Rivelazioni

nel 1847/1848 al mistico e profeta

Jakob lorber

Un prelato nel 1847 è prossimo alla sua fine terrena. Ma dopo? Cosa succede? Dove si troverà nell’aldilà? Attraverso il vescovo Martino anche tutta la chiesa che egli rappresenta, e quindi il cattolicesimo, avrà molto da comprendere, per un confronto tra le leggi degli uomini e la vera Legge di Dio.

 

Il vescovo Martino

 

Lo sviluppo di un’anima nell’aldilà

 

[Parte I – capitoli 1-100]

 

 

                 

 

[prefazione al libro]

[Indice I parte: cap. 1-100]

[commento all’Opera]

 

[SECONDA PARTE ai capitoli n. 101-204]

 

Traduzione dall’originale tedesco “Bischof Martin” dalla 3a edizione tedesca del 1960

Casa editrice: Lorber-Verlag – Bietigheim Württ. – Germania

Copyright © by ‘Casa editrice Gesù La Nuova Rivelazione’

Traduzione di Ingrid Wunderlich e Antonino Izzo – 2014

Casa editrice GESÙ La Nuova Rivelazione Via Vittorio Veneto, 167 - 24038  SANT’OMOBONO  TERME  (Bergamo)

E-mail:      damianofrosio@tiscali.it

Questa edizione in lingua italiana è stata curata dal gruppo: “Amici della nuova luce”  -  www.legamedelcielo.it

 

 

Un cenno spirituale per lo studio di quest'opera Proposto dalla Casa Editrice Lorber

 

Il "Vescovo Martino" di Lorber, termina con un'esortazione del Signore ai lettori, che potrebbe essere considerata un monito decisivo anche per tutti noi,  contribuendo essenzialmente alla giusta comprensione del testo.

 

(Citazione dal cap. 204)

6.      «Chi legge questa scena specifica presentata dall'Aldilà, credente e ne farà tesoro, potrà perfino comprendere come va con l'uomo nel regno degli spiriti dopo la deposizione del corpo terreno; e si potrà indirizzare conformemente a questo. Chi invece è un uomo mondano, questi rigetterà tali fatti altrettanto come rigetta incredulo le intere Sacre Scritture, quale follia di uno scrivano da quattro soldi senza senno. Solo che, davvero, questo non c’importa, poiché tra non molto egli arriverà certamente là, dove all'infuori di Me nessuno potrà aiutarlo!

7.      Se per caso una qualche testa poetica o filosofica dovesse imbattersi in alcuni discorsi di Martino, perché gli suonano in parte ancora troppo materiali, lascivi e non spirituali, a questi sia detto: «Dove c'è una carogna, là si radunano le aquile!». Lo spirito dell'uomo è qui, come nell’Aldilà, uguale nel suo travaglio; ma se è purificato da tutte le scorie, allora parlerà anche come un puro spirito senza sporcizia e turbamento.

8.      Sebbene con questa rivelazione il mondo dello spirito sia descritto pressoché in maniera completa – nelle differenti guide principali e secondarie di anime e spiriti dell'Aldilà – dovete considerare questo non come un caso di guida in generale, bensì solo come un caso specifico, individuale, che ha per scopo unicamente la purificazione e perfezionamento di Martino. Tuttavia questa scena mostrata in tutte le parti intorno a Martino, è da considerare come un tutto compiuto.

9.      Accoglietele con fede, allora camminerete nell'Aldilà su vie più facili, a differenza di molte migliaia di uomini che, nella loro notte e oscurità, non hanno della vita nell'Aldilà, nessun presentimento.

10.    La Mia Grazia, la Mia Benedizione e il Mio Amore siano con tutti voi! Amen».

[indice]

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Cap. 1

La fine terrena del vecchio vescovo Martino e suo ingresso nell'Aldilà

1. Un vescovo, che teneva in gran considerazione la sua carica e altrettanto i suoi ordinamenti, si ammalò per l'ultima volta.

2. Questi, che perfino quand’era un sottoposto sacerdote dipingeva le gioie del Cielo con i colori più meravigliosi, molto spesso si sfiniva completamente nella rappresentazione delle delizie e beatitudini nel Regno degli angeli; accanto a queste meraviglie, ovviamente, non dimenticava neanche l'inferno e il fastidioso purgatorio, e ora – egli stesso vegliardo già quasi ottantenne – non aveva ancora nessun desiderio di prendere possesso di questo suo Cielo così frequentemente esaltato; avrebbe preferito mille anni ancora di vita terrena, piuttosto che un Cielo futuro con tutte le sue delizie e beatitudini.

3. Per questa ragione, dunque, il nostro vescovo ammalato ricorse a tutti i metodi pur di diventare di nuovo sano in terra. I medici migliori dovevano essere sempre intorno a lui; in tutte le chiese della sua diocesi dovevano essere celebrate messe solenni, e tutte le sue pecorelle furono esortate a pregare per la sua conservazione e a fare, a suo favore, delle pie promesse, per ottenere l’indulgenza plenaria, e anche a mantenerle. Nella sua stanza d’ammalato fu eretto un altare, sul quale ogni mattina si dovevano celebrare tre messe al fine che riottenesse la propria salute. Di pomeriggio, invece, tre monaci, tra i più pii, dovevano pregare in continuazione e leggere il breviario con il Santissimo sempre esposto.

4. Egli stesso implorava spesso: “O Signore, abbi pietà di me! Santa Maria, tu cara madre, aiutami, abbi pietà della mia alta carica di principe-vescovo della Chiesa e delle grazie che io porto in tuo onore e in onore di tuo Figlio! Oh, non abbandonare il tuo fedelissimo servitore, tu sola soccorritrice in ogni necessità, tu, unico sostegno di tutti i sofferenti!”.

5. Tutto questo, però, non gli fu di alcun aiuto; il nostro uomo cadde in un vero sonno profondo, dal quale, da questa parte, non si risvegliò più.

6. Che tipo di cerimonie molto solenni avvengano sulla Terra per la salma di un vescovo, lo sapete benissimo, perciò non abbiamo bisogno di soffermarci più a lungo in merito; vogliamo invece guardarci subito intorno nel mondo dello spirito, e vedere che cosa il nostro uomo v’intraprenderà.

7. Ci siamo già, e vedete, ecco pure il nostro uomo che giace ancora sul suo letto; poiché fino a quando c’è ancora del calore nel cuore, l'angelo non libera l'anima dal corpo. Questo calore è lo spirito dei nervi, il quale deve essere raccolto interamente dall'anima, prima che possa essere effettuato il completo distacco.

8. Ora però l'anima di quest'uomo ha già raccolto in sé completamente lo spirito dei nervi, e l'angelo, in quest’istante la libera dal corpo con le parole: “Hephata”, ossia: “Schiuditi anima! Tu polvere, invece, ricadi nella tua putrefazione, per essere sciolta attraverso il regno dei vermi e del marciume! Amen!”.

9. Ora guardate, il nostro vescovo già si alza, proprio come quando viveva nella pienezza dei suoi ornamenti vescovili, e apre gli occhi. Sorpreso, si guarda stupito intorno, e non vede nessuno al di fuori di se stesso, non vede nemmeno l'angelo che lo ha svegliato. Il paesaggio gli appare in una luce molto fievole, simile ad un crepuscolo piuttosto avanzato, e il suolo somiglia ad un magro muschio alpino.

10. Il nostro uomo non è poco sorpreso di questa strana situazione, e parla ora con se stesso: “Che cosa significa questo? Dove mi trovo dunque? Vivo ancora, o sono morto? Io, infatti, ero molto malato, ed è facilmente possibile che ora mi trovi già tra i defunti. Sì, sì, per l’amor di Dio, deve essere proprio così! O Maria santissima, san Giuseppe, sant'Anna, voi miei tre potenti protettori, venite e aiutatemi ad entrare nel Regno dei Cieli!".

11. Attende a lungo, premurosamente scruta intorno a sé, cercando di capire da quale parte i tre potrebbero arrivare; ma questi non si vedono.

12. Nuovamente invoca i suoi protettori, ma ancora non appare nessuno.

13. Ancora più forte ripete lo stesso richiamo per la terza volta, ma anche questa volta, inutilmente.

14. Intanto il nostro uomo comincia ad essere molto allarmato. Comincia un po’ a disperare e, nella sua situazione, che diventa sempre più disperata, dice: “Oh, per l’amor di Dio, Signore, aiutami! (Questo però è solo il suo modo di dire). Che cosa vuol dire questo? Ho chiamato tre volte e, …inutilmente.

15. Sono dunque condannato? Questo non può essere, perché non vedo nessun fuoco e nessun diavolo.

16. Hahahaaaaa (trema), è veramente terribile! Così, solo! O Dio, e se adesso venisse qua un diavolo, cosa farei? Poiché non ho nessun’acquasanta tre volte consacrata, e nessun Crocefisso.

17. E poi, ho sentito dire che i diavoli hanno una particolare preferenza per i vescovi! Oh, oh, oh, (trema di nuovo di paura), questa è una situazione assai disperata! Credo perfino di sentire, presso di me, già il pianto e lo stridore di denti.

18. Mi toglierò la veste di vescovo, così, forse, il diavolo non mi riconoscerà. Ma, … e se invece questi avesse ancora più potere su di me? – Ahimè, ahimè, che cosa terribile è la morte!

19. Sì, se solo fossi completamente morto, allora non avrei nessuna paura; ma proprio questo essere in vita dopo la morte, ecco, questo è tremendo. O Dio, aiutami.

20. Che cosa succederebbe se mi avventurassi oltre? No! No! Io resto! Poiché, ciò che c’è qui, ora lo conosco, sia pur da breve esperienza; ma quale conseguenza avrebbe solo un passo nell’oscurità più avanti o più indietro, questo, solo Dio lo saprà! Perciò, nel nome Suo e nel nome della beatissima vergine Maria, voglio restare qui fino al giorno del giudizio universale, piuttosto che muovermi solo di un passo in avanti o indietro”.

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Cap. 2

 

Monotonia del vescovo Martino nella sua solitudine e sua meditazione sul cambiamento

1. Dopo che il nostro uomo è rimasto immobile come un sasso per la durata di alcune ore, e tuttavia non è successo nulla, né è cambiato qualcosa nelle sue vicinanze, il tempo corrispondente (anche nella sfera naturale del mondo spirituale, infatti, esiste un'apparenza identica al tempo terrestre) gli è diventato disperatamente lungo, tanto che comincia di nuovo a vaneggiare con se stesso:

2. “Strano, adesso sono in piedi sullo stesso posto da almeno una mezza eternità, e tutto rimane totalmente uguale! Nessuna cosa si muove! Nessun muschio, nessun capello sulla mia testa, nemmeno la mia veste. Che cosa accadrà alla fine?

3. A questo punto, sono stato forse condannato a restare qui per l’eternità? Eternamente! No, no, non è possibile, perché questo sarebbe già un inferno! E…se questo fosse il caso, si dovrebbe scorgere già il terribile orologio infernale con il suo spaventosissimo pendolo che, ad ogni oscillazione esclama: ‘Sempre!’, – oh, terribile – e poi di nuovo: ‘Mai!’. Oh, più terribile ancora!

4. Grazie a Dio che non vedo questo segno d’orrore dell'eternità! Oppure sarà evidente solo dopo il giorno del giudizio universale! Apparirà forse tra poco il segno del Figlio di Dio nel firmamento? Da quanti milioni di anni sono già in piedi qui? E quanto a lungo dovrò ancora stare, prima che arrivi l'ultimo spaventosissimo giorno del giudizio?

5. Veramente curioso: nel mondo non si capisce che cosa starebbe in relazione in qualche modo con l’ultimo giorno del giudizio universale, ma qui, nel mondo dello spirito, sembra essere infinitamente muto! Poiché qui, mille anni sono uguali ad un silenzioso batter d'occhi, e un milione fa altrettanto una magra notizia! Se non avessi una fede così solida, potrei quasi cominciare a dubitare dell’arrivo di quest’ultimo giorno, come anche sull'autenticità dell'intero Evangelo!

6. Allora è tuttavia strano, tutti i profeti che si trovano in questo Evangelo, hanno una sorprendente concordanza con l'Oracolo di Delphi! Sì, uno può far di loro ciò che vuole: con alcune manipolazioni esegetiche essi si possono utilizzare per tutto, e nessuno può dire chiaramente: ‘Riguardano esclusivamente questo fatto!’. In breve, tutti loro in fondo si adattano bene tanto per il posteriore che per l’anteriore. E lo Spirito Santo, che dovrebbe essere celato nel Vangelo, deve essere addirittura un uccello rarissimo, perché dai tempi degli antichi apostoli, mai in nessun luogo si è fatto vedere, all’infuori che nel senno sciocco di alcuni fanatici eretici-protestanti alla ‘mille e una notte’!.

7. È vero che io ho pur sempre una fede molto salda, ma non so se in tali condizioni essa rimarrà ancora a lungo tale; per questo, in verità, non posso garantire!

8. Anche con la tanto glorificata Maria nella mia Chiesa, e con l'intera santa litania, sembra che tutto vada per vie stranissime! E se in qualche modo qualcosa si fosse trovato in Maria, allora già da un bel po' lei avrebbe dovuto ascoltarmi; poiché dalla mia morte fino al momento presente, secondo la mia penosa percezione, sono forse trascorsi un paio di milioni di anni terrestri; ma della Madre di Dio, come di suo Figlio e di qualche altro santo, non si vede la benché minima traccia. Questi dovrebbero essere veramente soccorritori nel bisogno, come non se ne potrebbero desiderare di migliori! – Dico: due completi milioni di anni, – e di costoro, nessuna traccia!

9. Se non avessi una fede così salda, già da lungo tempo non starei più in questo noiosissimo luogo; solo questa mia stupidissima fede mi trattiene. Essa, però, non mi tratterrà più a lungo! Dovrei forse stare qui accovacciato ancora alcuni milioni di anni come un malandrino, e dopo un tale periodo di tempo spaventosamente lungo, raggiungere tanto poco, quanto ho raggiunto finora? Allora sarei un folle! Non è abbastanza che sulla Terra io abbia fatto il folle per niente e ancora per niente? Perciò, a quest’infruttuosa commedia, metterei presto una fine!

10. Francamente, nel mondo ero pagato per la mia stupidità, e lì valeva la pena fare lo stupido; ma, visto che nella faccenda non c’è niente, come lo dimostra la mia esperienza ormai di milioni di anni, mi congederò, umilissimo del tutto, molto presto da tutta questa follia!”.

 

11. Vedete, adesso egli presto lascerà questo posto, dopo che l'angelo gli ha trasformato alcune ore della sua permanenza nel luogo in un’impressionante durata di milioni di anni. – Ancora il nostro uomo sta immobile come un sasso sul medesimo punto e guarda, alquanto intimidito, intorno a sé, per scegliersi, per così dire, una via sulla quale incamminarsi. Adesso fissa un punto verso il tramonto, dove gli sembra che qualcosa si muova. Per questo diventa anche visibilmente imbarazzato, e parla di nuovo a se stesso:

12. “Che cosa vedo per la prima volta là in fondo, dopo milioni di anni di questa mia terribile noiosa permanenza? La faccenda mi procura una grande angoscia, poiché mi sembra come se qualcuno stia silenziosamente preparando un giudizio!

13. Dovrò tentare di recarmi là? Sarà alla fine la mia rovina per l'eternità? Oppure anche la tanto agognata liberazione?

14. Ora è già tutto un diosiaconnoi; poiché, a chi come me ha passato in esilio milioni di anni terrestri sullo stesso luogo, è del tutto indifferente quel che gli potrebbe accadere ulteriormente. Qual cosa peggiore potrebbe ancora accadere a un uomo onesto, di quella di essere veramente condannato – nel vero senso della parola, imprigionato sullo stesso punto – a un’immobilità statuaria per milioni di anni?

15. Perciò, come dicono i minatori sulla Terra, quando si recano in una galleria, così dico anch'io adesso: ‘Buona fortuna!’. Che vada a quel paese; io una buona volta ci provo! Non potrò diventare più morto in eterno! E, in verità, questo mi potrebbe essere perfino d’auspicio; perché continuare una vita così, com’è ora la mia – milioni di anni in un punto – neanche una stella fissa la sopporterebbe! Allora un’eterna non esistenza sarebbe, in confronto, un infinito vantaggio.

16. Perciò, non un istante più d’esitazione! Vada come vada! Ora è un … no, questo proprio non lo dico ancora; perché questa è un territorio ancora fortemente sconosciuto per me! Quindi solo con umiltà, finché non si conoscerà su che cosa, in sostanza, poggiano i piedi.

17. La storia si sta agitando sempre di più; è come un alberello che è mosso dal vento! Solo coraggio, piedi miei già troppo a lungo disabituati a camminare! Vogliamo vedere una buona volta se ancora ce la faremo ad andare a piedi!

18. È vero che ho sentito dire una volta sulla Terra – per quanto mi possa ricordare – che ad uno spirito basti solo pensarlo, e si troverebbe già dove vorrebbe essere. Ma proprio con la spiritualità della mia persona sembra non sia tutto in chiaro! Possiedo, infatti, piedi, mani, testa, occhi, naso, bocca – in breve, tutto ciò che ho avuto sulla Terra – anche lo stomaco; ma questo subisce già da molto tempo un vero giorno di digiuno da cardinale! Se non ci fosse intorno a me un abbondante muschio, coperto da molta brina, mi sarei già da lungo tempo ridotto ad un atomo! Forse là in fondo esiste anche qualcosa di meglio per lo stomaco!

19. Ancora una volta: ‘Buona fortuna!’. Un cambiamento se non altro, non potrà essere peggiore, in ogni caso, del mio stato attuale. Chi, infatti, sta fermo in un punto per milioni di anni, potrà gloriarsi forse di questa posizione? Dunque, nel nome di Dio!”.

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Cap. 3

 

Il vescovo Martino in compagnia di un apparente collega

 Le buone proposte della guida

1.Vedete, ora il nostro vescovo mette in movimento i suoi piedi e si dirige, cautamente e con passo indagatore, verso il suo oggetto che si muove sempre di più.

2. Giuntovi dopo pochi passi, completamente sano e salvo, si stupisce non poco di trovare sotto l’albero un uomo del tutto simile a lui, e cioè, un vescovo in ottima forma, – veramente, solo secondo l’apparenza, poiché in realtà questi è l’angelo che è sempre stato al suo fianco in forma invisibile. L’angelo stesso è lo spirito beato di Pietro.

3. Ascoltate ora come il nostro uomo si rivolge al suo presunto collega e comincia a parlare con lui! Inizia così:

4. “Vedo bene, oppure è un’illusione ottica? Un collega, un collaboratore nella vigna del Signore! Quale gioia infinita, dopo milioni di anni, incontrare finalmente di nuovo un uomo, e per di più un collega, in questo deserto di tutti i deserti!

5. Ti saluto, caro fratello! Dimmi: come sei giunto qua? Hai già raggiunto per caso anche tu la mia età in questo bel mondo dello spirito? Figurati! All’incirca cinque milioni di anni su di uno e medesimo punto!”.

6. L'angelo, come presunto collega vescovo, gli risponde: “In primo luogo, ti sono fratello nel Signore, e naturalmente anche un vecchio collaboratore nella Sua vigna. Per quanto riguarda invece la mia età, sono più vecchio di te secondo il tempo e l'operare, ma secondo l’apparenza, sono molto più giovane.

7. Poiché vedi, cinque milioni di anni terrestri sono uno spazio di tempo alquanto rispettabile per uno spirito creato – sebbene davanti a Dio non sia quasi niente, poiché la Sua Essenza non è misurata né dal passare del tempo né da estensioni di spazio, ma in Lui tutto è eterno e infinito.

8. Quindi tu, come novizio, sei in un grosso errore riguardo all’infinito mondo degli spiriti. Poiché se tu fossi qui da cinque milioni di anni, allora avresti già da lungo tempo un'altra veste, mentre in questo periodo i monti della Terra sarebbero già stati spianati, le sue valli colmate e i suoi mari prosciugati, compresi laghi, fiumi e terreni paludosi. E sulla Terra esisterebbe anche una creazione completamente nuova, della quale ora nei solchi non è posto nemmeno il più piccolo germe.

9. Ma affinché tu, caro fratello, ti accorga da solo che la tua presunta età è solo una fantasia scaturita da te stesso, concessa per il tuo sviluppo, e originata da te, secondo i tuoi stessi concetti di spazio e tempo, che in te sono molto insaporiti con l'inferno, – allora guardati intorno, e scoprirai ancora il tuo corpo distaccato che giace appena da tre ore”.

10. Guardate, il nostro uomo si gira velocemente indietro e scopre, in effetti, la sua salma parato a lutto, preparata allo scopo proprio nel Duomo, con attorno ad un gran numero di candele e una quantità ancora maggiore di uomini come spettatori curiosi e oziosi. Quando si accorge di tale spettacolo, va su tutte le furie e dice:

11. “Carissimo fratello, che cosa devo fare? Ahimè, che terribile assurdità! A causa della terribilissima noia, per me i minuti diventano delle eternità, e certo sono io che dimoravo in quel corpo! Non so cosa fare per la fame e la mancanza di luce, e questi stolti adorano la mia veste di carne. Non avrei forse ora, come spirito, la forza di stracciare questo ciarpame in piccoli pezzi e spargerli come pula al vento? Oh, voi, demoni stolti! Quale opera buona credete di rendere a quest’escremento maleodorante?”.

12. Dice l'angelo: “Voltati di nuovo a me, e non adirarti; hai fatto anche tu le stesse cose quando appartenevi ancora al mondo naturale esteriore! Lasciamo che la morte seppellisca il suo morto; tu invece distogliti da tutto questo e seguimi, così giungerai là, dove c’è la vita!”.

13. Domanda il vescovo: “Ma, dove ti devo seguire? Sei per caso il patrono del mio nome, il santo Bonifacio, perché ti preoccupi ora tanto della mia salvezza?”.

14. Risponde l’angelo: “Io ti dico, nel Nome del Signore Gesù: seguirmi fino a Lui! Egli è il vero Bonifacio di tutti gli uomini; poiché non vi è nulla del tuo Bonifacio, ed io non sono davvero quello che tu sembri ritenere, bensì tutt'altro!

15. Perciò seguimi; fa quello che ora ti dirò, e così per prima cosa comprenderai tutto ciò in cui ti sei imbattuto finora, il come e il perché. E per seconda cosa ti troverai subito su una base migliore, e alla fine, là conoscerai proprio il Signore, quo ad personam[1], e per mezzo Suo la via che porta verso i Cieli, e oltre a ciò conoscerai anche me, fratello tuo!”.

16. Dice il vescovo: “Parla, parla, desidererei volare, pur di lasciare questo luogo noiosissimo!”.

17. Continua l'angelo: “Ascolta! Togliti subito le tue ridicole vesti e indossa questo semplice vestito da contadino!”.

18. Parla il vescovo: “Da’ qua, scambio volentieri questa veste noiosa con il più semplice degli stracci!”.

19. Continua l'angelo: “ Bene! Vedi, sei già nei panni di un contadino; ora seguimi!”.

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Cap. 4

 

Inquietudine del vescovo Martino davanti ad un tempio luterano e risposta dell'angelo

Disponibilità di Martino a prestare servizio come pastore di pecore

1.                Ora vanno avanti, rivolti più verso mezzogiorno, e giungono nei pressi di una comunissima fattoria, davanti alla quale si trova, facilmente riconoscibile, un piccolo tempio luterano. Quando il vescovo scorge il tempietto, che è come una grossa spina nei suoi occhi, si ferma per farsi più volte il segno della croce, battendosi la fronte molto stempiata e, percotendosi il petto col pugno chiuso, ripete più volte: mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa!

2.                L'angelo però gli domanda: “Fratello, che cosa ti succede? C’è qualcosa qui che ti turba? Perché non continui a camminare?”.

3.                Risponde il vescovo Martino: “Non vedi dunque il tempio luterano? Non è questa una vera diavoleria? Come può un cristiano avvicinarsi ad un tale maled... – oh, non voglio dirlo – luogo?

4.                O sei, per caso, tu stesso un diavolo travestito? – Oooooh – se tu … lo sei, allora la …sciami, oh, tu detestabilissimo diavolo!”.

5.                Ribatte l'angelo: “Vorresti passare ancora una volta il periodo dei tuoi 5-10 milioni di anni in un luogo ancora più buio e più magro del Regno dello Spirito? Se questo è ciò che vuoi, dillo chiaro e tondo; vedi, qui il tuo vecchio abito da vescovo è già pronto! Questa volta però dovrai attendere ben dieci volte più a lungo, prima che qualcuno ti possa venire ancora in aiuto.

6.                Non vedi me dunque andare in giro ancora nel tuo abito da vescovo? Voi invece avete un’opinione e dite: il diavolo può fingersi ben fino ad un angelo di luce, ma non potrebbe mai assumere la figura di un vescovo compenetrato dallo Spirito Santo! Se non vuoi ripudiare la tua stessa opinione, come puoi ritenermi un diavolo? (Il vescovo quasi sprofonda, si segna con una grande croce e dice: ‘Dio sia con noi’).

7.                Ma se ripudi la tua dogmatica opinione, che si fonda sull’insuperabilità della roccia di Pietro da parte delle porte dell'inferno, allora annulli con ciò tutta Roma. E perciò, non comprendo come, ad uno come te, un evidente avversario di Roma, possa dar tanto fastidio questa casetta che tu ritieni essere un tempio evangelico! Non vedi che in tutto il tuo attuale comportamento non c'è la pur minima traccia di una logica morale e ancor meno religiosa?”.

8.                Al che, il vescovo obietta: “Certo, hai assolutamente molta ragione se si considera la faccenda alla luce del giorno. Ma se sei veramente un vescovo, allora ti sarà anche noto che cosa pensano a Roma; per loro ogni vero credente deve annullare tutta la sua ragione per far posto all'obbedienza cieca e all’incondizionata fede. Quando però la ragione è gravata con le più pesanti catene, come dovrebbe scaturire da noi una certa logica in pensieri e azioni?

9.                Presso di noi si dice: ‘L'uomo si guardi soprattutto dal penetrare lo spirito della religione; egli non sappia nulla, bensì creda tutto ciecamente e fermamente! È meglio per lui entrare nel Cielo da sciocco, che all'inferno da illuminato! Si tema Dio per via dell'inferno, e Lo si ami per via del Cielo!’ E se questo è il fondamento del nostro insegnamento, come puoi pretendere da me un comportamento logico?”.

10.           Risponde l'angelo: “Purtroppo so fin troppo bene come stanno le cose con l’insegnamento di Babele, e come questo sia esattamente il contrario dell'Evangelo, lì dove dice esplicitamente: ‘Non condannare, per non essere condannato; non giudicare, per non essere giudicato!’. Voi, invece, condannate e giudicate in ogni tempo chiunque non si sottometta al vostro scettro di Babele!

11.           Dimmi: siete voi di Cristo, giacché non accettate per niente i Suoi insegnamenti più soavi? Non c’è nell’insegnamento di Cristo il grande, elevatissimo Ordine e coerenza, come nell'intera Creazione? Non emana da ogni parola dell'Evangelo tutta la pienezza dello Spirito Santo? Non siete stati voi in parole e opere, sempre contro lo Spirito Santo, perché avete agito in ogni tempo espressamente in opposizione all’insegnamento più puro che è pieno dello stesso Spirito, mentre ridava quest’insegnamento in eterno permanente, annunciato dapprima dal Signore agli apostoli e discepoli?

12.           Da questo puoi vedere su quale base diabolica ti trovi, e quanto tu sia completamente maturo per l'inferno! Il Signore, però, giustamente, vuole concederti Grazia; perciò mi ha mandato a te, affinché io ti salvi dalla tua vecchia prigionia babilonese!

13.           Per questo motivo il Signore vuole che tu affronti e ti concili con ciò che per te è una grossissima spina nell'occhio, se vorrai mai avere qualche pretesa di Grazia per il Cielo. Se invece vuoi perseverare nella tua babilonia, allora ti caccerai da solo all’inferno, dal quale difficilmente potrà tirarti fuori un amico del Signore Gesù”.

14.           Risponde il vescovo: “Sì, sì, carissimo amico, per la prima volta comincia ad affiorare in me qualcosa come un’intuizione! Perciò abbi solo pazienza con me; nel nome di Dio voglio fare ciò che vuoi tu! Solamente però, non parlarmi più del terrificante inferno, … e conducimi oltre!”.

15.           Risponde l’angelo: “Siamo già arrivati a destinazione. Vedi, proprio qui, presso questo contadino e, nello stesso tempo, vescovo luterano, che sono io stesso, otterrai un servizio come pastore di pecore; l'adempimento fedele di questo servizio ti procurerà pane e un progresso graduale! Ma se ti metterai all’opera giudicando, e di cattivo umore, danneggerai molto te stesso e ti ridurrai pane e progresso! Se invece vuoi essere un servitore fedele, allora non ripensare più al tuo essere terreno, ma piuttosto che qui dovrai iniziare di nuovo a servire dal basso se vuoi proseguire in avanti!

16.           Ricordati però assai bene questo: qui progredire significa retrocedere e voler essere l'ultimo e il minimo. Poiché nessuno giunge al Signore, prima che non si sia umiliato in tutto e per tutto fin sotto il dito mignolo del piede. – Ora sai tutto sulla tua condizione; perciò seguimi in questa casa di buon cuore e volontariamente!”.

17.           Il vescovo ora lo segue senza replicare, poiché egli vede che la sua guida non può aver con lui nessuna cattiva intenzione.

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Cap. 5

 

Nella capanna dell'angelo Pietro

 Un’espressione illuminata dell’angelo su Lutero

Impiego di Martino come pastore di pecore nell'Aldilà

1.                Quando i due entrano nella casa, che è arredata in modo semplice e con il solo necessario, il nostro vescovo scorge, su un piccolo tavolo triangolare, una Bibbia luterana del Vecchio e Nuovo Testamento, e ne rimane visibilmente imbarazzato.

2.                Questo però lo nota subito l'angelo Pietro e gli dice: “Cosa mai ti ha fatto Lutero perché, a causa del tuo grande disprezzo verso quest'uomo, disdegni anche la sua traduzione che è la più fedele possibile della Bibbia, e nella quale non è contenuta nient’altro che la pura Parola di Dio?

3.                Vedi, anche se Lutero non era del tutto un uomo del quale si potesse dire con pienissima ragione: ‘Era un uomo secondo il Cuore di Dio!’, egli era in ogni caso molto migliore di moltissimi della tua Chiesa, i quali pensano di essere i soli giusti e i più perfetti, ma in realtà sono gli ultimi e più imperfetti! Lui, invece, in mezzo alla più oscura notte babilonese, ha avuto il lodevole coraggio di ridare all'umanità la pura Parola di Dio e di ricondurla così sulla giusta via del Signore!

4.                Su questa via si trovavano ben anche alcune oscurità – cosa che, naturalmente, erano conseguenze di Babele, ancor troppo vicina (Roma) –, il suo insegnamento secondo la pura Parola del Signore di fronte alla vecchia eresia di Roma, era tuttavia come un Sole a mezzogiorno rispetto ad una debolissima luce in una notte di buio fittissimo!

5.                Ma se Lutero ha operato questo nel Nome del Signore, dimmi: quale ragione puoi aver tu, per disprezzare e disdegnare quest'uomo encomiabile?”.

6.                Risponde il vescovo: “Non è che io proprio lo disdegni; ma tu sai, quando si è stati a lungo schiavi di un partito, col tempo si crea in sé un odio ingannevole contro chi ha maledetto e condannato in mille occasioni il proprio! Questo è quindi anche il mio caso. Spero comunque in Dio, e mi aspetto da Lui l'aiuto necessario per abbandonare tutte le mie stoltezze portate qui dalla Terra dall'A alla Z. Perciò, non irritarti contro di me, sii paziente, e presto migliorerò!”.

7.                Dice l’angelo Pietro: “O fratello, non esortare me, ma solo te stesso alla pazienza! Poiché tu ancora non sai cosa ti aspetta; io invece lo so, e devo agire così con te, affinché ti rafforzi nella verità per affrontare, con determinazione, quelle tentazioni che ti capiteranno migliaia di volte sulla via che porta al Signore.

8.                Guarda là, fuori dalla finestra! Vedi quelle molte migliaia di pecore e agnelli come corrono animose a rotta di collo disordinatamente e saltellano?

9.                Qui c'è un libro, nel quale sono elencati i loro nomi; prendilo e chiamali tutti per nome! Se nella tua chiamata riconosceranno la voce del vero pastore, verranno presto da te. Se invece riconosceranno in te la voce di un individuo venale, allora si disperderanno e fuggiranno lontano. Se però dovesse accadere questo, allora non borbottare, ma riconosci che sei un tale individuo; e verrà poi da te un altro pastore e t’insegnerà come si devono accudire e come chiamare le pecore e gli agnelli!

10.           Ora prendi quest’elenco; va’ fuori e fa’ come ti ho appena consigliato!”.

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Cap. 6

 

Piacevole ma pericolosa sorpresa del vescovo Martino nel nuovo servizio

Il gregge di pecore: un gran numero di bellissime fanciulle

1.                Il nostro uomo, nei suoi abiti da contadino, esce con un libro piuttosto grosso sotto il braccio, dirigendosi verso il gregge che gli è stato mostrato, il quale, a distanza (spirituale), sembra realmente, secondo l'apparenza, composto di pecore e agnelli. Nella vicinanza spirituale invece, consiste di persone pure, pie e mansuete, quasi tutte anime femminili, le quali nel mondo vissero assai devotamente, ma nello stesso tempo davano più importanza alla spiritualità romana che a Me, il Signore, poiché non Mi conoscevano, e non Mi conoscono tuttora, – perciò, a una certa distanza spirituale, appaiono ancora adesso come animali della specie più mansueta.

2.                Quando ora il nostro uomo va fuori, soddisfatto proprio come uno che, dopo lunga pratica, è assunto per la prima volta in un impiego retribuito, si siede su un sasso coperto di muschio e si guarda intorno per vedere dove siano le pecore e gli agnelli. Ora però non vede più niente di questi utili animali domestici, ma una gran quantità delle più belle e più delicate fanciulle, le quali, saltellando allegramente su un ampio tappeto erboso, raccolgono fiori e con questi intrecciano le più belle corone e coroncine.

3.                Quando il nostro uomo si accorge di questo, dice a se stesso: “Uhm, che strano! È proprio lo stesso posto, lo stesso prato, dove prima ho visto una quantità quasi innumerevole di pecore e agnelli. Ora invece il gregge è sparito come per incanto, e al suo posto ci sono migliaia delle più incantevoli fanciulle, di cui una è più bella dell'altra. Detto sinceramente, se tutta questa storia non fosse una trappola insidiosa, questo gregge mi sarebbe incredibilmente più caro; ma qui, detto seriamente, non c’è da fidarsi dei propri sensi, poiché, … giri la mano, e tutto è completamente diverso!

4.                Ahimè, ahimè, ora vengono tutte qui, senza che io le abbia chiamate! Beh, meglio così; in questo modo potrò osservare queste care fanciulle da vicino, con tutto il mio piacere e – oh, oh! – forse qui potrò anche abbracciarne qualcuna! Allora non sarebbe veramente così male essere qui, per tutta l'eternità, pastore di un gregge di pecore trasformato così meravigliosamente! Veramente non male, non male!

5.                Si avvicinano! E quanto più si avvicinano, tanto più meraviglioso è il loro aspetto! Quella là, nel mezzo, davanti – oh, oh, ma quanto è bella! – Oh, forza della mia morale, non mi lasciare adesso, altrimenti sono perduto! Meno male che qui quello stupido celibato non ha più nessun valore, altrimenti uno come me potrebbe diventare molto facilmente un peccatore mortale!

6.                Forse dovrò chiamarle per nome dal libro, ma è meglio che non lo faccia adesso; altrimenti potrebbero fuggire e non farsi rivedere mai più! Perciò tranquillo, mio grosso elenco; davanti a questo gregge devi rimanere assolutamente chiuso!

7.                Si avvicinano sempre di più, e – solo silenzio adesso, ancora dieci passi e sono qui; sì, allora saranno completamente vicini a me questi cari angioletti! – Oh, cari, deliziosi angioletti!”.

8.                Vedete, ora i ‘cari angioletti’ sono già presso il nostro uomo, lo circondano e gli chiedono che cosa stia lì a fare.

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Cap. 7

 

Tentazione del vescovo Martino e il suo insegnamento per mezzo dell'angelo Pietro

1.                Il nostro uomo, completamente partito davanti a tanta grazia e amore, risponde con voce tremante. “Oh, voi – ce-le-stiali angioletti, oh, oh, oh, voi cari, cari angioletti! – Oh, ohooooh, voi carissimi angioletti di Dio! … Io, … dovrei essere, … il vostro, … pastore; ma voi amabil…, amabilissimi angioletti, voi certo lo vedete che io, per questo, sono troppo sciocco!”.

2.                La più bella del gregge, fiduciosa, per prima si mette a sedere in maniera molto infantile stretta vicino al nostro uomo e le altre seguono il suo esempio. Proprio la più bella di tutte dice poi al nostro pastore: “O amato uomo, tu sei troppo modesto; io, infatti, ti trovo molto bello e, se vuoi, sarei felicissima di essere tua in eterno! Guardami, non ti piaccio?”.

3.                Il nostro uomo è talmente innamorato che non riesce a tirar fuori che il suo tremolante ohooooooooooh senza fine; poiché la bellissima testolina coperta da boccoli d’oro, gli occhi blu grandi e gentili, la bocca simile a petali di rosa, l’eterico ondeggiante seno pieno, le più belle mani gentili, come i piedi ancora più eterei, fanno perdere al nostro uomo quasi completamente i sensi.

4.                L’angioletto vede la grande emozione amorosa del pastore, si china su di lui e gli dà un bacio sulla fronte.

5.                Fin qui il nostro uomo si è tenuto ancora abbastanza saldo; ma ora non ne può più! Diventa eccitatissimo; abbraccia la più bella con tutte le forze e alla fine si lascia andare in un torrente di dichiarazioni d'amore.

6.                Quando però è così nella sua estasi, l’intera scena muta improvvisamente. I cari angioletti scompaiono e l'angelo Pietro gli sta vicino dicendo:

7.                “Ma fratello, come pascoli dunque il tuo gregge? Ti ho dato un tale consiglio? Veramente, se hai relazioni così con le pecore e gli agnelli a te affidati, allora non giungerai tanto presto alla mèta eterna della vita! Perché non hai usato il libro?”.

8.                Risponde il vescovo Martino: “Ma perché non mi hai anche detto che quello che vedevo da casa tua come pecore e agnelli, erano in realtà delle bellissime e graziosissime fanciulle, presso le quali solo un sasso sarebbe potuto essere insensibile? Tu vedi che qui sono stato solo preso in giro! E così, da tale presa in giro, non ne farai certo un terribile modo di agire?”.

9.                Ribatte l'angelo: “Come stanno adesso le cose col tuo celibato? Non lo hai infranto ora e, con esso, il voto di eterna castità?”.

10.           Replica il vescovo: “Ma che castità, che voto! Io sono ora con pelle e pelo su territorio luterano, e questo annulla entrambi! E poi: con un angioletto simile, com’era qui questa fanciulla, anche nel mondo avrei fatto un sacrificio, nonostante l’intero celibato, e per amor suo mi sarei fatto subito luterano! Ma dove sono scomparse ora queste meravigliose fanciulle, specialmente quella? Oh, se soltanto potessi rivederla ancora una volta!”.

11.           Dice l'angelo: “Amico, molto presto la rivedrai insieme alle sue compagne; ma questa volta non le potrai parlare e ancor meno avvicinarti a lei! Se invece ti verrà dietro, allora alzerai la tua mano e pronuncerai queste parole: ‘Nel Nome del Signore, ritorna al giusto ordine e non mi tentare, bensì segui la voce dell'ordine!’.

12.           Se a ciò il gregge non dovesse obbedire, allora aprirai il libro e leggerai i nomi che vi sono scritti, allora il gregge si disperderà immediatamente, oppure, se in te riconoscerà un tono che trae origine dalla forza del Signore, ti seguirà. Tu allora lo condurrai su quel monte verso mezzogiorno, dove io ti verrò di nuovo incontro!

13.           Ma ciò che è accaduto adesso, sacrificalo nel tuo cuore al Signore Gesù; poiché Lui ha permesso che tu cadessi e, nella caduta, rigettassi da te il tuo ostinato celibato!

14.           Ora però non cadere più, poiché una simile ricaduta ti causerebbe una tale ferita che, in tutta serietà, avresti da tormentarti per centinaia di anni terreni prima che tu ne venga fuori! Perciò sii prudente e accorto, poiché una volta che sarai purificato, innumerevoli e infinite bellezze ancora più grandi ti verranno incontro nel Regno di Dio; ma prima dovrai abbandonare tutte le tue stoltezze terrene, fin dalla radice!

15.           Ora rimani qui e fa’ come ti ho consigliato, e in seguito avrai una via piacevole, nel Nome del Signore”.

16.           Dopo queste parole, l'angelo Pietro scompare all'improvviso, e così il vescovo non ha più l’occasione di fare osservazioni ridicole e contraddire l'angelo in qualcosa!

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Cap. 8

 

Monologo critico del vescovo Martino e confessione dei peccati

1.                Ora, di nuovo tutto solo sul prato, dopo un po’ inizia fra sé e sé il seguente monologo:

2.                (Il vescovo Martino): “Dov’è dunque adesso la mia guida? Una bella guida questa; quando si ha più bisogno di lei, scompare, e adesso è dove solo Dio lo sa! – Solo quando si dovesse in qualche modo sbagliare, allora è qui in un attimo! – una caratteristica che non posso proprio sopportare! O mi rimane vicino e mi guida su vie così incerte come sono queste del mondo dello spirito, oppure – deve andarsene da me in eterno, anziché venire solo quando, in qualche modo, sono lì per peccare! Oh, di tali matti n’esistono parecchi!

3.                Se mi vuole guidare alla beatitudine, allora rimanga visibilmente presso di me, altrimenti la sua guida non servirà a nulla! Beh aspetta, tu segreto individuo di una guida luterana, ti voglio dare qualche osso da rosicchiare che ti farà passare tutta la pazienza! Che cosa mi potrà succedere di più? Sono luterano, secondo l'insegnamento di Roma, perfettamente maturo per l'inferno. – Forse, senza che io me ne accorga, ci sono già!

4.                Perciò, lascia che vengano ancora una volta da me gli agnellini belli! Non sarò per loro un lupo in veste di pecora, ma un amante pieno di fuoco, come non ce n’è un altro sulla Terra! Non leverò mai la mia mano contro di loro, e non le chiamerò nemmeno da questo libro, affinché non debbano più fuggire da me. Non mi lascerò neanche più andare con l'una o con l'altra; ma di levar le mani e di leggere dal libro non ci penso nemmeno! E se poi la guida dovesse comparire da un nascondiglio, allora vedrà come un vescovo della Terra sa parlare, se è questo che vuole!

5.                Dove staranno gli amati angioletti per tanto tempo? Finora non si scorge nessuna traccia di loro. Mi accorgo però da solo che sono diventato molto più coraggioso e più audace! Perciò, venite qua, voi amati angioletti, troverete in me un vero uomo, non più un vile, ma un campione, e che campione!

6.                Ma ancora non si vedono! È già trascorso un po' di tempo da quando la mia guida mi ha lasciato, e non s’intravede nessun’anima da qualche parte! Che significa questo? La mia bella guida mi ha forse di nuovo preso in giro per tutte le eternità? Pare proprio che sia così! Mi sembra già di nuovo come se fossero passate alcune dozzine di anni da quando mi ha lasciato. Ne passeranno forse ancora milioni?

7.                Questa vita nel mondo dello spirito è già una vita da cani! Si sta davvero come un bue davanti al monte: tutto è così nebbioso, non una vera luce! Tutto non è ciò che sembra essere! Il sasso, sul quale sto aspettando da lungo tempo le pecore e gli agnelli, è sicuramente anche qualcosa di completamente diverso da ciò che sembra essere! Anche gli amati angioletti: Dio sa, dove sono e che cosa siano realmente! Probabilmente – nulla! Poiché se fossero qualcosa, dovrebbero essere già qui! Sì, sì, tutto quello che si trova qui è nulla. Anche la mia guida; altrimenti non sarebbe potuta scomparire così velocemente nel purissimo nulla!

8.                Penso che questa vita, più che a qualsiasi altra cosa, somigli a un sogno! Qui ho sognato anche spesso cose stupide d’ogni genere, di ogni genere di trasformazioni. Ma che cos’erano? Nient’altro che immagini, inventate dalla fantastica forza d'immaginazione dell'anima! Altrettanto ora anche questa vita non è altro che un chimerico, vuoto, apparentemente verissimo sogno eterno! Solo queste mie osservazioni sembrano avere realmente un contenuto; tutto il resto non è altro che un misero pezzo di fantasia dell'anima. È già da almeno duecento anni che attendo le pecore e gli agnelli, ma di loro non si scorge nessuna traccia.

9.                Ciò che mi stupisce, tuttavia, è che in questo fantastico mondo, questo libro, questi miei abiti da contadino, e anche il paesaggio con la casa e il tempio luterano, conservino la loro forma completamente immutata! Questa storia, a dir il vero, è un po’ comica. Sembra che ci sia qualcosa di reale in questa faccenda, ma quanto ce ne sia, questa è un'altra domanda!

10.           Oppure forse non doveva essere giusto che fin dall'inizio non fossi stato disposto a seguire i suoi insegnamenti? Se però essa era una guida giusta, non avrebbe potuto dimostrarmelo subito, invece di svignarsela così all’improvviso? Non ha forse detto che se cadessi ancora una volta, ciò mi procurerebbe una grossa ferita, per la quale avrei da soffrire, in tutta serietà, parecchie centinaia di anni terreni, prima di guarirne? Sono dunque veramente già caduto? Con il pensiero e la semplice volontà, probabilmente sì, ma con i fatti è impossibile, perché quei sicuri angioletti non sono più ricomparsi!

11.           Non sono più riapparsi forse perché avevo tali pensieri e tale volontà? Questo potrebbe essere benissimo! Se solo potessi sbarazzarmi di simili pensieri! Ma perché dovevano essere anche così terribilmente belle e affascinanti? Qui mi sono ingannato ancora una volta per bene! Ora bisogna attendere, finché i miei stupidi pensieri non si plachino, e con loro la mia volontà!

12.           Ora però già riconosco: se questa è una prova delle mie principali debolezze, allora sarà per me un grosso guaio; perché in questo punto, nel mondo, segretamente sono stato una vera bestia in ottima forma! Sì, quando là vedevo una donna prosperosa, allora mi veniva … taceas[2]! Quante ne ho… taceas de rebus praeteritis![3] Belle, giovani suore! Oh, che bei tempi erano quelli, …ma ora taceas!

13.           Quanto ero severo verso i penitenti nel confessionale, e quanto tiepido con me stesso! Purtroppo, non era giusto; ma chi, all’infuori di Dio, ha la forza di resistere alla potenza della natura?

14.           Se non ci fosse stato quello stupidissimo celibato, e il vescovo avesse potuto essere ufficialmente il marito di una donna, come, per quanto ne so io, lo pretendeva esplicitamente anche Paolo, allora si sarebbe avuta di certo una lotta più facile contro la carne. Ma così, un vescovo vive sempre come un Adamo con la seducente Eva, prima della benedizione dell'albero della conoscenza in un certo ‘paradiso’, e non riesce a saziarsi della mela che gli è stata offerta!

15.           Oh, che grande mascalzonata! In ogni modo la cosa è così, e chi la può cambiare? Il Creatore soltanto, se lo vuole; senza di Lui l'uomo rimane – specialmente quelli della mia razza! – sempre e in eterno una bestia, e che abominevole bestia!

16.           Signore, sii misericordioso ed abbi pietà di me! Io vedo che, se non mi porgerai la Tua mano, difficilmente potrò proseguire; perché io sono una bestia – e la mia guida un ostinato sempliciotto, forse addirittura lo spirito di Lutero! Così non può continuare! Abbi pazienza, e non mi abbandonare, poiché mi trovo di nuovo già mille anni nello stesso punto!”.

17.           Ora finalmente smette di parlare e attende le pecore e gli agnelli.

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Cap. 9

 

Ulteriore prova di pazienza per il vescovo Martino e il suo tetro umorismo

1.                Si gira da tutte le parti, e aspetta e aspetta, ma ancora nessuna traccia delle pecore e degli agnelli. Ora si alza dal suo sasso, ci monta sopra e guarda da questo punto rialzato per cercarle meglio; ma anche da lì non si vede niente.

2.                Comincia a chiamare, ma nessuno risponde e nessuno si fa vedere. Si siede di nuovo e aspetta, ma invano; da nessuna parte, infatti, si scorge qualcosa. Attende ancora per un po', e poiché proprio non si vede nulla, si alza completamente spazientito, prende il suo libro e prosegue con le seguenti parole:

3.                (Il vescovo Martino): “Adesso ne ho abbastanza di questa storia! Sarà di nuovo già passato quasi un milione di anni, perlomeno secondo la mia sensazione, e non è successo nulla che potesse cambiare la mia situazione! Adesso, però, mia carissima guida, non ti prenderai più gioco di me; da uomo onesto, riporrò il tuo stupido libro nella tua casa luterana e mi metterò in cammino – per dove, non ha importanza! Sarà questo mondo pur da qualche parte limitato e inchiodato con delle vere e proprie tavole, dove si potrà dire: Huc esque et non plus ultra![4].

4.                E se poi, nel Nome di Dio, dovrò rimanere rannicchiato in un tal punto forse un trilione o addirittura decilioni di anni, finché anche le tavole del mondo spirituale saranno marcite, allora saprò almeno il perché! Ma fare qui lo sciocco per niente, e ancora per niente, d’ora in poi non lo farò, poiché ciò che uno fa da se stesso è più facile da sopportare, piuttosto che subirlo da uno stupido e ottuso babbeo di una guida! Sono talmente irritato con questo mascalzone luterano che potrei anche menarlo, se ora mi venisse tra le mani!

5.                Esiste qualcosa di più noioso e anche di più penoso che attendere ciò che è stato promesso e non arriva mai? No, questo è troppo cattivo! Da quanto tempo orribile sono qui nell’attesa! Chissà se è realtà, oppure solo secondo la sensazione, questo è ora già un – Dio sia con noi – e del tutto senza motivo e scopo a me comprensibile! E tutto questo a causa di certe pecore e agnelli, – questo è ora già da lungo tempo non più vero, come non è neanche mai stato vero!

6.                Se solo incontrassi qui un uomo come me, oh, quanto sarebbe bello! Come potremmo spettegolare magnificamente su questo mondo dello spirito da strapazzo; sarebbe un vero piacere! Così invece, devo condividere solo con me questa gioia. Ora però, via! Non c'è più tempo da perdere, se su questo sasso non voglio diventare un sasso io stesso!

7.                Dov’è ora questo libro disperato? Si è forse portato a casa da sé per risparmiarmi la strada? E sta bene! Un po' però mi dispiace lo stesso; prima era lì, e quando lo volevo prendere in mano, guarda caso, è sparito!

8.                No, come questo mondo dello spirito è ordinato stupidamente, sta oltre l’orizzonte di ogni umana immaginazione! Un libro se ne va da sé, solo se è stato, giustamente, un po’ criticato! Questa cosa non è male!

9.                Va a finire che dovrò ancora chiedere scusa anche a questo sasso, perché per troppo tempo vi ho lasciato riposar sopra il mio essere indegno, – altrimenti prenderà anche lui congedo! E se mi dovessi incamminare in questa magnifica nebbia, su questo fondo muschioso e con questa luce crepuscolare, dovrò forse prima chiedere il permesso affinché mi sia concesso di posarvi il piede per poter proseguire!

10.           Oh, questo è già completamente mal…, fermo, non bestemmiare! Questo è già enormemente stupido! Ecco, vedi: anche – grazie a Dio! – la casa luterana insieme al tempio sono andati a spasso Dio sa dove! Avanti, alla fine va già tutto nel ciarpame! Solo il sasso è ancora qui, se è vero! Sembra, in ogni caso, che è ancora sasso, ma devo già esaminarlo più precisamente! – Giusto! Giusto! Anche il signor sasso si è congedato!

11.           Beh, adesso sarà forse anche per me il tempo di congedarmi! Ma per andar dove? Qui veramente non c'è molto da scegliere! Solo diritto, seguendo il naso – ammesso che io abbia ancora un naso; perché, se uno come me è già stato preso per il naso per ben due volte per alcuni milioni di anni, dovrebbe chiedersi seriamente come stanno le cose col possesso di quest’organo! Ma, grazie a Dio, questo c’è ancora; perciò ora solo avanti, secondo quest’unica guida, in questo mondo dello spirito veramente magnifico!”.

12.           Vedete, ora s’incammina, e l'angelo Pietro lo segue senza farsi vedere. ‘Camminare’, nel mondo dello spirito significa però ‘diventare di altro sentimento’, e così come questo cambia, così si cambia anche in apparenza il luogo. – Noi ora presto vedremo dove si rivolgerà il nostro uomo.

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Cap. 10

 

Il vescovo Martino su vie sbagliate

Cenni del Signore sulle condizioni spirituali e loro corrispondenze

1.                Chi di voi s'intende dell’orientamento dello spirito, si accorgerà ben presto che il nostro uomo, invece di andare verso mezzogiorno, s’incammina direttamente verso sera. Adesso procede molto audacemente e con rapidità; ma non scopre niente all’infuori di sé, se non un suolo coperto di un misero muschio e una luce molto fioca dell'apparente firmamento che, quanto più s'inoltra verso sera, tanto più si oscura.

2.                Tale crescente oscurità lo stupisce alquanto; ma questo non gli impedisce di arrestare il suo procedere; il motivo delle tenebre è perché la sua conoscenza e la sua fede sono davvero inesistenti. Cosa però ancora più grave, è la falsa motivazione contraria alla pura Parola dell'Evangelo, quindi il più rozzo anticristianesimo e un odio settario nascosto dietro una maschera grottesca.

3.                Ecco perché il cammino del vescovo è diretto verso una sera che diventa sempre più buia; ecco il motivo del suolo ricoperto di misero muschio, il che indica l’aridità e il poco valore della Mia Parola nell’animo di quest'uomo. Ecco anche il motivo della crescente oscurità, perché la Parola di Dio, troppo poco rispettata e ancor meno osservata (davanti alla quale questi vescovi s'inchinano solo pro forma, ammantati di rossi e dorati paramenti) non è mai maturata in lui a quel calore di vita dal quale poi sarebbe potuta scaturire la Luce meravigliosa dell'eterno mattino per lo spirito.

4.                Tali uomini devono entrare nel mondo dello spirito nel più totale apparente abbandono e nella notte più completa; solo allora sarà possibile convertirli. Quanto difficile era nel mondo portare un vescovo simile sul vero sentiero dell'apostolato, altrettanto, e ancora molto più difficile lo è nell'Aldilà, perché come spirito egli è naturalmente del tutto irraggiungibile dall'esterno; in lui non ci sono altro che errori, false motivazioni e, in fondo, avidità di dominio.

5.                Alla Mia grazia sono, in ogni caso, possibile molte cose che sarebbero impossibili nel corso normale dell'ordine! Perciò dovete, proprio in quest'uomo, in pratica osservare dove può arrivare con ciò che c’è qui in lui e, alla fine, quando si rompono, per così dire, tutte le corde, che cosa può operare la Mia Grazia senza interferire nella libertà dello spirito. Tale Grazia è concessa anche a quest'uomo, poiché una volta egli ha pregato che Io potessi afferrarlo con la Mia mano! Tuttavia, la sola forza della Mia Grazia non lo può ancora afferrare, finché egli stesso non avrà eliminato da sé tutto il proprio ciarpame di ogni specie di falsità e cattiverie nascoste, cose che è rivelata dallo stato delle più fitte tenebre che lo circondano.

6.                Ora però rivolgiamo di nuovo lo sguardo al nostro viandante! Lentamente, e con passo cauto, procede in avanti, e ad ogni passo esamina il suolo per vedere se sarà abbastanza solido da reggerlo. Il terreno, infatti, diventa ora, qua ora là, acquitrinoso e paludoso; questo è un segno corrispondente al fatto che tutte le sue conoscenze provenienti da falsi fondamenti, sfoceranno presto in un misterioso, imperscrutabile mare. Esse perciò s’imbattono già adesso in differenti piccole paludi nascoste nell'oscurità che diventa sempre più fitta, – una condizione che, già nel mondo, si manifesta in molti uomini, tanto che, se un saggio inizia a parlare con loro della vita dello spirito e della vita dell'anima dopo la morte, essi cercano subito di deviare il discorso, facendo capire che argomenti di questo genere li turbano completamente, li rendono di cattivo umore e tristi, e l'uomo diventerebbe matto se dovesse riflettere troppo su queste cose.

7.                Questo timore è nient’altro che un gradino dello spirito su un tale terreno che è già molto paludoso, e dove nessuno più ha il coraggio di misurare l'indefinita profondità di tali pantani con il proprio metro di conoscenza oltremodo troppo corto, per paura di sprofondare con questo, forse in un fondo senza fine.

8.                Vedete, il suolo che regge il nostro uomo comincia a presentare veri e propri piccoli mari sempre più vasti, tra i quali scorrono tortuosamente solo piccole e sottili strisce di terra soltanto in apparenza. Questo corrisponde al cervellotico vaneggiamento di un tale che conferma la conoscenza di Dio con la bocca, mentre nel suo cuore è l’ateo più puro.

9.                Su un tale terreno, dunque, cammina il nostro uomo, lo stesso terreno percorso da molti milioni di uomini! Queste strisce di terra si fanno sempre più strette tra i mari che diventano sempre di più senza fondo e pieni di disperata impenetrabilità per la sua conoscenza. Egli vacilla fortemente, come uno che va su uno stretto sentiero sotto il quale scorre un torrente impetuoso. Ciò nonostante non si ferma, bensì barcolla avanti per una specie di falso desiderio di sapere, in pratica per trovare una supposta fine del mondo dello spirito; ma in parte, segretamente, anche per cercare le belle pecore e gli agnelli; questi, infatti, non gli sono ancora usciti dalla testa.

10.           Gli è stato tolto tutto ciò che potrebbe ricordarglielo: il libro, il prato, il sasso (dell’inciampo) insieme alle pecore e agli agnelli che, una volta, nel mondo, significavano per lui deliziosa seduzione molto affascinante e oltremodo divertente. È soprattutto per questo motivo che l'angelo Pietro ha condotto queste dinanzi a lui, per svelare le sue debolezze e, per mezzo di ciò, metterlo sempre di più in difficoltà.

11.           Ora vediamo anche che cosa spinge il nostro uomo a proseguire, finché giungerà al mare sconfinato, dove si comprenderà poi: “Fin qui e non oltre giungono tutta la tua stoltezza, la cecità, e la tua enorme follia!”.

12.           Lasciamolo perciò continuare con i suoi vaneggiamenti fino all'estrema punta della striscia di terra, che ora non è più lontana. Una volta là, ascolteremo comodamente quante sciocchezze egli tirerà fuori, dal mare della sua notte spirituale!

13.           Ognuno di voi però, esamini precisamente le sue segrete sciocche inclinazioni mondane, affinché presto o tardi non venga a giungere sulla via molto triste di questo viandante!

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Cap. 11

 

L’opprimente situazione del nostro viandante

Suo ulteriore monologo e spiacevoli insulti

1.                Ora guardate là: il nostro uomo ha già raggiunto il mare; nessuna piccola striscia di terra separa più, in qualche luogo, le sconfinate acque di questo mare, che traggono origine proprio dalla sconfinata incomprensione di quest'uomo, e rappresenta la stessa in forma corrispondente. Essa caratterizza anche quella condizione dell'uomo, nella quale egli può non giungere pressoché mai a nessun’immagine di qualcosa e, senza pensieri precisi, diventa uguale ad un completo folle, presso il quale tutti i suoi concetti confluiscono caoticamente in un mare di assurdità.

2.                Scontroso e pieno di risentimento, egli si trova ora all'ultima sponda, in pratica, all'ultimo concetto, in altre parole: a se stesso! Riconosce ancora solo se stesso; tutto il resto è diventato un tenebroso mare, dove non nuotano altro che ogni specie di mostruosità che, cieche e mute, lo circondano come se volessero inghiottirlo. Grande è l'oscurità e umido e freddo il luogo; il nostro uomo riconosce, dal bagliore opaco delle onde e dall'ondeggiare orribile e cupo delle acque, di essere giunto all’ultima sponda di un mare incommensurabile.

3.                Ma ascoltate ora di nuovo lui stesso, quali strane cose va vaneggiando adesso, affinché possiate riconoscere come vanno le cose, non solo a quest’uomo, ma anche ad una quantità innumerevole di uomini, i quali hanno tutto nella testa, nella loro stupidissima immaginazione, ma poco o niente possedevano e posseggono ancora nel loro cuore! Ascoltate, ora comincia a parlare:

4.                (Il vescovo Martino:) “Bene, bene, bene, – adesso mi sembra giusto! O tu, maledetta vita da cani! Come minimo dieci milioni di anni terrestri ho dovuto io, misera anima, errare in questa notte di assoluta oscurità, per giungere, invece che ad una buona méta desiderata, ad un mare che mi divorerà senz'altro per tutta l’eternità!

5.                Questo sarebbe per me un bel ‘Requiescant in pace, et lux perpetua luceat eis![5]’. Penso che sulla Terra mi avranno cantato sicuramente spesso questo meraviglioso inno. Ora certamente riposo in eterno per il mondo, e le mie ceneri sono ancora illuminate da un sole o da un bagliore fosforico nella putredine di una tomba; ma io, io, il vero io – che cosa ne è stato di me?

6.                Sono certamente ancora del tutto lo stesso di ciò che ero; ma dove? Dove sono io? Dove sono andato a finire? Mi trovo qui sulla punta vacillante di una stretta striscia di terra, se questo suolo può essere chiamato anche terra, e intorno a me ci sono la notte più fitta e un eterno, imperscrutabile mare!

7.                O uomini che sulla Terra avete ancora la grande grazia di possedere la vita del corpo – ammesso che la Terra esista ancora – come siete infinitamente felici, e quanto enormemente ricchi in confronto a me, voi buoni uomini che lì in poverissimi stracci elemosinate un soldo per il nutrimento! Purtroppo, anche a voi qui, spetta un destino come il mio, e forse ancora peggiore!

8.                Perciò, là, si salvi chi si può ancora salvare: o con la stretta osservanza delle Leggi di Dio, o diventando uno stoico nell'anima e nel corpo, come si preferisce; tutto il resto non vale nulla! Se io avessi fatto l'una o l'altra cosa, ora sarei più felice. Così, invece, sto come un eterno bue e asino nello stesso tempo – non davanti a un monte, bensì davanti a un mare che qui, sicuramente continuerà in eterno, m’inghiottirà probabilmente per sempre, ma è impossibile che possa uccidermi, perché io devo già essere immortale!

9.                Se qui, in quest’infinito stupidissimo mondo dello spirito, ci fosse qualcosa che mi potesse dare la morte, allora sarebbe inconcepibilmente meglio della terribile fame che mi tormenta già da milioni di anni terrestri nel modo più spaventoso! Se non fossi io stesso, con tutta probabilità, un’anima molto eterea, mi sarei già da lungo tempo divorato come un lupo mannaro fino all'ultima punta del piede, ma anche così è il nulla e di nuovo il nulla!

10.           Quando questo mare mi avrà inghiottito, il che accadrà con tutta probabilità al più presto, che cosa mi succederà in questo mondo di pesci senza fine? Quanti squali mi divoreranno, e quanti altri mostri mi assaggeranno con i loro denti? Mi mangeranno e, con questo, mi procureranno i dolori più grandi; ma nonostante ciò non potranno essere in grado di uccidermi in eterno! – Oh, quale magnifica prospettiva per il futuro eterno!

11.           Non erano quelle pecore e agnelli, forse delle specie di sirene spirituali, le quali mi hanno attirato qui in maniera invisibile per sbranarmi e divorarmi completamente? Davvero è già passata quasi un'eternità e non sembra più vero, avendoli visti una sola volta milioni di anni fa; tuttavia, non sarebbe proprio così impossibile in quest’incomprensibile stupidissimo mondo dello spirito, dove si passano migliaia di anni senza intravedere, valutare e riconoscere nient’altro che se stessi, senza aver niente da realizzare, se non di fare di tanto in tanto, per migliaia di anni, qualche monologo infruttuoso e senza valore, come un purissimo folle nel mondo degli uomini col corpo!

12.           Solo questa singola cosa non capisco, che ora non ho più nessuna grande paura in questa mia situazione sicuramente assai disperata! In fondo, sono più irritato che impaurito; ma siccome non ho nessuno su cui sfogare la mia giusta ira, allora la devo trattenere come aceto stagionato.

13.           Tuttavia, se venisse da me Dio stesso, se veramente ve n'è Uno, il mio aceto stagionato davanti alla collera diventerebbe di nuovo fresco. Potrei mettere le mani addosso a un tale pseudo Dio, ammesso che n’esista uno, perché ha guarnito il mondo temporale con innumerevoli magnificenze, mentre questo mondo imperituro è stato trattato peggio di come un tirannico barbaro patrigno tratta i suoi odiosissimi figli adottivi che, senza loro colpa, hanno ricevuto l'esistenza e, purtroppo, disgraziatamente sono diventati i suoi figliastri!

14.           Oh, come sarebbe magnifico sfogare la mia collera su un simile Dio, se ce ne fosse uno da qualche parte! Purtroppo non c'è nessun Dio, e non potrà mai essercene stato uno! Perché, se ci fosse un essere divino superiore, allora dovrebbe essere necessariamente più saggio di noi, sue creature; ma visto che Dio non esiste, allora non vi è da scoprire la minima traccia di sapienza!

15.           Poiché un cieco lo deve certo ammettere, che ogni essere ed evento devono avere un qualche scopo; ma io sono certo anche un essere e un evento senza colpa. Io vivo, penso, sento, percepisco, sento gli odori, gusto, vedo, ascolto, ho mani per lavorare e piedi per camminare, ho una bocca con lingua e denti e – uno stomaco vuotissimo; ma tutto questo, o Dio, dimmi: a che scopo? A che scopo possedere tutto ciò per milioni di anni terrestri, se non si potranno mai adoperare?

16.           Quindi, si faccia avanti un tale Dio così altamente poco saggio! Stia in piedi dinanzi a me per parlare – se in qualche modo ce n'è uno – affinché impari da me la sapienza! Ma potrei provocarLo per delle eternità, tuttavia non apparirà! Perché? Perché Egli non c’è, e non è!”.

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Cap. 12

 

Il vescovo Martino su un punto morto

Accoglienza sull'agognata barca

Discorso di ringraziamento di Martino al barcaiolo, che è il Signore stesso

1.                Dopo una lunga pausa, nella quale con un po' di timore resta in attesa della Divinità così sfacciatamente insultata e perfino provocata, inizia di nuovo il seguente discorso alquanto tetro con se stesso:

2.                (Il vescovo Martino:) “Niente, niente e di nuovo niente! Posso provocare chi voglio; oltraggiare chi voglio; insultare nel modo più rude, sempre chi voglio; qui non c’è nessuno, qui nessuno mi ascolta, io sono come l’unica coscienza di vita consapevole di se stessa nell’intera infinità.

3.                Ma non potrò certo essere solo! Le molte migliaia di volte mille milioni di uomini sulla Terra che sono nati come me, hanno vissuto e sono morti, dove sono andati a finire? Hanno forse smesso del tutto di essere, oppure hanno essi, in tutti gli innumerevoli punti dell'infinità, gli uni dagli altri infinitamente lontani, lo stesso destino da somari come me? – Questa mi sembra che sia la cosa più probabile! Infatti, la mia ex guida e poi le belle pecore e gli agnelli, sono stati certamente una sicura conferma che, in questo mondo, assolutamente infinito, esistono ancora degli uomini! Ma dove, dove, dove? Questa è un'altra domanda!

4.                Là fuori, su quest’infinito mare, esisterà sicuramente pochissimo di vivente – ma con tutta probabilità infinitamente lontano, alle mie spalle! Se solo potessi tornare indietro, farei anche questo tentativo e li andrei a cercare! Purtroppo, però, qui sono talmente circondato dall'acqua, che tornare indietro sembra quasi impossibile!

5.                Qui, in verità, sotto i miei piedi è ancora asciutto, e mi trovo ancora in piedi, anche se questo suolo è molto traballante e mi regge appena. Ma se dovessi spostare il piede indietro o in avanti, che cosa mi succederebbe? Di certo sprofonderei in un abisso senza fine, in quest’infinita grande fossa d'acqua! Perciò devo restare rannicchiato qui per tutte le eternità, cosa che, in questo caso, sarà per me uno splendido divertimento.

6.                Oh, se qui ci fosse almeno una piccola ma sicura barca sulla quale poter salire liberamente e poter dirigere dove voglio, quale beatitudine sarebbe questa per me, ora certamente poverissimo dia … oh, non dirlo; questo nome non deve mai uscire dalla mia bocca! Certamente nel dia …, no, ‘diosiaconnoi’ ci sarà altrettanto poco di reale come nella Divinità stessa; ma il concetto in sé è così brutto che non lo si può pronunciare senza rabbrividire.

7.                Ma cosa vedo sullo specchio d'acqua non lontano da qui? È forse un mostro? – O forse, addirittura una barca? Guarda, tu, mio ormai arido occhio, si avvicina sempre di più! Per Dio! È davvero una barca, una vera graziosa barca con remi e vele! No! Se venisse qua, allora potrei di nuovo cominciare a credere in un Dio; poiché questa sarebbe una dimostrazione troppo evidente e in contrasto con tutto quel che ho vaneggiato finora! Giusto! Si avvicina sempre di più! Forse c'è addirittura qualcuno a bordo! Griderò aiuto; qualcuno mi sentirà?

8.                (Forte): Ehi, là! Ehi, là! Aiuto! Qui attende già da tempo immemorabile un infelice vescovo che nel mondo ha fatto il gran signore, ma ora, in questo mondo dello spirito, è caduto nella più grande miseria, e non sa cosa fare e darsi un consiglio! O Dio, o Tu, mio grande e onnipotente Dio, se Tu lo sei, aiutami, aiutami!”.

9.                Ebbene, vedete, la barca si avvicina con prontezza alla riva, dove si trova il nostro uomo! A bordo vi è anche un esperto barcaiolo, che sono Io stesso, e dietro al nostro uomo, l'angelo Pietro, il quale, ora che la barca tocca la riva, sale agilmente a bordo, insieme al nostro vescovo.

10.           Il vescovo però vede solo Me, come barcaiolo, l'angelo Pietro invece non lo vede ancora, perché questi cammina invisibilmente sempre dietro di lui. Ora viene diritto verso di Me con espressione assai amichevole e dice:

11.           “Quale Dio o altro spirito buono ha fatto sì che tu ti perdessi con la tua barca proprio in questa zona, su questo grande mare infinito? O ti ha guidato Lui intenzionalmente qui, dove aspettavo da tempo immemorabile una salvezza? Sei forse una guida in questo mondo dello spirito, oppure un salvatore? Uomini come te devono essere incredibilmente rari da queste parti, poiché da un inconcepibile durata di tempo non ho scoperto la minima traccia di un qualsiasi essere!

12.           O beatissimo, carissimo amico! Mi sembra che tu sia di natura assai migliore di uno che, da tempo immemorabile, si era proposto come mia guida in questo mondo, per condurmi sulla giusta via! Questa però era proprio una guida non plus ultra! Dio, il Signore, lo possa perdonare; perché mi ha guidato solo per un breve tempo, e alle cose peggiori!

13.           Una volta dovetti togliermi la veste da vescovo, che Dio solo sa come me la sia portata fin qua dal mondo, e indossare al suo posto quest’attuale abito da contadino, che deve essere di ottima stoffa, altrimenti con tutte le cure possibili, non avrebbe resistito per milioni di anni terrestri!

14.           Con questa destinazione mi sarei ancora sufficientemente accontentato, naturalmente nella speranza di un destino migliore! Ma che cosa ha fatto questo campione di una guida? Lui stesso, con alcuni discorsi morali, mi prese a servizio come pastore delle sue pecore e agnelli.

15.           Io accettai volenteroso questo servizio – sebbene fossi su un territorio luterano – uscii con un grosso libro di nomi verso il suo gregge, per fare come lui mi aveva indicato; soltanto, guarda caso, il gregge di pecore e agnelli si trasformò in genuine e bellissime fanciulle! Delle pecore e degli agnelli non c'era più traccia.

16.           Avrei dovuto leggere ad alta voce i loro nomi dal libro, ma in tutti i dintorni non compariva nessuno di questi animali che io, prima, avevo visto chiaramente dalla casa di questa guida luterana!

17.           Invece, senza che le chiamassi dal libro, a schiere queste stupende fanciulle vennero da me e scherzavano intorno a me e perfino mi baciarono. E una, la più bella, addirittura si chinò su di me con entrambe le braccia tese e mi strinse al suo tenerissimo petto con una grazia così affascinante che venni in un sentimentalismo tale, come mai ho provato qualcosa di simile nel mondo.

18.           L’intera storia in fondo era sicuramente non brutta, specialmente per un novizio in questo mondo; avrei dovuto forse saperlo prima che, invece di pecore e agnelli, avrei ricevuto, sotto la mia custodia, tali meravigliose fanciulle?

19.           Ma all’improvviso, come portata da un fulmine, c’era già la mia bella guida a portata di mano, e mi fece, su questo, una predica che sarebbe stata degna di Martin Lutero. Facendomi alcune minacce, mi diede nuove disposizioni ancora più stupide e sventate che avrei dovuto seguire alla lettera, e in altre parole, portare tutte le pecore e gli agnelli su un monte da lui indicatomi.

20.           Soltanto che io, proprio non molto soddisfatto di un ordine così stravagante, non ho più rivisto né la guida né il gregge; attesi, Dio sa quanti milioni di anni, – ma invano. Volevo alla fine riportare in casa il libro al mio bel datore di lavoro, solo che il libro, probabilmente una specie di automa spirituale, se ne andò da sé, e con lui l’intero paesaggio, e infine me ne andai anch’io. Sono giunto qua, e non potevo più continuare, ho imprecato un lungo tempo, per quanto potevo, e alla fine disperai completamente, perché per tutto questo tempo non si vedeva da nessuna parte traccia di una qualche salvezza.

21.           Alla fine sei arrivato tu, come un vero divino angelo della salvezza, e mi hai accolto nella tua sicura imbarcazione! Abbi tu, per questo, il mio più grande ringraziamento! Avessi qualcosa con cui sdebitarmi, come sarebbe dolce per il mio cuore che ti è eternamente riconoscente! Ma tu vedi che qui io sono più povero di tutto ciò che un uomo possa indicare come povero, e non possiedo nulla all'infuori di me stesso. Perciò accontentati, per la tua grande amicizia, del mio grazie e di me stesso, così che tu possa usarmi per un qualunque servizio!

22.           O Dio, o Dio, come scorre tranquilla, sicura e veloce la tua imbarcazione sulle onde impetuose di questo mare infinito, e che piacevole sensazione! Oh, tu caro, divino amico, se adesso ci fosse qui la mia ex guida molto stupida! Allora varrebbe la pena presentartela e mostrargli quale sentimento dovrebbe avere una vera guida e un salvatore, se vuol essere anche lui tale! Io stesso una volta nel mondo ero una guida, ma – qui, taccio! – Oh, ti ringrazio! Grazie! Quanto magnificamente va quest’imbarcazione!”.

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Cap. 13

 

Parole del divin barcaiolo sulla benedizione della solitudine

Una confessione per l’incoraggiamento all’auto conoscenza

1.                Dopo di che, parlo Io come cordiale barcaiolo: “Deve essere molto spiacevole trovarsi a lungo sempre da solo; ma stare solo così a lungo ha anche qualcosa di molto buono! Perché si ha il tempo per riflettere su certe stoltezze, trovarle abominevoli, deporle del tutto e cacciarle via da sé. E vedi, questo vale di più che la più numerosa e brillante compagnia, nella quale si presentano sempre più cose stupide e malvagie che sagge e buone!

2.                Ancora più spiacevole però, è la situazione quando, nell’isolamento, si è minacciati dal rischio di perdere la vita, anche se spesso solo all’apparenza; ma ciò nonostante, una tale solitudine è ancora mille volte meglio che la più leggiadra e più bella compagnia! Perché una tale solitudine minaccia solo un'apparente rovina che, in ogni caso, sarebbe sempre una salvezza, anche se la rovina avvenisse realmente. Nella suddetta leggiadra e bella compagnia, invece, un uomo non di rado è minacciato da mille reali pericoli, ognuno dei quali è veramente capace di rovinare completamente anima e spirito, e portarli all'inferno, da dove difficilmente si potrà trovare una via d'uscita! Perciò la tua condizione è stata sì, molto spiacevole per il tuo sentimento, ma per niente infelice per il tuo essere.

3.                Poiché vedi, il Signore di tutti gli esseri ha provveduto lo stesso per te, ti ha saziato secondo la misura e lo scopo, ed ha avuto con te una grande pazienza! Nel mondo, infatti, tu sei stato un vescovo romano, cosa che Io so molto bene, ed hai assolto il servizio verso i tuoi idoli pagani alla lettera e assai scrupolosamente, sebbene interiormente non ci credessi per niente; ma una cosa così, pure secondo il tuo stesso giudizio, presso Dio è impossibile possa avere un valore, perché Lui guarda esclusivamente al cuore e alle opere sue! Inoltre eri molto superbo e avido di potere, e amavi oltremodo la carne delle donne, nonostante il tuo celibato su cui avevi giurato! Pensi davvero che queste opere possano essere gradite a Dio?

4.                Anche con i monasteri ti sei dato molto da fare, e visitavi di preferenza quelli femminili, nei quali si trovavano molte e belle novizie. Allora trovavi grande piacere quando si prostravano dinanzi a te come dinanzi a un dio, e si avvinghiavano ai tuoi piedi, e tu le sottoponevi a ogni genere di prove morali, di cui alcune non sono migliori di una totale prostituzione! Pensi forse che un tale zelo morale da parte tua sia stato gradito a Dio, il Signore?

5.                Quali grandi ricchezze hai posseduto nel mondo, in opposizione al comandamento di Cristo, il quale comandò agli apostoli di non avere, e non portare sacche, come pure nessun denaro, né manto né scarpe – eccetto che d’inverno – e mai due mantelli! Quali cibi raffinati c’erano sulla tua tavola, quale splendida carrozza, quali ricchissime decorazioni di vescovo ornavano la tua avidità di potere!

6.                Quante volte, volendo essere l'annunciatore della Parola di Dio, dalle tribune oratorie hai giurato il falso ed hai maledetto te stesso, se questo o quello non fosse stato vero, cosa che in te, in tutta la tua vita, non hai mai creduto!

7.                Quante volte ti sei macchiato da solo – ed eri nel confessionale, mentre ancora gironzolavi in te stesso, inesorabilmente severo verso i poveri piccoli, e lasciavi passare i grandi, come balza una pulce facilmente attraverso una porta della città!

8.                Credi forse che il Signore ne possa avere una compiacenza? Lui, al Quale l’intera babilonia romana è un abominio della peggior specie?

9.                Hai mai detto in cuor tuo: ‘Lasciate che i piccoli vengano a me’? – Oh, vedi, solo i grandi avevano un valore presso di te!

10.           Oppure hai mai accolto un povero fanciullo in Nome Mio e lo hai vestito, sfamato e dissetato? Quanti ignudi hai vestito, quanti affamati hai saziato, quanti prigionieri hai liberato? – Oh, vedi, Io non conosco nessuno di questi; però hai fatto subire a migliaia una dura prigionia nel loro spirito, ed hai inflitto non poche volte ai poveri profonde ferite con le tue maledizioni e condanne, mentre concedevi ai grandi e ai ricchi, dispense su dispense, – naturalmente per denaro; gratuitamente solo qualche volta ai signori molto grandi del mondo, per fare una più grande impressione sulle amicizie mondane! Credi forse sul serio che tali opere siano state ben viste e gradite a Dio, e che tu, subito dopo la morte del corpo, dovevi essere accolto nel Cielo?

11.           Io, tuo Salvatore, non dico questo per giudicarti, ma solo per farti notare che il Signore non ti ha fatto nessun’ingiustizia, se ti ha lasciato apparentemente un poco in solitudine; è stato invece molto clemente con te, perché non ha permesso che tu, subito dopo la morte, sprofondassi all'inferno, sebbene davanti a Lui lo meritassi!

12.           Riflettici e non infangare più la tua guida, pensa invece, in tutta umiltà, che davanti a Dio tu non sei degno della minima grazia, e solo allora la potrai ritrovare! Se i servitori più fedeli devono considerarsi inutili e cattivi, quanto più lo devi tu che non hai mai fatto qualcosa secondo la Volontà di Dio!”.

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Cap.14

 

Confessione di sincero pentimento del vescovo Martino e sua buona volontà per la penitenza e cambiamento

1.                A ciò, il vescovo dice: “O tu, mio salvatore eccellentissimo e degno di ogni ringraziamento! A questa tua rivelazione, purtroppo, non posso dire altro che: questa è tutta mea culpa, mea quam maxima culpa![6]. Poiché è tutto vero alla lettera. Ma che cosa si può fare adesso?

2.                Io sento ora sicuramente il più profondo pentimento per ciò che ho fatto; ma con tutto il mio pentimento, l’accaduto non si può più considerare come non accaduto, e quindi rimangono irremovibili anche la colpa e il peccato, nei quali ci sono il seme e la radice della morte. Ma come si può trovare, nel peccato, la grazia del Signore? – Vedi questa mi sembra essere una cosa assolutamente impossibile.

3.                Perciò, io penso, riconoscendo ora perfettamente di essere del tutto maturo per l'inferno, che la cosa non si possa cambiare in nessun altro modo se non che io, con una potente concessione di Dio, sia rimesso ancora una volta sulla Terra con i miei attuali sentimenti, per rimediare proprio là, quanto il più possibile, i miei errori. Oppure – giacché io ho un terrore troppo grande dell'inferno – il Signore voglia mettermi per tutte le eternità in un qualsiasi angolino, come un essere più piccolo di tutti, dove, come il più misero dei contadini su un’arida terra, io possa guadagnarmi con le mie mani il necessario sostentamento. Inoltre, rinuncerei di tutto cuore ad una qualsiasi beatitudine superiore, ritenendo me stesso troppo indegno perfino per il grado più basso del Cielo.

4.                Questo è il mio sentimento; e sono certo che non è una mia opinione, poiché sento che questa è la più intima pretesa della mia vita. Non vi è neanche più nulla da fare su quel mondo completamente ottuso, perché l’andamento in generale è ora del tutto malvagio, così che diventa pressoché impossibile essere buoni; è come se uno nuotasse controcorrente.

5.                I governi fanno ciò che vogliono, e la religione è usata solo come un oppio politico per il popolo comune, per poterlo controllare meglio e renderlo disponibile per le cose più disparate! Il papa stesso dovrebbe cercare di dare solo un valore spirituale alla religione, ma allora scenderebbero subito in campo, da tutte le parti, con armi e fanfare contro la sua dichiarata infallibilità. Da tutto ciò si può vedere chiaramente quanto sia difficile, specialmente per un vescovo, percorrere la giusta via della Parola di Dio, essendo egli, su tutte le sue vie e sentieri, tenuto d’occhio da una legione di sorveglianti occulti.

6.                Tutto questo non toglie certamente ad un vescovo e a nessun altro uomo la libera volontà, ma quanto sia reso difficile in questa maniera il modo di agire, anzi in migliaia di casi è reso davvero impossibile – questo non sarà certamente sconosciuto al Signore.

7.                Sarebbe sicuramente giusto e ragionevole e, di questi tempi, quasi necessario essere un martire a causa della Parola di Dio; ma a che servirebbe? Se ci si lascia sfuggire solo una parola sul terribile abuso che si esercita con la santissima religione, ci si ritrova in una voragine con l'ordine dell'eterno silenzio, oppure si è tolti dal mondo completamente in segreto.

8.                Ora domando: che cosa potrebbe giovare a qualcuno, se volesse decisamente nuotare contro corrente, annunciando così la purissima verità, sacrificandosi per la povera, abbagliata umanità?

9.                 Ma se dall'esperienza si vede che non c'è proprio niente da fare in un mondo che si trova nei guai dalla testa ai piedi, e non lo si può aiutare, alla fine è addirittura perdonabile se uno grida a se stesso: ‘Mundus vult decipi, – ergo decipiatur!’[7].

10.           Ora però io penso anche: il Signore vuole sicuramente rendere felice ogni uomo; ma se l'uomo preferisce del tutto l'inferno al Cielo, alla fine l'Onnipotente stesso non può impedire che questi precipiti nell'eterno pantano – nel cui caso poi, sicuramente anche il più saggio non potrebbe dire altro che: ‘Si vis decipi, ergo fiat!’[8].

11.           Con questo, non voglio però minimamente scusarmi dinanzi a te e sminuire la mia colpa, quale essa è, bensì dirti solo, che ora nel mondo si è peccatori più per necessità che per volontà, cosa di cui il Signore ne dovrà sicuramente tener conto, e con indulgente riguardo.

12.           Io non penso che Lui debba ritenere la mia grande colpa minore di quella che è in realtà, ma vorrei per questo una considerazione, perché il mondo è veramente mondo, col quale non si può far niente perfino con la migliore volontà; e perché alla fine si deve perdere anche la buona volontà d'aiutarlo, riconoscendo troppo  chiaramente che non si può proprio aiutare.

13.           Mio carissimo salvatore, non volermene; poiché ho parlato come ho compreso e riconosciuto finora. Tu lo comprenderai sicuramente meglio e m’istruirai su questo, perché intuisco, dalle tue parole, che sei ricolmo di vera, divina sapienza, e mi darai una giusta illuminazione su ciò che devo fare al fine di evitare perlomeno l'inferno.

14.           Inoltre, ti assicuro che, secondo il tuo desiderio, perdono di tutto cuore la mia ex guida! Poiché ero incollerito con lui, e finora non avevo ancora capito veramente quale piano egli aveva con me! Lui ha lasciato trasparire in modo molto indefinito quale intenzione poteva avere, e questo lunghissimo abbandono della mia persona da parte sua, alla fine mi ha fatto andare su tutte le furie! Ora però è tutto passato, e così, se adesso venisse qua, grazie a te, gli getterei all’istante le braccia al collo e lo bacerei come un figlio che non vede suo padre da lungo tempo!”.

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Cap.15

 

Predica di penitenza del divin barcaiolo al vescovo Martino

1.                Ora parlo nuovamente Io, nei panni del barcaiolo: “Adesso ascoltami bene, e presta attenzione a quel che ti dirò!

2.                Vedi, Io so bene com’è fatto il mondo, e so anche com’era fatto in tutti i tempi. Poiché se il mondo non fosse stato malvagio, o perlomeno fosse stato solo qualche volta un po’ migliore, non avrebbe crocefisso il Signore delle magnificenze! Ma poiché la sua immensa arrogante malvagità ha fatto questo al legno verde, quanto meno avrà riguardo per i rami secchi! Perciò, per il mondo vale una volta per sempre ciò che sta scritto nel Vangelo dalla bocca del Signore, e cioè:

3.                ‘In questi giorni – vale a dire nel tempo del mondo – il Regno dei Cieli ha bisogno di violenza; solo quelli che lo attirano a sé con violenza, lo possiederanno!’. Una tale violenza morale, amico, tu non l'hai proprio mai esercitata verso il Regno dei Cieli. Perciò non devi nemmeno accusare troppo il mondo, poiché, secondo il Mio chiarissimo sapere, tu stavi sempre piuttosto dalla parte del mondo che dalla parte dello spirito! Su questo punto, infatti, sei stato uno dei principali avversari di tutta l'emancipazione spirituale, un nemico dei protestanti, e li perseguitasti, per la loro presunta eresia, con odio e amarissima furia

4.                Veramente, presso di te non si diceva mai: ‘Si mundus vult decipi![9]’, ma senza grazia e perdono: ‘Mundus decipi debet![10]’ – e questo: ‘sine exceptio![11]’. Io però ti assicuro che il mondo non è in nessun luogo peggiore di quanto lo sia proprio nella tua sfera, e per lo più nella sfera di quelli che sono come te! Voi siete stati in tutti i tempi i più grandi nemici della Luce, e ci sono stati tempi in cui avete eretto roghi per quelli che pensavano e vedevano anche solo un po’ più chiaramente.

5.                Non i principi del mondo hanno cercato di diffondere l'oscurità presso i loro popoli, ma siete stati voi che avete condannato i principi stessi con la scomunica, se essi osavano pensare solo un po' più chiaramente di quanto sarebbe stato gradito al vostro dispotismo gerarchico e tirannico più tenebroso! Se i principi stessi sono stati qui e là tenebrosi, ciò era solo opera vostra; voi invece non siete mai stati un’opera dei principi ma, come in tutti i tempi, solo vostra stessa opera!

6.                So bene che adesso è difficile diffondere la pura Luce di Dio in un paese che non ha la minima idea della Luce dall'A alla Z; ma di chi è la colpa? Vedi, di nessun altro se non di voi stessi!

7.                Chi vi ha fatto erigere templi idolatri e i peggiori altari di pietra? Chi ha ordinato il vostro cosiddetto servizio divino latino? Chi ha inventato la remissione dei peccati? Chi ha bandito le Scritture di Dio e introdotto al loro posto le leggende più assurde e false dei cosiddetti santi? Chi le reliquie? Chi i milioni di ogni genere d’immagini sacre e opere d'intaglio? – Vedi nessun altro, nessun imperatore e nessun principe, bensì voi! Voi soltanto siete stati, in tutti i tempi, gli artefici della più fitta oscurità, per potervi carpire per il vostro scettro, ogni specie di grandi e piccoli.

8.                I principi, per lo più sono colmi di fede timorata, e obbedienti al vostro insegnamento, ma tu che eri versato nelle Scritture, dimmi: che fede era la tua? E a chi prestavi obbedienza? Quanto hai pregato, senza essere stato pagato per farlo?

9.                Dimmi, puoi aspettarti da Dio, dopo di tutto questo, una qualche considerazione? Poiché non il mondo ha influenzato te, ma solo tu hai reso il mondo che ti circondava, assai peggiore di quanto non lo fosse prima!

10.           Io però ti dico: per quanto riguarda il martirio che hai addotto, così ti saresti piuttosto fatto crocifiggere mille volte dall’amore avido di regnare per la notte, che una volta sola per la pura Luce di Dio! Ma avresti avuto anche poco da temere dai principi, se avessi fatto annunciare la Luce, e ancora meno dai loro soldati. Poiché io so fin troppo bene quanto ti sei opposto ai principi, disprezzando e condannando, quando questi si opponevano alle tue assai assurde pretese, contrarie ad ogni dignità umana e fraterna!

11.           Vedi, Mi sono noti anche pochi esempi di principi che hanno messo in prigione dei sacerdoti veramente illuminati che si dedicavano al puro insegnamento di Dio, oppure addirittura – e questa è una grave accusa dinanzi a te – spediti nel mondo dello spirito! Mi sono invece noti un gran numero di esempi provanti che solo voi lo avete fatto a quelli che hanno osato vivere puramente secondo la Parola di Dio!

12.           Chi qui è accorto come un serpente e, oltre di ciò, mansueto come una colomba, percorre così le vie del Signore. Credi tu, forse, che il vecchio Dio sia diventato più debole di com’era al tempo degli apostoli, e quindi non sia più in grado aiutare chi è oppresso dal mondo?

13.           Oh, vedi, potrei indicarti, oltre a Lutero, ancora una gran quantità di fratelli che, in tempi assai tenebrosi, hanno osato ugualmente confessare la pura Parola di Dio davanti a tutto il mondo. E vedi, i principi del mondo a nessuno hanno staccato la testa dal corpo; ben però andava peggio a chi, di spirito più puro, capitava nelle vostre mani!

14.           Spero ora ammetterai che qui, dove non vale nient'altro che la pura verità, unita all’Amore eterno, non si potrà ottenere nulla con tutte le tue giustificazioni, eccetto che con l'unico mea quam maxima culpa! Solo questo è giusto; tutto il resto non vale niente dinanzi al Signore! Perché dovrai pur ammettere che Dio conosce il mondo in tutte le sue fibre più piccole fin dall'eternità, meglio di quanto non lo possa mai conoscere tu! Perciò sarebbe anche la più grande sciocchezza se tu volessi esporre al Signore Iddio, per tua discolpa, come esso è fatto; anche se sostieni che non lo dici per tua discolpa, ma solo perché il Signore debba avere riguardo di te, – senza pensare che tu stesso sia stato un principale guastatore del mondo!

15.           Fino al punto in cui meriti riguardo come prigioniero del mondo, non ti sarà sottratto nemmeno un capello; ma in tutto ciò di cui ora lo accusi, non meriti proprio nessun’attenzione! Ciò di cui il mondo ti è debitore dinanzi a Dio, sarà rimosso con un piccolo conto. Ma la tua colpa non scorrerà via così presto, sempre che tu stesso non la confessi pentendoti e riconoscendo anche che non tu – che sei stato e sempre sei malvagio – ma solo il Signore può rimediare a tutto e rimettere la tua colpa.

16.           Hai ben una gran paura dell'inferno, perché nella tua coscienza te ne reputi degno, e pensi che Dio ti getterà là dentro come una pietra in una voragine. Però non consideri che tu solo temi il tuo immaginato inferno, ma in quello vero hai un gran compiacimento, e non ne vuoi uscire pienamente!

17.           Guarda, tutto ciò che hai pensato finora, era, più o meno, inferno nel vero senso della parola! Poiché dove appare ancor solo una piccolissima scintilla di egoismo e presunzione, e dove s’addebitano ad altri le proprie colpe, là è inferno! Dove il senso carnale non è ancora stato volontariamente bandito, là è ancora inferno! In te, infatti, c’è ancora tutto questo; quindi, ancora sei molto immerso nell’inferno! – Vedi, quanto è vana la tua paura!

18.           Il Signore, però, che ha pietà di tutti gli esseri, vuole salvarti da questo – e non, secondo la tua maxima romana, condannarti ad entrarvi ancora più profondamente! Perciò, in futuro, non affermare più che, a chi vuole andare a tutti i costi all’inferno, il Signore dica: ‘Se proprio vuoi andare all’inferno, sia fatto come vuoi tu!’.

19.           Vedi, questa è una affermazione molto scellerata da parte tua! Tu sei proprio uno che già da molto tempo non vuole rinunciare all'inferno! Quando mai hai sentito un tale giudizio su di te da parte del Signore?

20.           Rifletti bene su queste Mie parole, e seguile in te; allora Io guiderò questa barca così che ti porti dal tuo inferno al Regno della Vita. Così sia!”.

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Cap. 16

 

Confessione del vescovo Martino

Sua decisione di rimanere presso la sua guida e salvatore

 L'angelo Pietro, quale terzo nel patto

1.                Ora parla il nostro uomo: “Oh, caro amico, devo purtroppo confessarti apertamente che le cose con me stanno esattamente così come me le hai ora esposte, senza tacere i miei peccati. E riconosco di non poter avanzare la minima giustificazione, perché tutto riguarda soltanto me! Ma solo questo vorrei ancora sapere da te: dove mi porterai adesso, e quale sarà il mio destino eterno?”.

2.                Risponde il barcaiolo: “Interroga il tuo cuore, l’amor tuo! Che cosa ti dice? Qual è il suo desiderio ardente? Se questo ti ha risposto in base alla tua vita interiore, allora hai già deciso in te il tuo destino, poiché ognuno è giudicato secondo il proprio amore!”.

3.                Dice il vescovo: “O amico, se fossi giudicato secondo il mio amore, allora capiterei dove solo Dio lo sa! Poiché nel mio stato d’animo succede proprio come ad una ragazza fanatica di moda che, in una bottega terrena, davanti a centinaia di tessuti alla moda qui e là decorati con disegni, alla fine non sa quel che deve scegliere!

4.                Secondo il mio più intimo sentimento vorrei essere presso Dio, il mio Creatore. Poi però s’interpongono i miei molti e grandi peccati, e allora considero un tale desiderio puramente impossibile!

5.                Inoltre, penso già di nuovo a quelle pecore e agnelli di questo stravagante mondo dello spirito; con una tale pecora non sarebbe proprio sgradevole vivere per l’eternità! Ma poi una voce interiore mi dice di nuovo: ‘Questo non ti porterà in eterno vicino a Dio, ma ti allontanerà sempre di più da Lui!’. – E con ciò, anche questo mio pensiero prediletto sprofonda nell’abisso di questo mare!

6.                Di nuovo mi viene il pensiero di vivere in un qualunque angolino di quest’eterno mondo dello spirito, come un modestissimo contadino, e di avere almeno una volta la grazia di vedere Gesù, anche se solo per pochi istanti! Allora però mi ammonisce di nuovo la mia sfrenata coscienza: ‘Di questo non sei degno in eterno!’, – e sprofondo nuovamente nel mio nulla, con tutto il carico dei peccati dinanzi a Lui, al Santissimo!

7.                Solo un pensiero mi si presenta meno difficile e impossibile da realizzare, e devo confessare che questa è ora la mia idea preferita: cioè di stare con te dovunque tu sia, e restarci per l'intera eternità! Anche se nel mondo potevo soffrire meno di tutto proprio quelli che osavano dirmi in faccia la verità, tuttavia, proprio per questo, ora sono affezionato a te sopra ogni cosa, perché mi hai detto apertamente in faccia ciò che è vero, come un giudice molto saggio ma dolcissimo nello stesso tempo. E con quest’idea preferita, rimarrò anche per l'eternità!”.

8.                Soggiungo Io: “Ora va bene, se questo è il tuo amore predominante, puoi essere subito accontentato, ma di questo dovrai convincerti in seguito ancora più profondamente! Vedi, non siamo più lontani dalla riva, e tanto meno dalla Mia capanna. Il Mio lavoro lo conosci già, sono una guida nel pienissimo senso della parola! Tu dividerai quest’occupazione con Me; il salario per i nostri sforzi lo darà il nostro pezzetto di terra che noi lavoreremo solerti, secondo la possibilità nei momenti liberi da faccende. E ora guardati intorno, accanto a te troverai ancora qualcuno che starà fedelmente con noi!”.

9.                Il vescovo, per la prima volta in questo viaggio sul mare, si gira e riconosce subito l'angelo Pietro; gli si getta al collo e lo prega di perdonarlo per gli insulti fattigli.

10.           Pietro risponde con lo stesso amore e si congratula col vescovo per la scelta che ha fatto dalla profondità più intima del suo cuore.

11.           La barca giunge ora a riva, dove è fissata ad un paletto, e tutti e tre entriamo nella capanna.

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Cap. 17

 

Nella capanna della guida

 La colazione mattutina benedetta e ringraziamento di Martino

Suo nuovo lavoro con i pescatori

1.                Finora è stato sempre più buio che chiaro, nella capanna l'oscurità comincia a dissiparsi sempre di più, e un gradevole crepuscolo allontana un po’ alla volta la notte precedente – naturalmente solo agli occhi del vescovo, poiché davanti ai Miei occhi (del Signore) e a quelli dell'angelo Pietro, è sempre stato il più luminoso, eterno, imperituro e immutabile giorno!

2.                Che però ora cominci ad albeggiare anche davanti agli occhi del vescovo, è dovuto al fatto che nel suo intimo è iniziato a emergere l'amore, dopo che, con la Mia grazia, egli ha espulso volontariamente da sé un gran numero di impurità terrene, e continua ancora a farlo.

3.                “Ma cosa succede ora nella capanna?”, vi chiederete voi. – Abbiate pazienza, presto sarà esposto da Me l’ordine di servizio che d'ora in poi il vescovo dovrà seguire, dopo che si sarà rifocillato un po’ col Mio Pane della Vita. Voi, infatti, comprenderete facilmente che l'uomo debba essere sicuramente molto affamato, perché in tutta la sua vita nel mondo, come anche qui nel brevissimo periodo di sette giorni naturali, anche se a lui sono sembrati incredibilmente lunghi, non ha mangiato a questa tavola del verissimo nutrimento, e non ha mai gustato il Pane della Vita. Perciò dobbiamo permettergli, come usate voi dire, di darci dentro un pochino, vale a dire, lasciar placare prima la grande fame.

4.                Vedete, come mangia un pezzo di pane dopo l'altro, e per di più com’è commosso fino alle lacrime, e ora esclama:

5.                (Il vescovo Martino:) “O tu, mio prediletto amico e ora, capo servizio in eterno, quanto immensamente bene si sta presso di te! Accetta intanto il mio più fervido ringraziamento, e presentalo nel tuo cuore anche a Dio, il Signore. Perché la mia lingua è eternamente indegna di presentare davanti al Signore una preghiera di ringraziamento, essendo io, davanti a Lui, certamente un grandissimo e rozzo peccatore.

6.                Così, così; ah, questo era buono! Oh, l’inconcepibile tempo della mia fame, della mia sete e della mia interminabile notte! Oh, grazie, grazie a te, il più grande ‘grazie’ a Dio, il Signore, poiché ha permesso di salvarmi per mezzo tuo; e adesso anche mi sazi, e sto così bene, tanto da sentirmi come se fossi appena nato! – E guarda: guarda! Si fa anche completamente chiaro come in un mattino di primavera, quando il Sole sta per sorgere! Oh, quanto è magnifico qui adesso!

7.                O carissimo amico, e anche tu, mia vecchia e prima guida, poiché ora sono completamente sazio, fatemi fare qualche lavoro, affinché io possa – anche se in misura alquanto minima in confronto alla vostra immensa beneficenza verso di me – manifestarvi il mio grande amore per voi con la diligenza delle mie mani!”.

8.                Rispondo Io: “Vieni con noi fuori dalla capanna e avremo subito del lavoro in quantità! Vedi, siamo già di nuovo all'aperto e in riva al mare! Là si trovano le reti da pesca: va’ col fratello e portale qui a bordo; poiché il mare oggi è quieto, e faremo una buona pesca!”.

9.                Svelti i due portano tre buone nasse da immersione e una rete da strascico; le caricano subito a bordo, dopo di che il vescovo pieno di gioia dice: “Ah, questo è ben un lavoro divertente! Così mi piace il mare; ma quando vicino alla sua molto traballante sponda aspettavo la mia fine, allora sembrava terribile!

10.           Ma allora, qui nel regno dello spirito ci sono anche pesci? – In verità, di questo, io non ne avevo mai sognato qualcosa nel mondo!”.

11.           Rispondo Io: “E che pesci! Ti sembrerà abbastanza strano il lavoro, specialmente perché qui il nostro compito è di svuotare il mare completamente dai pesci. E per questo non dovrai perderti di coraggio, andrà tutto bene. Come si dice, ci vuole pazienza, coraggio e grande fermezza virile per questo!

12.           Si presenteranno molti pericoli, e non raramente ti sentirai perduto. Allora guarda Me, e fa’ ciò che faccio Io, così procederà tutto per il meglio e a nostro grande vantaggio! – Perché per ogni cosa buona ci vuole fatica, pazienza e costante lavoro! Liberate ora la barca dal paletto, e spingiamoci subito fuori in alto mare”.

13.           I due sciolgono la barca, e un vento che soffia da levante la spinge in alto mare, veloce come una freccia.

14.           Durante il viaggio il vescovo dice nuovamente: “Oh, perdinci, perdinci! Amici, qui il mare deve essere terribilmente profondo, l'acqua, infatti, sembra nera quasi come il carbone! Se la barca dovesse affondare, che cosa ne sarebbe di noi?”.

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Cap. 18

 

A pesca

1.                Rispondo Io: “Amico, niente paura, perché siamo sulle acque per faccende buone e potranno essere profonde quanto vogliono, non abbiamo niente da temere! Prestate ora attenzione: gettate la rete a strascico! Là, dove l'acqua ondeggia potentemente, c’è un pesce enorme! Svelti, che non ci scappi!”.

2.                I due gettano la rete, e appena questa si stende nell'acqua vi s’impiglia subito un pesce mostruoso. E poiché non può rompere la robusta rete, trascina con sé la barca, veloce come una freccia, sulla superficie dell'acqua senza mai fermarsi, trascinandola sempre più inferocito.

3.                Il vescovo, spaventatissimo, grida: “Oh, per l'amor di Dio, che cosa succede? Siamo perduti! Il mostro riempie la rete solo con la metà della testa! Il suo corpo si stende Dio sa per quale distanza in acqua, e sicuramente è tre volte più grande della nostra barca! Se anche riuscissimo ad ucciderlo, dove potremmo andare con una tale zavorra? – Oh, oh, sempre più inferocito sta trascinando velocemente la barca al ... oh, Dio ci aiuti!”.

4.                Interviene ora Pietro: “Non essere infantile! Lascia correre il pesce dove e fin quanto gli fa piacere! Finché ha la testa nella rete, non s’inabisserà, lo so da vecchio pescatore. E quando avrà corso fino all’esaurimento, si calmerà, e per noi sarà un gioco sopraffarlo e trascinarlo a riva! Guarda là – il pesce corre diritto alla riva; allora sarà già alla fine con la sua la sua corsa!

5.                E poi, hai dimenticato quel che ha detto il nostro amatissimo Maestro? – Vedi, Lui è tranquillo, perciò lo saremo anche noi! Ma quando ordinerà: ‘Ora fate come Me, le mani all’opera!’, solo allora bisognerà muoversi come Lui ordina. Perché sopra di Lui non c'è nessun maestro nell'arte della pesca. Ora però sta attento, il momento della nostra attività subentrerà presto!”.

6.                Adesso intervengo Io: “Pietro, tu prendi il grande arpione e colpiscilo forte dietro la mascella! E tu, amico Martino, salta svelto a terra, afferra energico la fune dalla barca e tirala a riva! Fissala velocemente al palo disponibile, balza poi di nuovo a bordo, prendi il secondo arpione e fa’ ciò che ha fatto Pietro! Poiché vedi, il mostro ha raggiunto la giusta stanchezza e ora ce ne impadroniremo facilmente! Quindi svelto!”.

7.                Il vescovo fa in tutta fretta come gli è stato ordinato. La barca è fissata ed egli è subito di nuovo a bordo. Afferra l'arpione e colpisce con precisione e forza dietro l'altra mascella, e così il mostro è ben assicurato.

8.                E ora Io, il Signore, ordino: “Scendete a riva, portate la grossa fune alla quale è fissato un pesante e acuminato arpione da lancio; è già pronto, là, vicino alla capanna! Io, nel frattempo, porterò il pesce più vicino a riva con i due arpioni, dove poi dovrete lanciare velocemente l’arpione sulla testa del mostro. E tu, amico Martino, non devi spaventarti se il pesce farà alcuni poderosi movimenti che a te sembreranno di certo spaventosi. Forza e coraggio, e tutto andrà bene! Perciò, nelle Mie mani i due arpioni, e voi svelti all'opera!”.

9.                Tutto si svolge con precisione. Quando però il pesante e acuminato arpione penetra nel vivo del pesce, questi comincia a torcersi e a impennarsi terribilmente (per il vescovo Martino). Così facendo spinge potenti flutti a riva, in modo che Martino, il nostro novello pescatore, è completamente sommerso dall'acqua; ma ciò che a lui dà ancora più fastidio, è che a volte le fauci del pesce con mille denti gli si avvicinano per addentarlo mentre tiene la fune. Ha molta paura, ma ora più per Me che per se stesso, vedendo come il pesce, con la sua potente coda, ha sollevato già alcune volte la barca fuori dell’acqua per poi scaraventarla giù di nuovo.

10.           Pietro però gli dice: “Tieni duro, fratello! Raccogli tutte le tue forze, altrimenti il terribile mostro ci trascinerà nelle profondità del mare, dove proprio non ci andrebbe nel migliore dei modi!”.

11.           Dice il vescovo Martino: “O fratello, se solo potessi star dietro di te! La bestia cerca continuamente di afferrarmi, e il nostro Maestro me la spinge ancora di più sotto il naso, dove questo terribilissimo mostro, proprio davanti alla mia testa, spalanca le sue fauci tre buone Klafter e poi le chiude di nuovo tanto potentemente che mi getta in faccia almeno cento secchi d'acqua!

12.           Ah, questo è un lavoro tremendamente pesante, e molto pericoloso! Quest’attività è troppo brutta addirittura per degli schiavi da galera! – Oh, oh, mm, mm, mm– brrr, brrr, – ah – ah, – di nuovo un carico pieno d'acqua in faccia! Annegherò, se la bestia mi sputerà ancora una volta addosso. Ohi – ohi, le fauci già si aprono di nuovo! No, non resisto più! L'acqua è così terribilmente gelida che sento freddo come se fossi coricato completamente nudo sul ghiaccio! Ora cercherà di nuovo di acchiapparmi!”.

13.           Gli esclama Pietro: “Allora prendi il puntello e puntagli le fauci, così non potrà morderti!”.

14.           Risponde il vescovo: “Dai qua! È già dentro come si deve! – Oh, bestia prepotente, ora ti passerà la voglia di acciuffarmi! Hai avuto davvero una buona idea; solo che avresti dovuto averla prima di un paio di dozzine di boccheggiate! Ma va bene anche così”.

15.           Adesso parlo Io dalla barca: “Bene così! Adesso fissate la fune con l’arpione al palo e svelti, salite di nuovo a bordo! Il pesce è già nostro, non ci scapperà più! Noi invece prepareremo subito la nostra barca per andare in alto mare, forse presto faremo una pesca ancora migliore!”.

16.           I due fanno velocemente ciò che è stato loro ordinato. Il vescovo Martino, per la verità, si gratta dietro l'orecchio, perché, in un certo senso, ne avrebbe abbastanza; ma nonostante ciò fa velocemente ciò che gli è stato ordinato da Me.

17.           Ora entrambi sono già di nuovo sulla barca, la quale riparte veloce come una freccia.

18.           Io però, nel frattempo, faccio al vescovo Martino quest’osservazione “Amico, qui ti devi abituare ad essere sempre di buon’umore. Poiché a chi fa il lavoro malvolentieri, l'opera riesce difficilmente bene! Perciò pazienza, coraggio e costanza; la gioia arriva solo a lavoro compiuto!

19.           Sì, mio caro amico, qui nel regno dello spirito non è come si sbraita spesso nel mondo con il tuo Requiescant in pace![12], bensì: ‘lavora, finché è ancora giorno!’. Basta già riposare durante la notte, durante la quale nessuno può lavorare! Quando avevi la notte, eri anche tu senza lavoro; ma poiché anche per te è spuntato il giorno, allora anche tu devi lavorare – poiché il Regno di Dio è un regno operoso e non un regno dell'ozio e di preghiere d’ufficio! Perciò, solo rinnovato coraggio!

20.           Guardate, là verso settentrione, dove sulle acque sosta ancora un forte crepuscolo! Là l'acqua è molto agitata, ma poiché non c'è vento né qui né là, il motivo di questo movimento ondeggiante non può essere altro che un poderoso grosso pesce! Perciò veloci in quella direzione, e tutte le mani all'opera; questo pesce dovrà ripagare essenzialmente la nostra fatica!”.

21.           Interviene il vescovo Martino: “O amico, questo, con l'aiuto del diavolo, ben ci darà il colpo di grazia. Ma a cosa servono qui nel regno dello spirito tanti e così stravaganti grossi pesci? Esiste dunque anche qui il digiuno, durante il quale si può mangiare solo carne di pesce? Oppure la carne e il grasso di questi pesci sono forse anche qui spediti e commercializzati?”.

22.           Rispondo Io: “Ora, svelti, che ognuno prenda una spada; poiché questo pesce è un’idra a dieci teste! Il mostro ci ha visto e punta diritto verso di noi. Tu, Pietro, sai già come questi pesci si catturano; invece tu, vescovo Martino, fa ciò che farà il fratello! Quando quest’idra a dieci teste si affaccerà a bordo con le sue teste, allora si potrà colpire velocemente, finché tutte le teste non saranno stroncate dal lungo corpo di serpente; il resto lo farò poi Io! Il mostro è qui, colpite dunque!”.

23.           Vedete, Pietro con la sua spada affilata, il che suscita l’orrore del vescovo Martino, taglia una testa dopo l'altra dal nero corpo della raccapricciante idra a scaglie corazzate, o piuttosto, dal collo, poiché dal corpo escono anche dieci colli, su ognuno dei quali poggia una testa. Ma il nostro vescovo Martino non sa ancora bene dove colpire per centrare una testa, perché per la paura non vede quasi nulla e tiene gli occhi più chiusi che aperti.

24.           Ora Pietro ha appena tagliato la decima testa proprio al decimo collo! Fiotti di sangue escono dal mostro. Il mare tutt'intorno è colorato di sangue, e il vescovo è molto agitato a causa della violenta furia della bestia ora decapitata del tutto, bestia che ai suoi occhi misura una larghezza di 111 Klafter[13], e altrettanto in lunghezza.

25.           Ora parlo nuovamente Io ai due: “Pietro, rimetti la spada di nuovo al suo posto e passami il grande arpione, affinché Io lo lanci nel ventre del mostro e lo tragga qui! Tu invece, Martino, prendi il timone e punta sul settimo grado a levante, e presto saremo di nuovo a riva con quest’eccellente pesca!”.

26.           Tutto avviene secondo il più grande ordine, e la barca, che si trascina dietro il bottino, si avvicina a gran velocità alla ben nota riva.

27.           Quando la barca è già molto vicina alla riva, il vescovo Martino sbircia con preoccupazione quel che sta facendo il primo grosso pesce. Ma si stupisce non poco, quando non ne scorge più nessuna traccia, e dice subito:

28.           “Ma, ma, ma, cosa mai è questo? Ecco, questo secondo mostro ci ha tolto quasi tutte le forze vitali per catturarlo, ucciderlo e trascinarlo fin qui, e dopo tale e tanta fatica, la prima pesca è andata in fumo! Mi sembrava, infatti, che l'avessimo legato un po' troppo lento!

29.           Ahi, ahi, questo è certo un disastro! Quella bestia ci è costata talmente tanti sforzi, e ora, dopo tutti i nostri pericoli e la fatica, non abbiamo più nulla! Cari amici, questo bottino lo dobbiamo fissare un po’ meglio, altrimenti perderemo anche questo, se andremo di nuovo a pesca!”.

30.           Risponde Pietro: “Non preoccuparti per niente; il primo pesce è già a posto! Perché qui ci sono anche altri lavoratori che sanno già cosa devono fare, quando portiamo loro una pesca! Ora però, giacché ci troviamo già a riva, salta giù e lega la barca. Io e il Maestro, invece, tireremo a riva il grosso bottino!”.

31.           Il vescovo Martino, un po' sorpreso, fa subito ciò che Pietro gli dice; noi invece, davanti ai suoi occhi, facciamo ciò che Pietro gli ha detto.

32.           Il secondo bottino è già assicurato, e Io dico: “Visto che questa pesca è riuscita bene, abbiamo portato a termine il lavoro principale; perciò ora pescheremo con le nasse da immersione i pesci più piccoli che, dall'acqua, getteremo a riva! Poiché i due mostri più grandi li abbiamo uccisi, e di questi non ve ne sono più in queste acque, dedichiamoci, sempre di buona voglia, a un lavoro più facile! Saliamo di nuovo a bordo e vediamo come ci andrà con la pesca più piccola!”.

33.           Così accade come Io ho ordinato. I due mettono in acqua le nasse da immersione e Io guido la barca. Il lavoro procede bene; ogni pescata riempie le nasse con diversi tipi di pesci che i due gettano agilmente a riva; i pesci, però, come toccano riva, subito svaniscono.

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Cap. 19

 

Preoccupazioni del vescovo Martino sull'inutile lavoro

Buona risposta di Pietro con accenni sulle funzioni vuote e insulse di un vescovo romano

1.                Questa scomparsa dei pesci, quanto più si protrae, tanto più comincia a innervosire il vescovo Martino, al punto che egli, stizzito, inizia a mormorare tra sé e sé: “Che lavoro assurdo è mai questo! Sono già quasi completamente sfinito dal levar pesci e gettarli a riva, e tutto questo per niente, e di nuovo per niente. Perché non ne rimane uno! Tutti si dissolvono come burro al Sole! Non è questo notevolmente sciocco? No, questo è un lavoro straordinariamente idiota!

2.                Devo controllare meglio dove vanno a finire questi pesci così velocemente! – Hm, hm, non riesco a scorgere nulla! – Di nuovo un lancio del mio collega, e non rimane niente in questo regno delle cose eterne! Una bella eternità – questa! Almeno sulla Terra rimane non molto di ciò che è stato; ma del tutto niente, così come qui, non se ne parla proprio, perché qui non rimane davvero nulla di ciò che una volta ha avuto esistenza!

3.                Già mi rallegravo di un ottimo salmone, di uno storione o di un altro pesce, ma quest'aria del mondo spirituale consuma tutto con precisione, e sembra molto prevenuta contro i pesci. Con ciò, si caverà fuori assai poco! Va bene che non ho ancora fame, ma un discreto appetito si sta profilando, e il pensiero di un salmone ben cotto mi fa venire l'acquolina in bocca!

4.                Qui è, in ogni modo, milioni di volte meglio che il mio stato precedente; ma questo lavoro all’aria aperta di pescatore, non sarà neanche male per tutta l'eternità! Ed è anche strano come qui già da un bel po’ di tempo albeggi, ma non si vede sorgere nessun sole!

5.                Che strano mondo, che modo insolito di essere! Si può prenderlo e osservarlo come si vuole, in ogni caso è, e rimane stupido! Questi miei unici amici sono certamente molto saggi nelle loro parole, ma in compenso più sciocchi nell'operare! Si prenda solo tutta questa pesca senza scopo! Che lavoro insipido e sciocco, eppure i due lo fanno come se da questo dipendesse la salvezza dell'eternità! Ma che cosa devo fare? Non ho niente di meglio da aspettarmi, e allora, nel nome di Dio, deve andar bene così! Perciò peschiamo allegramente questi pesci eterei; forse, in seguito, ne uscirà pur qualcosa!”.

6.                Domanda Pietro al vescovo Martino: “Che cosa mormori da solo? Sei già stanco?”.

7.                Risponde il vescovo Martino: “Stanco, amico, non lo sono proprio, ma ti devo confessare apertamente che questo lavoro mi sembra un po’ ridicolo, anche se sono più che convinto che tu, e in particolare il nostro Maestro, siate uomini molto saggi!

8.                Guarda un po’: stiamo lavorando già da un bel pezzo solo per l’aria, oppure, ancor meglio, per niente! Il primo grande pesce è sparito, e il secondo a dieci teste? Di questo non vedo più nulla! Questi pesci piccoli scompaiono addirittura nell’aria ancor prima di toccare il suolo! Domando: ‘A cosa serve un tale lavoro senza senso?’.

9.                Io ben vi riconosco come uomini molto saggi, e questo lavoro avrà anche uno scopo molto saggio, ma fammi capire un pochino: perché eseguiamo questo lavoro, per ciò che pare vuoto al massimo? A cosa serve, o a che cosa servirà?”.

10.           Gli risponde Pietro: “Guarda, guarda, il caro amico e fratello! Quando eri un vescovo nel mondo, dimmi: quanti lavori ancora più vuoti hai fatto tu? Avrebbe forse potuto chiederti qualcuno a che cosa, in verità, servivano, e se ci tenevi veramente, come per esempio al battesimo della campana, alla consacrazione dell'organo, ai vari cosiddetti abiti vescovili?

11.           Quale significato e forza avrebbero l'ostensorio, il mantello, la veste da coro, la stola, i paramenti da messa, il camice da predica, le immaginette e mille altre cose ancora? Quale forza si trova nelle diverse tonache monacali? Perché, una e la stessa immagine di Maria è più miracolosa delle altre? Perché Floriano è per il fuoco e Giovanni Nepomuk per l'acqua, sebbene entrambi siano stati gettati nell’acqua: l'uno nel Danubio nell'alta Austria presso Linz, l'altro nella Moldavia in Boemia, presso Praga?

12.           Perché tra i quattordici santi ausiliari non si trova anche Gesù? E perché nelle litanie ‘prega per noi’ è prima invocata la misericordia di Dio, e poi gli oranti si rivolgono ai santi per la loro intercessione? Perché prima si rivolgono a Dio e in seguito ai santi? Vogliono forse impietosire Dio per far sì che possa ascoltare i santi? Ma se possono già in principio impietosirLo, per quale ragione invocano poi i santi?

13.           Perché nel cosiddetto rosario, Maria è invocata dieci volte, e Dio una sola volta con la preghiera del Signore? Perché nelle chiese si trovano in abbondanza crocefissi grandi e piccoli, di legno e di metallo, e poi almeno altrettante immagini di Maria in tutte le forme possibili?

14.           Quale differenza c'è tra una funzione solenne e una silenziosa messa ordinaria per lo spirito? Quando avrebbe istituito Cristo, Pietro oppure Paolo, questo cosiddetto sacrificio incruento al quale sono attribuiti prezzi in denaro così differenti? Come deve essere costituito il Cuore di Dio, se può trovare un così gran piacere nel veder macellare Suo Figlio giornalmente milioni di volte?

15.           Come vedi, mio caro amico, quale numero infinito di occupazioni completamente vuote e perfettamente insulse hai compiuto tu nel mondo, senza che tu stesso abbia mai creduto in esse! E davvero, in questa pesca completamente inutile, non ti è mai venuto in mente, per lo meno, di domandare a te stesso: ‘Per che cosa ho fatto tale lavoro senza senso?’. Mi è stato pagato! Dirai! Bene, anche qui non dovrai lavorare gratuitamente! Che cosa vuoi di più?

16.           Io però ti dico che questo lavoro non è completamente privo di contenuto, così com’era il tuo lavoro terreno! Perciò in avvenire non mormorare più in te, ma parla apertamente di ciò che ti preme, allora porremo presto fine alla nostra inutile pesca! Ma finché continuerai a fare come un mercante romano di misteri, noi avremo da pescare ancora a lungo; e la pesca sarà nuovamente distrutta, come il nostro insegnamento nel tuo cuore! Comprendi questo! Ora prendi di nuovo la tua nassa da immersione e continua a lavorare con diligenza!”.

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Cap. 20

 

Rispondenze spirituali della pesca

Composizione dell'anima

Scuse di Martino e parole ammonitrici del Signore

1.                Il vescovo fa come gli è stato consigliato, e dice: “Ecco, adesso mi sento già più leggero, sapendo almeno un po’ perché faccio un lavoro, e a che cosa serve alla fine un'attività apparentemente priva di senso!

2.                Per quanto ho potuto capire dalle tue parole, questi pesci rappresentano le mie stoltezze: i grandi, le mie da vescovo; e i piccoli, le mie innumerevoli follie minori. Ma come le mie differenti mascalzonate siano diventate pesci, grandi e piccoli di questo mare, io proprio non riesco a capirlo!

3.                Questo mare proverrà di sicuro dal diluvio universale, le cui acque hanno accolto in sé anche la pesante quantità dei peccati mortali del genere umano, tra i quali si sono trovati anche i miei in anticipo! In questa maniera, sì, posso dare un qualche significato alla cosa, ma in altro modo proprio no!

4.                Ma il perché qui, in quest’assoluta acqua del diluvio universale, i peccati si riproducano proprio come pesci d’ogni tipo, questo, naturalmente, oltrepassa l’orizzonte assai limitato delle mie conoscenze! Invece, l'Onnipotente che ha conservato queste antiche acque del diluvio universale in quest’eterno bacino senza fine per il mondo degli spiriti, ne vedrà di certo chiaramente la ragione!

5.                Perciò ora non voglio più indagare ulteriormente, ma solo pescare con diligenza, affinché la mia parte di peccati possa essere tolta quanto prima possibile da queste acque!”.

6.                Ora intervengo Io: “Così va bene, sii solo diligente, amico! Vedi, nessun albero cade con un colpo solo, ma con la pazienza, alla fine, tutto si può superare! Qui in verità non ci sono le acque di Noè, e ancor meno i pesci che noi leviamo fuori sono da considerarsi come tue anticipazioni di peccati nel diluvio universale. Queste acque sono invece di certo un diluvio, tuttavia non derivante dall’anticipazione dei tuoi peccati, bensì da tutti i tuoi peccati commessi realmente nel mondo!

7.                Ma che i tuoi peccati sembrino prender forma in differenti forme di pesci e in forme di altri mostri marini di specie grandi e piccoli, ha per base che ogni peccato produce un’inabilità dell'anima. E quest’inabilità disperde in essa le infinite molte cose preesistenti lacerate, le quali presero l’origine nell'acqua e sono perfezionate nel fuoco dell'amore di Dio nel cuore dell'uomo, per una perfetta rassomigliante simmetria divina.

8.                Negli anni della tua infanzia ti è stata data fisicamente l’anima ben completa nel tuo corpo, per la formazione dell'uomo sulla Terra. Ma poiché non hai vissuto secondo l'Ordine di Dio, ma solo secondo quello animale, dal quale prende origine l'anima, allora hai perduto anche molto della e nella tua anima. E vedi, ciò che era perduto lo dobbiamo ora ripescare dalle acque dei tuoi peccati e, con ciò, riparare i danni inferti a lei! Fatto questo, solo allora potremo procedere a occuparci del tuo spirito e della sua unificazione con te! Perciò, sii ora diligente e paziente, allora capirai presto quel che deve fare qui una vera guida!

9.                Poiché questi animali marini rappresentano le tue azioni che erano dei veri e propri peccati, così anche svaniscono quando sono portati alla Luce di Dio. E con ciò si avvera quanto è scritto:

10.           ‘Il Regno di Dio è da paragonarsi ad un pescatore che catturò molti pesci nella sua rete. E quando tirò la rete fuori delle acque, trattenne i buoni; i guasti invece li rigettò di nuovo in mare per la perdizione’.

11.           Noi abbiamo ora già tirato fuori molte delle tue azioni sotto forma di pesci d’ogni specie, e vedi, essi non hanno nessuna consistenza nella Luce di Dio. E cosa vuol dire questo? – Che tu li consumi a causa della tua anima rovinata, affinché questa possa giungere di nuovo alla sua forma completa!

12.           Ma quando, ci saranno nelle tue acque anche delle azioni permanenti? Fa’ in modo che il tuo cuore ne diventi colmo, e risvegliati nell'amore! Finché in te non sentirai amore per Dio, ci sarà ancora da far molto lavoro a vuoto per le tue mani.

13.           Ricordati di questo, e sappi dove alla fine si deve arrivare. Allora lavorerai col giusto pentimento, umiltà e pazienza, per raggiungere una vera méta e, per mezzo di questa, alla visione chiara e al vero e proprio giudizio, e da questo… alla grazia! Così sia!”.

14.           Il vescovo Martino riflette su queste parole e continua a lavorare. Dopo un po’ si rivolge di nuovo a Me e dice: “Ascolta, mio caro Maestro, tu che sei in grado di vedere attraverso la mia vita terrena, come un orafo vede un diamante, secondo il tuo carattere mi sembri molto amabile; nel meritato rimprovero invece sei più implacabile della più nuda verità stessa!

15.           Di certo è fin troppo vero che tutto il mio fare e operare deve essere stato un abominio davanti a Dio, il Signore, perché in tutta la mia vita terrena mi son mosso solo in ciò che è falso, e in parte ho dovuto anche farlo. Quindi, anche tutte le mie azioni non potevano essere altro che malvagie, il che ora lo vedo chiaramente! In questo, però, se tu stesso sei un angelo, dovrai darmi ragione: l'uomo, che non è completamente frutto della sua stessa opera, dotato con le più strane inclinazioni, è certo impossibile possa portare la colpa di tutte le sue manchevolezze e imperfezioni; quindi non si dovrebbe fargli carico di tutto in modo assoluto!

16.           Se mi fossi fatto e educato da me stesso, allora sarei io la vera causa di tutte le azioni commesse da me, e potrei essere ritenuto responsabile, e giudicato con tutte le ragioni. Ma condannare così, per direttissima, ognuna delle mie azioni e mettervi il timbro del peccato mortale, solo perché le ho commesse, mi sembra, anche se non del tutto ingiusto, certo un po’ troppo duro!

17.           Se il figlio di un ladro diventa ladro a sua volta, perché non ha mai visto, sentito e appreso qualcosa di diverso che rubare e assassinare, io domando: preso con il massimo rigore, può essere imputato solo a lui, come peccato, il suo modo di vivere certamente efferato?

18.           Oppure può una tigre essere condannata perché è così crudele e assetata di sangue? Chi ha dato alla vipera e al serpente a sonagli il veleno mortale?

19.           Cosa può fare il malandrino della calda Africa che si mangia gli uomini, se può andare a caccia di questi? Perché non scende un angelo dai Cieli, oppure un altro spirito buono, per insegnargli qualcosa di meglio? Oppure, dovrebbe Dio aver creato, in tutta serietà, alcuni bilioni di uomini esclusivamente per la condanna? – Cosa che sicuramente sarebbe la più infinita tirannide!

20.           Perciò io penso: ad ognuno il suo, ma non anche l’altrui, di cui è impossibile possa portarne la colpa!”.

21.           Gli rispondo nuovamente Io: “Amico, con la tua replica Mi fai grande torto! Tu, infatti, non vedi che ti facciamo compiere questo lavoro non da solo, proprio perché in te, conosco già da lungo tempo gli stoici ragionamenti?

22.           Vedi, di ciò che è stato trascurato nella tua educazione, se n’è ora incaricato il fratello Pietro. E ciò di cui incolpi il Creatore, l'ho preso Io sulle Mie spalle!

23.           Credi da parte tua veramente di essere del tutto senza colpa? Puoi affermare questo? Non hai conosciuto i comandamenti di Dio, come certamente anche le leggi terrene per l'ordine pubblico? Non eri qui e là e sapevi che avevi in animo un peccato?

24.            Quando ti ammoniva la coscienza, ugualmente non hai smesso, ma hai fatto del male, nonostante il suo ammonimento! Domando: anche di questo era colpa dell'educazione e del Creatore?

25.           Quando eri duro di cuore verso i poveri, pur se i tuoi genitori terreni sono stati dei veri modelli di altruismo, dimMi: era questa colpa dell'educazione?

26.           Quando diventasti avido di potere e volevi elevarti al di sopra del volo di un'aquila, mentre i tuoi genitori erano umili di tutto cuore, come lo richiede la Parola di Dio, dimMi: anche questo era colpa dell'educazione, o addirittura del Creatore?

27.           Vedi, quanto sei ingiusto verso il Signore! Riconoscilo e sii umile; con tutte le tue scuse non otterrai nulla in eterno presso Dio, poiché ogni capello ti è stato pesato! Ama Dio sopra ogni cosa e i tuoi fratelli, allora troverai la vera giustizia! Così sia!”.

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Cap. 21

 

Sciocca pretesa filosofica del vescovo Martino

Un riflesso di coscienza amorevole e divinamente serio

1.                Parla il vescovo Martino: “Amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stessi, sarebbe già bene, se solo si sapesse come farlo! Poiché, si dovrebbe amare Dio con l'amore più puro, e allo stesso modo, possibilmente, anche il prossimo; ma uno come noi, da dove dovrebbe prendere un tale amore, e come destarlo in sé?

2.                Conosco bene il sentimento dell'amicizia e conosco anche l'amore per il sesso femminile; conosco pure l'interessato amore dei figli per i loro genitori; soltanto, non conosco l'amore dei genitori verso i loro figli! Può somigliare l'Amore divino a qualcuno dei tipi d’amori menzionati, i quali si basano tutti su fondamenta impure, essendo essi rivolti solo alle creature?

3.                Io sostengo perfino che l'uomo, come creatura, può amare Dio, il suo Creatore, nella stessa misura come un orologio ama il suo costruttore! Poiché per questo ci vorrebbe la più perfetta libertà divina, che al massimo possono vantarla i liberissimi arcangeli, per amare Dio degnamente per via della Sua Santità! Ma dov’è l'uomo che sta in piedi sul più basso, più sconsacrato gradino? E dov’è la pienissima libertà divina?

4.                Dovrebbe solo piacere a Dio, farSi amare dalle Sue creature, così come esse si amano tra di loro, come i figli amano i loro genitori, oppure come il giovane ama la sua bella fanciulla, oppure come un vero fratello ama l'altro, oppure come un uomo povero ama il suo benefattore altamente disinteressato, oppure come un reggente ama il suo trono, oppure come ogni uomo ama se stesso?

5.                Per far questo, però, mancherebbe l’oggetto visibile, anzi perfino la facoltà di potersi immaginare in qualche modo quest’oggetto eminentissimo! Quale aspetto ha Dio? Chi, degli uomini, L’ha visto? Chi Gli ha parlato? E come si può amare un Essere di cui non ci si può fare la pur minima idea! Un Essere che non esiste storicamente, ma solo nel mito, sotto differenti descrizioni misticamente poetiche, le quali sono ovunque costellate da una sottile morale arcaica giudaica!”.

6.                Ora parlo Io: “Amico, ti assicuro che con questo vaniloquio non potrai lavare nemmeno un filo della tua sudicissima veste! Nel mondo hai avuto abbastanza soggetti! Lì c'erano poveri in quantità, c’erano vedove, c’erano orfani e una massa d’altri bisognosi! Perché non hai amato loro, – mentre avevi di certo abbastanza amore per amare te stesso sopra ogni cosa?

7.                I tuoi stessi genitori li hai amati solo a causa dei doni; ma se ti davano troppo poco, allora auguravi loro ardentemente, niente di più che la morte, per poi ereditare i loro averi!

8.                I tuoi parroci subordinati li amavi se, solleciti, t’inviavano ricche offerte; se invece queste non arrivavano, allora diventavi per loro uno spietato tiranno!

9.                Le pecore ricche che davano molte offerte le benedicevi; le povere, che potevano offrire solo poco o niente, erano da te servite con l'inferno!

10.           Le vedove le amavi solo se erano ancora giovani, belle e ricche e se si prestavano a tutto ciò che ti era gradito; altrettanto le prosperose costumate orfanelle dai 16 ai 20 anni!

11.           Vedi, con oggetti dell’amore così formati, è certamente impossibile elevarsi alla contemplazione e all’amore spirituale dell'Altissimo, e agli oggetti più degni di ogni amore!

12.           Avevi certamente il Vangelo, il più elevato insegnamento di Gesù, il Cristo, quale scuola principale della vita. – Perché non hai provato, almeno una volta nella tua vita, a mettere in pratica almeno un testo, affinché tu apprendessi poi di chi fosse quest’insegnamento?

13.           Non vi sta scritto: «Chi ascolta la Mia Parola e la mette in pratica, quegli Mi ama; a lui Io verrò e anche Mi manifesterò!».

14.           Vedi, se tu avessi provato a praticare in te solo un testo, allora ti saresti ben convinto che, in primo luogo, quest’insegnamento proviene da Dio e, in secondo luogo, avresti contemplato Dio quale oggetto visibile come molte migliaia di uomini che erano assai più piccoli di te!

15.           Così sta anche scritto: «Cercate, allora troverete; chiedete, allora vi sarà dato, e bussate, allora vi sarà aperto!». – Hai tu mai fatto qualcosa di simile?

16.           Vedi, poiché non hai mai fatto qualcosa del genere, allora non sei mai potuto giungere a una concezione spirituale di Dio. È perciò molto insensato da parte tua, non trovare nessun amore per Lui, poiché per te Egli non è mai diventato un oggetto, e invece sarebbe dovuto divenirti tale se tu avessi fatto qualcosa solo minimamente per questo scopo!

17.           Io però, ti chiedo anche: sotto quale immagine avresti potuto concepire Dio col tuo sudicissimo amore? Avrebbe questo avuto la capacità di strappare al tuo cuore di pietra alcune scintille, per vivificare appunto tale immagine di Dio in te? Vedi, tu taci, ma te lo voglio mostrare!

18.           Ascolta: per te, Dio sarebbe dovuto essere del più bel sesso femminile, attribuire a te la forza più grande e lo splendore ancora più grande, e accanto a ciò, permetterti anche di giacere con le più belle fanciulle con una potenza virile che mai va indebolendosi; e soprattutto, concederti tutto ciò che la tua forza d'immaginazione ti presentasse come cosa piacevole, e alla fine cederti addirittura la Divinità, affinché tu potessi, per così dire, ‘bistrattare’ a tuo piacimento l’intera Creazione infinita.

19.           Vedi, solo sotto tale visione di Dio come oggetto visibile, la Divinità sarebbe stata per te degna d’amore. Sotto l'immagine del povero Gesù crocefisso, il concetto “Divinità” invece ti era insopportabile, disprezzabile, anzi, perfino ripugnante.

20.           Sotto tali condizioni, devi ora certamente chiedere, come si deve amare Dio, e cioè, se col più puro e più degno amore di Lui! Il motivo è – come dimostrato – sempre e solo quello: non hai mai voluto riconoscere Dio, e quindi, neanche amarLo! Perciò non hai fatto nulla, per timore che uno spirito migliore potesse entrare in te e ti portasse all'umiltà, all'amore per il prossimo e, da qui, alla vera conoscenza e amore di Dio!

21.           Vedi, questa è la vera ragione per la quale tu ora domandi come si deve e si può amare Dio! Ma se tu già non ami i tuoi fratelli che vedi e che, nondimeno, non desideri amare, come potresti riuscire ad amare Dio che ancora non vedi, perché non Lo vuoi vedere?

22.           Vedi, noi due siamo ora i tuoi più grandi amici e fratelli, e tu ci disprezzi continuamente nel tuo cuore, sebbene vogliamo aiutarti, e questo lo scorgiamo in te fino all’ultima tua fibra! Rivolta perciò il tuo cuore! Comincia ad amare noi, quali tuoi benefattori, allora troverai, senz’anche la tua stoltissima filosofia, la via che conduce al Cuore di Dio, com’è giusto e conveniente! Così sia!”.

23.           Parla di nuovo il vescovo Martino: “Sì, sì, Dio mio, hai ragione, io vi amo e vi apprezzo oltremisura per la vostra sapienza e per la forza, amore, pazienza e perseveranza unite con questa! Potresti Tu, mio carissimo amico, parlare con me in modo che dal Tuo discorso io non scorga sempre il mio essere degno solo di maledizione in tutta la sua pienezza e gravità? In tal modo mi sarei già da molto tempo innamorato di Te! Ma proprio la pungente durezza delle tue parole mi riempie di una specie di segreto timore, piuttosto che amore per te e per il tuo amico Pietro! Perciò parla con me con più indulgenza, e io ti amerò poi con tutte le mie forze!”.

24.           Rispondo Io: “Amico, cosa pretendi da Me? Vuoi che non te lo conceda già nella massima misura, senza essere, per questo, pregato da te? Tu pensi, dunque, che solo un adulatore sia un vero amico, oppure chi per puro timore reverenziale non osi dire in faccia a qualcuno la verità? Oh, qui tu sei in grande errore!

25.           Tu sei uno in cui non si trova un capello buono! Nessuna nobile opera d'amore adorna il tuo capo! Se hai fatto qualcosa che dinanzi al mondo appariva come benevolo, in realtà, era tutta presuntuosa malvagità. Poiché tutto il tuo operare, non era altro che una politica maliziosa, dietro la quale stava un qualche nascosto piano di avidità di potere.

26.           Se in qualche modo davi a qualcuno una misera elemosina, doveva esserne a conoscenza quasi il mondo intero. DimMi: era questo secondo il Vangelo, dove si dice che la destra non deve sapere cosa fa la sinistra?

27.           Se davi a qualcuno un cosiddetto buon consiglio ecclesiastico, anche questo era sempre concepito in modo tale che alla fine, le acque dovessero confluire al tuo mulino!

28.           Se ti mostravi affabile, lo facevi solo per imprimere chiaramente la tua elevatezza a chi stava sotto di te!

29.           Se il tono del tuo discorso era soave, volevi ottenere solo ciò che le sirene cercano di ottenere con il loro canto, e le iene con i loro lamenti dietro i cespugli! Tu sei sempre stato un voracissimo predatore!

30.           In breve, come già detto, in te non si trovava neanche un capello buono, e ti trovavi già, da capo a collo, perfettamente all'inferno! Dio, il Signore, però ha avuto misericordia di te, ti ha afferrato e vuole liberarti da tutti i legami infernali! Credi forse che questo sarebbe stato possibile senza mostrarti come sei fatto?

31.           Oppure, non hai mai visto sulla Terra quel che fanno gli orologiai con un orologio guasto, se questo deve essere perfetto nel suo utilizzo? Vedi, essi lo smontano nelle più piccole parti di cui è composto, esaminano con precisione ogni piccolo pezzo e lo puliscono, drizzano ciò che è storto, limano la parte grezza e aggiungono là, dove manca qualcosa, e alla fine assemblano di nuovo l'opera, affinché torni alla sua funzione! Credi forse che un tale orologio completamente guasto potrebbe tornare a funzionare, se l'orologiaio pulisse solo per bene l’esteriore, ma l'interiore lo lasciasse così com'è?

32.           Altrettanto sei anche tu un orologio, nel quale non vi è sano nemmeno un dente di un ingranaggio! Se devi essere migliorato, allora anche tu devi essere smontato in tutto il tuo essere guastato! Tutto deve essere messo fuori alla Luce dell'eterna e incorruttibile Verità, affinché tu possa esaminare te stesso e vedere quel che in te e di te è completamente guasto!

33.           Quando avrai riconosciuto tutte le tue mancanze, solo allora potrà essere usato il raschietto, la lima, la pinza, e infine anche la spazzola per pulire e lucidare, per formare da te, nuovamente, un uomo nell'Ordine di Dio, e più precisamente, un uomo del tutto nuovo; poiché il tuo uomo attuale, così com’è ora, è del tutto inutilizzabile!

34.           E poiché faccio tutto questo per te, dimMi: non merito il tuo amore?”.

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Cap. 22

 

Umile auto conoscenza del vescovo Martino e risveglio del suo amore

Il paesaggio trasformato

Un palazzo e il suo sudicio interno

1.                Risponde il vescovo Martino: “Sì, sì, hai completamente ragione amico carissimo! Solo adesso mi si aprono veramente un po’ gli occhi. Ora in me sento anche vero amore. – Sì, ora ti amo di tutto cuore! Oh, lascia che ti stringa al mio cuore, poiché ora vedo quanto malvagio e stolto io ero, e lo sono ancora, e quanto veramente tu voglia farmi del bene! O tu, eccellentissimo amico; e anche tu, mia prima guida, perdona la mia grande e grossolana cecità!

2.                Ma, …ma, …che cosa succede? Dov’è andato a finire il mare? Dov’è la nostra barca? Qui è tutto asciutto! Che bellissimo paesaggio! Oh, questi meravigliosi campi, questo stupendo giardino, e là, dove prima stava la capanna, c’è ora un palazzo di una magnificenza mai vista! Sì! Come? Com’è successo questo?”.

3.                Rispondo Io: “Vedi fratello, questo è sorto solo da una piccolissima scintilla di vero amore per noi, fratelli e amici tuoi! Il mare dei tuoi peccati si è prosciugato insieme con tutti i suoi cattivi effetti, e il fango del tuo cuore, trasformato in terra fertile. La misera capanna della tua conoscenza, è stata trasformata da questa scintilla d'amore in un palazzo.

4.                Ma, per quanto tutto questo possa apparire magnifico, non si scorge ancora da nessuna parte un frutto maturo buono da mangiare. Tutto somiglia ancora molto all'albero del fico che non aveva frutto nel momento in cui il Signore aveva fame.

5.                Ora perciò bisogna essere molto attivi e lasciare agire liberamente il risvegliato amore, in maniera che questi alberi possano presto portare dei frutti. Poiché vedi, come nel mondo, tutto cresce e matura alla luce e al calore del Sole, così anche qui, tutto cresce e matura alla luce e all’amore del cuore dell'uomo! Il cuore dell’uomo è il sole di questo mondo per l’eternità!

6.                Presto si presenteranno molte occasioni in questa tua migliorata condizione, per tenere occupato il tuo cuore, per ampliare e per rinvigorire la sua forza. Quanto più lo farai agire nell'amore, tanto più benedizioni vedrai uscir fuori in questa regione!

7.                Ora però, vieni con noi in questo palazzo, là dentro parleremo di maggiori particolari del tuo nuovo stato. Da lì scoprirai molto presto una quantità di occasioni che terranno completamente occupato il tuo cuore. Dunque, vieni, vieni fratello, e seguici. Così sia!”.

8.                Siamo già nel palazzo, il cui interno non è proprio tanto magnifico quanto il suo esterno. Anche il vescovo Martino rimane un po' sorpreso, tanto da non potersi trattenere dal fare la seguente ironica osservazione:

9.                “No! Ma questo mi sembra fatto solo per fare bellavista! Fuori, palazzo da re, e all'interno da pezzente! Chi ha fatto questo, lo ha pensato male! Qui sembra proprio come se l'edificio non sia stato ancora terminato all'interno, bensì intonacato solo all'esterno per gli occhi.

10.           Cari amici, devo confessarvi apertamente che avrei preferito un milione di volte di più la precedente capanna! Ah, quanta sporcizia vi è ancora qui dentro! Ascoltate: io che amo in assoluto la pulizia, non riesco quasi a sopportare questo sudiciume!

11.           Amici, cari amici, vi prego, torniamo subito all’aperto con le sue meraviglie! Poiché in questo letamaio non sarei in grado di avere un pensiero virtuoso, e potrei diventare peggiore, invece che migliore, perché ho una particolare avversione al sudiciume!”.

12.           Ora parlo di nuovo Io: “Ascolta, caro fratello e amico, Io vedo bene che l'interno di questo palazzo non è di tuo gradimento. Devi però anche ammettere che l'interiorità del tuo cuore, che corrisponde precisamente a questo palazzo, può piacere a Dio, il Signore, altrettanto poco quanto queste stanze impure piacciono ai tuoi occhi!

13.           Nel mondo avrai sicuramente sentito dire, tra le favole pagane, anche quella delle dodici fatiche di Ercole, fatiche che quest’eroe ha dovuto sostenere per essere annoverato tra i mitici dei? Ebbene, tra queste fatiche c’era anche quella nota pulizia della stalla!

14.           Che cosa fece questo mitico eroe? Vedi, egli deviò un intero fiume fino alla grande stalla, e questo portò via tutto il sudiciume dalla stessa in un tempo incredibilmente breve!

15.           Io però ti dico: allo stesso modo devia anche tu un intero fiume d'amore verso la stalla dei vecchi peccati del tuo cuore, allora un simile fiume ce la farà al più presto a ripulirlo da tutto il sudiciume.

16.           Quando stavamo ancora in mare, quello sorto dal diluvio dei tuoi stessi peccati, è bastata una scintilla, o una goccia di autentico amore, perché esso si prosciugasse e il fango si trasformasse in terra fertile!

17.           Questa piccola scintilla, che è stata generata in te solo dalle Mie Parole, quindi attraverso un mezzo esteriore, ha potuto toccare anche solo l'esteriorità del tuo cuore, e purificarlo solo all’esterno. Ma la sua interiorità è rimasta così com'era: una vera stalla di Augia[14], e potrà essere pulita solo da te stesso. E questo, come detto sopra, per mezzo di un intero fiume di vero amore per noi, tuoi fratelli e più grandi amici, e anche per quelli che presto ti compariranno qui davanti e occuperanno il tuo cuore!

18.           Ecco, guarda da questa finestra! Che cosa vedi ad una certa distanza da qui, verso settentrione?”.

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Cap. 23

 

Prima buona opera di misericordia del vescovo Martino per i miseri nuovi arrivati

1.                Risponde il vescovo Martino: “Vedo parecchie persone assai misere camminare terribilmente piano con passo zoppicante. Sembra che non abbiano ricovero. Forse avranno anche un vuoto molto considerevole allo stomaco, e il loro cuore non dovrebbe essere nel migliore degli umori.

2.                Amico, mi fanno pena questi poverissimi viandanti. Permettimi che vada loro incontro, che li conduca qui, li accolga e me ne occupi, per quanto io possa fare! Anche se queste stanze sono sudice, a loro serviranno di più che non quei sentieri gelidi, desolati e pietrosi nella direzione a me ben nota, seguendo i quali, per loro sarà sempre peggio!

3.                Rispondo Io: “Bene, molto bene, va’ e fa’ ciò che ti dice il cuore. Non ti devi scoraggiare però, se quei viandanti non sono della tua confessione, ma di quella luterana!”.

4.                Ribatte il vescovo Martino: “Questo veramente mi è un po’ antipatico, ma ora sono tutti uguali: Lutero, Maometto, giudeo o cinese! In breve, ogni uomo deve essere aiutato!”.

5.                Il vescovo Martino, ancora vestito con gli umili indumenti da contadino, ora si congeda e si affretta a correre verso i viandanti, chiama e grida, affinché lo aspettino. Questi si fermano e aspettano il nostro vescovo per sapere che cosa lui vuole; infatti, anch’essi sono da poco arrivati dalla Terra nel regno dello spirito e non sanno neanche dove andare.

6.                Ora il nostro vescovo ha raggiunto quest’infelice compagnia, e parla a tutti loro in un tono molto cortese: “Cari amici, ma dove volete andare? Vi prego, per l’amor di Dio, tornate indietro e seguitemi, altrimenti sarete perduti! Perché la direzione che seguite, conduce diritto in un abisso che v'inghiottirà tutti in eterno!

7.                Io abito qui con altri due carissimi amici già da molto tempo e conosco la natura di questa regione, perciò vi posso mettere in guardia.

8.                Guardate verso mezzogiorno! Là scorgerete un palazzo che fuori è veramente molto più bello di quanto lo sia dentro, ma per il momento ciò non ha importanza! Vi troveremo ugualmente un rifugio, e anche un tozzo di pane, il che sarà in ogni caso meglio che continuare a camminare su questo sentiero che conduce sicuramente alla rovina! Perciò non indugiate più a lungo ma tornate subito indietro e seguitemi; per Dio, questo non dovrà essere a vostro danno!”.

9.                Uno dei viandanti prende la parola, e dice: “Bene, ti vogliamo seguire. Tieni però presente in anticipo questo: non vogliamo che tu ci conduca in un edificio cattolico! Lì non ci sarebbe ricovero per noi, perché abbiamo un’avversione talmente forte contro il cattolicesimo romano maleodorante come la peste, come non l’abbiamo per qualsiasi altra cosa; in particolare contro il papa, contro i suoi vescovi e soprattutto contro il perverso ordine monastico della prostituta romana!”.

10.           Risponde il vescovo Martino: “Ma che papa, che vescovo, che monaco, che Lutero, Calvino, Maometto, Mosè, Brahma, Zoroastro! Questo vale qualcosa solo sullo stupido mondo; qui, nel regno delle anime e degli spiriti, tutte queste sciocche differenze terrene hanno fine! Qui c'è solo una parola d’ordine, e si chiama amore! Solo con questa parola si può andare avanti; tutto il resto non conta nulla!

11.           Quando vivevo nel mondo, io ero un vescovo romano e m’immaginavo di essere un grande. Ma giunto qua, ho imparato presto a riconoscere che non conta assolutamente nulla ciò che si era nel mondo; conta solo ciò che uno ha fatto, come e in quali condizioni!

12.           Perciò non lasciatevi ingannare da Lutero né da Calvino, ma seguitemi! In verità, non avrete di che pentirvi! Se invece da me non vi piacerà, questo sentiero vi resterà sempre aperto!”.

13.           Risponde il capogruppo di questa compagnia: “Va bene! Tu mi sembri un uomo abbastanza assennato; perciò ti vogliamo seguire nella tua dimora! Ti preghiamo però già in anticipo, che tra noi non si discuta mai qualcosa di religione; poiché ci ripugna tutto ciò che si chiama religione!”.

14.           Al che, il vescovo Martino: “Va bene, parlate pure di ciò che volete. Pian piano speriamo di conoscerci meglio, e così non scoprirete nulla in me che possa offendervi anche solo minimamente. Perciò allegri e di spirito sereno, mettiamoci in cammino e accomodatevi nella mia dimora e, soprattutto dai miei amici e fratelli!”.

15.           Ora il vescovo Martino va avanti e l'intera compagnia di trenta anime lo segue; egli la conduce diritto verso il palazzo, poi all’interno e, senza indugio, da Me e Pietro. Quando Mi è vicino, Mi rivolge la parola al culmine della gioia.

16.           (Il vescovo Martino:) “Vedi, mio amato amico e fratello in Dio, il Signore, li ho portati felicemente tutti qui. Ora, abbi la bontà di mostrarmi in quali stanze li ospiteremo. Poi ti pregherei anche per un po' di pane, affinché si rinforzino, perché sicuramente sono molto affamati”.

17.           Dico Io: “Là, alla porta verso sera, c’è una grande stanza ben arredata! Lì troveranno tutto ciò di cui hanno bisogno. Tu invece, ritorna qui, poiché abbiamo da sbrigare un lavoro importante che non può essere rinviato!”.

18.           Il vescovo Martino fa come gli ho detto, e la compagnia si rallegra molto quando entra nella stanza ben arredata che il vescovo Martino ha mostrato loro. Dopo la sistemazione, egli è immediatamente di ritorno e chiede dove sia il nuovo lavoro.

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Cap. 24

 

Nuovo lavoro per il vescovo Martino: domare un incendio e salvare delle vite!

Accoglienza e vestizione degli scampati all'incendio

1.                E Io gli dico: “Vedi là, verso nord, un incendio? Dobbiamo affrettarci e domare il fuoco, altrimenti l’intera regione ne soffrirà. Poiché il fuoco spiritualmente cattivo si propaga molto di più che quello naturale terreno. Perciò svelti, in piedi!”.

2.                Ora corriamo all'incendio, e siamo anche già arrivati. Qui si vede un villaggio assai misero avvolto completamente dalle fiamme, e anche molti uomini poverissimi, completamente nudi che fuggono dalle loro case avvolte dal fuoco. Inoltre, nel mezzo del villaggio c’è una graziosa casetta con un terrazzo, sul quale si trovano cinque uomini che invocano pietosamente aiuto, mentre le fiamme li stanno raggiungendo e minacciano d'inghiottirli da un momento all’altro.

3.                Il nostro vescovo Martino li vede, e grida: “Amico, per l'amor di Dio, dove posso trovare qualcosa che assomigli ad una scala, affinché io salga da questi poveretti, e forse,  posso ancora salvarli col vostro aiuto?”.

4.                Rispondo Io: “Guarda, qui, proprio vicino ai nostri piedi, c'è qualcosa del genere! Prendila, e con questo fa’ largo al tuo cuore!”.

5.                Il vescovo Martino afferra velocemente la scala e corre verso la casetta, la quale è già circondata completamente dalle fiamme. La appoggia al terrazzo, vi sale coraggiosamente attraverso le fiamme e si carica sulle spalle due uomini già svenuti, portandoli giù alla svelta, mentre i più robusti lo seguono velocemente. In un minuto ha realmente salvato cinque vite d’anime.

6.                Quando ha portato a termine questo lavoro, torna di nuovo da Me e dice: “Sia grazie a Dio, questo salvataggio mi è ben riuscito! Già pensavo che questa volta il mio zelo finisse male; ma ciò nonostante – grazie a Dio! – ho fatto appena in tempo.

7.                Ah, amici! Questo però è stato un calore esagerato! Si saranno ben accorciati i miei capelli? Ma non fa niente, l'importante è che questi poveretti si siano salvati! Questi due erano già quasi morti, e siamo arrivati appena in tempo per strapparli alle fiamme. Ma ora si stanno riprendendo, e questo, miei carissimi amici e fratelli, mi è più caro che se fossi entrato davvero nelle beatitudini del terzo o del settimo cielo.

8.                Che ne dite, fratelli e amici? Questi poveretti da me salvati, e ora i molti senzatetto che qui, oltre il recinto, stanno accovacciati e si lamentano, li portiamo tutti nel palazzo? Oh, cari fratelli, sì, sì; concedetemi questa gioia!”.

9.                Rispondo Io “Sì, certamente, siamo venuti qua soprattutto per questo. Ora però, dobbiamo spegnere anche il fuoco. Fatto questo, andremo con cuori lieti a casa con questi poveretti. Perciò muoviamoci, affinché il fuoco non si estenda ancora di più!”.

10.           Dice il vescovo Martino: “Sarebbe utile se avessimo subito a portata di mano un piccolo oceano! Qui però non vedo nemmeno una goccia d’acqua. Penso che questa storia finirà male senz'acqua!”.

11.           Soggiungo Io: “Guarda, là per terra c'è un bastone, simile a quello che un giorno portava Mosè. Raccoglilo e conficcalo con fiducia nel terreno, e presto avremo acqua in quantità; questa zona, infatti, è molto paludosa! Fallo senza indugio!”.

12.           Il vescovo Martino fa ciò che gli è stato consigliato, e subito zampilla un’abbondante sorgente dal terreno. Il vescovo esulta: “Bene, così va bene, adesso è a posto! Qua dei contenitori!”.

13.           Dico Io: “Amico, è abbastanza! L'acqua farà già da se stessa il giusto; questa possente sorgente supererà presto il fuoco e riuscirà a spegnerlo. Perciò possiamo già andare a casa con i nostri poveri salvati e là riposarci un po’ e fortificarci per un'altra attività. Ora va’, e portali tutti da Me!”.

14.           Il vescovo va con animo assai allegro e porta con sé tutti quei poveretti. Ci rechiamo al nostro palazzo, dove questi sono subito sistemati in un'altra spaziosa stanza.

15.           Non appena entrati, e ancora completamente nudi, il vescovo Martino si toglie subito la sua giacca da contadino e la mette sulle spalle di quello che gli sembra il più povero e più debole. La sua camicia la dà ad un altro che pure gli fa molta pena, e per questo lo lodano tutti.

16.           Lui ora, da vero uomo, si esprime così: "Miei poveri amici e fratelli cari, non me dovete lodare, bensì Dio e questi due amici! Poiché io stesso sono stato accolto qui solo da poco tempo e ho ricevuto da loro i più grandi benefici. Io sono solo un pessimo servitore di questi amici degli uomini sventurati, ma mi rallegro grandemente della vostra salvezza, e questa gioia è ora in me stesso la più grande ricompensa!”.

17.           Aggiungo Io: “Così va bene, mio amato fratello! Da un Saul, sei diventato un Paolo. Continua così, e presto sarai degno di stare al Mio fianco e al fianco del Mio amico e fratello! Ora però, andiamo nella nostra stanza!”.

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Cap. 25

 

Diversità di pensiero dell'aldiquà e dell'Aldilà

Introduzione alla vivente scienza delle rispondenze

Fame d'azione di Martino e sua debolezza nel riconoscere

1.                Ora giungiamo nella nostra stanza che, a dire il vero, non brilla nel suo più ricco splendore, nonostante ciò è arredata con estremo buongusto.

2.                Quando il vescovo Martino entra in questa, è molto sorpreso della semplice e inattesa sobrietà della stessa, e domanda: “Ma, carissimi amici e fratelli, chi ha ripulito e preparato così graziosamente questa stanza nel breve tempo che siamo rimasti fuori? Prima, infatti, era più rozza della più modesta stanza di contadino, anche le finestre mi sembrano molto più grandi, e il tavolo e le sedie così pulite e di buon gusto! Oh, ditemi, com'è successo questo?”.

3.                Rispondo Io: “Caro fratello, è successo molto semplicemente e in maniera naturale. Vedi, se qualcuno sulla Terra vuole abbellire la sua dimora, elabora un piano dalla sua mente e fa venire ogni specie di artigiani e artisti che, secondo il suo progetto, dovranno rendere più bella la sua dimora.

4.                Quest’abbellimento sulla Terra però è più lungo, perché là, la durezza della materia, che prima deve essere lavorata, è una difficoltà molto ostacolante. Qui invece quest’ostacolo non esiste, e così il piano della mente è esposto anche subito come un’opera perfetta. Poiché ciò che qui uno spirito perfetto pensa e vuole è, nello stesso tempo, anche già perfettamente realizzato com’è stato pensato.

5.                Naturalmente qui, nell’eterno mondo dello spirito, il pensare è del tutto diverso che nel mondo. Nel mondo, il pensiero consiste di idee e immagini prese dalle cose del mondo e dai loro movimenti e cambiamenti. Qui invece il pensare consiste dalle facoltà dello spirito,le quali sono messe in esso da Dio, se sono risvegliate dalle attività dell'amore per Dio e per il prossimo e illuminate con la Luce proveniente da Lui.

6.                Vedi, questa stanza consiste ora esclusivamente del tuo amore per il prossimo già liberamente attivo. Ma per ora è ancora semplicemente graziosa, perché in te la Luce di Dio non ha ancora messo radici e non è penetrata a fondo nella tua vita. Se ciò avverrà, allora ne sarai pienamente consapevole e, su tutto, potrai farti perfino la più soddisfacente ragione; ma per questo ci vuole la giusta conoscenza di Dio, cosa che a te ancora manca, che però raggiungerai presto, se continui a crescere costantemente nell'amore. Ora sediamoci a tavola, dove già ci attende un misurato ristoro. Così sia!”.

7.                Osserva il vescovo Martino: “Sì, sì, è così! Qui è veramente tutto meraviglioso, una vera ‘tavola degli incanti’. Ai miracoli però ci si deve abituare, come sulla Terra ai miracoli della natura che, in verità, ancor oggi nessun uomo riconosce e comprende completamente, eppure non ci si rende conto di nulla perché si è abituati a tutte quelle cose incomprensibili. Quindi sarà così anche qui.

8.                Nel complesso, non ci tengo molto al riconoscimento dei miracoli di Dio. E così si possono già sopportare, anche se non si riesce a vedere fino in fondo tutto ciò che appare. Se solo ricevo sempre qualcosa da fare e, a questo alle volte una piccola sosta e ristoro, così proprio come sta adesso davanti a noi, bello e pronto su questa stupenda tavola ed ho voi intorno a me, allora non pretendo più nulla di meglio per tutta l’eternità!

9.                Ora riconosco Dio nella misura in cui Egli realmente è: Uno in una qualche Luce eternamente inaccessibile. In questa, Egli è Santo, Santissimo, Onnipotente e infinitamente Saggio. Sapere e conoscere di più di Lui, l'Infinito, lo riterrei quasi per un peccato mortale. Lasciamo perciò stare quello che per noi è infinitamente irraggiungibile, e accontentiamoci assai grati, con ciò che la Sua bontà ci concede con grazia estrema!”.

10.           Aggiungo Io: “Bene, bene, Mio caro fratello, sediamoci per il sostentamento, e tu, Pietro, va a prendere anche la brocca col vino!”.

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Cap. 26

 

Modestia e umiltà di Martino

Il pasto d'amore benedetto alla tavola del Signore

1.                Ora ci sediamo a tavola, Pietro porta il vino e una tunica per il vescovo Martino, dicendo: “Ecco, fratello, poiché hai dato ai poveri la tua giacca e la tua camicia, allora in cambio indossa questa tunica un po' più bella, e in questa veste consuma il pasto preparato!”.

2.                Il vescovo Martino contempla la bella tunica di un azzurro luminoso con rifiniture purpuree e dice: “Ah, ah, ma questa per uno come noi è troppo bella e magnifica! Che cosa ti è venuto in mente? Io – un povero peccatore dalla testa ai piedi – e una tunica così, come l'ha portata nel mondo il Salvatore Gesù, il più degno degli uomini! Questo è un sacrilegio senza eguali!

3.                No, no, non lo faccio! Anche se Gesù non era propriamente Dio, come Lo consideravano gli stupidi uomini, ciò nonostante era il più saggio e il migliore di tutti gli uomini che siano mai vissuti sulla Terra. Lui era l’uomo più perfetto, senza peccato, in cui Dio avrà senz’altro avuto il Suo più alto compiacimento. Io invece sono stato e sono l'uomo più imperfetto e pieno di peccati. Perciò mai potrò indossare la Sua tunica.

4.                In verità, amici, preferirei non mangiare un boccone di pane e non gustare una goccia di questo vino, piuttosto che indossare questa vera tunica di Gesù in maniera così indegna. Datemene una qualsiasi che valga per me come uno straccio! È sufficiente che io abbia portato nel mondo le vesti di Melchisedek, e qui stia scontando questa stoltezza a caro prezzo; per l'eterno futuro sarò ben più prudente, con l'aiuto di Dio!”.

5.                Osservo Io: “Va bene lo stesso! Fa’ come vuoi! Qui assolutamente non esiste nessuna costrizione. Perciò, ora mangia e bevi senza tunica. Così sia!”.

6.                Di nuovo parla il vescovo Martino: “Ne sono lieto, niente lusso per uno come me! Ma, cari fratelli, ora vengo a voi con un'altra preghiera; ascoltate! Io sono certamente molto affamato e assetato, ma i nostri poveri protetti lo saranno sicuramente ancor di più. Concedetemi perciò la gioia di lasciare a questi poveri la parte che mi spetta e portargliela. Stavolta, la gioia d’aver sfamato questi miseri, dovrà essere il cibo che sazierà maggiormente il mio cuore!”.

7.                Osservo Io: “Carissimo amico, un tale desiderio proveniente dal tuo cuore dà anche a Me la gioia più grande! Ma questa volta resti solo un tuo desiderio, poiché per questi nostri poveri bisognosi è già stato provveduto al meglio! Perciò siediti qui presso di Me, e mangia e bevi a piacimento. Dopo il pasto li andremo a visitare e vedremo di dar loro un'occupazione appropriata. Dunque, sia!”.

8.                Ora è Pietro a parlare: “Signore e Maestro, distribuisci Tu il pane, e anche il vino; per me è tutto più buono quando lo prendo dalle Tue mani anziché da me stesso! Io Ti prego per questo, carissimo Signore e Maestro!”.

9.                Rispondo Io: “Sì, sì, mio amato fratello, faccio questo di tutto cuore, se solo non disturba il nostro caro amico e fratello!”.

10.           Al che, il vescovo Martino: “Oh, per niente, carissimi amici e fratelli! Io conosco bene la setta dei cosiddetti spezzatori di pane – probabilmente ne avete fatto parte anche voi sulla Terra! Tutto questo nel mondo dello spirito è in ogni caso senza alcun valore. Chi crede qui di rasserenarsi con queste pie reminiscenze umane, faccia come vuole. Io in ogni modo rinuncio volentieri a tutto ciò che in qualche modo, ha odor di cerimonia, perché nel mondo ne ho già fatto indigestione.

11.           Perciò potete spezzare, tagliare o affettare il pane, per me è lo stesso; l'importante è che ci sia qualcosa da masticare al momento giusto! Comunque, sono d'accordo che debba essere il signore della casa a distribuire il pane ai suoi due servitori: un pezzo di pane si mangia senza soggezione se ci è offerto, che di uno che si è preso da sé!”.

12.           Dico Io: “Bene, bene; se non ti disturba, allora vorrei spezzare e benedire il pane, e poi anche distribuirlo!”.

13.           Ora spezzo il pane, lo benedico e poi lo offro ai due.

14.           Pietro quasi piange dalla gioia, il vescovo Martino invece sorride assai amichevolmente, abbraccia Pietro e dice: “Anche tu però sei un uomo d'animo buono! Lo spezzare del pane ti ha certo ricordato la molto elevata scena, reale o probabilmente immaginata piamente dai due discepoli che andavano ad Emmaus! Devo sinceramente ammettere, che spesso ha commosso anche me fino alle lacrime.

15.           Poiché al suo interno, per primo, vi è realmente alla base uno stupendo alto significato, e per secondo si sente l’anelito e il desiderio che questa scena possa essersi veramente svolta. L'uomo debole e di vista corta non sente e non sogna niente di meglio che miracoli, specialmente quando la sua fantasia può rappresentare la suprema Essenza di Dio, cooperante personalmente in incognito in qualche occasione dei tempi primitivi. Presso un contemporaneo, la cosa prenderebbe di certo un aspetto ampiamente più incredibile.

16.           Quindi, spezza sempre tu il pane, amatissimo signore, maestro e amico, perché anche a me piace questa pia maniera!

17.           Ascolta caro amico, questo è un pane meraviglioso! E il vino, … non plus ultra! Sulla Terra, davvero, non ho mai gustato qualcosa di così squisito! Anche questo è forse una specie di vino creato dal pensiero, quindi di natura del tutto spirituale? Ma questo non ha importanza! Che cresca dove vuole, basta che sia buono. Dio sia lodato e glorificato per l'eternità per questo magnifico pasto! Darà abbastanza forze per il possibile prossimo e faticoso lavoro!”.

18.           Aggiungo Io: “Bene, anch’Io sono contento che a voi due il pasto sia piaciuto; vi sia benedetto! Ora però, andiamo svelti dai nostri poveri per vedere come stanno!”.

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Cap. 27

 

Singolari esperienze di Martino con gli accolti

Martino vuole istruire ed è istruito

1.                Ora andiamo dai primi trenta che il vescovo Martino ha portato qui da solo. Quando entriamo, sono distesi con le facce a terra e gridano: “O Signore, o Signore, Tu, grande, altissimo Dio in Gesù Cristo, non Ti avvicinare a noi. poiché siamo peccatori troppo grandi e non siamo degni della più piccola grazia! La Tua vicinanza è per noi troppo santa e insopportabile!”.

2.                Il vescovo Martino si guarda intorno da tutte le parti per vedere dove quei trenta vedono Gesù. Siccome però non scorge nessuno, Mi domanda: “Caro amico, che cosa è successo a questi poveretti? Sono fuori di senno, oppure sono storditi a causa del vino che sicuramente avranno anche bevuto, e adesso hanno una visione luterana o romana?”.

3.                Dico Io: “No, no, certamente nulla di tutto questo; nel loro sentimento ritengono Me per tale, e perciò gridano così”.

4.                Osserva il vescovo Martino: “Quindi di certo una specie di deficienza mentale, motivata solo un po’ diversamente da come immaginavo io. Del resto, secondo il mio punto di vista, hanno ragione di elogiare ora te, come il loro massimo benefattore nella visione della più elevata Essenza. Poiché anch’io penso che ogni benefattore della tua specie, porti in sé una grande parte dell'autentica Divinità, e se è onorata, allora è onorata anche la Divinità in lui. – Ma che cosa si dovrà fare ora con questi poveretti?”.

5.                Rispondo Io: “Per il momento li lasceremo nella loro opinione, secondo il loro desiderio, e ci recheremo dagli altri, poiché se per adesso credono di non poter sopportare la Mia vicinanza, non vogliamo tormentarli oltre; col tempo si aggiusterà tutto!”.

6.                Dice il vescovo Martino: “Sì, sì, è giusto così! Sul ginocchio non si può rompere niente di robusto; perciò andiamo presto dagli altri salvati dal fuoco, non vedo l’ora di rivederli!”.

7.                Ora andiamo velocemente dagli altri. Quando giungiamo alla porta, dico Io al vescovo Martino: “Fratello, entra prima tu e annuncia Me e Pietro. Se essi lo desiderano, entrerò Io da loro. Se invece non Mi desiderano, cosa che potrai apprendere facilmente dalle loro parole, allora torna indietro in fretta, così che possiamo occuparci di qualcos’altro!”.

8.                Il vescovo Martino fa subito ciò che Io gli ho ordinato. Quando giunge dagli scampati alle fiamme, fa una faccia veramente patetica e dice con espressione grave: “Cari amici, il signore e maestro di questa casa, se a voi fa piacere, vuol farvi visita, ma se per questa volta la sua visita non è di vostro gradimento, allora ditelo, e non entrerà. L’opinione, del mio e vostro amico, sarebbe però questa: poiché il signore e maestro di questa casa è un signore oltremodo buono e mite, allora il desiderio di tutti sia quello che egli venga a voi! In ogni caso, siete liberi e potete fare ciò che volete. Quindi, esprimetevi!”.

9.                Ciononostante, i tratti in salvo domandano al vescovo Martino: “Tu sai chi è il Signore e Maestro di questa casa?”.

10.           Risponde il vescovo Martino: “Questo non lo so precisamente, ma qui nel mondo dello spirito, non è così necessario. È sufficiente che io sappia per esperienza che è un uomo oltremodo buono e saggio. Voler saperne di più, sarebbe perfino sciocco. Perciò accontentatevi per ora anche voi di ciò che vi ho dichiarato di lui in una buona coscienza, e datemi risposta su ciò che volete fare secondo il mio incarico”.

11.           Parla uno del gruppo degli scampati: “Ma, amico, perché sei verso di noi così ambiguo e vuoi nasconderci il Santissimo e Altissimo?

12.           Vedi, il Signore e Maestro di questa casa è anche l'Unico Signore, Creatore ed eterno Maestro dei Cieli e di tutti i soli e mondi nell’intera infinità, come di tutti gli uomini e gli angeli in Gesù Cristo!

13.           Come puoi affermare di non conoscerLo più da vicino? Sei forse cieco e non hai mai visto ancora le Sue mani e i Suoi piedi trafitti? Cosa che noi tutti abbiamo notato subito a prima vista.

14.           Osserva la Sua dolcissima serietà, il Suo grande Amore e Sapienza, e poni le tue mani al Suo fianco trafitto, come un Tommaso; allora vedrai sicuramente ancora più chiaro di noi, poveri diavoli, Chi si cela dietro questo tuo Signore e Maestro!

15.           Vedi, non come, se in cuor nostro non desiderassimo che Egli, l'onnipotente ed eterno Santissimo, venga da noi in questa stanza della Sua misericordia, ma noi tutti siamo troppo grandi e grossolani peccatori, e non siamo minimamente degni di una tale visita, in cui Dio può venire alle Sue ultime e infime creature, le quali hanno abusato miseramente del Suo Amore e della Sua Pazienza sulla Terra!

16.           Perciò annuncia tu, amico felicissimo del tuo Dio e Signore che non conosci, o che non Lo vuoi riconoscere: il nostro cuore brama ed ha sempre bramato Lui, ma i nostri peccati ci hanno fatto troppo brutti, sporchi, nudi e nauseanti, per desiderare che Egli possa venir da noi!

17.           Ci stiamo quasi annientando per l’infamia e la vergogna di trovarci qua, in questa casa, dove Egli è venuto ad abitare soprattutto a causa dei peccatori, per conceder loro la Sua misericordia. Che cosa sarebbe di noi? Dove dovremmo nasconderci, se Egli dovesse ora entrare veramente?

18.           Perciò, pregaLo tu, fortunatissimo, che voglia risparmiare noi indegnissimi; tuttavia non la nostra, ma la Sua santissima Volontà sia fatta!”.

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Cap. 28

 

Martino in difficoltà come razionalista cieco

1.                Ribatte il vescovo Martino: “Oh, oh, ohoo, che cosa vi viene in mente! Dio, l’infinita, sublime Essenza che dimora nell'eterna Luce inaccessibile, e colma l'intera, eterna infinità con la Sua Onnipotenza, Si mostrerebbe in forma d’uomo e lavorerebbe con le mani insieme a noi?

2.                Dio colma ben tali uomini e spiriti con la Sua Luce di Grazia, – alcuni di più, altri di meno. Ma intorno, resta ancor sempre un abisso infinito tra Dio e l'uomo.

3.                Gesù, tra tutti gli uomini, era certamente l’Essere più pieno dello Spirito di Dio, ma comunque, tanto poco un Dio quanto lo siamo noi. Nessun uomo e spirito pensante può accettare questo, come non si potrebbe credere che il piccolo pianeta Terra sia il centro di tutta la Creazione, altrimenti i soli protesterebbero certamente non poco!

4.                Perciò, siate savi, qui, nell'eterno regno dello spirito! È sufficiente essere vissuti tanto stupidamente nella confusione del mondo, tanto da ritenere non raramente il pane, il vino e anche immagini scolpite, come Divinità, mentre avevamo nel Sole la magnifica immagine della Divinità.

5.                Considerate me, e i miei due carissimi e migliori amici, per ciò che siamo, allora non avrete mai più una così sciocca paura!

6.                So bene che il signore e maestro di questa casa è più potente e saggio che noi tutti messi insieme. E potrebbe anche essere quel Gesù che ci ha dato i più saggi insegnamenti. Non dovete però credere che sia Dio, ma solo ciò che è, vale a dire – come ho già detto prima – l’Uomo migliore della Terra, il più saggio e colmo della potenza di Dio!

7.                Voi sapete bene com’è stato ucciso nel mondo dagli scelleratissimi uomini! Potete davvero credere che Dio, quale origine di ogni essenza e di ogni vita, abbia potuto farsi uccidere davvero da uomini così miserabili?

8.                Che cosa accadrebbe ad una casa le cui fondamenta fossero distrutte? Vedete, presto cadrebbe!

9.                Che cosa succederebbe a tutta la Creazione, che è la vera e propria casa di Dio, nel momento in cui si dovesse distruggere Dio stesso? Chi mai potrebbe vivere senza di Lui? Una morte di Dio, non annienterebbe molto tempo prima ogni vita e ogni essere? Perciò, amici miei carissimi, siate assennati in questo mondo dello spirito!”.

10.           Risponde di nuovo uno della compagnia: “Amico, tu hai parlato, in apparenza, molto saggiamente per consolarci. Solo che sei lontano dalla mèta quanto noi, sebbene ti trovi continuamente in rapporto col Signore; ma noi, poveri peccatori, dobbiamo aver la giusta paura di Lui e temerLo!

11.           Io, però, da peccatore, ti dico: tu non sei stato ancora iniziato nell’alfabeto della vera sapienza – e vuoi giudicare la Sapienza più intima di Dio? Se tu valuti Dio solo secondo la dimensione, Gesù certamente ti apparirà ancora a lungo troppo piccolo. Ma se consideri che Dio non ha fatto solo i soli e i pianeti, ma anche i moscerini, allora forse ti apparirà chiaro che Dio si occupa delle cose più piccole come di quelle grandi. E che a Lui è anche possibile mostrarSi da Uomo agli uomini, istruirli e guidarli sulle giuste vie! E i soli, Egli li guiderà sicuramente anche come il Sole di tutti i soli!

12.           Noi uomini comprendiamo l’uomo, e così anche Dio Lo si può comprendere solo nell'Uomo Gesù. I soli, tuttavia, non li comprendiamo; quindi essi, per noi, senza Gesù, sarebbero anche un’inutile divinità.

13.           Vedi, questo è il mio pensiero! Va’ e impara a conoscere meglio il tuo e il nostro Signore della casa, poi ritorna e riferisci a tutti noi se ho avuto torto!”.

14.           Il vescovo Martino lascia ora il gruppo e, assai perplesso, ritorna da noi.

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Cap. 29

 

Il Signore si fa riconoscere dal cieco Martino come Gesù

1.                Come il vescovo Martino è presso di Me, subito si esprime: “Ma, mio amatissimo signore, maestro, amico e fratello, questa è stata una bella sorpresa da parte tua, per la mia congenita stupidità! Ora davvero non so: sono io un pazzo? – Oppure lo sono quelli là dentro, dai quali ora ci separa solo la porta?

2.                Questi, in fondo, hanno una paura ancora più grande di te che i primi, e ti ritengono, in tutta serietà, non solo per il Gesù di una volta, fondatore della religione, bensì anche per l'altissima Essenza divina stessa, e questo per una specie di ragionamento filosofico, cui non si può proprio opporre nessun monte per dimostrare il contrario.

3.                Dimmi anche tu, carissimo amico, cosa c’è veramente in questa faccenda? Com’è che queste povere anime, o spiriti, hanno di te un così straordinario concetto? Ora vedo veramente anche le note ferite alle tue mani e ai tuoi piedi, e quasi non ho più alcun dubbio che tu sia il Salvatore Gesù; ma Dio? Gesù e Dio nello stesso tempo? Questo – permettimi – è un po’ troppo!

4.                Eppure, quelli là dentro lo sostengono con assoluta certezza! Da dove, dunque, hanno appreso un tale concetto di te? Che alla fine abbiano forse pure ragione? Questo sarebbe davvero troppo per una povera anima com’è la mia! Amico, se questo fosse veramente il caso, anche se per me è ancora incomprensibile, non saprei cosa fare per la paura e lo spavento! O amico, ora ancor sempre amico, – dammi su questo una spiegazione che possa tranquillizzarmi!”.

5.                Rispondo Io: “Amico e fratello, tu stesso sei stato vescovo nel mondo ed hai predicato di Gesù, il Crocefisso, dimostrando la Sua Divinità perfino nelle minuscole particole delle ostie! Vedi, tutti questi che sono sotto le nostre cure, e che abbiamo salvato dalle fiamme, sono pecorelle della tua diocesi e discepoli del tuo insegnamento!

6.                Perché hai insegnato in questo modo nel mondo, se a te ora sembra assurdo ciò che essi sostengono come allievi della tua scuola? Se dicono assurdità, – domanda: di chi è la colpa? Ma se parlano saggiamente, – di nuovo domanda: quale merito rimane al loro ex insegnante, se ora vuole combattere il suo stesso insegnamento nei suoi allievi, e lo combatte pure veramente? Io penso che in quest’occasione, anche per lui si dovrebbe manifestare l'assurdità!

7.                Vedi, Io sono veramente Gesù, il Crocefisso! E in questo fratello ho l'onore di presentarti il vero vecchio Pietro, sulla cui presunta cattedra siedono e governano i vescovi di Roma: certamente non nell'ordine di questo vero Pietro, bensì nell'ordine di quel Pietro che essi stessi si sono inventati, come potevano usarlo al meglio per i loro scopi materiali. Ora sai chi sono Io e chi la tua prima guida; il resto te lo mostreranno i tuoi stessi discepoli!

8.                Io un giorno dissi che i figli del mondo sono più saggi di quelli della Luce. Ma se già tu ti ritieni per un figlio della Luce, pari a un regnante cinese, allora vai dai tuoi allievi che sono veri figli del mondo, e impara da loro almeno la saggezza, se la loro sapienza già non ti vuole e non ti può assolutamente piacere!”.

9.                Risponde il vescovo Martino: “O amico, tu sei probabilmente quel Gesù che si annunciava e si faceva annunciare come il Figlio dell'Altissimo – ma dov'è l'Altissimo? Dov'è l'onnipotente, eterno Padre? Dov’è lo Spirito Santo che procede da entrambi, visto che vogliamo ritornare al dogmatico e mettere da parte la Luce della pura ragione?”.

10.           Dico Io: “Che cosa sta scritto nel Vangelo? Vedi, là si dice: ‘Io e il Padre siamo Uno; chi vede Me, vede anche il Padre!’. Se tu credi, perché chiedi ancora se Mi vedi? Ma se non credi, che cosa chiedi? Resta come sei, e anch’Io resterò come sono, e penso che non ci guarderemo con occhio ostile!

11.           Tuttavia là dentro ci sono i tuoi allievi. Va’ da loro, e da loro impara di nuovo il Mio insegnamento; dopo ritorna, affinché poi te lo spieghi Io.

12.           Poiché Io, il vero Salvatore Gesù, dico a te, qui nel Mio eterno Regno, che sei uno spirito insensato e non riconosci il grandissimo Amore che ho per te. Ti porto sul palmo della mano e tu sei continuamente, sordo e cieco! Ti do il pane della vita, e tu lo divori come un polipo, senza badare all'effetto interiore che ha prodotto di colpo presso quei peccatori!

13.           Tu sei uno che, con occhi e orecchi aperti, non vede e non sente niente. Quali meravigliosi avvenimenti ho fatto accadere intorno a te, e tu non hai domandato: ‘Chi è Colui al Quale obbediscono i mari e i venti?’.

14.           Perciò, va’ ancora una volta da questi tuoi discepoli, e impara da loro a conoscere Colui che fino ad ora hai ritenuto un tuo pari! Così sia”.

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Cap. 30

 

Dialogo tra la razionalità di Martino e l’uomo illuminato e saggio sulla Divinità di Gesù

1.                Il vescovo Martino fa una faccia ancora più sorpresa, però, fa subito ciò che Io gli ho consigliato ora, necessariamente un po’ più serio.

2.                Quando giunge di nuovo presso gli scampati, è sorpreso di trovarli già molto cambiati. I loro tratti sono ringiovaniti e nobilitati, e i loro corpi, dapprima quasi nudi, sono coperti da una veste blu con intorno una cintura purpurea che la trattiene in ricche pieghe intorno alla vita. Tra di loro egli scorge un’imponente figura d'uomo con uno scintillante cappello bianco sul capo, dal quale fuoriescono lunghi e ricchi boccoli biondo oro, fin oltre metà della schiena.

3.                Questo splendido uomo va subito incontro al nostro vescovo Martino e gli domanda: “Amico, sei ritornato presto da noi! Hai trovato nell’onnipotente Maestro e Signore di questa casa, Colui che ti abbiamo indicato noi? Lo è? È Lui, Gesù, il Signore dei Cieli e della Terra naturale e spirituale, temporale ed eterno?”.

4.                Risponde il vescovo Martino: “Gesù, – sì, sì, questi è proprio Lui. Ma per quanto riguarda la Divinità, la cosa non sembra ancora del tutto chiara. Io penso che si dovrebbe essere un po’ più prudenti nell’opinione che Gesù sia veramente Dio. Poiché, se alla fine non Lo fosse, e all'Essere supremo non piacesse una tale supposizione? …potrebbe essere che in questo casi ci condanni, come lo ha già fatto a suo tempo con molti popoli dei tempi antichi, i quali hanno osato credere in molti altri dèi accanto a Lui. Che cosa faremmo poi noi, insieme al nostro buon Signore Gesù?

5.                Perché in Mosè sta scritto in modo inequivocabile: ‘Tu crederai solo in un Dio e non dovrai farti nessuna immagine scolpita né adorarla, né dare a nessuno l'onore al di fuori di Me. Perché Io sono l'unico Signore e Dio che ha fatto il Cielo e la Terra e tutto ciò che in questi vive e respira!’.

6.                Mosè parla sì in modo molto vago di un Salvatore che libererà i popoli dal duro giogo dell’antica schiavitù, ma che Jehova, Lui stesso sia sceso quale Salvatore sulla Terra, di questo, nell’intero libro di Mosè non c’è scritta nemmeno una sillaba. Perciò la vostra opinione è un po' affrettata; questo significa che bisogna esaminare tutto precisamente e ponderare bene quel che si fa.

7.                Se confrontate Mosè e Gesù, allora troverete anche voi quanto sia difficile, anzi quanto sia quasi completamente impossibile conciliare la Divinità di cui parla Mosè, con la Divinità di Gesù. A causa di questa durissima legge mosaica, Mosè stesso stabilì, su ordine di Dio, la pena di morte se qualcuno avesse offeso Dio sacrificando a un idolo, oppure a un mago, o a un profeta, o ad un qualunque altro eroe, ritenendolo per la Divinità! Un motivo tale, che ha portato anche Gesù alla croce, sebbene Egli usasse esprimersi sempre solo in immagini oscure sul Suo preteso mandato divino davanti agli scribi.

8.                È anche molto difficile comprendere, perché la Divinità abbia fondato, tramite Mosè e con tale splendore celeste, una Chiesa spesso proferita per tempi eterni – se poi questa Chiesa con Gesù, quale la Divinità stessa, ha ricevuto un completo colpo di grazia contro la Sua profezia così spesso annunciata!

9.                Perciò, cari amici, la vostra precipitosa accettazione della Divinità di Gesù è qualcosa di molto sottile e delicato qui nel mondo dello spirito.

10.           Io vedo bene che probabilmente il vostro sentimento, in questa casa di Gesù, vi ha trasformato rapidamente in una condizione migliore mediante un piccolo miracolo. Ma che per questo io non v’invidi proprio per niente, potete esserne certi. Perché io rimango sempre dell’idea: ‘Ride bene chi ride ultimo!’.”

11.           Risponde l’imponente uomo col raggiante cappello: “Amico, tutto ciò che hai detto finora, lo conosco bene quanto te. E tuttavia ti compiango per la tua cecità, e temo molto che tu, secondo la tua opinione, riderai per ultimo. Io e quest’intera compagnia, invece, pensiamo così:

12.          Gesù, la cui venuta hanno profetizzato tutti i profeti, e di cui canta Davide: «Così parla il Signore al Mio Signore!», oppure: «Così parla Dio, il Signore a Se stesso: siediti alla Mia destra, finché Io abbia messo tutti i nemici come sgabello ai tuoi piedi!’ e ‘Spalancate le porte e aprite i frontoni, affinché il Signore delle Magnificenze, affinché Jehova possa entrare nella nostra città, nella città santa di Dio, nella Sua città!».

13.           Gesù, la cui nascita è stata traboccante di miracoli, secondo quanto riferiscono in pieno accordo gli evangelisti, anzi, la cui vita è stata veramente un interminabile miracolo.

14.           Gesù, che nel Suo insegnamento ha dimostrato troppo spesso chiaramente chi era Lui nella Sua Essenza più interiore, e a uno dei dieci purificati chiese, quando questi ritornò per renderGli l’onore: «Dove sono dunque gli altri nove, che vengano qua e rendano anche loro l’onore a Dio?».

15.           Gesù, che per proprio potere risorse dalla tomba il terzo giorno e andò in giro sulla Terra ancora per quaranta giorni istruendo i Suoi discepoli, e in seguito ascese al Cielo davanti a migliaia di occhi credenti, e subito sui Suoi fece spirar giù dai Cieli lo Spirito dell'eterna Forza, Potenza, Amore e Sapienza.

16.           Gesù, di cui Giovanni dà la testimonianza più grandiosa, sia nel suo Vangelo come anche nella sua alta rivelazione.

17.           Dimmi, amico, ti è ancora possibile ritenere quest'Uomo degli uomini, solo più di un semplicissimo savio del mondo?

18.           Guarda amico, voglio dirti a proposito qualcosa di sciocco, ma a me sembra tuttavia ancora più saggio di quello che dici tu: io penso che se Dio, il Signore, non avesse preso la forma umana per essere visto anche da noi uomini, Sue creature, per quale ragione ci avrebbe creato? Non per Sé! Che vantaggio avrebbe se non potessimo mai vederLo e amarLo pienamente? E che scopo avrebbe per noi una vita senza un Dio visibile? Riflettici su, forse si farà un po' di luce nel tuo intelletto!”.

19.           Risponde il vescovo Martino: “Lasciatemi ora un po’ in pace e prenderò a cuore un po’ più profondamente le tue parole abbastanza chiare!”.

20.           Dopo una pausa abbastanza lunga, il vescovo Martino comincia di nuovo a parlare e dice: “Amico, ho considerato le tue parole, sotto tutti gli aspetti, e vedo piuttosto il contrario di ciò che prima hai sostenuto. Nonostante ciò, non sono ostinato, e voglio di tutto cuore, acconsentire volentieri alla tua opinione se, per mia soddisfazione, risponderai ad alcune delle mie domande”.

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Cap. 31

 

Domande critiche di Martino e le risposte del saggio

1.                Dice il saggio della compagnia: “Domanda, e io ti risponderò, e se ciò che dirò sarà soddisfacente o meno, questo mi è del tutto indifferente”.

2.                Continua il vescovo Martino: “Perché la Terra ha una sola montagna più alta? È per questo motivo che la Divinità si trova in essa o sopra di essa in tutta la Sua pienezza, appunto perché questa è l'unica più alta della Terra?”.

3.                Risponde il saggio: “Certamente, la Terra ha un monte che è il più elevato di tutti gli altri monti conosciuti, il quale preme la Terra con la sua potente base! Non per questo però è il dio dei monti; ma Dio sapeva e sa perché ha messo su questo pianeta un monte così alto. Probabilmente per dare ai venti un punto generale di divisione e direzione. Perciò di solito anche vicinissimo all’equatore, nei paesi tropicali, compaiono i monti più alti, perché proprio in questi paesi, situati vicini alla fascia principale, i venti dovrebbero essere i più impetuosi in seguito alla rotazione terrestre. E perché lì la forza centrifuga deve agire con più potenza, per il qual motivo, i cerchi di rotazione distano molto di più dal punto centrale o dell’asse.

4.                Se in queste regioni non fossero stati messi dal Signore tali altissimi regolatori di venti, esse sarebbero inabitabili in eterno. Nella direzione – e più precisamente nei più grandi continenti, in particolare in Asia – dove l'aria si unisce in un flusso principale, ci sono di conseguenza anche i monti più alti. E in Asia, quale il continente più grande, è anche necessaria un'altissima montagna della Terra. – Sei soddisfatto di questa risposta?”.

5.                Risponde il vescovo Martino: “Completamente nel suo genere! Ma ora un'altra domanda: perché in America, il Rio delle Amazzoni è il fiume più grande sulla Terra? È forse perché in esso c’è la pienezza della Divinità?”.

6.                Ribatte il saggio: “Amico, io so bene dove alla fine vuoi arrivare, ma ciò nonostante voglio rispondere, per quanto possibile con precisione, anche a questa tua stupidissima domanda.

7.                Vedi, l'America è un continente molto giovane e nella Cordigliera ha una montagna enormemente estesa, come anche nelle Ande.

8.                Le montagne da una parte sono molto vicine all'oceano più grande del mondo, e perciò nelle loro fondamenta sotterranee, hanno una grande quantità di acqua che vi sale continuamente attraverso gli innumerevoli pori e arterie, e attraverso canali molto più grandi. Dall’altra parte invece, particolarmente l'America del sud, da paese più giovane che è emerso solo da alcune migliaia di anni sopra il livello del mare, ha delle superfici pianeggianti molto estese, di poco sopra le acque, per la maggior parte di contenuto sabbioso molto friabile.

9.                Dove però delle estese montagne accumulano molta acqua e questa poi si ammassa nelle grandi superfici piane senza poter stendere resistenza, e solo molto lentamente affluisce al mare, là deve esistere necessariamente il fiume più grande e più largo, senza che ci sia bisogno di contenere più Divinità di quanta ve ne sia in una sola goccia di pioggia! – Dimmi: sei soddisfatto di questa risposta?”.

10.           Risponde il vescovo Martino: “Completamente nel suo genere, la risposta non lascia niente a desiderare. Ma adiamo avanti!

11.           Dimmi: perché il diamante è la pietra più dura e trasparente, e perché l'oro è il metallo più nobile?”.

12.           Risponde il saggio: “Perché gli uomini hanno fatto ciò, secondo la loro presuntuosa perizia, e lo hanno fatto perché questi minerali sono più rari di altri. Ma lasciamo comparire i diamanti tanto copiosamente come sono i ciottoli, e l'oro così come il ferro, – e con i diamanti si pavimenterebbero le strade, e con l’oro si cerchierebbero le ruote dei carri.

13.           Ma il perché proprio questi due minerali siano più rari di altri, lo saprà il Signore meglio di tutti. Probabilmente perché in essi, per lo spirito dell'uomo, si trova mescolata una quantità troppo grande di veleno infernale, da dove si può dedurre, con conseguenza grave, che in questi minerali, pur così nobili per gli uomini del mondo, non ci sarà certo una porzione troppo grande della Divinità. Sei soddisfatto anche di questa risposta?”.

14.           Risponde il vescovo Martino “Non ti posso obiettare nulla, perciò mi devo accontentare della risposta nel suo genere. Ma ciò che mi aspettavo da te, non l'ho trovato in nessuna di queste tue risposte, vale a dire: una prova ovvia della Divinità di Gesù!

15.           Vedi, sulla Terra, come certamente su ogni pianeta, esistono in ogni essere ogni specie di cose, e così anche negli uomini, certi punti massimi talmente unici e singolari nel loro genere che non possono mai essere superati. Così esiste sicuramente un sole maggiore, un pianeta maggiore, sul pianeta stesso a sua volta, particolari privilegi che sono insuperabili nel loro genere. Ma un saggio, potrà per questo sostenere che tali privilegi possano essere ‘divinità’, perché nel loro genere sorpassano tutto in un altissimo grado senza pari? – Così facevano i pagani, i quali idolatravano le cose più perfette, insuperabili secondo il loro giudizio, ma in questa maniera, alla fine, caddero nel più vergognoso politeismo.

16.           Certamente, un tempo è esistita una scimmia molto dotta, o un cane, o un asino come quello di Bileam, o un bellissimo e coraggiosissimo cavallo, come Bucefalus di Cesare[15], o sicuramente la donna più bella come Venere dei Medici, e anche un Apollo, un’eroica e saggia Minerva, una Giunone gelosissima.

17.           I pagani hanno completamente idolatrato queste eminenze[16], cosa che nessun uomo può negare. Ma se già gli abitanti di un pianeta hanno fatto questo con le straordinarie superiorità dei regni della natura, non c’è da stupirsi se gli stessi uomini abbiano poi elevato il maestro più saggio e il mago più grande a prima divinità, e a lui abbiano anche eretto degli altari, dove lo adorarono e l’adorano ancora oggi; in parte per reale, cieca devozione, maggiormente però per opportunità politica, al fine di conservare la cecità degli altri.

18.           Poiché gli uomini hanno fatto questo del loro uomo più saggio – domando: è questo un motivo sufficiente per la sua divinizzazione? Oppure sono mai scese sulla Terra delle Entità superiori che noi abbiamo visto e alle quali abbiamo parlato, ed esse hanno mostrato e confermato la divinità di Gesù?

19.           Si raccontano di certo, cose meravigliose sulla sua nascita, e anche come degli spiriti superiori siano scesi visibilmente sulla Terra, e abbiano istruito gli uomini sulla Sua divinità. Io però domando con lo stesso diritto umano: abbiamo noi mai visto qualcosa? Io perlomeno mai! Forse tu?

20.           Sì, in un noioso e interessato sogno da monaco, o da suora, ben si son potute mettere insieme simili menzogne. Ma se indaghiamo la verità, allora non si mostra che l'uomo, e ancora l'uomo, ciascuno dei quali vuol sapere di più e meglio del suo prossimo, ma ognuno deve dire a se stesso: ‘Signore, io sono cieco; tutto il mio sapere è solo un’abituale fede priva di espressione, e nient'altro!’.

21.           Qui non si può parlare di una convinzione, dove un uomo costruisce sull'autorità dell'altro e accetta nient’altro che quest'autorità come prova suprema. E deve accettarla, perché è impossibile potersi procurare da qualche altra parte una solida conferma se non dall'uomo, e in questo caso si deve proprio dire: ‘Vox populi, vox dei’[17] perché di un vero Dio non si è mai saputo nulla, salvo che per vie puramente umane.

22.           Una rivelazione è dunque anche, solo opera dell’uomo, e non può essere altrimenti, avendo, durante il tempo della nostra vita, giammai potuto riceverne altre, se non quelle che sono anche troppo riconoscibili come opera delle mani e della fantasia umana.

23.           Dunque, mio carissimo amico, ora esamino certamente tutto, prima di accettarlo, e io non sono inconvincibile, ma le tue dimostrazioni non mi bastano proprio per niente. Un uomo potrà ben avere il più grande impulso per riconoscere Dio; tuttavia questo non può soddisfare nessun uomo, bensì solo Dio stesso. Io però penso questo: prima di giungere a questa soddisfazione, noi, in tutti gli spazi della Sua Creazione dovremo ancora sostenere immensamente molto, prima di essere capaci per una vera Rivelazione divina

24.           Tutto ciò che abbiamo incontrato finora, non è stato altro che una prima scuola elementare per prepararci a quel futuro, più grande e santo insegnamento. – Se puoi rispondere a questi miei chiari argomenti con qualcosa di meglio, di più puro, di più vero, e quindi di più divino, allora sono pronto in tutta pazienza ad ascoltarti con estrema attenzione”.

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Cap. 32

 

Continuazione del dialogo sulla Divinità di Gesù

1.            Risponde il saggio: “Amico, in verità, devo confessarti apertamente che non sono alla tua altezza, sebbene – con tutte le tue profondissime dimostrazioni – dell’unica Divinità di Gesù, il Signore, tu non abbia modificato nemmeno un atomo. Al contrario, l’hai rafforzata molto di più, perché da ciò io ho visto ancora più chiaramente che Dio è, e deve essere anche un uomo, ma certamente l'Uomo più alto di tutti e il più perfetto. Altrimenti sarebbe impossibile per noi essere ciò che siamo, vale a dire, uomini! E non potremmo nemmeno amare Dio, se Egli non fosse l’Uomo di tutti gli uomini.

2.            L'amore però è il nostro bene maggiore, la nostra vita, la nostra beatitudine! Per qual fine ci sarebbe, se non potessimo amare Dio, e se Egli non fosse un uomo?

3.            Ora fa’ ciò che vuoi, ma non aspettarti da me una sapienza superiore; con questo ti ho dato tutto ciò che potevo!”.

4.            Il vescovo Martino riflette sul discorso del saggio della compagnia, e dopo un po', più a sé che al saggio, dice: “In fondo, tu hai ragione; poiché se il Pentateuco di Mosè dice il vero, certamente Dio doveva ben essere un uomo, altrimenti non avrebbe creato Adamo a Sua immagine, se Egli stesso non avesse la stessa forma! La stessa forma però presuppone certamente anche la stessa essenza!

5.            Un orologiaio non ha bisogno di essere lui stesso un orologio per costruirne uno; ma l'idea dell'orologio deve concepirla in se stesso, altrimenti non potrebbe realizzarlo!

6.            C'è però già di nuovo un intoppo: se un uomo riesce a concepire un'idea che non gli somiglia, quindi è un'immagine del tutto diversa, non dovrebbe essere Dio in grado di realizzarla? Oh, certamente, di sicuro ne sarà capace!

7.            Di conseguenza, il testo del Pentateuco potrebbe essere inteso così: «Dio creò l'uomo a Sua immagine» con questo significato: ‘Dio creò l'uomo secondo la misura della Sua idea, vale a dire, perfettamente corrispondente alla Sua idea!’.

8.            Se il testo è da intendersi così – come sarà molto probabile – non ci sarebbe quindi nessuna conseguenza che Dio creasse l'uomo proprio secondo la Sua immagine, oppure che Egli dovesse avere una forma limitata per poter formare l'uomo. Se ogni idea è un concetto in sé senza forma, allora anche Dio può essere, per Se stesso, senza forma, come Idea fondamentale di tutte le idee.

9.            Se si dovesse presumere che Dio, per formare un uomo, abbia bisogno necessariamente di una forma d’uomo, allora dovrebbe Egli, per formare un orso oppure uno squalo e così via per tutte le innumerevoli cose, potersi trasformare in tutte queste forme; oppure dovrebbe, in un certo qual modo, essere presente, diviso in tutte queste forme, eternamente immutabile, affinché tutte le cose ed esseri avessero in Lui, sempre, un modello che li disponga e che le formi a Sua immagine.

10.       Presumere questo sarebbe certamente il purissimo antico vaneggiamento sofistico! Perciò Dio non ha bisogno di nessuna immagine per formare gli uomini come uomini. E tanto meno ha bisogno di essere Egli stesso un uomo – tale supposizione è assolutamente contraria al concetto della perfettissima Libertà divina. Com’è pensabile, infatti, una totale libertà sotto il concetto di una forma limitata?

11.       Perciò, anche la pienissima libertà deve essere senza forma, e ciò è anche in accordo con il testo del Pentateuco, dove Jehova proibisce rigorosamente a Mosè di farsi di Lui una qualsiasi immagine.

12.       Sì, sì, amatissimo amico mio, secondo il puro discernimento avrò ben ragione io, tu invece ‘vivrai della tua fede!’, per usare l’espressione di Paolo. Anche questa è certo una vita, ma è una vita senza discernimento e senza calcolo. Non te la voglio togliere e non voglio far di te un proselito. Ma devo in ogni modo dimostrarti che un ex vescovo della Terra non può essere rivoltato, come si fa con la pelle della lepre, per pochi soldi, particolarmente da quelli che sulla Terra sono state sue pecorelle!”.

13.       Replica il saggio: “Ah, – già, ora capisco da che parte soffia il vento! Sì, così tu sei quel vescovo che solo da alcune settimane ha scambiato quell’esistenza temporale con questa eterna! Ora è comprensibile perché tu non riesca a capire la Divinità di Gesù! Ex trunco non fit Mercurius![18]

14.       Io invece sono il libraio della stessa città dove tu sei stato vescovo. So anche troppo bene come eri fatto! Di fuori uno zelota senza pari, in te stesso, invece, un ateo purissimo! Chi leggeva assiduamente Kant, Hegel, e più che mai col più grande entusiasmo Strauβ? Voltaire, Rousseau ed Helvetius erano sempre sul tuo leggio al posto della Vulgata[19], – tutti spiriti che dal tuo pulpito e nelle tue lettere pastorali hai mandato mille volte all'inferno, ma nel tuo cuore hai innalzato molto sopra di Gesù!

15.       Vedi, io lo so meglio di tutti, poiché ti fornivo queste opere ed ero il tuo confidente. Tuttavia non ti ho seguito, ho seguito invece segretamente la mia strada, trovandola in Swedenborg[20], di cui tu non hai mai voluto saperne nulla, perché non era utile per il tuo imbroglio romano! Meno male che ora lo so! Avremo per questo ancora da scambiarci alcune paroline!”.

16.       Dice il vescovo Martino completamente disorientato: “Ah, adesso va proprio bene! A tutti i mali si aggiunge ancora questo! Deve averti portato qui direttamente il – diosiaconnoi!

17.       (Tra sé) Quel tipo di un libraio sa ancora molte altre cosucce di me! Ebbé, questa risulterà una bella lavata qui nel mondo dello spirito!

18.       Se solo non entrasse Gesù, che è sicuramente il padrone della casa! Questa è una storia disperata! Da Lui, infatti, ho già ricevuto alcune tirate d’orecchi, ed ha già scoperto altre mie mascalzonate terrene!

19.       Ma se questo candido cappellino comincia a spettegolare su di me, e a scoprire le mie maggiori e segrete mascalzonate, non mi andrà certamente per il meglio. Forse mi troverò di nuovo su qualche piacevole acqua o su qualche spiaggetta – sicuramente per alcuni divertenti milioni di anni! Oh, oh, ohoh! Questo sarà di nuovo lodevole!

20.       Che cosa faccio adesso per scansare questa calamità, ammesso sia possibile scansarla? Hm, ah, sì, eccoci qua, così vanno le cose! E se non vanno, allora andrò io di nuovo su una qualche spiaggetta in riva al mare, per pescarvi la stessa eternità! In nome di Dio, ora già non m’importa! No, proprio con questo tipo dovevo venire qui insieme! La faccenda ormai non si può più cambiare; perciò prendiamo una decisione giusta e seguiamola! Dunque, cosa faccio adesso?”.

21.       Il libraio s'intromette senza esserne invitato e dice: “Presta fede a ciò che io ritengo ben fondato, così eviterai tutte le tue presunte calamità. Non ritenere inoltre che io sia un traditore, ma un tuo amico che tu hai aiutato a uscire dal fuoco del suo cieco zelo e lo hai vestito perché era ignudo!

22.       Credimi: Gesù, il Signore, non ha bisogno di noi in eterno come spie e traditori, poiché Lui conosce i nostri più intimi pensieri molto prima che noi li percepiamo nella nostra anima, perciò possiamo risparmiarci la fatica di denunciarci a vicenda!

23.       Guarda! Guarda fratello! Perché Gesù non potrebbe essere il Signore del Cielo e di tutti i mondi? Perché non il Dio dell'eternità, l'Onnipotente infinito? Perché, proprio la cosa più facile, dal mio punto di vista – come se per Dio in genere fosse pensabile qualcosa di più facile o più difficile – dovrebbe essere per Lui meno possibile di qualcosa che io, potrei ritenere sia molto difficile?

24.       Doveva essere impossibile, a Colui dal Quale è provenuto ogni essere limitato da spazio e tempo, limitare Se stesso in spazio e tempo, senza perdere la Sua Onnipotenza divina, per amor nostro, Sue creature, Suoi figli, considerato che spazio e tempo provengono da Lui?

25.       Oppure: è impedito un pittore o scultore, che ha riprodotto mille figure a colori o in materia modellata, essere anche in grado di dipingere o scolpire se stesso? Se questo è già possibile ad un uomo – sebbene nel senso più imperfetto – come possiamo immaginare qualcosa d’impossibile a Dio?

26.       Oppure: sarebbe Dio il sommo liberissimo Essere, se da Se stesso fosse incapace di operare qualcosa? Tu Lo limiti completamente con i tuoi principi hegeliani, e fai di Lui un prigioniero dell'infinità, che può creare sì i più grandi Soli centrali con pianeti, uomini e animali, ma che, quale infinita grandiosa Essenza universale, non avrebbe niente a che fare con gli infusori[21] – che certo hanno anche loro un’esistenza e un organismo artificioso fatto con arte, tramite il quale si manifesta per l’appunto la vita. – E perciò, per noi uomini Egli non vorrebbe né potrebbe occuparsi di noi, prima che non avessimo raggiunto all’incirca la grandezza di un Sole centrale? Ma come può essere questo? Su ciò avranno taciuto anche Hegel e Strauβ!

27.       Io, tuo amico, credo ora che tu giungerai al discernimento e non troverai più da discutere, nel concedere e dare a Gesù l'onore che Gli spetta per tutte le eternità delle eternità, tanto più che ti ha sempre dimostrato Grazie così grandi!”.

28.       Dice il vescovo Martino: “Fratello, amico! Io ti ho tratto dalle fiamme, ma tu in compenso mi hai dato un'altra fiamma di luce potentissima! Ringrazio Lui, ringrazio te! Ora però lasciami raccogliere, lasciami riflettere! Troppo grande, troppo infinito è il pensiero su cui adesso devo meditare! Perciò concedimi un po' di riposo! Mi risveglio, mi sto risvegliando!”.

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Cap. 33

 

Il vescovo Martino riconosce in Gesù il Signore

La paura del peccatore

Istruzione di Martino

1.                Dopo un po’ il vescovo Martino comincia di nuovo a parlare: “Sì, sì, carissimo fratello, per quanto io consideri la cosa dai punti di vista più diversi, le tue argomentazioni adesso reggono. Il nostro padrone e maestro è, e rimane anche il Padrone e Maestro dell'infinità e di tutte le eternità! Egli è indubbiamente il ‘Figlio’ dell'Essere supremo, che è certamente il ‘Padre’ già tanto spesso indicato! Ora però, dov'è lo ‘Spirito Santo’, in un certo senso la terza Persona divina?”.

2.                Risponde il saggio libraio: “Amico, devi seguire completamente il Vangelo! Vedi, qui c'é una Bibbia, e in essa il Nuovo Testamento. Leggi Giovanni che già una volta ti ho fatto notare! Vedi, egli dice: «In principio era la Parola, e la Parola era presso Dio, la Parola era Dio; questa Parola è diventata Carne ed ha dimorato tra noi (in Gesù Cristo)!» [Gv.1,1] ecc.

3.                E di nuovo leggi in un altro versetto: «In Gesù Cristo dimora corporalmente la pienezza della Divinità!». E di nuovo: «Chi vede Me, vede anche il Padre; poiché il Padre ed Io siamo Uno, – il Padre è in Me ed Io sono nel Padre!» [Gv. 14,9] – e di questi versetti ce ne sono ancora una gran quantità!

4.                Vedi, se si riflette bene su tali versetti di tutto il Vecchio e del Nuovo Testamento, allora diventa sempre più evidente che Gesù è l'unico Signore e Creatore dei Cieli e di tutti i mondi!

5.                Quando gli apostoli insistevano affinché Egli mostrasse loro anche solo una volta il Padre, in occasione della trasfigurazione sul monte Tabor, sebbene avesse già parlato molto di Lui, Gesù si meravigliò profondamente della cecità dei Suoi discepoli e disse: «Perché dite, voi (ciechi): ‘mostraci il Padre!’ Non sono Io, già da tanto tempo tra voi? Non sapete ancora che, chi vede Me vede anche il Padre? Io e il Padre, infatti, siamo Uno e lo Stesso!» [Gv. 14,9 – Gv. 10,30] ecc. – e già una volta, io ebbi a sottolinearti questo versetto!

6.                 Io penso che tu qui faccia proprio le stesse domande, come allora gli apostoli e i discepoli al loro Signore e Maestro quando davanti agli occhi avevano ancora il triplice velo mosaico!”.

7.                Dice di nuovo il vescovo Martino: “Sì, hai ragione, hai pienamente ragione. Ora vedo del tutto chiaramente! È Lui, è Lui! Egli è l'unico Signore, l’unico Dio, Creatore e Padre dei Cieli e di tutte le incalcolabili miriadi di angeli, soli, mondi e uomini. Ma che Egli abbia scelto proprio la Terra, avrà anche una sua profonda motivazione che col tempo mi verrà, spero, chiarita!

8.                Ora però esaminiamo un altro problema! Vedi fratello, quanto più prendo in considerazione quest’inesprimibile, santissima questione, tanto più certa emerge l’identità di Gesù, il Padrone della nostra casa, come il supremo Essere divino, e tanto più si concentra la paura nel mio cuore. Sarebbe terribilissimo dover comparire ora dinanzi a Lui!

9.                Ora, infatti, sto qui come un peccatore che cerca il suo simile, come tu sai; ci mancherebbe che, oltre a ciò, arrivasse l’onnipotente Dio! Oh, questo mi procurerà presto la più meritevole condanna eterna! Fino ad ora, forse, essa non è potuta avvenire in tutta la sua pienezza, perché io non ho riconosciuto il Giudice giustissimo pur così vicino, ma ora che ho riconosciuto incontestabilmente Lui, il Terribile, la danza infernale comincerà sicuramente presto per me!

10.           Poiché vedi, fratello, noi Lo abbiamo ora riconosciuto e dobbiamo chiamarLo ‘Signore! Signore!’. Egli stesso lo ha insegnato sulla Terra dicendo. «Non coloro che Mi diranno ‘Signore! Signore!’, entreranno nel regno dei Cieli, ma solo chi fa la Volontà del Padre Mio». Dimmi, amico, abbiamo noi rispettato e quindi fatto questa Volontà? Perciò per noi non ci potrà mai essere una parola dal Cielo!

11.           Ma che cosa esiste oltre il Cielo? – Vedi, nient’altro che l'inferno! Ohoho, niente che il nudo inferno! Ora vedo già le fiamme tormentarmi inesorabilmente fin sopra la testa. Mi sembra perfino che già i diavoli – ohohoh – diosiaconnoi – – ! Fratello, caro fratello, non posso descriverti quale terrore infinito ha invaso ora tutto il mio essere!

12.           Che cosa diremo se Egli, quale Dio onnipotente e Giudice giustissimo, severissimo, anzi del tutto inesorabile, venisse da noi e cominciasse a condannarci semplicemente all'inferno, e a dire: ‘Via – da Me – voi – ma–le–det–ti! – In – quel – fuoco – eterno che è preparato a tutti i dia – diosiaconnoi!’?

13.            Ohohohoh! Spaventoso, spaventoso! Sento già le parole tonanti di questo spaventosissimo giudizio. – Ohohoh, questa sarà una vita, una vita e una sensazione terribilissima, se forse andrò giù da tutti i diavoli – diosiaconnoi, me n’ero quasi dimenticato per puro spavento, angoscia e sgomento! Solo non capisco come tu puoi essere così indifferente, dove io muoio di paura e già mi consumo quasi completamente!”.

14.           Dice il saggio libraio: “Riprenditi fratello, e sii certo che il Signore è migliore di come i papi e i monaci di Roma Lo descrivono! Ma finché Lo temiamo così scioccamente, Egli se ne andrà e verrà solo quando avremo trasformato la nostra paura in amore!

15.           Vedi, che piacere avresti se ti vendicassi di un acaro che ti avesse ferito? Una tale vendetta non sarebbe forse l’azione più insensata di uno sciocco pazzo? Come puoi perciò ipotizzare una cosa simile della sublime Sapienza divina? Che cosa siamo noi rispetto a Dio? Noi siamo, rispetto a Lui, ciò che un acaro è rispetto a noi!

16.           Vedi, noi siamo assolutamente nulla rispetto a Lui, e Lui dovrebbe vendicarsi di noi in tal modo? – Dove sta scritto amico, dove? Riprenditi; io ho la migliore speranza che qui alla fine, le cose andranno ancor meglio di quanto possiamo immaginare! – – Zitto! Mi pare che Egli stia entrando! Giusto! Sta entrando!”.

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Cap. 34

 

Una santa scena di liberazione: Martino al petto del Signore

1.                Quando Io entro con Pietro, il vescovo Martino si accascia come svenuto, e l’intera compagnia, ad eccezione del libraio, esclama: “Guai a noi!”.

2.                Solo il libraio cade in ginocchio in piena coscienza, dicendo: “Signore, Padre – sia santificato il Tuo santissimo Nome, la Tua Volontà sia fatta! Vedi, noi siamo tutti grandi e rozzi peccatori, e non siamo degni della Tua pur minima Grazia, ma noi tutti Ti amiamo in tutta la pienezza del nostro sentimento! Perciò, se è Tua Volontà, spargi su di noi la Tua Misericordia, invece della Tua Giustizia! Che cosa possiamo noi senza la Tua Grazia, senza il Tuo Amore, senza la Tua Misericordia!

3.                Tu sei eterno, Tu sei infinitamente saggio, e la Tua Onnipotenza non ha limiti! Mai potremmo scusarci dinanzi a Te! O potrebbe qualcuno, nell’intera infinità, opporsi alla Tua potenza? Poiché ancor prima che qualcuno avesse un pensiero simile, Tu potresti già distruggerlo come non fosse mai esistito.

4.                Io, e tutti noi, riconosciamo e confessiamo che Tu sei l'unico Signore dei Cieli e di tutti i mondi. Noi invece, siamo un nulla al Tuo confronto, e nulla al cospetto della Tua infinita Potenza. Fa’ perciò di tutti noi secondo la Tua santissima Volontà; ma ricordaTi della nostra debolezza, e la Tua Misericordia non resti lontana da noi!”.

5.                Dico Io: “Alzatevi, e non piagnucolate come delinquenti nel mondo! Poiché se vengo Io a voi, siete già benedetti. Gli spiriti impuri, infatti, Mi fuggono e non vogliono in eterno che Io vada da loro per liberarli e renderli felici. Perciò il vostro timore dinanzi a Me è vano, e debole è la luce del vostro senno.

6.                Abbandonate tutto ciò che non è buono nella Mia Casa, nel Mio Regno. Poiché dove sono Io, là c'è anche il Mio Regno, e questo Regno è il Cielo più intimo e più alto! Questo Cielo, però, non è un Cielo dell'ozio e dell'eterno far niente, ma un Cielo della più piena attività, nella quale tutti sarete iniziati sempre più profondamente: ognuno di voi in quello per il quale già sulla Terra faceva esercizi preparatori pieno di talento. Così sia!”.

7.                Tutti si alzano nella disposizione d'animo più gioiosa, e Mi ringraziano ad alta voce per tale infinita Grazia e Misericordia. Solo il vescovo Martino giace ancora nel suo svenimento, e non vede e non sente nulla, per l’enorme paura di quanto succede.

8.                Allora Pietro, su Mio cenno, si avvicina a lui, lo scuote e dice: “Ma… Martino, che cosa fai qui? Noi ti abbiamo aspettato fuori per molto tempo e non sei più ricomparso! Di che cosa hai discusso qui, tanto a lungo, da farci attendere come attende una sposa piagnucolosa il suo sposo, la quale si prepara vanitosamente per la festa delle nozze? Non sai che abbiamo importanti e, questa volta, urgentissime faccende?”.

9.                Dopo una pausa, risponde finalmente il vescovo Martino: “Oh, sì – bene – sì, sì! Giusto, sei tu! Vedi, questa volta sono andato come in un grande e importantissimo viaggio d'esplorazione, e da grandi viaggi non si ritorna così presto. In verità ho scoperto ben del sublime, ma non per mia gioia, bensì solo per mio grandissimo sgomento!

10.           Oh, amico, ho fatto ora l’inconfutabile scoperta che il nostro Maestro e Padrone della casa, è Dio, il Signore dell'infinità! Questo è ora più limpido che sulla Terra il Sole a mezzodì in una purissima giornata. Ma ora, immaginati me, un peccatore non plus ultra – e Dio, l'Onnipotente, l’immensamente Saggio, il Giustissimo, l'Onnisapiente, il Santissimo che deve condannare uno a causa della Sua Giustizia e Santità! – Ohohoh, amico, questa è una scoperta terrificante!

11.           Il mio amico qui, dal candido cappello, ha provato a confortarmi e a calmarmi. Ma finché non si ha la rassicurazione da Colui che può condannare quelli come noi, di colpo all'inferno per l’eternità, fino allora non serve nessun’altra consolazione!”.

12.           Dice Pietro: “Ora alzati, e non essere sciocco! Vedi, il Signore Gesù, che tu temi così terribilmente, ti aspetta a braccia aperte! Ti pare uno che sia pronto a giudicarti e a condannarti?”.

13.           Il vescovo Martino lancia un rapido sguardo verso di Me, e riconosce la Mia grande gentilezza. Questo gl’infonde coraggio, tanto che si solleva un po' di più da terra e parla con le lacrime agli occhi: “No, no, da questa dolcezza non appare nessun giudizio di condanna! O Signore, o Padre, quanto devi essere buono se puoi guardare un peccatore come me con tanta dolcezza e grazia!

14.           O Gesù, adesso però proprio non ce la faccio più! Il mio cuore, risvegliatosi improvvisamente, brucia, come un sole centrale, d’amore per Te. – Peccato qui, peccato là: devo perlomeno abbracciare i Tuoi piedi, e sfogare su questi il mio amore troppo grande! Signore, fa’ di me ciò che vuoi; ma solo per questa volta, lascia libero sfogo al mio amore!”.

15.           Rispondo Io: “Vieni qua, ostinato fratello Mio, i tuoi peccati ti sono rimessi! E non ai miei piedi, ma qui, al Mio petto, da’ libero sfogo al tuo amore!”.

16.           A queste parole, Martino si precipita verso il Suo Signore e si abbandona stringendosi completamente a Colui che, per tanto tempo, non ha voluto riconoscere.

17.           Quando ha manifestato piangendo il suo amore al Mio petto, Io gli chiedo: “Ebbene, Mio carissimo fratello e figlio Mio, dimMi: ti piace questo viaggio all'inferno? Sono forse Io l'eterno tiranno, come Mi hai definito?”.

18.           Risponde il vescovo Martino: “O Signore, ora sono muto e senza parole per confessare a Te, davanti a tutti questi cari fratelli, i miei sbagli e i miei più grandi errori che ora riconosco chiaramente. Ma lasciami raccapezzare un po’ in questa nuova grande e infinita felicità, perché prima voglio fare a Te, o mio dolcissimo, buonissimo, misericordiosissimo Signore Gesù, una vera confessione!

19.           O Signore, o Gesù, o Santissimo di ogni Santità, Tu, Amore di ogni amore, Tu infinita Pazienza di ogni pazienza, adesso non posso fare altro che amarTi; amare, amare Te sopra ogni cosa!”.

20.           Dico Io: “Bene, bene; proprio grazie a quest’amore che ho visto in te, ho avuto anche questa grande pazienza, e sono venuto Io stesso da te! Adesso sei beatissimo, perché d'ora in poi sarai dove sarò Io stesso. Non cercare però il motivo della beatitudine nell'ozio, bensì nell'attività più grande che si troverà qui in eterno nella più grande pienezza!

21.           Ora andiamo nell’altra stanza dove sono gli altri trenta che tu hai portato. Vai avanti tu, e cerca di portarli a Me! Se ti riesce questo primo lavoro nel tuo stato beato, allora condurremo subito anch’essi all’eterna destinazione! Dunque andiamo là! E vai tu solo da loro nella stanza. Così sia!”.

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Cap. 35

 

Prima missione di Martino e sue esperienze

Un apparente serraglio

“Nulla potete far senza di Me”

1.              Il vescovo Martino vi si reca subito lietissimo, in Mia compagnia, di Pietro e del saggio libraio che, quale ultimo, ci segue con profondo e infinito rispetto. Giunti davanti alla porta della stanza, il vescovo, su Mio ordine, ci lascia ed entra senza indugio dai trenta, nella stanza sopra descritta.

2.              Ora però è da notare che il nostro vescovo Martino non si trova più nella sua stessa luce, ma nella Mia purissima Luce celeste che lui, in ogni caso, per sagge ragioni, non percepisce pienamente nella sua coscienza. In questa Luce, tutte le cose appaiono diversamente dalla propria luce naturale, quindi anche le anime, cioè gli uomini defunti.

 

3.              Nota bene: ‘Defunto’ qui non deve essere confuso con ‘morire’, cosa che sarebbe naturalmente una sciocchezza. ‘Defunto’ designa qui lo stato giudicato da se stesso attraverso ogni genere di peccati (malattie dell'anima) dopo la deposizione della carne.

4.              In virtù di quest'ordine, infatti, anche il vescovo Martino trova, appena entrato nella stanza, invece di uomini, per lo più figure di animali, malvagi certamente no, ma piuttosto impauriti e sciocchi. Solo alcuni di loro hanno un aspetto deturpato, rozzo e coperto da molte escrescenze. La maggior parte degli altri, invece, sembrano lepri braccate, asini e buoi affamati; ci sono tra questi anche un paio di pecore rognose e molto deperite.

 

5.              Quando il nostro vescovo Martino, invece dei presunti trenta protestanti da lui salvati, trova nella stanza questi animali per lui assai strani, i quali si nascondono da lui rapidamente in un angolo accucciandosi l'uno sull'altro, si ferma un momento, restando come impietrito. Alla fine dice tra sé, dopo un profondo sospiro: “Sì, cos’è già di nuovo questo scherzo infernale nel primo Regno del Cielo, nella Casa del Signore? Niente male! Esistono forse anche qui topi e ratti e anche un gran numero di piccoli insetti immondi?

6.              Niente male, niente male! Starebbe anche troppo bene con ciò che è scritto nelle Scritture: «Nulla d’impuro può entrare nel Regno di Dio!». Qui una coppia di pecore rognose, là cinque pezzi di cretini pieni delle più abominevoli escrescenze, anche buoi magri e sporchi, ugualmente asini e molte lepri dall’aspetto assai misero – davvero un’insolita compagnia per il primo, o più alto Cielo! In tale compagnia, dovrei godere le gioie celesti? Questo si farà!

7.              No! Ma questo significa usare un poveraccio, quale io ho il piacere di esserne uno, come messaggero del pesce d'aprile – premesso che qui nel Cielo si sappia qualcosa d’un mese d'aprile!

8.              Ah, questo è certo un po’ troppo grosso! Che cosa devo fare adesso con questo giardino zoologico del tutto bonario? Dove sono dunque i miei trenta protestanti portati qui? Sono stati forse trasformati in questi animaletti così carini? – Ciò sarebbe davvero molto comico; e pensare che qui è il centro del supremo, più alto Cielo!

9.              Il Signore, è sempre il Signore; di questo sono ora convinto dal più profondo del mio cuore. Questo me lo dice il mio amore per Lui. Sinceramente detto– come si dice nel mondo – io vorrei addirittura mangiarmeLo per amore! Ma cosa vuol dirmi ancora con questo nuovo scherzo, Egli sicuramente lo saprà anche meglio di tutti! Vuol forse mettere questi animali all'ingrasso? Sicuramente si potrà fare un po’ di lardo!

10.         Ma cosa chiacchiero, come se fossi anch’io il trentunesimo asino di questa compagnia! Mezza curva a destra e torna indietro, torna da dove sei venuto! Addio miei cari, sarò lieto di rivedervi presto!”.

11.         Dopo questo laconico discorso, il vescovo Martino apre di nuovo la porta e torna da noi con una faccia assai perplessa. Io gli chiedo subito dove sono i trenta.

12.         E il vescovo Martino risponde: “O Signore, Tu lo sai certamente meglio di me! Quelli là dentro non lo sono di certo. E se lo fossero, questa sarebbe sicuramente una metamorfosi che si adatta in questo primo e altissimo Cielo altrettanto poco, quanto si adatta un pugno nell’occhio.

13.         Senza conoscere il linguaggio degli animali, nel caso l’animale avesse un linguaggio segreto, a mio avviso non si potrà far molto con gli abitanti di questa stanza. Tu certamente comprendi anche le pietre e puoi parlare con gli elementi, e con la Tua Onnipotenza puoi comandar loro; ma uno come me, come e cosa deve fare?

14.         Perciò, se Tu, o Signore, sapevi sicuramente che cosa conteneva questa stanza, è stata questa senz’altro una prova da parte Tua per dimostrare la mia imbecillità?”.

15.         Rispondo Io: “O amico, per niente! Ma tu stesso ti sei preso in giro! Non sai forse che ogni nuovo servitore del suo signore deve informarsi con precisione su ogni cosa, prima di intraprendere un qualunque lavoro?

16.         Vedi, non basta che Io ti dica: ‘Vai là!’, e tu ci vada. E quando ancora ti dico: ‘Vieni qua’, tu venga! Ma è importante il mezzo, il come e il perché!

17.         Non sta scritto: ‘Nulla potete far senza di Me!’? Perciò anche tu avresti dovuto, prima di entrare in questa stanza, ammettere dinanzi a Me: ‘Signore, senza di Te non posso far proprio nulla!’, allora Io avrei fatto in modo che la cosa andasse diversamente. Tu invece sei entrato immediatamente con la sola fiducia in te stesso. Perciò dovevi sperimentare su te stesso quanto poco si riesce a fare senza di Me.

18.         Sul mondo esistono, purtroppo, tanti indipendenti operatori d'opere, quanti sono gli uomini, e tanti sentimenti e conoscenze differenti, quante sono le teste. Qui invece è diverso, qui esiste solo un'indipendenza, vale a dire in Me – e un sentimento e una conoscenza, ugualmente in Me e tramite Me! Dove questo non è il caso, lì non c'è altro che inganno e illusione.

19.         Questo, dunque, per tuo futuro insegnamento e tua direttiva! – Ora però entriamo tutti in questa stanza per vedere che cosa si potrà fare con questo tuo apparente serraglio celeste, e se questi animali comprenderanno la Mia lingua. Così sia!”.

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Cap. 36

 

La seconda vista di Martino nel serraglio sotto la guida del Maestro celeste

Suo discorso di conversione

La salvezza degli smarriti

1.              Ora entriamo svelti ancora nella stessa stanza, e troviamo la compagnia dei trenta ancora rannicchiata in un angolo, proprio come si rannicchiano gli animali.

2.              Pietro li chiama come segue, dicendo: “Seguaci di Calvino, voltatevi, perché il Signore vi attende! Non Lutero, non Calvino, non la Bibbia, nemmeno Pietro e Paolo, o Giovanni, ma unicamente Gesù, il Crocefisso, riconoscete! Perché Lui solo è il Signore dei Cieli e di tutti i mondi; all'infuori di Lui non esiste più nessun signore, nessun dio e nessuna vita!

3.              Questo Signore Gesù, che qui è l'Unico vero, eterno Cristo, è qui e vuole accogliervi – se lo volete – affinché diventiate tutti beati nel Suo santissimo Nome!”.

4.              Risponde uno della compagnia che ha le sembianze di asino: “Chi sei tu che osi venire con questa vecchia storia di Gesù, in questa era di emancipazione? Non vedi dunque i miei tesori, con i quali spero di farcela per l'intera eternità! E non ti accorgi che io sono perfettamente soddisfatto con la mia condizione? A cosa mi serve quel mistico Gesù che non era, non è, e non sarà mai? Quando si comincerà una buona volta ad eliminare i vecchi saggi mistici e sostituirli con gli uomini veramente saggi del presente?

5.              È proprio necessario che Omero debba essere sempre il più grande poeta, Orfeo un vero e proprio dio del suono, Apelle il primo pittore, Apollodoro il primo scultore, Genghiz Chan il più grande eroe e conquistatore, Socrate, Platone e Aristotele i più grandi filosofi, i faraoni Ramses e Sesostris e Möris i più grandi re costruttori, Tolomeo il primo astronomo, Mosè il più grande e savio legislatore, Davide e Salomone i re più saggi, e infine Gesù, il più grande e più savio moralista?

6.              Noi tedeschi non abbiamo abbastanza uomini di fronte ai quali tutti questi vecchi personaggi dovrebbero veramente nascondersi? E tuttavia a questi si costruiscono altari per sacrifici, mentre, non raramente, si lasciano morir di fame i saggi del presente! Quando, quando dunque questo non senso prenderà, una buona volta, una fine?”.

7.              Risponde Pietro: “Io sono quello che sono, a volte Simon Giona, altre volte solo Pietro! Per quanto riguarda l’emancipazione dei tuoi tempi, questi veramente non valgono granché. La vecchia storia di Gesù vale evidentemente più dei tesori della tua pelle da somaro. I vecchi saggi valgono perciò più dei giovani bellimbusti, perché sapevano ciò che facevano. Per questo sono diventati istruttori di popoli per tutti i tempi, mentre tutti i dotti di quest’epoca presumendosi altamente saggi, non sanno ciò che fanno, non conoscono se stessi, perciò ancor meno conoscono gli altri, e meno di tutto la pura natura e divina essenza del Signore Gesù Cristo. Per questo motivo si presentano poi qui, alla presenza del Signore, come voi, vale a dire nelle sembianze dell'asino, del bue, della lepre braccata (che nel mondo, quando esse, per la loro troppo stravagante sapienza, erano convocate talvolta davanti ai tribunali, per puro coraggio e per il quieto vivere se la davano preferibilmente a gambe piuttosto che difendersi coraggiosamente davanti agli stessi, e solo dopo facevano risuonare un contro latrato quando sapevano che la loro pelle era al sicuro in qualche nascondiglio), e anche nelle sembianze delle pecore rognose!

8.              Voltatevi e guardatevi, e scorgerete in voi la verità delle mie parole! Perché prima avevate un così grande timore di Gesù e pregavate che non venisse da voi, e ora che è venuto da voi veramente, Lo considerate solo come un essere mistico?”.

9.              L’asinesco della compagnia è ora muto e non dice nulla. Il vescovo Martino, invece, fa quest’osservazione: “O Signore, in verità la Tua pazienza è grande, e infinito è il Tuo Amore! Ma se Io potessi rifilare a questo vero asino un sacco di bastonate sulla sua pellaccia, mi sentirei assolutamente bene. No? Ma questo è veramente un somaro! Non c’è che dire. I cattolici saranno anche ben stupidi; ma uno stupido come quest'asino calvinista non mi era mai capitato ancora”.

10.         Dico Io: “Mio caro amico e fratello Martino, non sai che cosa dissi un giorno Io, proprio a questo nostro fratello Pietro, quando egli, a un servo del sommo sacerdote, cioè Malchus, staccò con la spada un orecchio? Vedi, la stessa cosa vale anche qui! Dove l'amore, accompagnato con tutta la mansuetudine e pazienza non può nulla, allora nemmeno la spada e qualunque altro potere riesce a fare qualcosa!”.

11.         L'Onnipotenza può giudicare, togliere la vita e annientare col giudizio. Invece aiutare, rimettere in piedi, conservare la vita, ritrovare ciò che è perduto, liberare lo spirito prigioniero, vedi, questo lo può solo l'amore, unito con tutta la mansuetudine e la pazienza. Dove manca questo, là vi è solo morte e perdizione.

12.         Noi invece vogliamo che nessuno perisca, ma che tutti quelli che credono in Me, abbiano la vita eterna! Perciò spetta a noi usare tutti i mezzi con i quali sia possibile aiutare ognuno secondo la propria natura.

13.         Prova tu con questi indomabili dotti calvinisti, e vedi che cosa puoi ottenere da loro come ex vescovo!”.

14.         Risponde il vescovo Martino: “O Tu, carissimo Signore, Tu, mio amatissimo Dio e Padre Gesù, sarebbe tutto bene, ma se il degnissimo Pietro, a quanto pare, non riesce a far nulla con loro senza miracoli, non so davvero fino a dove possa riuscirvi io.

15.         Io però ora penso, poiché Tu, o Signore, sei qui nella Tua pienissima Essenza divina, personalmente, cui sono eternamente a disposizione tutti i mezzi, sia assolutamente imperdonabile che io, quale un purissimo nulla, volessi operare qui davanti a Te, dove Tu sei Tutto in tutto, e un soffio del Tuo Pensiero può di più che se io parlassi saggiamente per un’eternità. Perciò ti prego, clemente, riprendiTi questa proposta che mi hai fatto”.

16.         Rispondo Io: “Non così, Mio caro fratello Martino! Vedi, anche tu ora fai parte dei Miei mezzi! Se agissi subito Io personalmente su questa compagnia mezza morta, allora essi sarebbero giudicati. Ora già sanno che sono qui, e alcuni di loro hanno anche una mezza fede che Io possa essere il vero Signore.

17.         Affido perciò a te quest’incarico per il quale il fratello Pietro ti ha già spianato la via. Lui stesso è troppo potente per questi deboli. Per questo motivo deve aiutarli qualcuno che, per il momento, non sia troppo forte, affinché questi fragili non siano schiacciati. I moscerini, infatti, possono e devono essere prima nutriti da moscerini, se si vuole che non periscano. I fanciulli non possono essere nutriti col cibo degli adulti, ma solo con un latte leggero e delicato. Perciò va’, e adempi il Mio incarico per il recupero di questi trenta impotenti. Così sia!”.

18.         Io, Pietro e l’umilissimo libraio usciamo di nuovo da questa stanza e lasciamo il nostro Martino da solo coi trenta.

19.         Il vescovo esamina il branco per un po' e si rivolge poi con le seguenti parole, secondo la condizione del suo cuore e di quello del branco, dicendo: “Voi poveri, impotenti fratelli che, nella purissima Luce dell'onnipotente, eterno Dio, apparite come figure di stupidi animali veri e propri, ascoltatemi pazientemente e cogliete il senso del mio discorso!

20.         Io nel mondo sono stato un vescovo romano ed ero un fanatico avversario di ogni forma di protestantesimo, sebbene considerassi Roma ancor meno dell'insegnamento di Maometto. E com’ero nel mondo, così sono venuto anche qui come un animale ribelle, contrario a tutto il buono, santo e vero. Su di me non c'era un capello buono e il mio cuore era una vera stalla del tutto simile alla stalla di Augias. Io vi dico, di qualunque cosa che si fosse potuto indicare solo con il minimo apparente motivo come un qualche merito cristiano, presso di me non se ne parlava proprio!

21.         L'unica cosa, che però in sé e per sé non significa proprio nulla, era che di tanto in tanto io m’immaginavo Gesù, il Signore, in una specie di fantasia campata in aria, come era rappresentato, e oltre ciò pensavo: ‘Sì, se io Lo potessi avere così, e con Lui poter operare insieme con la conoscenza persuasiva che Egli fosse eventualmente in realtà la suprema Essenza divina, allora sarei l'essere più felice nell’intera infinità. Perché per primo, questo sarebbe il più alto onore degli onori; per secondo, la sicurissima sistemazione e l'assicurazione di vita più sicura per l'intera eternità; per terzo, la protezione più alta e potente; e infine in tale compagnia potrei assistere a meraviglie che finora nessun pensiero umano ha mai concepito’.

22.         Vedete, questo pensiero, questa mia fantasia, anzi, questi miei castelli mondani campati in aria, sono stati qui i miei unici salvatori dall'eterna rovina. Essi erano in me un nascosto amore per Dio, che io stesso non conoscevo. E vedete, cari fratelli, per quanto le cose mi andavano male, con quest’amore sono andato tanto lontano che, proprio queste fantasie mondane in me – il che per voi è difficilmente credibile – si sono formate in evidentissime realtà. Adesso io sono davvero con Gesù, l'Unico Signore del mondo dello spirito e del mondo fisico e, in questo modo beatissimo, sono assicurato per tutte le eternità.

23.         Fratelli, amici, se non volete essere voi i vostri stessi acerrimi nemici, seguite il mio esempio, ed io voglio essere tutto per voi, se doveste eternamente pentirvi! Credetemi, il Signore è in questa casa meravigliosa ed è infinitamente buono, migliore dei migliori angeli e uomini di tutti i mondi e di tutti i cieli messi insieme! Perciò convertitevi e abbiate fiducia, e all’istante per voi tutto cambierà! Preferite il mio comprovato insegnamento alla vostra presunzione, e diventate strumenti viventi del Signore!”.

24.         A questo discorso veramente sincero del nostro Martino, tutti i trenta si volgono a lui e rispondono quasi all’unisono: “Amico, questo discorso ci piace di più che le tue precedenti parole che hai avuto per noi; anche se non possiamo fare a meno di dirti che, i tuoi punti di vista, di considerarci animali nella nostra personalità, proprio non ci piacciono. Si può ben chiamare un tipo stupido asino o bue, ma fargli capire, in un certo senso che, al tempo stesso è effettivamente bue e asino – vedi, fratello, questo è proprio troppo forte!

25.         Ora però, sia come vuole! Tu con il tuo discorso ci hai dimostrato di essere un tipo intelligente e buono, e avrai anche ragione col tuo Gesù. Solo quest’unica cosa è un po’ strana, che qui non si vedono angeli. Anche con la bellezza celeste di questa regione ci sembra di avere un filo rilevante, come con gli abiti celesti. Tu, infatti, sei ancor sempre un contadino terreno, per giunta senza giacca. Anche il tuo Signore Gesù indossa una giacca che ha poco o niente di celeste, e Pietro è da menzionare piuttosto da strapazzo, che celeste. Solo il libraio da me ben conosciuto di N. ha una giacca un pochino migliore, che però, per il Cielo non ha sicuramente nemmeno il giusto taglio.

26.         Vedi amico, questo particolare è molto importante. Se potrai colmare queste lacune, allora ti crederemo in ogni parola che vorrai dirci, e ti seguiremo al più lieve cenno”.

27.         Qui Martino rimane un po’ sorpreso, perché nel corso del suo progresso spirituale, non ha ancora riflettuto su questo. Tuttavia si riprende presto in maniera visibile e continua a parlare a questo branco, adesso già mezzo convertito: “Amici, credetemi, qui conta soprattutto come uno vuole ottenere qualcosa! Io, finora, l’abito lo volevo così, e così l’ho avuto; se invece lo voglio diversamente, allora presto avrà anche un altro aspetto!

28.         Angeli veramente neanche io li visti ancora. Ma che cosa contano gli angeli e tutto il fasto celeste, se si può avere il Signore di tutti gli angeli e di tutti i fasti celesti! Egli può far apparire in un attimo come per magia – come si suole dire – tutto ciò che qui ancora manca. Insomma, veramente non ho ancora sentito il bisogno in me di tutto questo, neanche di una giacca migliore; per me, infatti, solo il Signore è Tutto in tutto, anzi, Tutto sopra di tutto!

29.         Quando starete sul mio gradino, allora penserete e sentirete come me. L'eternità è tanto lunga, e al fianco del Signore, dell'eterno Maestro dell'infinità, si potranno scoprire e apprendere molte altre cose ancora. Di questo, io ne sono del tutto convinto.

30.         Qui dico anche, come lo sento vivente in me: Signore, se solo posso avere Te, non chiedo nessun'altra magnificenza senza misura e senza nome. Perché la magnificenza di tutte le magnificenze è, e rimane in eterno solo il Signore, sì, il nostro Signore Gesù! A Lui solo sia tutto l’onore, tutta la lode e tutto il mio amore in eterno! Amen!”.

31.         A questo discorso, l’intero branco si alza come da una nuvola di polvere in una completa forma umana, dicendo all’unisono e ad alta voce: “Amen! Fratello, hai ragione, noi tutti ti crediamo. Ora hai parlato davvero più che saggiamente, e con ciò hai acceso una luce nel nostro cuore che mai si spegnerà! Grazie quindi al Signore Gesù, il tuo ed ora anche il nostro Dio in eterno!”.

32.         In questo preciso istante entro Io con i Miei due accompagnatori nella stanza, e tutti cadono ai Miei piedi gridando: “O Signore Gesù, Tu Padre santissimo, Tu, Dio uno e trino, sii con noi, poveri peccatori, clemente e misericordioso! A Te solo in eterno sia ogni onore!”.

33.         Io però dico: “Alzatevi, figlioletti Miei! Vedete, non con il giudizio, bensì con il più grande amore il Padre vostro vi viene incontro. E poiché ora Lo avete accolto nel vostro cuore, Egli vi accoglie mille volte nel Suo eterno Cuore paterno. Venite perciò ora tutti a Me, voi che eravate pesantemente aggravati e travagliati, Io vi voglio a dovizia ristorare eternamente!”.

34.         A questo punto tutti si alzano e, a quanti è possibile, si precipitano al Mio petto. Per la prima volta piangono lacrime di gioia infinita e poi, dopo essersi sfogati piangendo al Mio petto, Mi seguono lietissimi nella grande sala da pranzo, dove Pietro ha già riunito anche l’altra compagnia.

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Cap. 37

 

Il pasto celeste

Benedizione dei neo liberati e la loro dimora celeste

1.              Ora giungiamo in una sala situata più verso il mattino, che è oltremodo grande ed è decorata con vera magnificenza celeste.

2.              Nel mezzo di questa sala si trova un grande tavolo rotondo di purissimo oro trasparente, poggiante su dodici gambe di differenti pietre preziose. Intorno al tavolo sono messe tante sedie di purissimo oro, quanti sono gli ospiti. Il pavimento è di un bianco abbagliante come di neve appena caduta; e blu chiaro è il soffitto della sala, sul quale splendono le stelle più belle. Il numero delle finestre di questa sala è ventiquattro, e ogni finestra misura dodici piedi in altezza e sette in larghezza. Da queste entra una luce meravigliosa, e da ognuna si mostrano regioni di magnificenza e grazia mai sospettata. Sul tavolo ci sono sette pani accanto ad una grande e magnifica coppa piena di squisitissimo vino.

3.              Tutti quelli che sono entrati, sono ora completamente partiti per la grande magnificenza che si presenta loro qui così inaspettata. La compagnia che ha come capogruppo il libraio è, insieme con lui, piegata quasi fino a terra per l’alta venerazione. I trenta, che poco prima avevano chiesto il fasto celeste, ora spalancano bocca e occhi, e non trovano parole con le quali descrivere sufficientemente questa magnificenza.

4.              Solo il nostro Martino rimane indifferente e dice, indicando Me: “Cari fratelli, perché provate quest’immenso stupore per l’enorme fasto di questa sala? Vedete, a me è del tutto indifferente; poiché se non fosse qui con noi il nostro Signore e Padre, non darei un'arancia marcia per tutto questo. Solo Lui è tutto per me; tutto il resto, è nulla senza di Lui!

5.              Se il Signore si trovasse con me in una comunissima capanna, sarei infinitamente più beato che non se fossi solo in questa magnifica sala. Perciò il fasto di questo luogo non mi seduce per niente, ma unicamente Lui, Lui, il Padre di tutti noi, il Signore e Dio! A Lui solo va tutta la nostra più alta considerazione, l’amore, l’ammirazione, la riverenza e l’adorazione! Poiché tutta quest’enorme magnificenza è opera Sua, un soffio della Sua bocca! Faccia pure ognuno di voi ciò che vuole – io la penso così!”.

6.              Dico Io: “Martino, tu porti avanti bene la tua causa, e ora sei un vero Paolo. Bada però che tu stesso non diventi debole in qualche punto, tale da indurti a dire: ‘Ma se il Signore non fosse sempre con me?’. Ciò nonostante, Io non ti abbandonerò per questo! – Ora però sedetevi a tavola, mangiate e bevete, poiché già molti grandiosi lavori attendono le nostre mani! Così sia!”.

7.              Tutti fanno ora secondo il Mio ordine, ed Io spezzo il pane e lo distribuisco loro. Tutti mangiano con grande amore, commozione e con immensa gratitudine del loro cuore questo vero pane della vita eterna, e dopo, dallo stesso calice, bevono il vino di vita della conoscenza, e sono, con questo, vivaci e in buona salute. Dopo aver gustato il vino, infatti, s'impadronisce di tutti un così elevato senso di profonda saggezza celeste, che non sanno come fare per esprimere l’amore, e non trovano le parole per dirMi come ora si sentono felici oltre ogni misura.

8.              Io ora li benedico tutti e li scelgo come servitori e veri collaboratori del Mio eterno Regno.

9.              Dopo che questo è terminato, il nostro vescovo Martino si alza e dice: “Signore, ho avuto l’impressione come se anch’io dovessi allontanarmi da Te per assolvere qualche importante incarico. Tu fai ciò che vuoi, ma io non ti lascerò mai più! Signore, dove non sei con me, là non vi è nulla di me! Non andrò mai più via da Te; perché ora Ti amo troppo potentemente! Quindi, io resto con Te!”.

10.         Rispondo Io: "Non così, Mio carissimo fratello Martino! Io ti dico: non un attimo starai lontano da Me, come nessun altro di questa compagnia e nessuno degli innumerevoli che Mi hanno riconosciuto e accolto nel loro cuore! D'altra parte in ogni caso è necessario che ognuno vada apparentemente senza di Me, là dove Io lo manderò, altrimenti la sua gioia sarebbe incompleta e la sua vita senza scopo!

11.         Perciò ciascuno deve dedicarsi diligentemente alla più grande attività e fare del bene il più possibile. Quanto più uno è attivo, tanta più grande beatitudine gli toccherà. Perché la beatitudine consiste solo nell'azione, secondo il Mio Ordine celeste stabilito dall’eternità.

12.         Guarda fuori della finestra! Là, verso il mattino, in un bellissimo grande giardino – non lontano da questa Mia casa dell’eternità – c’è una graziosa casetta che, all'interno, è molto più spaziosa di quanto sembri guardandola dall'esterno. Va’, e prendine pieno possesso!

13.         In una stanza troverai una tavola rotonda, di un bianco splendente. Questa tavola osservala ogni qual volta torni a casa da un compito a te assegnato. Perché d'ora in poi vi troverai scritta su, sempre, la Mia Volontà, secondo la quale dovrai sempre orientarti in ogni tuo operare. Se farai sempre puntualmente ciò che ti indica questa, allora sarai presto messo a capo di cose più grandi; al contrario, invece, sarai messo a capo di cose più piccole, secondo la tua forza di volontà.

14.         Se però tu non dovessi orientarti completamente in qualcosa, allora vieni qua, e ti sarà data informazione su tutto. Se invece Mi chiamerai nella tua dimora, allora Io sarò presso di te. Per ora sai tutto ciò che devi sapere. Perciò va’ adesso nella tua casetta, dove saprai il resto, cui però dovrai attenerti precisamente.

15.         Ciò che ho comunicato a te ora, lo comunico, nello stesso tempo, a tutta la compagnia. Guardate tutti fuori, e la casa che voi scorgerete, è di colui che la vede! Andate e operate come ho appena indicato al fratello Martino, poiché ognuno troverà nella propria dimora lo stesso arredamento. Così sia!”.

16.         Il vescovo Martino si gratta per un po’ dietro l'orecchio, poiché crede che là non Mi avrà e non Mi vedrà, ma fa comunque come Io gli ho ordinato. Gli altri della compagnia, per i quali la mia vicinanza è ancora troppo santa, se ne vanno più facilmente, in un certo senso per riposarsi da quest’emozione troppo grande del loro animo.

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Cap. 38

 

Il vescovo Martino nella sua dimora celeste

La prima sorpresa: arredamento della casa

1.              Quando il vescovo Martino raggiunge rapidamente la sua casetta e vi entra, è oltremodo sorpreso nel vedere che Io stesso lo attendo già alla soglia e ora lo introduco nella stessa; un servizio che, con gli altri, provvedono gli angeli, perché gli altri della compagnia hanno di Me ancora molto più rispetto che amore. Con il vescovo Martino invece è esattamente il contrario; per questo non gli era gradito doversi, in un certo qual modo, separare da Me.

2.              Quando Mi vede anche nella sua casetta e lo attendo qui già alla soglia, per pura gioia si batte le mani sulla testa e dice:

3.              “Sì, così, – così mi piace sicuramente assai di più che là in casa Tua, in particolare nell'ultima sala delle magnificenze! Mio Signore Gesù immensamente amato, se Tu sei con me, la più misera capanna è già in eterno il Cielo più sublime!

4.              Ma come sei venuto qua così velocemente a me del tutto invisibile? Questo è veramente un altro miracolo non-plus-ultra! Sì, sì mio amatissimo Signore Gesù, con Te è tutto un miracolo su miracolo, e io sono proprio uno sciocco che non capisce e non intende nulla! No! È però strano che Tu sia qui prima di me. Io Ti ho lasciato esattamente nella Tua grande sala delle meraviglie!”.

5.              Rispondo Io: “Non farti scrupoli per questo, Mio amato fratello Martino. Vedi, se Io non fossi dappertutto, sempre, il Primo e l'Ultimo, e in ogni dove, Tutto in tutto, sarebbe triste con l'intera infinità. Così ora ti puoi voltare e andare dove vuoi, Mi troverai già, laddove ti volterai e andrai.

6.              Vieni nella tua casetta con Me, affinché ti mostri Io stesso tutto l’arredamento e t’insegni come usarlo nel modo giusto. Vieni! Vieni! Vieni perciò ora con Me in questa ormai tua casetta. In verità è piccola, ma contiene più di tutti i mondi, anzi più di un’intera regione solare nella sfera naturale planetaria, cosa di cui presto ti potrai chiaramente convincere. Perciò vieni, và e cammina con Me in questa tua dimora! Così sia!”.

7.              Il vescovo Martino Mi segue immediatamente ed è oltremodo meravigliato quando entra, piuttosto che in una presunta piccola stanza, in un salone immenso. E quanto più l’osserva, tanto più questo si amplia e offre tutto ciò che il nostro vescovo possa mai immaginare.

8.              Nel mezzo di questo grande salone si trova, su un sostegno d'oro, un grande disco bianco splendente. Dietro di questo, su un piedistallo di ferro, un globo terrestre al gran completo, celestialmente artistico, il quale, dal più grande al più piccolo, contiene tutto ciò che la vera Terra contiene dal suo centro alla superficie e, naturalmente, anche tutto ciò che in essa accade.

9.              Dietro questo globo è riprodotto, con arte ugualmente divina, tutto il sistema planetario di questo Sole naturale identico all’originale, che mostra, precisamente e fedelmente, ogni particolare e ogni caratteristica di tutti i singoli pianeti, come anche del Sole.

10.         Il pavimento di questo salone è come di purissimo zaffiro, le grandi pareti come di smeraldo, il soffitto come di azzurro con molte stelle. Dalle grandi finestre una luce meravigliosa, rosso-violetto, entra in questa grande sala che, a metà altezza, è abbellita ancora da una meravigliosa galleria decorata di finissimo diaspro; poi dalla sala ancora dodici porte che conducono in sale attigue. Le pareti di smeraldo riproducono inoltre bellissimi giochi d’ombra, cosa che il vescovo Martino mai si sarebbe immaginato.

11.         Dopo un lungo ed enorme stupore, il vescovo riapre finalmente la bocca e dice: “O Signore, Signore, Signore! Sì, sì, ma che gioco nuovo è mai questo? Ah, è tutto ciò che si può dire! No, no, no! Ah, ahahah! All'esterno sembra quasi una casetta per mosche – e all'interno vi è un intero mondo! Sì, ma come può essere? No, questo è per me finora il più incomprensibile, come può una cosa essere più grande all’interno che non all’esterno? Lo comprenda chi vuole e chi può; per me invece questa faccenda è senz’altro puramente troppo tonda!”.

12.         Dico Io: “Mio amato fratello Martino, ti dico che presto lo comprenderai! Vedi, nel reale mondo dello spirito tutto è veramente il contrario del mondo materiale. Ciò che nel mondo è grande, qui è piccolo; ciò che nel mondo è piccolo, qui è grande. Chi nel mondo è il primo, qui è l'ultimo; chi invece nel mondo è l'ultimo, qui è il primo!

13.         Quanto è grande un uomo nel mondo? Misura sei spanne in altezza e due in larghezza. Ma se è un saggio, dimMi, quale infinite grandezze e profondità si trovano nel suo cuore! Io ti dico che tutte le eternità non basterebbero per scoprire e comprendere la pienezza delle sue meraviglie!

14.         Avrai ben spesso osservato nel mondo un chicco di grano. Questo è sicuramente piccolo secondo la sua misura esteriore, ciò nonostante contiene tanti suoi pari in sé, che l’intera eternità mai potrebbe calcolare. E così davanti a te è svelata l’origine di questo mistero che ritieni incomprensibile.

15.         L'esteriore di questa casa è uguale al tuo essere esteriore ora assolutamente umile: essa è – come te – piccola. Il suo interno invece è ora uguale alla tua sapienza interiore, la quale abbraccia cose più grandi della dimensione esteriore della tua essenza. Per questo motivo è chiaramente più grande dell’esterno di questa casa, che qui è uguale al tuo essere esteriore. L'interiore, invece, diventerà sempre tanto più grande, quanto più crescerai nella vera sapienza proveniente dal Mio Amore. Perché qui ognuno vive della sua sapienza proveniente dal suo amore per Me, che è il vero e proprio creatore di tutto ciò che a te qui sembra tanto meraviglioso.

16.         Guarda là, quella bianca splendente lavagna che sta diritta in piedi; essa rappresenta la tua coscienza purificata per mezzo Mio. Su di essa troverai, d'ora in poi, sempre la Mia unica Volontà, secondo questa, poi, tutte le volte t’indirizzerai senza indugio!

17.         In verità, già nel mondo ogni uomo, nella cameretta del suo cuore, ha eretta un’uguale lavagna della coscienza, sulla quale è sempre indicata la Mia Volontà per la fedele osservanza di ognuno. Ma solo pochi si accorgono di questa, e alla fine davvero molti tingono questa lavagna completamente di nero con tutti i loro peccati, affinché mai più possano scorgervi la Mia Volontà.

18.         Vedi con quanta cura è posto qui l’arredamento? Quindi non è stato un gioco di prestigio apparso come per magia, come tu hai pensato prima.

19.         Dietro la lavagna si trova un’esatta riproduzione della Terra, com’è in tutto il suo essere, e dietro di questa il Sole, con gli altri pianeti. Se qualcosa non ti è chiara, allora osserva la superficie posteriore di questa lavagna, che è rivolta verso il mondo; là troverai tutte le volte la spiegazione. Se poi vuoi anche sapere quel che dovrai fare, allora osserva la superficie anteriore di questa; là troverai sempre la Mia Volontà.

20.         Ancora vedi dodici porte che da questa grande sala conducono in stanze laterali più piccole. In queste stanze troverai ogni sorta di cibo ancora alquanto coperto. Questo però gustalo solo allora, quando Io te l’avrò completamente benedetto, altrimenti ti renderebbe debole di intelletto, e per un po’ non saresti in grado di leggere la Mia Volontà scritta su questa lavagna. Perciò, se dovessi entrare in una di queste camere nascoste, abbandonala subito, e vieni da Me, ed Io verrò lì, ti scoprirò il cibo e lo benedirò interamente.

21.         Ora sai come stanno qui queste cose; agisci in conformità, allora crescerai sempre di più nella beatitudine! Così sia!”.

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Cap. 39

 

Il vescovo Martino solo nella grande sala della sua casa

L’osservazione del globo terrestre e degli altri corpi celesti

Noia di Martino

1.              Ora, apparentemente, lascio il vescovo Martino, e lui trovandosi tutto solo, comincia a discutere con se stesso nel seguente modo: “Ecco, alla fine sono nuovamente solo! Certo, qui in modo davvero celestiale, sublimemente splendido, sazio, benedetto e certamente anche già beato, più che beato. Tuttavia, solo, ora sono tutto solo! Solo le mie idee aleggiano su queste pareti, simili alle immagini che nel mondo sono prodotte dal riflesso di specchi concavi, su e giù, a destra e a sinistra. Non esiste neanche un moscerino che potrebbe sussurrarmi qualcosa.

2.              Voglio andare una volta al grandioso globo terrestre e occuparmi un po’ di lui. A dir il vero è un'opera d'arte infinitamente preziosa! Guarda là, proprio là si trova il luogo dove ho esercitato la funzione di vescovo; là la chiesa, là la mia residenza! E guarda, là c'è anche il cimitero, là la mia tomba, e che splendido monumento! Gli uomini però che erigono monumenti allo sterco e dimenticano lo spirito, sono proprio immensamente stolti! Se potessi distruggere questo monumento con un robusto fulmine, mi sentirei più leggero nel cuore. Ma solo il Signore faccia ciò che è giusto!

3.              Perciò girati, mio caro globo! Voglio vedere come stanno le cose in Australia! Ah, eccolo là, il paese dalla natura selvaggia! Per mille fulmini, ha un aspetto molto brutto, molto triste: nient’altro che la più fitta oscurità, la più feroce schiavitù, persecuzione e assassinio degli uomini nella carne e nello spirito! Che il Signore ti protegga, mio caro globo, in questo modo avremo da fare pochissimo insieme! Dovrei essere un gran somaro se dovessi irritarmi fino alla disperazione alla tua vista, qui nel regno dell'eterna pace! No, adesso però vorrei proprio scoppiare dallo sdegno, come possono questi uomini terreni più potenti torturare in tutti i modi possibili, e uccidere crudelmente i loro deboli fratelli, proprio per divertimento? Via, via da me, tu miserabile rappresentativo strumento di crudeltà terrene, noi due ci vedremo molto raramente!

4.              Guarda, qui c'è anche l'intero sistema planetario con il Sole! Voglio esaminare un po’ meglio il più vicino. Ecco qui Venere!

5.              Che aspetto hai dunque, mio caro Venere, tu che spesso mi hai dilettato e rallegrato sulla tenebrosa Terra con la tua magnifica luce, la sera o il mattino? Fatti guardare da vicino! Ah, hmm, la faccenda l'avevo immaginata molto diversamente! È un mondo del tutto simile al mondo che ho abitato, solo che non ci sono mari così grandi e uniti tra loro; in compenso ci sono molti monti, e molto alti per questo pianeta!

6.              Come stanno le cose con la vegetazione e con un’eventuale popolazione di esseri viventi? Chiedo un pochino più ingrandimento del pianeta, oppure un microscopio spirituale, altrimenti con questa visuale in miniatura, scoprirò ancor meno di quanto abbia scoperto finora! Il pianeta non è più grande di un misero uovo di gallina sulla Terra, – che cosa vi si potrebbe cavar fuori? In verità, con questa scala gli animaletti infusori dovrebbero riuscire graziosamente piccoli!

7.              Devo guardare anche la lavagna, vi sta forse già scritto qualcosa? Guarda, su questo lato non vedo nulla! Questo va bene, poiché devo apertamente confessare che davanti a questa lavagna ho un particolare rispetto! Devo però guardare anche dall’altro lato, sta scritto lì forse qualcosa? Ah, questo è ancora meglio; perché anche qui non vi è ancora scritto nulla! Perciò ora, nuovamente solo, al mio sistema planetario!

8.              Ecco di nuovo Venere, ma non è più grande di prima. Quindi anche con te, mia bellissima stella, non ho più niente da fare se non vuoi ingrandirti! Perciò, mettiti pure da parte!

9.              Aha, ecco che arriva il piccolo Mercurio, un piccolo mondo del tutto spassoso, della grandezza di una noce! Sembra che non abbia nessun mare, ma in compenso tanti più monti – ammesso che queste mezze capocchie di spilli si possano indicare con l'onorifico titolo di 'monti'! Mio caro Mercurio, anche noi abbiamo già finito; via con te!

10.         Che cos'è questa specie di pianeta rosso rame? Non sarà per caso ancora la Terra? No, no, non lo è! Oh, eccoti qua, eroe focoso; tu sei Marte! Beh, sulla Terra anche di te mi ero fatto un’idea completamente diversa! Ho sempre pensato che tu fossi un patrono molto inquieto e molto turbolento. Ma da come vedo ora, dalla tua superficie molto piatta e con pochissimi monti, mi sembri davvero il contrario di ciò che immaginavo. Neanche su di te riesco a vedere più niente, perciò ti passo oltre!

11.         Qui vedo sette piccole palline di – sicuramente anche pianeti? Solamente, via con voi, già non avete proprio nulla per me!

12.         Ecco, qui orbita già il pianeta gran mogol[22] Giove davanti alla mia faccia! Veramente è molto grande! Ancora quattro satelliti intorno a sé, questo sì che è interessante! – Che cosa vedo su di te? Per la miseria, c'è incredibilmente molta acqua! Solo intorno all'equatore ci sono isole di una certa entità, altrimenti solo acqua! Ci sono anche dei monti qua e là; ma non sono molto alti! Come stanno le cose con la vegetazione, e come con gli esseri viventi? Questo pianeta è, a ragione, migliaia di volte più grande dei precedenti, ma di una vegetazione anche qui nessuna traccia. Noto che le pianure sembrano, per così dire, un po’ scabrose; ma quale ne sia la causa, – per questo ci sarebbe bisogno di altri occhi.

13.         Là vedo anche Saturno, Urano e in fondo ancora un grandissimo pianeta, con – sì, sì, giusto, con dieci lune, di cui tre molto grandi, e accanto a loro altre più piccole! Queste non saranno per caso lune di lune? – Sullo sfondo vedo ora anche una gran quantità di comete!

14.         È veramente bello, sì, maestosamente bello. Ma se non si può scoprire nient'altro su questi pianeti, se non mari e monti, allora essi offrono in eterno disperatamente poco divertimento. Ora ho già finito; con questa scala di grandezza avremo in futuro pochissimo a che fare insieme!

15.         Là nel mezzo c'è ancora il Sole! Certo che è un ammasso enormemente grande! Ma a cosa serve la sua grandezza se la Terra, in rapporto alla sua reale dimensione, è come un granello di sabbia dove non si riesce a vedere nulla? Perciò, anche con te, caro Sole, io non ho più niente da fare; perciò anche a te tanti saluti!

16.         Ora avrei già terminato con la contemplazione delle straordinarie rarità artistiche celesti che qui decorano la mia sala. Che cosa faccio adesso? Sulla lavagna non c'è scritto nulla; dai pianeti non c'è altro da rilevare e da ispezionare. Il bel globo terrestre vorrei averlo piuttosto fuori di questa stanza che dentro. Quindi domando: che cosa faccio adesso? Andare dall’altra parte dal Signore? Non starebbe neanche bene, adesso, così presto!

17.         Hm, hm, hm – è abbastanza penoso che nel Cielo, come spiriti beati, vicinissimi al Signore di tutte le magnificenze, ci si debba annoiare un po’! Avrà certamente anche i suoi vantaggi; ma la noia rimane noia, sia in Cielo che in Terra.

18.         Sulla Terra, alla fine, ci si consola se, per così dire, si tagliano tutti i fili con la cara morte che, almeno per la Terra, pone fine a ogni canzone – dal contenuto allegro o triste. Ma qui, dove certamente – al Signore eterno grazie per questo! – alla vita non segue più nessuna morte, tutto assume subito un carattere eterno. E si è viene indotti a credere facilmente che una condizione così durerà eternamente. Questa condizione rende poi ogni apparizione fortemente monotona, per lo meno mille volte più monotona che sulla Terra, dove ad ogni cosa è posta una fine.

19.         Dunque, che cosa devo fare adesso? Non c’è scritto nulla sulla lavagna? No, ancora nulla! Certamente il Signore per ora non ha bisogno dei miei servigi, altrimenti avrei già avuto qualcosa da fare!

20.         Hm, hmmmm! Qui nel Cielo diventa già monotono! Dovrò stare per sempre in questo museo d'arte celeste? O povero me, avrò a che fare con una bella monotonia, davvero incomparabile!”.

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Cap. 40

 

Le dodici stanze con i cibi spirituali ancora coperti, non ancora benedetti

Il gregge di belle fanciulle – La bella mercuriana

I venusiani nudi dalla forma perfetta – Importanza della benedizione del Signore

1.              Continua il vescovo Martino: “Ora però mi viene in mente una cosa! Accanto a questa sala ci sono ancora altre dodici stanze laterali, nelle quali si può giungere attraverso queste dodici porte. Esatto, le avevo già dimenticate, e nelle stesse anche i cibi coperti un po’ fatali. Oh, queste le devo subito ispezionare! Dunque, nel Nome del Signore, 'buona fortuna!', come dicono sulla Terra i minatori. Anche se qui non ci sono gallerie e pozzi, esistono comunque di certo dodici stanze segrete, dove non si sa ancora che cosa contengano; perciò, anche qui nel Cielo: buona fortuna!

2.              Ecco la prima porta! Allora apriamola ed entriamo! Oh, oh, oh! Oh, per mille, mille, mille fulmini! Là vedo, in tutta forma, il mio bel gregge! Ah, questo mi piace! Con una sorpresa simile, la cara eternità mi diventa certamente non troppo lunga! Ora però, mezzo giro a destra e – dietro-front! Questo è dunque il primo cibo coperto! Perciò, ora alla seconda porta!

3.              Eccola qua! Quindi, nel Nome del Signore, apriamola con cautela, perché non si può sapere che cosa mai vi si può trovare! Guarda, questa porta si apre con più difficoltà rispetto alla prima; ma intanto si apre lo stesso! Dio sia ringraziato, è aperta! Però in questa stanza c’è un po' più buio che nella precedente, perciò devo inoltrarmi ulteriormente!

4.              Oh, oh, oh! Sì, ma che cosa succede? Questa stanza è addirittura più grande di tutto il grande salone! E in fondo scopro una quantità di uomini d'ambo i sessi completamente nudi; il loro numero è incalcolabile! O mio Dio, che stupendi esseri sono questi, specialmente quelli femminili!

5.              Oh, perbacco, perbacco! Una di loro mi viene proprio incontro! Devo attenderla? Sì! Per forza, sì, devo attenderla! Perché questo cibo non è coperto davvero! No, no, no! Questo cibo non è coperto!

6.              Per mille fulmini, ma questa è una bellezza non plus ultra! Questo candore, questa pienezza esuberante, questo seno! No, è insopportabile! Queste braccia rotonde, bianchissime, questi piedi divini e questo viso dolcissimo con un’espressione tanto celestiale e soavemente sorridente – si potrebbe dire – perfino troppo gentile e bello per il Cielo!

7.              Ahahahah! No, no, no! – Non riesco a sopportarla! Devo andarmene! – Non posso davvero, almeno non io! – È semplicemente impossibile! Vuol forse dirmi qualcosa? Lei è già – qui! – È qui, qui! Zitto! Ora vuol parlare con me; perciò zitta, mia sciolta lingua!”.

8.              Dice la donna: “Sei sicuramente tu il proprietario di questa casa che stiamo aspettando già da molto tempo?”.

9.              Risponde il vescovo Martino: “Sì – oh sì, veramente no, oppure sì e no! Sono appena arrivato. Il vero proprietario di tutto, in verità, è il Signore Gesù, Dio dall'eternità! Che cosa posso fare per voi e in particolare per te, super celestiale bellezza di tutte le bellezze dell'intera infinità?”.

10.         Dice la donna: “Non lodarmi troppo! Poiché vedi, là in fondo c'è ancora una moltitudine del mio sesso, e sono tutte incomparabilmente più belle di me, ecco perché io, la più brutta, sono stata mandata a te, affinché tu, all’inizio, non fossi troppo abbagliato.

11.         La nostra preghiera però consiste in questo: vedi, noi siamo tutti esseri provenienti dal mondo che voi, figli dell'Onnipotente, chiamate 'Mercurio', come abbiamo appreso qui adesso. Questa casa è tua; ora dipende da te, se tenerci al tuo servizio o anche mandarci via. Noi tutti però ti preghiamo che tu ci possa essere clemente!”.

12.         Continua il vescovo Martino: “Oh, ti prego, celestiale, sublime, immensamente dolce bellezza; oh, se foste ancora mille volte di più, mai vi lascerei andar via da qui! Poiché per puro amore per te, io sono completamente partito! Vieni qua, tu bellissima mercuriana, e lascia che ti prenda tra le mie braccia! Ohohoh – no, no; ahimè, diventi sempre più bella, e sempre più affabile mi sorridi! Allora vieni, vieni e lasciati abbracciare!”.

13.         Risponde la donna: “Tu sei un signore, io invece sono eternamente solo la tua schiava! Se comandi, io devo ben fare la tua volontà, che per noi tutti deve essere sacra!”.

14.         Incalza il vescovo Martino: “Oh, ti prego mia incantevolissima! Che schiava! – Io non conosco questo termine! D'ora in poi tu sarai regina del mio cuore! Vieni solamente! Vieni, tu, leggiadrissima, anzi, bellezza davvero senza nome! – O Dio, o Dio, questa è davvero uno splendore! No, no, già mi manca davvero il respiro per purissimo rapimento!”.

15.         Il vescovo Martino vorrebbe proprio gettarsi al petto di questa bellissima mercuriana, quando Io stesso gli batto sulla spalla dicendo: “Un momento, Martino, mio caro figlio, anche questo è un cibo coperto! Solo quando l'avrò benedetto per te, potrai gettarti al suo petto, se lo vorrai ancora! Quindi, fa anche qui il tuo dietro-front!”.

16.         Risponde il vescovo Martino: “Oohoh – oh! Tu mio amatissimo Signore Gesù! Io ti amo certamente come solo uno può amarTi; ora però Ti devo confessare a cuore aperto. Sì – che cosa volevo veramente dire? Sì, sì, devo confessarTi a cuore aperto: per quanto Ti ami, questa volta avrei quasi preferito se Tu fossi venuto alcuni momenti più tardi!”.

17.         Rispondo Io: “Lo so molto bene, e ti avevo già anche anticipato che presto Mi avresti parlato così, sebbene allora tu non volevi separarti da Me per nessuna cosa al mondo. Io però non lascio mai più chi una volta Mi ha afferrato, quindi nemmeno te! Perciò, esci presto da questa stanza! Perché? Questo ti sarà reso noto al tempo giusto! – Invece tu, donna, ritirati di nuovo!”.

18.         La donna fa subito come le è stato ordinato, e il vescovo Martino Mi segue con una faccia un po' lunga, ma in ogni modo di buon grado, verso la terza porta.

19.         Ora giungiamo alla summenzionata porta, e guarda, si apre da sola!

20.         Il vescovo Martino guarda dentro con molta curiosità e rimane stupefatto nel vedere un mondo del tutto nuovo e, oltre alle più stupende magnificenze, un gran numero di esseri beati nella più completa forma umana, la quale è così bella che lui perde letteralmente i sensi.

21.         Solo dopo alcuni momenti il vescovo esclama: “O Signore, eccellentissimo Creatore e Maestro di tutte le cose, di tutti gli esseri, uomini e angeli, questo è proprio infinito! Questo va oltre ogni concetto umano!

22.         Adesso cos’è questa novità? Che creature sono? Sono già degli angeli, oppure ancora degli spiriti di uomini beatissimi? Sono, per la verità, anche nudi, – ma la loro pelle, bianca come il Sole, la perfettissima, rigogliosissima figura, la massima, perfettissima armonia nelle loro membra, un proprio splendore che li circonda, tutto questo sostituisce milioni di volte le vesti più splendenti. Non riesco a immaginarmi una forma più splendida, più bella e più elevata!

23.         Sì, Signore, nessuna lode, nessun encomio e nessun onore possono essere immaginati per lodare, gloriare e onorare Te convenientemente! In verità, in verità, Tu sei Santo, Santo, Santo; i Cieli e la Terra sono pieni delle Tue magnificenze! A Te sia perciò onore di eternità in eternità!

24.         O Signore, Ti prego, proseguiamo oltre, poiché non riesco più a sopportare questa vista troppo magnifica! Solo questo dimmi, clementissimo: che esseri sono questi?”.

25.         Rispondo Io: “Questi sono spiriti di uomini provenienti dal pianeta che voi chiamate ‘Venere’. La loro destinazione è servire voi, figli Miei, sempre, dove e quando avete bisogno dei loro servigi. Questo servizio è la loro somma beatitudine. Perciò tu li renderai sempre più felici, quanto più spesso e saggiamente li utilizzerai!

26.         Questi tuttavia non sono gli unici che attendono un tuo cenno, bensì ce ne sono ancora una quantità infinita di altri pianeti, che tu, in futuro, dovrai prima imparare a usare saggiamente. Ora per intanto sai ciò che è necessario sapere; tutto il resto seguirà!

27.         Da questo però, puoi ora già dedurre ciò che Paolo voleva dire con le parole quando disse: ‘Nessun occhio ha mai visto, nessun orecchio ha mai udito e non è mai giunto al senno dell'uomo, ciò che Dio ha preparato per quelli che Lo amano!’.

28.         Quando eri nel mondo, tu non potevi immaginare perché a volte ti sentissi così potentemente attratto dalle stelle. Ora però vedi davanti a te il magnete che nel mondo ti ha attirato così magicamente e ti ha strappato talvolta il sospiro ‘Ah, quanto è meraviglioso!’ dalla tua anima in quel tempo così indurita.

29.         Vedi, questo è già una specie di servizio di questi esseri che, con la loro salda, irremovibile volontà, non raramente avvicinano di nascosto gli animi ricettivi degli uomini terreni e li guidano in alto alle stelle. Lo hanno fatto anche con te, quando non li conoscevi ancora. E ora lo faranno ancor di più, giacché ti conoscono visibilmente, come tu ora conosci loro, anche se ancora non completamente.

30.         Ora però proseguiamo, e precisamente verso la quarta porta! Là vedrai qualcos'altro di ancora più splendido. Così sia!”.

31.         Domanda il vescovo Martino: “Signore, ma perché queste magnifiche creature non possono venirci vicino? E perché devono essere prima benedette da Te?”.

32.         Rispondo Io: “Martino, figlio Mio caro, non hai mai visto sulla Terra, quando andavi lungo un fiume, e vedevi sull'altra sponda degli uomini passeggiare oppure occupati in altre faccende? Potevi andare da loro, se ne avevi voglia, senza ponte o senza barca? Tu dici: no! – Ora vedi: a ciò che nel mondo, serve un ponte o una barca, proprio a questo, serve qui la Mia benedizione!

33.         Senza di Me non puoi far nulla, sia sulla Terra sia qui nel Cielo. La Mia benedizione è la Mia potentissima Volontà, la Mia eterna Parola ‘Sia’, per mezzo della quale tutto ciò che è, è stato fatto. Quindi, prima deve anche essere fatto il ponte dalla stessa [Parola] per tutti questi esseri, affinché tu possa giungere a loro e loro a te, senza alcun danno. Ma per tutto ci vuole il suo tempo, la cui durata posso determinarla solo Io e colui al quale la rivelerò”.

34.         Risponde rapidissimo il vescovo Martino: “Ma perché la bella mercuriana è potuta venirmi così vicino, tanto che si sarebbe anche lasciata cadere tra mie braccia se Tu non mi avessi trattenuto, e tuttavia, lei, come cibo coperto, non era ancora stata benedetta da Te? Che cosa le era servito come ponte? Oppure anche lei era ancora una vacua apparizione?”.

35.         Rispondo Io: “Mio caro figlio Martino, non voler sapere più di quanto ti rivelo; poiché la stoltezza un giorno ha fatto cadere Adamo e, prima di lui, il primo e il più grande degli spiriti angelici! Perciò, se vuoi essere perfettamente felice, devi anche seguire in tutto e per tutto le Mie istruzioni, e mai voler andare oltre la méta che ti è posta dal Mio sommo Amore e dalla Mia Sapienza!

36.         Al tempo giusto ti apparirà tutto chiaro. Ti basti questa sicura promessa, altrimenti ti troverai ancora una volta su un'acqua che ti procurerà più fastidio di quella precedente! Sappi, fino a che non avrai cinto intorno ai tuoi fianchi una veste nuziale celeste, non sarai ancora un vero e stabile cittadino del Cielo, ma solo un peccatore accettato unicamente per pura misericordia che qui, solo attraverso vie di diverse specie, può diventare un vero cittadino celeste. Perciò non chiedere altro, ma seguiMi alla quarta porta. Così sia!”.

37.         Il vescovo Martino si dà ora da se stesso un ceffone e Mi segue senza ulteriori riflessioni. Si pente anche di averMi fatto domande così stolte.

38.         Io però lo consolo, dicendo: “Sii solo tranquillo e d'animo senza paura! Poiché vedi, ogni parola che è inviata a te dalla Mia bocca, ti è data non per il giudizio, ma solo per la vita eterna, di questo devi esserne certo! Ecco, siamo già alla quarta porta. Si apre!”.

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Cap. 41

 

Le magnificenze di Marte

Sfinimento spirituale di Martino e stoltissimo desiderio

Biasimo del Signore

1.              Parlo di nuovo Io e dico: “Siamo ora già all'ingresso aperto. Che cosa vedi qui! E quel che vedi è di tuo gradimento?”.

2.              Risponde il vescovo Martino un po’ mogio mogio: “Signore, non ho né coraggio né parole a sufficienza per descrivere meritatamente questa aumentata magnificenza nella sua grandezza, profondità e leggiadrissima maestosità. Ciò che tuttavia ho da osservare, secondo il mio sentimento, è che per me, in tutta serietà, tutto è troppo bello! Sto già diventando addirittura insensibile a causa di queste sempre crescenti bellezze più che celestiali – specialmente quelle che qui, in visibile forma femminile-celestiale, compaiono in una vera quantità innumerevole!

3.              Quanti milioni saranno radunati in una tale sala laterale, che in verità è un mondo intero? Tutto brulica di questi esseri, dovunque e fino a dove giunge il mio sguardo. A questi si aggiungono migliaia e migliaia di casette graziosissime, templi, giardini, boschetti e una quantità di piccoli monti che sembrano essere coperti da un bellissimo tappeto di velluto verde.

4.              Vedi, Signore, questo è troppo; non riesco più a comprenderlo e mai lo comprenderò! Perciò basta, Signore, non mostrarmi più altre meraviglie ancora più grandi. In verità, queste che ho visto finora sono per me fin troppe per l'eternità!

5.              A cosa mi serve tutto questo? Se io ho Te, e ancora qualche altro amico che dimora e rimane con me sotto lo stesso tetto, quando Tu certe volte scompari, allora questo per me è abbastanza per l'intera eternità. Altri potranno trovar gioia in queste cose meravigliose, ai quali la coscienza dice che sono puri, e perciò degni, e anche capaci di possedere tali beni celesti. Ma io che so anche troppo bene ciò che mi è dovuto, sono soddisfatto della più modesta capanna di paglia, e con il Tuo permesso, o Signore, poter visitare la Tua casa e qualche volta poter anche ottenere da Te, il migliore dei padri, un pezzetto di pane e un sorsetto di vino!

6.              Questa casa delle meraviglie, invece, donala a qualcun altro che è più capace e più degno di me di possederla; perché con me qui non c'è niente da fare. Fa’ Signore, ciò che vuoi! Io, se posso volere liberamente, non entrerò in nessun’altra porta.

7.              Oh, se solo volessi servirmi di tutti questi esseri, dove andrei con la mia stupidità! Perciò Ti prego, o Signore, non condurmi oltre! Dammi una stalla di porci, come ce ne sono sulla Terra, e mi sentirò felice!”.

8.              Rispondo Io: “Ascolta, Mio caro Martino, se tu comprendessi meglio come si deve procedere per diventare un perfetto cittadino del Cielo, allora potresti avere come tu lo desideri. Allora però sii anche assicurato che in eterno mai procederai. Poni dunque più fiducia su di Me, piuttosto che sulla tua cecità, e fa’ cosa voglio Io, e non cosa vuoi tu!

9.              Credi tu, dunque, che Io abbia creato i Miei figli solo per stare rannicchiati nelle capanne e per mangiare pane e bere vino? Oh, guarda, qui sei in grandissimo errore! Non hai dunque letto quello che sta scritto: ‘Diventate perfetti com'è perfetto il Padre vostro nei Cieli!’. Credi forse che la necessaria perfezione dei Miei figli si possa raggiungere in una stalla di porci?

10.         Oppure hai mai visto sulla Terra come ai figli di genitori terreni piacerebbe meglio oziare e occuparsi dei loro sciocchi giochi, piuttosto che occuparsi dell'insegnamento per le loro future conoscenze professionali? Oppure, non hai visto sulla stessa, sempre una massa di tali uomini, ai quali l’ozio è sopra ogni cosa?

11.         Vedi, anche tu appartieni a questa specie. Ora hai una paura dinanzi al molto che ti attende qui; in parte però vorresti anche sfidarMi un po’ così, del tutto cortesemente, perciò ti ho biasimato prima la stoltezza della tua vana richiesta!

12.         Solo che tutto questo non serve a colui cui Io ho mostrato e mostrerò ancora tanta Grazia, Amore e Misericordia. Vedi, ciò che non capita a molti milioni, è capitato a te! Milioni sono felici solo nel desiderio di vederMi una sola volta e sono guidati da spiriti protettori molto piccoli a questo beatissimo scopo. Tu invece sei guidato da Me stesso, – Io, l'eterno Iddio e Padre di tutta l'infinità, – all'eterna, beatissima méta di tutti gli angeli e spiriti dell'immensità! E tu preferiresti una qualunque stalla di porci a ciò che Io voglio darti e renderti abilitato per la più grande beatitudine? DimMi: ti piace ora tale lodevole desiderio?”.

13.         Il vescovo Martino risponde del tutto sconcertato: “O Signore, o eterno Santissimo, Padre migliore, abbi pazienza con me! Io sono una vera bestia, un vero sporco e stupidissimo screanzato che non è degno del minimo raggio della Tua Grazia! Oh, ora guidami Tu solo, buon Padre, dovunque vuoi, ed io Ti seguirò, anche se sono stupido come un pesce. Ma Ti seguirò in eterno, senza alcuna riflessione asinina!”.

14.         Dico Io: “Bene, allora seguiMi, da questa porta di Marte alla quinta porta di Giove! Sia e avvenga!”.

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Cap. 42

 

Le sorprese dietro la quinta porta

Il prodigioso mondo di Giove

1.              Ora siamo già davanti alla quinta porta che si apre non appena le siamo vicini, e il vescovo Martino, alla vista della sala appena aperta, si batte tre volte le mani sopra la testa, gridando nel senso vero e proprio della parola: “Ma, per Dio, per amor del Tuo nome, Signore, Gesù, Padre… sì, ma cos'è di nuovo questo? Quest’incommensurabilità! Una terra celeste senza fine; sopra di essa si vedono ancora quattro terre! Tutto cosparso di una luce di cui nessun uomo dotato delle più assennate conoscenze potrà farsi il pur minimo concetto. Questa grandiosità e maestosità dei raggianti palazzi, dei templi e anche dei piccoli templi che, probabilmente, servono come dimore indipendenti per questi abitanti!

2.              Oh, oh, ora vedo anche dei laghi, e le loro acque brillano alla luce del Sole come i più stupendi diamanti levigati. Qui però tutto splende proprio da se stesso. Da nessuna parte, infatti, si scopre la sorgente di una qualche luce. Ah, ah, Signore, Padre! Questo è bello oltre ogni concetto, meraviglioso, maestoso, anzi vorrei dire davvero santamente bello, se non sapessi che solo Tu sei Santo!

3.               O Signore, Padre, più guardo dentro, tanto più scopro. Ora vedo anche degli uomini, ma questi, in verità, sono ancora un po’ troppo lontani perché io possa distinguere che aspetto abbiano veramente. È evidente che saranno altrettanto inconcepibilmente belli, in modo corrispondente alla loro terra! In ogni caso e anche meglio che non mi vengano troppo vicini; alla fine, giammai potrei sopportare la loro bellezza, sicuramente troppo grande. Qui se ne ha già abbastanza con queste grandi, meravigliose dimore, in sovrabbondanza di grandezza!

4.               Ma Signore, Signore, Padre! Com’è possibile ad uno spirito, oltre di Te, penetrare con lo sguardo e comprendere, solo in piccolissima parte, una tale infinita pienezza, profondità e grandezza di tali magnificenze, il cui numero è senza fine? Credo che questo sia semplicemente impossibile perfino all’angelo più grande!”.

5.              Dico Io: “Non è così, Mio caro figlio Martino! Tutto ciò che vedi qui, che hai già visto e che vedrai ancora, è solo una piccolissima parte di ciò che i saggi angeli del Mio eterno Regno penetrano in tutte le profondità delle profondità, comprendendone perfettamente tutta la pienezza.

6.              Poiché vedi, tutto ciò che vedi qui e che ti stupisce oltre misura, non è fuori di te, bensì in te stesso. Ma che tu lo veda come se fosse all’esterno, ciò dipende dalla tua vista spirituale. Esso ha somiglianza con un paesaggio che hai visto spesso in un sogno come fuori di te, mentre lo hai visto veramente in te con l'occhio dell'anima. Con la sola differenza che qui è reale tutto ciò che, in un sogno, appare per lo più proprio come un vacuo gioco dei riflessi dell'anima. Non domandare nient'altro su questo, perché al tempo giusto, tutto ti diventerà chiaro!

7.              Gli uomini di questa terra non ti vengono vicini per il motivo che sono veramente troppo belli per il tuo stato, ma quando diventerai più forte, allora vedrai tutto in ogni pienezza e potrai gustarlo nella purezza beatissima – il che adesso non ti sarebbe possibile, perché per questo ti manca la forza necessaria.

8.              Ora però procediamo verso la prossima porta, là vedrai ancora del sublime incomparabile. A questa sesta porta dovrai tuttavia essere il più calmo possibile, ascoltare solo Me, e prestare attenzione a tutto ciò che ti dirò. Non dovrai nemmeno chiederMi perché tu debba rimanere così calmo, neanche quando ti dirò cose che non afferrerai e non comprenderai; perché al momento giusto ti diventerà tutto chiaro! Perciò andiamo avanti verso la sesta porta! Così sia!”.

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Cap. 43

 

Saturno, il più splendido di tutti i pianeti

La Terra, quale scuola per i figli di Dio e scenario dell’incarnazione del Signore

1.              Continua il Signore: “Vedi, ora siamo già davanti alla porta aperta, e lo splendido mondo celeste che tu scorgi in pienissima chiarezza, il grande bastione che è possibile vedere a grandissima lontananza nella colorazione blu chiaro, e sopra il quale si possono vedere altri sette anelli in ordine calcolato come se si librassero liberamente, tutto questo, in modo corrispondente, è il pianeta Saturno; il più bello e il migliore di tutti i pianeti che orbitano attorno al Sole. Intorno ad esso orbita anche la tua Terra, che è il pianeta più brutto e ultimo in tutta la Creazione, destinato a servire agli spiriti più grandi come scuola dell'umiltà e della croce!

2.              Tuttavia, questo è stato deciso per il seguente motivo: vedi, quando un qualsiasi signore della Terra, grande e potente, dimora e cammina nella sua residenza abituale, viaggia e cavalca spesso attraverso le vie e le piazze della città, e gli abitanti, che sono i vicini più prossimi di un tale signore, quasi non si girano per salutarlo come loro regnante, tanto meno gli presentano gli onori dovuti, che però per abitudine anch'egli non desidera, poiché conosce i suoi sudditi e sa bene che anche questi lo conoscono. Quando invece visita una piccola località lontana, allora tutti gli si prostrano dinanzi, dimostrando vera adorazione. A questo punto, però, anche lui, in una tale piccola località, mostra ciò che egli è veramente, cosa che non è in grado di mostrare nella propria residenza: per primo perché tutti lo conoscono, e per secondo, perché un tale mostrarsi, proprio per questo motivo, non sortirebbe nessun effetto.

3.              È come se qualcuno nel mondo volesse accendere una piccola quantità di polvere da sparo in una grande sala, dove l'esplosione non avrebbe nessun effetto. Invece se si accendesse lo stesso quantitativo di polvere in uno spazio molto piccolo, causerebbe uno scoppio assordante e l’effetto dell’esplosione sarebbe distruttivo.

4.              E poiché il grande, messo di fronte al piccolo, si mostra ancora più grande; il forte, messo di fronte al debole, ancora più forte; il potente di fronte all’impotente, molto potente; – proprio per questo la Terra è stata formata in modo tanto miserevole, affinché serva agli spiriti, un giorno tanto grandi e tanto splendenti, o per l'umiliazione, e da questa per una nuova animazione, oppure perché serva loro quale giudizio, e da questo per una nuova eterna morte. Come ebbi già modo di mostrarti, è compito delle cose piccole e poco appariscenti innalzare nella loro specie le cose grandi ed elevate. E questo è già il giudizio, anche se le cose grandi ed elevate, qui dove tutto è piccolo e insignificante, si devono umiliare e orientarsi in base al piccolo e poco appariscente.

5.              Se un uomo grande e grosso vuole accedere in una stanza attraverso una porticina bassa e stretta, dapprima deve farsi piccolo e chinarsi profondamente, altrimenti non potrà entrare in nessun modo nella stessa. Così lo è anche la Terra: una via stretta e spinosa e una porticina angusta e bassa, per la vita per quegli spiriti che un giorno erano immensamente grandi e volevano essere ancora più grandi.

6.              A questi spiriti però non piacque questa via tanto umiliante per il loro antico orgoglio, e dissero che questa via era troppo piccola: un elefante non poteva camminare su un capello come lo poteva un moscerino, e una balena non poteva nuotare in una goccia d'acqua. Perciò una via del genere era poco saggia, e colui che l'aveva disposta era senza giudizio e discernimento.

7.              Allora Io, quale il più alto e infinito grande Spirito dall'eternità, presi la croce e percorsi questa via per primo, davanti a tutti. E dimostrai come questa via – che il più grande e onnipotente Spirito di Dio poteva percorrere – potesse essere percorsa facilmente anche da tutti gli altri spiriti, e raggiungere, attraverso di essa, la vera, liberissima eterna vita.

8.              In seguito, molti spiriti la percorsero, raggiungendo la méta prefissata e desiderata, vale a dire l'elevazione alla figliolanza di Dio, ereditando in questo modo la vita eterna in ogni potenza, forza e suprema perfezione. Quest’eredità consiste nel fatto che essi godono tutte quelle caratteristiche creative che a Me sono certamente proprie in pienissima misura in eterno. Questo invece non è concesso agli spiriti di tutti gli altri innumerevoli mondi e stelle, come non tutte le membra del corpo sono in possesso della vista o dell'udito, e tanto meno del senso della più interiore vista spirituale, che è la vera e propria coscienza della propria e dell’altrui esistenza, e la facoltà di vedere Dio e riconoscerLo.

9.              Queste caratteristiche a te ora mostrate, le posseggono solo certe poche membra del corpo, mentre innumerevoli altre membra dello stesso, devono fare completamente a meno di queste particolarità vitali più elevate, pur se esse, facendo parte dello stesso corpo, vi si trovano in costante partecipazione.

10.         Proprio così stanno le cose anche con gli abitanti ragionevoli di tutti gli altri corpi celesti: essi sono come le singole parti del corpo o, nel senso più completo, dell’intero uomo che, in tutta pienezza, è la Mia proporzione e la proporzione di tutti i Cieli. Perciò essi, per la loro beatitudine, non hanno bisogno di tutte quelle caratteristiche divine che sono proprie a tutti i Miei figli. Se però i miei figli sono veramente beati, lo sono anche gli abitanti di queste stelle, in loro e con loro, come voi, figli Miei, siete in Me e con Me, il vostro Santissimo Padre, pieno d’Amore da eternità in eternità.

11.         Se tu ora sei beato, allora lo sono da te e con te anche tutti questi innumerevoli che vedi qui; come quando, sentendoti bene tu, si sente bene anche il tuo intero corpo. Ma proprio perciò il supremo dovere del santo amore presso i Miei figli, esige di diventare perfetti come lo sono Io stesso. Poiché da questa beatissima perfezione dipende la beatitudine d’innumerevoli piccoli nipotini e, attraverso la loro beatitudine, accrescerà ed eleverà la vostra, sempre, all'infinito.

12.         Ora avrai capito perché ti ho mostrato per primo il pianeta più vicino alla tua Terra. Riflettici, e seguiMi ora alla settima porta, dove ti introdurrò in una nuova sapienza. Ma anche là non dovrai chiederMi nulla, poiché solo Io so su quale strada condurti per renderti il più beato possibile. Quindi proseguiamo. Così sia!”.

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Cap. 44

 

La settima porta

Della natura e scopo di Urano e dei suoi spiriti

La creazione nell'uomo e fuori dell'uomo nelle sue relazioni reciproche

1.              Continua il Signore: “Siamo già alla settima porta. Anche qui scopri un nuovo mondo celeste che di certo non è così grande e anche niente affatto eccessivamente bello come quello precedente, ma in compenso vedi edifici della specie più straordinaria e pure grandiosamente ardita, e una quantità di opere per te incalcolabili che producono gli ostinati abitanti di questo pianeta che voi chiamate ‘Urano’. Altrettanto, scopri anche un’immensa quantità dei più straordinari giardini che hanno una dovizia traboccante nei fantastici ornamenti.

2.              Nei giardini tu scorgi sulle sue spaziose, oltremodo ben livellate vie, una gran quantità di spiriti in forma umana perfettissima, tutti ben vestiti. Gli occhi di ognuno sono rivolti a noi perché percepiscono e sospettano che Io Mi trovi nelle loro vicinanze, insieme al futuro proprietario e signore. Per mezzo suo, essi sperano di arrivare prima alla loro piena beatitudine, e con ciò giungere alla piena forza e potenza che è stata loro promessa.

3.              Sullo sfondo, apparentemente in grande lontananza, vedi ancora cinque terre più piccole. Queste sono terre secondarie, e tutte hanno un ordinamento del tutto differente dal pianeta principale, ma in ogni caso stanno in pienissima armonia con il pianeta stesso.

4.              Gli spiriti di questo pianeta servono in modo adeguato nell’uomo, affinché questi cresca in tutte le sue parti, nel mondo, nel corpo fisico, e qui, essenzialmente, nello spirito. Tuttavia, solo ciò che riguarda la formazione della forma esteriore, oppure la crescita dell'uomo sia fisica quanto psichica, è causata attraverso l'influenza di questo pianeta appositamente ordinato e predisposto.

5.              Come però deve essere esistente nell’uomo la capacità naturale di crescere, altrimenti non potrebbe diventar grande, altrettanto anche questi spiriti devono essere esistenti in modo corrispondente nell'uomo e in quel luogo che è il motivo principale della crescita. Tutto quello che vedi qui, è perciò di nuovo in te e non fuori di te. Questo pianeta si trova, insieme ai suoi abitanti e ad altre cose in esso contenute, in realtà anche da qualche parte fuori di te; ma tutto questo non potrai riconoscerlo per lungo tempo ancora.

6.              Ma quando giungerai in te stesso alla completa maturazione della vita eterna, allora potrai contemplare la grande Creazione anche fuori di te, come la contemplo Io – cosa che è anche necessario, poiché come affido ai Miei perfetti figli, che sono angeli, le cure di un intero mondo, allora anch’essi devono contemplare in tutte le sue parti un tale mondo. Un cieco, infatti, non può essere pastore. Per la contemplazione della Creazione veramente grande, però, tu non sei ancora a lungo abbastanza maturo! Perciò ti devi accontentare di quello che ora vedi; poiché tu vedi la reale immagine vivente corrispondente in te, così come fosse fuori di te.

7.              In questa contemplazione interiore devi crescere, e il tuo spirito deve maturare ben alimentato in ogni amore per Me, e da quest’amore, nell'amore per tutti i fratelli e sorelle. Tale amore sarà poi quella benedizione che Io ti ho promesso, quando desideravi amare moltissimo la bella mercuriana!

8.              Questa benedizione – quale un vero e proprio ponte fuori nell’infinita grande realtà – non la perderai mai più in eterno. Sui suoi pilastri riconoscerai in tutta la pienezza dove sei, chi sei e da dove sei venuto.

9.              Ora anche su questa porta sai tutto ciò che devi sapere. Tutto questo lo sai ora dalle parole che Io ti dico e che provengono da Me stesso. E poiché ora sai tutto, rifletti bene e seguiMi di nuovo all'ottava porta! Lì conosceremo un altro mondo per te del tutto sconosciuto, insieme ai suoi straordinari abitanti. Così sia!”.

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Cap. 45

 

Il mondo di Miron, il segreto dell'ottava porta

Lo spirituale, come fondamento e portatore di ogni Creazione

1.              Continua il Signore: “Vedi, qui siamo già al posto giusto. La porta è aperta, e attraverso questa tu vedi ancora un nuovo mondo celeste molto grande, ampiamente esteso che splende in una luce verde chiaro. Anche qui vedi grandi edifici e monti di altezze differenti, molti dei quali emanano un fumo bluastro. Questi monti fumanti corrispondono, in apparenza, ai molti vulcani di cui il pianeta, il più distante dal Sole e dal nome calzante di Miron (il magnifico), ha il più grande assortimento[23].

2.              Dietro questo pianeta tu vedi dieci piccole terre, le quali gli appartengono tutte, queste hanno però un ordine e natura del tutto differente dal pianeta principale stesso. Qui puoi vedere in ogni momento qualcosa di nuovo: alberi che galleggiano nell'aria e ancora una quantità di altre cose a te finora completamente sconosciute. Il fumo dei monti assume anche diverse straordinarie forme. Gli uomini, in perfetta figura, sono per lo più ben vestiti, così che oltre al viso non riuscirai a vedere molto.

3.              Questi uomini amano la musica e la poesia, perciò come spiriti, anche presso di voi, figli Miei, rendono ricettivi per mezzo della rispondenza, il vostro cuore, il vostro sentimento e la vostra anima per le due suddette arti. Essi hanno la loro sede negli organi dell’uomo adatti allo scopo, dove essi stimolano poi questi organi, e con questo rendono ricettivo nell’uomo il senso della musica e della poesia, rendendo complessivamente armonioso tutto l’uomo, infiammando ed elevando la sua fantasia. Ma soprattutto, da questo pianeta sono stimolati, in modo corrispondente, tutti i meravigliosi e cosiddetti sentimenti romantici.

4.              Ora sai quale caratteristica ha questo pianeta e a che cosa serve veramente. Solamente, non ti devi immaginare il pianeta vero e proprio, che comunque è fatto così, ma solo la riproduzione rispondente che è posta nel tuo spirito. Esso esisteva già, prima ancora di tutta la Creazione esteriore materiale, quando fu formata secondo ciò che era già da molto tempo in ogni spirito perfetto. Poiché prima che ogni mondo fosse, era già lo spirito, e il mondo proviene dallo spirito, e non lo spirito dal mondo! Perciò questo pianeta che tu hai in te, è anche molto più antico di quello reale materiale. E se fosse mancato anche in un solo singolo spirito umano, non sarebbe neanche mai potuto essere formato.

5.              Da questo puoi vedere facilmente che, se ti riconoscerai perfettamente, riconoscerai anche tutto ciò che si trova al di fuori di te; poiché niente si può trovare fuori di te che non fosse già esistente, da lungo tempo, prima in te. Come non può trovarsi nulla in tutta l’infinità che non fosse stato prima esistente già da eternità in Me in pienissima chiarezza!

6.              Come Io sono l’eterno Fondamento e Portatore di tutti gli esseri, così ora anche tutti i Miei figli sono in Me stesso la sostanza fondamentale di tutto ciò che ora colma in eterno l’infinità. Come però in Me c'è l'infinito, così c’è anche in voi proveniente da Me. I Miei figli, infatti, sono le corone delle Mie eterne Idee e grandi Pensieri!

7.              Ora sai anche di questa porta ciò che ti occorre sapere. Perciò seguiMi alla nona porta, dove contemplerai ancora nuove meraviglie del Mio Amore e della Mia Sapienza! Così sia!”.

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Cap. 46

 

La nona porta e il suo triste segreto

Gli asteroidi del pianeta esploso e sua storia

1.              Continua il Signore: “Ora siamo giunti alla nona porta. Che cosa vedi qui? Ora puoi, Mio caro figlio Martino, parlare nuovamente, ma solo quanto necessita. E così rispondi alla Mia domanda!”.

2.              Risponde il vescovo Martino: “Signore, per adesso, proprio non vedo molto! Vedo più o meno nove piccoli e brulli ammassi mondiali informi che galleggiano nell’aria celeste più pura, sui quali non c'è proprio molto da scoprire, eccetto qualche cespuglio. Sullo sfondo più profondo, appena visibile, mi sembra di scorgere un grande e perfetto mondo celeste. Questo però mi sembra terribilmente lontano da qui, tanto che, a causa di tale enorme lontananza, non riesco a scoprire il mondo stesso, per non parlare di ciò che vi si trova.

3.              Quattro degli ammassi mondiali più vicini sembrano essere anche popolati, perché vi scopro delle specie di piccoli edifici molto strani. Dei popoli di questo pezzo di mondo però, non si vede nulla. Probabilmente non saranno i popoli più grandi dei Cieli! Forse vi abitano solo una certa specie d’infusori umani! Ecco che passa, galleggiando, un pezzetto di mondo davanti alla soglia della porta. Non scopro altro che miseri cespugli e alcune autentiche casette per mosche che, veramente, somigliano più a formicai che a una qualunque specie di abitazione. Nulla si agita lì e niente si muove – eccetto il pezzetto di mondo stesso. Dimmi, o Signore, clementissimo, cos'è questo? È anche un qualche pianeta? O altrimenti. cosa?”.

4.              Rispondo Io: “Sì, Mio caro figlio Martino, anche questo è un pianeta[24] – ma come vedi, non completo, bensì un enorme pianeta frantumato! Poiché oltre a questi nove pezzi che si muovono davanti a noi in circuiti molto disordinati, esiste ancora una gran massa di frammenti; in parte dispersi su altri pianeti, in parte ruotano ancora in orbite molto disordinate nello spazio infinito della Creazione. Qua e là ancora adesso, se capitano nelle vicinanze di un pianeta compatto, oppure perfino di un sole, ne sono attratti e, in un certo senso, consumati.

5.              Ora ti domandi: ‘come, e perché un tale pianeta è stato distrutto, e che aspetto aveva prima e come erano i suoi abitanti?’.

6.              Vedi, sul come ti risponde la Mia Onnipotenza: è stata la Mia Volontà.

7.              Ma perché? – Vedi, questo pianeta era destinato, prima della Terra, a ciò che la Terra è destinata adesso! Poiché il primo spirito caduto l’aveva scelto con la promessa che si sarebbe umiliato e, con ciò, sarebbe ritornato a Me. Questa stella doveva per questo, un giorno, essere la stella di ogni salvezza! Qui egli voleva operare del tutto interiorizzato, e nessuna creatura di questo pianeta doveva mai essere influenzata da lui nella sua sfera, ancor meno gli altri pianeti con i loro abitanti!

8.              Egli però non mantenne la sua promessa, ma agì così malvagiamente nella libertà a lui concessa, che nessuna vita poté più progredire. Perciò fu confinato nel centro infuocato di questo pianeta, la cui destinazione fu subito trasferita alla tua Terra.

9.              Quando questo pianeta fu maturo per gli uomini ed Io misi il germe per il primo uomo, ecco che il maligno si strappò dalle sue catene. Ebbi pietà di lui e gli lasciai fare ciò che voleva. E vedi, egli distrusse il suo pianeta e da lì precipitò nell'abisso di questa tua Terra, facendo da allora sempre ciò che ti è ben noto!

10.         Il motivo della distruzione di questo pianeta, quindi, come sempre in tutte le cose, fu la Mia Misericordia! Poiché quando il pianeta era ancora integro e ricco di potenti popolazioni, allora il drago sedusse il loro cuore, e tutti si accesero nella più furibonda avidità di dominio, giurandosi un'eterna guerra e un reciproco totale annientamento fino all'ultimo uomo.

11.         Poiché nessun rimedio ebbe un risultato positivo, si dovette giungere ad un giudizio. E questa fu appunto la violenta esplosione del pianeta, con la quale occasione però anche molti milioni di questi uomini giganteschi trovarono la fine e in parte furono seppelliti sotto le rovine, per la maggior parte però fu scaraventata anche fuori nello spazio infinito. Alcuni di questi precipitarono perfino sulla Terra, da dove ancora oggigiorno risale il mito pagano della guerra dei giganti.

12.         Questi uomini poi si estinsero completamente sui piccoli resti di quello che fu una volta un grande pianeta, perché non vi trovarono più nessun nutrimento. Al loro posto, in seguito, furono messi degli uomini relativamente piccoli, i quali ancora oggi abitano queste piccole terre, e sono esseri molto parchi che corrispondono ai capelli del capo e alle sopracciglia del grande Uomo Cosmico. Sullo sfondo, invece, scorgi ancora il pianeta intero, come esisteva una volta, conservato con tutto, per il grande giorno che in futuro verrà sull’intera infinità!

13.         Ora anche di questa porta sai ciò che  devi sapere per il momento. Tutto il resto verrà da sé al tempo giusto da te stesso, e più precisamente, da questo seme che Io ho posto ora nel tuo cuore! Perciò seguiMi adesso alla decima porta, dove già ti attendono altre nuove meraviglie. Così sia!”.

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Cap. 47

 

Il segreto della decima porta: il Sole con la sua magnificenza

Sull'essenza della luce – Le meraviglie del mondo solare

Bellezza, come espressione della perfezione interiore

1.              Continua il Signore: “Vedi, siamo davanti alla decima porta; ora parla, e dimMi tutto ciò che vedi!”.

2.              Risponde il vescovo Martino: “Signore, che devo dire! Un immenso splendore di luce abbaglia i miei occhi, e una meravigliosa, stupenda armonia giunge ai miei orecchi! Questo è tutto ciò che posso dire sullo sguardo attraverso questa porta. In verità, non vedo altro che un’intensa luce incommensurabile, e non sento che solo la suddetta armonia celeste che sembra giungere a me dalla luce.

3.              La luce qui sembra di occupare anche uno spazio che deve essere assolutamente immenso. Poiché dovunque io volgo il mio sguardo, non c'è che luce su luce. Ciò nonostante è anche quanto mai strano che da quest’immensa massa di luce non giunga calore attraverso la porta aperta!

4.              Signore, che cos'è questo? È forse la lampada di casa di questa dimora datami da Te? Oppure è forse addirittura il Sole, in altre parole un sole in miniatura di quel reale grande Sole che illumina la Terra?”.

5.              Rispondo Io: “Sì, è così, questo è il Sole corrispondente in te! Quando il tuo occhio si abituerà di più alla luce, allora vedrai molte altre cose in questa luce. Affonda perciò il tuo sguardo, e presto comincerai ad apprezzare oltremodo questa ricchezza di luce!”.

6.              Il vescovo Martino si spinge ora ben dentro con i suoi occhi, e scruta per vedere se riesce a scorgere qualcos'altro che solo la luce. Non vede però ancora nulla e dopo un po' dice di nuovo: “Signore Gesù, non c’è niente da fare! Mi si consumano letteralmente gli occhi, e non vedo altro che luce su luce. È proprio una bella vista, ma nello stesso tempo un po' noiosa. Ma non ha importanza; se vedo Te, non ho bisogno di veder galleggiare nessuna meraviglia in questo mare di luce! È veramente strano però: nient’altro che luce, e che luce!

7.              Mio amatissimo Gesù, che cos’è in sostanza la luce? Nel mondo ancora oggi gli scienziati disputano su che cosa sia, e sostengono questo e quello. Alla fine però si evidenzia che né l'uno né l'altro sappia, né comprenda qualcosa! Ho sentito e letto tante cose, ma da tutto questo ne deduco che gli scienziati del mondo in nessun campo sappiano tanto poco, quanto sull'essenza della luce. Perciò, se fosse Tua Volontà, potresti darmi alcuni accenni sull’essenza della luce, visto che ci troviamo già, proprio sulla soglia di questa?”.

8.              Rispondo Io: “Vedi, Io stesso sono dappertutto, Luce! La Luce è la Mia veste, poiché l’eterna, instancabile attività, è la Mia Essenza fondamentale, e quindi Mi penetra e Mi circonda dappertutto. Dove si trova una grande attività, là si trova anche una grande luce. La luce, infatti, non è altro che una pura manifestazione dell'attività degli angeli e degli spiriti degli uomini migliori. Quanto più in alto essi si trovano nella loro attività, tanto più grande è anche la loro luce.

9.              Per questo i soli splendono anche più dei pianeti, perché su di essi e in essi si trova milioni di volte più attività che sui pianeti. Perciò la luce di un arcangelo è maggiore della luce di un semplice, piccolo spirito di un angelo saggio, perché un arcangelo provvede ad interi ammassi stellari, mentre ad un saggio spirito minore è assegnata solo una piccolissima regione sulla Terra, oppure addirittura solo sulla sua Luna.

10.         Questo è anche il motivo per cui un diamante splende maggiormente che un comune sasso, perché nelle sue parti si svolge una grande attività per te inconcepibile, perciò è così duro, il che sicuramente non è il caso con la pietra. Poiché ci vuole molto di più per operare la coesione di un diamante che quella di una pietra!

11.         In breve, dove in qualsiasi cosa scoprirai una grande capacità di luce e di splendore, puoi anche dedurre che in essa vi sia una grande attività; poiché l’attività è la luce e lo splendore di tutti gli esseri e cose. La forza visiva dell’occhio consiste nel percepire quest’attività. Se la vista è ancora imperfetta, allora scorge solo luce e splendore. Se invece è perfetta, allora scorge la specifica attività stessa. – Cosa che ora in questa luce riconoscerai anche presto, quando la tua vista diventerà perfetta.

12.         Presta perciò adesso bene attenzione: scorgerai cose che ti stupiranno al massimo, poiché non abbiamo più un pianeta, bensì un sole davanti a noi! Osserva, e poi parla!”.

13.         Dopo un tempo sufficientemente lungo, durante il quale il nostro Martino guarda fisso nella massa di luce, comincia a meravigliarsi, tanto da non voler più smettere di guardare.

14.         Quando Io gli chiedo che cosa susciti tanto la sua meraviglia, egli dice:

15.         “O Signore, o Signore, o Signore! Per amor del Tuo santissimo Nome. Ah! Aha! Ahah! È proprio possibile questo? È possibile che su tutte queste meraviglie delle meraviglie, Tu possa sorvegliare, ordinare e guidare? No! No! Questo va oltre ogni immaginazione umana, e perfino angelica! O mio Dio! Mio Dio! Tu sei inconcepibilmente grande, e la Tua gloria e la Tua magnificenza non ha nessuna fine in eterno!”.

16.         Dico Io: “Sì, ma che cosa vedi che ti mette in una così riverente estasi? Parla dunque! Dì quello che vedi!”.

17.         Continua il vescovo Martino: “Ah, Signore, che cosa devo dire? I sensi mi svaniscono per l’eccessiva magnificenza, bellezza e maestosità immensamente celestiale!

18.         In verità, per me questo è assolutamente inesprimibile! Uomini infinitamente belli. È questa l'unica cosa che riconosco per quello che è; per tutte le altre non ho parole per descriverle. Tali cose tanto sublimi, io non le ho mai viste, neanche la fantasia più entusiasta dell'uomo più savio ha mai sospettato qualcosa del genere! Finora tutto quello che ho visto, era di massima grazia e bellezza… ma, confrontato a ciò che vedo qui, sprofonda nel nulla!

19.         Qui esiste di tutto una tale infinita pienezza che non ci si potrebbe rendere conto mai in eterno, neanche con una più attenta osservazione. In più, si sviluppano continuamente nuove meraviglie che prima non c’erano, e le nuove, sono sempre più splendide delle precedenti!

20.         Solo gli uomini rimangono gli stessi, e in una tale inesprimibile bellezza che, al confronto, io vorrei sprofondare nella polvere più densa. Tutto il resto, invece, cambia come le uniformi figure riflesse di un caleidoscopio esistente sulla Terra.

21.         Perfino i paesaggi cambiano! Dove prima esisteva una pianura, sorge all'improvviso una montagna enorme; questa spinge con sé le acque e delle vaste pianure diventano mari. I monti esplodono e immediatamente eruttano dai crateri innumerevoli mondi in fiamme che sono proiettati, come spinti da una grande potenza, fuori nell'infinito spazio cosmico. Per contro, ne cadono di nuovo giù altrettanti dallo spazio senza fine, e svaniscono come singoli fiocchi di neve che si posano su di un terreno caldo.

22.         Ahimè! Ahimè! Queste sono spaventose e grandi apparizioni! Ciò nonostante questi bellissimi uomini, apparentemente, passeggiano felicissimi all’ombra di questo scenario e non sembrano preoccuparsene molto! Vanno in giro nei loro giardini celesti, e si beano alla vista degli stupendi fiori che, a quanto vedo, cambiano sempre sotto gli occhi dei loro ammiratori, e si rinnovano continuamente in forme sempre più splendenti. O Signore, permettimi di guardare ancora per una mezza eternità; poiché, a mio avviso, qui nemmeno l’angelo più elevato potrà mai averne abbastanza in eterno!

23.         Oh, oh, solo questi uomini, questi uomini! Non si può davvero sopportarlo! Questa pienezza, questa morbidezza e rotondità, questo candore e questa splendida bellezza e soavità del viso! No, è troppo celestiale! Io non lo sopporto!

24.         Ahimè! Ahimè! Ecco che alcuni vengono proprio qui, vicino a me. Posso ammirare e stupirmi appieno dei bellissimi tratti del loro viso e dei loro corpi davvero infinitamente armoniosi, belli oltre ogni immaginazione! Ora sono proprio qui; mi sono tanto vicini che potrei facilmente parlar con loro. Ma non sopporterei se questi uomini celestialmente belli cominciassero a conversare con me! O Signore, io, da una singola parola proveniente da questa loro bocca troppo bella, sarei annientato completamente!

25.         O Signore! O Signore! Fa’ che tornino indietro, la loro contemplazione, infatti, mi fa scomparire completamente! Mi pare di essere come uno che non è. Come di uno che è sprofondato in un sogno inebriante! Ahimè, è inconcepibile!

26.         Dio, Tu grande, onnipotente Maestro dei mondi: come Ti è stato possibile realizzare nella semplicissima forma umana, che in fondo è sempre la stessa, una tale molteplicità e bellezza, e questo nelle differenti varianti senza numero? Potrei ben immaginarmi una bellissima forma, e poi tutte le altre minori; ma qui ce ne sono senza numero, e ognuna è infinitamente bella nel suo genere! O Signore, questo è inafferrabile! Puramente inafferrabile!

27.         Nel mondo ho sempre avuto la stupidissima idea che nel perfetto celeste mondo dello spirito, tutti i beati sarebbero stati così perfettamente uguali l’uno all’altro, come nel mondo sono uguali i passeri. Ma come la vedo adesso, qui è di casa la giusta molteplicità che nel mondo era celata in maniera terribilmente solida dalla carne mortale!

28.         Ahimè! Ahimè! Questo diventa sempre più meraviglioso! Ecco che sta arrivando già una nuova coppia! O Signore! O Signore! O Signore! No, qui adesso il mio intelletto rimane puramente incollato!

29.         Signore, tienimi, altrimenti mi sgonfio come una calza vuota! Ahahah, questo è un essere femminile! Lo riconosco dal suo alto ondeggiante seno! O mio Gesù, questo è uno splendore, una così inesprimibile bellezza che si potrebbe addirittura essere sciolti nella polvere solare più fine!

30.         Questa delicatezza dei piedi, l’esuberante pienezza di tutte le altre parti del corpo, la gloria che la circonda, questo sguardo infinitamente soave e gentilissimo da un paio d'occhi che, per descriverli, certamente anche l'arcangelo Michael sarebbe nel più grande imbarazzo!

31.         In breve, ora sono già completamente scemo. Devo essere terribilmente scemo! Volevo ancora chiedere qualcosa. – Chie… chie… chiedere, sì, giusto, chiedere? Che vada a farsi benedire la domanda! Ora mi sono proprio scimunito. Oh, sono un somaro, oppure un quadrupede ancora più stupido! Sì, sì, sono un rinoceronte! Guardo queste meraviglie a bocca aperta, e quasi dimentico che Tu, o Signore, sei qui con me, e che al Tuo confronto tutte queste bellezze sono un purissimo nulla! Poiché se Tu volessi, potresti far apparire in un attimo bellezze infinite ancora più grandi!

32.         Signore, ora mi sono beato abbastanza di queste bellezze immensamente celestiali! Per me sono troppo pure e troppo belle. Fammi perciò vedere di nuovo qualcosa di ordinario, affinché mi possa di nuovo trovare e guardare me stesso, senza troppo inorridire a causa del mio aspetto terribilmente brutto nei confronti di questi bellissimi esseri celestiali!

33.         Davvero, guarda un po' qui – oh, ma sono proprio un babbuino e un orribile rozzo villano! No! Ma che differenza tra me e questi angeli degli angeli! Potrei addirittura vomitare se potessi guardarmi! È orribile, orribile! E pensare che ora sono già uno spirito che dovrebbe avere un aspetto migliore di un uomo in carne sulla Terra! Ma com’è possibile che questi uomini siano così infinitamente belli, e noi, quali figli Tuoi, in confronto, sembriamo come dei veri babbuini, specialmente io?”.

34.         Rispondo Io: “Perché voi siete il Mio cuore; questi invece sono la Mia pelle! Anche i Miei figli però hanno una bellezza infinita, quando sono perfetti. Quando invece sono ancora nell’imperfezione, come te, allora non sembrano proprio troppo belli. Adoperati perciò per il perfezionamento, allora la tua figura riceverà anche un aspetto celestiale!

35.         Io però voglio che tu guardi queste grandi e incontaminate bellezze, affinché ti possa riconoscere prima e più facilmente nella loro luce. Guarda dunque ancora un po’ in questa luce e percepisci la tua stessa bruttezza animica, e così si spezzi e diventi arrendevole e matura, e il tuo spirito risorga e ti trasformi in una nuova creatura!

36.         Poiché vedi, tu sei ancora lontano dall’essere rinato dallo spirito! Perciò ti ho trapiantato qui in questo giardino, come in un’imponente serra, affinché tu possa giungere quanto prima alla completa rinascita. Devi però anche farti curare come una pianta nobile! Poiché guarda e afferra: non si coltivano cardi e spine nei giardini e serre celesti! Osserva ora di uovo e parla; ma fa’ poche domande! Così sia!”.

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Cap. 48

 

Ulteriore stupenda scoperta del vescovo Martino sul suo Sole

Motivo delle differenti dimensioni dei popoli solari

Amore e sapienza come vera grandezza dello spirito

Lamento di Martino sulla Terra e sui suoi abitanti

1.              Il vescovo Martino rivolge i suoi occhi di nuovo al Sole e osserva le grandi scene e le cose meravigliose sul suo suolo splendente. Dopo lunga osservazione, dice di nuovo: “Qui vedo ancor sempre lo stesso Sole, ma degli uomini del tutto diversi! Certamente anche molto belli, ma la loro bellezza è almeno sopportabile, perché hanno somiglianza con quelli già visti su altri pianeti e perfino con gli abitanti della nostra Terra.

2.              Ora vedo anche varie fasce che corrono parallelamente intorno al Sole. E all'interno di ogni fascia vedo altri uomini, alcuni grandi, altri piccoli, altri ancora più piccoli, e… o perdinci, perdinci! Là in fondo ci sono anche degli uomini, ma questi sono grandi. Mamma mia, su questi, gli altri potrebbero vivere comodamente proprio come parassiti tra i capelli della loro testa, al posto di certi piccoli animaletti!

3.              O Signore! O Signore, perdona la mia osservazione un po' oscena! Ammetto che non starà bene nel luogo delle cose supreme, ma, osservando questi uomini giganteschi non ne posso fare a meno! Ho già fatto la scoperta, su alcuni altri pianeti come Giove, Saturno, Urano e Miron, che i loro abitanti sono più grandi degli uomini della Terra che io ho abitato, alcuni anche notevolmente. Ma per quanto riguarda questi giganti, tutti gli abitanti degli altri pianeti sono ominidi parassiti in confronto a loro!

4.              Se un simile gigante si trovasse sulla Terra, supererebbe comodamente i monti più alti! No, no, questo è veramente più che incredibile! Dimmi Tu, mio amatissimo Signore Gesù, Tu, mio Dio e mio Signore, perché questi uomini sono così terribilmente grandi? È vero che non dovevo domandarTi molto; ma poiché nell’attuale osservazione non Ti ho ancora chiesto nulla, allora perdona questa mia prima domanda! Dammi, clementissimo, una risposta illuminante a questa cosa meravigliosa!”.

5.              Rispondo Io: “Allora ascolta, e afferralo bene! Non hai mai visto sulla Terra come i guerrieri hanno differenti armature, dalle più leggere alle più pesanti? Se tu dovessi mettere in un piccolo fucile la carica di un’arma più pesante, che cosa succederebbe al piccolo fucile? Vedi, la forte carica lo ridurrebbe in frantumi!

6.              Che cosa accadrebbe ad un pianeta se fosse colmato con la forza del Sole? Vedi, se la Terra fosse immersa, per un attimo solo, nel potentissimo flusso di luce solare, allora sarebbe distrutta come una goccia d'acqua caduta su un metallo rovente. Perciò il Sole deve essere un corpo molto grande proporzionato alla sua grande potenza, per portare e sostenere la forza messa in esso in tutta la pienezza dell’attività!

7.              Se tu posassi una piuma su un uovo, questo non sarebbe schiacciato, poiché esso ha robustezza in abbondanza per portare un tal peso. Se invece posassi sull'uovo un peso di cento libbre, l’uovo sarebbe completamente schiacciato sotto la potente pressione del peso troppo grande!

8.              Un gigante potrebbe forse indossare la veste di un fanciullo? Certamente no! Se invece lo facesse, che cosa succederebbe con la veste? Vedi, questa sarebbe lacerata in molti pezzi!

9.              Dunque, in tutta la Creazione ogni cosa ha la sua misura: il piccolo nella sua specie in tutte le sue proporzioni, e il grande, a modo suo, anche in tutte le sue proporzioni.

10.         Come puoi ora vedere, esistono corpi celesti di grandezze differenti per sopportare una forza proporzionata, così sui mondi, negli stessi rapporti, ci sono differenti grandi spiriti, i quali, per essere sostenuti, necessitano anche di differenti grandi corpi.

11.         Ora però, la vera, reale grandezza dello spirito non è certamente misurata secondo la sua dimensione, ma solo secondo il suo amore e la sua sapienza. Vedi, questi sono ancora spiriti primordiali, i quali nello stato libero occupavano intere regioni solari nella pienezza della loro attività! Ma poiché vorrebbero avere anche una parte beata nel Mio Regno, devono allora percorrere anche la stretta via della carne! Quando deporranno il corpo, avranno, grazie alla loro grande mansuetudine e umiltà, anche la nostra dimensione, ma anche la precedente, se dovessero averne bisogno!

12.         Ora sai tutto ciò che hai bisogno di sapere in questa sfera, e per il tuo attuale stato. Guarda perciò ancora oltre, e riferisci ciò che vedi, affinché possiamo passare presto all'undicesima porta! Così sia!”.

13.         Il vescovo Martino guarda nuovamente nei campi di luce del Sole e scopre un tempio enorme e altri edifici abitativi, come anche strade e ponti della specie più artistica. Presto vede di nuovo alti monti assai maestosi che circondano in catene principali tutto il Sole, e queste catene montuose delimitano delle fasce, di cui ognuna ha altri abitanti, altre condizioni di vita e altri usi e costumi. Così scopre che ai due lati della fascia mediana o principale, queste hanno in comune di solito la più grande somiglianza[25].

14.         Ma soprattutto gli piacciono sempre di più gli uomini della fascia mediana, alla cui bellezza estrema è ora già un po’ più abituato. Soltanto, non devono ancora avvicinarsi troppo a lui, in particolare le donne e le fanciulle, perché sono troppo seducenti e belle. Ma perfino la componente maschile lo mette in forte tentazione, perché anche questa componente è fatta così straordinariamente bella e seducente, che questa Terra ancor mai ha portato una specie di essere femminile con tale esuberanza, morbidezza, rotondità e mansuetudine.

15.         Dopo essersi guardato intorno a lungo, scorge, nel mezzo della fascia principale, un edificio che, in magnificenza, splendore e ricchissime decorazioni, supera tutto quello che egli ha visto finora in un grado così elevato, che tutto ciò che ha prima ammirato, può essere considerato quasi nulla. Intorno a quest’edificio stanno uomini di una tale bellezza che, alla loro vista, cade come svenuto e non riesce a dire una parola per un bel po’.

16.         Solo dopo parecchio tempo il vescovo Martino comincia di nuovo, come completamente esausto, più a lamentarsi che a parlare, e dice abbastanza sconnessamente: “Mio Dio e Mio Signore! Ahimè, chi mai nel mondo può farsi venire in mente una cosa simile? Il Sole, un corpo sferico luminoso, chi mai avrebbe potuto sospettare tutto questo sulla sua superficie?

17.         Che cosa sei tu, Terra, in confronto a queste infinite, beatificanti magnificenze? Che cosa sono quegli animali ferocissimi che sono gli uomini della Terra, paragonati a questi esseri indescrivibilmente bellissimi, pieni della gloria celestiale, bellezza e beatissima-gentilissima grazia, di cui il migliore degli uomini non potrà farsi il più lieve concetto!

18.         Sulla Terra gli uomini sono più insensibili, e spesso più diabolici, quanto più dimorano in palazzi sfarzosi, più delicata è la loro pelle, più vesti splendide pendono su di questa. Qui è proprio il caso contrario! Ahimè! Ahimè, una cosa del genere è inaudita, mai vista sulla Terra!

19.         Qui i più saggi dimorano nelle più modeste baite sui monti, come ho appena scoperto. Sulla Terra, la dimora di colui che si ritiene il pastore massimo della cristianità, è proprio la più grande, più ricca e la più splendida di tutte. E le sue vesti sono di pura seta, d’oro e di pietre preziosissime! Qui è proprio l’opposto. Ahimè! Ahimè! E gli abitanti della Terra dovrebbero essere figli di Dio? Sì, sono figli di Satana in confronto a questi figli del Sole, neanche possono essere altro di fronte a questi purissimi figli del Cielo!

20.         A questi non è mai stato predicato un Vangelo, e tuttavia, secondo la loro natura, essi sono il più puro Vangelo stesso, cosa che evidentemente devono anche essere, altrimenti non si potrebbe mai immaginare completamente quest’ordine celeste in tutto quello che appare qui! Sì, sì! Qui vedo la più pura, la più vera ed eternamente la più perfetta, genuina e giustamente interpretata Parola vivente di Dio!

21.         Guardate i gigli nel campo: essi non lavorano, e non raccolgono nei loro granai, e Salomone con tutta la sua magnificenza, non era vestito come uno dei più piccoli di questi! Là vedo innumerevoli di tali gigli. Essi non hanno aratro, non hanno coltelli, né forbici, né telai e nessun tamburello da ricamo. Dove mai sulla Terra vive un figlio, una figlia di re, che possa avvicinarsi minimamente ad uno di questi gigli celesti?

22.         O uomini, uomini che abitate la Terra, oscurandola e rendendola contaminata. Che cosa siete, e che cosa sono io al cospetto di questi popoli del Sole!? Signore! Signore! O Signore, noi non siamo altro che i più malvagi diavoli, e il mondo è l'inferno stesso nella sua massima espressione! Per questo le stelle si trovano così lontane dalla Terra, affinché non siano insudiciate da questa!

23.         O Dio, Tu sei Santo e infinitamente elevato! Ma nella Tua ira, una volta devi aver espulso uno sputo e, da questo, si è formata la Terra, e le sue creature dalla Tua vecchia maledizione che un tempo hai tuonato fuori nell'infinità!

24.         O Signore, perdona questa mia osservazione, ma non posso farne a meno osservando questo Cielo! Ora ho orrore della Terra e dei suoi abitanti, come di una carogna venefica e puzzolente!

25.         O Signore, mandami fuori negli spazi senza fine, ma non mandarmi sulla Terra mai più! Poiché essa è per me l’inferno di tutti gli inferni, e i suoi abitanti sono diavoli incorreggibili, per i quali il compito principale è di perseguitare i pochi angeli che ci sono tra loro, fino all'ultima goccia di sangue.

26.         O Signore, o Signore, emetti una buona volta un giusto giudizio su quest’unica macchia vergognosa di tutta la Tua infinita Creazione! Quanto più osservo queste meraviglie, tanto più mi opprime il pensiero che tutta la Terra con i suoi abitanti non sia davvero opera Tua, ma un’opera di Satana, del capostipite di tutti i demoni, – detto chiaro e tondo, senza timore e senza peli sulla lingua! Là c’è solo vizio, morte e rovina, e di questo Tu non sei, o Signore, in eterno il Creatore!

27.         Ahimè! Ahimè! Quanto è meraviglioso! Quanto è meraviglioso qui, dove regna l'ordine della Tua Parola eterna! E quanto miserabile e sofferente al confronto è la Terra, la quale è una Tua maledizione, poiché in ogni cosa va contro il Tuo Ordine! O Signore, giudicala, distruggila e annientala in eterno, poiché non è degna della Tua Grazia!”.

28.         Dico Io: “Sta’ calmo, tu non vedi ancora la ragione, sebbene hai parlato giustamente. Ora però vieni con Me all'undicesima porta, là scorgerai più chiaramente alcune condizioni e giudicherai diversamente! Perciò seguiMi; così sia!”.

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Cap. 49

 

Uno sguardo alla Luna attraverso l'undicesima porta

Il vescovo Martino e il saggio selenita

1.              Continua il Signore: “Vedi, ora siamo all'undicesima porta! Guarda dentro e poi riferisci tutto ciò che scorgi qui!”.

2.              Il vescovo Martino guarda ora dentro un po' e poi dice alquanto imbronciato: “Che cos'è questo mondo ridicolo? Uomini poco più grandi che sulla Terra i conigli, e il paesaggio tanto bello da sembrare un campo di letame! Gli alberi avranno l'altezza di alcune spanne, come sulla Terra gli arbusti di alberi nani di rovi e di ginepro. Meglio ancora sono i monti che, veramente, s