Rivelazioni

a

Franz Schumi

nel 1901

 

La conduzione di Martin Lutero nell’aldilà

 

 

 

 

Parte 2

 

Parole dal Padre

Scritto cristiano-teosofico

Nr. 64 / 1


 

 

 

Titolo originale:  Die  Führung  DR. Martin  Luthers  im  Jenseits

 

Per l’edizione in lingua originale: casa editrice Herz

Rudolf R. Hoff / Mühlenweg 21, D-53902 Bad Münstereifel

Telefon 0049.02257.3363 - Telefax 0049.02257.958662

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Edizione italiana a cura del gruppo “Amici della nuova Luce

 

Traduzione di Ingrid Wunderlich / Antonino Izzo (2012)

 

[commento all’opera]

[indice esteso]

INDICE

Cap. 1        Premessa sull’errata fede di Lutero

Cap. 2        Arrivo di Lutero nella sfera dei protestanti – Delusione di tutti gli spiriti per le loro strane condizioni spirituali nell’Aldilà

Cap. 3        Primi dubbi di Lutero sulla sua fede – Proposta di pregare Dio per avere luce

Cap. 4        Lutero riconosce il suo grande errore: non la fede rende beati, ma è solo l’amore attivo, la base dell’autentica fede!

Cap. 5        Nuova interrogazione sulla fede senza opere – Il sangue di Gesù Cristo è l’Amore!

Cap. 6        Lutero ammette: non abbiamo le opere! – Dopo la fervida preghiera appare in cielo un angelo splendente

Cap. 7        L’angelo spiega la Dottrina sulla santa Trinità

Cap. 8        Insegnamento dell’angelo sulla Giustificazione e la purificazione

Cap. 9        La cattura di una banda di briganti

Cap. 10      Nel covo dei briganti, i prigionieri sono liberati – I salvatori, riconosciuti come compagni di fede

Cap. 11      Ingiustizie nell’aldiquà e nell’aldilà

Cap. 12      L’amorevole trattamento dei briganti – L’indispensabile preghiera dell’angelo prima del pasto

Cap. 13      La preghiera di ringraziamento dell’angelo dopo il pasto – Lutero invita i briganti a seguire la compagnia

Cap. 14      Stima di valore spirituale di oltre 2000 da convertire – L’angelo evidenzia l’eresia di Lutero sulla Giustificazione

Cap. 15      Profezia sul nuovo regno dell’amore

Cap. 16      Profezia sull’inizio del regno millenario – La preghiera di Lutero per rafforzarsi nella fede

Cap. 17      Il discorso ai briganti sulla fede, è accettato

Cap. 18      Esortazione ai prigionieri liberati, di vivere la grande Dottrina di Cristo dell’amore e del perdono

Cap. 19      Esito del discorso con riconciliazione, perdono e affratellamento delle due fazioni

Cap. 20      La grande preghiera di Lutero per il perdono di tutti – Elevazione dell’angelo e comparsa di schiere di beati – Il Padre Gesù si manifesta a Lutero

Cap. 21      Gli angeli istruiscono la comunità, poi preparano e condividono un pasto con tutti – Martin Lutero prediletto di Gesù e apostolo prescelto

Cap. 22      La nuova Guida invita tutti a seguirLo verso il Padre Gesù nel Cielo

Cap. 23      Satana è chiamato a presentarsi al cospetto della Guida

Cap. 24      Conclusione del colloquio con Satana

Cap. 25      Prima prova di carità in un villaggio di poveri bisognosi – Compiacimento del Padre

Cap. 26      Presa di una fortezza in una gola montana

Cap. 27      Interrogatorio al capo dei rapinatori assassini e consegna dei rapinatori convertiti – Chiarimento di Gesù sulle condizioni nel Regno degli spiriti

Cap. 28      Distruzione della fortezza per la conversione dei rapinatori assassini

Cap. 29      Gli angeli confessano di essere stati prima dei diavoli – La proposta di rendere angeli i rapinatori assassini!

Cap. 30      Una comunità il cui motto è l’amore fraterno, offre un pasto alla compagnia

Cap. 31      Lutero si presenta ai fratelli protestanti ed è acclamato – Partenza degli oltre 200mila fino alla regione rocciosa dei cattolici romani

Cap. 32      Un sacerdote cattolico sostiene come la chiesa romana sia l’unica che rende beati

Cap. 33      Confutazioni storiche delle false tradizioni romane con tre grandi bugie cattoliche

Cap. 34      Perché la chiesa di Roma proibì la lettura delle Sacre Scritture – Il popolo dei cristiani osserva la grande compagnia. – Un sacerdote anziano cede, gli altri no!

Cap. 35      Altre dottrine cattoliche sul lavoro dei preti, sulle chiese di pietra, sull’ostia

Cap. 36      La transustanziazione è una tenebrosa fabbricazione pagana idolatra, la confessione, un abuso, i luoghi di pellegrinaggio un inganno

Cap. 37      Nessuno è santo, che unicamente Dio

Cap. 38      La discesa dell’apostolo Pietro – La comunità cattolica è accorpata alla grande compagnia – I giovani preti ancora contrari li seguono

Cap. 39      Quanto più vicini a Roma, tanto più vicini alla tana di briganti e assassini

Cap. 40      I preti rinunciano alla carica per servire la comunità – Gesù era un giudeo secondo il corpo

Cap. 41      Il triplice inferno, e dove esso è veramente

Cap. 42      La profezia del Messia come la più grande nelle Sacre Scritture

Cap. 43      Veridicità delle Scritture che hanno profetizzato sulla venuta del Messia – I rabbini non cedono

Cap. 44      Il concepimento spirituale di Maria da Anna e Gioacchino anziani – Solo Maria tutta pura e casta poteva generare l’Onnisanto

Cap. 45      Un sacerdote giudeo rifiuta il verginale concepimento di Maria e Gesù – La pretesa di vedere Maria è soddisfatta

Cap. 46      Dimostrazioni dai profeti sulla venuta del Messia

Cap. 47      Un giudeo vorrebbe ancora fare affari e commercio anche nel Cielo – I giudei ristorati non resistono al canto degli angeli

Cap. 48      Gesù, primo e unico Figlio di Maria – In Cielo non esistono cerimonie né sacerdoti

Cap. 49      Nell’anno 1854 Maria è stata riconosciuta dai cattolici come pura Vergine

Cap. 50      La guerra degli spiriti di cattolici contro eretici ex cattolici nel mondo delle nuvole

Cap. 51      I preti cattolici-romani al servizio del papa, quali veri eretici e anticristiani – L’inferno si spalanca per riceverli

Cap. 52      La riforma come punizione di Dio contro i dogmi papali

Cap. 53      La compagnia dei trecentomila fa un altro pasto – Nella regione dei malati non consci del loro trapasso

Cap. 54      Due spiriti malati raccontano la loro vita terrena – La confessione sul letto di morte secondo il modo di Roma, è senza valore

Cap. 55      Chiarimento su inferno, Satana, materia, anima e Dio – Storia di un avvocato e di un militare – I malati sono sanati

Cap. 56      Unificazione dei malati guariti e degli infermieri alla grande compagnia – Incontro con i cattolici-romani nel cimitero in attesa del Giudizio Universale

Cap. 57      Sul Giorno del Giudizio, sul Giudizio Universale e sulla resurrezione della carne

Cap. 58      Lo splendido discorso di fede di Martin Lutero

Cap. 59      Presso una grande comunità di cattolici e protestanti

Cap. 60      Il cammino attraverso celestiali bellezze – La visita a un imponente tempio, a immagine di quello di Gerusalemme

Cap. 61      Lutero è consapevole delle trasformazioni esteriori e interiori della compagnia – Fuori dall’enorme caverna in un frutteto, per l’ultimo pasto

Cap. 62      Sull’altipiano nei pressi della nuova Gerusalemme

Cap. 63      Accoglienza di Martin Lutero davanti alla città di Dio

Cap. 64     Martin Lutero come un grande e principe nella nuova Gerusalemme

 


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PREFAZIONE

 

Cari figli!

La presente Opera è una comunicazione del Mio Amore per voi, affinché conosciate la verità della storia di Martin Lutero.

Accogliete questa comunicazione con amore, e ringraziateMi per aver saziato con ciò non solo la vostra curiosità, inoltre offrite il vostro ringraziamento anche a Colui che vi fa giungere dal Cielo delle perle così magnifiche di autentico insegnamento; infatti, Io veramente non faccio scrivere libri affinché abbiate qualcosa da leggere, bensì che, secondo la Verità rivelata, vi rivolgiate, viviate e agiate di conseguenza, poiché non il leggere e il sapere vi porteranno avanti nello spirituale, ma unicamente l’adempimento dei Comandamenti oppure il vivere secondo gli Insegnamenti offerti.

Ci sarebbe moltissimo da dire, con riferimento alla vita secondo l’Insegnamento, ma è difficile da comunicare se gli uomini non hanno amore per la Verità. L’avversione contro la Verità è, infatti, il segno del satanico negli uomini, e perciò essi vogliono solo il mondano, cosa che Io designo con: aver ‘Satana’ nella carne.

La conduzione di Martin Lutero nell’Aldilà dovrà essere per voi un segnavia sul cammino verso di Me. In ciò, infatti, voi riceverete gli Insegnamenti più importanti che conducono a Me, e questo vi fortificherà nella fede e nella buona volontà di condurre una vita che vi porterà là, dove l’eroe della presente storia, dal regno dello spirito, nelle condizioni più felici, attende che voi lo seguiate.

Anche la storia di Emanuele Swedenborg, v’insegnerà molto del bello, proveniente dalle condizioni della vita spirituale nell’Aldilà. Anche quest’altra, infatti, è ricca di esempi di ciò che l’uomo deve fare e non fare per raggiungere la vita, oppure la vita eterna, e ciò è il raggiungimento del Cielo, poiché quando l’uomo ha raggiunto il Cielo, allora ha raggiunto la sua vera meta, quella che lo renderà assai felice, la stessa che hanno raggiunto i viaggiatori del Cielo come Martin Lutero e Swedenborg.

“Lu” significa originariamente “acqua”; “turu” casa; insieme, “casa d’acqua”, ciò significa una casa che si trova presso la riva dell’acqua. La famiglia Luturu[1] ebbe la sua origine 2150 anni prima della Mia nascita e abitò presso la riva del fiume Kabul (in Kabulistan – oggi Afghanistan). Essa venne in Europa 570 anni prima della Mia nascita, e fu in Germania attorno al tempo della Mia nascita.

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Cap. 1

Premessa sull’errata fede di Lutero

 

(L’arrivo di Martin Lutero nell’Aldilà con molte speranze e gioia per il trionfo della sua buona causa. – Le sue eresie nate a causa dell’interpretazione errata di alcuni passi del Nuovo Testamento e degli ordinamenti della chiesa romana secondo il senso morto della lettera, cioè che la fede in Gesù renda beati e che il sangue di Cristo versato sulla croce purifichi tutti dal peccato originale. (1.Ebrei 9, 1-15; Romani 3,2; Timoteo 2,14.)

                        1.                  (Gesù:) Una storia del Mio strumento contro l’insegnamento del dogma romano – poiché tutto il vecchio va incontro alla sua fine, e presto inizierà una nuova primavera dell’autentica Dottrina proveniente dai Miei Cieli – sarebbe ora certamente di particolare valore per ogni autentico cristiano. Perciò faccio seguire qui per voi, su preghiera del figlio Mio, il passaggio e il successivo sviluppo nel Regno spirituale del vostro apostolo e riformatore:

                        2.                  L’uomo a voi così caro, il dott. Martin Lutero, giunse con cuore gioioso nella sua nuova Patria, certamente non sapendo, ma sperando comunque tutto il bene.

                        3.                  Il suo passaggio dall’altra parte fu un trionfo della buona causa, per la quale egli si era impegnato nella vita con tutta la forza del suo cuore, ma in ogni caso non così roseo come se lo era immaginato; egli, infatti, aveva compreso e interpretato erroneamente qualche passo del Nuovo Testamento, e tradotto ordinamenti degli uomini della chiesa romana che non si trovano nei Miei Insegnamenti, e queste cose rappresentarono il maggiore ostacolo, perché egli entrasse come autentico apostolo nel Mio regno dello spirito.

                        4.                  Molti scuoteranno su questo la testa, cioè sul come sia stato possibile che Martin Lutero, quale Mio apostolo e riformatore, fosse nello stesso tempo anche un eretico. Io, come vostro Padre e Salvatore, voglio chiarirvi questo dubbio, affinché vi liberiate dalla falsa comprensione del Nuovo Testamento e prendiate la via per la Mia autentica Dottrina, quella che Io predicai durante i Miei tre anni di Insegnamento.

                        5.                  Gli uomini sono lenti nel pensare e sperano di poter meritare il Cielo nel modo e nella maniera più facile; poiché essi, attaccati alla lettera morta, tirano fuori solo ciò che si adegua al loro vantaggio, invece tutto il resto che dovrebbero esercitare, e in base al quale essi dovrebbero fare anche penitenza, ossia espiazione, privazioni, rinnegamenti dinanzi al mondo, rinunce alle gioie del mondo e simili, lo evitano ben sapientemente.

                        6.                  Il loro principio suona: “Credi nel Signor Gesù Cristo e diventerai beato!”; – “Il sangue di Gesù Cristo ci purificherà da tutti i peccati!”.

                        7.                  Queste dottrine, certo esistenti nel Nuovo Testamento, se si considerano solo secondo le lettere morte e vi si rimane attaccati, sono delle vere eresie! Eresie, che non portano nessuno nel Mio regno, e perciò insegnamenti assai pericolosi, per chi vi si attiene saldamente e, procedendo da questa fede, crede di essere libero dal peccato e di non avere bisogno di nient’altro che credervi fermamente! Tutto il resto lo avrei già fatto Io per lui ed espiato sulla Croce! Oh, voi povere, sviate pecorelle del Mio ovile! Come potete vivere alla giornata, così pigri di mente e pigri di opere, e credere di essere giustificati con la sola fede davanti a Me, e con la Mia Grazia?

                        8.                  La fede in Me sarà di vantaggio per la vostra vita spirituale solo quando, nel credere in Me, metterete in opera anche tutto ciò che Io vi ho insegnato! È questo che rende beati, e non la fede solamente!

                        9.                  Questo non è il luogo dove Io voglio darvi un profondo chiarimento sul vostro errore e il vostro dovere, su che cosa sia giusto o ingiusto; ma manca solo poco tempo alla vostra piena maturazione, e solo allora riceverete un completo chiarimento su come tutti voi dobbiate vivere e operare. Ora ritorniamo a Martin Lutero.

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Cap. 2

Arrivo di Lutero nella sfera dei protestanti

Delusione di tutti gli spiriti per le loro strane condizioni spirituali nell’Aldilà

 

(Accoglienza trionfale dagli amici protestanti che lo attendevano e valutazioni delle loro condizioni spirituali. – Lamentele dei fedeli sul perché non siano stati accolti da Cristo o da un angelo in Paradiso.)

                        1.                  L’arrivo di Lutero nel regno degli spiriti fu un arrivo festoso e nello stesso tempo triste. Egli ammise che il suo punto di vista non era fondato! I suoi amici, che erano arrivati prima di lui nel regno degli spiriti, lo attendevano e lo accolsero con grande gioia; tutto ciò che era protestante in quella sfera nella quale apparteneva Lutero, lo aspettava e lo accolse come in una marcia trionfale! Fu un giubilare e gioire che trovò risonanza in lungo e in largo, ma sui volti della moltitudine si notava che non erano completamente soddisfatti. Essi si aspettavano un altro futuro, un'altra vita paradisiaca! Essi, infatti, credevano che attraverso la ferma fede potessero essere abitanti del Paradiso, mentre stavano meglio, solo quel tanto che la pressione delle cerimonie ecclesiastiche non li attirava alla materia, cosa che nell’Aldilà rende oltremodo infelici i cattolici romani.

                        2.                  “Amico e fratello!”, dicevano. – “Come avviene che noi, che ci siamo attenuti saldamente al Nuovo Testamento e abbiamo seguito la fede in Gesù che è il nostro Redentore sulla croce, e che, attraverso il Suo sangue, ha cancellato tutti nostri peccati, siamo ora accolti così malamente? Guarda! Né Cristo né un angelo ci è apparso per accoglierci e guidarci nel Paradiso, oppure dove abbiamo meritato! Che cosa ne dici? Immagina questo: noi già pensavamo che con la morte saremmo diventati abitanti del Cielo, invece stiamo seduti qui e non sappiamo che cosa sarà di noi, e nessuno sa darci una risposta decisiva!

                        3.                  Forse riuscirà a te, che hai avuto la fortuna di agitare come si deve i cattolici romani e di ristabilire una religione che somigliava un pochino alla cristiana primordiale; poiché anche se non era proprio la Cristiana primordiale, era certo migliore della cattolica romana. Amico! Non siamo soddisfatti del nostro stato, noi speravamo in una posizione molto migliore per le nostre sofferenze, persecuzioni e rinunce! Vedi, tu sei saggio, vogliamo sentire quale risposta darai alle nostre lamentele”.

                        4.                  Il dott. Lutero si grattò dietro l’orecchio e non seppe pronunciare nessuna sillaba; anche lui, infatti, si trovava nella stessa delusione come i suoi amici e credenti secondo la sua parola. Per qualche tempo tacque e meditò, ma non trovò nessun chiarimento in sé, perciò pensò: “Voglio proprio vedere se qui non possiamo ottenere una Luce, perché io ho insegnato e diffuso la Bibbia onestamente, secondo il migliore sapere e la migliore conoscenza!”.

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Cap. 3

Primi dubbi di Lutero sulla sua fede

Proposta di pregare Dio per avere Luce

 

(Proposta di Martin Lutero di chiedere, bussare, e pregare Dio per trovare la Via, la Verità e la Vita. – La sua osservazione sulla comprensione troppo superficiale della Bibbia. – Le opinioni di due oratori, in particolare di un sacerdote, che, se il Sangue di Gesù Cristo liberasse l’uomo da tutti i peccati commessi e futuri, allora ladri, rapinatori, assassini, adulteri ecc., non sarebbero più peccatori.)

                        1.                  Un giorno egli disse: “Cari amici e fratelli, il Signore ci ha dato tanti e splendidi insegnamenti. Non dovrebbero essere autentici? Se lo sono, allora dobbiamo anche ottenere ciò che è stato promesso ai diligenti seguaci degli stessi! Io penso che, per le nostre condizioni, si adattino più di tutto le parole del Salvatore: «Chi cerca, trova, a chi bussa sarà aperto, a chi chiede sarà dato!». Queste parole, cari fratelli, io credo che contengano per noi l’unico conforto. Vogliamo cercare, bussare e domandare, e sono convinto che troveremo la Via, la Verità e la Vita, qualificandosi il Signore stesso come la Via, la Verità e la Vita”. – Tutti gli diedero ragione e dissero: “Sì, anche noi pensiamo e crediamo così, e vogliamo provare la nostra fortuna dopo questo tuo consiglio”.

                        2.                  Il nostro Martin fu assai felice, quando sentì che i suoi fratelli di fede e amici condividevano la sua opinione. Ora disse loro: “Fratelli e amici! Preghiamo il nostro Redentore e Salvatore, che Egli ci possa dare Luce, e che ci possa comunicare ciò che ci manca, perché non abbiamo trovato ciò che abbiamo creduto e sperato così saldamente, vale a dire, di arrivare nel Cielo e vedere Gesù. Né l’una né l’altra speranza è stata adempiuta. Mi sembra, fratelli, che noi abbiamo preso troppo alla leggera e superficialmente le parole della Bibbia, perciò la nostra delusione”.

                        3.                  Gli amici e fratelli lo guardarono ansiosi e dissero: “Ci deve essere da qualche parte, un errore, altrimenti qui dovrebbe esserci ciò che abbiamo creduto e sperato di trovare. Tu sei il più sensato fra noi e seguiremo volentieri le tue disposizioni, poiché tu lo sai: ci è già terribilmente noiosa questa monotonia senza alternativa! Perciò dobbiamo innanzi tutto ricercarne la causa. Qual è l’ostacolo che ci ostruisce il Cielo e ci nasconde Gesù?”.

                        4.                  Allora entrò in scena un giovane uomo e disse: “Uomini! Fratelli! Amici! Ho sentito il vostro discorso e noto che siete sulla giusta via. Con la vita qui non è come sulla Terra. Siamo spiriti, e come tali dobbiamo tenerci uniti ed essere di un senso e di un pensiero solamente.

                        5.                  Noi siamo molti, ma nel Nuovo Testamento sta scritto: «Dove due o tre sono radunati nel Mio Nome, là, Io sono in mezzo a loro!». Se questo è il caso, cosa di cui io non dubito, suvvia, noi siamo moltissimi, quindi otterremo anche sicuramente ciò che chiederemo al nostro Salvatore Gesù”.

                        6.                  Tutti furono d’accordo con il giovane oratore e dissero: “Sì, hai ragione, preghiamo il nostro Redentore con forze unite. Così che Egli, benevolo, voglia comunicarci che cosa dobbiamo fare, affinché ci tocchi la promessa che dovrebbe giungere attraverso la fede in Lui!”. Con ciò il giovane fu soddisfatto e si ritirò.

                        7.                  Subito dopo di lui, entrò in scena un ecclesiastico e disse: “Uomini! Fratelli! Il discorso del giovane mi piace, ed io mi unisco alla sua esposizione. Sì, preghiamo! E poiché siamo molti, così, secondo le parole di Gesù, ci sarà assicurata la Sua promessa! Nonostante ciò non posso fare a meno di esternare già adesso le mie considerazioni contro la nostra fede. Io penso comunque che abbiamo creduto e sperato troppo, e fatto troppo poco per essere giustificati alla fede”.

                        8.                  Quest’inaspettata obiezione del sacerdote colse tutti di sorpresa, e tutti guardarono l’oratore come chiedendo che cosa avesse voluto dire con questo. Dopo una breve pausa, egli cominciò di nuovo: “Fratelli, il Signore Gesù ci ha dato una quantità d’Insegnamenti che noi dobbiamo osservare, ma devo ammettere che non ho trovato nessuno degli Insegnamenti, così radicato saldamente, che solo la fede. Come però, stanno le cose, con i peccati che è proibito commettere? Vedete, io credo che qui ci sia la causa del perché ci troviamo in questa triste situazione! Oppure voi credete davvero che il sangue versato da Gesù Cristo, ci liberi sempre e in ogni tempo da tutti i peccati? Io non lo credo, altrimenti ladri, rapinatori, assassini, adulteri ecc., non sarebbero più peccatori!”.

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Cap. 4

Lutero riconosce il suo grande errore: non la fede rende beati, ma è solo l’amore attivo, la base dell’autentica fede!

 

(Martin si lamenta amaramente della sua falsa interpretazione dell’insegnamento biblico e dell’impossibilità di poterlo correggere di nuovo. – Compassione degli ascoltatori per lui. – La sua nuova conoscenza che nella fede, per quanto essa sia grande, tuttavia l’amore fattivo è il Comandamento principale, e per questa ragione tutti erano così tristi nelle loro condizioni, non avendo fatto le opere dell’amore per il prossimo.)

                        1.                  Dopo quest’oratore si fece avanti Martin Lutero, e cominciò con il volto serissimo come segue: “Fratelli! Amici! Ora mi è sorta una luce! L’oratore precedente mi ha reso attento su un errore. È vero, erroneamente io ho tenuto troppo alla sola fede, e ora purtroppo vedo, con mio grandissimo sgomento, quale grande sciagura io abbia provocato con questo! Gli uomini contano fermamente sul mio insegnamento e credono che io sia infallibile nelle mie enunciazioni. Oh, guai a me! Io sono un eretico, un seduttore del popolo! Io, che mi sono adoperato con tutto l’amore per il mio Salvatore, ammetto, quale grande errore abbia commesso su milioni di uomini, i quali come me vissero nella piena fede, però, nel mancato adempimento di opere dell’amore per il prossimo, vivono e vivranno ancora! Oh, guai a me! Come risponderò di questo di fronte al mio caro Gesù, al mio caro Salvatore? Che cosa dirà Egli, quando comparirò dinanzi a Lui e dovrò rendere conto della mia vita e dell’operare per la salvezza delle anime degli uomini? Ora sento tutto il peso della mia colpa verso l’umanità innocente! Che cosa devo fare? Come posso ora riparare i miei sbagli ed errori? Chi può mettervi riparo?”. Dopo queste parole di pentimento e rimorsi di coscienza, si ritirò per riflettere.

                        2.                  Gli ascoltatori furono come pietrificati! Anche loro, infatti, compresero ora che non tutto era in ordine nell’insegnamento e nell’attenersi alla religione protestante, ma nessuno si arrischiava a dire una parola, e così l’intera comunità tacque e guardò tristemente al suo maestro e guida, il quale si coprì il volto con le mani e singhiozzò.

                        3.                  Quel silenzio mortale durò a lungo fra gli ascoltatori. Nessuno, infatti, osò disturbare l’afflitto, tanto meno fargli dei rimproveri. Perché essi, ammettendo che egli lo aveva voluto sinceramente, umanamente però si era smarrito, e qui non era possibile nessun aiuto! A quale scopo allora, ancora rimproveri?

                        4.                  Questo pensiero nel cuore dei fratelli di Martin fu un atto nobile di amore per il prossimo, come non può essere pensato in modo più nobile. Essi compresero che, non per pigrizia, non per opinione personale egli aveva portato in sé un enorme errore di religione, del quale soffrivano con lui stesso, loro, e tutti quelli che ancora vivevano nella carne. Un sentimento di tristezza e di compassione afferrò tutti, quando videro il leale combattente ed eroe della vera religione, piangere amaramente per il suo errore e per le sue incalcolabili conseguenze!

                        5.                  La quiete e la tristezza durarono a lungo fra gli ascoltatori, finché l’uomo anziano, dopo molto pianto, si alzò di nuovo, guardò tristemente alla sua comunità e disse, colmo di amaro rimprovero verso se stesso, le seguenti parole: “Fratelli e amici! La potenza della miseria della mia colpa nelle sofferenze di così molti milioni della mia comunità di fede, che speravo di riportare nei giorni felici all’autentico cristianesimo, è sospesa dinanzi ai miei occhi. Ho spianato loro bensì di nuovo la via verso il nostro Salvatore Gesù, ma purtroppo non ho visto che Gesù ha sì insegnato che la fede in Lui rende beati, ma fece anche notare l’amore attivo come il Comandamento principale nella fede! A che cosa serve quindi la fede, se non è colma di opere dell’amore per Dio e per il prossimo, come in anni fruttiferi i tralci di uva in autunno, quando è tempo della vendemmia?

                        6.                  Sì, fratelli! Abbiamo bensì i tralci, ma vi sono molto pochi chicchi d’uva, poiché abbiamo compreso troppo poco spiritualmente la Sacra Scrittura!

                        7.                  Il nostro caro Salvatore ha parlato principalmente dell’amore, mentre noi abbiamo fondato tutta la nostra fiducia solo sulla fede, così abbiamo posto la nostra casa sulla sabbia, e ora ci troviamo come gli sfrattati, poiché abbiamo dimenticato di edificare la casa della nostra fede sulla roccia attraverso l’attivo amore, e assistere solo attraverso quest’amore! Amore che ci viene così spesso raccomandato nella Sacra Scrittura, dimenticando che, se avessimo una fede che sposta i monti e non avessimo le opere dell’amore verso il prossimo, tutto questo sarebbe inutile! Vedete, cari fratelli, qui c’è l’intoppo, qui c’è il punto debole nella nostra fede!”.

                        8.                  I fratelli e ascoltatori tacquero! Essi, infatti, ammisero che anche loro stessi erano stati colpevoli di questo, avendo reso troppo omaggio a un’illusione di fede, poiché essa prometteva loro una vita spensierata. Perciò tacquero, ben sapendo che anche loro sarebbero stati puniti per lo stesso errore, il che aveva strappato le lacrime al loro maestro. Essi avevano avuto la stessa Bibbia come il loro maestro, perciò avevano commesso lo stesso errore come lui!

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Cap. 5

Nuova interrogazione sulla fede senza le opere!

Il Sangue di Gesù Cristo è l’Amore!

 

(Lutero non esce dal suo pantano, poiché nel regno degli spiriti si raduna il simile con il simile e perciò mancano i mezzi per riparare facilmente quel che si è trascurato; inoltre la loro veste nuziale è piena di macchie non lavate. – Un oratore conferma che il sangue di Gesù Cristo significa l’Amore di Gesù. – Un altro riferisce che i cattolici romani nel regno degli spiriti stavano peggio dei protestanti, con un perdurante crepuscolo fra loro.)

                        1.                  Dopo una piccola pausa Lutero cominciò di nuovo a parlare e disse: “Fratelli, la vita è un continuo inganno! Essere ingannati dalla culla fino alla tomba, e ancora oltre la tomba, questo è amaro, questo è difficile da sopportare! Siamo andati colmi di fede incontro a un felice futuro nell’Eternità, e che cosa abbiamo trovato? Nulla! Tutto è così com’era sulla Terra, e addirittura, di nuovo, anche non così, perché ci mancano i mezzi per riparare ciò che abbiamo mancato e sbagliato. Qui siamo tutti uguali, e nessuno ha bisogno di soccorrere e aiutare un altro a compiere così un’opera dell’amore per il prossimo. In questo, qui c’è un altro rapporto: che noi non possiamo cambiare! Predomina quindi una giustizia, dove si raduna simile e simile, che l’uno non abbia bisogno di nulla, dall’altro? Sì, là eravamo insolitamente più felici di qui! Là sulla Terra avevamo un gran numero di poveri, miseri, bisognosi nel corpo e nello spirito, con i quali potevamo meritare il Cielo, attraverso opere dell’amore per il prossimo!

                        2.                  Sì, questa è una miseria, una miseria senza pari! Ora gli occhi ci sono stati aperti, ma siamo come i prigionieri che non si possono aiutare. Certo, non ci opprime nulla di terreno, ma non abbiano nemmeno nulla di particolare che ci possa rallegrare. Dov’è il nostro Paradiso, o Cielo immaginato? Dov’è il nostro molto amato Salvatore Gesù? Non vediamo nulla di tutto questo!

                        3.                  Non avete pregato che vi sia fatta luce? Non avete invocato il nostro molto amato Gesù affinché ci potessimo aiutare a venire da Lui, oppure che Egli ci dia la Grazia della giustificazione dinanzi a Lui? Ma, oh, guaio, di che cosa parlo, della giustificazione? Che cosa deve essere la giustificazione? Per aver condotto una vita sbagliata? Per aver osservato troppo poco il Comandamento principale nella legge, e ancor meno averlo adempiuto? Sì, vedo le conseguenze della fede senza opere dell’amore per il prossimo! Non abbiamo nulla da mostrare di ciò che abbiamo operato di buono sulla Terra, perciò il nostro caro Gesù ci lascia nella nostra miseria e in una straziante pesantezza!

                        4.                  Un momento, fratelli! Vedo ancora qualcosa d’altro. Vedo che la nostra veste nuziale non è pura ma piena di macchie! Probabilmente una ricompensa alla nostra mondanità, al nostro sapere intellettuale? Credevamo di essere puri dal peccato, perché Gesù ha versato per noi il Suo sangue sulla croce. Ora però, vedo che la nostra veste non è pura e bianca, lavata nel sangue dell’Agnello, ma è perfino sporca! Sì, fratelli! Che cosa devono significare queste parole del nostro amato Salvatore? Perché esse non si sono adempiute? Ascoltate, fratelli! Ora mi viene in mente qualcosa: ancora nessuno ha mai lavato la sua veste nel sangue, perciò il sangue di Cristo deve significare qualcosa di completamente diverso di quanto credevamo di comprendere!”.

                        5.                  Tutta la comunità a quest’argomento guardò con sguardo interrogativo all’oratore, il quale aveva messo loro davanti, a sorpresa, come cadendo dalle nuvole, queste parole per la discussione, e tuttavia nessuno aveva il coraggio di dire una parola, siccome l’amato dogma: ‘Il sangue di Gesù Cristo ci rende puri da tutti i peccati!’, era troppo saldamente radicato in loro, perché osassero esaminarlo e dubitarne.

                        6.                  Dopo lunga e timorosa attesa si fece avanti un altro oratore e disse le seguenti parole:

                        1.                  “Fratelli, compagni di fede! Il nostro maestro mi ha fatto venire un’idea felice, come suppongo. Perché io credo lo stesso che, nella parola ‘sangue’ ci sia una rispondenza spirituale per ‘amore’. Che cosa ne dite voi?”.

                        2.                  Tutti tacquero, e poiché l’interrogante non ottenne nessuna risposta, riprese nuovamente: “Amore! Fratelli, è una realtà, che nessuno abbia ancora lavato le sue vesti nel sangue rendendole pure e bianche, di conseguenza qui deve esserci un altro significato nella parola, ma quale? Questo è il compito: cercare di sapere! Da ciò, infatti, dipende sicuramente la nostra salvezza, il nostro futuro, la nostra felicità!”.

                        3.                  Dopo una piccola pausa per il raccoglimento dei pensieri, egli tenne il seguente discorso: “Fratelli e amici! Sta scritto che il nostro Dio-Padre aveva promesso ad Adamo un Salvatore, il Quale avrebbe preso sulle Sue spalle, il peccato di Adamo, e l’avrebbe estinto; di conseguenza il peccato ereditario, ma non i peccati che noi commettiamo! Qui il sangue dell’Amore divino può essere inteso in modo materiale e spirituale. Di fatto, è l’illimitato Amore di Dio, che ha versato sulla croce il Suo sangue materiale in Cristo per questo peccato ereditario, peccato che gravava sull’intera umanità discendente da Adamo. Ma che Gesù abbia versato il Suo sangue per i nostri attuali peccati, non lo leggiamo in nessuna parte nel Nuovo Testamento! Al contrario, dagli apostoli si è perfino messi in guardia con vigore dal commettere peccato. Perciò, questa massima che il Sangue di Gesù Cristo ci liberi da tutti i peccati, è una massima mal interpretata. E penso che il nostro maestro abbia ragione, se crede di scorgere sotto il sangue di Gesù, l’Amore di Dio”.

                        4.                  Ora chiese di nuovo alla moltitudine, se era della stessa opinione. Ma nessuno si mosse! Essi, infatti, erano posti fra due domande: la loro fede attuale era falsa! Allora la loro opinione era falsa, e così erano privati di ogni speranza! Ma se era autentica, dove rimaneva allora la promessa della fede? Queste due possibilità fecero ammutolire tutti alla domanda dell’oratore, cosicché nessuno osò emettere un suono.

                        5.                  Dopo una pausa di profondo silenzio, l’oratore cominciò di nuovo: “Fratelli, lo comprendo! Ammetto che vi sia difficile la risposta, poiché essa ci porta un fallimento, o nella nostra fede, o nella nostra speranza, perciò voglio sforzarmi di portare io stesso questa risposta: ‘chi di noi può asserire di essere sulla giusta via, quando vede che non si sono avverate le sue speranze e le promesse di Gesù?’. Noi tutti abbiamo la stessa esperienza della delusione! Noi tutti ci troviamo in una ricerca della Verità e di una via d’uscita da questa tenebra! A noi sono sconosciute le vie d’uscita da questo labirinto nella nostra tenebra spirituale! Come deve allora andare con i cattolici romani, i quali non hanno, non solo questa luce che abbiamo noi, ma hanno anche molti ordinamenti umani dei loro papi, ordinamenti che da nessuna parte sono fondati sulla Dottrina cristiana?”.

                        6.                  A quest’argomento, si fece avanti un uomo molto robusto e disse: “Una volta ero in visita da un mio amico terreno che è un cristiano romano e ora, si trova anche lui qui, nel mondo degli spiriti. Dopo il consueto saluto passammo subito al tema della fede, e l’amico mi raccontò che non sapeva cosa fare poiché le sue preghiere ai santi e a Maria non lo aiutavano nel regno degli spiriti, di conseguenza esse non avevano probabilmente nemmeno aiutato nel mondo il pagante o l’orante, ma avevano aiutato i sacerdoti, i quali sapevano ben vivere con il denaro degli stolti.

                        7.                  Egli disse inoltre: «C’è così poca luce! Qui vedo troppo poco! È un perdurante crepuscolo serale ma nessun giorno, nessun sole! È un tempo diabolicamente noioso senza speranza, senza aiuto! I nostri sacerdoti vengono sì con i loro discorsi ben intenzionati e con promesse, ma dove parlano i fatti, là cessa la predica della nera razza infame, che mai io ho potuto soffrire». Così parlò il mio amico e vicino terreno, e compresi che lui qui stava ancora peggio di me e dei miei fratelli, i quali hanno ancora un po’ di luce”. Dopo queste parole, l’oratore si ritirò.

                        8.                  Ora si alzò di nuovo l’oratore precedente e disse: “Mi immaginavo che i cattolici romani stessero ancora peggio di noi, e ora ne ho avuto conferma. Lasciamo però i romani. Essi hanno il loro compito e noi il nostro. Ognuno diventa beato secondo la sua fede. Perciò prima occupiamoci di trovare una via d’uscita che ci porterà al nostro Gesù, tutto il resto si potrà trovare dopo. Ma, fratelli, qual è la via che conduce al nostro Salvatore?”. A questa domanda sorse di nuovo una pausa.

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Cap. 6

Lutero ammette: non abbiamo le opere!

Dopo la fervida preghiera appare in cielo un angelo splendente

 

(Martin Lutero propone a tutti la preghiera al Salvatore per avere un angelo che annunci loro la Volontà di Gesù, per riparare quel che si è trascurato e sbagliato, e poi la recita in ginocchio. – Una voce annuncia l’esaudimento della preghiera. – L’arrivo di un angelo splendente dall’Oriente, che li saluta nel Nome del Padre Gesù, come l’unico, Padre, Figlio e Spirito Santo dall’eternità.)

                        1.                  Quando nessuno volle prendere la parola, si alzò di nuovo Martin Lutero e disse: “Fratelli in Cristo, nostro Signore! I discorsi e i dibattimenti che abbiamo condotto e scambiato finora, dicono chiaramente che non siamo sulla giusta via. Purtroppo non si può subito prendere una via definitiva, perché noi stessi non siamo uniti. Mi avete concesso il posto di vostro maestro, quindi volete essere miei allievi. Come tali però, mi dovete ascoltare pazientemente, e quello che troveremo per buono trasformarlo anche in azione. Vi ho esposto chiaramente i motivi che io considero come male fondamentale della nostra spiacevole permanenza qui.

                        2.                  Questi motivi sono stati finora in parte accettati, in parte devono essere ancora ulteriormente sviluppati e discussi. Certo, non tutto va a genio ma davanti alla verità dei fatti tacciono tutti i pensieri e le opinioni speciali. Ora vogliamo passare dalle riflessioni ai fatti. Perciò ascoltate attentamente ciò che vi consiglierò, e che ci potrà aiutare”.

                        3.                  A questo discorso tutti divennero silenziosi e aspettarono con impazienza il nuovo sviluppo delle cose che dovevano venire. Tutti, infatti, credettero fermamente che il loro maestro e fratello, come biblista fondamentalmente assennato, avrebbe trovato una via d’uscita che li avrebbe portati fuori della confusione delle loro opinioni.

                        4.                  Ora parlò Lutero: “Cari fratelli! Gli errori delle nostre opinioni di fede ora ci sono noti: non abbiamo le opere! E se anche esistessero in qualche modo opere d’amore per il prossimo, allora i peccati che noi abbiamo commesso così sconsideratamente nella vita, le oscurano! Che cosa c’è da fare, per trovare la cosa giusta?

                        5.                  Fratelli! Amici! Io penso che l’unico mezzo che ci porti fuori dal nostro impaccio, sia la fervida preghiera al nostro Redentore e Salvatore Gesù, perciò vi faccio una proposta solamente: preghiamo con forze unite Gesù per chiederGli, ferventemente, che ci voglia ascoltare nel Suo grande Amore e Misericordia e, dalla Sua benevola Grazia, voglia mandarci un angelo che ci annunci la Sua santa Volontà di ciò che dobbiamo fare, per riparare quel che abbiamo mancato e sbagliato. E inoltre, aiutarci ad adempire la Sua santa Volontà, per mezzo della quale ci toccherà la Sua promessa”.

                        6.                  Dopo queste parole s’interruppe un momento ed esaminò i suoi ascoltatori, per vedere quale impressione avrebbe fatto la sua proposta su di loro. Per sua gioia egli notò solo volti gioiosamente eccitati, il che valse come approvazione della sua proposta.

                        7.                  Perciò continuò a parlare: “Cari fratelli e compagni di fede in Cristo: la nostra faccenda poggia sulla roccia di Pietro! Vale a dire, che noi crediamo come un giorno Pietro, che Gesù è il Figlio di Dio, il promesso Messia e, come un giorno Pietro, così anche questa fede salda come una roccia ci consegnerà le chiavi per il regno dei Cieli! Sì, vogliano attenerci saldamente a questa fede, e in questo nome chiederemo Luce e Verità al Padre celeste! Gesù stesso, infatti, ha insegnato: «Ciò che chiederete nel Mio Nome, vi sarà concesso». – Quindi vogliano fare così e chiedere, finché non saremo esauditi!”.

                        8.                  Una scrosciante approvazione a questo discorso fu la risposta degli ascoltatori. Dopo quest’approvazione unanime, egli disse ancora: “Cari fratelli! Non con pianti disperati delle labbra ad alta voce, come i pagani, vogliamo pregare e chiedere, ma dalla profondità del nostro cuore, poiché solo allora potremo raggiungere la meta desiderata: se le nostre preghiere provengono dalla profondità del nostro spirito e arrivano nel profondo della Divinità di Gesù.

                        9.                  Perciò cari fratelli, preghiamo e chiediamo in questo fervore e in questo profondo sentimento che dovrebbe ammorbidire i sassi. Orsù, fratelli! Inginocchiamoci e preghiamo come di seguito: santissimo e amorevolissimo Padre! Guarda a noi, Tuoi poveri figli, che nella polvere della nostra nullità eleviamo i nostri nostalgici occhi a Te, e umilissimi preghiamo Te, l’Ascoltatore misericordioso delle nostre preghiere. Caro buon Padre! Noi poveri figli inconsapevoli del Tuo divino Amore Ti preghiamo, per i meriti del Tuo caro Figlio Gesù Cristo a causa di noi uomini peccaminosi: abbi pietà della nostra ignoranza e della nostra miseria, qui nel regno degli spiriti! O caro buon Padre, Ti preghiamo, in tutta umiltà, mandaci un angelo, oppure chi trova per buono il Tuo Amore, perché ci annunci la Tua santa Volontà e ci guidi, affinché anche noi, che abbiamo tanto sofferto e sopportato per amore per Te e il Tuo caro Figlio Gesù, troviamo e camminiamo sulla via che ci porta a Te e al Tuo caro Figlio Gesù”.

                      10.                Dopo questa fervida preghiera il Cielo cominciò a diventare sempre più chiaro, e una voce annunciò che la loro preghiera era esaudita. Nel successivo istante, dall’Oriente salì un angelo chiaramente splendente, e scese dolcemente verso quelli che aspettavano, sui quali giunse in pochi secondi. Dopo di che, l’intera regione fu illuminata dal suo splendore, così che i fratelli lo poterono appena guardare. Presto però, egli ritirò la sua immensa luce e scese dolcemente giù da loro con amichevole volto, salutandoli nel Nome del Padre Gesù: “Benvenuti, cari fratelli e sorelle! Il Padre Gesù, che voi avete pregato così umilmente, e colmi d’amore, mi manda a voi per adempiere il vostro desiderio, per istruirvi e guidarvi a Lui, il Quale era, è e sarà eternamente il nostro unico Padre, Figlio e Spirito Santo dall’Eternità!”.

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Cap. 7

L’angelo spiega la Dottrina sulla santa Trinità

 

(Il grande stupore sulla nuova Dottrina della santa Trinità. – L’angelo promette loro di guidarli alla giusta via della fede e della salvezza. – Domanda di Lutero sulla santa Trinità e la spiegazione dell’angelo che il Padre significa l’Amore, il Figlio la Sapienza e lo Spirito Santo l’Onnipotenza in Dio, e che in Cristo sono riunite tutte le Caratteristiche della Divinità secondo i profeti Isaia, Michea e Giovanni.)

                        1.                  Dopo queste parole, che distrussero in loro in un colpo solo il grande dogma di un’Unità tri - personale di Dio, i fratelli stettero lì come impietriti e rivolsero gli occhi al loro dott. Martin Lutero, attenti su ciò che egli dovesse dire. Anche l’angelo tacque e li lasciò tranquillamente alle loro meditazioni. Tutti erano convinti che l’angelo avesse dichiarato la Verità, solo il modo, secondo il quale questa dovesse realizzarsi, non era chiaro per loro! Dopo che l’angelo li ebbe lasciati tranquilli per un lungo tempo nelle loro meditazioni, disse: “Cari fratelli e sorelle nel nostro buono e molto amato Padre Gesù, io vi saluto quale vostro fratello e, da ora, vostro maestro e guida, affinché camminiate sulla giusta via della fede e della salvezza, che vi porterà immancabilmente al Padre Gesù!”.

                        2.                  Anche a questo saluto e spiegazioni, i radunati tacquero. Essi, infatti, erano ancora troppo fortemente catturati dalla stravolgente magnificenza e bellezza dell’angelo quando egli, sospeso su di loro, aveva inviato giù la sua raggiante luce. Non così l’angelo, il quale, colmo di affabilità, venne a loro e porse la mano a Martin Lutero, che questi strinse a sé colmo d’amore, mentre versava lacrime di gioia.

                        3.                  Dopo un po’ Martin Lutero disse: “Cari fratelli nel Signore! Il mio cuore è colmo d’amore, colmo di gioia, così che io posso appena parlare. Certo, non abbiamo ancora visto il caro Padre Gesù, ma certo già sentito la Sua voce molto promettente; d’altra parte tu sei per noi il testimone vivente che abbiamo ottenuto così come abbiamo pregato e, s’intende da sé, che seguirà ancora altro, quando avremo adempiuto le condizioni dalle quali dipende la promessa. Ma, caro fratello nel nostro molto amato Padre Gesù, dì a me e a tutti noi: come mai Gesù non è il Figlio di Dio, pur se nel Nuovo Testamento viene spesso definito come Tale?”.

                        4.                  A ciò rispose l’angelo: “Cari fratelli, io vi domando: dove sta scritto, nel Nuovo Testamento, che Dio abbia tre Corpi ed è chiamato Dio in tre persone?”.

                        5.                  A questa domanda non erano pronti, perciò uno guardò l’altro, in parte con sguardo interrogativo, in parte sorridendo. Questo, infatti, non lo aveva veramente ancora letto nessuno, nelle Sacre Scritture!

                        6.                  Dopo una pausa di riflessione, disse Martin Lutero: “Questo in verità non l’ho letto, ma c’è dentro tanto spesso il discorso del Dio Padre, del Dio Figlio e dello Spirito Santo, che si giunge involontariamente alla supposizione di una Divinità in tre persone, perciò ho serbato la supposizione del Concilio di Nicea (325) e di Costantinopoli (381). Ma poiché ora noto che questa supposizione è falsa, allora ti prego, caro fratello, in nome di tutti noi, siccome abbiamo bisogno tutti ugualmente di una spiegazione, come sussiste questo dogma verso la Verità che tu ci annunci?”.

                        7.                  L’angelo rispose colmo di affabilità: “Cari fratelli, se fosse esistito più di un Dio, allora lo avrebbero già saputo i popoli antichi tra il tempo di Adamo e di Gesù! Se gli apostoli avessero inteso i Nomi di Padre, Figlio e Spirito Santo come tre Persone, allora avrebbero insegnato questa Divinità tripartita, e registrato ciò nel Nuovo Testamento, come un dogma. Solo che non avvennero né l’una né l’altra cosa, quindi non esisterà probabilmente mai un Dio in tre persone! Oppure no?”.

                        8.                  A questo preciso chiarimento nessuno seppe porre un’obiezione contraria al reale dato di fatto, perciò l’angelo cominciò nuovamente a parlare e a spiegare, dicendo: “Padre, Figlio e Spirito Santo non sono tre Persone in Dio ma tre Caratteristiche: Amore, Sapienza, e l’attiva Grazia e Onnipotenza che procede dall’Amore e dalla Sapienza, oppure dal Padre e dal Figlio! Non sta tutto questo nel Nuovo Testamento? Vedete, ve lo voglio dire ancora più precisamente: Padre è un’espressione spirituale, una parola di rispondenza, che significa l’Amore in Dio; il Figlio significa nella rispondenza spirituale, la Sapienza in Dio; e lo Spirito Santo è la manifestazione della Volontà, per attuare ciò che l’Amore e la Sapienza in Dio hanno deciso!

                        9.                  Questa è quindi la Trinità di Dio, e non altrimenti! Che Gesù sia il primordiale eterno Padre e Dio, si legge già in Isaia 9,5: «Un fanciullo ci è nato, un figlio ci è donato e l’imperio (eterno spirituale) giace sulle sue spalle e sarà chiamato: Consigliere ammirabile, potenza di Dio, Eroe di Dio, Padre dell’eternità, Principe della pace». Non dice Michea (5,1) che nascerà in Betlemme il Principe d’Israele, la cui origine è dai giorni dell’Eternità?

                      10.                Questi due passi dai profeti v’indicano del tutto chiaramente che Gesù è il Primordiale eterno Dio Padre stesso, inoltre, il nostro caro Padre Gesù si è denominato tre volte direttamente come Padre, così in Giovanni: 10,30: «Io ed il Padre siamo uno»“; 12.45: «Chi vede me, vede Colui che mi ha mandato»; 14,9: «Chi ha veduto me, ha veduto il padre e ci basta», e oltre questo, più spesso indirettamente.

                      11.                Io ora credo, cari fratelli, che questo dogma sia illuminato abbastanza, ed è chiaro e evidente a tutti”. Su questo risuonò all’unisono l’affermazione che tutti avevano compreso e riconosciuto per giusto.

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Cap. 8

Insegnamento dell’angelo sulla Giustificazione e la purificazione

 

(La domanda di Lutero sulla giustificazione attraverso la fede e sulla purificazione dai peccati attraverso il sangue di Gesù Cristo. – Spiegazione dell’angelo e spavento degli ascoltatori sulla Verità dimostrata contro la loro concezione di fede avuta fino allora. L’occasione offerta di riparare di nuovo quel che hanno mancato e sbagliato nella vita.)

                        1.                  Dopo di ciò Martin Lutero si rivolse di nuovo all’angelo e gli domandò che significato avesse, il fatto che i passi della Bibbia  secondo i quali era stabilito che si è giustificati attraverso la fede e si diventa beati, e che il sangue di Gesù rende puri da tutti i peccati, non andavano in adempimento.

                        2.                  L’angelo fece un volto amichevole e disse: “Ascolta, fratello! Tu stesso hai già ammesso che l’uomo è giustificato attraverso la fede solo quando fa tutto ciò che pretende da lui la Dottrina della fede! Questo è un fatto accertato! E con ciò io non ho nulla da spiegare, al massimo da dire: Dio è Amore, perciò adempite la Legge dell’amore per Dio e per il vostro prossimo, allora il sangue, che è la rispondenza spirituale per l’Amore del vostro Padre Gesù Cristo, vi purificherà da tutti i peccati, se avrete adempiuto la Legge della Dottrina della divinità e santità del vostro io!”.

                        3.                  Questa spiegazione dell’angelo operò come una doccia fredda sugli ascoltatori. Essi pensavano in silenzio: “Quindi la Verità, è il contrario di ciò che abbiamo creduto finora? Come dovremmo ora riparare tutto questo, poiché non ci sarà più offerta nessun’occasione?”.

                        4.                  Quando l’angelo vide l’espressione afflitta del loro viso, li interruppe nella meditazione delle loro opinioni e vie sbagliate della vita, e disse poi loro: “Cari fratelli e sorelle! È  vero che nel mondo si deve mettere tutto questo in opera, ma quando l’uomo commette un peccato e non sa che è un peccato, allora la questione è principalmente se egli si penta dello stesso e se è possibile, si dichiari pronto a riparare, costi quello che costi! Perciò io vi domando: siete d’accordo con il mio chiarimento, e con il voler recuperare il mancato e riparare lo sbagliato, se ve n’è offerta l’occasione?”.

                        5.                  A tali affabili parole dell’angelo, tutti dissero di essere d’accordo, e lo pregarono che egli volesse dare loro assai presto l’occasione di poter mettere questo in opera. L’angelo promise di farlo e li invitò ad andare con lui! Egli conosceva una regione, dove potevano essere esercitate molte buone opere. Ora si alzò tutta la grande compagnia e seguì l’angelo, che li precedette.

 

 

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Cap. 9

La cattura di una banda di briganti

 

(Una banda di briganti, che costringeva i derubati a portare la refurtiva nel loro covo, è sopraffatta. Reciproche spiegazioni del diritto. – I rapinati chiedono la loro liberazione, e insistono sull’illimitata libertà nel regno degli spiriti. – Appropriata risposta di Lutero, perché loro stessi ponevano il potere davanti al diritto. – Domanda di Lutero sul loro covo, per distruggerlo, e le timorose ed evasive risposte menzognere dei briganti.)

                        1.                  Dopo un breve viaggio giunsero in una regione dall’aspetto molto triste, dove l’angelo disse loro di fermarsi. Dopo che ebbero atteso un lungo tempo, l’angelo disse: “Ora penetriamo più profondamente nel paese, qui, infatti, siamo ancora al confine. L’occasione di fare del bene però si offrirà nel paese stesso, perché un povero paese spoglio ha anche abitanti poveri, i quali accettano assai gioiosamente e con gratitudine ogni aiuto. Allora si offrirà a tutti voi l’occasione di intervenire in loro soccorso e aiutarli”. Tutti si rallegrarono alle parole dell’angelo e guardarono ora incuriositi dinanzi a loro, dove si sarebbe offerta l’occasione di esercitare le opere dell’attivo amore per il prossimo.

                        2.                  Dopo una marcia di due ore, arrivarono in profondità, in questa regione desolata, e osservarono attentamente da tutte le parti, dove potesse esserci qualcosa per intervenire. Per lungo tempo però non si mostrò nulla. Alla fine sentirono voci gementi e piangenti venir da lontano, ed erano tutti tesi sugli avvenimenti venienti. L’angelo ordinò loro di mettersi giù ed attendere in silenzio, finché egli non avesse ordinato loro di alzarsi ed aiutare. Tutti si misero giù e ascoltarono cheti gli avvenimenti che sarebbero accaduti. I lamenti e i pianti divennero sempre più forti e più vicini, alla fine l’angelo disse: “Sono briganti che hanno aggredito gli abitanti in una regione che è dall’altra parte, li hanno sopraffatti e derubati di tutti i loro averi. Ora spingono gli stessi davanti a loro, affinché portino la refurtiva nella loro regione, ed è compito vostro attaccare questi briganti con tutta la potenza per sopraffarli e portar via loro il bottino, e quindi liberare anche gli uomini che essi spingono dinanzi a sé. Ancora poco tempo, e vi darò il segnale per l’attacco”.

                        3.                  Dopo alcuni minuti l’angelo disse: “Avanti fratelli, attaccate quelli dietro! Sono loro, infatti, i briganti, perché non portano nulla!”. In quell’istante, come evocata dalla tomba, stette davanti ai briganti la potente compagnia, ed essi s’irrigidirono dallo spavento e non sapevano che cosa dovevano fare contro così tanti. La nostra compagnia, naturalmente gli uomini, mostrò il proprio potere sui briganti, chiedendo loro bruscamente: “Che cosa succede qui? Che cosa vi hanno fatto questi che spingete davanti a voi come prigionieri? E che cosa portano tali prigionieri, sulle loro spalle?”.

                        4.                  Dissero i briganti: “Questi sono nostri servitori, e devono fare ciò che noi comandiamo loro”. – “Così sono i vostri servitori?” disse la compagnia. “E questi piangono e si lamentano dell’ingiustizia che è capitata loro? Presto vedremo come stanno le cose”. Allora, uno corse dai portatori e ordinò loro di fermarsi. Poiché anche costoro erano poveri peccatori, avevano avuto anche troppo poca Luce spirituale per accorgersi della compagnia accampata, perciò anche loro si spaventarono e chiesero che cosa stesse succedendo, poiché dietro sentivano litigare e gridare. Ma il messo ordinò loro di voltarsi e tornare indietro, affinché venisse fuori la verità. I portatori si voltarono e andarono dai loro aguzzini, dove li accolse la compagnia, che li invitò a dichiarare la verità di ciò che stava succedendo, così che potessero agire in conformità.

                        5.                  I prigionieri raccontarono ora tutta la storia che era capitata loro e pregarono di essere aiutati contro i rapinatori dei loro averi e oppressori della loro libertà corporea. “Ah, questi sono tali servitori! Voi siete quindi rapinatori, gentaglia allo sbando, e cattiva! Bene, vi dovrà capitare ciò che spetta ai rapinatori! Come voi fate agli altri, così sia fatto a voi, uccelli rapaci! Non sfuggirete più dalle nostre mani!”.

                        6.                  A ciò rispose il capo: “Sulla Terra noi eravamo briganti e ladri, là siamo stati braccati e diverse volte resi innocui. Qui nel mondo degli spiriti ci siamo ritrovati di nuovo e finora abbiamo esercitato il nostro mestiere di rapinatori incontestati; che cosa volete da noi? Chi ha stabilito che siamo sgherri? Chi è il vostro legislatore e signore? Noi qui non conosciamo nessuno che abbia un diritto su di noi. Qui, infatti, ognuno vive come desidera, e così anche noi. Quindi che cosa volete da noi? Siamo liberi cittadini nel regno degli spiriti e non ci facciamo imporre nessuna legge arbitraria dagli uomini! Noi siamo e rimaniamo ladri e rapinatori, e voi rimanete ciò che siete! Lasciateci in pace, come anche noi lasciamo in pace voi!”.

                        7.                  A quest’arrogante risposta del capo, disse Martin Lutero: “Oh, sì, è facile parlare in questo modo, perché vedete che siamo in grande soprannumero. Perché non avete parlato così a questi poveri e non li avete lasciati in pace? Il vostro amore per la pace si mostra solo verso di noi, ma non nei confronti di questi poveri che voi avete assalito, derubato e fatto prigionieri. Aspettate un po’, vi procureremo subito ciò che vi spetta secondo la vostra giustizia. Per cominciare, siete nostri prigionieri, e questi, i nostri liberati che voi avete catturato. Aspettate però, non abbiamo ancora finito! Dove abitate, siete ancora di più? Avete ancora altri prigionieri, a casa?”.

                        8.                  Queste domande giunsero inattese per i briganti. Perciò si guardarono l’un l’altro con sguardo angoscioso e tacquero. Ora Martin Lutero si pose davanti al capo e disse: “Voi siete nostri prigionieri e siamo qui per cercare il vostro covo e distruggerlo, perciò diteci: dove state?”.

                        9.                  A queste parole di Martin Lutero, replicò il capo: “Siamo molti, e guai a voi se non ci liberate e non ci lasciate andare a casa indisturbati! Verranno i nostri fratelli e si vendicheranno di voi, perché essi sono numerosi e potenti, perciò io non vi posso dire e mostrare dov’è il nostro covo, come dici tu”. – “Va bene, mio caro”, rispose Martin Lutero, “io ti dico che non temiamo davanti alla tua minaccia, e opereremo secondo il nostro beneplacito”.

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Cap. 10

Nel covo dei briganti, i prigionieri sono liberati

I salvatori, riconosciuti come compagni di fede

 

(Spiegazione dell’angelo sulla veridicità delle dichiarazioni dei briganti e come deve essere esercitato l’amore per il prossimo sui prigionieri. – Il lungo viaggio fino al covo e cattura di tutti i briganti insieme ai loro molti prigionieri. – I catturati dai briganti riconoscono nei loro salvatori i loro compagni di fede e li rendono colmi di gioia.)

                        1.                  Allora Martin Lutero si avvicinò all’angelo e gli chiese come stavano le cose con la verità di questa dichiarazione del brigante. L’angelo rispose che il paese che possedevano questi briganti era lontano alcune ore, che però a casa c’erano solo pochi di loro, e all’opposto, tanti più prigionieri, i quali dovevano lavorare per questi.

                        2.                  Ora Lutero chiese se non sarebbe stato consigliabile liberare tali poveri prigionieri e mandarli a casa, al che, l’angelo rispose: “Oh, sì, ma mandarli a casa non realizza le opere dell’amore per il prossimo, e nemmeno la semplice liberazione dei prigionieri. Qui è necessario nutrire corpo e spirito, liberare dalla prigionia, vestire, ecc. Il numero dei prigionieri è grande, perciò sarà anche grande l’attività dell’amore per il prossimo che è pretesa da voi. Anche i briganti però hanno bisogno della loro liberazione. Qui non si risolve nulla con le punizioni corporee come sulla Terra, per lo meno, non nella compagnia del Padre. Perciò qui c’è un grande, grande lavoro. Io sono il vostro maestro e guida, tu il condottiero e guida di questa dottrina, perciò va’, e rifletti su come porterai al Padre questi briganti e questi prigionieri, quali figli convertiti e istruiti”.

                        3.                  Queste parole dell’angelo portarono Martin Lutero alla riflessione, ed egli ne dedusse di voler fare tutto ciò che era necessario. Perciò pregò l’angelo che volesse essergli d’aiuto con opera e consiglio, per poter svolgere bene il suo compito, cosa che l’angelo, secondo le sue istruzioni derivate da Me, avrebbe consigliato ed eseguito.

                        4.                  Dopo queste parole, Martin Lutero andò di nuovo dai briganti e comunicò loro la sua decisione, nonostante li avesse già avvertiti, di voler cercare e distruggere il loro covo.

                        5.                  I briganti però, lo misero in guardia e dissero: “Sta’ attento, affinché anche tu e tutta la tua compagnia non diventiate nostri prigionieri”.

                        6.                  Martin Lutero, poiché conosceva i fatti, gli disse freddamente: “E nonostante ciò, io voglio tentare la mia fortuna: più grande il bottino, più grande la gioia!”. Allora i briganti tacquero.

                        7.                  Ora si rivolse ai prigionieri e disse loro: “Non vi accadrà nulla; l’unica cosa che pretendo è che ci seguiate nella regione di questi briganti con i vostri averi, affinché liberiamo anche i prigionieri che sono già là, e li fortifichiamo e istruiamo spiritualmente e corporalmente”.

                        8.                  Poiché l’angelo gli aveva indicato la via dove stava il paese di questi briganti, Martin Lutero ordinò alla sua compagnia di prendere in mezzo a loro i briganti, e seguirlo.

                        9.                  Ora la gigantesca carovana si mise in marcia, seguendo Martin Lutero e l’angelo, che marciavano in testa. Dopo un cammino di sei ore arrivarono nella regione, dove abitavano i briganti con i loro prigionieri, e circondarono l’intero grande covo. Quando i briganti rimasti a casa, videro quel che era successo, rimasero calmi e attesero gli avvenimenti che sarebbero potuti seguire.

                      10.                La compagnia fece un processo breve, afferrò i briganti e li mise insieme ai primi prigionieri dicendo: “Vedete, il numero non è così grande come volevate farci credere!”. Costoro allora tacquero, ammettendo che davanti a quest’enorme numero di uomini non ci sarebbe stato più da cercare né da trovare nessuna salvezza. Ai prigionieri fu ordinato di rimanere calmi, perché sarebbero stati messi in libertà e sarebbe stato concesso loro ogni diritto di tutto ciò che avessero avuto bisogno.

                      11.                Questa notizia fece esultare i prigionieri, i quali esclamarono, colmi di gioia: “Dio sia lodato e ringraziato, se saremo finalmente liberati dai nostri oppressori e persecutori. Cara gente! Lasciateci presto andare a casa; noi, infatti, siamo uomini tranquilli che non fanno a nessuno niente di male, e non abbiamo nulla in comune con i briganti, i quali ci hanno attaccato, derubato e, come prigionieri, fatti schiavi e portati qui, da dove non potevamo sfuggire. Ora però, speriamo di ritornare nuovamente felici nel nostro paese, e lì poter abitare; perciò non tratteneteci qui più a lungo! Noi, infatti, abbiamo una gran voglia di mettere il piede nella nostra terra e viverci”.

                      12.                Quando i prigionieri ebbero terminato il loro discorso e preghiera, disse Martin Lutero: “Cari fratelli in Cristo, volentieri acconsentirò al vostro desiderio, ma non subito. Dapprima devo eseguire un esame con voi sullo stato e la salvezza della vostra anima. Perciò informatemi sinceramente di tutto ciò su cui v’interrogherò!”.

                      13.                I prigionieri guardarono con preoccupazione, quando sentirono che si trattava di un esame di fede, di cui essi avevano giustamente paura, poiché ricordarono com’era a loro capitato sulla Terra, per via della religione.

                      14.                Perciò dissero: “Caro, buon uomo, noi ti preghiamo: lasciaci credere quello che vogliamo. Guarda! Il caro Dio non ci ha chiesto nessuna fede, allora lasciaci illesi anche tu”.

                      15.                Questa preghiera, generata nell’angoscia del loro cuore, aveva però la sua giustificazione nel fatto che essi credevano di aver a che fare con fanatici persecutori cristiani cattolici-romani. Ma quando Martin Lutero fece loro notare che non avevano nulla da temere, poiché dovevano solo essere istruiti nell’autentica Dottrina cristiana della Bibbia, allora essi chiesero subito: “Siete forse protestanti?”.

                      16.                Alla risposta affermativa a questa domanda, si alzarono tutti e dissero: “Caro Padre nel Cielo, noi Ti ringraziamo per questa Grazia, perché ci hai mandato per la salvezza i nostri compagni di fede. Ora siamo doppiamente debitori nel ringraziarTi, in primo luogo perché ci vuoi dare la libertà, e in secondo luogo perché hai scelto per questo i nostri compagni di fede, i quali ci vogliono liberare e ancora istruire”.

                      17.                Il discorso di ringraziamento dei salvati rese tutti assai gioiosi di aver trovato i propri fratelli di fede da poter aiutare in maniera spirituale e corporale.

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Cap. 11

Ingiustizie nell’aldiquà e nell’aldilà

 

(Domanda ai briganti del perché avevano reso gli altri, schiavi, mentre rivendicavano per se stessi la libertà, giacché secondo la loro stessa dichiarazione, nel regno degli spiriti non esisteva nessun tribunale di prima istanza. – I briganti prima tacciono e, con ciò, ratificano che erano dei criminali, poi motivano il perché del brigantaggio a causa dell’ingiusto procedimento giudiziario sulla Terra e del modo di vivere dei ricchi.)

                        1.                  Dopo questa scena si rivolsero tutti ai briganti e, poiché nel regno degli spiriti non esiste nessuna schiavitù, chiesero loro com’erano arrivati ad averla introdotta e a costringere gli uomini a prestare lavoro servile, siccome loro stessi affermavano che qui nel regno degli spiriti non esisteva nessun tribunale di prima istanza, al quale essi sarebbero stati sottomessi.

                        2.                  “Se però nel regno degli spiriti non esiste, di fatto, nessun giudizio, nessuna limitazione della libertà personale, ora noi vi domandiamo: come arrivate a derubare agli altri la libertà e renderli schiavi, mentre per voi pretendete orgogliosamente la perfetta libertà?”.

                        3.                  Questa domanda fece una forte impressione sui briganti, poiché mediante le parole che loro stessi avevano pronunciato, erano stati deferiti al loro misfatto, perciò tacquero, ben sapendo che qui ogni scusa non era tale, ma rappresentava solo una maggiore responsabilità da parte loro.

                        4.                  Poiché i briganti non trovarono nessun argomento per l’auto difesa, i presenti dissero: “Il silenzio è la vostra ammissione che siete criminali e briganti verso questi poveri, finora vostri prigionieri. Qual è quindi la vostra risposta alla nostra questione giuridica?”.

                        5.                  A questo punto i briganti fecero una faccia assai contrariata e dissero: “Noi eravamo abituati a questo mestiere da briganti già dalla Terra, e qui non abbiamo saputo intraprendere null’altro, e questo in particolare già per il fatto che non c’inseguiva nessuna polizia e nessun uomo metteva barriere al nostro operare. Voi siete i primi ad averci afferrato secondo il diritto di giustizia sulla Terra e richiamato alla nostra responsabilità. Che cosa vi dobbiamo rispondere? Secondo la giustizia terrena siamo briganti e delinquenti, e voi ci avete giudicato come tali e avete il potere su di noi. Ci dobbiamo piegare, con disposizione d’animo buono o cattivo! Fate ciò che volete, siamo vostri prigionieri e, poiché non siamo più mortali, allora fate agire una giustizia secondo la quale possiamo diventare uomini migliori, ma non come sulla Terra che, priva di qualsiasi amore, ci puniva soltanto ma non ci migliorava, rendendoci perciò ancora più cattivi e maligni di quanto non lo fossimo prima.

                        6.                  Gli uomini sulla Terra, infatti, sono senza cuore verso i poveri e i bisognosi, e perciò viene il male, il peccato, perché si deve mangiare per vivere, ma non si ha sempre il lavoro per guadagnare, mentre i ricchi gozzovigliano nel loro superfluo e non sanno come poter impiegare questo loro superfluo nel godimento della vita. È certo un triste destino, dimorare come un animale selvaggio nel folto del bosco, nelle cavità dei monti e in inaccessibili gole e nascondigli, non avendo nulla da mangiare né da bere, restando esposti a tutte le intemperie e senza vedere un tranquillo tetto su di sé; sì, allora si diventa come animali e precisamente dei selvaggi, fremendo vendetta contro i ricchi e possidenti che abitano in belle case simili a palazzi, che mangiano e bevono bene, frequentano teatri e balli e gioiscono di ogni piacere della vita, solo per sperperare ancora di più, i soldi che hanno spremuto dal sangue dei poveri e degli oppressi. Vedete, questa è la causa del nostro rovinato cammino della vita, e null’altro!

                        7.                  Mostrateci degli uomini che abbiano un cuore pieno d’amore e vogliano trattarci come uomini e fratelli, e voi vedrete che noi ci mostreremo come uomini e fratelli verso di loro, e divideremo il nostro destino con loro! Fin quando però gli uomini agiranno e opereranno contro di noi con nient’altro che con la loro giustizia a sangue freddo, fino allora saremo e resteremo nemici degli uomini! Questa è la nostra risposta alla vostra domanda, e ora agite con noi secondo il vostro arbitrio.

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Cap. 12

L’amorevole trattamento dei briganti

L’indispensabile preghiera dell’angelo prima del pasto

 

 (Martin Lutero accoglie i briganti come fratelli alla condizione che debbano vivere secondo i Comandamenti divini. – L’invito dell’angelo a pregare il buon Padre prima del pasto. – Il sorgere di una sfolgorante sfera incandescente quale conferma della benedizione e ricordo dell’ultima Cena.)

                        1.                  Dopo quest’appropriata risposta dei briganti, Martin Lutero disse loro: “Non vi vogliamo considerare e trattare come briganti e delinquenti, ma come uomini e fratelli, ma ci vorrà una certa prudenza in tutto, e così anche in quest’accettazione del vostro desiderio. Voi dovrete comportarvi in modo che, da ciò, possiamo dedurre che siete degni di un trattamento fraterno.

                        2.                  E se vi considereremo come fratelli nella nostra compagnia, voi dovrete fare lo stesso e credere ciò che facciamo e crediamo, solo allora in tutto sarete uguali a noi, ma senz’altro non così sulla semplice promessa. Dobbiamo avere conferme della vostra sincerità, dapprima vi dobbiamo informare di tutto ciò che è necessario per la vostra vita tra noi, solo allora saremo fratelli e amici nel senso vero della parola.

                        3.                  Ora vi pongo alcune domande, alle quali voi dovete risponderci con tutta la sincerità, affinché sappiamo come stanno le cose tra noi. Da questo, infatti, dipenderà il vostro futuro, la vostra felicità e la vostra beatitudine”.

                        4.                  A questo severo, prudente discorso, e nonostante le buone intenzioni di Martin Lutero, i briganti non erano preparati, perciò il capo disse: “Amico! Sembra che tu abbia in mente particolari mete con noi, ma troviamo il tuo discorso di ben volere nei nostri confronti, un po’ troppo prudente. Guarda! Che cosa possiamo fare contro di voi? Come dobbiamo pensare del male, giacché siamo comunque vostri prigionieri e siamo trattati come uomini? Vedi, tu prometti di trattarci come fratelli, allora fallo! Tu stesso riconosci che non vi possiamo sfuggire, siamo appena duemila e voi siete certamente più di centomila, quindi a quale scopo questa prudenza?

                        5.                  Dillo liberamente! Siamo pronti a fare tutto ciò che affabilmente ci direte di fare come fratelli. Vedi, questa è la nostra risposta completamente vera! Quello che dico io, infatti, lo dicono tutti! Noi siamo un cuore e un’anima, e tutti faranno ciò che farò io”.

                        6.                  Questa franca risposta del capo dei briganti piacque a tutti, perciò disse Martin Lutero: “Bene, voglio vedere come si risolverà la faccenda. Vi domando soprattutto se siete affamati e assetati; io so, infatti, che anche nel regno degli spiriti si ha bisogno di cibo e di bevanda, anche se non materialmente alla maniera terrena, ma tanto più spiritualmente alla maniera animica. Perciò, fratelli nel Signore, nostro Padre Gesù, diteci se siete affamati e assetati!”.

                        7.                  Il capo dei briganti fece un’espressione sorridente a questa premurosa domanda e disse: “Tu domandi se siamo affamati? Portaci solo qualcosa da bere e da mangiare, perché siamo molto affamati e aspettiamo di vedere da dove ci verrà offerto qualcosa per calmare la nostra fame e la nostra sete!”.

                        8.                  Ora Martin Lutero si volse alla sua compagnia, e disse loro di voler mettere davanti ai poveri qualcosa delle loro scorte, affinché potessero calmare la loro fame e la loro sete, perché quello era proprio il luogo e il momento di mostrare nei fatti l’attività dell’amore per il prossimo.

                        9.                  Quando i fratelli sentirono questo, dissero: “Non solo questi, ma vogliamo nutrire anche i prigionieri ora liberati. Chi ha fame e sete si sieda, e noi condivideremo con lui il nostro cibo. Anche noi, infatti, siamo già affamati e abbiamo bisogno di una fortificazione per il corpo”.

                      10.                Per la più grande gioia della compagnia, tutti si sedettero. Questi erano circa 10.000 teste, e guardarono amabilmente i loro benefattori, che cosa avrebbero offerto loro.

                      11.                Quando questo accadde, Martin Lutero si fece innanzi alla compagnia e disse: “Cari fratelli, il buon Padre celeste ci ha dato l’opportunità di esercitare l’amore per il prossimo con questi poveretti, perciò ognuno afferri quest’occasione e faccia il possibile, affinché il nostro Padre Gesù, il Quale non vive in piena verità soltanto in noi ma anche in questi nostri fratelli e sorelle, guardi a noi con gioia e ci benedica, poiché Egli stesso disse: «Quello che voi fate al più piccolo dei Miei figli, vale presso di Me, tanto come se lo aveste fatto a Me!». Queste Parole del nostro caro Padre vi dicono tutto: voi date ai figli Suoi e, con ciò, date a Lui stesso, perché Egli stesso vive come spirito dell’uomo in ognuno di questi nuovi fratelli guadagnati. Perciò faccia ognuno con amore, umiltà e gioia al suo prossimo ciò che desidererebbe facesse a lui il prossimo, se ne avesse bisogno”.

                      12.                Queste eloquenti parole di Martin Lutero furono accolte con entusiasmo e ora ognuno cercò nella sua scorta, per dividerla con i nuovi fratelli e sorelle. In breve tempo accadde come in una cerimonia nuziale, in modo che tutti furono nella più gioiosa disposizione d’animo. In questo momento si fece avanti l’angelo e con un cenno con la mano, indicò che tutti dovevano tacere e ascoltare. Questo avvenne nel più veloce istante. Nel regno degli spiriti, infatti, una situazione simile non si svolge con grida, ma attraverso l’animo, come un flusso di corrente elettrica.

                      13.                Quando ora tutti calmi e tranquilli rizzarono gli orecchi alle parole dell’angelo, questi cominciò a tenere il seguente discorso: “Cari fratelli e sorelle! L’Amore del nostro buon Padre Gesù ci ha dato da mangiare e da bere, perciò è nostro compito, prima di cominciare a mangiare, di pregare il caro Padre per la Sua benedizione, affinché ciò che gustiamo, sia sacrificato a Lui per la lode e per la glorificazione del Suo onore. Perciò lasciatemi inviare una breve preghiera al Padre, affinché ci tocchi la Sua benedizione e noi cominciamo tutto con la Sua benedizione e finiamo per il Suo onore”.

                      14.                Dopo questo discorso, l’angelo stese le sue mani verso e sui radunati e disse: “Caro e buon Padre Gesù, noi, Tuoi figli di Te amanti, Ti preghiamo umilmente, guarda misericordioso a noi dalla Tua altezza di Grazia e benedici noi e il nostro cibo e bevanda, affinché li sacrifichiamo e consumiamo nell’amore per Te e in Tuo onore solamente!”.

                      15.                Io con ciò feci annunciare questo discorso e preghiera dall’angelo come ben accettato, poiché feci comparire nel firmamento una sfera infuocata come un sole, che illuminò chiaramente la regione e inondò l’intera compagnia con luce raggiante.

                      16.                In un primo momento tutta la compagnia, particolarmente i briganti e i prigionieri liberati, furono completamente colti di sorpresa, perché a una tale luce non erano più abituati nel mondo degli spiriti; ma come si furono ripresi dalla prima sorpresa, cominciarono a giubilare e a rallegrarsi, poiché essi avvertirono così visibilmente il benvolere del Padre celeste e, da tutte le parti, chiesero chi fosse il giovane uomo, nella cui preghiera c’era una forza tale che il Padre celeste lo aveva subito così magnificamente esaudito!”.

                      17.                I fratelli della grande compagnia spiegarono loro con delicatezza che questi era un angelo e guida della compagnia. Queste parole furono adatte a trasferire i nuovi fratelli nella più grande gioia, e da tutte le bocche si sentirono ora echeggiare parole di gioia, di speranza e d’amore.

                      18.                Quando l’eccitazione andò un poco affievolendosi, l’angelo disse di nuovo: “Fratelli e sorelle, il caro Padre Gesù ci ha annunciato il Suo compiacimento attraverso la meravigliosa luce, perciò vi dico: sedetevi, mangiate, bevete e nello stesso tempo pensate che questo buon Padre che ci ha dato il cibo, la bevanda e la Sua benedizione, ci ha comunicato attraverso la meravigliosa luce, ciò che fece un giorno di 1500 anni fa nella comunità dei Suoi discepoli, quando disse: «Ogni volta che fate questo, pensate a Me!» Così fate oggi anche voi e pensate al caro Padre, il Quale un giorno diede il Suo sangue per noi, la Sua vita sulla Croce come espiazione per il peccato originale”.

                      19.                Dopo queste parole dell’angelo tutti divennero silenziosi, e ognuno consumò il suo cibo pensando in silenzio a Colui che un giorno aveva sofferto così terribilmente, e ora era il Padre di tutti loro.

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Cap. 13

La preghiera di ringraziamento dell’angelo dopo il pasto

Lutero invita i briganti a seguire la compagnia

 

(L’angelo ringrazia in nome di tutti per il pasto consumato. – La sfolgorante sfera incandescente splende ancora per breve tempo e poi si spegne lentamente. – Il ringraziamento dei partecipanti ai loro benefattori. – Domanda di Martin Lutero ai briganti sulla loro opinione di fede, e se vogliono andare insieme nel viaggio verso la beatitudine. – Il capo è d’accordo, gli altri indugiano per via delle richieste difficili da adempiere.)

                        1.                  Quando il pasto fu terminato, l’angelo si alzò di nuovo e disse alla compagnia: “Cari fratelli e sorelle, il nostro desinare è terminato e siamo di nuovo fortificati per una nuova vita. È perciò nostro dovere ringraziare filialmente il caro Padre per ciò che abbiamo gustato”.

                        2.                  Dopo queste parole, l’angelo congiunse le sue mani per la preghiera e disse: “Caro buon Padre, il nostro pasto è terminato e noi eleviamo i nostri cuori in riconoscente amore per Te e diciamo: caro, santo Padre di tutti noi, Ti ringraziamo dalla profondità dei nostri cuori per ciò che abbiamo gustato e Ti preghiamo umilmente; caro Padre! Accetta il nostro ringraziamento che mandiamo a Te dalla profondità dei nostri cuori amanti in Tuo onore e donaci anche in seguito il Tuo Amore e la Tua Grazia. Amen!”.

                        3.                  Dopo la recita della preghiera di ringraziamento, Io feci passare la sfera splendente lentamente nel rosso, che produsse, come dite voi, un’illuminazione del bengala, per poi spegnersi un po’ alla volta, e su cui l’angelo fece notare che essa esprimeva solo un benvolere pieno d’Amore da parte Mia, e quindi poteva splendere solo un breve tempo nel firmamento; dopo di che, tutti furono soddisfatti e quietati.

                        4.                  Ora il pasto era concluso, perciò ognuno ringraziò ancora separatamente il fratello che aveva condiviso con lui il suo desinare, per cui strinse il suo legame d’amicizia, ancora più saldamente intorno alla compagnia, e tutti si sentirono felici l’un con l’altro come fratelli e sorelle di un unico Padre.

                        5.                  La compagnia si alzò, e Martin Lutero si fece nuovamente innanzi ai briganti dicendo: “Cari fratelli, la Grazia del Padre celeste è toccata a tutti noi nella stessa misura, e da ciò vedete che dinanzi a Dio siamo tutti uguali e che il caro Padre Gesù vede solo figli Suoi, mentre gli uomini si suddividono in classi: possidenti e inservienti, amici e nemici! Che questo sia ingiusto, ve ne sarete convinti dalla diretta manifestazione del Padre attraverso la sfera splendente, perciò potrete anche esser certi che nemmeno noi altri agiremo diversamente contro di voi, quali fratelli contro fratelli, sorelle contro sorelle, e poiché voi, da come io penso, ne siete convinti, allora vengo con la seconda domanda, che riguarda la vostra vita spirituale, vale a dire: cari fratelli, ditemi: come stanno le cose con la vostra opinione di fede?

                        6.                  Vi dispiace di aver commesso finora del male agli uomini? Volete seguire la vera religione di Gesù, del Padre nostro? Volete voi venire con noi, che camminiamo in compagnia dell’angelo verso il Padre? Esprimetevi solo chiaramente! Avete visto il benvolere del nostro Padre Gesù. Voi sapete che il Suo angelo è tra noi, ed è il nostro maestro e guida. Avete dimostrazioni che siamo sulla giusta via che esso ci porterà nel Paradiso e, con il tempo, al Padre, perciò anche voi potrete essere con noi molto presto alla meta della vostra felicità. Diteci: qual è la vostra opinione e intenzione, a cominciare da adesso?

                        7.                  Il capo esaminò un lungo tempo, i suoi compagni, e chiese le loro opinioni su questa nuova situazione; poi, dopo aver raccolto le sue informazioni, disse a Martin Lutero: “Amico e fratello, per ciò che riguarda me, io sono dei tuoi, non così i miei compagni! Essi temono che la via diventi troppo gravosa per loro, e che non potrebbero raggiungere la meta; perciò devi spiegare più precisamente che cosa pretendi da loro. Per quanto riguarda la religione, lo comprendi già da te stesso che un brigante non è un fratello di preghiera, e perciò ti costerà molta fatica entusiasmare gente che non ha nessun desiderio per una religione. Non voglio però, fare il profeta; io so come la penso solo per quanto riguarda me, e te l’ho già comunicato”.

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Cap. 14

Stima di valore spirituale di oltre duemila da convertire

L’angelo evidenzia l’eresia di Lutero sulla Giustificazione

 

(L’angelo propone a Lutero di convertire i duemila briganti, quale contropartita alla sua eresia sulla giustificazione che aveva già lasciato nel peccato, innumerevoli protestanti, benché meno pesantemente dei cattolici romani. – Opprimenti rimorsi di Martin Lutero, per l’impossibilità di revocare l’errore. – L’angelo rialza lo sconforto Martin Lutero.)

                        1.                  Questa comunicazione del capo dei briganti fece stupire il nostro Martin, e poiché egli non sapeva bene che cosa dovesse fare, si rivolse all’angelo e lo pregò di aiutarlo con consiglio e fatto: “Che cosa c’è da fare con questi duemila briganti giacché non hanno nessuna voglia e nessun desiderio per la religione?”.

                        2.                  L’angelo lo guardò affabilmente e disse: “Non sai, tu, che il Signore ha più gioia di un unico peccatore che si converte, che di novantanove giusti che non hanno bisogno di Lui? E guarda, qui non ce n’è uno solo, ma ce ne sono oltre duemila di loro; immagina a quale merito tu rinunci, se li lasci andare senza convertirli!

                        3.                  Pensa: questo grande lavoro ti servirà come risarcimento per i grandi errori che hai procurato nella religione protestante, di cui abbiamo parlato al mio arrivo. Se ti riesce convertire costoro e portarli come peccatori pentiti al Padre, allora potrai essere sicuro che ti sarà perdonato tutto. Pensa, infatti, ai milioni di uomini che attraverso la tua eresia non hanno dato nessun particolare valore alle opere dell’amore per il prossimo; e queste sono appunto le uniche e sole, a rendere felici gli uomini nel regno degli spiriti. Quindi rifletti su quale insegnamento infelicissimo, hai procurato tu, e che tutti i protestanti hanno mantenuto attraverso i secoli, arrivando nel regno degli spiriti senza, o con pochissime opere dell’autentico amore cristiano, quindi stimando poco una quantità di opere con le quali avrebbero potuto conquistarsi il Cielo; infatti, l’insegnamento della fede, la Giustificazione dinanzi a Dio e l’estinzione dei peccati, rappresentano un insegnamento falso, o errato!

                        4.                  Il Signore, non ha mostrato con l’esempio del samaritano misericordioso in che cosa consista l’amore per il prossimo? Tu però hai stabilito una dottrina dalla quale emerge l’insegnamento dell’innocenza umana e la trascuratezza dell’attività d’amore per il prossimo, e a causa tua in questo modo molti uomini sulla Terra hanno fallito lo scopo della loro vita. Tu certo non hai portato dogmi negativi, come li hanno inventati i papi, e attraverso i quali i credenti arrivano sommamente infelici nel regno degli spiriti; ma tu hai stabilito la spensieratezza della vita, perché il sangue di Gesù Cristo renderebbe i protestanti puri dai peccati! Perciò una quantità innumerevole di protestanti basandosi su quest’eresia, peccano, e vivono spensieratamente. Pensa quale infelicità hai portato a molti milioni di anime, e considera il tuo lavoro attuale, quanto è minimo rispetto al tuo grande peccato, e riceverai il coraggio di intervenire e non mollare, finché non avrai raggiunto il tuo scopo!”.

                        5.                  Questa fu una risposta e illuminazione dell’angelo, che quasi soffocò Martin Lutero. Muto e terrorizzato, egli stette lì e meditò su che cosa aveva fatto! Nulla lo feriva di più che queste eresie rimanessero come un cancro divorante nel corpo dei confessori della fede protestante, e diffondessero e aumentassero continuamente la loro sostanza velenosa. Oh, questo era un pensiero terribile, per i poveri insegnanti di fede molto travagliati nella vita. Che cosa non avrebbe dato volentieri, se solo avesse potuto di nuovo venire nel mondo e revocare le sue eresie! Ma l’involucro tombale copriva il suo corpo terreno e non c’era più nessuna speranza di levare queste grandi schiaccianti sofferenze animiche dell’uomo.

                        6.                  “I morti non parlano più tra i viventi!”, diventò qui una crudele verità! “Dietro la porta della tomba non è possibile nessun ritorno, nessun cambiamento. Ciò che semini, quello raccoglierai! – Guai a te, se hai seminato malerba; essa crescerà alta e comincerà a soffocare i suoi dintorni, e se è possibile li affogherà anche del tutto!”.

                        7.                  Così stava ora il nostro campione di fede, sconvolto dal pentimento dei suoi errori! Senza speranza, senza luce, meditava su come poter correggere tutto ciò che aveva edificato di così immensamente sbagliato! A lungo stette egli lì, così sprofondato in tristi pensieri, riflettendo qua e là, se non ci fosse proprio nessuna via d’uscita che potesse in un certo qual modo riparare l’errore. Ma non trovava altro che spazi vuoti nell’infinità dei suoi pensieri e progetti.

                        8.                  Quando stava ancora così muto e sprofondato in sé, l’angelo batté sulla sua spalla, lo risvegliò dalla sua profondità e disse: “Amico e fratello, io vedo i tuoi dolori e le sofferenze che ti affliggono. Va’, svegliati per l’opera nuova, e pensa: il Signore ha ancora abbastanza strumenti nel mondo, e quando Egli lo riterrà opportuno, già correggerà i tuoi errori! Se non sarà questo il caso, allora essi saranno migliorati qui nel regno degli spiriti, anche se è centinaia di volte più difficile e più lento che nel mondo, che è una scuola di Grazia per mettere alla prova la carne degli uomini.

                        9.                  Vedi, il Nuovo Testamento è letto in tutte le famiglie protestanti, tu credi che i restanti insegnanti che predicano l’amore per il prossimo, siano davvero ignorati da tutti questi? Non crederlo, ci saranno anche milioni di coloro che si atterranno saldamente ai tuoi articoli di fede, ma prenderanno anche a cuore gli insegnamenti degli apostoli che predicano la castità del corpo e dell’anima, e il fare del bene al prossimo, e poi più o meno vi si atterranno.

                      10.                Perciò abbi coraggio! Pensa: il Signore è misericordioso, Egli già farà ciò che è necessario fare! E dedicati intanto al tuo lavoro di conversione dei rapinatori”.

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Cap. 15

Profezia sul nuovo regno dell’amore

 

(Martin Lutero alla comunicazione dell’angelo si risveglia colmo di gioia come da un sogno pesante di rimorsi. – Meravigliosa profezia sull’istituzione del divino Regno millenario dell’Amore, libertà, uguaglianza e fraternità sulla Terra.)

                        1.                  Quest’esortazione decisiva e incoraggiante operò come un benefico balsamo sul cuore ferito e sanguinante del grande maestro di fede. Risvegliato come da un pesante sogno, guardò l’angelo, il quale gli procurava una così lieta speranza. Lacrime di gratitudine scorsero sulle sue guance, scintillando come perle alla luce del Sole.

                        2.                  Si fece coraggio e chiese all’angelo con voce tremante: “Amico! fratello! È possibile che il caro Padre riparerà il mio errore? È possibile che l’errore non causerà un così gran danno, tanto da non farmi mai vivere una lieta ora qui, nel mondo degli spiriti? Sì, solo se questo fosse possibile, allora io sarò riedificato, e farò tutto ciò che l’amorevole Padre Gesù dovesse pretendere da me! La felicità dei miei compagni di fede, infatti, è anche la mia felicità, la mia vita. Oh, dimmi, caro fratello, avverrà questo?”.

                        3.                  L’angelo guardò con visibile gioia il fratello Martin Lutero che si lamentava, pur essendo comunque colmo di speranzosa eloquente gioia e, quando questi ebbe terminato e fissava su di lui occhi interrogativi, disse: “Amico e fratello, presso Dio tutto è possibile, e il Padre è puro Amore. Questo ti dice tutto. Credi! Spera! Il Padre stesso guida i Suoi figli, quindi Egli li guiderà sicuramente, così che alla fine tutto venga a Lui.

                        4.                  La Sacra Scrittura contiene tutti gli insegnamenti che servono a un cristiano per giungere felice nel regno degli spiriti. Tu non hai mai prescritto a nessuno che gli altri insegnamenti del Nuovo Testamento siano superflui, ma essi sono per ognuno, e se erano imperanti per il tempo degli apostoli, allora gli uomini non penseranno certo che siano stati aboliti tramite te. Coloro che sono pigri nel pensare e nell’operare, afferreranno sempre ciò che non li costringa a rinunciare a qualcosa, e guarda, questo è e sarà così in tutte le religioni.

                        5.                  Guarda i briganti! Io ti dico: qui ci sono protestanti e cattolici, e guarda se uno di loro, eccetto il capo, si preoccupa della salvezza della sua anima! Nessuno! E così ce ne saranno anche molti fra la schiera dei viventi, e ancora in arrivo in futuro sulla Terra, che non daranno nessun’importanza all’insegnamento della fede. Quello che tenderà a Dio con tutta la serietà, costui seguirà anche gli altri Comandamenti dell’amore per il prossimo. Quello però che è pigro ed egoista, a costui non servirebbero le migliori leggi della fede. Perciò lascia questo al caro Padre! Io ti dico: Egli farà tutto bene! Sarebbe naturalmente preferibile, se l’insegnamento fosse puro come al tempo degli apostoli, ma i tempi sono cambiati, la malerba continuerà a crescere rigogliosamente e genererà ovunque del male, che però non crescerà solo nella religione protestante, ma anche nella romana e in tutte le chiese e sette che già esistono e ancora esisteranno.

                        6.                  Ma verrà un tempo, dopo alcuni secoli, dove regnerà una grande mancanza di fede. Il falso profetismo si estenderà potentemente e crescerà anche velocemente; ma anche il Signore interverrà e promuoverà la Sua opera. Da un lato, totale assenza di fede, dall’altro la ricerca di Dio, metteranno il mondo in situazioni febbrili. Sorgeranno ogni genere di falsi profeti che diffonderanno un gran numero di scritti, per catturare gli uomini ingenui nelle loro reti e usarli per i loro scopi. Vedi, allora il Signore risveglierà molti uomini che spezzeranno una lancia anche per la Sua opera; ma questi saranno solo ordinari operai preliminari della via verso la vigna del Signore.

                        7.                  Il Signore stesso, tuttavia, guiderà i Suoi scelti operai nella Sua vigna e li istruirà. E questi poi saranno il vero e proprio centro intorno al quale alla fine tutto si svolgerà. Su questi operai il Signore edificherà alla fine il Suo eterno regno dello Spirito, e in conformità a questa pura Dottrina si raccoglierà poi il gregge sotto l’eterno Pastore Gesù Cristo, e dalle molte chiese e sette cristiane sorgerà una nuova chiesa primordiale dell’amore senza sacerdoti e cerimonie, poiché il Padre stesso sarà il loro sommo Sacerdote, il loro Amore, il Quale ha versato per tutti il Suo sangue sulla Croce.

                        8.                  L’amore diventerà la religione del regno millenario del Santo Spirito Gesù, del nostro Dio e Padre. Per quanto tu possa ora ancora stabilire così buoni articoli di fede, essi prenderebbero comunque la stessa via, come ti ho già descritto, perché il sacerdozio da un lato, il governo dall’altro e di conseguenza tutto ciò che è formato o esiste come religione, si darà la mano nel mondo e distruggerà la religione e tutto il vero del cristianesimo primordiale. Ma quando questo tempo giungerà al culmine della sua fioritura, allora caro fratello, sarà giunto il tempo che il Signore interverrà potentemente e distruggerà tutto il satanico nel mondo. Ci sarà un’angoscia e un lamentarsi degli uomini, ma niente aiuterà più; gli avvenimenti si susseguiranno come una tempesta dopo l’altra, e guai agli uomini senza Dio. Alla fine si considererà certamente la stoltezza della vita del mondo che è durata fino allora, ma chi si preoccuperà del passato?

                        9.                  Nuova vita si diffonderà alla velocità della tempesta nell’umanità. I falsi profeti cadranno in miseria, mentre il povero popolo risorgerà a nuova vita e si rallegrerà e giubilerà della libertà, uguaglianza e fraternità sorte nuovamente. Poi il Signore sarà potente, e manderà potenti uomini tra il Suo gregge per predicare il Suo santo Vangelo. Ci sarà una pressione, e domande per l’ancora di salvezza, come non è finora mai stato nel mondo. La parola d’ordine sarà: ‘Per, o contro Cristo!’. La lotta rimarrà indecisa a lungo qua e là, ma la potenza del Signore opererà potentemente, e guai agli avversari: essi saranno sparsi come la polvere dinanzi al vento. Sarà distrutto tutto ciò che gli uomini hanno inventato e fabbricato per riempire le loro tasche, per dominare mediante la stupidità del popolo cieco e per sfruttarlo e opprimerlo, finché alla fine dominerà il mondo un’eterna estate del divino Amore, allora il Padre stesso abiterà tra i Suoi figli, con i Suoi l’intera nuova Gerusalemme sulla Terra, e vi rimarrà eternamente, e perciò questa Terra satanica alla fine diventerà la dimora di un popolo sacerdotale eletto, regale, divino, e perciò si trasformerà in un Paradiso celeste”.

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Cap. 16

Profezia sull’inizio del regno millenario

La preghiera di Lutero per rafforzarsi nella fede

 

(L’angelo rivela che l’inizio del Regno millenario sarà totalmente realizzato già prima di 400 anni, e che poi gli uomini cammineranno con i beati della nuova Gerusalemme sui campi luminosi dell’amore, e Gesù sarà per gli uomini Dio, Re, Giudice e amorevole Padre. – Grande gioia di Martin Lutero a causa di questa spiegazione. – la sua preghiera per essere aiutato nella conversione dei briganti e l’esaudimento della stessa mediante concessione di forza e coraggio.)

                        1.                  Martin Lutero, come incantato, stava lì a guardare l’angelo che parlava, e come questi gli dipingesse con colori vivaci la continuazione e la fine di tutte le religioni. Quando l’angelo ebbe terminato, Martin Lutero gli chiese se ci voleva ancora molto, perché ciò arrivasse. “No!”, disse l’angelo, “prima che passino 400 anni, l’intera lotta religiosa sarà già alla fine e gli uomini circoleranno con i beati della nuova Gerusalemme come fratelli e si ameranno l’un l’altro come figli([2]). Allora si dirà: gli uomini camminano nei campi soleggiati dell’Amore, e sono dominati da un cuore e un intelletto solo; essi saranno veri fratelli e sorelle, anzi saranno chiamati figli di Dio e il Padre sarà loro Dio, loro Re, loro Giudice e il loro Amore. Nessuno amerà qualcosa più del Padre Gesù, e tutto l’Amore proveniente dal Padre si diffonderà su tutti. Allora cesserà il regno della menzogna, o di Satana! La Verità, infatti, erigerà il suo trono sulla Terra, e dove regnerà la Verità, vale a dire il divino Amore unito con la divina Sapienza, là cesserà tutta l’oscurità nello spirituale tra gli uomini”.

                        2.                  Questa rivelazione fece ravvivare in Martin Lutero tutte le fibre del suo corpo spirituale. Il suo volto s’illuminò letteralmente di gioia e amore per il Padre Gesù, il Quale fu nominato come l’Esecutore di tutte queste situazioni celestiali sulla Terra.

                        3.                  Ora egli disse all’angelo: “Caro amico e fratello, tu mi hai strappato dalla mia tristezza e ravvivato con amore e gioia, tanto che sono diventato colmo di fervore e fuoco per la buona causa del Padre. Ora non voglio più guardare alla triste Terra, ma lasciare tutto all’operato del caro Padre e considerarmi del tutto come un abitante del regno spirituale del caro Padre Gesù. E di conseguenza sono del tutto saldo in questo e non cederò, finché non avrò convinto e convertito i briganti. Essi sono nostri prigionieri e perciò rimarranno con noi, e non mancheranno le occasioni per convertirli”.

                        4.                  A questo punto lo interruppe l’angelo dicendo: “Fratello, qui nel regno degli spiriti, dove dimorano veri cristiani, non esistono prigionieri; quindi dovrai familiarizzare con il fatto che essi sono liberi cittadini del regno degli spiriti. Trattali come fratelli e ti ascolteranno volentieri, tutto il resto è faccenda tua. Prega perciò il Padre per la Sua santa assistenza e mettiti al lavoro”.

                        5.                  Martin Lutero non indugiò più a lungo con l’inizio della lezione, si voltò con la faccia verso est, s’inginocchiò e sollevò le sue mani, le congiunse e cominciò in silenzio e concentrato, a pregare nel modo seguente: “O caro Padre, mio molto amato Gesù e Redentore, guarda misericordioso a me, Tuo indegno servo, e aiutami Tu, al Quale nulla è impossibile, affinché il grande lavoro, dinanzi al quale io tremo, possa aver successo per la Tua gioia! Tu sai, caro Padre, quanto Ti amo! Tu sai, quanto ci tengo ad accontentarTi, anzi ancora molto di più: per dare a Te una gioia! Tu sai, caro Padre, come mi ha tenuto in piedi il mio amore per Te, facendomi lottare per Te per lunghi anni con il coraggio di un eroe, e perseguire e completare instancabilmente il grande lavoro di traduzione della Bibbia e della compilazione di diversi scritti, per amor Tuo. Il mio tempo di vita terrena è terminato e ora io sto dinanzi a Te, – a Te mio santo Padre, – come un peccatore indegno.

                        6.                  O Padre! Perdona i miei grandi peccati e le mancanze contro di Te e i Tuoi figli! Tu sai meglio di tutti che non ho battuto in pigrizia nell’operare il bene, e non per qualsiasi altro motivo, soprattutto sui dogmi stabiliti. È un dato di fatto, che mi appoggiai molto sulla fede, così come per esempio Abramo. Egli, infatti, è stato giustificato dinanzi a Te, caro Padre, attraverso la fede.

                        7.                  Perciò caro Padre, Ti prego assai umilmente, perdona i miei errori e accoglimi nel Tuo Amore Paterno! Vedi, caro buon Padre Gesù, quanto vorrei rallegrarmi, se io potessi convertire questi molti e grandi peccatori e delinquenti, e portarli a Te come figli penitenti! Ma, o Padre, come posso mettere all’opera questo da solo, senza il Tuo paterno aiuto? Io comprendo le difficoltà e quasi l’impossibilità di mettere questo in opera, e nonostante ciò ce la metterò tutta, per poter rallegrare Te, perché ho vissuto per Te – per Te morii, e venire a Te è il mio unico struggimento.

                        8.                  O Padre! Abbi Pietà di me e mandami un raggio del Tuo Amore e del Tuo aiuto, affinché l’opera mi possa riuscire. Caro Padre! Ti prego, non abbandonarmi nel difficile lavoro; per me, infatti, è una scuola di verifica per vedere quanto grande sia il mio amore per Te. Perciò caro Padre, non mi abbandonare, ma aiutami, affinché il mio sforzo giunga a una felice conclusione. Amen!”.

                        9.                  Dopo questa preghiera, che egli espresse con occhi lacrimanti, fu da Me rafforzato, affinché avesse piena fiducia nella riuscita del suo grande compito e si convincesse saldamente che, con il Mio aiuto, certamente non sarebbe rimasto a mezza strada nello svolgere il suo lavoro. Ora si alzò, rinvigorito spiritualmente e, pieno di fiducia per la riuscita della buona causa, andò dall’angelo, e a lui comunicò la sua ferma decisione. Poi si rivolse ai briganti, camminando lentamente verso di loro, sempre invocandoMi, affinché Io lo aiutassi in questa grande ora.

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Cap. 17

Il discorso ai briganti sulla fede, è accettato

 

(Lutero tiene un bel discorso sulla fede per la conversione dei briganti, e costoro lo accettano, quale sacerdote secondo l’autentico insegnamento di Dio. – L’amore per il prossimo è il Comandamento da adempiere.)

                        1.                  Giunto davanti ai briganti, Martin li salutò con il seguente discorso: “Cari fratelli e amici nella nostra libera comunità! Vi saluto con il saluto del Padre Gesù: «La Pace sia con voi!». Come un servitore, anche se indegno del Padre celeste, vengo a voi per annunciarvi l’Amore del Padre ai Suoi figli. Non come prigionieri, ma voglio trattarvi come nostri liberi confratelli e rendervi partecipi della nostra luce, e della nostra Grazia che riceviamo dal caro Padre.

                        2.                  Perciò, cari fratelli, non abbiate paura di me, e nessun dubbio verso le mie parole. Esse, infatti, sono parole d’amore e di benevolenza per tutti voi. Non pretendiamo nulla di strano e d’impossibile da voi. No! La mia proposta si basa sulle parole del nostro caro Padre, che parla così a noi: «Il Mio carico è leggero e soave il Mio giogo». Queste parole del nostro Padre vi rivelano tutto. Sì, è certo, il giogo di Gesù è soave, e il carico non pesante da portare. E poiché conoscete questo carico e questo giogo, allora il mio compito sarà quello di mettervi tutto in chiaro, affinché comprendiate di che cosa si tratta e quale deve essere il vostro compito futuro”.

                        3.                  Dopo questo preliminare, cominciò a tenere il seguente discorso: “Cari fratelli e amici, non siamo più sulla Terra, dove ci ostacolano tutte le barriere possibili verso l’autentica vita spirituale secondo l’insegnamento di Gesù. Qui non siamo più uomini separati l’un dall’altro secondo rango, posizione e possesso, bensì noi siamo qui come figli dell’unico eterno Padre Gesù, perciò tutti uguali e tutti fratelli e sorelle senza differenza.

                        4.                  Questa consapevolezza ci lega l’uno all’altro, e con ciò esiste solo una comunità filiale e fraterna tra noi. Qui nessuno è il primo o l’ultimo, siamo tutti uguali, perché siamo tutti fratelli, e perciò anche le vostre donne, e soprattutto i vostri parenti, sono nostri fratelli e sorelle. Questo è quindi il primo punto che avevo da discutere per mostrarvi che ci siete cari e preziosi.

                        5.                  Dopo che vi abbiamo riconosciuto e accolto come pari, vogliamo aiutarvi affinché diventiate per noi ciò che vi dichiariamo con questo. La vostra vita, era finora una vita triste, una vita delittuosa verso il prossimo; questo lo potete ora abbandonare. Nella nostra compagnia, infatti, non vi dovrà mancare nulla! Perciò: a quale scopo ancora rubare e rapinare?

                        6.                  Ditemi, cari fratelli: vi piace questa proposta? E la volete accettare, per rimanere, ed essere considerati nella nostra compagnia come fratelli anche in avvenire?”.

                        7.                  Questo discorso cadde giù come dalle nuvole sui briganti, i quali dichiararono all’unisono di accettare la proposta. Si può immaginare la gioia di Martin Lutero, a questa loro dichiarazione!

                        8.                  Nel cuore colmo di ringraziamento per Me, si rivolse di nuovo ai briganti dicendo: “Fratelli! Amici! Io lo sapevo che non avreste rifiutato la mia proposta! Essa, infatti, mi è venuta dall’amore, e ha parlato all’amore, e con ciò è terminato il primo passo. Ora viene la seconda domanda, e questa riguarda la vita spirituale-animica in noi e tra noi.

                        9.                  Sulla Terra esistono chiese di pietra, pompose dignità ecclesiastiche in ricchi ornamenti che si devono pagare. Qui, questo non esiste. La chiesa è la nostra comunità che si ama fraternamente, e dove ci si sostiene l’un l’altro. Il sacerdote sono io, ma non un tale come ve ne sono sulla Terra: io vi voglio servire con consiglio e opere, senza pagamento o compenso! Io sono il vostro confratello, e non il vostro sovrano e vescovo, come sono essi sulla Terra, ma nel senso di Cristo: il maggiore deve essere il servitore di tutti! Io credo che su questo non avrete nulla da obiettare”.

                      10.                “Oh, Dio ce ne guardi, caro fratello, questo decisamente no! Siamo lieti di vedere una buona volta un sacerdote che vive e opera secondo le parole di Cristo”, gli risposero i briganti.

                      11.                “Io ho saputo dalla bocca dell’angelo che voi siete protestanti e cattolici-romani, quindi ostili fanatici e reciproci persecutori sulla Terra. Qui, è diverso; qui non abbiamo cerimonie ecclesiastiche pagane, né leggi ecclesiastiche e ordinamenti umani.

                      12.                Siamo liberi da qualsiasi dominio ecclesiastico. Qui non riconosciamo nulla all’infuori del nostro Padre Gesù come nostro Dio, e perciò Egli è il nostro Tutto: perché Egli è nello stesso tempo Padre, Redentore dal peccato originale e Salvatore della nostra anima. Quanto al resto, esistono solo fratelli e sorelle, e non a noi preposti ma equiparati a noi, come vedete nel nostro angelo, che certamente è un grande e potente messaggero di Dio, ed è ugualmente così affabile e premuroso verso noi peccatori, come può riuscire a farlo solo il più grande amore fraterno. Dite: volete voi tale dominio ecclesiastico, come esiste sulla Terra?”.

                      13.                “No! No, e cento volte no! Siamo del tutto d’accordo con il tuo insegnamento. Continua solo a riferirci quel che c’è ancora da osservare, o da credere!”.

                      14.                Quest’intesa, sotto ogni aspetto portò Martin Lutero nella più grande gioia, e così egli rifletteva su come avrebbe dovuto sviluppare i successivi punti che fossero adeguati alle condizioni nel regno degli spiriti e alle condizioni delle anime dei briganti. Dopo una breve pausa cominciò di nuovo: “Noi siamo tutti fratelli e sorelle, e figli di uno e lo stesso santo e immensamente buon Padre Gesù, il Quale nel Suo sconfinato Amore circa 1500 anni fa per noi prese la veste dell’Uomo, quindi Si creò un corpo di carne divenendo Egli stesso ‘Uomo’, per predicarci e insegnarci una Dottrina di Dio e dell’amore fraterno, e alla fine diede per noi sulla Croce il Suo prezioso sangue e Vita, per redimerci dal peccato originale che commise un giorno il nostro primordiale padre carnale Adamo, peccando contro il Comandamento della castità.

                      15.                Perciò il nostro unico compito è di amare questo caro e buon Padre Gesù sopra ogni cosa, proprio come figli Suoi, di conseguenza amare tutti gli uomini come noi stessi; infatti, tutti gli uomini sono figli di Dio e perciò dobbiamo fare a loro tutto ciò che noi desideriamo che essi facciano a noi, se siamo nella necessità, e abbiamo bisogno di loro.

                      16.                Abbiamo esercitato su di voi il Comandamento dell’amore per il prossimo, nonostante voi foste briganti e delinquenti ai nostri occhi. Così vi è chiaro quanto faccia bene un tale atto di carità vitale a un uomo, quando egli ne ha bisogno. Io perciò vi domando: volete agire anche voi verso gli altri uomini così come noi abbiamo agito verso di voi, invece di giudicare e castigare?”.

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Cap. 18

Esortazione ai prigionieri di vivere la grande Dottrina di Cristo dell’amore e del perdono

 

(I briganti sollevano la questione della ritorsione. Preghiera di Lutero al Padre per infondere l’amore nei cuori dei maltrattati, in seguito alla quale tiene un grande e decisivo insegnamento sul carattere fondamentale dell’Amore di Gesù, che si deve imitare, perdonando altrettanto tutto al nemico, come Egli lo fece come esempio.)

                        1.                  A questo punto i briganti si stupirono e chiesero: “Ma che cosa sarebbe stato se noi vi avessimo assalito e ci aveste vinto? Come avreste agito poi, contro di noi?”.

                        2.                  Martin si rivolse all’angelo e gli chiese che cosa dovesse loro replicare. L’angelo però gli rispose che doveva rivolgersi con questa domanda ai prigionieri liberati che ascoltavano la discussione, e costoro gli avrebbero dato la risposta perfettamente vera.

                        3.                  Lutero divenne inquieto a causa del possibile risultato. A questo punto, infatti, c’era una fase pericolosa. Questi prigionieri avevano sofferto molto a causa dei briganti, ed erano stati molto maltrattati; e se questo avesse richiesto una vendetta, una giustificazione attraverso un giudizio, allora ogni fatica sarebbe stata vana, e invece di essere conquistato, tutto sarebbe stato miseramente perduto. Qui era necessario un buon consiglio. Ma dove rivolgersi? Chi doveva sapere, per dirgli il giusto? Era questo l’argomento determinante.

                        4.                  In questa grande difficoltà si allontanò di nuovo dai briganti e s’inginocchiò nuovamente, cominciando a mandare in alto con tutto il fervore, la seguente preghiera a Me: “Oh, amorevolissimo Padre e Redentore Gesù! Mi è stata posta una domanda incresciosa; i fratelli, che io credevo di aver già conquistato per la nostra causa, mi hanno posto una domanda che mi fa disperare di preservarli per la nostra buona opera.

                        5.                  Tu solo, mio molto amato Padre e Salvatore, mi puoi aiutare a uscire da questa situazione critica, perciò vengo di nuovo a Te, mio buon Padre, con la più conflittuale preghiera: Caro Padre, ammorbidisci i cuori dei maltrattati e dà loro amore e compassione verso i briganti, affinché essi perdonino loro per amore per Te, e metti a me le rispettive parole sulla lingua, affinché io possa ammorbidire il loro cuore e renderli amorevoli verso quelli che finora sono stati i loro oppressori e persecutori.

                        6.                  Caro Padre, Ti prego assai umilmente: non abbandonarmi in questa grande ora decisiva, in cui si tratta di cose così grandi. Piuttosto, caro Padre, rimani con me e guida i miei pensieri e le mie parole, affinché io trovi il giusto e possa persuadere i cuori degli offesi e profondamente feriti, per la riconciliazione e il perdono. Amen!”.

                        7.                  Dopo questa preghiera si alzò e, fortificato da Me, riprese il suo grande compito. Si avvicinò ai prigionieri liberati e rivolse a loro le seguenti parole: “Cari fratelli e sorelle! Come fondatore della religione protestante di nome Martin Lutero, vengo oggi a voi”. In quel momento, quando Lutero pronunciò il suo nome, echeggiò da tutte le parti un frusciante: “Salute a te, nostro riformatore della religione e apostolo della vera Dottrina di Cristo! Evviva al nostro Martin Lutero!”

                        8.                  Dopo questo saluto, che portò a Lutero lacrime di gioia negli occhi, e dopo una piccola pausa, egli tenne il seguente discorso: “Come ho saputo dall’angelo che ci accompagna e istruisce, voi siete leali protestanti e quindi miei fratelli e sorelle di fede nel Signore e Padre Gesù. Voi sapete che la nostra religione è una religione dell’amore e che tutti siamo puri fratelli e sorelle, perché figli del Padre Gesù.

                        9.                  Come figli di questo Padre, il Cui Amore è sconfinato, è nostro compito appropriarci delle stesse Caratteristiche e Virtù che hanno posto il nostro Padre così infinitamente in alto, al di sopra dei semplici uomini. È certo che siamo figli di Gesù e ce lo insegna, infatti, la Sua stessa Dottrina nel Nuovo Testamento. Egli però, è sommamente santo, invece noi siamo grossolani peccatori, perché non abbiamo vissuto e non viviamo secondo la Sua Dottrina e le Sue Virtù. Perciò noi, sporchi peccatori, non possiamo avvicinarci al Padre, ed Egli non a noi. La Sua Virtù principale quale Gesù, splende come una chiara Stella; essa si chiama: ‘Amore’! Da questo derivano tutte le altre Virtù, perché nell’Amore sono riunite tutte le buone Virtù, anche se tali caratteristiche sembrano essere un poco differenti.

                      10.                Perciò consideriamo il carattere basilare dell’Amore, come si manifestò in Gesù quale Figlio dell’Uomo, cioè quando Egli portò il corpo umano sopra la Sua Divinità in modo diverso da quello degli uomini cattivi.

                      11.                Dio come Padre è Amore! Fu quest’Amore che compì l’Incarnazione del Padre Dio e Lo indusse per 33 anni a portare il corpo di carne come un Uomo peccatore; e tutto questo per Amore per noi!

                      12.                Tre anni interi durò il tempo dell’Insegnamento del Signore, il Quale fu sempre perseguitato da nemici che attentavano alla Sua vita, sebbene Egli mai, facesse qualcosa di cattivo, ma sempre solo del bene. Ciò che Egli ha insegnato: «Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi hanno fatto del male o lo fanno ancora, e pregate per i vostri persecutori e calunniatori», non lo ha solo insegnato, ma Egli stesso lo ha praticato realmente.

                      13.                Alla fine sacrificò Se stesso per noi, per liberarci dal peccato di Adamo e riconciliarci di nuovo con la Divinità, dalla Quale ci siamo allontanati come figli perduti. Egli ha fatto tutto questo per Amore per noi, anzi ancora di più:

                      14.                Quando gli sgherri batterono spietatamente i chiodi nella Sua carne martoriata e tormentarono il Suo corpo, Egli esclamò nei Suoi più grandi dolori: «Padre! Perdona loro! Perché non sanno quello che fanno!».

                      15.                Vedete, cari fratelli e sorelle in Cristo, come il nostro Padre Gesù ha insegnato l’amore, e l’ha vissuto realmente, così anche noi dobbiamo agire verso i nostri offensori, tormentatori e danneggiatori nel corpo e nell’anima; altrimenti non opereremmo né secondo la Dottrina di Gesù, né secondo i Suoi esempi.

                      16.                Giornalmente noi preghiamo: ‘Padre, perdona i nostri peccati, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori’, questo significa a coloro che ci offendono e ci hanno fatto del male; perciò anche noi dobbiamo farlo, diversamente, inganneremmo Dio e Lo pregheremmo che Egli pure non ci perdoni, come noi non perdoniamo al prossimo che ci ha offeso, danneggiato o fatto qualche male. Ma se lo facciamo, allora agiamo contro il Comandamento di Dio dell’amore, della riconciliazione e del perdono, e perciò non dobbiamo sperare di giungere al Padre Gesù e vederLo.

                      17.                Vedete, cari fratelli e sorelle, così suona il Comandamento dell’Amore! E Gesù stesso, il Padre nostro, ha vissuto per noi d’esempio questo Comandamento, dandoci con questo a intendere che anche noi dobbiamo fare lo stesso, se vogliamo essere figli Suoi e giungere in Cielo.

                      18.                Perciò io vengo a voi con la premurosa e fraterna preghiera: volete agire anche voi così su questi briganti che hanno commesso su di voi molta ingiustizia e dolore, come Gesù, nostro Padre, ha agito sui Suoi nemici perdonando loro tutto di Cuore senza riserva, e accoglierli come fratelli nel vostro cuore e nel vostro amore?”.

                      19.                Dopo queste ultime parole già espresse con paura, egli rimase in silenzio e attese il risultato del suo discorso.

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Cap. 19

Esito del discorso con riconciliazione, perdono e affratellamento delle due fazioni

 

(I prigionieri liberati accettano di perdonare i briganti. – La guida dei briganti riconosce lo sforzo di Lutero e, in nome di tutti, accetta la sua guida per il generale perdono e affratellamento.)

                       1.                 Sorse una piccola pausa di silenzio, ma fu molto breve. Presto, infatti, si fece avanti un uomo dalla schiera degli interpellati e disse:

                       2.                 “Fratelli e sorelle nel Signore! Il nostro maestro e liberatore dalle grinfie del clericalismo romano ci ha parlato in maniera così splendida, tanto che siamo completamente stupefatti della meravigliosa disposizione della Dottrina dell’Amore proveniente dalla vita del nostro caro Signore Gesù Cristo; e ora egli domanda se anche noi vogliamo agire così come il nostro Dio e Padre, come Lo chiama ora, vale a dire come ha agito anche il nostro Salvatore Gesù sui Suoi nemici e tormentatori. Si comprende da sé, che noi non possiamo agire diversamente da come ha agito il nostro Dio e Redentore sulla Croce, altrimenti, infatti, non saremmo figli Suoi, bensì di Satana. E perciò inizio e dico apertamente e liberamente: chi vuole perdonare di tutto cuore, per amore per Gesù, alzi la mano!”.

                       3.                 A quest’esortazione tutti alzarono le mani e dissero ad alta voce: “Perdoniamo tutto e vi porgiamo le mani della fratellanza!”. Dopo queste parole andarono dai briganti e porsero loro le mani per la riconciliazione e l’affratellamento d’amore.

                       4.                 Con questa svolta al bene delle cose, Martin Lutero fu di nuovo fortificato nella sua fiducia in un buon esito della conversione. Perciò con audacia fece ancora un ultimo tentativo. Ora si rivolse ai briganti dicendo: “Cari fratelli nel Signore, la vostra esaminante questione è stata risolta, e precisamente nell’ordine migliore; che cosa ne dite voi adesso?”.

                       5.                 Allora si fece di nuovo avanti il loro capo e disse: “Cari fratelli, vedete, il compito più difficile è stato risolto molto bene e fraternamente! Qui si vedono con chiarezza l’aiuto e la Grazia del Signore, al Quale tu, caro Martin Lutero, ti sei rivolto nella tua difficoltà. Con ciò non siamo più briganti e prigionieri, ma siamo diventati liberi fratelli e sorelle nella tua comunità. Il tuo discorso dell’amore, della riconciliazione e del perdono, infatti, riguardava tutti noi. La questione più difficile è stata così risolta fraternamente, e con questo non siamo più due o tre fazioni di una compagnia, ma con il generale perdono, la riconciliazione e l’affratellamento, siamo diventati un corpo solo, una sola comunità.

                       6.                 È vero che non abbiamo ancora tutti gli stessi concetti di un’autentica Dottrina di Cristo, ma in questa versione divina, come ce la insegni tu, il mancante sarà presto recuperato e compreso da tutti. Continua a insegnarci, e completa ciò che hai iniziato, poiché noi siamo d’orecchio e cuore predisposti al tuo istruttivo discorso”.

                       7.                 Martin Lutero divenne del tutto felice con questa dichiarazione da parte del capo dei briganti e, nel silenzio del suo cuore, lodò Me perché gli avevo preparato un così felice epilogo al compito che inizialmente sembrava così disperato.

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Cap. 20

La grande preghiera di Lutero per il perdono di tutti

Elevazione dell’angelo e comparsa di schiere di beati

Il Padre Gesù si manifesta a Lutero

 

(Discorso di Lutero per un’ora di meditazione, al fine di prepararsi a raggiungere il perdono dei peccati. – Preghiera di ringraziamento per il felice esito della conversione. – L’angelo gli ricorda che per tutto ciò che si vuol fare nello spirituale, si deve chiedere la Grazia e l’aiuto del Padre. – La grande preghiera per il perdono dei peccati. – L’angelo torna in Cielo. – Schiere di beati in Cielo cantano Osanna e Alleluia al grande Dio e Padre Gesù. – Una voce dal Cielo: “Vi sono perdonati i vostri peccati!”. – Apparizione di Gesù che si manifesta a Martin Lutero, assumendo, non riconosciuto, la guida della compagnia.)

                        1.                  Subito dopo egli prese di nuovo la parola e disse: “Cari fratelli, come vedo, il compito più difficile è passato. Rimane ancora da compiere l’ultima cosa, vale a dire: poiché siete d’accordo su tutto, preghiamo ancora il caro Padre che voglia benevolmente perdonare i peccati che noi, come voi, abbiamo commesso. Ognuno si raccolga e rifletta su che cosa ha commesso di cattivo e peccaminoso nella vita, affinché egli sappia quanto grandi siano i suoi peccati. Ognuno, perdoni dal cuore chiunque gli abbia fatto del male! Questo, infatti, è un compito inevitabile, poiché nel Padre nostro imploriamo: ‘Perdona a noi, come noi perdoniamo agli altri’. Ognuno, susciti un pentimento contrito e profondo sui suoi peccati e sui misfatti commessi, e questo assai seriamente, affinché poi possiamo chiedere il generale perdono dei peccati dal Padre Gesù, e possiamo sicuramente sperare nel perdono dei nostri peccati, se noi stessi abbiamo adempiuto le condizioni richieste.

                        2.                  Perciò vi lascio in pace per un’ora di tempo, affinché vi prepariate con serietà e fermezza alla grande preghiera per il perdono dei peccati, che poi intraprenderemo uniti, e reciprocamente. D’ora in poi, infatti, il nostro compito sarà di procedere in avanti nel bene, di conseguenza nello spirituale, affinché giungiamo là, dove dobbiamo giungere un giorno secondo la promessa del nostro Padre Gesù, poiché anche i figli devono abitare là, oppure nella vicinanza del luogo dove dimora l’amorevole e buon Padre di tutti noi.

                        3.                  Ecco, fra un’ora ritornerò; ma se questa proposta non vi piace, allora vogliate farmelo sapere, affinché io modifichi la divisione tra volenterosi e titubanti. Perché questa è la mia ultima proposta, per instradare tutti noi a un felice procedere nello spirituale.

                        4.                  Fino a quando, infatti, siamo nei peccati, siamo ostacolati, poiché si oppone a noi del veleno spirituale che ci impedisce di procedere in avanti; perciò devono prima essere rimossi tutti gli impedimenti, per rendere possibile un felice innalzamento nelle regioni luminose dello spirito.

                        5.                  Chi quindi non è d’accordo con questa proposta, costui venga fuori dalla moltitudine, affinché io veda qual è la situazione”.

                        6.                  Allora rimase in silenzio e attese pazientemente che qualcuno si muovesse, ma tutto rimase quieto e silenzioso, e con ciò la proposta fu accolta.

                        7.                  Dopo questo discorso, Martin Lutero uscì di nuovo dalla compagnia, s’inginocchiò e Mi ringraziò fervidamente per la felice conclusione della conversione e l’affratellamento dell’intera comunità, e Mi pregò che Io illuminassi i cuori dei fratelli, affinché essi riconoscessero pienamente i loro peccati e li deplorassero con contrizione. Poi si alzò e andò dall’angelo, il quale nel frattempo si tratteneva presso la comunità.

                        8.                  Quando giunse dall’angelo, questi lo accolse con un volto molto amabile dicendo: “Vedi, caro fratello, che la faccenda è andata bene perché tu mi hai seguito. Chiedere tutto al Signore e mai confidare nelle proprie forze! È questa la condizione fondamentale della vita spirituale e della riuscita dell’impresa, se essa deve servire a scopi spirituali! Vedi, io sono un grande e potente arcangelo, ma non faccio nulla da me, bensì tutto mediante l’amore e mediante la preghiera rivolta al Signore; perciò tutto mi riesce, poiché solo il Signore è potente! Noi tutti siamo solo strumenti della Sua Potenza e della Sua Volontà, e dove Egli è invocato e considerato come l’Operante, là è anche assicurato il successo, se si ha una ferma fede e fiducia in Lui. Ecco, fratello, adesso fa’ una pausa e preparati, affinché tu venga dinanzi al Signore e Padre in modo degno con la tua grande preghiera”.

                        9.                  Poi l’angelo sedette e lasciò alle sue meditazioni spirituali Martin Lutero, il quale anche si sedette e tacque.

                      10.                La grande compagnia stava in silenzio e ognuno aveva a che fare con se stesso, con la sua coscienza. Per lungo tempo non si sentì un suono, non si pronunciò nessuna parola. L’ora della preparazione trascorse, e quindi giunse il momento di chiedere dinanzi a Dio il perdono dei peccati di tutta la vita.

                      11.                Martin Lutero si alzò tranquillo e, rivolto tutto in se stesso, guardò a lungo nelle altezze, come se aspettasse l’aiuto dall’alto, e Mi pregò in silenzio di mettergli le giuste parole nel cuore e sulla lingua, per poter ottenere una profonda impressione presso la comunità, che in tali importanti occasioni è assolutamente necessaria, e per non sbagliare più a causa del serissimo pentimento e della decisione di ottenere il grande risultato di muovere Me a perdonare tutti i peccati già commessi e lasciar fluire la Mia benedizione dell’Amore sui cuori feriti dei peccatori.

                      12.                Quando ebbe terminato, si rivolse alla comunità e disse: “Cari fratelli e sorelle in Gesù, nostro Dio e Padre, è una questione santa verso il Padre nostro Gesù, purificarci dai peccati che abbiamo commesso per tutta la vita fino ad oggi. Perciò vi prego: inginocchiatevi con me e ripetete nello spirito le mie parole di supplica, le quali devono portare la più intima preghiera dei nostri cuori al Trono del nostro santo Padre Gesù”.

                      13.                A quest’ingiunzione tutti s’inginocchiarono, anche l’angelo, cosa che li stupì. Questi però annunciò a gran voce che lui stesso voleva assisterli nel pregare il Padre per il perdono della grande colpa che gravava sul loro cuore. Quando la compagnia udì questo, si eccitò piena di gioia. Questo fu, infatti, come una garanzia che alla preghiera sarebbe seguito il perdono.

                      14.                Ora Martin Lutero cominciò a recitare la seguente preghiera, ricca di contenuto, e con la più fervida supplica a Me: “Amorevolissimo, santissimo e molto compassionevole Padre dell’Amore! Noi poveri e contriti peccatori Ti preghiamo molto umilmente: caro Padre, guarda giù a noi figli carichi di peccati nel Tuo Amore benevolo e pietoso, e non giudicarci secondo le nostre colpe e misfatti, che abbiamo commesso contro di Te e il nostro prossimo, ma Sii pietoso e abbi Misericordia di noi! La vergogna dei nostri peccati grava pesantemente su di noi, e noi sentiamo veramente che stiamo indegnamente dinanzi al Tuo santissimo Volto. Ma, Padre, abbi compassione e pietà di noi! Tu conosci, infatti, la profondità della nostra miseria, e nessuno di noi si può mostrare come puro dinanzi a Te, no! Al contrario, noi siamo puri peccatori grossolani e sudici, e nessuno è esente da questo.

                      15.                Perciò, caro Padre, abbiamo ben riflettuto su quanto sia difficile avvicinarci a Te, Tu santissimo Padre, con la nostra indegnità. Sappiamo però, che Tu sei l’Amore e perdoni a ognuno che si avvicina a Te con amore e implora umilmente il Tuo perdono, se questo avviene dal verissimo proposito di non volere più peccare, ma di vivere secondo i Tuoi Comandamenti. Allora anche noi poveri peccatori, veniamo dinanzi a Te con questo proposito, di chiedere a Te il perdono e poi di non peccare più.

                      16.                Caro Padre, rivolgi a noi i Tuoi amorevolissimi occhi e considera la nostra serietà nella faccenda, e che siamo veramente pronti a fare tutto ciò che Tu desideri da noi. Perciò noi speriamo che guarderai pietosamente i nostri cuori profondamente tristi e ci perdonerai la grande colpa che pesa sui nostri cuori.

                      17.                Caro Padre, Ti prego assai umilmente, lascia fluire la Grazia del Tuo Amore su di noi e rendi morbidi e ricettivi i nostri cuori per la Tua santa causa. Lasciaci ardere nell’amore per Te e per il prossimo, e guidaci e conducici sulla via del divino amore per Te, affinché non manchiamo il cammino verso la santificazione dei nostri cuori, e siamo sempre disposti a vivere e operare solo nel senso Tuo, per raggiungere la meta della figliolanza di Dio che Tu benevolmente ci hai promesso.

                      18.                Nostro molto amato Padre, Io T’imploro assai umilmente nel nome dell’intera comunità e Ti prego, affinché Tu possa accogliere la nostra comune preghiera e perdonarci i nostri molti peccati e mancanze, affinché noi, liberi dal peso della colpa, serviamo in futuro solamente Te, e adempiamo i Tuoi Comandamenti dell’Amore.

                      19.                Ahimè, caro Padre, guarda giù, ai nostri cuori contriti dal pentimento, poiché siamo pienamente coscienti di quanto spesso ci siamo comportati indegnamente verso di Te e Ti abbiamo profondamente offeso, e ora veniamo a Te nell’umiltà del pentimento e colmi di fede e fiducia, che Tu ci voglia esaudire di avvicinarci a Te nell’amore, e molto umilmente e profondamente commossi, di pregare Te nel pentimento a causa della nostra indegnità: Padre! Ahimè, caro, buon Padre! Perdonaci e accoglici nel Tuo Amore e Grazia! Amen!”.

                      20.                A questa grande preghiera, che tutti recitarono con intimissimo amore, umiltà, e colmi di fiducia che Io li avrei esauditi, feci sorgere una grande apertura in Oriente, e innumerevoli schiere di bellissime figure si mossero lentamente verso quelli che aspettavano ancora in ginocchio ciò che sarebbe avvenuto. L’angelo li fece alzare e attendere tranquilli. Quando ebbe espresso questo, egli cominciò a volteggiare in alto e a muoversi verso le figure in avvicinamento, passando completamente nel meraviglioso splendore di luce, come brillava quando era arrivato.

                      21.                La compagnia stette come in una rappresentazione magica, davanti a quest’apparizione mai vista, in particolare i briganti e i prigionieri si meravigliarono dell’angelo che prima sembrava uguale a loro, solo insolitamente più bello e ben formato nell’aspetto, mentre egli adesso passava come in una raggiante e splendida luce. Ma tutti erano zitti, e contemplavano con sguardo fisso la meravigliosa apparizione nel Cielo, che si librava avvicinandosi sempre più. Essi riconobbero bene che questa era una schiera di spiriti beati, solo era per loro sconosciuto, che cosa volessero fare lì.

                      22.                Alla fine essi raggiunsero la regione nella quale la compagnia li attendeva. Qui rimasero e formarono un coro in cerchio, volteggiando tranquillamente e cominciando a cantare celesti canti di lode, il che rese gli ascoltatori completamente immobili per lo stupore e la meraviglia. Essi, infatti, penetravano così potentemente nelle loro membra spirituali, al punto da farli divenire completamente inquieti. Un segno che non erano ancora maturi, non ancora puri per questi godimenti interiori. Quando questi ebbero terminato i loro canti di lode, si sentì di nuovo la Voce che già una volta aveva detto: “Io vi ho esaudito!”, questa volta ripetendo la stessa parola con l’aggiunta: “Vi sono perdonati i vostri peccati!”.

                      23.                A questa promessa s’inginocchiarono tutti, per ringraziare convenientemente per tale grande Grazia. Questa volta però, gli angeli anticiparono i ringrazianti, intonando un celestiale Osanna e Alleluia al grande Dio e Padre Gesù, e cantarono così meravigliosamente che la compagnia in ascolto andò completamente nell’estasi celestiale.

                      24.                In quel momento comparvi Io, in veste semplice, e andai direttamente incontro a Martin Lutero, il quale guardò meravigliato ‘Chi’ venisse incontro a lui, senza avere alcun presentimento che fossi Io stesso.

                      25.                Venendo a lui, Io dissi: “Figlio Mio, hai sostenuto bene la tua prova. Perciò il Padre tuo Gesù stesso viene a te e alla tua compagnia, per condurla oltre e perfezionarla, per renderla matura per l’ingresso nel Cielo, per giungere al Trono della Magnificenza di Dio. Martino, Mi riconosci?”.

                      26.                Martin Lutero Mi guardò attentamente. Ma che fossi Io stesso Dio, per questo, avevo per lui un aspetto troppo semplice. Egli, infatti, si era immaginato che Dio venisse in una grandiosa magnificenza, perciò rispose negativamente, non potendo indovinare chi Io fossi.

                      27.                Ora Io dissi: “Figlio Mio, non conosci il Padre tuo del Golgota? Non conosci queste ferite che un giorno sanguinarono per te e per tutti gli uomini sulla Croce?”.

                      28.                Solo adesso Martin Lutero notò le Mie ferite alle mani e ai piedi, e si spaventò non poco, per non averMi riconosciuto prima. Egli cadde subito sulle ginocchia davanti a Me e Mi pregò di perdonarlo della sua cecità.

                      29.                Io però lo sollevai, lo strinsi al Mio Cuore e gli dissi: “Martin! Da adesso sei liberato dalle così grandi prove. D’ora in poi però, rimarremo insieme, e Io stesso voglio guidare la tua compagnia, finché essa non diventerà matura tanto da essere accolta nella Mia schiera dei figli. Ma non tradirMi prima del tempo su Chi Io sono; rimani quieto accanto a Me e fa’ ciò che ti dirò”.

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Cap. 21

 

Gli angeli istruiscono la comunità, poi preparano e condividono un pasto con tutti

Martin Lutero prediletto di Gesù e apostolo prescelto

 

(Su ordine del Padre gli angeli scendono e istruiscono la comunità. – Il Padre Gesù chiama Martin Lutero: ‘Mio prediletto e apostolo prescelto sulla Terra’. – Il Padre come Guida benedice il buon pasto celeste e dopo dice ad alta voce agli angeli di offrire per questo, un canto, come preghiera di ringraziamento.)

                        1.                  Dopo questo primo incontro che strappò molte lacrime di gioia e d’amore a Martin Lutero, Io dissi agli angeli: “Venite giù e rimanete tra noi”.

                        2.                  A quest’invito gli angeli ritirarono la grande e splendente luce che fluiva da loro, e si librarono lentamente giù da noi.

                        3.                  Là giunti, si chinarono profondamente dinanzi a Me e si arrestarono in rispettosa distanza, attendendo ulteriori ordini da parte Mia. Io però dissi loro di andare in mezzo alla comunità e cominciare a istruirla sulle Leggi più importanti, che a questi nuovi arrivati nelle regioni più alte non erano ancora conosciute.

                        4.                  Gli angeli si recarono subito al loro lavoro. Essi, infatti, videro dall’interiore dei singoli, che cosa bisognasse sapere all’uno o all’altro per progredire spiritualmente. Presto ci furono singoli gruppi che l’uno o l’altro angelo istruiva diligentemente per prepararli ai grandi compiti che dovevano ancora seguire. E così ci fu una vera esuberante, ma certo dignitosa conversazione nei singoli gruppi separati.

                        5.                  Io e l’arcangelo invece rimanemmo presso Martin Lutero e conversammo delle piaghe e persecuzioni superate, che il Mio prediletto e apostolo prescelto aveva patito sulla Terra.

                        6.                  Così passarono alcune ore liete, nelle quali i Miei angeli ebbero molto da fare per spiegare ed eliminare le molte opinioni di fede che non coincidevano con la Mia Religione dell’Amore, e per estirparle come false e non esistenti presso di Me. Certo, il grande lavoro fu terminato con facilità, perché gli ascoltatori accolsero tutto, credendo come fanciulli e rigettando il vecchio che era inutilizzabile.

                        7.                  Quando gli angeli ebbero terminato il loro ammaestramento, Io li chiamai a Me e li incaricai di provvedere per un buon pasto. Nell’istante dopo, essi scomparvero per alcuni minuti per ricomparire subito dopo carichi di pane e vino.

                        8.                  Ora feci sedere l’intera compagnia, cosa che accadde subito. Poi levai le Mie mani sul pane e sul vino e dissi ad alta voce, in modo che tutti lo sentissero: “Mangiate e bevete in onore di Colui che dà a voi e agli angeli il Suo cibo e la bevanda celeste!”.

                        9.                  Dopo di che, gli angeli distribuirono con velocissimi gesti il pane e il vino, e sedettero loro stessi tra quelli che mangiavano, condividendo molto del mangiare e del bere.

                      10.                Quando la comunità consumò il pane e la bevanda celesti, tutti furono completamente fuori di sé dallo stupore, per la straordinaria bontà e il buon gusto di questi, e lodarono Me nel cuore per aver fatto pervenir loro un così insolito pasto.

                      11.                Dopo il pasto, gli angeli si alzarono e portarono via le stoviglie, cosa che, si capisce, svolsero spiritualmente in modo molto rapido. Poi vennero da Me per ricevere nuovi ordini. Feci loro presentare un canto della preghiera di ringraziamento al Padre dell’Amore per questo pasto, che Io espressi a voce così alta, che tutti poterono sentirlo.

                      12.                Nell’istante dopo, tutti gli angeli stettero raccolti di nuovo in coro e cantarono a Me un canto di lode e di ringraziamento per il pasto consumato, cosa che la compagnia già poteva sopportare bene, perché essa attraverso la riconoscenza era passata nell’amore, e questo la rendeva capace di sopportare i canti celesti, cosa che non possono fare l’empietà e la sensualità materiale, perché i toni ultrasensoriali rendono il corpo del tutto elettrico eccitabile e lo danneggiano.

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Cap. 22

La nuova guida invita tutti a seguirLo verso il Padre Gesù nel Cielo

 

(Domanda della nuova Guida, se la comunità vuol camminare con Lui verso il Padre Gesù. – Bel discorso affermativo di un giovane uomo e la generale accettazione. – Il viaggio su un monte.)

                        1.                  Ora dissi alla comunità: “Io credo che nessuno di voi abbia l’intenzione di andare di nuovo nella sua precedente regione, perciò dico a voi: rimanete insieme! Qui non vi manca nulla, ed Io provvederò che siate sempre contenti là, dove Io sarò tra voi. Se qualcuno però, vuole ritornare  nel suo paese d’origine, piuttosto che mangiare alla Tavola celeste, costui può andare liberamente. Io non trattengo nessuno, d’altra parte ho da avvertirvi che la nostra via conduce al Padre celeste Gesù, e che Io vi guido per giungere là. Solo, non dovete pensare che questo possa accadere subito. No, questo non va così rapidamente. Abbiamo ancora parecchie stazioni intermedie, nelle quali incontrerete ancora molte cose come prova del vostro modo di pensare, delle vostre brame e desideri.

                        2.                  Pensate sempre che il Padre Gesù vi sta a guardare, come vi comporterete, e che potrete giungere a Lui solo quando vi sarete confermati nel bene. Questa via non è risparmiata a nessuno. Ognuno la deve percorrere, o prima oppure più tardi. Ma guai a colui che ne è costretto dalle circostanze che non permettono più nessuna via d’uscita. Chi persevera fin là, ostinato nella sua posizione, costui, come dite voi, non ha più nulla da ridere, e la sua risalita dalla massima miseria, dalla pena e dal tormento, sarà terribile. Perciò Io vi consiglio: adesso siete, com’è evidente, già sulla via per andare là, dove giungeranno tutti, senza eccezione, nel corso del tempo, e per quanto possano trovarsi nell’inferno più profondo, poiché tutto è perituro, solo non Dio e chi ha trovato in Dio la sua salvezza. Perciò vi domando: volete voi seguirMi, oppure no?”.

                        3.                  A questa domanda si fece avanti un giovane e disse, colmo di fuoco e con gli occhi rivolti a Me, le seguenti parole: “Caro amico, Tu mi sembri essere un uomo potente nel regno degli spiriti. Io noto che perfino gli angeli stanno pieni di riverenza dinanzi a te, e attendono i tuoi ordini. Quindi Tu devi essere un grande Uomo! Questo, infatti, me lo conferma anche la Tua promessa, che Tu stesso vuoi guidarci a Dio. Di conseguenza Tu devi essere un primo messaggero presso di Lui. Perciò Ti vogliamo seguire! Tu lo vuoi, e io spero che nessuno tra noi rimarrà indietro, perché siamo già nel Cielo, gustiamo il nutrimento celeste e sentiamo il canto degli angeli; e sotto tali condizioni, qualcuno dovrebbe ancora pensare alla triste regione dove egli doveva lavorare col sudore della sua fronte? Non stavamo meglio che sulla Terra! E di questa eravamo nauseati, e quindi anche della regione nel regno degli spiriti, dove avevamo ricreato le stesse condizioni terrene. Ora però, abbiamo luce, nutrimento e canto provenienti dai Cieli; chi potrebbe essere ancora così stolto da abbandonare il Cielo e scendere indietro ai dispiaceri terreni? Mai e poi mai! Siamo e rimaniamo con Te! E ci guiderai ovunque Tu voglia! Ma chi non è d’accordo con la mia proposta, costui allora faccia quel che vuole. Io, ho parlato!”.

                        4.                  Dopo questo discorso sorse un silenzio perfetto e nessuno ebbe parole contrarie. Perciò dissi Io: “Il vostro silenzio Mi conferma la risposta, che voi tutti, come si è espresso il giovane, volete rimanere con Me, e questo è giusto, poiché più rapidamente di Me, nessuno vi può portare alla meta del vostro cammino, e perciò rimaniamo insieme e andiamo là, dove vi attendono con ansia già tutti i fratelli e le sorelle, immensamente felici, presso il Padre Gesù”.

                        5.                  La compagnia fu soddisfatta di questo discorso, e tutti furono d’accordo di venire con Me, per la bramata ricompensa: raggiungere la promessa del Cielo!

                        6.                  Poiché si era stabilita la concordia della comunità, ordinai alla compagnia di attenersi precisamente alle disposizioni che Io feci impartire dagli angeli, rimasti presso la compagnia.

                        7.                  Poi diedi l’ordine di partire e seguirMi. Per quasi tre ore andammo lungo un ripido sentiero su un monte che stava davanti a noi, la cui vetta prometteva di offrire una stupenda vista. Giunti in alto, ordinai alla compagnia di sedersi e sostare un poco.

                        8.                  Dopo una mezz’ora dissi loro: “Ora assisterete a un piccolo spettacolo, effettivamente molto brutto da vedere, ma nessuno si spaventi per questo. Io, infatti, sono il vostro Protettore, e a nessuno può succedere qualcosa”. Questo tranquillizzò la compagnia e ognuno stette a guardare, incuriosito a ciò che doveva avvenire.

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Cap. 23

Satana è chiamato a presentarsi al cospetto della Guida

 

(La Guida fa chiamare il grande serpente che si presenta mediante un temporale con violenti fulmini e tuoni. – L’apparizione di un drago e il suo atteggiamento causano spavento. – La Guida chiede la causa del suo comportamento che porta rovina agli uomini. – Arroganti risposte e discorsi, come se lui fosse il Dio della Creazione primordiale. – Il vero aspetto di Satana, come una bellissima ma sempre terribile donna. – La sua pretesa di avere il diritto sui figli caduti e relegati nella Creazione.)

                        1.                  Dopo chiamai l’arcangelo e gli dissi: “PortaMi il grande serpente, affinché i figli convertiti vedano chi hanno servito finora, quando essi erano ancora nella loro attività peccaminosa, e che in futuro mai più venga loro la voglia di ritornare alla vecchia vita”. L’arcangelo si chinò profondamente e poi scomparve.

                        2.                  Dopo una pausa di circa cinque minuti, il firmamento cominciò a tingersi di nero e a oscurarsi, il che cominciò a rendere la compagnia incuriosita e in parte timorosa. Non durò a lungo che cominciò a lampeggiare e tuonare, e precisamente sempre più forte e più vicino. Quando le nuvole nere vennero a stare su di noi, fu molto terribile da vedere, in particolare perché le nuvole si voltavano come in un turbine e inviavano da tutte le parti continuamente il loro potente tuono accompagnato da fulmini.

                        3.                  Nel successivo istante cominciò il delirante gioco di nubi, che si riversò contro la compagnia. Un disperato panico afferrò i presenti! Volevano quasi scappare, ma dove? Dove non avrebbe potuto seguirli l’essere maligno? Questo era del tutto sconosciuto. Ora ci furono fulmini e tuoni ancora più in vicinanza della compagnia, e qua e là picchiarono colpi di tuono con un tal fracasso, che tutti stettero come sulle spine. Nel successivo istante un colpo cadde accanto a dove stavo Io. Ora era abbastanza. “Giù con voi!”, Io dissi, e in quel momento si vide un gigantesco drago, seguito dal Mio arcangelo, muoversi verso di Me. Nell’attimo seguente, questo fu dinanzi a Me, gridando e strepitando, e urlando che cosa volessi Io da lui.

                        4.                  Mi rivolsi alla compagnia e dissi: “Contemplate la vostra divinità, che voi avete servito finché avete vissuto la vostra vita secondo le brame della carne. Questa è la corrispondenza della vostra vita interiore! Non è però, solo corrispondenza, poiché nello stesso tempo è anche la realtà permanente dinanzi a voi. Questo, infatti, è lo spirito di Lucifero, del grande serpente che è la rovina della razza umana!”. Con queste parole gli ascoltatori furono completamente tesi dal brivido e dalla terribile emozione.

                        5.                  Io allora, Mi rivolsi al drago e gli dissi: “Dì, Mio eterno avversario: che cosa ti costringe a lavorare sempre contro l’Amore di Dio e a sedurre gli uomini? Chi ti ha fatto qualcosa di male, al punto da non poter dominare il tuo orgoglio e la tua ira vendicativa?”.

                        6.                  Con queste parole il drago urlò selvaggiamente, tanto che gli ascoltatori rabbrividirono, e disse: “Che cosa Ti dà il diritto di tormentarmi nella mia quiete e risvegliarmi? Che cosa ho io in comune, con Te? Tu sei Chi sei, ed io sono chi sono; tra noi due esiste un eterno abisso, perciò io Ti domando: che cosa Ti ho fatto, da farmi venire qua?”. Questa domanda, espressa in forma di ruggito, fece una spaventosa impressione sugli ascoltatori e tutti furono incuriositi da che cosa sarebbe risultato da ciò.

                        7.                  Io dissi a Lucifero: “Ascolta, tu, essere maligno: chi ti ha fatto qualcosa di ingiusto al punto che tu, null’altro che un drago sbuffante, incitassi gli uomini a tutti i peccati più immaginabili? Rispondi dunque, che la compagnia conosca la tua giustificazione, secondo la quale ti spetterebbe il diritto di far questo. Se non lo fai, allora ti costringerò”.

                        8.                  Appena Io ebbi pronunciato questo, lo spirito di Lucifero cominciò come delirante a ruggire e a scalpitare con le sue zampe da drago, tanto che il suolo tremò, sconvolto come da un terremoto. Io però, gli ordinai di tacere ed essere calmo. Il tremore del suolo, infatti, portò nell’angoscia più grande gli ascoltatori, perché essi credettero che Satana non Mi avrebbe obbedito. Ma quando videro che, in ogni caso tacque e divenne calmo, ebbero di nuovo coraggio e fiducia che lo spettacolo infernale finisse bene. Mi rivolsi perciò di nuovo a Lucifero e gli ordinai di esprimersi. In caso contrario, avrei usato mezzi di forza. Satana però non aveva proprio nessuna scappatoia. Perciò sbraitò di nuovo dell’ingiustizia che era esercitata contro la sua personalità.

                        9.                  Poiché Io ora insistetti che doveva dire la verità, egli alla fine disse: “Ero un dio indipendente, e mi ero creato da me innumerevoli milioni di spiriti, i quali popolavano il mondo spirituale. Quando però il mio potere minacciò di diventare troppo potente, fui afferrato senza diritto da un secondo Dio, perché io non Lo volevo servire né dimostrarGli obbedienza, e fui vinto, e tutta la mia creazione spirituale trasformata in materia rigida.

                      10.                Guardate! Non solo la Terra, ma l’intero cielo stellato con i suoi innumerevoli milioni di mondi, la cui grandezza vi è ancora del tutto sconosciuta, è un carcere di quei miei figli che io un giorno creai. E allora venne quell’altro Dio e volle da Me obbedienza e venerazione al Suo cospetto. E poiché era più forte di Me, sono stato vinto, messo in catene, e la mia anima trasformata in rigida materia. Io stesso fui incatenato, tanto che, come puro spirito, posso e devo fare solo ciò che Egli mi permette. Mi ha derubato dei miei figli e dichiarati come Suoi stessi! Li ha messi in carcere nella rigida materia e ora li fa diventare uomo l’uno dopo l’altro, togliendomi tutto ciò che proviene da me, e dichiarandolo Sua proprietà!

                      11.                Lo spirito è un figlio proveniente da me, che io un giorno ho creato nell’amore, ma l’anima e il corpo carnale degli uomini, sono dalla mia anima, che in parte come spirito, in parte come materia, sono inclusi nella Creazione visibile. E ora non devo avere nessun diritto sui miei figli? Li ho creati io! Essi sono fatti dal mio spirito e dalla mia anima, e perciò miei! E poiché non ho nessuna speranza di vincere prossimamente il mio già Avversario, che è ultrapotente, allora Gli rovino i miei figli rubati, e questi siete voi!”.

                      12.                A queste parole gli ascoltatori si spaventarono potentemente di essere considerati figli di Satana.

                      13.                Io però comandai a Lucifero di tacere e cominciai a dare il seguente chiarimento: “Tu, Lucifero, dì a noi: chi ti ha creato? Eri tu dall’Eternità oppure sei stato creato da questo Dio che ti ha vinto, incatenato, e che ha trasformato la tua anima in materia visibile?”. A questo punto Lucifero tacque.

                      14.                Io però continuai con il Mio chiarimento dicendo: “Il tuo silenzio dice tutto; poiché se tu fossi un dio eterno, allora protesteresti contro l’affermazione che sei stato creato dal Dio che ti ha vinto. Se tu fossi dall’Eternità, e non un essere creato, allora non avresti mai potuto essere vinto, perché avresti avuto l’eterna Potenza fondamentale in tuo potere. Ma proprio in ciò sta la tua impotenza, perché l’Onnipotenza stava nel vero eterno Dio primordiale, mentre tu potevi fare solo ciò che ti aveva permesso il Dio che ti creò. Certamente, tu sei la madre degli esseri creati, infatti, tu sei solo una donna e non un uomo! E affinché gli ascoltatori credano questo, voglio rivelarti come appari veramente nella Creazione primordiale di Dio”.

                      15.                A queste parole il drago cominciò di nuovo molto potentemente a ruggire e a comportarsi selvaggiamente, protestando contro questa violenza.

                      16.                Io però, stesi le mani e dissi: “Scompaia quest’immagine fantasiosa, e stia dinanzi a noi la verità!”. In quell’istante scomparve la figura del drago e dinanzi agli occhi degli ascoltatori stette una donna meravigliosa.

                      17.                Un’agitazione colma di stupore assalì la compagnia e tutti dissero: “Una cosa così stupenda, celestiale, il mondo non l’ha ancora mai vista! Ci si potrebbe innamorare e adorarla come una dea, se non si fosse visto, e già molto gravemente assaggiato il maligno, e precisamente il maligno satanico, in questa magnificenza della divina Sapienza e Onnipotenza”.

                      18.                Dopo che lo stupore si fu calmato un po’, Io diedi il segno di silenzio e continuai: “Ora, tu magnifica Sadhana: dì a noi, se le donne hanno figli senza uomini! Oppure tu ne sei esclusa?”. Dopo questa domanda, Mi arrestai un poco e aspettai. Sadhana guardò a terra e tacque.

                      19.                Io però le dissi: “Vedi, com’è oggi, lo stesso era anche con te il caso. Hai avuto il compito di popolare il mondo con spiriti che l’eterno Amore chiamò in Vita attraverso di te. Certo, questo non accadde così come oggi, materialmente, ma la volontà dell’Amore divino creò attraverso di te gli spiriti così numerosi, come le gocce di rugiada mattutina sull’erba. Tu invece, eri solo la partoriente, non la generante! Perché questo poteva avvenire solo mediante l’umile amore per Dio, tuo Marito, il Quale ha esternato te, da Se stesso. Ma come diventasti ribelle e arrogante, e rifiutasti l’umile amore, cessasti di procreare e con ciò anche di partorire. Dì, solo sinceramente, se non era così?”.

                      20.                Sadhana tacque di nuovo e guardò a terra come inchiodata. Perciò Io continuai: “Ora tu affermi che gli uomini sono figli tuoi e che tu hai il diritto di rovinarli. Se tu non fossi una parte di Dio, parte che è diventata arcimaligna, allora avresti il diritto di parlare così, ma tu sei provenuta da Dio, creata da Dio, e avevi da svolgere il tuo compito, cui eri destinata. Ma poiché tu stessa, quale essere creato, non hai nessun diritto primordiale di dichiarare come tua proprietà ciò che Dio ha creato attraverso di te, allora il tuo compito è solo di servire Dio e di amarLo, e non come essere arcimaligno, di rovinare i Suoi figli e renderli simili a te. Poiché essi sono formati dalla tua anima, animica e fisica, è per l’appunto l’Amore di Dio che vuole ricondurti e redimerti un po’ alla volta attraverso le particelle animiche degli uomini”.

                      21.                A questa dichiarazione Sadhana camminò a grandi passi, il che causò un violento terremoto e gettò gli ascoltatori nell’inquietudine. Io però, stesi le mani ordinandole di stare calma, e lei obbedì subito. Veramente, doveva obbedire, poiché Io immobilizzai il suo potere.

                      22.                “Così è la storia, e non diversamente! Ora parla tu, Sadhana, se è così, come ti ho rivelato Io secondo verità!”.

                      23.                Allora Sadhana sollevò i suoi occhi abbassati a terra e cominciò, piena di fuoco, a prepararsi a risponderMi, cosa che Io le permisi tranquillamente. Ora cominciò con alto pathos a vantarsi che lei era comunque la madre, e come tale aveva lo stesso diritto sui figli come l’aveva Dio, e ancora di più, perché il corpo umano insieme all’anima era veramente il corpo della sua anima che le era continuamente rubato per essere usato contro la sua volontà. Perciò lei sostenne che i figli le spettavano, se non con maggior diritto, almeno con lo stesso che spettava a Dio. Poiché lei li avrebbe presi e formati, appunto, corpo dal suo corpo. Di conseguenza lei possedeva il diritto sugli uomini in tutti i mondi e in tutte le creazioni provenienti da lei.

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Cap. 24

Conclusione del colloquio con Sadhana

 

(L’Onnipotente replica al discorso di Sadhana sulla sua essenza interiore maligna. – La guida la congeda. – Veduta paradisiaca dal monte. – Discesa nella valle.)

                        1.                  Ora Mi costrinse a un’imponente risposta su questi ‘diritti di Sadhana’, e le dissi: “Sai tu una cosa? Ti ho appena spiegato che non sei una divinità da te stessa, ma un essere creato da Dio, e hai fatto ciò che ti ha detto di fare, Colui che ti ha creato come Suo strumento. Poi parli di diritti di madre sui tuoi figli. Ascolta, essere incorreggibile: è dovere delle madri rovinare i propri figli e trasformarli in diavoli e satanassi? Non sai che si ha il diritto di togliere gli stessi alle madri che fanno dei loro figli ladri, rapinatori, assassini e aborti dell’umanità, e metterli sotto altre cure ed educazione? Che cosa ne dici?”. A questo punto lei tacque e guardò a terra, senza osare dare una risposta.

                        2.                  Io perciò proseguii: “Vedi, tu sei una tale madre snaturata! Tu, infatti, vuoi formare solo del maligno dai tuoi presunti figli, e quando alla fine essi entrano nel regno degli spiriti, ti diletti della loro miseria come una crudele tiranna. Va’ via all’istante dalla Mia vista, tu miserabile serpente dalla malignità infernale!”.

                        3.                  In quel momento, da divino splendore, lei tornò di nuovo la figura di drago e, scomparendo con un terribile ruggito, batté i piedi talmente forte che il suolo cominciò a vacillare e a tremare violentemente, mettendo in angoscia la compagnia

                        4.                  Io ora Mi rivolsi alla comunità e dissi: “Vedete, cari figli, come stanno i fatti! Si deve avere una Pazienza divina, per non castigare il serpente. Spudorato e menzognero, esso adopera tutto ciò che può servire per raggiungere i suoi scopi, ed è la maggioranza degli uomini che segue volentieri le voglie seduttrici del suo essere, perciò il molto male nel mondo, che colma pienamente i cuori degli uomini con peccato e misfatti contro Dio e il prossimo. Io vi ho mostrato il motivo della corruzione del mondo, e ora fate bene ad annotarvelo, per non commettere mai più peccati”.

                        5.                  Poi dissi: “Il nostro primo incontro è passato. Questa volta Io sono stato solo l’Operante. Ora seguiranno altre scene, le quali richiederanno che voi compiate certi doveri. Rimaniamo ancora un’ora sul monte, e nel frattempo godete la bella vista che si stende dinanzi ai vostri occhi!”.

                        6.                  Solo adesso gli ascoltatori divennero attenti ai paesaggi e alle regioni paradisiache che si estendevano dinanzi ai loro occhi, restando del tutto in estasi per le magnificenze che si presentavano dinanzi a loro, e meravigliandosi ad alta voce delle immagini di paesaggi mai visti che animavano come un’immagine magica le loro fantasie. Lasciai loro tranquillamente contemplare e ammirare queste bellezze, mentre Io M’intrattenevo con Martin Lutero, il quale vide, è vero, i paesaggi, ma i suoi occhi, orecchi e cuore erano con Me, il che Mi incitò a raccontargli qualche bella storiella riguardante i tratti principali di questi paesaggi, naturalmente solo per ciò che qui riguardava la guida dei Miei figli.

                        7.                  Dopo che fu trascorsa un’ora, ricordai che era venuto il tempo di partire, e dovevamo metterci in marcia per scendere di nuovo a valle, e così tutti si prepararono a discendere sulla parola data.

                        8.                  “Suvvia, figlioli! Riprendiamo di nuovo il nostro cammino!”, esclamai in fine alla compagnia, e presto andammo all’ingiù nel bassopiano, questo a loro parve del tutto differente da prima, quando erano saliti sul monte; i loro pensieri, infatti, erano diventati molto più spirituali e tendevano a Dio. Con ciò avevano anche raffinato la loro vista spirituale, nobilitato il cuore, e l’amore sollevava il loro petto verso Dio, il Quale andava dinanzi a loro, mentre essi immaginavano fosse in Alto, nelle Regioni eteree. Giunti nel bassopiano, andammo direttamente sulla strada maestra, che era bianca come neve e si tracciava attraverso la valle.

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Cap. 25

Prima prova di carità in un villaggio di poveri bisognosi

Compiacimento del Padre

 

(Una prima prova da superare: un villaggio di poveri e bisognosi che mendicano in maniera molesta come zingari. – Lo spontaneo aiuto pieno d’amore, con vestizione e accoglienza degli stessi nella compagnia, istruiti dagli angeli nella Dottrina divina. – Compiacimento della Guida nella carità dei figli.)

                        1.                  Dopo aver camminato due ore buone, arrivammo in una località che aveva un aspetto molto misero, poiché Io avevo guidato la compagnia su una nuova via nelle regioni della povertà e dell’indigenza; perciò, questo cambiamento di scena. Giunti nel villaggio, ci corse incontro una moltitudine di uomini poveri, vestiti a metà e stracciati, i quali ci chiesero assistenza e pane. Ci fermammo, ed Io dissi alla compagnia di volerci fermare qui un po’, senza esortarla a mostrarsi caritatevole. Ci accampammo su un grande prato vicino al villaggio, e attraverso un impulso interiore lasciai mendicare gli abitanti del villaggio assai solleciti, e pregare presso la compagnia. Io però, non dissi nulla, come se non avessi notato niente.

                        2.                  La compagnia Mi guardò per un po’, aspettando quel che Io avrei detto e ordinato riguardo quei poveri abitanti del villaggio, i quali erano molesti come gli zingari e chiedevano tutto l’immaginabile. Poiché non facevo nulla e fingevo che questi abitanti malandati del villaggio, non Mi riguardassero, né toccassero il Mio Cuore alla carità, un anziano si alzò e disse: “Cari fratelli e sorelle, io penso che la nostra guida non abbia occhi, né orecchi e né cuore per i poveri abitanti di questo luogo, perché vuole verificare se noi avremo compassione per loro. Io avrei già da un po’ di tempo, afferrato la mia provvista, se non mi avesse trattenuto il rispetto per Lui; ma non ha fatto nulla di simile, come se ci volesse spronare, oppure Egli stesso volesse tramite noi aiutare questi poveretti; perciò lo facciamo noi stessi.

                        3.                  Essi sono poveri, assetati e affamati; ma noi abbiamo abbastanza di tutto, allora faccio la proposta: anche noi dobbiamo agire verso i poveri, così come le nostre guide hanno fatto verso di noi! Diamo loro da mangiare e da bere, e chi ha capi di vestiario di cui può farne a meno, costui li ceda, affinché vestiamo e rendiamo pari a noi questi fratelli stracciati e mezzi nudi.

                        4.                  Fratelli! Sorelle! Secondo la mia opinione, qui c’è un terreno per noi, dove ci possiamo esercitare nell’amore caritatevole per il prossimo. Orsù! Fratelli! Sorelle! Ognuno faccia secondo la sua miglior coscienza e conoscenza, e si attivi nell’amore per il prossimo!”.

                        5.                  Appena pronunciato questo, una moltitudine di uomini uscì dalle povere capanne poste vicino alle colline, e corse verso la compagnia. Quando l’anziano vide ciò, disse: “Ehi, ehi, guardate, quanta povera gente nasconde questa regione! Tanto meglio! Quanto più poveri vi sono, tanto più del bene possiamo fare, perché noi siamo abbastanza numerosi e per nulla poveri, e se ci dovesse mancare il necessario da distribuire, allora ci rivolgeremo alla nostra Guida con la preghiera, che Egli ci possa dare una mano; Egli, infatti, è un Signore molto potente tra noi, e ha bisogno solo di vedere la nostra volontà assai caritatevole, allora ci aiuterà certamente nella difficoltà. Perciò vi faccio la proposta: ognuno agisca secondo la sua migliore volontà e capacità di bene, per quanto può. Io sono convinto che questo sia il ringraziamento migliore al nostro caro Padre Gesù che ci ha già fatto tanto bene attraverso il Suo alto Servitore, il Quale è tra noi come nostra Guida”.

                        6.                  Dopo questo discorso esclamò forte: “Il nostro Padre Gesù ha insegnato: «Quello che avete fatto al più piccolo dei Miei figli, vale presso di Me tanto come se l’aveste fatto a Me!», quindi facciamo del bene e del nobile per questi poveri figli del nostro Padre Gesù, tanto quanto ci è possibile in qualche modo”.

                        7.                  Appena pronunciate queste parole, ognuno cercò subito nella sua provvista ciò che poteva offrire, e non si stupì poco che vi fossero pane e vino in sovrabbondanza. Perciò sorsero una vivacità e un movimento, come su una grande piazza di mercato. Ognuno, infatti, ammise che qui era accaduto un miracolo, e quindi vi erano disponibili abbastanza pane e vino da distribuire, da donare a questa povera gente, per poterla saziare e per calmare la loro sete. Perciò si disse loro di mettersi in fila, affinché nessuno ricevesse troppo poco. Questo accadde volontariamente e così, presto, i poveri si disposero sedendo in parecchie file per terra, e ora si svolse rapidamente la distribuzione del pane e del vino, finché tutti non furono saziati e soddisfatti.

                        8.                  Quando ciò fu fatto, si alzò di nuovo l’anziano e disse: “Fratelli e sorelle! È certo che parecchi di voi hanno una doppia veste, ma a quale scopo ne avete bisogno nel Cielo, presso il Padre? Là riceveremo vesti nuziali. Là, infatti, troveremo lo Sposo delle nostre anime. Perciò vi propongo: ognuno dia tutto il superfluo a questi poveretti, e allora avremo operato precisamente secondo le parole del nostro amato Padre Gesù nel sermone del monte. Suvvia, fratelli e sorelle, facciamolo! E avremo agito così come fratello al fratello, sorella alla sorella, e questa è l’unica cosa vera, nella nostra attuale situazione verso questi poveretti”.

                        9.                  Anche questa proposta fu accolta bene e ognuno fece ciò che poté, e così vi fu presto una seconda eguale moltitudine di popolo, annoverando oltre 10.000 teste, decentemente vestita e ben curata.

                      10.                Solo ora, Io Mi alzai e dissi alla compagnia: “Figlioli! La vostra carità commuove il Mio Cuore e, con ciò, siete diventati per Me molto più cari e amati. Avanti così, e il vostro ingresso nel Cielo sarà meraviglioso! Mi son dato la fatica di essere molto attivo tra voi, affinché agiate secondo le Mie parole, e voi avete fatto davvero il giusto. E poiché questi uomini ora vestiti e saziati hanno abitazioni assai misere, allora vogliamo portarli con noi nel nostro viaggio verso il Cielo. Essi, infatti, non perdono nulla facendo ciò, e con il nostro cibo resisteranno bene e rimarranno volentieri tra noi. Perciò impartisco agli angeli l’ordine che li istruiscano, affinché abbiano una e la stessa religione, e diventino uguali a noi”.

                      11.                Dopo queste parole gli angeli vennero dinanzi a Me in conveniente riverenza e attesero in silenzio l’ordine, e quando lo ricevettero, si recarono subito dai fratelli e sorelle neo venuti, e li istruirono profondamente sullo scopo e meta dell’uomo, e così  facemmo qui una buona pesca.

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Cap. 26

Presa di una fortezza in una gola montana

 

(Cammino attraverso una gola montana. – Incontro con il capo dei soldati. – Risposta cruciale al capo delle guardie della fortezza. – Gli angeli disarmano gli assassini a scopo di rapina. – La Guida e gli angeli penetrano nella fortezza insieme a tutta la compagnia.)

                        1.                  Poiché la regione era molto misera, gli abitanti la abbandonarono molto volentieri, in particolare anche per il fatto di aver ricevuto un cibo che a loro piacque in maniera impareggiabile. Dopo che tutto fu terminato, ci mettemmo in cammino e marciammo parecchie ore. Finalmente giungemmo in una gola montana, la quale si estendeva per una lunghezza di cinque ore. Qui ci colse di sorpresa un drappello di soldati che ci considerarono nemici e pretesero che andassimo con loro per identificarci; volevano, infatti, che ci recassimo in una fortezza che loro avevano costruito in questa gola per sorvegliarne il passaggio, per essere dovutamente interrogati su che cosa pensavamo di intraprendere, in un così gran numero.

                        2.                  Allora Mi feci avanti Io, e dissi: “Fratelli e amici, noi non abbiamo intenzioni ostili, voi vedete, infatti, che siamo disarmati e perciò non abbiamo in programma di ordire niente di male. Lasciateci tranquillamente andare oltre, poiché se dipendesse dalla prova di potenza, noi, anche senza armi, saremmo più forti di voi con le armi, perché vedete che tutta la gola è colma di noi; che cosa volete fare allora contro, giacché vi potremmo sopraffare in men che non si dica? Perciò è meglio per voi che ci lasciate in pace, come noi lasceremo in pace voi”.

                        3.                  Queste parole non andarono a genio al capo, il quale disse: “Senza il comandante della nostra fortezza non posso fare nessuna concessione! Perciò vieni Tu, e chi è tra voi il primo, e vediamo che cosa dice il nostro comandante”.

                        4.                  A ciò gli risposi: “Ascolta, amico, Io non sono suddito, ma Io stesso sono un potente Comandante dinanzi al Quale tutto si deve piegare. Perciò non posso accettare la tua proposta. Se invece vuoi avere qualcosa da Me, allora chiama tu, il tuo comandante da Me, e Io stesso dirò a lui Chi sono”.

                        5.                  Questa risposta bastò al capo, il quale si mise subito davanti a noi, pronto all’attacco con il suo drappello, e ci minacciò. Io però, diedi agli angeli accompagnatori un cenno, e nell’istante successivo i soldati furono disarmati e, con ciò, fuori combattimento.

                        6.                  Ora chiesi al capo se non avesse avuto voglia di attaccarci, giacché un paio di minuti prima era comparso davanti a noi così sicuro di sé! Costui fece ora un’espressione acida amara dicendo: “Il nostro ordine è questo: agire così! Perciò non io potevo procedere diversamente, neanche contro di voi. Da come vedo adesso, voi siete spiriti molto potenti, e perciò non c’è nulla di meglio, da intraprendere con voi”.

                        7.                  “Sì, amico, perché non lo hai capito prima che noi siamo potenti? Oppure credi tu ancora di poterci sopraffare con la tua manciata di soldati? Oh, così non andrà! Al contrario, noi vi vinceremo e con ciò entreremo senz’altro nella vostra fortezza per distruggerla! Voi, infatti, non siete altro che briganti e assassini, e noi distruttori di covi di predoni. Quindi ora entreremo nella vostra fortezza di assassini a scopo di rapina, e voi andrete avanti per annunciarci!”.

                        8.                  I rapinatori e assassini, in piedi nell’uniforme da soldati, ovviamente richiamati così dalla Terra, perché nel regno degli spiriti nessuno può essere ucciso, furono molto spaventati di questo proposito, e corsero nella fortezza per annunciare al comandante ciò che era loro capitato, e che noi eravamo sulla via per distruggere la loro fortezza, perché li avevamo attaccati e, con ciò, oltraggiati.

                        9.                  Il comandante fece rapidamente sbarrare le porte della fortezza e presidiare tutti gli accessi, affinché noi non potessimo entrare. Io però, conoscevo l’accesso segreto sotterraneo, perciò dissi: “La compagnia si dovrà avvicinare lentamente davanti alle porte della fortezza e pretendere d’entrare. Durante questo tempo, Io penetrerò con gli angeli nella fortezza attraverso l’accesso segreto, per non fare grande impressione su Chi Io sia, perché davanti a Me tutto dovrà retrocedere, obbedire e aprire in velocissimo movimento tutte le porte per lasciar entrare la compagnia”. Detto, fatto, e la fortezza fu presto piena della compagnia che vi era penetrata.

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Cap. 27

Interrogatorio al capo dei rapinatori assassini e consegna dei rapinatori convertiti

Chiarimento di Gesù sulle condizioni nel regno degli spiriti

 

(Domande della Guida al comandante della fortezza: chi essi erano e quale occupazione avevano qui. – Dichiarazione menzognera di costui. – Chiarissimo contro chiarimento della Guida. – Consegna dei rapinatori assassini ai rapinatori convertiti per il loro giudizio. – Spiegazione sulle condizioni nel regno degli spiriti e quali libri saranno letti in futuro.)

                        1.                  Ora feci portare davanti i sopraffatti assassini a scopo di rapina in divisa da soldati, di cui ve n’erano oltre 3.000 e dissi: “DiteMi la verità, qual è qui la vostra occupazione?”.

                        2.                  A questa domanda Mi rispose il comandante della fortezza: “Siamo soldati e proteggiamo questa gola affinché non vi possa passare nessun nemico per saccheggiare e rubare nel paese”.

                        3.                  “Bene!”, gli dissi Io. “Allora dimMi: chi ti ha schierato qui per sorvegliare questa gola?”.

                        4.                  A ciò Mi rispose: “Il padrone del paese, il quale governa questa grande regione. Regione che si estende fin là, verso Oriente”.

                        5.                  “Anche bene! Ora dimMi: come si chiama egli, e dove dimora?”.

                        6.                  A questa domanda non Mi seppe dare nessuna risposta e disse: “Qui nel regno degli spiriti non è così come sulla Terra, dove si viene arruolati e comandati, e si fa il proprio dovere. Altro non Ti posso dire, perché io stesso non ne so di più”.

                        7.                  “Ah, così, non ne sai di più? Se Io però, t’informo che tutto quello che Mi hai riferito è inventato secondo il modo dei ladri e rapinatori, che cosa Mi rispondi?”.

                        8.                  “Questo non è vero! Io ho detto ciò che sapevo, e non so di più!”.

                        9.                  “Anche bene, allora ti rivelerò ciò che Io so di questa fortezza, quindi ascolta la vera storia.

                      10.                Tu sei un rapinatore e assassino, e come tale sei arrivato qua dalla Terra, e hai raccolto intorno a te un’uguale razza di ladri a te simili. E con forze riunite avete costruito questa fortezza nella quale sei tu il tuo stesso padrone, e depredi i viaggiatori che vi passano, come e dove li trovi, con i tuoi aiutanti, ammassando qui tesori su tesori dal saccheggio e dalla rapina. Ora il tuo comandante ha messo le mani addosso a uno sbagliato, e con ciò sei diventato Mio prigioniero insieme alla tua intera guarnigione. Hai sentito? Questa è la verissima storia della tua fortezza e il tuo comando su di essa”.

                      11.                A ciò feci entrare in scena i rapinatori convertiti([3]) e portati insieme a noi, il che avvenne in pochi minuti, e dissi loro: “Questi prigionieri sono rapinatori, come lo eravate voi, perciò saprete meglio di tutti che cosa dovrà succedere con loro. Li lascio perciò a voi”.

                      12.                I rapinatori convertiti ora dissero: “Cari amici, la nostra intenzione è di fare con costoro la stessa cosa che voi avete fatto con noi! E perciò innanzi tutto li liberiamo dalle loro catene, affinché non si sentano come prigionieri tra noi”.

                      13.                Io risposi: “Bene, siete liberi di procedere con loro secondo il vostro giudizio. Non v’impedirò in nulla. Agite secondo la vostra miglior scienza e coscienza, e sarà già bene; se, infatti, voi procedete con amore per il prossimo, allora ciò non potrà mai essere sbagliato”. Dopo queste parole, lasciai i rapinatori e Mi rivolsi a Martin Lutero dicendo: “Guarda, Io lascio agire la gente da se stessa, affinché diventi autonoma. Su comando, infatti, ognuno fa ciò che gli è stato ordinato, quando però deve agire da se stesso, allora è obbligato a pensare come deve fare, per afferrare il giusto ed eseguirlo bene. Mediante la pratica, infatti, si diventa autonomi e maestri nell’esecuzione. Lasciamo perciò i briganti convertiti valorizzare in modo profittevole le conoscenze da loro conquistate; noi invece andiamo a visitare la grande fortezza, perché vi troveremo cose che risveglieranno il nostro interesse”.

                      14.                Lasciammo quindi i rapinatori e ci recammo a osservare l’allestimento interno, cosa che era molto promettente. Dapprima li condussi nell’abitazione del comandante della fortezza, che era molto spaziosa e consisteva di molte stanze. Naturalmente potevano godere questa visione solo i pochi che erano intorno a Me. La gran massa del numeroso popolo riempiva tutte le piazze all’aperto della fortezza, e attendeva di conoscere il risultato della nostra ispezione e che cosa sarebbe stato intrapreso con i rapinatori.

                      15.                L’abitazione del comandante era magnifica. Costui, infatti, aveva messo tutto il bello che aveva accumulato rubando, come in un museo, per averlo sempre pronto per la contemplazione e deliziare in questo i suoi occhi.

                      16.                A questo punto devo dare una piccola spiegazione sulle disposizioni nel regno degli spiriti, affinché i lettori non considerino la verissima narrazione proveniente dallo sviluppo e dalla storia di Martin Lutero e dei suoi compagni di fede, solo come un’invenzione del Mio scrivano, bensì sappiano che nel regno degli spiriti tutto è costituito lo stesso come sulla Terra, cosa che è ben nota agli spiritisti tramite le rivelazioni degli spiriti; non così agli altri uomini che non s’interessano di niente altro se non solo di ciò che hanno saputo attraverso i sacerdoti. Tutto il resto che non predicano i sacerdoti, oppure essi spiegano come eresia, è per loro riprovevole ed eretico, senza riflettere loro stessi se tutto sia anche vero.

                      17.                Non ho Io, insegnato: «Esaminate tutto e ritenete il bene!»? Quindi fatelo, e ricordatevi che non tutto ciò che brilla è oro! I vostri insegnanti di fede sono troppo fanatici e intolleranti. Se fossero Miei veri servitori, allora Io li illuminerei, affinché vi presentino la Mia pura Dottrina così come vorrei fosse presentata. Essi cavalcano troppo sulla lettera oppure rosicchiano la corteccia esteriore, mentre l’interiore, il nocciolo, che rappresenta lo spirito, rimane incompreso, e perciò il falso nella dottrina.

                      18.                Io sono Spirito e come Tale vi offro solo cibo spirituale, e questo è ciò che cela in sé l’eterna Vita. Che cosa devo dire degli umani ordinamenti romani? Essi sono una cattiva malattia per la vita spirituale dei credenti, e privi di qualsiasi vero fondamento, e perciò i credenti romani e ortodossi sono essenzialmente gli uomini più infelici quando entrano nel regno degli spiriti. Perciò Io ho lasciato crescere e sviluppare la democrazia sociale senza fede, per tirare via gli uomini abbagliati e fanatici dalla chiesa. Perché l’ateo e lo scettico, non essendo credenti, sono più facili da convertire che il fanatico che corre in chiesa, e non lascia esprimere nessuna parola, dichiarando come eresia tutto ciò che non è secondo le parole dei sacerdoti.

                      19.                Ancora un breve tempo, e l’edificio marcio del falso sacerdozio, se nel paramento sacerdotale, oppure senza lo stesso, cesserà, e vi sarà insegnata solo la Mia pura Dottrina attraverso i Miei stessi servitori; mentre ciò che era finora falso sarà distrutto, ma non dagli uomini, bensì da Me, affinché vediate chiaramente ciò che è bene e ciò che è male, poiché solo questi libri che rimarranno, saranno buoni, tutto il resto, sia esso libro o giornale, oppure altro che vi ostacola nel pensare a Me, sarà dissolto e non sarà più visto da nessuna parte, diversamente non potrebbe mai sorgere un solo gregge né un solo Pastore Gesù.

                      20.                Vi sia detto come premonizione: i libri che Io vi rivelo attraverso il Mio strumento, basteranno, saranno buoni e unicamente formeranno una parte delle future librerie.

                      21.                Non che questo strumento scriverà da solo questi libri, ma con ciò voglio dire che questi libri, che egli vi sottopone come separato informatore, sono buoni e contenenti l’autentica Dottrina, e così voi saprete come stanno le cose.

                      22.                Ritornando alle disposizioni nel regno degli spiriti, ho ancora da dire che l’uomo stesso è il creatore della sua dimora nel mondo degli spiriti. Quanto più sono bassi il suo carattere e le sue caratteristiche, tanto più miseri sono il paesaggio e l’abitazione che egli può creare da se stesso.

                      23.                Perciò: quanto più c’è amore, umiltà e senso spirituale comune, tanto più è luminoso e saggio – e tanto più bella e magnifica è la sua dimora spirituale. È proprio così, espresso mondanamente, se si vuol fare un paragone: come la differenza che si sviluppa tra la notte profondamente buia e lo splendore che aumenta fino al Sole di mezzogiorno. Lo stesso è l’intero essere dell’uomo, cominciando dal più tenebroso mostro, salendo fino all’angelo splendente come il Sole. E così, anche corrispondente a questo, è anche ciò che egli si crea e produce.

                      24.                L’uomo è perciò, attraverso i suoi vizi e le sue virtù, un figlio di Dio oppure un figlio di Satana, un diavolo del mondo degli spiriti. Poiché l’uomo, spiritualmente, non può nascondersi dietro un corpo di carne, ma, come egli è, così ha l’aspetto esteriore, così vive e così agisce; infatti, con la caduta della protezione della carne non sono più possibile ipocrisia e finzione. E così è poi l’uomo in tutto, quindi anche nella creazione della sua regione, della sua dimora e in tutto ciò che ha bisogno, stando lì secondo il suo valore interiore, perché deve crearsi tutto da se stesso, dal suo interiore, mentre nel corpo di carne crea con le mani.

                      25.                Una volta però creato, per lui ciò è anche effettivamente reale, mentre il materiale del mondo non esiste più per lo spirito.

                      26.                Da questo si può immaginare la differenza, dall’angelo luminoso come il Sole fin giù all’ateo più tenebroso e malfattore perseverante nei peccati; perché la luce, il creare da se stessi, procede dallo spirito di Dio nell’uomo, e se nell’uomo è buio pesto, allora egli non ha proprio nessun amore, nessuna virtù, nessuna opera dell’amore per il prossimo, e di conseguenza nessuna luce, perché è provvisto da Dio, così come è costituito interiormente secondo le sue virtù o vizi e caratteristiche.

                      27.                Perciò anche nelle sedute spiritiche, le risposte di molti spiriti che non hanno nessuna luce, per voi devono significare che avete a che fare con figure basse e diaboliche. Da costoro non verrete a sapere che bugie, perché essi si prendono gioco di voi. Voi stessi perciò dovete istruire tali spiriti, ma non dare nessun peso ai loro messaggi.

                      28.                Questa piccola spiegazione era necessaria, affinché non consideriate fantasia le condizioni nel mondo degli spiriti come Io ve le descrivo qui. Se non Mi credete, allora leggete libri spiritici, visitate voi stessi un circolo, dove avvengono manifestazioni di spiriti, allora quanto detto qui vi apparirà vero e autentico. Ogni esperto spiritista ve lo confermerà. Di conseguenza deve anche essere così; e con ciò, di quest’argomento, è sufficiente così.

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Cap. 28

Distruzione della fortezza per la conversione dei rapinatori assassini

 

(Ispezione del museo della fortezza e delle sale con gli oggetti rubati. – Distruzione della fortezza e cambiamento del territorio, insieme alla gola, in un territorio piano. – Consumazione del pasto.)

                        1.                  Noi visitammo il bel museo molto ragguardevole che il comandante della fortezza si era allestito, rapinando degli spiriti di passaggio. Poi andammo oltre, attraverso differenti grandi sale che erano le abitazioni degli altri rapinatori, le quali sembravano tutte molto belle. Con il bene rubato, infatti, è facile risplendere.

                        2.                  Non voglio nascondervi che i rapinatori avevano anche le loro donne, e queste dovevano condividere la sorte dei prigionieri. Dopo aver attraversato l’intera fortezza, ritornammo sulla piazza, dove i briganti convertiti trattavano con i prigionieri.

                        3.                  Quando apparimmo di nuovo sulla piazza, si sentì una grande imprecazione dei prigionieri su di noi, perché eravamo penetrati come ladroni e ora saccheggiavamo i loro magazzini, senza aver un diritto per far questo. Così essi non vollero sentire nulla dei consigli dei briganti convertiti e pretesero di essere riconosciuti nei loro diritti come padroni della fortezza.

                        4.                  Io perciò Mi avvicinai a quello che gridava e dissi: “Quali diritti avete voi, dinanzi a questa fortezza? Avete tuttavia detto di essere solo mercenari assoldati dal padrone del paese. Se dunque è così, non siete padroni, bensì prigionieri vinti da noi e come tali non avete nulla da dire, ma dovete obbedire a ciò che decideremo noi su di voi. Inoltre, siamo disposti a lasciarvi subito liberi, se potrete dimostrare di essere veramente ciò per cui vi spacciate”.

                        5.                  Questo linguaggio energico portò quello che sbraitava alla riflessione di avere a che fare con qualcuno che poteva opporsi a loro.

                        6.                  Perciò dapprima tacquero, ma poi cominciarono nuovamente a dire che dovevano essere lasciati nella fortezza, perché la dovevano custodire, e bisognava lasciarli in pace e andare via, perché essi non avevano fatto null’altro che minacciarci un poco, e noi l’avevamo accolta subito come una dichiarazione di guerra, attaccandoli di sorpresa, vincendoli ed espugnando la loro fortezza.

                        7.                  Ora Io feci comprendere loro che, secondo il diritto di guerra, non potevano dire nulla nel regno degli spiriti, e poiché essi avevano adottato questo diritto nella loro fortezza e lo avevano accuratamente applicato, come lo dimostrava il grande museo degli oggetti rubati, dunque non si dovevano meravigliare, se ora noi avremmo distrutto subito la loro fortezza.

                        8.                  Così feci un cenno agli angeli e questi andarono a passi veloci verso la fortificazione, come volessero cominciare a distruggerla, girandovi intorno a passo di corsa, mentre si udiva un gran fragore e un tuono di muri che precipitavano.

                        9.                  I rapinatori udirono con terrore il fragore e il tuonare, e non sapevano se questo potesse essere possibile, dato che gli angeli non avevano nessun mezzo.

                      10.                Ora dissi Io al comandante della fortezza e al suo capo di reparto: “Venite, per esaminare con Me la vostra fortezza, come appare adesso!”.

                      11.                Subito si alzarono tutti, anche i soldati semplici, e vennero con Me e i Miei accompagnatori per vedere quel che era successo. Quanto però si stupirono, quando non ci fu più nulla da vedere della fortezza, e anche della gola, riempita di terra! Non credettero ai loro occhi e guardarono stupiti, chiedendosi chi eravamo noi, da aver potuto trasformare così rapidamente quest’immagine della gola e della fortezza, in una pianura.

                      12.                Io mi rivolsi al comandante della fortezza e dissi: “Ebbene, non pretenderai certo che ricostruiamo di nuovo il tuo covo di ladri? Ma se hai un padrone del paese, davanti al quale puoi esporre la lamentela contro di noi, allora verremo con voi e riceveremo la nostra punizione. Quindi, alzati con la tua banda di rapinatori e conduciMi dal tuo padrone! Poiché vedi, ti ho fatto distruggere tutto, sono anche scomparse fino alle fondamenta le stanze interne della tua abitazione, insieme al molto prezioso museo degli oggetti rubati. Quindi non hai più nulla da cercare, e nessun motivo per rimanere qui”.

                      13.                Il comandante guardò preoccupato verso il luogo, dove stava la sua abitazione, e poiché non vide più nulla di tutto ciò che c’era prima, restò in piedi come un sasso davanti a noi e ci esaminò con occhiate impaurite.

                      14.                Io però, gli dissi: “Non temere, non ti faremo del male; ho fatto distruggere qui solo la tua illusione, affinché diventi libero dai vaneggiamenti che ti sei costruito con i tuoi aiutanti. Ora tu e la tua schiera siete liberi da tutto ciò che vi era caro e amato, ma da cui nulla di buono, scaturiva.

                      15.                Ora dimMi: che cosa vuoi intraprendere con la tua schiera? Se vuoi convertirti insieme ai tuoi complici, allora vi prenderò con noi e vi provvederò Io a tutto. Se vuoi intraprendere qualcosa d’altro, dillo a Me liberamente; noi, infatti, non siamo rapinatori o servi della guerra, e perciò non facciamo nemmeno prigionieri, ma cerchiamo solo ciò che è andato perduto dall’ovile di Dio. Se vuoi giungere a Dio, per Me sei il benvenuto.

                      16.                Se non vuoi, allora sei libero da noi. Tu, infatti, non hai nulla da accusarci, poiché non conosci nessun altro padrone che te stesso; Io invece sono un potente Signore, e davanti a Me tutto si deve piegare. Se per esempio tu costruissi nuovamente da qualche parte una nuova fortezza, puoi essere sicuro che ti troverei. E allora sperimenteresti lo stesso ciò che ti è accaduto qui. Quindi rifletti bene su che cosa sceglierai. Da parte Mia, sei libero”.

                      17.                Dopo queste parole, Mi rivolsi agli angeli che già arrivavano da noi e dissi: “Figlioli! Avete svolto bene il vostro compito. Perciò sostiamo di nuovo qui e prendiamo una merenda. Provvedete perciò anche al necessario pane e al vino, ma tanto di più, affinché anche questi tristi amici con le loro donne impaurite abbiano da mangiare, prima che ci separiamo, nel caso che, nel frattempo, decidano di non rimanere con noi”.

                      18.                Gli angeli si allontanarono a passo veloce e scomparvero nel bosco vicino che si trovava accanto all’ex fortezza, ma comparvero di nuovo dopo alcuni minuti, carichi di pane e vino, e misero il tutto dinanzi a Me. Ora Io stesi le mani sul cibo, lo benedissi e lo feci distribuire fra tutti, il che fu fatto rapidamente.

                      19.                Dopo dissi: “Mangiate e bevete per l’onore di Dio, vostro Padre Gesù, il Quale benedisse il Pane anche all’ultima Cena, lo spezzò e disse: «Prendete e mangiate, e ogni volta che lo fate, pensate a Me!». Quindi quella volta benedisse anche il vino come lo faccio Io oggi e disse: «Bevetene tutti, questo, infatti, è il sangue del nuovo Patto che è versato per voi, per il perdono dei peccati». Quindi bevete anche oggi in onore e ricordo di quell’avvenimento storico, sommamente importante, quando, sotto il pane fu espressa la Dottrina di Dio, e sotto il sangue l’Amore di Dio come rispondenza spirituale. Ora però, mettetevi a sedere e consumate il pasto”.

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Cap. 29

Gli angeli confessano di essere stati prima dei diavoli

La proposta di rendere angeli i rapinatori assassini

 

(Discorso degli angeli con i rapinatori assassini, e come da diavoli furono trasformati in angeli. – Il comandante pensa che egli, come diavolo superiore, possa diventare un angelo superiore, e si dichiara pronto a convertirsi. – Il discorso della Guida che è meglio convertirsi da ricchi che da poveri. – Gli angeli istruiscono i nuovi rapinatori appena convertiti.)

                        1.                  Questa volta gli angeli sedettero vicino ai rapinatori e mangiarono e bevvero con loro. Costoro però, non poterono lodare abbastanza la bontà del pane e del vino e chiesero agli angeli da dove avessero avuto così velocemente tutto questo. Gli angeli dissero di essere alti spiriti e perciò a loro stava a disposizione tutto ciò che desideravano, e doveva accadere tutto ciò che essi volevano. Loro stessi però, non erano i signori di questa Potenza, bensì facevano solo ciò che era loro comandato, e solo attraverso la Potenza di Dio che loro servivano.

                        2.                  I rapinatori ascoltarono attentamente ciò che dissero gli angeli e domandarono se anche loro sarebbero potuti diventare ciò che essi erano. “Certamente! Noi eravamo uomini, e peccaminosi come lo sono gli uomini, ma ci siamo sforzati onestamente di adempiere la Volontà di Dio. Quando siamo arrivati nel regno degli spiriti, siamo stati istruiti su ciò che dovevamo fare”.

                        3.                  Ora il comandante disse: “Ma siete state persone giovani e volenterose di fare, poiché non avevate ancora gustato fino in fondo la vita depravata del mondo! Si vede, infatti, dalla vostra freschezza di gioventù e bellezza; noi invece eravamo autentici uomini e in parte già vecchi, perciò sembriamo come diavoli, rispetto agli angeli”.

                        4.                  Gli angeli sorrisero un poco con aria sorniona, e dissero: “Sì, sì, è così qualcosa di simile. Ma anche noi siamo stati un’accozzaglia di uomini e peccatori. Tra questi, tali di noi dovettero farsi strada dall’abisso dell’inferno, e avevamo un aspetto orribile. Vedi, tutto questo è scomparso! E quanto più siamo saliti spiritualmente, arrivando più in alto nell’amore e nell’umiltà, tanto più giovani e belli siamo diventati. Di conseguenza anche voi potete diventare lo stesso, se seguirete la Legge dell’Amore”.

                        5.                  Dopo questa spiegazione il comandante disse alla sua gente: “Amici! Il chiarimento sulla trasformazione da diavoli ad angeli mi piace molto. Io sono certamente un diavolo superiore, e anche voi non siete nulla di meglio che diavoli, e anche non belli. Se, infatti, si guarda voi e queste meravigliose figure, allora si ha un concetto davvero vivente di diavoli e inferno. Perciò mi è venuta voglia di diventare da un diavolo superiore, un angelo e, se possibile, anche angelo superiore.

                        6.                  Perciò io credo che questo non vi sarebbe di danno; ma ognuno faccia quel che vuole. Io sono come il romano che disse: «Ubi bene, ibi patria»[4], e in tale compagnia e con il cibo celeste, mai mi dispiacerà di aver fatto questo passo.

                        7.                  Io rimango con la mia decisione. Che cosa vorreste intraprendere senza di me, senza la fortezza, senza avere qualcosa da mangiare? Io vi consiglierei: rimaniamo insieme e lasciamoci istruire da questi diavoli diventati angeli a iniziare nella vita altamente spirituale, e non ci pentiremo certamente di aver fatto questo passo decisivo!”. A questo strano discorso del comandante, gli altri rapinatori dissero: “Noi non abbiamo nulla da obiettare, ma ora vogliamo sentire gli altri briganti che prima ci volevano istruire e convertire, quando non volevamo ancora sentir nulla su questo, perché eravamo troppo legati ai nostri averi e alla nostra fortezza; ma ora, che tutto è distrutto e siamo diventati mendicanti senza tetto, siamo invece disposti ad accettare tutto ciò che ci procurerà pane e riparo. Ora noi vorremmo che quelli che sono stati briganti dicessero se sono soddisfatti, e se la via non è stata troppo faticosa. Dopo decideremo”.

                        8.                  Un angelo chiamò subito i briganti convertiti e disse loro di raccontare le loro esperienze fin dall’inizio, affinché i fratelli sentissero come andavano da noi le cose.

                        9.                  I briganti raccontarono così tutte le esperienze che avevano vissuto finora, cosa che i nuovi rapinatori ascoltarono con il più grande interesse. E quando costoro ebbero terminato la loro storia, i nuovi rapinatori dichiararono che anche loro volevano rimanere presso di noi e venire con noi.

                      10.                Ora venni Io da loro e dissi: “A voi succede come con i ricchi: finché hanno abbastanza di tutto, non vogliono sentir nulla di Dio e di pentimento! Ma se arriva una sventura e diventano mendicanti, allora si sentiranno sicuramente dire: «Dio aiutami!».

                      11.                È assai meglio però, indirizzarsi secondo i Comandamenti divini se si hanno ancora le tasche piene, poiché allora si può fare del bene, e tali donatori sono molto benvenuti a Dio, poiché il ricco di rado ha un cuore caritatevole e fa del bene in silenzio. Tali benefattori che si lasciano adulare ai quattro venti attraverso giornali pubblici, in realtà non hanno dato nulla, perché la loro ricompensa è la popolare adulazione, che serve a scopi pubblici e politici.

                      12.                Anche qui nel regno degli spiriti è lo stesso: chi fa del bene più attraverso l’amore del cuore, costui ha fatto molto più di chi affila con ciò le sue labbra! Diverso è il caso, quando il discorso pubblico ha come soggetto lo sprone alla carità; allora l’oratore ha causato molto del bene e di conseguenza sarà tale anche la sua ricompensa.

                      13.                Questo però, non vi deve servire da rimprovero; la vostra istruzione spirituale, infatti, sta ancora sul gradino più basso e perciò la vostra essenza rimane incolume.

                      14.                Ora però, delegherò i Miei servitori che v’istruiscano in tutto, e così avvenga!”.

                      15.                Gli angeli entrarono subito in mezzo alle schiere e istruirono i rapinatori in tutto ciò che era necessario loro sapere, per poter venire nella nostra compagnia. Naturalmente nello stesso tempo non fu dimenticato di spiegare che si deve pregare Dio per il perdono dei peccati commessi, e come far questo, per ottenere la remissione.

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Cap. 30

Una comunità il cui motto è l’amore fraterno, offre un pasto alla compagnia

 

(Arrivo in un luogo dove tutti vivono in comunità fraternamente. – Benedizione del pasto offerto dagli abitanti. – Canto di lode degli angeli e consumazione del pasto celestialmente buono nello stato d’animo più giulivo.)

                        1.                  Quando gli angeli terminarono il loro insegnamento, partimmo di nuovo e andammo ora nel paese di cui si era già parlato, dove avrebbe dovuto risiedere il padrone del paese della fortezza. Noi ci fermammo in un grande spiazzo e chiedemmo del signore del luogo.

                        2.                  Gli abitanti però, dissero: “Non abbiamo nessun signore, bensì siamo solo fratelli e sorelle, e viviamo pacificamente e felicemente insieme. Noi, infatti, siamo una comunità fraterna dove ognuno fa il suo dovere, e così viviamo uno per tutti e tutti per uno”.

                        3.                  Ora Io feci da solo la domanda: “È questo un vostro principio, oppure esercitate anche l’amore per il prossimo? Vedete, noi siamo moltissimi, il vostro luogo, però, è anche molto grande e così potreste offrirci un pasto a base di frutta, perché i vostri alberi sono assai pieni e maturi”.

                        4.                  “Oh, sì, lo facciamo volentieri”, risposero. “Quest’anno, infatti, abbiamo proprio molta frutta. Avete bisogno anche di altro? Vi diamo volentieri ciò che abbiamo, e siete per noi i benvenuti”.

                        5.                  A ciò dissi Io: “Voi siete buona gente, e tali persone non devono rimanere da Me senza ricompensa. Noi andiamo fuori sul grande prato e dovete venire voi tutti, nessuno dovrà rimanere in casa; portate con voi sufficiente frutta, affinché ne abbiamo tutti a sufficienza, poi vi preparerò una sorpresa speciale”.

                        6.                  I premurosi abitanti corsero sugli alberi e raccolsero una grande quantità della miglior frutta matura, la caricarono su molti carri e vennero con questi da noi, sul prato.

                        7.                  Ora Io feci schierare gli angeli e dissi loro di andare a prendere pane e vino. Questa volta gli angeli scomparvero e dopo alcuni minuti portarono tanto pane e vino, che anche il gran numero degli abitanti del luogo poterono essere serviti. Naturalmente, quanto più aumentava la compagnia, tanti più angeli comparivano ogni volta con pane e vino, e così anche adesso. Ci si può immaginare la sorpresa degli abitanti del luogo, quando videro la scomparsa e ricomparsa degli angeli, i quali deponevano davanti a Me tutto ciò che avevano portato.

                        8.                  Quando ciò avvenne, feci sedere tutti, benedissi la frutta, il pane e il vino, e feci distribuire tutto equamente. Quando la distribuzione fu terminata, gli angeli vennero di nuovo da Me e si misero riverenti a una certa distanza, aspettando il Mio ordine. Ora feci mettere in fila gli angeli in coro, e intonare loro un canto di lode in onore a Dio per il pasto.

                        9.                  Dopo che il coro fu formato, dissi agli abitanti del luogo: “Voi siete protestanti e gente molto buona, perciò oggi vi deve essere preparata molta gioia”.

                      10.                Allora feci cantare agli angeli il canto di lode, e tutti quelli che non avevano ancora sentito cantare gli angeli, si ritrovarono nel massimo stupore, non avendo ancora mai udito qualcosa di così celestiale.

                      11.                Dopo il canto di lode feci consumare il pasto, per la qual cosa tutti furono di nuovo stupiti, non avendo ancora mai mangiato una frutta così buona, poiché Io, con la Mia Volontà, avevo reso il gusto della frutta celestialmente buono. In particolare erano colmi di lode gli abitanti del luogo, poiché anche loro, per la prima volta, avevano ricevuto quest’alimento così celestiale.

                      12.                Tutti si rallegrarono e chiacchierarono tra loro, raccontandosi reciprocamente ciò che ciascuno aveva sperimentato; ma con intenzione, Io non permisi che il discorso cadesse su Martin Lutero. Solo quando il pasto fu alla fine, agli abitanti del luogo dissi che sarebbe apparso qualcuno, quale guida dei protestanti, perciò dovevano tenersi pronti per ascoltarlo.

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Cap. 31

Lutero si presenta ai fratelli protestanti ed è acclamato

Partenza degli oltre 200 mila fino alla regione rocciosa dei cattolici romani

 

(Comparsa e discorso di Martin Lutero, e scrosciante saluto da parte dei fratelli protestanti invitati a seguire la compagnia. – Viaggio e arrivo in una regione molto rocciosa, così com’è l’interiore dei suoi abitanti. – Insegnamento della Guida sulle virtù da conseguire per essere veri abitanti del Cielo. – La pazienza colma d’amore è il bastone da viandante verso il Padre.)

                        1.                  Dopo queste parole si presentò Martin Lutero e li salutò con il seguente benvenuto: “Cari fratelli e sorelle! Quale fondatore della religione protestante, io, il dott. Martin Lutero…”, con questa menzione echeggiò uno scrosciante: “Evviva il nostro maestro e apostolo della Riforma!”.

                        2.                  Quando il giubilo si placò, egli proseguì oltre: “Come maestro della vera Dottrina di Cristo, ho condiviso con voi gioia e dolore, come li portava con sé la vita piena di vicissitudini. Dopo molti anni di attività coronati da successo, il caro Padre celeste ha deciso e mi ha chiamato a Sé dal mondo della confusione e della persecuzione alla vita spirituale. Ora sto qui dinanzi a voi e posso dirvi con gioia che la mia vita è benedetta, e grande la mia ricompensa. Io, infatti, sono sulla via che conduce al Padre, il che è da vedere anche dall’accompagnamento dei giovani che ci hanno cantato un così bel canto di lode a Dio per il pasto donato e benedetto. Anche il pasto celestialmente buono vi dimostra che siamo circondati da angeli e che progrediamo nell’amore per Dio.

                        3.                  La vostra premura di ospitarci con frutta, ha avuto il miglior effetto sulla nostra molto amata Guida verso il Padre nella nuova Gerusalemme. Perciò Egli ha deciso di annunciarvi attraverso di me, che il vostro reciproco amore per Dio e per il prossimo Lo ha mosso a portare anche voi con noi. Perciò rimanete senza indugio con noi e lasciate stare tutto qui. Già verranno altri in questa regione e occuperanno il vostro posto, mentre voi potrete venire con noi al Padre Gesù, dove troverete cose molto più belle e migliori di quelle che lascerete qui. Perciò non riflettete molto, bensì afferrate l’eccezionale occasione e seguiteci!”.

                        4.                  Gli abitanti del luogo non se lo lasciarono dire due volte, e quando Martin Lutero ebbe terminato, esclamarono tutti: “Osanna al nostro Dio e Salvatore Gesù! Alleluia al nostro molto amato Gesù, al nostro Redentore! Verremo con voi, vogliamo venire tutti e non lasciare indietro nessuno! Perché quello che qui abbiamo visto e vissuto, è per noi una sufficiente dimostrazione che tu hai detto la verità. Perciò evviva al nostro maestro di fede Martin Lutero!”.

                        5.                  Gli abitanti del luogo e tutti gli altri si misero in cammino. Con questo, infatti, il discorso era terminato, e anche la nostra permanenza. Ci mettemmo in marcia dopo che la nostra massa di gente era già grande di 200.000 teste, dirigendoci in un’altra regione molto desolata. Dopo una marcia di parecchie ore arrivammo finalmente in una regione molto rocciosa, dove non si trovava nulla di ben sviluppato, ma solo alcune forme di prodotti vegetali.

                        6.                  Dissi Io alla compagnia: “Guardate la regione! Come gli uomini sono interiormente, così appare anche il loro ambiente esterno. Esso, infatti, fu posto nell’esteriorità dalla loro vita spirituale interiore, e così vedete qui la regione desolata della vita spirituale dei suoi abitanti. Qui avremo da combattere una piccola lotta di superamento della nostra natura, per non procedere in modo punitivo.

                        7.                  Finora abbiamo raccolto protestanti nella nostra grande retata di pesci. Ora sarà messa alla prova la vostra pazienza verso degli intolleranti sacerdoti romano-fanatici e i loro credenti. Fate attenzione a corrispondere il loro male con il bene, con amore, poiché gli abitanti del Cielo devono essere perfetti nell’amore, nell’umiltà e nella pazienza come il loro Padre Gesù, altrimenti sono immaturi per il Cielo, dove regna solo l’amore. Perciò vi ho guidato fin qui: per mettere alla prova le vostre virtù.

                        8.                  I figli del Padre devono avere solo buone virtù e non conoscere nessuna differenza tra gli uomini, quindi nessun odio di religione, nessun odio nazionale, nessun altro male deve metterli in imbarazzo nei confronti del prossimo, bensì essi devono considerare tutti uguali, sia amici sia nemici. Poiché come Dio non conosce nessuna differenza tra i Suoi figli, così anche voi non dovete conoscerne nessuna! Essi sono i vostri fratelli e sorelle, perché ugualmente figli dello stesso Padre come voi, perciò dovete avere con loro la massima pazienza e non contraccambiare male con male, ma con il bene! Finché, infatti, saranno cattivi e faranno differenze tra gli uomini, fino allora essi saranno di spirito tenebroso, e chi non ha nessuna luce nell’oscurità, non si deve odiarlo e condannarlo, ma prenderlo amorevolmente per mano e condurlo con istruzione piena d’amore fuori dal suo labirinto spirituale.

                        9.                  Vedete, questo è il vostro compito nel nostro cammino! E quanto più rapidamente vi sarete affermati come figli del Padre, tanto prima saremo vicini alla meta del nostro cammino di prova e saremo giunti al Padre. Dovete essere colmi d’amore, e quando questo sarà raggiunto, allora sarete alla fine della prova. Quindi ricordatevi questo per il vostro decisivo insegnamento! Esso è, infatti, il bastone da viandante verso il Padre dell’Amore. Ora però, vogliamo provare la nostra fortuna, e così mettiamoci coraggiosamente in marcia, avendo davanti a noi solo la meta della Redenzione di queste povere anime”.

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Cap. 32

Un sacerdote sostiene come la chiesa romana sia l’unica che rende beati

 

(Meditazione di tutta la compagnia sulle anticipazioni della Guida e comprensione che il Cielo è l’affratellamento di tutti gli uomini. – Un sacerdote cattolico dichiara che la chiesa romana è l’unica a rendere beati, e che il papa è un rappresentante di Cristo e successore di Pietro. – La Guida ribatte che la storia deve essere dimostrata attraverso i documenti del tempo e non attraverso insulti e contese.)

                        1.                  Silenziosa e interiorizzata, la grande compagnia procedette e rifletté sul difficile compito di cui si doveva essere all’altezza, per conquistare il Cielo e giungere al Padre. Solo adesso a loro fu chiaro, il perché la promessa di Cristo non poteva arrivare a un completo adempimento. Ora compresero che venire nel Cielo significa: l’affratellamento di tutti i popoli, lingue, nazioni e religioni, senza nessuna differenza!

                        2.                  Ora per loro divenne chiaro il mistero dell’affratellamento del lupo con l’agnello, del leone con il bue ecc., poiché questo significava che le passioni interiori tra gli uomini e le loro ripugnanti differenze, dovevano essere superate e domate; perciò ognuno si propose di voler sopportare ogni opposizione senza mormorare, senza cattiveria e smania di dare il contraccambio.

                        3.                  In queste silenziose considerazioni e premesse arrivammo finalmente nel luogo molto importante, il quale però, nascondeva molti uomini poveri e avvolti in stracci. Entrammo lentamente e chiedemmo chi ci abitasse, anche se tutti sapevano già dal Mio chiarimento, chi si trovava là. Subito, si presentarono alcuni sacerdoti dicendo: “Qui c’è una comunità romana, ma voi chi siete? Anche voi, di religione romana?”.

                        4.                  Ora Mi annunciai Io, dicendo: “Quale religione è questa, la romana?”.

                        5.                  “Ebbene, Tu non hai mai sentito della religione cattolica-romana e cristiana-romana? Che uomo sei che non conosci ancora questa religione? Essa è diffusa su tutta la Terra e Tu non ne hai mai sentito qualcosa?”.

                        6.                  Io però gli risposi: “Certo, ho già sentito di questa religione, ma non conosco nessuna romana e cattolica-romana, bensì solo una religione cristiana come l’unica che renda beati”.

                        7.                  “Ebbene sì, questa è la cattolica-romana”.

                        8.                  “Va bene! DiteMi però questo: perché non la chiamate la religione cristiana? Poiché ne era appunto Cristo il fondatore, il Quale mai è stato a Roma!”.

                        9.                  A ciò rispose il sacerdote: “Questo è ben vero che Cristo non è mai stato fisicamente a Roma. Spiritualmente però sì, poiché Egli è Figlio di Dio, e come Tale è dappertutto, quindi anche a Roma Egli ci è stato, e il Suo rappresentante è il nostro papa, il santo padre in Roma. Il papa come successore di Pietro e rappresentante di Cristo definisce ora la religione cristiana – il cui capo sulla Terra è il papa – cattolica-romana, perché il suo capo risiede a Roma, dove il primo papa, l’apostolo Pietro, aveva appunto eretto il suo primo seggio episcopale”.

                      10.                A questa spiegazione posi loro la domanda: “Voi dovete dimostrarMi dalla Sacra Scrittura, che Pietro fu in Roma e fu il primo vescovo di Roma, poiché Io non lo trovo comprovato da nessuna parte!”.

                      11.                Questa domanda fece infuriare i sacerdoti, i quali cominciarono a insultarci ed a sospettare che noi potessimo essere eretici e probabilmente protestanti, che ora si facevano largo per danneggiare la vera chiesa madre del cristianesimo.

                      12.                Io però, li interruppi dicendo: “Ascoltate, voi oppositori! La storia non può essere dimostrata con insulti, contese e sospetti, ma con documentazioni scritte del tempo! Ebbene, dove avete voi queste, che per noi sono le uniche importanti?”.

                      13.                I sacerdoti cominciarono di nuovo a insultarci che eravamo eretici, se non credevamo a ciò che aveva insegnato l’infallibile chiesa in tutti i tempi, e perciò doveva anche essere vero, quel che essa sosteneva.

                      14.                “Bene!”, dissi Io. “Vi crederò volentieri, poiché non M’interessa contendere con voi e tirare nel fango la vostra religione, ma solo voglio venire a sapere la verità, e se le cose stanno realmente così come voi sostenete. Per Me, infatti, la verità sta sopra a tutto, e da essa Io non cedo di un capello, quindi nemmeno nei vostri confronti; dunque, concentratevi meglio e rispondeteci!”.

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Cap. 33

Confutazioni storiche delle false tradizioni romane con tre grandi bugie cattoliche

 

(Insegnamenti della Guida su come si siano formate le tradizioni: sulla storia di Pietro dall’anno 33, fino all’anno 59; sulla lettera di Pietro nell’anno 57; sulla nuova Babilonia, più tardi chiamata Bagdad, fino alle sue comunità diocesane, le quali si erano diffuse dal Mar Nero giù fino alla piccola Asia, e all’Asia.)

                        1.                  Questa risposta decisiva portò le teste calde un po’ alla riflessione, e perciò ci dissero: “Abbiamo trovato annotata questa Dottrina in tutti i secoli, e perciò noi ci crediamo! Certamente essa non è annotata nel Nuovo Testamento, ma conservata attraverso le tradizioni che i padri della chiesa hanno raccolto e ci hanno lasciato in eredità, e queste sono inconfutabili, perché già nel primo secolo, si cominciò ad annotare tale verità storica. E questo è continuato per parecchi secoli, perfezionando e smussando.

                        2.                  “Questo si può sentire, ma non facilmente credere. Non sapete voi, sotto quali moventi siano sorte tali notizie? Voi tacete, perché non lo sapete! Io però, lo so! Perciò ascoltate il Mio chiarimento, per il quale vi posso perfino fornire viventi dimostrazioni. Ma questo più tardi; per il momento voglio solo raccontarvi i fatti, e così ascoltate:

                        3.                  A dir il vero, la prima notizia è della fine del primo secolo, ma questa non riferisce né il genere di morte, né il luogo, dove Pietro è deceduto. Ma se questa non ne sapeva nulla, quale allora doveva saperlo meglio? Non sapete che le tradizioni sono enormemente inaffidabili? E quanto più tardi era annotata una cosa, tanto più dubbiosa essa era, rispetto alla verità cui si riferiva. E così è anche in questo caso!

                        4.                  Si sentì, è vero, della morte e del luogo, dove Pietro aveva esalato l’ultimo respiro per la nuova Dottrina. A Roma si era anche annotato del tutto con precisione, ma il fatto che in ciò fosse indicata Babilonia e non Roma, non stava bene ai vescovi romani. Perciò essi tennero nascoste queste annotazioni e resero noto solo in quale maniera egli morì, e invece di Babilonia, il nome che prima portava Bagdad come nuova-Babilonia, poiché la vecchia era già in rovine, fu menzionata la città di Roma come luogo della sua crocifissione.

                        5.                  Più tardi però la notizia originale fu distrutta e perciò rimase la notizia falsificata. Dai cosiddetti padri della chiesa, è certo menzionato approssimativamente il modo della morte, ecc., ma questo è solo ciò che si seppe qua e là, ma la verità non fu mai resa pubblica, perché avrebbe danneggiato l’autorità dell’episcopato romano. E con ciò avete ora l’intera vera storia nei tratti principali. Che cosa avete da rispondere, adesso?”.

                        6.                  Questo Mio chiarimento fece infuriare i sacerdoti, i quali ci avrebbero certamente fatto agguantare, se non avessero temuto il nostro potere superiore. In compenso però, gridarono, e con loro di più ancora gli appartenenti al luogo, chiamandoci bugiardi, eretici, straccioni ecc. Noi però tacemmo, e li lasciammo sfogare.

                        7.                  Quando si furono di nuovo calmati, dissi Io ai sacerdoti: “Sono queste tutte le vostre argomentazioni riguardo alla veridicità del seggio di Pietro in Roma, oppure ne avete ancora altre che siano anche per noi dimostrabili? DiteMi: con che cosa ci potete convincere che Pietro dal 42 al 67 fu ininterrottamente il vescovo di Roma e lì sarebbe risieduto? Quali documenti storici avete voi per questo?”.

                        8.                  A ciò i sacerdoti risposero: “Le tradizioni, le annotazioni dei padri della chiesa: queste sono per noi determinanti, e non ciò che Tu ci metti in tavola. Perciò lasciaci con la nostra fede che è saldamente fondata ed è per noi l’unica decisiva, non ciò che Tu ci hai esposto! Tu, infatti, non hai altre dimostrazioni che Te stesso, e questo non ci basta! Anche noi pretendiamo da Te dimostrazioni plausibili che siano fondate, così come Tu le vuoi aver fondate da noi, cioè attraverso fonti del tempo”.

                        9.                  A ciò Io risposi loro: “Se non è preteso altro, allora posso già fornire alcune prove e, se non Mi si crederà in altro modo, anche su Pietro! Perché siamo nel regno degli spiriti, e qui è possibile molto”.

                      10.                A questo discorso i sacerdoti cominciarono a ridere e tutto il popolo con loro, gridando: “Udite! Udite! Questi pazzi sostengono che siamo nel regno degli spiriti! E noi saremmo già morti, senza saperne nulla! Ascoltate: con tali discorsi non andiamo lontano! Rimaniamo nella realtà e lasciamo da parte tali buffonate. Forniteci le prove che Pietro non fu per 25 anni pieni vescovo, né è risieduto a Roma!”.

                      11.                Risposi loro: “Non sapete in quale anno Giacomo, il fratello di Giovanni l’evangelista, fu assassinato da Erode?”.

                      12.                Essi dissero: “Questo fu circa nell’anno 44”.

                      13.                “Bene!”, dissi Io. “Allora sapete anche che Pietro dopo la morte di Giacomo fu gettato da Erode nel carcere a Gerusalemme. Ora diteMi: come stanno allora le cose con i 25 anni ininterrotti di Pietro a Roma? Questo già non lo accetta la critica storica, quindi è una bugia, e precisamente la prima! Poi vi domando: che cosa aveva da cercare e da fare Pietro come vescovo di Roma, allora, in Gerusalemme?”. I sacerdoti rimasero in silenzio e attesero le Mie nuove obiezioni!

                      14.                Perciò Io dissi: “DiteMi come stanno le cose con questa domanda: Paolo riferisce, nella lettera ai Galati e negli Atti degli apostoli, che tre anni dopo la sua conversione, cosa che avvenne nell’anno 34 dopo la lapidazione di Stefano, venne a Gerusalemme; questo fu nell’anno 37. E poi, dopo 14 anni, quindi nell’anno 51, ad un’assemblea religiosa, in seguito alla conversione dei pagani e alla loro circoncisione secondo la maniera giudaica, Paolo incontrò i tre pilastri della comunità: Giacomo, il fratello di Giuda, figli di Giacomo Alfeo oppure Kleofa, l’evangelista Giovanni, e Pietro.

                      15.                DiteMi: come sta qui la verità storicamente dimostrata dal Nuovo Testamento con le tradizioni romane? Vedo la seconda bugia: che Pietro non fu ininterrottamente a Roma! Vedo che Pietro fu un pilastro della comunità in Gerusalemme, e non a Roma! Vedo che Paolo venne senza preavviso a Gerusalemme e v’incontrò Pietro che, come uno dei tre pilastri della comunità non fu mai chiamato da Roma! Io vi domando: quale risposta Mi sapete dare a riguardo, che Mi sia valida?”.

                      16.                I sacerdoti stavano come sulle spine, la loro comunità, infatti, cominciò a dire: “Stanno così le cose con la verità storica? Siamo stati quindi ingannati da voi? E non è male questo? E noi credevamo così saldamente alla vostra storia menzognera! Ascolta, caro Uomo! Se Tu sai ancora qualcosa che sia convincente, allora riferisci soltanto! Noi vediamo che tu dichiari la verità”.

                      17.                Io dissi: “Bene, se volete sentire la verità, allora voglio darvi ancora altre dimostrazioni dell’insostenibilità delle affermazioni clericali in materia di fede, e perciò ascoltateMi:

                      18.                La terza prova assai preponderante che Pietro non fu il vescovo di Roma, è la prima lettera di Pietro ai seguaci cristiani in Ponto (Asia minore), Galazia, Cappadocia, Asia e Bitinia (Asia minore). Questa lettera è stata riconosciuta da tutti come scritta tra il 51 e 61, e compilata in Babilonia, o più tardi chiamata Bagdad. I nominati paesi si trovano tutti in Asia, cominciando dal Mar Nero lungo la piccola Asia, giù fino al confine della Cilicia, e se poi volete, potete ancora includere la Siria, dove c’era Babilonia e dove Pietro ebbe già molto presto le sue stazioni della fede e le visitava, come riferiscono gli Atti degli apostoli; sicché incontrate Pietro in Lidda, Galilea, Samaria, Joppe, Cesarea, Tiro e Sidone ecc., quindi in Giudea, Galilea, Galazia, Cappadocia, Bitinia e sotto il generale nome Asia, in cui sono da intendere molte regioni e luoghi presso e intorno ai paesi nominati in Asia; allora vi sarà evidente che Pietro aveva da occuparsi di una grande diocesi, se si dovesse chiamarla con il nome di oggi, e che questa non era in Italia, bensì in Asia.

                      19.                Perciò da questo chiarimento viene fuori la terza grande bugia della chiesa romana, secondo cui Pietro fu in Roma e vescovo di Roma. Ora domando a voi, sacerdoti che pretendete dimostrazioni: è vero ciò che ho detto, oppure no?”.

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Cap. 34

Perché la chiesa di Roma proibì la lettura delle Sacre Scritture

Il popolo dei cristiani osserva la grande compagnia

Un sacerdote anziano cede, gli altri no!

 

(Il motivo del perché Roma proibì la lettura delle Sacre Scritture. – Invito ai cattolici di esaminare la compagnia. – Un prete anziano ammette l’errore della chiesa che li ha portati ad avere una vita animica spiritualmente tenebrosa, mentre gli altri colleghi d’ufficio considerano anche lui, un eretico, e affermano che Paolo a Roma istruì i primi cristiani sull’autentica Dottrina di Cristo, e quindi la chiesa romana è l’unica che renda beati!)

                        1.                  I preti però tacquero; e per questo il popolo gridò tanto più da ribelle e li chiamò mentitori e truffatori. Io però, calmai il popolo dicendo: “Vedete, cari fratelli e amici, così stanno le cose con le dimostrazioni storiche che provengono dal Nuovo Testamento, quindi dalla prima fonte originale delle registrazioni di fede, perciò i preti romani vi proibirono la lettura delle Sacre Scritture, affinché non sapeste la verità, così da potervi foraggiare con bugie e inganni in materia di fede.

                        2.                  E come stanno le cose con il seggio di Pietro in Roma, lo stesso è anche con molti altri insegnamenti, cui vi obbligarono a credere come fossero articoli di fede dettati loro dallo Spirito Santo, minacciandovi di punizioni ecclesiastiche. Ma poiché Io voglio liberarvi dalla fede fatta di bugie e inganni e cerimoniali della romana chiesa, che rende così poco bello l’abito spirituale della vostra anima, tanto da precipitarvi nelle tenebre, allora voglio ancora dirvi altre verità che, se le crederete e accetterete, vi daranno un’altra veste, una luce più grande e un aspetto più bello.

                        3.                  Affinché però Mi crediate, vi lascio un poco in pace, così che vi possiate guardare intorno nella Mia compagnia, dove noterete i differenti gradini di chi è progredito nello spirituale. Quindi esaminate la Mia compagnia e conferite con essa”.

                        4.                  Dopo queste parole Mi voltai e Mi recai di nuovo da Martin Lutero, dove Mi consultai su quale grande impressione durante questo tempo avesse fatto questa spiegazione sui preti e la loro comunità.

                        5.                  I poveri abitanti si recarono ora in mezzo alla compagnia, che li accolse molto amichevolmente e fornì le necessarie informazioni a tutte le loro domande. Oltre ogni aspettativa, però, li sorprese la bellezza degli angeli, e domandarono loro da dove provenissero, poiché vestivano così magnificamente ed erano di così bella figura corporea. Essi risposero, con angelica affabilità, che erano servitori di questo Signore che parlava loro, e quindi attraverso di Lui erano vestiti così stupendamente. Questa risposta bastò per portarli del tutto dalla Mia parte, perciò corsero di nuovo ai loro vecchi posti e Mi aspettarono.

                        6.                  I preti stavano ancora lì ad affliggersi sul triste futuro che li minacciava con i Miei chiarimenti. Quando tutti furono insieme, comparvi di nuovo Io e chiesi loro se fossero soddisfatti dello sguardo dato all’intorno. Costoro però, non poterono raccontare abbastanza di tutto ciò che avevano osservato; tra questi alcuni della compagnia certamente non erano ancora completamente progrediti nello spirituale, perché i loro volti non erano particolarmente attraenti, ma comunque già belli, pur non avendo essi, abiti bianchi: “E così abbiamo trovato differenti gradazioni, ma belli come i Tuoi servitori, non ne abbiamo visto nessuno, anche se tanti sembravano essere già molto progrediti. I Tuoi servitori invece, sono così belli, che potrebbero essere considerati angeli, e questo ci è piaciuto più di tutto”.

                        7.                  A questo risposi loro: “Gli uomini, quali figli di Dio, sono tutti così belli e lo diventano ancora di più, se s’indirizzano precisamente secondo la Volontà di Dio e i suoi eterni Comandamenti, e così nemmeno voi ne siete esclusi, se vorrete vivere e operare secondo la Verità che ora Io vi comunicherò”.

                        8.                  Ora vi fu una piccola pausa. Quando i preti notarono la calma, uno fra loro cominciò a parlare con Me: “Da come noi vediamo, Tu sei un grande e potente Signore, e cominciamo a credere di essere veramente spiriti; poiché il carattere pacifico della gigantesca moltitudine del Tuo popolo che viene con Te, le loro vesti, specialmente dei giovani, che potremmo davvero ritenere per angeli, ci dimostrano di trovarci in condizioni diverse, da come abbiamo pensato finora. Probabilmente è colpa della nostra oscurità di fede, se siamo di spirito così tenebroso, giacché finora non ci siamo accorti di non vivere tra uomini di carne.

                        9.                  Noi eravamo qui come pazzi, in un carcere spirituale, e non percepivamo per nulla il cambiamento della nostra condizione; solo la strana luce crepuscolare, che non scompariva, ci sembrava qualcosa di singolare. Io però, Ti dico: abbiamo vissuto come idioti, senza sapere di essere nel regno degli spiriti! Ed io credo che noi stessi siamo colpevoli per essere capitati in questa miseria, perciò desideriamo di essere di nuovo trasferiti in quelle condizioni dove possiamo distinguere la luce dalla tenebra. Io, per la mia persona, sarei di quest’opinione; che cosa ne dite voi, miei cari colleghi d’ufficio?”.

                      10.                Costoro però, completamente sorpresi dalla svolta delle cose, dissero all’unanimità: “No, questo non esiste, noi siamo e rimaniamo sacerdoti, poiché conosciamo il nostro dovere e non ci lasceremo abbindolare così presto come te, domandandoci se viviamo nella carne oppure nel regno degli spiriti! Dapprima vogliamo esaminare tutto con precisione, e solo allora si metterà in luce come stiano le cose per noi!

                      11.                Che Pietro non sia stato a Roma, non designa con ciò la nostra religione romana-cristiana come eretica, ma la vostra, ci sembra che lo sia; chi, infatti, non crede nella nostra chiesa, la sola che renda beati, costui è un eretico, secondo le leggi della stessa chiesa, e perciò anche voi, che siete entrati a forza da noi senza aver avuto per questo il nostro permesso. Ti vogliamo rispondere! A Te, raffinato conoscitore della storia. Quindi parla pure, noi ascoltiamo”.

                      12.                Questa risposta dei colleghi d’ufficio sorprese non poco il vecchio sacerdote, perciò egli disse loro: “Voi potete fare secondo la vostra volontà, io farò secondo la mia, e così voglio ascoltare. Chi sosterrà il giusto, cioè, chi mi dimostrerà la verità attraverso le Sacre Scritture, a costui io crederò, in futuro rimarrò presso di lui. Questo sarà il mio riconoscimento! E quindi rimarrò!”. Dopo tali parole, egli tacque.

                      13.                Io invece, dissi ai rimanenti sacerdoti: “Volete avventurarvi con Me in una controversia in materia di fede? Suvvia, coraggio! Sono pronto a darvi le dovute risposte, affinché crolli il vostro edificio di bugie e inganni. Questo, Io sono disposto a farlo tanto più per questa vostra comunità, così come anche per rendere chiaro alla Mia compagnia quali orribili menzogne di fede siano imbandite e offerte come pura verità ai poveri ascoltatori, e come la chiesa obblighi a tacere lo spirito della verità nell’uomo e a credere mediante punizioni chiesastiche e politiche.

                      14.                Certamente lo Spirito di Verità non può essere soppresso, ma ben lo strumento che esso guida. E questo, è l’anima, attraverso le punizioni corporee. Io ho finito di parlare, ora potete levare il vostro discorso di protesta contro di Me come eretico, e per aver invaso la vostra comunità”.

                      15.                Quest’energico linguaggio spaventò i preti e nessuno di loro osò più lasciarsi coinvolgere in una controversia in materia di religione con Me. Così trascorsero alcuni minuti, mentre tutti attendevano attenti le seguenti dispute.

                      16.                Poiché nessuno voleva iniziare, dissi Io: “Voi avete parlato di una chiesa che è l’unica a rendere beati, e questa sarebbe la romana. Bene! DiteMi: quando ha istituito Cristo una tal “chiesa in Roma, che unicamente rende beati?”.

                      17.                Questa domanda li raggiunse inaspettatamente, ma uno tra loro si raccolse e disse:

                      18.                “Eppure è un dato di fatto, che l’apostolo Paolo fu in Roma, scrisse diverse lettere e istruì la comunità di Roma! Di conseguenza i cristiani romani ricevettero dalla bocca di Paolo l’autentica Dottrina di Cristo, e quindi l’unica che rende beati, dunque la chiesa romana è l’unica che rende beati, perché le altre si staccarono da lei e predicarono altre dottrine di fede, diverse da quella della loro chiesa madre”.

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Cap. 35

Altre dottrine cattoliche sul lavoro dei preti, sulle chiese di pietra, sull’ostia

 

(L’autentica Dottrina di Cristo non insegnata dalla chiesa. – Confronto tra la vita degli apostoli e la vita non cristiana dei preti. – Dimostrazioni che solo il corpo dell’uomo è il tempio vivente di Dio. – La verità su tabernacolo e ostia. – Gesù con la Sua sofferenza e morte ha espiato una volta per sempre il peccato originale. – La menzogna sulla quotidiana fabbricazione di Dio e crocifissione di Cristo nella messa.)

                        1.                  (La Guida) “Ah, così tu vieni a Me con la tua ‘unica che rende beati’! Ancora devi spiegarmi anche come stanno le cose con i vostri insegnamenti contrari all’autentica Dottrina di Cristo! Ora ti faccio la domanda: «Quando, Paolo ha insegnato che i sacerdoti sono una classe di uomini speciali tra gli uomini, e che devono essere pagati dagli uomini per le loro bugie e cerimonie pagane, e mantenuti senza lavorare? Non hanno gli apostoli, come si legge nella prima lettera ai Corinzi, dovuto meritarsi faticosamente il loro pane, con il lavoro delle loro mani? Non lavoravano essi l’intera settimana come operai, e il sabato istruivano gratuitamente la comunità?».

                        2.                  E si dice anche: «Ogni operaio è degno del suo salario!», allora dapprima l’operaio deve essere assunto dal datore di lavoro! Voi però, v’imponete con poteri di chiese e punizioni politiche, e tiranneggiate coloro che vi dovevano assumere nel lavoro, li gettate in carcere, li torturate e li bruciate sul rogo, quando i poveri datori di lavoro soggiogati con violenza sollevano una voce d’incredulità o indignazione contro le vostre trame di fede da briganti! Ha così Cristo, e ha così Paolo, inculcato nella testa dei credenti i principi della Dottrina di Dio? E si sono essi lasciati altamente, e a così caro prezzo, rimpinzare? Parlate, voi unici che rendete beati!”.

                        3.                  Queste parole pronunciate con tutto l’impeto furono per loro schiaccianti. Quell’epoca, infatti, era stata il tempo della grande depravazione ecclesiastica degli insegnamenti e dei costumi. E il povero popolo aveva patito sotto il peso della chiesa romana.

                        4.                  I sacerdoti confabularono e discussero cosa Mi dovessero rispondere; ma non ne venne fuori nulla, perché i fatti parlavano troppo duramente contro di loro, e perciò disse l’oratore: “Sai una cosa? Parla pure, cosicché sentiamo tutta la Tua imputazione, noi Ti risponderemo alla fine”.

                        5.                  Io dissi: “Va anche bene, così potrò subito continuare e ben ascolterete, affinché Io riceva a tutto una buona risposta. E così domando ancora: quando Cristo ha insegnato che si devono costruire chiese di pietra? Perché gli apostoli e i cristiani, più tardi, non hanno costruito chiese per diverse centinaia di anni? Perché taceste ai credenti la Verità, che Cristo ha insegnato attraverso Paolo nella prima e seconda lettera ai Corinzi, e nelle lettere ai Romani, ossia che il corpo dell’uomo è il tempio vivente, o anche la chiesa vivente di Dio, e che gli uomini devono santificare questo tempio con nobili costumi, con l’amore per Dio e per il prossimo attraverso le opere dell’amore e della compassione verso il prossimo, e con ciò elevare il proprio cuore, nel quale dimora lo spirito di Dio che si chiama Gesù Cristo, a un degno e vivente tempio di Dio? Perché derubaste la Verità della fede ai vostri ascoltatori e li foraggiaste col tenebroso paganesimo, asserendo che le chiese costruite dalle mani degli uomini siano il tempio di Dio, e che Dio dimori chiuso nel tabernacolo e in quelle cialde da voi chiamate ostie?

                        6.                  Dio è ovunque! Ben voi lo insegnate, ma sostenete che Dio dimori in modo speciale nel tabernacolo. Serrate questo tabernacolo e tirate via la chiave, e la aprite di nuovo quando volete offrire ai credenti questo Dio dipinto e creato da voi! Di conseguenza questo Dio da voi prodotto, è un Dio imprigionato in un impasto di farina cotta, e per il resto davvero nulla!

                        7.                  E poiché siamo già con il vostro dio, allora vogliamo subito procedere alla fabbricazione del pontificio dio romano. DiteMi: non sta scritto nella lettera agli Ebrei che Cristo ha sofferto una sola volta, e col Sacrificio del Suo corpo che accadde una sola volta, ha reso puri gli uomini una volta per sempre dal peccato originale commesso da Adamo? Perché insegnate, all’opposto, che Cristo si sacrifica giornalmente attraverso le mani dei sacerdoti romani molte migliaia di volte al Suo Padre celeste per i peccati degli uomini, e che la messa è l’incruenta giornaliera crocifissione e il sacrificio di Cristo?

                        8.                  DiteMi: voi siete certo, spiriti! Perciò percepite spiritualmente, e ciò nonostante vi fa ugualmente male come una volta nella carne! DiteMi: perché il corpo spirituale di Cristo non dovrebbe sentir dolori, poiché, secondo il vostro stesso insegnamento, si compie nella messa la ripetizione delle stesse sofferenze come sul Golgota? E diteMi: quale commediante dio pagano è quello che si lascia fabbricare da uomini, adorare, e alla fine mangiare interamente?”.

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Cap. 36

La transustanziazione è una tenebrosa fabbricazione pagana idolatra, la confessione, un abuso, i luoghi di pellegrinaggio un inganno.

 

(Che cosa significano il corpo e il sangue di Gesù? – I preti romani, quali fabbricanti giornalieri del loro dio, si pongono perciò più in alto di Dio. – Come stanno le cose con la confessione e il perdono dei peccati. – Indagine sacerdotale-poliziesca attraverso la confessione introdotta nel tredicesimo secolo. – Luoghi di pellegrinaggio e remissioni dei peccati sono inganni. – Dio non esaudisce preghiere a pagamento. – I preti come ingannatori sono da considerarsi alla stessa stregua dei ladri e rapinatori.)

                        1.                  (Parla la Guida) “Gesù nell’ultima Cena non ha soltanto benedetto un pane, lo ha spezzato, e dopo lo ha distribuito ai Suoi discepoli dicendo: «Questo è il Mio Corpo», volendo con ciò indicare la Dottrina di Dio che Egli insegnava, e invitandoli: «Prendete e mangiate, e ogni volta che lo fate, fatelo in memoria di Me»? Se il pane fosse stato veramente il Corpo di Gesù, allora gli apostoli Lo avrebbero mangiato, e così non ci sarebbe più nessun Gesù! Se fosse pensabile che il pane possa essere il Corpo di Gesù, quando un uomo pronuncia la parola di benedizione: «Questo è il Mio Corpo» ecc., allora quell’uomo diventerebbe un fabbricante giornaliero del suo dio, e di conseguenza starebbe notevolmente più in alto di Dio!

                        2.                  Il dio che gli uomini fabbricano, adorano, e alla fine mangiano, non è proprio nessun dio, ma una tenebrosa fabbricazione pagana idolatra che, in assurdità, supera tutti gli insegnamenti pagani dell’antichità!

                        3.                  Se Io ora vi do ancora un adeguato chiarimento del calice, quindi del sangue, che significa l’Amore di Dio per gli uomini, e le Parole di Cristo: «Bevetene tutti», ciò è l’incoraggiamento all’attività dell’amore per il prossimo, proprio come Gesù con il Suo Amore per gli uomini ha dato il Suo sangue e la vita; così Io credo che Mi abbiate compreso tutti”. Dopo di che, seguì un generale consenso.

                        4.                  “Poiché abbiamo finito con la messa e la comunione, ora Io devo anche darvi il chiarimento su come stiano le cose con la confessione. La Dottrina di Cristo del perdono dei peccati, è logica:

                        5.                  Se hai offeso Dio, allora solo Dio ti potrà perdonare! Qui è lo stesso caso, come quando si offende l’imperatore, il re o il principe del paese; a questo scopo sono messe in pratica le leggi, e nessuno può graziare il malfattore se non lo stesso principe del paese; e così anche: nessuno può perdonare i peccati che un uomo ha commesso contro Dio, che Dio soltanto! Chi però si arroga questo potere, con ciò lui stesso diventa un malfattore contro Dio, senza aver perdonato i peccati! Così da uno, diventano due peccatori!

                        6.                  Lo stesso vale per il perdono dei peccati che qualcuno ha commesso contro il suo prossimo. Non deve pagare ognuno le sue colpe? Può un uomo del tutto estraneo dire: «Tu non sei più debitore al tuo prossimo!»? E se il creditore che ha prestato a qualcuno una somma di denaro, fosse d’accordo con questo e dicesse: «Poiché quell’uomo a me del tutto estraneo, ti ha comunicato che tu non mi sei più debitore!», costui potrebbe dire: «Sì, va bene! Con ciò io sono saldato!»? Oppure, non dirà piuttosto: «Quest’uomo estraneo è uno stolto! E tu, il secondo che hai potuto credere a lui una tale insensatezza! Paga, oppure avrai a che fare con me!».

                        7.                  Così è anche con le offese e il far male al prossimo. Nessuno ti può perdonare, se non l’offeso e il prossimo che hai danneggiato! Perciò va’ da lui e chiedi a lui il perdono, e non a colui, al quale non riguarda! Un’eccezione di ciò, riguarda la condizione in cui non si conosca la residenza dell’offeso, e se l’offeso non voglia perdonare nonostante la ripetuta richiesta propria, o avanzata dai propri amici; allora Dio è l’ultima possibilità, il Quale perdona su preghiera del peccatore, e grava l’offeso con il peccato dell’inconciliabilità.

                        8.                  Con ciò i vostri preti, in particolare dall’inizio del tredicesimo secolo, instaurarono un’inquisizione poliziesca per conoscere tutti i segreti del popolo, e poi, se era scoperto qualcosa di sospetto, attraverso uno stratagemma, oppure attraverso dei balordi pagati, molti erano calunniati e accusati, poi interrogati, torturati e, nel migliore dei casi, resi innocui sul rogo oppure, come al solito, assassinati”.

                        9.                  Dopo questo chiarimento sorse un gran mormorio, e minacce contro i preti, i quali sbuffanti d’ira aspettavano la fine delle Mie spiegazioni.

                      10.                “E i vostri luoghi di pellegrinaggio e remissioni dei peccati sono, secondo le summenzionate spiegazioni riguardanti messe, comunioni e confessioni, null’altro che inganni per vuotare le tasche degli istupiditi e accecati uomini, per derubarli e togliere ai credenti la salvezza delle loro anime; infatti, preghiere pagate, messe e simili non sono esaudite da Dio, perché le preghiere non sono espresse per amore disinteressato per il prossimo, bensì pagate come ad operai giornalieri.

                      11.                È come se qualcuno avesse fatto un’invenzione stando al servizio di un padrone di fabbrica. Nondimeno egli ha fatto quest’invenzione non durante il lavoro, bensì durante il suo tempo libero, e ora venisse il padrone della fabbrica e dicesse: «L’invenzione è mia proprietà, perché tu stai al mio servizio». Io vi domando: ‘Quale diritto avrebbe il padrone della fabbrica su quest’invenzione?’. Io vi dico, proprio nessuno, e anzi: l’operaio rappresenta il pagatore, questi è certamente suo subordinato, il prete invece è l’ingiusto padrone della fabbrica che prende l’invenzione per sé senza averne un diritto, né di danneggiare l’operaio! Quindi il padrone della fabbrica sarebbe un ladro e un rapinatore, e così anche il prete che prega a pagamento, è ladro e rapinatore, perché egli con la vana illusione dei suoi privilegi presso Dio, prende al povero il suo denaro dalla tasca, e poiché le preghiere pagate non valgono presso Dio, quindi sono senza valore, lo ha ingannato e derubato del suo denaro, e della salvezza della sua anima!”.

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Cap. 37

Nessuno è santo, che unicamente Dio

 

(Le scritture affermano che nessuno è santo, che unicamente Dio, perciò nessuno dovrà essere indicato con ‘santa’ oppure ‘santo’.– È l’avidità della chiesa che ha creato i santi. – I santi terreni non compaiono agli spiriti che li chiamano nell’aldilà. – L’unico Dio cui rivolgersi è Gesù, così come Egli stesso insegnò: “Venite tutti a Me, Io vi voglio ristorare”. – Obiezione di un giovane prete che pretende delle dimostrazioni valide.)

                        1.                  (La Guida) “Anche se ci sarebbero ancora da osservare una quantità di cose, voglio solo evidenziare ancora i santi. E così ascoltate:

                        2.                  Chi conosce le Sacre Scritture, questi sa anche che nell’Apocalisse di Giovanni (15.4) sta scritto: «Nessuno è santo, che unicamente Dio», eppure i papi hanno dichiarato santi: Maria, gli apostoli e un’infinità di uomini, e con ciò si sono arrogati la supremazia sull’Onnisanto! Tutto questo accadde per avidità, perché gli uomini portavano, e ancora portano in dono soldi e tutto il possibile a questi idoli di pietra, di legno, oppure dipinti.

                        3.                  Io però vi dico, tutto è imbroglio e inganno! E se qualcuno ha ottenuto qualcosa, lo deve solo alla sua ferma fede che Dio ha ricompensato! Ma affinché vi convinciate che è realmente così, voglio solo portare la vostra attenzione alle vostre preghiere quotidiane ai santi dipinti.

                        4.                  Avete già visto venire a voi un tale santo? Poiché, come spiriti, voi lo potreste vedere facilmente come vedete noi!”.

                        5.                  A questa domanda tutti Mi risposero di no, che una cosa del genere non era mai accaduta. A ciò, Io notai: “Questo deve esservi di dimostrazione che in futuro abbandoniate tale assurdità della vostra fede. Si legge, infatti: «Devi credere in un unico Dio e onorare e adorare Questo soltanto!»; e Cristo, come questo Dio, insegnò ai Suoi ascoltatori: «Venite tutti a Me, voi che siete stanchi e aggravati, Io vi voglio ristorare». Egli non disse: ‘Andate da Maria, Mia madre’, oppure ‘dai santi’. Da ciò potete desumere che cosa insegni la fede autentica, e che cosa, quella non autentica. Io ho terminato. Ora tocca a voi parlare, voi sacerdoti di questo povero popolo, ingannato per la salvezza delle loro anime, e spiritualmente vagante nelle tenebre”.

                        6.                  A quest’incoraggiamento, uno dei giovani preti cominciò a parlare nel seguente modo: “Ascolta, giovane uomo! Tu sei un informatore eccellente e fautore d’immagini per uomini limitati, i quali accettano come Verità ogni parola. Diversamente è il caso con noi, che consideriamo il tuo chiarimento come un contorcimento eretico della verità! Il nostro insegnamento, infatti, è un altro, e solo questo è per noi importante.

                        7.                  Chi sei Tu? Che cosa vuoi, qui? Io credo, nient’altro che seminare il seme della discordia e della zizzania religiosa! Non sono convinto, dalle Tue spiegazioni, che Tu affermi la verità, poiché per quanto bene Tu abbia dato i Tuoi chiarimenti, noi possiamo dare altrettanto chiarimenti contrari! Ma chi contenderà con Te, che sei un pittore assai fine delle Tue immagini d’inganno, e sosterrai come autentico il Tuo Insegnamento, come noi, il nostro? Se puoi fornirci dimostrazioni valide, allora daccele, altrimenti dichiareremo tutto come un contorcimento della verità, e voi come falsi profeti, con i quali non vogliamo avere niente a che fare!”.

                        8.                  Dopo questa risposta, Io Mi alzai dicendo: “Amico! Questa non è una risposta alle Mie buone e importanti dimostrazioni, bensì contiene sotterfugi, insinuazioni e diffamazioni; ma Io non Mi sento offeso così presto, perciò ti lascio questa libera scelta:

                        9.                  Scegli tu delle argomentazioni che consideri decisive per te e per questi tuoi colleghi d’ufficio! Vedi, noi siamo qui nel regno degli spiriti e Io sono uno Spirito molto potente, e così spero di poter adempiere ogni tua richiesta, se non va oltre il limite del consentito”.

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Cap. 38

La discesa dell’apostolo Pietro

La comunità cattolica è accorpata alla grande compagnia

I giovani preti ancora contrari li seguono

 

(I preti pretendono come dimostrazione la presenza dell’apostolo Pietro, e questi viene, nel loro più grande imbarazzo. – Trasformazione di Pietro da giovane a vegliardo, perciò essi lo chiamano imbroglione e stregone; Pietro scompare. – Passaggio di un vecchio prete alla compagnia per amore per la Guida, cui si aggiunge l‘intera comunità, eccetto i giovani preti. – Partenza della compagnia e accampamento per il pasto. Gli angeli cantano il canto di lode e i preti li riconoscono come tali, pentendosi del loro precedente comportamento verso la Guida.)

                        1.                  Questa risposta fece un po’ uscire dai gangheri il giovane prete, il quale non sapeva da dove cominciare. Perciò si rivolse ai suoi colleghi d’ufficio e chiese loro consiglio su che cosa dovesse fare.

                        2.                  Costoro però dissero: “Alla fortuna! Qui si può, o rischiare e sapere molto, oppure il giovane uomo fallirà. Sai che cosa: digli di chiamare qui san Pietro, infatti, Io non credo che questo sia possibile, perché san Pietro deve essere celestialmente magnifico e molto potente; perciò mettiLo solo alla prova e vedrai quanto miseramente fallirà. Egli in verità ha un aspetto straordinariamente bello, tuttavia è solo un uomo come gli altri. Perciò non è più potente degli altri”.

                        3.                  Il giovane prete si rivolse a Me e disse: “Amico! Poiché Tu asserisci, di essere assai potente e quindi uno spirito superiore, così abbiamo deciso di pregarti di chiamar qui san Pietro. Con questo sentiremo ciò che dirà lui stesso alle tue chiarificazioni”.

                        4.                  Io allora gli risposi: “Ti sei scelto l’uomo migliore, quindi avvenga secondo il vostro desiderio”.

                        5.                  In quel momento risplendette il firmamento, come se sorgesse un sole incandescente, e una figura umana si mosse lentamente verso il basso. E quanto più si avvicinava tanto più chiaramente era illuminata la regione.

                        6.                  Alla fine venne giù Pietro, si chinò profondamente dinanzi a Me, ritirò la sua luce abbagliante che fluiva dal suo corpo e Mi chiese, pieno di riverenza: “Signore, qual è il Tuo santo Volere?”.

                        7.                  Io però, indicai i sacerdoti dicendo: “Pietro, va’ lì e dì a questi increduli che cosa vogliono da te”.

                        8.                  Pietro si rivolse subito ai preti e chiese loro: “Cari fratelli! Qual è il vostro desiderio così particolare per il quale mi avete fatto chiamare?”

                        9.                  Costoro però, in un primo momento furono in un tale imbarazzo e così fortemente spaventati, che nessuno poté emettere da sé un suono.

                      10.                Tuttavia, quando Pietro si avvicinò a loro assai amichevolmente ed essi esaminarono il suo giovane aspetto e la fisionomia, cominciarono subito a dubitare e dissero: “Pietro era un uomo molto vecchio, tu invece sei un uomo giovane. Come possiamo credere che tu sia il vecchio canuto Pietro? E perciò, anche le tue dichiarazioni non sono credibili”.

                      11.                Allora disse Pietro: “Ben io sono giovane e bello, ma questo non è sinonimo d’inganno, bensì del mio stato d’animo progredito. Ebbene, volete avere il vecchio Pietro? Egli è qui, tal e quale viveva!”.

                      12.                In quel momento stette davanti a loro un vegliardo di oltre 70 anni in veste dell’antica Giudea. Sbalorditi, i preti vedendo questa trasformazione dissero: “Questa è una stregoneria! Tu sei un prestigiatore, e non Pietro! Pietro, infatti, era vescovo! Tu sembri un comune giudeo, e con i giudei non vogliamo avere niente a che fare! Via da noi, tu, ingannatore!”. E Pietro scomparve in quell’istante dai loro occhi.

                      13.                Ora Mi rivolsi a loro e dissi: “Oh, voi increduli e impenitenti peccatori! Chi può venirne a capo, con voi?”.

                      14.                Quando Io pronunciai questo, si alzò il primo sacerdote che aveva parlato con Me e disse: “Amico! Accoglimi! Vorrei essere presso di te. Il mio cuore, infatti, mi attira a Te, cosa che io non posso più a lungo sopportare. Ho visto e sentito, e non ho detto altro. Dove così tanti hanno trovato amorevole accoglienza, ci sarà anche per me ancora un posticino. Perciò, caro amico, accoglimi, perché il mio cuore vede solo te!”.

                      15.                Gli risposi Io: “Caro amico, il tuo desiderio è esaudito! Domanda però, anche agli altri appartenenti della tua comunità, se non hanno intenzione di venire con noi verso uno splendido futuro”.

                      16.                Il vecchio prete si rivolse subito a loro dicendo: “L’amorevole, potente e saggia Guida di questa gigantesca moltitudine di popolo, vi chiede se siete anche voi intenzionati di andare con Lui subito via da questa regione deserta, verso un futuro che vi risplende incontro radioso.

                      17.                Io, per la mia persona sono dei Suoi. Ho visto, infatti, dai suoi discorsi e spiegazioni, e dalla Sua nobiltà d’animo, che perfino Pietro si è inchinato profondamente e pieno di riverenza dinanzi a Lui, chiamandoLo suo Signore, segno che qui ci deve essere qualcosa di speciale. Anche il mio cuore, ve lo dico apertamente, è così fortemente preso da Lui, che non Lo abbandonerò più.

                      18.                Chi ha la mia stessa disposizione d’animo, venga con me! Io, infatti, vedo che l’intera compagnia comincia a muoversi in avanti”.

                      19.                A questo discorso tutti si alzarono e andarono dietro al loro vecchio sacerdote. I giovani preti però, stavano lì come inchiodati e non sapevano quel che dovevano fare, ora che l’intera comunità li aveva abbandonati per seguire Me, Colui, che finora tutti avevano cercato di offendere. Che cosa avrebbero fatto adesso, da soli, nella comunità deserta? Ora sarebbe stato caro un buon consiglio, ma non si poteva ottenerlo. Perciò decisero di venirci dietro e spiare quel che cosa sarebbe successo, quel che avremmo fatto noi e dove saremmo andati.

                      20.                Per un’oretta camminammo al di fuori della regione e qui li feci accampare. Dopo di ciò Io mi avvicinai alla nuova schiera, alla cui testa stava il vecchio sacerdote, e dissi: “Caro amico Marco, il tuo amore per Me è un pegno decisivo che tu diventerai un autentico pastore di questa tua comunità. Perciò rimani presso questa, nel senso della vera Dottrina di Gesù. I Miei servitori v’istruiranno su quello in cui dovete credere, come dovete vivere e operare. Ora però, consumiamo il nostro pasto, perciò sedetevi tutti; esso, infatti, sarà subito distribuito”.

                      21.                Dopo queste parole Mi voltai, e a un cenno, gli splendidi angeli vennero dinanzi a Me pieni di riverenza, s’inchinarono profondamente e attesero in silenzio il Mio comando; dopo di che, li incaricai di portare per tutti, pane e vino.

                      22.                Subito gli angeli scomparvero, della qual cosa Marco e la sua comunità si stupirono fortemente, osservandoMi in silenzio senza dir nulla. Dopo alcuni minuti la compagnia cominciò ad aprire un varco verso di Me per gli angeli che erano già ricomparsi, pesantemente caricati, e posarono dinanzi a Me pane e vino in gran quantità.

                      23.                Ora Io alzai le mani, le stesi sul pasto, lo benedissi e lo feci distribuire, cosa che terminò in alcuni minuti. Dopo feci cantare agli angeli il canto di lode, il che provocò nella nuova comunità un enorme stupore, poiché queste voci erano troppo penetranti per i loro nervi. Poi feci consumare il pasto.

                      24.                Gli ingannati impenitenti preti strisciarono come ladri dietro la comunità, e quando sentirono cantare gli angeli si rammaricarono della loro resistenza, dicendo: “Ahimè, noi siamo asini e buoi, con le nostre sapienze romane, eccoci qua! Questi certamente sono angeli! Le loro voci, infatti, sono belle in maniera sovrumana, e così anche il loro aspetto, e noi siamo andati a disputare con il loro signore e guida, e l’abbiamo trattato in modo infame! Chissà, chi egli è! Adoperiamoci però, di ricevere un po’ del cibo, per sapere che cosa mangia questa gente”.

                      25.                E così andarono ben di nascosto nelle file più in fondo e chiesero se fosse buono il pane, e anche il vino. “Celestialmente buono!”, risposero gli interrogati, e aggiunsero: “Ebbene, ora state lì come il bue davanti alla montagna, e non sapete aiutarvi? Quando però era tempo, vi siete ribellati con mani e piedi contro la verità, e vi siete permessi delle infamie contro la Guida.

                      26.                Andate a coltivare la terra al nostro posto, siete liberi, perché noi non torniamo indietro. Ci sembra di essere già a metà strada per andare in Cielo, perché il magnifico e meraviglioso canto, e questo cibo celestialmente buono, supera tutto l’immaginabile e il vissuto finora”.

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Cap. 39

Quanto più vicini a Roma, tanto più vicini alla tana di briganti e assassini

 

(Messi alle strette da ‘un giovane’, i preti lo pregano di chiedere il perdono della Guida, la Quale perdona i loro peccati e offre loro pane e vino. – L’amore è l’unica chiesa che renda beati. – I preti pregano per l’accoglienza nella compagnia e sono accolti con un’ultima massima: “Quanto più vicini a Roma, tanto più vicini alla tana dei briganti e assassini”. Tutti i cattolici sono iniziati dagli angeli nell’autentica Dottrina di Cristo.)

                        1.                  All’improvviso apparve un giovane e chiese loro bruscamente: “Che cosa c’è? Che cosa volete qui, voi papisti impertinenti?”.

                        2.                  Spaventati, i preti sussultarono dicendo: “Caro giovane uomo, non essere irritato! Vi abbiamo seguito per sapere chi siate voi, veramente. Ora ci siamo accorti di esserci terribilmente ingannati e di aver grossolanamente peccato contro la vostra Guida. Va’, caro giovane uomo, e dì a Lui che ci rammarichiamo del nostro grande errore e Lo preghiamo di poter, benevolmente, perdonare la nostra colpa contro di Lui. Adesso, infatti, ci rincresce molto che il nostro giovane super cervello si sia permesso tali infamie. DiGli che ci dispiace veramente d’averLo offeso”.

                        3.                  L’angelo tornò indietro e Mi portò questo messaggio. Io ora dissi all’angelo: “Porta anche per costoro pane e vino”. Nello stesso istante apparve quel che era desiderato. Ora lo feci portare lì e mi recai anch’Io da loro. Là benedissi il cibo, lo distribuii Io stesso tra loro e dissi: “I vostri peccati vi sono perdonati! Mangiate e bevete, e pensate in amore a Colui che ha sofferto ed è morto per voi 1500 anni fa, e ora guarda amorevolmente dall’altezza della Sua Grazia ai vostri cuori colmi di pentimento”.

                        4.                  Con lacrime agli occhi, i preti Mi ringraziarono per il perdono e per il cibo, e Mi pregarono se fosse loro permesso anche di venire con noi.

                        5.                  Io risposi loro: “Oh, sì! La compagnia però, consiste per lo più di protestanti e più precisamente di uomini molto amorevoli e pacifici, la cui massima è: vivere rigorosamente secondo Gesù! Chi vuole vivere secondo questa Dottrina, poiché essa è la Dottrina dell’Amore divino, costui Mi è benvenuto, sia egli protestante, cattolico-romano, ortodosso, maomettano, giudeo, cinese o giapponese! In questa Dottrina, infatti, esiste un’unica chiesa che renda beati, e che si chiama ‘Amore’!

                        6.                  In questa, sono contenute tutte le virtù divine, e se ciò vi aggrada, allora potete rimanere, altrimenti no! Perché odio e contesa non esistono e non devono esistere nella nostra compagnia ma l’Amore, deve essere l’unica guida di noi tutti. Quindi, se accettate questo, allora Io non ho nulla in contrario che restiate”.

                        7.                  Il giovane prete guardò i suoi colleghi, se fossero d’accordo con questo. Costoro fecero segno col capo di essere d’accordo. Perciò l’oratore si rivolse di nuovo a Me e disse: “Signore e Guida della compagnia! Siamo tutti d’accordo con questo e Ti preghiamo umilmente di volerci tenere”.

                        8.                  Io aggiunsi: “Conoscete le condizioni, quindi rimanete, se ciò vi aggrada. Finora, infatti, qui ci sono stati solo protestanti, romani, e pochi interessati a Dio prima di essere convertiti, cioè briganti; ma questi ultimi ora non sono più tali, bensì essi erano briganti e assassini sul suolo cattolico-romano. Sul suolo della Dottrina di Gesù Cristo si fanno da lupi, agnelli, mentre la fede cristiana peggiora volendo migliorare, e mantenuta debole produce tutti i peccatori possibili, in particolare ladri, briganti e assassini, come lo dimostra il suolo italiano, dove ci sono veramente molti clericali. C’è, perciò, un noto detto: quanto più vicini a Roma, dove governa il papa, tanto più vicini alla tana di briganti e assassini, e questo, considerato sia materialmente sia spiritualmente!”.

                        9.                  Questa Mia osservazione fu pronunciata proprio per mozzare ai giovani spiriti altezzosi tutta la loro boria contestatrice, il che li mise anche molto in imbarazzo.

                      10.                Sotto tali osservazioni trascorse ora il tempo del pasto e fummo di nuovo pronti per il viaggio. Tuttavia, poiché Io non avevo nessuna fretta di proseguire, dissi agli angeli di istruire accuratamente la nuova comunità accolta insieme ai preti nella Dottrina cristiana, e nell’usanza che era comunissima tra noi.

                      11.                Gli angeli si misero subito al lavoro e presto si sentì discutere animatamente sui principi precedenti e sull’attuale nuovo ordine, specialmente i membri della comunità fecero notare che le Mie precedenti esposizioni e i chiarimenti, avevano loro aperto occhi e intelletto. Quali miseri schiavi di spirito e corpo erano stati finora, sotto la dottrina di fede romana con i suoi ordinamenti umani! E dissero: “Siamo lieti di essere finalmente liberi da questa funesta schiavitù clericale. A quale scopo abbiamo bisogno di preti? La Dottrina è così semplice che, sentita una volta, è sufficiente. Si deve solo vivere e agire di conseguenza; dopo, tutto è bene. Perciò non vogliamo più sentir nulla di nessun clero, e se ci dovesse essere ancora qualcosa di non chiaro, abbiamo voi, che possiamo interrogare”.

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Cap. 40

I preti rinunciano alla carica per servire la comunità

Gesù era un Giudeo secondo il corpo

 

(I preti rinunciano a ogni dignità clericale e vogliono essere amici e fratelli di tutti. – La retata di pesci nobili, per il superiore Cielo dell’Amore, avviene solo in certi ‘tempi’. – La Guida promette il Cielo ai preti. – Gesù era un giudeo secondo il corpo, perciò occorrono amore e tolleranza verso i giudei. – I preti invitati a piegarsi in tutto nell’umiltà.)

                        1.                  Ora si presentarono anche i preti e dissero: “Comprendiamo anche che in questa semplice religione, dove regnano solo amore e umiltà, noi siamo superflui. Perciò vogliamo rinunciare a ogni dignità clericale ed essere solo fratelli tra fratelli, servirvi ed esservi utili, dove possiamo.

                        2.                  Purtroppo siamo stati imbottiti soverchiamente con ordinamenti umani della chiesa romana nei seminari vescovili, dove hanno cominciato a svilupparsi solo arroganza, avidità, ambizione, sete di potere e ogni genere di altre brame che oscuravano lo spirito in noi come funghi, e per soddisfare queste brame non temevamo nessun mezzo pur di ottenere ciò che ci avrebbe portato vantaggio. Perciò, anche la nostra tenebra nel mondo degli spiriti.

                        3.                  Ora però, vediamo che intorno a noi si fa più chiaro, perché siamo diventati umili, e così vogliamo esercitarci diligentemente a riparare di nuovo e bene ciò che finora abbiamo sbagliato. Dunque rimarremo con voi, ma non come vostri sacerdoti e privilegiati, bensì come fratelli e amici, volenterosi di esservi d’aiuto e servizievoli in tutto”.

                        4.                  Quest’aperta confessione dei preti produsse una profonda impressione su tutti, e in quel momento Io fui tra loro dicendo: “Così, figlioli! Mi rallegra che siate diventati giudiziosi e umili. Così, e solo così Io posso avvalermi di voi. E solo allora, quando questi vostri propositi diventeranno azione vera e propria, potrete entrare con Me nel Cielo dal Padre Gesù. Io, infatti, sono a una grande retata che avviene solo in certi tempi, e raccolgo i pesci nobili per il superiore Cielo dell’Amore, dove ci sono la nuova Gerusalemme e il Trono di Gesù, vostro Dio e Padre. Rimanete fedeli al vostro proposito e potrete andare al Trono di Gesù, del Padre vostro”.

                        5.                  Anche questa promessa provocò un’enorme impressione, e tutti promisero di eseguire ciò che Io avrei preteso da loro.

                        6.                  E così aggiunsi: “Nella nostra compagnia c’è il dr Martin Lutero! È per la sua gioia e per accompagnarlo nel Cielo dal Padre Gesù, per il Quale egli ha lavorato così diligentemente e instancabilmente nel mondo, che Io mi sono rivelato in questa grande retata, e accolgo tutto ciò che è idoneo e disposto a seguirMi.

                        7.                  Perciò accoglierò anche i giudei, siccome voi prima avete cacciato via il più nobile giudeo tra i discepoli di Gesù, affinché vi abituiate all’amore, all’umiltà e alla tolleranza”.

                        8.                  Questo Mio accenno pieno di rimprovero al fatto che essi avessero cacciato via il più nobile tra i discepoli di Gesù, fu una pillola amara sull’intolleranza da loro dimostrata, come sacerdoti, verso altri di fede differente.

                        9.                  Perciò continuai a dire, mentre li fissavo saldamente negli occhi: “Come potete amare Gesù, se odiate i giudei? Non era Gesù secondo il corpo, un Giudeo? Credete che Egli andasse vestito diversamente da come voi avete visto Pietro? E vedete, Egli era Dio Padre stesso, e portava, al posto di una triplice tiara coronata e la veste pagana sacerdotale come il vostro papa ecc., una veste che vi è così in odio, da non voler per niente aver a che fare con un giudeo, anche se Pietro è la roccia della fede nella chiesa cristiana.

                      10.                Vedete! Quest’arroganza, questa megalomania, questa intolleranza deve essere espulsa da voi! Dovete diventare figli dell’Amore divino! Mentre finora siete stati abitanti dell’inferno! Ora si va con voi verso l’Alto, e dovete essere così amorevoli, così umili e così tolleranti con le debolezze del vostro prossimo, come lo era e lo è ancora con voi il vostro Padre Gesù, se volete raggiungere la vostra meta. Altrimenti Io non posso portarvi dietro, ma devo lasciarvi con le vostre virtù nella sfera che vi è congeniale”.

                      11.                Questo discorso spazzò via l’ultima traccia dei loro difetti. Imbarazzati, e nel cuore profondamente umiliati, Mi promisero di fare tutto per affrontare questo compito da Me posto, e Mi chiesero come avrebbero potuto scusarsi con Pietro per l’offesa commessa, al che Io risposi loro: “Fate ciò che avete promesso, allora arriverete anche da Pietro. Egli, infatti, dimora presso il Padre Gesù”.

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Cap. 41

Il triplice inferno, e dove esso è veramente

 

(Canto di lode e di ringraziamento per la conversione riuscita felicemente. – Partenza e arrivo in una conca montana, sede di ebrei-giudei i quali vorrebbero fare affari con la compagnia. – Chiarimento sulle virtù, difetti e caratteristiche dell’anima durante il passaggio dalla Terra nel mondo degli spiriti, e la continuazione della vita come sulla Terra. – La massima di Paolo: “Come l’albero cade, così rimane”. – Il triplice inferno, e dove esso è veramente.)

                        1.                  Ora Io chiamai di nuovo i giovani e dissi loro di cantare un cantico di lode e di ringraziamento al Padre Gesù, poiché la situazione si era risolta così felicemente. Io però, permisi questo principalmente per rendere attenta la compagnia sul fatto che si deve ringraziare, glorificare e lodare Dio per tutto. Alla fine del cantico ci mettemmo di nuovo in cammino e andammo oltre.

                        2.                  Dopo una difficile marcia di parecchie ore giungemmo in una grande conca montana, nella quale stavano nuovamente misere capanne, come presso i poveri abitanti che in principio erano venuti con noi. La differenza consisteva solo in questo: che là abitavano abitanti poveri, qui invece ricchi giudei, i quali però, erano interiormente e spiritualmente così miserandi in spirito, che non avevano potuto creare capanne migliori del proprio sé. Erano seduti davanti alle loro botteghe e attendevano, per comprare e vendere qualcosa.

                        3.                  Quando ci scorsero, si prepararono rapidamente per esercitare il loro commercio. Io qui devo di nuovo inserire l’annotazione che l’uomo, quando muore, arriva nell’altro mondo con le stesse virtù o difetti, e con le stesse passioni, desideri e brame che aveva sulla Terra, perciò la massima dell’apostolo Paolo: «Come l’albero cade, così rimane a terra».

                        4.                  Giunto nel regno degli spiriti, l’uomo cerca la stessa occupazione che amava e gli era nota sulla Terra, e crea da sé le immagini che perseguono i suoi pensieri e le sue idee, e con ciò anche le merci. Sì, nelle sfere, cosiddette sfere infernali, le cose accadono umanamente così come sulla Terra. Tuttavia l’immagine della vita cambia quando l’uomo sale spiritualmente più in alto, per scomparire alla fine del tutto e fare posto agli scopi di vita più alti.

                        5.                  Questo non vi deve meravigliare, perché le anime dei defunti dimorano nella Terra, il che rappresenta l’inferno più basso. Il secondo inferno è sulla Terra, così che gli spiriti dell’inferno intermedio camminano tra gli uomini. Perciò gli uomini attuali sono così infernali, perché sono influenzati dagli spiriti che aumentano e con ciò ingrandiscono i vizi, passioni, avidità e brame con la loro complice influenza.

                        6.                  Perciò guardatevi da questi, badate che gli spiriti non trovino in voi nessun nutrimento e mantenimento; poiché come un uomo mondano non va nelle chiese, e un uomo che è consapevole della meta della sua vita non frequenta teatri, balli, moda, baldorie degeneranti e compagnie che portano nell’inferno, così anche lo spirito non soggiorna in un uomo la cui tendenza è contraria allo spirito. Il primo o il superiore inferno è sopra la Terra, nella regione delle nuvole. Là giungono tutti gli uomini, quando sono morti, là essi si decidono attraverso il loro cammino di vita, se devono stare in alto oppure in basso.

                        7.                  Vi voglio far notare però, che ogni uomo sostiene un altro modo di vita nel mondo degli spiriti, e più precisamente sempre secondo le tendenze interiori del suo spirito, e perciò esistono milioni di differenti guide spirituali, e nessuna manca in alternanza.

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Cap. 42

La profezia del Messia come la più grande nelle Sacre Scritture

 

(Invito ai rabbini e a tutto il popolo alla discussione sul Messia. – Accampamento sul prato in una valle montana. – I rabbini riferiscono che nessuno crede più nelle profezie del Messia, poiché è sufficiente credere in Jehova. – La Guida sostiene la verità delle Profezie di Jehova, poiché esse sono andate in adempimento. – I rabbini considerano adempiute tutte le profezie, ma quella del Messia sarebbe stata solo una pia saga dei profeti. – Risposta della Guida, che la profezia del Messia è una delle massime, passando attraverso la profezia di tutti i profeti, perciò la domanda ai rabbini: “Come potete bollare i vostri profeti come pii menzogneri?”)

                        1.                  Quando giungemmo nella valle concava, in quel luogo c’erano subito, a destra e a sinistra, inviti a comprare qualcosa. Io feci andare avanti gli angeli, ad annunciare che non avremmo comprato nulla, bensì che volevamo tenere una grande discussione con i rabbini a causa del Messia, perciò dovevano chiudere le loro botteghe e seguire tutti noi sui prati e sui campi erbosi, dove ci sarebbe stato da udire qualcosa di sufficientemente interessante.

                        2.                  Sebbene essi preferissero il commercio al Messia, – e non volevano proprio seguirci, accolsero comunque il nostro invito e portarono con sé i loro rabbini, o sacerdoti.

                        3.                  Ci accampammo lungo la strada che era bordata da estesi prati e campi erbosi. Oltre alla gola montana, infatti, c’era una seconda spartizione che formava una profonda valle appartenente alla stessa gola. Qui rimanemmo accampati e attendemmo che la comunità giudaica ci raggiungesse.

                        4.                  Quando occupammo tutti i nostri posti, lasciando ai giudei un buon spazio nel mezzo, Io dissi che i sacerdoti, o rabbini, si facessero avanti, affinché potessimo iniziare un’importante discussione che avrebbe riguardato in particolare la Persona del Messia.

                        5.                  Presto si presentarono parecchi sacerdoti del tempio giudaico dicendo: “Ci stupisce molto che pretendiate quasi su due piedi, una discussione sul Messia. Chi di noi, crede ancora in un Messia? Chi crede che le profezie affermassero la verità? Poiché la profezia non si è avverata! Noi ci atteniamo a Jehova, e questo ci basta! Ora rivelateci il vostro parere su che cosa dobbiamo pensare di questo”.

                        6.                  A questo discorso Io Mi feci avanti e dissi: “Se credete in Jehova, allora dovete anche credere nella Sua promessa, perché Dio non mente, e ciò che Lui promette, anche lo adempie! Come potete sostenere che i profeti non abbiano affermato la verità? Non si è forse adempiuta ogni profezia che questi uomini chiamati da Dio hanno profetizzato? Che cosa è stato, con le profezie su Edom, Moab, Babilonia, Ninive, il regno della Giudea, sulla distruzione di Gerusalemme, la distruzione del regno d’Israele? Ditemi: le profezie su queste regioni, sono state verità? Si sono avverate, oppure no?”.

                        7.                  “Purtroppo sì!”, risposero i sacerdoti. “Queste si sono avverate per la nostra più grande disgrazia; ma non così la saga, o profezia del Messia, poiché non sappiamo come dobbiamo veramente giudicarla. Se fosse una promessa proceduta da Jehova, allora avrebbe dovuto adempiersi come le altre profezie, e saremmo diventati un grande potente popolo che avrebbe dominato il mondo. Allora, infatti, il Messia sarebbe venuto giù dal Cielo con grande magnificenza e con la Sua potenza divina avrebbe sottomesso tutto e lo avrebbe consegnato a noi, per governarlo. Noi, come popolo eletto di Dio, con ciò saremmo diventati un popolo regale e dominatore del mondo, e avremmo convertito tutti gli uomini alla nostra fede.

                        8.                  Purtroppo! Purtroppo! Tutto questo non è avvenuto e il popolo d’Israele è diventato schiavo anziché dominatore, perciò noi crediamo che sia stata solo una pia saga dei profeti, non essendosi adempiuta! Del resto, non era una profezia. Ebbene, che cosa ne dici Tu?”.

                        9.                  A ciò rispondo Io: “Nessuna profezia degli ebrei è stata tanto grandiosa, e sostenuta così in gran numero, come quella sulla venuta del Messia! Da Adamo passò attraverso tutti i profeti e veggenti fino a Malachia, il quale apparve 440 anni prima dell’inizio del calcolo del tempo cristiano, come ultimo profeta che profetizzò di questa. Come potete parlare di una pia saga, se sta al vertice delle più grandiose profezie? Come potete dunque bollare i vostri profeti come pii menzogneri, se le loro profezie sul Messia, com’è stato dimostrato, sono andate in adempimento?”.

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Cap. 43

Veridicità delle Scritture che hanno profetizzato sulla venuta del Messia

I rabbini non cedono

 

(I rabbini, nonostante non possano negare la profezia del Messia, la difendono con tutte le forze. – La Guida cita Isaia e Michea sul Messia. – I sacerdoti negano ancora l’adempimento della stessa, nonostante pensino diversamente da come parlano. – Controprova che Maria e Giuseppe erano della stirpe di Davide, e quindi Isaia non ha mentito.)

                        1.                  Quest’obiezione arrivò come una tonante saetta sui sacerdoti. Ognuno guardò l’altro, chiedendosi che cosa avrebbe detto, ma nessuno trovava parole per invalidare questa Mia interpretazione della profezia del Messia. Perciò dissi ancora: “E se le cose stanno così, come potrebbe essere eccezione una bugia, e non Verità, proprio questa profezia del Messia che si è avverata, e che sta al centro della profezia di Daniele?”.

                        2.                  Di nuovo i sacerdoti tacquero. Essi, infatti, non avevano nessun fondamento su cui poter costruire la loro risposta, e così Io ancora continuai dicendo:

                        3.                  “Fratelli e amici! La nostra faccenda è seria. Io, infatti, sono venuto da voi per liberarvi da una falsa credenza che fa di voi dei prigionieri dei vostri falsi presupposti. Sono molto interessato a mostrarvi la vera via che porta al vostro Jehova, e a dimostrare che il Messia non è una pia saga, ma è una verissima profezia di Jehova già da molto tempo adempiuta. Perciò ascoltateMi, affinché abbiate una chiarificazione e da ciò ve ne derivi una grande utilità spirituale!

                        4.                  Quando Adamo peccò contro Dio, Jehova promise di mandare un Salvatore. Questo Salvatore però, sarebbe stato Jehova stesso, come Egli disse attraverso Isaia: «Vedi, una vergine partorirà, e ciò che partorirà, sarà grande, e il Signore stesso ci sarà con la Sua Forza. Il Fanciullo prenderà origine dalla stirpe di Davide, e il Signore metterà sulle Sue spalle il dominio del Suo Imperio, ed Egli regnerà in eterno sul trono di Davide».

                        5.                  Dice inoltre la profezia, che Egli avrebbe mangiato latte e miele, finché non sarebbe stato in grado di separare il bene dal male. Questo significava che Egli sarebbe stato colmato d’Amore e Sapienza. «Il Suo Nome significherà: meraviglia della Creazione, consiglio della Sapienza, forza di Dio, forza dell’Onnipotente, Padre dall’Eternità, Principe del regno della pace. La forza di Jehova sarà in Lui e Jehova stesso la metterà in atto e sarà in Lui e Lo guiderà». La Sua nascita, secondo Michea, sarebbe avvenuta in Betlemme, città paterna di Davide. «Là Jehova, il Sovrano dall’Eternità, entrerà nella carne e da lì calcherà la Terra proveniente dal Suo regno dello Spirito». Ora vi domando: questa profezia si è adempiuta, oppure no?”.

                        6.                  Allora si fece avanti il primo sacerdote e disse: “La profezia è certamente giusta, ma che cosa vuoi dimostrare con questo? Quando, è nato Jehova come Messia in Betlemme? Di questo non sappiamo nulla! Se sai qualcosa Tu, allora riferiscilo a noi”.

                        7.                  Questa risposta era finemente calcolata e disposta in maniera astuta, per presentare la profezia come non adempiuta. Io però, a ciò risposi che essi non dovevano disporsi in maniera così ignara ma parlare come pensavano nel cuore, vale a dire, di Gesù di Nazareth, il Quale nacque a Betlemme. Quest’osservazione del parlare e pensare diversamente li sorprese, e dissero: “Come puoi sostenere questo? Poiché Tu certo non vedi nei nostri cuori! E quindi non puoi nemmeno sapere se parliamo a doppio senso. Perciò è meglio non cercare di conoscere troppo, perché noi parliamo così, come pensiamo, e non diversamente”.

                        8.                  Io diedi loro subito la risposta: “Ma è in ogni modo così come ho detto! Voi pensate a Gesù e pretendete prove a sostegno della profezia adempiuta! E queste dovrete averle.

                        9.                  Voi sapete che Maria, la madre di Gesù, era della stirpe di Davide, quindi il Figlio di Maria, Gesù, poiché anche Giuseppe, il consorte di Maria, era della stirpe di Davide, Egli era un discendente di Davide. Di Maria però, quale madre del Fanciullo, Isaia dice: «Vedi! Una vergine è gravida e ci ha partorito un fanciullo». Che cosa pensate voi: Maria era una vergine, quando era gravida e ha partorito, oppure Isaia ha mentito?”.

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Cap. 44

Il concepimento spirituale di Maria da Anna e Gioacchino ormai anziani

Solo Maria tutta pura e casta poteva generare l’Onnisanto

 

(I sacerdoti non riescono ad afferrare la verginità di Maria.– Gesù quale Dio Padre stesso, e come si formò il corpo di Gesù. Storia di Maria, e la sua verginale sublimità. – Cristo nacque come uno Spirito dal corpo della madre.)

                        1.                  I sacerdoti Mi guardarono e tacquero, poiché essere una vergine, divenir gravida e partorire come vergine e avere tuttavia un uomo, essi non potevano afferrarlo; poi, uno di loro Mi domandò come si doveva comprendere questo.

                        2.                  Io gli risposi: “Vedi, questo è molto facile da comprendere, se si è compresa giustamente la prima profezia. Il Figlio di Maria era, come lo evidenzia il Suo Nome, il Creatore del mondo, di conseguenza Dio Padre, l’onnipotente Sovrano del mondo, il cui Amore unito alla Sapienza ha creato tutto, tutto governa e guida. Credi tu ora, che Dio per diventare uomo lasciasse generare il Suo corpo di carne da un essere umano peccaminoso? Oh, se lo pensi, allora pensi in modo molto basso al tuo Jehova, e la tua fede non è migliore di quella di un pagano, anzi, ancora peggio.

                        3.                  I pagani fecero generare figli tra dei e dee, tu invece abbasseresti Jehova sotto a un idolo! Io ti dico: il corpo di Gesù è nato nel corpo di Maria mediante la Volontà di Dio che, nel linguaggio spirituale, si chiama ‘Santo Spirito’, perciò Isaia la chiama vergine gravida e partoriente.

                        4.                  Lei fu educata, fino al suo quattordicesimo anno, nel tempio, sotto la massima attenzione, e sorvegliata come un gioiello, perché, in primo luogo, era una delle poche figlie provenienti dalla stirpe di Davide, e poi si sapeva che non era stata generata secondo la carne ma concepita spiritualmente. Perciò il tempio la guardava con attenzione del tutto particolare, dovendo lei adempiere il tempo della profezia del Messia.

                        5.                  E riguardo al concepimento di Maria attraverso sua madre Anna, le cose stanno appunto come segue: Gioachino e Anna erano persone di età già molto avanzata e, per servire meglio, e in maniera più pura Dio, si separarono. Egli si costruì una capanna nel campo e vi abitò, mentre Anna andò al tempio e vi servì come ancella, e continuamente pregò e lodò Dio nel suo cuore. Passati tre anni, Dio risvegliò nei cuori di Anna e di Gioachino un particolare anelito: vedersi ancora una volta nella vita! E quest’anelito crebbe talmente nei cuori dei due, che essi non desiderarono nulla più ardentemente di questo.

                        6.                  Alla fine l’anelito in Gioachino vinse e disse: “Io so dov’è lei. La troverò certamente là nel tempio, tra la servitù. Non ce la faccio più dall’amore e dallo struggimento di vederla.

                        7.                  Detto, fatto! Egli andò nel tempio e la cercò tra la servitù. All’improvviso la individuò e corse lì da lei. In quel momento anche Anna lo vide e gli corse incontro con braccia aperte, e così si abbracciarono entrambi alla presenza dell’intera servitù del tempio e si strinsero al petto.

                        8.                  In quel momento Dio fece concepire Anna spiritualmente. Un sentimento di delizia, infatti, passò attraverso il suo intero corpo, e questo non poteva essere diversamente.

                        9.                  “Ma com’è possibile questo!”, disse Gioacchino. “Senza alcun tocco carnale né concepimento; e figurati, con i tuoi 74 anni, dove certo già da molto è passato il tempo per questo, a meno di un particolare miracolo”.

                      10.                “Ed è tuttavia così, ti dico!”, affermò Anna. “Presso Dio, infatti, tutto è possibile!”. E così si rallegrarono entrambi un intero giorno per quest’incontro e per questo straordinario avvenimento.

                      11.                Di sera però, Gioacchino tornò di nuovo nella capanna che si era costruita in un campo nei dintorni, fuori di Gerusalemme. E questa fu l’ultima volta che Gioacchino incontrò Anna; poco dopo, infatti, egli morì, mentre Anna raggiunse i suoi 84 anni nel tempio.

                      12.                Dopo la sua morte, Maria fu assistita dalla servitù e istruita in tutti i lavori femminili. Io vi dico: Maria era casta come il Sole e, spiritualmente, più bella di quest’ultimo, e solo un tale vaso altamente santo, era idoneo a ricevere e portare l’Onnisanto corpo di Jehova, e non una madre mondana.

                      13.                Io vi dico: nel tempio giocarono gli angeli, con lei, e le portarono da mangiare il delizioso cibo del Cielo. Il mondo non ha ancora visto una madre così pura com’era Maria. Quindi Io spero che Mi abbiate ben compreso, che Maria stessa fu concepita spiritualmente, e che lei nuovamente concepì in perfetta innocenza e anche partorì spiritualmente pura come vergine, Cristo, il Quale, infatti, era sì Uomo ma più Spirito che Uomo, perché era libero dal peccato! Perciò Egli venne anche come uno Spirito dal suo corpo. Ebbene, che cosa ne dite?”.

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Cap. 45

Un sacerdote giudeo rifiuta il verginale concepimento di Maria e Gesù

La pretesa di vedere Maria è soddisfatta

 

(Il rabbino che parlava, contraddice il duplice concepimento spirituale-verginale di Maria e Gesù, e pretende come prova di vedere Maria stessa e parlare con lei. – Maria compare e scompare, perché egli resta impietrito dalla sua bellezza. – Gli altri colleghi d’ufficio riconoscono la verità.)

                        1.                  Il sacerdote sorrise maliziosamente e disse: “Ascolta! Sei un creatore di storie molto fantasioso, e una cosa del genere, il mondo non l’ha ancora vissuta. Dimmi: come mi puoi dimostrare questo? La tua prima esposizione di prova era sì buona, ma con quest’invenzione del duplice concepimento spirituale, cioè essere gravida come vergine e rimanere vergine anche dopo la nascita, guarda, questo oltrepassa la comune forza di comprensione umana, e perciò considero la tua, una narrazione per creduloni e null’altro. Tu devi venire a me con altre prove, e non con simili fantasie”.

                        2.                  Allora dissi Io: “Per Me è facile fornire prove, ma preferisco che voi crediate senza prove. Guarda in quel luogo, là vi sono alcuni sacerdoti che volevano che chiamassi l’apostolo Pietro, e avvenne, e nonostante ciò non hanno creduto, finché non sono stati guidati alla fede attraverso altre prove. Io ti posso fornire tutte le prove che tu pretendi, perché, in primo luogo, Io sono un potente Spirito, e in secondo luogo, qui siamo nel regno degli spiriti, dove tutto è possibile”.

                        3.                  A ciò Mi chiese il rabbino: “Sì, dimmi, se Tu lo sai: che cosa ne è adesso di Maria, e dov’è lei? Non si può vederla e parlarle nello stesso tempo, se è vero ciò che ci hai propinato in una forma così fantasiosa?”.

                        4.                  “Oh, sì! Si può vedere e parlare con lei, ma crederai con ciò? Ora sei fortemente nel dubbio, e questo dubbio non ti abbandonerà nemmeno con le prove. Non vorresti tu, rinunciare a tali prove straordinarie?”

                        5.                  “No, non è possibile!”, rispose il rabbino. “Io, infatti, non posso credere in nulla di sovrumano. Perciò devo avere forti prove per credere; soprattutto che la storia di Gesù sia una realtà. Ora Sei venuto a me con faccende tali, che sono diventato del tutto incredulo. Quindi prove, solo prove, e vorrei averne di molto forti, per credere qualcosa”.

                        6.                  “Allora dimMi, quali prove vuoi avere?”, gli risposi Io.

                        7.                  “Ebbene sì, Maria potrebbe darmi proprio la risposta migliore”, rise il rabbino. “Chiamala pure, e sarà bene!”. Dicendo questo però, egli pensava: ah, costui s’ingarbuglia sempre di più. Io so che Gli è impossibile; sarà canzonato per bene, con le sue fantasticherie e millanterie!

                        8.                  Io però, dissi: “Amico, tieniti pronto affinché tu possa interrogarla per bene, così che poi non ti penta di aver chiesto avventatamente qualcosa di straordinario”.

                        9.                  E poiché costui persisteva sconsideratamente ancor sempre sul suo desiderio e ne rideva, Io dissi: ”Sia adempiuto il tuo desiderio!”.

                      10.                Appena questo fu espresso, ci fu un potente fulmine, e Maria chiaramente splendente sfrecciò come un lampo dall’alto davanti allo spaventato rabbino e lo guardò chiedendo che cosa desiderasse da lei.

                      11.                Costui però, stette lì muto come colpito dal tuono e non osò dire una parola, perché la bellezza sovrumana e l’abbagliante splendore che procedevano da lei, gli fecero dimenticare tutte le domande, e così stava lì senza parole e stupito per l’apparizione. Maria gli domandò ancora una volta che cosa desiderasse da lei. Costui però, non osava ancora parlare, e poiché continuava ad ammirarla solo mantenendo il silenzio, lei scomparve all’improvviso davanti ai suoi occhi.

                      12.                Ora però, il rabbino si svegliò dal suo incantesimo e si adirò di non aver raggiunto nulla. Gli altri rabbini e spettatori invece dissero: “Ora sei tu convinto e guarito? Questo succede spesso agli schernitori. Noi, tuoi colleghi d’ufficio, abbiamo considerato attentamente il tutto e abbiamo in ogni modo raggiunto questa convinzione: Maria è uno spirito superiore molto bello, e saremmo assai lieti di poterla vedere ancora una volta”.

                      13.                Poiché questa dichiarazione proveniva dalla convinzione interiore, Io dissi: “Ognuno che crede alle Mie parole e vive e agisce di conseguenza, può giungere là, dove sono Gesù, Jehova e Maria, gli apostoli e tutti gli spiriti molto progrediti.

                      14.                Io però, spero che l’apparizione di Maria vi abbia convinto che ho proclamato la Verità; Io, infatti, l’ho chiamata qui per questo, per dare testimonianza della Verità, e poiché l’ho fatto e Mi è stato possibile, sia anche questa la dimostrazione che ho detto la verità”.

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Cap. 46

Dimostrazioni dai profeti sulla venuta del Messia

 

(La Guida dimostra con Geremia il pianto di Rachele per l’uccisione dei fanciulli di Betlemme, con Malachia, su Elia come preparatore della via di Cristo, con Isaia e Davide, sulla vita e la morte del Messia, e con Daniele che Israele sarebbe stato disperso in tutto il mondo a causa del Messia.)

                        1.                  Ma nessuno dei giudei presenti si fidò a contraddirMi, e così continuai a dire: “Vedete, alla nascita di Gesù, Rachele pianse per i fanciulli che Erode fece uccidere, quindi si è adempiuta anche questa profezia di Geremia.

                        2.                  Il profeta Malachia profetizzò che Elia sarebbe comparso come preparatore della via davanti al Messia, ed Io vi dico, non solo Elia, quale Giovanni il Battista, bensì anche Mosè, quale suo padre, è stato lì presente quel giorno.

                        3.                  Isaia riferì come il Messia sarebbe vissuto e morto, e vedete, tutto questo è avvenuto precisamente, così anche ciò che Davide riferì nei suoi salmi sulla morte e la resurrezione il terzo giorno. Ognuna, e tutto ciò che fu riferito nelle molte notizie dei profeti sul Messia, si è adempiuto nella vita di Gesù.

                        4.                  Che cosa vi trattiene ancora dal credere in Gesù? Daniele racchiude la conclusione del dramma, ossia che Israele sarebbe stata vinta e dispersa in tutto il mondo, a causa della sua incredulità e durezza di cuore, e vedete, anche questo si è adempiuto nell’anno 70 dopo Cristo. Io vi domando: è tutto vero, quello che vi ho raccontato, oppure no?”.

                        5.                  I rabbini Mi chiesero quale scopo avessi con questo, se dicevano sì o no! Poiché non ne avrebbero avuto nessun’utilità né danno, e perciò per loro era indifferente se fosse vero o non vero.

                        6.                  A ciò Io risposi loro: “Decisamente non è così come voi pensate, piuttosto ogni uomo è figlio di Dio e deve adoperarsi affinché arrivi a Dio, al Padre suo, e a lui andrà bene”.

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Cap. 47

Un giudeo vorrebbe ancora fare affari e commercio anche nel Cielo

I giudei ristorati non resistono al canto degli angeli

 

(Alla nuova domanda, se in Cielo si possono fare affari, la Guida offre un pasto celeste, ma al canto di ringraziamento i giudei non resistono, e anzi riflettono ancora sulla possibilità di vendere il pane e il vino celestiali. – Distruzione dell’abitato che li fa diventare tutti mendicanti, così che ora accettano di seguire la Guida.)

                        1.                  Dopo, un giudeo Mi chiese: “Ascolta, amico! Nel Cielo si possono fare anche affari? Poiché vedi, sono diventato vecchio nel comprare e vendere, e dove non c’è commercio, non c’è guadagno. E là non c’è neanche una buona vita. Io sono solo per il commercio, che mi ha sempre mantenuto onestamente, e così mi sono occupato con il commercio anche nel regno degli spiriti, e vivo di questo. Religione, Messia: questa è tutta faccenda dei rabbini e non nostra”.

                        2.                  Io ascoltai in silenzio, e su questo domandai: “Ebbene, dimMi: per quale ragione eserciti il commercio, se non per vivere bene e per essere felice? Tu hai visto Maria, quale magnifico spirito sia lei, e vedi, anche tu puoi diventarlo. Per quanto riguarda il mangiare e bere, voglio dare a tutti voi la dimostrazione di come ci si nutra nel Cielo, e così rimanete Miei ospiti. Se il Mio cibo non vi piacerà, allora potrete fare quello che volete. Ma se vi piacerà e vorrete rimanere con Me, allora dovrete seguire la Dottrina del Messia Gesù Jehova Zebaoth. Non voglio però costringere nessuno; siete liberi di agire autonomamente”.

                        3.                  Dopo questa spiegazione chiamai gli angeli e ordinai loro di andare a prendere vino, pane e frutta per tutti. Come di solito, tutto fu posto dinanzi a Me in pochi minuti in gran quantità. Ora vi stesi le Mie mani, lo benedissi e lo feci distribuire. Subito gli angeli si raccolsero di nuovo presso di Me e attesero ulteriori ordini. Questa volta feci cantare un salmo che sensibilizzò i giudei al punto che chiesero agli angeli di smettere, non potendo sopportare la bellezza delle loro voci.

                        4.                  Dopo di che, Io dissi: “Questo è causato dal vostro sentimento materiale del continuo comprare, vendere e commerciare. Vedete, qui ci sono alcuni che erano sepolti anche molto profondamente nella materia, ma hanno lasciato andare tutto dai loro pensieri e hanno accettato la Mia Dottrina, e con ciò si sentono molto felici. Ora però, sedetevi e mangiate il cibo”.

                        5.                  I giudei non poterono meravigliarsi abbastanza della straordinaria bontà del cibo, e rifletterono come avrebbero potuto, anche loro, procurarsi qualcosa di così buono, per esercitare con questo del commercio.

                        6.                  Appena mangiato, ebbe origine un terribile terremoto, e nello schianto fragoroso si staccò un pezzo del monte, che cadde sulla conca montana, dove stava l’abitato giudaico, e seppellì completamente l’intera località. Un terribile lamento fu la conseguenza di quest’avvenimento tra i giudei che, con ciò diventavano mendicanti, e piangendo si lamentarono per la grande disgrazia che era capitata loro.

                        7.                  Ma Io Mi rivolsi a loro dicendo: “Quale importanza hanno i vostri stracci e cianfrusaglie? Io vi ho assicurato che con Me non avete da preoccuparvi di nulla, che solo di adempiere la Dottrina di Gesù; tutto il resto sarà poi Mia preoccupazione”.

                        8.                  Quest’offerta piacque loro. L’ebreo, infatti, è sveglio, e sa bene come trarre da tutto il suo vantaggio.

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Cap. 48

Gesù, primo e unico Figlio di Maria

In Cielo non esistono cerimonie né sacerdoti

 

(Tre nuove domande di un rabbino: sul matrimonio di Maria e Giuseppe; sul loro primo figlio; sulle sorelle e i fratelli di Gesù citati nei vangeli. – La risposta della Guida convince i sacerdoti, che si chiedono se devono rimanere ancora nelle loro funzioni. – I giudei vorrebbero ancora esercitare il commercio anche nel Cielo.)

                        1.                  Ora i giudei si riunirono e discussero sul da farsi. Allora il rabbino, con diffidenza, disse loro: “Aspettate un po’, io ho ancora un dubbio, e questo non mi dà pace. Perciò mi voglio ancora concedere l’ultimo chiarimento”.

                        2.                  Dopo queste parole, si fece avanti dicendo: “Ascolta, caro amico! Ho ancora alcuni dubbi, perciò vengo a te per avere chiarimenti, e questi sono: Maria era la donna di Giuseppe. Poi si dice che Gesù fu il primo figlio di Maria. E terzo, vengono menzionati quattro fratelli e sorelle di Gesù. Caro amico, come ci spieghi questo?”.

                        3.                  Io risposi loro: “Secondo la verità, le cose stanno come segue: quando Maria concepì, aveva 14 anni. Per nascondere la vergogna, quando si scoprì la sua gravidanza, e perché essi, per volere di Dio, bevvero entrambi senza danno ‘l’acqua maledetta,’ che il tempio diede loro da bere come prova della verità che non avevano commesso nessun contatto carnale, il sacerdote li unì in segreto. Giuseppe però, allora aveva 70 anni, era vedovo e padre di cinque figli avuti dal primo matrimonio. Joele, il maggiore, poi Giosuè, Simone, Giuda e Giacomo[5].

                        4.                  Le sorelle menzionate in Marco non erano figlie di Giuseppe e Maria ma parenti che erano tenute come proprie figlie nella casa di Giuseppe, e perciò erano chiamate sorelle. Giuseppe era troppo vecchio e troppo timoroso di Dio da poter toccare Maria, quando egli seppe che sarebbe stata la partoriente eletta del Messia. L’insufficiente menzione dell’evangelista (Matteo 1, 25) che Gesù fu il primo figlio di Maria, è da intendere così e non diversamente. Vedi, questo è tutto il mistero”.

                        5.                  Quando il rabbino venne a sapere questo per sua soddisfazione, Mi ringraziò, retrocedette e disse: “Ora vedo chiaramente ogni cosa, perciò sono d’accordo di unirmi alla compagnia e di accettare la Religione di Gesù, avendo visto, che Egli era veramente il Messia e quindi Jehova stesso”.

                        6.                  Gli altri sacerdoti aggiunsero: “Anche noi siamo di questa convinzione, e avevamo già da lungo tempo compreso chi fosse il Messia, pur se anche a noi, come a te, non era ancora tutto chiaro. Perciò ci siamo fermati, essendo sacerdoti giudei e non d’accordo con il cerimoniale romano. Ma qui ci sembra che il sacerdozio non abbia nessun potere; la Guida, infatti, è sicuramente il sommo signore e sacerdote, e questo lo rivelano la sua radicale conoscenza delle Sacre Scritture e la sua esatta spiegazione delle stesse, eppure è evidente come egli non abbia in sé nulla di sacerdotale. Dunque io sono dell’opinione che siamo tutti liberati dall’imparare ed esercitare cerimonie sacerdotali”.

                        7.                  Quando quest’oratore ebbe terminato il suo discorso nel nome di tutti, Mi avvicinai Io e dissi: “Hai indovinato il vero. Qui non esistono nessun sacerdozio né cerimonie nel senso terreno, bensì qui è l’Amore il più grande e unico Comandamento! Da questo si sviluppa tutto. Perciò Io dico: adoperatevi ora di disporre anche la vostra comunità nella vostra stessa intenzione, e allora i Miei servitori v’istruiranno precisamente su tutto ciò cui dovrete credere, e come avrete da procedere e conformarvi al Comandamento dell’Amore”.

                        8.                  I sacerdoti si misero ora subito a discutere con i loro fedeli a causa della conversione, e ragionarono con loro nel modo più giusto, persuasivo e convincente. Costoro però, dissero: “È tutto buono e giusto, e noi vi crediamo, poiché voi conoscete appunto precisamente le Sacre Scritture, ma diteci: perché non v’informate su che cosa avremo da fare in futuro? Senza affari, senza commercio e vendita non c’è vita, noi siamo abituati a questo fin dalla gioventù, e così ci sarà veramente difficile fare qualcosa d’altro che praticare commercio”.

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Cap. 49

Nell’anno 1854 Maria è stata riconosciuta dai cattolici come pura Vergine

 

(I sacerdoti danno un’appropriata risposta ai giudei desiderosi di commercio, e costoro accettano poi la Dottrina di Cristo. – La dottrina sulla verginità di Maria presso i protestanti. – Dal 1854 Maria è stata riconosciuta dai cattolici come pura vergine. – Il desiderio di Gesù che anche gli attuali protestanti, la riconoscano come tale, come Martin Lutero nel 1546 l’ha riconosciuta con la sua comunità.)

                        1.                  I sacerdoti, irritati per la stupidità dei loro fedeli, fecero una faccia molto seria e dissero: “Oh, sì, anche nel Cielo si commercia, venite anche voi! Anche là potrete piazzare le vostre bancarelle. Potrete offrire in vendita la vostra stupidità e uomini misericordiosi ve la compreranno e la bruceranno nel fuoco della Verità!”.

                        2.                  Questo severissimo rifiuto fu accompagnato da un buon successo. I giudei tacquero per l’appropriata risposta e volsero i pensieri alla loro disperazione di aver perduto tutto, poi dissero: “Andiamo con loro, perché qui dovremmo morir di fame. Con la compagnia invece si mangia e si beve così bene, che non abbiamo ancora mai gustato qualcosa di simile”.

                        3.                  Questo discorso tra loro li portò alla fine al punto da decidere di venire con noi, dopo di che, furono subito istruiti dagli angeli.

                        4.                  Dopo aver completato l’insegnamento, dissi a tutti: “Il chiarimento su Maria, la sua verginità e tutta la storia della sua esistenza che Io vi ho dato, è considerata sulla Terra come eresia, e chi la pensa diversamente, è condannato! Anche presso di voi protestanti, è diffusa una grossolana opinione su Maria. Ora però, conoscete quale sia la verità, e siete tutti di una stessa conoscenza e di uno stesso sentimento sulla maternità immacolata di Maria, e questa è anche una condizione per non coltivare in futuro, pensieri non-santi su Maria e su Dio”.

*

                        5.                  È noto che, fino all’anno 1854 Maria in questo non stava meglio, né nella chiesa cattolica né nella protestante, e le era contestata l’assenza di peccato e l’immacolata concezione. Ora però, i fatti vi sono conosciuti, e così potete cambiare il vostro falso insegnamento, come i vostri predecessori nell’anno 1546 hanno riconosciuto subito come falsa, accettando il Mio chiarimento come giusto e degno della Santità di Dio.

                        6.                  Così, quando si aggiunsero i giudei, la compagnia s’ingrandì di più di mille teste e divenne la più svariata, il che contribuì sostanzialmente anche alla reciproca tolleranza.

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Cap. 50

La guerra degli spiriti di cattolici contro eretici ex cattolici nel mondo delle nuvole

 

(Viaggio su di un monte. – La Guida fa chiamare a rapporto gli spiriti delle nuvole, che si manifestano tra tuoni e fulmini. – Loro confessione perché, come cattolici-romani, dovevano punire le regioni degli eretici traditori passati al protestantesimo con incursioni temporalesche e grandine. – Gli spiriti della pace puniscono per questo gli spiriti cattivi.)

                        1.                  L’Insegnamento era alla fine, e così ci mettemmo di nuovo in cammino. Questa volta prendemmo la nostra via verso l’alto, su di un monte. Arrivati in cima, Io dissi: “Sedetevi e riposate”.

                        2.                  Passata un’oretta, dissi alla compagnia: “Ora prestate attenzione! Presto ci sarà qualcosa di nuovo”. Tutti tesero gli orecchi e aguzzarono gli occhi su che cosa sarebbe capitato. Chiamai a Me il grande arcangelo e gli dissi: “Va lì, oltre i monti, e portaMi qui gli spiriti delle nuvole!”.

                        3.                  L’arcangelo scomparve subito, e non passò molto, che da tutte le parti cominciarono a salire nuvole temporalesche, le quali quanto più si avvicinavano, tanto più diventavano scure e grigie. Alla fine cominciò a lampeggiare e tuonare, così che il temporale minacciava di diventare sempre più violento. Si scatenarono enormi scoppi, e qui e là si abbatterono fulmini così impetuosi che la compagnia ne fu angosciata.

                        4.                  Ora Io dissi: “Giù, voi spiriti maligni, venite a Me!”. Come un lampo, scese un enorme numero di spiriti giù da Me, e tutti circondarono la regione intorno a noi.

                        5.                  Quando questo accadde, dissi Io: “Diteci la verità, che cosa vi spinge a mettere in moto la vostra cattiveria nelle nuvole, e a spaventare e danneggiare i poveri abitanti della Terra?”

                        6.                  A questa domanda si fece avanti uno spirito formato e vestito come un sacerdote, ma molto sporco, lacero e villano, il quale disse: ”Io e i miei colleghi eravamo sacerdoti romani, e molto in collera con i protestanti, poiché con la loro eresia essi disturbavano la nostra quiete e comodità. Quando morimmo, divenendo liberi in ogni riguardo, la nostra cattiveria si trasformò in una grande sete di vendetta, e così abbiamo deciso di punire a dovere i cristiani romani viventi e passati al protestantesimo, perciò abbiamo radunato i nostri fedeli, di cui ce n’era un gran numero, e ci siamo trasferiti nelle regioni protestanti. Là, abbiamo incontrato i nostri avversari volteggianti pacificamente nelle nuvole sulle loro regioni che essi sorvegliavano come protettori. Quando siamo arrivati, ci sono venuti incontro e ci hanno domandato che cosa cercavamo in quelle regioni. Noi però, abbiamo risposto: «Cerchiamo le regioni degli eretici e vogliamo far pagare loro per bene, la loro infedeltà contro la nostra madre chiesa romana».

                        7.                  I capi di questi spiriti dissero: «Ascoltate! Chi di noi è mai andato nelle vostre regioni romane-cattoliche per danneggiare i vostri affiliati sulla Terra, perché essi non si convertono alla nostra religione e opprimono e perseguitano i nostri poveri, rimasti indietro?».

                        8.                  Noi abbiamo risposto: «Siamo nel nostro diritto, poiché apparteniamo alla chiesa di Roma che unicamente rende beati, dalla quale questi eretici sono caduti come infedeli», e non abbiamo fatto molti complimenti con loro, bensì li abbiamo afferrati, bastonati di santa ragione e cacciati al punto da metterli in fuga. Che si sia proceduto con molta violenza e molti fulmini e tuoni, è naturale. Quando abbiamo vinto, abbiamo lasciato la regione con molta grandine. Ma non è durata a lungo, e siamo stati attaccati da potenti spiriti e gettati, in parte solidificati nella pioggia sulla Terra, in parte messi in fuga, e tra questi ultimi c’eravamo anche noi. Da quel tempo si ripetono le nostre incursioni di nuvole e guerre, facendo la qual cosa a volte rimaniamo vincitori, a volte vinti.

                        9.                  Noi siamo comunque sempre i più potenti, ma quando la rivolta diviene molto accanita e violenta, allora arrivano dall’alto spiriti superiori di luce, e questi ci vincono ogni volta, provocando la pace. Perciò noi li chiamiamo con ironia ‘spiriti della pace’. Ma una cosa comunque l’otteniamo: di punire questi eretici sulla Terra spesso in modo esemplare con fulmini, inondazioni o grandine, e questo è un ristoro per la buona causa della nostra chiesa. Naturalmente, perdiamo molte migliaia dei nostri compagni di lotta in ogni sconfitta, poiché gli spiriti della pace li gettano spietatamente sulla Terra, dove essi sprofondano nell’acqua e sul suolo, e quivi rimangono relegati, finché anche per loro non sboccia la libertà attraverso lo scioglimento del loro carcere e delle loro catene. Noi però rinfreschiamo in ogni caso la nostra vendetta, e così conduciamo una costante guerra reciproca. Ti abbiamo riferito la nostra occupazione. Ora dì: che cosa vuoi da noi, giacché ci hai fatto venire da Te con il potente spirito?”.

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Cap. 51

I preti cattolici-romani al servizio del papa, quali veri eretici e anticristiani

L’inferno si spalanca per riceverli

 

(Domanda della Guida ai preti, se Cristo abbia insegnato di ricambiare il male con il male. – I preti ammettono di essere schiavi del papa, e che non si curano né di Cristo né della Bibbia. – L’inferno si apre per i preti romani quali eretici e anticristiani serventi i dogmi del papa. – Minacciati di andare all’inferno, non cedono. – Alla fine confessano la loro dottrina anticristiana, nata per rubare al popolo.)

                        1.                  (La Guida) Ciò che Io voglio da voi, presto vi sarà chiaro. Vi domando, come sacerdoti: sta scritto questo, nel Nuovo Testamento, come corrispondente all’amore? Ha insegnato Cristo come amare i nemici? E ha ordinato di fare del male? Dite, voi diavoli maligni: dove è approvato nella Bibbia quello che voi fate contro di coloro che sono di altra fede?”.

                        2.                  A questa domanda essi non erano preparati, ma uno si fece coraggio e disse: “Noi facciamo quello che ci prescrive la chiesa romana, non abbiamo da curarci d’altro. Facciamo il nostro dovere, e con ciò basta!”.

                        3.                  “La vostra risposta è di poche parole e Mi rispondete come ‘schiavi’!”, risposi Io a loro. “Ma ciò non Mi serve! Voglio che Mi rispondiate come sacerdoti e che vi giustifichiate sulla base della Dottrina di Cristo, poiché asserite di essere sempre servitori di Dio!”.

                        4.                  “Ah, che Cristo? Che Bibbia? – Noi viviamo come spiriti liberi e non c’importa né di questo, né di quello. Noi non ti conosciamo e ci meravigliamo, sebbene sembri essere un potente spirito, che tu ti permetta di inquietarci e domandar conto a noi! Poiché non ti abbiamo mai fatto nulla di male! Quindi che cosa vuoi, veramente?”.

                        5.                  Risposi Io: “Voglio che rinunciate al vostro cattivo comportamento, e che viviate come cristiani secondo l’Insegnamento di Cristo, altrimenti parlerò con voi più seriamente! Voi, infatti, agite come scellerati e la vostra misura è colma. O cambiate vita, oppure emetterò su di voi una sentenza punitiva!”.

                        6.                  “Oh, che cosa dici mai, nel regno degli spiriti liberi, tuonare con la punizione! Questo non è male. Dio non punisce, e tu vuoi punire? Va’ per la tua strada, e noi prenderemo la nostra, e così staremo proprio bene. Risparmiaci solo la minaccia, perché non ne siamo predisposti”.

                        7.                  “Bene”, dissi Io, “vi renderò predisposti. Nel mondo avete predicato molto dell’inferno e dell’eterna dannazione e degli eterni tormenti infernali che attendono i malvagi e malfattori che non si vogliono convertire. Vedete, voi stessi siete tali grossolani peccatori e delinquenti verso il prossimo, che non si vogliono convertire e ancora se ne fanno beffa. Perciò vi dico: Hephata!”.

                        8.                  In quel momento tutto il monte tremò e si spaccò in alto, alla sommità, dalla quale salirono fumo e fiamme. “Qua, con voi!”. A queste parole gli angeli sfrecciarono fulmineamente dietro gli spiriti maligni e li spinsero verso di Me. Ma costoro elevarono un immenso grido di paura e angoscia, pregandoMi di non spingerli nell’inferno.

                        9.                  Io dissi loro: “Perché mai, no? Avete così spesso maledetto gli eretici e avversari di Roma, condannandoli a bruciare nell’inferno con Dathan e Abiram, perché non dovreste entrarci voi, che siete i più grandi eretici e anticristiani? Tutto ciò che contravviene alla Dottrina di Cristo, infatti, è eretico e anticristiano! E perciò Io vedo in voi i più grandi eretici e anticristiani”.

                      10.                Gli spiriti Mi pregarono di non spingerli nell’inferno. Avrebbero fatto tutto ciò che Io pretendevo da loro. Solo, dovevo risparmiare loro l’inferno e le sue eterne fiamme infernali.

                      11.                Allora risposi: “Voi siete ben maturi per l’inferno, ma non voglio agire secondo la dottrina romana, bensì secondo l’Insegnamento di Cristo, se Mi promettete di migliorarvi e di non commettere più cattiverie”.

                      12.                Gli spiriti caddero sulle ginocchia dinanzi a Me, Mi ringraziarono per questa Grazia e Mi pregarono di voler indicar loro come e che cosa dovevano fare in futuro, così da agire con giustizia.

                      13.                Io domandai ai preti: “DiteMi, voi presunti servitori di Dio: che cosa avete insegnato ai credenti? Poiché essi non sanno come deve vivere e agire un cristiano per assicurarsi la Vita eterna!”.

                      14.                Costoro Mi risposero: “Tu lo sai certamente, come è fatta la nostra dottrina romana, dove il papa costituisce la persona principale, e i papali ordinamenti umani formano la prima e principale dottrina, perché questa frutta denaro, la Dottrina di Cristo invece no! Perciò Tu sai che il nostro compito principale era quello di insegnare in che modo guadagnar soldi. Noi tosavamo le pecore secondo la miglior scienza e facoltà, e foraggiavamo i fedeli con ordinamenti non-cristiani che da Roma ci ordinavano di insegnare. E questo intruglio non serviva a niente, anzi, facendo così siamo diventati noi stessi increduli, poiché abbiamo notato, dal corso della storia, che Dio non punisce chi trasgredisce e oltraggia i Comandamenti. Vedi, così suona la nostra confessione di fede”.

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Cap. 52

La riforma come punizione di Dio contro i dogmi papali

 

(La Guida nega che Dio avrebbe punito gli uomini cattivi. – In che cosa consiste una punizione divina: il protestante movimento reazionario. – Illuminazione su altre punizioni di Dio alla chiesa romana. – Il cratere infernale si chiude di nuovo. – I clericali chiedono più libertà per decidersi e la Guida espone tutti i loro peccati compiuti alla stregua dei diavoli. – Gli spiriti riconoscono le loro ingiustizie e chiedono di essere ammaestrati nell’autentica Dottrina di Cristo.)

                        1.                  Allora risposi Io: “La vostra confessione di fede è abbastanza giusta, solo, non nel fatto che Dio non punisce. Come potete, quali sacerdoti, sostenere questo? Conoscete la Bibbia e sapete che Dio ha punito singoli uomini così come interi popoli, e sostenete che Dio non punisce?”.

                        2.                  Essi Mi risposero: “Lo abbiamo certamente letto, ma la storia della chiesa romana ha portato via a tutti noi la fede, poiché abbiamo visto il male fondamentale impunito di questa chiesa salire sempre più in alto, e tuttavia non si mostrava da nessuna parte un aiuto per mettere una fine a questa mostruosità”.

                        3.                  “Voi credete quindi che non esista nessun Dio, solo perché non avete notato nessuna punizione?”, obiettai Io. “Questo è a dire il vero penoso, perché voi non vedete il bosco a causa dei tanti alberi! Ci è data una quantità di punizioni, solo che le punizioni di Dio si avvicendavano con le malvagità e cattive opere degli uomini, non sapendo i motivi per cui accadeva questo e quello. Ci sono stati papi, sovrani e popoli cattivi, e le punizioni seguivano secondo la valutazione spirituale, e non vi era dato di vederlo, perché avete sempre giudicato esteriormente e con preconcetti. DiteMi: come considerate voi, il movimento reazionario protestante?”.

                        4.                  Quando i preti si sentirono porre questa domanda, cominciarono a riflettere e dissero: “Ma come, questa dovrebbe essere una punizione di Dio? E noi stessi ne prendemmo diligentemente parte e aiutammo a perseguitare i protestanti facendo loro del male nella vita, come ora nel regno degli spiriti!”.

                        5.                  Su questo risposi Io: “Proprio questa è una grande punizione per la menzogna, l’inganno e l’astuzia romana che, attraverso i dogmi dei papi, il mondo sia stato contaminato, e il popolo trascinato nelle tenebre pagane! I preti non sanno, per pura arroganza, avidità e desiderio di dominio, come poter istupidire ancora di più l’intera umanità e poi soggiogarla per trarne profitto. E guarda: qui sta l’uomo che venne come punizione di Dio sui romani e guastò loro a buon diritto la minestra.

                        6.                  Ed Io vi dico, questo porterà buoni frutti e danneggerà il cattolicesimo romano sempre di più e gli recherà danno. Poi, anche la scienza comincerà in maniera sempre più forte a scuotere il cattivo edificio del paganesimo romano, e così si determineranno tutte le situazioni possibili che consumeranno la chiesa romana come un cancro e scopriranno il suo cattivo interiore, per mezzo del quale i credenti diminuiranno sempre di più, e alla fine rimarranno fuori del tutto.

                        7.                  Vedete, questo è il futuro dell’amante corruttibile che fa tutto per il denaro e non conosce nessun altro Dio che se stesso. Ebbene, che cosa ne dite?”.

                        8.                  “Sì, si presentano così le punizioni? Allora un uomo prevenuto non le sente!”, risposero i preti. “Noi pensavamo a visibili distruzioni e a punizioni violente, e finora non le abbiamo viste, ma ora comprendiamo come stiano le cose.

                        9.                  Tuttavia, caro signore! Vediamo con terrore salire ancor sempre le fiamme e il fumo dal monte che Tu hai spaccato, lasciando aperto l’inferno per noi. Faremo volentieri tutto ciò che vorrai, solo, chiudi il cratere infernale, così che possiamo ottenere un po’ più vita e più libertà”.

                      10.                “Accada secondo la vostra supplica!”, risposi Io. “Voi però, meritereste di gustare un poco di ciò con cui opprimete spiritualmente e corporalmente la libertà dei vostri ascoltatori, per renderli incapaci di pensare e agire senza opporre resistenza. Con voi si afferma il detto: «Dov’è lo Spirito del Signore, quivi è libertà!». Poiché da voi dominava totale schiavitù di fede, come domina ancora nel mondo, così è certamente evidente che in voi e in tutti gli oppressori della libertà non c’è lo Spirito del Signore, bensì di Satana, il quale rappresenta il polo opposto di Dio”.

                      11.                Poiché il cratere infernale si chiuse di nuovo, anche gli spiriti ebbero più coraggio e dissero: “È una faccenda nota che, sotto la pressione del potere e la minaccia di una punizione, si diventi timorosi e si prometta di fare di tutto, perciò ti preghiamo: dacci la perfetta libertà di rimanere oppure di andare, allora potremo decidere quel che vogliamo fare”.

                      12.                Io risposi loro: “Credete voi che Io vi avrei punito veramente? Oh, no, volevo solo rendervi abbastanza caldo l’inferno, con il quale voi avete sempre terrorizzato i vostri fedeli. Presso di Me non esistono tali punizioni, ma vi sareste introdotti sempre di più nell’oscurità, nell’ira e nell’insoddisfazione attraverso la moltitudine dei vostri peccati, e così sareste caduti sempre più profondamente verso il basso.

                      13.                La gravità dei vostri peccati vi avrebbe spinto sempre più profondamente nel fondo dell’inferno, finché alla fine, diventati totalmente infernali, avreste riconosciuto i vostri peccati. Nel frattempo però, avreste sofferto e patito molto. Credete voi che la vostra vita fatta di guerra nelle nuvole non sia un inferno? Sulla Terra ci sono guerre, assassinio e rapine che violano il quinto, settimo e decimo Comandamento di Dio, quindi un peccato di Satana. La vostra guerra di nuvole deve essere qualcos’altro? Oh, assolutamente no! Voi uccidete agli uomini il loro amore, quindi la cosa più nobile, la divinità nell’uomo! Voi derubate agli spiriti contrari la loro quiete, la pace, la soddisfazione, e a quelli sulla Terra la felicità materiale! Di conseguenza siete cattivi e servi di Satana, e non sfuggirete alle punizioni che subentreranno da se stesse, se non rispetterete i Comandamenti di Dio, bensì li infrangerete.

                      14.                DiteMi: nella vostra guerra di nuvole, siete voi felici? Che utilità ne avete? Chi vi ha offeso e ordinato di condurre la guerra e di fare del male? Non certamente i protestanti, ma voi stessi, per un vostro impulso. Non lo capite che chi fa del male è un diavolo e un servo di Satana?

                      15.                Sta scritto: «Ama Dio sopra ogni cosa e il prossimo come te stesso»; si adempie questo, se si agisce contro i Comandamenti di Dio e si perseguita il prossimo, quale fratello e figlio di Dio, e gli si fa del male? DiteMi, voi maligni diavoli, non è questo un agire direttamente contro la Dottrina di Dio e di Cristo?”.

                      16.                Questo discorso tuonante rese imbarazzati e disperati i preti e la loro truppa, e non sapevano cosa risponderMi. Si consultarono l’uno con l’altro e chiesero anche ai loro seguaci quale fosse la loro opinione su questo e che cosa avrebbero dovuto risponderMi. Costoro però, dissero: “Il signore ha ragione in tutto e non possiamo che acconsentire, e poiché siamo consapevoli di aver agito ingiustamente, di conseguenza sarà nostro compito cambiar vita e cominciare a vivere da buoni cristiani.

                      17.                Ma chi ci darà il giusto insegnamento? Poiché l’insegnamento che abbiamo avuto finora, secondo le sue esposizioni, è una dottrina del diavolo, avendo noi agito e pensato diabolicamente. Allora, agiamo giustamente! Sapete una cosa? Confessiamo la nostra ingiustizia e preghiamo lui, se non sappia indicarci l’autentica Dottrina di Cristo, secondo cui dovremmo vivere e agire giustamente e bene”.

                      18.                I preti pensavano che l’autentica Dottrina di Cristo fosse certamente contenuta nelle Sacre Scritture, ma erano però, così tenebrosi, che dal grande caos dei padri della chiesa e dei dogmi papali, loro stessi non riconoscevano più il puro e giusto. Ma volevano comunque fare la volontà del popolo che era con noi, e così tornarono da Me dicendo: “Caro amico! I tuoi chiarimenti sono sì completamente giusti, e noi ammettiamo di essere spiriti cattivi, ma che cosa ci possiamo fare, se nella grande confusione dei nostri insegnamenti e spiegazioni, non riconosciamo più nelle Sacre Scritture che cosa sia bene o male? E poiché i nostri seguaci ci hanno incaricato di pregarti di spiegarci la vera Dottrina, allora lo facciamo ancora più volentieri, poiché a noi stessi manca la vera luce in questa faccenda. Sii così buono, se questo Ti è gradito: dacci tu la vera Luce della fede secondo la Dottrina di Gesù! Tutto il resto si vedrà dopo”.

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Cap. 53

La compagnia dei trecentomila fa un altro pasto

Nella regione dei malati non consci del loro trapasso

 

(I cattolici romani delle nuvole sono accorpati alla comunità dei trecentomila. – Nuovo pasto celestialmente buono con il canto degli angeli. – Viaggio nella valle di una località di malati, invitati per un consulto religioso. – Qual è la causa delle malattie? – I malati non sapevano di essere morti e di essere già spiriti. – Il perché ad alcuni malati non è fatto sapere di essere deceduti. –Sanatori e colonie sanitarie nel regno degli spiriti. – Biasimo a uno spirito, affinché visiti la sua tomba nel cimitero.)

                        1.                  Lo faccio molto volentieri”, risposi Io, “ma poi si tratta di cambiar subito il vostro attuale modo di vivere, affinché ne abbiate un’utilità; il sapere, infatti, non vi aiuterà, ma solo il vivere e l’agire di conseguenza.

                        2.                  Vedete qui, la Mia compagnia: anche in essa esistono esseri come voi, e ancora più cattivi, ma costoro, dopo aver compreso la loro ingiustizia, hanno rinunciato alla vita precedente. Hanno accettato la Mia Dottrina e sono rimasti con Me. Essi sono protestanti, insieme al dr Martin Lutero, sacerdoti cattolici-romani, e popolo e giudei con i loro rabbini, e tutti costoro possono vivere e frequentarsi tranquillamente e pacificamente insieme in amore, umiltà e pazienza; perché non potete farlo anche voi? Vi voglio far istruire e, se vi piace, potrete rimanere con Me. Per il vostro sostentamento provvederò poi Io, ma alla condizione che viviate e agiate così come ve lo prescrive la Dottrina”.

                        3.                  Ora chiamai gli angeli e feci istruire tutti radicalmente. Quando la lezione fu terminata, vennero da Me i sacerdoti ed espressero la loro gratitudine. Poi dissero che i loro seguaci avevano espresso la volontà di rimanere qui, perché a loro piaceva la semplicità della Dottrina e l’affettuoso stare insieme che si generava da questa, così volevano rimanere anche loro e, attraverso amore, umiltà e tolleranza guadagnarsi il Cielo. Con ciò la nostra compagnia crebbe a circa un terzo di milione di teste.

                        4.                  Dopo questa grande pesca, feci accumulare cibo e bevanda per il pasto, li benedissi e li feci distribuire. Poi gli angeli cantarono il cantico di lode, e dopo fu consumato il cibo. I nuovi seguaci chiesero ora, dove essi fossero veramente. A loro sembrava, infatti, tutto così celestialmente buono e bello, tanto da pensare di dover essere già in una specie di Cielo.

                        5.                  A ciò dissi Io: “Il Cielo è ovunque, dove regna amore, umiltà e concordia, ma il vero e proprio Cielo dell’Amore è presso il Padre, e questo stato d’amore deve dapprima essere formato verso l’Alto dall’anima. Quanto più l’anima diventa fine e spiritualmente nobile, tanto più altamente gusta la beatitudine. Il pane e il vino sono dal Cielo, ma il vostro piacere in questo aumenterà sempre di più, quanto più in alto starete spiritualmente. E così è anche con il canto; ora vi passa attraverso i nervi e vi rende inquieti, ma quanto più amorevoli e umili diventerete, tanto più gradevole e piacevole sarà poi per voi.

                        6.                  Cercate perciò di seguire con molta diligenza la Dottrina di Dio, e quanto più rapidamente e meglio la seguirete, tanto prima giungeremo nel Cielo, al Padre Gesù, dove la vostra beatitudine sarà suggellata. Ora però, vogliamo subito metterci in cammino ed entrare nella valle, così, venite giù con noi nel bassopiano”.

                        7.                  Giunti a valle, facemmo un lungo viaggio sulla strada che passava attraverso la valle stessa, finché dopo parecchie ore giungemmo in una regione che era assai misera. Qui ordinai di fermarsi e riposare.

                        8.                  Dopo un’ora di riposo dissi agli angeli: “Andate nella località che si trova dietro questa collina davanti a noi, e dite agli abitanti del luogo di venire tutti qui, poiché si terrà un consulto religioso”.

                        9.                  Gli angeli si recarono subito nella grande località e annunciarono il Mio ordine. Ma qui c’era una casa di salute, dove soggiornavano molte migliaia di malati a causa  della loro guarigione. Perciò gli abitanti chiesero che cosa dovesse avvenire con quei malati che non potevano camminare.

                      10.                Gli angeli risposero: “Portateli fuori, perché è d’incalcolabile vantaggio per la loro guarigione, il fatto che ci siano anche loro”.

                      11.                I misericordiosi assistenti afferrarono i differenti giacigli e portantine, e portarono a noi i loro malati allineandoli in grandi camere di degenza, mentre quegli ammalati che non potevano camminare furono sistemati sul lato opposto, in attesa di quel che doveva accadere.

                      12.                Ora Mi feci avanti Io, e dissi. “Ognuno di voi è un peccatore! Le vostre malattie, infatti, sono sorte per i vostri molti e differenti peccati. Perciò, cari amici, il vostro compito principale è che voi riconosciate di essere peccatori, e che da ciò provengono le vostre infermità, allora sarà possibile guarire tutti voi.

                      13.                La guarigione però, dipende anche da questo: che accettiate la Mia Dottrina, la concretizziate in azione e crediate fermamente che Io vi possa guarire! Poiché chi non crede, costui respinge da sé la guarigione e rimane malato. Ora prestate attenzione, e fate ciò che Io vi dirò. Coloro che non possono stare in piedi, potranno ascoltare anche così”.

                      14.                Quindi feci schierare quelli che potevano ancora camminare in gruppi, secondo le malattie, e dissi a uno del gruppo: “Ascolta, Primo! Tu sei il più misero di questo gruppo, va’, e riferisci sinceramente il corso della tua vita sulla Terra, poiché sappi, voi siete grossolani peccatori e, come tali, siete stati tormentati con malattie nelle quali siete morti e siete stati portati in questo vostro istituto per malati che è curato finora nel regno degli spiriti da uomini misericordiosi, i quali con ciò vogliono guadagnare il loro Cielo”.

                      15.                Questa chiarificazione colse tutti i malati e ascoltatori di sorpresa, e dissero: “Non sappiamo assolutamente nulla di essere morti, com’è possibile questo? Tutto il resto è giusto, ma di essere morti, e di essere spiriti, questo è per noi inafferrabile. Come puoi dimostrarlo? Poiché abbiamo esattamente corpi come sempre, e abbiamo proprio là le nostre ferite e dolori, dove li abbiamo sempre percepiti!”.

                      16.                La Mia risposta a ciò, fu la seguente: “È disposizione divina che gli uomini, come sulla Terra così anche nel regno degli spiriti, sperimentino spesso un trattamento che non è spiegato loro, piuttosto  loro stessi devono cominciare a pensare. E così vengono nel regno degli spiriti senza sapere di essere morti. Tali anime sono poi inquadrate tra coloro che altrettanto non sanno nulla della loro separazione dalla Terra. Queste povere anime sono lasciate nella loro non-conoscenza tanto a lungo, finché cominciano a riflettere sui loro peccati ed hanno la buona volontà di diventare uomini buoni. Se questo avviene, allora le loro malattie cominciano lentamente a guarire, e vengono via dal sanatorio e vanno in colonie di convalescenza, dove si perfezionano ulteriormente e guariscono dai peccati anche le loro anime malate, che erano la causa delle loro malattie.

                      17.                Che una tale anima non si accorga di essere uno spirito, dipende da questo: perché essa non nota che è morta e perché il suo corpo animico, è la vera e propria parte sofferente del corpo dell’uomo, non però la carne. Questo vi deve essere chiaro e lampante da ciò, che l’uomo commette il peccato nella carne, ma la carne non ha nulla da soffrire dopo la morte, bensì essa è morta e si trasforma in altri esseri viventi senza sentire il minimo dolore, senza percepire la sua trasformazione, mentre è l’anima che deve soffrire e spesso espiare fortemente per i peccati e trasgressioni corporee. Quindi, è poi certamente l’anima la gaudente delle gioie del mondo, e non la carne, poiché altrimenti dovrebbe soffrire la carne dopo la morte e non l’anima.

                      18.                Il corpo è solo uno strumento dell’anima, il quale è animato e mosso attraverso il suo spirito nerveo, e non è responsabile delle sue azioni dopo la morte, come la pinza del fabbro per un lavoro sbagliato. Ora sapete la storia della vostra origine, e a te Primo sarà dimostrata ancora meglio con ciò: che tu ti concentri sul cimitero del tuo luogo di malattia, e poi cerchi la tua tomba, quindi fallo!”.

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Cap. 54

Due spiriti malati raccontano la loro vita terrena

La confessione sul letto di morte secondo il modo di Roma, è senza valore

 

(Lo spirito di Primo legge la sua iscrizione sulla lapide e si stupisce di essere morto. – Storia della vita terrena del defunto. – Dichiarazione del secondo spirito sulle cause della propria morte. – La confessione e comunione sul letto di morte al modo di Roma, è inutile, perché si giunge comunque nell’inferno. – Ammaestramento su come possono essere perdonati i peccati. – Stupore dello spirito di essere nell’inferno senza il fuoco infernale, né Satana né diavoli.)

                        1.                  Primo e l’intera compagnia, rimase in silenzio per alcuni minuti, in attesa del risultato. Subito lesse: “Qui giace sepolto Primo Weber, il quale è nato in Altendorf nell’anno 1490 il 28 febbraio, ed è morto nell’anno 1530 il 5 ottobre, per una malattia incurabile. Pace alle sue ceneri!”. – “Curioso, strano! Io e… morto? Questo è per me un portento, un mistero!”, disse, e s’immerse nei suoi pensieri. “Ed io non ne sapevo nulla!”.

                        2.                  “Sì, già da 16 anni il tuo corpo carnale giace nella tomba marcito e decomposto, e poiché ne sei convinto, allora raccontaci la storia della tua vita secondo la quale ti sei ammalato”.

                        3.                  Il malato cominciò a raccontare ora la storia della sua vita dicendo: “Ero figlio unico di bravi genitori che Mi consideravano come il loro gioiello e mi curavano diligentemente, purtroppo però, mi amarono troppo e mi concessero tutto. Diventai un bel giovanotto e fui in parte amato, in parte odiato, perché ero troppo audace, troppo ardito e troppo temerario. Mi scelsi l’amicizia di gente giovane d’idee affini, e con costoro commisi parecchie azioni cattive e peccaminose.

                        4.                  I miei genitori naturalmente riconobbero adesso quel che aveva prodotto il loro amore esagerato. Ma era troppo tardi. Non mi lasciai più frenare. Avevano desiderato che mi sposassi, ma le ragazze fuggivano davanti a un libertino, e nessuna voleva saperne di me, perché c’erano già dei figli senza matrimonio, – e così continuai a condurre la mia vita senza moglie, secondo il noto stile scandaloso.

                        5.                  I miei genitori si afflissero e si addolorarono per la mia vita fallita, finché il dolore non li ebbe consumati e portati nella tomba. Allora avevo 30 anni ed ero maturo in tutti i vizi. Con questo entrai nella mia eredità e mi tenni dei domestici forestieri senza una speciale sorveglianza. Allora ci si può immaginare come andasse, nella mia casa! I domestici erano corrotti e ladri, le domestiche, che io vedevo volentieri, altrettanto. Anno dopo anno, la mia economia domestica diminuì e decadde, ed io fui sempre più nei debiti.

                        6.                  La mia vita dissoluta senza regola e ordine mi portò all’insorgere di malattie, delle quali si temeva. Perciò dovetti andare in ospedale, lasciando tutto alle donne di mala vita con le quali vivevo. Si annunciarono i debitori, la fattoria fu venduta e il denaro distribuito ai creditori. In verità, fui messo a conoscenza di tutto, ma quando ero oramai immobilizzato a letto, malato e abbandonato da tutti, eccetto che dai sorveglianti dell’ospedale.

                        7.                  Rimasi per lunghi anni in ospedale, perché non mi si poteva più curare. Imprecavo e pregavo, ma non servì a nulla. Ora vengo a sapere che sono morto nell’anno 1530. Quando è stato? Quanto tempo è già passato?

                        8.                  “16 anni, ti dico!”, gli risposi Io. “Secondo il calcolo terreno, infatti, contiamo ora il 1546. Credo che adesso tu sia convinto, che la tua malattia e la tua morte fossero una conseguenza della tua vita, carica di peccati, e della tua dissolutezza nella carne!”.

                        9.                  “Del tutto giusto!”, disse Primo.

                      10.                Io Mi rivolsi agli altri e dissi: “Ora diteMi voi tutti di questo gruppo: avete altre cause per le vostre malattie?”.

                      11.                “No, più o meno siamo stati gli stessi peccatori, come questo malato”.

                      12.                Ora andai dal secondo gruppo e chiesi al primo di loro: “Giovanni, raccontaci la storia della tua vita. La tua malattia, infatti, è stata un’altra”.

                      13.                “Sì, purtroppo, ma subito mortale. Ora, infatti, credo già di essere nel regno degli spiriti, perché l’ha ammesso il mio amico Primo, dopo di che, ho fatto subito la stessa cosa e mi sono convinto altrettanto di essere separato dal mondo.

                      14.                La mia storia, in breve, è questa: vissi bene, mangiavo e bevevo ciò che mi gustava, frequentavo osterie, ballavo assiduamente, con ciò presi freddo, mi venne una malattia polmonare e morii. Che nello stesso tempo, commisi diversi peccati, è naturale. Mi confessai e alla fine feci la comunione, ma come vedo ora, questo fu inutile! Non sono venuto, infatti, in nessun paradiso invece forse in un inferno dei malati!

                      15.                Sì, certamente è così, la confessione e comunione secondo il rito romano, infatti, non fu mai insegnata né introdotta da Cristo, ma da preti curiosi che la esercitavano come poliziotti”.

                      16.                A ciò Io dissi: “Dio del resto ti avrebbe certo perdonato, perché tu eri istupidito, e non c’era nessuna seria volontà di migliorare, nessuna promessa di non commettere più i peccati, bensì tu raccontasti i tuoi peccati al sacerdote, così come si salda un debito. Egli ti diede l’assoluzione e tu rimanesti lo stesso, dopo ogni confessione, come prima. Perciò hai mentito al sacerdote, specialmente però, a te stesso.

                      17.                Sai, i peccati corporei non sono perdonati, se non ci si propone del tutto seriamente di non commetterli più, e non si fa penitenza. Poiché tu non hai fatto né l’una né l’altra cosa, allora non ti furono perdonati, e venisti come grande peccatore nell’inferno, in questo sanatorio”.

                      18.                “Cosa? Questo dovrebbe essere l’inferno? Dov’è il fuoco infernale? Dov’è Satana? Dove sono i suoi diavoli? Non vedo nulla di tutto questo! Perciò, spiegacelo, perché questo ci è del tutto estraneo e non sta in accordo con la dottrina cristiana-romana dei nostri sacerdoti!”.

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Cap. 55

Chiarimento su inferno, Satana, materia, anima e Dio

Storia di un avvocato e di un militare

I malati sono sanati

 

(Chiarimento su che cosa sia l’inferno, di che cosa consistano Satana, la materia, l’anima e Dio. – Storia della vita terrena del terzo spirito, un avvocato, morto di cancro – La storia del quarto spirito, che era un militare, e riconosce giusta la punizione di Dio. – La Guida, quale potente Medico dell’anima e del corpo, guarisce tutti i malati. Grande elogio sul buon pasto.)

                        1.                  Ora dissi a tutti: “L’inferno è la funesta, malata condizione della tua anima, del tuo corpo spirituale. Il fuoco infernale è la tua frequente irritazione e collera, la tua furibonda insoddisfazione. Il Satana sono i tuoi pensieri impuri, che ti danno l’illusione di tutto il mondano, del non-spirituale. Questa è un’aria cattiva che, contagiando, conduce i pensieri su vie sbagliate, che però, è uno spirito come Dio è anche un’Aria e uno Spirito, e i diavoli siete voi stessi, fino a quando sarete cattivi e pieni di peccati”.

                        2.                  Questa spiegazione pienamente veritiera fece una grande impressione sull’intera compagnia, e Martin Lutero venne da Me e disse: “Caro Signore! Dimmi, se Satana o Lucifero è solo un’aria cattiva che rende malata l’anima, come mai quest’aria poteva presentarsi sotto forma di un drago, e come una femmina celestialmente bella?”.

                        3.                  A ciò Io risposi a tutta la compagnia: “Lo Spirito di Dio ha in Sé l’Onnipotenza di poter produrre tutto l’immaginabile. I vostri corpi animici sono anche una specie di aria, ed essi sono corpi ingegnosamente formati. Così è anche la sostanza, la materia, della quale consistono i corpi degli uomini sulla Terra, la stessa aria, come quella dell’anima, ma compressa, raddensata, resa visibile agli occhi carnali da quest’aria.

                        4.                  E poiché lo spirito di Satana o di Lucifero è una parte della Divinità, può anche trasformarsi in qualsiasi forma che sia permessa da Dio; solo, non può trasformarsi in forme e figure d’amore, e opere d’amore; perché esso consiste di odio, collera e arroganza, cose che sono i poli opposti dell’amore e dell’umiltà che rappresentano la Divinità. L’aria della quale consiste la vostra anima, è lo spirituale sottile, dal quale furono formati i corpi, che è lo spirituale grossolano dell’anima di Satana, trasformato in materia”.

                        5.                  Dopo questo chiarimento, Mi presentai dinanzi al terzo gruppo e domandai al malato più vicino, di cosa si era ammalato.

                        6.                  Costui rispose: “I miei genitori mi fecero studiare e divenni dottore. Purtroppo però, un dottore di quelli che maltrattava gli uomini, rapinando loro lentamente il denaro dalla tasca per i procedimenti, dove alla fine egli diventa il guadagnante, l’interessato, invece era il perdente! Il mio unico pensiero era di sfruttare e depredare spietatamente i clienti, e ciò durò molti anni. Alla fine accadde che ebbi dolori pungenti al petto, da cui si originò un’ulcerazione carcinomatosa che mi corrose sempre più profondamente, finché mi fece fuori.

                        7.                  Io credo che questa fosse una punizione! Avevo divorato il patrimonio dei miei clienti, il cancro invece, divorò crudelmente il mio petto. Domandai ad alcuni dei malati che stavano con me, come si erano procurata la malattia del cancro, e guarda, tutti avevano avuto una simile vita precedente, così che si poteva considerare il loro cancro come una punizione. Io ammetto che non tutte le malattie di cancro abbiano alla base una motivazione come la mia, ma è spesso il caso che sia così, parimenti vi è qui uno con un cancro al naso, che deriva dal contagio di voler gustare tutto, ecc”.

                        8.                  Andai dal quarto gruppo e chiesi a uno dei malati da dove provenisse la sua malattia. Costui ci raccontò gli avvenimenti della sua vita, che aveva vissuto sui campi di battaglia, e disse: “Anche qui sarà senz’altro una punizione di Dio! Io, infatti, ho ucciso e derubato spensieratamente, sebbene questo fosse proibito dai Comandamenti di Dio. Ma si pretese da me di prestare giuramento di fede al monarca, e costui mi mandò con altri in guerra contro il suo nemico, così io dovetti uccidere, assassinare e, perché in paese nemico, rubare ciò che mi passava dalle mani.

                        9.                  La guerra, infatti, è comunque null’altro che una razzia di assassini sotto il nobilitato nome di soldati, i cui i capi e comandanti sono ufficiali ben finemente adornati, i quali però, non fanno altro – perché il loro cuore non conosce nessun amore e nessuna compassione – che massacrare crudelmente e distruggere il nemico, nemico che non ha fatto loro mai qualcosa di male, e che essi non avevano mai visto prima.

                      10.                In una di quelle scaramucce ebbi una ferita squarciata, come rimborso per la mia crudeltà, e poiché ora sono nel paese degli spiriti, allora sono senz’altro morto. Conosco qui alcuni che hanno vissuto casi simili, quindi lo considero come una punizione per la violazione dei Comandamenti di Dio, e per la mia crudeltà”.

                      11.                Ora dissi Io: “La tua confessione, come le altre, è pienamente veritiera, e poiché in questo voi riconoscete la vostra colpa, allora siete maturi per essere guariti. E così voglio terminare col farvi delle domande. Io sono un potente Medico delle anime e del corpo, e curo tutti quelli che Mi credono sulla parola. Potete credere che questo sia vero?”.

                      12.                Allora si presentò un malato e disse: “Poiché tu sei un comandante di una truppa così grande di uomini, allora non può essere che così: tu affermi la verità, e perciò credo fermamente che a te sia possibile guarirci”.

                      13.                “Hai giudicato molto bene, perciò alzati dal tuo giaciglio!”. – Il malato Mi guardò colmo di gioia e balzò su, rallegrandosi di tutto cuore della sua guarigione e Mi ringraziò fervidamente. Dopo di ciò, i malati innalzarono da tutte le parti la preghiera che Io guarissi anche loro.

                      14.                Ma Io dissi: “Lo voglio fare, ma a una condizione, e questa è che rinunciate al vostro modo di vivere materialistico e mondano, e che in futuro viviate secondo i Comandamenti divini. Come però, dovete vivere, ve lo riferiranno i Miei servitori. Siete voi d’accordo, con questo?”.

                      15.                Tutti levarono le loro voci e accettarono la Mia condizione. A ciò Io dissi: “Le vostre malattie sono scomparse e siete perfettamente sani! Ora, fuori dai letti, affinché siate ulteriormente fortificati da Me”.

                      16.                A questo discorso tutti i malati si alzarono e corsero da Me, per esprimere la propria gratitudine per la pronta guarigione. Ci furono molte lacrime di gioia e note di esultanza, com’è naturale. Quando il primo giubilo passò, dissi Io: “Sbarazzatevi dei vostri letti, stampelle e materiale di medicazione, e poi venite tutti da noi per una merenda che vi fortificherà e ristabilirà completamente”.

                      17.                I guariti portarono via tutto e presto tornarono indietro. Io  intanto, incaricai gli angeli di andare a prendere pane e vino, e dissi agli infermieri compassionevoli, che anche loro dovevano prendere parte al pasto, il che essi non se lo lasciarono dire due volte. Nel frattempo furono procurati pane e vino, che Io benedissi e feci distribuire a tutti. E poi di nuovo non ci fu più fine alla lode sulla bontà del cibo, finché non vi fu più nulla da lodare.

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Cap. 56

Unificazione dei malati guariti e degli infermieri alla grande compagnia

Incontro con i cattolici-romani nel cimitero in attesa del Giudizio Universale

 

(Dopo il pasto, i guariti notano l’eccezionale nella compagnia. – Il loro ammaestramento attraverso gli angeli. – Accoglienza di tutti nella compagnia. – Marcia e arrivo davanti a un grande cimitero. – Agli spiriti è spiegato che la compagnia vive secondo la Dottrina di Gesù, senza differenza di religione e nazione. – L’attesa degli spiriti cattolici romani del Giudizio Universale. – Invito agli spiriti per una discussione religiosa.)

                        1.                  Dopo il pasto, gli angeli cantarono l’inno di lode a Dio, e ciò rese attenta la nuova compagnia che qui doveva esserci qualcosa di speciale. Il pasto, infatti, era ultra-naturalmente buono, e il canto ultra-terrenamente bello, e così essi osservarono con la più grande attenzione gli angeli che portavano via le stoviglie, e furono colpiti dalla loro giovinezza e bellezza. Gli angeli tornarono indietro subito, e istruirono i malati guariti su che cosa essi avessero da credere, e che cosa da lasciare.

                        2.                  In quest’occasione, i guariti domandarono agli angeli insegnanti ‘chi’ noi eravamo, e dove andavamo. Costoro allora risposero: “Noi raduniamo uomini volenterosi che vogliono vivere e agire così come insegniamo, e siamo in viaggio per il Cielo, dal Padre Gesù; se siete disposti, potete venire con noi”.

                        3.                  A ciò Mi presentai Io dicendo: “Solo il seguire precisamente questi insegnamenti dati attraverso gli angeli, vi rende idonei a venire con Me. Perciò dovete esaminare bene se siete di volontà abbastanza buona da far questo”.

                        4.                  Si presentarono allora tutti, e dissero: “Lo faremmo già per gratitudine, ma lo facciamo ancora più volentieri, poiché con ciò speriamo di giungere presto alla nostra meta spirituale”.

                        5.                  “Bene, venite dunque tutti con noi, anche gli infermieri. Costoro, infatti, hanno ben avuto molto amore, compassione e pazienza con voi. Perciò, per questo, essi meritano anche di essere una buona volta ricompensati con il Cielo”.

                        6.                  Questa Promessa strappò loro lacrime di gratitudine, e si rallegrarono come fanciulli cui vengono promessi frutta e leccornie. Dopo queste scene ci mettemmo in marcia e andammo oltre, lasciando la località; i guariti, infatti, furono lieti di essere venuti via di là. Anche gli infermieri però, affaticati dal lavoro di lunghi anni, venivano a prendere per questo la ricompensa.

                        7.                  Dopo una marcia di dieci ore, giungemmo al cimitero di una grande città della Terra e ci accampammo lì davanti.

                        8.                  Subito vennero da noi alcuni spiriti e chiesero, dove fossimo diretti e quale fosse il nostro scopo. Io allora risposi loro:

                        9.                  “Come vedete, noi siamo spiriti come voi, ed Io ne sono il Comandante. La compagnia consiste di giudei, protestanti e cattolici romani. Da noi è stata eliminata ogni differenza di fede. Noi viviamo secondo la Dottrina di Gesù, e questa è la Dottrina dell’amore, dell’umiltà e della tolleranza, e perciò della pace. Attraverso queste virtù, che noi pratichiamo diligentemente, siamo diventati una famiglia unita. Ci consideriamo tutti come figli dell’unico Padre Gesù, e perciò fra noi ci consideriamo fratelli e sorelle”.

                      10.                Allora uno degli spiriti rispose: “Molto bello da dire e da ascoltare, ma spiegaci: da voi c’è già stato il Giudizio Universale, giacché andate in giro per il mondo e gioite della vita? Qui siamo tutti puri cattolici romani, e ci siamo prefissi di aspettare, finché non ci risveglierà la tromba per la resurrezione della carne, e il Giudizio Universale. Noi crediamo fermamente in questo e perciò aspettiamo con pazienza l’adempimento di questa promessa”.

                      11.                Ora gli risposi Io: “Allora aspetterete così a lungo, fino a perderla, la pazienza! Dunque venite fuori tutti da noi, così che possiamo discutere più da vicino e voi possiate ascoltare le nostre discussioni, invece di stare rintanati nella tomba e nel marciume”.

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Cap. 57

Sul Giorno del giudizio, sul Giudizio Universale e sulla resurrezione della carne

 

(Chiarimento sul Giorno del Giudizio. – “Il sangue e la carne non erediteranno il Regno dei Cieli”. – Noia e freddo per l’attesa nella tomba. – L’angelo dell’ultimo suono di tromba. – Resurrezione della carne. – La Dottrina di Cristo è la Luce spirituale, i dogmi romani sono la tenebra spirituale.)

                        1.                  Subito l’oratore esclamò: “Fratelli e sorelle, venite fuori dalle tombe per una discussione religiosa!”. E subito emersero dalla terra, stretti stretti, una gigantesca moltitudine di spiriti insieme ai loro vescovi e sacerdoti, e vennero fuori dalle mura del cimitero, accampandosi di fronte a noi.

                        2.                  Quando questo accadde, Mi feci avanti Io e dissi: “Si presenti qui il clero!”. Questo avvenne subito.

                        3.                  Allora soggiunsi: “Ebbene, diteMi: che cosa aspettate, stando così rannicchiati nelle vostre tombe marcenti?”.

                        4.                  Ora Mi rispose un vescovo: “La nostra dottrina ci riferisce che nel Giorno del Giudizio, al suono della tromba dell’angelo, tutti gli uomini sorgeranno nei loro corpi di carne e andranno al Giudizio, gli uni alla vita nel Cielo, gli altri alla morte nell’inferno. Quindi il Signore Gesù separerà gli agnelli e i caproni, e darà a ognuno la sua meritata ricompensa. Perciò aspettiamo e giacciamo nella tomba, finché questo non succederà”.

                        5.                  “Amico!”, risposi Io. “Allora tu non comprendi Paolo. Si dice esplicitamente che sangue e carne non erediteranno il Regno dei Cieli. Quindi voi aspettate inutilmente già da centinaia di anni. Alcuni di voi sono già passati da un’altra parte e hanno raggiunto la loro meta, ma la maggior parte sta rannicchiata e attende imperterrita. Ora sono qui Io, per accendervi una luce, se Mi volete ascoltare serenamente”.

                        6.                  Il vescovo Mi rispose: “Amico, se tu sei capace di dire qualcosa di sensato, allora fallo! Questa situazione ci è, infatti, molto tediosa. Sentiamo anche un certo freddo fisico, e sarebbe per noi giustissimo ricevere una buona luce su come stanno veramente le cose.

                        7.                  Quindi, dì solo ciò che tu sai, poiché siamo liberi di accettare o di lasciare; dunque, fuori con la spiegazione!”

                        8.                  “Poiché siete di carattere bonario, voglio subito spiegarvi come sono da intendere le parole di Paolo ai Corinzi, vale a dire: «Il Giorno del Giudizio è ogni giorno che tu vivi, perché il trascorso è il vecchio». Il Giorno del Giudizio per la tua anima è quello nel quale tu sei morto! In questo giorno, infatti, si è svolto un cambiamento in te: la luce del giorno si è trasformata in un forte crepuscolo serale, e già questo è stato un Giudizio. Con questo, infatti, è cominciata la ricompensa per la tua fede e le tue opere nel mondo.

                        9.                  Vedi, il tuo abito è grigio e sudicio, perché il tuo essere è ancora molto materiale, e perciò senti il freddo materiale. Sei molto triste e di mal umore. Anche con il cibo le cose stanno male. Hai fame! DimMi: non è vero, questo? E questo per te non è un Giudizio?”.

                      10.                “Sì, davvero!”, disse il vescovo. “Io qui sto peggio del più grande detenuto nel mondo! Costui, infatti, riceve il suo cibo e una cella, e non ha proprio nulla da lamentarsi; invece io posso solo lamentarmi e affliggermi sulla mia inaspettata situazione, e nulla aiuta. Ho pregato Dio, Maria, differenti santi ma nulla ha aiutato. Perciò ho smesso di pregare e conduco rassegnato il mio destino. Ora continua a riferire!”.

                      11.                “È bene che tu riconosca che non è andata secondo la tua aspettativa. Perciò ti sarà facilmente comprensibile da dove viene tutto questo, e così ascolta:

                      12.                Sul giorno del Giudizio e del Giudizio Universale hai abbastanza dimostrazioni, perché porti già le conseguenze di questi due. L’angelo con il suono della tromba fu per l’appunto il tuo ultimo respiro, in cui ti risvegliasti dalla vita terrena alla vita spirituale, facendo la qual cosa c’era accanto anche un angelo della morte, il quale separò il legame spirituale della tua anima con il corpo di carne.

                      13.                La resurrezione della carne sono le tue opere buone e cattive che hai compiuto nella vita carnale, e queste ti seguiranno e sono ora la tua veste dell’anima che, come tu vedi, ha un aspetto molto triste. Che cosa dici ora, su questa spiegazione?”.

                      14.                “Sì, cosa devo dire? Se credo che corrisponda o no alla verità? Allora ho veramente da portare le tristi prove di questo nel mio corpo, e così credo che Tu abbia detto la verità. Lo devo credere: vedo me e la mia intera comunità, insieme agli altri vescovi e sacerdoti, che a loro le cose vanno come a me, anzi, a qualcuno va meglio che a me, poiché la sua veste sembra molto più bella. E dove non si può nascondere nulla, allora si preferisce piuttosto parlare francamente. Forse potrò essere d’aiuto con la mia sincerità”.

                      15.                Allora risposi Io: “Se tu e i tuoi colleghi di servizio non sarete riluttanti, vi comunicherò la piena verità, e allora potrete ancora essere aiutati così che giungiate in una situazione considerevolmente migliore; Io, infatti, sono uno Spirito superiore e Mi è possibile fare tutto per voi, se Mi crederete e non Mi farete opposizione.

                      16.                Vedi, Io ho qui una compagnia consistente. Ho fatto molta fatica per convincerla del suo errore ma ora essi sono insieme come agnelli. L’autentica religione di Gesù ha conciliato cattolici romani, protestanti e giudei in un solo gregge. E allora tu domanda ai sacerdoti romani, se qui non hanno trovato il vero e se non sono felici”.

                      17.                Subito si fecero avanti i sacerdoti cattolici-romani dicendo: “Finché ci siamo tenuti stretti ai dogmi e alle cerimonie romane, eravamo in un tale triste stato, lo stesso in cui siete voi adesso! Ma ora le nostre vesti sono già considerevolmente più luminose e più belle delle vostre, e le nostre condizioni sono infinitamente soddisfacenti poiché cresciamo visibilmente nel nostro progresso spirituale. Fate anche voi come noi, e tutto vi andrà bene!”.

                      18.                I vescovi chiesero ora all’oratore: “Sì, ditemi: come potete armonizzare insieme, eretici protestanti e giudei? Questo è certo contro la nostra religione cattolica romana”.

                      19.                Costui non gli fece mancare il chiarimento e disse: “Vedi, abbastanza bene; noi sappiamo che Cristo, Pietro e tutti gli apostoli erano giudei secondo la carne e l’abito, perciò riguardo la presenza dei giudei ci ricordiamo sempre di questo, e così possiamo benissimo sopportare i giudei fra noi.

                      20.                Per quanto riguarda invece i protestanti, essi hanno l’insegnamento degli apostoli come loro dottrina di fede. Se questa non fosse giusta, allora anche Cristo e gli apostoli non avrebbero insegnato giustamente, e di conseguenza saremmo anche noi puri impostori e truffatori. Questi ultimi però siamo indubbiamente noi, finché insegniamo e viviamo secondo gli umani ordinamenti papali, poiché nella Dottrina di Cristo noi predichiamo la Luce, nei dogmi l’oscurità, e che questo sia vero, ve lo dimostra lo stato delle vostre anime, come tu stesso hai confessato.

                      21.                Con la Dottrina di Cristo, del Nuovo Testamento, sul quale si basa la religione protestante e che è appunto la Dottrina dell’amore, dell’umiltà e della tolleranza, possiamo vivere tutti l’un con l’altro come fratelli e sorelle nella concordia migliore.

                      22.                Guarda i servitori del nostro Comandante! Essi sono belli come angeli e intelligenti, potenti e veloci, così che tutti si meravigliano di loro. Che cosa sarà quando li sentirai cantare? Io ti dico, essi cantano celestialmente bene. Se solo tu sapessi, quanto sia potente il nostro Comandante, diventeresti muto dinanzi a Lui, ma non vogliamo anticipare nulla, così ci ritiriamo di nuovo”.

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Cap. 58

Lo stupendo discorso di fede di Martin Lutero

 

(Martin Lutero tiene uno stupendo discorso di fede ai cattolici romani del cimitero. – I preti si fanno piccoli piccoli e il popolo desidera essere istruito nell’autentica Dottrina di Cristo e seguire la compagnia. – Anche i preti accettano di essere istruiti alla Verità della Dottrina e si uniscono alla compagnia.)

                        1.                  Il vescovo con tutto il clero guardarono stupiti, e non sapevano che cosa dire. Ora dissi Io: “Dottor Martin Lutero! Fatti avanti, ed esprimi anche tu alcune parole”. Subito egli si fece avanti e disse le seguenti parole ai preti e alla loro comunità: “L’Amore del nostro Dio e Padre ha suscitato in me un apostolo della riforma, come un giorno Saul davanti a Damasco fu suscitato a essere divulgatore della religione cristiana. Certo, il modo di suscitare è differente, ma noi due, abbiamo servito lo stesso scopo: Saul contro il fariseismo, io contro il romanesimo.

                        2.                  Ciò che Cristo rimproverò ai farisei, lo stesso vale, e in misura ancora più amplificata, contro il romanesimo. Io lottai contro la chiesa papale con la Dottrina di Cristo, e così mi riuscì a ottenere la stessa cosa che riuscì a Saulo, più tardi chiamato Paolo, contro il tempio. Cristo vinse e, nonostante le persecuzioni, si diffuse la religione protestante, perché essa è la pura Dottrina di Cristo, come l’abbiamo presa in consegna dagli apostoli. E vedete, secondo questa religione di Cristo si è formata la nostra compagnia, ed essa si sente sommamente soddisfatta e felice insieme. Non abbiamo né dogmi né cerimonie; l’amore soltanto è la nostra guida! Questo solo ci rende felici! L’adempimento del più grande Comandamento nella Legge, l’amore per Dio e per il prossimo, è questo che fa di noi una famiglia dei figli di Dio.

                        3.                  Io vi domando, cari fratelli nel Signore: può esistere una religione migliore di questa? No, non ne esiste una migliore, ve lo dimostra la nostra compagnia fraternamente insieme. Compagnia che nella vita terrena si fronteggiava con ostilità, come fossero tutti cani, gatti e lupi. Da irriconciliabili, sono diventati un gregge, il cui sommo Pastore è il nostro Padre Gesù nel Cielo. E se così stanno le cose, che sono evidenti dinanzi a voi, come non deve essere questa religione dell’amore e della concordia l’unica vera, l’unica che renda beati? Altrimenti, come potremmo definire una religione che si è posta il compito di rinnegare, perseguitare, torturare e bruciare nel fuoco i veri seguaci di Cristo, come religione cristiana, nella quale invece si chiede di amare i nemici, di rendere quelli che fanno del male capaci di fare del bene agli amici, e di pregare per i propri diffamatori e persecutori?

                        4.                  Vedete, così suona la Religione di Cristo, ed io, il molto perseguitato e brutalmente calunniato, presunto nemico della chiesa romana, v’invito all’amicizia dicendovi: lasciatevi istruire in base alla Dottrina di Cristo, e non sbraitate più sulla religione cattolica romana come l’unica che renda beati! Poiché una religione i cui preti correggono Dio Cristo e pretendono di essere più assennati di quanto lo fosse Cristo stesso, dichiarandoLo non Onnisapiente con i loro ordinamenti umani, non è proprio una religione cristiana ma anticristiana, piena di arroganza e oltraggiosa presunzione contro la Santità e Onnisapienza divina, e questa è la cattolica romana.

                        5.                  Perciò dico ancora una volta: abbandonate l’edificio romano della menzogna e dell’inganno, e afferrate la mano fraterna dell’amore che vi offro, diventando seguaci e servitori di Cristo e non di Roma e del papa. Attraverso il nostro Comandante, infatti, noi vi possiamo liberare dalla vostra miseria, e poiché siamo sulla via che porta al celeste Padre Gesù, prendervi con noi. I papi non lo possono fare, perché loro stessi si trovano in una tale oscurità e miseria, proprio come voi. Che questo mio discorso corrisponda alla verità, lo vedete nella nostra compagnia che consiste di tutti i possibili peccatori, eppure nel breve tempo in cui siamo insieme, hanno già lavato i loro abiti rendendoli più, o meno bianchi nel sangue, questo significa nell’Amore di Gesù. La stessa cosa attende anche voi, se sarete di buona volontà e accetterete l’unica cosa che renda beati: solo ciò che Cristo ha insegnato e gli apostoli hanno scritto”.

                        6.                  Questo discorso assai acceso, rese i preti così imbarazzati che nessuno si arrischiò di tenere una replica. Invece si levarono intere colonne del popolo dicendo ad alta voce: “Noi desideriamo ascoltare senza scrupolo l’autentica Dottrina di Cristo, stia bene o no ai nostri sacerdoti, e siamo disposti a venire con voi. Poiché, di stare sempre rannicchiati nella tomba e soffrire ogni genere di miserie, ne abbiamo già abbastanza. Perciò vogliamo rompere con tutto e venire con voi. Vi preghiamo: istruiteci, affinché sappiamo che cosa dobbiamo fare in futuro!”.

                        7.                  Mi rivolsi ai preti e dissi: “Il futuro della vostra comunità sta in Mio potere, voglio istruirla e farla venire con noi. Non vorrei però, lasciarvi qui da soli, ma rendere felici anche voi. Il nostro viaggio, infatti, ci condurrà al Padre Gesù nel Cielo, perciò lasciatevi anche voi istruire e convertire, affinché Io vi prenda con noi e vi renda felici”.

                        8.                  I preti si guardarono l’un l’altro, e poiché nessuno fece un’espressione del viso, contraria, anzi i restanti vescovi fecero perfino un cenno favorevole col capo, disse di nuovo il vescovo che aveva parlato prima: “Amico! I vostri discorsi sono convincenti, anche se per noi amari, e la certezza che le cose stiano veramente così, ci costringe a non opporci alla verità. Perciò fa’ istruire anche noi su tutto ciò che noi stessi abbiamo insegnato in modo ingiusto, poiché vogliamo riparare tutto e piegarci dinanzi alla Verità. E se Tu vorrai prenderci con Te, allora pregheremo per questo, poiché cercheremo di conquistare la vostra soddisfazione con il nostro cammino di vita”.

                        9.                  Ora lasciai che gli angeli istruissero la nuova comunità, dopo feci portare pane e vino che Io benedissi e feci distribuire, e feci cantare l’inno di lode e di ringraziamento, il che suscitò una grande gioia e soddisfazione nei nuovi convertiti. Con discorsi giustamente applicati ci riuscì, senza grande fatica, di unire a noi la compagnia nuova, per cui essa crebbe considerevolmente formando un mezzo milione di teste. Quando tutto fu compiuto, proseguimmo ancora, e così dopo un lungo cammino giungemmo in un’altra grande località, dove ci accampammo di nuovo.

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Cap. 59

Presso una grande comunità di cattolici e protestanti

 

(Arrivo davanti a una grande località, dove vivono in fraterna concordia molti protestanti e cattolici-romani, e accoglienza degli stessi nella compagnia. – Offerta del pasto ai nuovi arrivati quale pregustazione di come ci si nutra nel Cielo. – Gli angeli cantarono un salmo che è accompagnato da un’invisibile musica celeste. – Completo numero della compagnia di un milione di anime.)

                        1.                  Appena ci sedemmo, ci vennero incontro intere colonne di spiriti e ci invitarono a recarci da loro nel villaggio. Noi però, dicemmo: “Siamo troppi, venite tutti qui da noi e passeremo insieme lietamente un po’ di tempo”.

                        2.                  Gli spiriti corsero nel villaggio, molto esteso, e raccontarono a tutti di essere stati invitati a uscire e ad andare da una grande compagnia, per intrattenersi lì un po’ di tempo. Tutti si alzarono subito e corsero fuori, giunsero da noi e ci chiesero che cosa ci fosse di eccezionale, siccome viaggiavamo in così gran numero.

                        3.                  A ciò dissi Io: “Siamo pellegrini che vanno al Padre Gesù, e accogliamo tutti quelli che vogliono venire, e quindi anche voi, poiché Io so che siete buoni e bravi figli e con la vostra ospitalità date molta gioia al Padre celeste”.

                        4.                  “Oh, guarda cosa ascoltiamo! Dicci: come sai che siamo ospitali? Non facciamo certo nulla di speciale; poiché il Padre nel Cielo ci dà abbastanza di tutto, allora distribuiamo il superfluo ai nostri fratelli che passano di qui. E così facciamo solo il nostro sacrosanto dovere e nient’altro. E di questo il caro Padre deve avere con noi molta gioia! Quindi dicci: come sai questo?”.

                        5.                  “Oh, cari e buoni figli, Io so moltissimo di voi, e sono qui su incarico del Padre, per portarvi con noi e condurvi a Lui; poiché vedete, è accaduto un grande avvenimento sulla Terra. Il nuovo apostolo della Dottrina di Cristo, il dr Martin Lutero, è partito dalla Terra, e Io sono andato a prendere lui e una parte della sua comunità che attendeva con impazienza la sua separazione dalla Terra. In quest’occasione sono anche andato a cercare quegli spiriti che ho trovato maturi per la conversione e li ho presi con Me. E così sono venuto anche da voi, per prendervi insieme con noi. Siete d’accordo con questo?”.

                        6.                  “Con il più grande piacere! Noi, infatti, siamo tutta buona gente, insieme, protestante come romana. Ci siamo riconosciuti attraverso il reciproco amore e ristorati con la Dottrina di Gesù. Tra noi, infatti, c’è gente assai tollerante, e questa gente ci ha insegnato i vantaggi del reciproco amore e della tolleranza. E così ci siamo limitati solo ai pochi insegnamenti principali di Cristo, adempiendoli, e tra noi c’è stata sempre soddisfazione e concordia e, con ciò, siamo diventati gli uni per gli altri, come fratelli e sorelle.

                        7.                  E così anche ogni forestiero che passa di qui, lo consideriamo come amico e fratello, lo ospitiamo e lo accompagniamo per un po’ lungo la via. Lo volevamo fare anche con voi e, guarda, ora siamo noi vostri ospiti, cosa che ci rallegra molto; in particolare però, il fatto che tu ci comunichi la notizia che il Padre ci prenderebbe a Sé. Ebbene, sarà una grande gioia, veder esaudito il nostro unico desiderio: giungere al Padre, per cui ci prepariamo già da molto tempo!”.

                        8.                  A questo discorso, tenuto in maniera assai semplice e affabile, Io dissi: “Sì, anche il Padre si rallegra di potervi annoverare tra i Suoi figli. Milioni di angeli e spiriti aspettano con gioia il Mio ritorno, e hanno accompagnato con i loro occhi ogni passo che Io ho fatto per amore per voi ed esultano per gli esiti del Mio viaggio. Perciò prenderemo qui una merenda, per darvi una pregustazione di come ci si nutra nel Cielo”.

                        9.                  Allora chiamai gli angeli, feci portare frutta, pane e vino e, quando tutto fu benedetto e distribuito, feci cantare un salmo di Davide accompagnato con un’invisibile musica celestiale, la quale colse la compagnia al punto che stava lì come incantata, non sapendo quasi più che non era ancora arrivata in Cielo. Allora ci furono volti gioiosi, e alla fine lieti discorsi sul prossimo arrivo dal Padre Gesù nel Cielo.

                      10.                Quando il pasto fu terminato e le stoviglie sparecchiate, Io dissi alla compagnia: “Cari figli, il nostro raccolto è alla fine, siamo diventati un numero importante, un milione di pellegrini. Ora preparatevi ad altri avvenimenti che presto seguiranno, e così ci rimetteremo subito in cammino”.

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Cap. 60

Il cammino attraverso celestiali Bellezze

La visita a un imponente tempio, a immagine di quello di Gerusalemme

 

(La stupenda via nel Cielo. – La veste celeste dei viaggiatori. – Il cammino in un paesaggio celestiale fino ad un’immensa grotta nella quale c’è un imponente magnifico tempio ad immagine di quello di Gerusalemme. – La luce che illumina il Cielo è un’aria elettrica nella quale vivono i beati del terzo Cielo.)

                        1.                  Ora l’intera compagnia si preparò a partire, attendendo il comando per proseguire. E così cominciammo a percorrere una via completamente nuova, via che finora nessuno aveva notato, poiché Io la feci comparire solo nel momento della partenza.

                        2.                  Questa via era bianca come neve, e cinta con una siepe di fiori e alberi celesti di un magnifico profumo e di uno splendore mai visto. Tutti giubilarono e furono raggianti di gioia, mentre le vesti di ciascuno della compagnia divennero d’un bianco abbagliante, guarnite con rose assai magnifiche. Con l’ultimo pasto e il canto con la musica, infatti, era passato tutto nell’amore e così era venuto il momento di vestire anche i più piccoli in modo già celestialmente bello.

                        3.                  Così camminammo a lungo sulla via molto larga, e ognuno ebbe abbastanza tempo libero per se stesso e per gli altri, e di ammirare la stupenda strada nella regione eterea che incantava tutti. Alla fine sulla strada cominciò a dispiegarsi un incantevole paesaggio, il quale era pieno delle più magnifiche piante e formazioni terrene.

                        4.                  Ora dissi Io: “Figlioli, rechiamoci per un po’ in questa regione, e osserviamo più accuratamente tutto ciò che c’è da vedere”.

                        5.                  Tutti seguirono con visibile gioia la Mia proposta, e così andammo nei prati e nei campi erbosi morbidi come velluto, che erano completamente pieni dei più magnifici fiori che essi avessero mai visto. Girovagammo su e giù per valli e colline, ovunque incontrando e ammirando nuove forme, nuove bellezze.

                        6.                  Dopo aver girovagato a lungo su e giù, arrivammo a un magnifico lago con parecchie isolette. L’acqua era pura come cristallo, e animata da una quantità di pesci dai più differenti colori e forme, che vi saltellavano dentro allegramente. Alcuni cigni simili a uccelli, nuotavano sull’acqua emettendo un delizioso canto, in un modo tale che nessun uccello terreno ha mai cantato. La riva del lago abbondava nella più rigogliosa vegetazione e diffondeva il suo buon profumo di fiori in lungo e in largo.

                        7.                  Le isolette, galleggiando come stelle sul lago liscio come uno specchio, ci attirarono a far loro visita, e così camminammo sull’acqua, la quale ci sostenne come una strada, mentre ammiravamo queste collinette lagunari che erano adornate nella più bella magnificenza floreale, come giardini celesti, e diffondevano ogni specie di buoni profumi di fiori e piante. Dopo aver ammirato tutto, proseguimmo di nuovo.

                        8.                  La regione diventava sempre più bella e magnifica, ogni specie di rari alberi, ancora mai visti, distribuivano ombra al nostro festoso passaggio, e giocondi uccelli cantavano allegramente sui loro rami cinguettando le loro graziose melodie. Tutto alitava vita, tutto si rallegrava dell’esistenza in questa magnificenza celeste. Alla fine giungemmo a un monte, ai piedi del quale si trovava l’ingresso di una grande grotta.

                        9.                  Io Mi fermai davanti all’ampio ingresso e dissi: “Figlioli, visitiamo la grotta, dunque, seguiteMi!”. Entrammo tutti, e all’interno si trovavano le più splendide formazioni cristalline in tutti i più svariati colori. Qui c’erano animali, piante, fiori, e le più straordinarie figure, alberi e portenti, come non se li può immaginare nemmeno la più fervida fantasia; l’uomo terreno, infatti, può pensare solo a ciò che esiste da qualche parte. Dio invece è inesauribile in pensieri, idee e creazioni delle cose più straordinarie”.

                      10.                Proseguimmo nella grotta, e ora si fece innanzi a noi una gigantesca apparizione: un grande tempio con colonne magnificamente trasparenti, che recava la forma dell’ex tempio esistente una volta sul monte Moria, in Gerusalemme, ma solo molto più grandioso e imponente. Passammo attraverso i magnifici viali di colonne nel tempio vero e proprio, le cui pareti scintillavano di pietre preziose e cambiavano nelle più belle luci delle stelle. Era quella, una magnificenza mai vista, che naturalmente non si trovava in Gerusalemme, bensì nel Cielo. L’altezza del tempio era tale, che esso sembrava come innalzarsi nelle regioni delle nuvole, il che aumentava l’impressione del tutto. Il soffitto era del più fine e più delicato blu, come fatto della seta più impalpabile tempestata di stelle, che rifrangevano la loro luce sfavillando come da grandi brillanti nei differenti colori. Il pavimento era bianco come neve e abbagliava meravigliosamente.

                      11.                Al centro del tempio stava una specie di altare di purissimo oro, scintillante in una forma così magnifica, come non l’ha ancora mai immaginato un uomo mortale: sull’altare si libravano due cherubini di un abbagliante colore bianco, in atto di preghiera, e su di essi cadeva dall’alto un raggio di luce, il quale ne aumentava al massimo l’effetto. Davanti all’altare stava il candelabro a sette braccia, di cristallo trasparente color rosa, con le sue candele luccicanti d’oro, la cui forma rappresentava una magnificenza di perfezione che superava ampiamente il più grandioso oggetto immaginabile del mondo, e su cui ardevano luci in sette colori nella forma dell’arcobaleno, ma in una tale bellezza e chiarezza, com’è possibile solo a Dio, creare. E questa luce di colori diffondeva nel tempio le più delicate fragranze di profumi. Le colonne che sostenevano l’edificio del tempio e lo adornavano, erano ricoperte da una composizione in foglie che sembrava essere spuntata dalle colonne trasparenti; questa, nella più delicata colorazione e abbellimento verde splendente, passava nella luce opaca, e da essa ora spuntavano fuori i più splendidi fiorellini disposti secondo le regole dell’arte.

                      12.                In questo modo, l’interno del tempio aveva un aspetto tale, da fare sulla moltitudine un’affascinante impressione. Che il tempio fosse grande, potete dedurlo dalla moltitudine del popolo. E che l’insieme rappresentasse qualcosa d’irraggiungibile per la fantasia umana, poiché tutti i colori e le composizioni non erano stabiliti secondo la sapienza umana ma secondo la Sapienza divina, , su questo a Me potete certamente credere!

                      13.                E che solo spiriti molto progrediti possano vedere e afferrare chiaramente ciò, vi sarà certamente anche chiaro!

                      14.                Ma per comprendere Me, ossia quale differenza esista tra la vista carnale di un uomo peccaminoso e la vista spirituale di un abitante superiore proveniente dal Cielo d’amore dei figli di Dio dove Io condussi la compagnia, vi deve essere noto che quest’aria, nella quale voi vivete e che rappresenta una parte della Divinità, per lo spirito dei figli dimorante nel Cielo presso il Padre Gesù è una Luce uguale alla più forte luce elettrica, essendo essa per i vostri occhi materiali senza il Sole, priva di luce. In una tale forte luce dimorano i beati del terzo Cielo o Cielo dell’Amore, così leggermente come voi vivete nella luce del Sole, ma con la differenza che in ciò essi hanno un’inesprimibile sensazione di delizia, che aumenta al massimo attraverso la contemplazione di Dio, mentre dal Sole voi sentite solo la luce e il benefico calore finché questo non diventa sensibilmente troppo caldo; invece nell’aria elettrica voi perdereste subito la vista.

                      15.                Che anche l’esteriore del tempio corrispondesse alla magnificenza interiore, potete immaginarvelo. Le pareti, di un bianco abbagliante, mutavano secondo i più magnifici addobbi e le decorazioni nella più fervida fantasia, fin su ai cornicioni del tetto. Da lì si elevava l’imponente tetto in splendido oro, circondato dalle più meravigliose cupole impreziosite da scintillanti brillanti incastonati nella più maestrale esecuzione, secondo la divina Sapienza della costruzione. Così era costituito l’interiore e l’esteriore del tempio, davanti a cui, in muta contemplazione di tale mai sospettato fasto, magnificenza e grandiosità, la compagnia stava come in un avvolgimento magico, finché Io non la risvegliai da questa magia, conducendola verso altri avvenimenti.

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Cap. 61

Lutero è consapevole delle trasformazioni esteriori e interiori della compagnia

Fuori dall’enorme caverna in un frutteto, per l’ultimo pasto

 

(Martin Lutero si desta dal velo magico delle bellezze celestiali e sentimenti di delizia, e risveglia la compagnia facendole notare che dovevano essere già nel Cielo. – Uscita dalla grotta su un prato celeste con un immenso frutteto celestiale, dove è consumato un ultimo pasto celestiale accompagnato dal canto degli angeli e dalla musica. – Considerazioni della Guida sulla crescita spirituale dell’anima.)

                        1.                  Dal tempio, passammo attraverso un viale di colonne bianche cristalline, magnificamente formate in tutte le immaginabili decorazioni al lato e avvolgimenti fin molto in basso. Arrivati là, condussi la compagnia lungo un grande ruscello, nel quale correvano qua e là differenti pesci variopinti, fino a un muro gigantesco, alla cui base vi era per passaggio uno splendido cancello. Passammo attraverso il cancello, colossalmente largo, e ci trovammo in un’insenatura sul cui sfondo, ciò che finora era stato il ruscello, cadeva da un’immensa altezza formando una pioggia polverizzata d’acqua. Questa bellezza – incastonata tra le più magnifiche formazioni a muro, che si formano solo nelle grotte sotterranee, come per esempio nella grotta di Adelsberg[6], una debole immagine a confronto di ciò che qui è stato descritto, con la differenza però, che qui si trovava tutto in tutti i colori puramente cristallini, mentre là è tenebroso e sporco – afferrò nuovamente l’intera compagnia con un avvolgimento magico, tanto che questa stava lì muta e immobile, immergendo lo sguardo nelle deliziose emozioni di quelle magnificenze.

                        2.                  All’improvviso disse Martin Lutero: “Fratelli, sorelle! Noi siamo certamente già nel Cielo: queste magnificenze, infatti, superano tutti i concetti umani. Qui vediamo adempiute le promesse: «I vostri occhi non hanno mai veduto, i vostri orecchi mai udito e i vostri cuori mai percepito, ciò che Dio ha preparato per coloro che Lo amano». Se ripensate al nostro ultimo pasto, al canto e alla musica, a queste bellezze celestiali e alle continue sorprese, allora vi renderete conto, da quando abbiamo attraversato il cancello, che siamo già nel Regno dei Cieli. Da quel momento, infatti, tutto è diventato grandioso di là da ogni fantasia, anche la più audace, poiché continuamente ci saziamo di deliziose emozioni, di cui prima mai siamo stati capaci. E guardate, il nostro aspetto! Quanto siamo diventati, nel frattempo, giovani e belli, e come le nostre vesti siano incastonate con ornamenti d’oro, e marcate con le più magnifiche armonie dei fiori di rose che diffondono da sé un riflesso dorato, simile quasi al riflesso del Sole. Se questo non è il vero Cielo, allora Io non so quale possa essere il vero e proprio Cielo!”.

                        3.                  Questo discorso risvegliò la compagnia dalla contemplazione dell’affascinante magico spettacolo della natura, e solo adesso, questa cominciò a riflettere sui grandi cambiamenti che si erano svolti nel frattempo al proprio interno. E così si sollevò in tutti un mormorio di reciproca ammirazione e contemplazione, che durò tanto a lungo, finché Io non ricordai loro di nuovo che dovevamo andare oltre.

                        4.                  Subito tutti si alzarono e giungemmo all’aperto e fuori della grotta, dal lato opposto, attraverso un cancello simile a quello d’ingresso. Davanti a noi si estendeva ora un prato celestiale in un assai meraviglioso sfarzo di fiori che risplendevano e sfavillavano come fossero di velluto, seta e cristallo, ma tutto era molto più splendido e più grandioso di quanto loro potessero afferrare. Io lasciai ammirare alla compagnia la magnificenza del prato e godere a volontà il suo buon profumo di fiori.

                        5.                  Quando i loro occhi e nasi si furono deliziati a sufficienza di tutto, procedemmo di nuovo e giungemmo in un gigantesco frutteto con le più belle e profumate specie di frutti di ogni genere. Qui li feci accampare, e delegai gli angeli di raccogliere la frutta e di portarne a Me, e a sufficienza per tutti. Questo accadde con soprannaturale rapidità, poiché ciò non avveniva col lavoro delle mani, ma con la volontà, e questa opera con la velocità del pensiero.

                        6.                  Nel successivo istante giacquero già giganteschi mucchi di frutta dinanzi a Me ed Io stesi le mani, la benedissi e la feci distribuire. Che questa frutta mangiata nel regno degli spiriti, come anche il pane e vino, non fosse come quella materiale terrena, potete immaginarvelo! Essa è spirituale, e agisce spiritualmente per la vivificazione dell’anima e per la sua elevazione nelle sfere spirituali superiori dell’amore. Quando la frutta fu distribuita, feci di nuovo cantare un salmo con invisibile accompagnamento di musica, la quale suonò tanto più leggiadra, quanto più alta spiritualmente e più progredita nell’amore, era diventata la compagnia. Lo stesso valeva per la frutta, la quale non poteva essere apprezzata abbastanza per la sua squisita bontà e il suo buon sapore; come detto, infatti: con il perfezionamento spirituale del loro essere, anche il cibo assumeva un maggiore perfezionamento nell’essere consumato.

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Cap. 62

Sull’altipiano nei pressi della Nuova Gerusalemme

 

(Le celestiali case di campagna, le vesti dell’umiltà dei loro abitanti e le vesti nuziali dei viaggiatori del Cielo. – Il panorama della gigantesca città della nuova Gerusalemme. – Osanna, alleluia e giubilo di tutta la compagnia. – Imponenti squilli di tromba dalla città celeste, da cui esce un’incalcolabile moltitudine di popolo che accoglie i venienti, giubilando loro incontro: “Osanna al nostro Dio e Padre Gesù!”, fino a raggiungerli.)

                        1.                  Dopo aver mangiato, ci alzammo di nuovo e camminammo in salita su una piccola altura, sulla quale si estendeva una quantità delle più graziose e più stupende casette, in una fila sterminata. Andammo sulla strada larga, la quale si snodava nel mezzo attraverso quest’altipiano, e fummo salutati nel modo più riverente, e accolti nel modo più amichevole, dagli abitanti. Erano, per così dire, ville celestiali, circondate da meravigliosi giardini arricchiti con la vegetazione più rigogliosa nella più bella disposizione.

                        2.                  Alla nostra compagnia sembrò solo strano che questi abitanti, sebbene fisicamente d’aspetto assai magnifico, avessero vesti del tutto semplici, mentre loro sp