Rivelazioni

a

Franz Schumi

(Dal 18 al 28 luglio 1901)

 

 

Emanuel Swedenborg nell’aldilà

(* Stoccolma nel 1688 / Londra nel 1772)

 

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Parte 3

 

Parole dal Padre

Scritto cristiano-teosofico

Nr. 64 /2

 

 

Storia di Emanuel Swedenborg che il Padre Gesù ha dato mediante Franz Schumi, e in cui è descritta la guida spirituale di quest’uomo altamente meritevole, per l’autentica Dottrina di Cristo, nel Regno degli spiriti, fino al suo perfezionamento come grande e principe tra i grandi principi nella nuova Gerusalemme.

 

 

Titolo originale:  Emanuel Swedenborg im Jenseits

 

Per l’edizione in lingua originale:

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Edizione italiana a cura del gruppo “Amici della nuova Luce

Traduzione di Ingrid Wunderlich / Antonino Izzo (2012)

 

Bibliografia di Swedenborg

Commento al testo


 

[indice esteso]

INDICE breve

 

 Cap. 1        Inizio del cammino spirituale di Swedenborg nell’Aldilà

 Cap. 2        Le caratteristiche della Parola interiore

 Cap. 3        Swedenborg trasferito dal paradiso mediano in quello superiore e poi al secondo inferno

 Cap. 4        Giudizio per aver agito contro il Comandamento dell’amore per il prossimo

 Cap. 5        L’incontro con un povero e bisognoso gli fa ottenere misericordia attraverso la sua buona volontà

 Cap. 6        Brutale mancanza d’amore dei rapinatori che sono puniti con l’inferno più profondo

 Cap. 7        Ricompensa dell’esperienza svolta nella vera virtù dell’amore per il prossimo

 Cap. 8        Una moltitudine di spiriti dell’inferno vengono istruiti e sfamati – Il misterioso nuovo Fratello di nome ‘Amore’

 Cap. 9        Ricompensa dell’accorpamento degli spiriti cattivi – Nuovo viaggio e incontro con i musulmani

 Cap. 10      Maometto racconta la sua conversione al cristianesimo avvenuta nell’anno 1653

 Cap. 11      Ulteriore moltiplicazione del cibo offerto ai nuovi fratelli musulmani

 Cap. 12      Swedenborg riconosce nel fratello Amore il Padre Gesù – Istruzione e     vestizione dei nuovi fratelli musulmani

 Cap. 13      Incontro con una moltitudine di spiriti cattivi, prima istruiti e poi quali aggressori

 Cap. 14      Gli aggressori assedianti diventano assediati davanti alla voragine dell’inferno – La causa della cattiveria: l’ordine anticristiano di Roma

 Cap. 15      Accuse relazionate del popolo sulle abominevoli domande dei preti nel confessionale

 Cap. 16      Fare del bene senza biasimo per l’ingiustizia subita

 Cap. 17      Una guerra di spiriti cattolici contro protestanti viene fermata dagli angeli – Cattolico-romano significa tanto quanto anticristiano

 Cap. 18      L’origine della comunità cristiana a Roma

 Cap. 19      I preti cattolici-romani pretendono autentiche prove e sono prodotte da Pietro e Paolo

 Cap. 20      I temporali sulla terra sono guerre di spiriti

 Cap. 21      Delle pretese dei preti cattolici-romani sono confutate con le S. Scritture – Il mezzo per la concordia è l’amore per il prossimo

 Cap. 22      Chiamata di Sadana, la magnifica donna spirituale primordiale

 Cap. 23      Una comunità di amici di Swedenborg in attesa per il Cielo

 Cap. 24      Maria come testimone di profezie avveratesi sul Messia

 Cap. 25      L’inno dell’eterno Amore

 Cap. 26      Spiriti di cristiani maturi accettano l’invito di seguire la moltitudine

 Cap. 27      Discorso di Swedenborg alla compagnia sulla nuova Dottrina – Un immenso tempio per istruire tutti sulla Terra astronomica e il sistema solare

 Cap. 28      Il grande Cantico di Gesù Jehova attira gli abitanti della nuova Gerusalemme – Swedenborg svela Chi era la loro Guida

 Cap. 29      La divina trasfigurazione di Gesù – Un ultimo pasto offerto dagli abitanti della città di Dio

 Cap. 30      Lutero e Swedenborg premiati per il loro impegno sulla Terra

 Cap. 31      L’eccelso giorno di gioia nella nuova Gerusalemme per l’arrivo di Swedenborg

 Cap. 32      Emanuel Swedenborg come grande e principe nella nuova Gerusalemme

 

 

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Cap. 1

 

Inizio del cammino spirituale di Swedenborg nell’Aldilà

 

(Swedenborg, un prediletto di Dio. – Le sue parole, quale Dottrina dai Cieli, sono state dettate mediante spiriti dell’Amore. – Dopo la morte egli venne nel paradiso medio tra suoi conoscenti e amici. – Differenza tra Swedenborg e i medium del Padre. – La sua Parola interiore fu un’eccezione della Grazia per il suo amore alla Verità divina.)

                       1.                 È il più grande compito di un autentico cristiano riconoscere che cosa sia la Verità, e che cosa, la menzogna. Quindi abbiamo dinanzi a noi un uomo che era il Mio prediletto e bramò a lungo la Luce della Verità, finché gli riuscì, di fatto, a contemplare questa Luce. Emanuel Swedenborg era un’anima pia e, come tale, anche sempre zelante nella preghiera rivolta a Me, al Padre Gesù[1]. Io volli dargli in modo chiaro una pura Luce sulle contraddizioni della Bibbia e le sue diverse interpretazioni.

                       2.                 Poiché nessuno che cerchi la Verità con cuore onesto, è da Me respinto, nemmeno lui è stato respinto, ma Io stesso Mi prestai a lui e apparvi una sera nella Mia figura di Salvatore, affinché Mi riconoscesse subito. Allora gli feci dettare, attraverso alti spiriti provenienti dal Mio Cielo dell’Amore, parecchie opere che vi sono note. Perciò non voglio soffermarMi sulle condizioni e i fatti terreni del suo tempo, ma solo descrivere la vita spirituale attraverso cui egli è passato, dal suo ingresso nel mondo dello spirito, fino alla sua perfezione. E precisamente perché nessuno è subito nel Cielo, quando abbandona la vita temporale, ma deve attraversare tutti i gradini della vita spirituale che qui, sulla Terra, non ha ancora attraversato.

                       3.                 Emanuel Swedenborg morì di una morte tranquilla, come tranquilla fu la sua vita dedicata a Me. Giunto nel Regno degli spiriti, fu accolto da una grande schiera di spiriti buoni, i quali già da lungo tempo lo aspettavano con impazienza. E perciò il suo ingresso fu un ingresso pieno di gioia, poiché egli incontrò parecchi conoscenti che erano giunti là prima di lui, così come molti che si erano volentieri aggregati a quest’avvenimento, per potersi consultare sulle differenti condizioni esistenti nel mondo. La sua accoglienza fu amorevole e piena di gioia, e durò a lungo, poiché si aveva e si voleva raccontare molto di qui e di là, su tutte quelle cose che erano accadute nel corso degli avvenimenti della schiavitù spirituale nel mondo. Alla fine gli spiriti si ammonirono tra loro, che non era bene chiacchierare tanto delle condizioni mondane, poiché il compito di uno spirito è un compito differente da quello dell’uomo sulla Terra, anzi è rigorosamente separato, e ciò richiede serietà e lavoro, per procedere in avanti spiritualmente.

                       4.                 Allora si ammonì anche Swedenborg, ed egli cominciò a riflettere sul suo nuovo ambiente e sulle condizioni della propria anima. Il suo ingresso era avvenuto nel paradiso medio, perché fin là, la sua anima era già matura, ma in lui vi era ancora attaccato qualcosa di umano, qualcosa che qui aveva da deporre, prima di poter giungere nel paradiso supremo. Perciò cominciò a interrogarsi se non si fosse ancora nel Cielo e non si potesse vederMi, e gli spiriti gli risposero che questo non era ancora il Cielo, ma un paradiso o paese estivo di spiriti beati, i quali però, non avevano ancora mai visto il Padre Gesù, sebbene alcuni spiriti superiori ne avessero loro riferito molto. Ci si sorprenderà che Io non sia apparso a Swedenborg, quando entrò nel Regno degli spiriti, poiché egli aveva scritto e sopportato molto a causa Mia. Anche qualcuno degli attuali medium si chiederà perché Io stesso non frequentai Swedenborg e non dettai Io stesso a lui, come uso fare oggigiorno con i medium.

                       5.                 Swedenborg era veramente un alto spirito, ciò nonostante non così alto come lo sono i medium di oggi; inoltre aveva le sue debolezze che non combatté con serietà, e così Io non potei aver relazioni dirette con lui, ma affidai questo lavoro ai Miei angeli. Per quanto riguarda l’illuminazione interiore in Swedenborg, questa fu un’eccezione di Grazia, perché la vera e propria Parola interiore gli fu data solamente nel paradiso superiore, e non nell’inferiore o primo Cielo, affinché spiriti bassi non potessero servirsi di un tale medium e comunicare, in tal modo, insegnamenti falsi al mondo; infatti, il paradiso medio ancora non ha assolutamente Luce pura nelle Verità divine. Perciò a Swedenborg furono procurati in pari tempo alti spiriti a sua protezione e come messaggeri, e uno in particolare, come suggestivo oratore per l’anima di Swedenborg, mediante il quale ebbe luogo l’illuminazione interiore, di cui parlava egli stesso.

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Cap. 2

 

Le caratteristiche della Parola interiore

 

(Caratteristiche tra i dettati di Swedenborg e quelli dei medium del Padre. – Chiarezza e comprensibilità dei dettati come dimostrazione dello stato interiore del medium. – La Parola interiore viene influenzata dall’intelletto e dalla ragione. – Preghiera di Swedenborg di giungere al Padre Gesù.)

                       1.                 I dettati degli spiriti mostrano caratteristiche tali per cui non sono espressi così chiaramente e succintamente come quelli dei Miei medium. Anche i Miei medium si distinguono fortemente: quanto più alto sta il medium, tanto più puri e decisi sono espressi i dettati, perché Io posso dare le parole sempre così come è sviluppato e progredito spiritualmente il medium. Quanto più il medium è quieto e sviluppato, tanto più facili e comprensibili sono i dettati della sua medianità, perché più in alto sta egli in conoscenza della divina Verità e meno presta collaborazione personale in opinioni, perciò il dettato è in sé anche più puro e libero da errori. Dove si trovano spesso contraddizioni, là il medium non è ancora puro spiritualmente e sufficientemente progredito, ma Io eliminerò nel tempo giusto tutto l’ingiusto e, con ciò, lo presenterò puro affinché voi non ve ne urtiate.

                       2.                 Certamente è anche l’istruzione di qualcuno nella formazione delle frasi, colpevole in questo, perché la Parola interiore è presto in contatto con la ragione e l’intelletto, prima di mostrarsi con eloquenza in bocca, quindi soffre facilmente e spesso, in purezza e correttezza d’espressione. Ho provato anche a spiegarvi questo convenientemente, affinché riconosciate le opere di Swedenborg e la differenza nella spiegazione tra Swedenborg e Lorber, Mayerhofer e altri. Ora ritorniamo a Swedenborg.

                       3.                 I suoi amici spirituali gli riferirono ben l’Ordine che esiste nel paradiso medio, ma questo non gli andava bene. Egli voleva vedere Me, per il Quale si era affaticato per molti anni, dovendo sopportare più di un dispiacere da parte dei suoi contemporanei. Perciò fu triste, perché non Mi poteva vedere! Per qualche tempo osservò la vita e l’attività del paradiso medio, del quale gli sfuggiva ancora qualche errore in concetti e azioni. Quindi vide che là non tutto andava bene secondo gli insegnamenti che egli aveva scritto, e che essi esigevano condizioni più alte e più spirituali.

                       4.                 Perciò si rivolse a Me pregando, e Mi pregò assai fervidamente: “O mio amorevolissimo Padre Gesù, io Ti prego assai umilmente, fammi giungere una Luce dalla Tua sfera di Grazia celeste, affinché io sappia che cosa devo fare per arrivare a Te, al mio unico Amore! Poiché vedi, caro Padre, io mi annoio senza di Te, Cui protende tutto il mio pensiero e il mio sentimento. Perciò, o mio molto amato Padre Gesù, lasciaTi trovare e vieni a me, e spiegami ciò che devo fare per giungere al più presto da Te! La mia anima si affligge per Te e vuole giungere a Te e non può, perché non conosce le vie che conducono lì.

                       5.                 In me deve trovarsi certamente qualcosa di particolare, se non ho la giusta Luce, benché io stesso abbia scritto tanto di luminoso per la conversione del mondo. Vieni! Vieni, caro Padre e non lasciarmi languire nella mia triste situazione, ma aiutami a trovare la Luce e la via della Verità, perché voglio fare tutto ciò che M’incaricherai di fare, per giungere solo a Te. Io conosco le mie debolezze e i miei errori, ma so anche che in me c’è la forza, attraverso l’amore che ho per Te, di eliminare gli stessi e di vivere del tutto secondo i Tuoi Insegnamenti. Perciò Ti chiamo, eterno Amore e Misericordia, vieni a me e accoglimi nel Tuo Amore e nella Grazia Tua. Amen!”.

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Cap. 3

 

Swedenborg trasferito dal paradiso superiore mediano in quello superiore e poi al secondo inferno

 

(Swedenborg trasferito nel paradiso superiore. – Esperienze deliziose dell’ambiente lo attirano e si trasformano in spiacevoli. – La pretesa di aiutare a portare un pesante tronco d’albero, e a causa dell’indugio si trova trasferito nel secondo inferno.)

                       1.                 Quando ebbe terminato questa fervida preghiera, Swedenborg si trovò all’improvviso in un'altra regione meravigliosa, dove tutto era molto più nobile e spirituale, e spiriti affabili girovaganti gli davano l’affettuoso benvenuto. Stupefatto si guardò intorno, perché la sua precedente regione si era cambiata così all’improvviso e i suoi precedenti amici e conoscenti erano scomparsi.

                       2.                 Nondimeno, questo era per lui un buon segno che la sua preghiera era stata comunque esaudita in un modo che prometteva di sperare il meglio, e pensò che sarebbe venuto ancora il caro Salvatore e avrebbe esaudito il suo ardente desiderio. Così stette lì un po’ e si guardò intorno, se non Mi potesse scorgere da qualche parte, ma non si mostrò nulla che promettesse di portare il suo desiderio in adempimento. Dopo una lunga attesa si volse a un gruppo di uomini che passeggiavano lieti e chiese loro, dove si trovasse egli veramente, poiché lì non conosceva nessuno. Raccontò loro chi era stato in vita, che cosa aveva scritto e come fosse venuto nel Regno degli spiriti, e giunto tra i suoi amici e conoscenti di uguale sentimento nel paradiso medio, dove però, non aveva trovato il suo soddisfacimento interiore e perciò si era rifugiato nella preghiera e dopo il compimento della preghiera era stato trasferito in questa magnifica regione.

                       3.                 Gli spiriti beati gioirono della sua narrazione dicendo: “Qui è il paradiso superiore, la periferia del Cielo, e avverrà che anche a te comparirà il caro Salvatore Gesù, se hai una brama così grande di Lui. Nel paradiso superiore, infatti, di quando in quando accade che il caro Salvatore venga personalmente tra coloro, che hanno un grande struggimento di Lui”. Dopo gli spiriti si allontanarono, e Swedenborg si trovò di nuovo solo nella magnifica regione, ammirandola stupito con i suoi occhi. Ma non poté rimanere a lungo tranquillo, perché l’amore per Me lo spinse lungo un ruscello argento chiaro, che era pieno di pesci nobili, a camminare e a contemplare le splendide piante, fiori e frutti che si vedevano sugli alberi e arbusti in grande pienezza, deliziandosi del buon profumo che penetrava in lui. Alla fine arrivò a una svolta del ruscello che sembrava condurre come in un’altra regione.

                       4.                 Incuriosito su quale regione potesse essere, entrò nel paesaggio mutato, che però non era così bello come il precedente, perché il suo amore per Me si era piegato troppo fortemente all’ammirazione della natura, e con ciò si era ridotta in lui l’amenità dell’essenza spirituale. Questa fu una sgradita sorpresa per lui, e perciò voleva tornare indietro. Ma, o dolore! Gli incantevoli paesaggi che egli credeva di avere alle spalle, non c’erano più, erano scomparsi, e la via del ritorno non era migliore che in avanti.

                       5.                 Questo lo sorprese: da dove e perché, tal improvviso cambiamento? Stette lì di nuovo triste e non sapeva che cosa dovesse fare, poiché il paesaggio era molto più misero che nel paradiso mediano, e si vedeva solo e abbandonato. Ora in lui si levò il pensiero: “Hai totalmente dimenticato il caro Padre Gesù per la pura contemplazione e ammirazione della magnifica regione, e per questo non Gli hai espresso nemmeno una volta un grazie né hai fatto un elogio per averti trasferito così meravigliosamente nella sfera superiore del paradiso”. Un sospiro di tristezza venne sopra di lui, e lacrime di pentimento comparvero nei suoi occhi per via della sua ingratitudine e della sua dimenticanza; profondamente commosso, cadde sulle ginocchia e pregò per il perdono del peccato che aveva appena commesso.

                       6.                 All’improvviso vide venirgli incontro un uomo su per il ruscello, il quale portava sulle sue spalle un pesante tronco d’albero. Quando l’uomo forestiero gli venne vicino, Swedenborg vide che questi era immerso nel sudore a causa del peso del tronco d’albero che portava, e quando fu completamente nelle sue vicinanze, egli lo pregò se non potesse aiutarlo a portare il pesante tronco d’albero, giacché lo portava già da molto tempo e da molto lontano. Swedenborg guardò il portatore, il tronco d’albero e il proprio delicato abito nero, e non sapeva che cosa dovesse rispondere, poiché temeva di sporcarsi e di strapparsi gli abiti. Allora il portatore lo guardò tristemente e disse: “Caro fratello, hai più amore per il tuo abito da salotto che per me che sono stanco e vicino alla spossatezza, e devo comunque andare avanti, dove mi è stato ordinato di portare il pesante tronco d’albero!”. Allora Swedenborg s’impietosì e disse: “Sai che cosa, ti voglio aiutare, ma fammi prima togliere il mio abito nero da salotto, affinché non si sporchi o si strappi”.

                       7.                 Allora gli rispose il portatore: “A che ti serve l’abito da salotto in questo deserto senza vita e senza gioia? L’abito può essere strappato o intero! Chi ti guarda, se noi due siamo soli, in questo triste paesaggio? Non riflettere molto, ma prendi la metà del peso sulle tue spalle, aiutandomi a portarlo là, per fare un ponticello sul profondo ruscello, così che l’oltrepassiamo e là, sull’altro lato, ci guarderemo intorno se non si troverà una regione più bella, dove saremo più soddisfatti della nostra sorte”. A quest’incoraggiamento Swedenborg voleva dare una mano e aiutare a portare il pesante tronco d’albero, ma glielo impedì il suo abito da salotto, e indugiò a prendere sulle sue spalle lo sporco e nodoso tronco.

                       8.                 All’improvviso divenne buio intorno a lui e fu circondato da una compagnia poco rassicurante, mentre il portatore e il tronco d’albero erano scomparsi. Portava certamente ancora l’abito nero da salotto, ma che cosa significava stare in questa compagnia ostile e villana, che si comportava in maniera assai brutale e conduceva, fra sé, discorsi poco belli, come in una volgare bettola? Come colpito dalla saetta, Swedenborg stette lì e non poté spiegarsi lo strano cambiamento del bel paesaggio, in un paesaggio sempre più triste. Gli sembrò qualcosa di particolarmente disgustoso il discorso della sua nuova compagnia, gli sembrò assai infernale. Qui egli stette triste e osservò, nella luce crepuscolare, il suo ambiente che era diventato spoglio, sterile, sudicio, anzi inquietante, come i suoi abitanti.

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Cap. 4

 

Offesa verso il Comandamento dell’amore per il prossimo

 

(Schernevole spiegazione degli spiriti infernali sulla colpa a causa della mancanza d’amore. – Swedenborg riconosce il suo peccato: egli era un diavolo dell’inferno col celeste abito da salotto. – Gli spiriti infernali lo cercano e lo trovano, ma con una preghiera interiore viene trasferito su una via deserta. – Incontro con un uomo cencioso.)

                       1.                 Alcuni dei nuovi ospiti gli si avvicinarono e lo esaminarono dall’alto in basso, domandandogli: “Chi sei tu dunque, da smarrirti da noi nell’inferno tra i diavoli, e da dove vieni? Poiché sembra che tu sia un uomo migliore! Questo lo dice chiaramente il tuo splendido abito. Che cosa hai combinato, perché il cattivo destino ti abbia cacciato nell’inferno? Probabilmente sei stato spietato come noi, e perciò ti ha colpito la nostra stessa sorte, noi che già sulla Terra fummo diavoli tra gli uomini, e perciò siamo venuti qua, subito dopo la morte, con le nostre vesti sudice e lacere.

                       2.                 Sembra però, che tu abbia peccato solo qui, perché il tuo abito mostra che sei un uomo migliore di come lo siamo noi. Dicci: che cosa hai combinato, da venire con un abito celeste, nell’inferno?”. Questo discorso, nel suo nuovo ambiente, colpì come una saetta il triste cuore di Swedenborg, ed egli pensò fra sé e sé: “Quindi costoro riconoscono dal mio abito che ho peccato qui con la mia mancanza d’amore e perciò sono venuto nell’inferno! Ed io, uno strumento del Signore, che ho scritto tante belle cose, non so ciò che spiriti dell’inferno hanno subito riconosciuto in me. Oh, guai a me! Ora so come e perché, io ho peccato.

                       3.                 Il diletto per le bellezze della natura e la mancanza d’amore verso il pover’uomo che portava il suo fardello nell’albero così pesante, è la colpa della mia triste condizione in questa inquietante regione e compagnia infernale!”. Swedenborg guardò i suoi sinistri ospiti, per quanto poteva distinguerli nella luce crepuscolare, e fu visibilmente preoccupato di essere diventato all’improvviso uno spirito dell’inferno. In particolare lo disgustò la segreta malignità dei suoi nuovi ospiti, i quali ridevano ed esprimevano spiritosi disprezzi sul diavolo dell’inferno nel suo celeste abito da salotto.

                       4.                 Profondamente piegato e sprofondato nell’afflizione, stette lì e tacque su tutto ciò che sentiva. Egli, infatti, poiché percepiva che questa condizione corrispondeva alla sua insensibilità commessa, accettava anche la derisione e il disprezzo come ben meritati. Senza rispondere nulla si volse altrove dalla compagnia e andò via da loro in un luogo solitario, dove poteva star da solo. Qui sedette e meditò sugli avvenimenti che aveva vissuto finora nel regno degli spiriti, e come avrebbe potuto di nuovo uscire dall’inferno, nel quale era capitato in seguito alla sua mancanza d’amore.

                       5.                 Ora avrebbe volentieri portato il pesante tronco d’albero, ma dov’era la regione? Dov’era scomparso il portatore, affinché lo potesse aiutare? Questi pensieri sconvolsero il suo interiore, ma egli non vide nessun’illuminazione alle sue domande, non vide nessuna possibilità di riparare l’insensibilità commessa nella sua condizione infernale, e perciò fu molto abbattuto sulla triste sorte che lo colpiva in seguito alla mancanza di amore fraterno. Così sedette, immerso nei trasognati abissi dei suoi pensieri, i quali non furono in grado di suggerirgli nessuna via d’uscita. Ma all’improvviso gli venne un’idea luminosa che lo strappò dalla profondità dei suoi pensieri:Che cosa succederebbe, se volessi pentirmi nuovamente e chiedessi perdono per il peccato della mancanza in amore fraterno per il prossimo?’.

                       6.                 Ora si attenne strettamente a questo pensiero e meditò su come potesse fare per giungere alla mèta del suo desiderio. Ma quanto più rifletteva, tanto più difficile gli appariva l’umiliazione, alla quale avrebbe dovuto sottoporsi, per giungere di nuovo nella Grazia presso il suo caro Salvatore Gesù. Egli, infatti, ora sapeva che le prove, che da quel momento in poi si sarebbero abbattute su di lui, potevano configurarsi più grandi e più difficili. E questo richiedeva riflessione, e prova della forza dello spirito, che era necessaria per accogliere ogni sgradita pretesa con calma e amore.

                       7.                 All’improvviso sentì un gran baccano, e voci che chiamavano “Dov’è il nuovo ospite? Dobbiamo introdurlo nella nostra società e iniziarlo nella nostra vita, affinché non si annoi tra di noi”. Si avvicinarono a lui delle figure tenebrose dicendo: “Deve essere qui, da qualche parte! Egli, infatti, si è ritirato in questi luoghi”. Appena detto questo, essi stavano già dinanzi a lui, chiedendo il perché stesse lì, così solitario e triste. Senza risponder nulla, egli si alzò, e voleva allontanarsi da loro. Soltanto che i selvaggi compagni lo seguirono, e non volevano farsi respingere, bensì insistevano che andasse con loro e vi si intrattenesse insieme. Essi volevano giocare a carte, affinché il tempo non diventasse loro noioso.

                       8.                 Sopraffatto del tutto dalla paura davanti a questi compagni invadenti, Swedenborg gettò nel cuore un vero e proprio grido a Me, di liberarlo da questa compagnia infernale che lo perseguitava. E all’improvviso stette solo su una via deserta senza uomini, né alberi, né qualcosa da vedere. Era una vera e propria via deserta. A questo punto si raccolse e fece un voto: voler fare solo tutto ciò che Io volessi, solo che avessi voluto accoglierlo di nuovo nella Grazia, portandogli il Mio desiderio, desiderio che egli avrebbe adempiuto secondo la possibilità! E pregò con cuore contrito, ma solo per il perdono del suo peccato d’insensibilità.

                       9.                 Io lo lasciai stare lì per qualche tempo, ed egli si chiese dove dovesse rivolgere i suoi passi per uscire da quel deserto. Ma non decise niente. Vedeva poco, perché era ancor sempre nelle tenebre dell’inferno di secondo grado, e da nessuna parte notò una vita. Quando ebbe meditato già abbastanza a lungo, qui e là, su cosa dovesse fare o intraprendere, vide in lontananza muoversi qualcosa di scuro, che si rivelò presto come una figura umana, ma quale? Un uomo del tutto logoro che non poteva coprire la nudità del suo corpo, cosicché stava lì come un selvatico, più nudo che vestito, davanti a Swedenborg. Swedenborg retrocedette impaurito di alcuni passi dinanzi a lui, volendo evitarlo. Soltanto che il seminudo gli andò dietro e gli chiese del cibo, e poiché era vestito così bene, che volesse dargli tanto della sua veste, affinché potesse coprire la nudità del suo basso ventre.

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Cap. 5

 

L’incontro con il povero e bisognoso gli fa ottenere misericordia attraverso la sua buona volontà

 

(Swedenborg dona al povero l’abito da salotto ed elemosina un po’ di cibo per entrambi nell’inferno, ma non ottiene nulla dagli abitanti infernali. – Discorso tra Swedenborg e il povero e il valore dell’umile preghiera davanti a Dio. – La preghiera è esaudita. – Swedenborg di nuovo nel paradiso mediano tra i suoi amici e conoscenti.)

                       1.                 A questo punto Swedenborg si ricordò di avere davanti a sé un bisognoso che non doveva trattare così, senza amore, come il primo, perciò si fermò e disse: “Caro fratello, da mangiare non posso darti nulla! Io stesso, infatti, sono già affamato e non ho nulla da mettere in bocca, però potrei coprire la tua nudità. Prendi qui la mia lunga veste, indossala e vieni con me! Forse troveremo da qualche parte degli uomini e qualcosa da mangiare”.

                       2.                 Il povero, non se lo fece dire due volte, prese l’abito offerto e lo indossò, ringraziando cordialmente il donatore per quest’inaspettato beneficio. E Swedenborg fu sinceramente lieto di essersi sbarazzato dell’abito che lo aveva portato nell’inferno. Ora entrambi si misero in marcia per tentare di trovare buona fortuna e procedettero sulla via deserta accidentata, cercando uomini e nutrimento. Dopo un lungo errare qui e là, perché più tardi la via si perse del tutto, scorsero delle piccole case su un’altura che si trovava in quel deserto.

                       3.                 Ora Swedenborg osservò: “Fratello, noi due siamo stanchi e affamati, perciò lasciami andare a vedere quali uomini vi abitano e se non c’è da procacciare qualcosa da mangiare, così che possiamo calmare la fame già molto pungente. Tu rimani fuori, io invece entrerò e vedrò che cosa si potrà fare per noi due”. Swedenborg quindi entrò nella prima casetta, mentre il suo accompagnatore sedette fuori, in attesa del risultato. Quando Swedenborg entrò nella casa, trovò due persone, un uomo e una donna, i quali erano appena un po’ meglio del suo accompagnatore, ma non perse il coraggio e domandò loro se non potevano offrire un po’ di cibo a lui e al suo accompagnatore, poiché entrambi erano molto stanchi e affamati.

                       4.                 Allora rispose l’uomo: “Caro amico, se tu e il tuo accompagnatore foste buoni uomini, non sareste giunti nell’inferno, come me e mia moglie, che nel mondo abbiamo vissuto nei bagordi. Noi non ci siamo privati di nulla, invece abbiamo considerato i poveri e affamati come bestie e canaglie che dovevano crepare, se non avevano nulla per vivere, e con ciò finissero la fame e la miseria. Vedi, così noi abbiamo vissuto, pensato e operato, e questa è la giusta ricompensa per la nostra mancanza d’amore. Noi stessi non abbiamo nulla da mangiare e così non possiamo nemmeno dare qualcosa a te e al tuo accompagnatore. Continua la tua via, qui non c’è nulla, poiché noi stessi non abbiamo nulla!”. Questo breve e brusco rifiuto penetrò come un coltello in Swedenborg.

                       5.                 Uscì dalla casetta e un profondo sospiro sorse dal suo interiore a causa di questo rifiuto, come egli pensava, certo un po’ troppo ingiusto. Voleva entrare nelle altre casette, ma l’aspetto dell’esterno gli prometteva la stessa miseria e le stesse condizioni infernali. Ora ritornò dal suo accompagnatore e gli riferì il risultato del suo sforzo. Questi però, disse: “Amico, qui nell’inferno ti sforzerai inutilmente nel cercare compassione e pane; qui, infatti, dimorano diavoli e non uomini, e questi non conoscono nessun amore né misericordia.

                       6.                 Dimmi però: come mai hai avuto un abito così fine? Questo mostra che tu non sei un abitante dell’inferno ma che sia capitato in esso solo per caso. Ti sei smarrito, oppure cerchi altre mete, qui tra i diavoli?”. – A queste parole Swedenborg si risvegliò nel suo interiore e rispose: “Sì, amico, mi sono smarrito per una mancanza d’amore che ho commesso quando mi andava bene nel paradiso. E questa mancanza d’amore è la ragione per la quale ora sono nell’inferno nell’abito da salotto; perciò ti ho dato volentieri la veste, è per colpa di questa che sono qui, per aver avuto paura di sporcarla o strapparla. Io, infatti, non ho voluto aiutare un poveretto a portare un pesante tronco d’albero!”.

                       7.                 “Ah, è così, caro amico, con la mancanza d’amore ti sei introdotto nell’inferno, ma ora hai già di nuovo operato un beneficio in me, e così la tua colpa dovrebbe essere, in un certo qual modo, compensata, perché hai chiesto cibo anche per me, e questa è di nuovo compassione: voler fare del bene, ma non poterlo fare! Non sai tu che presso Dio, una buona volontà che si mette in moto per amore del prossimo, vale tanto quanto un’azione compiuta, quando non si può metterla in opera per propria impotenza?”. – “Sì, lo so fratello, ma a che cosa mi serve, qui nell’inferno? Non mi posso comunque aiutare, perché sono caduto troppo in basso e non so come fare per estinguere l’ingiustizia commessa e giungere in condizioni migliori, per poi poter lavorare ulteriormente su di me”.

                       8.                 Allora il suo accompagnatore si alzò e spiegò: “Amico, non sai tu, che la preghiera di un giusto può fare molto? Hai forse dimenticato di pregare e di umiliarti davanti al tuo Dio e Padre?”. – Swedenborg restò svergognato davanti al suo accompagnatore, poiché gli aveva dichiarato la verità così duramente in faccia, tanto che si sentì colpevole di una seconda mancanza: non aver pregato umilmente per il perdono e, con ciò, poter giungere al punto di essere di nuovo accolto dal Padre Gesù! Allora espose all’amico la verità: “Fratello, hai ragione, io ho dimenticato la cosa più importante: umiliarmi e chiedere il perdono del mio peccato! Adesso voglio farlo immediatamente, perciò lasciami riprendere, affinché mi riesca molto bene”. – “Bene, caro amico, fa’ ciò che consideri buono, io nel frattempo mi allontanerò un po’ per non disturbarti. Fa’ ciò che devi, e si mostrerà se il mio consiglio era buono”.

                       9.                 Dopo di ciò, l’amico si allontanò, e Swedenborg stette di nuovo solo, immerso nei pensieri, cercando di farlo al meglio. Ora si gettò a terra (come un giorno Elia, quando aveva pregato per la pioggia dopo tre anni e mezzo di siccità) e supplicò così fervidamente come se dovesse ammorbidire il cuore più duro, per il perdono e la riammissione nella Mia Grazia. Quando ebbe terminato la lunga preghiera, davanti a lui stava di nuovo il suo accompagnatore, che disse: “Caro amico, vieni con me, perché sembra che la tua preghiera sia stata esaudita. Nel frattempo, infatti, ho trovato una bella regione e della gente molto buona che mi ha accolto affabilmente e, quando ho raccontato loro il mio e tuo destino, e che hai pregato molto bene per il perdono dei tuoi peccati, mi hanno incaricato di venire da te e di portarti da loro. Quindi eccomi; vieni ora con me da questa buona gente”.

                     10.              Molto contento di questa notizia, Swedenborg si alzò e andò con il suo accompagnatore nella bella regione indicata. Giunti là, guardò ansiosamente da tutte le parti, la regione, infatti, gli sembrava conosciuta, come se l’avesse già vista una volta. Quando ancora si guardò intorno incuriosito, una voce conosciuta lo chiamò: “Fratello Swedenborg, eccoti qui di nuovo! Dove sei stato tutto questo tempo? Abbiamo pensato che tu fossi uscito in esplorazione nella nostra regione, giacché sei scomparso all’improvviso. Ma ora sei di nuovo con noi, e questo mi rallegra. Voglio subito annunciare che sei ritornato e che hai portato con te un amico!”.

                     11.              Poi colui che aveva parlato si allontanò, e Swedenborg riconobbe che era di nuovo presso i suoi amici nel paradiso mediano. Dopo alcuni minuti, costoro accorsero assieme ai fratelli da tutte le case e gli diedero il benvenuto nel modo più cordiale, rallegrandosi che egli fosse di nuovo tornato da loro. Ma notarono anche che era senza la sua veste, e che l’aveva indosso il suo accompagnatore. Cominciarono subito a interrogarlo, su dove fosse stato e che cosa avesse incontrato, e dove avesse trovato il suo nuovo amico al quale aveva ceduto la sua veste.

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Cap. 6

 

Brutale mancanza d’amore dei rapinatori poi punito con l’inferno più profondo

 

(Swedenborg racconta loro le sue esperienze e del nuovo fratello. – Gli amici lo vestono a nuovo e ospitano entrambi. – Il povero consiglia loro di esercitare opere d’amore per il prossimo. – Essi vanno tutti a cercare dei fratelli bisognosi e capitano tra briganti spietati che vogliono derubarli e spogliare, ma a causa di questo la terra si spacca e inghiotte i briganti.)

                       1.                 Ora Swedenborg confessò sinceramente le sue vicissitudini, e come era andata per lui, fino al momento in cui lo aveva aiutato il suo nuovo accompagnatore e fratello a uscire dall’inferno, mostrandogli la giusta via dell’umiliazione, grazie alla quale egli era tornato di nuovo, dall’inferno, nel paradiso mediano. Colmi di curiosità, gli amici lo ascoltarono e osservarono quel buon amico che lo aveva salvato in una situazione così triste e pericolosa dal secondo inferno, situazione oltremodo miseranda e dura, e lo aveva riportato da loro.

                       2.                 Quando sentirono che il nuovo buon amico copriva la sua nudità solo con la lunga veste di Swedenborg, si offrirono di vestirlo subito a nuovo e di restituire a Swedenborg il proprio abito. “Bene, fatelo!”, disse il nuovo fratello. “Vi sarò grato e forse troverò anche per voi qualcosa di più bello di quanto sia qui. Io, infatti, vado sempre in giro e cerco con cura gente cattiva e buona e la istruisco, se non sanno proprio nulla di ciò che devono fare”. Subito i fratelli portarono un abito nuovo e da mangiare e bere per entrambi, e si rallegrarono molto di poter fare qualcosa per i bisognosi d’aiuto.

                       3.                 Quindi Swedenborg e il suo accompagnatore si ristorarono davvero piacevolmente con il buon cibo ricevuto dai loro confratelli, e per questo ringraziarono Dio e i donatori. Poi disse il nuovo fratello: “Cari fratelli e amici, io conosco molte regioni belle e cattive nel vostro vicinato, e sarebbe appropriato soccorrere i poveri abitanti di qualche regione e ospitarli, facendo loro del bene con la vostra abbondanza. Poiché solo attraverso le opere dell’amore per il prossimo, potrete salire in alto nello spirituale. Se desiderate raggiungerlo rapidamente, sono volentieri disposto a guidarvi in tali regioni dove abitano poveri uomini che sono molto bisognosi d’aiuto.

                       4.                 Ma non vi aspettate da loro gratitudine, poiché essi non riconoscono il bene, bensì operate il bene per amore del bene e per amore per Dio, vostro Padre in Gesù. Sarà a vostro vantaggio, se mi seguirete. Io, infatti, so benissimo che Dio ricompensa sempre molto bene gli atti di carità. L’ha sperimentato su di sé, in maniera profonda, anche il caro fratello Swedenborg, come attraverso le opere dell’amore per il prossimo e l’umiltà, si giunga dall’inferno al paradiso, e così anche voi potrete tentare la vostra fortuna. Non vi potrà essere di danno ma solo di utilità, se per amore verso Dio vorrete esercitare opere dell’amore per il prossimo”.

                       5.                 Con questa proposta furono tutti soddisfatti, e si prepararono per il viaggio nelle regioni, dove il nuovo fratello pensava di condurli. Portarono con sé molti viveri per fare del bene, e così si levarono e andarono con lui, senza domandare dove, ma solo con la buona speranza di incontrare tali fratelli bisognosi, i quali avrebbero accettato con gratitudine ciò che sarebbe stato loro offerto. Dunque la compagnia si mise in marcia con Swedenborg, al quale fu anche dato il compito di portare viveri per il viaggio della buona fortuna.

                       6.                 Non ci volle molto, e il paesaggio da cui passavano cominciò a diventare assai tenebroso, perciò essi pensarono che vi dovessero abitare uomini molto poveri e così il compito di dimostrare atti di carità, sarebbe stato facilmente adempiuto. La via diventava sempre più brutta, il paesaggio misero e tenebroso e non si vedeva ancora nessun uomo. All’improvviso apparvero alcune figure magre e brutte, e gridarono alla compagnia di Swedenborg che cosa cercassero e dove andassero. Costoro risposero spiegando candidamente la vera ragione per la quale erano lì e chiesero se anche loro non avessero bisogno di assistenza.

                       7.                 “Oh, sì!”, dissero gli uomini, e a ciò risero sprezzanti dicendo: “Noi qui siamo in molti, a essere affamati! Venite con noi e vi mostreremo la via che porta al nostro villaggio”. Non pensando nulla di male, la compagnia seguì i sunnominati uomini, finché giunsero tutti in un luogo miserabile e sporco.

                       8.                 Arrivati lì, gli uomini batterono le mani e da tutte le case uscirono figure brutte, sporche e avvolte in stracci, chiedendo: “Ma dove avete pescato questa bella compagnia? Varrà ben la pena di fare qualche visita nei loro bagagli. Su, avanti! Che cosa avete nelle vostre sacche? Dove le portate?”. – La compagnia rispose loro: “Da uomini poveri e bisognosi!”. – “Bene, questi siamo noi! E datecele con le buone, altrimenti ve le prenderemo con la forza!”. – “Sì! Ma perché con la forza, se vogliamo darvele per amore e misericordia?”. – “Va bene, ma noi non conosciamo né amore né misericordia, noi siamo rapinatori e come tali non siamo abituati a elemosine, bensì viviamo del superfluo degli altri uomini”.

                       9.                 A questo riscontro la compagnia fu spaventata e disse: “Ora siamo venuti in una ben strana regione, dove non si vuole prendere ciò che viene offerto, ma rapinarlo. Che cosa facciamo adesso? Che cosa dici tu che ci hai guidato in questo covo di rapinatori?”. – Ma questi stava in silenzio e non disse nulla, invece si sbarazzò della sua sacca e la diede via: “Qui avete la mia sacca, prendetela e consumate il contenuto nel nome del nostro buon Dio Padre Gesù, il Quale vi fa giungere questo, affinché calmiate un po’ la vostra fame”.

                     10.              A tali parole seguì uno scoppio di risata, e uno tra loro disse: “Costui deve essere veramente un buono stolto di chiesa, se dona in un modo così provvidenziale tutti i suoi averi. Voi altri, non guardate così stupefatti, ma date qua ciò che avete portato! Dateci anche i vostri stupendi abiti, perché noi siamo coperti meno di quanto si conviene, dinanzi a una così nobile compagnia quale voi siete”.

                     11.              A questo punto la compagnia fece grandi occhi scrutatori sui rapinatori dicendo: “Ma cari amici, non è sufficiente che vi diamo da mangiare e da bere? Perché volete ancora rubare i nostri abiti dal corpo? Noi non siamo vostri prigionieri ma benefattori volontari”. – “Guarda, guarda, quanto siete perspicaci con la vostra beneficenza. Noi non siamo poveri mendicanti ma rapinatori che non elemosinano, né prendono elemosine, bensì rapinano, dove non ci è dato di buona voglia ciò che pretendiamo”. – Allora si fece avanti il nuovo fratello che aveva portato la compagnia dai briganti, e chiese loro se volevano davvero procedere in maniera così spietata con i propri benefattori, rubando loro gli abiti.

                     12.              Questa domanda era troppo, per i rapinatori, e ora essi pretesero bruscamente: “Toglietevi i vostri abiti e dateceli, affinché anche noi copriamo una buona volta la nostra nudità!”. Quando la compagnia sentì questo, fu disperata del tutto e pregò i rapinatori di aver compassione e di lasciarli di nuovo tornare a casa; per questo sarebbero stati loro grati e avrebbero portato ancora più generi alimentari, soltanto, non dovevano derubarli dei loro vestiti. I rapinatori però, li derisero, assumendo l’aria di volerli svestire con la forza. Allora il nuovo fratello si fece avanti e disse: “Amici, non fate ciò che non volete sia fatto a voi!”.

                     13.              A queste parole seguì una risata beffarda, e i briganti si accinsero a spogliare con forza e sgarbatezza la compagnia. In quel momento la terra si spaccò e l’intera banda di briganti rotolò nel tenebroso abisso che si chiuse di nuovo sulle loro teste. Con terrore la compagnia fissò quest’avvenimento che si era svolto così velocemente davanti ai propri occhi, inghiottendo l’intera banda di rapinatori. Il nuovo fratello però, disse: “Vedete, cari amici, così Dio punisce l’ingratitudine e la mancanza d’amore uniti alla brutalità. Costoro meritavano il più basso o terzo inferno, dove le cose vanno in modo assai terribile.

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Cap. 7

 

Ricompensa dell’esperienza svolta nella vera virtù dell’amore per il prossimo

 

(L’esperienza di esercitare la misericordia secondo la buona volontà viene ricompensata. – Swedenborg è esortato ad istruire gli amici nelle vere virtù dell’amore per il prossimo. – Nuova ricerca sotto la guida di Swedenborg per aiutare i poveri. – Arrivo in un’isolata conca montana, dove lo stesso tiene una predica sull’amore e i suoi doveri.)

                       1.                 Noi però, abbiamo fatto il nostro dovere verso il prossimo e quindi vogliamo di nuovo tornare da dove siamo venuti”. E così l’intera compagnia si mise subito in cammino e andò verso casa. Quando però fu a casa, l’intera regione era cambiata ed era molto più bella che prima, anche le loro case erano più grandi e più belle che alla partenza. Questo suscitò un grande stupore tra la compagnia e ognuno era curioso di sapere come la sua casa sarebbe stata all’interno. Così ognuno andò subito nella propria per contemplarla.

                       2.                 E quanto furono stupiti che, invece di trovare il vecchio arredamento, ne trovarono uno del tutto nuovo e realizzato nei colori più belli. Ognuno perlustrò la sua intera casa per ammirare il grande e straordinario cambiamento, e alla fine vennero di nuovo tutti fuori, lodando con ammirazione la nuova dimora con lo stupendo arredamento interno, che a loro appariva completamente nuovo. Ora disse il nuovo fratello: “Cari fratelli, adesso lo avete visto, come il caro Padre nel Cielo ricompensa ogni buon’azione, quando proviene da un cuore puro e pieno d’amore, senza egoismo o a pagamento. Il vostro spavento e la vostra paura davanti alla cattiveria dei rapinatori sono durati solo un breve tempo. E vedete quale ricompensa ne avete avuto!

                       3.                 Siate sempre pronti a fare del bene, e il vostro progresso crescerà di certo rapidamente. E non a causa di un qualche riguardo o ricompensa, dovete fare del bene, ma sempre solo per amore disinteressato verso Dio e verso il prossimo. Se vi va bene, tra breve andremo di nuovo a cercare altri fratelli e sorelle che hanno  bisogno di sostegno, affinché il progresso nello spirituale non si arresti, ma si sviluppi”; tutti accettarono con gioia, ed egli continuò: “Invece tu, Swedenborg, dovrai istruire i tuoi fratelli e sorelle su come si deve vivere e operare nelle vere virtù! Tu, infatti, su questo hai scritto molto e così puoi già dare qualcosa per il meglio”.

                       4.                 Swedenborg non se lo fece dire due volte, prese subito la parola e tenne un gran discorso ai fratelli e sorelle, i quali naturalmente erano sempre vicini in tutto, anche se non erano nominati espressamente. Nel discorso però, furono chiariti e illuminati soprattutto i doveri dell’amore per il prossimo nelle differenti vicende della vita, perciò ognuno seppe ciò che doveva fare, quando si sarebbe presentata l’occasione di compiere del bene.

                       5.                 Dopo il discorso, tutti presero uno spuntino che generò di nuovo stupore, poiché tutto era assai migliore, e più squisito di quello cui erano abituati prima. E così anche il cibo li incoraggiò che si deve fare del bene, se si vuole ottenere il bene e crescere nel bene. Dopo alcuni giorni, il nuovo fratello organizzò di nuovo un viaggio nei dintorni sconosciuti per andare ad aiutare poveri e bisognosi.

                       6.                 Questa volta però, affidò la guida a Swedenborg, ed egli fu solo accompagnatore della compagnia, la quale nell’ignoto cercava nuovi uomini e luoghi per lenire la miseria e fare del bene. Non ci volle molto, allor quando giunsero in un profondo avvallamento, in una conca montana, dove non si trovò più nessuna via d’uscita, e perciò furono costretti a tornare indietro. Il nuovo fratello però, lo impedì dicendo: “Fratello Swedenborg, comincia a predicare dell’amore e i suoi doveri, come l’altra volta, ma naturalmente con altre immagini”. Ora Swedenborg prese la parola e illuminò da tutti i lati, i doveri dell’amore, spiegando come si deve amare e vivere per raggiunger la mèta suprema della vita, per giungere a Dio.

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Cap. 8

 

Una moltitudine di spiriti dell’inferno vengono istruiti e sfamati

Il misterioso nuovo fratello di nome ‘Amore’

 

(Spiriti cattivi vogliono catturare la compagnia. – Swedenborg predicò loro dell’amore e della misericordia. – Distribuzione del cibo benedetto da fratello Amore e sua moltiplicazione. – Ringraziamento d’amore prima di mangiare. – I cattivi spiriti sono invitati a vivere in maniera cristiana e a rimanere con la compagnia, cosa che essi anche accettano.)

                       1.                 Mentre tutti stavano immersi nel discorso di Swedenborg, da tutte le parti si erano alzate nere nuvole sulla conca montana e l’avevano, per così dire, completamente avvolta. E prima che la compagnia si accorgesse di quel che stava succedendo, cominciò potentemente a lampeggiare e tuonare, e l’unico accesso alla conca montana fu occupato completamente da spiriti cattivi che si apprestavano a considerare la compagnia come prigioniera, e a non lasciarla più uscire.

                       2.                 Ora tutti guardarono allarmati il nuovo fratello, per vedere se egli non avesse qualcosa da dire a questa situazione; ma questi restava calmo, guardando con indifferenza l’agire degli spiriti cattivi. Questo meravigliò la compagnia preoccupata, che si rivolse a lui e domandò che cosa avrebbe dovuto fare per salvarsi. Soltanto che il nuovo fratello, restando calmo e silenzioso indicò lì, verso Swedenborg, il quale però, stava lui stesso in angoscia, e non sapeva dare nessun consiglio. Mentre la compagnia si stava ancora consultando, si avvicinarono gli spiriti cattivi, e volevano catturarla interamente. Allora Swedenborg li mise in guardia e tuonò contro di loro: “Nel nome di Dio Gesù Cristo, andate retro!”.

                       3.                 Quando gli spiriti cattivi udirono questo, si fermarono e non si arrischiarono ad andare oltre, e così le due parti stettero esitanti di fronte, guardandosi a vicenda. Ora il nuovo fratello disse a Swedenborg: “Caro fratello, tu conosci certo le Sacre Scritture, dove sta scritto: «Fa’ del bene a chi ti fa del male». Da’ loro cibo spirituale e poi quello materiale, forse si potrà fare qualcosa con loro. Essi sono colmi di egoismo e odio, tu predica loro dell’amore e della misericordia!”. Swedenborg si mise subito al lavoro e predicò agli spiriti cattivi per un’ora, utilizzando per questo tutta la sua forza spirituale, cercando di guidarli alla comprensione della verità.

                       4.                 Quando ebbe terminato la predica, disse loro: “Vedete, cari, e molto infelici fratelli, con noi abbiamo cibo e voi siete affamati, lo si vede dai vostri volti e dai vostri corpi. Non volete accettare da noi un atto d’amore, così come vi ho predicato? Io, infatti, vedo che siete molto affamati”.

                       5.                 Gli spiriti cattivi, per la bontà che era stata portata loro,  subito sospesero la tempesta che avevano già cominciato a manifestare, e fecero rientrare il loro cattivo fluido, per cui anche le nuvole furono eclissate, e così poterono ascoltare attentamente ciò che predicava Swedenborg. Quando questi ebbe terminato la predica e offerto loro anche il cibo per calmare la fame, divennero completamente lieti e pregarono di fare pervenir loro ciò che la compagnia aveva. Essi, infatti, sentivano una gran fame.

                       6.                 La compagnia aprì ora le sue sacche, e tutti prelevarono gli alimenti portati con sé e cominciarono a distribuirli. Allora il nuovo fratello si alzò e disse: “Cari fratelli, per tutto ciò che si fa, si deve implorare la benedizione di Dio, del caro Padre, affinché, come un giorno sul monte di fronte a Capernaum, si abbia anche la benedizione e si possa saziare la moltitudine. Voi vedete, infatti, che il numero degli affamati è molto grande e il cibo non basta per tutti, quindi mettete insieme la provvista: Io la benedirò nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e vogliamo vivere nella buona fede, affinché ve ne sia abbastanza per tutti; la fede, infatti, può molto! Quindi fate così, come vi ho consigliato”.

                       7.                 Tutti guardarono stupefatti il nuovo fratello, come egli, vestito e messo in decenti buone condizioni da loro stessi, potesse avere una tale fede che, attraverso la sua benedizione, potesse aver luogo una moltiplicazione delle vivande.

                       8.                 Ma questi spiegò: “Non conoscete il verdetto di Cristo, che Egli espresse: «Se avete tanta fede come un granello di senape e dite a un monte: precipitati nel mare! – esso si precipiterà!»? Ebbene, anche noi dobbiamo avere la ferma fede, quando benediciamo i nostri viveri, affinché questi diventino sufficienti per saziare tutti”. – A ciò la compagnia disse: “Bene, fratello, se hai una tal grande fede e fiducia, allora benedicili, affinché tutti siano satollati”.

                       9.                 E il nuovo fratello (che ero Io, Gesù stesso) benedisse i viveri e li fece distribuire, e rimase ancora tanto per tutta la compagnia, che essi non avrebbero potuto mangiare tutto. Quando il cibo fu distribuito, disse il nuovo fratello: “Prima che voi mangiate, il Padre celeste deve essere ringraziato per questo cibo nel cuore, con una preghiera d’amore oppure un ringraziamento d’amore, e poi potrete consumare il cibo”. Ciò accadde subito, e cominciarono a mangiare e non poterono meravigliarsi abbastanza della bontà del cibo. Anche la compagnia si meravigliò di questo, perché al confronto, i cibi di casa erano inferiori di molto in buon sapore e fragranza.

                     10.              Allora guardarono stupiti il nuovo fratello, che però faceva come se non notasse nulla e osservava solo il cibo che egli stesso mangiava, come tutta la compagnia. Anche Swedenborg era in conflitto con i suoi pensieri sul nuovo fratello, fratello che egli aveva trovato quasi del tutto nudo nell’inferno tenebroso, e adesso faceva stupire tutti. Alla fine non si poté più trattenere, e andò da lui e gli domandò: “Ascolta, caro fratello! Per te non è sorprendente, questo buon sapore e la fragranza dei cibi? Non vi è qui visibilmente la benedizione di Dio con noi?”.

                     11.              Il nuovo fratello però, restando assai tranquillo, disse: “Vedi, caro fratello, gli uomini sono figli di Dio, e allora, il caro Padre nel Cielo, non deve aver in loro la Sua gioia, se essi agiscono secondo i Suoi Comandamenti dell’amore? Voi avete ricompensato i cattivi spiriti con il bene, e così fa anche il Padre vostro giornalmente; quindi non è nessun miracolo, che Egli ci abbia benedetto il cibo secondo il Suo Amore, lo abbia aumentato e fatto di buon sapore”.

                     12.              Queste Parole, pronunciate ad alta voce in modo che tutti le sentissero, produssero un grande entusiasmo in entrambe le parti, tanto sugli spiriti cattivi che sui buoni della compagnia, e con ciò fu allontanato anche il sospetto che nel nuovo fratello ci fosse nascosto qualcosa di particolare, e si continuò a mangiare. Quando tutti ebbero terminato, e ne rimase ancora abbastanza, si presentò un’altra volta il nuovo fratello, dicendo: “Si deve conservare l’eccedenza, per il buon cibo però, si deve ringraziare fervidamente Dio Padre, affinché nella Sua bontà Egli venga a noi anche in avvenire con una particolare benedizione prodigiosa, – come questa volta!”; il che, tutti anche fecero.

                     13.              Dopo, il nuovo fratello si rivolse agli spiriti cattivi e chiese loro: “Cari fratelli, non preferireste rimanere con noi e vivere secondo i Comandamenti di Dio, affinché anche voi diventiate felici e non vi venga a mancare nulla?”. – “Oh, sì, noi vorremmo ben volentieri rimanere con voi, ma siamo avvolti in stracci così sconci, che sarebbe una grande vergogna per voi, vivere insieme a una tale gentaglia. Poi non c’intendiamo di raffinati costumi e attività d’amore come voi, e così tra voi, noi saremmo rozzi e grossolani, gente assai indecorosa. Che cosa ne pensi tu adesso?”.

                     14.              Il nuovo fratello, che ora vogliamo chiamare fratello Amore, rispose loro: “I raffinati costumi e le buone maniere vengono inculcate per mezzo dell’amore e del rispetto, e ogni spirito ottiene abiti migliori, se è buono e attivo amorevolmente verso i suoi fratelli minori e bisognosi, attraverso Dio stesso, poiché com’è attivo il vostro amore, così si cambiano anche i vostri abiti e condizioni, e noi non pretendiamo nient’altro da voi che siate attivi amorevolmente, e umili come noi. Se questo vi va bene, potrete rimanere con noi e noi v’istruiremo in tutto”. – Ora gli spiriti si consigliarono su che cosa ci fosse stato da fare, e alla fine si misero d’accordo che fosse certamente la cosa migliore mettersi nelle nuove condizioni, poiché sarebbe stato certo molto meglio e più splendido di com’era stato finora. E così una moltitudine molto grande di spiriti dell’inferno passò alla compagnia e fu subito istruita nelle più importanti regole di comportamento.

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Cap. 9

 

Ricompensa dell’accompagnamento degli spiriti cattivi

Nuovo viaggio e incontro con i musulmani

 

(Nuova sorpresa come conseguenza dell’agire caritatevole verso il prossimo. – Come il Padre provvede amorevolmente per i Suoi figli. – Elogio al Padre. – Nuova ricerca di poveri bisognosi d’aiuto. – Arrivo in una località musulmana e ostile. – Domanda sul perché le promesse di Maometto non si sono adempiute. – Dimostrazione attraverso l’aspetto degli spiriti che la fede cristiana è quella autentica. – Dubbi dei musulmani.)

                       1.                 Quando la lezione fu terminata, l’intera compagnia si mise in marcia e ritornò nella regione da dove era uscita. Quando vi giunse, la trovò completamente cambiata e, di nuovo, molto più bella della prima volta. Allora esplose un giubilo e tutti corsero per esaminare le novità che si presentarono straordinariamente graziose e belle negli edifici d’abitazione, come nei giardini e nelle piantagioni.

                       2.                 I nuovi fratelli ebbero la grazia di poter stare a guardare le nuove condizioni, sebbene il loro stato spirituale non fosse ancora maturo per questo; ma dove gioisce uno, l’altro non deve essere triste e trascurato, e così si fece avanti fratello Amore dicendo: “Io vedo che ci sono molte più nuove abitazioni, e giardini e piantagioni di quanti non ce ne fossero prima della partenza, e così credo che il Padre celeste li abbia fatti costruire per i nuovi fratelli e amici, perciò lasciamo che essi vadano a dimorarvi, e così possano prender parte alla nostra felicità”.

                       3.                 Tutti furono d’accordo con questa proposta e lasciarono che i nuovi amici occupassero le case per loro preparate. E quanto si rallegrarono, quando essi vi entrarono! Non solo vi era tutto il necessario per ogni nuovo abitante, ma a disposizione vi erano anche nuovi e stupendi abiti per loro, come li indossava il resto della compagnia. Essi li indossarono subito e uscirono fuori, dagli amici della compagnia, mostrando loro i nuovi abiti, e ciò causò una grande gioia per tutti, poiché tra loro non vi era più nessuna differenza.

                       4.                 Fratello Amore venne di nuovo tra loro ed esclamò: “Ogni lode, ogni ringraziamento, ogni onore e ogni amore siano resi da tutti noi al buon Padre celeste, perché ci ha provveduti e rivestiti così benignamente con tutto; e ora vogliamo servirLo e fare del bene ai Suoi figli, poiché Egli, come vedete chiaramente davanti a voi, ha la più grande gioia quando i Suoi figli Lo amano, e grazie a questo amore amano i loro fratelli e sorelle, rendendo loro atti di carità”.

                       5.                 Da tutte le parti si udirono voci affermative e di approvazione, e così con questa buona retata tutta la compagnia fu notevolmente più grande; il numero dei nuovi amici, infatti, ammontava a molte migliaia di teste, che con questa ricompensa, erano diventate di buona volontà di tutto cuore e predisposte per il nuovo ordine di vita. Ora si decise di non rimanere a lungo inattivi, bensì di intraprendere presto ancora un nuovo viaggio per poter, di nuovo, fare del bene là dove si trovavano uomini bisognosi di sostegno.

                       6.                 Quindi, già dopo alcuni giorni, tutta la compagnia dei vecchi e nuovi fratelli, che ora ne formavano una sola, si mise in viaggio e andò alla ricerca di un luogo, dove potevano trovarsi quegli uomini che fosse possibile assistere spiritualmente e materialmente. Non ci volle molto, e già s’imbatterono in una grande località occupata completamente da abitanti dei più poveri, i quali si fecero anche subito avanti ai nuovi venuti chiedendo loro avidamente cibo e indumenti.

                       7.                 Fratello Amore però, fece sapere di aspettare un po’, perché c’erano ancora da trattare altre faccende, prima che costoro potessero ricevere ciò che desideravano. Così domandò: “Soprattutto, diteci: come stanno le cose con la vostra fede?”. – Essi risposero: “Va tutto bene con la nostra fede, noi siamo musulmani e adoriamo Allah tre volte al giorno, e questo è buono e giusto, come ci ha insegnato il nostro profeta Maometto[2]”.

                       8.                 A ciò disse fratello Amore: “Sì, ma che cosa direste, se vi dichiarassi che noi siamo cristiani?”. – “Che cosa? Voi siete cristiani? Infedeli! Ebbene, bella banda, dovreste essere subito bastonati come si deve! Questa sarebbe la più bella occasione per vendicarci di voi. Voi, cani, che non volete accettare l’unica vera fede e siete perfino disposti contro di noi! Diteci: da dove venite, e che cosa cercate qui nel nostro paese, dove ci sono leali e autentici fedeli di Dio? Non ve la caverete con la pelle sana!”.

                       9.                 Allora fratello Amore soggiunse: “Cari amici! Noi siamo buona gente e siamo venuti a farvi del bene, non a batterci a sangue con voi. Sappiate inoltre che siamo nel Regno degli spiriti, dove ha luogo la ricompensa per le sofferenze del mondo, se abbiamo vissuto nel senso dei Comandamenti divini. Ebbene, cari amici, se la vostra fede è quella giusta, ditemi: perché non si adempiono le promesse del vostro profeta? Perché siete qui affamati e mezzi nudi e stracciati, e perfino molto brutti?”. A questo punto i musulmani di vera fede rimasero sorpresi e non seppero dare nessuna risposta.

                     10.              Approfittando di quest’imbarazzo, fratello Amore continuò a domandare: “Voi musulmani dite che noi cristiani siamo cani e infedeli ma guardate come siamo vestiti bene, quanto sono pieni i nostri corpi e quanto brutti siete voi, e questa superiorità da parte nostra è il visibile vantaggio della nostra fede, che è quella autentica, sulla vostra non autentica. Poiché qui parlano i fatti, e le parole possono tacere dove si manifesta uno stravolgimento della verità in menzogna. Guardate solo bene noi e voi, e la prova sarà determinante”.

                     11.              A queste parole i musulmani non poterono rispondere nulla, perciò continuarono a domandare: “Come potete provare che la vostra fede sia, in effetti, quell’autentica e la nostra quella non autentica, giacché finora abbiamo sempre sentito che la nostra fede è l’unica autentica, e che tutte le altre religioni sono invece da considerare come eretiche? È ben vero che siete molto belli in vesti e corpo, ma questo per noi non è importante! Anche sulla Terra ci sono uomini ben vestiti e ben nutriti, e ciò nonostante sono cattivi e infedeli! Perciò in questo, non ci può essere la prova”.

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Cap. 10

 

Maometto racconta la sua conversione al Cristianesimo avvenuta nell’anno 1653

 

(Pretesa di avere Maometto come testimone di fede. – Maometto viene definito da fratello Amore un ingannatore del popolo, il che fa irritare i musulmani, così che Lo minacciano di percosse. – Maometto è chiamato giù da fratello Amore, appare e tiene un magnifico discorso di confessione sul suo passato di false profezie, per questo la sua ricompensa con l’inferno più basso e la liberazione da questo solo attraverso l’amore verso il Cristo.)

                       1.                 Bene”, disse fratello Amore, “ditemi quindi: quale prova sarebbe per voi determinante, oppure inconfutabile, del fatto che solo voi siate gli ortodossi, noi cristiani invece eterodossi ed eretici, poiché ci date l’appellativo di infedeli?”.

                       2.                 Questa domanda li mise di nuovo in impaccio, poiché in un primo momento non erano preparati a questo. Ma si ripresero presto e obiettarono: “Questo potrebbe dircelo solo il nostro profeta Maometto, ma, dove si trova adesso? Chi conosce il luogo, per cercarlo e ascoltare il suo parere?”. Fratello Amore ora domandò: “Il vostro profeta? Del resto non era un profeta ma un fanatico della religione e nello stesso tempo un ingannatore del popolo, poiché ha talmente abborracciato la religione che tutti i turchi e musulmani, quando muoiono, giungono in condizioni così misere, e molti ancora più miseramente, come lo siete voi dopo la morte del corpo! Mi sarebbe facile rintracciarlo, poiché Io so dove si trova, ma c’è la domanda, se credete a Me e a lui, pur non avendolo mai conosciuto personalmente. Quindi ditemi: qual è la vostra risposta?”.

                       3.                 La definizione di “ingannatore del popolo e fondatore di una falsa religione” li irritò, perciò essi replicarono: “Non ci sfuggirai più, finché non ci avrai dimostrato la tua affermazione, altrimenti ti faremo a pezzi, così che resterai a giacere per terra, tu fanfarone cristiano e cane arrabbiato!”. – “Ebbene, sapevo bene che questo non vi sarebbe piaciuto, perciò ho detto la verità e sono anche pronto a dimostrarvela, dunque, vi domando di nuovo: non desiderate da Me una prova pienamente valida di ciò che ho detto?”. – Allora i musulmani rimasero sorpresi, poiché fratello Amore aveva pronunciato queste parole accentuandole con fermezza e come in tono provocatorio, e perciò arretrarono un po’ e si consultarono.

                       4.                 Dopo alcuni minuti si voltarono, si fecero di nuovo avanti e dissero: “Chi altrimenti che Maometto, potrebbe dichiararci pienamente il vero? È impossibile, infatti, poter credere alle tue parole, quale infedele! Quindi vedi di portarci qua Maometto, altrimenti capiterai nelle nostre valide mani , affinché tu sappia una volta per sempre come si parla con i musulmani, per non ferirli nel loro sentimento di fede”.

                       5.                 Essi però, espressero queste parole nella piena convinzione che a fratello Amore non fosse possibile portar là, o trovare Maometto. Fratello Amore ora chiese loro se desiderassero davvero Maometto e se fossero preparati a interrogarlo e ad ascoltarlo. “Maometto, infatti, si è convertito, e nell’anno 1653 è diventato un cristiano[3] ed è nel Cielo superiore presso il Dio cristiano Gesù, che voi ritenete solo un piccolo profeta”.

                       6.                 “Che cosa? Come?”, essi gridarono. “Hai ancora il coraggio di dirlo a noi? Ti si dovrebbe bastonare subito, così che ti svaniscano l’udito e la vista, tu, miserabile bugiardo! Ti butti sempre più profondamente nella trappola che tu stesso ti sei procurata. Aspetta solamente, sei nelle nostre mani e perciò preparati ai nostri pugni che ti colpiranno tanto da farti diventar quadrato! Ora pretendiamo da te prove decisive! Quindi forniscici tali prove, prima che ti mettiamo le mani addosso!”.

                       7.                 Quindi, volete prove?”, disse fratello Amore, “Vi ho già detto che vi posso trovare Maometto, ma voi non siete preparati a interrogarlo; perché adesso egli è un magnifico essere celestiale, e vi spaventereste se venisse davanti a voi all’improvviso per rispondere alle vostre domande. Raccoglietevi e riflettete su ciò che gli chiederete, altrimenti non raggiungerete la mèta del vostro desiderio. Si tratta poi, nello stesso tempo, di convertire anche voi, liberandovi da questo stato miserabile e rendendovi felici come lo siamo noi”.

                       8.                 Queste parole decisive agirono come una doccia fredda su di loro, e cominciarono a consultarsi su che cosa dovessero intraprendere, se Maometto fosse venuto veramente. Allora si fece avanti un religioso turco e propose: “Fratelli! La questione è seria; con i miei fratelli ho ascoltato di traverso tutto quel che è successo, e ora comprendo che è tempo di interessarsi seriamente a questa faccenda, affinché non emergano inganno e menzogna. Infatti, come religiosi e vostri maestri di religione, noi siamo in prima linea interessati a conoscere la verità, e a sapere come stiano le cose con quest’uomo che ha parlato con voi, e che è così sicuro della vittoria. Lasciatemi parlare una volta con lui, allora verrò anche a sapere come, e che intenzioni abbia con noi. Io ce la farò. Perciò lasciate a me la vostra controversia, affinché la faccenda trovi un vero risultato”.

                       9.                 Subito dopo il religioso musulmano si fece avanti a fratello Amore, e gli disse: “Ascolta giovane uomo! Il tuo discorso con gli uomini provenienti dalla mia sfera di fede, è stato assai provocatorio, e perciò io vengo a te come maestro di fede, per vedere le prove da te offerte. Dimostraci ciò che sostieni, affinché ci sia fornita la dimostrazione della verità, diversamente, non potremo credere alle tue asserzioni; quindi avanti, poiché io sono pronto a verificare la verità”.

                     10.              Ora fratello Amore rispose al religioso: “Preparati, e sta’ molto attento, affinché alla fine tu non rimanga muto per lo sgomento e lo stupore. Chiama ancora i tuoi confratelli e religiosi, in modo che possiate avere più coraggio, quando comparirà Maometto”. – Il musulmano chiamò subito gli altri religiosi e disse: “Ebbene, spiega le tue asserzioni per la verità!”. – Fratello Amore disse ora ad alta voce, così che tutti sentissero chiaramente: “Fratello Maometto, vieni giù!”. In quel momento sfrecciò una saetta dall’alto e Maometto stette lì nel più bell’abito turchese, con il turbante sulla testa, davanti ai religiosi spaventati, e chiese loro: “Cari fratelli, ditemi ora, che cosa desiderate da me?”.

                     11.              I religiosi però, erano così spaventati che nessuno riuscì a emettere un suono, e lo fissavano continuamente. In questa situazione fratello Amore avanzò dicendo: “Voi volete prove e mi avete chiamato fanfarone, un miserabile che fosse da schiacciare a causa delle sue menzogne. Ebbene, fanfaroni voi, dov’è il vostro coraggio per bastonare? Non vorreste forse afferrare il vostro profeta Maometto e bastonarlo come menzognero? Egli è qui per fornirvi la prova che pretendete! Tu invece, fratello Maometto, dimostra tu stesso la verità, affinché queste ortodosse teste calde si raffreddino!”.

                     12.              Allora Maometto prese la parola e spiegò: “Cari fratelli e compagni di fede, secondo la mia fede passata, il Fratello che mi ha chiamato qui dalle Altezze celesti, è uno Spirito molto alto che è degno di fiducia riguardo a ciò che dice, e quindi ha anche detto la verità sul fatto che io un giorno, quale fondatore della vostra fede, sia stato un ingannatore del popolo, perché ho fondato una nuova religione non secondo l’ispirazione divina, ma secondo le mie opinioni, le quali corrispondevano al carattere e alle usanze del popolo orientale.

                     13.              Utilizzai tutto ciò che sapevo sarebbe piaciuto al popolo. Nella mia ambizione, infatti, volevo diventare un grande uomo, e perciò misi insieme tutto ciò che trovai di buono a questo scopo. Fui, nel pienissimo senso della parola, un mentitore, oppure un falso profeta, finché vissi sulla Terra. Quando alla fine sopraggiunse la mia morte, il grande profeta di Allah andò nella più profonda tenebra dell’inferno più basso e non nel settimo Cielo!

                     14.              Qui, in questa profonda tenebra e sotto tormenti e dolori, ebbi abbastanza tempo da riflettere sul fatto di aver commesso un peccato capitale, e che principalmente per questo, ero stato punito così potentemente. La religione di Gesù Cristo mi era ben nota! Da questa, infatti, attinsi parecchio. Solo, non sapevo se Gesù fosse realmente Dio oppure soltanto un inviato divino, quale maestro di religione; poiché non riuscivo a trarmi d’impaccio dall’uomo comune e vedere in una luce più alta, essendo, nello spirito, troppo tenebroso. La fede di Cristo, infatti, l’arroganza e l’ambizione che si trovavano dentro di me, erano intollerabili.

                     15.              Poiché non si perviene a nessuna luce, fino a che si è schiavi di questi peccati capitali, rimasi lunghi secoli che mi sembrarono di essere eternità, dimorando sotto una terribile prole di diavoli dei più maligni, senza poter aiutarmi. Invocavo Allah, ma sembrava come se non esistesse nessun Allah. Rimasi inascoltato e soffrii terribili dolori, sofferenze spirituali e rimorsi indescrivibili. Ora sapevo che la fondazione della mia religione aveva causato nell’occhio di Allah la più grande avversione, e sembrava come se egli mi avesse completamente ripudiato e condannato nelle eterne fiamme di sofferenza dell’inferno.

                     16.              Passò un secolo dopo l’altro di grandi dolori e sofferenze, e sembrava sempre che questo terribile stato non finisse mai. Allah non voleva più saper nulla di me, e così dovetti soffrire, senza nessuna speranza di una liberazione e sollievo dalla mia tristissima condizione. Intorno a me, la moltitudine dei diavoli più maligni, non mi lasciava nessuna quiete; mi schernivano in tutti i modi immaginabili.

                     17.              All’inizio certamente m’irritavo per le derisioni del mio profetismo, perché ero ancora arrogante e ambizioso. Ma, come il tempo guarisce tutte le ferite, così mi abituai anche al disprezzo e alle cattiverie di quanti mi circondavano, e questo fu un grande vantaggio per il mio stato d’animo. Perciò ebbi tempo di riflettere, su che cosa avessi provocato con la mia nuova religione. Essa mi sembrava, con la sua intolleranza verso i credenti di altra fede, la sua impudicizia con le donne e altri vizi, ad eccezione dell’ospitalità, la fonte per una nuova formazione di diavoli di ogni grado per l’inferno.

                     18.              E vedete, davanti a me state voi, che la mia fede ha allevato quali abitanti dell’inferno. Sudici, più nudi che vestiti, cattivi, intolleranti e lussuriosi, state qui, e alcuni minuti fa volevate saltare addosso al Fratello più nobile, e bastonarlo, perché vi ha detto la verità. Voi siete arroganti, perché intolleranti, e perciò la vostra triste sorte qui, come abitanti dell’inferno! Voi, infatti, siete diavoli nell’interiore della vostra essenza!

                     19.              Nondimeno, continuo a raccontarvi. Un giorno, nell’inferno, se si può dire così, specialmente in quello più basso, dove non compare nessuna scintilla di una luce, alla fine venni all’idea di riflettere su Gesù, quale fondatore della religione cristiana. Io conoscevo gli insegnamenti e perciò mi fu anche facile riconoscere l’immensa differenza tra l’insegnamento religioso di Gesù e il mio. Nella religione di Cristo trovai solo del Divino, nella mia invece idolatria, perché era predisposta secondo i vizi mondani del popolo orientale. Ma quanto più riflettevo sulla sublimità della Dottrina di Cristo, tanto più amore guadagnavo per Gesù quale Fondatore di questa Religione.

                     20.              Scoprii che Egli era veramente una Luce nelle tenebre e perciò degno di ogni rispetto. Questo continuo studio risvegliò in me il desiderio ardente di imparare a conoscere quest’Uomo non comune. Come farlo però, nelle tenebre del più profondo inferno, non mi era chiaro. Soltanto l’ardente desiderio non cedette, perché il mio rispetto, venerazione e amore per quest’insolito Genio e Spirito del divino Insegnamento dell’Amore e della Verità, erano troppo alti. Un giorno, oppure una notte, ciò non è importante per questo racconto, mi colse una tale brama per quest’Uomo che, come da delizia, emisi un sospiro d’amore: «Ahimè, mio caro Gesù, se avessi la grazia di vederTi e parlarTi una volta! Questo potrebbe certamente lenire il mio insopportabile stato di sofferenza!».

                     21.              In quell’istante lampeggiò davanti ai miei occhi, e un magnifico folgorante arco stette su di me, mentre una Voce invisibile diceva: «Maometto! I tuoi peccati sono grandi, ma l’Amore dell’eterno Padre dell’Uomo Gesù, è ancora più grande!». Quando questa Voce tacque, l’arco folgorante scomparve, e mi trovai su uno stupendo prato verde colmo di fiori e di profumi, e tutti i tormenti e le sofferenze erano scomparsi.

                     22.              Caddi sulle ginocchia e sul volto, nascosi il volto nelle mie mani e piansi di gioia per aver vissuto quel magnifico avvenimento, dove ero stato liberato dallo spaventoso inferno e, nello stesso tempo, avevo saputo che Cristo era ed è, di fatto, Allah, Padre e Creatore degli uomini; di ciò, infatti, mi convinse anche quel trasferimento dall’inferno e dalle tenebre più profonde, a un prato così meraviglioso e luminoso. Ringraziai quanto più intensamente potevo, per la grande Grazia e, nello stesso tempo, mi stupii come potei diventare all’improvviso libero da tutte le sofferenze e sentirmi così bene e sano.

                     23.              Quando giacevo già da lungo tempo sul viso, lodando e glorificando Allah in Gesù, sentii una Mano che mi toccava, e udii una Voce che mi ordinava di alzarmi. Meravigliato, volsi gli occhi alla Figura che mi aveva risvegliato dal mio stato di letizia e mi alzai, ed ecco, vidi stare dinanzi a me, guardandomi affabilmente, lo stesso nobile Uomo con il Quale voi avete disputato tanto per la mia falsa fede.

                     24.              Ahimè, non posso descrivervi quale delizia attraversò il mio cuore nel vedere lo sguardo di un Uomo così affabile, dopo tale notte tenebrosa nell’inferno assolutamente maligno. Per un certo tempo, fui come rapito di gioia e Lo contemplai; alla fine trovai le parole e dissi: «Allah sia con me, buon Amico! Dimmi: dove sono, poiché non mi so orientare?». E il buon Fratello disse: «Sullo stesso fondamento della tua conoscenza e del tuo amore». Io non compresi questa risposta ma la accettai di buona volontà e continuai a chiederGli: «Caro Amico, dimmi: come posso giungere dal Padre mio Allah Gesù? Egli, infatti, tempo fa mi ha liberato dal più profondo inferno e trasferito qui».

                     25.              Allora rispose il caro Fratello: «Verrai da Lui, ma tu sei privo di tutte le opere d’amore, e senza di queste, nessuno viene da Allah, al Padre, il quale è puro Amore e si lascia contemplare dai Suoi figli nella figura di Gesù, dimorando con loro nel Cielo più alto. Io però, ti voglio guidare, affinché ti appropri di quelle virtù che ti porteranno da Lui, e anche tu abbia da mostrare qualcosa con cui ottenere il Cielo»; e vedete, a quest’Uomo nobilissimo che sta qui, io sono debitore, per il fatto di essere ora felicissimo”.

                     26.              In quell’istante egli risplendette come un sole, salì rapidamente nelle Altezze celesti, e scomparve.

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Cap. 11

 

Ulteriore moltiplicazione del cibo offerto ai nuovi fratelli musulmani

 

(I musulmani si convertono al Cristianesimo e viene offerto loro da mangiare. – Ulteriore miracolo della moltiplicazione del cibo. – Gli inginocchiati ringraziano per il nutrimento. – Un grande coro di angeli compare in cielo e si recano dalla compagnia per entrare al servizio di fratello Amore, il Quale ordina loro di istruire i musulmani.)

                       1.                 I religiosi musulmani e i loro seguaci, stavano lì come incantati e non sapevano che cosa fare, perciò fratello Amore domandò loro: “Ebbene, che cosa ne dite, ho dimostrato per vere le Mie asserzioni, oppure no?”.

                       2.                 “Sì, per Allah! È vero, ciò che noi non volevamo credere, perciò non vogliamo neanche più disputare con te, ma diventare cristiani come lo siete voi, e si mostrerà, se saremo degni di essere accettati come tali”. – “È bene che dopo una prova così forte siate stati resi malleabili, invece di bastonarMi, come avevate promesso. Ma poiché siete affamati, vogliamo prima offrirvi da mangiare e da bere, affinché vediate che siamo veramente uomini buoni e ripaghiamo il male con il bene, facendo subito andare in adempimento un ordinamento di Cristo. Perciò sedetevi in gruppi, così che vi si possa offrire il cibo”. Allora fratello Amore si rivolse alla Sua compagnia dicendo: “Mettete davanti tutte le vostre provviste, affinché siano benedette dal Padre celeste, come l’ultima volta, e con ciò, bastino alla grande moltitudine dei nuovi ospiti”.

                       3.                 Ognuno preparò subito davanti a sé ciò che aveva portato, e attese tranquillamente che fratello Amore chiedesse la benedizione del Cielo. Questa volta però, Egli non volle farlo subito, ma si rivolse a Swedenborg chiedendogli se non volesse provare lui, a invocare la benedizione dall’Alto. Questi però, fu in imbarazzo. Egli, infatti, non si arrischiava a richiedere questa grande Grazia e, poiché fratello Amore aveva una fede molto più grande, e più esperienza, pregò che fosse Lui a chiedere la benedizione, perché egli (Swedenborg) aveva troppi dubbi sulla propria riuscita.

                       4.                 “Sì, se è così, allora dovrò farlo certamente Io stesso”, gli rispose fratello Amore, e benedisse subito i cibi facendoli distribuire da ognuno, e ne rimase ancora una grande abbondanza; si videro gli alimenti che si moltiplicavano tra le mani e perciò prevalse una grande gioia tra i dispensieri, perché, alla fine, ognuno aveva quasi più di quanto avesse prima della distribuzione, quindi ce n’era anche a sufficienza per saziare se stesso, e così anche avvenne.

                       5.                 E nuovamente echeggiò la stessa lode del buon gusto e del buon profumo, com’era accaduto con l’ultima benedizione, e perciò tutti gli uomini erano in uno stato d’animo molto allegro e buono. Dopo che il pasto fu consumato, fratello Amore disse: “Dopo un pasto, ogni volta deve essere ringraziato come si conviene il caro Padre nel Cielo che lo ha dato e benedetto, anche con l’amore del cuore, affinché Egli abbia gioia dei Suoi buoni figli”. – Subito tutti s’inginocchiarono e ringraziarono in profonda umiltà di cuore il Donatore e Dispensatore del buon cibo, per la Sua benignità e la Sua benedizione, che avevano reso ben commestibili i cibi così celestialmente buoni.

                       6.                 Quando questo accadde, in gran lontananza si udì un magnifico canto, intonato da un grande coro di uomini che sembravano venire sempre più vicini. E, in effetti, si scorse in lontananza, da dove prendeva origine il canto, una radura nel firmamento che si avvicinava, con un gran numero di uomini che cantavano questo meraviglioso canto! L’intera compagnia guardò incuriosita a quest’apparizione, la quale si librava sempre più vicina cantando un alto Cantico di ringraziamento al buon Padre nel Cielo.

                       7.                 Quando il coro fu sulla compagnia, vi rimase immobile, continuando a cantare. Questo canto però, era così bello, che tutti furono come fuori di sé ed ebbero la sensazione di essere sollevati alle Altezze celesti. Tutti contemplavano fissamente il gruppo dei cantori, che consisteva solo di magnifiche figure di giovinetti che guardavano giù, alla moltitudine. Alla fine il canto cessò e il coro volteggiò lentamente verso la compagnia, la quale era colma di stupore su che cosa questo volesse significare.

                       8.                 Fratello Amore spiegò ora alla compagnia: “A quanto pare, vengono da noi spiriti beati, e perciò dobbiamo accoglierli amabilmente; anche loro, infatti, sono fratelli nostri, anche se spiritualmente più istruiti”. – Tutti acconsentirono, domandando: “Quale messaggio ci portano, questi splendidi giovinetti?”. – Il coro dei giovinetti ora venne giù, formò un cerchio ordinato davanti a fratello Amore, si chinò profondamente dinanzi a Lui e disse: “Caro fratello, siamo inviati dall’Amore divino per servire Te e la tua compagnia, se Tu ci desideri”.

                       9.                 Allora fratello Amore soggiunse: “Benissimo, ho abbastanza lavoro per voi. Oggi, infatti, abbiamo ricevuto una moltitudine di molte migliaia di teste, di nuovi seguaci di Cristo, e costoro devono essere istruiti nella fede cristiana. Perciò avete subito un lavoro e potete cominciare immediatamente. Noi invece nel frattempo vogliamo discutere l’un con l’altro. Voi mettetevi al vostro lavoro e istruite i nuovi fratelli e amici in tutto ciò che è necessario. Come vedete, infatti, essi sono musulmani e hanno perciò bisogno di una discussione in merito alle contraddizioni della religione cristiana, affinché sappiano orientarsi su tutto ciò che fa parte di una pacifica convivenza e di un progresso spirituale”.

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Cap. 12

 

Swedenborg riconosce in fratello Amore il Padre Gesù

Istruzione e vestizione dei nuovi fratelli musulmani

 

(Swedenborg riconosce in fratello Amore il Dio Padre Gesù, che gli dice di non rivelarLo, ma di continuare a chiamarLo fratello Amore. – Swedenborg, preso del tutto dall’amore, bacia ripetutamente il Padre, poi discute con Lui sulla fede. – I musulmani ricevono abiti celesti dagli angeli.)

                       1.                 I giovinetti, dopo essersi profondamente inchinati, andarono subito tra i musulmani, ordinando loro di sedersi, affinché potessero essere istruiti con calma. Quando questo accadde, cominciarono a insegnare. Nel frattempo fratello Amore si allontanò un po’ dalla compagnia e parlò di differenti cose. Mentre conversava, Swedenborg si avvicinò a fratello Amore e Lo osservò a lungo, senza dir nulla.

                       2.                 Alla fine, venne più vicino e disse: “Caro fratello, ho qualcosa nel cuore che vorrei discutere separatamente con Te. Non saresti disposto a parlare con me da solo, e in disparte?”. – “Oh, sì, certo che lo voglio, Io, infatti, servo volentieri ognuno secondo il suo desiderio, quindi anche te. Dunque, andiamo da soli a passeggio, e nello stesso tempo parleremo”. E così si allontanarono entrambi dalla compagnia e andarono da soli.

                       3.                 Quando furono lontani, così da poter parlare liberamente, disse Swedenborg: “Caro fratello! Non sei il solito fratello tra noi ma, come io credo fermamente, il Padre Gesù stesso. Me l’ha dimostrato la benedizione e la moltiplicazione del cibo, come sul monte di Capernaum; inoltre, la Tua semplice espressione «Fratello Maometto, vieni giù!», ed egli che eseguiva fulmineamente il Tuo ordine, e questi angeli e la loro profondissima riverenza, e il Tuo comando con loro, come un Signore con i suoi servitori subordinati, tutto ciò mi testimonia che Tu sei il Signore stesso e stai sopra Maometto e gli angeli; e infine, quanto più Ti contemplo, tanto più grande diventa il mio amore per Te, così che non ho quasi più occhi per altro, come un innamorato, e guardo solo Te. Caro fratello, dimmi sinceramente, se il mio giudizio è giusto oppure no”.

                       4.                 Ed Io, come fratello Amore, risposi: “Sì, caro fratello, può essere già giusto, ma non rivelarMi, affinché nessun giudizio forzato venga sulla compagnia, ma ognuno viva e agisca liberamente come egli vuole. Tu invece, comportati verso di Me come prima, e non far notare che per te sono diventato un altro, ma rimango fratello Amore com’è stato finora. E così, non sorgerà grande scalpore”.

                       5.                 Colmo d’amore, Swedenborg strinse la Mia mano alla sua bocca e la baciò, Mi bagnò di lacrime, guardandoMi con amore  dicendo: “Oh, Padre! Quanto sono infinitamente felice di vedere finalmente Te, il mio Amore e il mio Tutto! Caro, buon Padre, lasciaTi baciare, poiché il mio amore è così grande che non riesco a contenermi”. E dopo aver espresso questo, Mi abbracciò e Mi baciò ripetutamente, così che dovetti ricordargli di doversi contenere, altrimenti gli altri lo avrebbero notato e sarebbero divenuti curiosi su che cosa potesse esserci fra noi due di così tenero.

                       6.                 Quindi si riprese rapidamente e Mi chiese perdono del suo impetuoso amore. Io invece gli rammentai: “Vedi, se tu Mi avessi aiutato a portare il pesante tronco d’albero, allora non sarebbe stato necessario fare una spiacevole visita al secondo inferno, ma ci saremmo incontrati già prima”.

                       7.                 Questa rivelazione lo rese triste e Mi chiese perdono, profondamente toccato, a causa della sua mancanza d’amore, perdono che Io gli avevo già da lungo tempo concesso in segreto. Mentre gli angeli istruivano i musulmani, noi continuammo a passeggiare da soli, parlando di differenti questioni di fede, e di quanto fosse difficile presentarla come autentica parola di Dio all’incredulità e sensualità mondana del popolo. Inoltre discutemmo della continua diminuzione della fede, e infine della totale mancanza di fede nel popolo, poi, che era anche già alle porte il Giudizio del mondo, e che ciò avrebbe cominciato a risvegliare nelle tombe i peccatori dormienti. Nel frattempo, gli angeli avevano terminato con l’istruzione, e noi due ritornammo subito dalla compagnia.

                       8.                 Tornati indietro dalla nostra passeggiata, si fecero subito avanti i giovinetti, s’inchinarono e annunciarono di aver eseguito precisamente il loro incarico. E così Mi rivolsi di nuovo ai musulmani come fratello Amore, dicendo loro: “Allah è grande e il suo Amore è senza fine, perciò voglio procurarvi dei vestiti, affinché possiate coprire la vostra nudità!”. E rivolto ai giovinetti: “Andate e pregate l’eterno Amore, nel Mio nome, per ottenere delle vesti per i poveri fratelli che voi avete istruito, affinché sembrino un po’ più simili a noi”. – Appena espresso ciò, i giovinetti s’inchinarono e si dileguarono rapidamente dai fratelli che stavano lì a guardare, ma furono anche subito di ritorno, ben carichi di nuove vesti che consegnarono come in volo a coloro che erano in attesa, i quali si vestirono velocemente, meravigliandosi che tutto si adattasse loro, come su misura.

                       9.                 Quando questo accadde, tutti furono di buon umore, ed Io proposi all’intera compagnia: “Fratelli, la nostra spedizione odierna è riuscita bene, anche se all’inizio era cominciata molto burrascosamente. Ma Io so già come prendere i fratelli erranti, per attendersi la vittoria della Verità, e così è stato anche qui il caso: da lupi, essi sono diventate pecore. E adesso, poiché abbiamo tutti abbastanza provviste, non vogliamo tornare indietro, ma vogliamo andare a cercare ancora un’altra regione per correre in aiuto di altri bisognosi spiritualmente e corporalmente”. A questa proposta, tutti i presenti furono d’accordo.

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Cap. 13

 

Incontro con una moltitudine di spiriti cattivi, prima istruiti e poi aggressivi

 

(Aggressione di spiriti maligni. – Swedenborg predica loro la Dottrina dell’amore e la dimostra con l’offerta di ospitarli! – Il Signore, insieme agli angeli e tutta la compagnia, si lascia catturare dagli spiriti maligni.)

                       1.                 La nostra via conduceva ora giù a valle, dove divenne sempre più buio. Alla fine ci fermammo e feci sedere i fratelli, mentre Io, di proposito, Mi allontanai passeggiando, e lo stesso fecero anche gli angeli. Ma non durò molto che l’intera compagnia fu colta di sorpresa e catturata da un potentato di spiriti maligni. Swedenborg e gli altri guardarono angosciati da tutte le parti, per vedere dove Io fossi con i giovinetti, ma ero come scomparso, e non si vedeva nemmeno uno di questi giovinetti.

                       2.                 In tal frangente si consigliarono rapidamente su cosa ci sarebbe stato da fare, ma non erano d’accordo; gli uni consigliavano questo, gli altri quello. Quando il pericolo crebbe all’estremo, comparvi Io con i giovinetti e dissi, guardando a loro da un’altura: “Fratelli! Amici! Avete dimenticato che finora abbiamo reso il male con il bene?”. – Allora Swedenborg balzò in piedi esclamando: “Non ve l’ho consigliato? Costoro sono affamati di cibo che noi possiamo dar loro nella parola e nell’azione.

                       3.                 Lasciate parlare me, vedremo che cosa diranno di questo, i nostri molestatori”. E subito cominciò: “Cari fratelli e amici! Lasciatemi esprimere una parola a voi; noi, infatti, non siamo nemici da catturare e opprimere, ma siamo vostri amici e vogliamo trattarvi fraternamente. Noi sappiamo di che cosa avete bisogno! E siamo qui proprio per questo, per aiutare gli uomini che si trovano in difficoltà. Perciò astenetevi dalla vostra attività e ascoltate ciò che ho da dirvi”.

                       4.                 Quando gli spiriti maligni sentirono questo discorso, rimasero quieti. E così Swedenborg poté utilizzare tutte le sue conoscenze per convertirli e averli di buon animo. Inizialmente, ridevano di lui, ma presto la faccenda divenne per loro più seria e così lo ascoltarono tranquillamente. Quando alla fine egli terminò il suo discorso e si dichiarò pronto a dimostrar loro amicizia e fraternità offrendo del cibo, gli spiriti maligni obiettarono: “Sì, tutto bene, e accettiamo già volentieri ciò che ci offrite, ma diteci: chi sono i giovinetti, e quel giovane uomo che sta in mezzo a loro, sull’altura?”. Questa domanda giunse da Me attraverso gli spiriti maligni, per determinare una nuova svolta della situazione.

                       5.                 Allora Swedenborg rispose: “Questi sono nostri buoni fratelli e amici, che appartengono alla nostra compagnia. Perciò lasciate in pace noi e loro; noi vogliamo rendervi solo bene per male”. – Gli spiriti maligni però, di nuovo obiettarono: “Sì, tutto bene, ma ciò nonostante, voi siete nostri prigionieri e quindi anche gli altri sull’altura, e andremo a prenderli subito”. – Detto, fatto, ed Io e i giovinetti ci lasciammo catturare e condurre dalla compagnia. Quando costoro ci videro come prigionieri, si allarmarono sulla sorte loro e nostra. Io però, li rassicurai: “Non temete! Non siamo prigionieri, ma solo molestati, e perciò lasciateMi dire una parola a questa gente”.

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Cap. 14

Gli aggressori molestanti diventano molestati davanti all’abisso dell’inferno

La causa della cattiveria: l’ordine anticristiano di Roma!

 

 (Cattura degli spiriti maligni mediante gli spiriti della pace. – Davanti agli spiriti maligni in fuga si apra il terzo inferno. – Rimprovero di fratello Amore: “Si ripaga il bene con ingratitudine e cattiveria?”. Gli spiriti rovesciano la colpa e la responsabilità sulle loro guide, i preti, e questi si richiamano all’ordine di Roma, cui essi dovevano obbedire.)

                       1.                 La compagnia trasse un sospiro di sollievo nell’udire una tale consolazione, e attese quel che avrei fatto. Io perciò, chiamai presso di Me gli angeli e li incaricai di recarsi nelle regioni superiori delle nuvole e condurre qui un numero sterminato di spiriti della pace, per circondare l’intera moltitudine di spiriti maligni. A quest’ordine, che impartii in silenzio, i giovinetti scomparvero di mezzo a noi, con grande stupore della compagnia e degli spiriti maligni, i quali Mi osservarono sbalorditi, chiedendosi quali intenzioni avessi Io veramente, poiché ero l’unico rimasto tra i giovinetti.

                       2.                 All’improvviso ci strinsero d’assedio milioni di spiriti della pace, che ammassarono gli spiriti cattivi chiedendo loro che cosa avrebbero fatto ora con i prigionieri, poiché essi stessi sarebbero stati i prigionieri, perché ingrati, erano in procinto di ricompensare bene con male. Allora essi risposero: “Siamo certo prigionieri, ma non scoraggiati, aspettate soltanto, e presto vedremo se non arriverà l’aiuto”. E ora cominciarono a diventare cattivi e a tramare un assalto sugli spiriti della pace. Questo però, accadde perché nella loro oscurità essi non riconoscevano il numero e la potenza degli spiriti che li circondava, e pensavano di potersi aprire un varco. Il primo tentativo però andò assolutamente a vuoto.

                       3.                 Allora, invece di arrendersi, divennero ancora più violenti e tentarono di farsi largo con tutte le forze e fuggire. Quando lo scontro era diventato assai violento, all’improvviso Io feci aprire la terra e salire fiamme di fuoco, da cui gli spiriti cattivi tentarono di scappare, segno che l’inferno fiammeggiante minacciava di accoglierli per la loro cattiveria. Dalla moltitudine esplose un grido di terrore, e tutti indietreggiarono, spinti dal grande caldo che saliva dalla terra, mentre gli spiriti della pace li incalzavano e pressavano completamente. Allora feci un segno agli spiriti della pace ed essi allentarono la pressione, attendendo tranquillamente il resto; dopo Mi rivolsi agli spiriti maligni, il cui numero era di circa un milione, e dissi loro:

                       4.                 Amici, confratelli! DiteMi, si paga il bene con ingratitudine e cattiveria? Un giorno eravate certamente uomini, e siete stati istruiti su come si debba vivere da uomini e cristiani; perché avete tralasciato i buoni insegnamenti e siete diventati cattivi e, con ciò, diavoli che tramano solo del male? Anche qui siete stati istruiti su come si dovrebbe vivere e agire da cristiani, e vi si voleva dare nutrimento spirituale e fisico. Voi lo avete sì accettato, ma pagando il bene con il male.

                       5.                 DiteMi, voi maligni diavoli, non vi è ancora abbastanza spiacevole il secondo inferno? Volete essere gettati là, nell’abisso di fiamme? Ora, infatti, siete già maturi per il terzo e peggiore inferno, e perciò ve l’ho fatto aprire completamente secondo l’insegnamento dei vostri preti cattolici-romani, i quali sono le vostre guide nella cattiveria, poiché loro stessi non hanno mai creduto a ciò che vi insegnavano e, approfittando della vostra stupidità, vi foraggiavano con paglia, come uno stupido bestiame di stalla domestica.

                       6.                 La paglia però, erano i loro falsi insegnamenti, attraverso i quali voi siete diventati demoni, e i preti con voi, perché sono loro i colpevoli di tutto. DiteMi ora, voi cattivi scellerati: volete andare là, dove meritate, oppure volete diventare uomini? Questo significa, uomini che vivono e agiscono come la gente assai pacifica e buona che è stata da voi insultata e derisa!”. – Ma i cattivi spiriti si rivolsero ai preti che li guidavano, accusandoli: “Poiché siete voi i colpevoli di tutto, per il fatto di essere, noi, diventati diavoli, dovete parlare voi anche per noi quali nostre guide! Da voi, infatti, sono scaturiti il piano e la direzione della nostra aggressione a questi uomini che ci volevano bene, ma da noi, essi hanno raccolto solo ingratitudine. Ora siamo gli ingannati e catturati, e perciò risponderete voi stessi, per voi e per noi!”.

                       7.                 A quest’intimazione si fecero avanti i preti, giustificandosi: “Quello che abbiamo fatto, è avvenuto su comando e ordine di Roma, e noi, quali servitori di Dio, non avevamo altro da fare che obbedire, perché sotto la disciplina ecclesiastica non potevamo fare altro. Perciò non tocca a noi nessuna colpa, ma la colpa è dei nostri superiori, cui dovevamo obbedire! E guarda, tra noi ci sono proprio quelli cui dovevamo obbedienza, perciò punite loro! Noi invece, lasciateci andare oltre, in pace”.

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Cap. 15

 

Accuse relazionate del popolo sulle abominevoli domande dei preti nel confessionale

 

(Accuse ai preti sulle differenze tra le prediche dal pulpito e la loro vita privata. – Scoperti come ladri di offerte, riuscivano a comprarsi il silenzio con minacce. – Nel confessionale facevano abominevoli domande e accuse per aver adito ad un’assoluzione in cambio di prestazioni sessuali. – Riuscivano ad estorcere qualunque confessione, anche falsa, pena il rogo o il carcere. – Quali preti celibi potevano desiderare e ottenere diritti sessuali che poi potevano perdonare per diritto.)

                       1.                 Ben detto, caro priore! Così però, non avete agito onestamente! Avevate certamente da adempiere le vostre prescrizioni e dogmi cerimoniali, ma non sta scritto da nessuna parte che voi stessi dovevate essere mentitori e ingannatori! Poiché ci sono già abbastanza menzogna e inganno nelle cerimonie e dogmi, voi sareste dovuti rimanere onesti e non contribuire con il vostro operato a far sì che il popolo stesso, attraverso i cattivi esempi che vide dalla vostra vita e dalle vostre opere, divenisse cattivo e miscredente, cosa che vi possono confermare i diavoli presenti insieme a voi”.

                       2.                 Subito si presentarono parecchi gridando: “Sì, sì, è vero ciò che dice questo giovane uomo. Nella Chiesa, dal pulpito, avete sì parlato bene; ma nel confessionale e nella vita pubblica eravate la rovina delle nostre anime. In seguito alla vostra vita e al vostro operare scandaloso, siamo diventati indifferenti e corrotti, e siamo stati ingannati e oltraggiati, finché non ci colse la fresca tomba, e là si aprirono i nostri occhi; ma era troppo tardi, perché venimmo nell’inferno, per il quale voi ci avevate preparato, e poi siete venuti anche voi quali nostri preti, maturi per tutto il male. Voi addossate la vostra responsabilità ai vostri superiori a Roma, ma dite: non avreste potuto vivere così devotamente come ne parlavate dai pulpiti, con molti stupendi esempi tratti dalla vita dei santi?

                       3.                 Perché facevate domande così abominevoli a giovani e vecchi, nel confessionale? Perché ci trattavate come vostri schiavi della Chiesa, facendoci coltivare il campo per voi, mentre voi vivevate oziando, grazie al lavoro delle nostre mani? Perché avete fornicato con le nostre giovinette e le nostre donne? Perché non vi era sacro il matrimonio? Perché ci avete istruito diligentemente di digiunare, mentre le vostre grosse pance, così sembrava, non sapevano nulla del digiuno? Perché ci nutrivate di speranza con la ricompensa nell’aldilà, mentre voi sollecitamente intascavate questa ricompensa già nell’aldiquà?

                       4.                 Sì, tutto quello che abbiamo visto, non era un bell’esempio, bensì solo un brutto esempio, il che ci tolse la fede, perché peccavamo imitandovi, e quindi abbiamo peccato anche noi come voi, e siamo là, dove ci hanno portato i vostri cattivi esempi!”. Di nuovo altri, rinfacciarono i preti, perché per mezzo di loro erano diventati ladri nella Chiesa, dando in prestito denaro che le comunità avevano sacrificato per le chiese, senza più restituirlo. E poi avevano fatto tacere i sacerdoti con la minaccia che avrebbero reso pubbliche tutte le mascalzonate di cui si erano resi colpevoli.

                       5.                 Altri di nuovo gridarono, scaricando così ogni responsabilità di se stessi sui preti, perché costoro li avevano portati a differenti peccati attraverso il confessionale, chiedendo cose che facevano aprire loro gli occhi e stimolavano le brame per i peccati. Così manifestarono ancora altre lamentele a causa delle ingiustizie perpetrate loro dai preti, che li avevano usati come strumenti di peccati torbidi che non si potevano nominare.

                       6.                 Alcuni si lamentarono, perché questi preti avevano escogitato tutti i bisogni immaginabili della Chiesa, e predicato di sacrificare con fervore a Dio, mentre loro stessi mettevano molti soldi nelle proprie tasche. Essi, infatti, come preposti della Chiesa avevano osservato attentamente quel che sacrificavano gli uomini, e avevano scoperto che i preti rubavano come le gazze. Per usarli come buoni strumenti del silenzio, essi studiavano sempre su unbuon piede’ con loro e li trattavano con pane e vino, affinché tacessero, e dovevano tacere, essendo schiavi della Chiesa e dei monasteri, se volevano conservare pace e appagamento nel loro destino di schiavi del territorio ecclesiastico.

                       7.                 Le donne gridarono che nel confessionale i preti le interrogavano sulle cose più disgustose, rendendole attente su ogni genere di peccati impuri, e dopo le facevano venire nelle loro abitazioni per la confessione e l’assoluzione, dove essi pretendevano di provare tutto in maniera palpabile. E così commettevano con loro prostituzione, ma anche adulterio, con giovani spose!

                       8.                 Una donna si lamentò: “Che cosa potevamo fare? Dovevamo andare al confessionale, e se non ottenevamo l’assoluzione, allora gli altri avrebbero visto in noi delle peccatrici assai grossolane, e se avessimo reso pubblico l’agire dei preti confessori, allora non saremmo più state al sicuro, perché tramite le loro creature sottomesse, ci avrebbero accusato di stregoneria, gettandoci nel carcere come streghe di cattiva reputazione, per torturarci e farci bruciare sul rogo!

                       9.                 Quindi che cosa potevamo fare, se non tener nascosto tutto lo scandalo, per salvare la pelle? Se qualcuna si dava da fare, allora era subito minacciata, con l’affermazione che avevano già sentito di lei questo o quello di stregoneria, e che avrebbero richiesto una spiacevole indagine, se essa non avesse tenuto chiuso il becco e controllato la propria linguaccia, poiché sarebbe stato tutto non vero, bensì solo maligna diffamazione delle loro parrocchiane di sentimento ostile, che però, i preti avevano già portato all’ordine, poiché essi avevano sentito da loro già molto di stregoneria attraverso il confessionale.

                     10.              In questo modo, ognuno era minacciato con l’ingiunzione di carcere, torture e rogo! Se qualcuno si credeva capace di alzar la voce, prendendosi la libertà di deporre, nonostante ciò, qualcosa contro di loro, allora essi avevano già volenterosi demoni che per loro spiavano e mettevano l’amico della verità nel più grande pericolo.

                     11.              Così ci andava, in seguito alla bassezza dei preti che venivano a sapere ogni immaginabili bugie maldicenti attraverso il confessionale, e noi, in seguito a questa infernale istituzione della Chiesa, eravamo costantemente nelle stanze della polizia e del tribunale clericale, volenti o nolenti. Poiché, chi poteva sapere che cosa lamentavano su di noi i maligni calunniatori e le vecchie comari dalla lingua lunga?

                     12.              Sì – vi diciamo – eravamo le più povere diavolesse dei nostri arcidiavoli in tonaca e talare, come quotidiane informatrici della polizia, e grazie a questi spiriti infernali eravamo costrette dalla Chiesa ad andare a confessarci e a lasciar fare di noi ciò che loro ritenevano buono, poiché eravamo schiave di chiese e monasteri senza alcun diritto, e come tali, in attesa di comparire giornalmente davanti al tribunale e nel carcere, se non ci andava bene tutto e se non volevamo tacere su tutto. E sopra di tutto ci promettevano assoluzione e Cielo, se per scrupolo avanzavamo proteste per le torbide azioni, poiché essi avevano tutto il potere di Dio e potevano perdonare ogni peccato, per quanto grande potesse essere.

                     13.              Inoltre ci davano ad intendere, con tutte le bugie immaginabili, quali diritti essi avessero, come preti celibi, verso l’altro sesso, e come non commettessero nessun peccato, se desideravano qualcosa. Con ciò si comprendeva che cosa volessero dire e, soprattutto, che se fosse stato un peccato, essi avevano anche il diritto della remissione dei peccati. E se tutto questo non fruttava, allora venivano con le domande: «Tu, vai davvero alle ridde delle streghe! E quante volte ci sei stata? Poiché ho saputo di te questo e quello!». Dopo tali domande, ci si rizzavano i capelli e dovevano cadere tutti i dubbi riguardo al peccato, se volevamo rimanere al riparo da carcere e tortura”.

                     14.              Di nuovo, altri deplorarono la profanazione e seduzione giovanile, di cui essi furono le vittime. Altri trovarono grandi imputazioni contro di loro, per il fatto di essersi resi colpevoli dell’assassinio di fanciulli nati dalle donne di servizio del monastero e della Chiesa, ed erano figli di preti. Quindi gridarono confusamente rinfacciando ai preti ogni genere di peccati, e questi, quali i colpevoli delle loro colpe.

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Cap. 16

 

Fare del bene senza rimprovero per l’ingiustizia subita

 

(Davanti alla voragine affettuosa promessa della remissione dei peccati se gli spiriti faranno penitenza e vorranno vivere come uomini buoni. Buona volontà di fare penitenza. – Offerta del cibo agli innumerevoli, ma senza rimprovero per il male subito. – Gioia e stupore sulla meravigliosa moltiplicazione del cibo. – I nuovi fratelli chiedono chi è la giovane guida che, come un giorno Gesù, moltiplica il cibo. – Gli angeli della pace scompaiono e gli spiriti accettano liberamente la compagnia.)

                       1.                 In queste grida disordinate Io levai la mano, facendo  loro cenno di tacere, e dissi: “I peccati, che voi avete citato, sono certamente grandi, ma possono essere cancellati se vorrete seguirMi, e così Io vi consiglio di far tesoro e ascoltare il discorso che prima il fratello Mio ha tenuto a voi. Da cattivi diavoli, voi dovrete diventare uomini buoni che fanno penitenza e diffondono amore, come noi. Allora il Padre nel Cielo vi perdonerà tutti i peccati e vi libererà dall’inferno, nel quale vi trovate già da secoli, senza sapere come uscirne”.

                       2.                 Come una saetta, questa promessa penetrò la moltitudine, e subito alcuni dal popolo si alzarono e dissero: “Noi faremo tutto, solo, difendeteci dalle fiamme dell’inferno che divampano dall’interno della terra. Queste, infatti, sono terribili da vedere, e noi faremo tutto ciò che pretenderete da noi, affinché non riceviamo la nostra ben meritata ricompensa per la durezza commessa contro di voi”.

                       3.                 Appena gli oratori ebbero terminato, il grande abisso dell’inferno si chiuse di nuovo e non vi fu più nulla da vedere, perciò la moltitudine esplose in sonore esclamazioni di gioia e tutti, guardarono a Me, colmi di speranze. Io allora dissi loro: “Voi siete affamati e perciò dovete mangiare qualcosa, prima che continuiamo a trattare”. E rivolto alla compagnia: “Disponetevi in bell’ordine, questa è l’occasione per ripagare il male con il bene; siate quindi pieni d’amore e senza biasimo, poiché chi fa del bene con biasimi, non ha nessun merito, perché egli rigetta il suo amore per il prossimo e con ciò si vanta di fare del bene per il male!”.

                       4.                 Subito tutti aprirono le loro sacche, e anche i musulmani trassero fuori i loro avanzi e li misero lì davanti, per la benedizione. Io ordinai agli angeli di andare a prendere anche il vino, affinché fosse maggiore il rafforzamento nell’amore. Appena fu ordinato questo, gli angeli scomparvero e ritornarono nell’immediato istante in numero accresciuto, e carichi di vino, che misero accanto ai cibi; poi, si ritirarono di nuovo. Io sollevai le mani, le stesi sul cibo e lo benedissi.

                       5.                 Dopo di ciò, Mi rivolsi alla moltitudine degli spiriti cattivi e dissi loro di sedersi in file, affinché potessero essere serviti. E subito tutti sedettero. E ora ordinai alla compagnia: “Prendete le vostre provviste benedette e distribuitele; i giovinetti distribuiranno il vino”. Quando i musulmani vollero di nuovo prendere in mano le loro piccole provviste, videro che erano grandi, così come quelle degli altri fratelli, e si rallegrarono che anche loro potessero fare tanto del bene, come i fratelli che erano già più progrediti di loro.

                       6.                 Subito si misero tutti in bell’ordine e andarono a distribuire con cuore gioioso. Quando la grande moltitudine vide il piccolo numero dei distribuenti e delle provviste, divenne triste, sembrò loro, infatti, che la maggior parte non avrebbe ricevuto nulla. Ma quando videro che le provviste non diminuivano e che la distribuzione proseguiva rapidamente, e tutti ricevevano abbastanza, si rallegrarono molto e si meravigliarono delle inesauribili sacche dei distribuenti, così come dei recipienti col vino che davano sempre nuovo vino.

                       7.                 Lo stupore però, fu ancora maggiore quando gustarono la bontà dei cibi e del vino, cosa che non potevano lodare abbastanza, poiché essi non avevano mai gustato qualcosa di così buono. Quando tutti ebbero da mangiare, si sedettero anche i distribuenti e mangiarono e bevvero della provvista rimasta. Durante il pasto si discusse con impegno, e così i cattivi spiriti chiesero ai distribuenti chi fosse la loro guida e come si chiamasse, perché egli sembrava così potente; la sua benedizione dei cibi e del vino, infatti, sembrava come un miracolo che un giorno aveva compiuto Gesù, quando satollò i cinquemila ascoltatori con soli cinque pani e due pesci.

                       8.                 “Qui c’è stata ben molta più provvista, poiché ognuno di voi, ne aveva solo una sacca, ma rispetto alla nostra enorme moltitudine sembra, in proporzione, di nuovo, così come cinque pani e due pesci per cinquemila partecipanti. Qui noi vediamo un miracolo! E perciò vorremmo sapere qualcosa di più preciso sulla vostra giovane guida”.

                       9.                 I distribuenti però, non seppero esprimere niente di certo, solo che era un alto Spirito, al Quale  questi giovinetti e altri spiriti beati obbedivano, servendo, e spiegarono: “Per questo non ce ne siamo occupati specificamente, ma facciamo solo ciò che dice Lui, e questo è bene, perché giace una visibile benedizione su tutto ciò che Egli ci dice di fare. E noi lo facciamo volentieri, perché ci tratta con amore e gentilezza. Fate così anche voi e vi andrà bene. Noi, infatti, siamo convinti che accoglierà anche voi nella nostra compagnia, se Lo seguirete e farete ciò che vi dirà, poiché Egli è buono e nobile, e perciò da amare, e volerGli bene”.

                     10.              Gli spiriti furono soddisfatti di questa spiegazione e dissero: “È bene sapere che Egli abbia buone intenzioni con noi, e perciò vogliamo fare tutto ciò che è possibile, poiché a spiriti maligni costa più fatica che a voi, di fare del bene, ma sentiamo in noi la forza per poterlo fare”. Con tali discorsi e cose simili fu mangiato il pasto, e quando tutti si furono saziati, videro che avanzava ancora abbastanza per un secondo pasto. Solo il vino fu bevuto completamente, senza che ne rimanesse neanche una goccia. Questo però, anche per ben sagge considerazioni.

                     11.              Durante questo pasto scomparvero gli spiriti della pace che circondavano la moltitudine, per cui gli spiriti cattivi poterono decidere liberamente su che cosa volessero fare. Ora tenni Io un discorso per loro, e dichiarai che davo loro la libertà, affinché potessero decidere del tutto apertamente se restare nelle loro condizioni infernali oppure rimanere con noi, gustando tutti i benefici di una vita gradita a Dio. Senza troppo riflettere, essi Mi risposero: “Abbiamo gustato abbastanza a lungo l’inferno e ne siamo più che mai sazi. Perciò, caro giovane uomo, accoglici nella tua compagnia e rivelaci i Tuoi desideri, e noi, per quanto è possibile, noi li adempiremo”.

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Cap. 17

 

Una guerra di spiriti cattolici contro protestanti viene fermata dagli angeli

Cattolico-romano significa tanto quanto anticristiano

 

(Guerra di spiriti e assedio di una città mediante gli spiriti. Gli spiriti infernali assedianti e assediati vengono circondati dalla compagnia, vinti e catturati. Swedenborg tiene una predica di pace. Pasto e canto di lode degli angeli. Discordanza della dottrina romana con la Dottrina di Cristo. Cattolico-romano significa tanto quanto anticristiano.)

                       1.                 Bene”, dissi Io, “allora vogliamo subito incamminarci e andare in aiuto di una città assediata che è minacciata da nemici, affinché essa vinca. Esprimete però, nel cuore, la vostra gratitudine al Padre celeste per il pasto”. Questo subito accadde. Poi soggiunsi: “Incoraggeremo e fortificheremo gli assediati nella resistenza, affinché gli assedianti, che pianificano solo del male, siano messi in fuga. (Beninteso, è una guerra di spiriti, non una guerra terrena.)

                       2.                 E così potrete subito mettervi in moto e prestare aiuto agli assediati. Il nemico è certo numeroso, ma lo vinceremo. Non fate del male a nessuno di loro, ma li accerchieremo e così gli assediati riceveranno coraggio e forza per gettarsi contro gli assedianti, i quali appunto per questo saranno scoraggiati, vedendosi minacciati alle spalle, così saranno catturati e messi completamente alle strette”.

                       3.                 Poiché tutto fu compreso, ci mettemmo subito in marcia ed Io li condussi nella regione, dove si svolgeva questa guerra di spiriti. Gli assediati si accorsero subito che tra gli assedianti si notava una debolezza e un correre confusamente, e che doveva essere accaduto qualcosa, perché costoro erano assai inquieti, e cominciavano a preoccuparsi solo per la loro copertura alle spalle, che sembrava essere minacciata.

                       4.                 Questa guerra di spiriti era nel secondo inferno sulla Terra, presso una città terrena, ma poiché gli spiriti dell’inferno, specialmente quelli del secondo, che è già molto tenebroso, non potevano sapere che cosa si svolgesse alle spalle del nemico, noi, con la nostra grande superiorità numerica, accerchiammo gli assedianti e li prendemmo, in piena regola, prigionieri, così che gli assediati si sentissero incoraggiati e loro stessi intraprendessero un’offensiva sugli assedianti. In questo tafferuglio accerchiammo anche costoro, gridando da tutte le parti: “Siete tutti prigionieri, arrendetevi volontariamente e non vi accadrà nulla, vogliamo solo stabilire la pace tra voi!”.

                       5.                 Queste grida, provenienti da tutto l’accerchiamento, portarono le due parti in disperazione, e nessuno sapeva che cosa intraprendere. In tale scompiglio gli angeli penetrarono con la loro forza di volontà tra i combattenti, dietro i quali seguirono gigantesche colonne, e li divisero in piccoli gruppi gridando forte: “Arrendetevi, siete nostri prigionieri!”.

                       6.                 Questo ebbe un effetto prostrante, poiché non si udivano altro che le grida dei vincitori, il che scoraggiò le due parti così che non si difesero, bensì attesero angosciati quel che sarebbe ora accaduto. “Sedetevi, deponete le armi e state calmi, affinché non siate costretti con la forza!”. Poiché i vincitori avevano già diviso le due parti e si erano separate tra loro, i vinti non seppero fare di meglio che di essere d’accordo, e così accadde ciò che si pretendeva da loro.

                       7.                 Ora dissi Io a Swedenborg: “Adesso tieni loro una giusta predica, affinché comprendano di camminare su false vie; ma non aspra, bensì solo in amore”. Swedenborg tenne subito un’opportuna predica di pace alle due parti, spiegando loro la stoltezza di conflitti e combattimenti, e che questo trasgrediva i divini Comandamenti dell’amore di cui essi, come spiriti, dovevano innanzi tutto tener conto, poiché solo l’amore e le opere scaturite dall’amore ed esercitate sul prossimo, questo li avrebbe resi felici e portati a Dio, e non odio e disamore, e le opere della vendetta e dell’ira da questi provenienti.

                       8.                 Egli toccò molti punti di fede cruciali e, con ciò, calmò gli animi dei combattenti. Quando ebbe terminata la sua predica di pace, promise loro un buon pasto, se si fossero tenuti calmi, cosa che non si fecero dire due volte. Allora Io chiamai gli angeli e dissi loro di procurare abbastanza vino, il che, come la prima volta, accadde con la massima rapidità. Essi, però, vennero in compagnia di nuove schiere di giovinetti come aiutanti e portatori del vino. Nello stesso tempo anche gli spiriti buoni misero davanti le loro provviste di cibo per la benedizione, e quando tutto fu benedetto, venne distribuito e consumato in comune, suscitando molta lode a causa del delizioso sapore. Questa volta però, non avanzò nulla delle provviste, e ciò impressionò un po’ gli spiriti buoni.

                       9.                 Solo che Io non lasciai spazio a nessuna tristezza e invitai gli angeli a intonare un canto di ringraziamento al Padre celeste. Essi si raccolsero subito nel coro e cominciarono a cantare, il che rese del tutto inquieti gli spiriti nuovi e minori, non avendo essi il necessario amore per tali suoni superiori; ma vi si abituarono anche presto, e furono sommamente entusiasti dello stupendo canto celeste. Questo però, fu necessario per risvegliare gli spiriti all’amore attraverso insegnamento, cibo, bevanda e canto, e renderli disponibili per l’elevato e il grandioso.

                     10.              Quando gli angeli ebbero terminato il canto di ringraziamento e lode, chiesi agli spiriti catturati se non volessero rimanere presso di noi con tale cibo, tale bevanda, canto e trattamento molto fraterno, e vivere e operare secondo gli insegnamenti che aveva dato loro il fratello Swedenborg. Subito si presentarono molti, spiegando: “Tutto questo ci starebbe bene, ma siamo cattolici romani e abbiamo parecchi preti tra noi; il vostro insegnamento dell’amore non ha siffatti ordinamenti, come li abbiamo noi, e quindi non sappiamo se possiamo accettare la vostra proposta. Perciò devono parlare con voi i nostri preti”. – A ciò proposi Io: “Si facciano avanti, affinché sentiamo che cosa non approvano di noi”.

                     11.              Subito vennero parecchi ecclesiastici, e uno tra loro Mi disse: “Il vostro cibo, bevande, canto e trattamento, sono assai belli e buoni, ma in voi manca la consapevolezza cattolica-romana; sembra che voi siate protestanti, quindi luterani, e con costoro, noi non stiamo mai a contatto, poiché sono eretici e apostati della nostra Chiesa, che rimane l’unica a rendere beati; perciò abbiamo fatto anche qui la guerra contro questi eretici, i quali però, adesso sono prigionieri come noi, e dunque non abbiamo nessun diritto di piombare loro addosso e bastonarli convenientemente”. – Ora obiettai Io: “Vi abbiamo noi forse bastonati perché siete cattolici romani ed eretici cerimoniali? Nell’amore della Dottrina di Cristo sta forse specificato di perseguitare e bastonare quelli che sono di altra fede? Non sta piuttosto specificato nel sermone del monte: «Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano (e vi fanno del male) e pregate per i vostri diffamatori e persecutori?».

                     12.              DiteMi, voi unici che rendete beati: è questa la Dottrina di Cristo, oppure no?”. Questa domanda fece restar di stucco i preti, i quali pensarono a una scusa, per addurre una buona scappatoia. Ma non venne loro in mente nulla di ciò, così Io presi di nuovo la parola e dissi loro: “Chi tace, accetta la verità del detto. Quindi non siamo eretici e apostati dell’unica Chiesa che rende beati, ma questa Chiesa si chiama ‘Amore’, mentre la cattolica-romana significa tanto quanto anticristiano!”.

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Cap. 18

 

L’origine della comunità cristiana a Roma

 

(Contraddizione dei preti romani con la descrizione anticristiana e loro affermazioni che unicamente la Chiesa rende beati. – Dimostrazione dal sermone del monte di ciò che è autenticamente cristiano. – La Chiesa originaria è un amorevole cuore umano. – L’insegnamento protestante è più antico di quello cattolico-romano. – Origine della comunità cristiana a Roma. – False relazioni del calendario romano su Pietro.)

                       1.                 Quest’osservazione e e il calzante confronto, fecero andare in collera i preti, che gridarono: “Che cosa? Cattolico-romano significa tanto quanto anticristiano? Ora vediamo che siete del diavolo, e finti santi che ci trattano con amore per toglierci l’autentica fede. Noi non siamo in vendita a un prezzo così basso! Anche noi, infatti, conosciamo le Sacre Scritture, e queste parlano per noi. Diteci: chi era prima, la religione cattolica-romana, o la luterana? Come potevano i cattolici-romani separarsi dalla Chiesa luterana, dal momento che esiste sin dai tempi di Pietro, mentre in realtà Martin Lutero comparve circa quindici secoli più tardi e fondò l’anticristianesimo luterano, separandosi dall’originaria Chiesa romana, l’unica che rende beati?”.

                       2.                 A ciò risposi Io: “Ben detto, Mio caro, ma non puoi dimostrare che sia la verità, tu menti come puoi. DimMi: poiché ci chiami del diavolo e finti santi, prima non ti ho declamato dal sermone del monte l’autentica Dottrina di Cristo? E voi non avete agito in modo anticristiano contro questa Dottrina? E noi invece, non abbiamo agito precisamente secondo la Dottrina di Cristo verso di voi? Tutto ciò che contravviene alla Dottrina di Cristo, è anticristiano! Chi è allora un anticristiano, Io oppure tu e la tua banda sacerdotale consenziente? Rispondi a questa Mia domanda, e poi risponderò e illuminerò anche le tue altre obiezioni”.

                       3.                 Di nuovo egli stava lì come colpito dal fulmine e non aveva nessun argomento. E così Io procedetti alla risposta sull’età e la genuinità originaria della Chiesa cattolica-romana: “DimMi, tu prete della Chiesa originaria cattolica-romana, che cosa definisci, tu, Chiesa originaria nella religione cristiana? Pensi che la Chiesa originaria sia chiamata secondo il luogo terreno? Se tu pensi questo, allora sei fortemente nell’errore, perché la Chiesa originaria presso Dio si chiama un amorevole cuore di uomo, e non una chiesa fabbricata.

                       4.                 Per quanto riguarda l’età tra religione romana e luterana, la luterana è, in ogni caso, la più antica, perché ha insegnato Cristo secondo i Suoi apostoli e discepoli, e loro stessi hanno messo per iscritto ciò che si denomina come il Nuovo Testamento’, che i protestanti usano come base della loro fede; mentre la chiesa romana è sorta più tardi e i suoi insegnamenti provengono da tutti i secoli, così che oggigiorno questi presentano un intero anticristianesimo di eresie, come le hanno introdotte un po’ alla volta i papi anticristiani nel corso dei secoli. Quello che tu dici, che la chiesa romana esiste dai tempi di Pietro, ha certo la sua esattezza; Pietro, infatti, viveva ancora quando in Roma già esisteva una comunità cristiana.

                       5.                 Pietro però, non ha mai fatto nulla o contribuito alla fondazione della Chiesa romana. La comunità romana cominciò a formarsi dopo la morte di Cristo, quando in Roma si venne a sapere della Sua resurrezione. A Roma, infatti, c’erano molti uomini che, al tempo di Cristo, si trovavano in Giudea e nelle zone limitrofe, impegnati in differenti faccende e occupazioni. Costoro furono presenti ai discorsi di Gesù e molti, dopo a tali discorsi, si convertirono dal loro paganesimo. Ritornati a Roma, riferirono ciò che avevano visto e sentito, e così cominciò e si diffuse la fede cristiana a Roma. Singoli uomini e intere famiglie divennero cristiani.

                       6.                 Alla fine giunse a Roma la notizia della Crocifissione e Resurrezione di Cristo, e questo suscitò un gran parlare nel popolo. Molti riferirono pubblicamente di essere stati personalmente presenti a tali discorsi, e di aver parlato con Gesù; con ciò i credenti si riconobbero, si unirono e divennero una nuova setta religiosa. Le notizie di quel che gli apostoli e discepoli facevano, giungevano ripetutamente da Gerusalemme a Roma, e come in Gerusalemme si formava una comunità cristiana, così anche a Roma si unirono più strettamente gli amici e seguaci del cristianesimo.

                       7.                 Non avevano però, ancora stabilito nessuna guida, perché nessuno di loro era abbastanza istruito nella nuova Dottrina. Si radunavano, si tenevano incontri, si pregava e cantava, ma non si arrivò per molto tempo alla costituzione di una solida comunità. Quando Paolo venne a Roma nell’anno 61, c’erano sì, già molti cristiani, ma ancora nessun vescovo della comunità di Roma. Perciò egli parlò, nelle sue lettere, dei nomi di molti cristiani romani, ma mai di un vescovo, perché non ce n’era ancora nessuno. E Paolo, come prigioniero e messo in catene, non poteva essere designato quale vescovo,sovrintendente della comunità’.

                       8.                 Le lettere di Paolo da Roma sono datate dagli anni 61 al 63, perché più tardi a Paolo fu vietato di aver relazioni con la sua cerchia di amici, così che egli visse ancora due anni legato in catene nel carcere, finché morì. Il calendario romano riferisce certamente che Pietro fu in Roma dal 42 al 67, ma tutto questo è inventato, perché le lettere degli apostoli dimostrano chiaramente il contrario. Nemmeno Paolo, menziona qualcosa in nessuna lettera né di un Pietro né di un vescovo in Roma. Quindi, Pietro non fu vescovo di Roma, perché nell’anno 44 fu prigioniero e nell’anno 51 fu chiamato pilastro della comunità di Gerusalemme, com’è evidente dalle relazioni del Nuovo Testamento, e questo annulla perfettamente le bugie del calendarium romanum! Ebbene, che cosa dici di questa spiegazione pienamente vera?”.

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Cap. 19

 

I preti cattolici-romani pretendono autentiche prove e vengono prodotte da Pietro e Paolo

 

(I preti pretendono, come prove personali, gli apostoli Pietro e Paolo, i quali compaiono e confermano le affermazioni di fratello Amore. – Il popolo sotto i sacerdoti cattolici-romano comprende la verità e chiama i loro preti, servitori di Satana. – Passaggio di tutti alla compagnia e loro istruzione dai servitori celesti.)

                       1.                 L’oratore con ciò fu visibilmente imbarazzato e tacque per un lungo tempo, ma poi si alzò e disse: “È facile raccontare, poiché non c’è nessuno che possa dirci la verità. Si potrebbe certamente credere a Te, ma mancano le prove. E chi  può fornircele? Io non ho mai sentito altro: Pietro fu il primo vescovo di Roma! Tu invece sostieni che non lo era. Dove sta la verità? Non posso stabilirla, e così nemmeno credere. Se però, potrai portarmi delle prove, allora sarò volentieri disposto a crederTi!”.

                       2.                 Questa risposta era ben congegnata, poiché si trattava principalmente di annientare con ciò la Mia spiegazione, non credendo egli che Io potessi fornirgli delle prove. Io invece fui subito pronto a fornirgliele, e così gli domandai: “Vuoi tu prove scritte, o altre?”. Di nuovo un po’ imbarazzato, si decise, Io dovevo fornirgli tutte le prove che Mi sarebbe stato possibile fornire. Dopo di che, gli risposi: “Io sono pratico di notizie date per iscritto e conosco personalmente Pietro e Paolo, perciò Mi è possibile fornire ogni prova. E così deciditi: quali prove vuoi avere?”.

                       3.                 Il prete Mi guardò gravemente, e non sapeva se  dovesse considerarMi come un fanfarone e un campione della parola, oppure chiedere le prove che gli avevo menzionato. Alla fine si decise e domandò: “Se sei potente, allora chiamaci giù i due apostoli, affinché apprendiamo dai loro ragguagli come stiano davvero le cose”. Ma che Io potessi metterlo in atto, non lo credeva neanche per idea, voleva solo metterMi in difficoltà, per poi uscire vincitore dalla competizione.

                       4.                 Allora Io dissi: “Sì, bene! Ma dimMi, che cosa vorresti domandar loro?”. Questa domanda preliminare gli confermò l’opinione dell’impossibilità di far comparire gli apostoli, e ne rise maliziosamente, ma subito Io aggiunsi: “Non ti ho detto di ridere in malafede, ma di riflettere prima di parlare con spiriti così alti. Quindi preparati, affinché tu possa domandare qualcosa di ragionevole”. – Quindi chiamai: “Pietro e Paolo, venite giù!”.

                       5.                 Come una saetta venne giù prima Pietro, e subito dopo Paolo; raggianti in una veste blu celeste, chiesero al prete che cosa desiderasse da loro. Costui però, era colpito come da un fulmine, non poté proferire nessun suono dallo spavento. Egli, infatti, non se lo aspettava. Perciò Io stesso dissi: “Ditegli un po’ che cosa e dove eravate voi due, e come stanno le cose con te, Pietro, in Roma”.

                       6.                 Pietro cominciò subito: “Mi stupisce che tu, come sacerdote, non conosca le Sacre Scritture del Nuovo Testamento. Se ti fossi curato più degli Insegnamenti di Cristo, che degli insegnamenti scorretti romani, allora avresti saputo che nessuno può essere nello stesso tempo apostolo in Asia e vescovo in Roma. Quindi ti posso dire che io, Pietro, fui certamente un apostolo in Asia, ma non misi mai piede sul suolo d’Europa!”. – Dopo cominciò a parlare Paolo e spiegò: “Io sono stato quasi cinque anni in Roma ma in quel tempo non vi fu nessun vescovo in questa città.

                       7.                 I fratelli venivano a schiere per visitarmi, ma senza una guida speciale. Essi avevano ricevuto gli insegnamenti degli apostoli in copia da Gerusalemme, e si trascrivevano anche tutte le lettere che io scrivevo in Roma ai fratelli dell’Asia e della Grecia, vivendo tra loro in pace e fraternamente. Tuttavia sappi che Pietro era già morto molto prima che io venissi a Roma, e quindi non poteva morire ancora una volta nell’anno 67! C’è stato, infatti, solo un Pietro e non due. Non sai tu che Pietro, nell’anno 44, fu gettato in carcere da Erode Antipa, e che io, con Pietro, Giovanni, Giacomo e parecchi discepoli, alla presenza di tutta la comunità in Gerusalemme, nell’anno 51, tenemmo un sinodo, e precisamente il primo sinodo di fede?

                       8.                 Nondimeno questo sta scritto di me, e tu come sacerdote, che dovresti conoscere a memoria le Sacre Scritture, non ne sai nulla? Ma dimmi: che cosa hai fatto e che cosa hai insegnato nel tuo tempo come sacerdote, se non conosci le lettere degli apostoli? E come potevi essere un sacerdote della verità di Dio, se non ti sei occupato della Verità, predicando invece bugie agli uomini?”.

                       9.                 Questa domanda illuminante portò il prete completamente al silenzio, e anche i suoi colleghi preti abbassarono gli occhi, per non essere colpiti dallo sguardo pieno di rimproveri di Paolo. Il popolo invece applaudì gridando: “Abbiamo appreso abbastanza. Ora non ci lasceremo più illudere, poiché voi siete mentitori e ingannatori, perciò siete nell’inferno come noi! E sareste voi, siffatti servitori di Dio? Dio dimora nel Cielo, voi invece siete nell’inferno, dove dimora Satana, di cui siete stati sacerdoti bugiardi. Perciò siamo venuti nell’inferno, perché abbiamo avuto voi come sacerdoti servitori di Satana. Via con voi! Ora vogliamo rimanere con questo giovane uomo che ci ha aperto gli occhi”.

                     10.              A queste parole i due apostoli s’inchinarono verso di Me e scomparvero dagli occhi degli uomini. Io allora dissi ai nuovi fratelli: “È giusto così! La verità deve essere riconosciuta e accettata. Ma Io credo che non sia più necessario chiedere dove volete rimanere. Voi stessi, infatti, vi siete decisi ed espressi, e perciò i Miei servitori v’istruiranno subito su come dovete vivere e comportarvi per procedere spiritualmente in avanti”.

                     11.              Rimasero però, anche i preti, e attesero l’insegnamento. Subito si fecero avanti gli angeli ed Io ordinai loro di istruire i nuovi fratelli in tutto ciò che era necessario, e ciò accadde. Durante il tempo dell’insegnamento Io conversai con Swedenborg chiedendogli se non volesse assistere a una vera e propria guerra di nuvole degli spiriti con tuoni e fulmini, il che produce spesso molte preoccupazioni e dispiaceri agli abitanti della Terra.

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Cap. 20

 

I temporali sulla Terra sono guerre di spiriti

 

(Gli spiriti aggregati ricevano nuovi abiti. – Ascensione nella regione degli spiriti della pace. – Chiarimento sull’essenza del temporale: è una guerra di spiriti. – Guerra di nuvole tra cattolici-romani e protestanti. – Fratello Amore parla loro citando il Vangelo per convincere gli spiriti della loro cattiva comprensione e confusione sull’interpretazione esegetica.)

                       1.                 Swedenborg fu subito d’accordo. E quando gli angeli ebbero finito con gli insegnamenti, Io ordinai loro: “Mettete ai poveri, nuovi e buoni abiti, poi andremo nella regione delle nuvole, dove si trova il primo inferno”. Quando gli angeli ebbero terminato il loro incarico, ritornarono di nuovo ed Io dissi a tutta la compagnia: “Miei cari fratelli! Il Padre celeste vi ha offerto da mangiare e da bere tramite Me, e vi ha fatto istruire e vestire. D’ora in poi dovrete rendere i vostri abiti sempre più belli attraverso le opere dell’amore per il prossimo. La vostra aspirazione dovrà essere di mettere in opera, attraverso l’amore, solo il bene e la tenerezza verso i vostri fratelli e sorelle, e ciò deve crescere in voi sempre più potentemente.

                       2.                 Perciò vogliamo salire una volta su, nelle nuvole, dove sta arrivando proprio ora una tempesta di grande dimensione, per stabilire lì la quiete e preservare gli uomini sulla Terra da una grande sventura. Quindi, fate diventare azione gli insegnamenti che vi sono stati dati, poiché quanto più rapidamente maturerete nell’amore, tanto più belli diventeranno i vostri abiti, e tanto più luminoso il vostro orizzonte; infatti, l’amore vi forma entrambi e vi eleva a spiriti superiori. E così partiamo lietamente verso l’alto”.

                       3.                 Subito l’intera moltitudine di spiriti cominciò a volteggiare verso l’alto, dove diventava sempre più chiaro. Appena fu attraversata l’altezza delle nuvole e fummo tutti oltre le nuvole che minacciavano pioggia, dissi agli spiriti: “Guardate là, in lontananza, le nuvole nere: sono già molto vendicative. Là si scontrano due partiti nemici e si lotta ferocemente per il diritto e il privilegio. Il primo partito è cattolico-romano, il secondo protestante.

                       4.                 Noi andremo a stabilirci sopra di loro e osserveremo lo spettacolo dall’alto. Essi, infatti, non ci vedranno, perché non possono guardare verso l’alto oltre le loro sfere, oppure il loro campo d’azione, dove si trovano. Noi invece dall’alto vedremo precisamente tutto ciò che accade, e sentiremo e intenderemo anche le loro parole bellicose, e quando lo spettacolo degenererà nel peggio, allora interverremo, come v’indicherò Io”.

                       5.                 Nel successivo istante ci trovammo sui partiti contendenti dove, vigilanti, già stavano a guardare lo spettacolo una grande moltitudine di spiriti della pace. Essi ci salutarono amichevolmente e si rallegrarono che noi fossimo venuti loro in aiuto, perché c’era una gigantesca moltitudine di combattenti. Infatti, ci attendeva un gran lavoro anche per afferrare questi spiriti e ristabilire l’ordine. Prima però, di seguire oltre la faccenda, qui è necessaria una spiegazione per comprendere chiaramente i lampi, i tuoni, la caduta dei fulmini e tutto ciò che segue a una tempesta. E perciò devo iniziarvi ai misteri delle forze della natura e al loro effetto, affinché possiate comprendere e afferrare la faccenda.

                       6.                 La guerra degli spiriti non ha bisogno né di polvere da sparo né di fucili, di cannoni o pallottole, ma qui è decisiva la forza di volontà. Voi vedete arrivare delle masse luminose che cominciano a colorarsi e a diventare sempre più scure, e da ciò riconoscete che si avvicinano nuvole tempestose. E quanto più diventano scure e grandi, tanto più minacciosa e pericolosa appare la tempesta. Questo è un fatto universale osservato e conosciuto, di cui nessuno dubita. Ma le cose stanno del tutto diversamente secondo i punti di vista, su come questo e quello sorgerà e si formerà. E così voglio darvi il necessario chiarimento, affinché poi l’intera spiegazione vi diventi chiara e comprensibile.

                       7.                 Le nuvole si attirano l’una con l’altra e si formano mediante la forza di volontà degli spiriti. Questi, infatti, vanno nelle usuali nuvole di vapore acqueo, che in sé sono luminose o bianche. Quando però gli spiriti usano le stesse per i loro conflitti e spedizioni militari, allora queste ultime si colorano delle esalazioni cattive che fluiscono dagli spiriti furibondi e che covano vendetta. Quanto più gli spiriti sono furibondi e quanto più si assembrano compatti, tanto più scure diventano le nuvole, perché essi le dirigono con la loro forza di volontà, affinché volteggino là, dove le vogliono avere.

                       8.                 Se ci sono molti spiriti serrati e ammassati insieme, allora di solito lo spettacolo ha inizio. Sotto vedete le nuvole scure, sopra di queste, volteggiano sempre quelle luminose. Nelle nuvole luminose, infatti, si trovano gli spiriti paradisiaci della pace, i quali stanno attenti che i partiti non degenerino troppo fortemente.

                       9.                 E se questo dovesse accadere, allora essi sono anche già lì, e intervengono energicamente per ristabilire di nuovo quiete e pace. In tali conflitti e spedizioni militari, esistono ovviamente sempre due partiti ostili che non si sopportano e non possono soffrirsi. Nella regione delle nuvole, quale il primo inferno, le cose vanno proprio come sulla Terra.

                     10.              Poiché gli spiriti dei defunti, che non sono cattivi ma neanche buoni, vengono nel primo inferno che si trova nella regione delle nuvole. Qui essi vivono liberamene e fanno le stesse cose che facevano sulla Terra. Essi, infatti, vi arrivano con gli stessi vizi e passioni alle quali erano dediti sulla Terra. Qui s’inquadrano nei gruppi di quegli spiriti che fanno ciò che piace al loro cuore, e gli spiriti, che si riconoscono reciprocamente subito nella qualità, affluiscono e attirano i nuovi arrivati nella loro sfera d’azione.

                     11.              Naturalmente anche spiriti migliori di parenti, conoscenti e amici, dalle regioni paradisiache si sforzano di conquistare gli arrivati per sé, ma lo spirito deceduto dalla Terra preferisce andare là, dove lo attrae la sua inclinazione. Qui nella regione delle nuvole esistono poi altrettante associazioni di ogni appartenenza, sette e orientamenti come sulla Terra, e così anche gruppi e compagnie di tutti gli strati e classi. Naturalmente questo più secondo l’immaginazione che la realtà, poiché gli spiriti sono cattivi e litigiosi tra loro, anche se appartengono allo stesso orientamento.

                     12.              Ma il maligno, poiché senza di questo non esisterebbe nessun inferno insopportabile, non fa sorgere e sussistere nessuno stato d’animo cordiale tra le comunità. Quando poi due associazioni o compagnie si scontrano, perché non possono soffrirsi, allora subito ci sono allusioni pungenti e diffamazioni di ogni genere gettati a caso. E se i litigi degenerano nel cattivo e violento, allora si vede e sente sulla Terra come il lampo e il tuono.

                     13.              Il lampo e il tuono però, non sorgono così come credono gli eruditi della Terra, ma del tutto diversamente, e cioè: se due partiti sono passati alla violenza, allora si raggruppano in colonne, e da qui deriva poi l’urto contro il partito avverso. Gli spiriti hanno inoltre un contatto tra loro, come fossero un unico spirito, poiché passa su tutti solo un essere e un pensiero. Se quindi vogliono attuare uno scontro con l’avversario, questo allora accade velocemente come il pensiero. E poiché questo scontro accade tanto velocemente, l’aria non può cedere rapidamente, ma s’incendia davanti alla potenza della pressione, e ciò genera il fulmine.

                     14.              Il fulmine però, non è diritto, bensì irregolare, incurvato e tortuoso. Questo fenomeno trae origine dal fatto che gli spiriti intraprendono uno scontro non in linea diretta, bensì indiretta, per ingannare. Poiché anche il partito avverso sa che arriverà lo scontro, ed è pronto ad affrontarlo, e poiché si combatte da più parti, viene utilizzato quest’inganno per colpire qualcosa con più certezza.

                     15.              La rapidità dello scontro, poiché tutto è elettrico e l’anima stessa consiste di eterei raggi di luce elettrica, genera inizialmente la luce elettrica del fulmine, e poi il tuono, che è il fenomeno concomitante per la violenta pressione, come quando si spara con un fucile o un cannone. Così le colonne degli spiriti cozzano le une sulle altre, e se le danno di santa ragione, finché si stancano e si separano di nuovo con guai e dolori.

                     16.              Se talvolta è in corso la baruffa, allora s’intromettono gli spiriti della pace, accerchiano i combattenti e li serrano insieme in un attimo, così che non si possano muovere. Questo rende ora furibondi i due contendenti, essi s’infiammano, ma gli spiriti della pace li hanno in pugno e li scaraventano giù sulla Terra, nel secondo inferno, e questo lancio è altrettanto potentemente veloce, non solo da incendiare l’aria, bensì, poiché giù sulla Terra l’aria è sempre più fitta, anche da fonderla. E quest’aria fusa, infuocata, essendo appunto elettrica e generata attraverso l’elettricità, è il disastroso bastone sotto forma di tuono che si accende e uccide, e spesso ha per conseguenza molti strani fenomeni, perché essa è appunto un vero e proprio essere spirituale-elettrico ed ha in sé una propria intelligenza, dal momento che la Mia volontà possiede la stessa caratteristica di base che è anche elettricità.

                     17.              Con ciò, il tuono è la densa aria accesa e fusa di immensa forza di pressione sulla Terra, generata attraverso la velocità degli spiriti che fendono l'atmosfera terrestre, la quale, poiché è anch’essa elettrica e dotata di una forza elettrica intelligente, colpisce là dove si gettano gli spiriti, perché quest'aria li insegue immediatamente e, fusa in una massa densa e trasparente, va là, dove la corrente elettrica si propaga, appena viene a contatto con l'elettricità terrestre. L'impatto stesso dipende a volte dalla cattiveria degli spiriti che si muovono con gioia maligna su case, alberi ecc., talvolta, però, è solo casuale.

                     18.              Che certi colpi di fulmine incendino, e certi no, dipende dal fatto che questi ultimi non hanno toccato proprio nulla d’infiammabile. Che siano colpiti alcuni alberi piuttosto che altri, dipende dalla gran quantità di elettricità che si trova in alcuni di questi. Dove si trova più elettricità, là esiste una maggior forza d’attrazione, ma solo quando questa colpisce nelle vicinanze, altrimenti no! Se in questo modo i partiti belligeranti sono gettati giù, e con la pioggia, la loro maligna esalazione, che costituisce una parte della loro essenza, è scagliata al suolo, allora i partiti si raffreddano, perché sanno di avere su di sé spiriti dominanti che incutono loro il totale dovuto rispetto, e allora essi ritirano di nuovo il loro fluido maligno e le nuvole diventano più luminose e bianche, finché tutto ridiventa calmo.

                     19.              Se le nuvole non fossero oscurate attraverso il cattivo fluido degli spiriti, i quali mostrano materialmente com’è costituita la vendetta iraconda spirituale dei belligeranti, allora non scorgereste mai altro che nuvole bianche, così bianche, come sono le nuvole a pecorelle, dove si trattengono gli spiriti paradisiaci della pace, perché l’acqua, sospesa in forma di vapore delle nuvole, è in sé perfettamente pura, ed è colorata solo quando un grande vento burrascoso solleva polvere e pulviscolo e lo porta nelle nuvole.

                     20.              Dopo quest’iniziazione ai misteri della natura, ritorniamo al nostro tema. Quando fummo sulle parti belligeranti, la faccenda andava già in maniera assai confusa. Ogni partito voleva difendere e avere il suo diritto, e nessuno cedeva. Per questa ragione diventavano sempre più iracondi e furibondi, e così volavano qui e là parole accese d’ira e ingiurie come tiri di frecce.

                     21.              Alla fine passarono ad atti di violenza, ed Io ordinai di circondare tutti e prenderli prigionieri, ma non di pressarli e gettarli nel secondo inferno, bensì di trattenerli, gettando il loro fluido sulla Terra attraverso la pioggia e aspettando finché non si fossero raffreddati un po’, diventando angustiati e preoccupati per il loro destino. Dopo pochi fulmini e tuoni di nuvole, subentrò quiete, le nuvole persero la loro aria minacciosa, la colorazione scura, ed Io Mi presentai dinanzi agli spiriti chiedendo: “Perché combattete, vi minacciate e conducete guerre a causa della religione? Cristo ha insegnato che si deve presentare l’autentica fede con litigi, schiaffeggiate e grossolano menar le mani?”.

                     22.              Allora si presentarono subito alcuni preti e risposero: “Cristo ha detto: «Non vi porto la pace, ma la spada», e secondo questo verdetto abbiamo ottenuto il diritto di combattere per l’autentica fede con parole e armi, e lo facciamo adempiendo anche, fedeli al nostro dovere, il nostro obbligo come buoni cristiani contro gli eretici luterani che osano offenderci e provocarci con il loro anticristianesimo”. – A ciò obiettai Io: “Gesù espresse certamente queste parole, ma non nel senso in cui le interpretate voi. Egli, quale Amore di Dio Padre, predicò l’amore fraterno, e il Suo saluto era: «La pace sia con voi».

                     23.              E nell’Apocalisse di Giovanni, che Gesù dettò e diede a lui, si dice: «Chi uccide con la spada, sarà anche ucciso con la spada». DiteMi quindi: come fate a mettere d’accordo questo, con la vostra interpretazione?”. – Allora i preti stettero indecisi e non sapevano che cosa rispondere. Alla fine, uno si alzò di scatto e disse: “Sì, se si confrontano queste parole con le altre, allora certamente non vanno d’accordo. Quali però, di queste, sono autentiche, e quali travisate? Noi uomini non lo possiamo discernere, e così ci siamo attenuti al senso letterale come si presentava a noi, e con ciò non abbiamo nemmeno sbagliato”.

                     24.              “Secondo la tua opinione certamente no”. Lo interruppi Io, e soggiunsi: “Non si dice anche nel quinto Comandamento: tu non devi uccidere? E sia spiritualmente o materialmente, con l’arma oppure no, è lo stesso. Quindi nemmeno con la spada! Ma affinché tu riconosca il senso della risposta a tua difesa, te lo voglio comunicare: l’uomo vive in costante lotta tra spirito e materia! E Cristo intendeva che Egli non ha portato nessun ben vivere e bengodi della vita con la Sua Dottrina, ma la spada, il che significa la decisione nella lotta contro le cupidigie, le brame e passioni della carne e della vita, di conseguenza lottare per la vita spirituale, combattendo sempre la vita materiale. Comprendi tu ora le due spade nel Nuovo Testamento? Queste suonano differenti e contraddittorie, e certo entrambe sono giuste!”.

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Cap. 21

 

Delle pretese dei preti cattolici romani vengono confutate con le Sacre Scritture

Il mezzo per la concordia è l’amore per il prossimo

 

(I preti difendono la purezza e l’autenticità della dottrina cattolica-romana nei confronti di quella protestante. – La posizione della futura e vera Gerusalemme. – Il mezzo per la concordia dimostrato nei fatti con l’offerta di cibo per tutti. – Il canto di ringraziamento degli angeli con l’accompagnamento di musicanti invisibili. – Entrambi i partiti si affratellano, sono accolti nella compagnia e vestiti a nuovo.)

                       1.                 I preti si guardarono l’un l’altro, stupiti del senso di questa interpretazione, cui non sapevano contrapporre nessuna obiezione, poi dissero: “L’interpretazione è ben appropriata, ciò nonostante dobbiamo vegliare sulla purezza della fede della nostra Chiesa cattolica romana, e non tolleriamo innovazioni eretiche come quelle introdotte da Martin Lutero. E questo ci da’ il diritto di perseguitare i nostri nemici come eretici e apostati, e possibilmente anche convertirli con la forza, affinché la sfera dei nostri oppositori sia limitata e alla fine scompaia”.

                       2.                 Allora Io replicai: “Credi tu in verità alla purezza della fede cattolica-romana? In che cosa identifichi la purezza della fede romana e l’impurità della fede luterana? Spiegaci, affinché riconosciamo i vostri presunti privilegi e possiamo formarci un giusto giudizio, su quale delle parti contendente sia certamente in diritto di poter definire la fede dell’altro come eretica, ingiusta e impura!”.

                       3.                 Il prete subito si concentrò e spiegò: “La nostra fede cattolica-romana deriva dal tempo degli apostoli, san Pietro stesso stabilì il seggio apostolico-romano dei papi e fu il primo papa a Roma. Noi sacerdoti cattolico-romani abbiamo sempre tenuto alto il vessillo della cristianità, fino a quando Martin Lutero provocò lo scisma come apostata portando via molti dei suoi figli all’autentica Chiesa madre della cristianità, e perciò noi odiamo e perseguitiamo i luterani”.

                       4.                 A questo, obiettai: “Hai fatto presto con i tuoi argomenti, ma con ciò non hai dimostrato nulla sulla purezza e autenticità della fede romana rispetto a quella luterana. È di questo, che si discute. Prova a dimostrarlo!”.

                       5.                 Quest’ingiunzione sorprese il prete, che replicò: “Sì, che altro ti devo dimostrare? Io so solo che la Chiesa romana è la migliore di tutte ed è l’unica a rendere beati, perciò certamente l’autentica e superiore. Ora parla tu, se sai qualcosa di meglio!”.

                       6.                 Naturalmente non Me lo feci dire due volte e gli risposi: “Per quanto riguarda l’età, allora saprai anche che non si può parlare di Roma, bensì della Dottrina che Cristo ha insegnato e gli apostoli e evangelisti hanno scritto, e questa sta nella Scrittura e non nel nome di Roma. E guarda: nella Sacra Scrittura non vi è nulla che riferisca di Pietro e del suo seggio in Roma, e perciò non puoi poggiarti su nulla, con cui poter determinare Roma come primo e più antico luogo della fede!

                       7.                 Questo potrebbe esserlo al più, Gerusalemme stessa, ma l’antica Gerusalemme è scomparsa dalla Terra, e la nuova si trova a parecchie ore lontano da questa e porta solo il nome della vera Gerusalemme, tutto il resto è falso, ed è stato inventato a favore della cupidigia dei preti, i quali vivono del fatto che, attraverso false indicazioni, attirano il popolo inconsapevole ad andare lì in pellegrinaggio. Per quanto riguarda se sia l’unica a rendere beati, allora ti ricordo bene la Dottrina di Cristo, nella quale non si parla di nessuna chiesa costruita e indicata localmente, bensì che l’amore per Dio e per il prossimo, è il sommo Comandamento, e di conseguenza, anche l’unico a rendere beati; dunque è l’amore, l’autentico, più puro e migliore mezzo che porta l’uomo a Dio e perciò nel Cielo. L’ha scritto anche Paolo ai Corinzi e lo trovi spiegato in tutto il Nuovo Testamento come fondamento della fede cristiana. Questa è la verità, e non diversamente! E ora parla tu, se hai ancora qualcosa da obiettare”.

                       8.                 Questo chiarimento spezzò la resistenza dei preti, e così conclusero: “Ammettiamo che tu abbia ragione in tutto, ma come possiamo andar d’accordo con i luterani, dal momento che ci separano l’uno dall’altro così bruscamente articoli di fede innati e acquisiti con lo studio? Non ne conosciamo il mezzo! Senza di questo, infatti, siamo ostili partiti di fede che non possono soffrirsi reciprocamente, ma si diffamano e perseguitano dovunque s’incontrino. Forse tu conosci un mezzo buono e decisivo contro di ciò? Poiché ci manca solo questo!”.

                       9.                 “Ebbene, questo si può accettare. Per il mezzo non sono in imbarazzo, e voglio subito mostrarvi il mezzo unito all’azione, affinché possiate toccarlo con mano e convincervi in che cosa consista. Voi pensate che noi siamo i vostri nemici, perché come tali siete stati catturati e circondati; noi, però, non vi facciamo nulla di male, ma ci sforziamo solo di portarvi fuori dalle vostre false opinioni di fede. E prima di continuare a parlare, vogliamo fare uno spuntino. Voi siete affamati, e vogliamo che rimaniate con noi per il pasto”.

                     10.              I preti furono subito d’accordo, e il popolo, che con diligenza aveva ascoltato e dedotto che la verità era dalla nostra parte, fece lo stesso. Ordinai subito agli angeli di procurare pane e vino, che Io benedissi e feci distribuire. Tutti lodarono la bontà del cibo e del vino, dicendo: “Questo è un pane e un vino celeste, una cosa così, non cresce da nessuna parte”.

                     11.              Io lasciai che si rallegrassero e attesi finché tutto fu consumato. Che fossero serviti non soltanto i fratelli ma tutti, fu del tutto naturale e perciò c’era ovunque un magnifico umore. Dopo che tutto fu consumato, dissi ai giovinetti di intonare un canto di ringraziamento con l’accompagnamento musicale. Subito vennero, naturalmente invisibili per la compagnia ma non per gli angeli, musicanti in mezzo a loro, formarono il coro e cantarono con l’accompagnamento musicale uno stupendo canto di ringraziamento per il buon dono che era stato loro offerto. La compagnia, già grande di oltre tre milioni di teste, era completamente stupefatta di questa stupenda musica e del meraviglioso canto dei giovinetti; tutti furono elevati come in Altezze celesti. All’inizio i nervi non sono abituati a questo, perché è troppo toccante.

                     12.              Una volta però che è stato risvegliato l’amore, allora ci si delizia nelle Altezze celesti di commozione per il grandioso soprannaturale. In questa pesca sono necessari tali espedienti, per rendere gli uomini maturi velocemente per il Regno dei Cieli, e perché con ciò essi riconoscono quali delizie, altrimenti irraggiungibili, offra loro un puro amore. Quando cessarono il canto e la musica, chiesi ai nuovi fratelli: “Ditemi ora: che cosa volete fare? Vi do la libertà! Potete fare quello che volete!

                     13.              Potete continuare a rimanere diavoli e odiarvi e perseguitarvi secondo l’insegnamento di Satana, come finora, oppure potete diventare buoni, rimanere nell’amore e, secondo la Dottrina di Gesù, amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come voi stessi, e fare a lui la stessa cosa che desiderate sia fatto a voi in tutte le faccende. Vi ho dimostrato com’è, in realtà, la Dottrina di Gesù, e così conoscete la differenza del vostro precedente modo d’agire contro i nemici, e come si dovrebbe procedere secondo la Dottrina di Gesù. Dinanzi a Me voi siete liberi e non più prigionieri, potete rimanere con noi e godere i benefici di una vita superiore, oppure ritornare nel vostro tenebroso inferno. E così decidetevi e dateMi la vostra risposta!”.

                     14.              I preti cominciarono subito a parlare ai loro seguaci e avversari: “Cari fratelli in Cristo! Abbiamo visto che il nostro precedente modo d’agire era sbagliato, ci rammarichiamo molto di questo e chiediamo il vostro perdono, perché attraverso di noi e con noi, allo stesso tempo, siete stati infelici. Noi ci siamo decisi a rimanere, e ad agire come ci ha spiegato così bene il giovane uomo stesso, dimostrando come si deve vivere e operare. Non vogliamo chiamarci cattolici-romani e protestanti ma cristiani, e agire così come Cristo ci ha insegnato.

                     15.              Perciò porgiamoci reciprocamente la mano da fratelli e curiamo tra noi l’autentico amore cristiano, quali figli di un Padre celeste; solo allora il nostro caro Padre nel Cielo perdonerà i nostri grandi peccati, poiché intendiamo molto seriamente di liberarcene, di far penitenza e vivere del tutto così come ci ha mostrato il caro fratello, che ora diventerà la guida di tutti noi, con il suo stupendo, anzi veramente divino esempio.

                     16.              Diamoci reciprocamente la mano da fratelli e rimaniamo insieme, uniti nell’amore fraterno, imparando a essere così come vedremo che si vivrà e opererà qui”. Dopo questo discorso, che si tenne ai due partiti, tutti furono d’accordo di rimanere, si porsero le mani per l’affratellamento e furono colmi di buon umore, per essere stati così rapidamente liberati dall’inferno. In particolare gioirono perché ora potevano di nuovo vedere tutto chiaramente, mentre prima li circondava un’aria tetra. Furono subito anche procurati dai giovinetti i migliori nuovi abiti, e furono distribuiti, dicendo loro nello stesso tempo che: “Quanto più essi avrebbero curato l’amore reciproco e per il prossimo, per amore per Dio, tanto più belli sarebbero divenuti anche i loro abiti e i loro corpi”.

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Cap. 22

 

Chiamata di Sadana, la magnifica donna spirituale primordiale

 

(Salita su un alto monte. – Terremoto sulla terra spirituale generato da Satana. Il monte si spacca e il drago Satana sale dal fuoco e dal fumo. – Domande a Satana e le sue risposte insipienti e maligne. – La magnifica donna primordiale Sadana e la sua vera storia. – Sadana ritorna drago e viene rimandato nell’abisso. – Discesa dal monte.)

                       1.                 Quando tutti furono pronti, diedi il segnale della partenza e dissi alla compagnia: “Ora vogliamo salire su di un monte molto alto per mostrarvi chi avete servito finora con il vostro insegnamento satanico, affinché non ridiventiate deboli o perfino ricadiate indietro; poiché il Sadana del peccato, della passione e dei vizi è fortemente radicato nella carne dell’anima, e ora dovrà essere perfettamente sradicato; tra voi mai più dovrà sorgere e diffondersi un litigio, invidia, odio, durezza e intolleranza. Perciò dovete imparare a conoscere il signore al quale avete servito finora”.

                       2.                 Dopo, tutti tacquero, e andammo librandoci sull’alto monte, sul quale volevo mostrare loro l’indicato signore. Appena giunti, feci sedere la compagnia e godere la stupenda vista a piacimento.

                       3.                 Dopo una sosta e riposo di un’ora, chiamai i giovinetti presso di Me e ordinai loro: “Avvicinatevi, e distribuitevi in mezzo e dietro la moltitudine, e dite al vostro vicino di essere stati schierati da Me, affinché nessuno abbia paura delle cose che seguiranno ; infatti, il loro antico signore, al quale hanno servito finora, si presenterà ribellandosi molto per il fatto che loro gli siano stati tolti; e che a nessuno accadrà qualcosa di male, succeda quello che vuole, perciò dovranno stare a guardare la faccenda tranquilli e senza paura, e lasciarla svolgersi.

                       4.                 Quando i giovinetti ebbero terminato il loro incarico, Io dissi ad alta voce: “Sadana, vieni su e mostra il tuo potere!”. – Nello stesso istante la terra rintronò e un terribile terremoto spirituale si manifestò, così che tutti gettarono un grido. Gli angeli però, tranquillizzarono la moltitudine dicendo: “Noi siamo qui come vostri protettori, perciò v’inquietate inutilmente!”. Appena pronunciato questo, la dorsale del monte si squarciò e dall’abisso salirono fumo e fiamme, e nel mezzo di questo, anche un terribile drago con molte teste di serpente che sputavano fuoco. Un brivido percorse gli uomini per l’orripilante impressione che una tale apparizione fece su di loro.

                       5.                 Ora Io parlai a Sadana: “Ascolta, tu principe dell’inferno, quanto a lungo sedurrai ancora gli uomini, così che loro, come te, si odino reciprocamente come diavoli, si perseguitino e si facciano del male? Quanto a lungo vorrai ancora opporre resistenza a Dio, al tuo Creatore e Signore, e non piegarti e umiliarti, affinché i figli, che Io ti ho tolto qui, sappiano e apprendano chi hanno mantenuto e servito finora, e scorgano che cosa alla fine avrebbero raggiunto nel profondo inferno, se avessero continuato ad agire così come hanno agito finora?”.

                       6.                 Dopo queste parole, Sadana emise un terribile urlo, tanto che tutti furono terrorizzati, e gridò: “Ascolta, Tu, che osi torturare me, l’unico signore e creatore di tutti gli uomini del mondo, disturbandomi nella mia quiete, dimmi: che cosa hai contro di me e perché non mi lasci nel mio riposo? Perché mi chiami su, per darTi risposta?

                       7.                 Dimmi, con quale diritto mi chiedi di doverTi rispondere? Io vado per le mie vie e Tu va’ per le Tue, e lasciami in pace! Poiché io non ho nulla da discutere con Te, e quindi non mi disturbare, non ho nulla a che fare con Te e nulla da risponderTi”.

                       8.                 Allora Io dissi: “Non ti ho chiamato su per questo, che tu M’insegni l’ordine, e che cosa Io debba fare o non fare, ma ti ho chiamato per la responsabilità delle tue azioni, per la mancanza d’amore negli uomini, perciò rispondiMi, perché tu non fai altro che rendere gli uomini soltanto cattivi e infernali, come sei tu!”. Un terribile urlo e uno scalpitio furono la risposta alla Mia domanda, così che tutti gettarono un grido di terrore, perché nello stesso tempo una potente scossa attraversò la Terra. Ora dissi Io imperioso: “O ti calmi, e dai la risposta alla Mia domanda, oppure ti dovrò castigare!”. Invece di obbedire e di rispondere, Sadana urlò nuovamente e calpestò i piedi, tanto che un’enorme scossa solcò la Terra spirituale.

                       9.                 A questo punto, Io dissi: “Ora ne ho abbastanza, perciò ti tolgo ogni potere e starà a Me rispondere, come sei e che cosa sei!”. In quel momento scomparve il drago e la meravigliosa Sadana, la più bella donna di tutte le donne create, stava lì nuda davanti agli occhi della moltitudine, che non poté meravigliarsi abbastanza di come, da quest’affascinante, stupenda donna, fosse venuto fuori un drago così terribile. Io però, spiegai agli spettatori: “Sadana è la donna primordiale, oppure il Satana Lucifero caduto, la madre di tutti gli uomini del mondo, i quali un giorno sono caduti con lei e ora, lentamente, reprimendo il male, percorrono il ritorno a Dio, per diventare immensamente felici nella Sua vicinanza”.

                     10.              Con questa spiegazione gli spettatori furono soddisfatti ed Io Mi rivolsi di nuovo a Sadana dicendo: “Ora sei priva della tua cattiveria e del potere che t’avvolgeva, mostrando esteriormente i tuoi vizi interiori; damMi solo risposta alla domanda che ti ho posto, affinché gli spettatori sappiano a chi finora sono corsi dietro”. Subito lei si raccolse e spiegò: “Tu stesso hai detto e confermato la verità, io sono la madre primordiale di tutti gli uomini, che cosa T’importa allora dei miei figli? Posso educarli come voglio io! Questo non Ti riguarda e non Ti devo dare nessuna giustificazione! Tu educa i Tuoi ed io lo faccio con i miei, e con ciò, con Te ho finito!”.

                     11.              “Aspetta, tu serpente proveniente dall’inferno, non Mi sfuggi con tali briciole di sapienza: voglio da te risposte concrete, e perciò rispondi a ciò che voglio sapere! Tu non hai nessun potere sugli uomini, se loro stessi non ti prestano volontariamente orecchi e cuori. Dio invece è il Padre di questi figli ed Egli esige attraverso di Me, la tua risposta sul peggioramento degli stessi, i quali sono veramente figli Suoi. A una madre snaturata, infatti, si portano via i figli, e questi, sono educati attraverso altri uomini, tu invece sei il prodotto di tutte le madri snaturate prese insieme, e perciò ti devono essere tolti tutti i figli. Ora dimMi, che cosa hai da controbattere?”.

                     12.              Allora Sadana rispose: “Sai cosa? Se si priva un uomo di ogni forza e, con ciò di tutti i diritti, come hai fatto Tu a me, allora è facile porre domande sui diritti, poiché non se ne può dichiarare né difendere nessuno. Ma questo è certo un dato di fatto: sono io la madre della razza umana, e non Dio!”.

                     13.              Su questo Io replicai: “Secondo l’anima e il corpo sei certamente la madre degli uomini! Queste due cose, infatti, sono la tua stessa anima consolidata nella materia, che essi devono portare, nobilitare e redimere. Solo che queste due cose sono morte, fino a che non le ravviva lo spirito proveniente da Dio! Perciò, non gloriarti con la tua morte, poiché questa è la materia consolidata di tutti i soli, pianeti e mondi stellari che sono stati creati dalla tua anima morta. E finché lo spirito proveniente da Dio non vivifica questa materia e artisticamente non la plasma nelle più svariate formazioni, e infine nelle figure umane, tu non sei altro che materia! Perciò è proprio lo spirito di Dio a vivere nel petto di ogni uomo, il vero e proprio Padre e la Madre di ogni uomo, non tu! In origine eri tu la madre, solo che adesso non lo sei più, e così non hai nessun diritto sui figli di Dio! Parla, non è così?”

                     14.              Per un po’ di tempo questa domanda fece ammutolire Sadana, ma poi lei cominciò la seguente difesa: “Nei primordi delle eternità fui io, lo spirito di Luce del mondo, e illuminai tutti gli spazi nell’infinità. Accanto a me esisteva però, un secondo Essere che si chiamava Dio, e che cercò di ottenere il mio amore. Per un tempo fui di buona disposizione d’animo e Gli donai il mio amore corrisposto, a causa della cara pace. Ma Egli non ne fu soddisfatto, voleva che mi umiliassi completamente insieme ai miei figli, ed io non Gli obbedii. Io reputai ciò come una grande arroganza verso di me, e Gli rifiutai l’amore, l’umiltà e l’obbedienza. Perciò, furioso, Egli cominciò una guerra distruttiva contro di me, e poiché era più forte di me, mi privò del potere della Luce, e dei figli, e mi precipitò nell’abisso, da dove provengo ora. Egli trasformò la mia anima colma di Luce in materia consolidata, nella quale tiene incarcerati i miei figli. Vedete, questa è la storia tra me e Dio e perciò la costante lotta tra Lui e me”.

                     15.              Quando ebbe terminato questa difesa, Io le domandai: “DimMi, chi c’era prima, tu, oppure Dio? – e non sei tu, un essere creato di Dio? In questo, infatti, consiste il diritto di Dio, che tu combatti e ti credi di essere un anti dio!”. A questa domanda Sadana non volle rispondere, ma tacque. Allora continuai Io: “È un difficile compito, tenere con questo spirito arrogante un colloquio. Egli, o stravolge la verità, oppure nasconde i fatti, per non darMi assolutamente ragione, bensì sempre per sfidare, per fare resistenza e seminare del male. Non voglio indignarMI più oltre con lei! È sufficiente che conosciate che cosa è, e quanto sia pericoloso giungere nel suo vero e proprio regno dell’inferno, dove ardono continuamente fiamme spirituali di cattive passioni, così come avete visto in lei nella sua figura di drago. Invece tu, principe della menzogna e del contorcimento della verità, torna là, da dove sei venuto”.

                     16.              Subito lei prese di nuovo l’aspetto di drago, batté con rabbia sul terreno, così che grossi sussulti portarono il suolo in tremante movimento, come si muovono i mari tempestosi su e giù, e precipitò nel fiammeggiante abisso che si chiuse di nuovo sulla sua testa. La moltitudine guardò terrorizzata a quest’avvenimento e fu lieta che tutto fosse terminato. Quando tutti si furono calmati, Io spiegai alla moltitudine: “Ora è nostro compito, avendo alle spalle la cosa più importante, di sopprimere al più presto possibile tutte le cattive caratteristiche e cupidigie, poiché queste appartengono al regno di Satana, e da esso provengono. Adoperatevi perciò di coltivare nient’altro che amore, umiltà, pazienza, misericordia e castità dei pensieri, e procederete rapidamente con la vostra nobilitazione. Ora andiamo di nuovo nel bassopiano, perché ci sono ancora molte anime che devono essere liberate”. E così ci recammo giù e andammo là, dove ci aspettavano.

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Cap. 23

 

Una comunità di amici di Swedenborg in attesa per il Cielo

 

(Attraversamento in volo di un fiume. – Arrivo in un villaggio gradevole. – Gli abitanti del villaggio offrono ogni provvista di cibo per ospitare i viaggiatori del Cielo. – Benedizione miracolosa di fratello Amore e la curiosità, chi Egli sia. – Il buon effetto dell’insegnamento di Swedenborg. Gli abitanti del villaggio sono accolti nella compagnia.)

                       1.                 Tutti furono subito in piedi e pronti per la marcia, e così cominciò la nostra discesa dalla cresta del monte, il quale era molto alto e completamente pietroso. In breve tempo ci trovammo nella valle che era assai estesa, e attraversata da un grande fiume che dovevamo attraversare. Perciò Mi rivolsi alla moltitudine dicendo: “Noi andremo oltre questo fiume, e poiché non ha un ponte, dovremo arrivare sull’altra sponda senza di questo. Riflettete di essere spiriti, e come da terra abbiamo volato nelle nuvole, e da lì sul monte; in questo modo, anche qui andremo oltre il fiume. Quindi pensate di volarci sopra come spiriti, e voleremo”.

                       2.                 E subito la gigantesca moltitudine si alzò in alto e volò oltre. Prima però, dovetti sollevarli Io volteggiando nelle nuvole, poiché essi, come spiriti del secondo inferno, erano troppo pesanti. Ora invece tutto si svolse molto facilmente, perché in loro si erano già formate delle condizioni paradisiache. Giunti all’altra sponda, dinanzi a noi si distese uno stupendo prato pianeggiante, dietro cui stava un grande villaggio, verso il quale ci dirigemmo direttamente. Quando giungemmo al suo ingresso, trovammo lì alcuni uomini i quali ci domandarono affabilmente che cosa significava che una tale gigantesco popolo visitasse il loro villaggio. Io, che ero davanti, dissi all’interrogante: “Noi siamo viandanti nel Regno del Cielo. Avete qualcosa da darci da mangiare, poiché siamo assai affamati?”.

                       3.                 Gli interrogati dissero subito: “Oh! Oh! Aspettavamo già da lungo tempo di venire nel Regno dei Cieli, ma non era mai accaduto qualcosa del genere, così che ci siamo messi, nel verso senso della parola, tranquillamente ad aspettare; ma voi andate lì? Non si può venire con voi?”. – “Oh, sì, ma prima vorremmo fortificarci un po’ per il viaggio, non potete servirci con pane, vino e frutta?”. – “Sì, aspettate un po’, che vi annunciamo, e comunichiamo il vostro desiderio e il vostro piano di viaggio”.

                       4.                 “Bene, andate e annunciate tutto ciò che è necessario”, risposi Io, “nel frattempo vi aspetteremo davanti al villaggio”. Gli affabili uomini andarono subito nel villaggio, e avvertirono tutti gli abitanti, spiegando loro quel che avveniva fuori e con quale desiderio e scopo la moltitudine li attendesse. Quando questi udirono ciò, tutti portarono fuori le loro provviste, che consistevano di pane, vino e frutta, pregando di accettarle con benevolenza. Essi, infatti, avrebbero dato tutto ciò che possedevano ma, come vedevano, non sarebbe bastato, poiché la moltitudine era troppo grande.

                       5.                 Io però, li tranquillizzai dicendo: “Molto bene, mia cara gente, basterà per noi e per voi. Mettete tutto qui in un mucchio, affinché Io lo benedica e lo faccia distribuire”. Ed essi misero tutto ciò che avevano davanti a noi, rallegrandosi di poterci servire con questo. Io vi stesi su le Mie mani, lo benedissi e lo feci distribuire.

                       6.                 I nuovi fratelli e sorelle si meravigliarono di come poteva essere possibile che questa piccola provvista bastasse per una così gigantesca moltitudine di uomini, e precisamente per tutti. Sì, questo era un miracolo, una cosa così era impossibile da spiegare in maniera usuale! Quando ebbero consumato i propri cibi e bevande, non poterono stupirsi abbastanza di questa bontà e buon gusto, e dissero: “Voi siete certamente esseri superiori, perché con la vostra benedizione tutto si moltiplica e diventa celestialmente buono. Gesù un giorno ha moltiplicato anche cinque pani di orzo e due pesci in questo modo, ma se erano così buoni come con l’attuale benedizione, questo la Sacra Scrittura non lo dice”.

                       7.                 Quest’osservazione ebbe su tutti una certa impressione, e molti chiesero: “Ma chi è questo giovane uomo? Egli è eccezionalmente savio nelle risposte e così potente e benefico nel suo operare, tanto che si presume in Lui uno degli spiriti più alti, ma nessuno conosce il suo vero nome, né se il nome fratello Amore sia ben quello vero, oppure solo uno simbolico a causa del Suo Amore. Chi può rispondere a questo?”.

                       8.                 Tali e simili domande circolavano nella moltitudine, ma senza giungere a nessuna soluzione del mistero. Alcuni rivolsero a Swedenborg la stessa domanda, ma questi eluse abilmente la risposta e così rimase un mistero su chi fosse questo giovane uomo. Dopo il pasto, gli angeli intonarono un inno di ringraziamento, accompagnandolo con celestiali strumenti musicali. Solo adesso cominciò lo stupore presso i nuovi affabili uomini, ed essi osservarono: “Costoro sono certamente angeli. Essi, infatti, sono troppo belli, per essere uomini, e il loro canto e la loro musica sono puramente celestiali. Vorremmo rimanere sempre con loro ad ascoltare”.

                       9.                 Dopo queste parole venni Io da loro e proposi: “Miei cari fratelli, se vi piace così, allora rimanete, e venite insieme con noi; noi siamo in viaggio verso l’Alto nel Regno del Cielo, tuttavia accettiamo di raccogliere ancora diversi uomini che siano maturi”. Questo li rese oltremodo felici e tutti accettarono: “Rimaniamo e veniamo con voi, perché aspettavamo già da lungo tempo un esito e ci siamo sforzati di prepararci e di vivere secondo la Dottrina del caro Signore, perciò siamo tutti solo una famiglia di fratelli e sorelle, sebbene grande di molte migliaia di teste”.

                     10.              A questo Io risposi loro. “Vi conoscevo già da lungo tempo, ma non c’era mai stata nessuna occasione. Poiché una tale grande pesca è sempre intrapresa solo allora, quando si separa dalla Terra un grande maestro della religione, e questo è qui il caso. Ma presso di voi si trovano alcuni che provengono dall’insegnamento di Swedenborg e, vedete, questo Swedenborg è qui, e a causa sua si svolge questa grande pesca, così prenderemo anche voi con noi”.

                     11.              Quando costoro sentirono il nome Swedenborg, si rallegrarono molto, spiegando: “Proprio quest’insegnamento ci ha portato così lontani che, alla fine, ci siamo completamente affratellati e abbiamo vissuto insieme come una grande famiglia senza il mio e il tuo, bensì avendo tutto in comune e trovandoci assai felici, perciò: evviva il nostro maestro Swedenborg!”.

                     12.              E l’intera compagnia si accordò a quest’evviva e si rallegrò delle nuove affabili persone, le quali erano già molto progredite secondo l’insegnamento di Swedenborg.

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Cap. 24

 

Maria come testimone delle profezie avveratesi sul Messia

 

(Viaggio verso una comunità ebraica spiritualmente matura, la quale attendeva il Messia. – L’Rabbas lo pseudo evangelista Matteo. – Maria appare come testimone della Verità delle profezie dei profeti adempiute sul Messia. – Gli ebrei convertiti vengono presi insieme come cristiani pienamente maturi nel viaggio verso il Cielo. – Benedizione miracolosa del pasto. – Inno di ringraziamento degli angeli.)

                       1.                 Poi dissi Io: “Non lontano da qui c’è una comunità progredita che vogliamo andare a prendere. Mettiamoci quindi in marcia, e andiamo là”. Quando vi giungemmo, ci vennero incontro volti amabili, e ci chiesero che cosa succedesse che una tale gigantesca moltitudine di uomini passasse da lì, e se essa desiderasse qualcosa da loro, poiché erano pronti a fare e a dare quel che fosse stato loro richiesto.

                       2.                 “Non abbiamo bisogno d’altro che i vostri cuori di buona volontà”, dissi Io. “Voi siete ebrei ma buoni e affabili, vi siete spogliati di tutto il terreno e aspettate pazientemente che la Grazia di Jehova vi accolga. In voi però, ci sono ancora alcuni dubbi. Voi aspettate ancora il Messia, sebbene non abbiate più bisogno di Lui per la vita terrena, ma tanto più per la vita spirituale e celeste. E sapete che nessuno può vedere Dio nella sua assolutezza e vivere, poiché Egli è uno struggente Fuoco dell’Amore. Quando però, si ama qualcosa, si vuole possederla, altrimenti l’amore non è quietato, perché non raggiunge il suo scopo. Come voi sapete dalla Bibbia, si sono adempiute tutte le profezie del Vecchio Testamento. DiteMi, questo è vero oppure no?”.

                       3.                 “Sì certo, tutte, eccetto che sul Messia! In verità è sostenuto che Gesù Cristo fosse questo Messia, e anche i nostri rabbini sono del parere che è possibile; ma manca una spiegazione esauriente su questo, e finora nessuno è stato capace di darcene una, perciò a tal riguardo non siamo nella certezza. Se potrete darci una valida e plausibile spiegazione, allora saremo pronti ad accettarla”. E subito si presentarono anche i rabbini dicendo: “Ci sembra che la storia di Gesù di Nazareth sia la vera storia del Messia. Ma voi, che cosa ne dite?”.

                       4.                  Ora Mi presentai Io e spiegai: “Vedete, tutte le profezie dei profeti si sono adempiute precisamente come sono state date. Perché le profezie sul Messia, di cui quasi tutti i profeti hanno profetizzato, non sarebbero vere e non sarebbero state adempiute?

                       5.                 Io vi dico: tutto è adempiuto, e Jehova porta ai nostri giorni il nome Gesù! Spiegarvi le profezie è superfluo, perché le conoscete precisamente. Solo con la madre di Gesù, voi siete un po’ nell’incertezza, perché il Nuovo Testamento si esprime troppo poco chiaramente a riguardo. Nell’evangelista Matteo si legge: «Giuseppe non ha coabitato con lei, finché non ha partorito il suo primo Figlio», e in un altro passo sono nominati i fratelli di Gesù, Gjoel, Joses, Samuel Simeon e Jakob.

                       6.                 Io vi garantisco che Gesù fu il primo e unico Figlio di Maria, e i nominati fratelli erano solo fratellastri di Gesù; essi provenivano dal primo matrimonio di Giuseppe, perché Maria era stata affidata a Giuseppe dal Tempio, affinché avesse un marito per giustificare la sua gravidanza, e il suo figlioletto. Quanto al resto invece, Gesù è quel Fanciullo di cui parlò Geremia che lo avrebbe partorito una vergine e sarebbe stata l’incarnazione dell’eterno Padre”.

                       7.                 “Sì, molto bene e molto bello, caro giovane Uomo. Ma chi ci garantisce che sia veramente così? In ciò, infatti, sta l’inciampo, altrimenti troveremmo tutto giusto. Ci si domanda: dobbiamo credere a te, oppure a Matteo e Marco? Geremia è ben garantito, ma con il Nuovo Testamento non tutto è giusto. E se non è giusto, questo è per noi un mistero!”.

                       8.                 Continuai Io: “Perché questo non è l’autentico Matteo, bensì frammenti raccolti, che racimolò un certo l’Rabbas[4], autore in Sidone, consegnandoli come Evangelo di Matteo, perché il vero Matteo andò in India e portò con sé il suo Vangelo. Che Matteo e Marco riferissero dei fratelli di Gesù, armonizza con la Dottrina di Gesù, secondo cui tutti gli uomini sono fratelli e sorelle”. – A ciò risposero i rabbini: “Crediamo sinceramente volentieri che sia così, ma nonostante ciò Ti preghiamo: se puoi darci ancora prove valide, allora daccele, affinché noi, liberi una volta per sempre da tutti i dubbi, possiamo vedere e adorare Jehova in Gesù”.

                       9.                 Ora Io chiesi loro: “DiteMi, quali prove volete? Volete sentire quel che dicono gli apostoli, e Maria stessa?”. – Sommamente lieti di quest’osservazione, risposero: “Se Maria, quale madre di Gesù, è veramente la vergine della quale riferisce così grandemente Isaia, allora lei deve essere uno spirito molto alto, e come tale ci basta. Ciò che lei dirà, lo crederemo senza testimonianza degli apostoli. Se ti è possibile di chiamare giù lei, allora saremo tutti cristiani”.

                     10.              Ora dissi Io: “La vostra richiesta sarà esaudita!”. Poi esclamai: “Maria, madre del corpo di Gesù, vieni giù!”. In quel momento ci fu un grande lampo nel firmamento che illuminò tutto, e nello stesso tempo scese una saetta e Maria stette in mezzo a noi, raggiante di bellezza. I rabbini e il popolo guardarono incantati a questa meravigliosa figura, la quale assunse un aspetto amabilmente grave, e attese che le fosse rivolta la parola. Io dissi ora ai rabbini: “Vedete, qui c’è Maria, domandatele ciò che vi sta a cuore”. Soltanto che costoro non osarono porre nessuna domanda e restarono in silenzio.

                     11.              Poiché nessuno osava domandare, cominciò lei stessa a parlare: “Voi dubitate di me, a causa delle notizie confuse e poco chiare in Matteo e Marco. Perciò vi dichiaro che la faccenda con me, e mio Figlio, è veramente così come vi è stato spiegato qui. Gesù è stato Jehova stesso, come sapete da Isaia, e come la Sua sofferenza, morte e Resurrezione furono spiegate e profetizzate in anticipo dai profeti, vi è anche noto; con ciò non è rimasto inadempiuto nemmeno un passo delle profezie. Ma se trovate ancora qualcosa di discutibile, allora ditelo a me subito, ed io vi spiegherò tutto”.

                     12.              I rabbini, a questo, risposero: “O tu meravigliosa madre del nostro Jehova in Gesù, noi ora siamo fermamente convinti che tutto sia vero, e non abbiamo bisogno di un’altra spiegazione. Con ciò siamo diventati di fede cristiana e ci rallegriamo che ci sia possibile una buona volta di vedere e adorare il caro Jehova nel corpo di Gesù; perciò accetta con indulgenza il nostro ringraziamento in virtù dell’amore che abbiamo per Gesù e anche per te, e sii benevolmente disposta verso di noi, se ci sarà concesso di venire nel Cielo e poter rivedere anche te”.

                     13.              A queste parole, grandi raggi emanarono da Maria e illuminarono tutta la compagnia, e nello stesso tempo un lampo salì verso l’alto, e Maria scomparve. Maria con ciò fu confermata madre di Gesù da tutta la compagnia, e non vi fu nessuno che non avesse avuto una grande gioia, in quest’avvenimento.

                     14.              Allora Mi rivolsi di nuovo alla comunità ebrea-cristiana, ora abbastanza grande, e dissi: “Cari fratelli, ora la vostra fede è più chiara e siete stati iniziati; siete anche perfettamente convinti della verità su Cristo, e quindi porteremo con noi chi si lascerà convertire, oppure è di buon cuore per accettare la verità. Poiché andiamo nel Regno dei Cieli e voi siete stati trovati maturi per questo, allora potrete unirvi a noi, e viaggeremo insieme”.

                     15.              Si presentarono subito tutti dicendo: “Noi siamo perfettamente convinti che voi dichiariate la verità, e così vi seguiremo senza domande e indugi, dovunque andrete. Abbiamo però, ancora alcuni generi alimentari: dobbiamo portarli con noi, oppure offrirveli per il consumo?”. – “Lo potete”, dissi loro, “e poi li consumeremo. Portate qui tutto ciò che avete e mettetelo davanti a Me, affinché lo benedica”. Tutti si recarono subito nel villaggio e portarono le loro provviste e il vino, misero tutto davanti a Me e aspettarono il resto.

                     16.              Allora Io stesi le mani sopra di questi, li benedissi e li feci distribuire tra tutti dalla stessa buona gente. Costoro però, Mi guardavano stupiti, chiedendosi come potesse bastare per tutti un così piccolo mucchio. Perciò spiegai loro: “La benedizione di Dio è visibilmente con noi, e non vi mancherà nulla, finché non sarà tutto distribuito”. Questa dichiarazione li rese stupefatti, Mi guardarono ed esclamarono: “Guardate! Quindi, miracoli come sul monte Capernaum! Allora nemmeno il Cielo, e Gesù, è lontano. Egli, infatti, come Dio può operare soltanto miracoli attraverso gli uomini!”. – Soggiunsi Io: “Certamente giusto, perciò siate colmi di fede e gioiosa forza d’animo, e distribuite rapidamente tutto tra la moltitudine”.

                     17.              Ognuno prese prontamente ciò che aveva portato e andò lieto alla distribuzione. Ed ecco che la provvista rimaneva sempre ugualmente grande, perché cresceva tra le mani distributrici, restando sempre grande come prima della distribuzione, e questo dava abbastanza argomento allo stupore. Appena tutto fu distribuito, si consumò, e i cristiani ebrei trovarono di nuovo tutto incomparabilmente migliore e di sapore più buono che prima, e questo li rallegrò oltre ogni misura. Dopo il pasto, i giovinetti cantarono e suonarono l’inno di ringraziamento, che sembrò sempre più bello, perché gli uomini tra noi erano sempre più puri, più teneri e amanti della pace, e così anche il loro interiore spirituale era più accessibile a superiori, celestiali suoni. In questo modo tutti si sentirono soddisfatti nella compagnia e nessuna dissonanza disturbò tra loro l’amore fraterno.

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Cap. 25

 

L’inno dell’eterno amore

 

                       1.                 Terminato l’inno di ringraziamento, dissi Io alla moltitudine: “Il nostro tempo terreno di raccolta è terminato. Ora viaggeremo verso l’alto, nelle regioni dell’etere, quindi preparatevi a coltivare veramente molto amore e concordia tra voi, affinché giungiate più velocemente alla mèta del nostro cammino”. Quando Io ebbi comunicato loro questa notizia, echeggiò dalla bocca di tutti: “Sommamente lodato e glorificato sia il Padre nostro Gesù, il nostro Amore e la nostra Speranza. Amen! In eternità, Amen!”. Appena fu espressa questa glorificazione, l’aria, che finora per parecchi sembrava ancor sempre molto tenebrosa, divenne chiara, come illuminata dal Sole.

                       2.                 Giubilo ed esultanza risuonarono attraverso la moltitudine, e tutti i volti furono raggianti di gioia e di speranzoso amore, in vista della mèta presto da raggiungere: vedere Dio Gesù e poterLo adorare personalmente. All’improvviso comparve un’ampia strada tempestata di pietre preziose, sulla quale a poco a poco si misero in movimento i giovinetti, mentre la moltitudine, li seguiva. Allora echeggiò a tempo di marcia l’inno di lode degli angeli dell’eterno Amore che andavano dagli uomini per liberarli e accoglierli nelle Altezze celesti, dove regna eterna pace, sconfinato amore tra tutti gli uomini, razze e lingue. Tutti gli animi furono concordi e colmi d’amore, dopo aver ascoltato questa melodia che li aveva penetrati completamente e attirati nelle Altezze celesti, dove lentamente si stavano recando.

                       3.                 Dopo che ebbero camminato già per un tempo considerevole, il viaggio cambiò: la strada era terminata, ma davanti ai loro occhi si distendeva un prato magnificamente verde che sembrava come circondato da piccole alture, sulle quali stavano magnifiche piante in piena fioritura che diffondevano un gran buon profumo sulla regione. La compagnia fu affascinata da questa visione e gioì con semplicità di tutto ciò che vedeva, udiva e gustava. Appena la moltitudine si trovò sul prato verde, Io dissi ai giovinetti: “C’è ancora tempo, per continuare il cammino nello spirituale, perciò vogliamo recarci in un’altra regione che fa una diramazione da qui, e non è lontana.

                       4.                 Anche là, ci sono alti spiriti che vogliamo prendere con noi, e così andiamoci senza indugio”. Tutti si misero subito in movimento verso la regione indicata, per cercare questi alti spiriti e accoglierli nella compagnia. Camminammo ancora un lungo tempo sul prato, poi però, la situazione cambiò e giungemmo su una stupenda e larga strada bianca gremita di fiori prosperosi e fragranti che dilettavano il naso e attiravano gli occhi, poiché erano di una forma rara, che non si trova da nessuna parte sulla Terra. Ci muovemmo ancora un poco, e si distese davanti ai nostri occhi un incantevole paesaggio ricco di frutti e bacche mature, i quali ci attirarono con il loro profumo e con le loro magnifiche forme.

                       5.                 In mezzo a questo scenario di frutteti scorgemmo leggiadre e graziose casette, ma senza alcun abitante davanti alle porte, perciò proseguimmo oltre nella località, senza impedimento. Quando ci fummo già inoltrati, gli abitanti notarono la nostra presenza e accorsero subito da noi, domandando in che modo avrebbero potuto ospitarci. Ma Io risposi loro: “Avete molta e bella frutta, e bacche di arbusti in sovrabbondanza.

                       6.                 Noi però, non siamo proprio affamati, ma potremmo senz’altro prendere frutta e bacche come rinfresco, perciò potete ospitarci con queste. Inoltre, Io ho dei servitori molto abili che riusciranno a farlo molto prima, perciò lasciatelo fare a loro”. In quel momento i giovinetti scomparvero da mezzo a noi e si trovarono presso gli alberi e le staccionate, dove nelle loro mani rimanevano frutta e bacche, come staccandosi da sole dai rami, e in alcuni minuti ritornarono da noi carichi di queste, mettendo il tutto steso giù, dinanzi a Me. Io benedissi la frutta e le bacche, e le feci distribuire tra gli uomini. Tutti lodarono la buona frutta e le saporite bacche, e anche gli abitanti del luogo mangiarono di queste.

                       7.                 Quando però, essi sentirono il sapore e il profumo cambiati, dissero a noi: “Voi siete certamente spiriti superiori, perché con la vostra benedizione sono cambiati completamente sapore e profumo, e i frutti sono diventati insolitamente buoni e piacevoli. Non si potrebbe rimanere con voi? Dove andate, veramente?”.

                       8.                 Io risposi loro: “Siamo in viaggio verso il Cielo, per andare dal Padre Gesù, e perciò portiamo con noi tutti quelli che sono diventati maturi nell’amore. Voi siete stati subito pronti a ospitarci senza domandare altro, perciò siete maturi nell’amore e potete già venire con noi”. E i buoni spiriti si rallegrarono molto perché era certamente cominciato, una buona volta, il tempo in cui potevano giungere al Padre Gesù, al quale si erano preparati già da molti anni, secondo il loro calcolo, sebbene da loro non esistesse più da molto, un cambiamento in stagioni, e giorno e notte, ma calcolassero lo scorrere del tempo all’incirca secondo la fioritura e la maturazione dei fiori e degli alberi; perciò furono pronti a venire con noi, là dove la compagnia desiderava andare.

                       9.                 Quindi li prendemmo con noi e proseguimmo, mentre andava perdendosi il cantico di ringraziamento, il che li rafforzò nella loro fede, facendogli credere loro di essere proprio sulla retta via, poiché il canto e la musica erano celestialmente belli.

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Cap. 26

 

Spiriti di cristiani maturi accettano l’invito di seguire la moltitudine

 

(Una profonda valle nel secondo Cielo con abitanti di una grande località maturi nell’amore. – Accompagnati dalla benedizione di Dio i pasti offerti si moltiplicano – Gli abitanti del luogo sono accolti nella compagnia. – Viaggio di ritorno con nuove sorprese celestiali sul prato.)

                       1.                 Ora ordinai di entrare in una profonda valle, dove dimoravano uomini, anch’essi maturi per il Cielo, che volevamo portare con noi. E così andammo giù lieti ma ancora nella regione eterea. Anche là, infatti, ci sono paesaggi, case e tutto così come sulla Terra; ma ogni cosa secondo il grado di progresso dei singoli spiriti. E così giungemmo presto nell’indicata valle, che era assai amena da contemplare. Essa, infatti, era circondata da colline di media grandezza con stupendi pendii, dove campeggiavano vigneti e alberi da frutta in disposizione assai incantevole. A valle c’era uno stupendo e grande villaggio, intorno al quale scorreva un limpido ruscello pieno di nobili pesci che vi nuotavano ininterrottamente.

                       2.                 Lungo le rive del ruscello, si stendevano dei verdi prati lisci come velluto, e pieni di magnifici fiori che diffondevano un gradevole profumo. Le case del villaggio erano tinteggiate in tutti i colori e assai piacevoli da vedere e le vie, pulite come in un elegante salotto. Là, infatti, non si trovava sporcizia degli uomini e tanto meno degli animali, poiché questi ultimi non c’erano. Accanto ai prati si stendevano stupendi campi di grano che apparivano già maturi e gialli. Entrammo nel villaggio e ci recammo fino al suo centro, senza incontrare nessuno.

                       3.                 Quando vi giungemmo, cominciarono a uscire a torrenti gli uomini da tutte le case, domandando che cosa desideravamo e se eravamo affamati e assetati. Allora Io Mi feci avanti e dissi: “Sì, siamo affamati e assetati, quindi farete bene se ci offrirete qualcosa”. Gli uomini corsero subito nelle loro case e ci procurarono ciò che avevano, pane, frutta e vino, scusandosi per non avere di più da offrirci. Io ora dissi: “Quello che è dato di buon cuore, ha al seguito la sua benedizione ed è accolto bene, quindi voglio benedirlo, e poi voi lo distribuirete”.

                       4.                 Subito stesi le mani, impartii la benedizione e dissi: “Ora distribuite velocemente, affinché tutti ricevano qualcosa”. La gente Mi guardò, cercando di spiegarsi ‘come’ il loro piccolo dono sarebbe potuto bastare per questa gigantesca moltitudine di uomini. Io però, feci come se non volessi notarlo, e soggiunsi: “Tutto dipende dalla benedizione di Dio! Perciò: confidare in Dio è ben fondato!”. Dopo di che, esortai la gente a procedere alla distribuzione. – Ma quando essi videro che la provvista rimaneva sempre ugualmente grande, si stupirono e chiesero: “Sì, chi è questo giovane uomo la cui benedizione opera meraviglie?”.

                       5.                 La compagnia però, non seppe dire altro che: “Un alto Spirito! Noi siamo sotto la sua guida, e Lui sa tutto e può fare tutto! Di più, anche noi non sappiamo, di Lui!”. Si dovettero accontentare di questa risposta e continuare a distribuire il cibo fino all’ultima persona. E quando tutto fu distribuito, anche per i distributori ne rimase più di quanto ne avessero bisogno. Ora fu consumato il gustoso pasto, cantato il cantico di ringraziamento accompagnato dalla musica, e quindi fu fatto tutto con lo scopo di trasferire la compagnia nella disposizione d’animo migliore, e con più amore. Dopo che tutto ebbe fine, dissi ai nuovi fratelli: “Finora voi avete servito noi, ora tocca a noi, di ricompensarvi il bene.

                       6.                 Questo però, deve accadere per mezzo di ciò: che Io vi accolga nella Mia compagnia e abbiate sempre buon cibo e squisite bevande così come oggi! Siete voi d’accordo con questo?”. Tutti risposero a voce alta, assicurando di essere d’accordo. E di conseguenza rimasero tra noi senza fare altre domande, poiché per l’appunto, essi erano cristiani e maturi per il Cielo dell’Amore. Allora Io conclusi: “Ebbene, mettiamoci in cammino e andiamo di nuovo verso l’Alto”. E così l’intera moltitudine di popolo di circa tre milioni e mezzo di teste, si mise in movimento e uscì dall’incantevole valle.

                       7.                 Quando fummo di nuovo nella regione dove eravamo entrati in precedenza, si aprì un magnifico paesaggio che corrispondeva al progresso interiore della moltitudine, e si videro ogni tipo di alberi e prodotti vegetali che erano certamente simili a quelli terreni, ma incomparabilmente più belli nella vegetazione, rami e foglie, fiori e frutti, il che rallegrò molto tutti.

                       8.                 Procedemmo su una stupenda strada, con uno strato del più bel mosaico, cinta da una siepe che stava nella sua più bella fioritura e diffondeva un celestiale profumo. Così proseguimmo a ridosso del paesaggio finché non giungemmo nel suo interno. Qui ci fermammo, fino a quando non ci fummo tutti radunati, poiché la siepe lungo la strada non era come quella di certi ricchi sulla Terra, i quali cingono i loro giardini con alte mura sottraendoli, nel loro egoismo e nella loro gelosia, agli occhi dei passanti, come se avessero comprato quei giardini per un’alta somma di denaro dal proprietario nel Cielo; tale siepe spesso era interrotta per consentire dalla strada libero accesso, ed era completamente bassa, affinché si potesse contemplare e ammirare tutto lo sfarzo e la cura del giardino spirituale.

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Cap. 27

 

Discorso di Swedenborg alla grande moltitudine sulla nuova Dottrina

Un immenso tempio per istruire tutti sulla Terra astronomica e il sistema solare

 

(Swedenborg tiene un discorso sul suo sforzo terreno di diffondere l’Insegnamento di Dio. – Il cantico celeste con musica di sottofondo. – Un enorme tempio per gli oltre tre milioni e mezzo di spiriti con la sua celestiale bellezza, contenente la riproduzione del sistema solare. – Ulteriore canto di lode degli angeli per distogliere la compagnia dal rapimento della contemplazione delle meraviglie della Creazione.)

                       1.                 Tutti stavano in silenzio, e attendevano tranquilli e colmi di speranza i nuovi avvenimenti che qui sarebbero seguiti. Io ora Mi rivolsi a Swedenborg, dicendo: “Caro Swedenborg, questa grande pesca è stata fatta a causa tua, e perciò è utile che riferisca tu l’intero procedimento ai fratelli e sorelle, e cioè, come Io ti abbia guidato nella vita per diventare il Mio strumento. Non Mi rivelare però, bensì parla solo come parleresti se non Mi conoscessi”.

                       2.                 Swedenborg si rivolse subito alla compagnia e la invitò a sedere. Poi cominciò a riferire gli avvenimenti della sua vita sulla Terra e quali grandi lotte avesse dovuto sostenere contro gli avversari, finché non gli riuscì a diffondere la nuova Dottrina tra gli uomini, e come, in maniera ostile, essi lo contrastarono fin poco prima della sua morte.

                       3.                 E che però, adesso le sue speranze cominciavano ad adempiersi e presto sarebbe stata raggiunta la mèta della vita, il Cielo, presso il quale, per l’appunto, sarebbero entrati tutti felicemente con lui in questo modo per la contemplazione di Dio, del caro Padre in Gesù; mediante la Sua volontà, infatti, si era radunata la grande moltitudine di diversi aderenti a una compagnia di Gesù, e di unico cuore e uniti nell’amore, egli si era ritrovato a intraprendere con loro la via della salvezza verso l’Alto nello spirito, la via della Magnificenza celeste.

                       4.                 Con questo, Swedenborg terminò il suo discorso. Subito dopo si udì in gran lontananza un canto celestiale di una bellezza finora mai sentita, così che tutti, sprofondati completamente in sé, consegnarono i loro sensi solo al canto e dimenticarono tutto intorno a loro, non rivolgendo più occhi e orecchi, al paesaggio.

                       5.                 Approfittando di quest’attrazione, feci sorgere alle spalle della compagnia un grande tempio, che avrebbe potuto accogliere l’intera comitiva. E quando finalmente il canto tacque, risuonò alle loro spalle una musica celeste, verso cui si voltarono tutti rapidamente, come catturati dall’ammirazione, chiedendosi come questa magnificenza, e in una tale immensa grandezza, fosse potuta sorgere, senza essere stata notata prima da nessuno, e in più, la stupenda ammaliante musica! Quando ancora stavano lì, pieni di ammirazione, risuonò di nuovo lo stupendo cantico, questa volta però, sopra di loro e, guardando su, videro un grande coro di angeli, che si muoveva lentamente giù, verso la compagnia, cantando il Cantico sublime dell’Amore di Dio per gli uomini.

                       6.                 Nello stesso tempo, quando gli angeli cominciarono a cantare sopra di noi, cessò la musica nel tempio e allora ci fu un silenzio emozionante nella compagnia, la quale stava lì piena di speranza, e in attesa dello sviluppo degli avvenimenti. Appena gli angeli giunsero giù, Mi si avvicinarono, s’inchinarono profondamente e attesero in silenzio il Mio ordine. Io dissi loro: “Recatevi nel tempio e aspettateci là”. Un profondo inchino, e scomparvero agli sguardi degli osservatori.

                       7.                 Subito dopo dissi alla compagnia: “Ora ci recheremo nel maestoso tempio che è sorto per accogliervi, e quindi entreremo nel grande vestibolo dal gigantesco colonnato, affinché possiate contemplare un tempio, come può esistere solo nel Cielo”. Subito si misero tutti in movimento di marcia, avanzando con solennità attraverso i liberi accessi nell’interno. Quando però lo videro, furono completamente fuori di sé dall’ammirazione. Qui, infatti, tutto era di una tale immensa grandiosità e magnificenza che, al confronto, le sontuose stanze terrene e soggiorni di re e ricchi del mondo, sarebbero sembrate solo soggiorni di mendicanti.

                       8.                 Perciò risuonò anche un forte mormorio di ammirazione tra la moltitudine. La Terra, infatti, non conosce qualcosa di tanto sublime e magnifico in stile e costruzione, cose che ad essa sono completamente estranee. Le gigantesche colonne erano di puro finissimo cristallo, simile al brillante sfaldato in forma di grani, per cui vi affioravano innumerevoli raggi in tutti i colori sfavillanti, scomparendo poi di nuovo; il pavimento era bianco come neve, e il soffitto rappresentava il globo terrestre in una colorazione di azzurro chiaro e posto a un’immensa altezza, nella quale innumerevoli sferette, scintillanti come stelle, indicavano la via del loro cammino inviando giù la loro luce.

                       9.                 La compagnia stette lì a lungo, osservando fissamente questo gioco astronomico del globo terrestre che insegnava loro in un istante, più di quel che tutti gli astronomi avrebbero potuto sondare, perché ciò che gli astronomi hanno stabilito e ancora stabiliscono, in parte attraverso l’osservazione, in parte attraverso ipotesi, stava lì nella chiara verità, e metteva nella sua vera luce l’infondatezza delle ipotesi.

                     10.              Ma qui si trovavano, oltre alla grande sfera principale in forma di globi mondiali, ancora parecchie sfere secondarie, di cui ognuna aveva la propria disposizione. Così per esempio l’una rappresentava il Sole nascente quale dispensatore di luce del mondo, come esso invia i raggi alla Terra che rifrangono la luce in colori, come la invia ad altri pianeti, per mezzo della quale si manifesta particolarmente l’elettricità. Poiché nella luce del Sole vi sono, materialmente rappresentati, in maniera visibile, l’Amore e la Sapienza di Dio. Questi perciò, nell’irradiazione dei colori creano differenti gradazioni come in un arcobaleno, e formano i sette Spiriti di Dio che si differenziano attraverso i colori.

                     11.              Colori, che sono le sette Virtù e Caratteristiche in Dio, di cui l’elettrico dà appunto la Luce bianca che corrisponde alla Sapienza in Dio. Questa però, non è completamente bianca, bensì sfumata attraverso altri colori, e questo gioco di colori e il suo effetto sullo sviluppo e crescita, era qui dimostrato chiaramente, cosa che tutti ammiravano. Un’altra cupola dimostrava la luce della Luna nel suo effetto.

                     12.              C’era anche qui molto, da vedere, di cui gli eruditi del mondo non hanno mai sognato ancora nulla, poiché essi possono vedere e afferrare appunto solo il materiale; ma l’effetto della luce della Luna è spirituale, perciò nascosto agli occhi degli eruditi. Nuovamente un’altra cupola rappresentava i differenti influssi delle stelle sulla crescita della Terra in tutti i suoi rapporti e conseguenze, così che gli spettatori contemplavano questi misteri colmi di stupore, e ne erano assai edificati. In mezzo alle cupole sorgeva un grande spazio a volta, adornato e colmo di scintillanti e splendide stelle nei più meravigliosi ornamenti, che rifrangevano la loro luce in tutte le sfumature cromatiche.

                     13.              Tutto mostrava una magnificenza, di cui un abitante della Terra non ha nessun presentimento, poiché egli non ha mai avuto occasione di vedere qualcosa del genere, o somigliante. Perciò la moltitudine si estasiò a lungo in questa celeste magnificenza del tempio, lodando e glorificando il suo Costruttore. Quando tutti ebbero contemplato a sufficienza la magnificenza e le opere d’arte del tempio, Io diedi agli angeli l’ordine di intonare per questo un cantico di lode a Dio Padre, il che accadde subito e trasferì di nuovo la moltitudine nell’amore, amore che si era un po’ affievolito in seguito alla grande contemplazione delle bellezze e misteri della natura. Alla moltitudine capitò come agli abitanti della Terra che, per pura contemplazione della materia e i suoi fascini e bellezze, dimenticano del tutto Dio e diventano completamente materiali, e da ciò, si fanno tenebrosi. Dopo un po’ il cantico cessò, e noi ci trovammo davanti a nuovi avvenimenti.

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Cap. 28

 

Il grande Cantico di Gesù Jehova attira gli abitanti della nuova Gerusalemme

Swedenborg svela Chi era la loro Guida

 

(Il grande cantico di Gesù Jehova. – Arrivo delle legioni celesti, le quali dopo il cantico cadono a terra. – Discorso chiarificatore di Swedenborg su ‘Chi’ era dedicata l’adorazione divina degli abitanti arrivati dalla nuova Gerusalemme. – Canto di lode, di osanna e alleluia di Swedenborg con la compagnia del Padre Gesù.)

                       1.                 Ora Io diedi agli angeli l’ordine di andare avanti, e salire su una piccola altura che si trovava di fronte al tempio. Quando gli angeli musicanti vi furono sopra, intonarono il grande cantico di Gesù Jehova e subito, da tutte le parti, si videro innumerevoli schiere di uomini in stupende figure e abiti celesti, muoversi da lontano verso di noi, per unirsi al canto.

                       2.                 La compagnia stava guardando incuriosita quel che sarebbe successo, perché verso di noi affluiva una così immensa moltitudine di uomini. Quando però, questa si fermò non lontano da noi e, con tranquillità, attese finché il canto non fu terminato, allora intonò un canto di saluto e di accoglienza per i nuovi arrivati e, quando questo fu terminato, tutto il popolo cadde in giù e ascoltò quietamente il resto, con il volto rivolto a terra, in segno di profondissima umiltà.

                       3.                 In quel momento dissi Io a Swedenborg attraverso il cuore: “Swedenborg, riferisci e spiega al popolo, il perché quest’accoglienza, e verso Chi sia rivolta questa disposizione piena d’umiltà del popolo”. Swedenborg si presentò subito dicendo: “Cari fratelli e sorelle! Come vedete, ci vengono incontro spiriti beati, e più precisamente, essi provengono dalla nuova Gerusalemme celeste. Questo si può riconoscere dalla loro straordinaria bellezza d’aspetto come dalle vesti, le quali sono considerevolmente più belle delle nostre, sebbene anche noi siamo completamente cambiati e belli nella figura e negli abiti che, inizialmente, erano ancora in svariati colori, ora invece sono già bianchi come neve e decorati con stupende violette di colore celeste, quale testimonianza di esserci purificati e dedicati all’umiltà.

                       4.                 I meravigliosi cordoni di rose mostrano il nostro amore, attraverso il quale siamo maturati per l’eterno Amore, oppure per il Padre nostro in Gesù, per giungere appunto a Lui, il che era lo scopo del nostro cammino. Voi vedete stare davanti a noi prostrati una quantità sterminata di spiriti beati, come si mostrano magnificamente nei loro abiti nuziali.

                       5.                 Non credete però, che questo possa valere per noi! Noi, infatti, siamo molto meno in bellezza sia nel corpo sia nella veste; ma quest’alta adorazione divina vale per Qualcun altro che si trova in mezzo a noi. Quest’Uno non può essere supposto e cercato né nella mia persona né fra noi, perciò quest’adorazione va alla nostra Guida, sotto la Cui benedizione siamo stati tanto spesso nutriti meravigliosamente in maniera celestiale. E guardate, a quest’Unico soltanto, spetta ed è dovuto tutto quest’onore che gli alti spiriti del Cielo superiore ci rendono; questo meraviglioso Nutritore che con cinque pani d’orzo e due pesci satollò 5000 uomini sul monte davanti a Capernaum, quale Gesù, si trova adesso fra noi come nostra Guida, e a Questi unicamente compete tutto questo profondissimo atto di adorazione!

                       6.                 Perciò cari fratelli e sorelle, innalzate con me questa esaltazione che appartiene unicamente a Lui come nostro Dio Padre: osanna nelle Altezze al nostro caro Padre in Gesù, che ci ha guidato così amorevolmente finora e, relativamente in breve tempo, ha trasformato molti di noi da cattivi diavoli del primo e secondo inferno, in alti spiriti celesti! A Lui siano ogni onore, ogni gloria e tutto il nostro amore e adorazione. Alleluia al Figlio di Davide! Alleluia a Lui che, con il Suo infinito Amore, ci ha elevati, dall’abisso nella nostra nullità, ad alti spiriti celesti! Amen!”.

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Cap. 29

 

La divina trasfigurazione di Gesù

Un ultimo pasto offerto dagli abitanti della città di Dio

 

(Tutta la compagnia cade al suolo e adora in silenziosa umiltà il Padre Gesù. – Il Padre sale sulle altezze del prato, si trasfigura e fa alzare tutti. – Trattamento con pasto, canto e musica dal Cielo dell’Amore. – Dal Padre Gesù procedono Raggi d’Amore e si estendono su tutti come segno che tutti devono venire a Lui, e tutti Lo circondano a semicerchio e consumano il pasto.)

                       1.                 Dopo questa esaltazione Swedenborg cadde a terra, e con lui, l’intera compagnia Mi adorò per breve tempo in silenziosa umiltà e in emozionante amore. Allora Io discesi dall’alto del prato, passai nella divina Magnificenza e pregai tutti di alzarsi. Subito si alzarono, e giunse una delegazione dalla compagnia della nuova Gerusalemme domandandoMi che cosa dovesse fare e come dovesse proseguire l’accoglienza. Allora Io risposi: “Questi nuovi arrivati hanno bisogno ancora di un po’ più d’amore, e perciò vogliamo trattenerli ancora un po’, affinché possano passare nell’alta disposizione d’animo dell’amore e della gioia, e perciò trattateli in modo celestiale e dilettateli con canto e musica!”.

                       2.                 Subito fu portato pane, e vino celeste, che Io benedissi come sempre, ma che questa volta essi gustarono insolitamente, meglio di com’era stato finora. E ora si formarono gruppi di cantori, i quali cantarono il sublime Cantico dell’Amore di Dio per gli uomini; e quando tutto fu in ordine e questo Cantico fu cantato per bocca di spiriti superiori, i nuovi arrivati stettero lì come incantati, dimenticando il mangiare e bere mentre, ebbri di gioia, guardavano fissi a Me, da Cui procedevano i Raggi dell’Amore che si diffondevano sopra tutti loro.

                       3.                 Quando furono ebbri di gioia e d’amore, diedi il segnale della partenza, e ora l’intera compagnia dei nuovi cittadini della Gerusalemme celeste si mosse in avanti verso di Me, sull’altura. Giunta in alto, essa Mi circondò in semicerchio e attese ciò che avrei ordinato. Io allora dissi: “Consumate il pane e il vino per fortificarvi, poiché non siamo ancora alla fine del nostro cammino”. Quindi tutti consumarono ciò che avevano in mano, e attesero tranquillamente gli ulteriori avvenimenti.

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Cap. 30

 

Lutero e Swedenborg premiati per il loro impegno sulla Terra

 

(Martin Lutero è chiamato dal Padre. Discorso del Padre Gesù a Swedenborg e Lutero quali due fondatori di un nuovo Cristianesimo nel mezzo del paganesimo romano. – Entrambi ricevono la corona di martire nella magnificenza principesca. – Entusiasmo del popolo per questa alta onorificenza.)

                       1.                 Ora Io esclamai: “Martin Lutero, vieni fuori!”. Questi si levò subito nella sua grandiosa veste raggiante, come un principe tra i principi della nuova Gerusalemme, e percorse con solennità verso l’alto la collina che portava a Me. Si fermò, fece un profondissimo inchino e attese il Mio ordine.

                       2.                 Io espressi ancora le seguenti parole a Swedenborg e Lutero. “Miei cari e fedeli servitori provenienti dall’abisso della vita infernale sulla Terra! A voi due Io guardo con Amore paterno, come a due brillanti provenienti dalla Mia Altezza celeste. Tu, Martin, hai purificato la Mia religione dalle scorie nelle quali i papi romani l’avevano sepolta e con ciò deturpata, tanto che non vi era più nulla di Divino in lei che solo i nomi, con i quali essi praticavano il loro diabolico commercio.

                       3.                 Tu, Emanuel, hai di nuovo messo in chiaro il peggioramento che il clero romano portò con l’interpretazione egoistica e tenebrosa della Bibbia, fin dove ti fu dato, e sei riuscito a istituire un puro insegnamento e l’adorazione di Dio.

                       4.                 Ognuno di voi ha posto l’uomo davanti alla sua vocazione, e ha lavorato diligentemente e instancabilmente con perseveranza al compito che gli era stato affidato nella Mia divina Vigna. Attraverso voi due, sorse ancora un nuovo Cristianesimo nel mezzo del paganesimo cerimoniale, perciò voi due siete stati i Miei operai principali della Vigna, e anche i Miei prediletti tra gli uomini che mi portano, invece che nel cuore, solo sulle labbra, credendo di servirMi con ogni genere di pompose adorazioni pagane. Perciò voi due ricevete dalla Mia mano le corone dei martiri, per aver diffuso la vera fede nella magnificenza degna di un principe, cosa che avete meritato, e portatele per l’esaltazione del vostro amore per Me, vostro Padre in Gesù. Amen!”.

                       5.                 In quello stesso istante, entrambi risplendettero, incoronati con le più splendide corone che, come intarsiate di brillanti, portavano nei più splendidi colori le loro stelline di luce, magnifiche da vedere. Il popolo esplose entusiasta in esaltazioni di Osanna e Alleluia, e gioì della grande onorificenza che, nello stesso tempo, era data ai due grandi uomini, ammirando anche la magnificenza con cui l’Amore divino premiava i combattenti per la verità e la divinità della fede.

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Cap. 31

 

Eccelso giorno di gioia nella nuova Gerusalemme per l’arrivo di Swedenborg

 

(Il viaggio verso la nuova Gerusalemme volando sopra prati celesti. – Vista sull’immensa Città. – Gesù chiama i grandi e i principi, e questi compaiono nelle più stupende vesti raggianti e adornate con corone. – Dimostrazione di umiltà orientale. – Il discorso del Padre sul grande significato dell’arrivo di Swedenborg nel Cielo. – I grandi tendono a Swedenborg la mano fraterna, così anche le grandi donne della stirpe umana.)

                       1.                 Quando l’entusiasmo si placò di nuovo, Io dissi: “Ognuno vada in testa alla sua compagnia, perché adesso intraprenderemo il viaggio nella nuova Gerusalemme”. Subito tutti i gruppi si ordinarono e iniziammo il viaggio che si estese attraverso prati celesti, i quali stavano nella più stupenda magnificenza di fiori che diffondevano un celestiale profumo.

                       2.                 Cosa ovvia, che questi non furono calpestati! Noi, infatti, vi passammo sopra volando. Ma quanto più ci avvicinavamo alla Città, tanto più grande diventava la moltitudine che ci veniva incontro. Alla fine giungemmo su un’altura, da cui si estendeva la Città della nuova Gerusalemme che sembrava non aver mai fine, e dove tutti si fermarono. Di nuovo tutti caddero a terra, attendendo in silenziosa umiltà il Mio ordine.

                       3.                 Io feci alzare subito tutti e annunciai: “Si facciano avanti i grandi e i principi!”. E subito si formarono nuovi gruppi dei più stupendi ed eccelsi spiriti che, vestiti in splendore raggiante, e adornati con corone, vennero avanti e si chinarono profondamente con le mani incrociate sul petto alla maniera orientale, poi attesero, piegati in giù, la Mia parola.

                       4.                 Ora levai la Mia voce: “Miei cari fratelli e fedeli! Questo è un giorno come non ce ne fu uno simile da noi, sin dall’arrivo di Martin Lutero dalla tenebrosa Terra, perciò vi sarà comprensibile che diventi un giorno di gioie e solennità, nel quale tutti vogliamo rallegrarci. Dunque è deciso, secondo il Mio Amore, che vi presentiate al nuovo fratello Swedenborg e vi facciate riconoscere, come è consuetudine da noi quando arriva un grande spirito che si è conquistato grandi meriti per la Mia Dottrina dell’Amore, affinché tra voi sorgano e siano consolidati, l’unione e l’amore fraterno”.

                       5.                 Subito si fecero avanti, uno dopo l’altro, i grandi e i principi, porsero a Swedenborg la mano fraterna e presentarono i loro nomi, come abbiamo già sentito all’accoglienza di Martin Lutero, e così si presentarono anche le grandi donne di rango principesco, che si erano rese meritevoli per la fede, le quali salutarono Swedenborg con amabili parole, porgendogli la mano. Nella nuova Gerusalemme, infatti, ci sono solo tali grandi e principi, che si sono conquistati questa dignità attraverso meriti per la diffusione della fede sulla Terra, quindi anche donne sulle cui spalle l’umanità ha formato le sue generazioni.

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Cap. 32

 

Emanuel Swedenborg come grande e principe nella nuova Gerusalemme

 

(Ordine del Padre Gesù, come Swedenborg deve essere introdotto nella nuova Gerusalemme. – Suoni di trombe annunciano l’ingresso nell’enorme Città. – L’intero popolo li accoglie vestito a festa. – Grandi festeggiamenti e accoglienza di Swedenborg nel rango di un grande e principe nella nuova Gerusalemme.)

                       1.                 Dopo che il saluto ebbe fine, impartii disposizioni su come Swedenborg dovesse essere introdotto nella nuova Gerusalemme; presto si formò un gigantesco coro di cantori e musici e diedi il segnale che saremmo entrati nella Città. In quel momento risuonarono squilli di trombe attraverso l’intera Città e tutto il popolo, vestito a festa, corse fuori per attendere e accogliere quelli in arrivo. Allora il corteo si mise in movimento e sotto un cantico con musica assai meravigliosa, si diresse verso le mura della gigantesca Città, la quale imbandierata solennemente da cima a fondo, rivestita e predisposta a festa, attendeva i venienti.

                       2.                 Quando tutti si avvicinarono alle porte, risuonò un Osanna e Alleluia a Me, ma poi: “Evviva Emanuel Swedenborg, nostro fratello e prediletto del caro Padre Gesù! Evviva ai due incoronati dall’Amore divino! Ogni Onore e ogni Amore al nostro Padre in Gesù, nostro Fratello e caro Signore!”.

                       3.                 E tutti ripeterono questi saluti, rallegrandosi della stupenda accoglienza che toccava a ognuno. Ora passammo attraverso tutte le porte (dell’Amore di Dio) nella Città, dove ci attendeva un’incalcolabile moltitudine di popolo, schierata in solenne atmosfera, che continuò a salutarci, finché non giungemmo in una grande piazza, nel cui centro stava un magnifico tempio a colonne.

                       4.                 Qui Swedenborg fu ricevuto come un giorno Martin Lutero e, con le stesse cerimonie, accolto e introdotto quale grande e principe tra la schiera dei grandi e principi; e seguirono gli stessi festeggiamenti, che terminarono nel tripudio, come allora all’arrivo e accoglienza di Martin Lutero, cui prese parte tutta la nuova Gerusalemme.

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INDICE esteso

 

Cap. 1   Inizio del cammino spirituale di Swedenborg nell’Aldilà

(Swedenborg, un prediletto di Dio. – Le sue parole, quale Dottrina dai Cieli, sono state dettate mediante spiriti dell’Amore. – Dopo la morte egli venne nel paradiso medio tra suoi conoscenti e amici. – Differenza tra Swedenborg e i medium del Padre. – La sua Parola interiore fu un’eccezione della Grazia per il suo amore alla Verità divina.)

 

Cap. 2   Le caratteristiche della Parola interiore

(Caratteristiche tra i dettati di Swedenborg e quelli dei medium del Padre. – Chiarezza e comprensibilità dei dettati come dimostrazione dello stato interiore del medium. – La Parola interiore viene influenzata dall’intelletto e dalla ragione. – Preghiera di Swedenborg di giungere al Padre Gesù.)

 

Cap. 3   Swedenborg trasferito dal paradiso superiore mediano in quello superiore e poi al secondo inferno

(Swedenborg trasferito nel paradiso superiore. – Esperienze deliziose dell’ambiente lo attirano e si trasformano in spiacevoli. – La richiesta di aiuto di un uomo a portare un pesante tronco d’albero, ma egli indugia e si ritrova trasferito nel secondo inferno.)

 

Cap. 4   Giudizio per aver agito contro il Comandamento dell’amore per il prossimo

(Sprezzante spiegazione degli spiriti infernali sulla colpa a causa della sua mancanza d’amore. – Swedenborg riconosce il suo peccato: egli era un diavolo dell’inferno col celeste abito da salotto! – Gli spiriti infernali lo cercano e lo trovano, ma con una preghiera interiore viene trasferito su una via deserta. – Incontro con un uomo cencioso.)

 

Cap. 5   L’incontro con un povero e bisognoso gli fa ottenere misericordia attraverso la sua buona volontà

(Swedenborg dona al povero l’abito da salotto ed elemosina un po’ di cibo per entrambi nell’inferno, ma non ottiene nulla dagli abitanti infernali. – Discorso tra Swedenborg e il povero e il valore dell’umile preghiera davanti a Dio. – La preghiera è esaudita. – Swedenborg di nuovo nel paradiso mediano tra i suoi amici e conoscenti.)

 

Cap. 6   Brutale mancanza d’amore dei rapinatori poi puniti con l’inferno più profondo

(Swedenborg racconta loro le sue esperienze e del nuovo fratello. – Gli amici lo vestono a nuovo ed ospitano entrambi. – Il povero consiglia loro di esercitare opere d’amore per il prossimo. – Essi vanno tutti a cercare dei fratelli bisognosi e capitano tra briganti spietati che vogliono derubarli e spogliare, ma a causa di questo la terra si spacca e inghiotte i briganti.)

 

Cap. 7   Ricompensa dell’esperienza svolta nella vera virtù dell’amore per il prossimo

(L’esperienza di esercitare la misericordia secondo la buona volontà viene ricompensata. – Swedenborg è esortato ad istruire gli amici nelle vere virtù dell’amore per il prossimo. – Nuova ricerca sotto la guida di Swedenborg per aiutare i poveri. – Arrivo in un’isolata conca montana, dove lo stesso tiene una predica sull’amore e i suoi doveri.)

 

Cap. 8   Una moltitudine di spiriti dell’inferno vengono istruiti e sfamati – Il misterioso nuovo Fratello di nome ‘Amore’

(Spiriti cattivi vogliono catturare la compagnia. – Swedenborg predica loro sull’amore e sulla misericordia. – Distribuzione del cibo benedetto da fratello Amore e sua moltiplicazione. – Ringraziamento d’amore prima di mangiare. – I cattivi spiriti sono invitati a vivere in maniera cristiana e a rimanere con la compagnia, cosa che essi anche accettano.)

 

Cap. 9   Ricompensa dell’accompagnamento degli spiriti cattivi – Nuovo viaggio ed incontro con i musulmani

(Nuova sorpresa come conseguenza dell’agire caritatevole verso il prossimo. – Come il Padre provvede amorevolmente per i Suoi figli. – Elogio al Padre. – Nuova ricerca di poveri bisognosi d’aiuto. – Arrivo in una località musulmana ed ostile. – Domanda sul perché le promesse di Maometto non si erano adempiute. – Dimostrazione attraverso l’aspetto degli spiriti che la fede cristiana è quella autentica. – Dubbi dei musulmani.)

 

Cap. 10 Maometto racconta la sua conversione al cristianesimo nell’anno 1653

(Pretesa di avere Maometto come testimone della loro fede. – Maometto viene definito da fratello Amore un ingannatore del popolo, il che fa irritare i musulmani che Lo minacciano di percosse. – Maometto è chiamato giù da fratello Amore, appare e tiene un magnifico discorso di confessione sul suo passato di false profezie, per questo la sua ricompensa con l’inferno più basso e la liberazione da questo solo attraverso l’amore verso il Cristo.)

 

Cap. 11 Ulteriore moltiplicazione del cibo offerto ai nuovi fratelli musulmani

(I musulmani si convertono al Cristianesimo e viene offerto loro da mangiare. – Ulteriore miracolo della moltiplicazione del cibo. – Gli inginocchiati ringraziano per il nutrimento. – Un grande coro di angeli compare in cielo e si recano dalla compagnia per entrare al servizio di fratello Amore, il Quale ordina loro di istruire i musulmani.)

 

Cap. 12 Swedenborg riconosce in fratello Amore il Padre Gesù – Istruzione e vestizione dei nuovi fratelli musulmani

(Swedenborg riconosce in fratello Amore il Dio Padre Gesù, che gli dice di non rivelarLo, ma di continuare a chiamarLo fratello Amore. – Swedenborg, preso del tutto dall’amore, bacia ripetutamente il Padre, poi discute con Lui sulla fede. – I musulmani ricevono abiti celesti dagli angeli.)

 

Cap. 13 Incontro con una moltitudine di spiriti cattivi, prima istruiti e poi aggressivi

Aggressione di spiriti maligni. – Swedenborg predica loro la Dottrina dell’amore e la dimostra con l’offerta di ospitarli! – Il Signore, insieme agli angeli e tutta la compagnia, si lascia catturare dagli spiriti maligni.

 

Cap. 14 Gli aggressori assedianti diventano assediati davanti all’abisso dell’inferno – La causa della cattiveria: l’ordine anticristiano di Roma!

(Cattura degli spiriti maligni mediante gli spiriti della pace. – Davanti agli spiriti maligni in fuga si apra il terzo inferno. – Rimprovero di fratello Amore: “Si ripaga il bene con ingratitudine e cattiveria?”. Gli spiriti rovesciano la colpa e la responsabilità sulle loro guide, i preti, e questi si richiamano all’ordine di Roma, cui essi dovevano obbedire.)

 

Cap. 15

Accuse relazionate del popolo sulle abominevoli domande dei preti nel confessionale

(Accuse ai preti sulle differenze tra le prediche dal pulpito e la loro vita privata. – Scoperti come ladri di offerte, riuscivano a comprarsi il silenzio con minacce. – Nel confessionale facevano abominevoli domande e accuse per aver adito ad una assoluzione in cambio di prestazioni sessuali. – Riuscivano ad estorcere qualunque confessione, anche falsa, pena il rogo o il carcere. – Quali preti celibi potevano desiderare e ottenere diritti sessuali che poi potevano perdonare per diritto.)

 

Cap. 16

Fare del bene senza rimprovero per l’ingiustizia subita

(Davanti alla voragine l’affettuosa promessa della remissione dei peccati se gli spiriti dei cattolici faranno penitenza e vorranno vivere come uomini buoni. Buona volontà di fare penitenza. – Offerta del cibo agli innumerevoli, ma senza rimprovero per il male subito. – Gioia e stupore sulla meravigliosa moltiplicazione del cibo. – I nuovi fratelli chiedono chi è la giovane guida che, come un giorno Gesù, moltiplica il cibo. – Gli angeli della pace scompaiono e gli spiriti accettano liberamente la compagnia.)

 

Cap. 17

Una guerra di spiriti cattolici contro protestanti viene fermata degli angeli – Cattolico-romano significa tanto quanto anticristiano

(Guerra di spiriti e assedio di una città mediante gli spiriti. – Gli spiriti infernali assedianti ed assediati vengono circondati dalla compagnia, vinti e catturati. – Swedenborg tiene una predica di pace. – Pasto e canto di lode degli angeli. – Discordanza della dottrina romana con la Dottrina di Cristo. – Cattolico-romano significa tanto quanto anticristiano.)

 

Cap. 18 L’origine della comunità cristiana a Roma

(Contraddizione dei preti romani contro la descrizione anticristiana e loro affermazioni che unicamente la Chiesa rende beati. – Dimostrazione dal sermone del monte di ciò che è autenticamente cristiano. – La Chiesa originaria è un amorevole cuore di uomo. – L’insegnamento protestante è più antico di quello cattolico-romano. – Origine della comunità cristiana a Roma. – False relazioni del calendario romano su Pietro.)

 

 

Cap. 19 I preti cattolici-romani pretendono autentiche prove e vengono prodotte da Pietro e Paolo

(I preti pretendono come prove personali, gli apostoli Pietro e Paolo, i quali compaiono e confermano le affermazioni di fratello Amore. – Il popolo sotto i sacerdoti cattolici-romano comprende la verità e chiama i loro preti, servitori di Satana. – Passaggio di tutti alla compagnia e loro istruzione dai servitori celesti.)

 

Cap. 20 I temporali sulla terra sono guerre di spiriti

(Gli spiriti aggregati ricevono nuovi abiti. – Ascensione nella regione degli spiriti della pace. – Chiarimento sull’essenza del temporale: è una guerra di spiriti. – Guerra di nuvole tra cattolici-romani e protestanti. – Fratello Amore parla loro citando il Vangelo per convincere gli spiriti della loro cattiva comprensione e confusione sull’interpretazione esegetica .)

 

Cap. 21 Delle pretese dei preti cattolici romani vengono confutate con le Sacre Scritture – Il mezzo per la concordia è l’amore per il prossimo

(I preti difendono la purezza e l’autenticità della dottrina cattolica-romana nei confronti di quella protestante. – La posizione della futura e vera Gerusalemme. – Il mezzo per la concordia dimostrato nei fatti con l’offerta di cibo per tutti. – Il canto di ringraziamento degli angeli con l’accompagnamento di musicanti invisibili. – Entrambi i partiti si affratellano e sono accolti nella compagnia e vestiti a nuovo.)

 

Cap. 22 Chiamata di Sadana, la magnifica donna spirituale primordiale

(Salire su un alto monte. – Terremoto sulla terra spirituale generato da Satana. Il monte si spacca e il drago Satana sale dal fuoco e dal fumo. – Domande a Satana e le sue risposte insipienti e maligne. – La magnifica donna primordiale Sadana e la sua vera storia. – Sadana ritorna drago e viene rimandato nell’abisso. – Discesa dal monte.)

 

Cap. 23 Una comunità di amici di Swedenborg in attesa per il Cielo

(Attraversamento in volo di un fiume. – Arrivo in un villaggio gradevole. – Gli abitanti del villaggio offrono ogni provvista di cibo per ospitare i viaggiatori del Cielo. – Benedizione miracolosa di fratello Amore e la curiosità, chi Egli sia. – Il buon effetto dell’insegnamento di Swedenborg. Gli abitanti del villaggio sono accolti nella compagnia.)

 

Cap. 24 Maria come testimone di profezie avveratesi sul Messia

(Viaggio verso una comunità ebraica spiritualmente matura, la quale attendeva il Messia. – L’Rabbas lo pseudo evangelista Matteo. – Maria appare come testimone della Verità delle profezie dei profeti adempiute sul Messia. – Gli ebrei convertiti vengono presi insieme come cristiani pienamente maturi nel viaggio verso il Cielo. – Benedizione miracolosa del pasto. – Inno di ringraziamento degli angeli.)

 

Cap. 25 L’inno dell’eterno amore

(Viaggio verso l’alto nella regione dell’etere. – Inno di lode degli angeli a Gesù e crescita dell’amore interiore degli spiriti della grande compagnia. – Strade celestiali. – Il viaggio prosegue su di un immenso prato. – Un'altra strada di incantevoli fiori bianchi. – Ospitalità con frutti d’albero e bacche di arbusti benedetti. – Gli abitanti locali si uniscono ai pellegrini del Cielo.)

 

Cap. 26 Spiriti di cristiani maturi accettano l’invito di seguire la moltitudine

(Una profonda valle nel secondo Cielo con abitanti di una grande località maturi nell’amore. – Accompagnati dalla benedizione di Dio i pasti offerti si moltiplicano. – Gli abitanti del luogo sono accolti nella compagnia. – Viaggio di ritorno con nuove sorprese celestiali sul prato.)

 

Cap. 27 Discorso di Swedenborg alla grande moltitudine sulla nuova Dottrina – Un immenso tempio per istruire tutti sulla Terra astronomica e il sistema solare

(Swedenborg tiene un discorso sul suo sforzo terreno di diffondere l’Insegnamento di Dio. – Il cantico celeste con musica di sottofondo. – Un enorme tempio per gli oltre tre milioni e mezzo di spiriti con la sua celestiale bellezza, contenente la riproduzione del sistema solare. – Ulteriore canto di lode degli angeli per distogliere la compagnia dal rapimento della contemplazione delle meraviglie della Creazione.)

 

Cap. 28 Il grande Cantico di Gesù Jehova attira gli abitanti della nuova Gerusalemme – Swedenborg svela Chi era la loro Guida

(Il grande cantico di Gesù Jehova. – Arrivo delle legioni celesti, le quali dopo il cantico cadono a terra. – Discorso chiarificatore di Swedenborg su ‘Chi’ era dedicata l’adorazione divina degli abitanti arrivati dalla nuova Gerusalemme. – Canto di lode, di osanna e alleluia di Swedenborg con la compagnia del Padre Gesù.)

 

Cap. 29 La divina trasfigurazione di Gesù – Un ultimo pasto offerto dagli abitanti della città di Dio

((Tutta la compagnia cade al suolo ed adora in silenziosa umiltà il Padre Gesù. – Il Padre sale sulle altezze del prato, si trasfigura e fa alzare tutti. – Trattamento con pasto, canto e musica dal Cielo dell’Amore. – Dal Padre Gesù procedono Raggi d’Amore e si estendono su tutti come segno che tutti devono venire a Lui, e tutti Lo circondano a semicerchio e consumano il pasto.)

 

Cap. 30 Lutero e Swedenborg premiati per il loro impegno sulla Terra

(Martin Lutero è chiamato dal Padre. – Discorso del Padre Gesù a Swedenborg e Lutero quali due fondatori di un nuovo Cristianesimo nel mezzo del paganesimo romano. – Entrambi ricevono la corona di martire nella magnificenza principesca. – Entusiasmo del popolo per questa alta onorificenza.)

 

Cap. 31 L’eccelso giorno di gioia nella nuova Gerusalemme per l’arrivo di Swedenborg

(Il viaggio verso la nuova Gerusalemme volando sopra prati celestiali. – Vista sull’immensa Città. – Gesù chiama i grandi e i principi, e questi compaiono nelle più stupende vesti raggianti e adornate con corone. – Dimostrazione di umiltà orientale. – Il discorso del Padre sul grande significato dell’arrivo di Swedenborg nel Cielo. – I grandi tendono a Swedenborg la mano fraterna, così anche le grandi donne della stirpe umana.)

 

Cap. 32 Emanuel Swedenborg come grande e principe nella nuova Gerusalemme

(Ordine del Padre Gesù come doveva essere introdotto Swedenborg nella nuova Gerusalemme. – Suoni di trombe annunciano l’ingresso nell’enorme Città. – L’intero popolo li accoglie vestito a festa. – Grandi festeggiamenti e accoglienza di Swedenborg nel rango di un grande e principe nella nuova Gerusalemme.)

 

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[1] Vedere nella sua bibliografia, l’enorme numero dei libri scritti durante la vita terrena.

[2] Biografia del profeta Maometto.

[3] Maometto (570-632) quindi circa 1021 anni dopo la sua morte!

[4] Per conoscere la storia del pseudo Matteo l’Rabbas, vedi “Spiegazioni dei testi biblici” di Jakob Lorber al cap.6,1-7.