1800 - 1864

JAkOB LORBER

 

Il PROFETA SCONOSCIUTO

 

«Se già nei tempi passati

Iddio ha parlato agli uomini,

perché non dovrebbe parlar loro

anche nel tempo presente?»

 

 

Jakob Lorber BN

 

Casa Editrice: Lorber-Verlag - Bietigheim - Germania

Copyright © by Lorber Verlag

Copyright © by Associazione Jakob Lorber

ISBN   978-88-98788-12-5

Casa editrice GESÙ la Nuova Rivelazione(BG)

Edizione a cura del gruppo:  ‘Amici della Nuova Luce’ / www.legamedelcielo.it

 

 

Le prime parole ricevute dallo scrivano

 

«Chi vuol parlare con Me, venga da Me

 ed Io gli metterò la risposta nel suo cuore;

solo i puri, il cui cuore è pieno d'umiltà,

percepiranno il suono della Mia voce.

Chi preferisce Me a tutto il mondo

 e Mi ama come una tenera sposa ama il suo sposo,

con costui Io voglio camminare a braccetto.

Egli in ogni tempo Mi vedrà come un fratello vede l'altro fratello

 e come Io lo vidi già dall'eternità,

 prima ancora che egli fosse »

 

[G.f.D. – I/1,2]

 

Presentazione di Paola Giovetti

Indice

Abbreviazioni

10 punti della Nuova Rivelazione

Riassuntino opere di Lorber

 

Perché una Rivelazione

 

[rif. J. Lorber – Doni del Cielo – vol. II cap. 125]

 

(parla il Signore): «Scrivi dunque un retto “Kriterium” a proposito di religione e di rivelazione! La religione è un ricollegamento dell’uomo con Dio, che a partire da Sé, lo ha creato libero e lo ha posto, come al di fuori di Sé, nel mondo materiale, a prova ed educazione della libertà, essendo la libertà l’unica condizione che permette la vita dello spirito, perché essa è in sé l’Amore, quale Essenza originaria a fondamento di ogni esistenza!

Si dice che Dio potrebbe certamente, con la Sua Onnipotenza, formare e conservare gli uomini in modo tale che essi possano corrispondere sempre perfettamente al loro compito divino. A che scopo allora una religione rivelata? A che scopo lasciar camminare liberamente la creatura tra creature ed esseri che essa riconosce altrettanto poco quanto se stessa? Dio potrebbe ben fare questo, ma allora l’uomo non sarebbe uomo, bensì solo un animale. Egli sarebbe giudicato come lo è l’animale, e dovrebbe necessariamente muoversi entro gli stretti limiti dell’eterna coercizione!

Avrebbe poi l’uomo anche una vita autonoma, libera, secondo l’intento del Creatore? No! Egli non l’avrebbe mai in eterno! Infatti, ogni vita autonoma vera e propria, deve essere liberamente acquisita come tale, perché ogni coercizione impedisce la libertà e con ciò anche giudica la vera e propria vita, e proprio in questo modo la uccide. Perfino l’amore è morto senza libertà!

Perciò per l’uomo non si può prendere come base l’Onnipotenza divina al posto della religione rivelata. La necessità di una rivelazione divina che si poggia su tale presupposto, è la prima fondamentale prova dell’autenticità di una tale rivelazione. Infatti, ciascun essere giudicato viene al mondo già con tutte le perfezioni che gli si addicono, e perciò non ha bisogno di alcuna rivelazione.

Del tutto diversamente stanno invece le cose riguardo all’uomo! Questi viene al mondo nudo in tutta la sua sfera, e perciò ha un gran bisogno di un’istruzione rivelata, in base alla quale possa cominciare ad addestrare la sua forza vitale completamente libera, da nulla vincolata, per diventare un essere davvero autonomamente libero, un essere vivente.

Ma in che cosa consiste allora il “Kriterium” per riconoscere l’autenticità di una rivelazione divina veramente necessaria? Il criterio sta esclusivamente nell’agire secondo la rivelazione. Chi allora coscienziosamente vive in modo fedele a una riconosciuta rivelazione, costui giungerà all’interiore libertà del proprio spirito, sia egli un ebreo, un turco, un bramino o un cristiano – così come chiunque che impari una qualche arte secondo una scuola, diventa sicuramente un maestro se studia la scuola con diligenza e progredisce secondo i suoi principi.

Così sta pure anche scritto: “Chi agirà secondo le Mie parole, riconoscerà se esse sono provenienti da Dio o dall’uomo”. In ciò sta il criterio principale per riconoscere l’autenticità di una rivelazione divina! Infatti, così bisogna che ciascun uomo sia “istruito da Dio”! Chi non lo impara da Dio, non ce l’ha e non lo sa».

 

[indice]

Cap. 1

 

La falsa strada della scienza materialistica

 

Se a qualche lettore è estraneo il concetto che la materia sia luce congelata, probabilmente gli sarà difficile accettare questa dichiarazione, e ancora più difficilmente potrà accettare le dichiarazioni della Nuova Rivelazione riguardo le affermazioni che la materia sia spirito raddensato o congelato. Nondimeno, l’inconcepibile Sapienza del Creatore non è legata a ciò che gli uomini ritengono ragionevole. Secondo Sir Arthur Eddington ogni vera legge naturale appare all’uomo pensante razionalmente come irrazionale.

Le sorprendenti esperienze che gli scienziati del XX secolo hanno fatto nel campo astronomico, atomico e subatomico, dovrebbero farci ricordare quanto afferma Lichtenberg: "Ciò che ciascuno ritiene per scontato, merita più di tutto di essere esaminato".

Anche la Nuova Rivelazione ci esorta a questa riflessione:

«Dunque, se ora sapete ciò e se lo comprendete nel massimo limite concessovi dai vostri sensi corporali e animici, deve alla fine pure risultarvi chiaro ed evidente che ogni e qualsiasi cosa che si presenta ai vostri occhi come materiale, in fondo non è per nulla materiale, bensì è puramente spirituale; soltanto che non vi è possibile discernere lo spirituale poiché non vi trovate ancora nella sua polarità. Nondimeno, quando un giorno vi troverete in questa polarità, si produrrà ben presto il fenomeno opposto, e cioè che voi scorgerete soltanto lo spirituale; e come ora dovete immaginarvi il rapporto tra lo spirituale e il materiale, nella stessa maniera dovrete immaginarvi ogni cosa materiale desumendola dallo spirituale. Non vi causi quindi troppa meraviglia adesso, se nel corso di questi dettati v’imbatterete qua e là in punti che non vi sembrano troppo chiari, perché se tutti questi rapporti dovessero esservi resi già ora perfettamente chiari e intelligibili, si renderebbe necessario farvi uscire completamente dalla materia e trasportarvi nello spirituale puro, per la qual cosa non è ancor giunto il momento» [L.m. – 11,10].

Fu proprio nel tempo in cui fu scritta la Nuova Rivelazione che la scienza materialistica ebbe all’incirca il suo principio e, proporzionalmente, il materialismo si diffuse da allora come un’alta marea su tutta la Terra. Una dichiarazione dello scienziato W. H. Thorpe[1] che riportiamo, caratterizza la situazione che venne a crearsi ed è esistente fino ad oggi: "La grande maggioranza di coloro che hanno perso la vera fede in Dio o non l’hanno mai posseduta, oppure come secondo Woods[2] che sotto questo aspetto crede ancora nella natura, per me questa perdita vale particolarmente per quasi tutti i naturalisti".

Nella scienza naturale la metafisica[3] è rigorosamente proibita; il riferimento a un Creatore per la soluzione dei problemi insondabili è rifiutato come non scientifico. La bella frase di Goethe: "Le opere della natura sono sempre una prima Parola pronunciata da Dio", resta relegata nell’ambito delle poesie. L’ultima conclusione sviscerata dalla sapienza umana è la nascita del cosmo e della vita per opera del caso cieco, o meglio, secondo l’ultima teoria ipotizzata, per opera del noto Big-Bang, pur di non ammettere l’esistenza di un Dio al di sopra di tutto ciò che è esistente nella nostra comprensione, almeno dell’universo fisico.

Il Prof. Viktor von Weizsaecker[4] domanda: "Ma perché deve aver ragione solo il non senso, solo il caso? Perché non anche il senso?". Weizsaecker riconosce che togliere l’impronta del Divino al mondo, dovrà avere per conseguenza anche l’immediata razionalizzazione della natura. In Oriente l’insegnamento meccanico-materialistico è ancorato a una rigida dottrina politica. Là un’indagine senza pregiudizi non è quasi pensabile. Dietro tutte le teorie, al posto dell’interesse scientifico sta l’ideologia; essa ha la precedenza sulla verità.

A tal proposito, proprio all’inizio delle comunicazioni a Lorber, nel 1840, si legge:

(un nota bene) «Asserzioni simili, e ancora molto peggiori sul Mio conto, devo udire attualmente da parte di molte centinaia di migliaia di uomini che pongono sul Mio trono la loro assoluta follia fondata sulla loro tenebrosissima ragione, facoltà questa, comune a tutti gli animali tramite i loro sensi acuti, e di conseguenza adorano se stessi, e oggigiorno non si chiamano più dèi – perché questo nome ai loro orecchi suona troppo volgare e ridicolmente basso – bensì ‘filosofi’ ovvero ‘scienziati materialisti’, come anche ‘dottori’ o ‘professori’, di tutte le specie. Questa tenebrosissima razza vorrebbe addirittura costringerMi ad andare a scuola da loro, qualora volessi essere un Dio per i superscienziati di quest’epoca tanto illuminata. Io però vi dico: “In verità, il lombrico strisciante è più assennato di loro, quantunque non sia in possesso che di un unico senso!”. E vi dico inoltre che questi tali ben presto sgraneranno tanto d’occhi – e tuttavia non vedranno più di quanto veda un topo campagnolo nella terra – e con gli orecchi ben acuti e molto lunghi non udranno più di quanto possa udire un pesce nell’acqua, il quale, non possedendo la voce, non possiede nemmeno l’udito» [G.F.D. – I/27,8].

In diversi altri punti è preannunciato che a causa della scienza materialistica «si formerà un vuoto di fede nell’umanità». Negli ultimi decenni è tuttavia diventato evidente che il diniego del Creatore ha portato la scienza in un vicolo cieco.

Dalla scoperta degli atomi e delle particelle elementari si comincia a sperare in un cambiamento, poiché la speranza che la scienza naturalistica possa risolvere tutti i problemi comincia a svanire. Infatti, il fisico atomico Leonard Weigand afferma: "Il nostro mondo materiale nella sua ultima essenza è per noi più misterioso che mai!", e il prof. Heinz Haber fa notare che "alla sostanza della Creazione è attribuito un carattere metafisico, e perciò sono posti dei limiti alla conoscenza scientifica". – E il giornalista Von Der Osten-Sacken domanda: "Dov’è poi questa che noi chiamiamo materia? […] Nei concetti matematici la materia svanisce".

Barnett[5] è della stessa opinione, quando osserva che "…gli scienziati sono spinti ancora più profondamente nel regno oscuro dei simboli e delle astrazioni matematiche". – L’interpretazione statutaria dei processi naturali per opera della scienza materialistica aveva già raggiunto il suo primo limite con lo studio dei fenomeni che caratterizzano gli effetti della luce; essa non si lasciava classificare nell’immaginario modello della meccanica. La separazione dell’evidenza, nel senso della fisica classica, è stata forzata ancora più radicalmente con la teoria dei quanti. Il dogma scientifico della staticità e continuità dei fenomeni naturali è stato confutato chiaramente man mano che ci si è addentrati nel campo atomico. Tutte le conoscenze della scienza moderna del mondo fisico alludono a misteri relegati al di fuori del mondo visibile. "Sempre di più", come dice Barnett, "tutte le vie delle teorie e delle ipotesi conducono ad abissi che lo spirito umano non può più superare".

Dello stesso parere è Heisenberg[6], insignito del premio Nobel, il quale anch’egli afferma: "Tutte le nostre conoscenze si librano sopra l’abisso dell’ignoranza". – Come dire che la nostra conoscenza è solo una piccola zattera nel mare dell’ignoranza.

Gli scienziati materialistici farebbero bene a ricordarsi un giorno di una frase del filosofo greco Platone, il quale con profonda intuizione già 2300 anni or sono disse: "Il vero sapiente aspira sempre più alla conoscenza dell’essere. […] Il vero sapiente non si limita al mondo delle apparenze, il cui essere è semplice parvenza".

Fortunatamente sempre più scienziati si avvicinano alle dichiarazioni della Nuova Rivelazione. Jean Mussard[7] alla domanda su cosa sia in verità la materia, si esprime concretamente come segue: "Il risultato più importante di questa ricerca è la constatazione che è impossibile effettuare una separazione della nostra immaginazione tra spirito e materia. Il mondo materiale, nonostante tutti i nostri sforzi, ci appare così spiritualizzato, così privato di ogni realtà sostanziale, che il concetto di sostanza svanisce nel nulla. Essa si discioglie nel trascendente, e in ultima analisi restano solo delle astrazioni matematiche. […]  È invece la natura che su questo ci fornisce un’indicazione con insuperabile chiarezza: che l’universo materiale è di una struttura puramente spirituale".

Paul Chauchard[8] osserva: "Ogni essere vivente è, nello stesso tempo, materia e spirito! Lo spirituale non si evidenzia solamente nell’intelletto umano, ma in tutto il mondo materiale, proporzionato al livello dell’organizzazione, della complessità e con un ordine perfettissimo".

Il fisico tedesco R. E. Vestenbrugg dichiara: "La materia, nella sua essenzialità infinitesimale, nel campo del subatomico, sembra alla fin fine avvicinarsi a una condizione che ci dimostra come essa sia unicamente e soltanto spirito, e questo va a favore dell’alta spiritualità dell’ordine del mondo".

Bernhard Bavink scienziato e filosofo naturalistico tedesco, scrive: "Il mondo materiale ci appare oggi come probabile materializzazione transitoria di un concetto interamente spirituale".

Di particolare importanza è quanto asserisce il creatore della teoria dei quanti, il fisico tedesco Max Planck, iniziatore della fisica quantistica e premio Nobel per la fisica, in una conferenza tenutasi a Firenze si è espresso come segue: "Come fisico, dunque come uomo che ha servito in tutta la sua vita la scienza più sobria, cioè l’esplorazione della materia, io sono certamente libero dal sospetto di essere ritenuto un fanatico. E così, dopo i miei studi sull’atomo, vi dico questo: in sé non esiste materia alcuna! Tutta la materia nasce e sussiste soltanto mediante una forza che mette in vibrazione le particelle atomiche e le mantiene unite come un piccolissimo sistema solare dell’atomo, ma poiché in tutto il cosmo non esiste né un’intelligenza né una forza eterna in sé, dobbiamo supporre, dietro questa forza, un cosciente, intelligente Spirito. Questo Spirito è la causa prima di tutta la materia!". E ancora in un'altra occasione disse: "Ma poiché lo spirito non può esistere da solo, ma ogni essenza appartiene a uno spirito, dobbiamo accettare, convinti, l’esistenza di esseri spirituali". – L’atomo ha aperto all’umanità la porta per il mondo perduto e dimenticato dello spirito.

Quest’importante dichiarazione del famoso scienziato coincide perfettamente con ciò che fu rivelato a Lorber:

«Vedi, precisamente così succede in questo tempo con gli uomini del mondo! Spiritualmente sono morti, e all’infuori della vita animale non hanno in sé altra vita. La loro anima è pura carne, e il loro spirito può benissimo chiamarsi morto e simile a quegli spiriti confinati nella pietra e che, con la loro obbligata ostinazione, tengono unita la materia che, altrimenti, sarebbe molle e cedevole. Per questo motivo avviene che le pietre si presentino varie per qualità e aspetto, alcune più tenere e più dure, altre trasparenti, altre opache e dai colori quanto mai differenti, secondo le proprietà dello spirito che vi si trova incarcerato. Ora se tu volessi liberare gli spiriti della pietra dalla loro materia, credi forse che riusciresti nel tuo intento adoperando dell’acqua tiepida? Certamente no; ed Io ti assicuro che, con un simile trattamento moderato e pacifico, la pietra rimarrà perfettamente quella che è sempre stata e che tuttora è. Per raggiungere tale scopo si deve far agire un fuoco potente, affinché gli spiriti si scuotano ed entrino in uno stato di violenta agitazione; solo allora si sciolgono da soli dai lacci della loro materia e diventano liberi» [G.V.G. – I/139,3-4].

Quindi la materia è esistente così com’è perché nella sua essenzialità infinitesimale c’è uno spirito la cui essenza unitaria non è ponderabile con gli occhi umani materiali, ma solo con quelli dello spirito. Tramite la Nuova Rivelazione scopriamo che, affinché il suo stesso rivestimento materiale possa essere visto con un certo ingrandimento, esso deve essere unito insieme a milioni di altri cosiddetti animaletti atomici:

«Un granello di sabbia, che certamente è il più semplice tra tutti i minerali, è costruito con tanta arte che voi restereste assolutamente sbalorditi se vi fosse possibile vedere quanto immensamente ingegnosa è la sua struttura. Voi vi scoprireste una quantità di cristalli dalle forme più varie, i quali sono tanto esattamente connessi tra loro, come non potrebbe essere calcolato dal più abile tra i matematici; ma questa è ancora la parte meno importante. Se poteste poi esaminare minuziosamente questi singoli cristalli, scoprireste che essi non sono altro che dei complessi di cadaveri animali, e precisamente di una specie d’infusori che però sono molto più piccoli di quelli già di gran lunga più progrediti che popolano la goccia d’acqua in stato di fermentazione putrida. Se, oltre a ciò, vi fosse possibile osservare ancora più da vicino a loro volta questi cadaveri d’infusori, trovereste in ciascuno di tali cadaveri una quantità innumerevole di animaletti atomici che sono serviti da nutrimento appunto a quest’infusori[9], ora raggruppati in una comune forma cristallina, quando erano in vita. Se però alla fine riusciste a scrutare un simile animaletto atomico, certamente più con gli occhi dello spirito che con quelli del corpo, per quanto poderosamente armati, vi scoprireste dentro un minuscolo Globo-involucro nel quale, nelle proporzioni più piccole immaginabili, è come riprodotto tutto l’universo. Figuratevene milioni in un solo cristallo derivato dal raggruppamento di mille infusori e il granello di sabbia composto di cento di simili cristalli, e potrete press’a poco farvi una piccola idea di come e con quale suprema arte sia costituito già questo semplicissimo tra i minerali. Quante cose si richiedono dunque per costruire già un simile ultra semplice pezzettino di minerale, e con quanto incredibile ingegno deve essere disposto il meccanismo già nell’officina dove vengono prodotti questi semplici granelli di sabbia, considerando che un tale granello è composto già da due generazioni di animali, dove ogni singolo animaletto ha un organismo così perfetto che voi non giungereste mai a formarvene nemmeno un’idea, poiché un simile animaletto possiede occhi, orecchi e ancora altri organi dei sensi, e può, oltre a ciò, muoversi liberamente» [L.T. – 18,8-9].

Lincoln Barnett è da condividere solo quando osserva che gli scienziati, secondo il loro punto di vista, credono che i posteri ‘potrebbero’ essere in grado di superare le loro vedute, così come loro stessi hanno superato le vedute dei loro predecessori.

Invece, proprio per il fatto che la loro base è la materia, gli uomini di scienza non accetteranno mai di dover orientare le loro ricerche partendo dalla consapevolezza che qualunque scoperta scientifica deve iniziare dallo spirito che permea tutta la materia. Questi, insieme a tutti coloro che credono che la scienza nel futuro sarà sempre più in grado di aiutare l’umanità come fosse un regalo dal Cielo, da cui attingere per rendere la vita sempre più comoda e contando nelle sole forze dell’uomo tecnologico, faranno bene a scoprire come vengono considerati dalla Nuova Rivelazione tutte le categorie degli uomini appartenenti alla scienza materialistica, dei quali qui di seguito ne citiamo alcuni.

 

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Sugli eruditi

Affidarsi solo all’intelletto ed agire consapevolmente come se ‘la vita’ sia autonoma, cioè immaginare di sopravvivere con le proprie forze per star meglio, per ergersi e poi mantenere il proprio elevato stato sociale, fidandosi solo delle molte conoscenze in uno o più campi del sapere, come lo espose ad esempio Nicolò Machiavelli nel suo trattato di dottrina politica ‘Il principe’, sono supposizioni che vengono concepite dagli eruditi. Invece nelle comunicazioni che ci vengono dall’Alto ci viene riferito che tale modus vivendi non potrà mai portare sulla strada della vera conoscenza, né delle cose spirituali né di quelle materiali nella loro globale esistenza fisica. Vediamone alcune:

«[…] Coloro che leggono questa Scrittura nel giusto senso, raggiungeranno tuttavia con sufficiente profondità una migliore visione del mondo senza l’intervento degli eruditi, i quali per la via dei loro vani esami intellettivi non approderanno mai eternamente a quella vera profondità della visione globale del mondo e dei mondi, com’è distinguibile per gli onesti lettori solo e unicamente nella presente Opera, – per non parlare affatto di altre e successive Opere[10] nelle quali, per così dire, il Sole, e con esso, materialmente e spiritualmente tutti i sistemi planetari, solari e i sistemi dei soli-centrali, saranno sviluppati e rivelati in modo sufficientemente comprensibile ed esauriente» [G.F.D. – prefazione vers.9].

«Pilato insistette sì sulla sua iscrizione e non ne volle applicare un’altra; infatti, egli stesso disse: “Ciò che è scritto, è scritto!”. Ma perché non tributò prima, l’onore al vivo, (Gesù) come dopo al morto? Il motivo è lo stesso per cui tutti gli eruditi preferiscono restare nelle loro argomentazioni della testa e nella conseguente morta venerazione, piuttosto che voler passare alla più piccola azione vivente del vero amore. Infatti, essi sono degli ambigui, i quali così credono, o meglio ritengono questo: “Se nella faccenda c’è davvero qualcosa, con il nostro riconoscimento intendiamo non intralciarle la strada; se invece nella faccenda non c’è nulla, noi in un modo o nell’altro non abbiamo perso niente, poiché tributando a uno un onore che può essergli dovuto, se ‘lo è’, ci si guadagna, e se ‘non lo è’, non ci si perde nulla”. Allo stesso modo pensò anche Pilato: “Se il Crocifisso è un essere superiore, gli ho mostrato di onorarlo; se invece non lo è, anche così sono giustificato; infatti, in questo caso la mia iscrizione serve come disprezzo ufficiale, da cui ciascuno può vedere per quale motivo costui è stato crocifisso qui”. Credete che con Me varrà la prima ragione, se con la seconda, uno si è già segnata la strada? Io vi dico: “Avverrà piuttosto che coloro che così Mi grideranno: “Signore! Signore!”, sicuramente da Me non saranno ascoltati, né riconosciuti né accolti. Infatti, la professione di fede fatta dalla testa, non porterà nessuno più vicino alla vita eterna neanche di un pelo, poiché chi vuol venire a Me, deve prima accoglierMi in se stesso per mezzo del vivente amore, e il suo proprio amore per Me gli dirà che sono Io, e Io verrò a lui, e gli darò l’eterna Vita» [S.t.b. – 10,22-25].

«Non affliggetevi angosciosamente a formare le forze spirituali della vostra anima con ogni genere di faticoso studio! Non preoccupatevi delle università e di qualsiasi laurea, bensì amate Me, vostro Padre, ed Io vi darò gratis la sapienza degli angeli, e questo sarà certo di più che se aveste conquistato tutti i berretti di laurea e i diplomi del mondo! Infatti, anche tutti i maggiori eruditi del mondo con i loro diplomi e berretti di laurea, non riescono a scoprire ciò che succede all’uomo dopo la morte del suo corpo, mentre colui a cui Io ho dato la sapienza, una tal cosa se la porta legata al dito mignolo con la più convincente evidenza. Sì, Io vi dico che a questo riguardo gli animali con la loro ottusa intuizione, sono più avanti di taluni grandi sapienti del mondo» [S. t.b. – 25,9-11].

 

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Sui filosofi

Tra tutti gli autorevoli, i filosofi nel campo del sapere sono tra i più difficili da biasimare, poiché l’istruzione scolastica legata al pensiero umano è andata di pari passo con le arti e mestieri, e la filosofia è rimasta da sempre un cavallo di battaglia nell’insegnamento di molti dottorati, cosicché l’umanità crede di dovergliene dar plauso. Invece il Signore non la pensa così, e ce ne da’ un esauriente spiegazione, sia di questa tematica che dei suoi sostenitori:

«Ebbene, miei cari amici e fratelli! Vedete, tutto ciò è opera dell’amore e della sua luce. Io vi ho detto fin dall’inizio: “Nella luce assoluta della sapienza a uno spirito limitato non è dato di scorgere nulla o molto poco, ma nella luce dell’amore, la luce della sapienza viene costretta in forme, e non può fuggire dalla forma che le è stata stabilita, finché la luce dell’amore, o meglio, il fuoco dell’amore, la tiene prigioniera con mille potenti braccia”. Nell’assoluta luce della sapienza l’uomo è come un tralcio staccato dalla vite, il quale si secca e, col tempo, svanisce e non porta mai qualche frutto. Nella luce dell’amore, invece, esso rimane unito alla vite e porta frutto mille volte tanto! Che questo sia letteralmente esatto, lo potete constatare nella più chiara esperienza e con la più lieve fatica con i vostri cosiddetti freddi sapienti del mondo. Questi uomini disprezzano l’amore, dichiarandolo una follia, e continuamente sciamano sopra a pure e semplici speculazioni sovrasensibili, costruendo principi su principi, formulando ipotesi su ipotesi e, a forza di principi e di ipotesi, si perdono in innumerevoli conclusioni che sono altrettanto nulle come sono nulli i principi e le ipotesi stesse. E dopo, quando sono giunti alla fine di tutti i loro principi, ipotesi e conclusioni, chiedete loro una spiegazione su una cosa o sull’altra, ed essi vi daranno sempre una risposta tale che, innanzitutto, essi stessi non comprenderanno affatto, e che voi comprenderete ancor meno, e alla fine, la più saggia conclusione deducibile, espressa dai più sapienti tra loro, sarà che essi, quali i più sapienti, non sanno nulla, non hanno nulla, e non sono nulla! Tuttavia, affinché possiate scorgere tutto ciò ancora più chiaramente, vi posso citare alcuni di questi sapienti del mondo del tempo antico e di quello nuovo. Voi certamente avrete udito e letto di Socrate, Aristotele e Platone. Questi tre sapienti, nonostante li si possa considerare tra i migliori, con tutta la loro sapienza non hanno ottenuto nemmeno la milionesima parte di ciò che può ottenere un semplice fanciullo che sa appena leggere quando si rivolge per la prima volta con fede al Signore, chiamandoLo “caro buon Padre Celeste”. Essi erano avidi di fenomeni e di esperienze; ma di che utilità sono stati questi per loro, se non hanno potuto comprendere la causa di nessuno di essi, la quale sta soltanto nell’amore per il Signore? Chi vorrebbe sul serio contare per bene gli innumerevoli fenomeni e penetrare nell’infinità fino alla loro causa? Infatti, un tale che in qualunque luogo credesse di averne trovata una, si troverebbe proprio nell’ingannevole punto centrale dell’infinità, dal cui punto centrale, naturalmente, essa continua all’infinito da tutti i lati. Chi invece ha l’amore, costui ha in sé la Causa di tutte le cose e di tutti i fenomeni, perché ha in sé il Signore e può, ovunque, con la più lieve fatica del mondo, arrivare alla Causa prima; tuttavia ai cacciatori della sapienza o dell’infinità sarà molto difficile trovare nell’infinità un qualsiasi bersaglio verso cui lanciare il colpo fugace e senza valore della loro sapienza. Io ritengo che, da questi pochi esempi, la questione dovrebbe risultarvi sufficientemente chiara, specialmente quando date un paio di occhiate ai sapienti del mondo del vostro tempo, i quali hanno scelto di lanciare tutti i loro colpi verso il Signore con l’intento di catturarLo e misurarLo con il loro cubito e con la loro pertica[11], ma alla fine, che cosa hanno ottenuto con tutta la loro sapienza? Nient’altro che la perdita del Signore! Infatti, Colui che cercavano nell’infinito, nell’inaccessibile, non lo hanno trovato, e alla fine furono costretti a creare un dio traendolo dalla loro stessa nullità, che naturalmente è Dio solo quando fa loro comodo, come si ergono super dèi loro stessi, accogliendo un tale concetto nella loro immaginazione. Io ritengo che per scorgere questa super evidente stupidità al primo sguardo, è senz’altro più che sufficiente l’intelligenza di un bambino dai cinque ai sette anni. Mentre all’uomo più semplice, al quale la ‘sapienza del mondo’ ovvero ‘la filosofia’ è altrettanto sconosciuta quanto entrambi i poli terrestri, di fronte a una tale rappresentazione sulla Divinità non potrà fare a meno di ribattere dal primo istante, in modo estremamente semplice e, tuttavia, colpendo nel segno: “Ehi, amico, come può essere ciò? Se Dio fosse Dio solo quando voi Lo pensate, allora vorrei proprio sapere chi vi ha creato. E dal momento che potete pensare proprio a un Dio, chi vi ha dato questa facoltà? Infatti, quello che voi enunciate di Dio è certo ancora molto più sciocco del fatto che qualcuno volesse sostenere seriamente che una casa si è costruita da se stessa senza il costruttore. Ora, che un uomo diventi un costruttore, quando una tal casa si costruisce da se stessa, lo voglia accettare chi vuole”. – Vedete, quest’uomo comune, con il suo semplice discorso, non ha parlato forse in maniera inconcepibilmente più saggia dei sostenitori altamente sapienti della filosofia presi nel suo insieme? Certo, si può benissimo dire: “Costui ha centrato il bersaglio e con un sol colpo ha eliminato un intero sciame di bianchi mosconi luccicanti!”. Infatti, un moscone è indiscutibilmente l’immagine e il simbolo più appropriato per un filosofo assoluto, poiché anche il moscone splende come se fosse rivestito d’oro puro. – Se lo si guarda in qualche modo all’aperto, si dovrebbe in effetti credere che questo animaletto debba accogliere in sé il più prelibato nutrimento luminoso etereo, grazie al quale raggiunge una simile splendente magnificenza esteriore; ma basta mettere da qualche parte un mucchio di escrementi, non importa se siano di uomo o di animale, e si chiarirà ben presto di quale spirito sia figlio questo animaletto e di che cibo si nutre. Se trova un mucchio di escrementi, lo succhia finché non lo ha svuotato di tutti gli umori. Inoltre deposita nei resti una quantità di uova, le quali, dopo aver trascorso breve tempo in questa dimora, tutt’altro che bella da vedere, si sviluppano in nuovi mosconi della stessa specie. Non fanno i vostri filosofi esattamente la stessa cosa? Se li osservate esteriormente, essi hanno l’apparenza come se sprizzassero l’oro più puro della sapienza genuina, e definiscono la loro attività come puramente spirituale. Se però li interrogate sul serio su qualcosa che sia puramente spirituale, voi in questi uomini cozzereste immediatamente nel più rozzo materialismo, in base al quale essi tenteranno di mettere in evidenza che senza la materia non è assolutamente il caso di fermare il pensiero su alcunché di spirituale, e perciò lo spirituale deve essere dapprima estratto dalla materia e non può esistere in nessun luogo quale assoluto, bensì deve avere dappertutto un organismo materiale per la sua manifestazione. Se questo viene a mancare, allora cadono anche tutti gli effetti e le manifestazioni spirituali. Per loro la facoltà umana di pensare non è altro che l’effetto dell’organismo materiale, nel quale le forze devono svilupparsi come in una storta[12] in un laboratorio chimico per operare finché la storta non si spezzi. Se invece a cessare di esistere è la storta, a causa di un urto maldestro, allora sopravviene anche la fine delle forze chimiche sviluppatesi e operanti in essa. Vedete, allo stesso modo filosofa anche il nostro moscone che, in un certo qual modo, con la sua azione dice: “Io vivo solo d’immondizia, e vivo tanto a lungo quanto riesco a trovare dell’immondizia qualsiasi. Se mi togliete l’immondizia, la mia vita è finita, poiché la mia forza vitale l’assorbo solo dall’immondizia e perciò, in tutte le mie parti, non sono altro che una luccicante immondizia stessa! Beato me che possiedo ancora una forza di riproduzione, altrimenti, togliendomi l’immondizia, in un colpo solo andrei completamente a fondo non soltanto io, per me stesso, bensì, con me, tutta la mia progenie”. – Dunque, i filosofi assoluti si attaccano alla materia perché credono di aver trovato in essa un centro o un reale punto di osservazione. Ma perché si attengono alla materia? Ebbene, essi si attengono alla materia perché, al pari dei mosconi, si muovono continuamente intorno all’insostenibile, ariosa e unica luce della sapienza. Dato però che in essa non trovano nulla, allora fa loro necessariamente comodo se possono mettersi a sedere su qualche frammento materiale e tentare di pompar fuori, con le loro proboscidi scientifiche, la sostanza vitale spirituale. Quando però questa è stata ben presto pompata fuori, alla fine non rimane loro altro che riprodursi nei loro discepoli o, per lo meno, negli scritti da loro lasciati, affinché attraverso di essi possano essere consumati gli ultimi resti degli escrementi e, affinché alla fine, di loro stessi non rimanga altro di valido se non il loro nome, e il fatto che con tutti i loro lavori spirituali non hanno trovato nulla di spirituale» [S.S. – II/42,14-30].

 

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Sugli stoici

Anche su tutto ciò che riguarda gli stoici nella Nuova Rivelazione troviamo una considerevole dissertazione, utile a farci capire quanto ci si può allontanare dalla vera strada della verità, quando la ragione s’impone all’amore e chiude ogni canale verso il buono e il vero della fede. L’immagine presentata è quella della vita nell’aldilà in cui si troveranno tali cultori della loro ragione, luogo che ciascuno potrà valutare come veramente misero:

«Guardate un po’ lassù, su uno spuntone di roccia coperto di muschio, la prima capanna nella quale c’imbatteremo. […] Voi però dite: “Per l’amor di Dio, questi non sono uomini, poiché hanno tutti l’aspetto di scheletri animati e, oltre a ciò, sono piccoli come dei nanerottoli. Noi potremmo considerarli piuttosto come appartenenti alle scimmie, che non a una stirpe umana. Ma come stanno le cose con questi poveri esseri, così miseri, deperiti dalla fame e completamente nudi?”. […] Io vi dico che, da un lato, avete ragione, ma dall’altro lato, per nulla affatto, poiché questi esseri, per quanto miseri possano sembrarvi, non si sentono affatto miseri dal loro punto di vista. Infatti, qui stanno di casa i cosiddetti ‘stoici’[13], ovvero, detto con altre parole, uomini che credono esclusivamente in se stessi. Durante la loro esistenza terrena essi agirono lealmente e onestamente, ma non per amore verso il prossimo e, meno ancora per un certo amore verso Dio, ma semplicemente perché in ciò riconoscevano la vittoria della loro ragione, poiché essi dicevano: “L’uomo non ha bisogno né del Cielo, né dell’inferno e neppure di un Dio, ma soltanto di se stesso e della guida della sua ragione, quale il massimo principio dell’azione, e allora agirà in modo da non recar danno a nessun altro, ragion per cui egli ha il diritto di aspettarsi che i suoi simili facciano altrettanto. Infatti, se io, in seguito all’altissimo principio della mia ragione, mi pongo al di sopra di tutte le futilità del mondo e non pretendo niente dal mondo se non un modesto satollamento del mio stomaco e una semplicissima copertura sul mio corpo, non sono debitore ad alcuno di un tributo. Ciò che il mio stomaco consuma, lo restituisce alla terra, e quello che copre il mio corpo, col tempo, può concimare il suolo. Io, però, tra queste due necessità, sono un dio che domina completamente e che serve da guida a me stesso, e con ciò sono un signore illimitato della mia stessa essenzialità! Se tuttavia c’è, oppure ci potrebbe essere un qualche Dio, ebbene, che cosa mi può fare e che cosa può prendermi se io stesso sono forte nel mio interiore e guardo con disprezzo tutto quello che Egli vuole darmi, oppure togliermi? E che cosa potrebbe darmi o togliermi un Dio? Tutt’al più potrebbe togliermi questa squallida vita che io, con la mia ragione, ho imparato già da lungo tempo a disprezzare profondamente. O non è forse vero che non dipende da me vivere tanto a lungo quanto voglio? Poiché se io trovassi che togliermi la vita si accordasse con il massimo principio della mia ragione, lo farei anche. Nondimeno resta il fatto che l’onestà da me stesso riconosciuta m’insegna che questo sarebbe contro il diritto della suprema ragione, secondo cui solo chi mi ha dato la vita ha il pieno diritto di riprendersela. Anche la natura stessa ha il diritto di pretendere quel nutrimento che essa mi ha accordato in modo naturale, mentre ciò che copre il mio corpo è proprietà del tempo, e anch’esso si riprenderà quanto concesso in pegno. La pura ragione deve trovare giusto tutto questo e deve dire, anzi, lo dice: ‘A ognuno il suo!’. Ed è appunto per il motivo che l’uomo, nella sua ragione, non pretende di chiamare suo nemmeno un granello di polvere solare, e che egli è l’essere più elevato, anzi, elevato al di sopra di qualsiasi Dio, al di sopra di qualsiasi Cielo, e si eleva potente anche sopra ogni inferno. Se ogni uomo la pensasse così, ognuno avrebbe a sufficienza quanto gli occorre e nessuno sarebbe a carico di qualche altro, poiché lontane sarebbero tutte le forme di avidità, di invidia, di avarizia, di orgoglio, di arrivismo, di ingordigia, di smoderatezza, di libidine, di menzogna e di inganno. Ammesso che esista un Dio e che sia il supremo principio della ragione, come potrebbe trovare da obiettare su questi principi fondamentali della vita? Se Egli trova in ciò qualcosa da obiettare, allora non è un Dio, poiché sta molto al di sotto dell’elevatezza della ragione umana”. Ebbene, vedete, questi uomini hanno vissuto sulla Terra in modo da non sottrarre niente neppure a una mosca. Essi non sono mai stati a carico di nessuno e non hanno mai offeso qualcuno, nemmeno con una parola. Essi sono stati molto al di sopra di ogni genere di passioni, e se qualcuno chiedeva loro un favore o un piccolo servizio, non vi opponevano mai un rifiuto, purché non si trattasse di qualcosa che fosse in contrasto con i diritti e con i principi della loro ragione, senza chiedere mai una ricompensa. Se si voleva offrir loro un impiego oppure una carica onorifica, non l’accettavano mai e, con due dita, indicavano a tale mecenate la loro fronte dicendogli: “Qui dimora il più alto impiego dell’uomo e la più grande carica onorifica!”. – Se osservate ora questi uomini, potete giudicare da voi stessi se si sono resi meritevoli di una qualsiasi punizione. Voi direte senz’altro: “Certamente no!”. – Adesso vi faccio un’ulteriore domanda: “Costoro si sono resi meritevoli di un premio? […] Con quale premio potrebbero essere ricompensati?”. Poiché, avendo essi disprezzato il Cielo e non avendo voluto affatto riconoscere alcun Dio al di sopra della loro ragione, di conseguenza la cosa più equa è lasciarli godere di quella ricompensa elargita dalla loro stessa ragione. Voi però chiedete: “Ma a questi miseri esseri non dà ribrezzo lo stato penoso in cui si trovano?” – Oh, niente affatto, poiché questo è il loro e massimo trionfo, poiché già sulla Terra trovavano altamente invidiabile la felicità di un moscerino, e dicevano: “Vedete, un pasto quanto mai splendido per questo animaletto è una goccia di rugiada appena visibile, posata su una foglia. L’intera costituzione di questo animaletto sembra avere delle necessità minime”. Quando invece noi osserviamo la costituzione straordinariamente dissipatrice del nostro corpo, allora la nostra ragione non può, e con tutte le buone ragioni, che farlo oggetto di disapprovazione. Infatti, ognuno di noi deve avere un grande ventre per mangiare e poi espellere molto; dato però che la nostra ragione non trova uno scopo valido che giustifichi una simile costituzione, allora essa si accontenterebbe volentieri del minimo, se la costituzione fortemente antieconomica del suo inutile corpo glielo consentisse”. Essi inoltre criticano la grande quantità di carne di cui sono rivestiti i piedi, il deretano, le mani e le altre parti del corpo, e dicono: “Il moscerino fa a meno di tutto ciò, ed è già per questo più felice che non il massiccio uomo, costituito in maniera così dispendiosa!”. – Ebbene, se ora sapete questo, allora la piccola figura scheletrica di questi uomini non vi sembrerà più tanto misera e degna di compassione come è stato il caso al primo sguardo, poiché essa corrisponde esattamente ai principi della loro ragione» [S.S. – I/24,5-23].

 

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Sui geologi

Un altro gruppo di scienziati, ‘ricercatori che studiano la natura’, cioè di coloro che parlano dei milioni di anni come fossero giorni, nascondendo in questa unità di misura del tempo ogni possibile contro domanda sulle loro asserzioni riguardo alle trasformazioni della Terra di cui nessuno, né tantomeno loro, possono averne una qualche idea, sono i cosiddetti geologi. Essi possono solo fare ipotesi come chiunque di noi che voglia spaziare in supposizioni temporali fantasiose, nelle quali la verità non potrebbe raccogliersi che in briciole, e anche queste, buone solo per ‘gli amici’ dell’uomo. Una conferma di ciò ci viene data in una risposta a una domanda a Lorber da parte dei suoi amici su come erano da intendere gli scavi delle posizioni dei luoghi sacri in Palestina, la cui costituzione fisica del territorio è relativa a soli 2000 anni fa, e non certo a milioni di anni:

«Ciò che Io ti ho detto ora su questo è la verità, tutto il resto è in massima parte invenzione e supposizione umana. Del resto, nel (grande) Vangelo di Giovanni (G.V.G.) che ti ho dettato, ha poca importanza o non ne ha proprio per niente come si chiamavano le località e dove si trovavano, mentre tutta l’importanza sta nella Dottrina di vita e nella verità che vi è contenuta. Ci sono adesso ancora molti pazzi che disputano su dove si trovasse l’antico paradiso di un tempo e dove Adamo sia fuggito dallo stesso in ‘linea recta’ e in quale paese Caino uccise Abele, dove poi si rifugiò e dove Adamo stesso si stabilì più tardi. Su questo esistono talmente tante indicazioni che, in base ad esse, perfino uno spirito vicino alla perfezione potrebbe essere sviato; tuttavia questa è una disputa del valore di un fiocco di lana di pecora! Ciò che si deve ritenere in merito, secondo verità, si trova nel Mio “Governo della Famiglia di Dio”, come anche in parte nel “Grande Vangelo di Giovanni”. Tutto il resto è senza valore, in quanto a quel tempo la Terra aveva un aspetto e una disposizione del tutto differente, perché dopo il tempo di Noè fu tutto notevolmente sconvolto, e se si volesse stabilire in base all’attuale aspetto della Terra l’ubicazione delle dimore dei primi patriarchi, allora con una tale designazione si costruirebbe molto sulle nuvole, poiché a quel tempo l’attuale Siberia, specialmente verso Oriente, come anche l’Asia centrale fino ai confini della Cina, era una terra estremamente benedetta e fertile. Osservatela al giorno d’oggi, e dappertutto troverete il più contrastante opposto. La Siberia non ha da mostrare quasi altro che neve e ghiaccio eterni, e l’Asia centrale, un tempo così benedetta, ora la scansano perfino le bestie più selvagge e più feroci, non trovandovi altro che sabbia e pietre. Per questo ai sudditi russi deportati in Siberia è anche impossibile darsi alla fuga e raggiungere, oltre questo esteso deserto, almeno i contrafforti e propaggini della grande catena montuosa tibetana. Questi deserti dell’Asia centrale sono, infatti, per la maggior parte altrettanto maligni quanto il grande deserto del Sahara in Africa. Da ciò risulta che questa Terra, per lo più a causa dell’arroganza degli uomini, ha subito grandi trasformazioni, e ora nessun geologo, fosse egli stesso cento volte un Alexander Humboldt[14], si potrebbe raccapezzare. Ma ciò che a ciascuno è necessario sapere e comprendere per una migliore comprensione dei libri di Mosè, Io te l’ho dettato nella penna già vent’anni fa, e ora faccio la stessa cosa anche in “Giovanni” riguardo ai luoghi nella regione dove Io ho vissuto e insegnato. Tutto il resto e altre cose sono del tutto vane e, detto con altre parole, non è nient’altro che trebbiare paglia vuota. Con questa Mia comunicazione, tu e ogni altro credente potete essere completamente soddisfatti. I cosiddetti intellettuali che si occupano delle inezie del mondo, invece, dovranno saziarsi leccando la polvere delle antiche rovine; ma a loro servirà poco, perché vi troveranno ben poco nutrimento. Io invece rimango il Signore e cambio la Terra a Mio piacimento e secondo la Mia Sapienza, poiché tali sapientissimi intellettuali che vogliono perfino sentire l’erba crescere, e ce ne sono già stati alcuni che hanno udito russare le piante nel loro respirare, devono soltanto sgombrare la valle di un fiume fino al suo fondale, e vi troveranno molto nutrimento per il loro intelletto! Ma non lo faranno di certo, e si accontenteranno piuttosto di leccare le umide pareti di pietra, poiché là, certamente, ogni uomo potrà gridare a tali super eruditi: “Amici, soltanto fin lì dove pendono alcune gocce di rugiada voi arriverete con la vostra lingua, ma nemmeno con una bacchetta magica nella vostra mano potrete, come il profeta Mosè, far scaturire dall’interno di una dura roccia una sorgente dalla cui abbondanza milioni di uomini e animali poterono estinguere la sete ardente!”. La bacchetta magica di Mosè, però, rimango ancor sempre Io, – e mai il vano intelletto, avido di gloria ed egoismo di un dotto dell’intera sapienza mondana, laureato nelle università superiori. Questo per la tranquillità di tutti coloro che credono in Me, che Mi amano sopra ogni cosa e amano il loro prossimo come se stessi» [S.t.b. – 3,22-29].

 

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Sui naturalisti

Anche per i naturalisti non va altrettanto bene per ciò che riguarda i rapporti della loro attività nell’osservazione della natura, quando questa non è nell’ordine della fede e non riconoscono un Essere superiore che guida e governa tutto. Nella spiegazione dell’essenza delle montagne, sul perché esistono e quale sia la loro funzione, tramite Lorber se ne dà ampiamente delle spiegazioni che nessun ricercatore, nelle sue argomentazioni all’umanità, si sognerebbe mai di considerare nella loro realtà spirituale, di cui nei libri dell’umana scienza ne esistono purtroppo a profusione, e nei quali la verità viene completamente mistificata. Ne citiamo solo alcuni punti per darne un accenno:

«Una terza specie di simili spiriti compie realmente il viaggio fino al mare; quando però vi sono giunti, si raggruppano secondo la natura della loro perfidia e cominciano a sconvolgere il mare, e guai allora al navigante che cade tra le loro mani di vento! Se egli riesce a salvare la propria vita naturale, potrà poi narrare i prodigi degli uragani devastatori dei mari. Ma quando questa razza maligna si propone di attivare un simile progetto forsennato, allora invia in alto al di sopra della superficie del mare – per così dire in ricognizione – una o due nuvolette molto tenui, nuvolette che il navigatore esperto conosce molto bene, e ciò al fine di sincerarsi se da qualche parte siano visibili quegli spiriti della pace di cui sappiamo; se questi ultimi sono effettivamente ancora visibili da qualche parte, allora queste nuvolette si disperdono immediatamente, e in questo caso molto di rado c’è da attendersi una bufera di qualche importanza. Se invece questi malvagi spioni non scorgono nessuna traccia di truppe avversarie, allora s’innalzano sempre più e, nel giro di pochi minuti, il libero spazio al di sopra del mare si trova occupato da fittissime nubi temporalesche, dalle quali cominciano ben presto a scatenarsi le più formidabili raffiche che sconvolgono il mare, mentre i fulmini vengono scagliati a migliaia su quegli spiriti che si sono seriamente incamminati sulla via del ravvedimento. Nondimeno, queste orde ribelli finiscono con l’avere la peggio dappertutto; anche un’impresa di questo genere termina sempre male per loro, perché in questi casi i sorveglianti principali della terraferma mandano subito degli eserciti di spiriti della pace che vanno ad affrontarle con la velocità del pensiero. Giunti sul posto, si gettano immediatamente addosso a quelle maligne schiere furibonde, le scagliano in mare comunemente sotto la forma di grandine e di violenti acquazzoni, e in quest’occasione liberano anche gli spiriti umili dalla loro prigionia volontaria. I campioni di perfidia di questa specie, invece, se nel trambusto hanno avuto semplicemente una parte secondaria, vengono convogliati con altrettanta velocità al Polo nord, mentre i capi o i campioni dell’impresa devono prepararsi a mordere i duri ghiacci del Polo sud per un tempo assai lungo. Vedete, così ha fine lo spettacolo; gli spiriti malvagi vengono relegati al loro posto, e i buoni vengono accolti per un’altra attività efficace e molteplice. Ma in cosa consiste quest’attività? – La prima mansione che viene affidata a simili spiriti è che devono portarsi sulle diverse montagne, e precisamente in quei luoghi che terminano in picchi di roccia nuda, e lì devono incessantemente curarne la conservazione, come pure il condizionato dissolvimento, e a questo scopo essi sono chiamati a distribuire tutta l’umidità nei pori della roccia in maniera tale che questa, per l’azione che si svolge dall’interno all’esterno, possa mantenere continuamente l’identico grado di solidità e la medesima caratteristica; d’altro canto, però, devono anche avviare verso la pianura le rocce che si staccano, in maniera da farle arrivare gradatamente sempre di più alla meta della loro redenzione. Se talvolta trascurano una simile incombenza, succede più volte che degli spiriti maligni siano pronti a giocar loro, di nascosto, qualche brutto tiro, come ad esempio staccando addirittura un intero blocco di roccia facendolo precipitare a valle, cosa questa che tuttavia avviene per lo più soltanto nei casi di gravi insurrezioni. Se si verifica un simile fatto dovuto a un’imprudenza occasionale, essi devono poi avere la massima cura affinché un simile blocco staccatosi trovi una base sicura in qualche luogo, altrimenti devono condurlo fino a un ruscello o a un fiume, per evitare che gli spiriti ancora non nati che vi sono rinchiusi non debbano irrompere fuori prematuramente; se ciò si verificasse sarebbe la rovina per quasi tutta la Terra. Quindi un simile blocco di pietra staccatosi voi lo troverete di solito in qualche fossato dove c’è una sorgente, oppure lo vedrete sepolto più che per metà nel terreno e lì circondato da ogni specie di muschio, o potrete trovarlo anche ridotto in pezzi oppure ancora intero in qualche grosso corso d’acqua. E questo è quindi anche il motivo per il quale nei corsi d’acqua s’incontrano dei blocchi di pietra pesanti non di rado varie centinaia e anche migliaia di quintali, e cioè precisamente laddove in primo luogo non esistono simili tipi di rocce, e dove, in secondo luogo, delle rocce di questa specie non si possono incontrare affatto. I naturalisti non mancheranno certamente di esclamare: “Che cosa ridicola è questa! Questo fenomeno è dovuto esclusivamente alla gravità dell’acqua, gravità che si accresce in base alla rapidità e alla violenza della caduta!”. – Sennonché hanno ragione solo dal punto di vista naturale, allo stesso modo di colui che con ragione dice che due per due fa quattro. Ma conosce, come il matematico, su cosa è basato il prodotto ottenuto così? Conosce le singole unità che concorrono a formare tale prodotto? È vero che egli conosce il numero delle cose che appaiono omogenee al suo occhio e al suo intelletto, ma riconosce le singole unità che ha contato nella loro essenza fondamentale? Può calcolare le immense quantità e le diversità dei pezzi e delle forze che sono state necessarie per formare una tale struttura? – In verità, se conoscesse pienamente questo, vedrebbe in maniera assolutamente chiara su che deboli basi era fondato il suo calcolo delle cose, quando, in seguito alla loro omogeneità, ne aveva sommato assieme quattro. Come dunque detto, anche al vostro naturalista, qualora si metta ad esporre delle cose, non va niente affatto meglio che al nostro matematico, anzi molto peggio! Egli infatti vede scorrere l’acqua, ma cosa ci voglia per far scorrere l’acqua e per dare alla stessa il dovuto grado di gravità, ciò che richiede per di più la conoscenza perfetta di che cosa sia veramente la gravità, vedete, questo al nostro naturalista dai sensi molto acuti conviene ammettere che sia piuttosto invisibile, poiché il fatto che l’acqua che si trova su di un letto inclinato si muova, lo può constatare chiunque anche non essendo proprio un naturalista diplomato. Ma chi è poi che porta l’acqua fino alle regioni alte della montagna, che lì la raccoglie e la convoglia verso la pianura dove essa apporta benefiche energie? Ecco questa sarebbe di nuovo un’altra domanda! Anche a questo riguardo non si farà a meno di tirare in ballo la pressione interiore e la legge della reciproca attrazione; ma se Io poi domando: “Chi è che esercita la pressione e la reciproca attrazione?”, allora di certo non ci sarà alcuna risposta. Queste cose le espongo ora qui, affinché la prima incombenza affidata agli spiriti, cui è stato accennato prima, non vi appaia tanto strana, e perciò potete credere senz’altro che su tutta la Terra non esiste niente e non succede niente che non sia dovuto all’azione degli spiriti di ogni specie, siano essi buoni o cattivi» [I.G. - 7,11-22].

 

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Cap. 2

 

Lorber profetizza le conquiste scientifiche

 

Nella consultazione della voluminosa opera “La Nuova Rivelazione”, l’esperto ha la possibilità di scoprire particolari comunicazioni che hanno trovato la loro conferma attraverso la moderna scienza e la tecnica del XX secolo.

È importante considerare una delle prime rivelazioni quando, il 24 ottobre 1842, Lorber diede comunicazione profetica di un ottavo e ultimo[15] pianeta orbitante intorno al Sole dal nome ‘Miron’, di cui allora non si conosceva ancora l’esistenza. Era l’enorme Nettuno, scoperto solo quattro anni più tardi, e precisamente il 23 settembre 1846 da Johann Gottfried Galle con il nuovo telescopio dell’osservatorio di Berlino, a confermare la veridicità di quelle comunicazioni ricevute.

Oltre a ciò, furono anticipate anche le idee delle strade ferrate, della radiotelegrafia e il sorvolo degli oceani, veramente in un modo d’esprimersi proprio della profezia, al fine di lasciar libero l’uomo nella sua libera volontà creativa. Ne diamo qualche esempio:

«Io ti dico che l’umanità arriverà a viaggiare su vie ferrate alla velocità di una freccia scoccata con l’arco, e aggiungo che gli uomini parleranno con la lingua del fulmine da un capo all’altro del mondo, e voleranno nell’aria come gli uccelli, molto al di là dei mari e dei continenti …» [G.V.G. – V/46,1].

«Nello stesso periodo, però, anche il fuoco naturale provvederà a servizi impressionanti: il fuoco spingerà le navi su tutti i mari alla velocità del vento. Così pure gli uomini, con il loro acuto intelletto, costruiranno carri e strade di ferro e, al posto degli animali da tiro, metteranno il fuoco davanti al carro e con la sua potenza viaggeranno sulla Terra, veloci come una freccia scoccata» [G.V.G. – VIII/158,7].

Sull’invenzione della radiotelegrafia preannunciata da Lorber nel 1864, c’è da dire che Maxhwell nel 1867 – quindi tre anni dopo la morte del profeta – preannunciò l’esistenza delle onde elettromagnetiche. Hertz le troverà nel 1887. Nel 1896 Marconi le metterà in pratica, riuscendo a telegrafare al di là dell’Atlantico nel 1903, e qui ci riferiamo solo all’inizio del secolo scorso, senza dilungarci sulla velocità di comunicare, inizialmente con il telegrafo e successivamente con lo sviluppo della telefonia. Così come anche con l’evoluzione del motore a scoppio per i mezzi di comunicazione, il quale sostituì la carrozza e il cavallo dei tempi di Lorber ed in pochi anni aprì l’epoca dei grandi viaggi fino ai nostri giorni, il che è sotto gli occhi di tutti.

Potevano essere meglio descritte da un profeta del XIX secolo le odierne autostrade a quattro e sei corsie, come lo sono le odierne autostrade nazionali, in confronto alle misere strade carrozzabili della metà del 1800, oppure le veloci future ferrovie che nella prima metà dell’800, ancora agli albori con le prime locomotive a vapore, non potevano che essere considerate utopistiche nel loro sviluppo?

Pure nei primi decenni del XX secolo le dichiarazioni di Lorber sul cosmo, sugli atomi, sugli uomini primitivi e sulle scoperte tecnologiche, dovettero apparire completamente inattendibili; invece nel frattempo tutto ciò è completamente cambiato, poiché già da lungo tempo anche questa parola contenuta nella Nuova Rivelazione ha trovato conferma: «Il mondo li insulterà (gli autori della Nuova Rivelazione) come fanatici pazzi, com’è stato il caso anche con i profeti».

Se si volesse opporre un motivo conduttore all’opera comunicata a Lorber, si potrebbe pensare a una frase di Eraclito di Efeso (576-480 A.C.): "Per la sua incredibilità, la verità si sottrae dall’essere riconosciuta". – Oggi non può più esistere nessun dubbio: grazie all’insieme della grande quantità di concetti contenuti nella Nuova Rivelazione, quindi tramite una divina rivelazione, agli uomini del XX e XXI secolo più predisposti all’apprendimento rispetto agli uomini delle generazioni precedenti, si sta esercitando una portentosa irruzione del soprannaturale nel naturale! Tuttavia premettiamo che il contenuto non deve occupare la discussione solo per ciò che riguarda le scienze naturali quali predizioni, ma anche il restante contenuto dell’Opera deve indirizzarci alla vera intenzione della rivelazione. Questa, innanzi tutto, è un messaggio di salvezza all’odierna umanità che vegeta lontano da Dio nell’infedeltà e nei piaceri mondani, concetti cui faremo riferimento più avanti nella citazione di altri punti dell’opera.

Occorre notare che tutto ciò che i nostri scienziati realizzano, sviluppando meccanismi di ogni genere cui ci siamo abituati ad utilizzare, non è nell’ordine delle cose secondo ‘lo spirito’, poiché sviluppo e tecnologia sono concesse sulla Terra in questo tempo solo al fine di accelerare ‘gli ultimi tempi’. Un esempio è quello della forza del vapore che viene considerato deleterio per la vita del nostro pianeta, e da parte del mondo spirituale tale tecnologia è mantenuta ugualmente secondo la volontà degli uomini perché c’è un grandissimo Amore del Signore, al fine di limitare i grandi danni che ne deriverebbero senza il Suo invisibile aiuto, altrimenti saremmo continuamente a rischio di grandi distruzioni. L’esempio viene spiegato nell’opera “Saturno” in cui gli abitanti di quel pianeta, di una costituzione fisica molto più leggera della nostra, per l’attraversamento dei corsi d’acqua, laghi o fiumi, utilizzano per il galleggiamento delle barche derivate dal fusto di enormi piante, e per la forza motrice la loro volontà:

«Invece sulle loro navi, unite l’una all’altra, scivolano con rapidità grandissima sulla superficie dell’acqua, cosicché essi percorrono, con tutta facilità, da trenta a cinquanta miglia[16] in una delle vostre ore. Eppure essi non dispongono né di caldaie a vapore, né di ruote a pale, bensì la forza motrice che a loro serve sta unicamente nella loro ferma volontà e nella loro incrollabile fede, per la cui ragione dispongono anche, lungo i bordi delle loro navi, di quelle punte vegetali che voi già conoscete, le quali poi, mediante la loro volontà, vengono per così dire magnetizzate, e perciò traggono la nave in quella direzione dove il navigatore ha indirizzato il polo della propria volontà rivolto alla meta. E vedete, una simile forza motrice è senz’altro migliore delle vostre terribili macchine a vapore che costituiscono continuamente una minaccia per la vita naturale dell’uomo. Se Io non ne avessi cura per mezzo dei Miei angeli protettori, in verità, delle sciagure causate dai vapori dell’acqua liberati si verificherebbero ancora più di quanto sia accaduto finora. Non vi è niente di più stolto di quando gli uomini mettono a profitto forze naturali che non conoscono per niente. Non basta, infatti, sapere soltanto, in base all’esperienza, che il vapore acqueo disciolto possiede un’immensa forza di pressione, ma è bene anche sapere cosa vi sia nascosto dentro il vapore e che cosa effettivamente costituisce questa grande forza di pressione. Forze morte non sono veramente delle forze, ma le forze che agiscono sono sciolte e viventi. Ora, chi conosce quanta energia sia insita negli spiriti liberati nei vapori acquei? In verità, se non vi fossero gli angeli di cui ho detto a tenerli a freno, i presuntuosi fautori delle macchine a vapore si persuaderebbero ben presto a loro spese su che terreno molto friabile siano fondati tutti i loro calcoli, perché gli spiriti, liberati anche da un singolo vapore d’acqua, una volta scatenati basterebbero a trasformare delle intere catene di montagne in polvere e cenere in un solo istante. Da ciò voi potete rilevare con molta facilità in quale grado sia necessario che venga esercitata la tutela celeste, affinché l’intera umanità non cada vittima delle proprie stolte imprese. Di queste pazzie gli abitanti di Saturno non sanno nulla e, a prescindere da ciò, sono incomparabilmente più saggi di tutti gli eruditissimi fratelli del vapore e dominatori del mare sul vostro corpo terrestre. Essi, oltre ai molti vantaggi, hanno anche questo di inestimabile valore: essi durante la loro vita possono coltivare spesso un rapporto con Me personalmente e così anche con gli angeli del Cielo, per mezzo del quale essi, nella loro sfera della sapienza e conoscenza, anche soltanto in un breve colloquio, possono guadagnare più che non voi attraverso il chiacchierio, spesso più che stoltissimo, tra degli eruditi.» [Saturno – 10,8-11].

 

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Cap. 3

 

Due elementi essenziali alla vita: l’aria e l’elettricità

 

Sebbene già nell’antichità l’esistenza dell’aria fosse nota quale elemento essenziale alla vita dell’uomo, tanto da accreditarle significati religiosi dai babilonesi, egiziani e greci, solo alla fine del 1700 il chimico biologo L. de Lavoisier diede il nome di ossigeno e azoto ai suoi due principali componenti. Lo studio delle sue caratteristiche proseguì nella seconda metà dell’800 per sfruttare la possibilità di estrarne i due gas per le applicazioni in medicina, e con il processo della liquefazione, a una certa pressione, per il raffreddamento di componenti e per lo sviluppo dei primi frigoriferi industriali. All’epoca di Lorber non c’era ancora una tecnologia in grado di scomporre ulteriormente l’aria per individuarne gli altri componenti, essendo questi molto rarefatti. Anche in questo caso la Nuova Rivelazione dimostra il precorrere dei tempi profetizzati dal mistico, e solo dopo la metà del 1900 con delle attrezzature più moderne, l’uomo riuscì a scoprirne la loro esistenza.

 

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Composizione ed essenza dell’aria

Che le spiegazioni dall’Alto non siano state dettate dalla fantasia di un autore alquanto fervida, lo possiamo dimostrare proprio con l’aria che qui presentiamo, tratta da due distinte comunicazioni relative sia sotto l’aspetto materiale che da quello spirituale. Vediamole:

«Di che cosa consiste allora l’aria atmosferica in tutte le sue parti? L’aria atmosferica, ovvero l’aria atta alla respirazione, è costituita da un complesso d’innumerevoli specie d’aria, le quali vengono tutte denominate gas, o meglio, elementi aeriformi. Certamente i naturalisti fan troppo presto quando si tratta di enumerare i gas che compongono l’aria atmosferica; secondo loro l’aria consiste di una miscela in debite proporzioni di ossigeno, idrogeno, acido carbonico e di vero e proprio azoto. Sennonché con queste quattro specie, la vera e propria aria atmosferica sarebbe terribilmente insufficiente se non contenesse anche altre qualità di gas, perché se non possedesse in sé tali altre qualità di gas sconosciuti ai naturalisti, ci sarebbero ben magre prospettive per lo sviluppo delle piante, per la formazione dei minerali, e ancor peggio per il mondo animale. Ogni pianta assorbe dall’atmosfera quell’elemento semplice dell’aria che ad essa sola si confà, eliminando e respingendo tutti gli altri. Se non fosse così, ciascuna pianta nella sua specie non potrebbe avere una forma del tutto propria, come non potrebbe avere un proprio sapore e un proprio odore. Ma se ciascuna pianta, secondo la sua specie, assorbe un solo tipo d’aria corrispondente alla propria natura, ne consegue che veramente devono esistervi tante qualità d’aria o di semplici elementi aeriformi quanti sono i diversi tipi di consumatori. Perciò, che questo sia ed effettivamente debba essere così, lo dimostra già chiarissimamente l’odore di ogni singola pianta, e più ancora la sua sostanza interiore; si provi a fiutare una rosa, un garofano, un giglio, una violetta, e poi un fiore di giusquiamo[17], e ci si domandi se ciascun fiore odora come l’altro. Il profumo della rosa avrà un effetto più intenso sugli organi dell’odorato ed acuirà la vista; quello del garofano agirà da astringente sull’odorato e indebolirà la vista; il giglio infiacchirà l’olfatto e ad azione prolungata influirà malamente sulle viscere della digestione, provocando non di rado dolori al capo. La violetta susciterà una sensazione esilarante sull’olfatto ed avrà perfino azione fortificante sul cervello, mentre il piccolo fiore color giallo sporco del giusquiamo provocherà immediatamente schifo e, se fiutato prolungatamente, sarà causa di vertigine e di dilatazione della pupilla. – Si domanda: “Tali e tanti diversi fenomeni, possono essere attribuiti unicamente alle quattro qualità di elementi gaseiformi semplici conosciuti, oppure forse la loro causa è da ricercarsi soltanto nella differente miscela delle stesse quattro qualità?”. – Oh, ma se questi quattro gas fossero davvero le quattro semplici sostanze fondamentali, in base alle quali dovrebbero in fondo essere costituite tutte le cose, allora sarebbe una vera vergogna per i sapientissimi dottori della chimica, i quali già da lungo tempo avrebbero dovuto poter trarne oro, argento e diamanti in grandissima copia, giacché tra le quattro specie di elementi semplici vi è posto per un numero molto rilevante di tutti i tipi di miscele quantitative, e da ciascuna miscela dovrebbe pur essere possibile far saltar fuori, se non proprio l’oro, almeno qualche nuova specie di buoi, asini e vitelli in miniatura, oppure qualcosa di simile. Ma invece, ecco che di tutto questo non succede niente, nonostante i più sapienti sberleffi di tali campioni della scienza e, dagli e dagli, finisce che salta fuori al massimo un po’ di polvere bianchiccia che, esaminata al microscopio, rivela la presenza di minutissimi cristalli; il che, dopo tutto, non vuol dire gran cosa, perché simile polvere cristallina la libera natura ne produce di molto più bella e di svariate qualità anche senza ricorrere alle cucinature della chimica. Basta che d’autunno osserviate una prugna o un grappolo d’uva matura, oppure anche diverse foglie d’albero, e scoprirete sui frutti e sulle foglie un’abbondanza di questo pulviscolo. Armate il vostro occhio di un microscopio e vi vedrete un pullulare di cristallini tra i più belli. Da tutto ciò risulta nuovamente confermato che ci devono essere parecchie specie di gas semplici, oltre alle sole quattro qualità conosciute. D’altro canto vi sono pure piante che esalano un alito tanto pericoloso da uccidere immediatamente ogni animale o altra pianta che venga a trovarsi nella zona d’influenza, mentre invece ce ne sono altre, miracolose, in virtù delle quali potrebbero essere rianimati perfino i morti, purché non siano tali da troppo tempo; ambedue queste specie di piante, l’una immensamente micidiale, l’altra oltremodo vivificante, è chiaro che devono, secondo la loro specie, assorbire dall’atmosfera terrestre ciascuna un elemento fondamentale assolutamente loro proprio, altrimenti non potrebbero essere quello che sono. Ora, se questo è un fatto innegabile, deve risultare nuovamente chiarissimo che l’aria atmosferica non può essere che una miscela quanto mai varia, considerato che deve essere atta a fornire energia nutriente alle svariatissime cose create e a ciascuna secondo la sua specie. Ma se già le piante esigono per la loro esistenza che nell’aria atmosferica siano presenti tanti elementi fondamentali, in quanto maggior numero e con quanta diversità devono trovarsi nell’atmosfera determinati elementi riguardo agli animali, affinché ogni specie vi possa trovare quella sostanza aspirabile che si confà al proprio organismo. È bensì vero che ciascun animale inspira, in un determinato volume d’aria, tutte le sostanze che vi sono contenute, però, della quantità d’aria inspirata non assimila che quella parte che è affine alla sua natura; tutto il rimanente viene di nuovo espirato. Io credo che, a chi è capace di seguire quest’esposizione sia pure solo con un po’ di maturità d’intelletto, potrà bastare quanto è stato detto finora per convincersi quanto complicata debba essere l’aria atmosferica perché innumerevoli e svariatissimi esseri possano tutti trovare in essa quello che è corrispondente alla loro natura. Dato dunque che ora noi abbiamo appreso certo facilmente questo, non sarà nemmeno tanto difficile comprendere, nella loro innumerevole quantità e varietà, i fenomeni che si manifestano nell’aria atmosferica, afferrandoli per lo meno nella misura in cui ciascuno, secondo la propria percezione sensoriale, riscontra un divario nella qualità del fenomeno, ciò che lo indurrà a dire: “Questo fenomeno ha certamente somiglianza con un altro prima osservato, tuttavia la formazione è certo differente; ma se questo è il caso, ci deve essere pure una nuova causa che prima non c’era”. – […] Tutti questi fenomeni hanno la loro spiegazione in ciò: le specie colossali di un tempo non hanno più potuto trovare nell’aria atmosferica un alimento che fosse corrispondente alla loro natura, per la qual cosa hanno dovuto finire con l’estinguersi. Vale a dire che uno degli elementi fondamentali dell’aria che prima esisteva, un bel giorno scomparve; al suo posto, un altro elemento che prima non c’era, fece la sua comparsa. A una simile causa sono pure da attribuirsi la maggior parte delle nuove malattie che si manifestano tanto nelle piante quanto negli animali, al comparire delle quali i medici fanno una faccia uguale a quella dei chimici quando si affannano a fabbricare dell’oro e finiscono con il trovarsi tra le mani, invece di una pepita d’oro, un pezzo di qualche puzzolente escremento. Si possono bensì verificare delle analogie; quindi qualcuna delle nuove malattie può somigliare a un’altra già conosciuta prima, ma se si confronta l’oro naturale con quello artificiale, si troverà che la differenza è come tra 1000 e 1. Così succede pure che, volendo curare una nuova malattia con la stessa medicina impiegata per curarne un’altra somigliante e già esistente, si termina con il fare un gran buco nell’acqua, perché questa nuova malattia è la conseguenza della mancanza del rispettivo elemento specifico nell’aria, quando cioè per un motivo qualunque, esso venga consumato e non immediatamente riprodotto. In un simile caso è certo ben difficile trovare una medicina che contenga in sé lo specifico venuto a mancare, mediante il quale la nuova malattia verrebbe, senza dubbio alcuno, immediatamente eliminata. Ora, siccome l’addentrarsi in tale questione può essere d’inapprezzabile vantaggio per l’umanità, poiché si tratta di guidarla sulle vie di una miglior conoscenza delle cose, noi prossimamente ci intratterremo ancora più particolarmente e considereremo le cause che concorrono a far scomparire in parte o del tutto certi elementi fondamentali nell’aria atmosferica, e talvolta a far apparire altri nuovi al loro posto» [L.T. 20,2-15].

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Il carattere spirituale dell’aria

(Qui l’interlocutore è l’angelo Raphael che parlava ai discepoli di Gesù 2000 anni fa):

«Oh, credi tu che sul Sole non ci siano come qui degli spiriti pronti a fare il loro servizio? Io dico a te e a voi due che né sul Sole né su questa Terra accade qualcosa senza che vi cooperino tali spiriti; infatti, tutto quello che vedi e tocchi, in fondo non è altro che spirito; perfino la più rozza materia è spirito, mentre l’anima è soltanto uno stato di spirito giudicato. Se tu inquieti oppure offendi eccessivamente mediante uno sfregamento, urto o pressione, gli spiriti che, profondamente giudicati, giacciono inerti nella materia, essi ben presto non mancheranno di farti sentire la loro forza e potenza. Vedete, l’aria è certamente qualcosa di molto sottile e cedevole, ma se per effetto di qualche eccessivo urto o pressione viene portata fuori dal suo equilibrio e turbata eccessivamente nella sua quiete, arriva a sradicare i più grossi e robusti tronchi d’albero, fa tremare la Terra, si accende in mille fulmini devastatori e diventa un elemento tra i più spaventosi! Però, che cos’è allora che tumultua con tanto furore nell’aria e per mezzo suo? Nient’altro che gli spiriti e i principi animici che in essa riposano e che, veramente, la compongono! Prova ad urtare due pietre violentemente l’una contro l’altra, e all’istante gli spiriti che vi sono confinati dentro annunceranno la loro presenza e ridurranno in minutissimi granelli di polvere l’intera massa della pietra, per quanto dura possa essere, e in quest’occasione non ci sarà neppure la mancanza di fenomeni di fuoco. Se prendi dell’acqua e la sottoponi a una pressione più forte possibile, inizialmente ne ricaverai una massa di ghiaccio che, pur essendo del tutto solida e in perfetta quiete, distruggerà il recipiente che la contiene, per quanto resistente sia, ma se tu potessi sottoporre il ghiaccio a una pressione ancora maggiore, esso si dissolverebbe istantaneamente in vapori di fuoco e, con un terribile scoppio, annienterebbe tutto ciò che volesse ostacolarlo! Finché gli spiriti e i principi animici naturali, confinati in quello che esteriormente appare materia, non vengono inquietati oppure offesi, essi certamente giacciono come morti e si lasciano manipolare e formare in varie forme, ma se accade che vengano talvolta eccessivamente destati dalla loro quiete normale, guai allora a chi si trova vicino! La presenza di elementi spirituali nella materia può essere del resto constatata con grande facilità; infatti, voi vi accorgerete sempre di un fenomeno luminoso più o meno accentuato, a seconda del grado d’intensità di un’attività degli spiriti destatisi in una qualche materia, quando vengono costretti ad un’attività straordinaria. Di conseguenza, quanto siano attivi gli spiriti (ad esempio) dell’atmosfera solare, particolarmente sulla superficie dell’astro, lo dimostra la luce intensissima del Sole. E con quanta violenza possa poi essere scagliato un simile masso fuori dal Sole nell’occasione delle sue grandi eruzioni, quando cioè gli spiriti della sua materia vengono turbati al massimo nella loro quiete e spinti all’attività, voi potete già farvene una pallida idea, o meglio, averne un presentimento, considerando l’intensità della luce solare! Posso assicurarvi che in seno all’immenso Sole si verificano non di rado eruzioni di tale violenza che, durante le loro manifestazioni di forza, dei massi grandi come questa Terra non farebbero maggior figura a dei granelli di polvere[18] trasportati dal vento qui sulla stessa! E così vi riuscirà tanto più comprensibile con quale facilità e velocità questo piccolo masso sia venuto a precipitare qui, giù dal Sole!» [G.V.G. – III/234,1-10].

Nel 1966, secondo un rapporto del giornale di Stoccarda nr. 187/1966, fu intrapreso per la prima volta un siffatto esperimento sull’aria in cui furono usate le più moderne apparecchiature fisiche per ottenere la necessaria alta pressione. Con una temperatura di più di 400° Celsius si giunse a produrre ghiaccio sotto una pressione di 200.000 atmosfere!

 

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La natura dell’elettrone

Tra le manifestazioni della natura da sempre oggetto di studi da parte dell’umanità, quello dell’elettricità è uno dei più studiati, poiché già il fulmine, oppure l’elettrizzazione di alcuni materiali come l’ambra, portò l’uomo, già al tempo del filosofo greco Talete (600 a.C.) che ne diede il nome da ‘electron’, a cercare di comprenderne la sua essenza. Nel 1936 a seguito di ritrovamenti di rudimentali pile galvaniche dette ‘batterie di Baghdad’ risalenti al 250 a.C., si suppone l’uso di una qualche forma di corrente elettrica già dall’antichità. Perciò, tutto ciò che riguarda lo studio delle sue proprietà ha avuto uno sviluppo continuo di pari passo con la conoscenza scientifica in ogni campo. Anche le proprietà magnetiche furono sempre più studiate e utilizzate, e oggi l’umanità ‘vive’ praticamente in simbiosi con innumerevoli elementi che utilizzano l’elettricità come base per il loro funzionamento. È da tener presente che non soltanto tra le sue caratteristiche c’è quella della conducibilità nella materia, ma occorre considerare anche la capacità di diffondersi nell’aria come con la magnetizzazione e la trasmissione delle onde elettromagnetiche (onde hertz), il cui uso è praticamente infinito. Effettivamente parliamo di ‘uso’, considerando che moltissimi scienziati – da W. Gilbert (1600), N. Cabeo e F. Hauksbee (1629), R. Boyle (1675) e altri più recenti fino a G. Franklin (1752) M. Faraday, L. Galvani, A. Volta, A. M. Ampère, G. S. Ohm, solo per citarne alcuni – pur riuscendo a costruire macchine elettriche sempre più singolari per le innumerevoli applicazioni, hanno potuto solo teorizzarne l’essenza, poiché quelle teorie restarono tali, pur con tutta la tecnologia e gli strumenti di diagnostica sempre più perfezionati nel tempo. Ma che cos’è nella sua realtà l’elettricità?

Nella Nuova Rivelazione anche su questo importantissimo elemento primordiale della Creazione troviamo delle spiegazioni veramente singolari ed esaurienti, quali base per la comprensione di come fu concepito e sussiste l’universo. Per capire la sua essenza riportiamo una rivelazione di Lorber sull’essenza dell’elettrone, in cui viene riferito di un colloquio di alcuni discepoli di Gesù con un arcangelo al tempo del Suo cammino terreno, al quale fu concesso di manifestarsi per istruirli sui segreti dell’universo. Si tratta, come anticipazione, di una panoramica sulla costituzione della Terra nel suo esteriore, in cui viene indicato lo spessore dell’atmosfera, il vuoto che c’è oltre, lo spazio percorso nel movimento di rotazione e in quello di rivoluzione della Terra attorno al Sole, le particelle emesse dal Sole, il perché del vento, delle nubi e delle nebbie, della pioggia e della grandine, dei tornado, delle onde sul mare e delle trombe d’aria e marine. Si tratta di elementi di base della ‘vita’sul nostro pianeta la cui esistenza è tra lo spirituale e il materiale, poiché di per sé, l’elettrone non rappresenta il punto di scambio tra lo spirituale e il materiale. Scopriamo di che si tratta:

«E Raphael si alzò, si recò fuori all’aperto dove parecchi gatti stavano in agguato di un topo, ne prese uno e lo portò nella sala. Lo posò sul tavolo e disse al capitano: “Guarda questo gatto del tutto mansueto, i cui peli hanno ancora quel certo scintillio! Liscialo sul dorso dalla coda fino alla testa, e poiché la luce della lampada è ormai diventata già debole, osserveremo un fenomeno che vi colpirà!”.– Il capitano fece come gli era stato detto e, specialmente in quell’aria ancora carica di elettricità, dalla schiena del gatto cominciarono a sprigionarsi proprio crepitando, delle scintille luminose in gran quantità. […] Vedete, queste scintille non provengono assolutamente dal corpo del gatto, ma soltanto dalla superficie del suo pelo, al quale tende, in un certo qual modo, ad appiccicarsi il fuoco spirituale naturale dell’aria, per parlare a voi in modo comprensibile. Ora vogliamo chiamare elettrone o fuoco elettrico questo fuoco spirituale naturale dell’aria, generalmente assopito, ma facile ad essere destato da certe circostanze e ad entrare in azione, e che era ben noto agli antichi Egizi, Fenici e Greci. Questo fuoco è proprio il vero elemento della vita dell’aria, per mezzo del quale fuori dall’aria tutta la Terra stessa e tutto ciò che è su di essa e in essa vive e prende forma in tutti gli esseri, riceve qui la sua vita naturale come pure il principale nutrimento alla vita stessa. Tuttavia, in quel certo riposo dell’aria, dell’acqua, dei minerali, delle piante, degli animali e degli uomini, questo fuoco non si sviluppa, ma giace rimanendo inattivo, e un tale riposo elettrico potrebbe essere chiamato ‘la morte della materia’. Questo fuoco riempie tutto lo spazio infinito della Creazione di Dio e, nel suo completo riposo costituisce l’etere, nel quale tutti i grandi innumerevoli corpi mondiali ruotano come i pesci nell’acqua. Se i corpi mondiali nello spazio della Creazione e dell’etere, infinitamente grandi, dovessero fermarsi in un punto qualsiasi, senza andare più né avanti né indietro, restando così in pieno riposo, essi si restringerebbero come un cadavere, si corromperebbero sciogliendosi completamente, passando nell’etere tranquillo. Ma proprio per ciò il Creatore, nella Sua Sapienza e Potenza, ha ben provvisto affinché tutti gli innumerevoli corpi mondiali si mantengano nel grande spazio etereo sempre in un molteplice movimento, agitandolo sempre senza interruzione in sommo grado, e inducendolo in tal modo a una continua attività. […] Vedete, quest’aria atmosferica nella quale noi respiriamo e viviamo naturalmente nel corpo, si estende sopra la superficie della Terra, secondo i vostri calcoli di misurazione, soltanto alcune ore di cammino[19]! Al di sopra della superficie di quest’aria giace poi l’etere immoto, e perciò incapace di qualsiasi resistenza. Invece la Terra, per parlare in modo vero ed esatto, e non secondo quanto pensavano erroneamente gli antichi ciechi astrologi, astronomi e calcolatori del tempo, si muove in 365 giorni e una frazione in più intorno al grande Sole, e in circa 24 ore e qualcosa in più intorno al suo asse, cose queste che i discepoli vi spiegheranno con maggior dettaglio, dato che per ora è sufficiente che io attiri la vostra attenzione sul rapidissimo moto della Terra nella sua vasta orbita intorno al Sole. E se anche voi ora con il vostro intelletto non lo potete ancora comprendere, potete tuttavia per il momento credere a me se vi dico che la Terra in un’ora di tempo percorre in media, nella sua vasta orbita, all’incirca 5760 ore di cammino e, oltre a ciò, intorno al proprio asse, e precisamente all’equatore che voi chiamate la linea ardente del Sole, nel tempo di un’ora percorre ancora un avanzamento di circa 474 ore di cammino. Da queste due velocità di moto rapido della Terra che vi sono state ora indicate, potete già rilevare che anche soltanto da ciò gli spiriti eterei che riposano intorno alla Terra vengono, per così dire, trasportati in uno stato di considerevole irrequietezza e in un’attività da essa derivante. In seguito a ciò, l’aria che circonda la Terra viene, in primo luogo, di continuo saziata da tali spiriti, e poi, attraverso l’aria, anche la Terra stessa e tutto ciò che si trova su di essa. Ai due movimenti, ora accennati, si unisce anche quello ancora molto più rapido dei raggi di luce provenienti dal Sole, in seguito a che gli spiriti eterei vengono pure agitati in sommo grado e spinti in grandi masse giù, sulla Terra. Ne consegue che, specialmente in certe giornate di primavera, d’estate e di autunno, l’aria della Terra diventa troppo satura, e con essa anche la Terra stessa, nonché i suoi abitanti. Uomini, animali e piante sentono, in tali giornate afose, una grande spossatezza, diventano pigri e tendono al riposo piuttosto che darsi all’attività. Vedete, ciò deriva appunto dalla presenza in grande massa di spiriti eterei nell’aria e nella Terra, perché, come già menzionato, questi spiriti sono eternamente predominati sempre ugualmente dalla tendenza a un vero e proprio riposo di morte, per quanto in se stessi non siano morti. Tuttavia, a causa di una tale obbligata agglomerazione, detti spiriti eterei cominciano a sentire sempre più una fastidiosa pressione e perciò si agitano per liberarsi dalla pressione stessa, per poi abbandonarsi nuovamente al loro dolce riposo. Questo loro muoversi si rende manifesto anzitutto con i venti, che poi diventano impetuosi quando anche il saturo corpo terrestre comincia a spingere i suoi interni spiriti naturali, ancora non fermentati, sulla sua superficie e anche negli strati inferiori dell’atmosfera. Da questa mescolanza degli spiriti eterei provenienti dall’alto e di quelli provenienti dal basso, hanno poi origine nell’aria della Terra sempre delle fitte nebbie e delle nubi, la cui pesantezza sempre in aumento disturba ancora di più gli spiriti eterei, ed essi cominciano a cercare una via di uscita dove trovano minor resistenza, e questa fuga dei sempre maggiormente pressati spiriti eterei, che appunto in seguito all’eccessiva pressione si uniscono, in un certo qual modo, involontariamente con gli spiriti dell’atmosfera terrestre già più densi, produce quel vento impetuoso che, con la sua violenza, sradica alberi, distrugge case, solleva l’acqua del mare fino a formare onde alte come montagne. Considerato però che, nonostante questa fuga degli spiriti eterei, in qualche parte della Terra si ammucchiano in continuazione e sempre più numerosi – ciò che voi potete molto bene constatare dalle nubi che diventano sempre più nere e più fitte – ne risulta che la pressione diventa per loro sempre più intollerabile, e passano improvvisamente dalla loro massima inerzia ad una grandissima attività, spinti da una sorta di furore rabbioso, e questa loro grandissima attività è il fuoco distruttore del fulmine che, quasi con la velocità del pensiero, scaturisce dalla nube che l’opprime, con forte fragore, raggiun-gendo grandi distanze e distruggendo con violenza irresistibile tutto ciò che si trova sulla sua via. In quest’occasione gli spiriti naturali della Terra e dell’atmosfera vengono talmente pressati gli uni con gli altri, come con delle possenti spinte, cosicché devono neces-sariamente afferrarsi a vicenda, diventando sempre più densi e materialmente pesanti, e cadono sulla Terra o come una forte pioggia o, se la reazione rabbiosa è forte, anche quale grandine. Quando però i puri spiriti eterei, come è stato il caso ultimamente, vengono troppo offesi dagli spiriti naturali impuri dell’etere della Terra, allora elevano la loro attività fino al massimo punto culminante. In questo caso essi distruggono gli spiriti eterei della Terra e dell’aria con la loro comune attività di fuoco e, in queste rarissime occasioni, non vi è né pioggia, né grandine» [G.V.G. – VIII/143].

 

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La natura dell’elettricità

Se per quanto riguarda l’elettrone qui anticipato, quale elemento esistente in tutta la Creazione, lo tratteremo più avanti parlando delle particelle subatomiche, adesso sarà interessante far notare che solo qualche decennio dopo Lorber, nel 1870, a un’umanità più matura e col nascere dei primi studi sulle sue applicazioni, l’elettricità sarà spiegata nella sua essenzialità spirituale, tramite Gottfried Mayerhofer, che quiriportiamo:

«Dunque, ritorniamo alla nostra elettricità. Quando nello spazio infinito le Mie prime Idee cominciarono a realizzarsi e furono creati mondi su mondi, regnava solo la legge di attrazione e repulsione che li obbligava a girare intorno al loro asse e intorno a un Sole centrale. In quel tempo erano dunque due forze che eseguivano tutto questo, l’attrazione e la repulsione. La prima voleva attirare tutto a sé, l’altra voleva respingere tutto nell’infinità. Ebbene, dal conflitto di queste due forze – gli unici motori di ogni cosa che è creata e che deve sussistere – sorse il movimento rotatorio; e così l’intero universo fu popolato di mondi mediante queste forze e iniziarono il loro perfezionamento. E ancora adesso sono queste due forze il sostegno principale di ogni vita e di ogni cosa creata, e rimarranno tali anche fino a quando Io sarò Colui che, in verità, tutto guida e conduce alla comune meta finale! La prima di queste forze, come ho già detto ieri nel dettato, è l’Amore. L’Amore vuole attirare tutto a sé e non separarsene a nessun prezzo; vuole avere tutto presso di sé. La conseguenza di questo sarebbe un finale soffocamento, una morte, e precisamente per amore, quindi nessuna vita! Allo scopo di trattenere questo potente impulso del Mio Io, si aggiunse la Sapienza, che veramente non impedì l’attrazione dell’Amore, ma lo permise fino a un certo grado, e di nuovo come conseguenza ebbe l’allontanamento e il rilasciare. Ebbene, attraverso quest’attrazione e rilascio ebbe origine ciò che è necessario nella Mia Creazione quale prima essenzialità: il movimento! Ma che cos’è il movimento? – Il movimento è Vita! Dunque questo destarsi della Vita fu ed è il prodotto di due forze che sono sempre in lotta tra loro, producendo così la benefica attività del creare e del morire, del riedificare, del venire e dell’andare, stabilendo così una Legge dell’eterno rinnovamento e continuità![20] – La lotta è Vita; la quiete è morte! – Ebbene, dove c’è lotta, qui c’è attrito; dove c’è attrito, qui vi è un’irritazione delle singole parti che non vogliono essere disturbate nella loro quiete; dove c’è collera, si sviluppa calore; e dove il calore raggiunge la massima vibrazione, là si sviluppa la luce![21] Ebbene vedete: solo dalle semplici leggi di attrazione e di repulsione si sviluppa quella luce necessaria alla vita, perché senza luce non c’è nessuna vita! Ma poiché la luce è solo il prodotto del calore, così, dove c’è la vita c’è anche calore! Dove non vi è movimento, non vi è calore, ma vi è freddo o morte, vale a dire un blocco; qui ogni cosa rimane nella condizione primitiva, non avendo nessun impulso né per il cambiamento né per il perfezionamento, né per una dissoluzione. Dunque, qui abbiamo già due altre caratteristiche principali tratte dalle due prime forze originarie, vale a dire dall’attrazione e repulsione: luce e calore! Dalla luce e dal calore ebbe perciò origine tutta la Creazione. L’Amore edifica, la Sapienza conserva. – L’Amore è sinonimo di magnetismo, la Sapienza di elettricità. – Come i Miei pensieri attraversano l’infinità con la velocità del lampo, così l’elettricità scorre fuori nelle distese lontananze, unendo il simile col simile, producendo armonia mediante l’incitamento delle ‘forze assopite’ o degli ‘spiriti vincolati’ nell’universo. L’elettricità è la portatrice della vita. Nella sua forma positiva essa favorisce[22] la conservazione del Creato, e nel suo valore negativo essa porta distruzione (dissoluzione), e così stimola nuovamente a ricostruire! Cosicché l’intero edificio della Creazione procede da due Leggi fondamentali, da due caratteristiche principali del Mio Io: dal magnetismo e dall’elettricità; ovvero, dall’Amore e dalla Sapienza. Certo, anch’Io stesso, per essere attivo e aver sempre uno stimolo per il perfezionamento, permisi che uno dei Miei più grandi spiriti Mi rinnegasse e si mettesse di fronte a Me quale principio del male, e ciò allo scopo di provocare il divenire e lo sviluppo, finché sarà raggiunto un certo periodo dove cesserà la creazione materiale, dove non sarà più necessario nessun morire, e un’era spirituale subentrerà per tutti gli esseri e per tutti i mondi. Ciò che l’elettricità (negativa) è nella Creazione, Satana lo è nel Mondo spirituale; anch’egli ha la sua missione che deve portare a compimento, con la sola differenza che egli è convinto che la sua presente condizione spirituale perdurerà eternamente. Qui egli si sbaglia di grosso, poiché vi rimarrà finché i Miei grandi principi fondamentali saranno necessari per tutti i mondi e per tutto il Creato. Completatosi questo periodo, anche l’Amore/il magnetismo, – e la Sapienza/l’elettricità – otterranno un’altra forma e riceveranno un’altra direzione; all’uno come all’altro saranno tolti gli estremi (attrazione e repulsione), e al loro posto ci sarà un comune operare, pacifico, armonico, e non più un’esistenza basata l’uno sulla distruzione dell’altro. L’elettricità, quale ‘calore latente’ (vincolato), in altre parole, quale ‘luce’, è abbastanza conosciuta dai vostri esperimenti fisici, e anche da applicazioni mediche. Dappertutto manipolate con essa, e tuttavia non sapete cosa fate veramente, perché i risultati afferrabili ed evidenti (come gli effetti) sono per voi solo qualche costante. Ma ciò che riguarda l’effetto spirituale e la base spirituale che dietro questi esperimenti si nasconde, voi non lo conoscete, perché non avete occhi per l’attività spirituale, e perché l’effetto rapido dell’elettricità e della luce è troppo veloce affinché l’intelletto umano possa soffermarsi e capire. Se però vedeste come durante questi esperimenti con la batteria galvanica si sviluppano fenomeni e processi pieni di meraviglie, provenienti da due cause fondamentali, dovreste struggervi per la devozione dinanzi a Me, dinanzi al Creatore di tutto l’esistente, come quando dai minuscoli atomi della luce e del calore vedete produrre i più grandi e importanti fattori per la creazione di corpi mondiali della grandezza di milioni di miglia, proprio da questi piccoli prodotti della vibrazione e dell’attrazione. Se voi vedeste come questo potente fluido, mediante le sue vibrazioni di bilioni e trilioni di volte dei minuscoli atomi, in un secondo diffonde nella grande Creazione la luce più intensa e il massimo calore, allora potreste farvene un piccolo concetto. Allo stesso modo Io, quale Dio, se volessi far sentire a qualcuno il Mio Amore e la Mia Sapienza in tutta la loro potenza, egli dovrebbe distruggersi in un istante, e seppur la sua parte spirituale riuscisse a resistere, quanto c’è di materiale in lui verrebbe disciolto fino al più piccolo atomo primordiale della Creazione! Se vedeste come l’energia elettrica effettua nel vostro sangue l’istantaneo cambiamento degli elementi dello stesso (come nel respirare), di come tutto ciò che è morto lo trasforma in vivente ed elimina il malaticcio, ebbene, neppure il pensiero, con il tempo necessario di pensarlo, è sufficiente ad afferrare ciò che avviene in un attimo, mentre a voi occorrerebbero giorni per comprendere ogni singolo particolare e come l’uno è il risultato dell’altro. E come non doveva essere così?! Dove sarebbe una Creazione e dove la sua conservazione se non operassero forze che convogliassero immediatamente – trasvolando il vasto spazio della Creazione con inconcepibile velocità – i Miei pensieri, per conservare dappertutto la vita e per portarne della nuova in quegli spazi dove un solo breve spazio-tempo di un secondo esprime eoni (10120) di distanza-luce! Proprio quest’elettricità è il principale sostegno di tutto il Creato che, quale Mia Sapienza, tutto compenetra, tutto spinge alla vita e al perfezionamento. L’elettricità quale Mia Sapienza stabilisce Leggi al mondo materiale, mentre al Mondo spirituale dà solo consigli. Per il primo è costrizione necessaria, per il secondo è solo ardente desiderio. L’elettricità eleva la vita, dove l’energia di questa è diretta. Lasciatevi anche voi elettrizzare dalla Mia Sapienza, Sapienza che Io, quale Padre, voglio rendervi afferrabile, e dal Mio Amore che vuole attirarvi! Io come Creatore rimasi un giorno quale ‘Amore’ nei Cieli, e come ‘Figlio’, o ‘Sapienza’, discesi sulla Terra. Come Amore, l’eterno mezzo di collegamento di spiriti armonici, ispirai la Mia Sapienza con il darvi leggi e insegnamenti basati sull’amore; elettrizzatevi per questo! Lasciatevi riempire, mediante quest’energia, con un Amore spirituale per Me! Lasciate tutte le fibre del vostro cuore fremere e vibrare, affinché si sviluppi il calore dell’amore e la Luce della fede in Me e nella Mia missione presso di voi e, quale Figlio, Io compenetri sempre più potentemente il vostro cuore! Così l’elettricità, quale grande conduttrice di luce e calore nella Creazione, deve diventare anche conduttrice d’amore e sapienza nel vostro cuore. Tutte le condizioni spirituali, tutti i potenti movimenti dell’animo sono espressi nella natura, nella vita e nell’energia elettrica. Dissolvendo e superando ogni ostacolo, l’energia elettrica corre alla velocità della luce attraverso le nubi cariche di tempesta, diffondendo luce e calore, ma anche freddo e distruzione; essa attraversa gli elementi, scioglie metalli, pietre e tutto ciò che finora ritenevate indissolubile. Nulla le resiste! Tale e quale è la Mia Sapienza, il Mio insegnamento. Dove esso penetra, scioglie ogni durezza, produce calore, luce e vita, entusiasmo per le cose spirituali e freddezza per il mondano, distrugge tutti i vecchi pregiudizi ed edifica nuova Vita sulle vecchie rovine. Così, l’elettricità è il simbolo e il prodotto della Mia Sapienza, e il magnetismo è l’immagine del Mio Amore! Lasciatevi guidare dal primo al secondo, e quando il Raggio della Luce e del Calore per Me vi attraverserà fulmineamente come energia elettrica, stringetevi al Mio Amore. Colà questa energia vi illuminerà e vi mostrerà chiaramente come Io, da due forze ho potuto creare l’infinità completa piena di mondi. Anche in tutti i Regni celesti ci sono due forze spirituali, le quali però trovano entrambe il loro punto di quiete in uno soltanto, vale a dire: nel Mio Amore! Poiché l’Amore inviò la Sapienza fuori in tutte le lontananze, per illuminare e riscaldare tutto il Creato, tuttavia pretende anche che il Raggio da esso emesso non torni indietro a mani vuote. E così avviene anche con l’elettricità: essa affluisce fuori in lontananze incommensurabili, dissolvendo e distruggendo, ma anche nuovamente ridestando e riedificando. In ogni dove, attraverso di essa, le tenebre si trasformano in luce, il freddo in calore e la morte in vita» [S.d.C. – cap. 3].

Certamente, le profezie che riguardano la scienza naturale hanno indubbiamente una certa precedenza, affinché gli uomini critici e scettici del nostro tempo, comprendendone il significato e lo scopo, si convincano che anche il restante contenuto storico delle comunicazioni sulla salvezza è da ritenere come ispirazione divina. Perciò è fondamentale che l’uomo, nella sua ricerca sulla comprensione del mondo che ci circonda, si adatti a mettere innanzitutto lo ‘spirituale’ dinanzi al ‘materiale’, al fine di comprendere la verità nella sua vera essenza. Infatti, dopo le spiegazioni sull’essenza dell’elettrone, che è un elemento essenzialmente spirituale e perciò dagli uomini non potrà mai essere individuato, l’arcangelo conclude così:

«La massima principale della Dottrina del Signore a tutti gli uomini di questa Terra e anche per tutti gli spiriti e per tutti i Cieli, e che è valida per l’eternità, suona così: “Soltanto la purissima Verità in tutte le cose può farvi ed anche vi farà liberi e viventi!”.[…]» [G.V.G. – IX/144,9].

Prima di inoltrarci nella seconda parte della Nuova Rivelazione vogliamo affrontare il tema delle osservazioni scientifiche relative all’astronomia, e solo dopo continuare per addentrarci nel messaggio di salvezza che riguarda tutti noi e che non deve essere taciuto.

 

[indice]

Cap. 4

 

I messaggi di Lorber sulla struttura dell’universo e la sua conferma da parte dell’astronomia moderna

 

Fino agli anni venti del secolo scorso esisteva presso gli astronomi di tutto il mondo la dominante opinione che nel cosmo era esistente una sola galassia (isola mondiale), vale a dire la nostra Via Lattea. Le autorità competenti escludevano nel XIX secolo la possibilità di altre lontane galassie. Solo alcuni astronomi avevano espresso il sospetto che ne potessero esistere ancora altre, ma costoro furono considerati come ‘eretici’ dalle autorità dell’astronomia e violentemente attaccati nelle riviste specializzate. Quando l’astronomo H. D. Curtis dichiarò che poteva presentare prove univoche che le nebulose osservate al telescopio non erano nebulose, bensì galassie, la maggior parte degli scienziati non era ancora pronta a riconoscere la sua tesi. Tuttavia il numero di coloro che man mano si unirono all’opinione di Curtis crebbe di anno in anno, e così negli anni che andarono dal 1917 al 1924 si confrontarono due gruppi di opinionisti efferati, continuamente in opposizione. Nell’anno 1925 giunse la svolta decisiva. I rappresentanti anti-galattici dovettero riconoscere che le loro supposizioni erano molto lontane dalla realtà. Con il nuovo telescopio da 2,57 mt. sul Monte Wilson – allora il più grande del mondo – si riuscì ad avere l’inconfutabile conferma che oltre alla nostra Via Lattea esistevano ancora altre galassie. L’astronomo Edwin Hubble nel gennaio del 1925, durante un congresso di astronomi, riferì che le nebulose nel settore M-31, NGC-6822 e M-33, con il nuovo telescopio, si erano dimostrate inequivocabilmente come galassie.

Non è senza fascino ricordare che inizialmente, addirittura certi potenti personaggi dell’astronomia, che rifiutavano l’ipotesi dell’esistenza di numerose galassie tanto da farne una personale forza dogmatica, si erano schierati perfino contro l’utilità di quel gigantesco telescopio in fase terminale di costruzione, manifestando su questo il loro scherno.

 

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Le conferme dopo il primo grande telescopio

Grazie a quel nuovo telescopio in California, a Pasadena a un’altitudine di 1742 metri, il risultato di Hubble fu presto confermato da altri astronomi. Alcune galassie erano piccole, altre grandi, e nonostante tale nuova conoscenza che non si trattasse di nebulose, ma di galassie, ancor oggi è rimasta l’errata espressione di ‘nebulose a spirale’. In poco tempo il numero delle galassie scoperte fu registrato in 800. Nell’anno 1949 con l’evoluzione della fotografia applicata ai telescopi il numero crebbe già in 100 milioni. Ma non basta! Dopo l’ultimazione del telescopio di 5 mt. sul Monte Palomar non fu più possibile contare l’enorme numero delle galassie, poiché ammontava a molti miliardi. Quanto più la conoscenza aumentava, tanto più lo spazio s’ingrandiva, e sempre più l’osservazione si popolò di galassie, così da conferire alla parola ‘infinito’ il suo concetto appropriato.

Per molti scienziati conservatori crollò un mondo. Essi non riuscivano ad afferrare che le nuove osservazioni non potevano che accreditare alla cosmologia il termine di scienza dell’irrazionalità dell’universo. Talvolta però anche oggi è ancora così: non si riesce ad utilizzare l’evidente realtà perché, man mano, essa contraddice l’enunciato precedente.

Se all’inizio del XX secolo gli astronomi avessero avuto conoscenza delle comunicazioni di Lorber, dopo quanto asserito da lui ci si sarebbe aspettati da loro soltanto burla e beffe, poiché solo nell’anno 1925, e più tardi, ciò che fu accertato mediante quel gigantesco telescopio, era stato descritto in dettaglio da Lorber già a metà del XIX secolo.

Ebbene, che cosa è stato dettato nella penna di questo mistico sulle condizioni del cosmo? Riportiamo quelle dichiarazioni di allora solo per sommi capi. [cfr "Dall’inferno al Cielo", vol. II, e dal "Grande Vangelo di Giovanni", vol. VI]:

(parla il Signore): «Voi dovete immaginarvi così l’ordine dei sistemi solari: i molti milioni di soli planetari intorno ai quali orbitano i pianeti come la vostra Terra, formano, con il loro Sole-centrale planetario un Ammasso planetario. Questo Sole-centrale planetario è sempre così grande che supera la massa di tutti i soli – compresi i loro pianeti – orbitanti intorno ad esso, talvolta di cento o addirittura di mille volte, talvolta anche di milioni di volte, poiché nel cosmo esistono regioni grandi e regioni piccole. Più grande è una regione solare, tanto più grande deve anche essere il suo Sole-centrale».

 

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Le galassie

Molte di queste regioni solari, chiamate ammassi planetari, sono indicate da Lorber come galassie, nelle quali come punto centrale c’è un Sole-centrale di ammasso stellare ancora più grande:

«Molti di tali ammassi stellari ora precisamente descritti, hanno a loro volta un comune Sole-centrale principale e ruotano, sostenuti da esso, in orbite incomparabilmente più grandi intorno a questo comune Sole-centrale superiore che, a sua volta, deve essere naturalmente di nuovo, proporzionalmente, molte volte più grande di tutti i suoi ammassi stellari sommati insieme; di essi ne ruotano spesso molte migliaia intorno a un tale secondo Sole-centrale, come ne abbiamo visto uno alla seconda porta occidentale. – Tutti questi ammassi stellari con i loro soli-centrali costituiscono poi una galassia» [I.a.C. – II/298,5].

Il gradino successivo è l’ammasso galattico. Ci viene indicato che sette milioni di ammassi galattici si muovono intorno a un gigantesco Sole-centrale primordiale:

(parla Gesù) «Dico Io: “Questo è un Sole-centrale primordiale intorno al quale ruotano e si muovono precisamente sette milioni di ammassi galattici. Esso è anche, con esattezza, un milione di volte più grande di tutti i sette milioni di ammassi galattici messi insieme. Il suo diametro è di due ottilioni[23] di miglia terrestri. La luce, nella massima velocità elettro-magnetica, calcolata in quaranta mila miglia tedesche al secondo, dovrebbe viaggiare per molte migliaia di trilioni di anni terrestri per giungere da un polo all’altro di questo sole!”.» [I.a.C. – I/299,8]

Leggiamo nel Grande Vangelo di Giovanni:

«Di tali ammassi (galattici) ne esistono in quantità per voi innumerevole, e tutti, nella loro sconfinata profondità, hanno un Sole-centrale primordiale di una grandezza enormemente più grande dei precedenti, intorno al quale essi ruotano come un corpo solo, percorrendo orbite di un ampiezza misurabile solo dagli angeli, senza alcun disturbo per i loro numerosi movimenti separati. E allo scopo di definirlo in maniera concisa e comprensibile, noi questo sistema di soli e di mondi intorno a un Sole-centrale primordiale lo chiameremo Globo Involucro[24], per la ragione che tutti questi ammassi menzionati prima che orbitano in tutte le direzioni intorno al Sole-centrale primordiale, rappresentano una sfera incommensurabilmente grande. Essi, in seguito al loro necessario movimento paragonabile quasi alla velocità del pensiero, nonché alla forza di proiezione che si sviluppa di conseguenza verso l’esterno, a una profondità e distanza per voi di certo non suscettibile di misurazione, danno origine a una specie di involucro la cui densità uguaglia quella dell’aria atmosferica di questa Terra, e il cui spessore, dall’interno all’esterno, se misurato prendendo come unità di misura il diametro di questa Terra, risulterebbe stimato ancora di molto inferiore con la cifra di un milione di eoni!» [G.V.G. – VI/245,8].

«Ma non domandate della grandezza e lunghezza del diametro di un Globo Involucro, poiché difficilmente dagli uomini potrebbe essere immaginata una cifra con la quale si potrebbe sufficientemente esprimere la distanza. […] Nondimeno, un simile Globo Involucro è veramente un solo singolo punto nel Mio grande Spazio della Creazione» [G.V.G. – VI/245,13-14].

«Nell’infinito grande Spazio della Creazione, di tali Globi Involucro – che secondo il Mio Ordine, tutti vicendevolmente insieme raffigurano precisamente un perfetto uomo – ve ne sono di assai innumerevoli. Quindi, quanto enormemente grande deve essere l’Uomo cosmico, se già un Globo Involucro è così infinitamente grande e la distanza da un Globo Involucro all’altro è eoni e eoni di volte più grande» [G.V.G. – VI/245,16 e 17].

 

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Dove finisce lo spazio?

La questione dell’estensione dello spazio ha da sempre occupato gli astronomi, portandoli a diverse teorie, delle quali qui non vogliamo occuparcene in dettaglio. "Che cosa esiste al di fuori dell’universo?", domanda l’astronomo Karl Schaifers dell’osservatorio astronomico di Heidelberg. Egli ritiene tale questione un paradosso, perché, come scrive: "A simili basilari domande non si può proprio rispondere!".

Invece Lorber a questa domanda diede la seguente risposta:

«Fuori di quest’Uomo cosmico il libero spazio prosegue verso tutte le direzioni eternamente; quest’Uomo, mosso dalla Mia Volontà, lo attraversa volando in un grande cerchio per i vostri concetti veramente senza fine, e con velocità per voi inconcepibile, e questo a causa delle sostanze nutritive dell’infinito mare eterico che egli attraversa, in un certo qual modo, a nuoto come un pesce» [G.V.G. – VI/245,19].

«Nessuno, oltre a Dio, conosce l’infinità dell’eterno Spazio, perfino i più grandi e più perfetti angeli non afferrano le sue eterne profondità» [G.V.G. – IV/56,9].

I cosmologi non contestano che la forza di comprensione umana non possa afferrare l’infinità dello spazio. Ne prediamo ad esempio uno di essi, l’astronomo Heinrich Faust, che scrive: "Il mondo non può essere disposto così che il nostro piccolo cervello lo comprenda".

Che cosa hanno da dire oggi gli astronomi, in particolare sulla graduata struttura del cosmo descritto da Lorber? Nei suoi scritti egli riporta le regioni solari come il gradino più basso e, secondo la terminologia espressa, una regione solare corrisponde a una galassia [I.a.C. – II/298,4]. Conformemente alle dichiarazioni di Lorber esistono piccole e grandi regioni solari. L’apprezzato astronomo svizzero Zwicky, dell’osservatorio di Monte Palomar in California, ha studiato sistematicamente la suddivisione delle galassie nell’universo come Lorber le presenta nel Globo Involucro, ed ha constatato come, in realtà, esiste ogni sorta di ammassi stellari: "…da globi di ammassi stellari globali e galassie nane, fino alle gigantesche nebulose a spirale di molti miliardi di soli, e fino alle piccole e grandi galassie".

Proprio in questi ultimi tempi del XXI secolo, è sorprendente la scoperta fatta da alcuni astronomi di una struttura stellare talmente grande che, secondo la moderna teoria cosmologica, non dovrebbe neanche esistere. Utilizzando i dati provenienti dallo Sloan Digital Sky Survey, un team internazionale di ricercatori ha scoperto un ammasso di Quasar – galassie giovani e attive – che si estende per quattro miliardi di anni luce. "Questa scoperta è stata una grande sorpresa. Batte ogni record cosmologico in quanto a grandi strutture rilevate nell’universo noto", ha dichiarato Roger Clowes, astronomo alla University of Central Lancashire che ha diretto questo studio. Giusto per fare un confronto, la nostra galassia, la Via Lattea, si estende soltanto per un centinaio di migliaia di anni luce, mentre il Superammasso Locale di galassie (detto anche Superammasso della Vergine, che comprende il Gruppo Locale all’interno del quale c’è la Via Lattea), si estende solamente, si fa per dire, per un centinaio di milioni di anni luce.

Riportiamo alcune esternazioni di Ducrocq: "La caratteristica forma di gregge delle galassie non è un’illusione. […] La ripartizione in gruppi non ha obbedito al caso, bensì a una legge. […] È semplicemente non immaginabile la manifestazione spontanea dell’Ordine. […] Il fisico oggi sa che nelle cose perfette non esiste il caso".

Il Prof. Alfven di Stoccolma, nel suo libro "Cosmologia e Antimateria", parla di supersistemi galattici, le cosiddette megagalassie, e Charlier ammette nel suo scritto "Modello dell’universo" perfino l’esistenza di sistemi stellari concordanti con Lorber "in gradini quadruplicati".

Secondo P. Von Der Osten-Sacken, p.e. nello zodiaco della vergine, si trova un grandissimo ammasso galattico. Egli afferma: "Si stima che dentro vi si trovino circa 3000 galassie. […] Nel gran carro, a distanza di 650 milioni di anni luce, si trova un ammasso più piccolo di circa 300 galassie".

Nel suo scritto "Dio – uomo – universo" lo scienziato francese Bivort de la Saudèe scrive: "Le galassie sono ordinate in gruppi e amassi. Così il nostro sistema della Via Lattea si trova in un gruppo di circa 15 membri; esso si chiama gruppo locale. Probabilmente questo gruppo locale è soltanto una parte di un sistema molto più grande, una supergalassia. All’osservazione odierna si osservano molti di tali grandi sistemi che a volte contengono più di 100.000 singole galassie". Si ritiene però che nel tempo, con strumenti sempre più sofisticati, questo numero sia destinato ad aumentare.

Il numero totale delle galassie, secondo le dichiarazioni di Pascal Jordan, è oggi valutato in 10 miliardi. Queste sono cifre davanti alle quali la forza d’immaginazione deve capitolare, ma nonostante tutto, secondo le comunicazioni riportate tramite Lorber, si tratta solamente di galassie facenti parte esclusivamente del nostro Globo Involucro. Un gran numero di astronomi ha già da lungo tempo supposto che, oltre a questo nostro universo visibile, ne potrebbero esistere ancora altri.

Nel 1963 il giornale "Scienza naturale Rundschau" riferisce che il fisico P. F. Brown ha ipotizzato, nella rivista inglese "Nature", la possibile ipotesi di un infinito gran numero di universi; concetto che eguaglia le dichiarazioni di Lorber di «incalcolabili Globi Involucro». – Secondo Brown, ogni settore del cosmo contenente tutte le infinite costellazioni, può essere considerato "come l’enorme elettrone di un elettrone immediatamente superiore, senza che sorgano contraddizioni sulle leggi in vigore della fisica teorica".

Nel 1969 il presidente dell’Unione internazionale di astronomia, Prof. Heckmann di Santiago, diede da pensare che all’uomo non fosse stato dato di comprendere la totalità del cosmo, il quale si lascerebbe compenetrare sempre solo parzialmente. Egli, con la sua esperienza dell’universo osservabile con metodi astronomici, si esprimeva così: "Gli astronomi devono riconoscere che, per quanto riescano ad allargare la portata dei loro telescopi ottici oppure con altra tecnologia simile a quella dei radio-telescopi, vedranno sempre soltanto una minuscola parte del cosmo".

Lorber alle dichiarazioni menzionate ha anticipato ancora quanto segue:

«Ognuno di questi complessi di soli e universi mondiali – che si muovono in orbite ampissime intorno a un Sole-centrale primordiale, nella più profonda lontananza di tutti questi universi di soli – è circondato da un involucro solido attraverso il quale nessuna essenza materiale può penetrare. Quest’involucro consiste di una materia simile al diamante, trasparente e, all’interno, è estremamente liscio come uno specchio. Ora tutta la luce che scaturisce dai molti innumerevoli soli e non viene raccolta da nessuna terra né alcun sole, viene poi raccolta da questo involucro e di nuovo riflessa indietro» [I.a.C. – II/300,6].

L’astronomo Faust si avvicina abbastanza concretamente a questa esposizione. Egli scrive: "Se l’universo, come noi lo possiamo esplorare, è veramente finito, curvato in sé (come lo sosteneva Einstein – n.d.a.), allora c’è la probabilità che, oltre a questo, esistano ancora altri universi (leggi Globi Involucro, – n.d.a.). Tuttavia, un essere intelligente, facente parte di un universo curvato in se stesso, mai potrà venire a conoscenza dell’esistenza di un altro universo finito, simile a quello da cui proviene lui".

Anche l’astronomo Jakob Korn ha dichiarato che il cosmo nella sua universalità non è osservabile, aggiungendo: "Gli astronomi conoscono molto bene la problematica dei limiti della cosmologia".

L’esagerata potenza di cifre quasi non più afferrabile, comunicata dalla moderna astronomia sulla grandezza del cosmo, comincia a corrispondere alle dichiarazioni e alle categorie di pensiero espresse nella Nuova Rivelazione, che così risulta veritiera in maniera veramente stupefacente.

 

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I Quasar, ovvero immensi soli-centrali

Se gli astronomi negli anni venti e trenta del secolo scorso furono molto sbalorditi dalle nuove conoscenze sulla grandezza del cosmo, si ebbe a ripetere una cosa simile quando nel 1961, con l’aiuto di un nuovo radio-telescopio, furono scoperti soli giganteschi, da mandare a gambe per aria ogni passata immaginazione delle possibili grandezze delle stelle. Le grandezze e potenze di luce di questi nuovi oggetti appena osservati erano così fantastiche, da far saltare completamente le opinioni valide affermate fino allora. Secondo i calcoli di Einstein non poteva esistere nessun sole che fosse cento volte più grande del nostro; ciò nonostante già nel 1935 furono scoperti soli che avevano un diametro calcolato di molte centinaia di volte più grande, di peso migliaia di volte superiore e splendenti diecimila volte più del nostro Sole. Per esempio, la stella Betelgeuse in Orione ha un diametro 500 volte più grande ed è 17.000 volte più luminosa del nostro Sole. Essi tuttavia non si arrischiarono, come contestò Wilhelm Martin, di qualificare errate le dichiarazioni di Einstein.

Dall’inizio degli anni 60 del secolo scorso l’universo non è più esplorato con i soli telescopi ottici, ma è possibile penetrare l’osservazione molto più profondamente nello spazio con l’aiuto dei nuovi radio-telescopi. Con questi furono identificati oggetti di una grandezza e potenza di splendore da togliere il fiato agli astronomi. Le stelle giganti conosciute fino allora, al confronto, erano piccole e insignificanti. Gli oggetti apparvero agli astronomi come misteriosi, e poiché non si sapeva ancora se erano stelle o galassie, si chiamarono oggetti ‘quasi stellari’, denominati in breve, ‘Quasar’. Occasionalmente sono qualificati anche come ‘Radiosferuli’.

Quando i radio-astronomi australiani nel 1961 scoprirono l’esatta ubicazione della potente fonte radio 3C-147, gli astronomi Maarten-Schmidt e Thomas Matthews identificarono l’oggetto per via ottica con il telescopio speculare di 5 mt. sul monte Palomar e lo qualificarono come una stella gigante. La sua radiazione era maggiore di quella di 100.000.000.000 (cento miliardi) di soli messi insieme nel nostro sistema della Via Lattea. Fino al 1968 furono trovati col telescopio di 5 mt. quasi 100 di questi oggetti misteriosi. Tra di loro c’erano alcuni Quasar che accrescevano sempre di più lo stupore degli scopritori. Il Quasar 3C-48 p.e. ha una potenza di splendore 150 volte superiore a cento miliardi di soli della nostra Via Lattea. Il Quasar 3C-273 ha perfino un’energia supposta di 1000 grandi galassie con 100 miliardi di soli. L’esistenza di tali soli stava in perfetto contrasto con le osservazioni scientifiche fatte fino a quel tempo. Ancora una volta il mondo specializzato restò sbalordito. Agli scienziati mancavano gli esatti superlativi per definire l’enorme grandezza e potenza di luce di questi oggetti. Una straordinaria caratteristica di questi Quasar è il forte spostamento verso il rosso che denota distanze di 6-10 miliardi di anni luce. La determinazione della distanza, in base allo spostamento verso il rosso e del cosiddetto effetto-doppler, recentemente è stata davvero messa in dubbio da alcuni scienziati, i quali non credono si tratti di stelle giganti, ma di galassie. Un’ipotesi, però, destinata ad avere breve periodo di vita. Dal 1965 sono state accertate forti variazioni di energia nei Quasar.

Il Prof. Sandage ha riferito nel "The Astrophysical Journal" di aver scoperto nel Quasar 3C-371, nel breve giro di 24 ore, regolari variazioni di luminosità. Simili scoperte le hanno fatte anche altri astronomi nei differenti Quasar, come l’astronomo russo Kardaschew il quale ha riferito di oscillazioni periodiche fino al 20%. Queste variazioni di luminosità delle stelle sono ben conosciute, ma nei sistemi galattici sono impensabili.

Stelle di proporzioni dei Quasar, secondo la precedente teoria astrofisica, non potevano esistere affatto perché "…pressioni di radiazione e pressione di centrifuga insieme, escludono in pratica l’esistenza di stelle con valori superiori a 1032 erg al secondo". Quindi, solo alcuni decenni fa non si poteva nemmeno immaginare una fonte di energia che fosse abbastanza potente da conservare per miliardi di anni una tale intensa radiazione solare. Solo molto più tardi si giunse all’ipotesi che questa radiazione può essere prodotta anche dall’energia atomica. Alla tesi dell’impossibilità dell’esistenza dei Quasar, il prof. Tirala ha sostenuto quanto segue: “Una stella gigante, secondo le concezioni di Einstein, dovrebbe essere esplosa da tempo in pezzi, ma non succede; piuttosto irradia incessantemente un’enorme quantità di energia".

In passato si formularono molte ipotesi che erano considerate sicure, e tuttavia dovettero essere abbandonate perché la realtà dei fatti con le nuove osservazioni era  troppo evidente. È superfluo addentrarsi nei molti tentativi di spiegazioni e interpretazioni dei Quasar, perché durante le riunioni degli astronomi, tali enormi soli non riescono a superare nemmeno il primo round. Per dirla breve, come dice K. Rudzinski: "In nessun campo si specula tanto, quanto nella cosmologia!".

Jakob Lorber ha anticipato pure sui Quasar i risultati delle moderne ricerche. Così come ha descritto l’universo fisico rappresentato nella sua massima estensione con l’idea di un Grande Uomo Cosmico composto da innumerevoli Globi Involucro, allo stesso modo ci consente di addentrarci anche nei dettagli dei Quasar. Egli fornisce una chiara immagine dell’ordine di grandezza enormemente crescente e della potenza luminosa delle diverse specie di soli-centrali. Alle precedenti generazioni queste descrizioni dovevano essere sembrate come il prodotto di una florida fantasia, come una specie di megalomania. Invece i lettori del nostro tempo, che conoscono gli esiti della ricerca astronomica, accetteranno le seguenti previsioni di Lorber con cognizione, e forse diventeranno anche attenti.

Lorber scrive che ogni regione di soli (galassia) ha un Sole-centrale:

«Questo Sole-centrale è sempre tanto grande che supera le dimensioni fisiche dei soli planetari orbitanti intorno ad esso di cento volte o perfino di mille volte, e addirittura milioni di volte; esistono, infatti, ammassi più grandi e ammassi più piccoli». […] «Ma come aumentano le dimensioni di tali soli centrali, così aumenta anche la loro luce» […] «Se il diametro p.e. di un Sole-centrale planetario è di un bilione di miglia terrestri (1 miglio tedesco = 7,4 km) allora il diametro di un Sole-centrale galattico è milioni di volte il diametro di un Sole-centrale planetario. In un tale Sole-centrale galattico la luce aumenta poi ancora di milioni di volte, a volte perfino di bilioni di volte, in rapporto alla sua grandezza» [I.a.C. – II/298,4-7].

Questo è sorprendente, ma ascoltiamo cosa hanno scoperto ai nostri giorni degli astronomi competenti e cosa hanno da dire. Il Prof. Sandage dichiara: "Valutate a grandi linee, le radiazioni emesse da CTA-102 sono cento bilioni di volte più potenti dell’energia del nostro Sole". Una simile potenza di luce fu constatata anche nel Quasar 3 C-273 B.

Che esistano stelle tali da riuscire a produrre potenze di radiazione di 1046 erg al secondo, appare agli astrofisici straordinariamente inconcepibile. In ogni caso, non basta la reazione della fusione dell’idrogeno supposta per spiegare questa smisurata emanazione di energia. Non esiste p.e. nessun modello fisico plausibile col quale si possa spiegare tale enorme espressione di energia, né tantomeno dimostrare le supposizioni dichiarate sulla composizione delle stelle/soli basate sulla sola osservazione del nostro astro tramite filtri schermanti l’enorme luce.

Gli scienziati sono anche costernati nel constatare che questi oggetti, che prima erano considerati come piccoli e insignificanti soli della nostra Via Lattea, secondo gli ultimissimi risultati della ricerca si troverebbero centomila volte più lontani, vale a dire lontani molti miliardi di anni luce da noi nel cosmo. Non senza motivo l’astronomo H. Fahr dice che "…forse tutte le nostre immaginazioni del cosmo devono essere riviste, poiché ciò si rende necessario dalle osservazioni sperimentali".

Come scrive Wilhelm Martin, generalmente gli astronomi esitano ancora a trarre dalle osservazioni delle conclusioni definitive. Nondimeno le opinioni di alcuni scienziati si avvicinano sempre più decisamente alle dichiarazioni di Lorber, sempre più supponendo un nucleo nelle galassie come un gigantesco Sole centrale e non come un ammasso di numerose stelle singole in uno spazio limitato.

Così spiega p.e. l’astronomo russo V. A. Amberzumian in Erivan (Armenia): "Per quanto molte cose siano ancora da spiegare sui Quasar, in ogni caso si deve comunque essere convinti che i nuclei delle galassie hanno un più grande significato per il processo di sviluppo delle grandi regioni mondiali (galassie) di quanto si è pensato finora. Pare che l’evoluzione di una galassia provenga da un nucleo di una massa e densità straordinariamente grande".

Anche gli astronomi americani Hoyle e Fowler suppongono che i nuclei delle galassie non consistano per nulla, come ovviamente è stato supposto finora, da singole stelle, ma da una megastella, proprio da un Quasar di circa 100 milioni di masse solari.

La scoperta del Quasar M-82 rese chiaro questo per la prima volta. Già nel 1964 si riconobbe che il centro di nebulose a spirali (galassie) non è più articolato in singole stelle, ma che questo consista in una singola formazione stellare. Con l’osservazione della galassia Andromeda, vicino alla Via Lattea (M-31), si poté stabilire quanto segue: "Questa regione molto luminosa con l’estensione di appena 40 anni-luce, che fotografata con breve esposizione appare a forma di stella, ruota a una velocità di più di 80 km/sec. […] Questo straordinario risultato", così continua, "è tanto rilevante, perché possiamo presumere che la galassia Andromeda non rappresenti un’eccezione, ed è possibile che la stessa cosa avvenga anche nel nostro sistema della Via Lattea".

Di questo, infatti, esistono conferme indiziarie da un po’ di tempo. Dopo precedenti tentativi di individuare otticamente il nucleo della nostra galassia, tentativi che fallirono, gli astronomi E. Bedlin e G. Neugebauer della California Institute of Technology, riuscirono a stabilire, attraverso l’osservazione delle radiazioni infrarosse emanate dal sistema della Via Lattea, che il nucleo della stessa corrispondeva ad una massa di 30 milioni di soli.

Un altro processo che recentemente è stato osservato nei soli-centrali è stato altrettanto descritto con precisione da Lorber. Il prof. Allan Sandage fece rilevamenti dell’M-82, i quali mostrarono che dal nucleo esplodevano grandi nubi di gas turbolenti. In quest’oggetto, che era stato annoverato erroneamente alla nostra Via Lattea, si poteva distinguere chiaramente un nucleo e un lungo raggio che sembrava come emesso dalla stessa stella. Egli annotò che anche la gigantesca M-87 nella costellazione della Vergine emette protuberanze nello spazio: "…figure luminose che sono così lunghe come intere galassie ".

Recentemente gli astronomi Shaffer, Cohen, Jauncy e Kellermann hanno costatato, secondo una relazione di "Zeit" del 21 luglio 1972, che anche dal nucleo delle galassie Seyfert 3C-120 sono espulse nubi gassose. Le crescenti osservazioni, presso molti astronomi, non lasciano più nessun dubbio che nel nucleo delle galassie, cioè nei giganteschi soli-centrali, viene creata nuova materia.

Ancora una volta molti degli astronomi che si sono trovati davanti alla nuova situazione non hanno saputo interpretare questo fenomeno. Alcuni hanno creduto si trattasse di una ‘Nova’, sebbene esplosioni di Nove durassero soltanto alcune ore o, al massimo, pochi giorni. Altri hanno ritenuto i fenomeni osservati come reazioni a catena di esplosioni di stelle. Questa teoria è stata rifiutata dall’astronomo D. Sidney Van der Berg dopo approfondite ricerche e dopo aver sostenuto l’opinione, in base a fotografie nel nucleo del Quasar M-82, che l’espansione delle nubi di materia risultava dalla pressione della radiazione di una stella molto calda e molto grande. Questa tesi fu sostenuta con l’aiuto di un rivelatore realizzato dal Prof. Josef Weber in quattordici anni di lavoro. Con questo strumento potevano essere misurate le onde gravitazionali emesse dalle stelle. Spesso la reazione dei rivelatori era doppia quando la loro massima sensibilità era diretta al nucleo della Via Lattea. Dunque, soprattutto là risultano più forti le onde gravitazionali registrate.

 

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L’origine delle stelle, dei pianeti e dei satelliti

In un rapporto del 1970 fu affermato, e poteva essere considerato per certo, che "…nel nucleo delle galassie avvengono straordinari cambiamenti cosmici. […] Forse qui accadono anche processi generativi stellari". – Per Ducrocq è certamente chiaro, poiché afferma: "Le stelle emettono dunque, nelle diverse fasi del loro sviluppo e a ritmi differenti, materia nello spazio". – Tale e quale si esprime Osten-Sacken: "Si può supporre che nelle vicinanze dei nuclei si formino dei soli".

Queste vedute si accordano precisamente con le comunicazioni della Nuova Rivelazione. Lorber riferisce di questi processi e li descrive come nascita di soli dal corpo di un Sole-centrale (Quasar) come segue:

«Su quest’immenso Sole brucia il gas più puro, e questo deve essere esistente in sovrabbondanza nei grandi gasometri nel sottosuolo» [I.a.C. – II/298,15]. –

Questi gas, secondo Lorber «…vengono proiettati fuori nell’infinità come potenti sfere infuocate. […] In una qualche profondità dello spazio esse diventano poi dei soli nella regione di un Sole-centrale».

Questa descrizione della Nuova Rivelazione corrisponde anche alla teoria dell’universo costante nel tempo, sostenuta dal noto astrofisico Fred Hoyle. Questa cosiddetta "Steady-state-theorie" suppone una continua rigenerazione di nuove masse cosmiche. – Anche secondo le indicazioni di Pascal Hordan, in accordo con le comunicazioni della Nuova Rivelazione, dalle nubi di plasma espulse (gas) "sorgono continuamente nuove stelle".

Tramite la Nuova Rivelazione è possibile non solo riuscire a capire certi fenomeni davanti agli occhi del corpo, ma spesso le spiegazioni ci consentono di accedere a immagini spirituali tramite le quali possiamo capire il perché di certi fenomeni che, con gli strumenti terreni, mai potremmo ottenere. In una di queste spiegazioni viene riferito da un osservatore nell’aldilà, per suo insegnamento, come avviene la nascita di un Sole-centrale galattico espulso da un Sole-centrale primordiale:

«Robert contempla ancora un po’ questo sole e poi dice: “Posso guardare quanto voglio, ma non approdo tuttavia a nulla! Un’onda di luce ne sostituisce un’altra. I giganti di fuoco sembrano nuotare tutt’intorno in questo mare di luce, piuttosto che camminare su un qualunque terreno solido. Vorrei solo vedere da dove prendono le loro sfere incandescenti e come queste vengono formate così perfettamente rotonde come se le avesse tornite un artista tornitore. Ah! Che cosa succede ora là, assai lontano da qui? Parecchi giganti di fuoco puntano in alto un tubo immensamente grande. Questo ha comunque un’apertura grandissima, ma i giganti l’allargano ancora di più. Tutto il tubo deve essere di una massa molto malleabile, altrimenti sarebbe difficile dilatarlo così. Ora sembra che abbia raggiunto la giusta larghezza. Perbacco! Questo deve avere, secondo la misura terrena, un’ampiezza immensa, poiché ora alcune centinaia di questi giganti stanno intorno al tubo dove tra loro c’è una distanza abbastanza grande, per cui più di venti giganti vi potrebbero trovar posto. Che cosa succederà adesso? Ora vedo che i giganti aprono la loro bocca, dalla quale sgorgono svariate forme di luce. Che cosa significa?”. – Dico Io: “È il linguaggio di questi esseri. Ora si comunicano l’un l’altro che presto nascerà un Sole-centrale, il cui Sole porterà in sé intere galassie. Lo vedrai salire presto dall’ampia apertura. Ora fa attenzione!”. – Robert guarda e ora vede anche un’immensa sfera di luce che si alza in volo dal grande tubo e si allontana a grande velocità in linea retta dalla superficie del sole. Meravigliandosi di tale fenomeno, Robert dice: “Amico, sul serio questo non è niente di piccolo! Ora abbiamo assistito con i nostri occhi immortali alla creazione di un Sole-centrale che non dovrebbe essere uno dei più piccoli tra loro. Esso è destinato a servire come Sole-centrale galattico, intorno al quale si muoveranno, nei tempi dei tempi, trilioni di mondi e prenderanno da questo, luce, calore, vita e nutrimento. Ah, questo è un grande avvenimento! Ma dove verrà collocato ora questo sole? In quale regione inizierà il suo grande percorso? O Signore! Queste sono cose delle quali perfino gli arcangeli più grandi devono tremare, pieni di profonda venerazione! Qui si vede letteralmente come nascono nuove creazioni sotto la Tua visione, quali grandi dimore per miliardi di esseri liberi che un giorno le abiteranno. O Signore, questo è troppo per noi, piccolissimi spiritelli!”» [I.a.C. – II/300,1-4].

Per quanto riguarda la nostra Terra, anche su questo viene rivelato da Lorber che non è stata espulsa dal nostro Sole, ma dal gigantesco Sole-centrale primordiale del nostro Globo Involucro. Il messaggio dice letteralmente:

«Questa Terra si trova in condizioni del tutto particolari. Essa, nella sua qualità di pianeta, appartiene ora veramente a questo Sole, ma a stretto rigor di termini non ha avuto la sua origine da questo Sole, e ciò contrariamente a tutti gli altri pianeti, ma essa originariamente deriva dal Sole-centrale primordiale» [G.V.G. – IV/106,8].

Si tratta della stella Regulus nella costellazione del Gran Leone, la cui distanza incalcolabile che la separa dalla Terra, agli astronomi terrestri la rende visibile come un puntino.

Nei primi secoli era ovvia l’opinione degli astronomi che la Terra dovesse provenire dal nostro Sole. Oggi c’è la certezza che questa teoria non è più sostenibile. Gli scienziati hanno già riconosciuto quanto segue: "L’opinione diffusa che la Terra sia fatta di materiale solare è falsa. Il nostro pianeta per più della metà è costituito da elementi pesanti (ferro, nichel, rame, zinco, piombo, uranio, – n.d.a.) che non sono presenti nel Sole. […] La diversità della composizione chimica fa escludere che la Terra si sia formata da un frammento del Sole. […] La temperatura del Sole è troppo bassa, e lo è sempre stata, per garantire la formazione di elementi pesanti che costituiscono gli elementi essenziali del nostro pianeta. La Terra trae origine sicuramente da un’altra stella almeno dieci volte più grande. Solo una Supergigante, infatti, sviluppa quel calore che è necessario per generare i novantadue elementi presenti nel nostro pianeta allo stato naturale".

Questo suo percorso attraverso l’universo, nei milioni di anni, dimostra il motivo per cui la Terra avrebbe attraversato un periodo di intensissimo freddo con una glaciazione le cui cause i geologi non potranno mai spiegare, poiché non sarebbe mai potuta avvenire se la Terra fosse rimasta da sempre nella sua orbita solare: – Così, anche in questo caso, una teoria che appariva originariamente valida e sicura si è rivelata un errore, e l’opinione scientifica è messa alle strette con le affermazioni della Nuova Rivelazione.

 

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Quanto è grande il cosmo o universo?

Se le affermazioni degli astronomi lasciano presupporre un universo grande al di là di ogni possibile comprensione, a una simile domanda che ciascuno di noi si è posto, certamente la risposta è che esso è certamente infinito, e tuttavia nel nostro interiore si accalcano continuamente ulteriori domande, perché il nostro intimo non riesce a soddisfarsi con le risposte che gli eruditi scienziati continuano a dare. Anche su questo argomento è possibile trovare una risposta nella Nuova Rivelazione:

«“Tu, o Matael, conosci bene le costellazioni degli antichi egizi, e anche la stella Regulus nel gran Leone ti è perfettamente nota! Come appare essa ai tuoi occhi? Ecco: un puntino luminoso; e tuttavia laddove essa si trova nello spazio, è un corpo solare tanto grande che un fulmine, che pure in quattro istanti percorre una lunghezza di 400.000 Feldweg[25], per coprire la distanza tra il suo Polo nord e il Polo sud impiegherebbe più di un trilione di anni terrestri secondo il sistema di calcolo arabo antico che ti è noto! Il suo nome vero e proprio è Urka, o meglio Ouriza, (il primo sole del nostro Globo Involucro, ovvero l’origine della creazione di tutti gli eoni di eoni[26] di soli inclusi in esso, di una estensione quasi infinita). Un tale immenso sole è l'anima, ovvero il punto centrale di gravità di un globo involucro, che però in sé quest’ultimo non costituisce che un nervo dell'immenso Uomo cosmico. Ora, un tale Uomo cosmico, di nervi simili ne ha certamente all'incirca tanti quanti sono i granelli di sabbia e i fili d'erba sulla Terra. Tutto intero quest’immenso Uomo cosmico non costituisce alla fine che un certo periodo della Creazione, dal suo inizio fino al termine del suo completamento spirituale. Un Urka, dunque, e ancor più di tutto un intero globo involucro, sono già due cose del tutto ragguardevolmente grandi, ma inconcepibilmente ancora più grande è quell’immenso Uomo cosmico formato dall’insieme di tali innumerevoli mondi; ma tutto ciò, che cos’è al paragone dello Spazio eterno e infinito? Ebbene, esso equivale ad un nulla! Infatti, tutto quello che è necessariamente limitato, quantunque in sé sia infinitamente immenso per i vostri concetti, viene ad essere un nulla in rapporto allo Spazio infinito, in quanto tra l'uno e l'altro non vi è la possibilità di una relazione numerica esprimibile. E ora, Mio caro Matael, Io ti domando: “Dopo quanto è stato detto, cominci un pochino a scorgere dove veramente, proseguendo così, andrà a finire la faccenda?”. – Risponde allora Matael: “O Signore, sì, certo che intuisco dove andrà a finire la faccenda! Ma intuisco anche che, non fermandomi, finirò quasi con lo smarrirmi e col dissolvermi interamente! Infatti, la Tua eterna Potenza e Grandezza, l'infinità dello spazio e l'eternità del tempo mi inghiottono del tutto. Qualche bagliore certamente c'è nella mia mente, tuttavia se abbia giustamente compreso quello che Tu, o Signore, per così dire, hai alitato con la Tua bocca, io naturalmente non lo posso precisare. Intravedo a mala pena che il Tuo passato, pur facendo ricorso al sistema arabo dei numeri, non è costituito soltanto da decilioni o da eoni di simili periodi creativi, ma intuisco che questi periodi creativi sono assolutamente incalcolabili! Se, a cominciare dal periodo presente, cominciassi a contare procedendo a ritroso, col mio contare non finirei mai più, e in eterno non mi sarebbe mai possibile arrivare a quel periodo creativo del quale si possa dire che sia stato il Tuo primo! In breve, Tu non hai mai avuto inizio, e per conseguenza non è possibile che abbiano avuto mai un inizio neppure le Tue creazioni, e per quanto anche lo spazio eterno ne possa contenere, tra le tante non c'è nessuna Creazione della quale si possa dire: ‘Ecco, questa è stata la prima! Prima di questa, nulla è stato creato!’. Infatti, dietro a questa che dovrebbe essere la prima, di nuovo c'è sempre ancora un'intera e completa eternità! Ora, data la Tua Essenza sempre uguale, che cosa avresti fatto durante questo tempo? Nello spazio infinito possono trovar posto anche infinite Creazioni, e se anche la distanza tra l'una e l'altra è infinitamente grande, ciò non vuol dire affatto niente, perché nello spazio infinito c'è abbastanza posto per tutte le cose, siano queste pure in numero infinito, ed eternamente vi sarà posto ancora per eoni di eoni di cose, e così avanti in eterno per incalcolabili altre. Ma le cose future non contribuiranno affatto in un certo qual modo ad aumentare di qualcosa quelle già esistenti dall'eternità, perché una quantità incalcolabile, infinita, non potrà mai essere capace di aumentare, dato che essa è già di per sé una quantità infinita. È vero che se io comincio ad enumerare questi periodi dall'unità, tale quantità aumenterà di uno, come certo potrà essere aumentata sempre di uno nei futuri tempi, o eternità di eoni, ma se il numero che precede il periodo attuale è già comunque senza fine, non è più assolutamente immaginabile un aumento della quantità stessa! Le nuove creazioni contano, ciascuna presa a sé, certo qualcosa, ma aggiunte a quelle in numero infinito che le precedettero, esse sono come un nulla assoluto. Questo è il concetto che ho potuto formarmi e che sembra annientarmi sotto l'immensità del suo peso”» [G.V.G – IV/254].

 

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La nostra Terra

Se per ciò che riguarda il cosmo le rivelazioni di Lorber sono in un certo senso frammentate nella moltitudine delle pagine scritte, diverso è l’insegnamento riguardante la Terra, poiché per questo egli ricevette una notevole mole di pagine, nelle quali il pianeta viene spiegato nella sua macro costituzione fisica e nelle sue componenti spirituali che governano invisibilmente quelle fisiche. Qui di seguito ne citiamo solo alcune nell’essenziale:

«La Terra dunque è un essere organico, anzi anche animicamente vivente, altrettanto quanto lo sei tu e come lo è ciascuna creatura che respira, vive e si muove nello spazio sconfinato della Creazione. L’esperienza, tuttavia, ti avrà insegnato che gli escrementi e i rifiuti del corpo umano, come pure quelli degli animali e vegetali, possono benissimo essere impiegati come concime dei campi, dei prati e delle vigne; e adesso ti dico che ciò che è l’escremento animale in piccole proporzioni, è altrettanto simile l’escremento della Terra in proporzioni grandi. A stretto rigore, tutto il suolo terrestre fertile, e comunque anche le montagne e i mari, non sono che un escremento del corpo terrestre, poiché tutto questo è sorto tramite il fuoco interiore vitale della Terra, certo però già da periodi di tempo inconcepibilmente lunghi, e ciò che vi è convogliato fino alla sua superficie, come sarebbe a dire lo zolfo, la pece, il sale, l’acqua e le moltissime specie di minerali e metalli, serve tutto per la formazione del terreno fertile, senza il quale né una pianta, né un albero, nemmeno ancora un animale o addirittura un essere umano potrebbe sussistere. Ma se la Terra per mezzo dei propri organi e pori produce ed espelle quello che, secondo l’ordinamento sapientissimo del grande ed eterno Creatore, ha dovuto produrre ed espellere già da tempi inconcepibilmente lunghi, tutto ciò non lo si può chiamare cattivo, anzi è molto buono» [G.V.G. – VII/114,4-7].

Se all’uomo riesce difficile comprendere come deve essere considerata la Terra sotto l’aspetto della sua costituzione fisica, cioè come un grande animale, è perché noi uomini, in rapporto alla sua grandezza, dobbiamo considerarci come dei microrganismi. In questi ultimi anni, sebbene numerose sonde per lo studio della meteorologia  ruotino attorno al pianeta tramite cui è possibile capire alcuni fenomeni atmosferici che avvengono sulla superficie, nulla è possibile sapere di cosa avviene sotto di questa, dalla quale, se non fosse per l’eruzione dei vulcani e degli effetti dei terremoti, qualunque ipotesi sarebbe cosa insensata. Il riuscire a perforare il suolo alla ricerca di giacimenti, fino a poco più di 10 km, rappresenta comunque, nel rapporto con i 12000 km del diametro medio, solo una scalfittura, e perciò non è possibile fare nessunissima ipotesi di cosa nasconde il sottosuolo. Quindi, anche l’accettata teoria di un nucleo ferroso infuocato all’interno, di cui solo la superficie esterna si sarebbe solidificata, è completamente priva di fondamento, non potendo dimostrare tale ipotesi in nessun modo. Tali scienziati piuttosto grossolani, dovrebbero spiegare pure come sia possibile che tale enorme calore, dopo milioni di anni, continui a persistere, né come possa restare compressa l’enorme quantità di vapori sotterranei che ne risulterebbero persistenti, non essendo giustificabile l’esigua fuoriuscita di vapori nell’irrilevante quantità di vulcani attivi e fumarole presenti sul pianeta. Nel volume “La Terra”, furono date a Lorber particolari spiegazioni della composizione interna della stessa e il perché delle molte manifestazioni fisiche visibili con i nostri occhi, e queste non sono altro che i risultati degli effetti dovuti ai comportamenti di spiriti della natura nella loro essenza, vitalità ed evoluzione. Solo a titolo di esempio facciamo seguire il concetto della ‘milza tellurica’ e l’attività degli spiriti all’interno della Terra:

«In ogni animale, dopo il polmone, è degna di osservazione la milza, cioè un viscere tra i più importanti, che rappresenta il vero focolare in tutti i corpi animali. Questo viscere è necessario per la conservazione della vita animale altrettanto come il cuore, lo stomaco e i polmoni, perché senza di essa gli altri tre organi sarebbero morti in ogni corpo animale. (…) Vedete, come in una locomotiva costruita con molto ingegno, se non ci fosse il fuoco a scaldare l’acqua che viene scomposta nei vapori che le danno la forza motrice, sarebbe una costruzione vana. Allo stesso modo, nel corpo degli animali ci sono dei meccanismi simili alle locomotive, con l’unica differenza che la loro costruzione è infinitamente più ingegnosa; ma tutto il loro meccanismo consistente di numerosissime parti e organi sarebbe vano se non ci fosse in esso il focolare. Dapprima questo ha il compito di scomporre le parti nutritive che vi affluiscono e, per propria forza, le spinge poi negli appositi vasi dove si convertono in sangue; successivamente passano poi al cuore, e da qui infine giungono alla loro vera destinazione in tutto il corpo. Questo focolare, chiamato milza nel corpo animale, è composto a questo scopo di una particolare massa spugnosa, la quale, attraverso un complesso di celle che si susseguono in tutte le direzioni, è perfettamente adatta a produrre e a conservare in sé il fuoco elettromagnetico. Esso, più precisamente, viene prodotto tramite lo sfregamento continuo della massa cellulare e viene poi conservato nei suoi innumerevoli vasi a forma di borse come in minuscole bottiglie elettriche, in modo che la massa viene tenuta sempre satura di fluido, per poterne fornire, in ciascun istante, la parte negativa allo stomaco e la positiva al cuore. Io so benissimo che tutt’oggi, molti medici e scienziati non sanno ancora che farne della milza, cosa questa che effettivamente è quanto mai difficile da capire, perché nessuno è capace di scrutare nell’interno di un animale mentre è ancora vivo, per rendersi conto di quel che avviene nella milza. Se l’animale è morto, questo fatto presuppone ad ogni modo che la morte della milza sia avvenuta già parecchio tempo prima. Comunque vi verrà detto ora che cos’è la milza e a quale scopo serve. – Noi abbiamo appreso finora che la milza è uno dei visceri più necessari nel corpo animale, perché essa produce, porta e conferisce a tutte le altre parti dell’intero meccanismo animale la vera e propria forza motrice. E come questo viscere, all’apparenza tanto insignificante, è invece uno dei più importanti nel corpo animale, così del pari esiste anche nella Terra un simile viscere che, per uguale ragione, si può denominare la ‘milza tellurica’. Questa milza tellurica, come nel corpo degli animali, è situata vicinissima allo stomaco; d’altra parte però sta nella più stretta congiunzione organica anche con il cuore tellurico, perché l’uno, lo stomaco, trae da questo viscere principale il calore necessario per la digestione; l’altro, il cuore, trae la sua forza pulsante. Così pure l’attività del polmone dipende più o meno da esso, quantunque il polmone abbia per metà anche un movimento del tutto libero che sta in rapporto con la volontà dell’anima. Per questo, in particolare l’uomo, può respirare a suo piacimento ora rapidamente, ora lentamente. Visto però che la milza rappresenta anche nel nostro corpo terrestre una delle parti più importanti per quanto concerne la potenzialità vitale, è più che giustificato che a questo viscere si dedichi un’attenzione del tutto speciale. E allo scopo di persuaderci anche da un altro lato di questa verità, noi passeremo brevemente in rassegna gli effetti che ha la nostra milza tellurica. – Vedete, tutti i vulcani della Terra non sono altro che canali di scarico, certo molto insignificanti di questa officina principale, tuttavia possono fornire una prova abbastanza convincente di quanto succede in questa fucina principale del corpo terrestre. Questo sarebbe uno degli effetti prodotti sulla superficie della Terra. Consideriamo poi le numerosissime sorgenti termali le quali traggono il loro calore ugualmente da questo principale viscere della Terra – anche se non direttamente, pure certo indirettamente – attraverso quegli organi del fuoco che stanno in intimo rapporto con questo viscere tellurico. Osserviamo ancora le nubi e le nebbie, e così pure i venti che le fanno muovere. Tutto ciò è un prodotto di questo viscere tellurico, perché il suo principale fuoco centrale compenetra tutta la Terra attraverso innumerevoli organi e la riscalda in tutte le sue parti in maniera più che sufficiente. Basterebbe che qualcuno riuscisse a penetrare nell’interno della Terra per poco più di un miglio tedesco (7,42 km), e ben presto si persuaderebbe quanto potente sarebbe già lì l’azione di questo apparato interiore di riscaldamento. Quando dunque l’acqua penetra a una certa profondità, essa viene in poco tempo sciolta in vapore; questo solleva, gonfiandola, l’epidermide terrestre che si espande in forma di gas o di vapori attraverso i pori, i crepacci ed altre cavità della crosta terrestre, e riempie così l’atmosfera (interna) turbandone l’equilibrio e generando delle correnti; oppure, se questi vapori acquei o gas formatisi internamente, quando sono in quantità eccessiva, premono troppo e cercano violentemente un’uscita, allora viene provocato un terremoto più o meno forte, e nelle rispettive zone di sfogo si producono uragani devastatori, trombe d’aria e qualche volta anche di fuoco. Così noi avremmo esaminato un terzo fenomeno constatabile sulla superficie terrestre che deriva dall’azione di questo viscere. E appunto in un modo simile trae origine da questo viscere la mobilità del mare (ben inteso non quella del flusso e del riflusso, ma ben soltanto quella ondulatoria e temporalesca) come pure tutte le correnti marine. La medesima provenienza l’ha anche la salsedine marina, la quale può manifestarsi soltanto in quanto certe sostanze vengono prima dissolte per mezzo del fuoco e poi convogliate come sale attraverso innumerevoli organi per rendere salino il mare. Non altra origine hanno tutte le apparizioni meteoriche nell’ambito dell’atmosfera terrestre, nonché tutto il potere vegetativo della Terra. Accanto a questi, vi sono sulla Terra e al suo interno ancora innumerevoli altri fenomeni, i quali hanno tutti il loro fondamento in questo viscere e che, se si volesse enumerarli, non basterebbero cento scrivani anche se lavorassero per cent’anni» [L.T. 9,1-15]

Oltre questi accenni, altrettanto dicasi per l’età della Terra, la cui nascita è considerata dagli astronomi e dai geologi contestuale a quella del Sole e del sistema solare, entrambi derivati, a loro dire, dalla contrazione di una nebulosa di polvere interstellare, così come vengono indicate quelle immagini che si presentano all’occhio dei telescopi a distanze inimmaginabili. Ipotesi quanto mai fantasiose, non avendo alcuna possibilità di dimostrazione. L’origine della Terra, Lorber invece la spiega così:

«La Terra, come mondo, esiste già da un tempo quasi infinitamente lungo per i vostri concetti, ed ha dovuto subire molti cambiamenti sulla sua superficie, prima di svilupparsi fino al suo aspetto attuale. Fuoco, acqua, terremoti e altre grandi tempeste, specialmente nei suoi primordi, furono i collaboratori che, secondo la Mia Volontà, hanno fatto di essa quella che è adesso. E affinché continui a sussistere e diventi ancora più idonea al temporaneo nutrimento di un numero molto maggiore di uomini e di altre creature, dovranno agire ancora in essa, su di essa e sopra di essa, nel giusto fabbisogno, fuoco, inondazioni, terremoti e piccole e grandi tempeste» [G.V.G. – VIII/70,6].

Su questo, Lorber ci dà una significativa ed esauriente dimostrazione della vitalità della Terra e della sua costituzione interna, e nel contempo spiega la causa della variazione della direzione del vento, della brezza in alcune ore del giorno e dell’origine dei temporali, fino ai grandi cicloni che si originano sul mare, in particolar modo in alcuni punti del grande oceano:

«… Per cui non dovrebbe essere nuovo il concetto che questa Terra, come pure ogni altro corpo mondiale, abbia una vita organica animale, e perciò manifesta tutte quelle funzioni con i fenomeni naturali della vita organica animale per se stessa. Essa in primo luogo deve essere nutrita, e ciò come all’incirca un grande animale, e per conseguenza è provvista di un cuore, di polmoni, di milza, di fegato, di reni e di stomaco; detto in breve, deve avere corrispondentemente tutti quegli organi interni che sono necessari a un animale perfetto per vivere. ...» [G.V.G. – VIII/96,5].

«… Dunque la Terra respira: sei ore impiega per inspirare e sei per espirare. Un tale inspirare ed espirare viene percepito su tutta la Terra quattro volte al giorno con una periodica corrente d’aria che anche se viene prodotta nello stesso momento su tutta la Terra, non può essere percepita simultaneamente sulla sua superficie, poiché non può essere nello stesso tempo mezzogiorno e mattino, sera e mezzanotte in seguito alla sua rotazione quotidiana intorno al proprio asse ...» [G.V.G. – VIII/96,6].

«…Il vento che ora spira, deriva appunto, quale manifestazione vitale, da una di tali inspirazioni della Terra; però non devi intendere che ciò derivi dalla bocca o dal naso della stessa, come un fiato espulso attraverso questi canali e che qua sia arrivato dal Polo nord o dal Polo sud. Questi venti nascono piuttosto perché la Terra, con il suo inspirare, si gonfia in maniera alquanto sensibile sotto i mari, che sono la sua parte più tenera, e si espande in modo che il mare salga dappertutto di alcune spanne; mentre nell’espirare, la Terra si restringe e si contrae. Il mare, a sua volta, si abbassa nella stessa misura in cui è salito durante l’inspirazione. E vedi, questo scendere e salire del mare porta con sé poi anche il movimento periodico dell’aria atmosferica che circonda la Terra, e che tu percepisci come vento. Il vento, infatti, non è altro che un allontanarsi più o meno impetuoso dell’aria sotto forma di corrente, cosicché anche la violenta burrasca non è nulla di diverso. Però, le cause attraverso le quali l’aria viene tramutata in corrente possono essere diverse, ma per elencarle e descriverle tutte sarebbero necessari parecchi giorni» [G.V.G. – VIII/96,8].

 

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I terremoti

A voler considerare uno dei fenomeni della natura più attuali che miete vittime innocenti e può colpire qualunque punto del nostro pianeta, destando continua apprensione quando si manifesta non previsto in particolari zone, è quello dei terremoti. Anche in questo caso le affermazioni dei ricercatori naturalisti che si definiscono tali perché professori universitari o appartenenti a cattedre di ricerche scientifiche, spaziano su supposizioni non sempre concordanti, le quali in tempi recenti identificano il fenomeno sempre più spesso legato allo spostamento di placche tettoniche dovute alla deriva dei continenti sulla massa infuocata e liquida dell’interno della Terra ,le quali si allontanerebbero o si avvicinerebbero alla velocità di qualche centimetro all’anno. Affermazioni queste che non trovano alcun riscontro con le spiegazioni dall’Alto contenute nella Nuova Rivelazione, e proprio dal Cielo tutte le loro teorie sono messe al muro, poiché quale causa dei terremoti è invece tutto un mondo spirituale invisibile all’occhio umano, che esplode nella sua vitalità, quasi a voler gridare a tutti noi: "Apri gli occhi, o tu acuto osservatore, e in tutte le cose cerca solo ed esclusivamente lo spirituale!". Riportiamo quindi ciò che ci è stato rivelato, la cui essenzialità può essere considerata alla pari delle particelle subatomiche scoperte:

«Esistono ancora molti fenomeni nella natura, tanto nel grande quanto nel piccolo, del cui vero motivo nessun cosiddetto naturalista si è mai sognato qualcosa. A tali fenomeni appartengono per esempio il magnetismo del Polo nord, l’aurora boreale, il fulmine, come poi anche le cosiddette ‘formazioni improvvise’, qualcosa di simile sono le stelle cadenti, le nuvolette nel purissimo cielo blu, le formazioni cristalline, inoltre il flusso e riflusso del mare, le oscillazioni della Terra, un tremare prolungato della stessa, come anche violente scosse le quali, come ve lo dimostrano numerosi esempi ed esperienze, hanno già rovinato completamente intere regioni in pochi secondi. A questi fenomeni appartengono anche le frane, le grandi valanghe terrestri, spesso interi sprofondamenti di montagne e isole, e ancora: lo spaccarsi della terra, il disseccarsi delle sorgenti, l’esaurirsi dei pozzi, l’accentuato arretramento del mare e, in tali occasioni, il frequente prorompere di fumo e fuoco dagli abissi della Terra. Di simili fenomeni ve ne sono ancora d’innumerevoli, una parte dei quali è già stata osservata, un’altra parte però non è ancora stata osservata da nessuno (anno 1840). Tuttavia, di tutti questi fenomeni insoliti ed eccezionali appena menzionati, vogliamo oggi esaminare più da vicino solamente il terremoto, come anche le oscillazioni della Terra e le scosse della stessa, e anche parecchie cose che sono in relazione con questi. Il cosiddetto terremoto non è un fenomeno esistente proprio di per sé, ma è soltanto la conseguenza di una scossa tellurica formatasi in un qualche punto malfermo della Terra, scossa che viene causata nel modo seguente: nelle profondità più interne delle formazioni della sostanza terrestre si trovano, proprio come nel corpo di un animale, per così dire, delle ‘viscere’. In esse però, come già menzionato, attraverso ogni parte della Terra fino al punto centrale della stessa, sono ovunque esiliati innumerevoli eserciti di spiriti una volta caduti, ai quali, secondo il Mio Ordine, è dato a tutti un certo tempo per la loro rinascita. Ebbene, quando in un qualunque punto della Terra una qualsiasi specie umana diviene troppo sensuale e materiale, allora avviene che con la morte di tali uomini i loro spiriti non passano alla vita eterna (dello spirito) bensì nuovamente alla morte (nella materia), allora proprio questi spiriti rientrano nelle profondità della Terra e vengono incatenati come lo erano prima che nascessero. Vedete, se questo continua a durare a lungo, un tale punto all’interno della Terra diventa un po’ alla volta sovraccarico. Questi spiriti cominciano poi a spingersi, a sfregarsi e ad infiammarsi nelle loro brame maligne. In questo modo però anche quegli spiriti che ancora non sono nati (in una vita umana) vengono altrettanto risvegliati dallo stato della loro quiete, facendo esplodere le loro piccole prigioni, scatenando poi, nel loro offensivo fervore, poderose colonne di fuoco sugli altri spiriti che vorrebbero distruggere. Gli spiriti già nati e nuovamente caduti, però, s’infiammano ancora di più, poiché essi credono che un fuoco simile al cosiddetto fuoco infernale, provenga direttamente da Me come castigo. Allora divampano d’ira contro di Me e Mi vorrebbero distruggere e annientare insieme al Cielo e a tutti gli angeli. Quando poi comincia a crearsi una situazione simile, allora viene subito inviato da Me un angelo portatore di pace e quiete. Questi apre le cateratte di un qualsiasi grande serbatoio d’acqua sotterraneo; e l’acqua, diretta dall’angelo, precipita poi rapida come un lampo su un tale punto ardente d’ira della Terra. Ebbene, quando l’acqua con i suoi spiriti della pace ha raggiunto un posto simile, questi escono subito fuori dal loro leggero involucro, s’infiammano contro simili maligne frotte e le castigano con il fuoco della pace. L’acqua stessa però si dissolve naturalmente nei vapori a voi noti, ed esercita, attraverso una simile improvvisa espansione con l’aiuto dei suoi spiriti, una così potente scossa, che nel luogo situato proprio su un punto simile, i monti, le città, i villaggi e le borgate vengono scossi come pula e gettati l’uno sull’altro. Ora, in seguito a ciò, all’interno della Terra sorgono nuove fenditure e crepacci che spesso giungono fino alla superficie della stessa, nei cui crepacci poi gli spiriti naturali non ancora nati, uniti agli spiriti pacifici dell’acqua, si lasciano guidare dall’angelo per l’ulteriore formazione. Invece i maligni spiriti caduti che erano già nati, rimangono indietro placati nelle fangose paludi formatesi in questo modo. Ebbene, vedete, questo è il vero motivo delle origini di una tale scossa tellurica! Ma per ciò che riguarda le cosiddette oscillazioni e vibrazioni che vengono qualificate con il termine generico di terremoti (sciame sismico), queste non sono altro che piccole scosse della crosta terrestre necessariamente prodottesi in seguito all’apertura delle cataratte da parte dell’angelo, come anche attraverso la caduta dell’acqua negli strati di terra che, in parte, circondano un simile bacino e, in parte, in tal modo vengono anche distolti dalla loro quiete. Ovvero, per primo, mediante tale forza superiore gli strati sotto il bacino quando vengono separati violentemente fino al punto più instabile; e, per secondo, quando vengono poi anche mantenuti in una lunga perdurante vibrazione a causa della potente e pesante caduta delle masse d’acqua. Questo movimento è dunque il motivo delle vibrazioni. Ma per ciò che riguarda il tremare della Terra dopo una simile potente scossa, tutto questo è una conseguenza del fatto che gli spiriti dell’acqua, insieme agli spiriti non nati, si ritirano nei vari nuovi abissi e crepacci del corpo terrestre. Ciò perché la Terra è stata creata affinché porti nelle sue viscere una stirpe caduta di spiriti, così che alla fine risorgano in una libera ed eterna vita, in e proveniente da Me. Finché esisterà da qualche parte sulla Terra una stirpe ribelle, allora tali fenomeni accadranno sempre più spesso e saranno tanto più frequenti, quanto più una qualsiasi stirpe umana sulla superficie della Terra diventerà sensuale e scellerata. Poiché vedete, il fatto che tutto questo sia vero alla lettera, lo potete riconoscere molto facilmente quando voi in primo luogo rivolgete il vostro sguardo sull’intera superficie della Terra e percepite qua e là tali fenomeni in tutto l’orrore della loro furiosa grandezza, come per esempio la distruzione di Lisbona come anche quella sull’isola della Giamaica e parecchie simili fino al tempo attuale nella regione del monte Ararat, che avvenne letteralmente nel senso della Mia odierna comunicazione (14.10.1840), e di cui quasi fino a voi sono state trovate alcune settimane fa delle tracce non senza importanza. Perfino in America furono sentite ripetute scosse, causate come segue: quando un continuo strato sotterraneo di pietre o di terra si trascina via senza interruzione fino a un punto malfermo, una simile scossa viene propagata molto in là, nello stesso modo come se voi collegaste insieme moltissime pertiche e le poteste posare in linea retta su una superficie estesa. Se poi esercitaste sul punto estremo A, un potente colpo su queste pertiche comunicanti, allora si potrebbe percepire questo colpo nello stesso istante ancora in modo molto considerevole sul punto estremo B dove terminano le pertiche. In questo modo un simile colpo può essere percepito quasi nello stesso tempo perfino in regioni molto distanti. Ma nonostante tali percezioni siano conseguenze naturali, esse non sono comunque da considerarsi esclusivamente come tali; tuttavia, se fossero inopportune, allora potete ben immaginare che impedirle per Me sarebbe cosa facile; ma poiché per il Mio Amore e per la Mia Sapienza esse sono utili, allora vengono piuttosto guidate sotto tali luoghi come messaggeri ammonitori su cui si trovano uomini che sanno di Me appena qualcosa di più che gli alberi in un bosco. Tali messaggeri dicono allora agli uomini dimentichi di Dio che Io non sono ancora morto, ma esisto in tutta la Mia Potenza e Forza; e qui è sufficiente anche solo un cenno assai lieve da parte Mia, allora anche a tali luoghi della Terra a cui venne dato un simile avvertimento può capitare com’è capitato alla regione dell’Ararat. Poiché vedete, in una profondità di appena ventimila klafter, anzi in alcuni luoghi ad una profondità di appena duemila klafter, il vostro paese chiamato Stiria è solcato da parte a parte da grandi e molto profondi bacini d’acqua. E così i vostri monti, tanto quanto la pianura poco estesa, poggiano, per così dire, galleggiando sulla superficie delle acque sotterranee, e vengono collegati qua e là con l’interno della Terra mediante masse rocciose simili a grandi pilastri. Conseguentemente, basta solo che ci sia ancora un’ulteriore dimenticanza della Mia Essenza, dimenticanza che ora è già manifesta in alto grado, per poter essere certi del fatto che anche qui Io sono in grado di produrre subito per voi uno spettacolo degli elementi ancora più grande. – Io dico: “Guai a quegli uomini che sono costretto a visitare con tali fenomeni! Questi potranno attendere certo una seconda Creazione prima che possa esser data loro di nuovo una qualsiasi via per una nuova prova della libertà di vita» [T.d.n. – 18,1-19].

 

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Le basse e alte maree

Che gli scienziati non possano andar d’accordo con ciò che proviene dallo spirito – che è verità – ci vien dato con un esempio semplicissimo che tutti possono verificare, esempio che dimostrerà quanto lontani siano costoro con le loro affermazioni legate a un materialismo cieco e a volte impertinente, anche con le cose più basilari, quando non c’è la necessaria ‘Luce’ dall’Alto. L’argomento, per esempio, è quello delle maree, le cui cause vengono accreditate dalla scienza alla forza gravitazionale della Luna, e così insegnata nelle scuole. Teoria questa che, pur non dimostrabile, persiste purtroppo tra tutti i ricercatori, poiché è ben certo che questo fenomeno si manifesta ciclicamente ogni dodici ore circa solo in alcuni punti della Terra in modo molto evidente (fino a 20 metri di dislivello), mentre nel resto del mondo non c’è alcuna variazione del livello del mare o al massimo di pochi centimetri, pur ugualmente soggetti allo stesso ‘passaggio della Luna’ ogni ventiquattro ore circa. Eppure, se tutta la fascia equatoriale della Terra è soggetta alla stessa massima esposizione della forza magnetica lunare, si domanda: “Perché l’acqua del mare non viene attratta verso la Luna causando proporzionalmente un’alta marea ogni ventiquattro ore in tutti i paesi di quella fascia e, a scemare verso il nord e verso il sud?”. Si domanda ancora: “Se il magnetismo lunare fosse reale, allora perché si manifesterebbe solo sull’acqua e non anche su tutti i corpi, comportando proporzionalmente anche una variazione ciclica del peso della materia, che dovrebbe essere più evidente nella fascia equatoriale? – È evidente che tali domande debbano far riflettere, poiché il fenomeno delle maree ha tutt’altra origine. Vediamo di che si tratta tramite la Nuova Rivelazione:

«Che cosa è dunque la respirazione di un mondo, e perché esiste? Vedete, ogni essere forma una polarità o positiva oppure negativa. Ma come ogni polarità, ha bisogno della polarità opposta, e non può formarsi ed esistere di per sé un solo polo negativo o positivo, ma soltanto uno attraverso l’altro. Vedete, così è anche l’intera vita naturale! Anche la vostra vita consiste di un polo negativo che è dato per l’accoglienza del positivo. Ma come può accadere ciò? Per questo motivo: che il polo negativo viene continuamente stimolato con la respirazione, attraverso la quale viene messo in atto continuamente un bisogno proporzionato per l’accoglienza del positivo. […] Di conseguenza, l’alta e bassa marea non sono altro che la conseguenza della costante inspirazione ed espirazione della Terra. – Ma in che modo viene effettuata questa inspirazione ed espirazione? Proprio così come avviene con gli animali, vale a dire attraverso il continuo bisogno di alimento fresco che si rinnova costantemente quando il precedente è consumato e in questo modo è diventato nuovamente negativo. Durante il consumo di viveri, gli organi si posano nuovamente l’uno vicino all’altro, fino ad un certo grado, dato che cominciano a frizionarsi l’un l’altro nella propria fame. Dopo subentra immediatamente un satollamento, attraverso il quale le parti si dilatano naturalmente sempre di più. Quindi da ciò proviene esattamente il fenomeno nel suo complesso: attraverso il bisogno di alimento positivo, la bassa marea, e attraverso il satollamento, l’alta marea. Voi direte certamente: “Se è così, allora dovremmo percepire questo fenomeno anche sulla terraferma e sulle montagne”. Ma Io dico che non è così. Si dilatano forse la vostra testa, le vostre mani e piedi quando respirate? E voi direte: “No, queste membra rimangono tranquille”. Allora Io vi dico che così possono rimanere ben tranquille anche le parti solide della Terra. Ma affinché ora possiate percepire in maniera più evidente questo fenomeno, allora entrate in una vasca da bagno e osservate l’acqua che nella vasca vi deve avvolgere con misura, e vi accorgerete certamente che l’acqua salirà un po’ ad ogni inspirazione e scenderà con l’espirazione. […] Ma se qualcuno dovesse dirvi: “La Luna è la causa della bassa ed alta marea”, allora domandategli come possa la Luna, quando si trova al lato opposto, in virtù della sua forza di attrazione, causare un’alta marea direttamente sul lato della Terra ad essa nascosta. Chi vuol sostenere questo, sarebbe ancora al di sopra del tiratore scelto che voltò le spalle al bersaglio e colpì per caso un albero di fronte, invece del bersaglio. Oppure, a chi potrebbe venire in mente se, stando in una vasca da bagno, volesse sostenere che il livello dell’acqua sale o scende perché parecchi klafter[27] sopra di lui è sospesa una mela a una corda, alla quale uno sfrenato ragazzino l’ha mossa producendo in essa un’oscillazione? Costui, piuttosto, non dovrebbe che guardare sul suo ventre, da dove gli dovrebbe giungere chiaro, per usare un’espressione scientifica, ‘empiricamente’, che non è la mela, bensì solo il suo ventre a provocare il salire e scendere dell’acqua [T.d.n. – cap.26].

Che dovesse essere così e non altrimenti, viene confermato anche con altre spiegazioni nel volume ‘La Terra’, in cui, dopo una lunga premessa sui vari enormi organi interni del nostro pianeta, necessari come un qualunque animale, il concetto della respirazione di qualunque essere vivente viene esteso anche al grande polmone tellurico:

«Ora dunque noi sappiamo come procede la respirazione della Terra e dove è situato il suo polmone. Ma dove inspira e dove espira? A questo riguardo la Terra si comporta come un animale, cioè: come l’animale e come l'uomo respirano per la bocca e il naso, così avviene per la Terra. Mediante la stessa bocca principale con cui essa introduce il nutrimento, essa attira anche l'aria; soltanto che a metà strada da questo sbocco principale si stacca uno sbocco laterale che, come negli animali, può aprirsi e chiudersi a piacimento. Questo grande sbocco laterale conduce nel grande polmone, e ogni sei ore ha luogo un'inspirazione, e dopo sei ore avviene un'espirazione. Durante l'atto inspiratorio il canale del cibo che conduce allo stomaco si chiude; dopo che una congrua porzione d'aria è stata aspirata, il canale del polmone si chiude come mediante una laringe, ma in compenso il canale del cibo si apre nuovamente. Quando l'aria viene espulsa di nuovo dal polmone, il canale del cibo allora si chiude, e questo alternarsi è così sistematico che la Terra per mezzo del polmone viene continuamente nutrita nei periodi di tempo summenzionati, però mediante il vero canale del cibo ciò avviene soltanto di dodici in dodici ore, e la Terra ingurgita il nutrimento durante quel tratto di tempo nel quale il polmone è occupato a scomporre in sé, per così dire chimicamente, l'aria aspirata, ed a ripartire l'elemento vitale; si può dunque accettare come stabilito questo principio: la Terra nel periodo di ventiquattro ore inspira due volte e due volte espira, mentre accoglie il nutrimento nel suo stomaco soltanto due volte» [L.T. – 8,11].

 

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L’origine della Luna

Anche per ciò che riguarda l’origine della Luna, argomento dibattuto non poco dagli astronomi di molti paesi, nella Nuova Rivelazione viene data una risposta, e già nel 1847 Lorber rivelò che essa fu generata dalla Terra, e precisamente fuoriuscì dal lato in cui si trova l’oceano Pacifico. Vediamo le brevi parole dettate allo scrivano:

«Una creatura della Terra tra le maggiori, generata appunto in questa forma, è la Luna, la quale è precisamente la figlia più vecchia di questa femmina tellurica […]. Da dove partorisce la Terra questi figli? La Terra ha una grande quantità di simili canali adatti alla nascita, tuttavia il principale si trova nel mezzo dell’Oceano Pacifico, non distante dall’equatore, e precisamente nei paraggi dell’arcipelago così detto di Tahiti e Otahaiti; è da quel punto che un giorno la Luna si separò dalla Terra[28], e seguendo il suo esempio si separarono anche una discreta quantità di comete ancora esistenti» [L.T. – 13,9-11].

 

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Il magnetismo

Tra le ipotesi scientifiche inconsistenti su argomenti che trattano la Terra, espresse da scienziati fin troppo superficiali allorquando non possono dimostrare con dati di fatto la veridicità delle loro affermazioni, riportiamo la rivelazione sul magnetismo. In questo caso, la supposizione che il nucleo della Terra sia una massa ferrosa liquida a causa delle altissime temperature, sempre supposte, il quale perciò sarebbe soggetto ad un’auto magnetizzazione, come un’enorme dinamo, con il centro dei poli magnetici spostati rispetto all’asse terrestre, è completamente infondata. Questa teoria nasce dal fatto che i ricercatori hanno potuto verificare che in alcuni punti della Terra certe sostanze ferrose presenti nella materia del suolo hanno alcune linee di forza invertite; da ciò hanno dedotto che in passato ci sarebbero state diverse inversioni del campo magnetico (paleomagnetismo). Concetto questo che nella Nuova Rivelazione non è smentito, seppur le cause siano ben diverse e nulla hanno a che fare con un supposto nucleo ferroso che dopo milioni di anni sarebbe ancora incandescente. L’interno della Terra è invece ben spiegato nel volume "La Terra", la cui essenzialità interna è simile a un macro animale con tutti i suoi enormi organi che ne consentono una vitalità nel tempo, tramite cui essa respira, si nutre ed espelle, come qualunque essere vivente.

Per comprendere il magnetismo della Terra occorre invece conoscere prima com’è formata la Luna e a cosa serve, così legata al nostro pianeta allo stesso modo di come lo sono i satelliti di altri pianeti. A ciò rimandiamo il lettore all’opera "La Luna", nella quale sono esattamente spiegate le caratteristiche del nostro satellite, la sua rotazione intorno alla Terra e come sono i suoi abitanti che vivono sulla faccia nascosta in caverne sotterranee per ripararsi dal caldo del giorno lunare e dal freddo della notte lunare, i quali durano quattordici giorni terrestri, e il perché – come per altri satelliti di altri pianeti – essa mostra alla Terra sempre la stessa faccia. Per il magnetismo ne riportiamo la spiegazione:

«Ascoltate e poi anche un po’ stupitevi! Il magnetismo, o piuttosto il fluido magnetico, in tutta serietà non è altro che la Mia Volontà che mantiene e guida continuamente i Miei Pensieri, perché essa mantiene e guida l’intera Creazione e conserva, ad ogni essere a voi visibile, la propria forma e la sua ordinata vivacità. Voi stessi, in base all’essenza formale, le siete soggetti per tutti i tempi eterni, e se non lo foste, allora non sareste niente, come i pensieri che non sono ancora mai stati pensati! Tuttavia in voi c’è qualcosa in più che semplicemente la Mia Volontà infinitamente onnioperante. E questo ‘in più’ è che voi siete i Miei pensieri prediletti. Perciò anche il Mio Amore, che è la Mia stessa Vita fondamentale, passa in voi e forma voi, al pari di Me, a creature indipendenti, le quali, nella misura in cui accolgono il Mio Amore – in virtù del libero volere concesso loro in precedenza – possono giungere in loro, appunto grazie a questo Mio Amore, al proprio e perfettissimo possesso della più piena libertà. Voi sapete che per il cosiddetto magnetizzare è necessaria una salda volontà nella forza convincente della fede, per aiutare qualcuno in questa maniera. Vedete, in effetti non succede nient’altro se non che il magnetizzatore, o in modo consapevole oppure anche parzialmente inconsapevole, pone la propria forza di volontà in collegamento con la Mia, e poi fa affluire la stessa sul sofferente mediante i rappresentanti dell’attività della sua stessa volontà; con ciò poi il sofferente diventa più robusto e a poco a poco più saldo e con ciò anche più sano, oppure, isolato dal mondo, diventa naturalmente più forte. Vedete, qui fondamentalmente avete già tutto! – Questa Mia Forza di Volontà è quello stesso immenso legame che tiene legati assieme tutti i corpi celesti e li porta tutti frammischiati e l’uno attorno all’altro. Essa è positiva perché agisce attivamente, mentre è negativa nella propria immutabile conservazione di se stessa, la cui conservazione però è l’Ordine eterno stesso, così come quando voi dite: “Fin qui e non più oltre!”. Il “fin qui” è la legge dell’eterna e incessante attività, e il “non più oltre” è il polo negativo, ovvero la legge conservatrice dell’eterno Ordine. E così questa Mia Volontà, in tal modo polarizzata, è nello stesso tempo la sostanza elementare di tutte le cose, comunque esse siano composte; siano esse grandi, piccole, robuste, dure, molli, pesanti o leggere, esse non sono altro che Miei sapientissimi pensieri ed hanno la loro esistenza corporea visibile grazie alla polarizzazione della Mia eterna Volontà a voi resa nota. Ora voi avete tutto! Se vorrete meditare su questo, allora tutti i fenomeni vi risulteranno chiari come il Sole! Ma tutte le spiegazioni mondane dovete semplicemente levarvele dalla mente, perché in verità Io vi dico: “Esse sono più lontane dalla verità che un polo della Creazione dall’altro”» [L.L. cap.6,25-29].

 

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L’essenza del Sole

Oltre agli scienziati che si cimentano spesso affermando per vere delle loro supposte teorie, anche gli astronomi, in rapporto alle osservazioni e alle analisi degli strumenti terrestri usati, affermano di poter stabilire, nonostante le enormi distanze, le caratteristiche degli astri osservati. Essi esprimono supposizioni su supposizioni come fossero oro colato, e riescono a produrre al computer delle finte immagini del cosmo che inseriscono tra quelle vere per confermare le loro teorie, ma che in realtà, da un acuto osservatore possono essere considerate come pula al vento. Ad esempio, per ciò che riguarda il Sole, che è l’astro più vicino e quindi più facile da osservare, essi pur considerandolo una stella, la ritengono composta principalmente di idrogeno ed elio, quindi un corpo gassoso (gassoso??) avente un nucleo (come può un corpo gassoso avere un nucleo?) con una temperatura di milioni di gradi, mentre sulla superficie (allora non è solo gassoso!) sarebbe solo di alcune migliaia di gradi, i cui elementi si tratterrebbero insieme solo grazie all’enorme forza di gravità, a loro dire, proporzionata alla sua grandezza. – Ben altro è ciò che descrive il mistico e profeta Lorber, particolarmente sulla sua complessa costituzione, spiegando che il nostro Sole, sotto la sua sfolgorante ed enorme superficie a noi non visibile perché di materiale riflettente e quindi troppo splendente per i nostri occhi carnali, non solo è come un pianeta con enormi mari e altissime montagne, ma è abitato da miliardi e miliardi di esseri viventi, sebbene certamente tale suolo non sia di una materia come la nostra, ma molto etereo-luminosa. Vediamolo:

«Tale è anche il caso degli uomini. Voi potete trovare sul pianeta-Sole non soltanto tutte le specie umane di questa Terra, bensì quella di tutti i pianeti e delle loro lune, però molto più perfette, specialmente per quanto riguarda la forma. Solo che, naturalmente, come tutto il resto, l’uomo nella sua forma è costituito con la massima perfezione, cosicché di certo voi non potreste trovare da nessuna parte sull’intera superficie terrestre una forma umana così bella e perfetta come quella che si trova sul pianeta Sole. – Oh, certo, lo potete credere nel modo più assoluto! Un uomo o una donna sul Sole, in quanto al corpo, sono tanto straordinariamente belli, che non potreste guardarli per tre secondi senza rimetterci la vista, poiché, lasciando da parte la magnifica bellezza della forma, già lo stesso splendore del corpo dell’uomo solare è tanto forte, che se un tale uomo si trovasse su un monte lontano da voi dieci miglia, non sareste in grado di guardarlo, data la sua immensa luminosità. E se si trovasse molto più vicino, il suo splendore vi ridurrebbe in cenere quasi all’istante. La donna è, rispetto all’uomo, di forme più arrotondate e morbide, ma lo splendore del suo corpo è minore. È facile che a questo punto voi chiediate: “Se le cose stanno così, come possono sussistere tali uomini senza essere dissolti dalla loro stessa luce, dato che più o meno anche i loro corpi sono certamente materiali?”. Posso dirvi che a questo è già stato provveduto da Me. Certamente sulla Terra non c’è nessuna materia che possa resistere all’intensa luce del Sole, ma ciò che si trova su di esso si basa su leggi differenti da quelle di un pianeta imperfetto, e così anche la materia del corpo dell’uomo solare è costituita da una sostanza che non ha niente a che fare con quella del vostro corpo, e perciò è resistente perfino ai raggi più intensi, dato che in un certo qual modo è più spirituale, e perciò anche incomparabilmente più semplice della vostra. Date queste condizioni, gli uomini solari possono dunque senz’altro esistere e gioire della loro vita e usarla per gli scopi più utili» [S.N. – 9,6].

Mentre per ciò che riguarda i suoi componenti materiali, il Sole in sé e per sé è come un enorme e perfetto pianeta nel quale non avviene nessuna reazione termonucleare di idrogeno-elio come afferma la Scienza. La luce abbagliante che noi vediamo dalla Terra non è dovuta soltanto alla materia riflettente di cui è composta la superficie, ma soprattutto alla luce riflessa proveniente da un miliardo di soli, i cui raggi sono riflessi da tale superficie – la cui materia esterna è in massima parte di colore bianco riflettente – oltre alla particolare atmosfera (la corona solare) anch’essa riflettente come un enorme specchio.

Tali stupefacenti rivelazioni, inoltre, trovano conferma grazie alla sonda spaziale Soho[29], lanciata in orbita intorno al Sole dalla Nasa, la quale ha inviato dei dati contrastanti rispetto alle precedenti affermazioni degli stessi scienziati. Tali nuove analisi hanno rivelato che l’atmosfera esterna del Sole, la corona appunto, raggiunge temperature di due milioni di gradi, mentre nella parte interna ce ne sarebbero solo poche migliaia. È come se, avvicinandoci a una stufa, si avvertisse via via un calore sempre meno intenso. Che la scienza moderna non abbia risolto tutti i misteri celati dalla nostra stella è cosa risaputa. Ora questa sonda spaziale, dai cui dati è scaturito il cosiddetto "paradosso della corona solare", ha costretto gli astrofisici a cercare nuove teorie per spiegare l’incredibile fenomeno, misurato dagli strumenti a circa 150 milioni di km dalla sua superficie.

Oltre alla sua luce abbagliante, anche la fonte dell’immenso calore sulla superficie esterna della sua corona solare – secondo la Nuova Rivelazione – sarebbe generato grazie al fenomeno di elettrizzazione sopra citato. Tale fenomeno è provocato dall’enorme velocità del Sole – determinata sia dalla rotazione sul proprio asse che dalla rivoluzione attorno al centro galattico della Via Lattea – a cui si deve aggiungere anche la velocità della stessa galassia attorno al suo punto centrale, insieme alle miriadi di altre galassie. Leggiamo:

«Nella contemplazione del Sole esaminiamo innanzitutto la sua calotta di luce, e questo per la ragione che il perfetto pianeta solare assume la sua caratteristica di Sole proprio grazie a questo suo avvolgimento esterno. Che cos’è questa calotta di luce, considerata dal punto di vista naturale? Questa calotta di luce è l’effettiva atmosfera che circonda il vero e proprio pianeta-Sole, ed è così splendente soltanto nella sua superficie più esterna, mentre verso il pianeta stesso essa diventa sempre più buia; tanto è vero che dal pianeta-Sole vero e proprio, attraverso questa calotta di luce, è possibile guardare senza difficoltà nel libero spazio popolato dagli altri mondi, così come avviene da qualsiasi altro pianeta. Questa calotta di luce, attraverso la quale da nessun pianeta è possibile scorgere la vera superficie del Sole, è trasparente al massimo grado solo guardando dalla sua stessa superficie verso l’esterno. La causa di questo fenomeno è molto semplice ed è molto più a portata di mano di quanto possiate credere. Un esempio naturale molto semplice e ben noto vi renderà la cosa quanto mai chiara. Mettiamo il caso che vi troviate dinanzi alla finestra di una casa qualsiasi e che i raggi del Sole, illuminando il vetro della finestra, colpiscano di riflesso i vostri occhi. Che cosa riuscireste a vedere? Null’altro che l’accecante riverbero del Sole, il che per voi sarebbe un ostacolo insuperabile al fine di scoprire ciò che si trova oltre la finestra. Sarebbe lo stesso ostacolo anche per chi sta dietro la finestra? Sarebbe cioè, questo accecante riflesso, un ostacolo per guardar fuori dalla finestra e poter osservare, in modo molto preciso, tutto ciò che si trova nella vicinanza e nella lontananza al di fuori di questa, nel caso in cui il vetro della stessa fosse completamente pulito? Oh, niente affatto! Mentre voi che state fuori dalla finestra non scorgereste null’altro che il bianco splendente della lastra di vetro, quello dietro la finestra, all’interno, potrebbe comodamente contare i vostri capelli» [S.N. – 4,1-4].

Lorber spiega che il Sole e tutte le stelle non sono altro che immensi corpi riflettenti la luce proveniente da un unico Sole-centrale primordiale, chiamato "Regulus", nella costellazione del Gran Leone, l’unico Sole dotato di luce propria che la propaga a tutti gli altri:

«Ecco, proprio questo è il caso anche del Sole, dato che il suo caratteristico splendore non è altro che l’accoglimento di tutti i raggi di un miliardo di soli che si riflettono quasi all’infinito, ognuno per se stesso, sull’immensa superficie che funge da specchio, costituita dalla sua stessa atmosfera» [S.N. – 4,5].

 

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Perché le stelle splendono?

Il motivo per cui tale splendore deve essere considerato fattibile, viene spiegato in questo modo:

«In qual modo tutti i soli presi insieme, e così pure ogni singolo per se stesso diventano tanto luminosi, cosi che poi la luce di un sole si specchia sulla superficie dell’atmosfera di un altro sole, vi sarà rivelato ora per mezzo di un esempio facilmente afferrabile. Immaginate una stanza le cui pareti fossero coperte da specchi oltremodo limpidi, già rivestiti in lega metallica che formassero un unico specchio perfettamente chiaro. Immaginate pure che internamente questa stanza sia perfettamente sferica, proprio come se fosse una grande sfera cava. Ora appendete delle sfere di vetro o di metallo levigato di tutte le misure in questa stanza, o meglio in questa sfera cava riflettente internamente. Proprio nel mezzo di questa stanza ponete una lampada che abbia una forte luce e poi osservate tutte le piccole sfere levigate, e vedrete che tutte le sfere appese saranno illuminate tutte quante da tutti i lati come se fossero esse stesse dei corpi originanti la vera luce. Il fenomeno si può comprendere benissimo così: a causa delle pareti lucide come uno specchio, l’unica luce della lampada utilizzata come fonte viene rimandata indietro da tutti i lati, e anziché indebolita, sommata alla sua stessa luce, viene potenziata. – In questo modo tutte le sfere appese nella stanza cava risultano illuminate in tutti i modi da tutte le parti, in primo luogo dalla luce veramente autonoma della lampada, poi dalla luce riflessa delle pareti a specchio che, prese insieme, costituiscono uno specchio cavo ininterrotto avente la sua distanza focale culminante proprio nel centro del suo stesso spazio. E in terzo luogo, queste sfere liberamente sospese vengono illuminate attraverso il loro reciproco riflesso e il riflesso della luce da loro accolta che viene ricevuta nello stesso modo dalle pareti a specchio e di nuovo riflessa, e infine ancora attraverso il generale, reciproco riflesso della luce dalle pareti dello specchio alle pareti ad esse opposte. Come vedete, quest’immagine è più che sufficiente quale risposta alla domanda sottoposta, poiché come stanno le cose nella stanza sferica ora rappresentata, così stanno le cose nella grande realtà universale. Immaginatevi al posto della stanza sferica a specchio, la sfera di racchiudimento a voi nota che consiste, per quanto in una proporzione infinita per i vostri concetti, in un tipo di massa d’acqua eterea. Immaginate poi, nel mezzo di tale sfera di racchiudimento (un Globo Involucro), il grande Sole–centrale primordiale circondato, nelle sue distese infinitamente vaste, da fiamme di fuoco che emanano una luce intensissima (le fiamme provengono dagli spiriti che ‘fuoriuscendo’ iniziano qui la loro purificazione, oppure ‘ritornando’ la completano). In tal modo avete già tutto quanto occorre per completare la risposta alla domanda posta inizialmente. È la luce di questo immenso Sole-centrale che penetra fino alle pareti della sfera di racchiudimento e, da lì, viene poi rimandata attraverso spazi e sistemi solari, estesi quasi all’infinito, per i vostri concetti. Tuttavia, quello che per voi è così infinitamente esteso e grande, ai Miei occhi è a stento più che se voi prendeste in mano un granello di sabbia per giocarci. – Ma come è possibile questo? Lo è perché in tutti i soli è stata messa in evidenza l’idoneità di accogliere, sulla vasta superficie della loro atmosfera, l’immagine di altri soli e rifletterla come uno specchio che accoglie e rimanda la luce. L’intensa luminosità del Sole voi ora l’afferrerete meglio, se in aggiunta a ciò saprete che in una tale sfera di racchiudimento si trova una tale lampada solare che brilla di luce propria, ma la cui grandezza per i vostri concetti è semplicemente infinita, e la cui luce penetra fino alle pareti della sfera di racchiudimento, e così facendo illumina già la metà di ognuno dei soli. Quando poi la luce viene rimandata verso il centro dalle pareti esterne, anche l’altra metà dei soli viene subito completamente rischiarata, e quando poi, in questo modo, tutti i soli di una sfera di racchiudimento sono sufficien-temente illuminati, allora s’illuminano vicendevolmente innu-merevoli volte. E se ora riuscite a pensare anche solamente un po’ e in modo ordinato, è escluso che non riusciate a comprendere da dove un sole prenda la sua potente luce. Ora che sappiamo ciò, vi sarà ancora più comprensibile il brillare di ogni sole, non appena vi dirò che, a parte tutto il resto, ogni sole, anche per se stesso, ha una propria luce che gli proviene dagli spiriti che in esso dimorano. Tuttavia questa luce non è tanto intensa come quella dello stesso sole che voi vedete, bensì questa luce propria è piuttosto soltanto una capacità sempre viva che eccita la superficie dell’atmosfera del corpo solare, e che in sé accoglie in modo tanto più vivo e più perfetto sia la luce originata dal Sole-centrale, sia quella rimandata dalle pareti della sfera di racchiudimento e quella delle irradiazioni degli altri soli, per poi a sua volta ridarla esso stesso. Per questa ragione esistono su ogni corpo solare anche un gran numero di cosiddetti vulcani, specialmente nella regione dell’equatore» [S.N. – cap. 5].

 

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Regulus, il centro del nostro universo

Tra le particolarità di rilievo comunicate a Lorber sulla costituzione del nostro universo, è interessante quella sul Sole-centrale primordiale del nostro Globo Involucro, il quale, riguardo alla sua grandezza e potenza di luce, supera ogni capacità di comprensione. Secondo le dichiarazioni di Lorber, questo Sole-centrale primordiale è accreditato alla stella Regulus nella costellazione del Leone. Tuttavia questa stella appare agli astronomi non come particolarmente grande e neanche molto lontana. Lorber invece parla di «…una distanza inconcepibilmente grande». Ebbene, gli astronomi sanno che i loro dati forniti sulle enormi distanze espresse in anni-luce posano su fragili piedistalli. Questo si è dimostrato più volte negli ultimi decenni.

Ducrocq nel 1960 osserva che i valori accertati nei dieci anni precedenti dovettero essere corretti in modo considerevole, poiché erano tutti quanti errati. Dopo la scoperta dei Quasar si ebbero ulteriori cambiamenti che a quel tempo furono considerati sconvolgenti. Che la questione della valutazione della distanza sia ancora tutta aperta, lo dimostra la dichiarazione del Prof. Maarten Schmidt di Pasadena, nella sessione della Società d’Astronomia nel 1969 a Norimberga. Egli affermò che il mistero della natura delle distanze dei Quasar sarebbe stato assolutamente e completamente non chiarito. Dopo un lavoro trentennale non è rimasta ancora nessuna possibilità di determinare la distanza di questi strani oggetti.

Regulus è classificato dagli astronomi una stella di quinta classe, la più bassa della serie nana o stelle principali, alla quale apparterrebbe anche il nostro Sole. Ma anche i Quasar (i Quasar non sono ancora stati completamente classificati) che in parte hanno bilioni di volte la potenza luminosa del nostro Sole, una volta erano considerati come stelle deboli del tutto insignificanti! In questo contesto è espressiva la constatazione dell’astronomo Karl Schaifers dell’osservatorio di Heidelberg, il quale col suo metodo della differenza dei colori, utilizzato normalmente, afferma che non si può mai dire se una stella insignificante di quinta classe non sia in realtà un’immensa stella gigante. Schaifers dice letteralmente: "Da un indice del colore non si può determinare se si tratta di una stella gigante oppure di una stella nana". Questo rende comprensibile il perché l’astronomo Matthes indica per il Quasar 3C-48 una distanza di un milione di anni luce, mentre altri collocano l’oggetto a una distanza di cinque miliardi di anni luce.

Negli ultimi decenni gli astronomi hanno più volte dovuto modificare fondamentalmente le loro supposizioni sulle distanze delle stelle e sulla loro grandezza, in rapporto alla luminosità e alla supposta età del cosmo, e ogni volta la conquista di nuove conoscenze è stata equivalente a un adeguamento delle considerazioni già contenute nella Nuova Rivelazione. L’ipotesi che anche in futuro lo sviluppo andrà in questa direzione appare perciò giustificata.

 

 

Spiegazione rappresentativa di un Globo Involucro

riassunto dalle diverse rivelazioni di Lorber:

 

«Globo Involucro è la denominazione data anche in diverse Comunicazioni a J. Lorber per indicare un singolo macro cosmo universale contenente decilioni di decilioni di soli centrali di 1a - 2a - 3a - 4a specie insieme agli innumerevoli soli di ogni specie e grandezza fino ai più piccoli con i loro pianeti. Esso è strutturato in modo tale da avere nel suo centro, come un immenso uovo, un Sole-centrale primordiale di immane grandezza ruotante su se stesso, la cui massa è notevolmente superiore di migliaia-milioni di volte tutti i sistemi di Ammassi galattici, Galassie, Ammassi stellari e planetari generati, in tempi remotissimi, più o meno direttamente da lui, i quali gli ruotano attorno ordinatamente e strutturati su tre macro livelli di grandezza, ciascuno avente un Sole-centrale anch’esso di massa migliaia/milioni di volte superiore a tutti i miliardi di sistemi di soli che gli ruotano attorno, sempre con le stesse leggi.

Al primo gruppo/livello di grandezza appartengono tutte le miriadi di sistemi solari come il nostro, ciascuno dei quali nel suo insieme fa parte di un Ammasso planetario (come la Via Lattea), che ha, nel suo centro, un Sole-centrale planetario di prima specie. Innumerevoli sistemi di Ammassi planetari ruotano attorno ad una seconda specie di Sole-centrale di Ammasso stellare il cui insieme nella sua totalità viene indicato col nome di Galassia. Ma ancora, innumerevoli Sistemi di Galassie ruotano attorno a un Sole-centrale galattico di terza specie.

E ancora, attraverso grandezze e spazi inimmaginabili, innumerevoli Sistemi di Ammassi galattici, già di per sé quali Sistemi di immane grandezza, ruotano in numero impensabile attorno al Sole centrale primordiale all’interno del Globo Involucro, il quale li contiene tutti in una specie di involucro, o membrana trasparente ma reale. Infine, nella Creazione materiale esistono innumerevoli globi involucro che, sebbene tra loro siano disposti a distanze inimmaginabili, formano nel loro insieme, come fossero dei singoli atomi, un gigantesco Uomo cosmico che soltanto Dio può vedere nella sua globalità».

 

globo involucro 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cap. 5

 

Le dichiarazioni della Nuova Rivelazione sugli atomi, sulle particelle elementari e i risultati indagatori della scienza moderna

 

Allo stesso modo di come la Nuova Rivelazione ha anticipato le conoscenze acquisite negli ultimi decenni dall’astronomia, tali e quali sono stati resi interessanti pure i dettagli sugli atomi e sulle particelle elementari. Le affermazioni non sono state presentate esattamente con la terminologia cui noi oggi siamo familiarizzati, ma esse forniscono tuttavia un’immagine realmente fedele dei processi misteriosi nella formazione della materia. Il sorprendente è che sono state fatte delle precisissime dichiarazioni su dettagli essenziali, confermati poi con la massima esattezza dai risultati della ricerca scientifica. Nel corso della dimostrazione è indispensabile che il lettore si occupi pure della fisica atomica, almeno marginalmente.

Già oltre un secolo prima, anche il veggente Emanuel Swedenborg[30] riferì: «Qualcosa di naturale che non abbia la sua origine nello spirituale, non esiste!». In contrasto a ciò, la scienza materialistica nell’Occidente e nell’Oriente rifiuta Dio quale Creatore, così come rifiuta il mondo trascendentale degli spiriti.

Scrive Birjukow: "I materialisti ritengono la materia quale base di tutto l’esistente nel mondo. Spirito e anima sono prodotti di una forma particolare di materia altamente sviluppata". – Da ciò risulta che la Nuova Rivelazione e la scienza materialistica sono diametralmente opposte, così come le loro dichiarazioni fondamentali. Tuttavia nel futuro, come si dimostrerà, si profila una svolta nella scienza.

 

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L’origine della materia

Innanzitutto, prima di inoltrarci nel campo del subatomico, è necessario avere le basi del concetto della materia, per capire cos’è e il perché fu creata. Tramite le spiegazioni contenute nella Nuova Rivelazione ci viene spiegato che  la necessità di questa, derivò dalla volontà di voler lasciare liberi gli spiriti originari nella loro individualità, in modo che essi acquisissero la facoltà di scegliere in quale direzione indirizzarsi:

«Quando nei primi inizi, Io costituii fuori da Me gli spiriti quali Mie idee giunte a maturazione, e li ebbi colmati della Mia forza in modo che essi cominciassero a pensare e a volere da sé, dovette necessariamente essere prescritto loro anche un ordine secondo il quale avrebbero dovuto pensare, volere e infine operare. Tuttavia, insieme a quest’ordine indicato e prescritto, era opportuno suscitare in questi primi esseri lo stimolo all’inosservanza dell’ordine dato, altrimenti non sarebbero mai stati in grado di fare un uso qualsiasi della loro volontà. E fu proprio un tale stimolo che provocò in loro una vera attività vitale, in seguito alla quale cominciarono a dedurre, a scegliere, a volere fermamente e ad operare. Una volta conosciuto questo, è dunque facilissimo comprendere come già nei primi spiriti creati dovette iniziare ad emergere una certa zizzania, poiché lo stimolo fece uscire dall’ordine moltissimi tra i primi spiriti, e questi, nel loro contrastare l’ordine in maniera sempre più violenta, alla fine dovettero indurirsi, offrendo in tal modo il fondamento alla creazione materiale dei mondi. Dapprima si formarono dei soli-centrali principali, da questi ebbero poi origine tutti gli innumerevoli soli e corpi mondiali, e infine con questi ultimi sorse ogni e qualsiasi altra cosa che voi possiate scoprire e trovare su di essi, intorno ad essi e in essi. Tutto ciò che ora è e si chiama materia, una volta era elemento spirituale, che, uscito spontaneamente dal buon Ordine prescritto da Dio, pose le sue fondamenta negli stimoli contrari a quest’Ordine, e negli stessi si indurì, il che poi formò e costituì la materia. La materia stessa perciò non è altro che dello ‘spirituale giudicato’, induritosi da se stesso e in se stesso, oppure, per parlare ancora più chiaramente, essa è un involucro o un rivestimento quanto mai grossolano e pesante dello spirituale. Tuttavia lo spirituale – nonostante l’involucro così duro e grezzo – non può mai diventare esso stesso materia assoluta, ma continua a vivere e a sussistere ‘nella’ materia, di qualunque specie questa possa essere» [G.V.G. – IV/103,1-5].

 

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Gli atomi

Parlando di atomi e di particelle elementari, la Nuova Rivelazione li indica come "atomi", – "atomi eterei", – "animaletti atomici", – "monadi" oppure "particelle spirituali". Solo in questi ultimissimi anni del XXI secolo hanno acquisito titolo ad essere individuate dai fisici, fino alla particella di vita più piccola da individuare, alla quale accreditare una massa, quindi un’esistenza scientificamente provabile: il bosone di Higgs[31]. Questa è una particella così piccola e dalla durata di vita così infinitesimale, tanto che i fisici hanno impiegato quasi mezzo secolo per la sua individuazione e, proprio per tale difficoltà, soprannominata successivamente 'particella di Dio'. Tramite la Nuova Rivelazione veniamo a sapere che le componenti spirituali alle quali è concesso di passare nel campo materiale, acquisiscono titolo a diventar ‘vita’ e ad aggregarsi iniziando dall’infinitesimale, per ottenere solo successivamente titolo a diventar vita espressiva in progressione, cioè ‘vita’ che nella sua infinitesimale esistenza – non visibile neppure con lo strumento più efficiente – pur tuttavia è vita, poiché ha bisogno di nutrimento, cibandosi di essenze ancor più infinitesimali, e la cui componente spirituale trasmuta in un’entità sempre un po’ più consistente, con una vita temporalmente più lunga. E così di trasmutazione in trasmutazione, in essenze sempre più concrete, fino a quella di ‘monadi’, che sono le basi degli elementi vitali di un mondo in formazione, visibili per noi nella ‘coda’ di una cometa. Vediamo come:

«Vedete, Miei cari figli, in una caldissima giornata estiva, particolarmente nei periodi in cui osservate che il mercurio del barometro si trova molto basso, dagli strati più bassi dell’etere vengono generati nell’aria atmosferica innumerevoli miliardi e miliardi di organismi atomici (animaletti eterei); è per questo che l’aria vi appare, non di rado, tanto densamente bluastra da rendere difficile scorgere località che si trovino distanti anche di sole poche ore» [L.m. – 4,3].

«Ebbene, vedete, la cometa del cielo non è nient’altro che un mondo in formazione appena creato! Il nucleo è il contenitore per accogliere l’energia vitale nutritiva che proviene da Me. Questa energia vitale viene molto possentemente riscaldata mediante un particolare fuoco, da Me dato a quest’energia vitale, ed essa si scioglie così in vapori nutritivi. Tuttavia, affinché questi vapori, che già portano in sé un’energia vitale più evoluta, non si rendano volatili e non vengano sottratti al nuovo corpo celeste, essi vengono assorbiti da una quantità innumerevole di monadi[32] e, tramite questi, restituiti al corpo celeste in formazione per un suo più perfetto sviluppo» [I.d.G. – 224,16-20].

Già 2300 anni fa i filosofi greci Leucippo e Democrito avevano sviluppato l’idea che la materia si componesse di piccolissime particelle indivisibili. Dalla parola greca ‘atomos’ (indivisibile) è stato concepito il concetto ‘atomo’. La supposizione che fino al XX secolo lasciava credere che l’atomo fosse indivisibile, si è dimostrata veramente falsa. L’atomo non è ancora l’elemento più piccolo della materia, ma a sua volta è costituito da particelle ancora più piccole, chiamate particelle elementari, e sono queste a costituire la sub struttura della materia. In Lorber sono chiamati ‘atomi di luce’:

«Questi atomi di luce vengono denominati da qualche naturalista anche ‘monadi eterei di luce’, il cui nome è discretamente bene indovinato, giacché l’espressione ‘monade’ denota in un certo qual modo qualcosa di singolo o di isolato nella propria specie; questo specifico deriva dalla luce ed ha una caratteristica supremamente particolare nella propria sfera intelligente. Esso ama la quiete e la cerca sempre con la più grande tenacia; tuttavia, proprio per il fatto di essere in se stesso, per così dire, la legge stessa della quiete, esercita la massima potenza motrice a ogni limitazione e oppressione, cercando di ritornare al precedente stato di quiete. A questa potenza, se per una qualunque causa è stata turbata nel proprio equilibrio, non vi è niente che possa resistere» [L.T. – 46,4].

Scrive Kenneth W. Ford: "All’inizio del nostro secolo si sapeva che esistevano gli atomi, ma la struttura dell’atomo e il rapporto reciproco degli atomi erano un mistero, così come lo sono oggi per noi le particelle elementari". – Nel 1910 la struttura dell’atomo era ancora sconosciuta e l’idea che esistessero delle particelle elementari cominciò solamente intorno al 1930. Solo più di trent’anni dopo la morte di Lorber fu scoperta la prima particella elementare: l’elettrone; poi nel 1920 il protone, e nel 1932 il neutrone. Gli elettroni furono considerati gli involucri degli atomi, il protone e il neutrone le particelle più interne del nucleo. Si credette allora di aver trovato le pietre da costruzione della materia e chiamarono queste piccole particelle, prima inconcepibili, ‘particelle elementari’. Man mano che la ricerca scientifica riusciva a dare ai fisici strumenti sempre più potenti, il numero di queste particelle aumentò sempre più. Oggi sono già circa duecento, ma si suppone che tale numero sia destinato ad aumentare. Presto si dimostrò che tutto sarebbe stato molto più complicato e assai misterioso di quanto si pensasse fino allora. La definizione di "particelle elementari", considerando la quantità delle stesse, si dimostrò errata, ma ciò nonostante questo termine è rimasto nella letteratura scientifica. La conoscenza nel mondo del microcosmo è diventata sempre più interessante e adatta per meditare sulla Grandezza e la Sapienza del Creatore.

Non senza motivo si legge nell’Opera di Lorber: «All’uomo serve una giusta conoscenza della natura, poiché, come volete amare Dio se non Lo riconoscete nelle Opere della Sua Creazione?».

Il premio Nobel e fondatore della teoria dei Quanti, Max Planck, parlò una volta di una via diretta e una indiretta per arrivare a Dio: una è quella che passa attraverso la scienza naturale, e l’altra tramite la fede, ovvero la coscienza.

Dalla scoperta delle particelle subatomiche, in pratica del protone e del neutrone, come anche dell’elettrone, secondo un modello dello scienziato danese Niels Bohr, la struttura dell’atomo è spesso paragonata, nel macro, al sistema solare. Per quel poco che il paragone possa essere appropriato solo limitatamente, ci da’ comunque un’idea per la comprensione del micro. Come i pianeti orbitano intorno al Sole, così sfrecciano ad immensa velocità gli elettroni intorno al nucleo atomico.

L’atomo è talmente piccolo che occorrono circa 100 milioni di questi per coprire la lunghezza di un centimetro. Centomila volte più piccolo dell’atomo è lo stesso nucleo dell’atomo. Una capocchia di spillo e la superficie di un pallone da calcio formano un paragone di grandezza tra il diametro del nucleo atomico e l’atomo intero, involucro incluso.

Perciò occorre prendere atto che già molti decenni prima del passaggio da un secolo all’altro, quindi molto tempo prima che la scienza riuscisse a penetrare all’interno dell’atomo, la Nuova Rivelazione insegnò che questo consisteva di altre più piccole particelle subatomiche. Vediamolo subito:

«Ma in che cosa consiste veramente un simile specifico? Esso consiste in scintille di luce per voi inconcepibilmente piccole, racchiuse nelle bollicine prima menzionate. Questa scintilla di luce è un’intelligenza psichica dalla volontà tenace, e resta quieta nella sua minuscola prigione finché non viene offesa per effetto di un qualche colpo o di una qualche pressione. Se però viene offesa, allora si desta nel suo involucro e preme con violenza contro le pareti di questo, come fa l’aria immessa con forza in una vescica. Se la pressione o il colpo è minimo e debole, essa tradisce la sua presenza mediante una vibrazione dalla quale trae comunemente origine il suono; se invece la pressione o il colpo è più violento, allora lacera il proprio involucro e schizza fuori sotto forma di una scintilla di fuoco luminosa. Perciò anche questo specifico si rivela visibile agendo liberamente come un fuoco, e distruggendo tutto quello che gli capita» [L.T. – 46,6].

La comprensione dell’infinitesimale massa dell’atomo risulta da quanto segue: "Solamente circa tre miliardi di bilioni degli atomi più pesanti conosciuti costituiscono un grammo". Il nucleo atomico, che costituisce soltanto la centomillesima parte della dimensione dell’atomo, abbraccia tuttavia il 99,95% del peso dell’atomo. L’elettrone, la pietra da costruzione dell’involucro dell’atomo, è 1836 volte più leggero del protone. Esso pesa la mille quadrilionesima parte di un grammo (10-27). Rappresentato matematicamente risulta così: mo = 0,9107 x 10-27 grammi, ovvero la massa atomica è 1/1.000.000.000.000.000.000.000.000.000 grammi, cioè sotto il segno di frazione si trova nel denominatore un 1 con 27 zeri!

 

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La natura dell’elettrone

Gli scienziati si chiedono con ragione qual è la vera natura dell’elettrone. Il premio Nobel Heisenberg riguardo a questo concetto parla di "condizioni spettrali", e Lincoln Barnett afferma: "L’elettrone è soltanto un bagliore – indefinito – come un colpo di vento, come un’onda sonora nella notte". Ciò nonostante, l’elettrone, che si muove a una velocità stimata di 2000 km al secondo intorno al nucleo atomico, è diventato una dimostrabile realtà.

Secondo le ampie dichiarazioni fatte a Lorber sull’elettrone, esso è un elemento che non solo è quello comunemente additato dalla scienza come intrinseco nell’atomo ruotante attorno al protone, ma è facente parte di tutta la materia terrestre, sia liquida che aeriforme, e facilmente se ne può scoprire la sua essenzialità con facili espedienti in cui viene dimostrato il limite tra il materiale e lo spirituale:

«L’elettrone, dunque, per definirlo chiaramente, innanzitutto non è altro che la perturbazione dello stato di quiete dovuto a una pressione e a uno sfregamento, e per secondo è l’attività eccitata degli spiriti eterei. Questi in parte sono di un materiale puramente spirituale di luce e di vita, e in parte sono anche fatti di una naturale sostanza di luce e di vita contenuti nell’atmosfera terrestre, in tutto il corpo stesso della Terra e, conseguentemente, anche in tutto quello che essa sostiene e produce, e cominciano a manifestarsi in modo evidente soltanto quando vengono urtati nel modo appena descritto. Dunque, se prendete due pezzi di legno secco e li sfregate energicamente l’uno contro l’altro, i detti spiriti che in parte si trovano nel legno stesso e in parte lo circondano trovandosi nell’aria intorno ad esso, vengono evidentemente offesi per essere stati disturbati nel loro riposo, e in tal modo sono costretti a un’attività sempre in aumento; cosicché ben presto osserverete sul legno fortemente sfregato i segni della loro presenza e della loro attività, sia con l’accendersi che, alla fine, con il bruciare il legno» [G.V.G. – VIII/144,1-2].

«Prendiamo due pietre sufficientemente dure, sfreghiamole o battiamole l’una contro l’altra, e voi ne vedrete schizzare immediatamente delle scintille con grande vivacità e rapidità. E che altro sono quelle scintille se non anche, in tal caso, gli spiriti eterei presenti nelle pietre e intorno ad esse che si sono sentiti offesi e, nell’ira, sono diventati attivi? Anche i metalli di costituzione molto dura, se energicamente sfregati, vi faranno sentire e vedere lo stesso fenomeno. Quando due venti cominciano a urtarsi l’un contro l’altro con grande violenza – ciò che può facilmente accadere in quelle regioni dove ci sono dei monti rocciosi, alti e ripidi, poiché là il vento rimbalza dalle dure pareti e, in seguito a ciò, comincia ad imperversare con grande impetuosità contro se stesso – allora voi potrete osservare ben presto una quantità di manifestazioni di fuoco. Se la violenza non è eccessiva, viene mantenuto l’equilibrio, e allora, dove ha luogo uno scontro più violento, vedrete soltanto di quando in quando come un lampo partire dal vento e, qua e là, un vortice d’aria che, con facilità, può sradicare uno o più robusti alberi. Se però un tale vento che lotta con se stesso raggiunge la massima violenza possibile nel punto più favorevole di una regione a ciò idonea, allora tutto l’insieme degli spiriti eterei in esso presenti si accende in seguito alla loro attività, cosicché la colonna d’aria vorticosa alla quale si è accennato, diventa in tal caso una colonna di fuoco che tutto distrugge e, dinanzi alla cui violenza, alberi possenti, edifici solidi e perfino le rocce tremano, e devono cedere frantumandosi. – Che cos’è una tale vorticosa colonna o tromba di fuoco devastatrice? Anch’essa è nient’altro che il nostro elettrone, o la manifestazione dell’attività degli spiriti eterei troppo disturbati nella loro quiete. Questi spiriti eterei diventati attivi al massimo, attirano allora senza indugio i loro simili dall’ampio circondario, sia dall’alto che da tutti i lati, e si affrettano a venire, per così dire, in loro aiuto per causare generalmente una tale devastazione in qualche regione della Terra, che le loro tracce rimangono ben spesso visibili per molti anni e, qua e là, perfino per molti secoli» [G.V.G. – VIII/144,5-7].

«…Pure il bruciare del legno, della paglia, degli oli, della resina, della nafta, dello zolfo e di tutte le altre sostanze infiammabili non è altro che un atto dell’elettrone. L’arroventarsi e il fondersi dei metalli e perfino il loro possibile bruciare, come pure il bruciare di tutti i minerali, avviene allo stesso modo a seconda del grado di attività crescente degli spiriti eterei, disturbati nella loro quiete. Se tali spiriti sono indotti di continuo a una tale attività, allora essi, quando questa si manifesta in un lampo, distruggono ogni materia e la sciolgono completamente nel suo originario elemento spirituale etereo. Invece nel bruciare il legno, l’olio e la resina, essi non raggiungono mai un tale altissimo grado di attività, dato che in tal caso entrano sempre in una lotta con gli spiriti naturali più rozzi vincolati nella materia che ne ostacolano la stessa. Quando però, al momento della combustione, in seguito a una forte corrente d’aria vengono sempre, per così dire, in aiuto grandi masse di spiriti eterei, allora anche il calore del fuoco di legna o di carbone aumenta considerevolmente; ciò può indurre all’attività anche gli spiriti naturali ancora rigidi nella materia dei metalli e delle pietre, la cui attività poi può dar luogo di solito al loro arroventarsi, fondersi, bruciarsi e anche al loro dissolversi. L’acqua stessa in grande quantità ha in sé di questi spiriti eterei a voi già ripetutamente illustrati. Tale sostanza consiste di bollicine sferiche, estremamente piccole, nelle quali si trovano racchiusi gli spiriti eterei veri e propri. Dato che queste bollicine sono perfettamente rotonde e lisce, si premono l’una con l’altra, ma poiché sono oltremodo spostabili, si evitano a vicenda continuamente, così gli spiriti eterei nell’acqua si mantengono abitualmente tranquilli. Ma basta solo che l’acqua sia posta al fuoco, in un determinato recipiente, che subito subentra l’agitazione; gli spiriti eterei nell’acqua vengono eccitati dall’attività esterna degli spiriti eterei loro pari, cominciano con grande impeto a mettere sottosopra le bollicine dell’idrogeno, dilatandole, e parecchi, in seguito allo schiantarsi delle bollicine dovuto all’eccessivo dilatarsi, abbandonano l’elemento della loro dimora, se la svignano e si uniscono con i liberi spiriti eterei (che li hanno eccitati) o nell’atmosfera terrestre oppure salgono rapidamente verso l’alto attraverso tutti gli strati atmosferici, raggiungendo così i loro parenti originari» [G.V.G. – VIII/145,4-6].

«… Se durante l’ebollizione possono ancora svignarsela e riprendere lo stato di quiete, questo piace loro naturalmente di più; se invece ponete sul fuoco dell’acqua racchiusa in un recipiente ermetico, allora gli spiriti eterei che riposano nell’acqua, vi faranno ben presto vedere quale potenza racchiudono in sé quando danno inizio alla loro attività. Non durerà molto che il recipiente, anche se di ferro spesso un palmo, verrà ridotto in pezzi, e gli spiriti recupereranno la loro libertà con una forte esplosione, ritornando poi nella loro quiete ereditaria. Questo è un esempio evidente dal quale potete scorgere ancora più chiaramente che anche nell’acqua gli spiriti eterei sono di casa. Però, non c’è nulla che possa eccitare i puri spiriti eterei a una grande attività più di quando dall’interno della Terra gli spiriti impuri salgono in grandi masse alla superficie e, in certo qual modo, si uniscono con gli spiriti dell’aria, oppure cominciano a mescolarsi tra di loro com’è stato il caso di poco fa. Allora scoppia subito una grande lotta nella quale gli spiriti impuri vengono sempre sopraffatti, ma allo stesso tempo purificati, e poi non solo non sono più dannosi per la vita organica delle piante e degli animali, ma diventano perfino d’aiuto. In simili occasioni, sul terreno solido della Terra imperversano sempre delle forti bufere quando avviene che grandi masse di spiriti naturali impuri salgono da sotto il mare; allora gli spiriti eterei puri che si trovano nell’acqua cominciano subito ad agitarsi fortemente, e la conseguenza è la burrasca, la più pericolosa per i naviganti, dato che spesso le onde s’innalzano come vere montagne d’acqua che maltrattano perfino le grosse e robuste navi come la pula in balia del vento. In simili occasioni gli spiriti impuri vengono certamente molto purificati, mentre per gli uomini non è per niente senza pericolo trovarsi in mare proprio laddove ha luogo questo processo. […] Dopo una burrasca del genere, quando il mare è ridiventato calmo, si può scorgere uno scintillio tanto sulla sua superficie che sulle funi, sui remi e su altre parti delle navi, così com’è stato il caso là fuori con l’erba, con gli alberi e perfino con i vostri capelli. La causa di ciò è naturalmente l’elettrone a voi già illustrato a sufficienza; però in tale occasione non è più la speciale attività degli spiriti eterei, ma piuttosto degli spiriti naturali, prima impuri e ora purificati, provenienti dall’interno della Terra, i quali in questo modo cominciano a dimostrarsi visibilmente utili alle piante, agli animali, all’acqua e all’aria. Gli antichi conoscitori della natura avevano denominato questo scintillio ‘contro elettrone’» [G.V.G. – VIII/145,8-12].

Se oggi i fisici nucleari qualificano per elettrone solo quell’elemento che corre frenetico intorno al nucleo atomico indicandolo come "materia di nubi" oppure come "carica di nubi", nella Nuova Rivelazione l’espressione, come abbiamo visto al cap.3, è detto anche, ‘fuoco elettrico’

La scienza materialistica rifiuta ancora le dichiarazioni contenute nella Nuova Rivelazione sul fatto che gli atomi o le particelle elementari siano in parte di natura spirituale. Nondimeno ci sono scienziati che si avvicinano già molto all’esposizione della Nuova Rivelazione. Così ammette p.e. Jean Mussard nella sua opera in tre volumi ‘Dio e il caso’: "Forse un atomo di materia non è altro che una particella spirituale".

E un altro, Teilhard de Chardin, sostiene l’opinione che ad ogni particella sostanziale sia legato un atomo animico.

Il fisico Prof. Siegfrid Mueller-Markus scrive: "L’anima inosservabile della particella elementare governa l’energia osservabile. L’anima delle particelle svolge un ruolo fondamentale nella fisica atomica, solamente che ci rifiutiamo di riconoscere la sua realtà".

La struttura in parte spirituale delle particelle elementari è ben il motivo per il quale gli scienziati devono fare la seguente confessione: "Sebbene sia ammirevole che noi sappiamo così tanto sulle leggi degli elettroni e dei loro reciproci rapporti con le altre particelle, ci è difficilmente possibile afferrare la loro vera struttura".

 

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Le particelle subatomiche

Mentre fino agli anni trenta del XX secolo nell’atomo appariva tutto così ben ordinato e, in un certo qual modo, di facile orientamento, nei decenni successivi gli scienziati dovettero riconoscere che la materia non comincia con l’atomo, ma scoprirono delle particelle elementari che, in gran numero, rappresentavano le basi fondamentali di tutta la materia cosmica. L’atomo è solo una diramazione. – Ma cosa sono in realtà queste piccolissime particelle? La soluzione riguardo alla natura delle particelle subatomiche, che ebbe inizio allora, ancora oggi è in piena evoluzione. Quasi tutte hanno la stessa grandezza ma un peso differente. In parte sono talmente leggere da essere definite "nulla", e sono emesse dallo spazio con un’energia inimmaginabile, fino a 1021 (= un triliardo) di elettronvolt, perciò sono milioni di volte più ricche di energia che i protoni, i quali riescono ad essere percepiti da strumenti sensibilissimi solo tramite giganteschi acceleratori terrestri.

Da queste analisi nel mondo del microcosmo si è riusciti a capire che, nel loro viaggio attraverso l’involucro etereo della Terra, la loro vita è brevissima, poiché vivono un tempo infinitesimale, trasformandosi in piccolissime frazioni di un secondo in altre particelle. Sono le particelle elementari più pesanti a dissolversi sempre, trasformandosi in altre più leggere. La durata di vita di queste particelle è così incredibilmente breve che il concetto del tempo a loro carico, se messo a confronto con quello umano, deve essere annullato. Ed è proprio per questo che le affermazioni di Lorber a quel tempo, quando le scrisse, non furono considerate da nessuno come realtà, mentre oggi la scienza le conferma con la più grande precisione. Così come Lorber a quel tempo fornì solo pochi esempi, anche oggi la letteratura scientifica ne tratta solo poche delle circa 200 particelle elementari scoperte.

In uno dei primi dettati che Lorber ricevette il 15 Agosto 1840, è descritto il processo di trasformazione delle particelle elementari come segue:

«Voi penserete che l’acqua sia la madre degli animali. Ma non è così! Poiché dove con il microscopio in una goccia d’acqua voi scoprite forme di vita animale, lì il regno animale è già al millesimo gradino evolutivo. La prima classe del mondo animale sono gli abitanti dell’etere infinitamente piccoli. Essi sono pressappoco ciò che voi, nel vostro linguaggio, chiamate “atomi”, e sono così straordinariamente piccoli (ben inteso solo al vostro occhio) che in un punto, se lo osservaste solo con un potente ingrandimento, trovano spazio in abbondanza già parecchi trilioni. Se voleste scoprire simili animaletti con i vostri occhi dovreste poter ingrandire un tale punto trilioni di volte, cosa che mai vi riuscirà nella vita terrena. Un occhio mortale non potrà mai contemplare le cose nella loro realtà, questo lo può solo l’occhio dello spirito» [T.d.n. – 9,9].

«La forma di questi animaletti (subatomici) è quella di una sfera, la cui superficie è estremamente liscia. Il loro nutrimento è l’essenza della luce, e la durata della loro vita è la trilionesima parte di un secondo. Dopo di che, riunendosi a trilioni dopo la loro morte, cominciano a formare una seconda classe di esseri che, in rapporto alla loro grandezza, non si differenziano molto dai loro predecessori, ma la loro vita diventa tanto più concentrata, al punto che sentono già il bisogno di un nutrimento. Perciò a tal fine sono muniti di un apposito organo e sono designati con il termine dimonadi’. Quest’altra specie animale ha il suo spazio vitale già nella sfera planetaria, ossia nella regione i cui pianeti orbitano intorno al Sole, e la durata della loro vita è la mille bilionesima parte di un secondo. […] Vedete, per quanto grande sia la differenza tra la durata della vita di un atomo e quella di una monade, tuttavia essa è per voi – certamente secondo la vostra comprensione naturale – del tutto impercettibile, perché non potrete mai distinguere con i vostri sensi la differenza tra la trilionesima e la mille bilionesima parte di un secondo, eppure il calcolo vi dimostrerà un’immensa differenza. Nello stesso modo viene formata una classe dopo l’altra, quasi sotto la stessa forma, con una vita sempre più potenziata, finché, alla fine, la vita di tali esseri si accresce a una potenza tale che siffatta vita comincia a stabilirsi nelle regioni superiori dell’atmosfera, visibile come un vapore bluastro, pieno di luce. La durata di vita di questi esseri diventa poi già accresciuta man mano fino a una mille milionesima parte (= miliardesima) di un secondo» [T.d.n. – 9,11-13].

Al tempo di Lorber era inconcepibile per gli scienziati che esistesse un campo subatomico e fosse necessario un ingrandimento di trilioni di volte per riconoscere le più piccole pietre da costruzione della materia. Nondimeno, nel frattempo l’impressionante fantastica affermazione di Lorber è stata pienamente confermata. Le particelle inconcepibilmente piccole, che abbisognano di un ingrandimento di trilioni di volte per essere scorte dall’occhio umano materiale, esistono. Nel gran numero di particelle elementari, scoperte soprattutto alla fine degli anni quaranta del XX secolo, ce ne sono alcune che misero in ombra tutto ciò che era stato trovato fino allora. Se prendiamo il neutrino, esso è così piccolo che l’elettrone, in confronto, è un gigante. Il suo raggio è un 170 quadrilionesimo di un cm. La sua potenza penetrante è immensa. Nel suo viaggio che percorre dal Sole alla Terra, il neutrino la penetra certamente. Perfino un corpo della grandezza del Sole non potrebbe opporgli ostacolo. Lo descrive così il dr. Haar: "Appena scendiamo con l’ordine di grandezza fino a circa 10-6, giungiamo in un campo dove nessuna finezza dei sensi ci potrà più aiutare".

Nemmeno l’interiore di un atomo è mai stato visto e mai potrà essere visto. Tuttavia, ai fisici Cowan e Reines, grazie a un difficilissimo e raffinato esperimento, è riuscito loro di trovare il neutrino.

Asimov, in un suo scritto, osserva: "Alcuni fisici lo consideravano soltanto come lo spirito di una particella, ma per il neutrino, in fisica, è come dare la caccia agli spettri". Tuttavia vi aggiunge: "… in realtà esso non è proprio solo un prodotto del misticismo scientifico!".

Lorber, quindi, riferisce che questi atomi da considerare come ‘animaletti’ hanno l’aspetto di una sfera, la cui superficie è estremamente liscia. E anche questi dettagli sono stati confermati dalla scienza, così come lo afferma Asimov: "…ci possiamo immaginare anche un fotone della luce visibile come una sfera".

La particella elementare ‘Nullitron’, scoperta da poco tempo, come si legge in un rapporto nella rivista scientifica ‘X-Magazin’ 8/1972, è completamente rotonda ed ha una superficie assai splendente. È evidente che con il sinonimo “superficie estremamente liscia” di Lorber, e "superficie assai splendente" su X-Magazin, viene rappresentato lo stesso stato di cose.

Come abbiamo visto, tramite Lorber ci viene spiegato che “…il nutrimento delle particelle elementari è l’essenza della luce”. – Anche su questo troviamo accenni di fisica nucleare che perlomeno suggeriscono conclusioni analoghe. Ci viene riferito così: "Un fotone di luce (particella di luce o corpuscolo – n.d.a.) è in ogni istante in contatto con circa un miliardo di atomi, dei quali ognuno cerca di catturare e assorbire il fotone".

Lorber fa delle dichiarazioni relative alla durata di vita delle particelle elementari con sorprendente precisione; dichiarazioni che concordano esattamente con i risultati della ricerca della fisica nucleare. Così come egli scrive che “…la loro durata di vita è la trilionesima parte di un secondo”, la durata di vita di una particella Sigma Ɛ0 indicata da D. Ter Haar, è perfettamente coincidente con un trilionesimo di secondo. Anche il positrone ha una durata di vita di un trilionesimo di secondo. L’ulteriore trasformazione al successivo gradino, Lorber la indica con una durata di vita di un mille bilionesimo di secondo. A questa misura di tempo corrisponde la durata di vita del pione; questo vive una mille bilionesima parte di un secondo.

Analizzando ancora il testo di Lorber in cui è detto che “…la durata di questi esseri diventa poi a poco a poco accresciuta fino a una mille milionesima (miliardesima) parte di un secondo”, anche questa durata di una vita è confermata da D.ter Haar: "La particella Xi ha una durata di vita di un miliardesimo di secondo". – Uguali dati li fornisce Ford riguardo alle particelle Lambda: "Nelle ulteriori trasformazioni risulta una durata di vita sempre più accresciuta, p.e. di 10-8, 10-6 e 10-3 secondi".

Come avvengono siffatti cambiamenti “…quasi sotto la stessa forma da una classe all’altra” secondo le comunicazioni di Lorber, è confermato con un esempio tratto dagli scritti di un preminente scienziato americano nel campo della fisica nucleare e della fisica delle particelle elementari, Kenneth W. Ford: "Dopo che la particella Lambda, in meno di un miliardesimo di secondo si è suddivisa spontaneamente in un nucleone e in un pione, il pione a sua volta, dopo un tempo appena più lungo del precedente, si scinde in un mione e in un neutrino, e non appena anche il mione scompare, al suo posto sorgono un elettrone, un neutrino e un antineutrino. Tutto questo avviene in un milionesimo di secondo".

E in un altro punto è riportato: "Normalmente le particelle elementari si scindono e si trasformano così in particelle più leggere".

Analogamente nella Nuova Rivelazione, dove si legge: «In natura una cosa passa sempre inavvertita nell’altra, come un’onda nell’altra». [T.d.n. – 34,9]

In un ulteriore punto della Nuova Rivelazione che abbiamo citato, è detto che “…le differenti classi di esseri, in rapporto alla grandezza, non si differenziano molto dai loro predecessori”; anche questa dichiarazione si accorda con le constatazioni della scienza moderna che riportiamo di seguito: "Le particelle elementari hanno all’incirca la stessa grandezza". Pertanto, i prodotti delle particelle decomposte sono ancora delle particelle elementari della stessa grandezza, così come le particelle precedenti.

I risultati della ricerca scientifica del XX secolo ci dimostrano che non esiste materia in stato di quiete, come invece supponevano gli scienziati del XIX secolo. Nel campo subatomico si svolge un costante, fulmineo e catastrofico evento assai misterioso di distruzione e ricostituzione, nascosto ai nostri sensi, alla cui fine si trovano finalmente delle particelle elementari stabili. Da un vibrante processo di nascita-vita-morte appena comprensibile, ha origine la materia. Questi processi che fino ad oggi non sono chiariti né riconosciuti neanche approssimativamente, Lorber li ha anticipati oltre centocinquanta anni prima, in maniera francamente spettacolare nei suoi scritti, mediante la Parola interiore. Nella Nuova Rivelazione sono stati spiegati per sommi capi con parole concise questi eventi creativi assai misteriosi; eventi che ben difficilmente avrebbero potuto portare i lettori del XIX secolo a una qualsiasi comprensione. Allora essi vi hanno solo potuto leggere:

«Dove scorgete poco o niente con i vostri occhi, proprio là avvengono cose grandi, ed è così come una volta disse un saggio[33]: “Tra la Terra e il Sole avvengono cose di cui l’umana ragione non osa neppure immaginare”» [L.T. – 29,6].

 

*

L’interazione

Nel corso delle molteplici trasformazioni delle particelle elementari, alla fine, come già menzionato, diventano esistenti quelle particelle la cui durata di vita resta illimitata. Che anche i protoni e i neutroni esistenti in un nucleo atomico non si distruggano, è dovuto alla scoperta di una straordinaria potenza o ‘capacità di scambio’ chiamata anche ‘interazione’[34]. Il concetto ‘interazione’ svolge un ruolo importante, tanto nelle considerazioni della scienza naturale della Nuova Rivelazione, quanto nella fisica nucleare odierna. Su questo ritorneremo a parlare ancora dettagliatamente. Al tempo di Lorber non si conosceva ancora il concetto interazione, in relazione alla scissione e trasformazione, così come erano ancora completamente sconosciute le particelle elementari.

Ebbene, cos’è l’interazione? Ford risponde a questa domanda come segue: "Tutte le normali forze, presso di cui un oggetto viene attratto da un altro, sono interazioni. Tale e quale la dissoluzione di una particella elementare instabile è l’espressione dell’interazione". L’involucro e il nucleo dell’atomo sono tenuti insieme mediante l’interazione elettromagnetica, però questa forza è troppo debole per tenere insieme le due parti nucleari, il protone e il neutrone. Ci doveva essere quindi un’altra forza centinaia di volte più potente della forza elettromagnetica.

Nel 1935 il Prof. Hideki Yukawa, con dei calcoli, anticipò che doveva esistere una determinata particella elementare oscillante qua e là, velocissima tra i protoni e i neutroni, così che con questo velocissimo ritmo i protoni e i neutroni "non trovassero il tempo di respingersi". Questa particella fu trovata 12 anni più tardi nella radiazione cosmica e fu chiamata "Pi-Mesone" oppure anche "Pione". Essa in un secondo sfreccia qua e là tra i protoni e i neutroni, 5x1017 volte[35]. Come veramente l’interazione produca questa forza è difficilmente accessibile ai fisici nucleari, poiché questo non è affatto possibile, visto che la causa dell’effetto della forza d’attrazione, secondo le comunicazioni di Lorber, è di specie metafisica. Su questo nella Nuova Rivelazione è detto:

«La Mia Forza di Volontà è l’immenso legame che unisce l’un l’altro tutti i corpi mondiali e li porta a muoversi l’uno intorno all’altro; così, nello stesso tempo, …è proprio la Mia Volontà la sostanza di base di tutte le cose» [L.L. – 6,27].

Poiché alla fin fine la sostanza è di origine spirituale, gli scienziati, nonostante la profonda penetrazione nel mondo degli atomi e delle particelle elementari, devono ammettere che non hanno ancora compreso la sostanza nella sua vera essenza.

Nel XX secolo fino alla scoperta degli atomi e delle particelle elementari, presso gli scienziati esisteva l’opinione che la sostanza fosse immutabilmente rigida come appare ai nostri occhi. Nessuno nel XIX secolo immaginava che nella materia di ogni sasso, legno o ferro, regnasse un movimento turbolento sfuggente ai nostri sensi. Oggi sappiamo che i protoni nel nucleo dell’atomo devono essere considerati come centro di continua attività. I protoni vibrano con frequenze di circa 1020 al secondo[36], quindi, sebbene la materia in sé resta statica e apparentemente morta, ha in sé un’intensa vita che in se stessa è ‘vita’, poiché è certo che ogni molecola, anzi ogni più infinitesimale particella, è in continua e invisibile vibrazione.

Così come questa ‘vibrazione’ è l’essenza della materia, altrettanto lo è l’essenza della luce. Nella Nuova Rivelazione troviamo specificamente la sua caratteristica spiegata ampiamente nella sua essenzialità come un febbrile movimento nell’interazione tra ‘spiriti irati’ e ‘spiriti in quiete’:

«Se considerate la cosa un po’ intimamente, per voi dovrà essere ben risolta in sé e per sé la questione della luminosità, poiché lo spirito polare-positivo racchiuso nella polarità negativa è trascinato anch’esso all’ira in seguito ad un urto; ira che in lui equivale a una consapevolezza della propria prigionia. Questa consapevolezza gli suscita poi anche la grande smania di espandersi, ovvero di rendersi libero. Siccome però la sua polarità esteriore negativa che lo circonda è costituita in modo che essa si può bensì dilatare fino a un certo grado, ma d’altro canto è tuttavia indistruttibile o, meglio ancora, non è lacerabile, lo spirito che aspira a divenir libero si estende in essa tanto quanto gli è possibile. Considerando però che, nonostante tutto ciò, non può svincolarsi, esso si contrae di nuovo velocemente, e ripete poi i suoi tentativi con forza rinnovata, nell’erronea supposizione di poter spezzare il proprio involucro. Ora, quest’atto, più di uno spirito è in grado di replicarlo molte migliaia di volte in un secondo; questo atto viene denominato ‘furore’, ed è accompagnato dall’ira sempre crescente. Ma qual è la conseguenza visibile di quest’atto, che può essere chiamato veramente ‘furore febbrile’? Null’altro che questo: gli altri spiriti ancora quieti che si trovano vicini a un tale spirito preso dall’ira, percepiscono questo stato febbrile e, per mezzo della loro polarità esteriore, si accendono della stessa febbre. Questa propagazione dello stato co-febbrile può naturalmente avvenire in modo tanto più rapido, in quanto gli involucri polari-negativi degli spiriti, dei quali veramente è composta l’aria, si trovano in stretto contatto l’uno con l’altro» [L.m. – 9,28-31].

Nella letteratura scientifica questo ‘furore febbrile’ o ‘vibrazione’ è descritto come segue: "La frequenza della luce rossa raggiunge circa 400 bilioni di vibrazioni al secondo. Il numero di vibrazioni medie della visibile luce bianca è di circa 600 bilioni di vibrazioni, e la luce violetta raggiunge persino più di 800 bilioni di vibrazioni al secondo".

A un’oggettiva considerazione del fenomeno di queste comunicazioni, è lecito supporre che l’autore di questa precisa sapienza, circa i differenti processi misteriosi del mondo subatomico esposti, l’abbia presa dal suo intelletto in un’epoca in cui tutto questo era ancora completamente sconosciuto?

I risultati della scienza sono sì ammirevoli, ma ora gli studiosi sono giunti in una zona off limit che per loro è impenetrabile. Con i giganteschi acceleratori di particelle, i sincrotroni, i betatroni e i ciclotroni, in grado di amplificare tali infinitesimali particelle fino a 400 miliardi di elettronvolt perché possano essere rese percepibili dagli strumenti, non è più possibile approfondire oltre. – Dice Mussard: "Non abbiamo la più pallida idea di ciò che è l’essenza delle onde e delle vibrazioni. La scienza c’insegna che i legami cui sottostanno le particelle elementari rappresentano un equivalente energetico da accreditare a fenomeni inspiegabili affinché ci si incammini verso la materia increata. Per noi, essi sono trascendentali tanto quanto l’anima umana".

Qui la moderna scienza dovrebbe riconoscere invece la veridicità della Nuova Rivelazione:

«A colui che crede, saranno dischiuse molte meraviglie, ma l’incredulo non si può né consigliare né aiutare. Inutilmente egli guarda con i suoi occhi ciechi nei Miei grandi laboratori della vita. Io vi dico: egli non vi troverà che gli escrementi della morte, poiché la vita è spirito, e qui non serve nessun microscopio per indagare la stessa nella sua sfera d’azione, bensì, solo l’occhio dello spirito, che è la fede, può guardare nelle profondità delle meraviglie della vita» [T.d.n. – 10,29].

Così come qualche decennio dopo Lorber, agli uomini, tramite un altro mistico, Gottfried Mayerhofer, fu accennato dell’errata via in cui cominciava ad addentrarsi la scienza materialistica:

«Ciò che gli scienziati osservano negli alambicchi e nei distillatori, sono tutti processi grossolani; dentro vi vedono sì una grande coerenza, ma non la comprendono. E poiché non vogliono accettare nessun Signore e Legislatore, allora attribuiscono dell’intelligenza a queste sostanze, e dicono: “Esse seguono soltanto questo e quell’impulso!”, allo stesso modo di come essi stessi seguono il proprio impulso materialistico, cioè quello della follia, come se sapessero o vedessero veramente qualcosa. Ciò che per loro nella natura è un mistero, sarà e rimarrà sempre una domanda cui mai potranno rispondere, come anche per ciò che riguarda il loro stesso corpo, come cioè hanno relazione tra loro, materia e spirito, o come la massa cerebrale, di certo qualcosa di materiale-visibile, produca solamente dello spirituale. Oppure, come avviene il ‘metabolismo’ nel proprio corpo, così che essi possano rallegrarsi di una vita sana; questo, vale a dire lo spirito, non lo vogliono vedere!» [S.d.V. – 10,36-37].

«[…] Essi non vogliono riconoscere nessun Legislatore, quantunque a ogni passo s’imbattano sulle Sue tracce. Se fossero liberi da pregiudizi, certamente non potrebbero rinnegarLo» [S.d.C. - 8,7].

Il naturalista Wilhelm Martin nel suo scritto "Collegamenti dalla natura al mondo dello spirito" insegna che gli scienziati hanno sì accettato la trasformazione delle particelle elementari come lo descrive Lorber, ma non riconoscono ancora che anche in tal caso si tratta del processo di nascita del più basso livello di vita animale. Finalmente gli scienziati ammettono, veramente con franchezza, che con le particelle elementari instabili trovate, può essere rappresentato solo l’inizio di un campo dallo sviluppo non ancora facilmente accreditabile.

 

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Cap. 6

 

Il duplice carattere della luce

 

Confrontiamo ora le ulteriori dichiarazioni della Nuova Rivelazione con le conoscenze dei fisici, i quali, solo molti decenni dopo la stesura delle comunicazioni mediante Lorber, hanno acquisito queste conoscenze.

Nel 1690 Christiaan Huygens[37] pubblicò nel Traité de la Lumière che la luce dovesse essere considerata come un’onda che si propaga – in maniera del tutto simile alle onde del mare o a quelle acustiche – in uno spazio chiamato etere, dove si supponeva pervadesse tutto l’universo e fosse formata da microscopiche particelle elastiche. Nel 1862 il fisico inglese Maxwell stabilì l’esistenza delle vibrazioni elettromagnetiche per via di equazioni teoriche. Nel 1882 H. Hertz per primo produsse e studiò delle veloci vibrazioni elettromagnetiche in esperimenti di laboratorio. G. Marconi le utilizzò nel 1896 per delle trasmissioni di notizie. Dopo che Maxwell ebbe accertato l’elettricità e il magnetismo come due forme manifeste della stessa forza, alcuni anni più tardi dimostrò che la luce consisteva di onde elettromagnetiche.

Già nel 1841 Lorber dichiarò che ‘le vibrazioni’ della luce si propagano in linea retta:

«Ci sono però nello spazio visibile degli effetti e dei movimenti animici, così come nel vasto spazio luminoso ci sono effetti e movimenti della luce, con la sola differenza che le vibrazioni della luce, per via naturale, non possono procedere che in linea retta, mentre invece quelle animiche somigliano più alle vibrazioni del suono e possono propagarsi in tutte le direzioni immaginabili, così come in tutte le possibili tortuosità, più rapidamente della velocità elettrica» [D.O. – 10,16].

La scienza si è dibattuta molto sulle caratteristiche della luce, teorizzando un carattere ondulatorio e corpuscolare. Quindi sono delle vibrazioni che rappresentano la vera e propria essenza della luce. Una spiegazione veramente approfondita ci viene ampiamente rivelata da Lorber nella piccola opera "La mosca", la cui necessità ci impone di citare quasi un intero capitolo per tutti quei ricercatori di cui ci occuperemo nel prossimo capitolo:

«Che cos’è dunque la luce? Se volete comprendere bene e a fondo che cosa sia la luce, come essa appaia nel tempo e nello spazio, non dovete considerarla né una cosa del tutto materiale, né del tutto spirituale, bensì nel contempo, materiale e spirituale. Essa si presenta come una polarità costituita in modo tale, che la parte spirituale rappresenta il polo positivo e la materiale quello negativo. Non si deve pensare che questa polarità sia paragonabile al rapporto tra l’anteriore e il posteriore, bensì al rapporto tra l’interiore e l’esteriore, in modo che l’interiore rappresenta il polo positivo e l’esteriore quello negativo. […] Se prendete una cosiddetta pietra focaia e la sfregate con un ferro temperato, vedrete ben presto sfuggire una quantità di scintille da quei punti dove il ferro temperato è passato sulla pietra. Queste scintille sono luce; ma da dove hanno attinto la luminosità? Dalla pietra, oppure dal ferro? Oppure nel contempo da entrambi? Qui non è necessario scendere in particolari per poter asserire che durante un simile atto le scintille si sono originate puramente dal ferro, dal quale, per l’azione della pietra dura, si sono staccate delle parti estremamente piccole accendendosi, e ciò perché le particelle d’aria rinchiuse nei pori del ferro non avendo potuto sfuggire alla pressione esercitata con lo sfregamento, perciò si sono accese, provocando il passaggio allo stato d’incandescenza delle particelle di ferro staccatesi. […] Ma che cos’è la luminosità che si manifesta all’atto dell’accensione dell’aria? Questa cosa è impossibile da spiegare se non così come vi è stato ripetuto tante volte, e cioè che l’aria non è altro che il corpo materiale degli spiriti (intellettivi) contenuti in essa. Certo, la cosa suonerebbe meglio agli orecchi dei fisici se Io avessi sostituito la parola ‘spiriti’ con quella di ‘forze libere, sciolte’; ma siccome noi vogliamo andare fino in fondo alla cosa, preferiamo prendere, invece della proprietà, l’essenza che ha questa proprietà in sé, che nel nostro caso è lo spirito stesso, ovvero, non avendo qui a che fare soltanto con uno, bensì con moltissimi spiriti, diremo dunque “gli spiriti stessi”. Ed ora che abbiamo stabilito ciò, possiamo inoltrarci, sicuri e senza paura di errare, sul retto sentiero. Udite dunque: Poiché lo spirito è una forza polare positiva, esso tende costantemente alla libertà più assoluta e illimitata, e nel suo stato di prigionia rimane quieto finché da parte della polarità negativa che lo circonda e, per dirla in forma più comprensibile, da parte del suo involucro, non gli derivi un qualche insolito turbamento. Tuttavia, non appena lo spirito subisce dall’esterno una pressione o un urto qualsiasi, esso si desta subito nella sua abituale sfera limitata e manifesta la sua esistenza con il suo movimento d’estensione, e tale manifestazione si traduce sempre nel fenomeno a voi ben noto della luminosità”. […] Ma che cos’è dunque questo chiarore in sé e per sé stesso? Un esempio vi renderà la cosa palpabile. Cosa osservate voi in un uomo, il cui cuore è ancora pieno d’orgoglio, quando riceve da parte di qualcuno un colpo ben forte e umiliante? Non si accenderà immediatamente d’ira furiosa, cosicché tutto il suo corpo sarà invaso da un fremito d’ira, i suoi occhi si accenderanno come se avessero delle fucine all’interno, e gli si rizzeranno i capelli in tutte le direzioni? E se si trova in compagnia di altri che abbiano lo stesso carattere, non si assoceranno anch’essi alla sua ira, mettiamo pure non in un grado così intenso, tuttavia più o meno a seconda del maggiore o minore grado di affinità con lui? Io sono dell’opinione che questo fenomeno non abbia bisogno di nessuna spiegazione ulteriore; basta che facciate attenzione a un esercito sul punto di dar battaglia, e non sarà possibile che vi sfugga come questa irradiazione di furia, ovvero questo ‘furore febbrile’, invada i combattenti a migliaia e migliaia, e li trascini con sé nella mischia sanguinosa. Se ora considerate la cosa un po’ intimamente, dovrà essere ben risolta la questione della luminosità, poiché lo spirito polare-positivo racchiuso nella polarità negativa, è trascinato anch’esso all’ira in seguito ad un urto; ira che equivale in lui ad una consapevolezza della propria prigionia. Questa consapevolezza suscita poi in lui anche la grande smania di espandersi, ovvero di rendersi libero. Tuttavia, siccome la sua polarità esteriore negativa che lo circonda è costituita in modo che essa si può ben dilatare fino ad un certo grado, ma d’altro canto è tuttavia indistruttibile o meglio ancora non è lacerabile, lo spirito che aspira a divenir libero si estende in essa tanto quanto gli è possibile. Considerando però che, nonostante tutto ciò, non può svincolarsi, si contrae di nuovo velocemente, e ripete poi i suoi tentativi con forza rinnovata, nell’errata supposizione di poter spezzare il proprio involucro. Ebbene, questo atto che più di uno spirito è in grado di replicarlo molte migliaia di volte in un secondo, viene denominato ‘furore’ ed è accompagnato dall’ira sempre crescente. Ma qual è la conseguenza visibile di questo atto che può essere chiamato veramente ‘furore febbrile’? Null’altro che degli altri spiriti ancora tranquilli che si trovano vicini a un tale spirito preso dall’ira, i quali vengono a percepire questo stato febbrile e, per mezzo della loro polarità esteriore, si accendono della stessa febbre. Questa propagazione dello stato co-febbrile può naturalmente avvenire in modo tanto più rapido in quanto gli involucri polari-negativi degli spiriti, dei quali veramente è composta l’aria, si trovano in stretto contatto l’uno con l’altro. Ora abbiamo veramente tutto quello che ci occorre, perché proprio questa esasperazione febbrile di un tale spirito viene percepita tanto dall’occhio degli animali, quanto, anzi di preferenza, da quello dell’uomo, e questa percezione è veramente ciò che voi chiamate ‘luminosità’, giacché l’occhio è formato in modo da poter percepire queste oscillazioni, per quanto leggere siano, e ciò per la ragione che ciascun occhio è pure, più o meno, per metà spirituale e per metà materiale, avendo quindi una polarità perfettamente uguale a quella che viene chiamata ‘luce’, e può anche raccogliere e percepire tutto quanto gli è affine. Quando dunque una simile polarità si accende in sé nel modo sopra indicato, ha sempre luogo nel contempo anche il fenomeno della luminosità. La luminosità poi non è altro, a sua volta, che la conseguenza del coinvolgimento nello stato febbrile di quelle polarità spirituali che si trovano vicino a una simile polarità spirituale accesasi in se stessa. Questo coinvolgimento o propagazione si manifesta a distanze minori o maggiori a seconda del grado di grandezza e di violenza della polarità spirituale che si è così accesa, e nelle altre polarità suscita uno stato febbrile, pur se non troppo violento, per lo meno sempre percettibile. Naturalmente, questo coinvolgimento febbrile diventa sempre più debole quanto più lontane si trovano (per quanto concerne lo spazio) le altre polarità spirituali da quella tale polarità principale che si è accesa in se stessa»  [L.m. – 9,13-33].

Per quanto riguarda la velocità di propagazione, invece, la scienza conferma ciò che era stato affermato da Lorber nell’opera "Il grande Tempo dei tempi"[38]:

«Ma ben con la velocità della luce potreste voi provare, poiché calcola al secondo accuratamente, senza sbagliare, esattamente quarantacinque ampiezze[39] della Terra come unità, allora giungerete ben presto e fedelmente alla pura verità» [Pathiel – v. 61].

Otto anni più tardi, nel 1850, nell’opera "Dall’inferno al Cielo" fu ancora ribadito: «La luce nella massima velocità elettromagnetica, calcolata in quaranta mila miglia tedesche al secondo, dovrebbe viaggiare per molte migliaia di trilioni di anni terrestri per giungere da un polo all’altro di questo sole!» [I.a.C. – II/299,8].

Dalle informazioni di De Broglies del 1925 era stato detto che la luce ha una duplice proprietà, evidenziata secondo specifici esperimenti a cui la si era sottoposta. Essa avrebbe un carattere sia corpuscolare (materiale) che ondulatorio. Quella enunciazione è stata confermata dalla fisica del nostro tempo, la cui scienza ha ribadito: "La luce è costituita da piccoli proiettili ed ha una massa. Infatti, il fotone[40] è bensì una particella molto piccola, tuttavia secondo la formula m = hv/c2 è precisamente calcolabile. […] Non si può dubitare dell’affinità della sostanza della luce e della massa, perché ambedue hanno carattere corpuscolare".

Quando la scienza parla dell’affinità tra la sostanza della luce e la materia, questo concorda con gli ulteriori dettagli della Nuova Rivelazione, dove si legge quanto segue:

«La sostanza è simile alla luce che emana il Sole, la quale, rispetto alla materia, sembra essere un nulla; tuttavia è la sostanza fondamentale della materia, pur non essendo la stessa cosa con questa, poiché ogni sostanza primordiale è libera, cioè non è minimamente legata» [G.V.G. – VII/209,20].

Dopo le dichiarazioni di Bernhard Bavinks nel suo scritto "Risultati e problemi della scienza naturale" in cui afferma che "il mondo consiste di luce congelata", la moderna fisica si è avvicinata di molto alle affermazioni di Lorber.

 

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Cap. 7

 

L’uomo preistorico

 

Lorber non ha anticipato solamente le conoscenze degli astronomi e dei fisici nucleari in modo sbalorditivo, ma in parte anche i risultati delle ricerche in altre discipline scientifiche che a metà del XIX secolo non esistevano ancora. Si tratta della paleontologia, cioè la scienza dei fossili pietrificati di animali e piante, e l’antropologia, lo studio dell’uomo e della sua origine.

 

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L’antropologia e la paleontologia

Nel 1856 fu trovato un cranio di forma strana nel Neanderthal presso Dusseldorf. Il cranio era più grande di quello degli uomini di oggi. La fronte scendeva molto obliqua e sopra gli occhi c’erano grosse protuberanze ossee, simili a quelle delle odierne grandi scimmie. Il più famoso antropologo tedesco, il prof. Virchow di Berlino, rifiutò l’idea ridicola quale tesi del 1872 che si trattasse di un cranio di un uomo primitivo. Secondo la sua opinione, la strana forma del cranio era artrite deformante e rachitismo. Per decenni nessuno osò più dare un’altra interpretazione al ritrovamento. Questa cambiò lentamente soltanto quando, nel 1886 in Belgio e nel 1887 in Francia e in Spagna, furono trovati pure siffatti crani insieme ad alcuni utensili di pietra, tramite i quali fu possibile una determinazione dell’età. Ebbene, fu stabilito che non esisteva più alcun dubbio che si trattasse di un uomo primitivo probabilmente vissuto in Europa circa 40-60.000 anni fa. Nel 1907 si trovarono presso Heidelberg, e più tardi in Asia e in Africa, sempre più fossili umani, ai quali doveva essere attribuita un’età di più di centomila anni. Oggi il limite di un milione di anni è stato da tempo superato, ma nonostante i molti ritrovamenti non è stato possibile portare alcuna chiarezza sugli eventi. Nel corso del tempo furono stabilite diverse teorie e, all’occasione, è anche stato tentato di sostenere una teoria con raffinate falsificazioni. Il tanto cercato missing link, l’anello mancante, non è mai stato trovato, a dispetto di ricchi ritrovamenti nel corso di cent’anni.

Non è nelle nostre intenzioni occuparci delle diverse teorie, ma si vuol dimostrare che anche in questo campo della scienza la Nuova Rivelazione ha anticipato la conoscenza di essenziali stati di cose riguardo agli avanzati risultati di ricerca. Nessuno alla metà del XIX secolo avrebbe avanzato l’idea che per milioni di anni sulla Terra vissero degli ominidi, ovvero uomini primitivi aventi sì una posizione eretta, ma senza essere in grado di superare mai uno stabile stato primitivo di sviluppo; infatti, quel che è certo, è che poi, improvvisamente, circa 6000 anni fa, apparve un uomo completamente nuovo, un uomo dotato di forza di spirito che produsse culture con sorprendente velocità, fondò stati, costruì piramidi, inventò la scrittura ed emanò diritti e leggi. Perciò, mentre in milioni di anni precedenti erano avvenuti appena ragguardevoli cambiamenti, ora in brevissimo tempo sorsero sorprendenti progressi. All’improvviso irraggiò una forza fino allora completamente sconosciuta nell’uomo, così com’è accentuato nella Nuova Rivelazione:

«Soltanto nell’uomo adamitico si riversò un sentimento spirituale che stimolò l’anima a riconoscere e cercare il suo Creatore. Nondimeno, ora all’uomo adamitico gli fu assegnata una guida, poiché la semplice anima, da sola, essendo una forma completa che non può essere ulteriormente sviluppata, non scorgerebbe al di sopra di sé niente di più elevato se ora non potesse affluire in essa un sentimento spirituale, la sensazione di una Potenza che la renda umile e, nel contempo, la inciti a cercare il suo Creatore. E questa è la Scintilla divina che, quale spirito, le viene innestata e deve svilupparsi con lei contemporaneamente, in modo tale da compenetrarla sempre più mediante una giusta educazione, per introdurla, per mezzo dell’autoistruzione, in ogni conoscenza» [G.V.G. – XI/10,6].

Nella Nuova Rivelazione gli ominidi, ovvero gli uomini primitivi, sono chiamati “preadamitici”. Sulle loro sembianze e capacità, tramite Lorber ci sono state lasciate dichiarazioni assai istruttive.

 

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I sei periodi di evoluzione della Terra

Nel G.V.G. VIII, cap. 71-72 sono indicati sei principali periodi della formazione della Terra, che ebbero una durata di “molti milioni di anni”, ma questi non hanno niente a che vedere con i sei giorni della Creazione di Mosè, di cui tratteremo più avanti. Vediamoli in sintesi, poiché è da questa spiegazione che ci è possibile porre delle basi per una vera ricerca antropologica delle origini della Terra, facendo sì che si abbandonino per sempre le ipotesi più inattendibili dei paleontologi, basate sulla pura fantasia.

(primo periodo): «Quando la Terra, ai suoi primordi, si fu sviluppata finché sopra le sue acque si furono elevate alcune isole più o meno grandi ricoperte dal fango marino, Io posi ben presto per Mia Sapienza e per Mia Volontà anche ogni sorta di semi vegetali nel fertile fango. E vedi, ecco che tali isole furono ben presto coperte di vegetazione, e cioè dapprima di svariate e singolari erbe, pianticelle e piccoli alberi, e più tardi anche da alberi enormi! Quando tali isole furono così ricoperte, vi posi allora anche uova, ovvero semi per formare un mondo animale adatto a quelle condizioni della Terra. Esso consistette dapprima solo in vermi di ogni sorta, prima piccoli e poi più grandi, e in seguito in insetti, e infine, quando il suolo divenuto più asciutto ebbe già cibo in grande abbondanza, anche in animali di gigantesche dimensioni. Il compito di tali animali era di nutrirsi con le pianticelle ancora molto rozze e con i rami degli alberi, quindi concimare il suolo sempre più con i loro escrementi, e infine, anche con i loro giganteschi corpi morti, di cui potete ancora trovare i resti delle ossa in profonde caverne e gole della Terra. Dalla decomposizione di tali animali si svilupparono poi, pure questi secondo la Mia Volontà, una quantità di nuovi animali sotto forma di vermi più o meno grandi, e da essi ogni sorta di insetti. Chiamiamo ora tutto questo una fase di formazione della Terra. Ma si capisce già da sé che il corpo della Terra, in precedenza, doveva già essere stato sottoposto, quasi innumerevoli volte, a ogni tipo di cambiamenti preventivi, poiché senza tali processi questo stato della Terra non avrebbe mai potuto aver luogo» [G.V.G. – VIII/71,1-4].

(secondo periodo): «E dopo un gran numero degli attuali anni terrestri, dalle grandi profondità dei mari della Terra si sollevarono vaste distese territoriali già guarnite di monti e ricoperte da un fango molto più fertile. Al tempo opportuno furono poste in questo fango, per Mia Sapienza e Mia Volontà, delle sementi più perfette, e presto quelle vaste distese di territori della sempre ancor giovane Terra assunsero un aspetto di grande prosperità. Quando sulle varie vaste distese di territori ci fu nuovamente una grande quantità di nutrimento, da parte Mia fu anche subito provveduto, nel più saggio Ordine, a una maggiore e più perfetta quantità di piccoli e grandi consumatori. Allora l’acqua, tra le distese dei territori, fu popolata da animali più grossi e le vaste distese di territori ebbero i loro grandi consumatori di ciò che il suolo offriva, come appunto nuove piante, erbe e alberi. Erbe, piante, pianticelle, cespugli e alberi veramente giganteschi, in parte producenti già i semi, in modo da potersi riprodurre. Tuttavia la maggior parte di tale vegetazione cresceva simile ai funghi, direttamente dal suolo gravido di frutti delle distese dei terreni, e gli animali nascevano quasi nella stessa maniera come i draghi[41] del fiume Nilo in Egitto a voi noti, ossia dalle uova. Essi potevano vivere nell’aria come anche nell’acqua, e nutrirsi di piante sia nell’acqua sia nelle distese dei terreni, che però erano ancora ben lungi dal presentarsi un po’ troppo asciutti. Infatti, in questo periodo di formazione della Terra, per così dire, in progressione per la vita fruttifera vegetale e animale, la Terra non poteva avere un aspetto asciutto e abitabile, poiché le gemme degli alberi si sviluppano maggiormente nell’umido, mentre se queste hanno un aspetto troppo asciutto, allora la fioritura e il successivo frutto non si presenteranno sicuramente al meglio. Il secondo periodo di preventiva formazione durò ancora un numero per voi inconcepibile di anni terrestri attuali, ma la Terra non era ancora di gran lunga adatta a sostenere animali a sangue caldo, tanto meno uomini per quanto di specie inferiore, perciò il secondo periodo ebbe termine anch’esso come il primo, e passò poi di nuovo molto tempo, con periodi intermedi molto tempestosi, prima che comparisse un terzo periodo di formazione preventiva» [G.V.G. – VIII/71,9-13 / 72,1].

(terzo periodo): «Dai molti necessari processi sorse di nuovo un terzo periodo. Ora emersero dal mare territori di grandezza molto considerevole spinti dal fuoco interno della Terra, naturalmente secondo la Mia Volontà. La vegetazione divenne molto più abbondante e di tipo sempre più gigantesco, per gli animali avviene come per la vegetazione, ma anche questo periodo, che è durato anch’esso estremamente a lungo, e che in certo qual modo potrebbe essere paragonato alla fioritura di un albero, era, così come i due precedenti, di gran lunga ancora inadatto a servire come luogo di dimora per l’uomo. Perciò anche questo ebbe fine e, come il primo e il secondo, seppellì i suoi prodotti sia della sfera animale che di quella vegetale, però non così profondamente come il primo periodo. Poi ci fu di nuovo una quantità di periodi intermedi e, dopo lunghi tempi, fece la sua comparsa un quarto periodo di formazione preventiva» [G.V.G. – VIII/72,3-4].

(quarto periodo): «Alcune parti di territorio divennero ancora molto più vasti, la vegetazione nuovamente molto più rigogliosa, e l’acqua, i terreni già asciutti, così come l’aria, cominciarono ad essere molto popolate da piccoli animali, e accanto a questi anche da animali più grossi. E tra gli animali ci furono perfino dei mammiferi a sangue caldo che non venivano più al mondo per mezzo di uova, bensì per via della procreazione naturale, e quindi in grado di mettere al mondo dei cuccioli vivi. Facevano eccezione gli animali acquatici, alcuni grandi anfibi, gli uccelli, i vermi e gli insetti. Questo quarto periodo principale di formazione preventiva durò estremamente a lungo, e il suolo della Terra, di quando in quando, fu illuminato dai raggi del Sole, e su alcuni alberi cominciò già a mostrarsi qualche frutto, che però ovviamente non sarebbe stato ancora particolarmente di vostro gusto, ma al mondo animale di allora serviva tuttavia come buon nutrimento. Anche in questo quarto periodo di formazione preventiva non c’era ancora nulla sulla Terra che fosse simile all’uomo» [G.V.G. – VIII/72,4-6].

(quinto periodo: gli uomini preadamitici): «Dopo lunghi tempi, nel corso dei quali sulla Terra subentrò ormai una maggior quiete e ordine, e dopo molte tempeste terrestri sempre molto grandi, affiorò un quinto periodo di formazione preventiva della Terra. Dalla grande profondità del mare si sollevarono di nuovo grandi territori, saldandosi a quelli già esistenti dai precedenti periodi, formando già una reale terraferma. In questo quinto periodo sorsero la maggior parte delle montagne insieme alle più alte della Terra. Le loro altissime cime furono frantumate dai fulmini che poi rotolarono nelle profonde valli e fosse della Terra grazie a violenti terremoti e inondazioni causate da possenti nubifragi. Con ciò si formarono pianure molto estese, vallate meno vaste e pascoli su cui poi tutto poté meglio prosperare. Con l’inizio di questo periodo la Terra fu anche portata in un’orbita ordinata attorno al Sole. Giorno e notte si alternarono già regolarmente, e così pure le stagioni dell’anno, sebbene ancora tra variazioni di ogni sorta, poiché le oscillazioni dei poli terrestri erano notevoli continuamente, e in questo periodo dovevano esserlo. In tale periodo, in cui si era già formata una stabile terraferma, cominciarono le regolari inondazioni marine ogni 14.000 anni terrestri. Con esse il mare la sommergeva a poco a poco, una volta la metà meridionale della Terra, e poi di nuovo quella settentrionale, in modo da rendere ulteriormente fertile la Terra nei deserti di ghiaione, spesso molto estesi. Infatti, dopo circa 14.000 anni il mare depositava tanto fertile fango sulle aride superfici di ghiaione e sulle valli, che esse poi, quando il mare si ritirava di nuovo e il fango che si lasciava dietro diventava un suolo più solido, erano estremamente fertili. In questo quinto periodo occorsero certo più di mille millenni, prima che tutto il suolo ben preparato fosse completamente adatto per una nuova creazione di un gran numero di svariatissime piante, come erbe, pianticelle, cespugli e alberi, e poi anche per animali di ogni sorta e di uomini pre-adamitici. In questo periodo vediamo già una gran quantità di svariati alberi da frutta e altre piante fruttifere di ogni genere e specie, sia per gli animali che per i pre-uomini di quel tempo. Tuttavia qui non si parla ancora di agricoltura, ma certamente i pre-uomini utilizzavano già certe mandrie di animali e conducevano una rozza vita nomade; essi non avevano vestiti e non si costruivano neppure case né capanne. Essi tuttavia erigevano su dei grossi rami degli alberi certe solide alcove per abitarvi e dormire, come gli uccelli, e si procuravano scorte di alimenti che consumavano a poco a poco. Quando la provvista era consumata, uscivano di nuovo a schiere per un ulteriore caccia di alimenti. Quando arrivò il freddo, poiché in questo periodo fece la sua abbondante comparsa anche la neve, questi uomini si trasferirono in zone più calde insieme ai loro animali domestici, che consistevano in mammut, grandi cervi, mucche, capre e pecore. Anche l’elefante, il rinoceronte, l’unicorno, e ogni sorta di scimmie e anche uccelli ne facevano parte. Quasi verso la fine di questo periodo comparvero anche l’asino, il cammello, il cavallo e il maiale, animali che venivano anch’essi domati da questi pre-uomini. Infatti, essi possedevano quel tanto di istinto razionale più elevato, da dominare i citati animali, e anche per poterli utilizzare in parte per i trasporti, in parte per la caccia, e in parte per ottenere il latte e la lana, con cui imbottivano bene le loro alcove elevate per costruirsi così dei soffici giacigli. Essi non avevano propriamente un linguaggio del tipo che ora è in uso tra gli uomini; tuttavia facevano certi suoni articolati, segni e gesti come gli stessi animali più perfetti, e potevano intendersi reciprocamente su ciò di cui avevano bisogno, e aiutarsi l’un l’altro. Se qualcuno si ammalava, solitamente a causa dell’età avanzata, egli conosceva pure la pianticella che lo avrebbe aiutato; e se non poteva più andare a cercarla, gli altri lo facevano per lui. Però non sapevano come accendere un fuoco e utilizzarlo; ma se avessero potuto vedere come avrebbero fatto (in seguito) gli adamiti, li avrebbero imitati. In essi, infatti, l’impulso all’imitazione era molto predominante e la loro intelligenza, con un certo grado di libera volontà, superava già di molto quella di una scimmia per quanto perfetta. Inoltre avrebbero potuto imparare a parlare alla nostra maniera, ma da se stessi non avrebbero mai potuto produrre un saggio discorso. Come uomini erano però di statura gigantesca ed estremamente forti, e avevano anche una dentatura tanto forte da potersene servire al posto degli attrezzi per tagliare. Avevano anche il senso dell’olfatto e quello del tatto eccezionalmente forti, e percepivano già da lontano quando si avvicinava a loro qualcosa di ostile. Con i loro occhi e con la loro volontà domavano gli animali e talvolta anche gli spiriti naturali. Tuttavia, sebbene questo quinto periodo di formazione preventiva sia durato addirittura moltissime migliaia di migliaia di anni, tra questi uomini non è osservabile nessuna cultura progredita di qualunque genere; essi invece continuarono a vivere la loro monotona vita nomade e furono perciò solo una concimazione preliminare della Terra per l’attuale genere umano, a Me pienamente simile in tutto. Il colore della loro pelle, ancora piuttosto pelosa, era tra il grigio scuro e il grigio chiaro; solo nel Sud c’erano anche stirpi prive di peli. La loro forma aveva una notevole somiglianza con i mori dell’epoca attuale. Essi si moltiplicarono nei bassopiani e nei fitti boschi fino al tempo di Adamo, ma sulle montagne non si trapiantarono mai»  [G.V.G. – VIII/72,8-19].

Questa descrizione della ‘nuova creazione di animali e piante’ è di elevato particolare interesse. Oggi è confermata dalla scienza la loro ‘improvvisa scomparsa’, così come dopo un tempo molto lungo avvenne l’improvvisa comparsa di nuove specie di animali e di vegetali. Il fatto della totale interruzione tra la specie precedente e quella successiva a distanza di migliaia di anni, si contrappone a un continuo processo evolutivo blaterato dalla totalità dei paleontologi, vale a dire: non è pensabile, né è mai stato possibile, provare che le specie di animali e piante nelle varie ere geologiche siano sopravvissute o che dalle precedenti ci sia stata una qualche progressiva mutazione.

Questa tesi degli scienziati materialisti che tutte le nuove forme nelle ere geologiche successive siano state derivate da una trasformazione autonoma, da un’evoluzione autoctona, riuscendo perfino ad imporla nell’istruzione scolastica, non ha mai avuto nessuna conferma! A quest’autonomismo, oppure, dicesi dell’autogenesi, è stato sottratto il presupposto del grande intervallo di tempo che si trova nel mezzo di due epoche paleontologiche che, molto semplicemente, dimostra un profondissimo fossato! Il nuovo non può essere spiegato con supposte metamorfosi del dna che si sarebbe auto modificato o auto neocreato dalle strutture del precedente, – che la stessa scienza dichiara non modificabile! Inoltre, come sarebbe stato possibile una rigenerazione di specie scomparse, quindi un auto generarsi della vita dagli stessi fossili? Esiste, è vero – come spiega chiaramente la Nuova Rivelazione – un’evoluzione, un susseguirsi graduale di specie, tra quelle che scompaiono e altre che appaiono dopo migliaia di anni di transizione e trasmutazione del suolo, ma non un’evoluzione della stessa specie che auto evolve modificandosi in una simile, con caratteristiche che i paleontologi indicano come adattamento rispetto all’ambiente, come di una natura che ‘fa da sé’. In natura, il caso non esiste! Tutto viene gestito, guidato da ‘forze spirituali’ che sono al servizio della Divinità. – Leggiamo:

«Una forza cieca non ha mai prodotto neanche una sola pianticella di muschio che nel corso di molti millenni riappaia con una forma assolutamente uguale a quella precedente!» [G.V.G. – VI/87,7].

È nell’esposizione del quinto periodo terrestre che si comincia a parlare per la prima volta dell’uomo primitivo con spiegazioni succinte della sua vita di milioni di anni fa, vissuta per migliaia di generazioni con un modus vivendi stazionario che continuò per milioni di anni fino al tempo di Adamo, tempo dal quale iniziò il sesto periodo di sviluppo della Terra.

(sesto periodo): «Ai tempi di Adamo, col quale comincia il sesto periodo, la Terra ebbe di nuovo, in parte, da affrontare grandi sconvolgimenti per mezzo del fuoco e dell’acqua, e in tale occasione la descritta specie pre-adamitica ebbe allora fine quasi completamente, insieme ai loro animali domestici, così come i molti boschi e gli altri loro animali che non sono annoverabili tra quelli domestici. Solo alcune specie di uccelli rimasero, come anche alcuni animali delle montagne e delle acque della Terra. I pre-uomini descritti sopravvissero con gli adamiti fino ai tempi di Noè, sebbene estremamente rari, ma a poco a poco deperirono perché non trovarono più a sufficienza il nutrimento a loro adeguato. Tuttavia in alcune profonde regioni dell’Africa meridionale e su alcune isole maggiori della vasta Terra, si possono ancora incontrare (al tempo di Gesù) alcuni deperiti discendenti del quinto periodo. Essi sono però ancora del tutto selvaggi, sebbene qua e là abbiano assimilato dai discendenti di Caino una certa maggior cultura. Possono essere addestrati a diversi lavori; però da se stessi fondamentalmente non inventano nulla. Una parte di essi sta certo un po’ meglio, perché deriva dalla mescolanza con i Cainiti, e più tardi anche con i Lamechiti, però anche questa parte non è idonea ad una formazione spirituale superiore e più profonda. Questa specie di uomini continuerà tuttavia ancora a sopravvivere a lungo e a moltiplicarsi, là dove si trova ora, e a poco a poco assorbirà anche una maggior cultura dagli adamiti; ma con ciò non diventeranno mai un grande popolo. Eccovi dunque spiegati i pre-adamiti del quinto periodo di formazione preventiva della Terra» [G.V.G. – VIII/73,1-3].

Quindi, è tramite Lorber che possiamo conoscere esattamente dell’esistenza degli uomini primitivi o preistorici, la cui stirpe è durata “moltissimi milioni di anni”. Fino a pochi decenni fa gli scienziati facevano iniziare l’esistenza degli uomini primitivi soltanto con il quaternario, così che questi uomini avrebbero dovuto vivere per un periodo di circa un milione di anni. Solo con gli esiti della ricerca del noto antropologo Louis Leaky nel 1966, fu chiarito che quest’ipotesi era errata e che gli uomini primitivi vissero effettivamente già nel terziario. I fossili trovati dal dr. Leaky sono vecchi di molti milioni di anni. Alcune ossa di uomini primitivi ritrovate sono state datate con un’età fino a 20 milioni di anni fa [F.A.Z. del 3 ottobre 1972]. – Con quest’ulteriore dimostrazione, le comunicazioni di Lorber sono state ancora una volta pienamente confermate.

Oltre ai riferimenti generali sugli uomini primitivi, Lorber menziona anche dei particolari che nella letteratura scientifica sono stati confermati con precisione. Per esempio, di un uomo primitivo è detto così: «Come uomo, però, era di statura gigantesca ed estremamente forte, e aveva una dentatura così potente che poteva servirsi di questa al posto di utensili da taglio» [G.V.G. – VIII/72,17].

Glowatzki riferisce su questo che al paleontologo tedesco von Koenigsfeld nel 1925 furono sottoposti in Cina dei denti che "… nella loro forma erano simili a denti umani. […] I denti trovati erano però così grandi che, se dalla loro grandezza si doveva stabilire la mascella e con questa l’intero corpo, doveva essere stato alto circa tre metri e cinquanta". – Tale e quale fu mostrato con i ritrovamenti fatti in seguito negli anni 1939 e 1941 in Estjava, dove si dimostrò che lì erano vissuti uomini primitivi giganteschi. Dei molti ritrovamenti del dr. Leaky il più famoso è stato il cosiddetto ‘uomo schiaccianoci’ del 1959, così detto a causa dei denti straordinariamente forti di questo cranio [R.N. Zel 3/10/1972].

In un altro dettaglio nel "Governo della famiglia di Dio" ricevuto da Lorber nel 1844, è scritto quanto segue:

«Per quanto riguarda gli uomini preadamitici, i cosiddetti uomini-animali, denominati ‘cefonasim’ (contemplatori del firmamento), di questi si trovano ben ancora qua e là pure dei resti fossili, come si trovano anche qua e là ancora alcuni discendenti di questa specie di uomini-animali che si collocano (nelle epoche) tra i discendenti di Caino e le attuali scimmie, come lo scimpanzé e l’orangutan. Tra tutte le specie animali essi possedevano la più grande intelligenza istintiva e si costruivano qua e là le loro dimore quanto mai uniformi. Inoltre, nei punti non troppo larghi di ruscelli e fiumi posavano pure dei massi per costruirsi su tali punti una specie di ponte, e se l’acqua cominciava a fluire al di sopra di tali attraversamenti – ciò che era di solito il caso – allora essi, dietro il primo sbarramento di pietre, cioè dalla parte da dove veniva la corrente, ne collocavano un secondo più alto, persistendo non di rado in questo lavoro così a lungo che, alla fine, di tali sovrapposizioni ce n’erano spesso dieci e anche di più, allineati grossolanamente a forma di terrazza, attraversamenti che però alla fine a loro servivano poco, perché l’acqua ricominciava sempre a gonfiarsi spingendo e allagando continuamente tutti questi sbarramenti. Dunque, tali muri costruiti, di cui ancora oggi si riscontrano tracce, sono opera di quegli uomini che però erano provvisti di una breve coda, ricoperta con un abbondante ciuffo di peli. A queste mura viene attribuita un’età elevata, il che tra l’altro è anche il caso, dato che effettivamente alcune di queste mura ritrovate, in particolare quelle nelle regioni montane, risalgono a tempi molto anteriori di quelli di Adamo; nondimeno, queste sono altrettanto poco opera di una libera intelligenza umana, quanto lo sono le casette quanto mai ingegnose che i castori costruiscono vicino ai corsi d’acqua, dove questi animali trovano il loro abbondante nutrimento».  [G.F.D. – III/appendice].

Per quanto possa sembrare incredibile, certi tipi di antichissimi muri sono stati trovati, sebbene non come questi! Uno dei più noti antropologi tedeschi, il Prof. Gerhard Heberer, riporta su questo tema, in una raccolta sulle origini umane degli australopiteco[42], che il tipo A di questi piccoli esseri viventi, piccoli come pigmei, "…erano in grado di costruire piccoli muretti", che essi usavano, come egli presume, come ripari contro il vento.

Queste spiegazioni che Gesù diede ai Suoi discepoli duemila anni fa, dimostrano che la tanto sbandierata teoria dell’evoluzione della specie del 1859 di Darwin, come risultato di un caso e della necessità della natura, che afferma che noi uomini discendiamo dalla scimmia, è smentita categoricamente dalla Nuova Rivelazione. È sufficiente riflettere che qualunque specie vivente, dai vegetali tramite il seme, così come gli animali tramite la fecondazione degli ovuli femminili e poi fino ai primi esseri umanoidi con l’inseminazione, in tutti c’è solo una perpetuazione di ciascuna specie per milioni di anni. Quindi, tale teoria è così insussistente, da dimostrare l’assoluta cecità dei ricercatori naturalisti di tutti i tempi, nonostante essi continuino a sostenere tale assurda teoria dell’evoluzione per distogliere l’umanità dalla verità. – L’evoluzione esiste, ma è solo animica:

«Che importanza può avere il corpo di quel coniglio con il quale l’aquila sazia la sua stessa fame, se essa rende con ciò libera l’anima della bestiola, cosicché questa poi si trova nella piena capacità di salire un gradino superiore della vita? Ma dal canto suo, anche l’aquila ha un’anima che sta andando incontro alla stessa meta. Ebbene, nella carne e nel sangue del coniglio si trovano ancora delle sostanze animiche più grossolane, e queste vengono congiunte con le sostanze animiche dell’aquila, affinché l’anima dell’aquila divenga un po’ più mansueta e intelligente, e affinché dopo la perdita del proprio corpo essa possa essere eventualmente chiamata a contribuire alla formazione addirittura di un’anima umana dotata di grande levatura e di molta luce, coraggio e forza» [G.V.G. – VI/133,8].

Peraltro, che la Bibbia nella spiegazione della creazione della prima coppia umana abbia detto la verità, ciò trova riscontro nella Nuova Rivelazione, spiegandola così:

«Io posso aggiungervi solo questo: per quanto riguarda gli uomini chiamati a diventare figli di Dio, solo una coppia è stata posta sulla Terra, e precisamente Adamo e sua moglie Eva. Da qui ha avuto anche inizio l’educazione spirituale da parte del Cielo, continuata fino ad oggi. Che però anche già molto tempo prima di Adamo ci siano stati degli esseri simili agli uomini, questo è del tutto sicuro e vero, e di simili esseri ce ne sono ancora sulla Terra (anno 31 d.C.), ma tra loro e i veri e propri liberi uomini c’è un’enorme differenza. Infatti, il vero uomo può formarsi da sé fino a raggiungere la piena somiglianza divina, e può riconoscere completamente Dio e le Sue opere, e queste opere confrontarle, valutarle e comprenderne lo scopo; mentre invece quel certo uomo-animale non sarà mai in grado di fare questo. Che però anche gli animali, col tempo e con qualche fatica da parte dei veri uomini, acquisiscano essi pure una specie di addestramento superiore, questo lo avete tutti sperimentato con i vostri animali domestici. Gli uomini otterrebbero anche di più con gli animali se, ugualmente ai semplici primi padri della Terra, si trovassero in vera e piena unione con il loro spirito ultraterreno proveniente dal Cuore di Dio. Tuttavia, nel profondo Egitto meridionale vivono ancora degli uomini simili ai primi padri. Costoro sono ancora signori della natura, ed essa deve servirli conformemente alla loro volontà. Ma per divenire così, il vero uomo deve elevarsi nella propria anima e porsi non al di sotto della natura, ma deve porsi, nello spirito, al di sopra di tutta la natura della materia e della carne. Infatti, nella natura di ogni materia c’è il giudizio, l’impotenza e la morte. Solo nello spirito c’è l’eterna libertà, la vera vita e ogni potenza e autorità. E che le cose stiano così, ve ne ho fornito la prova fuori, laggiù sul mare» [G.V.G. – VII/221,4-8].

Qualche anno dopo la morte di Lorber, nel 1870 tramite un altro mistico, Gottfried Mayerhofer, verrà confermato che l’uomo non ha nulla a che fare con l’evoluzione degli animali:

«O voi ciechi e sordi! Mentre nel Mio insegnamento, e mediante le Mie opere durante il Mio cammino terreno, e alla fine perfino con la Mia morte, volli mostrare la grandezza della vostra origine, tanto che, come Dio, Mi abbassai per venire su questa tenebrosa Terra nelle condizioni ultime e più infime, sopportando la cosa più spaventosa che un uomo possa sopportare sulla stessa, e questo per riscattarvi dal pantano del peccato e per spianarvi la via, – figli Miei. lo ripeto: per spianarvi la via e diventare figli dell’eterno Creatore di tutta la natura visibile e invisibile! – Invece i vostri eruditi e naturalisti, volendo essere superiori, vogliono dimostrarvi di fatto che, volendo Io farvi figli di Dio, voi dovreste discendere dalla scimmia!!! Veramente non so chi devo compiangere di più: il naturalista, che a causa di tutta la ricerca ne ha tratto tale insensatezza dal suo cervello prosciugato, oppure voi che non vi vergognate di provenire dall’animale più libidinoso e vendicativo che la Creazione abbia da presentare!» [S.d.T. – 21,11-12].

Ci si meraviglia se gli amici contemporanei di Lorber, in tutta l’Austria, non poterono trovare nessun editore disposto a stampare gli scritti di Lorber? Dal punto di vista di allora le comunicazioni del vero profeta dovettero essere considerate come fantasmagoriche. Se al tempo di Lorber la sua grande opera fosse stata resa nota a un pubblico più vasto, avrebbe trovato indubbiamente una critica schiacciante. Dalla prospettiva del nostro tempo, in cui non attribuiamo più alcun particolare significato nemmeno ai presunti voli sulla Luna, e ci siamo abituati alle immagini verso lo spazio profondo e alle infinite dimensioni dell’universo, anche le precedenti dichiarazioni di Lorber ci appaiono come la cosa più naturale del mondo, dopo che la scienza ha messo le moderne conoscenze della fisica e dell’universo a disposizione di ogni allievo degli istituti superiori. Solo dopo più di un secolo e mezzo dalla morte di Lorber, noi oggi siamo in grado di opporci al modo di pensare dei suoi contemporanei e riconoscere la verità delle sue comunicazioni.

 

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Cap. 8

 

Il problema dell’etere resta aperto

Chi avrà ragione: Lorber o gli scienziati?

 

Tra le dichiarazioni della Nuova Rivelazione che non concordano con le attuali teorie dei fisici, ci sono quelle sull’etere. Nell’Opera di Lorber l’etere è visto come la base di qualunque sviluppo sostanziale, come una misteriosa materia prima (sostanza primordiale) che, nella sua essenzialità, non è quasi distinguibile dal nulla. Un primo accenno della sua essenza ce lo presenta un angelo al tempo di Gesù quale risposta ai suoi interlocutori terreni:

«Ma se ora saliamo al di sopra della superficie terrestre ad un’altezza corrispondente a circa dieci ore di cammino, noi non troveremo più affatto dell’aria come questa che ci circonda, ma dell’etere purissimo che, per i vostri occhi, sarebbe come un totale nulla, così che non vi sarebbe facile rappresentarvi qualcosa di equivalente a questo nulla. Infatti, se sulla Terra guardate a una distanza di varie ore di cammino, l’aria che riempie lo spazio tra voi e le montagne lontane, per quanto pura, vi apparirà come un vapore azzurro davanti a quelle montagne, ma se questo spazio fosse invece colmo esclusivamente di puro etere, voi le montagne non le scorgereste azzurre, ma nel loro colore perfettamente naturale! Sì, vedete, tra la Terra e il Sole intercorre una distanza così grande che qui sulla Terra io davvero non sarei in grado di indicarvela in maniera comprensibile e precisa; cosa questa che del resto vi è già stata spiegata dal Signore stesso, e questo spazio, che per i vostri concetti è immensamente grande, è colmo appunto di un simile etere che ai vostri sensi appare come un vuoto assoluto. Tuttavia, questo etere, a dispetto della sua apparente e assoluta nullità, non è affatto un vuoto assoluto come sembra a voi, poiché in esso sono contenuti tutti gli innumerevoli materiali e gli elementi in uno stato sciolto e libero più di quanto lo siano nella più pura aria atmosferica di questa Terra. Tali materiali ed elementi nell’etere, però, sono piuttosto delle forze libere, e sono molto più vicine e affini al fuoco e alla luce primordiale; essi forniscono il nutrimento all’aria terrestre che, a sua volta, nutre l’acqua, e questa nutre poi il terreno e tutto ciò che su di esso vive e si muove. Quindi, se nell’etere si trovano già tutte queste cose, bisogna pur convenire che esso deve essere qualcosa di ben importante, e non un nulla, nonostante appaia tale ai vostri sensi. Nemmeno l’etere, però, è qualcosa di puramente spirituale, bensì ha piuttosto una somiglianza interiore con la sostanza dell’anima, tuttavia solamente in quanto esso è un mezzo spaziale che dà modo alle innumerevoli forze originarie provenienti da Dio di incontrarsi, di associarsi e congiungersi e, infine, agire come del tutto in comune» [G.V.G. – VII/72,3-5].

Questa sostanza, impalpabile per l’essere umano, contiene quindi in sé tutti gli elementi o sostanze primordiali che diventeranno poi tutte le svariatissime sostanze contenute nell’aria, nell’acqua e in ogni specie vegetale e animale, poiché:

«… dietro la sostanza dell’etere si cela il fuoco dello spirito impercettibile ai sensi umani, cioè una forza eternamente agente che, emanante da Dio, colma lo spazio infinito e opera e crea incessantemente. Dio stesso però è l’eterno Spirito primordiale e l’eterno Essere originario raccolto nel Suo centro, fuori dal quale Egli irradia i Suoi sublimi Pensieri e le Sue immense Idee, di cui colma l’infinito procedente da Lui; Pensieri e Idee che, colmi del Suo Amore, divengono un fuoco vitale simile a Lui. Per effetto della Sua Sapienza si plasmano in forme ordinate e, grazie alla Sua Volontà, si manifestano come esseri distinti l’uno dall’altro ed esistenti singolarmente a sé, e in questi esseri viene immessa la facoltà di moltiplicarsi nella loro specie, di progredire, di unirsi poi con il tempo tra di loro salendo di gradino in gradino sulla scala dell’Ordine eterno di Dio e, infine, assurgere alla somiglianza di Dio» [G.V.G. – VII/72,9].

Affermazioni queste, che solo qualche anno dopo la morte di Lorber saranno confermate da altre rivelazioni al mistico Mayerhofer:

«L’etere stesso ha comunque in sé tutti gli elementi che sono necessari per la creazione e la conservazione di singoli mondi» [S.d.C. – 28,5].

«Così voi vedete che la vita cosmica, cominciata dal più piccolo atomo eterico, lottando, s’inerpica su dal materiale inconscio fino allo spirituale di un cosciente spirito angelico, il quale, dominando con lo sguardo il mondo materiale, può afferrare le Mie Idee, possedendo anche il potere di realizzarle» [S.d.V. – 20,26].

Nel XIX secolo nessuno scienziato dubitava dell’esistenza dell’etere. Quando nel 1881 Michelson intraprese dei tentativi per stabilire l’esistenza dell’etere con l’aiuto di strumenti sensibili, questi fallirono. La sua esistenza non poté essere dimostrata, né con questo né con esperimenti postumi. Se si considerano queste imprese, secondo la visuale della Nuova Rivelazione, allora diventa chiaro che il risultato doveva essere negativo. Lorber, infatti, osserva che la vera regione dell’etere comincia, secondo il grado di latitudine del luogo in esame, soltanto a una quota da 2 alle 10 miglia tedesche[43]. È chiaro che nel 1881 ogni esperimento di questo genere intrapreso sulla Terra non poteva che naufragare. Inoltre nella Nuova Rivelazione è accennato che “l’etere è completamente privo di resistenza” [G.V.G. – VII/72,3] così che i valori misurati di una resistenza non potevano essere registrati.

Ci furono però ancora altri motivi che hanno portato alla soppressione dell’etere, pur contro l’opposizione di molti scienziati. La teoria dell’etere, infatti, come riferisce Mussard, richiedeva delle caratteristiche inadempibili. Einstein lo ha improvvisamente eliminato dalla fisica, dichiarando che le onde luminose appaiono veramente senza sostegno. Ma Mussard scrive: "Pensare questo, è veramente insufficiente". – Anche Wilhelm Martin dichiara che immaginare che dei corpuscoli luminosi dovrebbero correre nel vuoto dopo l’abolizione dell’etere: "… contraddice ogni reale dato di fatto della luce, particolarmente anche nel percorso, per opera dei medium". – Einstein sostituì il concetto dell’etere con ‘campo’, un concetto che per lui era matematicamente meglio afferrabile. Tuttavia, pur se un campo è un concetto quantitativo, anch’esso non è visibile, poiché il suo supporto è lo spazio vuoto! – Dice Tirala: "Ai fisici era evidentemente spiacevole dover accettare un universo infinito, escogitarono piuttosto l’introduzione di un nuovo ‘campo’ in un settore matematico. Qui veramente resta solo il desiderio, quale padre del pensiero, com’è stato anche spiegato chiaramente da parte della fisica". – Osserva Mussard: "In fondo, non si è molto lontani dal vecchio concetto di etere, gli si è solo stato negato ogni caratteristica sostanziale e si è dato ad esso un altro nome, chiamandolo campo".

La fisica odierna, nello studio del ‘campo elettrico’, vede che delle vibrazioni elettromagnetiche immateriali riempiono lo spazio vuoto come causa prima di ogni essenza, dalla quale è creata la sostanza. Ciò che gli scienziati dichiarano oggi sul campo elettrico, si trova dettagliatamente confermato quasi allo stesso modo nelle rivelazioni sull’etere avute nel 1876 da Mayerhofer:

«Vedete, figli Miei, l’etere è uno spazio buio, nel quale agiscono solamente delle forze cosmiche» [S.d.C. – 28,4].

«Nell’etere, come ho già detto, mediante queste due forze che voi potete chiamare anche elettricità e magnetismo, regna un eterno movimento, attraverso il quale viene stabilita, oppure influenzata, l’orbita dei mondi, dei soli e dei pianeti» [S.d.C. – 28,7].

Mentre la scienza dice semplicemente: "La materia è una maggiore eccitazione del campo attraverso delle vibrazioni", tramite la Nuova Rivelazione noi abbiamo la possibilità di conoscere approfondimenti della natura e dell’essenza della materia spiegati precisamente, la cui origine è nell’etere:

«Infatti, ovunque, già nel mondo giudicato della materia, si scorge una qualche intensa attività – come per esempio una violenta tempesta, una forte risacca, un forte strofinio tra due oggetti dello stesso o di diverso tipo, una potente pressione tra due corpi duri e altre cose simili – là si vedrà svilupparsi contemporaneamente, specialmente di notte, un fuoco e una luce, o per lo meno un bagliore. Ciò viene designato dagli scienziati col nome generico, tuttavia non sempre appropriato, di elettricità; in fondo, e del tutto esattamente secondo piena verità, non è nient’altro che un’eccitazione degli spiriti naturali imprigionati più o meno duramente in tutta la materia, i quali possono sempre essere eccitati tanto prima e tanto più facilmente, quanto più duramente sono prigionieri. Se invece sono trattenuti più lievemente, come per esempio nell’aria, nell’acqua, nel fango e in ogni sorta di altri corpi fluidi e molli, allora occorre proporzionalmente un movimento più intenso, affinché gli spiriti naturali non potendo sfuggire facilmente ad esso, siano eccitati e, mediante il loro movimento vibratorio, velocissimo dentro l’involucro leggero e molto trasparente che li tiene prigionieri, divengano visibili come una luce o come un arroventamento. Ma che questo eccitamento degli spiriti naturali consista nella vibrazione, qualsiasi persona animata da solo un po’ di spirito di osservazione lo può scorgere e riconoscere facilmente da migliaia di fenomeni che compaiono nel mondo della natura. Quando una qualsiasi persona o perfino anche un animale vengono molto eccitati nel loro animo da una qualsiasi cosa, si osserva in essi un tremore che non deriva da nient’altro che esclusivamente dall’eccitabilità degli spiriti naturali imprigionati nella carne e nel sangue. Una corda su uno strumento musicale vibra quando riceve una spinta o un colpo, perché gli spiriti imprigionati nella materia della corda vengono eccitati dalla spinta o dal colpo. La fiamma di ogni luce, che altro non è che un atto di liberazione degli spiriti naturali imprigionati nella materia, consiste in vibrazioni sempre più visibili, ed è causata dall’attività degli spiriti naturali che diventano liberi. E di fenomeni simili ce ne sono altre migliaia e ancora migliaia, nei quali può essere osservato lo stesso processo» [O.l.s. – Appendice 13-14].

Queste vibrazioni elettromagnetiche, quali derivazioni dell’azione della reciproca forza di attrazione e repulsione, saranno poi confermate precisamente nel 1876 tramite il mistico Mayerhofer:

«Nel piccolissimo atomo etereo giace questa forza primordiale, e precisamente sempre così disposta secondo la sua posizione che è di attrazione o di repulsione, per la cui ragione perfino l’etere stesso non gode di alcun riposo, bensì entrambe le forze, l’attraente come la respingente, mantengono in esso il necessario movimento e la vera vita cosmica che, in primo luogo, è idonea a dare ai mondi esistenti il necessario per la loro conservazione, ovvero allontanare da lì l’inutile e il consumato, e in secondo luogo, qualunque vita eterica proprio per questa ragione viene messa nella condizione di far sorgere nuovi mondi. Ebbene, nel mezzo di quest’immenso spazio eterico nel quale non è pensabile né un sotto né un sopra, nessun destro e nessun sinistro, in questo spazio oscuro galleggiano come gocce d’olio sull’acqua, senza peso, i grandi mondi e i soli insieme a tutti i loro orbitanti satelliti e comete – trattenuti l’un l’altro solo dalla reciproca forza di attrazione o di repulsione – in orbite lungamente estese, in forme ellittiche oppure quasi circolari» [S.d.C. – 28,5-6].

Se la fisica odierna dice che la causa prima di ogni essere sono le vibrazioni elettromagnetiche, allora le rivelazioni lo hanno già anticipato nel 1873, quando si riferirono all’etere:

«Vedete, qui ora subentra il principio fondamentale dell’intera Creazione e vi dice: l’elemento motorio che compenetra tutto e fa fremere l’intero spazio eterico in immense vibrazioni è la Mia Volontà, è il Mio stesso Io, non è materia condizionata, bensì è la spirituale, incondizionata, non passeggera, vita illimitata. […] Senza questa Mia onnipotente Volontà non fremerebbe nessun atomo nel grande spazio eterico, non si svilupperebbe nessun calore e non sarebbe irradiata nessuna luce» [S.d.C. – 25,17-20].

«È questo vibrare, è questo diffondersi della luce che, partendo dal mondo dello spirito, s’irradia nel materiale, si manifesta nei lontanissimi soli e, come fascio di colori, esprime tutte le divine Caratteristiche in corrispondenti vibrazioni» [S.d.C. – 25,38].

Dunque, se nella Nuova Rivelazione è chiaramente detto che “l’etere è da considerare in parte spirituale e in parte anche come sostanza naturale della luce e della vita”, [G.V.G. – VIII/143] in contrasto all’immaginazione di Einstein, l’etere ha dunque anche carattere sostanziale. – Il dr. Wilhelm Martin scrive su questo: "Le particelle dell’etere sono di materia così fine che sono appena da scorgere come materia fisicamente accertabile".

Dal verbale di seduta dell’accademia delle scienze di Heidelberg n. 6 del 1910 risulta che allora si erano avvicinati al segreto dell’etere, molto più di oggi. In questo verbale è detto tra l’altro che non ci si dovrebbe turbare per il fatto che le caratteristiche dell’etere siano completamente differenti da quelle della materia.

Le obiezioni che vengono sollevate contro la soppressione dell’etere da parte di molti scienziati come Lenard, Sir Oliver Lodge, Stark, Gehrke, Dingler, Wichert, Koester e altri, sono state, come riferisce il dr. Martin, seppellite nel silenzio.

Anche alcuni argomenti dei sostenitori di Einstein sono poco convincenti. Così, per esempio, Westphal fa constatare che con il principio della velocità della luce costante, la supposizione di un etere sostanziale sia incompatibile. Tirala ha respinto questa obiezione con la constatazione che da decenni prima di Einstein la costante della velocità della luce era conosciuta e tuttavia nessuno scienziato aveva messo in dubbio l’etere.

Anche oggi ci sono ancora dei fisici che si attengono alla necessità di dover presupporre l’etere. Ad esempio, A. S. Eddington riferisce dell’etere quale il portatore nel cosmo, per le caratteristiche insite dello spazio. – Emil Wiechert indica l’etere come il portatore di tutte le forze nel mondo. – Rudolf Koester fa notare: "Si acquisisce sempre di più l’impressione che l’insegnamento einsteiniano, mettendo da parte l’esistenza dell’etere, non significhi un progresso nel senso della conoscenza teorica, bensì soltanto uno spostamento di concetti finora chiari e correnti su cose concrete, tanto quanto dai fisici come anche dai laici pensanti". – Anche lo scienziato americano Chew ritiene la teoria del campo "…per un inutile, forse perfino inadatto, punto di partenza".

Ford accenna agli irrisolti problemi della teoria del campo, esternando che il problema principale di questa teoria è l’evidente pluralità dei differenti campi, dichiarando letteralmente: "Oggi ci troviamo di fronte a una pluralità sconcertante di campi, ai quali proprio nessuno crede veramente".

A queste suddette esposizioni c’è ancora da aggiungere qualcosa di notevole importanza che conferisce al problema dell’etere un nuovo aspetto. Il prof. Tirala scrive su questa questione quanto segue: "Il pensiero di Einstein di abolire l’etere perché questo non corrispondeva al pensiero del suo scopritore Huygens, fu qualcosa  di nuovo. Huygens riteneva l’etere come immobile nel cosmo, invece Einstein rifiutò l’esistenza dell’etere soltanto per quindici anni. Poi, sotto la pressione dei fatti e di nuovi esperimenti, lo introdusse di nuovo e lo inserì nel 1921 come spiegazione necessaria della gravitazione. Questo ritorno di Einstein alla vecchia immagine dell’etere nel 1921, diciotto anni dopo la sua pretesa soppressione, nel frattempo fu taciuto dai suoi sostenitori. […] Secondo l’opinione dei teorici della relatività, l’onda di luce porta lo spazio concretizzato. Così lo spazio diventa materia equivalente per l’oggetto etere. Quindi, se si ha bisogno dell’etere per la gravitazione, esso viene nuovamente introdotto come lo hanno fatto realmente Einstein e Dirac, così come sta bene proprio ai fisici filosofanti".

Anche nella scienza, come similmente accade in altri campi della vita, non tutte le influenze si trovano in superficie. Ciò che di volta in volta è annunciato o difeso come ipotesi determinante, dipende tra l’altro dall’influenza delle autorità della scienza sui mass-media. Nel Frankfurter Allgemeine Zeitung del 7 luglio 1871, K. Rudzinski fece notare la forte pressione alla quale viene esposto quel fisico che si mette in contrasto agli interessi e agli obiettivi delle lobby dei fisici. "La lobby dei fisici, però", così sottolinea, "come tutti sanno, è la più potente lobby scientifica". A ciò è da riportare che qualche nuova conoscenza, come la teoria dei quanti, come la legge della conservazione dell’energia, come la scoperta di Polany del DNA, ecc., per lungo tempo non trovarono alcun riconoscimento, anzi in alcuni casi furono bollate come idee bizzarre.

Similmente alle particelle elementari gli scienziati col problema dell’etere si trovano al limite del conoscibile, poiché l’etere possiede il marchio dell’irrazionalità nella misura più alta. Esso, così come le particelle elementari, porta dal mondo fisico alla super fisica sostanza elementare e, infine, come lo conferma la Nuova Rivelazione, allo spirituale. Perciò solo tramite una rivelazione può diventar comprensibile qualcosa che la scienza non potrà mai spiegare esaurientemente con la sola logica o con l’osservazione. Sull’etere, ad esempio, attraverso Lorber ci viene rivelato questo:

«Che cosa direbbero gli ingegnosi separatisti (fisici – n.d.a.), se potessero dimostrare in un modo evidente che cos’è propriamente in sé questo etere? In verità, una simile domanda potrebbe difficilmente far guadagnare a qualcuno di loro un premio di cinquanta ducati! Infatti, in primo luogo, l’etere non lo si può osservare con nessun microscopio, dal momento che già l’aria, che è molto più densa, non può essere percepita nelle sue singole parti da nessun microscopio. Certamente i fisici potrebbero analizzare l’etere dal punto di vista chimico, purché siano in grado di rinchiuderne un po’ nei loro alambicchi; considerato però che la regione in cui si trova l’etere propriamente detto comincia appena a un’altezza di due, tre, quattro e, verso il Polo nord, perfino di ben dieci miglia tedesche sopra la Terra, riuscirà alquanto difficile a tutti i naturalisti procurarsi, durante la loro vita terrena, un po’ di etere da quella regione allo scopo delle loro investigazioni. – Noi invece vogliamo percorrere una via ben più comoda e sicura, e cioè quella tracciata dall’intima fede, dalla fiducia e dal vero amore. Seguendo queste vie un pastorello di buoi e di pecore troverà che Sirio gli è ben più vicino e può essere contemplato meglio, di quanto lo possa essere una gocciolina di pioggia caduta sul naso a un qualche naturalista estremamente matematico che segue la via tenebrosa della miope indagine affidata all’intelletto umano» [L.m. – 10/6-8].

Parole, queste, che troveranno conferma non soltanto con Lorber, ma anche tramite ciò che sarà rivelato ad altri mistici dopo di lui; parole tramite cui l’uomo del XXI secolo è chiamato ad accettare che solo tramite lo spirituale, solo tramite il rapporto con il regno della luce e dell’amore, gli sarà possibile cominciare a comprendere – nella verità – il mondo che lo circonda e di cui, sulla Terra, c’è sì la possibilità di comprendere visibilmente la Creazione, ma di questa solo un’infinitesimale parte. Nel 1875 a Gottfried Mayerhofer sarà detto:

«I numeri non bastano per misurare i Miei mondi e le loro distanze, le parole non possono descrivere tutte le magnificenze di queste Creazioni, e nessuno spirito umano otterrà qui (sulla Terra) e ancor meno lì (nell’aldilà) un completo sguardo d’insieme sul Mio intero regno materiale e spirituale» [S.d.C. – 27,7].

Solo a titolo di esempio riportiamo la spiegazione contenuta nella Nuova Rivelazione sul concetto del ‘tono’, una particolarità che alla fine è legata anche all’etere, su cui gli scienziati mai sarebbero in grado di dare, ma che invece, per la sua particolarità, ci può insegnare che, per quanto grandi possano essere le sue osservazioni, il conoscibile non potrà mai giungere dall’uomo, ma solo da una Fonte superiore se la si accetta come verità. Questa spiegazione che segue si trova nelle rivelazioni sulla vita degli abitanti di Saturno, che nessun terrestre potrà mai osservare, se non con gli occhi dello spirito:

«Se voi, per esempio, tendete una corda armonica su un asse di legno e la pizzicate, la corda renderà sempre un suono di una determinata altezza o profondità. Più tenderete la corda, più il suono si farà intenso o acuto; se invece allenterete la corda, il suono si farà in proporzione più grave. Qual è dunque la causa della risonanza? Ecco, voi potreste cercare quanto volete, ma non sareste capaci di trovarne altra all’infuori dell’asse di legno e della corda che vi è tesa sopra; ogni qualvolta che farete agire questa causa attraverso uno sfregamento, si produrrà sempre il medesimo effetto. Le modifiche del tono in altezza e in profondità in questo caso non c’entrano per niente, poiché il tono rimane tono, sia acuto che grave. Però sarete portati a domandarvi che cosa produce veramente il suono: l’asse levigato del legno, oppure la corda? Ed Io vi rispondo che non è l’asse da solo, né la corda da sola, bensì il fenomeno lo si ha perché ambedue concorrono in comune a produrlo: l’asse levigato, nella sua integrità ha costantemente pronte tutte le immaginabili forme e misure per la produzione del suono, mentre la corda vibrante sull’asse suscita e rende manifeste queste forme in maniera ben distinta l’una dall’altra. Così l’asse piallato risulta essere l’organo depositario di tutte le forme sonore immaginabili, e la corda tesavi sopra è lo strumento atto a destare tali forme e renderle percettibili ai sensi. Ma affinché questo sia possibile, è evidente che tra l’asse piallato e la corda deve esistere un innegabile rapporto di armonia. Forse qualcuno sarebbe disposto ad ammettere che anche l’aria costituisce un mezzo per la formazione del suono, ma a tale proposito è necessario considerare che mai e poi mai possono concorrere alla produzione di qualche effetto più di due cause di polarità opposte che sono reciprocamente in conflitto. Né il mezzo può mai essere considerato come una causa, bensì unicamente come una via attraverso la quale l’effetto ottenuto dalle due polarità si rende manifesto. Prendete come esempio il magnetismo. Questo elemento nella sua caratteristica polarità può trovarsi solo quando una verga di ferro ne resta satura, oppure, piuttosto, non agisce liberamente in se stesso con tale sua polarità in tutto l’infinito? Vedete, evidentemente la verga di ferro non è altro che una via attraverso la quale questo fluido viene messo in grado di manifestarsi in maniera percettibile ai vostri sensi; invece la verga, in sé e per sé, non può essere considerata una causa generante il fluido magnetico. Ovvero, è forse l’aria, oppure è l’etere ciò che ricolma lo spazio tra il Sole e un pianeta, quell’elemento che produce la luce, o piuttosto, non sono essi semplicemente la via tramite cui la luce emanata da un sole arriva fino a un pianeta, qualora questo sia costituito in modo da poter accogliere la luce? Dunque, rispetto alla formazione del nostro tono, noi non consideriamo l’aria come un mezzo che produce il tono stesso, bensì soltanto come una via attraverso la quale le forme sonore, come quelle ottenute dalla corda in comunicazione per tensione con l’asse piallato, possono essere percepite dall’orecchio. In generale, con la parola ‘tono’ voi non dovete intendere il suono per se stesso, bensì unicamente una forma strappata a una qualche superficie liscia ed elastica mediante delle vibrazioni di un determinato grado. Il suono in se stesso è solamente una testimonianza che, per effetto delle regolari vibrazioni di un corpo atto a vibrare, si sviluppano delle forme di un altro corpo posto alla sua base. Quantunque siate esperti nell’arte dei suoni, tuttavia, Io vi dico che quasi in nessun ramo dell’arte o della scienza siete così poco esperti, quanto appunto nell’arte dei suoni e dell’acustica, perché voi non ne comprendete nulla di più di quanto ne comprendano i vermi che rodono la corteccia morta di un albero. Vedete, voi raccogliete bensì assieme dei vari toni nelle loro varie altezze, cioè acuti e gravi, e certo vi dilettate di questa musica, però questo diletto non si differenzia per nulla da quello che provano i vermi quando rodono la corteccia morta dell’albero. E, infatti, a chi di voi è mai venuto in mente che il tono è invece una delle forme più meravigliose che esistano? Vedete, se emettete con la vostra gola una qualche nota o la produce con uno strumento musicale, voi della nota stessa non sapete dire altro, se non che questa nota è un do o un fa, e che questo si trova in questa o in quell’altra ottava, e potete tutt’al più stabilire ancora da che strumento è stata emessa. Considerate bene la cosa, e poi confessate se dal tono voi sapete molto di più oltre al fatto di poter valutare con il vostro orecchio la qualità e giudicare dal reciproco rapporto tra un tono e l’altro se vi è consonanza o dissonanza; e così, quando avrete fatto ciò, per voi sarà perfettamente esaurita la vostra possibilità di giudizio riguardo al tono. Ma affinché tanto più profondamente vi convinciate come in nessuna altra arte voi siate così poco esperti quanto in quella dei suoni, Io Mi limiterò a dirvi di sfuggita soltanto poche cose riguardo al tono stesso. Voi sapete che su uno stesso asse possono essere tese parecchie e varie corde, delle quali ciascuna, a seconda del grado di tensione, darà un tono più o meno acuto o più o meno grave, e tutto ciò sul medesimo asse. Ma se su quest’uno e medesimo asse possono essere prodotti tanti possibili toni in tutte le loro sfumature in numero così vario, bisogna evidentemente concludere che in quell’uno e medesimo asse deve trovarsi presente un numero quasi infinito di forme, perché queste possano manifestarsi in maniera perfettamente percettibile in seguito a tutti i possibili e immaginabili gradi di tensione delle corde stesse. Se voi esaminate l’asse in sé e per sé, cosa vi scorgete? Nient’altro che un asse vuoto e piallato. E quando osservate la corda che vi è tesa sopra, cosa scorgete? Nient’altro che un filo uniforme ed elastico di budella d’animale, oppure metallico. Dunque, all’infuori delle due banali uniformità, voi non vi troverete dinanzi niente che si presti a qualche dissertazione filosofica. Tuttavia in queste due banali uniformità si tiene celata una multiformità così varia, che tutti i musicisti presi insieme, dai tempi di Davide fino ad oggi, nonostante le loro molte composizioni, non ne hanno tratto fuori ancora nemmeno la miliardesima parte, anche se questi toni esteriori, in sé e per sé, in rapporto al vero e proprio tono, non sono altro che quello che la corteccia morta di un albero è in rapporto all’invisibile vita interiore spirituale dell’albero stesso. Dunque, che cos’è il tono? Il tono non è altro che un manifestarsi delle forme spirituali armoniche dalla varietà infinita, tali e quali come sono insite nella materia o quanto meno si celano nella stessa. Perciò l’asse o la cassa armonica di uno strumento musicale è un mondo infinito ricolmo di forme spirituali. E quando voi, per esempio, da uno strumento avete prodotto un do o un la, mediante questo semplice suono si è manifestato al vostro orecchio, in maniera uniforme e ben precisa, né più né meno che un’intera creazione con tutto un complesso di esseri di ogni specie in numero mai calcolabile in eterno. Voi, però, restate attaccati soltanto a quello che il vostro orecchio rudimentale percepisce, ma non fate affatto attenzione a ciò che si nasconde dietro a quello che avete percepito; quantunque dopo aver inteso vari suoni susseguitisi in una serie armonica, s’insinuino in voi dei grandi presentimenti e le forme spirituali viventi vi si stringano intorno da ogni parte, pure voi restate ancora ciechi e continuate invece a rodere la corteccia senza pensare affatto a ogni semplice suono che, appunto per effetto del tono percettibile di una sola parola, sono sorte tutte le cose che ricolmano l’intera infinità. Da tutto ciò che è stato detto potete dunque già farvi un’idea relativa di ciò che è veramente un tono e quanto diverso è il suo significato, da quello del semplice ed uniforme suono che voi chiamate ‘tono’. Considerato però che prima siamo partiti dai rapporti armonici ed abbiamo spiegato come tra un asse levigato e una corda tesavi sopra esista una costante armonia e che da questa armonia derivano, secondo l’esteriorità, gli stessi effetti, noi possiamo pure, in base a ciò, avvalorare adesso appieno la nostra prima tesi, secondo cui deve esistere una costante armonia anche tra due corpi mondiali, per quanto sia grande la distanza che li separa l’uno dall’altro» [Saturno – 29,3-15].

Nella Nuova Rivelazione si trovano tante descrizioni riguardanti particolarmente l’astronomia, tali da poter saziare chiunque voglia cibarsi di un sano alimento straordinariamente vario, sebbene questo non riesca a trovare ancora il plauso degli odierni scienziati. Un tale stato di cose potrebbe tuttavia cambiare molto presto, così come nell’antichità sono decaduti molti dogmi che man mano non erano più conciliabili con la sapienza canonica presso le principali autorità religiose, cose che oggi sono considerate antiche ridicolaggini. Allo stesso modo, anche se tutte le dichiarazioni scientifiche sulla natura contenute nella Nuova Rivelazione dovettero apparire assurde alle immaginazioni degli scienziati del XIX secolo, oggi è perfino dimostrata la loro attendibilità attraverso le profondissime e sconvolgenti conoscenze della ricerca scientifica. È senza senso considerare qualcosa d’impossibile solo perché contraddice le attuali possibilità cognitive? Nel corso dei decenni passati, con la conferma delle comunicazioni dall’Alto apparse allora insensate, si sono tuttavia avverate le parole di Polignac[44]: "Proprio la verità spesse volte è inverosimile!".

 

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Cap. 9

 

Le profezie di Lorber sulle future catastrofi ambientali

 

Da poco tempo le profezie di Lorber che si riferiscono alle imminenti catastrofi ambientali sono diventate di particolare attualità. Solo pochi anni fa queste rivelazioni sarebbero state considerate come creatrici di panico, e da nessuno prese seriamente. Oggi non ci si permette questo, in considerazione del fatto che, secondo l’unanime parere degli scienziati, l’umanità sta davanti a una catastrofe ecologica d’inconcepibile dimensione. La gran massa non riconosce ancora cosa spetterà all’umanità nei prossimi anni. Per troppo tempo le verità di esperti studiosi sono state inascoltate dai politici. Poi la nemesi arrivò all’improvviso. Alla conferenza sull’ambiente di Stoccolma, nel giugno del 1972, la serietà della situazione non fu più messa in dubbio da nessuno. I sapientoni e gli interessati ottimisti diventarono taciturni.  Il progresso e l’imperterrito aumento del benessere che, secondo quel che si dice, non si deve mai fermare, ci hanno portato in una situazione che la rivista scientifica "X-Magazine" dell’aprile 1972 delinea come segue: "I problemi nella società sono cresciuti fino alla minaccia della vita. La Repubblica Federale Tedesca somiglia a un’azienda che cammina pericolosamente sull’orlo della bancarotta. Essa è una nazione per i cui bisogni trovano terribili spunti: ambiente rovinato, città inabitabili, malattie fisiche comparenti in gran numero, flussi di droga, criminalità crescente, istruzione in stato d’emergenza, scarsa assistenza medica, decine di migliaia di morti in incidenti stradali e altrettanti feriti, ecc.", e la rivista scientifica ha parlato solo di questo paese nel lontano 1972. Ma in generale, come sta la Terra dopo quasi cinquant’anni?

L’acqua dei fiumi che viene potabilizzata per le città per milioni di uomini continua a inquinarsi sempre più, ma anche le falde acquifere sono minacciate di inquinamento attraverso i nitrati, cioè nitriti dovuti ai fertilizzanti artificiali. L’inquinamento dei mari avanza con cinque milioni di tonnellate annui tra oli, mercurio e plastica[45]. L’altamente velenoso DDT che va intorno al globo terrestre come una nuvola gigantesca si trova già nei generi alimentari, arrivando perfino ad inquinare il ghiaccio della Groenlandia, ed è stato trovato pure nel corpo dei pinguini all’altro capo della Terra, nell’Antartide, talvolta è risultato anche nelle analisi del latte materno! Lo spreco e il lusso crescono, e il complesso d’invidia tra le popolazioni dei paesi più poveri e quelli più ricchi si diffonde come una macchia d’olio sull’acqua.

Necessitiamo di sempre più cibo e più acqua. Le città si ingrandiscono e la gente vuole case, vestiti, automobili, televisori, ecc. Ma c’è un limite a ciò che la Terra può darci? Pretendiamo troppo dal nostro pianeta e lo danneggiamo in molti modi diversi. Stiamo sacrificando il futuro dei nostri figli per ampliare egoisticamente il nostro benessere di oggi.

In tutto il mondo si continua a tagliare le foreste per il legname, in particolare nella foresta amazzonica, ma anche in altri paesi per la realizzazione di industrie o lo sfruttamento di coltivazioni intensive meccanizzate. Negli ultimi cento anni abbiamo distrutto la metà delle foreste pluviali tropicali del mondo, senza capire che, se è vero che sono le foreste a produrre ossigeno e quindi sono essenziali per la vita sulla Terra, se le distruggiamo, anche l’equilibrio ambientale su cui è basata la vita sulla Terra rischia di rompersi. Quando nelle foreste si tagliano enormi quantità di alberi, sotto di essi, oltre alla flora, perdono il loro habitat anche centinaia di specie animali, e moltissime sono a rischio di estinzione, modificando il delicato equilibrio presente in natura.

Già in molte metropoli l’inquinamento atmosferico è un problema serio, e la salute dei cittadini viene continuamente messa a rischio. Il vento trasporta l’inquinamento atmosferico oltre le città e percorre lunghe distanze nei diversi strati dell’atmosfera, e a causa di questo in tutti gli angoli del pianeta cadono delle piogge acide che inquinano ogni cosa.

Abbiamo bisogno di sempre più energia elettrica, ma quando le centrali la generano, producono nel contempo molta anidride carbonica. Questo gas si somma a quello proveniente dalle abitazioni, dalle città, dalle fabbriche, aerei e auto. Milioni di tonnellate di anidride carbonica salgono nell’atmosfera, e poiché la Terra non riesce a riconvertirla completamente, questa aumenta sempre più e resta lì. Lo chiamiamo "gas serra", perché è come il vetro di una serra che intrappola l’aria calda negli strati più bassi dell’atmosfera, e gli scienziati ritengono che la temperatura media globale del pianeta tenderà a salire tra i 2°C e i 6°C nei prossimi cento anni, con conseguenze enormi non ancora prevedibili per l’ecosistema.

Proprio sulla deforestazione della Terra la Nuova Rivelazione ci da’ una dettagliata conseguenza di cosa succede quando si continua a sfruttare così il delicato ambiente in cui viviamo:

«Tu ora pensi e ti chiedi tra te e te se anche il diluvio sia da considerare come una conseguenza naturale e necessaria di un agire perverso e contrario all’Ordine, ed Io ti rispondo: “Sì, esso va considerato appunto come tale”. In quel tempo Io destai più di cento veggenti e messaggeri, feci ammonire i popoli a desistere dalle loro opere contrarie alla natura e all’Ordine divino e per più di cento anni feci evidenziare continuamente loro, con tutta serietà, le spaventose conseguenze per l’anima e per il corpo che avrebbero dovuto necessariamente attendersi, ma la loro malvagia arroganza arrivò al punto che nella loro cecità non si limitarono a schernire i messaggeri, ma arrivarono ad ucciderne parecchi, e così mi dichiararono ufficialmente guerra. Nondimeno, non per questo Io arsi d’ira, né meditai vendetta, ma li lasciai operare secondo la loro volontà, e dovetti permettere che facessero la triste esperienza di come alla dissennatezza e all’ignoranza – le quali esse stesse sono colpevoli di ciò che sono – non sia assolutamente lecito fare, nella loro cecità, ciò che vogliono con la grande natura e con l’Ordine di Dio. Vedi, se tu vuoi, puoi andartene a quella rupe che sorge là, verso mezzogiorno, e che è alta quasi 500 uomini; puoi salirvi fin sulla vetta e poi buttarti dalla sua parete a capofitto. Secondo le necessarie leggi della gravità, insita in tutta la materia, questa tua azione temeraria dovrai evidentemente pagarla con la vita del tuo corpo. Ma ora chiediti se una simile conseguenza potrebbe andare attribuita alla Mia ira e alla Mia vendetta. Là, dall’altra parte, verso Oriente, tu vedi delle alte catene di montagne che sono fittamente ricoperte da boschi. Prendi con te dieci volte centomila uomini, va là e fa’ appiccare il fuoco a tutti quei boschi; poi avrai di fronte delle montagne completamente nude. Ma quale sarà la conseguenza di questo tuo atto? Ecco: i molti spiriti naturali, resi così spogli a loro volta ed estromessi dalla loro naturale attività, cominceranno ad infuriare e ad imperversare nella libera atmosfera. Piogge di fulmini, terribili nubifragi e grandinate continue devasteranno poi per un lungo tratto tutte le regioni circostanti, e tutto ciò sarebbe una conseguenza del tutto naturale di una simile opera di distruzione dei boschi. E adesso, dimMi se anche qui dovrebbero in qualche modo entrarci l’ira di Dio e la Sua vendetta! C’entrarono forse anch’esse, se dieci volte centomila uomini non ebbero altra preoccupazione che quella di spianare con tutto zelo le montagne, scaricandone il materiale nei laghi, o di costruire strade militari di enorme larghezza per poter fare la guerra con maggiore facilità? Ovvero, fu a causa loro se delle intere catene di monti così lunghe da richiedere giorni di viaggio a percorrerle, furono smussate in modo da ridurle ad essere alte solo dalle 400 alle 500 altezze d’uomo, come anche scavando sotto altri monti, le acque dei bacini sotterranei diminuendo in seguito a ciò, i monti cominciarono a sprofondare in questi serbatoi sotterranei svuotati, premendo sulle acque[46], e le fecero salire in Asia come un mare, oltre alle massime vette dei monti? Ma a tutto ciò c’è da aggiungere ancora che in questa grande opera di distruzione riuscirono a distruggere varie centinaia di milioni di ettari di terreno fittamente coperto di boschi; in quell’occasione innumerevoli miriadi di spiriti naturali, prima intensamente occupati nello sviluppo di un’abbondante e lussureggiante vegetazione, si trovarono all’improvviso in libertà senza immediata possibilità di lavoro! Puoi domandare a te stesso quale spettacolo essi abbiano potuto inscenare nelle regioni dell’atmosfera! Quali uragani si siano scatenati con enormi masse d’acqua piovana e grandine, e quali altrettante piogge di fulmini si siano rovesciate dalle nubi sulla Terra per più di quaranta giorni, e come un vero mare di acqua abbia potuto innalzarsi sopra quasi tutta l’Asia; e tutto ciò per cause assolutamente ed esclusivamente naturali! DimMi ora: anche questo fu l’ira di Dio e la Sua implacabile vendetta?»  [G.V.G. – IV/143,3-6].

Tra le tante comunicazioni date a Lorber riportiamo due insegnamenti di Gesù al tempo in cui insegnava ai Suoi discepoli, ai quali comunicò sia le condizioni in cui si sarebbe trovata l’umanità al tempo nostro, sia i rischi a cui sarebbe incorsa se avesse attuato un certo comportamento improprio verso la natura, profezie di catastrofi ambientali che spiegano il perché di certe manifestazioni della natura:

«Considerate un po’ le montagne ricoperte di boschi e di altra vegetazione! Vedete, queste piante assorbono in corrispondente equa misura tutti gli spiriti naturali che si confanno alla loro natura (elettricità e fluido magnetico), ma andate adesso, e spogliate tutte le montagne della loro vegetazione, e in brevissimo tempo vi accorgerete delle conseguenze quanto mai fatali del vostro operato! In seguito a ciò, masse enormi di spiriti naturali liberi ed ancora estremamente rozzi cominceranno a radunarsi, colmando sempre più l’atmosfera che circonda la Terra. Essi, non trovando più le corrispondenti dimore e campi di attività adatti per loro, cominceranno ad afferrarsi in enormi cirrocumuli tra di loro e, per effetto della loro agitazione e della loro fame e sete (impulso di assimilazione), provocheranno le più terribili tempeste che distruggeranno tutto, devastando interi paesi in modo tale che passeranno cento e spesso fino a mille anni prima che in quei luoghi possa a mala pena mostrarsi qualche minima particella di muschio. Saranno come attualmente sono quei luoghi su questa Terra in cui per molti giorni di cammino non c’è più vegetazione di quanto ne possa avere una distesa di pietra calcarea deserta e morta, com’è quella alle rive del Mar Morto nella Palestina meridionale, verso cui scorre il Giordano» [G.V.G. – V/109,1].

«Se gli uomini vogliono un nuovo diluvio, non hanno che da spianare diligentemente le montagne e scavarvi al di sotto, e così lasceranno libero il varco alle acque sotterranee! Se vogliono appiccare il fuoco a tutta la Terra, basta che comincino a distruggere con impegno i boschi e le foreste, e gli spiriti naturali (quali elettricità statica) si moltiplicheranno in misura tale che la Terra si troverà d’improvviso come avvolta in un mare di fulmini e di fuoco! Allora sarò forse stato Io a voler visitare la Terra con il fuoco? – Dunque, insegnate all’umanità ad essere saggia, altrimenti sarà essa stessa ad attirare i giudizi sul proprio capo! Io so che succederà così, però non posso e non devo intrometterMi né impedirlo con la Mia Onnipotenza, ma unicamente mediante gli insegnamenti. – Comprendete voi queste cose?» [G.V.G. – V/109,7].

 

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Le cause delle catastrofi e dei cambiamenti climatici

Sulla Terra ci sono tanti fenomeni naturali devastanti che si verificano continuamente, dall’eruzione dei vulcani ai terremoti che sembrano dominare le varie epoche della nostra storia. Sciagure che negli ultimi anni sembra siano aumentate a dismisura, forse perché rispetto agli anni passati ora i mezzi di informazione con le immagini delle catastrofi ci rendono partecipi tutti, e ciascuno s’impressiona e riflette al vedere gli effetti devastanti. Come si può non rimanere atterriti al vedere morti, feriti, dispersi e sfollati, sentire le urla di dolore in diretta, la sofferenza fisica e psicologica dei sopravvissuti? Tanti progetti esistenziali interrotti dalla prepotenza di un disastro naturale, provocato da una natura non più benigna ma ingannatrice, indifferente alla sorte dell’uomo, dando modo di pensare che si sia scatenata l’ira di Dio. Gli inverni con neve mai immaginata prima, inondazioni, frane, uragani, tempeste, trombe d’aria, grandine, caldo insopportabile d’estate, siccità, malattie che si ripresentano dal passato, sembrano eccedere nelle loro manifestazioni, e i vari ricercatori cercano faticosamente di spiegarne il perché, senza però essere molto credibili. Sembra essere in atto un epocale cambiamento climatico. La Nuova Rivelazione già oltre un secolo e mezzo fa predisse questo tempo, e già allora presentò un quadro sconvolgente:

«Se gli uomini vivessero per soli cinquant'anni secondo il giusto Ordine di Dio, allora voi non vedreste né udreste parlare mai di una calamità, né sareste costretti a fare tali amare esperienze! E dico ancora: "Tutte le calamità, le epidemie, le varie malattie tra gli uomini e gli animali, il maltempo, le annate magre e infruttuose, le devastanti grandinate, le grandi inondazioni che distruggono ogni cosa, gli uragani, le grandi tempeste, le invasioni di cavallette e molte altre sciagure di questo genere, non sono altro che le conseguenze del disordinato modo di operare degli uomini! Se gli uomini, invece, trovassero compiacimento nel vivere secondo i dettami dell'Ordine stabilito, la paura di tali sventure sarebbe assai lontana da loro, gli anni scorrerebbero tranquilli, benedetto l'uno come l'altro, simili a perle infilate su un cordoncino, e le parti abitabili della Terra non sarebbero mai tormentate da calori troppo grandi o da geli eccessivi. Ma poiché gli uomini assennati e immensamente intelligenti, di proprio impulso e volontà, intraprendono, oltre ai loro bisogni, ogni genere di lavori, erigendo enormi costruzioni sulla Terra e apportandovi esagerati miglioramenti, spianando montagne per costruire strade militari, distruggendo molte centinaia di migliaia di jugeri[47] di magnifici boschi, e scavando a troppa profondità entro i monti alla ricerca dell'oro e dell'argento, e ancora: quando infine gli uomini vivono in perenne stato di contesa e di lotta tra loro, nonostante siano continuamente circondati da una quantità immensa di spiriti naturali intelligenti dai quali dipendono completamente sia le condizioni meteorologiche della Terra come pure la purezza e la salubrità dell'aria, dell'acqua e del terreno, allora come ci si può stupire se questa Terra si trova sempre più afflitta da innumerevoli mali di ogni specie e di ogni tipo? La gente avida ed avara è solita munire di formidabili serrature e chiavistelli le porte che tutelano i suoi granai, ma ciò non basta, ed essa mette, oltre a ciò, una guardia armata a custodire le ricchezze e i tesori accumulati, tesori che superano enormemente il proprio bisogno, e guai a chi osa avvicinarsi senza autorizzazione; in verità costui andrebbe incontro ad un aspro interrogatorio! Io non voglio dire con questo che chi ha faticosamente accumulato qualche proprietà non debba tutelarla; Io qui intendo parlare invece dell’eccessivo accumulare, assolutamente inutile, che raggiunge proporzioni gigantesche. Non sarebbe dunque possibile erigere anche dei granai che rimanessero aperti a ciascun povero e debole, sia pure sotto la sorveglianza di un saggio distributore, affinché nessun povero possa prendersi più di quanto gli occorre per il proprio sostentamento? Ma se in questo modo l'avidità e l'avarizia scomparissero da questo mondo, allora – fate bene attenzione alle Mie parole – anche tutte le annate magre svanirebbero da questa Terra! Tu ti chiedi adesso come ciò sia possibile, ed Io ti rispondo: “Nella maniera più naturale di questo mondo, vale a dire che, per quanto poco uno sia a conoscenza dei processi interiori che si svolgono nell'intera Natura, non solo deve immediatamente accorgersene, ma deve afferrare questa cosa, per così dire, con le mani e con i piedi!”. Ecco, qui dinanzi a noi c'è ancora la pianta benefica, e là, un po' più oltre, la pianta estremamente velenosa. Ebbene, non si nutrono ambedue dell'identica acqua, esattamente della stessa aria, della stessa luce e dello stesso calore emanato dalla medesima luce? Eppure l'una è colma di elementi salutari, mentre l'altra sovrabbonda di veleno mortale! Ma perché ciò? Perché la pianta benefica, grazie al suo carattere interiore ben ordinato, influisce su tutti gli spiriti vitali naturali che la circondano, facendoli armonizzare col suo stesso buon carattere, e questi poi le si stringono intorno in perfetta pace e amore e concorrono alla sua nutrizione con azione benefica tanto dall'esterno verso l'interno, quanto viceversa. Così, nell'intera pianta, tutto acquisisce un potere salutare, e di giorno, alla luce del Sole, tanto le sue emanazioni, quanto gli spiriti vitali naturali che le stanno intorno per un vasto raggio, esercitano sugli esseri umani, e così pure su molti animali, una influenza quanto mai benefica. Invece nell'altra pianta, quella velenosa nel cui interno si celano le caratteristiche di un egoismo feroce, dell'ira e del furore, gli stessi spiriti vitali naturali vengono, per conseguenza, totalmente corrotti; essi pure si stringono intorno alla pianta nutrendola, ma tutto il loro carattere si fa perfettamente omogeneo a quello originario della pianta stessa. Inoltre, anche il suo ambiente esteriore – o in altri termini, la sua esalazione – è velenoso e nocivo alla salute degli uomini, e gli animali con le loro narici sensibilissime evitano di andarle vicino» [G.V.G. – IV/144,3-9].

«Un uomo avaro e avido è una pianta velenosa tanto più straordinariamente grande e di più vasta influenza; tutto l'ambiente spirituale vitale naturale che per un vasto raggio lo circonda, le sue emanazioni e la sua sfera vitale esteriore assumono il carattere della sua vita interiore. Gli spiriti vitali naturali che gli sono intorno e che ne subiscono la mala influenza, invertono sempre – nel loro elemento maligno, avaro e avido – gli spiriti vitali naturali ancora buoni che affluiscono a loro. Ma poiché tali spiriti vitali naturali sono in continuo conflitto non solo con l'uomo, ma anche con gli animali, con le piante, con l'aria e con l'acqua, avviene che essi favoriscano continuamente ogni tipo di lotte, di attriti e di inutili movimenti nell'aria, nell'acqua, nella terra, nel fuoco e negli animali. Chi vuol fare un’esperienza pratica di tali fenomeni, vada dove dimora un uomo di carattere molto buono, ed egli troverà che pure tutti gli animali che gli sono vicini sono di natura molto più mansueta del solito; questo fenomeno lo si può costatare soprattutto nei cani, i quali in breve tempo assumono del tutto le caratteristiche del loro padrone; il cane di un avaro diventerà certamente anch'esso una bestia molto avara, e quando mangia non è consigliabile andargli vicino. Se si va invece da una persona mite e generosa che tiene in casa un cane, si vedrà come anche questo sarà di carattere mansueto; esso preferirà allontanarsi dalla ciotola contenente il suo pasto, pur di non impegnarsi in una lotta a morsi con un eventuale ospite non invitato. Anche tutti gli altri animali domestici di un padrone mite e di buon cuore li troverai di natura considerevolmente più mansueta, anzi, una persona dotata di una percezione molto sottile sarà in grado di constatare un divario non lieve perfino tra gli alberi, e in generale tra le piante appartenenti all'una o all'altra specie di persone. Osserviamo invece i servitori di un avaro: anch’essi diventano per lo più spilorci, invidiosi e avari e, quando serve, anche astuti, falsi e imbroglioni! Perfino una persona di solito buona e generosa, qualora si trattenga a lungo in vicinanza di un avaro che è immerso fino al collo nell’oro e nell'argento, finirà con l'adottare dei sistemi ispirati a tirchieria e col pensarci su molto prima di compiere una buona azione. Inoltre non è da trascurarsi il fatto che sulla Terra l'elemento maligno attira nella propria sfera il benigno con molta minor fatica di quanto sia il caso opposto! – Considerate ad esempio una persona molto collerica che sembra voler annientare tutto quanto gli sta intorno quando viene colta da uno dei suoi eccessi; se mille persone di carattere buono stessero ad osservarla, finirebbero esse stesse con l’infuriarsi, e tutte si sentirebbero spinte a scagliarsi immediatamente su quell'unico collerico, per cacciare via da lui la sua ira, purché la sua pelle offrisse posto sufficiente a tutte quelle mani pronte all'azione. Perché dunque uno solo acceso nella propria ira incita mille altri a reagire con altrettanta ira? E perché invece i mille mansueti non attraggono nella loro buona sfera quel solo collerico? Tutto ciò accade perché – particolarmente su questa Terra, a causa dell'educazione dei figli di Dio – lo stimolo al male è, come anche deve essere, di gran lunga più potente che non lo stimolo al bene. Il perché di questa cosa, ve l'ho spiegato già una volta nelle sue linee generali, e quindi non c'è bisogno che Mi ripeta. […]  Immaginati ora che in una regione o in un intero paese ci sia una quantità di gente malvagia di ogni specie, e domanda a te stesso, dopo quello che hai sentito, se davvero dipende da una qualche ira di Dio il fatto che su quella regione o su quel paese si abbattano sciagure di ogni tipo! – Io dico a voi tutti, e particolarmente a te, o amico Stahar, che tutto ciò dipende unicamente ed esclusivamente dagli uomini e dal loro modo di agire e di vivere, mentre l'ira di Dio e la Sua vendetta non c'entrano per nulla in eterno, se non per il fatto che sono stato Io a stabilire un simile Ordine nella natura delle cose, che naturalmente, dovrà immutabilmente rimanere tale finché la Terra sussisterà, altrimenti essa si dissolverebbe, né potrebbe più offrire dimora agli uomini per gli scopi della loro vita di prova» [G.V.G. – IV/145,1-12].

 

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L’inquinamento radioattivo

Nuovi pericoli incombono sull’umanità da impianti atomici che spuntano come funghi nelle varie nazioni, il cui rischio viene però riconosciuto nella sua gravità solo dopo episodi tali da minare la salute di migliaia di persone. Si pensi solo al disastro di Cernobyl del 1986 e a quello di Fukushima in Giappone del 2011. L’incidente, come Greenpeace valutò per primo, fu classificato dall’AIEA[48] al grado settimo, il massimo grado della scala, raggiunto prima solo dal disastro di Cernobyl.

Gli avvertimenti e le proteste sollevate da più di 200 scienziati, tra i quali molti autorevoli studiosi e premi nobel presso la segreteria generale dell’ONU, si spengono senza reazione e non fermano i potenti complessi industriali, nonostante i pericolosi casi di lento ma sicuramente progressivo inquinamento, e caricano di continuo l’aria che respiriamo con velenosi isotopi radioattivi, così che, secondo le loro dichiarazioni, le generazioni future dovranno fare i conti con danni ereditari di grande dimensione. Albert Einstein disse al riguardo: "La scatenata potenza dell’atomo ha cambiato tutto, ma non il nostro modo di pensare. Così scivoliamo verso una catastrofe come il mondo non ne ha ancora visto!".

Entro un tempo determinato, ognuno comprenderà il senso dell’avvertimento che segue, espresso nella Nuova Rivelazione: «In un cuore senza Dio, la scienza è un vero luminare per il maligno». [G.V.G. – III/175,4] – Questa conoscenza l’aveva anche il filosofo Karl Jaspers quando disse: "Il tecnico perfezionato è lo strumentario del maligno, e del nefasto".

L’impressionante potenza distruttiva dell’atomo ha generato le armi di distruzione di massa che rappresentano uno degli aspetti più spaventosi degli sviluppi tecnologici intercorsi dalla metà dell’ultimo secolo. La necessità di trovare ‘armi risolutive’, idonee a travalicare la forza ordinaria delle armi convenzionali, ha spinto la scienza del XX secolo e di quello appena iniziato, a ricercare sempre più nuovi strumenti in grado di annientare l’avversario.

Quanto più i rendimenti tecnici e la produttività aumentano e, con questi, i danni ambientali, tanto più il crollo sarà accelerato. L’uomo si porta a gran velocità nel tempo veniente alla sua così apparente attività creativa, che è senza alcun valore etico, perfino assurda, come dice il prof. Mueller Markus: "Nella profondità, echeggia già lo sfacelo". Il tempo che è stato fissato dagli esperti all’umanità, quale ‘società suicida’ (Taylor) è molto limitato. – Questo è il risultato del dispotico, incolto uomo che danza intorno al vitello d’oro del progresso e del benessere crescente. Se si abbraccia con lo sguardo il funesto sentiero che la società industriale ha imboccato ci s’imbatte in una frase di Higo Lang che disse: "Costruire torri fin sopra le nuvole e dimenticare il cielo, è il grado estremo della cecità".

Nessuno sembra più poter frenare la valanga della sventura. Scrive l’X-Magazzin: "Gli scienziati disputeranno, scriveranno in un’incomprensibile espressione scientifica e, con tutto ciò, a poco a poco quest’edificio assai complicato della scienza, crollerà!". – Non si riconoscerà nessun cambiamento della coscienza né un cambiamento del rifiuto nella fede o del progresso o dell’etica del successo, e anche non c’è da aspettarselo. Lo strano paradiso illuminato dalla luce del neon sarà conservato e abbellito, e questo perché lo standard vitale è posto al di sopra delle possibilità di vita, sebbene le abitudini produzionistiche e consumistiche abbiano superato ampiamente e pericolosamente da molto tempo i confini delle possibilità del sistema ecologico.

Il risultato della conferenza ambientale nel giugno 1972 ottenuto a Stoccolma è inquietante. Là nessuno osò contestare la spiegazione data da U-Thant, segretario generale dell’ONU nel 1969, il quale asserì che se entro alcune diecine di anni non si fosse trovata una partecipazione internazionale per il superamento dei problematici imminenti pericoli, la fine dell’umanità avrebbe avuto presto inizio. Infatti, non si riuscì a trovare né tra le nazioni industrializzate, né in quelle in via di sviluppo, qualcuna disposta a lasciarsi coinvolgere in una discussione sulle catastrofi ecologiche in seguito alla loro politica economica e militare. Un altro tentativo è stato fatto il 13 dicembre 2015 con l’accordo sul clima approvato a Parigi. Nella capitale francese il testo approvato alla conferenza sul clima è partito da un presupposto fondamentale: “Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta. Pertanto si richiede la massima cooperazione di tutti i paesi con l’obiettivo di “accelerare la riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra”.

Si è troppo ottimisti pensare che quest’accordo vada a buon fine; questo perché i necessari cambiamenti fondamentali alle strutture delle industrie, per ridurre le emissioni tossiche, lederebbero i massicci interessi sia dei produttori che dei consumatori! Nessuno ha parlato del fatto che esiste una sola via per evitare la catastrofe: la generale riduzione delle necessità collettive e individuali! Goethe a 75 anni predisse questo sviluppo con capacità quasi profetica di fronte ad Eckermann: "Al mondo non è concesso di accontentarsi; non ai grandi, perché non abbia luogo un abuso di potere, e non alla massa che, nell’attesa del graduale miglioramento, si accontenti di una condizione moderata". – Uno degli ultimi tentativi di accordo sul clima si è svolto a Roma il 9 e il 10 aprile 2017. Se si legge attentamente tra le righe, si capisce che non c’è nessuna intenzione di fermare o almeno rallentare questa corsa verso la catastrofe ambientale. Qui le parole di U-Thant espresse nel 1969 suonano come un brutto presagio: “La fine dell’umanità avrà presto inizio”.

 

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Le catastrofi imminenti

La società industriale moderna ha dunque anche realmente imboccato un’ambigua via errata ed ha reso l’uomo schiavo di un meccanismo produttivo contrario alla vita, il che già comincia a distruggere la base dell’esistenza di tutta l’umanità. A Stoccolma è apparso chiaro che ciò che il fondatore dell’etologia comparata, il Prof. Konrad Lorenz, disse profetizzando, si avvererà, vale a dire che non c’è più speranza alcuna: "Per tutto è troppo tardi, la rovina è inarrestabile!".

Se ci si porta dinanzi agli occhi i molteplici fenomeni della catastrofe che si delinea di dimensione apocalittica, si ricorderà la massima fatta da Franz Werfel da un punto di vista intuitivo: "Ho riconosciuto già molto presto che la rivolta contro la metafisica è la causa di tutta la nostra miseria. Le nostre anime non vogliono più credere, e questo nella loro eterna responsabilità". Con ciò sta anche in relazione causale se oggi la paura afferra le anime sempre più in silenzio. La semenza del materialismo, sparsa da decenni, ora si schiude. Essa fa maturare un movimento distruttivo psico-fisico con tutti i suoi fenomeni di decadenza con il razionalismo inanimato. L’utopistica credenza umana che si esprime nei versi di Heinrich Heine: "Noi vogliamo già qui sulla Terra edificare il Regno dei Cieli", è la tragedia demoniaca dell’uomo di Prometeo.

Ogni specie di catastrofe che si è abbattuta sull’umanità alla fine del XX secolo e quelle profetizzate che si abbatteranno nel XXI, è stata preannunciata nella Nuova Rivelazione. Anche nell’Apocalisse di Giovanni sono tracciate tremende immagini della fine dei tempi, ma lì tutto rimane mistero difficilmente interpretabile. In Lorber le profezie son fatte in modo più chiaro e comprensibile. Ne riportiamo alcuni passi:

«Gli uomini devono certamente avere tutto quanto loro conviene, e lo facciano pure in una misura equa e a scopi onesti. Che si procurino pure le più svariate comodità per la vita terrena, né si opponga alcunché a che essi risparmino i lavori gravosi alle loro mani, così da guadagnare tanto più tempo per riesaminare e nobilitare i loro cuori e le loro anime. […] Ma quando, parallelamente all’abilità degli uomini, che naturalmente è sempre crescente, si accrescerà pure il loro egoismo, l’avidità dei beni terreni e del dominio di sé e, con ciò, anche l’ottenebramento del loro animo, allora le pessime conseguenze non potranno mancare […]» [G.V.G. – V/108,5-6].

«L’industria di questo mondo sarà esercitata con diligenza, per mortificare rapidamente lo spirito e forse per distruggere completamente anche la scarsa semina del seme della vita eterna» [D.d.C. – II/175,4].

«Questi sono gli uomini industrializzati e le loro insaziabili necessità. Essi somigliano alla boscaglia e ai rovi. Se anche in principio la Parola germina, essa tuttavia viene presto soffocata, e gli uomini poi, verso la stessa, diventano più indifferenti di prima …» [S.S. – II/125,5].

Più volte e in maniera inequivocabile la Nuova Rivelazione ha mostrato la causa spirituale di una catastrofe imminente, cioè la sempre più riversante avidità di piaceri che procede di pari passo con una decadenza degli interessi spirituali e religiosi. Ne citiamo alcuni:

«Osserviamo gli abitanti di una grande città e confrontiamoli con quelli di un piccolo villaggio di contadini. Gli abitanti delle grandi città non sanno aiutarsi che per la pura e semplice avidità del piacere; tutti vogliono vivere piacevolmente, tutti vogliono divertirsi, tutti vogliono eccellere e, possibilmente, anche un pochino dominare» [S.S. – II/81,10].

«… tutte le raffinate dilettevoli brame non sono che idolatrie; esse infatti sono offerte sacrificali dello spirito umano alla morta naturalità esteriore» [S.S. – II/81,12].

«Che cosa servirebbe all’uomo, se anche fosse padrone di tutti i tesori della Terra e potesse procurarsi con questi tutti i divertimenti e sollazzi immaginabili, ma la sua anima ne subisse danno? Sarebbero tutti questi tesori in grado di liberarlo dai duri ceppi della morte?» [G.V.G. – VIII/183,9].

«… e quindi non è affatto escluso che col tempo gli uomini inventino grandi cose e con queste possano cominciare anche ad influire sulla natura della Terra (ambiente – n.d.a.), e in modo tale che la Terra stessa alla fine ne risulti danneggiata sul serio. Le conseguenze allora non saranno certamente piacevoli, e non potranno apparire che come una punizione sicura della volontà male utilizzata, ma tale punizione scenderà sugli uomini non perché voluta da Me, bensì scaturita dalla loro stessa volontà» [G.V.G. – V/109,6].

«E tuttavia accadrà come al tempo di Noè: l’umanità comincerà a fare un uso sempre più malvagio delle sue molte conoscenze mondane e capacità acquisite, e si attirerà volontariamente ogni tipo di giudizi su di sé, e infine anche su tutta la Terra, traendoli fuori dalle profondità della Mia Creazione» [G.V.G. – V/108,4].

«Perciò insegnate agli uomini ad agire saggiamente, altrimenti provocheranno essi stessi i giudizi sul proprio capo. Io so che avverrà così, e tuttavia non posso e non devo intrometterMi per impedirlo con la Mia Onnipotenza, ma unicamente con il Mio insegnamento» [G.V.G. – V/109,7].

«Dunque, come possono scandalizzarvi ancora le Mie predizioni sul futuro? Eppure le ho già svelate spesse volte davanti a voi e vi ho anche mostrato, con fedelissima verità, quale sarà la causa del bruttissimo futuro in conseguenza della libera volontà degli uomini» [G.V.G. – IX/144,7].

Chi conosce gli ammonimenti che gli esperti scienziati manifestano chiaramente e insistentemente nelle loro opere, dovrebbe essere profondamente colpito dalle profezie di Lorber: «Un popolo si leverà contro l’altro e si affronteranno con armi da fuoco». – Il primo capoverso della seguente dichiarazione si riferisce chiaramente alle due guerre mondiali con 70 milioni di morti. Ma anche un altra profezia è già diventata realtà:

«Gli ingegnosi uomini, con tali armi, arriveranno al punto che ben presto nessun popolo sarà in grado di iniziare una guerra contro un altro popolo, poiché se due popoli si attaccassero con armi simili, presto e anche facilmente si annienterebbero fino all’ultimo uomo, il che certamente non porterebbe a nessuno una vittoria o un vero vantaggio. I re e i loro generali ben presto se ne accorgeranno e preferiranno perciò mettersi d’accordo, in pace e in buona amicizia. E se un qualsiasi perturbatore della pace, estremamente superbo e ambizioso, si solleverà contro il suo vicino, allora coloro che amano la pace si riuniranno e lo puniranno. In questo modo, poco a poco, si instaurerà, stabilendosi durevolmente, la vecchia pace tra i popoli della Terra» [G.V.G. – VIII/185,9].

In altre comunicazioni si parla poi di eventi della natura che diventeranno sempre più evidenti:

«Alla Mia seconda venuta dovranno essere purificati la Terra, gli uomini e tutto l’insieme delle creature. Questo tipo di fuoco consisterà in grandi rivoluzioni naturali di ogni specie della Terra, e questo specialmente in quei punti sui quali gli uomini si costruiranno grandi e magnifiche città, nelle quali regneranno la più grande superbia, insensibilità, malcostume, ingiustizia, potere, violenza, apparenza, pigrizia e, con tutto ciò, la miseria più grande e ogni tipo di penuria, provocati dall’epicureismo troppo spinto dei grandi e dei potenti» [G.V.G. – VIII/186,4].

«Ci saranno anche grandi uragani sulla terraferma e sul mare; il mare inonderà in molte località le sponde e gli uomini saranno colti da grande paura e angoscia in attesa delle cose che verranno sulla Terra» [G.V.G. – VIII/185,4].

«Così un popolo si solleverà contro l’altro e lo combatterà con armi da fuoco. In tal modo i sovrani si indebiteranno e opprimeranno i loro sudditi con tasse esorbitanti; perciò ne seguiranno rincari esagerati, carestie, molte malattie maligne, epidemie e pestilenze tra gli uomini, tra gli animali e perfino tra la vegetazione» [G.V.G. – VIII/185,3].

Lorber parla di carestie. Nei paesi industrializzati esiste al momento ancora una ricca offerta di viveri, ma nei paesi in via di sviluppo, secondo le generali opinioni degli esperti, in seguito all’esplosione demografica inarrestabile ci sarà con sicurezza entro un tempo determinato una carestia a livello mondiale. Ma a prescindere da questo, circola già un pericoloso spettro, perché la situazione nei paesi industrializzati si possa ancora modificare radicalmente. Attualmente la produzione di biossido di zolfo ammonta a 50-100 milioni di tonnellate. In una conferenza sull’ambiente tenuta dal Governo svedese a Stoccolma, si presentò uno studio in cui si dimostrò che questo veleno s’infiltrava nel suolo in ammassi di acidi combinati a zolfo, a tal punto da sciogliere il calcio e altri reagenti elementi basilari del terreno coltivabile favorendo la loro eliminazione. Questo molto presto avrebbe causato un peggioramento della forza produttiva del terreno in misura crescente. Si prospettò che le conseguenze della calante fertilità da un lato e il rapido aumento della popolazione mondiale dall’altra, non sarebbero state facilmente immaginabili. Inoltre le monocolture e le specie rafforzate di cereali e riso hanno già mostrato una pericolosa inclinazione verso le malattie (di cui parla Lorber!). Interi raccolti di riso sono già distrutti a causa di malattie da virus, malattie che una volta erano sconosciute. In un passo della Nuova Rivelazione si legge assai concretamente:

«Appena dopo quel tempo dell’industrializzazione massima, comincerà a profilarsi molto male per la vita degli uomini sulla Terra, perché questa diventerà sempre più sterile; carestie, guerre e fame desoleranno questo mondo, la luce della fede nell’eterna Verità si estinguerà gradatamente e il fuoco dell’amore andrà spegnendosi per lasciar posto al gelo, e allora sopra la Terra precipiterà l’ultimo giudizio del fuoco» [G.V.G. – III/33,4].

O’Brien ha spiegato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: "Senza un intervento immediato, tra non molti anni assisteremo alla carestia". – Circa l’80 per cento della popolazione non ha cibo a sufficienza. La situazione è critica soprattutto per i più piccoli; un bambino sotto i dieci anni muore ogni dieci minuti per cause evitabili, come infezioni e diarrea causate dalla malnutrizione e dalla mancanza di medicinali di base. Tutto ciò è stato preannunciato:

«Sopravverrà una grande e generale calamità, miseria e tribolazione, come la Terra non ne ha ancora mai visto. La fede si spegnerà, l’amore si raffredderà e tutte le generazioni dei poveri si lamenteranno e vivranno di stenti». [G.V.G. – VIII/185,2] – E inoltre: «Tutto questo sarà permesso per distogliere gli uomini dalla loro superbia, dal loro egoismo e dalla loro grande indolenza (spirituale)» [G.V.G. – VIII/185,5].

Rivelazioni che nel 1872 saranno confermate anche al mistico Mayerhofer:

«Gli uomini si sono ora allontanati dalla loro vera méta, tanto che nessun potere umano sarebbe più in grado di risvegliarli dai loro sogni e distoglierli dalla loro caccia ai godimenti» [P.d.S. – 49,13].

«Io rendo i popoli sobri attraverso la miseria. Li traggo fuori dall’illusione che la brama del mondo tendente al solo godimento sia la prima ambita avidità. Io insegno loro – purtroppo con avvenimenti spiacevoli – la caducità della presunzione mondana, della gloria mondana e delle ricchezze mondane, dimostrando loro, allo stesso tempo, l’eterna durata dei tesori spirituali. Faccio capire a tutti che sopra di loro c’è ancora un Altro che, pur lasciando fare ad essi ciò che vogliono, Lui soltanto tiene in mano i fili della connessione delle circostanze, e sa utilizzare tutto – perfino il peggio che gli uomini stessi commettono – per il meglio dell’intera umanità, come anche di ogni singolo» [P.d.S. – 49,10].

Con riferimento all’inizio delle catastrofi, in più passi si parla di "quasi 2000 anni" dal tempo degli insegnamenti di Gesù durante la Sua vita terrena, quando annunciò questo ai Suoi discepoli: «D’ora in poi non passeranno completamente 2000 anni, finché sarà dato libero corso al gran giudizio, e questo sarà evidentemente un ‘ultimo giudizio’ su questa Terra» [G.V.G. – VI/174,7].

In nessuna parte però le catastrofi sono paragonate con una fine della Terra, bensì è ripetutamente dichiarato che essa esisterà ancora per un tempo senza fine, con e senza uomini.

In altre profezie date da Gesù agli apostoli, sembra proprio riferirsi a un tempo prossimo, in cui questa umanità ha però già superato i limiti di comportamenti sempre più scellerati:

«Anche i futuri discendenti degli uomini di questa vostra Terra inventeranno di nuovo i nefasti grani esplosivi[49] e ancora una quantità di altri strumenti di distruzione che provocheranno molte, molte devastazioni sulla Terra. Tuttavia, che essi non potranno arrivare a troppo grandi profondità della stessa, a questo sarà già provveduto da parte Mia» [G.V.G. – VIII/76,6].

«E avvicinandosi poi la fine di questo periodo dell’umanità del mondo, che però non riguarderà la fine di questa Terra, accadrà ugualmente così: in quel tempo gli uomini non scaveranno le montagne fino alle loro fondamenta come fecero ansiosamente a suo tempo gli Anociti alla ricerca di oro e di pietre preziose; invece per mezzo di macchine di ogni specie mosse dalla forza del fuoco, cominceranno a penetrare negli strati inferiori della Terra scavando gallerie e cavità incredibilmente profonde, attraverso le quali dei gas molto infiammabili si sprigioneranno e saliranno in grandi masse sulla superficie terrestre, cosicché, quando l’aria atmosferica si sarà eccessivamente saturata di tali gas, allora questi si accenderanno quasi sull’intera superficie e ridurranno tutto in cenere! Solo pochi tra gli uomini rimarranno in vita» [G.V.G. – VI/207,12].

 

*

Fine del mondo?

Man mano che il tempo della fine si avvicinerà al tempo profetizzato, e dei segni sempre più evidenti in ogni campo anticiperanno l’ultima fase prima della purificazione annunciata, il risveglio spirituale di molti uomini farà sì che su tutta la Terra sarà annunciata tale veniente ‘fine’ in modo sempre più evidente. Sotto questo aspetto anche il maligno affilerà le sue armi, utilizzando per lo più quella della seduzione tramite false dottrine, per mezzo di uomini che spiegheranno l’Apocalisse secondo un aspetto prettamente materiale, ma senza quella necessaria ‘Luce’ che solo un risvegliato nello spirito può dare, o un vero ‘profeta’ chiamato a presentare la verità dal Cielo, per evitare che ‘perfino gli eletti’ siano preda di tali spiriti ingannatori. Lorber non profetizza nessuna ‘fine del mondo’ intesa come tale, cioè di una possibile distruzione della Terra come normalmente viene fatto intendere, poiché questa continuerà a sussistere, sebbene dopo un certo periodo di purificazione, affinché diventi una scuola per allevare figli di Dio. Così, anche per ciò che riguarda il tempo in cui gli eventi finali si avvereranno, è da comprendere in modo profetico. Vediamolo nella seguente breve comunicazione che riporta un insegnamento di Gesù espresso al tempo del Suo cammino terreno, prima della Rivelazione di Giovanni:

«Finché l'amore vero e puro, e l'umiltà ad esso corrispondente, non reggeranno i popoli, in generale sulla Terra regneranno le tenebre. Che ci saranno sempre dei singoli che si troveranno nella luce, questo è cosa certa, ma di questi ce ne saranno sempre pochi. Infatti, finché nel mondo ci saranno reggenti grandi e potenti secondo i concetti umano-terreni, superbi oltre ogni dire e avidi di gloria, fino allora in tutte le classi dell'umanità crescerà rigogliosa la mala semente dell'orgoglio e la brama di compartecipazione al dominio, e la notte, la tenebra, l'egoismo, l'invidia, l'avarizia, la persecuzione e il tradimento, tutti genuini elementi infernali, non svaniranno dalla faccia della Terra, non svaniranno fino al tempo del grande giudizio nel quale Io la purificherò con il fuoco, mettendola a nuovo. Dopo quel tempo nessun re regnerà più su qualche popolo, ma ciò che regnerà sarà solo la Luce di Dio. Quell'epoca voi certo non la vedrete nella vostra carne (fra 2000 anni), invece la vedrete in modo lucido e ultrachiaro in spirito nel Mio Regno. […] Tuttavia voi tutti potete ritenere come perfettamente vero che sulla Terra si genera un grande cambiamento quasi ogni duemila anni. E così altrettanto accadrà partendo con il calcolo dall’epoca attuale» [G.V.G. – VI/76,8].

Sulla fine del mondo e sugli ultimi tempi anche il mistico Gottfried Mayerhofer ha ricevuto parole che confermano quanto era stato riferito a Lorber:

«[…] La storia v’insegna chiaramente che tutto ciò che Io predissi si è effettivamente avverato, e precisamente già dopo breve tempo dal ritorno nel Mio Regno. Così come avvenne con il tempio, che spiritualmente era già distrutto da molto tempo, allo stesso modo ebbe termine anche la storia di un popolo che Io avevo scelto tra molti al fine di portare e a diffondere la Mia eterna Verità. Ciò che accadde agli ebrei al tempo della distruzione di Gerusalemme, si ripeterà ancora alla fine dell’umanità attualmente vivente, poiché le atrocità della guerra e della distruzione si ripresenteranno, però in altre forme. Anche allora la fedeltà e la fede sulla Terra saranno scomparse, poiché l’umanità, o perlomeno la maggior parte degli uomini, venererà la materia, il mondo e i suoi piaceri, il che, come potete accorgervene, sta già avvenendo. Le calamità, le sciagure e le malattie che precederanno questo periodo, sono gli ultimi tentativi per salvare il salvabile, affinché non affoghino tutti quanti nel fango dell’egoismo. Solo attraverso le disgrazie e le amare sciagure si ammorbidisce l’orgoglioso cuore umano. Che contro questi tentativi sempre in aumento di mettere alle strette l'uomo si lavori altresì con tutti i mezzi possibili, cosicché scherno, vendetta e persecuzione colpiranno i credenti, e falsi ma anche veri profeti cercheranno di istruire il popolo, tanto che alla fine nella maggioranza degli uomini subentrerà una totale confusione di concetti – queste sono cose che si comprendono da sé. Tutti i Miei ammonimenti, come avvenne prima del diluvio, resteranno infruttuosi per la maggioranza degli uomini, e solo pochi si convertiranno. Quando tutti questi penosi avvenimenti si riverseranno sull’umanità, come a suo tempo sugli ebrei la distruzione del tempio e di Gerusalemme, di chi sarà la colpa? Sono forse Io un Dio della vendetta che vuole il sangue e la miseria di tante migliaia di uomini? Ovvero, non sono piuttosto loro stessi che vogliono maneggiare tutto secondo il loro parere e vorrebbero perfino capovolgere le grandi leggi del mondo materiale e spirituale, se solo fosse possibile? Il tempo dell'abominio e delle devastazioni va inteso più spiritualmente che materialmente, poiché ciò che sta scritto nel Vangelo, come per esempio: "Chi sarà sul tetto non scenda!" ecc., tutte queste cose significano: "Abbandonate le cose del mondo e attenetevi alle cose spirituali, alle cose imperiture!". L’intera Creazione passerà attraverso il medesimo processo che ha dovuto passare anche il popolo ebreo, il quale, con le sue tradizioni e la sua religione, era il fondamento della Mia Dottrina. Non crediate che Io sia venuto nel mondo per voi soltanto, che Io abbia sopportato tutto per la piccola Terra e per i suoi abitanti; no! Le Mie opere sono opere dell’infinito! Anche la Bibbia, nella quale stanno in parte scritte le Mie parole che Io espressi durante i Miei anni terreni, non è per voi soltanto, bensì essa appartiene all’intera Creazione. E se milioni di mondi non sanno finora nulla della Mia esistenza, eppure verrà il tempo in cui anche queste parole di Dio giungeranno a loro e verranno da loro intese in base alla formazione spirituale. Così dopo l’abominio della devastazione, come dopo il temporale, la pioggia e la bufera, il Sole di Grazia dovrà risplendere di nuovo per tutti nel suo pieno splendore! Quando l’aria spirituale sarà purificata da tutte le arie malsane, tutto si preparerà a nuova vita attiva, come la Terra rinfrescata dopo un temporale. Amen» [P.d.S. – cap.53].

 

 

 

Cap. 10

 

Le contraddizioni della Sacra Scrittura comprese tramite la Nuova Rivelazione

 

Tra le contraddizioni più evidenti della Sacra Scrittura che nel corso del tempo hanno fatto emergere dubbi sull’autenticità dei testi giunti fino ai nostri giorni, valgono anche quelle dei vescovi del Concilio Vaticano II, i quali hanno accennato più volte che a questi non può essere accordata una completa mancanza di errori, perché pur essendo parola di Dio, nello stesso tempo è parola dell’uomo.

Tramite la Nuova Rivelazione è possibile trovare numerose chiarificazioni che consentono a chiunque, specie agli esegeti di ogni confessione religiosa che basano la fede sulla parola di Dio contenuta nella Bibbia, di accedere a spiegazioni alle quali nessun essere umano potrebbe attingere senza un diretto rapporto col Cielo. Che Lorber un tale rapporto lo abbia avuto, lo dimostra non soltanto la quantità delle sue rivelazioni, ma soprattutto la qualità del contenuto che gli fu comunicato. Tra le più evidenti spiegazioni, oltre quelle scientifiche, una particolare rilevanza viene data a quelle bibliche, sia perché concesse nelle risposte che i suoi amici facevano quando riceveva le rivelazioni, sia nella trascrizione dei fatti dei tre anni di insegnamento della vita terrena di Gesù contenenti quelle risposte che diede ai Suoi contemporanei riportate nel Grande Grande Vangelo di Giovanni.

Quelle che si riferiscono alla storia della Creazione presentata da Mosè possono dar adito a profonde considerazioni, affinché siano tacciati tutti coloro che oggigiorno negano la veridicità della Sacra Scrittura perché non conoscono né comprendono il senso della rispondenza, e pertanto, già iniziando a leggere la Bibbia ne disconoscono la sua origine divina, perché non la capiscono, e relegano tali trascrizioni a miti che i primi uomini avrebbero riportato solo per autonoma volontà. Gesù in due occasioni, nei tre anni di insegnamenti al tempo del Suo pellegrinaggio terreno, spiega ai farisei i primi versetti della Bibbia, spiegazioni molto prolisse, per capire soprattutto il senso della rispondenza, riportate qui di seguito.

 

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I sei giorni della Creazione

«Mosè e i profeti voi dovete intenderli e comprenderli nel loro vero significato! Mosè nella sua storia della Creazione non presenta che dei quadri simbolici, nei quali è raffigurato il manifestarsi della prima concezione di Dio presso gli uomini della Terra, ma non la creazione materiale della stessa e di tutti gli altri mondi» [G.V.G. – I/156,8].

(Gn. 1,1-5 – primo giorno): «Se volete considerarle nel senso letterale e naturale, non potrete fare a meno di rilevare di primo acchito l’enorme insensatezza che ne deve necessariamente emergere. Che cos’è il ‘cielo’ e che cosa la ‘terra’ di cui parla Mosè, che sarebbero stati creati nel principio? Il ‘cielo’ corrisponde allo spirituale, e la ‘terra’ al naturale nell’uomo; quest’ultimo era ed è ancora deserto e vuoto, com’è il caso con voi. Le ‘acque’ sono le vostre false conoscenze in ogni campo, sopra le quali aleggia certamente lo Spirito di Dio, che però non le ha ancora penetrate. Siccome lo Spirito di Dio vede continuamente la spaventosa tenebra che regna nell’abisso della vostra mondanità materiale, Egli, come ora avviene, dice a voi: “Sia fatta Luce!”. Ed ecco sorgere nel vostro naturale una lieve luce crepuscolare, e Dio vede quanto buona sia la luce per le vostre tenebre; però siete soltanto voi stessi che non potete e non volete persuadervene. Per questo motivo accade una separazione in voi, e cioè il giorno viene separato dalla notte, e dal giorno che sorge in voi, potete riconoscere la tenebra che avvolgeva il vostro cuore. Nell’uomo, il primitivo stato naturale è come una sera senza luce, quindi come la notte; ma siccome Dio gli concede la luce, questa per l’uomo diventa veramente come un’aurora, e così dalla sera e dall’aurora dell’uomo si compie veramente il suo primo giorno di vita. Poiché vedete, se Mosè, che era iniziato in tutti i misteri e in tutte le scienze degli egiziani, con i versetti della Genesi avesse voluto alludere alla formazione del primo giorno naturale della Terra, egli, armato com’era di scienza e di sapienza, avrebbe pur dovuto fare attenzione al fatto che dal tempo che intercorre tra una sera e una mattina non può mai risultare un giorno. Ciò perché alla sera segue sempre in modo naturale la notte profonda, e la mattina è seguita dal giorno. Dunque, il tempo tra sera e mattina è ‘notte’, e solamente quello tra mattina e sera costituisce il ‘giorno’! Se Mosè avesse detto: “E così, dalla mattina alla sera fu creato il primo giorno”, allora voi sareste autorizzati ad intendere con ciò il giorno naturale; ma egli, per motivi plausibilissimi di rispondenza simbolica, disse invece precisamente il contrario. Ciò significa che ‘la sera’, è nel contempo ‘la notte’ dell’uomo, la qual cosa è d’altronde facilmente comprensibile poiché non vi è stato finora nessuno che abbia visto un fanciullo padrone di ogni sapienza» [G.V.G. – I/157,3-10].

(Gn. 1,6-10 – secondo giorno): «Potrebbe però accadere molto facilmente che la Luce divina nell’uomo si riversi nella luce della sera e poi resti consunta o per lo meno confusa con l’altra, in modo tale che alla fine non si riesca a distinguere più quale sia la luce della natura e quale la Luce divina. Allora ‘Iddio creò una distesa tra entrambe le acque’, il che significa le due specie di conoscenze riguardo alle quali Io vi ho dato or ora chiarimenti a sufficienza, ed Egli divise in tal modo le due acque. Ora, questa distesa è il vero Cielo nel cuore dell’uomo, e si esprime nella vera fede vivificante, ma mai in eterno in sofismi intellettuali vuoti e meschini. E per tale motivo colui che è armato di fede potente e incrollabile Io lo chiamo ora davanti a voi ‘una roccia’ e lo pongo come una nuova distesa tra Cielo e inferno, e contro di essa nessuna tenebrosa potenza dell’inferno potrà mai prevalere in eterno. Quando questa distesa è posta nell’uomo e in lui la fede diventa sempre più potente, allora da una tale fede sorge sempre più evidente e chiara la visione della nullità delle nozioni acquisite mediante l’intelligenza naturale; questa poi si sottomette al dominio della fede e in tal modo nell’uomo risulta dalla sua sera e dalla sua sempre più chiara mattina il secondo giorno, che è di gran lunga più luminoso del primo. Dunque, l’uomo che si trova nello stadio di questo secondo giorno intravede ormai già quello che è destinato ad affermarsi per l’eternità quale pienamente e definitivamente vero; però le idee in lui non sono ancora nel loro vero e proprio ordine. L’uomo tende ancora a confondere il naturale con lo spirituale puro, valorizza troppo la natura, e in seguito a ciò gli par di scorgere il materiale anche nello spirito, e per conseguenza non è ancora capace di decidersi ad una giusta azione. Egli è simile a un mondo puramente acqueo, che è bensì circondato da tutte le parti dall’aria attraverso cui penetra la luce, ma nel complesso non può tuttavia avere un’idea chiara se il suo mondo acqueo sia una derivazione dell’atmosfera d’aria e di luce che lo circonda, oppure se sia stata quest’ultima a trarre le origini dal mondo acqueo! In altre parole, egli non sa ancora distinguere in se stesso in modo sufficientemente chiaro se le sue cognizioni spirituali si siano sviluppate dalla sua intelligenza naturale, oppure se quest’intelligenza naturale sia una conseguenza o un prodotto delle cognizioni spirituali forse già misteriosamente preesistenti nell’uomo che, dal principio, agiscono in Lui in maniera altrettanto misteriosa; o meglio, per rendere in modo ancora più evidente l’idea, egli non sa se la fede sia un derivato della scienza oppure se la scienza derivi dalla fede, e quale sia la differenza esistente tra l’una e l’altra. In breve, egli non sa ancora cosa esisteva prima, se la gallina oppure l’uovo, se la semenza oppure l’albero. A questo punto, Dio viene nuovamente in aiuto all’uomo, quando quest’ultimo, valendosi della forza concessagli e quindi a lui propria, abbia sufficientemente operato a vantaggio di questo secondo giorno del suo sviluppo spirituale; e questo ulteriore aiuto consiste nel fatto che nell’uomo la luce viene resa più intensa. E la luce aumentata, come fa il Sole a primavera, comincia a fecondare tutte le sementi poste nel cuore dell’uomo, e ciò non soltanto avviene in virtù dell’accresciuto splendore, bensì anche in virtù del calore sviluppato dalla maggior luce. Ora, questo calore si chiama Amore, e nello stesso tempo costituisce il terreno nel quale le sementi iniziano a germogliare e a mettere radici. Ed ecco, appunto a questo fa allusione Mosè nella sua Genesi, quando dice che Dio comandò alle acque di raccogliersi in determinati luoghi separati, affinché potesse rendersi visibile il terreno solido e asciutto che è l’unico nel quale le sementi possono prosperare e produrre frutti viventi e vivificanti» [G.V.G. – I/158,1-11].

(Gn. 1,9-13 – terzo giorno): «Mosè, subito dopo la creazione di un cielo, ovvero dopo l’esteriorizzazione della capacità di intendere fuori dal centro vitale di Dio, fa menzione di una, per così dire, contemporanea creazione della Terra! Voi certo penserete che è senz’altro di questa Terra che ci porta. O Miei cari, questo è un errore ben grande! Vedete, Mosè con la parola ‘Terra’ ha voluto solamente indicare la capacità di assimilazione e di attrazione delle intelligenze esteriori affini tra di loro, ciò che è quasi identico a quello che alcuni filosofi dell’Egitto e della Grecia denominarono ‘associazione di idee’ (affinità o analogia di idee) dalla quale, per l’unione di concetti e di idee affini, deve risultare da ultimo un’intera proposizione compenetrata di verità. Ma se nelle capacità d’intelligenza poste da Dio fuori da Sé era già come implicitamente condizionata l’universalità d’attrazione, in conseguenza dell’affinità tra di loro, va da sé che se ne può trarre anche una terza deduzione, e cioè che le capacità affini e intelligenti tra di loro si sono anche davvero reciprocamente attratte e afferrate. Perciò, per esprimervi con le parole un tale atto, a quel tempo ancora profondamente spirituale, Mosè non poteva evidentemente ideare un’immagine più efficace e universale di quella appunto della Terra materiale che, in sé e per sé, non è precisamente altro che un conglomerato di particelle sostanziali che hanno capacità di attrazione, e sono affini tanto tra di loro come in se stesse» [G.V.G. – II/219,7-9].

(Gn. 1,14-19 – quarto giorno): «Cosa sta scritto nella Genesi? “Poi Iddio disse: ‘Vi siano delle luci nella distesa del cielo per fare distinzione tra il giorno e la notte; e quelle diano i segni, le stagioni, i giorni e gli anni, e ci siano due luci nella distesa che illuminino le Terre. E così fu. Iddio dunque fece due grandi luci, una maggiore per governare il giorno e la minore per governare la notte, e inoltre le stelle. E Dio le mise nella distesa del cielo perché illuminassero la Terra, perché governassero il giorno e la notte e perché separassero la luce dalle tenebre. E Dio vide che ciò era buono. Così dalla sera e dal mattino fu creato il quarto giorno’. […] Ora, se tu consideri questa cosa soltanto un po’ più a fondo, e la scruti anche con la sola tua forza intellettiva naturale, è impossibile che non ti renda conto all’istante e ti venga sottocchio l’enorme insensatezza che risulta attribuendo un reale valore alle espressioni letterali contenute nella Genesi! Non è già stato detto nella Genesi che Dio creò la luce già il primo giorno e che, in tal modo, dalla sera e dal mattino fu creato il primo giorno! Puoi tu dirMi che genere di luce era quella che per ben tre giorni è stata sufficiente a produrre il giorno e la notte? Il quarto giorno Dio dice nuovamente: ‘Vi siano delle luci nella distesa del cielo’; si domanda ora: ‘Di che luci si può trattare in questo caso che abbiano da separare il giorno dalla notte, se tale fine era già stato conseguito durante i tre primi giorni, dalla luce creata il primo giorno? Perché dunque creare nel quarto giorno ancora altre luci, sempre al medesimo scopo?’. Aggiungi poi che qui non si parla che di ‘luci’, mentre non si fa il benché minimo accenno a un Sole e a una Luna. Oltre a ciò, queste luci producono anche segni; quali segni dunque? E alla fine le stagioni; quali stagioni? E i giorni e gli anni; di che giorni e di che anni si parla? La notte non conta dunque nulla? Non viene la notte, come spazio di tempo, trattata alla stessa stregua del giorno? È opportuno considerare poi che la Terra ha la forma di una sfera e, costantemente, su di una sua metà è giorno e sull’altra metà notte. A seconda che la Terra si volga sul proprio asse da Occidente verso Oriente, diventa giorno in quei paesi che vengono a trovarsi dirimpetto al Sole, oppure ancor meglio, quei paesi che la Terra, con il suo moto rotatorio costante e uniforme, successivamente trascina, per così dire, sotto l’influsso del Sole. Se dunque, com’è evidente, il giorno naturale sulla Terra ha la sua ragione nel moto caratteristico della Terra stessa, e se il Sole a questo riguardo non c’entra se non in quanto esso splende continuamente in un punto del firmamento e con la sua luce suscita il giorno laddove colpiscono i suoi raggi e, per conseguenza, non può mai e poi mai governare il giorno, si domanda: ‘Con le sue luci come avrebbe potuto Mosè alludere al Sole e alla Luna?’. E anche se Mosè avesse con ciò voluto significare il Sole e la Luna materiali, egli, per maggior chiarezza della sua rivelazione agli uomini, avrebbe certamente chiamato queste due luci del cielo con il loro nome, perché ai tempi di Mosè, tutti conoscevano già come si denominassero ambedue questi corpi celesti! Oltre a ciò, Mosè parla di una distesa nel cielo, di un firmamento che, veramente, nello spazio naturale non esiste in nessun luogo, per la ragione che Sole, Luna e stelle, come pure questa Terra, si librano nell’etere perfettamente libero che non ha confini in nessun luogo, e in virtù della legge che li governa, e che in loro risiede, vengono mantenuti nello stato loro assegnato e allo scopo cui sono chiamati a servire; essi hanno un determinato moto libero e non sono per nulla fissati in un punto di un qualche firmamento celeste! Infatti, nell’incommensurabile vastità e libertà dello spazio non vi è che un solo firmamento, e questo è la Volontà di Dio, nella quale ha fondamento la Legge immutabile per l’eternità che governa lo spazio e tutte le cose contenute in esso. Se quello che si presenta ai vostri occhi come un’immensa volta celeste che ricopre tutto, fosse un firmamento sul quale il Sole, la Luna e tutte le stelle si trovassero fissate in modo uguale, come potrebbero muoversi, e in particolare poi, come potrebbero cambiare continuamente di posto i pianeti che voi già conoscete? Le altre stelle che voi chiamate fisse sembrano veramente stare immobili in un punto loro assegnato di un qualche firmamento, ma non è così! Queste stelle sono tanto enormemente distanti dalla Terra e le loro orbite talmente ampie, che spesso per percorrerle interamente non bastano quasi nemmeno parecchie centinaia di migliaia di anni terrestri, e per conseguenza i loro movimenti non possono essere percepiti nemmeno in cento generazioni umane; questa è dunque e non altra la ragione per la quale tali astri vi appaiono immobili nella volta celeste, ma, come accennato, la realtà è ben differente, e non esiste in nessun punto dello spazio infinito un cosiddetto firmamento. Il firmamento cui allude Mosè è ‘la ferma volontà secondo l’Ordinamento divino’, volontà che ha le sue radici nelle vere e giuste cognizioni dell’intelletto e nell’amore, il cui amore è il terreno benedetto della vita. Siccome però tale volontà può germogliare solo dalla pienezza che ha in sé le premesse del frutto del vero amor di Dio nel cuore dell’uomo, come pure questo amore a sua volta non può sorgere che dalla Luce celeste che Dio riversò nell’uomo allorquando Egli separò la tenebra interiore di costui in sera e mattina, così questo vero amore, la giusta concezione delle cose e un vero e sano intelletto – caratteristiche queste che si manifestano nell’uomo nella fede vivificante – costituiscono il Cielo dell’uomo, e la ferma volontà nell’Ordine di Dio che ne deriva è il ‘firmamento’ ovvero ‘distesa’ del cielo nell’uomo. Ed è in un simile firmamento, qualora esso si trovi definitivamente nel vero ordine prescritto dalla Volontà divina d’Amore, che Dio pone nuove luci dal Cielo dei cieli, il quale è il purissimo Amore paterno nel cuore di Dio. Queste nuove luci illuminano poi la volontà umana, la elevano allo stato di sapienza degli angeli del supremo tra i Cieli e sublimano con ciò l’uomo creato a increato figlio di Dio, trasformandosi per proprio libero volere e rientrato da se stesso nell’Ordine divino!”»  [G.V.G. – I/160,1-12].

(Gn. 1,20-31 – quinto e sesto giorno): «E affinché voi non abbiate più bisogno di farMi ulteriori domande per quanto riguarda la rispettiva rispondenza dei giorni quinto e sesto della Creazione, vi dico ora in brevi parole che la creazione successiva dell’intero mondo naturale animale e, infine, dell’uomo stesso, non significa altro che la piena vivificazione e la realizzazione certa di tutto ciò che l’uomo comprende in sé nella sua parte naturale. Il suo mare e tutte le sue acque divengono traboccanti di vita, e l’uomo, nella sua Luce ormai divina e increata pura, vede e riconosce la pienezza smisurata e infinitamente multiforme delle idee e delle forme creative, ed è in tal modo compenetrato dal concetto della sua pura origine divina. E la creazione del primo uomo rappresenta la definitiva e completa formazione del vero uomo, ossia il raggiungimento della meta suprema che è la dignità di perfetto figlio di Dio» [G.V.G. – I/162,1-2].

«Chi non intende Mosè in questa maniera, è meglio che non lo legga, perché se dovesse leggerlo e poi comprenderlo in maniera errata e storpiata dal vero senso spirituale, dopo averci pensato un po’ finirà con lo smarrirsi completamente, e potrebbe non trattenere il proprio sdegno contro l’assurdità e illogicità di Mosè. Invece la sua indignazione non dovrebbe limitarsi a ciò, ma deve infine rivolgersi contro la perfida malizia di coloro che con la forza, col ferro e col fuoco, diffondono tra gli uomini una loro dottrina priva di logica o di buon senso, spacciandola addirittura per ispirazione divina, senza badare affatto se a loro stessi essa appaia anche come una balordaggine madornale. Chi invece legge Mosè e lo interpreta così come veramente va inteso e compreso, sulla traccia da Me segnata, costui riconoscerà in lui non soltanto la mente più vasta e sapiente che vi sia stata finora, ma anche il profeta verissimo, intensamente compenetrato dallo Spirito di Dio, il quale aveva la capacità più ampia oltre alla volontà più ferma, di annunciare a tutta l’umanità, delle verità assolutamente genuine riguardo alle profondità immense dell’Essere divino e riguardo a tutti gli esseri creati, così come nel suo grandissimo spirito le aveva concepite dallo stesso Spirito divino! [G.V.G. – II/222,2-3].

 

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La donna vestita di Sole dell’Apocalisse (Ap. – 12,1-2 e 12,5)

Tra le argomentazioni più evidenti diffuse dalla Chiesa cattolica facenti parte dei suoi insegnamenti dogmatici, una citazione biblica contenuta nell’Apocalisse al cap.12 ci viene spiegata dettagliatamente tramite la Nuova Rivelazione. Ciò dovrebbe diventare un chiarimento sull’ortodossia esegetica affinché da parte dei credenti cattolici sia certamente da prendere in considerazione. Questo ulteriore importante esempio è necessario, affinché sia confermato il senso della rispondenza e, in tal modo, sia possibile comprendere come la Sacra Scrittura sia una ‘materia’ oramai completamente travisata in moltissimi errati insegnamenti professati dai pulpiti.

“E apparve un gran segno nel cielo: una donna vestita di Sole, la Luna sotto i suoi piedi, e sul suo capo una corona di dodici stelle. Ed ella divenne gravida, gridava nelle grandi sofferenze per avere il figlio ed aveva strazio e doglie del parto”. – “Ed ella partorì un figlio maschio, figlio che avrebbe regnato su tutte le nazioni con scettro di ferro. E il figlio di lei venne rapito verso Dio e verso il Suo trono”.

«Ma amici, non comprendete qualcosa di così chiaro e facile che riguarda tutti voi così da vicino e che ora è già esposto così chiaramente davanti ai vostri occhi? Dove avete dunque il vostro spirito? Dov’è il vostro sentimento? Dov’è rivolto? – Se di notte qualcuno chiede: “Dove si trova ora il Sole?”, questo può anche essere accettabile. Ma ascoltate: informarsi di giorno sulla posizione del Sole, non significa forse essere ciechi, oppure per lo meno tenere gli occhi chiusi intenzionalmente e giocare alla cosiddetta ‘mosca cieca’ con la posizione del Sole!? Che cosa è la ‘donna’ che nel cielo appare vestita di Sole? – La ‘donna’ è la nobile immagine di un uomo senza potenza generativa, ma certo capace e ricettiva per la procreazione. Quindi questa ‘donna’ è una perfetta simmetria dell’uomo, dunque nessuna imitazione, nessun eccesso dell’uomo. Così anche la Mia Dottrina che certamente appare nel Cielo più perfetto perché procede in Me e da Me, al pari della ‘donna’ è una perfettissima simmetria dell’uomo spirituale che, di per sé, non è certo in grado di procreare, ma attraverso di essa l’uomo diventa capace di accogliere tutto il bene dell’amore che è il puro celeste Amore di Dio come l’eterna Vita spirituale proveniente da Me. – La Vita spirituale dell’Amore divino è invece ‘il Figlio’ con il quale la Mia Dottrina viene fecondata nel cuore dell’uomo. Qui si parla naturalmente soltanto della Mia pura Dottrina come di una perfetta donna celeste, – quindi non di una dottrina errata né di una donna contraffatta. Che questa donna perfetta, ovvero la Mia pura Dottrina, sia sicuramente ‘rivestita di Sole’ ovvero dalla Mia Luce di ogni Luce, perché essa viene da Me stesso, questo sarà certo del tutto naturale! Ma poiché proprio questa perfetta donna celeste, ovvero la Mia pura Dottrina, è capace solamente di accogliere l’amore celeste proveniente da Me, allora calpesta con i piedi ‘la Luna’, come simbolo incostante dell’amore egoistico o mondano, come una polarità del tutto opposta alla sua essenza puramente celeste, per parlare con voi in modo un po’ erudito. E cosi è anche adorna con ‘dodici stelle’, ovvero con i dieci comandamenti di Mosè e con in cima i due comandamenti dell’Amore [per Dio e per il prossimo], – ma non con i dodici apostoli, altrettanto nemmeno con le dodici tribù d’Israele, bensì, come detto, è adorna con tutte le dodici Leggi dell’eterna Vita. La ‘donna’, ovvero l’attiva Dottrina proveniente da Me nell’uomo, diventa ed è già ‘gravida’. – Con che cosa? – Non avete mai sentito nulla della rinascita!? – Non si dice qui: “Chi non è rinato nello spirito, non può entrare nel Regno di Dio!”? – Vedete, ‘il figlio’, di cui la donna è gravida, è il puro Amore divino che però, attraverso la molteplice abnegazione, fa molto male all’uomo esteriore, finché questo amore celeste nello spirito dell’uomo attraverso di lei (la Dottrina) diventa maturo per la meravigliosa rinascita alla vita eterna. Il figlio però è ‘un maschio’! – Ma perché non una fanciulla, quindi non una donna in divenire? – Perché in questo amore, così come nell’uomo e non nella donna, si trova e si deve trovare la potenza generativa! Questo fanciullo, ovvero l’Amore divino nato dalla Mia Dottrina, nello spirito dell’uomo dominerà poi con ‘scettro di ferro’, ovvero con l’inflessibilissima Potenza di Dio ‘tutte le popolazioni’ ovvero tutte le pretese e passioni sensuali del mondo, e così facendo – quale Vita proveniente da Me – ‘rapisce’ lo spirito dell’uomo e tutte le sue inclinazioni verso di Me, e attingerà la sua delizia presso il Mio ‘Trono’ che è in eterno la vera Sapienza da Me proveniente! Vedete, è questo il senso comprensibile in modo estremamente facile di questi versetti! – Quindi tutto deve essere considerato e compreso solo in questa Luce unicamente vera, altrimenti è una penombra che con il tempo fuorvia ogni guida nei più tenebrosi acquitrini e stagni. Questo è dunque da ricordare e da comprendere molto bene!» [D.d.C. – II/144,1-13].

 

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Il numero 666

Spesso ci si trova a riflettere su alcune immagini presentate sull’Apocalisse che riguardano il tempo della fine. Una di queste riguarda il numero 666 accreditato alla bestia che sale dal mare e devasta la Terra. Sull’interpretazione di questa figura, ovvero del suo nome, gli esegeti di ogni confessione religiosa trovano elementi per indicare e spiegare il significato secondo il pensiero umano. Ma nella nuova Rivelazione più volte viene indicato che nelle profezie e in tutte le ammonizioni provenienti dall’Alto, deve essere cercato il senso della rispondenza, attraverso cui solo un uomo rinato nello spirito, e in rapporto con il Cielo può comprendere il senso spirituale nascosto delle parole comunicate. Qui abbiamo una verifica inconfutabile, quale esempio spiegato da Gesù ai Suoi discepoli, quindi prima della stesura dell’Apocalisse, di come comprendere se siamo buoni o cattivi uomini:

«Ebbene, Io voglio darti una misura secondo la quale tu e chiunque altro possiate sapere come devono stare le cose riguardo l’amore di se stessi, l’amore verso il prossimo e l’amore per Dio. Prendi il numero 666 che, in un buono e in un cattivo rapporto, definisce o un uomo perfetto oppure un demone perfetto. Dividi l’amore nell’uomo in 666 parti precise; di queste dona a Dio 600, al prossimo 60 e a te stesso 6. Se tu però vuoi essere un perfetto demone, allora dona a Dio 6, al prossimo 60 e a te stesso 600! Vedi, gli onesti servitori e serve sono coloro che coltivano i campi del loro padrone. Secondo la tua opinione essi dovrebbero tenere per sé il raccolto, perché è sorto grazie alle loro fatiche e alle loro cure; invece lo raccolgono nei granai del loro padrone e provano una grande gioia quando possono dire al loro signore: “Signore! Tutti i tuoi granai sono oramai colmi e la metà del raccolto è ancora sui campi! Cosa dobbiamo fare?”. E la loro gioia diventerà ancora maggiore quando il padrone dirà loro: “Io apprezzo e lodo molto la diligenza e il vostro grande e disinteressato zelo; andate quindi e conducete qui degli operai che mi costruiscano nel più breve tempo possibile delle nuove dispense, affinché io possa mettere in serbo la benedizione dei campi per gli anni futuri che saranno forse meno ricchi di ogni tipo di frutto al paragone di questo”. – Ora vedi, i servitori non possiedono nulla; non hanno granai e non hanno dispense, eppure lavorano per un piccolo salario come se si trattasse di lavorare per riempire i propri granai e le proprie dispense, perché essi sanno che non hanno da temere la miseria, quando tutte le dispense del padrone saranno colme. Ecco, in un simile agire di un onesto servitore consiste tutto il rapporto tra sé e se stesso, tra sé e il prossimo, e tra sé e Dio. Il vero servitore pensa 6 volte per sé, 60 volte per il suo prossimo al fine di acquistarsi la loro benevolenza, e 600 volte per il suo padrone; ma così facendo, senza affatto volerlo, pensa 666 volte per sé, poiché gli altri servitori vedendo il suo grande disinteresse avranno per lui il massimo amore e la massima stima, e il padrone in breve lo metterà a capo di tutti. Invece, un servitore che pensa solamente al proprio sacco e al lavoro, è volentieri l’ultimo e mette mano al lavoro più leggero che trova; i suoi compagni lo guarderanno con occhio bieco e il padrone non tarderà ad accorgersi di aver a che fare con un egoista e un fannullone. Egli perciò non lo porrà affatto a capo di tutta la servitù, ma gli diminuirà la ricompensa ed avrà l’ultimo posto alla mensa comune; e se un tal servitore pigro ed egoista non si ravvedrà, verrà infine licenziato con pessimi certificati e referenze, cosicché difficilmente poi potrà ottenere di essere ingaggiato in qualche nuovo servizio. Qualora però gli fosse rimasto pure un solo amico ancora, di fronte al quale il suo agire sia stato disinteressato, questo amico può accoglierlo in casa sua e il padrone perciò non ne sarà sdegnato. Comprendi ora queste cose? Ogni uomo ha e deve anche avere un certo grado di amor di se stesso, altrimenti non potrebbe vivere, ma come dimostrato, deve essere un minimo grado possibile soltanto, perché un solo grado di più turba già l’equilibrio nel rapporto umano-puro, e la bilancia dell’Ordine divino è tanto sensibile che anche il minimo granellino ha il suo effetto!» [G.V.G. – II/77,1-6].

 

 

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Cap. 11

 

Il vastissimo contenuto della Nuova Rivelazione

 

Data la brevità di questo breve estratto dall’immensa opera comunicata a Lorber di ben 37 volumi, possiamo presentare qui solo alcuni aspetti parziali del suo enorme contenuto. Dopo gli aspetti che riguardano in sintesi la parte della scienza naturale, ora vorremmo dare al lettore almeno una panoramica essenziale sulla molteplicità degli elementi che riguardano gli aspetti spirituali e dottrinali sulla fede.

Cercheremo di rispondere tra l’altro alle seguenti fondamentali domande: Gesù è vero Uomo e vero Dio? – Sull’incarnazione di Dio, sul suo vero motivo e scopo. – Sull’infanzia di Gesù. – Sulla divina Opera della Creazione, la cui origine è la Creazione spirituale primordiale. – Sulla caduta di Lucifero e sugli sforzi di tutti gli appartenenti al Regno per il recupero del figlio perduto. – Sull’immensità della grandezza e scopo del cosmo, quale scuola di purificazione animica. – Sui gradi della vita terrena nella sua evoluzione animica, cominciando dai regni della natura, fino all’uomo. – Sull’essenza spirituale di tutta la materia. – Sull’uomo, un essere trino, fatto di spirito-anima-corpo. – Sul pianeta Terra, quale scuola superiore dei figli di Dio. – Sull’inferno. – Sull’umanità primordiale e sulle cause del diluvio universale. – Sulla via di salvezza verso Dio. – Sulla vita umana alla luce dei comandamenti dell’Amore. – Sul perché della malattia, della miseria e delle altre sofferenze. – Sulle basi degli Evangeli e sui loro autori. – Sulle cerimonie e le funzioni religiose e il perché non sono necessarie per Dio. – Su chi è un vero seguace di Cristo. – Sul Regno di Dio e sulla vera Chiesa di Cristo. – Infine, su che cos’è la rinascita spirituale, anche alcuni accenni sulla storia dell’antico Egitto e, inoltre, anche qualche sguardo nella vita dell’aldilà,  per comprendere quelle tematiche che affliggono l’attuale umanità.

 

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L’immigrazione di massa

Tra gli argomenti correlati alle catastrofi ambientali e presentati nella Nuova Rivelazione, un tema attuale che al tempo di Lorber sarebbe stato impensabile, è quello dell’immigrazione di massa, poiché senza un’accurata presa di coscienza da parte di quei governi che accolgono gli immigrati a centinaia di migliaia, la guida di un Paese potrebbe portare alla destabilizzazione degli equilibri della propria nazione e delle nazioni confinanti. Pure su questo tema abbiamo delle indicazioni. Scopriamole:

«A differenti uomini devono corrispondere anche differenti sistemi educativi, a seconda di come il loro cuore e le loro anime sono per il momento costituiti. Come un padre si comporta in modo diverso con ciascuno dei suoi figli, così quello stesso rapporto vale anche per intere comunità e per intere popolazioni. Qui, per esempio, c’è un popolo al quale occorre un trattamento più blando, dunque piuttosto morbido, ed esso prospera a grande benedizione degli altri popoli della Terra; un altro popolo richiede invece un trattamento più duro, altrimenti degenererebbe e sarebbe maledizione per i popoli vicini. Un terzo popolo ha una decisa inclinazione a dominare e tiranneggiare i popoli confinanti. – Per le anime di tali uomini, allora, non vi è niente di meglio del farli cadere per molti anni in uno stato di vera e propria schiavitù, affinché rientrino nell’ordine dell’umiltà. Quando poi si saranno adeguati al loro nuovo umile stato, sopportandolo con pazienza, rassegnazione e senza pretese né ribellioni, allora vengono restituiti allo stato iniziale di liberi cittadini della Terra, essendovi la premessa per il loro sicuro, rapido e rigogliosissimo prosperare, come vi è per quello di un seme nobilitato posto in un terreno più grasso e ben lavorato. Ma per rendervi ancora più evidente tale questione importantissima, Io richiamerò la vostra attenzione sulle parti del vostro corpo, delle quali ciascuna ha una forma particolare ed ha bisogno perciò di un differente trattamento e, nel caso di malattia, di un differente modo di cura per guarire. Se uno sente un dolore all’occhio, deve rimediarvi senza dubbio con un metodo differente da quello che impiegherebbe per combattere un male al piede, e chi ha un male al ventre deve fare un cura diversa da quella che farebbe qualora gli dolesse una mano, inoltre trattandosi di malattie del corpo, si deve badare anche se si sono manifestate recentemente, oppure se sono radicate e ostinate. Una malattia recente la si può combattere con mezzi moderati, mentre una consolidata richiede medicamenti vigorosi, talvolta anche a rischio di morte, per essere, quale un antico male, allontanata definitivamente dal corpo. Le anime degli uomini corrispondono quindi esse pure sempre alle singole membra del loro corpo, a seconda dunque che una qualche anima corrisponda a una parte nobile oppure a una non nobile del proprio corpo, tanto più è bene che venga anche trattata corrispondentemente così, come la parte del corpo cui essa si rispecchia. Come risulta da quest’immagine, anche le svariate condizioni degli uomini, in rapporto alla loro sfera animico-morale, vanno appunto trattate diversamente come le singole membra degli uomini, alle quali esse corrispondono nella loro conformazione fisico-organica. […] Se ora considerate tutto ciò anche solo con relativa attenzione, potrete ben presto convincervi di quanto sia buono e giusto il Padre nei Cieli, poiché questa Terra nel tempo e per sempre è destinata a fungere da istituto di allevamento e di educazione di figli dello Spirito di Dio per tutta l’immensità e, per tale ragione, è necessario che il terreno sia sempre mantenuto duro e magro, piuttosto che molle e troppo grasso» [G.V.G. – II/205,4-9].

Da queste precise parole insegnate da Gesù 2000 anni fa, è evidente il richiamo a non eccedere con l’incauta mescolanza di uomini appartenenti a varie nazioni, specialmente se derivata da un’immigrazione di massa incontrollata. Fenomeno che in questi ultimi anni è divenuto evidente per tutti i Paesi europei, e ci si chiede se ciò potrà comportare risultati disastrosi.

Diverso è se un popolo scappa dalla propria terra perché perseguitato e oppresso, poiché in questo caso l’accoglienza e la cura di questi fratelli su larga scala diventa un dovere da parte del governo del Paese ospitante, dovere di accoglierli convenientemente e, in un certo modo, regolamentare il loro soggiorno in terra straniera; mentre da parte del popolo accolto è necessaria la volontà e quindi l’assoluto rispetto degli usi, costumi e leggi del popolo ospitante, altrimenti l’incontrollata ‘mescolanza dei diversi ceppi umani’, con la mescolanza delle diverse fedi, usi e mentalità diverse, potrebbe portare ad un’inevitabile destabilizzazione di un intero paese, fondato sulla propria cultura e basi storiche ragionevolmente acquisite in rapporto alla morfologia del territorio, e alla maturità di scelte e sacrifici fatti dagli avi che, nel tempo, è diventato patrimonio genetico di quella stessa cultura.

Il singolo invece deve sempre mettere in pratica l’amore per il prossimo, e lo straniero non ne deve restare escluso, avendo egli la responsabilità del Comandamento del Signore verso qualunque prossimo. Ciò che deve essere compreso è che di fronte a un esodo, di fronte a un’immigrazione da parte di popoli più o meno confinanti, non è più la responsabilità del singolo cittadino ad essere toccata, il quale verso i singoli deve comportarsi come nella parabola del samaritano, ma è quella del governo che li accoglie, i cui governanti hanno il preciso obbligo di aver cura della salute e del mantenimento dell’ordine verso i propri cittadini che li hanno eletti al fine di tutelarli.

Nel frattempo, finché l’uomo non metterà al centro della propria vita la fratellanza universale nell’unico Dio, ciò che deve essere inteso come indicazione dall’Alto, è che un popolo dovrebbe restare nel proprio paese, laddove dovrebbero essere i ricchi e i governanti ad aiutare i poveri e bisognosi direttamente  sul loro territorio, così come suona la risposta nella Nuova Rivelazione a una simile domanda, esprimendosi in maniera inequivocabile:

«Il popolo di una nazione non deve mischiarsi con quello di altre nazioni, perché le costituzioni politiche e morali sono diverse, assolutamente non paragonabili, e insorgerebbe una disarmonia ancora più terribile di quella già esistente in uno stesso popolo. Ognuno per sé, nel suo rigoroso ordine, può sussistere benissimo, ma tutti in un mucchio causerebbero una disarmonia ancora più grave, come se si volesse suonare nello stesso tempo tutte le canne di un organo» [S.S. – II/17,24].

«Qualora uno straniero, perfettamente ignaro della nostra scrittura, della nostra lingua e delle nostre leggi, violi una di queste, com’è possibile e facile che succeda quando è appena entrato nei nostri paesi, è nostro dovere pure fermarlo e metterlo al corrente delle nostre leggi mediante un interprete. Solo dopo, se peccherà nuovamente contro una legge a lui ormai conosciuta, egli potrà ragionevolmente essere punito. Non è affatto equo dire: “L’ignorare una legge già esistente e sanzionata in un paese, non scusa nessuno!”, perché, come può qualcuno osservare una legge, della quale è provato che non ne ha saputo mai nulla?» [G.V.G. – V/58,9].

 

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Come si deve amare il prossimo

Verso il singolo, tuttavia, anche l’amore per il prossimo dovrebbe avere delle basi ordinate per essere messo in pratica, altrimenti questo, pur nelle migliori intenzioni, non potrà avere quell’effetto tale da farlo diventare un vero aiuto nel presunto bisogno del suo prossimo. Alcuni esempi contenuti nella Nuova Rivelazione potranno essere chiarificatori:

«Vi sono nel mondo moltissimi pericoli per l’anima. Da un lato hai la povertà: i concetti del ‘mio’ e del ‘tuo’ si indeboliscono tanto più quanto maggiormente l’uomo viene oppresso da essa. Fate dunque in modo che la povertà non diventi mai troppo grande tra gli uomini se volete procedere con passo sicuro sulla vostra via! Ma chi è già povero, costui preghi i fratelli più agiati che gli diano ciò che gli è necessario; se s’imbatte in cuori duri, si rivolga allora a Me e gli verrà dato aiuto! La povertà e il bisogno non scusano il furto né la rapina, né tanto meno l’assassinio del derubato! Chi è povero, ora sa a Chi rivolgersi. La povertà è veramente una grande calamità per gli uomini, ma essa porta in sé il germe dell’umiltà e della vera modestia, e rimarrà perciò sempre tra gli uomini; tuttavia è opportuno che essi non lascino diventare potenti i ricchi, altrimenti questi potrebbero essere molto danneggiati tanto qui, quanto un giorno nell’aldilà. Se tra voi avete dei poveri, ve lo ribadisco, non è necessario dar loro aiuto tale da far sì che diventino ricchi essi pure, ma non dovete permettere che soffrano l’indigenza! Coloro che vedete e che conoscete, aiutateli secondo coscienza ed equità! Certo, ne restano ancora moltissimi su questa vasta Terra che sono poverissimi e soffrono una miseria indicibile. Voi però non li conoscete, e nemmeno udite le loro grida di dolore, perciò questi Io non li raccomando neppure alla vostra pietà; vi raccomando invece solo quelli che conoscete e che eventualmente dovessero venire a voi» [G.V.G. – IV/79,1-4].

Nell’amore per il prossimo ci si chiede spesso il perché la povertà colpisca determinate persone, a volte interi popoli, e sebbene per l’uomo comune questa sembra apparentemente casuale, ebbene, tramite la Nuova Rivelazione si può comprendere che la povertà, così come la ricchezza, è guidata nell’umanità dall’Alto per fini spirituali non immediatamente comprensibili, poiché solo Dio conosce il cuore di ciascuno, e da parte del mondo spirituale viene predisposta la migliore condizione verso ciascuno, affinché a tempo debito comprenda la via per la propria crescita spirituale, così come ci viene indicato:

«Vedi, nessuno meglio di Me conosce le miserie e le sofferenze degli uomini, e nessuno ha tanto amore per loro e tanta misericordia quanto appunto ne ho Io stesso. Nondimeno, il Mio Amore e la Mia Misericordia da soli sarebbero poco utili agli uomini, se non cooperasse pure la Mia suprema Sapienza. […] Vedi, secondo i saggi decreti di Dio ogni cosa deve avere il suo tempo a questo mondo, e gli uomini sono chiamati a maturarsi fino a diventare Suoi veri figli! Per conseguenza, il ricco ha il suo tempo per essere ricco e per esercitarsi nella misericordia verso i poveri, donando loro quanto possiede di più, e il povero ha il suo tempo per esercitarsi nella pazienza e nell’abnegazione per sacrificare al Signore le sue sofferenze e la propria miseria. Dio poi verrà ben presto in aiuto al povero nel modo più opportuno per la salvezza della sua anima, e così pure a tempo debito non mancherà di punire il ricco di cuore duro, poiché sia il ricco che il povero sono chiamati a diventare figli di Dio» [G.V.G. – VII/92,4-7].

Per un credente principiante sembrerà strano che anche nell’aiuto al prossimo, sebbene questo debba essere profuso a dismisura, è indispensabile conoscere prima chi è tale prossimo, poiché, se tale amore non è accompagnato dalla guida della sapienza, può diventare dannoso verso un prossimo che si trova in quella condizione di bisogno guidato dall’Alto, affinché egli riconosca i suoi errori, e un aiuto sbagliato sarebbe inopportuno. Gesù non mancò di richiamare chi, per scelta, mendicava, affinché i Suoi discepoli comprendessero bene come deve essere inteso l’amore per il prossimo. Qui abbiamo due episodi in cui nel primo c’è un falso bisognoso, e nel secondo viene presa in considerazione una reale disgrazia che necessita la più grande attenzione per aiutare il malcapitato.

«In quanto realmente povera, tu Mi sei cara, tuttavia non Mi piace troppo di te il fatto che tu preferisca andare a mendicare anziché lavorare. Poiché vedi, tu non hai ancora trent’anni, sei sana e forte, e potresti benissimo lavorare e guadagnare il pane per te e per i tuoi due figli; sennonché a te piace di più mendicare che lavorare, e perciò hai studiato bene il mestiere e ti sei impratichita nell’arte di carpire ai comuni uomini del mondo qualche elemosina; ma dinanzi a Me questi artifici per mettere in mostra la povertà non hanno alcun valore, valore che ha invece esclusivamente la pura verità. [...] Ad ogni modo, in te c’è un vizio, e precisamente che un lavoro un po’ pesante non ti va tanto a genio, quanto una vita sregolata e senza scopo. É questa la ragione principale per la quale ti sei ridotta in tanta miseria!» [G.V.G. – VII/132,4-10].

«Ora immaginatevi che qualcosa di simile sia successo anche a un altro uomo che viene da lontano e che, pieno di tristezza, sosti dinanzi al tuo ricco albergo, piangendo, poiché non sa proprio cosa fare. Se allora tu uscissi dal tuo albergo e gli chiedessi: “Amico qual è la causa della tua tristezza e della tua grande difficoltà? Cosa ti è successo? Dimmelo francamente, poiché, per quanto stia in mio potere, sarò sempre pronto ad aiutarti!”. – Se poi l’uomo ti dicesse: “O nobile amico, io sono partito per affari da un paese lontano, ma poco lontano da qui mi sono imbattuto in alcuni briganti che mi hanno derubato di tutto il capitale, consistente in venti libbre d’oro, nonché in circa mille grossi in uso in questo paese, tanto che ora mi trovo completamente privo di mezzi e non so come cavarmela in un paese tanto lontano dal mio e senza conoscere nessuno”. – E se tu allora gli dicessi: “Amico, vieni, io voglio aiutarti! Non devi nemmeno rivelarmi il tuo nome né il paese né il luogo dove dimori; meno ancora il mio nome e come si chiama il luogo e il paese dove vivo, questo lo apprenderai poi di certo. Se un giorno sarai in grado di restituirmi quanto ti ho prestato, allora sarà molto ben fatto da parte tua di fronte a Dio e a tutti gli uomini buoni e giusti, ma se non lo potrai fare, andrà bene lo stesso!”. Dopo di ciò tu gli daresti quello che lui aveva perduto. Ebbene, come credi che Dio considererebbe e premierebbe una tale opera di vero amore per il prossimo? E non ritieni che quell’uomo, reso in tal modo nuovamente felice da te, appena ritornato a casa, non farebbe sicuramente tutto il possibile per dimostrarti tutta la sua gratitudine e riconoscenza per avergli mostrato una simile prova di amicizia, senza alcun interesse personale? E se anche dovesse verificarsi il caso che quell’uomo, nell’ebbrezza della sua felicità terrena, trascurasse di rammentarsi di te, ebbene, sappi allora che sarebbe Dio a ricordarsi di te cento volte tanto! In verità, chi compie simili azioni senza fini egoistici ma pieni di autentico amore verso il prossimo, questi è un grandissimo amico di Dio; egli è già sulla Terra uguale agli angeli del Cielo, ed ha già la pienezza del Regno di Dio nel suo cuore! Uno straniero povero, infatti, è cento volte più povero che un nativo del luogo, il quale può ottenere aiuto con molta più facilità da tutti coloro che conoscono le sue necessità, mentre un povero straniero è simile a un bambino che non riesce a comunicare con gli altri se non con il pianto. Perciò siate misericordiosi verso gli stranieri, allora troverete misericordia e accoglienza anche in Cielo, poiché finora, per il Cielo, voi sulla via del vostro pellegrinaggio terreno, non siete che dei semplici sventurati stranieri! Che ne pensi ora di questo Mio discorso?» [G.V.G. – VIII/12,5-10].

Quanto spesso ciascuno di noi, quando è a conoscenza di ciò che succede al prossimo, emette in cuor suo fin troppo facilmente sentenze, e vorrebbe un’immediata sommaria giustizia. Anche in questo caso la Nuova Rivelazione ci indica la vera strada dell’amore verso il prossimo, con il perdono e il giusto comportamento:

«E ora Io dico a tutti voi: “Qualunque peccatore o peccatrice che si presenti in casa vostra per chiedervi soccorso, non dovete mai mostrar loro la porta, bensì dovete aiutarli come se non avessero mai peccato, e solo dopo aver dato loro aiuto, dovete fare ogni tentativo e sforzo possibile allo scopo di indurli a migliorarsi per l’avvenire attraverso le vie dell’amore e della sapienza; tuttavia, solo da quella vera sapienza che germoglia soltanto dall’amore”. – Secondo Mosè una donna adultera è presso i giudei davvero una peccatrice che deve essere lapidata al più presto possibile da chiunque la incontri per primo dopo il misfatto. Io però vi dico: chi accoglie in casa proprio la fuggitiva e cerca di salvarla doppiamente, vale a dire nello spirito e nel corpo, costui sarà guardato un giorno da Me con occhio amichevole, e i suoi peccati saranno scritti sulla morbida superficie della sabbia, e il solco della scritta sarà disperso dai venti! Chi invece getta contro di lei una pietra ed egli stesso non è del tutto mondo dal peccato, un giorno da parte Mia dovrà attendersi un aspro giudizio! Poiché colui che mi riporta ciò che era perduto, un giorno sarà trovato degno di un alto premio nel Regno dei Cieli. Colui invece che giudica, sia pure giustamente secondo la legge, questi sarà un giorno pure giudicato con giustizia e severità secondo la Mia Legge» [G.V.G. – II/209, 7-8].

Quindi l’aiuto al prossimo va sempre dato, ma non senza discernimento, e specialmente verso i pigri e oziosi di comodo, quindi poveri per scelta, l’attenzione deve essere maggiore, rifiutandoglielo; concetto ribadito in un altro passo della Nuova Rivelazione in cui il saggio amore per il prossimo è espresso in modo evidente:

«Io però non intendo neppure che tu debba dividere il pane dei poveri anche tra gli eventuali oziosi corpulenti che sono ancora idonei a lavorare; a questi tali, quando vengono, procura un lavoro adeguato alle loro forze! Se sbrigano il lavoro o l’incarico assegnato, dà loro anche da mangiare e da bere, se invece non acconsentono a lavorare, allora che neppure mangino!» [G.V.G. – II/157,9].

«L’uomo molto parsimonioso alla fine non lascia più arrivare a nessuno qualcosa di buono, ammucchia tutto per sé con la giustificazione di dover provvedere per la sua casa e per la sua famiglia. – Io però ti dico: "Il fuoco del tuo amore per la tua famiglia sia simile a una luce che si accende nella notte, ma il tuo amore per i figli di altri genitori poveri sia uguale a un grande incendio, tramite cui illuminare in lontananza una grande regione!» [G.V.G. – X/225,4].

«[…] L'amore per il prossimo deve correre in aiuto soltanto verso colui che ne ha bisogno, ed è questo che ha valore al cospetto di Dio. Perciò vi dico ancora in aggiunta: “Se qualcuno offre un banchetto e invita i suoi ricchi vicini ed amici, con ciò non commette affatto peccato, ma non potrà attendersi una ricompensa nel Cielo, per la ragione che i suoi amici possono dargliela già qui. Invitate invece quali ospiti i poveri, e la vostra opera troverà ricompensa in Cielo, dato che qui sulla Terra i poveri di certo non possono ricambiarvi la cortesia! Lo stesso vale anche per coloro che prestano i loro molti denari per interesse e dopo un tempo stabilito ricevono il capitale di ritorno. Neanche questi, qualora non pratichino l'usura, commettono peccato; però non possono ripromettersi di percepire degli interessi in Cielo per questo. Li incasseranno invece di certo coloro che presteranno denaro anche ai poveri nella loro miseria, senza interessi e senza esigere il capitale di ritorno”. Dunque, aiutare in ogni maniera possibile i poveri di qualsiasi specie, questa è una vera opera di amore per il prossimo» [G.V.G. – VI/ 56,13].

«Concludendo, il vero amore per il prossimo consiste nel fare al prossimo tutto quello che ragionevolmente si possa desiderare che esso faccia a noi!» [G.V.G. – VII/94,17].

 

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La legittima difesa

Nell’arco della propria vita ciascuno di noi è probabilmente stato vittima di malintenzionati almeno una volta, la cui gravità era da biasimare, e considerare quell’atto punibile in modo più o meno esemplare tramite la giustizia, la quale stabilisce pene per i più differenti reati. E così pure oggigiorno, quando i mezzi d’informazione ci presentano episodi di cronaca nera, ci si mette nella veste dei giudici, perdonando o eccedendo spesso nelle possibili pene da infliggere agli autori dei misfatti, pur senza aver titolo a giudicare. Ciò perché non riusciamo a vedere le cose che sotto l’aspetto umano esteriore. Ma quale potrebbe essere invece la giusta considerazione da dare a certi atti, visti sotto l’aspetto spirituale e insegnati dall’Alto? La Nuova Rivelazione su questo tema ci dà la seguente indicazione:

«Di per sé è già chiarissimo di non dare a un uomo arcimalvagio, cui si continua troppo a confidare, l’occasione di far crescere la sua cattiveria e che questa diventi ancora maggiore di quanto era prima. In questo caso una continua indulgenza non farebbe altro che aiutare la crescente cattiveria del nemico. Pertanto Io in questo mondo ho stabilito in ogni tempo dei giudici severi, ed ho concesso loro il diritto di castigare e punire gli uomini divenuti troppo malvagi, essendoselo meritato; ed è per questo che ho anche comandato di essere sottomessi all’autorità terrena, sia essa mite o severa. Chi ha un nemico tanto malvagio, vada dal giudice e lo denunci, e il giudice farà passare la cattiveria a colui che è diventato malvagio. Se la cosa non riesce con puri e semplici castighi corporali, allora riuscirà efficacemente con la spada. E lo stesso vale per lo schiaffo. Se lo ricevi da un uomo non tanto cattivo, mosso da un’improvvisa alterazione del suo animo, allora non rivoltarti, affinché, non restituendolo, egli si riaddolcisca e poi, facilmente e senza giudice, ritorniate buoni amici. Se però qualcuno ti viene incontro in piena ira con un colpo micidiale, allora hai pieno diritto di difenderti; se la cosa non fosse così, non avrei detto che dovete scuotere la polvere dai vostri calzari su quegli uomini che non solo non vi accolgono, ma in più vi scherniscono e vi minacciano di persecuzioni di ogni genere. – Sii sicuro che con la Mia predica sull’amore per il prossimo non ho minimamente revocato il potere e l’autorità della spada, ma certo li ho mitigati, fino a quando l’inimicizia tra gli uomini non avrà raggiunto quel grado che, a buon diritto, si potrà chiamare infernale!» [G.V.G. – X/215,9-14].

«Chi ti ha detto che non si debba imprigionare e custodire con grande severità i veri delinquenti che spesso sono peggiori di tutte le bestie selvagge dei boschi?! Anzi, al contrario, te lo impone il vero amore per il prossimo, poiché se tu vedessi una iena assalire un uomo, certamente correresti con l’arma in mano per uccidere l’animale. Allo stesso modo, sicuramente, correresti veloce in difesa di un galantuomo aggredito sulla pubblica via oppure in casa da qualche delinquente! Piuttosto, dal momento che tali iene, pur celate sotto sembianze umane, quando si uniscono tra loro in numero troppo grande possono diventare pericolose non soltanto per i singoli viandanti ma anche per intere località, allora è addirittura imperioso dovere dell’autorità che ha nelle mani il potere, dare la caccia a simili individui pericolosi e rinchiuderli in solide prigioni. Tuttavia con la pena di morte è necessario andar molto cauti, e si deve applicare solo nel caso in cui, nello spazio di dieci anni, ogni mezzo sia rimasto infruttuoso per ottenere un qualche reale miglioramento nella vita del malfattore. Se questi sul luogo del supplizio promette di ravvedersi, gli si conceda ancora il termine di un anno. Qualora però neanche entro questo termine si riscontri in lui qualche traccia di miglioramento, allora la sentenza di morte sia eseguita, giacché in tal caso non c’è da sperare affatto che un tale uomo si ravveda su questa Terra, ed è meglio che ne venga allontanato! Certamente, se l’autorità che ha il diritto di esercitare il potere vuole commutare ad un simile malfattore, con l’approvazione della comunità, la ben meritata pena di morte in ergastolo, per continuare nel tentativo di correggerlo, essa è libera di farlo, ed Io non la chiamerò un giorno a rispondere di ciò» [G.V.G. – I/81,2-5].

«Se qualcuno si è impadronito di un ladro o di un assassino, fa bene a consegnarlo ad un giusto tribunale, ma il giudice non deve mai dimenticare che il malfattore, finché vive in questo mondo, non è ancora completamente un demone, bensì un uomo deforme nell’anima e sedotto dal peccato, del quale per il possibile ravvedimento sono da fare tutti i tentativi prima che possa essere condannato alla pena di morte quale demone incorreggibile! Però, anche nel caso che fosse necessario ricorrere alla pena di morte, si deve procedere in modo che il condannato non venga immediatamente ucciso; sia invece esposto per l’intera giornata davanti al popolo con mani e piedi saldamente legati ad un palo a cinque spanne da terra. Se al palo si mostra sinceramente pentito, supplica e promette di ravvedersi, allora lo si sciolga dai legami e sia condotto in una conveniente casa di correzione, per esservi curato secondo giustizia e amore, ma non gli si conceda piena libertà prima che non abbia dato prove indubbie del suo ravvedimento. Se invece durante tutta la giornata in cui il delinquente è legato al palo non da’ nessun segno di pentimento, allora è un demone in tutto e per tutto, e per questo motivo, qualora così legato si trovi ancora in vita, sia eseguita la sentenza di morte dopo il tramonto, e il corpo sia bruciato insieme al palo sul luogo stesso dell’esecuzione!» [G.V.G. – I/174/9-11].

«A Me soltanto spetta dall’eternità il diritto di uccidere nel corpo tutto il genere umano, ed Io quindi sono un giustiziere di ogni creatura costituita dalla materia in tutta l’eterna infinità; ma quello che Io uccido secondo la materia, lo faccio poi risorgere in Me a vita eterna. Se tu pure sei capace di questo, allora puoi uccidere anche tu a tempo debito! Considerato però che non sei capace di questo, non devi nemmeno uccidere, fatta eccezione per i casi di assoluta necessità, come per esempio nel caso di una guerra difensiva, oppure di una spedizione punitiva contro popoli malvagi e incorreggibili, o anche nei casi di necessaria difesa contro perfidi ladroni e assassini. In qualsiasi altro caso non devi uccidere, né far uccidere finché non avrai in te stesso la Mia piena Luce! Hai tu ben compreso?”» [G.V.G. – VII/94,3-5].

«Nei fanciulli le malattie dell’anima si possono curare nel miglior modo allevandoli con una buona educazione ordinata, nella quale non manchi la verga. Invece negli uomini adulti le malattie dell’anima si devono combattere mediante consigli saggi e amorevoli, con insegnamenti sinceri e puri, e con ammonimenti che il puro amore ispira, al fine di renderli attenti alle necessarie brutte conseguenze che sorgerebbero dal volontario mantenimento delle debolezze dell’anima. Quando tutti questi mezzi non giovano a nulla poiché si ha a che fare con anime molto indurite, vale a dire cieche e sorde, allora è proprio il momento di usare verso tali esseri un trattamento più serio e più rigoroso; tuttavia anche questo deve ispirarsi completamente all’amore per il prossimo, perché soltanto nell’amore per il prossimo può essere benedetto anche un agire severo. Se i governanti nelle loro azioni si lasciano guidare dall’ira e dall’infernale sete di vendetta, tutta la loro fatica sarà vana! Invece di guarire gli ammalati nell’anima, facendone così dei veri uomini, li si converte a veri demoni, nei quali non c’è forza al mondo che valga ad estinguere la sete di vendetta. Per qualche tempo Satana può, per l’influenza delle potenze dall’Alto, essere trattenuto; ma se a causa degli uomini orgogliosi che alla fine ritengono di essere in grado di mantenere l’ordine a loro compiacente tramite la loro supposta forza e sapienza, adoperando inesorabilmente una severità tirannica, – il Signore ritira la Sua Potenza e toglie i ceppi a Satana, allora tutta la loro presunta potenza sarà ridotta al nulla in un attimo! Infatti, gli altri esseri, cioè quelli già trasformati in veri demoni da un simile assurdo precedente trattamento, si rovesciano sopra di loro come un torrente in piena e li annientano al punto da sembrare come non fossero mai esistiti! La pena di morte causa effetti ancora peggiori! Infatti, a cosa giova uccidere il corpo di qualcuno, se non è possibile rendersi padroni dell’anima e dello spirito, nei quali propriamente risiede la forza che opera e agisce? Colui che crede di essersi sbarazzato del suo nemico perché ne ha ucciso il corpo, è dieci volte cieco! Con un tale atto si è creato, da un nemico debole e visibile, mille altri che non può vedere e che lo perseguiteranno giorno e notte, causandogli danni nel corpo, nell’anima e nello spirito. Considera per esempio una guerra in cui non di rado rimangono uccisi nel corpo molte migliaia di uomini! Il vincitore, nel suo cieco intelletto, pensa di essersi liberato dei suoi nemici avendoli fisicamente annientati; invece s’inganna in modo tremendamente grande! Le anime e gli spiriti degli uccisi, come conseguenza dell’influenza immediata che esercitano sui fenomeni atmosferici e meteorologi, persistono per molti anni di seguito nel rendere vana ogni semina, provocando così inevitabilmente carestia che genera fame e, con questa, pure ogni genere di contagio e pestilenza! In seguito queste calamità spazzano via in breve tempo più uomini di quanti guerrieri egli aveva ucciso al nemico; in tal modo, indebolito nella sua potenza che avrebbe dovuto dargli la sua terra, per poter sussistere deve arruolare altri soldati a caro prezzo da paesi stranieri, ma così facendo aggrava di debiti se stesso e il proprio paese. E quando, dopo qualche anno, paese e popolo diventeranno completamente esausti e non potrà più pagare né i suoi debiti né i suoi soldati, allora ben presto si eleverà un coro di maledizioni contro di lui e sarà perseguitato da tutte le parti. Pure il suo popolo per il quale egli conquistò, oppresso da grande miseria, insorgerà contro di lui; mentre d’altro canto anche i nemici esterni non si lasceranno sfuggire quest’occasione per piombargli addosso, e il celebrato ex vincitore non uscirà più tale da questa lotta, ma la disperazione lo assalirà e con gli artigli di una tigre lo dilanierà spiritualmente fin nelle più intime fibre vitali! – Vedi! Tutto questo è opera dei nemici uccisi fisicamente! Perciò è anche un’antichissima usanza quella di recarsi da un moribondo per riconciliarsi e per aver da lui la benedizione, perché nel caso morisse tenendo inimicizia dentro di sé, è ben da compiangersi colui che, quale suo nemico, continuerà a vivere sulla Terra. In primo luogo, l’anima di costui divenuta libera, tormenterà senza posa il nemico sopravvissutogli, suscitando in lui rimorsi atroci e insopportabili, e in secondo luogo essa guiderà e disporrà le circostanze della vita terrena del suo nemico in modo tale che costui difficilmente potrà più avere un giorno di prosperità e di pace! Il Signore permette comunque che tutto ciò avvenga, affinché alle anime offese sia data la richiesta soddisfazione, e per il motivo ancora più importante e incalcolabilmente migliore per il superstite, e cioè di scontare su questo mondo materiale i suoi peccati d’orgoglio, piuttosto che farlo cadere immediatamente, dopo la morte del suo corpo, in mano al potere di migliaia di nemici, i quali, traendo profitto della sua assoluta inesperienza delle cose di quel mondo, non userebbero con lui certamente modi amichevoli! Ecco dunque il motivo per cui è anche tanto necessario per l’uomo esercitare in questo mondo l’amore e la vera amicizia, fare del bene piuttosto che del male a qualsiasi nemico, e benedire colui che maledice; infatti, chi può sapere quando al Signore piacerà di richiamarlo da questo mondo? Pensate così: “Se qualcuno mi fu nemico su questa Terra, relativamente per lievi questioni, mi diventerà poi in stato di spirito cento volte più nemico nelle cose grandi!”. Davide fu di certo fin dalla fanciullezza un uomo veramente secondo il cuore di Jehova, tuttavia si era inimicato un solo uomo, cioè Uria, contro la Volontà del Signore, e a voi è noto quanto terribile sia stata la vendetta dello spirito di Uria su Davide, con il permesso del Signore! Questa è sempre stata l’inevitabile conseguenza di un’azione nemica verso un uomo, contraria alla Volontà di Dio. Certamente tutt’altro aspetto assume la cosa quando tu vieni designato dal Signore stesso, come lo fu Davide nelle sue guerre contro i Filistei, per combattere e annientare fisicamente persone nemiche di Dio e degli uomini, e già divenute preda di Satana! Infatti, costoro sono sottoposti immediatamente ad un aspro giudizio nell’aldilà, e non possono perciò mai più insorgere contro il braccio di Dio, perché vengono frenati e umiliati dalla potenza del Signore. Ben differente invece è la cosa riguardo a quei nemici che ti sei creato in questo mondo, senza che Dio centri per nulla, con il tuo ostile operare, con il tuo orgoglio e con il modo quanto mai carente ideato dall’uomo per amministrare la giustizia, a proposito del quale è già passato in proverbio il detto, che la più grande ragione è allo stesso tempo anche il più grande torto! Tali nemici, dopo aver abbandonato il corpo, diventeranno i tuoi più irreconciliabili nemici!» [G.V.G. – I/79,14-15].

«Io, di conseguenza, non sono a favore della pena di morte, perché essa non ha nessuna importanza per l’ucciso né meno ancora torna a decoro e a vantaggio del concetto di giustizia, e ciò per il seguente motivo: “Se tu ne uccidi solo uno, mille ti giureranno vendetta!”. Invece, riconoscendo le necessità dell’Ordine divino, sono assolutamente d’accordo che con un malfattore si debba fare giusto ed energico uso della sferza e non lasci riposare questa fino a che non sia subentrato un generale miglioramento! – La fustigazione[50] usata secondo giustizia e a tempo debito, è migliore del denaro e dell’oro puro, poiché in tal modo l’anima viene sempre più liberata dagli elementi materiali che vi si sono infiltrati e alla fine termina con il rivolgersi al proprio spirito. Quando la fustigazione ha conseguito ciò, ha già salvato l’anima dalla perdizione e di conseguenza tutto l’uomo dalla morte eterna. E perciò ciascun giudice nell’Ordine di Dio non deve punire neanche il peggiore dei delinquenti con la pena di morte se questa non serve a nulla, ma con la pena della fustigazione applicata secondo la gravità richiesta dal misfatto. Se fa così, è un giudice degli uomini per il Cielo; ma se non fa così, allora è un giudice per l’inferno, e non potrà mai aspettarsi da Dio alcuna ricompensa, bensì per il regno per il quale egli ha giudicato gli uomini, e dallo stesso regno dovrà aspettarsi anche la ricompensa!» [G.V.G. – II/7,8].

«Maledetto sia chi uccide i suoi fratelli, e maledetto il giudice che condanna a morte suo fratello, e maledetto sia anche colui che arbitrariamente diede e da’ una legge secondo la quale certi uomini possono ricevere da altri uomini una condanna a morte! Tali legislatori e giudici sono certamente protetti dalla spada dei signori del mondo, ma nessuno potrà proteggerli dalla Mia Legge che rimane in eterno, e dalla Mia spada! La Mia Legge si chiama: “Amore anche verso i nemici!”. Io proibii ogni giudizio e maledissi coloro che maledicono, condannai coloro che condannano e non feci alcuna eccezione, tranne per coloro che, a causa del loro troppo basso livello di educazione, non sapevano quello che facevano» [D.d.C. – III/164,4-5].

 

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Lo stupro

La violenza sessuale (o carnale) è un atto profondamente condannato da tutte le persone di ogni ceto sociale e, come tale, è considerato un reato commesso da chi usa in modo illecito la propria forza o la propria autorità quale mezzo di sopraffazione verso gli altri, costringendo con atti, prevaricazione o minaccia (esplicita o implicita) a compiere o a subire atti sessuali contro la propria volontà. Tuttavia la giustizia, amministrata per lo più da uomini, non sempre ha inteso considerare un tale atto esecrabile, quando commesso sulla donna, giustificando in un certo qual modo il comportamento maschilista dell’uomo prevaricando la sua posizione di forza millenaria sul sesso debole. Nell’epoca moderna, tuttavia, i diritti della donna hanno cominciato sempre più ad affermarsi nella società, grazie anche al fatto che sempre più donne hanno iniziato a gestire la giustizia nelle aule dei tribunali, iniziando a ricondurre nel giusto alveo la bilancia della parità dei diritti con gli uomini. Che la Nuova Rivelazione potesse darci anche su questo tema un notevole contributo, per comprendere come intendere e giudicare questo crimine, c’era da aspettarselo. Vediamo come viene considerato dall’Alto nei diversi casi:

«Chi approfitta con violenza di una fanciulla o di una donna, costui deve essere giudicato già qui (sulla Terra)! Comunque sia stata la violenza, sia con la forza delle mani, sia con l’adescamento mediante doni molto preziosi, ciò non fa differenza nel crimine. Neanche la forza persuasiva del discorso o l’uso di mezzi magicamente narcotizzanti, attraverso i quali la parte femminile si è messa con apparente spontaneità a disposizione della volontà lussuriosa dell’uomo, ebbene, nemmeno questo è minimamente da considerare attenuante a tale peccato, e neanche qualora, in seguito alla lussuria, fosse stato realmente concepito un frutto, perché un tale concepimento, essendo avvenuto contro la volontà di entrambe le parti, non contribuisce assolutamente a mitigare il crimine. La forma più abominevole della lussuria consiste però nello stupro di fanciulli e nella contaminazione di altre membra e parti del corpo femminile differenti da quelle che sono state prescritte a questo scopo da Dio, per non parlare poi dello stupro di animali. Tali stupratori devono essere eliminati del tutto e per sempre da ogni società umana! Trattandosi però di crimini di simile specie, un tribunale dovrà tuttavia sempre tener conto su quale gradino di formazione stava un qualche lussurioso o lussuriosa del genere. Allo stesso modo è da considerare se un essere umano così lussurioso non sia posseduto da un qualche spirito maligno che lo inciti a una tale lussuria. Nel primo caso, la comunità deve aver cura che una simile persona, debole nella ragione, venga portata in un buon istituto di correzione per esservi sottoposta a disciplina, come si fa con un fanciullo corrotto, finché non è diventata un’altra persona. Ciò perché quando un individuo del genere è riuscito a trionfare sulla natura bestiale della propria carne e la sua ragione è stata chiarita, allora comincerà a condurre una vita più pura e non ricadrà più così facilmente nella sua vecchia natura bestiale. Nel caso poi dell’ossessione, un tale lussurioso deve essere tenuto sotto chiave, perché tali individui vanno allontanati subito dalla libera società umana a causa del grandissimo scandalo!

Una volta che sono in buona custodia, successivamente possono essere risanati facendo far loro digiuni e preghiere in favore del Mio Nome. Quando però saranno guariti e risulterà che si sono liberati dalla loro immonda ossessione, allora dovranno anche essere rimessi del tutto in libertà» [G.V.G. – III/68,8-11].

«[…] Qualora un uomo si ostini nella sua perversione, pur non essendo del tutto privo di formazione, né ossesso, allora si può procedere nei suoi confronti con una punizione ben severa! Se un tale uomo si migliora e comincia a provare ripugnanza del suo peccato, rendendosene ben conto, allora dovrà essere trattato con più amore; se invece un tale uomo non migliora affatto e, in maniera evidente, è ugualmente incline e trova piacere nella sua perversione – ciò che un caprone lussurioso di questa specie non potrà mai completamente nascondere – allora, dal momento che sotto altri aspetti è un uomo di una certa formazione, può essere del tutto scacciato dalla comunità e portato in qualche località deserta e lontana, dove la grande miseria lo indurrà alla riflessione. Se là si migliorerà, allora le cose per lui si metteranno anche meglio; in caso contrario il deserto lo dovrà divorare. Se invece un uomo è di scarsa formazione e con lui non giovano né punizioni né digiuni, allora può essere ‘castrato’ per mano di un medico esperto, e con in tal modo potrà essere salvata la sua anima. Considerato che vi sono alcuni che si sono mutilati da sé a causa del Regno di Dio, ebbene, così pure vi possono essere dei tali che – solamente nel caso menzionato – devono per la stessa causa essere mutilati in seguito alla disposizione del tribunale della comunità, poiché in questo caso è meglio entrare mutilati nel Regno di Dio, che non con il corpo intatto nell’inferno! E ora tu dovresti ben conoscere come deve essere trattato giuridicamente tutto quello che proviene dal desiderio della carne! Desidero aggiungere ancora solamente questo: e cioè che in futuro e per tutti i tempi in simili casi bisogna giudicare solo così come lo avete appreso ora da Me. Mosè per crimini di questo genere prescrisse la pena di morte per lapidazione o sul rogo, ma un procedimento di questo tipo deve essere applicato soltanto in circostanze eccezionali qualora si tratti di peccatori incalliti al massimo, perché diventi un esempio ammonitore anche per gli altri. Io però non abrogo la legge di Mosè, bensì vi consiglio solamente di procedere in ogni cosa nella mitezza, affinché un’abiezione troppo grande non esiga l’estremo grado di severità» [G.V.G. – III/69, 4-7].

 

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La diffusione della Nuova Rivelazione

Che gli insegnamenti di Gesù ai Suoi apostoli e discepoli rivelati a Lorber, insieme alle migliaia di altri temi raccolti nella Nuova Rivelazione, quale Dottrina di vita per l’umanità degli ultimi tempi affinché ci si prepari al ‘tempo della fine’ annunciato, non avrebbe avuto un’ampia divulgazione prima dell’inizio degli avvenimenti preannunciati, anche questo è stato profetizzato:

« Dico Io: “Amico Lazzaro, com’è attualmente, così si presenterà quasi 2.000 anni dopo di noi, e anzi, l’inizio lo si avrà già molto prima! Qui il giudaismo è ormai molto peggiore del paganesimo, poiché presso i pagani la ragione continua ad avere sempre qualche valore, mentre presso i giudei anche questa viene calpestata. In quel tempo, però, il Mio insegnamento, cioè il cristianesimo, sarà peggiore di quanto lo siano oggi il giudaismo e il paganesimo presi assieme. Allora vi sarà una grande tribolazione tra gli uomini. La Luce della vera Fede vivente si spegnerà e l’amore si farà completamente di gelo; l’orgoglio dei ricchi varcherà ogni limite, e i governanti e i sacerdoti si riterranno superiori molto più di quanto ora i giudei ritengano superiore il loro Jehova sconosciuto e i pagani il loro Giove. Tuttavia, anche a quel tempo ogni tanto farò sorgere degli uomini e delle giovinette, a cui donerò la vera Luce, e questa Luce diverrà sempre più grande e potente, e infine inghiottirà tutte le opere della grande meretrice di Babele”» [G.V.G. – VI/149,1-3].

Queste sono severissime avvertenze, nondimeno c’è da temere che rimarranno senza effetto. L’umanità è sprofondata troppo nel materiale, e gli uomini in ampia misura non credono più in una vita eterna dell’anima. Perfino presso chi va in chiesa regolarmente, cui la partecipazione domenicale al servizio divino sembra il criterio più importante dell’essere cristiano, spesso acquisisce solo poca sostanza evangelica e raramente qualcuno si ferma a riflettere se le sue pratiche religiose sono conformi agli insegnamenti biblici. Vediamo come queste sono considerate:

«I templi e le chiese romane sono guarniti con torri e cupole, l’interno fa sfoggio d’oro, argento e di molte pietre preziose. In tutte le torri risuonano possenti le campane di bronzo scandendo momenti particolari dei giorni, delle settimane e degli anni. All’interno delle chiese e dei templi risuonano gli organi e talvolta le trombe, trombette, timpani e pifferi. E cantori gareggiano per vedere chi di loro possa farsi scoppiare prima la gola e i polmoni. E le persone si accalcano enormemente quando, delle messe officiate in abiti d’oro e pagate a caro prezzo, vengono celebrate, a quanto si dice, in Mio onore. Infatti, una tale messa viene chiamata “sacrificio”, e per i cristiani romani è il servizio più nobile, più elevato, più santo, l’unico di cui Io Mi compiaccia, e lo è più di tutto quando viene officiato così sfarzosamente e pagato a così caro prezzo! – O tempi, o costumi, o uomini! – Dove sta dunque scritto: adornate le chiese con torri, con cupole, con oro, con argento e con pietre preziose, suonare con campane costose, con organi, trombe, trombette, timpani e pifferi e vari piagnistei pieni della più orribile assurdità per venerare Me, vostro Dio, in più per denaro? Oh, questo è ancora peggio di quanto disse il profeta Isaia, dicendo: “Questo popolo Mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da Me!”. – Eppure sarebbe ancora bene se si potesse dire soltanto questo di tutti i cristiani romani. Ma qui si deve dire: questo popolo Mi onora con chiese in muratura e torri, con suoni di campane, con organi e ogni genere di pifferi, con campanelli e suoni, con pennacchi e nastri, con incenso e ceri ardenti, in abbigliamenti dorati per denaro, per oro e per argento, per vino e per arrosto in tutte le forme, ma con le labbra non si fa molto. Per questo ci sono campane e altri utensili consacrati! A che pro ancora consumar le labbra? Questo lo si fa per l’apparenza solo un po’ in latino, e non si occupano più di chiedere se il cuore è vicino o lontano da Me. Infatti, questo (popolo) non Mi conosce e non Mi ha mai riconosciuto! – Oppure hanno forse cuori, anche muri e torri e campane e organi e pennacchi e nastri, idoli dorati e ogni genere di opere intagliate, e turiboli e acqua santa e ceri e lampadari e lampade, altari e vestiari dorati e ogni genere di altri utensili consacrati? – Dove siete arrivati voi pazzi, voi ciechi, voi poveri, voi morti tutti quanti? – Significa questo, dunque, adorare Iddio in spirito e verità? – Svegliatevi una buona volta, e non fate ancor peggio di come tempo addietro hanno fatto unicamente i più tenebrosi pagani!» [D.d.C. – II/175,9-11].

«Qualsiasi specie di preghiera fatta con le labbra è un abominio al Mio cospetto! – Voi tutti siete figli del Mio cuore e fratelli della Mia Anima; perciò, anche quando pregate, non fatelo soltanto con le labbra alla maniera dei pagani e dei farisei, cioè con parole formate dalla lingua, ma pregate come vi ho già detto, in spirito e verità, mediante le opere viventi dell’amore a vantaggio del vostro prossimo. Allora ciascuna parola nel Mio Nome sarà veramente una preghiera che Io esaudirò sempre e sicuramente, mentre le parole e i sospiri delle labbra Io non li esaudirò mai!» [G.V.G. – III/209,3-4].

«La vera preghiera consiste nel puro e sincero amore per Dio, il Padre che è nei Cieli, e nello stesso amore per i vostri simili che sono il vostro prossimo. Ogni altra preghiera non ha alcun valore, né dinanzi a Dio né dinanzi a Me. Dio non ha mai insegnato agli uomini di onorarLo con le labbra, mantenendo gelidi i cuori. Una simile preghiera e un tale sacrificio sono un vero abominio dinanzi a Dio! Allo stesso modo, colui che non è capace di pregare con il cuore, allora non preghi affatto, per evitare un atteggiamento sconveniente. Dio non ha dato all’uomo i piedi, le mani, gli orecchi e le labbra perché ne faccia degli strumenti di vuote e vane preghiere, ma al fine della preghiera gli ha donato solo un cuore. Ciononostante, l’uomo può pregare anche con i piedi, con le mani, con gli occhi, gli orecchi e con le labbra: con i piedi può farlo quando va a visitare i poveri, per portar loro aiuto e conforto, con le mani, quando le usa per soccorrere i sofferenti e i bisognosi; con gli occhi quando guarda pietosamente e volentieri i poveri; con gli orecchi quando ascolta di buon grado e con fattiva volontà la parola di Dio e non li chiude alle suppliche dei poveri e miseri, e infine con le labbra quando non sdegna di dare parole di consolazione alle vedove e agli orfani e di intervenire nella misura delle proprie forze a favore dei prigionieri» [G.V.G. – II/111,4-6].

È un fatto sperimentato che gli annunci dei profeti ammonitori siano sempre stati contrari allo spirito del tempo, perciò anche la Nuova Rivelazione non lascia aperto nessun dubbio sull’accettazione, o meglio, sul rifiuto della stessa. Su ciò si legge:

«D’ora in poi, per quasi interi 2000 anni, saranno suscitati innumerevoli veggenti e profeti, perché sorgeranno anche in numero ancora più grande dei falsi profeti, e perfino dei falsi cristi estremamente superbi, avidi di dominio e privi di ogni amore. Allora però continueranno ugualmente anche i giudizi, e raramente vi sarà un sovrano che, a causa della sua tenebrosità, non dovrà sottostare a un aspro giudizio assieme al suo popolo. Verso la fine del tempo annunciato, Io susciterò anche dei profeti sempre più grandi, e con questi si moltiplicheranno e si espanderanno anche i giudizi. In quel tempo verranno grandi terremoti e tempeste molto devastanti, grandi penurie, guerre, fame, pestilenze e ancora molti altri mali e, come Io vi ho già detto in precedenza, la fede non sarà più tra gli uomini – ad eccezione di pochissimi – e gli uomini diventeranno del tutto freddi nel gelo della superbia umana, e un popolo si muoverà contro l’altro. Gli uomini saranno anche ammoniti per mezzo di veggenti e di particolari segni nel firmamento, a cui però soltanto i Miei pochi vi daranno importanza, mentre gli uomini mondani considereranno tutto ciò solo come straordinari effetti della natura, e sputeranno davanti a tutti coloro che ancora credono in Me. Su questo, però, accadrà una rivelazione di eccezionale portata attraverso la Mia ripetuta Parola discesa su questa Terra; ma a tale rivelazione procederà anche già un grandissimo e durissimo giudizio e seguirà una cernita generale degli uomini del mondo mediante il fuoco e il suo dardo, affinché Io stesso possa poi erigere su questa Terra un ben diverso semenzaio per veri uomini, il che durerà fino alla fine dei tempi di questa Terra» [G.V.G. – VI/150,14-17].

Che l’uomo di questa Terra sia sempre stato esortato a credere in un Dio tramite profeti e guide suscitati in ogni tempo, è necessario saperlo, per capire la storia dell’uomo sotto l’aspetto del rapporto con il Cielo. Anche su questo punto la Nuova Rivelazione ce lo riferisce, grazie a un colloquio dell’arcangelo Raphael con un uomo al tempo di Gesù:

«Ed io posso assicurarti che Iddio, il Verissimo, già dalle origini della vostra esistenza come nazione, per un periodo di oltre mille anni si rivelò soltanto ai vostri anziani e patriarchi. Per qualche tempo la cosa procedette perfettamente, ma quando gli anziani e patriarchi ebbero acquisito troppa ricchezza e considerazione, essi, accanto ai Comandamenti di Dio, cominciarono a stabilire le loro stesse massime e a presentarle al popolo come rivelazione divina; e il popolo credette e le seguì. Sennonché anche troppo presto le loro massime mondane cominciarono a sovrastare e a ricacciare completamente indietro quelle divine, anzi a tal punto che tutte le esortazioni e gli ammonimenti ai sacerdoti e ai patriarchi, fattisi eccessivamente avidi e ambiziosi perché ritornassero sulle vie di Dio, rimasero infruttuosi. Allora Iddio suscitò profeti e veggenti tra il popolo col compito di ammonire tutti i grandi e potenti che si erano completamente allontanati da Lui in seguito alle loro brame mondane, e che, con le loro massime del mondo, avevano oppresso il misero popolo oltre ogni misura. Allora i grandi e potenti misero le mani addosso ai profeti e all’inizio li fecero flagellare, minacciandoli di pene ancora più grandi, qualora si fossero azzardati nuovamente a presentarsi dinanzi a loro o al popolo a predicare in veste di veggenti e profeti suscitati ed eletti da qualche vero Dio. Ma i profeti e i veggenti operavano dei segni e predicevano cosa sarebbe toccato ai grandi e potenti, qualora avessero persistito nel loro ateismo. Tuttavia neanche questo giovò a nulla: i veggenti e i profeti furono incarcerati, torturati e messi a morte. Molti invece presero la fuga, e lo Spirito di Dio li condusse in un luogo dove nessuno sarebbe stato in grado di scoprirli. E questi costituirono poi il gruppo dei Birmani» [G.V.G. – VII/106,2-5].

Nonostante le grandi persecuzioni a cui furono soggetti i profeti e gli uomini inviati dal Cielo, ciò non toglie la necessità di aver continuato a dare agli uomini di questa Terra, in ogni tempo, delle rivelazioni, e queste in rapporto al tempo e alla maturazione del popolo cui venivano date:

«Quando degli individui particolarmente desti hanno così pensato molto, solo allora viene concesso che comincino a intuire che deve esistere un Dio che fa sorgere tutto, ordina, mantiene e guida tutto. Solo in questa maniera va poi sviluppandosi in via del tutto naturale il riconoscimento di un Essere divino, onnipotente e immensamente buono e sapiente. Una volta che l’umanità è giunta a un tale riconoscimento, solo allora vengono concesse delle rivelazioni più vaste e delle norme più precise, in base alle quali gli uomini cominciano già con maggior chiarezza e confidenza a riconoscere l’Essere divino, pur conservando ampia libertà di accogliere come verità tutte le rivelazioni avute, e di operare conformemente a tale verità, oppure anche di non accoglierle e di non operarvi conformemente» [G.V.G. – VI/204,8-9].

«[…] ma quando sarà venuto il tempo opportuno, Io stesso farò conoscere dettagliatamente tutte queste cose agli uomini, quando cioè questi saranno in grado di sopportare delle rivelazioni più profonde» [G.V.G. – VI/207,14].

«Sennonché gli uomini di questa Terra sono destinati a diventare figli di Dio liberi e del tutto indipendenti, e quindi devono essere guidati in modo che la loro volontà, necessariamente liberissima, non subisca neppure la minima costrizione da parte di qualche spirito più potente, bensì devono essere guidati esclusivamente per mezzo delle rivelazioni, degli insegnamenti e di leggi esteriori, affinché possano da soli, con la loro libera volontà, afferrare il vero e il buono che viene loro insegnato, e poi rendersi conformemente operosi per loro stessa libera decisione» [G.V.G. – VI/225,7].

Certamente, per chi non è al corrente di alcuna rivelazione, sarà ben difficile che riesca ad accettare per vero qualcosa che non provenga dalla Bibbia, così come ci sono sempre stati dissidenti della Sacra Scrittura che hanno contestato perfino tali rivelazioni accettate da una gran massa dell’umanità cristiana. Allo stesso modo, per ciò che riguarda la Nuova Rivelazione, anch’essa ha attraversato e continuerà ad attraversare dinieghi e giudizi sommari; ma questo accade perché ciascuno è disposto diversamente dagli altri, difendendo il suo credo religioso sia dall’origine della propria anima, sia dalla sua formazione religiosa, e sia dal lavoro fatto per crescere spiritualmente nel mettere in pratica i Comandamenti. Chi non è iniziato nei misteri dello spirito, anche se legge la Parola dall’Alto non accetterà la possibilità che Dio possa parlare agli uomini, e quindi nemmeno che tutto ciò che ci è stato dato nella Nuova Rivelazione tramite Lorber era già stato preannunciato. Anche questo fu rivelato duemila anni fa agli apostoli:

«Ugualmente susciterò di quando in quando degli uomini ai quali metterò nella penna, attraverso il loro cuore, tutto ciò che succede e viene detto in questa Mia presenza. E allora, in una maniera molto ingegnosa, ben nota agli uomini di quel futuro tempo, ciò che sarà scritto una volta potrà essere moltiplicato in molte migliaia di esemplari uguali nel brevissimo tempo di alcune settimane, e così potrà essere divulgato tra gli uomini. E poiché gli uomini di quel tempo saranno quasi tutti ben capaci di leggere e scrivere, allora leggeranno bene anche da sé i nuovi libri e li potranno capire» [G.V.G. – IX/94,4].

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L’Essenza di Dio

L’Essenza di Dio è Amore, come lo espresse Paolo ai Corinzi: "L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno" [1° Corinzi 13,4-8], e nelle rivelazioni a Lorber è confermato magnificamente:

«Dio, in Sé, quale Padre, nella Sua Essenza fondamentale-originaria è, appunto, Amore, e con ciò la Vita stessa, dato che l’Amore e la Vita sono la medesima cosa. Chi dunque ha in sé l’amore per Dio, il quale solo costituisce l’elemento vitale, ha pure in sé la vita vera, divina ed eterna; chi invece non ha un simile amore, è in sé morto. La sua vita non è che una vita apparente, e per conseguenza è sotto un giudizio, finché non abbia destato spontaneamente in sé l’amore per Dio e non l’abbia vivificato mediante una propria attività» [G.V.G. – VI/75,10].

«Il solo vero e unico Dio è, in Sé e da Se stesso, uno Spirito purissimo ed eterno, dotato del più alto grado di coscienza di Se stesso, della più profonda e illuminata Sapienza, e di quella potente Volontà alla quale niente è impossibile» [G.V.G. – IV/74,5].

«Considerato che tu sei un vero filosofo secondo Platone, Socrate e Aristotele, vedo che in parte dovrò parlare con te alla loro maniera, affinché tu possa comprenderMi più facilmente. Vedi, tra l’essere  “fin dall'eternità”, il “prima” e “l'adesso” non c'è proprio alcuna differenza nel Mio sussistere come nel Mio Essere e nella Mia Esistenza per quanto concerne il Mio Io puramente divino. E se non fosse così, in verità, in questo Mio corpo umano non avrei né forza, né alcun potere sul complesso della Creazione naturale, perché tutto il Creato, assieme al suo tempo e al suo spazio, sta unicamente in rapporto soggettivo di fronte a Me che sono il suo Oggetto; infatti, tutto è proveniente da Me, e non Io dal tutto. Per conseguenza Io sono sempre il solo e unico Oggetto precedente e preesistente, dunque eterno, e non posso mai, in nessun luogo, trovarMi in un rapporto di soggettività di fronte alla creatura. Tuttavia, poiché tutto, appunto, esiste fuori da Me, e poiché grazie alla Mia Volontà Io costituisco la parte più intima di tutte le cose quale Principio che conserva, guida, conduce, ordina e anima ogni cosa creata, ne consegue che Io rappresento pure dal punto di vista della Mia Volontà e della Mia Sapienza anche un Soggetto, e sono quindi l'Alfa e l’Omega, ovvero il Principio e la Fine, come pure il Primo e l'Ultimo in ogni creatura. In seguito a tale Mia Proprietà oggettiva e nel contempo soggettiva in tutto quanto è creato, Io posso benissimo sussistere qui tra di voi quale Uomo secondo la Potenza della Mia Volontà e della Mia Sapienza, e allo stesso tempo essere e rimanere l'Oggetto eterno, l’Unico vivente e creante di fronte a tutte le creature. Nondimeno, come sono attualmente un Soggetto in forma umana di carne, Io stesso sono inferiore e sottoposto al proprio, vero ed eterno Oggetto in Me, quantunque appunto, per effetto della Mia rigida sottomissione allo Stesso, Io sia assolutamente e pienamente una cosa sola con l'eterno Oggetto, poiché senza una simile rigida soggettività di questa Mia attuale Personalità esteriore, un’unione tanto assolutamente intima non sarebbe mai possibile. E questo lo produce il Mio incommensurabile Amore per l'Oggetto e il Suo Amore altrettanto incommensurabile per Me, e così Io e il Padre siamo un solo Amore, una sola Sapienza, una sola Volontà, una sola Vita e una sola Potenza, e altre all'infuori di queste non ce ne sono, né ci possono essere in tutta intera l'infinità eterna. Dunque, Mi trovo presente qui, così come sono nel tempo e nello spazio, e nello stesso tempo anche al di fuori del tempo e dello spazio. Che Io sussista ora qui con voi nello spazio e nel tempo, lo potete constatare con i vostri sensi; ma che nel contempo sussista, dal punto di vista del Mio intimo, anche al di fuori del tempo e dello spazio, questo ve lo provano le Mie opere che Io non potrei compiere qualora Mi trovassi con il Mio elemento divino soltanto nel tempo e nello spazio. Infatti, quanto esiste nel tempo e nello spazio è e resta eternamente e continuamente limitato, e conseguentemente non è perfetto, mentre soltanto ciò che sussiste al di fuori del tempo e dello spazio è in tutto e per tutto illimitato e quindi perfetto»  [G.V.G. – IV/31,2-9].

 

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La trinità di Dio

Un'altra dottrina diffusa ampiamente tra le chiese cristiane cattoliche e ortodosse, oltre che tra quelle storiche riformate come nella luterana, la calvinista e l’anglicana, seppur con delle piccole varianti, riguarda la trinità di Dio. Una dottrina che nell’ambito del cattolicesimo arriva al punto di assegnare una festa solenne la domenica successiva alla Pentecoste, denominata ‘La Santissima Trinità’. Di parere opposto sono altre comunità dei credenti, tuttavia è curioso il fatto che, seppur dichiarato come ‘dogma’, viene spiegato con la conosciuta frase: “…tre persone ben distinte ma della stessa sostanza”. A un tale mistero dichiarato, non potevamo non trovare precise spiegazioni tramite il mistico Lorber, e nei numerosi volumi del "Grande Vangelo di Giovanni" che, come già è stato detto, rappresentano "la rivelazione del Nuovo Testamento". In diversi punti viene spiegata l’unicità di Dio in modo inequivocabile. Vediamone uno:

«Quello che sentirete ora, per il momento tenetelo per voi e non palesateMi prima del tempo! […] Il Padre, Io come Figlio e lo Spirito Santo siamo una e la stessa cosa dall’eternità. Il Padre in Me è l’eterno Amore, e come tale il Fondamento originario e la vera e propria Sostanza originaria di tutte le cose che riempiono l’intera eterna infinità. Io come Figlio sono la Luce e la Sapienza che provengono dal Fuoco dell’eterno Amore. Questa Luce possente è l’eterna perfettissima Coscienza di Sé e la chiarissima Conoscenza di Sé di Dio e l’eterna parola in Dio, attraverso la quale è stato fatto tutto quello che c’è. Ma affinché tutto questo possa essere fatto, occorre anche la potentissima Volontà di Dio, e ciò è appunto lo Spirito Santo in Dio, mediante il quale le opere e gli esseri ottengono la loro piena esistenza. Lo Spirito Santo è la grande Parola pronunciata: “Sia fatto!”, ed ecco esserci ciò che l’Amore e la Sapienza in Dio hanno deciso. E vedete, tutto questo c’è ora in Me: l’Amore, la Sapienza e ogni Potenza! E così c’è un solo Dio, e sono Io, ed ho preso qui un corpo al solo scopo di poterMi rivelare meglio, nella vostra forma personale – come avviene proprio adesso – a voi uomini di questa Terra che ho creato completamente a Mia somiglianza, dalla Sostanza originaria del Mio Amore. Che comunque anche voi abbiate in voi stessi la medesima triade, totalmente a Mia somiglianza come l’ho Io stesso, vi sarà mostrato subito in modo del tutto chiaro. Vedete, ciascun uomo ha in sé un amore, e in seguito a tale amore anche una volontà; infatti, l’amore in se stesso è un bramare ed esigere, e nel bramare ed esigere sta appunto la volontà. Ciò è proprio anche di tutte le piante e di tutti gli animali, e sotto un certo aspetto anche dell’altra materia. Amore e volontà li ha perfino il più rozzo e incolto degli uomini. Ma che cosa ne ottiene? Egli procede solo al soddisfacimento dei suoi bisogni più bassi e materiali che, istintivamente, dal suo rozzo amore, si traducono in volontà, dalla quale la sua intelligenza non coglie altro che una nebbia oscura. Guardate gli effetti prodotti da tali uomini se non sono molto peggiori di quelli che producono gli animali, il cui amore e volere sono guidati da un influsso superiore! In tutt’altro modo stanno invece le cose riguardo all’amore e alla volontà in quegli uomini la cui intelligenza è divenuta una chiara luce. Tale intelligenza allora illumina completamente l’amore e la sua volontà, e così tutto l’uomo. Solamente allora l’amore fornisce i mezzi puri, cioè la luce – ovvero la sapienza – che ne predispone l’ordine, e la volontà li mette in opera. Ma l’uomo, avendo anch’egli in sé una tale facoltà a somiglianza di Dio, consiste per tale motivo di tre uomini, oppure è un solo uomo?» [G.V.G. – VI/230,2-10].

«Vedete! Dio, Spazio ed Eternità sono di nuovo simili ai tre concetti di Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Padre è inces-santemente Amore, e dunque è un’eterna tendenza all’esistenza più perfetta mediante la forza dell’eterna Volontà nell’Amore. Lo Spazio, ovvero il Figlio, è ‘Esistenza’, che anch’essa, eternamente uguale, proviene dall’eterna tendenza dell’Amore; infine, l’Eternità ovvero lo Spirito, quale infinita forza originaria nel Padre e nel Figlio, è il moto e l’attuazione delle tendenze dell’Amore nel Figlio» [G.V.G. – VIII/28,9].

 

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La trinità dell’uomo

[Paolo, 1°. Tess. 5,23]: Il vostro spirito, la vostra anima e il vostro corpo, restino immacolati fino alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo”. – La Nuova Rivelazione fa distinzione, come pure l’apostolo Paolo, tra spirito, anima e corpo dell’uomo, mentre la Chiesa cattolica oggi parla solamente di corpo e di anima. Questa bipartizione non rappresenta veramente nessuna opinione dottrinale ex cattedra. Il testo della Nuova Rivelazione si trova anche in concordanza con il Vecchio Testamento. Mosè nella Genesi distingue lo spirito animico (ruach), cioè la forza dell’anima appartenente e incline allo spirito, e il corpo animico (nephesch), in pratica quello vitale, il principio di vita naturale spirituale nell’uomo terreno. Per la maggior parte degli insegnamenti della Chiesa primitiva, l’uomo consiste di corpo, anima e spirito, come lo rileva Hans Urs von Baltasar. Da Paolo fino ad Agostino, da tutti i mistici fino anche a tutti gli ispirati teologi agostiniani del medioevo, hanno ripetutamente evidenziato la differenza tra spirito e anima, senza venire in conflitto con l’inquisizione. Il teologo cattolico, Prof. Alois Mager OSB osserva – come occasionalmente si legge – "…che la tripartizione non fu soppressa al concilio di Costantinopoli nell’anno 869, ma che soltanto Papa Pio IX si espresse nel 1857 contro una distinzione dell’anima e spirito". Quest’asserzione non fu tuttavia una decisione piaciuta ex cattedra.

Santa Teresa d’Avila, che rappresenta una pietra angolare nella storia del misticismo cattolico, nei suoi scritti presuppone la differenza tra spirito e anima come molto conosciuta. Allo stesso modo, dell’anima e dello spirito ne parla anche il mistico Giovanni della Croce. – Il Prof. Mager OSV confessa: "Da anni ho la convinzione della trilogia: corpo, anima, spirito […] e solo lo spirito, che è completamente immateriale, continua a vivere".

E in un certo senso è proprio così, come la Nuova Rivelazione lo insegna:

«Solamente una piccola Scintilla nel centro dell'anima è ciò che si chiama ‘Spirito di Dio’ e che costituisce la vera e propria vita. Questa piccola Scintilla deve essere nutrita con del cibo spirituale che è la pura parola di Dio. Attraverso questo cibo la piccola Scintilla nell'anima diventa più grande e possente, trae infine a sé la forma umana dell'anima, compenetra alla fine del tutto l'anima e quindi trasforma l'intera anima nella sua essenza; poi sicuramente l'anima stessa diventa completamente vita, ed essa si riconosce per tale in tutta la profondità delle profondità» [G.V.G. – III/42,6].

«In ogni oggetto, se solo volete farvi un po’ attenzione, e così pure in ogni cosa, voi osservate una distinguibile triplicità. La prima cosa che vi cade sotto gli occhi è sicuramente la forma esterna; infatti, senza di essa nessun oggetto e nessuna cosa sarebbero pensabili e neppure avrebbero esistenza. La seconda caratteristica, invece, una volta che ci sia la prima, è evidentemente il contenuto degli oggetti e delle cose; infatti, anche senza di questo, essi non ci sarebbero affatto e non avrebbero neppure forma o aspetto esteriore. Qual è dunque ora la terza caratteristica per l’esistenza di un oggetto o di una cosa, altrettanto necessaria quanto la prima e la seconda? Vedete, essa è una forza interiore, insita in ogni oggetto e in ciascuna cosa, che per così dire, tiene insieme il contenuto degli oggetti e delle cose e ne stabilisce la vera e propria natura. E poiché proprio questa forza stabilisce il contenuto e così anche la forma esterna degli oggetti e delle cose, così essa è anche l’essenza fondamentale di ogni esistenza di qualunque genere, e senza questa forza, un essere, un oggetto o una cosa sarebbero tanto poco immaginabili, quanto lo sarebbero se fossero senza contenuto e senza forma esteriore. Vedete ora che le tre parti che ho elencato sono sicuramente di per sé ben distinguibili, poiché la forma esterna non è il suo stesso contenuto, e il contenuto non è la forza stessa che lo condiziona. E tuttavia le tre parti che ho elencato sono pienamente una cosa sola. Se, infatti, non ci fosse la forza, non ci sarebbe neppure un contenuto e sicuramente neppure una forma dello stesso. – Ritorniamo ora alla nostra anima! L’anima deve intanto avere, per una sicura e determinata esistenza, una forma esterna, e precisamente quella di un uomo. La forma esterna è dunque ciò che noi chiamiamo ‘corpo’, o anche ‘carne’; che questa sia ancora materiale, spiritualizzata o sostanziale, ciò è qui del tutto indifferente. Essendoci dunque l’anima quale uomo secondo la forma, essa avrà anche un contenuto corrispondente alla forma esterna. Questo contenuto o corpo interno dell’anima è la sua natura vitale stessa, dunque è esso stesso ‘l’anima’. Ma se c’è tutto questo, c’è anche la forza che condiziona l’intera anima, e questa forza è ‘lo spirito’ che alla fine è tutto in tutto, poiché senza di esso non ci potrebbe essere assolutamente una pura sostanza, e senza questa neppure un corpo e quindi nemmeno una forma esterna. Sebbene però le tre ben distinguibili personalità nel complesso siano solo un unico essere, devono tuttavia necessariamente essere denominate e riconosciute come singolarmente distinguibili. Nello spirito o nell’essenza eterna sono insiti l’amore come forza che tutto causa, la somma intelligenza e la volontà vivente e salda; tutto questo, insieme, produce la sostanza dell’anima e le conferisce la forma o la natura del corpo. Una volta che ci sia l’anima, ovvero l’uomo secondo la volontà e secondo l’intelligenza dello spirito, lo spirito si ritira nella parte più interiore e dà all’anima – ormai esistente secondo la più intima volontà e secondo la più intima intelligenza dello spirito stesso – una volontà libera, come da esso separata, e una libera intelligenza, in certo qual modo autonoma. L’anima si appropria così di tale intelligenza in parte attraverso i sensi percettivi esterni, e in parte attraverso la propria percezione interiore, e poi la perfeziona in modo tale, come se la libera intelligenza perfezionata fosse opera sua. Proprio in conseguenza di questo stato, necessariamente così configurato in cui l’anima si sente come separata dal suo spirito, l’anima è anche atta a ricevere una rivelazione, sia esteriore che interiore. Se essa riceve tale rivelazione, se l’accoglie e se agisce di conseguenza, con ciò l’anima comincia anche a unificarsi col proprio spirito, e quindi trapassa poi anche, sempre di più, nell’illimitata libertà dello spirito, sia riguardo all’intelligenza, sia alla libertà di volere, appunto, secondo la luminosissima intelligenza, così come trapassa anche nella forza e nella potenza di poter effettuare tutto ciò che riconosce e vuole. Da questo, però, voi potete di nuovo riconoscere che l’anima – come pensiero dello spirito trasformato in sostanza viva, pensiero che in fondo è lo spirito stesso – può tuttavia in certo qual modo essere vista e considerata come una seconda entità proveniente dallo spirito, senza per questo essere qualcos’altro che non sia lo spirito stesso. Che infine l’anima, come individuo, appaia anch’essa rivestita di un corpo esterno, che in un certo qual modo compare come una terza personalità, ciò ve lo mostra l’esperienza quotidiana. – Il corpo serve all’anima come rivelazione esterna del suo intimissimo spirito, ed ha lo scopo di rivolgere verso l’esterno l’intelligenza e la libera volontà dell’anima, di limitarle, e soltanto poi di cercare e infine trovare con certezza l’interiore illimitatezza dell’intelligenza e della volontà e la vera forza di tale volontà, e diventare con ciò un’unità – infinitamente glorificata e pienamente e individualmente autonoma – con l’intimissimo spirito che è sempre lui stesso quale l’unico qualcosa e il radicale essere dell’uomo. Poiché è sperabile che voi ora da questa Mia spiegazione siate costretti a scorgere che l’uomo in sé e per sé – così come anche in grado subordinato qualunque altra cosa – consiste di una certa distinguibile triade, così, in conclusione di questa importantissima delucidazione e discussione, vogliamo passare alla stessa Natura trinitaria di Dio, affinché possiate scorgere lucidamente e chiaramente perché Io, a motivo della superiore e interiore Verità vivente, vi ho dovuto ordinare di battezzare, cioè fortificare, nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, quegli uomini che credono in Me e che hanno accolto nei fatti la Mia Dottrina. E così state ancora ben attenti a quello che ora sentirete dalla Mia bocca per il più vero completamento dell’insieme! Vedete, la Scrittura dei profeti, come ormai sapete tutti molto bene, dice e spiega che Io, di nome Gesù, Cristo – detto anche Figlio dell’uomo – sono il vero Dio, sebbene Dio venga indicato e nominato con diversi nomi, cioè come Padre, come Figlio e come Spirito! E tuttavia Dio è solo un’unica Gloria personale nella forma perfettissima di un Uomo. Ora però a voi è già noto che l’anima, il suo corpo esterno e il suo intimissimo spirito sono così uniti da formare un unico essere, ovvero, per così dire, alla fine un’unica sostanza individuale, e tuttavia fra loro sono tre e ben distinguibili. Così altrettanto sono appunto uniti il Padre, il Figlio e lo Spirito, come insegna anche chiaramente la citata Scrittura degli antichi padri e dei profeti. Davide disse una volta che la sua anima, il suo corpo e il suo spirito avrebbero voluto essere trovati irreprensibili davanti a Dio. Ma se le parole del vecchio, saggio re suonavano così, non potrebbe anche qui esprimersi e domandare: “Come? L’uomo consiste dunque di tre persone, o di tre uomini?”. Ma se già questo non è ammissibile per l’uomo, in cui per la sua formazione e per il vero completamento della sua vita la scissione dei suoi tre è tuttavia necessariamente presente in modo molto sensibile, come potrebbe allora proprio Dio, che in Sé fin dall’eternità è solamente Uno e sommamente completo, essere diviso in tre diverse persone o addirittura in tre dèi?» [G.V.G. – XIII/25].

 

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Il polo opposto di Dio

Quante volte davanti alla riflessione dell’esistenza del male, ci si chiede se anch’esso possa essere un’emanazione della Sua volontà, e se sì, com’è potuto accadere che la sua esistenza, così opposta al bene, tanto che sulla nostra Terra è così evidente e trascina nelle sue nefandezze uomini e talvolta interi popoli a opprimere, razziare e distruggere ogni cosa e la stessa vita del prossimo, sia stata concessa e continui a persistere. E così, alla fine, perfino gli uomini che guidano i gruppi religiosi si domandano “C’è in Dio il polo opposto? Anche su questo argomento ci viene fornita un’ottima risposta:

«Ma poiché Dio è l’unico Creatore di tutte le cose e all'infuori di Lui non vi è altro Dio in nessun altro luogo, allora è anche chiaro che tutto ciò che proviene dalla Sua mano, impossibile possa essere altro che solo buono e perfetto. Tutti gli spiriti provengono da Lui, puri e buoni, come lo è Lui stesso. Tuttavia a questi Egli ha dato la pienissima libertà della volontà alitata in loro, di conseguenza essi potevano fare tutto ciò che volevano. E per insegnar loro l'uso di questo dono, ha dato col più libero volere, attraverso Lui stesso, anche leggi santificate che potevano, o rispettare, oppure anche non rispettare. E guarda, tutti osservarono le leggi, eccetto uno! Quest'unico e primo, dotato della più grande Luce di conoscenza, rifiutò le leggi di Dio per sua libera volontà e reagì contro di queste, non badando alle conseguenze! Questo spirito invertì quindi in sé l'Ordine divino, a mezzo della sua libera volontà alitata a lui da Dio. In questo modo egli, di fronte a quegli spiriti che non hanno abusato della loro altrettanto libera volontà, è diventato opposto all’Ordine e, per se stesso, cattivo e malvagio. E dovette poi, costretto da se stesso, allontanarsi dalla comunità, fino a quando non ritornerà volontariamente ed entrerà in quell'Ordine che il Signore ha dato egualmente a tutti gli spiriti, vale a dire, l'Ordine dell'Amore» [V.M. – 198,8-10].

«(domanda Cirenio): Che cosa e chi è veramente Satana, chi e che cosa sono i suoi accoliti che vengono chiamati demoni?”. – (risponde Gesù): “Anche questo argomento, a volerlo sviscerare a fondo, è per la tua capacità di comprensione alquanto prematuro, però, per illuminare te e tutti voi modestamente anche a questo riguardo, Io voglio tuttavia fornirvi una breve spiegazione adatta al vostro intelletto; dunque ascoltateMi! Vedete, tutto quello che è, che sussiste e, in qualche modo ha esistenza, può essere, sussistere o avere una qualche esistenza, se non a causa di un erto continuo conflitto. Ogni esistenza, non eccettuata quella divina, ha in sé degli opposti, come negativi e affermativi che stanno sempre l’uno contro l’altro, come il freddo e il caldo, la tenebra e la luce, il duro e il molle, l’amaro e il dolce, il pesante e il leggero, lo stretto e il largo, l’alto e il basso, l’odio e l’amore, il male e il bene, il falso e il vero, la menzogna e la verità. Non vi è forza che possa in qualche modo manifestarsi qualora non le si opponga una controforza. Immaginatevi un uomo che abbia la forza di mille Golia, tale dunque da poter affrontare un intero esercito di guerrieri. Ma a che cosa gli gioverebbe tutta la sua forza se lo si collocasse come le nuvole nello spazio libero dell’aria? Vedete, la brezza più leggera, capace appena di muovere una foglia qui sul terreno, avrebbe il potere di spingerlo, nonostante tutta la sua forza e robustezza, continuamente nella medesima direzione in cui la stessa brezza spira. Ma affinché il gigante possa fare uso efficace della sua forza, egli deve anzitutto avere un terreno solido che lo sostenga e che gli serva da solido appoggio. Dunque, il terreno rappresenta già un  opposto al nostro gigante, poiché, per esercitare la propria forza gli è necessaria la libertà di movimento e, oltre a ciò, anche  una solida situazione di stallo per l’appoggio sul quale poter entrare in rapporto con lo stato di solida quiete dell’appoggio o del terreno, e quindi, associando alla propria, la forza di quiete del terreno al quale si appoggia, e poter tenere fronte a qualsiasi movimento d’attacco contro di lui» [G.V.G. – II 228,2-8]

«Con questo esempio, che speriamo sia stato esposto con sufficiente evidenza, si spiega con chiarezza il perché un essere senza un contro-essere sarebbe come se non esistesse affatto, nello stesso modo in cui anche la forza del nostro gigante sospeso nello spazio libero dell’aria non potrebbe avere nessun effetto corrispondente ad una causa  […]. Di conseguenza questo rapporto deve esistere nella giusta misura in tutto ciò che è, altrimenti sarebbe assolutamente come se tutto ciò che è non fosse! E sempre per questa ragione anche la perfettissima esistenza di Dio in se stessa deve comprendere, sotto ogni aspetto, gli opposti sviluppati in sommo grado, senza i quali non ci sarebbe assolutamente nessun essere. Questi opposti si trovano in permanente stato di lotta fra di loro, ma sempre in modo tale che la continua vittoria di una forza sia sempre d’aiuto all’altra forza, che in un certo qual modo è vinta, così come abbiamo visto quando si parlò della vittoria riportata dal terreno rigido sulla forza agente del nostro gigante. Ora, avendo Dio un giorno voluto creare fuor da Sé degli esseri liberi simili a Lui, allora Egli dovette evidentemente fornire anche ad essi appunto gli opposti in contrasto fra loro, che Egli da ogni eternità possedeva e doveva possedere in Se stesso nelle proporzioni naturalmente migliori e più puramente ponderatissime, altrimenti Egli di certo non sarebbe stato mai operante. Dunque, gli esseri vennero interamente plasmati secondo la Sua immagine e somiglianza, e perciò alla fine dovette esser loro necessariamente conferita anche la capacità di consolidarsi tramite la lotta degli elementi che si oppongono tra di loro e, da Dio, riposti negli esseri stessi. Ad ogni essere furono dati, come cosa perfettamente propria, quiete e moto, inerzia e senso di attività, tenebre e luce, amore e ira, violenza e dolcezza e mille altri svariati elementi; ci fu un solo divario e precisamente nella misura. In Dio tutti gli opposti erano già dall’eternità nell’ordine supremamente migliore; negli esseri creati, invece, questi dovevano raggiungere l’ordine dovuto, come per propria iniziativa, mediante la libera lotta, cioè mediante la nota attività spontanea. […] Una simile forza, poi, resasi così in tutto prigioniera di se stessa, deve naturalmente anche avere sempre la tendenza di catturare in sé continuamente ancora più forze, per rendere se stessa più libera nella sua dolorosa esistenza prigioniera. E vedete, questo è appunto quello che viene chiamato “Satana” e “Diavolo”. – Satana è una grande personalità ed è corrispondente alla quiete troppo rigida e all’inerzia, poiché questa prima grande personalità creata per prima, volle riunire nella propria entità tutte le altre forze; ed è per questo che in se stessa è diventata morta e incapace d’azione. Nondimeno, le altre forze vinte in lei, non sono tuttavia immerse nella quiete completa, ma vanno continuamente esplicando un’attività e, con ciò, si personificano come (entità) indipendenti. Nondimeno, attraverso questa attività esse animano l’essere fondamentale come di una vita apparente, e questa vita poi è evidentemente solo una vita illusoria, in confronto a una vera libera vita»  [G.V.G. – II/ 229,1-12].

«Anzi, come sapete, nelle creature destinate a rendersi libere e indipendenti e dotate di libera volontà, come particolarmente negli angeli e negli uomini di questa Terra, Dio deve porre perfino lo stimolo a contravvenire all'Ordine, affinché su tale base, per i soprannominati, possa essere creata in maniera perfetta la premessa per una decisione assolutamente spontanea ad un'attività veramente libera nell’uno o nell'altro senso. Ma da tutto ciò emerge ben chiaramente che il massimo disordine possibile deve essere noto a Dio altrettanto quanto lo è l'Ordine buono, vero e vivente. » [G.V.G. – IV/158,5].

«Tutto ciò che si chiama mondo e materia, è un principio invertitore che sempre e necessariamente contrasta col vero Ordine spirituale fissato da Dio, poiché in origine esso dovette essere posto nell'idea animata – collocata fuori da Lui come un essere indipendente e ben costituito – con la funzione di stimolo contrario atto a destare la libera volontà nella stessa idea animata; ed è per questo che tale principio invertitore deve essere considerato come la vera zizzania sul campo della vita, la sola vera e spiritualmente pura. Nondimeno, anche se la zizzania è originariamente una necessità che permette la constatazione di una vita spirituale completamente libera, tuttavia questa zizzania deve pure essere alla fine riconosciuta come tale dall'uomo creato libero, e deve essere spontaneamente espulsa da lui, perché non gli è possibile poter continuare. La rete è anche un mezzo necessario per pigliare i pesci, ma chi sarà colui che la getterà nell'acqua per estrarla poi nuovamente senza però l'intenzione di togliere i pesci, ma per la rete in se stessa, per metterla al fuoco, arrostirla e gustarla come una vivanda? La rete è dunque necessaria soltanto per la pesca, ma una volta che con essa si sono pescati e tirati fuori i pesci dall'acqua, e questi sono stati disposti nella dispensa, allora si mette la rete da parte e si utilizza il prodotto della pesca. Per conseguenza è chiaro che lo stimolo alla trasgressione della legge deve esserci, perché esso è un ridestatore delle facoltà di riconoscimento e un suscitatore della libera volontà. Esso riempie l'anima di diletto e di gioia finché questa, pur riconoscendo bene lo stimolo, non gli si rende soggetta, anzi lo combatte sempre con quella stessa libera volontà che venne in lei destata e ravvivata appunto dallo stimolo; allora l'anima libera se ne serve quale un mezzo, ma non vede in essa uno scopo raggiunto o da raggiungersi. Così l'otre non è mai la stessa cosa del vino, ma soltanto un recipiente per la conservazione del vino. Ora, chi sarà tanto stolto da addentare l'otre e gustarlo perché è allettato dal gradevole odore, mentre dovrebbe pur sapere che basta aprire l'otre nel punto a ciò destinato per spillare il vino vero e proprio? La zizzania, ovvero lo stimolo alla trasgressione della legge, è per conseguenza qualcosa di subordinato, e non deve mai e poi mai diventare una cosa principale; chiunque vuol fare della cosa più subordinata una principale, è simile ad un pazzo che vuole saziarsi con le pentole in cui cuociono buone vivande, gettando però via le vivande stesse!» [G.V.G. – IV/104,2-7].

«In un mondo dove si tratta di allevare ed educare gli uomini perché diventino autentici, perfettissimi figli di Dio, essi, accanto alla volontà liberissima e al chiarissimo intelletto devono avere pure delle leggi date da Dio in cui si esprime in maniera inequivocabile la Sua Volontà, Volontà che deve essere accolta e messa in pratica da loro. Ma come potrebbero fare così se in loro non vi fosse anche un incitamento altrettanto possente a contravvenire alle leggi stesse? Ma è precisamente quest’impulso contrario che conferisce al volere umano la più assoluta libertà e gli dona pure piena forza per resistere all'impulso stesso e sostituire ad esso la riconosciuta Volontà di Dio. Io ti dico: “Un uomo che non abbia in sé la piena capacità di divenire un perfettissimo demonio, non potrà nemmeno diventare mai un figlio di Dio del tutto simile a Lui”. Sarebbe ancora possibile l'infinito, se ci fosse una qualche limitazione? Oppure, sarebbe Dio ancora assolutamente Onnipotente se vi fosse, anche minimamente, una cosa che Egli non potesse creare? Oppure, può essere Dio, meno Dio, per il fatto che, accanto alle erbe salutifere, ha creato pure delle dannosissime piante velenose ed ha seminato molta zizzania accanto al grano perché anch'essa possa prosperare come le piante nobili?» [G.V.G. – VI/165,6-9].

 

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Il controllo dei propri pensieri

Tenere i propri pensieri sotto controllo è di estrema importanza. Quando un pensiero vaga senza meta e senza controllo, può essere preda di stimoli e forze che riescono ad allontanare le energie positive verso altre che nulla hanno a che fare con il divino. Per restare in armonia con il positivo, affinché si possa ricevere da questo tutto l’aiuto possibile, sebbene invisibile, per andare avanti nella nostra vita, allora è necessario avere il controllo di sé. Anche se il mare è piatto, l’immobilità è solo apparente. La parte superficiale è quieta, ma nel profondo persistono continue e inarrestabili correnti multi direzionali. Anche su questo, una buona guida è il seguente:

«Tu sei una creatura dotata di un’intelligenza davvero terribilmente acuta, e la critica che hai mosso contro l’ultimo Comandamento di Mosè è stata proprio precisa! Sì, sì, i figli del mondo sono talvolta più perspicaci dei figli della Luce; essi vedono spesso prima dei figli della Luce lo spigolo di una dottrina. Eppure anche rispetto a questo Comandamento, nonostante la grande acutezza del tuo intelletto, hai dato altrettanto dei colpi nel vuoto come hai fatto con gli altri. Quando pensi quello che vuoi, con ciò non pecchi se il tuo cuore non trova compiacimento in un pensiero non conforme al buon ordine. Se però cominci a compiacerti di un cattivo pensiero, così facendo congiungi la tua volontà al cattivo pensiero, spoglio di ogni amore per il prossimo, e a questo punto non sei molto lontana dall’attuare un simile pensiero una volta che il tuo compiacimento e la tua volontà gli abbiano dato vita, e qualora le circostanze ti appaiano favorevoli e tali da permettere l’esecuzione dell’azione senza pericolo esteriore. Perciò è estremamente importante che la luce purificata dell’intelletto e della pura ragione controllino con saggezza i pensieri che sorgono nel cuore umano, in quanto il pensiero è il seme dell’azione; ora questo necessario e savio controllo dei pensieri non potrebbe davvero essere espresso altrimenti in una forma tanto appropriata, quanto appunto dove Mosè dice: “Non desiderare né questo né quello!”, poiché quando in te si è già molto accentuata una brama, è segno che il tuo pensiero ha cominciato ad avere vita grazie al tuo compiacimento e alla tua volontà, e allora dovrai lottare molto se vorrai soffocare completamente in te un simile pensiero a cui ormai è stata data vita. Come detto prima, il pensiero e l’idea sono certamente il seme dell’azione, che è poi il frutto del seme! Però, com’è il seme, così sarà poi anche il frutto! Tu dunque puoi pensare quello che vuoi, ma non dare mai vita a nessun pensiero e a nessuna idea fino a farli diventare frutto, prima di averli esaminati a dovere dinanzi al tribunale del tuo intelletto e della tua ragione! Se il pensiero ha sostenuto la prova del fuoco e della luce, solo allora puoi dargli vita fino a farlo diventare frutto, ovvero azione, e così puoi ben coltivare in te la brama di qualcosa di buono e di vero; tuttavia non devi desiderare qualcosa di non conforme al buon ordine che evidentemente va contro l’amore per il prossimo! E in questo sta quanto Mosè ha espresso nel suo ultimo Comandamento, dove lì non c’è davvero alcuna traccia, mai e da nessuna parte, della contraddizione rispetto alle interiori funzioni della vita che tu pretendi di aver riscontrato con l’aiuto del tuo perspicace rabbi. Ma cosa può diventare, o cosa si può aspettare che diventi un uomo, se egli non impara già per tempo ad esaminare i propri pensieri, a ordinarli e a separare da essi ciò che è immondo, perverso e falso? Io ti dico che un tale uomo finirebbe col diventare peggiore e più malvagio della più temibile e maligna bestia feroce! – Dunque, tutto il valore della vita di un uomo sta nell’ordine buono e savio dei pensieri! Se Mosè ha dato pure un Comandamento inteso a regolare i pensieri, i desideri e le brame, può un rabbi, che si ritiene o che comunque dovrebbe essere molto sapiente, insinuare di lui che non sia stato il genuino Spirito di Dio a suggerirgli un simile Comandamento che, anzi, va preso nella massima considerazione? Vedi, Mia cara figlia, quanto si è sbagliato in questo il tuo rabbi!» [G.V.G. – VII/36].


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La contemplazione interiore di se stessi

È buona norma attuare la contemplazione dell’intimo da parte dell’uomo, al fine di rendere necessario lavorare sul proprio interiore, cioè porre attenzione su se stessi, sui propri impulsi e sulle proprie reazioni, cioè osservare se stessi come se si osservasse qualcuno esteriormente per comprendere il suo comportamento più intimo. Senza una vera contemplazione di se stessi il più possibile sincera e obiettiva, la strada verso la comprensione di sé, pur non interrompendosi mai comunque, diventa più faticosa e irta di ostacoli. Qui di seguito ci viene esposto cosa Gesù consigliò di fare spesso ai suoi discepoli:

«Ebbene, finché si farà mezzogiorno, qui all’ombra fresca degli alberi ci accingeremo ad esercitarci alquanto nella contemplazione interiore di noi stessi! Infatti, in verità Io vi dico: “Per l’uomo, nel suo complesso, non vi è niente di più salutare della temporanea contemplazione ed esame interiore del proprio essere! Chi vuole esplorare se stesso e misurare le proprie forze, deve ogni tanto scrutare ed esplorare bene il proprio intimo”. Dunque, poiché questa cosa è tanto necessaria, noi dedicheremo questa mattina a tali esercizi; dopo pranzo ci recheremo un pochino al mare, e là vedremo cosa ci sarà da fare! Ma alcuni, non sapendo come cominciare questo esame interiore di se stessi, Mi domandarono spiegazioni, ed Io dissi loro: “Mettetevi tranquilli e concentratevi in silenzio; sottoponete a un intenso esame tutta la vostra attività passata, pensate alla ben conosciuta volontà di Dio e scrutate se la vostra attività nei differenti periodi della vostra vita è stata conforme ad essa. In questo modo vi sarete contemplati ed esaminati in voi stessi, ed avrete opposto una barriera sempre più formidabile alla penetrazione di Satana in voi. Infatti, non vi è cosa alla quale Satana dedichi cure tanto zelanti, quanto ad impedire all’uomo, con vuote e ridicole manifestazioni esteriori, di giungere a scrutare e a padroneggiare il suo intimo! Quando invece l’uomo ha raggiunto con l’esercizio un certo grado di prontezza nell’esame del proprio interiore, allora vede in sé molto presto e facilmente quali tranelli gli ha teso Satana; così, avvertito il pericolo, può valorosamente opporsi sventando simili tranelli, e può premunirsi con energia contro ogni possibile insidia futura dello stesso nemico. Questa cosa è assai ben nota a Satana, e perciò egli è sempre affannosamente occupato a distrarre l’anima dell’uomo con ogni tipo di imbroglio per avvincerne l’interesse ai fatti esteriori; e se il gioco gli riesce, diventa facilissimo per lui, procedendo per vie occulte, tendere all’anima, inosservato, quanti tranelli lui vuole, e questa, infine, viene a trovarsi tanto intrappolata da non poter più nemmeno pensare ad un’indagine interiore di se stessa, e ciò è un male ben grave! Infatti, in questo modo l’anima si separa sempre più dal proprio spirito e non può più destarlo; ora questo è già il principio della seconda morte (spirituale) dell’uomo. Perciò adesso sapete anche in che cosa consiste l’esame interiore di se stessi; perciò raccoglietevi, e in silenzio dedicatevi a tale esercizio finché sia giunto il mezzogiorno, e durante questo tempo non lasciatevi distrarre né turbare da nessun avvenimento esteriore di qualunque genere sia! Satana, infatti, non tralascerà certamente di inscenare l’uno o l’altro spettacolo esteriore per tentare di distogliervi da quest’occupazione. Quando tale cosa avverrà, ricordatevi che Io ve l’ho preannunciata, e tornate rapidamente in voi stessi per completare l’esame iniziato!”»  [G.V.G. – I/224,7-14].

 

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La Creazione spirituale primordiale

Una gran parte dell’Opera si occupa di spiegare l’origine della vita spirituale che precedette la Creazione dell’universo, poiché fu a causa di quelle legioni di esseri spirituali, di cui una parte cadde deviata da Lucifero, che per la loro salvezza seguì il loro confinamento negli elementi della creazione materiale, nei soli, pianeti, satelliti e asteroidi. Le vitali scintille luciferine che a poco a poco si liberano spiritualmente da tutta la materia, vengono guidate gradualmente in alto secondo il saggio piano di Dio, vale a dire riconfinandoli in una forma sempre più evoluta animicamente, iniziando dal regno minerale, poi passando al regno vegetale e infine al regno animale, in cui restano relegate fino alla méta finale, fino a quando potranno riunirsi all’anima dell’uomo. Vediamo come:

«È perfettamente vero che su questa Terra ogni vita è continuamente esposta agli attacchi di ogni tipo di nemici e deve essere sempre pronta alla lotta per affermarsi come vita, sennonché questa lotta è certamente riservata in via esclusiva alla materia di questa Terra, materia giudicata dall’onnipotente Volontà di Dio, la quale deve continuamente soffrire tantissimo affinché la sua essenza spirituale interiore, che noi chiamiamo anima, si separi dalla materia allentata ed ascenda a un più perfetto grado di vita. Vedi, tutta la materia di questa Terra – dalla pietra più dura fino all’etere che sta molto al di sopra delle nuvole – è sostanza animica, però si trova necessariamente allo stato giudicato e quindi consolidato. Dunque, la sua destinazione è di ritornare all’esistenza libera, puramente spirituale, non appena, appunto tramite questo isolamento, sia arrivata all’indipendenza della vita. Tuttavia, per poter giungere a questa libera esistenza mediante un’attività autonoma sempre più intensa, l’anima – per rendersi libera dai lacci della materia – deve peregrinare, salendo, attraverso tutti i possibili gradini della vita, e a ciascun nuovo gradino deve rinchiudersi sempre, come una crisalide, dentro un corpo materiale con il quale poi essa attrae a sé e si appropria di nuove sostanze vitali per aumentare la propria attività. Quando un’anima in un determinato corpo, sia quello di una pianta o di un animale, è giunta, dopo opportuna maturazione, al punto di essere atta a salire su di un gradino superiore della vita – ciò che il suo spirito ultraterreno proveniente da Dio distingue in modo chiarissimo – allora il suo spirito ultraterreno che continua costantemente l’opera della sua formazione, dispone affinché le venga tolto il corpo ormai non più utilizzabile, così che essa, già dotata di intelligenze superiori, possa formarsi un nuovo corpo nel quale l’anima stessa possa salire in un tempo più o meno lungo attraverso l’attività, raggiungendo di nuovo una maggiore intelligenza vitale e attiva. Questo procedimento segue il suo corso fino al gradino uomo, dove poi, come già perfettamente libera, l’anima giungerà – nel suo ultimo corpo – alla piena consapevolezza di se stessa, alla conoscenza di Dio, all’amore per Lui e, con ciò, alla completa unione con il proprio spirito ultraterreno, unione questa che noi chiamiamo ‘nuova nascita’ o ‘rinascita nello spirito’» [G.V.G. – VI/133,2-4].

Quindi, come abbiamo già visto precedentemente, non si deve considerare un’evoluzione della specie che persisterebbe nel suo stato modificando a piacimento le sue caratteristiche, sebbene in un lunghissimo tempo come asseriscono i ricercatori, ma un’evoluzione dell’anima che è innestata nel corpo di una qualunque specie che, se nella sua vita in quella materia, o nel minerale o nel vegetale o nell’animale, rispetta l’ordine del suo stato, servendo, allora non appena la materia cesserà il suo compito, l’anima trasmigrerà in un’altra materia, in un altro corpo di un'altra specie più evoluta, ed è questa – l’anima – ad evolversi, e non la specie, cioè il contenitore materiale di questa, le cui caratteristiche della specie restano tali.

 

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La procreazione dell’uomo

La morale dell’uomo accettata dalla maggioranza dell’umanità, considera la nascita di un nuovo essere umano come un dono e una benedizione di Dio, da accogliere sempre. Tuttavia, sempre più spesso e per i più disparati motivi, questo dono non viene considerato tale e diventa spesso un peso di cui disfarsi con l’aborto, autorizzando il peggiore dei delitti dalle stesse leggi in vigore in moltissimi paesi. Chi si dispone ad abortire, non si rende conto immediatamente a cosa va incontro, ma solo dopo comprenderà il suo gesto, quando, a mente fredda, magari dopo molti anni, con una consapevolezza più matura della propria vita, comincerà a soffrire di rimpianti e a vivere spesso con dolore. Infatti, dal punto di vista morale una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro dovrebbe essere il frutto di un concepimento all’interno del matrimonio, poiché la procreazione umana possiede delle caratteristiche specifiche in virtù della dignità dei genitori e dei figli, cioè la generazione di una nuova persona mediante la quale l'uomo e la donna collaborano con la potenza del Creatore, procreazione che dovrebbe essere il frutto e il segno della mutua donazione personale degli sposi, del loro amore e della loro fedeltà, quella fedeltà nell'unità del matrimonio che deve comportare il reciproco rispetto del loro diritto a diventar padre e madre soltanto l'uno con e attraverso l'altro, e il loro figlioletto ha il diritto di essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato nel matrimonio con la collaborazione di entrambi. Tuttavia, sebbene dei nuovi strumenti tecnologici ci consentono di osservare lo sviluppo del feto nel grembo della donna già nelle prime settimane di vita, ben poco si può comprendere del perché la ‘vita’ si sviluppa in modo apparentemente autonomo, secondo i dettami assegnati al DNA degli esseri da cui è derivato. Di un tale ‘perché’, così e non in altro modo e com’è possibile a una cellula il moltiplicarsi in milioni di altre, fino ad assumere addirittura le sembianze dei genitori, l’uomo non potrà mai comprenderlo se si ostina a considerare le cose solo sotto il profilo della materia, poiché questa, senza la sua componente spirituale che la mantiene in vita, la parte animica che guida i miliardi di cellule alla loro sussistenza e aggregazione, sviluppo e mantenimento, sarebbe inerte e morta. Già duemila anni fa Gesù lo aveva spiegato ai Suoi discepoli, ai quali disse pure che un giorno lo ‘spirito della verità’ avrebbe ripetuto quelle parole all’umanità futura, alla nostra, cosicché tramite Lorber abbiamo oggi la possibilità di conoscere quelle profondissime briciole di sapienza, ma che ancora tutt’oggi, all’uomo tecnologicamente avanzato, restano di una tale profondità, tali da spingerlo ad esclamare: “Signore, con Te, tutto, ma senza di Te, nulla”. Vediamo allora quanto ci dice la Nuova Rivelazione sulla procreazione dell’uomo e sullo sviluppo dell’embrione fino alla nascita, cosa che certo mai si potrà comprendere con gli occhi umani, ma solo con gli occhi dello spirito:

«Veramente, riguardo l'essenza dell'uomo, della sua anima e del suo spirito, vi sono già state dette talmente tante cose che voi, per così dire, già conoscete ormai quasi la maggior parte di ciò che si riferisce all'essere umano nella sua integrità; anche ciò che concerne la procreazione vi è già stato illustrato nella maniera più varia. Non rimane altro, perciò, che istruirvi ancora solo sull'influsso che esercitano gli spiriti nell'atto generativo dell'uomo. – Per quanto concerne l'atto materiale della procreazione, questo si distingue poco o nulla da quello del comune animale; il divario esiste piuttosto interiormente. L'anima deve naturalmente esistere nella sua integrità già prima dell'atto generativo, vale a dire che essa deve già contenere riuniti in sé tutti gli specifici (caratteristiche) sostanziali che, di regola, sono suddivisi nell'universo intero, e ad essa vengono fatti affluire da tutte le parti. Un tale perfetto compendio specifico-sostanziale (riunione di tutte le minutissime e varie particelle essenziali dell'Universo) costituisce già l'anima; solo che gli specifici sono in essa ancora mescolati tra di loro così caoticamente che, in ogni caso, si potrebbe dire questo: l'anima, prima della generazione, è un groviglio, un così detto ‘nodo gordiano’, che prima deve essere sbrogliato, per poter assumere una forma. Ebbene, lo scioglimento di questo ‘nodo’ comincia appunto con l'atto della generazione, perché in quello stesso momento un tale nodo gordiano animico viene immesso nel corpo materno e avvolto in un involucro. Interiormente a questo involucro le intelligenze corrispondenti incominciano allora a riconoscersi, ad accostarsi e ad afferrarsi l'una con l'altra; ma affinché possano raggiungere un tale scopo, gli spiriti procurano luce entro il loro involucro, nella cui luce queste intelligenze sostanziali specifiche si riconoscono, si scindono in gruppi e poi si avvicinano, si afferrano e si riuniscono, e tutto ciò per effetto della costrizione proveniente dalla volontà di quegli spiriti (guide-supervisori) ai quali questo compito è affidato. Nondimeno, questi spiriti sono quelli che voi chiamate 'spiriti tutelari', e vi sono angeli, e anche di alto grado, che pure hanno voce e influenza in una simile mansione. Non c'è nessuna creatura umana che non sia vigilata da almeno tre spiriti protettori, da due angeli e da un altissimo angelo, sui quali veglia ancora un settimo che voi già ben conoscete! Questi spiriti tutelari e questi angeli sono continuamente, fin dal momento del concepimento, intorno all'anima neo-generata, ed hanno ininterrottamente cura affinché il suo sviluppo proceda regolare e ordinato. Quando l'anima ha riacquistato entro il suo involucro la forma umana, dal corpo materno le vengono fatti affluire degli specifici ad essa corrispondenti; questi specifici vengono impiegati dall'anima per rendere più solido il consolidamento delle sue intelligenze tra di loro. A questo punto, altri e nuovi specifici fluiscono dal corpo materno verso il luogo (nucleo) della nuova creazione umana (l’ovulo fecondato); questi vengono già adoperati per la formazione dei nervi. I nervi, in certo qual modo, sono delle funicelle o dei cordoni che possono dappertutto essere afferrati e tesi dall'anima per poter, mediante essi, imprimere ogni possibile movimento al corpo che le cresce intorno. Quando i nervi hanno assunto la giusta posizione nei loro punti principali d'irradiazione e di congiungimento, allora altri nuovi specifici continuano ad affluire. Questi vengono subito indirizzati alla formazione delle viscere, e quando le viscere principali si sono già costituite nei loro primi fondamenti organici, vengono tosto congiunte con i nervi principali. Dopo questa operazione si procede con il completamento delle viscere, mettendo a profitto altri nuovi specifici che continuano ad affluire. Siccome però la grande maggioranza dei nervi si concentra naturalmente nel capo e principalmente nella regione occipitale nella quale anche l'anima ha la propria testa, allora avviene che alla formazione delle viscere comincia nel contempo anche la formazione del capo, che è l'immagine più corrispondente dell'anima, proprio perché tutte le intelligenze dell'anima vengono a concentrarsi appunto nel capo, grazie a certe irradiazioni principali. Ora, siccome gli occhi sono l’immagine più perfetta dell'intelligenza, succede anche che il capo e particolarmente gli occhi saranno i primi ad essere visibili, giacché negli occhi convergono, intersecandosi, tutte le irradiazioni delle intelligenze dell'anima. Ed è appunto questo affluire in massa delle irradiazioni d'intelligenza a costituire la facoltà visiva naturale dell'anima, mediante la quale essa può contemplare il mondo esterno in se stessa. Quando l'anima ha ultimato questo lavoro con l'aiuto del potere volitivo degli spiriti, le vengono fatti affluire altri nuovi specifici, e questi concorrono poi alla formazione delle parti più varie del corpo umano. Qui però non vi è necessità di fare o di creare, bensì la cosa procede da sola; è bene soltanto che venga indicata la via secondo l'ordine. E così si procede alla formazione della carne, delle cartilagini, dei muscoli, dei tendini e delle ossa, e tutto si congiunge da sé a quello che particolarmente gli è affine; solamente la direzione, e con essa la forma, risulterebbe errata se non ci fossero gli spiriti a prescrivere la giusta via agli specifici d'intelligenza con la loro saggia forza di volontà. Talvolta però può accadere perfino che ciò non avvenga, e cioè quando la madre che porta una creatura nel suo grembo, si reca talvolta nel suo animo all'inferno, dove certamente i Miei buoni spiriti e i Miei angeli non possono dare interamente il loro operoso contributo. La conseguenza di questo guaio è di solito un aborto o talvolta perfino un'intrusione dell'inferno sotto forma di un parto di un bimbo-mostro; perciò a ogni madre sarebbe da farsi la raccomandazione di vivere, durante la gravidanza, nel modo più cristianamente virtuoso possibile. Dopo aver formato, come indicato poco fa, le cartilagini, i muscoli, le ossa e i tendini, l'anima dedica poi le sue ulteriori cure alla completa costituzione e sistemazione delle estremità (membra) mediante un opportuno e ordinato impiego degli specifici a ciò occorrenti. Quando anche questo compito è assolto, l'anima si ritira nelle viscere e comincia a mettere in azione i muscoli del cuore, la cui attività cardiaca, congiunta alla presenza di speciali umori limpidissimi che vengono spinti attraverso i diversi vasi, ha l'effetto di aprire, per dir così, gli organi e di renderli accessibili alla circolazione. Una volta aperte in questo modo le vie alla circolazione nei vari organi, l'anima passa immediatamente ad azionare la milza. Con ciò ha inizio la produzione del sangue che viene condotto nelle cellette del cuore, dalle quali viene poi spinto negli organi ormai aperti. Quando il sangue ha compiuto il suo primo giro, viene posto in attività lo stomaco, e questo comincia subito ad indurre a un più intenso processo di fermentazione i succhi nutrienti che vi sono contenuti. Con questo processo viene provocata la separazione degli specifici nobili e più sostanziali dagli umori grezzi, indigeribili e più ricchi di muco. Questi ultimi vengono espulsi tramite il canale naturale di scarico, attraverso cui giungono anche gli umori nella vescica materna, che non sono altro che gli escrementi dell'essere già vivente corporalmente nell'organismo materno. Quando questo frutto nel corpo materno ha trascorso circa tre mesi di vita corporale, l'anima è già rientrata in uno stato di quiete, e il suo cuore (animico) è già giunto a un certo grado di solidità. In questo stadio, per opera di uno spirito angelico, si procede all'immissione, appunto nel cuore dell'anima, di uno spirito eterno avvolto in un settuplo involucro. Naturalmente nessuno deve immaginarsi che si tratti di un involucro materiale, bensì di uno spirituale che è molto più robusto e resistente dell'involucro materiale, e di questo fatto ognuno può convincersene considerando molte cose già a questo mondo, dove è cosa molto più facile spezzare un carcere materiale che non uno spirituale. Sceglietevi due uomini, l'uno povero e l'altro ricchissimo; conducete poi quello povero davanti a un grosso muro e ditegli di praticarvi un passaggio, ed egli prenderà un piccone e un martello e così vincerà la resistenza del più grosso muro. Conducetelo invece dinanzi al ricco dal cuore indurito, e vedrete che né piccone né martello e meno ancora le preghiere saranno capaci di rendere accessibile il cuore del ricco, perché questo è racchiuso entro mura spirituali che nessuna potenza terrena riuscirà mai a spezzare. Questa è cosa che soltanto lo Spirito di tutti gli spiriti può fare! Dopo l'immissione dello spirito nel cuore dell'anima, un atto che in alcuni casi viene compiuto prima, in altri più tardi, e in molti solo tre giorni prima della nascita, il processo di maturazione del corpo è più sollecito, cosicché la nascita può aver luogo. In quest'ultimo periodo ciascuna madre dovrà astenersi quanto mai da ogni eccitazione e da ogni brama materiale, poiché tali brame ed eccitazioni hanno origine per lo più dall'inferno, e in quel punto dove la madre che si trova in un simile stato di eccitazione si tocca, nello stesso punto corrispondente risulta segnata l'anima da parte dello spirito che è in essa (nel feto), spirito che, quale polarità contraria, entra pure in stato di eccitazione, e tale marchio dell'anima si riproduce poi anche sul corpo (del bimbo). Questa è dunque anche la causa delle cosiddette voglie dei bambini. Che questo marchio appaia soltanto localmente ed occupi uno spazio assai piccolo e non si estenda originariamente a tutta l'anima e successivamente a tutto il corpo, lo si deve all'azione degli spiriti, poiché, qualora ciò avvenisse, un'imprudenza di questo genere e il conseguente marchio totale da parte dell'inferno potrebbe portare alla completa rovina dell'anima e, con ciò, alla morte del corpo, cosa questa alla quale appunto tende l'inferno. Perciò è prudente che ciascuno si guardi almeno un po’ dalle persone che recano sul corpo simili segni in numero e grandezza più rilevanti, perché non di rado in un tale essere gli specifici infernali più o meno si destano e, quando una volta questi si sono destati, allora quell'individuo che porta sul suo corpo parecchi e notevoli segni di questo genere, diventa spesso malvagio in uno o nell'altro campo della vita. Tali uomini o non credono a niente o sono inclini alla libidine oppure sono calunniatori, e sotto certi aspetti può anche qui aver valore l'ammonizione: "State in guardia da chi è segnato!". L'inferno, infatti, contrassegna tutto ciò che esso dà, affinché non possa essergli tolto e perché, fondandosi su di un illusorio diritto, possa, dopo che è trascorso il termine, reclamare quello che ben riconosce come suo. […] Tuttavia non dovete considerare troppo rigidamente questi segni o voglie, perché, se sono poche e molto piccole, non stanno che poco o per lo più nulla affatto in rapporto con la spiegazione di poco fa. Come vi ho già detto prima, gli spiriti protettori, cui tali incombenze sono affidate, sono d'impedimento all'inferno nei suoi malvagi tentativi e, quand'anche un bambino durante la lotta dei buoni spiriti con i cattivi finisce con il riportare qualche segno, si tratta sempre di segni (stimmate) tali che non portano con sé conseguenze, per la ragione che gli specifici infernali ne sono già stati allontanati. A questo punto qualche psicologo potrebbe certo domandare e dire: "Ma come mai può il Signore, se proprio esiste, come mai può, assieme ai suoi innumerevoli eserciti di spiriti angelici tutti armati di ogni potenza e sapienza, tollerare che l'abominevole inferno perpetri una simile infamia a danno dell'innocentissimo frutto del corpo materno? Questa è cosa contraria a ogni sapienza e puzza terribilmente d'impotenza!". – A un tale, Io risponderò: "Sia dato a ognuno il suo!". Lasciate che la zizzania cresca assieme al grano fino al tempo della raccolta; quando sarà giunto il momento, si separerà scrupolosamente tutto ciò che è del Cielo da quello che appartiene all'inferno, e il celestiale sarà ricondotto al Cielo mentre l'infernale sarà di nuovo assegnato all'inferno. Per questa ragione nessuna anima andrà perduta, dovesse portare anche mille segni infernali; questi, infatti, le verranno tolti per essere restituiti all'inferno. Tutto, invece, dipenderà dal fatto se l'anima, con l'esercizio dell'umiltà, si dedicherà o meno alla liberazione del proprio spirito. Quando sarà riuscita a liberarlo, allora anch'essa acquisterà libertà in tutto attraverso il suo stesso spirito, ma se non l’avrà fatto allora anch’essa rimarrà prigioniera finché lo spirito non avrà perso il suo settuplo involucro e non sarà diventato una cosa sola con l'anima. Non appena il fanciullo viene partorito dal corpo materno, il polmone entra in attività, e il neonato comincia con ogni inspirazione ad assimilare dall'aria una quantità innumerevole di specifici che vengono subito impiegati alla formazione dello spirito nerveo e all'irrobustimento dell'anima; cioè a tutto quanto concerne la sua essenza formale sostanziale. Per quanto invece riguarda il suo nutrimento interiore specificale-intelligente, questo lo riceve per mezzo dei sensi del corpo, e tutto ciò è tenuto in ordine dai buoni spiriti attivi in questa sfera» [L.T. – cap.51 e 52].

A questa rivelazione ci sembra opportuno aggiungerne una altrettanto importante sull’allattamento dei bambini:

«Poi partimmo di buon passo, e verso sera giungemmo a Cana di Galilea, dove avevo trasformato l'acqua in vino. Una volta arrivati, entrammo in quella stessa casa che era anche adibita ad albergo di una certa importanza, ed è superfluo dire che l'accoglienza che vi trovammo fu quanto mai cordiale. La giovane coppia di sposi aveva già un figlio, e precisamente un maschietto; il bambino però, che aveva appena qualche settimana di vita, soffriva di uno spasmo maligno, e ciò in conseguenza di uno spavento avuto dalla giovane madre durante il puerperio, essendo scoppiato un incendio in una casa vicina che era però stato subito spento. I giovani genitori, come pure i loro vecchi che erano ancora in vita, avevano provato di tutto per guarire il bimbo da quel malanno, ma ogni cura si era dimostrata inefficace. Ora quando Io entrai in casa e Mi ebbero subito riconosciuto, essi si gettarono ai Miei piedi esclamando: “O Maestro, davvero è Dio che Ti manda per aiutare il nostro unico figlioletto! Oh, Te ne preghiamo con tutte le forze del cuore! Che ogni cosa Ti sia possibile, questo lo sappiamo già da lungo tempo”. – Ed Io dissi loro: “Alzatevi! Perché non sta bene che degli uomini rimangano prostrati dinanzi a degli altri uomini!”. – Ma i due sposi replicarono: “O Maestro, noi sappiamo bene che Tu sei molto più di un semplice uomo, e quindi è certo giusto rimanere prostrati dinanzi a Te! Oh, aiuta di grazia il nostro figlioletto!”. – Allora Io dissi: “Ebbene, alzatevi e portateMi qui il bambino malato!”. I genitori si alzarono in fretta, ritornarono con il bambino e lo presentarono a Me. Io gli imposi le mani benedicendolo, e nello stesso istante il bimbo riapparve vispo e sano come se non avesse mai avuto alcun male. – Poi dissi alla giovane madre: “In seguito vedi di essere più prudente! Qualora accada che tu abbia un bimbo che si nutre ancora al tuo seno, e per qualche motivo il tuo animo venga all’improvviso straordinariamente turbato, non allattarlo finché nel tuo animo non sia ritornata completa pace! Infatti, con il latte materno possono insinuarsi ogni tipo di mali nel corpo e perfino nell'anima del bambino. Queste cose tenetele ben presenti!» [G.V.G. – VI/80,3-8].

 

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La giusta procreazione secondo l’Ordine divino

Il dono della vita che Dio, il Creatore e Padre ha affidato all'uomo, impone a questi, quale figlio, di prendere coscienza del suo inestimabile valore e di assumersi la responsabilità di un tale atto. Questo principio fondamentale deve essere posto al centro della nostra riflessione nell’affrontare quest’importate questione della vita familiare, poiché comporta scelte di vita che, entrambi i coniugi, devono affrontare consapevolmente nell’amore reciproco. Qui di seguito ci viene rivelato come deve essere la procreazione di un uomo secondo l’Ordine di Dio:

«Ebbene, laddove la libidine e la fornicazione, come una vera peste dell'anima, hanno fatto irruzione tra gli uomini, anche la predica del Vangelo può considerarsi finita! Infatti, come si dovrebbe e come si potrebbe parlare ad orecchi sordi e operare prodigi davanti ad occhi ciechi? Ma se non viene predicata e non può neanche mai essere predicata la verità – l’unica che può irrobustire l'anima e renderla libera e compenetrarla della sua luce, dato che solo mediante la verità l’anima si satura fattivamente d'amore e, per conseguenza, anche di luce – da quale altra parte mai potrebbe venire all'anima una luce, e da quale altra cosa mai, che non sia appunto la Luce di verità dell'anima, potrebbe poi formarsi una sfera vitale esteriore? Laddove dunque la fornicazione e la prostituzione si sono fortemente annidate in un popolo, gli individui sono assolutamente privi di ogni sfera vitale esteriore; essi si fanno pigri, vili e insensibili, e niente è più capace di suscitare in loro un qualche senso di diletto un po’ più nobile e beatificante, e nemmeno la vista di qualcosa di bello riesce a scuoterli. La loro unica aspirazione è costituita dal muto, animalesco piacere dell’istinto carnale; a tutto il resto non sono accessibili che minimamente, se non addirittura proprio per niente! Fate dunque in modo soprattutto che questo vizio non prenda piede in nessun luogo, e i mariti e le mogli dal canto loro si limitino nei rapporti carnali strettamente a quello che è proprio indispensabile alla procreazione di un essere umano. Chi importuna la propria donna durante la gravidanza, costui guasta il frutto già dentro il corpo materno e gli innesta lo spirito della lussuria, poiché quello spirito che incita e costringe i coniugi a compiere l'atto carnale oltre alla misura prescritta dalla natura, trapassa poi potenziato nel frutto. Durante tale atto procreativo si deve badare bene e con tutta coscienza al fatto che, in primo luogo, l'atto stesso non si compia sotto la spinta di un volgare sentimento di libidine, ma per vero amore e per inclinazione dell'anima; in secondo luogo, poi, al fatto che la donna, una volta che abbia concepito, sia lasciata tranquilla e in pace fino a buone sette settimane dopo il parto! I fanciulli, generati in tale maniera ordinata e maturatisi indisturbati nel corpo materno, da un lato verranno al mondo già più perfetti nell'anima, dato che l'anima, in un organismo perfettamente sviluppato, può certamente curare il proprio focolare spirituale prima e più facilmente che non in un organismo del tutto guasto, dove essa trova continuamente qualcosa che deve essere riparato e rattoppato. Dall'altro lato, poi, essa stessa è più pura e più limpida, perché non viene molestata dagli spiriti della libidine, i quali, in seguito agli atti procreativi spesso giornalieri che si susseguono sotto la spinta della lussuria, vengono trapiantati nella carne e anche nell'anima dell'embrione. Per un fanciullo generato nell’ordine, con quanta facilità allora una simile anima, già nella più tenera fanciullezza, come un Samuele, può elevare il proprio animo a Dio sotto l'impulso di un vero filiale, innocentissimo amore! E quale splendida traccia fondamentale di vita originaria si imprimerà in tal modo, dalla vera profondità dell'animo, sul giovane e tenero cervello! E questo avverrà prima di ogni traccia materiale e in modo completamente luminoso e chiaro, per cui in seguito, da questa luce, un bambino si spiegherà nel giusto significato e rapporto le immagini che gli arriveranno dal mondo materiale. Infatti, queste immagini saranno, per così dire, impiantate su un terreno pieno di luce, vero e vitale, e ingrandite e scomposte nelle loro singole parti; ed essendo illuminate da parte a parte nel modo migliore, esse saranno anche facilmente osservate da parte a parte e comprese dall’anima. In tali fanciulli già per tempo comincerà a formarsi una sfera vitale esteriore, ed essi, ben presto e facilmente, acquisteranno la facoltà della veggenza, e tutto ciò che è nel Mio Ordine comincerà ad ubbidire alla loro volontà. – Ma cosa sono invece i fanciulli guasti già nel corpo materno? Io ve lo dico: “A mala pena qualcosa di più delle ombre della vita apparentemente animate!”. E di ciò, a cosa va principalmente attribuita la colpa? A nient’altro che a quello che Io, fino alla sazietà, vi ho indicato come conseguenza della libidine! Nel tempo futuro, in qualsiasi luogo la Mia parola verrà predicata da voi, quest’insegnamento non dovrà mancare, poiché esso coltiva il terreno della vita e lo libera da tutti i pruni, dai rovi e dalle spine su cui nessuno ancora ha mai raccolto uva e fichi!» [G.V.G. – IV/231].

 

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Il grande piano di Dio

È quello che prevede di ricondurre su una via di salvezza in piena misura tutti gli uomini – su qualunque corpo celeste essi vivano – alla rinascita spirituale e, con questa, a Dio. Quindi, è aperta a tutti la strada per giungere alla Sua figliolanza. Sotto questo aspetto la Terra e i suoi abitanti svolgono un ruolo del tutto particolare e preferenziale.

Una brevissima visione del mondo dello spirito concessa a un discepolo di Gesù quando insegnava ai Suoi discepoli, ci dà la possibilità di comprendere il lungo peregrinare di un’anima proveniente dalla Creazione:

«Filopoldo legge i rotoli con grande attenzione, e nel frattempo, essendogli stata concessa la facoltà visiva interiore, resta immerso per qualche tempo in intensa contemplazione, e poi dice con accento del più profondo stupore: “Sì, è meraviglioso, ma è vero; i miei occhi scorrono per tutte le incommensurabili profondità della mia vita anteriore. Vedo tutti i mondi sui quali ho vissuto, vedo ciò che fui e quello che feci sull’uno e l’altro corpo celeste, e vedo pure dappertutto ancora i miei parenti più prossimi e i miei discendenti! Su Akka vedo perfino i miei genitori, i miei numerosi fratelli e sorelle a me tanto cari! Li odo perfino, preoccupati per me, parlare tra di loro e dire: ‘Cosa sarà di Murael? Chissà se il suo spirito ha già trovato nello spazio infinito il grande Spirito in forma umana! Certo egli non si ricorderà di noi, perché Archiel, l’inviato del grande Spirito, gli velò la memoria, e così dovrà durare finché Archiel non lo avrà chiamato tre volte con il suo vero nome!’. Vedete! Io li sento parlare proprio così, e nello stesso tempo li vedo anche quali esseri corporei! Ora se ne vanno al Tempio per riesaminare nei documenti le dure condizioni da me accettate per la vita sul pianeta sconosciuto; ma essi non li trovano. E il sommo sacerdote del Tempio riferisce loro che, qualche istante prima, Archiel è venuto a prendere quei documenti a causa di Murael, ma che li restituirà entro brevissimo tempo! Ed essi rimangono nel Tempio in attesa, e fanno un’offerta per me! – O Amore, Amore, Potenza divina! Le Tue sante mani quanto lontano si protendono benedicenti nell’immensità! In ogni luogo e sempre lo stesso Amore! O Dio mio, come sei grande e santo Tu! E di quanti misteri e nascosti splendori è ricca la vita libera! Quale uomo su tutta la Terra può penetrare le profondità che mi sono state ora svelate? Com’è miseranda e insignificante la vita dell’uomo che va peregrinando su questa magrissima Terra; e non di rado contende e combatte per una spanna di terra come fosse per lui una questione di vita o di morte, mentre egli porta in sé quello che miliardi di mondi non potranno mai capire!”. – Filopoldo dopo queste parole tace, si avvicina all’angelo e gli restituisce i due rotoli con questa osservazione: “Riportali là dove sono attesi!”. – Ma l’angelo gli dice: “Vedi, io ho preso anche una penna; è la medesima con la quale tu sottoscrivesti di tuo pugno i documenti nel Tempio su Akka. Firmali di nuovo, doppiamente, su ciascun documento, cioè con il nome che portavi su Akka e con il nome che porti qui; in quanto alla penna, puoi tenertela per ricordo!”. Filopoldo esegue, e l’angelo prende poi i documenti e scompare» [G.V.G. – I/214,1-6].

 

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Il ritorno del figlio perduto

Il rapporto tra l’uomo e la Divinità è sempre stato minato dalla difficoltà di seguire le orme del Padre e comportarsi come veri figli, imputando al maligno la causa di tale incapacità. Sebbene nella parabola del figliol prodigo si comprenda come, in effetti, ci sia sempre la propria volontà nelle scelte che operiamo, tuttavia gli influssi invisibili del maligno restano quale causa stimolante per ciascuno per mettere alla prova il libero arbitrio verso il bene o verso il male. Il capostipite della caduta può quindi essere considerato l’elemento stimolatore per tastare l’amore di tutti gli altri figli, dei quali nella Creazione primordiale ne caddero un terzo. Questi, nella loro totalità, vengono spesso identificati dal Signore nei Suoi insegnamenti in modo apparentemente cifrato, poiché coloro che si allontanarono da Dio nei primordi, nella Nuova Rivelazione sono descritti con un linguaggio in un certo senso cifrato, e con il termine ‘figlio perduto’ viene identificato non soltanto il principe della luce che originò la caduta, ma anche tutto l’insieme degli spiriti che lo seguirono nella loro totalità e, alla stessa stregua invitati a ritornare insieme al principale autore, Lucifero, alla ‘Casa paterna’.

«Il figlio perduto è certamente già sulla via del ritorno, ma saranno necessari ancora tempi di lunghezza quasi infinita, affinché giunga del tutto nella vecchia casa del Padre» [G.V.G. – X/188,21].

In un colloquio dei discepoli con Gesù, troviamo questa risposta:

«Cosa succederà un giorno di lui? Ed è ammissibile l’idea di un ritorno da parte sua in un’epoca quanto mai lontana? – Ed Io gl’ispiro nel cuore la seguente risposta: “Tutto quanto ora accade, accade a causa sua: ciò che è perduto viene cercato e al gravemente malato viene offerto il rimedio, ma la sua volontà resta libera e tale deve restare, perché sopprimere la sua volontà significherebbe convertire tutta l’immensa Creazione materiale – che quasi non ha confini, e tutti gli elementi di essa – in durissima pietra inadatta del tutto a qualsiasi manifestazione vitale. L’intera Creazione materiale è costituita da questo grande spirito sottoposto a giudizio fino al limite massimo possibile, ed esso venne suddiviso in innumerevoli mondi, i quali nel loro numero quasi senza fine, costituiscono tuttavia il suo completo essere. Nondimeno, da quest’unico essere furono tratti innumerevoli miriadi di miriadi di esseri, come sono nella maggior parte gli uomini di questa Terra, i quali per la Potenza, l’Amore e la Sapienza di Dio vengono trasformati, a loro volta, in esseri completi e perfettamente simili a Dio. Ora questo è già un ritorno certo dell’unico grande Spirito. Quando però tutte le terre e tutti i soli saranno disciolti e convertiti esclusivamente in esseri umani, allora anche di quell’uno non resterà più che solamente e unicamente il proprio ‘io’, il quale, nello stato di assoluto abbandono e di perfetta solitudine in cui verrà a trovarsi, dovrà, con il succedersi dei tempi, disporsi piuttosto al ritorno che non condannarsi a languire per l’eternità senza speranza. In quel tempo nessun sole e nessuna terra materiale ruoterà più nell’immensità degli spazi, ma in loro vece gli spazi eterni, che non hanno confini, saranno tutti e dappertutto popolati da una nuova creazione spirituale di esseri liberi e beati, di una magnificenza e bellezza suprema, ed Io sarò e resterò per l’eternità delle eternità continuamente Dio e Padre di tutti gli esseri. Ora questo stato di beatitudine suprema non avrà mai fine e vi sarà un solo gregge, un solo ovile e un solo Pastore. Quando però questo avverrà, secondo la misura degli anni terrestri, non potrà mai essere stabilito! E se anche volessi rivelartene il numero, non ti sarebbe possibile concepirlo, perché se ti dicessi che fino a quell’epoca dovranno trascorrere mille volte mille periodi di mille volte mille anni, e contare quanti granelli di sabbia vi sono nel mare e su tutta la Terra e quanti fili d’erba vi sono su tutti i paesi della Terra e quante gocce d’acqua vi sono in tutti i mari, laghi, torrenti, fiumi, sorgenti e ruscelli della Terra, tu non potresti affatto comprendere il tempo per determinare con ciò l’epoca della dissoluzione finale!»  [G.V.G. – II/63,2-5].

 

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L’uomo fatto ad immagine di Dio

Spesse volte si è sentito discutere sul concetto dell’uomo se è lecito che si consideri al pari della Divinità, solo per il fatto che in Giovanni 10,34 – in cui Gesù cita il salmo 82 – è stato considerato un ‘dio’ in divenire. D’altro canto, però, essendo l’uomo nella sua anima uno spirito creato, quindi finito, non potrà mai raggiungere, nella sua infinita ascensione spirituale, nella sua crescita spirituale concessa, ciò che Dio è nella Sua incommensurabile infinita grandezza, bensì ciò è riferito alla possibilità di creare con la Sua potenza. Ce ne dà un barlume l’arcangelo Raphael mentre era a colloquio con i discepoli di Gesù:

«Dio non dà a nessun angelo e a nessun uomo, che in ultima analisi è anch’egli un angelo allo stato iniziale, più di una vita autonoma perfetta, e in tale vita la capacità di formare e plasmare per sé, con le proprie forze, la sua vita sotto ogni aspetto, fino a giungere alla maggiore somiglianza possibile con Dio. Dunque, se a un angelo neo-creato, come pure ad un uomo, sono note le vie sicure attraverso cui si può sempre giungere alla perfetta somiglianza con Dio, ma che di sua iniziativa non vuole incamminarsi, ebbene, allora certo dovrà infine ascrivere a se stesso se continuamente rimane nel suo misero stato di dissomiglianza a Dio. Vero è che uno spirito, per quanto completo, non potrà mai raggiungere Dio nella Sua pienezza infinita, ma questo non pregiudica niente, perché a tale scopo si può senz’altro mettere in opera qualunque cosa si voglia, certo sempre entro i limiti dell’Ordine stabilito da Dio. Si può infine, come Dio, suscitare fuori da se stessi degli esseri indipendenti e donare loro un’esistenza libera ed eterna, e si può trovare in questi esseri la propria gioia e una grande beatitudine, come già un padre nel senso terreno la trova nei suoi figli beneamati, e in questi casi, di somiglianza a Dio ce n’è più che a sufficienza. Io stesso ho già creato parecchi mondi e soli, e li ho tutti completamente popolati fuori da me! E questi mondi sono provvisti di tutto, spesso meglio di questa Terra, e là si riproduce tutto come succede qui. Come qui, anche là gli spiriti sono atti ad un’alta perfezione; e del resto perché non dovrebbero esserlo? Alla fin fine ciascuno spirito è da Dio, così come i germi delle piante future sono già ormai stati riprodotti parecchi miliardi di volte fuori dai germi delle sementi passate! E considerato che voi, discendenti di Satana, portate ancora in voi lo Spirito di Dio, quanto più lo porteranno poi, in loro, i discendenti della nostra potenza creatrice simile a quella di Dio!» [G.V.G. – III/3,2].

In coerenza con questa comunicazione, è degna di nota una dichiarazione della più grande mistica della Chiesa cattolica, Teresa d’Avila. Lei disse: "L’anima è completamente trasformata nel suo Creatore, essa sembra essere più Dio che anima".

Chi ha accolto in sé le sublimi comunicazioni spirituali della Nuova Rivelazione in tutta la loro estensione, a costui diventa chiaro anche il significato della parola del mistico Eckhart[51] del medioevo: "L’essenza e la vita di tutte le creature non sono altro che un’invocazione e un correre verso Dio, dal Quale esse sono procedute".

Anche padre Biesold colpisce nel segno questo concetto: "La creazione del mondo, fin dall’inizio, era un’azione salvatrice di Dio. La storia delle creature e la storia della salvezza non possono essere separate".

Quando la meta finale di Dio sarà raggiunta, il salmo 8 di Davide diffonderà tutta la sua forza luminosa, adesso ancora nascosta: «Tu facesti l’uomo di poco minore a un Dio, e lo coronasti di onori e maestà».

E ancora, nella Nuova Rivelazione si legge quanto segue:

«Voi adesso siete certamente solo come embrioni nel ventre materno che con la loro minima forza vitale non possono ancora costruire delle case, ma quando sarete rinati fuori dal vero corpo materno spirituale, allora disporrete voi pure della potenza d’azione come ne dispone il Signore!» [G.V.G. – III/180,8].

«Ma l’uomo, tra le creature, è il punto culminante dell’Amore e della Sapienza divina, ed è destinato a divenire egli stesso un dio; ma allora, perché dovrebbe Dio vergognarsi di una simile eccellentissima opera delle Sue mani, e perché dovrebbe reputare indegno, avvicinarsi alla Sua opera?». [G.V.G. – VII/141,6]

L’immagine del completo sviluppo della vita, e la graduale salita com’è descritta ampiamente nella Nuova Rivelazione, si trova anche negli scritti del mistico Jakob Böhme[52], nonostante egli non sapesse nulla, come Lorber, delle teorie evoluzionistiche e della paleoantropologia.

Nel terzo secolo del cristianesimo anche il più grande erudito biblico di tutti i tempi, Origene, sostenne la dottrina dell’apocatastasi[53], cioè la restituzione di tutte le cose. Poi l’anima abbandona nuovamente il luogo di purificazione e le pene non durano per sempre. Scriveva Origene; "Il perfezionamento è raggiunto quando un giorno tutte le anime avranno trovato la loro salvezza nello sviluppo angelico, e ogni creatura ritornerà a Dio. (…) L’universale volontà di salvezza è una rivelazione dell’Iddio estremamente misericordioso".

Nel suo scritto "Contra Celsus 92-97" Origene paragona Adamo all’unità primordiale della natura dell’uomo che ai primordi epocali è precipitato dal Cielo come totalità, perciò il peccato originale non significa per Origene una temporale riconduzione orizzontale a un capostipite, ma un riferimento verticale per l’ultra mondano, collettivo peccato originale. "Lo spirito caduto divenne anima, e l’anima, plasmata in virtù, diventerà nuovamente spirito" (Contra Celsus 98-99). Origene si riferisce alla profezia: "Molto ha peregrinato l’anima mia" (libro di Giosuè), e continua: "Comprendi dunque, se lo puoi, quali sono queste peregrinazioni dell’anima, nelle quali devono camminare con sospiri e lamenti. In verità, finché va ancora peregrinando, la conoscenza di queste cose s’interrompe ed è nascosta. Soltanto quando sarà giunta nella sua patria, nella sua pace, al paradiso, vi sarà istruita e comprenderà chiaramente qual è stato il senso del suo peregrinare".

Scrive il teologo cattolico e rispettato scrittore Hans Urs von Balthasar nel suo scritto ‘Origene, spirito e fuoco’: – "All’improvviso irrompono come fulmini conoscenze che appartengono alla più imperitura e tuttavia dimenticata storia del pensiero cristiano".

L’imperatore Giustiniano, che allora non dominava soltanto lo stato ma anche la Chiesa, era invece d’altra opinione. Egli al concilio di Costantinopoli nel 553 d.C. fece in modo che gli insegnamenti di Origene fossero condannati. Urs Von Baltasar scrisse su questo la magnifica frase: "Ma nel mentre si ruppe il vaso in mille pezzi e il nome del maestro (Origene) fu lapidato e sepolto, il profumo dell’olio santo sgorgò e riempì tutta la casa".

Negli scritti di santa Hildegard Von Bingen ‘Scivias’ ("Conosci le vie") ritroviamo ancora una volta la dottrina dell’apocatastasi: "Allora sentii una voce che mi parlò: inni di lode spettano al sublime Creatore con instancabile voce del cuore e della bocca, perché non soltanto i ritti e sollevati, ma anche i caduti e piegati Egli conduce mediante la Grazia Sua al trono celeste" [3° Libro, 13° visione].

 

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La reincarnazione e il recupero degli spiriti caduti

La dottrina che gli uomini siano spiriti caduti e, mediante l’Amore di Dio, quali Sue creature, siano ricondotti su un cammino infinitamente lento e lungo attraverso il regno minerale, poi nel vegetale e infine nell’animale, e alla fine ricondotti tutti a Dio, non si trova solamente nell’antichità cristiana o nella mistica cristiana, ma anche nella mistica di altre religioni, tra l’altro nel parsismo[54], il quale non conosce nessun eterno inferno, come pure nella mistica islamica, nel cosiddetto sufismo. Nei seguenti versi del celebre mistico persiano Dschelal (1207-1273) questa dottrina trova la sua più bella espressione:

"Morii come pietra e nacqui pianta,

morii come pianta e poi divenni animale ,

morii come animale e nacqui uomo.

Cosa mi spaventa? Ho io con la morte mai perduto?

Come uomo essa mi strappò da questa Terra,

perché portassi dell’angelo le ali.

Come angelo ancor non posso rimanere,

perché in eterno, di Dio rimane il Volto solamente.

Così mi portai via oltre il mondo angelico

il volo mio verso un luogo impensabile e sublime,

poi mi chiamai verso il niente! 

Poiché, come armonie di arpe

intonano in me che a Lui ritorneremo".

 

Importanti pensatori come lo scienziato naturalista Edgar Dacqué oppure Leopold Ziegler, e anche Teilhard de Chardin, ecc., hanno interpretato scientificamente, di certo senza conoscerle, le relative comunicazioni di Lorber sull’uomo. Così scrive Dacqué: "La forma primordiale dell’uomo era quindi già presente metafisicamente nel regno organico, cioè ‘voluta’ da Dio, quando nei primi tempi si manifestarono le prime creature inferiori. L’uomo, sebbene appaia soltanto dopo l’ultimo periodo glaciale come uomo completo, era già in tutti gli esseri viventi da incalcolabili milioni di anni".

A conferma di questo, vogliamo dare una chiara rivelazione di Lorber sul diniego della cosiddetta ‘trasmigrazione delle anime’ espressa da Gesù al tempo del Suo cammino terreno, risposta che nel contempo spiega anche il perché c’è tanta inimicizia nel mondo animale:

«Poiché la tua domanda consiste propriamente in questo: “Perché Io permetto tali inimicizie su un mondo come questa Terra?”, su questo Io ti dico ancora che oltre a questa Terra c’è una quantità innumerevole di mondi ancora più grandi, e su di essi non incontrerai nessuna inimicizia tra le creature, come invece succede sulla Terra, oppure pochissime. Ebbene, perché dunque avviene questo proprio su questa Terra? – E Io ti dico: “Ciò avviene appunto perché gli uomini di questa Terra, secondo la loro anima e il loro spirito, sono costituiti in modo tale da poter diventare figli di Dio, e così possono fare esattamente quelle cose che Io stesso posso fare. Questa è anche la ragione per cui già agli antichi è stato detto per bocca dei profeti: voi siete Miei figli e perciò dèi, come Io, Padre vostro, sono Dio”. Ma per costituire un’anima in tal modo, essa deve essere, come si suol dire, assemblata dopo una lunga serie di anni da un numero infinito di particelle animiche provenienti dal regno di tutte le creature su questa Terra, e questo assemblaggio delle molte, spesso infinite anime di creature è appunto ciò che gli antichi sapienti, che ben ne erano a conoscenza, chiamavano ‘trasmigrazione delle anime’. Le forme materiali, esteriori, delle creature, si mangiano sì vicendevolmente, ma in questo modo si liberano molte anime che dimorano nelle creature, e le anime affini si associano e vengono concepite di nuovo, in una forma materiale, a un grado successivo più alto, e così di seguito fino all’uomo. E come avviene per l’anima, così avviene anche per il loro spirito ultraterreno, il quale è effettivamente quello che risveglia, che guida, forma e mantiene le anime fino all’anima umana, la quale solo allora entra nella propria sfera della piena libertà ed è in grado di continuare la formazione di se stessa sotto il profilo morale. Quando l’anima si è elevata da se stessa fino a un certo grado di perfezione spirituale, allora soltanto il suo spirito ultraterreno di Luce e di amore si congiunge ad essa, e l’uomo intero comincia da quel momento a diventare in tutto sempre più simile a Dio; e quando poi viene tolto il corpo all’anima, ecco che allora essa è già un essere di perfetta divina somiglianza e può, da sé, chiamare tutto all’esistenza, e anche saggiamente mantenerlo» [G.V.G. – X/184,1-6].

La reincarnazione, perciò, non può essere messa sullo stesso piano della trasmigrazione dell’anima come normalmente viene confusa quando, in molte religioni, si parla di questo concetto. Chi ha accettato questa dottrina per vera, sappia che questa è solo un credo corrispondente alla filosofia del trascinatore di quel gruppo. Cosicché, quanti sono gli uomini, tanti sono i concetti che si riferiscono a questo pensiero. L’uomo, in quanto ultimo anello dell’evoluzione animica, non potrà mai tornare indietro e reincarnarsi in un animale, né tantomeno l’anima di un animale potrà reinnestarsi in un animale meno evoluto. La Nuova Rivelazione giustifica la reincarnazione sulla nostra Terra solo al fine di migliorare la propria crescita spirituale, concessa in particolari condizioni, altrimenti viene concesso nell’aldilà di entrare nella sfera spirituale di un altro mondo della Creazione, al fine di osservare la vita degli esseri di quel mondo e imparare autonomamente:

«Ed Io gli feci osservare: “Non lasciarti trasportare tanto dalla passione, perché tu non conosci ancora con sufficiente chiarezza quante e quali specie di ospiti accolga questa Terra, né cosa sia necessario per portarli gradatamente nella sfera dei figli di Dio! Quando però sarete pienamente fortificati per mezzo del Mio Spirito che farò scendere su di voi dopo la Mia ascensione, allora anche queste cose le vedrete in tutta la loro chiarezza, e Mi renderete onore e gloria appunto in considerazione della Mia pazienza e della Mia indulgenza. Tuttavia, chi di voi è in grado di comprendere qualcosa, sappia che su questa Terra hanno preso corpo di carne anche anime provenienti da altri mondi, e così pure i figli del serpente su questa Terra. Essi sono morti una (sola) volta, e qualcuno, anzi, già varie volte, e per il loro perfezionamento sono rientrati nuovamente nella carne. Voi avete spesso udito parlare di una trasmigrazione delle anime. Il lontano Oriente ci crede ancora oggi fermamente. Tuttavia questa credenza in loro è molto impura per la ragione che essi fanno ritornare le anime umane nella carne degli animali. Ebbene, questa è una supposizione ben lontana dal vero. Che un'anima umana di questo mondo si raccolga e si plasmi a partire dal regno minerale, vegetale e animale fino a raggiungere l'anima umana, questo vi è stato già in gran parte spiegato, nonché, anche, come tutto ciò si svolga entro i limiti di un ordine ben determinato. Però nessuna anima umana, per quanto imperfetta, trasmigra retrocedendo, tranne che nel regno spirituale mediano, sempre soltanto nell'apparenza esteriore, allo scopo dell'avviamento all'umiltà e del possibile miglioramento che ne risulta. Se un tale caso si è verificato fino a un certo grado, oltre al quale una simile anima per mancanza di attitudini superiori non può andare, essa può trapassare poi in uno stato di semplice beatitudine di creatura su un altro mondo, cioè nella sfera spirituale del mondo stesso, oppure, qualora lo voglia, può ancora una volta entrare nella carne degli uomini di questa Terra, per poter acquisire per questa via delle capacità superiori e, con il sussidio di queste, pervenire perfino alla figliolanza di Dio. Ugualmente, anche da altri mondi trasmigrano delle anime nella carne degli uomini di questa Terra per acquisire nella carne tutte quelle innumerevoli caratteristiche spirituali che sono necessarie al raggiungimento della vera figliolanza di Dio, ma appunto perché questa Terra è una simile scuola, essa viene da parte Mia trattata con tanta pazienza, clemenza e indulgenza» [G.V.G. – VI/61,1-6].

Altrettanto Leopold Ziegler vede il mistero dell’uomo nei suoi profondi rapporti: "La storia e la storicità è certo la vera sfera dell’uomo, ma questa storia si svolge sulla base naturale di molti altri gradini della vita che stanno tutti in rapporto l’uno con l’altro".

L’evoluzione della vita descritta dalla Nuova Rivelazione è una lunga inconcepibile via nella cosmogonia[55] e antropogonia[56], sulla quale si realizzerà il piano di Dio per la salvezza degli spiriti caduti. Le profondità incommensurabili di questo Atto di salvezza che stanno in rapporto con le parole del Vangelo di Giovanni: «Quando sarò innalzato al di sopra della Terra, attirerò tutti a Me», potranno difficilmente in questa vita terrena essere afferrate completamente.

 

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L’inferno

Secondo le comunicazioni della Nuova Rivelazione non esiste nessun eterno inferno. Questo, in verità, contraddice l’insegnamento della Chiesa cattolica, ma non il testo originale greco del Nuovo Testamento. Per il vocabolo ‘eterno’ che si trova nelle nostre Bibbie, nel testo greco si trova ‘aionios’. Nelle edizioni innovatrici dell’opera classica dei teologi cattolici, nel "Lessico per teologia e Chiesa", aionios è giustamente tradotto con ‘lunga durata’, cioè ‘periodo di tempo’.

Con questo è dimostrato che al testo originale nell’antichità è stata fatta violenza in fase di traduzione. La Nuova Rivelazione dice così:

«O stolti che siete! Dov’è mai quel padre che, pur avendo anche soltanto un briciolo di amore per i propri figli, lasciasse gettare in un carcere a vita un suo figlio una volta che abbia contravvenuto al suo comandamento, e che lo facesse per di più tormentare ogni giorno per tutto il tempo della sua vita? Ma se già un padre di questa Terra non si comporta così, pur essendo malvagio in fondo al suo animo, come uomo, ancor meno si comporterà così il Padre nel Cielo che è il purissimo ed eterno Amore e la Bontà stessa!» [G.V.G. – VI/243,9].

Ancora sull’inferno eterno il mistico Michael Hahn (1758-1819) scrive cogliendo nel segno: "Chi crede in una condanna eterna, non può stare tranquillo, oppure non ha avvertito nessuna scintilla dell’Amore di Dio".

Negli scritti di Lorber il concetto ‘inferno’ viene ripreso più volte, affinché sia portata la verità all’umanità degli ultimi tempi:

«Non sono forse chiaramente per chiunque, due cose differenti, prigione e prigionia? La prigione è e rimane certamente eterna, e il fuoco del Mio zelo non dovrà mai estinguersi; ma i prigionieri rimangono nella prigione solo fino a quando non si saranno convertiti e corretti. […] Esiste comunque in tutta verità anche un eterno inferno, ma nessuno spirito sarebbe condannato eternamente all’inferno a causa dei suoi vizi, ma solo fino alla sua correzione!» [I.a.C. – II /226,11-12].

«Nessuno di voi pensi o creda che Io un tempo remotissimo abbia creato anche l’inferno! Ciò sia ben lontano da Me e da voi tutti. E non pensate neppure che sia un luogo di pena eterna per i malfattori di questa Terra! Esso si è formato da sé fuori da quelle moltissime anime umane che, nella carne di questa Terra, schernirono sempre ogni rivelazione divina, rinnegarono Dio e fecero continuamente solo quello che stuzzicava i loro sensi esteriori, pretesero infine per se stessi onori divini facendo inculcare dai loro cortigiani a tutto il popolo la convinzione che loro stessi fossero altrettanti dèi da venerare, cosa questa, ad esempio, che fece Nabucodonosor a Babilonia» [G.V.G. – VI/240,1].

«Nell’esposizione dell’aspetto dell’inferno, allora Io ho anche esposto indirettamente a chi spetta del tutto effettivamente l’inferno. Spero tuttavia che con questa esposizione, con l’espressione ‘inferno’ non penserete a nessun reale luogo carcerario nel quale sarebbe possibile andare, bensì soltanto a uno stato nel quale un essere libero vi si trasferisce in base alla sua specie d’amore e per le sue azioni. Chiunque sia in grado di pensare anche solo in una certa misura in modo maturo, afferrerà qui facilmente che un uomo appartiene all’inferno finché continua ad agire secondo i suoi principi, e questi sono: avidità di dominio, amor proprio ed egoismo. Questi tre sono diametralmente opposti ai principi celesti che qui sono: umiltà, amore per Dio e amore per il prossimo» [S.S. – II/118,2].

«[…] Riguardo l'inferno, in sé è altrettanto poco un luogo definito quanto lo è il Cielo stesso; invece tanto l'inferno, quanto il Cielo, dipendono esclusivamente dallo stato interiore dell'uomo. E così può avvenire che un angelo e il più perfido demonio, siano, si trovino o siedano vicinissimi l'uno all'altro, e tuttavia essi, spiritualmente, sono infinitamente lontani l'uno dall'altro, e l'angelo, nonostante dal punto di vista naturale si trovi nell'immediata vicinanza di un demonio, si trova di per sé completamente nel Cielo, e d'altro canto anche il demonio si trova nell'inferno, e non ha il benché minimo sentore dell'angelo che gli sta così vicino. Sennonché queste cose per il momento tu non le puoi comprendere così facilmente, perché i rapporti spirituali sono del tutto differenti da quelli di questa Terra. Tuttavia per un osservatore molto attento si verificano anche qui vari fatti del genere che trovano rispondenza esatta in quelli che si verificano nel mondo dell'aldilà. Così ad esempio tu, rispetto ad un tuo simile che dentro di sé è un tuo acerrimo nemico, e che giorno e notte studia come potrebbe fare per arrecarti i più irreparabili danni, puoi essere fisicamente vicino, mentre invece spiritualmente sei molto lontano. Egli non può tollerare che tu ricopra una carica tanto elevata, per la ragione che preferirebbe trovarsi al tuo posto; sennonché egli è provvisto della necessaria accortezza mondana e, dinanzi a te, sa nascondere i sentimenti da cui è animato in maniera tale, che non vi è affatto possibilità che in te possa sorgere il benché minimo sospetto riguardo alle sue intenzioni. Se tu vai a visitarlo, egli ti accoglierà con la massima cortesia e ti renderà ogni onore possibile, laddove in realtà, se la giustizia punitrice non si ispirasse a norme tanto severe, sarebbe pronto a sopprimerti immediatamente. Tra di sé va dicendo: ‘Tu sei ora posto molto in alto, ed io mi trovo ancora molto in basso; è bene dunque che tu mi aiuti prima a salire, e una volta che mi troverò io pure in una posizione alta, farò in modo che tu debba precipitare nell'abisso’. Vedi! Questo è già un demone completo, e si trova col corpo e con l'anima già nell'inferno, mentre tu, uomo giusto e onesto come sempre, ti trovi invece nel Cielo. Dunque vedi che, trovandoti col tuo malvagio vicino l'uno accanto all'altro, fisicamente parlando, Cielo e inferno vengono a trovarsi strettamente vicini; tuttavia l'inferno non ha alcun potere contro di te, per il fatto che la legge forma tra voi due una barriera quanto mai ripida e insormontabile. Che divario immenso invece non sussiste tra lo stato morale dell'uno in confronto all'altro! E com’è enorme la distanza che vi separa! Ecco, questo è un quadro del Cielo e dell'inferno che ti mostra la distanza intercorrente fra l'uno e l'altro! Ed ora ti darò un esempio dal quale potrai rilevare come l'inferno è costituito in sé; fa bene attenzione! Immaginati due uomini, mettiamo ad esempio due re di paesi confinanti, quanto mai superbi e avidi di dominio! Esteriormente essi si trovano in rapporti assai amichevoli. Se l'uno va a rendere visita all'altro, c'è profusione addirittura di cortesie e di complimenti; essi si abbracciano come fossero i migliori e più intimi amici; sennonché ciascuno in realtà tra di sé pensa: ‘Oh, venga presto l'ora in cui potrò calpestarti nella polvere sotto i miei piedi!’. Ciascuno dei due sta in attesa di un'occasione opportuna e a lui favorevole che gli consenta di annientare completamente il vicino che odia a morte. Ebbene, chi brama proprio ardentemente di contendere con i propri vicini, non tarda molto a trovare anche un pretesto per fare la guerra. Questa, infatti, scoppia tra i due e, come al solito, il più forte vince il più debole, al quale non resta altro che la fuga. Una volta che ha salvato così la propria pelle, il suo primo pensiero è di correre da un terzo vicino ancora più potente e di raccontargli la sua disgrazia. Egli rivela dettagliatamente i fatti e le condizioni del suo apparente ex amico e fa delle proposte al terzo e lo consiglia su come si potrebbe riuscire facilmente vincitori sull'altro, offrendosi addirittura egli stesso come generale. Pagando bene, viene poi radunato presto un esercito di mercenari, e un bel giorno, improvvisamente, l’ex vincitore, che non ha avuto il tempo di mettersi sulle difensive, si vede assalito e spogliato di tutti i suoi beni e paesi. Ammesso ora che il secondo vinto abbia potuto mettersi in salvo con la fuga, non tarderà molto a trovare un quarto che si scaglierà contro il terzo che, eventualmente, sarà vinto a sua volta. A questo punto la questione si arresta e subentra uno stato di quiete apparente; tuttavia i vinti, nei loro animi, non si concedono affatto tregua, anzi ciascuno per sé cerca l'occasione di potersi vendicare nella maniera più atroce di tutti i vincitori; e vedi, un animo infernale di questa specie va così continuamente incitando il proprio maligno verme interiore, che questo non muore! Questo esempio della rivolta tra i due re ti dà un'esatta idea di come è costituito anche tutto l'inferno» [G.V.G. – VI/237].

«L’inferno però è il più intimo amico di ogni uomo terreno, in quanto gli procura tutto ciò che lusinga la sua natura e riempie la stessa con ogni genere di gradevolissime attrattive carnali» [D.d.C. – III/84,4].

«Ora tutto il mondo è già “completamente del diavolo”. Perciò Io posso portare qua e là la Mia Grazia solo con parsimonia, tanto più che la maggior parte degli uomini se ne vergogna di fronte al mondo!» [D.d.C. – II/192,8].

Se d’altra parte il grande teologo e padre della Chiesa, sant’Agostino, sostenne l’opinione che la maggior parte degli uomini, inclusi i piccoli fanciulli non battezzati, sarebbero destinati all’eterna condanna, allora tanta illogicità e ignoranza sconcertante della vera Essenza di Dio di questo teologo cattolico e di altri pseudo-teologi religiosi, può solamente sorprendere profondamente! È da acconsentire al teologo cattolico Van der Meer, quando osserva che "le conseguenze disumane che sono estranee allo spirito degli Evangeli, appartengono alla limitatezza che si trova anche nei più grandi uomini di chiesa".

Riassumiamo il concetto con un ragionamento tratto dalla Nuova Rivelazione: se all’Onnisantissimo onnisciente non si può imputare il benché minimo errore nella creazione di alcuna cosa esistente, sia spirituale che materiale, quindi nemmeno per ciò che riguarda i primi esseri, poiché perfettissimo, è quindi sottinteso che una ‘caduta’ fosse già stata messa in conto dalla Divinità fin dall’origine già nei Suoi pensieri creativi, prima di ogni essenzialità quando ancora non esisteva altro che la Propria essenzialità. Se quindi la ‘caduta’ di una parte dei creati, quale seguito alla concessione del libero arbitrio, era imprescindibile, allora un giudizio sugli stessi, confinandoli per l’eternità in un inferno eterno (come insegna la dottrina cattolica e alcune dottrine tra i protestanti), oppure una loro distruzione, avrebbe disatteso il senso della perfezione della Divinità. E inoltre, una seconda Creazione, proprio per la imprescindibilità della stessa onniperfezione della Divinità, avrebbe comportato esattamente una ‘caduta’ come la precedente, e l’eliminazione dei primi caduti avrebbe certamente costituito una macchia indelebile nelle caratteristiche di un Padre – in tal modo non certamente ‘tutto Amore’ – e quindi una Divinità da considerare menzognera. La soluzione di un Padre amorevole non poteva che essere il recupero non forzoso di tutti quelli che sarebbero eventualmente caduti, fino al capostipite, sebbene dopo tempi eterni, nella spontaneità, così come anche è stato. Quindi, adottare ‘scuole’ di vita, spirituali e materiali, tramite le quali tutti i non caduti avrebbero cooperato per il recupero dei ‘fratelli’. Una breve risposta di Gesù a Giuda Iscariota ce ne dà un accenno:

«Lasciamo venire costoro nell’aldilà, e là essi sfuggiranno e disprezzeranno la Luce della vita e della verità ancora di più, di quanto essi qui (sulla Terra) già disprezzavano! – Ho torto allora se dico: ‘Risveglierò anche costoro, spiritualmente morti, quando usciranno dalla carne di questo mondo, e li giudicherò e farò loro trovare il compenso per le loro azioni!’? – Io personalmente non li giudicherò di sicuro, ma sarà l’eterna Verità che è anche in essi, che tutti loro osteggiano oltre misura, a giudicarli e a metterli in fuga al Mio cospetto. Sarà, per questo, da ascrivere a Me una colpa? Non dicono già le leggi più sapienti dei Romani: ‘Volenti non fit iniuria![57]? Oppure dovrei Io, per una specie di amore per questi Miei avversari, allontanare forse da Me la Mia eterna Luce di Vita e di Verità e indossare l’abito della menzogna e dell’inganno? Voglio sperare che nessuno di voi lo desideri! Ma perfino per anime di questo genere che si sono rese abiette da se stesse, vi ho già detto due cose consolanti: e cioè una volta nella parabola del figlio perduto, e poi quando in una simile dubbiosa occasione vi ho detto che nella Casa del Padre Mio ci sono moltissime dimore. Tuttavia, per esprimerMi qui più chiaramente, ho moltissimi istituti di insegnamento e di correzione («…ho altre pecore che non sono di questo ovile» [Gv. 10,15]) nei quali perfino i più abbietti diavoli umani di questo mondo possono essere convertiti e migliorati». [G.V.G. – X/154,7-10]

Dunque, se si segue il piano di Dio di riportare tutti gli spiriti caduti tramite una lunga via nella casa del Padre per una futura, inconcepibile beatitudine, allora si allarga il proprio sguardo nel regno dello spirito per una concezione grandiosa, la quale è l’unica adeguata alla vera essenza di Dio, vale a dire dell’Amore. La dottrina della Creazione nella Nuova Rivelazione – e precisamente nel “Governo della famiglia di Dio”, opera in tre volumi – ci fornisce un’immagine spiritualizzata del mondo, riconoscendone un profondo senso e facendo risplendere chiaramente l’Amore e la Misericordia di Dio nella storia della salvezza.

Lo spirito limitato e la prepotenza del concilio di Trento si trascinò come un filo rosso attraverso i secoli, e poté evidenziarsi chiaramente nel caso di Galilei. Circa cento anni dopo il concilio, l’astronomo sarebbe stato arso al rogo se non avesse ritrattato la sua fondata asserzione scientifica che era la Terra a girare intorno al Sole, tenuto conto dell’intimidazione dei gretti fanatici attaccati alla lettera. Così la pena fu commutata in prigione a vita. Quasi nello stesso periodo la gerarchia ecclesiastica a Linz proibì gli scritti dell’astronomo Johannes Kepler "Harmonices mundi"[58] e lo sospettarono di eresia. L’opera proibita costituì più tardi una pietra angolare nella legge della gravitazione di Newton.

Oggi la Chiesa cattolica, sotto condizioni completamente diverse, è costretta a disconoscere le sue conclusioni del concilio di Trento. Ad esempio, allora si decretò che nessun cattolico poteva essere sepolto con la benedizione della Chiesa, se almeno una volta l’anno a Pasqua, non si fosse confessato e non avesse preso la comunione. Invece nelle grandi città di tutti i paesi, oggi più di tre quarti dei cattolici vengono sepolti, sebbene non abbiano adempiuto questa condizione. Le decisioni di quel Concilio non sembrano avere più nessuna base portante per un’umanità diventata maggiorenne. La Chiesa cattolica al concilio di Trento[59] condannò la dottrina della preesistente origine dell’uomo dalle originarie cadute angeliche. Gli uomini religiosi di quel tempo erano precipitosi a giudicare e a condannare. La massima "non giudicate, affinché non siate giudicati" trovò altrettanto poca considerazione quanto il riferimento dell’apostolo Paolo:

«Noi ben sappiamo che tutta la Creazione geme e soffre fino ad oggi le doglie del parto. Essa non è sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello spirito, gemiamo interiormente nell’attesa di quest’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» [Rm – 8,22-25].

Citiamo un ultimo punto quale conclusione su cosa sia l’inferno e cosa il Cielo:

«[…] Da tutto ciò risulta di nuovo chiarissimo che per ogni uomo buono il Cielo si trova appunto là dove egli si trova, e che tutti i buoni e puri, simili a lui, si troveranno essi pure nelle sue immediate vicinanze. Infatti, la cosa non è affatto così come se qualcuno dicesse: “Vedi, il Cielo è qui, oppure è là, oppure è al di sopra di tutte le stelle; l'inferno si trova in qualche luogo profondissimo sotto la Terra!”. Tutto ciò, invece, non dipende dal tempo e dallo spazio terreno, e non si presenta neppure in qualche modo con grande pomposità e sfarzo esteriori come una vana cerimonia nel Tempio, ma è celato nel più intimo dell’uomo» [G.V.G. – VI/33,8].

 

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Un esempio sull’aldilà

In quest’epoca, in cui il materialismo prende sempre più piede, anche il credere nell’esistenza di un aldilà è sempre meno accettato dagli uomini. Perfino in coloro che si dichiarano credenti, pur tuttavia son pronti a negare un aldilà e, parimenti, relegano una Divinità in un mondo fantasioso non identificato, quale Entità astratta, pur presente in tutte le cose, come un’essenza di vita che animerebbe la materia, ma senza avere alcuna individualità. Allora qui si deve ricorrere a una massima della filosofia: "finitum non capax infiniti", vale a dire: "Il finito non è in grado di afferrare l’infinito". L’aldilà può essere rappresentato solo per rispondenze.

Della questione del proseguimento della vita dopo la morte, gli uomini se ne occupano spesso, molto più di quanto si pensi. Finora dalla Chiesa non si sono potute ottenere delle risposte soddisfacenti. Mussard osserva molto giustamente che sulla domanda della vita dell’anima dopo la morte, esistono purtroppo tante opinioni quanti sono i padri della Chiesa. Nella Nuova Rivelazione le condizioni del regno intermedio che è antistante al Cielo e all’inferno vengono descritte tramite scene cui partecipano anche alcuni discepoli al tempo di Gesù. Sulle sfere superiori del regno intermedio è detto che «…esso si può chiamare paradiso inferiore, dal quale però esistono ancora molti gradini fino ad arrivare al vero regno dei Cieli» [D.d.C. – II/213,8].

A titolo di esempio ne presentiamo uno dei tanti:

«“Il corpo, quale esso è, come materia morta non potrebbe di per sé mai vedere, udire, sentire, fiutare, gustare senza aver dentro un’anima vivente. Dunque, esso non rappresenta che uno strumento necessario per l’anima, costruito e bene organizzato così da servire all’anima stessa per i suoi rapporti con il mondo esterno. Essa così può, per mezzo del corpo, vedere e udire al di fuori e percepire l’ostile e il gradevole. Essa può spostarsi da un luogo all’altro e può eseguire con le mani i più svariati lavori. Ora, chi guida le membra del corpo è l’intendimento del cuore e la sua volontà, poiché il corpo, di per sé, non ha né intelligenza né volontà, a meno che l’anima, in seguito alle sue voglie mondane e sensuali, non trapassi essa stessa nell’elemento carnale e non si perda tanto nella propria carne, da perdere la coscienza del proprio ‘io’ spirituale. Allora, certamente, anche tutto il suo intelletto e la volontà si renderanno del tutto carnali con esso. In questo caso però l’anima sarà quasi completamente morta e ad essa apparirà un’assurdità apprendere qualcosa riguardo all’esistenza di una condizione autonoma puramente spirituale e di una vita spirituale dopo la morte del corpo. Tuttavia, nemmeno una simile anima carnale muore veramente dopo la deposizione assai dolorosa del corpo, ma continua a vivere nel mondo degli spiriti, ma la sua sopravvivenza è poi altrettanto meschina quanto lo è la sua conoscenza e la coscienza di se stessa nella sfera puramente spirituale. Ora una simile anima vivrà poi nell’aldilà certamente solo in uno stato di sogno un po’ lucido, e spesso non saprà affatto di essere già vissuta una volta in qualche altro mondo, ma vivrà e opererà conformemente alla sua abituale sensualità, e se da parte di spiriti più illuminati che le si rivelano, viene ammonita e istruita sul fatto che si trova in un mondo diverso e spirituale, allora essa certo non ci crederà, e così deriderà e schernirà coloro che vogliono mostrarle la verità. Ci vuole un tempo molto lungo finché un’anima di questa specie, unificata con il mondo e con la carne, possa giungere a un riconoscimento più chiaro. Tuttavia, man mano che andrà facendosi sempre più chiaro in essa, le ritornerà anche il ricordo secondo il grado della sua chiarezza, ed essa allora potrà anche vedere, udire e sentire quanto avviene sulla Terra, al di sopra e dentro di essa. Se invece un’anima già qui, in questo mondo, si è del tutto completata mediante la rinascita spirituale e, in questo modo, già qui è pervenuta alla visione e alla percezione delle cose puramente spirituali e celesti, essa perverrà così in sé anche alla giusta e pienamente vera percezione e visione di tutta la Creazione materiale e saprà tutto quello che avviene perfino sulla Luna e sopra e dentro il Sole, cosa sono le stelle e a quale scopo sono state create e ciò che c’è sopra di esse e dentro di esse. Quando però una tale anima perfetta viene liberata dal suo greve corpo, solo allora la sua visione si rende del tutto simile a quella di Dio e, se vuole, diventerà capace di vedere tutto, di udire tutto, sapere tutto e percepire ogni cosa. Ma se è così, come può allora perdere tutti i suoi ricordi per il fatto che, a somiglianza di Dio, essa stessa può essere e anche sarà la creatrice del proprio mondo? Ma affinché tu veda e ti renda conto ancora più profondamente del fatto che quanto ora ti ho spiegato ha la sua pienissima realtà, Io renderò libera la tua anima per qualche istante, come pure l’anima di qualcun altro tra i presenti, e in tale condizione potrai poi dire quanto avrai visto, udito e percepito. E così avvenga!” – In quello stesso istante, diversi tra i presenti furono trasferiti in uno stato magnetico e lucido e si trovarono dapprima in una regione a loro sconosciuta, che però a tutti piacque immensamente al punto che Mi pregarono di lasciarli restare per sempre in quel luogo celestialmente bello, perché non desideravano ormai far più ritorno su questo mondo terreno. Io però chiesi loro se vedevano anche questo mondo. Allora tutti risposero: “Sì, Signore, ma lo vediamo come dietro di noi e lo vediamo pure come da parte a parte!”. Io domandai loro se vedevano la grande città di Roma. Tutti affermarono di vederla e descrissero tutto ciò che vedevano in essa. Quando i romani, che erano lì presenti, ebbero udito questo, non la finirono più di meravigliarsi per la maniera precisa e fedele in cui gli uomini, immersi nella contemplazione estatica, descrivevano l’aspetto di Roma, anche se nessuno di tali uomini era mai stato a Roma, né aveva mai visto una riproduzione di questa città. Ed Io domandai loro se vedevano anche i paesi situati all’estremo Oriente dell’Asia. E tutti loro diedero la risposta: “Sì, Signore, vediamo anche quello che davvero è all’estremità finale di questa grande parte del mondo, poiché più oltre, verso Oriente, non vediamo altro che solo acqua e ancora acqua, ad eccezione di alcune isole! Ma questo è un grande regno e noi vediamo pure una città immensamente grande che è racchiusa dentro a mura lunghe una giornata di viaggio e al suo interno c’è una quantità innumerevole di abitanti!”. – Dissi Io: “Come sono vestiti?”. A questo punto essi descrissero brevemente ed esattamente la foggia di vestire di quella gente, e uno dei vecchi farisei, divenuto greco-ebreo, si meravigliò molto sentendo questo, poiché altre volte aveva avuto occasione di vedere dei cinesi nell’estrema parte orientale dell’altipiano dell’India. Dopo ciò lasciai che rivolgessero il loro sguardo sulla Luna ed essi descrissero in breve questo mondo brullo dall’aspetto triste, nel quale, all’infuori di alcuni gruppi di coboldi[60] di colore grigio e apparivano tristi, non scorgevano nulla. Non risultava esserci albero e nessuna erba, e così nemmeno un animale. Dopo questo li ridestai, lasciando loro però il completo ricordo di tutto quello che avevano visto. Quando poi si ritrovarono del tutto nel loro stato naturale, Nicodemo disse: “Signore! Questa è certamente una meraviglia delle meraviglie! Noi eravamo qui e vedevamo benissimo Te e tutti gli altri, e tuttavia vedevamo pure con assoluta esattezza e chiarezza tutto quello che abbiamo descritto, e ora ho veramente provato io stesso come la visione dell’anima libera sia indescrivibilmente più chiara di quella che è congiunta con il corpo. Ma non solo scorgevamo tutto più chiaramente, sia che fosse vicino quanto lontanissimo, ma anche udivamo tutto. Quando guardavamo un albero o una casa o una nave in mare, oppure anche un uomo o un animale, li vedevamo con precisione nella loro forma naturale esteriore, ma vedevamo tutto anche da parte a parte, nonostante l’oggetto non fosse affatto trasparente. Anzi, negli uomini vedevamo perfino i loro pensieri che, all’inizio, si rendevano visibili nei loro cuori sotto forma di minutissime immagini. Quando questi salivano al capo, come uno sciame di zanzare, si facevano più chiari e più marcati, poi ridiscendevano al cuore dove assumevano dimensioni maggiori e più precise e ben presto uscivano fuori dalla sfera umana individuale, s’ingrandivano man mano sempre di più e infine formavano un vero e proprio mondo intorno all’individuo. Negli animali, invece, non rilevavamo niente di simile» [G.V.G – VII/58,3-23].

 

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Anime dall’Alto o anime dal basso?

Tra gli argomenti più dibattuti tra i credenti dei diversi gruppi religiosi, uno importante riguarda il chiedersi del perché tra l’umanità ci siano tante diversità nel modo di pensare, diversità che si ripercuotono poi nella consapevolezza della fede, alla quale vi accedono o ne sono attratti solo una certa parte, mentre per altri gli argomenti religiosi non interessano affatto, e con costoro diventa poi difficile anche solo parlare di un Dio, di una Divinità tutto abbracciante. Per un credente, la risposta di un tale diversità è relegata di solito al modus vivendi di ciascuno, poiché chi si attacca alle cose della carne, cercando nel piacere del vivere nella materia e con la materia le proprie aspirazioni di vita, certamente si allontanerà sempre più dalle cose spirituali. La Nuova Rivelazione tuttavia ci invita a riflettere che ci sono altri motivi del perché persista una così grande differenziazione di credo tra gli uomini, e un altro motivo indicato è che sulla Terra ci sono spiriti/anime che vengono dal basso e spiriti/anime che vengono dall’Alto. Una semplice risposta che riportiamo fu data a Lazzaro, in cui Gesù spiega come poter riconoscere in qualche modo una tale differenziazione:

«Vedete, l’anima, pur trovandosi necessariamente dentro la sua carne tenebrosa, tuttavia conserva sempre un certo sentimento da dove essa ha tratto le proprie origini, e rivolge volentieri gli orecchi e particolarmente gli occhi materiali verso quella parte da dove essa proviene dai primordi. Gli uomini che rivolgono il proprio sguardo di preferenza verso l’alto, e amano andare sulle vette dei monti dilettandosi dei suoni che giungono loro in qualche modo dalle alture, sono certamente dall’Alto. Invece gli uomini che tengono lo sguardo per lo più rivolto verso terra, e frugano nel terreno per cercarvi ogni tipo di tesori e solo raramente rivolgono gli occhi e gli orecchi verso l’alto, costoro sono anche sicuramente dal basso. In base a questi contrassegni voi potete senz’altro riconoscere chiaramente, purché facciate attenzione a chi si trova dinanzi a voi» [G.V.G. – VI/178,9].

Le anime dall’Alto sono già formate e nel loro cammino/evoluzione/redenzione dalla caduta, provengono dai soli, cioè dalla sfera spirituale/animica delle stelle o dal Cielo stesso, mentre quelle dal basso provengono da una condizione di arresto spirituale dall’aldilà, oppure dall’unione delle sostanze animiche del regno animale.

Gesù si dilunga molto nelle Sue spiegazioni su questo argomento, e in un'altra occasione ai suoi apostoli e, ai discepoli insegnò così:

«Su questa Terra o mondo dimorano due specie di uomini. Gli uomini propriamente detti che ne costituiscono la grande maggioranza e per quanto riguarda l’anima e il corpo sono originari unicamente da questa Terra in base alla scala per gradi ben ordinati dell’ascesa delle creature, e quindi possono essere chiamati ‘figli del mondo’, mentre una parte molto piccola degli uomini di questa Terra è originaria dalla Terra stessa soltanto per quanto riguarda il corpo, invece per quanto riguarda l’anima essi provengono o dai vari mondi stellari oppure talvolta perfino dai puri Cieli spirituali quali purissimi spiriti angelici. Questi ultimi tuttavia sono finora i più rari. Questa seconda specie di uomini, che è molto più nobile, la si può chiamare ‘figli di Dio’, ed è a questi soltanto che è riservata la comprensione dei misteri del Regno di Dio nonché la capacità di istruire i figli del mondo riguardo a tali misteri, sempre a seconda dei loro bisogni e attitudini a comprenderli, e anche la capacità di indicar loro la via, seguendo la quale essi pure possono diventare figli di Dio e cittadini del Suo regno [G.V.G. – V/225,3-5].

«La Terra è la portatrice di due specie o due tipi di uomini. Una specie, la migliore, proviene già originariamente dall’Alto, e con questi sono da intendersi i figli di Dio. L’altra, e propriamente la cattiva specie, proviene unicamente da questa Terra; la loro anima è, in certo qual modo, un complesso di singole particelle vitali, le quali, tratte dall’essenza di Satana, sono tenute prigioniere sotto forma di materia nella massa del corpo terrestre; da questa massa esse passano attraverso il regno vegetale e poi nel regno animale; e da qui, attraverso i molti gradini del regno animale, giungono alla fine a costituirsi in una potenza consistente di innumerevoli particelle animiche primordiali, le quali formano l’anima dell’uomo del mondo» [G.V.G. – II/169,3].

 

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La dottrina del sonno dell’anima è falsa

Questa dottrina è ampiamente diffusa nei circoli teologici evangelici, ma nelle comunicazioni della Nuova Rivelazione non trova nessun sostegno. Secondo le annotazioni comunicate a Lorber, l’anima dopo la morte giunge piuttosto subito in un regno intermedio. Molte anime non hanno nemmeno la coscienza di essere morte e, nell’aldilà, subito dopo il trapasso, si ritrovano in un territorio simile a quello terrestre dove sono vissute. Nella loro nuova condizione dovrebbero capire che non sono più sul piano terreno, sia dalla mancanza dell’alternanza giorno/notte sia del cibo, ma ciò non avviene, né serve il ritrovarsi in un ambiente completamente buio, pari alle proprie tenebre spirituali, insieme ad altre anime aventi le stesse caratteristiche interiori, se manca loro qualunque base della vera fede in Dio. Queste condizioni esteriori possono modificarsi presto se l’anima accetta in qualche modo i consigli dei suoi compagni, tra i quali talvolta ce n’è uno più illuminato che fa da guida sotto mentite spoglie, essendo l’ambiente, nel mondo dello spirito, del tutto e assolutamente dipendente dal comportamento dell’uomo, acquisito durante il periodo della sua vita terrena, il che è la sua stessa vita interiore, come un vestito dell’anima che lo segue anche nell’aldilà.

Lo stesso parere lo aveva già comunicato il veggente Emanuel Swedenborg nel XVI secolo, riferendo così:

«Ogni uomo, dopo la morte, giunge inizialmente nel mondo degli spiriti che si trova tra il Cielo e l’inferno».

La Nuova Rivelazione ci fornisce con ampie rappresentazioni i destini dei trapassati in conformità alla propria personalità e fede in un Dio, così da farci dare ampi sguardi istruttivi nel mondo dell’aldilà. Innanzitutto con una raccolta di dieci casi di trapassi nel libro “Oltre la soglia”, e poi, prendendo spunto con gli ultimi due dei dieci personaggi, vengono presentate in due avvincenti storie lo sviluppo della loro vita spirituale nei due volumi della Nuova Rivelazione: “Il vescovo Martino” e “Dall’inferno al Cielo”, dandoci la possibilità di dare uno sguardo profondo su come vengono guidate le anime, istruendoci nel contempo con un infinito numero di insegnamenti sulla fede e, di conseguenza, sulle Scritture. Secondo Lorber esistono sia nel Cielo che nell’inferno tre gradini, di cui però l’anima non ne ha coscienza, ma li vive con una vita nella quale deve dimostrare l’amore per il prossimo, se nell’interiore ha desiderio di conoscere il Padre.

Da “Doni del Cielo” vol. 3 cap. 130:

«Una di queste dottrine aggiunte è particolarmente quella, secondo cui le anime dei trapassati dovrebbero dormire fino al giorno del giudizio; dottrina che venne denominata col termine greco ‘Psicopanechia’. Questa dottrina rimase però in vigore soltanto fino a quando un papa introdusse l’ancora in vigore ‘Santa Messa’ romana, per cui tale papa spiegò con gran pompa ai cristiani romani che tale ‘Messa’ quale un ‘Sacrificio incruento’, aveva la stessa forza e potenza, come il ‘Sacrificio cruento’ del Cristo sulla croce, e che in questo modo il Cristo si sacrificava prodigiosamente e costantemente al Padre Suo nel Cielo in favore dei fedeli cristiani della Chiesa romana. Aggiunse inoltre che un cristiano veramente credente che avesse fatto officiare una di queste ‘messe’ per la sua salvezza, versando l’offerta di un piccolo obolo di valore materiale, immediatamente dopo la morte del corpo, senza un lungo soggiorno dell’anima, sarebbe stato destato dal Cristo e chiamato all’eterna beatitudine, e se il cristiano non era ancora perfetto, poteva far officiare per sé parecchie di queste ‘Messe’, sfuggendo così all’eterna dannazione e, dopo una breve purificazione nell’aldilà, nel cosiddetto ‘purgatorio’, anche questo di loro fabbricazione, arrivare comunque in Cielo. E così il dogma del ‘sonno dell’anima’ (Psicopanechia), considerando che la sua conservazione avrebbe impedito alla ‘Messa’ di fresco scoperta, cioè inventata, di essere fonte di guadagno, un po’ alla volta andò esso stesso a dormire, come pure quell’estremamente ridicolo dogma che insegnava seriamente che Iddio ha creato solo una piccola parte degli uomini per il Cielo, e la maggior parte invece per l’inferno!» (Teoria ancora in vigore presentemente presso i calvinisti).

 

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La resurrezione della carne

Tra le più strane dottrine religiose, una in particolare è ancora professata da alcune comunità perfino cristiane, è quella sulla resurrezione della carne, la quale sostiene che dopo il giudizio finale profetizzato nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, tutti i corpi dei defunti, fin dall’epoca di Adamo, risusciteranno e si ricongiungeranno alle rispettive anime. Di ciò ne resta traccia nel Vangelo di Matteo, Marco e Luca con la disputa di Gesù con i Sadducei, dottrina ammessa secoli prima dallo zoroastrismo[61] persiano che riuscì a prendere piede anche nell’islamismo. A tutt’oggi non è raro trovare ancora chi crede in questo presunto processo di ricongiunzione. Anche su tale assurda dottrina, nella Nuova Rivelazione troviamo una precisa spiegazione.

«[…] Del resto si comprende da sé con tutta facilità che il corpo terreno, una volta privato della sua anima, non potrà mai più risorgere né essere mai più rivivificato in tutte le sue parti. Infatti, se accadesse questo, in quel certo giorno del giudizio dovrebbero essere ridestate e rivivificate anche tutte le parti deposte dal corpo durante il corso della sua vita terrena, a volte lunga parecchio, come ad esempio i capelli, le unghie, i denti perduti e tutte le parti grezze della pelle allontanate mediante le abluzioni del corpo, come pure le gocce di sangue versate in qualche dolorosa occasione, le gocce di sudore e varie altre cose ancora staccatesi con il tempo dal corpo. Immaginatevi ora una figura umana di questa specie, rianimata nel giorno del giudizio, e dite voi se non dovrebbe assumere un aspetto quanto mai ridicolo. E ancora bisogna pensare che l'uomo, in differenti periodi della sua vita, ha anche un differente corpo; così ad esempio il corpo di un bambino è diverso da quello di un ragazzo. Altra specie di corpo è quella di un uomo adulto, e infine un'altra ancora del tutto differente è quella di un anziano. Ebbene, data una perfetta rivivificazione dei corpi morti degli uomini, in un determinato giorno del giudizio, sarebbe necessariamente da porsi la domanda: “Dovrebbero essere fatte rivivere simultaneamente tutte le forme corporali avute da una persona dal tempo della fanciullezza fino a quello della vecchiaia, oppure solo un’unica forma?”. – Poi sorge ancora una questione molto importante, e cioè: presso i romani, i greci, gli egiziani e molti altri popoli di questa Terra, i cadaveri vengono bruciati fino ad essere ridotti in cenere. In altri luoghi vengono gettati in mare e i mostri che dimorano in questo elemento li divorano e ne traggono alimento per il loro corpo; e quando un simile mostro marino muore, viene a sua volta divorato da altri abitanti del mare. Cosa potrebbe essere risuscitato di questi corpi il giorno del giudizio? Mediante il fuoco la maggior parte del corpo è stata dissolta in fumo e in vapore e si è congiunta con l’aria, e dei corpi gettati in mare, la carne e tutto il resto, sono diventati parte integrante degli abitanti del mare e così è trapassata ad uno stato del tutto differente. In tali condizioni chi potrebbe poi cercare le parti che componevano l’ex corpo umano raccogliendole dagli innumerevoli corpi di animali, dall'acqua, dall'aria, dai minerali, dalle piante e dai vermi, per riconnetterle assieme? E anche se per Dio ciò non rappresenta affatto una cosa impossibile, bisogna pur sempre domandare: “Che giovamento potrebbe ricavare una libera anima da una ricostruzione del corpo di questo genere?”. In verità, ciascun’anima già liberata dal suo pesante corpo non potrebbe sentirsi che sommamente infelice, qualora dovesse nuovamente entrare in un corpo pesante, e oltre a ciò addirittura per l'eternità! Senza contare poi che un tale procedimento non sarebbe mai compatibile con l'Ordine eterno di Dio, considerato che Dio stesso è uno Spirito supremamente perfetto e puro, e che la meta finale esclusiva degli uomini è quella di diventare per l'eternità spiriti perfetti e puri a somiglianza di Dio. A che cosa potrebbero loro servire in questo caso i corpi? Certo, gli uomini anche nell’aldilà saranno rivestiti di un corpo, ma non con questi corpi terreni materiali e grezzi, ma con degli altri del tutto nuovi e spirituali, prodotti dalle loro opere buone compiute qui sulla Terra secondo la Dottrina che vi sto insegnando adesso. Ma se le cose stanno in questi termini, come può qualcuno credere che per la resurrezione della carne sia da intendersi la vivificazione di questi corpi terreni che avverrebbe un giorno? La (vera) resurrezione della carne è costituita unicamente dalle buone opere che all'anima donano la vera vita eterna, opere che l'anima, in questa carne (spirituale) va compiendo su questa Terra a vantaggio dei propri simili. Chi dunque ascolta la Mia Dottrina, crede in Me e opera conformemente a questa Dottrina, Io stesso lo risusciterò nel giorno del suo giudizio; giudizio che avverrà immediatamente dopo che la sua anima avrà abbandonato questo corpo terreno, e precisamente in modo che nessuno potrà nemmeno accorgersene, perché la trasformazione durerà un istante solamente» [G.V.G. – IV/54,3-12].

«Disse uno dei giudei-greci: “O Signore e Maestro, la cosa è ormai chiara a tutti noi; tuttavia c'è una cosa ancora della quale non riesco a farmi un giusto concetto. Perché devono morire anche tanti fanciulli ancora in tenerissima età e senza aver raggiunto alcuno sviluppo? E perché quasi sempre la morte del corpo è preceduta da una maligna infermità che indebolisce e infine uccide il corpo? Una volta che l’uomo è maturo, egli – quale anima dal corpo – dovrebbe poter uscire facilmente senza soffrire; e i piccoli, dal canto loro, non dovrebbero mai morire prima di aver raggiunto un determinato grado di maturità. Invece dei fatti di questa specie si verificano continuamente; ogni anno muoiono molti fanciulli, e le malattie di ogni specie non cessano, anzi sono un continuo tormento per l'umanità. O Signore e Maestro, perché deve essere così su questa Terra?”. – Ed Io risposi: “Questo non dovrebbe affatto accadere, e infatti nei primi tempi dell'umanità non era così. Hai mai letto in qualche cronaca di malattie gravi che avessero colpito quegli uomini che erano devoti a Dio e che vivevano secondo i Suoi Comandamenti? No, la storia non registra niente di simile, anzi essi vissero tutti fino ad un'età tardissima, e la loro morte fu simile a un dolce addormentarsi senza alcuna sofferenza. In quel tempo non moriva nemmeno nessun fanciullo, perché i fanciulli venivano generati da genitori perfettamente sani ed erano nutriti e allevati secondo la sana e semplice natura. Ma quando più tardi si insinuò tra gli uomini il fasto in tutte le sue più svariate manifestazioni, e con questo tutto un esercito di vizi e di sfrenati peccati contro i Comandamenti di Dio e contro le leggi della natura, solo allora ogni tipo di gravi infermità cominciò a dilagare tra gli uomini per loro colpa. Ma essi, così debilitati, non poterono più generare dei figli sani; per conseguenza tale progenie, deforme già nel corpo materno, si trovò gradatamente sempre più ad essere esposta agli attacchi di ogni specie di malattia, e la morte cominciò a mietere anche tra i piccoli, sia appena nati, sia già grandicelli» [G.V.G. – VI/55,1-3].

Come tutte le autentiche rivelazioni, anche la Nuova Rivelazione è un manuale per la vera vita. L’accesso interiore all’opera si apre, in realtà, solamente a un cuore nostalgico che cerca Iddio e la verità. Certamente, alcune comunicazioni non sono così facili e subito comprensibili, perché esse aprono all’improvviso un nuovo orizzonte. Tuttavia, per i seri ricercatori della verità, la massima del poeta: "Sei tu angustiato, dalla nuova parola che ti sconvolge? Sentir tu vuoi solamente ciò che ti conviene?", non può avere alcun valore. Chi approfondisce seriamente lo studio della Nuova Rivelazione concluderà che impara a comprendere lentamente e sempre meglio, per così dire, organicamente crescendo, la pienezza e la profondità che si trova nel patrimonio del pensiero.

Quando qualcosa causa difficoltà, tanto nel Nuovo Testamento che nella Nuova Rivelazione, allora per esperienza è qualcos’altro. Lo scrittore Mark Twain formulò questo così: "A me personalmente procurano inquietudine le dichiarazioni facilmente comprensibili nella Sacra Scrittura, vale a dire quei passi che richiedono la seria realizzazione del principale comandamento di Gesù: l’amore per Dio e per il prossimo".

 

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Il perdono dei peccati

Non c’è niente di più controverso nella compartecipazione a una fede cristiana che il concetto della remissione dei peccati. Accettare di far parte di un gruppo cristiano comporta l’accettazione dei dettami di quella fede che, nel contempo, sarà espletata con un battesimo nell’acqua. Con un tale atto, viene pure professato, da parte dei capi di quella comunità, il sicuro perdono dei peccati, e il battezzato adulto ricomincia una nuova vita, purificato. Ben diverso è nella Chiesa cattolica, nella quale ciò può avvenire quando un tale battesimo viene dato molto raramente a un adulto quando rinnega la sua precedente fede, mentre per la totalità dei cattolici, avendo avuto il battesimo da neonati – come indirizzò Sant’Agostino: È dunque giusto dire che i bambini che muoiono senza il battesimo si troveranno nella condanna, benché mitissima a confronto di tutti gli altri!” – non potendolo più ripetere, dovettero attuare altri sacramenti per la remissione dei peccati. Ora, in un epoca in cui gli insegnamenti evangelici sono spiegati in modo così diversificato, come può un credente percorrere la giusta via della salvezza, se nel contempo si trova in un mare di interpretazioni? Anche su questo la Nuova Rivelazione ci viene incontro con diversi accenni, spiegati da Gesù al tempo del Suo cammino terreno:

«Non c'è proprio niente che Io abbia da perdonarti! Quando tu in te e con te stesso sei nuovamente in ordine, allora anche per Me tutto è in ordine, e con ciò ti è rimesso pure ogni peccato» [G.V.G. – III/44,18].

«Chi riconosce il proprio peccato come peccato, ed effettivamente lo disprezza e oltre a ciò ama Dio sopra ogni cosa nonché il prossimo suo come se stesso, costui non è più peccatore al Mio cospetto! Perciò, amare Dio sopra ogni cosa, significa osservare i Suoi comandamenti e non voler vivere più fuori dall’Ordine di Dio; se questo è il tuo caso, parla, ed Io ti ascolterò e ti risponderò» [G.V.G. – III/218,4-5].

Una risposta ad un gruppo di pubblicani: «[…] Poiché chi non sente affatto amore per il prossimo, ancor meno può provare amore per quel Dio che pure egli è chiamato ad amare sopra ogni cosa, allora, chi già non ama il suo prossimo che vede, come potrà amare il Dio che non vede? Ora, l’amore per Dio e, fuori da questo, l’amore per il prossimo, costituiscono veramente la vita dell’anima; e chi non ha in sé questo amore, non ha nemmeno vita, ha invece solo il giudizio e la morte. Io ora però vi dico che da parte Mia i vostri peccati vi sono perdonati, avendoli voi riconosciuti e aborriti, ed essendovene pentiti; tuttavia, per il pieno perdono dei vostri peccati è estremamente necessario che voi, là dove è ancora possibile, risarciate chiunque abbia per causa vostra in qualsiasi modo dovuto sottostare ad ingiuste trattenute, e che in avvenire non pecchiate più! Chi non ha pagato fino all’ultimo centesimo tutto quanto deve ai suoi fratelli e sorelle, non entrerà nel Regno di Dio prima di aver riparato al male commesso contro di loro. Fate voi pure così, e otterrete la vita eterna, ed i vostri peccati saranno definitivamente cancellati!» [G.V.G. – VI/206,9-10].

«Certamente, la macchia resta sull’anima finché l’uomo non abbia completamente rinunciato al peccato; ma chi con assoluta serietà ha ripudiato il peccato avendo riconosciuto che esso è un male che corrompe l’uomo e lo fa allontanare da Dio e da ogni cosa buona e vera, costui non ha più nessuna traccia di una macchia sull’anima, e quindi non ha niente più da temere dal perverso ardore dello ‘Scheol’!!» [G.V.G. – VI/19,4].

«Se qualcuno è conscio di aver peccato verso qualcun altro, che si accordi con colui contro al quale ha peccato, e veda di non peccare più; così gli saranno anche rimessi i suoi peccati. Ma né per effetto di determinate preghiere, né per quello di mortificazioni o di digiuni, verranno mai rimessi i peccati a nessuno, finché il peccatore non avrà smesso di peccare. Perciò, finché qualcuno è immerso nel peccato, non è atto ad essere accolto nel Mio Regno della Verità, perché il peccato rientra sempre nella sfera della menzogna e dell’inganno. Vedete, così stanno le cose!» [G.V.G. – VII/141,15-16].

«Io però dissi agli esseni: “Perché ora Mi pregate di perdonarvi, dal momento che poco fa vi ho indicato abbastanza chiaramente come e perché nessun uomo Mi può mai offendere? Io vi dico: perdonatevi voi stessi i vostri peccati e le vostre stoltezze reciprocamente! Destate il vostro amore per Dio e per il prossimo, e così i vostri peccati vi saranno perdonati anche da Me”» [G.V.G. – VIII/193,12].

«Per quanto poi riguarda direttamente la confessione dei peccati dinanzi al sacerdote di cui avete accennato, il modo in cui attualmente viene effettuata è sbagliata, e quindi riprovevole, dato che non migliora gli uomini, ma li fa soltanto persistere nei loro peccati per tutta la vita. D’altra parte però Io non sono neppure contrario al caso in cui un uomo debole e ammalato interiormente, animato di buona volontà, riconosce fedelmente dinanzi a un uomo saggio e forte le sue debolezze e mancanze, affinché l’uomo in buona salute e maggiormente illuminato, per vero amore del prossimo gli possa indicare i veri mezzi grazie ai quali la sua anima possa rinforzarsi e risanare. Infatti, in questo modo un uomo diventa per l’altro un vero salvatore delle anime. Anche di ciò, comunque, non ne faccio una legge, ma vi do nuovamente soltanto un buon consiglio, e quello che faccio Io con voi, fatelo altrettanto voi e insegnate a ciascuno la Verità! La sola confessione purifica l’uomo altrettanto poco dai peccati, quanto a un corpo ammalato serve la sola esposizione delle sofferenze e delle sue supposte cause, mentre per sanare sono necessari invece i saggi consigli del medico esperto, dovendoli mettere in pratica esattamente ed evitare in futuro tutto ciò che ha causato la malattia. Quindi è anche un bene che, in una comunità, ogni fratello conosca l’altro, tanto dai suoi lati forti che da quelli deboli, affinché ognuno possa essere d’appoggio all’altro nella piena Verità, tanto spiritualmente quanto materialmente; chi però volesse rimanere chiuso in sé, essendo dell’opinione che con la sua confessione potrebbe sollevare l’ira di qualcuno, allora nessuno pretenda che costui esterni le sue debolezze! Nondimeno, quando tra voi c’è un saggio e il suo spirito gli rivela le debolezze del fratello debole e timoroso, allora il saggio cerchi a quattr’occhi di dare qualche buon consiglio e lo aiuti, con suggerimenti e con l’opera, ad uscire dalla sua segreta difficoltà, e la sua ricompensa non rimarrà a mezza strada» [G.V.G. – VIII/43,2-6].

«Se un tuo fratello ha peccato contro di te, va da lui e limitati a riprenderlo con miti parole fra te e lui soli, e pregalo di non ricadere più nel suo errore a tuo danno. Se ti dà ascolto ed esaudisce la tua preghiera, tu l'hai guadagnato a te. Se invece non ti ascolta, prendi con te uno o due testimoni – questo dipende dalla gravità del peccato commesso contro di te – affinché il fatto possa essere confermato per bocca di due, e in caso di necessità anche di tre testimoni. Se colui che ha peccato contro di te non ti ascolta nemmeno in presenza dei testimoni, sempre in presenza dei testimoni fanne rapporto alla comunità alla quale il peccatore appartiene. Se non da ascolto neanche a questa, ed anche dinanzi a questa persiste nella sua ostinazione, che sia dichiarato e che venga considerato un pagano e un perverso pubblicano al tuo cospetto e a quello dei testimoni e dell'intera comunità! Questo sia sufficiente per te e per qualsiasi altro; quanto va oltre ad un tale limite, origina dal male e riproduce il male in misura ancora più grave. Questa norma però è fondata nel Mio Ordine divino, e non ha valore soltanto per l'aldiquà, ma pure per il grande aldilà. Infatti, in verità vi dico che tutto quello che su questa Terra avrete legato e sciolto, quello sarà legato o sciolto anche nell'aldilà, perfino nel Regno dei Cieli. E inoltre, affinché su questa Terra possiate appianare con maggior facilità ogni lite e ogni avversità, Io vi dico: se due soli sono concordi, qualunque cosa essi chiederanno al Padre nel Mio Nome, sarà loro concessa appunto dal Padre Mio, tanto nel Cielo quanto qui sulla Terra. Se dunque qualcuno ha peccato contro di te perdonagli di tutto cuore, e prega il Padre nel Mio Nome affinché Egli tocchi il cuore del peccatore! E così sarà fatto nella misura della tua fede e nella misura in cui tu avrai prima perdonato a chi avrà peccato contro di te. E vi dico di nuovo: “Ovunque due o tre si trovano radunati nel Mio Nome a causa di una cosa buona e nel Mio Ordine, lì Mi troverò pure Io in Spirito, in mezzo a loro, ed esaudirò ogni loro preghiera”. Ed Io penso che voi e chiunque altro in base a tali norme, da Me dettate ora, potrete orientarvi con la massima facilità in tutte le possibili circostanze critiche della vita, pure trovandovi a dovervi destreggiare fra le molteplici leggi del mondo, per quanto esse si contraddicano reciprocamente! Allora Pietro Mi venne di nuovo vicino e Mi disse: “Signore, questo è certo tutto buono e giusto, e va da sé che noi stessi ci atterremmo a tale Tua norma nella maniera più vivente, e che faremo tutto il possibile per metterla a cuore anche ai nostri simili perché la osservino fedelmente; sennonché ora si tratta di un unico punto ancora assai scabroso, e cioè questo: quante volte devo io, o chiunque altro, perdonare a colui che ha peccato contro di me, per non contravvenire alla regola conciliatrice da Te ora prescritta? È sufficiente se gli perdono sette volte secondo la Legge di Mosè?”. Ed Io gli risposi: “Se occorre proprio che venga stabilito un numero, Io ti dico che il numero sette di Mosè è troppo poco; bisogna invece che si perdoni settanta volte sette volte! Infatti, il Regno dei Cieli consiste principalmente nel fatto che tra gli uomini regni lo stesso amore, la stessa concordia e lo stesso spirito di conciliazione che regnano nei Cieli tra i Miei angeli» [G.V.G. – V/248,12-19].

 

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Il giorno del giudizio

Un tema veramente caro ad alcune confessioni religiose è il cosiddetto ‘giorno del giudizio’, poiché con ciò essi non intendono un solo giorno, come tradizionalmente nelle altre confessioni religiose, ma un intero periodo di tempo, accreditato a mille anni seguenti il giudizio, quale interpretazione dell’Apocalisse al cap.20. Cioè, essi considerano questo giorno di vita lunghissimo, in cui tutti i non giudicati e i credenti dormienti vivranno senza più morire, sulla Terra diventata paradisiaca, insieme a Cristo. Vediamo invece come viene presentato questo giorno nella Nuova Rivelazione, poiché, come quasi con ogni parola espressa da Gesù che poi fu trascritta in qualche modo sui Vangeli, anche in questo caso è da intendersi in modo spirituale, secondo un senso spirituale di rispondenza più volte spiegato:

«Chi vive e opera come fai tu, questi verrà risvegliato nell’aldilà, anzi già nell’aldiquà, a vita eterna; ed ecco che per ciascuno sarà il proprio giorno del giudizio, quel giorno in cui Io lo risveglierò alla vita eterna, sia già qui sulla Terra (che è estremamente raro) oppure nell’aldilà. Però ciascuno si sforzi affinché il risveglio possa avvenire già durante la vita terrena, poiché colui che viene risvegliato, ma è ancora costretto a vivere tra i lacci della carne, non vedrà la morte del corpo e non ne sentirà l’amarezza, e la sua anima non ne sarà angustiata» [G.V.G. – I/149,2-3].

«Che Io con voi non abbia mai parlato di un generale giorno di risveglio né di giudizio, questo certamente saprete tutti ricordarvelo. Io invece ho parlato di uno speciale ultimo giorno per ciascun uomo, e ciò nell’istante in cui la sua anima lascerà l’involucro materiale terreno della prova. Ovviamente però questo risveglio non aiuterà chiunque ad ottenere subito la vita eterna, e nemmeno, al contrario, l’eterna morte» [G.V.G. – X/155,1].

«In verità, in verità vi dico, che chiunque cerca la vita di questo mondo e la trova anche facilmente, costui perderà la vita eterna, ed Io non lo risveglierò a vita eterna il giorno del giudizio, subito dopo la morte del corpo, ma lo dannerò bensì ad eterna morte nell’inferno! Chi invece non soltanto non cerca la vita terrena, ma la fugge e disprezza per vero e puro amore verso di Me, costui troverà la vita eterna [Mt. 10,39], poiché Io lo farò subito risuscitare nel giorno della morte del suo corpo che sarà il suo giorno del giudizio e il nuovo giorno della nuova vita nel mondo degli spiriti, lo condurrò nel Mio eterno Regno e adornerò il suo capo con la corona della sapienza e dell’amore eterni ed indistruttibili, ed egli regnerà poi in eterno con Me e con tutti gli angeli dell’eterna immensità dei Cieli sopra tutto il mondo sensibile e spirituale!”» [G.V.G. – I/139,9-10].

«[…] “Infatti, di certo sta scritto che il giorno del giudizio anche i corpi risusciteranno e saranno ricongiunti alle rispettive anime! Come dunque dobbiamo comprendere ciò?”. – Gesù risponde: “Ciò che significa la risurrezione della carne e il giorno del giudizio, Io l’ho già spiegato chiaramente a Cesarea di Filippo e laggiù al villaggio. Non hai dunque preso nota delle Mie parole? Perché devo ripeterti sempre la stessa cosa? […] Ebbene, il giorno in cui un bambino nasce per questo mondo, non è forse il suo giorno più recente? O non è forse anche ciascun giorno che tu vivi, un giorno recente, mentre il giorno della tua nascita che allora fu il tuo giorno più recente, ora è invece il tuo giorno più antico? La carne della quale consiste il tuo attuale corpo, un giorno si decomporrà e passerà ai vermi, nelle piante e nelle loro anime, e fuori da essa sorgeranno degli esseri assolutamente estranei che non avranno più in eterno niente a che fare né con la tua anima né tanto meno col tuo spirito. Cerca di capire! È evidente che, in base a quanto ti ho appena spiegato, il giorno più recente per la tua anima sarà quello in cui verrai tirato fuori dal tuo corpo. Invece per la risurrezione della carne bisogna che tu intenda le buone opere del vero amore del prossimo! Esse saranno poi ‘la carne’ della tua anima, la quale risorgerà – nel suo giorno più recente mondano-spirituale – al vero squillare di tromba di questa Mia Dottrina, e risorgerà a vita eterna come un corpo etereo splendente. Anche se tu avessi indossato cento volte un corpo sulla Terra, nell’aldilà non avresti in ogni caso che un corpo soltanto, e precisamente quello che ho descritto ora. Hai compreso adesso?”» [G.V.G. – V/238,8-12].

 

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L’antico Egitto

Poiché tra le diverse opere trascritte da Lorber, il Grande Vangelo di Giovanni riporta gli insegnamenti di Gesù nei Suoi ultimi tre anni con gli apostoli e i discepoli, e spesse volte questi facevano domande veramente particolari, anche sul tema dell’antico Egitto più volte furono date spiegazioni importantissime, valide anche per gli odierni archeologi, se questi avessero la capacità di accettare la Nuova Rivelazione come base di istruzione. Ciò consentirebbe di sollevare molti veli su questo popolo, tra i più antichi, risalenti ai tempi di Noè, ma in possesso di una tecnologia avanzatissima per quei tempi e molto addentrati nello spirituale, poi decaduto. Ne presentiamo in sintesi solo alcuni essenziali:

«Gli abitanti originari dell’Egitto, discendenti di Noè, hanno portato in questo Paese la conoscenza dell’unico vero Dio, ed hanno adorato il solo vero Dio per oltre settecento anni, ed esiste ancora un Tempio[62] scolpito in una grande roccia granitica, Tempio che eressero quattro successivi pastori (faraoni) per onorare l’unico vero Dio. Nella parte più remota di questo tempio è stata scolpita, nella parete di pietra, un’iscrizione molto significativa, con le poche parole: JA BU SIM BIL che equivale a: ‘Io ero, sono e sarò!’. E così, secondo questo concetto della Divinità, gli abitanti originari, così come Abramo in questo Paese, adoravano l’unico Dio, il solo vero, e lo Spirito di Dio era con loro e insegnava loro grandi cose. Ma più tardi questi abitanti originari, istruiti dallo Spirito di Dio, cominciarono a riflettere più profondamente sull’essenza della Divinità, e ciò tanto più profondamente quanto più acquistavano confidenza con le forze della Natura. Ognuna di tali forze da essi riconosciute veniva rappresentata come una caratteristica particolare dell’unica Forza Originaria nella Divinità. Per istruire il popolo più facilmente su questo, si cominciò ad illustrare al popolo queste forze, scaturenti dall’unica Divinità, per mezzo di corrispondenti immagini. E perciò si diceva al popolo che ciascuna di tali forze, in quanto uscente dall’unico e solo vero Dio, era ugualmente santa e degna di divina adorazione. Si nominarono dei maestri e si istituirono anche delle scuole, e in queste, all’inizio, si impartiva poi certamente l’insegnamento sull’originaria Divinità fondamentale. Poi però l’insegnamento passò a riguardare principalmente gli efflussi particolari della divina Forza, e poi ben presto furono di nuovo istituiti, per ogni singola forza, particolari maestri e scuole, dove ogni allievo, prima di essere accolto nella scuola principale, doveva studiare esaurientemente e superare degli esami. Con il tempo questi maestri divennero sacerdoti delle singole divine forze o caratteristiche, e ciascuno di tali sacerdoti sapeva sovrintendere per il meglio a ciò che aveva da insegnare. Quando però con il tempo il popolo si accrebbe molto di numero, le scuole, che all’inizio erano poche, divennero troppo poche. Allora si costruirono parecchie scuole e templi, e si dotarono i templi delle relative immagini di una forza divina. Ma poiché si continuavano anche a scoprire parecchi singoli efflussi di Forza dall’unica Divinità, così pure si istituirono di nuovo scuole minori e si dotarono i templi di nuove relative divinità quali immagini corrispondenti all’efflusso di Forza dell’unica, sola e vera Divinità. Alla fine si istituirono per i maestri e sacerdoti dei comodi insegnamenti, in base ai quali era sufficiente riconoscere come divina e adorare una sola forza di quelle che erano presentate in un qualsiasi tempio, poiché con ciò si riconosceva e si adorava anche l’originaria Divinità principale secondo tutti i Suoi singoli efflussi di forza e di efficacia. – Con ciò però la vera e propria conoscenza fondamentale dell’unica e sola vera Divinità rimase solo ed esclusivamente tra i sacerdoti, i quali diventavano sempre più pigri e avidi di potere. Il popolo invece veniva spinto a riconoscere e ad adorare i molti singoli efflussi di forza dell’unica Divinità in base al suo lavoro, e solo a pochi venne dunque permesso di farsi iniziare ai segreti più alti, nelle scuole superiori. Vennero poi anche stranieri in Egitto, da tutte le parti, e aspirarono ad essere iniziati alla sapienza degli Egizi. Solo che gli Egizi, ossia i sacerdoti, li condussero bensì di tempio in tempio e di scuola in scuola, però li istruirono soltanto sulle immagini nei templi, immagini che stavano in corrispondenza con l’unica Divinità fondamentale (ma non sull’essenza dell’originaria Divinità). Gli stranieri portarono nelle loro patrie, insieme alla Dottrina, anche le molte immagini, che potevano avere per denaro, e costruirono loro anche templi e scuole, che provvidero di maestri e sacerdoti. E vedi, così sorse allora l’idolatria e l’adorazione delle immagini, e gli uomini vennero indotti a credere di aver fatto tutto se solo adoravano veramente una o anche più immagini di quelle che venivano esposte nei loro templi e se portavano loro, diligentemente, delle offerte secondo le loro forze! L’unica e sola vera Divinità la si è adorata, con una certa paura e soggezione, come l’inesorabile Destino. E i Greci a questo Fato hanno perfino eretto un tempio, e precisamente con la dedica: ‘Consacrato al solo Dio interamente sconosciuto a tutti gli uomini’. In questo tempio non fu quindi eretta neppure un’immagine, bensì soltanto un cerchio che era coperto con il ‘Velo di Iside’, dietro il quale nessuno poteva e doveva guardare. E qui hai ora, in queste Mie poche parole, una perfetta spiegazione di quello che si cela dietro le molte immagini pagane degli idoli» [G.V.G. – X/192].

«[…] Fu Volontà del Signore che il paese in questione (l'Egitto) diventasse un’eccellente scuola preparatoria per la Sua discesa su questa Terra; per questo Egli mandò nell'Egitto il popolo da Lui scelto, gli ebremiti, come in una lunga ininterrotta scuola. […] In breve, l'Egitto fu dunque destinato a essere un istituto di istruzione preliminare, e gli abitanti di questo paese – i più antichi tra i popoli della Terra – erano già dotati fin dai primissimi tempi di grande sapienza, e mantennero anche rapporti generali e commerciali con quasi tutti i popoli più civili della Terra; e ora comprenderete anche come e perché tutto quello che si trova in questo paese abbia spesso un significato davvero molto profondo» [G.V.G. – IV/204-4,5].

«Gli antichi egizi possedevano pure degli strumenti ottici di tale specie, anche se non costruiti con quella perfezione che sarà propria agli strumenti che gli scienziati useranno in un lontano avvenire a cui ho fatto allusione prima, che per mezzo di essi potevano benissimo osservare i pianeti, e potevano calcolare il loro corso con discreta precisione; cosa questa che trova la più evidente conferma nello zodiaco tuttora esistente a Diadeira (Diathira). La scienza pura e fondamentale era allora di certo patrimonio esclusivo della casta sacerdotale, mentre le persone ordinarie dovevano accontentarsi di quanto i sacerdoti ritenevano opportuno rivelar loro» [G.V.G. – VI/233,1].

«Vedete, gli antichi egiziani conoscevano l'arte di costruire una specie di specchi con i quali raccoglievano i raggi solari. Tutti i raggi che cadevano sulla grande superficie concava assolutamente esatta di un simile specchio, venivano concentrati da tale specchio a una distanza di 50-100 altezze d'uomo su di un punto grande quanto una testa umana, dove producevano una luce tanto intensa da accecare, e dove sviluppavano un tale calore che il metallo rovente sarebbe sembrato acqua fresca al confronto. Quindi, la conseguenza naturalissima di tutto ciò era che l'oggetto, sul quale era diretto questo punto della massima luce e del massimo calore, veniva colpito all'istante dal più devastante incendio, come voi e particolarmente i greci e i romani avrete già spesso udito narrare. Ebbene, com’era possibile ottenere simili effetti? Ecco: uno specchio di questo genere accoglie una grande quantità di raggi e li riflette tutti su di uno spazio ristrettissimo, mentre uno specchio piano li riflette semplicemente e proprio così come sono caduti sulla sua superficie! Se qualcuno si mette davanti a uno specchio piano, la sua immagine vi appare esattamente nella sua stessa grandezza; se invece si mette davanti a uno specchio concavo del genere sopracitato, egli vi vedrà riflessa la propria immagine in proporzioni gigantesche”. – Disse uno dei romani: “Ciò è verissimo, perché questo io lo so per mia stessa esperienza, avendo già avuto occasione di vedere uno specchio di questo genere a Menfi. Esso era fatto di una qualità durissima di marmo nero ed aveva un diametro di due altezze d'uomo. La superficie era già in parte alquanto opaca, tuttavia nel complesso rifletteva ancora abbastanza bene, e quando ci si metteva dinanzi ad esso, si poteva vedere la propria immagine riflessa in proporzioni enormi. La stessa cosa l'ha vista più di uno di noi. Oltre a ciò posso dire che a Roma ci sono alcuni uomini che fabbricano il vetro che poi viene versato dentro svariate forme, alcune delle quali sono un po' arrotondate da ambo le parti. Per mezzo di questi vetri si può poi con tutta facilità accendere una specie di fungo da esca come se ne trova in Illiria[63], oppure della paglia secca; anche le vestali sono solite adoperare questo fuoco derivato dal Sole per accendere le loro lampade, quando queste ogni tanto si spengono. Quando poi si guarda attraverso un simile vetro qualche piccolo oggetto, lo si vede molto più grande di quanto esso è al naturale”. – Dissi Io: “Ebbene, ecco, così noi conosciamo già le linee principali, appunto, degli strumenti ottici di cui si sta parlando! Un simile specchio e un simile vetro, purché abbiano la maggiore purezza di materiale ed esattezza di esecuzione possibile, sono già in parte uno strumento ottico. Quando in un tempo futuro, mediante l'influsso del Mio Spirito, gli uomini riusciranno a costruire specchi e vetri di questo genere di varia grandezza e di varia distanza focale, allora essi ben presto disporranno anche di quegli strumenti ottici menzionati prima, mediante i quali potranno scrutare profondamente il cielo stellato e scoprirvi molte cose che finora sono rimaste nascoste alla maggior parte degli ebrei. In un lontano futuro Io concederò che gli uomini riescano ad inventare queste cose e molte altre ancora, affinché tutto ciò debba servire, come anche servirà, per la soppressione e per la totale rovina dei falsi profeti […]» [G.V.G. – VI/234-1,8].

«“Signore e Maestro, […] poiché hai avuto la bontà di darmi tante spiegazioni di carattere quanto mai straordinario, ti prego ancora di chiarirmi un po’ più da vicino l’espressione SHEOULA, e poi quello della morte eterna, perché sotto questo aspetto non posso proprio dire di possedere una perfetta chiarezza. Per essere preciso, dirò che della cosa mi son fatto a mala pena un’idea, ma se volessi sostenere di comprenderla a fondo, dovrei mentire a me stesso! Spiegami dunque queste due cose un po’ più a fondo!”. – Dico Io: “Ebbene allora ascolta! SHE, oppure anche ‘SHEI’ oppure ‘SHEA’ vuol dire ‘ha sete’; ‘OUL’ o anche ‘VOUL’ vuol dire ‘l’uomo abbandonato in se stesso’, si potrebbe dire ‘l’uomo animale’ (bue); ‘A’ significa ‘secondo la consistenza di ciò che costituisce la sapienza e la conoscenza interiori’. Che però il significato della lettera ‘A’ sia tale, lo dimostra la forma delle antiche piramidi egiziane, le quali sono una riproduzione, in grandissima scala, delle cellule piramidali del cervello. Esse erano destinate a servire agli uomini da scuole della sapienza, ciò di cui ancora oggi rendono testimonianza il loro nome e la loro disposizione interna. Infatti, PIRA-MI-DAI significa in maniera molto chiara ‘Donami sapienza!’. E la disposizione interna era essa pure stabilita in modo che lì dentro, in un ambiente completamente isolato dal mondo esteriore, l’uomo dovesse cominciare a scrutare nell’interiore di se stesso e lì trovare la propria interiorissima luce vitale. Perciò anche negli ampi corridoi interni di una simile piramide regnavano le tenebre più fitte e profonde, e non si faceva più chiaro finché l’uomo non avesse cominciato ad illuminare tutto con la sua luce vitale interiore. Questa cosa ha per te una risonanza certamente un po’ strana; e tuttavia tutto è così come ho detto! Infatti, quando ad un uomo viene aperta la vista interiore dell’animo, allora per lui non esiste più sulla Terra né la notte né la tenebra. Una prova di ciò, che si può per così dire afferrare con mano, è fornita da tutti gli uomini molto sensitivi che si trovino in uno stato di estasi. Simili individui, ad occhi perfettamente chiusi, vedono molto di più e meglio di mille altri provvisti di occhi tra i più sani ed acuti, perché i primi vedono attraverso ogni materia, per quanto compatta e opaca possa essere, anzi la loro vista penetra facilmente all’interno di tutto il corpo terrestre, e perfino le stelle non sono tanto lontane da impedir loro, cioè agli individui nel vero stato d’estasi (magnetico), di poterle scrutare da parte a parte con assoluta precisione. Ma era proprio nell’interno delle piramidi che veniva insegnato – e soprattutto messo in pratica – in che modo gli uomini potevano pervenire allo stato beato dell’estasi, e alla fine si insegnava addirittura quando e quanto spesso essi potevano entrare in questa condizione. Pertanto, poiché le piramidi servivano a questo scopo, così venne anche dato loro il nome quanto mai giusto, che indicava tutto, SHE-OUL-A. L’israelita antico da questa parola trasse con una formula abbreviata il suo SHEOL, il greco la sua SCHOLE, il romano la sua SCHOLA, e il persiano e l’indiano il loro SCHEHOL[64], e considerato che i savi antichi, durante le loro visioni estatiche, si resero molto ben conto in quali condizioni deplorevoli fossero quelle in cui giungevano le anime nell’aldilà dopo la deposizione del corpo – quelle anime molto materiali prese da eccessivo amore per il mondo e per se stesse – così si verificò che essi, appunto un simile deplorabile stato, lo chiamassero con il nome di SHE-OUL-A, vale a dire ‘inferno’! […] Le scuole dell’Egitto sono decadute, ed è da molto tempo che non ne esistono più del tipo come erano allora, perché già ai tempi di Mosè avevano cominciato ad avere molti difetti. Già allora l’istruzione che vi si impartiva aveva più che altro un carattere esteriore, e Platone e Socrate furono gli ultimi ad avere ancora qualche pallido concetto di una scuola interiore della vita» [G.V.G. – V/72,7].

In un altro punto della Nuova Rivelazione la storia dell’antico Egitto può essere compresa tramite un colloquio con l’arcangelo Raphael:

«Raphael prese allora la terza perla e la liberò dalla crosta. E quando ne fu del tutto spoglia, richiamò subito l’attenzione di quanti gli erano intorno, ansiosi di conoscere il seguito della storia sulle statue dei Memnon che apparivano nitidamente incise sulla perla, e disse: “Vedete, ecco qui appunto i due Senzanome. Però qui, più sopra, come i precedenti Senzanome, voi potete vedere sette gigantesche figure umane vestite, e tutt’intorno una quantità di altre figure umane molto piccole. Ora, che cosa ha voluto significare con ciò il saggio Shivinz, il quale ha eseguito di propria mano il disegno e l’incisione? Ascoltate: intorno a quello stesso tempo, circa centosette anni precedenti al primo dei due suoi predecessori innominati, nelle profondità degli spazi della Creazione, un pianeta molto grande fu distrutto e ridotto in innumerevoli pezzi[65], avendo il Signore concesso che così avvenisse, abitato da moltissimi esseri di statura gigantesca. Al momento dell'improvviso scoppio, non previsto da nessuno, sebbene fosse stato più volte preannunciato a quell’umanità, accadde che sette cadaveri di uomini del menzionato pianeta, scagliati nello spazio, caddero in diverse località dell'alto Egitto, causando con la violenta caduta dei loro corpi un forte scuotimento del terreno. Questa pioggia di uomini si protrasse per dieci giorni, dal primo fino all'ultimo caduto. Gli abitanti del paese passarono allora ore di angoscia e di spavento indicibili, poiché, particolarmente di notte, essi temevano che uno di tali giganti cadesse loro addosso e li schiacciasse tutti quanti assieme. Perciò stavano sempre col cuore oppresso guardando il cielo, temendo che un qualche nuovo ospite indesiderato di questa specie, giungesse dalle nuvole a rendere loro una visita per niente desiderata! Ben per dieci anni interi fu stabilita una sorveglianza permanente per controllare se qualche altro di questi colossali viaggiatori dello spazio fosse precipitato nel loro paese; dato però che dopo i dieci anni prima indicati nessun fenomeno del genere si verificò, gli animi man mano si tranquillizzarono e la gente si azzardò perfino ad avvicinarsi a quei cadaveri di giganti completamente dissecati che giacevano dispersi qua e là ad un quarto di giornata di viaggio l'uno dall'altro. I sapienti tra quei primi abitanti dell'Egitto avanzarono allora l'ipotesi che si fosse trattato di giganti che dimoravano in qualche paese molto grande e lontano e che fossero stati puniti dallo Spirito di Dio, per aver gravemente peccato contro di Lui; Dio perciò, nella Sua giusta ira, li avrebbe fatti sollevare dai Suoi potenti spiriti molto in alto sopra la Terra e scaraventare poi giù, per dimostrare agli egiziani che Egli non risparmiava nemmeno i giganti più poderosi, qualora operassero contro la Sua Volontà. In breve, si finì col bruciare questi giganti morti, dopo averli fatti a pezzi, e nel giro di cinquant'anni, di tali ospiti di enormi proporzioni non rimase più alcuna traccia. Quello che di queste gigantesche figure umane rimase impresso fortemente nella memoria ai primi egiziani, fu l'idea del colossale; stimolo che esercitò poi grande influenza sulle loro opere, come è provato più che evidentemente dalle loro prime sculture. Nel Tempio di Ja Bu Sim Bil, in ciascuna delle tre sezioni furono raffigurati sette giganti come sostenitori del tetto, naturalmente scolpiti nella pietra, e precisamente nella stessa foggia di vestire com'era quella dei colossali viaggiatori piombati giù dall'aria; gli egiziani, che prima andavano quasi completamente nudi, cominciarono ad adottare essi pure una simile foggia di vestire. Per questa ragione anche oggi si trovano negli antichi resti umani degli egiziani di allora, tutti vestiti in tale maniera, come si può constatare esaminando i disegni che adornano le loro mummie e i loro sarcofagi» [G.V.G. – IV/203,3-9].

Parlando dell’antico Egitto non potevamo tralasciare Mosè, liberatore del popolo d’Israele dagli egizi e suo legislatore nel deserto, spiegando l’importanza del riconoscimento:

«Mosè stesso era un grandissimo scienziato, ed era assai versato in ogni possibile ramo dello scibile umano; non c'era in Egitto alcun mistero, per quanto profondo, nel quale non fosse stato iniziato. Gli antichi egizi possedevano essi pure degli strumenti ottici di tale specie, anche se non costruiti con quella perfezione che sarà propria agli strumenti che gli scienziati useranno in un lontano avvenire a cui ho già fatto allusione prima; e per mezzo di questi strumenti potevano benissimo vedere i pianeti, e potevano calcolare la loro orbita con discreta precisione, cosa questa che trova la più evidente conferma nello zodiaco tuttora esistente a Diathira. La scienza pura e fondamentale era allora certamente un patrimonio esclusivo della casta sacerdotale, mentre le persone qualsiasi dovevano accontentarsi di quanto i sacerdoti ritenevano opportuno rivelar loro. Mosè, però, poiché era, in un certo qual modo un principe alla corte reale, venne iniziato in ogni scienza, senza che, con ciò, rimanesse scossa la sua fede in Israele, fede che aveva appreso da sua madre che viveva a corte in qualità di sua balia. Per conseguenza Mosè poté pervenire assai presto al purissimo riconoscimento di Dio, dato che tutto il suo intelletto aveva già goduto di un’equa e pura educazione preliminare. Perciò Io dico anche a voi, che una conoscenza pura e ben fondata di tutta la Terra, possibilmente in tutte le sue parti, come pure del suo moto e delle sue precise dimensioni, e poi del cielo stellato con tutti i suoi fenomeni, ebbene, tutto ciò ad un animo puro può servire in modo eccellente per giungere al puro riconoscimento di Dio, senza il quale l'uomo non può aspettarsi alcuna vera salvezza. Infatti, soltanto coloro che riconoscono veramente Dio possono venire a Lui, perché propriamente sono già presso di Lui; coloro invece che non riconoscono Dio, non possono nemmeno venire a Lui, poiché appunto non Lo riconoscono e quindi non si trovano presso di Lui. Infatti, venire a Dio vuol dire già trovarsi presso di Lui mediante il puro riconoscimento e l'amore per Lui, dato che senza il vero e puro riconoscimento di Dio nessuno Lo può amare in tutta verità. Cosa può giovare alla tua anima, anche se credi in un qualche Dio, se Lo ritieni nascosto in un qualche luogo dietro a tutte le stelle, e se credi pure che Egli da un qualche posto, come da un eterno centro, grazie alla Sua Onnipotenza, sente e vede tutto, crea mantiene e governa tutto, e che con la Sua potenza compenetra tutto ed è presente dappertutto? Vedi, in questo modo non conosci minimamente Dio, e nel tuo animo ti trovi lontano da Lui molto di più ancora di quanto infinitamente lontano da te Lo raffiguri tu stesso! Tu dunque, per effetto di un simile riconoscimento quanto mai oscuro e nebuloso, vieni a trovarti certo ancora molto lontano da Lui, né è possibile che tu percepisca amore per Lui, ma soltanto un presentimento della Sua esistenza vago e fondato su di un barlume di fede, nonché da un certo senso di venerazione. Ma con questo tipo di riconoscimento e in questa disposizione d'animo nessuno può trovarsi vicino a Dio, né in simili condizioni si può affatto parlare di vero amore! Ad esempio, che faccia farebbe e che cosa direbbe un giovane maturo per il matrimonio che si trovasse a dimorare non lontano da varie piacenti fanciulle, una delle quali egli potrebbe amare di tutto cuore, se gli si dicesse: “Senti un po’, queste fanciulle non fanno per te; però laggiù, ai confini estremi del mondo, c'è una sposa per te; mettiti in viaggio e, una volta trovata, fanne tua moglie!”. Ebbene, non comincerà allora egli a domandare: “Ma dove la posso trovare? Devo andare a Levante o a Ponente, a Mezzogiorno o a Settentrione?”. E voi allora, conformemente a verità, non potrete rispondergli altro che così: “Mah, noi stessi non lo sappiamo, tuttavia in qualche luogo sarà di certo; basta che tu la ami e la cerchi!”. Credete voi forse che il giovane potrà davvero innamorarsi di una fanciulla tanto lontana da lui, o che sarà tanto pazzo da andare a cercarla in tutte le parti del mondo? Ebbene Io vi dico che invece rinuncerà completamente e non ci penserà più! E le cose non si presentano per niente meglio rispetto all'amore per un Dio assolutamente sconosciuto che dimora in qualche luogo infinitamente lontano. – Ma qual è poi l'altra conseguenza negativa di tutto ciò? Ecco qual è: poiché gli uomini non possono riconoscere, né, meno ancora, amare un simile Dio troppo lontano e troppo sconosciuto, essi si fanno da soli delle divinità più vicine che poi venerano, amano e adorano, offrendo loro pure ogni tipo di sacrifici. Certo, essi edificano anche all'unico vero Dio qualche Tempio vuoto nel quale non può penetrare che poca luce e che è consacrato al Dio sconosciuto; i romani si sono creati così il loro cieco Fato che ha il dominio addirittura sopra tutti gli altri loro dèi. Ma da tutto ciò si può vedere con sufficiente chiarezza dove un erroneo riconoscimento di Dio possa, col tempo, condurre l'uomo » [G.V.G. – VI/233,1-7].

 

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Cap. 12

 

Le spiegazioni delle Scritture

 

Nella Nuova Rivelazione trovano grande spazio anche molte spiegazioni di testi riportati nella Bibbia. In questo piccolo trattato ne possiamo riportare solamente alcune, attraverso cui il lettore sia iniziato alla comprensione del senso spirituale dei testi biblici, e possa comprendere che l’Iddio, nelle profezie comunicate all’umanità, ben raramente si riferiva a fatti o luoghi relativi al tempo dell’enunciazione, ma in generale verso un futuro non ben identificato. Un linguaggio che solo i veri iniziati potevano comprendere, coloro che osservavano i Comandamenti e gli insegnamenti nella verità, raggiungendo un particolare legame con la Divinità avendo ottenuto la rinascita spirituale. Solo loro riuscivano a comprendere il senso celato, dimostrando di non aver perso l’antica interiore scienza delle rispondenze.

 

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Il senso della rispondenza

Su questa tematica, a una domanda di uno scriba fatta a Gesù, al tempo del Suo cammino terreno, sul perché non comprendeva le Sacre Scritture, Egli rispose:

«Perché l’antica interiore scienza delle rispondenze è stata da voi completamente abbandonata già prima della cattività babilonese. Questa scienza, infatti, è accessibile e propria solo a quegli uomini che non sono mai diventati vacillanti e deboli nella vera fede e fiducia nell’unico vero Dio, quegli uomini che sempre amarono Lui sopra ogni cosa quale Padre, e il loro prossimo come se stessi. La scienza che ho menzionato è certamente la scrittura interiore, come anche il linguaggio interiore dell’anima e dello spirito nell’anima. Per chi ha perduto questo linguaggio è impossibile riesca a comprendere le Scritture, e a costui, il linguaggio delle Scritture nella morta luce mondana, gli sembrerà una stoltezza, poiché le condizioni vitali dello spirito e dell’anima sono di tutt’altro genere rispetto a quelle del corpo. Così pure l’udire, il vedere, il percepire, il pensare,il parlare e lo scrivere (nel mondo spirituale) sono di natura completamente diversa rispetto a qui tra gli uomini nel mondo naturale, e perciò quello che uno spirito fa e dice può essere reso comprensibile all’uomo naturale solo sulla via dell’antica scienza delle rispondenze. Avendo gli uomini perduto questa scienza per loro stessa colpa, si sono esclusi loro stessi dal contatto con gli spiriti di tutte le regioni e di tutti i Cieli, e perciò non possono più afferrare né comprendere lo spirituale nelle Scritture. Essi leggono le parole scritte secondo il suono imparato ciecamente della lettera morta, ma non possono neppure comprendere né accorgersi che la lettera è morta e non può vivificare nessuno. Solo il senso interiormente nascosto è ciò che, essendo vita esso stesso, rende tutto vivente» [G.V.G. – IX/93,2-5].

«Voi però non avete mai udito nulla in fatto di rispondenze, e per conseguenza, della Scrittura non conoscete che il rozzo senso naturale. Sennonché, nelle immagini dei testi dei profeti c'è sempre un triplice senso: anzitutto il senso spirituale-naturale, poi esclusivamente lo spirituale, e infine il senso puramente celestiale, scaturito fuori dal cuore di Dio. Al primo si conforma la vita morale dell'uomo in maniera tale che egli, quale uomo naturale, per effetto di una buona educazione avvia il proprio pensare e il proprio operare così da non restare attaccato alla materia, ma da allontanarsi da essa e metterla a profitto unicamente per quanto essa gli possa giovare per penetrare, per mezzo suo, sempre più profondamente e chiaramente nel puramente spirituale. Chi fa così essendone prima stato ammaestrato, troverà anche ben presto la rispondenza tra materia e spirito. – Arrivato a questo punto, egli poi dallo spirituale trapasserà al celestiale, ovvero al puramente spirituale. Da qui, poi, il passo fino al celestiale puramente divino è facile; e solo qui gli diventerà assolutamente chiaro tutto quello che alla fin fine contiene la Scrittura dei profeti come completamente rivelato. Chi invece reputa di possedere tutto della Scrittura avendo esclusivamente le immagini materiali che la compongono, costui dimostra di essere egli stesso ancora puramente materia, che è giudicata e deve esserlo, e il giudizio di tale materia egli continua a conservarlo nella propria scienza e nel proprio sentimento per tutto il tempo della vita terrena, e si trova sospeso in permanenza tra il timore e l'angoscia di dover trapassare, dopo la morte del corpo, anche con la sua anima in quello stato puramente materiale nel quale la Scrittura rappresenta e descrive simbolicamente lo stato della materia. Io però dico ora a te e a voi tutti, che nell'aldilà le cose stanno in tutt’altro modo da come è espresso nelle immagini della Scrittura. Le parole della Scrittura sono simili al guscio di un uovo, dentro al quale si nasconde pure un triplice elemento, cioè il bianco e il giallo, e solo nel mezzo del giallo vi è il piccolo groviglio vitale rossiccio che cela in sé il germe della vita. Ora è necessario che questo involucro esista dappertutto nel mondo materiale dove mai ci sia veramente qualcosa, affinché l'interiorissimo elemento divino non possa essere profanato in nessun luogo, mai e da nessuno. Dal momento però che ovunque in ogni cosa naturale esiste anche lo spirituale, il celestiale e il divino, ciò che evidentemente dimostra l'Onnipresenza della Volontà divina, ne consegue che vi deve essere rispondenza anche tra tutto ciò che si trova nel mondo, nel regno degli spiriti, nel Cielo, e infine addirittura in Dio stesso» [G.V.G. – V/272,8-13].

Di seguito presentiamo degli esempi su alcune spiegazioni di testi biblici nei quali viene spiegato il senso della rispondenza:

(Matt. 13,55-56): Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria, e i suoi fratelli, Giacomo, Simone e Giuda? E le sue sorelle non dimorano tutte qui tra noi?”.

La Chiesa cattolica, com’è noto, interpreta la parola ‘fratelli’ con ‘cugini’, cosa che però è inammissibile, come emerge nella Nuova Rivelazione. In ebraico, rispettivamente in aramaico, la parola ‘ach’ significa sia fratello sia cugino, nipote oppure compagno di tribù. Tuttavia le annotazioni ebraiche degli scritti del Nuovo Testamento non ci sono pervenute, così che il testo greco è decisivo. In greco ‘adelphòs’ significa fratello e ‘anepsiòs’ cugino. Nel Nuovo Testamento esiste il passo che riguarda la parola ‘adelphòs’. La supposizione che il traduttore abbia scelto un termine non corrispondente al senso del testo aramaico, è un’insinuazione inammissibile. La Nuova Rivelazione fornisce su questo stato di cose una chiara ed esauriente informazione.

Nel "Grande Vangelo di Giovanni" XI volume, e nella "Infanzia di Gesù" viene dichiarato che i fratelli di Gesù provengono dal primo matrimonio di Giuseppe. Giuseppe aveva oltre 70 anni quando sposò Maria e già da lungo tempo era vedovo. Le ‘sorelle’ di Gesù erano figlie di parenti di Giuseppe che egli aveva accolto in casa sua come figlie adottive, a causa della gran povertà dei loro genitori. Per il popolo, per questo motivo, esse erano sorelle di Gesù. L’evangelista riferisce correttamente quando descrive alla lettera le asserzioni soggettive del popolo.

Nei primi secoli del cristianesimo gli scrittori ecclesiastici Origene, Clemente di Alessandria, Epiphane, Ephrem il Siriano ed altri, hanno riferito che Giuseppe era vedovo e aveva avuto figli dal primo matrimonio. Il traduttore biblico, san Geronimo, nel 383 d.C. forzò l’opinione che per fratelli di Gesù si trattasse di cugini, indicando le ‘sorelle di Sua madre’ [Gv. 19,25], e ci si doveva riferire alla Maria indicata, quale moglie di Cleofa. – "Questa costruzione di Geronimo", scrive Arturo Schult, "che fino ad oggi è ancora accettata nei circoli cattolici, contraddice però l’evidente testo del Vangelo".

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(Giovanni 2,4): Con riferimento alle nozze di Cana: “Donna, che cosa ho Io a che fare con te?”.

Questa espressione di Gesù ha sorpreso parecchie anime devote, ma con la sua assai magra descrizione l’evangelista non ci fornisce un’immagine sufficiente del vero avvenimento. Nella Nuova Rivelazione la realtà appare in una luce essenzialmente diversa. Conforme all’evento presentato secondo il costume di allora, ogni nuovo ospite doveva essere onorato con una coppa di vino. Maria aveva però già da qualche tempo notato che tutta la riserva di vino era stata versata, quindi anche il benvenuto per l’ultimo arrivato non sarebbe potuto avvenire. Il testo suona letteralmente così:

«Perciò Mi confidò in segreto: “Mio caro figlio, quale disagio! Non hanno più vino! Potresti procurarne Tu (almeno per questo nuovo ospite)?”. A questa richiesta di Maria, Io, di fronte agli invitati, piuttosto ambiguamente ma veramente in un linguaggio molto dolce com’era d’uso allora specialmente a Nazareth, risposi: “Donna, che importa di ciò a Me e a te? Come ospite invitato non è ancora Mio compito offrire del vino. La Mia ora non è ancora venuta!. Questo perché a quel tempo, specialmente da quelle parti, era usanza che ogni invitato a nozze dovesse contribuire al banchetto nuziale con un dono consistente in una misura di vino. Vi si osservava però una certa regola, secondo la quale i doni dei parenti più prossimi venivano consumati per primi; esauriti questi, si ricorreva allora, sempre per grado discendente, ai doni dei parenti più lontani e dei non consanguinei. Maria, che ne era a conoscenza, e avendo visto che tutta la provvista di vino era già stata consumata, si rivolse quindi a Me, perché, essendo arrivato un nuovo ospite, non era rimasta neppure una goccia di vino per poterlo accogliere come l’uso prescriveva. Così Mi esortò a non badare, per quella volta, all’ordine tenuto abitualmente! Si noti che in simili casi Maria ci teneva molto all’osservanza delle antiche tradizioni e, benché non Mi mostrassi molto disposto a fare ciò, ella che Mi conosceva bene, era sicura che Io non avrei mai lasciato inadempiuto quanto desiderava» [G.V.G. – I/10,11].

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(Matt. 8,21-27): “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti”.

Qualche scettico critico della Bibbia si è sempre visto, invitato da quest’apparente paradosso, a "dimostrare l’assurdità" di certe espressioni di Gesù e a negare quindi la stessa divinità in Lui. La Nuova Rivelazione ci dà anche in questo caso il chiarimento che pure questa frase ha un senso stabilito:

«I morti che seppelliscono i loro morti, infatti, sono tutti coloro che danno importanza allo sfarzo funerario. Essi sono più o meno morti, dimostrando di rendere onore alla morte avendone gran conto. La vera morte dell’uomo è l’egoismo, il cui spirito è l’orgoglio, il quale è avido soprattutto d’onore. E così poi una sfarzosa sepoltura di un defunto non è che l’ultimo passo arrogante dello spirito umano già da lungo tempo morto» [G.V.G – I/103,1-2].

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(Matt. 19,16-17): “Ed ecco, un tale gli si accostò e disse: Maestro buono, cosa devo fare per giungere alla vita eterna? Gesù gli rispose: perché Mi interroghi come buono? Uno solo è il buono”.

In base a quest’espressione di Gesù i ‘demitologi’ credono di poter dimostrare che Gesù non è stato nessun Dio, ma nel migliore dei casi un’ideale personalità umana. Qualcuno potrà trovare questo sillogismo affascinante, ma in ogni caso sarà una falsa conclusione, come chiariscono le spiegazioni della Nuova Rivelazione. Nel testo evangelico manca un’importante premessa, senza la quale la dichiarazione può essere interpretata facilmente in modo errato, poiché quell’espressione la pronuncia un capo della comunità nel luogo dove si trovava con i discepoli, il quale ancora non conosceva Gesù. Il testo dice:

«Poiché Mi consideri un tuo pari, come puoi ritenerMi un buon Maestro? Nessuno è buono se non Dio soltanto!» [G.V.G. – VIII/166,2].

Nello stesso episodio troviamo anche la spiegazione per cui l’interpellato, che non era affatto giovane, ma anziano e anche uno dei capi della sinagoga, si allontana quando Gesù gli raccomanda di vendere i suoi beni e seguirLo. Leggiamo:

«Vedi, tu sei un uomo molto ricco e, tuttavia, se non proprio avaro, sei certo però un uomo molto parsimonioso e non sei molto portato a praticare l’amore per il prossimo. Il tuo cuore e la tua anima sono ancora troppo attaccati ai morti tesori di questo mondo, e per questo la dolce Luce della Vita dai Cieli non ti può penetrare. Finché la tua anima è prigioniera, a causa del suo amore per i morti tesori e le attrattive di questo mondo, essa partecipa a tale morte, poiché il suo amore per ciò che è morto resta morto fino a quando propende in maniera prevalente verso i beni morti di questo mondo. In questa tua situazione di vita non è di certo nemmeno il caso di parlare di apparizioni interiori della vita! Io però voglio darti ora un consiglio; se tu lo seguirai, ti sarà dato tutto quello che fino ad ora era impossibile che ti fosse dato. Va’, vendi tutti i tuoi beni e distribuiscili saggiamente tra i poveri, allora ti preparerai un vero tesoro nel Regno dei Cieli, dal quale ti perverrà una vera Luce della Vita, ma poi vieni da Me e seguiMi, e vi troverai le garanzie più sicure per una vita eterna dell’anima, in tutta la sua pienezza! Mi hai compreso?» [G.V.G. – VIII/166,8-10].

Dopo la partenza dell’uomo ricco, Gesù disse poi ai suoi discepoli: «Quanto difficile sarà per ‘tali’ ricchi entrare nel Regno di Dio! Poiché ogni anima, dopo l’abbandono del suo corpo, non porta null’altro nell’aldilà che l’amore al quale seguono le sue opere come prodotti della sua volontà. Se però l’amore dell’anima è attaccato così alle cose morte di questo mondo, tanto che è diventata con queste una cosa sola, allora anch’essa è morta, e questo è ciò che si chiama inferno o morte eterna» [G.V.G. – VIII/166,15].

I pochi esempi già dimostrano che, sulle questioni spirituali e di fede, solo avendo un rapporto diretto con il Cielo è possibile avere dei chiarimenti nella verità. La Nuova Rivelazione è una vera miniera supplementare di conoscenze per il Nuovo Testamento. I numerosi volumi del "Grande Vangelo di Giovanni" rappresentano – come è già stato detto – "la rivelazione del Nuovo Testamento", così come tutte le autentiche rivelazioni sono un manuale per la vera vita.

 

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Le sette Caratteristiche o Spiriti di Dio

Il numero sette è decisamente importante nella Bibbia, esso è il simbolo di Dio, della Sua perfezione e completezza. Senza dimenticare le sette note e i sette colori dell’arcobaleno. Nell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, tutto si svolge attorno a questo numero: sette chiese, sette candelabri, sette suggelli, sette trombe, sette coppe, sette stelle, sette spiriti.

«Questa non è altro che un’immagine corrispondente proprio di ciò che io ti ho comunicato poco fa sulla Creazione, ovvero sulla formazione graduale di un intero mondo fisico. I grandi Spiriti creati all’origine sono per l’appunto i Pensieri in Dio e le Idee derivanti da questi Pensieri. Col mistico numero sette s’intende ciò che in origine era perfettamente divino e perfettamente somigliante a Dio, in ogni Pensiero uscente da Lui e in ogni Idea da Lui concepita, e collocata come fuori da Se stesso. Il primo in Dio è ‘l’Amore’. Questo lo si può trovare in tutte le cose create; poiché senza di esso nessuna cosa sarebbe possibile. Il secondo è la ‘Sapienza’ quale Luce proveniente dall’Amore. Anche questa la puoi scorgere in ogni essere nella sua forma; poiché quanto più un essere è recettivo per la Luce, tanto più sviluppata, decisa e bella sarà anche la sua forma. Il terzo, che deriva dall’Amore e dalla Sapienza, è l’efficace ‘Volontà’ di Dio. Solo attraverso di essa gli esseri pensati ricevono una realtà per poi essere e là esistere, altrimenti tutti i Pensieri e le Idee di Dio sarebbero proprio ciò che sono quei tuoi vuoti pensieri e idee che non vengono mai attuati. Il quarto, che deriva di nuovo dai tre, è e si chiama ‘Ordine’. Senza quest’Ordine nessun essere potrebbe avere una forma duratura e costante, e così neppure un determinato scopo. Infatti, se tu attaccassi all’aratro un bue, ed esso mutasse la sua forma e il suo aspetto, per esempio in quello di un pesce o di un uccello, potresti mai raggiungere uno scopo con quel bue? Oppure se tu volessi mangiare un frutto, ed esso davanti alla bocca ti si cambiasse in pietra, a che ti gioverebbe il frutto? Oppure se tu andassi da una qualche parte per una solida strada e la strada ti si cambiasse in acqua sotto i piedi, ti servirebbe a qualcosa la strada, fosse stata pure la più solida? Vedi, tutto ciò e innumerevoli altre cose vengono evitati grazie al divino Ordine, il quarto Spirito di Dio! Il quinto Spirito di Dio si chiama divina ‘Serietà’, senza la quale niente sarebbe possibile come qualcosa di persistente (nel tempo), poiché esso equivale all’eterna Verità in Dio, e soltanto tale Spirito dà a tutti gli esseri la vera persistenza, la riproduzione, la crescita e la completezza finale. Senza tale Spirito in Dio, le cose andrebbero ancora molto male per tutti gli esseri. Essi sarebbero come le formazioni della fata morgana, le quali sembrano essere qualcosa fino a quando sono visibili; ma le condizioni che le hanno prodotte ben presto mutano, non essendovi in esse serietà, e allora le belle e prodigiose formazioni svaniscono nel nulla! È vero che anch’esse sono molto ben ordinate a vedersi, ma poiché nella regione che le produce non domina alcuna serietà, esse non sono altro che formazioni vuote e assolutamente passeggere che non possono affatto avere una persistenza (nel tempo). – Vogliamo dunque passare anche agli ultimi due, e così ascoltami ancora! Dove sono presenti il sommo Amore, la somma Sapienza, l’onnipotente Volontà, il perfettissimo Ordine e l’immutabile saldissima Serietà, evidentemente deve essere presente anche la somma ed eternamente ineguagliabile ‘Pazienza’; poiché senza di essa tutto si dovrebbe svolgere precipitosamente e andrebbe a finire nell’intricatissimo caos degli antichi sapienti. Quando un architetto costruisce una casa, accanto alle altre caratteristiche che gli sono necessarie per realizzarla, non deve tralasciare neppure la pazienza. Se questa, infatti, gli manca, allora – credimi – non se la caverà mai con la costruzione di quella casa. Io ti dico: “Se Dio non avesse questo Spirito, già da un tempo infinitamente lungo nessun Sole illuminerebbe una Terra nell’infinitissimo Spazio, e il mondo degli spiriti avrebbe un aspetto del tutto singolare, completamente privo di esseri!”. La Pazienza è la madre dell’eterna, immutabile Misericordia di Dio, e se questo sesto Spirito non fosse in Dio, dove e che cosa sarebbero allora tutte le creature di fronte all’unico onnipotente Dio?! Dunque, se ora noi anche sbagliamo in qualche modo e così, evidentemente, ci esponiamo all’annientante maledizione dell’Amore, della Sapienza, della Volontà di Dio, a cui fa seguito evidentemente la Sua Serietà a causa dell’Ordine che la precede, ci imbattiamo nella divina Pazienza che tuttavia, col tempo porta e deve portare tutto in equilibrio, poiché senza di essa tutte le creature per quanto perfette, sarebbero sottoposte all’eterno giudizio della perdizione. – La divina Pazienza, con i precedenti cinque Spiriti in Dio, certo creerebbe sui mondi fisici un essere umano, o anche molti esseri umani in quantità innumerevole, e continuerebbe anche a conservarli. Ma allora un tale essere umano, o anche una quantità innumerevole di esseri umani, continuerebbe a vivere per un tempo infinito nella pesante carne, e allora non si parlerebbe per tempi eterni di una liberazione finale dell’anima dai lacci della materia. Nel contempo, animali, piante e uomini si moltiplicherebbero in continuazione, e alla fine abiterebbero in tal numero e così stipati su un mondo fisico dallo spazio limitato, che nessuno potrebbe più evitare l’altro. S’intende però che ciò avverrebbe nel caso in cui un mondo fisico riuscisse, sotto l’azione dell’infinita Pazienza divina, a maturare a tal punto da poter ancora sostenere e nutrire piante, animali e uomini. Sì, con i soli sei Spiriti che ti ho fatto conoscere finora, andrebbe infinitamente a rilento perfino la creazione di un mondo materiale, anzi ci sarebbe molto da dubitare che un mondo potesse mai comparire materialmente. Ma la Pazienza, come ho detto, è la madre della divina Misericordia, e così il settimo Spirito in Dio è appunto la ‘Misericordia’ che vogliamo chiamare anche ‘Mansuetudine’. Questa rimette tutto a posto. Essa mette ordine in tutti i precedenti Spiriti e produce la tempestiva maturazione sia di un mondo, sia di tutte le creature su di esso. Per ogni cosa essa ha stabilito un certo periodo di tempo, e gli spiriti divenuti maturi possono aspettarsi di conseguenza che avvenga presto e facilmente la piena liberazione, così da poter entrare nella loro eterna libertà e nella pienissima autonomia di vita. – Fu per effetto di questo settimo Spirito in Dio che Dio stesso assunse la carne, per liberare con ciò tutti gli spiriti prigionieri dai duri lacci del necessario Giudizio della materia, nel più breve tempo possibile. Per tale ragione questa Sua Opera – la Redenzione – può essere chiamata la nuova, rifatta Creazione dei Cieli e dei mondi, e così la più grande Opera di Dio. In essa, infatti, tutti i sette Spiriti di Dio agiscono pienamente in equilibrio, mentre non era questo il caso di prima, e neppure doveva esserlo, in conseguenza dello Spirito dell’Ordine in Dio. Prima, infatti, questo settimo Spirito in Dio che ora ti ho fatto conoscere, cooperava con gli altri Spiriti solo affinché tutti i Pensieri e le Idee di Dio divenissero realtà; d’ora in poi, invece, esso opera più possentemente, e la conseguenza ne è appunto la perfetta Liberazione. E vedi, questi sono i sette Spiriti di Dio che tu non capivi, e tutto ciò che è creato, provenendo dai sette Spiriti di Dio, corrisponde in tutto e per tutto a questi e li cela in Sé. E la Creazione eternamente perenne e l’altrettanto perenne creare è ciò che i primi saggi di questa Terra chiamavano “le guerre di Jehova”» [G.V.G. – VII/18].

 

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Le guerre di Jehova

Il "Libro delle guerre" (citato in Numeri 21,14) è tra i tredici libri menzionati nella Bibbia che adesso non esistono più. Libri ispirati da Dio che sono andati perduti, mentre alcuni libri apocrifi sono tuttora esistenti. L'esegesi biblica definisce il Libro delle guerre uno "scritto poetico, una raccolta di canti religiosi", ma da più parti s’insinua che erano "canti di battaglia". La realtà è però ben diversa e più semplice, e la Nuova Rivelazione ce ne offre una limpida e chiara:

«Come i sette Spiriti, ovvero le sette particolari Caratteristiche in Dio si trovano, in certo qual modo, in continuo conflitto, così che una Caratteristica sprona sempre anche l’altra all’azione, più o meno la stessa lotta tu la puoi riconoscere con estrema facilità anche in tutte le creature di Dio. L’Amore di per sé è cieco, e il suo desiderio è quello di attirare a sé ogni cosa. Ma in questo desiderio esso si accende e si fa luce, e così la comprensione e la conoscenza in esso. Non vedi ora come la luce combatte contro il singolo desiderio del puro amore, e conduce l’amore all’ordine e alla ragione?! Da questa battaglia o guerra, però, si desta allo stesso tempo la Volontà come braccio attivo dell’Amore e della sua Luce, Volontà che mette in opera ciò che la luce ha saggiamente disposto in buon ordine. Allora, appunto, dalla conoscenza dell’amore, per mezzo di tale Luce di conoscenza e per la forza di entrambe, viene richiamato nel contempo anche l’Ordine, e questo prosegue a combattere tutto ciò che è disordine, mediante la luce e la volontà dell’amore. E in questo che tu hai di nuovo una permanente, eterna guerra di Jehova, sia in Jehova che in tutte le creature. Così andrebbe tutto ormai bene, qualora si potesse garantire che quanto i quattro Spiriti hanno messo in opera in modo così ben ordinato, abbia già una persistenza (nel tempo). Invece tutte le opere, per quanto splendide dei primi quattro Spiriti, somigliano ancora molto alle costruzioni realizzate per gioco dai bambini. È vero che i bambini realizzano certe cose in modo magistralmente ordinato, con grande divertimento e gioia, tuttavia poco tempo dopo non provano più alcuna gioia per la loro produzione, e allora la distruggono ancor più zelantemente di come l’abbiano fatta sorgere poco prima. E in verità, amico, qua le cose si metterebbero ancora molto male riguardo al persistere di tutto il creato! Nondimeno, per impedire questo, e precisamente in seguito al grande compiacimento per la completa riuscita delle opere, si leva dai quattro Spiriti la serietà, quale quinto Spirito in Dio, così come nelle Sue creature. E questo Spirito allora continua a combattere contro la distruzione e l’annientamento delle opere ormai prodotte, allo stesso modo come anche un uomo divenuto assennato e serio che, per esempio, si sia costruito una casa e abbia piantato una vigna. Egli impiegherà ogni sforzo per la conservazione e l’utilizzo della casa e della vigna, non certo per l’istantanea ridemolizione delle stesse, come ti ho indicato poco fa per le opere prodotte dai bambini. E vedi, questa – come ho già detto – è già di nuovo una guerra di Jehova! Tuttavia la casa edificata mostra col tempo dei difetti, e la vigna a non voler dare la vendemmia desiderata; allora il costruttore si pente della sua fatica e della sua serietà nell’operoso zelo, e perciò vorrebbe anche distruggere l’opera, ed erigerne al suo posto una tutta diversa e nuova. Allora si fa incontro a tale serietà il sesto Spirito, e si chiama – come ho già detto – ’pazienza’. E vedi, essa conserva allora la casa e la vigna! E questa è già ancora una nuova guerra di Jehova! Ora, la pazienza, di per sé, come pure unita ai precedenti Spiriti, non apporterebbe né alla casa, né alla vigna, delle particolari migliorie, ma lascerebbe stare e andare tutto così com’è. Allora viene il settimo Spirito, e precisamente la misericordia che include in sé la mansuetudine, la sollecitudine, la Diligenza, l’Attività amorevole e la generosità. E vedi, l’uomo allora ripara la sua casa così bene che in essa non ci sono più difetti, neppure di minima importanza, e vanga e concima la vigna, così che presto gli fornisce una ricca vendemmia! E vedi, ancora una volta questa è di nuovo una battaglia o una guerra di Jehova, nell’uomo così come in Dio e nell’angelo! E quindi, la vera, perfetta Vita, sia in Dio che nell’angelo e così pure nell’uomo, è una battaglia incessante dei sette Spiriti che ora ti ho indicato. Questa battaglia però, in Dio come nell’angelo, non è come se in uno o nell’altro dei sette Spiriti ci fosse un desiderio a reprimere gli altri Spiriti e a renderli inattivi. Anzi, la battaglia mira eternamente a far sì che uno Spirito, con tutta la sua forza e potenza, sostenga incessantemente l’altro, e quindi ciascuno Spirito è contenuto perfettamente nell’altro. Dunque, l’Amore è in tutti gli altri sei Spiriti, e così anche la Luce, ovvero la sapienza, è nell’amore e negli altri cinque Spiriti, e così via. In tal modo in ogni singolo Spirito operano totalmente e pienamente anche tutti gli altri e sono sempre presenti in modo attivo, sostenendosi in continuazione nella più bella armonia» [G.V.G. – VII/19].

 

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La solitudine di Dio

Dio, nella Sua onnipotenza, nella sua grandezza, nel Suo eterno Amore è estremamente solo. Egli, nonostante questo Suo Amore infinito, non ha nessuno con cui confrontarsi, perciò è estremamente solo. E’ per questo che ha creato dei figli, affinché nella loro libertà essi Lo amassero. Perciò ha bisogno dell'uomo, l’uomo-spirito, cioè quella Sua creatura foggiata a Sua immagine e somiglianza, instillando in esso il bisogno dell'Amore di Dio. Per lo stesso motivo si è fatto Uomo, per dimostrare la volontà della Sua vicinanza verso di noi, affinché, tramite il nostro amore per Lui, nasca la brama di averLo come Amico e Fratello, tali da diventare veramente ‘figli’:

«O tu, Mio caro fratello, vieni qui sul Mio petto e lasciati afferrare con tutta la Potenza e la Forza della Mia vita! Oh, quanto a lungo ho bramato di avere un fratello; solo che nessuno lo è voluto diventare nel Mio Amore di sua spontanea volontà. Ora però sei stato tu a diventare per Me quello che il Mio Cuore da tante eternità aveva bramato invano. Lascia dunque che ora gioisca sul tuo petto; infatti, ora Io non sono più solo nell’immensa infinità! Oh, non invano ho colmato lo Spazio infinito di innumerevoli esseri di ogni specie a causa di un fratello, e non invano ho chiamato (attingendo) da Me innumerevoli eserciti di spiriti!» [G.F.D. – II/93,17-20].

«Egli stesso vuole che sia così, perché i figli hanno dall’eternità il diritto di conversare col Padre a loro piacimento! Dunque non fare domande per cose e rapporti insulsi, poiché non è colpa tua se sei un uomo, ma la ragione di ciò sta soltanto in Colui che ti ha creato così come tu sei, fuori da Se stesso e per Volontà e Potere Suoi, senza essere vincolato al consiglio di nessun altro, se non a quello assolutamente Suo. E in verità, chi avrebbe potuto interrogare se non unicamente Se stesso, dato che prima di Lui non esisteva alcun essere in tutta l’immensità? Dunque, quando tu parli con Lui come con un tuo pari, fai benissimo, perché Dio all’infuori di Se stesso non ha nessuno con cui poter scambiare parola. Invece le Sue creature, che da Lui procedono, godono per Suo volere di una tale libertà, cosicché possono parlare con Dio e Dio con loro così come può parlare un uomo a un altro uomo e, per conseguenza, il fatto che tu parli con Lui come con un altro tuo simile resta perfettamente nell’ambito dell’Ordine, poiché la creatura è degna del suo Creatore e il Creatore è degno della Sua creatura» [G.V.G. – II/58,2-3].

«Ai tuoi amici e fratelli dì pure con ogni amore: “Io, il vostro amorevolissimo Padre, ho già spalancato entrambe le braccia per stringerli tutti quanti al Mio Cuore eternamente, eternamente! Mai più devono distogliersi da Me, ma costantemente devono guardarMi in volto, e il Mio occhio dirà loro – sì lo annuncerà forte – quanto Io li ami, e come sono rette le Mie intenzioni verso di loro”. Dì loro che ho allontanato dai Miei occhi i loro peccati, e li ho lavati e resi bianchi come la neve; ora non c’è più alcun ostacolo. Non voglio più essere per loro un Padre invisibile; essi devono guardarMi sempre, e trastullarsi con Me e scherzare e rallegrarsi, e tutte le loro preoccupazioni devono ora affidarle a Me. Oh, con quale gioia voglio provvedere ulteriormente per loro! E cosa sono per Me, il Padre, tutte le gioie e le beatitudini dei Miei Cieli, in confronto a quella di essere amato dai Miei diletti figli Quale unico e vero Padre! Vedi, tutte le beatitudini ve le do in cambio di questa sola che Io ho stabilito solo per Me, e perciò i Miei figli non dovranno neanche chiamare nessuno ‘Padre’, se non unicamente ed esclusivamente Me; poiché Io lo sono, e lo sono pure con ogni diritto, e nessuno può toglierMi questo diritto, poiché Io sono l’Unico, il Solo, e all’infuori di Me non c’è più nessuno» [G.F.D. – I/3,8-11].

«In verità, in verità, per amore di un figlio Io sarei disposto a sacrificare miliardi di soli e di mondi di ogni specie, qualora non potessi altrimenti farlo ritornare a Me! Anzi, ascolta, Mio Enoch, voglio dirti una cosa che va ancora ben oltre di quanto ti ho già detto finora! Ecco, tu sai che Io ho trattenuto soltanto la Vita indivisa quale il Mio Amore in Me, mentre tutto il resto l’ho dato! Io stesso sono quest’unica, eterna Vita; fuori di Me tutto è morto, e niente ha una vita se non in Me! Ma se capitasse che un figlio si potesse salvare solo alla condizione che Io donassi per lui questa Mia unica, eternissima Vita, allora sacrificherei anche questa Mia unica Vita, piuttosto che perdere uno solo dei Miei figli! Oh, Enoch, puoi tu concepire questo Amore?» [G.F.D. – II/251,14-17].

 

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Cap. 13

 

La fondamentale richiesta della Nuova Rivelazione: l’amore per il prossimo e la rinascita dello spirito

 

Sebbene sembri siano le profezie la parte più importante della Nuova Rivelazione, in verità è invece necessario dare la preminenza al messaggio di salvezza che ciascuno è invitato ad adempiere, e in tal modo comprendere la richiesta principale dell’insegnamento di Gesù che, come un filo rosso, attraversa tutta l’opera della Rivelazione. Questo è ‘l’amore per il Signore e per il prossimo’, quale base di tutta la dottrina di vita, per poter accedere alla vera fede e, da Dio, avere l’aiuto necessario per crescere nella conoscenza e ricevere in cambio il dono della vita eterna. L’esposizione nel Vangelo della parabola del samaritano ne è l’esempio più eloquente.

 

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L’amore per il prossimo

Un ampio spunto per la comprensione di chi sia il prossimo, ce lo dà Giovanni con la spiegazione del dodicesimo Comandamento, il quale suona proprio così:

«Come deve essere inteso tale ‘amare il prossimo come se stessi?’, se l’amor proprio o egoismo è un vizio, e di conseguenza anche l’analogo amore per il prossimo non potrà essere altro che un vizio, poiché tale amore, presentato in questo modo, pone evidentemente come base l’amor proprio, o egoismo. […] Vedete, questa sarebbe già un’obiezione talmente banale alla quale non dovrebbe essere affatto difficile ribattere, poiché questo amor proprio di ogni uomo rappresenta tanto quanto la propria stessa vita; allora si comprende da sé in questo grado il naturale amor proprio, poiché non avere amor proprio, significherebbe tanto quanto non avere nessuna vita! Qui perciò si tratta di riconoscere la differenza tra il giusto e l’ingiusto amor proprio. L’amor proprio è ‘giusto’ quando non si ha nessun maggior desiderio per le cose del mondo, di quello che vi ha assegnato la giusta misura dell’Ordine divino, misura che è stata sufficientemente indicata nel settimo, nono e decimo Comandamento. Se l’amor proprio desidera oltre questa misura, allora oltrepassa i limiti stabiliti dall’Ordine divino e, col primo superamento, deve essere considerato già come peccato. Di conseguenza anche l’amore per il prossimo è da ripartire secondo questa misura; infatti, se qualcuno ama un fratello oppure una sorella oltre questa misura, allora pratica idolatria con suo fratello o con sua sorella, e ciò non li rende migliori, bensì peggiori. […] Io penso che quest’illuminazione basterà per scorgere che ogni eccesso, tanto nell’amor proprio quanto in quello per il prossimo, è un orrore dinanzi a Dio. Di conseguenza, amare il prossimo come se stessi significa ‘amare il prossimo nell’Ordine divino dato’, quindi in quella giusta misura che è stata assegnata da Dio a ogni uomo fin dal primo inizio. Chi non riesce ancora a comprendere questo fino in fondo, a questi voglio aggiungere ancora un paio di esempi, dai quali potrà scorgere chiaramente quali conseguenze porta con sé un eccesso come l’altro» [S.S. – II/103,1-4 e 12-13].

(1° esempio): «… Da ciò risulta evidente che sia l’amore per il prossimo, così come anche l’amor proprio, devono sempre rimanere nei limiti della giusta misura stabilita dall’Ordine divino. Se l’uomo ama sua moglie più del dovuto, la guasterà. Essa diventerà vanitosa, si stimerà moltissimo e diventerà una cosiddetta civetta. L’uomo avrà a stento mani a sufficienza per allungarle dappertutto così da soddisfare le pretese di sua moglie. Così anche un promesso sposo, se ama troppo la sua promessa sposa, la renderà sfacciata e, alla fine, infedele. Perciò la giusta misura dell’amore è necessaria dappertutto. Tuttavia l’amore per il prossimo consiste in qualcosa del tutto diverso da quello che abbiamo imparato a riconoscere finora. – Dunque, in cosa consista l’amore per il prossimo nella maniera spirituale più interiore, vogliamo imparare a riconoscerlo chiaramente nel seguito di questa comunicazione» [S.S. – II/103,18-21].

(2° esempio): «Per conoscere radicalmente in cosa consiste il reale vero ‘amore per il prossimo’, si deve prima sapere e comprendere a fondo chi è del tutto realmente un prossimo. In ciò sta il nodo principale della questione. Si dirà: “Da dove si deve apprendere questo? Il Signore stesso, infatti, quale unico Enunciatore di questo amore, non ha dato da nessuna parte definizioni più precise. Quando gli scribi Gli domandarono chi fosse il prossimo, Egli mostrò loro semplicemente in una parabola chi era ‘il prossimo’ con quel noto samaritano vittima di una disgrazia; in altre parole fu un altro samaritano che lo portò nella locanda dopo aver prima versato olio e vino sulle sue ferite. Tuttavia, da ciò risulta che solo sotto certe circostanze gli uomini vittime di una disgrazia hanno ‘il prossimo’ nei loro benefattori, e quindi, all’opposto, sono anche ‘il prossimo’ per i loro benefattori. Se dunque esiste ‘un prossimo’ solo sotto queste circostanze, allora, cos’hanno per prossimo quegli uomini comuni che non hanno dovuto subire una disgrazia, né si son trovati una volta nella situazione di soccorrere una vittima di un incidente? Non esiste dunque nessun testo di carattere generale che indichi più precisamente ‘il prossimo’? Infatti, in questa parabola, da una parte c’è soltanto l’estremo bisogno, e dall’altra parte una grande agiatezza, congiunta con un buon cuore che si trovano uno di fronte all’altro a rappresentare il prossimo”. Vogliamo perciò vedere se non si trovano simili testi più estesi. – Qui ce ne sarebbe uno, e questo suona così: “Benedite coloro che vi maledicono, e fate del bene ai vostri nemici!” – Questo sarebbe un testo dal quale si scorge chiaramente che il Signore ha esteso molto ampiamente l’amore per il prossimo, non avendo escluso perfino i nemici né i bestemmiatori. Inoltre, un altro testo suona così: “Fatevi amici con l’ingiusto mammone”. – Cosa vuole indicare con ciò il Signore? Nient’altro se non che l’uomo non deve lasciarsi sfuggire nessuna occasione per fare del bene. Egli permette perfino, preso sotto l’aspetto esteriore, un’evidente appropriazione indebita dei beni di un ricco se, con ciò, certo solo nel caso di estremo bisogno, possono essere aiutati molti o perlomeno parecchi bisognosi.– Ulteriormente troviamo un testo in cui il Signore dice: “Ciò che di bene voi fate a uno di questi poveri nel Mio Nome, lo avete fatto a Me”. Il Signore convalida questa frase con la descrizione del ‘giorno del giudizio’ o giudizio spirituale; qui Egli dice agli eletti: “Io venni da voi nudo, affamato, assetato, malato, prigioniero e senza tetto né mestiere, e voi Mi avete accolto, curato, vestito, sfamato e dissetato” – e ugualmente disse agli abbietti che questo non lo avevano fatto. I buoni si scusarono come se non lo avessero mai fatto, e i cattivi come se certamente lo avessero fatto se Egli fosse venuto da loro. E il Signore indica poi con chiarezza: “Qualsiasi cosa avete fatto o non fatto ai poveri nel Mio Nome, valeva per Me”. – Da questo testo è rivelato già abbastanza chiaramente il vero e proprio amore per il prossimo, e viene mostrato chi è, di conseguenza, propriamente il prossimo. Noi però vogliamo considerare ancora un testo, e questo suona così: “Se preparate dei banchetti, non invitate coloro che possono ripagarvi con un altro banchetto. Per questo non avrete alcuna ricompensa in Cielo, poiché l’avete ricevuta nel mondo. Invitate invece i bisognosi, storpi, infermi, in ogni riguardo uomini poveri, che non vi possono ripagare, allora avrete la vostra ricompensa in Cielo. Così pure prestate il vostro denaro a coloro che non ve lo possono restituire, così ne trarrete profitto per il Cielo. Se invece prestate il vostro denaro a coloro che ve lo possono restituire con gli interessi, allora è finita con la vostra ricompensa. Quando fate elemosina, allora fatela in silenzio, e la vostra mano destra non deve sapere quello che fa la sinistra; e il Padre vostro nel Cielo, che vede di nascosto, vi benedirà per questo e vi ricompenserà nel Cielo!”. – Io ritengo che da questi testi si dovrebbe afferrare facilmente chi è indicato dal Signore come il vero e proprio prossimo. Vogliamo perciò vedere quale senso sta dietro a tutto questo. Dappertutto noi vediamo, da parte del Signore, soltanto i poveri posti di fronte ai benestanti. Cosa ne consegue? Nient’altro che, da parte del Signore, i poveri sono indicati e posti come il vero e proprio prossimo di fronte ai benestanti, e non i ricchi di fronte ad altri ricchi e i poveri di fronte ad altri poveri. I ricchi verso i ricchi possono considerarsi come ‘prossimo’ solo quando si uniscono per gli stessi scopi buoni e a Dio compiacenti. I poveri, invece, stanno di fronte ai poveri altrettanto come prossimo solo quando si uniscono fraternamente tra loro secondo le possibilità, nella pazienza e nell’amore per il Signore. Il primo grado di questo amore rimane perciò sempre tra i benestanti e i poveri, e tra i forti e i deboli, e sta nello stesso rapporto come quello tra genitori e figli. – Ma perché i poveri di fronte ai benestanti, i deboli di fronte ai forti, come i figli di fronte ai genitori, devono essere considerati e trattati come il prossimo più vicino? Questo è dovuto per nessun altro motivo che dal seguente del tutto semplice: perché il Signore, quale ‘il prossimo’ più vicino per ogni essere umano, in questo mondo rappresenta Se stesso, secondo la Sua stessa dichiarazione, di preferenza nei poveri e nei deboli, come nei figli. Infatti, Egli stesso dice: “Quello che fate ai poveri, lo avete fatto a Me!”. Il Signore voleva dire: “Voi non Mi avrete sempre personalmente tra di voi, ma tra di voi avrete sempre i poveri, per così dire, quali Miei perfetti rappresentanti”. – Così il Signore parlò anche di un bambino: “Chi accoglie un tale fanciullo nel Mio Nome, accoglie Me”. Da tutto questo risulta però che gli uomini, secondo il grado maggiore o minore, devono considerarsi l’un l’altro come ‘prossimo’, quanto maggiore o minore sono ricolmi dello Spirito del Signore. Il Signore invece non dispensa il Suo Spirito ai ricchi del mondo, bensì sempre soltanto ai poveri, deboli e minori del mondo. Il povero è perciò sempre più ricolmo dello Spirito del Signore, perché Egli è un povero, infatti, la povertà è certo una parte principale dello Spirito del Signore. Chi è povero, nella sua povertà ha somiglianza col Signore, mentre il ricco non ne ha nessuna. Costoro il Signore non li conosce. I poveri invece li conosce. Perciò i poveri devono essere il prossimo dei ricchi, dai quali essi, i ricchi, devono dipendere se vogliono avvicinarsi al Signore, poiché è impossibile che i ricchi si possano considerare il prossimo del Signore. Il Signore stesso, con la narrazione del ricco epulone, ha mostrato l’infinito abisso tra Lui e loro. Solo il povero Lazzaro Egli pone nel grembo di Abramo, quindi il più vicino a Lui, al Signore. Anche nell’occasione del giovane ricco, il Signore indicò chi doveva essere il suo prossimo prima che potesse di nuovo venire da Lui e seguirLo, e dappertutto il Signore rappresenta i poveri, come pure i bambini, quali i più prossimi a Lui, oppure anche quali Suoi veri e propri rappresentanti. Sono questi che i benestanti devono amare come se stessi, non però nel contempo anche i loro pari. Infatti, per questo il Signore disse che questo Comandamento dell’amore per il prossimo è uguale al primo, tramite il quale Egli voleva dire nient’altro che questo: “Quello che fate ai poveri, lo fate a Me!”. – Che però i ricchi non debbano considerarsi l’un l’altro come prossimo, risulta chiaro esaminando quando il Signore disse che i ricchi non devono invitare altri ricchi come ospiti, e non devono prestare il loro denaro ad altri ricchi, e risulta chiaro anche dal fatto che non ha comandato al ‘giovane’ ricco di distribuire i suoi beni ai ricchi, bensì ai poveri. Ma se un qualche ricco volesse dire: “I miei prossimi più vicini sono tuttavia i miei figli!”, allora io dico: “Assolutamente no!”. Il Signore, infatti, accolse solo un bambino povero che chiedeva l’elemosina lungo la via e disse: “Chi accoglie un tale fanciullo nel Mio Nome, accoglie Me”. Con i bambini dei ricchi il Signore non ha mai avuto qualcosa da fare! – Per questo motivo, quando il ricco provvede in modo scrupoloso per i propri figli, commette un rilevante peccato verso l’amore per il prossimo. Il ricco provvede meglio di tutto ai propri figli quando si preoccupa per un’educazione compiacente al Signore e non risparmia il suo patrimonio per loro, bensì quando lo devolve per la maggior parte ai poveri. Se fa questo, allora il Signore afferrerà i suoi figli e li guiderà sulla via migliore. Se non lo fa, allora il Signore distoglierà via il Suo volto da loro, ritirerà le Sue mani e abbandonerà la loro delicatissima giovinezza nelle mani del mondo; il che significa nelle mani del diavolo, affinché poi diventino figli del mondo, uomini del mondo, il che equivale a dire: diventare diavoli stessi. Se sapeste quanto sono maledetti da parte del Signore, nel modo più spaventoso fino al più basso, terzo grado dell’inferno, tutti i capitali sociali e particolarmente i fedecommessi[66], allora voi dallo spavento e dall’angoscia raggelereste fino alla durezza di un diamante! Perciò tutti i ricchi, dovunque possano essere, devono prendersi a cuore il più possibile quanto detto: distogliere il loro cuore il più possibile dalle loro ricchezze e, con tali ricchezze, fare il più possibile del bene, se vogliono scampare all’eterna fucina annerita, poiché nell’aldilà c’è un duplice istituto annerito. Uno di lunga durata in luoghi tenebrosi, dai quali si dipartono solo sentieri inconcepibilmente stretti, dinanzi ai quali ai viandanti non va molto meglio che ai cammelli dinanzi alle crune degli aghi. C’è però anche un eterno istituto annerito, dal quale, per quanto ne so finora io, non si diparte nessun sentiero. – Quindi, questo è da prendere in considerazione per i ricchi, come anche per ciascuno che possiede in qualche modo tanto da poter fare ancora qualcosa per i poveri. […] Perciò anche qui, nel Sole, questo viene insegnato e continuamente praticato» [S.S. – II/104,1-22].

«Ora fate attenzione! L’amore per il Signore, e proveniente da esso quello per il prossimo, per conseguenza sente la necessità del Signore e di tutto quello che è Suo. Il ‘cattivo amore’ invece, come voi sapete, è il contrario in tutto. Quando l’amore buono e nobile sente la pienezza in continuo aumento di ciò che è la sua unica necessità, allora prova in sé un appagamento che in sé è appunto quel delizioso sentimento cosciente che, proprio attraverso il suo appagamento e l’attività vitale da esso prodotta, suscita in sé la luce dell’amore. In questa luce tutto viene accolto in esso come plasticamente, e si tramuta in forme armoniche molto elevate. Dalla consapevolezza dell’appagamento e dalla contemplazione delle forme viventi in sé, deriva poi quel delizioso sentimento che voi conoscete come il concetto di: “Beatitudine della Vita eterna. Ora fate ancora attenzione! Una volta che l’amore vivente è stato così appagato ed è passato nella sua luce, allora trova una seconda necessità, cioè quella della comunicazione. Questa comunicazione si identifica con l’amore per il prossimo o amore fraterno, che però non può essere completamente presente finché l’uomo, nel suo amore per il Signore, non abbia ricevuto il giusto appagamento proprio dal Signore. Perciò anche il vero ordine dell’amore per il prossimo è soltanto quello di amare il fratello attraverso il Signore. Se, al contrario, qualcuno ama il Signore attraverso i suoi fratelli, allora è un ordine capovolto che non ha nessun rapporto armonico con l’ordine primario. E perché è così? Ebbene, è così per il fatto che è certamente più naturale cercare ogni cosa in Colui nel Quale c’è Tutto, che non cercare il perfettissimo Tutto in colui che è molto lontano dall’essere tutto. Oppure, per esprimersi ancora più chiaramente: “Di sicuro, rispetta più l’ordine cercare in Dio tutti i fratelli, che cercare in questi il Dio infinito!”. In Dio perfino ognuno troverà tutto, mentre nel proprio fratello a volte ci sono forti dubbi di trovare la suprema Essenza divina. E se la si trova, c’è poi una grande differenza tra ‘trovare’ e trovare. Questa differenza voi la potete constatare terrenamente, come quando, ad esempio, vi trovate ad avere tra le mani un buon cannocchiale. Se lo usate nel modo giusto, cioè se volgete la grande lente dell’obiettivo verso l’esterno e avvicinate le piccole lenti oculari agli occhi, allora troverete gli oggetti che osservate nel naturale ingrandimento, poiché qui il vostro sguardo si irradia dal centro della lente dell’obiettivo. Se invece lo capovolgete, allora vedrete comunque gli oggetti che avete visto prima, ma questi appariranno tante volte più piccoli, quante volte più grandi li avete visti prima; e dovrete fare una fatica terribile se voleste scorgere oggetti piuttosto lontani volendoli riconoscere pienamente» [S.S. – I/106,9-15].

 

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La rinascita dello spirito

Un altro importantissimo invito è quello rivolto a tutti a non demordere nella fede e a mettere in pratica in ogni occasione della vita l’amore verso Dio e verso il prossimo, cercando di tendervi con tutte le proprie forze, al fine di ottenere in premio la rinascita dello spirito.

Dalle numerose indicazioni per capire come ottenere la Rinascita, ne presentiamo succintamente alcune.

«Qui sta appunto il grande mistero della libera autoformazione dell’uomo! Io posso fare ogni cosa all’uomo, ed egli tale rimane; il cuore invece è sua proprietà assoluta ed è chiamato unicamente lui a plasmarlo, al fine di poter da se stesso spianarsi la via alla vita eterna. Poiché, se Io dovessi per primo por mano al cuore umano per iniziarne la formazione, l’uomo diverrebbe una macchina e non potrebbe mai più raggiungere l’indipendenza; invece, quando all’uomo viene data la dottrina ed egli sa quello che deve fare affinché il suo cuore si renda degno di Dio, egli deve anche seguire, per spontaneo volere, la dottrina ricevuta e deve plasmare il suo cuore, così come la dottrina gli ha suggerito. E quando ha così formato il proprio cuore e l’ha curato e mondato, solo allora vengo Io nello spirito e prendo dimora nel cuore, e allora tutto l’uomo è rinato nello spirito e non può più in eterno andar perduto, perché con ciò è diventato una cosa sola con Me, così come Io stesso sono una cosa sola con il Padre, dal Quale sono proceduto e sono venuto in questo mondo per mostrare e appianare a tutti i figli degli uomini la via che essi devono percorrere in spirito e verità, attraverso la quale, nella pienezza di questa, poter giungere a Dio! Dunque, tu devi da solo por mano alla formazione del tuo cuore, altrimenti sei perduto, anche se Io ti avessi chiamato alla vita della carne fuor dalle tombe mille volte!» [G.V.G. – II/75,8].

«Perciò in verità vi dico: “Nessuno verrà a Me se non sarà attratto a Me per mezzo del Padre!”. Voi tutti dovete essere ammaestrati dal Padre, vale a dire dall'eterno Amore in Dio, se volete venire a Me! Voi tutti dovete essere perfetti com’è perfetto il Padre che è nei Cieli. Però il molto sapere come pure la molta e più ricca esperienza non vi faranno avvicinare alla meta, ma soltanto il vivente amore per Dio nonché il vivente amore per il prossimo; ecco, qui si cela il grande mistero della rinascita del vostro spirito da Dio e in Dio» [G.V.G. – IV/1,4].

«Amico, la Via che conduce alla vita dello spirito è angusta e piena di spine. A parole, ciò vuol dire: “Tutto quello che in questa vita ti può accadere di irritante, di amaro e di spiacevole da parte degli uomini, combattilo con tutta dolcezza e pazienza, e a chi ti fa del male, non ricambiare il male, ma rendi invece l'opposto, e così radunerai carboni ardenti sul suo capo”. A chi ti percuote, non rendergli le percosse; accetta piuttosto da lui ancora una percossa, affinché vi siano e rimangano pace e armonia fra voi, poiché soltanto nella pace prospera il cuore e si sviluppa lo spirito nell'anima. A chiunque ti chiede un servizio o un'elemosina, non negargliela, a meno che il favore richiesto non sia in contraddizione con i Comandamenti di Dio e con le leggi dello Stato, il che tu sarai bene in grado di valutare. Se qualcuno ti chiede la tua veste, dagli anche il mantello in aggiunta, affinché egli riconosca che tu sei un discepolo della scuola di Dio. Se lo riconosce, egli ti restituirà il mantello, ma se lo prende, allora pensa che la sua conoscenza è ancora oltremodo debole; a te però non dispiaccia il dono del mantello, ma il fatto che un fratello non abbia ancora riconosciuto la vicinanza del Regno di Dio. Se qualcuno ti prega di accompagnarlo per un'ora di cammino, va con lui due ore, affinché tale tua premura gli renda testimonianza da quale scuola debba provenire colui che ha raggiunto un simile grado di abnegazione. In questo modo perfino i sordi e i ciechi percepiranno i giusti segni che annunziano che il Regno di Dio è vicino. Dalle vostre opere e dalle vostre azioni si riconoscerà che siete tutti Miei discepoli. Infatti, è più facile predicare bene, che operare bene. Ma che giova la vuota parola, se non acquista vita mediante le opere? A che ti servirebbero i più bei pensieri e le più belle idee, se ti mancasse la facoltà di metterle in pratica? E così ugualmente non giovano a nulla le parole più belle e più vere se, in primo luogo, non c'è nemmeno in te stesso la volontà di metterle in opera. Soltanto l'azione ha un valore effettivo, i pensieri, le idee e le parole, invece, non hanno alcun valore se non vengono messe in pratica in qualche modo. Perciò chiunque predica bene, deve anche operare bene egli stesso, altrimenti la sua predica non ha maggior valore di una noce vuota!» [G.V.G. – IV/78-5,9].

«Invece molta importanza ha lo scrutare i pensieri che sorgono nel cuore umano! Chi è capace di questo, come (lo fa) Dio, è in grado di sapere tutto, di vedere tutto e di percepire tutto. Coloro che vivranno secondo la Mia Dottrina e con ciò perverranno alla rinascita dello spirito nella loro anima, avranno anche tale capacità; coloro invece che non vi perverranno, non saranno mai capaci di qualcosa di veramente spirituale! Il corpo umano non sa mai in eterno tutto ciò che si cela nell'uomo, perché non possiede occhi atti alla visione di ciò che esiste interiormente nell'uomo; ma è solo lo spirito, che è interiormente nell'uomo, a sapere e a vedere tutto ciò che c’è nell'uomo. Per conseguenza ognuno tenda alla vera rinascita dello spirito, poiché senza di questa nessuno può entrare nel Regno di Dio» [G.V.G. – VI/158-11,12].

«Non lasciatevi abbagliare dal mondo, né prestate ascolto ai suoi allettamenti, perché tutti i suoi beni sono inutili e passeggeri! Se però volete comunque accumulare dei tesori già a questo mondo, vedete di accumularvene anzitutto di tali per cui la ruggine non possa intaccarli e le tignole non giungano a roderli! Questi sono tesori per lo spirito al fine di ottenere la vita eterna; voi dovete dedicare ogni vostro sforzo per ottenerli. A chi però sono stati concessi anche dei beni terreni, che egli li impieghi come il fratello Lazzaro, e in compenso otterrà i tesori del Cielo. Dunque, chi ha molto, dia molto, e chi ha poco, dia poco! Chi per vero amore del prossimo offrirà ad un assetato sia pure un solo sorso d’acqua fresca del suo pozzo, in verità, una ricompensa non gli mancherà nell’aldilà, perché chi dona amore al prossimo, anche nell’aldilà troverà amore. Certo, la questione fondamentale qui non sta tanto nel ‘quanto’ qualcuno dona, ma piuttosto nel ‘come’ egli dona qualcosa al suo prossimo povero. Il dono di chi dona per vero amore ha un doppio valore, e in ugual misura egli anche verrà ricompensato nell’aldilà. Dunque, se tu possiedi molto, puoi, come già detto, anche donare molto; se poi hai donato con gioia e con benevolenza, allora hai donato ai poveri in misura doppia. Ma se tu stesso non hai molto, e tuttavia del tuo poco hai donato con gioia e benevolenza una parte al tuo prossimo ancora più povero di te, allora il tuo dono ha un valore decuplicato, e in ugual misura ne otterrai ricompensa nell’aldilà. Infatti, quanto voi fate ai poveri nel Mio Nome, è come se l’aveste fatto a Me stesso. Se poi facendo un dono o comunque una nobile azione voi volete sapere se e come Io stesso trovi compiacimento nel vostro operare, è sufficiente che osserviate la faccia di colui al quale nel Mio Nome avete fatto del bene nella maniera come Io ve l’ho spiegata, e il vero grado del Mio compiacimento vi sarà rivelato con tutta chiarezza. Soltanto quello che il vero amore opera è ben fatto al cospetto di Dio; quello invece che in un modo qualsiasi viene fatto unicamente secondo la misura dell’intelletto, questo ha poco valore tanto per chi riceve e meno ancora per chi dona. Perciò anch’Io vi dico: “Rende più beati il dare che il ricevere”» [G.V.G. – VII/1,13-17].

«Io dunque vi ho già spiegato molte cose, e voi ormai ne comprendete anche molte; tuttavia la cosa principale è e resta la costante aspirazione alla completa rinascita dello spirito nell’anima, perché unicamente attraverso di essa l’uomo verrà elevato a tutta la Verità e Sapienza, e solo così egli avrà una perfetta Luce che gli chiarirà tutti i rapporti esistenti tra le cose terrene e quelle celesti puramente spirituali, e con tale Luce, infine, egli otterrà l’eterna vita. Questa (la rinascita), però, è infinitamente più di tutte le scienze che riguardano tutte le cose della natura!» [G.V.G. – VII/183,13].

Questo è il cammino più breve per la rinascita dello spirito:

«Certo, sotto questo aspetto per l’uomo giusto succede come per un albero il cui frutto non diventa maturo tutto ad un tratto, bensì a poco a poco; ma se la primavera è stata tiepida e serena, e l’estate costantemente calda, intercalata da leggere piogge, allora voi dite: “Quest’anno avremo una maturazione precoce”. Vedete, lo stesso è di voi: “Se avete trascorso la vostra giovinezza serenamente in dolce amore per Me, allora anche l’estate diventerà calda e in tutto vivificante, intercalata da piogge di Grazia dal Cielo, e potete star sicuri che l’eterno autunno dorato non sarà più lontano per l’eterna maturazione del frutto immortale”. Infatti, nella misura in cui qualcuno vuole rinascere da Me, costui deve riconoscere i suoi peccati e ammetterli pubblicamente per la sua mortificazione, cioè: esteriormente sul serio per mezzo della confessione, e interiormente a Me di perdonarlo, com’è indicato nella Mia preghiera; e come un Pietro deve provare vero pentimento, dolore e timore, e piangere per la perdita così inestimabile della Mia Grazia, e con la volontà deve prendere la più seria decisione di non voler mai più peccare per tutta l’eternità. Poi deve proporsi con grande fermezza di rompere del tutto col mondo e consegnarsi interamente a Me e, nel suo amore, avere una grande nostalgia di Me, e con questa grande nostalgia deve ogni giorno ritirarsi dal mondo e da tutte le occupazioni in esso, e almeno per la durata di sette quarti d’ora, a porte e finestre chiuse, né pregare né leggere qualcosa, bensì deve trascorrere questo tempo in totale quiete, esclusivamente occupandosi di Me nel suo intimo. E sempre ogni qualvolta qualcuno si sia portato in questa quiete, deve rivolgere a Me nel suo cuore queste parole stimolanti nella più ferma serietà, e dire: “Signore! Eccomi qui. Ti ho fatto aspettare a lungo, o amorevolissimo, Padre Santo, poiché già fin dalla mia fanciullezza Tu mi hai gridato incessantemente: ‘Vieni a Me, Io voglio ristorarti!’. Ora, o Padre, è venuto il tempo in cui il mio orecchio si è aperto e la mia volontà, altrimenti così ostinata, si è piegata completamente alla Tua, piena di umiltà e di ubbidienza davanti a Te, così come, secondo il Tuo volere, si è sottomessa ai miei fratelli, tutti migliori di me. Perciò vieni da me, mio adorato Gesù, e ristora la mia anima malata con il balsamo del Tuo infinito Amore. Fa’ che io scopra il mio grande torto nel Tuo amaro soffrire e morire; fammi vedere le cinque sante cicatrici, e riconoscervi il mio grande delitto! O Gesù, Tu vincitore della morte e dell’inferno, vieni da me, e così insegnami a comprendere rettamente la Tua volontà; insegnami a riconoscere il mio completo nulla e il Tuo tutto! O mio dolcissimo, amorevolissimo Gesù, Tu, Signore di tutte le schiere, vieni a me povero, vieni a me debole, vieni a me cieco, vieni a me sordo, vieni a me lebbroso, vieni a me paralitico, vieni a me zoppo, vieni a me storpio, vieni a me ossesso, sì o mio, mio adorato Gesù! vieni, vieni, vieni a me morto e lasciami solo toccare la Tua santa veste, allora vivrò. Signore, non indugiare, perché ho infinitamente bisogno di Te; mai più posso stare senza di Te, poiché Tu per me sei Tutto, e per amor Tuo tutto il resto è diventato nulla! Senza Te non posso più vivere; perciò, o mio carissimo Gesù, vieni subito da me! Però come sempre, sia fatta anche stavolta la Tua santa Volontà!”» [D.d.C. – III/10,42-47].

 

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Cap. 14

 

Le profonde cause del rifiuto e del disprezzo di ogni vera profezia

 

L’influenza della scienza materialistica è sempre stata un elemento antagonista per la conferma dell’autenticità della Nuova Rivelazione, e anche in avvenire non ci si potrà aspettare che un ampio rifiuto. Questo non andò diversamente con l’insegnamento di Gesù ai tempi della Sua vita terrena, poiché l’incomprensione delle masse, la resistenza del clero giudaico e del potente influsso cesareo-romano, continuarono a minare un intendimento di massa degli insegnamenti di Cristo, sebbene non poterono impedire che la buona semenza evangelica continuasse a germogliare nel corso del tempo.

Gli storici si spremono il cervello per individuare le cause di questo fenomeno, e le loro analisi sono spesso poco convincenti. Essi non riescono proprio a trovare le radici di questo fatto, poiché non si riesce proprio a penetrare il mondo dell’irrazionale, oppure, meglio detto, dell’ultrarazionale.

Nella nostra epoca moderna, nonostante il vastissimo campo dell’informazione a tutti i ceti della popolazione, e quindi la possibilità di una libera nonché semplice diffusione degli scritti della Nuova Rivelazione, il risultato non è sostanzialmente diverso dalla comprensione degli insegnamenti di Gesù comunicati verbalmente al Suo tempo. Le cause del rifiuto di ogni profezia e di qualunque messaggio evangelico, poi diventato cristiano, ha numerosi motivi.

L’influsso del materialismo pratico, che si sviluppa nell’individuo quando le sue aspettative di vita si aggrappano alla speranza di un crescente benessere, ne è una delle cause. Il nesso causale tra l’alto standard di vita e il disinteresse alle questioni religiose o alla vita eterna è evidente. La Nuova Rivelazione lo conferma:

«Del resto, per questo tempo le vostre navi sono ottime e molto efficienti, tuttavia le generazioni che verranno in futuro costruiranno certamente delle navi meravigliosamente ingegnose, per mezzo delle quali essi, in modo simile alla velocità degli uccelli, potranno solcare tutti i mari in tutte le direzioni. Questo però non aumenterà la felicità degli uomini, né fisicamente, né tanto meno spiritualmente, anzi la diminuirà in modo esorbitante. Perciò ora restate pure ancora per molto tempo con ciò che avete. Infatti, un miglioramento troppo grande nelle cose terrene è sempre un vero e durevole peggioramento nelle cose spirituali, le sole, invece, che l’uomo nella sua vita deve coltivare con tutte le sue forze» [G.V.G. – VII/222,9].

La scienza materialistica che da più di cento anni non fa che rendere più piacevole la vita dell’umanità, ha conquistato un persistente influsso, purtroppo negativo, sullo sviluppo interiore spirituale dell’uomo, richiesto da sempre dal Cielo

Lo scienziato russo D.A. Birjukow nel suo scritto ‘Il mito dell’anima’, scrive: "I materialisti ritengono la materia quale unico fondamento di tutto l’esistente per la vita dell’essere umano. […] Spirito e anima sono i prodotti di una forma particolare di materia molto sviluppata. […] Il monismo[67] ideale è diventato da qualche tempo il pilastro di tutti gli insegnamenti religiosi. Gli idealisti ritengono lo spirito come unica base di ogni apparenza".

È evidente che i materialisti negano Dio e qualunque esistenza di un mondo spirituale. Essi ritengono che, sempre in sostituzione dell’idea di un Creatore, all’inizio della vita la Creazione sia stata il frutto di un caso cieco. Poi, però, così essi insegnano, l’ulteriore sviluppo nel Cosmo si è svolto in maniera rigorosamente deterministica; in pratica, tutto ciò che avvenne e che avviene nel deflusso dell’universo, così come nella natura, è casualmente stabilito. Il cosiddetto nesso causale, a loro dire, è in grado di rispondere e di risolvere tutte le domande che l’uomo si pone sull’esistenza di ogni cosa, e rendere Dio superfluo.

Per loro, tutte le manifestazioni della vita possono essere spiegate con processi fisici, chimici ed elettrici. Per loro, ogni metafisica è proibita rigorosamente. Per la scienza materialistica non c’è bisogno di un Dio, e quindi anche la Sua parola è stata eliminata dalla letteratura scientifica. Tuttavia la teoria meccanico-materialistica ha ricevuto un pesante colpo negli ultimi decenni, e non è ancora penetrata nella coscienza delle masse, da sempre istigata all’incredulità. Attraverso le conoscenze della fisica atomica, per gli studiosi è diventato inconfutabilmente chiaro che il tanto celebrato determinismo non ha alcun valore nella sfera atomica, poiché lì gli eventi sono interamente spontanei.

La casualità meccanica di una materia che si regge sul caso, non può più reggere nel campo atomico e subatomico. Questo fu anche il motivo del perché gli scienziati materialisti si opposero così violentemente alla veridicità inconfutabile delle prove ripetutamente osservate nel campo del subatomico, resistendo comunque alle nuove conoscenze dei colleghi fisici. I seguaci dalla teoria dei Quanti, della teoria della relatività e del ‘Einsteinismo’ – come la chiamarono in un organo specializzato russo – furono condannati come ‘idealisti’ e ‘reazionari’. Invece la logica senza fine che può essere mostrata loro, nonostante le apparenti condizioni caotiche nel campo subatomico con la struttura della materia, presuppone un’intelligenza pensante. Per cui gli scienziati materialistici non possono più attribuire semplicemente al caso questa capacità.

Un’ulteriore fortissima irruzione delle teorie materialistiche avvenne poi con la legge fondamentale formulata da Heisenberg, legge che divenne famosa col titolo di "Incertezza della relazione", tramite cui fu stabilito ancora una volta il carattere non meccanico della fisica atomica. Heinz Hubert ha affermato che il principio dell’incertezza "… conferisce alla sostanza della Creazione un carattere metafisico, poiché pone dei confini alla passata conoscenza". – Allo stesso modo la teoria dei Quanti comporta una rinuncia ai ‘modelli’ meccanici, modelli che nella fisica classica erano stati il fondamento dell’evidenza.

Anche se, oramai, la correttezza della teoria atomica non è più contestabile, i materialisti non hanno comunque accettato di trarre dai fenomeni qualcosa che, alla fine, si trova dietro tali ‘fenomeni’, altrimenti agli occhi di questi filosofi e scienziati, in particolare di quelli statali sovietici del secolo scorso, questo avrebbe rappresentato un ‘idealismo pericoloso’, in grado di mandare a gambe all’aria tutto il loro intero edificio culturale costruito artificialmente.

Per cause dottrinali essi non hanno voluto adeguare la loro opinione alla realtà, e perciò hanno preferito criticare impunemente la realtà negata dalla loro ideologia. Essi hanno agito con lo stesso metodo dei teologi del XVII secolo, come nel caso di Galilei, teologi che si rifiutarono di osservare con il telescopio dell’astronomo l’orbita della luna di Giove, altrimenti questo avrebbe potuto scuotere il loro dogmatismo di allora. Nell’ex Unione Sovietica fu quasi impossibile dare la precedenza all’obiettività sulla dottrina. Robert Jungk riferisce che alcuni biologi sovietici furono perfino tolti di mezzo a causa della loro ‘deviazione’ dalla teoria materialistica disciplinata da Lysenko e dal celebre genetista Wawilow. Nondimeno, tutto ciò non cambia nulla al fatto che la svolta nella scienza sia già iniziata.

Lo conferma il premio Nobel Heisenberg che così asserisce: "La fisica atomica dimostra una morale che non è soltanto conservativa, ma francamente suppone contorni religiosi". – Anche Max Planck afferma: "La scoperta della verità può essere garantita solo con un salto nel regno della metafisica".

A queste dichiarazioni di questi famosi fisici corrisponde anche la seguente affermazione di un fisico atomico del Cern: "Le concezioni materialistiche devono retrocedere di un passo le loro pretese. Possiamo aspettarci fiduciosi una vittoria dello spiritualismo. […] Jakob Lorber, i teosofi e i ricercatori spirituali sono adesso più che mai vicini alle affermazioni delle ultime conoscenze scientifiche. […] Nonostante tutte le grandiose premesse del secolo scorso la scienza moderna non è riuscita a risolvere i misteri del mondo".

In effetti, come osserva anche Franz Buehler, tutte le domande cruciali sono rimaste irrisolte, precisamente come prima: "Fino ad ora potevamo accertare le caratteristiche della materia, ma non cosa essa stessa fosse. […] Possiamo scomporre la luce, misurare le onde gravitazionali, possediamo telescopi e microscopi con i quali possiamo vedere mondi lontani e piccolissimi esseri viventi, ma ciò che è la luce, non lo sappiamo. Tutte le fabbriche funzionano con l’elettricità e ciascuno può comunicare sulla Terra intera senza perdita di tempo, ma ciò che è l’elettricità, qual è la sua essenza, ne sappiamo altrettanto poco. La scienza si è già da lungo tempo rassegnata ad esplorare solamente le caratteristiche della materia, mentre lascia da parte la questione della sua essenzialità".

Perché la scienza non riesce a trovare l’ultimo tassello? Perché l’apparato categoriale umano brancola nel buio e l’arte sperimentale dei metodi fisici non funziona? A queste domande la risposta suona così: perché la ricerca scientifica si trova davanti alle porte di un mondo spirituale, e perché la capacità di comprensione umana non è la scala di tutte le cose.

Che avverrà una svolta nella concezione della scienza, è previsto chiaramente nella Nuova Rivelazione:

«Però le cose non resteranno così; infatti, al tempo giusto Io susciterò uomini per le pure scienze ed arti (tecniche), e costoro dai tetti annunceranno agli uomini in che modo i servitori di Balaam hanno compiuto i loro miracoli. Con ciò la pura scienza in tutte le cose, e anche le pure arti (tecnologia) diventeranno un precursore invincibile e un pioniere per Me, contro l’antica superstizione. E quando, tramite esse, la stalla di Augia[68] sarà ripulita, Io avrò un facile ed efficace ritorno su questa Terra. Infatti, la Mia purissima dottrina di vita si unificherà anche facilmente con la scienza degli uomini ovunque pura, e così agli uomini darà una completa Luce di Vita, poiché una purezza non potrà mai insudiciarne un’altra, così come un’unica verità, chiara come il Sole, non potrà mai insudiciare un’altra verità» [G.V.G. – IX/90,11].

Sono proprio le nuove conoscenze delle differenti discipline scientifiche ad evidenziare chiaramente che dietro tutti i complicati procedimenti si trova una forza intelligente che guida tutti i processi in corso. I milioni e miliardi di funzioni parziali che stanno in un completo misterioso rapporto, non possono essere il prodotto del caso. In astronomia si considera che trilioni di stelle si muovano in un ordine perfetto da miliardi di anni con la precisione di un millesimo di secondo nella loro orbita prevista, ed inoltre siamo consapevoli solo da poco in quale modo meraviglioso il sistema ecologico della nostra Terra si è tenuto in equilibrio da milioni di anni fino a quest’ultimo tempo, in cui l’uomo tecnologico minaccia la sua distruzione. Tutto è un’opera di sconvolgente intelligenza e consapevolezza che lascia presentire la Mano del grande Tessitore, come Goethe nel "Faust" fa dire al folletto:

«Una mutevole tessitura

una vita incandescente:

così io creo al telaio del tempo fuggente

e tesso alla Divinità una veste vivente».

Il materialismo, come conseguenza, ha sempre avuto una forte mancanza di rapporti dell’uomo con Dio, così che le potenze luciferine nel mondo continuano ad avere in differenti modi una crescente comparsa. Molti degli uomini negatori di Dio che credono di poter superare tutto con l’intelletto, rifiutano ogni metafisica perché essi, come dice Edith Mikeleits: "…non possono trovare il ponte che unisce il pensiero materiale con l’intuizione spirituale". Ciò vale ad affermare che l’intelletto non può afferrare l’elemento essenziale del sacro, il quale non è soltanto ultrasensoriale, ma anche ultraragionevole. La forma primordiale della conoscenza non è astrazione, come la conosciamo dalle astratte esposizioni matematiche dello spazio, della Terra e altro, ma piuttosto l’intuizione e la visione dell’essenza. Perciò né il pensiero discorsivo, né i giganteschi acceleratori lineari e circolari, potranno mai approfondire la vera essenza della materia e rispondere alla domanda ‘da dove proviene la vita’.

Con l’influsso della scienza materialistica nessun ponte ha più portato all’immaginazione di un mondo angelico e spirituale. Tale situazione è stato il frutto di un lungo processo materialistico che ha portato alla situazione odierna. Su questo, il Prof. Ernst Benz ha scritto: "Per un Leibniz, per un Pascal, l’esistenza di un mondo angelico e spirituale era completamente reale". – E lo stesso è valso per i rappresentanti dell’idealismo tedesco. Solo i seguaci di Hegel, i cosiddetti hegeliani di sinistra, hanno indirizzato le esperienze di Hegel al materialismo dialettico, finché alla fine ogni pensiero tendente alla trascendenza fu rigettato.

L’ultimo e il più profondo motivo dell’ateismo e del materialismo non sono state le conoscenze scientifico-naturali, poiché esse spingono nella direzione opposta, ma è stato il dispotismo dell’uomo che deriva da un elemento luciferino profondamente radicato: l’arrogante intelletto che non vuole riconoscere nessuna autorità divina al di sopra dell’uomo! In quest’ibrido ha origine il materialismo che, da Oriente a Occidente, invade come un’onda, la Terra intera. Queste sinistre e poco appariscenti forze dell’autodistruzione che si trovano da lungo tempo all’opera, somigliano quasi a una tragedia greca. Il risultato finale di questa evoluzione è già diventato visibile dinanzi agli occhi: egoismo esagerato, violenza assai brutale, deviazione delle conoscenze scientifiche, depravazione e problemi di ogni genere non più superabili.

Walter Nigg caratterizza le condizioni attuali come segue: "Essi non sono più coscienti della loro anima immortale, s’interessano soltanto di moda, sport e tecnologia, stando indifferenti di fronte a qualunque questione religiosa".

La Nuova Rivelazione, grazie a una delucidazione sul modo di essere di una conoscente di Lorber, figlia del mondo, ci dà veramente il senso quanto mai biasimevole di come già nel 1841 le condizioni spirituali degli uomini fossero alquanto decadute sotto l’aspetto spirituale:

«Chi rivolge il suo sguardo al mondo per qualunque cosa, presto o tardi si accorgerà con che cosa e come il mondo ricompensa i suoi adoratori, pretendenti e lavoratori. – Ma cos’è il mondo? Nient’altro che il corpo della morte, che è simile a una tomba nella quale non vi è da trovare molto di prezioso, vale a dire null’altro che marciume puzzolente, null’altro che la più stomachevole sozzura ed ossa traboccanti già in putrefazione, e oltre a questo una legione di vermi divoratori! Vedi, questi sono i ‘tesori del mondo’. Per quanto essi siano orribili, questi, specialmente in questo tempo, vengono ricercati con una tale violenza passionale che gli uomini, per quanto Io cerchi il più possibile, fermo restando la loro libertà, di trattenerli da ciò con il Mio Amore paterno, essi, quasi disperati, si aggirano invece con intenzioni suicide, se Io non permetto loro che precipitino subito nella tomba dell’eterna morte! Vedi, così è adesso il mondo, e così sono fatti ora in esso pure gli uomini inconcepibilmente folli e spesso veramente cattivi! Ed Io, per giunta, ti dico ancora che, attualmente, tra cento uomini ne esiste a stento uno che sia giusto a metà, e tra mille, appena uno completamente giusto. Infatti, il mondo li ha colpiti tutti, più o meno con ogni cecità. Guarda la vergognosa moda dell’abbigliamento! Io ti dico che essa è un crudele verme della morte che già nel corpo vivente comincia a rodere i cuori. Su di essa incombe una delle massime maledizioni da parte Mia! Infatti, essa è ‘il trucco della morte’ attraverso il quale già migliaia e milioni sono stati ingannati rimettendoci la vita eterna. Guarda inoltre il maledetto ballo! Questo è uguale alle macchine a vapore (ferrovie), per mezzo delle quali si può raggiungere, con velocità veramente enorme, la doppia (corporale e spirituale) tomba, sia dal punto di vista corporale, ma ancora di più da quello spirituale! Il ballerino e la ballerina vanno sotto braccio con la morte. Cosa devo fare con loro? Li lascio andare, poiché hanno già la loro ricompensa per la quale hanno così tanto sudato! E guarda ancora l’usura, l’invidia, l’avarizia! Questi tre sono da cima a fondo ‘l’anima’ delle larve umane (l’appellativo ‘uomo’ per simili maligni servitori della morte è, in effetti, troppo elevato!), anzi essi non si possono più nemmeno chiamare ‘peccatori’, poiché il peccatore è (qualche volta) pentito e (talvolta) ha almeno ancora il desiderio di migliorarsi. Solo che questa trinità di un’anima mondana, che stabilisce il valore di ogni uomo soltanto secondo i soldi eternamente maledetti, non ha nessun pentimento. Dov’è il ricco che vorrebbe pentirsi di essere ricco? Se uno ha già tanto che, se volesse spendere cinquemila fiorini all’anno, potrebbe vivere esclusivamente del capitale per cento anni e oltre, ebbene, costui vorrebbe diventare ancora più ricco! E se una volta deve condonare cento fiorini a un povero, quanto malvolentieri lo farà! Quanto poco si trovano, tra i ricchi, alcuni che gioiscono di cuore per i loro poveri fratelli e sorelle, questo lo so Io sicuramente al meglio. Io ti dico che se tu li volessi contare sulle dita, allora ti dovrebbe rimanere ancora qualche dito per questa città, in cui in effetti si trovano più di cinquecento ricchi!» [D.d.C. – II/3,6-11].

Poiché con l’estraneità verso Dio e con l’avidità per il godimento ogni senso per il metafisico è sepolto, agli uomini dei nostri giorni è incomprensibile, anzi insopportabile che qualcuno sostenga di parlare su incarico dell’Altissimo. Soprattutto non riescono ad immaginarsi che possa esistere un carisma soprannaturale, una vera profezia. Per questo è prevedibile che la semenza ampiamente sparsa cadrà su un terreno pietroso, e perciò difficilmente germoglierà. Non senza motivo nella Nuova Rivelazione ci è dato questo ammonimento:

«(un nota bene): Più che a quel tempo[69], la vostra frequenza a una simile scuola sarebbe necessaria adesso! Perché a quel tempo gli uomini, quali figli del mondo, erano malvagi a causa delle tenebre, mentre ora sono malvagi pur godendo pienamente della Luce. E il principe delle tenebre confessa apertamente che egli è diventato quasi un buono a nulla nell’arte della perfidia, al paragone della raffinatezza dei figli del mondo! E a lui gli accade similmente ciò che già accade a più di qualche debole genitore che, oggigiorno, viene superato dai propri figli in perspicacia, avvedutezza e cognizioni d’ogni specie» [G.F.D. – I/33,44].

Un altro elemento biasimevole per la mancata diffusione delle rivelazioni divine, in ogni epoca, è il rifiuto dei profeti da parte dei sacerdoti. Come ulteriore ‘nemico dei profeti’ il teologo evangelico Prof. Walter Nigg addita così i sacerdoti: "Con conseguenze interne, da tempi antichi sorsero necessariamente delle discussioni violente tra il sacerdote e il profeta!". – Nigg vede il motivo dello scontro nella ‘sete di potere’ che distingue il sacerdote appartenente a tutte le classi della gerarchia ecclesiastica. Profeti, veggenti e ammonitori hanno da sempre esercitato coerenti critiche alle condizioni di vita esistenti tra il popolo e i suoi governanti, a causa di un incarico al quale precede spesso una vera, concreta e straordinaria chiamata. Allo stesso modo di come Jakob Lorber sentì una voce interiore che gli ordinò: «Alzati, prendi la penna e scrivi!», così santa Brigida sentì le parole: "Tu devi essere il mio portavoce, devi perfino vedere e sentire cose celesti e spirituali. Io però non parlerò per te, ma per la salvezza di tutti i cristiani". Un simile incarico lo ricevette anche Emanuel Swedenborg in una visione, alla quale si richiamò sempre con le parole: "Io ho l’ordine dal Signore".

Già i profeti del Vecchio Testamento si trovarono in conflitto con il clero di allora. Il motivo non è difficile da indovinare; quando il profeta Amos tuonò ai festeggiamenti del tempio di Behtel:

«Così parla Jehova: Io ho in abominio i vostri giorni di festa, li disprezzo e non gradisco le vostre adunanze. Anche se mi offrite olocausti e oblazioni, non le gradirò. Via da Me il frastuono dei tuoi canti, non ascolterò il suono delle tue arpe» [Am. – 5,21-23].

Già allora queste parole provocarono l’ira del clero giudaico, altrettanto come oggi sono mosse le accuse alla Nuova Rivelazione a causa delle affermazioni sul clero per le messe pagate per i defunti, per le cerimonie religiose, per la coercizione ai popoli a una fede materialistica e per l’ambizione esercitata da secoli su ogni pulpito, a tal punto da suscitare nelle stesse gerarchie cristiane del malumore contro la nuova Parola. Vediamone un singolo appunto:

«La vera adorazione, quella valida al cospetto di Dio, consiste anzitutto nel credere con fermezza incrollabile in un solo e unico vero Dio che ha creato il Cielo, la Terra e, in generale, tutto ciò che esiste; poi nell’amare sopra ogni cosa quest’unico vero Dio riconosciuto attraverso la fede, nel vivere e nell’operare secondo la Sua Volontà, ed infine nell’amare il proprio prossimo come se stessi. Vedi, questi sono i tre fondamenti della vera adorazione di Dio, invece tutto il resto è vano e non ha il benché minimo valore al cospetto di Dio! Solo ciò che l’amore fa è un fatto reale, ed è questo a costituire un vero qualcosa agli occhi di Dio; quello che invece si fa sotto la costrizione di un certo timore della Potenza di Dio per ammansirLo e predisporLo a proprio favore, tutto ciò è un abominio al Suo cospetto. Infatti, allo scopo di un preteso servizio divino, consistente in ogni tipo di cerimonie, vengono ordinati continuamente determinati sacerdoti. Questi, una volta investiti della carica, sono portati a considerarsi molto di più di un qualsiasi altro semplice mortale, facendosi onorare in maniera incredibile e guardando il loro prossimo dall’alto in basso, essendo colmi del più nauseante orgoglio; così finiscono col ritenere se stessi altrettanti dèi e, secondo il proprio arbitrio, giudicano il misero prossimo che spesso è mille volte migliore di quei sacerdoti superbi e ambiziosi. Puoi credere che Dio tragga compiacimento e gioia da simili tipi di adorazione con ‘parate cerimoniose’ e ‘opere fastose’ compiute da sacerdoti del genere che ti ho descritto e pagate a caro prezzo dal popolo? Io davvero ti dico che se Dio nella Sua suprema Sapienza si compiacesse di un servizio di questa specie, compiuto in Suo onore, Egli non sarebbe un Dio, ma un semplice essere umano cieco, stolto e colmo di ambizione come lo sono i sacerdoti adibiti a tale servizio» [G.V.G. – VII/213,6-9].

Perciò i profeti hanno trovato in tutti i tempi una fortissima resistenza, e furono contestati proprio dalla maggioranza di coloro cui i messaggi erano maggiormente indirizzati.

Non soltanto furono perseguitati i profeti del Vecchio Testamento e, di questi, alcuni perfino uccisi, ma anche i veggenti e i mistici della cristianità sono stati uno scandalo per gli uomini di Chiesa che li trattarono di conseguenza. Perfino i santi della Chiesa cattolica tremavano davanti all’inquisizione che perseguitò addirittura i cosiddetti ‘alumbrados’, gli illuminati, con un vero fanatismo e con inesorabile rigore.

Il Prof. Alois Mager S.J. riferisce, nello scritto "Misticismo come insegnamento e vita", che già nel 1754 esisteva chiarezza, e rispettivamente nelle copie lasciate da San Giovanni della Croce, ma gli scritti furono talmente storpiati e mutilati che non poterono essere considerati scritti dal santo. Con la sua persecuzione, il santo distrusse molti dei suoi manoscritti, e pure una monaca dovette alla fine bruciare numerosi quaderni quando l’inquisizione arrivò a perseguire anche queste tracce.

Otto Karrer, nel suo scritto "Il grande fervore", riferisce che quasi tutti gli scritti di santa Ildegarda di Bingen sono stati così modificati e ampliati dai monaci medioevali, tanto che non si sa più che cosa lei abbia veramente visto nelle sue visioni e trascritto di suo pugno. Ciò che i mistici avevano visto e sentito veramente, per principio, non doveva essere reso noto se non concordava con le immaginazioni e le pretese degli uomini di Chiesa.

Il Maestro Eckhart di Colonia, colmo di ardore religioso, fu condannato dal Papa Giovanni XXII come eretico a causa degli intrighi del clero, perché egli, "…senza accontentarsi con semplicità della ragione di fede, voleva saperne di più, allontanando il suo orecchio dalla verità e rivolgendosi a delle favole". Eckhart morì prima che la notizia della sua condanna giungesse in Koln e perciò sfuggì probabilmente al terribile destino che colse invece in Italia il monaco e veggente Savonarola, all’epoca del famigerato Papa Alessandro VI.

Savonarola si oppose al fatto che si deviasse dallo spirito del Vangelo e per altre cose con queste parole: "Cerimonie senza purezza di cuore non hanno nessun valore, e la vera vita cristiana è tutt’altro che nell’esteriorità". Per farlo star zitto, Alessandro VI gli offrì il cappello cardinalizio, cappello che Savonarola rifiutò. In seguito furono consultati tutti i registri e furono usati tutti gli intrighi per metterlo nell’impossibilità di nuocere. Infine fu sottoposto a molti supplizi e condannato a morte sul rogo, sebbene non avesse manifestato nessuna specie di opinione eretica. Savonarola profetizzò cose giuste a cui nessun uomo prestò fede, ma che tuttavia si avverarono presto.

Il mistico Jakob Böhme, su iniziativa del pastore evangelico della sua comunità, fu cacciato senza mezzi dalla città di Görlitz solo perché i suoi scritti, agli occhi del pastore, erano un oltraggio. Swedenborg, che sul letto di morte assicurò che tutte le sue rivelazioni erano vere e provenivano dal Signore, fu perseguitato; anzi, la sua stessa vita fu minacciata. Nel 1769 alcuni membri della cosiddetta classe spirituale cercarono di portarlo davanti a un tribunale, perché erano contrari ai suoi insegnamenti. Altri lo volevano rinchiudere in manicomio. Swedenborg scrisse al prelato Christoph Oetinger di Murrhard in Württenberg che queste sofferenze della persecuzione appartengono al destino di ogni testimone della verità.

Lorber sfuggì a personali persecuzioni solo perché i suoi scritti, per la maggior parte, furono stampati solo dopo la sua morte, e inoltre non in Austria. Bastava però già il sospetto che Lorber avesse scritto qualcosa che la Chiesa cattolica disapprovasse, che il parroco del luogo avrebbe messo in discussione la sua sepoltura. Nonostante tutte le difficoltà finanziarie e altro ancora, tutti i suoi scritti furono stampati nel corso del tempo, dopo essere rimasti nascosti per decenni in un luogo sicuro. Anche durante il Terzo Reich una mano invisibile vegliò sull’Opera. Quando la Gestapo portò l’editore Zluhan in un campo di concentramento, perquisì e sigillò i locali della casa editrice, ma gli scritti originali di Lorber poterono essere messi al sicuro in tempo, grazie a un avviso da parte di terzi, e il sigillo stesso della Gestapo conservò gli scritti presso la casa editrice. Così oggi, e in futuro, è possibile convincere chiunque che le comunicazioni contenute in questi scritti sugli atomi e sulle particelle elementari, sul cosmo, sugli ominidi, sulla distruzione del sistema ecologico della nostra Terra, ecc. siano state veramente messe per iscritto nella metà del XIX secolo. Inoltre esistono stampati che furono pubblicati molto tempo prima della divulgazione degli esiti della ricerca scientifica.

Rivelazioni private sono accettate dalla Chiesa cattolica solo quando in ogni punto di vista – anche se non si tratta di un dogma – concordano con gli insegnamenti e le opinioni della Chiesa, altrimenti, secondo lo stato delle cose, vengono piegati, dichiarati eretici oppure messi a tacere. La Chiesa cattolica ha preferito mettere a tacere la Nuova Rivelazione. Non si è mai parlato di un riconoscimento di un’autentica profezia, e probabilmente non se ne parlerà mai neanche in futuro.

Al contrario, sono le profezie a parlare di questo profeta. È notevole che Lorber abbia predetto che lo sconvolgimento nella Chiesa cattolica subentrerà come fenomeno, per la prima volta, chiaramente dopo un concilio. Una religione non può prosperare nel tempo quando cerimonie, materialità e illegalità crescono eccessivamente. Qui non deve essere nascosto che nella Nuova Rivelazione si trovino parole dure sulle condizioni dominanti nella Chiesa cattolica. Scrive Walter Nigg: "Mai i profeti sono pronti e disposti ad accettare un culto che serve all’acquietamento di condizioni insostenibili".

In Lorber leggiamo:

«Alla fine, in epoche molto tarde, a poca distanza da un grande giudizio, saranno risvegliati dei veggenti e ne saranno autorizzati altri che avranno il breve e pesante compito di purificare la Dottrina divenuta impura, allo scopo di conservarla ed evitare che un’umanità, dal pensiero ormai più chiaro, la ripudi quale un vecchio ciarpame utile solo alle truffe della casta sacerdotale. Questi terzi lavoratori nella Mia vigna non agiranno per mezzo di prodigi spettacolari, ma mediante la pura Parola e la Scrittura, senza avere altra rivelazione all’infuori di quella rappresentata dalla vivente Parola interiore nel sentimento e nel pensiero dei loro cuori. Essi saranno colmi della fede limpida e ragionata, e raddrizzeranno quindi, senza l’ausilio di prodigi, le vite umane inaridite della Mia vigna, e perciò riceveranno da Me la stessa ricompensa che sarà data a voi, lavoratori di un’intera giornata; poiché per loro sarà molto difficile credere fermamente e senza aver dubbi, a quello che sarà avvenuto qui molto più di mille anni prima di loro» [G.V.G. – VI/176,10].

Secondo il punto di vista dei religiosi delle varie confessioni cristiane, la generale rivelazione di Dio si è conclusa con il Nuovo Testamento, ciò è stato confermato anche dal Concilio vaticano II, così come scrive Viktor Mohr: "… la Chiesa cattolica ha perduto l’ultima possibilità di servire lo Spirito Santo che spesso ha spazzato via molta polvere teologica". La strana opinione che Dio, dopo la morte di Gesù, abbia sospeso le rivelazioni all’umanità, l’hanno difesa, secondo il parere del prof. Nigg, "… solo quei teologi che nutrivano il comprensibile timore che alcune parti dei loro dogmi potessero essere scompigliati a causa dell’efficacia della profezia".

"Se le rivelazioni portano nuovi insegnamenti, allora dobbiamo rifiutarli fin dal principio!". È questo il vecchio punto di vista che ancora oggi viene sostenuto dalla letteratura cattolica. Noi possiamo solo osservare che il motivo è solo la questione di quanto limitatamente sia stato interpretato il concetto ‘dottrina’. È assai notevole se lo stesso autore ammette: "La religiosità popolare è sempre stata uno dei più potenti impulsi per l’evoluzione dei dogmi". Ed è altrettanto istruttivo quando costui aggiunge questo: "Le rivelazioni private sono sempre state molto propizie, ed hanno potuto essere sicuramente riconosciute, quando si trattò di cogliere occasioni per fondare conventi e qualunque tipo di luoghi per pellegrinaggi". – Egli scrive letteralmente: "Innumerabili sono le fondazioni di conventi, di luoghi di pellegrinaggio e di tutte le specie di istituzioni che ebbero la loro origine da una particolare rivelazione. A dire il vero, le autenticità dei racconti di apparizioni e visioni non sono sempre ben garantite".

La tragicità dello sviluppo della religione cristiana consiste nel fatto che lo spirito nella Chiesa diventò sempre più ristretto, sempre più imperioso e intollerante, e quindi sempre più non evangelico. Tutto s’irrigidì nell’esteriorità, nelle convenzioni e in un cristianesimo abituale. La legge ecclesiastica è rimasta al di sopra della libera volontà, e perciò durante il Concilio, come dichiara l’arcivescovo Elchinger di Strasburgo, "… non fu modificato nulla all’imperialismo dogmatico".

Cosicché è evidente che la Nuova Rivelazione non può che confermare il passo della Sacra Scrittura che dice:

«Vedi, gli uomini si allontanano sempre più da Dio. Questo popolo Mi onora con le labbra e mondane cerimonie morte, ma il suo cuore è lontano da Me» [G.V.G. – IX/209,4] [Mc. – 7,6].

Il rifiuto di nuove comunicazioni come quelle della Nuova Rivelazione provenienti dall’Alto, dimostrate genuine con prove inconfutabili, potrebbe avere per mezzo della Chiesa la conseguenza che la fede, già divenuta sterile in tutta Europa e in altre regioni del mondo, diventi un religioso paesaggio stepposo ancora più grande di come lo sia già adesso.

Non mancano ammonimenti da parte di alcuni teologi intelligenti, come ad esempio Nigg, il quale dice: "Poiché tutti i funzionari sono minacciati dall’irrigidimento della soddisfazione di sé, dalla sicurezza di sé e dall’autarchia, non c’è da attendersi nessun cambiamento". È evidente che lo sviluppo profetizzato da Lorber andrà per la sua strada.

Il cristianesimo abituale si sta esteriormente esaurendo, poiché è rimasto legato alle formule, e quindi è diventato un forte ostacolo per far conoscere ai fedeli un vero cristianesimo approfondito verso lo spirituale. In particolare perché si fa veder loro la fede continuamente solo nelle cerimonie, il che va bene per i bambini, quali immagini stimolanti a riconoscere una Divinità oltre il materiale, ma in un adulto, nel concreto, rende l’anima ottusa in chi è alla ricerca della verità, verità che lì, nelle cerimonie, non trova, impigrendolo spiritualmente e rendendolo difficilmente incline ad aprirsi al divino messaggio così com’è presentato nella Nuova Rivelazione.

Perfino il prete carismatico Blumhard si è lamentato, asserendo che è più difficile far uscire questi uomini dalla fede cerimoniosa, piuttosto che un popolo dalle barbarie del paganesimo.

In verità esistono abbastanza teologi intelligenti in tutte le Chiese, i quali sanno che lo Spirito di Dio soffia dove vuole e quando vuole, e che in nessun caso si lascia regolare dalle decisioni ecclesiastiche. Essi pur facendo valere energicamente ai loro più stretti collaboratori le loro preoccupazioni, gli astanti delle Chiese ufficiali li respingono, e il profetizzare dei tempi moderni viene seppellito nel silenzio.

Negli scritti del teologo cattolico Laurenz Volken, provvisto con la nota imprimatur "Le rivelazioni nelle Chiese", tra l’altro vi è esposto quanto segue: "Dobbiamo concludere che il Figlio di Dio ci abbia detto tutto e che la rivelazione termina con la sua ascesa al cielo? No! Certamente no, poiché Cristo ci ha lasciato l’esplicita promessa che verrà lo Spirito Santo e ci porterà ulteriori rivelazioni: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma adesso non potete sopportarle, ma quando verrà lo Spirito della verità, Egli vi guiderà in tutta la verità. Egli vi annuncerà che cosa avrà sentito e vi rivelerà le cose a venire»”.

Volken, cogliendo ulteriormente nel segno, scrive: "Oggi le rivelazioni sono un fatto che forse è più attuale che mai dall’origine della Chiesa. […] Si è sempre potuto constatare che in certi punti di svolta della storia, in tempi di capovolgimenti storici, Dio si è mostrato come Guida visibile della storia umana. Noi oggi ci troviamo in un simile periodo".

In passato, lo studioso del Vecchio Testamento, Padre Lohfink, dell’istituto biblico papale di Roma, nel suo ciclo di conferenze ‘Profeti di ieri e di oggi’ ha avuto il coraggio di dichiarare: "Se apparteniamo agli uomini che si preoccupano di questo mondo, allora in questo mondo non vi è nulla di più opprimente che il silenzio di Dio. Qui, invece, incontriamo un uomo che ha colto la voce di Dio. […] Con questi scritti dobbiamo aspettarci che simili profeti avrebbero forse dovuto avere messaggi che sarebbero dovuti arrivare all’interno delle nostre Chiese? Ma è a causa del nostro peccaminoso auto isolamento che qui non poterono arrivare. Dunque, che cosa possiamo fare noi? Non dobbiamo vergognarci di andare da questi profeti e imparare da loro!".

Il direttore dell’ufficio centrale evangelico per questioni ideologiche, membro della Chiesa e letterato Kurt Hutten, scrisse qualcosa con un senso simile: "Al teologo universitario starebbe bene se accettasse per conoscenza alla sua buona formazione, oltre ai risultati delle ricerche scientifiche e sociologhe, anche i frutti delle ricerche parapsicologiche e oltre a ciò i grandiosi progetti mondiali di uomini come Jakob Lorber ed Emanuel Swedenborg". Tra l’altro, in un suo libro "Veggenti, pensatori, entusiasti", il dr. Hutten scrisse: "L’immagine del mondo, tramite Lorber, ha profondità e forza, abbraccia tutti i livelli dell’esistenza umana e della storia, contiene grandiose immagini come quella del grande uomo cosmico, ed ha anticipato in maniera sorprendente i moderni risultati della ricerca, come per esempio nella fisica atomica ….".

Il teologo evangelico Walter Nigg solleva la domanda: "Perché ci si piega alle parole degli antichi profeti e invece si rinnega l’operare profetico del presente? Si può giudicare così, in blocco? Non si è anche qui in dovere di esaminare tutto senza aspettare l’avversario che giudica l’opinione dell’altro senza appello, come disse il Cristo nel Sermone del monte?".

Il Prof. Ernst Benz invita le Chiese, nell’edizione di pentecoste della "Deutsche Zeitung", all’articolo ‘Cristo e il mondo’ del 19 maggio 1972, a "… ritirare le loro preoccupazioni nei confronti degli elementi irrazionali dei doni dello spirito, e di accordare nuovamente libero spazio agli elementi primordiali vitali della Chiesa cristiana". – Solo in questo modo e non con un’intellettualizzazione della teologia potranno venir fuori dal loro attuale impoverimento.

È assai notevole ciò che ha riferito nel suo scritto "Visioni e profezie" il noto gesuita e consulente conciliare del cardinale Dopfner, il prof. Karl Rahner, sulla complessità del problema. Per lui esistono sicuramente anche nel periodo dell’era cristiana delle rivelazioni al di fuori degli scritti canonici. Inoltre, mostra anche che la Chiesa, riguardo al giudizio sulle cosiddette rivelazioni private, non è in nessun caso infallibile (vedi su questo la dichiarazione dell’istituto romano 1877 ASS XI, pag. 509ff). Rahner osserva per principio: "Se Dio ha parlato, e questo fatto è accertato, cioè mi convince in modo sufficiente, allora si determina per me senz’altro il dovere dell’ascolto, dell’obbedienza e della fede, per quanto il contenuto mi colpisca solo parzialmente". Egli rende evidente che le rivelazioni non devono essere in ogni caso affidate alle Chiese ufficiali, esprimendosi in tal senso così: “Per principio, lo Spirito di Dio può farle agire su ogni membro della Chiesa, per quello che Egli pretende da costui e quale ordine gli impone al momento. […] Come l’ufficio della Chiesa è tramandato con l’imposizione delle mani, così deve essere anche la vocazione del profeta, cioè non tramandata in maniera umana. Nessuno dei due doni può sostituire l’altro".

Scrive il filosofo-fisico Prof. Muller-Markus: "È stata una mancanza storica di prim’ordine il fatto che la Chiesa ufficiale abbia da sempre voluto incanalare le eterne due correnti dello Spirito, ‘misticismo’ e ‘razionalità’, nei canali delle dottrine istituzionali, come se il fuoco potesse essere imbottigliato in bombole d’acciaio! Ciò che mancava al pensiero cristiano era il fiato, era il libero respiro del pneuma. […] La Chiesa di oggi è abbandonata da tutti gli spiriti, da ciò la sua perplessità. Come potrebbe essa conoscere il futuro senza la sapienza dei veggenti?".

È difficile sperare che le conoscenze degli assennati ammonitori possano far cambiare opinione ai risolutivi uomini della Chiesa. Sarebbe un disconoscere completamente i fatti, se si volesse considerare le severe critiche contenute nella Nuova Rivelazione come conseguenza di un atteggiamento negativo di Jakob Lorber nei confronti della Chiesa cattolica. Quest’uomo ingenuo e religioso era un cattolico praticante. Egli era soltanto ‘il mezzo’, lo ‘Scrivano di Dio’, al quale abbastanza spesso venivano le lacrime quando era profondamente commosso su quanto aveva percepito. La sua critica alla Chiesa si rivolge contro la condotta errata di questa e contro il suo errato contributo alla vera fede, e non contro l’istituzione religiosa come tale. Questo è dimostrato dai seguenti passi della Nuova Rivelazione:

«È ben vero che nella Chiesa cattolica-romana si possono riscontrare enormi abusi, tuttavia in essa esiste certamente anche qualcosa di buono, perché vi viene predicato l’amore e l’umiltà. E se qualcuno segue nient’altro che queste, allora non andrà perduto» [L.T. – 73,5].

«Proprio ciò che Io dissi allora agli apostoli e ai discepoli riguardo i sommi sacerdoti e gli scribi, lo dico adesso anche a voi riguardo a ogni Chiesa esteriore e ai suoi servitori: seguite i loro insegnamenti dove essi comunicano la Mia parola, l’umiltà e l’amore, ma non seguite le loro opere e prescrizioni se sono disposte contrariamente alla Mia parola e perseguono solamente vantaggi terreni e mondani dei sacerdoti, e non lasciatevi confondere, né in qualche modo persuadere da loro» [D.d.C. – II/178,5-6].

«Dalla Chiesa esteriore non verrà certamente mai in eterno il Regno di Dio, il quale è la vera e propria interiore ed eterna vita dello Spirito. Ma questa Chiesa esteriore è, secondo la Mia predisposizione e cura, una protezione per la Chiesa interiore che ognuno può trovare facilmente se soltanto la vuole cercare e trovare. E per questo non ha importanza in quale Chiesa esteriore egli si trovi, purché in qualche modo essa annunci il Mio Nome e la Mia parola! Infatti, non c’è bisogno che uno debba avere l’intera Bibbia in testa per trovare con ciò Me e il Regno Mio, ma per questo bastano anche pochi testi, una precisa osservanza e vivere secondo gli stessi» [D.d.C. – II/178,8-9].

«A voi però che siete nati e battezzati in essa Io dico che non dovete augurarle la distruzione, bensì la guarigione. Io vi do il balsamo e guarisco in voi il peccato originale. Se ora vivete secondo le regole date, la Chiesa vi rispetterà. E se apprenderà che esistono in voi cose meravigliose, lei stessa chiederà il balsamo e in silenzio guarirà molte delle sue ferite. Se invece volete abbandonarla, allora giungerà poca benedizione ai vostri fratelli» [D.d.C. – I/45,11].

«Chi vuol vivere rettamente, costui lo può fare in qualunque Chiesa, poiché la regola principale è: esaminate tutto e ritenete il buono. Ciascuno sia quello che vuole, ma sia un attivo cristiano» [L.T. – 73,13].

«L’uomo che si limita ad essere soltanto religioso, somiglia a colui che seppellì il suo talento; se invece qualcuno sa anche solo poche cose della Scrittura e lavora e opera a seconda di queste poche, costui è simile a colui che amministrò fedelmente il poco ricevuto, e poi verrà posto su molte e grandi cose» [L.T. –– 73,19][70].

Tutto questo non potrà impedire che anche in avvenire la gerarchia continui a seppellire oppure rifiutare silenziosamente il profeta Jakob Lorber e tutti coloro che vengono dall’Alto e operano per il trionfo del Regno dei Cieli. Su questo, val bene la conclusione di una lunga risposta data al tempo di Gesù a un fariseo di nome Murel:

«Nel mondo propriamente detto, i Miei di certo non celebreranno trionfi solenni, poiché tutti gli uomini che provengono da questa Terra non sono solo figli Miei, ma figli del principe della menzogna, della notte e delle tenebre. Costoro non amano la Mia Luce, ameranno coloro che porteranno loro la Mia Luce, ma non per questo i Miei dovranno scandalizzarsi, poiché il trionfo nel Mio Regno è già riservato a loro!» [G.V.G. – III/225,9].

Falso trionfalismo e tenace difesa delle posizioni di forza non permettono di accogliere l’offerta di salvezza configurata nell’enorme e convincente pienezza della rivelata dottrina di vita. I sacerdoti fin dall’antichità sono pervenuti troppo profondamente nella cultura del potere. Già San Bernardo di Clairvaux scrisse al Papa Eugenio III (1145 fino a 1153): "Non esiste nessun ferro e nessun veleno che io tema tanto per te, quanto la passione per dominare". – E questa "inguaribile ferita interiore della Chiesa", come San Bernardo descrive l’ambizione della gerarchia ecclesiastica, non si è conclusa fino al giorno d’oggi. Ma servirà a poco! L’apostasia[71], in particolare quella della giovane generazione, è già cominciata e, secondo le dichiarazioni della Nuova Rivelazione, continuerà.–

Come già con la rivelazione su Edom fatta al profeta Abdia[72], e spiegata tramite Jakob Lorber, la profezia riferisce assai concretamente che dopo un Concilio il fenomeno dissolutivo della Chiesa cattolica diventerà per la prima volta chiaramente visibile, e poi la stessa avrà da aspettarsi degli attacchi particolarmente dai propri ‘servitori consacrati’. Che queste parole profetiche del Vecchio Testamento possano prima o poi diventare vere, è evidente per ognuno!

Riferisce così M. Kahir in un suo scritto ‘Vicino all’anno 2000’: "Non all’organizzazione mondana, ma all’eterna idea ‘Chiesa’, all’alleanza interiore dell’uomo con Dio si riferisce la Parola evangelica dell’invincibilità dall’inferno".

Pertanto non c’è da aspettarsi opposizione dalla sola Chiesa cattolica, poiché contro la Nuova Rivelazione è divenuta visibile con dure, aggressive e non obiettive critiche, anche l’avversione di certi circoli di chiese evangeliche. Se però i de-mitologisti che vogliono eliminare la dottrina fondamentale del cristianesimo – come disse una volta il marxista Ernst Bloch –"finché non ne rimanga altro che il violetto della dottrina cristiana", non prenderanno seriamente in mano la Nuova Rivelazione, non ci si potrà aspettare nient’altro che – com’è già capitato – le dichiarazioni siano schernite come ‘falso illuminismo’. Per questi falsi profeti la Nuova Rivelazione sarà uno scandalo, e non un’apertura di sigilli.

Le difficoltà che ha incontrato da diverse parti e per differenti motivi la diffusione della Nuova Rivelazione non sono poche, tuttavia, nonostante la circostanza che molti strati della popolazione non riuscirebbero a recepire la globalità di questo messaggio divino, non cambia nulla al fatto che anche oggi esiste nell’anima di milioni di persone un autentico senso religioso che li spinge sempre più nella ricerca a pretendere la pura verità. Sotto questo aspetto è auspicabile che nel prossimo futuro si realizzi comunque ciò che è stato comunicato nella Nuova Rivelazione:

«Però, come voi ora, verso Oriente, vedete sovrapporsi ogni genere di nuvole all’orizzonte, come se volessero ostacolare il sorgere del Sole, così anche contro il grande sorgere dello spirituale ed eterno Sole della verità dovrà venire un giorno una grande massa nuvolosa di ostacoli di ogni genere che cominceranno ad accumularsi e provocheranno molti danni tra gli uomini, ma tali ostacoli non potranno impedire alla fine il grandioso sorgere del Sole della verità» [G.V.G. – VIII/46,4].

Una profezia questa, ripetuta agli apostoli al tempo di Gesù, precursore della nostra epoca, nella quale, oltre Lorber, già altri mistici hanno ricevuto alcuni, semplici rivelazioni, ma altri, ulteriori corpose, le quali, tutte, si spera possano esse, a breve, essere condensate in pochi volumi come lo è stato con la Bibbia:

«Ma ad ogni modo tutto ciò non andrà perduto, e quando – a contare da oggi – saranno trascorsi mille anni e quasi altri mille anni interi e la Mia Dottrina si troverà interamente sepolta nella più immonda materia, allora in quel tempo saprò suscitare di nuovo degli uomini che trascriveranno fedelmente parola per parola ciò che è stato trattato qui da voi e da Me e quello che è accaduto qui, e lo presenteranno al mondo – raccogliendolo in un grande libro – così che a tale mondo, sotto molti aspetti, saranno nuovamente aperti gli occhi!» [G.V.G. – IV/112,4].

Che questo tempo sia oramai agli sgoccioli, anch’esso ci viene indicato nella Nuova Rivelazione:

«Ma da ora fino a quel tempo trascorreranno mille e non più di mille anni ancora! Poi manderò tra le misere genti gli stessi angeli che ora vedete qui, e saranno loro date delle grandi trombe per richiamare gli uomini! Allora gli uomini della Terra che sono spiritualmente morti si risveglieranno dalle tombe della loro notte e, come una colonna di fuoco roteante da un’estremità all’altra del mondo, questi milioni e milioni di risvegliati insorgeranno e si avventeranno contro tutte le potenze del mondo e nessuno potrà più resistere loro!» [G.V.G. – I/72,3].

Noi viviamo in un’epoca assai decisiva per il mondo; siamo alla fine del tempo di un’epoca terrestre che porterà con sé enormi sconvolgimenti di tutti i tipi, anticipati dalle parole della Nuova Rivelazione, che invita ciascuno dei credenti e ricercatori della verità ad impegnarsi per la sua diffusione:

«Ed è appunto per questo motivo che nel propagare la Mia Dottrina – che è un invito ad un banchetto di gioia nei Cieli – è necessario anzitutto fare attenzione affinché tutti coloro che si saranno assunti il compito di diffonderla tra gli uomini della Terra, procedano con tutta amorevolezza e serenità come si addice a dei veri messaggeri dai Cieli e annuncino in questo modo il Vangelo! Infatti, non si può annunciare una cosa quanto mai rallegrante e buona con una faccia sconvolta dal più tremendo furore. E se qualcuno volesse proprio agire in tal modo, non potrebbe essere che un pazzo e un buffone e, come tale, completamente inadatto alla diffusione della Mia parola. Hai dunque compreso bene e fedelmente quello che ora ti ho detto, e pure tutti voi?» [G.V.G. – IV/39,10].

Attualmente sono riconoscibili soltanto gli inizi dell’evoluzione profetica. Il dramma metafisico tra Dio e il Suo avversario Lucifero, che in modo così affascinante è descritto nella Nuova Rivelazione, entra nuovamente in una fase decisiva. Il tempo nel quale l’umanità sarà portata fuori dal vicolo cieco del materialismo è già iniziato. Finora l’uomo doveva rimanere un mistero a se stesso sotto l’influsso di questa grandissima e assai pericolosa eresia di tutti i tempi, perché egli indirizzava i suoi sguardi unicamente alla materia, e non riconosceva o non voleva riconoscere i valori imperituri della sua sublime destinazione. Ora però può, e gli sono stati dati gli strumenti per riconoscere la verità, cosicché la menzogna può essere scoperta e rigettata.

In tutti i tempi sono esistiti veramente uomini che non sono stati disposti a credere in Dio perfino quando furono testimoni casuali di fenomeni soprannaturali. Anche riguardo alla Nuova Rivelazione si cercheranno e anche si troveranno appassionate obiezioni. A qualcuno non piacerà lo struggente predicare, a un altro daranno fastidio certe verità, e altri ancora si occuperanno piuttosto di letteratura che essi vantano presentandola come mezzo di guarigione mondiale, come ‘una religione di responsabilità’, come ‘un cambiamento di coscienza verso l’uomo quadridimensionale’, oppure come ‘un’ecumenica religione mondiale’, o infine come ‘dell’homo ludens’.

Chi non crede in Dio, in un soprannaturale mondo degli spiriti e in una conduzione divina dell’umanità, stimerà ogni Rivelazione un mito e la rifiuterà per principio. Essi faranno valere di tutto affinché dal loro punto di vista esaltino la ragione che parla contrariamente a siffatte visioni. Ai razionalisti sia obiettata la seguente massima di Goethe: “Non vi è nulla di più straziante, come sentir parlare continuamente la gente di ragione. Intanto costoro agiscono solo secondo il loro pregiudizio”.

Chi invece crede, e con il suo comportamento mette in pratica le parole di verità comprese e si lascia guidare invisibilmente dallo spirito interiore riconosciuto, metterà da parte il mondo e si uniformerà solo alla propria coscienza, così da rendere veritiere le stesse parole comunicate al veggente Lorber:  «Se la tua parola avesse il plauso del mondo, non sarebbe da Me. Il disprezzo del mondo è, in ogni tempo, la più grande testimonianza di ciò che proviene da Me. Chi quindi ti oltraggia e fugge, costui oltraggia e fugge anche Me! Perché ciò che viene da te, viene anche da Me. Perciò sii lieto!» [D.d.C. – II/43,10-11].

E poiché l’umanità si fida più dei governi del mondo che del Governo di Dio, ci affidiamo alla massima che esprime la Bibbia nel “Salmo 127,1”: «Se non è il Signore che costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori; se il Signore non custodisce la città, invano vigilano le guardie».

Quindi gli ideali della nostra “libertà” sono lontani dai consigli di Dio; allora ci possiamo chiedere: “Su cosa stiamo costruendo le nostre sicurezze future? E’ giusto che la maggioranza del popolo sia ingannata da pochi disonesti?

 

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Ogni popolo ha il governo che si merita

Circa 2500 anni fa, Aristotele disse che ogni popolo ha il governo che si merita. Nonostante tutti gli sforzi per migliorare i governi, accade spesso che vengano emanate leggi ancora più bizzarre delle precedenti, perfino in contrasto al programma elettorale presentato agli elettori. Sempre più spesso il cittadino non s’interessa più della buona amministrazione del proprio territorio, ma si limita a delegare ad altri questo compito, a meno che non abbia qualche interesse.

(parla Gesù al tempo del Suo cammino terreno): «Quando gli ebrei stavano sotto i giudici, non avevano nessun’altra tassa oltre la decima, ed erano ricchi e più potenti di qualsiasi altro popolo della Terra. Poi diventarono sfrenati nel loro splendore e vollero avere un re che superasse in magnificenza, fasto e potenza tutti i re della Terra. E fu dato loro un re. Con lui però giunse anche ogni miseria tra il popolo che si era dimostrato malcontento del governo di Dio. Allora gli uomini mormorarono e si lamentarono ancora più di oggi, e molti pregarono Dio di aiutarli. Dio però non è come l’uomo che cambia una decisione presa, dall’oggi al domani, poiché se lo facesse non esisterebbe più già da lungo tempo né un Sole né una Terra! E perciò Egli lasciò gli ebrei sotto i re. I re però furono saggi e guidarono il popolo con giustizia finché il popolo fu buono e saggio, nonché giusto secondo le Leggi di Dio. Quando invece il popolo cominciò ad eccedere, a praticare la prostituzione e ogni tipo di ingiustizia, allora su di esso furono posti dei re poco savi, duri e ingiusti. E quando tutto il popolo ebreo, ad eccezione di pochi soltanto, passò quasi al paganesimo, allora cadde prigioniero dei Babilonesi, affinché potesse apprendere quale vita si conduceva sotto il dominio dei tenebrosi pagani. Solo allora il popolo si rivolse nuovamente al suo vecchio e solo vero Dio, e Dio lo rese nuovamente un popolo indipendente e gli diede dei governanti saggi e giusti. Però, ancora una volta, ciò non durò a lungo e il popolo ricadde nei suoi vecchi peccati e malvagità, e Dio un po’ alla volta dispose le cose come il popolo meritava, ed è per questo che ora sospira e si lamenta. Questa è la ragione per cui Dio permette che il popolo diventato cieco e malvagio sia tormentato da tutte le parti e lo sarà sempre di più; giungerà anche il momento in cui sarà disperso tra tutti i popoli della Terra e non ci sarà nessun paese che potrà chiamar suo. E poiché il popolo è così, deve essere tormentato dai romani, e ancor più dal loro principe feudatario» [G.V.G. – VIII/115,6-11].

Chi di noi, appena un poco pensante, non riesce a vedere in questa rivelazione la situazione attuale di molti popoli nel nostro tempo? Che le cose dovessero andare così, non poteva essere altrimenti, poiché è il carattere stesso dell’uomo terreno lontano da Dio ad essere coinvolto, e questo suo comportamento è sempre stato previsto dall’onniveggenza di Dio:

«Se riandiamo alla storia primordiale di ogni popolo, troveremo che ognuno, inizialmente, aveva una forma di governo puramente teocratica, e questo significa che non avevano su di loro nessun altro signore che Dio solamente. Solo con il tempo, quando qua e là i popoli divennero insoddisfatti con il Governo oltremodo indipendente e quanto mai liberale di Dio – perché sotto tale Governo le cose andavano per loro troppo bene – cominciarono ad amarsi l’un l’altro eccessivamente, e di solito uno di loro era generalmente amato a causa di speciali talenti, e lo si richiedeva per guida. Ma non ci si fermò alla funzione di guida, poiché la guida dovette emanare leggi, le leggi dovettero essere sanzionate, e così da guida divenne un signore, un dominatore, un patriarca, poi un principe, un re e imperatore. Quindi, imperatori, re e principi non sono mai stati scelti da Dio, bensì solo confermati quale un giudizio per quegli uomini che, in seguito alla loro libera volontà, hanno voluto scegliere tali imperatori, re e principi tra il popolo, concedendo loro ogni potere su se stessi» [S.S. – 103].

 

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La politica

Se qualcuno non si è ancora del tutto convinto della necessità di una conduzione superiore nella propria vita, così come nella propria città, nel proprio paese e nel mondo intero, e persiste ad aver fiducia solo in se stesso, così come nel governo degli uomini, affidandosi quindi al ‘modus vivendi’ dell’uomo che è la cosiddetta ‘politica’, val bene conoscere ancora di più ciò che il Signore rivela a metà dell’ottocento attraverso Lorber sui nostri imperatori, re e principi che, in ultima analisi, sono i nostri politici:

«La politica è un involucro attraverso il quale gli uomini che badano di più a se stessi cercano di nascondere il più possibile parecchie attività d’impresa per il proprio vantaggio, perché altrimenti, se si mettesse a nudo l’involucro, un solerte amico degli uomini, amante della verità e della rettitudine, potrebbe prendersi la libertà di domandare a un simile industrioso amante di se stesso: “Quid agis, amice?”[73], – e se l’interpellato non desse una risposta, allora l’amico degli uomini potrebbe poi “prenderlo per il ciuffo” come una volta Chisehel prese Lamech[74], avvenimento questo che certo per il politico amante di se stesso potrebbe essere un po’ più sgradevole che se volesse, in modo del tutto finemente politico, ovvero quasi del tutto in incognito, usando la propria professione, togliere a qualcuno alcune palate di pezzi d’oro. – La politica, infatti, è un involucro o una coperta specialmente sui peccati dell’egoismo e dell’amor proprio, i politici sono tutti insieme e completamente da considerare come una ‘pietanza coperta’, con la sola differenza che una pietanza coperta, normalmente è un cibo buono, anzi è una leccornia, mentre i politici sono un piatto estremamente cattivo, con il quale molti buoni uomini poveri mangiano la morte civile. – I politici, come pietanza coperta, sorprendono certo anche i loro miseri consumatori, mai però in un modo piacevole, ma sempre in un modo spiacevole e spesso causano i più grossi guai in una società civile. Perciò davanti a loro, ognuno con ragione, ha anche un certo segreto rispetto che somiglia a quello febbrile che tanti antizoologi dai nervi fragili sentono alla vista di un boa costrittore dalla fulminante lingua biforcuta che li guarda con occhi spalancati in modo assai terribilmente poco rassicurante; questo strano rispetto è anche del tutto nell’ordine, poiché un tale politico è, in tutta serietà, spiritualmente, null’altro che un simile serpente che, come tutti sanno, prima soffoca la sua preda, e poi la mangia secondo la voglia, senza preoccupazione né timore, in una condizione assai statica. – Anche per questo motivo i politici cercano di stordire le loro vittime, scelte con ogni genere di mezzi velenosi, per soffocarle, per accecarle e poi, come una serpe, renderle completamente inermi per divorarle più facilmente, come si suol dire, “con torso e gambo”. – Perciò ognuno si guardi bene se ha a che fare con una simile ‘pietanza coperta’ di un ‘boa costrittore’[75], altrimenti si accorgerà presto che i politici hanno già inventato, molto prima di Jackson[76], l’etere solforico per narcotizzare a morte degli uomini innocui, cosa che per loro non è stato certamente difficile, perché vivono troppo vicini alla pozza sulfurea – voi sapete già a cosa faccio riferimento! – Perciò sia detto ancora una volta: “Fate attenzione ai politici, se non volete essere narcotizzati temporalmente e anche eternamente!”» [D.d.C. – II/183].

 

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Cap. 15

 

Distinzione dei veri dai falsi profeti

 

In tutti i tempi sono apparsi dei veri e dei falsi profeti, e il popolo era spesso incline a prestare più fede ai falsi, apparentemente religiosi ma di specie politica, che a quelli veri. Una certa categoria di falsi profeti, mossi da una morbosa brama di stima, pretende considerazione e osservanza del loro messaggio. Nel disconoscimento non fanno mancare intimidazioni delle più differenti specie. San Giovanni della Croce descrive un’altra specie di profeti come segue: "Essi sogliono dire: ‘Dio mi ha detto questo, Dio mi ha detto quello’, ma non è per nulla vero, […] esse sono anime che parlano con se stesse". – Altri ancora diventano vittime di allucinazioni. Un allucinazione puramente fisica che si distingue nettamente dalle altre è l’allucinazione dell’udito, così come lo espone Laurenz Volken: "… ogni allucinazione presuppone un certo disturbo dell’equilibrio psichico".

Anche secondo il dr. Lhermitte che ha affermato: "Chi soffre di allucinazioni dell’udito, appare già come un delirante". – Affermazione questa, confermata da altri psichiatri che, come Seglatz hanno riconosciuto che "… allucinazioni verbali si presentano in persone la cui personalità è più o meno seriamente in pericolo, e che l’illimitata durata è per lo più accompagnata da un dissolvimento dell’io". – Essi hanno asserito che nessuno può soffrire per decenni, giornalmente, d’allucinazioni dell’udito, senza che, dopo molto tempo, non diventino visibili i sintomi di una grave malattia. Jakob Lorber è stato fino all’ultimo giorno della sua vita un uomo equilibrato e, nella psiche, perfettamente sano. In lui sono mancati tutti i criteri che avrebbero indicato un danneggiamento della sua personalità. Vogliamo ora menzionare alcuni punti nella Nuova Rivelazione, nel caso in cui alcuni critici volessero usare l’allucinazione come comoda spiegazione per il fenomeno Lorber.

«I veri profeti suscitati da Dio sono molto facilmente distinguibili dai falsi, e particolarmente per il fatto che essi, quali veri profeti, sono sempre colmi di umiltà e di amore verso il prossimo, mentre i falsi profeti incedono sempre avvolti dentro ogni sorta di vesti fregiate e adorne di distintivi speciali, sono colmi di orgoglio e del più sfacciato egoismo, si mostrano unicamente in certi luoghi consacrati, parlano poco e anche questo poco è infarcito di stoltezza e insensatezza. Oltre a ciò, in certi periodi operano ogni tipo di falsi prodigi, avvalendosi di mezzi del tutto naturali che vengono tenuti assolutamente segreti, e guai a colui che osasse imitarli! Il vero profeta invece non fa alcun mistero dei suoi genuini prodigi, anzi invita e sprona il prossimo a rendersi adatto egli pure a compiere, nell’identica vera e buona maniera, gli stessi suoi prodigi» [G.V.G. – VI/150,2].

«Da ora in poi (dai tempi di Gesù) per quasi interi duemila anni, verranno suscitati moltissimi veggenti e profeti; d’altra parte sorgeranno anche, in numero ancora più grande, dei falsi profeti e perfino dei falsi cristi estremamente orgogliosi, ambiziosi e privi di ogni amore, ma allora anche i giudizi si moltiplicheranno e raramente vi sarà un governante che, a causa della tenebra in cui sarà immerso, non dovrà sottostare a un aspro giudizio assieme al suo popolo. Verso la fine del tempo, cui ho accennato prima, Io susciterò anche dei profeti sempre più grandi, e con questi si moltiplicheranno e si espanderanno anche i giudizi. Allora verranno gravissimi terremoti e le devastazioni degli elementi scatenati saranno terribili; carestie, guerre, fame e pestilenze non mancheranno, assieme a molti altri mali e, come già detto in precedenza, la fede non sarà più tra gli uomini, ad eccezione di pochissimi, ed essi diventeranno del tutto freddi nel gelo dell’orgoglio umano, e un popolo si scaglierà contro l’altro» [G.V.G. – VI/150,14-15].

«L’anticristo sorgerà quando certi uomini astuti e restii a lavorare vedranno come la Mia Dottrina andrà facendo sempre più seguaci e come ai Miei discepoli le cose andranno sempre meglio, allora anch’essi accoglieranno la Dottrina. E così udranno dei segni che Io ho compiuto, e anche di quelli che, all’occasione, anche voi opererete; allora essi, come i maghi pagani, cominceranno a operare grandi segni con mezzi del tutto naturali della cieca magia, così come lo facevano gli esseni. Questo sedurrà i creduloni, e precisamente al punto che molti di questi, ciò vuol dire tra i vostri successori, vi riterranno per falsi insegnanti e falsi profeti e vi perseguiteranno. Perciò fate bene attenzione a non accettare da coloro che accoglieranno il Vangelo, null’altro di quanto vi è strettamente necessario per il bisogno della vita! Poiché, se gli oziosi dovessero vedere che il vostro predicare e fare un segno vi fa ottenere molti soldi, allora sarebbe il momento in cui essi impiegherebbero ogni cosa per sopprimervi. Da ciò, più che in qualsiasi altra maniera, si potranno distinguere i profeti veri dai falsi, in pratica dalle loro opere, poiché i veri profeti andranno in giro sempre nella Mia povertà, e dalle comunità accetteranno soltanto quello che sarà loro necessario per vivere; i falsi profeti, invece, si comporteranno come oggi si comportano i farisei, anzi sotto certi punti di vista molto peggio ancora, e tutto ciò che daranno ad intendere di fare a vantaggio delle comunità nel Mio Nome se lo faranno pagare a carissimo prezzo. E tutti dovranno ritenerli dei sacri servitori di Dio, e sotto minacce di gravi pene dovranno credere che Dio esaudisce unicamente le loro preghiere e che Egli rivolge il Suo occhio assai compiaciuto soltanto alle loro offerte. E come ora laggiù sorge quest’unico Tempio per tutti gli ebrei, così gli anticristi erigeranno una quantità straordinaria di templi l’uno più sontuoso dell’altro, e là dentro praticheranno dinanzi agli uomini le loro arti occulte, faranno i loro sacrifici e terranno i loro cattivi e interessati sermoni. In quanto alle preghiere, essi le faranno usando linguaggi stranieri (latino) per dare a intendere al popolo che tale loro idioma è il più puro e quindi anche il più gradito a Dio» [G.V.G. – VI/179,3].

«Il vero profeta non è mai possibile che sia egoista, né che in lui ci sia traccia d’orgoglio. Egli accetterà con animo grato quanto i cuori nobili e buoni vorranno offrirgli, però mai esigerà da qualcuno un compenso fisso, ben sapendo che ciò è un abominio al cospetto di Dio e che Dio può certo da solo mantenere i propri servitori! – Il falso profeta si farà pagare ogni passo, ogni parola e ogni azione, cosiddetta del servizio divino, per il preteso benessere dell’umanità. Il falso profeta avrà voce di tuono, quando parlerà dei giudizi di Dio, ed egli stesso giudicherà nel nome di Dio con il ferro e con il fuoco. – Il vero profeta, invece, non giudicherà mai nessuno, ma esorterà soltanto disinteressatamente i peccatori a penitenza e non farà alcuna distinzione tra grande e piccolo e tra ragguardevole e non ragguardevole, perché per lui varrà unicamente Dio e la Sua parola, mentre tutto il resto lo reputerà una vana stoltezza. Nel discorso del vero profeta non si riscontrerà nessuna contraddizione; invece, quando si porranno in luce le parole del falso profeta, le contraddizioni si vedranno pullulare. Nessuno può mai offendere il vero profeta, perché sopporterà sempre come un agnello qualunque cosa il mondo vorrà fargli; egli si scaglierà con tutto lo zelo e l’ardore soltanto contro la menzogna e contro l’orgoglio, e li respingerà sempre. – Il falso profeta sarà sempre un nemico mortale di ogni verità e di ogni migliore progresso del pensiero e delle opere; nessuno, all’infuori di lui, deve conoscere qualcosa o essere degno di una qualche esperienza, affinché tutti siano costretti sempre e in ogni circostanza a ricorrere a lui per un consiglio che poi dovranno pagare a caro prezzo. Il falso profeta non pensa che a se stesso; Dio e il Suo Ordine sono per lui bazzecole noiose e ridicole, alle quali non presta una scintilla di fede; per questo, anch’egli, con la coscienza più leggera di questo mondo, è disposto a farsi un Dio di legno o di pietra come gli suggerisce il capriccio. Che poi un simile Dio, per mano del falso profeta, possa operare facilmente cose che appaiono miracoli agli occhi dell’umanità, una volta che questa è divenuta completamente cieca, è cosa che si può ben facilmente comprendere!» [G.V.G. – III/204,12-16].

 

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Le caratteristiche del vero profeta

Le parole dell’apostolo Paolo: «Non cancellate lo Spirito. Non disprezzate i profeti. Esaminate tutto e ritenete il bene» [1° Tess. – 5, 19-21], avevano pieno valore nella Chiesa originaria. La profezia condizionò l’intera storia del cristianesimo primitivo. I profeti, corrispondenti al rango, stavano prima dei vescovi.

Già la Didachè[77] [Diud. 11,2], mise veramente in guardia dai falsi profeti, e anche la 1° Lettera di Giovanni dice:

«Diletti, non credete a ogni spirito, ma esaminateli se provengono da Dio, poiché nel mondo sono penetrati molti falsi profeti. Da questo dovete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che confessa Gesù il Cristo che si è fatto uomo, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Cristo, non è da Dio» [1° Gv. – 4,1-3].

Ebbene, quali sono i più importanti segni di riconoscimento che rendono possibile distinguere la vera rivelazione dalla falsa profezia? Un’autorità teologica medioevale, Gerson[78], elenca cinque caratteristiche che nella letteratura trovano anche oggi ancora illimitata approvazione: l’umiltà, la riservatezza, la pazienza del profeta, la verità della rivelazione e infine la carità e l’amore per Dio.

Nella Nuova Rivelazione è annotato pure un altro essenziale segno di riconoscimento di un vero profeta: la povertà:

«Un profeta è precisamente un uomo del tutto semplice e naturale e afflitto da ogni genere di debolezze, come lo sei tu; siccome però ha un cuore che comprende, nel quale né ira, né vendetta, né invidia, né superbia né adulterio o altre svariate forme di lussuria giungono a mettere salde radici, avviene che lo Spirito divino mondi il suo cuore dalle multiformi scorie del mondo, e quando questo cuore è così purificato, Dio vi riversa una Luce dai Cieli. Ora, poiché il profeta riconosce facilmente che una tale Luce è una Luce dai Cieli che si manifesta sempre in parole chiaramente percettibili, egli allora, ormai perfetto profeta, può enunciare esteriormente per mezzo della voce della sua bocca quello che in cuor suo sente in maniera precisa, e allora profetizza già a completa misura di profeta! E quando la necessità si presenta, Dio incita la volontà del profeta a parlare e a operare dinanzi al popolo secondo quello che percepisce sempre nel proprio cuore, e questa è allora una profezia o una predizione del tutto vera e genuina, ed ha perfettamente il valore della pura Parola divina, come se fosse stata annunciata direttamente agli uomini dalla stessa bocca di Dio» [G.V.G. – II/108,1-3].

In Lorber si verificano tutte le virtù avanzate in piena estensione. Nella sua posizione spirituale, così come nella sua condotta di vita, era della massima modestia. Nell’esteriorità non apparve mai come profeta, e per il resto visse ritirato. Solo la sua cerchia di amici alla quale apparteneva il borgomastro di Graz insieme al compositore Hüttenbrenner e al poeta Ritter von Leitner, sapevano della sua missione. Egli si ritenne sempre uno strumento di Dio per trasmettere il messaggio divino agli uomini. Scrisse nel corso di più di due decenni, in modo del tutto sconosciuto al mondo esterno, un’Opera monumentale[79] che rappresenta un mosaico di sorprendente compattezza, tale da condurre nei più profondi strati dell’essere un pensiero astratto che non sarebbe mai possibile raggiungere. Tutte le verità principali della fede, tramite la Nuova Rivelazione, sono confermate e rese accessibili.

Lorber operò nel silenzio, e la sua Opera venne in solitudine, com’è sempre stato il caso, secondo l’opinione dominante, con tutti i grandi messaggeri della fede.

Durante i lunghi anni della sua attività di scrivano, non seppe se i suoi voluminosi manoscritti sarebbero mai stati pubblicati. Egli lasciò pazientemente l’ulteriore corso delle cose alla Provvidenza. In una lettera al suo amico Anselm Hüttenbrenner del 21 aprile 1846, osservò: "Il mondo non vuole darmi nulla, e di questo sono contento". Non era cosa da poco sacrificare giornalmente per 24 lunghi anni il tempo libero per adempiere il compito a lui affidato senza alcun compenso materiale. Molto di ciò che gli fu dettato, nella regione del cuore, lui stesso non lo poteva comprendere, e molto altro lo spaventò profondamente. Non era facile né per Lorber né per gli editori dei suoi scritti "tener testa ai pregiudizi e mostrar tutto nella sua vera forma". E questo, ancora oggi ha il suo valore.

Così rimane ancora da rispondere alla domanda sulla verità, pretesa dalla Rivelazione. A poco più di centocinquant’anni dalla morte di Lorber, noi uomini del XXI secolo sappiamo che le sue dichiarazioni sui risultati della ricerca scientifica e della tecnica hanno trovato, in parte perfino nei dettagli più sottili, la loro conferma in modo addirittura spettacolare. Nessuno che esamini senza pregiudizio lo stato di cose riportato, può nutrire dubbi sull’origine divina di queste profezie. Rifiutare queste testimonianze significa rifiutare ogni altra testimonianza.

Come abbiamo già letto, ‘i veri profeti cammineranno sempre in povertà’, e anche questo era una caratteristica in Lorber. Egli non fu beneficiato con beni materiali. I suoi introiti come insegnante di musica restarono scarsi; riusciva solo a ricavare l’affitto per la stanza in cui viveva. Quando negli ultimi anni della sua vita si ammalò, e non fu più pienamente in grado di lavorare, i suoi amici dovettero preservarlo dal venir meno per la fame. Nonostante la sua povertà, Lorber restò generoso, per quanto gli era possibile, come riferisce il suo biografo Ritter von Leitner. Il suo amore per Dio e per l’uomo era sublime al di là di ogni dubbio, come abbiamo già visto "il vero profeta non sarà mai egoista, e ogni superbia resta lontana da lui". – Tutte le virtù che devono distinguere un vero profeta, erano proprie a Lorber. Egli era un uomo nel quale non c’era alcuna falsità.

Fu a causa della sua semplicità e della sua moderata formazione, così come della mancanza d’ambizione, che fu scelto a scrivano di Dio, come gli fu espressamente detto:

«Vedi, se tu fossi uno smanioso scrittore, Io non ti avrei mai scelto, poiché gli smaniosi scrittori contrabbandano volentieri, e in mezzo alla Mia autentica merce vendono anche la loro per conto Mio. Ma proprio per questo Io ho scelto te, perché tu non sei uno smanioso scrittore, per portare appunto per questo la Mia merce un giorno dinanzi al mondo completamente pura» [D.d.C. – II/115,4].

Se si confrontano le qualità che devono essere proprie in sommo grado a un vero profeta, è evidente la concordanza con l’immagine del carattere di Lorber. – Laurenz Volker coglie nel segno quest’aspetto con queste parole: "L’uomo che possiede l’umiltà, non aspira alla propria considerazione, egli tende a scomparire. Perciò è particolarmente ben idoneo a ricevere un messaggio, senza metter dentro qualcosa di proprio. Questo è completamente naturale, come Cristo stesso ha dichiarato: «Chi parla da sé cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l’ha mandato è sincero e non v’è ingiustizia in lui»".

Il profeta Jakob Lorber resiste alla prova sulla sua autenticità in ogni punto. Persona e Opera portano inconfondibili il segno della veridicità. – Al dr. Walter Lutz, forse uno dei migliori conoscitori della Nuova Rivelazione, è da riconoscere senza riserva quando scrive: "È evidente che in tutto ciò che Lorber poteva metter giù per iscritto, splende il fuoco dello Spirito divino, e ognuno che ne è colpito interiormente vi riconosce l’amore e la verità della santa Parola interiore".

Lorber però non fu soltanto un profeta, egli è anche da includere tra i mistici. Nel suo libro "Fenomenologia del Misticismo" il dr. Walter Gerda osserva che non soltanto l’estasi mistica e il completo ingresso e immersione dell’uomo in Dio è da intendersi come misticismo, ma anche quando c’è una diretta manifestazione e la rivelazione di Dio. Del resto, Lorber non sentiva soltanto la Parola interiore, talvolta vedeva come in estasi anche gli avvenimenti a lui comunicati.

In relazione alle prove dell’autenticità della Nuova Rivelazione, il seguente stato di cose non dovrebbe rimanere inosservato. Secondo la testimonianza scritta di Lorber, egli percepì la Parola interiore “sempre nella regione del cuore come un sommo pensiero chiaramente espresso e come genuine parole pronunciate”. – Nella mistica, riguardo questo aspetto, ci sono inoltre alcune notevoli conoscenze. Il dr. Walter Gerda dichiara: "In questa regione dell’interiore (la regione della sorgente dei sentimenti che si trova vicino al cuore) viene da tutte le parti attribuita la più grande importanza, oltretutto, anche nella mistica di tutti i tempi e di tutti i popoli".

Altrettanto la veggente di Prevorst disse letteralmente: "Io Lo sento (lo Spirito) sempre come proveniente dal solco del cuore. Quando sono lucidamente sveglia, penso perfettamente solo nel mio solco del cuore".

Dello stesso parere è Blais Pascal che afferma: "Il cuore ha i suoi argomenti che l’intelletto non conosce". Ciò ha un profondo significato che l’uomo non comprenderà mai razionalmente.

Tenuto conto di queste conoscenze, diventa comprensibile anche la seguente comunicazione della Nuova Rivelazione: «Il Mio dono non deve essere accolto dall’intelletto, bensì in modo vivente, dal cuore nello spirito» [D.d.C. – II/62,7].

 

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Cap. 16

 

Perché le malattie?

 

Non ci si poteva esimere dal trattare un argomento essenziale nella vita degli uomini: l’argomento malattia. – Cos’è la malattia? Quale ne è la causa? A queste domande, la Nuova Rivelazione si esprime in molteplici modi:

«La maggior parte delle malattie del corpo è la conseguenza di ogni tipo di trasgressioni che l’uomo ha commesso di continuo già dal tempo della sua giovinezza fino a quello della sua vecchiaia, e alla fin fine le ha commesse come una specie di abitudine. Alcune tra le infermità che affliggono gli uomini sono poi un triste patrimonio che i genitori e i progenitori lasciano in eredità ai figli e ai figli dei loro figli, dato che genitori e progenitori hanno a loro volta già peccato. Dunque non si può attribuire nessuna colpa a Dio se l’uomo si prepara continuamente da solo le più svariate infermità con le conseguenti sofferenze e dolori» [G.V.G. – VI/162,2].

«Se Dio vuol conservare per la vita eterna l’anima di simili uomini, Egli è costretto ad aiutarli attraverso ogni specie di infermità corporali, poiché anime di questo genere, eccessivamente attaccati al mondo, possono essere sempre di più sottratte all’attrazione del mondo solo in seguito a svariati dolori e sofferenze. Infatti, senza dolori e sofferenze esse sarebbero attratte e inghiottite dalla materia del mondo, e quindi dalla morte e dal giudizio di quest’ultimo. Dunque vedete, questo è il motivo per il quale ora l’umanità di questa Terra deve sopportare molti e svariati dolori» [G.V.G. – VI/162,6].

«Tra tutti i vizi, il peggiore è la fornicazione, la lussuria e la libidine di ogni natura e specie, e a questi vizi gli uomini sono indotti dall’ozio, dalla superbia e dall’orgoglio, poiché all’orgoglioso non vi è nulla di più sacro e si avvale di tutti i mezzi che stanno a sua disposizione pur di soddisfare le proprie passioni mondano-sensuali. Quando poi da un uomo di questa specie sono generati dei figli, ci si può immaginare quali esseri miseri e affetti da molte malattie vengano al mondo! Poi seguono ancora gli alimenti cattivi e la crapula[80], la collera e ogni specie di risentimento, vizi in seguito ai quali tra gli uomini si sviluppano anche ogni genere di malattie che poi li tormentano miseramente» [G.V.G. – VI/56,1-3].

«Tra le cause secondarie va annoverato innanzitutto il cibo scadente, impuro e cattivo, e le pietanze non preparate di fresco, e anche le cattive bevande, poi il mangiare ogni tipo di frutti immaturi. Oltre a ciò molti hanno la pessima abitudine di rinfrescarsi con eccessiva sollecitudine quando sono accaldati. Altri poi, del tutto inconsapevoli della loro innata debolezza, si espongono ad ogni specie di pericoli, nei quali vanno completamente in rovina, oppure ne ricevono un danno che durerà tutto il tempo della loro vita» [G.V.G. – VI/56,6].

«Contro l’indolenza dell’uomo non c’è altro mezzo che permettere che sia colpito da ogni genere di mali che dovranno manifestarsi come necessaria conseguenza dell’inosservanza della Volontà divina. Questi mali destano l’anima dell’uomo saldamente dormiente nella sua carne, e le mostrano le funeste conseguenze della sua indolenza, e in seguito si farà più prudente, più avveduta, più solerte e più arrendevole alla riconosciuta Volontà divina. E quindi le differenti malattie, con le quali ora l’umanità è affetta, hanno indubbiamente anche il loro lato buono» [G.V.G. – VI/56,8].

«Non è proprio sempre confacente all’uomo, per il bene della sua anima, procedere nel corpo completamente sano, poiché se la sua carne è troppo sana, diventa anche facilmente eccitabile per ogni genere di concupiscenza, di cui poi anche l’anima diventa più in fretta avida, rispetto a quando la sua carne è malaticcia e debole; e così, una malattia del corpo è, in un certo senso, una sentinella davanti alla porta della vita interiore dell’anima» [G.V.G. – IX/158,11].

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Molto spesso ci domandiamo il perché gli uomini oltre a morire devono soffrire spesso in maniera indicibile. Anche a questa domanda ci risponde la Nuova Rivelazione:

«Io so già da lungo tempo che gli uomini, in seguito alla loro grande cecità, al momento della morte soffrono molto, e ciò in primo luogo perché per la maggior parte non hanno nessuna nozione sicura della sopravvivenza dell’anima dopo la morte del corpo, e moltissimi sono già nella fede dei Sadducei[81]; e in secondo luogo perché gli uomini, nel loro modo di vivere disordinato, hanno riempito il loro corpo di ogni tipo di spiriti impuri, dai quali con il tempo dovranno inevitabilmente sorgere differenti gravi e dolorose malattie che, come conseguenza, daranno anche una morte precoce. E così, proprio per questa ragione, sono venuto Io stesso nella carne su questa Terra, e insegno all’uomo a percorrere quelle vie sulle quali anzitutto si possa persuadere intimamente, in modo vero e vivente, del fatto di come la sua anima continui a vivere dopo la morte del corpo quale il suo io vero e proprio, e in secondo luogo affinché, per tutto il tempo che deve vivere su questa Terra, rimanga sano e forte fino alla tarda età, e il suo trapasso possa avvenire senza dolori e pene, anzi possa essere gioioso e sommamente beatificante. E così, Io, quale Signore della Vita, posso darvi la piena assicurazione che colui il quale – ben inteso – mangerà il Mio pane e berrà il Mio vino (inteso in senso spirituale), non vedrà, non sentirà né assaporerà in eterno la morte!» [G.V.G. – VIII/82,7].

«In colui la cui anima è ancora molto frammischiata e cresciuta insieme alla carne e alle sue voglie sensuali, è proprio l’anima stessa che vedrà, sentirà e assaporerà molto bene la morte, quando sarà venuto il momento del distacco dal suo corpo» [G.V.G. – VIII/81,3].

È interessante un colloquio del Signore con un oste dopo che suo figlio fu guarito, che domandò il perché questo suo figliolo, sempre giudizioso e devoto, fosse divenuto cieco e paralitico; e Gesù gli diede la seguente risposta:

«Vedi amico, qui agirono insieme tre circostanze principali! La prima circostanza fu la tua troppo grande preferenza per lui. Non appena aveva un qualche piccolo mal di testa, subito dovevano venire da lui per guarirlo tutti i medici conosciuti. Questi, con i loro potentissimi rimedi, gli provocarono negli occhi un catarro di testa piuttosto violento, e il figlio divenne cieco. – La seconda circostanza fu quando i medici vollero rendere tuo figlio, ormai diventato cieco, di nuovo vedente; essi allora adoperarono internamente ed esternamente dei rimedi altrettanto potenti ma del tutto errati, e con ciò tuo figlio divenne presto anche paralitico in tutto il corpo. – La terza circostanza, infine, sta nel fatto che Io sapevo bene tutto questo e permisi che ti capitasse tutto ciò, innanzitutto affinché tu manifestassi anche agli altri tuoi figli un maggior amore e cominciassi a educarli tutti meglio, e ciò avvenne. In secondo luogo affinché iniziassi ad avvederti, come un autentico ebreo, che anche nei mali del corpo si deve sempre riporre la propria fiducia più in Dio che nei medici del mondo, i quali per la maggior parte sono ciechi e ignoranti; infatti, dove nessun medico può aiutare, Dio solo lo può fare» [G.V.G. – X/148,10-12].

 

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Una causa per l’insorgere delle malattie

Che la malattia possa dipendere dalla scomparsa di un’armonia interna o di un ordine spirituale preesistente che viene turbato e alterato, la medicina moderna, o la scienza, non ne vuol sapere. Eppure, in molti punti della Nuova Rivelazione viene spiegato proprio così, allo stesso modo di come nell’antichità erano considerate le cause delle malattie. Un esempio:

«Allora scrivi solo una parola su ciò che ti opprime! Infatti, proprio in questo tempo esistono tanti posseduti, tanto che questo deplorevole stato degli uomini è diventato ‘normale’ in tutta serietà. Vedi, quando il corpo si è ammalato qui e là, il motivo di questo sta nel fatto che, per qualche circostanza, sono penetrate parti estranee nello stesso. Poi, con la sua organica attività, il corpo si attiva per espellere queste sostanze estranee (per mezzo dello spirito nerveo), solo che qui si verifica la stessa situazione in cui viene a trovarsi qualcuno che è incappato senza alcun impedimento in un labirinto artificiale, dal quale non può facilmente uscire allo stesso modo di come vi è entrato. E così una parte estranea non può essere tolta di nuovo dal corpo altrettanto facilmente come vi è penetrata. Dove poi nell’organismo corporeo si trova una simile parte estranea, qui essa impedisce l’attività regolare degli organi e causa ogni genere di disturbi nella circolazione del sangue e in tutti gli umori che provengono dallo stesso. E se poi per tale ragione queste non possono giungere a tempo debito per saziare determinati organi, allora gli organi diventano affamati, si raggrinziscono e causano un’agitazione convulsa e dolorosa, diventando sempre più deboli; e infine il corpo diventa completamente indebolito e gli organi perdono subito, insieme all’elettricità, la loro elettrica forza elastica. E la conseguenza di ciò è che il corpo diventa debole e ammalato. Tali parti estranee, come per esempio veleni di ogni specie, si trovano in tutti gli elementi, ed essi possono giungere nel corpo in diversi modi, attraverso la bocca, il naso, gli orecchi, gli occhi, come anche attraverso i pori della pelle. Poi esistono, oltre ai veleni di ogni specie, anche le cosiddette sostanze contagiose che, attraverso il contatto, oppure spesso già attraverso la sola vicinanza, penetrano nel corpo attraverso i pori come un lievito, e cominciano ad assimilarsi allo stesso, per la cui ragione il corpo si ammala spesso molto gravemente, perché poi il corpo è costretto ad accogliere un’essenza completamente estranea. E se qui non viene prestato un rapido aiuto, allora è inevitabilmente la fine del corpo. Inoltre esiste una terza specie di origine delle malattie, vale a dire tagli violenti che influiscono sull’organismo in maniera altrettanto disturbatrice e spesso letale. E per essere più precisi, s’intende da sé che possono esserci due specie di ferite: esterne oppure interne. Detto in breve, una malattia del corpo, in qualsiasi modo sia costituita, non è altro che una possessione dello stesso da parte di elementi estranei che non corrispondono ad esso! Anche se, in effetti, il corpo comprende in sé, in misura naturale, tutti gli elementi, tuttavia nello stato di salute ognuno di essi è presente soltanto in quantità conforme all’ordine naturale. Di conseguenza l’estraneità è costituita da sproporzionate proporzioni, vale a dire dal troppo indiviso, oppure, in altre condizioni, dal troppo poco. Ebbene vedi, se un qualsiasi uomo è guastato già dalla nascita, poiché a causa della vita disordinata dei genitori vengono trasmesse allo stesso delle parti estranee, allora voi chiamate un tale male “ereditario” oppure “cronico”. E quando un male simile si diffonde lungo un’intera generazione, allora, dico Io, un tale male diventa “normale” e non è più possibile tirarlo fuori dal corpo per via naturale, ma soltanto per mezzo Mio, sulla via del miracolo, che è poi un atto di violenza da parte Mia, poiché, a causa del Mio Amore onnimisericordioso, vengo poi forzato ad agire contro il Mio Ordine. In caso contrario il male deve manifestarsi completamente e si mostra poi come ogni specie di lebbra con differenti febbri ed epidemie maligne, dove poi esso, congedandosi, purifica l’uomo in questione; ma spesso, anche con una comparsa troppo violenta, porta via con sé l’uomo come anche intere generazioni, e così mostra poi al medico la validità della regola che, contro mali così antichi, non esistono molti mezzi di guarigione. Se però qualcuno volesse sapere se anche in lui si trovi un male segretamente silenzioso, ereditato, cronico oppure procurato da sé, allora deve solo digiunare per bene e con tale dieta deve prendere ogni tanto, con moderazione, un medicamento, ovviamente in maniera adeguata, allora presto si presenteranno: sotto i nervi i mali ereditati, nelle membra i mali cronici e nelle viscere i mali procurati da sé. E questa è la via della cosiddetta omeopatia, la quale è anche da preferire nei mali di prima specie. Ebbene vedi, poiché ti ho qui mostrato la possessione del corpo, così ti ho anche mostrato la possessione spirituale degli uomini. Infatti, come stanno le cose con lo spirituale, proprio così stanno con il corporale. E tale possessione è divenuta ora così normale che gli uomini non si accorgono affatto più di quali orribili scherzi gli ospiti maligni facciano a loro. Sì, gli uomini sono adesso tanto ‘posseduti’ che in loro lo spirito del male e il loro stesso spirito sono diventati completamente una cosa sola. Qui lo spirito del male parla soltanto per la sua casa e la casa parla per il suo vergognoso coinquilino. Infatti i balli, la prostituzione, il rancore, le ingiurie, le maledizioni, le rapine, le ruberie, le bugie, l’orgoglio, la superbia, le ostentazioni, la calunnia, l’invidia, l’avarizia, la presunzione, l’ingordigia, la crapula, la beffa e lo scherno sono contro tutto ciò che riguarda Me, (mentre) lo sfarzo, la moda, il lusso e simili peculiarità non sono che segni perfetti, infallibili della possessione più intensa. Chi non lo vuol credere, costui provi al più presto la dieta dello spirituale raccomandata nell’abnegazione, e prenda parecchie piccole dosi della Mia parola, e davvero Io dico che egli si convincerà presto di quale ‘signore’ dimora in lui. E se questo viene espulso tramite Me, allora queste bestie aizzeranno subito il mondo intero contro un tale liberato. Perciò chi non vuol credere a questa parola, costui provi soltanto l’Omeopatia dello Spirito, e si convincerà subito che Io, l’eterna Verità, sono fedele in ognuna delle Mie parole. Ma la maturazione generale non è più lontana! Allora tre volte guai al proprietario di tali beni!» [D.d.C. – I/102].

«In casi simili è difficile essere d’aiuto, perché gli ammalati confidano soltanto nei medici e molto poco in Me, affinché la loro fede li aiuti. Perciò voi fate la vostra parte, e Io farò la Mia, o già qui oppure nel Mio Regno. Io sono, infatti, sempre e ovunque un Signore della vita e della morte» [D.d.C. – I/51,4].

 

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Malattie dovute al vizio del fumo e del bere

Notoriamente si sa che il fumo nuoce gravemente alla salute, così com’è risaputo che il consumo eccessivo di alcolici sia uno dei maggiori fattori di rischio per la salute e la sicurezza individuale e collettiva di chi guida in stato di ebbrezza. Nell’Unione europea, per esempio, l’alcol è ritenuto responsabile di 120.000 morti prematuri all’anno, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che solo in Italia i costi annuali relativi all’impatto sociale e sanitario dell’alcol ammontino a 50 milioni di €uro. Se poi i due vizi si accompagnano, gli effetti sono ancora peggiori. Uno studio pubblicato sulla rivista British Journal of Psychiatry evidenzia tra l’altro, che il fumo combinato all’alcol accelera l’invecchiamento del cervello.

Vogliamo quindi sentire come si esprime la Nuova Rivelazione sui due vizi:

«Ascolta, Mio caro amico! Tu ti lamenti sempre di ogni genere di debolezze della tua carne; ora non è in ordine la tua testa, ora i tuoi piedi, talvolta anche il tuo stomaco che spesso accusi di una certa deficienza. Ma vedi, questo non può essere diversamente, perché tu sei ancora un piccolo crapulone[82] e bevi disordinatamente birra e vino e mangi ora questo ora quello che ogni tanto proprio ti piace. Tu pensi che questo giovi al tuo corpo? Oh, niente affatto! Tutto questo è un veleno per il tuo corpo già alquanto avanzato negli anni. Prova una volta e metti, di tutto ciò che mangi e bevi in una settimana, solo una piccola parte in una pentola e dopo otto giorni fiuta il contenuto di questa pentola, e dovresti avere dei nervi olfattivi molto insensibili se questo fetore non ti dovesse causare subito una grande nausea. Ma se un simile caotico miscuglio in una pentola fredda genera vapori mefitici così sgradevoli, che cattive esalazioni esso deve allora produrre nello stomaco caldo, le quali poi si uniscono con il sangue e in seguito narcotizzano malignamente i nervi del corpo, fenomeno da cui poi si devono sviluppare ogni genere di debolezze fisiche! Ma quando di tanto in tanto diventi un po’ più malaticcio, allora resti a casa e guarisci. In quel caso la dieta casalinga ti giunge a proposito. Essa ti nuocerà forse quando sei più sano? Io penso di no. Se vuoi essere davvero sano e invecchiare, allora rimani ben fedele alla tua dieta casalinga! Fatti preparare a casa di sera una semplice cena per te gustosa, però non troppo acidula né troppo salata, puoi gustare un po’ di vino con acqua e fare prima una buona passeggiata all’aria aperta, allora rimarrai forte e sano. Nelle belle giornate puoi anche andare ogni tanto in qualche luogo dove c’è un buon vino, ma evita quella cattiva bevanda da quattro soldi che è la birra! Infatti, questa ha tutte le cattive qualità, ma nessuna buona, specialmente in questo tempo ingannevole in cui il luppolo e il malto sono completamente rovinati. Se si potesse avere una qualche birra ancora di puro orzo e luppolo, allora un bere misurato non sarebbe proprio dannoso, anche se proprio non troppo salutare, perché contiene in sé soltanto specifici fiacchi e molto ridotti. Ma una birra come viene preparata qui in questo luogo quasi da tutti, Io te lo dico, è un purissimo veleno. Infatti, non nutre e non spegne la sete, ma stordisce solo e genera ancora più sete, affinché la gente sia costretta a berne ancora di più. Il pasto serale nella locanda con birra e fumo di tabacco non è solo estremamente dannoso per il corpo, ma lo è ancora molto di più per l’anima e lo spirito, perché con il cattivo cibo vengono assimilati nel corpo ogni genere di orribili specifici che poi rendono ottenebrati anima e spirito» [D.d.C. – III/79,1-7].

«Miei cari amici e fratelli, il vino bevuto con moderazione costituisce un vero ristoro e irrobustisce e mantiene sane le membra del corpo; nel caso in cui se ne abusi, esso desta gli spiriti maligni della carne e stordisce i sensi! Gli spiriti maligni poi a loro volta destano le brame della carne, brame che si chiamano lussuria e libidine, per effetto delle quali poi tutta l'anima diviene per lungo tempo impura, priva di coraggio, litigiosa, pigra e spesso come assolutamente morta. Mantenete dunque una giusta misura anche nel bere, così avrete pace nella vostra carne» [G.V.G. – VI/187,1].

 

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Il vizio del fumo

«Tu devi mettere al bando il tuo gusto per il tabacco, poiché vedi, questo in primo luogo è brutto, e in secondo luogo è molto dannoso per la tua natura. Perciò in questa parte ti devi sì frenare molto per amore per Me, altrimenti ci metterai ancora molto tempo per guarire completamente. Infatti, vedi, l’orribile tabacco è un veleno ed ha origine dall’assafetida[83] (indicato anche ‘sterco del diavolo’), come anche gli antichi sapienti hanno chiamato questa pianta velenosa. Perciò in questo ti devi ben frenare, altrimenti con il tempo non potrei resistere accanto a te per la pura e semplice puzza. Poiché vedi, questa erbaccia, particolarmente in questo tempo, puzza oltremodo per Me, perché con la stessa viene causato troppo danno. Perciò abbandona per il futuro lo sniffare; è abbastanza che si servano di questa erbaccia coloro che già se ne sono abituati fin dalla giovinezza. Ma anche per loro sarebbe meglio se la lasciassero stare» [D.d.C. – III/77,8].

«Un quarto genere di vasi che attraversano questo viscere è costituito da vene molto sottili le quali, partendo dai polmoni, s'insinuano nel fegato in svariatissime spirali. Per mezzo di questi vasi la vescichetta biliare viene in parte formata e in parte mantenuta in una continua ed uguale tensione. Nel contempo attraverso questi vasi viene continuamente condotta nella bile una quantità adeguata di aria atmosferica, e con essa quel tanto di ossigeno necessario ad impedire che la bile incominci a fermentare troppo, e a causa di un certo fenomeno che produrrebbe nel corpo quelle sostanze assai nocive le quali sono la causa principale di ogni tipo d'infiammazioni, reumatismi, gotta ed altri molti malanni simili; per la qual cosa anche gli uomini fanno molto male a trattenersi in luoghi o locali dove invece dell'aria atmosferica pura e vivificante, respirano aria viziata che contiene pochissimo ossigeno e molto azoto velenoso, e questo vale particolarmente per quelle abominevoli osterie, nelle quali gli ospiti mediante il disgustosissimo fumo del tabacco vanno preparandosi per i fetori dell'inferno» [L.T. – 11,7].

«Ma sapete voi ancora quale significato abbia questa moda del fumo? I mali inquilini si danno ogni premura di abituare l'anima già durante la vita terrena alle esalazioni e al fetore dell'inferno, affinché dopo l'uscita dal corpo essa non si accorga così presto della loro pestilenziale presenza, e affinché non abbia a percepire troppo presto qualcosa, quando questi eccellenti colleghi la conducono inosservati al terzo inferno» [L.T. – 59,16].

 

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Le malattie dei bambini

Negli ultimi anni molte diete sono diventate famose e di moda: Macrobiotica, Dukan, Scarsdale, dieta del gruppo sanguigno o vegetariana, oppure nuovi alimenti acquisiti con la globalizzazione come il sushi o le miriade di ricette di alimenti serviti nelle più svariate combinazioni, ma che non tengono conto della diversa digeribilità e quindi assimilazione in organismi alle diverse latitudini del pianeta. E poi gli insetti a scopo alimentare che stanno sempre più facendo pressione sulla normativa UE, complice da un lato la globalizzazione dei costumi e abitudini, nonché della popolazione; dall’altro, la revisione dell’apparato normativo con la bozza del regolamento “Novel Food” in discussione presso le istituzioni europee, normativa che deve stabilire l’inclusione degli insetti nel dettato normativo europeo quale ‘nuovo cibo’ a tutti gli effetti. In un tale labirinto di pressioni che ci spingono ad uscire dalla semplicità delle direttive divine, qui di seguito vogliamo vedere cosa dice la Nuova Rivelazione sul più vasto concetto dell’alimentazione sotto il profilo animico, iniziando a capire cosa succede già ai bambini quando ci si allontana dall’ordine naturale, che è quello divino, stabilito da un Creatore che ha posto un Ordine in tutte le cose, mentre l’uomo, attratto o sollecitato da impulsi esteriori che lo solleticano a provare sensazioni nuove, si lascia irretire, allontanandosi sempre più dalla giusta guida interiore, senza capire che così va incontro a conseguenze che, purtroppo, non vuol riconoscere quali giuste spinte a farlo rientrare in quell’ordine:

«Infatti, vi è una grande differenza tra un fanciullo puro e uno oltremodo impuro. Il primo può essere guidato da Me direttamente; il secondo, invece, soltanto indirettamente per sentieri necessariamente spinosi a seconda del bisogno, come lo ha dimostrato in modo quanto mai chiaro il caso qui fedelmente esposto. Perciò non si venga neppure fuori troppo precipi-tosamente domandando per quale motivo non di rado dei fanciulli, che certo non hanno per nulla peccato oppure che, per lo meno, non sono responsabili, vengano da parte Mia trattati, per quanto riguarda il corpo, più duramente di molti adulti dei quali, contare i peccati, sarebbe altrettanto difficile quanto contare i granelli di sabbia del mare. E allora Io dico: “Chi vuol piegare o vuol dare una qualche direzione a un albero deve cominciare a piegarlo o a dargli la voluta direzione quando è ancora giovane e tenero. Quando invece l’albero è cresciuto e si è fatto robusto, è opportuno ricorrere a mezzi straordinari per tentare, se pure con poca probabilità di riuscita, di dargli un’altra direzione; se poi l’albero è diventato proprio vecchissimo, allora non può più essere piegato in altra direzione se non nell’ultima, cioè quando viene abbattuto con la scure”. E’ per questa ragione che avviene pure che Io, essendo il Signore, procedo con i fanciulli, e non di rado perfino con i più piccoli, in modo più energico e potente che non con un adulto, poiché gli spiriti maligni non usano in nessun altro luogo tanto zelo e tanta attività quanto appunto presso i fanciulli, e si prestano quanto mai volentieri nell’aiutare l’anima a edificare il proprio corpo in maniera che questo possa offrire anche a loro, in gran numero, delle dimore comode e libere! Ma allora, cosa fa il Signore cui nulla può rimanere nascosto di tutto quello che avviene? Ecco, Egli manda il Suo angelo, fa disgregare l’opera meschina e perfida dei maligni cooperatori e, quali parti estranee, li fa espellere dal corpo sotto la forma esteriore visibile di svariate malattie. Osservate bene le varie malattie dei bambini e dei fanciulli, ed Io vi dico che esse non sono altro se non un processo di eliminazione del materiale estraneo e di natura maligna, per mezzo del quale, spiriti ancora perfidi, con l’aiutare l’anima nella sua opera edificatrice del corpo, hanno voluto erigersi per loro conto libere dimore in questo stesso corpo. Trattandosi di bambini, se non venisse esercitata una costante vigilanza (dall’Alto) e non fosse prontamente ed energicamente posto un freno a tali eccessi, ci sarebbero una tale quantità di ossessi, sordomuti, ritardati e storpi di ogni genere, da rendere non così facile compito trovare un solo uomo sano su tutta la Terra. – E qui si domanderà certo nuovamente e si dirà: “Come mai poté la suprema Sapienza di Dio permettere già fin dalle origini che spiriti maligni e impuri s’insinuassero di nascosto nel giovane corpo dell’anima?”. – Ed Io risponderò: “Così domanda l’uomo cieco che non sa che tutta la Terra, anzi l’intera Creazione, considerata nella sua parte visibile esteriore e materiale, vale a dire in tutti i cosiddetti elementi che la compongono, non è altro che una specie di conglomerato di spiriti sottoposti a giudizio, ovverosia fissati per un determinato tempo”. Ogni qualvolta l’anima richiede del nutrimento materiale per il suo corpo, e questo le viene fornito, allora questa assorbe sempre, assieme al assieme al cibo, una legione di spiriti divenuti già più liberi, ma di natura ancora maligna e impura che sono chiamati ad esserle poi utili nell’azione edificatrice del proprio corpo. Questi spiriti che si accumulano sempre più, si afferrano successivamente l’un l’altro e formano ben presto proprie anime a loro modo intelligenti; quando esse si sono elevate ad un tale livello, piantano ben presto in asso l’anima vera e propria come posseditrice autorizzata del corpo, e per loro conto cominciano a prendere nello stesso corpo quei provvedimenti che reputano confacenti al loro benessere, secondo la loro natura. E proprio quando questo lavorio, per il loro presunto benessere, ha raggiunto un certo grado abbastanza elevato di intensità, ciò che avviene molto facilmente trattandosi di anime troppo affamate e voraci in rapporto al loro giovane corpo, allora può e anche deve subentrare uno o l’altro sintomo presso i fanciulli. Quanto vi è di estraneo nel corpo deve essere espulso mediante una qualche efficace malattia, se non si vuole che il bambino divenga preda di una reale possessione; oppure in qualche caso, per non tormentare eccessivamente un’anima infantile più debole, viene lasciato che l’anima continui a vivere, certo stentatamente, nel corpo per metà estraneo ad essa, fino a un dato tempo, e si procura poi, con l’esperienza e gli insegnamenti da parte del mondo spirituale esterno ed interno contempo-raneamente, di elevarla a un tale grado di conoscenza, da indurla infine ad espellere con il proprio volere i parassiti che in essa si sono introdotti, sottoponendosi a digiuni e ad ogni altro genere di privazioni; tuttavia, qualora questi parassiti siano troppo ostinati, allora conviene liberarla addirittura dell’intero corpo; tale anima viene poi educata in un altro mondo a divenire adatta alla vita eterna. Questa è pure la ragione dei frequenti casi di morte corporea precoce tra i fanciulli, tanto amara per i genitori; per conseguenza, specialmente i genitori ricchi economicamente, devono aver cura estrema che ai loro figlioli venga dato un nutrimento materiale corrispondente allo scopo. Se la madre vuol prendere dei cibi qualificati da Mosè come impuri, allora non allatti essa stessa il bambino, ma lo faccia allattare da un’altra donna che usa dei cibi puri, altrimenti essa andrà incontro a grandi difficoltà nell’allevarlo. Per questo motivo già dai tempi di Abramo, e particolarmente per mezzo di Mosè, sono stati prescritti, sotto forma di legge agli ebrei, gli animali e la frutta da usare quale cibo mondo, e tutti coloro che osservarono coscienziosamente questa legge non ebbero mai figli ammalati, raggiunsero essi stessi un’età avanzata e morirono generalmente di vecchiaia. Nondimeno, in questi tempi nei quali si fa a gara per procurarsi perfino i più strani bocconi ghiotti senza pensare affatto se questo o quel boccone sia mondo o immondo, e in certi casi ci si adatta a mandare giù nello stomaco qualunque cosa purché non sia pietra o fango, ebbene, in questi tempi è certo un miracolo per i ciechi uomini, che non siano già degenerati perfino corporalmente a tal punto, da assumere anche le corrispondenti forme animalesche esteriori; meta questa che, per quanto riguarda l’anima, essi hanno già perfettamente raggiunto. Dunque, se i bambini vengono colpiti già in tenera età da ogni tipo di mali, la causa è evidentemente da ricercarsi particolarmente nel nutrimento altamente inadatto che si da loro, mediante il quale vengono introdotti nel corpo, in quantità troppo grande, spiriti impuri di natura maligna, così che spesso, per la salvezza della loro anima, si rende necessario allontanare quest’ultima, non di rado anche togliendola via completamente dal giovane corpo. Ed ecco che se i bambini talvolta muoiono precocemente, la colpa è da far risalire alla cecità troppo spesso imperdonabile dei genitori, i quali sono propensi a seguire qualsiasi consiglio, ma non quello che fu dato loro da Dio nel Libro santo![84] Vedete, per mezzo dei Miei angeli ogni anno Io faccio perfino esaminare nella maniera più scrupolosa qualunque albero i cui frutti servono all’uomo come cibo, e li faccio procedere a una scelta così rigorosa, che non vi è mela o pera né nessun altro frutto, qualunque sia il suo nome, che abbia cominciato a svilupparsi nel fiore, nel quale si sia insinuata qualche particella spirituale ancora troppo impura per quella data specie di frutto; non vi è, dico, nessun frutto simile che possa giungere a maturazione, perché esso viene rigettato dall’albero o dall’arbusto quando è ancora del tutto immaturo. Le stesse cure vengono dedicate a tutti i cereali e ad qualunque altra pianta destinata al nutrimento dell’uomo. Ma l’uomo cieco non solo non riconosce ciò, ma per di più divora, al pari di un polipo, qualunque cosa di apparenza appetitosa gli capiti sotto mano; dunque, c’è forse da meravigliarsi se, in conseguenza di ciò, in breve tempo si ammali e diventi pigro, carico di acciacchi, storpio e, così, sempre più miserevole?! Ad esempio, le cosiddette patate, di qualsiasi specie sono più che nocive, particolarmente per i bambini e le donne che allattano, come pure per le donne gravide, e peggio ancora è il caffè, ma i ciechi non vedono nulla e continuano a cibarsi di entrambi con grande avidità, grazie al piacere che ne trae il palato; e così i fanciulli immiseriscono nel corpo e, avanzando in età, divengono uomini e donne cagionevoli di salute. Ma tutto questo al cieco non importa proprio nulla; egli comunque assorbe già veleni ancora molto peggiori; perché non dovrebbe trangugiare questi due tipi di veleni più leggeri? Io tuttavia indicherò all’uomo quali sono i cibi che gli sono confacenti; se si atterrà al Mio consiglio, diventerà, sarà e si manterrà sano. Ma se non si atterrà al Mio consiglio, allora correrà incontro alla propria rovina, e finirà come un animale selvaggio e malvagio nel deserto  [G.V.G. – I/241 e 242].

 

 

[indice]

Cap. 17

 

Parole di Sapienza

 

Qui sulla Terra, senza una giusta conoscenza dei rapporti tra lo spirituale e il mondo materiale, in verità, il cammino di un anima si predispone allungandosi a dismisura, ed è per questo che ai credenti viene messa a disposizione l’arma della conoscenza. Tramite Lorber ci è possibile accedere a un gran numero di concetti che presentano la ‘verità dai Cieli’, così come dovrebbe essere insegnata al genere umano fin dalla fanciullezza. Qui di seguito alcuni capitoli dai temi particolarmente importanti, sulle apparizioni e sulle possessioni, sui piaceri della carne, sui nefasti luoghi da ballo e sull’errata educazione dei bambini tramite i giocattoli. E ancora, sul suicidio e sull’eutanasia, sulla poligamia e sul timore della morte, sulla Chiesa romana ecc.. Concetti, questi, di una tale portata che non possono essere esauditi con i pochi accenni tramite questo libro estratto, ma tali da far comprendere anche al più superficiale lettore quanto sia importante avere un minimo di conoscenza, al fine di capire quanta ambizione ha l’uomo in quanto tale, e quanto ci si è allontanati dall’umilissimo Dio creatore, il quale vuole solamente che noi si diventi veri figli Suoi.

 

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L’importanza della conoscenza del male

Il male s’insinua ovunque, spesso appare banale ma permea ogni azione, ogni luogo, avvelena ogni momento. Per combattere il male che rende deboli, bisogna innanzitutto conoscerlo, bisogna capire le sue origini, capire perché nutre negativamente la psiche di molte persone.

«Io so meglio di tutti che questi racconti alquanto diabolici a più d'uno non faranno molto piacere, e so pure che più d'uno si troverà ad urtare anche in ciò in qualche apparente contraddizione. Sennonché tale fatto non può togliere valore alla cosa. Chi è seduto sta meglio di chi deve stare in piedi, e un letto soffice è pur più comodo di una pietra posta sotto il capo. Chi dunque è seduto o coricato sul soffice letto, vi rimanga, poiché vi si trova bene; noi invece non vogliamo star seduti né coricati, né tanto meno vogliamo starcene in piedi fermi, vogliamo invece camminare e precisamente avanti, e non indietro. Dunque, non bisogna che c'infastidiamo se veniamo a conoscenza di parecchie cose che suscitano certamente un senso di amarezza nell'animo, giacché sono in pari tempo tanto più salutari per lo spirito. Ma se già è grave il compito di lottare contro un nemico che si vede e si conosce, non sarà ancora più grave combattere un nemico che non si vede né si conosce? Per conseguenza, è necessario conoscere il nemico, per poter sapere dove e come lo si deve afferrare ed uscire vincitori nell'imminente lotta con lui. Quando il grano è trebbiato, mondato dalla paglia e raccolto nei granai, la paglia viene poi bruciata e nessun danno può derivare al grano o ai granai. Se dunque qualcuno ha trovato grazia presso di Me, costui è già custodito come un frumento vitale spirituale nei migliori tra i granai, e se anche da parte di Satana viene inferto qualche strappo alla paglia del suo corpo, il suo spirito non ne avrà danno. Che il presentare dinanzi agli occhi dei viventi, condizioni ed effetti satanici, non sia né per Chi annuncia la Parola né per chi l'ascolta, affatto qualcosa di piacevole, questa è cosa che non ha bisogno di dimostrazione; però un buon farmacista deve sapersi destreggiare non soltanto ed unicamente tra le essenze vitali, bensì anche tra ogni tipo di veleni, altrimenti non può essere un abile farmacista. E così del pari è di somma importanza per la vita eterna dello spirito conoscere a fondo tanto l'inferno quanto il Cielo. Ora, chi sarà tra di voi tanto stolto da chiamare una lavandaia per la biancheria pulita? Ciascuno invece la chiamerà per la biancheria sporca; pulire questa è certo cosa doverosa e suggerita dall'ordine. E così, né gli spiriti angelici e nemmeno gli uomini sono qui perché debbano ripulire e spolverare il Cielo, bensì soltanto quello che da tempi immemorabili è sempre stato sozzo. Perciò è anche più necessario conoscere esattamente il luogo dell'immondizia che quello della purezza, giacché solo intorno al primo deve svolgersi il lavoro di pulizia; quando questo è purificato, il Cielo viene da sé. Sarebbe un insegnamento supremamente stolto quello di dare ad una qualche comunità umana il comandamento di far emergere continuamente soltanto quanto c'è in essa di buono e di farne lodi esagerate, ma d'altro canto d'ignorare assolutamente quanto c'è di male, e meno che mai di biasimarlo. Il bene non ha alcun bisogno di essere fatto emergere né di essere lodato, perché il bene emerge e si loda da se stesso, mentre invece è necessario quanto mai che ciascuno dia una caccia spietata ai propri malvagi pensieri, alle male brame e alle opere nella mondana foresta del disordine, e le uccida come una selvaggina feroce, affinché risulti in lui avverata la massima: "E per quanto bene dappertutto avete fatto, confessate di essere degli indegni servitori!". Infatti, è davvero molto meglio dire: "Signore abbi pietà e misericordia di me, povero peccatore!", che vantarsi con le parole: "Signore, io Ti ringrazio che non mi hai fatto come tanta altra genia di pubblicani e di peccatori di ogni più svariata risma". Altrimenti si finisce veramente con il somigliare a quel tale fariseo orgoglioso o addirittura a uno dei tanti stoltissimi bigotti o pellegrini adoratori di sacre immagini, i quali seriamente si fanno la croce tanto davanti al diavolo quanto davanti al Crocifisso. Oppure, giudicate voi stessi cosa sia più necessario conoscere: il terreno sul quale si cammina, oppure il firmamento dove certamente nessuno mai ancora si è procurato un bernoccolo per aver sbattuto il capo? Il terreno è quello che è destinato a portare le cose; perciò è bene conoscere quanto è solido e se ci sono delle fosse in cui si potrebbe cadere e, se queste ci sono, come si deve fare per evitarle. E a cosa gioverebbe a qualcuno anche se avesse tutto il cielo spiegato davanti agli occhi come un'enciclopedia, ma, muovendo il passo, incespicasse sulla via nella prima pietra che incontrasse, e cadesse poi assieme al suo cielo battendo il naso in Terra? Certamente è molto più dilettevole e più edificante spaziare con gli occhi nel cielo stellato, che non guardare in giù il terreno ricoperto di sozzure e d'immondizie; però, a colui che, dopo essersi fatto la nobile legge di vagare continuamente con gli occhi tra le stelle, avesse la mala sorte di cadere dentro una sconcia pozzanghera di fango, non sarebbe male chiedere cosa gli servirebbe meglio per allontanare il sudiciume dalle sue vesti: se le regioni stellari, oppure dell'acqua pura sul suolo terrestre. – Io per Mio conto, credo che a tale scopo non occorreranno né dodici segni dello Zodiaco, né Orione, né Cassiopea e neppure Castore e Polluce, bensì semplicemente dell'acqua, o se il sudiciume non è tanto penetrato nella veste, basterà una comunissima spazzola, un arnese fatto di legno e di setole di maiale le quali, pur derivando dall'animale più immondo che ci sia, sono di gran lunga più atte a pulire le vesti insozzate che non Orione, Cassiopea, Castore e Polluce. Ripeto, che non è affatto piacevole, come già detto prima, fare la conoscenza con l'inferno, i demoni e Satana, ma quando si è costretti a trascorrere un certo tempo in casa proprio di questi personaggi per imparare a conoscere il luogo della propria futura attività, nonché i malvagi padroni di casa, sarebbe senza dubbio la sciocchezza più grande quella di affrettarsi a fare la croce, ritenendo così erroneamente di potersi preservare; invece si ha il massimo interesse a decuplicare tutta la propria attenzione affinché nessuna particolarità di una simile casa possa sfuggire. Chi vuole evitare il male, è ben necessario che lo conosca prima; altrimenti resta come un fanciulletto che non sa distinguere tra fango e pane, e tra serpe e pesce, ma quando ha fame porta indifferentemente l'uno o l'altro alla bocca. – Bisogna però che Io vi dica, che un simile timore in voi ha la sua ragione unicamente in questo: finora, del Cielo e, ancor più, dell'inferno, avete avuto la sola ed esclusiva idea inculcatavi o dal soave e umanissimo padre Kochheim, o da sant'Ignazio di Lojola e, oltre a questi due saggi niente affatto dall'Oriente, bensì da un molto lontano Occidente, da tutta la casta sacerdotale cattolica, unita o disunita che sia. Questi sacerdoti, naturalmente, non possono rendere le loro prediche imponenti, interessanti, romantiche e atte a scuotere le viscere del bigottismo più ottuso se, in un singolo loro sermone, non cacciano tutto lo sciagurato uditorio a forza di maledizioni almeno trenta volte nell'inferno, dopo averne fatto la descrizione insieme ai suoi abitanti originali in maniera quanto mai evidente e con tanto calore che, se un tale predicatore alla Ignazio oppure alla Kochheim scatenasse al Polo nord la sua predica, non vi resterebbe neanche più traccia di ghiaccio. Una simile predica, alla quale perfino Satana può inchinarsi, fatta cadere in un animo infantile, deve senza dubbio produrre gli effetti più strani. Il lato buono della questione, però, c'è ed è questo: appunto, una cosa che da se stessa non ha fondamento, non può neanche trovarne uno in nessun luogo! E perciò non di rado avviene anche che tra 500 uditori di una simile predica infernale catastrofica, almeno 200 dormono alla grande; 200 non badano più di tanto alla predica, mentre 100 di tutta la sfuriata prendono nota unicamente dell'“Amen”. E tutto ciò è l'effetto dello spirito di una tale predica; dunque, è molto bene conoscere a fondo il male, al fine di non lasciarlo passare in sé inosservato quando s'accosta, ed a questo scopo faremo seguire appunto parecchie cose notevoli in rapporto ad un simile argomento, cose delle quali voi non dovete affatto spaventarvi date queste presenti delucidazioni preliminari» [T.L. – cap. 57].

«Ora pure voi siete tra quei figli che – anche se con grande fatica da parte del Padre e molto mormorare da parte vostra – vi siete pure lasciati scacciare dal letto in pieno giorno. Visto però che ora ne siete scesi, non ritornateci, e restate invece sul libero campo nel giorno del Padre, allora vi guadagnerete il Suo affetto, ed Egli stesso vi aiuterà nell’opera del completamento della vostra vita; se invece ritornerete nuovamente nel vostro vecchio letto, allora sarete dati in mano a quegli spietati maestri di disciplina che si chiamano: povertà, bisogno, miseria, cecità (spirituale), abbandono, dolore e disperazione! Infatti, l’uomo custodisce sì in sé i sette Spiriti di Dio che in lui preparano la vita beatissima ed eterna, ma ugualmente egli ha in sé anche i sette spiriti dell’inferno che vi ho detto prima, e questi ultimi preparano in lui la morte e i suoi tormenti che, alle loro condizioni, sono eterni» [G.V.G. – VII/151,18-19].

«Essere illuminati in se stessi per mezzo della Mia Grazia, è una fortuna grande e inestimabile per l’uomo, ma mille volte più apprezzabile è illuminare con la propria vera luce di Vita anche altri uomini che camminano nelle tenebre, naturalmente quando vogliono accettare tale luce» [G.V.G. – VIII/14,22].

 

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Il piacere dei sensi

Quanto importante sia questo argomento, ognuno può constatarlo dalla vita di tutti i giorni. Le possibilità di benessere che nelle grandi città e perfino nei paesini di qualunque nazione, quasi in ogni angolo della Terra, sono offerte a ogni singolo per soddisfare qualunque ‘capriccio, sono note a tutti. Nei grandi mercati vengono venduti ogni sorta di cibi, e ciascuno è libero di scegliere e provare ogni sorta di alimento. Anche l’alcol può essere venduto a minorenni, e spesso nei telegiornali vengono date notizie di coma etilico di ragazzi che abusano di bevande alcoliche. Che un ‘bicchierino’, spesso offerto ad amici in modo innocente sia una ‘prassi’ in determinate occasioni, anche questo è noto. Eppure, sotto l’aspetto spirituale un simile comportamento è deleterio, la Nuova Rivelazione ci spiega il perché:

«Voi sapete che certi individui, tanto di sesso maschile quanto di sesso femminile, sono invasati dalla brama carnale, mentre ve ne sono altri nei quali il senso carnale è quasi perfettamente ottuso; questi tali non si scompongono affatto anche se vengono posti dinanzi alla carne più attraente e più lusinghiera. Un piede di donna, un braccio, un seno voluttuoso, che costituiscono i soliti richiami del sesso femminile per destare nei maschi l'impulso carnale, non di rado su di uno non incline alla carnalità fanno altrettanto poco effetto, quanto ne potrebbe fare la vista di un ramo secco; invece altri cui cadono sottocchio questi segni dell'attrazione femminile, diventano frenetici. Certo, ci sono dei pazzi che possono talmente innamorarsi di un braccio femminile da perdere la ragione qualora non riescano ad ottenere la rispettiva donna in moglie, o almeno ad averla a disposizione per il temporaneo godimento carnale. Ora il motivo di una tale inclinazione carnale, particolarmente quando si manifesta con molta violenza, è solitamente da ricercarsi nella possessione da parte di uno o anche di parecchi lussuriosi demoni della carne; ma come penetrano essi nella carne di un tale individuo? Ad ottenere questo sono gli uomini stessi che procurano le occasioni innumerevoli e senza misura; questi demoni della carne dimorano anzitutto nelle bevande alcoliche, nel vino e anche nella birra, particolarmente però nei distillati. Quando gli uomini si esilarano[85] fortemente, usando tali bevande, accolgono con queste nella loro carne certamente uno, se non più di simili demoni, e quando questi si trovano nella carne, prudono negli organi genitali e li stimolano in modo così terribile che l'uomo non può fare a meno di soddisfare quel prurito mediante il sensuale godimento della carne con le donne, oppure talvolta perfino con gli animali. Naturalmente, questi demoni carnali non sono altro che anime impure di uomini defunti che, a loro volta, erano notevolmente dediti al bere o alla sensualità carnale. Essi di certo entrano nella carne di un uomo ancora vivente con propositi di miglioramento; essendo però stata la carne il loro elemento, in un tale individuo di cui si sono impossessati, si sbizzarriscono non di rado in maniera ancora peggiore di quanto l'abbiano fatto nella propria carne. E sono appunto questi spiriti carnali trapassati, quando spadroneggiano troppo furiosamente nella carne accendendosi sempre più nelle loro sporche voglie, quelli che, per lo più, causano anche le orribili e pericolosissime malattie cosiddette ‘sifilitiche’, ciò che dagli spiriti angelici tutelari viene concesso affinché l'anima del posseduto non venga guastata del tutto nella furibonda frenesia della propria carne. Dunque, tali bevande spiritose costituiscono la prima via per la quale questi demoni della carne penetrano nel corpo degli uomini. La seconda via, altrettanto pericolosa, sono i pubblici divertimenti di ballo, dove voi potete senz'altro ammettere che in un ballo o altro spettacolo simile, si trovano presenti sempre almeno dieci volte tanto di anime impure e sensuali invisibili, quanti sono gli ospiti visibili radunati all’intrattenimento danzante. Per questa via esse penetrano con la massima facilità nella carne che in queste occasioni è molto eccitata, e perciò in alto grado atta ad accogliere tale sozza ciurmaglia di anime» [L.T. – 59,1-6].

«Dalla brama carnale scaturiscono quasi tutte le malattie del corpo, e sicuramente poi, senza eccezione, tutti i mali dell'anima. Di tutti i peccati è proprio questo, quello a cui l’uomo rinuncia con maggior fatica. Gli altri peccati, infatti, hanno esclusivamente delle motivazioni esterne, questo invece ha la motivazione in se stesso e nella carne peccaminosa. Perciò dovete distogliere gli occhi dai seducenti pericoli della carne, fino a quando non sarete diventati padroni della stessa! Preservate i fanciulli dalla prima caduta, e conservate la loro moralità; quando saranno adulti non avranno gravi difficoltà nel dominare la loro carne, e non cadranno tanto facilmente, poiché basta anche una sola negligenza perché il maligno spirito della carne ne prenda possesso! Ora nessun demonio è tanto difficile da scacciare dall'uomo quanto appunto quello della carne; sono necessari molto digiuno e molta preghiera perché l'uomo ne venga liberato! Guardatevi perciò dallo scandalizzare i piccoli, oppure di eccitarli e accenderli sensualmente esagerando nella pulizia o con un abbigliamento seducente! Guai a colui che, in tal modo, pecca verso la natura dei piccoli! In verità, meglio sarebbe per lui se non fosse mai nato! Io stesso punirò il profanatore della sacra natura innocente della giovinezza con tutta la potenza della Mia collera! Poiché, se la carne diventa fragile, l'anima non ha più alcuna solida base, e non può più procedere bene sulla via del perfezionamento. Voi non potete immaginare quanto lavoro deve fare un'anima debole per risanare una carne corrotta e renderla di nuovo perfettamente senza macchia! Quali angosce deve spesso soffrire quando vede la corruzione e la debolezza della sua carne che è la sua dimora terrena! Ma chi ne ha colpa? La colpa è dovuta alla cattiva sorveglianza dei fanciulli e ai molti scandali di ogni genere di cui essi sono resi spettatori! Particolarmente nelle città la corruzione dei costumi è sempre maggiore che nelle campagne; perciò, quali Miei discepoli, un giorno fate notare questo agli uomini, e mostrate loro le moltissime cattive conseguenze che derivano da rapporti carnali eccessivamente precoci; molti allora si convertiranno e le anime cresceranno sane e forti, e il risveglio dello spirito in esse sarà più facile di quanto purtroppo lo sia attualmente in numerosissimi casi! Osservate quanti ciechi, sordi, storpi e paralitici vi sono; guardate quanti fanciulli e adulti sono infermi e affetti da ogni tipo di malattie fisiche! Sono tutte conseguenze del precoce uso dei rapporti carnali. L'uomo non deve unirsi fisicamente a una donna prima del suo ventiquattresimo anno di età, e voi sapete benissimo come e cosa sia anzitutto da intendersi con ciò. E la giovane deve avere almeno compiuto il suo diciassettesimo anno, se non proprio il diciottesimo. Se ha un’età inferiore, si tratta di un caso di precocità e quindi non deve conoscere uomo, poiché di tali giovinette precocemente mature se ne trova una ogni tanto. Inoltre, se lei si unisce troppo presto a un uomo libidinoso, allora si corrompe già nella carne e diventa un'anima debole e facilmente accessibile alle passioni. È già difficile guarire la carne corrotta di un uomo, ma molto più difficile ancora quella di una donna che si è corrotta prima del tempo. In primo luogo, infatti, non potrà mettere al mondo dei figli perfettamente sani, e in secondo luogo aumenterà in lei di giorno in giorno il desiderio del congiungimento carnale, e finirà col diventare addirittura una prostituta, ciò che costituisce la più bassa vergogna del genere umano, non tanto per la donna stessa, quanto piuttosto per coloro a causa dei quali lei si è ridotta in tale condizione, dato che non hanno rispettato la sua giovane età. Guai però a colui che approfitta della povertà di una giovane per toglierle la verginità! In verità, anche per lui sarebbe meglio non essere mai nato! E chi si congiunge fisicamente con una prostituta, anziché tentare di distoglierla con mezzi adatti dalla via rovinosa e di aiutarla ad incamminarsi per il retto sentiero, costui dovrà un giorno sottostare al Mio cospetto a un molteplice rigoroso giudizio, poiché chi percuote un sano non pecca tanto gravemente come chi percuote uno storpio. Chi si è unito carnalmente a una vergine perfettamente matura e sana, costui ha effettivamente peccato, ma siccome il male causato con tale atto non ha conseguenze particolarmente dannose, specialmente se entrambi sono perfettamente sani, allora in questo caso c'è un giudizio più lieve. Chi invece commette un simile atto solo per pura e ormai vecchia libidine, per quanto matura sia la vergine, e lo fa come se lo facesse con una prostituta, cioè senza generare un frutto vivente in grembo alla vergine, costui verrà sottoposto ad un duplice giudizio. Se poi compie questo atto con una prostituta, allora il giudizio sarà dieci volte maggiore! Una prostituta, infatti, è una vergine del tutto rovinata e spezzata nella sua carne e nella sua anima. Chi, con cuore onesto e a Me fedele, l’aiuta a tirarsi fuori dalla sua miserabilissima condizione, costui un giorno sarà grande nel Mio Regno. Chi usa carnalmente una prostituta pagandola con vile denaro e la rende ancora peggiore di quanto era prima, costui sarà pagato un giorno con la stessa moneta con cui è pagato ogni malvagio assassino, nel fango che è preparato a tutti i diavoli e ai loro servitori. Guai al paese, guai alla città dove è esercitata la prostituzione, e guai alla Terra quando questo grande male crescerà eccessivamente sul suo suolo! In tali paesi e città Io metterò a dominare i tiranni, e questi imporranno agli uomini dei pesi esorbitanti affinché ogni carne venga affamata e allontanata dall'azione più infame che l'uomo possa mai commettere contro il suo povero simile! Una prostituta dovrà invece perdere ogni onore e ogni stima perfino presso coloro che l'avranno usata per vile denaro, e in seguito la sua carne dovrà anche essere affetta da ogni tipo di malattie contagiose inguaribili o per lo meno difficilmente guaribili. Se invece qualcuna si correggerà veramente, allora dovrà essere ritenuta di nuovo in Grazia presso di Me! Chi poi nel delirio della sua libidine ricorre ad altri mezzi di soddisfacimento che non siano gli organi da Me stabiliti nel grembo della donna, costui difficilmente vedrà il Mio volto. Mosè ha bensì sancito per questo misfatto la pena della lapidazione, pena che Io non abolisco del tutto, perché essa è una punizione severa per simili misfatti e per simili malfattori già diventati completamente preda del demonio. Io vi do ora il paterno consiglio di allontanare tali peccatori dalla comunità, esiliandoli anzitutto in qualche luogo dove dovranno rimanere abbandonati ad una grande miseria, e accettarli di nuovo solo quando si riavvicineranno quasi nudi ai confini della patria, per accoglierli poi in un istituto di cura per le anime e non rimetterli in libertà prima che non si siano migliorati completamente. […] Guardati quindi da ogni eccesso, poiché è nell'intemperanza e nella smodatezza che si nasconde il seme della brama carnale! Sii moderato in ogni cosa e non lasciarti mai trascinare dagli eccessi del mangiare e del bere, altrimenti ti riuscirà difficile domare la tua carne!» [G.V.G. – IV/80].

«Ma quando voi avrete anche delle prove e tentazioni, ciò che in questo mondo deve essere e deve accadere, sopportatele con pazienza e non irritatevi, e allora esse risulteranno per voi di benedizione, poiché coloro che Io amo, li provo anche visitandoli con afflizioni di vario genere» [G.V.G. – VIII/149,4].

 

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Il matrimonio

Che il matrimonio, e quindi la famiglia, sia il cardine fondamentale su cui dovrebbe basarsi ogni società, qualunque uomo di buona volontà è in grado di capirlo. Anche su questo la Nuova Rivelazione ci fornisce un vasto trattato come avrebbe dovuto essere improntato al tempo di Gesù, ma che anche ai nostri giorni, anziché essere stipulato con tanta facilità e poi, con altrettanta facilità disfatto, potrebbe essere di benedizione per le famiglie e per la società tutta, se si seguissero delle semplici regole attuative:

«E sarebbe opportuno perfino che da parte dello Stato fosse emanata una disposizione di legge, secondo la quale un matrimonio, una volta concluso, debba essere mantenuto con la maggiore moralità possibile, e che le persone affette da una qualche infermità fisica o animica non debbano essere ammesse al matrimonio, perché da simili matrimoni non può risultare mai una stirpe completamente benedetta. Ma anche i non affetti da simili infermità devono essere sottoposti a un esame, per verificare se il giovane sposo e la giovane sposa sono adatti l’uno per l’altra. Qualora un saggio esaminatore, a ciò delegato, giunga a rilevare qualche nodo increscioso, allora deve avere delle riserve riguardo all’autorizzazione al pieno vincolo matrimoniale, e deve far presente agli aspiranti al matrimonio, in modo ben evidente, quali sono le cattive conseguenze, evidenziando loro, allo stesso tempo, che la valida autorizzazione al pieno vincolo matrimoniale non può essere impartita finché sussistono i nodi che portano con sé gravi danni. Inoltre un sovrintendente ai matrimoni, delegato dallo Stato, deve rendere ben chiara agli aspiranti al matrimonio la serietà che il patto matrimoniale ha nella vita e il suo alto scopo celestiale! Se poi si constata che gli aspiranti al matrimonio cominciano a mostrarsi sempre più moderati e che mettono da parte i loro nodi mondani al punto da volersi unire nel vincolo matrimoniale soltanto per il reciproco valore umano, ebbene, solo allora un delegato statale può impartire l’autorizzazione ad un vincolo matrimoniale, che così risulta pienamente valido. Egli deve poi riportare per iscritto la promessa di fedeltà in un libro, quale segno dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale, concludendo con l’anno e il giorno in cui l’unione è stata celebrata, e dovrà poi tenersi sempre informato riguardo alle successive condizioni matrimoniali, per essere aggiornato del come esse si configurano, se per il bene oppure per il male. Di conseguenza, tali saggi funzionari delegati alla conclusione dei matrimoni non devono essere degli estranei che si sono intromessi in una comunità, ma devono essere dappertutto solo dei nativi che conoscano i membri della comunità, giovani o vecchi che siano, quasi altrettanto bene quanto se stessi. In questo modo si impediranno certamente i molti matrimoni non riusciti e vi sarà poi benedizione abbondante in una simile comunità purificata. Sarebbe perciò una cosa buona che in ciascuna comunità piuttosto grande fosse stabilita una giurisdizione matrimoniale con la funzione di esercitare una continua sorveglianza sulle questioni matrimoniali! Certamente una tale giurisdizione dovrebbe avere un carattere di estrema integrità ed a capo dovrebbe starvi dappertutto un uomo come Mataele! Quest’uomo dovrebbe anzitutto vegliare affinché un giovane al di sotto dei 24 anni e una fanciulla al di sotto dei 20 non dovessero mai contrarre un valido vincolo matrimoniale. Infatti, queste età rappresentano il minimo da esigersi per poter considerare che ci sia la necessaria maturità per un vincolo matrimoniale buono e durevole, anche in spirito, poiché sposi troppo giovani si guastano con il reciproco godimento sensuale e poi subentra presto la reciproca nausea, e allora ha inizio la difficoltà del matrimonio. Perciò, d’ora in avanti, ogni vera felicità dei matrimoni dovrà dipendere dal giudice superiore matrimoniale, di cui ho parlato ora; e in quella comunità dove ci sarà un giudice superiore più saggio a dirigere il suo importantissimo ufficio, quella stessa comunità godrà ben presto della massima benedizione. Un tale giudice superiore terrà sott’occhio e si prenderà a cuore anche l’educazione e la buona disciplina dei fanciulli nella comunità a lui affidata, e saprà eliminare qualsiasi causa di scandalo usando dei mezzi corrispondenti; egli punirà i ribelli e saprà lodare gli zelanti per ogni cosa buona e vera, e saprà ricompensarli con il rendere evidente ai loro occhi la benedizione ai loro governi della casa. A questo riguardo, però, non va seguita la pratica, già talvolta adottata qua e là, di assegnare determinati premi, perché tali motivazioni esteriori non sono affatto adatte all’educazione spirituale di una comunità, in quanto in questo modo i componenti della comunità fanno a gara nel dimostrarsi zelanti del bene unicamente a causa del premio materiale e non per il bene in se stesso, il quale deve essere la sola determinante [motivazione] dell’uomo. È superfluo poi menzionare – accanto a quello che è già stato detto e a prescindere dal fatto che simili matrimoni si mantengono più puri nell’Ordine di Dio e che i loro frutti potranno sempre godere della benedizione dall’Alto – il fatto che da tutto ciò non possono infine non derivare i massimi vantaggi morali e naturali anche ad un complesso statale, per quanto grande sia, e così pure al suo supremo capo consacrato. Infatti, se uno Stato vuole avere dei buoni sudditi, esso deve cominciare a formarseli già nella culla. Se i genitori vogliono dei buoni figli, è bene che comincino a formarli già in fasce, altrimenti diventeranno degli uomini selvaggi e saranno di tormento ai loro genitori, anziché di consolazione e di sostegno per i giorni della vecchiaia. Se i matrimoni vengono mantenuti in buon ordine, allora da tali matrimoni sorgeranno anche i figli in buon ordine, e questi figli cresciuti nel buon ordine diventeranno poi anche cittadini ordinati, e tali cittadini diventeranno poi anche nei loro cuori dei perfetti cittadini del Regno di Dio; e con ciò trova poi piena completezza quello che l’Ordine divino può richiedere sempre» [G.V.G. – III/72,8-20].

 

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Il divorzio

Il divorzio venne introdotto a livello legale in Italia il 1º dicembre 1970. Detta legge entrò in vigore il 18 dicembre 1970. Mancando l'unanimità nell'approvazione ed anzi, essendo contrario il partito di maggioranza relativa, negli anni seguenti si organizzò un movimento politico, sostenuto anche dai partiti contrari all'introduzione della legge, che promosse un referendum abrogativo nell'intento di far abrogare la legge 898/70. Nel 1974 tale referendum affermò la volontà della maggioranza della popolazione di mantenere la legge in vigore. Ma la legge, sotto l’aspetto spirituale, è giusta o no?:

«Se l’uomo ordinato o la moglie virtuosa chiedono il divorzio a causa dell’Ordine e del Regno di Dio, deve essere accordato, oppure no?”. – Risponde Gesù: “Sì, in questo caso, su richiesta di una o dell’altra parte, può essere concesso il divorzio, tuttavia non completamente, però in misura un po’ più ampia della sola separazione di letto e di mensa, e cioè può essere pronunciato anche il proscioglimento del reciproco obbligo di sostentamento e del diritto di eredità. Questi due obblighi, nel caso di un minor motivo nel divorzio, si estinguono soltanto quando una parte coniugale si sia per oltre tre anni, senza un valido motivo, allontanata completamente dall’altra parte, dalla quale ha solo la separazione di letto e di mensa, e non si sia più curata della parte abbandonata, bensì si sia dedicata al proprio piacere. Invece, all’atto del divorzio che nel caso da te prospettato dovrebbe essere concesso dietro richiesta della parte coniugale buona, si estingue nel contempo anche qualsiasi altra pretesa di diritto, in qualsiasi modo essa sia formulata. Ad ogni modo si deve fare molta attenzione affinché il divorzio venga concesso solo quando lo richiede la parte coniugale buona, e la parte peggiore lo acconsenta; se invece quest’ultima non acconsente e in cambio promette di migliorare, allora il divorzio non va concesso nemmeno alla parte coniugale buona, ma si deve fare solo una nota alla parte peggiore, e la parte buona va poi esortata alla pazienza. In questo caso, però, se i coniugi separati vogliono, in buona armonia, tornare di nuovo insieme, allora non c’è più bisogno di un nuovo vincolo matrimoniale, bensì, secondo la volontà di entrambe le parti, ritorna nella sua piena forza il vecchio patto, ed esso non può ulteriormente essere sciolto in seguito ad una eventuale rinnovata domanda di divorzio, a meno che non si tratti del caso di estrema necessità della separazione di letto e di mensa. Se invece un uomo ha una moglie molto esigente e, con sobrietà di cuore, acconsente al desiderio della moglie se le sue forze glielo concedono, allora egli non commette proprio un grave peccato contro l’Ordine di Dio, perché la natura di una simile donna è come un terreno arido che, durante i calori dell’estate, il giardiniere deve innaffiare di frequente se vuol conservare le sue piante. Ma quando poi viene l’umido autunno, allora ogni terreno dispone di sufficiente umidità. Ma oltre a ciò, l’uomo moderato deve lavorare e formare la propria moglie anche con diligenza spirituale, e ciò porterà a lui dei buoni frutti. La pazienza però è sempre migliore dell’ottimo diritto. Tuttavia una donna virtuosa ha più diritto di chiedere il divorzio a causa della grande lussuria del proprio marito, che non un uomo a causa della grande lussuria della propria moglie, poiché la donna, una volta che è stata benedetta (con il concepimento), ha bisogno del riposo per il tempo che Dio ha prescritto alla natura della stessa. All’uomo invece non è stato prescritto alcun tempo, ed egli, di conseguenza, nella sua natura ha meno bisogno di riposo che non la compagna che è stata benedetta; quindi in un giudizio si deve porgere ascolto prima a lei che è stata benedetta e poi all’uomo sobrio. Nei riguardi dell’uomo bisogna poi fare anche molta attenzione alla vita che ha condotto prima del matrimonio, per verificare se magari una gioventù di eccessi, a causa dei molti peccati, non lo abbia reso moderato e impotente. Trattandosi invece di una moglie molto esigente, un tale quesito cade quasi da sé. Infatti, se già da ragazza si è gettata tra le braccia di una vita lussuriosa per guadagno, con ciò la sua natura si è già resa molto insensibile, e se più tardi andrà in moglie a un qualche uomo per bene, allora lei sembrerà del tutto di ghiaccio nel suo desiderio (sessuale). Se invece una moglie di sangue ardente, già nel suo stato di castità, è stata allevata secondo principi molto severi, allora l’eventuale causa di punibilità non va ricercata nella nubile condizione di vergine, bensì unicamente nella natura della moglie; per questo motivo il tribunale non è quasi chiamato a fare osservazioni. Di fronte alla potenza della natura (umana), però, anche la più saggia sentenza giudiziaria è una noce vuota, e di conseguenza, avendo a che fare con una moglie dal sangue ardente, sarebbero da usare dei mezzi corrispondenti tratti dall’ambito della natura e, con gli stessi, un corrispondente insegnamento al cuore della moglie, e in questo modo la situazione dovrebbe poi di certo migliorare con lei. Vedi, questo è il modo in cui si deve procedere in simili casi!”» [G.V.G. – III/71].

«Fu allora che uno dei farisei Mi interpellò nuovamente dicendo: “Ascolta, prodigioso e sapientissimo maestro! È lecito che un uomo si separi dalla moglie per una ragione fondata?”. – Ed Io, guardandolo bene negli occhi, gli risposi: “Come mai Mi domandate questa cosa? Non vi risulta forse dalle Scritture che Colui che da principio creò l'uomo, lo creò così che fosse soltanto un maschio e una femmina? E quando la prima coppia umana si trovò dinanzi a Colui che l'aveva creata ed ebbe visto come la bella donna piaceva immensamente all'uomo, allora quell'Unico che voi non avete ancora riconosciuto, parlò così: ‘Ecco, perciò in avvenire l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie, e così i due diventeranno una stessa carne’. Ma se, conformemente alla parola di Dio, questa cosa sta in questi termini, essi non sono più due, ma una carne sola. Ora, ciò che Dio ha unito, l'uomo non deve separarlo!”. – A questo punto i farisei obiettarono: “Se tu sei un conoscitore così profondo della Scrittura, non ignorerai neppure che proprio lo stesso Mosè, il quale espose la creazione dell'uomo, prescrisse con forza di legge che si desse atto di divorzio e che ci si potesse dividere dalla moglie per fondati motivi”. – Ed Io replicai: “Certo, Mosè vi permise l’atto del divorzio grazie al quale potete separarvi dalle vostre mogli, ma questa cosa egli la fece solo perché vedeva la durezza dei vostri cuori, mentre nel principio dell'umanità su questa Terra non era così, ma era come già vi ho detto prima”. Io però vi dico ancora: “Chi divorzia dalla propria moglie – sia pure a causa della malvagia fornicazione della stessa – e ne sposa un'altra, commette adulterio; e altresì si rende adultero colui che sposa la donna che è stata ripudiata”. Che genere di peccato sia però l'adulterio, questo lo sapete certamente, e non occorre che Io ve ne dia ulteriori spiegazioni”» [G.V.G. – V/255,5-10].

«Una cosa soltanto mi si prospetta ancora, quale un quesito molto preoccupante, e questa cosa è la seguente: “Non c’è proprio assolutamente nessun caso nel quale una unione matrimoniale definitivamente conclusa possa essere sciolta del tutto, in modo che le due parti divise possano, ciascuna per sé, contrarre un nuovo matrimonio senza rendersi colpevoli del fatale peccato di evidente adulterio?”. – Rispondo Io: “Oh, certo, di casi simili ce ne possono essere. Ad esempio, ammettiamo che un uomo avesse preso in moglie una donna ben dotata di ogni attrattiva femminile, ma che fosse poi risultato che la donna sia un’ermafrodita[86]. In un simile caso non resterebbe sicuramente altro che dichiarare immedia-tamente sciolto il legame matrimoniale, se ciò fosse richiesto. Naturalmente, però, se non c’è un querelante, allora su questa Terra non vi è più neanche [bisogno di] un giudice. Ma data la possibilità di simili casi, allora sarebbe conveniente emanare una legge secondo la quale un tale matrimonio non deve essere ammesso, e la parte che, pur sapendo bene tra sé di non essere adatta per un patto matrimoniale, [sollecitasse l’unione] deve essere ritenuta responsabile di imbroglio e tenuta al risarcimento dei danni! Ma quanto è stato detto qui riguardo alla donna, vale anche per l’uomo se questo non sia completamente uomo. Se la moglie lo abbandona e poi si sposa con un altro, allora essa non commette adulterio. Oppure potrebbe accadere che una o l’altra delle parti coniugali abbia una tale infermità del corpo al punto che all’altra parte sarebbe impossibile viverle accanto; ebbene, anche in questo caso sarebbe da sciogliere del tutto il matrimonio, però solo nel caso in cui un contraente non avesse potuto essere a conoscenza dell’infermità dell’altro prima del matrimonio. Ma se il contraente fosse stato a conoscenza di tale infermità e nonostante ciò abbia acconsentito al matrimonio, allora questo è valido e non può essere sciolto! Le infermità che comportano il completo scioglimento di un matrimonio già concluso sono queste: l’ossessione occulta di una o dell’altra delle due parti matrimoniali, così pure una pazzia periodica, una lebbra segreta di specie maligna, una tumefazione cancerosa, la pediculosi[87], un’inguaribile tubercolosi, l’epilessia, l’ottusità completa di almeno due sensi, la paralisi reumatica e un pestifero cattivo odore del corpo o dell’alito. Se dunque il contraente sano non abbia – prima del matrimonio – saputo niente che l’altra parte contraente fosse afflitta da una delle menzionate infermità, allora egli può anche immediatamente, dopo aver concluso il matrimonio, chiederne il completo scioglimento, e questo deve essere accordato! In questi casi, infatti, il contraente sano è un ingannato, e la frode scioglie qualsiasi contratto, e quindi anche quello del matrimonio. Se invece tali coniugi non intendono separarsi, anche secondo la volontà del contraente sano, allora il matrimonio è da considerarsi valido e non può essere concesso più tardi ai contraenti nessuna separazione all’infuori di quella di mensa e di letto, poiché in questo caso va applicato il vostro principio: ‘Volenti non fit iniuria’[88]. All’infuori di questi casi, però, non ce ne sono quasi più altri da poter accettare come causa di divorzio pienamente valido. In qualsiasi altro caso di matrimonio non bene concluso, i coniugi devono aver pazienza l’uno dell’altro fino alla morte, perché come la giovane coppia ha gustato il miele del matrimonio, così essa deve poi accontentarsi anche del fiele del matrimonio. Il miele però è, ad ogni modo, la parte peggiore, è solo con la parte del fiele che ha inizio l’aurea serietà della vita, ma questa serietà della vita deve presentarsi dappertutto, perché se ciò non avvenisse, allora andrebbe male per quanto riguarda la semina per i Cieli. Soltanto nella serietà della vita, spesso amarissima, comincia ad animarsi e a svilupparsi il seme spirituale, il quale nella permanente vita mielosa rimarrebbe soffocato come una mosca che, con tutta avidità, si precipita nel vaso del miele e ci rimette la vita a causa dell’eccessiva dolcezza del miele» [G.V.G. – III/70].

(una domanda): «“[…] Certamente, ora ci sono chiare tutte le cose, tranne una. Ammettiamo che qualcuno abbia una moglie che, per innato spirito di libidine e unicamente per soddisfare la brama di impurità, sia dedita continuamente alla fornicazione nonostante tutte le ammonizioni e le amorevoli rimostranze, così da dimostrarsi dunque assolutamente incorreggibile! Nemmeno in questo caso è lecito chiedere il divorzio? Oppure qual è il contegno giusto da tenere secondo la Tua Volontà?”. – Io (Gesù) risposi: “Da una simile donna, che evidentemente è un'adultera, puoi senz'altro separarti chiedendo il divorzio, però non ti è lecito passare ad altre nozze mentre lei vive ancora! Infatti, tu non puoi sapere se la tua donna un giorno non si ravveda e non ritorni pentita a casa tua, riacquistando con ciò una compagna migliore e fedele. Se invece nel frattempo ne sposassi un'altra, e la tua prima moglie ritornasse poi da te migliorata e pentita, non ti sarebbe più possibile riaccoglierla a causa della seconda moglie! Ebbene vedi: è chiaro che questo sarebbe qualcosa di peggio per te e di peggio ancora per le tue mogli, ormai due di numero, perché con la prima non potresti essere misericordioso, né d'altro canto ti sarebbe possibile divorziare dalla seconda, mentre tu devi essere misericordioso come lo è il Padre nel Cielo. Ma se non puoi mettere in pratica la misericordia, cosa sei allora, e che cosa vuoi fare per restare nei limiti del Mio Ordine? Tuttavia, se i tuoi impulsi sono potenti e la tua natura è esuberante, allora ritorna col pensiero agli antichi padri; nel tuo cuore però sii fedele a Dio e guardati bene dalla lussuria, dall'impudicizia e dalla fornicazione! Infatti, né fornicatori né adulteri entreranno nel Regno di Dio. Adesso hai ben compreso tutto questo?”» [G.V.G. – V/256 8-9].

 

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La poligamia

La poligamia nel mondo è uno stato di fatto che, solitamente, sancisce l'unione in matrimonio di un uomo con più donne. La storia insegna che questa pratica ha origini remote ed era particolarmente diffusa; anche nella Bibbia si parla di poligamia senza troppo pudore, proprio perché a quel tempo faceva parte degli usi e dei costumi di diverse culture. Ad oggi, per ovvie ragioni, la situazione è differente, e in molti paesi, compresa l'Italia, la poligamia è considerata reato:

«Chi di voi pagani seguirà la Mia Dottrina, si dovrà adattare sempre a mettere in pratica il Mio consiglio, ma per quanto si riferisce alla poligamia, per i Miei seguaci deve valere quello che venne stabilito da principio su questa Terra, dove Dio creò un solo uomo, quale primo, e gli diede una sola donna. Infatti, quando un uomo ha già sposato una donna alla quale ha promesso tutto il suo amore e immutata fedeltà e poi ne prende una seconda e una terza, e talvolta anche di più, è evidente che commette adulterio rispetto alla prima moglie, stando nella Legge in cui è scritto: “Tu non devi commettere adulterio!”. Io vi dico che la poligamia è un gran male, perché rende l’anima molto sensuale per il grande piacere della carne, e quindi la poligamia è e rimane una maligna lussuria, una prostituzione e un evidente adulterio! Tutti coloro che sono affetti da tali vizi, non entreranno nel Regno di Dio. E come lo potrebbero? La loro anima è sepolta troppo profondamente nella massa sensuale del loro corpo e nella loro carne, e non può più né comprendere né percepire nulla di spirituale! Perciò tali lussuriosi entrano difficilmente o anche quasi per niente nel Regno di Dio, poiché Io ho spiegato più che a sufficienza a voi tutti in che cosa propriamente consiste il Regno di Dio. Tuttavia, per quanto dannosa sia la poligamia per l’anima dell’uomo, Io comunque non vi do nessuna legge contraria, ma lascio tutto alla libera volontà di ogni uomo, indicandovi la verità e dandovi il buon consiglio. La stessa cosa vale anche quando un uomo tiene presso di sé delle schiave come concubine, poiché anche con loro egli commette adulterio verso la moglie legittima. Invece un uomo che non ha una moglie legittima ma conduce la sua vita lussuriosa soltanto con concubine, è altrettanto basso e malvagio, anzi spesso ancora peggiore di qualche debole adultero, poiché egli non danneggia soltanto la sua anima, ma danneggia anche l’anima delle sue concubine lussuriose. Tali uomini si preparano una sorte misera ed amara già in questo mondo, e ancora più misera e cattiva nell’aldilà, poiché con la loro condotta hanno dissipato quasi tutta la sostanza vitale eterea della loro anima» [G.V.G – VIII/41,1-6].

Nel tempo dei primi uomini dopo Adamo, più volte il Signore andò a trovare i ‘figli’ sotto mentite spoglie, per guidarli, finché poi essi non scoprivano Chi era. In una di queste occasioni riferite nel Governo della Famiglia, a una domanda di Lamec sulla poligamia, seguì la seguente risposta:

«“O Signore, Tu migliore, amorevolissimo e Padre Santo!. Vedi, molte volte ho riflettuto, così tra me e me, se veramente sia giusto che l’uomo si prenda più mogli! La natura certo si esprime a favore di questo, considerato che l’uomo, quasi ogni giorno, è atto a generare, mentre la donna, a stretto rigore, non può concepire che una volta all’anno! Se ora si considera questo rapporto alla luce dell’intelletto approvante, allora la poligamia appare perfettamente conforme alla natura e allo stato delle cose, dato che con ciò la popolazione non può avere che un vantaggio e mai un danno. Se però d’altra parte si considera il fatto che il numero degli uomini è all’incirca uguale a quello delle donne, allora si dovrebbe invece dedurre che Tu non abbia stabilito che ci debba essere la poligamia, essendo le donne a volte addirittura in numero inferiore degli uomini, a volte in numero uguale e solo molto raramente sono in numero maggiore, seppure del tutto in modo non significativo. Questo rapporto dunque contraddice evidentemente l’altro, ossia quello della necessità naturale dell’uomo, per quanto questa sia regolabile dal punto di vista dell’intelletto, perché se io ammetto completamente la poligamia, allora immediatamente delle migliaia di uomini vengono a trovarsi senza donne, quantunque essi siano altrettanto atti alla generazione quanto coloro che possiedono molte donne. Se però io non ammetto la poligamia, allora l’uomo, che è atto a generare ogni giorno, non può ragionevolmente generare che una volta l’anno soltanto, cosa questa che, tuttavia almeno apparentemente, sta in netto contrasto con la natura dell’uomo. O Signore, riguardo a questo punto anzitutto bramerei che Tu mi donassi una vera luce!”. E allora il Signore rispose a Lamec: “Vedi, questa è una domanda molto buona e veramente utile, e una completa risposta non deve affatto mancare alla vera guida di un popolo così numeroso; e così dunque ascolta, Io darò una giusta risposta a questa tua saggia domanda. Vedi, se la poligamia stesse entro l’ambito del Mio Ordine, allora certamente già da principio – quando Adamo fu creato da Me quale primo uomo della Terra, uomo che vive ancora attualmente sull’altura e che continuerà a vivere ancora per alcuni anni – Io avrei, per questo primo uomo, anche creato all’incirca trecentosessanta donne, in modo che avesse potuto fare un uso naturale della sua quotidiana facoltà generativa! Ma vedi, Io invece creai per lui soltanto una donna, e in questa quantità do tuttora a ciascun essere maschile solamente un essere femminile; e da ciò tu puoi immediatamente e con tutta facilità trarre la conclusione che all’uomo è destinata, da parte Mia, soltanto una donna, nonostante la sua abbondante capacità generativa. Ma per quanto riguarda questa capacità generativa, essa non è data all’uomo per la procreazione molteplice, ma solo per la vigorosa procreazione; e così l’uomo può generare con una donna certo pochi figli, ma questi saranno tanto più vigorosi, mentre dalla procreazione molteplice possono venire alla luce soltanto dei figli estremamente deboli e immaturi. Infatti, ogni seme susciterà un cattivo frutto o assolutamente nessun frutto, se prima non sia giunto a piena maturazione. Così è anche tanto più il caso dell’uomo, perché allora si tratta di suscitare il frutto più nobile fra tutti. Perciò si rimanga con una donna, e questa fa già abbastanza se ogni tre anni matura un frutto soltanto. Hai compreso tutto ciò?» [G.F.D. – III/63].

 

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Il demone dei giocattoli e la moderna educazione

Che un innocente giocattolo dato a un bambino il giorno del suo compleanno, oppure il concedere che nelle scuole materne si utilizzino giocattoli in grande abbondanza quale insegnamento giocoso imposto da tutti i psicologi infantili, oppure che una bambolina potesse essere considerata, sotto l’aspetto spirituale, il sottoprodotto di un demone, ciò è veramente incredibile. Eppure, l’insegnamento dall’Alto è chiarissimo, poiché una volta che un bambino avrà in sé ospiti indesiderati provenienti dal basso, tutta la sua vita terrena non basterà a liberarlo da quei demoni presi nella fanciullezza. Scopriamone il perché:

«Un’altra categoria di uomini ha già, fin dalla giovinezza, una particolare inclinazione ad ogni tipo di giochi, la qual cosa deriva da un gravissimo errore di educazione. Essi non riescono a impiegare il tempo in nessun altro modo se non con giochi e trastulli. Questa propensione ai giochi viene destata da genitori sciocchi e miopi, fornendo, già a fanciulli in tenera età, continuamente una quantità di cosiddetti giocattoli, allo scopo di poter, mediante questi, farli star quieti se sono proprio piccini, e spronarli con questi stessi giocattoli a una qualche attività se sono un po' grandicelli. Per smerciare simili giocattoli nelle città vi sono perfino degli appositi negozi e, peggio ancora, vi sono addirittura mercati e fiere nei quali tali sciocchi prodotti vengono offerti in vendita nell'assortimento più svariato possibile, e non di rado sotto le forme più scandalose. Ecco, questa è un nuova sorgente e una nuova via per la quale le male anime di uomini defunti s'insinuano nella carne di simili fanciulli. E le conseguenze quali sono? Questi fanciulli vengono, dagli spiriti che dimorano in loro, incitati a chiedere sempre di più e sempre nuovi giocattoli; e i figli di più d'un genitore possiedono tanti giocattoli da costituire già un discreto capitale. I fanciulli s’immergono allora in questi giochi e non hanno quasi più sosta e pace per pensare a qualcos'altro. I maschietti ricevono cavalli di legno, elmi di carta, schioppi e sciabole di latta, ma quando sono cresciuti vogliono aver cavalli viventi invece di quelli di legno, e veri fucili invece degli schioppi di latta; perché è certamente necessario che un giovanotto, prima di tutto impari a ballare, a cavalcare, a tirare di scherma e a nuotare. Anche qualche esercizio di tiro alla pistola non può nuocere. Oltre a ciò va da sé che un giovane cavaliere, come voi dite, prima ancora di conoscere la propria madre lingua, bisogna che impari a masticare un paio di lingue straniere moderne, così che possa poi naturalmente leggere con competenza il giornale di mode, e che già da giovanotto si abitui ad infilare le mani in guanti glacé molto ben stretti così da far sembrare le dita altrettanti bastoncelli rigidi, e beato colui che, già da piccolo, può emergere quale primo in qualche ballo di fanciulli, nel qual caso manca poco che i genitori di un simile genio si ammalino talvolta per la grande estasi; in ogni caso ci sono lacrime di gioia in abbondanza. Ora queste lacrime, quali specifici, causano all'anima quello strano effetto che consiste in questo: poiché queste lacrime hanno dovuto prender congedo dagli occhi in maniera tanto ridicola, esse cercano di rifugiarsi poi negli orecchi della stessa anima, e perciò sono appunto gli orecchi che tradiscono un inconsueto enorme allungamento. Simili figli, non di belle ma di perdute speranze, avviati nella vita da tali genitori dotati di una asinaggine davvero superlativa, non possono diventare che bellimbusti vanitosi che nulla sanno perché nulla hanno mai appreso di tutto ciò che avrebbe potuto, sia pure in minima misura, arricchire il buon patrimonio intellettuale della loro anima. Ma affinché un bellimbusto di questa specie riesca perfetto, è anche necessario che già nei primissimi anni della sua vita conosca a fondo tutti i nobili giochi, riguardo ai quali oggigiorno si può aver sottomano perfino scritti e stampati contenenti le istruzioni più significative e utili – per l'inferno s'intende – e addirittura profonde considerazioni filosofiche. Certo, molto meglio sarebbe sapere qualcosa di storia, e neanche la geografia guasterebbe; citiamo questo perché del Vangelo è meglio non parlarne, perché al mondo non si possono dare che consigli mondani, poiché quelli divini non fanno per lui. La storia e la geografia potrebbero almeno avvicinare un po’ tale individuo a ciò che è Divino, mentre essi, per effetto dell'educazione moderna poc'anzi descritta, vengono avviati integralmente senza grazia né pietà per la via più diritta che conduce nel profondo dell'inferno. E tutto ciò in conseguenza del ‘demone del gioco’ che già nei primissimi anni di vita ha preso possesso della carne e vi si è radicato; ora questo demone è uno tra i più ostinati e tenaci, perché riunisce in sé la passione del gioco, la smania di essere ammirati, la permanente avidità dei piaceri, la brama materiale del guadagno e, con questa, la mal celata ambizione. Questo demone è il più difficile da cacciar fuori dalla carne umana, e non vi esce quasi in nessun altra maniera se non in quella come vi è uscito da Giuda Iscariota, il quale tuttavia era di gran lunga migliore del meno peggior bellimbusto vanitoso del tempo moderno. Non diversamente il sesso femminile viene esso pure guastato talmente che, non di rado, l'anima già di una cosiddetta dodicenne, assomiglia perfettamente a un Proteo[89] dalle molte forme. Una signorina di questa fatta è già nella culla una modista, perché a questo scopo possiede già parecchie bambole di cui cura la pettinatura e a cui confeziona delle vesti nuove, badando, oltre a ciò, a far apprendere a queste signorine certi atteggiamenti come li vede raffigurati in qualche giornale. Inoltre essa deve, naturalmente, cominciare a parlare il francese oppure l'inglese; quanto a pregare, nessuno, neanche alla lontana, ci pensa. Anche il maestro di ballo riceve ben presto il suo bel da fare, e dopo di lui il maestro di pianoforte e di disegno. Così facendo e applicando a dovere i sistemi dell'istruzione, dalla bambina in culla, capace appena di soffiarsi il naso, salta fuori una bambina prodigio e, quando questa è alta solamente cinque spanne, diventa già un angelo, se non addirittura una dea. Va però da sé che, non già per la religione come tale, ma per il "bon ton" (galateo) in una simile casa il catechista deve assumere la parte del mentore[90]. Allorché una simile fanciulla ha raggiunto il tredicesimo o quattordicesimo anno viene già acconciata secondo le prescrizioni del più reputato giornale di mode, e viene introdotta nel cosiddetto gran mondo, nella cui occasione certamente altre lacrime di gioia scorrono dagli occhi dei genitori, qualora una simile figliola, presentata per la prima volta nell'alta società, vi abbia riscosso l'ambito applauso. Questa figliola, si capisce, nonostante il mentore catechistico, non conosce di solito neppure un testo della Sacra Scrittura, né il Padrenostro né i dieci Comandamenti, perché la preghiera è senza dubbio qualcosa di volgare e non vi è posto per essa tra la cosiddetta genuina "haute volée" (società bene). Qui anzitutto si bada solo al portamento, all'atteggiamento e all'incedere, se questi sono conformi alle prescrizioni del giornale; dopo di ciò ha pregio una nuca bene in mostra, un bel viso, delle mani bianche, morbide e paffutelle, e se mai, ancora un piede ben formato, proporzionato e adorno; così pure non lieve importanza ha il fatto che una simile fanciulla sia o meno versata nella nobile arte del flirt. Certamente, a conclusione, è necessario quanto mai che, come voi usate dire, il suo abito sia sceltissimo. A queste condizioni un simile ultramoderno esemplare di lusso della "haute volée" femminile è bell'e pronto. Quale felicità sarebbe, così s'illude più d'una testa d'asino, poter ottenere in moglie uno di questi esemplari di lusso femminile! Sì, davvero proprio beato sarebbe un tale asino, perché il suo esemplare di lusso potrebbe in breve tempo almeno infondergli la persuasione supremamente modesta di essere egli un gran somaro sul serio, e in secondo luogo che il suo inebriante esemplare di lusso femminile altro non è che un sepolcro imbiancato, ovvero una statua dorata esteriormente, il cui legno interiore non vale nemmeno un centesimo. Ma quale è la causa di una simile degenerazione? Questa causa è già stata indicata prima: è la possessione ad opera di un cosiddetto demone del gioco che, dell'umanità, si permette di fare quello che i fanciulli, specialmente le fanciulle, fanno con le loro bambole. Non sarebbe meglio, se proprio si vuole assolutamente che i bimbi abbiano dei giocattoli, che si desse loro per giocare oggetti tali che possano in un modo o nell'altro avere rapporto con la Mia fanciullezza su questo mondo? Con ciò si coltiverebbero nei fanciulletti dei buoni impulsi e, fattisi più grandicelli, si informerebbero con lieta curiosità riguardo ai particolari delle cose e degli avvenimenti, e circa il significato e gli scopi dei loro balocchi. In tali condizioni un vero catechista avrebbe poi certamente un lavoro quanto mai gradito nel curare la piantagione di una giovane vigna e ne raccoglierebbe in breve dei frutti meravigliosi. Così invece si batte la via perfettamente opposta; e invece che per il Cielo, il bimbo già nella culla viene ammaestrato per l'inferno, il quale di solito finisce col trionfare. Di questo calibro è la gente che, per lo più, viene indirizzata all'inferno, perché questi tali si ritengono molto buoni e giusti e, secondo i loro concetti, del tutto virtuosi per il mondo; pensare a un ravvedimento è cosa vana. Il ravvedimento non sarebbe, secondo l'idea di questi tali, che un regresso e una decadenza dai loro raffinati costumi. Un ladro o un assassino può provare il pentimento; un fornicatore, un adultero e anche un beone può, date certe circostanze, essere condotto al punto da poter constatare la sua immensa stoltezza, nel qual caso gli si può dire: "I tuoi peccati ti sono perdonati; va ora, e non peccare più!". Ma che cosa si dovrebbe dire a questi rappresentanti del gran mondo, raffinatissimi, orgogliosi e colmi di superbia? Essi si reputano giusti ed estremamente civilizzati, ed osservano le leggi della convenienza e del buon gusto; soccorrono anche i poveri quando le convenienze lo permettono, frequentano anche le chiese, naturalmente nelle occasioni in cui soltanto il mondo elegante usa darvisi convegno, assistono pure a qualche predica, purché il predicatore sia un uomo di buon gusto e sappia svolgere il suo tema con almeno un po’ di elegante teatralità e che, naturalmente, possegga anche una voce gradevole e sia di bella presenza. Della predica certamente non si fa gran ché caso; se però essa è conforme alla moda e al buon gusto, il predicatore può farne senz'altro un'edizione elegante in dodicesimo, e può dedicarla a qualche cospicua dama. In tal caso questa predica rende al predicatore almeno alcuni zecchini, oppure talvolta anche un avanzamento di carriera, e al libraio, non già per la predica in se stessa ma per questione di moda e in omaggio alla nobil dama, qualora ad essa sia dedicata, procura un non disprezzabile smercio. Certo, chi la compera non si propone punto di rileggerla, ma di arricchire la propria biblioteca e nulla più. Da tutto questo si vede perciò quanto sia difficile o addirittura impossibile indurre simili esseri al ravvedimento, perché con loro c'è sul serio da rimettervi, come voi usate dire, ‘tanto il battesimo come l'olio santo’. Nel mondo degli spiriti ci vorrà molto per ricondurre queste individualità sulla via della Vita, giacché, per quanto possa sembrarvi incredibile, questi tali hanno ripugnanza del Mio Nome, e Io stesso costituisco per loro un assoluto nulla, o tutt'al più un povero moralista dei tempi andati, la cui morale però anch'essa non ha ormai più alcun valore, dato che a Parigi ne hanno inventata una molto migliore. Nel mondo degli spiriti, dove naturalmente non sono ammessi i giornali della moda parigina, spira poi di certo un altro vento; senza dubbio, è sempre un vento di Grazia, ma per tali anime esso odora peggio della peste, e perciò esse anche fuggono molto tempo prima da un luogo dove sospettano di poter incontrare un simile vento di Grazia. – Io ve lo dico: "Da questa classe di uomini, saranno molti quelli che finiranno sommersi tra gli escrementi di Satana, vale a dire tra quell’ultima immondizia o scoria materiale destinata ad intraprendere con il proprio centro quell'ultimo viaggio che voi già conoscete» [L.T. – cap. 60].

 

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L’educazione dei bambini

Se i giocattoli, secondo gli insegnamenti dall’Alto, non sono assolutamente da considerare positivi per la crescita spirituale di un bambino, come crescerli allora? Di solito, in una famiglia ordinata i bambini sono amati a più non posso, ma quale dovrebbe essere il miglior modo per evitare errori di cui i genitori ne diverrebbero poi responsabili?

«Tra gli uomini devono certo esserci dei divari; tuttavia riguardo all'anima nessuno fu mai posto su questo mondo in condizioni di abbandono e di trascuratezza tali da dover provocare la completa materializzazione dell'anima stessa! Infatti, non un’anima umana è stata mai posta nella carne senza la libera volontà e senza una propria intelligenza. La ragione principale della rovina delle anime umane è da ricercarsi anzitutto nella prima educazione, che generalmente è falsa ed è ispirata a uno sconsiderato amore; in pratica si lascia che l'alberello cresca come vuole, e con un viziare quanto mai inopportuno si contribuisce, quanto più possibile, al fatto che il tronco si sviluppi ben curvo e contorto. Quando però il tronco si è consolidato, allora a poco o nulla servono di solito tutti i tentativi per raddrizzarlo: un'anima che è cresciuta storta, di rado riesce a diventare un tronco perfettamente diritto! Cercate perciò voi tutti di mantenere diritti i vostri figli nella loro prima giovinezza, quando si lasciano facilmente guidare, e allora si troverà ben difficilmente in qualche luogo un'anima tanto materialista da non poter comprendere lo spirituale e da non adattarsi con facilità ad un retto operare sulle vie del vero Ordine della vita proveniente da Dio. Prendete ben nota di questa cosa, poiché è proprio per questo che Io vi ho mostrato come procede l'incarnazione di un'anima nel corpo materno! Un fanciullo, fino al suo settimo anno di età, è ancora molto più animale che uomo, poiché quanto vi è di umano nel fanciullo, giace ancora in un sonno profondo. Dato quindi che fino alla menzionata età un fanciullo è molto più animale che uomo, è chiaro che egli debba avere anche delle necessità prevalentemente animalesche e, accanto a queste, poche di veramente umane. Di conseguenza si dia loro lo stretto necessario; li si abitui per tempo a ogni tipo di rinunce, non si lodi mai esageratamente i bravi, ma d'altro canto non si usi mai neppure eccessiva durezza con quelli che sono meno bravi e meno capaci, ma questi siano trattati con giusto amore e pazienza. Si lasci che si esercitino in ogni cosa buona e utile, e si eviti che nell'animo di un fanciullo, per quanto bravo, si annidi la vanità, l'amore di se stesso e la presunzione. Né si rendano i fanciulli, qualora siano in qualche modo fisicamente belli, più vanitosi e superbi ancora di quanto generalmente lo siano già per natura mediante il dono di belle e ricche vesti. Li si mantenga puri, senza tuttavia farne mai dei cosiddetti idoli della famiglia, e così facendo, già dalla nascita saranno avviati per quella via che, nella loro più matura giovinezza, li farà arrivare al punto dove voi tutti, per mezzo Mio, arrivate solo adesso. La vergine giungerà completamente casta e costumata allo stato di madre stimata e rispettata, e il giovinetto entrerà nell’età virile con anima matura di uomo e con spirito risvegliato in essa, e sarà una benedizione per i suoi, nonché per la Terra e per tutte le sue creature. Se invece cedete troppo alle brame e alle passioni animalesche dei vostri figli, aprirete con loro anche una nuova e ampia porta a tutti i vizi, attraverso la quale essi si precipiteranno a legioni in questo mondo pieno di perdizione; e una volta arrivati a questo punto, voi scenderete in campo inutilmente contro di loro con ogni tipo di armi, e non otterrete nessun risultato contro la loro potenza e immensa violenza. Curate dunque bene gli alberelli affinché crescano diritti verso il Cielo, e purificateli con attenzione da ogni mala escrescenza, perché quando gli alberi si sono fatti grandi e robusti, ma sono cresciuti curvati e contorti malamente per effetto del soffio di venti maligni, allora non sarete più in grado di restituir loro la forma diritta neanche se impiegate i mezzi più violenti! Così anche un fanciullo lo si può facilmente plasmare come si vuole, mentre un adulto o addirittura un vecchio acconsentirà a mutare poco o niente di sé. Prestate perciò la massima attenzione anzitutto alla vera e buona educazione dei vostri figli, così sarà poi un facile compito per voi predicare integralmente ai popoli nuovi questo Mio Vangelo, e la buona semenza cadrà anche su un terreno buono e pulito, e finirà col rendere frutti centuplicati; ma se lascerete che i vostri figli crescano come fanno le scimmie, essi, divenuti erba cattiva, vi riserveranno i vantaggi che le giovani scimmie riservano ai loro genitori, e cioè quello che gli anziani raccolgono viene divorato e distrutto maliziosamente dai loro piccoli, e se gli anziani vogliono impedire un simile danneggiamento, i giovani si faranno loro incontro digrignando i denti aguzzi e li cacceranno via» [G.V.G. – IV/124].

 

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L’ambizione umana già in tenera età

Sull’educazione dei bambini concludiamo con un importantissimo lungo capitolo della Nuova Rivelazione, poiché da una parte è necessario che il lettore, non ancora convinto dell’elevata missione del mistico Lorber, sia sempre più invogliato ad entrare nel linguaggio educativo di un Padre amorevole che non lascia nulla al caso, e dall’altra, per approfondire il tema dell’educazione dei giovani, affinché si possa comprendere che il motivo per cui una società – e in particolare come lo sono diventate tutte quelle dei paesi industrializzati emancipati – va a rotoli non a causa della politica o dei governanti, ma per il comportamento di tutti i cittadini che, alla stregua di quelli del tempo di Saul che pretendevano un re, hanno in ogni tempo il governo che si meritano. Ciò non fa che evidenziare come la guida dall’Alto non è mai mancata sulla Terra, e che la colpa di come vanno le cose qui non è altro che del popolo:

«Peggiore e più dannosa ancora dell'irascibilità o del demone dell'ira nella carne umana, è l'ambizione, che certamente, avanza di pari passo con l'ira, ma ne è il fondamento, poiché chi è umile non si lascia trascinare facilmente dall'ira, mentre un orgoglioso, secondo quanto usate dir voi, si accende immediatamente come un fiammifero. L'ambizione è il vero e proprio demone nell'uomo ed è quasi del tutto simile a Satana. Questo maligno spirito s'impossessa dei fanciulli non appena sono arrivati a un certo grado di conoscenza di se stessi. Predisposizioni in questo senso si possono certo osservare anche prima, quando i fanciulli possono a mala pena parlare. Provate a radunare alcuni fanciulli, osservateli durante i loro giochi e vi accorgerete presto che l'uno vorrà primeggiare sull'altro; ciò perché ad un simile piccolo essere che sa appena balbettare qualche parola, già prova piacere se da parte degli altri gli viene reso omaggio. Questa tendenza è particolarmente evidente nel sesso femminile; la fanciulla troverà ben presto di essere bella e inizierà ad adornarsi, e a chi vorrà insinuarsi nell'anima di una così fatta fanciulla, basterà che in ogni occasione metta in evidenza la sua bellezza, ed essa allora comincerà a sorridere con apparente lieve imbarazzo, e si troverà non troppo a suo agio se, in sua compagnia, vi sarà una seconda ragazza molto bella. Molto più seria si farebbe poi la faccenda nel caso fosse lì presente una terza fanciulla ancora più bella; parecchie lacrime scorrerebbero, se proprio non apertamente, certo almeno in segreto. Nei ragazzi, quando sono ancora piccoli, la bellezza fisica non rappresenta ancora un parte importante, tanto più invece la forza. Ognuno vuol essere il più forte, e con la sua forza vuol vincere completamente i suoi compagni, ed è sempre pronto a cogliere qualsiasi occasione per fornire prova di questa sua forza, con le mani e con i piedi, senza grazia né pietà; prove che talvolta sono quasi micidiali, unicamente per essere considerato il più forte e quindi il più temuto della compagnia. In tali occasioni ci si accorge con tutta facilità della presenza del demone satanicamente malvagio già nei fanciulli. Che un simile demone debba essere combattuto senza indugio, è suggerito già dalla natura stessa, anche se nessuno dovesse possedere in questo campo una qualche cognizione superiore e più profonda; ciò perché è evidente che una simile ambizione può anche degenerare troppo spesso nei peggiori vizi. Una fanciulla che brama ardentemente di piacere diventa prestissimo una civetta, e subito dopo anche una meretrice, nel cui stato essa viene già a trovarsi, in un certo modo, al punto dove Satana voleva condurla. Il ragazzo, dal canto suo, diventa in brevissimo tempo un essere grossolano, attaccabrighe e, in generale, un individuo cui niente è sacro all'infuori di se stesso. Non passa molto che questi individui diventano intriganti, maldicenti, critici di Dio e di tutte le cose; essi sanno e comprendono tutto meglio di qualsiasi altro, e il loro giudizio deve essere il più esatto soltanto perché sono stati essi a darlo. Chi non vuol assoggettarsi a una tale sentenza è, nel migliore dei casi, un asino; ma può darsi che il caso sia anche un po’ più dimostrativo, e allora l'interessato si busca delle legnate. Che cosa si può sperare da un simile individuo? Chi mai sarà capace di ammaestrare un tale che conosce tutto, meglio di ogni altra persona? E se anche qualcuno si darà la briga di fargli presente, con tutta chiarezza, la sua stoltezza, egli andrà su tutte le furie, e ciò che non potrà ottenere con l'eloquenza della propria bocca, verrà da lui affidato all'energia delle proprie mani che, normalmente, sono più robuste della lingua dell'avversario. Un paio di buoni pugni o qualche manrovescio applicato altrettanto energicamente, hanno per il momento maggior effetto del più bel capitolo tratto dalle Epistole di Paolo e di tutta la sapienza di Socrate, giacché, laddove c'è un cavallo che tira calci, anche Socrate e Cicerone si tirano prudentemente indietro; in un caso simile tutt'al più Sansone o Davide, in tenuta da combattimento, potrebbero esercitare un’efficace controffensiva. Ebbene, tutto ciò ha le sue origini nell'ambizione, per la quale ognuno vuol essere il primo e il più grande, anche se effettivamente è il più piccolo e ultimo; e quand'anche entrambe le armi di cui dispone si siano smussate, gli resta comunque ancora una bocca per maledire, e un’inestinguibile sete di vendetta. Naturalmente in tali occasioni l'ambizione e l'ira se ne vanno a braccetto, ma al loro servizio entrano allora la simulazione e l'invidia. Questo perfidissimo tra tutti i demoni nella carne umana è la sorgente di tutti i mali dell'umanità, e si identifica perfettamente con il più basso e più profondo inferno, poiché in esso si trovano riuniti tutti i mali. Ci sarebbe mai stata una guerra, se questo demone non avesse tanto corrotto l'umana carne? Non c'è vizio che possa trascinare tante vittime tra le sue spire quanto l'ambizione. Un uomo (ambizioso) che abbia in sé molto di questo elemento diabolico, non tarderà a sottomettere un certo numero di altri uomini, da principio, senza dubbio, con il titolo di amici; ma non passerà molto che tali amici, per eccesso d'amicizia, dovranno finire con il fare quello che verrà loro imposto dall'amico principale, e ciò per la ragione che egli li avrà attratti nella sfera del proprio demone dell'ambizione. Questi suoi amici si sceglieranno a loro volta degli altri amici, e li attireranno tra le spire dello stesso demone in cui sono stati attirati essi stessi. In tal modo il caporione iniziale diventa un comandante superiore, e poiché la cosa promette bene, incomincia ad impartire ordini a dritta e a manca, e in breve il suo demone avrà catturato con la sua rete delle migliaia, le quali tutte dovranno ballare a seconda della musica che gli piacerà suonare. Così sorgono poi le dinastie. Allora uno sta a capo di tutti, detta e sanziona leggi, a seconda del capriccio che lo ispira, e migliaia devono osservarle, se tra lacrime di sangue, se volentieri o contro voglia, importa poco, poiché quando una potenza si è concentrata in gruppo, ogni resistenza particolare riesce vana, e ragione, intelletto e sapienza devono cedere il campo laddove un dispotismo tirannico è assiso al trono. Se al tiranno piace accecare i suoi sudditi, non ha che da comandare, e i suoi collaboratori, animati dallo stesso demone, strapperanno loro gli occhi, perché sono pronti a fare tutto quello che il despota comanda. Nondimeno agli uomini sta bene se dei tiranni signoreggiano sopra di loro; se non sono proprio tiranni nel vero senso della parola, sono tuttavia dei despoti ostinati che, come i tiranni, esigono la più stretta obbedienza, tanto che considerano la minima contraddizione come un crimine di lesa maestà e la puniscono, se non proprio con la morte, almeno con un periodo di carcere duro. Ma, come detto, se agli uomini capita così, è perché se lo meritano. Sono gli uomini stessi che hanno messo da parte il loro Dio e al Suo posto hanno messo sul trono il demone del proprio orgoglio, e quello che fecero un giorno, lo fanno tutt'oggi; ciò perché ovunque i genitori ambiscono che i loro figli divengano qualche cosa di meglio e di più elevato di quanto lo siano essi stessi. Il semplice contadino, quantunque non possa realizzare il proprio desiderio, almeno accarezza nel suo cuore l'idea di fare del proprio figlio un gran signore, e per la propria figlia, per poco che sia di amabile sembianze, sogna almeno un matrimonio con qualche borghese benestante o con qualche impiegato dello Stato. Un calzolaio non pensa nemmeno lontanamente di fare apprendere ai propri figli lo stesso suo mestiere; e se ha una figlia piuttosto graziosa che brutta, non si può consigliare certo a nessun altro calzolaio di chiederla in moglie, perché essa può facilmente diventare la consorte di un qualche impiegato, se non qualcosa di meglio ancora, e il figlio del calzolaio deve naturalmente studiare per diventare quanto più e tanto meglio. E se mai alla figlia di un simile stolto riesce davvero a diventare la moglie di un consigliere di stato, e al figlio di giungere addirittura alla carica di ‘cancelliere giudiziario di Stato’, succede poi che il padre non può più assolutamente permettersi l'atto audace di avvicinarsi con il cappello in testa ai suoi figli ormai altolocati. La cosa senza dubbio lo addolora, e spesso piange amaramente perché i suoi figli non vogliono più riconoscerlo. Ma gli sta bene, perché è stato così sconsiderato ed ha provato gioia nell'allevare due tiranni, invece di due sostegni per la vecchiaia. Perciò, a ciascuno avviene secondo giustizia, e a tutta l'umanità sta bene se viene tiranneggiata ad oltranza dall'alto in basso, perché essa stessa trova il maggior compiacimento nel plasmare i propri figli come tiranni. Chi è che fa studiare i figli? – I genitori! – E perché? Affinché possano diventare qualche cosa. – Ma che cosa dovrebbero diventare? Naturalmente, se è possibile, sempre più di quello che sono i genitori, perché dalla bocca di tutti non si ode che questo: "Io faccio studiare mio figlio affinché un giorno possa diventare sacerdote o impiegato di Stato, e più caro di tutto avrei se potesse arrivare a un posto di consigliere di corte o addirittura di ministro, oppure, se entrato nella carriera sacerdotale, riuscisse a farsi consacrare vescovo". Così si esprime l'animo di un padre, e ugualmente così il cuore di una madre.  Invece dalla bocca di un padre non si sentono così facilmente queste parole: "Faccio studiare il mio figliolo affinché abbia da ottenere cognizioni utili, per poi diventare, con sapiente vantaggio, quello che sono io stesso, oppure anche qualcosa di meno, sempre però entro i limiti del buono e del giusto"; e meno ancora si da’ ascolto alla Mia parola, che dice: "Chi di voi vuol essere il primo, sia l'ultimo e il servitore di tutti voi". Questo è stato il Mio comandamento. Ma ecco che a mala pena qualche mendicante lo adempie. Invece, ciò che Satana comanda per mezzo del proprio demone, questo diventa legge alla quale piccoli e grandi, giovani e vecchi fanno a gara per conformarsi. Perciò anche al mondo sta dieci volte e cento volte bene, quando viene tiranneggiato con la spada e con il fuoco, perché esso stesso vi trova il massimo compiacimento. Cessate d'allevare dei tiranni nei vostri figli e siate voi stessi piuttosto gli ultimi anziché i primi, e allora ben presto i tiranni si troveranno soli sui loro troni, e poiché voi vi troverete molto più in basso, così essi saranno costretti a scendere profondamente dalle loro altezze per non correre incontro, abbandonati del tutto, alla propria rovina. Se invece voi, dei vostri figli vi affannate a fare sempre più numerosi gradini che conducono al trono, è certo che questo dovrà sempre più innalzarsi; tuttavia, quanto più alto esso diventa, tanto più lontano potrà scagliare i fulmini dalle sue vette sublimi, e per conseguenza tanto più duramente sarete colpiti voi che vi trovate in basso. Ed Io volentieri permetto che la potenza degli altolocati si accresca, affinché i pazzi che sono di sotto abbiano qualcosa che li sproni all'umiltà e dimostri loro quello che dovrebbero essere, ma che invece non sono. Dunque ormai i reggenti prendono da Me la loro forza, e fanno benissimo quando opprimono il più possibile la sciocca 'umanità, poiché essa non merita affatto un trattamento migliore. Non è forse comune che un padre per il proprio figliolo compri un mantello migliore di quello che egli stesso indossa, e non va una madre con le sue figliole nei negozi di  moda, recandosi lei stessa e scegliendo per lunghe ore quanto vi è di meglio perché esse possano fare, come si dice, la miglior figura possibile per procedere al maggior numero di conquiste? Ma perché bisogna proprio conquistare e innalzarsi? – Abbassarsi invece, a questo dovrebbe tendere l'umanità secondo la Mia parola! Ma poiché si insiste nel conquistare e nell'innalzarsi, vengano pure i tiranni; anzi, Io dico che questi sono degli angeli che reprimono il più possibile lo spirito di conquista per mezzo di imposte e di altre leggi onerose. – Ecco qual è di solito il linguaggio del padre al proprio figlio: "Tu devi acquisire e far diventare proprio, un contegno tale da attirare su di te gli occhi e gli orecchi di tutti, in modo da diventare indispensabile a un’intera comunità!"; ovvero, detto con altre parole: "Cerca di diventare il primo della tua comunità!". – Ma perché il padre non dice piuttosto: "Figlio mio, tirati indietro! È meglio che sia tu, dalla tua bassa posizione, a guardare la comunità, così che non sia questa a rivolgere tutti i suoi occhi verso di te". – Ovvero, cosa è meglio che sia: le fondamenta di un edificio, o un comignolo sul tetto? Poiché, se scoppia un uragano che distrugge tetto e casa, riuscirà a smuovere anche le fondamenta? – Chi sta più in basso di tutti, questi è anche più al sicuro; il pinnacolo di un campanile è invece lo spasso di ogni tempesta. Perciò abbassatevi, e la vera umiltà sia la solida base della vostra esistenza. Allora il demone maligno dell'ambizione abbandonerà ciascuno e la tirannia avrà trovato la sua fine per l'eternità. Credete voi forse che ad un principe interessi qualcosa di essere riconosciuto come tale dalla massa del popolo? Egli non trarrà certo alimento da questa per il suo onore di principe, ma come principe richiede invece agli altissimi circoli e alla classe dei suoi pari il riconoscimento della propria dignità. Se dunque l'umanità, senza eccezioni, scendesse giù fino alle fondamenta dell'umiltà, il principe potrebbe andarsi a cercare i suoi pari o il riconoscimento della propria dignità con il lanternino, ma non la troverebbe affatto, come non si trovano diamanti già sfaccettati tra i ciottoli dei fiumi. Ecco, questa è la via alla felicità, in questo e nell'altro mondo; solo così si può sperare in un miglioramento, tanto dei popoli che dei principi, non già con la disobbedienza e meno ancora con le insurrezioni contro un potere ordinato. Se qualcuno vuol costruire un casa, bisogna che cominci dal basso; cominciare dal tetto è una cosa che proprio non si fa. Oppure, come si potrà fissare uno stendardo o una croce sulla cima di un campanile, se per edificare la torre non sono neppure poste le fondamenta? Chi vuol migliorare gli altri, migliori anzitutto se stesso e conduca una vita da giusto, allora gli altri lo seguiranno quando ne avranno visto i vantaggi. E chi vuole umiliare gli altri, umili prima se stesso; così facendo toglierà al proprio vicino, nella propria persona, quel gradino sul quale questi non mancherebbe di salire. Ma se qualcuno porta sulle spalle il fratello, verrà questo giù dalla montagna se chi lo porta non vuol saperne di scendere? Colui che è portatore, diriga dunque egli per il primo i suoi passi verso il basso, e così scenderà anche colui che porta; se invece il somaro sale sul monte, è ben certo che salirà pure con lui sempre di più colui che gli siede sulla schiena e che l'opprime. Finché dunque la Mia Dottrina non sarà osservata perfettamente in ogni evenienza, non potrà andar meglio né qui né nell'aldilà, e né in generale né in particolare. Se qualcuno invece seguirà questa Mia dottrina in ogni cosa, egli ne avrà bene in questo come pure nell'altro mondo, perché un'anima umile non tarda mai a trarsi d'imbarazzo in qualsiasi circostanza, e poiché essa è la più vicina a Me, ha anche sempre a portata di mano la più sicura e migliore assistenza. Purtroppo, però, qualsiasi male è più facile da sradicarsi di questo, perché gli uomini stessi vi trovano il maggior compiacimento, e ciascuno preferisce essere un onoratissimo signore e non un umilissimo servitore nel vero senso della parola. Gli uomini si salutano, è vero, con un: "Servitor suo devotissimo!", ma non fanno già così perché sentono e intendono di esserlo veramente, bensì per un atto di convenzionale cortesia, affinché il salutato, contrac-cambiando, debba omaggiarlo ancora di più. Oh, umanità spaventosamente stolta! Quando ti accorgerai che senza un solido punto centrale non è immaginabile alcun mondo? Ora, il punto centrale è certamente il punto più profondo in ogni corpo mondiale. Perché, dunque, non vuole l'uomo, scendere nelle profondità di se stesso, dove potrebbe trovare per l'eternità la vera assicurazione sulla vita che è spiegata con tanta chiarezza e precisione nella Mia Dottrina? Ma a cosa può giovare la Mia Dottrina, che significato può avere se Gesù, il suo Fondatore, non ha ormai Egli stesso più l'onore di essere talvolta qualcosa, all'infuori di una misera appendice di un Socrate o di un Platone, e anche questo per particolare concessione? Ovvero, si trasforma Gesù in un vano idolo, che di Gesù non ha che il Nome solamente, con l'aggiunta forse di qualche briciola della Sua Dottrina in forma di geroglifici egiziani, sui quali per altro è severamente proibito soffermarsi con il pensiero. A dirla in breve, Gesù Lo si foggia così come meglio si avrebbe potuto per trarne profitto, affinché possa rendere qualcosa, e non debba costare come quando diede il comandamento dicendo: "E se qualcuno vi prega di dargli una veste, donategli pure il mantello". Invece colui che dovrebbe essere l'ultimo e il servitore di tutti, domina al posto supremo su milioni di uomini. Cattivo esempio davvero per l'umiltà! Ma non può andare diversamente, perché ancora oggigiorno ci sono molte migliaia di persone che non hanno desiderio più ardente, che vedere innalzati a ‘papa’ i loro figli. Dunque, c'è ancora un amore molto accentuato per il papato; e finché è così, non può andare affatto meglio»  [L.T. – cap.63].

 

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Il ballo, la moda, il fumo, il bere

Il mondo spirituale è completamente impercettibile, ed è proprio difficile da accettare mentre viviamo nella materia; perfino gli scienziati non demordono nel volerlo includere nei loro esperimenti, fino a cercarlo nelle particelle subatomiche, dove vorrebbero identificarlo col microscopio, e così dall’alto del proprio orgoglio poter dire di essere riusciti a trovarlo e così affermare la loro superiorità, per poterlo probabilmente domare con un qualche grande strumento. Invece il mondo spirituale è molto più vicino di quanto si possa credere, ed è proprio quello negativo che abbraccia la vita di tutti i mortali su questa Terra, nella quale c’è la massima lotta tra il bene e il male, per quanto invisibile. Il prossimo esempio spiegato nella Nuova Rivelazione che riportiamo, è alla portata di tutti, poiché il ballo è un elemento caratteristico della gioventù, e non solo, cui tutti, bene o male, ne entrano in contatto. Le moderne discoteche non a caso vengono chiamate dai più savi, ‘la porta dell’inferno’, e nell’esempio riportato, ne viene spiegato il perché è proprio così:

«I frequentatori di balli, dopo l’intrattenimento, hanno una vera ripugnanza per tutto ciò che è elevato e nobile, la qual cosa può essere osservata facilmente nelle città, particolarmente tra gli studenti, giacché non di rado, studenti di solito assai diligenti, dopo un ballo, invece di pensare ai loro libri, vanno continuamente accarezzando la visione del niveo[91] collo, del seno, del braccio e degli occhi della propria compagna di ballo, e la loro mente quasi non può occuparsi d'altro che dell'oggetto che ha procurato loro tanto piacere durante il ballo. Perciò più d'uno studente pianta addirittura gli studi; qualcuno invece di studiare le scienze, studia il modo di guadagnarsi senza indugio un pane per poter, al più presto possibile, formare coppia con la sua diletta ballerina, e che vada pure come vuole; e se anche una coppia simile riesce davvero a formare una coppia matrimoniale, il risultato è che un’unione di questa fatta finisce col somigliare tanto poco a un vero matrimonio, quanto somiglia la notte al giorno. I primi tempi per una coppia simile trascorrono unicamente nel soddisfacimento della brama carnale, finché in breve tempo quasi tutti gli specifici destinati a produrre energia generativa vengono dissipati completamente; poi sopravviene di solito il totale infiacchimento della carne, e particolarmente degli organi genitali. In casi simili il demone carnale che dimora in tali individui, cerca di suggerire all'anima, specialmente attraverso i reni, di rivolgersi a della carne forestiera; ciò ha per conseguenza che ben presto la donna viene a nausea all'uomo, e viceversa l'uomo alla donna. Lei comincia pian piano a cercarsi degli amici di casa giovani, e lui solitamente esce la sera in cerca d'aria fresca, a meno che, essendo benestante, non intraprenda qualche viaggio allo scopo di un più igienico cambio d'aria. Così la faccenda va avanti, fino a che col tempo, a una simile coppia matrimoniale viene tanto a noia la convivenza che ricorrono al divorzio o addirittura si lasciano rinunciando perfino al cerimoniale giudiziario. Può anche accadere che, qualora si tratti di una casa dalle abitudini un po' più distinte e aristocratiche, che tra marito e moglie si venga ad un accordo, nel senso che ciascuno, per quanto concerne il piacere carnale, si riserva di fare ciò che gli pare e piace. Simili avvenimenti, che oggi sono quanto mai all'ordine del giorno, sono i frutti degli intrattenimenti del ballo, e la conseguenza dell'ossessione da parte dei maligni clienti della carne già nominati. Tuttavia questa possessione da principio non si manifesta mai con quella violenza come nei casi in cui simili spiriti impuri si sono insinuati nella carne mediante le bevande alcoliche. In quei casi gli spiriti delle bevande alcoliche vengono facilmente espulsi mediante una fervente preghiera dell'anima, ad opera del suo spirito, dopo di che può subentrare nella carne nuovamente lo stato normale. Invece le possessioni procurate dai pubblici intrattenimenti di ballo non sono così facili da eliminare, e a tale scopo si esige molto digiuno, molta preghiera e abnegazione affinché l'anima si possa congiungere sempre più col proprio spirito, e perché quest'ultimo, agendo poi mediante l'anima, scacci la mala genia dalla dimora dell'anima. Si domanda però: "Dove si può trovare adesso un ballerino o una ballerina disposti a seguire questa via?". Di solito essi già durante e dopo il ballo divorano cibo più di prima, intendendo così fortificarsi, mentre in realtà ciò non vuol dire altro che garantire al demone carnale vitto e alloggio vita natural durante con la propria anima e col proprio sangue. Più d'uno di questi campioni del ballo d'ambo i sessi, quando hanno accolto in sé simili spiriti in gran numero, anche per quanto riguarda il corpo, vanno velocemente incontro alla loro rovina, perché quando questi mostriciattoli carnali non trovano posto nelle reni e nei genitali, essi stabiliscono la loro dimora nella milza, nel fegato e anche nei polmoni, e laddove un simile immigrato dall'inferno fissa la sua dimora, egli in un certo modo uccide la carne, e le conseguenze sono poi l'indurimento della milza e del fegato, e nella milza l'etisia[92], la consunzione, oppure, se due o più si sono gettati sui polmoni, può seguirne la cosiddetta tisi galoppante. Io ve lo ripeto e potete senz'altro crederlo: la maggior parte delle malattie negli uomini deriva da simili inquilini infernali, ai quali essi stessi hanno preparato la via che li ha condotti nella loro carne. Questi sono perciò veri figli del mondo, e molti cominciano già in gioventù a frequentare la scuola dell'inferno; ma affinché non si accorgano di dar ricetto nella loro carne ad ospiti estranei della più sporca specie, questi spiriti tentano di predisporre, per quanto è possibile, alla sensualità non soltanto la carne di coloro che li ospitano, ma influiscono anche sull'anima, in modo che questa cominci a compiacersi enormemente di ogni tipo di cose mondane. Una di queste cose mondane, per esempio, è la moda. La carne provocante deve essere avvolta a seconda della moda, i capelli arricciati, l'epidermide strofinata con unguenti profumati, e negli individui maschi non deve mancare l'infernale mozzicone in bocca; molti sono gli sciocchi adoratori della moda che, non appena possiedono qualche denaro, sprecano fumando, non di rado in una sola giornata, quanto basterebbe a dieci poveri per comperarsi del pane a sazietà. Ma sapete voi ancora quale significato abbia questa moda del fumo? I mali inquilini si danno ogni premura di abituare l’anima, già durante la vita terrena, alle esalazioni e al fetore dell'inferno, affinché dopo l'uscita dal corpo essa non si accorga tanto presto della loro pestilenziale presenza, e affinché non abbia a percepire troppo presto qualcosa, quando questi eccellenti compagni la conducono inosservati al terzo inferno. É certo già stato detto che ogni anima, immediatamente dopo la morte, viene accolta anzitutto dagli angeli, dinanzi ai quali la mala compagnia deve sgomberare il posto senza indugio, e questo avviene senza dubbio anche nel nostro caso. Sennonché, una simile anima non resta continuamente in compagnia degli angeli, ma da questi viene posta in una situazione tale che le viene reso possibile completarsi o, per parlare ancora più chiaramente, essa viene posta in un luogo dove, mediante una certa operosità libera, può nuovamente acquistarsi quegli specifici che sono necessari alla propria integrazione, specifici che essa, durante la vita su questo mondo, ha dissipato. Un simile luogo è poi quello dove la pessima compagnia degli spiriti carnali può nuovamente avvicinarsi inosservata a una tale anima. Dato però che questi esseri infernali, già per un'anima solo relativamente un po’ più pura, emanano un fetore assolutamente pestilenziale ed essa stessa si accorge facilmente della loro presenza, nel caso da noi citato avviene spesso che le facoltà olfattive dell'anima sono tanto corrotte da non percepire l'avvicinarsi di quegli esseri; infatti, dalla facoltà visiva non c'è molto da sperare, dal momento che essa in primo luogo ha troppo poca luce, e anche perché la sua vista procede ad ogni modo dall'interno, cosicché può vedere soltanto ciò che è in lei, ma non quello che è fuori di lei. Ora questa specie di spiriti si trova al di fuori di una simile anima, e perciò essa non li vede; invece a mezzo dell'olfatto può percepirli e può esattamente stabilire la loro ubicazione, e in tal modo può ritrarsi e accostarsi al proprio spirito che la illuminerà all'istante, tanto da poter vedere subito dove si trovano i suoi nemici e quali sono le loro intenzioni. Quando però gli infernali scorgono la faccia dell'anima, fuggono a precipizio, perché uno spirito infernale può sopportare facilmente tutto, ma non l’occhio di un anima pura, e naturalmente molto meno quello di un angelo, e per proteggerli dall'occhio Mio vanno a chiamare le montagne per ricoprirli. Da tutto ciò voi potete facilmente rimarcare perché Io, Mi sia già ripetute volte infervorato contro l'abominevole vizio del fumo, e nello stesso tempo avrete appreso da quest’importante comunicazione in qual modo sorga nell'uomo lo smodato appetito carnale e dove questo possa condurre, e come gli uomini possano anche, con certa facilità, difendersi»  [L.T.– 59,6-20].

 

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Un caso di possessione

Tramite il mistico Lorber ci vengono presentati moltissimi esempi di apparizione e possessione diabolica in cui è possibile mettere a confronto il mondo delle tenebre e quello della Luce, in cui è evidente l’insussistenza di un qualunque equilibrio tra il bene e il male, di cui tanti religiosi esegeti hanno nel tempo continuato erroneamente ad insegnare. Infatti, il mondo negativo, l’inferno, il maligno, l’anticristo, non può essere messo sullo stesso piano di quello della Luce, né può avere una qualche possibilità di opporsi al bene, al Cielo, agli angeli o a Dio stesso, e quindi avere la forza di contrastare, come se potesse avere una qualche possibilità di vittoria futura. La forza che viene concessa a un caduto, affinché gli resti una certa libertà di scelta, proprio per il fatto che non è la sua, ma è quella concessa dall’Alto, non potrà mai essere superiore alla sua capacità di contrastare il bene. Già, notoriamente, la forza di un angelo è tale che potrebbe distruggere tutto un sistema solare con la sola volontà, mentre un grande ‘diavolo’, può al massimo spargere un po’ di germi nell’aria, quando concesso, ma non potrà nemmeno gravare molto su di un solo uomo, con la possessione, se la natura dell’uomo si rivolge al Signore per l’aiuto.

Quindi è una lotta impari che il maligno prima o poi dovrà comprendere, tramite la quale tutto il mondo della Luce, con i non caduti e i redenti, collabora alla redenzione di tutti gli spiriti che devono perfezionarsi e che ancora sono relegati nella materia, oppure persistono volontariamente nelle tenebre.

Qui di seguito presentiamo un esempio sul perché delle apparizioni e possessioni diaboliche:

«Dopo queste Mie parole ci recammo nella casa di Zaccheo ed egli ci fece dare del pane e del vino, e ordinò alla sua gente di fare di tutto per ospitarci nel miglior modo possibile. Mentre ci trovavamo in una stanza grandissima e arredata molto riccamente, e ci stavamo rifocillando e rinvigorendo con pane e vino, il nostro Zaccheo cominciò a ringraziarMi con tutto il cuore perché avevo manifestato a quelli di Gerusalemme, a lui molto antipatici, ciò che si meritavano già da molto tempo. Infatti, Zaccheo, sebbene discendente da Abramo, era un samaritano, e perciò tanto più odiato presso gli abitanti di Gerusalemme. Egli poi Mi chiese se Io avessi qualcosa in contrario al fatto che lui fosse un samaritano. Io però gli dissi: “Rimani quello che sei e sii giusto in tutto, per vero amore a Dio e al prossimo, e Mi piacerai così più dei giudei che baciano l’oro del Tempio, mentre davanti alle porte delle loro case fanno cacciar via i poveri come con i cani! Perciò anch’Io ben presto li farò scacciare in tutto il mondo tra popoli stranieri, e in avvenire non possederanno più un Paese proprio né un regno. Adesso lasciamoli ancora per breve tempo fare ciò che vogliono, e peccare, finché la loro misura non diventi piena!”. Dopo questo Mio breve discorso, Zaccheo Mi ringraziò di nuovo, tuttavia Mi pregò di dargli un consiglio su ciò che doveva fare con suo figlio maggiore che aveva già sedici anni, e da tre anni era pazzo e quasi di giorno in giorno diventava sempre più furioso. Aveva già fatto venire tutti i migliori medici a lui noti, e tutti avevano tentato di guarire il figlio, tuttavia non solo tutta la loro scienza e fatica era rimasta completamente inefficace, ma il figlio, dopo il trattamento di ogni medico, era diventato ancora peggio di prima. Allora Io dissi a Zaccheo: “Amico, i mali di questo genere un medico terreno non li guarisce con le sue erbe! Porta qui tuo figlio, e dovrai vedere la Potenza della Gloria di Dio!”. Allora Zaccheo ordinò ai suoi servi che portassero il figlio, ben legato, prelevandolo dalla sua camera ben chiusa. I servi però dissero: “Signore, sarà una cosa molto brutta da farsi davanti a questi ospiti stranieri, poiché, in primo luogo, egli ora smania quasi ininterrottamente, e in secondo luogo puzza più di ogni pestilenza, perché si imbratta di continuo con i suoi escrementi!”. Allora Io dissi: “Portatelo qui lo stesso; poiché Io voglio vederlo, e guarirlo!”. – Un servo, che era molto considerato nella casa, disse: “O amico, solo e unicamente Dio può guarirlo, ma su questa Terra ormai nessun uomo lo può! Se tu lo guarisci, allora non sei un uomo, ma un Dio!”. – Dissi Io: “Non curarti di questo, ma fa’ quello che ti è stato comandato!”. – Allora i servi andarono e portarono il figlio, davanti al quale tutti i Miei discepoli rabbrividirono e dissero: “Per costui le cose stanno ancora peggio di quello che vedemmo nel paese dei Gadareni!”. Io invece Mi alzai, rimproverai gli spiriti maligni che si trovavano nel figlio e ordinai loro di lasciarlo all’istante e per sempre. Essi allora diedero ancora alcuni strappi al figlio e uscirono da lui in sembianza di molte mosche nere, dopo di che divenne completamente sano. Allora dissi ai servi: “Ora conducetelo fuori ai pozzi e lavatelo, dategli anche degli abiti puliti e portatelo di nuovo qui, affinché pranzi con noi!”. Così dunque avvenne. E quando il figlio, ora sano e pulito, si trovò al nostro tavolo, tutti i parenti e i conoscenti che dimoravano nella casa vennero nella nostra stanza, e non finivano più di stupirsi per una tale rapida guarigione del figlio, e Zaccheo Mi ringraziò oltre ogni misura per questa guarigione. Invece il principale dei servi Mi disse: “Signore, Tu non sei un uomo come noialtri, Tu sei un vero Dio che noi uomini vogliamo adorare e adoreremo sempre!”. Mentre il servo parlava ancora così, anche il pranzo fu messo in tavola, e noi cominciammo a mangiare» [G.V.G. – IX/28 e 29].

«Mentre si mangiava e si beveva, parecchi domandarono al figlio guarito, che appariva ora tutto fresco e sereno, se nel suo stato di malattia avesse dovuto sopportare anche forti dolori. Egli però disse: “Come posso saperlo ora? Poiché ero proprio come morto, e non avevo alcuna sensazione, e neppure sapevo nulla di quanto avveniva intorno a me! Tuttavia so che mi trovavo continuamente in un sogno, e mi intrattenevo in una bella regione con uomini buoni”. Questo meravigliò i presenti, ed essi non potevano comprenderlo, e Zaccheo Mi domandò come fosse mai possibile, e perché una cosa simile viene permessa da Dio. – Dissi Io: “Amico, su ciò non vogliamo ora sprecare molte parole! Con questi mali l’anima si ritira nel cuore, e uno, o spesso anche molti spiriti maligni e impuri abitano il resto del corpo e fanno di esso ciò che vogliono, ma di tutto questo, l’anima che riposa nel cuore non percepisce nulla. Nondimeno, possessioni di tal genere vengono permesse affinché gli uomini, nei quali la fede in Dio e nell’immortalità dell’anima è quasi del tutto spenta, comincino tuttavia a pensare di nuovo a qualcosa di spirituale, e anche a credervi. Anche voi, infatti, siete già divenuti deboli nella fede, e così questa lezione vi era anche molto necessaria, prima del Mio arrivo in questa casa. Se fossi venuto prima, tu stesso non Mi avresti creduto così come Mi credi ora, e se a tuo figlio, al quale tenevi moltissimo, non fosse capitato questo male, l’orgoglio e la superbia ti avrebbero ridotto a tal punto che saresti diventato un vero diavolo tra gli uomini. Avresti bandito da te ogni fede in Dio, e avresti valutato gli uomini come delle pure macchine. Essi avrebbero avuto un qualche valore davanti a te solamente se ti avessero servito gratis, oppure se ti avessero aiutato a ottenere ricchezze ancora più grandi. Quando però tuo figlio, il tuo prediletto e il tuo più grande orgoglio, divenne così ammalato come Io l’ho trovato ora qui, allora tutto cambiò nel tuo cuore. Tu cominciasti a pensare di nuovo a un Dio e a credervi, e diventasti di cuore più umile. Accanto a ciò ovviamente eri ricorso a tutti i medici possibili, pagani o ebrei – per te era lo stesso – e non avevi badato a spese. Quando però vedesti che tuo figlio non lo aveva potuto aiutare nessun medico, né alcun esseno e meno ancora un qualche mago, allora divenisti triste e cominciasti a riflettere più seriamente sul perché Dio, qualora ce ne fosse stato uno, ti avesse visitato con un tale male. Cominciasti di nuovo a leggere nella Scrittura, e trovasti man mano sempre più ingiusto il tuo agire e procedere nei confronti del tuo prossimo, e avevi poi anche promesso a Dio di voler risarcire, più volte in piena serietà, tutte le ingiustizie da te commesse. Quando in te tali propositi erano diventati sempre più seri e più veri e ti era divenuto anche più chiaro che solo l’onnipotente Padre in Cielo poteva aiutarti, allora Io venni presto in questa zona, e tu hai sentito quello che ho fatto al cieco. Allora la tua fede in Dio divenne anche più possente e più viva, avendo tu sentito sia dal vecchio che dal giovane Cado una testimonianza su di Me che non ti lasciò più alcun dubbio sul fatto che Io non ero un puro profeta, ma il Signore stesso. E vedi, così poi sei anche diventato maturo, al punto che sono venuto da te e con la Mia Potenza ho aiutato tuo figlio. Se ora rifletti bene su questo, ti sarà ben chiaro il perché Io permetta mali di ogni genere su quegli uomini nei cui cuori non è ancora spenta completamente ogni scintilla di Vita dai Cieli. Ovviamente, con uomini del tutto corrotti e smarriti nella vita, che da parte Mia non vale più la pena ammonire, questo genere di permissioni a scopo di correzione vengono tralasciate. Esse, infatti, non portano più frutto, e spingono i malvagi a diventare ancora più malvagi. Questa specie di uomini spreca la propria vita qui nella materia, e dopo questa vita li aspetta il loro stesso giudizio, che è l’altra ed eterna morte. Colui sul quale Io permetto ancora ogni genere di sofferenze e tribolazioni, lo aiuto poi anche al tempo giusto; colui invece al quale Io lascio godere ulteriormente indisturbata sulla Terra la sua agiata, orgogliosa e godereccia vita, questi il suo giudizio e la sua eterna morte li porta già in sé, e perciò anche dappertutto. E così dunque ora sai anche perché qualche grande e ricco del mondo possa continuare a peccare e a commettere abomini impunito, fino alla morte del suo corpo» [G.V.G. – IX/29].

 

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Il suicidio

Che il togliersi la vita sia biasimevole è risaputo da sempre, poiché è come un sesto senso che l’uomo percepisce in sé quando sa di un suicidio, comprendendo che il rifiuto della vita, qualunque motivo possa aver determinato l’insano gesto, è qualcosa di contrario all’Ordine divino. Ma come viene visto veramente dal Cielo questo atto?

«Riguardo i suicidi, tra questi bisogna fare delle distinzioni. Se ad esempio uno si toglie la vita del corpo perché il suo grande orgoglio è stato enormemente umiliato da un altro e gli resta preclusa ogni via di vendetta, allora questa è una tra le peggiori specie di suicidi premeditati. Un simile atto suicida è per l'anima una piaga che non potrà mai più essere sanata completamente; ci vogliono migliaia di migliaia di anni perché una simile anima possa arrivare al punto di aver a mala pena ricoperte di epidermide le sue orribili ossa apparenti, completamente prive di ogni e qualsiasi amore, per non parlare poi del riottenere della carne da parte di tutto il suo essere, perché la carne è appunto un prodotto dell'amore e, a sua volta, desta amore. – (un esempio) Se un tale vede una fanciulla che, nell'ambito della sua forma carnale trabocca di esuberanza, allora ne sarà subito conquistato fino all'ultima fibra da tale figura, e il suo cuore manifesterà immediatamente la più ardente e appassionata brama di poter far sua tale fanciulla. Ma ora vien da chiedere: perché succede questo? La risposta è: perché l'esuberanza carnale della fanciulla è esclusivamente il prodotto di molto amore! Quello che, come sostanza, ha per fondamento l'amore, può e deve suscitare nel prossimo ciò che esso stesso è. – Accostiamoci invece adesso ad una fanciulla che sia terribilmente magra, e Io vi dico che il cuore di nessuno ne rimarrà toccato con particolare intensità; la si commisererà in segreto, e sarà ben difficile che qualcuno s’innamori di lei! E perché mai succede questo? Succede questo semplicemente perché le sue ossa sono troppo poco ricoperte di quel materiale che è esclusivamente un prodotto dell'amore! Un'anima che sia stata già qui (sulla Terra) puro amore, nell'aldilà apparirà subito molto attraente, molto esuberante e quindi estremamente perfetta per quanto riguarda la forma; mentre un'anima avara e molto egoista, apparirà invece molto magra. Pur tuttavia, un po’ di carne e di sangue vi rimangono pur sempre attaccati, considerato che una simile anima ha ancora almeno l'amore per se stessa. Invece in un suicida questo amore non esiste affatto, e nell'aldilà la sua anima dovrà quindi necessariamente apparire come uno scheletro arido e completamente spoglio. – Simili a questi ci sono poi i suicidi per gelosia di una giovane, alla quale, senza sua colpa, è piaciuto un altro di più del geloso eroe che, ad ogni incontro, non aveva mai mancato di tormentarla e di colmarla dei più aspri rimproveri, rinfacciandole un immaginario crimine d'infedeltà alla quale lei non aveva mai pensato. Un simile suicida arriva nell'aldilà sotto forma di uno scheletro di lupo, di cane o di gallo, perché erano state appunto le nature vitali di questi animali a guidare l'intelletto e la volontà di un simile stolto geloso, poiché esse hanno costituito, come creature immediatamente precedenti il tipo umano, la reale essenzialità di una tale anima. Anche questa specie di suicidi perverrà un giorno con estrema difficoltà ad una qualche perfezione della vita, sia pure soltanto limitata. – Ci sono poi altri suicidi che, di nascosto, hanno commesso qualche grave delitto, per il quale, come a loro è noto, è comminata un’assai ignominiosa e dolorosissima pena di morte. Quando essi sanno che il loro delitto sta per essere scoperto, cosa succede allora di solito? Un tale delinquente non smascherato, per effetto della paura e dei giusti rimorsi della sua coscienza, cade preda della più nera disperazione e mette fine ai suoi giorni! – Per concludere, quando un'anima, in seguito a cattiva educazione, si è spogliata di ogni amore, perfino di quello di se stessa, allora anche tutta l'anima è compenetrata dal più completo inferno, quale il più accanito nemico della vita, e così diventa in se stessa un nemico della propria vita e del proprio essere e tenta di annientarla in una qualche maniera non dolorosa. Data però una simile assoluta inimicizia contro la vita, è naturale infine che tutto quanto vi è in essa di vitale dovrà scomporsi, e allora non è possibile che un'anima simile, nell'aldilà, appaia altrimenti se non scomposta nelle sue singole forme vitali-primitive, e anche queste limitate soltanto ai rispettivi scheletri privi di carne, che recano in sé il necessario giudizio» [G.V.G. – IV/152,1-8].

 

«“O Signore, durante il pranzo ho riflettuto molto su ciò che hai detto della vita del corpo, vita che non si deve amare, anzi, piuttosto, averla in spregio e fuggirla, allo scopo di conquistare e mantenere la vita eterna! Questa cosa ormai mi si è fatta discretamente chiara; sennonché c’è ancora un punto che non riesco a chiarire proprio bene. Ci sono, tra gli uomini, individui che sono dei veri acerrimi nemici della propria vita, e quando per una qualche ragione non ne possono più, se la tolgono da sé! Allora questi dovrebbero essere i primi a conquistarsi la vita eterna! Qual è dunque la Tua opinione a questo riguardo?”. Risposi Io: “Ha forse Dio donato loro la vita perché debbano distruggerla? La vita del corpo è il mezzo, concesso da Dio all'uomo, col quale egli deve e può acquistarsi per l'eternità la vita dell'anima. Ma se distrugge il mezzo, con che cosa potrà poi mantenere la vita dell'anima, e anzi, come potrà prima conquistarsela? Se un tessitore distrugge e annienta il proprio telaio, come potrà poi tesservi la sua tela? In verità Io ti dico che coloro che si suicidano, se non si tratta di pazzi, assai difficilmente o mai più potranno possedere il Regno della vita eterna! Infatti, chi è arrivato al punto di essere un tale nemico della propria vita, in costui non c'è più nessun amore per la vita; ora una vita senza amore non è vita, ma è morte”» [G.V.G. – VI/163,1-2].

 

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L’eutanasia

Sempre più ammalati ricorrono alla Svizzera per chiedere la “dolce morte” a causa di dolorose sofferenze o di paralisi completa del corpo. Questa pratica indolore e mortale si chiama eutanasia, ovvero suicidio assistito. Il medico oppure un terzo operatore somministra al paziente che ne manifesta la volontà, un’iniezione letale pur se altamente sedativa, che conduce direttamente alla morte.

Secondo un recente studio, l’eutanasia quale aiuto al suicidio, viene applicata a sette malati terminali su dieci nella Svizzera tedesca. Vista la diffusione di questa pratica, molto elevata rispetto ad altri paesi europei, il parlamento italiano vorrebbe imporre simili regolamentazioni per renderla legale.

Estrapolando i dati di uno studio, in Svizzera vi sarebbero complessivamente ogni anno circa 60.000 decessi dovuti a una forma o l’altra di eutanasia. Ma questa non è l’unica nazione ad attuarla. Il Benelux, lo stato di Washington, Oregon, Vermont, Montana e California lo hanno già attuato, ed altri paesi nel mondo applicano l’eutanasia passiva. Per capire se una tale pratica – che non è da confondere con lo spegnimento delle attrezzature che tengono in vita l’ammalato terminale con mezzi tecnologici per il supporto vitale – è da considerare giusta o sbagliata sotto l’aspetto spirituale, la Nuova rivelazione anche a questo riguardo, già oltre 150 anni fa ne ha dato la risposta:

«Allora Io dissi: “La vostra arte, in quanto si serve della meccanica e della medicina nello sperimentare le forze naturali, è in sé assolutamente buona, e da ciò con il tempo ne può derivare all'umanità più di un vantaggio terreno. Invece tutto quello che al cospetto degli uomini, che dinanzi a Dio hanno tutti l’identico valore, appare come una produzione illusoria tendente a procacciare solo guadagni, è cattivo e spregevole dinanzi a Lui, il Signore di tutti i mondi e di tutte le creature, come già ebbi a spiegare in una precedente occasione anche agli esseni che vanno facendo cose simili. Infatti, per quanto anche lo scopo fosse buono in sé, ma non lo si potesse raggiungere che ricorrendo ad un mezzo menzognero e per conseguenza cattivo in se stesso, questo non risulterebbe tuttavia mai giustificato dallo scopo in se stesso, né quindi potrebbe mai dirsi buono. – Vi citerò un esempio: ammettiamo che vi sia una persona sofferente di atroci dolori e che i migliori medici abbiano invano fatto ricorso a tutta la loro scienza per liberare l'ammalato dal suo tormento. A un tratto ad uno di loro viene un'idea e dice agli altri medici: ‘Considerato che non c'è più alcun mezzo per alleviare le sofferenze di quest'uomo, diamogli un potente veleno, e così lo libereremo da ogni suo male’. Detto, fatto, gli altri medici seguono il suo consiglio e il sofferente dopo qualche istante ci rimette la vita. Eh sì, questi medici hanno certo liberato l'ammalato da ogni dolore, però lo hanno ucciso, senza riflettere del perché Dio avesse concesso che su di lui venisse un simile male, e senza pensare alle conseguenze per la sua anima nell'aldilà. Quindi in questo caso il mezzo è stato cattivo, e tale da non permettere mai più il raggiungimento di uno scopo autenticamente buono» [G.V.G. – VI/39,2-3].

Anche alcuni uomini di Chiesa come San Luigi, si espressero, sull’anticipare la morte a un moribondo, in maniera veramente incisiva, rispondendo alla domanda, “se un uomo che è in agonia in preda a crudeli dolori, è permesso risparmiargli qualche momento di sofferenza, anticipando la sua fine. Da un suo trattato:

Chi vi ha dato, dunque, il diritto di giudicare voi, prima che si mostrino i disegni di Dio? Non può forse condurre un uomo sull’orlo della tomba, per poi ritrarlo, al fine di farlo ritornare in sé e di indurlo a altri pensieri? Qualunque sia la condizione di un moribondo, anche all’estremo, nessuno può dire con certezza che la sua ultima ora sia giunta. La scienza stessa non si è mai ingannata nelle sue previsioni? So bene che vi sono dei casi che si possono considerare come disperati, ma anche se non vi può essere nessuna speranza di un ritorno definitivo alla vita e alla salute, esistono innumerevoli esempi di malati che, al momento di rendere l’ultimo respiro, si sono rianimati ed hanno recuperato per qualche momento le loro facoltà! Ebbene, quest’ora di grazia che viene accordata, può avere per loro la massima importanza; perché voi ignorate quali riflessioni ha potuto fare il suo Spirito nelle convulsioni dell’agonia, e non sapete che tormenti gli possono essere risparmiati da un lampo di pentimento. Il materialista che non vede che il corpo, e non fa nessun conto dell’anima, non può capire queste cose; ma lo spiritista che conosce quello che accade al di là della tomba, sa bene quanto sia alto il prezzo dell’ultimo pensiero. Alleviate per quanto potete le ultime sofferenze, ma guardatevi dall’idea di abbreviare la vita, anche di un solo minuto, perché questo minuto può far risparmiare nell’avvenire molte lacrime”.

 

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Il timore della morte

Il "timore della morte" è insito negli uomini di tutto il mondo. Sia tra i credenti, sia tra i non credenti in un aldilà, davanti alla morte che si avvicina ci si sente con le spalle al muro, avvicinandosi il momento della verità della propria vita, dove tutto ciò in cui si è creduto, o non creduto, ora diventerà forse palese. In alcuni può generare ansia e pensieri ossessivi, in altri addirittura disperazione. Ma da dove nasce questo timore? Ciò è dovuto solo all’incertezza della continuità della vita dopo la morte, e quindi, in un certo senso, la paura di imbattersi nell’ignoto, oppure i motivi sono altri? Vediamo cosa ci viene rivelato dall’Alto:

«Il divenire di una cosa, oppure di un essere o addirittura di un uomo (la nascita), senza dubbio ha sempre in sé qualcosa di esultante, mentre il trapassare visibile delle cose e, in modo particolare, il dissolversi dell'uomo (la sua morte), suscita un’impressione di tristezza che colma sempre di dolore ciascun animo umano, – Ora Io domando: "Ma perché succede questo, se nell'umanità c’è ancora qualche briciolo di fede nell'immortalità dell'anima umana?”. – Vedete, la causa di questo fatto giace più a fondo di quanto potreste pensare. Anzitutto una simile afflizione ha le sue origini nel timore della morte, e poi anche in molte altre cose che però non posso né devo chiarirvi tutte in una volta, per non creare in voi confusione ora in un campo ora nell'altro. Quando un'anima è completamente rinata ed è passata alla vera attività, allora ogni afflizione e ogni vano timore della morte e dell'apparente svanire sono naturalmente scomparsi, ma trattandosi di anime che non hanno ancora raggiunto l'adeguato grado di perfezione della vita interiore, in queste resta sempre dell'afflizione per i loro congiunti deceduti e, in loro stesse, anche un po' di timore della morte. A questo mondo un'anima simile può liberarsi di questo timore solo quando si è fatta grande nel proprio spirito, e quando questo si è fatto grande in essa. Basta che voi, ad esempio, consideriate un po’ un fanciullo nel caso in cui, male allevato e viziato, non sia stato abituato ad essere attivo già fin dai più teneri anni. Ebbene, voi vedrete che faccia terribilmente scura farà quando, passato forse il dodicesimo anno, dovrà caricarsi di qualche lavoro continuativo davvero serio, anche se proporzionato alle sue forze. Egli si metterà a piangere, non nasconderà la sua tristezza e il suo malumore, e si accenderà d'ira contro coloro che avranno cominciato a incitarlo ad una attività ininterrotta! E confrontate invece questo esempio con un altro fanciullo di pari età che già dai suoi primi anni sia stato occupato in lavori di carattere sempre serio e proporzionati alle sue forze! Vi accorgerete con quale gioia e con quale perfetta serenità un simile fanciullo si occuperà dei suoi compiti per tutto il giorno senza stancarsi. – Come in un'anima pigra dimora sempre un grave timore di svolgere ogni attività seria e ininterrotta, così pure – e proveniente dalla stessa fonte – c'è anche sempre nell'anima stessa il timore della morte, anzi perfino il timore di una malattia, per poco pericolosa che sia. Voi avrete avuto già più volte occasione di osservare come negli uomini veramente diligenti e molto laboriosi la paura di morire non è tanto grande quanto negli uomini che odiano il lavoro, ma, nello stesso tempo, amano le comodità e i piaceri della vita, e un simile spavento non svanisce prima che tali anime non si siano dedicate a una giusta attività. Voi senza dubbio pensate che questo timore non sia che la conseguenza dell'incertezza che regna in loro e che riguarda se vi sia un aldilà e il come vi si potrà vivere. Io però vi dico che ciò non corrisponde al vero! Questo, invece, non è altro in se stesso, che una conseguenza dell'avversione all'attività profondamente radicata nell'anima, e poiché l'anima intuisce segretamente che con la dipartita dal corpo la sua esistenza ulteriore dovrà farsi quanto mai attiva, essa ne rimane desolata e trapassa in una specie di stato febbrile, e in tali condizioni poi sorge anche l'incertezza riguardo alla realtà della vita futura. Rifletteteci un po' su questo, e dopo noi continueremo con la spiegazione di questo argomento che ha molta importanza» [G.V.G. – IV/127,1-8]

«Io stesso una volta, dinanzi ai Miei primi discepoli, ho fatto comparire Satana in un’immagine simbolica, ed essi si spaventarono moltissimo alla sua vista. Lo stesso avvenne spesso anche presso i primi padri di questa Terra; tuttavia allora non era necessaria alcuna spiegazione verbale, dato che essi, resi saggi dallo spirito, erano in grado di comprendere molto bene la raffigurazione simbolica seguendo la via delle rispondenze interiori, e perciò anche dicevano: “È davvero spaventoso cadere nel potere del giudizio di Dio!”. Ciò significa: “È spaventoso per un’anima, qualora sia giunta alla piena coscienza di sé, lasciarsi nuovamente far prigioniera nella materia dal Giudizio coercitivo, mai mutabile, della Volontà divina!”. Che questo stia a significare per l’anima qualcosa di spaventoso, lo può constatare ognuno alla vista di un morente che non abbia raggiunto la piena rinascita nello spirito. E perché una tale anima sente tanta paura dinanzi alla morte del suo corpo? Questo avviene perché essa, ancora avvolta nel suo giudizio coercitivo, immagina di morire insieme al suo corpo! Che questo sia veramente il caso, voi lo potete constatare e riconoscere in tutti coloro che non credono affatto, oppure molto superficialmente alla sopravvivenza dell’anima dopo la morte del corpo, perché detta anima, completamente o in gran parte, è prigioniera del giudizio della sua carne, e perciò deve sentire anch’essa la morte del corpo, e questo finché essa non ne venga separata completamente dalla Mia Volontà» [G.V.G. – VIII/35,1-3].

 

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La preghiera per i defunti

Esiste un'ampia letteratura esoterica sull’andamento dei mondi spirituali e sulla preghiera per i defunti, eppure poche persone accettano oggi i dettami chiari e precisi sull’argomento, di una qualunque organizzazione religiosa. In un'epoca in cui perfino la Chiesa ritiene che l'opera sociale e mondana sia prioritaria rispetto alla preghiera, le usanze intraprese dai familiari cui è mancato loro il proprio caro, restano tenacemente arroccate sulle tradizioni di famiglia o della comunità o delle abitudini del paese in cui si vive. Su questo punto vogliamo ancora una volta riferirci alla Nuova Rivelazione, e attingere una chiara luce su quest’importantissimo argomento, da cui anticipiamo che l’unico dispiacere per un defunto è vedere la sofferenza dei propri cari che piangono dinanzi alla propria bara:

«Dunque, spiriti del genere, che sono appunto di una specie né buona né pura, non possono diventar pericolosi per l’uomo, ed è bene pregare per tali anime. Infatti, la preghiera dell’uomo, piena d’amore e di misericordia e fatta in piena fiducia d’amore in Me, ottiene un buon effetto su tali anime veramente povere nell’aldilà, poiché essa forma intorno a loro una sostanza eterea vitale, nella quale riconoscono, come in uno specchio, le loro manchevolezze e imperfezioni, e così si migliorano e diventa per loro più facile salire verso la Luce della Vita. Ed Io stesso offro a voi quest’occasione, affinché possiate diventare veramente utili ai vostri fratelli e sorelle trapassate. Ma come dovete pregare per loro? – E’ molto facile! Quando pregate, non dovete supporre che potete smuovere Me a una maggiore Misericordia, poiché Io stesso, in verità, sono già infinitamente più misericordioso di tutti gli uomini del mondo presi insieme, per quanto ottimi e pieni d’amore possano essere; al contrario, voi dovete esporre loro il Vangelo con fede e dalla vera base dell’amore del vostro cuore, ed essi lo percepiranno e si regoleranno a seconda di esso! In questo modo voi predicherete a questi poveri di spirito il Vangelo, il che sarà loro di grande vantaggio. Ogni altro modo di pregare e di biascicare vuote parole non porta la minima utilità ai trapassati, anzi piuttosto li danneggia, perché si irritano quando se ne accorgono, visto che questo tipo di preghiere per le anime dei defunti, come spesso accade addirittura per legge presso i farisei, devono essere pagate con grosse offerte. Il modo che vi ho indicato di pregare per i trapassati e di aver cura della loro povertà spirituale, è certamente una benedizione fruttuosa per loro, mentre la preghiera dei farisei, pagata a caro prezzo, è per loro una vera maledizione che essi fuggono e disprezzano profondamente. Di questo, voi dovete prendere buona nota non solo come di un buon consiglio datovi da Me, ma anche per metterlo bene in pratica, dato che in tal modo voi vi procurerete nel grande aldilà dei veri, grandi e potenti amici molto riconoscenti, cosicché se doveste incappare in qualche difficoltà, essi non vi abbandoneranno né qui, né nell’aldilà! Tali amici diventeranno poi i vostri veri protettori che si preoccuperanno sempre del benessere del loro benefattore. Però, potete procurarvi questo, se vi occuperete di loro nel modo da Me indicatovi. Non è comunque necessario che per far questo vi rechiate nei vecchi castelli e fattorie, ma potete farlo in ogni tempo e in ogni luogo per quante più anime trapassate potete, poiché la vostra fede, il vostro amore e la vostra misericordia, nonché la Verità proveniente da Me, raggiungono distanze infinite sopra le grandi sfere del grande Uomo cosmico che vi è stato mostrato. Voi, infatti, non siete soltanto Mie creature, ma siete per Me, quale vostro Padre, infinitamente di più, mentre il grande Uomo cosmico non è nemmeno un punto appena percettibile nel piccolo nervo vitale del dito mignolo del vostro piede; tutto ciò, naturalmente, considerato solo nel senso spirituale oppure da quello della più profonda verità. In verità vi dico: “A voi è stata messa a disposizione una sfera d’azione infinitamente grande, dalla quale voi stessi potrete scorgerne completamente l’ampiezza solo a suo tempo, cioè quando dimorerete ed opererete insieme a Me nel Mio Regno, nella Casa paterna! Infatti, tutto ciò per voi è ora un sogno meraviglioso, come spesso è il caso con dei buoni figli di genitori pii, però quello che Io dico a voi qui, è la divina e profonda verità”» [G.V.G. – VIII/38,1-9].

 

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Essenza e denominazione di Satana

Il nome originale di Satana era Lucifero, essendo il primo spirito creato e dovendo rappresentare la Divinità che è essenzialmente ‘luce’. Perciò la radice del suo nome stava a significare "portatore di luce". Dopo la ribellione, il suo interiore trasmutò in una essenzialità femminile, volendosi considerare la madre di tutti gli esseri angelici creati dopo di lui. Vediamo come si esprime la nuova rivelazione su questo personaggio:

«Voi spesso avrete già sentito parlare ed avrete letto, e leggete tuttora, come appunto questo malvagio spirito sia presentato sotto svariatissime denominazioni, e come accanto a lui venga fatta menzione di una quantità di suoi compagni di pari calibro che sono chiamati diavoli o demoni. Io approfitterò di questa occasione per chiarire esattamente da dove il perfidissimo spirito ha tratto tutti i suoi vari nomi, e chi propriamente sono i diavoli. "Satana", "Satan", il "Leviatan", "Belzebù", "Gog", "Magog", il "Serpente", il "Drago", la "Bestia dell'abisso", "Lucifero" e altri simili ancora, sono i nomi che lo riguardano e lo caratterizzano in varie maniere. "Lucifero" ovvero "portatore di Luce" era il suo nome originario vero e proprio. "Satana" era tanto quanto il polo opposto di fronte alla Divinità. Questo spirito di Dio, quale Satana, si era realmente posto di fronte alla Divinità come lo è la donna di fronte all'uomo. La Divinità avrebbe generato nel suo essere le Sue innumerevoli idee eterne, affinché esse si maturassero nella sua concentrazione di luce, in modo che dalla luce di questo spirito potesse poi risultare in somma chiarezza tutta una creazione di esseri, e l'intera infinità sarebbe stata, appunto per l'azione di questa luce, continuamente e sempre più popolata, poiché nello spazio infinito avrebbero potuto trovare posto anche infinite cose, e tutte le eternità non avrebbero mai potuto colmare questo spazio, tanto da causarvi un giorno un affollamento di esseri. Ma come voi sapete, poiché questo spirito ebbe il destino di immensa grandezza di essere un secondo Dio accanto a Me, egli doveva anche sottostare a una prova della propria libertà, corrispondente alla sua alta missione; prova che però, come altrettanto sapete, non superò, perché volle innalzarsi al di sopra della Divinità, allo scopo di renderseLa soggetta. Fu dunque una contesa per il primato che spinse appunto questo spirito al primo crimine contro la Divinità. Siccome egli non poté indurre la Divinità a concedergli la precedenza e a rendersi a lui completamente soggetta, egli arse nel suo furore e maturò il piano di annientare addirittura la Divinità, per raggiungere il quale scopo non sarebbe proprio stata la forza a mancargli, se la Divinità, secondo la Sua eterna Sapienza, non avesse duramente imprigionato a tempo debito questo ammutinato in tutte le sue parti. Ha certo un sapore di rompicapo l'asserzione che in questo spirito potesse esservi stata una forza tale da indurlo ad affrontare l’eterna Divinità fino al punto di tentare di costringerLa, alla fine, a cedere dinanzi alla sua potenza, a costituirsi quindi completamente sua prigioniera e diventare con ciò incapace di azione per tutte le eternità, vale a dire entrare nello stato di annientamento completo. Il che riuscirà comprensibile qualora si rifletta che la Divinità aveva posto appunto in questo spirito, per così dire, un perfetto Suo secondo Io, il quale, sebbene creato, sotto certi aspetti, nel tempo, era tuttavia collocato a parità di forze di fronte alla Divinità in tutti gli spazi dell'infinità. Questo spirito, in cui la Divinità stessa aveva concentrato la propria Luce, era diffuso, come la Divinità, nell'intero infinito, per cui gli sarebbe stato facile avvinghiare dappertutto la Divinità rendendoLa impotente; sennonché, da questo pensiero egoistico sorse in lui un’immensa vanità e il compiacimento della propria luce e della propria sconfinata dignità e grandiosità. In questo egoismo e in questo compiacimento di se stesso si rese dimentico dell'antica ed eterna Divinità, divampò nel suo orgoglio e da se stesso s'indurì. Allora la Divinità afferrò il suo essere in tutte le sue parti, gli prese ogni essenza specifica formandone dei corpi mondiali in tutta l'infinità, e avvolse lo spirito di questa sconfinata anima essenziale entro potentissimi lacci, e lo legò nella profondità della materia. In questa (nuova) posizione questo spirito non si chiama più "Lucifero", bensì, essendosi egli in un certo qual modo liberato da sé dall'eterno Ordine divino, prende il nome di "Satana", il che è quanto dire: un polo uguale alla Divinità! – Voi però sapete che polarità uguali non si attraggono mai, bensì sempre si respingono. Ed è appunto questo il motivo per cui questo essere si trova sotto ogni rapporto, più lontano da ogni altro dalla Divinità, e appunto perciò pure il più opposto alla Stessa; in ciò e con ciò sta la sua arci malignità. E ora voi sapete perché questo spirito viene anche chiamato "Satana". – Con l'espressione "Leviatan" si volle indicare semplicemente la sua potenza e forza, valendosi cioè del nome di un mostro che una volta abitava i mari essendo certamente l'animale più grande, poderoso e inattaccabile di tutta la Terra. La sua grandezza era come quella d'un paese, la sua figura quella di un gigantesco drago in possesso di una forza tale che poteva tollerare nelle proprie viscere un fuoco potente senza risentirne danno quando talvolta fiamme orribili si sprigionavano fuor dalle sue fauci e dalle sue narici. Appunto questo è il motivo per cui il malvagio spirito venne chiamato non di rado anche “il drago che vomita fuoco”, oppure “il drago dell'abisso”. Questo spirito così denudato, vale a dire spoglio di tutta la sua anima e avvinto certo molto potentemente soltanto nel suo essere spirituale più puro, fece finta parecchie volte di ravvedersi, affinché gli fosse concessa questa o quella cosa, ciò che senza alcun dubbio avrebbe potuto fare, poiché egli era stato, per quanto mai possibile, reso spoglio da tutti i suoi maligni specifici. E così questo spirito denudato richiese che gli fosse concesso di essere adorato come un Dio per un certo tempo, e qualora si fosse accorto di non provare più compiacimento in simili onori, si sarebbe completamente convertito per ridiventare uno spirito purissimo. Cosa questa che gli fu anche accordata. Tutta la storia del paganesimo, che è quasi altrettanto antico quanto la stirpe umana, ne da’ testimonianza. E perciò in origine il Signore si è scelto un unico piccolissimo popolo su questa Terra, affinché tutti gli altri potessero, senza alcun danno alla loro libertà, prestarsi impunemente, come gli animali, al desiderio di questo spirito. Tali le circostanze che concorsero alla svariatissima denominazione di questo spirito onorato come Dio. Siccome questo essere non si accontentò di ciò, e invece del ravvedimento promesso non fece che tentare sempre maggiori usurpazioni nell'Ordine divino, egli venne costretto in una prigionia ancora più rigida, e dato che nel frattempo era già andata educandosi tra la razza umana una quantità di spiriti di pari sentimento, così egli cominciò poi ad agire mediante questi suoi angeli, poiché un "diabolus" o “demonio”, altro non è che uno spirito cresciuto ed educato alla scuola di Satana. Certamente, la cosa non va intesa letteralmente nel senso che tali spiriti avessero forse frequentato davvero una scuola di Satana, bensì che essi si formarono da sé in conseguenza di quegli specifici che avevano assimilato in sé fuor dalla sfera di questo spirito. Simili spiriti, poiché hanno in sé ugualmente l'elemento maligno fondamentale, si chiamano certo demoni, il che equivale a dire: discepoli di Satana; tuttavia si differenziano enormemente da lui, perché in loro solo l'elemento animico è omogeneo con il malvagio spirito, mentre invece il loro spirito, per quanto strettamente prigioniero, è tuttavia puro; mentre lo spirito di Satana è la vera e propria malvagità. Perciò può accadere e accadrà che tutti i demoni vengano salvati prima che Satana sia in se stesso costretto ad intraprendere il grande viaggio verso la sua stessa rovina. Ora sapete di che natura è veramente Satana, nonché i demoni» [L.T. – cap.56].

 

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Costituzione dell’anima e dello spirito

Qual è la differenza tra anima e spirito? La parola ‘spirito’, si riferisce solo all’aspetto immateriale dell’uomo? L’essere umano ha uno spirito? E la parola ‘anima’ si riferisce solo alla parte immateriale dell’uomo o anche a quella materiale? Quante domande a cui una risposta certa non è mai stata data da nessuna delle confessioni religiose, anzi ognuna dà una propria definizione. Ma dove sta la verità? Nella Nuova Rivelazione il tema dell’anima e dello spirito viene affrontato innumerevoli volte, quale insegnamento per comprendere il Regno dei Cieli e cominciare ad incamminarsi nella strada della fede già qui sulla Terra. Ne citiamo un punto tramite cui è possibile comprendere l’essenziale:

«L'anima è l'organo ricevente di tutte le innumerevoli idee della Causa originaria, dalla quale è scaturita come da un alito. Essa è la portatrice delle forme, dei rapporti e dei modi di azione; tutte queste idee, forme, rapporti e modi di azione sono posti in lei entro involucri minutissimi. Un'adeguata misura di tutto ciò, raggruppato in un essere, costituisce una perfetta anima umana; poiché appunto l'anima è un compendio formato da un'innumerevole quantità di particelle d'intelligenza sostanziali più varie, essa, dal momento che è il risultato di una composizione, può essere anche nuovamente scomposta nelle sue parti, non diversamente, per esempio, dall'aria, la cui forma rappresenta certo una massa continua, ma che tuttavia è suscettibile di una suddivisione infinita. Che l'aria possa essere suddivisa in parti grandi, piccole e piccolissime, ve lo dimostra qualsiasi schiuma, la quale consiste di nient'altro che di numerosissime bollicine d'aria prodotte dall'agitazione provocata in qualche liquido di natura un po’ meno fluida. Quando le bollicine spariscono, allora l'aria che vi è racchiusa ritorna a formare un tutto uniforme con la massa generale dell'aria, ma finché le bollicine permangono, racchiudono in sé una parte dell'aria e separano questa, come voi di solito dite, ermeticamente dall'aria esteriore mediante la sottile e trasparente parete del liquido. E così pure tutto l'universo, anzi l'intero infinito è colmo delle Idee della Divinità, e queste Idee che riempiono l'intero infinito si trovano pure riunite tutte anche in una ‘monade’, certamente però nella proporzione più ridotta immaginabile, così come l'aria nella minutissima bollicina di sapone comprende in sé precisamente tutte quelle parti che si possono riscontrare nella massa generale dell'aria. Questa dunque sarebbe l'anima. – "Va bene", dirà qualche psicologo, "ma che cosa è poi lo spirito?". – Lo spirito in sé non è veramente una forma, è invece proprio quell'essenza che crea le forme, e non appena queste sono create, esso stesso può manifestarsi quale forma agente, appunto in questa forma creata; il che equivale dire: "Ogni forza, quando come tale vuole manifestarsi, deve trovarsi opposta a una forza contraria; proprio per effetto di questo punto d'appoggio creatosi, la forza può rendere manifesta e sensibile la sua azione. Per conseguenza, lo spirito è simile alla luce, che in se stessa rimane certamente luce in eterno, però come luce non può rendersi manifesta finché non trova un oggetto da poter illuminare". – Come voi potete constatare, per esempio già considerando il Sole, la luce emana continuamente ed uniformemente da esso, però la totale mancanza di un oggetto fa sì che nessuno può accorgersi che la luce esista. Una notte senza Luna è altrettanto ricca della luce del Sole quanto una notte illuminata dalla Luna, ma nel primo caso la luce non trova nell’immenso etere alcun oggetto da illuminare, e perciò nessuno osserva che la luce esiste. Quando invece la Luna, il grosso satellite, se ne sta in alto di notte, la luce che emana dal Sole non manca di rendersi potentemente percettibile, e ciascuno, per poco che sia addentro all'astronomia, potrà osservare con tutta facilità come e da che parte la Luna sia illuminata dal Sole. L'azione spirituale della luce la potete facilmente constatare già in natura. Sulla Terra e nell'aria esiste certamente ed è presente in tutto; tutte le forme dell'essere e del divenire giacciono immote l'una accanto all'altra nell'apparente materia, ed esteriormente nulla dà segno di vita in esse, ma quando viene la luce, le forme giacenti l'una accanto all'altra come morte, acquistano vita, si afferrano tra loro ed assumono forme nuove. Confrontate l'inverno e l'estate, e l'azione spirituale della luce non potrà sfuggirvi. E ora voi conoscete pure quello che veramente è lo spirito; esso è la luce che dal suo stesso calore si riproduce da eternità in eternità, e al calore è pari l'Amore, e alla luce è pari la Sapienza. – Se un uomo, per quanto perfetta sia la sua anima, non ha che poca luce o non ne ha affatto, tanto nella propria anima che nel proprio corpo non potrà esplicare che poca o nessunissima attività. Se invece in quest'anima giunge luce, allora diventerà attiva nella misura della luce che sarà giunta in essa. Per esempio, l'anima di un cretino è in sé altrettanto perfetta quanto quella di un dottore in filosofia; però il corpo di quest'anima è troppo grossolano e pesante e non permette che all'anima giunga se non pochissima luce, o talvolta neanche un po’; in altre parole: la scintilla di luce che è posta nell'anima non può divampare perché eccessivamente oppressa dalla grave massa della carne. Invece all'anima di un filosofo, di luce ne arriva molta; la massa della carne con il molto studiare e imparare è diventata più rada e porosa, e non comprime tanto in un punto la fiamma spirituale. Per queste ragioni nel primo caso non si avrà affatto attività o se ne avrà assai poca; nel secondo caso invece l'individuo irradiato di luce non avrà quasi più sosta né riposo per l’intensa attività. Certamente qui non si tratta ancora di sapienza, quando cioè nell'anima tutto diventa luce, bensì la questione verte soltanto sulla poca luce o sulla sua totale assenza, e sulla maggiore o minore quantità di luce. Da questa cosa risulta altresì già con assoluta chiarezza che senza lo spirito, ovverosia senza la luce, tutto è morto e incapace di qualsiasi ulteriore sviluppo e perfezionamento, mentre nella luce tutto diventa di fatto vivente, si completa e si perfeziona. Così pure la luce di per sé non ha certo forma alcuna, ma essa le crea e poi agisce in esse come forma essa stessa. Queste possono essere suddivise oppure ricostituite assieme e plasmate a nuove forme di varietà infinite; la luce invece non può essere divisa, bensì essa penetra ininterrottamente dappertutto e compenetra tutto ciò che è atto ad accoglierla; quanto però non è penetrabile dalla luce, resta in sé tenebroso e morto, perché lo stato dell'anima senza luce alcuna corrisponde alla morte dell'anima. Si comprende naturalmente da sé che qui si tratta sempre della luce eterna uniforme, la quale sola è condizione di vita, e non già della luce di un'esplosione o del lampo, dunque di una luce dell'ira che fornisce un dubbio chiarore solo per alcuni istanti, visto che una volta cessata la segue una tenebra dieci volte più profonda di prima. Una simile luce è pari alla luce dell'inferno; qui pure hanno luogo tali vampate, ma dopo ciascuna di esse subentra sempre un'oscurità dieci volte maggiore» [L.T. – cap.52].

 

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Come acquisire la sapienza

Tutti vorrebbero avere la sapienza, ma essa è un dono che ben pochi sulla Terra hanno avuto quale premio per la costanza, abnegazione, fede e vero spirito di sacrificio. Ma come si acquisisce veramente? L’immagine di un albero nella sua essenza dei principali componenti, dalla corteccia al midollo, chiarirà molto il come:

«Presso Dio la sapienza deriva dall’amore come la luce dalla fiamma. Perciò chi osserva se stesso e tutti gli esseri da quest’intimo Ordine, ovvero, detto ancor più nella vostra lingua, dal suo intimo amore per Me, il nucleo fondamentale di tutti gli esseri, costui troverà ovunque la stessa e unica Unità e lo stesso e unico Ordine che ovunque si ricompone! Osservate per esempio l’albero della Vita, ovvero ‘la Parola’ scritta, sia dell’Antico, sia del Nuovo Testamento. Quante migliaia di rami, rametti e radici potrete riconoscere in essa? Non una radice, non un ramo, non un rametto somiglia all’altro. Dall’esterno, tutto sembra contraddirsi. Frasi che insegnano la stessa e unica cosa, suonano diversamente. Profezie sullo stesso e unico evento sono designate da diversi profeti pure in modo diverso. Perfino i quattro evangelisti raccontano la stessa e unica cosa con parole diverse, e si differenziano anche nell’indicare diversi numeri. Sì, perfino certe località dove sono avvenuti dei fatti, spesso non vengono indicate in modo completamente concorde, e così, non di rado, variano anche i dati numerici relativi al tempo. Chi ora vuol arrivare dalla visione esteriore alla connessione interiore, costui dunque sicuramente sbaglierà strada, e colpirà il centro altrettanto difficilmente, quanto uno che volesse perforare un albero dall’esterno e sostenere che, partendo da dove ha messo il trapano, deve senz’altro penetrare fino al midollo. Se dopo, però, esaminerà il percorso del suo trapano, risulterà sicuramente che lui col suo trapano ha mancato il midollo di parecchi pollici. Se invece spacca prima l’albero in senso longitudinale, e poi trapana dal midollo verso l’esterno, sarà mai possibile che manchi la corteccia? Perché dunque no? – Perché nel midollo tutto viene a riunificarsi. All’esterno invece non è affatto possibile che uno trovi il midollo. Qualcuno potrebbe riuscire solamente per puro caso, come dite voi, a raggiungere il centro col suo trapano. Ma a cosa gli gioverà mai questo? Sarà ora, per questo, in grado di raggiungere il midollo del centro, in ogni albero che di nuovo perforerà? Vedete, così anche la sapienza, in certo qual modo antisolare, dell’intelligenza esteriore, non giova a nulla. Un sapiente di tal genere brancolerà costantemente come un cieco, e tutto sarà solo un mezzo indovinare, ma mai una piena, convincente certezza interiore. Chi invece col suo trapano perfora per la via solare l’albero spaccato per il lungo, a partire dal midollo, potrà mai mancare la corteccia? Vedete, questa è la giusta chiave per illuminare ed aprire la vera, interiore sapienza, non solo per quanto riguarda la religione degli abitanti la nostra settima fascia solare, ma molto più ancora per voi riguardo alla vostra religione, e anche rispetto a questa presente Nuova Rivelazione. Ciò affinché voi, allora, proprio con questa chiave o con questo vero trapano interiore della sapienza, possiate osservare non solo quanto è rivelato, bensì anche tutte le cose e tutti i fenomeni dal vero, interiore fondamento e punto di vista principale dell’interiore sapienza, il quale dappertutto unifica se stesso e mai si contraddice; dunque, dal centro del vostro amore per Me. Ciò che segue ulteriormente vi metterà in una luce ancora maggiore la religione degli abitanti la nostra settima fascia. E così oggi possiamo di nuovo accontentarci!» [S.N. – cap. 69].

«Chi ama la vita, la perderà; chi invece la sfugge, la riceverà. Ciò significa, detto in altre parole: “Chi ama la vita del mondo, costui perderà la vita dello spirito; chi invece ama la vita dello spirito e disprezza la vita del mondo, costui riceverà la vita dello spirito”. Chi dunque ama la vita dello spirito e la riceve, costui ha diviso se stesso ed ha aperto la sua vita più intima alla Luce che proviene da Me, e questa Luce è il vero perforatore della Sapienza, che tutto penetra, e precisamente a partire da quel punto in cui tutte le cose e tutti gli esseri convergono in un’unità» [S.N. – 70,9-10].

 

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La Chiesa cattolica romana

La Chiesa cattolica romana è una, santa, cattolica e apostolica? Leggiamo qui di seguito cosa dice la Nuova Rivelazione:

«È forse cosa lodevole quando i figli abbandonano la loro madre ammalata e alla sofferente augurano la morte a causa delle sue molte mancanze? Io dico che la Chiesa romana è una meretrice, e pur tuttavia voi siete nati da lei e avete succhiato il primo latte infantile dal suo seno. Lei, per prima, v’insegnò a pronunciare il Mio Nome, vi nutrì proprio come una madre molto tenera e vi proibì di gustare solo quei cibi che vi avrebbero rovinato lo stomaco. Con questo ella destò in voi l'appetito per cibi dell’anima e dello spirito più sostanziosi che, secondo la Mia Volontà, non vi furono mai negati (da Me), così che avete potuto saziarvi a piacimento. E ancora al giorno d’oggi vi saziate come non accadrà presto ad altri nel suo (stesso) grembo! Come mai dunque ora esclamate con Giacomo e Giovanni: "Signore, fa piovere fulmini e zolfo sulla sua testa ammalata!"? Ascoltate: qui traspare ancora molto poco del vero amore! Ritenete dunque che l’annientamento sia la via per la correzione!? Oh, no, qui vi sbagliate proprio spaventosamente. Così la pensavano tutti i fondatori di sette. Essi pure però si sono sbagliati di grosso, e la conseguenza fu: discordia tra fratelli, guerre, stragi e atrocità d’ogni genere! Fu benedetta una tale correzione? O può qui una setta dire: "La mia dottrina non è suggellata con il sangue dei fratelli!"? – Vedete, lei, la romana, è quella donna adultera che si sarebbe dovuta lapidare. Io però dico anche qui: "Chi è senza peccato, scagli su di lei la prima pietra!". – Ancora, lei è la donna cananea che ha una grande fede e molto amore. – Ancora, lei è la donna che soffriva da dodici anni di emorragia e mi rubò la guarigione attingendola dalla Mia veste, poiché aveva molta fede e molto amore. E ancora lei è simile alla grande meretrice, ma poi penitente, Maddalena che unse d’unguento i Miei piedi. Sotto tutti questi personaggi può rivelarsi la Chiesa romana. D’altronde, altri ‘discepoli’ sono pieni di scandalo quando sentono parlare della Mia ‘Carne’ e del ‘Sangue’. Essi credano ciò che vogliono, si ravvivino con le briciole che cadono dalla tavola dei loro signori (con ciò qui s’intende la Mia parola frammentata), e che nel loro arrogante barcollamento vogliono dimostrare che Io non ci sono affatto; e se pur resta ancora qualcosa di Me, a loro avviso Io posso esserci soltanto se sono essi ad essere così disponibili da averMi accolto nella ‘loro idea’. In verità Io dico: “Se qualunque setta, nel pieno possesso della Mia parola, non può giungere a un’immagine di Me migliore di quella che si prefigge il Mio totale annientamento, allora Mi sono più graditi perfino i turchi nella loro onesta e severa cecità, e incomparabilmente più graditi i romani (cattolici), dove per lo meno Mi si offre tuttavia ancora, quale Dio e Signore, un sacrificio esteriore e visibile che, per molti, è una memoria vivente della Mia redenzione”. Vedete, così stanno le cose con Roma! Io non mi compiaccio del Vaticano né della Chiesa di Pietro, e al loro posto preferirei di gran lunga una casa per i poveri. Roma è una città che ha esercitato la prostituzione con i re del mondo. Essa è una meretrice e si comporta come una meretrice. Abbellisce la sua faccia grottesca e indossa belle vesti sul suo corpo mezzo putrefatto, per apparire come se fosse ancora una vergine. Vedete, tutto questo e mille altre cose ancora Mi sono ben note. Ma non dite forse voi stessi: “Una meretrice alleva spesso i suoi figli meglio di una madre orgogliosa che crede di aver mangiato tutta la Mia Sapienza col cucchiaio!”. Così anch’Io dico: “Questa meretrice ha già allevato moltissimi buoni figli, ed ha con ciò profumato i Miei piedi. Voglio perciò aiutarla e guardare a lei, affinché faccia penitenza; poiché ha molto peccato, ma anche molto amato!”. – Invece a voi che siete nati e battezzati in essa, Io dico che non dovete augurarle la distruzione, bensì la guarigione. Io vi do il balsamo e guarisco in voi il peccato ereditario[93]. Se ora vivete secondo le regole date, la Chiesa vi rispetterà. E se apprenderà di voi cose meravigliose, lei stessa chiederà il balsamo e in silenzio guarirà molte delle sue ferite. Se invece volete separarvi, ne arriverà poca benedizione ai vostri fratelli! Vivete come vi ho indicato, allora mai vi colpirà un’indagine a causa Mia! Io, infatti, vi proteggerò e la Mia Opera verrà alla luce del giorno senza impedimento, come un grande magnete che attirerà tutto a sé. Voi però non dovete svigorirlo con la vostra disobbedienza e con tali dubbi. Se dite: “Come può esservi una benedizione per novantanove volte?”. – Allora Io dico: “Gli angeli in Cielo si rallegreranno novantanove volte di più per un peccatore che fa penitenza, che non per altrettanti giusti che si ritengono giustificati per la Mia integra parola”. Infatti, in verità, Io dico questo: “Lutero, Calvino, Melantone e altri ancora, non hanno il peso di un Giovanni della Croce, né di un Giovanni di Dio, né di un Francesco, né di un Tommaso da Kempis, né di un Taulerus, né di una Teresa né di migliaia di altri ancora”. Sì, là i più noti protestanti avrebbero potuto imparare ancora moltissimo! Perfino Swedenborg apprese certe cose a Roma, e proprio quelle lo aiutarono ad aprire in modo molto rilevante la porta della vita interiore; egli, infatti, era uno che sapeva procurarsi la quintessenza di tutto, ed effettivamente ne trasse utilità. Vedete, perciò il saggio va nel vecchio ripostiglio e vi trova spesso grandi tesori coperti dalla polvere delle cerimonie. Toglie la polvere e mette l’oro puro nel suo tesoro. Lo stesso fate anche voi! Poiché sta scritto: "Lasciate che i piccoli vengano a Me e non glielo impedite, perché di loro è il Regno dei Cieli!”. E chi non diventa come loro, non verrà tanto presto nel Mio Regno, fino a che non sarà diventato come loro, i quali non si lambiccano il cervello, ma nella loro semplicità credono ai genitori sulla parola e agiscono di conseguenza! E perfino quando per Grazia Mia sono cresciuti ed hanno lasciato i genitori, continuano ad onorare la loro parola, sebbene non ne abbiano bisogno. Noè sbagliò ad ubriacarsi; ma maledisse il figlio che lo derise. E i due che, amandolo, coprirono la sua nudità, li benedisse. Fate anche voi lo stesso (come i due figli migliori di Noè), se volete essere benedetti novantanove volte!»  [D.d.C. – I/45].

«Ci sono però anche altri sacerdoti che ben meritano questo nome pieno di benedizione. Costoro sono cordiali e amorevoli verso chiunque. Quello che hanno, lo danno ai poveri. Essi non condannano nessuno, bensì cercano solo accuratamente di salvare ciò che era perduto. Essi consolano gli afflitti, alloggiano i forestieri e danno loro un soffice giaciglio, e mettono a se stessi, per vero amore, una pietra sotto il loro capo consacrato. Non si fanno pagare alcun Sacrificio, bensì dicono a colui che vorrebbe far questo: “Fratello, il Sacrificio è santo e di valore inestimabile; esso infatti rappresenta di nuovo in modo vivente, nella fede e nell’amore, la grande opera della redenzione. Perciò non può essere pagato ed officiato a beneficio di un singolo, ma così come, per la potenza della grande redenzione, tutti possono e devono rinascere alla vita eterna, proprio così opera anche la forza del Sacrificio istituito a tale scopo da Cristo stesso. Perciò offri prima il tuo dono come aiuto a un fratello povero, e se poi hai ancora qualcosa che ti avanza, allora portala fedelmente qui e mettila sull’altare del Signore e prega per i tuoi nemici; allora il grande Signore guarderà con compiacenza la tua offerta nel santissimo Sacrificio dalle mie mani, e ti darà ciò che ti è necessario”» [D.d.C. – I/42,32].

 

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Maria, madre di Gesù

Si parla tanto di Maria, la madre di Gesù, e tutti crediamo di conoscerne la storia, storia che però nel tempo è stata falsata da opinioni umane che sempre più hanno inteso presentare la sua figura con una valenza teologica diversa da come i brevi riferimenti sui Vangeli ce l’hanno presentata. Infatti, quel poco che si sa di Maria lo si trova negli scritti canonici, scritti che hanno superato tanti tentativi di discredito, ma che restano dei fermi punti di riferimento per notizie anche storiche, tuttavia troppo succinte. Maria deriva dall’aramaico Miryàm che significa “amata da Dio”, successivamente divenuto ‘Maryàm’ e poi ancora in latino ‘Mariam’ e, infine, Maria. Qui abbiamo l’occasione di conoscere la sua umiltà, semplicità e mansuetudine.

«Maria che era stata allevata nel Tempio era frattanto cresciuta, e secondo la Legge mosaica era necessario che fosse tolta dal Tempio. Perciò furono inviati messaggeri in tutta la Giudea a portare questo annuncio, affinché si radunassero i padri e, trovatone uno degno, questi prendesse la fanciulla in casa sua. Quando la notizia giunse anche agli orecchi di Giuseppe[94], egli subito mise via la sua ascia e si affrettò a Gerusalemme, nel Tempio, dove era stabilito il luogo della riunione e del Consiglio» [I.d.G. – cap.1,3-5].

«In una mattina di venerdì, Maria prese ancora una volta la brocca dell’acqua e uscì a riempirla, e sentì una voce che le disse: “Ti saluto, o ricca della Grazia del Signore! Il Signore è con te, tu, benedetta fra le donne!”. […] “Non temere, Maria, poiché tu hai trovato una grazia infinitamente grande al cospetto del Signore; vedi, sarai incinta della parola di Dio!”. – […]“Come può accadere questo? Sono ben lungi ancora dall’essere la moglie di un uomo, e ancora non ho mai fatto conoscenza con uno di questi perché mi prenda subito per moglie per diventare incinta come le altre donne, e partorire come loro!”.Ma l’angelo disse: “Ascolta, eletta Vergine di Dio, non accadrà così, ma la Potenza del Signore ti adombrerà! Perciò il Santo che nascerà da te sarà anche chiamato ‘Figlio dell’Onnipotente’! Quando però nascerà da te, dovrai darGli il nome ‘Gesù’; Egli, infatti, libererà il Suo popolo da tutti i peccati, dal giudizio e dalla morte eterna”. Maria si prostrò davanti all’angelo e disse: “Vedi, io sono soltanto un’ancella del Signore; perciò mi accada come dicono le tue parole, secondo la Sua Volontà!”» [I.d.G. – cap.3].

« Subito dopo, quando l’angelo fu di nuovo scomparso, Maria lodò ed esaltò il Signore Iddio, e disse così nel suo cuore: “Oh, cosa sono mai io, Signore, davanti a Te, che Tu mi possa concedere una tale grazia?! Dovrei diventare incinta senza mai aver conosciuto un uomo; poiché io non so neppure che differenza passa tra me e un uomo! So io dunque che cos’è in verità questa cosa: essere incinta? – O Signore, vedi, non lo so neppure! So dunque quello che è, quando si dice: ‘Vedi, una donna partorisce!’? O Signore, guarda benigno a me; sono pur solo una fanciulla di quattordici anni e di quello ne ho solo sentito parlare – e perciò, in effetti, non ne so nulla! Oh, come andrà a me, poverina, quando diventerò incinta – e non so com’è un tale stato! Cosa dirà il padre Giuseppe quando gli dirò, oppure forse lo noterà, che sono incinta?! Essere incinta, tuttavia, non può essere una cosa brutta, specialmente se una fanciulla, come un giorno Sara, viene scelta per questo dal Signore stesso?! Infatti, ho pur già sentito spesso nel Tempio quale grande gioia hanno le donne quando sono incinte! Dunque, essere incinta deve certo essere qualcosa di molto buono e che colma di felicità, e anch’io sicuramente mi rallegrerò, se mi sarà concesso da Dio di diventare incinta! Ma quando, quando accadrà questo, e come? Oppure è già successo? Sono già incinta, oppure lo diventerò dopo? O Signore! Tu eterno Santo d’Israele, da’ dunque un segno alla Tua povera ancella su quando una tal cosa dovrà accadere, perché per questo io Ti possa lodare ed esaltare!”. A queste parole Maria fu alitata da un etereo soffio luminoso, e una dolcissima Voce le disse: “Maria, non preoccuparti inutilmente; tu hai concepito, e il Signore è con te! Mettiti al lavoro e portalo a termine, poiché in futuro nel Tempio non accadrà più niente di questo genere!”» [I.d.G. – cap.4,1-14].

«Ma il corpo di Maria diveniva di giorno in giorno più pieno, e poiché ella notava bene questo, cercava di nascondere la sua gravidanza agli occhi di Giuseppe e dei suoi figli quanto meglio le fosse possibile. Però, dopo un periodo di due mesi, il suo nascondere non giovò più a nulla, e Giuseppe cominciò ad avere dei sospetti e si consigliò segretamente con un suo amico di Nazareth, sullo strano stato di Maria» [I.d.G. – cap.7,15-16].

«[…] Rispose l’amico: “Ascoltami, fratello in Abramo, Isacco e Giacobbe! Alla tua casa è capitata una grande sciagura; poiché vedi, la fanciulla è in avanzata gravidanza! Tu stesso però ne hai anche la colpa!”. […] L’amico di Giuseppe non indugiò e uscì subito dalla sua casa; Giuseppe invece si rivolse subito a Maria e le disse: “Bambina, come potrò ora alzare la fronte al mio Dio? Che posso dire ora di te? Non ti ho forse ricevuta dal Tempio come una pura vergine, e non ti ho custodita fedelmente con la mia quotidiana preghiera e con le persone fidate che sono nella mia casa?! Ti scongiuro perciò, che tu mi dica chi è che ha osato ingannarmi e trascendere così scandalosamente contro di me, un figlio di Davide, e contro di te, che pure discendi dalla stessa casa! Chi ha sedotto e disonorato te, una vergine del Signore?! Chi ha potuto annebbiare così i tuoi purissimi sentimenti, - e chi, chi fa di te una seconda Eva?!”. […] Come hai potuto fare una cosa simile, tu che fosti allevata nel Santo dei santi ed hai ricevuto il cibo dalla mano degli angeli, e questi splendenti servitori di Dio li hai avuti sempre come compagni di gioco?! Oh, parla, e non tacere davanti a me!”. Qui Maria si fece coraggio e disse: “Padre Giuseppe, tu uomo giustamente severo! Io ti dico: com’è vero che vive un Dio, così è anche vero che sono pura e innocente, e fino a questo momento non so niente di nessun uomo!”. – Giuseppe domandò: “Da dove viene allora ciò che tu porti sotto il cuore?”. E Maria rispose: “Vedi, io sono ancora una fanciulla e non comprendo i segreti di Dio! Però ascoltami, voglio dirti quello che mi è successo! - Anche questo però è così vero, come vive un Dio giusto sopra di noi!”» [I.d.G. – cap.8].

«[…] “Perciò, padre, ti dico ancora una volta: com’è vero che Iddio vive, il Signore del Cielo e della Terra, così è anche vero che sono pura, e non so di alcun uomo, e tanto meno poi conosco il segreto di Dio che ora devo portare sotto il cuore per mia grande pena!”. Qui Giuseppe ammutolì davanti a Maria e fu colto da grande spavento; infatti, le parole di Maria penetrarono profondamente nella sua anima affaticata e, tremando, trovò conferma alla sua segreta intuizione. […] Ma anche Giuseppe durante i suoi molteplici pensieri fu sommerso dal sonno, e vedi, un angelo del Signore gli apparve in sogno e gli disse: “Giuseppe, non stare in ansia per Maria, la purissima vergine del Signore! Poiché quello che ella porta sotto il cuore, è generato dal santo Spirito di Dio, e quando sarà nato Lo dovrai chiamare Gesù!”. Qui Giuseppe si destò dal sonno e lodò il Signore Iddio che gli aveva concesso una tale grazia. Ma poiché era già mattino, ecco che Maria venne da Giuseppe pronta per il progettato viaggio, e accennò che già doveva essere tempo. Giuseppe abbracciò la fanciulla, la strinse al petto e disse: “Maria, tu, pura, tu resti con me; oggi, infatti, il Signore mi ha dato un segno potente su di te, poiché chi nascerà da te dovrà chiamarsi Gesù!”. Qui subito Maria riconobbe che il Signore aveva parlato con Giuseppe, poiché udì lo stesso nome che le aveva indicato l’angelo, sebbene ella a Giuseppe non ne avesse fatto parola prima! E Giuseppe custodì poi con ogni riguardo la fanciulla, e non le lasciò mancare nulla di quanto conveniva al suo stato» [I.d.G. – cap.9].

«E il Piccino sorrise tutto vispo a Maria e disse chiaramente la prima parola; e la parola fu: “Maria, adesso Io seguo te, finché un giorno tu seguirai Me!”» [I.d.G. – 52/14,15].

«E Gabriel, che si trovava a fianco di Maria, disse: “Questa è la donna di cui sta scritto: ‘Vedi, una Vergine ci partorirà un Figlio! Il Suo nome sarà Emanuel, e in Lui, Dio sarà veramente con noi!’. Guarda ora il Signore tra noi: Egli è l’Emanuel; dunque l’unico e solo vero Dio con noi! E ora sai anche chi è questa donna; va a dirlo anche ai tuoi amici!”. Allora il samaritano si inchinò, andò dai suoi compagni e riferì loro questo. Ed essi si alzarono tutti, vennero dalla nostra parte e salutarono Maria con parole piene di riguardo. Maria però disse loro: “Io ero e sono soltanto un’ancella scelta dal Signore; che divenissi ciò che sono, fu Sua Volontà. Perciò non esaltate me, ma rendete sempre onore solamente a Dio! Ciò che vi dirà il Figlio dell’Altissimo, l’Uno con Lui, quello fate!» [G.V.G. – IX/130,5-8].

«Nel frattempo, dai discorsi dei discepoli riconobbero anche che Maria che si trovava alla nostra tavola era la madre del Mio corpo, e tra loro la esaltarono come la più felice di tutte le madri sull’intera Terra. Allora Maria andò dai gioppesi[95] e disse loro: “Cari amici, esaltate solo e unicamente il Signore, e fate secondo la Sua Volontà! Io sono sì la madre del Suo corpo, secondo la Sua eterna deliberazione; ma Lui soltanto è il Signore dall’eternità, e a Lui soltanto appartengono dunque ogni onore, ogni lode e ogni esaltazione in eterno! Per me sono solo la Sua ancella, e lascio che il Suo volere operi sempre su di me. Siate dunque tranquilli ed esaltate solo e unicamente il Signore!» [G.V.G. – IX/195,26-27].

«Dopo di ciò i Miei discepoli si avvicinano a Me ed esclamano: “Che cara donna e che madre dolcissima! Essa ha ora già quarantacinque anni, eppure dall’aspetto si direbbe che ne abbia appena venti. Quali tenerissime cure essa si dà, e come soave si agita il suo petto, veramente santo e purissimo, traboccante del più puro amore materno! In verità, essa è una donna che eccelle fra tutte le donne di questa Terra!”. Osservo Io: “Sì, certo, essa è la prima, e mai ve ne sarà una maggiore di lei! Però verrà anche il tempo in cui saranno dedicati a lei più templi che a Me, ed in cui essa sarà onorata dieci volte più di Me. Allora gli uomini crederanno fermamente di poter giungere a beatitudine soltanto per mezzo suo! Perciò ora Io voglio che non la s’innalzi troppo, poiché lei sa di essere la madre del Mio corpo, e sa 'Chi' si cela dietro questo corpo che essa partorì! Siate con lei dunque estremamnte buoni e cortesi; soltanto guardatevi dal tributarle in qualsiasi forma onori divini! Infatti, nonostante tutte le sue qualità oltre ogni misura eccellenti, essa non è tuttavia che una donna, e dalla migliore fra le donne fino alla vanità non vi è che soltanto un piccolissimo spazio! Ebbene, ogni vanità è la semente dell’orgoglio, dal quale trae le sue origini ogni male che è venuto finora nel mondo, che viene tuttora e che in ogni tempo verrà! Comportatevi perciò anche verso Mia madre come ora vi ho detto!”» [G.V.G. – I/108,9-14].

«Ciò nonostante Io voglio pur dirti come morì Maria. Maria morì dodici anni dopo il Mio ritorno a Betania in casa di Lazzaro, di Marta e di Maria. Solo Giovanni fu testimone oculare del suo trapasso; ma la sua malattia fu il sempre crescente amore per Me, – e la fiamma di questo amore aveva sciolto Maria e trasfigurata per l’eternità. Ma di una ascesa visibile verso il cielo non si può parlare; Maria era – e non fu più! E questo è abbastanza per la tua brama di sapere» [D.d.C. – III/60,1].

«Ed ella sa, anche meglio di voi tutti che il Mio orecchio è più fine del suo e che il Mio occhio è più acuto del suo; e sa anche che il Mio Amore, la Mia Umiltà e la Mia Mansuetudine rendono vani l’amore, l’umiltà e la mansuetudine di tutti, anche dei più beati spiriti del Cielo. In verità, la vostra ignoranza e il vostro grossolano errore le procurerebbero solo tristezza se Io, per il Mio immenso Amore per voi, non prendessi sempre preventivamente su di Me, ciò che da voi è indirizzato a lei (Maria) o anche a un altro beato fratello. Vedi, per questo Io rendo sordi gli orecchi dei beati nei confronti di tali adorazioni inopportune, e rendo ciechi i loro occhi, affinché la loro beatitudine non sia turbata dalla vostra grande stoltezza. Chi cerca Me, di lui anche Maria avrà gioia, e così pure tutti i beati. Ed essi saranno sempre disponibilissimi a servire costui in base al Mio Amore in loro, dal quale è reso a loro noto dove e di che cosa avete bisogno. Quindi è anche inutile voler giungere alla Grazia altrove, se non direttamente solo attraverso Me. Poiché solo Io sono la Porta per giungere al Padre, dove è insita ogni Grazia. Chi non passa attraverso di Me, là costui non arriva» [D.d.C. – I/6,3-5].

 

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Tu sei Pietro, una roccia

In Matteo 16,18-19, leggiamo: “Tu sei Pietro (una roccia), e su questa pietra voglio costruire la Mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno! A te voglio dare le chiavi del regno dei Cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla Terra arà sciolto anche in Cielo, e ciò che legherai sulla Terra, sarà legato anche in Cielo”. – Parole conosciute e spiegate facilmente dai pastori nelle comunità. Ma cosa vogliono significare veramente queste parole? Leggiamo quelle di Lorber:

«A causa di questi testi della Scrittura regnano tuttora sulla Terra in tutti gli ambienti cristiani il più grande errore e la più grande insensatezza, poiché tutti, senza eccezione, si ritengono più o meno la roccia della chiesa di Pietro, e presumono di avere le autentiche chiavi per il Regno di Dio, e di aprire o chiudere a piacimento questo Regno per coloro che vi vogliono entrare. Ciò significa che presumono di poter dare la Parola del Vangelo secondo il loro arbitrio, mutilarla, rifiutare di darla, proibirla, dare al suo posto dei comandamenti arbitrari e porre sopra ad essi le pene eterne, per indurre gli uomini, con comandamenti di tal genere, a quanti più peccati possibili; poi altrettanto arbitrariamente rimettere oppure non assolvere questi peccati e, in cambio di certe opere di penitenza, perfino impartire indulgenze plenarie o parziali per tutti i peccati commessi, oppure anche rifiutare di darle! Se qualcuno avesse qui un chiaro intelletto grande anche solo come un atomo, allora dovrebbe pur accorgersi, per amore della Mia Divinità, che Io che predicai in ogni occasione solo ed esclusivamente la legge dell’amore fraterno universale, non avrei mai potuto dare all’apostolo Pietro, né a tutti gli altri apostoli, tali pieni poteri e una tale disposizione che, chiaramente, si rapporta all’amore del prossimo esattamente come l’inferno al Cielo! Chi dà delle leggi, costui dà anche il giudizio; ma è il giudizio, amore? Proprio per questo Io sulla croce presi su di Me ogni giudizio, affinché agli uomini rimanesse solamente l’amore. – Ma è mai possibile l’amore, là dove un miliardo di seggi da giudice sono eretti tra coloro che dovrebbero essere fratelli, e ovunque si volge lo sguardo non si scorgono che leggi su leggi?! E’ un tale Pietro, ‘la roccia’ su cui deve essere edificata la Mia Chiesa che non è, e non deve essere, nient’altro che solo amore e ancora amore?! Chiunque Mi riconosce e Mi ama come fece Pietro, costui è una giusta roccia sulla quale Io posso edificare la Mia vera Chiesa, il vero amore e la vera sapienza proveniente da Me, e la costruisco realmente anche in piena serietà. Come può allora una qualsiasi grande o piccola comunità, sotto un qualsiasi capo supremo, essere una roccia, se ciascuno pensa e crede quello che vuole; dove l’uno mormora con le labbra parole incomprensibili, e spaccia tale mormorio per una preghiera utile; l’altro invece maledice queste cose e le schernisce e ne ride, e un terzo si fa avanti come giudice e condanna tutto al più profondo abisso dell’inferno?! Può una tale comunità, ovvero il suo capo, essere ‘la roccia’ su cui è costruita la Mia Chiesa che le porte dell’inferno non dovranno mai sopraffare?! – Io dissi: “Dall’amore, se vi amate l’un l’altro come Io amo voi, si riconoscerà che voi siete veramente Miei discepoli!”. L’amore dunque Io diedi come unico segno di riconoscimento dal quale poter riconoscere se qualcuno è una vera roccia su cui è edificata la Mia Chiesa. Ma come può allora il seggio da giudice, ora così moltiplicato tra coloro che dovrebbero essere fratelli, essere il segno di riconoscimento di quella roccia di Pietro non sopraffatta dall’inferno e il segno di riconoscimento della Mia Chiesa costruita su di essa!? – O tu, stupidità terribilmente cieca degli uomini di questo tempo, tu che ti ritieni invincibile dall’inferno e, secondo tutto il tuo modo di agire, ti ci trovi in mezzo già da lungo, lungo, lungo tempo! Se con ciò Io avessi voluto fondare una chiesa visibile, allora sì avrei detto a tutti gli apostoli e discepoli: “Voi tutti siete Pietro”. Sennonché Io dissi invece una tal cosa, com’è fin troppo tangibile, solo a Pietro, in quanto egli fu il primo che Mi riconobbe secondo la Mia Natura divina. Egli fu dunque anche il primo a cui, nella sua fede e fiducia, Io diedi le chiavi per il regno dei Cieli che è un regno dell’amore per Dio nel cuore degli uomini, e solo da questo deriva il vero amore per il prossimo. A tale amore però nessuno può giungere senza una precedente conoscenza di Dio, in quanto chiunque, per poter amare qualcuno, sicuramente deve prima conoscerlo. Questo amore di Dio e del prossimo è dunque il vero Regno di Dio, l’unica vera chiesa vivente che è edificata sulla roccia della giusta conoscenza (di Dio) e dalla conseguente ferma e incrollabile fede e fiducia, che ovviamente nessun inferno può più distruggere. Invece, l’allestimento esteriore dello sfarzo e delle parate cerimoniali collettive di una presunta invincibile chiesa di Cristo, sopra una qualche roccia di Pietro, d’oro e d’argento, è tanto poco chiesa e roccia di Pietro, quanto l’inferno è un Cielo o lo sterco di un maiale un diamante. Oppure ho mai detto Io: “Dall’oro, dall’argento, dalle pietre preziose, dai costosi abiti da messa, dalla grande potenza terrena e dal grandissimo prestigio terreno, dai più sontuosi edifici delle chiese, da campane e organi, dalla lingua latina e da altre cose simili si riconoscerà che voi siete Miei discepoli?”. In verità, in verità, cose simili non sono mai state indicate e predette da Me come segni di riconoscimento della Mia vera Chiesa; lo sono invece state con Giovanni, nell’Apocalisse, dove si parla della grande meretrice, – ma non sarà di certo questa, la roccia di Pietro! Simone (di) Giona, che era un vero Pietro, disse a uno che egli aveva guarito con il Mio vero Spirito in lui: “Oro e argento non ne ho, ma ciò che ho te lo do!”. – Potrebbero forse affermare questo di se stessi, in coscienza, senza rendersi ridicoli di fronte a tutto il mondo, e questo anche colui che vorrebbe e dovrebbe essere il successore di Pietro a Roma, i vescovi in Inghilterra, certi sovrintendenti in Germania e il potente patriarca di tutti i greci? Forse, anch’essi non hanno borse, né scarpe, né bastoni? Oh, osservate come era Pietro e come era costituita la sua chiesa d’amore sulla roccia del proprio cuore e qual era il suo fondamento, e come invece sono ora costruite tutte le chiese attuali e qual è il loro attuale fondamento! Io ritengo che perfino un cieco debba comprenderlo e anche vederlo, per non parlare di uno a cui gli occhi sono già stati aperti. Sta venendo il tempo in cui dappertutto si adorerà Dio nello spirito e nella verità, e non a Gerusalemme e non sul monte Garizim! Così voi leggete anche nella Scrittura. Perciò spirito, verità, giusta conoscenza, fede, fiducia e vero amore a Dio e al prossimo, nel cuore di ogni singolo uomo, sono dunque l’unica e sola vera roccia e la Chiesa che è edificata da Me stesso in modo vivente, che è l’unica ad opporre resistenza all’inferno in eterno. Ma tutto il resto è una vana opera degli uomini e non vale assolutamente nulla e non dà la pur minima protezione contro l’inferno, se mancano la vera roccia e la vera, vivente chiesa, edificata in ogni singolo uomo. È perciò è anche una vana domanda chiedersi quale chiesa esteriore visibile, sia quella giusta tra le molte che portano il Mio Nome. La risposta a ciò suona, e in eterno non potrà mai suonare diversamente, che questa: “Proprio nessuna!”. – Solo la chiesa nel cuore che Io ho fatto è l’unica giusta e sicura dall’inferno in eterno; tutto il resto l’ha escogitato il mondo, appartiene ad esso e per Me non vale eternamente nulla! Quindi anche le chiavi per il Mio Regno sono da cercare solo nella Chiesa vivente, la sola vera, piuttosto che in una qualche comunità ecclesiale o nel suo capo. Dunque, ciò che qualcuno da questa sua chiesa vivente edificata da Me nel suo cuore, scioglierà o legherà sulla Terra della propria vita naturale e della vita dei suoi fratelli, questo sarà già sciolto o legato anche in Cielo, perché questa sola vera chiesa è già comunque il vero e proprio Cielo stesso, ovvero detto ancora più chiaramente: “Qualunque cosa qualcuno compirà in questa e da questa sua possente Chiesa d’amore, sarà in eterno compiuto anche in Cielo”. – Queste sono perciò anche le giuste chiavi per il regno dei Cieli: che voi Mi riconosciate come il vostro santo verissimo Dio e Padre, amiate Me sopra ogni cosa e i vostri fratelli e sorelle come voi stessi. Se questo è il vostro caso, allora voi avete Pietro, la vera Chiesa pienamente costruita, e le autentiche chiavi per il regno dei Cieli. Tutto il resto invece è un nulla! Questo dunque comprendetelo bene e vivete di conseguenza» [D.d.C. – III/83].

«Quando Io dissi: "Eccovi lo Spirito Santo", questo voleva dire e vuol dire oggi e sempre: "Eccovi la forza suprema dell'Amor Mio divino; quello che scioglierete sulla Terra, sarà veramente sciolto, senza ulteriore bisogno di sacrifici o di sommi sacerdoti, e quello che legherete al vostro cuore e quello che legherete nel mondo, tutto ciò sarà legato anche in Cielo". Con le parole "sciogliere" e "legare" neppure qui sono da intendersi il perdono e la ritenzione del peccato, bensì "sciogliere" corrisponde a "rendere libero", e "legare" ad "accogliere"» [T.L. –71,19-20].

 

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L’umiltà di Dio

Il maestro Eckhart, teologo e mistico tedesco, definisce con queste poche parole l’umiltà di Dio: “Dio opera maggiormente in un cuore umile perché è là che trova la maggiore possibilità di operare, trovandovi la maggior somiglianza con se stesso”. Umiltà come la stessa Chiesa cattolica riconosce: Umiliarsi è prima di tutto lo stile di Dio: Dio si umilia per camminare con il suo popolo, per sopportare le sue infedeltà. Lo si vede bene leggendo la storia dell’Esodo: che umiliazione per il Signore ascoltare tutte quelle mormorazioni, quelle lamentele! Esse erano rivolte contro Mosè, ma in fondo andavano contro di Lui, il Padre loro che li aveva fatti uscire dalla condizione di schiavitù e li guidava nel cammino attraverso il deserto fino alla terra della libertà.

In questa seguente rivelazione risulterà chiaro il rapporto che Egli desidera dai Suoi figli, altrimenti non ci avrebbe mai creato, poiché l’unico motivo della Sua esistenza è proprio quello di vivere con dei figli che Lo comprendono e con i quali Lui può interloquire:

«“O caro amico, il tono di questa tua esternazione corrisponde a un’effusione del tuo cuore, ed è buona perché buono è anche il tuo cuore, ma nel tuo intelletto ha appena cominciato a fare un po’ di luce, e se l’Amore di Dio per voi uomini ti appare come qualcosa di incredibilmente prodigioso, ciò è dovuto al fatto che voi vi raffigurate Dio come un imperatore grandissimo e potentissimo sopra tutti, il quale solo raramente si mostrerebbe alle creature umane, e più raramente ancora parlerebbe con qualcuna di esse! Se voi avete questa concezione di Dio, commettete un errore madornale, perché Dio è il Creatore di tutte le cose e di tutti gli esseri, e non è affatto un imperatore infinitamente arrogante seduto su un trono aureo che considererebbe tutti i suoi sudditi dei vermi disgustosi e spregevoli, e minaccerebbe di morte chiunque osi avvicinarsi al suo cospetto e al suo trono senza aver prima invocato il relativo permesso. Ma se tutti gli esseri senza alcun dubbio sono opera di Dio, essi sono pure opere del Suo Amore, il che costituisce il loro essere, e sono anche opere della suprema Sapienza divina che conferisce loro la forma corrispondente, e pure la mantiene. Se dunque senza l’Amore e senza la Sapienza di Dio non potrebbe mai sussistere in eterno alcuna creatura, come mai ti appare così tanto prodigioso il fatto che Dio nutra un Amore così potente per voi uomini? Voi stessi siete unicamente e puramente Amore proveniente da Dio e in Dio, e la vostra stessa esistenza in sé, attraverso la Volontà dell’Amore di Dio, è esclusivamente Amore di Dio incarnato! Dunque, se ciò corrisponde inconfutabilmente a verità, come può apparirvi tanto meraviglioso il fatto che Dio vi ami tanto, e che Egli stesso sia venuto a voi sotto forma umana e ora vi stia insegnando le vie che conducono alla vita libera che, al par di Dio, è indipendente, e sorge come fuor da voi stessi? Non siete voi, opera di Dio? – Oh, certo che lo siete! – Dunque, Dio è dall’eternità un Maestro perfettissimo, tanto nelle massime cose quanto nelle minime; Egli non fu mai né un abbindolatore né un ciarlatano, e quindi non deve affatto vergognarsi delle Sue opere, poiché l’uomo, tra le creature in quantità innumerevoli e infinitamente svariate, è la creatura più perfetta perché è il punto culminante dell’Amore e della Sapienza divina, ed è destinato a diventare egli stesso un dio. Ma allora, perché Dio dovrebbe vergognarsi di una simile eccellentissima opera delle Sue mani, e perché dovrebbe reputare indegno avvicinarsi alla Sua opera? Vedi, Mio caro amico, sarà bene che simili idee riguardanti Dio, puramente mondane esteriori, tu le bandisca per sempre da te, perché esse in primo luogo sono false, e in secondo luogo non giovano affatto allo scopo che tu attraverso di queste puoi avvicinarti sempre di più a Dio; anzi, simili idee false non potrebbero che allontanarti sempre più da Lui, e col tempo in maniera addirittura tale che, a causa dell’eccessivo e mal compreso rispetto per Dio, tu non ti azzarderesti assolutamente più ad amarLo, e saresti nelle stesse condizioni di molti individui e popoli viventi ora sulla Terra che, pur essendo essi stessi evidentemente opere visibili del divino Amore e della divina Sapienza, sono nella fede – certo assolutamente falsa – ed hanno l’opinione infondatissima che Dio dimori ad altezze tanto infinitamente sublimi al di sopra delle Sue creature, da consentire unicamente a un sommo sacerdote di avvicinarLo in certi periodi dell’anno, con determinati sermoni e tra le più abbaglianti e fastose cerimonie. In seguito a questo avvicinamento il sommo sacerdote si considera a sua volta già santificato e tanto innalzato, che nemmeno a un sacerdote a lui subordinato è consentito andargli vicino, per non parlare poi di un altro comune e sconsacrato mortale; e ciò per la ragione che quella gente ritiene inammissibile che qualcosa di non santo possa accostarsi alla suprema Santità di Dio, perché in questo modo ne sarebbe profanata la Sua suprema divinità e questo costituirebbe per gli uomini miseri e ciechi un peccato grave, peccato che dovrebbe essere punito con la morte sul rogo. Oh, la volontaria e stoltissima cecità degli uomini! Ecco, l’esempio voi lo avete in Me! Io solo sono il Signore dell’eternità! Ma qual è ora il Mio atteggiamento di fronte a voi? Vedete, Io vi chiamo figli, amici e fratelli, e quello che voi siete dinanzi a Me, ciascuna creatura umana è chiamata ad esserlo, e non c’è affatto da parlare di un maggiore o di un minore! Infatti, ciascun uomo è la Mia opera perfetta che deve riconoscersi e apprezzarsi come tale, e non misconoscersi e degradarsi al di sotto di ogni mostruosità, perché chi pur essendo evidentissimamente opera Mia si disprezza, costui disprezza necessariamente anche Me che ne sono l’Artefice. E a che cosa potrebbe servire tutto ciò? Amici, l’umiltà dell’uomo nel suo cuore è certo una virtù tra le più necessarie, attraverso la quale si può pervenire il più rapidamente possibile alla Luce interiore della Vita! Tuttavia questa virtù consiste veramente soltanto nel giusto amore per Dio e per il prossimo. Essa è la mite pazienza del cuore, attraverso la quale l’uomo riconosce bensì la sua eccellenza, ma non si innalza mai da dominatore al di sopra dei propri fratelli ancora molto più deboli di lui, anzi li abbraccia con un amore ancora più ardente e, mediante l’insegnamento, cerca il consiglio e l’azione per innalzare pure loro al proprio grado superiore di completezza che lui ha riconosciuto in se stesso. Ecco, in questo consiste propriamente l’umiltà, la sola vera, ma non, mai in eterno, nel disprezzo di se stessi! Io stesso sono di tutto cuore, umile e mansueto, e la Mia Pazienza supera ogni limite, e tuttavia, Mi avete mai visto oppure avete mai udito da Me che Io Mi sia auto disprezzato dinanzi agli uomini? Chi non apprezza giustamente se stesso come un’opera di Dio, costui non può aver stima nemmeno del proprio prossimo e neppure di Dio secondo verità, ma soltanto in base a qualche considerazione fondamentalmente falsa. Certamente è sbagliato quando un uomo sopravvaluta se stesso, perché allora ben presto e molto facilmente si fa oppressore e anche persecutore del prossimo, spogliandosi nello stesso tempo dell’amore, che è l’elemento divino della vita; ma è altrettanto sbagliato quando un uomo si sottovaluta. La ragione di questo Io ve l’ho indicata, e quindi è meglio che restiamo tranquillamente alla pari e di animo lieto e sereno, perché qualora voi, che ormai Mi avete riconosciuto per Colui che sono, cominciaste a comportarvi dinanzi a Me con esagerato ossequio e con eccessivo timore, finireste evidentemente col non essere più capaci di sopportare alcun insegnamento da Me. Dunque, considerateMi solamente un Uomo perfetto che custodisce in Sé la pienezza dello Spirito di Dio, e che per questo ora è vostro Maestro e Insegnante; in questo modo potrete avere a che fare con Me col massimo vantaggio possibile per voi e nel migliore dei modi! – Mi avete ben compreso?”. – Rispose Agrippa: “O Signore e Maestro, Ti abbiamo certo compreso bene, perché le Tue parole sono tutte assolutamente la pura e nuda verità. Però, cosa si deve pensare di tutte le innumerevoli preghiere e salmi tanto in voga presso i giudei? Tu, quale l’unico vero Dio ormai riconosciuto, non vuoi essere adorato?”. – Ed Io gli dissi: “In Mosè sta ben scritto: ‘Il Sabato è un giorno del Signore nel quale devi astenerti dai lavori pesanti e servili, e devi invece dedicarlo a pregare di cuore puro il Signore Dio tuo!’. Io però adesso vi dico, che d’ora innanzi ciascun giorno è certamente un giorno del Signore, nel quale l’uomo giusto è tenuto a far del bene conformemente alla Mia Dottrina! Ma chi, secondo la Mia Dottrina, opera il bene, costui celebra degnamente il Sabato e prega veramente Dio senza interruzione, e in lui Io troverò il Mio compiacimento. Se qualcuno è conscio di aver peccato verso qualcun altro, che si accordi con colui contro il quale ha peccato e veda di non peccare più, così gli saranno anche rimessi i suoi peccati; ma né per effetto di determinate preghiere, né per quello di mortificazioni o di digiuni, saranno mai rimessi i peccati a nessuno fino a quando il peccatore non avrà smesso di peccare. Ma finché qualcuno è immerso nel peccato, egli non è atto ad essere accolto nel Mio Regno della Verità, perché il peccato rientra sempre nella sfera della menzogna e dell’inganno. Vedete, così stanno le cose!» [G.V.G. – VII/141,2-16].

 

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Cap. 18

 

Perle divine

 

Attingendo dall’acqua sorgiva fresca e pura della Nuova Rivelazione, possano queste ‘perle’ prese a caso, dare pace e gioia, prima sulla Terra e poi nell'eternità!

«Perché se qualcuno già vede la debolezza del fratello, ma si comporta davanti a lui come se fosse uno spirito forte, e il fratello debole s’indispettisce per questo, allora una tale azione è un peccato, per quanto giusto sarebbe il comportamento agli occhi dello spirito forte; infatti, lo spirito non può essere indispettito, in quanto l’anima può subire dei danni dalle contrarietà. Perciò queste contrarietà sono da evitare per motivi altamente saggi» [D.d.C. II/149,5].

«Perciò sia lungi dal vostro cuore ciò che ha soltanto la più lieve parvenza di una cosiddetta ‘rivincita’, perché ciò al vostro cuore darebbe subito un aspetto diverso dal Mio, e questo non deve accadere presso di voi, figli Miei» [D.d.C. II/149,8].

«Ma che si può fare se qualcuno ottiene una falsa fede da un falso insegnamento? Io dico: “Chi crede come gli è stato insegnato, la sua fede è anche senza falsità per colui che crede; ed egli troverà grazia!”. Guai però al maestro che dà un falso insegnamento, poiché egli diventa un fautore del male e un disturbatore dell’Ordine divino! Non noi però, ma unicamente il Signore lo può giudicare! Quando il grandissimo e il purissimo tra tutti gli spiriti creati lottò contro Satana sul Sinai per il corpo di Mosè, cosa che a te è nota, il potente spirito tuttavia non giudicò Satana, ma gli disse: “Il Signore ti giudicherà!”. Visto però che un Michael (l’arcangelo) non si arrogò nessun giudizio su Satana, come possiamo giudicare noi i nostri fratelli, oppure indurre il Signore a un giudizio? Oh, questo sia lungi da noi!» [I.a.C. – I/81,27-28].

«L’intera vita è lunga al massimo tre spanne: la distanza dalla testa fino al centro del cuore!» [I a.C. II/278-6].

«La vera sapienza consiste unicamente nella massima umiltà» [G.F.D./I-29-18].

«Tutti i pensieri sono liberi e senza macchia, soltanto i desideri sono posti sotto il dominio della libera volontà di ogni uomo» [S.S. – II/1-23].

«Un vero insegnante deve essere privo di mancanze che gli possono essere d’impedimento nell’amministrazione del suo compito; perché in casi simili, è meglio nessun maestro che uno imperfetto!» [G.V.G. – IV/165-2].

«Mai però in nessun rimprovero deve essere criticata la persona dell’uomo, bensì soltanto la stupidità, la debolezza o il peccato, e certo in maniera vera, ma nel modo più delicato e dolce possibile. Il pienissimo amore e il continuo rispetto dell’uomo deve risplendere ovunque come un sole» [D.d.C. – III/161-100].

«Se uno ha scelto una fanciulla, e anche un altro l’ha scelta, e il primo è poi subito colmo della più grossolana gelosia se anche il secondo riceve accoglienza, allora in lui è predominante già il polo dell’inferno. Se però il primo dice: “Mia cara, tu sola sei padrona del tuo cuore. Io ti amo veramente, per questo non voglio da te alcun sacrificio, invece sono pronto a portarti ogni sacrificio per il tuo bene; perciò sei completamente libera da me. Fa’ dunque quello che vuoi e come lo ritieni buono per te; il mio amore e amicizia sincera mai li perderai per questo. Se ti costringessi a porgermi la tua mano, allora amerei soltanto me in te, e farei di te una schiava. Io invece non amo me in te, bensì soltanto te in me. Perciò tu hai da me la completa libertà di cogliere tutto ciò che ritieni più conveniente per la tua felicità”. Vedete, da questo discorso splende già il cittadino del Cielo; infatti, così si parla in Cielo. Chi può esprimersi in tal modo dal fondamento del proprio cuore, in questi non è più esistente alcuna goccia positiva di un inferno» [S.S. – II/109,9-10].

«La Dottrina che Io vi do è una Dottrina di Dio e della Vita, la quale è tanto distante da ogni cerimonia, quanto lo è un Polo celeste dall’altro; qui non occorre né Sabato, né Tempio, né casa di preghiera, né digiuno, né una speciale verga o uno speciale mantello di Aronne, né copricapo a due corni, né Arca dell’Alleanza, né incensiere, né acqua benedetta e men che meno acqua maledetta! In questa Dottrina, l’uomo in sé è tutto in tutto, e non ha bisogno di nient’altro che di se stesso!» [G.V.G. – V/132,1].

«Ma da questa infinita umiliazione della divina Sapienza stessa, emerge più chiaro del Sole che nessuno arriverà alla gloria della Vita eterna, magari con la sua sapienza gonfiata. Per nessuno i libri e gli scritti che ha studiato diventeranno gradini per il Regno dei Cieli, ma ciò lo sarà soltanto la sua vera umiltà e il vero vivente amore operoso per il Padre» [S.t.b. – 17,15].

«Cristo non aveva studiato nelle università, per entrare, così, come sapiente molto erudito, nella Gloria del Padre, ma la Sua scuola si chiamava: umiltà e amore operoso! Se dunque Cristo vi precedette con questa scuola, come volete allora arrivare al Regno di Dio con un’altra?» [S.t.b. – 17,18].

«Nessuno di voi sia solo un ascoltatore, ma sia subito anche un volonteroso, serio e assiduo esecutore della Mia parola, e con ciò saranno allontanati al più presto dalla sua anima anche tutte le esitazioni e i dubbi» [G.V.G. – IX/74,3].

«Chi ama veramente Dio, il Signore, costui è continuamente con Dio e in Dio, e se vuol sapere e udire qualcosa da Dio, basta che Lo interroghi nel proprio cuore, e allora otterrà immediatamente una piena risposta mediante i pensieri del cuore, così che ciascuno, in tal modo, può essere istruito e ammaestrato sempre e in ogni cosa da Dio stesso. Da ciò puoi constatare che non occorre vedere sempre il Signore per essere felici con Lui, ma che basta semplicemente udire e percepire la Sua voce, e allora si possiede anche tutto quanto è necessario per essere veramente beati in Dio» [G.V.G. – IV/23,9].

«Chi però non ha visto quello che ha visto lui, ma crede a quello che Io gli dico, allora costui ha una fede che per l’anima è più salutare della visione, per il semplice motivo che nella fede l’anima si muove più liberamente che nella visione. Io però conosco la tua fede e so che le opere che Mi vedesti compiere costituiscono per te una prova pienissima dell’assoluta verità di quello che dico; per conseguenza, sarebbe del tutto inutile che facessi vedere anche a te gli spiriti dei defunti affinché ti confermassero che quanto Io vi dico è piena verità» [G.V.G. – VII/220,9].

«Perciò con tali anime si deve procedere molto cautamente per portarle così un po’ alla volta, senza che se ne accorgano, sulla retta via; ma per fare questo è indispensabile un sommo amore divino, sapienza e pazienza, poiché una tale anima deve sempre essere influenzata soltanto dal di fuori, tentando di farla pervenire a operare con il suo volere, in modo che si accorga da sé in quali condizioni essa si trovi, riconoscendo i suoi errori. Quando un’anima comincia ad avvedersi di ciò, allora in essa si fa vivente il desiderio di apprendere la ragione per la quale non è giunta, per così dire, sull’erba verde, ma soltanto in un arido deserto infruttuoso!» [G.V.G. – VIII/129,7].

«Infatti, solo ed esclusivamente l’amore può sopportare la Mia presenza, come un fuoco un altro. Invece tutto ciò che non è fuoco viene distrutto e consumato dal fuoco. Per questo anch’Io Mi ritiro davanti al mondo, perché il Mio Fuoco non lo afferri e non lo distrugga! Non domandare però mai: ‘Signore, dove sei?’ – Allora non ti dirò: ‘Sono qui!’; – bensì chiedi coscienziosamente al tuo cuore se Mi ama, ed Io nel tuo cuore che Mi ama ti griderò: “Qui Io sono a casa in tutta la pienezza del Mio Amore, della Grazia e della Misericordia!» [I.d.G. – 247,19-24].

«“O Tu, onnipotente Signore della mia vita! Come mai io – un grande peccatore – sono degno davanti a Te di una simile infinita grazia e misericordia?!”, – Il Piccino disse: “Gionata, tu ti chiedi come mai puoi amarMi così possentemente nel tuo cuore, se sei un così grande peccatore. Non è forse, l’amore per Me, santo in se stesso, come Io stesso Lo sono nella Mia Divinità?! Come mai tu, un così grande peccatore, puoi sopportare dunque un tale santo amore nel tuo cuore? Non è dunque ciascun uomo santificato e completamente rinato mediante l’amore per Dio, nel suo cuore?! Ma se tu sei colmo di questo amore, dì: che cosa c’è dunque in te che tu chiami peccato? Vedi, la carne di ciascun uomo è certamente un peccato in se stessa; è per questo che la carne di ciascun uomo deve anche morire! Sì, Io ti dico che perfino questa carne del Mio corpo è sotto il soldo del peccato, e dovrà perciò anche morire così come la tua! Però questo peccato non è certo volontario, ma si riferisce solo al giudizio, e non è messo in conto al tuo libero spirito. Perciò il tuo valore non viene determinato dalla tua carne, ma solo ed esclusivamente dal tuo libero amore. E un giorno non sarà detto: ‘Come fu il tuo corpo?’ bensì: ‘Come fu il tuo amore?’!”» [I.d.G. – 220,7-17].

«[…] E potrete pure riconoscere e scorgere facilmente come e perché verranno permessi anche i falsi profeti e maestri nel Mio Nome. Voi, però, ed i vostri veri successori non dovete porre attenzione, anche se udrete il richiamo dalla bocca dei falsi profeti che il Cristo si trova qui o là! E ciò per il motivo che Io non prenderò mai più dimora in un Tempio fabbricato dalla mano dell’uomo, ma soltanto nello Spirito e nella Verità in coloro che Mi cercheranno, Mi pregheranno e crederanno soltanto in Me, e perciò Mi ameranno anche sopra ogni cosa. Il loro cuore diventerà il vero Tempio nel quale Io dimorerò, e in esso Io parlerò loro, li istruirò, educherò e guiderò. Prendete nota di questo, affinché quando tutto ciò avverrà, non vi scandalizziate e vi rammentiate che Io vi ho indicato tutto ciò in anticipo, compresa la causa!» [G.V.G. – VIII/163,4].

« Poni sul capo di un usuraio una corona, offrigli scettro e spada e un possente esercito in aggiunta, e vedrai che così avrai stabilito un vero Satana a reggente tirannico della misera umanità, e non risparmierà nemmeno l'ultima goccia di sangue dei suoi sudditi. Egli arriverà a far soffocare chiunque, prima di condonargli uno statere! Sia dunque maledetta da parte Mia ogni avarizia e ogni usura [G.V.G. – III/192,7]

«Come questi, molti altri ancora passeranno dinanzi a Me senza guardarMi e senza riconoscerMi; continueranno invece a frugare nella loro immondizia mondana finché la morte verrà a gettarne i corpi nella fossa e le loro anime all’inferno! Mercanti, trafficanti, merciai e procacciatori d’affari di questa specie sono troppo lontani da qualunque cosa spirituale, e rappresentano tra l’umanità migliore quello che le piante parassite sono sui rami degli alberi da nobile frutto, ovvero, quello che è la zizzania in mezzo al grano. Lasciamo dunque che continuino a camminare incontro alla loro tomba e alla loro morte!» [G.V.G. – VII/6,5].

«Per nessuno i libri e gli scritti che ha studiato diventeranno gradini per il Regno dei Cieli, ma ciò lo daranno solo la sua vera umiltà e il vero vivente amore operoso per il Padre» [S.t.b. – 17-15].

«Poiché vedi, per parlare e insegnare ci vuole di più che non per il semplice operare, e tuttavia l’operare è la cosa principale, mentre il parlare e l’insegnare costituiscono solo la via che conduce all’operare» [G.V.G. – IV/30-11].

«Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te! Ma fallo tu per primo!».

«Dovete sempre ingannare Satana con la prudenza della vostra mansuetudine» [D.d.C. – I/32-6].

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Cap. 19

 

Gli ultimi atti della vita di Gesù

 

Dopo 24 anni di fedele servizio, alla morte di Lorber il lunghissimo racconto dei tre anni di insegnamenti di Gesù presentato come ‘Il Grande Vangelo di Giovanni’ non era ancora terminato. Racconto che proseguì con Leopold Engel, con un ultimo undicesimo volume. Che fosse la stessa ‘voce’ del Signore, come in Lorber, a manifestarsi, lo si può stabilire con questi ultimi due punti citati.

 

*

L’obbedienza filiale di Gesù

(parla Gesù): «Io invece lasciai la casa e Me ne andai da solo sulla cima del monte degli Ulivi, dal quale si godeva un’ampia veduta su Gerusalemme e su tutti i dintorni. Qui la Divinità in Me si separò dal Figlio dell’uomo Gesù e Gli parlò: “Vedi qui dinanzi a te sta la città della tua sofferenza, sofferenza che avrà inizio nei prossimi giorni, quando prenderai volontariamente su di te il giogo che dovrà servire per la redenzione dell’intera umanità! Tu, nel tuo corpo terreno separato da Me, sei un uomo come ciascun altro. Ti sei sforzato di destare lo Spirito in te, il quale è la pienezza della Divinità stessa. Sacrificando la tua volontà, hai lasciato crescere la Volontà dell’Onnipotenza in te. Adesso però dipende dalla tua volontà, quale uomo stesso, assumere l’ultima e più grave opera. Perciò ti chiedo: vuoi tu, quale Mio Figlio, sorgere nel Padre, eseguendo tutto ciò che Egli ti ordina di fare? Oppure vuoi tu, quale Figlio dell’uomo, appartenere soltanto a questa umanità e restare unicamente di questo mondo? Tu puoi essere un sovrano del mondo e restare un liberatore dello stesso, ma puoi essere anche una guida che indirizza verso di Me, che conduce nel più intimo del Cuore di Dio, trapassando completamente in Me e diventando con ciò un Sovrano della Vita per tutte le eternità. Puoi essere un intercessore dell’umanità in quanto costituita da esseri che, creati dalla Mia Potenza, sono usciti e dovranno ritornare al Cuore del Padre, – ma puoi anche essere un intercessore dell’Amore, quell’Amore che ordina alla Sapienza di trasformare la Sua Giustizia in Misericordia. E così, dunque, ora scegli, dato che ti sta dinanzi agli occhi quello che accadrà del tuo corpo, se vuoi percorrere la via che passa accanto a Me, oppure la Via che conduce in Me, poiché l’ultima decisione è giunta!”. – Allora l’anima di Gesù, il Figlio dell’uomo, disse: “Padre, la Tua Volontà è sempre la mia, e avvenga, solamente ciò che Tu vuoi; poiché, quello che la Terra può darmi ed è diventato, lo è solo attraverso di Te! Io invece voglio andare per la via diritta e ricevere solo dalla Tua mano quanto mi deve accadere, e quindi voglio obbedire sempre ed unicamente alla Tua Volontà!”. – A questo punto la Divinità disse nel cuore del Figlio dell’uomo: “Ancora una volta Io ti farò la stessa domanda di oggi, e se tu darai ancora la stessa risposta, allora che sia compiuta la tua volontà! Adesso però vedi quello che ti offrirà il mondo!”. In silenziosa orazione, prima del levar del Sole, il Figlio si recò giù nell’abitazione di Lazzaro, senza che qualcuno si fosse accorto di ciò» [G.V.G. – XI/65].

 

*

La morte del Signore

«Ma cosa successe poi, mentre il corpo giaceva nella tomba? E quale fu dunque la vera e propria stringente ragione della Mia morte? A tale riguardo seguirà ora una breve, ma chiara spiegazione. E così ascoltate. – Già in precedenza è stato chiarito varie volte che Adamo, quale primo uomo di questa Terra – nel senso della piena libertà dello spirito – era stato creato allo scopo di costituire una forma fuor dalla quale la materia avrebbe potuto essere ricondotta nuovamente alla libera vita spirituale. Nondimeno, a questo scopo era necessario anzitutto il superamento della materia stessa, vale a dire che attraverso la libera decisione doveva essere creata una condizione che, da un lato, presentasse la vittoria su tutte le note basse caratteristiche – come le passioni, le brame e le inclinazioni terrene – per rendere possibile, dall’altro lato, una libera ascesa alla purissima vita spirituale. E’ già stato detto abbastanza spesso che l’anima umana è costituita da piccolissimi elementi. Tali elementi crescono e si sviluppano (raggiungendo) sfere di consapevolezza sempre più elevate, finché pervengono alla forma dell’uomo. Tale forma non è più passibile di un’ulteriore sviluppo nel suo aspetto prettamente terreno, mentre può svilupparsi ulteriormente riguardo all’anima. Dunque, nell’uomo si incontrano due principi: la fine della vita materiale, intesa come massimo sviluppo dell’autoconsapevolezza, e l’inizio di una vita animica, avendo conseguito il massimo perfezionamento nella sua forma immutabile. Per questo, l’uomo nella vita terrena viene a trovarsi come sulla lama di un rasoio, e non può chiudersi alla consapevolezza di vivere, in quanto egli è la prova di se stesso. E tuttavia non può avere nessuna idea di essere giunto alla soglia di una vita spirituale che inizia ora nell’immutabile forma umana permanente. In altre parole: dopo aver attraversato molte trasformazioni corporali che come traguardo si ponevano la figura umana, questa adesso rimane intatta nel suo aspetto generale, mentre ora inizia una trasformazione animica che, come traguardo, ha l’avvicinarsi sempre più allo Spirito stesso di Dio e l’entrare in comunione con Lui. – Ebbene, chi è in grado di riflettere, rifletta! Che cosa può accadere se questo passaggio non viene mediato? Qui, infatti, materia e spirito stanno nettamente l’uno di fronte all’altro. Essi, sebbene si affinino reciprocamente sempre di più, non possono però – in quanto polarità –arrivare mai a toccarsi. Qui si deve comunque indicare una via, si deve gettare un ponte sul quale sia possibile passare dalla materia allo spirito; e questa via deve essere un esempio che chiunque sia in grado di seguire. Se questa via non fosse trovata, vale a dire se un uomo non la percorresse, diventerebbe impossibile uscire dalla materia e pervenire a una libera vita spirituale. Perciò, il desiderio della stessa Divinità deve essere quello di attirare a Sé anche le Sue creature che aveva costretto nel cammino della materia – per Amore e per la loro salvezza – cioè riattirarle dopo che queste ne hanno raggiunto il confine, a partire dal quale è possibile la via spirituale, e condurle così alla relazione tra Padre e figlio. Adamo doveva costruire in sé questo ponte, e gli sarebbe stato effettivamente molto facile, essendo allora gli allettamenti della materia molto esigui al paragone di adesso. Gli occorreva solo la vittoria su se stesso: l’ubbidienza! E così sarebbe stato gettato ‘il ponte’, e in lui la vita spirituale avrebbe potuto destarsi floridamente. Infatti, l’ubbidienza a Dio, per un uomo che altrimenti è esente da qualsiasi peccato, è l’unico mezzo di prova. Solo dalla disubbidienza seguono da sé tutte le altre trasgressioni, come chiunque può osservare facilmente nei bambini. Ora Adamo cadde, e con ciò avvenne un arretramento nella materia, vale a dire in quella Polarità che può tanto allontanarsi da Dio quanto è in grado di salire a Dio stesso a sempre più elevate beatitudini. Con questa caduta, però, era entrato nel mondo il peccato per il motivo che Dio non crea mai un’opera per distruggerla di nuovo; al contrario, allorché la via è creata, si continua a seguirla, si cerca per così dire di correggerla. Infatti, la divina Sapienza considera a priori le conseguenze di una mancata riuscita. Trattandosi però di creare creature libere, non macchine spirituali, allora la sola e unica via adatta è quella dello sviluppo autonomo nell’uomo. Invece il costituirsi del genere umano in popoli portò come conseguenza tutti i peccati, che ora sussistono in lunga serie, facendolo cadere sempre più in basso, poiché ormai sussisteva il loro inizio, vale a dire la disobbedienza. Questo significa che se Adamo non fosse stato disubbidiente, nessuno dei suoi discendenti lo sarebbe stato, perché egli allora avrebbe annientato in sé un seme che non avrebbe più potuto essere continuamente ereditato in seguito. Così invece fecondò questo seme, e nei suoi discendenti crebbe fino a diventare un albero che, attraverso il suo fitto fogliame, ormai lascia a mala pena penetrare la luce del Sole. Spesse volte da parte di anime particolarmente forti fu tentato di fare una breccia in questo fogliame, per lasciarvi passare lo splendore del Sole, e a seconda di come ciò sia riuscito anche a singole parti del fogliame, l’umanità possedette antichissime religioni. Non riuscì però a queste anime forti di colpire il midollo dell’albero, di spezzarne la corona, così che questo albero possente fosse costretto a morire. E precisamente questo non riuscì a loro perché essi stessi nella vita terrena non erano senza colpa, anzi gustarono il mondo prima ancora di provare la sete di verità, la sete di conoscere Dio. Il mondo ebbe per loro un gusto insipido, e solo allora cercarono qualcosa di meglio. Le prime religioni indiane sono le più antiche conosciute da voi, mentre la più antica, nella sua autentica Dottrina, fu la prima religione egiziana, ma la sua conoscenza è andata perduta. Tutti questi insegnanti furono quelle anime forti che trapassarono per se stessi il tetto di foglie e indicarono la via. Essi hanno descritto e detto ‘anche’ cose vere e autentiche; tuttavia al loro tempo non poterono scrivere in modo diverso, e quindi molto di quanto da loro scritto, che nel contesto delle cose è facilmente spiegabile, attualmente non è più valido. A tale riguardo valga ora quanto segue: – Prima di rivestirsi di carne (quale Gesù), Dio era impersonale. Ecco perché nessuno poteva pervenire alla Sua contemplazione, ma solo alla percezione della Sua Essenza che, in senso naturale, poteva rendersi visibile unicamente come Luce, essendo Dio in Se stesso pura Luce emanante i suoi raggi. Tuttavia, dove c’è Luce, questa è anche dappertutto; essa inonda tutto e vivifica tutto. Ora però l’impersonalità di Dio implica non un punto di irradiazione come da un sole, ma un mare di luce in cui non vi è concentrazione. Coloro dunque che si elevarono spiritualmente fino all’Essenza divina, non potevano percepire l’Essere divino, se non come un vivere nella luce, il librare e il quietarsi nella luce, il congiungersi con la luce senza altri desideri. Ebbene, quando l’uomo Gesù divenne la personificazione di Dio, per colui che gli si avvicinò la percezione della Divinità fu completamente diversa: fu semplicemente l’avvicinarsi di un uomo all’altro. E così gli antichi veggenti ebbero ragione; quelli più recenti che vissero dopo di Me hanno avuto ugualmente ragione. Dopo la caduta di Lucifero, quando fece la sua comparsa il mondo materiale, fu creato comunque il Sole spirituale come sede della Divinità; ma nonostante tutto tale Sole non è da intendersi come un’unica concentrazione. La luce, nel mondo spirituale, era ovunque e, prima della Mia vita terrena, questo Sole spirituale non poteva diventare visibile per l’uomo corporale finché la sua anima era ancora legata al suo corpo. La visibilità del Sole spirituale era il coronamento della fede degli esseri spirituali; infatti, solo per loro esso era visibile. Adesso invece lo è anche all’uomo che crede in Me, non appena a lui viene aperto l’occhio spirituale, perché l’Uomo-Gesù può, in qualunque momento, svelare anche l’intero Suo Regno a tutti quelli che credono in Lui. – Si domanda ancora: “Perché nelle antiche religioni si trovano gli identici tratti fondamentali?”. Per colui che ha compreso queste rivelazioni, dovrebbe solo meravigliarsi se così non fosse, poiché se queste antiche religioni sono state i precursori della Dottrina del Figlio dell’uomo e di Dio, allora devono anche contenere le linee fondamentali di quest’ultima, e non possono contenere niente di diverso da essa. Che anche la vita dei singoli maestri che sorsero, contenga delle somiglianze con quella Mia, ciò si fonda sulla stessa ragione. Se l’antica religione egiziana nei suoi tratti fondamentali primordiali – che attraverso i culti divini che seguirono più tardi sono pervenuti al tempo attuale soltanto confusamente – fosse interamente conosciuta, si direbbe: “La religione cristiana è stata tratta da quella antica egiziana perché queste due religioni si somigliano davvero molto, soprattutto se le essenzialità di Osiride, di Iside e di Horus fossero conosciute precisamente nel loro senso originario!”. – Ma in che senso dunque Io riuscii non solo a penetrare il tetto di foglie ma riuscii anche a spezzare l’albero del peccato? Anzitutto ognuno abbia chiaro una volta per tutte cosa vuol dire ‘peccare’! Qualcuno se la sbrigherà presto con la risposta e dirà: “Peccato è tutto ciò che contravviene alla Volontà di Dio!”. – Questo è esatto; ma cos’è dunque la Volontà di Dio, e come la riconosce l’uomo che non crede nemmeno in Dio e molto meno riconosce la Sua Volontà? – In questo caso, conviene giudicare la questione dal punto di vista della vita umana. Nessuno può peccare contro Dio se non Lo ha riconosciuto. Tanto poco qualcuno si adirerà con un cieco che afferma che non c’è la luce solo perché lui non la vede, altrettanto poco, Dio bollerà colui che non Lo riconosce per ottusità. Di certo un cieco può però offendere il suo vicino o chiunque altro, che certamente non vede, tuttavia lo sente, percependolo, e di cui può godere dei diretti tangibili vantaggi, offendendolo, quando gli si oppone in qualche modo. Egli può peccare contro il suo amore, poiché nonostante la cecità, non può chiudersi alla violenza della natura. Allo stesso modo è con il cieco spirituale, il quale può benissimo contravvenire al comandamento dell’amore del prossimo anche se non riconosce Dio. Che l’amore per il prossimo sia la Via che conduce all’amore di Dio, questo è già stato spiegato varie volte. Dato dunque che l’uomo Gesù adempì questo comandamento fin nei minimi particolari, e precisamente fin dalla giovinezza, così anche l’Amore di Dio crebbe in Lui, al punto che Egli infine poté sorgere in esso. Il peccato non ebbe alcun potere su di Lui, poiché Egli si adoperò per arrivare, dalla iniziale via visibile dell’amore verso il prossimo che si rende manifesto attraverso le opere esteriori, alla Via interiore, invisibile, nell’amore per Dio. Dio aveva dato ad Adamo un comandamento, e cioè ‘incondizionata ubbidienza’. Egli non la osservò e cadde. L’uomo Gesù, per amore verso Dio, si diede volontariamente il comandamento di non fare nulla senza la Volontà del Padre, e così divenne il luminoso esempio da imitare. Egli conseguì dunque in Sé il gradino che Adamo non aveva raggiunto, e riconciliò dunque in Sé la Divinità che era stata lesa nella Sua Santità attraverso la non osservanza del comandamento. La Sapienza diede il comandamento; la Volontà, la Forza, richiesero l’adempimento; l’Amore trovò la via nell’uomo Gesù per adempiere le condizioni che erano necessarie per riportare il precedente stato di beatitudine per tutte le creature. Ma nel fatto che ora questa via è aperta, che conduce direttamente a Dio, e nel fatto che questa via fu percorsa da Gesù, Figlio degli uomini, il quale con ciò divenne Figlio di Dio, sta la redenzione. La morte di Gesù fu il suggello dell’obbedienza incondizionata. Essa non sarebbe stata necessaria, ma poiché l’umanità nella sua illimitata libertà di volere la richiese per ispirazione di Lucifero, allora Gesù si sottopose anche a questa richiesta e morì fisicamente. Il decadere da un peccato nell’altro genera un indurimento sempre maggiore dell’anima; per esprimere questo stato si usa l’espressione “cuori impietriti”. La distanza a cui poi questo può portare, è immensa. La materia e la brama esteriore crescono sempre più e, com’è naturale, con ciò va svanendo sempre più la consapevolezza di un qualsiasi centro spirituale animico dell’essere. Quest’indurimento conduce infine ad una condizione bestiale che non conosce null’altro, all’infuori del sostentamento e della riproduzione, senza alcuna libertà spirituale interiore. La redenzione da un simile stato viene offerta solo da una Dottrina spirituale pura che conduce soltanto verso la consapevolezza morale della dignità umana, e questa Dottrina fu data con una concisione che non da’ adito a fraintendimenti e con la maggior chiarezza possibile. L’osservanza di questa Dottrina spezza le catene della materia, scioglie i legami delle avidità terrene di piaceri e conduce infine i desideri e le brame materiali ad uno stato di purissimo sentimento quale conoscenza del male, ma non più per fare il male, poiché il proprio ‘io’ va riducendosi sempre di più, mentre in caso contrario questo io (egoismo) si sviluppa sempre più. Quanto più diminuisce, tanto più si scioglie (si ammorbidisce) la catena materiale, per finire col non essere più percepita come catena. L’albero del peccato fu e poté essere dunque spezzato soltanto ad opera di Gesù, poiché Egli racchiudeva in Sé, appunto, lo Spirito di Dio che aveva già dato ad Adamo il comandamento, senza che questi lo adempisse. – Ora si dirà: ma dove sta poi la prova che le cose siano andate così, e cioè che i precedenti insegnanti non abbiano compiuto questo? Infatti, quello che è detto qui si sottrae all’occhio umano ed è un processo interiore sul quale nessun altro può riferire se non appunto lo stesso Gesù. Invece il processo esteriore, ovvero l’apparire di un eccellente insegnante, con la sua condotta e i suoi buoni insegnamenti, si è già manifestato parecchie volte. Come mai ora qui (con Gesù) l’albero del peccato è realmente spezzato, mentre là (con i vari insegnanti) si è solo aperto un varco nel tetto di foglie? Il fatto è che l’effetto esteriore nel mondo lo si avverte poco, poiché il peccato fiorisce attualmente come non mai, e altri segni che non siano esteriori, l’umanità non può certo giudicarli! Sì, ciò sembra essere già a prima vista così, ma, osservato più da vicino, tuttavia non lo è! Chiunque s’incammina per la via interiore, si accorgerà presto di come egli in verità è costituito. A questo riguardo l’apparenza esteriore non significa nulla, poiché questa è una noce vuota. Chi invece non vuole incamminarsi per la via interiore, costui è altrettanto difficile convincerlo, ovvero è altrettanto difficile prospettargli anche solo un quadro di questa via, quanto è impossibile dare ad un cieco un concetto dei colori. Quello che qui decide, è solo il risultato. La via eccola qua, camminate su di essa, poi giudicate! Senza di Me nessuno può pervenire al Padre, e senza la fede in Gesù nessun sapiente ha mai percepito l’onnipotente Essenza divina quale Sorgente originaria di ogni amore che possa presentarsi personalmente. Solo in Gesù, l’Impersonale si fa Personale, e questa unificazione dei due aspetti in forma umana, rende possibile l’avvicinarsi della creatura al Creatore, comporta lo sciogliersi della materia nello spirito, attiva il percorso a ritroso della sequenza di peccati commessi, superando il muro divisorio tra materia e spirito, due punti che, altrimenti, non potrebbero toccarsi. E il Ponte che rende tutto ciò possibile, è la Vita di Gesù. – Sorge dunque ora la domanda: “Fin dove poterono arrivare le anime dei trapassati prima della morte del Figlio dell’uomo?”. Esse, a seconda di come avessero osservato una data dottrina dei molti insegnanti sorti già prima, potevano naturalmente pervenire in sé al riconoscimento e anche alla beatitudine, naturalmente però non alla contemplazione della Divinità personificata. Questo, invece, avvenne per la prima volta nel tempo in cui il corpo di Cristo giacque nella tomba. Il corpo prettamente terreno giaceva là, mentre l’Anima, con lo Spirito di Dio contenuto in essa, passò nell’aldilà, e là a tutti Si mostrò come Colui che Egli è ed era. Riguardo a questo, qui non si possono dare che degli accenni. Più tardi, però, anche il procedimento preciso dovrà essere reso noto. Con questo rivelare Se stesso nel mondo degli spiriti, sorse la costruzione del popolo della Nuova Gerusalemme, quale Città di Dio, ed essa sussisterà in eterno» [G.V.G. – XI/75].

 

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Cap. 20

 

Come diventare figli di Dio

 

Per concludere questi brevi accenni alla grande opera ‘la Nuova Rivelazione’ comunicata a Lorber, desideriamo invitare quanti si riconosceranno nelle brevi citazioni in questa raccolta affinché si adoperino per una ricerca più approfondita del rapporto diretto con Dio, tramite il riconoscimento della Sua incarnazione nell’Uomo-Gesù, e a comportarsi di conseguenza in ogni occasione della propria vita per crescere nella vera fede e nell’amore per il prossimo, così come aveva ben capito Paolo che lo aveva espresso a chiare lettere nella sua ‘Lettera alla comunità di Laodicea’, lettera che però non fu presa in considerazione dalla Chiesa nascente a seguito del primo Concilio. Questa, grazie a Lorber, ci è stata ridonata, e si conclude con il seguente capitolo:

«(parla Gesù): “Evitate la menzogna, perché essa è la più prossima discendente di Satana!”. Quante volte ancora vorreste uccidere Cristo, Lui, il solo Vivente in eterno che con la Sua gloriosa risurrezione ci ha destati tutti a suo tempo dalla morte alla Vita eterna? Io, Paolo, però vi dico: “Andate e distruggete il tempio, cancellate dai calendari il giorno di festa prescrittovi, scacciate il falso vescovo e i suoi servitori che, al pari di quelli di Gerusalemme, vogliono ingrassarsi col lavoro delle vostre mani, e si sono fatti un grande scrigno di ferro per riporvi i vostri risparmi in oro e in argento, e distruggete col fuoco gli abiti fregiati che ora sono un orrore dinanzi a Dio, e in tal modo renderete già un servizio ben più gradito al Signore, che non se vi abbandonaste per mille anni alla mortificazione in un tale tempio! Se però volete aver proprio tra di voi una casa che sia realmente gradita a Dio, edificate allora ospedali per ammalati, per zoppi, per appestati, per storpi, per ciechi e per muti, una casa per povere vedove e orfani, e una per stranieri colpiti da sventure, senza eccezione, non importa chi siano! Accogliete questi con gioia, siate pietosi e dividete con loro, rendendoli compartecipi di tutta la vostra benedizione, come il nostro Signore Gesù Cristo ha fatto a noi due volte, allorché Egli saziò migliaia di affamati con la pienezza della Sua benedizione; in tal modo renderete a Lui, l’unico Santo, un servizio veramente gradito per la vostra santificazione. Infatti, Egli stesso ha parlato così, dicendo: “Ciò che farete al più piccolo tra questi poveri, l’avrete fatto a Me!”. Se Egli, dunque, ha più volte espresso assai chiaramente quale sia per Lui il servizio più gradito, perché scegliete quello che è per Lui un abominio, un odore nauseante e una pestilenza? Invece a Dio, il Signore in Cristo, il solo gradito tempio vivente è un cuore pieno d’amore, e questo Egli lo preferisce a un mondo pieno di templi di Salomone che sono tutti morti, mentre il cuore è vivente e può amare Dio e tutti i fratelli! Riedificate dunque questo tempio in voi spiritualmente, e in esso, in ogni tempo, fate vivente sacrificio al Signore! Non il tempio, non le cerimonie, non il sacerdote e non il vescovo, nemmeno Paolo né i suoi discepoli; non il giudeo, non il greco, né la giudaica circoncisione del prepuzio, nemmeno il tempio di Salomone, così pure nemmeno il non greco, né lo sciita, né il pagano, né il libero, né lo schiavo, neppure il sabato, né il novilunio, nemmeno il giubileo sono qualcosa per Dio, bensì Cristo soltanto è Tutto in tutto! Tenetevi dunque fermi soltanto a Cristo, quali eletti di Dio, quali Suoi santi e Suoi diletti, con la vivente fede, con l’amore, con la misericordia affettuosa verso i vostri fratelli, con l’amicizia, con la dolcezza, con l’umiltà, con la mansuetudine e con ogni pazienza. In tutto ciò tolleratevi l’un l’altro e perdonatevi reciprocamente di cuore quello che uno ha contro l’altro; e come voi perdonerete, così pure io vi perdonerò, e vi perdonerà il Signore! Non muovete querela l’uno contro l’altro come fanno i pagani che hanno appositi tribunali, ma siate invece trattabili e vicendevolmente tolleranti, e accomodate nel vostro cuore le divergenze; in questo modo, di fronte al Signore vi comporterete meglio che non osservando nel modo più scrupoloso tutti i precetti di Mosè, i quali sono difficili da tenersi a mente e più difficili ancora da osservare, poiché il Signore non trova compiacimento nei precetti di Mosè, ma solamente in un cuore puro che ami veramente Dio e i fratelli. E quindi, a ogni altra cosa preferite l’amore, perché esso solo ha valore presso il Signore, e in esso soltanto si compendia in modo vero e pienamente giusto ogni compimento e ogni perfezione! Nell’amore e mediante l’amore regni nei vostri cuori la vera e perfetta Pace di Dio, nella quale e alla quale soltanto voi siete tutti chiamati in un Corpo, in Cristo il Signore; e quando Lo ringraziate, ringraziateLo di ciò, sempre ed eternamente, in spirito e in verità, ma non Lo ringraziate in un tempio morto, che non è nulla dinanzi a Dio, il Signore e Datore della Vita che guarda solamente al cuore e alla sua pace! Fate che la vivificante parola di Cristo dimori abbondantemente tra di voi in tutto l’amore e nella vera perfetta sapienza che da Lui proviene! Istruitevi e ammonitevi, ed edificatevi reciprocamente con ogni sorta di cose e considerazioni elevate e spirituali, con salmi d’amore ed altri inni di lode e amorevoli canti spirituali, ma cantate col cuore, senza fare un vuoto rumore con le labbra; in tal modo vi renderete più graditi al Signore che non i farisei, o i giudei o i pagani col loro vano vociare che dà molto da fare alle loro labbra a causa dell’oro, mentre i loro cuori sono più freddi del ghiaccio! Tutto quello che volete fare, sia con le parole che con le opere, fatelo nel Nome del nostro Signore Gesù Cristo, e ringraziate di ogni cosa Dio Padre per mezzo Suo, poiché Egli è il Mediatore tra Dio e noi, e nel Suo Cuore dimora la pienezza del Padre! E pure voi, o donne di Laodicea, ascoltate: il Signore, nostro Dio dall’eternità, vuole che voi siate perfettamente sottomesse ai vostri uomini in Cristo, il Signore, poiché nell’uomo voi avete il capo di Cristo..E voi uomini, amate le vostre donne nell’adeguata misura, e non comportatevi duramente con loro, ma nemmeno amatele eccessivamente, affinché a causa loro non dimentichiate il Signore, poiché l’amore per il Signore deve essere libero, così come se voi non aveste moglie. E voi fanciulli obbedite completamente ai vostri genitori in tutte le cose che non sono contrarie a Cristo, poiché tale è la Sua Volontà, e questo sarà a Lui gradito. Voi genitori, invece, non amareggiate l’animo dei vostri figli con aspre parole e maltrattamenti, affinché non provino timore di voi e non divengano poi vili adulatori e ipocriti, poiché uno che è apertamente ostinato potete renderlo mansueto con l’amore, mentre un ipocrita e adulatore diventa incorreggibile. Non tralasciate la preghiera e pregate continuamente con gratitudine, non però con le labbra, bensì in spirito e in verità con tutta la semplicità del vostro cuore, e con vera devozione nell’amore per Cristo il Signore! Semplice e saggio sia il comportamento dinanzi e verso ognuno, anche verso coloro che sono stranieri, verso i giudei e i pagani! Non dovete giudicare nessuno, sia uno sciita, un pagano, un giudeo, un greco oppure un non greco, ma sappiate adattarvi saggiamente secondo i tempi e le circostanze! Le vostre parole verso ciascuno siano sempre condite d’amore, e siano piene del sale della vera Sapienza emanante da Dio. Quando parlate con qualcuno, attingete sempre a tale Sapienza, affinché l’altro apprenda quanto differisce la Sapienza divina da quella dei savi del mondo. Però, amati fratelli, in ogni tempo sia solo questa una vera cerimonia tra di voi, e precisamente: che rendiate onore in spirito e in verità a Dio, il Padre nel Figlio, amandoLo in ogni tempo sopra ogni cosa in Suo Figlio, Colui che è morto sulla croce per Amore di noi tutti, per ridonarci la figliolanza di Dio che i nostri padri, da Adamo in poi, l’hanno sempre demeritata» [L.c.L. – cap.3].

 

 

 


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I 10 punti che spiegano in sintesi

La Nuova Rivelazione

 

Parlare della Nuova Rivelazione significherebbe riferirsi ad un Opera monumentale, costituita da ben 36 volumi di circa 14.000 pagine complessive; quindi ci sembra essenziale solo accennare al suo contenuto. In sintesi si può dire che essa si può dividere in tre parti fondamentali:

la prima parte: più importante, riguarda il messaggio di salvezza e d’amore rivolto all’uomo di ogni tempo che vive lontano da Dio e dai valori di fratellanza, la cui causa principale è il suo vivere completamente immerso nella vita materiale. Tale messaggio di salvezza si riallaccia direttamente ai Vangeli, mettendo in luce tutti quegli aspetti che, al tempo di Gesù, dovettero restare oscuri, per lasciare a quel tempo solo il germe iniziale della Dottrina al fine di conservarla nei secoli.

la seconda parte: riferisce di straordinarie conoscenze scientifiche: fisica atomica, antropologia, astronomia, astrofisica, cose che la scienza moderna ha scoperto solo negli ultimi decenni per confermarle. Questa parte scientifica fu la meno compresa dallo stesso scrivano Lorber, né lo fu dai suoi amici del tempo, in quanto allora le conoscenze scientifiche non potevano permettere di essere comprese.

la terza parte: è quella delle profezie: vengono annunciate catastrofi di immane portata che si sarebbero abbattute sull’umanità proprio nella nostra epoca; e queste catastrofi rappresenterebbero un periodo di purificazione con milioni di persone che morirebbero per indigenza, inondazioni, terremoti o epidemie. Viene descritto tutto quello che già stiamo vivendo: inflazione, disoccupazione, carestie, distruzione dell’ambiente naturale, inquinamento dei mari, dei fiumi e di tutte le acque, inquinamento dell’aria e dell’atmosfera e la nascita di malattie dovute allo stesso inquinamento. E tutti questi segni saranno determinati dall’umanità stessa a causa dell’ateismo e materialismo imperanti.

Inoltre, per quanto riguarda il contenuto nella Nuova Rivelazione, esso può, a sua volta, essere rappresentato in dieci punti fondamentali che riassumono l’origine e il fine della Creazione

 [tratto da un commento della casa editrice tedesca

 Lorber Verlag – Bietingheim – D]

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1° punto: L’essenza del mondo

Non esiste nessuna sostanza materiale vera e propria. Tutto è energia, cioè Forza dello Spirito di Dio, articolata in piccolissime particelle o sostanze primordiali esistenti per volontà divina e costituitesi quali Pensieri originari pieni della Sua eterna Potenza, seguendo l’impulso del Suo Amore e chiamati ad una libera esistenza (le cosiddette scintille primordiali di vita). Anche l’atomo sostanziale, da lungo tempo ritenuto l’unità più piccola, è un universo vivente in scala infinitesimale fatto di innumerevoli particelle fondamentali. Di tali particelle – che non sono altro che Pensieri di Dio nella loro inesauribile pienezza di eternità in eternità – è composto tutto ciò che appare nell’universo materiale e nei Cieli spirituali.

 

2° punto: L’Essenza di Dio

Dio è Spirito eterno e infinito, è la Forza ed è il fondamento primordiale di tutti gli esseri. I Suoi massimi attributi sono Amore, Sapienza e Volontà. Il Suo Santo Spirito riempie tutto lo spazio infinito. Il Signore ha – nelle profondità del Suo paterno cuore – un Centro di Forza dal quale fluiscono, come da un sole, pensieri e forze di volontà nella Creazione, e dopo un grande circolo di completamento vitale, ritornano a Lui, così come un raggio di luce che – propagato da una fonte – ritorna dopo essere stato riflesso. In questo Centro di Forza primordiale, tutta la Creazione, vista dal Creatore, è sostanzialmente formata nella più alta di tutte le forme di vita: come un perfetto uomo-spirito immenso (ricordiamo le parole della Bibbia: “Dio creò l’uomo a Sua immagine!”). In questo Centro di Forza primordiale, lo Spirito di Dio è eternamente attivo nell’azione creativa. L’intera Creazione visibile/materiale e invisibile/spirituale rappresenta un enorme processo di sviluppo e perfezionamento dei Pensieri e delle Idee divine. Essa si attua in enormi periodi di tempo interrotti da periodi di riposo (“giorni della Creazione”, ovvero, nella espressione: “…di eternità in eternità”).

 

3° punto: La Creazione spirituale primordiale(prima fase)

La Creazione materiale a noi visibile procedette da Creazioni spirituali primordiali. Dio creò in tali Creazioni dei grandi esseri spirituali originari a Sua immagine, formati da scintille di Vita primordiale che, per così dire, sono come fuoruscite da Lui stesso (arcangeli primordiali), capaci di chiamare all’esistenza altri esseri spirituali simili a loro. Così ebbero origine legioni di grandi esseri spirituali (angeli) che dovevano lasciarsi educare al perfezionamento della Vita interiore, simile a quella di Dio, per mezzo del Comandamento dell’Ordine dell’amore per Dio e per il prossimo.

Una parte di questi esseri primordiali, principalmente quelli chiamati all’esistenza dal primo spirito (Lucifero), allettati dalle sue idee di potenza, a causa della libera volontà caddero però in uno sconfinato amor proprio e, di conseguenza, dispotico. Ma poiché, secondo l’eterno Ordine, i flussi di vita di Dio non potevano dare alimento eterno a coloro che si erano allontanati da Lui, essi esaurendosi, si irrigidirono e si addensarono in masse senza via d’uscita. Si crearono così nello spazio della Creazione, tramite l’addensamento, delle essenze primordiali eteriche-spirituali (cristallizazione o materializzazione animica), cioè le nebbie primordiali della materia.

 

4° punto: La Creazione sostanziale-materiale(seconda fase)

Domanda: “In tale stato, dovevano gli esseri primordiali caduti rimanere eternamente in balia del loro giudizio, oppure dovevano essere ancora ricondotti al perfezionamento nel santo Ordine di vita di Dio?”.

Il divino Amore ebbe pietà degli esseri spirituali caduti! Per mezzo degli spiriti angelici rimasti fedeli, il Creatore realizzò, dalle nebbie primordiali-sostanziali, riordinandole e rivitalizzandole, la necessaria creazione di un universo materiale, rappresentante nella sua interezza il “Figlio Perduto”, nel quale all’interno della materia vennero incarcerate le particelle animiche degli spiriti primordiali caduti. Così Dio diede inizio al lungo cammino di recupero di tali esseri caduti e imprigionati, e promise loro la salvezza e lo scioglimento dai duri lacci della materia.

 

5° punto: Lo scopo della vita naturale(terza fase)

Le particelle luciferine della materia che si erano irrigidite, vengono da allora sempre più ammorbidite su tutte le costellazioni degli Ammassi planetari/stellari e galattici con l’Opera divina. Quelle che si liberano vengono guidate invisibilmente dagli angeli in sempre nuove scuole spirituali di purificazione secondo l’amorevole Piano di salvezza divino unite in unioni o “anime sempre crescenti” nei tre regni del mondo della natura in forme di vita sempre più elevate attraverso il regno minerale, vegetale e animale. Su questa via di sviluppo spiritual-carnale, le ‘anime della natura’ vengono avviate alla costruzione e all’uso del loro rispettivo involucro vitale, e cominciano con questo a superare un po’ alla volta il loro egoismo contro il Divino, e a convertirsi all’Ordine celeste del servire e accettare la loro condizione, nel reciproco amore.

 

6° punto: L’uomo – meta finale di questo sviluppo (quarta fase)

L’anima umana, conglobando in sé tutti gli elementi spirituali purificati dai minerali, vegetali e animali, permette così alla materia luciferina – grazie all’influenza dello Spirito divino o Scintilla d’Amore che le viene instillata dopo la nascita nell’anima di un bambino – d’innalzarsi a Dio di propria volontà tramite la breve prova di libertà della vita terrena. Con l’adempimento volontario dei Comandamenti divini, l’uomo, quale meta della Creazione, deve continuare a sviluppare sempre di più le sue caratteristiche spirituali, fino a raggiungere la vera figliolanza di Dio, per poi alla fine, in tale meta, entrare nella vera libertà e beatitudine della vita eterna.

 

7° punto: L’essenza di Gesù Cristo

Quando la Creazione fu così matura da comprendere la più alta rivelazione dell’Amore divino, la Divinità, quale Padre, scelse la nostra Terra, apparentemente così insignificante, per l’Atto d’amore più grande della Sua Misericordia. Qui, dove il più interiore centro spirituale di Lucifero viene tenuto legato al centro materiale del nostro pianeta, Dio avvolse il Suo Centro di Forza primordiale umano-spirituale nelle vesti della materia (“…e la Parola divenne carne”). In Gesù Cristo, Dio stesso entrò nel regno umano, non soltanto per istruire questo, ma anche per lasciare i Suoi insegnamenti reali a tutti gli spiriti caduti e non caduti che dimorano nell’infinita Creazione. Egli stesso prese la veste della materia sul nostro pianeta, quale testimonianza più alta dell’Amore, per redimere tutti i caduti dal loro giudizio e ricondurre i purificati nuovamente nella casa del Padre (la parabola del ”Figliol prodigo” ne è l’esempio più eloquente). Con un tale Atto, l’invisibile incorporea Divinità prese corpo e ricucì l’abisso aperto con la ‘caduta’, gettando un ‘ponte’ per attraversarlo. Così diventò comprensibile la Sua triplice natura, ovvero diventano finalmente comprensibili le tre caratteristiche fondamentali della Sua Essenza:

– Dio Spirito, ovvero il Santo Centro della Forza primordiale, ovvero l’Amore originario che tutto crea e conserva, ma che rimarrà eternamente invisibile è “il Padre”.

– Dio Anima, cioè il Suo lato spiritualmente visibile, è la Luce infinita della Sapienza che tutto ordina ed organizza, in altre parole è “il Figlio” perché derivato e sottomesso al Padre.

– Dio Potenza che si diffonde nell’infinito, cioè la Sua Volontà che esegue ciò che il Suo Amore ha creato e la Sua Sapienza ha ordinato, è “lo Spirito Santo”.

 

8° punto: La Via di salvezza per la rinascita spirituale

Quale unica Via di salvezza per la perfezione e vita eterna in Dio, Gesù insegnava la Legge basilare di tutta la Creazione: “Ama Iddio sopra ogni cosa e il prossimo tuo come te stesso!”. Né appartenere ad una organizzazione religiosa, e quindi né affidarsi alle sue pratiche religiose bastano; essi sono solo dei mezzi ausiliari per la via della salvezza, mentre è soltanto il puro amore attivo vissuto nell’interiore la ragione primordiale di ogni esistenza. Se nell’uomo, con l’aiuto dello Spirito divino, diventa predominante il puro amore celeste, allora esso sfugge al giudizio della materia e raggiunge la rinascita spirituale. L’anima purificata, allora, si unisce completamente allo Spirito di Dio dimorante in lei e può finalmente diventare una vera ‘figlia’, cioè una ‘cosa sola’ con il suo Creatore e Padre celeste, e può partecipare eternamente alla pienezza delle Forze divine di vita ed azione.

 

9° punto: Continuazione dello sviluppo nell’aldilà

La maggior parte degli uomini della Terra, dopo la morte del corpo, entrano ancora incompleti nelle sfere animiche dell’aldilà. L’Amore divino, offrirà a tutti loro nuovi e infiniti luoghi di apprendimento, affinché tutti siano ricondotti alla perfezione, anche se spesso per vie ancora più difficili e penose che non qui sulla Terra. Infatti, il Piano divino di salvezza generale non conosce nessuna condanna eterna! Per le anime che si separano dal corpo ancora immature, nell’aldilà si troveranno in un mondo spirituale apparentemente materiale, cioè come in una specie di vita da sogno, cioè vivranno un’esperienza paradisiaca o infernale, a seconda del loro interiore, se buono o cattivo, ed esso resterà transitorio – anche se dovesse durare delle eternità – fino a che sarà utile alla loro crescita, e si trasformerà finché raggiungeranno la meta finale. “Cielo” e “inferno” non sono perciò dei luoghi, bensì condizioni interiori di sviluppo spirituale dell’anima. Solo delle anime fortemente egoiste e incapaci di crescere spiritualmente, dopo lunghi periodi di tempo subiranno un ulteriore giudizio e una ulteriore relegazione, ovvero uno smembramento dell’anima affinché le particelle animiche separate rifacciano il percorso originario sempre attraverso i tre regni minerale/vegetale/animale su di un qualunque pianeta e infine con una nuova reincarnazione come essere umano, o su altri pianeti, oppure talvolta anche sulla Terra.

 

10° punto: Un invito per raggiungere la meta della perfezione

Per tutte quelle anime che si sono lasciate purificare sulla Terra o nell’aldilà per puro amore per Dio e per il prossimo, proprio il loro amore li porterà a vivere sempre nuove beatificanti realtà. La loro visione spirituale e potere d’azione si estenderà in tre gradini celesti, corrispondenti alla purezza e forza del loro amore. Infatti, la beatitudine, in un crescendo senza fine dei perfezionati, consiste in una conoscenza sempre più profonda di Dio, in un amore sempre più grande per Lui e per tutte le Sue creature, come pure nella co-attività sempre più attiva nell’alta opera della Creazione, quale rivelazione di ogni essere e di ogni vita.

 

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Per concludere, già questi brevi accenni evidenziano che nella Nuova Rivelazione, che è rappresentata anche come l’immagine di una Città celeste che scende sulla Terra (come una nuova Gerusalemme), è presente una religione spirituale della massima ampiezza, uniformità e coerenza. Essa fornisce un maestoso insegnamento di vita di amore purissimo e della massima energia, in cui la Divinità – il Padre visibile per tutte le Sue creature in Gesù – ne forma la Pietra fondamentale.

Solo un minuzioso studio di tutte le opere dettate non soltanto a Jakob Lorber, ma anche ad altri numerosi mistici, rivelerà tutta la vastità e pienezza di un Insegnamento non umano, ma divino; e chiunque si accinge, con tutta la sua buona volontà, a capirne il senso per conoscere sempre più l’essenza del Padre – che è Amore – può trovare in quest’Opera la possibilità di accedere a quei doni celesti per i quali i migliori uomini di ogni generazione hanno intimamente lottato: trovare una sintesi tra l’Insegnamento del Redentore nella Bibbia e lo sviluppo del pensiero scientifico. 

Chi lo ha trovato non si lega più a nessun cristianesimo specifico o indipendente, e non si lega a nessuna professione di fede, in quanto il valore profondo della conoscenza trasfusa, con il suo ethos d’amore per Dio e per il prossimo, è in grado di riunire tutti gli uomini in un alto sentimento spirituale e comunità di vita come al tempo degli apostoli.

Che il Signore ci faccia raggiungere questo meraviglioso obiettivo.

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Le opere di J. Lorber

Un breve riassunto sul contenuto delle più importanti opere comunicate a Jakob Lorber:

-                      Il governo della Famiglia di Dio  (1840/1844): 3 volumi, oltre 1800 pagine. L’inizio del rapporto di Dio con gli uomini presenta la cronaca quotidiana della vita di Adamo ed Eva, dai loro primordi fino al Diluvio universale, tramite cui vengono comunicate conoscenze straordinarie su temi che da sempre sono oggetto di dibattito religioso, dall’essenza di Dio al peccato originale e al fratricidio di Caino, da Lucifero, che divenne Satana, ai patriarchi, fino al diluvio universale.

-                      Le dodici Ore  (1841): la decadenza storica dei vari popoli della Terra nel 1841, visto sotto l’aspetto materiale e spirituale. Le atrocità degli uomini non sono altro che l’apparente rappresentazione spirituale dell’immagine del Figlio perduto che si sta dissolvendo, ma l’Opera è anche un trattato semplicissimo sulla rappresentazione globale dell’immensa Creazione materiale e di quella immensa spirituale.

-                      Il Grande Tempo dei tempi  (1841): in quest’Opera in versi il Signore pone una domanda a diversi interlocutori: “Qual è il più grande atto d’amore compiuto dalla Divinità?”, ed essi, un ricercatore, un astronomo, un veggente, un sacerdote, un pio indulgente, un viandante, un innamorato di Dio, il popolo della Terra, la stessa Terra, il Sole, il Sole centrale della nostra galassia, il Sole centrale del nostro Globo involucro e gli angeli, rispondono ciascuno con una risposta diversa che evidenzia il loro grado di conoscenza ed amore per Dio. Nessuno però darà la risposta giusta, risposta che dovrà essere ricercata soltanto nell’ultimo interlocutore: Pathiel, uno spirito-fanciullo di sette anni.

-                      La Luna  (1841): il nostro satellite apparentemente privo di vita ha la principale funzione di raccogliere e distribuire il magnetismo terrestre; inoltre il suo fluido procura a chi è predisposto, l’effetto del sonnambulismo. Ma soprattutto il motivo spirituale della sua esistenza è quella di correggere le anime dei terrestri molto sensuali lì confinati, o sulla faccia rivolta alla Terra o incarnati negli abitanti lunari dall’altra parte.

-                      Saturno  (1841/1842): anche quest’opera è frutto di una domanda, e il dettato svela un mondo agli occhi del lettore, paradisiaco, e gli fa capire quanto amore c’è nel Creatore ad aver ideato le meraviglie più eccelse già nella creazione di un pianeta a noi vicino, dove la vita del regno vegetale, quello animale e la vita dei giganteschi abitanti è talmente meravigliosa, che la vita sulla nostra Terra sembra all’opposto quella di un inferno.

-                      La mosca  (1842): qui si scende in un particolare piccolo piccolo. Un insetto per noi nocivo è invece per il Creatore anch’essa un’opera di una utilità inconcepibile, un punto di raccolta della vita da Dio, e quindi indispensabile per il mantenimento della vita sulla Terra. Tramite le spiegazioni sulla sua essenza e costituzione, viene spiegato anche il carattere corpuscolare della luce.

-                      Il Grossglokner  (1842): è un monte dell’Austria. Cosa rappresentano i monti, e in particolare questo monte austriaco sulla Terra? Cosa racchiude? Come si è formato? Che rapporto ha con la sua esistenza spirituale nella Creazione? Oltre a numerose spiegazioni scientifiche sulle molteplici funzioni dei monti, essi stimolano le nostre condizioni interiori spirituali, Tutto è effetto dell’amore di Dio.

-                      Il Sole naturale  (1842): di che cosa è fatto? Perché la sua luce è così abbagliante? È abitato? Quanto è veramente grande? A che distanza è dalla Terra? Quale è la sua funzione nella Creazione? Tutte domande che nel testo troveranno la loro risposta, spiegazioni che confuteranno tutte le opinioni sulla sua costituzione, non essendo né un generatore di energia né di luce.

-                      Il Sole spirituale  (1842/1843): 2 volumi. È una profonda istruzione sull’aldilà. In uno scenario spirituale di straordinaria grandezza, oltre alla spiegazione dei 10 comandamenti ci viene mostrato come prosegue la vita oltre la morte, attraverso l’interiore mondo di dieci spiriti, fra cui gli apostoli Pietro, Marco, Giovanni e il veggente Swedenborg.

-                      Spiegazioni ai testi biblici  (1843-1844): è il proseguimento e conclusione dell’opera ‘Il Sole spirituale’. Ciascun dotto cerca di dare proprie spiegazioni agli insegnamenti del Vangelo, ma quali  quelle vere, spirituali? In questa guida il Signore dimostra come prendendo apparentemente a caso alcune frasi del Vangelo, in esse è racchiuso un significato spirituale che dovrebbe portare il credente sempre alla stessa massima: mettere subito in pratica ciò che si è letto!

-                      L’infanzia di Gesù o Vangelo di Giacomo  (1843/1844): è il libro scritto da Giacomo sull’infanzia di Gesù, andato perduto e ora dettato per essere messi a conoscenza di come visse a quel tempo la sacra famiglia e come fu allevato Gesù dalla sua nascita fino ai 12 anni di vita. Si scopre quindi il carattere estremamente amorevole dei vari personaggi, nonché gli insegnamenti del fanciullo Gesù in cui periodicamente affiorava la Divinità..

-                      Lettera di Paolo apostolo alla comunità di Laodicea  (1844): questa lettera andata perduta nel corso dei secoli, o volutamente nascosta, che era stata inviata da Paolo alla comunità di Laodicea e citata alla fine della lettera ai Colossesi, il Signore ce la ridà, affinché la sua importanza storica riacquisti il suo significato originario.

-                      Scambio di lettere fra Abgaro re di Edessa e Gesù  (1845): la meravigliosa storia di un re al tempo di Gesù e il suo amore per il Messia, il Salvatore, mai conosciuto. Una singolare testimonianza storica attraverso l’unico scambio epistolare di Gesù, tramite cui il vero amore consiste nell’amare il Signore senza averLo mai visto.

-                      La Terra  (1846/1847): il nostro pianeta spiegato sia sotto l’aspetto fisico esteriore con i suoi effetti sulla crosta terrestre, sia interiore nelle sue profondità, dove l’uomo non potrà mai comprendere né spiegarne l’essenza delle sue caratteristiche fisiche, quale un immenso animale. Scopriamo anche le cause di alcuni fenomeni inspiegabili come i terremoti, i vulcani, gli uragani, le trombe d’aria, le aurore boreali e come avviene la rotazione terrestre, oppure l’alta e bassa marea. Infine i rapporti tra il materiale e lo spirituale, la formazione dell’anima e dello spirito e i metodi divini attuati per creare anime sempre più complesse fino ad arrivare a quella di un uomo.

-                      Oltre la soglia (1847): è un testo che si occupa di presentare il momento del passaggio dall’aldiquà all’aldilà di dieci personaggi. Cosa succede al momento della morte? E subito dopo? Ciò viene insegnato per far comprendere che la nuova forma esteriore, la veste dell’anima e il successivo ambiente in cui si troverà, dipenderanno esclusivamente dal modo di vita trascorso sulla Terra.

-                      Il vescovo Martino  (1847/1848): è il percorso di vita di un vescovo veramente vissuto nel 1800, il quale subito dopo la morte si ritrova nel mondo dell’aldilà dove inizierà il cammino di purificazione attraverso avvenimenti quotidiani nella sua nuova vita da spirito. È anche un compendio su moltissimi insegnamenti del Vangelo messi in pratica grazie alla guida di Pietro e di Giovanni. Solo l’amore per il prossimo e per Signore lo farà avanzare fino a raggiungere lo stato di figlio di Dio e alla sua pienezza di vita beatifica.

-                      Dall’inferno al Cielo  (1848/1851): è la vita di un personaggio storico realmente vissuto Robert Blum, rivoluzionario e uomo politico tedesco che muore fucilato e si ritrova nell’aldilà ad affrontare il suo cammino di crescita, fino a riconoscere in Gesù il Salvatore, e a collaborare nella redenzione di altri spiriti trapassati composti da prostitute, adulteri, lussuriosi, orgogliosi, sapientoni, mentitori, politici, ricchi, poveri, rivoluzionari, soldati, ufficiali, generali, bigotti, monaci, preti, teologi, vescovi, conti, imperatori, ecc.

-                      La forza salutare della luce del Sole (1851): Una raccolta di metodi per preparare mezzi/medicine esposte al Sole, attraverso cui stimolare l’anima all’assorbimento di sostanze animiche per aiutarla ad avere forza nelle malattie. Le comunicazioni furono stimolate da domande di Anselm Hüttenbrenner, presente egli stesso durante le trascrizioni, e a volte perfino scrivente lui stesso sotto dettatura di Lorber

-                      I tre giorni nel tempio  (1859/1860): cosa successe realmente nei tre giorni in cui il fanciullo Gesù restò a discutere con i dottori del tempio di Gerusalemme? I farisei e i dottori della Legge, gli scribi e i sacerdoti furono invitati dal dodicenne a riflettere sul senso della rispondenza e a riconoscere in Gesù l’atteso Messia delle Scritture, ma invano.

-                      Doni del Cielo (1864): tre volumi con oltre 1000 pagine contenenti una raccolta di singoli dettati scaturiti da domande presentate dagli amici di Lorber che giornalmente lo andavano a trovare. Vere e proprie perle di insegnamenti spirituali.

Il Grande Vangelo di Giovanni  (1851/1864): è l’opera più voluminosa in 10 volumi nei quali viene raccontato giorno per giorno la vita dei tre anni d’ insegnamento di Gesù dopo il Battesimo nel Giordano. Quelli furono anni di intensissima attività, ricchissimi di opere, dalle più umili alle più alte e sublimi che non potevano essere riportate nei succinti Vangeli. Miracoli, esortazioni, insegnamenti, spiegazioni sulle scritture e del regno della natura, rapporti con gli angeli, conversioni, immagini del mondo spirituale, e della semplice vita di tutti i giorni. Oltre 7000 pagine necessarie per rappresentare il quadro di quell’epoca e comprendere lo scenario in cui operò Gesù insieme agli apostoli e a un certo numero di discepoli che li seguivano da tutte le località in cui essi passavano e guidavano quella gente di 2000 anni fa.

 


 

-                      Biografia di Jakob Lorber: Ritter Von Leitner, un noto poeta di Graz, frequentò assiduamente il profeta per circa un quarto di secolo, questo gli permise di scrivere una biografia completa sullo ‘scrivano di Dio’, dall’infanzia fino all’età di 40 anni quando ricevette le prime righe dettate.

 

 

 

 

Spiegazioni delle abbreviazioni:

 

 Comunicazioni a Jakob Lorber:

D.d.C.           = Doni del cielo

D.O               = Dodici Ore

G.V.G.          = Il Grande Vangelo di Giovanni

G.F.D.          = Il Governo della Famiglia di Dio

I.a.C.                   = Dall’inferno al Cielo (Robert Blum)

I.d.G             = Infanzia di Gesù

I.G.               = Il Großglockner

L.L.               = La Luna

L.m.              = La mosca

L.R.              = La Rinascita

L.v.R            = La via per la Rinascita

L.T.               = La Terra

V.M.              = Vescovo Martino

L.c.L.            = Lettera alla comunità di Laodicea

O.l.s.             = Oltre la soglia

Pathiel          = Il grande Tempo dei tempi

S.N.              = Il Sole naturale

S.S.              = Il Sole spirituale

S.t.b.             = Spiegazioni di testi biblici

S.t.b.             = Spegazioni ai testi biblici

T.d.n.           = Testimonianze dalla natura

  

 Comunicazioni a Gottfried Mayerhofer:

P. d.S.          = Prediche del Signore

S.d.V.           = Segreti della Vita

S.d.C.           = Segreti della Creazione

S.d.T            = Segni del nostro tempo

 

    Riferimenti biblici:

Am.               = Amos

1° Cor.         = 1° lettera ai Corinzi

Gv.               = Vangelo di Giovanni

Mc.               = Il Vangelo di Marco

Rm.              = Lettera ai romani

1° Ts.           = 1° lettera ai Tessalonicesi

1° Gv.          = 1° lettera di Giovanni

 

Indice

                                 Presentazione di Paola Giovetti

                                 Perché una Rivelazione

Cap. 1                     La falsa strada della scienza materialistica

                                 Sugli eruditi

                                 Sui filosofi

                                 Sugli stoici

                                 Sui geologi

                                 Sui naturalisti

Cap. 2                     Lorber profetizza le conquiste scientifiche

Cap. 3                     Due elementi essenziali alla vita: l’aria e l’elettricità

                                 Composizione ed essenza dell’aria

                                 Il carattere spirituale dell’aria

                                 La natura dell’elettrone

                                 La natura dell’elettricità

Cap. 4                     I messaggi di Lorber sulla struttura dell’universo e la sua conferma da parte dell’astronomia moderna

                                 Le conferme dopo il primo grande telescopio

                                 Le galassie

                                 Dove finisce lo spazio?

                                 I Quasar, ovvero, immensi soli-centrali

                                 L’origine delle stelle, dei pianeti e dei satelliti

                                 Quanto è grande il cosmo o universo?

                                 La nostra Terra

                                 I terremoti

                                 Le basse e alte maree

                                 L’origine della Luna

                                 Il magnetismo

                                 L’essenza del Sole

                                 Perché le stelle splendono?

                                 Regulus, il centro del nostro universo

                           Spiegazione di un Globo Involucro

Cap. 5                     Le dichiarazioni della Nuova Rivelazione sugli atomi, sulle particelle elementari e i risultati indagatori della scienza moderna

                                 L’origine della materia

                                 Gli atomi

                                 La natura dell’elettrone

                                 Le particelle subatomiche

                                 L’interazione

Cap. 6                     Il duplice carattere della luce

Cap. 7                     L’uomo preistorico

                                 L’antropologia e la paleontologia

                                 I sei periodi di evoluzione della Terra

Cap. 8                     Il problema dell’etere resta aperto - Chi avrà ragione:  Lorber o gli scienziati?

Cap. 9                     Le profezie di Lorber sulle future catastrofi ambientali

                                 Le cause delle catastrofi e dei cambiamenti climatici

                                 L’inquinamento radioattivo

                                 Le catastrofi imminenti

                                 Fine del mondo?

Cap. 10                   Le contraddizioni della Sacra Scrittura comprese tramite la Nuova Rivelazione

                                 I sei giorni della Creazione

                                 La donna vestita di Sole dell’Apocalisse

                                 Il numero 666

Cap. 11                   Il vastissimo contenuto della Nuova Rivelazione

                                 L’immigrazione di massa

                                 Come si deve amare il prossimo

                                 La legittima difesa

                                 Lo stupro

                                 La diffusione della Nuova Rivelazione

                                 L’Essenza di Dio

                                 La Trinità di Dio

                                 La trinità dell’uomo

                                 Il polo opposto di Dio

                                 Il controllo dei propri pensieri

                                 La contemplazione interiore di se stessi

                                 La Creazione spirituale primordiale

                                 La procreazione dell’uomo

                                 La giusta procreazione secondo l’Ordine divino

                                 Il grande piano di Dio

                                 Il ritorno del figlio perduto

                                 L’uomo fatto ad immagine di Dio

                                 La reincarnazione e il recupero degli spiriti caduti

                                 L’inferno

                                 Un esempio sull’aldilà

                                 Anime dall’Alto o anime dal basso?

                                 La dottrina del sonno dell’anima è falsa

                                 La resurrezione della carne

                                 Il perdono dei peccati

                                 Il giorno del giudizio

                                 L’antico Egitto

Cap. 12                   Le spiegazioni delle Scritture

                                 Il senso della rispondenza

                                 Le sette Caratteristiche o Spiriti di Dio

                                 Le guerre di Jehova

                                 La solitudine di Dio

Cap. 13                   La fondamentale richiesta della Nuova Rivelazione: L’amore per il prossimo e la rinascita dello spirito

                                 L’amore per il prossimo

                                 La rinascita dello spirito

Cap. 14                   Le profonde cause del rifiuto e il disprezzo di ogni vera profezia

                                 Ogni popolo ha il governo che si merita

                                 La politica

Cap. 15                   Distinzione dei veri dai falsi profeti

                                 Le caratteristiche del vero profeta

Cap. 16                   Perché le malattie?

                                 Una causa per l’insorgere delle malattie

                                 Malattie dovute al vizio del fumo e del bere

                                 Il vizio del fumo

                                 Le malattie dei bambini

Cap. 17                   Parole di Sapienza

                                 L’importanza della conoscenza del male

                                 Il piacere dei sensi

                                 Il matrimonio

                                 Il divorzio

                                 La poligamia

                                 Il demone dei giocattoli e la moderna educazione

                                 L’educazione dei bambini

                                 L’ambizione umana già in tenera età

                                 Il ballo, la moda, il fumo, il bere

                                 Un caso di possessione

                                 Il suicidio

                                 L’eutanasia

                                 Il timore della morte

                                 La preghiera per i defunti

                                 Essenza e denominazione di Satana

                                 Costituzione dell’anima e dello spirito

                                 Come acquisire la sapienza

                                 La Chiesa cattolica romana

                                 Maria, madre di Gesù

                                 Tu sei Pietro, una roccia

                                 L’umiltà di Dio

Cap. 18                   Perle divine

Cap. 19                   Gli ultimi atti della vita di Gesù

                                 L’obbedienza filiale di Gesù

                                 La morte del Signore

Cap. 20                   Come diventare figli di Dio

                                 I 10 punti che spiegano la Nuova Rivelazione

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[1] William Homan Thorpe: (*1902 - †1986) professore di Etologia animale presso l'Università di Cambridge, fu un importante zoologo, etologo e ornitologo britannico.

[2] Donald Woods: (*1896 – †1971) pediatra e psicanalista britannico.

[3] La metafisica è quella parte della filosofia che, andando oltre gli elementi contingenti dell’esperienza sensibile, si occupa degli aspetti ritenuti più autentici e fondamentali della realtà secondo la prospettiva più ampia e universale possibile. Essa mira allo studio degli enti nella loro interezza «in quanto tali», a differenza di quelle scienze particolari che generalmente si occupano delle loro singole determinazioni empiriche, secondo punti di vista e metodologie specifiche.

[4] Weizsaecker: (*1886 – †1957) medico e fisiologo tedesco fu noto per le sue teorie sull’antro-pologia medica e teorizzò che gli eventi biologici nell’uomo non sono risposte fisse.

[5] Lincoln Kinnear Barnett: (*1909 - †1979) autore di diversi libri in particolare per Life Magazine per molti anni, scrisse tra l’altro "The Universe and Doctor Einstein” che per il laico è un introduzione alla teoria della relatività.

[6] Werner Karl Heisenberg: (*1901 – 1976) fisico tedesco.

[7] Jean Mussard: Fisico francese, stretto collaboratore di Pierre Auger negli anni di formazione del CERN e dell’ESRO.

[8] Paul Chauchard: (*1912 - 2003) medico e scrittore francese, autore di oltre 80 libri. Presidente di Laissez-les-vivre per più di 20 anni.

[9] Infusori: classe di protozoi, detti anche ciliati.

[10] Ciò è riferito non solo agli scritti che Lorber ricevette per 24 anni, ma anche ad altre comunicazioni ricevute da altri mistici per oltre un secolo, al fine di completare il disegno divino complessivo per dare all’umanità del XXI secolo tutti quegli strumenti adatti per comprendere, in tutta verità, innumerevoli concetti sull’esistenza umana e sulle divine verità. Ad esempio con il completamento del G.V.G. con un undicesimo volume rivelato a Leopold Engel nel 1891/1893, oppure tramite Gottfried Mayerhofer con numerose altre comunicazioni.

[11] Pertica: antica misura agraria di 10 piedi = 3,16 metri.

[12] Recipiente di vetro a base larga e collo ripiegato verso il basso, usato per la distillazione.

[13] Gli stoici derivano per la maggior parte dalla filosofia di Diogene, la cui massima aspirazione – dopo la morte – era il completo annullamento del proprio essere.

[14] Alexander von Humboldt (Berlino *1769-†1859), geografo e naturalista tedesco.

[15] Nelle comunicazioni a Lorber non c’è traccia di Plutone quale pianeta. Esso fu scoperto nel 1930 da Clyde Tombaugh, ma da sempre oggetto di dibattito scientifico se considerarlo o meno quale ultimo pianeta del sistema solare, essendo più piccolo della Luna.

[16] (1 miglio tedesco = 7,42 km. Perciò da 30 a 50 miglia = da 223 a 371 km)

20 Giusquiamo nero: (Hyoscyamus niger) è una pianta erbacea velenosa, annua o bienne, della famiglia delle Solanacee, usata in passato per i suoi effetti farmacologici detta anche ‘erba magica’ dalle proprietà narcotizzanti.

[18] Quindi qui è confermato che le macchie solari sul Sole sono eruzioni vulcaniche che eruttano nello spazio enormi quantità di materia solare. Stime attuali indicano che il diametro di una macchia è di circa 40 mila chilometri (ricordiamo che il diametro della Terra si aggira intorno ai 12 mila e 700 chilometri).

[19] 1 ora di cammino = circa 3,5 km.

[20] Come nell’orologio la molla motrice e lo scatto, quali due forze che si oppongono, rappresentano la base di tutto l’ordine – producendo la misura del tempo – così anche la Croce è la radice della vita.

[21] Vedere nel libro “La mosca”, causa ed essenza della luce, di Jakob Lorber, dettato del 1840/42.

[22] Pensato sempre nel senso di “aiutare a progredire” = sostenere, favorire, accelerare, spingere avanti.

[23] 14.840 miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di Km.

[24] Per una spiegazione dettagliata sul Globo Involucro, vedi alla fine di questo capitolo

[25] Un Feldweg è circa un quarto d’ora di cammino.

[26] Eoni: 1 eone = 10120 (1 con 120 zeri)

[27] Klafter = 1,9 metri

[28] Questa rivelazione è stata confermata nella rivista Focus nr. 112 del febbraio 2002 a pag. 3 dal titolo: ‘Almanacco della scienza’. – Luna-baby. Scienziati USA annunciano: "La Luna è nata dalla Terra ed ha alcuni milioni di anni meno di quanto si credesse”.

[29]. Soho: Solar and Heliospheric Observatory è una sonda spaziale  lanciata alla fine del 1995 avente un particolare telescopio per studiare il Sole. È un progetto congiunto dell'Agenzia Spaziale Europea e della NASA.

[30] Swedenborg: (*1688 – †1772), fu un grande tra i personaggi storici sulla Terra, essendosi dedicato alla ricerca della verità per comprendere i segreti della vita e dello spirito. Infatti egli fu un filosofo, mistico e scienziato e medium svedese. Fu pure considerato tra i precursori dello spiritismo, sebbene egli adoperasse tecniche di concentrazioni sviluppate da lui stesso autonomamente. Scrisse nella sua vita più di 50 libri,

[31] Particella di Dio: il bosone di Higgs è un bosone elementare, massivo e scalare che gioca un ruolo fondamentale all'interno del Modello standard. Venne teorizzato nel 1964 e rilevato per la prima volta nel 2012 negli esperimenti ATLAS e CMS, condotti con l'acceleratore LHC del CERN. La sua importanza è quella di essere la particella associata al campo di Higgs che, secondo la teoria, permea l'Universo conferendo la massa alle particelle elementari.

[32] Monade: nella filosofia antica, elemento primo, autonomo, indivisibile.

[33] S’intende Shakespeare.

[34] Interazione: azione e reazione reciproca di fenomeni o di elementi; in particolare, in fisica, processo di scambio di energia tra le particelle dell’atomo.

[35] Quindi pressappoco cinque trilioni di volte

[36] Cento trilioni di volte al secondo

[37] Huygens Christiaan, 1629-1695, astronomo e fisico olandese, scoprì e studiò l’anello di Saturno, realizzò l’orologio a pendolo, riconobbe la mancanza di atmosfera sulla Luna, sostenne la teoria ondulatoria della luce (Trattato della luce, 1690) e ricondusse l’ottica geometrica all’ipotesi ondulatoria.

[38] “Il grande Tempo dei tempi” ovvero “Pathiel” è un componimento poetico di 1510 versi pubblicato da questa stessa Casa Editrice.

[39] 45 ampiezze: considerando il raggio della Terra di circa 6.350 km, il suo prodotto per 45 da’ = 285.750, che è poco meno dei 300.000 km al secondo con cui notoriamente si indica la velocità della luce.

[40] Fotone: quantità elementare di energia luminosa che si muove alla velocità della luce.

[41] Nel testo tedesco è proprio scritto “draghi”, in italiano intendiamo tutt’altra cosa. Probabilmente il Signore si riferisce a qualche lucertolone o tipo di coccodrillo vissuto circa 6000 anni fa sulle sponde del Nilo.

[42] Australopiteco: scimmia fossile che presenta notevoli somiglianze con l’uomo.

[43] 1 miglio tedesco = 7420 metri

[44] Si tratta di Melchior de Polignac (*1661 – †1741),cardinale della Chiesa cattolica, nominato da papa Clemente XI.

[45] Anche se nel Mar Mediterraneo non siamo ai livelli del plastic vortex l'isola di rifiuti galleggianti formatasi nell'Oceano Pacifico – la plastica rappresenta un grave problema ambientale non solo nei mari, ma anche nei fiumi e nei laghi da cui viene prelevata l’acqua per le grandi città dopo averla resa potabile. Il Consiglio Generale della Pesca nel Mediterraneo (FAO) afferma che oltre alla plastica, altri 6 milioni di tonnellate di materiali solidi e pericolosi di origine umana vengono scaricati ogni anno nei mari del mondo.

[46] Per la comprensione della costituzione della Terra al suo interno e dei grandi bacini d’acqua, vedi nell’opera “La Terra” ai cap. 12 e 19.

[47] Jugeri; centinaia di migliaia di ettari.

[48] Agenzia internazionale per l’energia atomica.

[49] Il Signore si riferisce ai ‘grani esplosivi’ inventati dagli abitanti del pianeta Mallona esploso, i cui resti orbitano tra l’orbita di Marte e Giove, la cosiddetta “fascia degli asteroidi”, la cui potenza distruttiva di tali ‘grani’ si eguagliava alla potenza delle nostre bombe atomiche, seppur non con gli stessi effetti deleteri di contaminazione radioattiva. Di questo pianeta esiste una rivelazione a parte dal titolo “Mallona, il pianeta esploso” edito da questa stessa Casa Editrice.

[50] Fustigazione: pena consistente nel sottoporre a battitura mediante verga o frusta.

[51] Eckhart: 1260-1327, teologo e mistico tedesco noto anche come Maestro Eckhart

[52] Jakob Böhme: mistico tedesco 1575-1624

[53] Apocatastasi: ritorno alla perfezione primitiva, compimento finale delle promesse di Dio.

[54] Parsismo: religione monoteistica fondata sugli insegnamenti di Zaratustra.

[55] Cosmogonia: ipotesi di carattere sia scientifico che mitico, sull’origine e la formazione dell’Universo.

[56] Antropogonia: nella teologia e nella mitologia, studio dell’origine dell’uomo.

[57] Al volente non si fa torto.

[58] Armonia del mondo.

[59] Concilio di Trento: concilio ecumenico convocato da Paolo III nel 1542, con il duplice intento di trovare una conciliazione con i protestanti e di riformare la vita stessa della Chiesa; fu aperto a Trento nel 1545.

[60] Coboldo: nella mitologia tedesca, spiritello scaltro e malizioso, custode di tesori nascosti.

[61] Zoroastrismo: è una religione nata dal VI secolo a.C. fino al X secolo d.C. basata sugli insegnamenti del profeta Zarathustra (o Zoroastro), tra le più diffuse in passato nell’Asia centrale.

[62] Il Tempio di JA BU SIM BIL.

[63] Illiria: regione della penisola Balcanica abitata da popolazioni indo-europee da cui derivarono poi i Dalmati e i Pannoni.

[64] In tedesco Schule, in italiano scuola.

[65] Si tratta dell’esploso pianeta Mallona, orbitante tra Marte e Giove.

[66] Fedecommesso: disposizione testamentaria, oggi abolita o parecchio limitata, con la quale l’erede o il legatario primi istituiti erano obbligati a conservare integro un patrimonio e a trasmetterlo alla loro morte ad un terzo.

[67] Monismo: in filosofia, concezione che pone quale fondamento della realtà un unico principio.

[68] Augia: mitico re dell’Elide, figlio di Elio dal quale ricevette in dono molti armenti; ucciso da Ercole che gli aveva pulito le stalle, per non avergli dato la mercede pattuita.

[69] Il riferimento è al tempo dei primi uomini, prima del diluvio, uomini che si erano allontanati dalla cattiva città di Hanoc e, al seguito di Medued, arrivarono, guidati, in Giappone.

[70] Con riferimento alle comunicazioni di cui sopra, la Nuova Rivelazione non induce nessuno ad uscire dalla sua Chiesa

[71] Apostasia: rinnegamento della propria religione per aderire a un’altra, anche rinnegamento delle proprie idee o del proprio partito.

[72] Una completa rivelazione sul profeta Abdia è nel secondo volume dei “Doni del Cielo” cap. 90

[73]Quid agis, amice”: Che cosa combini amico?

[74] Vedi l’Opera di Lorber il “Governo della Famiglia di Dio” vol. 2 cap. 179.

[75] Boa constrictor: grosso e lungo serpente americano degli squamati, non velenoso, ma terribile per la violenza delle spire con cui avvolge e stritola la preda.

[76] Charles Thomas Jackson 1805-1880: medico inglese; indicò l’uso dell’etere solforico quale anestetico (1841).

[77] Didachè o dottrina dei dodici apostoli, operetta catechetica a sfondo escatologico, scoperta nel 1875, di notevole interesse storico come specchio della vita delle comunità cristiane alla fine del primo secolo.

[78] Jean de Gerson 1363 – 1429, filosofo e teologo francese.

[79] In Italia le traduzioni di tutte le opere di Lorber e di altri mistici, e quindi anche la diffusione, è avvenuta e continua ancora adesso grazie all’impegno di alcuni amici credenti profondamente che, per anni, hanno sostenuto l’associazione “Amici di Jakob Lorber”, e successivamente la Casa editrice “GESU’ La Nuova Rivelazione” in Sant’Omobono Terme (Bergamo).

[80] Crapula: il mangiare e bere smodatamente.

[81] Sadducei: setta religiosa e politica giudaica, notoriamente noti per il fatto che, quali cinici, non credevano alla resurrezione né alla vita dopo la morte.

[82] Crapulone, da crapula: il mangiare e bere smodatamente.

[83] Assaffetida: resina di un albero delle ombrellifere, ad efficacia sedativa, dal latino foetidus «puzzolente».

[84] Vedi Levitico 7,23-26 – 11,2-47.

[85] Esilarare: rendere ilare, muovere al riso; mettere di buon umore.

[86] Ermafroditismo: presenza nello stesso individuo dei caratteri dei due sessi.

[87] Pediculosi: malattia cutanea prodotta dai pidocchi.

[88] Il consenziente non subisce un torto.

[89] Proteo: figlio di Oceano e Teti, dio marino custode delle mandrie di Posidone; era dotato del dono della profezia e del potere di trasformarsi a volontà.

[90] Mentore: consigliere fidato.

[91] Niveo: candido come la neve.

[92] Etisia: tisi, tubercolosi.

[93] Peccato originale

[94] Giuseppe era un vegliardo di oltre settant’anni ed era vedovo da parecchio tempo. Dal primo matrimonio aveva avuto cinque figli di cui il primo era Gioele – poi Joses – Samuele – Simeone e Giacomo. Quest’ultimo fece da balia a Gesù da bambino e lo segui negli ultimi tre anni insieme agli apostoli, diventandone uno dei dodici.

[95] Gioppesi: abitanti di Gioppe, località vicina a Cesarea di Filippo, nella vecchia Palestina.