1800 - 1864

JAkOB LORBER

 

Il PROFETA SCONOSCIUTO

 

«Se già nei tempi passati

Iddio ha parlato agli uomini,

perché non dovrebbe parlar loro

anche nel tempo presente?»

 

 

Jakob Lorber BN

 

Casa Editrice: Lorber-Verlag - Bietigheim - Germania

Copyright © by Lorber Verlag

Copyright © by Associazione Jakob Lorber

ISBN   978-88-98788-12-5

Casa editrice GESÙ la Nuova Rivelazione(BG)

Edizione a cura del gruppo:  ‘Amici della Nuova Luce’ / www.legamedelcielo.it

 

 

Le prime parole ricevute dallo scrivano

 

«Chi vuol parlare con Me, venga da Me

 ed Io gli metterò la risposta nel suo cuore;

solo i puri, il cui cuore è pieno d'umiltà,

percepiranno il suono della Mia voce.

Chi preferisce Me a tutto il mondo

 e Mi ama come una tenera sposa ama il suo sposo,

con costui Io voglio camminare a braccetto.

Egli in ogni tempo Mi vedrà

 come un fratello vede l'altro fratello

 e come Io lo vidi già dall'eternità,

 prima ancora che egli fosse »

 

[G.f.D. – I/1,2]

 

Presentazione di Paola Giovetti

 

Indice

Abbreviazioni

10 punti della Nuova Rivelazione

Riassuntino opere di Lorber

 

Perché una Rivelazione

 

[rif. J. Lorber – Doni del Cielo – vol. II cap. 125]

 

(parla il Signore): «Scrivi dunque un retto “Kriterium” a proposito di religione e di rivelazione! La religione è un ricollegamento dell’uomo con Dio, che a partire da Sé, lo ha creato libero e lo ha posto, come al di fuori di Sé, nel mondo materiale, a prova ed educazione della libertà, essendo la libertà l’unica condizione che permette la vita dello spirito, perché essa è in sé l’Amore, quale Essenza originaria a fondamento di ogni esistenza!

Si dice che Dio potrebbe certamente, con la Sua Onnipotenza, formare e conservare gli uomini in modo tale che essi possano corrispondere sempre perfettamente al loro compito divino. A che scopo allora una religione rivelata? A che scopo lasciar camminare liberamente la creatura tra creature ed esseri che essa riconosce altrettanto poco quanto se stessa? Dio potrebbe ben fare questo, ma allora l’uomo non sarebbe uomo, bensì solo un animale. Egli sarebbe giudicato come lo è l’animale, e dovrebbe necessariamente muoversi entro gli stretti limiti dell’eterna coercizione!

Avrebbe poi l’uomo anche una vita autonoma, libera, secondo l’intento del Creatore? No! Egli non l’avrebbe mai in eterno! Infatti, ogni vita autonoma vera e propria, deve essere liberamente acquisita come tale, perché ogni coercizione impedisce la libertà e con ciò anche giudica la vera e propria vita, e proprio in questo modo la uccide. Perfino l’amore è morto senza libertà!

Perciò per l’uomo non si può prendere come base l’Onnipotenza divina al posto della religione rivelata. La necessità di una rivelazione divina che si poggia su tale presupposto, è la prima fondamentale prova dell’autenticità di una tale rivelazione. Infatti, ciascun essere giudicato viene al mondo già con tutte le perfezioni che gli si addicono, e perciò non ha bisogno di alcuna rivelazione.

Del tutto diversamente stanno invece le cose riguardo all’uomo! Questi viene al mondo nudo in tutta la sua sfera, e perciò ha un gran bisogno di un’istruzione rivelata, in base alla quale possa cominciare ad addestrare la sua forza vitale completamente libera, da nulla vincolata, per diventare un essere davvero autonomamente libero, un essere vivente.

Ma in che cosa consiste allora il “Kriterium” per riconoscere l’autenticità di una rivelazione divina veramente necessaria? Il criterio sta esclusivamente nell’agire secondo la rivelazione. Chi allora coscienziosamente vive in modo fedele a una riconosciuta rivelazione, costui giungerà all’interiore libertà del proprio spirito, sia egli un ebreo, un turco, un bramino o un cristiano – così come chiunque che impari una qualche arte secondo una scuola, diventa sicuramente un maestro se studia la scuola con diligenza e progredisce secondo i suoi principi.

Così sta pure anche scritto: “Chi agirà secondo le Mie parole, riconoscerà se esse sono provenienti da Dio o dall’uomo”. In ciò sta il criterio principale per riconoscere l’autenticità di una rivelazione divina! Infatti, così bisogna che ciascun uomo sia “istruito da Dio”! Chi non lo impara da Dio, non ce l’ha e non lo sa».

 

[indice]

Cap. 1

 

La falsa strada della scienza materialistica

 

Se a qualche lettore è estraneo il concetto che la materia sia luce congelata, probabilmente gli sarà difficile accettare questa dichiarazione, e ancora più difficilmente potrà accettare le dichiarazioni della Nuova Rivelazione riguardo le affermazioni che la materia sia spirito raddensato o congelato. Nondimeno, l’inconcepibile Sapienza del Creatore non è legata a ciò che gli uomini ritengono ragionevole. Secondo Sir Arthur Eddington ogni vera legge naturale appare all’uomo pensante razionalmente come irrazionale.

Le sorprendenti esperienze che gli scienziati del XX secolo hanno fatto nel campo astronomico, atomico e subatomico, dovrebbero farci ricordare quanto afferma Lichtenberg: "Ciò che ciascuno ritiene per scontato, merita più di tutto di essere esaminato".

Anche la Nuova Rivelazione ci esorta a questa riflessione:

«Dunque, se ora sapete ciò e se lo comprendete nel massimo limite concessovi dai vostri sensi corporali e animici, deve alla fine pure risultarvi chiaro ed evidente che ogni e qualsiasi cosa che si presenta ai vostri occhi come materiale, in fondo non è per nulla materiale, bensì è puramente spirituale; soltanto che non vi è possibile discernere lo spirituale poiché non vi trovate ancora nella sua polarità. Nondimeno, quando un giorno vi troverete in questa polarità, si produrrà ben presto il fenomeno opposto, e cioè che voi scorgerete soltanto lo spirituale; e come ora dovete immaginarvi il rapporto tra lo spirituale e il materiale, nella stessa maniera dovrete immaginarvi ogni cosa materiale desumendola dallo spirituale. Non vi causi quindi troppa meraviglia adesso, se nel corso di questi dettati v’imbatterete qua e là in punti che non vi sembrano troppo chiari, perché se tutti questi rapporti dovessero esservi resi già ora perfettamente chiari e intelligibili, si renderebbe necessario farvi uscire completamente dalla materia e trasportarvi nello spirituale puro, per la qual cosa non è ancor giunto il momento» [L.m. – 11,10].

Fu proprio nel tempo in cui fu scritta la Nuova Rivelazione che la scienza materialistica ebbe all’incirca il suo principio e, proporzionalmente, il materialismo si diffuse da allora come un’alta marea su tutta la Terra. Una dichiarazione dello scienziato W. H. Thorpe[1] che riportiamo, caratterizza la situazione che venne a crearsi ed è esistente fino ad oggi: "La grande maggioranza di coloro che hanno perso la vera fede in Dio o non l’hanno mai posseduta, oppure come secondo Woods[2] che sotto questo aspetto crede ancora nella natura, per me questa perdita vale particolarmente per quasi tutti i naturalisti".

Nella scienza naturale la metafisica[3] è rigorosamente proibita; il riferimento a un Creatore per la soluzione dei problemi insondabili è rifiutato come non scientifico. La bella frase di Goethe: "Le opere della natura sono sempre una prima Parola pronunciata da Dio", resta relegata nell’ambito delle poesie. L’ultima conclusione sviscerata dalla sapienza umana è la nascita del cosmo e della vita per opera del caso cieco, o meglio, secondo l’ultima teoria ipotizzata, per opera del noto Big-Bang, pur di non ammettere l’esistenza di un Dio al di sopra di tutto ciò che è esistente nella nostra comprensione, almeno dell’universo fisico.

Il Prof. Viktor von Weizsaecker[4] domanda: "Ma perché deve aver ragione solo il non senso, solo il caso? Perché non anche il senso?". Weizsaecker riconosce che togliere l’impronta del Divino al mondo, dovrà avere per conseguenza anche l’immediata razionalizzazione della natura. In Oriente l’insegnamento meccanico-materialistico è ancorato a una rigida dottrina politica. Là un’indagine senza pregiudizi non è quasi pensabile. Dietro tutte le teorie, al posto dell’interesse scientifico sta l’ideologia; essa ha la precedenza sulla verità.

A tal proposito, proprio all’inizio delle comunicazioni a Lorber, nel 1840, si legge:

(un nota bene) «Asserzioni simili, e ancora molto peggiori sul Mio conto, devo udire attualmente da parte di molte centinaia di migliaia di uomini che pongono sul Mio trono la loro assoluta follia fondata sulla loro tenebrosissima ragione, facoltà questa, comune a tutti gli animali tramite i loro sensi acuti, e di conseguenza adorano se stessi, e oggigiorno non si chiamano più dèi – perché questo nome ai loro orecchi suona troppo volgare e ridicolmente basso – bensì ‘filosofi’ ovvero ‘scienziati materialisti’, come anche ‘dottori’ o ‘professori’, di tutte le specie. Questa tenebrosissima razza vorrebbe addirittura costringerMi ad andare a scuola da loro, qualora volessi essere un Dio per i superscienziati di quest’epoca tanto illuminata. Io però vi dico: “In verità, il lombrico strisciante è più assennato di loro, quantunque non sia in possesso che di un unico senso!”. E vi dico inoltre che questi tali ben presto sgraneranno tanto d’occhi – e tuttavia non vedranno più di quanto veda un topo campagnolo nella terra – e con gli orecchi ben acuti e molto lunghi non udranno più di quanto possa udire un pesce nell’acqua, il quale, non possedendo la voce, non possiede nemmeno l’udito» [G.F.D. – I/27,8].

In diversi altri punti è preannunciato che a causa della scienza materialistica «si formerà un vuoto di fede nell’umanità». Negli ultimi decenni è tuttavia diventato evidente che il diniego del Creatore ha portato la scienza in un vicolo cieco.

Dalla scoperta degli atomi e delle particelle elementari si comincia a sperare in un cambiamento, poiché la speranza che la scienza naturalistica possa risolvere tutti i problemi comincia a svanire. Infatti, il fisico atomico Leonard Weigand afferma: "Il nostro mondo materiale nella sua ultima essenza è per noi più misterioso che mai!", e il prof. Heinz Haber fa notare che "alla sostanza della Creazione è attribuito un carattere metafisico, e perciò sono posti dei limiti alla conoscenza scientifica". – E il giornalista Von Der Osten-Sacken domanda: "Dov’è poi questa che noi chiamiamo materia? […] Nei concetti matematici la materia svanisce".

Barnett[5] è della stessa opinione, quando osserva che "…gli scienziati sono spinti ancora più profondamente nel regno oscuro dei simboli e delle astrazioni matematiche". – L’interpretazione statutaria dei processi naturali per opera della scienza materialistica aveva già raggiunto il suo primo limite con lo studio dei fenomeni che caratterizzano gli effetti della luce; essa non si lasciava classificare nell’immaginario modello della meccanica. La separazione dell’evidenza, nel senso della fisica classica, è stata forzata ancora più radicalmente con la teoria dei quanti. Il dogma scientifico della staticità e continuità dei fenomeni naturali è stato confutato chiaramente man mano che ci si è addentrati nel campo atomico. Tutte le conoscenze della scienza moderna del mondo fisico alludono a misteri relegati al di fuori del mondo visibile. "Sempre di più", come dice Barnett, "tutte le vie delle teorie e delle ipotesi conducono ad abissi che lo spirito umano non può più superare".

Dello stesso parere è Heisenberg[6], insignito del premio Nobel, il quale anch’egli afferma: "Tutte le nostre conoscenze si librano sopra l’abisso dell’ignoranza". – Come dire che la nostra conoscenza è solo una piccola zattera nel mare dell’ignoranza.

Gli scienziati materialistici farebbero bene a ricordarsi un giorno di una frase del filosofo greco Platone, il quale con profonda intuizione già 2300 anni or sono disse: "Il vero sapiente aspira sempre più alla conoscenza dell’essere. […] Il vero sapiente non si limita al mondo delle apparenze, il cui essere è semplice parvenza".

Fortunatamente sempre più scienziati si avvicinano alle dichiarazioni della Nuova Rivelazione. Jean Mussard[7] alla domanda su cosa sia in verità la materia, si esprime concretamente come segue: "Il risultato più importante di questa ricerca è la constatazione che è impossibile effettuare una separazione della nostra immaginazione tra spirito e materia. Il mondo materiale, nonostante tutti i nostri sforzi, ci appare così spiritualizzato, così privato di ogni realtà sostanziale, che il concetto di sostanza svanisce nel nulla. Essa si discioglie nel trascendente, e in ultima analisi restano solo delle astrazioni matematiche. […]  È invece la natura che su questo ci fornisce un’indicazione con insuperabile chiarezza: che l’universo materiale è di una struttura puramente spirituale".

Paul Chauchard[8] osserva: "Ogni essere vivente è, nello stesso tempo, materia e spirito! Lo spirituale non si evidenzia solamente nell’intelletto umano, ma in tutto il mondo materiale, proporzionato al livello dell’organizzazione, della complessità e con un ordine perfettissimo".

Il fisico tedesco R. E. Vestenbrugg dichiara: "La materia, nella sua essenzialità infinitesimale, nel campo del subatomico, sembra alla fin fine avvicinarsi a una condizione che ci dimostra come essa sia unicamente e soltanto spirito, e questo va a favore dell’alta spiritualità dell’ordine del mondo".

Bernhard Bavink scienziato e filosofo naturalistico tedesco, scrive: "Il mondo materiale ci appare oggi come probabile materializzazione transitoria di un concetto interamente spirituale".

Di particolare importanza è quanto asserisce il creatore della teoria dei quanti, il fisico tedesco Max Planck, iniziatore della fisica quantistica e premio Nobel per la fisica, in una conferenza tenutasi a Firenze si è espresso come segue: "Come fisico, dunque come uomo che ha servito in tutta la sua vita la scienza più sobria, cioè l’esplorazione della materia, io sono certamente libero dal sospetto di essere ritenuto un fanatico. E così, dopo i miei studi sull’atomo, vi dico questo: in sé non esiste materia alcuna! Tutta la materia nasce e sussiste soltanto mediante una forza che mette in vibrazione le particelle atomiche e le mantiene unite come un piccolissimo sistema solare dell’atomo, ma poiché in tutto il cosmo non esiste né un’intelligenza né una forza eterna in sé, dobbiamo supporre, dietro questa forza, un cosciente, intelligente Spirito. Questo Spirito è la causa prima di tutta la materia!". E ancora in un'altra occasione disse: "Ma poiché lo spirito non può esistere da solo, ma ogni essenza appartiene a uno spirito, dobbiamo accettare, convinti, l’esistenza di esseri spirituali". – L’atomo ha aperto all’umanità la porta per il mondo perduto e dimenticato dello spirito.

Quest’importante dichiarazione del famoso scienziato coincide perfettamente con ciò che fu rivelato a Lorber:

«Vedi, precisamente così succede in questo tempo con gli uomini del mondo! Spiritualmente sono morti, e all’infuori della vita animale non hanno in sé altra vita. La loro anima è pura carne, e il loro spirito può benissimo chiamarsi morto e simile a quegli spiriti confinati nella pietra e che, con la loro obbligata ostinazione, tengono unita la materia che, altrimenti, sarebbe molle e cedevole. Per questo motivo avviene che le pietre si presentino varie per qualità e aspetto, alcune più tenere e più dure, altre trasparenti, altre opache e dai colori quanto mai differenti, secondo le proprietà dello spirito che vi si trova incarcerato. Ora se tu volessi liberare gli spiriti della pietra dalla loro materia, credi forse che riusciresti nel tuo intento adoperando dell’acqua tiepida? Certamente no; ed Io ti assicuro che, con un simile trattamento moderato e pacifico, la pietra rimarrà perfettamente quella che è sempre stata e che tuttora è. Per raggiungere tale scopo si deve far agire un fuoco potente, affinché gli spiriti si scuotano ed entrino in uno stato di violenta agitazione; solo allora si sciolgono da soli dai lacci della loro materia e diventano liberi» [G.V.G. – I/139,3-4].

Quindi la materia è esistente così com’è perché nella sua essenzialità infinitesimale c’è uno spirito la cui essenza unitaria non è ponderabile con gli occhi umani materiali, ma solo con quelli dello spirito. Tramite la Nuova Rivelazione scopriamo che, affinché il suo stesso rivestimento materiale possa essere visto con un certo ingrandimento, esso deve essere unito insieme a milioni di altri cosiddetti animaletti atomici:

«Un granello di sabbia, che certamente è il più semplice tra tutti i minerali, è costruito con tanta arte che voi restereste assolutamente sbalorditi se vi fosse possibile vedere quanto immensamente ingegnosa è la sua struttura. Voi vi scoprireste una quantità di cristalli dalle forme più varie, i quali sono tanto esattamente connessi tra loro, come non potrebbe essere calcolato dal più abile tra i matematici; ma questa è ancora la parte meno importante. Se poteste poi esaminare minuziosamente questi singoli cristalli, scoprireste che essi non sono altro che dei complessi di cadaveri animali, e precisamente di una specie d’infusori che però sono molto più piccoli di quelli già di gran lunga più progrediti che popolano la goccia d’acqua in stato di fermentazione putrida. Se, oltre a ciò, vi fosse possibile osservare ancora più da vicino a loro volta questi cadaveri d’infusori, trovereste in ciascuno di tali cadaveri una quantità innumerevole di animaletti atomici che sono serviti da nutrimento appunto a quest’infusori[9], ora raggruppati in una comune forma cristallina, quando erano in vita. Se però alla fine riusciste a scrutare un simile animaletto atomico, certamente più con gli occhi dello spirito che con quelli del corpo, per quanto poderosamente armati, vi scoprireste dentro un minuscolo Globo-involucro nel quale, nelle proporzioni più piccole immaginabili, è come riprodotto tutto l’universo. Figuratevene milioni in un solo cristallo derivato dal raggruppamento di mille infusori e il granello di sabbia composto di cento di simili cristalli, e potrete press’a poco farvi una piccola idea di come e con quale suprema arte sia costituito già questo semplicissimo tra i minerali. Quante cose si richiedono dunque per costruire già un simile ultra semplice pezzettino di minerale, e con quanto incredibile ingegno deve essere disposto il meccanismo già nell’officina dove vengono prodotti questi semplici granelli di sabbia, considerando che un tale granello è composto già da due generazioni di animali, dove ogni singolo animaletto ha un organismo così perfetto che voi non giungereste mai a formarvene nemmeno un’idea, poiché un simile animaletto possiede occhi, orecchi e ancora altri organi dei sensi, e può, oltre a ciò, muoversi liberamente» [L.T. – 18,8-9].

Lincoln Barnett è da condividere solo quando osserva che gli scienziati, secondo il loro punto di vista, credono che i posteri ‘potrebbero’ essere in grado di superare le loro vedute, così come loro stessi hanno superato le vedute dei loro predecessori.

Invece, proprio per il fatto che la loro base è la materia, gli uomini di scienza non accetteranno mai di dover orientare le loro ricerche partendo dalla consapevolezza che qualunque scoperta scientifica deve iniziare dallo spirito che permea tutta la materia. Questi, insieme a tutti coloro che credono che la scienza nel futuro sarà sempre più in grado di aiutare l’umanità come fosse un regalo dal Cielo, da cui attingere per rendere la vita sempre più comoda e contando nelle sole forze dell’uomo tecnologico, faranno bene a scoprire come vengono considerati dalla Nuova Rivelazione tutte le categorie degli uomini appartenenti alla scienza materialistica, dei quali qui di seguito ne citiamo alcuni.

 

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Sugli eruditi

Affidarsi solo all’intelletto ed agire consapevolmente come se ‘la vita’ sia autonoma, cioè immaginare di sopravvivere con le proprie forze per star meglio, per ergersi e poi mantenere il proprio elevato stato sociale, fidandosi solo delle molte conoscenze in uno o più campi del sapere, come lo espose ad esempio Nicolò Machiavelli nel suo trattato di dottrina politica ‘Il principe’, sono supposizioni che vengono concepite dagli eruditi. Invece nelle comunicazioni che ci vengono dall’Alto ci viene riferito che tale modus vivendi non potrà mai portare sulla strada della vera conoscenza, né delle cose spirituali né di quelle materiali nella loro globale esistenza fisica. Vediamone alcune:

«[…] Coloro che leggono questa Scrittura nel giusto senso, raggiungeranno tuttavia con sufficiente profondità una migliore visione del mondo senza l’intervento degli eruditi, i quali per la via dei loro vani esami intellettivi non approderanno mai eternamente a quella vera profondità della visione globale del mondo e dei mondi, com’è distinguibile per gli onesti lettori solo e unicamente nella presente Opera, – per non parlare affatto di altre e successive Opere[10] nelle quali, per così dire, il Sole, e con esso, materialmente e spiritualmente tutti i sistemi planetari, solari e i sistemi dei soli-centrali, saranno sviluppati e rivelati in modo sufficientemente comprensibile ed esauriente» [G.F.D. – prefazione vers.9].

«Pilato insistette sì sulla sua iscrizione e non ne volle applicare un’altra; infatti, egli stesso disse: “Ciò che è scritto, è scritto!”. Ma perché non tributò prima, l’onore al vivo, (Gesù) come dopo al morto? Il motivo è lo stesso per cui tutti gli eruditi preferiscono restare nelle loro argomentazioni della testa e nella conseguente morta venerazione, piuttosto che voler passare alla più piccola azione vivente del vero amore. Infatti, essi sono degli ambigui, i quali così credono, o meglio ritengono questo: “Se nella faccenda c’è davvero qualcosa, con il nostro riconoscimento intendiamo non intralciarle la strada; se invece nella faccenda non c’è nulla, noi in un modo o nell’altro non abbiamo perso niente, poiché tributando a uno un onore che può essergli dovuto, se ‘lo è’, ci si guadagna, e se ‘non lo è’, non ci si perde nulla”. Allo stesso modo pensò anche Pilato: “Se il Crocifisso è un essere superiore, gli ho mostrato di onorarlo; se invece non lo è, anche così sono giustificato; infatti, in questo caso la mia iscrizione serve come disprezzo ufficiale, da cui ciascuno può vedere per quale motivo costui è stato crocifisso qui”. Credete che con Me varrà la prima ragione, se con la seconda, uno si è già segnata la strada? Io vi dico: “Avverrà piuttosto che coloro che così Mi grideranno: “Signore! Signore!”, sicuramente da Me non saranno ascoltati, né riconosciuti né accolti. Infatti, la professione di fede fatta dalla testa, non porterà nessuno più vicino alla vita eterna neanche di un pelo, poiché chi vuol venire a Me, deve prima accoglierMi in se stesso per mezzo del vivente amore, e il suo proprio amore per Me gli dirà che sono Io, e Io verrò a lui, e gli darò l’eterna Vita» [S.t.b. – 10,22-25].

«Non affliggetevi angosciosamente a formare le forze spirituali della vostra anima con ogni genere di faticoso studio! Non preoccupatevi delle università e di qualsiasi laurea, bensì amate Me, vostro Padre, ed Io vi darò gratis la sapienza degli angeli, e questo sarà certo di più che se aveste conquistato tutti i berretti di laurea e i diplomi del mondo! Infatti, anche tutti i maggiori eruditi del mondo con i loro diplomi e berretti di laurea, non riescono a scoprire ciò che succede all’uomo dopo la morte del suo corpo, mentre colui a cui Io ho dato la sapienza, una tal cosa se la porta legata al dito mignolo con la più convincente evidenza. Sì, Io vi dico che a questo riguardo gli animali con la loro ottusa intuizione, sono più avanti di taluni grandi sapienti del mondo» [S. t.b. – 25,9-11].

 

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Sui filosofi

Tra tutti gli autorevoli, i filosofi nel campo del sapere sono tra i più difficili da biasimare, poiché l’istruzione scolastica legata al pensiero umano è andata di pari passo con le arti e mestieri, e la filosofia è rimasta da sempre un cavallo di battaglia nell’insegnamento di molti dottorati, cosicché l’umanità crede di dovergliene dar plauso. Invece il Signore non la pensa così, e ce ne da’ un esauriente spiegazione, sia di questa tematica che dei suoi sostenitori:

«Ebbene, miei cari amici e fratelli! Vedete, tutto ciò è opera dell’amore e della sua luce. Io vi ho detto fin dall’inizio: “Nella luce assoluta della sapienza a uno spirito limitato non è dato di scorgere nulla o molto poco, ma nella luce dell’amore, la luce della sapienza viene costretta in forme, e non può fuggire dalla forma che le è stata stabilita, finché la luce dell’amore, o meglio, il fuoco dell’amore, la tiene prigioniera con mille potenti braccia”. Nell’assoluta luce della sapienza l’uomo è come un tralcio staccato dalla vite, il quale si secca e, col tempo, svanisce e non porta mai qualche frutto. Nella luce dell’amore, invece, esso rimane unito alla vite e porta frutto mille volte tanto! Che questo sia letteralmente esatto, lo potete constatare nella più chiara esperienza e con la più lieve fatica con i vostri cosiddetti freddi sapienti del mondo. Questi uomini disprezzano l’amore, dichiarandolo una follia, e continuamente sciamano sopra a pure e semplici speculazioni sovrasensibili, costruendo principi su principi, formulando ipotesi su ipotesi e, a forza di principi e di ipotesi, si perdono in innumerevoli conclusioni che sono altrettanto nulle come sono nulli i principi e le ipotesi stesse. E dopo, quando sono giunti alla fine di tutti i loro principi, ipotesi e conclusioni, chiedete loro una spiegazione su una cosa o sull’altra, ed essi vi daranno sempre una risposta tale che, innanzitutto, essi stessi non comprenderanno affatto, e che voi comprenderete ancor meno, e alla fine, la più saggia conclusione deducibile, espressa dai più sapienti tra loro, sarà che essi, quali i più sapienti, non sanno nulla, non hanno nulla, e non sono nulla! Tuttavia, affinché possiate scorgere tutto ciò ancora più chiaramente, vi posso citare alcuni di questi sapienti del mondo del tempo antico e di quello nuovo. Voi certamente avrete udito e letto di Socrate, Aristotele e Platone. Questi tre sapienti, nonostante li si possa considerare tra i migliori, con tutta la loro sapienza non hanno ottenuto nemmeno la milionesima parte di ciò che può ottenere un semplice fanciullo che sa appena leggere quando si rivolge per la prima volta con fede al Signore, chiamandoLo “caro buon Padre Celeste”. Essi erano avidi di fenomeni e di esperienze; ma di che utilità sono stati questi per loro, se non hanno potuto comprendere la causa di nessuno di essi, la quale sta soltanto nell’amore per il Signore? Chi vorrebbe sul serio contare per bene gli innumerevoli fenomeni e penetrare nell’infinità fino alla loro causa? Infatti, un tale che in qualunque luogo credesse di averne trovata una, si troverebbe proprio nell’ingannevole punto centrale dell’infinità, dal cui punto centrale, naturalmente, essa continua all’infinito da tutti i lati. Chi invece ha l’amore, costui ha in sé la Causa di tutte le cose e di tutti i fenomeni, perché ha in sé il Signore e può, ovunque, con la più lieve fatica del mondo, arrivare alla Causa prima; tuttavia ai cacciatori della sapienza o dell’infinità sarà molto difficile trovare nell’infinità un qualsiasi bersaglio verso cui lanciare il colpo fugace e senza valore della loro sapienza. Io ritengo che, da questi pochi esempi, la questione dovrebbe risultarvi sufficientemente chiara, specialmente quando date un paio di occhiate ai sapienti del mondo del vostro tempo, i quali hanno scelto di lanciare tutti i loro colpi verso il Signore con l’intento di catturarLo e misurarLo con il loro cubito e con la loro pertica[11], ma alla fine, che cosa hanno ottenuto con tutta la loro sapienza? Nient’altro che la perdita del Signore! Infatti, Colui che cercavano nell’infinito, nell’inaccessibile, non lo hanno trovato, e alla fine furono costretti a creare un dio traendolo dalla loro stessa nullità, che naturalmente è Dio solo quando fa loro comodo, come si ergono super dèi loro stessi, accogliendo un tale concetto nella loro immaginazione. Io ritengo che per scorgere questa super evidente stupidità al primo sguardo, è senz’altro più che sufficiente l’intelligenza di un bambino dai cinque ai sette anni. Mentre all’uomo più semplice, al quale la ‘sapienza del mondo’ ovvero ‘la filosofia’ è altrettanto sconosciuta quanto entrambi i poli terrestri, di fronte a una tale rappresentazione sulla Divinità non potrà fare a meno di ribattere dal primo istante, in modo estremamente semplice e, tuttavia, colpendo nel segno: “Ehi, amico, come può essere ciò? Se Dio fosse Dio solo quando voi Lo pensate, allora vorrei proprio sapere chi vi ha creato. E dal momento che potete pensare proprio a un Dio, chi vi ha dato questa facoltà? Infatti, quello che voi enunciate di Dio è certo ancora molto più sciocco del fatto che qualcuno volesse sostenere seriamente che una casa si è costruita da se stessa senza il costruttore. Ora, che un uomo diventi un costruttore, quando una tal casa si costruisce da se stessa, lo voglia accettare chi vuole”. – Vedete, quest’uomo comune, con il suo semplice discorso, non ha parlato forse in maniera inconcepibilmente più saggia dei sostenitori altamente sapienti della filosofia presi nel suo insieme? Certo, si può benissimo dire: “Costui ha centrato il bersaglio e con un sol colpo ha eliminato un intero sciame di bianchi mosconi luccicanti!”. Infatti, un moscone è indiscutibilmente l’immagine e il simbolo più appropriato per un filosofo assoluto, poiché anche il moscone splende come se fosse rivestito d’oro puro. – Se lo si guarda in qualche modo all’aperto, si dovrebbe in effetti credere che questo animaletto debba accogliere in sé il più prelibato nutrimento luminoso etereo, grazie al quale raggiunge una simile splendente magnificenza esteriore; ma basta mettere da qualche parte un mucchio di escrementi, non importa se siano di uomo o di animale, e si chiarirà ben presto di quale spirito sia figlio questo animaletto e di che cibo si nutre. Se trova un mucchio di escrementi, lo succhia finché non lo ha svuotato di tutti gli umori. Inoltre deposita nei resti una quantità di uova, le quali, dopo aver trascorso breve tempo in questa dimora, tutt’altro che bella da vedere, si sviluppano in nuovi mosconi della stessa specie. Non fanno i vostri filosofi esattamente la stessa cosa? Se li osservate esteriormente, essi hanno l’apparenza come se sprizzassero l’oro più puro della sapienza genuina, e definiscono la loro attività come puramente spirituale. Se però li interrogate sul serio su qualcosa che sia puramente spirituale, voi in questi uomini cozzereste immediatamente nel più rozzo materialismo, in base al quale essi tenteranno di mettere in evidenza che senza la materia non è assolutamente il caso di fermare il pensiero su alcunché di spirituale, e perciò lo spirituale deve essere dapprima estratto dalla materia e non può esistere in nessun luogo quale assoluto, bensì deve avere dappertutto un organismo materiale per la sua manifestazione. Se questo viene a mancare, allora cadono anche tutti gli effetti e le manifestazioni spirituali. Per loro la facoltà umana di pensare non è altro che l’effetto dell’organismo materiale, nel quale le forze devono svilupparsi come in una storta[12] in un laboratorio chimico per operare finché la storta non si spezzi. Se invece a cessare di esistere è la storta, a causa di un urto maldestro, allora sopravviene anche la fine delle forze chimiche sviluppatesi e operanti in essa. Vedete, allo stesso modo filosofa anche il nostro moscone che, in un certo qual modo, con la sua azione dice: “Io vivo solo d’immondizia, e vivo tanto a lungo quanto riesco a trovare dell’immondizia qualsiasi. Se mi togliete l’immondizia, la mia vita è finita, poiché la mia forza vitale l’assorbo solo dall’immondizia e perciò, in tutte le mie parti, non sono altro che una luccicante immondizia stessa! Beato me che possiedo ancora una forza di riproduzione, altrimenti, togliendomi l’immondizia, in un colpo solo andrei completamente a fondo non soltanto io, per me stesso, bensì, con me, tutta la mia progenie”. – Dunque, i filosofi assoluti si attaccano alla materia perché credono di aver trovato in essa un centro o un reale punto di osservazione. Ma perché si attengono alla materia? Ebbene, essi si attengono alla materia perché, al pari dei mosconi, si muovono continuamente intorno all’insostenibile, ariosa e unica luce della sapienza. Dato però che in essa non trovano nulla, allora fa loro necessariamente comodo se possono mettersi a sedere su qualche frammento materiale e tentare di pompar fuori, con le loro proboscidi scientifiche, la sostanza vitale spirituale. Quando però questa è stata ben presto pompata fuori, alla fine non rimane loro altro che riprodursi nei loro discepoli o, per lo meno, negli scritti da loro lasciati, affinché attraverso di essi possano essere consumati gli ultimi resti degli escrementi e, affinché alla fine, di loro stessi non rimanga altro di valido se non il loro nome, e il fatto che con tutti i loro lavori spirituali non hanno trovato nulla di spirituale» [S.S. – II/42,14-30].

 

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Sugli stoici

Anche su tutto ciò che riguarda gli stoici nella Nuova Rivelazione troviamo una considerevole dissertazione, utile a farci capire quanto ci si può allontanare dalla vera strada della verità, quando la ragione s’impone all’amore e chiude ogni canale verso il buono e il vero della fede. L’immagine presentata è quella della vita nell’aldilà in cui si troveranno tali cultori della loro ragione, luogo che ciascuno potrà valutare come veramente misero:

«Guardate un po’ lassù, su uno spuntone di roccia coperto di muschio, la prima capanna nella quale c’imbatteremo. […] Voi però dite: “Per l’amor di Dio, questi non sono uomini, poiché hanno tutti l’aspetto di scheletri animati e, oltre a ciò, sono piccoli come dei nanerottoli. Noi potremmo considerarli piuttosto come appartenenti alle scimmie, che non a una stirpe umana. Ma come stanno le cose con questi poveri esseri, così miseri, deperiti dalla fame e completamente nudi?”. […] Io vi dico che, da un lato, avete ragione, ma dall’altro lato, per nulla affatto, poiché questi esseri, per quanto miseri possano sembrarvi, non si sentono affatto miseri dal loro punto di vista. Infatti, qui stanno di casa i cosiddetti ‘stoici’[13], ovvero, detto con altre parole, uomini che credono esclusivamente in se stessi. Durante la loro esistenza terrena essi agirono lealmente e onestamente, ma non per amore verso il prossimo e, meno ancora per un certo amore verso Dio, ma semplicemente perché in ciò riconoscevano la vittoria della loro ragione, poiché essi dicevano: “L’uomo non ha bisogno né del Cielo, né dell’inferno e neppure di un Dio, ma soltanto di se stesso e della guida della sua ragione, quale il massimo principio dell’azione, e allora agirà in modo da non recar danno a nessun altro, ragion per cui egli ha il diritto di aspettarsi che i suoi simili facciano altrettanto. Infatti, se io, in seguito all’altissimo principio della mia ragione, mi pongo al di sopra di tutte le futilità del mondo e non pretendo niente dal mondo se non un modesto satollamento del mio stomaco e una semplicissima copertura sul mio corpo, non sono debitore ad alcuno di un tributo. Ciò che il mio stomaco consuma, lo restituisce alla terra, e quello che copre il mio corpo, col tempo, può concimare il suolo. Io, però, tra queste due necessità, sono un dio che domina completamente e che serve da guida a me stesso, e con ciò sono un signore illimitato della mia stessa essenzialità! Se tuttavia c’è, oppure ci potrebbe essere un qualche Dio, ebbene, che cosa mi può fare e che cosa può prendermi se io stesso sono forte nel mio interiore e guardo con disprezzo tutto quello che Egli vuole darmi, oppure togliermi? E che cosa potrebbe darmi o togliermi un Dio? Tutt’al più potrebbe togliermi questa squallida vita che io, con la mia ragione, ho imparato già da lungo tempo a disprezzare profondamente. O non è forse vero che non dipende da me vivere tanto a lungo quanto voglio? Poiché se io trovassi che togliermi la vita si accordasse con il massimo principio della mia ragione, lo farei anche. Nondimeno resta il fatto che l’onestà da me stesso riconosciuta m’insegna che questo sarebbe contro il diritto della suprema ragione, secondo cui solo chi mi ha dato la vita ha il pieno diritto di riprendersela. Anche la natura stessa ha il diritto di pretendere quel nutrimento che essa mi ha accordato in modo naturale, mentre ciò che copre il mio corpo è proprietà del tempo, e anch’esso si riprenderà quanto concesso in pegno. La pura ragione deve trovare giusto tutto questo e deve dire, anzi, lo dice: ‘A ognuno il suo!’. Ed è appunto per il motivo che l’uomo, nella sua ragione, non pretende di chiamare suo nemmeno un granello di polvere solare, e che egli è l’essere più elevato, anzi, elevato al di sopra di qualsiasi Dio, al di sopra di qualsiasi Cielo, e si eleva potente anche sopra ogni inferno. Se ogni uomo la pensasse così, ognuno avrebbe a sufficienza quanto gli occorre e nessuno sarebbe a carico di qualche altro, poiché lontane sarebbero tutte le forme di avidità, di invidia, di avarizia, di orgoglio, di arrivismo, di ingordigia, di smoderatezza, di libidine, di menzogna e di inganno. Ammesso che esista un Dio e che sia il supremo principio della ragione, come potrebbe trovare da obiettare su questi principi fondamentali della vita? Se Egli trova in ciò qualcosa da obiettare, allora non è un Dio, poiché sta molto al di sotto dell’elevatezza della ragione umana”. Ebbene, vedete, questi uomini hanno vissuto sulla Terra in modo da non sottrarre niente neppure a una mosca. Essi non sono mai stati a carico di nessuno e non hanno mai offeso qualcuno, nemmeno con una parola. Essi sono stati molto al di sopra di ogni genere di passioni, e se qualcuno chiedeva loro un favore o un piccolo servizio, non vi opponevano mai un rifiuto, purché non si trattasse di qualcosa che fosse in contrasto con i diritti e con i principi della loro ragione, senza chiedere mai una ricompensa. Se si voleva offrir loro un impiego oppure una carica onorifica, non l’accettavano mai e, con due dita, indicavano a tale mecenate la loro fronte dicendogli: “Qui dimora il più alto impiego dell’uomo e la più grande carica onorifica!”. – Se osservate ora questi uomini, potete giudicare da voi stessi se si sono resi meritevoli di una qualsiasi punizione. Voi direte senz’altro: “Certamente no!”. – Adesso vi faccio un’ulteriore domanda: “Costoro si sono resi meritevoli di un premio? […] Con quale premio potrebbero essere ricompensati?”. Poiché, avendo essi disprezzato il Cielo e non avendo voluto affatto riconoscere alcun Dio al di sopra della loro ragione, di conseguenza la cosa più equa è lasciarli godere di quella ricompensa elargita dalla loro stessa ragione. Voi però chiedete: “Ma a questi miseri esseri non dà ribrezzo lo stato penoso in cui si trovano?” – Oh, niente affatto, poiché questo è il loro e massimo trionfo, poiché già sulla Terra trovavano altamente invidiabile la felicità di un moscerino, e dicevano: “Vedete, un pasto quanto mai splendido per questo animaletto è una goccia di rugiada appena visibile, posata su una foglia. L’intera costituzione di questo animaletto sembra avere delle necessità minime”. Quando invece noi osserviamo la costituzione straordinariamente dissipatrice del nostro corpo, allora la nostra ragione non può, e con tutte le buone ragioni, che farlo oggetto di disapprovazione. Infatti, ognuno di noi deve avere un grande ventre per mangiare e poi espellere molto; dato però che la nostra ragione non trova uno scopo valido che giustifichi una simile costituzione, allora essa si accontenterebbe volentieri del minimo, se la costituzione fortemente antieconomica del suo inutile corpo glielo consentisse”. Essi inoltre criticano la grande quantità di carne di cui sono rivestiti i piedi, il deretano, le mani e le altre parti del corpo, e dicono: “Il moscerino fa a meno di tutto ciò, ed è già per questo più felice che non il massiccio uomo, costituito in maniera così dispendiosa!”. – Ebbene, se ora sapete questo, allora la piccola figura scheletrica di questi uomini non vi sembrerà più tanto misera e degna di compassione come è stato il caso al primo sguardo, poiché essa corrisponde esattamente ai principi della loro ragione» [S.S. – I/24,5-23].

 

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Sui geologi

Un altro gruppo di scienziati, ‘ricercatori che studiano la natura’, cioè di coloro che parlano dei milioni di anni come fossero giorni, nascondendo in questa unità di misura del tempo ogni possibile contro domanda sulle loro asserzioni riguardo alle trasformazioni della Terra di cui nessuno, né tantomeno loro, possono averne una qualche idea, sono i cosiddetti geologi. Essi possono solo fare ipotesi come chiunque di noi che voglia spaziare in supposizioni temporali fantasiose, nelle quali la verità non potrebbe raccogliersi che in briciole, e anche queste, buone solo per ‘gli amici’ dell’uomo. Una conferma di ciò ci viene data in una risposta a una domanda a Lorber da parte dei suoi amici su come erano da intendere gli scavi delle posizioni dei luoghi sacri in Palestina, la cui costituzione fisica del territorio è relativa a soli 2000 anni fa, e non certo a milioni di anni:

«Ciò che Io ti ho detto ora su questo è la verità, tutto il resto è in massima parte invenzione e supposizione umana. Del resto, nel (grande) Vangelo di Giovanni (G.V.G.) che ti ho dettato, ha poca importanza o non ne ha proprio per niente come si chiamavano le località e dove si trovavano, mentre tutta l’importanza sta nella Dottrina di vita e nella verità che vi è contenuta. Ci sono adesso ancora molti pazzi che disputano su dove si trovasse l’antico paradiso di un tempo e dove Adamo sia fuggito dallo stesso in ‘linea recta’ e in quale paese Caino uccise Abele, dove poi si rifugiò e dove Adamo stesso si stabilì più tardi. Su questo esistono talmente tante indicazioni che, in base ad esse, perfino uno spirito vicino alla perfezione potrebbe essere sviato; tuttavia questa è una disputa del valore di un fiocco di lana di pecora! Ciò che si deve ritenere in merito, secondo verità, si trova nel Mio “Governo della Famiglia di Dio”, come anche in parte nel “Grande Vangelo di Giovanni”. Tutto il resto è senza valore, in quanto a quel tempo la Terra aveva un aspetto e una disposizione del tutto differente, perché dopo il tempo di Noè fu tutto notevolmente sconvolto, e se si volesse stabilire in base all’attuale aspetto della Terra l’ubicazione delle dimore dei primi patriarchi, allora con una tale designazione si costruirebbe molto sulle nuvole, poiché a quel tempo l’attuale Siberia, specialmente verso Oriente, come anche l’Asia centrale fino ai confini della Cina, era una terra estremamente benedetta e fertile. Osservatela al giorno d’oggi, e dappertutto troverete il più contrastante opposto. La Siberia non ha da mostrare quasi altro che neve e ghiaccio eterni, e l’Asia centrale, un tempo così benedetta, ora la scansano perfino le bestie più selvagge e più feroci, non trovandovi altro che sabbia e pietre. Per questo ai sudditi russi deportati in Siberia è anche impossibile darsi alla fuga e raggiungere, oltre questo esteso deserto, almeno i contrafforti e propaggini della grande catena montuosa tibetana. Questi deserti dell’Asia centrale sono, infatti, per la maggior parte altrettanto maligni quanto il grande deserto del Sahara in Africa. Da ciò risulta che questa Terra, per lo più a causa dell’arroganza degli uomini, ha subito grandi trasformazioni, e ora nessun geologo, fosse egli stesso cento volte un Alexander Humboldt[14], si potrebbe raccapezzare. Ma ciò che a ciascuno è necessario sapere e comprendere per una migliore comprensione dei libri di Mosè, Io te l’ho dettato nella penna già vent’anni fa, e ora faccio la stessa cosa anche in “Giovanni” riguardo ai luoghi nella regione dove Io ho vissuto e insegnato. Tutto il resto e altre cose sono del tutto vane e, detto con altre parole, non è nient’altro che trebbiare paglia vuota. Con questa Mia comunicazione, tu e ogni altro credente potete essere completamente soddisfatti. I cosiddetti intellettuali che si occupano delle inezie del mondo, invece, dovranno saziarsi leccando la polvere delle antiche rovine; ma a loro servirà poco, perché vi troveranno ben poco nutrimento. Io invece rimango il Signore e cambio la Terra a Mio piacimento e secondo la Mia Sapienza, poiché tali sapientissimi intellettuali che vogliono perfino sentire l’erba crescere, e ce ne sono già stati alcuni che hanno udito russare le piante nel loro respirare, devono soltanto sgombrare la valle di un fiume fino al suo fondale, e vi troveranno molto nutrimento per il loro intelletto! Ma non lo faranno di certo, e si accontenteranno piuttosto di leccare le umide pareti di pietra, poiché là, certamente, ogni uomo potrà gridare a tali super eruditi: “Amici, soltanto fin lì dove pendono alcune gocce di rugiada voi arriverete con la vostra lingua, ma nemmeno con una bacchetta magica nella vostra mano potrete, come il profeta Mosè, far scaturire dall’interno di una dura roccia una sorgente dalla cui abbondanza milioni di uomini e animali poterono estinguere la sete ardente!”. La bacchetta magica di Mosè, però, rimango ancor sempre Io, – e mai il vano intelletto, avido di gloria ed egoismo di un dotto dell’intera sapienza mondana, laureato nelle università superiori. Questo per la tranquillità di tutti coloro che credono in Me, che Mi amano sopra ogni cosa e amano il loro prossimo come se stessi» [S.t.b. – 3,22-29].

 

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Sui naturalisti

Anche per i naturalisti non va altrettanto bene per ciò che riguarda i rapporti della loro attività nell’osservazione della natura, quando questa non è nell’ordine della fede e non riconoscono un Essere superiore che guida e governa tutto. Nella spiegazione dell’essenza delle montagne, sul perché esistono e quale sia la loro funzione, tramite Lorber se ne dà ampiamente delle spiegazioni che nessun ricercatore, nelle sue argomentazioni all’umanità, si sognerebbe mai di considerare nella loro realtà spirituale, di cui nei libri dell’umana scienza ne esistono purtroppo a profusione, e nei quali la verità viene completamente mistificata. Ne citiamo solo alcuni punti per darne un accenno:

«Una terza specie di simili spiriti compie realmente il viaggio fino al mare; quando però vi sono giunti, si raggruppano secondo la natura della loro perfidia e cominciano a sconvolgere il mare, e guai allora al navigante che cade tra le loro mani di vento! Se egli riesce a salvare la propria vita naturale, potrà poi narrare i prodigi degli uragani devastatori dei mari. Ma quando questa razza maligna si propone di attivare un simile progetto forsennato, allora invia in alto al di sopra della superficie del mare – per così dire in ricognizione – una o due nuvolette molto tenui, nuvolette che il navigatore esperto conosce molto bene, e ciò al fine di sincerarsi se da qualche parte siano visibili quegli spiriti della pace di cui sappiamo; se questi ultimi sono effettivamente ancora visibili da qualche parte, allora queste nuvolette si disperdono immediatamente, e in questo caso molto di rado c’è da attendersi una bufera di qualche importanza. Se invece questi malvagi spioni non scorgono nessuna traccia di truppe avversarie, allora s’innalzano sempre più e, nel giro di pochi minuti, il libero spazio al di sopra del mare si trova occupato da fittissime nubi temporalesche, dalle quali cominciano ben presto a scatenarsi le più formidabili raffiche che sconvolgono il mare, mentre i fulmini vengono scagliati a migliaia su quegli spiriti che si sono seriamente incamminati sulla via del ravvedimento. Nondimeno, queste orde ribelli finiscono con l’avere la peggio dappertutto; anche un’impresa di questo genere termina sempre male per loro, perché in questi casi i sorveglianti principali della terraferma mandano subito degli eserciti di spiriti della pace che vanno ad affrontarle con la velocità del pensiero. Giunti sul posto, si gettano immediatamente addosso a quelle maligne schiere furibonde, le scagliano in mare comunemente sotto la forma di grandine e di violenti acquazzoni, e in quest’occasione liberano anche gli spiriti umili dalla loro prigionia volontaria. I campioni di perfidia di questa specie, invece, se nel trambusto hanno avuto semplicemente una parte secondaria, vengono convogliati con altrettanta velocità al Polo nord, mentre i capi o i campioni dell’impresa devono prepararsi a mordere i duri ghiacci del Polo sud per un tempo assai lungo. Vedete, così ha fine lo spettacolo; gli spiriti malvagi vengono relegati al loro posto, e i buoni vengono accolti per un’altra attività efficace e molteplice. Ma in cosa consiste quest’attività? – La prima mansione che viene affidata a simili spiriti è che devono portarsi sulle diverse montagne, e precisamente in quei luoghi che terminano in picchi di roccia nuda, e lì devono incessantemente curarne la conservazione, come pure il condizionato dissolvimento, e a questo scopo essi sono chiamati a distribuire tutta l’umidità nei pori della roccia in maniera tale che questa, per l’azione che si svolge dall’interno all’esterno, possa mantenere continuamente l’identico grado di solidità e la medesima caratteristica; d’altro canto, però, devono anche avviare verso la pianura le rocce che si staccano, in maniera da farle arrivare gradatamente sempre di più alla meta della loro redenzione. Se talvolta trascurano una simile incombenza, succede più volte che degli spiriti maligni siano pronti a giocar loro, di nascosto, qualche brutto tiro, come ad esempio staccando addirittura un intero blocco di roccia facendolo precipitare a valle, cosa questa che tuttavia avviene per lo più soltanto nei casi di gravi insurrezioni. Se si verifica un simile fatto dovuto a un’imprudenza occasionale, essi devono poi avere la massima cura affinché un simile blocco staccatosi trovi una base sicura in qualche luogo, altrimenti devono condurlo fino a un ruscello o a un fiume, per evitare che gli spiriti ancora non nati che vi sono rinchiusi non debbano irrompere fuori prematuramente; se ciò si verificasse sarebbe la rovina per quasi tutta la Terra. Quindi un simile blocco di pietra staccatosi voi lo troverete di solito in qualche fossato dove c’è una sorgente, oppure lo vedrete sepolto più che per metà nel terreno e lì circondato da ogni specie di muschio, o potrete trovarlo anche ridotto in pezzi oppure ancora intero in qualche grosso corso d’acqua. E questo è quindi anche il motivo per il quale nei corsi d’acqua s’incontrano dei blocchi di pietra pesanti non di rado varie centinaia e anche migliaia di quintali, e cioè precisamente laddove in primo luogo non esistono simili tipi di rocce, e dove, in secondo luogo, delle rocce di questa specie non si possono incontrare affatto. I naturalisti non mancheranno certamente di esclamare: “Che cosa ridicola è questa! Questo fenomeno è dovuto esclusivamente alla gravità dell’acqua, gravità che si accresce in base alla rapidità e alla violenza della caduta!”. – Sennonché hanno ragione solo dal punto di vista naturale, allo stesso modo di colui che con ragione dice che due per due fa quattro. Ma conosce, come il matematico, su cosa è basato il prodotto ottenuto così? Conosce le singole unità che concorrono a formare tale prodotto? È vero che egli conosce il numero delle cose che appaiono omogenee al suo occhio e al suo intelletto, ma riconosce le singole unità che ha contato nella loro essenza fondamentale? Può calcolare le immense quantità e le diversità dei pezzi e delle forze che sono state necessarie per formare una tale struttura? – In verità, se conoscesse pienamente questo, vedrebbe in maniera assolutamente chiara su che deboli basi era fondato il suo calcolo delle cose, quando, in seguito alla loro omogeneità, ne aveva sommato assieme quattro. Come dunque detto, anche al vostro naturalista, qualora si metta ad esporre delle cose, non va niente affatto meglio che al nostro matematico, anzi molto peggio! Egli infatti vede scorrere l’acqua, ma cosa ci voglia per far scorrere l’acqua e per dare alla stessa il dovuto grado di gravità, ciò che richiede per di più la conoscenza perfetta di che cosa sia veramente la gravità, vedete, questo al nostro naturalista dai sensi molto acuti conviene ammettere che sia piuttosto invisibile, poiché il fatto che l’acqua che si trova su di un letto inclinato si muova, lo può constatare chiunque anche non essendo proprio un naturalista diplomato. Ma chi è poi che porta l’acqua fino alle regioni alte della montagna, che lì la raccoglie e la convoglia verso la pianura dove essa apporta benefiche energie? Ecco questa sarebbe di nuovo un’altra domanda! Anche a questo riguardo non si farà a meno di tirare in ballo la pressione interiore e la legge della reciproca attrazione; ma se Io poi domando: “Chi è che esercita la pressione e la reciproca attrazione?”, allora di certo non ci sarà alcuna risposta. Queste cose le espongo ora qui, affinché la prima incombenza affidata agli spiriti, cui è stato accennato prima, non vi appaia tanto strana, e perciò potete credere senz’altro che su tutta la Terra non esiste niente e non succede niente che non sia dovuto all’azione degli spiriti di ogni specie, siano essi buoni o cattivi» [I.G. - 7,11-22].

 

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Cap. 2

 

Lorber profetizza le conquiste scientifiche

 

Nella consultazione della voluminosa opera “La Nuova Rivelazione”, l’esperto ha la possibilità di scoprire particolari comunicazioni che hanno trovato la loro conferma attraverso la moderna scienza e la tecnica del XX secolo.

È importante considerare una delle prime rivelazioni quando, il 24 ottobre 1842, Lorber diede comunicazione profetica di un ottavo e ultimo[15] pianeta orbitante intorno al Sole dal nome ‘Miron’, di cui allora non si conosceva ancora l’esistenza. Era l’enorme Nettuno, scoperto solo quattro anni più tardi, e precisamente il 23 settembre 1846 da Johann Gottfried Galle con il nuovo telescopio dell’osservatorio di Berlino, a confermare la veridicità di quelle comunicazioni ricevute.

Oltre a ciò, furono anticipate anche le idee delle strade ferrate, della radiotelegrafia e il sorvolo degli oceani, veramente in un modo d’esprimersi proprio della profezia, al fine di lasciar libero l’uomo nella sua libera volontà creativa. Ne diamo qualche esempio:

«Io ti dico che l’umanità arriverà a viaggiare su vie ferrate alla velocità di una freccia scoccata con l’arco, e aggiungo che gli uomini parleranno con la lingua del fulmine da un capo all’altro del mondo, e voleranno nell’aria come gli uccelli, molto al di là dei mari e dei continenti …» [G.V.G. – V/46,1].

«Nello stesso periodo, però, anche il fuoco naturale provvederà a servizi impressionanti: il fuoco spingerà le navi su tutti i mari alla velocità del vento. Così pure gli uomini, con il loro acuto intelletto, costruiranno carri e strade di ferro e, al posto degli animali da tiro, metteranno il fuoco davanti al carro e con la sua potenza viaggeranno sulla Terra, veloci come una freccia scoccata» [G.V.G. – VIII/158,7].

Sull’invenzione della radiotelegrafia preannunciata da Lorber nel 1864, c’è da dire che Maxhwell nel 1867 – quindi tre anni dopo la morte del profeta – preannunciò l’esistenza delle onde elettromagnetiche. Hertz le troverà nel 1887. Nel 1896 Marconi le metterà in pratica, riuscendo a telegrafare al di là dell’Atlantico nel 1903, e qui ci riferiamo solo all’inizio del secolo scorso, senza dilungarci sulla velocità di comunicare, inizialmente con il telegrafo e successivamente con lo sviluppo della telefonia. Così come anche con l’evoluzione del motore a scoppio per i mezzi di comunicazione, il quale sostituì la carrozza e il cavallo dei tempi di Lorber ed in pochi anni aprì l’epoca dei grandi viaggi fino ai nostri giorni, il che è sotto gli occhi di tutti.

Potevano essere meglio descritte da un profeta del XIX secolo le odierne autostrade a quattro e sei corsie, come lo sono le odierne autostrade nazionali, in confronto alle misere strade carrozzabili della metà del 1800, oppure le veloci future ferrovie che nella prima metà dell’800, ancora agli albori con le prime locomotive a vapore, non potevano che essere considerate utopistiche nel loro sviluppo?

Pure nei primi decenni del XX secolo le dichiarazioni di Lorber sul cosmo, sugli atomi, sugli uomini primitivi e sulle scoperte tecnologiche, dovettero apparire completamente inattendibili; invece nel frattempo tutto ciò è completamente cambiato, poiché già da lungo tempo anche questa parola contenuta nella Nuova Rivelazione ha trovato conferma: «Il mondo li insulterà (gli autori della Nuova Rivelazione) come fanatici pazzi, com’è stato il caso anche con i profeti».

Se si volesse opporre un motivo conduttore all’opera comunicata a Lorber, si potrebbe pensare a una frase di Eraclito di Efeso (576-480 A.C.): "Per la sua incredibilità, la verità si sottrae dall’essere riconosciuta". – Oggi non può più esistere nessun dubbio: grazie all’insieme della grande quantità di concetti contenuti nella Nuova Rivelazione, quindi tramite una divina rivelazione, agli uomini del XX e XXI secolo più predisposti all’apprendimento rispetto agli uomini delle generazioni precedenti, si sta esercitando una portentosa irruzione del soprannaturale nel naturale! Tuttavia premettiamo che il contenuto non deve occupare la discussione solo per ciò che riguarda le scienze naturali quali predizioni, ma anche il restante contenuto dell’Opera deve indirizzarci alla vera intenzione della rivelazione. Questa, innanzi tutto, è un messaggio di salvezza all’odierna umanità che vegeta lontano da Dio nell’infedeltà e nei piaceri mondani, concetti cui faremo riferimento più avanti nella citazione di altri punti dell’opera.

Occorre notare che tutto ciò che i nostri scienziati realizzano, sviluppando meccanismi di ogni genere cui ci siamo abituati ad utilizzare, non è nell’ordine delle cose secondo ‘lo spirito’, poiché sviluppo e tecnologia sono concesse sulla Terra in questo tempo solo al fine di accelerare ‘gli ultimi tempi’. Un esempio è quello della forza del vapore che viene considerato deleterio per la vita del nostro pianeta, e da parte del mondo spirituale tale tecnologia è mantenuta ugualmente secondo la volontà degli uomini perché c’è un grandissimo Amore del Signore, al fine di limitare i grandi danni che ne deriverebbero senza il Suo invisibile aiuto, altrimenti saremmo continuamente a rischio di grandi distruzioni. L’esempio viene spiegato nell’opera “Saturno” in cui gli abitanti di quel pianeta, di una costituzione fisica molto più leggera della nostra, per l’attraversamento dei corsi d’acqua, laghi o fiumi, utilizzano per il galleggiamento delle barche derivate dal fusto di enormi piante, e per la forza motrice la loro volontà:

«Invece sulle loro navi, unite l’una all’altra, scivolano con rapidità grandissima sulla superficie dell’acqua, cosicché essi percorrono, con tutta facilità, da trenta a cinquanta miglia[16] in una delle vostre ore. Eppure essi non dispongono né di caldaie a vapore, né di ruote a pale, bensì la forza motrice che a loro serve sta unicamente nella loro ferma volontà e nella loro incrollabile fede, per la cui ragione dispongono anche, lungo i bordi delle loro navi, di quelle punte vegetali che voi già conoscete, le quali poi, mediante la loro volontà, vengono per così dire magnetizzate, e perciò traggono la nave in quella direzione dove il navigatore ha indirizzato il polo della propria volontà rivolto alla meta. E vedete, una simile forza motrice è senz’altro migliore delle vostre terribili macchine a vapore che costituiscono continuamente una minaccia per la vita naturale dell’uomo. Se Io non ne avessi cura per mezzo dei Miei angeli protettori, in verità, delle sciagure causate dai vapori dell’acqua liberati si verificherebbero ancora più di quanto sia accaduto finora. Non vi è niente di più stolto di quando gli uomini mettono a profitto forze naturali che non conoscono per niente. Non basta, infatti, sapere soltanto, in base all’esperienza, che il vapore acqueo disciolto possiede un’immensa forza di pressione, ma è bene anche sapere cosa vi sia nascosto dentro il vapore e che cosa effettivamente costituisce questa grande forza di pressione. Forze morte non sono veramente delle forze, ma le forze che agiscono sono sciolte e viventi. Ora, chi conosce quanta energia sia insita negli spiriti liberati nei vapori acquei? In verità, se non vi fossero gli angeli di cui ho detto a tenerli a freno, i presuntuosi fautori delle macchine a vapore si persuaderebbero ben presto a loro spese su che terreno molto friabile siano fondati tutti i loro calcoli, perché gli spiriti, liberati anche da un singolo vapore d’acqua, una volta scatenati basterebbero a trasformare delle intere catene di montagne in polvere e cenere in un solo istante. Da ciò voi potete rilevare con molta facilità in quale grado sia necessario che venga esercitata la tutela celeste, affinché l’intera umanità non cada vittima delle proprie stolte imprese. Di queste pazzie gli abitanti di Saturno non sanno nulla e, a prescindere da ciò, sono incomparabilmente più saggi di tutti gli eruditissimi fratelli del vapore e dominatori del mare sul vostro corpo terrestre. Essi, oltre ai molti vantaggi, hanno anche questo di inestimabile valore: essi durante la loro vita possono coltivare spesso un rapporto con Me personalmente e così anche con gli angeli del Cielo, per mezzo del quale essi, nella loro sfera della sapienza e conoscenza, anche soltanto in un breve colloquio, possono guadagnare più che non voi attraverso il chiacchierio, spesso più che stoltissimo, tra degli eruditi.» [Saturno – 10,8-11].

 

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Cap. 3

 

Due elementi essenziali alla vita: l’aria e l’elettricità

 

Sebbene già nell’antichità l’esistenza dell’aria fosse nota quale elemento essenziale alla vita dell’uomo, tanto da accreditarle significati religiosi dai babilonesi, egiziani e greci, solo alla fine del 1700 il chimico biologo L. de Lavoisier diede il nome di ossigeno e azoto ai suoi due principali componenti. Lo studio delle sue caratteristiche proseguì nella seconda metà dell’800 per sfruttare la possibilità di estrarne i due gas per le applicazioni in medicina, e con il processo della liquefazione, a una certa pressione, per il raffreddamento di componenti e per lo sviluppo dei primi frigoriferi industriali. All’epoca di Lorber non c’era ancora una tecnologia in grado di scomporre ulteriormente l’aria per individuarne gli altri componenti, essendo questi molto rarefatti. Anche in questo caso la Nuova Rivelazione dimostra il precorrere dei tempi profetizzati dal mistico, e solo dopo la metà del 1900 con delle attrezzature più moderne, l’uomo riuscì a scoprirne la loro esistenza.

 

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Composizione ed essenza dell’aria

Che le spiegazioni dall’Alto non siano state dettate dalla fantasia di un autore alquanto fervida, lo possiamo dimostrare proprio con l’aria che qui presentiamo, tratta da due distinte comunicazioni relative sia sotto l’aspetto materiale che da quello spirituale. Vediamole:

«Di che cosa consiste allora l’aria atmosferica in tutte le sue parti? L’aria atmosferica, ovvero l’aria atta alla respirazione, è costituita da un complesso d’innumerevoli specie d’aria, le quali vengono tutte denominate gas, o meglio, elementi aeriformi. Certamente i naturalisti fan troppo presto quando si tratta di enumerare i gas che compongono l’aria atmosferica; secondo loro l’aria consiste di una miscela in debite proporzioni di ossigeno, idrogeno, acido carbonico e di vero e proprio azoto. Sennonché con queste quattro specie, la vera e propria aria atmosferica sarebbe terribilmente insufficiente se non contenesse anche altre qualità di gas, perché se non possedesse in sé tali altre qualità di gas sconosciuti ai naturalisti, ci sarebbero ben magre prospettive per lo sviluppo delle piante, per la formazione dei minerali, e ancor peggio per il mondo animale. Ogni pianta assorbe dall’atmosfera quell’elemento semplice dell’aria che ad essa sola si confà, eliminando e respingendo tutti gli altri. Se non fosse così, ciascuna pianta nella sua specie non potrebbe avere una forma del tutto propria, come non potrebbe avere un proprio sapore e un proprio odore. Ma se ciascuna pianta, secondo la sua specie, assorbe un solo tipo d’aria corrispondente alla propria natura, ne consegue che veramente devono esistervi tante qualità d’aria o di semplici elementi aeriformi quanti sono i diversi tipi di consumatori. Perciò, che questo sia ed effettivamente debba essere così, lo dimostra già chiarissimamente l’odore di ogni singola pianta, e più ancora la sua sostanza interiore; si provi a fiutare una rosa, un garofano, un giglio, una violetta, e poi un fiore di giusquiamo[17], e ci si domandi se ciascun fiore odora come l’altro. Il profumo della rosa avrà un effetto più intenso sugli organi dell’odorato ed acuirà la vista; quello del garofano agirà da astringente sull’odorato e indebolirà la vista; il giglio infiacchirà l’olfatto e ad azione prolungata influirà malamente sulle viscere della digestione, provocando non di rado dolori al capo. La violetta susciterà una sensazione esilarante sull’olfatto ed avrà perfino azione fortificante sul cervello, mentre il piccolo fiore color giallo sporco del giusquiamo provocherà immediatamente schifo e, se fiutato prolungatamente, sarà causa di vertigine e di dilatazione della pupilla. – Si domanda: “Tali e tanti diversi fenomeni, possono essere attribuiti unicamente alle quattro qualità di elementi gaseiformi semplici conosciuti, oppure forse la loro causa è da ricercarsi soltanto nella differente miscela delle stesse quattro qualità?”. – Oh, ma se questi quattro gas fossero davvero le quattro semplici sostanze fondamentali, in base alle quali dovrebbero in fondo essere costituite tutte le cose, allora sarebbe una vera vergogna per i sapientissimi dottori della chimica, i quali già da lungo tempo avrebbero dovuto poter trarne oro, argento e diamanti in grandissima copia, giacché tra le quattro specie di elementi semplici vi è posto per un numero molto rilevante di tutti i tipi di miscele quantitative, e da ciascuna miscela dovrebbe pur essere possibile far saltar fuori, se non proprio l’oro, almeno qualche nuova specie di buoi, asini e vitelli in miniatura, oppure qualcosa di simile. Ma invece, ecco che di tutto questo non succede niente, nonostante i più sapienti sberleffi di tali campioni della scienza e, dagli e dagli, finisce che salta fuori al massimo un po’ di polvere bianchiccia che, esaminata al microscopio, rivela la presenza di minutissimi cristalli; il che, dopo tutto, non vuol dire gran cosa, perché simile polvere cristallina la libera natura ne produce di molto più bella e di svariate qualità anche senza ricorrere alle cucinature della chimica. Basta che d’autunno osserviate una prugna o un grappolo d’uva matura, oppure anche diverse foglie d’albero, e scoprirete sui frutti e sulle foglie un’abbondanza di questo pulviscolo. Armate il vostro occhio di un microscopio e vi vedrete un pullulare di cristallini tra i più belli. Da tutto ciò risulta nuovamente confermato che ci devono essere parecchie specie di gas semplici, oltre alle sole quattro qualità conosciute. D’altro canto vi sono pure piante che esalano un alito tanto pericoloso da uccidere immediatamente ogni animale o altra pianta che venga a trovarsi nella zona d’influenza, mentre invece ce ne sono altre, miracolose, in virtù delle quali potrebbero essere rianimati perfino i morti, purché non siano tali da troppo tempo; ambedue queste specie di piante, l’una immensamente micidiale, l’altra oltremodo vivificante, è chiaro che devono, secondo la loro specie, assorbire dall’atmosfera terrestre ciascuna un elemento fondamentale assolutamente loro proprio, altrimenti non potrebbero essere quello che sono. Ora, se questo è un fatto innegabile, deve risultare nuovamente chiarissimo che l’aria atmosferica non può essere che una miscela quanto mai varia, considerato che deve essere atta a fornire energia nutriente alle svariatissime cose create e a ciascuna secondo la sua specie. Ma se già le piante esigono per la loro esistenza che nell’aria atmosferica siano presenti tanti elementi fondamentali, in quanto maggior numero e con quanta diversità devono trovarsi nell’atmosfera determinati elementi riguardo agli animali, affinché ogni specie vi possa trovare quella sostanza aspirabile che si confà al proprio organismo. È bensì vero che ciascun animale inspira, in un determinato volume d’aria, tutte le sostanze che vi sono contenute, però, della quantità d’aria inspirata non assimila che quella parte che è affine alla sua natura; tutto il rimanente viene di nuovo espirato. Io credo che, a chi è capace di seguire quest’esposizione sia pure solo con un po’ di maturità d’intelletto, potrà bastare quanto è stato detto finora per convincersi quanto complicata debba essere l’aria atmosferica perché innumerevoli e svariatissimi esseri possano tutti trovare in essa quello che è corrispondente alla loro natura. Dato dunque che ora noi abbiamo appreso certo facilmente questo, non sarà nemmeno tanto difficile comprendere, nella loro innumerevole quantità e varietà, i fenomeni che si manifestano nell’aria atmosferica, afferrandoli per lo meno nella misura in cui ciascuno, secondo la propria percezione sensoriale, riscontra un divario nella qualità del fenomeno, ciò che lo indurrà a dire: “Questo fenomeno ha certamente somiglianza con un altro prima osservato, tuttavia la formazione è certo differente; ma se questo è il caso, ci deve essere pure una nuova causa che prima non c’era”. – […] Tutti questi fenomeni hanno la loro spiegazione in ciò: le specie colossali di un tempo non hanno più potuto trovare nell’aria atmosferica un alimento che fosse corrispondente alla loro natura, per la qual cosa hanno dovuto finire con l’estinguersi. Vale a dire che uno degli elementi fondamentali dell’aria che prima esisteva, un bel giorno scomparve; al suo posto, un altro elemento che prima non c’era, fece la sua comparsa. A una simile causa sono pure da attribuirsi la maggior parte delle nuove malattie che si manifestano tanto nelle piante quanto negli animali, al comparire delle quali i medici fanno una faccia uguale a quella dei chimici quando si affannano a fabbricare dell’oro e finiscono con il trovarsi tra le mani, invece di una pepita d’oro, un pezzo di qualche puzzolente escremento. Si possono bensì verificare delle analogie; quindi qualcuna delle nuove malattie può somigliare a un’altra già conosciuta prima, ma se si confronta l’oro naturale con quello artificiale, si troverà che la differenza è come tra 1000 e 1. Così succede pure che, volendo curare una nuova malattia con la stessa medicina impiegata per curarne un’altra somigliante e già esistente, si termina con il fare un gran buco nell’acqua, perché questa nuova malattia è la conseguenza della mancanza del rispettivo elemento specifico nell’aria, quando cioè per un motivo qualunque, esso venga consumato e non immediatamente riprodotto. In un simile caso è certo ben difficile trovare una medicina che contenga in sé lo specifico venuto a mancare, mediante il quale la nuova malattia verrebbe, senza dubbio alcuno, immediatamente eliminata. Ora, siccome l’addentrarsi in tale questione può essere d’inapprezzabile vantaggio per l’umanità, poiché si tratta di guidarla sulle vie di una miglior conoscenza delle cose, noi prossimamente ci intratterremo ancora più particolarmente e considereremo le cause che concorrono a far scomparire in parte o del tutto certi elementi fondamentali nell’aria atmosferica, e talvolta a far apparire altri nuovi al loro posto» [L.T. 20,2-15].

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Il carattere spirituale dell’aria

(Qui l’interlocutore è l’angelo Raphael che parlava ai discepoli di Gesù 2000 anni fa):

«Oh, credi tu che sul Sole non ci siano come qui degli spiriti pronti a fare il loro servizio? Io dico a te e a voi due che né sul Sole né su questa Terra accade qualcosa senza che vi cooperino tali spiriti; infatti, tutto quello che vedi e tocchi, in fondo non è altro che spirito; perfino la più rozza materia è spirito, mentre l’anima è soltanto uno stato di spirito giudicato. Se tu inquieti oppure offendi eccessivamente mediante uno sfregamento, urto o pressione, gli spiriti che, profondamente giudicati, giacciono inerti nella materia, essi ben presto non mancheranno di farti sentire la loro forza e potenza. Vedete, l’aria è certamente qualcosa di molto sottile e cedevole, ma se per effetto di qualche eccessivo urto o pressione viene portata fuori dal suo equilibrio e turbata eccessivamente nella sua quiete, arriva a sradicare i più grossi e robusti tronchi d’albero, fa tremare la Terra, si accende in mille fulmini devastatori e diventa un elemento tra i più spaventosi! Però, che cos’è allora che tumultua con tanto furore nell’aria e per mezzo suo? Nient’altro che gli spiriti e i principi animici che in essa riposano e che, veramente, la compongono! Prova ad urtare due pietre violentemente l’una contro l’altra, e all’istante gli spiriti che vi sono confinati dentro annunceranno la loro presenza e ridurranno in minutissimi granelli di polvere l’intera massa della pietra, per quanto dura possa essere, e in quest’occasione non ci sarà neppure la mancanza di fenomeni di fuoco. Se prendi dell’acqua e la sottoponi a una pressione più forte possibile, inizialmente ne ricaverai una massa di ghiaccio che, pur essendo del tutto solida e in perfetta quiete, distruggerà il recipiente che la contiene, per quanto resistente sia, ma se tu potessi sottoporre il ghiaccio a una pressione ancora maggiore, esso si dissolverebbe istantaneamente in vapori di fuoco e, con un terribile scoppio, annienterebbe tutto ciò che volesse ostacolarlo! Finché gli spiriti e i principi animici naturali, confinati in quello che esteriormente appare materia, non vengono inquietati oppure offesi, essi certamente giacciono come morti e si lasciano manipolare e formare in varie forme, ma se accade che vengano talvolta eccessivamente destati dalla loro quiete normale, guai allora a chi si trova vicino! La presenza di elementi spirituali nella materia può essere del resto constatata con grande facilità; infatti, voi vi accorgerete sempre di un fenomeno luminoso più o meno accentuato, a seconda del grado d’intensità di un’attività degli spiriti destatisi in una qualche materia, quando vengono costretti ad un’attività straordinaria. Di conseguenza, quanto siano attivi gli spiriti (ad esempio) dell’atmosfera solare, particolarmente sulla superficie dell’astro, lo dimostra la luce intensissima del Sole. E con quanta violenza possa poi essere scagliato un simile masso fuori dal Sole nell’occasione delle sue grandi eruzioni, quando cioè gli spiriti della sua materia vengono turbati al massimo nella loro quiete e spinti all’attività, voi potete già farvene una pallida idea, o meglio, averne un presentimento, considerando l’intensità della luce solare! Posso assicurarvi che in seno all’immenso Sole si verificano non di rado eruzioni di tale violenza che, durante le loro manifestazioni di forza, dei massi grandi come questa Terra non farebbero maggior figura a dei granelli di polvere[18] trasportati dal vento qui sulla stessa! E così vi riuscirà tanto più comprensibile con quale facilità e velocità questo piccolo masso sia venuto a precipitare qui, giù dal Sole!» [G.V.G. – III/234,1-10].

Nel 1966, secondo un rapporto del giornale di Stoccarda nr. 187/1966, fu intrapreso per la prima volta un siffatto esperimento sull’aria in cui furono usate le più moderne apparecchiature fisiche per ottenere la necessaria alta pressione. Con una temperatura di più di 400° Celsius si giunse a produrre ghiaccio sotto una pressione di 200.000 atmosfere!

 

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La natura dell’elettrone

Tra le manifestazioni della natura da sempre oggetto di studi da parte dell’umanità, quello dell’elettricità è uno dei più studiati, poiché già il fulmine, oppure l’elettrizzazione di alcuni materiali come l’ambra, portò l’uomo, già al tempo del filosofo greco Talete (600 a.C.) che ne diede il nome da ‘electron’, a cercare di comprenderne la sua essenza. Nel 1936 a seguito di ritrovamenti di rudimentali pile galvaniche dette ‘batterie di Baghdad’ risalenti al 250 a.C., si suppone l’uso di una qualche forma di corrente elettrica già dall’antichità. Perciò, tutto ciò che riguarda lo studio delle sue proprietà ha avuto uno sviluppo continuo di pari passo con la conoscenza scientifica in ogni campo. Anche le proprietà magnetiche furono sempre più studiate e utilizzate, e oggi l’umanità ‘vive’ praticamente in simbiosi con innumerevoli elementi che utilizzano l’elettricità come base per il loro funzionamento. È da tener presente che non soltanto tra le sue caratteristiche c’è quella della conducibilità nella materia, ma occorre considerare anche la capacità di diffondersi nell’aria come con la magnetizzazione e la trasmissione delle onde elettromagnetiche (onde hertz), il cui uso è praticamente infinito. Effettivamente parliamo di ‘uso’, considerando che moltissimi scienziati – da W. Gilbert (1600), N. Cabeo e F. Hauksbee (1629), R. Boyle (1675) e altri più recenti fino a G. Franklin (1752) M. Faraday, L. Galvani, A. Volta, A. M. Ampère, G. S. Ohm, solo per citarne alcuni – pur riuscendo a costruire macchine elettriche sempre più singolari per le innumerevoli applicazioni, hanno potuto solo teorizzarne l’essenza, poiché quelle teorie restarono tali, pur con tutta la tecnologia e gli strumenti di diagnostica sempre più perfezionati nel tempo. Ma che cos’è nella sua realtà l’elettricità?

Nella Nuova Rivelazione anche su questo importantissimo elemento primordiale della Creazione troviamo delle spiegazioni veramente singolari ed esaurienti, quali base per la comprensione di come fu concepito e sussiste l’universo. Per capire la sua essenza riportiamo una rivelazione di Lorber sull’essenza dell’elettrone, in cui viene riferito di un colloquio di alcuni discepoli di Gesù con un arcangelo al tempo del Suo cammino terreno, al quale fu concesso di manifestarsi per istruirli sui segreti dell’universo. Si tratta, come anticipazione, di una panoramica sulla costituzione della Terra nel suo esteriore, in cui viene indicato lo spessore dell’atmosfera, il vuoto che c’è oltre, lo spazio percorso nel movimento di rotazione e in quello di rivoluzione della Terra attorno al Sole, le particelle emesse dal Sole, il perché del vento, delle nubi e delle nebbie, della pioggia e della grandine, dei tornado, delle onde sul mare e delle trombe d’aria e marine. Si tratta di elementi di base della ‘vita’sul nostro pianeta la cui esistenza è tra lo spirituale e il materiale, poiché di per sé, l’elettrone non rappresenta il punto di scambio tra lo spirituale e il materiale. Scopriamo di che si tratta:

«E Raphael si alzò, si recò fuori all’aperto dove parecchi gatti stavano in agguato di un topo, ne prese uno e lo portò nella sala. Lo posò sul tavolo e disse al capitano: “Guarda questo gatto del tutto mansueto, i cui peli hanno ancora quel certo scintillio! Liscialo sul dorso dalla coda fino alla testa, e poiché la luce della lampada è ormai diventata già debole, osserveremo un fenomeno che vi colpirà!”.– Il capitano fece come gli era stato detto e, specialmente in quell’aria ancora carica di elettricità, dalla schiena del gatto cominciarono a sprigionarsi proprio crepitando, delle scintille luminose in gran quantità. […] Vedete, queste scintille non provengono assolutamente dal corpo del gatto, ma soltanto dalla superficie del suo pelo, al quale tende, in un certo qual modo, ad appiccicarsi il fuoco spirituale naturale dell’aria, per parlare a voi in modo comprensibile. Ora vogliamo chiamare elettrone o fuoco elettrico questo fuoco spirituale naturale dell’aria, generalmente assopito, ma facile ad essere destato da certe circostanze e ad entrare in azione, e che era ben noto agli antichi Egizi, Fenici e Greci. Questo fuoco è proprio il vero elemento della vita dell’aria, per mezzo del quale fuori dall’aria tutta la Terra stessa e tutto ciò che è su di essa e in essa vive e prende forma in tutti gli esseri, riceve qui la sua vita naturale come pure il principale nutrimento alla vita stessa. Tuttavia, in quel certo riposo dell’aria, dell’acqua, dei minerali, delle piante, degli animali e degli uomini, questo fuoco non si sviluppa, ma giace rimanendo inattivo, e un tale riposo elettrico potrebbe essere chiamato ‘la morte della materia’. Questo fuoco riempie tutto lo spazio infinito della Creazione di Dio e, nel suo completo riposo costituisce l’etere, nel quale tutti i grandi innumerevoli corpi mondiali ruotano come i pesci nell’acqua. Se i corpi mondiali nello spazio della Creazione e dell’etere, infinitamente grandi, dovessero fermarsi in un punto qualsiasi, senza andare più né avanti né indietro, restando così in pieno riposo, essi si restringerebbero come un cadavere, si corromperebbero sciogliendosi completamente, passando nell’etere tranquillo. Ma proprio per ciò il Creatore, nella Sua Sapienza e Potenza, ha ben provvisto affinché tutti gli innumerevoli corpi mondiali si mantengano nel grande spazio etereo sempre in un molteplice movimento, agitandolo sempre senza interruzione in sommo grado, e inducendolo in tal modo a una continua attività. […] Vedete, quest’aria atmosferica nella quale noi respiriamo e viviamo naturalmente nel corpo, si estende sopra la superficie della Terra, secondo i vostri calcoli di misurazione, soltanto alcune ore di cammino[19]! Al di sopra della superficie di quest’aria giace poi l’etere immoto, e perciò incapace di qualsiasi resistenza. Invece la Terra, per parlare in modo vero ed esatto, e non secondo quanto pensavano erroneamente gli antichi ciechi astrologi, astronomi e calcolatori del tempo, si muove in 365 giorni e una frazione in più intorno al grande Sole, e in circa 24 ore e qualcosa in più intorno al suo asse, cose queste che i discepoli vi spiegheranno con maggior dettaglio, dato che per ora è sufficiente che io attiri la vostra attenzione sul rapidissimo moto della Terra nella sua vasta orbita intorno al Sole. E se anche voi ora con il vostro intelletto non lo potete ancora comprendere, potete tuttavia per il momento credere a me se vi dico che la Terra in un’ora di tempo percorre in media, nella sua vasta orbita, all’incirca 5760 ore di cammino e, oltre a ciò, intorno al proprio asse, e precisamente all’equatore che voi chiamate la linea ardente del Sole, nel tempo di un’ora percorre ancora un avanzamento di circa 474 ore di cammino. Da queste due velocità di moto rapido della Terra che vi sono state ora indicate, potete già rilevare che anche soltanto da ciò gli spiriti eterei che riposano intorno alla Terra vengono, per così dire, trasportati in uno stato di considerevole irrequietezza e in un’attività da essa derivante. In seguito a ciò, l’aria che circonda la Terra viene, in primo luogo, di continuo saziata da tali spiriti, e poi, attraverso l’aria, anche la Terra stessa e tutto ciò che si trova su di essa. Ai due movimenti, ora accennati, si unisce anche quello ancora molto più rapido dei raggi di luce provenienti dal Sole, in seguito a che gli spiriti eterei vengono pure agitati in sommo grado e spinti in grandi masse giù, sulla Terra. Ne consegue che, specialmente in certe giornate di primavera, d’estate e di autunno, l’aria della Terra diventa troppo satura, e con essa anche la Terra stessa, nonché i suoi abitanti. Uomini, animali e piante sentono, in tali giornate afose, una grande spossatezza, diventano pigri e tendono al riposo piuttosto che darsi all’attività. Vedete, ciò deriva appunto dalla presenza in grande massa di spiriti eterei nell’aria e nella Terra, perché, come già menzionato, questi spiriti sono eternamente predominati sempre ugualmente dalla tendenza a un vero e proprio riposo di morte, per quanto in se stessi non siano morti. Tuttavia, a causa di una tale obbligata agglomerazione, detti spiriti eterei cominciano a sentire sempre più una fastidiosa pressione e perciò si agitano per liberarsi dalla pressione stessa, per poi abbandonarsi nuovamente al loro dolce riposo. Questo loro muoversi si rende manifesto anzitutto con i venti, che poi diventano impetuosi quando anche il saturo corpo terrestre comincia a spingere i suoi interni spiriti naturali, ancora non fermentati, sulla sua superficie e anche negli strati inferiori dell’atmosfera. Da questa mescolanza degli spiriti eterei provenienti dall’alto e di quelli provenienti dal basso, hanno poi origine nell’aria della Terra sempre delle fitte nebbie e delle nubi, la cui pesantezza sempre in aumento disturba ancora di più gli spiriti eterei, ed essi cominciano a cercare una via di uscita dove trovano minor resistenza, e questa fuga dei sempre maggiormente pressati spiriti eterei, che appunto in seguito all’eccessiva pressione si uniscono, in un certo qual modo, involontariamente con gli spiriti dell’atmosfera terrestre già più densi, produce quel vento impetuoso che, con la sua violenza, sradica alberi, distrugge case, solleva l’acqua del mare fino a formare onde alte come montagne. Considerato però che, nonostante questa fuga degli spiriti eterei, in qualche parte della Terra si ammucchiano in continuazione e sempre più numerosi – ciò che voi potete molto bene constatare dalle nubi che diventano sempre più nere e più fitte – ne risulta che la pressione diventa per loro sempre più intollerabile, e passano improvvisamente dalla loro massima inerzia ad una grandissima attività, spinti da una sorta di furore rabbioso, e questa loro grandissima attività è il fuoco distruttore del fulmine che, quasi con la velocità del pensiero, scaturisce dalla nube che l’opprime, con forte fragore, raggiun-gendo grandi distanze e distruggendo con violenza irresistibile tutto ciò che si trova sulla sua via. In quest’occasione gli spiriti naturali della Terra e dell’atmosfera vengono talmente pressati gli uni con gli altri, come con delle possenti spinte, cosicché devono neces-sariamente afferrarsi a vicenda, diventando sempre più densi e materialmente pesanti, e cadono sulla Terra o come una forte pioggia o, se la reazione rabbiosa è forte, anche quale grandine. Quando però i puri spiriti eterei, come è stato il caso ultimamente, vengono troppo offesi dagli spiriti naturali impuri dell’etere della Terra, allora elevano la loro attività fino al massimo punto culminante. In questo caso essi distruggono gli spiriti eterei della Terra e dell’aria con la loro comune attività di fuoco e, in queste rarissime occasioni, non vi è né pioggia, né grandine» [G.V.G. – VIII/143].

 

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La natura dell’elettricità

Se per quanto riguarda l’elettrone qui anticipato, quale elemento esistente in tutta la Creazione, lo tratteremo più avanti parlando delle particelle subatomiche, adesso sarà interessante far notare che solo qualche decennio dopo Lorber, nel 1870, a un’umanità più matura e col nascere dei primi studi sulle sue applicazioni, l’elettricità sarà spiegata nella sua essenzialità spirituale, tramite Gottfried Mayerhofer, che quiriportiamo:

«Dunque, ritorniamo alla nostra elettricità. Quando nello spazio infinito le Mie prime Idee cominciarono a realizzarsi e furono creati mondi su mondi, regnava solo la legge di attrazione e repulsione che li obbligava a girare intorno al loro asse e intorno a un Sole centrale. In quel tempo erano dunque due forze che eseguivano tutto questo, l’attrazione e la repulsione. La prima voleva attirare tutto a sé, l’altra voleva respingere tutto nell’infinità. Ebbene, dal conflitto di queste due forze – gli unici motori di ogni cosa che è creata e che deve sussistere – sorse il movimento rotatorio; e così l’intero universo fu popolato di mondi mediante queste forze e iniziarono il loro perfezionamento. E ancora adesso sono queste due forze il sostegno principale di ogni vita e di ogni cosa creata, e rimarranno tali anche fino a quando Io sarò Colui che, in verità, tutto guida e conduce alla comune meta finale! La prima di queste forze, come ho già detto ieri nel dettato, è l’Amore. L’Amore vuole attirare tutto a sé e non separarsene a nessun prezzo; vuole avere tutto presso di sé. La conseguenza di questo sarebbe un finale soffocamento, una morte, e precisamente per amore, quindi nessuna vita! Allo scopo di trattenere questo potente impulso del Mio Io, si aggiunse la Sapienza, che veramente non impedì l’attrazione dell’Amore, ma lo permise fino a un certo grado, e di nuovo come conseguenza ebbe l’allontanamento e il rilasciare. Ebbene, attraverso quest’attrazione e rilascio ebbe origine ciò che è necessario nella Mia Creazione quale prima essenzialità: il movimento! Ma che cos’è il movimento? – Il movimento è Vita! Dunque questo destarsi della Vita fu ed è il prodotto di due forze che sono sempre in lotta tra loro, producendo così la benefica attività del creare e del morire, del riedificare, del venire e dell’andare, stabilendo così una Legge dell’eterno rinnovamento e continuità![20] – La lotta è Vita; la quiete è morte! – Ebbene, dove c’è lotta, qui c’è attrito; dove c’è attrito, qui vi è un’irritazione delle singole parti che non vogliono essere disturbate nella loro quiete; dove c’è collera, si sviluppa calore; e dove il calore raggiunge la massima vibrazione, là si sviluppa la luce![21] Ebbene vedete: solo dalle semplici leggi di attrazione e di repulsione si sviluppa quella luce necessaria alla vita, perché senza luce non c’è nessuna vita! Ma poiché la luce è solo il prodotto del calore, così, dove c’è la vita c’è anche calore! Dove non vi è movimento, non vi è calore, ma vi è freddo o morte, vale a dire un blocco; qui ogni cosa rimane nella condizione primitiva, non avendo nessun impulso né per il cambiamento né per il perfezionamento, né per una dissoluzione. Dunque, qui abbiamo già due altre caratteristiche principali tratte dalle due prime forze originarie, vale a dire dall’attrazione e repulsione: luce e calore! Dalla luce e dal calore ebbe perciò origine tutta la Creazione. L’Amore edifica, la Sapienza conserva. – L’Amore è sinonimo di magnetismo, la Sapienza di elettricità. – Come i Miei pensieri attraversano l’infinità con la velocità del lampo, così l’elettricità scorre fuori nelle distese lontananze, unendo il simile col simile, producendo armonia mediante l’incitamento delle ‘forze assopite’ o degli ‘spiriti vincolati’ nell’universo. L’elettricità è la portatrice della vita. Nella sua forma positiva essa favorisce[22] la conservazione del Creato, e nel suo valore negativo essa porta distruzione (dissoluzione), e così stimola nuovamente a ricostruire! Cosicché l’intero edificio della Creazione procede da due Leggi fondamentali, da due caratteristiche principali del Mio Io: dal magnetismo e dall’elettricità; ovvero, dall’Amore e dalla Sapienza. Certo, anch’Io stesso, per essere attivo e aver sempre uno stimolo per il perfezionamento, permisi che uno dei Miei più grandi spiriti Mi rinnegasse e si mettesse di fronte a Me quale principio del male, e ciò allo scopo di provocare il divenire e lo sviluppo, finché sarà raggiunto un certo periodo dove cesserà la creazione materiale, dove non sarà più necessario nessun morire, e un’era spirituale subentrerà per tutti gli esseri e per tutti i mondi. Ciò che l’elettricità (negativa) è nella Creazione, Satana lo è nel Mondo spirituale; anch’egli ha la sua missione che deve portare a compimento, con la sola differenza che egli è convinto che la sua presente condizione spirituale perdurerà eternamente. Qui egli si sbaglia di grosso, poiché vi rimarrà finché i Miei grandi principi fondamentali saranno necessari per tutti i mondi e per tutto il Creato. Completatosi questo periodo, anche l’Amore/il magnetismo, – e la Sapienza/l’elettricità – otterranno un’altra forma e riceveranno un’altra direzione; all’uno come all’altro saranno tolti gli estremi (attrazione e repulsione), e al loro posto ci sarà un comune operare, pacifico, armonico, e non più un’esistenza basata l’uno sulla distruzione dell’altro. L’elettricità, quale ‘calore latente’ (vincolato), in altre parole, quale ‘luce’, è abbastanza conosciuta dai vostri esperimenti fisici, e anche da applicazioni mediche. Dappertutto manipolate con essa, e tuttavia non sapete cosa fate veramente, perché i risultati afferrabili ed evidenti (come gli effetti) sono per voi solo qualche costante. Ma ciò che riguarda l’effetto spirituale e la base spirituale che dietro questi esperimenti si nasconde, voi non lo conoscete, perché non avete occhi per l’attività spirituale, e perché l’effetto rapido dell’elettricità e della luce è troppo veloce affinché l’intelletto umano possa soffermarsi e capire. Se però vedeste come durante questi esperimenti con la batteria galvanica si sviluppano fenomeni e processi pieni di meraviglie, provenienti da due cause fondamentali, dovreste struggervi per la devozione dinanzi a Me, dinanzi al Creatore di tutto l’esistente, come quando dai minuscoli atomi della luce e del calore vedete produrre i più grandi e importanti fattori per la creazione di corpi mondiali della grandezza di milioni di miglia, proprio da questi piccoli prodotti della vibrazione e dell’attrazione. Se voi vedeste come questo potente fluido, mediante le sue vibrazioni di bilioni e trilioni di volte dei minuscoli atomi, in un secondo diffonde nella grande Creazione la luce più intensa e il massimo calore, allora potreste farvene un piccolo concetto. Allo stesso modo Io, quale Dio, se volessi far sentire a qualcuno il Mio Amore e la Mia Sapienza in tutta la loro potenza, egli dovrebbe distruggersi in un istante, e seppur la sua parte spirituale riuscisse a resistere, quanto c’è di materiale in lui verrebbe disciolto fino al più piccolo atomo primordiale della Creazione! Se vedeste come l’energia elettrica effettua nel vostro sangue l’istantaneo cambiamento degli elementi dello stesso (come nel respirare), di come tutto ciò che è morto lo trasforma in vivente ed elimina il malaticcio, ebbene, neppure il pensiero, con il tempo necessario di pensarlo, è sufficiente ad afferrare ciò che avviene in un attimo, mentre a voi occorrerebbero giorni per comprendere ogni singolo particolare e come l’uno è il risultato dell’altro. E come non doveva essere così?! Dove sarebbe una Creazione e dove la sua conservazione se non operassero forze che convogliassero immediatamente – trasvolando il vasto spazio della Creazione con inconcepibile velocità – i Miei pensieri, per conservare dappertutto la vita e per portarne della nuova in quegli spazi dove un solo breve spazio-tempo di un secondo esprime eoni (10120) di distanza-luce! Proprio quest’elettricità è il principale sostegno di tutto il Creato che, quale Mia Sapienza, tutto compenetra, tutto spinge alla vita e al perfezionamento. L’elettricità quale Mia Sapienza stabilisce Leggi al mondo materiale, mentre al Mondo spirituale dà solo consigli. Per il primo è costrizione necessaria, per il secondo è solo ardente desiderio. L’elettricità eleva la vita, dove l’energia di questa è diretta. Lasciatevi anche voi elettrizzare dalla Mia Sapienza, Sapienza che Io, quale Padre, voglio rendervi afferrabile, e dal Mio Amore che vuole attirarvi! Io come Creatore rimasi un giorno quale ‘Amore’ nei Cieli, e come ‘Figlio’, o ‘Sapienza’, discesi sulla Terra. Come Amore, l’eterno mezzo di collegamento di spiriti armonici, ispirai la Mia Sapienza con il darvi leggi e insegnamenti basati sull’amore; elettrizzatevi per questo! Lasciatevi riempire, mediante quest’energia, con un Amore spirituale per Me! Lasciate tutte le fibre del vostro cuore fremere e vibrare, affinché si sviluppi il calore dell’amore e la Luce della fede in Me e nella Mia missione presso di voi e, quale Figlio, Io compenetri sempre più potentemente il vostro cuore! Così l’elettricità, quale grande conduttrice di luce e calore nella Creazione, deve diventare anche conduttrice d’amore e sapienza nel vostro cuore. Tutte le condizioni spirituali, tutti i potenti movimenti dell’animo sono espressi nella natura, nella vita e nell’energia elettrica. Dissolvendo e superando ogni ostacolo, l’energia elettrica corre alla velocità della luce attraverso le nubi cariche di tempesta, diffondendo luce e calore, ma anche freddo e distruzione; essa attraversa gli elementi, scioglie metalli, pietre e tutto ciò che finora ritenevate indissolubile. Nulla le resiste! Tale e quale è la Mia Sapienza, il Mio insegnamento. Dove esso penetra, scioglie ogni durezza, produce calore, luce e vita, entusiasmo per le cose spirituali e freddezza per il mondano, distrugge tutti i vecchi pregiudizi ed edifica nuova Vita sulle vecchie rovine. Così, l’elettricità è il simbolo e il prodotto della Mia Sapienza, e il magnetismo è l’immagine del Mio Amore! Lasciatevi guidare dal primo al secondo, e quando il Raggio della Luce e del Calore per Me vi attraverserà fulmineamente come energia elettrica, stringetevi al Mio Amore. Colà questa energia vi illuminerà e vi mostrerà chiaramente come Io, da due forze ho potuto creare l’infinità completa piena di mondi. Anche in tutti i Regni celesti ci sono due forze spirituali, le quali però trovano entrambe il loro punto di quiete in uno soltanto, vale a dire: nel Mio Amore! Poiché l’Amore inviò la Sapienza fuori in tutte le lontananze, per illuminare e riscaldare tutto il Creato, tuttavia pretende anche che il Raggio da esso emesso non torni indietro a mani vuote. E così avviene anche con l’elettricità: essa affluisce fuori in lontananze incommensurabili, dissolvendo e distruggendo, ma anche nuovamente ridestando e riedificando. In ogni dove, attraverso di essa, le tenebre si trasformano in luce, il freddo in calore e la morte in vita» [S.d.C. – cap. 3].

Certamente, le profezie che riguardano la scienza naturale hanno indubbiamente una certa precedenza, affinché gli uomini critici e scettici del nostro tempo, comprendendone il significato e lo scopo, si convincano che anche il restante contenuto storico delle comunicazioni sulla salvezza è da ritenere come ispirazione divina. Perciò è fondamentale che l’uomo, nella sua ricerca sulla comprensione del mondo che ci circonda, si adatti a mettere innanzitutto lo ‘spirituale’ dinanzi al ‘materiale’, al fine di comprendere la verità nella sua vera essenza. Infatti, dopo le spiegazioni sull’essenza dell’elettrone, che è un elemento essenzialmente spirituale e perciò dagli uomini non potrà mai essere individuato, l’arcangelo conclude così:

«La massima principale della Dottrina del Signore a tutti gli uomini di questa Terra e anche per tutti gli spiriti e per tutti i Cieli, e che è valida per l’eternità, suona così: “Soltanto la purissima Verità in tutte le cose può farvi ed anche vi farà liberi e viventi!”.[…]» [G.V.G. – IX/144,9].

Prima di inoltrarci nella seconda parte della Nuova Rivelazione vogliamo affrontare il tema delle osservazioni scientifiche relative all’astronomia, e solo dopo continuare per addentrarci nel messaggio di salvezza che riguarda tutti noi e che non deve essere taciuto.

 

[indice]

Cap. 4

 

I messaggi di Lorber sulla struttura dell’universo e la sua conferma da parte dell’astronomia moderna

 

Fino agli anni venti del secolo scorso esisteva presso gli astronomi di tutto il mondo la dominante opinione che nel cosmo era esistente una sola galassia (isola mondiale), vale a dire la nostra Via Lattea. Le autorità competenti escludevano nel XIX secolo la possibilità di altre lontane galassie. Solo alcuni astronomi avevano espresso il sospetto che ne potessero esistere ancora altre, ma costoro furono considerati come ‘eretici’ dalle autorità dell’astronomia e violentemente attaccati nelle riviste specializzate. Quando l’astronomo H. D. Curtis dichiarò che poteva presentare prove univoche che le nebulose osservate al telescopio non erano nebulose, bensì galassie, la maggior parte degli scienziati non era ancora pronta a riconoscere la sua tesi. Tuttavia il numero di coloro che man mano si unirono all’opinione di Curtis crebbe di anno in anno, e così negli anni che andarono dal 1917 al 1924 si confrontarono due gruppi di opinionisti efferati, continuamente in opposizione. Nell’anno 1925 giunse la svolta decisiva. I rappresentanti anti-galattici dovettero riconoscere che le loro supposizioni erano molto lontane dalla realtà. Con il nuovo telescopio da 2,57 mt. sul Monte Wilson – allora il più grande del mondo – si riuscì ad avere l’inconfutabile conferma che oltre alla nostra Via Lattea esistevano ancora altre galassie. L’astronomo Edwin Hubble nel gennaio del 1925, durante un congresso di astronomi, riferì che le nebulose nel settore M-31, NGC-6822 e M-33, con il nuovo telescopio, si erano dimostrate inequivocabilmente come galassie.

Non è senza fascino ricordare che inizialmente, addirittura certi potenti personaggi dell’astronomia, che rifiutavano l’ipotesi dell’esistenza di numerose galassie tanto da farne una personale forza dogmatica, si erano schierati perfino contro l’utilità di quel gigantesco telescopio in fase terminale di costruzione, manifestando su questo il loro scherno.

 

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Le conferme dopo il primo grande telescopio

Grazie a quel nuovo telescopio in California, a Pasadena a un’altitudine di 1742 metri, il risultato di Hubble fu presto confermato da altri astronomi. Alcune galassie erano piccole, altre grandi, e nonostante tale nuova conoscenza che non si trattasse di nebulose, ma di galassie, ancor oggi è rimasta l’errata espressione di ‘nebulose a spirale’. In poco tempo il numero delle galassie scoperte fu registrato in 800. Nell’anno 1949 con l’evoluzione della fotografia applicata ai telescopi il numero crebbe già in 100 milioni. Ma non basta! Dopo l’ultimazione del telescopio di 5 mt. sul Monte Palomar non fu più possibile contare l’enorme numero delle galassie, poiché ammontava a molti miliardi. Quanto più la conoscenza aumentava, tanto più lo spazio s’ingrandiva, e sempre più l’osservazione si popolò di galassie, così da conferire alla parola ‘infinito’ il suo concetto appropriato.

Per molti scienziati conservatori crollò un mondo. Essi non riuscivano ad afferrare che le nuove osservazioni non potevano che accreditare alla cosmologia il termine di scienza dell’irrazionalità dell’universo. Talvolta però anche oggi è ancora così: non si riesce ad utilizzare l’evidente realtà perché, man mano, essa contraddice l’enunciato precedente.

Se all’inizio del XX secolo gli astronomi avessero avuto conoscenza delle comunicazioni di Lorber, dopo quanto asserito da lui ci si sarebbe aspettati da loro soltanto burla e beffe, poiché solo nell’anno 1925, e più tardi, ciò che fu accertato mediante quel gigantesco telescopio, era stato descritto in dettaglio da Lorber già a metà del XIX secolo.

Ebbene, che cosa è stato dettato nella penna di questo mistico sulle condizioni del cosmo? Riportiamo quelle dichiarazioni di allora solo per sommi capi. [cfr "Dall’inferno al Cielo", vol. II, e dal "Grande Vangelo di Giovanni", vol. VI]:

(parla il Signore): «Voi dovete immaginarvi così l’ordine dei sistemi solari: i molti milioni di soli planetari intorno ai quali orbitano i pianeti come la vostra Terra, formano, con il loro Sole-centrale planetario un Ammasso planetario. Questo Sole-centrale planetario è sempre così grande che supera la massa di tutti i soli – compresi i loro pianeti – orbitanti intorno ad esso, talvolta di cento o addirittura di mille volte, talvolta anche di milioni di volte, poiché nel cosmo esistono regioni grandi e regioni piccole. Più grande è una regione solare, tanto più grande deve anche essere il suo Sole-centrale».

 

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Le galassie

Molte di queste regioni solari, chiamate ammassi planetari, sono indicate da Lorber come galassie, nelle quali come punto centrale c’è un Sole-centrale di ammasso stellare ancora più grande:

«Molti di tali ammassi stellari ora precisamente descritti, hanno a loro volta un comune Sole-centrale principale e ruotano, sostenuti da esso, in orbite incomparabilmente più grandi intorno a questo comune Sole-centrale superiore che, a sua volta, deve essere naturalmente di nuovo, proporzionalmente, molte volte più grande di tutti i suoi ammassi stellari sommati insieme; di essi ne ruotano spesso molte migliaia intorno a un tale secondo Sole-centrale, come ne abbiamo visto uno alla seconda porta occidentale. – Tutti questi ammassi stellari con i loro soli-centrali costituiscono poi una galassia» [I.a.C. – II/298,5].

Il gradino successivo è l’ammasso galattico. Ci viene indicato che sette milioni di ammassi galattici si muovono intorno a un gigantesco Sole-centrale primordiale:

(parla Gesù) «Dico Io: “Questo è un Sole-centrale primordiale intorno al quale ruotano e si muovono precisamente sette milioni di ammassi galattici. Esso è anche, con esattezza, un milione di volte più grande di tutti i sette milioni di ammassi galattici messi insieme. Il suo diametro è di due ottilioni[23] di miglia terrestri. La luce, nella massima velocità elettro-magnetica, calcolata in quaranta mila miglia tedesche al secondo, dovrebbe viaggiare per molte migliaia di trilioni di anni terrestri per giungere da un polo all’altro di questo sole!”.» [I.a.C. – I/299,8]

Leggiamo nel Grande Vangelo di Giovanni:

«Di tali ammassi (galattici) ne esistono in quantità per voi innumerevole, e tutti, nella loro sconfinata profondità, hanno un Sole-centrale primordiale di una grandezza enormemente più grande dei precedenti, intorno al quale essi ruotano come un corpo solo, percorrendo orbite di un ampiezza misurabile solo dagli angeli, senza alcun disturbo per i loro numerosi movimenti separati. E allo scopo di definirlo in maniera concisa e comprensibile, noi questo sistema di soli e di mondi intorno a un Sole-centrale primordiale lo chiameremo Globo Involucro[24], per la ragione che tutti questi ammassi menzionati prima che orbitano in tutte le direzioni intorno al Sole-centrale primordiale, rappresentano una sfera incommensurabilmente grande. Essi, in seguito al loro necessario movimento paragonabile quasi alla velocità del pensiero, nonché alla forza di proiezione che si sviluppa di conseguenza verso l’esterno, a una profondità e distanza per voi di certo non suscettibile di misurazione, danno origine a una specie di involucro la cui densità uguaglia quella dell’aria atmosferica di questa Terra, e il cui spessore, dall’interno all’esterno, se misurato prendendo come unità di misura il diametro di questa Terra, risulterebbe stimato ancora di molto inferiore con la cifra di un milione di eoni!» [G.V.G. – VI/245,8].

«Ma non domandate della grandezza e lunghezza del diametro di un Globo Involucro, poiché difficilmente dagli uomini potrebbe essere immaginata una cifra con la quale si potrebbe sufficientemente esprimere la distanza. […] Nondimeno, un simile Globo Involucro è veramente un solo singolo punto nel Mio grande Spazio della Creazione» [G.V.G. – VI/245,13-14].

«Nell’infinito grande Spazio della Creazione, di tali Globi Involucro – che secondo il Mio Ordine, tutti vicendevolmente insieme raffigurano precisamente un perfetto uomo – ve ne sono di assai innumerevoli. Quindi, quanto enormemente grande deve essere l’Uomo cosmico, se già un Globo Involucro è così infinitamente grande e la distanza da un Globo Involucro all’altro è eoni e eoni di volte più grande» [G.V.G. – VI/245,16 e 17].

 

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Dove finisce lo spazio?

La questione dell’estensione dello spazio ha da sempre occupato gli astronomi, portandoli a diverse teorie, delle quali qui non vogliamo occuparcene in dettaglio. "Che cosa esiste al di fuori dell’universo?", domanda l’astronomo Karl Schaifers dell’osservatorio astronomico di Heidelberg. Egli ritiene tale questione un paradosso, perché, come scrive: "A simili basilari domande non si può proprio rispondere!".

Invece Lorber a questa domanda diede la seguente risposta:

«Fuori di quest’Uomo cosmico il libero spazio prosegue verso tutte le direzioni eternamente; quest’Uomo, mosso dalla Mia Volontà, lo attraversa volando in un grande cerchio per i vostri concetti veramente senza fine, e con velocità per voi inconcepibile, e questo a causa delle sostanze nutritive dell’infinito mare eterico che egli attraversa, in un certo qual modo, a nuoto come un pesce» [G.V.G. – VI/245,19].

«Nessuno, oltre a Dio, conosce l’infinità dell’eterno Spazio, perfino i più grandi e più perfetti angeli non afferrano le sue eterne profondità» [G.V.G. – IV/56,9].

I cosmologi non contestano che la forza di comprensione umana non possa afferrare l’infinità dello spazio. Ne prediamo ad esempio uno di essi, l’astronomo Heinrich Faust, che scrive: "Il mondo non può essere disposto così che il nostro piccolo cervello lo comprenda".

Che cosa hanno da dire oggi gli astronomi, in particolare sulla graduata struttura del cosmo descritto da Lorber? Nei suoi scritti egli riporta le regioni solari come il gradino più basso e, secondo la terminologia espressa, una regione solare corrisponde a una galassia [I.a.C. – II/298,4]. Conformemente alle dichiarazioni di Lorber esistono piccole e grandi regioni solari. L’apprezzato astronomo svizzero Zwicky, dell’osservatorio di Monte Palomar in California, ha studiato sistematicamente la suddivisione delle galassie nell’universo come Lorber le presenta nel Globo Involucro, ed ha constatato come, in realtà, esiste ogni sorta di ammassi stellari: "…da globi di ammassi stellari globali e galassie nane, fino alle gigantesche nebulose a spirale di molti miliardi di soli, e fino alle piccole e grandi galassie".

Proprio in questi ultimi tempi del XXI secolo, è sorprendente la scoperta fatta da alcuni astronomi di una struttura stellare talmente grande che, secondo la moderna teoria cosmologica, non dovrebbe neanche esistere. Utilizzando i dati provenienti dallo Sloan Digital Sky Survey, un team internazionale di ricercatori ha scoperto un ammasso di Quasar – galassie giovani e attive – che si estende per quattro miliardi di anni luce. "Questa scoperta è stata una grande sorpresa. Batte ogni record cosmologico in quanto a grandi strutture rilevate nell’universo noto", ha dichiarato Roger Clowes, astronomo alla University of Central Lancashire che ha diretto questo studio. Giusto per fare un confronto, la nostra galassia, la Via Lattea, si estende soltanto per un centinaio di migliaia di anni luce, mentre il Superammasso Locale di galassie (detto anche Superammasso della Vergine, che comprende il Gruppo Locale all’interno del quale c’è la Via Lattea), si estende solamente, si fa per dire, per un centinaio di milioni di anni luce.

Riportiamo alcune esternazioni di Ducrocq: "La caratteristica forma di gregge delle galassie non è un’illusione. […] La ripartizione in gruppi non ha obbedito al caso, bensì a una legge. […] È semplicemente non immaginabile la manifestazione spontanea dell’Ordine. […] Il fisico oggi sa che nelle cose perfette non esiste il caso".

Il Prof. Alfven di Stoccolma, nel suo libro "Cosmologia e Antimateria", parla di supersistemi galattici, le cosiddette megagalassie, e Charlier ammette nel suo scritto "Modello dell’universo" perfino l’esistenza di sistemi stellari concordanti con Lorber "in gradini quadruplicati".

Secondo P. Von Der Osten-Sacken, p.e. nello zodiaco della vergine, si trova un grandissimo ammasso galattico. Egli afferma: "Si stima che dentro vi si trovino circa 3000 galassie. […] Nel gran carro, a distanza di 650 milioni di anni luce, si trova un ammasso più piccolo di circa 300 galassie".

Nel suo scritto "Dio – uomo – universo" lo scienziato francese Bivort de la Saudèe scrive: "Le galassie sono ordinate in gruppi e amassi. Così il nostro sistema della Via Lattea si trova in un gruppo di circa 15 membri; esso si chiama gruppo locale. Probabilmente questo gruppo locale è soltanto una parte di un sistema molto più grande, una supergalassia. All’osservazione odierna si osservano molti di tali grandi sistemi che a volte contengono più di 100.000 singole galassie". Si ritiene però che nel tempo, con strumenti sempre più sofisticati, questo numero sia destinato ad aumentare.

Il numero totale delle galassie, secondo le dichiarazioni di Pascal Jordan, è oggi valutato in 10 miliardi. Queste sono cifre davanti alle quali la forza d’immaginazione deve capitolare, ma nonostante tutto, secondo le comunicazioni riportate tramite Lorber, si tratta solamente di galassie facenti parte esclusivamente del nostro Globo Involucro. Un gran numero di astronomi ha già da lungo tempo supposto che, oltre a questo nostro universo visibile, ne potrebbero esistere ancora altri.

Nel 1963 il giornale "Scienza naturale Rundschau" riferisce che il fisico P. F. Brown ha ipotizzato, nella rivista inglese "Nature", la possibile ipotesi di un infinito gran numero di universi; concetto che eguaglia le dichiarazioni di Lorber di «incalcolabili Globi Involucro». – Secondo Brown, ogni settore del cosmo contenente tutte le infinite costellazioni, può essere considerato "come l’enorme elettrone di un elettrone immediatamente superiore, senza che sorgano contraddizioni sulle leggi in vigore della fisica teorica".

Nel 1969 il presidente dell’Unione internazionale di astronomia, Prof. Heckmann di Santiago, diede da pensare che all’uomo non fosse stato dato di comprendere la totalità del cosmo, il quale si lascerebbe compenetrare sempre solo parzialmente. Egli, con la sua esperienza dell’universo osservabile con metodi astronomici, si esprimeva così: "Gli astronomi devono riconoscere che, per quanto riescano ad allargare la portata dei loro telescopi ottici oppure con altra tecnologia simile a quella dei radio-telescopi, vedranno sempre soltanto una minuscola parte del cosmo".

Lorber alle dichiarazioni menzionate ha anticipato ancora quanto segue:

«Ognuno di questi complessi di soli e universi mondiali – che si muovono in orbite ampissime intorno a un Sole-centrale primordiale, nella più profonda lontananza di tutti questi universi di soli – è circondato da un involucro solido attraverso il quale nessuna essenza materiale può penetrare. Quest’involucro consiste di una materia simile al diamante, trasparente e, all’interno, è estremamente liscio come uno specchio. Ora tutta la luce che scaturisce dai molti innumerevoli soli e non viene raccolta da nessuna terra né alcun sole, viene poi raccolta da questo involucro e di nuovo riflessa indietro» [I.a.C. – II/300,6].

L’astronomo Faust si avvicina abbastanza concretamente a questa esposizione. Egli scrive: "Se l’universo, come noi lo possiamo esplorare, è veramente finito, curvato in sé (come lo sosteneva Einstein – n.d.a.), allora c’è la probabilità che, oltre a questo, esistano ancora altri universi (leggi Globi Involucro, – n.d.a.). Tuttavia, un essere intelligente, facente parte di un universo curvato in se stesso, mai potrà venire a conoscenza dell’esistenza di un altro universo finito, simile a quello da cui proviene lui".

Anche l’astronomo Jakob Korn ha dichiarato che il cosmo nella sua universalità non è osservabile, aggiungendo: "Gli astronomi conoscono molto bene la problematica dei limiti della cosmologia".

L’esagerata potenza di cifre quasi non più afferrabile, comunicata dalla moderna astronomia sulla grandezza del cosmo, comincia a corrispondere alle dichiarazioni e alle categorie di pensiero espresse nella Nuova Rivelazione, che così risulta veritiera in maniera veramente stupefacente.

 

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I Quasar, ovvero immensi soli-centrali

Se gli astronomi negli anni venti e trenta del secolo scorso furono molto sbalorditi dalle nuove conoscenze sulla grandezza del cosmo, si ebbe a ripetere una cosa simile quando nel 1961, con l’aiuto di un nuovo radio-telescopio, furono scoperti soli giganteschi, da mandare a gambe per aria ogni passata immaginazione delle possibili grandezze delle stelle. Le grandezze e potenze di luce di questi nuovi oggetti appena osservati erano così fantastiche, da far saltare completamente le opinioni valide affermate fino allora. Secondo i calcoli di Einstein non poteva esistere nessun sole che fosse cento volte più grande del nostro; ciò nonostante già nel 1935 furono scoperti soli che avevano un diametro calcolato di molte centinaia di volte più grande, di peso migliaia di volte superiore e splendenti diecimila volte più del nostro Sole. Per esempio, la stella Betelgeuse in Orione ha un diametro 500 volte più grande ed è 17.000 volte più luminosa del nostro Sole. Essi tuttavia non si arrischiarono, come contestò Wilhelm Martin, di qualificare errate le dichiarazioni di Einstein.

Dall’inizio degli anni 60 del secolo scorso l’universo non è più esplorato con i soli telescopi ottici, ma è possibile penetrare l’osservazione molto più profondamente nello spazio con l’aiuto dei nuovi radio-telescopi. Con questi furono identificati oggetti di una grandezza e potenza di splendore da togliere il fiato agli astronomi. Le stelle giganti conosciute fino allora, al confronto, erano piccole e insignificanti. Gli oggetti apparvero agli astronomi come misteriosi, e poiché non si sapeva ancora se erano stelle o galassie, si chiamarono oggetti ‘quasi stellari’, denominati in breve, ‘Quasar’. Occasionalmente sono qualificati anche come ‘Radiosferuli’.

Quando i radio-astronomi australiani nel 1961 scoprirono l’esatta ubicazione della potente fonte radio 3C-147, gli astronomi Maarten-Schmidt e Thomas Matthews identificarono l’oggetto per via ottica con il telescopio speculare di 5 mt. sul monte Palomar e lo qualificarono come una stella gigante. La sua radiazione era maggiore di quella di 100.000.000.000 (cento miliardi) di soli messi insieme nel nostro sistema della Via Lattea. Fino al 1968 furono trovati col telescopio di 5 mt. quasi 100 di questi oggetti misteriosi. Tra di loro c’erano alcuni Quasar che accrescevano sempre di più lo stupore degli scopritori. Il Quasar 3C-48 p.e. ha una potenza di splendore 150 volte superiore a cento miliardi di soli della nostra Via Lattea. Il Quasar 3C-273 ha perfino un’energia supposta di 1000 grandi galassie con 100 miliardi di soli. L’esistenza di tali soli stava in perfetto contrasto con le osservazioni scientifiche fatte fino a quel tempo. Ancora una volta il mondo specializzato restò sbalordito. Agli scienziati mancavano gli esatti superlativi per definire l’enorme grandezza e potenza di luce di questi oggetti. Una straordinaria caratteristica di questi Quasar è il forte spostamento verso il rosso che denota distanze di 6-10 miliardi di anni luce. La determinazione della distanza, in base allo spostamento verso il rosso e del cosiddetto effetto-doppler, recentemente è stata davvero messa in dubbio da alcuni scienziati, i quali non credono si tratti di stelle giganti, ma di galassie. Un’ipotesi, però, destinata ad avere breve periodo di vita. Dal 1965 sono state accertate forti variazioni di energia nei Quasar.

Il Prof. Sandage ha riferito nel "The Astrophysical Journal" di aver scoperto nel Quasar 3C-371, nel breve giro di 24 ore, regolari variazioni di luminosità. Simili scoperte le hanno fatte anche altri astronomi nei differenti Quasar, come l’astronomo russo Kardaschew il quale ha riferito di oscillazioni periodiche fino al 20%. Queste variazioni di luminosità delle stelle sono ben conosciute, ma nei sistemi galattici sono impensabili.

Stelle di proporzioni dei Quasar, secondo la precedente teoria astrofisica, non potevano esistere affatto perché "…pressioni di radiazione e pressione di centrifuga insieme, escludono in pratica l’esistenza di stelle con valori superiori a 1032 erg al secondo". Quindi, solo alcuni decenni fa non si poteva nemmeno immaginare una fonte di energia che fosse abbastanza potente da conservare per miliardi di anni una tale intensa radiazione solare. Solo molto più tardi si giunse all’ipotesi che questa radiazione può essere prodotta anche dall’energia atomica. Alla tesi dell’impossibilità dell’esistenza dei Quasar, il prof. Tirala ha sostenuto quanto segue: “Una stella gigante, secondo le concezioni di Einstein, dovrebbe essere esplosa da tempo in pezzi, ma non succede; piuttosto irradia incessantemente un’enorme quantità di energia".

In passato si formularono molte ipotesi che erano considerate sicure, e tuttavia dovettero essere abbandonate perché la realtà dei fatti con le nuove osservazioni era  troppo evidente. È superfluo addentrarsi nei molti tentativi di spiegazioni e interpretazioni dei Quasar, perché durante le riunioni degli astronomi, tali enormi soli non riescono a superare nemmeno il primo round. Per dirla breve, come dice K. Rudzinski: "In nessun campo si specula tanto, quanto nella cosmologia!".

Jakob Lorber ha anticipato pure sui Quasar i risultati delle moderne ricerche. Così come ha descritto l’universo fisico rappresentato nella sua massima estensione con l’idea di un Grande Uomo Cosmico composto da innumerevoli Globi Involucro, allo stesso modo ci consente di addentrarci anche nei dettagli dei Quasar. Egli fornisce una chiara immagine dell’ordine di grandezza enormemente crescente e della potenza luminosa delle diverse specie di soli-centrali. Alle precedenti generazioni queste descrizioni dovevano essere sembrate come il prodotto di una florida fantasia, come una specie di megalomania. Invece i lettori del nostro tempo, che conoscono gli esiti della ricerca astronomica, accetteranno le seguenti previsioni di Lorber con cognizione, e forse diventeranno anche attenti.

Lorber scrive che ogni regione di soli (galassia) ha un Sole-centrale:

«Questo Sole-centrale è sempre tanto grande che supera le dimensioni fisiche dei soli planetari orbitanti intorno ad esso di cento volte o perfino di mille volte, e addirittura milioni di volte; esistono, infatti, ammassi più grandi e ammassi più piccoli». […] «Ma come aumentano le dimensioni di tali soli centrali, così aumenta anche la loro luce» […] «Se il diametro p.e. di un Sole-centrale planetario è di un bilione di miglia terrestri (1 miglio tedesco = 7,4 km) allora il diametro di un Sole-centrale galattico è milioni di volte il diametro di un Sole-centrale planetario. In un tale Sole-centrale galattico la luce aumenta poi ancora di milioni di volte, a volte perfino di bilioni di volte, in rapporto alla sua grandezza» [I.a.C. – II/298,4-7].

Questo è sorprendente, ma ascoltiamo cosa hanno scoperto ai nostri giorni degli astronomi competenti e cosa hanno da dire. Il Prof. Sandage dichiara: "Valutate a grandi linee, le radiazioni emesse da CTA-102 sono cento bilioni di volte più potenti dell’energia del nostro Sole". Una simile potenza di luce fu constatata anche nel Quasar 3 C-273 B.

Che esistano stelle tali da riuscire a produrre potenze di radiazione di 1046 erg al secondo, appare agli astrofisici straordinariamente inconcepibile. In ogni caso, non basta la reazione della fusione dell’idrogeno supposta per spiegare questa smisurata emanazione di energia. Non esiste p.e. nessun modello fisico plausibile col quale si possa spiegare tale enorme espressione di energia, né tantomeno dimostrare le supposizioni dichiarate sulla composizione delle stelle/soli basate sulla sola osservazione del nostro astro tramite filtri schermanti l’enorme luce.

Gli scienziati sono anche costernati nel constatare che questi oggetti, che prima erano considerati come piccoli e insignificanti soli della nostra Via Lattea, secondo gli ultimissimi risultati della ricerca si troverebbero centomila volte più lontani, vale a dire lontani molti miliardi di anni luce da noi nel cosmo. Non senza motivo l’astronomo H. Fahr dice che "…forse tutte le nostre immaginazioni del cosmo devono essere riviste, poiché ciò si rende necessario dalle osservazioni sperimentali".

Come scrive Wilhelm Martin, generalmente gli astronomi esitano ancora a trarre dalle osservazioni delle conclusioni definitive. Nondimeno le opinioni di alcuni scienziati si avvicinano sempre più decisamente alle dichiarazioni di Lorber, sempre più supponendo un nucleo nelle galassie come un gigantesco Sole centrale e non come un ammasso di numerose stelle singole in uno spazio limitato.

Così spiega p.e. l’astronomo russo V. A. Amberzumian in Erivan (Armenia): "Per quanto molte cose siano ancora da spiegare sui Quasar, in ogni caso si deve comunque essere convinti che i nuclei delle galassie hanno un più grande significato per il processo di sviluppo delle grandi regioni mondiali (galassie) di quanto si è pensato finora. Pare che l’evoluzione di una galassia provenga da un nucleo di una massa e densità straordinariamente grande".

Anche gli astronomi americani Hoyle e Fowler suppongono che i nuclei delle galassie non consistano per nulla, come ovviamente è stato supposto finora, da singole stelle, ma da una megastella, proprio da un Quasar di circa 100 milioni di masse solari.

La scoperta del Quasar M-82 rese chiaro questo per la prima volta. Già nel 1964 si riconobbe che il centro di nebulose a spirali (galassie) non è più articolato in singole stelle, ma che questo consista in una singola formazione stellare. Con l’osservazione della galassia Andromeda, vicino alla Via Lattea (M-31), si poté stabilire quanto segue: "Questa regione molto luminosa con l’estensione di appena 40 anni-luce, che fotografata con breve esposizione appare a forma di stella, ruota a una velocità di più di 80 km/sec. […] Questo straordinario risultato", così continua, "è tanto rilevante, perché possiamo presumere che la galassia Andromeda non rappresenti un’eccezione, ed è possibile che la stessa cosa avvenga anche nel nostro sistema della Via Lattea".

Di questo, infatti, esistono conferme indiziarie da un po’ di tempo. Dopo precedenti tentativi di individuare otticamente il nucleo della nostra galassia, tentativi che fallirono, gli astronomi E. Bedlin e G. Neugebauer della California Institute of Technology, riuscirono a stabilire, attraverso l’osservazione delle radiazioni infrarosse emanate dal sistema della Via Lattea, che il nucleo della stessa corrispondeva ad una massa di 30 milioni di soli.

Un altro processo che recentemente è stato osservato nei soli-centrali è stato altrettanto descritto con precisione da Lorber. Il prof. Allan Sandage fece rilevamenti dell’M-82, i quali mostrarono che dal nucleo esplodevano grandi nubi di gas turbolenti. In quest’oggetto, che era stato annoverato erroneamente alla nostra Via Lattea, si poteva distinguere chiaramente un nucleo e un lungo raggio che sembrava come emesso dalla stessa stella. Egli annotò che anche la gigantesca M-87 nella costellazione della Vergine emette protuberanze nello spazio: "…figure luminose che sono così lunghe come intere galassie ".

Recentemente gli astronomi Shaffer, Cohen, Jauncy e Kellermann hanno costatato, secondo una relazione di "Zeit" del 21 luglio 1972, che anche dal nucleo delle galassie Seyfert 3C-120 sono espulse nubi gassose. Le crescenti osservazioni, presso molti astronomi, non lasciano più nessun dubbio che nel nucleo delle galassie, cioè nei giganteschi soli-centrali, viene creata nuova materia.

Ancora una volta molti degli astronomi che si sono trovati davanti alla nuova situazione non hanno saputo interpretare questo fenomeno. Alcuni hanno creduto si trattasse di una ‘Nova’, sebbene esplosioni di Nove durassero soltanto alcune ore o, al massimo, pochi giorni. Altri hanno ritenuto i fenomeni osservati come reazioni a catena di esplosioni di stelle. Questa teoria è stata rifiutata dall’astronomo D. Sidney Van der Berg dopo approfondite ricerche e dopo aver sostenuto l’opinione, in base a fotografie nel nucleo del Quasar M-82, che l’espansione delle nubi di materia risultava dalla pressione della radiazione di una stella molto calda e molto grande. Questa tesi fu sostenuta con l’aiuto di un rivelatore realizzato dal Prof. Josef Weber in quattordici anni di lavoro. Con questo strumento potevano essere misurate le onde gravitazionali emesse dalle stelle. Spesso la reazione dei rivelatori era doppia quando la loro massima sensibilità era diretta al nucleo della Via Lattea. Dunque, soprattutto là risultano più forti le onde gravitazionali registrate.

 

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L’origine delle stelle, dei pianeti e dei satelliti

In un rapporto del 1970 fu affermato, e poteva essere considerato per certo, che "…nel nucleo delle galassie avvengono straordinari cambiamenti cosmici. […] Forse qui accadono anche processi generativi stellari". – Per Ducrocq è certamente chiaro, poiché afferma: "Le stelle emettono dunque, nelle diverse fasi del loro sviluppo e a ritmi differenti, materia nello spazio". – Tale e quale si esprime Osten-Sacken: "Si può supporre che nelle vicinanze dei nuclei si formino dei soli".

Queste vedute si accordano precisamente con le comunicazioni della Nuova Rivelazione. Lorber riferisce di questi processi e li descrive come nascita di soli dal corpo di un Sole-centrale (Quasar) come segue:

«Su quest’immenso Sole brucia il gas più puro, e questo deve essere esistente in sovrabbondanza nei grandi gasometri nel sottosuolo» [I.a.C. – II/298,15]. –

Questi gas, secondo Lorber «…vengono proiettati fuori nell’infinità come potenti sfere infuocate. […] In una qualche profondità dello spazio esse diventano poi dei soli nella regione di un Sole-centrale».

Questa descrizione della Nuova Rivelazione corrisponde anche alla teoria dell’universo costante nel tempo, sostenuta dal noto astrofisico Fred Hoyle. Questa cosiddetta "Steady-state-theorie" suppone una continua rigenerazione di nuove masse cosmiche. – Anche secondo le indicazioni di Pascal Hordan, in accordo con le comunicazioni della Nuova Rivelazione, dalle nubi di plasma espulse (gas) "sorgono continuamente nuove stelle".

Tramite la Nuova Rivelazione è possibile non solo riuscire a capire certi fenomeni davanti agli occhi del corpo, ma spesso le spiegazioni ci consentono di accedere a immagini spirituali tramite le quali possiamo capire il perché di certi fenomeni che, con gli strumenti terreni, mai potremmo ottenere. In una di queste spiegazioni viene riferito da un osservatore nell’aldilà, per suo insegnamento, come avviene la nascita di un Sole-centrale galattico espulso da un Sole-centrale primordiale:

«Robert contempla ancora un po’ questo sole e poi dice: “Posso guardare quanto voglio, ma non approdo tuttavia a nulla! Un’onda di luce ne sostituisce un’altra. I giganti di fuoco sembrano nuotare tutt’intorno in questo mare di luce, piuttosto che camminare su un qualunque terreno solido. Vorrei solo vedere da dove prendono le loro sfere incandescenti e come queste vengono formate così perfettamente rotonde come se le avesse tornite un artista tornitore. Ah! Che cosa succede ora là, assai lontano da qui? Parecchi giganti di fuoco puntano in alto un tubo immensamente grande. Questo ha comunque un’apertura grandissima, ma i giganti l’allargano ancora di più. Tutto il tubo deve essere di una massa molto malleabile, altrimenti sarebbe difficile dilatarlo così. Ora sembra che abbia raggiunto la giusta larghezza. Perbacco! Questo deve avere, secondo la misura terrena, un’ampiezza immensa, poiché ora alcune centinaia di questi giganti stanno intorno al tubo dove tra loro c’è una distanza abbastanza grande, per cui più di venti giganti vi potrebbero trovar posto. Che cosa succederà adesso? Ora vedo che i giganti aprono la loro bocca, dalla quale sgorgono svariate forme di luce. Che cosa significa?”. – Dico Io: “È il linguaggio di questi esseri. Ora si comunicano l’un l’altro che presto nascerà un Sole-centrale, il cui Sole porterà in sé intere galassie. Lo vedrai salire presto dall’ampia apertura. Ora fa attenzione!”. – Robert guarda e ora vede anche un’immensa sfera di luce che si alza in volo dal grande tubo e si allontana a grande velocità in linea retta dalla superficie del sole. Meravigliandosi di tale fenomeno, Robert dice: “Amico, sul serio questo non è niente di piccolo! Ora abbiamo assistito con i nostri occhi immortali alla creazione di un Sole-centrale che non dovrebbe essere uno dei più piccoli tra loro. Esso è destinato a servire come Sole-centrale galattico, intorno al quale si muoveranno, nei tempi dei tempi, trilioni di mondi e prenderanno da questo, luce, calore, vita e nutrimento. Ah, questo è un grande avvenimento! Ma dove verrà collocato ora questo sole? In quale regione inizierà il suo grande percorso? O Signore! Queste sono cose delle quali perfino gli arcangeli più grandi devono tremare, pieni di profonda venerazione! Qui si vede letteralmente come nascono nuove creazioni sotto la Tua visione, quali grandi dimore per miliardi di esseri liberi che un giorno le abiteranno. O Signore, questo è troppo per noi, piccolissimi spiritelli!”» [I.a.C. – II/300,1-4].

Per quanto riguarda la nostra Terra, anche su questo viene rivelato da Lorber che non è stata espulsa dal nostro Sole, ma dal gigantesco Sole-centrale primordiale del nostro Globo Involucro. Il messaggio dice letteralmente:

«Questa Terra si trova in condizioni del tutto particolari. Essa, nella sua qualità di pianeta, appartiene ora veramente a questo Sole, ma a stretto rigor di termini non ha avuto la sua origine da questo Sole, e ciò contrariamente a tutti gli altri pianeti, ma essa originariamente deriva dal Sole-centrale primordiale» [G.V.G. – IV/106,8].

Si tratta della stella Regulus nella costellazione del Gran Leone, la cui distanza incalcolabile che la separa dalla Terra, agli astronomi terrestri la rende visibile come un puntino.

Nei primi secoli era ovvia l’opinione degli astronomi che la Terra dovesse provenire dal nostro Sole. Oggi c’è la certezza che questa teoria non è più sostenibile. Gli scienziati hanno già riconosciuto quanto segue: "L’opinione diffusa che la Terra sia fatta di materiale solare è falsa. Il nostro pianeta per più della metà è costituito da elementi pesanti (ferro, nichel, rame, zinco, piombo, uranio, – n.d.a.) che non sono presenti nel Sole. […] La diversità della composizione chimica fa escludere che la Terra si sia formata da un frammento del Sole. […] La temperatura del Sole è troppo bassa, e lo è sempre stata, per garantire la formazione di elementi pesanti che costituiscono gli elementi essenziali del nostro pianeta. La Terra trae origine sicuramente da un’altra stella almeno dieci volte più grande. Solo una Supergigante, infatti, sviluppa quel calore che è necessario per generare i novantadue elementi presenti nel nostro pianeta allo stato naturale".

Questo suo percorso attraverso l’universo, nei milioni di anni, dimostra il motivo per cui la Terra avrebbe attraversato un periodo di intensissimo freddo con una glaciazione le cui cause i geologi non potranno mai spiegare, poiché non sarebbe mai potuta avvenire se la Terra fosse rimasta da sempre nella sua orbita solare: – Così, anche in questo caso, una teoria che appariva originariamente valida e sicura si è rivelata un errore, e l’opinione scientifica è messa alle strette con le affermazioni della Nuova Rivelazione.

 

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Quanto è grande il cosmo o universo?

Se le affermazioni degli astronomi lasciano presupporre un universo grande al di là di ogni possibile comprensione, a una simile domanda che ciascuno di noi si è posto, certamente la risposta è che esso è certamente infinito, e tuttavia nel nostro interiore si accalcano continuamente ulteriori domande, perché il nostro intimo non riesce a soddisfarsi con le risposte che gli eruditi scienziati continuano a dare. Anche su questo argomento è possibile trovare una risposta nella Nuova Rivelazione:

«“Tu, o Matael, conosci bene le costellazioni degli antichi egizi, e anche la stella Regulus nel gran Leone ti è perfettamente nota! Come appare essa ai tuoi occhi? Ecco: un puntino luminoso; e tuttavia laddove essa si trova nello spazio, è un corpo solare tanto grande che un fulmine, che pure in quattro istanti percorre una lunghezza di 400.000 Feldweg[25], per coprire la distanza tra il suo Polo nord e il Polo sud impiegherebbe più di un trilione di anni terrestri secondo il sistema di calcolo arabo antico che ti è noto! Il suo nome vero e proprio è Urka, o meglio Ouriza, (il primo sole del nostro Globo Involucro, ovvero l’origine della creazione di tutti gli eoni di eoni[26] di soli inclusi in esso, di una estensione quasi infinita). Un tale immenso sole è l'anima, ovvero il punto centrale di gravità di un globo involucro, che però in sé quest’ultimo non costituisce che un nervo dell'immenso Uomo cosmico. Ora, un tale Uomo cosmico, di nervi simili ne ha certamente all'incirca tanti quanti sono i granelli di sabbia e i fili d'erba sulla Terra. Tutto intero quest’immenso Uomo cosmico non costituisce alla fine che un certo periodo della Creazione, dal suo inizio fino al termine del suo completamento spirituale. Un Urka, dunque, e ancor più di tutto un intero globo involucro, sono già due cose del tutto ragguardevolmente grandi, ma inconcepibilmente ancora più grande è quell’immenso Uomo cosmico formato dall’insieme di tali innumerevoli mondi; ma tutto ciò, che cos’è al paragone dello Spazio eterno e infinito? Ebbene, esso equivale ad un nulla! Infatti, tutto quello che è necessariamente limitato, quantunque in sé sia infinitamente immenso per i vostri concetti, viene ad essere un nulla in rapporto allo Spazio infinito, in quanto tra l'uno e l'altro non vi è la possibilità di una relazione numerica esprimibile. E ora, Mio caro Matael, Io ti domando: “Dopo quanto è stato detto, cominci un pochino a scorgere dove veramente, proseguendo così, andrà a finire la faccenda?”. – Risponde allora Matael: “O Signore, sì, certo che intuisco dove andrà a finire la faccenda! Ma intuisco anche che, non fermandomi, finirò quasi con lo smarrirmi e col dissolvermi interamente! Infatti, la Tua eterna Potenza e Grandezza, l'infinità dello spazio e l'eternità del tempo mi inghiottono del tutto. Qualche bagliore certamente c'è nella mia mente, tuttavia se abbia giustamente compreso quello che Tu, o Signore, per così dire, hai alitato con la Tua bocca, io naturalmente non lo posso precisare. Intravedo a mala pena che il Tuo passato, pur facendo ricorso al sistema arabo dei numeri, non è costituito soltanto da decilioni o da eoni di simili periodi creativi, ma intuisco che questi periodi creativi sono assolutamente incalcolabili! Se, a cominciare dal periodo presente, cominciassi a contare procedendo a ritroso, col mio contare non finirei mai più, e in eterno non mi sarebbe mai possibile arrivare a quel periodo creativo del quale si possa dire che sia stato il Tuo primo! In breve, Tu non hai mai avuto inizio, e per conseguenza non è possibile che abbiano avuto mai un inizio neppure le Tue creazioni, e per quanto anche lo spazio eterno ne possa contenere, tra le tante non c'è nessuna Creazione della quale si possa dire: ‘Ecco, questa è stata la prima! Prima di questa, nulla è stato creato!’. Infatti, dietro a questa che dovrebbe essere la prima, di nuovo c'è sempre ancora un'intera e completa eternità! Ora, data la Tua Essenza sempre uguale, che cosa avresti fatto durante questo tempo? Nello spazio infinito possono trovar posto anche infinite Creazioni, e se anche la distanza tra l'una e l'altra è infinitamente grande, ciò non vuol dire affatto niente, perché nello spazio infinito c'è abbastanza posto per tutte le cose, siano queste pure in numero infinito, ed eternamente vi sarà posto ancora per eoni di eoni di cose, e così avanti in eterno per incalcolabili altre. Ma le cose future non contribuiranno affatto in un certo qual modo ad aumentare di qualcosa quelle già esistenti dall'eternità, perché una quantità incalcolabile, infinita, non potrà mai essere capace di aumentare, dato che essa è già di per sé una quantità infinita. È vero che se io comincio ad enumerare questi periodi dall'unità, tale quantità aumenterà di uno, come certo potrà essere aumentata sempre di uno nei futuri tempi, o eternità di eoni, ma se il numero che precede il periodo attuale è già comunque senza fine, non è più assolutamente immaginabile un aumento della quantità stessa! Le nuove creazioni contano, ciascuna presa a sé, certo qualcosa, ma aggiunte a quelle in numero infinito che le precedettero, esse sono come un nulla assoluto. Questo è il concetto che ho potuto formarmi e che sembra annientarmi sotto l'immensità del suo peso”» [G.V.G – IV/254].

 

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La nostra Terra

Se per ciò che riguarda il cosmo le rivelazioni di Lorber sono in un certo senso frammentate nella moltitudine delle pagine scritte, diverso è l’insegnamento riguardante la Terra, poiché per questo egli ricevette una notevole mole di pagine, nelle quali il pianeta viene spiegato nella sua macro costituzione fisica e nelle sue componenti spirituali che governano invisibilmente quelle fisiche. Qui di seguito ne citiamo solo alcune nell’essenziale:

«La Terra dunque è un essere organico, anzi anche animicamente vivente, altrettanto quanto lo sei tu e come lo è ciascuna creatura che respira, vive e si muove nello spazio sconfinato della Creazione. L’esperienza, tuttavia, ti avrà insegnato che gli escrementi e i rifiuti del corpo umano, come pure quelli degli animali e vegetali, possono benissimo essere impiegati come concime dei campi, dei prati e delle vigne; e adesso ti dico che ciò che è l’escremento animale in piccole proporzioni, è altrettanto simile l’escremento della Terra in proporzioni grandi. A stretto rigore, tutto il suolo terrestre fertile, e comunque anche le montagne e i mari, non sono che un escremento del corpo terrestre, poiché tutto questo è sorto tramite il fuoco interiore vitale della Terra, certo però già da periodi di tempo inconcepibilmente lunghi, e ciò che vi è convogliato fino alla sua superficie, come sarebbe a dire lo zolfo, la pece, il sale, l’acqua e le moltissime specie di minerali e metalli, serve tutto per la formazione del terreno fertile, senza il quale né una pianta, né un albero, nemmeno ancora un animale o addirittura un essere umano potrebbe sussistere. Ma se la Terra per mezzo dei propri organi e pori produce ed espelle quello che, secondo l’ordinamento sapientissimo del grande ed eterno Creatore, ha dovuto produrre ed espellere già da tempi inconcepibilmente lunghi, tutto ciò non lo si può chiamare cattivo, anzi è molto buono» [G.V.G. – VII/114,4-7].

Se all’uomo riesce difficile comprendere come deve essere considerata la Terra sotto l’aspetto della sua costituzione fisica, cioè come un grande animale, è perché noi uomini, in rapporto alla sua grandezza, dobbiamo considerarci come dei microrganismi. In questi ultimi anni, sebbene numerose sonde per lo studio della meteorologia  ruotino attorno al pianeta tramite cui è possibile capire alcuni fenomeni atmosferici che avvengono sulla superficie, nulla è possibile sapere di cosa avviene sotto di questa, dalla quale, se non fosse per l’eruzione dei vulcani e degli effetti dei terremoti, qualunque ipotesi sarebbe cosa insensata. Il riuscire a perforare il suolo alla ricerca di giacimenti, fino a poco più di 10 km, rappresenta comunque, nel rapporto con i 12000 km del diametro medio, solo una scalfittura, e perciò non è possibile fare nessunissima ipotesi di cosa nasconde il sottosuolo. Quindi, anche l’accettata teoria di un nucleo ferroso infuocato all’interno, di cui solo la superficie esterna si sarebbe solidificata, è completamente priva di fondamento, non potendo dimostrare tale ipotesi in nessun modo. Tali scienziati piuttosto grossolani, dovrebbero spiegare pure come sia possibile che tale enorme calore, dopo milioni di anni, continui a persistere, né come possa restare compressa l’enorme quantità di vapori sotterranei che ne risulterebbero persistenti, non essendo giustificabile l’esigua fuoriuscita di vapori nell’irrilevante quantità di vulcani attivi e fumarole presenti sul pianeta. Nel volume “La Terra”, furono date a Lorber particolari spiegazioni della composizione interna della stessa e il perché delle molte manifestazioni fisiche visibili con i nostri occhi, e queste non sono altro che i risultati degli effetti dovuti ai comportamenti di spiriti della natura nella loro essenza, vitalità ed evoluzione. Solo a titolo di esempio facciamo seguire il concetto della ‘milza tellurica’ e l’attività degli spiriti all’interno della Terra:

«In ogni animale, dopo il polmone, è degna di osservazione la milza, cioè un viscere tra i più importanti, che rappresenta il vero focolare in tutti i corpi animali. Questo viscere è necessario per la conservazione della vita animale altrettanto come il cuore, lo stomaco e i polmoni, perché senza di essa gli altri tre organi sarebbero morti in ogni corpo animale. (…) Vedete, come in una locomotiva costruita con molto ingegno, se non ci fosse il fuoco a scaldare l’acqua che viene scomposta nei vapori che le danno la forza motrice, sarebbe una costruzione vana. Allo stesso modo, nel corpo degli animali ci sono dei meccanismi simili alle locomotive, con l’unica differenza che la loro costruzione è infinitamente più ingegnosa; ma tutto il loro meccanismo consistente di numerosissime parti e organi sarebbe vano se non ci fosse in esso il focolare. Dapprima questo ha il compito di scomporre le parti nutritive che vi affluiscono e, per propria forza, le spinge poi negli appositi vasi dove si convertono in sangue; successivamente passano poi al cuore, e da qui infine giungono alla loro vera destinazione in tutto il corpo. Questo focolare, chiamato milza nel corpo animale, è composto a questo scopo di una particolare massa spugnosa, la quale, attraverso un complesso di celle che si susseguono in tutte le direzioni, è perfettamente adatta a produrre e a conservare in sé il fuoco elettromagnetico. Esso, più precisamente, viene prodotto tramite lo sfregamento continuo della massa cellulare e viene poi conservato nei suoi innumerevoli vasi a forma di borse come in minuscole bottiglie elettriche, in modo che la massa viene tenuta sempre satura di fluido, per poterne fornire, in ciascun istante, la parte negativa allo stomaco e la positiva al cuore. Io so benissimo che tutt’oggi, molti medici e scienziati non sanno ancora che farne della milza, cosa questa che effettivamente è quanto mai difficile da capire, perché nessuno è capace di scrutare nell’interno di un animale mentre è ancora vivo, per rendersi conto di quel che avviene nella milza. Se l’animale è morto, questo fatto presuppone ad ogni modo che la morte della milza sia avvenuta già parecchio tempo prima. Comunque vi verrà detto ora che cos’è la milza e a quale scopo serve. – Noi abbiamo appreso finora che la milza è uno dei visceri più necessari nel corpo animale, perché essa produce, porta e conferisce a tutte le altre parti dell’intero meccanismo animale la vera e propria forza motrice. E come questo viscere, all’apparenza tanto insignificante, è invece uno dei più importanti nel corpo animale, così del pari esiste anche nella Terra un simile viscere che, per uguale ragione, si può denominare la ‘milza tellurica’. Questa milza tellurica, come nel corpo degli animali, è situata vicinissima allo stomaco; d’altra parte però sta nella più stretta congiunzione organica anche con il cuore tellurico, perché l’uno, lo stomaco, trae da questo viscere principale il calore necessario per la digestione; l’altro, il cuore, trae la sua forza pulsante. Così pure l’attività del polmone dipende più o meno da esso, quantunque il polmone abbia per metà anche un movimento del tutto libero che sta in rapporto con la volontà dell’anima. Per questo, in particolare l’uomo, può respirare a suo piacimento ora rapidamente, ora lentamente. Visto però che la milza rappresenta anche nel nostro corpo terrestre una delle parti più importanti per quanto concerne la potenzialità vitale, è più che giustificato che a questo viscere si dedichi un’attenzione del tutto speciale. E allo scopo di persuaderci anche da un altro lato di questa verità, noi passeremo brevemente in rassegna gli effetti che ha la nostra milza tellurica. – Vedete, tutti i vulcani della Terra non sono altro che canali di scarico, certo molto insignificanti di questa officina principale, tuttavia possono fornire una prova abbastanza convincente di quanto succede in questa fucina principale del corpo terrestre. Questo sarebbe uno degli effetti prodotti sulla superficie della Terra. Consideriamo poi le numerosissime sorgenti termali le quali traggono il loro calore ugualmente da questo principale viscere della Terra – anche se non direttamente, pure certo indirettamente – attraverso quegli organi del fuoco che stanno in intimo rapporto con questo viscere tellurico. Osserviamo ancora le nubi e le nebbie, e così pure i venti che le fanno muovere. Tutto ciò è un prodotto di questo viscere tellurico, perché il suo principale fuoco centrale compenetra tutta la Terra attraverso innumerevoli organi e la riscalda in tutte le sue parti in maniera più che sufficiente. Basterebbe che qualcuno riuscisse a penetrare nell’interno della Terra per poco più di un miglio tedesco (7,42 km), e ben presto si persuaderebbe quanto potente sarebbe già lì l’azione di questo apparato interiore di riscaldamento. Quando dunque l’acqua penetra a una certa profondità, essa viene in poco tempo sciolta in vapore; questo solleva, gonfiandola, l’epidermide terrestre che si espande in forma di gas o di vapori attraverso i pori, i crepacci ed altre cavità della crosta terrestre, e riempie così l’atmosfera (interna) turbandone l’equilibrio e generando delle correnti; oppure, se questi vapori acquei o gas formatisi internamente, quando sono in quantità eccessiva, premono troppo e cercano violentemente un’uscita, allora viene provocato un terremoto più o meno forte, e nelle rispettive zone di sfogo si producono uragani devastatori, trombe d’aria e qualche volta anche di fuoco. Così noi avremmo esaminato un terzo fenomeno constatabile sulla superficie terrestre che deriva dall’azione di questo viscere. E appunto in un modo simile trae origine da questo viscere la mobilità del mare (ben inteso non quella del flusso e del riflusso, ma ben soltanto quella ondulatoria e temporalesca) come pure tutte le correnti marine. La medesima provenienza l’ha anche la salsedine marina, la quale può manifestarsi soltanto in quanto certe sostanze vengono prima dissolte per mezzo del fuoco e poi convogliate come sale attraverso innumerevoli organi per rendere salino il mare. Non altra origine hanno tutte le apparizioni meteoriche nell’ambito dell’atmosfera terrestre, nonché tutto il potere vegetativo della Terra. Accanto a questi, vi sono sulla Terra e al suo interno ancora innumerevoli altri fenomeni, i quali hanno tutti il loro fondamento in questo viscere e che, se si volesse enumerarli, non basterebbero cento scrivani anche se lavorassero per cent’anni» [L.T. 9,1-15]

Oltre questi accenni, altrettanto dicasi per l’età della Terra, la cui nascita è considerata dagli astronomi e dai geologi contestuale a quella del Sole e del sistema solare, entrambi derivati, a loro dire, dalla contrazione di una nebulosa di polvere interstellare, così come vengono indicate quelle immagini che si presentano all’occhio dei telescopi a distanze inimmaginabili. Ipotesi quanto mai fantasiose, non avendo alcuna possibilità di dimostrazione. L’origine della Terra, Lorber invece la spiega così:

«La Terra, come mondo, esiste già da un tempo quasi infinitamente lungo per i vostri concetti, ed ha dovuto subire molti cambiamenti sulla sua superficie, prima di svilupparsi fino al suo aspetto attuale. Fuoco, acqua, terremoti e altre grandi tempeste, specialmente nei suoi primordi, furono i collaboratori che, secondo la Mia Volontà, hanno fatto di essa quella che è adesso. E affinché continui a sussistere e diventi ancora più idonea al temporaneo nutrimento di un numero molto maggiore di uomini e di altre creature, dovranno agire ancora in essa, su di essa e sopra di essa, nel giusto fabbisogno, fuoco, inondazioni, terremoti e piccole e grandi tempeste» [G.V.G. – VIII/70,6].

Su questo, Lorber ci dà una significativa ed esauriente dimostrazione della vitalità della Terra e della sua costituzione interna, e nel contempo spiega la causa della variazione della direzione del vento, della brezza in alcune ore del giorno e dell’origine dei temporali, fino ai grandi cicloni che si originano sul mare, in particolar modo in alcuni punti del grande oceano:

«… Per cui non dovrebbe essere nuovo il concetto che questa Terra, come pure ogni altro corpo mondiale, abbia una vita organica animale, e perciò manifesta tutte quelle funzioni con i fenomeni naturali della vita organica animale per se stessa. Essa in primo luogo deve essere nutrita, e ciò come all’incirca un grande animale, e per conseguenza è provvista di un cuore, di polmoni, di milza, di fegato, di reni e di stomaco; detto in breve, deve avere corrispondentemente tutti quegli organi interni che sono necessari a un animale perfetto per vivere. ...» [G.V.G. – VIII/96,5].

«… Dunque la Terra respira: sei ore impiega per inspirare e sei per espirare. Un tale inspirare ed espirare viene percepito su tutta la Terra quattro volte al giorno con una periodica corrente d’aria che anche se viene prodotta nello stesso momento su tutta la Terra, non può essere percepita simultaneamente sulla sua superficie, poiché non può essere nello stesso tempo mezzogiorno e mattino, sera e mezzanotte in seguito alla sua rotazione quotidiana intorno al proprio asse ...» [G.V.G. – VIII/96,6].

«…Il vento che ora spira, deriva appunto, quale manifestazione vitale, da una di tali inspirazioni della Terra; però non devi intendere che ciò derivi dalla bocca o dal naso della stessa, come un fiato espulso attraverso questi canali e che qua sia arrivato dal Polo nord o dal Polo sud. Questi venti nascono piuttosto perché la Terra, con il suo inspirare, si gonfia in maniera alquanto sensibile sotto i mari, che sono la sua parte più tenera, e si espande in modo che il mare salga dappertutto di alcune spanne; mentre nell’espirare, la Terra si restringe e si contrae. Il mare, a sua volta, si abbassa nella stessa misura in cui è salito durante l’inspirazione. E vedi, questo scendere e salire del mare porta con sé poi anche il movimento periodico dell’aria atmosferica che circonda la Terra, e che tu percepisci come vento. Il vento, infatti, non è altro che un allontanarsi più o meno impetuoso dell’aria sotto forma di corrente, cosicché anche la violenta burrasca non è nulla di diverso. Però, le cause attraverso le quali l’aria viene tramutata in corrente possono essere diverse, ma per elencarle e descriverle tutte sarebbero necessari parecchi giorni» [G.V.G. – VIII/96,8].

 

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I terremoti

A voler considerare uno dei fenomeni della natura più attuali che miete vittime innocenti e può colpire qualunque punto del nostro pianeta, destando continua apprensione quando si manifesta non previsto in particolari zone, è quello dei terremoti. Anche in questo caso le affermazioni dei ricercatori naturalisti che si definiscono tali perché professori universitari o appartenenti a cattedre di ricerche scientifiche, spaziano su supposizioni non sempre concordanti, le quali in tempi recenti identificano il fenomeno sempre più spesso legato allo spostamento di placche tettoniche dovute alla deriva dei continenti sulla massa infuocata e liquida dell’interno della Terra ,le quali si allontanerebbero o si avvicinerebbero alla velocità di qualche centimetro all’anno. Affermazioni queste che non trovano alcun riscontro con le spiegazioni dall’Alto contenute nella Nuova Rivelazione, e proprio dal Cielo tutte le loro teorie sono messe al muro, poiché quale causa dei terremoti è invece tutto un mondo spirituale invisibile all’occhio umano, che esplode nella sua vitalità, quasi a voler gridare a tutti noi: "Apri gli occhi, o tu acuto osservatore, e in tutte le cose cerca solo ed esclusivamente lo spirituale!". Riportiamo quindi ciò che ci è stato rivelato, la cui essenzialità può essere considerata alla pari delle particelle subatomiche scoperte:

«Esistono ancora molti fenomeni nella natura, tanto nel grande quanto nel piccolo, del cui vero motivo nessun cosiddetto naturalista si è mai sognato qualcosa. A tali fenomeni appartengono per esempio il magnetismo del Polo nord, l’aurora boreale, il fulmine, come poi anche le cosiddette ‘formazioni improvvise’, qualcosa di simile sono le stelle cadenti, le nuvolette nel purissimo cielo blu, le formazioni cristalline, inoltre il flusso e riflusso del mare, le oscillazioni della Terra, un tremare prolungato della stessa, come anche violente scosse le quali, come ve lo dimostrano numerosi esempi ed esperienze, hanno già rovinato completamente intere regioni in pochi secondi. A questi fenomeni appartengono anche le frane, le grandi valanghe terrestri, spesso interi sprofondamenti di montagne e isole, e ancora: lo spaccarsi della terra, il disseccarsi delle sorgenti, l’esaurirsi dei pozzi, l’accentuato arretramento del mare e, in tali occasioni, il frequente prorompere di fumo e fuoco dagli abissi della Terra. Di simili fenomeni ve ne sono ancora d’innumerevoli, una parte dei quali è già stata osservata, un’altra parte però non è ancora stata osservata da nessuno (anno 1840). Tuttavia, di tutti questi fenomeni insoliti ed eccezionali appena menzionati, vogliamo oggi esaminare più da vicino solamente il terremoto, come anche le oscillazioni della Terra e le scosse della stessa, e anche parecchie cose che sono in relazione con questi. Il cosiddetto terremoto non è un fenomeno esistente proprio di per sé, ma è soltanto la conseguenza di una scossa tellurica formatasi in un qualche punto malfermo della Terra, scossa che viene causata nel modo seguente: nelle profondità più interne delle formazioni della sostanza terrestre si trovano, proprio come nel corpo di un animale, per così dire, delle ‘viscere’. In esse però, come già menzionato, attraverso ogni parte della Terra fino al punto centrale della stessa, sono ovunque esiliati innumerevoli eserciti di spiriti una volta caduti, ai quali, secondo il Mio Ordine, è dato a tutti un certo tempo per la loro rinascita. Ebbene, quando in un qualunque punto della Terra una qualsiasi specie umana diviene troppo sensuale e materiale, allora avviene che con la morte di tali uomini i loro spiriti non passano alla vita eterna (dello spirito) bensì nuovamente alla morte (nella materia), allora proprio questi spiriti rientrano nelle profondità della Terra e vengono incatenati come lo erano prima che nascessero. Vedete, se questo continua a durare a lungo, un tale punto all’interno della Terra diventa un po’ alla volta sovraccarico. Questi spiriti cominciano poi a spingersi, a sfregarsi e ad infiammarsi nelle loro brame maligne. In questo modo però anche quegli spiriti che ancora non sono nati (in una vita umana) vengono altrettanto risvegliati dallo stato della loro quiete, facendo esplodere le loro piccole prigioni, scatenando poi, nel loro offensivo fervore, poderose colonne di fuoco sugli altri spiriti che vorrebbero distruggere. Gli spiriti già nati e nuovamente caduti, però, s’infiammano ancora di più, poiché essi credono che un fuoco simile al cosiddetto fuoco infernale, provenga direttamente da Me come castigo. Allora divampano d’ira contro di Me e Mi vorrebbero distruggere e annientare insieme al Cielo e a tutti gli angeli. Quando poi comincia a crearsi una situazione simile, allora viene subito inviato da Me un angelo portatore di pace e quiete. Questi apre le cateratte di un qualsiasi grande serbatoio d’acqua sotterraneo; e l’acqua, diretta dall’angelo, precipita poi rapida come un lampo su un tale punto ardente d’ira della Terra. Ebbene, quando l’acqua con i suoi spiriti della pace ha raggiunto un posto simile, questi escono subito fuori dal loro leggero involucro, s’infiammano contro simili maligne frotte e le castigano con il fuoco della pace. L’acqua stessa però si dissolve naturalmente nei vapori a voi noti, ed esercita, attraverso una simile improvvisa espansione con l’aiuto dei suoi spiriti, una così potente scossa, che nel luogo situato proprio su un punto simile, i monti, le città, i villaggi e le borgate vengono scossi come pula e gettati l’uno sull’altro. Ora, in seguito a ciò, all’interno della Terra sorgono nuove fenditure e crepacci che spesso giungono fino alla superficie della stessa, nei cui crepacci poi gli spiriti naturali non ancora nati, uniti agli spiriti pacifici dell’acqua, si lasciano guidare dall’angelo per l’ulteriore formazione. Invece i maligni spiriti caduti che erano già nati, rimangono indietro placati nelle fangose paludi formatesi in questo modo. Ebbene, vedete, questo è il vero motivo delle origini di una tale scossa tellurica! Ma per ciò che riguarda le cosiddette oscillazioni e vibrazioni che vengono qualificate con il termine generico di terremoti (sciame sismico), queste non sono altro che piccole scosse della crosta terrestre necessariamente prodottesi in seguito all’apertura delle cataratte da parte dell’angelo, come anche attraverso la caduta dell’acqua negli strati di terra che, in parte, circondano un simile bacino e, in parte, in tal modo vengono anche distolti dalla loro quiete. Ovvero, per primo, mediante tale forza superiore gli strati sotto il bacino quando vengono separati violentemente fino al punto più instabile; e, per secondo, quando vengono poi anche mantenuti in una lunga perdurante vibrazione a causa della potente e pesante caduta delle masse d’acqua. Questo movimento è dunque il motivo delle vibrazioni. Ma per ciò che riguarda il tremare della Terra dopo una simile potente scossa, tutto questo è una conseguenza del fatto che gli spiriti dell’acqua, insieme agli spiriti non nati, si ritirano nei vari nuovi abissi e crepacci del corpo terrestre. Ciò perché la Terra è stata creata affinché porti nelle sue viscere una stirpe caduta di spiriti, così che alla fine risorgano in una libera ed eterna vita, in e proveniente da Me. Finché esisterà da qualche parte sulla Terra una stirpe ribelle, allora tali fenomeni accadranno sempre più spesso e saranno tanto più frequenti, quanto più una qualsiasi stirpe umana sulla superficie della Terra diventerà sensuale e scellerata. Poiché vedete, il fatto che tutto questo sia vero alla lettera, lo potete riconoscere molto facilmente quando voi in primo luogo rivolgete il vostro sguardo sull’intera superficie della Terra e percepite qua e là tali fenomeni in tutto l’orrore della loro furiosa grandezza, come per esempio la distruzione di Lisbona come anche quella sull’isola della Giamaica e parecchie simili fino al tempo attuale nella regione del monte Ararat, che avvenne letteralmente nel senso della Mia odierna comunicazione (14.10.1840), e di cui quasi fino a voi sono state trovate alcune settimane fa delle tracce non senza importanza. Perfino in America furono sentite ripetute scosse, causate come segue: quando un continuo strato sotterraneo di pietre o di terra si trascina via senza interruzione fino a un punto malfermo, una simile scossa viene propagata molto in là, nello stesso modo come se voi collegaste insieme moltissime pertiche e le poteste posare in linea retta su una superficie estesa. Se poi esercitaste sul punto estremo A, un potente colpo su queste pertiche comunicanti, allora si potrebbe percepire questo colpo nello stesso istante ancora in modo molto considerevole sul punto estremo B dove terminano le pertiche. In questo modo un simile colpo può essere percepito quasi nello stesso tempo perfino in regioni molto distanti. Ma nonostante tali percezioni siano conseguenze naturali, esse non sono comunque da considerarsi esclusivamente come tali; tuttavia, se fossero inopportune, allora potete ben immaginare che impedirle per Me sarebbe cosa facile; ma poiché per il Mio Amore e per la Mia Sapienza esse sono utili, allora vengono piuttosto guidate sotto tali luoghi come messaggeri ammonitori su cui si trovano uomini che sanno di Me appena qualcosa di più che gli alberi in un bosco. Tali messaggeri dicono allora agli uomini dimentichi di Dio che Io non sono ancora morto, ma esisto in tutta la Mia Potenza e Forza; e qui è sufficiente anche solo un cenno assai lieve da parte Mia, allora anche a tali luoghi della Terra a cui venne dato un simile avvertimento può capitare com’è capitato alla regione dell’Ararat. Poiché vedete, in una profondità di appena ventimila klafter, anzi in alcuni luoghi ad una profondità di appena duemila klafter, il vostro paese chiamato Stiria è solcato da parte a parte da grandi e molto profondi bacini d’acqua. E così i vostri monti, tanto quanto la pianura poco estesa, poggiano, per così dire, galleggiando sulla superficie delle acque sotterranee, e vengono collegati qua e là con l’interno della Terra mediante masse rocciose simili a grandi pilastri. Conseguentemente, basta solo che ci sia ancora un’ulteriore dimenticanza della Mia Essenza, dimenticanza che ora è già manifesta in alto grado, per poter essere certi del fatto che anche qui Io sono in grado di produrre subito per voi uno spettacolo degli elementi ancora più grande. – Io dico: “Guai a quegli uomini che sono costretto a visitare con tali fenomeni! Questi potranno attendere certo una seconda Creazione prima che possa esser data loro di nuovo una qualsiasi via per una nuova prova della libertà di vita» [T.d.n. – 18,1-19].

 

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Le basse e alte maree

Che gli scienziati non possano andar d’accordo con ciò che proviene dallo spirito – che è verità – ci vien dato con un esempio semplicissimo che tutti possono verificare, esempio che dimostrerà quanto lontani siano costoro con le loro affermazioni legate a un materialismo cieco e a volte impertinente, anche con le cose più basilari, quando non c’è la necessaria ‘Luce’ dall’Alto. L’argomento, per esempio, è quello delle maree, le cui cause vengono accreditate dalla scienza alla forza gravitazionale della Luna, e così insegnata nelle scuole. Teoria questa che, pur non dimostrabile, persiste purtroppo tra tutti i ricercatori, poiché è ben certo che questo fenomeno si manifesta ciclicamente ogni dodici ore circa solo in alcuni punti della Terra in modo molto evidente (fino a 20 metri di dislivello), mentre nel resto del mondo non c’è alcuna variazione del livello del mare o al massimo di pochi centimetri, pur ugualmente soggetti allo stesso ‘passaggio della Luna’ ogni ventiquattro ore circa. Eppure, se tutta la fascia equatoriale della Terra è soggetta alla stessa massima esposizione della forza magnetica lunare, si domanda: “Perché l’acqua del mare non viene attratta verso la Luna causando proporzionalmente un’alta marea ogni ventiquattro ore in tutti i paesi di quella fascia e, a scemare verso il nord e verso il sud?”. Si domanda ancora: “Se il magnetismo lunare fosse reale, allora perché si manifesterebbe solo sull’acqua e non anche su tutti i corpi, comportando proporzionalmente anche una variazione ciclica del peso della materia, che dovrebbe essere più evidente nella fascia equatoriale? – È evidente che tali domande debbano far riflettere, poiché il fenomeno delle maree ha tutt’altra origine. Vediamo di che si tratta tramite la Nuova Rivelazione:

«Che cosa è dunque la respirazione di un mondo, e perché esiste? Vedete, ogni essere forma una polarità o positiva oppure negativa. Ma come ogni polarità, ha bisogno della polarità opposta, e non può formarsi ed esistere di per sé un solo polo negativo o positivo, ma soltanto uno attraverso l’altro. Vedete, così è anche l’intera vita naturale! Anche la vostra vita consiste di un polo negativo che è dato per l’accoglienza del positivo. Ma come può accadere ciò? Per questo motivo: che il polo negativo viene continuamente stimolato con la respirazione, attraverso la quale viene messo in atto continuamente un bisogno proporzionato per l’accoglienza del positivo. […] Di conseguenza, l’alta e bassa marea non sono altro che la conseguenza della costante inspirazione ed espirazione della Terra. – Ma in che modo viene effettuata questa inspirazione ed espirazione? Proprio così come avviene con gli animali, vale a dire attraverso il continuo bisogno di alimento fresco che si rinnova costantemente quando il precedente è consumato e in questo modo è diventato nuovamente negativo. Durante il consumo di viveri, gli organi si posano nuovamente l’uno vicino all’altro, fino ad un certo grado, dato che cominciano a frizionarsi l’un l’altro nella propria fame. Dopo subentra immediatamente un satollamento, attraverso il quale le parti si dilatano naturalmente sempre di più. Quindi da ciò proviene esattamente il fenomeno nel suo complesso: attraverso il bisogno di alimento positivo, la bassa marea, e attraverso il satollamento, l’alta marea. Voi direte certamente: “Se è così, allora dovremmo percepire questo fenomeno anche sulla terraferma e sulle montagne”. Ma Io dico che non è così. Si dilatano forse la vostra testa, le vostre mani e piedi quando respirate? E voi direte: “No, queste membra rimangono tranquille”. Allora Io vi dico che così possono rimanere ben tranquille anche le parti solide della Terra. Ma affinché ora possiate percepire in maniera più evidente questo fenomeno, allora entrate in una vasca da bagno e osservate l’acqua che nella vasca vi deve avvolgere con misura, e vi accorgerete certamente che l’acqua salirà un po’ ad ogni inspirazione e scenderà con l’espirazione. […] Ma se qualcuno dovesse dirvi: “La Luna è la causa della bassa ed alta marea”, allora domandategli come possa la Luna, quando si trova al lato opposto, in virtù della sua forza di attrazione, causare un’alta marea direttamente sul lato della Terra ad essa nascosta. Chi vuol sostenere questo, sarebbe ancora al di sopra del tiratore scelto che voltò le spalle al bersaglio e colpì per caso un albero di fronte, invece del bersaglio. Oppure, a chi potrebbe venire in mente se, stando in una vasca da bagno, volesse sostenere che il livello dell’acqua sale o scende perché parecchi klafter[27] sopra di lui è sospesa una mela a una corda, alla quale uno sfrenato ragazzino l’ha mossa producendo in essa un’oscillazione? Costui, piuttosto, non dovrebbe che guardare sul suo ventre, da dove gli dovrebbe giungere chiaro, per usare un’espressione scientifica, ‘empiricamente’, che non è la mela, bensì solo il suo ventre a provocare il salire e scendere dell’acqua [T.d.n. – cap.26].

Che dovesse essere così e non altrimenti, viene confermato anche con altre spiegazioni nel volume ‘La Terra’, in cui, dopo una lunga premessa sui vari enormi organi interni del nostro pianeta, necessari come un qualunque animale, il concetto della respirazione di qualunque essere vivente viene esteso anche al grande polmone tellurico:

«Ora dunque noi sappiamo come procede la respirazione della Terra e dove è situato il suo polmone. Ma dove inspira e dove espira? A questo riguardo la Terra si comporta come un animale, cioè: come l’animale e come l'uomo respirano per la bocca e il naso, così avviene per la Terra. Mediante la stessa bocca principale con cui essa introduce il nutrimento, essa attira anche l'aria; soltanto che a metà strada da questo sbocco principale si stacca uno sbocco laterale che, come negli animali, può aprirsi e chiudersi a piacimento. Questo grande sbocco laterale conduce nel grande polmone, e ogni sei ore ha luogo un'inspirazione, e dopo sei ore avviene un'espirazione. Durante l'atto inspiratorio il canale del cibo che conduce allo stomaco si chiude; dopo che una congrua porzione d'aria è stata aspirata, il canale del polmone si chiude come mediante una laringe, ma in compenso il canale del cibo si apre nuovamente. Quando l'aria viene espulsa di nuovo dal polmone, il canale del cibo allora si chiude, e questo alternarsi è così sistematico che la Terra per mezzo del polmone viene continuamente nutrita nei periodi di tempo summenzionati, però mediante il vero canale del cibo ciò avviene soltanto di dodici in dodici ore, e la Terra ingurgita il nutrimento durante quel tratto di tempo nel quale il polmone è occupato a scomporre in sé, per così dire chimicamente, l'aria aspirata, ed a ripartire l'elemento vitale; si può dunque accettare come stabilito questo principio: la Terra nel periodo di ventiquattro ore inspira due volte e due volte espira, mentre accoglie il nutrimento nel suo stomaco soltanto due volte» [L.T. – 8,11].

 

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L’origine della Luna

Anche per ciò che riguarda l’origine della Luna, argomento dibattuto non poco dagli astronomi di molti paesi, nella Nuova Rivelazione viene data una risposta, e già nel 1847 Lorber rivelò che essa fu generata dalla Terra, e precisamente fuoriuscì dal lato in cui si trova l’oceano Pacifico. Vediamo le brevi parole dettate allo scrivano:

«Una creatura della Terra tra le maggiori, generata appunto in questa forma, è la Luna, la quale è precisamente la figlia più vecchia di questa femmina tellurica […]. Da dove partorisce la Terra questi figli? La Terra ha una grande quantità di simili canali adatti alla nascita, tuttavia il principale si trova nel mezzo dell’Oceano Pacifico, non distante dall’equatore, e precisamente nei paraggi dell’arcipelago così detto di Tahiti e Otahaiti; è da quel punto che un giorno la Luna si separò dalla Terra[28], e seguendo il suo esempio si separarono anche una discreta quantità di comete ancora esistenti» [L.T. – 13,9-11].

 

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Il magnetismo

Tra le ipotesi scientifiche inconsistenti su argomenti che trattano la Terra, espresse da scienziati fin troppo superficiali allorquando non possono dimostrare con dati di fatto la veridicità delle loro affermazioni, riportiamo la rivelazione sul magnetismo. In questo caso, la supposizione che il nucleo della Terra sia una massa ferrosa liquida a causa delle altissime temperature, sempre supposte, il quale perciò sarebbe soggetto ad un’auto magnetizzazione, come un’enorme dinamo, con il centro dei poli magnetici spostati rispetto all’asse terrestre, è completamente infondata. Questa teoria nasce dal fatto che i ricercatori hanno potuto verificare che in alcuni punti della Terra certe sostanze ferrose presenti nella materia del suolo hanno alcune linee di forza invertite; da ciò hanno dedotto che in passato ci sarebbero state diverse inversioni del campo magnetico (paleomagnetismo). Concetto questo che nella Nuova Rivelazione non è smentito, seppur le cause siano ben diverse e nulla hanno a che fare con un supposto nucleo ferroso che dopo milioni di anni sarebbe ancora incandescente. L’interno della Terra è invece ben spiegato nel volume "La Terra", la cui essenzialità interna è simile a un macro animale con tutti i suoi enormi organi che ne consentono una vitalità nel tempo, tramite cui essa respira, si nutre ed espelle, come qualunque essere vivente.

Per comprendere il magnetismo della Terra occorre invece conoscere prima com’è formata la Luna e a cosa serve, così legata al nostro pianeta allo stesso modo di come lo sono i satelliti di altri pianeti. A ciò rimandiamo il lettore all’opera "La Luna", nella quale sono esattamente spiegate le caratteristiche del nostro satellite, la sua rotazione intorno alla Terra e come sono i suoi abitanti che vivono sulla faccia nascosta in caverne sotterranee per ripararsi dal caldo del giorno lunare e dal freddo della notte lunare, i quali durano quattordici giorni terrestri, e il perché – come per altri satelliti di altri pianeti – essa mostra alla Terra sempre la stessa faccia. Per il magnetismo ne riportiamo la spiegazione:

«Ascoltate e poi anche un po’ stupitevi! Il magnetismo, o piuttosto il fluido magnetico, in tutta serietà non è altro che la Mia Volontà che mantiene e guida continuamente i Miei Pensieri, perché essa mantiene e guida l’intera Creazione e conserva, ad ogni essere a voi visibile, la propria forma e la sua ordinata vivacità. Voi stessi, in base all’essenza formale, le siete soggetti per tutti i tempi eterni, e se non lo foste, allora non sareste niente, come i pensieri che non sono ancora mai stati pensati! Tuttavia in voi c’è qualcosa in più che semplicemente la Mia Volontà infinitamente onnioperante. E questo ‘in più’ è che voi siete i Miei pensieri prediletti. Perciò anche il Mio Amore, che è la Mia stessa Vita fondamentale, passa in voi e forma voi, al pari di Me, a creature indipendenti, le quali, nella misura in cui accolgono il Mio Amore – in virtù del libero volere concesso loro in precedenza – possono giungere in loro, appunto grazie a questo Mio Amore, al proprio e perfettissimo possesso della più piena libertà. Voi sapete che per il cosiddetto magnetizzare è necessaria una salda volontà nella forza convincente della fede, per aiutare qualcuno in questa maniera. Vedete, in effetti non succede nient’altro se non che il magnetizzatore, o in modo consapevole oppure anche parzialmente inconsapevole, pone la propria forza di volontà in collegamento con la Mia, e poi fa affluire la stessa sul sofferente mediante i rappresentanti dell’attività della sua stessa volontà; con ciò poi il sofferente diventa più robusto e a poco a poco più saldo e con ciò anche più sano, oppure, isolato dal mondo, diventa naturalmente più forte. Vedete, qui fondamentalmente avete già tutto! – Questa Mia Forza di Volontà è quello stesso immenso legame che tiene legati assieme tutti i corpi celesti e li porta tutti frammischiati e l’uno attorno all’altro. Essa è positiva perché agisce attivamente, mentre è negativa nella propria immutabile conservazione di se stessa, la cui conservazione però è l’Ordine eterno stesso, così come quando voi dite: “Fin qui e non più oltre!”. Il “fin qui” è la legge dell’eterna e incessante attività, e il “non più oltre” è il polo negativo, ovvero la legge conservatrice dell’eterno Ordine. E così questa Mia Volontà, in tal modo polarizzata, è nello stesso tempo la sostanza elementare di tutte le cose, comunque esse siano composte; siano esse grandi, piccole, robuste, dure, molli, pesanti o leggere, esse non sono altro che Miei sapientissimi pensieri ed hanno la loro esistenza corporea visibile grazie alla polarizzazione della Mia eterna Volontà a voi resa nota. Ora voi avete tutto! Se vorrete meditare su questo, allora tutti i fenomeni vi risulteranno chiari come il Sole! Ma tutte le spiegazioni mondane dovete semplicemente levarvele dalla mente, perché in verità Io vi dico: “Esse sono più lontane dalla verità che un polo della Creazione dall’altro”» [L.L. cap.6,25-29].

 

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L’essenza del Sole

Oltre agli scienziati che si cimentano spesso affermando per vere delle loro supposte teorie, anche gli astronomi, in rapporto alle osservazioni e alle analisi degli strumenti terrestri usati, affermano di poter stabilire, nonostante le enormi distanze, le caratteristiche degli astri osservati. Essi esprimono supposizioni su supposizioni come fossero oro colato, e riescono a produrre al computer delle finte immagini del cosmo che inseriscono tra quelle vere per confermare le loro teorie, ma che in realtà, da un acuto osservatore possono essere considerate come pula al vento. Ad esempio, per ciò che riguarda il Sole, che è l’astro più vicino e quindi più facile da osservare, essi pur considerandolo una stella, la ritengono composta principalmente di idrogeno ed elio, quindi un corpo gassoso (gassoso??) avente un nucleo (come può un corpo gassoso avere un nucleo?) con una temperatura di milioni di gradi, mentre sulla superficie (allora non è solo gassoso!) sarebbe solo di alcune migliaia di gradi, i cui elementi si tratterrebbero insieme solo grazie all’enorme forza di gravità, a loro dire, proporzionata alla sua grandezza. – Ben altro è ciò che descrive il mistico e profeta Lorber, particolarmente sulla sua complessa costituzione, spiegando che il nostro Sole, sotto la sua sfolgorante ed enorme superficie a noi non visibile perché di materiale riflettente e quindi troppo splendente per i nostri occhi carnali, non solo è come un pianeta con enormi mari e altissime montagne, ma è abitato da miliardi e miliardi di esseri viventi, sebbene certamente tale suolo non sia di una materia come la nostra, ma molto etereo-luminosa. Vediamolo:

«Tale è anche il caso degli uomini. Voi potete trovare sul pianeta-Sole non soltanto tutte le specie umane di questa Terra, bensì quella di tutti i pianeti e delle loro lune, però molto più perfette, specialmente per quanto riguarda la forma. Solo che, naturalmente, come tutto il resto, l’uomo nella sua forma è costituito con la massima perfezione, cosicché di certo voi non potreste trovare da nessuna parte sull’intera superficie terrestre una forma umana così bella e perfetta come quella che si trova sul pianeta Sole. – Oh, certo, lo potete credere nel modo più assoluto! Un uomo o una donna sul Sole, in quanto al corpo, sono tanto straordinariamente belli, che non potreste guardarli per tre secondi senza rimetterci la vista, poiché, lasciando da parte la magnifica bellezza della forma, già lo stesso splendore del corpo dell’uomo solare è tanto forte, che se un tale uomo si trovasse su un monte lontano da voi dieci miglia, non sareste in grado di guardarlo, data la sua immensa luminosità. E se si trovasse molto più vicino, il suo splendore vi ridurrebbe in cenere quasi all’istante. La donna è, rispetto all’uomo, di forme più arrotondate e morbide, ma lo splendore del suo corpo è minore. È facile che a questo punto voi chiediate: “Se le cose stanno così, come possono sussistere tali uomini senza essere dissolti dalla loro stessa luce, dato che più o meno anche i loro corpi sono certamente materiali?”. Posso dirvi che a questo è già stato provveduto da Me. Certamente sulla Terra non c’è nessuna materia che possa resistere all’intensa luce del Sole, ma ciò che si trova su di esso si basa su leggi differenti da quelle di un pianeta imperfetto, e così anche la materia del corpo dell’uomo solare è costituita da una sostanza che non ha niente a che fare con quella del vostro corpo, e perciò è resistente perfino ai raggi più intensi, dato che in un certo qual modo è più spirituale, e perciò anche incomparabilmente più semplice della vostra. Date queste condizioni, gli uomini solari possono dunque senz’altro esistere e gioire della loro vita e usarla per gli scopi più utili» [S.N. – 9,6].

Mentre per ciò che riguarda i suoi componenti materiali, il Sole in sé e per sé è come un enorme e perfetto pianeta nel quale non avviene nessuna reazione termonucleare di idrogeno-elio come afferma la Scienza. La luce abbagliante che noi vediamo dalla Terra non è dovuta soltanto alla materia riflettente di cui è composta la superficie, ma soprattutto alla luce riflessa proveniente da un miliardo di soli, i cui raggi sono riflessi da tale superficie – la cui materia esterna è in massima parte di colore bianco riflettente – oltre alla particolare atmosfera (la corona solare) anch’essa riflettente come un enorme specchio.

Tali stupefacenti rivelazioni, inoltre, trovano conferma grazie alla sonda spaziale Soho[29], lanciata in orbita intorno al Sole dalla Nasa, la quale ha inviato dei dati contrastanti rispetto alle precedenti affermazioni degli stessi scienziati. Tali nuove analisi hanno rivelato che l’atmosfera esterna del Sole, la corona appunto, raggiunge temperature di due milioni di gradi, mentre nella parte interna ce ne sarebbero solo poche migliaia. È come se, avvicinandoci a una stufa, si avvertisse via via un calore sempre meno intenso. Che la scienza moderna non abbia risolto tutti i misteri celati dalla nostra stella è cosa risaputa. Ora questa sonda spaziale, dai cui dati è scaturito il cosiddetto "paradosso della corona solare", ha costretto gli astrofisici a cercare nuove teorie per spiegare l’incredibile fenomeno, misurato dagli strumenti a circa 150 milioni di km dalla sua superficie.

Oltre alla sua luce abbagliante, anche la fonte dell’immenso calore sulla superficie esterna della sua corona solare – secondo la Nuova Rivelazione – sarebbe generato grazie al fenomeno di elettrizzazione sopra citato. Tale fenomeno è provocato dall’enorme velocità del Sole – determinata sia dalla rotazione sul proprio asse che dalla rivoluzione attorno al centro galattico della Via Lattea – a cui si deve aggiungere anche la velocità della stessa galassia attorno al suo punto centrale, insieme alle miriadi di altre galassie. Leggiamo:

«Nella contemplazione del Sole esaminiamo innanzitutto la sua calotta di luce, e questo per la ragione che il perfetto pianeta solare assume la sua caratteristica di Sole proprio grazie a questo suo avvolgimento esterno. Che cos’è questa calotta di luce, considerata dal punto di vista naturale? Questa calotta di luce è l’effettiva atmosfera che circonda il vero e proprio pianeta-Sole, ed è così splendente soltanto nella sua superficie più esterna, mentre verso il pianeta stesso essa diventa sempre più buia; tanto è vero che dal pianeta-Sole vero e proprio, attraverso questa calotta di luce, è possibile guardare senza difficoltà nel libero spazio popolato dagli altri mondi, così come avviene da qualsiasi altro pianeta. Questa calotta di luce, attraverso la quale da nessun pianeta è possibile scorgere la vera superficie del Sole, è trasparente al massimo grado solo guardando dalla sua stessa superficie verso l’esterno. La causa di questo fenomeno è molto semplice ed è molto più a portata di mano di quanto possiate credere. Un esempio naturale molto semplice e ben noto vi renderà la cosa quanto mai chiara. Mettiamo il caso che vi troviate dinanzi alla finestra di una casa qualsiasi e che i raggi del Sole, illuminando il vetro della finestra, colpiscano di riflesso i vostri occhi. Che cosa riuscireste a vedere? Null’altro che l’accecante riverbero del Sole, il che per voi sarebbe un ostacolo insuperabile al fine di scoprire ciò che si trova oltre la finestra. Sarebbe lo stesso ostacolo anche per chi sta dietro la finestra? Sarebbe cioè, questo accecante riflesso, un ostacolo per guardar fuori dalla finestra e poter osservare, in modo molto preciso, tutto ciò che si trova nella vicinanza e nella lontananza al di fuori di questa, nel caso in cui il vetro della stessa fosse completamente pulito? Oh, niente affatto! Mentre voi che state fuori dalla finestra non scorgereste null’altro che il bianco splendente della lastra di vetro, quello dietro la finestra, all’interno, potrebbe comodamente contare i vostri capelli» [S.N. – 4,1-4].

Lorber spiega che il Sole e tutte le stelle non sono altro che immensi corpi riflettenti la luce proveniente da un unico Sole-centrale primordiale, chiamato "Regulus", nella costellazione del Gran Leone, l’unico Sole dotato di luce propria che la propaga a tutti gli altri:

«Ecco, proprio questo è il caso anche del Sole, dato che il suo caratteristico splendore non è altro che l’accoglimento di tutti i raggi di un miliardo di soli che si riflettono quasi all’infinito, ognuno per se stesso, sull’immensa superficie che funge da specchio, costituita dalla sua stessa atmosfera» [S.N. – 4,5].

 

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Perché le stelle splendono?

Il motivo per cui tale splendore deve essere considerato fattibile, viene spiegato in questo modo:

«In qual modo tutti i soli presi insieme, e così pure ogni singolo per se stesso diventano tanto luminosi, cosi che poi la luce di un sole si specchia sulla superficie dell’atmosfera di un altro sole, vi sarà rivelato ora per mezzo di un esempio facilmente afferrabile. Immaginate una stanza le cui pareti fossero coperte da specchi oltremodo limpidi, già rivestiti in lega metallica che formassero un unico specchio perfettamente chiaro. Immaginate pure che internamente questa stanza sia perfettamente sferica, proprio come se fosse una grande sfera cava. Ora appendete delle sfere di vetro o di metallo levigato di tutte le misure in questa stanza, o meglio in questa sfera cava riflettente internamente. Proprio nel mezzo di questa stanza ponete una lampada che abbia una forte luce e poi osservate tutte le piccole sfere levigate, e vedrete che tutte le sfere appese saranno illuminate tutte quante da tutti i lati come se fossero esse stesse dei corpi originanti la vera luce. Il fenomeno si può comprendere benissimo così: a causa delle pareti lucide come uno specchio, l’unica luce della lampada utilizzata come fonte viene rimandata indietro da tutti i lati, e anziché indebolita, sommata alla sua stessa luce, viene potenziata. – In questo modo tutte le sfere appese nella stanza cava risultano illuminate in tutti i modi da tutte le parti, in primo luogo dalla luce veramente autonoma della lampada, poi dalla luce riflessa delle pareti a specchio che, prese insieme, costituiscono uno specchio cavo ininterrotto avente la sua distanza focale culminante proprio nel centro del suo stesso spazio. E in terzo luogo, queste sfere liberamente sospese vengono illuminate attraverso il loro reciproco riflesso e il riflesso della luce da loro accolta che viene ricevuta nello stesso modo dalle pareti a specchio e di nuovo riflessa, e infine ancora attraverso il generale, reciproco riflesso della luce dalle pareti dello specchio alle pareti ad esse opposte. Come vedete, quest’immagine è più che sufficiente quale risposta alla domanda sottoposta, poiché come stanno le cose nella stanza sferica ora rappresentata, così stanno le cose nella grande realtà universale. Immaginatevi al posto della stanza sferica a specchio, la sfera di racchiudimento a voi nota che consiste, per quanto in una proporzione infinita per i vostri concetti, in un tipo di massa d’acqua eterea. Immaginate poi, nel mezzo di tale sfera di racchiudimento (un Globo Involucro), il grande Sole–centrale primordiale circondato, nelle sue distese infinitamente vaste, da fiamme di fuoco che emanano una luce intensissima (le fiamme provengono dagli spiriti che ‘fuoriuscendo’ iniziano qui la loro purificazione, oppure ‘ritornando’ la completano). In tal modo avete già tutto quanto occorre per completare la risposta alla domanda posta inizialmente. È la luce di questo immenso Sole-centrale che penetra fino alle pareti della sfera di racchiudimento e, da lì, viene poi rimandata attraverso spazi e sistemi solari, estesi quasi all’infinito, per i vostri concetti. Tuttavia, quello che per voi è così infinitamente esteso e grande, ai Miei occhi è a stento più che se voi prendeste in mano un granello di sabbia per giocarci. – Ma come è possibile questo? Lo è perché in tutti i soli è stata messa in evidenza l’idoneità di accogliere, sulla vasta superficie della loro atmosfera, l’immagine di altri soli e rifletterla come uno specchio che accoglie e rimanda la luce. L’intensa luminosità del Sole voi ora l’afferrerete meglio, se in aggiunta a ciò saprete che in una tale sfera di racchiudimento si trova una tale lampada solare che brilla di luce propria, ma la cui grandezza per i vostri concetti è semplicemente infinita, e la cui luce penetra fino alle pareti della sfera di racchiudimento, e così facendo illumina già la metà di ognuno dei soli. Quando poi la luce viene rimandata verso il centro dalle pareti esterne, anche l’altra metà dei soli viene subito completamente rischiarata, e quando poi, in questo modo, tutti i soli di una sfera di racchiudimento sono sufficien-temente illuminati, allora s’illuminano vicendevolmente innu-merevoli volte. E se ora riuscite a pensare anche solamente un po’ e in modo ordinato, è escluso che non riusciate a comprendere da dove un sole prenda la sua potente luce. Ora che sappiamo ciò, vi sarà ancora più comprensibile il brillare di ogni sole, non appena vi dirò che, a parte tutto il resto, ogni sole, anche per se stesso, ha una propria luce che gli proviene dagli spiriti che in esso dimorano. Tuttavia questa luce non è tanto intensa come quella dello stesso sole che voi vedete, bensì questa luce propria è piuttosto soltanto una capacità sempre viva che eccita la superficie dell’atmosfera del corpo solare, e che in sé accoglie in modo tanto più vivo e più perfetto sia la luce originata dal Sole-centrale, sia quella rimandata dalle pareti della sfera di racchiudimento e quella delle irradiazioni degli altri soli, per poi a sua volta ridarla esso stesso. Per questa ragione esistono su ogni corpo solare anche un gran numero di cosiddetti vulcani, specialmente nella regione dell’equatore» [S.N. – cap. 5].

 

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Regulus, il centro del nostro universo

Tra le particolarità di rilievo comunicate a Lorber sulla costituzione del nostro universo, è interessante quella sul Sole-centrale primordiale del nostro Globo Involucro, il quale, riguardo alla sua grandezza e potenza di luce, supera ogni capacità di comprensione. Secondo le dichiarazioni di Lorber, questo Sole-centrale primordiale è accreditato alla stella Regulus nella costellazione del Leone. Tuttavia questa stella appare agli astronomi non come particolarmente grande e neanche molto lontana. Lorber invece parla di «…una distanza inconcepibilmente grande». Ebbene, gli astronomi sanno che i loro dati forniti sulle enormi distanze espresse in anni-luce posano su fragili piedistalli. Questo si è dimostrato più volte negli ultimi decenni.

Ducrocq nel 1960 osserva che i valori accertati nei dieci anni precedenti dovettero essere corretti in modo considerevole, poiché erano tutti quanti errati. Dopo la scoperta dei Quasar si ebbero ulteriori cambiamenti che a quel tempo furono considerati sconvolgenti. Che la questione della valutazione della distanza sia ancora tutta aperta, lo dimostra la dichiarazione del Prof. Maarten Schmidt di Pasadena, nella sessione della Società d’Astronomia nel 1969 a Norimberga. Egli affermò che il mistero della natura delle distanze dei Quasar sarebbe stato assolutamente e completamente non chiarito. Dopo un lavoro trentennale non è rimasta ancora nessuna possibilità di determinare la distanza di questi strani oggetti.

Regulus è classificato dagli astronomi una stella di quinta classe, la più bassa della serie nana o stelle principali, alla quale apparterrebbe anche il nostro Sole. Ma anche i Quasar (i Quasar non sono ancora stati completamente classificati) che in parte hanno bilioni di volte la potenza luminosa del nostro Sole, una volta erano considerati come stelle deboli del tutto insignificanti! In questo contesto è espressiva la constatazione dell’astronomo Karl Schaifers dell’osservatorio di Heidelberg, il quale col suo metodo della differenza dei colori, utilizzato normalmente, afferma che non si può mai dire se una stella insignificante di quinta classe non sia in realtà un’immensa stella gigante. Schaifers dice letteralmente: "Da un indice del colore non si può determinare se si tratta di una stella gigante oppure di una stella nana". Questo rende comprensibile il perché l’astronomo Matthes indica per il Quasar 3C-48 una distanza di un milione di anni luce, mentre altri collocano l’oggetto a una distanza di cinque miliardi di anni luce.

Negli ultimi decenni gli astronomi hanno più volte dovuto modificare fondamentalmente le loro supposizioni sulle distanze delle stelle e sulla loro grandezza, in rapporto alla luminosità e alla supposta età del cosmo, e ogni volta la conquista di nuove conoscenze è stata equivalente a un adeguamento delle considerazioni già contenute nella Nuova Rivelazione. L’ipotesi che anche in futuro lo sviluppo andrà in questa direzione appare perciò giustificata.

 

 

Spiegazione rappresentativa di un Globo Involucro

riassunto dalle diverse rivelazioni di Lorber:

 

«Globo Involucro è la denominazione data anche in diverse Comunicazioni a J. Lorber per indicare un singolo macro cosmo universale contenente decilioni di decilioni di soli centrali di 1a - 2a - 3a - 4a specie insieme agli innumerevoli soli di ogni specie e grandezza fino ai più piccoli con i loro pianeti. Esso è strutturato in modo tale da avere nel suo centro, come un immenso uovo, un Sole-centrale primordiale di immane grandezza ruotante su se stesso, la cui massa è notevolmente superiore di migliaia-milioni di volte tutti i sistemi di Ammassi galattici, Galassie, Ammassi stellari e planetari generati, in tempi remotissimi, più o meno direttamente da lui, i quali gli ruotano attorno ordinatamente e strutturati su tre macro livelli di grandezza, ciascuno avente un Sole-centrale anch’esso di massa migliaia/milioni di volte superiore a tutti i miliardi di sistemi di soli che gli ruotano attorno, sempre con le stesse leggi.

Al primo gruppo/livello di grandezza appartengono tutte le miriadi di sistemi solari come il nostro, ciascuno dei quali nel suo insieme fa parte di un Ammasso planetario (come la Via Lattea), che ha, nel suo centro, un Sole-centrale planetario di prima specie. Innumerevoli sistemi di Ammassi planetari ruotano attorno ad una seconda specie di Sole-centrale di Ammasso stellare il cui insieme nella sua totalità viene indicato col nome di Galassia. Ma ancora, innumerevoli Sistemi di Galassie ruotano attorno a un Sole-centrale galattico di terza specie.

E ancora, attraverso grandezze e spazi inimmaginabili, innumerevoli Sistemi di Ammassi galattici, già di per sé quali Sistemi di immane grandezza, ruotano in numero impensabile attorno al Sole centrale primordiale all’interno del Globo Involucro, il quale li contiene tutti in una specie di involucro, o membrana trasparente ma reale. Infine, nella Creazione materiale esistono innumerevoli globi involucro che, sebbene tra loro siano disposti a distanze inimmaginabili, formano nel loro insieme, come fossero dei singoli atomi, un gigantesco Uomo cosmico che soltanto Dio può vedere nella sua globalità».

 

globo involucro 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

[indice]

 

Cap. 5

 

Le dichiarazioni della Nuova Rivelazione sugli atomi, sulle particelle elementari e i risultati indagatori della scienza moderna

 

Allo stesso modo di come la Nuova Rivelazione ha anticipato le conoscenze acquisite negli ultimi decenni dall’astronomia, tali e quali sono stati resi interessanti pure i dettagli sugli atomi e sulle particelle elementari. Le affermazioni non sono state presentate esattamente con la terminologia cui noi oggi siamo familiarizzati, ma esse forniscono tuttavia un’immagine realmente fedele dei processi misteriosi nella formazione della materia. Il sorprendente è che sono state fatte delle precisissime dichiarazioni su dettagli essenziali, confermati poi con la massima esattezza dai risultati della ricerca scientifica. Nel corso della dimostrazione è indispensabile che il lettore si occupi pure della fisica atomica, almeno marginalmente.

Già oltre un secolo prima, anche il veggente Emanuel Swedenborg[30] riferì: «Qualcosa di naturale che non abbia la sua origine nello spirituale, non esiste!». In contrasto a ciò, la scienza materialistica nell’Occidente e nell’Oriente rifiuta Dio quale Creatore, così come rifiuta il mondo trascendentale degli spiriti.

Scrive Birjukow: "I materialisti ritengono la materia quale base di tutto l’esistente nel mondo. Spirito e anima sono prodotti di una forma particolare di materia altamente sviluppata". – Da ciò risulta che la Nuova Rivelazione e la scienza materialistica sono diametralmente opposte, così come le loro dichiarazioni fondamentali. Tuttavia nel futuro, come si dimostrerà, si profila una svolta nella scienza.

 

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L’origine della materia

Innanzitutto, prima di inoltrarci nel campo del subatomico, è necessario avere le basi del concetto della materia, per capire cos’è e il perché fu creata. Tramite le spiegazioni contenute nella Nuova Rivelazione ci viene spiegato che  la necessità di questa, derivò dalla volontà di voler lasciare liberi gli spiriti originari nella loro individualità, in modo che essi acquisissero la facoltà di scegliere in quale direzione indirizzarsi:

«Quando nei primi inizi, Io costituii fuori da Me gli spiriti quali Mie idee giunte a maturazione, e li ebbi colmati della Mia forza in modo che essi cominciassero a pensare e a volere da sé, dovette necessariamente essere prescritto loro anche un ordine secondo il quale avrebbero dovuto pensare, volere e infine operare. Tuttavia, insieme a quest’ordine indicato e prescritto, era opportuno suscitare in questi primi esseri lo stimolo all’inosservanza dell’ordine dato, altrimenti non sarebbero mai stati in grado di fare un uso qualsiasi della loro volontà. E fu proprio un tale stimolo che provocò in loro una vera attività vitale, in seguito alla quale cominciarono a dedurre, a scegliere, a volere fermamente e ad operare. Una volta conosciuto questo, è dunque facilissimo comprendere come già nei primi spiriti creati dovette iniziare ad emergere una certa zizzania, poiché lo stimolo fece uscire dall’ordine moltissimi tra i primi spiriti, e questi, nel loro contrastare l’ordine in maniera sempre più violenta, alla fine dovettero indurirsi, offrendo in tal modo il fondamento alla creazione materiale dei mondi. Dapprima si formarono dei soli-centrali principali, da questi ebbero poi origine tutti gli innumerevoli soli e corpi mondiali, e infine con questi ultimi sorse ogni e qualsiasi altra cosa che voi possiate scoprire e trovare su di essi, intorno ad essi e in essi. Tutto ciò che ora è e si chiama materia, una volta era elemento spirituale, che, uscito spontaneamente dal buon Ordine prescritto da Dio, pose le sue fondamenta negli stimoli contrari a quest’Ordine, e negli stessi si indurì, il che poi formò e costituì la materia. La materia stessa perciò non è altro che dello ‘spirituale giudicato’, induritosi da se stesso e in se stesso, oppure, per parlare ancora più chiaramente, essa è un involucro o un rivestimento quanto mai grossolano e pesante dello spirituale. Tuttavia lo spirituale – nonostante l’involucro così duro e grezzo – non può mai diventare esso stesso materia assoluta, ma continua a vivere e a sussistere ‘nella’ materia, di qualunque specie questa possa essere» [G.V.G. – IV/103,1-5].

 

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Gli atomi

Parlando di atomi e di particelle elementari, la Nuova Rivelazione li indica come "atomi", – "atomi eterei", – "animaletti atomici", – "monadi" oppure "particelle spirituali". Solo in questi ultimissimi anni del XXI secolo hanno acquisito titolo ad essere individuate dai fisici, fino alla particella di vita più piccola da individuare, alla quale accreditare una massa, quindi un’esistenza scientificamente provabile: il bosone di Higgs[31]. Questa è una particella così piccola e dalla durata di vita così infinitesimale, tanto che i fisici hanno impiegato quasi mezzo secolo per la sua individuazione e, proprio per tale difficoltà, soprannominata successivamente 'particella di Dio'. Tramite la Nuova Rivelazione veniamo a sapere che le componenti spirituali alle quali è concesso di passare nel campo materiale, acquisiscono titolo a diventar ‘vita’ e ad aggregarsi iniziando dall’infinitesimale, per ottenere solo successivamente titolo a diventar vita espressiva in progressione, cioè ‘vita’ che nella sua infinitesimale esistenza – non visibile neppure con lo strumento più efficiente – pur tuttavia è vita, poiché ha bisogno di nutrimento, cibandosi di essenze ancor più infinitesimali, e la cui componente spirituale trasmuta in un’entità sempre un po’ più consistente, con una vita temporalmente più lunga. E così di trasmutazione in trasmutazione, in essenze sempre più concrete, fino a quella di ‘monadi’, che sono le basi degli elementi vitali di un mondo in formazione, visibili per noi nella ‘coda’ di una cometa. Vediamo come:

«Vedete, Miei cari figli, in una caldissima giornata estiva, particolarmente nei periodi in cui osservate che il mercurio del barometro si trova molto basso, dagli strati più bassi dell’etere vengono generati nell’aria atmosferica innumerevoli miliardi e miliardi di organismi atomici (animaletti eterei); è per questo che l’aria vi appare, non di rado, tanto densamente bluastra da rendere difficile scorgere località che si trovino distanti anche di sole poche ore» [L.m. – 4,3].

«Ebbene, vedete, la cometa del cielo non è nient’altro che un mondo in formazione appena creato! Il nucleo è il contenitore per accogliere l’energia vitale nutritiva che proviene da Me. Questa energia vitale viene molto possentemente riscaldata mediante un particolare fuoco, da Me dato a quest’energia vitale, ed essa si scioglie così in vapori nutritivi. Tuttavia, affinché questi vapori, che già portano in sé un’energia vitale più evoluta, non si rendano volatili e non vengano sottratti al nuovo corpo celeste, essi vengono assorbiti da una quantità innumerevole di monadi[32] e, tramite questi, restituiti al corpo celeste in formazione per un suo più perfetto sviluppo» [I.d.G. – 224,16-20].

Già 2300 anni fa i filosofi greci Leucippo e Democrito avevano sviluppato l’idea che la materia si componesse di piccolissime particelle indivisibili. Dalla parola greca ‘atomos’ (indivisibile) è stato concepito il concetto ‘atomo’. La supposizione che fino al XX secolo lasciava credere che l’atomo fosse indivisibile, si è dimostrata veramente falsa. L’atomo non è ancora l’elemento più piccolo della materia, ma a sua volta è costituito da particelle ancora più piccole, chiamate particelle elementari, e sono queste a costituire la sub struttura della materia. In Lorber sono chiamati ‘atomi di luce’:

«Questi atomi di luce vengono denominati da qualche naturalista anche ‘monadi eterei di luce’, il cui nome è discretamente bene indovinato, giacché l’espressione ‘monade’ denota in un certo qual modo qualcosa di singolo o di isolato nella propria specie; questo specifico deriva dalla luce ed ha una caratteristica supremamente particolare nella propria sfera intelligente. Esso ama la quiete e la cerca sempre con la più grande tenacia; tuttavia, proprio per il fatto di essere in se stesso, per così dire, la legge stessa della quiete, esercita la massima potenza motrice a ogni limitazione e oppressione, cercando di ritornare al precedente stato di quiete. A questa potenza, se per una qualunque causa è stata turbata nel proprio equilibrio, non vi è niente che possa resistere» [L.T. – 46,4].

Scrive Kenneth W. Ford: "All’inizio del nostro secolo si sapeva che esistevano gli atomi, ma la struttura dell’atomo e il rapporto reciproco degli atomi erano un mistero, così come lo sono oggi per noi le particelle elementari". – Nel 1910 la struttura dell’atomo era ancora sconosciuta e l’idea che esistessero delle particelle elementari cominciò solamente intorno al 1930. Solo più di trent’anni dopo la morte di Lorber fu scoperta la prima particella elementare: l’elettrone; poi nel 1920 il protone, e nel 1932 il neutrone. Gli elettroni furono considerati gli involucri degli atomi, il protone e il neutrone le particelle più interne del nucleo. Si credette allora di aver trovato le pietre da costruzione della materia e chiamarono queste piccole particelle, prima inconcepibili, ‘particelle elementari’. Man mano che la ricerca scientifica riusciva a dare ai fisici strumenti sempre più potenti, il numero di queste particelle aumentò sempre più. Oggi sono già circa duecento, ma si suppone che tale numero sia destinato ad aumentare. Presto si dimostrò che tutto sarebbe stato molto più complicato e assai misterioso di quanto si pensasse fino allora. La definizione di "particelle elementari", considerando la quantità delle stesse, si dimostrò errata, ma ciò nonostante questo termine è rimasto nella letteratura scientifica. La conoscenza nel mondo del microcosmo è diventata sempre più interessante e adatta per meditare sulla Grandezza e la Sapienza del Creatore.

Non senza motivo si legge nell’Opera di Lorber: «All’uomo serve una giusta conoscenza della natura, poiché, come volete amare Dio se non Lo riconoscete nelle Opere della Sua Creazione?».

Il premio Nobel e fondatore della teoria dei Quanti, Max Planck, parlò una volta di una via diretta e una indiretta per arrivare a Dio: una è quella che passa attraverso la scienza naturale, e l’altra tramite la fede, ovvero la coscienza.

Dalla scoperta delle particelle subatomiche, in pratica del protone e del neutrone, come anche dell’elettrone, secondo un modello dello scienziato danese Niels Bohr, la struttura dell’atomo è spesso paragonata, nel macro, al sistema solare. Per quel poco che il paragone possa essere appropriato solo limitatamente, ci da’ comunque un’idea per la comprensione del micro. Come i pianeti orbitano intorno al Sole, così sfrecciano ad immensa velocità gli elettroni intorno al nucleo atomico.

L’atomo è talmente piccolo che occorrono circa 100 milioni di questi per coprire la lunghezza di un centimetro. Centomila volte più piccolo dell’atomo è lo stesso nucleo dell’atomo. Una capocchia di spillo e la superficie di un pallone da calcio formano un paragone di grandezza tra il diametro del nucleo atomico e l’atomo intero, involucro incluso.

Perciò occorre prendere atto che già molti decenni prima del passaggio da un secolo all’altro, quindi molto tempo prima che la scienza riuscisse a penetrare all’interno dell’atomo, la Nuova Rivelazione insegnò che questo consisteva di altre più piccole particelle subatomiche. Vediamolo subito:

«Ma in che cosa consiste veramente un simile specifico? Esso consiste in scintille di luce per voi inconcepibilmente piccole, racchiuse nelle bollicine prima menzionate. Questa scintilla di luce è un’intelligenza psichica dalla volontà tenace, e resta quieta nella sua minuscola prigione finché non viene offesa per effetto di un qualche colpo o di una qualche pressione. Se però viene offesa, allora si desta nel suo involucro e preme con violenza contro le pareti di questo, come fa l’aria immessa con forza in una vescica. Se la pressione o il colpo è minimo e debole, essa tradisce la sua presenza mediante una vibrazione dalla quale trae comunemente origine il suono; se invece la pressione o il colpo è più violento, allora lacera il proprio involucro e schizza fuori sotto forma di una scintilla di fuoco luminosa. Perciò anche questo specifico si rivela visibile agendo liberamente come un fuoco, e distruggendo tutto quello che gli capita» [L.T. – 46,6].

La comprensione dell’infinitesimale massa dell’atomo risulta da quanto segue: "Solamente circa tre miliardi di bilioni degli atomi più pesanti conosciuti costituiscono un grammo". Il nucleo atomico, che costituisce soltanto la centomillesima parte della dimensione dell’atomo, abbraccia tuttavia il 99,95% del peso dell’atomo. L’elettrone, la pietra da costruzione dell’involucro dell’atomo, è 1836 volte più leggero del protone. Esso pesa la mille quadrilionesima parte di un grammo (10-27). Rappresentato matematicamente risulta così: mo = 0,9107 x 10-27 grammi, ovvero la massa atomica è 1/1.000.000.000.000.000.000.000.000.000 grammi, cioè sotto il segno di frazione si trova nel denominatore un 1 con 27 zeri!

 

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La natura dell’elettrone

Gli scienziati si chiedono con ragione qual è la vera natura dell’elettrone. Il premio Nobel Heisenberg riguardo a questo concetto parla di "condizioni spettrali", e Lincoln Barnett afferma: "L’elettrone è soltanto un bagliore – indefinito – come un colpo di vento, come un’onda sonora nella notte". Ciò nonostante, l’elettrone, che si muove a una velocità stimata di 2000 km al secondo intorno al nucleo atomico, è diventato una dimostrabile realtà.

Secondo le ampie dichiarazioni fatte a Lorber sull’elettrone, esso è un elemento che non solo è quello comunemente additato dalla scienza come intrinseco nell’atomo ruotante attorno al protone, ma è facente parte di tutta la materia terrestre, sia liquida che aeriforme, e facilmente se ne può scoprire la sua essenzialità con facili espedienti in cui viene dimostrato il limite tra il materiale e lo spirituale:

«L’elettrone, dunque, per definirlo chiaramente, innanzitutto non è altro che la perturbazione dello stato di quiete dovuto a una pressione e a uno sfregamento, e per secondo è l’attività eccitata degli spiriti eterei. Questi in parte sono di un materiale puramente spirituale di luce e di vita, e in parte sono anche fatti di una naturale sostanza di luce e di vita contenuti nell’atmosfera terrestre, in tutto il corpo stesso della Terra e, conseguentemente, anche in tutto quello che essa sostiene e produce, e cominciano a manifestarsi in modo evidente soltanto quando vengono urtati nel modo appena descritto. Dunque, se prendete due pezzi di legno secco e li sfregate energicamente l’uno contro l’altro, i detti spiriti che in parte si trovano nel legno stesso e in parte lo circondano trovandosi nell’aria intorno ad esso, vengono evidentemente offesi per essere stati disturbati nel loro riposo, e in tal modo sono costretti a un’attività sempre in aumento; cosicché ben presto osserverete sul legno fortemente sfregato i segni della loro presenza e della loro attività, sia con l’accendersi che, alla fine, con il bruciare il legno» [G.V.G. – VIII/144,1-2].

«Prendiamo due pietre sufficientemente dure, sfreghiamole o battiamole l’una contro l’altra, e voi ne vedrete schizzare immediatamente delle scintille con grande vivacità e rapidità. E che altro sono quelle scintille se non anche, in tal caso, gli spiriti eterei presenti nelle pietre e intorno ad esse che si sono sentiti offesi e, nell’ira, sono diventati attivi? Anche i metalli di costituzione molto dura, se energicamente sfregati, vi faranno sentire e vedere lo stesso fenomeno. Quando due venti cominciano a urtarsi l’un contro l’altro con grande violenza – ciò che può facilmente accadere in quelle regioni dove ci sono dei monti rocciosi, alti e ripidi, poiché là il vento rimbalza dalle dure pareti e, in seguito a ciò, comincia ad imperversare con grande impetuosità contro se stesso – allora voi potrete osservare ben presto una quantità di manifestazioni di fuoco. Se la violenza non è eccessiva, viene mantenuto l’equilibrio, e allora, dove ha luogo uno scontro più violento, vedrete soltanto di quando in quando come un lampo partire dal vento e, qua e là, un vortice d’aria che, con facilità, può sradicare uno o più robusti alberi. Se però un tale vento che lotta con se stesso raggiunge la massima violenza possibile nel punto più favorevole di una regione a ciò idonea, allora tutto l’insieme degli spiriti eterei in esso presenti si accende in seguito alla loro attività, cosicché la colonna d’aria vorticosa alla quale si è accennato, diventa in tal caso una colonna di fuoco che tutto distrugge e, dinanzi alla cui violenza, alberi possenti, edifici solidi e perfino le rocce tremano, e devono cedere frantumandosi. – Che cos’è una tale vorticosa colonna o tromba di fuoco devastatrice? Anch’essa è nient’altro che il nostro elettrone, o la manifestazione dell’attività degli spiriti eterei troppo disturbati nella loro quiete. Questi spiriti eterei diventati attivi al massimo, attirano allora senza indugio i loro simili dall’ampio circondario, sia dall’alto che da tutti i lati, e si affrettano a venire, per così dire, in loro aiuto per causare generalmente una tale devastazione in qualche regione della Terra, che le loro tracce rimangono ben spesso visibili per molti anni e, qua e là, perfino per molti secoli» [G.V.G. – VIII/144,5-7].

«…Pure il bruciare del legno, della paglia, degli oli, della resina, della nafta, dello zolfo e di tutte le altre sostanze infiammabili non è altro che un atto dell’elettrone. L’arroventarsi e il fondersi dei metalli e perfino il loro possibile bruciare, come pure il bruciare di tutti i minerali, avviene allo stesso modo a seconda del grado di attività crescente degli spiriti eterei, disturbati nella loro quiete. Se tali spiriti sono indotti di continuo a una tale attività, allora essi, quando questa si manifesta in un lampo, distruggono ogni materia e la sciolgono completamente nel suo originario elemento spirituale etereo. Invece nel bruciare il legno, l’olio e la resina, essi non raggiungono mai un tale altissimo grado di attività, dato che in tal caso entrano sempre in una lotta con gli spiriti naturali più rozzi vincolati nella materia che ne ostacolano la stessa. Quando però, al momento della combustione, in seguito a una forte corrente d’aria vengono sempre, per così dire, in aiuto grandi masse di spiriti eterei, allora anche il calore del fuoco di legna o di carbone aumenta considerevolmente; ciò può indurre all’attività anche gli spiriti naturali ancora rigidi nella materia dei metalli e delle pietre, la cui attività poi può dar luogo di solito al loro arroventarsi, fondersi, bruciarsi e anche al loro dissolversi. L’acqua stessa in grande quantità ha in sé di questi spiriti eterei a voi già ripetutamente illustrati. Tale sostanza consiste di bollicine sferiche, estremamente piccole, nelle quali si trovano racchiusi gli spiriti eterei veri e propri. Dato che queste bollicine sono perfettamente rotonde e lisce, si premono l’una con l’altra, ma poiché sono oltremodo spostabili, si evitano a vicenda continuamente, così gli spiriti eterei nell’acqua si mantengono abitualmente tranquilli. Ma basta solo che l’acqua sia posta al fuoco, in un determinato recipiente, che subito subentra l’agitazione; gli spiriti eterei nell’acqua vengono eccitati dall’attività esterna degli spiriti eterei loro pari, cominciano con grande impeto a mettere sottosopra le bollicine dell’idrogeno, dilatandole, e parecchi, in seguito allo schiantarsi delle bollicine dovuto all’eccessivo dilatarsi, abbandonano l’elemento della loro dimora, se la svignano e si uniscono con i liberi spiriti eterei (che li hanno eccitati) o nell’atmosfera terrestre oppure salgono rapidamente verso l’alto attraverso tutti gli strati atmosferici, raggiungendo così i loro parenti originari» [G.V.G. – VIII/145,4-6].

«… Se durante l’ebollizione possono ancora svignarsela e riprendere lo stato di quiete, questo piace loro naturalmente di più; se invece ponete sul fuoco dell’acqua racchiusa in un recipiente ermetico, allora gli spiriti eterei che riposano nell’acqua, vi faranno ben presto vedere quale potenza racchiudono in sé quando danno inizio alla loro attività. Non durerà molto che il recipiente, anche se di ferro spesso un palmo, verrà ridotto in pezzi, e gli spiriti recupereranno la loro libertà con una forte esplosione, ritornando poi nella loro quiete ereditaria. Questo è un esempio evidente dal quale potete scorgere ancora più chiaramente che anche nell’acqua gli spiriti eterei sono di casa. Però, non c’è nulla che possa eccitare i puri spiriti eterei a una grande attività più di quando dall’interno della Terra gli spiriti impuri salgono in grandi masse alla superficie e, in certo qual modo, si uniscono con gli spiriti dell’aria, oppure cominciano a mescolarsi tra di loro com’è stato il caso di poco fa. Allora scoppia subito una grande lotta nella quale gli spiriti impuri vengono sempre sopraffatti, ma allo stesso tempo purificati, e poi non solo non sono più dannosi per la vita organica delle piante e degli animali, ma diventano perfino d’aiuto. In simili occasioni, sul terreno solido della Terra imperversano sempre delle forti bufere quando avviene che grandi masse di spiriti naturali impuri salgono da sotto il mare; allora gli spiriti eterei puri che si trovano nell’acqua cominciano subito ad agitarsi fortemente, e la conseguenza è la burrasca, la più pericolosa per i naviganti, dato che spesso le onde s’innalzano come vere montagne d’acqua che maltrattano perfino le grosse e robuste navi come la pula in balia del vento. In simili occasioni gli spiriti impuri vengono certamente molto purificati, mentre per gli uomini non è per niente senza pericolo trovarsi in mare proprio laddove ha luogo questo processo. […] Dopo una burrasca del genere, quando il mare è ridiventato calmo, si può scorgere uno scintillio tanto sulla sua superficie che sulle funi, sui remi e su altre parti delle navi, così com’è stato il caso là fuori con l’erba, con gli alberi e perfino con i vostri capelli. La causa di ciò è naturalmente l’elettrone a voi già illustrato a sufficienza; però in tale occasione non è più la speciale attività degli spiriti eterei, ma piuttosto degli spiriti naturali, prima impuri e ora purificati, provenienti dall’interno della Terra, i quali in questo modo cominciano a dimostrarsi visibilmente utili alle piante, agli animali, all’acqua e all’aria. Gli antichi conoscitori della natura avevano denominato questo scintillio ‘contro elettrone’» [G.V.G. – VIII/145,8-12].

Se oggi i fisici nucleari qualificano per elettrone solo quell’elemento che corre frenetico intorno al nucleo atomico indicandolo come "materia di nubi" oppure come "carica di nubi", nella Nuova Rivelazione l’espressione, come abbiamo visto al cap.3, è detto anche, ‘fuoco elettrico’

La scienza materialistica rifiuta ancora le dichiarazioni contenute nella Nuova Rivelazione sul fatto che gli atomi o le particelle elementari siano in parte di natura spirituale. Nondimeno ci sono scienziati che si avvicinano già molto all’esposizione della Nuova Rivelazione. Così ammette p.e. Jean Mussard nella sua opera in tre volumi ‘Dio e il caso’: "Forse un atomo di materia non è altro che una particella spirituale".

E un altro, Teilhard de Chardin, sostiene l’opinione che ad ogni particella sostanziale sia legato un atomo animico.

Il fisico Prof. Siegfrid Mueller-Markus scrive: "L’anima inosservabile della particella elementare governa l’energia osservabile. L’anima delle particelle svolge un ruolo fondamentale nella fisica atomica, solamente che ci rifiutiamo di riconoscere la sua realtà".

La struttura in parte spirituale delle particelle elementari è ben il motivo per il quale gli scienziati devono fare la seguente confessione: "Sebbene sia ammirevole che noi sappiamo così tanto sulle leggi degli elettroni e dei loro reciproci rapporti con le altre particelle, ci è difficilmente possibile afferrare la loro vera struttura".

 

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Le particelle subatomiche

Mentre fino agli anni trenta del XX secolo nell’atomo appariva tutto così ben ordinato e, in un certo qual modo, di facile orientamento, nei decenni successivi gli scienziati dovettero riconoscere che la materia non comincia con l’atomo, ma scoprirono delle particelle elementari che, in gran numero, rappresentavano le basi fondamentali di tutta la materia cosmica. L’atomo è solo una diramazione. – Ma cosa sono in realtà queste piccolissime particelle? La soluzione riguardo alla natura delle particelle subatomiche, che ebbe inizio allora, ancora oggi è in piena evoluzione. Quasi tutte hanno la stessa grandezza ma un peso differente. In parte sono talmente leggere da essere definite "nulla", e sono emesse dallo spazio con un’energia inimmaginabile, fino a 1021 (= un triliardo) di elettronvolt, perciò sono milioni di volte più ricche di energia che i protoni, i quali riescono ad essere percepiti da strumenti sensibilissimi solo tramite giganteschi acceleratori terrestri.

Da queste analisi nel mondo del microcosmo si è riusciti a capire che, nel loro viaggio attraverso l’involucro etereo della Terra, la loro vita è brevissima, poiché vivono un tempo infinitesimale, trasformandosi in piccolissime frazioni di un secondo in altre particelle. Sono le particelle elementari più pesanti a dissolversi sempre, trasformandosi in altre più leggere. La durata di vita di queste particelle è così incredibilmente breve che il concetto del tempo a loro carico, se messo a confronto con quello umano, deve essere annullato. Ed è proprio per questo che le affermazioni di Lorber a quel tempo, quando le scrisse, non furono considerate da nessuno come realtà, mentre oggi la scienza le conferma con la più grande precisione. Così come Lorber a quel tempo fornì solo pochi esempi, anche oggi la letteratura scientifica ne tratta solo poche delle circa 200 particelle elementari scoperte.

In uno dei primi dettati che Lorber ricevette il 15 Agosto 1840, è descritto il processo di trasformazione delle particelle elementari come segue:

«Voi penserete che l’acqua sia la madre degli animali. Ma non è così! Poiché dove con il microscopio in una goccia d’acqua voi scoprite forme di vita animale, lì il regno animale è già al millesimo gradino evolutivo. La prima classe del mondo animale sono gli abitanti dell’etere infinitamente piccoli. Essi sono pressappoco ciò che voi, nel vostro linguaggio, chiamate “atomi”, e sono così straordinariamente piccoli (ben inteso solo al vostro occhio) che in un punto, se lo osservaste solo con un potente ingrandimento, trovano spazio in abbondanza già parecchi trilioni. Se voleste scoprire simili animaletti con i vostri occhi dovreste poter ingrandire un tale punto trilioni di volte, cosa che mai vi riuscirà nella vita terrena. Un occhio mortale non potrà mai contemplare le cose nella loro realtà, questo lo può solo l’occhio dello spirito» [T.d.n. – 9,9].

«La forma di questi animaletti (subatomici) è quella di una sfera, la cui superficie è estremamente liscia. Il loro nutrimento è l’essenza della luce, e la durata della loro vita è la trilionesima parte di un secondo. Dopo di che, riunendosi a trilioni dopo la loro morte, cominciano a formare una seconda classe di esseri che, in rapporto alla loro grandezza, non si differenziano molto dai loro predecessori, ma la loro vita diventa tanto più concentrata, al punto che sentono già il bisogno di un nutrimento. Perciò a tal fine sono muniti di un apposito organo e sono designati con il termine dimonadi’. Quest’altra specie animale ha il suo spazio vitale già nella sfera planetaria, ossia nella regione i cui pianeti orbitano intorno al Sole, e la durata della loro vita è la mille bilionesima parte di un secondo. […] Vedete, per quanto grande sia la differenza tra la durata della vita di un atomo e quella di una monade, tuttavia essa è per voi – certamente secondo la vostra comprensione naturale – del tutto impercettibile, perché non potrete mai distinguere con i vostri sensi la differenza tra la trilionesima e la mille bilionesima parte di un secondo, eppure il calcolo vi dimostrerà un’immensa differenza. Nello stesso modo viene formata una classe dopo l’altra, quasi sotto la stessa forma, con una vita sempre più potenziata, finché, alla fine, la vita di tali esseri si accresce a una potenza tale che siffatta vita comincia a stabilirsi nelle regioni superiori dell’atmosfera, visibile come un vapore bluastro, pieno di luce. La durata di vita di questi esseri diventa poi già accresciuta man mano fino a una mille milionesima parte (= miliardesima) di un secondo» [T.d.n. – 9,11-13].

Al tempo di Lorber era inconcepibile per gli scienziati che esistesse un campo subatomico e fosse necessario un ingrandimento di trilioni di volte per riconoscere le più piccole pietre da costruzione della materia. Nondimeno, nel frattempo l’impressionante fantastica affermazione di Lorber è stata pienamente confermata. Le particelle inconcepibilmente piccole, che abbisognano di un ingrandimento di trilioni di volte per essere scorte dall’occhio umano materiale, esistono. Nel gran numero di particelle elementari, scoperte soprattutto alla fine degli anni quaranta del XX secolo, ce ne sono alcune che misero in ombra tutto ciò che era stato trovato fino allora. Se prendiamo il neutrino, esso è così piccolo che l’elettrone, in confronto, è un gigante. Il suo raggio è un 170 quadrilionesimo di un cm. La sua potenza penetrante è immensa. Nel suo viaggio che percorre dal Sole alla Terra, il neutrino la penetra certamente. Perfino un corpo della grandezza del Sole non potrebbe opporgli ostacolo. Lo descrive così il dr. Haar: "Appena scendiamo con l’ordine di grandezza fino a circa 10-6, giungiamo in un campo dove nessuna finezza dei sensi ci potrà più aiutare".

Nemmeno l’interiore di un atomo è mai stato visto e mai potrà essere visto. Tuttavia, ai fisici Cowan e Reines, grazie a un difficilissimo e raffinato esperimento, è riuscito loro di trovare il neutrino.

Asimov, in un suo scritto, osserva: "Alcuni fisici lo consideravano soltanto come lo spirito di una particella, ma per il neutrino, in fisica, è come dare la caccia agli spettri". Tuttavia vi aggiunge: "… in realtà esso non è proprio solo un prodotto del misticismo scientifico!".

Lorber, quindi, riferisce che questi atomi da considerare come ‘animaletti’ hanno l’aspetto di una sfera, la cui superficie è estremamente liscia. E anche questi dettagli sono stati confermati dalla scienza, così come lo afferma Asimov: "…ci possiamo immaginare anche un fotone della luce visibile come una sfera".

La particella elementare ‘Nullitron’, scoperta da poco tempo, come si legge in un rapporto nella rivista scientifica ‘X-Magazin’ 8/1972, è completamente rotonda ed ha una superficie assai splendente. È evidente che con il sinonimo “superficie estremamente liscia” di Lorber, e "superficie assai splendente" su X-Magazin, viene rappresentato lo stesso stato di cose.

Come abbiamo visto, tramite Lorber ci viene spiegato che “…il nutrimento delle particelle elementari è l’essenza della luce”. – Anche su questo troviamo accenni di fisica nucleare che perlomeno suggeriscono conclusioni analoghe. Ci viene riferito così: "Un fotone di luce (particella di luce o corpuscolo – n.d.a.) è in ogni istante in contatto con circa un miliardo di atomi, dei quali ognuno cerca di catturare e assorbire il fotone".

Lorber fa delle dichiarazioni relative alla durata di vita delle particelle elementari con sorprendente precisione; dichiarazioni che concordano esattamente con i risultati della ricerca della fisica nucleare. Così come egli scrive che “…la loro durata di vita è la trilionesima parte di un secondo”, la durata di vita di una particella Sigma Ɛ0 indicata da D. Ter Haar, è perfettamente coincidente con un trilionesimo di secondo. Anche il positrone ha una durata di vita di un trilionesimo di secondo. L’ulteriore trasformazione al successivo gradino, Lorber la indica con una durata di vita di un mille bilionesimo di secondo. A questa misura di tempo corrisponde la durata di vita del pione; questo vive una mille bilionesima parte di un secondo.

Analizzando ancora il testo di Lorber in cui è detto che “…la durata di questi esseri diventa poi a poco a poco accresciuta fino a una mille milionesima (miliardesima) parte di un secondo”, anche questa durata di una vita è confermata da D.ter Haar: "La particella Xi ha una durata di vita di un miliardesimo di secondo". – Uguali dati li fornisce Ford riguardo alle particelle Lambda: "Nelle ulteriori trasformazioni risulta una durata di vita sempre più accresciuta, p.e. di 10-8, 10-6 e 10-3 secondi".

Come avvengono siffatti cambiamenti “…quasi sotto la stessa forma da una classe all’altra” secondo le comunicazioni di Lorber, è confermato con un esempio tratto dagli scritti di un preminente scienziato americano nel campo della fisica nucleare e della fisica delle particelle elementari, Kenneth W. Ford: "Dopo che la particella Lambda, in meno di un miliardesimo di secondo si è suddivisa spontaneamente in un nucleone e in un pione, il pione a sua volta, dopo un tempo appena più lungo del precedente, si scinde in un mione e in un neutrino, e non appena anche il mione scompare, al suo posto sorgono un elettrone, un neutrino e un antineutrino. Tutto questo avviene in un milionesimo di secondo".

E in un altro punto è riportato: "Normalmente le particelle elementari si scindono e si trasformano così in particelle più leggere".

Analogamente nella Nuova Rivelazione, dove si legge: «In natura una cosa passa sempre inavvertita nell’altra, come un’onda nell’altra». [T.d.n. – 34,9]

In un ulteriore punto della Nuova Rivelazione che abbiamo citato, è detto che “…le differenti classi di esseri, in rapporto alla grandezza, non si differenziano molto dai loro predecessori”; anche questa dichiarazione si accorda con le constatazioni della scienza moderna che riportiamo di seguito: "Le particelle elementari hanno all’incirca la stessa grandezza". Pertanto, i prodotti delle particelle decomposte sono ancora delle particelle elementari della stessa grandezza, così come le particelle precedenti.

I risultati della ricerca scientifica del XX secolo ci dimostrano che non esiste materia in stato di quiete, come invece supponevano gli scienziati del XIX secolo. Nel campo subatomico si svolge un costante, fulmineo e catastrofico evento assai misterioso di distruzione e ricostituzione, nascosto ai nostri sensi, alla cui fine si trovano finalmente delle particelle elementari stabili. Da un vibrante processo di nascita-vita-morte appena comprensibile, ha origine la materia. Questi processi che fino ad oggi non sono chiariti né riconosciuti neanche approssimativamente, Lorber li ha anticipati oltre centocinquanta anni prima, in maniera francamente spettacolare nei suoi scritti, mediante la Parola interiore. Nella Nuova Rivelazione sono stati spiegati per sommi capi con parole concise questi eventi creativi assai misteriosi; eventi che ben difficilmente avrebbero potuto portare i lettori del XIX secolo a una qualsiasi comprensione. Allora essi vi hanno solo potuto leggere:

«Dove scorgete poco o niente con i vostri occhi, proprio là avvengono cose grandi, ed è così come una volta disse un saggio[33]: “Tra la Terra e il Sole avvengono cose di cui l’umana ragione non osa neppure immaginare”» [L.T. – 29,6].

 

*

L’interazione

Nel corso delle molteplici trasformazioni delle particelle elementari, alla fine, come già menzionato, diventano esistenti quelle particelle la cui durata di vita resta illimitata. Che anche i protoni e i neutroni esistenti in un nucleo atomico non si distruggano, è dovuto alla scoperta di una straordinaria potenza o ‘capacità di scambio’ chiamata anche ‘interazione’[34]. Il concetto ‘interazione’ svolge un ruolo importante, tanto nelle considerazioni della scienza naturale della Nuova Rivelazione, quanto nella fisica nucleare odierna. Su questo ritorneremo a parlare ancora dettagliatamente. Al tempo di Lorber non si conosceva ancora il concetto interazione, in relazione alla scissione e trasformazione, così come erano ancora completamente sconosciute le particelle elementari.

Ebbene, cos’è l’interazione? Ford risponde a questa domanda come segue: "Tutte le normali forze, presso di cui un oggetto viene attratto da un altro, sono interazioni. Tale e quale la dissoluzione di una particella elementare instabile è l’espressione dell’interazione". L’involucro e il nucleo dell’atomo sono tenuti insieme mediante l’interazione elettromagnetica, però questa forza è troppo debole per tenere insieme le due parti nucleari, il protone e il neutrone. Ci doveva essere quindi un’altra forza centinaia di volte più potente della forza elettromagnetica.

Nel 1935 il Prof. Hideki Yukawa, con dei calcoli, anticipò che doveva esistere una determinata particella elementare oscillante qua e là, velocissima tra i protoni e i neutroni, così che con questo velocissimo ritmo i protoni e i neutroni "non trovassero il tempo di respingersi". Questa particella fu trovata 12 anni più tardi nella radiazione cosmica e fu chiamata "Pi-Mesone" oppure anche "Pione". Essa in un secondo sfreccia qua e là tra i protoni e i neutroni, 5x1017 volte[35]. Come veramente l’interazione produca questa forza è difficilmente accessibile ai fisici nucleari, poiché questo non è affatto possibile, visto che la causa dell’effetto della forza d’attrazione, secondo le comunicazioni di Lorber, è di specie metafisica. Su questo nella Nuova Rivelazione è detto:

«La Mia Forza di Volontà è l’immenso legame che unisce l’un l’altro tutti i corpi mondiali e li porta a muoversi l’uno intorno all’altro; così, nello stesso tempo, …è proprio la Mia Volontà la sostanza di base di tutte le cose» [L.L. – 6,27].

Poiché alla fin fine la sostanza è di origine spirituale, gli scienziati, nonostante la profonda penetrazione nel mondo degli atomi e delle particelle elementari, devono ammettere che non hanno ancora compreso la sostanza nella sua vera essenza.

Nel XX secolo fino alla scoperta degli atomi e delle particelle elementari, presso gli scienziati esisteva l’opinione che la sostanza fosse immutabilmente rigida come appare ai nostri occhi. Nessuno nel XIX secolo immaginava che nella materia di ogni sasso, legno o ferro, regnasse un movimento turbolento sfuggente ai nostri sensi. Oggi sappiamo che i protoni nel nucleo dell’atomo devono essere considerati come centro di continua attività. I protoni vibrano con frequenze di circa 1020 al secondo[36], quindi, sebbene la materia in sé resta statica e apparentemente morta, ha in sé un’intensa vita che in se stessa è ‘vita’, poiché è certo che ogni molecola, anzi ogni più infinitesimale particella, è in continua e invisibile vibrazione.

Così come questa ‘vibrazione’ è l’essenza della materia, altrettanto lo è l’essenza della luce. Nella Nuova Rivelazione troviamo specificamente la sua caratteristica spiegata ampiamente nella sua essenzialità come un febbrile movimento nell’interazione tra ‘spiriti irati’ e ‘spiriti in quiete’:

«Se considerate la cosa un po’ intimamente, per voi dovrà essere ben risolta in sé e per sé la questione della luminosità, poiché lo spirito polare-positivo racchiuso nella polarità negativa è trascinato anch’esso all’ira in seguito ad un urto; ira che in lui equivale a una consapevolezza della propria prigionia. Questa consapevolezza gli suscita poi anche la grande smania di espandersi, ovvero di rendersi libero. Siccome però la sua polarità esteriore negativa che lo circonda è costituita in modo che essa si può bensì dilatare fino a un certo grado, ma d’altro canto è tuttavia indistruttibile o, meglio ancora, non è lacerabile, lo spirito che aspira a divenir libero si estende in essa tanto quanto gli è possibile. Considerando però che, nonostante tutto ciò, non può svincolarsi, esso si contrae di nuovo velocemente, e ripete poi i suoi tentativi con forza rinnovata, nell’erronea supposizione di poter spezzare il proprio involucro. Ora, quest’atto, più di uno spirito è in grado di replicarlo molte migliaia di volte in un secondo; questo atto viene denominato ‘furore’, ed è accompagnato dall’ira sempre crescente. Ma qual è la conseguenza visibile di quest’atto, che può essere chiamato veramente ‘furore febbrile’? Null’altro che questo: gli altri spiriti ancora quieti che si trovano vicini a un tale spirito preso dall’ira, percepiscono questo stato febbrile e, per mezzo della loro polarità esteriore, si accendono della stessa febbre. Questa propagazione dello stato co-febbrile può naturalmente avvenire in modo tanto più rapido, in quanto gli involucri polari-negativi degli spiriti, dei quali veramente è composta l’aria, si trovano in stretto contatto l’uno con l’altro» [L.m. – 9,28-31].

Nella letteratura scientifica questo ‘furore febbrile’ o ‘vibrazione’ è descritto come segue: "La frequenza della luce rossa raggiunge circa 400 bilioni di vibrazioni al secondo. Il numero di vibrazioni medie della visibile luce bianca è di circa 600 bilioni di vibrazioni, e la luce violetta raggiunge persino più di 800 bilioni di vibrazioni al secondo".

A un’oggettiva considerazione del fenomeno di queste comunicazioni, è lecito supporre che l’autore di questa precisa sapienza, circa i differenti processi misteriosi del mondo subatomico esposti, l’abbia presa dal suo intelletto in un’epoca in cui tutto questo era ancora completamente sconosciuto?

I risultati della scienza sono sì ammirevoli, ma ora gli studiosi sono giunti in una zona off limit che per loro è impenetrabile. Con i giganteschi acceleratori di particelle, i sincrotroni, i betatroni e i ciclotroni, in grado di amplificare tali infinitesimali particelle fino a 400 miliardi di elettronvolt perché possano essere rese percepibili dagli strumenti, non è più possibile approfondire oltre. – Dice Mussard: "Non abbiamo la più pallida idea di ciò che è l’essenza delle onde e delle vibrazioni. La scienza c’insegna che i legami cui sottostanno le particelle elementari rappresentano un equivalente energetico da accreditare a fenomeni inspiegabili affinché ci si incammini verso la materia increata. Per noi, essi sono trascendentali tanto quanto l’anima umana".

Qui la moderna scienza dovrebbe riconoscere invece la veridicità della Nuova Rivelazione:

«A colui che crede, saranno dischiuse molte meraviglie, ma l’incredulo non si può né consigliare né aiutare. Inutilmente egli guarda con i suoi occhi ciechi nei Miei grandi laboratori della vita. Io vi dico: egli non vi troverà che gli escrementi della morte, poiché la vita è spirito, e qui non serve nessun microscopio per indagare la stessa nella sua sfera d’azione, bensì, solo l’occhio dello spirito, che è la fede, può guardare nelle profondità delle meraviglie della vita» [T.d.n. – 10,29].

Così come qualche decennio dopo Lorber, agli uomini, tramite un altro mistico, Gottfried Mayerhofer, fu accennato dell’errata via in cui cominciava ad addentrarsi la scienza materialistica:

«Ciò che gli scienziati osservano negli alambicchi e nei distillatori, sono tutti processi grossolani; dentro vi vedono sì una grande coerenza, ma non la comprendono. E poiché non vogliono accettare nessun Signore e Legislatore, allora attribuiscono dell’intelligenza a queste sostanze, e dicono: “Esse seguono soltanto questo e quell’impulso!”, allo stesso modo di come essi stessi seguono il proprio impulso materialistico, cioè quello della follia, come se sapessero o vedessero veramente qualcosa. Ciò che per loro nella natura è un mistero, sarà e rimarrà sempre una domanda cui mai potranno rispondere, come anche per ciò che riguarda il loro stesso corpo, come cioè hanno relazione tra loro, materia e spirito, o come la massa cerebrale, di certo qualcosa di materiale-visibile, produca solamente dello spirituale. Oppure, come avviene il ‘metabolismo’ nel proprio corpo, così che essi possano rallegrarsi di una vita sana; questo, vale a dire lo spirito, non lo vogliono vedere!» [S.d.V. – 10,36-37].

«[…] Essi non vogliono riconoscere nessun Legislatore, quantunque a ogni passo s’imbattano sulle Sue tracce. Se fossero liberi da pregiudizi, certamente non potrebbero rinnegarLo» [S.d.C. - 8,7].

Il naturalista Wilhelm Martin nel suo scritto "Collegamenti dalla natura al mondo dello spirito" insegna che gli scienziati hanno sì accettato la trasformazione delle particelle elementari come lo descrive Lorber, ma non riconoscono ancora che anche in tal caso si tratta del processo di nascita del più basso livello di vita animale. Finalmente gli scienziati ammettono, veramente con franchezza, che con le particelle elementari instabili trovate, può essere rappresentato solo l’inizio di un campo dallo sviluppo non ancora facilmente accreditabile.

 

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Cap. 6

 

Il duplice carattere della luce

 

Confrontiamo ora le ulteriori dichiarazioni della Nuova Rivelazione con le conoscenze dei fisici, i quali, solo molti decenni dopo la stesura delle comunicazioni mediante Lorber, hanno acquisito queste conoscenze.

Nel 1690 Christiaan Huygens[37] pubblicò nel Traité de la Lumière che la luce dovesse essere considerata come un’onda che si propaga – in maniera del tutto simile alle onde del mare o a quelle acustiche – in uno spazio chiamato etere, dove si supponeva pervadesse tutto l’universo e fosse formata da microscopiche particelle elastiche. Nel 1862 il fisico inglese Maxwell stabilì l’esistenza delle vibrazioni elettromagnetiche per via di equazioni teoriche. Nel 1882 H. Hertz per primo produsse e studiò delle veloci vibrazioni elettromagnetiche in esperimenti di laboratorio. G. Marconi le utilizzò nel 1896 per delle trasmissioni di notizie. Dopo che Maxwell ebbe accertato l’elettricità e il magnetismo come due forme manifeste della stessa forza, alcuni anni più tardi dimostrò che la luce consisteva di onde elettromagnetiche.

Già nel 1841 Lorber dichiarò che ‘le vibrazioni’ della luce si propagano in linea retta:

«Ci sono però nello spazio visibile degli effetti e dei movimenti animici, così come nel vasto spazio luminoso ci sono effetti e movimenti della luce, con la sola differenza che le vibrazioni della luce, per via naturale, non possono procedere che in linea retta, mentre invece quelle animiche somigliano più alle vibrazioni del suono e possono propagarsi in tutte le direzioni immaginabili, così come in tutte le possibili tortuosità, più rapidamente della velocità elettrica» [D.O. – 10,16].

La scienza si è dibattuta molto sulle caratteristiche della luce, teorizzando un carattere ondulatorio e corpuscolare. Quindi sono delle vibrazioni che rappresentano la vera e propria essenza della luce. Una spiegazione veramente approfondita ci viene ampiamente rivelata da Lorber nella piccola opera "La mosca", la cui necessità ci impone di citare quasi un intero capitolo per tutti quei ricercatori di cui ci occuperemo nel prossimo capitolo:

«Che cos’è dunque la luce? Se volete comprendere bene e a fondo che cosa sia la luce, come essa appaia nel tempo e nello spazio, non dovete considerarla né una cosa del tutto materiale, né del tutto spirituale, bensì nel contempo, materiale e spirituale. Essa si presenta come una polarità costituita in modo tale, che la parte spirituale rappresenta il polo positivo e la materiale quello negativo. Non si deve pensare che questa polarità sia paragonabile al rapporto tra l’anteriore e il posteriore, bensì al rapporto tra l’interiore e l’esteriore, in modo che l’interiore rappresenta il polo positivo e l’esteriore quello negativo. […] Se prendete una cosiddetta pietra focaia e la sfregate con un ferro temperato, vedrete ben presto sfuggire una quantità di scintille da quei punti dove il ferro temperato è passato sulla pietra. Queste scintille sono luce; ma da dove hanno attinto la luminosità? Dalla pietra, oppure dal ferro? Oppure nel contempo da entrambi? Qui non è necessario scendere in particolari per poter asserire che durante un simile atto le scintille si sono originate puramente dal ferro, dal quale, per l’azione della pietra dura, si sono staccate delle parti estremamente piccole accendendosi, e ciò perché le particelle d’aria rinchiuse nei pori del ferro non avendo potuto sfuggire alla pressione esercitata con lo sfregamento, perciò si sono accese, provocando il passaggio allo stato d’incandescenza delle particelle di ferro staccatesi. […] Ma che cos’è la luminosità che si manifesta all’atto dell’accensione dell’aria? Questa cosa è impossibile da spiegare se non così come vi è stato ripetuto tante volte, e cioè che l’aria non è altro che il corpo materiale degli spiriti (intellettivi) contenuti in essa. Certo, la cosa suonerebbe meglio agli orecchi dei fisici se Io avessi sostituito la parola ‘spiriti’ con quella di ‘forze libere, sciolte’; ma siccome noi vogliamo andare fino in fondo alla cosa, preferiamo prendere, invece della proprietà, l’essenza che ha questa proprietà in sé, che nel nostro caso è lo spirito stesso, ovvero, non avendo qui a che fare soltanto con uno, bensì con moltissimi spiriti, diremo dunque “gli spiriti stessi”. Ed ora che abbiamo stabilito ciò, possiamo inoltrarci, sicuri e senza paura di errare, sul retto sentiero. Udite dunque: Poiché lo spirito è una forza polare positiva, esso tende costantemente alla libertà più assoluta e illimitata, e nel suo stato di prigionia rimane quieto finché da parte della polarità negativa che lo circonda e, per dirla in forma più comprensibile, da parte del suo involucro, non gli derivi un qualche insolito turbamento. Tuttavia, non appena lo spirito subisce dall’esterno una pressione o un urto qualsiasi, esso si desta subito nella sua abituale sfera limitata e manifesta la sua esistenza con il suo movimento d’estensione, e tale manifestazione si traduce sempre nel fenomeno a voi ben noto della luminosità”. […] Ma che cos’è dunque questo chiarore in sé e per sé stesso? Un esempio vi renderà la cosa palpabile. Cosa osservate voi in un uomo, il cui cuore è ancora pieno d’orgoglio, quando riceve da parte di qualcuno un colpo ben forte e umiliante? Non si accenderà immediatamente d’ira furiosa, cosicché tutto il suo corpo sarà invaso da un fremito d’ira, i suoi occhi si accenderanno come se avessero delle fucine all’interno, e gli si rizzeranno i capelli in tutte le direzioni? E se si trova in compagnia di altri che abbiano lo stesso carattere, non si assoceranno anch’essi alla sua ira, mettiamo pure non in un grado così intenso, tuttavia più o meno a seconda del maggiore o minore grado di affinità con lui? Io sono dell’opinione che questo fenomeno non abbia bisogno di nessuna spiegazione ulteriore; basta che facciate attenzione a un esercito sul punto di dar battaglia, e non sarà possibile che vi sfugga come questa irradiazione di furia, ovvero questo ‘furore febbrile’, invada i combattenti a migliaia e migliaia, e li trascini con sé nella mischia sanguinosa. Se ora considerate la cosa un po’ intimamente, dovrà essere ben risolta la questione della luminosità, poiché lo spirito polare-positivo racchiuso nella polarità negativa, è trascinato anch’esso all’ira in seguito ad un urto; ira che equivale in lui ad una consapevolezza della propria prigionia. Questa consapevolezza suscita poi in lui anche la grande smania di espandersi, ovvero di rendersi libero. Tuttavia, siccome la sua polarità esteriore negativa che lo circonda è costituita in modo che essa si può ben dilatare fino ad un certo grado, ma d’altro canto è tuttavia indistruttibile o meglio ancora non è lacerabile, lo spirito che aspira a divenir libero si estende in essa tanto quanto gli è possibile. Considerando però che, nonostante tutto ciò, non può svincolarsi, si contrae di nuovo velocemente, e ripete poi i suoi tentativi con forza rinnovata, nell’errata supposizione di poter spezzare il proprio involucro. Ebbene, questo atto che più di uno spirito è in grado di replicarlo molte migliaia di volte in un secondo, viene denominato ‘furore’ ed è accompagnato dall’ira sempre crescente. Ma qual è la conseguenza visibile di questo atto che può essere chiamato veramente ‘furore febbrile’? Null’altro che degli altri spiriti ancora tranquilli che si trovano vicini a un tale spirito preso dall’ira, i quali vengono a percepire questo stato febbrile e, per mezzo della loro polarità esteriore, si accendono della stessa febbre. Questa propagazione dello stato co-febbrile può naturalmente avvenire in modo tanto più rapido in quanto gli involucri polari-negativi degli spiriti, dei quali veramente è composta l’aria, si trovano in stretto contatto l’uno con l’altro. Ora abbiamo veramente tutto quello che ci occorre, perché proprio questa esasperazione febbrile di un tale spirito viene percepita tanto dall’occhio degli animali, quanto, anzi di preferenza, da quello dell’uomo, e questa percezione è veramente ciò che voi chiamate ‘luminosità’, giacché l’occhio è formato in modo da poter percepire queste oscillazioni, per quanto leggere siano, e ciò per la ragione che ciascun occhio è pure, più o meno, per metà spirituale e per metà materiale, avendo quindi una polarità perfettamente uguale a quella che viene chiamata ‘luce’, e può anche raccogliere e percepire tutto quanto gli è affine. Quando dunque una simile polarità si accende in sé nel modo sopra indicato, ha sempre luogo nel contempo anche il fenomeno della luminosità. La luminosità poi non è altro, a sua volta, che la conseguenza del coinvolgimento nello stato febbrile di quelle polarità spirituali che si trovano vicino a una simile polarità spirituale accesasi in se stessa. Questo coinvolgimento o propagazione si manifesta a distanze minori o maggiori a seconda del grado di grandezza e di violenza della polarità spirituale che si è così accesa, e nelle altre polarità suscita uno stato febbrile, pur se non troppo violento, per lo meno sempre percettibile. Naturalmente, questo coinvolgimento febbrile diventa sempre più debole quanto più lontane si trovano (per quanto concerne lo spazio) le altre polarità spirituali da quella tale polarità principale che si è accesa in se stessa»  [L.m. – 9,13-33].

Per quanto riguarda la velocità di propagazione, invece, la scienza conferma ciò che era stato affermato da Lorber nell’opera "Il grande Tempo dei tempi"[38]:

«Ma ben con la velocità della luce potreste voi provare, poiché calcola al secondo accuratamente, senza sbagliare, esattamente quarantacinque ampiezze[39] della Terra come unità, allora giungerete ben presto e fedelmente alla pura verità» [Pathiel – v. 61].

Otto anni più tardi, nel 1850, nell’opera "Dall’inferno al Cielo" fu ancora ribadito: «La luce nella massima velocità elettromagnetica, calcolata in quaranta mila miglia tedesche al secondo, dovrebbe viaggiare per molte migliaia di trilioni di anni terrestri per giungere da un polo all’altro di questo sole!» [I.a.C. – II/299,8].

Dalle informazioni di De Broglies del 1925 era stato detto che la luce ha una duplice proprietà, evidenziata secondo specifici esperimenti a cui la si era sottoposta. Essa avrebbe un carattere sia corpuscolare (materiale) che ondulatorio. Quella enunciazione è stata confermata dalla fisica del nostro tempo, la cui scienza ha ribadito: "La luce è costituita da piccoli proiettili ed ha una massa. Infatti, il fotone[40] è bensì una particella molto piccola, tuttavia secondo la formula m = hv/c2 è precisamente calcolabile. […] Non si può dubitare dell’affinità della sostanza della luce e della massa, perché ambedue hanno carattere corpuscolare".

Quando la scienza parla dell’affinità tra la sostanza della luce e la materia, questo concorda con gli ulteriori dettagli della Nuova Rivelazione, dove si legge quanto segue:

«La sostanza è simile alla luce che emana il Sole, la quale, rispetto alla materia, sembra essere un nulla; tuttavia è la sostanza fondamentale della materia, pur non essendo la stessa cosa con questa, poiché ogni sostanza primordiale è libera, cioè non è minimamente legata» [G.V.G. – VII/209,20].

Dopo le dichiarazioni di Bernhard Bavinks nel suo scritto "Risultati e problemi della scienza naturale" in cui afferma che "il mondo consiste di luce congelata", la moderna fisica si è avvicinata di molto alle affermazioni di Lorber.

 

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Cap. 7

 

L’uomo preistorico

 

Lorber non ha anticipato solamente le conoscenze degli astronomi e dei fisici nucleari in modo sbalorditivo, ma in parte anche i risultati delle ricerche in altre discipline scientifiche che a metà del XIX secolo non esistevano ancora. Si tratta della paleontologia, cioè la scienza dei fossili pietrificati di animali e piante, e l’antropologia, lo studio dell’uomo e della sua origine.

 

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L’antropologia e la paleontologia

Nel 1856 fu trovato un cranio di forma strana nel Neanderthal presso Dusseldorf. Il cranio era più grande di quello degli uomini di oggi. La fronte scendeva molto obliqua e sopra gli occhi c’erano grosse protuberanze ossee, simili a quelle delle odierne grandi scimmie. Il più famoso antropologo tedesco, il prof. Virchow di Berlino, rifiutò l’idea ridicola quale tesi del 1872 che si trattasse di un cranio di un uomo primitivo. Secondo la sua opinione, la strana forma del cranio era artrite deformante e rachitismo. Per decenni nessuno osò più dare un’altra interpretazione al ritrovamento. Questa cambiò lentamente soltanto quando, nel 1886 in Belgio e nel 1887 in Francia e in Spagna, furono trovati pure siffatti crani insieme ad alcuni utensili di pietra, tramite i quali fu possibile una determinazione dell’età. Ebbene, fu stabilito che non esisteva più alcun dubbio che si trattasse di un uomo primitivo probabilmente vissuto in Europa circa 40-60.000 anni fa. Nel 1907 si trovarono presso Heidelberg, e più tardi in Asia e in Africa, sempre più fossili umani, ai quali doveva essere attribuita un’età di più di centomila anni. Oggi il limite di un milione di anni è stato da tempo superato, ma nonostante i molti ritrovamenti non è stato possibile portare alcuna chiarezza sugli eventi. Nel corso del tempo furono stabilite diverse teorie e, all’occasione, è anche stato tentato di sostenere una teoria con raffinate falsificazioni. Il tanto cercato missing link, l’anello mancante, non è mai stato trovato, a dispetto di ricchi ritrovamenti nel corso di cent’anni.

Non è nelle nostre intenzioni occuparci delle diverse teorie, ma si vuol dimostrare che anche in questo campo della scienza la Nuova Rivelazione ha anticipato la conoscenza di essenziali stati di cose riguardo agli avanzati risultati di ricerca. Nessuno alla metà del XIX secolo avrebbe avanzato l’idea che per milioni di anni sulla Terra vissero degli ominidi, ovvero uomini primitivi aventi sì una posizione eretta, ma senza essere in grado di superare mai uno stabile stato primitivo di sviluppo; infatti, quel che è certo, è che poi, improvvisamente, circa 6000 anni fa, apparve un uomo completamente nuovo, un uomo dotato di forza di spirito che produsse culture con sorprendente velocità, fondò stati, costruì piramidi, inventò la scrittura ed emanò diritti e leggi. Perciò, mentre in milioni di anni precedenti erano avvenuti appena ragguardevoli cambiamenti, ora in brevissimo tempo sorsero sorprendenti progressi. All’improvviso irraggiò una forza fino allora completamente sconosciuta nell’uomo, così com’è accentuato nella Nuova Rivelazione:

«Soltanto nell’uomo adamitico si riversò un sentimento spirituale che stimolò l’anima a riconoscere e cercare il suo Creatore. Nondimeno, ora all’uomo adamitico gli fu assegnata una guida, poiché la semplice anima, da sola, essendo una forma completa che non può essere ulteriormente sviluppata, non scorgerebbe al di sopra di sé niente di più elevato se ora non potesse affluire in essa un sentimento spirituale, la sensazione di una Potenza che la renda umile e, nel contempo, la inciti a cercare il suo Creatore. E questa è la Scintilla divina che, quale spirito, le viene innestata e deve svilupparsi con lei contemporaneamente, in modo tale da compenetrarla sempre più mediante una giusta educazione, per introdurla, per mezzo dell’autoistruzione, in ogni conoscenza» [G.V.G. – XI/10,6].

Nella Nuova Rivelazione gli ominidi, ovvero gli uomini primitivi, sono chiamati “preadamitici”. Sulle loro sembianze e capacità, tramite Lorber ci sono state lasciate dichiarazioni assai istruttive.

 

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I sei periodi di evoluzione della Terra

Nel G.V.G. VIII, cap. 71-72 sono indicati sei principali periodi della formazione della Terra, che ebbero una durata di “molti milioni di anni”, ma questi non hanno niente a che vedere con i sei giorni della Creazione di Mosè, di cui tratteremo più avanti. Vediamoli in sintesi, poiché è da questa spiegazione che ci è possibile porre delle basi per una vera ricerca antropologica delle origini della Terra, facendo sì che si abbandonino per sempre le ipotesi più inattendibili dei paleontologi, basate sulla pura fantasia.

(primo periodo): «Quando la Terra, ai suoi primordi, si fu sviluppata finché sopra le sue acque si furono elevate alcune isole più o meno grandi ricoperte dal fango marino, Io posi ben presto per Mia Sapienza e per Mia Volontà anche ogni sorta di semi vegetali nel fertile fango. E vedi, ecco che tali isole furono ben presto coperte di vegetazione, e cioè dapprima di svariate e singolari erbe, pianticelle e piccoli alberi, e più tardi anche da alberi enormi! Quando tali isole furono così ricoperte, vi posi allora anche uova, ovvero semi per formare un mondo animale adatto a quelle condizioni della Terra. Esso consistette dapprima solo in vermi di ogni sorta, prima piccoli e poi più grandi, e in seguito in insetti, e infine, quando il suolo divenuto più asciutto ebbe già cibo in grande abbondanza, anche in animali di gigantesche dimensioni. Il compito di tali animali era di nutrirsi con le pianticelle ancora molto rozze e con i rami degli alberi, quindi concimare il suolo sempre più con i loro escrementi, e infine, anche con i loro giganteschi corpi morti, di cui potete ancora trovare i resti delle ossa in profonde caverne e gole della Terra. Dalla decomposizione di tali animali si svilupparono poi, pure questi secondo la Mia Volontà, una quantità di nuovi animali sotto forma di vermi più o meno grandi, e da essi ogni sorta di insetti. Chiamiamo ora tutto questo una fase di formazione della Terra. Ma si capisce già da sé che il corpo della Terra, in precedenza, doveva già essere stato sottoposto, quasi innumerevoli volte, a ogni tipo di cambiamenti preventivi, poiché senza tali processi questo stato della Terra non avrebbe mai potuto aver luogo» [G.V.G. – VIII/71,1-4].

(secondo periodo): «E dopo un gran numero degli attuali anni terrestri, dalle grandi profondità dei mari della Terra si sollevarono vaste distese territoriali già guarnite di monti e ricoperte da un fango molto più fertile. Al tempo opportuno furono poste in questo fango, per Mia Sapienza e Mia Volontà, delle sementi più perfette, e presto quelle vaste distese di territori della sempre ancor giovane Terra assunsero un aspetto di grande prosperità. Quando sulle varie vaste distese di territori ci fu nuovamente una grande quantità di nutrimento, da parte Mia fu anche subito provveduto, nel più saggio Ordine, a una maggiore e più perfetta quantità di piccoli e grandi consumatori. Allora l’acqua, tra le distese dei territori, fu popolata da animali più grossi e le vaste distese di territori ebbero i loro grandi consumatori di ciò che il suolo offriva, come appunto nuove piante, erbe e alberi. Erbe, piante, pianticelle, cespugli e alberi veramente giganteschi, in parte producenti già i semi, in modo da potersi riprodurre. Tuttavia la maggior parte di tale vegetazione cresceva simile ai funghi, direttamente dal suolo gravido di frutti delle distese dei terreni, e gli animali nascevano quasi nella stessa maniera come i draghi[41] del fiume Nilo in Egitto a voi noti, ossia dalle uova. Essi potevano vivere nell’aria come anche nell’acqua, e nutrirsi di piante sia nell’acqua sia nelle distese dei terreni, che però erano ancora ben lungi dal presentarsi un po’ troppo asciutti. Infatti, in questo periodo di formazione della Terra, per così dire, in progressione per la vita fruttifera vegetale e animale, la Terra non poteva avere un aspetto asciutto e abitabile, poiché le gemme degli alberi si sviluppano maggiormente nell’umido, mentre se queste hanno un aspetto troppo asciutto, allora la fioritura e il successivo frutto non si presenteranno sicuramente al meglio. Il secondo periodo di preventiva formazione durò ancora un numero per voi inconcepibile di anni terrestri attuali, ma la Terra non era ancora di gran lunga adatta a sostenere animali a sangue caldo, tanto meno uomini per quanto di specie inferiore, perciò il secondo periodo ebbe termine anch’esso come il primo, e passò poi di nuovo molto tempo, con periodi intermedi molto tempestosi, prima che comparisse un terzo periodo di formazione preventiva» [G.V.G. – VIII/71,9-13 / 72,1].

(terzo periodo): «Dai molti necessari processi sorse di nuovo un terzo periodo. Ora emersero dal mare territori di grandezza molto considerevole spinti dal fuoco interno della Terra, naturalmente secondo la Mia Volontà. La vegetazione divenne molto più abbondante e di tipo sempre più gigantesco, per gli animali avviene come per la vegetazione, ma anche questo periodo, che è durato anch’esso estremamente a lungo, e che in certo qual modo potrebbe essere paragonato alla fioritura di un albero, era, così come i due precedenti, di gran lunga ancora inadatto a servire come luogo di dimora per l’uomo. Perciò anche questo ebbe fine e, come il primo e il secondo, seppellì i suoi prodotti sia della sfera animale che di quella vegetale, però non così profondamente come il primo periodo. Poi ci fu di nuovo una quantità di periodi intermedi e, dopo lunghi tempi, fece la sua comparsa un quarto periodo di formazione preventiva» [G.V.G. – VIII/72,3-4].

(quarto periodo): «Alcune parti di territorio divennero ancora molto più vasti, la vegetazione nuovamente molto più rigogliosa, e l’acqua, i terreni già asciutti, così come l’aria, cominciarono ad essere molto popolate da piccoli animali, e accanto a questi anche da animali più grossi. E tra gli animali ci furono perfino dei mammiferi a sangue caldo che non venivano più al mondo per mezzo di uova, bensì per via della procreazione naturale, e quindi in grado di mettere al mondo dei cuccioli vivi. Facevano eccezione gli animali acquatici, alcuni grandi anfibi, gli uccelli, i vermi e gli insetti. Questo quarto periodo principale di formazione preventiva durò estremamente a lungo, e il suolo della Terra, di quando in quando, fu illuminato dai raggi del Sole, e su alcuni alberi cominciò già a mostrarsi qualche frutto, che però ovviamente non sarebbe stato ancora particolarmente di vostro gusto, ma al mondo animale di allora serviva tuttavia come buon nutrimento. Anche in questo quarto periodo di formazione preventiva non c’era ancora nulla sulla Terra che fosse simile all’uomo» [G.V.G. – VIII/72,4-6].

(quinto periodo: gli uomini preadamitici): «Dopo lunghi tempi, nel corso dei quali sulla Terra subentrò ormai una maggior quiete e ordine, e dopo molte tempeste terrestri sempre molto grandi, affiorò un quinto periodo di formazione preventiva della Terra. Dalla grande profondità del mare si sollevarono di nuovo grandi territori, saldandosi a quelli già esistenti dai precedenti periodi, formando già una reale terraferma. In questo quinto periodo sorsero la maggior parte delle montagne insieme alle più alte della Terra. Le loro altissime cime furono frantumate dai fulmini che poi rotolarono nelle profonde valli e fosse della Terra grazie a violenti terremoti e inondazioni causate da possenti nubifragi. Con ciò si formarono pianure molto estese, vallate meno vaste e pascoli su cui poi tutto poté meglio prosperare. Con l’inizio di questo periodo la Terra fu anche portata in un’orbita ordinata attorno al Sole. Giorno e notte si alternarono già regolarmente, e così pure le stagioni dell’anno, sebbene ancora tra variazioni di ogni sorta, poiché le oscillazioni dei poli terrestri erano notevoli continuamente, e in questo periodo dovevano esserlo. In tale periodo, in cui si era già formata una stabile terraferma, cominciarono le regolari inondazioni marine ogni 14.000 anni terrestri. Con esse il mare la sommergeva a poco a poco, una volta la metà meridionale della Terra, e poi di nuovo quella settentrionale, in modo da rendere ulteriormente fertile la Terra nei deserti di ghiaione, spesso molto estesi. Infatti, dopo circa 14.000 anni il mare depositava tanto fertile fango sulle aride superfici di ghiaione e sulle valli, che esse poi, quando il mare si ritirava di nuovo e il fango che si lasciava dietro diventava un suolo più solido, erano estremamente fertili. In questo quinto periodo occorsero certo più di mille millenni, prima che tutto il suolo ben preparato fosse completamente adatto per una nuova creazione di un gran numero di svariatissime piante, come erbe, pianticelle, cespugli e alberi, e poi anche per animali di ogni sorta e di uomini pre-adamitici. In questo periodo vediamo già una gran quantità di svariati alberi da frutta e altre piante fruttifere di ogni genere e specie, sia per gli animali che per i pre-uomini di quel tempo. Tuttavia qui non si parla ancora di agricoltura, ma certamente i pre-uomini utilizzavano già certe mandrie di animali e conducevano una rozza vita nomade; essi non avevano vestiti e non si costruivano neppure case né capanne. Essi tuttavia erigevano su dei grossi rami degli alberi certe solide alcove per abitarvi e dormire, come gli uccelli, e si procuravano scorte di alimenti che consumavano a poco a poco. Quando la provvista era consumata, uscivano di nuovo a schiere per un ulteriore caccia di alimenti. Quando arrivò il freddo, poiché in questo periodo fece la sua abbondante comparsa anche la neve, questi uomini si trasferirono in zone più calde insieme ai loro animali domestici, che consistevano in mammut, grandi cervi, mucche, capre e pecore. Anche l’elefante, il rinoceronte, l’unicorno, e ogni sorta di scimmie e anche uccelli ne facevano parte. Quasi verso la fine di questo periodo comparvero anche l’asino, il cammello, il cavallo e il maiale, animali che venivano anch’essi domati da questi pre-uomini. Infatti, essi possedevano quel tanto di istinto razionale più elevato, da dominare i citati animali, e anche per poterli utilizzare in parte per i trasporti, in parte per la caccia, e in parte per ottenere il latte e la lana, con cui imbottivano bene le loro alcove elevate per costruirsi così dei soffici giacigli. Essi non avevano propriamente un linguaggio del tipo che ora è in uso tra gli uomini; tuttavia facevano certi suoni articolati, segni e gesti come gli stessi animali più perfetti, e potevano intendersi reciprocamente su ciò di cui avevano bisogno, e aiutarsi l’un l’altro. Se qualcuno si ammalava, solitamente a causa dell’età avanzata, egli conosceva pure la pianticella che lo avrebbe aiutato; e se non poteva più andare a cercarla, gli altri lo facevano per lui. Però non sapevano come accendere un fuoco e utilizzarlo; ma se avessero potuto vedere come avrebbero fatto (in seguito) gli adamiti, li avrebbero imitati. In essi, infatti, l’impulso all’imitazione era molto predominante e la loro intelligenza, con un certo grado di libera volontà, superava già di molto quella di una scimmia per quanto perfetta. Inoltre avrebbero potuto imparare a parlare alla nostra maniera, ma da se stessi non avrebbero mai potuto produrre un saggio discorso. Come uomini erano però di statura gigantesca ed estremamente forti, e avevano anche una dentatura tanto forte da potersene servire al posto degli attrezzi per tagliare. Avevano anche il senso dell’olfatto e quello del tatto eccezionalmente forti, e percepivano già da lontano quando si avvicinava a loro qualcosa di ostile. Con i loro occhi e con la loro volontà domavano gli animali e talvolta anche gli spiriti naturali. Tuttavia, sebbene questo quinto periodo di formazione preventiva sia durato addirittura moltissime migliaia di migliaia di anni, tra questi uomini non è osservabile nessuna cultura progredita di qualunque genere; essi invece continuarono a vivere la loro monotona vita nomade e furono perciò solo una concimazione preliminare della Terra per l’attuale genere umano, a Me pienamente simile in tutto. Il colore della loro pelle, ancora piuttosto pelosa, era tra il grigio scuro e il grigio chiaro; solo nel Sud c’erano anche stirpi prive di peli. La loro forma aveva una notevole somiglianza con i mori dell’epoca attuale. Essi si moltiplicarono nei bassopiani e nei fitti boschi fino al tempo di Adamo, ma sulle montagne non si trapiantarono mai»  [G.V.G. – VIII/72,8-19].

Questa descrizione della ‘nuova creazione di animali e piante’ è di elevato particolare interesse. Oggi è confermata dalla scienza la loro ‘improvvisa scomparsa’, così come dopo un tempo molto lungo avvenne l’improvvisa comparsa di nuove specie di animali e di vegetali. Il fatto della totale interruzione tra la specie precedente e quella successiva a distanza di migliaia di anni, si contrappone a un continuo processo evolutivo blaterato dalla totalità dei paleontologi, vale a dire: non è pensabile, né è mai stato possibile, provare che le specie di animali e piante nelle varie ere geologiche siano sopravvissute o che dalle precedenti ci sia stata una qualche progressiva mutazione.

Questa tesi degli scienziati materialisti che tutte le nuove forme nelle ere geologiche successive siano state derivate da una trasformazione autonoma, da un’evoluzione autoctona, riuscendo perfino ad imporla nell’istruzione scolastica, non ha mai avuto nessuna conferma! A quest’autonomismo, oppure, dicesi dell’autogenesi, è stato sottratto il presupposto del grande intervallo di tempo che si trova nel mezzo di due epoche paleontologiche che, molto semplicemente, dimostra un profondissimo fossato! Il nuovo non può essere spiegato con supposte metamorfosi del dna che si sarebbe auto modificato o auto neocreato dalle strutture del precedente, – che la stessa scienza dichiara non modificabile! Inoltre, come sarebbe stato possibile una rigenerazione di specie scomparse, quindi un auto generarsi della vita dagli stessi fossili? Esiste, è vero – come spiega chiaramente la Nuova Rivelazione – un’evoluzione, un susseguirsi graduale di specie, tra quelle che scompaiono e altre che appaiono dopo migliaia di anni di transizione e trasmutazione del suolo, ma non un’evoluzione della stessa specie che auto evolve modificandosi in una simile, con caratteristiche che i paleontologi indicano come adattamento rispetto all’ambiente, come di una natura che ‘fa da sé’. In natura, il caso non esiste! Tutto viene gestito, guidato da ‘forze spirituali’ che sono al servizio della Divinità. – Leggiamo:

«Una forza cieca non ha mai prodotto neanche una sola pianticella di muschio che nel corso di molti millenni riappaia con una forma assolutamente uguale a quella precedente!» [G.V.G. – VI/87,7].

È nell’esposizione del quinto periodo terrestre che si comincia a parlare per la prima volta dell’uomo primitivo con spiegazioni succinte della sua vita di milioni di anni fa, vissuta per migliaia di generazioni con un modus vivendi stazionario che continuò per milioni di anni fino al tempo di Adamo, tempo dal quale iniziò il sesto periodo di sviluppo della Terra.

(sesto periodo): «Ai tempi di Adamo, col quale comincia il sesto periodo, la Terra ebbe di nuovo, in parte, da affrontare grandi sconvolgimenti per mezzo del fuoco e dell’acqua, e in tale occasione la descritta specie pre-adamitica ebbe allora fine quasi completamente, insieme ai loro animali domestici, così come i molti boschi e gli altri loro animali che non sono annoverabili tra quelli domestici. Solo alcune specie di uccelli rimasero, come anche alcuni animali delle montagne e delle acque della Terra. I pre-uomini descritti sopravvissero con gli adamiti fino ai tempi di Noè, sebbene estremamente rari, ma a poco a poco deperirono perché non trovarono più a sufficienza il nutrimento a loro adeguato. Tuttavia in alcune profonde regioni dell’Africa meridionale e su alcune isole maggiori della vasta Terra, si possono ancora incontrare (al tempo di Gesù) alcuni deperiti discendenti del quinto periodo. Essi sono però ancora del tutto selvaggi, sebbene qua e là abbiano assimilato dai discendenti di Caino una certa maggior cultura. Possono essere addestrati a diversi lavori; però da se stessi fondamentalmente non inventano nulla. Una parte di essi sta certo un po’ meglio, perché deriva dalla mescolanza con i Cainiti, e più tardi anche con i Lamechiti, però anche questa parte non è idonea ad una formazione spirituale superiore e più profonda. Questa specie di uomini continuerà tuttavia ancora a sopravvivere a lungo e a moltiplicarsi, là dove si trova ora, e a poco a poco assorbirà anche una maggior cultura dagli adamiti; ma con ciò non diventeranno mai un grande popolo. Eccovi dunque spiegati i pre-adamiti del quinto periodo di formazione preventiva della Terra» [G.V.G. – VIII/73,1-3].

Quindi, è tramite Lorber che possiamo conoscere esattamente dell’esistenza degli uomini primitivi o preistorici, la cui stirpe è durata “moltissimi milioni di anni”. Fino a pochi decenni fa gli scienziati facevano iniziare l’esistenza degli uomini primitivi soltanto con il quaternario, così che questi uomini avrebbero dovuto vivere per un periodo di circa un milione di anni. Solo con gli esiti della ricerca del noto antropologo Louis Leaky nel 1966, fu chiarito che quest’ipotesi era errata e che gli uomini primitivi vissero effettivamente già nel terziario. I fossili trovati dal dr. Leaky sono vecchi di molti milioni di anni. Alcune ossa di uomini primitivi ritrovate sono state datate con un’età fino a 20 milioni di anni fa [F.A.Z. del 3 ottobre 1972]. – Con quest’ulteriore dimostrazione, le comunicazioni di Lorber sono state ancora una volta pienamente confermate.

Oltre ai riferimenti generali sugli uomini primitivi, Lorber menziona anche dei particolari che nella letteratura scientifica sono stati confermati con precisione. Per esempio, di un uomo primitivo è detto così: «Come uomo, però, era di statura gigantesca ed estremamente forte, e aveva una dentatura così potente che poteva servirsi di questa al posto di utensili da taglio» [G.V.G. – VIII/72,17].

Glowatzki riferisce su questo che al paleontologo tedesco von Koenigsfeld nel 1925 furono sottoposti in Cina dei denti che "… nella loro forma erano simili a denti umani. […] I denti trovati erano però così grandi che, se dalla loro grandezza si doveva stabilire la mascella e con questa l’intero corpo, doveva essere stato alto circa tre metri e cinquanta". – Tale e quale fu mostrato con i ritrovamenti fatti in seguito negli anni 1939 e 1941 in Estjava, dove si dimostrò che lì erano vissuti uomini primitivi giganteschi. Dei molti ritrovamenti del dr. Leaky il più famoso è stato il cosiddetto ‘uomo schiaccianoci’ del 1959, così detto a causa dei denti straordinariamente forti di questo cranio [R.N. Zel 3/10/1972].

In un altro dettaglio nel "Governo della famiglia di Dio" ricevuto da Lorber nel 1844, è scritto quanto segue:

«Per quanto riguarda gli uomini preadamitici, i cosiddetti uomini-animali, denominati ‘cefonasim’ (contemplatori del firmamento), di questi si trovano ben ancora qua e là pure dei resti fossili, come si trovano anche qua e là ancora alcuni discendenti di questa specie di uomini-animali che si collocano (nelle epoche) tra i discendenti di Caino e le attuali scimmie, come lo scimpanzé e l’orangutan. Tra tutte le specie animali essi possedevano la più grande intelligenza istintiva e si costruivano qua e là le loro dimore quanto mai uniformi. Inoltre, nei punti non troppo larghi di ruscelli e fiumi posavano pure dei massi per costruirsi su tali punti una specie di ponte, e se l’acqua cominciava a fluire al di sopra di tali attraversamenti – ciò che era di solito il caso – allora essi, dietro il primo sbarramento di pietre, cioè dalla parte da dove veniva la corrente, ne collocavano un secondo più alto, persistendo non di rado in questo lavoro così a lungo che, alla fine, di tali sovrapposizioni ce n’erano spesso dieci e anche di più, allineati grossolanamente a forma di terrazza, attraversamenti che però alla fine a loro servivano poco, perché l’acqua ricominciava sempre a gonfiarsi spingendo e allagando continuamente tutti questi sbarramenti. Dunque, tali muri costruiti, di cui ancora oggi si riscontrano tracce, sono opera di quegli uomini che però erano provvisti di una breve coda, ricoperta con un abbondante ciuffo di peli. A queste mura viene attribuita un’età elevata, il che tra l’altro è anche il caso, dato che effettivamente alcune di queste mura ritrovate, in particolare quelle nelle regioni montane, risalgono a tempi molto anteriori di quelli di Adamo; nondimeno, queste sono altrettanto poco opera di una libera intelligenza umana, quanto lo sono le casette quanto mai ingegnose che i castori costruiscono vicino ai corsi d’acqua, dove questi animali trovano il loro abbondante nutrimento».  [G.F.D. – III/appendice].

Per quanto possa sembrare incredibile, certi tipi di antichissimi muri sono stati trovati, sebbene non come questi! Uno dei più noti antropologi tedeschi, il Prof. Gerhard Heberer, riporta su questo tema, in una raccolta sulle origini umane degli australopiteco[42], che il tipo A di questi piccoli esseri viventi, piccoli come pigmei, "…erano in grado di costruire piccoli muretti", che essi usavano, come egli presume, come ripari contro il vento.

Queste spiegazioni che Gesù diede ai Suoi discepoli duemila anni fa, dimostrano che la tanto sbandierata teoria dell’evoluzione della specie del 1859 di Darwin, come risultato di un caso e della necessità della natura, che afferma che noi uomini discendiamo dalla scimmia, è smentita categoricamente dalla Nuova Rivelazione. È sufficiente riflettere che qualunque specie vivente, dai vegetali tramite il seme, così come gli animali tramite la fecondazione degli ovuli femminili e poi fino ai primi esseri umanoidi con l’inseminazione, in tutti c’è solo una perpetuazione di ciascuna specie per milioni di anni. Quindi, tale teoria è così insussistente, da dimostrare l’assoluta cecità dei ricercatori naturalisti di tutti i tempi, nonostante essi continuino a sostenere tale assurda teoria dell’evoluzione per distogliere l’umanità dalla verità. – L’evoluzione esiste, ma è solo animica:

«Che importanza può avere il corpo di quel coniglio con il quale l’aquila sazia la sua stessa fame, se essa rende con ciò libera l’anima della bestiola, cosicché questa poi si trova nella piena capacità di salire un gradino superiore della vita? Ma dal canto suo, anche l’aquila ha un’anima che sta andando incontro alla stessa meta. Ebbene, nella carne e nel sangue del coniglio si trovano ancora delle sostanze animiche più grossolane, e queste vengono congiunte con le sostanze animiche dell’aquila, affinché l’anima dell’aquila divenga un po’ più mansueta e intelligente, e affinché dopo la perdita del proprio corpo essa possa essere eventualmente chiamata a contribuire alla formazione addirittura di un’anima umana dotata di grande levatura e di molta luce, coraggio e forza» [G.V.G. – VI/133,8].

Peraltro, che la Bibbia nella spiegazione della creazione della prima coppia umana abbia detto la verità, ciò trova riscontro nella Nuova Rivelazione, spiegandola così:

«Io posso aggiungervi solo questo: per quanto riguarda gli uomini chiamati a diventare figli di Dio, solo una coppia è stata posta sulla Terra, e precisamente Adamo e sua moglie Eva. Da qui ha avuto anche inizio l’educazione spirituale da parte del Cielo, continuata fino ad oggi. Che però anche già molto tempo prima di Adamo ci siano stati degli esseri simili agli uomini, questo è del tutto sicuro e vero, e di simili esseri ce ne sono ancora sulla Terra (anno 31 d.C.), ma tra loro e i veri e propri liberi uomini c’è un’enorme differenza. Infatti, il vero uomo può formarsi da sé fino a raggiungere la piena somiglianza divina, e può riconoscere completamente Dio e le Sue opere, e queste opere confrontarle, valutarle e comprenderne lo scopo; mentre invece quel certo uomo-animale non sarà mai in grado di fare questo. Che però anche gli animali, col tempo e con qualche fatica da parte dei veri uomini, acquisiscano essi pure una specie di addestramento superiore, questo lo avete tutti sperimentato con i vostri animali domestici. Gli uomini otterrebbero anche di più con gli animali se, ugualmente ai semplici primi padri della Terra, si trovassero in vera e piena unione con il loro spirito ultraterreno proveniente dal Cuore di Dio. Tuttavia, nel profondo Egitto meridionale vivono ancora degli uomini simili ai primi padri. Costoro sono ancora signori della natura, ed essa deve servirli conformemente alla loro volontà. Ma per divenire così, il vero uomo deve elevarsi nella propria anima e porsi non al di sotto della natura, ma deve porsi, nello spirito, al di sopra di tutta la natura della materia e della carne. Infatti, nella natura di ogni materia c’è il giudizio, l’impotenza e la morte. Solo nello spirito c’è l’eterna libertà, la vera vita e ogni potenza e autorità. E che le cose stiano così, ve ne ho fornito la prova fuori, laggiù sul mare» [G.V.G. – VII/221,4-8].

Qualche anno dopo la morte di Lorber, nel 1870 tramite un altro mistico, Gottfried Mayerhofer, verrà confermato che l’uomo non ha nulla a che fare con l’evoluzione degli animali:

«O voi ciechi e sordi! Mentre nel Mio insegnamento, e mediante le Mie opere durante il Mio cammino terreno, e alla fine perfino con la Mia morte, volli mostrare la grandezza della vostra origine, tanto che, come Dio, Mi abbassai per venire su questa tenebrosa Terra nelle condizioni ultime e più infime, sopportando la cosa più spaventosa che un uomo possa sopportare sulla stessa, e questo per riscattarvi dal pantano del peccato e per spianarvi la via, – figli Miei. lo ripeto: per spianarvi la via e diventare figli dell’eterno Creatore di tutta la natura visibile e invisibile! – Invece i vostri eruditi e naturalisti, volendo essere superiori, vogliono dimostrarvi di fatto che, volendo Io farvi figli di Dio, voi dovreste discendere dalla scimmia!!! Veramente non so chi devo compiangere di più: il naturalista, che a causa di tutta la ricerca ne ha tratto tale insensatezza dal suo cervello prosciugato, oppure voi che non vi vergognate di provenire dall’animale più libidinoso e vendicativo che la Creazione abbia da presentare!» [S.d.T. – 21,11-12].

Ci si meraviglia se gli amici contemporanei di Lorber, in tutta l’Austria, non poterono trovare nessun editore disposto a stampare gli scritti di Lorber? Dal punto di vista di allora le comunicazioni del vero profeta dovettero essere considerate come fantasmagoriche. Se al tempo di Lorber la sua grande opera fosse stata resa nota a un pubblico più vasto, avrebbe trovato indubbiamente una critica schiacciante. Dalla prospettiva del nostro tempo, in cui non attribuiamo più alcun particolare significato nemmeno ai presunti voli sulla Luna, e ci siamo abituati alle immagini verso lo spazio profondo e alle infinite dimensioni dell’universo, anche le precedenti dichiarazioni di Lorber ci appaiono come la cosa più naturale del mondo, dopo che la scienza ha messo le moderne conoscenze della fisica e dell’universo a disposizione di ogni allievo degli istituti superiori. Solo dopo più di un secolo e mezzo dalla morte di Lorber, noi oggi siamo in grado di opporci al modo di pensare dei suoi contemporanei e riconoscere la verità delle sue comunicazioni.

 

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Cap. 8

 

Il problema dell’etere resta aperto

Chi avrà ragione: Lorber o gli scienziati?

 

Tra le dichiarazioni della Nuova Rivelazione che non concordano con le attuali teorie dei fisici, ci sono quelle sull’etere. Nell’Opera di Lorber l’etere è visto come la base di qualunque sviluppo sostanziale, come una misteriosa materia prima (sostanza primordiale) che, nella sua essenzialità, non è quasi distinguibile dal nulla. Un primo accenno della sua essenza ce lo presenta un angelo al tempo di Gesù quale risposta ai suoi interlocutori terreni:

«Ma se ora saliamo al di sopra della superficie terrestre ad un’altezza corrispondente a circa dieci ore di cammino, noi non troveremo più affatto dell’aria come questa che ci circonda, ma dell’etere purissimo che, per i vostri occhi, sarebbe come un totale nulla, così che non vi sarebbe facile rappresentarvi qualcosa di equivalente a questo nulla. Infatti, se sulla Terra guardate a una distanza di varie ore di cammino, l’aria che riempie lo spazio tra voi e le montagne lontane, per quanto pura, vi apparirà come un vapore azzurro davanti a quelle montagne, ma se questo spazio fosse invece colmo esclusivamente di puro etere, voi le montagne non le scorgereste azzurre, ma nel loro colore perfettamente naturale! Sì, vedete, tra la Terra e il Sole intercorre una distanza così grande che qui sulla Terra io davvero non sarei in grado di indicarvela in maniera comprensibile e precisa; cosa questa che del resto vi è già stata spiegata dal Signore stesso, e questo spazio, che per i vostri concetti è immensamente grande, è colmo appunto di un simile etere che ai vostri sensi appare come un vuoto assoluto. Tuttavia, questo etere, a dispetto della sua apparente e assoluta nullità, non è affatto un vuoto assoluto come sembra a voi, poiché in esso sono contenuti tutti gli innumerevoli materiali e gli elementi in uno stato sciolto e libero più di quanto lo siano nella più pura aria atmosferica di questa Terra. Tali materiali ed elementi nell’etere, però, sono piuttosto delle forze libere, e sono molto più vicine e affini al fuoco e alla luce primordiale; essi forniscono il nutrimento all’aria terrestre che, a sua volta, nutre l’acqua, e questa nutre poi il terreno e tutto ciò che su di esso vive e si muove. Quindi, se nell’etere si trovano già tutte queste cose, bisogna pur convenire che esso deve essere qualcosa di ben importante, e non un nulla, nonostante appaia tale ai vostri sensi. Nemmeno l’etere, però, è qualcosa di puramente spirituale, bensì ha piuttosto una somiglianza interiore con la sostanza dell’anima, tuttavia solamente in quanto esso è un mezzo spaziale che dà modo alle innumerevoli forze originarie provenienti da Dio di incontrarsi, di associarsi e congiungersi e, infine, agire come del tutto in comune» [G.V.G. – VII/72,3-5].

Questa sostanza, impalpabile per l’essere umano, contiene quindi in sé tutti gli elementi o sostanze primordiali che diventeranno poi tutte le svariatissime sostanze contenute nell’aria, nell’acqua e in ogni specie vegetale e animale, poiché:

«… dietro la sostanza dell’etere si cela il fuoco dello spirito impercettibile ai sensi umani, cioè una forza eternamente agente che, emanante da Dio, colma lo spazio infinito e opera e crea incessantemente. Dio stesso però è l’eterno Spirito primordiale e l’eterno Essere originario raccolto nel Suo centro, fuori dal quale Egli irradia i Suoi sublimi Pensieri e le Sue immense Idee, di cui colma l’infinito procedente da Lui; Pensieri e Idee che, colmi del Suo Amore, divengono un fuoco vitale simile a Lui. Per effetto della Sua Sapienza si plasmano in forme ordinate e, grazie alla Sua Volontà, si manifestano come esseri distinti l’uno dall’altro ed esistenti singolarmente a sé, e in questi esseri viene immessa la facoltà di moltiplicarsi nella loro specie, di progredire, di unirsi poi con il tempo tra di loro salendo di gradino in gradino sulla scala dell’Ordine eterno di Dio e, infine, assurgere alla somiglianza di Dio» [G.V.G. – VII/72,9].

Affermazioni queste, che solo qualche anno dopo la morte di Lorber saranno confermate da altre rivelazioni al mistico Mayerhofer:

«L’etere stesso ha comunque in sé tutti gli elementi che sono necessari per la creazione e la conservazione di singoli mondi» [S.d.C. – 28,5].

«Così voi vedete che la vita cosmica, cominciata dal più piccolo atomo eterico, lottando, s’inerpica su dal materiale inconscio fino allo spirituale di un cosciente spirito angelico, il quale, dominando con lo sguardo il mondo materiale, può afferrare le Mie Idee, possedendo anche il potere di realizzarle» [S.d.V. – 20,26].

Nel XIX secolo nessuno scienziato dubitava dell’esistenza dell’etere. Quando nel 1881 Michelson intraprese dei tentativi per stabilire l’esistenza dell’etere con l’aiuto di strumenti sensibili, questi fallirono. La sua esistenza non poté essere dimostrata, né con questo né con esperimenti postumi. Se si considerano queste imprese, secondo la visuale della Nuova Rivelazione, allora diventa chiaro che il risultato doveva essere negativo. Lorber, infatti, osserva che la vera regione dell’etere comincia, secondo il grado di latitudine del luogo in esame, soltanto a una quota da 2 alle 10 miglia tedesche[43]. È chiaro che nel 1881 ogni esperimento di questo genere intrapreso sulla Terra non poteva che naufragare. Inoltre nella Nuova Rivelazione è accennato che “l’etere è completamente privo di resistenza” [G.V.G. – VII/72,3] così che i valori misurati di una resistenza non potevano essere registrati.

Ci furono però ancora altri motivi che hanno portato alla soppressione dell’etere, pur contro l’opposizione di molti scienziati. La teoria dell’etere, infatti, come riferisce Mussard, richiedeva delle caratteristiche inadempibili. Einstein lo ha improvvisamente eliminato dalla fisica, dichiarando che le onde luminose appaiono veramente senza sostegno. Ma Mussard scrive: "Pensare questo, è veramente insufficiente". – Anche Wilhelm Martin dichiara che immaginare che dei corpuscoli luminosi dovrebbero correre nel vuoto dopo l’abolizione dell’etere: "… contraddice ogni reale dato di fatto della luce, particolarmente anche nel percorso, per opera dei medium". – Einstein sostituì il concetto dell’etere con ‘campo’, un concetto che per lui era matematicamente meglio afferrabile. Tuttavia, pur se un campo è un concetto quantitativo, anch’esso non è visibile, poiché il suo supporto è lo spazio vuoto! – Dice Tirala: "Ai fisici era evidentemente spiacevole dover accettare un universo infinito, escogitarono piuttosto l’introduzione di un nuovo ‘campo’ in un settore matematico. Qui veramente resta solo il desiderio, quale padre del pensiero, com’è stato anche spiegato chiaramente da parte della fisica". – Osserva Mussard: "In fondo, non si è molto lontani dal vecchio concetto di etere, gli si è solo stato negato ogni caratteristica sostanziale e si è dato ad esso un altro nome, chiamandolo campo".

La fisica odierna, nello studio del ‘campo elettrico’, vede che delle vibrazioni elettromagnetiche immateriali riempiono lo spazio vuoto come causa prima di ogni essenza, dalla quale è creata la sostanza. Ciò che gli scienziati dichiarano oggi sul campo elettrico, si trova dettagliatamente confermato quasi allo stesso modo nelle rivelazioni sull’etere avute nel 1876 da Mayerhofer:

«Vedete, figli Miei, l’etere è uno spazio buio, nel quale agiscono solamente delle forze cosmiche» [S.d.C. – 28,4].

«Nell’etere, come ho già detto, mediante queste due forze che voi potete chiamare anche elettricità e magnetismo, regna un eterno movimento, attraverso il quale viene stabilita, oppure influenzata, l’orbita dei mondi, dei soli e dei pianeti» [S.d.C. – 28,7].

Mentre la scienza dice semplicemente: "La materia è una maggiore eccitazione del campo attraverso delle vibrazioni", tramite la Nuova Rivelazione noi abbiamo la possibilità di conoscere approfondimenti della natura e dell’essenza della materia spiegati precisamente, la cui origine è nell’etere:

«Infatti, ovunque, già nel mondo giudicato della materia, si scorge una qualche intensa attività – come per esempio una violenta tempesta, una forte risacca, un forte strofinio tra due oggetti dello stesso o di diverso tipo, una potente pressione tra due corpi duri e altre cose simili – là si vedrà svilupparsi contemporaneamente, specialmente di notte, un fuoco e una luce, o per lo meno un bagliore. Ciò viene designato dagli scienziati col nome generico, tuttavia non sempre appropriato, di elettricità; in fondo, e del tutto esattamente secondo piena verità, non è nient’altro che un’eccitazione degli spiriti naturali imprigionati più o meno duramente in tutta la materia, i quali possono sempre essere eccitati tanto prima e tanto più facilmente, quanto più duramente sono prigionieri. Se invece sono trattenuti più lievemente, come per esempio nell’aria, nell’acqua, nel fango e in ogni sorta di altri corpi fluidi e molli, allora occorre proporzionalmente un movimento più intenso, affinché gli spiriti naturali non potendo sfuggire facilmente ad esso, siano eccitati e, mediante il loro movimento vibratorio, velocissimo dentro l’involucro leggero e molto trasparente che li tiene prigionieri, divengano visibili come una luce o come un arroventamento. Ma che questo eccitamento degli spiriti naturali consista nella vibrazione, qualsiasi persona animata da solo un po’ di spirito di osservazione lo può scorgere e riconoscere facilmente da migliaia di fenomeni che compaiono nel mondo della natura. Quando una qualsiasi persona o perfino anche un animale vengono molto eccitati nel loro animo da una qualsiasi cosa, si osserva in essi un tremore che non deriva da nient’altro che esclusivamente dall’eccitabilità degli spiriti naturali imprigionati nella carne e nel sangue. Una corda su uno strumento musicale vibra quando riceve una spinta o un colpo, perché gli spiriti imprigionati nella materia della corda vengono eccitati dalla spinta o dal colpo. La fiamma di ogni luce, che altro non è che un atto di liberazione degli spiriti naturali imprigionati nella materia, consiste in vibrazioni sempre più visibili, ed è causata dall’attività degli spiriti naturali che diventano liberi. E di fenomeni simili ce ne sono altre migliaia e ancora migliaia, nei quali può essere osservato lo stesso processo» [O.l.s. – Appendice 13-14].

Queste vibrazioni elettromagnetiche, quali derivazioni dell’azione della reciproca forza di attrazione e repulsione, saranno poi confermate precisamente nel 1876 tramite il mistico Mayerhofer:

«Nel piccolissimo atomo etereo giace questa forza primordiale, e precisamente sempre così disposta secondo la sua posizione che è di attrazione o di repulsione, per la cui ragione perfino l’etere stesso non gode di alcun riposo, bensì entrambe le forze, l’attraente come la respingente, mantengono in esso il necessario movimento e la vera vita cosmica che, in primo luogo, è idonea a dare ai mondi esistenti il necessario per la loro conservazione, ovvero allontanare da lì l’inutile e il consumato, e in secondo luogo, qualunque vita eterica proprio per questa ragione viene messa nella condizione di far sorgere nuovi mondi. Ebbene, nel mezzo di quest’immenso spazio eterico nel quale non è pensabile né un sotto né un sopra, nessun destro e nessun sinistro, in questo spazio oscuro galleggiano come gocce d’olio sull’acqua, senza peso, i grandi mondi e i soli insieme a tutti i loro orbitanti satelliti e comete – trattenuti l’un l’altro solo dalla reciproca forza di attrazione o di repulsione – in orbite lungamente estese, in forme ellittiche oppure quasi circolari» [S.d.C. – 28,5-6].

Se la fisica odierna dice che la causa prima di ogni essere sono le vibrazioni elettromagnetiche, allora le rivelazioni lo hanno già anticipato nel 1873, quando si riferirono all’etere:

«Vedete, qui ora subentra il principio fondamentale dell’intera Creazione e vi dice: l’elemento motorio che compenetra tutto e fa fremere l’intero spazio eterico in immense vibrazioni è la Mia Volontà, è il Mio stesso Io, non è materia condizionata, bensì è la spirituale, incondizionata, non passeggera, vita illimitata. […] Senza questa Mia onnipotente Volontà non fremerebbe nessun atomo nel grande spazio eterico, non si svilupperebbe nessun calore e non sarebbe irradiata nessuna luce» [S.d.C. – 25,17-20].

«È questo vibrare, è questo diffondersi della luce che, partendo dal mondo dello spirito, s’irradia nel materiale, si manifesta nei lontanissimi soli e, come fascio di colori, esprime tutte le divine Caratteristiche in corrispondenti vibrazioni» [S.d.C. – 25,38].

Dunque, se nella Nuova Rivelazione è chiaramente detto che “l’etere è da considerare in parte spirituale e in parte anche come sostanza naturale della luce e della vita”, [G.V.G. – VIII/143] in contrasto all’immaginazione di Einstein, l’etere ha dunque anche carattere sostanziale. – Il dr. Wilhelm Martin scrive su questo: "Le particelle dell’etere sono di materia così fine che sono appena da scorgere come materia fisicamente accertabile".

Dal verbale di seduta dell’accademia delle scienze di Heidelberg n. 6 del 1910 risulta che allora si erano avvicinati al segreto dell’etere, molto più di oggi. In questo verbale è detto tra l’altro che non ci si dovrebbe turbare per il fatto che le caratteristiche dell’etere siano completamente differenti da quelle della materia.

Le obiezioni che vengono sollevate contro la soppressione dell’etere da parte di molti scienziati come Lenard, Sir Oliver Lodge, Stark, Gehrke, Dingler, Wichert, Koester e altri, sono state, come riferisce il dr. Martin, seppellite nel silenzio.

Anche alcuni argomenti dei sostenitori di Einstein sono poco convincenti. Così, per esempio, Westphal fa constatare che con il principio della velocità della luce costante, la supposizione di un etere sostanziale sia incompatibile. Tirala ha respinto questa obiezione con la constatazione che da decenni prima di Einstein la costante della velocità della luce era conosciuta e tuttavia nessuno scienziato aveva messo in dubbio l’etere.

Anche oggi ci sono ancora dei fisici che si attengono alla necessità di dover presupporre l’etere. Ad esempio, A. S. Eddington riferisce dell’etere quale il portatore nel cosmo, per le caratteristiche insite dello spazio. – Emil Wiechert indica l’etere come il portatore di tutte le forze nel mondo. – Rudolf Koester fa notare: "Si acquisisce sempre di più l’impressione che l’insegnamento einsteiniano, mettendo da parte l’esistenza dell’etere, non significhi un progresso nel senso della conoscenza teorica, bensì soltanto uno spostamento di concetti finora chiari e correnti su cose concrete, tanto quanto dai fisici come anche dai laici pensanti". – Anche lo scienziato americano Chew ritiene la teoria del campo "…per un inutile, forse perfino inadatto, punto di partenza".

Ford accenna agli irrisolti problemi della teoria del campo, esternando che il problema principale di questa teoria è l’evidente pluralità dei differenti campi, dichiarando letteralmente: "Oggi ci troviamo di fronte a una pluralità sconcertante di campi, ai quali proprio nessuno crede veramente".

A queste suddette esposizioni c’è ancora da aggiungere qualcosa di notevole importanza che conferisce al problema dell’etere un nuovo aspetto. Il prof. Tirala scrive su questa questione quanto segue: "Il pensiero di Einstein di abolire l’etere perché questo non corrispondeva al pensiero del suo scopritore Huygens, fu qualcosa  di nuovo. Huygens riteneva l’etere come immobile nel cosmo, invece Einstein rifiutò l’esistenza dell’etere soltanto per quindici anni. Poi, sotto la pressione dei fatti e di nuovi esperimenti, lo introdusse di nuovo e lo inserì nel 1921 come spiegazione necessaria della gravitazione. Questo ritorno di Einstein alla vecchia immagine dell’etere nel 1921, diciotto anni dopo la sua pretesa soppressione, nel frattempo fu taciuto dai suoi sostenitori. […] Secondo l’opinione dei teorici della relatività, l’onda di luce porta lo spazio concretizzato. Così lo spazio diventa materia equivalente per l’oggetto etere. Quindi, se si ha bisogno dell’etere per la gravitazione, esso viene nuovamente introdotto come lo hanno fatto realmente Einstein e Dirac, così come sta bene proprio ai fisici filosofanti".

Anche nella scienza, come similmente accade in altri campi della vita, non tutte le influenze si trovano in superficie. Ciò che di volta in volta è annunciato o difeso come ipotesi determinante, dipende tra l’altro dall’influenza delle autorità della scienza sui mass-media. Nel Frankfurter Allgemeine Zeitung del 7 luglio 1871, K. Rudzinski fece notare la forte pressione alla quale viene esposto quel fisico che si mette in contrasto agli interessi e agli obiettivi delle lobby dei fisici. "La lobby dei fisici, però", così sottolinea, "come tutti sanno, è la più potente lobby scientifica". A ciò è da riportare che qualche nuova conoscenza, come la teoria dei quanti, come la legge della conservazione dell’energia, come la scoperta di Polany del DNA, ecc., per lungo tempo non trovarono alcun riconoscimento, anzi in alcuni casi furono bollate come idee bizzarre.

Similmente alle particelle elementari gli scienziati col problema dell’etere si trovano al limite del conoscibile, poiché l’etere possiede il marchio dell’irrazionalità nella misura più alta. Esso, così come le particelle elementari, porta dal mondo fisico alla super fisica sostanza elementare e, infine, come lo conferma la Nuova Rivelazione, allo spirituale. Perciò solo tramite una rivelazione può diventar comprensibile qualcosa che la scienza non potrà mai spiegare esaurientemente con la sola logica o con l’osservazione. Sull’etere, ad esempio, attraverso Lorber ci viene rivelato questo:

«Che cosa direbbero gli ingegnosi separatisti (fisici – n.d.a.), se potessero dimostrare in un modo evidente che cos’è propriamente in sé questo etere? In verità, una simile domanda potrebbe difficilmente far guadagnare a qualcuno di loro un premio di cinquanta ducati! Infatti, in primo luogo, l’etere non lo si può osservare con nessun microscopio, dal momento che già l’aria, che è molto più densa, non può essere percepita nelle sue singole parti da nessun microscopio. Certamente i fisici potrebbero analizzare l’etere dal punto di vista chimico, purché siano in grado di rinchiuderne un po’ nei loro alambicchi; considerato però che la regione in cui si trova l’etere propriamente detto comincia appena a un’altezza di due, tre, quattro e, verso il Polo nord, perfino di ben dieci miglia tedesche sopra la Terra, riuscirà alquanto difficile a tutti i naturalisti procurarsi, durante la loro vita terrena, un po’ di etere da quella regione allo scopo delle loro investigazioni. – Noi invece vogliamo percorrere una via ben più comoda e sicura, e cioè quella tracciata dall’intima fede, dalla fiducia e dal vero amore. Seguendo queste vie un pastorello di buoi e di pecore troverà che Sirio gli è ben più vicino e può essere contemplato meglio, di quanto lo possa essere una gocciolina di pioggia caduta sul naso a un qualche naturalista estremamente matematico che segue la via tenebrosa della miope indagine affidata all’intelletto umano» [L.m. – 10/6-8].

Parole, queste, che troveranno conferma non soltanto con Lorber, ma anche tramite ciò che sarà rivelato ad altri mistici dopo di lui; parole tramite cui l’uomo del XXI secolo è chiamato ad accettare che solo tramite lo spirituale, solo tramite il rapporto con il regno della luce e dell’amore, gli sarà possibile cominciare a comprendere – nella verità – il mondo che lo circonda e di cui, sulla Terra, c’è sì la possibilità di comprendere visibilmente la Creazione, ma di questa solo un’infinitesimale parte. Nel 1875 a Gottfried Mayerhofer sarà detto:

«I numeri non bastano per misurare i Miei mondi e le loro distanze, le parole non possono descrivere tutte le magnificenze di queste Creazioni, e nessuno spirito umano otterrà qui (sulla Terra) e ancor meno lì (nell’aldilà) un completo sguardo d’insieme sul Mio intero regno materiale e spirituale» [S.d.C. – 27,7].

Solo a titolo di esempio riportiamo la spiegazione contenuta nella Nuova Rivelazione sul concetto del ‘tono’, una particolarità che alla fine è legata anche all’etere, su cui gli scienziati mai sarebbero in grado di dare, ma che invece, per la sua particolarità, ci può insegnare che, per quanto grandi possano essere le sue osservazioni, il conoscibile non potrà mai giungere dall’uomo, ma solo da una Fonte superiore se la si accetta come verità. Questa spiegazione che segue si trova nelle rivelazioni sulla vita degli abitanti di Saturno, che nessun terrestre potrà mai osservare, se non con gli occhi dello spirito:

«Se voi, per esempio, tendete una corda armonica su un asse di legno e la pizzicate, la corda renderà sempre un suono di una determinata altezza o profondità. Più tenderete la corda, più il suono si farà intenso o acuto; se invece allenterete la corda, il suono si farà in proporzione più grave. Qual è dunque la causa della risonanza? Ecco, voi potreste cercare quanto volete, ma non sareste capaci di trovarne altra all’infuori dell’asse di legno e della corda che vi è tesa sopra; ogni qualvolta che farete agire questa causa attraverso uno sfregamento, si produrrà sempre il medesimo effetto. Le modifiche del tono in altezza e in profondità in questo caso non c’entrano per niente, poiché il tono rimane tono, sia acuto che grave. Però sarete portati a domandarvi che cosa produce veramente il suono: l’asse levigato del legno, oppure la corda? Ed Io vi rispondo che non è l’asse da solo, né la corda da sola, bensì il fenomeno lo si ha perché ambedue concorrono in comune a produrlo: l’asse levigato, nella sua integrità ha costantemente pronte tutte le immaginabili forme e misure per la produzione del suono, mentre la corda vibrante sull’asse suscita e rende manifeste queste forme in maniera ben distinta l’una dall’altra. Così l’asse piallato risulta essere l’organo depositario di tutte le forme sonore immaginabili, e la corda tesavi sopra è lo strumento atto a destare tali forme e renderle percettibili ai sensi. Ma affinché questo sia possibile, è evidente che tra l’asse piallato e la corda deve esistere un innegabile rapporto di armonia. Forse qualcuno sarebbe disposto ad ammettere che anche l’aria costituisce un mezzo per la formazione del suono, ma a tale proposito è necessario considerare che mai e poi mai possono concorrere alla produzione di qualche effetto più di due cause di polarità opposte che sono reciprocamente in conflitto. Né il mezzo può mai essere considerato come una causa, bensì unicamente come una via attraverso la quale l’effetto ottenuto dalle due polarità si rende manifesto. Prendete come esempio il magnetismo. Questo elemento nella sua caratteristica polarità può trovarsi solo quando una verga di ferro ne resta satura, oppure, piuttosto, non agisce liberamente in se stesso con tale sua polarità in tutto l’infinito? Vedete, evidentemente la verga di ferro non è altro che una via attraverso la quale questo fluido viene messo in grado di manifestarsi in maniera percettibile ai vostri sensi; invece la verga, in sé e per sé, non può essere considerata una causa generante il fluido magnetico. Ovvero, è forse l’aria, oppure è l’etere ciò che ricolma lo spazio tra il Sole e un pianeta, quell’elemento che produce la luce, o piuttosto, non sono essi semplicemente la via tramite cui la luce emanata da un sole arriva fino a un pianeta, qualora questo sia costituito in modo da poter accogliere la luce? Dunque, rispetto alla formazione del nostro tono, noi non consideriamo l’aria come un mezzo che produce il tono stesso, bensì soltanto come una via attraverso la quale le forme sonore, come quelle ottenute dalla corda in comunicazione per tensione con l’asse piallato, possono essere percepite dall’orecchio. In generale, con la parola ‘tono’ voi non dovete intendere il suono per se stesso, bensì unicamente una forma strappata a una qualche superficie liscia ed elastica mediante delle vibrazioni di un determinato grado. Il suono in se stesso è solamente una testimonianza che, per effetto delle regolari vibrazioni di un corpo atto a vibrare, si sviluppano delle forme di un altro corpo posto alla sua base. Quantunque siate esperti nell’arte dei suoni, tuttavia, Io vi dico che quasi in nessun ramo dell’arte o della scienza siete così poco esperti, quanto appunto nell’arte dei suoni e dell’acustica, perché voi non ne comprendete nulla di più di quanto ne comprendano i vermi che rodono la corteccia morta di un albero. Vedete, voi raccogliete bensì assieme dei vari toni nelle loro varie altezze, cioè acuti e gravi, e certo vi dilettate di questa musica, però questo diletto non si differenzia per nulla da quello che provano i vermi quando rodono la corteccia morta dell’albero. E, infatti, a chi di voi è mai venuto in mente che il tono è invece una delle forme più meravigliose che esistano? Vedete, se emettete con la vostra gola una qualche nota o la produce con uno strumento musicale, voi della nota stessa non sapete dire altro, se non che questa nota è un do o un fa, e che questo si trova in questa o in quell’altra ottava, e potete tutt’al più stabilire ancora da che strumento è stata emessa. Considerate bene la cosa, e poi confessate se dal tono voi sapete molto di più oltre al fatto di poter valutare con il vostro orecchio la qualità e giudicare dal reciproco rapporto tra un tono e l’altro se vi è consonanza o dissonanza; e così, quando avrete fatto ciò, per voi sarà perfettamente esaurita la vostra possibilità di giudizio riguardo al tono. Ma affinché tanto più profondamente vi convinciate come in nessuna altra arte voi siate così poco esperti quanto in quella dei suoni, Io Mi limiterò a dirvi di sfuggita soltanto poche cose riguardo al tono stesso. Voi sapete che su uno stesso asse possono essere tese parecchie e varie corde, delle quali ciascuna, a seconda del grado di tensione, darà un tono più o meno acuto o più o meno grave, e tutto ciò sul medesimo asse. Ma se su quest’uno e medesimo asse possono essere prodotti tanti possibili toni in tutte le loro sfumature in numero così vario, bisogna evidentemente concludere che in quell’uno e medesimo asse deve trovarsi presente un numero quasi infinito di forme, perché queste possano manifestarsi in maniera perfettamente percettibile in seguito a tutti i possibili e immaginabili gradi di tensione delle corde stesse. Se voi esaminate l’asse in sé e per sé, cosa vi scorgete? Nient’altro che un asse vuoto e piallato. E quando osservate la corda che vi è tesa sopra, cosa scorgete? Nient’altro che un filo uniforme ed elastico di budella d’animale, oppure metallico. Dunque, all’infuori delle due banali uniformità, voi non vi troverete dinanzi niente che si presti a qualche dissertazione filosofica. Tuttavia in queste due banali uniformità si tiene celata una multiformità così varia, che tutti i musicisti presi insieme, dai tempi di Davide fino ad oggi, nonostante le loro molte composizioni, non ne hanno tratto fuori ancora nemmeno la miliardesima parte, anche se questi toni esteriori, in sé e per sé, in rapporto al vero e proprio tono, non sono altro che quello che la corteccia morta di un albero è in rapporto all’invisibile vita interiore spirituale dell’albero stesso. Dunque, che cos’è il tono? Il tono non è altro che un manifestarsi delle forme spirituali armoniche dalla varietà infinita, tali e quali come sono insite nella materia o quanto meno si celano nella stessa. Perciò l’asse o la cassa armonica di uno strumento musicale è un mondo infinito ricolmo di forme spirituali. E quando voi, per esempio, da uno strumento avete prodotto un do o un la, mediante questo semplice suono si è manifestato al vostro orecchio, in maniera uniforme e ben precisa, né più né meno che un’intera creazione con tutto un complesso di esseri di ogni specie in numero mai calcolabile in eterno. Voi, però, restate attaccati soltanto a quello che il vostro orecchio rudimentale percepisce, ma non fate affatto attenzione a ciò che si nasconde dietro a quello che avete percepito; quantunque dopo aver inteso vari suoni susseguitisi in una serie armonica, s’insinuino in voi dei grandi presentimenti e le forme spirituali viventi vi si stringano intorno da ogni parte, pure voi restate ancora ciechi e continuate invece a rodere la corteccia senza pensare affatto a ogni semplice suono che, appunto per effetto del tono percettibile di una sola parola, sono sorte tutte le cose che ricolmano l’intera infinità. Da tutto ciò che è stato detto potete dunque già farvi un’idea relativa di ciò che è veramente un tono e quanto diverso è il suo significato, da quello del semplice ed uniforme suono che voi chiamate ‘tono’. Considerato però che prima siamo partiti dai rapporti armonici ed abbiamo spiegato come tra un asse levigato e una corda tesavi sopra esista una costante armonia e che da questa armonia derivano, secondo l’esteriorità, gli stessi effetti, noi possiamo pure, in base a ciò, avvalorare adesso appieno la nostra prima tesi, secondo cui deve esistere una costante armonia anche tra due corpi mondiali, per quanto sia grande la distanza che li separa l’uno dall’altro» [Saturno – 29,3-15].

Nella Nuova Rivelazione si trovano tante descrizioni riguardanti particolarmente l’astronomia, tali da poter saziare chiunque voglia cibarsi di un sano alimento straordinariamente vario, sebbene questo non riesca a trovare ancora il plauso degli odierni scienziati. Un tale stato di cose potrebbe tuttavia cambiare molto presto, così come nell’antichità sono decaduti molti dogmi che man mano non erano più conciliabili con la sapienza canonica presso le principali autorità religiose, cose che oggi sono considerate antiche ridicolaggini. Allo stesso modo, anche se tutte le dichiarazioni scientifiche sulla natura contenute nella Nuova Rivelazione dovettero apparire assurde alle immaginazioni degli scienziati del XIX secolo, oggi è perfino dimostrata la loro attendibilità attraverso le profondissime e sconvolgenti conoscenze della ricerca scientifica. È senza senso considerare qualcosa d’impossibile solo perché contraddice le attuali possibilità cognitive? Nel corso dei decenni passati, con la conferma delle comunicazioni dall’Alto apparse allora insensate, si sono tuttavia avverate le parole di Polignac[44]: "Proprio la verità spesse volte è inverosimile!".

 

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Cap. 9

 

Le profezie di Lorber sulle future catastrofi ambientali

 

Da poco tempo le profezie di Lorber che si riferiscono alle imminenti catastrofi ambientali sono diventate di particolare attualità. Solo pochi anni fa queste rivelazioni sarebbero state considerate come creatrici di panico, e da nessuno prese seriamente. Oggi non ci si permette questo, in considerazione del fatto che, secondo l’unanime parere degli scienziati, l’umanità sta davanti a una catastrofe ecologica d’inconcepibile dimensione. La gran massa non riconosce ancora cosa spetterà all’umanità nei prossimi anni. Per troppo tempo le verità di esperti studiosi sono state inascoltate dai politici. Poi la nemesi arrivò all’improvviso. Alla conferenza sull’ambiente di Stoccolma, nel giugno del 1972, la serietà della situazione non fu più messa in dubbio da nessuno. I sapientoni e gli interessati ottimisti diventarono taciturni.  Il progresso e l’imperterrito aumento del benessere che, secondo quel che si dice, non si deve mai fermare, ci hanno portato in una situazione che la rivista scientifica "X-Magazine" dell’aprile 1972 delinea come segue: "I problemi nella società sono cresciuti fino alla minaccia della vita. La Repubblica Federale Tedesca somiglia a un’azienda che cammina pericolosamente sull’orlo della bancarotta. Essa è una nazione per i cui bisogni trovano terribili spunti: ambiente rovinato, città inabitabili, malattie fisiche comparenti in gran numero, flussi di droga, criminalità crescente, istruzione in stato d’emergenza, scarsa assistenza medica, decine di migliaia di morti in incidenti stradali e altrettanti feriti, ecc.", e la rivista scientifica ha parlato solo di questo paese nel lontano 1972. Ma in generale, come sta la Terra dopo quasi cinquant’anni?

L’acqua dei fiumi che viene potabilizzata per le città per milioni di uomini continua a inquinarsi sempre più, ma anche le falde acquifere sono minacciate di inquinamento attraverso i nitrati, cioè nitriti dovuti ai fertilizzanti artificiali. L’inquinamento dei mari avanza con cinque milioni di tonnellate annui tra oli, mercurio e plastica[45]. L’altamente velenoso DDT che va intorno al globo terrestre come una nuvola gigantesca si trova già nei generi alimentari, arrivando perfino ad inquinare il ghiaccio della Groenlandia, ed è stato trovato pure nel corpo dei pinguini all’altro capo della Terra, nell’Antartide, talvolta è risultato anche nelle analisi del latte materno! Lo spreco e il lusso crescono, e il complesso d’invidia tra le popolazioni dei paesi più poveri e quelli più ricchi si diffonde come una macchia d’olio sull’acqua.

Necessitiamo di sempre più cibo e più acqua. Le città si ingrandiscono e la gente vuole case, vestiti, automobili, televisori, ecc. Ma c’è un limite a ciò che la Terra può darci? Pretendiamo troppo dal nostro pianeta e lo danneggiamo in molti modi diversi. Stiamo sacrificando il futuro dei nostri figli per ampliare egoisticamente il nostro benessere di oggi.

In tutto il mondo si continua a tagliare le foreste per il legname, in particolare nella foresta amazzonica, ma anche in altri paesi per la realizzazione di industrie o lo sfruttamento di coltivazioni intensive meccanizzate. Negli ultimi cento anni abbiamo distrutto la metà delle foreste pluviali tropicali del mondo, senza capire che, se è vero che sono le foreste a produrre ossigeno e quindi sono essenziali per la vita sulla Terra, se le distruggiamo, anche l’equilibrio ambientale su cui è basata la vita sulla Terra rischia di rompersi. Quando nelle foreste si tagliano enormi quantità di alberi, sotto di essi, oltre alla flora, perdono il loro habitat anche centinaia di specie animali, e moltissime sono a rischio di estinzione, modificando il delicato equilibrio presente in natura.

Già in molte metropoli l’inquinamento atmosferico è un problema serio, e la salute dei cittadini viene continuamente messa a rischio. Il vento trasporta l’inquinamento atmosferico oltre le città e percorre lunghe distanze nei diversi strati dell’atmosfera, e a causa di questo in tutti gli angoli del pianeta cadono delle piogge acide che inquinano ogni cosa.

Abbiamo bisogno di sempre più energia elettrica, ma quando le centrali la generano, producono nel contempo molta anidride carbonica. Questo gas si somma a quello proveniente dalle abitazioni, dalle città, dalle fabbriche, aerei e auto. Milioni di tonnellate di anidride carbonica salgono nell’atmosfera, e poiché la Terra non riesce a riconvertirla completamente, questa aumenta sempre più e resta lì. Lo chiamiamo "gas serra", perché è come il vetro di una serra che intrappola l’aria calda negli strati più bassi dell’atmosfera, e gli scienziati ritengono che la temperatura media globale del pianeta tenderà a salire tra i 2°C e i 6°C nei prossimi cento anni, con conseguenze enormi non ancora prevedibili per l’ecosistema.

Proprio sulla deforestazione della Terra la Nuova Rivelazione ci da’ una dettagliata conseguenza di cosa succede quando si continua a sfruttare così il delicato ambiente in cui viviamo:

«Tu ora pensi e ti chiedi tra te e te se anche il diluvio sia da considerare come una conseguenza naturale e necessaria di un agire perverso e contrario all’Ordine, ed Io ti rispondo: “Sì, esso va considerato appunto come tale”. In quel tempo Io destai più di cento veggenti e messaggeri, feci ammonire i popoli a desistere dalle loro opere contrarie alla natura e all’Ordine divino e per più di cento anni feci evidenziare continuamente loro, con tutta serietà, le spaventose conseguenze per l’anima e per il corpo che avrebbero dovuto necessariamente attendersi, ma la loro malvagia arroganza arrivò al punto che nella loro cecità non si limitarono a schernire i messaggeri, ma arrivarono ad ucciderne parecchi, e così mi dichiararono ufficialmente guerra. Nondimeno, non per questo Io arsi d’ira, né meditai vendetta, ma li lasciai operare secondo la loro volontà, e dovetti permettere che facessero la triste esperienza di come alla dissennatezza e all’ignoranza – le quali esse stesse sono colpevoli di ciò che sono – non sia assolutamente lecito fare, nella loro cecità, ciò che vogliono con la grande natura e con l’Ordine di Dio. Vedi, se tu vuoi, puoi andartene a quella rupe che sorge là, verso mezzogiorno, e che è alta quasi 500 uomini; puoi salirvi fin sulla vetta e poi buttarti dalla sua parete a capofitto. Secondo le necessarie leggi della gravità, insita in tutta la materia, questa tua azione temeraria dovrai evidentemente pagarla con la vita del tuo corpo. Ma ora chiediti se una simile conseguenza potrebbe andare attribuita alla Mia ira e alla Mia vendetta. Là, dall’altra parte, verso Oriente, tu vedi delle alte catene di montagne che sono fittamente ricoperte da boschi. Prendi con te dieci volte centomila uomini, va là e fa’ appiccare il fuoco a tutti quei boschi; poi avrai di fronte delle montagne completamente nude. Ma quale sarà la conseguenza di questo tuo atto? Ecco: i molti spiriti naturali, resi così spogli a loro volta ed estromessi dalla loro naturale attività, cominceranno ad infuriare e ad imperversare nella libera atmosfera. Piogge di fulmini, terribili nubifragi e grandinate continue devasteranno poi per un lungo tratto tutte le regioni circostanti, e tutto ciò sarebbe una conseguenza del tutto naturale di una simile opera di distruzione dei boschi. E adesso, dimMi se anche qui dovrebbero in qualche modo entrarci l’ira di Dio e la Sua vendetta! C’entrarono forse anch’esse, se dieci volte centomila uomini non ebbero altra preoccupazione che quella di spianare con tutto zelo le montagne, scaricandone il materiale nei laghi, o di costruire strade militari di enorme larghezza per poter fare la guerra con maggiore facilità? Ovvero, fu a causa loro se delle intere catene di monti così lunghe da richiedere giorni di viaggio a percorrerle, furono smussate in modo da ridurle ad essere alte solo dalle 400 alle 500 altezze d’uomo, come anche scavando sotto altri monti, le acque dei bacini sotterranei diminuendo in seguito a ciò, i monti cominciarono a sprofondare in questi serbatoi sotterranei svuotati, premendo sulle acque[46], e le fecero salire in Asia come un mare, oltre alle massime vette dei monti? Ma a tutto ciò c’è da aggiungere ancora che in questa grande opera di distruzione riuscirono a distruggere varie centinaia di milioni di ettari di terreno fittamente coperto di boschi; in quell’occasione innumerevoli miriadi di spiriti naturali, prima intensamente occupati nello sviluppo di un’abbondante e lussureggiante vegetazione, si trovarono all’improvviso in libertà senza immediata possibilità di lavoro! Puoi domandare a te stesso quale spettacolo essi abbiano potuto inscenare nelle regioni dell’atmosfera! Quali uragani si siano scatenati con enormi masse d’acqua piovana e grandine, e quali altrettante piogge di fulmini si siano rovesciate dalle nubi sulla Terra per più di quaranta giorni, e come un vero mare di acqua abbia potuto innalzarsi sopra quasi tutta l’Asia; e tutto ciò per cause assolutamente ed esclusivamente naturali! DimMi ora: anche questo fu l’ira di Dio e la Sua implacabile vendetta?»  [G.V.G. – IV/143,3-6].

Tra le tante comunicazioni date a Lorber riportiamo due insegnamenti di Gesù al tempo in cui insegnava ai Suoi discepoli, ai quali comunicò sia le condizioni in cui si sarebbe trovata l’umanità al tempo nostro, sia i rischi a cui sarebbe incorsa se avesse attuato un certo comportamento improprio verso la natura, profezie di catastrofi ambientali che spiegano il perché di certe manifestazioni della natura:

«Considerate un po’ le montagne ricoperte di boschi e di altra vegetazione! Vedete, queste piante assorbono in corrispondente equa misura tutti gli spiriti naturali che si confanno alla loro natura (elettricità e fluido magnetico), ma andate adesso, e spogliate tutte le montagne della loro vegetazione, e in brevissimo tempo vi accorgerete delle conseguenze quanto mai fatali del vostro operato! In seguito a ciò, masse enormi di spiriti naturali liberi ed ancora estremamente rozzi cominceranno a radunarsi, colmando sempre più l’atmosfera che circonda la Terra. Essi, non trovando più le corrispondenti dimore e campi di attività adatti per loro, cominceranno ad afferrarsi in enormi cirrocumuli tra di loro e, per effetto della loro agitazione e della loro fame e sete (impulso di assimilazione), provocheranno le più terribili tempeste che distruggeranno tutto, devastando interi paesi in modo tale che passeranno cento e spesso fino a mille anni prima che in quei luoghi possa a mala pena mostrarsi qualche minima particella di muschio. Saranno come attualmente sono quei luoghi su questa Terra in cui per molti giorni di cammino non c’è più vegetazione di quanto ne possa avere una distesa di pietra calcarea deserta e morta, com’è quella alle rive del Mar Morto nella Palestina meridionale, verso cui scorre il Giordano» [G.V.G. – V/109,1].

«Se gli uomini vogliono un nuovo diluvio, non hanno che da spianare diligentemente le montagne e scavarvi al di sotto, e così lasceranno libero il varco alle acque sotterranee! Se vogliono appiccare il fuoco a tutta la Terra, basta che comincino a distruggere con impegno i boschi e le foreste, e gli spiriti naturali (quali elettricità statica) si moltiplicheranno in misura tale che la Terra si troverà d’improvviso come avvolta in un mare di fulmini e di fuoco! Allora sarò forse stato Io a voler visitare la Terra con il fuoco? – Dunque, insegnate all’umanità ad essere saggia, altrimenti sarà essa stessa ad attirare i giudizi sul proprio capo! Io so che succederà così, però non posso e non devo intrometterMi né impedirlo con la Mia Onnipotenza, ma unicamente mediante gli insegnamenti. – Comprendete voi queste cose?» [G.V.G. – V/109,7].

 

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Le cause delle catastrofi e dei cambiamenti climatici

Sulla Terra ci sono tanti fenomeni naturali devastanti che si verificano continuamente, dall’eruzione dei vulcani ai terremoti che sembrano dominare le varie epoche della nostra storia. Sciagure che negli ultimi anni sembra siano aumentate a dismisura, forse perché rispetto agli anni passati ora i mezzi di informazione con le immagini delle catastrofi ci rendono partecipi tutti, e ciascuno s’impressiona e riflette al vedere gli effetti devastanti. Come si può non rimanere atterriti al vedere morti, feriti, dispersi e sfollati, sentire le urla di dolore in diretta, la sofferenza fisica e psicologica dei sopravvissuti? Tanti progetti esistenziali interrotti dalla prepotenza di un disastro naturale, provocato da una natura non più benigna ma ingannatrice, indifferente alla sorte dell’uomo, dando modo di pensare che si sia scatenata l’ira di Dio. Gli inverni con neve mai immaginata prima, inondazioni, frane, uragani, tempeste, trombe d’aria, grandine, caldo insopportabile d’estate, siccità, malattie che si ripresentano dal passato, sembrano eccedere nelle loro manifestazioni, e i vari ricercatori cercano faticosamente di spiegarne il perché, senza però essere molto credibili. Sembra essere in atto un epocale cambiamento climatico. La Nuova Rivelazione già oltre un secolo e mezzo fa predisse questo tempo, e già allora presentò un quadro sconvolgente:

«Se gli uomini vivessero per soli cinquant'anni secondo il giusto Ordine di Dio, allora voi non vedreste né udreste parlare mai di una calamità, né sareste costretti a fare tali amare esperienze! E dico ancora: "Tutte le calamità, le epidemie, le varie malattie tra gli uomini e gli animali, il maltempo, le annate magre e infruttuose, le devastanti grandinate, le grandi inondazioni che distruggono ogni cosa, gli uragani, le grandi tempeste, le invasioni di cavallette e molte altre sciagure di questo genere, non sono altro che le conseguenze del disordinato modo di operare degli uomini! Se gli uomini, invece, trovassero compiacimento nel vivere secondo i dettami dell'Ordine stabilito, la paura di tali sventure sarebbe assai lontana da loro, gli anni scorrerebbero tranquilli, benedetto l'uno come l'altro, simili a perle infilate su un cordoncino, e le parti abitabili della Terra non sarebbero mai tormentate da calori troppo grandi o da geli eccessivi. Ma poiché gli uomini assennati e immensamente intelligenti, di proprio impulso e volontà, intraprendono, oltre ai loro bisogni, ogni genere di lavori, erigendo enormi costruzioni sulla Terra e apportandovi esagerati miglioramenti, spianando montagne per costruire strade militari, distruggendo molte centinaia di migliaia di jugeri[47] di magnifici boschi, e scavando a troppa profondità entro i monti alla ricerca dell'oro e dell'argento, e ancora: quando infine gli uomini vivono in perenne stato di contesa e di lotta tra loro, nonostante siano continuamente circondati da una quantità immensa di spiriti naturali intelligenti dai quali dipendono completamente sia le condizioni meteorologiche della Terra come pure la purezza e la salubrità dell'aria, dell'acqua e del terreno, allora come ci si può stupire se questa Terra si trova sempre più afflitta da innumerevoli mali di ogni specie e di ogni tipo? La gente avida ed avara è solita munire di formidabili serrature e chiavistelli le porte che tutelano i suoi granai, ma ciò non basta, ed essa mette, oltre a ciò, una guardia armata a custodire le ricchezze e i tesori accumulati, tesori che superano enormemente il proprio bisogno, e guai a chi osa avvicinarsi senza autorizzazione; in verità costui andrebbe incontro ad un aspro interrogatorio! Io non voglio dire con questo che chi ha faticosamente accumulato qualche proprietà non debba tutelarla; Io qui intendo parlare invece dell’eccessivo accumulare, assolutamente inutile, che raggiunge proporzioni gigantesche. Non sarebbe dunque possibile erigere anche dei granai che rimanessero aperti a ciascun povero e debole, sia pure sotto la sorveglianza di un saggio distributore, affinché nessun povero possa prendersi più di quanto gli occorre per il proprio sostentamento? Ma se in questo modo l'avidità e l'avarizia scomparissero da questo mondo, allora – fate bene attenzione alle Mie parole – anche tutte le annate magre svanirebbero da questa Terra! Tu ti chiedi adesso come ciò sia possibile, ed Io ti rispondo: “Nella maniera più naturale di questo mondo, vale a dire che, per quanto poco uno sia a conoscenza dei processi interiori che si svolgono nell'intera Natura, non solo deve immediatamente accorgersene, ma deve afferrare questa cosa, per così dire, con le mani e con i piedi!”. Ecco, qui dinanzi a noi c'è ancora la pianta benefica, e là, un po' più oltre, la pianta estremamente velenosa. Ebbene, non si nutrono ambedue dell'identica acqua, esattamente della stessa aria, della stessa luce e dello stesso calore emanato dalla medesima luce? Eppure l'una è colma di elementi salutari, mentre l'altra sovrabbonda di veleno mortale! Ma perché ciò? Perché la pianta benefica, grazie al suo carattere interiore ben ordinato, influisce su tutti gli spiriti vitali naturali che la circondano, facendoli armonizzare col suo stesso buon carattere, e questi poi le si stringono intorno in perfetta pace e amore e concorrono alla sua nutrizione con azione benefica tanto dall'esterno verso l'interno, quanto viceversa. Così, nell'intera pianta, tutto acquisisce un potere salutare, e di giorno, alla luce del Sole, tanto le sue emanazioni, quanto gli spiriti vitali naturali che le stanno intorno per un vasto raggio, esercitano sugli esseri umani, e così pure su molti animali, una influenza quanto mai benefica. Invece nell'altra pianta, quella velenosa nel cui interno si celano le caratteristiche di un egoismo feroce, dell'ira e del furore, gli stessi spiriti vitali naturali vengono, per conseguenza, totalmente corrotti; essi pure si stringono intorno alla pianta nutrendola, ma tutto il loro carattere si fa perfettamente omogeneo a quello originario della pianta stessa. Inoltre, anche il suo ambiente esteriore – o in altri termini, la sua esalazione – è velenoso e nocivo alla salute degli uomini, e gli animali con le loro narici sensibilissime evitano di andarle vicino» [G.V.G. – IV/144,3-9].

«Un uomo avaro e avido è una pianta velenosa tanto più straordinariamente grande e di più vasta influenza; tutto l'ambiente spirituale vitale naturale che per un vasto raggio lo circonda, le sue emanazioni e la sua sfera vitale esteriore assumono il carattere della sua vita interiore. Gli spiriti vitali naturali che gli sono intorno e che ne subiscono la mala influenza, invertono sempre – nel loro elemento maligno, avaro e avido – gli spiriti vitali naturali ancora buoni che affluiscono a loro. Ma poiché tali spiriti vitali naturali sono in continuo conflitto non solo con l'uomo, ma anche con gli animali, con le piante, con l'aria e con l'acqua, avviene che essi favoriscano continuamente ogni tipo di lotte, di attriti e di inutili movimenti nell'aria, nell'acqua, nella terra, nel fuoco e negli animali. Chi vuol fare un’esperienza pratica di tali fenomeni, vada dove dimora un uomo di carattere molto buono, ed egli troverà che pure tutti gli animali che gli sono vicini sono di natura molto più mansueta del solito; questo fenomeno lo si può costatare soprattutto nei cani, i quali in breve tempo assumono del tutto le caratteristiche del loro padrone; il cane di un avaro diventerà certamente anch'esso una bestia molto avara, e quando mangia non è consigliabile andargli vicino. Se si va invece da una persona mite e generosa che tiene in casa un cane, si vedrà come anche questo sarà di carattere mansueto; esso preferirà allontanarsi dalla ciotola contenente il suo pasto, pur di non impegnarsi in una lotta a morsi con un eventuale ospite non invitato. Anche tutti gli altri animali domestici di un padrone mite e di buon cuore li troverai di natura considerevolmente più mansueta, anzi, una persona dotata di una percezione molto sottile sarà in grado di constatare un divario non lieve perfino tra gli alberi, e in generale tra le piante appartenenti all'una o all'altra specie di persone. Osserviamo invece i servitori di un avaro: anch’essi diventano per lo più spilorci, invidiosi e avari e, quando serve, anche astuti, falsi e imbroglioni! Perfino una persona di solito buona e generosa, qualora si trattenga a lungo in vicinanza di un avaro che è immerso fino al collo nell’oro e nell'argento, finirà con l'adottare dei sistemi ispirati a tirchieria e col pensarci su molto prima di compiere una buona azione. Inoltre non è da trascurarsi il fatto che sulla Terra l'elemento maligno attira nella propria sfera il benigno con molta minor fatica di quanto sia il caso opposto! – Considerate ad esempio una persona molto collerica che sembra voler annientare tutto quanto gli sta intorno quando viene colta da uno dei suoi eccessi; se mille persone di carattere buono stessero ad osservarla, finirebbero esse stesse con l’infuriarsi, e tutte si sentirebbero spinte a scagliarsi immediatamente su quell'unico collerico, per cacciare via da lui la sua ira, purché la sua pelle offrisse posto sufficiente a tutte quelle mani pronte all'azione. Perché dunque uno solo acceso nella propria ira incita mille altri a reagire con altrettanta ira? E perché invece i mille mansueti non attraggono nella loro buona sfera quel solo collerico? Tutto ciò accade perché – particolarmente su questa Terra, a causa dell'educazione dei figli di Dio – lo stimolo al male è, come anche deve essere, di gran lunga più potente che non lo stimolo al bene. Il perché di questa cosa, ve l'ho spiegato già una volta nelle sue linee generali, e quindi non c'è bisogno che Mi ripeta. […]  Immaginati ora che in una regione o in un intero paese ci sia una quantità di gente malvagia di ogni specie, e domanda a te stesso, dopo quello che hai sentito, se davvero dipende da una qualche ira di Dio il fatto che su quella regione o su quel paese si abbattano sciagure di ogni tipo! – Io dico a voi tutti, e particolarmente a te, o amico Stahar, che tutto ciò dipende unicamente ed esclusivamente dagli uomini e dal loro modo di agire e di vivere, mentre l'ira di Dio e la Sua vendetta non c'entrano per nulla in eterno, se non per il fatto che sono stato Io a stabilire un simile Ordine nella natura delle cose, che naturalmente, dovrà immutabilmente rimanere tale finché la Terra sussisterà, altrimenti essa si dissolverebbe, né potrebbe più offrire dimora agli uomini per gli scopi della loro vita di prova» [G.V.G. – IV/145,1-12].

 

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L’inquinamento radioattivo

Nuovi pericoli incombono sull’umanità da impianti atomici che spuntano come funghi nelle varie nazioni, il cui rischio viene però riconosciuto nella sua gravità solo dopo episodi tali da minare la salute di migliaia di persone. Si pensi solo al disastro di Cernobyl del 1986 e a quello di Fukushima in Giappone del 2011. L’incidente, come Greenpeace valutò per primo, fu classificato dall’AIEA[48] al grado settimo, il massimo grado della scala, raggiunto prima solo dal disastro di Cernobyl.

Gli avvertimenti e le proteste sollevate da più di 200 scienziati, tra i quali molti autorevoli studiosi e premi nobel presso la segreteria generale dell’ONU, si spengono senza reazione e non fermano i potenti complessi industriali, nonostante i pericolosi casi di lento ma sicuramente progressivo inquinamento, e caricano di continuo l’aria che respiriamo con velenosi isotopi radioattivi, così che, secondo le loro dichiarazioni, le generazioni future dovranno fare i conti con danni ereditari di grande dimensione. Albert Einstein disse al riguardo: "La scatenata potenza dell’atomo ha cambiato tutto, ma non il nostro modo di pensare. Così scivoliamo verso una catastrofe come il mondo non ne ha ancora visto!".

Entro un tempo determinato, ognuno comprenderà il senso dell’avvertimento che segue, espresso nella Nuova Rivelazione: «In un cuore senza Dio, la scienza è un vero luminare per il maligno». [G.V.G. – III/175,4] – Questa conoscenza l’aveva anche il filosofo Karl Jaspers quando disse: "Il tecnico perfezionato è lo strumentario del maligno, e del nefasto".

L’impressionante potenza distruttiva dell’atomo ha generato le armi di distruzione di massa che rappresentano uno degli aspetti più spaventosi degli sviluppi tecnologici intercorsi dalla metà dell’ultimo secolo. La necessità di trovare ‘armi risolutive’, idonee a travalicare la forza ordinaria delle armi convenzionali, ha spinto la scienza del XX secolo e di quello appena iniziato, a ricercare sempre più nuovi strumenti in grado di annientare l’avversario.

Quanto più i rendimenti tecnici e la produttività aumentano e, con questi, i danni ambientali, tanto più il crollo sarà accelerato. L’uomo si porta a gran velocità nel tempo veniente alla sua così apparente attività creativa, che è senza alcun valore etico, perfino assurda, come dice il prof. Mueller Markus: "Nella profondità, echeggia già lo sfacelo". Il tempo che è stato fissato dagli esperti all’umanità, quale ‘società suicida’ (Taylor) è molto limitato. – Questo è il risultato del dispotico, incolto uomo che danza intorno al vitello d’oro del progresso e del benessere crescente. Se si abbraccia con lo sguardo il funesto sentiero che la società industriale ha imboccato ci s’imbatte in una frase di Higo Lang che disse: "Costruire torri fin sopra le nuvole e dimenticare il cielo, è il grado estremo della cecità".

Nessuno sembra più poter frenare la valanga della sventura. Scrive l’X-Magazzin: "Gli scienziati disputeranno, scriveranno in un’incomprensibile espressione scientifica e, con tutto ciò, a poco a poco quest’edificio assai complicato della scienza, crollerà!". – Non si riconoscerà nessun cambiamento della coscienza né un cambiamento del rifiuto nella fede o del progresso o dell’etica del successo, e anche non c’è da aspettarselo. Lo strano paradiso illuminato dalla luce del neon sarà conservato e abbellito, e questo perché lo standard vitale è posto al di sopra delle possibilità di vita, sebbene le abitudini produzionistiche e consumistiche abbiano superato ampiamente e pericolosamente da molto tempo i confini delle possibilità del sistema ecologico.

Il risultato della conferenza ambientale nel giugno 1972 ottenuto a Stoccolma è inquietante. Là nessuno osò contestare la spiegazione data da U-Thant, segretario generale dell’ONU nel 1969, il quale asserì che se entro alcune diecine di anni non si fosse trovata una partecipazione internazionale per il superamento dei problematici imminenti pericoli, la fine dell’umanità avrebbe avuto presto inizio. Infatti, non si riuscì a trovare né tra le nazioni industrializzate, né in quelle in via di sviluppo, qualcuna disposta a lasciarsi coinvolgere in una discussione sulle catastrofi ecologiche in seguito alla loro politica economica e militare. Un altro tentativo è stato fatto il 13 dicembre 2015 con l’accordo sul clima approvato a Parigi. Nella capitale francese il testo approvato alla conferenza sul clima è partito da un presupposto fondamentale: “Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta. Pertanto si richiede la massima cooperazione di tutti i paesi con l’obiettivo di “accelerare la riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra”.

Si è troppo ottimisti pensare che quest’accordo vada a buon fine; questo perché i necessari cambiamenti fondamentali alle strutture delle industrie, per ridurre le emissioni tossiche, lederebbero i massicci interessi sia dei produttori che dei consumatori! Nessuno ha parlato del fatto che esiste una sola via per evitare la catastrofe: la generale riduzione delle necessità collettive e individuali! Goethe a 75 anni predisse questo sviluppo con capacità quasi profetica di fronte ad Eckermann: "Al mondo non è concesso di accontentarsi; non ai grandi, perché non abbia luogo un abuso di potere, e non alla massa che, nell’attesa del graduale miglioramento, si accontenti di una condizione moderata". – Uno degli ultimi tentativi di accordo sul clima si è svolto a Roma il 9 e il 10 aprile 2017. Se si legge attentamente tra le righe, si capisce che non c’è nessuna intenzione di fermare o almeno rallentare questa corsa verso la catastrofe ambientale. Qui le parole di U-Thant espresse nel 1969 suonano come un brutto presagio: “La fine dell’umanità avrà presto inizio”.

 

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Le catastrofi imminenti

La società industriale moderna ha dunque anche realmente imboccato un’ambigua via errata ed ha reso l’uomo schiavo di un meccanismo produttivo contrario alla vita, il che già comincia a distruggere la base dell’esistenza di tutta l’umanità. A Stoccolma è apparso chiaro che ciò che il fondatore dell’etologia comparata, il Prof. Konrad Lorenz, disse profetizzando, si avvererà, vale a dire che non c’è più speranza alcuna: "Per tutto è troppo tardi, la rovina è inarrestabile!".

Se ci si porta dinanzi agli occhi i molteplici fenomeni della catastrofe che si delinea di dimensione apocalittica, si ricorderà la massima fatta da Franz Werfel da un punto di vista intuitivo: "Ho riconosciuto già molto presto che la rivolta contro la metafisica è la causa di tutta la nostra miseria. Le nostre anime non vogliono più credere, e questo nella loro eterna responsabilità". Con ciò sta anche in relazione causale se oggi la paura afferra le anime sempre più in silenzio. La semenza del materialismo, sparsa da decenni, ora si schiude. Essa fa maturare un movimento distruttivo psico-fisico con tutti i suoi fenomeni di decadenza con il razionalismo inanimato. L’utopistica credenza umana che si esprime nei versi di Heinrich Heine: "Noi vogliamo già qui sulla Terra edificare il Regno dei Cieli", è la tragedia demoniaca dell’uomo di Prometeo.

Ogni specie di catastrofe che si è abbattuta sull’umanità alla fine del XX secolo e quelle profetizzate che si abbatteranno nel XXI, è stata preannunciata nella Nuova Rivelazione. Anche nell’Apocalisse di Giovanni sono tracciate tremende immagini della fine dei tempi, ma lì tutto rimane mistero difficilmente interpretabile. In Lorber le profezie son fatte in modo più chiaro e comprensibile. Ne riportiamo alcuni passi:

«Gli uomini devono certamente avere tutto quanto loro conviene, e lo facciano pure in una misura equa e a scopi onesti. Che si procurino pure le più svariate comodità per la vita terrena, né si opponga alcunché a che essi risparmino i lavori gravosi alle loro mani, così da guadagnare tanto più tempo per riesaminare e nobilitare i loro cuori e le loro anime. […] Ma quando, parallelamente all’abilità degli uomini, che naturalmente è sempre crescente, si accrescerà pure il loro egoismo, l’avidità dei beni terreni e del dominio di sé e, con ciò, anche l’ottenebramento del loro animo, allora le pessime conseguenze non potranno mancare […]» [G.V.G. – V/108,5-6].

«L’industria di questo mondo sarà esercitata con diligenza, per mortificare rapidamente lo spirito e forse per distruggere completamente anche la scarsa semina del seme della vita eterna» [D.d.C. – II/175,4].

«Questi sono gli uomini industrializzati e le loro insaziabili necessità. Essi somigliano alla boscaglia e ai rovi. Se anche in principio la Parola germina, essa tuttavia viene presto soffocata, e gli uomini poi, verso la stessa, diventano più indifferenti di prima …» [S.S. – II/125,5].

Più volte e in maniera inequivocabile la Nuova Rivelazione ha mostrato la causa spirituale di una catastrofe imminente, cioè la sempre più riversante avidità di piaceri che procede di pari passo con una decadenza degli interessi spirituali e religiosi. Ne citiamo alcuni:

«Osserviamo gli abitanti di una grande città e confrontiamoli con quelli di un piccolo villaggio di contadini. Gli abitanti delle grandi città non sanno aiutarsi che per la pura e semplice avidità del piacere; tutti vogliono vivere piacevolmente, tutti vogliono divertirsi, tutti vogliono eccellere e, possibilmente, anche un pochino dominare» [S.S. – II/81,10].

«… tutte le raffinate dilettevoli brame non sono che idolatrie; esse infatti sono offerte sacrificali dello spirito umano alla morta naturalità esteriore» [S.S. – II/81,12].

«Che cosa servirebbe all’uomo, se anche fosse padrone di tutti i tesori della Terra e potesse procurarsi con questi tutti i divertimenti e sollazzi immaginabili, ma la sua anima ne subisse danno? Sarebbero tutti questi tesori in grado di liberarlo dai duri ceppi della morte?» [G.V.G. – VIII/183,9].

«… e quindi non è affatto escluso che col tempo gli uomini inventino grandi cose e con queste possano cominciare anche ad influire sulla natura della Terra (ambiente – n.d.a.), e in modo tale che la Terra stessa alla fine ne risulti danneggiata sul serio. Le conseguenze allora non saranno certamente piacevoli, e non potranno apparire che come una punizione sicura della volontà male utilizzata, ma tale punizione scenderà sugli uomini non perché voluta da Me, bensì scaturita dalla loro stessa volontà» [G.V.G. – V/109,6].

«E tuttavia accadrà come al tempo di Noè: l’umanità comincerà a fare un uso sempre più malvagio delle sue molte conoscenze mondane e capacità acquisite, e si attirerà volontariamente ogni tipo di giudizi su di sé, e infine anche su tutta la Terra, traendoli fuori dalle profondità della Mia Creazione» [G.V.G. – V/108,4].

«Perciò insegnate agli uomini ad agire saggiamente, altrimenti provocheranno essi stessi i giudizi sul proprio capo. Io so che avverrà così, e tuttavia non posso e non devo intrometterMi per impedirlo con la Mia Onnipotenza, ma unicamente con il Mio insegnamento» [G.V.G. – V/109,7].

«Dunque, come possono scandalizzarvi ancora le Mie predizioni sul futuro? Eppure le ho già svelate spesse volte davanti a voi e vi ho anche mostrato, con fedelissima verità, quale sarà la causa del bruttissimo futuro in conseguenza della libera volontà degli uomini» [G.V.G. – IX/144,7].

Chi conosce gli ammonimenti che gli esperti scienziati manifestano chiaramente e insistentemente nelle loro opere, dovrebbe essere profondamente colpito dalle profezie di Lorber: «Un popolo si leverà contro l’altro e si affronteranno con armi da fuoco». – Il primo capoverso della seguente dichiarazione si riferisce chiaramente alle due guerre mondiali con 70 milioni di morti. Ma anche un altra profezia è già diventata realtà:

«Gli ingegnosi uomini, con tali armi, arriveranno al punto che ben presto nessun popolo sarà in grado di iniziare una guerra contro un altro popolo, poiché se due popoli si attaccassero con armi simili, presto e anche facilmente si annienterebbero fino all’ultimo uomo, il che certamente non porterebbe a nessuno una vittoria o un vero vantaggio. I re e i loro generali ben presto se ne accorgeranno e preferiranno perciò mettersi d’accordo, in pace e in buona amicizia. E se un qualsiasi perturbatore della pace, estremamente superbo e ambizioso, si solleverà contro il suo vicino, allora coloro che amano la pace si riuniranno e lo puniranno. In questo modo, poco a poco, si instaurerà, stabilendosi durevolmente, la vecchia pace tra i popoli della Terra» [G.V.G. – VIII/185,9].

In altre comunicazioni si parla poi di eventi della natura che diventeranno sempre più evidenti:

«Alla Mia seconda venuta dovranno essere purificati la Terra, gli uomini e tutto l’insieme delle creature. Questo tipo di fuoco consisterà in grandi rivoluzioni naturali di ogni specie della Terra, e questo specialmente in quei punti sui quali gli uomini si costruiranno grandi e magnifiche città, nelle quali regneranno la più grande superbia, insensibilità, malcostume, ingiustizia, potere, violenza, apparenza, pigrizia e, con tutto ciò, la miseria più grande e ogni tipo di penuria, provocati dall’epicureismo troppo spinto dei grandi e dei potenti» [G.V.G. – VIII/186,4].

«Ci saranno anche grandi uragani sulla terraferma e sul mare; il mare inonderà in molte località le sponde e gli uomini saranno colti da grande paura e angoscia in attesa delle cose che verranno sulla Terra» [G.V.G. – VIII/185,4].

«Così un popolo si solleverà contro l’altro e lo combatterà con armi da fuoco. In tal modo i sovrani si indebiteranno e opprimeranno i loro sudditi con tasse esorbitanti; perciò ne seguiranno rincari esagerati, carestie, molte malattie maligne, epidemie e pestilenze tra gli uomini, tra gli animali e perfino tra la vegetazione» [G.V.G. – VIII/185,3].

Lorber parla di carestie. Nei paesi industrializzati esiste al momento ancora una ricca offerta di viveri, ma nei paesi in via di sviluppo, secondo le generali opinioni degli esperti, in seguito all’esplosione demografica inarrestabile ci sarà con sicurezza entro un tempo determinato una carestia a livello mondiale. Ma a prescindere da questo, circola già un pericoloso spettro, perché la situazione nei paesi industrializzati si possa ancora modificare radicalmente. Attualmente la produzione di biossido di zolfo ammonta a 50-100 milioni di tonnellate. In una conferenza sull’ambiente tenuta dal Governo svedese a Stoccolma, si presentò uno studio in cui si dimostrò che questo veleno s’infiltrava nel suolo in ammassi di acidi combinati a zolfo, a tal punto da sciogliere il calcio e altri reagenti elementi basilari del terreno coltivabile favorendo la loro eliminazione. Questo molto presto avrebbe causato un peggioramento della forza produttiva del terreno in misura crescente. Si prospettò che le conseguenze della calante fertilità da un lato e il rapido aumento della popolazione mondiale dall’altra, non sarebbero state facilmente immaginabili. Inoltre le monocolture e le specie rafforzate di cereali e riso hanno già mostrato una pericolosa inclinazione verso le malattie (di cui parla Lorber!). Interi raccolti di riso sono già distrutti a causa di malattie da virus, malattie che una volta erano sconosciute. In un passo della Nuova Rivelazione si legge assai concretamente:

«Appena dopo quel tempo dell’industrializzazione massima, comincerà a profilarsi molto male per la vita degli uomini sulla Terra, perché questa diventerà sempre più sterile; carestie, guerre e fame desoleranno questo mondo, la luce della fede nell’eterna Verità si estinguerà gradatamente e il fuoco dell’amore andrà spegnendosi per lasciar posto al gelo, e allora sopra la Terra precipiterà l’ultimo giudizio del fuoco» [G.V.G. – III/33,4].

O’Brien ha spiegato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: "Senza un intervento immediato, tra non molti anni assisteremo alla carestia". – Circa l’80 per cento della popolazione non ha cibo a sufficienza. La situazione è critica soprattutto per i più piccoli; un bambino sotto i dieci anni muore ogni dieci minuti per cause evitabili, come infezioni e diarrea causate dalla malnutrizione e dalla mancanza di medicinali di base. Tutto ciò è stato preannunciato:

«Sopravverrà una grande e generale calamità, miseria e tribolazione, come la Terra non ne ha ancora mai visto. La fede si spegnerà, l’amore si raffredderà e tutte le generazioni dei poveri si lamenteranno e vivranno di stenti». [G.V.G. – VIII/185,2] – E inoltre: «Tutto questo sarà permesso per distogliere gli uomini dalla loro superbia, dal loro egoismo e dalla loro grande indolenza (spirituale)» [G.V.G. – VIII/185,5].

Rivelazioni che nel 1872 saranno confermate anche al mistico Mayerhofer:

«Gli uomini si sono ora allontanati dalla loro vera méta, tanto che nessun potere umano sarebbe più in grado di risvegliarli dai loro sogni e distoglierli dalla loro caccia ai godimenti» [P.d.S. – 49,13].

«Io rendo i popoli sobri attraverso la miseria. Li traggo fuori dall’illusione che la brama del mondo tendente al solo godimento sia la prima ambita avidità. Io insegno loro – purtroppo con avvenimenti spiacevoli – la caducità della presunzione mondana, della gloria mondana e delle ricchezze mondane, dimostrando loro, allo stesso tempo, l’eterna durata dei tesori spirituali. Faccio capire a tutti che sopra di loro c’è ancora un Altro che, pur lasciando fare ad essi ciò che vogliono, Lui soltanto tiene in mano i fili della connessione delle circostanze, e sa utilizzare tutto – perfino il peggio che gli uomini stessi commettono – per il meglio dell’intera umanità, come anche di ogni singolo» [P.d.S. – 49,10].

Con riferimento all’inizio delle catastrofi, in più passi si parla di "quasi 2000 anni" dal tempo degli insegnamenti di Gesù durante la Sua vita terrena, quando annunciò questo ai Suoi discepoli: «D’ora in poi non passeranno completamente 2000 anni, finché sarà dato libero corso al gran giudizio, e questo sarà evidentemente un ‘ultimo giudizio’ su questa Terra» [G.V.G. – VI/174,7].

In nessuna parte però le catastrofi sono paragonate con una fine della Terra, bensì è ripetutamente dichiarato che essa esisterà ancora per un tempo senza fine, con e senza uomini.

In altre profezie date da Gesù agli apostoli, sembra proprio riferirsi a un tempo prossimo, in cui questa umanità ha però già superato i limiti di comportamenti sempre più scellerati:

«Anche i futuri discendenti degli uomini di questa vostra Terra inventeranno di nuovo i nefasti grani esplosivi[49] e ancora una quantità di altri strumenti di distruzione che provocheranno molte, molte devastazioni sulla Terra. Tuttavia, che essi non potranno arrivare a troppo grandi profondità della stessa, a questo sarà già provveduto da parte Mia» [G.V.G. – VIII/76,6].

«E avvicinandosi poi la fine di questo periodo dell’umanità del mondo, che però non riguarderà la fine di questa Terra, accadrà ugualmente così: in quel tempo gli uomini non scaveranno le montagne fino alle loro fondamenta come fecero ansiosamente a suo tempo gli Anociti alla ricerca di oro e di pietre preziose; invece per mezzo di macchine di ogni specie mosse dalla forza del fuoco, cominceranno a penetrare negli strati inferiori della Terra scavando gallerie e cavità incredibilmente profonde, attraverso le quali dei gas molto infiammabili si sprigioneranno e saliranno in grandi masse sulla superficie terrestre, cosicché, quando l’aria atmosferica si sarà eccessivamente saturata di tali gas, allora questi si accenderanno quasi sull’intera superficie e ridurranno tutto in cenere! Solo pochi tra gli uomini rimarranno in vita» [G.V.G. – VI/207,12].

 

*

Fine del mondo?

Man mano che il tempo della fine si avvicinerà al tempo profetizzato, e dei segni sempre più evidenti in ogni campo anticiperanno l’ultima fase prima della purificazione annunciata, il risveglio spirituale di molti uomini farà sì che su tutta la Terra sarà annunciata tale veniente ‘fine’ in modo sempre più evidente. Sotto questo aspetto anche il maligno affilerà le sue armi, utilizzando per lo più quella della seduzione tramite false dottrine, per mezzo di uomini che spiegheranno l’Apocalisse secondo un aspetto prettamente materiale, ma senza quella necessaria ‘Luce’ che solo un risvegliato nello spirito può dare, o un vero ‘profeta’ chiamato a presentare la verità dal Cielo, per evitare che ‘perfino gli eletti’ siano preda di tali spiriti ingannatori. Lorber non profetizza nessuna ‘fine del mondo’ intesa come tale, cioè di una possibile distruzione della Terra come normalmente viene fatto intendere, poiché questa continuerà a sussistere, sebbene dopo un certo periodo di purificazione, affinché diventi una scuola per allevare figli di Dio. Così, anche per ciò che riguarda il tempo in cui gli eventi finali si avvereranno, è da comprendere in modo profetico. Vediamolo nella seguente breve comunicazione che riporta un insegnamento di Gesù espresso al tempo del Suo cammino terreno, prima della Rivelazione di Giovanni:

«Finché l'amore vero e puro, e l'umiltà ad esso corrispondente, non reggeranno i popoli, in generale sulla Terra regneranno le tenebre. Che ci saranno sempre dei singoli che si troveranno nella luce, questo è cosa certa, ma di questi ce ne saranno sempre pochi. Infatti, finché nel mondo ci saranno reggenti grandi e potenti secondo i concetti umano-terreni, superbi oltre ogni dire e avidi di gloria, fino allora in tutte le classi dell'umanità crescerà rigogliosa la mala semente dell'orgoglio e la brama di compartecipazione al dominio, e la notte, la tenebra, l'egoismo, l'invidia, l'avarizia, la persecuzione e il tradimento, tutti genuini elementi infernali, non svaniranno dalla faccia della Terra, non svaniranno fino al tempo del grande giudizio nel quale Io la purificherò con il fuoco, mettendola a nuovo. Dopo quel tempo nessun re regnerà più su qualche popolo, ma ciò che regnerà sarà solo la Luce di Dio. Quell'epoca voi certo non la vedrete nella vostra carne (fra 2000 anni), invece la vedrete in modo lucido e ultrachiaro in spirito nel Mio Regno. […] Tuttavia voi tutti potete ritenere come perfettamente vero che sulla Terra si genera un grande cambiamento quasi ogni duemila anni. E così altrettanto accadrà partendo con il calcolo dall’epoca attuale» [G.V.G. – VI/76,8].

Sulla fine del mondo e sugli ultimi tempi anche il mistico Gottfried Mayerhofer ha ricevuto parole che confermano quanto era stato riferito a Lorber:

«[…] La storia v’insegna chiaramente che tutto ciò che Io predissi si è effettivamente avverato, e precisamente già dopo breve tempo dal ritorno nel Mio Regno. Così come avvenne con il tempio, che spiritualmente era già distrutto da molto tempo, allo stesso modo ebbe termine anche la storia di un popolo che Io avevo scelto tra molti al fine di portare e a diffondere la Mia eterna Verità. Ciò che accadde agli ebrei al tempo della distruzione di Gerusalemme, si ripeterà ancora alla fine dell’umanità attualmente vivente, poiché le atrocità della guerra e della distruzione si ripresenteranno, però in altre forme. Anche allora la fedeltà e la fede sulla Terra saranno scomparse, poiché l’umanità, o perlomeno la maggior parte degli uomini, venererà la materia, il mondo e i suoi piaceri, il che, come potete accorgervene, sta già avvenendo. Le calamità, le sciagure e le malattie che precederanno questo periodo, sono gli ultimi tentativi per salvare il salvabile, affinché non affoghino tutti quanti nel fango dell’egoismo. Solo attraverso le disgrazie e le amare sciagure si ammorbidisce l’orgoglioso cuore umano. Che contro questi tentativi sempre in aumento di mettere alle strette l'uomo si lavori altresì con tutti i mezzi possibili, cosicché scherno, vendetta e persecuzione colpiranno i credenti, e falsi ma anche veri profeti cercheranno di istruire il popolo, tanto che alla fine nella maggioranza degli uomini subentrerà una totale confusione di concetti – queste sono cose che si comprendono da sé. Tutti i Miei ammonimenti, come avvenne prima del diluvio, resteranno infruttuosi per la maggioranza degli uomini, e solo pochi si convertiranno. Quando tutti questi penosi avvenimenti si riverseranno sull’umanità, come a suo tempo sugli ebrei la distruzione del tempio e di Gerusalemme, di chi sarà la colpa? Sono forse Io un Dio della vendetta che vuole il sangue e la miseria di tante migliaia di uomini? Ovvero, non sono piuttosto loro stessi che vogliono maneggiare tutto secondo il loro parere e vorrebbero perfino capovolgere le grandi leggi del mondo materiale e spirituale, se solo fosse possibile? Il tempo dell'abominio e delle devastazioni va inteso più spiritualmente che materialmente, poiché ciò che sta scritto nel Vangelo, come per esempio: "Chi sarà sul tetto non scenda!" ecc., tutte queste cose significano: "Abbandonate le cose del mondo e attenetevi alle cose spirituali, alle cose imperiture!". L’intera Creazione passerà attraverso il medesimo processo che ha dovuto passare anche il popolo ebreo, il quale, con le sue tradizioni e la sua religione, era il fondamento della Mia Dottrina. Non crediate che Io sia venuto nel mondo per voi soltanto, che Io abbia sopportato tutto per la piccola Terra e per i suoi abitanti; no! Le Mie opere sono opere dell’infinito! Anche la Bibbia, nella quale stanno in parte scritte le Mie parole che Io espressi durante i Miei anni terreni, non è per voi soltanto, bensì essa appartiene all’intera Creazione. E se milioni di mondi non sanno finora nulla della Mia esistenza, eppure verrà il tempo in cui anche queste parole di Dio giungeranno a loro e verranno da loro intese in base alla formazione spirituale. Così dopo l’abominio della devastazione, come dopo il temporale, la pioggia e la bufera, il Sole di Grazia dovrà risplendere di nuovo per tutti nel suo pieno splendore! Quando l’aria spirituale sarà purificata da tutte le arie malsane, tutto si preparerà a nuova vita attiva, come la Terra rinfrescata dopo un temporale. Amen» [P.d.S. – cap.53].

 

 

 

Cap. 10

 

Le contraddizioni della Sacra Scrittura comprese tramite la Nuova Rivelazione

 

Tra le contraddizioni più evidenti della Sacra Scrittura che nel corso del tempo hanno fatto emergere dubbi sull’autenticità dei testi giunti fino ai nostri giorni, valgono anche quelle dei vescovi del Concilio Vaticano II, i quali hanno accennato più volte che a questi non può essere accordata una completa mancanza di errori, perché pur essendo parola di Dio, nello stesso tempo è parola dell’uomo.

Tramite la Nuova Rivelazione è possibile trovare numerose chiarificazioni che consentono a chiunque, specie agli esegeti di ogni confessione religiosa che basano la fede sulla parola di Dio contenuta nella Bibbia, di accedere a spiegazioni alle quali nessun essere umano potrebbe attingere senza un diretto rapporto col Cielo. Che Lorber un tale rapporto lo abbia avuto, lo dimostra non soltanto la quantità delle sue rivelazioni, ma soprattutto la qualità del contenuto che gli fu comunicato. Tra le più evidenti spiegazioni, oltre quelle scientifiche, una particolare rilevanza viene data a quelle bibliche, sia perché concesse nelle risposte che i suoi amici facevano quando riceveva le rivelazioni, sia nella trascrizione dei fatti dei tre anni di insegnamento della vita terrena di Gesù contenenti quelle risposte che diede ai Suoi contemporanei riportate nel Grande Grande Vangelo di Giovanni.

Quelle che si riferiscono alla storia della Creazione presentata da Mosè possono dar adito a profonde considerazioni, affinché siano tacciati tutti coloro che oggigiorno negano la veridicità della Sacra Scrittura perché non conoscono né comprendono il senso della rispondenza, e pertanto, già iniziando a leggere la Bibbia ne disconoscono la sua origine divina, perché non la capiscono, e relegano tali trascrizioni a miti che i primi uomini avrebbero riportato solo per autonoma volontà. Gesù in due occasioni, nei tre anni di insegnamenti al tempo del Suo pellegrinaggio terreno, spiega ai farisei i primi versetti della Bibbia, spiegazioni molto prolisse, per capire soprattutto il senso della rispondenza, riportate qui di seguito.

 

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I sei giorni della Creazione

«Mosè e i profeti voi dovete intenderli e comprenderli nel loro vero significato! Mosè nella sua storia della Creazione non presenta che dei quadri simbolici, nei quali è raffigurato il manifestarsi della prima concezione di Dio presso gli uomini della Terra, ma non la creazione materiale della stessa e di tutti gli altri mondi» [G.V.G. – I/156,8].

(Gn. 1,1-5 – primo giorno): «Se volete considerarle nel senso letterale e naturale, non potrete fare a meno di rilevare di primo acchito l’enorme insensatezza che ne deve necessariamente emergere. Che cos’è il ‘cielo’ e che cosa la ‘terra’ di cui parla Mosè, che sarebbero stati creati nel principio? Il ‘cielo’ corrisponde allo spirituale, e la ‘terra’ al naturale nell’uomo; quest’ultimo era ed è ancora deserto e vuoto, com’è il caso con voi. Le ‘acque’ sono le vostre false conoscenze in ogni campo, sopra le quali aleggia certamente lo Spirito di Dio, che però non le ha ancora penetrate. Siccome lo Spirito di Dio vede continuamente la spaventosa tenebra che regna nell’abisso della vostra mondanità materiale, Egli, come ora avviene, dice a voi: “Sia fatta Luce!”. Ed ecco sorgere nel vostro naturale una lieve luce crepuscolare, e Dio vede quanto buona sia la luce per le vostre tenebre; però siete soltanto voi stessi che non potete e non volete persuadervene. Per questo motivo accade una separazione in voi, e cioè il giorno viene separato dalla notte, e dal giorno che sorge in voi, potete riconoscere la tenebra che avvolgeva il vostro cuore. Nell’uomo, il primitivo stato naturale è come una sera senza luce, quindi come la notte; ma siccome Dio gli concede la luce, questa per l’uomo diventa veramente come un’aurora, e così dalla sera e dall’aurora dell’uomo si compie veramente il suo primo giorno di vita. Poiché vedete, se Mosè, che era iniziato in tutti i misteri e in tutte le scienze degli egiziani, con i versetti della Genesi avesse voluto alludere alla formazione del primo giorno naturale della Terra, egli, armato com’era di scienza e di sapienza, avrebbe pur dovuto fare attenzione al fatto che dal tempo che intercorre tra una sera e una mattina non può mai risultare un giorno. Ciò perché alla sera segue sempre in modo naturale la notte profonda, e la mattina è seguita dal giorno. Dunque, il tempo tra sera e mattina è ‘notte’, e solamente quello tra mattina e sera costituisce il ‘giorno’! Se Mosè avesse detto: “E così, dalla mattina alla sera fu creato il primo giorno”, allora voi sareste autorizzati ad intendere con ciò il giorno naturale; ma egli, per motivi plausibilissimi di rispondenza simbolica, disse invece precisamente il contrario. Ciò significa che ‘la sera’, è nel contempo ‘la notte’ dell’uomo, la qual cosa è d’altronde facilmente comprensibile poiché non vi è stato finora nessuno che abbia visto un fanciullo padrone di ogni sapienza» [G.V.G. – I/157,3-10].

(Gn. 1,6-10 – secondo giorno): «Potrebbe però accadere molto facilmente che la Luce divina nell’uomo si riversi nella luce della sera e poi resti consunta o per lo meno confusa con l’altra, in modo tale che alla fine non si riesca a distinguere più quale sia la luce della natura e quale la Luce divina. Allora ‘Iddio creò una distesa tra entrambe le acque’, il che significa le due specie di conoscenze riguardo alle quali Io vi ho dato or ora chiarimenti a sufficienza, ed Egli divise in tal modo le due acque. Ora, questa distesa è il vero Cielo nel cuore dell’uomo, e si esprime nella vera fede vivificante, ma mai in eterno in sofismi intellettuali vuoti e meschini. E per tale motivo colui che è armato di fede potente e incrollabile Io lo chiamo ora davanti a voi ‘una roccia’ e lo pongo come una nuova distesa tra Cielo e inferno, e contro di essa nessuna tenebrosa potenza dell’inferno potrà mai prevalere in eterno. Quando questa distesa è posta nell’uomo e in lui la fede diventa sempre più potente, allora da una tale fede sorge sempre più evidente e chiara la visione della nullità delle nozioni acquisite mediante l’intelligenza naturale; questa poi si sottomette al dominio della fede e in tal modo nell’uomo risulta dalla sua sera e dalla sua sempre più chiara mattina il secondo giorno, che è di gran lunga più luminoso del primo. Dunque, l’uomo che si trova nello stadio di questo secondo giorno intravede ormai già quello che è destinato ad affermarsi per l’eternità quale pienamente e definitivamente vero; però le idee in lui non sono ancora nel loro vero e proprio ordine. L’uomo tende ancora a confondere il naturale con lo spirituale puro, valorizza troppo la natura, e in seguito a ciò gli par di scorgere il materiale anche nello spirito, e per conseguenza non è ancora capace di decidersi ad una giusta azione. Egli è simile a un mondo puramente acqueo, che è bensì circondato da tutte le parti dall’aria attraverso cui penetra la luce, ma nel complesso non può tuttavia avere un’idea chiara se il suo mondo acqueo sia una derivazione dell’atmosfera d’aria e di luce che lo circonda, oppure se sia stata quest’ultima a trarre le origini dal mondo acqueo! In altre parole, egli non sa ancora distinguere in se stesso in modo sufficientemente chiaro se le sue cognizioni spirituali si siano sviluppate dalla sua intelligenza naturale, oppure se quest’intelligenza naturale sia una conseguenza o un prodotto delle cognizioni spirituali forse già misteriosamente preesistenti nell’uomo che, dal principio, agiscono in Lui in maniera altrettanto misteriosa; o meglio, per rendere in modo ancora più evidente l’idea, egli non sa se la fede sia un derivato della scienza oppure se la scienza derivi dalla fede, e quale sia la differenza esistente tra l’una e l’altra. In breve, egli non sa ancora cosa esisteva prima, se la gallina oppure l’uovo, se la semenza oppure l’albero. A questo punto, Dio viene nuovamente in aiuto all’uomo, quando quest’ultimo, valendosi della forza concessagli e quindi a lui propria, abbia sufficientemente operato a vantaggio di questo secondo giorno del suo sviluppo spirituale; e questo ulteriore aiuto consiste nel fatto che nell’uomo la luce viene resa più intensa. E la luce aumentata, come fa il Sole a primavera, comincia a fecondare tutte le sementi poste nel cuore dell’uomo, e ciò non soltanto avviene in virtù dell’accresciuto splendore, bensì anche in virtù del calore sviluppato dalla maggior luce. Ora, questo calore si chiama Amore, e nello stesso tempo costituisce il terreno nel quale le sementi iniziano a germogliare e a mettere radici. Ed ecco, appunto a questo fa allusione Mosè nella sua Genesi, quando dice che Dio comandò alle acque di raccogliersi in determinati luoghi separati, affinché potesse rendersi visibile il terreno solido e asciutto che è l’unico nel quale le sementi possono prosperare e produrre frutti viventi e vivificanti» [G.V.G. – I/158,1-11].

(Gn. 1,9-13 – terzo giorno): «Mosè, subito dopo la creazione di un cielo, ovvero dopo l’esteriorizzazione della capacità di intendere fuori dal centro vitale di Dio, fa menzione di una, per così dire, contemporanea creazione della Terra! Voi certo penserete che è senz’altro di questa Terra che ci porta. O Miei cari, questo è un errore ben grande! Vedete, Mosè con la parola ‘Terra’ ha voluto solamente indicare la capacità di assimilazione e di attrazione delle intelligenze esteriori affini tra di loro, ciò che è quasi identico a quello che alcuni filosofi dell’Egitto e della Grecia denominarono ‘associazione di idee’ (affinità o analogia di idee) dalla quale, per l’unione di concetti e di idee affini, deve risultare da ultimo un’intera proposizione compenetrata di verità. Ma se nelle capacità d’intelligenza poste da Dio fuori da Sé era già come implicitamente condizionata l’universalità d’attrazione, in conseguenza dell’affinità tra di loro, va da sé che se ne può trarre anche una terza deduzione, e cioè che le capacità affini e intelligenti tra di loro si sono anche davvero reciprocamente attratte e afferrate. Perciò, per esprimervi con le parole un tale atto, a quel tempo ancora profondamente spirituale, Mosè non poteva evidentemente ideare un’immagine più efficace e universale di quella appunto della Terra materiale che, in sé e per sé, non è precisamente altro che un conglomerato di particelle sostanziali che hanno capacità di attrazione, e sono affini tanto tra di loro come in se stesse» [G.V.G. – II/219,7-9].

(Gn. 1,14-19 – quarto giorno): «Cosa sta scritto nella Genesi? “Poi Iddio disse: ‘Vi siano delle luci nella distesa del cielo per fare distinzione tra il giorno e la notte; e quelle diano i segni, le stagioni, i giorni e gli anni, e ci siano due luci nella distesa che illuminino le Terre. E così fu. Iddio dunque fece due grandi luci, una maggiore per governare il giorno e la minore per governare la notte, e inoltre le stelle. E Dio le mise nella distesa del cielo perché illuminassero la Terra, perché governassero il giorno e la notte e perché separassero la luce dalle tenebre. E Dio vide che ciò era buono. Così dalla sera e dal mattino fu creato il quarto giorno’. […] Ora, se tu consideri questa cosa soltanto un po’ più a fondo, e la scruti anche con la sola tua forza intellettiva naturale, è impossibile che non ti renda conto all’istante e ti venga sottocchio l’enorme insensatezza che risulta attribuendo un reale valore alle espressioni letterali contenute nella Genesi! Non è già stato detto nella Genesi che Dio creò la luce già il primo giorno e che, in tal modo, dalla sera e dal mattino fu creato il primo giorno! Puoi tu dirMi che genere di luce era quella che per ben tre giorni è stata sufficiente a produrre il giorno e la notte? Il quarto giorno Dio dice nuovamente: ‘Vi siano delle luci nella distesa del cielo’; si domanda ora: ‘Di che luci si può trattare in questo caso che abbiano da separare il giorno dalla notte, se tale fine era già stato conseguito durante i tre primi giorni, dalla luce creata il primo giorno? Perché dunque creare nel quarto giorno ancora altre luci, sempre al medesimo scopo?’. Aggiungi poi che qui non si parla che di ‘luci’, mentre non si fa il benché minimo accenno a un Sole e a una Luna. Oltre a ciò, queste luci producono anche segni; quali segni dunque? E alla fine le stagioni; quali stagioni? E i giorni e gli anni; di che giorni e di che anni si parla? La notte non conta dunque nulla? Non viene la notte, come spazio di tempo, trattata alla stessa stregua del giorno? È opportuno considerare poi che la Terra ha la forma di una sfera e, costantemente, su di una sua metà è giorno e sull’altra metà notte. A seconda che la Terra si volga sul proprio asse da Occidente verso Oriente, diventa giorno in quei paesi che vengono a trovarsi dirimpetto al Sole, oppure ancor meglio, quei paesi che la Terra, con il suo moto rotatorio costante e uniforme, successivamente trascina, per così dire, sotto l’influsso del Sole. Se dunque, com’è evidente, il giorno naturale sulla Terra ha la sua ragione nel moto caratteristico della Terra stessa, e se il Sole a questo riguardo non c’entra se non in quanto esso splende continuamente in un punto del firmamento e con la sua luce suscita il giorno laddove colpiscono i suoi raggi e, per conseguenza, non può mai e poi mai governare il giorno, si domanda: ‘Con le sue luci come avrebbe potuto Mosè alludere al Sole e alla Luna?’. E anche se Mosè avesse con ciò voluto significare il Sole e la Luna materiali, egli, per maggior chiarezza della sua rivelazione agli uomini, avrebbe certamente chiamato queste due luci del cielo con il loro nome, perché ai tempi di Mosè, tutti conoscevano già come si denominassero ambedue questi corpi celesti! Oltre a ciò, Mosè parla di una distesa nel cielo, di un firmamento che, veramente, nello spazio naturale non esiste in nessun luogo, per la ragione che Sole, Luna e stelle, come pure questa Terra, si librano nell’etere perfettamente libero che non ha confini in nessun luogo, e in virtù della legge che li governa, e che in loro risiede, vengono mantenuti nello stato loro assegnato e allo scopo cui sono chiamati a servire; essi hanno un determinato moto libero e non sono per nulla fissati in un punto di un qualche firmamento celeste! Infatti, nell’incommensurabile vastità e libertà dello spazio non vi è che un solo firmamento, e questo è la Volontà di Dio, nella quale ha fondamento la Legge immutabile per l’eternità che governa lo spazio e tutte le cose contenute in esso. Se quello che si presenta ai vostri occhi come un’immensa volta celeste che ricopre tutto, fosse un firmamento sul quale il Sole, la Luna e tutte le stelle si trovassero fissate in modo uguale, come potrebbero muoversi, e in particolare poi, come potrebbero cambiare continuamente di posto i pianeti che voi già conoscete? Le altre stelle che voi chiamate fisse sembrano veramente stare immobili in un punto loro assegnato di un qualche firmamento, ma non è così! Queste stelle sono tanto enormemente distanti dalla Terra e le loro orbite talmente ampie, che spesso per percorrerle interamente non bastano quasi nemmeno parecchie centinaia di migliaia di anni terrestri, e per conseguenza i loro movimenti non possono essere percepiti nemmeno in cento generazioni umane; questa è dunque e non altra la ragione per la quale tali astri vi appaiono immobili nella volta celeste, ma, come accennato, la realtà è ben differente, e non esiste in nessun punto dello spazio infinito un cosiddetto firmamento. Il firmamento cui allude Mosè è ‘la ferma volontà secondo l’Ordinamento divino’, volontà che ha le sue radici nelle vere e giuste cognizioni dell’intelletto e nell’amore, il cui amore è il terreno benedetto della vita. Siccome però tale volontà può germogliare solo dalla pienezza che ha in sé le premesse del frutto del vero amor di Dio nel cuore dell’uomo, come pure questo amore a sua volta non può sorgere che dalla Luce celeste che Dio riversò nell’uomo allorquando Egli separò la tenebra interiore di costui in sera e mattina, così questo vero amore, la giusta concezione delle cose e un vero e sano intelletto – caratteristiche queste che si manifestano nell’uomo nella fede vivificante – costituiscono il Cielo dell’uomo, e la ferma volontà nell’Ordine di Dio che ne deriva è il ‘firmamento’ ovvero ‘distesa’ del cielo nell’uomo. Ed è in un simile firmamento, qualora esso si trovi definitivamente nel vero ordine prescritto dalla Volontà divina d’Amore, che Dio pone nuove luci dal Cielo dei cieli, il quale è il purissimo Amore paterno nel cuore di Dio. Queste nuove luci illuminano poi la volontà umana, la elevano allo stato di sapienza degli angeli del supremo tra i Cieli e sublimano con ciò l’uomo creato a increato figlio di Dio, trasformandosi per proprio libero volere e rientrato da se stesso nell’Ordine divino!”»  [G.V.G. – I/160,1-12].

(Gn. 1,20-31 – quinto e sesto giorno): «E affinché voi non abbiate più bisogno di farMi ulteriori domande per quanto riguarda la rispettiva rispondenza dei giorni quinto e sesto della Creazione, vi dico ora in brevi parole che la creazione successiva dell’intero mondo naturale animale e, infine, dell’uomo stesso, non significa altro che la piena vivificazione e la realizzazione certa di tutto ciò che l’uomo comprende in sé nella sua parte naturale. Il suo mare e tutte le sue acque divengono traboccanti di vita, e l’uomo, nella sua Luce ormai divina e increata pura, vede e riconosce la pienezza smisurata e infinitamente multiforme delle idee e delle forme creative, ed è in tal modo compenetrato dal concetto della sua pura origine divina. E la creazione del primo uomo rappresenta la definitiva e completa formazione del vero uomo, ossia il raggiungimento della meta suprema che è la dignità di perfetto figlio di Dio» [G.V.G. – I/162,1-2].

«Chi non intende Mosè in questa maniera, è meglio che non lo legga, perché se dovesse leggerlo e poi comprenderlo in maniera errata e storpiata dal vero senso spirituale, dopo averci pensato un po’ finirà con lo smarrirsi completamente, e potrebbe non trattenere il proprio sdegno contro l’assurdità e illogicità di Mosè. Invece la sua indignazione non dovrebbe limitarsi a ciò, ma deve infine rivolgersi contro la perfida malizia di coloro che con la forza, col ferro e col fuoco, diffondono tra gli uomini una loro dottrina priva di logica o di buon senso, spacciandola addirittura per ispirazione divina, senza badare affatto se a loro stessi essa appaia anche come una balordaggine madornale. Chi invece legge Mosè e lo interpreta così come veramente va inteso e compreso, sulla traccia da Me segnata, costui riconoscerà in lui non soltanto la mente più vasta e sapiente che vi sia stata finora, ma anche il profeta verissimo, intensamente compenetrato dallo Spirito di Dio, il quale aveva la capacità più ampia oltre alla volontà più ferma, di annunciare a tutta l’umanità, delle verità assolutamente genuine riguardo alle profondità immense dell’Essere divino e riguardo a tutti gli esseri creati, così come nel suo grandissimo spirito le aveva concepite dallo stesso Spirito divino! [G.V.G. – II/222,2-3].

 

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La donna vestita di Sole dell’Apocalisse (Ap. – 12,1-2 e 12,5)

Tra le argomentazioni più evidenti diffuse dalla Chiesa cattolica facenti parte dei suoi insegnamenti dogmatici, una citazione biblica contenuta nell’Apocalisse al cap.12 ci viene spiegata dettagliatamente tramite la Nuova Rivelazione. Ciò dovrebbe diventare un chiarimento sull’ortodossia esegetica affinché da parte dei credenti cattolici sia certamente da prendere in considerazione. Questo ulteriore importante esempio è necessario, affinché sia confermato il senso della rispondenza e, in tal modo, sia possibile comprendere come la Sacra Scrittura sia una ‘materia’ oramai completamente travisata in moltissimi errati insegnamenti professati dai pulpiti.

“E apparve un gran segno nel cielo: una donna vestita di Sole, la Luna sotto i suoi piedi, e sul suo capo una corona di dodici stelle. Ed ella divenne gravida, gridava nelle grandi sofferenze per avere il figlio ed aveva strazio e doglie del parto”. – “Ed ella partorì un figlio maschio, figlio che avrebbe regnato su tutte le nazioni con scettro di ferro. E il figlio di lei venne rapito verso Dio e verso il Suo trono”.

«Ma amici, non comprendete qualcosa di così chiaro e facile che riguarda tutti voi così da vicino e che ora è già esposto così chiaramente davanti ai vostri occhi? Dove avete dunque il vostro spirito? Dov’è il vostro sentimento? Dov’è rivolto? – Se di notte qualcuno chiede: “Dove si trova ora il Sole?”, questo può anche essere accettabile. Ma ascoltate: informarsi di giorno sulla posizione del Sole, non significa forse essere ciechi, oppure per lo meno tenere gli occhi chiusi intenzionalmente e giocare alla cosiddetta ‘mosca cieca’ con la posizione del Sole!? Che cosa è la ‘donna’ che nel cielo appare vestita di Sole? – La ‘donna’ è la nobile immagine di un uomo senza potenza generativa, ma certo capace e ricettiva per la procreazione. Quindi questa ‘donna’ è una perfetta simmetria dell’uomo, dunque nessuna imitazione, nessun eccesso dell’uomo. Così anche la Mia Dottrina che certamente appare nel Cielo più perfetto perché procede in Me e da Me, al pari della ‘donna’ è una perfettissima simmetria dell’uomo spirituale che, di per sé, non è certo in grado di procreare, ma attraverso di essa l’uomo diventa capace di accogliere tutto il bene dell’amore che è il puro celeste Amore di Dio come l’eterna Vita spirituale proveniente da Me. – La Vita spirituale dell’Amore divino è invece ‘il Figlio’ con il quale la Mia Dottrina viene fecondata nel cuore dell’uomo. Qui si parla naturalmente soltanto della Mia pura Dottrina come di una perfetta donna celeste, – quindi non di una dottrina errata né di una donna contraffatta. Che questa donna perfetta, ovvero la Mia pura Dottrina, sia sicuramente ‘rivestita di Sole’ ovvero dalla Mia Luce di ogni Luce, perché essa viene da Me stesso, questo sarà certo del tutto naturale! Ma poiché proprio questa perfetta donna celeste, ovvero la Mia pura Dottrina, è capace solamente di accogliere l’amore celeste proveniente da Me, allora calpesta con i piedi ‘la Luna’, come simbolo incostante dell’amore egoistico o mondano, come una polarità del tutto opposta alla sua essenza puramente celeste, per parlare con voi in modo un po’ erudito. E cosi è anche adorna con ‘dodici stelle’, ovvero con i dieci comandamenti di Mosè e con in cima i due comandamenti dell’Amore [per Dio e per il prossimo], – ma non con i dodici apostoli, altrettanto nemmeno con le dodici tribù d’Israele, bensì, come detto, è adorna con tutte le dodici Leggi dell’eterna Vita. La ‘donna’, ovvero l’attiva Dottrina proveniente da Me nell’uomo, diventa ed è già ‘gravida’. – Con che cosa? – Non avete mai sentito nulla della rinascita!? – Non si dice qui: “Chi non è rinato nello spirito, non può entrare nel Regno di Dio!”? – Vedete, ‘il figlio’, di cui la donna è gravida, è il puro Amore divino che però, attraverso la molteplice abnegazione, fa molto male all’uomo esteriore, finché questo amore celeste nello spirito dell’uomo attraverso di lei (la Dottrina) diventa maturo per la meravigliosa rinascita alla vita eterna. Il figlio però è ‘un maschio’! – Ma perché non una fanciulla, quindi non una donna in divenire? – Perché in questo amore, così come nell’uomo e non nella donna, si trova e si deve trovare la potenza generativa! Questo fanciullo, ovvero l’Amore divino nato dalla Mia Dottrina, nello spirito dell’uomo dominerà poi con ‘scettro di ferro’, ovvero con l’inflessibilissima Potenza di Dio ‘tutte le popolazioni’ ovvero tutte le pretese e passioni sensuali del mondo, e così facendo – quale Vita proveniente da Me – ‘rapisce’ lo spirito dell’uomo e tutte le sue inclinazioni verso di Me, e attingerà la sua delizia presso il Mio ‘Trono’ che è in eterno la vera Sapienza da Me proveniente! Vedete, è questo il senso comprensibile in modo estremamente facile di questi versetti! – Quindi tutto deve essere considerato e compreso solo in questa Luce unicamente vera, altrimenti è una penombra che con il tempo fuorvia ogni guida nei più tenebrosi acquitrini e stagni. Questo è dunque da ricordare e da comprendere molto bene!» [D.d.C. – II/144,1-13].

 

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Il numero 666

Spesso ci si trova a riflettere su alcune immagini presentate sull’Apocalisse che riguardano il tempo della fine. Una di queste riguarda il numero 666 accreditato alla bestia che sale dal mare e devasta la Terra. Sull’interpretazione di questa figura, ovvero del suo nome, gli esegeti di ogni confessione religiosa trovano elementi per indicare e spiegare il significato secondo il pensiero umano. Ma nella nuova Rivelazione più volte viene indicato che nelle profezie e in tutte le ammonizioni provenienti dall’Alto, deve essere cercato il senso della rispondenza, attraverso cui solo un uomo rinato nello spirito, e in rapporto con il Cielo può comprendere il senso spirituale nascosto delle parole comunicate. Qui abbiamo una verifica inconfutabile, quale esempio spiegato da Gesù ai Suoi discepoli, quindi prima della stesura dell’Apocalisse, di come comprendere se siamo buoni o cattivi uomini:

«Ebbene, Io voglio darti una misura secondo la quale tu e chiunque altro possiate sapere come devono stare le cose riguardo l’amore di se stessi, l’amore verso il prossimo e l’amore per Dio. Prendi il numero 666 che, in un buono e in un cattivo rapporto, definisce o un uomo perfetto oppure un demone perfetto. Dividi l’amore nell’uomo in 666 parti precise; di queste dona a Dio 600, al prossimo 60 e a te stesso 6. Se tu però vuoi essere un perfetto demone, allora dona a Dio 6, al prossimo 60 e a te stesso 600! Vedi, gli onesti servitori e serve sono coloro che coltivano i campi del loro padrone. Secondo la tua opinione essi dovrebbero tenere per sé il raccolto, perché è sorto grazie alle loro fatiche e alle loro cure; invece lo raccolgono nei granai del loro padrone e provano una grande gioia quando possono dire al loro signore: “Signore! Tutti i tuoi granai sono oramai colmi e la metà del raccolto è ancora sui campi! Cosa dobbiamo fare?”. E la loro gioia diventerà ancora maggiore quando il padrone dirà loro: “Io apprezzo e lodo molto la diligenza e il vostro grande e disinteressato zelo; andate quindi e conducete qui degli operai che mi costruiscano nel più breve tempo possibile delle nuove dispense, affinché io possa mettere in serbo la benedizione dei campi per gli anni futuri che saranno forse meno ricchi di ogni tipo di frutto al paragone di questo”. – Ora vedi, i servitori non possiedono nulla; non hanno granai e non hanno dispense, eppure lavorano per un piccolo salario come se si trattasse di lavorare per riempire i propri granai e le proprie dispense, perché essi sanno che non hanno da temere la miseria, quando tutte le dispense del padrone saranno colme. Ecco, in un simile agire di un onesto servitore consiste tutto il rapporto tra sé e se stesso, tra sé e il prossimo, e tra sé e Dio. Il vero servitore pensa 6 volte per sé, 60 volte per il suo prossimo al fine di acquistarsi la loro benevolenza, e 600 volte per il suo padrone; ma così facendo, senza affatto volerlo, pensa 666 volte per sé, poiché gli altri servitori vedendo il suo grande disinteresse avranno per lui il massimo amore e la massima stima, e il padrone in breve lo metterà a capo di tutti. Invece, un servitore che pensa solamente al proprio sacco e al lavoro, è volentieri l’ultimo e mette mano al lavoro più leggero che trova; i suoi compagni lo guarderanno con occhio bieco e il padrone non tarderà ad accorgersi di aver a che fare con un egoista e un fannullone. Egli perciò non lo porrà affatto a capo di tutta la servitù, ma gli diminuirà la ricompensa ed avrà l’ultimo posto alla mensa comune; e se un tal servitore pigro ed egoista non si ravvedrà, verrà infine licenziato con pessimi certificati e referenze, cosicché difficilmente poi potrà ottenere di essere ingaggiato in qualche nuovo servizio. Qualora però gli fosse rimasto pure un solo amico ancora, di fronte al quale il suo agire sia stato disinteressato, questo amico può accoglierlo in casa sua e il padrone perciò non ne sarà sdegnato. Comprendi ora queste cose? Ogni uomo ha e deve anche avere un certo grado di amor di se stesso, altrimenti non potrebbe vivere, ma come dimostrato, deve essere un minimo grado possibile soltanto, perché un solo grado di più turba già l’equilibrio nel rapporto umano-puro, e la bilancia dell’Ordine divino è tanto sensibile che anche il minimo granellino ha il suo effetto!» [G.V.G. – II/77,1-6].

 

 

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Cap. 11

 

Il vastissimo contenuto della Nuova Rivelazione

 

Data la brevità di questo breve estratto dall’immensa opera comunicata a Lorber di ben 37 volumi, possiamo presentare qui solo alcuni aspetti parziali del suo enorme contenuto. Dopo gli aspetti che riguardano in sintesi la parte della scienza naturale, ora vorremmo dare al lettore almeno una panoramica essenziale sulla molteplicità degli elementi che riguardano gli aspetti spirituali e dottrinali sulla fede.

Cercheremo di rispondere tra l’altro alle seguenti fondamentali domande: Gesù è vero Uomo e vero Dio? – Sull’incarnazione di Dio, sul suo vero motivo e scopo. – Sull’infanzia di Gesù. – Sulla divina Opera della Creazione, la cui origine è la Creazione spirituale primordiale. – Sulla caduta di Lucifero e sugli sforzi di tutti gli appartenenti al Regno per il recupero del figlio perduto. – Sull’immensità della grandezza e scopo del cosmo, quale scuola di purificazione animica. – Sui gradi della vita terrena nella sua evoluzione animica, cominciando dai regni della natura, fino all’uomo. – Sull’essenza spirituale di tutta la materia. – Sull’uomo, un essere trino, fatto di spirito-anima-corpo. – Sul pianeta Terra, quale scuola superiore dei figli di Dio. – Sull’inferno. – Sull’umanità primordiale e sulle cause del diluvio universale. – Sulla via di salvezza verso Dio. – Sulla vita umana alla luce dei comandamenti dell’Amore. – Sul perché della malattia, della miseria e delle altre sofferenze. – Sulle basi degli Evangeli e sui loro autori. – Sulle cerimonie e le funzioni religiose e il perché non sono necessarie per Dio. – Su chi è un vero seguace di Cristo. – Sul Regno di Dio e sulla vera Chiesa di Cristo. – Infine, su che cos’è la rinascita spirituale, anche alcuni accenni sulla storia dell’antico Egitto e, inoltre, anche qualche sguardo nella vita dell’aldilà,  per comprendere quelle tematiche che affliggono l’attuale umanità.

 

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L’immigrazione di massa

Tra gli argomenti correlati alle catastrofi ambientali e presentati nella Nuova Rivelazione, un tema attuale che al tempo di Lorber sarebbe stato impensabile, è quello dell’immigrazione di massa, poiché senza un’accurata presa di coscienza da parte di quei governi che accolgono gli immigrati a centinaia di migliaia, la guida di un Paese potrebbe portare alla destabilizzazione degli equilibri della propria nazione e delle nazioni confinanti. Pure su questo tema abbiamo delle indicazioni. Scopriamole:

«A differenti uomini devono corrispondere anche differenti sistemi educativi, a seconda di come il loro cuore e le loro anime sono per il momento costituiti. Come un padre si comporta in modo diverso con ciascuno dei suoi figli, così quello stesso rapporto vale anche per intere comunità e per intere popolazioni. Qui, per esempio, c’è un popolo al quale occorre un trattamento più blando, dunque piuttosto morbido, ed esso prospera a grande benedizione degli altri popoli della Terra; un altro popolo richiede invece un trattamento più duro, altrimenti degenererebbe e sarebbe maledizione per i popoli vicini. Un terzo popolo ha una decisa inclinazione a dominare e tiranneggiare i popoli confinanti. – Per le anime di tali uomini, allora, non vi è niente di meglio del farli cadere per molti anni in uno stato di vera e propria schiavitù, affinché rientrino nell’ordine dell’umiltà. Quando poi si saranno adeguati al loro nuovo umile stato, sopportandolo con pazienza, rassegnazione e senza pretese né ribellioni, allora vengono restituiti allo stato iniziale di liberi cittadini della Terra, essendovi la premessa per il loro sicuro, rapido e rigogliosissimo prosperare, come vi è per quello di un seme nobilitato posto in un terreno più grasso e ben lavorato. Ma per rendervi ancora più evidente tale questione importantissima, Io richiamerò la vostra attenzione sulle parti del vostro corpo, delle quali ciascuna ha una forma particolare ed ha bisogno perciò di un differente trattamento e, nel caso di malattia, di un differente modo di cura per guarire. Se uno sente un dolore all’occhio, deve rimediarvi senza dubbio con un metodo differente da quello che impiegherebbe per combattere un male al piede, e chi ha un male al ventre deve fare un cura diversa da quella che farebbe qualora gli dolesse una mano, inoltre trattandosi di malattie del corpo, si deve badare anche se si sono manifestate recentemente, oppure se sono radicate e ostinate. Una malattia recente la si può combattere con mezzi moderati, mentre una consolidata richiede medicamenti vigorosi, talvolta anche a rischio di morte, per essere, quale un antico male, allontanata definitivamente dal corpo. Le anime degli uomini corrispondono quindi esse pure sempre alle singole membra del loro corpo, a seconda dunque che una qualche anima corrisponda a una parte nobile oppure a una non nobile del proprio corpo, tanto più è bene che venga anche trattata corrispondentemente così, come la parte del corpo cui essa si rispecchia. Come risulta da quest’immagine, anche le svariate condizioni degli uomini, in rapporto alla loro sfera animico-morale, vanno appunto trattate diversamente come le singole membra degli uomini, alle quali esse corrispondono nella loro conformazione fisico-organica. […] Se ora considerate tutto ciò anche solo con relativa attenzione, potrete ben presto convincervi di quanto sia buono e giusto il Padre nei Cieli, poiché questa Terra nel tempo e per sempre è destinata a fungere da istituto di allevamento e di educazione di figli dello Spirito di Dio per tutta l’immensità e, per tale ragione, è necessario che il terreno sia sempre mantenuto duro e magro, piuttosto che molle e troppo grasso» [G.V.G. – II/205,4-9].

Da queste precise parole insegnate da Gesù 2000 anni fa, è evidente il richiamo a non eccedere con l’incauta mescolanza di uomini appartenenti a varie nazioni, specialmente se derivata da un’immigrazione di massa incontrollata. Fenomeno che in questi ultimi anni è divenuto evidente per tutti i Paesi europei, e ci si chiede se ciò potrà comportare risultati disastrosi.

Diverso è se un popolo scappa dalla propria terra perché perseguitato e oppresso, poiché in questo caso l’accoglienza e la cura di questi fratelli su larga scala diventa un dovere da parte del governo del Paese ospitante, dovere di accoglierli convenientemente e, in un certo modo, regolamentare il loro soggiorno in terra straniera; mentre da parte del popolo accolto è necessaria la volontà e quindi l’assoluto rispetto degli usi, costumi e leggi del popolo ospitante, altrimenti l’incontrollata ‘mescolanza dei diversi ceppi umani’, con la mescolanza delle diverse fedi, usi e mentalità diverse, potrebbe portare ad un’inevitabile destabilizzazione di un intero paese, fondato sulla propria cultura e basi storiche ragionevolmente acquisite in rapporto alla morfologia del territorio, e alla maturità di scelte e sacrifici fatti dagli avi che, nel tempo, è diventato patrimonio genetico di quella stessa cultura.

Il singolo invece deve sempre mettere in pratica l’amore per il prossimo, e lo straniero non ne deve restare escluso, avendo egli la responsabilità del Comandamento del Signore verso qualunque prossimo. Ciò che deve essere compreso è che di fronte a un esodo, di fronte a un’immigrazione da parte di popoli più o meno confinanti, non è più la responsabilità del singolo cittadino ad essere toccata, il quale verso i singoli deve comportarsi come nella parabola del samaritano, ma è quella del governo che li accoglie, i cui governanti hanno il preciso obbligo di aver cura della salute e del mantenimento dell’ordine verso i propri cittadini che li hanno eletti al fine di tutelarli.

Nel frattempo, finché l’uomo non metterà al centro della propria vita la fratellanza universale nell’unico Dio, ciò che deve essere inteso come indicazione dall’Alto, è che un popolo dovrebbe restare nel proprio paese, laddove dovrebbero essere i ricchi e i governanti ad aiutare i poveri e bisognosi direttamente  sul loro territorio, così come suona la risposta nella Nuova Rivelazione a una simile domanda, esprimendosi in maniera inequivocabile:

«Il popolo di una nazione non deve mischiarsi con quello di altre nazioni, perché le costituzioni politiche e morali sono diverse, assolutamente non paragonabili, e insorgerebbe una disarmonia ancora più terribile di quella già esistente in uno stesso popolo. Ognuno per sé, nel suo rigoroso ordine, può sussistere benissimo, ma tutti in un mucchio causerebbero una disarmonia ancora più grave, come se si volesse suonare nello stesso tempo tutte le canne di un organo» [S.S. – II/17,24].

«Qualora uno straniero, perfettamente ignaro della nostra scrittura, della nostra lingua e delle nostre leggi, violi una di queste, com’è possibile e facile che succeda quando è appena entrato nei nostri paesi, è nostro dovere pure fermarlo e metterlo al corrente delle nostre leggi mediante un interprete. Solo dopo, se peccherà nuovamente contro una legge a lui ormai conosciuta, egli potrà ragionevolmente essere punito. Non è affatto equo dire: “L’ignorare una legge già esistente e sanzionata in un paese, non scusa nessuno!”, perché, come può qualcuno osservare una legge, della quale è provato che non ne ha saputo mai nulla?» [G.V.G. – V/58,9].

 

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Come si deve amare il prossimo

Verso il singolo, tuttavia, anche l’amore per il prossimo dovrebbe avere delle basi ordinate per essere messo in pratica, altrimenti questo, pur nelle migliori intenzioni, non potrà avere quell’effetto tale da farlo diventare un vero aiuto nel presunto bisogno del suo prossimo. Alcuni esempi contenuti nella Nuova Rivelazione potranno essere chiarificatori:

«Vi sono nel mondo moltissimi pericoli per l’anima. Da un lato hai la povertà: i concetti del ‘mio’ e del ‘tuo’ si indeboliscono tanto più quanto maggiormente l’uomo viene oppresso da essa. Fate dunque in modo che la povertà non diventi mai troppo grande tra gli uomini se volete procedere con passo sicuro sulla vostra via! Ma chi è già povero, costui preghi i fratelli più agiati che gli diano ciò che gli è necessario; se s’imbatte in cuori duri, si rivolga allora a Me e gli verrà dato aiuto! La povertà e il bisogno non scusano il furto né la rapina, né tanto meno l’assassinio del derubato! Chi è povero, ora sa a Chi rivolgersi. La povertà è veramente una grande calamità per gli uomini, ma essa porta in sé il germe dell’umiltà e della vera modestia, e rimarrà perciò sempre tra gli uomini; tuttavia è opportuno che essi non lascino diventare potenti i ricchi, altrimenti questi potrebbero essere molto danneggiati tanto qui, quanto un giorno nell’aldilà. Se tra voi avete dei poveri, ve lo ribadisco, non è necessario dar loro aiuto tale da far sì che diventino ricchi essi pure, ma non dovete permettere che soffrano l’indigenza! Coloro che vedete e che conoscete, aiutateli secondo coscienza ed equità! Certo, ne restano ancora moltissimi su questa vasta Terra che sono poverissimi e soffrono una miseria indicibile. Voi però non li conoscete, e nemmeno udite le loro grida di dolore, perciò questi Io non li raccomando neppure alla vostra pietà; vi raccomando invece solo quelli che conoscete e che eventualmente dovessero venire a voi» [G.V.G. – IV/79,1-4].

Nell’amore per il prossimo ci si chiede spesso il perché la povertà colpisca determinate persone, a volte interi popoli, e sebbene per l’uomo comune questa sembra apparentemente casuale, ebbene, tramite la Nuova Rivelazione si può comprendere che la povertà, così come la ricchezza, è guidata nell’umanità dall’Alto per fini spirituali non immediatamente comprensibili, poiché solo Dio conosce il cuore di ciascuno, e da parte del mondo spirituale viene predisposta la migliore condizione verso ciascuno, affinché a tempo debito comprenda la via per la propria crescita spirituale, così come ci viene indicato:

«Vedi, nessuno meglio di Me conosce le miserie e le sofferenze degli uomini, e nessuno ha tanto amore per loro e tanta misericordia quanto appunto ne ho Io stesso. Nondimeno, il Mio Amore e la Mia Misericordia da soli sarebbero poco utili agli uomini, se non cooperasse pure la Mia suprema Sapienza. […] Vedi, secondo i saggi decreti di Dio ogni cosa deve avere il suo tempo a questo mondo, e gli uomini sono chiamati a maturarsi fino a diventare Suoi veri figli! Per conseguenza, il ricco ha il suo tempo per essere ricco e per esercitarsi nella misericordia verso i poveri, donando loro quanto possiede di più, e il povero ha il suo tempo per esercitarsi nella pazienza e nell’abnegazione per sacrificare al Signore le sue sofferenze e la propria miseria. Dio poi verrà ben presto in aiuto al povero nel modo più opportuno per la salvezza della sua anima, e così pure a tempo debito non mancherà di punire il ricco di cuore duro, poiché sia il ricco che il povero sono chiamati a diventare figli di Dio» [G.V.G. – VII/92,4-7].

Per un credente principiante sembrerà strano che anche nell’aiuto al prossimo, sebbene questo debba essere profuso a dismisura, è indispensabile conoscere prima chi è tale prossimo, poiché, se tale amore non è accompagnato dalla guida della sapienza, può diventare dannoso verso un prossimo che si trova in quella condizione di bisogno guidato dall’Alto, affinché egli riconosca i suoi errori, e un aiuto sbagliato sarebbe inopportuno. Gesù non mancò di richiamare chi, per scelta, mendicava, affinché i Suoi discepoli comprendessero bene come deve essere inteso l’amore per il prossimo. Qui abbiamo due episodi in cui nel primo c’è un falso bisognoso, e nel secondo viene presa in considerazione una reale disgrazia che necessita la più grande attenzione per aiutare il malcapitato.

«In quanto realmente povera, tu Mi sei cara, tuttavia non Mi piace troppo di te il fatto che tu preferisca andare a mendicare anziché lavorare. Poiché vedi, tu non hai ancora trent’anni, sei sana e forte, e potresti benissimo lavorare e guadagnare il pane per te e per i tuoi due figli; sennonché a te piace di più mendicare che lavorare, e perciò hai studiato bene il mestiere e ti sei impratichita nell’arte di carpire ai comuni uomini del mondo qualche elemosina; ma dinanzi a Me questi artifici per mettere in mostra la povertà non hanno alcun valore, valore che ha invece esclusivamente la pura verità. [...] Ad ogni modo, in te c’è un vizio, e precisamente che un lavoro un po’ pesante non ti va tanto a genio, quanto una vita sregolata e senza scopo. É questa la ragione principale per la quale ti sei ridotta in tanta miseria!» [G.V.G. – VII/132,4-10].

«Ora immaginatevi che qualcosa di simile sia successo anche a un altro uomo che viene da lontano e che, pieno di tristezza, sosti dinanzi al tuo ricco albergo, piangendo, poiché non sa proprio cosa fare. Se allora tu uscissi dal tuo albergo e gli chiedessi: “Amico qual è la causa della tua tristezza e della tua grande difficoltà? Cosa ti è successo? Dimmelo francamente, poiché, per quanto stia in mio potere, sarò sempre pronto ad aiutarti!”. – Se poi l’uomo ti dicesse: “O nobile amico, io sono partito per affari da un paese lontano, ma poco lontano da qui mi sono imbattuto in alcuni briganti che mi hanno derubato di tutto il capitale, consistente in venti libbre d’oro, nonché in circa mille grossi in uso in questo paese, tanto che ora mi trovo completamente privo di mezzi e non so come cavarmela in un paese tanto lontano dal mio e senza conoscere nessuno”. – E se tu allora gli dicessi: “Amico, vieni, io voglio aiutarti! Non devi nemmeno rivelarmi il tuo nome né il paese né il luogo dove dimori; meno ancora il mio nome e come si chiama il luogo e il paese dove vivo, questo lo apprenderai poi di certo. Se un giorno sarai in grado di restituirmi quanto ti ho prestato, allora sarà molto ben fatto da parte tua di fronte a Dio e a tutti gli uomini buoni e giusti, ma se non lo potrai fare, andrà bene lo stesso!”. Dopo di ciò tu gli daresti quello che lui aveva perduto. Ebbene, come credi che Dio considererebbe e premierebbe una tale opera di vero amore per il prossimo? E non ritieni che quell’uomo, reso in tal modo nuovamente felice da te, appena ritornato a casa, non farebbe sicuramente tutto il possibile per dimostrarti tutta la sua gratitudine e riconoscenza per avergli mostrato una simile prova di amicizia, senza alcun interesse personale? E se anche dovesse verificarsi il caso che quell’uomo, nell’ebbrezza della sua felicità terrena, trascurasse di rammentarsi di te, ebbene, sappi allora che sarebbe Dio a ricordarsi di te cento volte tanto! In verità, chi compie simili azioni senza fini egoistici ma pieni di autentico amore verso il prossimo, questi è un grandissimo amico di Dio; egli è già sulla Terra uguale agli angeli del Cielo, ed ha già la pienezza del Regno di Dio nel suo cuore! Uno straniero povero, infatti, è cento volte più povero che un nativo del luogo, il quale può ottenere aiuto con molta più facilità da tutti coloro che conoscono le sue necessità, mentre un povero straniero è simile a un bambino che non riesce a comunicare con gli altri se non con il pianto. Perciò siate misericordiosi verso gli stranieri, allora troverete misericordia e accoglienza anche in Cielo, poiché finora, per il Cielo, voi sulla via del vostro pellegrinaggio terreno, non siete che dei semplici sventurati stranieri! Che ne pensi ora di questo Mio discorso?» [G.V.G. – VIII/12,5-10].

Quanto spesso ciascuno di noi, quando è a conoscenza di ciò che succede al prossimo, emette in cuor suo fin troppo facilmente sentenze, e vorrebbe un’immediata sommaria giustizia. Anche in questo caso la Nuova Rivelazione ci indica la vera strada dell’amore verso il prossimo, con il perdono e il giusto comportamento:

«E ora Io dico a tutti voi: “Qualunque peccatore o peccatrice che si presenti in casa vostra per chiedervi soccorso, non dovete mai mostrar loro la porta, bensì dovete aiutarli come se non avessero mai peccato, e solo dopo aver dato loro aiuto, dovete fare ogni tentativo e sforzo possibile allo scopo di indurli a migliorarsi per l’avvenire attraverso le vie dell’amore e della sapienza; tuttavia, solo da quella vera sapienza che germoglia soltanto dall’amore”. – Secondo Mosè una donna adultera è presso i giudei davvero una peccatrice che deve essere lapidata al più presto possibile da chiunque la incontri per primo dopo il misfatto. Io però vi dico: chi accoglie in casa proprio la fuggitiva e cerca di salvarla doppiamente, vale a dire nello spirito e nel corpo, costui sarà guardato un giorno da Me con occhio amichevole, e i suoi peccati saranno scritti sulla morbida superficie della sabbia, e il solco della scritta sarà disperso dai venti! Chi invece getta contro di lei una pietra ed egli stesso non è del tutto mondo dal peccato, un giorno da parte Mia dovrà attendersi un aspro giudizio! Poiché colui che mi riporta ciò che era perduto, un giorno sarà trovato degno di un alto premio nel Regno dei Cieli. Colui invece che giudica, sia pure giustamente secondo la legge, questi sarà un giorno pure giudicato con giustizia e severità secondo la Mia Legge» [G.V.G. – II/209, 7-8].

Quindi l’aiuto al prossimo va sempre dato, ma non senza discernimento, e specialmente verso i pigri e oziosi di comodo, quindi poveri per scelta, l’attenzione deve essere maggiore, rifiutandoglielo; concetto ribadito in un altro passo della Nuova Rivelazione in cui il saggio amore per il prossimo è espresso in modo evidente:

«Io però non intendo neppure che tu debba dividere il pane dei poveri anche tra gli eventuali oziosi corpulenti che sono ancora idonei a lavorare; a questi tali, quando vengono, procura un lavoro adeguato alle loro forze! Se sbrigano il lavoro o l’incarico assegnato, dà loro anche da mangiare e da bere, se invece non acconsentono a lavorare, allora che neppure mangino!» [G.V.G. – II/157,9].

«L’uomo molto parsimonioso alla fine non lascia più arrivare a nessuno qualcosa di buono, ammucchia tutto per sé con la giustificazione di dover provvedere per la sua casa e per la sua famiglia. – Io però ti dico: "Il fuoco del tuo amore per la tua famiglia sia simile a una luce che si accende nella notte, ma il tuo amore per i figli di altri genitori poveri sia uguale a un grande incendio, tramite cui illuminare in lontananza una grande regione!» [G.V.G. – X/225,4].

«[…] L'amore per il prossimo deve correre in aiuto soltanto verso colui che ne ha bisogno, ed è questo che ha valore al cospetto di Dio. Perciò vi dico ancora in aggiunta: “Se qualcuno offre un banchetto e invita i suoi ricchi vicini ed amici, con ciò non commette affatto peccato, ma non potrà attendersi una ricompensa nel Cielo, per la ragione che i suoi amici possono dargliela già qui. Invitate invece quali ospiti i poveri, e la vostra opera troverà ricompensa in Cielo, dato che qui sulla Terra i poveri di certo non possono ricambiarvi la cortesia! Lo stesso vale anche per coloro che prestano i loro molti denari per interesse e dopo un tempo stabilito ricevono il capitale di ritorno. Neanche questi, qualora non pratichino l'usura, commettono peccato; però non possono ripromettersi di percepire degli interessi in Cielo per questo. Li incasseranno invece di certo coloro che presteranno denaro anche ai poveri nella loro miseria, senza interessi e senza esigere il capitale di ritorno”. Dunque, aiutare in ogni maniera possibile i poveri di qualsiasi specie, questa è una vera opera di amore per il prossimo» [G.V.G. – VI/ 56,13].

«Concludendo, il vero amore per il prossimo consiste nel fare al prossimo tutto quello che ragionevolmente si possa desiderare che esso faccia a noi!» [G.V.G. – VII/94,17].

 

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La legittima difesa

Nell’arco della propria vita ciascuno di noi è probabilmente stato vittima di malintenzionati almeno una volta, la cui gravità era da biasimare, e considerare quell’atto punibile in modo più o meno esemplare tramite la giustizia, la quale stabilisce pene per i più differenti reati. E così pure oggigiorno, quando i mezzi d’informazione ci presentano episodi di cronaca nera, ci si mette nella veste dei giudici, perdonando o eccedendo spesso nelle possibili pene da infliggere agli autori dei misfatti, pur senza aver titolo a giudicare. Ciò perché non riusciamo a vedere le cose che sotto l’aspetto umano esteriore. Ma quale potrebbe essere invece la giusta considerazione da dare a certi atti, visti sotto l’aspetto spirituale e insegnati dall’Alto? La Nuova Rivelazione su questo tema ci dà la seguente indicazione:

«Di per sé è già chiarissimo di non dare a un uomo arcimalvagio, cui si continua troppo a confidare, l’occasione di far crescere la sua cattiveria e che questa diventi ancora maggiore di quanto era prima. In questo caso una continua indulgenza non farebbe altro che aiutare la crescente cattiveria del nemico. Pertanto Io in questo mondo ho stabilito in ogni tempo dei giudici severi, ed ho concesso loro il diritto di castigare e punire gli uomini divenuti troppo malvagi, essendoselo meritato; ed è per questo che ho anche comandato di essere sottomessi all’autorità terrena, sia essa mite o severa. Chi ha un nemico tanto malvagio, vada dal giudice e lo denunci, e il giudice farà passare la cattiveria a colui che è diventato malvagio. Se la cosa non riesce con puri e semplici castighi corporali, allora riuscirà efficacemente con la spada. E lo stesso vale per lo schiaffo. Se lo ricevi da un uomo non tanto cattivo, mosso da un’improvvisa alterazione del suo animo, allora non rivoltarti, affinché, non restituendolo, egli si riaddolcisca e poi, facilmente e senza giudice, ritorniate buoni amici. Se però qualcuno ti viene incontro in piena ira con un colpo micidiale, allora hai pieno diritto di difenderti; se la cosa non fosse così, non avrei detto che dovete scuotere la polvere dai vostri calzari su quegli uomini che non solo non vi accolgono, ma in più vi scherniscono e vi minacciano di persecuzioni di ogni genere. – Sii sicuro che con la Mia predica sull’amore per il prossimo non ho minimamente revocato il potere e l’autorità della spada, ma certo li ho mitigati, fino a quando l’inimicizia tra gli uomini non avrà raggiunto quel grado che, a buon diritto, si potrà chiamare infernale!» [G.V.G. – X/215,9-14].

«Chi ti ha detto che non si debba imprigionare e custodire con grande severità i veri delinquenti che spesso sono peggiori di tutte le bestie selvagge dei boschi?! Anzi, al contrario, te lo impone il vero amore per il prossimo, poiché se tu vedessi una iena assalire un uomo, certamente correresti con l’arma in mano per uccidere l’animale. Allo stesso modo, sicuramente, correresti veloce in difesa di un galantuomo aggredito sulla pubblica via oppure in casa da qualche delinquente! Piuttosto, dal momento che tali iene, pur celate sotto sembianze umane, quando si uniscono tra loro in numero troppo grande possono diventare pericolose non soltanto per i singoli viandanti ma anche per intere località, allora è addirittura imperioso dovere dell’autorità che ha nelle mani il potere, dare la caccia a simili individui pericolosi e rinchiuderli in solide prigioni. Tuttavia con la pena di morte è necessario andar molto cauti, e si deve applicare solo nel caso in cui, nello spazio di dieci anni, ogni mezzo sia rimasto infruttuoso per ottenere un qualche reale miglioramento nella vita del malfattore. Se questi sul luogo del supplizio promette di ravvedersi, gli si conceda ancora il termine di un anno. Qualora però neanche entro questo termine si riscontri in lui qualche traccia di miglioramento, allora la sentenza di morte sia eseguita, giacché in tal caso non c’è da sperare affatto che un tale uomo si ravveda su questa Terra, ed è meglio che ne venga allontanato! Certamente, se l’autorità che ha il diritto di esercitare il potere vuole commutare ad un simile malfattore, con l’approvazione della comunità, la ben meritata pena di morte in ergastolo, per continuare nel tentativo di correggerlo, essa è libera di farlo, ed Io non la chiamerò un giorno a rispondere di ciò» [G.V.G. – I/81,2-5].

«Se qualcuno si è impadronito di un ladro o di un assassino, fa bene a consegnarlo ad un giusto tribunale, ma il giudice non deve mai dimenticare che il malfattore, finché vive in questo mondo, non è ancora completamente un demone, bensì un uomo deforme nell’anima e sedotto dal peccato, del quale per il possibile ravvedimento sono da fare tutti i tentativi prima che possa essere condannato alla pena di morte quale demone incorreggibile! Però, anche nel caso che fosse necessario ricorrere alla pena di morte, si deve procedere in modo che il condannato non venga immediatamente ucciso; sia invece esposto per l’intera giornata davanti al popolo con mani e piedi saldamente legati ad un palo a cinque spanne da terra. Se al palo si mostra sinceramente pentito, supplica e promette di ravvedersi, allora lo si sciolga dai legami e sia condotto in una conveniente casa di correzione, per esservi curato secondo giustizia e amore, ma non gli si conceda piena libertà prima che non abbia dato prove indubbie del suo ravvedimento. Se invece durante tutta la giornata in cui il delinquente è legato al palo non da’ nessun segno di pentimento, allora è un demone in tutto e per tutto, e per questo motivo, qualora così legato si trovi ancora in vita, sia eseguita la sentenza di morte dopo il tramonto, e il corpo sia bruciato insieme al palo sul luogo stesso dell’esecuzione!» [G.V.G. – I/174/9-11].

«A Me soltanto spetta dall’eternità il diritto di uccidere nel corpo tutto il genere umano, ed Io quindi sono un giustiziere di ogni creatura costituita dalla materia in tutta l’eterna infinità; ma quello che Io uccido secondo la materia, lo faccio poi risorgere in Me a vita eterna. Se tu pure sei capace di questo, allora puoi uccidere anche tu a tempo debito! Considerato però che non sei capace di questo, non devi nemmeno uccidere, fatta eccezione per i casi di assoluta necessità, come per esempio nel caso di una guerra difensiva, oppure di una spedizione punitiva contro popoli malvagi e incorreggibili, o anche nei casi di necessaria difesa contro perfidi ladroni e assassini. In qualsiasi altro caso non devi uccidere, né far uccidere finché non avrai in te stesso la Mia piena Luce! Hai tu ben compreso?”» [G.V.G. – VII/94,3-5].

«Nei fanciulli le malattie dell’anima si possono curare nel miglior modo allevandoli con una buona educazione ordinata, nella quale non manchi la verga. Invece negli uomini adulti le malattie dell’anima si devono combattere mediante consigli saggi e amorevoli, con insegnamenti sinceri e puri, e con ammonimenti che il puro amore ispira, al fine di renderli attenti alle necessarie brutte conseguenze che sorgerebbero dal volontario mantenimento delle debolezze dell’anima. Quando tutti questi mezzi non giovano a nulla poiché si ha a che fare con anime molto indurite, vale a dire cieche e sorde, allora è proprio il momento di usare verso tali esseri un trattamento più serio e più rigoroso; tuttavia anche questo deve ispirarsi completamente all’amore per il prossimo, perché soltanto nell’amore per il prossimo può essere benedetto anche un agire severo. Se i governanti nelle loro azioni si lasciano guidare dall’ira e dall’infernale sete di vendetta, tutta la loro fatica sarà vana! Invece di guarire gli ammalati nell’anima, facendone così dei veri uomini, li si converte a veri demoni, nei quali non c’è forza al mondo che valga ad estinguere la sete di vendetta. Per qualche tempo Satana può, per l’influenza delle potenze dall’Alto, essere trattenuto; ma se a causa degli uomini orgogliosi che alla fine ritengono di essere in grado di mantenere l’ordine a loro compiacente tramite la loro supposta forza e sapienza, adoperando inesorabilmente una severità tirannica, – il Signore ritira la Sua Potenza e toglie i ceppi a Satana, allora tutta la loro presunta potenza sarà ridotta al nulla in un attimo! Infatti, gli altri esseri, cioè quelli già trasformati in veri demoni da un simile assurdo precedente trattamento, si rovesciano sopra di loro come un torrente in piena e li annientano al punto da sembrare come non fossero mai esistiti! La pena di morte causa effetti ancora peggiori! Infatti, a cosa giova uccidere il corpo di qualcuno, se non è possibile rendersi padroni dell’anima e dello spirito, nei quali propriamente risiede la forza che opera e agisce? Colui che crede di essersi sbarazzato del suo nemico perché ne ha ucciso il corpo, è dieci volte cieco! Con un tale atto si è creato, da un nemico debole e visibile, mille altri che non può vedere e che lo perseguiteranno giorno e notte, causandogli danni nel corpo, nell’anima e nello spirito. Considera per esempio una guerra in cui non di rado rimangono uccisi nel corpo molte migliaia di uomini! Il vincitore, nel suo cieco intelletto, pensa di essersi liberato dei suoi nemici avendoli fisicamente annientati; invece s’inganna in modo tremendamente grande! Le anime e gli spiriti degli uccisi, come conseguenza dell’influenza immediata che esercitano sui fenomeni atmosferici e meteorologi, persistono per molti anni di seguito nel rendere vana ogni semina, provocando così inevitabilmente carestia che genera fame e, con questa, pure ogni genere di contagio e pestilenza! In seguito queste calamità spazzano via in breve tempo più uomini di quanti guerrieri egli aveva ucciso al nemico; in tal modo, indebolito nella sua potenza che avrebbe dovuto dargli la sua terra, per poter sussistere deve arruolare altri soldati a caro prezzo da paesi stranieri, ma così facendo aggrava di debiti se stesso e il proprio paese. E quando, dopo qualche anno, paese e popolo diventeranno completamente esausti e non potrà più pagare né i suoi debiti né i suoi soldati, allora ben presto si eleverà un coro di maledizioni contro di lui e sarà perseguitato da tutte le parti. Pure il suo popolo per il quale egli conquistò, oppresso da grande miseria, insorgerà contro di lui; mentre d’altro canto anche i nemici esterni non si lasceranno sfuggire quest’occasione per piombargli addosso, e il celebrato ex vincitore non uscirà più tale da questa lotta, ma la disperazione lo assalirà e con gli artigli di una tigre lo dilanierà spiritualmente fin nelle più intime fibre vitali! – Vedi! Tutto questo è opera dei nemici uccisi fisicamente! Perciò è anche un’antichissima usanza quella di recarsi da un moribondo per riconciliarsi e per aver da lui la benedizione, perché nel caso morisse tenendo inimicizia dentro di sé, è ben da compiangersi colui che, quale suo nemico, continuerà a vivere sulla Terra. In primo luogo, l’anima di costui divenuta libera, tormenterà senza posa il nemico sopravvissutogli, suscitando in lui rimorsi atroci e insopportabili, e in secondo luogo essa guiderà e disporrà le circostanze della vita terrena del suo nemico in modo tale che costui difficilmente potrà più avere un giorno di prosperità e di pace! Il Signore permette comunque che tutto ciò avvenga, affinché alle anime offese sia data la richiesta soddisfazione, e per il motivo ancora più importante e incalcolabilmente migliore per il superstite, e cioè di scontare su questo mondo materiale i suoi peccati d’orgoglio, piuttosto che farlo cadere immediatamente, dopo la morte del suo corpo, in mano al potere di migliaia di nemici, i quali, traendo profitto della sua assoluta inesperienza delle cose di quel mondo, non userebbero con lui certamente modi amichevoli! Ecco dunque il motivo per cui è anche tanto necessario per l’uomo esercitare in questo mondo l’amore e la vera amicizia, fare del bene piuttosto che del male a qualsiasi nemico, e benedire colui che maledice; infatti, chi può sapere quando al Signore piacerà di richiamarlo da questo mondo? Pensate così: “Se qualcuno mi fu nemico su questa Terra, relativamente per lievi questioni, mi diventerà poi in stato di spirito cento volte più nemico nelle cose grandi!”. Davide fu di certo fin dalla fanciullezza un uomo veramente secondo il cuore di Jehova, tuttavia si era inimicato un solo uomo, cioè Uria, contro la Volontà del Signore, e a voi è noto quanto terribile sia stata la vendetta dello spirito di Uria su Davide, con il permesso del Signore! Questa è sempre stata l’inevitabile conseguenza di un’azione nemica verso un uomo, contraria alla Volontà di Dio. Certamente tutt’altro aspetto assume la cosa quando tu vieni designato dal Signore stesso, come lo fu Davide nelle sue guerre contro i Filistei, per combattere e annientare fisicamente persone nemiche di Dio e degli uomini, e già divenute preda di Satana! Infatti, costoro sono sottoposti immediatamente ad un aspro giudizio nell’aldilà, e non possono perciò mai più insorgere contro il braccio di Dio, perché vengono frenati e umiliati dalla potenza del Signore. Ben differente invece è la cosa riguardo a quei nemici che ti sei creato in questo mondo, senza che Dio centri per nulla, con il tuo ostile operare, con il tuo orgoglio e con il modo quanto mai carente ideato dall’uomo per amministrare la giustizia, a proposito del quale è già passato in proverbio il detto, che la più grande ragione è allo stesso tempo anche il più grande torto! Tali nemici, dopo aver abbandonato il corpo, diventeranno i tuoi più irreconciliabili nemici!» [G.V.G. – I/79,14-15].

«Io, di conseguenza, non sono a favore della pena di morte, perché essa non ha nessuna importanza per l’ucciso né meno ancora torna a decoro e a vantaggio del concetto di giustizia, e ciò per il seguente motivo: “Se tu ne uccidi solo uno, mille ti giureranno vendetta!”. Invece, riconoscendo le necessità dell’Ordine divino, sono assolutamente d’accordo che con un malfattore si debba fare giusto ed energico uso della sferza e non lasci riposare questa fino a che non sia subentrato un generale miglioramento! – La fustigazione[50] usata secondo giustizia e a tempo debito, è migliore del denaro e dell’oro puro, poiché in tal modo l’anima viene sempre più liberata dagli elementi materiali che vi si sono infiltrati e alla fine termina con il rivolgersi al proprio spirito. Quando la fustigazione ha conseguito ciò, ha già salvato l’anima dalla perdizione e di conseguenza tutto l’uomo dalla morte eterna. E perciò ciascun giudice nell’Ordine di Dio non deve punire neanche il peggiore dei delinquenti con la pena di morte se questa non serve a nulla, ma con la pena della fustigazione applicata secondo la gravità richiesta dal misfatto. Se fa così, è un giudice degli uomini per il Cielo; ma se non fa così, allora è un giudice per l’inferno, e non potrà mai aspettarsi da Dio alcuna ricompensa, bensì per il regno per il quale egli ha giudicato gli uomini, e dallo stesso regno dovrà aspettarsi anche la ricompensa!» [G.V.G. – II/7,8].

«Maledetto sia chi uccide i suoi fratelli, e maledetto il giudice che condanna a morte suo fratello, e maledetto sia anche colui che arbitrariamente diede e da’ una legge secondo la quale certi uomini possono ricevere da altri uomini una condanna a morte! Tali legislatori e giudici sono certamente protetti dalla spada dei signori del mondo, ma nessuno potrà proteggerli dalla Mia Legge che rimane in eterno, e dalla Mia spada! La Mia Legge si chiama: “Amore anche verso i nemici!”. Io proibii ogni giudizio e maledissi coloro che maledicono, condannai coloro che condannano e non feci alcuna eccezione, tranne per coloro che, a causa del loro troppo basso livello di educazione, non sapevano quello che facevano» [D.d.C. – III/164,4-5].

 

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Lo stupro

La violenza sessuale (o carnale) è un atto profondamente condannato da tutte le persone di ogni ceto sociale e, come tale, è considerato un reato commesso da chi usa in modo illecito la propria forza o la propria autorità quale mezzo di sopraffazione verso gli altri, costringendo con atti, prevaricazione o minaccia (esplicita o implicita) a compiere o a subire atti sessuali contro la propria volontà. Tuttavia la giustizia, amministrata per lo più da uomini, non sempre ha inteso considerare un tale atto esecrabile, quando commesso sulla donna, giustificando in un certo qual modo il comportamento maschilista dell’uomo prevaricando la sua posizione di forza millenaria sul sesso debole. Nell’epoca moderna, tuttavia, i diritti della donna hanno cominciato sempre più ad affermarsi nella società, grazie anche al fatto che sempre più donne hanno iniziato a gestire la giustizia nelle aule dei tribunali, iniziando a ricondurre nel giusto alveo la bilancia della parità dei diritti con gli uomini. Che la Nuova Rivelazione potesse darci anche su questo tema un notevole contributo, per comprendere come intendere e giudicare questo crimine, c’era da aspettarselo. Vediamo come viene considerato dall’Alto nei diversi casi:

«Chi approfitta con violenza di una fanciulla o di una donna, costui deve essere giudicato già qui (sulla Terra)! Comunque sia stata la violenza, sia con la forza delle mani, sia con l’adescamento mediante doni molto preziosi, ciò non fa differenza nel crimine. Neanche la forza persuasiva del discorso o l’uso di mezzi magicamente narcotizzanti, attraverso i quali la parte femminile si è messa con apparente spontaneità a disposizione della volontà lussuriosa dell’uomo, ebbene, nemmeno questo è minimamente da considerare attenuante a tale peccato, e neanche qualora, in seguito alla lussuria, fosse stato realmente concepito un frutto, perché un tale concepimento, essendo avvenuto contro la volontà di entrambe le parti, non contribuisce assolutamente a mitigare il crimine. La forma più abominevole della lussuria consiste però nello stupro di fanciulli e nella contaminazione di altre membra e parti del corpo femminile differenti da quelle che sono state prescritte a questo scopo da Dio, per non parlare poi dello stupro di animali. Tali stupratori devono essere eliminati del tutto e per sempre da ogni società umana! Trattandosi però di crimini di simile specie, un tribunale dovrà tuttavia sempre tener conto su quale gradino di formazione stava un qualche lussurioso o lussuriosa del genere. Allo stesso modo è da considerare se un essere umano così lussurioso non sia posseduto da un qualche spirito maligno che lo inciti a una tale lussuria. Nel primo caso, la comunità deve aver cura che una simile persona, debole nella ragione, venga portata in un buon istituto di correzione per esservi sottoposta a disciplina, come si fa con un fanciullo corrotto, finché non è diventata un’altra persona. Ciò perché quando un individuo del genere è riuscito a trionfare sulla natura bestiale della propria carne e la sua ragione è stata chiarita, allora comincerà a condurre una vita più pura e non ricadrà più così facilmente nella sua vecchia natura bestiale. Nel caso poi dell’ossessione, un tale lussurioso deve essere tenuto sotto chiave, perché tali individui vanno allontanati subito dalla libera società umana a causa del grandissimo scandalo!

Una volta che sono in buona custodia, successivamente possono essere risanati facendo far loro digiuni e preghiere in favore del Mio Nome. Quando però saranno guariti e risulterà che si sono liberati dalla loro immonda ossessione, allora dovranno anche essere rimessi del tutto in libertà» [G.V.G. – III/68,8-11].

«[…] Qualora un uomo si ostini nella sua perversione, pur non essendo del tutto privo di formazione, né ossesso, allora si può procedere nei suoi confronti con una punizione ben severa! Se un tale uomo si migliora e comincia a provare ripugnanza del suo peccato, rendendosene ben conto, allora dovrà essere trattato con più amore; se invece un tale uomo non migliora affatto e, in maniera evidente, è ugualmente incline e trova piacere nella sua perversione – ciò che un caprone lussurioso di questa specie non potrà mai completamente nascondere – allora, dal momento che sotto altri aspetti è un uomo di una certa formazione, può essere del tutto scacciato dalla comunità e portato in qualche località deserta e lontana, dove la grande miseria lo indurrà alla riflessione. Se là si migliorerà, allora le cose per lui si metteranno anche meglio; in caso contrario il deserto lo dovrà divorare. Se invece un uomo è di scarsa formazione e con lui non giovano né punizioni né digiuni, allora può essere ‘castrato’ per mano di un medico esperto, e con in tal modo potrà essere salvata la sua anima. Considerato che vi sono alcuni che si sono mutilati da sé a causa del Regno di Dio, ebbene, così pure vi possono essere dei tali che – solamente nel caso menzionato – devono per la stessa causa essere mutilati in seguito alla disposizione del tribunale della comunità, poiché in questo caso è meglio entrare mutilati nel Regno di Dio, che non con il corpo intatto nell’inferno! E ora tu dovresti ben conoscere come deve essere trattato giuridicamente tutto quello che proviene dal desiderio della carne! Desidero aggiungere ancora solamente questo: e cioè che in futuro e per tutti i tempi in simili casi bisogna giudicare solo così come lo avete appreso ora da Me. Mosè per crimini di questo genere prescrisse la pena di morte per lapidazione o sul rogo, ma un procedimento di questo tipo deve essere applicato soltanto in circostanze eccezionali qualora si tratti di peccatori incalliti al massimo, perché diventi un esempio ammonitore anche per gli altri. Io però non abrogo la legge di Mosè, bensì vi consiglio solamente di procedere in ogni cosa nella mitezza, affinché un’abiezione troppo grande non esiga l’estremo grado di severità» [G.V.G. – III/69, 4-7].

 

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La diffusione della Nuova Rivelazione

Che gli insegnamenti di Gesù ai Suoi apostoli e discepoli rivelati a Lorber, insieme alle migliaia di altri temi raccolti nella Nuova Rivelazione, quale Dottrina di vita per l’umanità degli ultimi tempi affinché ci si prepari al ‘tempo della fine’ annunciato, non avrebbe avuto un’ampia divulgazione prima dell’inizio degli avvenimenti preannunciati, anche questo è stato profetizzato:

« Dico Io: “Amico Lazzaro, com’è attualmente, così si presenterà quasi 2.000 anni dopo di noi, e anzi, l’inizio lo si avrà già molto prima! Qui il giudaismo è ormai molto peggiore del paganesimo, poiché presso i pagani la ragione continua ad avere sempre qualche valore, mentre presso i giudei anche questa viene calpestata. In quel tempo, però, il Mio insegnamento, cioè il cristianesimo, sarà peggiore di quanto lo siano oggi il giudaismo e il paganesimo presi assieme. Allora vi sarà una grande tribolazione tra gli uomini. La Luce della vera Fede vivente si spegnerà e l’amore si farà completamente di gelo; l’orgoglio dei ricchi varcherà ogni limite, e i governanti e i sacerdoti si riterranno superiori molto più di quanto ora i giudei ritengano superiore il loro Jehova sconosciuto e i pagani il loro Giove. Tuttavia, anche a quel tempo ogni tanto farò sorgere degli uomini e delle giovinette, a cui donerò la vera Luce, e questa Luce diverrà sempre più grande e potente, e infine inghiottirà tutte le opere della grande meretrice di Babele”» [G.V.G. – VI/149,1-3].

Queste sono severissime avvertenze, nondimeno c’è da temere che rimarranno senza effetto. L’umanità è sprofondata troppo nel materiale, e gli uomini in ampia misura non credono più in una vita eterna dell’anima. Perfino presso chi va in chiesa regolarmente, cui la partecipazione domenicale al servizio divino sembra il criterio più importante dell’essere cristiano, spesso acquisisce solo poca sostanza evangelica e raramente qualcuno si ferma a riflettere se le sue pratiche religiose sono conformi agli insegnamenti biblici. Vediamo come queste sono considerate:

«I templi e le chiese romane sono guarniti con torri e cupole, l’interno fa sfoggio d’oro, argento e di molte pietre preziose. In tutte le torri risuonano possenti le campane di bronzo scandendo momenti particolari dei giorni, delle settimane e degli anni. All’interno delle chiese e dei templi risuonano gli organi e talvolta le trombe, trombette, timpani e pifferi. E cantori gareggiano per vedere chi di loro possa farsi scoppiare prima la gola e i polmoni. E le persone si accalcano enormemente quando, delle messe officiate in abiti d’oro e pagate a caro prezzo, vengono celebrate, a quanto si dice, in Mio onore. Infatti, una tale messa viene chiamata “sacrificio”, e per i cristiani romani è il servizio più nobile, più elevato, più santo, l’unico di cui Io Mi compiaccia, e lo è più di tutto quando viene officiato così sfarzosamente e pagato a così caro prezzo! – O tempi, o costumi, o uomini! – Dove sta dunque scritto: adornate le chiese con torri, con cupole, con oro, con argento e con pietre preziose, suonare con campane costose, con organi, trombe, trombette, timpani e pifferi e vari piagnistei pieni della più orribile assurdità per venerare Me, vostro Dio, in più per denaro? Oh, questo è ancora peggio di quanto disse il profeta Isaia, dicendo: “Questo popolo Mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da Me!”. – Eppure sarebbe ancora bene se si potesse dire soltanto questo di tutti i cristiani romani. Ma qui si deve dire: questo popolo Mi onora con chiese in muratura e torri, con suoni di campane, con organi e ogni genere di pifferi, con campanelli e suoni, con pennacchi e nastri, con incenso e ceri ardenti, in abbigliamenti dorati per denaro, per oro e per argento, per vino e per arrosto in tutte le forme, ma con le labbra non si fa molto. Per questo ci sono campane e altri utensili consacrati! A che pro ancora consumar le labbra? Questo lo si fa per l’apparenza solo un po’ in latino, e non si occupano più di chiedere se il cuore è vicino o lontano da Me. Infatti, questo (popolo) non Mi conosce e non Mi ha mai riconosciuto! – Oppure hanno forse cuori, anche muri e torri e campane e organi e pennacchi e nastri, idoli dorati e ogni genere di opere intagliate, e turiboli e acqua santa e ceri e lampadari e lampade, altari e vestiari dorati e ogni genere di altri utensili consacrati? – Dove siete arrivati voi pazzi, voi ciechi, voi poveri, voi morti tutti quanti? – Significa questo, dunque, adorare Iddio in spirito e verità? – Svegliatevi una buona volta, e non fate ancor peggio di come tempo addietro hanno fatto unicamente i più tenebrosi pagani!» [D.d.C. – II/175,9-11].

«Qualsiasi specie di preghiera fatta con le labbra è un abominio al Mio cospetto! – Voi tutti siete figli del Mio cuore e fratelli della Mia Anima; perciò, anche quando pregate, non fatelo soltanto con le labbra alla maniera dei pagani e dei farisei, cioè con parole formate dalla lingua, ma pregate come vi ho già detto, in spirito e verità, mediante le opere viventi dell’amore a vantaggio del vostro prossimo. Allora ciascuna parola nel Mio Nome sarà veramente una preghiera che Io esaudirò sempre e sicuramente, mentre le parole e i sospiri delle labbra Io non li esaudirò mai!» [G.V.G. – III/209,3-4].

«La vera preghiera consiste nel puro e sincero amore per Dio, il Padre che è nei Cieli, e nello stesso amore per i vostri simili che sono il vostro prossimo. Ogni altra preghiera non ha alcun valore, né dinanzi a Dio né dinanzi a Me. Dio non ha mai insegnato agli uomini di onorarLo con le labbra, mantenendo gelidi i cuori. Una simile preghiera e un tale sacrificio sono un vero abominio dinanzi a Dio! Allo stesso modo, colui che non è capace di pregare con il cuore, allora non preghi affatto, per evitare un atteggiamento sconveniente. Dio non ha dato all’uomo i piedi, le mani, gli orecchi e le labbra perché ne faccia degli strumenti di vuote e vane preghiere, ma al fine della preghiera gli ha donato solo un cuore. Ciononostante, l’uomo può pregare anche con i piedi, con le mani, con gli occhi, gli orecchi e con le labbra: con i piedi può farlo quando va a visitare i poveri, per portar loro aiuto e conforto, con le mani, quando le usa per soccorrere i sofferenti e i bisognosi; con gli occhi quando guarda pietosamente e volentieri i poveri; con gli orecchi quando ascolta di buon grado e con fattiva volontà la parola di Dio e non li chiude alle suppliche dei poveri e miseri, e infine con le labbra quando non sdegna di dare parole di consolazione alle vedove e agli orfani e di intervenire nella misura delle proprie forze a favore dei prigionieri» [G.V.G. – II/111,4-6].

È un fatto sperimentato che gli annunci dei profeti ammonitori siano sempre stati contrari allo spirito del tempo, perciò anche la Nuova Rivelazione non lascia aperto nessun dubbio sull’accettazione, o meglio, sul rifiuto della stessa. Su ciò si legge:

«D’ora in poi, per quasi interi 2000 anni, saranno suscitati innumerevoli veggenti e profeti, perché sorgeranno anche in numero ancora più grande dei falsi profeti, e perfino dei falsi cristi estremamente superbi, avidi di dominio e privi di ogni amore. Allora però continueranno ugualmente anche i giudizi, e raramente vi sarà un sovrano che, a causa della sua tenebrosità, non dovrà sottostare a un aspro giudizio assieme al suo popolo. Verso la fine del tempo annunciato, Io susciterò anche dei profeti sempre più grandi, e con questi si moltiplicheranno e si espanderanno anche i giudizi. In quel tempo verranno grandi terremoti e tempeste molto devastanti, grandi penurie, guerre, fame, pestilenze e ancora molti altri mali e, come Io vi ho già detto in precedenza, la fede non sarà più tra gli uomini – ad eccezione di pochissimi – e gli uomini diventeranno del tutto freddi nel gelo della superbia umana, e un popolo si muoverà contro l’altro. Gli uomini saranno anche ammoniti per mezzo di veggenti e di particolari segni nel firmamento, a cui però soltanto i Miei pochi vi daranno importanza, mentre gli uomini mondani considereranno tutto ciò solo come straordinari effetti della natura, e sputeranno davanti a tutti coloro che ancora credono in Me. Su questo, però, accadrà una rivelazione di eccezionale portata attraverso la Mia ripetuta Parola discesa su questa Terra; ma a tale rivelazione procederà anche già un grandissimo e durissimo giudizio e seguirà una cernita generale degli uomini del mondo mediante il fuoco e il suo dardo, affinché Io stesso possa poi erigere su questa Terra un ben diverso semenzaio per veri uomini, il che durerà fino alla fine dei tempi di questa Terra» [G.V.G. – VI/150,14-17].

Che l’uomo di questa Terra sia sempre stato esortato a credere in un Dio tramite profeti e guide suscitati in ogni tempo, è necessario saperlo, per capire la storia dell’uomo sotto l’aspetto del rapporto con il Cielo. Anche su questo punto la Nuova Rivelazione ce lo riferisce, grazie a un colloquio dell’arcangelo Raphael con un uomo al tempo di Gesù:

«Ed io posso assicurarti che Iddio, il Verissimo, già dalle origini della vostra esistenza come nazione, per un periodo di oltre mille anni si rivelò soltanto ai vostri anziani e patriarchi. Per qualche tempo la cosa procedette perfettamente, ma quando gli anziani e patriarchi ebbero acquisito troppa ricchezza e considerazione, essi, accanto ai Comandamenti di Dio, cominciarono a stabilire le loro stesse massime e a presentarle al popolo come rivelazione divina; e il popolo credette e le seguì. Sennonché anche troppo presto le loro massime mondane cominciarono a sovrastare e a ricacciare completamente indietro quelle divine, anzi a tal punto che tutte le esortazioni e gli ammonimenti ai sacerdoti e ai patriarchi, fattisi eccessivamente avidi e ambiziosi perché ritornassero sulle vie di Dio, rimasero infruttuosi. Allora Iddio suscitò profeti e veggenti tra il popolo col compito di ammonire tutti i grandi e potenti che si erano completamente allontanati da Lui in seguito alle loro brame mondane, e che, con le loro massime del mondo, avevano oppresso il misero popolo oltre ogni misura. Allora i grandi e potenti misero le mani addosso ai profeti e all’inizio li fecero flagellare, minacciandoli di pene ancora più grandi, qualora si fossero azzardati nuovamente a presentarsi dinanzi a loro o al popolo a predicare in veste di veggenti e profeti suscitati ed eletti da qualche vero Dio. Ma i profeti e i veggenti operavano dei segni e predicevano cosa sarebbe toccato ai grandi e potenti, qualora avessero persistito nel loro ateismo. Tuttavia neanche questo giovò a nulla: i veggenti e i profeti furono incarcerati, torturati e messi a morte. Molti invece presero la fuga, e lo Spirito di Dio li condusse in un luogo dove nessuno sarebbe stato in grado di scoprirli. E questi costituirono poi il gruppo dei Birmani» [G.V.G. – VII/106,2-5].

Nonostante le grandi persecuzioni a cui furono soggetti i profeti e gli uomini inviati dal Cielo, ciò non toglie la necessità di aver continuato a dare agli uomini di questa Terra, in ogni tempo, delle rivelazioni, e queste in rapporto al tempo e alla maturazione del popolo cui venivano date:

«Quando degli individui particolarmente desti hanno così pensato molto, solo allora viene concesso che comincino a intuire che deve esistere un Dio che fa sorgere tutto, ordina, mantiene e guida tutto. Solo in questa maniera va poi sviluppandosi in via del tutto naturale il riconoscimento di un Essere divino, onnipotente e immensamente buono e sapiente. Una volta che l’umanità è giunta a un tale riconoscimento, solo allora vengono concesse delle rivelazioni più vaste e delle norme più precise, in base alle quali gli uomini cominciano già con maggior chiarezza e confidenza a riconoscere l’Essere divino, pur conservando ampia libertà di accogliere come verità tutte le rivelazioni avute, e di operare conformemente a tale verità, oppure anche di non accoglierle e di non operarvi conformemente» [G.V.G. – VI/204,8-9].

«[…] ma quando sarà venuto il tempo opportuno, Io stesso farò conoscere dettagliatamente tutte queste cose agli uomini, quando cioè questi saranno in grado di sopportare delle rivelazioni più profonde» [G.V.G. – VI/207,14].

«Sennonché gli uomini di questa Terra sono destinati a diventare figli di Dio liberi e del tutto indipendenti, e quindi devono essere guidati in modo che la loro volontà, necessariamente liberissima, non subisca neppure la minima costrizione da parte di qualche spirito più potente, bensì devono essere guidati esclusivamente per mezzo delle rivelazioni, degli insegnamenti e di leggi esteriori, affinché possano da soli, con la loro libera volontà, afferrare il vero e il buono che viene loro insegnato, e poi rendersi conformemente operosi per loro stessa libera decisione» [G.V.G. – VI/225,7].

Certamente, per chi non è al corrente di alcuna rivelazione, sarà ben difficile che riesca ad accettare per vero qualcosa che non provenga dalla Bibbia, così come ci sono sempre stati dissidenti della Sacra Scrittura che hanno contestato perfino tali rivelazioni accettate da una gran massa dell’umanità cristiana. Allo stesso modo, per ciò che riguarda la Nuova Rivelazione, anch’essa ha attraversato e continuerà ad attraversare dinieghi e giudizi sommari; ma questo accade perché ciascuno è disposto diversamente dagli altri, difendendo il suo credo religioso sia dall’origine della propria anima, sia dalla sua formazione religiosa, e sia dal lavoro fatto per crescere spiritualmente nel mettere in pratica i Comandamenti. Chi non è iniziato nei misteri dello spirito, anche se legge la Parola dall’Alto non accetterà la possibilità che Dio possa parlare agli uomini, e quindi nemmeno che tutto ciò che ci è stato dato nella Nuova Rivelazione tramite Lorber era già stato preannunciato. Anche questo fu rivelato duemila anni fa agli apostoli:

«Ugualmente susciterò di quando in quando degli uomini ai quali metterò nella penna, attraverso il loro cuore, tutto ciò che succede e viene detto in questa Mia presenza. E allora, in una maniera molto ingegnosa, ben nota agli uomini di quel futuro tempo, ciò che sarà scritto una volta potrà essere moltiplicato in molte migliaia di esemplari uguali nel brevissimo tempo di alcune settimane, e così potrà essere divulgato tra gli uomini. E poiché gli uomini di quel tempo saranno quasi tutti ben capaci di leggere e scrivere, allora leggeranno bene anche da sé i nuovi libri e li potranno capire» [G.V.G. – IX/94,4].

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L’Essenza di Dio

L’Essenza di Dio è Amore, come lo espresse Paolo ai Corinzi: "L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno" [1° Corinzi 13,4-8], e nelle rivelazioni a Lorber è confermato magnificamente:

«Dio, in Sé, quale Padre, nella Sua Essenza fondamentale-originaria è, appunto, Amore, e con ciò la Vita stessa, dato che l’Amore e la Vita sono la medesima cosa. Chi dunque ha in sé l’amore per Dio, il quale solo costituisce l’elemento vitale, ha pure in sé la vita vera, divina ed eterna; chi invece non ha un simile amore, è in sé morto. La sua vita non è che una vita apparente, e per conseguenza è sotto un giudizio, finché non abbia destato spontaneamente in sé l’amore per Dio e non l’abbia vivificato mediante una propria attività» [G.V.G. – VI/75,10].

«Il solo vero e unico Dio è, in Sé e da Se stesso, uno Spirito purissimo ed eterno, dotato del più alto grado di coscienza di Se stesso, della più profonda e illuminata Sapienza, e di quella potente Volontà alla quale niente è impossibile» [G.V.G. – IV/74,5].

«Considerato che tu sei un vero filosofo secondo Platone, Socrate e Aristotele, vedo che in parte dovrò parlare con te alla loro maniera, affinché tu possa comprenderMi più facilmente. Vedi, tra l’essere  “fin dall'eternità”, il “prima” e “l'adesso” non c'è proprio alcuna differenza nel Mio sussistere come nel Mio Essere e nella Mia Esistenza per quanto concerne il Mio Io puramente divino. E se non fosse così, in verità, in questo Mio corpo umano non avrei né forza, né alcun potere sul complesso della Creazione naturale, perché tutto il Creato, assieme al suo tempo e al suo spazio, sta unicamente in rapporto soggettivo di fronte a Me che sono il suo Oggetto; infatti, tutto è proveniente da Me, e non Io dal tutto. Per conseguenza Io sono sempre il solo e unico Oggetto precedente e preesistente, dunque eterno, e non posso mai, in nessun luogo, trovarMi in un rapporto di soggettività di fronte alla creatura. Tuttavia, poiché tutto, appunto, esiste fuori da Me, e poiché grazie alla Mia Volontà Io costituisco la parte più intima di tutte le cose quale Principio che conserva, guida, conduce, ordina e anima ogni cosa creata, ne consegue che Io rappresento pure dal punto di vista della Mia Volontà e della Mia Sapienza anche un Soggetto, e sono quindi l'Alfa e l’Omega, ovvero il Principio e la Fine, come pure il Primo e l'Ultimo in ogni creatura. In seguito a tale Mia Proprietà oggettiva e nel contempo soggettiva in tutto quanto è creato, Io posso benissimo sussistere qui tra di voi quale Uomo secondo la Potenza della Mia Volontà e della Mia Sapienza, e allo stesso tempo essere e rimanere l'Oggetto eterno, l’Unico vivente e creante di fronte a tutte le creature. Nondimeno, come sono attualmente un Soggetto in forma umana di carne, Io stesso sono inferiore e sottoposto al proprio, vero ed eterno Oggetto in Me, quantunque appunto, per effetto della Mia rigida sottomissione allo Stesso, Io sia assolutamente e pienamente una cosa sola con l'eterno Oggetto, poiché senza una simile rigida soggettività di questa Mia attuale Personalità esteriore, un’unione tanto assolutamente intima non sarebbe mai possibile. E questo lo produce il Mio incommensurabile Amore per l'Oggetto e il Suo Amore altrettanto incommensurabile per Me, e così Io e il Padre siamo un solo Amore, una sola Sapienza, una sola Volontà, una sola Vita e una sola Potenza, e altre all'infuori di queste non ce ne sono, né ci possono essere in tutta intera l'infinità eterna. Dunque, Mi trovo presente qui, così come sono nel tempo e nello spazio, e nello stesso tempo anche al di fuori del tempo e dello spazio. Che Io sussista ora qui con voi nello spazio e nel tempo, lo potete constatare con i vostri sensi; ma che nel contempo sussista, dal punto di vista del Mio intimo, anche al di fuori del tempo e dello spazio, questo ve lo provano le Mie opere che Io non potrei compiere qualora Mi trovassi con il Mio elemento divino soltanto nel tempo e nello spazio. Infatti, quanto esiste nel tempo e nello spazio è e resta eternamente e continuamente limitato, e conseguentemente non è perfetto, mentre soltanto ciò che sussiste al di fuori del tempo e dello spazio è in tutto e per tutto illimitato e quindi perfetto»  [G.V.G. – IV/31,2-9].

 

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La trinità di Dio

Un'altra dottrina diffusa ampiamente tra le chiese cristiane cattoliche e ortodosse, oltre che tra quelle storiche riformate come nella luterana, la calvinista e l’anglicana, seppur con delle piccole varianti, riguarda la trinità di Dio. Una dottrina che nell’ambito del cattolicesimo arriva al punto di assegnare una festa solenne la domenica successiva alla Pentecoste, denominata ‘La Santissima Trinità’. Di parere opposto sono altre comunità dei credenti, tuttavia è curioso il fatto che, seppur dichiarato come ‘dogma’, viene spiegato con la conosciuta frase: “…tre persone ben distinte ma della stessa sostanza”. A un tale mistero dichiarato, non potevamo non trovare precise spiegazioni tramite il mistico Lorber, e nei numerosi volumi del "Grande Vangelo di Giovanni" che, come già è stato detto, rappresentano "la rivelazione del Nuovo Testamento". In diversi punti viene spiegata l’unicità di Dio in modo inequivocabile. Vediamone uno:

«Quello che sentirete ora, per il momento tenetelo per voi e non palesateMi prima del tempo! […] Il Padre, Io come Figlio e lo Spirito Santo siamo una e la stessa cosa dall’eternità. Il Padre in Me è l’eterno Amore, e come tale il Fondamento originario e la vera e propria Sostanza originaria di tutte le cose che riempiono l’intera eterna infinità. Io come Figlio sono la Luce e la Sapienza che provengono dal Fuoco dell’eterno Amore. Questa Luce possente è l’eterna perfettissima Coscienza di Sé e la chiarissima Conoscenza di Sé di Dio e l’eterna parola in Dio, attraverso la quale è stato fatto tutto quello che c’è. Ma affinché tutto questo possa essere fatto, occorre anche la potentissima Volontà di Dio, e ciò è appunto lo Spirito Santo in Dio, mediante il quale le opere e gli esseri ottengono la loro piena esistenza. Lo Spirito Santo è la grande Parola pronunciata: “Sia fatto!”, ed ecco esserci ciò che l’Amore e la Sapienza in Dio hanno deciso. E vedete, tutto questo c’è ora in Me: l’Amore, la Sapienza e ogni Potenza! E così c’è un solo Dio, e sono Io, ed ho preso qui un corpo al solo scopo di poterMi rivelare meglio, nella vostra forma personale – come avviene proprio adesso – a voi uomini di questa Terra che ho creato completamente a Mia somiglianza, dalla Sostanza originaria del Mio Amore. Che comunque anche voi abbiate in voi stessi la medesima triade, totalmente a Mia somiglianza come l’ho Io stesso, vi sarà mostrato subito in modo del tutto chiaro. Vedete, ciascun uomo ha in sé un amore, e in seguito a tale amore anche una volontà; infatti, l’amore in se stesso è un bramare ed esigere, e nel bramare ed esigere sta appunto la volontà. Ciò è proprio anche di tutte le piante e di tutti gli animali, e sotto un certo aspetto anche dell’altra materia. Amore e volontà li ha perfino il più rozzo e incolto degli uomini. Ma che cosa ne ottiene? Egli procede solo al soddisfacimento dei suoi bisogni più bassi e materiali che, istintivamente, dal suo rozzo amore, si traducono in volontà, dalla quale la sua intelligenza non coglie altro che una nebbia oscura. Guardate gli effetti prodotti da tali uomini se non sono molto peggiori di quelli che producono gli animali, il cui amore e volere sono guidati da un influsso superiore! In tutt’altro modo stanno invece le cose riguardo all’amore e alla volontà in quegli uomini la cui intelligenza è divenuta una chiara luce. Tale intelligenza allora illumina completamente l’amore e la sua volontà, e così tutto l’uomo. Solamente allora l’amore fornisce i mezzi puri, cioè la luce – ovvero la sapienza – che ne predispone l’ordine, e la volontà li mette in opera. Ma l’uomo, avendo anch’egli in sé una tale facoltà a somiglianza di Dio, consiste per tale motivo di tre uomini, oppure è un solo uomo?» [G.V.G. – VI/230,2-10].

«Vedete! Dio, Spazio ed Eternità sono di nuovo simili ai tre concetti di Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Padre è inces-santemente Amore, e dunque è un’eterna tendenza all’esistenza più perfetta mediante la forza dell’eterna Volontà nell’Amore. Lo Spazio, ovvero il Figlio, è ‘Esistenza’, che anch’essa, eternamente uguale, proviene dall’eterna tendenza dell’Amore; infine, l’Eternità ovvero lo Spirito, quale infinita forza originaria nel Padre e nel Figlio, è il moto e l’attuazione delle tendenze dell’Amore nel Figlio» [G.V.G. – VIII/28,9].

 

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La trinità dell’uomo

[Paolo, 1°. Tess. 5,23]: Il vostro spirito, la vostra anima e il vostro corpo, restino immacolati fino alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo”. – La Nuova Rivelazione fa distinzione, come pure l’apostolo Paolo, tra spirito, anima e corpo dell’uomo, mentre la Chiesa cattolica oggi parla solamente di corpo e di anima. Questa bipartizione non rappresenta veramente nessuna opinione dottrinale ex cattedra. Il testo della Nuova Rivelazione si trova anche in concordanza con il Vecchio Testamento. Mosè nella Genesi distingue lo spirito animico (ruach), cioè la forza dell’anima appartenente e incline allo spirito, e il corpo animico (nephesch), in pratica quello vitale, il principio di vita naturale spirituale nell’uomo terreno. Per la maggior parte degli insegnamenti della Chiesa primitiva, l’uomo consiste di corpo, anima e spirito, come lo rileva Hans Urs von Baltasar. Da Paolo fino ad Agostino, da tutti i mistici fino anche a tutti gli ispirati teologi agostiniani del medioevo, hanno ripetutamente evidenziato la differenza tra spirito e anima, senza venire in conflitto con l’inquisizione. Il teologo cattolico, Prof. Alois Mager OSB osserva – come occasionalmente si legge – "…che la tripartizione non fu soppressa al concilio di Costantinopoli nell’anno 869, ma che soltanto Papa Pio IX si espresse nel 1857 contro una distinzione dell’anima e spirito". Quest’asserzione non fu tuttavia una decisione piaciuta ex cattedra.

Santa Teresa d’Avila, che rappresenta una pietra angolare nella storia del misticismo cattolico, nei suoi scritti presuppone la differenza tra spirito e anima come molto conosciuta. Allo stesso modo, dell’anima e dello spirito ne parla anche il mistico Giovanni della Croce. – Il Prof. Mager OSV confessa: "Da anni ho la convinzione della trilogia: corpo, anima, spirito […] e solo lo spirito, che è completamente immateriale, continua a vivere".

E in un certo senso è proprio così, come la Nuova Rivelazione lo insegna:

«Solamente una piccola Scintilla nel centro dell'anima è ciò che si chiama ‘Spirito di Dio’ e che costituisce la vera e propria vita. Questa piccola Scintilla deve essere nutrita con del cibo spirituale che è la pura parola di Dio. Attraverso questo cibo la piccola Scintilla nell'anima diventa più grande e possente, trae infine a sé la forma umana dell'anima, compenetra alla fine del tutto l'anima e quindi trasforma l'intera anima nella sua essenza; poi sicuramente l'anima stessa diventa completamente vita, ed essa si riconosce per tale in tutta la profondità delle profondità» [G.V.G. – III/42,6].

«In ogni oggetto, se solo volete farvi un po’ attenzione, e così pure in ogni cosa, voi osservate una distinguibile triplicità. La prima cosa che vi cade sotto gli occhi è sicuramente la forma esterna; infatti, senza di essa nessun oggetto e nessuna cosa sarebbero pensabili e neppure avrebbero esistenza. La seconda caratteristica, invece, una volta che ci sia la prima, è evidentemente il contenuto degli oggetti e delle cose; infatti, anche senza di questo, essi non ci sarebbero affatto e non avrebbero neppure forma o aspetto esteriore. Qual è dunque ora la terza caratteristica per l’esistenza di un oggetto o di una cosa, altrettanto necessaria quanto la prima e la seconda? Vedete, essa è una forza interiore, insita in ogni oggetto e in ciascuna cosa, che per così dire, tiene insieme il contenuto degli oggetti e delle cose e ne stabilisce la vera e propria natura. E poiché proprio questa forza stabilisce il contenuto e così anche la forma esterna degli oggetti e delle cose, così essa è anche l’essenza fondamentale di ogni esistenza di qualunque genere, e senza questa forza, un essere, un oggetto o una cosa sarebbero tanto poco immaginabili, quanto lo sarebbero se fossero senza contenuto e senza forma esteriore. Vedete ora che le tre parti che ho elencato sono sicuramente di per sé ben distinguibili, poiché la forma esterna non è il suo stesso contenuto, e il contenuto non è la forza stessa che lo condiziona. E tuttavia le tre parti che ho elencato sono pienamente una cosa sola. Se, infatti, non ci fosse la forza, non ci sarebbe neppure un contenuto e sicuramente neppure una forma dello stesso. – Ritorniamo ora alla nostra anima! L’anima deve intanto avere, per una sicura e determinata esistenza, una forma esterna, e precisamente quella di un uomo. La forma esterna è dunque ciò che noi chiamiamo ‘corpo’, o anche ‘carne’; che questa sia ancora materiale, spiritualizzata o sostanziale, ciò è qui del tutto indifferente. Essendoci dunque l’anima quale uomo secondo la forma, essa avrà anche un contenuto corrispondente alla forma esterna. Questo contenuto o corpo interno dell’anima è la sua natura vitale stessa, dunque è esso stesso ‘l’anima’. Ma se c’è tutto questo, c’è anche la forza che condiziona l’intera anima, e questa forza è ‘lo spirito’ che alla fine è tutto in tutto, poiché senza di esso non ci potrebbe essere assolutamente una pura sostanza, e senza questa neppure un corpo e quindi nemmeno una forma esterna. Sebbene però le tre ben distinguibili personalità nel complesso siano solo un unico essere, devono tuttavia necessariamente essere denominate e riconosciute come singolarmente distinguibili. Nello spirito o nell’essenza eterna sono insiti l’amore come forza che tutto causa, la somma intelligenza e la volontà vivente e salda; tutto questo, insieme, produce la sostanza dell’anima e le conferisce la forma o la natura del corpo. Una volta che ci sia l’anima, ovvero l’uomo secondo la volontà e secondo l’intelligenza dello spirito, lo spirito si ritira nella parte più interiore e dà all’anima – ormai esistente secondo la più intima volontà e secondo la più intima intelligenza dello spirito stesso – una volontà libera, come da esso separata, e una libera intelligenza, in certo qual modo autonoma. L’anima si appropria così di tale intelligenza in parte attraverso i sensi percettivi esterni, e in parte attraverso la propria percezione interiore, e poi la perfeziona in modo tale, come se la libera intelligenza perfezionata fosse opera sua. Proprio in conseguenza di questo stato, necessariamente così configurato in cui l’anima si sente come separata dal suo spirito, l’anima è anche atta a ricevere una rivelazione, sia esteriore che interiore. Se essa riceve tale rivelazione, se l’accoglie e se agisce di conseguenza, con ciò l’anima comincia anche a unificarsi col proprio spirito, e quindi trapassa poi anche, sempre di più, nell’illimitata libertà dello spirito, sia riguardo all’intelligenza, sia alla libertà di volere, appunto, secondo la luminosissima intelligenza, così come trapassa anche nella forza e nella potenza di poter effettuare tutto ciò che riconosce e vuole. Da questo, però, voi potete di nuovo riconoscere che l’anima – come pensiero dello spirito trasformato in sostanza viva, pensiero che in fondo è lo spirito stesso – può tuttavia in certo qual modo essere vista e considerata come una seconda entità proveniente dallo spirito, senza per questo essere qualcos’altro che non sia lo spirito stesso. Che infine l’anima, come individuo, appaia anch’essa rivestita di un corpo esterno, che in un certo qual modo compare come una terza personalità, ciò ve lo mostra l’esperienza quotidiana. – Il corpo serve all’anima come rivelazione esterna del suo intimissimo spirito, ed ha lo scopo di rivolgere verso l’esterno l’intelligenza e la libera volontà dell’anima, di limitarle, e soltanto poi di cercare e infine trovare con certezza l’interiore illimitatezza dell’intelligenza e della volontà e la vera forza di tale volontà, e diventare con ciò un’unità – infinitamente glorificata e pienamente e individualmente autonoma – con l’intimissimo spirito che è sempre lui stesso quale l’unico qualcosa e il radicale essere dell’uomo. Poiché è sperabile che voi ora da questa Mia spiegazione siate costretti a scorgere che l’uomo in sé e per sé – così come anche in grado subordinato qualunque altra cosa – consiste di una certa distinguibile triade, così, in conclusione di questa importantissima delucidazione e discussione, vogliamo passare alla stessa Natura trinitaria di Dio, affinché possiate scorgere lucidamente e chiaramente perché Io, a motivo della superiore e interiore Verità vivente, vi ho dovuto ordinare di battezzare, cioè fortificare, nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, quegli uomini che credono in Me e che hanno accolto nei fatti la Mia Dottrina. E così state ancora ben attenti a quello che ora sentirete dalla Mia bocca per il più vero completamento dell’insieme! Vedete, la Scrittura dei profeti, come ormai sapete tutti molto bene, dice e spiega che Io, di nome Gesù, Cristo – detto anche Figlio dell’uomo – sono il vero Dio, sebbene Dio venga indicato e nominato con diversi nomi, cioè come Padre, come Figlio e come Spirito! E tuttavia Dio è solo un’unica Gloria personale nella forma perfettissima di un Uomo. Ora però a voi è già noto che l’anima, il suo corpo esterno e il suo intimissimo spirito sono così uniti da formare un unico essere, ovvero, per così dire, alla fine un’unica sostanza individuale, e tuttavia fra loro sono tre e ben distinguibili. Così altrettanto sono appunto uniti il Padre, il Figlio e lo Spirito, come insegna anche chiaramente la citata Scrittura degli antichi padri e dei profeti. Davide disse una volta che la sua anima, il suo corpo e il suo spirito avrebbero voluto essere trovati irreprensibili davanti a Dio. Ma se le parole del vecchio, saggio re suonavano così, non potrebbe anche qui esprimersi e domandare: “Come? L’uomo consiste dunque di tre persone, o di tre uomini?”. Ma se già questo non è ammissibile per l’uomo, in cui per la sua formazione e per il vero completamento della sua vita la scissione dei suoi tre è tuttavia necessariamente presente in modo molto sensibile, come potrebbe allora proprio Dio, che in Sé fin dall’eternità è solamente Uno e sommamente completo, essere diviso in tre diverse persone o addirittura in tre dèi?» [G.V.G. – XIII/25].

 

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Il polo opposto di Dio

Quante volte davanti alla riflessione dell’esistenza del male, ci si chiede se anch’esso possa essere un’emanazione della Sua volontà, e se sì, com’è potuto accadere che la sua esistenza, così opposta al bene, tanto che sulla nostra Terra è così evidente e trascina nelle sue nefandezze uomini e talvolta interi popoli a opprimere, razziare e distruggere ogni cosa e la stessa vita del prossimo, sia stata concessa e continui a persistere. E così, alla fine, perfino gli uomini che guidano i gruppi religiosi si domandano “C’è in Dio il polo opposto? Anche su questo argomento ci viene fornita un’ottima risposta:

«Ma poiché Dio è l’unico Creatore di tutte le cose e all'infuori di Lui non vi è altro Dio in nessun altro luogo, allora è anche chiaro che tutto ciò che proviene dalla Sua mano, impossibile possa essere altro che solo buono e perfetto. Tutti gli spiriti provengono da Lui, puri e buoni, come lo è Lui stesso. Tuttavia a questi Egli ha dato la pienissima libertà della volontà alitata in loro, di conseguenza essi potevano fare tutto ciò che volevano. E per insegnar loro l'uso di questo dono, ha dato col più libero volere, attraverso Lui stesso, anche leggi santificate che potevano, o rispettare, oppure anche non rispettare. E guarda, tutti osservarono le leggi, eccetto uno! Quest'unico e primo, dotato della più grande Luce di conoscenza, rifiutò le leggi di Dio per sua libera volontà e reagì contro di queste, non badando alle conseguenze! Questo spirito invertì quindi in sé l'Ordine divino, a mezzo della sua libera volontà alitata a lui da Dio. In questo modo egli, di fronte a quegli spiriti che non hanno abusato della loro altrettanto libera volontà, è diventato opposto all’Ordine e, per se stesso, cattivo e malvagio. E dovette poi, costretto da se stesso, allontanarsi dalla comunità, fino a quando non ritornerà volontariamente ed entrerà in quell'Ordine che il Signore ha dato egualmente a tutti gli spiriti, vale a dire, l'Ordine dell'Amore» [V.M. – 198,8-10].

«(domanda Cirenio): Che cosa e chi è veramente Satana, chi e che cosa sono i suoi accoliti che vengono chiamati demoni?”. – (risponde Gesù): “Anche questo argomento, a volerlo sviscerare a fondo, è per la tua capacità di comprensione alquanto prematuro, però, per illuminare te e tutti voi modestamente anche a questo riguardo, Io voglio tuttavia fornirvi una breve spiegazione adatta al vostro intelletto; dunque ascoltateMi! Vedete, tutto quello che è, che sussiste e, in qualche modo ha esistenza, può essere, sussistere o avere una qualche esistenza, se non a causa di un erto continuo conflitto. Ogni esistenza, non eccettuata quella divina, ha in sé degli opposti, come negativi e affermativi che stanno sempre l’uno contro l’altro, come il freddo e il caldo, la tenebra e la luce, il duro e il molle, l’amaro e il dolce, il pesante e il leggero, lo stretto e il largo, l’alto e il basso, l’odio e l’amore, il male e il bene, il falso e il vero, la menzogna e la verità. Non vi è forza che possa in qualche modo manifestarsi qualora non le si opponga una controforza. Immaginatevi un uomo che abbia la forza di mille Golia, tale dunque da poter affrontare un intero esercito di guerrieri. Ma a che cosa gli gioverebbe tutta la sua forza se lo si collocasse come le nuvole nello spazio libero dell’aria? Vedete, la brezza più leggera, capace appena di muovere una foglia qui sul terreno, avrebbe il potere di spingerlo, nonostante tutta la sua forza e robustezza, continuamente nella medesima direzione in cui la stessa brezza spira. Ma affinché il gigante possa fare uso efficace della sua forza, egli deve anzitutto avere un terreno solido che lo sostenga e che gli serva da solido appoggio. Dunque, il terreno rappresenta già un  opposto al nostro gigante, poiché, per esercitare la propria forza gli è necessaria la libertà di movimento e, oltre a ciò, anche  una solida situazione di stallo per l’appoggio sul quale poter entrare in rapporto con lo stato di solida quiete dell’appoggio o del terreno, e quindi, associando alla propria, la forza di quiete del terreno al quale si appoggia, e poter tenere fronte a qualsiasi movimento d’attacco contro di lui» [G.V.G. – II 228,2-8]

«Con questo esempio, che speriamo sia stato esposto con sufficiente evidenza, si spiega con chiarezza il perché un essere senza un contro-essere sarebbe come se non esistesse affatto, nello stesso modo in cui anche la forza del nostro gigante sospeso nello spazio libero dell’aria non potrebbe avere nessun effetto corrispondente ad una causa  […]. Di conseguenza questo rapporto deve esistere nella giusta misura in tutto ciò che è, altrimenti sarebbe assolutamente come se tutto ciò che è non fosse! E sempre per questa ragione anche la perfettissima esistenza di Dio in se stessa deve comprendere, sotto ogni aspetto, gli opposti sviluppati in sommo grado, senza i quali non ci sarebbe assolutamente nessun essere. Questi opposti si trovano in permanente stato di lotta fra di loro, ma sempre in modo tale che la continua vittoria di una forza sia sempre d’aiuto all’altra forza, che in un certo qual modo è vinta, così come abbiamo visto quando si parlò della vittoria riportata dal terreno rigido sulla forza agente del nostro gigante. Ora, avendo Dio un giorno voluto creare fuor da Sé degli esseri liberi simili a Lui, allora Egli dovette evidentemente fornire anche ad essi appunto gli opposti in contrasto fra loro, che Egli da ogni eternità possedeva e doveva possedere in Se stesso nelle proporzioni naturalmente migliori e più puramente ponderatissime, altrimenti Egli di certo non sarebbe stato mai operante. Dunque, gli esseri vennero interamente plasmati secondo la Sua immagine e somiglianza, e perciò alla fine dovette esser loro necessariamente conferita anche la capacità di consolidarsi tramite la lotta degli elementi che si oppongono tra di loro e, da Dio, riposti negli esseri stessi. Ad ogni essere furono dati, come cosa perfettamente propria, quiete e moto, inerzia e senso di attività, tenebre e luce, amore e ira, violenza e dolcezza e mille altri svariati elementi; ci fu un solo divario e precisamente nella misura. In Dio tutti gli opposti erano già dall’eternità nell’ordine supremamente migliore; negli esseri creati, invece, questi dovevano raggiungere l’ordine dovuto, come per propria iniziativa, mediante la libera lotta, cioè mediante la nota attività spontanea. […] Una simile forza, poi, resasi così in tutto prigioniera di se stessa, deve naturalmente anche avere sempre la tendenza di catturare in sé continuamente ancora più forze, per rendere se stessa più libera nella sua dolorosa esistenza prigioniera. E vedete, questo è appunto quello che viene chiamato “Satana” e “Diavolo”. – Satana è una grande personalità ed è corrispondente alla quiete troppo rigida e all’inerzia, poiché questa prima grande personalità creata per prima, volle riunire nella propria entità tutte le altre forze; ed è per questo che in se stessa è diventata morta e incapace d’azione. Nondimeno, le altre forze vinte in lei, non sono tuttavia immerse nella quiete completa, ma vanno continuamente esplicando un’attività e, con ciò, si personificano come (entità) indipendenti. Nondimeno, attraverso questa attività esse animano l’essere fondamentale come di una vita apparente, e questa vita poi è evidentemente solo una vita illusoria, in confronto a una vera libera vita»  [G.V.G. – II/ 229,1-12].

«Anzi, come sapete, nelle creature destinate a rendersi libere e indipendenti e dotate di libera volontà, come particolarmente negli angeli e negli uomini di questa Terra, Dio deve porre perfino lo stimolo a contravvenire all'Ordine, affinché su tale base, per i soprannominati, possa essere creata in maniera perfetta la premessa per una decisione assolutamente spontanea ad un'attività veramente libera nell’uno o nell'altro senso. Ma da tutto ciò emerge ben chiaramente che il massimo disordine possibile deve essere noto a Dio altrettanto quanto lo è l'Ordine buono, vero e vivente. » [G.V.G. – IV/158,5].

«Tutto ciò che si chiama mondo e materia, è un principio invertitore che sempre e necessariamente contrasta col vero Ordine spirituale fissato da Dio, poiché in origine esso dovette essere posto nell'idea animata – collocata fuori da Lui come un essere indipendente e ben costituito – con la funzione di stimolo contrario atto a destare la libera volontà nella stessa idea animata; ed è per questo che tale principio invertitore deve essere considerato come la vera zizzania sul campo della vita, la sola vera e spiritualmente pura. Nondimeno, anche se la zizzania è originariamente una necessità che permette la constatazione di una vita spirituale completamente libera, tuttavia questa zizzania deve pure essere alla fine riconosciuta come tale dall'uomo creato libero, e deve essere spontaneamente espulsa da lui, perché non gli è possibile poter continuare. La rete è anche un mezzo necessario per pigliare i pesci, ma chi sarà colui che la getterà nell'acqua per estrarla poi nuovamente senza però l'intenzione di togliere i pesci, ma per la rete in se stessa, per metterla al fuoco, arrostirla e gustarla come una vivanda? La rete è dunque necessaria soltanto per la pesca, ma una volta che con essa si sono pescati e tirati fuori i pesci dall'acqua, e questi sono stati disposti nella dispensa, allora si mette la rete da parte e si utilizza il prodotto della pesca. Per conseguenza è chiaro che lo stimolo alla trasgressione della legge deve esserci, perché esso è un ridestatore delle facoltà di riconoscimento e un suscitatore della libera volontà. Esso riempie l'anima di diletto e di gioia finché questa, pur riconoscendo bene lo stimolo, non gli si rende soggetta, anzi lo combatte sempre con quella stessa libera volontà che venne in lei destata e ravvivata appunto dallo stimolo; allora l'anima libera se ne serve quale un mezzo, ma non vede in essa uno scopo raggiunto o da raggiungersi. Così l'otre non è mai la stessa cosa del vino, ma soltanto un recipiente per la conservazione del vino. Ora, chi sarà tanto stolto da addentare l'otre e gustarlo perché è allettato dal gradevole odore, mentre dovrebbe pur sapere che basta aprire l'otre nel punto a ciò destinato per spillare il vino vero e proprio? La zizzania, ovvero lo stimolo alla trasgressione della legge, è per conseguenza qualcosa di subordinato, e non deve mai e poi mai diventare una cosa principale; chiunque vuol fare della cosa più subordinata una principale, è simile ad un pazzo che vuole saziarsi con le pentole in cui cuociono buone vivande, gettando però via le vivande stesse!» [G.V.G. – IV/104,2-7].

«In un mondo dove si tratta di allevare ed educare gli uomini perché diventino autentici, perfettissimi figli di Dio, essi, accanto alla volontà liberissima e al chiarissimo intelletto devono avere pure delle leggi date da Dio in cui si esprime in maniera inequivocabile la Sua Volontà, Volontà che deve essere accolta e messa in pratica da loro. Ma come potrebbero fare così se in loro non vi fosse anche un incitamento altrettanto possente a contravvenire alle leggi stesse? Ma è precisamente quest’impulso contrario che conferisce al volere umano la più assoluta libertà e gli dona pure piena forza per resistere all'impulso stesso e sostituire ad esso la riconosciuta Volontà di Dio. Io ti dico: “Un uomo che non abbia in sé la piena capacità di divenire un perfettissimo demonio, non potrà nemmeno diventare mai un figlio di Dio del tutto simile a Lui”. Sarebbe ancora possibile l'infinito, se ci fosse una qualche limitazione? Oppure, sarebbe Dio ancora assolutamente Onnipotente se vi fosse, anche minimamente, una cosa che Egli non potesse creare? Oppure, può essere Dio, meno Dio, per il fatto che, accanto alle erbe salutifere, ha creato pure delle dannosissime piante velenose ed ha seminato molta zizzania accanto al grano perché anch'essa possa prosperare come le piante nobili?» [G.V.G. – VI/165,6-9].

 

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Il controllo dei propri pensieri

Tenere i propri pensieri sotto controllo è di estrema importanza. Quando un pensiero vaga senza meta e senza controllo, può essere preda di stimoli e forze che riescono ad allontanare le energie positive verso altre che nulla hanno a che fare con il divino. Per restare in armonia con il positivo, affinché si possa ricevere da questo tutto l’aiuto possibile, sebbene invisibile, per andare avanti nella nostra vita, allora è necessario avere il controllo di sé. Anche se il mare è piatto, l’immobilità è solo apparente. La parte superficiale è quieta, ma nel profondo persistono continue e inarrestabili correnti multi direzionali. Anche su questo, una buona guida è il seguente:

«Tu sei una creatura dotata di un’intelligenza davvero terribilmente acuta, e la critica che hai mosso contro l’ultimo Comandamento di Mosè è stata proprio precisa! Sì, sì, i figli del mondo sono talvolta più perspicaci dei figli della Luce; essi vedono spesso prima dei figli della Luce lo spigolo di una dottrina. Eppure anche rispetto a questo Comandamento, nonostante la grande acutezza del tuo intelletto, hai dato altrettanto dei colpi nel vuoto come hai fatto con gli altri. Quando pensi quello che vuoi, con ciò non pecchi se il tuo cuore non trova compiacimento in un pensiero non conforme al buon ordine. Se però cominci a compiacerti di un cattivo pensiero, così facendo congiungi la tua volontà al cattivo pensiero, spoglio di ogni amore per il prossimo, e a questo punto non sei molto lontana dall’attuare un simile pensiero una volta che il tuo compiacimento e la tua volontà gli abbiano dato vita, e qualora le circostanze ti appaiano favorevoli e tali da permettere l’esecuzione dell’azione senza pericolo esteriore. Perciò è estremamente importante che la luce purificata dell’intelletto e della pura ragione controllino con saggezza i pensieri che sorgono nel cuore umano, in quanto il pensiero è il seme dell’azione; ora questo necessario e savio controllo dei pensieri non potrebbe davvero essere espresso altrimenti in una forma tanto appropriata, quanto appunto dove Mosè dice: “Non desiderare né questo né quello!”, poiché quando in te si è già molto accentuata una brama, è segno che il tuo pensiero ha cominciato ad avere vita grazie al tuo compiacimento e alla tua volontà, e allora dovrai lottare molto se vorrai soffocare completamente in te un simile pensiero a cui ormai è stata data vita. Come detto prima, il pensiero e l’idea sono certamente il seme dell’azione, che è poi il frutto del seme! Però, com’è il seme, così sarà poi anche il frutto! Tu dunque puoi pensare quello che vuoi, ma non dare mai vita a nessun pensiero e a nessuna idea fino a farli diventare frutto, prima di averli esaminati a dovere dinanzi al tribunale del tuo intelletto e della tua ragione! Se il pensiero ha sostenuto la prova del fuoco e della luce, solo allora puoi dargli vita fino a farlo diventare frutto, ovvero azione, e così puoi ben coltivare in te la brama di qualcosa di buono e di vero; tuttavia non devi desiderare qualcosa di non conforme al buon ordine che evidentemente va contro l’amore per il prossimo! E in questo sta quanto Mosè ha espresso nel suo ultimo Comandamento, dove lì non c’è davvero alcuna traccia, mai e da nessuna parte, della contraddizione rispetto alle interiori funzioni della vita che tu pretendi di aver riscontrato con l’aiuto del tuo perspicace rabbi. Ma cosa può diventare, o cosa si può aspettare che diventi un uomo, se egli non impara già per tempo ad esaminare i propri pensieri, a ordinarli e a separare da essi ciò che è immondo, perverso e falso? Io ti dico che un tale uomo finirebbe col diventare peggiore e più malvagio della più temibile e maligna bestia feroce! – Dunque, tutto il valore della vita di un uomo sta nell’ordine buono e savio dei pensieri! Se Mosè ha dato pure un Comandamento inteso a regolare i pensieri, i desideri e le brame, può un rabbi, che si ritiene o che comunque dovrebbe essere molto sapiente, insinuare di lui che non sia stato il genuino Spirito di Dio a suggerirgli un simile Comandamento che, anzi, va preso nella massima considerazione? Vedi, Mia cara figlia, quanto si è sbagliato in questo il tuo rabbi!» [G.V.G. – VII/36].


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La contemplazione interiore di se stessi

È buona norma attuare la contemplazione dell’intimo da parte dell’uomo, al fine di rendere necessario lavorare sul proprio interiore, cioè porre attenzione su se stessi, sui propri impulsi e sulle proprie reazioni, cioè osservare se stessi come se si osservasse qualcuno esteriormente per comprendere il suo comportamento più intimo. Senza una vera contemplazione di se stessi il più possibile sincera e obiettiva, la strada verso la comprensione di sé, pur non interrompendosi mai comunque, diventa più faticosa e irta di ostacoli. Qui di seguito ci viene esposto cosa Gesù consigliò di fare spesso ai suoi discepoli:

«Ebbene, finché si farà mezzogiorno, qui all’ombra fresca degli alberi ci accingeremo ad esercitarci alquanto nella contemplazione interiore di noi stessi! Infatti, in verità Io vi dico: “Per l’uomo, nel suo complesso, non vi è niente di più salutare della temporanea contemplazione ed esame interiore del proprio essere! Chi vuole esplorare se stesso e misurare le proprie forze, deve ogni tanto scrutare ed esplorare bene il proprio intimo”. Dunque, poiché questa cosa è tanto necessaria, noi dedicheremo questa mattina a tali esercizi; dopo pranzo ci recheremo un pochino al mare, e là vedremo cosa ci sarà da fare! Ma alcuni, non sapendo come cominciare questo esame interiore di se stessi, Mi domandarono spiegazioni, ed Io dissi loro: “Mettetevi tranquilli e concentratevi in silenzio; sottoponete a un intenso esame tutta la vostra attività passata, pensate alla ben conosciuta volontà di Dio e scrutate se la vostra attività nei differenti periodi della vostra vita è stata conforme ad essa. In questo modo vi sarete contemplati ed esaminati in voi stessi, ed avrete opposto una barriera sempre più formidabile alla penetrazione di Satana in voi. Infatti, non vi è cosa alla quale Satana dedichi cure tanto zelanti, quanto ad impedire all’uomo, con vuote e ridicole manifestazioni esteriori, di giungere a scrutare e a padroneggiare il suo intimo! Quando invece l’uomo ha raggiunto con l’esercizio un certo grado di prontezza nell’esame del proprio interiore, allora vede in sé molto presto e facilmente quali tranelli gli ha teso Satana; così, avvertito il pericolo, può valorosamente opporsi sventando simili tranelli, e può premunirsi con energia contro ogni possibile insidia futura dello stesso nemico. Questa cosa è assai ben nota a Satana, e perciò egli è sempre affannosamente occupato a distrarre l’anima dell’uomo con ogni tipo di imbroglio per avvincerne l’interesse ai fatti esteriori; e se il gioco gli riesce, diventa facilissimo per lui, procedendo per vie occulte, tendere all’anima, inosservato, quanti tranelli lui vuole, e questa, infine, viene a trovarsi tanto intrappolata da non poter più nemmeno pensare ad un’indagine interiore di se stessa, e ciò è un male ben grave! Infatti, in questo modo l’anima si separa sempre più dal proprio spirito e non può più destarlo; ora questo è già il principio della seconda morte (spirituale) dell’uomo. Perciò adesso sapete anche in che cosa consiste l’esame interiore di se stessi; perciò raccoglietevi, e in silenzio dedicatevi a tale esercizio finché sia giunto il mezzogiorno, e durante questo tempo non lasciatevi distrarre né turbare da nessun avvenimento esteriore di qualunque genere sia! Satana, infatti, non tralascerà certamente di inscenare l’uno o l’altro spettacolo esteriore per tentare di distogliervi da quest’occupazione. Quando tale cosa avverrà, ricordatevi che Io ve l’ho preannunciata, e tornate rapidamente in voi stessi per completare l’esame iniziato!”»  [G.V.G. – I/224,7-14].

 

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La Creazione spirituale primordiale

Una gran parte dell’Opera si occupa di spiegare l’origine della vita spirituale che precedette la Creazione dell’universo, poiché fu a causa di quelle legioni di esseri spirituali, di cui una parte cadde deviata da Lucifero, che per la loro salvezza seguì il loro confinamento negli elementi della creazione materiale, nei soli, pianeti, satelliti e asteroidi. Le vitali scintille luciferine che a poco a poco si liberano spiritualmente da tutta la materia, vengono guidate gradualmente in alto secondo il saggio piano di Dio, vale a dire riconfinandoli in una forma sempre più evoluta animicamente, iniziando dal regno minerale, poi passando al regno vegetale e infine al regno animale, in cui restano relegate fino alla méta finale, fino a quando potranno riunirsi all’anima dell’uomo. Vediamo come:

«È perfettamente vero che su questa Terra ogni vita è continuamente esposta agli attacchi di ogni tipo di nemici e deve essere sempre pronta alla lotta per affermarsi come vita, sennonché questa lotta è certamente riservata in via esclusiva alla materia di questa Terra, materia giudicata dall’onnipotente Volontà di Dio, la quale deve continuamente soffrire tantissimo affinché la sua essenza spirituale interiore, che noi chiamiamo anima, si separi dalla materia allentata ed ascenda a un più perfetto grado di vita. Vedi, tutta la materia di questa Terra – dalla pietra più dura fino all’etere che sta molto al di sopra delle nuvole – è sostanza animica, però si trova necessariamente allo stato giudicato e quindi consolidato. Dunque, la sua destinazione è di ritornare all’esistenza libera, puramente spirituale, non appena, appunto tramite questo isolamento, sia arrivata all’indipendenza della vita. Tuttavia, per poter giungere a questa libera esistenza mediante un’attività autonoma sempre più intensa, l’anima – per rendersi libera dai lacci della materia – deve peregrinare, salendo, attraverso tutti i possibili gradini della vita, e a ciascun nuovo gradino deve rinchiudersi sempre, come una crisalide, dentro un corpo materiale con il quale poi essa attrae a sé e si appropria di nuove sostanze vitali per aumentare la propria attività. Quando un’anima in un determinato corpo, sia quello di una pianta o di un animale, è giunta, dopo opportuna maturazione, al punto di essere atta a salire su di un gradino superiore della vita – ciò che il suo spirito ultraterreno proveniente da Dio distingue in modo chiarissimo – allora il suo spirito ultraterreno che continua costantemente l’opera della sua formazione, dispone affinché le venga tolto il corpo ormai non più utilizzabile, così che essa, già dotata di intelligenze superiori, possa formarsi un nuovo corpo nel quale l’anima stessa possa salire in un tempo più o meno lungo attraverso l’attività, raggiungendo di nuovo una maggiore intelligenza vitale e attiva. Questo procedimento segue il suo corso fino al gradino uomo, dove poi, come già perfettamente libera, l’anima giungerà – nel suo ultimo corpo – alla piena consapevolezza di se stessa, alla conoscenza di Dio, all’amore per Lui e, con ciò, alla completa unione con il proprio spirito ultraterreno, unione questa che noi chiamiamo ‘nuova nascita’ o ‘rinascita nello spirito’» [G.V.G. – VI/133,2-4].

Quindi, come abbiamo già visto precedentemente, non si deve considerare un’evoluzione della specie che persisterebbe nel suo stato modificando a piacimento le sue caratteristiche, sebbene in un lunghissimo tempo come asseriscono i ricercatori, ma un’evoluzione dell’anima che è innestata nel corpo di una qualunque specie che, se nella sua vita in quella materia, o nel minerale o nel vegetale o nell’animale, rispetta l’ordine del suo stato, servendo, allora non appena la materia cesserà il suo compito, l’anima trasmigrerà in un’altra materia, in un altro corpo di un'altra specie più evoluta, ed è questa – l’anima – ad evolversi, e non la specie, cioè il contenitore materiale di questa, le cui caratteristiche della specie restano tali.

 

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La procreazione dell’uomo

La morale dell’uomo accettata dalla maggioranza dell’umanità, considera la nascita di un nuovo essere umano come un dono e una benedizione di Dio, da accogliere sempre. Tuttavia, sempre più spesso e per i più disparati motivi, questo dono non viene considerato tale e diventa spesso un peso di cui disfarsi con l’aborto, autorizzando il peggiore dei delitti dalle stesse leggi in vigore in moltissimi paesi. Chi si dispone ad abortire, non si rende conto immediatamente a cosa va incontro, ma solo dopo comprenderà il suo gesto, quando, a mente fredda, magari dopo molti anni, con una consapevolezza più matura della propria vita, comincerà a soffrire di rimpianti e a vivere spesso con dolore. Infatti, dal punto di vista morale una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro dovrebbe essere il frutto di un concepimento all’interno del matrimonio, poiché la procreazione umana possiede delle caratteristiche specifiche in virtù della dignità dei genitori e dei figli, cioè la generazione di una nuova persona mediante la quale l'uomo e la donna collaborano con la potenza del Creatore, procreazione che dovrebbe essere il frutto e il segno della mutua donazione personale degli sposi, del loro amore e della loro fedeltà, quella fedeltà nell'unità del matrimonio che deve comportare il reciproco rispetto del loro diritto a diventar padre e madre soltanto l'uno con e attraverso l'altro, e il loro figlioletto ha il diritto di essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato nel matrimonio con la collaborazione di entrambi. Tuttavia, sebbene dei nuovi strumenti tecnologici ci consentono di osservare lo sviluppo del feto nel grembo della donna già nelle prime settimane di vita, ben poco si può comprendere del perché la ‘vita’ si sviluppa in modo apparentemente autonomo, secondo i dettami assegnati al DNA degli esseri da cui è derivato. Di un tale ‘perché’, così e non in altro modo e com’è possibile a una cellula il moltiplicarsi in milioni di altre, fino ad assumere addirittura le sembianze dei genitori, l’uomo non potrà mai comprenderlo se si ostina a considerare le cose solo sotto il profilo della materia, poiché questa, senza la sua componente spirituale che la mantiene in vita, la parte animica che guida i miliardi di cellule alla loro sussistenza e aggregazione, sviluppo e mantenimento, sarebbe inerte e morta. Già duemila anni fa Gesù lo aveva spiegato ai Suoi discepoli, ai quali disse pure che un giorno lo ‘spirito della verità’ avrebbe ripetuto quelle parole all’umanità futura, alla nostra, cosicché tramite Lorber abbiamo oggi la possibilità di conoscere quelle profondissime briciole di sapienza, ma che ancora tutt’oggi, all’uomo tecnologicamente avanzato, restano di una tale profondità, tali da spingerlo ad esclamare: “Signore, con Te, tutto, ma senza di Te, nulla”. Vediamo allora quanto ci dice la Nuova Rivelazione sulla procreazione dell’uomo e sullo sviluppo dell’embrione fino alla nascita, cosa che certo mai si potrà comprendere con gli occhi umani, ma solo con gli occhi dello spirito:

«Veramente, riguardo l'essenza dell'uomo, della sua anima e del suo spirito, vi sono già state dette talmente tante cose che voi, per così dire, già conoscete ormai quasi la maggior parte di ciò che si riferisce all'essere umano nella sua integrità; anche ciò che concerne la procreazione vi è già stato illustrato nella maniera più varia. Non rimane altro, perciò, che istruirvi ancora solo sull'influsso che esercitano gli spiriti nell'atto generativo dell'uomo. – Per quanto concerne l'atto materiale della procreazione, questo si distingue poco o nulla da quello del comune animale; il divario esiste piuttosto interiormente. L'anima deve naturalmente esistere nella sua integrità già prima dell'atto generativo, vale a dire che essa deve già contenere riuniti in sé tutti gli specifici (caratteristiche) sostanziali che, di regola, sono suddivisi nell'universo intero, e ad essa vengono fatti affluire da tutte le parti. Un tale perfetto compendio specifico-sostanziale (riunione di tutte le minutissime e varie particelle essenziali dell'Universo) costituisce già l'anima; solo che gli specifici sono in essa ancora mescolati tra di loro così caoticamente che, in ogni caso, si potrebbe dire questo: l'anima, prima della generazione, è un groviglio, un così detto ‘nodo gordiano’, che prima deve essere sbrogliato, per poter assumere una forma. Ebbene, lo scioglimento di questo ‘nodo’ comincia appunto con l'atto della generazione, perché in quello stesso momento un tale nodo gordiano animico viene immesso nel corpo materno e avvolto in un involucro. Interiormente a questo involucro le intelligenze corrispondenti incominciano allora a riconoscersi, ad accostarsi e ad afferrarsi l'una con l'altra; ma affinché possano raggiungere un tale scopo, gli spiriti procurano luce entro il loro involucro, nella cui luce queste intelligenze sostanziali specifiche si riconoscono, si scindono in gruppi e poi si avvicinano, si afferrano e si riuniscono, e tutto ciò per effetto della costrizione proveniente dalla volontà di quegli spiriti (guide-supervisori) ai quali questo compito è affidato. Nondimeno, questi spiriti sono quelli che voi chiamate 'spiriti tutelari', e vi sono angeli, e anche di alto grado, che pure hanno voce e influenza in una simile mansione. Non c'è nessuna creatura umana che non sia vigilata da almeno tre spiriti protettori, da due angeli e da un altissimo angelo, sui quali veglia ancora un settimo che voi già ben conoscete! Questi spiriti tutelari e questi angeli sono continuamente, fin dal momento del concepimento, intorno all'anima neo-generata, ed hanno ininterrottamente cura affinché il suo sviluppo proceda regolare e ordinato. Quando l'anima ha riacquistato entro il suo involucro la forma umana, dal corpo materno le vengono fatti affluire degli specifici ad essa corrispondenti; questi specifici vengono impiegati dall'anima per rendere più solido il consolidamento delle sue intelligenze tra di loro. A questo punto, altri e nuovi specifici fluiscono dal corpo materno verso il luogo (nucleo) della nuova creazione umana (l’ovulo fecondato); questi vengono già adoperati per la formazione dei nervi. I nervi, in certo qual modo, sono delle funicelle o dei cordoni che possono dappertutto essere afferrati e tesi dall'anima per poter, mediante essi, imprimere ogni possibile movimento al corpo che le cresce intorno. Quando i nervi hanno assunto la giusta posizione nei loro punti principali d'irradiazione e di congiungimento, allora altri nuovi specifici continuano ad affluire. Questi vengono subito indirizzati alla formazione delle viscere, e quando le viscere principali si sono già costituite nei loro primi fondamenti organici, vengono tosto congiunte con i nervi principali. Dopo questa operazione si procede con il completamento delle viscere, mettendo a profitto altri nuovi specifici che continuano ad affluire. Siccome però la grande maggioranza dei nervi si concentra naturalmente nel capo e principalmente nella regione occipitale nella quale anche l'anima ha la propria testa, allora avviene che alla formazione delle viscere comincia nel contempo anche la formazione del capo, che è l'immagine più corrispondente dell'anima, proprio perché tutte le intelligenze dell'anima vengono a concentrarsi appunto nel capo, grazie a certe irradiazioni principali. Ora, siccome gli occhi sono l’immagine più perfetta dell'intelligenza, succede anche che il capo e particolarmente gli occhi saranno i primi ad essere visibili, giacché negli occhi convergono, intersecandosi, tutte le irradiazioni delle intelligenze dell'anima. Ed è appunto questo affluire in massa delle irradiazioni d'intelligenza a costituire la facoltà visiva naturale dell'anima, mediante la quale essa può contemplare il mondo esterno in se stessa. Quando l'anima ha ultimato questo lavoro con l'aiuto del potere volitivo degli spiriti, le vengono fatti affluire altri nuovi specifici, e questi concorrono poi alla formazione delle parti più varie del corpo umano. Qui però non vi è necessità di fare o di creare, bensì la cosa procede da sola; è bene soltanto che venga indicata la via secondo l'ordine. E così si procede alla formazione della carne, delle cartilagini, dei muscoli, dei tendini e delle ossa, e tutto si congiunge da sé a quello che particolarmente gli è affine; solamente la direzione, e con essa la forma, risulterebbe errata se non ci fossero gli spiriti a prescrivere la giusta via agli specifici d'intelligenza con la loro saggia forza di volontà. Talvolta però può accadere perfino che ciò non avvenga, e cioè quando la madre che porta una creatura nel suo grembo, si reca talvolta nel suo animo all'inferno, dove certamente i Miei buoni spiriti e i Miei angeli non possono dare interamente il loro operoso contributo. La conseguenza di questo guaio è di solito un aborto o talvolta perfino un'intrusione dell'inferno sotto forma di un parto di un bimbo-mostro; perciò a ogni madre sarebbe da farsi la raccomandazione di vivere, durante la gravidanza, nel modo più cristianamente virtuoso possibile. Dopo aver formato, come indicato poco fa, le cartilagini, i muscoli, le ossa e i tendini, l'anima dedica poi le sue ulteriori cure alla completa costituzione e sistemazione delle estremità (membra) mediante un opportuno e ordinato impiego degli specifici a ciò occorrenti. Quando anche questo compito è assolto, l'anima si ritira nelle viscere e comincia a mettere in azione i muscoli del cuore, la cui attività cardiaca, congiunta alla presenza di speciali umori limpidissimi che vengono spinti attraverso i diversi vasi, ha l'effetto di aprire, per dir così, gli organi e di renderli accessibili alla circolazione. Una volta aperte in questo modo le vie alla circolazione nei vari organi, l'anima passa immediatamente ad azionare la milza. Con ciò ha inizio la produzione del sangue che viene condotto nelle cellette del cuore, dalle quali viene poi spinto negli organi ormai aperti. Quando il sangue ha compiuto il suo primo giro, viene posto in attività lo stomaco, e questo comincia subito ad indurre a un più intenso processo di fermentazione i succhi nutrienti che vi sono contenuti. Con questo processo viene provocata la separazione degli specifici nobili e più sostanziali dagli umori grezzi, indigeribili e più ricchi di muco. Questi ultimi vengono espulsi tramite il canale naturale di scarico, attraverso cui giungono anche gli umori nella vescica materna, che non sono altro che gli escrementi dell'essere già vivente corporalmente nell'organismo materno. Quando questo frutto nel corpo materno ha trascorso circa tre mesi di vita corporale, l'anima è già rientrata in uno stato di quiete, e il suo cuore (animico) è già giunto a un certo grado di solidità. In questo stadio, per opera di uno spirito angelico, si procede all'immissione, appunto nel cuore dell'anima, di uno spirito eterno avvolto in un settuplo involucro. Naturalmente nessuno deve immaginarsi che si tratti di un involucro materiale, bensì di uno spirituale che è molto più robusto e resistente dell'involucro materiale, e di questo fatto ognuno può convincersene considerando molte cose già a questo mondo, dove è cosa molto più facile spezzare un carcere materiale che non uno spirituale. Sceglietevi due uomini, l'uno povero e l'altro ricchissimo; conducete poi quello povero davanti a un grosso muro e ditegli di praticarvi un passaggio, ed egli prenderà un piccone e un martello e così vincerà la resistenza del più grosso muro. Conducetelo invece dinanzi al ricco dal cuore indurito, e vedrete che né piccone né martello e meno ancora le preghiere saranno capaci di rendere accessibile il cuore del ricco, perché questo è racchiuso entro mura spirituali che nessuna potenza terrena riuscirà mai a spezzare. Questa è cosa che soltanto lo Spirito di tutti gli spiriti può fare! Dopo l'immissione dello spirito nel cuore dell'anima, un atto che in alcuni casi viene compiuto prima, in altri più tardi, e in molti solo tre giorni prima della nascita, il processo di maturazione del corpo è più sollecito, cosicché la nascita può aver luogo. In quest'ultimo periodo ciascuna madre dovrà astenersi quanto mai da ogni eccitazione e da ogni brama materiale, poiché tali brame ed eccitazioni hanno origine per lo più dall'inferno, e in quel punto dove la madre che si trova in un simile stato di eccitazione si tocca, nello stesso punto corrispondente risulta segnata l'anima da parte dello spirito che è in essa (nel feto), spirito che, quale polarità contraria, entra pure in stato di eccitazione, e tale marchio dell'anima si riproduce poi anche sul corpo (del bimbo). Questa è dunque anche la causa delle cosiddette voglie dei bambini. Che questo marchio appaia soltanto localmente ed occupi uno spazio assai piccolo e non si estenda originariamente a tutta l'anima e successivamente a tutto il corpo, lo si deve all'azione degli spiriti, poiché, qualora ciò avvenisse, un'imprudenza di questo genere e il conseguente marchio totale da parte dell'inferno potrebbe portare alla completa rovina dell'anima e, con ciò, alla morte del corpo, cosa questa alla quale appunto tende l'inferno. Perciò è prudente che ciascuno si guardi almeno un po’ dalle persone che recano sul corpo simili segni in numero e grandezza più rilevanti, perché non di rado in un tale essere gli specifici infernali più o meno si destano e, quando una volta questi si sono destati, allora quell'individuo che porta sul suo corpo parecchi e notevoli segni di questo genere, diventa spesso malvagio in uno o nell'altro campo della vita. Tali uomini o non credono a niente o sono inclini alla libidine oppure sono calunniatori, e sotto certi aspetti può anche qui aver valore l'ammonizione: "State in guardia da chi è segnato!". L'inferno, infatti, contrassegna tutto ciò che esso dà, affinché non possa essergli tolto e perché, fondandosi su di un illusorio diritto, possa, dopo che è trascorso il termine, reclamare quello che ben riconosce come suo. […] Tuttavia non dovete considerare troppo rigidamente questi segni o voglie, perché, se sono poche e molto piccole, non stanno che poco o per lo più nulla affatto in rapporto con la spiegazione di poco fa. Come vi ho già detto prima, gli spiriti protettori, cui tali incombenze sono affidate, sono d'impedimento all'inferno nei suoi malvagi tentativi e, quand'anche un bambino durante la lotta dei buoni spiriti con i cattivi finisce con il riportare qualche segno, si tratta sempre di segni (stimmate) tali che non portano con sé conseguenze, per la ragione che gli specifici infernali ne sono già stati allontanati. A questo punto qualche psicologo potrebbe certo domandare e dire: "Ma come mai può il Signore, se proprio esiste, come mai può, assieme ai suoi innumerevoli eserciti di spiriti angelici tutti armati di ogni potenza e sapienza, tollerare che l'abominevole inferno perpetri una simile infamia a danno dell'innocentissimo frutto del corpo materno? Questa è cosa contraria a ogni sapienza e puzza terribilmente d'impotenza!". – A un tale, Io risponderò: "Sia dato a ognuno il suo!". Lasciate che la zizzania cresca assieme al grano fino al tempo della raccolta; quando sarà giunto il momento, si separerà scrupolosamente tutto ciò che è del Cielo da quello che appartiene all'inferno, e il celestiale sarà ricondotto al Cielo mentre l'infernale sarà di nuovo assegnato all'inferno. Per questa ragione nessuna anima andrà perduta, dovesse portare anche mille segni infernali; questi, infatti, le verranno tolti per essere restituiti all'inferno. Tutto, invece, dipenderà dal fatto se l'anima, con l'esercizio dell'umiltà, si dedicherà o meno alla liberazione del proprio spirito. Quando sarà riuscita a liberarlo, allora anch'essa acquisterà libertà in tutto attraverso il suo stesso spirito, ma se non l’avrà fatto allora anch’essa rimarrà prigioniera finché lo spirito non avrà perso il suo settuplo involucro e non sarà diventato una cosa sola con l'anima. Non appena il fanciullo viene partorito dal corpo materno, il polmone entra in attività, e il neonato comincia con ogni inspirazione ad assimilare dall'aria una quantità innumerevole di specifici che vengono subito impiegati alla formazione dello spirito nerveo e all'irrobustimento dell'anima; cioè a tutto quanto concerne la sua essenza formale sostanziale. Per quanto invece riguarda il suo nutrimento interiore specificale-intelligente, questo lo riceve per mezzo dei sensi del corpo, e tutto ciò è tenuto in ordine dai buoni spiriti attivi in questa sfera» [L.T. – cap.51 e 52].

A questa rivelazione ci sembra opportuno aggiungerne una altrettanto importante sull’allattamento dei bambini:

«Poi partimmo di buon passo, e verso sera giungemmo a Cana di Galilea, dove avevo trasformato l'acqua in vino. Una volta arrivati, entrammo in quella stessa casa che era anche adibita ad albergo di una certa importanza, ed è superfluo dire che l'accoglienza che vi trovammo fu quanto mai cordiale. La giovane coppia di sposi aveva già un figlio, e precisamente un maschietto; il bambino però, che aveva appena qualche settimana di vita, soffriva di uno spasmo maligno, e ciò in conseguenza di uno spavento avuto dalla giovane madre durante il puerperio, essendo scoppiato un incendio in una casa vicina che era però stato subito spento. I giovani genitori, come pure i loro vecchi che erano ancora in vita, avevano provato di tutto per guarire il bimbo da quel malanno, ma ogni cura si era dimostrata inefficace. Ora quando Io entrai in casa e Mi ebbero subito riconosciuto, essi si gettarono ai Miei piedi esclamando: “O Maestro, davvero è Dio che Ti manda per aiutare il nostro unico figlioletto! Oh, Te ne preghiamo con tutte le forze del cuore! Che ogni cosa Ti sia possibile, questo lo sappiamo già da lungo tempo”. – Ed Io dissi loro: “Alzatevi! Perché non sta bene che degli uomini rimangano prostrati dinanzi a degli altri uomini!”. – Ma i due sposi replicarono: “O Maestro, noi sappiamo bene che Tu sei molto più di un semplice uomo, e quindi è certo giusto rimanere prostrati dinanzi a Te! Oh, aiuta di grazia il nostro figlioletto!”. – Allora Io dissi: “Ebbene, alzatevi e portateMi qui il bambino malato!”. I genitori si alzarono in fretta, ritornarono con il bambino e lo presentarono a Me. Io gli imposi le mani benedicendolo, e nello stesso istante il bimbo riapparve vispo e sano come se non avesse mai avuto alcun male. – Poi dissi alla giovane madre: “In seguito vedi di essere più prudente! Qualora accada che tu abbia un bimbo che si nutre ancora al tuo seno, e per qualche motivo il tuo animo venga all’improvviso straordinariamente turbato, non allattarlo finché nel tuo animo non sia ritornata completa pace! Infatti, con il latte materno possono insinuarsi ogni tipo di mali nel corpo e perfino nell'anima del bambino. Queste cose tenetele ben presenti!» [G.V.G. – VI/80,3-8].

 

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La giusta procreazione secondo l’Ordine divino

Il dono della vita che Dio, il Creatore e Padre ha affidato all'uomo, impone a questi, quale figlio, di prendere coscienza del suo inestimabile valore e di assumersi la responsabilità di un tale atto. Questo principio fondamentale deve essere posto al centro della nostra riflessione nell’affrontare quest’importate questione della vita familiare, poiché comporta scelte di vita che, entrambi i coniugi, devono affrontare consapevolmente nell’amore reciproco. Qui di seguito ci viene rivelato come deve essere la procreazione di un uomo secondo l’Ordine di Dio:

«Ebbene, laddove la libidine e la fornicazione, come una vera peste dell'anima, hanno fatto irruzione tra gli uomini, anche la predica del Vangelo può considerarsi finita! Infatti, come si dovrebbe e come si potrebbe parlare ad orecchi sordi e operare prodigi davanti ad occhi ciechi? Ma se non viene predicata e non può neanche mai essere predicata la verità – l’unica che può irrobustire l'anima e renderla libera e compenetrarla della sua luce, dato che solo mediante la verità l’anima si satura fattivamente d'amore e, per conseguenza, anche di luce – da quale altra parte mai potrebbe venire all'anima una luce, e da quale altra cosa mai, che non sia appunto la Luce di verità dell'anima, potrebbe poi formarsi una sfera vitale esteriore? Laddove dunque la fornicazione e la prostituzione si sono fortemente annidate in un popolo, gli individui sono assolutamente privi di ogni sfera vitale esteriore; essi si fanno pigri, vili e insensibili, e niente è più capace di suscitare in loro un qualche senso di diletto un po’ più nobile e beatificante, e nemmeno la vista di qualcosa di bello riesce a scuoterli. La loro unica aspirazione è costituita dal muto, animalesco piacere dell’istinto carnale; a tutto il resto non sono accessibili che minimamente, se non addirittura proprio per niente! Fate dunque in modo soprattutto che questo vizio non prenda piede in nessun luogo, e i mariti e le mogli dal canto loro si limitino nei rapporti carnali strettamente a quello che è proprio indispensabile alla procreazione di un essere umano. Chi importuna la propria donna durante la gravidanza, costui guasta il frutto già dentro il corpo materno e gli innesta lo spirito della lussuria, poiché quello spirito che incita e costringe i coniugi a compiere l'atto carnale oltre alla misura prescritta dalla natura, trapassa poi potenziato nel frutto. Durante tale atto procreativo si deve badare bene e con tutta coscienza al fatto che, in primo luogo, l'atto stesso non si compia sotto la spinta di un volgare sentimento di libidine, ma per vero amore e per inclinazione dell'anima; in secondo luogo, poi, al fatto che la donna, una volta che abbia concepito, sia lasciata tranquilla e in pace fino a buone sette settimane dopo il parto! I fanciulli, generati in tale maniera ordinata e maturatisi indisturbati nel corpo materno, da un lato verranno al mondo già più perfetti nell'anima, dato che l'anima, in un organismo perfettamente sviluppato, può certamente curare il proprio focolare spirituale prima e più facilmente che non in un organismo del tutto guasto, dove essa trova continuamente qualcosa che deve essere riparato e rattoppato. Dall'altro lato, poi, essa stessa è più pura e più limpida, perché non viene molestata dagli spiriti della libidine, i quali, in seguito agli atti procreativi spesso giornalieri che si susseguono sotto la spinta della lussuria, vengono trapiantati nella carne e anche nell'anima dell'embrione. Per un fanciullo generato nell’ordine, con quanta facilità allora una simile anima, già nella più tenera fanciullezza, come un Samuele, può elevare il proprio animo a Dio sotto l'impulso di un vero filiale, innocentissimo amore! E quale splendida traccia fondamentale di vita originaria si imprimerà in tal modo, dalla vera profondità dell'animo, sul giovane e tenero cervello! E questo avverrà prima di ogni traccia materiale e in modo completamente luminoso e chiaro, per cui in seguito, da questa luce, un bambino si spiegherà nel giusto significato e rapporto le immagini che gli arriveranno dal mondo materiale. Infatti, queste immagini saranno, per così dire, impiantate su un terreno pieno di luce, vero e vitale, e ingrandite e scomposte nelle loro singole parti; ed essendo illuminate da parte a parte nel modo migliore, esse saranno anche facilmente osservate da parte a parte e comprese dall’anima. In tali fanciulli già per tempo comincerà a formarsi una sfera vitale esteriore, ed essi, ben presto e facilmente, acquisteranno la facoltà della veggenza, e tutto ciò che è nel Mio Ordine comincerà ad ubbidire alla loro volontà. – Ma cosa sono invece i fanciulli guasti già nel corpo materno? Io ve lo dico: “A mala pena qualcosa di più delle ombre della vita apparentemente animate!”. E di ciò, a cosa va principalmente attribuita la colpa? A nient’altro che a quello che Io, fino alla sazietà, vi ho indicato come conseguenza della libidine! Nel tempo futuro, in qualsiasi luogo la Mia parola verrà predicata da voi, quest’insegnamento non dovrà mancare, poiché esso coltiva il terreno della vita e lo libera da tutti i pruni, dai rovi e dalle spine su cui nessuno ancora ha mai raccolto uva e fichi!» [G.V.G. – IV/231].

 

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Il grande piano di Dio

È quello che prevede di ricondurre su una via di salvezza in piena misura tutti gli uomini – su qualunque corpo celeste essi vivano – alla rinascita spirituale e, con questa, a Dio. Quindi, è aperta a tutti la strada per giungere alla Sua figliolanza. Sotto questo aspetto la Terra e i suoi abitanti svolgono un ruolo del tutto particolare e preferenziale.

Una brevissima visione del mondo dello spirito concessa a un discepolo di Gesù quando insegnava ai Suoi discepoli, ci dà la possibilità di comprendere il lungo peregrinare di un’anima proveniente dalla Creazione:

«Filopoldo legge i rotoli con grande attenzione, e nel frattempo, essendogli stata concessa la facoltà visiva interiore, resta immerso per qualche tempo in intensa contemplazione, e poi dice con accento del più profondo stupore: “Sì, è meraviglioso, ma è vero; i miei occhi scorrono per tutte le incommensurabili profondità della mia vita anteriore. Vedo tutti i mondi sui quali ho vissuto, vedo ciò che fui e quello che feci sull’uno e l’altro corpo celeste, e vedo pure dappertutto ancora i miei parenti più prossimi e i miei discendenti! Su Akka vedo perfino i miei genitori, i miei numerosi fratelli e sorelle a me tanto cari! Li odo perfino, preoccupati per me, parlare tra di loro e dire: ‘Cosa sarà di Murael? Chissà se il suo spirito ha già trovato nello spazio infinito il grande Spirito in forma umana! Certo egli non si ricorderà di noi, perché Archiel, l’inviato del grande Spirito, gli velò la memoria, e così dovrà durare finché Archiel non lo avrà chiamato tre volte con il suo vero nome!’. Vedete! Io li sento parlare proprio così, e nello stesso tempo li vedo anche quali esseri corporei! Ora se ne vanno al Tempio per riesaminare nei documenti le dure condizioni da me accettate per la vita sul pianeta sconosciuto; ma essi non li trovano. E il sommo sacerdote del Tempio riferisce loro che, qualche istante prima, Archiel è venuto a prendere quei documenti a causa di Murael, ma che li restituirà entro brevissimo tempo! Ed essi rimangono nel Tempio in attesa, e fanno un’offerta per me! – O Amore, Amore, Potenza divina! Le Tue sante mani quanto lontano si protendono benedicenti nell’immensità! In ogni luogo e sempre lo stesso Amore! O Dio mio, come sei grande e santo Tu! E di quanti misteri e nascosti splendori è ricca la vita libera! Quale uomo su tutta la Terra può penetrare le profondità che mi sono state ora svelate? Com’è miseranda e insignificante la vita dell’uomo che va peregrinando su questa magrissima Terra; e non di rado contende e combatte per una spanna di terra come fosse per lui una questione di vita o di morte, mentre egli porta in sé quello che miliardi di mondi non potranno mai capire!”. – Filopoldo dopo queste parole tace, si avvicina all’angelo e gli restituisce i due rotoli con questa osservazione: “Riportali là dove sono attesi!”. – Ma l’angelo gli dice: “Vedi, io ho preso anche una penna; è la medesima con la quale tu sottoscrivesti di tuo pugno i documenti nel Tempio su Akka. Firmali di nuovo, doppiamente, su ciascun documento, cioè con il nome che portavi su Akka e con il nome che porti qui; in quanto alla penna, puoi tenertela per ricordo!”. Filopoldo esegue, e l’angelo prende poi i documenti e scompare» [G.V.G. – I/214,1-6].

 

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Il ritorno del figlio perduto

Il rapporto tra l’uomo e la Divinità è sempre stato minato dalla difficoltà di seguire le orme del Padre e comportarsi come veri figli, imputando al maligno la causa di tale incapacità. Sebbene nella parabola del figliol prodigo si comprenda come, in effetti, ci sia sempre la propria volontà nelle scelte che operiamo, tuttavia gli influssi invisibili del maligno restano quale causa stimolante per ciascuno per mettere alla prova il libero arbitrio verso il bene o verso il male. Il capostipite della caduta può quindi essere considerato l’elemento stimolatore per tastare l’amore di tutti gli altri figli, dei quali nella Creazione primordiale ne caddero un terzo. Questi, nella loro totalità, vengono spesso identificati dal Signore nei Suoi insegnamenti in modo apparentemente cifrato, poiché coloro che si allontanarono da Dio nei primordi, nella Nuova Rivelazione sono descritti con un linguaggio in un certo senso cifrato, e con il termine ‘figlio perduto’ viene identificato non soltanto il principe della luce che originò la caduta, ma anche tutto l’insieme degli spiriti che lo seguirono nella loro totalità e, alla stessa stregua invitati a ritornare insieme al principale autore, Lucifero, alla ‘Casa paterna’.

«Il figlio perduto è certamente già sulla via del ritorno, ma saranno necessari ancora tempi di lunghezza quasi infinita, affinché giunga del tutto nella vecchia casa del Padre» [G.V.G. – X/188,21].

In un colloquio dei discepoli con Gesù, troviamo questa risposta:

«Cosa succederà un giorno di lui? Ed è ammissibile l’idea di un ritorno da parte sua in un’epoca quanto mai lontana? – Ed Io gl’ispiro nel cuore la seguente risposta: “Tutto quanto ora accade, accade a causa sua: ciò che è perduto viene cercato e al gravemente malato viene offerto il rimedio, ma la sua volontà resta libera e tale deve restare, perché sopprimere la sua volontà significherebbe convertire tutta l’immensa Creazione materiale – che quasi non ha confini, e tutti gli elementi di essa – in durissima pietra inadatta del tutto a qualsiasi manifestazione vitale. L’intera Creazione materiale è costituita da questo grande spirito sottoposto a giudizio fino al limite massimo possibile, ed esso venne suddiviso in innumerevoli mondi, i quali nel loro numero quasi senza fine, costituiscono tuttavia il suo completo essere. Nondimeno, da quest’unico essere furono tratti innumerevoli miriadi di miriadi di esseri, come sono nella maggior parte gli uomini di questa Terra, i quali per la Potenza, l’Amore e la Sapienza di Dio vengono trasformati, a loro volta, in esseri completi e perfettamente simili a Dio. Ora questo è già un ritorno certo dell’unico grande Spirito. Quando però tutte le terre e tutti i soli saranno disciolti e convertiti esclusivamente in esseri umani, allora anche di quell’uno non resterà più che solamente e unicamente il proprio ‘io’, il quale, nello stato di assoluto abbandono e di perfetta solitudine in cui verrà a trovarsi, dovrà, con il succedersi dei tempi, disporsi piuttosto al ritorno che non condannarsi a languire per l’eternità senza speranza. In quel tempo nessun sole e nessuna terra materiale ruoterà più nell’immensità degli spazi, ma in loro vece gli spazi eterni, che non hanno confini, saranno tutti e dappertutto popolati da una nuova creazione spirituale di esseri liberi e beati, di una magnificenza e bellezza suprema, ed Io sarò e resterò per l’eternità delle eternità continuamente Dio e Padre di tutti gli esseri. Ora questo stato di beatitudine suprema non avrà mai fine e vi sarà un solo gregge, un solo ovile e un solo Pastore. Quando però questo avverrà, secondo la misura degli anni terrestri, non potrà mai essere stabilito! E se anche volessi rivelartene il numero, non ti sarebbe possibile concepirlo, perché se ti dicessi che fino a quell’epoca dovranno trascorrere mille volte mille periodi di mille volte mille anni, e contare quanti granelli di sabbia vi sono nel mare e su tutta la Terra e quanti fili d’erba vi sono su tutti i paesi della Terra e quante gocce d’acqua vi sono in tutti i mari, laghi, torrenti, fiumi, sorgenti e ruscelli della Terra, tu non potresti affatto comprendere il tempo per determinare con ciò l’epoca della dissoluzione finale!»  [G.V.G. – II/63,2-5].

 

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L’uomo fatto ad immagine di Dio

Spesse volte si è sentito discutere sul concetto dell’uomo se è lecito che si consideri al pari della Divinità, solo per il fatto che in Giovanni 10,34 – in cui Gesù cita il salmo 82 – è stato considerato un ‘dio’ in divenire. D’altro canto, però, essendo l’uomo nella sua anima uno spirito creato, quindi finito, non potrà mai raggiungere, nella sua infinita ascensione spirituale, nella sua crescita spirituale concessa, ciò che Dio è nella Sua incommensurabile infinita grandezza, bensì ciò è riferito alla possibilità di creare con la Sua potenza. Ce ne dà un barlume l’arcangelo Raphael mentre era a colloquio con i discepoli di Gesù:

«Dio non dà a nessun angelo e a nessun uomo, che in ultima analisi è anch’egli un angelo allo stato iniziale, più di una vita autonoma perfetta, e in tale vita la capacità di formare e plasmare per sé, con le proprie forze, la sua vita sotto ogni aspetto, fino a giungere alla maggiore somiglianza possibile con Dio. Dunque, se a un angelo neo-creato, come pure ad un uomo, sono note le vie sicure attraverso cui si può sempre giungere alla perfetta somiglianza con Dio, ma che di sua iniziativa non vuole incamminarsi, ebbene, allora certo dovrà infine ascrivere a se stesso se continuamente rimane nel suo misero stato di dissomiglianza a Dio. Vero è che uno spirito, per quanto completo, non potrà mai raggiungere Dio nella Sua pienezza infinita, ma questo non pregiudica niente, perché a tale scopo si può senz’altro mettere in opera qualunque cosa si voglia, certo sempre entro i limiti dell’Ordine stabilito da Dio. Si può infine, come Dio, suscitare fuori da se stessi degli esseri indipendenti e donare loro un’esistenza libera ed eterna, e si può trovare in questi esseri la propria gioia e una grande beatitudine, come già un padre nel senso terreno la trova nei suoi figli beneamati, e in questi casi, di somiglianza a Dio ce n’è più che a sufficienza. Io stesso ho già creato parecchi mondi e soli, e li ho tutti completamente popolati fuori da me! E questi mondi sono provvisti di tutto, spesso meglio di questa Terra, e là si riproduce tutto come succede qui. Come qui, anche là gli spiriti sono atti ad un’alta perfezione; e del resto perché non dovrebbero esserlo? Alla fin fine ciascuno spirito è da Dio, così come i germi delle piante future sono già ormai stati riprodotti parecchi miliardi di volte fuori dai germi delle sementi passate! E considerato che voi, discendenti di Satana, portate ancora in voi lo Spirito di Dio, quanto più lo porteranno poi, in loro, i discendenti della nostra potenza creatrice simile a quella di Dio!» [G.V.G. – III/3,2].

In coerenza con questa comunicazione, è degna di nota una dichiarazione della più grande mistica della Chiesa cattolica, Teresa d’Avila. Lei disse: "L’anima è completamente trasformata nel suo Creatore, essa sembra essere più Dio che anima".

Chi ha accolto in sé le sublimi comunicazioni spirituali della Nuova Rivelazione in tutta la loro estensione, a costui diventa chiaro anche il significato della parola del mistico Eckhart[51] del medioevo: "L’essenza e la vita di tutte le creature non sono altro che un’invocazione e un correre verso Dio, dal Quale esse sono procedute".

Anche padre Biesold colpisce nel segno questo concetto: "La creazione del mondo, fin dall’inizio, era un’azione salvatrice di Dio. La storia delle creature e la storia della salvezza non possono essere separate".

Quando la meta finale di Dio sarà raggiunta, il salmo 8 di Davide diffonderà tutta la sua forza luminosa, adesso ancora nascosta: «Tu facesti l’uomo di poco minore a un Dio, e lo coronasti di onori e maestà».

E ancora, nella Nuova Rivelazione si legge quanto segue:

«Voi adesso siete certamente solo come embrioni nel ventre materno che con la loro minima forza vitale non possono ancora costruire delle case, ma quando sarete rinati fuori dal vero corpo materno spirituale, allora disporrete voi pure della potenza d’azione come ne dispone il Signore!» [G.V.G. – III/180,8].

«Ma l’uomo, tra le creature, è il punto culminante dell’Amore e della Sapienza divina, ed è destinato a divenire egli stesso un dio; ma allora, perché dovrebbe Dio vergognarsi di una simile eccellentissima opera delle Sue mani, e perché dovrebbe reputare indegno, avvicinarsi alla Sua opera?». [G.V.G. – VII/141,6]

L’immagine del completo sviluppo della vita, e la graduale salita com’è descritta ampiamente nella Nuova Rivelazione, si trova anche negli scritti del mistico Jakob Böhme[52], nonostante egli non sapesse nulla, come Lorber, delle teorie evoluzionistiche e della paleoantropologia.

Nel terzo secolo del cristianesimo anche il più grande erudito biblico di tutti i tempi, Origene, sostenne la dottrina dell’apocatastasi[53], cioè la restituzione di tutte le cose. Poi l’anima abbandona nuovamente il luogo di purificazione e le pene non durano per sempre. Scriveva Origene; "Il perfezionamento è raggiunto quando un giorno tutte le anime avranno trovato la loro salvezza nello sviluppo angelico, e ogni creatura ritornerà a Dio. (…) L’universale volontà di salvezza è una rivelazione dell’Iddio estremamente misericordioso".

Nel suo scritto "Contra Celsus 92-97" Origene paragona Adamo all’unità primordiale della natura dell’uomo che ai primordi epocali è precipitato dal Cielo come totalità, perciò il peccato originale non significa per Origene una temporale riconduzione orizzontale a un capostipite, ma un riferimento verticale per l’ultra mondano, collettivo peccato originale. "Lo spirito caduto divenne anima, e l’anima, plasmata in virtù, diventerà nuovamente spirito" (Contra Celsus 98-99). Origene si riferisce alla profezia: "Molto ha peregrinato l’anima mia" (libro di Giosuè), e continua: "Comprendi dunque, se lo puoi, quali sono queste peregrinazioni dell’anima, nelle quali devono camminare con sospiri e lamenti. In verità, finché va ancora peregrinando, la conoscenza di queste cose s’interrompe ed è nascosta. Soltanto quando sarà giunta nella sua patria, nella sua pace, al paradiso, vi sarà istruita e comprenderà chiaramente qual è stato il senso del suo peregrinare".

Scrive il teologo cattolico e rispettato scrittore Hans Urs von Balthasar nel suo scritto ‘Origene, spirito e fuoco’: – "All’improvviso irrompono come fulmini conoscenze che appartengono alla più imperitura e tuttavia dimenticata storia del pensiero cristiano".

L’imperatore Giustiniano, che allora non dominava soltanto lo stato ma anche la Chiesa, era invece d’altra opinione. Egli al concilio di Costantinopoli nel 553 d.C. fece in modo che gli insegnamenti di Origene fossero condannati. Urs Von Baltasar scrisse su questo la magnifica frase: "Ma nel mentre si ruppe il vaso in mille pezzi e il nome del maestro (Origene) fu lapidato e sepolto, il profumo dell’olio santo sgorgò e riempì tutta la casa".

Negli scritti di santa Hildegard Von Bingen ‘Scivias’ ("Conosci le vie") ritroviamo ancora una volta la dottrina dell’apocatastasi: "Allora sentii una voce che mi parlò: inni di lode spettano al sublime Creatore con instancabile voce del cuore e della bocca, perché non soltanto i ritti e sollevati, ma anche i caduti e piegati Egli conduce mediante la Grazia Sua al trono celeste" [3° Libro, 13° visione].

 

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La reincarnazione e il recupero degli spiriti caduti

La dottrina che gli uomini siano spiriti caduti e, mediante l’Amore di Dio, quali Sue creature, siano ricondotti su un cammino infinitamente lento e lungo attraverso il regno minerale, poi nel vegetale e infine nell’animale, e alla fine ricondotti tutti a Dio, non si trova solamente nell’antichità cristiana o nella mistica cristiana, ma anche nella mistica di altre religioni, tra l’altro nel parsismo[54], il quale non conosce nessun eterno inferno, come pure nella mistica islamica, nel cosiddetto sufismo. Nei seguenti versi del celebre mistico persiano Dschelal (1207-1273) questa dottrina trova la sua più bella espressione:

"Morii come pietra e nacqui pianta,

morii come pianta e poi divenni animale ,

morii come animale e nacqui uomo.

Cosa mi spaventa? Ho io con la morte mai perduto?

Come uomo essa mi strappò da questa Terra,

perché portassi dell’angelo le ali.

Come angelo ancor non posso rimanere,

perché in eterno, di Dio rimane il Volto solamente.

Così mi portai via oltre il mondo angelico

il volo mio verso un luogo impensabile e sublime,

poi mi chiamai verso il niente! 

Poiché, come armonie di arpe

intonano in me che a Lui ritorneremo".

 

Importanti pensatori come lo scienziato naturalista Edgar Dacqué oppure Leopold Ziegler, e anche Teilhard de Chardin, ecc., hanno interpretato scientificamente, di certo senza conoscerle, le relative comunicazioni di Lorber sull’uomo. Così scrive Dacqué: "La forma primordiale dell’uomo era quindi già presente metafisicamente nel regno organico, cioè ‘voluta’ da Dio, quando nei primi tempi si manifestarono le prime creature inferiori. L’uomo, sebbene appaia soltanto dopo l’ultimo periodo glaciale come uomo completo, era già in tutti gli esseri viventi da incalcolabili milioni di anni".

A conferma di questo, vogliamo dare una chiara rivelazione di Lorber sul diniego della cosiddetta ‘trasmigrazione delle anime’ espressa da Gesù al tempo del Suo cammino terreno, risposta che nel contempo spiega anche il perché c’è tanta inimicizia nel mondo animale:

«Poiché la tua domanda consiste propriamente in questo: “Perché Io permetto tali inimicizie su un mondo come questa Terra?”, su questo Io ti dico ancora che oltre a questa Terra c’è una quantità innumerevole di mondi ancora più grandi, e su di essi non incontrerai nessuna inimicizia tra le creature, come invece succede sulla Terra, oppure pochissime. Ebbene, perché dunque avviene questo proprio su questa Terra? – E Io ti dico: “Ciò avviene appunto perché gli uomini di questa Terra, secondo la loro anima e il loro spirito, sono costituiti in modo tale da poter diventare figli di Dio, e così possono fare esattamente quelle cose che Io stesso posso fare. Questa è anche la ragione per cui già agli antichi è stato detto per bocca dei profeti: voi siete Miei figli e perciò dèi, come Io, Padre vostro, sono Dio”. Ma per costituire un’anima in tal modo, essa deve essere, come si suol dire, assemblata dopo una lunga serie di anni da un numero infinito di particelle animiche provenienti dal regno di tutte le creature su questa Terra, e questo assemblaggio delle molte, spesso infinite anime di creature è appunto ciò che gli antichi sapienti, che ben ne erano a conoscenza, chiamavano ‘trasmigrazione delle anime’. Le forme materiali, esteriori, delle creature, si mangiano sì vicendevolmente, ma in questo modo si liberano molte anime che dimorano nelle creature, e le anime affini si associano e vengono concepite di nuovo, in una forma materiale, a un grado successivo più alto, e così di seguito fino all’uomo. E come avviene per l’anima, così avviene anche per il loro spirito ultraterreno, il quale è effettivamente quello che risveglia, che guida, forma e mantiene le anime fino all’anima umana, la quale solo allora entra nella propria sfera della piena libertà ed è in grado di continuare la formazione di se stessa sotto il profilo morale. Quando l’anima si è elevata da se stessa fino a un certo grado di perfezione spirituale, allora soltanto il suo spirito ultraterreno di Luce e di amore si congiunge ad essa, e l’uomo intero comincia da quel momento a diventare in tutto sempre più simile a Dio; e quando poi viene tolto il corpo all’anima, ecco che allora essa è già un essere di perfetta divina somiglianza e può, da sé, chiamare tutto all’esistenza, e anche saggiamente mantenerlo» [G.V.G. – X/184,1-6].

La reincarnazione, perciò, non può essere messa sullo stesso piano della trasmigrazione dell’anima come normalmente viene confusa quando, in molte religioni, si parla di questo concetto. Chi ha accettato questa dottrina per vera, sappia che questa è solo un credo corrispondente alla filosofia del trascinatore di quel gruppo. Cosicché, quanti sono gli uomini, tanti sono i concetti che si riferiscono a questo pensiero. L’uomo, in quanto ultimo anello dell’evoluzione animica, non potrà mai tornare indietro e reincarnarsi in un animale, né tantomeno l’anima di un animale potrà reinnestarsi in un animale meno evoluto. La Nuova Rivelazione giustifica la reincarnazione sulla nostra Terra solo al fine di migliorare la propria crescita spirituale, concessa in particolari condizioni, altrimenti viene concesso nell’aldilà di entrare nella sfera spirituale di un altro mondo della Creazione, al fine di osservare la vita degli esseri di quel mondo e imparare autonomamente:

«Ed Io gli feci osservare: “Non lasciarti trasportare tanto dalla passione, perché tu non conosci ancora con sufficiente chiarezza quante e quali specie di ospiti accolga questa Terra, né cosa sia necessario per portarli gradatamente nella sfera dei figli di Dio! Quando però sarete pienamente fortificati per mezzo del Mio Spirito che farò scendere su di voi dopo la Mia ascensione, allora anche queste cose le vedrete in tutta la loro chiarezza, e Mi renderete onore e gloria appunto in considerazione della Mia pazienza e della Mia indulgenza. Tuttavia, chi di voi è in grado di comprendere qualcosa, sappia che su questa Terra hanno preso corpo di carne anche anime provenienti da altri mondi, e così pure i figli del serpente su questa Terra. Essi sono morti una (sola) volta, e qualcuno, anzi, già varie volte, e per il loro perfezionamento sono rientrati nuovamente nella carne. Voi avete spesso udito parlare di una trasmigrazione delle anime. Il lontano Oriente ci crede ancora oggi fermamente. Tuttavia questa credenza in loro è molto impura per la ragione che essi fanno ritornare le anime umane nella carne degli animali. Ebbene, questa è una supposizione ben lontana dal vero. Che un'anima umana di questo mondo si raccolga e si plasmi a partire dal regno minerale, vegetale e animale fino a raggiungere l'anima umana, questo vi è stato già in gran parte spiegato, nonché, anche, come tutto ciò si svolga entro i limiti di un ordine ben determinato. Però nessuna anima umana, per quanto imperfetta, trasmigra retrocedendo, tranne che nel regno spirituale mediano, sempre soltanto nell'apparenza esteriore, allo scopo dell'avviamento all'umiltà e del possibile miglioramento che ne risulta. Se un tale caso si è verificato fino a un certo grado, oltre al quale una simile anima per mancanza di attitudini superiori non può andare, essa può trapassare poi in uno stato di semplice beatitudine di creatura su un altro mondo, cioè nella sfera spirituale del mondo stesso, oppure, qualora lo voglia, può ancora una volta entrare nella carne degli uomini di questa Terra, per poter acquisire per questa via delle capacità superiori e, con il sussidio di queste, pervenire perfino alla figliolanza di Dio. Ugualmente, anche da altri mondi trasmigrano delle anime nella carne degli uomini di questa Terra per acquisire nella carne tutte quelle innumerevoli caratteristiche spirituali che sono necessarie al raggiungimento della vera figliolanza di Dio, ma appunto perché questa Terra è una simile scuola, essa viene da parte Mia trattata con tanta pazienza, clemenza e indulgenza» [G.V.G. – VI/61,1-6].

Altrettanto Leopold Ziegler vede il mistero dell’uomo nei suoi profondi rapporti: "La storia e la storicità è certo la vera sfera dell’uomo, ma questa storia si svolge sulla base naturale di molti altri gradini della vita che stanno tutti in rapporto l’uno con l’altro".

L’evoluzione della vita descritta dalla Nuova Rivelazione è una lunga inconcepibile via nella cosmogonia[55] e antropogonia[56], sulla quale si realizzerà il piano di Dio per la salvezza degli spiriti caduti. Le profondità incommensurabili di questo Atto di salvezza che stanno in rapporto con le parole del Vangelo di Giovanni: «Quando sarò innalzato al di sopra della Terra, attirerò tutti a Me», potranno difficilmente in questa vita terrena essere afferrate completamente.

 

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L’inferno

Secondo le comunicazioni della Nuova Rivelazione non esiste nessun eterno inferno. Questo, in verità, contraddice l’insegnamento della Chiesa cattolica, ma non il testo originale greco del Nuovo Testamento. Per il vocabolo ‘eterno’ che si trova nelle nostre Bibbie, nel testo greco si trova ‘aionios’. Nelle edizioni innovatrici dell’opera classica dei teologi cattolici, nel "Lessico per teologia e Chiesa", aionios è giustamente tradotto con ‘lunga durata’, cioè ‘periodo di tempo’.

Con questo è dimostrato che al testo originale nell’antichità è stata fatta violenza in fase di traduzione. La Nuova Rivelazione dice così:

«O stolti che siete! Dov’è mai quel padre che, pur avendo anche soltanto un briciolo di amore per i propri figli, lasciasse gettare in un carcere a vita un suo figlio una volta che abbia contravvenuto al suo comandamento, e che lo facesse per di più tormentare ogni giorno per tutto il tempo della sua vita? Ma se già un padre di questa Terra non si comporta così, pur essendo malvagio in fondo al suo animo, come uomo, ancor meno si comporterà così il Padre nel Cielo che è il purissimo ed eterno Amore e la Bontà stessa!» [G.V.G. – VI/243,9].

Ancora sull’inferno eterno il mistico Michael Hahn (1758-1819) scrive cogliendo nel segno: "Chi crede in una condanna eterna, non può stare tranquillo, oppure non ha avvertito nessuna scintilla dell’Amore di Dio".

Negli scritti di Lorber il concetto ‘inferno’ viene ripreso più volte, affinché sia portata la verità all’umanità degli ultimi tempi:

«Non sono forse chiaramente per chiunque, due cose differenti, prigione e prigionia? La prigione è e rimane certamente eterna, e il fuoco del Mio zelo non dovrà mai estinguersi; ma i prigionieri rimangono nella prigione solo fino a quando non si saranno convertiti e corretti. […] Esiste comunque in tutta verità anche un eterno inferno, ma nessuno spirito sarebbe condannato eternamente all’inferno a causa dei suoi vizi, ma solo fino alla sua correzione!» [I.a.C. – II /226,11-12].

«Nessuno di voi pensi o creda che Io un tempo remotissimo abbia creato anche l’inferno! Ciò sia ben lontano da Me e da voi tutti. E non pensate neppure che sia un luogo di pena eterna per i malfattori di questa Terra! Esso si è formato da sé fuori da quelle moltissime anime umane che, nella carne di questa Terra, schernirono sempre ogni rivelazione divina, rinnegarono Dio e fecero continuamente solo quello che stuzzicava i loro sensi esteriori, pretesero infine per se stessi onori divini facendo inculcare dai loro cortigiani a tutto il popolo la convinzione che loro stessi fossero altrettanti dèi da venerare, cosa questa, ad esempio, che fece Nabucodonosor a Babilonia» [G.V.G. – VI/240,1].

«Nell’esposizione dell’aspetto dell’inferno, allora Io ho anche esposto indirettamente a chi spetta del tutto effettivamente l’inferno. Spero tuttavia che con questa esposizione, con l’espressione ‘inferno’ non penserete a nessun reale luogo carcerario nel quale sarebbe possibile andare, bensì soltanto a uno stato nel quale un essere libero vi si trasferisce in base alla sua specie d’amore e per le sue azioni. Chiunque sia in grado di pensare anche solo in una certa misura in modo maturo, afferrerà qui facilmente che un uomo appartiene all’inferno finché continua ad agire secondo i suoi principi, e questi sono: avidità di dominio, amor proprio ed egoismo. Questi tre sono diametralmente opposti ai principi celesti che qui sono: umiltà, amore per Dio e amore per il prossimo» [S.S. – II/118,2].

«[…] Riguardo l'inferno, in sé è altrettanto poco un luogo definito quanto lo è il Cielo stesso; invece tanto l'inferno, quanto il Cielo, dipendono esclusivamente dallo stato interiore dell'uomo. E così può avvenire che un angelo e il più perfido demonio, siano, si trovino o siedano vicinissimi l'uno all'altro, e tuttavia essi, spiritualmente, sono infinitamente lontani l'uno dall'altro, e l'angelo, nonostante dal punto di vista naturale si trovi nell'immediata vicinanza di un demonio, si trova di per sé completamente nel Cielo, e d'altro canto anche il demonio si trova nell'inferno, e non ha il benché minimo sentore dell'angelo che gli sta così vicino. Sennonché queste cose per il momento tu non le puoi comprendere così facilmente, perché i rapporti spirituali sono del tutto differenti da quelli di questa Terra. Tuttavia per un osservatore molto attento si verificano anche qui vari fatti del genere che trovano rispondenza esatta in quelli che si verificano nel mondo dell'aldilà. Così ad esempio tu, rispetto ad un tuo simile che dentro di sé è un tuo acerrimo nemico, e che giorno e notte studia come potrebbe fare per arrecarti i più irreparabili danni, puoi essere fisicamente vicino, mentre invece spiritualmente sei molto lontano. Egli non può tollerare che tu ricopra una carica tanto elevata, per la ragione che preferirebbe trovarsi al tuo posto; sennonché egli è provvisto della necessaria accortezza mondana e, dinanzi a te, sa nascondere i sentimenti da cui è animato in maniera tale, che non vi è affatto possibilità che in te possa sorgere il benché minimo sospetto riguardo alle sue intenzioni. Se tu vai a visitarlo, egli ti accoglierà con la massima cortesia e ti renderà ogni onore possibile, laddove in realtà, se la giustizia punitrice non si ispirasse a norme tanto severe, sarebbe pronto a sopprimerti immediatamente. Tra di sé va dicendo: ‘Tu sei ora posto molto in alto, ed io mi trovo ancora molto in basso; è bene dunque che tu mi aiuti prima a salire, e una volta che mi troverò io pure in una posizione alta, farò in modo che tu debba precipitare nell'abisso’. Vedi! Questo è già un demone completo, e si trova col corpo e con l'anima già nell'inferno, mentre tu, uomo giusto e onesto come sempre, ti trovi invece nel Cielo. Dunque vedi che, trovandoti col tuo malvagio vicino l'uno accanto all'altro, fisicamente parlando, Cielo e inferno vengono a trovarsi strettamente vicini; tuttavia l'inferno non ha alcun potere contro di te, per il fatto che la legge forma tra voi due una barriera quanto mai ripida e insormontabile. Che divario immenso invece non sussiste tra lo stato morale dell'uno in confronto all'altro! E com’è enorme la distanza che vi separa! Ecco, questo è un quadro del Cielo e dell'inferno che ti mostra la distanza intercorrente fra l'uno e l'altro! Ed ora ti darò un esempio dal quale potrai rilevare come l'inferno è costituito in sé; fa bene attenzione! Immaginati due uomini, mettiamo ad esempio due re di paesi confinanti, quanto mai superbi e avidi di dominio! Esteriormente essi si trovano in rapporti assai amichevoli. Se l'uno va a rendere visita all'altro, c'è profusione addirittura di cortesie e di complimenti; essi si abbracciano come fossero i migliori e più intimi amici; sennonché ciascuno in realtà tra di sé pensa: ‘Oh, venga presto l'ora in cui potrò calpestarti nella polvere sotto i miei piedi!’. Ciascuno dei due sta in attesa di un'occasione opportuna e a lui favorevole che gli consenta di annientare completamente il vicino che odia a morte. Ebbene, chi brama proprio ardentemente di contendere con i propri vicini, non tarda molto a trovare anche un pretesto per fare la guerra. Questa, infatti, scoppia tra i due e, come al solito, il più forte vince il più debole, al quale non resta altro che la fuga. Una volta che ha salvato così la propria pelle, il suo primo pensiero è di correre da un terzo vicino ancora più potente e di raccontargli la sua disgrazia. Egli rivela dettagliatamente i fatti e le condizioni del suo apparente ex amico e fa delle proposte al terzo e lo consiglia su come si potrebbe riuscire facilmente vincitori sull'altro, offrendosi addirittura egli stesso come generale. Pagando bene, viene poi radunato presto un esercito di mercenari, e un bel giorno, improvvisamente, l’ex vincitore, che non ha avuto il tempo di mettersi sulle difensive, si vede assalito e spogliato di tutti i suoi beni e paesi. Ammesso ora che il secondo vinto abbia potuto mettersi in salvo con la fuga, non tarderà molto a trovare un quarto che si scaglierà contro il terzo che, eventualmente, sarà vinto a sua volta. A questo punto la questione si arresta e subentra uno stato di quiete apparente; tuttavia i vinti, nei loro animi, non si concedono affatto tregua, anzi ciascuno per sé cerca l'occasione di potersi vendicare nella maniera più atroce di tutti i vincitori; e vedi, un animo infernale di questa specie va così continuamente incitando il proprio maligno verme interiore, che questo non muore! Questo esempio della rivolta tra i due re ti dà un'esatta idea di come è costituito anche tutto l'inferno» [G.V.G. – VI/237].

«L’inferno però è il più intimo amico di ogni uomo terreno, in quanto gli procura tutto ciò che lusinga la sua natura e riempie la stessa con ogni genere di gradevolissime attrattive carnali» [D.d.C. – III/84,4].

«Ora tutto il mondo è già “completamente del diavolo”. Perciò Io posso portare qua e là la Mia Grazia solo con parsimonia, tanto più che la maggior parte degli uomini se ne vergogna di fronte al mondo!» [D.d.C. – II/192,8].

Se d’altra parte il grande teologo e padre della Chiesa, sant’Agostino, sostenne l’opinione che la maggior parte degli uomini, inclusi i piccoli fanciulli non battezzati, sarebbero destinati all’eterna condanna, allora tanta illogicità e ignoranza sconcertante della vera Essenza di Dio di questo teologo cattolico e di altri pseudo-teologi religiosi, può solamente sorprendere profondamente! È da acconsentire al teologo cattolico Van der Meer, quando osserva che "le conseguenze disumane che sono estranee allo spirito degli Evangeli, appartengono alla limitatezza che si trova anche nei più grandi uomini di chiesa".

Riassumiamo il concetto con un ragionamento tratto dalla Nuova Rivelazione: se all’Onnisantissimo onnisciente non si può imputare il benché minimo errore nella creazione di alcuna cosa esistente, sia spirituale che materiale, quindi nemmeno per ciò che riguarda i primi esseri, poiché perfettissimo, è quindi sottinteso che una ‘caduta’ fosse già stata messa in conto dalla Divinità fin dall’origine già nei Suoi pensieri creativi, prima di ogni essenzialità quando ancora non esisteva altro che la Propria essenzialità. Se quindi la ‘caduta’ di una parte dei creati, quale seguito alla concessione del libero arbitrio, era imprescindibile, allora un giudizio sugli stessi, confinandoli per l’eternità in un inferno eterno (come insegna la dottrina cattolica e alcune dottrine tra i protestanti), oppure una loro distruzione, avrebbe disatteso il senso della perfezione della Divinità. E inoltre, una seconda Creazione, proprio per la imprescindibilità della stessa onniperfezione della Divinità, avrebbe comportato esattamente una ‘caduta’ come la precedente, e l’eliminazione dei primi caduti avrebbe certamente costituito una macchia indelebile nelle caratteristiche di un Padre – in tal modo non certamente ‘tutto Amore’ – e quindi una Divinità da considerare menzognera. La soluzione di un Padre amorevole non poteva che essere il recupero non forzoso di tutti quelli che sarebbero eventualmente caduti, fino al capostipite, sebbene dopo tempi eterni, nella spontaneità, così come anche è stato. Quindi, adottare ‘scuole’ di vita, spirituali e materiali, tramite le quali tutti i non caduti avrebbero cooperato per il recupero dei ‘fratelli’. Una breve risposta di Gesù a Giuda Iscariota ce ne dà un accenno:

«Lasciamo venire costoro nell’aldilà, e là essi sfuggiranno e disprezzeranno la Luce della vita e della verità ancora di più, di quanto essi qui (sulla Terra) già disprezzavano! – Ho torto allora se dico: ‘Risveglierò anche costoro, spiritualmente morti, quando usciranno dalla carne di questo mondo, e li giudicherò e farò loro trovare il compenso per le loro azioni!’? – Io personalmente non li giudicherò di sicuro, ma sarà l’eterna Verità che è anche in essi, che tutti loro osteggiano oltre misura, a giudicarli e a metterli in fuga al Mio cospetto. Sarà, per questo, da ascrivere a Me una colpa? Non dicono già le leggi più sapienti dei Romani: ‘Volenti non fit iniuria![57]? Oppure dovrei Io, per una specie di amore per questi Miei avversari, allontanare forse da Me la Mia eterna Luce di Vita e di Verità e indossare l’abito della menzogna e dell’inganno? Voglio sperare che nessuno di voi lo desideri! Ma perfino per anime di questo genere che si sono rese abiette da se stesse, vi ho già detto due cose consolanti: e cioè una volta nella parabola del figlio perduto, e poi quando in una simile dubbiosa occasione vi ho detto che nella Casa del Padre Mio ci sono moltissime dimore. Tuttavia, per esprimerMi qui più chiaramente, ho moltissimi istituti di insegnamento e di correzione («…ho altre pecore che non sono di questo ovile» [Gv. 10,15]) nei quali perfino i più abbietti diavoli umani di questo mondo possono essere convertiti e migliorati». [G.V.G. – X/154,7-10]

Dunque, se si segue il piano di Dio di riportare tutti gli spiriti caduti tramite una lunga via nella casa del Padre per una futura, inconcepibile beatitudine, allora si allarga il proprio sguardo nel regno dello spirito per una concezione grandiosa, la quale è l’unica adeguata alla vera essenza di Dio, vale a dire dell’Amore. La dottrina della Creazione nella Nuova Rivelazione – e precisamente nel “Governo della famiglia di Dio”, opera in tre volumi – ci fornisce un’immagine spiritualizzata del mondo, riconoscendone un profondo senso e facendo risplendere chiaramente l’Amore e la Misericordia di Dio nella storia della salvezza.

Lo spirito limitato e la prepotenza del concilio di Trento si trascinò come un filo rosso attraverso i secoli, e poté evidenziarsi chiaramente nel caso di Galilei. Circa cento anni dopo il concilio, l’astronomo sarebbe stato arso al rogo se non avesse ritrattato la sua fondata asserzione scientifica che era la Terra a girare intorno al Sole, tenuto conto dell’intimidazione dei gretti fanatici attaccati alla lettera. Così la pena fu commutata in prigione a vita. Quasi nello stesso periodo la gerarchia ecclesiastica a Linz proibì gli scritti dell’astronomo Johannes Kepler "Harmonices mundi"[58] e lo sospettarono di eresia. L’opera proibita costituì più tardi una pietra angolare nella legge della gravitazione di Newton.

Oggi la Chiesa cattolica, sotto condizioni completamente diverse, è costretta a disconoscere le sue conclusioni del concilio di Trento. Ad esempio, allora si decretò che nessun cattolico poteva essere sepolto con la benedizione della Chiesa, se almeno una volta l’anno a Pasqua, non si fosse confessato e non avesse preso la comunione. Invece nelle grandi città di tutti i paesi, oggi più di tre quarti dei cattolici vengono sepolti, sebbene non abbiano adempiuto questa condizione. Le decisioni di quel Concilio non sembrano avere più nessuna base portante per un’umanità diventata maggiorenne. La Chiesa cattolica al concilio di Trento[59] condannò la dottrina della preesistente origine dell’uomo dalle originarie cadute angeliche. Gli uomini religiosi di quel tempo erano precipitosi a giudicare e a condannare. La massima "non giudicate, affinché non siate giudicati" trovò altrettanto poca considerazione quanto il riferimento dell’apostolo Paolo:

«Noi ben sappiamo che tutta la Creazione geme e soffre fino ad oggi le doglie del parto. Essa non è sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello spirito, gemiamo interiormente nell’attesa di quest’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» [Rm – 8,22-25].

Citiamo un ultimo punto quale conclusione su cosa sia l’inferno e cosa il Cielo:

«[…] Da tutto ciò risulta di nuovo chiarissimo che per ogni uomo buono il Cielo si trova appunto là dove egli si trova, e che tutti i buoni e puri, simili a lui, si troveranno essi pure nelle sue immediate vicinanze. Infatti, la cosa non è affatto così come se qualcuno dicesse: “Vedi, il Cielo è qui, oppure è là, oppure è al di sopra di tutte le stelle; l'inferno si trova in qualche luogo profondissimo sotto la Terra!”. Tutto ciò, invece, non dipende dal tempo e dallo spazio terreno, e non si presenta neppure in qualche modo con grande pomposità e sfarzo esteriori come una vana cerimonia nel Tempio, ma è celato nel più intimo dell’uomo» [G.V.G. – VI/33,8].

 

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Un esempio sull’aldilà

In quest’epoca, in cui il materialismo prende sempre più piede, anche il credere nell’esistenza di un aldilà è sempre meno accettato dagli uomini. Perfino in coloro che si dichiarano credenti, pur tuttavia son pronti a negare un aldilà e, parimenti, relegano una Divinità in un mondo fantasioso non identificato, quale Entità astratta, pur presente in tutte le cose, come un’essenza di vita che animerebbe la materia, ma senza avere alcuna individualità. Allora qui si deve ricorrere a una massima della filosofia: "finitum non capax infiniti", vale a dire: "Il finito non è in grado di afferrare l’infinito". L’aldilà può essere rappresentato solo per rispondenze.

Della questione del proseguimento della vita dopo la morte, gli uomini se ne occupano spesso, molto più di quanto si pensi. Finora dalla Chiesa non si sono potute ottenere delle risposte soddisfacenti. Mussard osserva molto giustamente che sulla domanda della vita dell’anima dopo la morte, esistono purtroppo tante opinioni quanti sono i padri della Chiesa. Nella Nuova Rivelazione le condizioni del regno intermedio che è antistante al Cielo e all’inferno vengono descritte tramite scene cui partecipano anche alcuni discepoli al tempo di Gesù. Sulle sfere superiori del regno intermedio è detto che «…esso si può chiamare paradiso inferiore, dal quale però esistono ancora molti gradini fino ad arrivare al vero regno dei Cieli» [D.d.C. – II/213,8].

A titolo di esempio ne presentiamo uno dei tanti:

«“Il corpo, quale esso è, come materia morta non potrebbe di per sé mai vedere, udire, sentire, fiutare, gustare senza aver dentro un’anima vivente. Dunque, esso non rappresenta che uno strumento necessario per l’anima, costruito e bene organizzato così da servire all’anima stessa per i suoi rapporti con il mondo esterno. Essa così può, per mezzo del corpo, vedere e udire al di fuori e percepire l’ostile e il gradevole. Essa può spostarsi da un luogo all’altro e può eseguire con le mani i più svariati lavori. Ora, chi guida le membra del corpo è l’intendimento del cuore e la sua volontà, poiché il corpo, di per sé, non ha né intelligenza né volontà, a meno che l’anima, in seguito alle sue voglie mondane e sensuali, non trapassi essa stessa nell’elemento carnale e non si perda tanto nella propria carne, da perdere la coscienza del proprio ‘io’ spirituale. Allora, certamente, anche tutto il suo intelletto e la volontà si renderanno del tutto carnali con esso. In questo caso però l’anima sarà quasi completamente morta e ad essa apparirà un’assurdità apprendere qualcosa riguardo all’esistenza di una condizione autonoma puramente spirituale e di una vita spirituale dopo la morte del corpo. Tuttavia, nemmeno una simile anima carnale muore veramente dopo la deposizione assai dolorosa del corpo, ma continua a vivere nel mondo degli spiriti, ma la sua sopravvivenza è poi altrettanto meschina quanto lo è la sua conoscenza e la coscienza di se stessa nella sfera puramente spirituale. Ora una simile anima vivrà poi nell’aldilà certamente solo in uno stato di sogno un po’ lucido, e spesso non saprà affatto di essere già vissuta una volta in qualche altro mondo, ma vivrà e opererà conformemente alla sua abituale sensualità, e se da parte di spiriti più illuminati che le si rivelano, viene ammonita e istruita sul fatto che si trova in un mondo diverso e spirituale, allora essa certo non ci crederà, e così deriderà e schernirà coloro che vogliono mostrarle la verità. Ci vuole un tempo molto lungo finché un’anima di questa specie, unificata con il mondo e con la carne, possa giungere a un riconoscimento più chiaro. Tuttavia, man mano che andrà facendosi sempre più chiaro in essa, le ritornerà anche il ricordo secondo il grado della sua chiarezza, ed essa allora potrà anche vedere, udire e sentire quanto avviene sulla Terra, al di sopra e dentro di essa. Se invece un’anima già qui, in questo mondo, si è del tutto completata mediante la rinascita spirituale e, in questo modo, già qui è pervenuta alla visione e alla percezione delle cose puramente spirituali e celesti, essa perverrà così in sé anche alla giusta e pienamente vera percezione e visione di tutta la Creazione materiale e saprà tutto quello che avviene perfino sulla Luna e sopra e dentro il Sole, cosa sono le stelle e a quale scopo sono state create e ciò che c’è sopra di esse e dentro di esse. Quando però una tale anima perfetta viene liberata dal suo greve corpo, solo allora la sua visione si rende del tutto simile a quella di Dio e, se vuole, diventerà capace di vedere tutto, di udire tutto, sapere tutto e percepire ogni cosa. Ma se è così, come può allora perdere tutti i suoi ricordi per il fatto che, a somiglianza di Dio, essa stessa può essere e anche sarà la creatrice del proprio mondo? Ma affinché tu veda e ti renda conto ancora più profondamente del fatto che quanto ora ti ho spiegato ha la sua pienissima realtà, Io renderò libera la tua anima per qualche istante, come pure l’anima di qualcun altro tra i presenti, e in tale condizione potrai poi dire quanto avrai visto, udito e percepito. E così avvenga!” – In quello stesso istante, diversi tra i presenti furono trasferiti in uno stato magnetico e lucido e si trovarono dapprima in una regione a loro sconosciuta, che però a tutti piacque immensamente al punto che Mi pregarono di lasciarli restare per sempre in quel luogo celestialmente bello, perché non desideravano ormai far più ritorno su questo mondo terreno. Io però chiesi loro se vedevano anche questo mondo. Allora tutti risposero: “Sì, Signore, ma lo vediamo come dietro di noi e lo vediamo pure come da parte a parte!”. Io domandai loro se vedevano la grande città di Roma. Tutti affermarono di vederla e descrissero tutto ciò che vedevano in essa. Quando i romani, che erano lì presenti, ebbero udito questo, non la finirono più di meravigliarsi per la maniera precisa e fedele in cui gli uomini, immersi nella contemplazione estatica, descrivevano l’aspetto di Roma, anche se nessuno di tali uomini era mai stato a Roma, né aveva mai visto una riproduzione di questa città. Ed Io domandai loro se vedevano anche i paesi situati all’estremo Oriente dell’Asia. E tutti loro diedero la risposta: “Sì, Signore, vediamo anche quello che davvero è all’estremità finale di questa grande parte del mondo, poiché più oltre, verso Oriente, non vediamo altro che solo acqua e ancora acqua, ad eccezione di alcune isole! Ma questo è un grande regno e noi vediamo pure una città immensamente grande che è racchiusa dentro a mura lunghe una giornata di viaggio e al suo interno c’è una quantità innumerevole di abitanti!”. – Dissi Io: “Come sono vestiti?”. A questo punto essi descrissero brevemente ed esattamente la foggia di vestire di quella gente, e uno dei vecchi farisei, divenuto greco-ebreo, si meravigliò molto sentendo questo, poiché altre volte aveva avuto occasione di vedere dei cinesi nell’estrema parte orientale dell’altipiano dell’India. Dopo ciò lasciai che rivolgessero il loro sguardo sulla Luna ed essi descrissero in breve questo mondo brullo dall’aspetto triste, nel quale, all’infuori di alcuni gruppi di coboldi[60] di colore grigio e apparivano tristi, non scorgevano nulla. Non risultava esserci albero e nessuna erba, e così nemmeno un animale. Dopo questo li ridestai, lasciando loro però il completo ricordo di tutto quello che avevano visto. Quando poi si ritrovarono del tutto nel loro stato naturale, Nicodemo disse: “Signore! Questa è certamente una meraviglia delle meraviglie! Noi eravamo qui e vedevamo benissimo Te e tutti gli altri, e tuttavia vedevamo pure con assoluta esattezza e chiarezza tutto quello che abbiamo descritto, e ora ho veramente provato io stesso come la visione dell’anima libera sia indescrivibilmente più chiara di quella che è congiunta con il corpo. Ma non solo scorgevamo tutto più chiaramente, sia che fosse vicino quanto lontanissimo, ma anche udivamo tutto. Quando guardavamo un albero o una casa o una nave in mare, oppure anche un uomo o un animale, li vedevamo con precisione nella loro forma naturale esteriore, ma vedevamo tutto anche da parte a parte, nonostante l’oggetto non fosse affatto trasparente. Anzi, negli uomini vedevamo perfino i loro pensieri che, all’inizio, si rendevano visibili nei loro cuori sotto forma di minutissime immagini. Quando questi salivano al capo, come uno sciame di zanzare, si facevano più chiari e più marcati, poi ridiscendevano al cuore dove assumevano dimensioni maggiori e più precise e ben presto uscivano fuori dalla sfera umana individuale, s’ingrandivano man mano sempre di più e infine formavano un vero e proprio mondo intorno all’individuo. Negli animali, invece, non rilevavamo niente di simile» [G.V.G – VII/58,3-23].

 

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Anime dall’Alto o anime dal basso?

Tra gli argomenti più dibattuti tra i credenti dei diversi gruppi religiosi, uno importante riguarda il chiedersi del perché tra l’umanità ci siano tante diversità nel modo di pensare, diversità che si ripercuotono poi nella consapevolezza della fede, alla quale vi accedono o ne sono attratti solo una certa parte, mentre per altri gli argomenti religiosi non interessano affatto, e con costoro diventa poi difficile anche solo parlare di un Dio, di una Divinità tutto abbracciante. Per un credente, la risposta di un tale diversità è relegata di solito al modus vivendi di ciascuno, poiché chi si attacca alle cose della carne, cercando nel piacere del vivere nella materia e con la materia le proprie aspirazioni di vita, certamente si allontanerà sempre più dalle cose spirituali. La Nuova Rivelazione tuttavia ci invita a riflettere che ci sono altri motivi del perché persista una così grande differenziazione di credo tra gli uomini, e un altro motivo indicato è che sulla Terra ci sono spiriti/anime che vengono dal basso e spiriti/anime che vengono dall’Alto. Una semplice risposta che riportiamo fu data a Lazzaro, in cui Gesù spiega come poter riconoscere in qualche modo una tale differenziazione:

«Vedete, l’anima, pur trovandosi necessariamente dentro la sua carne tenebrosa, tuttavia conserva sempre un certo sentimento da dove essa ha tratto le proprie origini, e rivolge volentieri gli orecchi e particolarmente gli occhi materiali verso quella parte da dove essa proviene dai primordi. Gli uomini che rivolgono il proprio sguardo di preferenza verso l’alto, e amano andare sulle vette dei monti dilettandosi dei suoni che giungono loro in qualche modo dalle alture, sono certamente dall’Alto. Invece gli uomini che tengono lo sguardo per lo più rivolto verso terra, e frugano nel terreno per cercarvi ogni tipo di tesori e solo raramente rivolgono gli occhi e gli orecchi verso l’alto, costoro sono anche sicuramente dal basso. In base a questi contrassegni voi potete senz’altro riconoscere chiaramente, purché facciate attenzione a chi si trova dinanzi a voi» [G.V.G. – VI/178,9].

Le anime dall’Alto sono già formate e nel loro cammino/evoluzione/redenzione dalla caduta, provengono dai soli, cioè dalla sfera spirituale/animica delle stelle o dal Cielo stesso, mentre quelle dal basso provengono da una condizione di arresto spirituale dall’aldilà, oppure dall’unione delle sostanze animiche del regno animale.

Gesù si dilunga molto nelle Sue spiegazioni su questo argomento, e in un'altra occasione ai suoi apostoli e, ai discepoli insegnò così:

«Su questa Terra o mondo dimorano due specie di uomini. Gli uomini propriamente detti che ne costituiscono la grande maggioranza e per quanto riguarda l’anima e il corpo sono originari unicamente da questa Terra in base alla scala per gradi ben ordinati dell’ascesa delle creature, e quindi possono essere chiamati ‘figli del mondo’, mentre una parte molto piccola degli uomini di questa Terra è originaria dalla Terra stessa soltanto per quanto riguarda il corpo, invece per quanto riguarda l’anima essi provengono o dai vari mondi stellari oppure talvolta perfino dai puri Cieli spirituali quali purissimi spiriti angelici. Questi ultimi tuttavia sono finora i più rari. Questa seconda specie di uomini, che è molto più nobile, la si può chiamare ‘figli di Dio’, ed è a questi soltanto che è riservata la comprensione dei misteri del Regno di Dio nonché la capacità di istruire i figli del mondo riguardo a tali misteri, sempre a seconda dei loro bisogni e attitudini a comprenderli, e anche la capacità di indicar loro la via, seguendo la quale essi pure possono diventare figli di Dio e cittadini del Suo regno [G.V.G. – V/225,3-5].

«La Terra è la portatrice di due specie o due tipi di uomini. Una specie, la migliore, proviene già originariamente dall’Alto, e con questi sono da intendersi i figli di Dio. L’altra, e propriamente la cattiva specie, proviene unicamente da questa Terra; la loro anima è, in certo qual modo, un complesso di singole particelle vitali, le quali, tratte dall’essenza di Satana, sono tenute prigioniere sotto forma di materia nella massa del corpo terrestre; da questa massa esse passano attraverso il regno vegetale e poi nel regno animale; e da qui, attraverso i molti gradini del regno animale, giungono alla fine a costituirsi in una potenza consistente di innumerevoli particelle animiche primordiali, le quali formano l’anima dell’uomo del mondo» [G.V.G. – II/169,3].