire sulla volontà, bensì solamente sul riconoscere dell’uomo. L’uomo può accrescere quanto vuole il suo riconoscimento, la sua volontà rimarrà comunque in sé sempre come era ed è. E deve essere così, perché così lo vuole il Mio eterno Ordine.

                        18.              Ma quando l’uomo giunge così ad un giusto riconoscimento, questo guiderà comunque la volontà, come un buon cavaliere guida il suo cavallo. E la volontà comincerà a voler sempre di più ciò che il suo discernimento trova come vero, buono e quindi conveniente. Per questo motivo volontà e discernimento stringeranno sempre più amicizia, finché alla fine diventano una cosa sola, ciò che poi ha per risultato la perfezione dell’uomo. La volontà è la vita dell’anima, il discernimento sta invece nello spirito eternamente libero. Se spirito ed anima diventano una cosa sola, da questa rinascita spirituale scaturisce anche la libertà per la vita eterna, e l’uomo vive poi già nel Mio Regno, che è la Verità e la Vita eterna.

                        19.              Ci sono tre cose che testimoniano questo: la Parola, il discernimento e la volontà. E queste tre cose devono diventare una cosa sola, come Io stesso sono una cosa sola quale Padre, Figlio e Spirito. Il Padre è l’eterna Parola sostanziale. Il Figlio è l’accettazione della Parola e con ciò l’eterna Sapienza stessa. Lo Spirito o Volontà o Potenza però procede da entrambi ed è anche completamente una cosa sola col Padre ed il Figlio, e tutto questo nell’Unico Essere, che in Me sta dinanzi a voi e v’istruisce.

                        20.              Perciò il Mio immutabile Ordine ve lo dovete imprimere nell’animo ed afferrarlo giustamente. Altrimenti voi, se doveste influenzare un uomo che ancora vive nel mondo, gli fareste più male che bene. Ogni volontà, se dominata da una forza esteriore, per non parlare di una forza interiore, non serve a niente. Roma si è servita, come il paganesimo, di ogni mezzo coercitivo per sottomettere la volontà degli uomini. Ma che cosa ha ottenuto con questo? Il futuro scioglimento ed il profondissimo disprezzo universale. Qualunque cosa ora possa fare, non potrà mai più riprendersi né risollevarsi.

                        21.              Questo dunque deve essere osservato con particolare scrupolosità dalla nostra pura sfera dell’intima potenza spirituale. Interiormente non dobbiamo mai imporre una costrizione a nessuno, ma, se è necessario, dobbiamo mettere un argine all’Inferno esteriormente: attraverso ogni tipo di calamità per la carne sensuale, con guerre, carestie e pestilenza, con il cattivo raccolto di uno o dell’altro frutto nutritivo. Certamente anche questo è già un giudizio ed i suoi frutti sono solo cattivi, ma tra i due mali si sceglie sempre il minore. Un giudizio esteriore si può nuovamente riparare, ma uno interiore solo molto difficilmente o spesso, per quanto riguarda la vera libertà dei Miei Cieli, niente affatto.

                        22.              Perciò prendete il potere, rispettando bene le Mie Parole, per risvegliare i buoni spiriti del vostro casato, ed usatelo come vi è stato insegnato! Così sia!”.

                        23.              I Tre mi ringraziano per l’insegnamento e per il potere loro impartito, e promettono solennemente, davanti a tutti i presenti, che faranno sempre l’uso più saggio possibile di una grazia simile.

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Cap. 255

Conclusive parole del Signore: attenetevi allo spirito dell’Amore!

Dall’Amore viene la Sapienza, dalla Sapienza l’Amore

L’eterno Ordine della Vita in Dio

                          1.                Ora viene di nuovo Matilde-Eljah con il suo Peter e Mi ringrazia ancora una volta fervidamente per il fatto che ora le ho dato il suo ex maestro terreno come guida permanente anche nel Regno dei Cieli.

                          2.                Io però dico: “Tu sei un buon nutrimento per lui, e lui per te. Ma d’ora in poi non lasciatevi guidare dalla forma esteriore più che dallo Spirito dell’Amore! La forma, infatti, può essere trasformata anche in Cielo, secondo lo sviluppo dell’amore o secondo il bisogno di un atto d’amore da compiere; ma l’amore rimane eternamente inalterato. Inoltre, il senso esteriore si abitua presto ad una forma per quanto bella sia, dopo di che gli diventa indifferente. L’Amore però, poiché crea sempre nuova sapienza ed un nuovo miracolo dopo l’altro, diviene sempre attraente ad ogni istante che passa. Attenetevi perciò sempre allo spirito interiore dell’amore, che sarà per voi il vero pane celeste e vi fortificherà sempre più senza alcun’interruzione; poiché questo spirito nei vostri cuori è il Mio Spirito!”.

                          3.                Matilde-Eljah è commossa al massimo grado per il Mio insegnamento. Perciò dice a Peter: “Nobile fratello, hai sentito e compreso anche tu questa santa Verità?”. – Risponde Peter: “Perché me lo domandi? Temi forse che io potrei fare qualcosa contro la Volontà del Signore? Oh, non preoccuparti per questo! Ho scolpito nel mio cuore profondamente la santissima Parola del Padre ed ora vivo solamente di questa Parola in me. Mi sarebbe ora impossibile pensare e volere qualcosa di diverso da ciò che vuole il Signore. Dove io potrei essere ancora carente in qualche modo, supplirai tu a ciò in cui sono carente. E se dovessi essere tu carente in qualche modo, io farò lo stesso per te. Se però noi due dovessimo essere carenti in qualcosa, pregheremo insieme il Padre santo ed Egli ci dirà, dalla Sua Fonte inesauribile, tutto ciò che ci è necessario. Perciò non preoccuparti, Matilde carissima, il tuo Peter ha compreso tutto molto bene”.

                          4.                Dice Matilde: “Sì, sì, tu comunque sei sempre il mio maestro in tutto, sia nella sapienza sia anche nell’amore! Sulla Terra hai dapprima acceso l’amore in me per te con la tua sapienza; ora però sembra che il grande e puro amore nel tuo cuore abbia acceso in me la sapienza. Che cosa pensi di questo?”.

                          5.                Risponde Peter: “Vedi, questo è proprio quel grande circuito nel quale si muovono e si ridestano tutte le cose: l’amore genera sapienza, e la sapienza genera di nuovo l’amore. La causa prima di ogni luce è naturalmente l’Amore, quale eterno calore vitale della Divinità. Ma se ci è dato calore, esso genera continuamente anche luce nella misura in cui in noi aumenta il calore. Il calore però aumenta a sua volta grazie alla luce che diventa più ricca. E così procede continuamente l’un dall’altro, la luce dal calore ed il calore nuovamente dalla luce!

                          6.                Come però questi due elementi primordiali di ogni vita si generano reciprocamente, sempre di nuovo, e si alimentano, rafforzano e conservano – altrettanto siamo destinati anche noi in minima misura, a rafforzarci reciprocamente con l’amore e la sapienza. Questa è la Volontà e l’eterno Ordine del Signore. Non preoccuparti dunque, ora comprendo già che sto vivendo una giusta vita in Dio attraverso la Grazia del Padre”.

                          7.                A questo Io aggiungo: “Amen! Così va bene, questa è la giusta comprensione della vita! In questa rimanete tutti! Ora però, Miei cari amici, proseguiamo. Mettetevi in un certo ordine! Robert! Tutto questo è ancora in casa tua, tu sei il padrone di casa. Perciò tocca di nuovo a te guidare tutta questa grande compagnia. Prendi però con te l’amico Peter con la sua Eljah come anche la tua Helena, essi ti renderanno dei buoni servizi strada facendo”.

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Cap. 256

La santa compagnia abbandona Vienna e raggiunge le Alpi al monte Semmering

Il Signore sulle pietre di confine e sul paese e popolo della Stiria

                          1.                Dopo queste parole tutti si mettono in ordine ed inizia subito la marcia e precisamente sulla strada verso la Stiria. In breve tempo giungiamo ai piedi del monte Semmering. L’intera compagnia, che ora possiede la capacità di vedere la terra naturale, si ferma qui.

                          2.                L’imperatore Joseph si fa avanti e Mi dice: “Signore, ho valicato qualche volta questo monte e disposi alcune cose per migliorarne le strade; prima di me, infatti, alcune di queste non erano percorribili con la carrozza senza rischiare la vita. A quell’epoca la gente si batteva le mani sul capo gridando tanto da perdere la voce. I cosiddetti saggi dicevano: ‘Sì, sì, ora fanno le strade ben piane, lisce e larghe, affinché il diavolo non faccia fatica a passare su una simile strada infernale!’.Ai miei tempi, infatti, una strada molto larga la si vedeva come una via che conduceva all’Inferno. A Vienna c’erano perfino uomini che non avrebbero preso una casa su una di queste strade, anche se fossero stati pagati.

                          3.                È sufficiente aver accennato a questa stupidità degli uomini per dimostrare quale fatica mi è costato innalzare l’umanità a concetti più elevati. Voglio sorvolare sul fatto che perfino i preti non volevano sentire e sapere della costruzione di strade più comode e più larghe e mi condannavano al più profondo Inferno insieme a queste. Ma ora, che cosa dicono i preti e gli uomini riguardo alle cosiddette ferrovie, in particolare di questa qui sul monte Semmering? In verità, Signore, una cosa simile nessuno avrebbe potuto nemmeno sognarla cento anni fa!”.

                          4.                Dico Io: “Ai tuoi tempi gli uomini veramente erano molto stupidi, ma erano più credenti di adesso. Interpretavano tutto dal punto di vista grossolanamente materiale e dello spirituale sapevano, per così dire, nulla. Ma nella misura in cui ora gli uomini sono diventati più sapienti, nella stessa misura sono diventati anche meno credenti. Io però preferisco la fede, per quanto possa essere cieca, alla cosiddetta erudizione mondana. Nella fede, infatti, l’uomo mondano è libero e la sua anima non è giudicata in nessuna cosa, ma nella scienza mondana sta già un giudizio.

                          5.                Così gli uomini non strillano più per tali costruzioni, perché ne riconoscono la natura. In compenso però strillano tanto più per il carovita e mancanza di danaro, e la fede è diventata assolutamente rara. Il mondo sa ora molto di più che ai tuoi tempi, ma non per questo è diventato migliore e più ricco, né da punto di vista naturale né ancor meno dal punto di vista spirituale. Perciò ora lasciamo stare queste strade così come stanno ed andiamo avanti!”.

                          6.                Ora il cammino continua, ed in breve tempo viene raggiunta la vetta del monte, dove si trova il noto monumento di confine. Qui si fa di nuovo una piccola sosta. E l’imperatore Karl si fa avanti e dice: “Signore e Padre, guarda questo segnale! È un’opera del mio tempo terreno. Il motivo di questo segnale è sempre stato la controversia di confine. Per porre fine a ciò feci mettere delle pietre di confine nei punti su cui le controversie erano particolarmente accese. E qua e là sono state erette anche in mio onore. Dì a me, povero peccatore, ho io agito nel modo giusto?”.

                          7.                Rispondo Io: “Amico Mio, pietre di confine non sono altro che una testimonianza della durezza dei cuori umani! È abbastanza triste se un fratello deve dire all’altro: ‘Fin qui e non oltre!’. Ma se gli uomini sono posseduti dal maligno spirito dell’egoismo, allora pietre di confine vincolate a delle sanzioni diventano una necessità, perché mettono un certo limite all’insaziabile avidità. Anche le pietre miliari tra province sono diventate tali. Questo, dal punto di vista della necessità, è da considerarsi buono, benché di per sé sia un male, perché il motivo per il quale sono necessarie è un male.

                          8.                Se gli uomini vivessero secondo la Mia dottrina facilmente comprensibile e nel loro petto battessero veri cuori fraterni, allora su l’intera Terra non sarebbero necessarie pietre di confine. L’avidità, la brama di dominio, l’avarizia, l’invidia e la superbia però sono cose fondamentalmente cattive. Perciò vi devono esser posti dei limiti, affinché non si diffondano sempre di più come una piaga cancerogena. Da questo puoi ora facilmente giudicare se le tue pietre di confine erano buone o no! Esse sono buone e cattive nello stesso tempo, come lo sono il giudizio ed il motivo del giudizio, vale a dire la legge. Ma né la legge né il giudizio sono buoni, perché entrambi sono una conseguenza della malvagità del cuore umano.

                          9.                Vedi, nel Mio Regno non vi è nessuna legge e quindi anche più nessun giudizio. Legge e giudizio, infatti, sono solo custodi e tengono il falso ed il male in limiti stabiliti. Nei Cieli però né legge né giudizi possono trovar posto, eccetto la legge del puro amore, che però è propriamente la massima libertà stessa. – Perciò Io vedo molto malvolentieri le pietre di confine, perché non sono altro che pietre evocative della durezza e della mancanza d’amore del cuore umano. Ora sai tutto, caro amico, e non hai bisogno di considerare altre simili frivolezze.

                        10.              Guardate invece lì verso sud – la stupenda regione, che è come il paese di Canaan. Si chiama Stiria! Gli abitanti di questa terra sono in gran parte ancora molto sciocchi. Poiché dove l’uomo non è troppo tormentato dalla miseria, somiglia ad una bestia pigra e non gliene importa molto delle cose che riguardano il corpo ed ancor meno delle cose che riguardano lo spirito. E proprio questo è il caso in questo bel paese. Esso nutre troppo bene i suoi pochi abitanti; perciò essi sono pigri e fanno solo tanto quanto serve alla soddisfazione della loro pelle. Nelle città qua e là si trova un po’ più di vita, ma in compenso anche più cattiveria e peccati di ogni specie. Solo pochi vivono nelle città di questo paese, è per loro che noi le visitiamo. E così continuiamo il nostro cammino!”.

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Cap. 257

Conversazione sui vecchi e nuovi tempi

Il mondo non è stato mai buono, sempre solo pochi uomini sono buoni in esso

                          1.                Ci muoviamo di nuovo scendendo e raggiungiamo la località Spital ai piedi del monte Semmering.

                          2.                L’imperatore Karl viene nuovamente avanti e dice: “O Signore e Padre, Tu che sei santo, santissimo! Ai miei tempi questa località era veramente un asilo per poveri sofferenti. Io stesso l’ho visitata spesso e le ho fatto delle donazioni nei miei viaggi verso sud. Ma con me si è presto perso tutto, ed il sentimento caritatevole degli stiriani benestanti si è ora troppo rapidamente trasformato nella ricerca del profitto. La gente voleva arricchirsi ed ha dimenticato troppo presto che il povero non ha nulla e quindi non può nemmeno vivere. Ma questo ha portato poca benedizione al paese. Ai miei tempi era uno dei paesi più ricchi di tutto l’impero, ed ora sarà presto uno dei più poveri.

                          3.                Rispondo Io su questo: “Sì, non hai completamente torto. C’è ben qualcuno che fa ancora qualcosa di considerevole; ma in generale è difficile trovare in un altro paese tanti egoisti proprio come in questo. L’altipiano è ancora la sua parte migliore, ma il bassopiano è messo male. Da una parte avidità di guadagno, lussuria, miscredenza, e dall’altra fortissima superstizione! Gli elementi fondamentali di questo paese sono egoismo, spesso rigida insensibilità verso la povera umanità, avidità, avarizia e costante disprezzo del prossimo. Ma proprio per questo visitiamo questo piccolo popolo malato, per portare, dove possibile, un po’ di guarigioni. Nella città di questo paese non saremo tollerati, perciò cercheremo il nostro quartiere fuori di questa per il breve tempo del nostro soggiorno”.

                          4.                Dice Karl: “Signore! Allora vengano tuoni e fulmini su questa città! Costoro devono essere veri diavoli umani! Non ci sono pubblici ufficiali, nessun soldato, nessuna polizia?”.

                          5.                Rispondo Io: “Oh, ce ne sono abbastanza, ma tra loro pochi uomini! I pubblici ufficiali vorrebbero solo troppo presto essere già grandi signori, per intascarsi più soldi. Perciò i loro cuori sono per lo più di pietra, e spesso esercitano le loro funzioni in maniera inesorabile, affinché si possa premiarli con un loro avanzamento quali uomini capaci. Solo pochi sono soddisfatti di ciò che sono e di ciò che hanno. La maggior parte vuole solo imporsi ed arrampicarsi. e vedi, questa è una grande sventura; ne scaturisce terribilmente poco amore ed ancor meno vera giustizia.

                          6.                Se in questa città non esistesse una qualche autorità militare, alla classe dei funzionari pubblici andrebbe molto male, essa, infatti, non è per nulla amata. Se il funzionario vuole che la sua attività procuri benedizioni allo Stato, deve avere molto amore! Se non ha questo, allora dove opera, egli semina solo malerba e cardi, e genera odio e disprezzo presso i sudditi”.

                          7.                Dice Rudolf d’Asburgo: “Ma Signore, guarda qui queste due ampie strade! L’una per i carri e l’altra per i mezzi ferrati. Quanto bel terreno esse occupano, mentre, ai miei tempi, tutte le strade dovevano essere strette e dovevano tracciarsi solo su campi inutilizzabili. Io non avevo debiti di Stato e dovevo sostenere anche parecchie guerre. Quelli però che adesso percorrono strade così larghe e conducono velocemente i loro affari, si sono indebitati con tutto il mondo. In verità, questo non lo capisco!”.

                          8.                Dico Io: “Questo consiste semplicemente nel fatto che non hanno nessun amore, di conseguenza è impossibile che possano avere una giusta luce. Se gli uomini vivessero secondo le loro necessità, tutti avrebbero a sufficienza. Ma poiché vivono di lusso e di superbia, allora soffrono di pena e di miseria diventando così debitori di tutto il mondo. Comprendi questa semplice verità fondamentale?”.

                          9.                Continua Rudolf: “O Signore, purtroppo la comprendo! Ora sarà il tempo sulla Terra di cui Tu hai predetto che in essa l’amore si raffredderà e non esisterà nessuna fede. Da tutti gli ordinamenti che ho visto finora, questo risulta ora troppo chiaramente. Non si vedi nient’altro che vanitoso sfoggio, superbia e lusso! Ognuno vuole prevalere davanti agli altri.

                        10.              Quando guardo indietro ai miei tempi, allora c’era anche un ordine nel costume. Ognuno doveva vestirsi secondo le disposizioni del suo stato sociale e con questo la superbia e lo sfarzo del lusso spendaccione era molto controllato. Ma ora il rispetto reciproco l’amore, la fede, la misericordia hanno cessato di esistere, mentre il freddo ed insensibile intelletto domina i cuori degli uomini ovunque si volga l’occhio.

                        11.              Ai miei tempi erano state introdotte libere locande lungo le strade, nella quali poveri viaggiatori erano assistiti gratuitamente. Ognuno aveva diritto legale all’ospitalità del suo fratello di fede; solo ebrei e pagani dovevano pagare un piccolo tributo all’oste. L’oste della locanda aveva il diritto di inviare degli esattori nelle località vicine, che gli fornivano tutto in abbondanza. E questa era sicuramente una buona istituzione.Adesso neppure per idea c’è qualcosa di simile. Se il viaggiatore non ha denaro, è destinato a morir di fame. O umanità, quanto ti sei allontanata dalla via che conduce al Regno dei Cieli di Dio!

                        12.              O Signore! Io credo che con questi uomini di oggi ci sarà poco da fare. Già quasi ognuno, infatti, porta scritto sulla sua fronte il giudizio della morte. Dove nessuno riconosce più la necessità del suo prossimo, dove non si sente l’alto lamento della miseria a causa del forte rumore del fasto mondano, allora l’erba ed il verde vanno a farsi benedire. Perciò io penso che con quest’umanità quasi morta non ci sia più da fare alcun lavoro particolare, ma lasciarla spopolare naturalmente attraverso ogni genere di epidemie. Solo i pochi buoni che vivono qui e là si dovrebbero conservare, affinché per mezzo di loro la Terra abbia poi nuovamente degli abitanti migliori”.

                        13.              Dico Io: “Caro amico Mio, hai proprio ragione; come stanno ora le cose nel mondo è davvero una miseria! Io ti assicuro che è molto peggio che ai tempi di Noè e di Lot. Ma che cosa si può fare se non aver pazienza ed ancora pazienza? Se li lasci morire tutti oggi, essi non saranno migliori di un capello nel regno degli spiriti di quanto lo erano sulla Terra. Ma se lasci che si dimenino per un po’ di tempo su di essa, diventeranno davvero miseri a causa della loro stoltezza, e molti rientreranno nuovamente in sé e si trascineranno alla croce.

                        14.              Qua e là però ci sono ancora oggi degli uomini che sono benefattori, i quali fanno molto del bene ai loro poveri fratelli e sorelle. Ai tuoi tempi, Mio caro Rudolf, c’erano bensì alcune buone istituzioni, ma in compenso ce n’erano anche molte di cattive. E questo è ancora oggi il caso.

                        15.              Io ti dico: il mondo non è mai stato buono, ma sempre solo alcuni pochi uomini lo sono stati in esso! Ciò che una volta era cattivo, è e rimane cattivo. Su spine e cardi non crescono uva e fichi, ma su vite e fico raccoglierai sempre frutti nobili. Perciò non affliggiamoci a causa del mondo! Quanto più esso si dedica ai suoi affari in modo sfrenato ed agitato, tanto peggio alla fine si castigherà da solo. Chi sale in alto, a costui le stesse cime rocciose racconteranno presto quanto sono alte e pericolose per la vita. Noi però adesso visitiamo solo uomini ammalati. Perciò andiamo ora nuovamente avanti!”.

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Cap. 258

A Mürzzuschlag

Sull’era della tecnica

Mancano fede ed amore e perciò manca la vera benedizione

                          1.                Arriviamo ora in località Mürzzuschlag, e tutti ammirano la struttura di questo luogo, luogo che da tutte le parti è circondato dai monti.

                          2.                Dice Joseph che si trova subito dietro di Me: “Signore e Padre! Anch’io ho avuto grandi maestri nell’arte meccanica del mio paese. Ma perché a quei tempi a nessuno è venuto in mente questa specie di macchine attraverso le quali il vapore dell’acqua giunge ad un così potente risultato? Nel mio secolo ci sono stati grandi ingegni, ma il felice impiego del vapore è rimasto loro sconosciuto. In verità, se sotto il mio governo si fosse venuti a conoscenza anche di quest’invenzione, con il cristianesimo puro sarebbe andata diversamente. Di certo la superstizione mi avrebbe dato parecchio da fare, ma di questa sarei diventato ancora maestro. Se la superstizione fosse stata vinta una buona volta e abbattuto l’oscurantismo dei preti, con la pura formazione spirituale si sarebbero fatti veloci passi in avanti.

                          3.                Perfino per gli stessi spiriti è interessante vedere come i loro giovani fratelli terreni inventano delle cose che non sono per nulla piccolezze. Là in lontananza scorgo in quest’istante come un lungo carro a colonna che si muove veloce come una freccia. Ci sarebbe voluta un’intera giornata ai miei tempi per percorrere una simile distanza. Ed ora, mentre parlo qui, ha già percorso oltre la metà dell’intero tragitto. Signore, anche Tu certo devi averne piacere che i tuoi figlioletti sulla Terra riescono a fare delle cose così considerevoli con la loro intelligenza ancora immatura! Questo preciso calcolo, infatti, tra causa, forza ed effetto è anche qualcosa che fa grande onore al Tuo Spirito nell’uomo”.

                          4.                Rispondo Io: “Mio caro amico! Hai certamente ragione, ed anch’io ne avrei un gran piacere se gli uomini con invenzioni simili rendessero l’onore a Me ed edificassero tali opere sui pilastri dell’amore. Ma uno che realizza simili invenzioni, difficilmente pensa a Me. Tutto quest’andirivieni qui è limitato da leggi così severe che può servirsene solamente colui che se ne attiene scrupolosamente. Costui deve prima pagare il suo biglietto per il tempo stabilito; una monetina di meno già ti esclude dall’uso di questa possibilità di percorso veloce. Nessun uomo è trasportato gratuitamente, neanche per un miglio soltanto.

                          5.                Che cosa succederebbe se ad ogni treno fosse agganciato un vagone gratuito per persone veramente povere? Una cosa così però l’istituzione non la permetterebbe mai. Vedi, un vagone gratuito sarebbe una benedizione per gl’imprenditori, e le loro azioni sarebbero presto enumerate tra le più importanti. Io però dico: finché i poveri non possono prenderne parte gratuita, quest’istituzione mai percepirà gl’interessi desiderati. Ricordati: dove non c’è amore, là non vi è neanche guadagno! Poiché soltanto l’amore procura il vero, abbondante e durevole guadagno.

                          6.                Ma ecco, con quel treno sta arrivando un Mio buon amico da Graz e con lui ancora un altro ed un altro ancora! Noi dobbiamo benedire quei tre. Naturalmente essi non ci vedranno, ma nei loro cuori devono percepire un moto considerevole. Là dentro però ce ne sono altri tre, anche loro non sono cattivi, ma non giusti del tutto nella fede né nell’amore. Ciò nondimeno però a loro non manchi la nostra benedizione. C’è anche una donna là dentro, che ha la facoltà di vedere gli spiriti, lei potrebbe anche vederci se il suo occhio fosse rivolto da questa parte. S’intende da sé che qui si parla soltanto dell’occhio dell’anima. Anche lei deve ricevere la nostra benedizione!

                          7.                Ed ora, amici Miei, continuiamo il nostro cammino! Il vento dell’est, abbastanza caldo per questa stagione inoltrata, sulle cui ali si librano miliardi di spiriti sotto forma di nuvole, deve annunciare ai nostri pochi amici di Graz che ci stiamo avvicinando a questo luogo. Dapprima faremo sosta su un colle verso il nord di questa regione. Nelle vicinanze questo colle sarà descritto meglio.

                          8.                Ora arriveremo a Bruck, una piccola cittadina che però si crede molto grande. Là non ci riposeremo ma andremo via subito.”

                          9.                Mentre ci avviciniamo a Frohnleiten, un borgo certamente credente, ma a causa dei liguoriani[7], estremamente tenebrosi, Robert e l’ufficiale Peter devono proseguire con le loro due donne, per preparare nelle vicinanze della località di Graz, in un certo senso, un alloggiamento per Me e per l’intera compagnia.

                        10.              Questa mattina[8] alle sei, queste quattro persone sono giunte nelle vicinanze di Graz [9]. I tre forti tocchi alla tua porta, Mio servitore, sono stati il segnale dell’arrivo di questi quattro spiriti. Essi hanno fatto, in un certo qual modo, una capatina in periferia ed alla casa da te abitata, svegliandoti con tre forti tocchi alla porta. Da lì sono andati subito al luogo loro destinato, che però verrà designato meglio solamente col Mio arrivo.

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Cap. 259

A Frohnleiten

Spiriti della chiesa duri di comprendonio

                          1.                Ora ci troviamo nel borgo Frohnleiten, dove ci corrono incontro una moltitudine di spiriti della locale chiesa parrocchiale e s’informano accuratamente presso di noi, da dove veniamo, dove andiamo e chi siamo.

                          2.                Si fa avanti Pietro e dice: “Veniamo dall’Alto e ci rechiamo per un breve tempo in basso per cercare gli agnelli e le pecore perdute, per castigare i caproni e far cadere i lupi”. – Dicono gli spiriti: “Ecco, voi siete sicuramente dei missionari di Roma, dunque siete stati consacrati dal papa stesso per un incarico così importante?”.

                          3.                Risponde Pietro: “O miei cari! Siamo certo dei missionari, ma non consacrati a quest’incarico dal vostro papa cieco, ma da Dio, il Signore Gesù Cristo stesso. Chi di voi vuole seguirci, verrà da noi subito accolto per il vero Regno di Dio. Chi però non vuole seguirci, sarà lasciato qui su questa terra desolata. Che nessuno ci domandi più chi siamo o come ci chiamiamo! Poiché chi qui non segue incondizionatamente ciò che noi domandiamo, costui non sarà accolto”.

                          4.                Dicono gli spiriti: “Se non siete consacrati ed inviati dal papa santo, è impossibile per noi seguirvi, poiché Dio, il Signore, ha messo tutto nelle sue mani. Ciò che il papa unisce in Terra, è unito anche in Cielo, e ciò che scioglie in Terra, è sciolto anche in Cielo. Se dunque non siete stati inviati dal papa, potete essere stati inviati solo dall’Inferno, dal quale provengono tutti gli eretici, i quali dicono in modo sacrilego di procedere da Dio e che Egli sia anche il loro Padre, mentre è Satana soltanto il loro padre. Ed ora andate via!”.

                          5.                Risponde Pietro: “Come fate a sapere che il papa ha ricevuto da Dio, il Signore, un così immenso potere?”. Risponde una donna con un grosso libro di preghiere di due libbre in mano: “Ebbene, questo lo sa il mondo intero! Dio ha dato a Pietro ogni potere e dopo Pietro il potere è passato da un papa all’altro. E perciò ogni papa è uguale a San Pietro stesso! Ha capito questo il signore?”.

                          6.                Dice Pietro: “Questo suona buffo ai miei orecchi, poiché io stesso sono il medesimo Pietro nelle cui mani Dio, il Signore, ha messo le chiavi spirituali del Regno dei Cieli. Io non so niente di un trasferimento del potere conferitomi da Dio ad un papa romano, come anche non ho anche mai avuto la mia sede in Roma. Paolo, un apostolo dei pagani, si è trattenuto un lungo tempo a Roma sotto il tirannico governo dell’imperatore Nerone; ma io, il vero e reale Pietro, mai! Come avrei potuto dunque nominare un papa come mio successore ed avergli conferito il potere concessomi da Dio stesso?”.

                          7.                Sbraita la donna: “Via di qui, Satana! Ma guarda che tipo! Adesso pretende di essere egli stesso San Pietro! Non basta che rifiutano l’insegnamento di Cristo che soltanto il papa possiede, quali eretici infernali – alla fine essi vogliono essere addirittura il caro Signore Iddio! Adesso però vedete solo di andare via, altrimenti sarete allontanati con la forza!”.

                          8.                Intervengo Io: “Fratello Simone! Qui per il momento ogni fatica è vana; costoro hanno bisogno ancora di duecento anni prima di diventare un po’ più con le idee più chiare. Perciò andiamo pure avanti! Ti lascerò risplendere divinamente solo per alcuni attimi e permetterò che questi duri di comprendonio ti riconoscano. Ma poi scompariremo all’improvviso dinanzi ai loro occhi. Questa visione deve essere per loro una stella polare, in questo bagliore devono ritrovare un po’ alla volta il vero sentiero della vita!”.

                          9.                In questo momento Pietro s’illumina come il Sole nel più limpido mezzogiorno. Tutti gli spiriti sobbalzano dal terrore, noi però scompariamo. Quando gli spiriti si riprendono e vogliono gettarsi ai nostri piedi, non vedono più nessuno. Allora subito cominciano a piangere ed a lamentarsi maledicendo la loro cecità.

                        10.              Ma un intero stuolo di monaci, accorsi dalla chiesa, si recano da questi piangenti, li istruiscono rigorosamente in maniera papista e spiegano quest’apparizione come una visione infernale. Gli spiriti però mettono le mani addosso ai monaci e li vogliono trucidare. I monaci se la danno a gambe e fuggono nel loro monastero. Gli spiriti li deridono, si allontanano poi da questo luogo e si recano sui monti.

                        11.              Così termina questa scena a Frohnleiten. Ma noi andiamo avanti nell’intento di arrivare alle sei di sera nelle vicinanze di Graz e di fare sosta al cosiddetto Reinerkogel[10], dove i quattro che ci hanno preceduto si sono già acquartierati.

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Cap. 260

Un’altra scena spirituale

Il Signore con i Suoi al Reinerkogel

Spiriti che cercano salvezza proveniente dalle altitudini dei monti

                          1.                Sulla via che porta da Frohnleiten fino a Graz facciamo tuttavia una piccola sosta ancora, dove è alloggiata una moltitudine di spiriti mescolati alla rifusa, per la maggior parte ex ispettori, anime di guardiani deceduti, guardie di confine, dipendenti di polizia e servitori di giustizia. Costoro si dispongono in fila e pretendono da noi i passaporti, in caso contrario devono arrestarci. Adesso a causa degli stranieri si è molto severi, e poiché la loro legge è così, essi, se non vogliono perdere il loro impiego, non possono fare altro che applicarla rigorosamente.

                          2.                A questo punto si fanno avanti, iniziando da Rudolf d’Asburgo, tutti gli imperatori completamente nelle vesti di imperatori e dicono al drappello di guardia: “Anche da voi gli imperatori viaggiano con passaporti e permessi di transito?”. Qui la guardia spaventata e terrorizzata fa un balzo indietro; solo uno chiede intimidito: “Sì, ma quanti imperatori governano adesso in una volta sola? Per amor di Dio! Ci sono quasi più imperatori che sudditi. Sì qui non c’è da chiedere nessun passaporto. Potrebbe esserci facilmente anche l’imperatore della Russia, ed allora saremmo in un bel pasticcio!”.

                          3.                Dice un altro: “Però mi sembra un po’ strano che questi gran signori vadano e vengano a piedi”. – Dice il primo: “Che stupido sei! Vorranno vedere il tronco ferroviario ed è per questo che vanno a piedi”. – Dice un altro: “Sì, sarà così! Ma chi sono gli altri? Devono essere più di tremila”.

                          4.                Dice il primo: “Ora basta con le domande stupide! Ci sarà da qualche parte un grande congresso e perciò tutti i potenti si radunano e si consigliano. Fate solo silenzio e non vi muovete, altrimenti domani potremmo tutti quanti pendere in alto, sopra la terra e senza respiro, nell’aria libera. Solamente io andrò e dirò a queste maestà che vogliano degnarsi di proseguire subito liberamente il loro eminente viaggio”. Ora gli altri si ritirano, solo il primo cammina tutto curvato e rivolge alle maestà, balbettando, il suo summenzionato discorso.

                          5.                L’imperatore Joseph però gli dice: “Tu sei così severo nella tua funzione solamente perché la tua carica ti procura il pane! Della legge stessa t’importa poco. Io ti dico: tu sei un pessimo servitore del tuo signore. Chi non fa del bene per amor del bene, non merita nessuna ricompensa! Ricordatelo! In futuro osserva la legge per amore della legge e mai per amor della tua pagnotta, allora sarai un giusto servitore per colui che ha il diritto di emanare delle leggi. Ed ora Dio ti assista! Bada che Egli possa proseguire!”

                          6.                Il funzionario ora si allontana, raggiunge i suoi aiutanti e racconta loro che cosa gli ha detto un imperatore severo assai. – Gli altri però dicono: “Ringraziamo solo che ce la siamo cavata a così buon prezzo! Grazie a Dio che ora se ne vanno”. – Anche di questi spiriti non ce n’era ancora nessuno maturo. Ma con quest’incontro hanno perlomeno ottenuto un intimo avvertimento che li rende più malleabili. Ora la maggior parte di loro si ritirano sui monti dove giungeranno alla comprensione del fatto che si trovano ormai nel mondo degli spiriti.

                          7.                Dopo questi avvenimenti andiamo avanti con molteplici discussioni e giungiamo puntuali alle sei di sera del 4 Ottobre 1850, nel luogo prestabilito; era quello l’orario in cui voi, amici[11] Miei, vi trovavate allo Schloβberg[12]. Da lì avete potuto avvertire ed in modo percettibile il Mio arrivo con ogni genere di segni sotto forma di stelline, poi con una sensazione fortificante, con la pace della natura, con la posizione riverente delle nuvole come anche con la benevola illuminazione dello stesso colle.

                          8.                Al Mio sopraggiungere, una moltitudine di spiriti di ogni genere iniziò subito ad affollarsi sul colle. Tra di loro ce n’erano molti di tipo assolutamente maligno, che però furono spinti velocemente verso sera. L’oscuramento del monte Plabutsch con vapori neri informò perfino i vostri sensi di questo. Anzi, Satana stesso era tra questa feccia. Ai piedi del colle si radunarono esseri migliori e chiesero un miglioramento del loro destino. Quando questo venne loro concesso, se ne andarono via ringraziando.

                          9.                Dopo di questo venne dal monte Schöckel un’intera legione di spiriti che appartenevano ancora molto al regno della natura. Il loro arrivo potevate scorgerlo molto chiaramente con un rosso fuoco al lato destro verso le ore sette. Costoro chiesero con impeto la liberazione dal faticoso servizio montano, cosa che in parte fu loro concessa. Ed essi sono soddisfatti, cosa che voi avete potuto desumerlo con la scomparsa di questo chiarore.

                        10.              Poi arrivò una moltitudine di spiriti da tutte le parti di questo luogo e chiesero la benedizione di questa regione. Anche questa fu loro concessa prima della settima ora. Voi avete potuto ricevere insieme questa benedizione, e l’avete potuto notare molto bene con un’inondazione di luce nei colori dell’arcobaleno sulla regione piana.

                        11.              L’amico And. H.W. ha visto anche la presenza di molti monarchi sotto forma di stelline che si trovavano a sud del colle. Tu, Mio servitore, hai visto verso est molto in alto un chiarore bianco. Questo ero Io fra i quattro che hanno preparato l’alloggio ed i tre apostoli.

                        12.              Durante la notte è stata quietata e mandata via una quantità di spiriti scontenti. Essi sono andati anche a riposare, ciò che per voi ha avuto come conseguenza la notte serena come anche il puro mattino odierno e come lo sarà il giorno successivo. Certo ci saranno sempre delle nuvole. Queste sono spiriti che vogliono ancora di più di quanto hanno già ricevuto. Ma il loro amore è ancora debole, perciò anche il loro guadagno non sarà molto ricco.

                        13.              Oggi, 5 Ottobre, alle nove e mezza, è venuta una schiera di spiriti forti attraverso l’aria, Mi ha reso onore, lode e gloria e Mi ha velocemente edificato una sublime dimora. ‘Perché’, dice il loro capo, ‘non sta bene permettere che il Signore delle Magnificenze stia sul suolo sporco della Terra’.

                        14.              Io però ho detto loro: “Lasciate il vostro zelo! Io so perché agisco così e tocco ora la Terra con i Miei piedi. Togliete questa tenda! Se volessi una dimora, sarebbe già pronta degnamente per Me. EdificateMi piuttosto una vera dimora nei vostri cuori, questa io prenderò poi come dimora. Ma questa vuota piccionaia non Mi è gradita, perciò toglietela subito!”.

                        15.              Questi spiriti hanno fatto com’era stato detto loro e sono andati poi via un po’ scontenti. Tu, Mio servitore, lo hai anche visto e annotato velocemente. Le nuvole violette ai due lati di questa piccionaia erano proprio questi spiriti, che poi si sono presto ritirati.

                        16.              A questo punto Robert fa l’osservazione, e cioè di essere molto sorpreso dal fatto che delle masse di ogni genere di spiriti si affollino qui sul colle, mentre a Vienna si è dovuto andarli a cercare espressamente, per poter intraprendere con loro una qualche trattativa. Da che cosa dipende ciò? Egli domanda.

                        17.              Io però gli dico: “Vedi, questa è una regione montuosa. Gli spiriti che soggiornano sulle altitudini dei monti, hanno già una visione più chiara e sanno in quale condizione si trovano. Vengono perciò schiere a migliaia e chiedono un sollecito miglioramento del loro stato. Ma in alcuni c’è ancora una buona parte di egoismo; perciò per costoro si deve fare solo quanto è necessario per la loro salvezza. Se si concedesse troppo, diventerebbero baldanzosi e farebbero ogni tipo di scenate. In questo modo però, se vengono tenuti più nel bisogno, rimangono moderati e maturano più velocemente verso il completamento. Presto saprai parecchie altre cose che finora ti erano sconosciute. Adesso però silenzio! Già arrivano ancora nuove schiere!”.

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Cap. 261

Afflusso di demoni e spiriti della natura

Sull’essere degli spiriti dei monti

Jakob Lorber, al quale il Signore dettava per mezzo dei Suoi angeli con i suoi fedeli nell’orizzonte della santa compagnia![13]

                          1.                Dice Robert: “Da dove provengono costoro e che cosa vogliono? O Signore e Padre, perdonami se Ti assillo continuamente con ogni genere di domande, ma non posso davvero farne a meno! La varietà degli esseri che ho visto finora, infatti, sfiora già l’incredibile. In verità, qui si manifesta la Tua Potenza, la Tua Dignità e Magnificenza in maniera mai vista ancora! Quasi ovunque Ti sei comportato, almeno davanti ai miei occhi, il più passivamente possibile. Noi altri dovevamo, certamente solo secondo la Tua Parola, eseguire tutto. Ma qui noi tutti somigliamo solo ad un popolo curioso che guarda l’artista stupefatto ma senza poterlo in qualche modo sostenere. O Signore, dimmi come mai è così in questa regione montuosa”.

                          2.                Rispondo Io: “Mio caro fratello! Questo dipende dal fatto che spiriti di paesi montani sono dotati, con poche eccezioni, di una visione più chiara di quelli più ottusi dei paesi pianeggianti. Questi spiriti che ci sciamano intorno in molte centinaia di migliaia, sanno precisamente che si trovano nel mondo degli spiriti ed approfittano al meglio di questo loro stato. Essi veramente sono ingannati da molte superstizioni, ma questo non vuol dir molto; d’altra parte essi hanno anche potere intellettivo e comprendono prima un avvertimento.

                          3.                Dove perciò vengono avanti spiriti di uomini così grossolanamente materiali, lì dovete prima spianarMi la via, perché il Mio spiritualissimo Ordine non deve mai venire in contatto diretto con il materiale. E vedi, per questo siete necessari quali mediatori. Qui invece, dove gli spiriti sanno benissimo cosa sono, posso subito avvicinarmi convenientemente Io stesso, senza danneggiarli. Come però gli abitanti dei monti già sulla Terra vivono molto più sobriamente degli insaziabili abitanti della pianura, così sono anche gli spiriti che vivono sui monti. Se chiedono, si deve loro concedere qualcosa, e sono subito soddisfatti. Sarebbe un errore non dare nulla. Questo li rattristerebbe molto ed alla fine di nuovo diventerebbero molto impetuosi e perderebbero ogni fiducia.

                          4.                Per questo motivo accade anche di tanto in tanto, che ad uomini simili sulla Terra, nei luoghi di pellegrinaggio, viene concessa una qualunque grazia impetrata. Una simile concessione non è per niente utile, perché rafforza i supplicanti solamente nella loro superstizione. Ma se non concedo proprio nulla, alla fine perdono ogni fede e questo sarebbe peggio ancora. Se si deve scegliere tra un male maggiore ed un male minore, è sicuramente meglio scegliere il minore. Non lo pensi anche tu, Robert, fratello Mio?”.

                          5.                Dice Robert: “O Padre amabilissimo, questo non può essere diversamente. Ma che cosa volevano da noi, ieri sera, i dodici che sono venuti fuori della città verso le cinque e mezza? Uno lo conosco già bene, quello che ha portato con sé pane e vino nel Tuo Nome. Egli è un Tuo fragile e piccolo servitore terreno e scrive ciò che Tu gli detti nella penna attraverso un angelo nel tuo Nome. Gli altri però mi erano completamente sconosciuti.”

                          6.                Dico Io: “Questi erano i pochi amici in questa città, amici per i quali soprattutto abbiamo fatto questa capatina da Vienna[14]. Vedi, questi Mi amano ed hanno una fede salda, anche se non Mi vedono. Se Mi fossi mostrato loro, essi avrebbero lasciato subito la vita fisica presso il monte per Amor Mio. Questo però non deve avvenire, perché devono sbrigare parecchi lavori nel Nome Mio sulla terra. Ed Io li amo e li lascerò sulla Terra per il loro perfezionamento per un bel po’ di tempo ancora.

                          7.                Essi tra breve riveleranno queste nostre azioni al mondo. Molti troveranno la loro salvezza in questo. Molti degli autentici figli del mondo però si adireranno parecchio per questo, ciononostante però andranno in rovina sia naturalmente sia moralmente. E costoro in futuro non troveranno più nessuna luce direttamente dai cieli in nessuna parte. – Ma hai osservato anche le due donnine che erano con loro? Hai visto i loro cuori ardenti?”.

                          8.                Risponde Robert: “O sì, Signore e Padre! Quella era veramente una coppia di una bellezza tale come non ne ho ancora visto dai tempi della Tua madre terrena Maria. In verità, qui la mia Helena e Matilde di Peter non sarebbero, per così dire, niente in confronto. Anche gli altri cinque erano celestialmente belli, ma le due erano straordinariamente belle e magnifiche. Una delle cinque però non potevo scorgerla così bene; ha sempre tenuto il suo volto girato dall’altra parte. Chi era?”.

                          9.                Dico Io: “Era la madre[15] terrena delle quattro figlie e dei due figli di Ans.H.W.[16] Lei però non è più cittadina della Terra, ma una pura cittadina celeste. Per questa ragione lei ha sempre tenuto il suo viso girato da te, perché la sua bellezza troppo grande avrebbe potuto perfino danneggiarti; questa, infatti, è un angelo di straordinaria bellezza! In quest’occasione lei voleva anche partecipare alla gioia della sua famiglia e col Mio permesso speciale si è trovata in questa cerchia”.

                        10.              Continua Robert: “Che cosa erano poi i giovani capretti che sono venuti ricalcitranti su queste alture e che saltellarono per alcuni minuti intorno come se l’intero mondo fosse appartenuto a loro?”.

                        11.              Rispondo Io: “Questi capretti erano un paio di anime naturali immature che dovranno passare ancora alcune metamorfosi, finché la loro anima raggiungerà la piena forma umana. Esseri simili non hanno alcun altro significato per noi se non come le piante parassite sui rami degli alberi da frutta. Perciò nessuna parola più su siffatte nullità di un’esistenza inferiore”.

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Cap. 262

Spiriti girovaghi provenienti dalla costellazione della lepre

Luce ed amore ed i suoi differenti effetti

                          1.                Dico Io: “Ti piace la grande moltitudine di spiriti della specie migliore che oggi già dal mattino presto ci hanno visitato in grandi schiere? In fondo non hanno chiesto nient’altro che farci solamente una visita silenziosa. Dopo sono andati verso occidente ed hanno fatto una breve sosta sul monte Plabutsch oltre il Murstrom”.

                          2.                Risponde Robert: “Per me questi erano esseri completamente sconosciuti. Essi avevano l’aspetto sì di uomini, ma sembravano anche freddi e quasi privi di ogni sentimento. Chi erano e che cosa li ha condotti qui?”.

                          3.                Rispondo Io: “Questi erano spiriti di un altro pianeta, e precisamente non di un pianeta di questo Sole planetario, ma di uno molto lontano che si trova nella costellazione della cosiddetta lepre. Il grande pianeta più vicino al sole di quel sistema solare (distante da quel sole quasi quanto Mercurio dista dal Sole di questa Terra) è il mondo nativo di questi spiriti. Chi vuole conoscere questo sole più da vicino, si faccia indicare la costellazione della lepre. Nella prominenza sinistra di questa scoprirà una stella piccolissima, appena di quinta grandezza; questa è appunto quel sole dal cui pianeta che gli orbita più vicino provengono questi spiriti. Sono spiriti girovaghi, la cui beatitudine più grande consiste nell’essere sempre in giro. Ma quando arrivano così su questa Terra, cosa che comunque accade raramente, si riposano e cercano di fare conoscenza con i Miei figli.

                          4.                Talvolta succede che qualcuno si lascia perfino di nuovo incarnare qui. Nell’attesa di diventare Miei figli però, essi somigliano ad uccellini in gabbia appena catturati. Non trovano né riposo né pace. Per loro è pressoché impossibile fermarsi. Viaggiare e girovagare è la loro gioia più grande. Se vengono posti dei limiti a questo, allora sono molto infelici. Per questo la loro apparizione su questa Terra ha di rado un motivo diverso se non quello che ti è già stato spiegato. Solo questa volta sono stati condotti qui con un confuso presentimento che ci fossi Io. Già da molto lontano i più saggi di loro percepivano la Mia presenza e perciò sono accorsi qui per farMi una visita di cortesia. Ma tutto il loro culto divino consiste solamente in certi periodi nel fare i loro complimenti a Dio il Signore e Gli esprimono in tali occasioni alcune parole di elogio molto lezioso. Nel Regno della luce il compito di messaggero è quello che a loro è meglio gradito. Ora sai che esseri sono e cosa vogliono qui”.

                          5.                Dice Robert: “Si, Signore e Padre! Ma è notevole la coincidenza dell’agitazione di questi spiriti con l’agitazione dello stesso animale terreno con il cui nome questa costellazione viene chiamata. Questi sono, come si suol dire, dei veri ‘rompicollo’! Alcune figure non erano proprio niente male, se però erano maschi o femmine, non l’ho potuto giudicare, poiché si somigliavano l’uno all’altro come i passeri sulla Terra. Sugli altri corpi celesti gli uomini si somigliano l’un l’altro come questi spiriti, oppure esiste anche tra di loro una differenza formale?”.

                          6.                Rispondo Io: “Spiriti dalle sfere della pura sapienza sono l’un l’altro sempre somiglianti come un occhio all’altro. Il loro elemento di consistenza primordiale, infatti, è solo la luce, che si somiglia completamente in tutto con pochissime differenze di colore. Come però la pura luce è molto somigliante dappertutto, così sono uguali anche i suoi prodotti. Solo l’Amore costituisce l’infinita molteplicità nelle forme; mentre la luce solo la massima uniformità. Guarda su questa Terra la neve! Essa è un prodotto della pura luce. Un fiocco è come l’altro; solo quando molti si congiungono, l’uno diventa più grande degli altri. E questo succede solamente quando tra tali punti freddi di produzione di luce esiste qualcosa del calore affine all’amore. Se questo manca molto, oppure completamente, allora cadono sulla Terra pure stelline di fiocchi di uguale grandezza e forma. Quindi anche il ghiaccio prenderà sempre la medesima forma fondamentale, perché come creatrice è attiva solo la fredda luce.

                          7.                E così tutto ciò che è affine alla pura luce è uniforme nella sua forma e costituzione. Solo ciò che racchiude sempre più in sé il calore che è affine all’amore, diviene vario e differente nella forma. Anche la luce, se è molto potenziata, genera un calore, ma questo non è niente di buono, ma è un calore maligno che non vivifica, ma uccide. Solo la luce il cui fondamento è il calore, è buona; ed il calore che fluisce da questa luce è buono e vivificante.

                          8.                Tutte le piante velenose, gli animali feroci e velenosi sono prodotti della pura luce e del calore di questa luce che agisce dall’esterno. Questo è maligno e causa del male in tutto ciò che non è creato di nuovo dall’amore e dalla luce di questo amore che agisce dall’interno. Ma presso gli esseri dell’amore tale luce maligna viene nuovamente convertita in bene e con ciò assume di nuovo il suo carattere originario.

                          9.                Da questa spiegazione puoi ora riconoscere perché questi spiriti sono uguali l’uno all’altro come i passeri. Essi però sono molto modesti e la loro richiesta consiste solamente nel camminare continuamente, cosa che corrisponde anche al continuo procedere della pura luce. Come la luce non ha riposo, ma continua a viaggiare nello spazio infinito, così fanno anche le creature costituite dalla stessa luce. Ma a questo andare sono da Me posti anche dei limiti dove si dice: ‘Fin qui e non oltre!’. Allora spesso ci sono ovviamente delle lotte violente, finché tali esseri vengono messi a riposo. – Ed ora basta con quest’argomento! Questi spiriti ora sono andati via e stanno già arrivando qua altre legioni.

                        10.              Oggi, che è un lunedì della Terra, non intraprenderemo molto. Anche con questi spiriti non c’è molto da fare, perché sono ancora di una specie molto fredda. Solo verso sera irradieremo tra loro un po’ di calore, ed essi si coricheranno poi umilmente sotto un cielo sereno come una leggera rugiada sulla superficie della Terra e ci renderanno omaggio. Domani, martedì, ci visiteranno tre vescovi di questa città, allora verso sera l’atmosfera si farà un po’ più accesa”.

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Cap. 263

Tre vescovi di Graz sulle nuvole - Un gesuita come messaggero

L’ambizioso Sebastian ed i suoi due colleghi migliori

Giudizio sull’arrogante banda

                          1.                Dice ora l’imperatore Joseph: “O Dio! Tre vescovi in una sola volta, ed in più da Graz! Povero colle! Questo carico farà grondare di sudore freddo il tuo capo. O Signore, pensa allo spettacolo nelle catacombe del duomo di Vienna, e questi erano, eccetto il mio Migatzi, tutti dello stesso sentimento! Ma questo è in uso da sempre presso i vescovi di Graz che un successore sia sempre un nemico dichiarato del suo predecessore. Ed ora tre vescovi simili che si vedono come cani e gatti con le loro guardie del corpo in una volta sola! O Signore e Padre, attingi pure profondamente dal Tuo scrigno di Grazia e Misericordia! Ci saranno necessarie al massimo grado”.

                          2.                Rispondo Io: “Sì, Mio caro amico, non dovresti avere completamente torto, ma tra i tre ce n’è solo uno del tutto recalcitrante, gli altri due sono degli spiriti buoni. Ecco che già arrivano in una nuvola visibile anche all’occhio umano, il cui speciale colore tenebroso rivela chiaramente di quale sostanza sono fatti i suoi passeggeri. I due migliori hanno solamente una piccola guardia del corpo, che però è saldamente a portata di mano.

                          3.                Ma quell’uno sullo sfondo dell’oscurità notturna ha una forte guardia del corpo con sé, la quale sente, pensa e vuole proprio così, come fa egli stesso. Osservalo ora, come va orgogliosamente sulla sua nuvola nera, come se avesse da comandare su Cielo e Terra! Egli è ora un abitante di questo mondo da tre anni e lo sa bene, altrimenti non andrebbe avanti ed indietro sulle nuvole. Ma dal suo sentimento di grande prestigio personale non ha ceduto di un pelo. Egli è ancora un alto prelato pontificio e questo grado non glielo toglie nessuno così facilmente. E con un sentimento di tal elevato prestigio personale si dirige ora lentamente verso di noi e si aspetta d’essere accolto rispettosamente. Ti piace questo spirito?”.

                          4.                Risponde Joseph: “In verità un simpatico esemplare della stupidità più ottusa! Un tipo così in un museo sarebbe un’interessante rarità. No, ma questo è un brutto tipo!”.

                          5.                Dice anche Robert: “Di questi zeloti ho sentito le cose più strane perfino in Sassonia, ed ho compianto molto questa città e questo bel paese per il fatto che era governato da un simile oscurantismo clericale e reso ancora più stupido di quanto lo fosse già. Questo scaltro tipo sapeva ingraziarsi la popolazione femminile di corte, e su questa strada ottenne tutto ed un po’ alla volta diventò un vero tiranno ecclesiastico. Egli ingrandì la sua corte con molti ordini che in questo paese erano stati già aboliti da qualche tempo, ma che egli introdusse nuovamente. Contribuì non poco all’insurrezione del 1848, ed è stato un gran peccato che nel mondo egli non ne abbia vissuto il pieno scoppio, perché una simile musica stonata non gli avrebbe fatto male.

                          6.                Ora però è già sopra di noi e fa finta di non vederci. Che cosa vuole col suo andirivieni? E che cosa significano le sue calze rosse, la sua mitra bianca, il suo mantello dorato ed il suo bastone pastorale d’argento? Sulla Terra tutto ciò era sicuramente un’illusione per gli uomini ciechi, ma qui nel regno degli spiriti chi vuole persuadere con questo?”.

                          7.                Dico Io: “Fate un po’ di silenzio ora, Miei cari figli, amici e fratelli! Presto l’avremo qui, e ci darà da fare. Vedete, egli già invia un suo servitore! Dalla sua domanda riconoscerete facilmente che cosa pensa di noi il vescovo che si libra sopra la Terra. Eccolo qua, quindi attenzione adesso!”.

                          8.                Un inconfondibile gesuita ed anche un suo aiutante si mettono sfacciatamente davanti a noi ed il primo dice: “Che miserabile gentaglia zingara siete voi se davanti ad un principe della chiesa, investito da Dio di tutti i poteri e che va benedicendo sulle nuvole del cielo, non vi togliete neanche i cappelli e non vi lasciate cadere sulle vostre dannate ginocchia?”.

                          9.                Dico Io: “Tu dici che questo vescovo è investito con tutto il potere proveniente da Dio? Se fosse così, dovrei saperne qualcosa Io! E se la nuvola, sulla quale egli va in giro, sia proprio una nuvola celeste, anche di questo dovrei saperne qualcosa Io per Primo”.

                        10.              Parla il Gesuita: “Perché proprio tu, zingarello? Proprio a te, stupido zingaro, lo dovrebbe riferire il grande Dio! Non sai tu che tutti gli zingari già sulla Terra sono maledetti da Dio per l’eternità?”. – Continuo Io: “No, Mio caro! Anche di questo non so una sillaba, e dovrei essere il Primo a saperlo. È davvero strano che tu sappia così tante cose che Io non so! DimMi, eri presente quando Dio concesse a questo vescovo un simile illimitato potere sulla Terra?”.

                        11.              Risponde il Gesuita: “Dio conferisce un potere simile sempre invisibilmente. Si deve riconoscere la Sua presenza da molteplici effetti. Dio però dimora nella luce inaccessibile, e ad eccezione dei primi angeli santi, che intorno al Suo trono sono in costante attesa dei Suoi ordini, a nessuno è concesso avvicinarsi. Comprendi la profondità di questa sapienza?”.

                        12.              Rispondo Io “Non sembra proprio essere molto profonda la tua sapienza! Ed Io devo nuovamente confessarti che non so nulla di tutto ciò. Strano! Questo però so molto bene, che il tuo vescovo Sebastian è un bue e tu un asinello! Animali di specie non cattiva, ma stupidi al di là di ogni misura. Per tutti noi che siamo qui, Dio è molto visibile e dimora in una luce facilmente accessibile. Dio deve rimanere invisibile solo a coloro che nel mondo vivono ancor molto nella carne a causa della loro libera volontà, finché non hanno ottenuto la piena rinascita dello spirito. Egli però rimane invisibile anche a spiriti della vostra specie, perché non siete né puri né rinati. Ed Egli lo rimarrà per ben lungo tempo ancora”.

                        13.              Dice il gesuita: “Da quale parte vedete Dio?”. – Dico Io: “Proprio dove voi non Lo vedete e non Lo vedrete ancora per tanto tempo. Ed anche se vi stesse sul naso non Lo riconoscereste. Va’ dal tuo vescovo cieco e digli: qui dimora la Salvezza degli uomini! Se anch’egli è un uomo, venga qua, renda onore a Dio e prenda parte alla salvezza, altrimenti potrebbe egli, insieme a voi, far parte della morte! – Ditegli: Dio, il Signore, non ha bisogno di nessuno che benedica il mondo per esercitare il Suo Potere. Già Egli stesso benedice il mondo. Il vescovo deve solo benedire il suo stesso cuore con umiltà e non andare in giro pomposamente sulle nuvole. Digli che Dio, il Signore stesso ora cammina sulla Terra, e non si conviene perciò che un cattivo servitore si serva delle nuvole!

                        14.              Continua il gesuita: “Chi sei Tu dunque, essere simile ad uno zingaro, che osi comportarti così sfacciatamente verso di me, un servitore di Dio, e verso un’autorità principesca della chiesa, come se avessi Tu stesso istituito la chiesa? Io Ti chiedo, zingaro inquietante, chi sei Tu e chi è questa compagnia?”.

                        15.              Mi dice Joseph di nascosto: “O Signore, caro Padre, la mia pazienza sta diventando sottile come un filo di ragnatela! Esso si romperà da un momento all’altro se questo nemico della Vita d’Amore in Te non se ne andrà al più presto”.

                        16.              Rispondo Io: “Caro amico, sta tranquillo e non adirarti! Puoi aspettarti da un asino qualcosa di diverso da quello che si trova nella sua sfera d’azione? Ora egli ha sentito quel che deve fare. Se lo vuole fare è bene, e se non lo vuole, allora ci sarà ben ancora un mezzo per toglierci di torno quest’animale da soma”.

                        17.              Incalza il gesuita: “Ricevo una risposta oppure no?”.

                        18.              Io gli dico in maniera abbastanza forte: “No, togliti di mezzo, altrimenti sarai tolto!”.

                        19.              A queste parole fa una smorfia rabbiosa e si allontana dirigendosi dal suo vescovo. Piegato quasi fino alla punta dei piedi, gli riferisce tutto ciò che ha visto e sentito con suo disgusto. Ora però osservate che faccia erudita fa il vescovo, come se dovesse decidere: ‘Devo lasciar ancora esistere la Terra oppure no? Non ci sono più saette per fulminare questa massa sacrilega?’. Ma non gli viene in mente nulla di confacente alla vendetta, perciò prosegue senza intraprendere nulla.

                        20.              Ora però lo circondano gli altri due vescovi con tutto il loro seguito dall’aspetto onorevole. E quello alto, di nome Waldstein, gli dice: “Amico, collega! Che ti succede? Che vuoi fare? Non riconosci la splendente schiera che là sotto copre di benedizioni la cima della collina con la sua presenza? Non vedi dunque chiaro come un sole a mezzogiorno, Cristo, il Signore, tre dei Suoi primi apostoli, tutti gl’imperatori della casa d’Asburgo, il celebre arcivescovo Migatzi ed ancora una gran folla di spiriti perfetti?”.

                        21.              A questo punto il vescovo Sebastian si accende d’ira e dice: “Io conosco voi due eretici! La depravazione della chiesa, che voi avete causato in questo paese, io in vent’anni non sono riuscito ad estirpare – e voi volete insegnarmi a riconoscere Cristo?! A me che sono colmo del Suo Spirito santo e reggo nelle mie mani le chiavi del Cielo e dell’Inferno! Chi può riconoscere Cristo meglio di me?”.

                        22.              Dice Waldstein: “Amico! Io ti dico che se fai un discorso simile, allora tu Cristo non Lo hai mai conosciuto, con un orgoglioso così, infatti, lo Spirito del Signore non camminerà mai. Tu non sei altro che un prete ambizioso, avido di potere e ti sei anche circondato con una banda di preti dei più tenebrosi per raggiungere con loro il tuo scopo. Ma hai fatto male i conti ed il Signore ha detto basta. E con i tuoi sforzi hai ottenuto proprio il contrario di quanto tu volevi veramente, vale a dire un assoluto dominio della chiesa su tutta la Terra! E tu pretendi di essere l’unico detentore dello Spirito Santo! – O miserabile furfante! Sei sicuramente in possesso esclusivo dello spirito infernale, che si chiama bugia e superbia; ma lo Spirito di Cristo non Lo hai mai conosciuto, poiché tu sei un nemico dichiarato di questo Spirito!”.

                        23.              A quest’energico discorso di Waldstein, Sebastian diventa sempre più incandescente ed altrettanto il suo numeroso seguito. Waldstein ed Arko[17] però scendono ora a terra. Quando essi la toccano, Io mando subito Robert affinché li conduca da Me. Essi obbediscono immediatamente e Mi vengono incontro con profondissimo rispetto. Io li raggiungo a metà strada e li conduco Io stesso sulla vetta della collina.

                        24.              Una volta giunti, Waldstein ed Arko vogliono prostrarsi a terra sulle loro facce. Io però glielo impedisco e dico: “Amici, questo un’altra volta, ora abbiamo cose più importanti davanti a noi! Questo Sebastian ha intenzioni assai cattive e vuole far male alla Terra. Oggi è giovedì sera; il mercoledì egli riposava ed anche noi. Oggi egli vuole distruggere sulla Terra tutto ciò che gli viene davanti per l’offesa a lui fatta. Ma Io ho già fatto un cenno ai potenti spiriti della pace; questa notte stessa egli sarà legato insieme al suo grande seguito, precipitato a terra e là sarà convenientemente raffreddato”.

                        25.              Dice Waldstein: “O Padre Santissimo! Come accadrà questo, e come lo riconosceremo, poiché in noi abbiamo ancora molta cecità?”.

                        26.              Dico Io: “Alzate i vostri occhi in alto e guardate i canditi spiriti della pace che già si dispongono da tutte le parti nell’ordine migliore! Velocemente quegli esseri furiosi, insieme a Sebastian, saranno legati e scagliati giù a terra. Se domani vedrete le cime dei monti circostanti coperte di neve, sappiate che là giace Sebastian nel suo trionfo sotto il miglior apparato di raffreddamento del fuoco iracondo, vale a dire sotto la coperta di neve che gli spiriti della pace hanno portato dal nord per un dono vantaggioso”.

                        27.              Dice Waldstein: “Dunque anche la neve ha un significato spirituale?”.

                        28.              Rispondo Io: “Certamente! Qualunque cosa appare sulla Terra, in generale ha dapprima un’importanza spirituale, solo dopo anche una naturale. – Ora però prestate attenzione, la caccia selvaggia comincerà subito!”.

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Cap. 264

Cattura di Sebastian mediante gli spiriti della pace

Coperta di neve come tribunale speciale per i ribelli contro l’Ordine di Dio

                          1.                I vescovi Waldstei, Arko e l’umile seguito si meravigliano molto di questo ed alzano i loro occhi in su. Non appena scorgono Sebastian, egli è, insieme al suo seguito, già prigioniero degli spiriti della pace. Si contorce come un verme calpestato ed impreca una maledizione dopo l’altra sul capo di questi spiriti che, in modo così sacrilego, gli mettono le mani addosso, addosso a lui, un uomo secondo il cuore di Dio. Ma questo non preoccupa i Miei spiriti della pace, e la loro calma interiore non fa assolutamente sentire a loro tutto lo scompiglio. Essi agiscono come il meccanismo di un orologio e non fanno la minima concessione.

                          2.                Il vescovo Waldstein dice: “O Signore, mi pare proprio così come se un ragno crociato abbia catturato una mosca nella sua ragnatela. Così sembra abbiano fatto anche questi grandiosi spiriti della pace. Già prima devono aver steso molto ampiamente una rete invisibile, altrimenti non sarebbe comprensibile come abbiano potuto aver la meglio così all’improvviso su Sebastian ed il suo seguito. Ma come bestemmia ora e la sua schiera con lui!”.

                          3.                Rispondo Io: “Non è una novità per un essere della sua specie. Gia sulla Terra ha maledetto nel più profondo Inferno, chiunque non voleva danzare secondo le sue note – come dovrebbe agire qui diversamente? Oh, questo è uno spirito stupidamente cattivo, tanto che avrebbe potuto assistere con la massima tranquillità d’animo alla condanna al rogo, quali eretici, di milioni di uomini col più grande godimento. Quello però che gli sta capitando adesso lo fa così arrabbiare perché non riesce a trovar uno sfogo da nessuna parte.

                          4.                Guardate come ora gli spiriti lo sospingono attraverso l’aria verso Obersteier. Lo deporranno sulle grandi Alpi; gli spiriti inferiori però anche su alture montuose più basse, quali sono lo Schöckel, il Rabenwald, il Kulm ed altri ancora. Adesso hanno già raggiunto le alture. Ed ora guardate come i dorsi dei monti diventano grigi ed a poco a poco bianchi. Vi piace questo?”.

                          5.                Dice Waldstein: “Questa storia sembra veramente triste e fosca! Quanto a lungo dovranno rimanere questi spiriti sotto una simile coltre fredda? Forse in eterno?”.

                          6.                Dico Io: “Oh, niente affatto! Appena essi giungono in se stessi alla comprensione che sono assolutamente nel falso e sbagliano e si rivolgono a Me nei loro cuori, verranno essi subito liberati da un giudizio simile, ma non prima, neanche di un secondo! Sebastian però dovrà essere portato sotto il freddo dei ghiacciai, finché non sarà convenientemente raffreddato. Egli, infatti, ha molto orgoglio in sé ed è così stupido da ritenere, nel suo orgoglio, perfino di meritare Dio. Con sciocchi simili è difficile andare avanti, ma di fronte a loro non dobbiamo mai perdere la nostra pazienza, grazia, amore e misericordia, perché anch’essi sono fratelli nostri, della cui salvezza dobbiamo occuparci”.

                          7.                Dice Robert, che pure ha assistito alla carcerazione e trasferimento di Sebastian e del suo seguito: “Signore, santissimo, eccellente Padre! Ora vedo, fin dove giunge il mio occhio, che tutto è coperto di neve. Tutti i monti più alti della Stira, della Carinzia, del Tirolo e di Salisburgo sono molto innevati. È impossibile che ciò possa essere tutto il fittizio fondamento e territorio di Sebastian!”.

                          8.                Rispondo Io: “Questo certamente no! Di stolti simili però ce ne sono molti in tutti i paesi. Con questi spiriti però, la cosa funzione come attraverso un collegamento di energia elettrica. Se uno spirito qualsiasi viene eccitato anche in un angolo più nascosto, tutti gli altri della stessa specie vengono eccitati nello stesso istante e messi in una particolare attività. Se quest’attività è contraria al Mio Ordine, allora tutti gli spiriti di questo tipo vengono afferrati in una sola volta da tutti i paesi e rimproverati con mezzi adatti. Il miglioramento però non procede nello stesso modo ed all’improvviso come con l’eccitazione al male; bensì questo procede quasi come in un campo dove mille persone stanno in fila e vengono gettati a terra da un improvviso terremoto. Certamente tutte cadranno nello stesso istante, ma il rialzarsi non procederà allo stesso modo. Alcune persone si rialzeranno subito, altre invece, che si sono più o meno ferite, si alzeranno a stento un po’ alla volta. Ed alcune, che si sono ferite molto di più, avranno bisogno di molto tempo e fatica per rialzarsi, anzi, alcune rimarranno stese come morti. E proprio così avviene con questi giudicati speciali! Tutti vengono presi in una volta; ma liberi nuovamente non lo saranno così tutti insieme, perché questo non dipende da una forza esterna, bensì puramente solo dalla loro stessa forza vitale.

                          9.                Quindi ora scorgi, come ad un tratto, tutti i monti pieni di neve, la quale è una coltre di raffreddamento per gli spiriti bollenti, ma nella rispondenza è la forza esteriore degli spiriti della pace. Quando questa forza viene nuovamente ritirata dagli spiriti, gli spiriti della natura, che sono stati catturati insieme, si sciolgono con l’acqua. Mentre gli spiriti veri, che si trovano tra questi spiriti della natura ma che sono prigionieri, divengono nuovamente liberi e possono fare quello che vogliono. Se si volgono al bene, allora è bene e giusto per loro; ma se si volgono di nuovo al male, allora naturalmente non andrà che male con loro”.

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Cap. 265

Sugli spiriti della natura e gli elementi stellari delle anime umane

Come si possono generare da Dio anche esseri impuri

Visita di diciassette vecchi prelati di Rein

                          1.                Dice Robert: “Signore, capisco. Hai però anche detto qualcosa sugli spiriti della natura, i quali si sciolgono poi in acqua. Chi e che cosa sono veramente questi spiriti?”.

                          2.                Rispondo Io: “Questi sono spirituali scintille di vita primordiali o singole idee del Mio Cuore. Quando questi spiriti sono convenientemente preparati con piccoli giudizi e fermentati con ogni genere di attività nel Mio Amore, vengono avvolti in forme materiali, vegetali e animali. Alla fine del loro ciclico percorso divengono anime umane dotate di ogni intelligenza, affinché il Mio Spirito d’Amore più intimo rimanga con un’anima simile eternamente unito.

                          3.                Anche la tua anima è pressappoco così, solo che essa non è di questa ma di un’altra Terra. Quella parte che era in relazione con la carne del tuo corpo ti è provenuta da questa; ma nel complesso tu appartieni alle anime del corpo terrestre che si chiama Urano.

                          4.                Tutte le anime di questo mondo hanno certo in sé qualcosa proveniente da tutte le stelle. Rimane però predominante solo ciò che hanno dalla natura di quel corpo terrestre sul quale dapprima si sono formate come anime umane complete. Comprendi ora come stanno le cose con gli spiriti della natura?”.

                          5.                Risponde Robert “Sì, Dio mio e Padre, questa cosa mi è ora chiara! Solo ancora non capisco come da Te, che sei l’Essere più perfetto in tutto, possano sorgere anche esseri impuri ed incompleti; nulla, infatti, può esistere da qualche parte che non sia proceduto da Te!”.– Dico Io: “Amico, questa cosa l’ho già chiaramente dimostrata in una precedente occasione. Richiamala in te e ti diventerà tutto chiaro”.

                          6.                Risponde Robert “Ah sì, giusto, quando ci hai rivelato la differenza tra i Tuoi Pensieri e le Tue Idee! Sì, sì, ora ricordo: ogni pensiero in sé come caratteristica fondamentale per un’idea, è puro. Ma poiché dalle caratteristiche fondamentali (che di per sé rimangono sempre pure) si possono formare anche delle immagini impure, così tali immagini o idee sono perciò già più impure del pensiero originario o fondamentale, perché possono presentare anche l’impuro. Questo naturalmente in e per sé è impossibile presso le caratteristiche fondamentali. Una caratteristica pura rimane linea, ma non una figura che si forma dalle combinazioni delle caratteristiche.

                          7.                Ma, Signore! Oggi è già lunedì ed oltre alla storia del vescovo Sebastian non abbiamo visto e sentito altro. Non si potrebbe fare una breve visita in un altro punto?”.

                          8.                Dico Io: “Non ti preoccupare, oggi ci visiteranno diciassette prelati provenienti dal monastero di Rein, con loro abbiamo qualcosa da concludere. Solo domani visiteremo per alcune ore un altro posto. Ora però rimaniamo tutti calmi, perché i prelati sono già sulla via verso di noi”.

                          9.                S’intromette il vescovo Waldstein: “Se non sono di un periodo troppo precedente, potrei riconoscere qualcuno di loro?”. – Rispondo Io: “Questo difficilmente, tutti costoro, infatti, fanno parte del primo periodo della nascita di questo monastero. Quelli appartenenti al tuo tempo ancora per molto non sono maturi per poter giungere là dove noi ci troviamo ora. – Ma ora vengono da quella parte con sentimento molto serio. Perciò anche noi vogliamo riceverli con tutta serietà e mostrar loro che abbiamo una buona ragione per trattenerci su questa cima collinare.

                        10.              La collina un tempo apparteneva al monastero ed a sud-ovest era coltivata a vigneto, mentre la parte nord-est era adibita a bosco per una buona caccia. Più tardi qualcosa cambiò ed alcuni possedimenti furono tolti dalle mani del monastero. Questi diciassette prelati però, nella loro idea, continuano ad essere ancora i proprietari di tutto ciò che un tempo apparteneva al monastero. Essi erano molto orgogliosi di questa collina e non vedevano di buon occhio se veniva visitata da profani, e ciò a causa della riserva di caccia. Ora loro pensano che noi siamo dei bracconieri travestiti e vogliono cacciarci da quest’altura. Fate ora attenzione, presto inizierà la caccia”,

                        11.              Dice Robert: “Signore, per questi campioni ci si potrebbe servire di Helena per via della sua nota rudezza viennese! Lei potrebbe ben dire in faccia la verità a questi stupidi testoni, avidi di cervi e caprioli”. – Rispondo Io: “Qui non sarebbe consigliabile, questi diciassette, infatti, non comprendono il viennese e sono immensamente zeloti. Essi discendono dai tempi della cosiddetta santa Inquisizione. Diventerebbero molto cattivi se si risvegliasse in loro il sentimento di zelo sonnecchiante col quale sono state martirizzate così vergognosamente molte anime fedeli. Ma che cosa si poteva fare allora? Questi preti erano veramente così stupidi da credere di rendere a Dio un gradito servizio con tali orribili azioni. E più inesorabile era un prete, tanto più si riteneva santo ed era considerato tale anche da tutti gli altri oscurantisti. Perciò non dite nulla alla presenza di questi diciassette! Comportatevi completamente indifferenti come se non notaste nulla di ciò che tratterrò con loro. Ora però silenzio! Sono già da noi e ci scrutano con autentici occhi da inquisitori”.

                        12.              Dopo questo discorso si fa avanti un prelato titolato. Questo arcipapista Mi squadra dalla testa alla punta dei piedi con sguardo sprezzante e dice: “Chi vi permette di salire su questa santa altura e spaventare la mia selvaggina che è altrettanto santa perché destinata agli zelanti servitori di Dio? Parla, altrimenti c’è prigione, morte e dannazione!”.

                        13.              Rispondo Io: “Il Signore del mondo ha il diritto di sostare ovunque Gli aggrada e non ha bisogno di chiedere il benevolo permesso agli apparenti proprietari mondani. E così ora Egli si è preso anche il diritto di prendere posto qui e ciò perché questo colle, tra tutti i dintorni di questa città, è stato il meno profanato da azioni vergognose di uomini cattivi. Io sono Cristo, il Signore, e sono venuto per dare un giudizio al mondo maligno e per dare ai Miei fedeli la Mia Grazia, il perdono dei peccati e la vita eterna. Chi Mi conosce, Mi accetta e non si scandalizza a causa Mia, non perirà! Ma chi si scandalizza e non crede che Io sia il primo e l’ultimo, l’inizio e la fine, l’Alfa e l’Omega, sarà perduto. Ora sapete tutto ciò che è necessario. Che cosa farete adesso?”.

                        14.              Risponde il primate[18]: “Dacci un segno e noi vogliamo credere alle Tue parole”. – Dico Io: “Ci sono molti segni davanti ai vostri occhi, osservateli e vi faranno luce! Voi, infatti, non siete proprio cattivi, ma in compenso molto ciechi e stupidi. Sapete voi che siete già tutti morti da lungo tempo?”. – Risponde il prelato: “Come, cosa, chi è morto? Come, dove e quando? Non vivo forse ora? Sono io morto? Chi può dimostrarmi questo? Dunque prove e conferme di tutto, altrimenti dovete essere imprigionati come delinquenti e ladri di selvaggina!”.

                        15.              Dico Io: “Non così focosi, Miei cari, altrimenti potreste scaldare anche Me, allora vi potrebbe venire un po’ troppo caldo! Ma poiché avete così tanta paura per la vostra selvaggina, che esiste ancora solamente nella vostra immaginazione, vogliamo noi tutti, insieme a voi, lasciare questo colle per un po’ di tempo e recarci sul monte Schöckel. Là vi verranno aperti per un momento gli occhi, affinché vediate se siete ancora i signori del monastero di Rein, oppure se questo non viene già da tempo amministrato da un nuovo prelato”.

                        16.              Risponde il primate: “Che cosa!? Dobbiamo recarci su quel monte altissimo della Stiria, monte su cui mai un mortale ha messo piede a causa della sua altitudine e della presenza di numerose streghe e spiriti maligni?”. – Dico Io: “Proprio per questo dovete andare lì, per guarire dalle tre maggiori sciocchezze che tengono prigioniera la vostra vista: in primo luogo per essere liberati dall’opinione di vivere ancora sulla Terra, e per secondo che lo Schöckel non è per niente il monte più alto di questa regione e, per terzo, là non dimorano né streghe né spiriti maligni. Solo dopo capirete che questo colle su cui ci troviamo ora non è più di vostra proprietà e che qui non ci sono più cervi e caprioli, e perciò non ci possono essere bracconieri”.

                        17.              Dice il primate: “Ma come ci arriveremo su una simile spaventosa altitudine? C’impiegheremo alcuni giorni di marcia”. – Rispondo Io: “Oh no, non sarà necessario! Per confermarvi che anche voi adesso non siete più uomini in un corpo ma in uno spirito, faremo questo viaggio in un attimo. Dico solamente: ‘Sia!’ e vedete, ci siamo già. Ebbene, vi piace qui?”.

                        18.              Risponde il primate molto perplesso: “Ah, questa è bella! Sì, ma come si siamo arrivati così improvvisamente? Siamo stati trasportati dal colle Rein come un fulmine. Sì, ora comincia a farsi un po’ di luce in me. Noi tutti diciassette siamo veramente morti già da molti anni. Ma come abbiamo potuto non accorgercene prima! Avremmo potuto desumerlo dal fatto che questo monastero non ha mai avuto più di un prelato; e noi eravamo diciassette che si sono succeduti in seguito. È strano però come si può essere così ciechi e stupidi! Ed ora mi accorgo che ci sono monti ancora più alti che questo Schöckel, e di streghe e spiriti maligni non c’è nessuna traccia! Sì, ma adesso dobbiamo ringraziare molto questa guida meravigliosa! Anche se non è proprio Cristo, il Signore stesso, sarà comunque uno spirito molto potente che è stato inviato a noi da Dio”. A questo punto tutti si presentano davanti a Me e lodano la forza di Dio in Me.

                        19.              Robert però domanda: “Signore! Ma io che cosa ho in comune con questi?”. – Rispondo Io: “Essi sono uraniani come te, e per questo sono molto ostinati. Perciò li devi anche accogliere in casa tua. Ora conosci il motivo di quest’apparizione?”.

                        20.              Risponde Robert: “Sì, Signore e Padre! Ora lo capisco molto bene. Anche gli spiriti che abbiamo incontrato su quell’altura là in basso, sono miei primordiali compatrioti?”. – Dico Io: “No, non proprio, ma ti somigliano nell’amore ed appartengono perciò alla tua comunità. Io, infatti, ti dico: tu sei d’ora in poi un pilastro principale di una nuova comunità. Questa è una ricompensa che tocca a tutti quelli che nel mondo hanno lavorato nella Mia vigna per un giusto e buon motivo”.

                        21.              Osservano umilmente i due vescovi: “Signore! Anche noi abbiamo lavorato nella Tua vigna. Non dovremmo ricevere qui una qualsiasi carica per quanto piccola?”. – Rispondo Io: “Certo anche voi siete stati lavoratori, ma il mondo vi diede già una buona ricompensa. Robert invece ha lavorato senza ricompensa mondana. Per le sue pene è stato pagato dal mondo con la morte, e questo fa una grossa differenza tra voi e lui. Egli è un martire; lo siete anche voi? Lui è caduto vittima del suo amore per i fratelli; lo siete anche voi?”.

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Cap. 266

Santa illusione vescovile

Solo Dio è buono

Spiriti tenebrosi e povere anime malate si avvicinano e trovano sistematica assistenza

                          1.                Dicono nello stesso tempo i due vescovi come da una bocca sola: “O Signore, allora noi due siamo veramente pure nullità rispetto a lui, perché a noi non è mai andata male sulla Terra. Ma se questo figlio del Tuo Amore è davanti a Te un grande spirito, ci perdonerà se noi, ignorando chi fosse, gli abbiamo tributato troppo poco onore. In futuro ripareremo abbondantemente. Solo non comprendiamo come siamo stati trovati degni di tale grazia di essere accolti nella comunità celeste di un santo così grande. Quanto deve essere grande, infatti, colui che cammina così vicino al Tuo fianco ed opera secondo la Tua Volontà essendo istruito da Te in ogni cosa!”

                          2.                Dico Io: “Voi siete stati dei vescovi assai rispettabili ed ora parlate proprio come se foste stati per anni a scuola presso una vecchia bigotta. Chi è un santo presso di Me? Dio solamente è santo e buono; tutti gli altri però sono fratelli e sorelle ed il più piccolo è sempre il più grande nel Regno Mio. Ma l’onore è dovuto solamente a Dio; tutto il resto si deve afferrare solo nell’amore ed attraverso l’amore!

                          3.                Ora però lasciamo andare il resto, poiché per questo abbiamo un’intera eternità davanti a noi. Secondo il calcolo terreno siamo qui già da tre ore ed i diciassette prelati stanno ancora con la faccia a terra. Ora dobbiamo aiutarli, e poi dobbiamo affrettarci velocemente sul nostro colle. Là si trovano alcuni nostri amici terreni che ora stanno lasciando il colle, ma non fa niente; la nostra Benedizione che è rimasta lì, l’hanno tuttavia ricevuta. Adesso dunque ai prelati!

                          4.                Alzatevi, voi diciassette fratelli del monastero di Rein! Ora avete ricevuto degli occhi nuovi per contemplare la giusta luce e comprendere la verità. Perciò non volgete la nuova luce dei vostri occhi alla tenebrosa Terra, ma contemplate la Luce di ogni luce ed afferratela!”.

                          5.                Ora i diciassette si alzano e guardano intorno a loro assai meravigliati. Ed il primate dice quale portavoce: “Signore, Dio e Padre! Solo ora riconosciamo completamente che Tu sei Colui del quale testimoniano tutti i Cieli e mondi pieni di magnificenza. O Padre! Che cosa dobbiamo fare per essere ora più degni della Tua santa Vicinanza?”. – Dico Io: “D’ora in poi dovete amare Me sopra ogni cosa, poiché il vostro amore per Me è la vostra vera Vita eterna. E dovete amare tutti i fratelli e sorelle come voi stessi, poiché l’amore per i fratelli e sorelle ha per conseguenza la vostra beatitudine. Quanto più vero e attivo amore vi dimostrate reciprocamente, tanto più beati sarete voi!

                          6.                Tutti i Cieli con le loro beatitudini senza numero e nome procedono dal reciproco e vero amore per il prossimo, così come nel caso opposto anche ogni sofferenza e martirio dell’Inferno procedono dall’egoismo. Se non ci fosse egoismo, non esisterebbe nessun Inferno, e sulla Terra non esisterebbe nessuna guerra, nessuna carestia e nessun flagello. Ma poiché gli uomini sono colmi dell’egoismo più distruttivo – di cui è composto l’Inferno che hanno fatto loro e non Io – allora devono sopportare anche tutto il male che scaturisce dall’egoismo e dall’amore di se stessi.

                          7.                Certo Satana è ancora il principe dell’Inferno come ne è stato anche il primo fondatore, ma già da tempo non ha più il potere di rovinare gli uomini, perché questi sono già diventati i suoi maestri. Da quando gli uomini dipendono unicamente dalla loro libera volontà, ci sono molti tra loro presso i quali Satana potrebbe andare a scuola, specialmente tra l’alto clero romano ed i gesuiti, tanto che perfino Satana ne ha rispetto. Ma esseri simili si fanno anche chiamare ‘servitori di Dio’. Via piace questo?”.

                          8.                Risponde il primate: “Signore! È spaventoso intendere cose simili dalla Tua bocca!”. – Dico Io: “Sì, ma è proprio così, e per il momento non si può fare molto. Ora però sono le cinque e mezza, ritorniamo perciò nuovamente al nostro colle.

                          9.                Così sia! Accada! – E vedete, siamo di nuovo sul Reinerkogel. Ora però si alza una densa nuvola sulla città, e da tutti i suoi cimiteri salgono leggere nebbioline. Che cosa pensate, cosa significa questo?”. – Tutti dicono: “Signore, noi non lo sappiamo. Spiegacelo!”.

                        10.              Rispondo Io: “Le nubi nere sulla città sono una corporazione di almeno diecimila monaci ed altri preti, i quali si trovano da 400 anni in questa regione e per la loro cecità non riescono a trovare in nessun luogo una via d’uscita. Tra di loro ci sono anche alcuni vescovi, prelati e prevosti. A costoro daremo ora delle zattere e li trasporteremo tutti a valle nella zona del Mar Nero. Qui essi comincerebbero a causare parecchio danno perché, a causa della Mia presenza personale, sono diventati più svegli e più vedenti. Nel mare si riprenderanno certamente dopo alcune centinaia di anni e solo dopo sarà da far qualcosa con loro. Le leggere nebbioline sui cimiteri racchiudono anime completamente povere e malate, le quali hanno sete di guarigioni. Anche a loro sarà completamente portato aiuto in questa notte terrena tra mercoledì e giovedì. Io voglio che si avvicinino a noi! E vedete, essi cominciano a muoversi per venir qua verso di noi”.

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Cap. 267

Chi accoglie i poveri, accoglie Me!

Guarigione e conforto di anime bisognose

L’Amore della giovane donna

                          1.                Dice Robert “Signore e Padre! Quanto più ospiti si accolgono sotto il tetto di casa mia, tanto più grande sarà la mia gioia e beatitudine. Vorrei solo sapere in quale maniera queste anime stanno in una qualche affinità corrispondente con me. Sono anch’esse di Urano?”. – Rispondo Io: “Oh no! Non lo sono e non hanno bisogno d’esserlo. Questi sono poveri e, come tali, ti stanno più vicini. Anche qui vale il principio: ‘Chi accoglie un povero nel Mio Nome, accoglie Me!’ Io penso, fratello Robert, che in questo sta il motivo principale per cui Io permetto che anche simili anime povere debbano trovare giusta accoglienza nella tua grande casa”.

                          2.                Dice Robert: “O Signore e Padre, allora tutto quello che è povero sulla Terra, venga pure in casa mia! Quando in una dimora trovano posto Sole, Luna e stelle, e la Terra intera, allora possono trovar posto anche molte anime povere! Dove Tu stesso, o Signore, Ti trattieni così a lungo, là l’intera infinità trova comodamente posto”.

                          3.                Dopo questa buona osservazione di Robert arrivano parecchie migliaia di povere anime, si fermano e si mettono in fila intorno alla collina e chiedono aiuto e guarigione dalle molteplici malattie, le quali sono rimaste attaccate alla pelle della loro anima dal depravato mondo. La preghiera è esaudita e subito queste anime ottengono un bell’aspetto e vengono abbigliate con candide vesti, delle quali la veste indossata da parte maschile è bordata di verde e quella della parte femminile di rosso.

                          4.                Dopo che i poveri sono stati così ben ristabiliti, inviamo a loro un messaggero con l’ordine di condurre tutti sull’altura del monte Plabutsch, dove troveranno latte, pane e vino. Spiriti deboli, infatti, devono essere prima saziati col latte spirituale, affinché essi ottengano da tale cibo tanta forza da poter digerire presto pane e vino. Il messaggero però è uno degli esattori che prima ci seguiva da Vienna. Egli li porta rapidamente sull’altura del monte indicato dove i poveri trovano preparato in abbondanza tutto quello che serve loro.

                          5.                Quando si sono saziati per la prima volta nella vita dello spirito, non riescono a ringraziare abbastanza e non sanno che cosa devono fare di bene al messaggero. Costui però li rimanda amorevolmente a Me, l’unico donatore di ogni buon dono. Egli annunzia loro che Io stesso li visiterò presto e vedranno qui per la prima volta Dio, il Signore, loro Creatore e Padre, e verranno da Lui stesso benedetti per l’eternità. Come intendono questo, sono completamente sopraffatti dalla gioia.

                          6.                Un essere di straordinaria bellezza però, una giovane donna, quando riceve questa notizia diventa assai malinconica. Il suo cuore, che già su questo mondo era sempre rivolto a Me, si riempie di fuoco, ed il suo amore per Me diventa appassionatamente impetuoso. In tono estremamente dolce dice al messaggero: “Nobile amico del mio amatissimo Gesù, ti prego, conducimi da Lui! Io vivo solo per Lui. Egli solo è il mio Tutto, il mio Dio, il Padre mio e l’amore mio!”.

                          7.                Risponde il messaggero: “Bellissima, carissima sorella! Vedi, io sono solo un servitore del Signore e posso fare solo quello che mi viene comandato da Lui. Ora però ritorno indietro e Gli presenterò la tua insistente richiesta. Stai sicura, non ti dimenticherò. Ti sei impressa anche nel mio cuore, ed io non so se ne troverai nuovamente l’uscita! Addio nel frattempo, forse ci vedremo nuovamente fra alcuni istanti!”.

                          8.                Con ciò il messaggero lascia la bella malinconica e torna indietro. Quando però è quasi a metà strada, si gira e vede la melanconica seguirlo a pochi passi. Allora si ferma e dice: “Ma, mia bellissima celestiale, che cosa fai? Certo sai che non posso fare più di quanto mi è stato comandato. Perché mi segui dunque?”. – Risponde la giovane donna: “O amico, hai anche l’ordine di fermarmi sulla mia strada?”. – Risponde il messaggero: “No, questo proprio no!”. – Continua la donna: “Allora lasciami seguire la dolce via del mio cuore!”.

                          9.                Il messaggero non sa che rispondere a ciò e continua la sua strada come se nulla fosse. Ma appena fanno qualche centinaio di passi, vado Io stesso, e questa volta tutto solo, incontro al messaggero. Egli Mi riconosce e Mi confida subito il suo disagio riguardo alla melanconica che lo segue.

                        10.              Io però dico: “Non ti ha detto che ti segue sulla dolce via del suo cuore? Lei Mi ama sopra ogni cosa e vorrebbe giungere tanto prima là dove Io mi trovo quale unico oggetto del suo amore. In futuro devi ricordarti precisamente di questo: dove trovi un amore simile, non gli devi mai impedire la via che porta a Me! Dove in un cuore dimora un tale amore, là dimora anche la perfezione dello spirito. Ma dove uno spirito porta in sé la perfezione, lì egli porta anche già Me in sé e può avvicinarsi senza timore e soggezione alla Mia verissima libera Essenza. Chi è diventato egli stesso fuoco, non deve più temere il fuoco. Dov’è ora l’amata del Mio cuore?”.

                        11.              Risponde sorpreso il messaggero: “O Signore! Ad alcune centinaia di passi dietro di me lei ora sicuramente si lamenterà e piangerà, perché non ha osato seguirmi oltre, sebbene io non glielo abbia impedito”. – Dico Io: “Oh, Mio caro amico, questo non devi più farlo. Vedi, la poveretta ora soffre molto, perciò conduciMi subito da lei!”.

                        12.              Dice il messaggero: “Tu sai bene, o Signore, dove la povera aspetta, e non hai certo mai bisogno di una guida. Ma Tu ora me lo hai comandato e così oso farlo”.

                        13.              Il messaggero va avanti ed Io lo seguo. In pochi istanti siamo entrambi sul posto. Lì troviamo la carissima sulle sue ginocchia, il suo viso rivolto verso l’alto e singhiozzando prega con le mani giunte: “O Tu mio unico, eterno Amore, Tu mio Gesù, Tu mio Dio e mio Signore! Da quanto tempo già brama il cuore mio per Te, ed ancora non posso ottener la Grazia di contemplare il Tuo santo Volto. Devo confessare, a dir il vero, che in tutti questi sicuramente molti anni qui nel mondo degli spiriti, non mi è mai mancato nulla. Ho avuto molta gioia nelle anime buone, le quali si sono lasciate istruire da me su Te, o mio Signore, e sulla Tua santa Parola. Tutti i miei amati allievi ora mi hanno seguito ed attendono a migliaia su questa altura del Signore. Abbiamo fatto tutto ciò che poteva portarci, secondo la Tua Parola, alla contemplazione del Tuo Volto. Nell’ultimo periodo abbiamo perfino cominciato letteralmente a digiunare per purissimo amore e desiderio di Te, ma finora tutto è stato vano. O Padre, mostraci, dalla Tua santa Grazia, quali peccati sono ancora rimasti in noi e particolarmente in me!

                        14.              Sulla Terra sono stata una donna assai rispettata, diventai nobile, perché il mio vecchio consorte era nobile e godeva di parecchi onori. Io però non sono mai stata presuntuosa per questo. Ho fatto sì dell’ingiustizia ad un insegnante della mia figliola, è stata una grossa ingratitudine da parte mia. Egli, infatti, fu inviato da Te in casa mia come una luce proveniente dai cieli, e m’insegnò con parole e letture scelte a riconoscerTi quale Padre santo nella pienezza della Verità. Quanto mi sono pentita di quest’errore; quanto spesso sulla Terra e quanto spesso anche qui!

                        15.              L’eternità è lunga, o Signore. Dammi solo l’opportunità ed io voglio riparare a tutti i miei errori terreni nel Tuo Nome santissimo. Sulla Terra, purtroppo, non sono stata una vergine, ma lo sono qui, poiché finora nessuno spirito maschile ha potuto toccarmi. Il mio amore per Te, o Padre, è stato il mio massimo protettore! O tu, inflessibile messaggero dei Cieli che non mi hai permesso di seguirti, quando tornerai a portarmi notizia di Colui che solo amo sopra ogni cosa!”. Dopo queste parole comincia nuovamente a piangere e si copre il volto con le sue mani.

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Cap. 268

I due messaggeri presso la nuova Maria - Parabola del filo d’erba e della quercia

Sulla condizione spirituale della Terra - Perfezionamento attraverso la Grazia

                          1.                Ora però Mi avvicino a lei e dico: “Maria! Vedi, il messaggero è già tornato indietro; non piangere per questo! Egli è bensì preciso, ma non è insensibile”. – A questo punto la chiamata toglie subito le mani dal viso e si alza da terra, e vedendo noi due, rimane un po’ turbata. Dopo una breve pausa, dice timidamente: “Ora sono qui due messaggeri. Chi mi porta la notizia di Colui che io amo sopra ogni cosa? Dov’è Egli che è l’Amore stesso? Quando giungeranno i miei occhi a contemplare il Volto Suo santissimo?”.

                          2.                Dico Io: “Solo un po’ di pazienza ancora, Mia amata figlia. – Vedi, il Signore è come un avveduto giardiniere: Egli mette al sicuro i pochi frutti già caduti dai Suoi alberi e li pone nel Suo ripostiglio, affinché giungano là a piena maturazione. I frutti belli però li lascia pendere agli alberi, affinché il glucosio aumenti, e spirito e vita diventino completamente maturi nel germe che porta in sé il chicco del seme. Altrettanto anche la piccola erba sulla Terra diventa matura in breve tempo, ma proprio per questo esiste anche solo per poco. Quando poi arrivano le gelate invernali e le tempeste, questa allora muore e conserva solo una debole vita nella radice.

                          3.                La quercia però ha bisogno di molti anni per arrivare ad essere un albero capace di portare frutto. Ma una volta raggiunta la pienezza della completa maturazione, possono infuriare freddo e tempeste con tutta la forza, essa resiste con ferreo petto. E vedi, così sei diventata anche tu ora, attraverso la lunga attesa, un frutto perfettamente maturo, ed adesso ti sarà facile sopportare la vicinanza di Dio. Nessuno può sopportare questa vicinanza se prima non ha reso il suo spirito in sé completamente simile a quello di Dio sulle vie indicate da Dio stesso. Ma tu sei diventata potente nell’amore, ed in questo modo del tutto matura nello spirito. Per questa ragione ci siamo entrambi affrettati a venire da te, per coglierti quale delizioso frutto per la dispensa del Signore. Ora però vogliamo dapprima recarci ancora sull’altura presso i tuoi discepoli e portar loro una lieta notizia!”.

                          4.                Risponde Maria: “O caro amico, amabile suona la Tua voce, e la Tua sapienza illumina, come un sole, tutte le mie vie errate! In verità, celeste amico, solo Tu saresti in grado di rendere ancora a lungo sopportabile la rinuncia alla vista del mio amato Signore Gesù Cristo. In verità può quasi essere impossibile al Signore stesso parlare in modo così rafforzante e vivificante. Sembri proprio così celestialmente buono, gentile e caro! Non vorresti permettermi di toccarTi? Questo desiderio mi preme potentemente!”.

                          5.                Dico Io: “Ebbene, allora vieni qua e lasciati guidare da Me sull’altura! In quest’occasione potrai ben toccarMi. Credi forse che tu sia a Me meno gradevole di quanto Io lo sia a te? Non pensarlo nemmeno! Molto prima che tu Mi amassi, infatti, Io ti ho amato con tutto l’ardore vitale del Mio Cuore! Qui però non è il posto per mostrarti tutti i lati del Mio Amore. Solo sull’altura ci conosceremo da vicino e ci confesseremo reciprocamente tutto il nostro amore”.

                          6.                Maria si avvicina a Me senza sapere che proprio Io sono il Giusto. Quando sfiora il Mio braccio si accascia quasi dalla gioia e dice: “Amico, allontanaTi da me, io sono troppo debole per resistere al Tuo Amore. Tu potresti ancor prendermi tutto l’amore per Gesù, il Signore, ed attirarlo al Tuo Essere”. – Dico Io: “Non fa nulla; Io ed il Signore ci accorderemo al meglio per amor tuo!”.

                          7.                Dice Maria: “Potrai ben far questo. Ma al mio cuore non può essere indifferente se io amo il Signore stesso oppure solo uno dei Suoi molti grandi amici. E certo mi pare che all’infuori di Te non potrei amare quasi nessun essere. Io costringo il mio cuore a rivolgersi a Dio e tuttavia non trovo in nessun luogo una ragione. Non voglio amare Te; voglio e devo amare soltanto Dio. Ma più mi sforzo per non amarTi, più si entusiasma il mio cuore per Te; possa Dio far di me ciò che vuole. O amico celestiale, dimmi: perché devo amarTi così tanto? Oh, che sarà di un amore simile!”.

                          8.                Dico Io: “Sta tranquilla ora e non ti affliggere su come e chi tu debba amare! È sufficiente che il tuo amore sia puro e buono. Ogni amore, che in sé è puro, non può essere che solamente buono. Però l’amore è puro se non ha nulla di egoistico in sé. Ma se al puro amore viene a trovarsi qualcosa di egoistico, questo lo inacidisce presto e lo fa diventare poi una ragion di vita assai misera.

                          9.                E vedi, Mia amata Maria, ora tutta la Terra è piena di un tale lievito. Da questo hanno origine tutte le ulcere maligne e bubboni, dalle cui pustole si generano nient’altro che voraci vermi abominevoli, spesso polipi con mille proboscide succhianti. Perciò scoprirai trilioni di spiriti del fuoco i quali difficilmente, usando tutto il potere, possono essere trattenuti dal ridurre in polvere e cenere questa Terra con tutto ciò che si trova in e sopra di essa, con la loro non meritata collera.

                        10.              Presso gli uomini non c’è più stabilità. I loro cuori sono diventati freddi e tenebrosi, poiché dal lievito in fermentazione dei loro cuori si è sviluppata un’aria maligna che soffoca ogni vera vita in Dio. Ma Io ti dico, anche al Signore Dio stesso la pazienza presto si esaurirà.

                        11.              La Terra porta ancora solo pochissimi uomini per amor dei quali Dio vuole aspettare ancora un po’ per la completa distruzione di questa. Ma appena costoro, o se ne vanno dalla Terra nella grazia di Dio, oppure alla fine essi stessi diventano lievito, cosa che Dio ora non vuol per niente prevedere, allora la Terra sarà consegnata agli spiriti del fuoco. Questi possono far poi tutto quello che vogliono con questa portatrice di peccati.

                        12.              Dalla polvere di questa madre dei peccati però nessuno spirito che è stato distrutto insieme ad essa dovrà mai più in eterno sorgere a vita. L’usura e le tasse hanno raggiunto ora, quasi su l’intera Terra, un’altezza tale che diventa quasi un’impossibilità poter più resistere per la povera umanità, la quale finora è sempre stata una vera rappresentante di Dio ed il vero popolo di Dio sulla Terra. Dio ha dato alla Terra degli anni buoni, i ricchi però li hanno resi cattivi con il loro spirito usuraio ed hanno fatto vergognosa usura con i prodotti alimentari.

                        13.              Ora però Io farò venire sulla Terra un tempo magro, in modo che i poveri di questa debbano morire. Dio vedrà poi cosa faranno i ricchi. Se s’interesseranno dei poveri e rinunceranno all’usura, allora dovranno cessare anche i giudizi e saranno concessi alla Terra nuovamente anni buoni. In caso contrario però tutto dovrà crollare in rovina, poiché la Terra stessa è già diventata un lievito.

                        14.              In verità, Io mi trovo ora già da alcune settimane operante, su vie straordinarie, su questa Terra e trovo di giorno in giorno sempre più nausea in questi uomini carnali ed in questa Terra stessa. Oggi è giovedì terreno. Solo fino a sabato notte ancora Mi tratterrò su questo suolo peccatore, e fino a quel momento guarirò ed accoglierò ciò che c’è da guarire e da accogliere. Alla Mia partenza però consegnerò questo suolo tenebroso ai Miei potenti spiriti della pace, e che essi vi agiscano come pare e piace a loro.

                        15.              Ora comprenderai quale differenza c’è tra il puro amore buono e l’impuro amore cattivo. Io però ti dico nuovamente che il tuo amore per Me è puro e buono, perché Mi ami per amore di Me stesso. Perciò il tuo amore è oltremodo gradito a Dio; perché così deve essere ogni amore giusto e non deve somigliare al lievito dei farisei.

                        16.              Ora siamo giunti sull’altura di questo monte. E vedi, là davanti, sotto gli alberi, sostano i tuoi discepoli e discepole. Va’ e dì loro che Io ed il primo messaggero siamo qui, per elevarli completamente alla vita eterna in seguito alla pura grazia del Signore!”.

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Cap. 269

Il Signore si rivela a colei che ama

Il cuore cieco è più intelligente dell’intelletto colto

Grande benedizione sul monte

                          1.                Dice Maria “Oh, Tu devi essere un amico del Signore immensamente potente, perché Ti è concessa una potenza simile! Anche il Tuo modo di insegnare è tutto del Signore; solo mi sembri un po’ più severo di quanto potrebbe esserlo Lui stesso. Chi tuttavia va d’accordo con Te, costui va d’accordo sicuramente anche col Signore”.

                          2.                Dico Io: “Perché Mi ritieni più severo del Signore stesso?”. – Risponde Maria: “Perché sembra che Tu abbia piacere nel vedere, in poco tempo, tutta la Terra dinanzi a Te ridotta in polvere e cenere. Punisci i ricchi usurai ed aiuta i poveri nel Nome del Signore, e la Terra si metterà nuovamente a posto!”. – Continuo Io: “Sì, così anche avverrà; devi avere ragione! Questa volta ci sarà un giudizio sugli usurai. Queste talpe della Terra dovranno essere affogate con un diluvio dell’Ira di Dio in mezzo alle loro ingannevoli macchinazioni!

                          3.                O tu, Mia amata! Certamente Io sento le lamentele ed il pianto della povertà. Vedo i fornai, mugnai e macellai praticare la peggiore delle usure. Essi si comportano come se già il giorno dopo dovessero diventare mendicanti. Dicono di non guadagnare abbastanza per poter comperare un cucchiaio di minestra. Mia cara Maria, questa è un’ingiustizia che grida al Cielo! E così fanno quasi tutti coloro che commerciano con i generi alimentari.

                          4.                Altri ricchi, i quali ancora sostengono i bisognosi, si tirano un po’ alla volta indietro e cercano di limitarsi. Costoro però vivono tutti bene, solo i poveri devono sentire la miseria decuplicata. Vedi, questo risveglierà presto l’ira di Dio che dorme da parecchio tempo e porterà un indicibile giudizio sui cambiavalute, mediatori ed usurai, ma anche su tutti i ricchi che chiudono completamente il loro cuore e la loro casa ai poveri. Questa volta deve accadere che i poveri loderanno Dio ed i ricchi malediranno tutto ciò che a loro verrà incontro; ma questo non gli verrà per nulla in aiuto!”.

                          5.                Dice Maria: “Ma, carissimo amico, come fai a sapere con precisione che cosa farà il Signore? Sei dunque così colmo dello Spirito di Dio da profetizzare tutto questo proprio così, come se Tu fossi il Signore stesso?”. – Dico Io: “Ebbene, adesso va dai tuoi discepoli e chiamali qui, affinché arriviamo con loro nell’Ordine perfetto”.

                          6.                Maria va e dice ai molti discepoli: “Miei cari fratelli e sorelle, il Signore ha esaudito le nostre suppliche! Egli ha inviato dei messaggeri dai Cieli, affinché ci conducano nei campi della Luce, della Vita e della Verità in Dio, il Quale è la Meta finale di tutti i nostri sforzi ed è il nostro Amore per l’eternità! Alzatevi tutti e venite con me dai due messaggeri!”.

                          7.                Tutti esultano e vengono in buon ordine da Me e si dispongono in un largo cerchio di sette file. Maria Mi viene nuovamente vicina e dice: “Amico, ci sono tutti, e per quanto ne sappia, non v’è nessuno fra di loro che non indossi una veste nuziale. Tutti sentono e pensano come me, perché li ho istruiti per quanto ne sapevo e condotti fin qui. Guidarli oltre sarebbe impossibile per me, perché non conosco più nessun’altra via. Tu sei così colmo dell’Amore e della Forza del Signore che l’amore per Te mi consuma. Allora lascia che venga anche a noi in abbondanza dell’Amore del Signore che celi in Te ai Suoi figli, e rivelaci anche la Sua santa Volontà, affinché possiamo riconoscere ciò che ci rimane da fare per il futuro!”.

                          8.                Dico Io: “Mia cara! Il tempo stringe ed il giovedì volge alla fine. Il Sole terreno ha già lasciato da un pezzo l’orizzonte serale. Perciò vi mostrerò in breve come voi siete e che cosa dovrete fare per il futuro. E così ascoltateMi dunque:

                          9.                Il Signore, che tu ami tanto ma che ora devi sforzarti per amarLo a causa del fatto che il tuo cuore non Mi può mai più lasciare, sono proprio Io stesso!”. (A questo punto Maria cade sulle sue ginocchia) “Ed il vostro scopo è che ora Mi seguiate su quel colle verso est, dove molti dei nostri attendono. Là sarete benedetti e fortificati col Mio Amore, Grazia, Forza e Potenza!”.

                        10.              Dopo queste parole Maria si riprende un po’ ed esclama col cuore spezzato dall’amore: “Signore, Signore! Dio mio, Padre mio! Solo ora comprendo perché il mio cuore ardeva solo per Te. Quando mi sforzavo col mio intelletto di rivolgere il cuore a Dio, qui il cuore era più comprensivo e non voleva mai allontanarsi da Te. Perciò gli uomini dovrebbero attenersi sempre più alla giusta formazione del loro cuore che all’intelletto. Se il cuore, infatti, vede già di più nella sua cecità che l’intelletto più colto con gli occhi aperti – cosa sarebbe in grado di contemplare un cuore ben formato! O Signore, Tu Amore dell’amore del cuore mio! Perdona la grande cecità del mio intelletto, per il fatto di non averTi riconosciuto con questo, tuttavia il mio cuore Ti ha riconosciuto così facilmente quando ha percepito la Tua vicinanza!”.

                        11.              Dico Io: “Sta tranquilla, Mia cara Maria! È già tutto nell’ordine migliore. Alzati e dì ai tuoi discepoli di seguirci”. – Maria si alza subito col cuore pieno di gioia ed amore, e comunica rapidamente ai suoi discepoli la Mia Volontà. Questi cadono sulle loro facce ed elevano un potente canto di lode. Maria però rivolge a loro la parola molto saggiamente e tutti si alzano da terra dicendo: “Santo Padre! Guardaci misericordioso ed accoglici come gli ultimi dei Tuoi servitori!”.

                        12.              Rispondo Io: “Ogni pace sia con voi! La vostra preoccupazione posa sulle Mie spalle, e la Mia Grazia ed Amore siano la vostra vita eterna! Questo però sia il vostro compito, che amiate Me e tutti i vostri fratelli e sorelle come voi stessi! Poiché la Mia Legge per la Terra è anche una Legge per tutti i Cieli! Ora però seguiteMi!”.

                        13.              Adesso tutti si alzano ed in pochi minuti siamo nel punto noto e veniamo salutati da tutti gioiosamente. Non appena ci troviamo sul colle Reinerkogel e ne prendiamo possesso fino alla pianura, Io benedico tutti i nuovi arrivati e faccio servire a tutti loro il vero pane ed il vero vino celeste.

                        14.              Quando tutti sono saziati, innalzano nuovamente un canto di lode e di ringraziamento, cosa che continua fino al mattino di venerdì. Al sorgere del Sole terreno tutti i nuovi arrivati s’immergono in una profonda preghiera e Mi supplicano nella profondità del loro cuore, e questo continuano a farlo fino a mezzogiorno; verso quest’ora si avvicina da ogni parte al colle una moltitudine incalcolabile di monaci di ogni specie.

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Cap. 270

Schiere dei più tenebrosi spiriti di monaci

Disputa sulla Trinità

                          1.                A questo punto Maria che sta vicino a Me, domanda che cosa significa questo e chi sono questi esseri molto neri. Io però le dico: “Non sai dunque che sta scritto: ‘Dove si trova una carogna, là si radunano le aquile!’. Questi non cercano in Me ciò che hai cercato tu. Essi sanno che Io sono qui, ma per loro non sono ciò che sono per te, bensì proprio il contrario! Io sono per loro un anticristo, un supercapo di tutti gli eretici; per questo cercano di accerchiarMi e, se fosse possibile, di annientarMi completamente. Per questo motivo sarei per loro un buon bocconcino di carogna per il cattivo stomaco della loro furia e smania di potere.

                          2.                Per costoro però è già stato provveduto alla loro sistemazione: guarda in su e scoprirai grandi e potenti schiere, queste sono angeli della pace. Loro afferreranno le orde nere, le imbavaglieranno, le legheranno e raffredderanno molto la loro furia. Oh, questa è una maligna banda ottusa, che deve essere costretta seriamente alla calma. Per costoro saranno necessari ancora molti secoli, prima che cominci ad albeggiare sotto il loro tetto. Non temere però, non saranno in grado di venirci nelle vicinanze”.

                          3.                Dice Maria: “O Signore, ma essi aumentano di minuto in minuto! Il firmamento già si oscura completamente. Non c’è più traccia del Sole terreno, ed ancora essi salgono da ogni parte come nefaste nuvole temporalesche. Quasi non si riesce più a distinguere una figura. Quanti possono essere?”.

                          4.                Rispondo Io: “È vero che qui si trovano insieme molti spiriti cattivi, ma il loro numero non è più di sessantamila. Su di loro stanno ben oltre un milione di spiriti della pace, che in pochi giorni terreni avranno completamente la meglio con questa gentaglia. Potrebbero far questo anche in un attimo; ma ciò non deve accadere a causa dell’Ordine, poiché ogni spirito, sia buono o cattivo, non deve essere ostacolato nell’uso della sua libera volontà.

                          5.                Tra questi spiriti ce ne sono molti che sono un po’ migliori della maggior parte, e che vengono solo trascinati dalla massa generale. A causa di questi spiriti di sentimento non molto cattivi, i quali sono ancora in grado di accettare un qualche insegnamento, la cattura dei veramente cattivi non deve avvenire in un colpo solo, ma solamente un po’ alla volta. Ci vorranno perciò alcuni giorni, e sarà visibile anche per gli uomini terreni sotto forma di nuvole, neve e pioggia. I peggiori vengono impacchettati insieme in una volta, ma con i meno cattivi si procede con più cautela.

                          6.                Guarda verso mezzogiorno! Tre delegati vengono da noi. Sono tre vecchi monaci carmelitani. Vedremo che cosa vorranno da noi. Ma ricordatevi: oltre Me, Paolo, Giovanni e Pietro, i quali sono qui vicini a Me, nessuno deve dire una parola con loro, perché nessuno è ancora così forte da tener testa dinanzi a questi. Potreste piuttosto resistere dinanzi a Satana, perché costui è stato gia spesso amaramente smaliziato, ma a questi mai. Faranno molto i saggi, ma noi abbiamo già quello che ci vuole per loro. Ci sono già molto vicino, perciò ora bisogna concentrarsi!”.

                          7.                In quest’istante i tre si mettono sfacciatamente dinanzi a Me e chiedono con tono beffardo chi sono Io. Io però ribatto loro: “Sono proprio quello che voi non siete. Ora però vi domando Io chi siete e che cosa cercate e volete qui con intenzioni così insolenti?”. – Dicono i tre: “Noi siamo qui per indagare di che religione sei insieme alla Tua intera plebaglia. E così ti chiediamo se Tu credi in un Dio uno e trino e nella Sua Chiesa, santa, apostolica, cattolica, l’unica che rende beati, sotto il suo capo, il papa romano?”.

                          8.                Dico Io: “Che cos’è questo – il Dio uno e trino?”. – Rispondono i tre: “Se non lo sai, con Te è già finita! Non sai dunque che Dio è fatto di tre persone, in altre parole del Padre, del Figlio e delle Spirito Santo procedente nello stesso tempo dai due?”. – Rispondo Io: “Lo so bene che voi siete di questo credo. Io però e tutti costoro, per la verità, riteniamo che sia vero proprio il contrario. Noi riteniamo, come d’altronde è, che Dio è solamente un’unica Persona, quale Persona però è costituita in Se stessa, per così dire, da tre Dei!”. – Urlano i tre: “Eretici, eretici, eretici!!!”.

                          9.                Continuo Io. “Perché questo deve essere un’eresia? È pur certo l’uomo stesso, creato secondo l’immagine di Dio, una trinità simile in una e la stessa persona. Non ha egli un corpo, che costituisce la sua forma esteriore, un’anima, che vivifica questa forma ed il suo organismo, ed infine nell’anima uno spirito divino, il quale dona all’anima la ragione, la volontà e la relativa forza. Non lo riterreste come la follia più grande se venissero da voi tre uomini e sostenessero davanti a voi, per la vita e per la morte, di essere un uomo completo? Questo, sebbene ognuno di loro compisse azioni corrispondenti ai propri talenti, di cui il secondo ed il terzo non avessero nessuna particolare conoscenza e nemmeno la facoltà di eseguirle. Ma se voi per un’asserzione simile doveste trovare, da parte dei tre uomini ottusi, una sciocchezza del massimo grado, come potete sostenere quest’evidente sciocchezza riguardo alla Divinità infinitamente sapiente? Fareste ridere perfino il regno animale se voleste sospettare che la Divinità, premesso che voi crediate in una, sia pazza nella parola e negli insegnamenti!

                        10.              Ma come si spiega che voi, mentre insegnate: ‘Dio è la sublime Sapienza stessa!’ – presentate poi ai vostri discepoli la Sua Essenza sotto l’immagine del più grosso non senso ed in questo modo fate della Divinità un’assurdità tale che ad ogni pensatore deve venire un purissimo disgusto.

                        11.              Ma che cosa siete allora voi, domando Io, che insegnate a riconoscere così la Divinità ai vostri compagni di fede? Vedete, proprio voi stessi in questo modo siete i peggiori negatori di Dio! Chi, infatti, insegna con ferro e fuoco un Dio come non ce n’è mai stato uno ed impedisce con la violenza a milioni di persone la giusta conoscenza di Dio, costui non è un servitore nella vigna del Signore. Egli è solo un venale servitore di Satana e lo aiuta a rovinare la verde semenza ed a preparare dei campi di stoppie e deserti, sui quali non si trova altro che spine e cardi.

                        12.              Chi di voi ha mai visto Dio ed ha parlato con Lui? Oppure chi di voi può dire con buona coscienza di essere stato istruito di Dio? Sì, voi avete ben letto la Parola di Dio, ma l’avete distorta e ne avete fatto quel che avete voluto, affinché si adattasse al vostro insaziabile borsellino, e questa è ora la vostra notte! Giuda tradì il Signore una volta soltanto, perché si fece vincere da Satana, il quale entrò nel suo corpo e lo uccise. Ma Io vi domando: quale grande santo è Giuda di fronte a voi, voi che tradite cento volte ogni giorno davanti al mondo? Voi tutti avete messo all’Inferno Giuda che mi ha tradito solo una volta e subito dopo provò il più bruciante pentimento. Dove devo mettere voi, traditori di Dio milioni di volte! Mi avete chiamato eretico, ma chi siete voi, traditori e negatori di Dio? Che cosa volete qui?”.

                        13.              A questo discorso i tre inviati cominciano a stupirsi molto e nessuno sa dare risposta all’altro. Mi osservano dalla testa ai piedi e non sanno che fare con Me, perché le Mie parole giungono loro come frecce ardenti, e riconoscono in queste la profonda sapienza.

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Cap. 271

I tre messaggeri si risvegliano

 Tre ulteriori dottori di teologia istruiti in maniera pungente, ottengono poi un lavoro come prova

                          1.                In quest’istante sopraggiungono ancora tre altri spiriti e chiedono agli inviati che cosa stanno facendo qui tanto a lungo.

                          2.                I primi tre rispondono: “Ascoltavamo la Sapienza di quest’Uomo che ci sta dinanzi. Le Sue parole penetrano come frecce incandescenti nei nostri cuori e riconosciamo che in Lui c’è la Verità. Voi potete fare quello che volete; ma noi rimarremo con questa Verità”. – Ma gli altri tre dicono: “Che dice dunque questa?”. – ed i primi tre continuano: “Colui che ha dichiarato la Verità vi sta ancora dinanzi! Noi non siamo chiamati a proclamarla a voi. Perciò chiedetelo a Lui!”.

                          3.                I tre che sono appena arrivati ora si rivolgono a Me e dicono: “Come suona dunque la Tua Verità, dalla quale i nostri tre fratelli sono proprio così compenetrati?”. – Rispondo Io: “Sta scritto nelle Scritture: ‘Adesso viene il giudizio sul mondo, ed il principe di questo mondo sarà scacciato!’. Comprendete queste parole?”.

                          4.                Rispondono i tre: “Che cosa ci riguarda più i principi del mondo? Noi siamo spiriti e non abbiamo più nulla a che fare con lo stupido mondo. Migliaia di principi del mondo possono essere giudicati ogni giorno; a noi questo non c’interessa. Noi abbiamo a che fare con loro solo se vengono qua nel nostro regno. Noi volevamo unicamente sentire dalla Tua bocca quella verità che hai comunicato ai nostri tre fratelli. Noi stessi conosciamo abbastanza i testi biblici, ed anche li comprendiamo, perché noi siamo dottori di teologia”.

                          5.                Continuo Io “Se voi comprendeste le Scritture secondo la Verità, Mi riconoscereste, perché Io stesso sono la Verità e la Vita proveniente dalla Verità. Ma poiché in voi non vi è alcuna verità, allora nemmeno Mi riconoscete e non potreste perciò afferrare quanto vi rivelerei. Voi stessi però appartenete al principe del mondo, al padre della menzogna, dell’inganno e della superbia. Su questo principe e tutti quelli della sua casa però è giunto e continuerà a giungere sempre un giudizio. Perciò ognuno che nel suo cuore serve il mondo, è nel giudizio del mondo e sarà gettato fuori nella massima oscurità.

                          6.                Perciò allontanatevi da Me, voi figli del mondo, e cercatevi il vostro Dio che avete servito con corpo, anima e spirito! Voi, infatti, per Me siete estranei e non vi ho mai conosciuto. Voi siete stati servitori per denaro; nemmeno tre parole avete recitato a Dio per impulso interiore d’amore. Ogni Padrenostro, ogni funerale come ultimo atto d’amore ad un fratello vi doveva essere pagato a caro prezzo. Ed ogni messa, che ritenevate il servizio più gradito a Dio e che imponeste ad ognuno come tale con ferro e fuoco, vi doveva essere pagata a caro prezzo secondo la classe sociale. Per questo però avete già ricevuto da tempo la vostra ricompensa e quindi non avete da aspettarvene più nessuna qui! Allontanatevi dunque! Il Mio tempo volge al termine per questo mondo, poiché esso non bada più alla Mia Voce, ed i Miei servitori gli sono diventati un peso ed una spina nell’occhio.

                          7.                O Miei poveri fratelli sulla Terra! Non lamentatevi! È giunto il tempo per il vostro e Mio giubilo. D’ora in poi anche voi sulla Terra dovete diventare ricchi in tutto, in compenso però diventeranno poveri i ricchi induriti! E quando poi leveranno un forte lamento, Io non li ascolterò. E se verranno dai Miei servitori, allora costoro chiuderanno dietro di sé la porta, attraverso la quale poi nessuno verrà più fatto passare; perché la porta che conduce alla dimora dei Miei servitori è nello stesso tempo anche una porta che conduce al Regno Mio!

                          8.                In verità vi dico: davanti agli estranei essi terranno aperta la dimora, ma davanti ai fratelli del posto sarà chiusa! Voi siete ‘quelli del posto’ e la porta non vi sarà aperta; voi, infatti, vi siete occupati sempre e solamente di ciò che era del mondo. Il Regno di Dio non era niente per voi. Avete accumulato grossi capitali di denaro e, se non procedeva secondo i vostri desideri con i cambi e gl’interessi, avete sbraitato grida d’aiuto e sospeso le vostre già misere beneficenze ai poveri, avete predicato poi severe penitenze, intimato i fedeli a ricche offerte e sovraccaricato di pignoramenti i vostri debitori credenti.

                          9.                La vostra preoccupazione era perciò solamente il mondo. Esso vi deve dare ora anche la ricompensa che aspiravate a prepararvi là. Sì, il giudizio del mondo deve anche essere il vostro! La ricompensa che ora tutto il mondo raccoglierà tra breve, la raccoglierete anche voi! E tutti coloro che ancora vivono nel mondo la devono raccogliere insieme a voi, sia che essi siano ecclesiastici o laici. Chi ha avuto cura delle tarme e dei vermi, costui deve cercare la sua ricompensa anche presso le terme e presso i vermi. Chi ha avuto cura dei suoi figli terreni, si prenda da loro anche la ricompensa, quando egli ed i suoi figli patiranno la fame. In verità, chi sulla Terra non ha lavorato con zelo per i Miei poveri fratelli e sorelle, costui ha già avuto la sua ricompensa e non se ne deve aspettare nessun’altra da Me. Voi tre siete di questa specie, perciò non avete più nulla da ricevere qui. Allontanatevi dunque, perché Io non vi conosco!”.

                        10.              Dicono i tre: “Chi sei Tu che parli con noi in tono così imperioso, come se Tu fossi il Signore stesso? Guarda in su! Sei circondato da milioni da tutte le parti. Ci costa solo un cenno e Ti troverai all’istante nella prigionia più dura!”.

                        11.              Dicono i primi tre con voce impaurita: “Voi tre stolti, pieni di cecità! Non vedete che Costui è lo stesso Signore del Cieli e della Terra, il quale vi ha ora mandato via da Sé in maniera così triste? Come potete minacciare l’Onnipotente! O miseri folli, che volete fare? Non siete voi tutti completamente nella Sua Mano Onnipotente?! Il vostro essere è il Suo Pensiero! Se vi lascia cadere nei Suoi Pensieri, chi vi darà allora un aiuto? Nell’istante in cui vi lascerà cadere, non esisterete già più! O stolti! Egli, il cui più leggero soffio comanda miriadi incalcolabili di mondi ed angeli, è Tutto in tutto. Egli è la Potenza primordiale di tutte le Potenze, la Forza primordiale di tutte le forze – e voi osate pronunciare una minaccia dinanzi a Lui? Dovreste invece cadere subito sulle ginocchia dinanzi a Lui ed implorare con cuore assai pentito ed assai contrito:

                        12.              ‘O Signore, attenua la Tua giusta ira contro di noi e sii pietoso e misericordioso con noi poveri peccatori! Noi abbiamo causato molto male sulla Terra. Perdonaci, perché eravamo interamente ciechi. Ora però che siamo diventati vedenti e riconosciamo questo, non possiamo fare altro che rivolgerci alla Tua Clemenza, Grazie e Misericordia. Sebbene noi stessi siamo stati molto spietati verso tutti i nostri poveri fratelli, sii però Tu più misericordioso verso di noi, poiché Tu, o Signore, sai bene come eravamo stupidi e ciechi!’. – Vedete, così dovevate parlare, e non minacciare in faccia l’Onnipotente! Chi Gli potrà render conto se vi condanna mille volte all’Inferno?”.

                        13.              A questo punto i tre venuti dopo cadono tremanti dinanzi a Me, cominciano a piangere pietosamente e chiedono grazia e misericordia. Io però dico loro: “Alzatevi! Poiché non si addice ai demoni piangere e pregare da un cuore nel quale non dimora nessun amore. Se faceste questo per amore invece che per paura, l’aiuto per voi non mancherebbe di arrivare. Ma poiché vi spinge a questo solamente la paura del castigo, il vostro lamento non ha valore dinanzi a Me. Chi non trova la via che conduce a Me attraverso l’amore, costui non arriva a Me, anche se avesse la sapienza di tutti gli angeli!

                        14.              Andate però lì dalla vostra schiera, ditele che cosa avete visto e sentito, ed Io vi darò poi, dopo tale nuova opera, la ricompensa come l’avrete meritata. Questo però Io vi dico: poiché nella vostra schiera ci sono molti che sulla Terra hanno avuto assai a che fare con le donne ed hanno vissuto con loro, se uno di costoro vi ascolta e poi dirà: ‘Aspettate, voglio prima consultarmi con la mia donna’, costui non ammettetelo più dinanzi a voi! Chi, infatti, non può lasciare la sua donna per amore del Mio Nome, costui non è eternamente degno di Me! E chi dice: ‘Lasciatemi tempo, affinché mi consigli con i miei amici!’, – anche costui non accoglietelo più, poiché a chi gli amici sono più importanti di Me e di colui che Io mando, anche costui non è degno di Me. – Ed ora andate! Secondo la misura del vostro raccolto per Me, sarà anche la vostra ricompensa!”.

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Cap. 272

Difficile missione dei tre teologi –  Parabola del telescopio

Regole missionarie – La via migliore

                          1.                Dopo le Mie Parole ora i tre venuti dopo si allontanano. Col ritorno alla loro grande schiera, cominciano subito ad eseguire con serietà e decisione l’incarico che è stato loro affidato. Ovunque però trovano un’accoglienza assai sfavorevole. Quasi tutti cominciano a tirarsi indietro e maledicono questi tre inviati.

                          2.                Solo alcuni pochi dicono: “Sì, se udissimo ciò dalla Sua stessa Bocca, sarebbe sicuramente più facile cambiar fede, ma così la cosa ci sembra assai eretica e troviamo troppo rischioso seguirvi subito. Nella vostra affermazione si trova sicuramente molta coerenza, questo lo comprendiamo molto bene. Ma la cosa in sé e per sé è troppo poco ortodossa e troppo contraria ai dogmi, e non la si può presentare davanti al forum del papa ed ancor meno essere accettata”.

                          3.                Rispondono i tre inviati: “Siamo forse ancora sulla Terra, dove il papa è il capo visibile della Chiesa e viene seguito come tale da molti ciechi pazzi, di cui facevamo anche noi parte un tempo? Viviamo già da molto tempo nel mondo degli spiriti e non conosciamo dogma che c’imponga di riconoscere il papa, anche dopo la morte fisica, come capo della cristianità in questo mondo. È già abbastanza che sulla Terra ci siamo lasciati persuadere da lui. Qui cessa ogni potere del papa, e noi apparteniamo solo a Dio, al Signore Gesù Cristo. A Lui sarà concesso di cambiare qualche cosa per gli spiriti e di insegnare ad ognuno un altro modo di pensare, poiché spirito e materia sono due cose molto differenti. Oppure credete sul serio che Cristo, il Signore, si sottometterà anche qui, nel Suo Regno, alle stupide disposizioni di un papa? In verità, con una simile opinione folle sareste certo su una via assai sbagliata!”.

                          4.                A quest’energico discorso molti cominciano a grattarsi fortemente dietro gli orecchi e dicono: “Per Dio, voi non dite parole vuote! Qui c’è qualcosa. Ma abbiate un po’ di pazienza, vogliamo prima consultarci con le nostre donne ed amici per vedere che diranno di questo”. – Dicono i tre inviati: “Andate pure! Se tenete più al consiglio delle vostre donne e dei vostri amici che alla Verità di Dio, allora non siete neanche degni di Dio e potete perciò anche cercare il vostro benessere futuro presso le vostre donne e presso gli amici; però da Dio non avrete più niente da sperare!”.

                          5.                Essi rispondono giustificandosi: “Le nostre donne però – che ci siamo presi nel mondo degli spiriti perché nel mondo ce lo ha impedito lo stupido celibato – ed i nostri vari amici, sono anch’essi chiamati ad intendere la Verità e giungere così ad una fede vivente. Non andiamo perciò solo per consigliarci con loro, ma piuttosto per guadagnarli alla Verità”.

                          6.                Dicono i tre inviati: “La Verità deve essere prima in voi stessi! Ma se questa è ancor ben lontana in voi e non potete appartenere ad essa – come volete guidare le vostre donne ed i vostri amici completamente fuori strada alla Verità proveniente da Dio ed in Dio? Vedete, tutta la verità è simile ad un telescopio da mille ingrandimenti. Se si guarda nel posto giusto verso le stelle, queste appariranno grandi e lucenti. Ed in un punto, dove con l’occhio libero si credeva di vedere solo un’unica e piccola stella, apparirà una nebulosa scomposta in milioni di stelline. Se però si guarda al contrario attraverso l’obiettivo, allora tutte le stelle indietreggiano nell’incommensurabile profondità, e l’occhio dell’osservatore non scorgerà più nemmeno le stelle di prima grandezza. Sì, perfino il Sole, visto al contrario attraverso il telescopio, diventerà un puntino luminoso, e la sua luce giungerà così questo molto più vicina allo zero.

                          7.                Se però volete mostrare alle vostre donne ed ai vostri amici le luci celesti della Verità attraverso il vostro stesso telescopio rovesciato, che cosa vedranno? Nessuno potrà scorgere una verità attraverso di voi. Voi stessi avete dei forti dubbi riguardo al fatto che la grande Luce del Sole, equivalente al chiaro concetto di Dio, rappresenti davvero il Sole e non la Luna. Come devono sembrare poi tutte le altre innumerevoli luci, delle quali non potreste avere per nulla un’idea con le vostre osservazioni finora rovesciate! Ora fate quello che volete! Andate! Dubitiamo però molto che ritornerete, noi, infatti, conosciamo il potere delle donne su di voi!”.

                          8.                A questo punto coloro che si giustificano cominciano ad esitare ancor di più ed uno di loro dice: “Amici, costoro parlano come un libro di Dio! Nemmeno con una sillaba potrei io muovere loro qualche obiezione. Che direste se rimanessimo qui e lasciassimo andar loro dalle nostre donne e dai nostri amici?”. – Dicono gli altri: “Allora abbiamo parlato e visto per l’ultima volta le nostre donne!”. – Dice il primo: “E cosa c’importa? Un pochino d’Inferno in meno intorno a noi può esserci piuttosto utile. Per il turpe piacere che le nostre donne ci concedono, possiamo presto trovare un qualche sostituto. Io rimango! Chi ancora?”. – Dice un altro: “Se rimani tu, rimango anch’io! Gli altri facciano pure quello che vogliono!”.

                          9.                Dicono i tre inviati: “È giusto così! Non si deve costringere nessuno in fatto di fede, ma si deve mostrare la via giusta ed anche i pericoli della via sbagliata! Poi però non bisogna preoccuparsi più per nessuno, piuttosto è meglio rimaner da solo sulla giusta via! È meglio camminar da solo sulla via della Vita e della Luce che spingere migliaia sulla via giusta, nello stesso tempo però barcollando da solo nelle pozzanghere e pantani. Chi vuole sollevare qualcosa di pesante, deve prima avere un suolo compatto, altrimenti sprofonda insieme al peso. Una volta però che ha trovato una solida base, deve arrischiarsi solo con un carico proporzionato alle sue forze, altrimenti il peso lo schiaccerà. E chi vuol guidare un cieco, costui deve vedere, altrimenti cadranno presto entrambi nel fosso. Ciò che si vuol dare, si deve prima avere, altrimenti il dare diventa una vuota chiacchiera e bugia. Quindi se entrambi volete rimanete, fate bene, ma non dovete persuadere gli altri”.

                        10.              Ora i due rimangono – gli altri invece vanno dalle loro donne ed amici, ma vengono accolti molto male. In primo luogo, infatti, sono assaliti ed ingiuriati con durezza a causa del loro prolungato ritardo. Ed in secondo luogo vengono così manipolati con abili contraddizioni che cominciano presto essi stessi a dubitare ed a deridere tutto ciò che avevano sentito dagli altri tre. E così questa loro seconda condizione è peggiore di quanto lo era la prima.

                        11.              Due però sono diventati discepoli dei tre. Ed ora i cinque si consultano su come possono fare per influire favorevolmente sulla grande massa. – Uno pensa che forse delle opere miracolose si mostrerebbero efficacissime. – Un secondo pensa che per far questo sarebbe necessario un alto grado di capacità per poterle compiere in forma grandiosa. Sono inoltre necessarie una scrupolosa onestà ed una volontà divinamente migliore per convincere il popolo del basso mondo degli spiriti non solo con tali opere strabilianti, ma anche con puri insegnamenti”.

                        12.              Continua il secondo: “Questa però è proprio una cosa che è possibile solo alla Divinità e non ad uno spirito creato, poiché ogni spirito comincia a ritenersi un piccolo dio quando un’opera straordinaria ha successo – ed in questo si trova il primo seme dell’orgoglio e della rovina. Perciò al posto della benedizione ha origine un giudizio per colui che l’ha compiuta ed è un giudizio anche per coloro che, nella loro conoscenza e volontà, vengono persuasi attraverso un miracolo.

                        13.              Infine da un miracolo non fatto da Dio risulta ancora un altro svantaggio per lo spirito creato. Questo consiste in un’insaziabile avidità di brama di sensazioni per forme straordinarie come pure nell’avidità di poter operare perfino anche miracoli. Questo è già un prurito funesto dell’orgoglio ed è perciò completamente maligno. Amici miei, io la penso così e comprendo così la cosa. Voi però siete liberi di interpretarla anche diversamente”.

                        14.              Dice un terzo: “Fratello, noi condividiamo completamente il tuo punto di vista. Ma si domanda solamente: come incuteremo rispetto a questa massa di milioni con il puro insegnamento di Dio e con la sua vera applicazione? In che modo la smuoveremo affinché creda alle nostre parole e quindi ci segua?”.

                        15.              Dice un quarto: “Io penso di attenermi semplicemente alla verità in parole ed opere. Chi vuole attenersi a questo, costui farà bene; chi però non accoglie la Parola, non ci riguarderà più oltre. Il Signore dell’Eternità farà poi con lui ciò che la Sua onnipotente Volontà riterrà opportuno”.

                        16.              Dice un quinto: “A noi però viene dosato la ricompensa solo secondo la misura dell’opera. Se sarà piccola, anche questa non sarà più grande di un capello!” – Dice il quarto. “Oh, vada a farsi friggere la ricompensa! Voglio fare il bene per amore del bene e mai per amore di una ricompensa! Se ci sarà qualcosa, l’accetterò con molta gratitudine; ma questa non deve mai servirmi come movente per un’azione nobile”.

                        17.              Dicono ora tutti gli altri quattro: “Questo è un discorso molto nobile. Così vogliamo d’ora in poi anche operare insieme!”. – Dice il quinto:”Ma sia ben chiaro, senza darci delle arie per questo!”.

                        18.              Dicono gli altri quattro: “Noi facciamo ciò che è buono e giusto, perché Dio stesso vuole così. Tutto il resto non ci riguarda”.

                        19.              Con quest’espressione si avvicinano una trentina di persone e vogliono sapere ciò che questi cinque vogliono dimostrare di buono e giusto ai loro amici, in modo disinteressato.

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Cap. 273

Buon discorso missionario dei cinque

Soggezione di presentarsi pieni di peccati dinanzi a Dio

Sole di Grazia del Signore

                          1.                I cinque si accorgono che cosa ha attirato qui i trenta e dicono come da una bocca: “Amici! Tutti noi stiamo sospesi nell’aria ed i nostri piedi non hanno una basa su cui poggiare. Così abbiamo anche mani, ma per esse non c’è lavoro. Noi abbiamo occhi, con i quali potremmo vedere se lo volessimo. Ma mettiamo le mani sugli occhi e di conseguenza ci rendiamo tanto ciechi da non vedere nulla dei miracoli che ci circondano così abbondantemente. Abbiamo pure orecchi dall’udito fine per ascoltare, ma li tappiamo, affinché non penetri la Parola di Dio nei nostri cuori e li purifichi e li vivifichi per Dio.

                          2.                Cerchiamo prima una base solida per i nostri piedi, base che è Gesù, il Cristo stesso, nella giusta comprensione della Sua Parola! Una volta che abbiamo messo piede su questa base e cominciato a muoverci su di essa come a casa nostra, allora le nostre mani, i nostri occhi ed i nostri orecchi riceveranno da fare in abbondanza ed otterranno l’utile più grande.

                          3.                Dicono i trenta: “Sì, dov’è dunque Gesù il Cristo, che dovrebbe essere Dio ed uomo nello stesso tempo? Prima deve esserci Lui qui! La sola fede in Lui è una cosa vana. Se già presso degli spiriti più inesperti è molto difficile mantenere la fede cieca, quanto più difficile è per noi, che certo siamo entrati in questo mondo con molte esperienze! Quindi mostrateci Cristo, ed allora noi tutti vi crederemo!”.

                          4.                Dice il quinto: “Guardate in giù sulla Terra. Proprio là scorgerete un colle. Sulla cima di questo si trova ora il Signore Gesù Jehova Zebaoth in mezzo ad una grande schiera felicissima! Costoro, che sicuramente non sono altro che spiriti angelici, si accalcano verso di Lui come figli verso il Padre loro, ed Egli parla con loro come se Gli fossero tutti semplicemente fratelli e sorelle. Andate lì, accertatevi di questo e poi tornate di nuovo qui! Solo dopo saremo in grado di parlare con voi dell’ulteriore Sapienza divina”.

                          5.                Dicono i trenta: “Ma come possiamo arrivare lì senza pericoli?”. – Rispondono i cinque: “Sulla via verso il Signore non vi sono pericoli, ma ce ne sono invece sulla via che devia lo spirito dal Signore. Perciò potete andare senza ansia né timore. Voi non avete mai mostrato nessuna paura nella notte più tenebrosa, lontana dal Signore. Come vi dovrebbe poter vincere la paura nelle vicinanze di Colui che vi vuol donare la vita eterna, se solo volete accoglierla!”.

                          6.                Rispondono i trenta: “Sì, sarebbe tutto giusto se solo non fossimo dei così grandi peccatori. Ma lo siamo, e qui si domanda, come resisteremo davanti a Lui se Egli Lo dovesse essere veramente?”. – Continuano i cinque: “Dove sono coloro i quali potrebbero dire davanti a Dio: ‘Signore, noi non abbiamo mai commesso nessun peccato dinanzi a Te e con questo siamo completamente puri! Dacci perciò la promessa eterna ricompensa!’.”

                          7.                Rispondono i trenta: “Sì, questo è vero, ma per noi è un grosso punto nero. Ci sono certamente molti che ora godono la massima beatitudine presso Dio e di sicuro sulla Terra non hanno vissuto del tutto liberi dai peccati. Di certo però non erano così rozzi peccatori come noi. E se hanno peccato, hanno certamente fatto una giusta penitenza e così sono giunti nello stato di grazia santificante per cui sono diventati nuovamente amici di Dio e quindi felici. Noi però siamo morti nei nostri peccati e, quali spiriti, qui abbiamo continuato tranquillamente a peccare. Ed ora dobbiamo presentarci semplicemente davanti al Signore? Ah, non si può fare in nessun caso.

                          8.                Volentieri vogliamo apprendere da voi su come regolare la nostra vita quali spiriti in quell’ordine di cui Dio si compiace. Ma presentarsi in questo stato assai peccaminoso davanti al Signore, significa addirittura aggiungere a tutti i nostri peccati il più grande peccato della presunzione, per poi giungere tanto più sicuramente all’Inferno. No, no, amici, questo non è possibile! O quell’uomo è veramente il Signore, ed in questo caso è chiaro che per noi è impossibile presentarci davanti a Lui. Ma se Egli non Lo è, oppure non è nemmeno un Suo particolare amico, allora il nostro presentarsi sarebbe lo stesso inutile. Così preferiamo piuttosto rimanere qui in vostra compagnia, finché non ci sentiamo degni di presentarci davanti al Signore di ogni vita”.

                          9.                Dicono i cinque: “La vostra scusa ci fa molto piacere. Fate ciò che volete, noi abbiamo solo il diritto conferitoci da Dio, di insegnare e consigliare, giammai costringere qualcuno. Noi però pensiamo, se noi, che siamo certo molto più cattivi dell’ultimo spirito nella vicinanza del Signore, non vi condanniamo a causa dei vostri peccati, tanto meno vi condannerà il Signore, se confessate a Lui la vostra colpa e gli chiedete perdono”.

                        10.              Dicono i trenta: “Voi potete perdonarci facilmente poiché non abbiamo mai peccato contro di voi. È diverso però al cospetto del Signore, il quale conosce i nostri peccati da cima a fondo. Quando sulla Terra qualcuno deve molto ad un creditore, solo quell’unico ha il diritto di condonare il debito. Il debitore può essere una persona assai rispettabile nei confronti di ogni altro uomo, ma questo non cancella il suo debito di fronte al suo creditore.

                        11.              Si può certamente ben sperare che il creditore condoni il debito per misericordia, ma il debitore ha poco diritto di pretendere una tale nobile azione. Egli è, e rimane tale, fintanto che non ha pagato il debito. Per questa ragione ci è anche facile parlare con voi, perché voi non siete nostri creditori. Il Signore però sta con pieno diritto dinanzi a noi con un immenso credito. Per questo potrà essere più difficile parlare con Lui.

                        12.              In quest’istante sto Io dinanzi ai trenta, e proprio sul noto colle sul quale essi sono stati attirati senza accorgersene, insieme ai loro insegnanti. I trenta Mi riconoscono subito e tremano per la grande paura. – Io però dico prima ai tre: “Avete svolto bene il vostro compito nel piccolo, allora ve ne deve essere affidato anche uno più grande. Anche voi due, che per primi vi siete uniti ai tre, siete capaci di provvedere con loro alle Mie faccende nella stessa misura. Voi trenta però siete sì grossi debitori nei Miei confronti, ma poiché avete interamente riconosciuto il vostro debito, ve lo condono completamente! Andate anche voi coi cinque e coltivate la Mia vigna, ed Io vi darò cosa sarà giusto. Siete soddisfatti di questo?”.

                        13.              Rispondono i trenta: “O Signore, Dio, Creatore e Padre di tutti gli esseri! Quanto infinitamente grande deve essere il Tuo Amore e la Tua Misericordia, perché Tu chieda proprio a noi, grandi peccatori, se siamo soddisfatti di questo! O Tu Padre migliore! Siamo già soddisfatti del fatto che Tu non ci abbia gettato all’Inferno, come avremmo meritato mille volte. Come non dovremmo essere soddisfatti di una grazia ancora più grande! Per ogni goccia di rugiada sui nostri cuori assetati rivolgiamo a Te, Padre santissimo, tutto il nostro amore e tutto il nostro ringraziamento!

                        14.              Quale cielo compensa il valore del fatto che i nostri stupidi occhi mortali hanno contemplato Te, eterno Padre santo, e che i nostri orecchi hanno udito il suono sublimissimo della Tua Voce paterna! Noi siamo ora già talmente ricompensati con questo che non potremo mai eternamente ripagare questa grande ricompensa con la nostra futura attività. Dona a noi, o Padre, solo il necessario pane quotidiano ed abbiamo poi tutto ciò che i nostri cuori possono sempre desiderare. Solo la Tua santa Volontà sia fatta!”.

                        15.              Dico Io a Robert: “Fratello, quando vengono da noi ospiti simili, non deve mancare  pane e vino! Va’ e prendine una giusta quantità, affinché tutti siano fortificati per la loro missione. Questi molti milioni di esseri devono essere loro affidati, milioni che già cominciano a diffondersi sulle maggior parti dei paesi settentrionali della Terra”.

                        16.              Robert procura subito pane e vino, ed Io stesso li distribuisco tra loro, che sono in tutto trentacinque persone. Con animo grato mangiano e lodano oltre ogni misura la Mia grande Bontà, Amore, Grazia e Misericordia.

                        17.              Continuo Io: “In verità un tale peccatore che nel cuore fa vera penitenza e si umilia, è a Me molto più gradito che novantanove giusti, i quali non hanno bisogno di penitenza. Il giusto, infatti, è giusto per timore e si scansa per paura di sbagliare. Il peccatore invece diventa giusto attraverso la penitenza d’Amore per Me!”.

                        18.              Tra esaltazione di lode ora i trentacinque se ne vanno guidati dalla Mia Benedizione, ed intraprendono, pieni di coraggio, l’opera loro affidata. Anche i primi tre però vengono da Me con il più profondo rispetto e dicono: “Signore, anche noi, se ci ritieni capaci, vorremmo essere operanti nel Tuo Nome onnipotente per il bene dei nostri fratelli. Se fosse la Tua santa Volontà, permetti che seguiamo i fratelli nostri!”.

                        19.              Dico Io: “Amici Miei! Penso che presso di Me non vi manchi nulla. Aspettate solamente! Quando vi chiamerò, anche voi avrete da fare in abbondanza. Per ora abbiamo ancora da fare altro su questo colle. Il venerdì terreno volge al termine, il sabato è imminente e vi sarà ancor parecchio d’accomodare.

                        20.              I trentacinque messaggeri cominciano a metter mano alla loro opera, e perciò diventa già molto agitato nelle regioni delle nubi sottostanti. Fate attenzione, poiché questi spiriti tenebrosi cominceranno presto la loro opera maligna, ma è già provveduto in modo che non insorgano creando troppi danni. Al di sopra di loro sono nell’attesa miliardi dei più potenti spiriti della pace e sapranno molto bene sottomettere subito all’ordine i più agitati. I monti vi racconteranno presto come andrà con questi spiriti maligni. Ma non temete, poiché in tutti gli spiriti che si trovano fuori dal Mio Ordine non c’è forza e non il più piccolo potere”.

                        21.              Ora i tre sono completamente soddisfatti e lodano il Mio Amore, Bontà, Sapienza e Potenza. – Robert arriva con una porzione di pane e vino anche per questi tre per rafforzarli alla vita eterna. Essi però non osano prenderne, finché Io non impongo loro un ordine vero e proprio. Non appena hanno consumato il pane ed il vino, si sentono enormemente fortificati e Mi lodano oltre ogni misura.

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Cap. 274

Spiriti della guerra rossi e spiriti burloni grigio-azzurro

                          1.                Al termine di tale lode spunta il sabato. Si avvicina al colle una folla di spiriti vestiti di rosso dalla regione del nord, i quali portano una bandiera rossa ed una bianca.

                          2.                Robert Mi domanda: “Signore, questa è un’apparizione completamente nuova. Che cosa deve succedere con questi spiriti? Per il Tuo Nome santissimo, qui va quasi come nella famosa ‘Mille e una notte!’. Che cosa fanno dunque questi rossi con le loro bandiere?”.

                          3.                Rispondo Io: “Costoro sono soltanto spiriti cui piace la guerra! Come sulla Terra esistono uomini dell’uno e dell’altro sesso cui la guerra causa il massimo divertimento, tale e quale ci sono anche qui degli spiriti che, oltre all’essenza della guerra non conoscono nessun’altra beatitudine. Quando sulla Terra accadono molte guerre, questi spiriti sono i più felici. Con questo non guadagnano proprio niente, ma sono molto bravi ad accendere negli animi dei popoli il desiderio di far la guerra. Quelli con la bandiera bianca sono di sentimenti bellici difensivi, e quelli con la rossa di sentimenti offensivi. – Sono anche venuti a sapere che Io Mi trovo nella Mia personale essenzialità sulla Terra, e vengono qua per informarsi presso gli spiriti se per caso sto per infliggere un giudizio sulla Terra. Poiché tutto ciò che causa in qualche modo spettacolo, è per loro benvenuto.

                          4.                Tu però vedi anche come a questi spiriti cui piace la guerra si stiano avvicinando altri spiriti in sudice vesti grigio-azzurro scuro. Questi sono dei veri burloni. Il loro divertimento consiste nel mentire al punto da far diventare grigio-azzurro il volto dei curiosi maniaci di spettacolo, non di rado con una tale eloquenza che alla fine alcuni finiscono per credere perfino loro stessi a ciò che hanno inventato. Questi spiriti non sono proprio della specie cattiva; sono solo dei cosiddetti burloni. E come non possono di certo arrecare alcun danno considerevole a nessuno, non possono neppure essere di qualche utilità. I desiderosi di far la guerra verranno ora appoggiati moltissimo da questi spiriti, e poi seguirà un grande scompiglio. Si avvicineranno alcuni amici della verità dal mezzogiorno ed informeranno i desiderosi di far la guerra sul fatto che vengono ingannati da questi grigio-azzurri. I desiderosi bellici chiederanno allora soddisfazione, e questo sarà il momento in cui possiamo avvicinarli su una via stabilita”.

                          5.                Dice Robert: “Ah, ma questo è proprio strano! Vorrei essere presente per ascoltare come i grigio-azzurro metteranno in moto i rossi”. – Dico Io: “Questo è compito tuo ed Io te l’ho fatto notare di proposito. Recati perciò laggiù con Peter e prendete con voi le vostre due donne. Cercate di trovare qualcuno tra le parti come giudice di pace quando cominciano a litigare, perché alla fine si scalderanno molto e diventeranno tempestosi”.

                          6.                Robert e Peter si recano ora velocemente giù ed arrivano proprio in tempo per il primo incontro. Un rosso si affretta incontro ai grigio-azzurro e dice: “Amici! Abbiamo sentito dire che lo Spirito Onnipotente del famoso Nazareno di nome Gesù (qui i grigio-azzurro si spaventano un poco) si trattenga personalmente in questa regione con una grande moltitudine di altri potenti spiriti. Non potete indicarsi la regione stessa e dirci che cosa intende ora intraprendere questo possente Spirito sulla cattiva umanità della Terra? Strada facendo abbiamo sentito che vuole far scoppiare una guerra di tipo violentissimo su tutta l’Europa. Se sapete qualcosa di attendibile, informateci. Noi, infatti, dobbiamo poi riferirlo subito a tutto il mondo affinché esso possa prepararsi convenientemente”.

                          7.                Risponde un grigio-azzurro: “Sì, sì, il grande potente Spirito si trova qui in questa regione in compagnia di milioni di spiriti, i quali devono essere tutti immensamente potenti. Dove sia precisamente questo luogo, non sappiamo indicarlo, ma in ogni caso non è lontano da qui. Guardate però solo una volta in su e vedrete lo spazio pieno di spiriti!”.

                          8.                I rossi fanno questo e si sorprendono di fronte ad un simile esercito innumerevole. Il grigio-azzurro continua: “Di una guerra europea non abbiamo ancora sentito molto, ma in compenso abbiamo sentito parlare di una guerra mondiale su tutti i paesi della Terra. Questa guerra distruggerà tutto ciò che vive e respira, come un diluvio ai tempi di Noè, salvo pochi uomini e animali; poiché l’umanità è diventata troppo maligna ed insensata!”.

                          9.                Tutti i rossi a questa notizia fanno delle facce oltremodo allegre e dicono: “Sì, sì, sarà sicuramente così, ed il pretesto per l’inizio potrebbe essere certamente finzione politica tra Austria e Prussia. Ora le due potenze staranno lì completamente armate, poi, appoggiandosi alla Russia, si getteranno insieme sulle repubbliche dell’Europa e ne faranno delle solide monarchie. Ma se andrà a monte la loro impresa, allora la guerra mondiale è pronta; sarà una lotta enorme tra la schiavitù dell’assolutismo e la libertà incondizionata della genuina borghesia mondiale. Allora la notte lotterà contro la Luce così a lungo finché la prima tramonterà completamente ed alla Luce alla fine toccherà la vittoria totale. Che cosa pensate voi di questo?”.

                        10.              Dicono i grigio-azzurro: “Sì, dovete aver ragione! Noi però abbiamo sentito ancora qualcos’altro”. – Chiedono avidamente i rossi: “Che cosa, che cosa? forse qualcosa di ancora peggiore di una guerra mondiale?”.

                        11.              Rispondono i grigio-azzurro: “Oh, certamente! Abbiamo sentito, da spiriti degni di fede, che lo Spirito potente intende sul serio emettere il giudizio universale nell’intera infinità, e che per questo già viene preso ogni possibile provvedimento”. Qui i rossi retrocedono spaventati e gridano: “No, questo non è possibile! Per voler del Dio onnipotente! Non intenderete per caso quel giudizio nel quale vengono oscurati Sole e Luna, e tutte le stelle del cielo cadranno su questa Terra come fiocchi di neve in inverno?”.

                        12.              Dicono i grigio-azzurro: “Sì, lo stesso giudizio incombe ora, e con ciò la dissoluzione di tutta la Natura!”. – Chiedono i rossi: “Dove e da chi avete sentito questo? Il grande potente Spirito stesso ha forse confidato questo a qualcuno, oppure lo hanno annunciato i Suoi spiriti? Sono forse già state udite le trombe?”.

                        13.              Rispondono i grigio-azzurro: “Questo proprio non ancora, per quanto ne sappiamo. Ma una moltitudine di altri spiriti ci hanno dato di ciò indizi considerevoli, e perciò dovrebbe esserci ben qualcosa”. – A questo punto i rossi fanno un viso molto sconcertato e dimenticano completamente la guerra. – Domandano i grigio-azzurro ai rossi: “Perché vi spaventate così tanto ad una simile notizia, mentre avete fatto un viso allegro alla notizia di una guerra mondiale? Vi da forse fastidio il promesso giudizio universale che terrà il grande potente Spirito di Gesù, come Egli stesso lo ha preannunciato durante il Suo tempo di vita fisica su questa Terra di fronte alla città di Gerusalemme?”.

                        14.              Risponde un rosso: “Sì, amici, ci da terribilmente fastidio, perché dopo un giudizio simile finiscono tutti i mondi. Nessun uomo calcherà più il suolo della Terra e sicuramente non si sentirà parlare più di una guerra dilettevole. Che cosa faremo allora? Le guerre sono la nostra vita! Senza guerre non c’è vita, nessun profitto e nessun diletto. Quest’imminente guerra mondiale sarebbe quindi l’ultima che si farebbe sul suolo di questa Terra?”.

                        15.              Dicono i grigio-azzurro: “Certamente! Se non esisteranno più uomini, chi dovrà poi fare una guerra? Anche se dopo la guerra mondiale rimangono in vita circa trenta uomini, e forse ancora meno, e la Terra continuasse per cinquant’anni circa, non vi potrebbe più aver luogo nessuna guerra poiché i pochi uomini rimasti possiederebbero abbastanza terra. Perciò essi non avranno bisogno di combattersi a causa della proprietà. Inoltre se i pochi rimasti saranno ancora nella Luce di Dio e vivranno molto probabilmente secondo i Suoi Comandamenti – poiché tante migliaia di tentazioni che ora inducono l’umanità ad agire contro la legge di Dio, cadranno da sé, – chi allora penserà ancora ad una guerra?

                        16.              E noi riteniamo questo oltremodo buono. Poiché perfino da una guerra più fortunata non è mai derivata una fortuna per l’umanità. Perciò è auspicabile più di ogni cosa l’eterna fine di tutte le guerre. Se invece il giudizio universale avrà una benefica conseguenza come la completa fine delle guerre, questa è un’altra questione. Per lo meno gli eroi bellicosi che trovano diletto nella più grande disgrazia dell’umanità, proprio non sussisteranno meglio di tutti”.

                        17.              Domandano assai impetuosi i rossi “E perché dunque? Non sono forse sempre stati gli eroi di guerra, gli uomini più meritevoli della Terra? Non fanno loro la gloria di tutti i popoli? Non avete nei vostri occhi le decorazioni al valore ed i trofei della vittoria? Soltanto degli eroi glorificati vivono nella storia e nel ricordo dei popoli in eterno! Tutto il resto invece svanisce come una mosca effimera e non vive più nel ricordo di nessun uomo”.

                        18.              Dicono i grigio-azzurri “E che cosa ne guadagnate voi eroi se continuate ad esistere nella memoria dei fragili uomini della Terra come indistinte immagini ombrose per un paio di secoli di altri poveri diavoli? Anche voi sarete dimenticati! E quando la guerra distruggerà tutto, rimarranno forse i libri di storia? Ed anche se restano dite, chi li leggerà, se ogni vita smetterà di esistere? Qui nel regno degli spiriti cessa comunque ogni differenza, e dove essa esiste, qui è l’Inferno! Ma se cercate anche qui delle differenze di classe, voi siete spiriti dell’Inferno ed avete tempo di allontanarvi da noi! Altrimenti potrebbe accadere che saremo noi ad allontanare voi”.

                        19.              A questo punto i rossi diventano completamente muti dalla collera. Solo quelli che stanno sotto la bandiera bianca si avvicinano e dicono: “Noi non siamo dei guerrieri per piacere, ma per necessità. Siamo puri difensori e non vogliamo la guerra. Ma se ci viene imposta, allora sappiamo certo affrontare il nemico. Non valgono forse anche qui le nostre decorazioni e gli eroi più di un uomo normale senza meriti?”.

                        20.              Dicono i grigio-azzurri: “Qui è completamente la stessa cosa. Voi non siete per nulla migliori degli altri, poiché siete avidi di gloria come i vostri avversari, Anche voi aspettate i guerrafondai con avidità ardente, per potervi misurare con loro. Che differenza fa allora, e chi dei due è il più meritevole? Noi pensiamo che non ci sia quasi nessuna differenza, poiché un diavolo vale l’altro”.

                        21.              A questo punto anche quelli con la bandiera bianca vanno su tutte le furie e vogliono dare inizio al massacro dei grigio-azzurro. Qui però si fanno avanti Robert e Peter, cacciano indietro con forza i rossi a cento buoni passi e li minacciano. Tuttavia i rossi si radunano insieme diventando così ancor più ebbri di follia bellica.

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Cap. 275

Robert e Peter lavorano i burloni - Costoro riconoscono la loro debolezza e si scusano

Giudizio degli uomini e di Dio - Un Messaggero dall’alto

                          1.                I rossi non osano intraprendere qualcosa, poiché ora hanno capito che i due hanno una forza particolare che li ha ricacciati indietro senza che fosse possibile opporre resistenza. Per questo si tengono strettamente insieme e si consigliano sul da farsi, per sfogare un poco la loro rabbia.

                          2.                Intanto però Robert e Peter si rivolgono ai grigio-azzurri e dicono: “Amici, da quanto abbiamo visto adesso, siete più vicini al Regno di Dio di quanto possiate immaginare. Certo, vi manca ancora qualche altra cosa che potreste comunque ottenere facilmente. E vedete, questo consiste nel fatto che in futuro non dovete avere più nessun piacere nel prendere in giro qualcuno come avete fatto con questi rossi. Vedete, per il cieco è abbastanza misero essere cieco. A che serve aver voglia di voler farsi della loro cecità un insulso divertimento, cosa che alla fine potrebbe essere la causa di ogni genere di dispiaceri, che sicuramente non sono basati sull’amore per il prossimo. Quindi basta con questo, perché non è conveniente a degli spiriti saggi quali siete voi!

                          3.                Vedete, le conseguenze di uno scherzo, spesso innocuo, che ci si permette di fare verso un tipo un po’ debole di mente, possono essere non raramente assai amare. Il beffato alla fine se n’accorge, si arrabbierà e penserà poi come potersi vendicare. Presto egli troverà una via per questo ed agirà poi senza riguardi; poiché quando un asino impazzisce fa scappare perfino la tigre. In questo modo poi si esaspera ancora una volta l’animo dell’ex burlone. Con quali risultati? Non c’è bisogno di esaminarli, perché voi siete abbastanza intelligenti da poterli riconoscere nelle sue ripercussioni spesso infinite. Lasciate perciò stare questo in futuro e rivolgetevi completamente al Signore che voi conoscete molto bene, e sarete accolti da Lui nel Suo Regno!”.

                          4.                I grigio-azzurro ringraziano i due per questo amichevole rimprovero. Essi però domandano subito che cosa devono fare ora con gli spiriti rossi, poiché li hanno presi in giro un po’ troppo forte con la guerra mondiale ed il giudizio universale in arrivo.

                          5.                Dicono i due: “Questo è stato veramente troppo forte. Ma poiché ciò ha fatto una certa impressione morale su quei guerrafondai, si può per intanto lasciar stare. Alla prossima occasione si potrà ben sistemare questa cosa. Chiarirla adesso però potrebbe avere conseguenze assai dannose. In verità ora verrà permessa anche una grande guerra sulla Terra ed infurierà qui e là in parte morale, in gran parte anche con fenomeni naturali. Allo stesso modo si riverserà anche un giudizio particolarmente potente sui grandi e sui ricchi troppo egoisti. Qua e là avranno luogo anche grandi eruzioni telluriche, e così la vostra burla si avvererà in base a quello che hanno capito questi spiriti. – Ora però tiratevi indietro e fate quanto vi abbiamo consigliato, così raccoglierete un gran beneficio per la vostra vita. Voi siete vicini al Regno di Dio più di quanto lo pensate. Agite secondo il Suo santo Ordine ed entrerete nel Regno di ogni Vita. Anche noi eravamo come siete voi adesso; ma il Signore ci ha innalzati ed ora siamo con Lui per l’eternità. Seguitici, ed anche voi non sarete cacciati via da Lui! Poiché veramente, nella Sua Casa vi sono molte dimore!”.

                          6.                Dicono i grigio-azzurro: “Noi siamo sempre stati dei cittadini onesti nella nostra vita fisica, ed ora come spiriti liberati del corpo. Noi tutti avevamo questa debolezza di permetterci di fare volentieri degli scherzi, naturalmente sempre lontano da ogni qualsiasi maligna intenzione. Per quanto ne sappiamo, dai nostri scherzi non è mai scaturito niente di male. Se si è verificato anche solo la parvenza di un danno, lo abbiamo sicuramente riparato. Presso alcune persone molto presuntuose le nostre burle hanno avuto perfino un buon effetto morale. Così alcuni palloni gonfiati sono stati liberati in questo modo dal loro pavoneggiarsi, per la qual ragione sono diventati poi delle persone amorevoli ed assai gentili. Con i nostri scherzi non volevamo diffamare nemmeno l’uomo più modesto. La nostra intenzione era solamente fare uno scherzo divertente, ma poi anche frustrare con mansuetudine certe ridicole stupidaggini di quei molti uomini.

                          7.                E così speriamo che Dio il Signore, che ha istillato all’anima umana anche il senso dell’allegria, non ci tratterà troppo rigorosamente. Anche il saggio apostolo Paolo nel Nome di Dio disse di essere allegro con gli allegri e piangere con chi piange. Se qualcuno piangeva davanti alla nostra porta, gli abbiamo sempre asciugato le sue lacrime, sia con un sostegno oppure con il nostro costante buon umore. Non troviamo proprio nulla che in buona coscienza si possa lodare, ma per contro nemmeno nulla che sia motivo di condanna.

                          8.                Perciò speriamo di ricevere da Dio l’onnigiusto, se non una lode, nemmeno un’eterna condanna. Se qui abbiamo un diritto di parlare così, è tutta un’altra questione. Questo però noi crediamo, nonostante le prediche dell’Inferno dei nostri preti, che Dio il Signore non è un Giudice così inesorabile come lo sono i giudici del mondo. Costoro giudicano spietatamente secondo la lettera della legge e non conoscono né grazia né misericordia. Presso Dio però potrebbe trovare un po’ di clemenza un’anima peccaminosa che è completamente migliorata”.

                          9.                Dice Robert: “Senza dubbio! Ogni giudizio del Signore è una via per il miglioramento e per il completamento dello spirito; solo il giudizio degli uomini genera la rovina e la morte dell’anima. Seguiteci perciò ora sull’altura di questo colle! Là dovete apprendere dal Signore stesso quanto sono differenti i Suoi giudizi dai giudizi degli uomini. I giudizi del Signore sono un balsamo per guarire ogni tipo di ferite che sono state inflitte ad un’anima! Perciò adesso non abbiate paura, perché vi attende un Giudice mite e nessuna truppa di fucilieri provvista di armi cariche”.

                        10.              Dicono i grigio-azzurro: “Cari amici, quand’è così, vi seguiamo subito e senza condizioni. Vorremmo però sapere chi sono quelle due bellissime donne che abbiamo visto venire insieme a voi. Esse discutono tra loro a bassa voce. però non le abbiamo ancora viste scambiar parola con voi. Questo ci sembra un po’ strano. Alla fine non sono forse spie celesti che hanno avuto l’incarico di spiarci, qualora ci fosse scappata qualche parola inopportuna dalle labbra? Questo sarebbe un bel pasticcio!”

                        11.              Risponde Robert: “Non abbiate nessuna stolta paura di questi due esseri. Esse sono le nostre donne affidateci da Dio per l’eternità, e ci accompagnano dappertutto sulle nostre vie, che noi dobbiamo percorrere nel Nome del Signore. Di una spia qui non è il caso di parlare, poiché il Signore è onnisciente, onniveggente ed onniudente, ed anche noi, quali Suoi messaggeri, possiamo scrutare ogni spirito col quale abbiamo a che fare. Noi sappiamo perciò precisamente com’è fatto con tutti i suoi sentimenti, pensieri, parole ed opere, sebbene ancora siamo ben lontano dall’essere degli spiriti perfetti.

                        12.              Da questo potete desumere chiaramente che non c’è bisogno di nessuna spia nel Regno di Dio e nessuna confessione per conoscere i più intimi pensieri, desideri e le più segrete inclinazioni di spiriti di diversi sentimenti. Se vedessimo che non siete adatti per il Regno di Dio, noi vi parleremmo tanto poco quanto poco parliamo con quegli spiriti rossi, i quali devono ancora passare attraverso grandi ed amare prove di vita prima di essere adatti ad essere accolti nel Regno di Dio. Ma poiché noi vediamo in voi la capacità, v’invitiamo a seguirci dal Signore, non vi facciamo però nessuna costrizione.

                        13.              Voi potete sempre fare quel che volete. Se volete venir con noi, allora siete liberi di farlo. Se preferite rimanere, siete liberi altrettanto. Ma se volete seguirci, dovete farlo subito, perché il tempo comincia a stringere. Già questa notte noi partiremo da qui, perciò ora avremmo poco tempo o addirittura neanche un po’ per occuparci di voi ancora a lungo. Perciò venite subito o rimanete!”.

                        14.              Dicono i grigio-azzurro: “Veniamo con voi senza fare ulteriori osservazioni! Il Signore sarà con noi clemente e misericordioso. Ecco però che ora viene giù dall’alto un messaggero, certo lo dobbiamo ancora aspettare. Potrebbe egli avere forse delle cose importanti da comunicare, poiché dai suoi occhi c’è da desumere una certa serietà. Si avvicina con veloce passo e sarà subito da noi”. – Dice Robert: “Sì, di certo dobbiamo ancora attendere questo messaggero. Egli avrà da riferirci ben qualcosa d’assai importante!”.

                        15.              Il messaggero posa ora il piede in mezzo ai grigio-azzurro e dice: “Siate di buon animo, voi, infatti, avete trovato la via della salvezza! Le vostre vesti devono diventare azzurro chiaro ed i vostri cuori stabili nell’amore per Dio. il Signore, e per i vostri fratelli e sorelle. Diventate liberi in tutto! Fate del bene ad ognuno! Nessuno sia troppo piccolo per voi, nessuno troppo grande, poiché nel Regno di Dio regna la pienissima uguaglianza riguardo ad ogni condizione e ad ogni nazione. Perciò seguiteci senza esitare e senza timore!”.

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Cap. 276

I celesti guardano con stupore il potere del messaggero senza riconoscere la Sua vera Essenza

Concetto di Dio e riconoscimento di Dio degli uomini e degli spiriti

                          1.                Ora i vestiti con veste celesti, i quali non comprendono come abbiano potuto trasformare le loro vesti così all’improvviso, dicono: “Amico, è strano, ciò che dici, questo accade! La Tua parola riguardo alle nostre vesti si è avverata, e non abbiamo potuto notare quando esse sono state effettivamente trasformate. – Anche il nostro sentimento è completamente cambiato, ed ora alcune cose le comprendiamo fino in fondo. Tu devi essere un amico del Signore oltremodo potente. Anche i due precedenti amici che sono venuti da noi con le due donne, erano potenti, perché hanno respinto così indietro quella schiera rossa di vogliosi di guerra, tanto che non hanno potuto più avvicinarsi a noi. Trasformare però per incanto delle cose con una semplice parola, questa è tutta un’altra cosa!

                          2.                Dicci, carissimo amico, con quale strano potere fai Tu un miracolo simile? – Vedi, noi sulla Terra non credevamo proprio troppo ai miracoli di Cristo, ma ben credevamo al Suo insegnamento, che è veramente di una specie puramente divina. Ora però ci sono chiarite anche tutte le Sue opere miracolose, e questo è già puramente divino. Solo vorremmo anche comprendere come questo sia possibile”.

                          3.                Risponde il messaggero: “Per il momento non posso darvi nessun’altra spiegazione se non questa: ‘Presso Dio ogni cosa è possibile!’. Chi però ama Dio sopra ogni cosa ed è così una cosa sola con Dio, anche a lui è poi possibile tutto come a Dio stesso. Non disse Cristo sulla Terra: ‘Qualunque cosa chiederete al Padre nel Nome Mio, vi sarà data!’ Tutto il potere sta unicamente nell’Amore. Anche l’infinito potere di Dio consiste in quest’illimitato Amore. E così ogni spirito può giungere soltanto attraverso l’amore ad un tale grande potere, come lo è il suo amore in Dio e per Dio. Senza di questo però non c’è né vita né un qualsiasi potere della stessa! Lo avete ben compreso?”.

                          4.                Dicono ora i celesti: “Meraviglioso amico, chi non potrebbe comprendere le Tue parole, esse scorrono come balsamo nei nostri cuori. Ti preghiamo ora di condurci subito da Gesù il Signore, lì su quell’altura! Bruciamo d’amore e brama di vederLo, e forse scambiar con Lui un paio di parole – sempre che Lui sia anche nello spirito così come era sulla Terra, vale a dire pieno d’amore e della massima dolcezza!”.

                          5.                Risponde il messaggero: “Ma quando cacciò dal tempio i compratori ed i venditori e rovesciò i banchi dei mercanti di colombi e cambiavalute, non fu animato dalla massima dolcezza. Anche quando maledisse l’albero di fico senza frutti e rinfacciò agl’ipocriti farisei le loro vergognose azioni. Che cosa pensate di questo?”.

                          6.                Rispondono i celesti “O amico! Fu proprio in quei momenti che si mostrò particolarmente mite e condiscendente. Noi, in possesso del Suo potere, avremmo fatto tutt’altra confusione. I farabutti avrebbero dovuto arrostire come un cosciotto di vitello la domenica di Pasqua. Per quanto riguarda però l’albero di fico sterile, il Signore voleva solo fare una similitudine, probabilmente con la Chiesa cattolica romana, la quale è piena soltanto di ‘foglie’ delle cerimonie pagane, dietro alle quali non si scorge nessun frutto. Quindi solo da Lui in grazie e disgrazia! Egli deve farsi amare da noi dalla testa ai piedi.”

                          7.                Risponde il messaggero: “Ebbene dunque, su vostra responsabilità vogliamo dunque provare la nostra fortuna”. – Aggiungono i celesti: “Forza! Noi Ti giustificheremo, perché non abbiamo timore dinanzi a Lui!”.

                          8.                A questa dichiarazione dei celesti, i quali sono trenta uomini oltre ad una numerosa servitù, viene scalato velocemente il colle. Quando arriviamo in cima, attraverso molte schiere di spiriti di specie buona, nel noto ‘cerchio dell’albero’ stanno i tre apostoli, gl’imperatori ed alcuni vescovi, i quali s’inchinano profondamente davanti a noi. Allora i celesti domandano al presunto messaggero: “Amico, davanti a chi s’inchinano dunque questi spiriti? Forse vedono già da qualche parte Cristo, il Signore, che noi nella nostra indegnità non possiamo ancora vedere? Mostraci almeno il punto da dove Egli viene, così che ci buttiamo subito a terra davanti a Lui ed a Lui porgiamo l’onore nella polvere della nostra nullità!”.

                          9.                Dice il presunto messaggero: “Probabilmente costoro vedono il Signore e Lo riconoscono subito, perciò s’inchinano così davanti a Lui. Ci sono molti, infatti, che vedono il Signore e parlano con Lui per molti giorni e talvolta perfino per lunghi anni, ma essi non Lo riconoscono perché il cuore loro è ancora cieco. Costoro poi domandano e dicono: ‘Oh, se solo avessimo una volta la fortuna di vedere il Signore Gesù, allora non chiederemmo più nessun’altra beatitudine! Rotoleremmo nella polvere davanti a Lui per la profonda umiltà e Lo loderemmo con tutti i salmi di Davide ed il cantico di Salomone!’. Questo lo dicono in Faccia al Signore, che loro ben vedono e con cui parlano, ma non riconoscono, e sempre Lo attendono, pur sbattendo col naso ben cento volte su di Lui.

                        10.              Ma che cosa serve il solo vedere, se non è presente il riconoscimento? Il riconoscimento però è per lo più reso molto difficile, perché il cuore umano, nelle sue profondità, racchiude ancora alcuni frammenti di superbia. Si trova molto difficile rappresentarsi la Divinità un po’ sotto forma umana, mentre secondo l’opinione comune, la Divinità deve essere qualcosa di completamente straordinario. Anche se nella forma somiglia ad un uomo perfettissimo, deve come minimo splendere come un sole, secondo l’aspettativa e l’immaginazione degli uomini.

                        11.              L’uomo riesce ad immaginarsi la Divinità solo come qualcosa d’immensamente straordinario. La causa di questo è la concezione del mondo materiale in tutti i suoi rapporti, tanto per la massa come per la grandezza e la sua disposizione. Il cielo stellato testimonia di un grande Essere divino di dimensioni ultragigantesche, il Sole della Sua luce, la Terra della Sua Potenza e Forza. Anche il papa ed i rappresentanti spirituali di tutte le confessioni Lo professano come qualcosa che l’uomo non dovrebbe quasi osare di pensare. Alla fine si aggiunge la presunzione del proprio cuore ed oltre a ciò il suo intelletto mondano, il quale si vergogna di un Dio meschino, non pronuncia volentieri il Nome di Gesù in una compagnia rispettabile ed ancor di meno la Sua Divinità.

                        12.              E così succede specialmente qui nel Regno degli spiriti, come anche ogni tanto sulla Terra, che il Signore stesso frequenti spiriti del resto saggi come anche uomini sulla Terra, ma essi non Lo riconoscono per i motivi appena descritti. Gli uomini terreni pretendono più ancor che gli spiriti, grandi miracoli, perché quelli piccoli non sono adatti per il loro grande Dio. Quando si parla di Lui, si dice solo: ‘Grande, onnipotente Dio, Creatore dell’Infinità, Reggitore dei mondi, Padre di eoni di esseri e cose simili!’. Se Gesù talvolta viene incontro agli uomini sulla Terra come un uomo del tutto comune e talvolta perfino carico con più di una debolezza e parla molto saggiamente, mangia e beve con loro, ma non fa miracoli, allora sicuramente nessuno Lo riconosce, sebbene Egli abbia promesso di rimanere presso i Suoi fino alla fine del mondo.

                        13.              Solo in veste di povertà il Signore viene spesso dai Suoi figli sulla Terra. Essi però non Lo riconoscono, poiché i loro concetti di Dio sono già superbia – come un aristocratico che si compiace quando uno dell’alta nobiltà di sedici antenati ed oltre domina su di lui. Se però tale aristocratico lo si sottomette ad un plebeo, la sua obbedienza e rispetto hanno già raggiunto una fine. Così succede anche con la Divinità presso i gonfi orgogliosi. Se il Signore non mostra nulla che è secondo le loro pretese, e niente che ha parvenza di miracoli, e se la Sua apparizione non è preceduta da fuoco, tempesta, tuoni e fulmini – allora è finita con la Sua Divinità.

                        14.              Sì, vi dico Io, al Signore è già capitato spesso, da diciotto secoli sulla Terra, di essere perfino malmenato da uomini di solito sottomessi a Dio. Perciò diventa sempre più difficile che il Signore si avvicini agli uomini sulla Terra. Se Egli viene nel Suo modo più mansueto, nessuno potrà riconoscerLo. Che cosa si deve fare dunque, affinché possa essere riconosciuto?

                        15.              Vedete, nel Regno dei Cieli il primo e preferito è solo colui che sembra essere il più piccolo ed il più insignificante di tutti. Come potrebbe, con un tale Ordine eterno di Dio, voler fare Egli stesso un’eccezione a questa regola? Domandatevi ora se riguardo al riconoscere Dio non sia anche con voi lo stesso caso. Voi vedete Cristo, il Signore, forse già da molto tempo, ma non potete riconoscerLo, poiché Egli vi sembra troppo poco aristocratico dal punto di vista divino”.

                        16.              A questo punto i celesti cominciano ad osservare acutamente il messaggero e dicono: “Non Lo sarai forse Tu stesso? Ah, questo sarebbe veramente imbarazzante! Se Tu Lo fossi, che sarà allora di noi peccatori? Dalle Tue parole però potremmo quasi desumere che, o Dio, potrebbe veramente essere così!”.

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Cap. 277

Sulla vera Essenza di Dio

L’amore agisce in stretti ma chiari cerchi

                          1.                Dice il Messaggero: “Questa ansiosa meraviglia è già di nuovo una conseguenza dei vostri  sommi concetti di Dio. Questi concetti però non servono per la vera vita proveniente dall’amore e nell’amore! Che cosa vi riguarda l’infinità dell’Essenza divina? Attenetevi soltanto all’amore, perché tutto quello che esso ha tratto una volta, lo vuol tenere radunato intorno a se in cerchi stretti.

                          2.                L’amore è un fuoco che raccoglie e non disperde. La luce però, che scaturisce dalla chiara fiamma dell’amore, continua a proiettarsi eternamente in raggi rettilinei e non torna indietro, salvo che l’Amore di Dio le pone dei limiti contro i quali essa va a cozzare per poi iniziare la via del ritorno alla sua origine. Ma se valutate la Divinità secondo l’estensione del Suo flusso di Luce e siete così autentici ‘cavalieri della luce!’, – attraversando in volo sulle ali dello Spirito gli estesi spazi e cercando l’esistenza della grande Divinità – il vero riconoscimento della reale Essenza di Dio vi rimarrà naturalmente in eterno lontana. Dovrete alla fine soccombere davanti all’infinita grandezza di Dio e non potrete elevarvi nel vostro cuore, col quale soltanto potete contemplare ed afferrare la vera Essenza di Dio, Padre vostro. Ma quando un Essere come Me sta dinanzi a voi e dice: ‘Sono Io Colui che avete cercato così a lungo invano nell’infinità!’ – allora vi spaventate e trasalite come se foste senza forza. La causa di ciò sta nel fatto che voi continuate a guardate a bocca aperta l’Essenza che si presenta come la vera Divinità nel Suo Essere originario, ancor sempre con gli occhi dell’infinità e cominciate nuovamente, con la vostra vana immaginazione, a cercare con il vostro animo nell’infinito.

                          3.                È certo giusto che uno spirito o un uomo contempli l’Essenza Divina nelle opere, ma non deve lasciarsi consumare da queste! – Vedete, nel primo periodo della Terra gli uomini trovavano piacere ad eseguire costruzioni gigantesche. Nimrod fondò Babilonia ed una torre che superava le montagne. Semiramis fece spianare i monti. Un Ninus fondò la grande Ninive. Gli antichi faraoni sommersero l’Egitto di costruzioni ed immagini colossali. I cinesi costruirono un muro della lunghezza di molte centinaia di miglia. Se ora si volesse immaginare che simili costruttori siano stati grandi quanto lo erano le loro opere, si dovrebbe essere considerato sciocco da ogni lucido pensatore. Vedete, questi costruttori primordiali delle grandi costruzioni della Terra erano, come uomini, non più grandi di voi. Sapevano solo ampliare le loro forze nella grandezza e renderle efficaci.

                          4.                Ma se già i piccoli uomini creati riescono a fare grandi opere e con ciò non diventano più grandi nemmeno di un pelo, perché la Divinità nella Sua Essenza originaria, deve essere tanto grande quanto lo sono le Sue opere? Sta scritto: ‘Dio creò l’uomo a Sua immagine e somiglianza!’. Perché Dio deve essere un gigante e gli uomini creati a Sua immagine pure bestiole atomiche che possono dimorare a trilioni su una goccia di rugiada?

                          5.                Era dunque Cristo, che fu in tutta pienezza Dio ed Uomo nello stesso tempo, un gigante, quando adempì sulla Terra l’opera di redenzione? Di aspetto non era niente affatto tale, nonostante le Sue opere fossero per voi di una grandezza incommensurabile. E vedete, lo stesso Gesù per nulla gigantesco sta anche adesso dinanzi a voi! Solo il Suo Spirito, che fluisce da Lui come la luce del Sole, opera eternamente in tutta l’infinità con forza non indebolita. Ma questo Spirito non vi riguarda, poiché vi trovate presso la Fonte Originaria e siete presso il Signore di ogni spirito. Perciò afferrateLo secondo il Suo Amore e non secondo la Sua Luce irradiante, allora sarete veramente figli Suoi, come Egli è Padre di tutti voi!

                          6.                Non sarebbe sciocco da parte degli astronomi se volessero misurare il Sole secondo il campo d’azione dei suoi raggi di luce? Questi penetrano continuamente le profondità dello spazio eterno, e la loro dimensione s’ingrandisce ad ogni secondo. Con quale scala sarebbe possibile un calcolo così folle? Per questo gli esperti di astronomia misurano il Sole stesso, poiché le sue dimensioni sono e rimangono una costante.

                          7.                Fate così anche voi! MisurateMi come ora vi sto dinanzi, con la giusta misura dell’amore nei vostri cuori e non abbiate un ridicolo timore dinanzi a Me, poiché Io ho esattamente la vostra grandezza, e vi amo con tutte le forze del Mio Cuore! Allora siete da Me graditi e potete essere beati oltre ogni misura nello stretto circolo d’Amore, fuori del quale non può esservi da nessuna parte una beatitudine vera. Mi avete ben compreso o vi è rimasta ancora qualcosa di non chiaro?”.

                          8.                Meravigliati dicono ora i beati: “O Signore, quanto sei diverso da come Ti abbiamo immaginato! Sì, così si può e si deve amarTi sopra ogni cosa con cuore liberissimo! Chi non Ti conosce come sei, porta nella sua cecità il Purgatorio e l’Inferno in sé. Chi però Ti conosce come noi ora, per costui tutto è trasformato in un colpo solo nel Cielo dei cieli.

                          9.                Ma chi è responsabile del fatto che gli uomini sulla Terra hanno concetti così sciocchi di Te? La colpa maggiore la porta l’insegnamento di Roma. Questo insegna un Dio del quale si deve avere una terribile paura, mai però un amore per Lui. Si viene così riempiti dell’Inferno e dei suoi orrori, ma dell’amore, nessun discorso. Dove la paura porta lo scettro, lì l’amore è lontano.

                        10.              Ora comprendiamo tutto precisamente. L’amore tesse ed agisce in cerchi stretti ma molto chiari. Solo così esso riscalda il grande come il piccolo, l’artista come il sapiente. In verità, esso solo è Tutto in tutto! Esso è il vero Sole; tutto il resto è solo apparenza ed immagine senza essenza. O Signore, quanto sei buono!”.

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Cap. 278

Luogo della vera beatitudine, …nel cuore dell’uomo

La via per il Cielo è lunga tre spanne

                          1.                Dico Io: “Si, è così! Solo sul sentiero stretto ed in un posticino angusto si deve raggiungere la vera felicità e la vera beatitudine di ogni uomo! Chi la cerca su strade larghe ed è dell’opinione che la beatitudine sia da cercare solo in piazze fastose e grandi, non la troverà mai. Solo la superbia costruisce ampie strade della perdizione ed erige grandi piazze, ma queste non portano la felicità all’uomo, né materiale né spirituale.

                          2.                 Avete spesso visto nel mondo come i grandi s’ingrassano a spese dei piccoli e dei poveri. Ma chi è diventato felice con oro, argento e pietre preziose? Io vi dico: Nessuno! Fame di gloria ed avidità trovano troppo poco appagamento ed aspirano giorno e notte a raggiungere sempre più splendore, gloria e ricchezza. Chi è insoddisfatto non è nemmeno felice e mai lo potrà diventare. Una piazza grande ed ampia ha bisogno di molto per riempirsi, e lo stesso comunque non basta più al possessore. Costui aspira ora all’ampliamento ed al riempimento della piazza e così un chiodo dannoso ne scaccia un altro. Non è possibile che uomini simili possano mai giungere ad una mèta, dove troverebbero una vera, duratura felicità.

                          3.                Che cosa costituisce effettivamente la più grande infelicità degli spiriti infernali? Essa è l’aspirazione verso l’Infinità! L’Infinità però non ha né pareti né confini. Perciò è facile comprendere che per uno spirito colmo dell’Inferno è impossibile possa mai giungere ad una beatitudine. Chi cerca la beatitudine nell’Infinità, non la potrà mai trovare! Più penetra avanti, tanto più sterminato è l’abisso che vede dinanzi a sé, abisso che non potrà in eterno mai superare.

                          4.                Il Mio Regno è perciò posto nel piccolo cuore di ogni uomo. Chi lì vuole entrare, deve dunque entrare nel suo stesso cuore e crearsi un posticino di quiete, che si chiama umiltà, letizia ed amore. Se egli è in ordine con questo, è anche fatta la sua felicità in eterno. Presto poi troverà molto di più di quanto non si aspetterebbe mai. Una piccola casetta, infatti, è di certo più facile d’arredare con tutto il necessario che non un palazzo grande, il quale sembra ancor sempre vuoto, sebbene vi si trovino mille oggetti d’arredamento.

                          5.                Voi non dovete perciò farvi dei pensieri troppo ampi nemmeno dei Miei Cieli, bensì dovete farvi delle immagini ristrette e piccole, allora vi troverete la vera felicità. – Un cuore pieno d’amore per Me e per i fratelli e sorelle, come anche un senso di gioiosa attività, creerà per ognuno di voi la vera, eterna beatitudine.

                          6.                Così pure non dovete immaginarvi i Miei Cieli in qualche luogo assai lontano, ma molto vicini. L’intera via è lunga al massimo tre spanne: la distanza dalla testa fino al centro del cuore! Quando avete fatto questo piccolo tratto, siete già dentro. Non pensate forse che faremo una qualche salita oltre tutte le stelle, bensì solo una discesa nel nostro cuore. Là troveremo il nostro Cielo e la vera Vita eterna!”.

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Cap. 279

Discorso del Signore, semplice ma potente - Sulla breve via del Cielo

Riconoscimento dell’intelletto e del cuore - Parabola della raccolta di frutta

                          1.                Dicono i celesti: “Che Tu sia il vero ed eterno Dio, Signore e Creatore di tutti i Cieli, soli e terre, ora non abbiamo il più piccolo dubbio. È abbastanza, infatti, sentirTi parlare e tutti i dubbi svaniscono subito come nebbia alla luce del Sole. Come Tu stesso sulla Terra parlasti in modo incomparabile per ogni spirito creato, così parli anche adesso dinanzi a noi. Nel Tuo semplice modo di parlare scaturiscono torrenti delle più profonde Verità e divina Sapienza d’Amore, simili a potentissime sorgenti.

                          2.                Quanto è meravigliosa l’immagine della via che conduce al Tuo Regno! Solo ci accade come un giorno a Nicodemo, il quale anche non sapeva quando Tu, o Signore, parlasti con lui della rinascita, cosa egli ne dovesse fare. La via dalla testa fino al centro del cuore sarebbe veramente breve, ma come iniziarla? La cosa suona, nonostante la verità celata in essa, molto misteriosa, e noi vorremmo chiedere qui insieme a Nicodemo: ‘Signore, come possiamo entrare dentro il nostro stesso corpo coi nostri piedi, anzi, perfino al centro del nostro cuore?’. Sarebbe forse più facile arrivare all’ultima stella della Tua infinita Creazione che dentro il nostro stesso cuore.

                          3.                Allora dobbiamo implorare Te, o Signore, per un’illuminazione più precisa, come lo hanno fatto spesso anche i Tuoi apostoli sulla Terra. Anche a loro, infatti, i Tuoi saggissimi insegnamenti, non raramente, erano simili a villaggi spagnoli, presso i quali nessun estraneo si raccapezza. Dov’è l’ingresso e che aspetto può avere il piano di costruzione? Signore, chiarisci a noi questa cosa un po’ più da vicino!”.

                          4.                Dico Io: “Il fatto che non comprendiate è dovuto al vostro intelletto ancora troppo terreno. Dovreste però essere abbastanza intelligenti da capire che qui non si parla del naturale andar coi piedi, ma solamente di un viaggio puramente spirituale nell’animo. Nicodemo era ancora un uomo materiale-terreno, ed era perciò comprensibile che il suo intelletto guardasse il ventre materno come una necessità per poter nascere di nuovo da esso per una seconda volta. Ma ora che voi siete già privi perfino di ogni grossolana materia terrena, come potete pensare, quale spiriti, in questo modo materiale?

                          5.                Non avete mai scoperto in voi un doppio genere di attività spirituale, vale a dire una nella testa ed un’altra nel cuore? Vedete, nella testa risiede il freddo intelletto calcolatore dell’anima ed il suo esecutore degli ordini, la ragione, la quale, nel corpo intellettivo animico, somiglia ad un lungo ed ampio braccio pieno di occhi e di orecchi. L’intelletto tende questo braccio sempre di più, ed alla fine vuole con esso strappare a sé l’intera infinità. Questa aspirazione pazzesca e vana è però di per sé proprio quella pericolosa caratteristica dell’anima che porta morte e giudizio, la quale viene designata col termine di superbia. Nel cuore però giace l’amore quale spirito, preso dallo Spirito del Mio Cuore. Questo Spirito però ha in sé, come il Mio, in quantità innumerevole, tutto ciò che contiene l’infinità dal più grande al più piccolo.

                          6.                Se ora l’intelletto pomposo, riconoscendo l’insensatezza dei suoi folli sforzi, ritira umilmente il suo braccio prima descritto – che è la sua ragione o la sua capacità di comprensione – invece di voler raggiungere con esso l’irraggiungibile, e lo conduce nel cuore (quale dimora del Mio Spirito nell’uomo) – allora fa il viaggio suddetto lungo tre spanne. Su tale via si giunge alla vera, eterna vita, alla vera quiete beata e trova lì tutto insieme ciò che contiene l’intera infinità.

                          7.                Quest’infinito regno interiore si rivelerà veramente solo un po’ alla volta, simile al germe del piccolo seme che è nascosto al centro del granello. Ma se presto o tardi da questo germe spirituale giungerà a piena maturazione più ricca o meno ricca la semenza delle Mie Opere, dipende unicamente dalla forza dell’amore per Me e per il prossimo. Poiché l’amore del cuore per Me è simile alla luce ed al calore del Sole, mentre l’amore per il prossimo è la necessaria pioggia fertilizzante. Ma se Sole e pioggia agiscono insieme nell’ordine giusto, ogni semenza crescerà nel migliore dei modi e presto giungerà a maturazione.

                          8.                Voglio darvi, per una miglior comprensione, ancora un’immagine facilmente comprensibile. Questo fatto è paragonabile a quando un padre conduce i suoi figlioletti d’estate nel suo giardino, il quale è pieno di alberi carichi di frutti maturi. I figlioli, pieni di voglia, vorrebbero subito salire sugli alberi, cogliere precipitosamente i frutti e mangiarne a dismisura. Il saggio padre però dice ai figlioletti inesperti: ‘Ora rimanete presso di me! Se voi saliste sugli alberi con le vostre deboli forze per prenderne i frutti, cadreste facilmente giù, vi rompereste braccia e gambe e cadreste perfino a morte. Io ed i Miei servitori invece siamo grandi e forti e sappiamo come si raccolgono i frutti. Aspettate quindi tranquilli! Io stesso dai grandi alberi andrò a raccoglierli e li metterò nel vostro grembo, affinché li possiate gustare senza sforzo. Quando però un giorno voi stessi sarete grandi e forti, allora anche voi diverrete maestri nel salire sui grandi alberi’. – Comprendete quest’immagine?”.

                          9.                Rispondono i celesti: “Grazie a Te, santissimo e miglior Padre, grazie eternamente! Ora ci è tutto chiaro come il Sole, ed adesso non sappiamo più su che altro dobbiamo ancora chiedere un chiarimento”.

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Cap. 280

Rispondenza simbolica del pane e del vino

Conoscere ed agire - Un incarico ai celesti

                          1.                Dico Io: “Or che avete compreso questo, dovete anche agire di conseguenza, altrimenti non ricavereste nessun profitto dal Mio insegnamento! Ora vi farò dare un vero pane ed un vero vino. Il pane qui è come il Mio Corpo ed il vino è come il Mio Sangue. Questo cibo vi fortificherà, e d’ora in poi non gusterete più nessuna morte, bensì la vita eterna sarà in voi”. – (Rivolto a Robert): “Tu, fratello Robert, va’ e porta qui nuovamente pane e vino!”.

                          2.                Robert va nel boschetto che si trova ad alcuni passi verso sud e trova, in un posto tutto all’aperto, una botte piena del miglior vino, con accanto ad una quantità di bicchieri e circa cinquanta pagnotte del più bel pane di grano. Appena Robert vede tale quantità di fortificanti mezzi celesti, chiama Helena, il suo nuovo assistente Peter e la sua compagna, affinché lo aiutino a portare tutto al posto giusto. I chiamati arrivano certamente subito, ma tutti e quattro non sono in grado di portare ciò che si trova al posto giusto.

                          3.                Questo lo vedono anche gli spiriti degl’imperatori, i quali hanno discusso finora con gli apostoli sulle molteplici disposizioni dei Cieli. Essi si affrettano velocemente per aiutare Robert a portare tutto e gareggiano poi nel servire gli spiriti celesti, i quali, pieni di gratitudine, mangiano il pane con gusto e bevono il vino tutto d’un fiato.

                          4.                Io però dico dopo ai monarchi: “Miei cari amici e fratelli! È certo lodevole e buono discutere di Me e del Mio Regno. Ma è ancora più bello e meglio esercitarsi per bene nelle occupazioni dei Cieli. Naturalmente la conoscenza precede le occupazioni. Una volta però che si sa ciò che si ha da fare, si deve agire! Ed una piccola buona azione è poi ancor meglio che una grande conoscenza senza azione. Poiché da una piccola azione, per quanto piccola, verrà in ogni caso fuori qualcosa. All’azione segue sempre un’opera, dal puro sapere non segue nulla, se esso non passa all’azione.

                          5.                Che cosa serve ad un vasaio eccellere nella sua arte, se non mette mai l’argilla sul piatto girevole per trasformare la sua scienza in opera? Così anche la fede è una scienza del cuore: finché non è messa all’opera, è come morta; solo l’opera completata le dà la vita. E così Mi dà vera gioia il fatto che siete diventati attivi in un buon servizio senza che vi sia stato dato alcun ordine. In verità Io dico a tutti voi: anche un sorso d’acqua fresca che avete offerto ad un assetato, viene da Me tenuto in gran conto, Io, infatti, guardo poco al sapere e più all’operare!

                          6.                Chi conosce una cosa giusta e non opera di conseguenza, è un peccatore proprio come colui che riconosce sì il giusto, ma non vuole metterlo in atto, perché non sta in sintonia con il suo tornaconto. Si deve perciò, per essere un vero cittadino del Mio Regno, star sempre al di sopra della pigrizia e praticare il giusto secondo la vera scienza; allora soltanto si è ciò che si diventa e si deve essere secondo il Mio Ordine eterno!”.

                          7.                (Ai celesti): “E poiché ora siete abbastanza forti, recatevi una volta ancora giù in pianura e destate là ciò che è ancora da destare. Cercate di placare gli animi eccitati, affinché sia ancora impedita forse una guerra tra gli uomini della Terra. Solo con la riuscita di quest’opera vi dovete attendere una grande ricompensa nei Miei Cieli, nei quali potete giungere facilmente, poiché Io stesso vi ho indicato la via infallibile che porta ad essi.

                          8.                Badate però di precedere ovunque quegli spiriti rosso-fuoco, perché si daranno ora molto da fare per rinfocolare la guerra tra i regnanti. A dir il vero non potrete impedir tutto. Ma se siete ben attivi nel Mio Nome, potrete certamente impedire molte cose che farebbe precipitare l’umanità in una grande miseria. Ad opera completa però venite nuovamente in questo luogo! Qui vi attenderà un messaggero, il quale vi offrirà una mano soccorritrice nel Mio Nome per entrare nel Mio Regno. Ed ora mettete mano all’opera. Sia!”.

                          9.                Prima di partire uno dei celesti dice: “O Signore e Padre! Ma se in seguito dovessimo avere nuovamente fame e nuovamente sete, visto che non possiamo sapere quanto a lungo avremo da fare, dove prenderemo pane e vino?”.

                        10.              Rispondo Io: “Allora chiedi a Robert ed ai suoi compagni da quanto tempo sono stati satollati di pane e vino come voi e se finora hanno mai avuto fame e sete. Chi una volta ha mangiato il Mio pane e bevuto il Mio vino, non avrà mai più fame né sete in eterno! Il Mio pane, infatti, è un cibo veramente vivente, il quale, nutrendo anima e spirito, si rigenera continuamente nello stomaco della tua anima. Nello stesso modo anche il Mio vino è una bevanda vera, al quale non segue più sete alcuna. Perciò potete andar via tranquilli, poiché d’ora in poi non avrete mai più né fame né sete”.

                        11.              Con quest’assicurazione i celesti vanno e si mettono ora all’opera, pieni di coraggio. Se concluderanno molto, è assai dubbio, poiché i molti spiriti rossi hanno già cominciato a sviluppare ovunque una pienissima attività per il raggiungimento del loro scopo; possono tuttavia mitigare la cosa molto considerevolmente.

                        12.              Continuo Io: “Ora deve arrivare un grande castigo su tutti coloro che hanno disimparato completamente ad invocarMi nel bisogno come in ogni tempo, e disimparato a riconoscere il valore dell’uomo, il quale non viene messo al mondo da Me per lasciarsi fucilare per lo splendore di un trono. Questa volta, al popolo, se agisce con moderazione, deve essere concessa la vittoria per tutti i tempi. Solo allora il Mio Regno verrà nel mondo. Se però il popolo dovesse agire crudelmente, cosa che non voglio né prevedere né predisporre, esso difficilmente giungerà alla vittoria finale”.

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Cap. 281

Partenza per il regno dei Cieli nel cuore maturato di Robert

                          1.                Ora Robert viene da Me e dice: “Signore, che cosa dobbiamo fare ora? Tutto ciò che si è avvicinato a noi è stato per intanto sbrigato. Gli ex preti terreni sono stati fortificati e gli spiriti celesti fanno già con zelo ciò che è stato loro raccomandato. Non vedo più nuove schiere che si avvicinano a noi. Essere ozioso però è per me appena sopportabile; perciò Ti prego, o mio Dio e Padre, dammi qualcosa da fare!”.

                          2.                A questo dico Io: “ Amico e fratello, è vero che l’attività è proprio l’essenza principale dello spirito. Di quando in quando però è anche bene che ci si riposi un po’. Nel riposo, infatti, si raccolgono le forze esaurite dell’anima, la quale è un organo dello spirito, per nuove attività. Perciò anche per voi è necessario un breve riposo, affinché vi fortifichiate tutti per compiere nuove grandi imprese nel Regno Mio. Il sabato volge al termine. Ciò che qui era necessario appianare, lo abbiamo appianato, e su questa Terra abbiamo quindi compiuto un lavoro quotidiano. Guardate lì verso oriente! La nota porta che tu non riuscivi ad aprire, sta aperta, e tutti gli amici di prima ci aspettano già con grande brama. Perciò, Miei cari amici, fratelli e figli, ci prepareremo per la partenza da questo colle terreno ed entreremo attraverso quella porta nel Regno Mio, il quale ora, quale nuova comunità, è proceduto dal Tuo cuore, Mio caro fratello Robert-Uraniel!

                          3.                E poiché tutti noi siamo nuovamente fortificati, mettiamoci in buon ordine in cammino. Ma, come vedete, non dobbiamo superare le valli ed i colli di cui è disseminato il cammino. Ci muoveremo sul retto sentiero che ora Io ho formato traendolo esclusivamente dalla luce, e raggiungeremo in breve la porta apparentemente lontana. Tu Uraniel, però, da primo proprietario e guida di questa comunità, va avanti con il tuo collaboratore, con la tua e la sua donna! Io però ti seguirò con i tre fratelli. Mi seguano poi prima di ogni altro tutti i monarchi ed i vescovi, e dopo la grande schiera popolare di entrambi i sessi.

                          4.                Mettetevi ora in ordine secondo le Mie istruzioni ed iniziate il nuovo cammino che Io ho costruito prima per voi e, dopo di voi, per molti altri. La nostra benedizione spetti ai buoni di questa Terra! Ed ora avanti, sia!”.

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Cap. 282

Meraviglia di Robert sulla nuova regione celeste

Sua missione futura

Ponte e colle di Grazia

                          1.                Il viaggio inizia ed in breve tempo la porta viene raggiunta. Là ci attendono molte migliaia di spiriti che Mi lodano per la Mia grande Bontà, Grazia, Amore, Misericordia e per il Mio giusto giudizio, secondo il quale ad ognuno, attraverso la Parola dell’eterno Ordine, viene messo il giudice nel proprio petto.

                          2.                Robert torna indietro da Me e dice: “O Padre Santo! Ora noi stiamo davanti all’ingresso. File sterminate si estendono a raggiera al di là della porta sui campi celesti e dalla loro bocca suona una Lode a Te! Tutto è pieno di luce e del massimo splendore celestiale. Assai lontano si vede qualcosa che sembra una città, ma a causa del suo splendore troppo forte non mi è possibile scorgere meglio la sua forma. O Padre, che regione è questa? Che tipo di paese è questo, rispetto al quale perfino le stesse regioni del Sole che ho visto nel mio viaggio con Sahariel, si manifestavano come una cupa notte rispetto al giorno più chiaro? Quali indescrivibili magnificenze ci vengono incontro! Questo deve essere il Cielo più alto!”.

                          3.                Rispondo Io: “Sì, è così! Nello stesso tempo però è anche il terzo piano di casa tua che tu, proprio all’inizio del tuo sviluppo in questo Regno, hai contemplato dapprima esteriormente e subito dopo hai preso come tua stessa proprietà. Questa regione rappresenta anche la comunità che hai fondato dal tuo cuore benevolo e formato secondo l’Ordine Mio. In quest’Ordine agirai d’ora in poi quale capo e provvederai affinché tutto proceda secondo l’ordine migliore. Nello stesso tempo però devi anche svolgere, partendo da questa comunità, una forte sorveglianza sulla parte della Terra che ti è più vicina per stirpe. I due luoghi in cui ora siamo stati sulla Terra, devono restare sempre una cosa preziosa dinanzi a te. A Vienna, dove ricevesti del male terreno, esercita il buono ed il nobile! Il secondo paese invece, in cui siamo stati per ultimo, usalo come istituto di purificazione per gli spiriti impuri, da qualunque luogo essi provengono.

                          4.                Il ponte, che ho eretto ora da quel colle fin qui, deve rimanere! Chi s’incamminerà su di esso, non deve essere respinto! Sul colle metti d’ora in poi un guardiano, affinché quegli spiriti che, animati da buone intenzioni, mettono piede su di esso, trovino un amico ed un giusto indicatore di via. Gli uomini naturali però che camminano ancora nella carne sulla Terra materiale, devono trovar su questo colle rafforzamento nella fede e devono essere destati nell’amore. Tuttavia senza vincoli e giudizi. Gli ammalati devono trovare ai propri dolori lenimento, i buoni ed i credenti invece devono recuperare sette volte la loro salute.

                          5.                Se gli uomini vorranno in seguito erigere sul suddetto colle un monumento a ricordo, non devono essere ostacolati, ma nemmeno incoraggiati. Sulla Terra, infatti, ogni monumento esteriore ad un’apparizione celeste è trasformato troppo presto in un luogo di avidità e d’inganno. Ma se qualcuno vuole erigere un monumento, non lo si deve ostacolare. Il Sinai, il Tabor ed il monte degli ulivi, infatti, devono rimanere per gli uomini terreni a perpetuo ricordo, per rammentarsi a quale scopo furono essi da Me destinati. Ed ora entriamo nel vero Regno della Vita eterna!”.

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Cap. 283

L’arrivo alle più alte sfere celesti

Robert e Peter con tre amici accompagnano il Signore nella santa Gerusalemme

La Città delle città ed il Sole dei soli

                          1.                Ora tutti entrano, ed ognuno è compenetrato dal delizioso sublime sentimento di vita. La regione estremamente estesa è piena di piccole e graziose dimore, e ad ognuno è mostrata la sua e consegnata come sua piena proprietà. Subito tutti, con la massima gioia, prendono in consegna le loro nuove proprietà celesti, che sono ovunque preparate al meglio.

                          2.                Solo Robert-Uraniel ed il suo assistente non vedono nessuna casa preparata per loro e Mi chiedono dove dimoreranno abitualmente.

                          3.                Io però dico a Robert: “Vedi, tutto questo è casa tua! Tu sei dappertutto a casa ed il tuo amico con te. Normalmente però hai la tua dimora là in quella città, nella quale Io stesso sono solito dimorare stabilmente. Questa è la Nuova Gerusalemme Celeste, la città del tuo Dio, del tuo Signore, del Padre tuo e lo è nello spirito dell’amore del tuo Fratello. Da lì ti occuperai sempre della tua stessa casa, e per questo verrai da Me provveduto con tutti i mezzi in abbondanza.

                          4.                SeguiMi ora in quella città, dopo che tutti, piccoli e grandi, sono qui provveduti al meglio! Ma se vuoi prendere con te qualcuno di coloro che sono venuti con noi, sei libero di farlo. Vedo bene che vorreste prender tutti con te, ma per adesso questo non è possibile. Joseph, Leopold e Rudolf primo però, portali con te! Le loro dimore si trovano qui vicino alla via maestra. Chiamali e che entrino con noi nella Città del Cielo!”.

                          5.                Robert chiama i tre. Essi escono subito dalle loro dimore, di cui non possono abbastanza elogiare l’arredamento interno e si uniscono a noi sulla via verso la Città. Robert però Mi domanda dove sono quegli spiriti che sono entrati con i patriarchi in questo Regno prima di noi.

                          6.                Io però gli indico la regione verso mezzogiorno e dico: “Là li troverai tutti, poiché anch’essi dimorano in casa tua. I patriarchi invece dimorano in grandi case speciali, che col tempo le conoscerai tutte. Di tali dimore come la tua nuova, infatti, ne esistono infinitamente molte nel Regno Mio. Tu non finirai mai in eterno di conoscerle. Nella Mia grande casa tuttavia otterrai di vederle secondo il grado delle necessità celesti. Ma tu conosci forse questo spirito che ci viene incontro correndo sulla strada?”.

                          7.                Risponde Robert: “Sì, costui è il famoso Cado, il quale diede a Satana bocconi così indigesti da ingoiare!”. – Dico Io: “Sì, è proprio lui! A lui affida per primo la sorveglianza sul colle, poiché egli ha molta forza e coraggio. Nessuno però sulla Terra deve far da guardia per più di un anno terreno, e quindi nemmeno Cado!”.

                          8.                In quell’istante si presenta Cado dinanzi a noi e dice: “Signore, ho già inteso la mia destinazione e mi affretto ad eseguirla fedelmente!”. – Robert lo bacia e dice: “Sii buono, giusto e severo, perché la Terra sta molto male!”. – Cado s’inchina e si affretta verso il luogo della sua prima destinazione.

                          9.                Noi però sulla strada più dritta, la quale somiglia ad una fascia d’oro larga sette klafter, nella quale sono intessuti magnificamente, come di finissima seta, i colori dell’arcobaleno, ci avviciniamo alla Città santa. Questa è indescrivibile per uno spirito ancora nella carne, perché la sua magnificenza, la sua grandezza e la quantità delle beatitudini che in essa regnano, sono infinite. L’aspetto esteriore però sembra come quello di un uomo in forma limitata, sebbene l’interno di ogni casa sia infinito, come è infinito l’interno del germe di ogni chicco di grano, e come è ancora più ricco il cuore dello spirito in ogni molteplicità.

                        10.              Robert, il suo collaboratore Peter, le loro donne, Joseph, Leopold e Rudolf, sono pieni di stupore per la magnificenza della Città. Più ci avviciniamo, tanto più magnifico diventa il suo aspetto, e da ogni dove diffonde verso di loro la più grande amorevole letizia.

                        11.              Robert, che scorge sulla Città il più magnifico Sole di tutti i soli, dal quale la luce s’irradia in tutta l’infinità, Mi domanda in tutto amore che cosa sia questo Sole, la cui luce è molto più radiosa che il sole naturale, ma che comunque appare così amabile come la luce della stella mattutina.

                        12.              Ed Io gli dico: “Vedi, questo Sole alla fin fine sono Io stesso! Ci sono ancora due sfere celesti, verso ponente, un puro ‘cielo della sapienza’ e, verso mezzogiorno, un ‘cielo di amore-sapienza’. Gli abitanti di questi due cieli Mi vedono solamente come un Sole, e proprio questo che tu vedi splendere nel mezzo sopra la città.

                        13.              Solo qui nel sommo Cielo, Io sono al di fuori del Sole, anche se sono nel Sole. Al di fuori di questo Io sono, come tutti Mi vedete ora, in mezzo a voi. Nel Sole però Io Mi trovo, dal punto di vista puramente spirituale, nella Forza della Mia Volontà, del Mio Amore e della Mia Sapienza. Io stesso sono alla fin fine questo Sole, tuttavia c’è una differenza tra Me e lui. Io sono il Fondamento e questo Sole equivale ad un’emanazione del Mio Spirito, che compenetra da qui e da Me tutta l’infinità con Forza mai affievolita e crea in ogni luogo l’eterno Ordine Mio.

                        14.              Ma ora guardate le grandi moltitudini che ci vengono incontro correndo fuori della Città e ci mostrano la loro evidente amorevole letizia”. – Dice Robert: “O Signore, mi sciolgo di delizia e d’amore quando Ti guardo! Tu sei presso di noi, e questa è tutta Opera Tua. Signore, che cosa siamo dunque, perché Tu sei con noi così clemente all’infinito? O Dio, o Dio! Quanto grande, meraviglioso e santo sei Tu!”.

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Cap. 284

Confronto di Rudolf tra le condizioni celesti e le condizioni terrene

La Città celeste e sua importanza come fonte nutritiva dell’intera Infinità

                          1.                Viene da Me l’imperatore Rudolf, Mi elogia con tutto il cuore e dice: “Oh, come sono completamente diverse le cose e le condizioni di questo mondo degli spiriti rispetto a quelle meschine della Terra! Che cosa ci si credeva di essere, ed in fondo non si era niente! Finché un uomo, imperatore o mendicante, cammina nei panni della morte ed è passeggero sulla Terra, la sua esistenza non può che significare nulla. Io sulla Terra ero un grande imperatore; ma quando mi sorprese la morte, che cosa ero io? Niente altro che un pugno di cenere e di polvere! Qui però non sono più che un piccolo cittadino di questo Regno eterno, di questa Città di Dio. Nonostante ciò mi sembra di essere più nobile che non se fossi un potentissimo regnante del mondo, davanti al quale tremano mari e terre!

                          2.                Per quanto a lungo mi ha affascinato la presunzione umana, perfino dopo l’abbandono del mio corpo. Ad un uomo libero grazie alla verità è stato riservato di scuotere dal duro sonno la roccia diventata già marcia. La roccia si è polverizzata ed io sto qui dinanzi a Te in tutta la mia nullità, o Signore, come un fanciullo appena nato, e guardo stupefatto un mondo nuovo e le sue sante condizioni. Quanto però possiede questo fanciullo rispetto a tutti i regnanti della Terra per quanto saggi e potenti siano! Qui mi pare tutto così grande, meraviglioso ed oltremodo espressivo. O magnificenze senza nome e numero! O Padre, quanto sei grande e santo!”.

                          3.                Rispondo Io: “Sì, hai ragione! Sulla Terra ci vogliono delle differenze, altrimenti non sarebbe quello che deve essere. Qui però tutto è uguale. Qui non c’è nessun rango, all’infuori che siete tutti figli Miei ed Io Signore e Padre di tutti voi. Ma ciò nondimeno anche qui esistono differenze, e nessuno deve perdere nulla di ciò che ha posseduto giustamente sulla Terra. Tu sei stato su di essa un imperatore giusto, e vedi, tu diventerai nuovamente imperatore, ma su un regno molto più grande che sulla Terra. Qui sarai posto a governare sopra un intero sole, nel quale trovano posto un trilione di terre. In questa Città e proprio in casa tua conoscerai meglio la tua futura destinazione.

                          4.                Ora però stiamo già davanti alla porta. Perciò lasciateci entrare accompagnati dall’armonia delle arpe!”.

                          5.                Ora entriamo nella Città: una Città piena di Luce e Vita, nella quale non regna nessuna miseria in eterno, poiché tutto esiste nella più grande sovrabbondanza e deve essere così eternamente. Da questa Città, infatti, l’intera Infinità trae il suo nutrimento naturale e spirituale.

                          6.                Robert e tutti gli altri si stupiscono per la grazia delle abitazioni, delle quali esiste qui un numero tale che non possono essere contate da nessuno. Le dimore della Città di Dio, infatti, hanno certo un inizio, ma là dietro non hanno mai una fine. La Città all’inizio è bensì costituita in modo da formare un perfetto quadrato, ma dietro a questo, essa si estende all’infinito, e non ha da nessuna parte mai una fine.

                          7.                Dopo un lungo stupore, Robert dice: “Sì, ora comprendo un po’ più a fondo ciò che significa: ‘Nessun occhio ha visto, nessun orecchio udito e nessuna mente umana ha immaginato ciò che il Signore ha preparato per coloro che Lo amano’. Se gli uomini della Terra avessero solo una pallida idea di ciò che li aspetta qui, essi preferirebbero morire mille volte piuttosto che una vita sulla Terra lunga anche un minuto solamente. Ma il grande Amore e Sapienza del Signore nasconde tali cose davanti agli occhi dei mortali, affinché sostengano le loro prove e raggiungono una giusta solidità del loro spirito, senza la quali è per loro impossibile sopportare una simile pienezza di delizie.

                          8.                O Signore, ora comprendo anche il motivo perché qui, qualche volta, degli spiriti della mia stessa condizione si dimenticano un po’, in modo assai spiegabile, dei loro fratelli mortali e si mostrano a loro solo molto raramente. Chi potrebbe, con tali pienezze di delizie, ricordarsi della maligna Terra se non viene sollecitato da Te, o Signore e Padre, a ricordarsi al momento giusto anche dei fratelli ancora mortali sulla Terra!”.

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Cap. 285

La casa del Padre nella Città Celeste

Magnificenza dei suoi spazi e dei suoi abitanti

A questo è in contrasto la semplicità del Signore

                          1.                Continua a parlare Robert: “O Signore e Padre pieno d’Amore, Dolcezza e Pazienza! Che cosa è questo palazzo così magnifico che sta proprio là di fronte a noi verso oriente?” – Rispondo Io: “Questa è la Mia personalissima dimora! Dentro però ci sono moltissime dimore, delle quali anche tu ne otterrai una in eterno. E voi tutti, che siete ora con Me, anche abiterete qui. Queste dimore certo vi piaceranno molto”.

                          2.                Dice l’imperatore Joseph: “Cosa? Dovremmo stare con Te, nella Tua più prossima vicinanza, santissimo Padre? Sarebbe troppa beatitudine per noi poveri peccatori. Noi siamo già pienamente e ultra beatamente contenti soltanto con un cantuccio remoto in questa Città!”. – Dico Io: ”Mio caro fratello! Vedi sta scritto: ‘Dove sono Io, là saranno anche coloro che Mi amano sopra ogni cosa!’. Voi ora Mi amate sopra ogni cosa e Mi avete sempre amato nei vostri cuori più di quanto voi abbiate creduto. E così dovete anche abitare là dove dimoro Io stesso, ed operare con Me in eterna comunione. Troverete molti in casa Mia, poiché essa è molto grande e conta moltissime dimore. Entriamo pure! I tre fratelli vadano avanti!”.

                          3.                Ora entriamo in un grande vestibolo della casa. Il pavimento è di purissimo oro trasparente. Ai due lati si trovano dodici colonne le quali reggono la volta del vestibolo. Le colonne splendono come il Sole e riproducono nel massimo splendore, tutti i colori dell’arcobaleno. La loro massa è purissimo diamante. Le pareti del vestibolo sono di porfido, la volta è di smeraldo e gli scalini per il primo piano (la casa ha tre piani principali) sono di purissimo rubino bordato d’oro e conducono in rettilineo elevamento ad una grande porta, porta che nessuno può aprire all’infuori di Me.

                          4.                Tutti i presenti non possono stupirsi abbastanza per la sublime magnificenza di questo ambiente, e così Joseph dice: “Fratelli, se tutti gl’imperatori e re della Terra impiegassero tutti i tesori, sarebbero in grado di costruire un simile vestibolo con materiale terreno? O Dio, quale inconcepibile meraviglia ed indescrivibile maestosità!

                          5.                Il Signore stesso però rimane tuttavia sempre lo Stesso nella Sua massima semplicità. Come Egli insegnò una volta agli uomini sulla Terra e mostrò loro la via della vita, così cammina anche qui nei Suoi Cieli. Nessun splendore e nessuna corte di miriadi di angeli fulgenti Lo circondano. Noi qui siamo quasi il Suo unico seguito. Fuori nelle vie c’è già molto movimento. Da milioni di gole echeggiano le lodi più leggiadre accompagnate dal suono armonioso delle ben intonate arpe. L’intero spazio celeste è pervaso da canti. Si potrebbe quasi credere che tutti questi Cieli fossero solo canti ed armonia purissima.

                          6.                Nella Città tutto è assai vivace, ma qui presso il Signore di tutte le Magnificenze, presso l’Onnipotente Creatore e Padre dell’Infinità, tutto è molto semplice all’infuori delle meraviglie della casa. Nessuna servitù di corte, nessun sfarzoso seguito, nessun’accoglienza che spetterebbe al Signore dell’Eternità è visibile da nessuna parte. Cominciamo a fare un po’ di rumore affinché i molti abitanti della casa si accorgano dell’arrivo del Signore!”.

                          7.                Dico Io: “Lasciate stare, cari fratelli! Gli abitanti sanno bene che cosa devono fare al Mio arrivo. Voi siete abituati al chiasso della Terra e perciò pensate che anche qui al Mio arrivo deve esser fatto un enorme baccano. Qui però non ce n’è bisogno! Quando i cuori dei Miei dolci figlioletti, dopo una qualsiasi opera compiuta sui mondi o nelle regioni spirituali, Mi vengono incontro al Mio arrivo battendo d’amore, di gratitudine e vita, allora per Me c’è del solennissimo rumore in abbondanza. Quando entriamo nelle stanze, ci verranno incontro e ci saluteranno all’amabilissima maniera di tutti i Cieli!”.

                          8.                Ora Io apro la porta, ed i Miei amici si gettano giù sui gradini con la faccia a terra. Robert dice con cuore fremente: “O Padre, questo è troppo in una volta per uno spirito creato, per un minuscolo atomo vitale nella Tua Infinità! Questa luce, questa magnificenza e gli angeli di una bellezza ultracelestiale i quali, con occhi bagnati di lacrime, tendono verso di Te e noi le loro morbide braccia infinitamente belle! Al loro confronto noi siamo quasi senza forma, anche se il nostro aspetto è già un po’ celestiale!”.

                          9.                A questo punto Robert si gira verso Helena per fare un paragone tra lei e gli abitanti della Mia casa. Helena però è già provveduta con la bellezza dei Miei figli. Robert si spaventa davvero e dice: “O Signore, che cosa è successo ad Helena ed a Matilde Eljah? Anch’esse sono già così belle, che non oso più guardarle”.

                        10.              Rispondo Io: “Alzatevi tutti e non meravigliatevi troppo, perché anche voi ora avete già la medesima forma!”. Qui i sette si alzano, si guardano e si riconoscono quasi a malapena per la bellezza. Robert pieno di stupore dice: “Sono dunque io?”. – Gli dico Io. “Sì, sei tu! Ora però andiamo nella prima stanza!”.

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Cap. 286

Entrata all’interno

Robert quale nuovo arcangelo e principe del Cielo, sua umiltà e sapienza

Insegne dignitarie di Robert

                          1.                Ora entriamo nella prima stanza, nella stessa cui conduce la porta chiusa, alla quale si giunge per primo sui gradini di rubino.

                          2.                Robert ed il suo assistente Peter sono senza parole per il grande stupore. Provenendo entrambi da Urano (ciò che Peter non sa ancora per un buon motivo), sono per natura grandi estimatori di opere edilizie, specialmente di opere così grandi. Ma essendo opere simili ancora provviste di adeguata magnificenza e maestosità, per loro due ciò è qualcosa di completamente straordinaria. Entrambi fissano i loro occhi sulle alte gallerie e sulle colonne artisticamente lavorate e non si accorgono quasi della meravigliosa, affettuosissima grande compagnia celeste, la quale saluta in Robert un nuovo arcangelo e guida di una nuova grande comunità.

                          3.                A questo punto Helena tocca un po’ Robert e dice: “Ma, carissimo Robert, non perderti troppo a guardare! Guarda come vieni accolto!”. A questo piccolo tocco Robert si riprende e vede come affettuosi angeli bellissimi gli portano su un cuscino rosso raggiante una magnifica corona ed uno scettro d’oro trasparente, il quale diffonde uno splendore come un sole nascente; ed in ultimo anche una spada, avvolta da una fiamma inestinguibile.

                          4.                I portatori di queste insegne dignitarie s’inchinano ora davanti a Robert-Uraniel e dicono amichevolmente: “Ecco, carissimo, magnifico fratello, ricevi la giusta ricompensa che il Padre ti ha preparato fin dal principio del mondo! Per amor dell’Insegnamento di Cristo sei stato sulla Terra un martire. Avresti potuto evitarlo, ma non hai voluto, e così fosti un martire a causa del buon significato del puro Insegnamento di Gesù, del nostro Dio, del nostro affettuosissimo e santissimo Padre dall’eternità.

                          5.                È vero che non credevi che Gesù, nato a Betlemme, chiamato da te ‘il Saggio di Nazareth’, fosse stato Dio, il Signore stesso. Tu però amasti tuttavia questo Saggio in modo particolare e vedesti ben la Sua Divinità nel cuore tuo, sebbene la tua ragione non voleva essere d’accordo con lui. E questo amore ti ha serbato il Suo Amore e la Sua Grazia, cha fanno di te un grande principe dei Cieli. Quindi prendi ora corona, scettro e spada, che sono segni di forza, potenza, amore, sapienza e giustizia, e diventa un saggio reggente della tua nuova comunità! Il Signore ti ha benedetto e vuole così!”.

                          6.                Robert, completamente sbalordito di questo fatto, dice dalla sua profonda umiltà: “Miei cari celestiali amici ed amiche! Se mi aveste portato, invece di queste regali insegne dignitarie, quelle di un lustrascarpe, io le avrei accettate con la più grande commozione del mio cuore; ma queste per nessun premio dei Cieli! Il Signore e Re del Cielo e di tutti i mondi non porta né corone, né scettro e nessuna spada, come dovrei io, quale un povero peccatore? Guardate! Accanto a me stanno tre imperatori, che già dalla terra sono abituati a portare corone. A loro porgete le insegne, costoro non s’insuperbiranno a causa di queste. Io invece alla fine potrei diventarlo, e questo non sarebbe veramente un guadagno né per me, né per voi, né per la comunità o per il Regno di Dio nel mio cuore. Quest’ultimo è la mia giusta casa, alla quale devo presiedere nell’Ordine e nel Nome del Signore e Padre. Perciò lasciate stare ciò che non mi spetta in eterno!”.

                          7.                Rispondono i latori: “Amico, è Volontà del Signore! Vuoi opporti a questa?”. Risponde Robert indicando Me: “Il mio Signore e l’Iddio mio non ha detto nulla! Se me lo dirà Lui, allora lo farò, ma non senza la Sua Parola! Poiché Egli solo è tutto per me, senza di Lui tutti i Cieli per me sono nulla! Sta scritto: ‘Voi tutti dovete essere istruiti da Dio. Colui che Egli non educa come Padre, costui non è idoneo per i Cieli e non viene al Figlio che qui è il Regno eterno del Padre!’.”

                          8.                I portatori delle insegne dignitarie vengono a Me e dicono: “Padre, che cosa dobbiamo fare adesso? Egli non accetta queste insegne!”. – Rispondo Io: “Se egli vuole rimanere uguale a Me, lasciate stare! Qui, infatti, non esiste eternamente nessuna costrizione, bensì la pienissima, incondizionata libertà. Questo fratello non è uno spirito qualunque. Come lui ce ne sono pochi, perciò dobbiamo anche lasciargli passar qualcosa. Mettete queste insegne nella sua stanza! Se sarà necessario, egli le userà. Ora però per i tre reggenti terreni portate le loro corone, scettri, spade e porpora! Così sia!”.

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Cap. 287

I tre imperatori ricevono le loro insegne dignitarie del Regno

Importanza di queste ultime

Grande destinazione dei cittadini del sommo Cielo

                          1.                Subito sono procurate le insegne dignitarie dell’impero. Su cuscini rosso raggiante sono poste davanti ai tre, affinché le prendano in segno della glorificazione di ciò che essi furono ben nominati sulla Terra. Ma anche gl’imperatori si rifiutano decisamente di portare in casa Mia ed al Mio fianco insegne dignitarie, poiché Io, quale Re di tutti i re e quale perfettissimo Signore di tutte le magnificenze, non porto né corone né scettro ed ancor meno spada e porpora.

                          2.                Io però dico loro: “Miei cari amici! Non si parla di portar sempre questi simboli; tuttavia dovete accettarli e tenerli. Qui esistono svariate condizioni e missioni di vita, spesso si ricevono assai grandiose visite dalle innumerevoli regioni mondiali e si effettuano moltissime spedizioni in differenti mondi e soli. Come anche nei due immensi cieli inferiori ed in particolare nelle loro innumerevoli comunità, come anche si devono compiere missioni nelle innumerevoli regioni spirituali di mondi, di ogni genere e misura, senza numero. Per tali occasioni gli arcangeli inviati da qui devono essere provvisti di insegne dignitarie e devono portarle come chiaro contrassegno del fatto che essi stessi hanno riportato la potentissima vittoria su se stessi, ed ora sono, con Me, signori sull’intera Infinità.

                          3.                Con le missioni sulla Terra, dove vengono educati i Miei figli, questo veramente non è necessario. Essi, infatti, devono essere educati nella semplicità più grande possibile, per cui da qui non devono essere destati con nulla di splendente dalla loro umiltà tenuta comunque a fatica. Completamente diverso invece è con gli spiriti che abitano i grandi soli centrali, nati già nella più grande luce e splendore e che vivono in abitazioni, rispetto alle quali quello che vedete perfino qui, sembra lì come una povera capanna. È dunque per questo motivo che, quando è necessario, bisogna presentarsi nel massimo splendore e magnificenza.

                          4.                E vedete, in casi simili, che non troppo rari, avrete bisogno di tali insegne dignitarie, con le quali farete notare agli spiriti in questione che siete principi dei Cieli più alti e, per così dire, fratelli del supremo Spirito di Dio. Sotto i vostri piedi devono tremare regioni solari e la voce della vostra bocca deve somigliare al tuono di quei temporali che nelle regioni solari tengono in profondissima soggezione gli animi fiammeggianti dei loro potenti abitanti. Ora voi ben comprendete perché vi vengono qui consegnati tali simboli.

                          5.                La corona è un segno del fatto che siete, secondo la vostra anima la quale qui è il vostro corpo purificato, figli Miei, e secondo lo spirito, il quale proveniente dal Mio Cuore è il Mio Io in voi, siete fratelli Miei. Lo scettro dimostra che voi, portando in voi il Mio Io, in eterno siete con Me altrettanti reggenti dell’Infinità. La spada invece è un segno di potere e potenza che vi è da Me per sempre concesso. E la porpora infine testimonia che il vostro più profondo esteriore come il più profondo interiore è puro amore, e che voi, al par di Me, ordinate e governate ovunque attraverso il potere dell’Amore. E così potete ora prendere senza scrupoli queste insegne dignitarie!”.

                          6.                Dice Rudolf: “O Signore e Padre pieno di Bontà, Amore e Misericordia! Noi tre siamo ora stati così ben insigniti che in eterno non potremo mai esserTi abbastanza grati. Ma i miei altri figli terreni, sebbene accolti in questi Cieli altissimi, sono stati messi tuttavia al di fuori di questa Città, ed è impossibile che possano essere felici così come lo siamo noi. Non sarebbe possibile farli venire qua e metterli così sul nostro stesso piano?”.

                          7.                Dico Io: “Fratello Mio, ti preoccupi un po’ troppo tardi. Girati solamente verso la porta, attraverso la quale noi siamo entrati, e li vedrai tutti rivestiti con le stesse insegne! Essi, pieni di delizia, vengono per ringraziarmi di questo. Tra loro e voi tre c’è solo la differenza che essi hanno ricevuto queste insegne un po’ prima che voi nelle loro maestose dimore, perciò le portano già, mentre voi non le avete ancora accettate. Siete contenti di questo?”. – Risponde Rudolf: “O Signore e Padre, non trovo parole per esprimerTi la mia gratitudine! Anche loro hanno dunque la stessa destinazione?”.

                          8.                Rispondo Io: “Naturalmente! Tutti gli abitanti del Mio sommo Cielo hanno la medesima sublime destinazione. Certamente hanno molto più da fare coloro i quali dimorano alla Mia più prossima vicinanza, nella Mia stessa casa, esattamente come devono essere nella massima attività costante quei nervi vitali dell’uomo che sono più vicini al cuore”.

                          9.                Rudolf e tutti Mi ringraziano con tutte le forze. Io però chiamo Robert e gli dico: “Mio caro fratello! Va’ con i tre fratelli Pietro, Paolo e Giovanni, i quali già conoscono l’usanza della casa e prepara un buon tavolo! Tu Mi comprendi che cosa Io intendo. Prendete però il tavolo più grande, perché saremo in molti che vi parteciperanno!”.

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Cap. 288

Magnificenza dei figli di Dio  -  La sala da pranzo del Signore

Il grande primordiale giardino della Creazione

Attività dei perfezionati nella progressiva conoscenza dell’Amore

                          1.                Robert-Uraniel chiede se deve portare con sé anche l’amico Peter e le due donne. – Dico Io: “Non hai sentito dunque prima che qui esiste per ognuno la libertà più completa? Che senso ha dunque fare simili domande? Qui tu puoi fare sempre quello che vuoi e tutto è ben fatto. Qui, infatti, nessuno giunge se prima non si è spogliato completamente della sua volontà mondana e non ha accolto invece in sé completamente la Mia in eterno. Poiché tu hai fatto tu questo, allora sei qui, ed è impossibile tu possa volere qualcos’altro di quello che Io stesso voglio. Ora però non esiste da nessuna parte e non esisterà mai una più alta e più completa libertà all’infuori della Mia stessa volontà. Poiché tu possiedi questa in te completamente, come potresti essere limitato in qualsiasi azione?

                          2.                Senza la massima ed assoluta libertà sarei Io, e tutti coloro che sono diventati con Me completamente una cosa sola, una pura illusione, e la perfetta e felice beatitudine dei Miei figli sarebbe una bugia. Perciò qui puoi comportarti come se fossi tu il perfetto signore della casa. Gli altri potranno fare altrettanto, perché qui nella Mia casa non esistono gradi gerarchici. Qui tutti sono perfettamente fratelli e sorelle, ed Io soltanto sono il Signore e Padre di tutti voi. Secondo lo spirito, come pure secondo la verità più intima però, sono anche vostro fratello. Ora sai tutto. Perciò agisci e non chiedere altro!”.

                          3.                Robert prende ora con sé Peter, Helena ed Eljah e si reca, con Pietro, Paolo e Giovanni, nella stanza più vicina. Qui di nuovo non può raccapezzarsi per tanta meraviglia e dice a Pietro: “Amico, fratello! Tu entri qui dentro così disinvolto e sembri di non tener conto delle innumerevoli meraviglie di questo grande salone di Dio. Questo è veramente strano! Guarda, questo salone sarebbe per me un’occasione di eterno studio e contemplazione”.

                          4.                Risponde Pietro: “Ti sbagli, caro fratello, se tu dovessi pensare di me che l’abitudine a queste opere me le avesse rese banali e poco degne di rispetto. È il contrario! Invece io contemplo tutto con una certa calma del mio spirito ed elevo la lode al Signore nel mio cuore. Tu però sei qui ancora un novellino, per ora non conosci la vera usanza di questa casa e per il resto sei uno spirito di molto fuoco e vivacità. Perciò tu ti accendi subito per ogni cosa. Quando però col tempo avrai conosciuto meglio la grande casa dell’eterno Padre e più da vicino la sua usanza domestica amorevolissima, allora troverai il mio comportamento di sicuro in ordine perfetto.

                          5.                Del resto mi piaci oltremodo per via del tuo fervore! Il tuo spirito, infatti, è proprio come quello del nostro fratello Paolo, il quale come te è sempre pieno di fuoco e continuamente dello stesso spirito di fiamme. Non per questo però sono un amante meno entusiasta di tutto ciò che è del Signore; solo sembro più tranquillo in questo ed inoltre faccio poco chiasso esteriormente, ma in compenso tanto più nel mio cuore.

                          6.                Adesso però all’opera! Guarda là il grande tavolo di purissimo oro trasparente. Questo lo sposteremo al centro di questa sala e lo imbandiremo in abbondanza con pane e vino e di ogni genere di frutti celesti che troveremo là in abbondanza nel grande armadio alla parete posta verso mezzogiorno”.

                          7.                Robert si dichiara soddisfatto a queste parole di Pietro. Tutti si mettono all’opera e preparano il tavolo in pochi istanti. Quando Robert vede i magnifici frutti di ogni specie, dice: “In verità, ciò che esiste sui migliori corpi celesti come ad esempio la più nobile frutta, esiste qui nella massima maturazione ed abbondanza. L’ananas della nostra Terra è qui l’unico frutto a me conosciuto”.

                          8.                Dice Pietro: “Non hai mai visto sulla Terra uva, mai fichi e pesche e nessun melone? Anche qui ne esistono da ogni parte. Vieni alla finestra e guarda il grande giardino. Vi vedrai ogni specie immaginabile di frutta che hai visto sulla Terra o in natura oppure in immagini”.

                          9.                Robert scorge dalla finestra un enorme giardino in pienissima abbondanza. Rimane come pietrificato e dice: “Ascolta, fratello! Di certo questo è un giardino di tutti i giardini dell’intera Infinità! Quale sterminata estensione! Quale ordine e quale ricchissima pienezza di specie innumerevole dei frutti più nobili e più rari! In verità, da questo giardino la Terra intera potrebbe essere provvista con un singolo raccolto per lo meno per mille anni! Ma chi può consumare questa quantità quasi impressionante?”.

                        10.              Dice Pietro: “I primi consumatori siamo noi. I secondi consumatori sono tutti gli abitanti di questa Città che verso oriente veramente non ha fine. Ed i terzi consumatori sono i due cieli inferiori. Attraverso questi poi anche tutto l’intero mondo degli spiriti e per mezzo di quest’ultimo l’intero mondo naturale. Questo, infatti, è un giardino modello per l’intera Infinità! Ti raccapezzi adesso?”.

                        11.              Risponde Robert: “Si, fratello, me lo sono immaginato così. Ora però vorrei solamente conoscere i lavoratori che coltivano un giardino simile nel Nome del Signore”. – Continua Pietro: “Tutto questo lo fa il Signore stesso con la Sua onnipotente Volontà. Egli lo vuole, ed ecco qua. Un ulteriore trasferimento avviene attraverso spiriti ed angeli appositamente incaricati per questo, cui è affidata la fecondazione di tutti i corpi celesti.

                        12.              Ma anche questi spiriti ed angeli non rimangono sempre fissi in quest’occupazione, ma vengono di volta in volta sostituiti da nuovi. A colui che viene sostituito tocca poi subito un’altra destinazione. Nei Cieli non si tratta mai di un’attività uniforme, ovunque regna una liberissima e svariatissima alternanza. Se qualcuno ha voglia di un incarico, se ne occupa finché gli procura gioia e beatitudine. Se poi non trova più molto piacere in una qualunque attività, ha subito una grande scelta davanti a sé e può scegliere qualunque cosa voglia fare. Questo trasmetterà certo libertà in sovrabbondanza.

                        13.              Dice Robert: “Per Dio, sì! Questa io la chiamo una vita libera! O Terra, di una simile illimitata libertà non hai sicuramente mai sognato! Ma che cosa succede adesso? Il tavolo è pronto. Dobbiamo forse dare un segno?”. – Risponde Pietro: “Amico, questo è stato un pensiero ancora molto terreno da parte tua! Credi forse che il Signore e gli altri abitanti di questa Casa non sappiano se siamo alla fine col nostro lavoro?”.

                        14.              Risponde Robert: “Sì, il Signore lo sa certamente, ma come vengono a saperlo gli altri abitanti di questa santa Casa?”. – Continua Pietro: “Vedi, qui è già stato trovato un mezzo per questo: in ognuno degli innumerevoli locali di questa Casa, si trova, in tutti e tre i piani principali, una cosiddetta tavola informativa. Su questa tavola viene reso noto dal Signore cosa deve essere fatto ed ogni abitante poi si adegua subito assai beato.

                        15.              Una disposizione simile è stata presa anche in tutti gli altri cieli, solo in un grado minore, secondo un rapporto ben misurato rispetto a qui nella Casa del Padre. Tutto questo lo conoscerai meglio più avanti. Credimi: qui non si finisce mai d’imparare! Si rimane allievi in eterno, il nostro perfezionamento, infatti, consiste solo nell’amore e nella capacità di ricevere la Grazia sempre crescente del Padre. Nel sapere e nel fare esperienze però rimaniamo in eterno dei discepoli del Signore. Egli soltanto è onnisciente; noi invece lo siamo nella misura in cui lo vuole il Signore e lo trova buono ed utile allo scopo.

                        16.              Perciò, oltre al grandioso sapere degli spiriti, esiste qui tuttavia un continuo domandare e continuo spiegare i fenomeni e cose di ogni genere. Anche tu non arriverai di sicuro mai eternamente ad una fine di questo. È più facile quindi se si cerca di affermarsi sempre più nell’amore che nel sapere; poiché l’amore soddisfa, ma il sapere in eterno mai!”.

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Cap. 289

Rapporto interiore di Robert con gl’imperatori degli Asburgo

Troni ereditari e troni elettivi

Cenni di Pietro sulla politica di stato

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