Margarethe Eckel

- 1979 -

 

 

«L'origine della Mia Onnipotenza è il Mio cuore in Santità indivisa.

Se qualcosa si deve rivelare, questa sale al Mio capo.

Sadhana è il Raggio riflesso del Mio cuore, i principi della Luce quello del Mio capo,

sede delle Forze dei sette Sensi. Quello che deve divenire, sorge dal Mio cuore;

il Mio capo ne dà la figura. Così si rivela l'Interiore e l'Esteriore in voluta Unità-Ur!»

[Opera UR, 5/59]

 

 

 

( Jakob Lorber – Anita Wolf  – Dudde – Widmann – Mayerhofer – Riehle )

 

Differenze – Equivoci

 

 

 

 

 

 

Con la crescente diffusione della Rivelazione tramite Anita Wolf, aumentano anche i casi in cui gli amici nello spirito sono irritati dalle contraddizioni che esistono tra l'Opera di Lorber e altre Nuove Rivelazioni da una parte, e alcune dichiarazioni nei libri di Anita Wolf dall’altra parte. A seconda del proprio punto di vista, gli interessati reagiscono in modo diverso – come sempre in tali casi. Da un lato si tende a considerare Anita Wolf, in base a queste contraddizioni, come inattendibile (lo spettro delle supposizioni va dal "bene spirituale mischiato" a "comunicazioni medianiche di esseri spirituali non del tutto competenti", fino all’insinuazione che Anita Wolf sarebbe uno "strumento del potere opposto"); dall'altra parte, cioè dalla parte degli amici particolari della Rivelazione-Wolf, si crede che Jakob Lorber debba essere corretto. Entrambi hanno torto, perché le contraddizioni contestate risultano per la maggior parte dagli equivoci e dall’unilaterale modo di considerare la faccenda. Qui di seguito discuteremo i punti più importanti delle dichiarazioni divergenti nella Rivelazione-Wolf.


 

 

INDICE

 

Annotazione 1       L'Amore di Dio

Annotazione 2       GESU', l'Amore personificato di Dio

Annotazione 3       La santa quadruplice Essenza e la santa Trinità

Annotazione 4       La visibilità di Dio

Annotazione 5       Sorgente di Forza e ricevitori di Forza – Creatorato e abilitazione creativa

Annotazione 6       Perfezione e sviluppo

Annotazione 7       Il ritorno di Sadhana

Annotazione 8       Dio in noi, oppure presso di noi?

Annotazione 9       Le ali degli angeli

 

 

 

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Annotazione n.1

 

L'Amore di Dio

Leggendo i libri di A. Wolf e altri discorsi personali e amorevoli del nostro Padre celeste, all'esperto dell'Opera-Lorber colpisce solo il tono più freddo e il punto di vista più distanziato di questa esposizione (percezioni più che sentimentali), ma soprattutto la concreta dichiarazione che l'Amore di Dio sarebbe una delle Sue sette Caratteristiche e, come tale, equivalente con le altre.

Ci si ferma colpiti: “Com'è da intendere questo? Non è espresso in tutte le nuove Rivelazioni (nell'Opera-Lorber, G. Mayerhofer, B. Dudde, G. Riehle, ecc.), che Dio sarebbe Amore? Tutte queste Rivelazioni, non affermano che l'Amore è un Fuoco di base, la Sostanza-Ur di Dio, senza la quale nulla sarebbe stato creato?”.

Particolarmente chiara si manifesta questa dichiarazione in una comunicazione di B. Dudde, dove si legge: "L'Amore non è solo una Caratteristica della Mia Essenza, Io stesso sono Amore".

In tutte le Parole di Dio, l'Amore è quindi rappresentato come fattore dominante dell'Essenza divina, e di conseguenza anche da tutti noi, i creati, è preteso amore: amore per Dio e per il prossimo, anzi, per tutto il divenuto!

Attraverso i libri di Anita Wolf, però, siamo ora istruiti d'altro, e una conclusione naturale da questo nuovo Insegnamento è quella che, ci domandiamo, se l'Amore alla fine non abbia forse quel grande significato che noi gli attribuiamo. A questa presunta sopravalutazione dell'Amore, seguono ora diverse reazioni. Gli uni diventano tristi e sconsolati, perché si sentono messi a distanza, respinti e delusi nel loro già esistente amore per l'eterno Amore in Gesù, altri ancora si sentono, per così dire, sollevati, giustificati nella loro stessa mancanza d'amore.

– * –

Qui ha inizio l’errore. Chi crede di poter dedurre dalla Rivelazione-Wolf che non avremmo bisogno di sforzarci preminentemente per l'amore, dato che questo sarebbe appunto solo una delle sette Caratteristiche, le quali devono essere conquistate tutte costantemente, se vogliamo somigliare a Dio – chi la pensa così, si sbaglia. Questi non ha compreso del tutto le dichiarazioni riguardanti questa Rivelazione, e finché agisce secondo questa manchevole comprensione, si mette su una via più lunga.

Per essere all'altezza delle dichiarazioni contraddittorie sull'Amore, si deve innanzitutto essere in chiaro che ogni Rivelazione è solo una parte di tutta la Verità, rivelazione che Dio invia alla Terra direttamente o indirettamente da secoli come Sua nuova Parola. Perciò solo tutte le parti insieme possono dare l'immagine completa e giusta.

Quindi non va bene che si consideri una di queste parti come unica determinante, come posta in un ordine superiore oppure magari come sostituzione della precedente. Nella storia e nella ricerca mondana spirituale una conoscenza sostituisce l'altra, un risultato l'altro, ma per la Rivelazione divina vale una regola del tutto diversa. La conoscenza spirituale trasmessa a noi da Dio, non potrà mai essere svalutata, non potrà mai essere superflua o superata da una conoscenza data più tardi, perché queste Rivelazioni non hanno un contenuto 'uno dopo l'altro', ma rappresentano 'uno accanto all'altro'. L'affluenza stessa si svolge ben una dopo l'altra, da una parte a causa degli uomini che non potrebbero comprendere tutto in una volta, dall'altra parte secondo un segreto piano divino, che spesso si svolge diversamente di quanto noi siamo abituati, così che a volte il difficile si svolge in un tempo precedente ed è compreso del tutto solo attraverso Rivelazioni seguite più tardi.

Da tutto questo ne consegue che anche la Rivelazione-Wolf è da inquadrare così da aggiungere come tassello a quelle già esistenti. Se si fa, allora si riconoscerà molto presto che l'Opera principale di questa Rivelazione, "Eternità UR in Spazio e Tempo", che contiene le maggiori dichiarazioni essenziali, illumina soprattutto la Creazione-Ur spiritualmente, quegli avvenimenti che nel 1° volume de "Il Governo della famiglia di Dio", cap. 5, sono accennate con le parole: «Ed ecco, sono stati formati tre, e da loro procedevano sette …, e i sette erano uguali ai sette Spiriti di Dio …».

Di questi sette Portatori delle Caratteristiche dello Spirito divino che con UR hanno costruito la Creazione spirituale nei giorni creativi che sono durati delle Eternità: la Casa del Padre per la schiera dei figli nella loro formazione postuma, di questi sette Arcangeli-Ur oppure personificazioni dei sette Spiriti di Dio, del loro divenire, agire e creare con UR, riferisce l'Opera principale della Rivelazione-Wolf e con ciò completa in modo grandioso gli avvenimenti della Creazione-Ur accennati nell'Opera-Lorber. (Questo naturalmente non è tutto, ma per il collegamento con l'Opera-Lorber e la questione “Amore” qui da chiarire, questa parte dell’Opera-Ur è molto importante. Tutti gli altri magnifici chiarimenti sull'Essenza di Dio, sullo sviluppo della Sua prima figlia Sadhana-Lucifero fino alla grande prova di libertà della Creazione, sulla sua uscita e il destino della Creazione sviluppatosi a causa di questa uscita, e sugli avvenimenti nella notte del Venerdì Santo che si sono svolti dopo la morte sulla Croce del Signore nella sfera spirituale – tutto questo è altrettanto importante e grandioso, ma non è qui il luogo per il suo approfondimento.)

Noi abbiamo quindi nell'Opera-Ur essenzialmente a che fare con la Settuplicità (e della santa Quadruplicità), mentre l'Opera-Lorber mette in rilievo la Trinità dell'Essenza divina. Ora deve essere illuminata la differenza tra le due Rivelazioni:

Il Tre rappresenta l'Essenza di Base di Dio, le Forze del Suo Cuore: Amore, Sapienza e Potenza di Volontà, mentre nei Sette abbiamo da riconoscere le Forze della Testa (oppure Forze dei Sensi).

Espresso come esempio nell'immagine del Sole, il Tre corrisponde al corpo del Sole, i sette Spiriti di Dio corrispondono ai raggi del Sole. I raggi del Sole provengono bensì dalla sostanza del Sole, ma non sono il Sole; quello che è stato inviato, è sempre, solo un effetto della Fonte, ma non la Fonte stessa.

E così lo Spirito di Dio è diverso dal Cuore, e perciò esiste un’enorme differenza tra l'Amore del Cuore di Dio e lo "Spirito dell'Amore". Il Cuore-Ur o Amore-Ur di Dio è quel Fuoco, quella Sostanza primordiale da cui tutto sorge, senza il quale nulla sarebbe creato, e procede dalla Sapienza come la Luce dalla Fiamma. I loro intenti sono realizzati attraverso la Potenza della Volontà, com'è insegnato nell'Opera-Lorber.

La stessa differenza esiste anche tra la Sapienza dell'Amore che appartiene al Tre, e allo "Spirito della Sapienza" che è uno dei sette Spiriti di Dio, e similmente è con la Volontà: La Volontà-Amore del Cuore, la Potenza dell'Amore-Ur, è un'altra Forza che lo "Spirito della Volontà".

«Ed ecco, ora sono stati formati tre …» – I tre esseri primogeniti sorsero da UR e personificano l'Essenza-Ur di Dio:

 

GESU'                  uguale all'Amore (un Raggio dell'Amore-Ur come Figlio,         il Figlio-Rivelazione dell'Eterno Amore)

SADHANA           uguale alla Luce (il duale di Dio, il Suo Riflesso e giusto Negativo)

MELCHISEDEC   uguale alla Divinità (la santità di Dio, la santa Potenza dell'Amore come Figlio)

 

«Da loro procedettero sette …» Come dalle forze della natura e del cuore dell'uomo procede un determinato spirito, così anche da Dio. Jakob Böhme chiama questo svolgimento, la terza nascita. Quello che qui nasce è il Santo Spirito, lo Spirito di Dio unito in Sé e intero, per la Creazione aperto a ventaglio in sette Raggi, oppure Caratteristiche, irradiati essenzialmente come sette Principi angelici.

Questa settuplicità in sé è naturalmente dello stesso grado, altrimenti non esisterebbe nessuna armonia, né in Dio né nelle Opere, per la cui esecuzione devono essere necessarie tutte le Caratteristiche che agiscono nello stesso modo e con la stessa Forza. E così, il principe dell'Amore non ha un grado superiore rispetto ai suoi fratelli, perché anche in Dio tutte le sette Caratteristiche del Suo Spirito (perciò i sette Spiriti di Dio) hanno lo stesso grado: sono una unità.

Ma molto indietro all'Amore del Cuore sta la Caratteristica dell'Amore! Su ciò, un semplice esempio: si può servire qualcuno nello spirito dell'amore, si può istruire, educare, sostenere, provvedere a lui, proteggerlo, quindi incoraggiarlo in ogni modo spiritualmente, animicamente e fisicamente, ma per questo si è forse innamorati di lui? – Non si può dividere l'amore del cuore (e deve anche appartenere indiviso al nostro Padre Gesù!); ma con lo spirito dell'amore possiamo abbracciare tutti gli esseri dell'Infinità.

Come lo sono i rapporti delle Forze e Caratteristiche in Dio stesso, così esse si riflettono negli esseri, e attraverso di loro esse ne sono personificate. Così p.e. nel principe della Sapienza e in tutti i suoi discendenti, è espresso lo Spirito della Sapienza di Dio. Tutti questi esseri angelici possiederanno in verità anche le altre Caratteristiche dello Spirito di Dio (perché questo rimane sempre una unità indivisa) e anche le Forze del Cuore di Dio, ma lo Spirito della Sapienza sarà loro proprio nella massima misura (poiché lo personificano), da cui ne consegue che tutto il restante devono dapprima svilupparlo in sé con il proprio lavoro.

Questi spiriti della Sapienza, che spesso trovano il Cuore di Dio più pesante di un povero peccatore del mondo caduto, devono imparare la Sapienza dell'Amore, proprio come gli spiriti dell'Amore devono prima conquistare l'Amore del Cuore di Dio. Perché la via alla Sapienza del Cuore, passa attraverso l'Amore del Cuore. Non esiste nessun'altra via a questa profondissima e altissima Sapienza e vera conoscenza, che quella dell'amore indiviso per Dio.

Visto da qui, ora, anche un’enigmatica parola nel libro "La mosca" diventa assolutamente comprensibile:

A pag. 67: [“La mosca” Cap. 12,60] "Tenete lontano il vostro intelletto, ma tanto più vicino il vostro cuore, allora riconoscerete in voi la vera vittoria della Vita e vi potrete alzare in volo alla settupla Luce e alla triplice Luce, sopra della Luce settupla!".

Pertanto è necessario acquisire prima regolarmente le sette Caratteristiche dello Spirito di Dio; questa è la Luce settupla, alla quale ci dobbiamo alzare in volo. Ma sopra la settupla Luce sta la triplice Luce. Chi ha acquisito questa, è diventato un primo figlio, un "figlio dell'Amore", un essere, nel quale Dio esprime la Sua Trinità: Il Suo Amore del Cuore, l'Amore del Sacrificio, Gesù, poi la Sapienza proceduta da questo, (il quale non possiederà uno Spirito di Sapienza, prima che abbia percorso la via dell’imitazione di Gesù), e infine la Potenza di questo Amore, al quale nulla può resistere.

Di queste cose apprendiamo molto nell'Opera–Lorber ma nulla nella Rivelazione-Wolf. Questa ci concede – come già detto – magnifici sguardi nell'edificazione della Creazione primordiale spirituale, veniamo a sapere cose nuove, insospettate su UR, l'UNO, l'UNICO, e sulla Sua Opera, il DUE, sulla santa Essenza quadruplice di UR e sui SETTE ma nulla apprendiamo sul TRE.

E questo è naturale, a che cosa dovrebbe servire, infatti, dopo che l'Opera Lorber si è occupata così abbondantemente con il Tre, presentare ancora una volta questi tratti dell'Essenza di Dio? Dio non Si ripete e non fa nulla di superfluo, e inoltre Egli vuole educare i Suoi figli al pensare autonomo, stimolarli a domande e ricerca, affinché il loro spirito non si addormenti, ma cresca, e affinché questi figli possano conquistare in se stessi la conoscenza. Questo deve avvenire attraverso il proprio lavoro; la conoscenza non è data da bere a nessuno senza il proprio sforzo e senza averne desiderio. Chi se la prende comoda con conoscenze conquistate in una volta, vi rimane seduto sopra, finché non si sveglia da sé e comincia nuovamente a domandare.

 

Noi stessi traiamo il più forte stimolo per domande e ricerca, dalle cosiddette contraddizioni (all'interno delle Rivelazioni e nei confronti delle parti che ci sono date). Chi ora con la scoperta di alcune dichiarazioni contrastanti esclama subito: “Questo è falso”, si rende facile e comoda la faccenda, e con ciò non arriverà mai a una conoscenza completa e a una visione d’insieme. Il processo di spiegazione intrinseco deve sempre essere conservato, se la conoscenza deve crescere; perciò non si devono evitare le contraddizioni così fertili, respingendo il nuovo oppure il vecchio come falso.

Ambedue le cose succedono purtroppo molto spesso. Proprio come ci sono amici nello spirito che non riconoscono o non vogliono riconoscere il nuovo nella Rivelazione tramite Anita Wolf, solo perché non sta scritto anche nell'Opera-Lorber; così, al contrario, ci sono persone che si fissano unilateralmente sulla Rivelazione-Wolf nell'errata opinione che questa andrebbe oltre l'Opera–Lorber, e rappresenterebbe, per così dire, una rettifica di questa prima importantissima Rivelazione.

Poiché in "Eternità UR in Spazio e Tempo" non si parla per niente della Trinità dell'Essenza di Dio, la si esclude, per così dire, come superata dalle ulteriori considerazioni; e poiché nei libri della Wolf non è nuovamente insegnato dell'Amore del Cuore di Dio, dei figli del Cuore e delle Condizioni di questa figliolanza, si crede di poter mettere tutto questo da parte come non più valido.

Questo è un fatale errore che sorge dalle abitudini del pensare e scrivere umano. Noi siamo abituati che uno scrittore, che p.e. vuole descrivere i differenti fiori e piante in un giardino, lo fa in un modo che il lettore riceverà una panoramica di ciò che cresce in questo giardino, quale aspetto hanno le singole piante, come si chiamano ecc.; in breve: il lettore dovrà ricevere un’impressione generale. Per questo ci si aspetta dalle Rivelazioni divine, che ci forniscano in ogni caso, altrettanto, una tale impressione generale di tutte le Verità; cioè, noi vorremmo che in ogni Rivelazione si trovino ripetutamente – anche se in altro modo – tutti i particolari, tutti i temi, tutte le rivelazioni. Il giardino deve sempre essere un perfetto insieme, nessuna pianta deve mancare, nessuna aggiunta! Per cui, si accetta come norma e modello, solo il giardino totale di Jakob Lorber.

 

Chi si occupa più dettagliatamente delle diverse Rivelazioni, constaterà presto che il modo d'insegnare di Dio è diverso dal nostro umano. Nelle Comunicazioni, Dio spiega ad un determinato strumento, alcune, oppure anche tutta una serie di piante e fiori (per rimanere nell'immagine del giardino), e più precisamente: così come se esistessero solo questi nel giardino, e non altri! La successiva Rivelazione descriverebbe nuovamente la costituzione di alcune altre piante di questo giardino, in un modo come se esistessero unicamente queste; e così via.

Da questo procedimento, nella consapevolezza del lettore delle diverse Rivelazioni, sorge l'impressione che possano esistere solo gli uni o gli altri fiori in questo giardino, ed accetta solo quelli che gli piacciono di più, come veramente esistenti, mentre gli altri li mette in dubbio oppure li respinge come inventati.

Nondimeno, dobbiamo prendere confidenza con questo metodo d'Insegnamento di Dio. Tra molti altri propositi esso persegue anche lo scopo di farci sforzare a comporre noi stessi le molte singole impressioni del giardino, e non solo il giardino, cercando perfino di raccogliere qua e là le singole caratteristiche degli stessi fiori in questo modo, per imparare a conoscere questi determinati fiori. Naturalmente questo non è tanto facile. Ciò significa: dobbiamo lottare per la conoscenza!

Qual grande ruolo gioca la conoscenza, non è ancora chiaro a molti amici nello spirito; ma proprio nella Rivelazione-Wolf è messo ripetutamente in evidenza il suo valore di collocazione, e più precisamente nell'intenzione di correggere lo stabilire unilaterale sull'Amore di certi amici nello spirito. Perché purtroppo c’è anche questo: che certi uomini giustificano la loro comodità, dicendo: “Dobbiamo esercitare solo amore! Nient’altro!”

Altri (quelli tendenti al sapere e alla conoscenza unilaterale) hanno di nuovo dedotto da questa correzione, che si possa mettere la sapienza sopra l'amore. Questi dimenticano che la vera sapienza, la vera conoscenza senza amore, non è possibile! Come l'amore, così la conoscenza, perché Dio vuole mostrare i Suoi tesori, agli amanti, in modo nuovo. Raramente si raggiunge il giusto centro, e perciò alla fine è comunque meglio mettere all'ombra la sapienza, e non l'amore, perché un eccesso nel vero amore non esiste veramente da nessuna parte, poiché l'uomo, in fondo, è duro e afferra anche troppo volentieri ogni occasione di sottrarsi al dovere dell'amore per lui scomodo e rivolgersi alla conoscenza, raccogliere quel sapere che non potrà elaborare spiritualmente, perché gli manca l'amore.

L'amore è l'unica via che conduce al Cuore di Dio. Anche le voluminose descrizioni sull'aldilà nell'Opera-Lober insegnano: «Nemmeno una singola anima si è mai avvicinata al Signore attraverso sapienza e conoscenza acquisita secondo il sapere, ma un povero peccatore totalmente senza conoscenza può giungere molto rapidamente nell’immediata vicinanza dell'eterno Amore, se nel suo cuore germoglia amore per il suo Creatore, in Gesù Cristo». Si pensi solo alla “campagnola delle allodole", la semplice Helena in "Robert Blum", oppure alla soave ma umile cinesina Chanchah nel "Vescovo Martino".

Perciò qui ciascuno deve essere messo espressamente in guardia da deduzioni errate che riguardano il valore di collocazione dell'Amore, e sia ripetuto: nell'Essenza base di Dio è l'Amore la Sostanza-Ur, mentre la Luce che Lo circonda è la Sapienza di questo Amore, e la Volontà che ne sorge è la Volontà di quest’amore.

La Sapienza dell'Amore e la Volontà dell'Amore procedono dall'Amore-Ur e Lo servono per la realizzazione delle Sue idee.

La Sapienza della Testa e la Volontà della Testa sono qualcosa di diverso dalla Sapienza e dalla Volontà del Cuore. Anch’essi nell'unione con le altre Caratteristiche dello Spirito di Dio, alla fin fine servono le idee e mete dell'Amore, ma non sono le creatrici di queste idee, invece esse mettono in opera ciò che l'Amore, la Sapienza dell'Amore e la Volontà dell'Amore hanno deciso, dandogli nell’uomo la forma e l’aspetto, conducendolo oltre, fino al perfezionamento.

Anche un uomo che ha concepito un piano colmo d'amore e lo ha deciso con tutte le forze del suo cuore, lo deve poi eseguire con l'aiuto delle forze dei suoi sensi (le forze della testa). Questa esecuzione ci è messa davanti agli occhi magnificamente in "Eternità UR in Spazio e Tempo". Nessuna Opera potrebbe sorgere e sussistere se al Creatore, p.e., fosse mancato il senso per l'Ordine (lo Spirito dell'Ordine), oppure la Serietà, ecc. E così era necessario che nell'esecuzione dell'immensa Opera della Creazione-Ur stessero al primo posto: Ordine e Volontà (per creare il fondamento, sul quale potesse essere costruito). Poi la Sapienza (Intelligenza) e Serietà hanno condotto oltre l'Opera; e Pazienza e Amore la fanno maturare, finché è completata nella Misericordia. Una Caratteristica dopo l'altra compare trionfante, ognuna al tempo a essa assegnata nel corso dell'Opera, senza che nessuna sia predominante.

In quest'Opera delle Forze dello Spirito, le Forze del Cuore rimangono ora naturalmente per lungo tempo nell’ombra, finché l'Opera (i figli) è maturata tanto che può essere confrontata anche con questa Trinità del Cuore di Dio. Perciò nel Vecchio Testamento si sono rivelate la Giustizia, la Legge, la Serietà, ma anche la bontà di Dio, ma non ancora l'Amore del Padre. Il Cuore del Padre resta ancora nascosto; sin dalla caduta degli spiriti, l'accesso a Lui è chiuso.

Solo nel Nuovo Testamento si manifesta l'Amore che eleva al di sopra della Legge. Ai figli viene sempre di più rivelato il più interiore del Cuore di Dio, l'Amore del Padre, perché ci sono già dei figli che sono diventati maturi per l'Amore del Cuore del Padre.

 

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Annotazione n. 2

 

GESU', l'Amore personificato di Dio

 

«UR non sospende la Sua Unità, nonostante la molteplicità di Forme personali in cui Si rivela. – Le importantissime Personificazioni esteriori più differenti, sono UR e GESU CRISTO! Nell'Uno è annunciato il costante collegamento, nell'Altro la complessiva Redenzione. – Entrambi valgono perciò sempre differenti, condizionati nel tempo a causa di un'Opera, mai nel Principio-Ur! Se il Cristo, UR, è' divenuto, allora è solo per l'adempimento di una Meta. E questa fu enorme, questa era: l'Unità, senza la dissoluzione di tutti i Pensieri di forme coscienti della vita!». [Opera UR. 1/14]

 

Il non riconoscere la differenza tra l'Amore-Ur e la Caratteristica "Amore", conduce facilmente anche ad opinioni errate sulla Persona di Gesù.

«L'unico vero Dio, dai Suoi sette Spiriti, le Sue Caratteristiche, ne ha mandato uno nella materia: l'AMORE!». [Le sette Caratteristiche di Dio alla Luce dell'Evangelo di Giovanni]

Questo sembra significare, che Gesù sia stato solo l'incorporazione dello Spirito dell'Amore. Ma ora nell'Opera-Ur abbiamo imparato a conoscere prima della comparsa di Gesù, l’arcangelo-Ur, Raphael, come personificazione della Caratteristica "Amore", e dalla Bibbia, dall'Opera-Lober e da tutte le altre nuove Rivelazioni sappiamo che in Gesù dimorava tutta la pienezza della Divinità. Quindi con la dichiarazione di cui sopra della Rivelazione-Wolf, la cosa deve essere tutt’altra!

È certo, che Gesù e Raphael non sono identici. Gesù, il Figlio dell'Amore, il Fanciullo solo-Amore, è annunciato nel corso dell'Opera "Eternità UR in Spazio e Tempo", come il futuro Portatore del Sacrificio e UR stesso, e questo Annuncio si estende sulle Eternità dei cinque Giorni della Creazione.

[Opera Ur (cap. 10/ cap. 730)]: «…Voi vedrete in Me il figlio dell’Amore, in Lui però ci sono Io, il Padre, UR, il Tutto in tutto!».

 

Nel sesto Giorno della Creazione compare il Fanciullo solo-Amore e si mette di fronte a Sadhana che aveva già voltato le spalle.

[Opera UR (10/735)]: «Sadhana si spinge fino al muro della Santa-Luce e quivi urta inaspettatamente nell’enorme Nuvola bianca che copre totalmente il muro. All'improvviso lampeggia una Luce dalla nuvola, respinge lontano Sadhana e i creati, e diventa il meraviglioso Fanciullo».

Questi dice a Sadhana [Opera UR/6° Giorno 10/755]: «Il Figlio dell'Amore deve mettere sull'Altare del Giorno della Creazione il Sacrificio-Ur da molto tempo offerto come Sacrificio d'espiazione – per te? (…) Pesa questa tua stoltezza, il voler essere ciò che non diventerai mai? (…) Dove l'esteriore non sorge dall'interiore, entrambi non hanno nessuna sussistenza, perché in ciò manca il MIO ATMA…».

Atteniamoci a questo: il Fanciullo solo-Amore compare come Luce lampeggiante dalla Nuvola bianca. Questa Nuvola è distesa sulla Santa-Luce, il Centro di UR, e con ciò è reso chiaro: ‘Il meraviglioso Fanciullo proviene da UR! Egli è un Raggio proveniente da UR, apparendo come Entità! Ed Egli dice: «Il Mio ATMA», con cui si dà a riconoscere come UR – come in genere non compare mai accanto a UR, ma sempre al posto di UR.

[“Da lontano dalla Terra”, pag. 236 capoverso 88]: «Quando divenne il primo Agnello e nell’alta Previsione Si rivelò come ‘il Figlio’, allora essi videro Dio e l’Agnello, oppure solo il Figlio, nella forma di un meraviglioso Fanciullo». Questo significa: esiste Una sola Divinità,…

Successivamente, Gesù sta come Fanciullo con i sette Principi angelici di fronte a Sadhana come nona Persona, così che LUI e Raphael sono presentati chiaramente come due diverse Entità, e tiene un urgente discorso ammonitore a Sadhana e, nuovamente, attraverso il suo contenuto, si fa riconoscere come UR.

Se Gesù, il Figlio-Amore, che fu riconosciuto da tutti i presenti come il futuro Portatore del Sacrificio, fosse solo la Caratteristica personificata dell'Amore, allora dovrebbe essere identico a Raphael. Ma Raphael sta presso di Lui con gli altri principi angelici, e tutti sanno che questo Fanciullo è qualcosa di particolare.

Zuriel a Sadhana [Opera UR, 6° Giorno/784]: «Sia rilevato,[P1] [P2]  perché tu lo sappia, che il meraviglioso Fanciullo è qualcosa di Speciale. …Nel santo boschetto Lui ha spiegato la particolarità: l'Amore di UR personificato! …Tu e noi sette abbiamo intuito che il Fanciullo sarebbe divenuto il Portatore del Sacrificio, che la prova di libertà della Creazione ci avrebbe portato una caduta».

Il Fanciullo a Sadhana [Opera UR, 16° Giorno/856]: «…che UR abbia portato il Suo Sacrificio, e che un Sacrificio d'espiazione o di Creazione era necessario unicamente a causa tua. Ma se vuoi vedere la Sostanza visibilmente conquistata del Sacrifico dell'Umiltà, allora – guarda ME – e ne avrai la dimostrazione!».

Non ci può essere nessun dubbio: Il Figlio-Amore è UR stesso. Ma poiché UR anche nella Sua figura Figlio rimane del tutto UR, eternamente indiviso, allora dimora nel magnifico Fanciullo contemporaneamente anche lo Spirito di Dio con le Sue sette Caratteristiche, e tra questi è di nuovo predominante lo Spirito dell'Amore.

Così il Figlio-Amore rappresenta perfettamente entrambi: ‘L'Amore del Cuore di UR’ e ‘lo Spirito dell'Amore’. Perciò Egli può essere descritto a buon diritto, anche come "Portatore della Caratteristica Amore", e questo succede anche continuamente nella Rivelazione-Wolf, dato che uno dei suoi temi principali è appunto il Sette.

Malintesi erano inevitabili; questi sono ovunque dove per cose differenti è usata la stessa parola (qui la Parola "Amore"), sol perché la lingua non indica nessuna differenza.  Similmente è con la parola "Raggio".

[Opera UR – 6° Giorno/850]: «Se Egli trattiene la Sua perfezione di Forza, presentando davanti a te solo un Raggio di Vita fondamentale, l'Amore – e anche questo ancora coperto nella natura del Fanciullo totalmente uguale a voi, affinché tu possa ragionare con UR – dimmi: che cos'altro è questo, se non un santo Atto d'Umiltà?!».

«Un Raggio di Vita fondamentale» – s’intende un Raggio proveniente dall’Amore fondamentale, della Vita-Ur di Dio, del TRE. L'espressione "Raggio" stabilisce però in noi, subito, il collegamento alla riflessione sui sette "Raggi" dello Spirito di Dio, e così è già sorta una mezza Verità!

Similmente, in "Da lontano dalla Terra": «Egli sacrifica quella parte d’Amore che benedice uno dei Suoi Giorni di Creazione. Di questa parte – essa è portentosamente UR – gli stessi Celesti, tutti insieme, possono portarne solo la Metà e, non l’esauriscono in nessuno dei loro tempi di vita».

Idem: «Il Creatore forma dalle Sue incommensurabili Magnificenze un Raggio particolare, la Luce isolata».

I due testi intendono soprattutto il Raggio particolare dell'Amore-Ur, ma la Parola "Raggio" induce nuovamente all'interpretazione unilaterale in direzione dei sette Raggi-Spiriti (che naturalmente possiede anche il Figlio-Amore)

Idem: «…che appunto questa Onnipotenza si veste nella veste dell'Amore, la Caratteristica che domina il nostro sesto Giorno della Creazione».

Idem pag. 236: «Colui che viene nel Nome del Signore … è il Creatore nella veste di una Caratteristica. La Manifestazione della stessa è – nel linguaggio della Luce – il Figlio, il Ramo, come Personalità secondaria divisa in due, per la Salvezza dei precipitati».

Qui è la Parola "Caratteristica", che dà adito allo scambio, oppure a deduzioni unilaterali.

"Il Raggio isolato", "il Creatore nella veste di una Caratteristica" – tutto questo è giusto finché ci renderemo conto che queste Parole possono significare due cose, e quasi sempre ambedue contemporaneamente.

La differenza di queste cose è difficile per il fatto che, senza ulteriori dettagli, la Parola "Amore", oppure "Raggio", una volta è usata per un significato, la volta successiva per un altro. Ma, come detto, con ciò si tratta del Principio del Donatore di tutte le Rivelazioni, che serve a stimolare la facoltà di pensare dell'uomo, per l’indagine e spesso per la separazione degli Spiriti. L'assoluta chiarezza senza lacune impedirebbe la libera decisione (ma si tratta appunto di queste libere decisioni!). All’opposto, dichiarazioni accennate, velate oppure irritanti, provocano la presa di posizione, e in effetti, gli uomini ne rispondono anche rispettivamente in modo diverso, cioè ognuno le interpreta secondo il modo suo e con le sue facoltà. Questo vale del tutto particolarmente anche per la predisposizione verso l'Amore di Dio e verso Gesù, il Quale esprime questo Amore. Perciò sia detto ancora una volta, concludendo:

Nell'Uomo-GESÙ dimora non solo la pienezza dello Spirito di Dio, il Quale è in Sé una Unità delle sette Forze delle facoltà di Dio, ma anche quella divina Anima, che è il "Figlio": L'Amore-Ur personificato. Quindi, in LUI erano unite le Forze del Cuore e della Testa della Divinità.

Questo però significa: Amore doppio, non ridotto nel suo significato di fronte all'Opera-Lorber, né diminuito né limitato![1]

 

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Annotazione  n.  3

 

La quadruplice santa Essenza e la santa Trinità

 

UR è l'eterno UNO, l'indivisibile Unità! Solo a causa della chiarezza EGLI si rivela in Parti e sono svelate una dopo l'altra le essenziali caratteristiche dell'Uno, perché nessuno potrebbe comprendere l'Unità. A causa dei figli EGLI si è creato la quadruplice Essenza, e in questa, Egli si rivela. [Opera UR, 6° Giorno/787].

Che il Quattro non sia menzionato nell'Opera-Lorber e nelle altre nuove Rivelazioni, non cambia nulla al fatto che anche questo sia un numero della Divinità. In esso sono rappresentati i quattro Fiumi provenienti dalla Fonte-Ur della Vita: Potenza, Forza. Potestà e Vigore (con qualche accenno in Genesi cap. 2, 10-14: «E un fiume usciva dall'Eden per adacquare il giardino, e di là si spartiva in quattro rami».

Nella Potenza-Ur Egli compare come Creatore (Principio creativo), e a questa Potenza di Creatore sono associate le due Caratteristiche spirituali, Ordine e Volontà; il fiume della Forza appartiene all’Essenza sacerdotale di UR (al principio conducente), a queste sono associate le Forze dello Spirito: Sapienza e Serietà; la Potestà (principio portante) è propria di UR come Dio, e al loro servizio stanno Pazienza e Amore come Caratteristiche spirituali. Egli, come Padre, UR, è il Principio compiente; il Suo Vigore, unito con lo Spirito della Misericordia, completa l'Opera.

Così appare l'Uno, l'Unico, nell'esecuzione dell'Opera decisa sequenzialmente: come Creatore, Sacerdote, Dio e Padre. Attraverso il Creatore, l'Opera ottiene la costruzione pre-determinata, il Sacerdote le dà la Direzione pre-determinata; nel Segno di Dio si svolge il corso non determinato dell'Opera (può intraprendere un'altra direzione attraverso la Legge della libertà e con ciò causare una via più lunga); il Principio-Padre porta tutto alla Meta pre-determinata.

I quattro Fiumi dell'Eden, del Creatore, Sacerdote, Dio e Padre, sono simboli della Sostanza di Forza che, provenendo dalla Fonte-Ur affluisce verso la Creazione. Questa Fonte è insondabile. «Nessun figlio può presagire il più misterioso collegamento che sussiste tra Me come Persona, e Me come Fonte di Vita-Ur ». [Opera UR 2° Giorno/53]. Dalla Fonte-Ur viene la Forza che nutre tutto, a questa rifluiscono di nuovo le sostanze consumate, nella "Fonte di Mezzanotte" sono caricate con nuove Forze.

Secondo il Suo piano dell'Opera, UR ha diviso il Suo Cuore in quattro camere; da queste camere del Cuore defluiscono i Fiumi della Vita. È una Forza omogenea, l'una, la Forza-Ur, tuttavia è guidata all'Opera così come lo richiede il suo decorso. L'effetto differente è ottenuto attraverso i sette Spiriti di Dio. È chiaro che la stessa Forza si manifesta in altro modo, quando sta sotto il dettato dello Spirito dell'Amore, come se fosse governata dallo Spirito della Volontà. La Forza è sempre obbligata a servire allo Spirito.

Così è creata la costruzione dell'Opera sotto il predominio dell’Ordine e della Volontà con questa Forza (perciò: Fiume del Creatore); sotto il Governo della Sapienza e della Serietà, l'Opera, con l'Aiuto della stessa Forza, è sviluppata e formata nei particolari (perciò: Fiume del Sacerdote oppure Forza del Principio conducente); sotto la Guida spirituale della Pazienza e dell’Amore è conservato tutto (anche il ribelle) e avvicinato alla maturazione (il Fiume di Dio, che proviene dalla Benignità di UR); sotto il dominio della Misericordia è raggiunta la meta, il perfezionamento.

È impossibile ignorare che il nostro cuore con le sue quattro camere e con la circolazione del sangue, non siano che riproduzioni del Cuore-Ur, rispondenze di processi interdivini, che possiamo ancora appena intuire nella loro profondità. La cosa più misteriosa è il rinnovamento delle sostanze consumate nella "Fonte di Mezzanotte" (il sangue venoso, che rifluisce al cuore).

Tuttavia, è certo questo: che il flusso del sangue è qualcosa di organico, che appartiene alla vita fisica. Senza cuore, senza circolazione del sangue, nessuna vita! Attraverso l'attività del cuore è condotta al corpo la forza vitale, in modo che ogni parte, anche la più distante, sia provveduta e conservata.

Trasferito alle Condizioni divine: Il Cuore-Ur diviso in quattro, il Fiume della forza di Vita, che fluisce dalle Sue quattro Camere, il Suo riversarsi in tutta la Creazione, in ogni cellula, fin negli spazi più lontani – tutto questo, sono procedimenti che riguardano la Natura di Dio, l'Amministrazione delle forze dell'Essenza di Dio e del Suo Corpo (la Creazione); significa la dimostrazione di procedimenti "organici".

Se solo una volta lo si riconosce, allora ne fuoriesce lentamente la differenza fra la Tri/unità e la quadruplice Essenza di Dio.

La Trinità rappresenta (come mostrato nel precedente capitolo sull'Amore di Dio) le Forze "animiche" del Cuore di Dio: Amore, Sapienza dell'Amore e Volontà dell'Amore.

La quadruplice Essenza intende la circolazione delle forze, la suddivisione delle Sostanze della Forza-Ur, proveniente dalla Fonte-Ur della Vita nella Creazione.

Quello che le Forze del Cuore: Amore, Sapienza e Potenza hanno prodotto in Idee creative e fatto nascere dopo prove e formazioni attraverso lo Spirito di Dio, ha appunto bisogno, per poter sorgere e sussistere, di Forza. – Senza energia non possiamo costruire nessuna casa, nonostante il piano progettato nel più alto amore e con la massima intelligenza.

Da ciò che è stato detto ora, ognuno potrà rendersi chiaramente conto che l'Essenza di Dio nella Sua Infinità (che in Sé è una Semplicità) cela in sé molti misteri che non sono spiegati con la Trinità (la quale, di per sé ha di nuovo più significati), e che quindi erano necessarie ulteriori Rivelazioni, e sempre ne saranno di nuovo necessarie.

 


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Annotazione  n.  4

 

La visibilità di Dio

Una dichiarazione che è compresa in forte contraddizione con l'Opera-Lorber e altre Rivelazioni, è che nella Rivelazione-Wolf è accentuata come visibilità di UR prima della Sua umanizzazione in Gesù.

In tutti i libri che Anita Wolf ha scritto, siamo sorpresi dalla Comunicazione che Dio si sia mostrato in tutti i tempi ai Suoi figli già ai primordi della Creazione-Ur e anche agli uomini del Vecchio Testamento. Poiché da tutte le altre Rivelazioni ci è stato svelato che Dio si è reso visibile solo attraverso la Sua umanizzazione in Gesù, subentra subito la nota reazione presso i lettori, i quali si accusano reciprocamente – secondo il punto di vista e la personale preferenza – dell'inattendibilità.

La Verità– come quasi sempre in casi simili – è che ambedue sono giuste. Questo si riconosce molto presto se ci si sforza di indagare un po’ più precisamente le parole "visibile" e "contemplabile".

Che cosa significa per Dio essere "visibile"? Che cos'è una contemplazione? Non ha l'Onnipotente molte differenti possibilità di mostrarSi? E ognuna di queste Rivelazioni non offrirà all'anima dell'essere creato una così forte esperienza che è compenetrata dalla sensazione: io L’ho visto! Io ho parlato con Lui!

Mosè vide la "Schiena di Jehova", e i figli dell'altura videro Jehova come "Abedam" e anche sotto altri nomi e apparizioni umane. Ma che cosa vedevano in verità? Sentiamo su ciò il Signore stesso:

Nel Governo della famiglia vol. 1 cap. 151, 29 (alla domanda, chi fosse questo Emanuel visto, dopo che il Signor aveva spiegato come Dio non fosse contemplabile): «… Dio si può procurare, come Padre amorevole, ovunque un Corpo apparente e agire attraverso lo stesso; ma allora, ciò che tu vedi non è il Padre, ma ciò che vi agisce attraverso quello che hai veduto».

Non ciò che avevano visto con i loro occhi materiali, era il Padre, ma ciò che operava attraverso ciò che avevano veduto, tuttavia, non se ne rendevano conto. A questi felici sull'altura: Ghemela, Enoc ecc. non gliene importava, e ciò non diminuiva nemmeno la loro beatitudine. Non ciò che vedono gli occhi carnali è importante, ma ciò che "vede" l'anima e il cuore. Le loro anime avevano visto LUI, percepito nel Suo travolgente Amore, e questa "contemplazione" del cuore era decisiva, era l'impressione indelebile: io L’ho visto, io ho parlato con LUI! Sempre è più importante la comparsa interiore della Sua Essenza, la percezione della Sua irradiazione che una comparsa esteriore, anzi in un certo senso, è la vera contemplazione.

[Da lontano dalla Terra", pag. 400, 67]: «Si crede generalmente che gli occhi dovrebbero contemplare Dio, se deve essere classificato come visione (…) Questo (vedere esteriormente) nella materia e solo il quarto grado …».

Dopo l'insegnamento sui diversi gradi della contemplazione si dice poi a pag. 414, 4: « …che tutti gli Angeli quali figli della Luce dell’Onnisanto, come Egli si rivela meravigliosamente, potevano riconoscere sempre di più nello sviluppo della Luce, con che cosa era collegato il cosiddetto ‘aumento della visione…» – «Essi vedevano Dio solo così, come un fanciulletto vede i suoi genitori …».

 

La crescente conoscenza è premessa di una contemplazione, anzi, ‘genera’ la contemplazione del cuore, e la visione esteriore è l'ultimo anello di questo sviluppo. È così con ogni singolo essere creato, e anche nello sviluppo globale del popolo dei figli. Perciò anche l’umanizzazione del Signore (attraverso la quale EGLI è diventato il Dio personale e sempre contemplabile) cade in una fase avanzata di questo sviluppo. La differenza tra questa reale visibilità e le apparizioni di un tempo è così aggravante, che possiamo solo intuirla. Ma prima che ce ne occupiamo più da vicino, diamo qui ancora alcuni esempi sul genere della visibilità di Dio nel tempo primordiale della Creazione spirituale e, più avanti, di quella materiale.

[“Ruth, la Moabita”, a pag. 132]: « … allora vedono una Luce come una Forma e nondimeno nebulosa. Un calore soffia su di loro, un soave torrente, …».

[Idem pag. 264]: «Il Mio più Interiore, lo stesso e proprio UR, non Lo può vedere nessuno, è rappresentato come Immagine. Voi vedete solo il bagliore, potete percepire solo il calore del Mio Amore ….».

[Idem al cap.22]: «Dapprima non c’è nulla da vedere. Oh! – ecco, c’è di nuovo, la Luce della grotta-stalla; essa si leva come Forma davanti al blu del Cielo, senza Forma solida, tuttavia chiaramente percettibile …».

["L'UNO", pag. 22]: «Ecco che sta una Luce come una Forma al suo giaciglio …».

 

Le Apparizioni di Dio sono numerose nel Vecchio Testamento, come Luce che assume una Forma. Anche Abramo vide "la Luce nella Forma". Talvolta gli uomini videro "il Volto di Dio" in un modo indescrivibile. Ma come erano le cose presso i Primi della Creazione-Ur? Ascoltiamo su ciò delle dichiarazioni da "Eternità UR in Spazio e Tempo".

[Opera UR (pag. 308)]: «Il Mio Essere è e Rimane in Sé inafferrabile, e anche invisibile (…) Ho fatto diventare la Luce – in sé invisibile – per il Sole-Ur, affinché i Miei figli Mi possano vedere e amare, e Mi siano anche del tutto vicini (…)»

[Idem pag. 325]: «Voglio ottenere che i Miei figli nati liberi Mi portino vivamente nei loro cuori. La Mia Immagine deve essere incisa nel loro interiore! Adesso Mi rivelerò loro un po’ alla volta (…)».

[Idem pag. 443] [Compare Gesù, il Figlio-Amore, il Mediatore e futuro Portatore del Sacrificio]: (Gesù) «Se il Portatore del Sacrificio diventa anche il Figlio dell'Espiazione, allora i fedeli Mi conosceranno, come UR conosce Me ed Io conosco Lui. Loro vedranno l'Onnisanto, come Egli vede Me ed Io vidi e vedo Lui eternamente…». – «Ora è tempo che voi figli possiate contemplare Dio…».

[Idem pag. 566]: «Sappi: nemmeno tu contemplerai totalmente lo Spirito-Ur, non Lo sentirai mai realmente. … Ciò che è necessario a causa delle Opere, è rappresentato ed è comprensibile dalla creatura in modo visibile e udibile. (...)». E queste sono «le forme dell'Opera adeguate alla Rivelazione». – «Se tu (Sadhana) hai veduto LUI, anche se in una Parte, allora hai veduto il Suo Sacrificio …».

[Idem pag. 567]: «Che UR Si riveli di volta in volta in una Forma adatta all’individualità…».

Dopo l'allontanamento di Sadhana, UR diventa, infatti, quasi invisibile, anche per i figli della Luce. Perciò la cortina tra il Santuario e l’anticamera, nella Santa-Luce e in Gerusalemme; essa è il simbolo della velatura di UR.

[Opera UR pag. 569]: «Velata è la Sua santa Essenza, velato il maestoso Seggio dell'Onnisantissimo (…) Ma ovunque sia necessario, i fedeli vedono Dio nella Forma (…)».

[Idem pag. 626]: «Se avete visto Me, allora ben la Forma data; potevate solo percepire la Forma del Raggio-Ur spirituale, ma mai contemplarLa (…)».

– * –

Ora sono sufficienti gli esempi; è fuori dubbio che la Luce-Ur eternamente era, è e sarà, incontemplabile.

[Giov. 6, 46-47]: "Non che alcuno abbia veduto il Padre, se non colui che è da Dio; questi ha veduto il Padre». [Col. 1, 15]: « (…) che è l'Immagine del Dio invisibile (…)». [Giov. 4, 12]: (Nessuno ha mai visto Dio …». [1. Tim. 6, 16]: «Dio che nessun uomo ha veduto né può vedere».

Anche l'eterno Spirito di Dio nella Sua infinita estensione è invisibile, ed è percettibile solo attraverso ciò che Egli esprime, opera e forma. Questo formato però, 'la veste dell'eterna Divinità, UR', nella Sua incommensurabile pienezza e infinita grandezza, può essere contemplato e afferrato solo in parti, perché nessuno può abbracciare con lo sguardo e comprendere la totalità di tutte le Creazioni, nemmeno il più grande angelo.

Di conseguenza ogni genere del Divenire visibile di Dio è una Rivelazione parziale, una forma e un genere di contemplazione adeguato alla conoscenza e predisposizione del figlio.

Solo nel caso dell’umanizzazione di Dio in Gesù abbiamo davanti a noi qualcosa di nuovo, qualcosa di particolare. Ora non si dice più: Quello che opera attraverso ciò che è veduto da te, è il Padre (non ciò che vedi), ma si dice: «Chi vede Me, vede il Padre», e ancora più chiaramente: «Chi vede Me, vede Colui che Mi ha mandato». (Giov. 12, 45-46).

Già nel tempo della Creazione-Ur, quindi eoni di tempo fa, Gesù come il “meraviglioso Fanciullo” comparendo ancora senza Nome, dice di Sé: «Ora è tempo che voi figli possiate contemplare Dio». [Opera UR pag. 443].

Nel “Grande Vangelo di Giovanni” [vol. 11, cap. 52, 3-4] il Signore quale Gesù dice: «Solo dopo la Mia morte, quando questo Mio corpo sarà accolto quale una veste dell’onnipotente, infinita Divinità stessa, tutti coloro che avranno abbandonato la vita fisica prima di questo Mio tempo saranno anch’essi in grado di vivere, attraverso la contemplazione della Divinità ora fattasi Persona, in eterna comunione con Questa…».

– * –

Questa dichiarazione è fatta di frequente e inequivocabile nell’Opera-Lorber, così che non sono necessarie ulteriori citazioni. Per ogni conoscitore della Rivelazione-Lorber e altre nuove Rivelazioni, è un dato di fatto dell’unico e particolar modo di questo ‘divenire contemplabile’ e ‘comprensibile’ della Divinità UR, vivamente presente in Gesù.

[B. Dudde n. 5744]: «E questa Forma umana una volta si spiritualizzò del tutto e rimase comunque visibile per ogni essere che ha raggiunto lo stato di maturità, per poterLa contemplare spiritualmente».

Nella Rivelazione-Wolf questo nuovo genere del divenire contemplabile di Dio in Gesù, è in verità menzionato solo marginalmente (dato che non è il tema di questa Rivelazione), non è comunque innegabile da constatare con le Parole nell'Opera-Ur: «Ora è tempo che voi figli possiate contemplare Dio», inoltre in "Karmatha", pag. 80, con le Parole: «(…) per dimostrarci al Padre divenuto personale, che vorremmo altrettanto sacrificare il nostro amore (…)».

«Solo in Gesù dimora corporalmente la pienezza della Divinità». – «Non esiste nessun tempio sommamente santo della Divinità UR, che in Gesù», rivela il Signore stesso anche attraverso Johann Widmann proprio come nella Sacra Scrittura e in tutte le autentiche nuove Rivelazioni. E si legge:

«La Luce-Ur è diventata contemplabile, perché sotto 'contemplare' non devi intendere qui la percezione con gli occhi, ma il totale avvicinarSi all'Essenza fondamentale di Dio». [Il Sole spirituale I°, cap. 60/14].

«Che cosa significa contemplare Me? Certamente solo che Mi posso rivelare del tutto agli uomini». - «Se non avessi indossato una veste terrena, se non avessi accolto e trasformato questa veste terrena nel Mio Essere, Io vi dico: vi sarei rimasto eternamente incontemplabile, eternamente lontano». [Johann Widmann].

Non poter contemplare Dio, significa in fondo: essere lontani da Dio, vivere in uno stato di consapevolezza, non poter riconoscere Dio, non poterGli venire vicino. Solo in Gesù, l'uomo può avvicinarsi del tutto a Dio. Gesù, un Raggio dell'eterno Amore, porta nel Suo corpo essenzialmente la Luce-Ur.

Con Gesù, l'Amore-Ur, Egli si mette di fronte ai creati nella Sua figura di Figlio, come un Fratello, perché: «Voglio essere ciò che voi potete amare» [Johann Widmann].

In GESU', possono ora, tutti, "vedere Dio", cioè "essere totalmente vicini all'Essere fondamentale della Divinità", senza esserne dissolti.

Ma nonostante questo, rimane il dato di fatto che la Luce-Ur, come Fonte di ogni Forza, era ed è inaccessibile, invisibile, ed eternamente nascosta.

Questo fatto risulta concorde in tutte le Rivelazioni; è incontestabile, libero da dubbio e inequivocabile. Con ciò arriviamo al punto culminante del problema della visibilità di Dio. Qui comincia la fede. Ciò che non è visibile, può essere solo creduto, e così, ora riconosciamo che la fede ha sempre avuto un ruolo fin dal principio. Già i primi otto grandi figli della Creazione-Ur dovettero credere che ciò che vedevano come Rivelazione di UR, era UR stesso. Altrettanto tutti i figli spirituali seguenti, così pure i progenitori del genere umano: tutti dovettero credere che l'apparizione che vedevano era Dio in una delle Sue Forme rivelate, che ora parlava loro, come Colui che era venuto da loro come Abedam, oppure Emmanuel oppure Melchisedech, Jehova stesso. E così anche noi (come tutti gli uomini dalla nascita di Gesù) siamo rimandati alla fede; dobbiamo credere che nel semplice Figlio del falegname di Nazareth, l’eterna Divinità è divenuta Uomo.

– * –

Da tutto ciò riconosciamo che la fede è qualcosa di eterno, essa conserverà sempre il suo significato, perché nessuno si potrà mai convincere dall'esperienza che la Rivelazione datagli da Dio, sia Dio.

Non è quindi così che poi, quando una volta nell'aldilà vedremo Gesù, ogni fede diventerà superflua, perché, ciò che si vede, non richiede fede! La Sua contemplabile vicinanza ci diventerà ben una certezza interiore di incontrare in LUI la Divinità, la renderà solo più profonda, ma a chi il suo cuore non dà questa certezza, potrà sempre dubitare (qui o nell'aldilà), e non sarà nella condizione di eliminare questi dubbi attraverso "l'esaminare".

Nessuno ha mai veduto e non vedrà mai la Fonte-Ur di ogni Forza; sono sempre visibili e percettibili solo gli effetti di questa Forza, mai la Forza stessa. È importante riconoscere questo, se si vuol comprendere la caduta di Sadhana. Nemmeno Sadhana poteva vedere la Sorgente della Forza che nutriva lei e tutta la Creazione, anch’essa doveva credere ciò che UR insegnava. Ed avrebbe potuto credere, perché al momento della prova di libertà della Creazione, tutti gli otto primi figli erano maturati così che dalla conoscenza e amore potevano prendere la giusta decisione.

Ma Sadhana non credeva più; non credeva che lei fosse solo ricevente della Forza; lei si riteneva come una sorgente di Forza. Nel pieno possesso della Forza datale da UR, cedette all'errore che essa stessa fosse la Forza, e nessun ammonimento, nessuna rimostranza delle conseguenze del suo operare, la poterono convincere del contrario. Lei stessa volle mettere alla prova la grandezza della sua Forza, misurarsi con UR e conoscere così la Verità.

– * –

Qui ora è il luogo di mettere in chiaro una dichiarazione spesso mal compresa della Rivelazione-Dudde, con la quale è dimostrato che una parte degli spiriti primordiali è caduta da Dio perché essi non potevano vederLo, avendo sempre davanti agli occhi Sadhana-Lucifero nella sua forza e bellezza.

"Il Piano di Salvezza di Dio", [fascicolo 6, B.D.- nr. 5612 a pag, 5]: «Il portatore di Luce e Forza, da un lato, vedeva le prove della forza da lui gestita, ma non vedeva la Sorgente stessa della Forza, quindi elevò se stesso a signore…»

Questo testo dalla Rivelazione-Dudde dimostra assai chiaramente quale genere di non-vedere si tratta nel caso della prova di libertà della Creazione, e ora, dopo quanto detto sopra, riconosciamo la perfetta concordanza con le dichiarazioni dell'Opera principale della Rivelazione-Wolf "Eternità UR in Spazio e Tempo". Si legga il grande discorso ammonitore del 'meraviglioso Fanciullo" [6. Giorno/736]. Anche là è detto che i creati non potevano contemplare la Sorgente della Forza di Vita, e con ciò diventa piena di buon senso la prova di libertà imposta ai primi figli.

Questo non-poter-guardare alla Forza della Sorgente-Ur, non esclude però che i primi figli vedevano per un certo tempo molto bene l’eterno UR nelle diverse forme d'apparizione, di cui veniamo a sapere qualcosa di più preciso, naturalmente, solo dalla Rivelazione-Wolf. Si possa nessuno urtare in questo. È un Principio del Donatore di questo dono di Grazia, guidare la Verità dai Cieli alla Terra, per così dire, in forma separata. Questo significa che spesso in un testo si parla di questo, in un altro di un nuovo aspetto della stessa faccenda. Riferito alla Visibilità di Dio, significa che nelle trasmissioni attraverso Anita Wolf si parla soprattutto dell'UR visibile, nelle altre Rivelazioni di più che Egli non era visibile. Entrambe le cose sono giuste, perché in tutti i tempi Egli fu visibile in differenti forme, e rimane eternamente nascosto come ‘Sorgente di Forza’. Ma è la Volontà Sua che l'uomo, stimolato da simili dichiarazioni all’apparenza contrarie, consegua da sé la giusta conoscenza.

Già i primi figli della Creazione-Ur dovettero lottare per la giusta decisione. Perché in effetti, era possibile credere in ambedue le cose: che esistesse solo una Sorgente di Forza (quella invisibile Luce-Ur), dalla quale erano nutrite la Creazione e tutti gli esseri, oppure che ne esistessero due autonomi Centri di Forza: UR e Sadhana.

Era giunta la grande prova di libertà della volontà. Tutto ciò che era stato fino a quel punto conquistato, doveva ora confermarsi; educazione e conoscenza che i figli avevano acquisito nel corso dei cinque Giorni della Creazione: amore, umiltà, fede e fiducia dovevano sostenere la loro prova del fuoco, dovevano essere rafforzati e consolidati nella lotta contro lo "stimolo della trasgressione del Comandamento". Il Comandamento era: ‘Nessuno deve toccare il Frutto del Creatore’ (l'Onnipotenza autonomamente creativa dell'eterno UR), anzi, nemmeno desiderarlo. Ma proprio questo Frutto allettò Sadhana; sete di potere nascente offuscò la sua conoscenza, cadde vittima della tentazione, mentre due terzi degli altri uscirono vincitori da questa lotta. La tentazione consistette nel fatto di provare l'altra possibilità. Chi non crede, si voglia convincere. Sadhana non credette più, volle mettere alla prova la misura della sua forza e sperimentare le conseguenze della trasgressione del Comandamento. Da allora in poi, l'esperienza prese il posto della conoscenza, della fede e della fiducia, e questo è rimasto così fino ad oggi.

Analogamente, anche tutti i figli postumi furono posti davanti alla decisione di credere che Sadhana fosse l'unica, la stessa grande Forza, come UR, oppure che tutta la Forza provenisse dall'invisibile UR (Luce), il Quale si vedeva solo qualche volta, e che diceva di Sé che era Egli la Fonte di ogni Forza.

– * –

Alla fine, sia ancora menzionato il capitolo [Visibilità e Invisibilità di Dio, nella raccolta "Dieci piccoli mattoni"]. Qui da Anita Wolf stessa è trattata la separazione tra Contemplazione-Dio e Luce-Ur. Purtroppo, manca però l'indicazione che la divenuta visibile di Dio in Gesù è qualcosa di nuovo, unico, radicalmente diverso da tutte le altre Forme della Contemplazione-Dio.

Dallo stesso libro: «Purtroppo le più recenti versioni che Dio sarebbe diventato contemplabile solo con Gesù Cristo, e solo da allora sarebbe diventato un Padre, sono da confutare senza voler pregiudicare le Opere».

Il divenir visibile della Divinità in GESU', non è una "nuova versione", ma una Verità della Sacra Scrittura [1. Col. 1, 15: «…che è l'immagine del Dio invisibile, il Primogenito di tutte le creature» e di tutte le nuove Rivelazioni, del tutto particolarmente nell'Opera-Lorber. E questa Verità è un mistero così profondo, che l'impiego superficiale delle parole "visibile" e "contemplabile" non possono che rendergli giustizia.

 


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Annotazione  n.  5

 

Sorgente di Forza e ricevitori di Forza

Creatorato e abilitazione creativa

 

Alcuni lettori trovano una contraddizione tra l'Opera-Lorber e le Comunicazioni-Dudde da un lato e la Rivelazione-Wolf dall'altra parte, anche nelle seguenti dichiarazioni:

B. Dudde: «…Lucifero, provvisto con la stessa Potenza del Creatore come Mia Immagine…». oppure «Lucifero … la Mia Immagine, un essere che poteva creare, proprio come Me stesso, e al quale ho anche dato il grande potere di creare …»

Leopold Engel: «Egli, provveduto col Mio pieno potere…» [Gr. Evangelo, vol. 11, cap. 17,12].

Jakob Lorber: «… s’infiammò (Lucifero) nella sua rabbia e voleva distruggere la Divinità. Per quest'atto non gli sarebbe davvero mancata la forza, se la Divinità nella Sua eterna Sapienza, ancora per tempo, non avesse fatto prigioniero questo rivoltoso in tutte le sue parti.

La faccenda diventa comprensibile, se pensate che la Divinità ha posto in questo spirito, per così dire, un secondo perfetto io che – in tutti gli spazi dell'Infinito venne posto di fronte alla Divinità ugualmente forte … Questo spirito … era diffuso in tutto l'Infinito. Perciò gli sarebbe anche stato possibile di afferrare ed escludere ovunque la Divinità …» ["Terra e Luna", nuova edizione].

Di fronte a questo, veniamo a sapere in "Eternità UR in Spazio e Tempo", che UR ha sempre riservato per Sé la Sua Onnipotenza di Creatore.

Chi crede di scoprire qui una contraddizione, si liberi dapprima della sua stessa fissazione alla lettera, e pensi ragionevolmente. Già una considerazione puramente intellettuale dei testi di Lorber e Dudde deve appunto mostrare che questi non sono da prendere alla lettera. Secondo il senso delle parole, Dio non sarebbe più forte di Lucifero, e noi lo dovremmo semplicemente alla Sapienza previdente di Dio che Lucifero non potesse eseguire i suoi piani e diventare dominatore assoluto. E Sadhana sarebbe giunto all'idea, non del tutto ingiustamente, che potessero esistere due centri di Forza ugualmente forti e potenti ma Uno (UR) sarebbe giunto prima alla consapevolezza del suo Io e della sua Potenza, cosa che per lei, significherebbe oppressione.

 

Un’ulteriore deduzione dal testo in "Terra e Luna" è quella che nell’uguaglianza delle Forze non è possibile nessuna vittoria. Se Positivo e Negativo fossero davvero ugualmente forti, allora Lucifero, altrettanto viceversa, non avrebbe mai potuto vincere definitivamente, e il gioco sarebbe per tutti i tempi incerto. Che le cose stiano veramente così, nessuno lo penserà seriamente, e quindi, con l’uguaglianza delle Forze deve esserci tutt'altra ragione.

Questo equilibrio delle Forze, in effetti, esiste, ma nota bene: nel Regno di Lucifero! Poiché Dio usa questo campo per mettere alla prova la volontà degli uomini e delle anime, Egli doveva appunto creare appropriate condizioni; e perciò si può presumere che all'interno del grande Uomo cosmico regni l'uguaglianza delle Forze, anche se il rapporto tra positivo e negativo potrà essere di volta in volta diverso sui singoli mondi. Di certo, però, mi sembra che, almeno sulla nostra Terra, la Forza positiva di Dio che si riversa, corrisponde esattamente alla forza negativa della parte avversa, quindi rappresenta un perfetto equilibrio. Questo, però, è così secondo la Volontà di Dio, non perché forse Dio non possieda più Forza di Lucifero. In questo caso, in cui la libera volontà dell'uomo deve prendere la decisione più importante, l'influenza delle due Forze deve essere ugualmente forte, affinché l'uomo stia precisamente nel mezzo.

Come si vede, il testo in "Terra e Luna" è ben giusto, ma deve essere osservato dalla giusta prospettiva, dal giusto punto di vista, cioè dal punto di Vista di Dio. L'infinito e la pienezza di forza che, per i nostri concetti rappresenta il grande Uomo cosmico, non è l'Infinito e la Pienezza di Dio. Persino gli spazi di quell'Infinito, nei quali Sadhana operava prima della sua caduta nella "stessa" Forza insieme a UR, sono solo una parte dell'eterno infinito-Ur, nei confronti del Quale, la forza creativa lasciata a Sadhana, si presenta solo come una scintilla.

Tutto ciò che UR mette a disposizione di volta in volta ad una Creazione, è sempre solo una parte proveniente dalla Sorgente-Ur della Sua Ricchezza come sappiamo dalla Rivelazione-Wolf, e questa correzione delle nostre immaginazioni è perfettamente in ordine. L'Opera "Eternità UR in Spazio e Tempo" ci concede quello sguardo nella Creazione-Ur spirituale, che l'Opera-Lorber e le altre nuove Rivelazioni non forniscono, e perciò non è come una seconda, destinata a questo scopo, per aggiustare le nostre misure. Dobbiamo renderci conto che ciò che siamo venuti a conoscere finora, non è l'ultima cosa e non la più profonda, sicché la Divinità UR rivela a poco a poco, sempre di più della Sua grandezza (nella dimensione esteriore come nell'interiore), che l’attuale Creazione è solo una tra innumerevoli altre, che in parte sono precedute e in parte seguiranno, e che ogni nuova Rivelazione significa un accrescimento in sapere e conoscenza di tutti questi dati di fatto. Perciò è sbagliato il rimaner fermi con concetti afferrati una volta; la conoscenza deve sempre continuare a crescere.

Chi pensa quindi che Dio non sia più forte di Lucifero, cade vittima di un ragionamento fallace, perché considera una parziale Rivelazione come il ‘Tutto’. Anche Sadhana considerava ciò che a lei fosse riconoscibile (la Creazione di un Ciclo-Ur che stava appena iniziando) per il Tutto, per l’intero UR, e s’immaginava che UR avrebbe concesso tanto, che lei ora fosse invece ugualmente forte come LUI, e che potesse persino soggiocarLo con l'aiuto delle sue schiere.

Quanto piccolo, però, è il grande Uomo Cosmico di fronte all'Uomo celeste, e che, anche questo, rappresenta nuovamente solo una parte dell'intera Creazione, lo veniamo a conoscere allusivamente anche nell'Opera-Lorber.

[La Mosca]: «Ora rivolgiamo il nostro sguardo all'Uomo del Cielo, contro la cui grandezza quest’Uomo dei mondi qui sopra descritto si contiene proprio come una trilionesima parte di un atomo contro la grandezza del prima nominato Uomo del Cielo (…) Vi dico ancora di più: Nel Mio Infinito esistono persino molti di tali Cieli, e ogni Cielo, di per sé, è di nuovo un perfetto Uomo…»

E tutti questi Uomini del Cielo insieme formano il Corpo della Divinità. Ma anche Questo non è "l'UR intero", ma ciò che Egli vuole rappresentare in questa Creazione. Questo, per coloro che si urtano, perché Dio nella Rivelazione-Wolf" abbia all'improvviso un altro Nome". "UR" non è un nuovo Nome, ma l'espressione di un Concetto di Dio sovrapposto e completo. Dal Suo Essere-Ur, l'Eterno è proceduto come Persona – per questa Creazione; per amore dei figli Egli ha dato a Se stesso una Forma e un Nome.

Il nome Gesù, a qualche lettore sembra sia stato messo nell'ombra nella Rivelazione-Wolf, di fronte al nome UR. Questa diminuzione risulta necessaria dalla visione dell'Eternità-Ur, e quindi è relativa. In Verità, Gesù, la Figura-Figlio dell'eterno Amore, non viene per niente diminuita, ma è rappresentata solo molto più chiaramente che altrove come il Ramo, il Mandato, il Quale è proceduto dal Padre, e dopo il compimento del Suo compito (la totale redenzione e rimpatrio di tutto il perduto) sarà un giorno nuovamente assunto nella Sua Essenza-Ur, e con LUI anche la seconda Rivelazione-Figlio della Divinità: Melchisedec, la Santità di Dio come Persona. Queste due Figure di Figlio, che rappresentano essenzialmente l'Amore e la Santità di Dio separati, si restituiranno un giorno nuovamente nella loro Origine, e allora la Divinità starà nella Santità e Amore riconciliati, di nuovo, come Padre UR di fronte al popolo dei figli. EGLI porterà le Sembianze di Gesù.

Nel frattempo, Gesù è Colui che attira tutto a Sé, che ordina tutto. UR poteva andare solo come Amore, là dove la Sua Santità non poteva seguirLo: nell'abisso dell'inferno! L'Amore diventato Uomo attira tutto a Sé, unisce tutto con Sé e porta tutto con Sé in Alto, nell'eterna Patria. Perciò ognuno deve dapprima trovare il "Figlio", prima che possa venire al "Padre".

[Johann Widmann, nel libro di preghiera, nr. 4]: «Se non venite al Figlio, se non adempite i Miei Comandamenti, non giungete al Padre, in quella Pienezza della Divinità che è la vostra Origine e la vostra Meta, che però vi potrà essere rivelata solo quando sarete perfetti! (…) Dio-Padre è rivelato solo ai perfetti; agli imperfetti, Dio si può mostrare solo nel Figlio, in Gesù».

Se Gesù, il Padre nella veste d’Uomo (che EGLI ha preso per diventare uguale a noi), in un inimmaginabile lontano futuro, vorrà mostrarSi di nuovo in un altro genere di Rivelazione ai figli divenuti perfetti, sarà allora diventato qualcosa di “meno”?

– * –

Ancora una parola (come aggiunta) sulla Somiglianza di Sadhana con Dio, per quanto riguarda la sua capacità creativa. Da tutto quanto è stato detto finora, dovrebbe essere evidente che le concernenti dichiarazioni dell'Opera di Lorber e della Dudde, anche su questo punto non devono essere prese alla lettera. La Somiglianza con Dio non può mai intendere la dimensione, ma sempre e solo la sostanza e il genere di capacità. La Forza e capacità creativa data a Sadhana è limitata alla sua dimensione (mentre quella Divina è illimitata); essa rappresenta un riflesso della Forza auto creativa ed Onnipotenza di Dio. Per quanto grande possa essere un dono dato a un figlio, questo non lo userà mai secondo il proprio benestare, non potrà mai produrre delle forme che non siano preparate dalla Forza delle Idee di Dio; mai creare qualcosa che non appartenga al ramo dell'intera Creazione, ma il figlio abilitato alla creatività potrà comparire creativamente sempre solo all'interno della Creazione del Padre e su incarico Suo.

[Opera UR 6° Giorno della Creazione/657]: «Perciò non credete mai che con un’assimilazione alla Mia Essenza, siano dati anche Potenza, Forza, Potestà e Vigore».

Questo dovrebbe essere per noi del tutto naturale, già solo per il fatto che non è immaginabile qualcosa d'altro, e perché il Signore stesso anche nell'Opera-Lorber ha detto più di una volta che non potrebbe mai esistere un secondo infinito e onnipotente Creatore.

Inoltre, nel vol. 11 del "Grande Evangelo di Giovanni": «Ti voglio dare una parte della Mia Forza…».

 

 

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Annotazione  n.  6

 

Perfezione e sviluppo

 

Un secondo malinteso si dimostra presso molti amici dello spirito dalle Comunicazioni della Rivelazione-Dudde, in cui gli spiriti primordiali furono creati perfetti, mentre nel confronto alla Rivelazione-Wolf, è un dato di fatto che questi spiriti abbiano trascorso uno sviluppo. Anche questa contraddizione è solo apparente.

S'intende da sé che tutto ciò che procede da Dio, l'eterno Perfetto, può essere solo perfetto.  Con ciò è affermato che il creato non ha nulla di imperfetto e che non gli è data nessuna predisposizione per qualcosa di imperfetto. Questo però non significa che l'essere non abbia da passare uno sviluppo.

La Rivelazione-Wolf conferma assolutamente la perfezione di tutto il Creato.

[Opera UR - 5° Giorno della Creazione, 36]: «Quello che Io creo come Creatore, dallo stesso momento è perfetto, poiché divenne!»

Ma essa mette in chiaro anche che questa perfezione è una in divenire, che è stata piantata come granello di semenza al Creato. Una perfezione che si sviluppa lentamente, non è forse perfetta?

In un punto dell'Opera-Ur è sollevata la domanda su cosa sarebbe perfetto: il granello di semenza, oppure l'albero? Questa domanda porta in sé già la risposta: tutto è ugualmente perfetto! Proprio, magistralmente!

Ma che cosa rimarrebbe da fare all'essere creato nel proprio lavoro, se fosse stato messo fuori bell’e pronto? Il lavoro, l'imparare, il procedere da gradino in gradino e il crescere nella conoscenza e nell'appropriazione delle Caratteristiche di Dio, non è in se stesso, gioia, adempimento e felicità di una vita? Un essere messo lì per incanto, bell’e pronto, non avrebbe nulla da fare! Non potrebbe imparare niente e non avrebbe bisogno di lavorare, né su se stesso, né per altri, perché tutto sarebbe già fatto dal suo Creatore. Non possiederebbe nulla di conquistato da sé, e non avrebbe nessuna possibilità di crescita. Quale Gioia potrebbe avere Dio in un essere simile, e per che cosa dovrebbe averlo creato? Ci è difficile in genere immaginarci una tale creatura, e riconosciamo ancora una volta, quanto in grande hanno operato l'Amore e la Sapienza del nostro Creatore con la Creazione dell'essere-figlio. Fu il Suo Amore che ci ha dato la possibilità di uno sviluppo e l’acquisizione della proprietà spirituale!

L'insegnamento istruttivo dei libri di A. Wolf, che ogni vita è posta su una via di sviluppo, sta quindi solo apparentemente in contraddizione alle dichiarazioni di molte Comunicazioni tramite B. Dudde sulla perfezione degli spiriti-Ur, nondimeno l'espressione "creato perfetto" ha purtroppo risvegliato sia nella Rivelazione-Dudde come anche in certi lettori della sua Rivelazione, l'idea che gli spiriti-Ur furono messi fuori bell’e pronti, e perciò non necessitavano di nessuna educazione e sviluppo; e da quest'opinione è ora considerato come non degno di fede lo sviluppo indicato attraverso Anita Wolf.

A questi dubitanti, sia ricordato che il fatto dello sviluppo ed educazione degli spiriti-Ur risulta ineccepibile anche dall'Opera-Lorber.

[Il Governo della Fam. di Dio, vol. 3, cap. 22, 18-20]: «O Mio eterno Amore! Quanto ho fatto, per salvare questo essere e guidarlo alla difficile perfezione finale (…) Questo essere non è progredito nemmeno di un quarto ad una maturità, si oppone proprio nei momenti più importanti e più delicati, all'istruzione, così fortemente contro il Mio Ordine che tutto guida (…)».

[Il Grande Evangelo di Giovanni, vol. 2, cap. 230, 6]: "Anzi tutto ti sbagli, se credi che Dio abbia affidato agli esseri creati la formazione e lo sviluppo da se stessi, prima che in loro ci fosse la capacità di riconoscere l'Ordine divino pienamente in sé e in tutta la sua profondità. Gli insegnamenti furono molti, ampia fu l'istruzione impartita in precedenza, e immensi periodi di tempo trascorsi fra il primo divenire dell'Ordine iniziale creato nei primi esseri, e quel periodo di tempo in cui poi a tali spiriti fu affidato il compito dell'autoformazione e dell'autosviluppo."

[Gottfried Mayerhofer, Segreti della Vita]: «…erano tutti perfetti, senza macchia, regolati secondo le Leggi divine, per conservarsi, perfezionarsi, e corrispondere così al Mio grande Scopo di Creatore».

Ricordo inoltre in quel testo del Grande Evangelo, dove il Signore dice che agli spiriti sarebbero state date le Sue Caratteristiche in differente misura, in modo che ogni essere-spirito possedeva una delle Caratteristiche divine in alto grado, gli altri in grado minore. Questi (esseri spiriti) ancora non sviluppati, dovevano svilupparle attraverso il proprio lavoro.

Un esempio come quest’acquisizione dei tratti divini avviene oppure può avvenire, è la descrizione dello sviluppo spirituale del piccolo Karmatha.

Chi si urta nel procedimento di questa esposizione e la considera come non degna di fede, a costui sia detto che non dipende affatto se queste scene ed episodi siano "storicamente" giuste oppure no. Probabilmente esse non hanno in sé nessuna realtà, ma servono alla dimostrazione di un importante fatto: cioè, quello che anche i figli della Luce passano da uno sviluppo.

Non è importante il guscio, ma il nocciolo. Chi si sofferma alla corteccia, non arriva alla preziosa parte interna: il midollo! Che l’azione facente da cornice delle sue storie sia solo l'involucro, e perciò non da considerare troppo importanti, lo riconosce anche Anita Wolf stessa, e precisamente nello scritto "Dieci piccoli mattoni". Alla parte "Uomini edificano – uomini distruggono" è aggiunta un’appendice che comincia con la frase:

«Questo scritto non deve essere storia, ma un ammonimento, se l'evento è descritto nell'Eden oppure altrove…»-

Questa spiegazione potrà valere in generale, e la si dovrebbe accettare. È chiaro che – per ritornare a "Karmatha" – lo sviluppo di un figlio della Luce potrebbe essere rappresentato anche con l'aiuto di altre immagini e scene (come furono date in "Karmatha"), oppure anche senza immagini, in una forma del tutto diversa.

Come avviene in genere la trasmissione dei contenuti spirituali in una persona? Non lo sappiamo precisamente, ma è certo che avviene su una via simile come la trasmissione della Forza: attraverso canali di conduzione che diminuiscono l'intensità di gradino in gradino. Un essere-spirito, che serve da canale di conduzione per Messaggi divini ad una persona, si deve però adeguare alle caratteristiche fisiche e spirituali di questa persona-mistica; perciò è opportuno, quando un’entità simile a tale mistico s'incarica nell’aldilà di un tale lavoro, e quanto questo spirito sia perfino libero di formare da se stesso l'involucro, non è importante. Nell'Opera-Lorber è più volte menzionato dal Signore stesso, che le condizioni del mondo spirituale ci possono essere descritte solo in parabole e in immagini corrispondenti alla nostra immaginazione mondana. E qui può essere aggiunto: alla mondana immaginazione e inclinazione della persona ricevente.

In base a "Karmatha" e altri libri romanzeschi scritti da Anita Wolf, si potrà mettere in dubbio con ragione i ‘valori storici’ di queste narrazioni, rimane comunque il fatto che con il suo aiuto è trasmesso un contenuto spirituale, che è un puro Dono di Dio. Questo solo conta, e nel caso di "Karmatha" sono meravigliosi Insegnamenti del Signore, nuovi chiarimenti di inaudita profondità, e inoltre, nell'esempio del piccolo Karmatha, ci deve essere mostrato come viene istruito un piccolo figlio della Luce. La descrizione della sua permanenza nelle diverse "case dei principi", rende evidente che tutte le sette Caratteristiche dello Spirito di Dio devono essere conquistate proporzionalmente da ogni figlio, se si vuole "innalzare alla Luce settupla", cioè diventare simile a Dio.

Sia ancora una volta sottolineato che non significa manchevolezza, se per il momento sono sviluppate sei delle sette Caratteristiche. Karmatha, nato nella "casa dell'Amore", quindi un discendente del Portatore della Caratteristica dell'Amore e membro della grande entità spirituale "Raphael", possiede lo spirito dell'Amore per nascita, perciò, senza proprio merito. Ma lui deve sviluppare e consolidare le altre Caratteristiche che sono in lui in embrione come abilitazione e attitudine. Fino alla completa formazione delle sue attitudini. Un figlio della Luce non è comunque un essere imperfetto, perché nei mondi degli angeli non caduti non può esistere qualcosa del genere. Quando un fanciullo usa ancora in modo maldestro le sue mani e piedi, questo è un genere di debolezza e incapacità del tutto differente, che la successiva debolezza che fa cadere nel peccato l'uomo più maturo. Si manifesta qualcosa di errato solo quando un essere non si muove nell'Ordine di Dio, quindi ha intrapreso la direzione opposta che porta via da Dio nel rovesciamento di ogni bene.

Infine sia da accennare ancora, che tutti i fatti reali del mondo materiale sono imitazioni, riflessi deboli, quasi sempre deformati delle condizioni nel mondo spirituale. Tutte le forme, tutte le apparizioni e decorsi, tutto ciò che facciamo, vediamo e conosciamo, ha la sua immagine-Ur[2] corrispondente nella Creazione spirituale. Così anche il nostro sviluppo, cominciato dall'embrione, (detto più precisamente: dalla volontà di procreare dei genitori) fino alla nascita e, da lì, oltre, fino alla piena maturità di corpo e anima, fino al risveglio dello spirito. In tutte le parti della nostra triade esiste un percorso di sviluppo, c'è crescita e spiegamento – fino a quel perfezionamento che è già contenuto nel germe.

"Sia fatto", è la grande Parola della Creazione, non "Sia"![3]

 

 

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Annotazione  n.  7

 

Il ritorno di Sadhana

 

La Comunicazione più sorprendente della Rivelazione-Wolf è il messaggio del cambiamento di pensiero di Sadhana, già avvenuto. Molti amici nello spirito non l'accettano. Questo ha diversi motivi: gli uni hanno in sé ancora troppo dello spirito del giudizio e della condanna, agli altri manca una Rivelazione dello stesso genere nell'Opera-Lorber e nelle comunicazioni di B. Dudde; di nuovo, altri sono dell'opinione che nel mondo ci dovrebbe essere qualcosa da notare di questo avvenimento, se fosse avvenuto davvero.

Per comprendere la contraddizione del fatto che, nonostante il già avvenuto cambiamento di volontà di Sadhana il mondo non sia migliorato, ci si deve rendere chiaramente conto su che cosa significa questo cambiamento, cioè ritorno, e questo si dimostra meglio di tutto in noi stessi. Noi tutti abbiamo alle spalle un tale cambiamento. Ognuno è andato una volta o l’altra nella direzione sbagliata, ed è ritornato, solo dopo averlo riconosciuto, cioè: abbiamo cambiato volontariamente la direzione della nostra via. Ci siamo rivolti a Dio e abbiamo indirizzato la nostra volontà a LUI, dopo che in precedenza avevamo spesso agito nella volontà invertita, contro di LUI.

 

La nostra conversione consiste perciò nel fatto che vogliamo di nuovo vivere nell'Amore dell'Ordine di Dio; che vogliamo accogliere le Caratteristiche di Dio: vorremmo essere pieni d’amore, umili, mansueti e pazienti. Ora, però, ognuno esamini se stesso, se gli riesce. Se siamo onesti, dobbiamo ammettere che, nonostante la nostra migliore volontà interiore, esteriormente mostriamo spesso false reazioni, parlando e agendo diversamente da come vogliamo veramente.

Ciò che ostacola spesso la nostra buona volontà più interiore, è il nostro essere: quell'involucro dagl’innati tratti del carattere e propri pensieri, sentimenti e azioni del passato, nel quale stavamo come in un carcere; quel mantello sorto dalle forze della nostra anima che ci rimane attaccato finché non è trasformato pezzo per pezzo attraverso l'Amore e la Grazia del nostro Padre Celeste, attraverso la Forza del Suo spirito in noi, e più precisamente secondo la misura del nostro sforzo proveniente dal nostro nuovo e giusto volere, secondo la misura del nostro superamento e, soprattutto, secondo la misura del nostro amore e dalle opere procedute da questo.

Finché questo cambiamento non seguirà, il nostro atteggiamento esteriore rimane spesso ancora nella contraddizione al nostro volere interiore, cioè non ci si riesce ad essere tanto buoni come vorremmo volentieri esserlo. Ricadiamo e commettiamo continuamente i vecchi errori.

La nostra inversione si è svolta da tempo, ma il nostro essere è ancora, in gran parte, non cambiato.

Similmente, ma in una dimensione immensa, si può immaginare la faccenda con Sadhana. Il suo cambiamento, o ritorno nella Notte del Venerdì Santo [la terza Pietra miliare “Golgota”] – per quanto lo comprendiamo giustamente – il cambiamento di massima della volontà del figlio perduto, il suo rinsavire, la sua decisione, la propria forza di volontà finora rivolta contro Dio, fu di nuovo da adeguare con la Volontà di Dio.

Tuttavia, tra volere e potere si trova una lunga via. Tutte le forze dell'anima, che Sadhana ha impiegato attraverso le Eternità per opere di cattiveria, la circondano, come circondano il suo essere esteriore, che dapprima deve essere trasformato. Le membra del suo corpo (le schiere di spiriti proceduti dalla sua forza) sono ancora animati in gran parte dal suo falso spirito – insomma: nell’enorme grandezza dell'involucro dell'anima di Sadhana è semplicemente naturale che il processo di trasformazione occupi delle Eternità. Il ritorno deve avvenire passo dopo passo, come anche il distacco, l'allontanamento da Dio, si è svolto a poco a poco.

Per comprendere la narrazione degli avvenimenti nella notte del Venerdì Santo nel Regno spirituale, è quindi assolutamente necessario che si faccia una distinzione tra cambiamento e ritorno. Il cambiamento si è svolto in quella notte, e significa la svolta fondamentale della volontà erroneamente orientata di Sadhana, al suo orientamento su Dio[4]. Il ritorno[5] è la lunga via della lenta purificazione e riparazione del suo essere in tutte le sue parti, e a questo ritorno un giorno seguirà il Ritorno a Casa.

Inoltre c'è da distinguere tra l'essere-Satana e la persona Sadhana-Lucifero. L'essere di Satana non è identico con la persona di Sadhana ("Il Libro di Grazia"). L'essere di Satana è il principio cattivo, e questo è ciò che è proceduto da lui nelle attività malvagie. Queste Forze (Forze di Dio che una volta erano buone e attraverso l'inversione della volontà di Sadhana furono continuamente rivolte contro Dio) sono realtà spirituali che, con il personale voltafaccia della volontà di Lucifero, non sono rimosse dal mondo, ma devono prima essere redente. – Se si pensa a tutto questo, non c'è da meravigliarsi che, in pratica, non percepiamo ancora nulla della conversione di Sadhana, tanto più che l'inferno è abbastanza fittamente popolato anche senza Sadhana.

Dalla Rivelazione tramite Anita Wolf, però, non apprendiamo solo che Sadhana, secondo la volontà, ha già effettuato il ritorno, ma anche del fatto che in questo stadio deve superare quattro prove del cambiamento di volontà, ovvero dovrà stare quattro volte davanti ad una svolta decisiva, per così dire, davanti a un incrocio. – Di che genere erano e saranno queste prove, non è stato detto, tuttavia questa indicazione ci aiuta comunque molto alla comprensione di alcune apparenti contraddizioni altrimenti inspiegabili.

Per esempio, nell'Opera-Lorber si legge da un lato, che il figlio perduto è bensì già sulla via del ritorno [Grande Evangelo di Giovanni, vol. 10, cap. 188, 21]: «Non comprenderai ciò che voglio dire con questo: il figlio perduto è di certo già sulla via del ritorno, ma ci vorranno tempi infinitamente lunghi prima di giungere nella vecchia Casa del Padre".).

D'altra parte nel [13° vol. 2, cap. 63, 3]. «Ma quando tutte le terre e tutti i soli saranno dissolti e convertiti esclusivamente in esseri umani, allora anche di quell'uno non resterà più che solo e unicamente il proprio io, il quale, nello stato di assoluto abbandono e di perfetta solitudine in cui verrà a trovarsi, dovrà con il succedersi dei tempi, piuttosto, disporsi al ritorno, che non condannarsi a languire senza speranza per l'eternità (…)».

Si può supporre che nel secondo caso si tratti dell’ultimo punto di svolta delle quattro prove sulla via di Sadhana indicati da Anita Wolf.

– * –

Nella più grande contraddizione sul ritorno di Sadhana sembra stare la Rivelazione-Dudde. [BD n. 7838] Là si legge: «…essa sta ancora nell’opposizione più dura contro di Me, come nemico e avversario è ancora nella massima posizione di rifiuto, e opera costantemente contro di Me (…) che per lungo tempo ancora non c'è da pensare ad un ritorno dello spirito avverso, perché dapprima deve essere redento l'intero seguito…».

In primo luogo è da constatare che il Signore nella Rivelazione-Dudde, usa molto raramente il nome "Lucifero", ma dice quasi sempre: "il Mio avversario", quando parla della parte opposta. "Il Mio avversario", però, non è solo la persona di Sadhana-Lucifero (e nemmeno più adesso), ma tutto l'inferno ancora esistente, soprattutto il principio satanico, la forza opposta che – proceduta un giorno da Lucifero – continua ora a operare finché non sarà definitivamente trasformata e redenta. "Il Mio avversario" significa quindi: il potere delle tenebre nella sua ostilità alla Potenza di Luce di Dio! Questo potere opposto, il rimanente seguito di Lucifero, deve ora naturalmente in primo luogo essere redento, prima che Sadhana possa ritornare, perché questo seguito di un tempo forma appunto la veste animica di Lucifero, è il suo involucro, il suo essere esteriore, che rimane unito con lui, verso il quale si deve affermare e dal quale sguscerà – in futuro – come la farfalla dalla crisalide.

E questo coincide perfettamente con le dichiarazioni per mezzo di Anita Wolf. Anche nell'Opera-Ur è comunicato che Sadhana ritornerà a Casa per ultima, dopo che tutti gli altri saranno salvati e redenti. La lunga, lunga via del ritorno, però, è la metamorfosi che si svolge all'interno dell'involucro del bruco, è la lotta che Sadhana deve portare a termine contro tutte le forze spirituali negative del suo involucro che la circondano costantemente, forze che agiscono su di lei, come anche il nostro passato aderisce a noi, ci opprime, come anche i nostri pensieri negativi del passato ci girano intorno, ritornano continuamente a noi, finché non saranno redenti. La via del ritorno è la Redenzione, ed è già cominciata con la formazione della materia. Ma per la persona di Sadhana, il suo ritorno, comincia, secondo la dichiarazione dell'Opera-Ur, con il Ritorno del Signore.

Perciò, il ritorno di Sadhana contraddice tanto poco come il concetto del vostro ritorno, quando si legge in Bertha Dudde [BD n. 7838]: «Voi uomini non dovete farvi deviare, quando vi viene detto che lui si troverebbe già sulla via del ritorno…».

Poiché il Ritorno del Signore non si è ancora svolto in tutte le fasi, e dato che il Signore non usa dire la stessa cosa in tutte le Rivelazioni, qui si può presumere che l'inizio del ritorno personale di Sadhana, non è ancora cominciato.

Un ulteriore intoppo nel confronto tra l'Opera-Lorber e la Rivelazione-Wolf, lo fornisce la dichiarazione dell'Opera-Lorber, che tutta la Creazione materiale sarebbe fatta della grande anima di Sadhana. In base a questa Comunicazione, molti lettori s'immaginano ora che Lucifero sarebbe diventato un essere senza anima dopo la formazione della materia, quindi solo spirito, tanto più – che è accentuato anche nelle comunicazioni-Dudde – che l'anima di Lucifero sarebbe stata dissolta con la creazione della materia, in modo che ne è rimasto solo il suo io.

Ebbene, ad ognuno deve essere chiaro che per un "io", ci vuole anche un'anima, soprattutto proprio un'anima. Ma quest'anima non è identica alla veste dell'anima oppure corpo dell'anima, che però anche spesso, per brevità, è descritta con "anima".

Il grande spirito Sadhana-Lucifero, la prima figlia di Dio, proprio come tutti gli altri spiriti che sono stati creati secondo l'Immagine di Dio, ha un nocciolo personale (come Dio stesso) ed un essere esteriore impersonale. Ambedue formano la grande essenza spirituale Sadhana oppure Michael, ecc. Il mantello dell'anima che avvolge il nocciolo personale, la persona, si forma dalle ‘azioni’ di questo spirito, dalle sue forze e da tutti i suoi prodotti, dalle generazioni sorte da lui, le quali sono pervase tutte dal suo spirito le quali fanno parte della sua essenza spirituale; esse, quindi, sono membra del suo corpo.

Questo corpo animico di Sadhana, questo strato esteriore della sua anima, fu dissolto e legato nella materia, non la sua anima personale.

Perciò è perfettamente giusto e in accordo con Lorber e Dudde, quando si legge:

[Opera UR - 6° Giorno/1279]: «Ma ora la sua anima (di Lucifero) porta altrettanto il carico della Creazione altrettanto pesante, come l'Agnello di Dio alla Croce della Redenzione».

Idem [6° Giorno/1340]: «Tu mettesti fuori da te, dalla tua forza vitale, una schiera dopo l'altra. Esse erano e sono una parte considerevole di te. Se ora ti sono tolte e portate sulla via del ritorno, tu diventerai sempre più piccolo, finché alla fine non rimarrà più che il tuo essere personale. Allora, o Lucifero, ti sarai redento da te, dal tuo diabolico arcimaligno essere! (...) Ma rimarrà Lucifero, rimarrà la tua anima, il tuo cuore, la tua stessa essenza".

C'è anche una Comunicazione di B. Dudde, nella quale è espressamente accentuato che Lucifero non fu dissolto come il suo seguito, ma rimase ciò che era stato, e che, personalmente, percorre un'altra via, diversa dalle sue schiere.

– * –

Come aggiunta per un’illuminazione ancora migliore del procedimento del ritorno di Sadhana, qualcosa d’altro: Si parla di quattro passi che Sadhana deve fare. Questi sono: intendimento, pentimento, espiazione e sottomissione incondizionata!" [Opera UR -  Giorno/1294].

Questi quattro passi stanno certamente in relazione con le quattro prove, delle quali si parla in altri punti dell'Opera-Ur, e possiamo presumere che Sadhana nella notte del Venerdì Santo è riuscita a fare solo il primo passo: è giunta all’intendimento!

Ora si tratta di pensare: se un uomo si trova in uno stato di altissima ostinazione e grande indurimento, allora è naturale che gli sia immensamente difficile vincere questa ostinazione. Sebbene egli ammetta già il suo torto, e anche se vorrebbe ritornare, il suo testone non glielo permette (come usiamo dire noi in casi simili). È bloccato nella prigione della sua stessa ostinazione, e gli costa un’immensa lotta per sfondare questo carcere. In che misura gigantesca deve risultare questo per Sadhana, è ovvio.

Essa, è giunta all'intendimento, e vuole ritornare! – Questo è il primo passo, il principale cambiamento di volontà nella notte del Venerdì Santo. Ora però è seguita la spaventosa lotta tra quest’intendimento, tra questo primo volere da una parte, e la sua arroganza e la sua ostinazione dall'altra parte.

Questa lotta è durata quasi 2 000 anni, ed è ancora in corso. Di questo si legge [Opera UR - 6° Giorno/1291]: «E sarà una battaglia fino all'Alba, di questo siine certo! – Solo quest'unica Notte[6] ti è concessa …».

Quest'unica notte’ non s'intende solo la notte del Venerdì Santo, nella quale cadde e doveva cadere la decisione principale; diversamente, tutta la Creazione sarebbe stata dissolta, il Signore intende sicuramente anche la notte dell'umanità dei seguenti 2000 anni fino all'alba del Suo Ritorno.

In tutto questo tempo è durata la lotta: la lotta di Sadhana tra intendimento e ostinazione, tra il volere e il suo impedimento per la propria arroganza, i su e giù dei tentativi di arrendevolezza e ricadute nell'indurimento.

Visto così, diventano comprensibili anche due testi finora incomprensibili dell'Opera-Lorber: la scena tra Minerva e Cado in "Robert Blum", e la scena tra Satana e il Vescovo Martino sul Sole nel libro "Il Vescovo Martino". Nelle due scene si lotta per la resa di Lucifero, che però non accade, né può ancora accadere, perché l'ostinazione non è ancora vinta. Tuttavia, Cado e Minerva ottengono un certo effetto su Sadhana, così che qualche volta sembra come se lei volesse arrendersi. In fondo lo vorrebbe anche, ma il suo orgoglio è ancora troppo forte.

Come si vede, quindi, anche questi testi dell'Opera-Lorber non stanno in contraddizione per il ritorno di Sadhana. Dobbiamo solo tener presente che Sadhana si trova nella prima parte del suo ritorno, allora tutto diventa comprensibile. Sarebbe innaturale se un tale, in tutta la sua profondità un caso per noi inimmaginabile, con un così altissimo grado di orgoglio e ostinazione, durato delle Eternità che hanno indurito del tutto l'anima di questo essere, – si potesse, per così dire, dissolvere tutto in una notte. Con mezzi naturali, cioè senza l’impiego dell'Onnipotenza di Dio, ma venendo dal proprio interiore di Sadhana, una rapida trasformazione è totalmente impossibile, e perciò, Dio ha anche concesso un determinato tempo per il superamento delle quattro fasi del suo ritorno e della relativa lotta nel proprio interiore.

Tutto diventa ora più chiaro; tutte le Comunicazioni dell'Opera di Lorber e della Dudde, che parlano di un ritorno di Lucifero nel futuro, ora sono ben comprensibili e da inserire perfettamente nella Rivelazione-Wolf, se teniamo presente che con ognuna di queste dichiarazioni è certamente inteso, una delle future svolte che introducono, cioè concludono questi quattro passi di questo tempo del ritorno.

Fino all’ultima fase del ritorno personale di Sadhana c’è ben ancora da percorrere da lei una lunga via, perché quest’ultimo passo significa la sua incondizionata sottomissione definitiva e la rinuncia di ogni resistenza, e precisamente non solo nel volere, ma anche nell’azione.

Dovremmo immedesimarci nelle lotte animiche di Sadhana, dobbiamo pensare a lei con amore e comprensione, pregare per lei, perché con ciò l’aiutiamo sulla sua difficile via, nella sua dura lotta con se stessa, e di conseguenza aiuteremmo anche il Celeste Padre nostro a riconquistare più velocemente la Sua figlia smarrita.

– * –

Un ulteriore argomento per l’esattezza del messaggio del ritorno di Sadhana, risulta dalla meditazione sul significato della Parola: "Vittoria sull'inferno".

In che cosa consistette questa grande Vittoria annunciata sin da 2000 anni fa? Una volta, nel fatto che l'inferno si vide ingannato nelle sue aspettative, e dunque doveva adempiere le condizioni che aveva accettato. Si sperava che Gesù non avrebbe sopportato le torture disumane che potevano essere inflitte a Lui dalle diverse sfere dell'inferno. Ci si aspettava un crollo prematuro, oppure che Egli perdesse la Sua Mansuetudine e, con ciò, "diventasse colpevole" verso di loro. Ma Gesù doveva poter portare comunque alla fine la Sua Passione, allora il Suo corpo ucciso sarebbe rimasto in ogni caso nella morte, come quello di qualunque altro uomo. Noi ‘Lo uccideremo!’. Così speculava l'inferno, e poi i Suoi figli continueranno a rimanere nostri schiavi.

Tuttavia, tutte queste speranze sono state deluse. «Come Vittima innocente, Egli li aveva spiritualmente disarmati» [Johann Widmann - conferenza del 13.03.1982]. Con la Sua Umiltà e Mansuetudine, in nessun istante mancanti, furono definitivamente battuti, e con la Sua Resurrezione fu anche vinta la morte della materia.

Questo però non poteva essere stato tutto il successo del Suo immenso Sacrificio. Dio aveva impiegato la Sua massima Potenza d'Amore per vincere il duro cuore di Sadhana. Solo questa riuscita rende completa la Vittoria sull'inferno, anzi, in sostanza, questa è la Vittoria vera e propria!

Che Gesù abbia adempiuto le condizioni, attraverso le quali la tenebra da parte sua fu costretta ad attenersi ora alle condizioni da parte sua accettate, era una Vittoria esteriore, una Vittoria della Sapienza di Dio, che non avrebbe cambiato nulla allo stato interiore dell'inferno, alla sua unanime resistenza contro Dio.

Ma in Verità è cambiato molto e di determinante: «Quando l'Onni-Uno, il Santo stesso, è diventato Vittima, (…) allora la tenebra si è spezzata, (…) l'inferno è andato in pezzi, (…) l'inferno non è  più un regno completo, (…) esso è un popolo diviso!» [Johann Widmann, - comunicazione 2/71 del 3. 01.81].

Una frammentazione dell'inferno può aver luogo solo con ciò: che una parte dei nemici di Dio sia vinto interiormente e convertito. E può essere diverso? Tutte le inconcepibili sofferenze di Gesù, questa inaudita dimostrazione del massimo Amore sacrificante, non doveva aver conquistato almeno alcuni cuori tra i deviati? Ed è immaginabile qualcos'altro: che il loro capo ne abbia dato l'inizio!

[Johann Widmann - libro di preghiera nr. 11]: «Sulla Croce ho rivelato la Mia altissima Potenza, la Mia altissima Forza, perché lì, dei nemici ne ho fatto degli amici. CredeteMi: il Mio Sacrificio sulla Croce Mi ha riportato difficili e difficilissimi avversari della Luce, e ora, come santi soccorritori, essi aiutano nel Mio piano. Se questo Sacrificio della Croce non fosse mai avvenuto, non sarebbe mai stato possibile riportarli indietro. Il Mio Sacrificio sulla Croce è: … la Vittoria del Mio Amore!».

La Vittoria dell'Amore: che da nemici, diventano amici! Questa è la cosa più grande, la cosa più importante; solo attraverso una tale conversione interiore, che è una libera decisione, il centro dell'inferno, il cuore della figlia perduta, poteva essere conquistato (e così con il tempo siano convertiti anche gli altri nemici di Dio).

Se il cuore di Sadhana non fosse conquistato, allora sarebbe ancora non tutto compiuto.

Infine, ancora un accenno: la "Visione di Ebal", nel vol. 11 del Grande Evangelo di Giovanni (cap. 18), è con grande probabilità un’immagine spirituale della conversione di Sadhana-Lucifero. In una previsione lontana nel futuro, essa mostra anche, come la figlia riconquistata (il 'figlio perduto') diventa sempre più chiara, e alla fine risplende "nel più chiaro splendore".

(Disse Ebal): «Signore, vidi le porte del Cielo aperte, e mi splendeva incontro una chiara Luce dalle incommensurabili profondità della Creazione. E una Voce mi disse: 'Ecco, questa è la Luce del mondo che è discesa agli uomini, e ora ha preso dimora presso loro'.

E poi Ti vidi camminare, e venivi irradiato chiaramente da questa Luce e, totalmente, da questa compenetrato, e nel Tuo Cuore ho visto ardere una Fiamma che diventava sempre più chiara. E più chiarore irradiava questa Fiamma, più scompariva la Luce che risplendeva dall'esterno.

Poi vidi avvicinarsi una figura oscura, che si sforzava di coprire la Luce in Te; e in questo sforzo vidi le schiere del Cielo, le quali guardavano timorose a questo procedimento. Ed ecco, più la figura si sforzava di avvolgerTi con l’oscurità, più risplendeva la Luce in Te, e infine la figura crollava davanti a Te, abbagliata dal più potente Splendore di Luce. Ma Tu toccasti quest’oscura figura, la quale giaceva ora come morta davanti ai Tuoi piedi, e Tu le dicesti: 'Sono beati tutti i peccatori che fanno penitenza, e nessun peccato è così grande che non possa essere perdonato, se il peccatore prega nel Mio Nome! Quindi: prega anche tu, affinché ti possa essere perdonato!'

E continuai a vedere che le Tue mani e piedi erano trafitti, e dal Tuo Cuore scorreva una goccia di Sangue. La figura giacente ai Tuoi Piedi assorbì in sé questa goccia di Sangue e guadagnò in vita, e divenne sempre più chiara, finché anch’essa risplendette nello splendore più chiaro. Allora risuonò una Voce attraverso lo Spazio dei Cieli: 'Vedete, ho inviato Mio Figlio, affinché Mi riportasse il perduto, ed Egli non temette di morire, affinché ristorasse e vivificasse l'indebolito con il Sangue del Suo Cuore! Evviva Lui, perché ora Io prendo totalmente Dimora in Lui; infatti, siamo diventati Una cosa sola in eterno!'.

Quando questa Voce si disperse, di nuovo mi ripresi. Questa stessa oscura figura, invece, la vidi stare prima accanto a me, sorridendomi sprezzante, come se mi volesse dire qualcosa, e poi scomparve"».

Questa visione, ad Ebal del tutto incomprensibile, ma anche al lettore del Grande Evangelo di Giovanni, in parte ancora misteriosa, trova ora una plausibile spiegazione nella Rivelazione-Wolf.

 

 

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Annotazione  n.  8

 

Dio in noi, oppure presso di noi?

 

Spesso nelle Rivelazioni leggiamo del dimorare di Dio in noi. Che cosa significa veramente? Molti tra i credenti pensano che sia da intendere sotto di questo la pienezza dello Spirito di Dio, oppure perfino la Persona di Dio. Per rispondere a queste immaginazioni, Anita Wolf chiarisce la questione mirante a definire falso il "Dio in noi", p.e. nel libretto "Le sette Caratteristiche di Dio nella luce dell'Evangelo di Giovanni" si legge:

«È svelato l'erroneo 'Dio in noi'. – 'Se rimanete in Me e le Mie Parole in voi' (…) vuol dire che nel Cuore Paterno di Dio vi è spazio in abbondanza per tutti i figli; nel piccolo cuore di figlio (invece) non può dimorare la Pienezza della Divinità (…)».

«Presso i figli significa: voi in ME, la Mia Parola in voi!».

4. La restrittiva "Mia Parola in voi" non può però ora essere intesa nell'uso corrente della lingua: la Parola di Dio udita o letta nella nostra memoria. Questo potrebbe valere unicamente per il senso letterale, che ha afferrato l'intelletto. Dobbiamo accogliere la Parola di Dio con il cuore, e poiché 'Dio è la Parola', accogliamo quindi Dio nel nostro cuore, se afferriamo la Sua Parola con amore.

Se interroghiamo la Bibbia e le nuove Rivelazioni, allora dappertutto significa: «Chi rimane nell'amore, rimane in ME, e IO in lui». Ogni dimorare di Dio nell'uomo può seguire solo attraverso l'amore. Di per sé il "Dio in noi" non è sbagliato, ma spesso è male interpretato. Ci dobbiamo rendere conto che non Dio in Persona dimora in noi, ma nello Spirito. Dobbiamo diventare templi viventi dello Spirito di Dio, in pratica, Dio vuole unirSi con noi nello Spirito attraverso la parte del Suo spirito che Egli ha piantato in noi, e si unirà con lo Spirito del Padre nella rinascita (dopo aver compenetrato del tutto l'anima dell'uomo), e quando poi lo Spirito di Dio dimorerà in noi in tutta la pienezza, allora l'anima dell'uomo è diventata per LUI la dimora. "In tutta la pienezza" non è da intendere quantitativamente, ma vuol dire che lo Spirito di Dio si riversa nell'anima con tutte le Sue Caratteristiche, mentre la quantità o intensità si allinea certamente secondo quanto il vaso può sopportare. Lo Spirito di Dio è indivisibile; anche una "parte' contiene "tutta la pienezza".

Noi troviamo l'Insegnamento più profondo sul dimorare dello Spirito di Dio nell'anima dell'uomo in "Karmatha": «La contemplazione esteriore della Mia Essenza avviene solo quando le Mie Caratteristiche trovano nel figlio ‘l'auto formazione', in quanto vengono sempre più incorporate in pensieri, parole e opere. Con ciò si forma la Mia 'parziale Essenza interna-divina'. Perché, se Io ho creato dei figli, allora per loro deve esistere la possibilità di portare Me coscientemente e veramente incorporato. Ma questo non avviene se la Mia Essenza non ottiene una forma nel cuore del figlio. Quest'ultima non si compone dalle Potenze della Mia Persona, ma semplicemente dalle potenze delle Caratteristiche. E come queste vi si formano vivamente veritiere, così …anche la Mia Essenza si mostrerà riconoscibile».

Questo coincide totalmente con le esperienze dei mistici intimamente uniti con Dio, i quali arrivano alla contemplazione interiore di Gesù, mentre nella loro anima nasce l'immagine di Gesù in modo del tutto individuale.

 

 

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Annotazione  n.  9

 

Le ali degli angeli

 

La presunta contraddizione qui esistente fra Jakob Lorber ed Anita Wolf – anche se si tratta di qualcosa di poco conto – deve essere ancora menzionata qui alla fine. Secondo l'Opera-Lorber, le ali degli angeli sono solo un simbolo: «Credi forse che gli angeli debbano avere le ali, per essere angeli? L'ala significa solo l'alto grado di Sapienza e Forza, in tutto il puramente spirituale; ma non che uno spirito puro si dovesse muovere anche come un uccello, su ordine di Dio, dal Cielo giù sulla Terra, …e da lì di nuovo indietro».

Di fronte a questo, nella Rivelazione-Wolf in diversi testi, si parla del fatto che in questo o quell'essere di Luce diventano visibili le ali. Ora, questo non è affatto in contraddizione con la spiegazione di qui sopra dell'Opera-Lorber. Da nessuna parte nella Rivelazione-Wolf è detto che gli angeli debbano avere delle ali (magari come le ali di un uccello, per potersi muovere), ma è sempre solo accennato che gli angeli talvolta possono avere anche ali, cioè le fanno diventare visibili come simbolo, quando lo richiedono le circostanze. Nel libro "E fu Luce", si parla persino di questo problema. Durante un discorso descritto lì sugli angeli del Tabernacolo, le cui misure delle ali furono stabilite secondo l'indicazione di Dio a Mosè, il presente arcangelo-Ur Muriel, stende all'improvviso le ali, per dimostrare ai presenti la loro realtà (a coloro che sono inclini a considerare le ali degli angeli come favola per bambini). Gli uomini, che a volte lo sperimentano, si sentono beati come stando "sotto la protezione" di queste ali, e comprendono che erano "da considerare solo come un simbolo". E a ciò, l'angelo spiega:

«Ali, significano velocità, forza e protezione – visibile e invisibile. Ciò che serve alla rispondenza, è invisibile (…) Ma per muovere degli uomini materiali alla fede, è mostrato qualcosa (…)».

Nella Bibbia si trovano angeli alati, p. e. in Isaia 6, 2 [7], e in Ezechiele 10, 5 e 19 [8].

 

*   *   *

 

Ora basta con questo. Ci sarebbero ancora molte differenze minori da chiarire, ma i punti più importanti degli equivoci correnti, dovrebbero essere compresi nel presente tentativo di chiarimento.

Il nostro santo Padre-Gesù lo voglia benedire e fargli raggiungere la meta a cui vuole servire: eliminare le differenze, aiutare a rimuovere errori ed equivoci che sono d’ostacolo ad una completa e unanime conoscenza della Luce celeste delle nuove Rivelazioni.

Possa prender piede in tutti i fratelli e sorelle nello spirito, che questi Doni di Dio sono una unità, che sono parti di un’unica Verità, come il Signore ha annunciato tramite Jakob Lorber:

Nel Grande Evangelo di Giov. vol. 7, cap. 54 (Gesù spiega la terza apparizione di Luce su Gerusalemme):

«La Colonna di Luce che dai Cieli ritorna su questa Terra, sono Io nello Spirito della Mia vivente Parola, che in futuro metterò nei cuori di quegli uomini che Mi amano e osserveranno i Miei Comandamenti; a loro verrò Io stesso e Mi rivelerò. E così, tutti saranno nuovamente istruiti da Dio.

La suddivisione della Colonna in molte numerose parti, significa la rivelazione nel senso spirituale interiore di tutte le Mie parole e insegnamenti, che sin dall'inizio del genere umano ho dato agli uomini attraverso la bocca dei patriarchi, dei profeti e veggenti, e ora da Me stesso.

Da tali molte parti svelate del senso interiore, spirituale della Parola di Dio, si formerà dapprima una vera e grande Dottrina di Luce e di Vita, e questa Dottrina sarà poi la grande e nuova Gerusalemme, che scenderà dai Cieli agli uomini».

 

M. E. 1979

 

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[1] (nota italiana): A posteriore, quali amici italiani che hanno accettato la veridicità anche di altre rivelazioni citate (Eckel, Lorber, Dudde, Wolf, Riehle, Mayerhofer, ecc), noi vorremmo segnalare anche un altro mistico che ha avuto il dono di vedere immagini dell’infanzia di Gesù: Max Seltmann, attraverso cui, con il racconto della maturazione dell’Uomo-Gesù, fino alla particolarissima esperienza dei quaranta giorni nel deserto [Libro VII – cap.5], dopo il battesimo, lì avviene l’evento dell’unione col Padre, la fusione dell’Uomo carnale con la Divinità, in Sé, increata. Sicché, solo tramite questa rivelazione è possibile comprendere come da quel momento, l’Entità fuoriuscita dalla Divinità come energia vitale indipendente, sebbene Lo rappresentasse come ‘Amore’, si fonde con Essa e ne diventa il tutto e per tutto come se da quel momento operasse la Stessa Divinità, sebbene sotto le spoglie apparentemente ancora carnali dell’Uomo Gesù. Perciò Gesù dirà: «Chi ha visto Me ha visto il Padre!», oppure «Lui e Io siamo una sola cosa!» Questo concetto è la vera rivelazione che spiega come la Divinità vorrebbe che ciascun figlio (spirituale), completamente sottomesso alla Divinità-Padre, lo diventasse, affinché poi, gli sarebbe donato tutto! È in un tale figlio, Essa, potendosi esprimere, produrrebbe manifestazioni di Sé all’infinito, così come è possibile percepire nel servizio che Gesù svolge – ad esempio – come ‘fratello’ con il recupero dei caduti (finché esisteranno) nelle varie scene presentate nelle diverse rivelazioni che ne parlano (Martino, Blum, Lutero, Swedenborg, Shumi), Mentre invece per i già diventati-ridiventati figli credenti (“la Chiamata dall’universo”)], la Divinità si presenta come Padre nella Sua maestosità di Creatore.

[2] "Ur" significa in ogni caso, sempre ciò che esisteva antecedente alla Creazione materiale, quindi ha a che fare solo con il Regno spirituale infinito. 

[3] (nota italiana) – Una ulteriore considerazione doverosa, è quella di riflettere sul contenuto della differenziazione sulle categorie dei creati espresso nella rivelazione-Wolf nell'appendice presente alla fine dell'Opera ‘Karmata’. Non a caso una tale rivelazione è stata data proprio a posteriori e come conclusione di questa Rivelazione. In essa troviamo che nei due terzi degli angeli non caduti, le categorie da prendere in considerazione sono due: i grandi della luce e i piccoli della luce. E Karmatha-Lorber appartiene a quest’ultima categoria quindi, un piccolo, un angioletto, e come tale, più bisognoso di crescere.

[4] (nota italiana): Significa anche: uno stop alla caduta che si svolgeva da eoni di tempo.

[5] (nota italiana): Altrettanto come occorsero tempi per la caduta, altrettanti tempi saranno necessari per la completa ‘remissione della colpa’. Nell’opera “La Chiamata dall’universo” al cap. 16,116, il Padre rivela: «Ora è trascorso la metà del tempo del mondo terreno (…)»,il ché significa che la Creazione avrà da passare ancora altrettanto tempo già trascorso, al fine di essere completamente redenta, e con essa, il completo ritorno di Sadhana.

[6] (nota italiana) - ‘questa unica Notte’: dall’opera “La Chiamata dall’universo” apprendiamo che la Notte della Creazione, messa in rapporto con il Giorno dell’Amore quasi concluso, seguirà per eoni di tempo, rappresentando all’inizio il Regno millenario citato in Apocalisse [cap. 20] dopo del quale, seguirà questo tempo ‘la Notte’, in cui potrà avvenire il completo ritorno di Sadhana e la spiritualizzazione di tutta la materia. Solo dopo tale periodo, potrà avvenire l’avvento dell’Aurora e poi del Giorno della Pace o Giorno della Festa.

[7] «Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava».

[8] «E il rumore delle ali dei cherubini s'udì nel cortile esterno, simile alla voce dell'Iddio onnipotente quand'egli parla. E i cherubini spiegarono le loro ali e s'innalzarono su dalla terra; ed io li vidi partire, con le ruote ai loro lati».

 


 [P1]

 [P2]