Franz Schumi

1907

 

 

La Resurrezione

di

Gesù Cristo

 

 

Chiarimenti tra le ipotesi degli eruditi e la divina verità nella Bibbia

 

 

Scritto cristiano-teosofico

N. 21a

 

gesù_risorto

 

Titolo originale:  Die Auferstehung Jesu Christi

Per l’edizione in lingua originale: Casa Editrice di Franz Schumi a Zurigo;

Editore su commissione: Cécil Nägel, Altona (Germania)

Stampa di Otto Bucholz in Amburgo (Germania)

Casa editrice per libri spirituali:    Mail: info@verlag-hoff.de

Rudolf R. Hoff - Mühlenweg 21, 53902 Bad Münstereifel (D)

Telefon  02257 – 3363 / Telefax 02257 – 958662

 

Edizione italiana a cura del gruppo “Amici della nuova Luce

 

Traduzione di Ingrid Wunderlich

Revisione di Antonino Izzo

 

 

Indice

cap 1     L’anno 33  

cap 2     Le profezie della resurrezione il terzo giorno     

cap 3     Le contraddizioni degli eruditi contro la resurrezione di Gesù

              - L’erudito pagano Celso

              a) La morte apparente di Cristo

              b) Sull’autosuggestione o presunta cosciente menzogna dei discepoli

              c) Sul presunto autoinganno dei discepoli

              d) Sulla presunta fantasia o immaginazione      

cap 4     Sui falsi autoinganni accusatori

              a) Le donne non ebbero nessuna allucinazione

              b) Né le donne né i discepoli ebbero autoinganni

              c) I due discepoli sulla via di Immaus

              d) Il testimone Tommaso         

cap 5     La conversione di Saul davanti a Damasco

              - Cos’è l’estasi o rapimento

              - Il 9° capitolo degli Atti degli apostoli    

cap 6     Conclusione                              

 

 


Prefazione

 

Miei cari figli!

Si sta avvicinando il tempo della decisione tra Me, Cristo, il Signore del mondo, e i Miei avversari, perciò è tempo che elevi la Mia parola e illumini i nemici della Verità come tali, affinché il mondo sappia che cosa deve credere e cosa no. La Mia resurrezione è il punto culminante di questa storia religiosa del mondo, un avvenimento che i nemici della Luce cercano di oscurare, anzi, che cercano di eliminare completamente per anestetizzare ed uccidere la coscienza, affinché nella vita essa non debba più far rimproveri contro i Comandamenti di Dio. Se a loro queste condotte oscure dello spirito sono riuscite, lo esamineremo in seguito, perché sulla questione della Mia resurrezione deve prevalere la Luce: se la Resurrezione è avvenuta davvero, allora la religione di Cristo è divina; se invece non lo fosse, allora la vostra fede è un’opera umana filosofica-religiosa, e non ciò che realmente è. – Ora ve ne diamo i fatti.

 

 

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Cap. 1

L’anno 33

1. Erano le 3 del mattino del 27 marzo dell’anno 33, ed era un giorno lavorativo, perché il 25 marzo, il Venerdì, fui crocifisso e posto nella tomba. Il 26 marzo era la festa della Passah dei giudei in memoria dell’uscita dalla prigionia egiziana babilonese svoltasi nell’anno 1491 prima della Mia nascita, e il 27 marzo era di nuovo un normale giorno lavorativo. Allora scesi nel silenzio della tomba, afferrai con il fuoco del Mio santo Amore il corpo morto e sfracellato, lo guarii, eccetto i segni delle ferite, e lo trasformai in una figura spirituale invisibile.

2. Questo avvenne con la Luce elettrica simile al fuoco, e i cinque soldati romani, quali guardiani della tomba, videro questa Luce intensa e splendente. Per cui si spaventarono enormemente e si diedero alla fuga per la paura, e fuggirono in città da Pilato e poi dai sacerdoti per portar loro l’annuncio della Mia resurrezione.

3. Dopo la trasfigurazione, nello Spirito del Mio corpo carnale attraverso il Fuoco del divino Amore, il corpo non fu più visibile agli occhi corporei degli uomini, eccetto quando aprivo loro la vista spirituale. La Mia resurrezione determinò il coronamento della Mia Dottrina, poiché se non fossi risorto, questa Dottrina non si sarebbe mai innalzata alla magnificenza com’è diventata, dal momento che il suo Maestro divulgatore era Dio stesso, dinanzi al Quale il potere dell’inferno e della morte deve scomparire. Io sono risorto come Vincitore dell’inferno e della morte, come Vincitore su entrambi. Su di Me il suo pungiglione ha perduto ogni forza e ogni potere e, come Tale, sono nuovamente comparso tra i Miei amici cari e preziosi. Con ciò fu sigillata la divinità della Mia Dottrina, perché come Vincitore sulla morte ho portato la conferma della Mia Divinità e il Mio mandato divino.

 

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Cap. 2

Le profezie della resurrezione il terzo giorno

 

1. I profeti hanno certamente preannunciato la Mia Divinità, anzi, il profeta Davide disse, attraverso il Salmo 16,10 («Sì, Tu non consegnerai l’anima mia in preda allo Sceol, né permetterai al tuo fedele di scendere nella tomba») che Io, l’Amato di Dio (l’Anima come Sapienza di Dio insieme al Mio corpo carnale terreno) non avrei visto la putrefazione (nella tomba). Nondimeno, il Profeta maggiore sulla Mia resurrezione il terzo giorno dopo la morte, fui Io stesso in diverse occasioni, e precisamente come di seguito:

2. In Matteo dissi: “Come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del Leviathan, così il Figlio dell’uomo sarà tre giorni e tre notti nella terra” [Matteo.12,40]. Secondo Marco [Marco 8,21], e Luca [Luca 9,22; 13,31-33; (24, 26)] Io dissi: “Il Figlio dell’uomo dovrà soffrire ancora molto e sarà rigettato dagli anziani, sommi sacerdoti e scribi. Sarà ucciso, ma risorgerà il terzo giorno”. Secondo Giovanni, [Giov. 2,13-22]ai giudei che pretendevano un segno del Mio mandato divino, dissi: “Disfate questo Tempio e in tre giorni lo farò risorgere!”. Quando poi risorsi dalla tomba il terzo giorno, allora i discepoli compresero che avevo chiamato ‘Tempio’ il Mio corpo, e quindi che avevo parlato della Mia resurrezione.

3. Tuttavia i Miei discepoli a quel tempo non compreso le Mie parole, e non avrebbero mai potuto immaginarsi che Io, dinanzi al Quale tutto doveva chinarsi poiché dominavo con divina Onnipotenza sulla vita, sulla morte e sugli elementi della natura, Mi sarei lasciato inchiodare sulla Croce dai sacerdoti del tempio. Perciò le Mie sofferenze, la Mia morte sulla croce e la Mia resurrezione erano completamente estranei e inconcepibili per loro, sebbene l’avessi annunciato in anticipo.

4. Dal momento che il Sabato era passato, si alzarono le sette donne che erano state presenti anche alla crocifissione, vale a dire: Maria di Magdala, poi Maria, la madre del Mio corpo, Salomè, la sorella della madre levatrice di Maria di Betlemme, Giovanna, la moglie di Cuza, procuratore di Erode e Maria (chiamata) la discepola, una parente di Giuseppe che era venuta con Maria e Salomè di Nazareth alla festa della Pasqua a Gerusalemme, e tutte andarono alla tomba alle quattro del mattino con delle spezie che avevano già comprato il Venerdì; era il tempo quando poco dopo si annunciò l’inizio del giorno con il sorgere del Sole.

5. Strada facendo, le donne dissero tra loro: “Chi ci toglierà la pietra dall’ingresso della tomba?”. Quando giunsero, videro che la pietra era già stata tolta, sebbene fosse molto grande. Allorché entrarono nella tomba, videro un giovane in veste bianca seduto alla destra, e si spaventarono molto. Il giovane disse loro: “Non spaventatevi! State cercando Gesù di Nazareth, il Crocifisso; Egli è risorto e non è qui. Guardate il posto dove giaceva. Andate però, e dite ai Suoi discepoli che Egli è risorto”. – Allora lasciarono la tomba e si misero a correre, perché erano state prese da brividi e batticuore, e nessuna di loro osò pronunciare una parola per l’immensa paura [Marco 16,3-8].

 

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Cap. 3

Le contraddizioni degli eruditi contro la resurrezione di Gesù

 

L’erudito pagano Celso[1]

1. Il primo avversario della Mia resurrezione fu il pagano Celso nel II secolo. Egli fu il primo contestatore scientifico del cristianesimo, il suo avversario più spirituale, ma anche il più velenoso, e ciò che lui rimproverò al cristianesimo lo fecero anche i suoi successori, cosicché le loro ipotesi sulla Mia resurrezione vengono spiegate qui in tre tentativi esplicativi:

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a)  La ‘morte apparente’ di Cristo

2. Il primo tentativo di spiegare la Mia resurrezione dai morti come un inganno, fu quello che stabiliva l’ipotesi che Gesù sarebbe morto solo apparentemente!

3. Il fatto è che questa ipotesi è stata utilizzata in maniera del tutto sbagliata, perché con la flagellazione cruenta, la corona di spine e il lungo martirio preventivo, Mi esaurii fisicamente a tal punto, che non potei più portare la croce, ma lo fece Simone di Cirene per Me, e ciò nonostante caddi tre volte prima di arrivare sulla collina del Golgota. Strappando le vesti dalle ferite (col sangue raggrumato) e la successiva Crocifissione, dal Mio corpo fluì l’ultima goccia di sangue ; poi venne il soldato romano Petronio, trafisse il Mio Cuore con la lancia e mise così fine a ogni vita e movimento nel Mio corpo umano.

4. Senza sangue nel corpo e con un cuore trafitto, nessun uomo è mai vissuto, nessuno è mai morto apparentemente, e nessuno è risorto dalla morte per proprio potere e forza. Con ciò gli avversari della Mia persona si sono consigliati malissimo con il loro intelletto, quando stabilirono la morte apparente rispetto alla Mia vera morte fisica, poiché questa ipotesi si rivela come una debolezza mentale e una grossolana insensatezza dei Miei avversari.

5. Perfino il Mio avversario, l’incredulo dr. Strauß[2], ha forzato la base con l’insensata ipotesi della morte apparente di Cristo. Egli disse: “Uno che striscia fuori dalla tomba, mezzo morto, vagando in giro, bisognoso di cure mediche, di fasciature, assistenza e forza, e alla fine soccombe comunque alle sofferenze, era impossibile potesse fare impressione sui discepoli da farne il vincitore sulla morte e sulla tomba, quale principe della vita che più tardi prese a base il loro esordio (vigoroso)”.

*

b)  Sull’autosuggestione o presunta cosciente menzogna dei discepoli

6. Il secondo tentativo di spiegazione venne da Reimarus[3], il quale nella Mia rianimazione scorse un inganno. Egli pensò: “Il messaggio della Resurrezione o giace su un’autosuggestione oppure sulla cosciente menzogna dei discepoli”. – Reimarus scelse quest’ultima ipotesi e fu l’autore dei cosiddetti frammenti di Wolfenbüttel[4] editi da Lessing, ma in questa spiegazione in cui egli voleva dimostrare come i discepoli avevano rubato il Mio cadavere volendo rafforzare in maniera convincente la Mia Resurrezione attraverso menzogne inventate, non trovò nessun credibile sostegno, e presto sentì che la religione/dottrina che Io predicavo – dal momento che aveva trovato una rapida diffusione – aveva potuto avere la sua origine grazie a un miracolo, ma non a una menzogna.

7. Perfino l’incredulo dr. Strauß che nel 19° secolo scrisse le sue contraddizioni verso le verità cristiane, disse: “Questo sospetto di Reimarus è già stato demolito con l’osservazione dell’autore ecclesiastico Origene; tale sua menzogna auto inventata non avrebbe mai potuto entusiasmare i discepoli a un così forte annuncio della resurrezione di Gesù sotto il più grande pericolo (della vita). Il cambiamento repentino, dal più profondo abbattimento, dalla condizione disperata (e paura e timore dei discepoli davanti ai farisei) in seguito alla morte di Gesù, con la forza della fede e dell’entusiasmo con cui essi, alla seguente festa di Pentecoste, Lo annunciarono come il Messia, non si poteva spiegare se nel frattempo non fosse accaduto qualcosa del tutto straordinario, e precisamente qualcosa che li convinse (completamente) della rianimazione del Gesù crocifisso”. – E questo, in effetti, è successo a Pentecoste, ma in una misura talmente grande, che i discepoli persero ogni paura davanti ai farisei.

*

c)  Sul presunto autoinganno dei discepoli

8. Il terzo tentativo di spiegazione fu il seguente: “I discepoli si erano auto ingannati per i grandi avvenimenti che erano accaduti prima, quando andavano in giro con Me. Essi avevano scorto e riconosciuto in Me l’atteso Messia e questo autoinganno li aveva traviati, tanto da far riferire a Me tutte le descrizioni dei profeti, facendo di Me l’Eroe del giorno. Attraverso quest’ autoinganno anche la Mia resurrezione sarebbe diventata per loro un’immagine visionaria, per mezzo della quale essi avevano sollevato i loro volti dalla Verità”.

*

9. Questo tentativo è ora diventato la determinante e la dominante spiegazione della Mia resurrezione tra i critici dimentichi di Dio. Allora vogliamo sottoporre quest’opinione a un chiarimento, per sottrarre così il suo fondamento a questa ipotesi erudita. Perciò voglio farvi esaminare com’è sorta la storia di questa immaginazione visionaria e se è giusto che tali oppositori abbiano il diritto di dire la loro sulla nostra questione. Le cose stanno così:

 

d)  Sulla presunta fantasia o immaginazione

10. L’uomo può ottenere la visione della propria immaginazione solo quando crede fermamente in una cosa, quando ne è del tutto convinto che, come s’immagina quella cosa, è anche veramente. Tali visioni possono accadere nei casi più rari nello stato di veglia e si chiamano visioni della propria immaginazione o della propria opinione, alla quale poi si crede assai fermamente; di certo possono capitare visioni della propria immaginazione nei sogni durante il sonno, ma comunque tali riflessi della propria immaginazione sono rari, e nello stato di veglia ancora più rari.

11. Soltanto che presso gli apostoli non si può scorgere dalla Bibbia in nessuna parte un tale autoinganno; al contrario, essi erano timorosi, fuggivano e si nascondevano davanti ai farisei. Ci si domanda: “Quale autoinganno visionario era presso Pietro, credente assai saldamente? Forse quello che Mi rinnegò tre volte nel cortile di Caifa?”. – Questa è certo la grandissima contraddizione di un autoinganno visionario! E gli altri erano ancora più timorosi di Pietro, perciò tutto questo terzo tentativo di spiegazione cade completamente nell’acqua e si disperde nel nulla.

12. Giovanni venne certamente sotto la croce il venerdì, ma solo quando ottenne da Nicodemo l’assicurazione che a nessuno sarebbe accaduto qualcosa, e così sotto la croce stavano sette donne, il discepolo Giovanni, Lazzaro di Betania e Giuseppe di Arimatea. Perciò non vi è da nessuna parte una traccia di un autoinganno dei discepoli. Quando essi vennero a Pentecoste, lo seppe tutta Gerusalemme, e non per via delle loro prediche, ma in seguito al grande ricalcare dello Spirito Santo che venne giù dall’Alto e si fecero battezzare subito tremila persone il primo giorno.

13. Questo episodio, che gli apostoli e i discepoli si tennero tranquilli per 50 giorni completi senza più agire dopo il cruento evento fino alla festa di Pentecste, quando ricevettero il battesimo dello Spirito Santo dal Cielo di cui seppe tutta Gerusalemme ed accorsero per chiedere che cosa fosse successo, è determinante. Solo allora essi si presentarono senza timore come combattenti per la Verità e dichiararono in faccia ai giudei quale crimine avevano commesso sul Messia; e da allora cominciò la loro carriera apostolica, come anche Paolo cominciò a perseguitarli a Damasco nell’anno 34 .

14. Presso gli apostoli la riservatezza era spesso anche miscredenza; presso Paolo quel suo furioso fanatismo contro il cristianesimo dimostra distintamente e chiaro che l’ipotesi del visionario autoinganno degli apostoli è solo un autoinganno degli avversari della Mia persona e della Mia dottrina. Sono essi quelli che credono nella loro stessa menzogna e, con ciò, ingannano se stessi, perché la storia degli apostoli dice proprio il contrario di come i critici Mi dipingono ai creduloni.

 

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Cap. 4

Sui falsi autoinganni accusatori

 

1. Per ottenere una chiara immagine tra le ipotesi degli eruditi e della verità, vogliamo esaminare i fatti secondo l’unica fonte riferita su questo, perciò essa è anche l’unica autorevole, e questa è la Bibbia del Nuovo Testamento, la quale v’insegna così:

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a)  Le donne non ebbero nessuna allucinazione

2. Le donne non avevano pensato a nessuna Resurrezione, giacché la relazione secondo Matteo dice: «Io so che voi cercate Gesù il Crocifisso, Egli non è qui, perché è risorto. Andate a casa e ditelo ai Suoi discepoli!» [Mat. 28,5; Giov. 20,12]. Così parlò uno degli angeli nel nome di entrambi gli angeli che erano nel sepolcro.

3. Qui certamente non c’è da supporre nessuna dimostrazione di un autoinganno delle donne, perché altrimenti non Mi avrebbero cercato nel sepolcro per impregnarMi di profumo ancora meglio. Ma di un’allucinazione degli angeli nessuno ha mai sentito qualcosa, poiché qualcosa così non può verificarsi.

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b)  Né le donne né i discepoli ebbero autoinganni

4. Secondo Giovanni [Giov. 20,1-10], cosa che egli stesso scrisse, i discepoli non sapevano ancora precisamente che Io, Gesù, sarei effettivamente risorto dalla tomba. Perciò essi non fecero nemmeno nessuna obiezione all’annuncio di Maria di Magdala quando disse: “Hanno portato il Signore via dal sepolcro e noi non sappiano dove Lo hanno deposto”.

5. Questo fatto che né le donne né i discepoli vivessero in un’immaginazione che Io sarei risorto, né che ero risorto, lo dimostra il fatto Giovanni e Pietro corsero al sepolcro per convincersi che il Mio corpo era stato portato via dalla tomba, e ciò indica anche chiaramente che non c’era nessun autoinganno né delle donne né dei discepoli, poiché Giovanni, specialmente [Giov. 2,22], annotò che essi avevano compreso le Mie parole sulla distruzione del Tempio e la sua riedificazione il terzo giorno, solo quando ero risorto dai morti.

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c)  I due discepoli sulla via di Emmaus

6. Quando sono andato non riconosciuto con i discepoli Cleofa e Barsaba Justus sulla via di Emmaus, essi Mi riferirono che degli angeli nel sepolcro avrebbero detto alle donne che Io sarei risorto dai morti.

7. Questa dichiarazione di Cleofa vi dimostra che i discepoli non erano per niente preparati alla Mia resurrezione, poiché altrimenti avrebbero certamente detto: “Noi lo sapevamo che Egli sarebbe risorto; perciò la Sua resurrezione dai morti è stata per noi una gioiosa conferma della nostra aspettativa, alla quale eravamo già preparati”. Tuttavia voi non trovate nulla del genere registrato nella Bibbia. Come si può parlare allora di un autoinganno degli apostoli, dal momento che proprio nella Bibbia ci sono le controprove verso qualsiasi immaginazione o allucinazione dei Miei discepoli?

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d)  Il testimone Tommaso

8. La più grande e più convincente dimostrazione contro le affermazioni dei critici della Bibbia, i quali affermano che gli apostoli si trovavano in un autoinganno sul fatto che Io sarei risorto dai morti e per loro non Lo sono, ve la fornisce l’apostolo Tommaso. Questa ferma natura di credere solo ciò che è dimostrabile e che sta lì convincente, non volendo nemmeno credere ai suoi condiscepoli, sebbene glielo confermassero tutti che Io, stando in mezzo a loro, avevo parlato e mangiato, che Mi avevano visto e Mi avevano toccato le mani, solo allora, quando gli mostrai le Mie mani e il fianco trafitti lui credette e parlò con entusiasmo nella piena fede: «Mio Signore e mio Dio!». Perché in quell’istante egli seppe che una cosa così è possibile solo a Dio; mai però a un uomo mortale.

9. Di questo fatto ne parla certamente in maniera chiara questa verità, che i critici, in riferimento alla Mia resurrezione, non hanno mai pensato che proprio i rapporti nella Bibbia li accusano di ignoranza, di diffamazione e di menzogna, e proprio loro, davanti al mondo intero, saranno marchiati come oscurantisti; infatti, proprio ciò che essi vorrebbero fare dei Miei discepoli, cioè dei visionari e stolti delle proprie opinioni, ribatte loro proprio la Bibbia, la quale mostra il loro stesso carattere, così come parlano e agiscono in contraddizione all’evidente verità.

 

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Cap. 5

La conversione di Saul davanti a Damasco

1. La storia della conversione di Saul davanti a Damasco, fa credere a tali avversari che quello fu l’autoinganno di un visionario. Proprio quest’affermazione è però un evidente contraddizione verso un logico pensare e giudicare.

2. Saul era un fariseo erudito che ottenne la sua formazione scientifica ai piedi di Gamaliel, un rinomato scriba del Tempio. Egli era un focoso e fervente giovane fariseo che, nel furioso fanatismo, era preso contro i cristiani. Il suo viaggio a Damasco non fu un fanatismo e vagheggiare per il cristianesimo, bensì il contrario: “Saul sbuffava con minacce e assassinio contro i discepoli del Signore”. Egli voleva estirpare il cristianesimo, e fece molto male, come lui stesso riferisce, contro i cristiani.

3. Quindi, poiché i critici spiegano la conversione di Saul come un autoinganno o un’estasi, allora vogliamo chiedere: “Che cos’è un’estasi e come si forma?”. La risposta suona così:

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Cos’è l’estasi o rapimento

4. L’estasi o rapimento sorge allora, quando l’uomo s’immerge nel Celestiale così ampiamente e così profondamente con il suo amore per la causa, che dimentica tutto il resto e ne muore. E ciò in cui s’immerge, riesce a vederlo, gli altri no.

5. Dai falsi autoinganni delle prove precedenti si vede che Saul non poteva giungere in uno stato risultato determinate per tutta la sua vita, né attraverso la propria immaginazione, ancor meno attraverso un rapimento, ma semplicemente attraverso la Grazia di Dio.

6. Proprio ciò che i critici gli attribuiscono è la più grande contraddizione e completa impossibilità nei confronti della missione di Saul; infatti, Saul, più tardi chiamato Paolo, era uscito per distruggere i cristiani, e non per diventare lui stesso cristiano! Tale notizia negli Atti degli Apostoli al cap. 9, e i falsi autoinganni, distruggono tutte le ipotesi degli avversari della Verità. Gli avversari dimenticano il fatto che mai nessuno è diventato cieco con la Luce di una visione; inoltre, essi dimenticano il fatto che Io, vale a dire lo stesso Gesù, attraverso la cui Luce quel Saul è diventato cieco, mandai da lui il discepolo Anania per guarirlo dalla cecità con la Mia divina Forza guaritrice.

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Il 9° capitolo degli Atti degli apostoli

(La conversione di Saul e le prime esperienze in Damasco) [vers. 9,1-21, cap. 22,3-16; 9,22-25]

7. Inoltre, essi dimenticano le parole scambiate tra Me, Cristo, e Saul davanti a Damasco. Su questo nella Bibbia sta registrato quanto segue:

8. Saul invece sbuffava ancora con minacce e assassinio contro i discepoli del Signore e andò dal sommo sacerdote. A questi chiese una lettera per i fratelli di Damasco dove si doveva recare, per condurre in catene a Gerusalemme quelli che erano là, perché fossero puniti.

9. Quando però fu sulla via e venne nei pressi di Damasco, lo circondò a un tratto una Luce dal Cielo [1° Cor. 15,8]. Cadde a terra e sentì una voce che gli disse: «Saul, Saul, perché Mi perseguiti». – Egli rispose: «Signore, chi sei Tu?». – Il Signore disse: «Io sono quel Gesù che tu perseguiti. Ti sarà difficile rompere il pungiglione». – Ed egli disse con brivido e trepidante: «Signore, cosa vuoi che Io faccia?». – Il Signore gli disse: «Alzati e va nella città, là ti si dirà cosa dovrai fare».

10. Tuttavia gli uomini che erano i suoi compagni, stavano lì ed erano impietriti, perché avevano sentito quella voce e tuttavia non avevano visto nessuno. Saul invece si alzò da terra e quando aprì gli occhi non vide nessuno. I compagni allora lo presero per mano e lo condussero a Damasco, e per tre giorni non vide, non mangiò e non bevve nulla.

11. A Damasco vi era un discepolo di nome Anania; il Signore parlò a lui in visione: «Anania!». – Ed egli rispose: «Signore sono qui!». – E il Signore gli disse: «Alzati e va nel vicolo che si chiama ‘Diritta’ e domanda, nella casa di Giuda, di un uomo di nome Saul di Tarso, poiché vedi, egli sta pregando». E Saul al contempo vide in visione un uomo di nome Anania che veniva da lui che gli imponeva le mani, così che sarebbe diventato di nuovo vedente.

12. Anania però rispose: «Signore, ho sentito parlare molto di quest’uomo e di quanto male abbia fatto ai Tuoi devoti in Gerusalemme, e dal sommo sacerdote ha ricevuto pieni poteri di legare, qui in Damasco, tutti coloro che invocano il Tuo Nome».

13. Il Signore, comunque, gli disse: «Va’, poiché questi sarà per Me uno strumento da Me scelto per portare il Mio Nome dinanzi ai pagani, dinanzi ai re e dinanzi ai figli d’Israele. Gli voglio dimostrare quante pene dovrà soffrire a causa del Mio Nome».

14. E Anania andò, ed entrato nella casa impose le mani su di lui e disse: «Caro fratello Saul, il Signore Gesù che ti è apparso sulla strada dalla quale tu venivi, mi ha mandato affinché tu sia di nuovo vedente e ripieno di Spirito Santo».

15. E subito caddero dai suoi occhi come delle scaglie e fu di nuovo vedente. Si alzò, si fece battezzare e, dopo aver preso del cibo, si sentì di nuovo fortificare. Saul tuttavia rimase per un po’ di giorni presso i discepoli che erano in Damasco, e subito si mise a predicare il cristianesimo nelle scuole affermando che Gesù è il Figlio di Dio.

16. Ma tutti quelli che lo ascoltarono si scandalizzarono dicendo: «Non è questi colui che a Gerusalemme ero lo sterminio di tutti coloro che invocano questo Nome, e non era forse venuto qua per legarli e trascinarli davanti al sommo sacerdote?»

17. Saul intanto andava sempre più acquistando coraggio e confondeva i Giudei che abitavano a Damasco, dimostrando loro che questo Gesù è il Cristo. Così, dopo molti giorni i giudei si riunirono a consiglio e deliberarono di ucciderlo.

18. Saul però fu avvertito che i giudei di Damasco lo perseguitavano, poiché essi facevano la guardia giorno e notte anche alle porte, per poterlo uccidere.

19. Allora i discepoli lo presero, lo misero in una cesta e, nottetempo, lo calarono giù dal muro. [Att. Cap. 9].

 

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Cap. 6

Conclusione

1. Vedete, questa storia di Saul di Damasco parla chiaro. Qui non è presente nessun autoinganno, tanto meno un’estasi per il cristianesimo, bensì è presente la purissima Luce proveniente dai Miei Cieli, la quale ha fatto di quell’erudito nemico mortale contro il cristianesimo, il combattente eroico per la verità della Mia parola. Questa è la verità dimostrata e storica, e non avete bisogno di più per distinguere la verità dalla menzogna.

2. Con questo abbiamo le più significative contraddizioni degli eruditi critici ricondotte al loro giusto punto di vista. Esse sono immagini fallaci e annebbiate dell’evidente verità dimostrata, e null’altro.

3. Lontano, nel tempo remoto della vita umana, Io promisi di mandare il Salvatore nel Messia, per estinguere il peccato primordiale degli antenati, e sulla croce ho compiuto il grande Atto, attraverso il quale il Padre si è di nuovo riconciliato con i figli ed è diventato il loro Amato nel Salvatore Gesù.

4. È stato un Atto della più grande umiliazione di Dio nel corpo dell’uomo Gesù. Egli è stato qualcosa che la ragione umana non potrà mai afferrare, perché Iddio, la Sua grandezza, onnipotenza, santità e maestosità è così grande e santo, al di sopra di tutti i concetti umani, che non li può comprendere completamente nemmeno il Serafino più acuto. Egli ha compiuto sul Golgota un Atto che è chiamato il più grande che un uomo possa comprendere. Sì, sul Golgota, Gesù, la Divina Sapienza, ha combattuto nel corpo una lotta di vita e di morte, poiché si trattava di purificare gli uomini quali figli di Dio dal peccato primordiale, oppure di distruggere l’umanità, visto che gli uomini non sono stati messi nel mondo solo per vivere qui, ma per diventare figli di Dio. Soltanto che per raggiungere questo gradino era per loro impossibile, perché il peccato primordiale aveva sbarrato loro la via, ed Io stesso dovevo eliminare questo grande peccato, oppure ogni uomo per se stesso, e questo compito avrebbe portato l’intera umanità alla disperazione e all’estinzione, per non mettere al mondo dei figli della sofferenza.

5. Solo allora, quando porrete mente che ogni uomo avrebbe dovuto percorrere la stessa via della sofferenza e della morte sulla croce, per dare soddisfazione alla divina Giustizia, quella stessa via che ho percorso Io, potrete comprendere a grandi linee la grandezza della croce del Golgota. Tutto il mondo sarebbe diventato il luogo del martirio, una spaventosa immagine del pianto e del dolore, un’immagine di raccapricciante disperazione in tutto ciò che agli uomini è caro e prezioso.

6. Questo fatto vi rivela la grandezza del Mio Atto sul Golgota; esso vi rivela il mistero della riconciliazione di Dio con i Suoi figli. Esso alla fine vi rivela il grande Amore che il Padre congiunge con i figli, e in questo Amore risplende il Volto divino come nello splendore del Sole, poiché in questo Amore si unisce la Terra con il Cielo e, da ciò, fa’ i figli per eredi dell’eterno Padre e déi dell’Amore di Dio.

7. Glorioso fu il giorno della Mia resurrezione, un Giorno di vittoria sul peccato e sulla morte, un Giorno dell’Amore di Dio che attraverso questo Atto sigillò  per l’eternità la verità dell’Evangelo come divino. Questo Atto dimostra nel contempo quanto dipende credere nella vera religione di Cristo, di vivere e operare secondo questa, poiché Io non posso essere il Pastore di centinaia di sette religiose contraddittorie, le quali hanno elucubrato e disposto gli uomini. Io invece voglio che le Mie pecorelle siano tutte di una sola fede, perciò di una sola conoscenza della verità, e non cento volte differenti nella comprensione dell’eterna Verità.

8. Io morii per il peccato e risorsi solo per quella fede che insegnai ed ho stabilito Io stesso, e non per qualsiasi sistema di fede umana, e nemmeno per lo schieramento di religioni devianti dalla Mia dottrina! Perciò, Miei cari figli, prendetevi a cuore le parole che qui vengono pronunciate per voi dalla bocca dell’eterna Verità, e credete a Me, e fate ciò che vi dico Io.

9. Badate perciò di rendere il Mio insegnamento in voi una sorgente vivente nella pura compostezza! Lasciate diventar l’amore in voi al di sopra di tutto l’elevato, e unitevi con Me attraverso l’amore, con Me il Padre vostro. Allora cresceranno i fiori dell’eterno Amore nei vostri cuori, e faranno di voi i portatori dello stesso Amore. – Amen!

 

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[1] Celso Aulo Cornelio: (II Secolo), filosofo greco, di indirizzo platonico. La sua opera di polemica anticristiana (Discorso veritiero) fu confutata da Origene

[2] Strauß David Friedrich 1808-1874, filosofo tedesco, esponente della sinistra hegeliana, portò alle estreme conseguenze la filosofia della religione di Hegel, considerando il contenuto di ogni fede religiosa, e in particolare la narrazione evangelica, come mito. A questo personaggio è dedicato un capitolo intero nei “Doni del Cielo” di Jakob Lorber. (vedi Dr. Strauß)

[3] Reimarus Hermann Samuel 1694-1768, filosofo e teologo tedesco; illuminista, radicale sostenitore del deismo. Apologia degli adoratori razionali di Dio.

[4] Wolfenbüttel: città della Germania nella Sassonia Inferiore.