Jakob Lorber

1851-1864

 

 

IL GRANDE VANGELO DI GIOVANNI

 

Volume 9

 

gesu_insegna_9.jpg

 

La vita e gli insegnamenti di Gesù nei tre anni della Sua predicazione

 

 

 

Traduzione dall’originale tedesco “JOHANNES das große Evangelium” (vol. 9)

Opera dettata dal Signore nel 1851-64 al mistico Jakob Lorber

 

Casa Editrice: Lorber Verlag - Bietigheim - Germania

Copyright © by Lorber Verlag

Copyright © by Associazione Jakob Lorber 

“Ringraziamo la Lorber Verlag, Friedrich Zluhan e l’Opera di Divulgazione Jakob Lorber

 e V.  D-74321 Bietigheim/Wuertt., per il sostegno nella pubblicazione di questo volume”.

 

Traduzione di Salvatore Piacentini dalla 7° edizione tedesca 1982

Revisione parziale a cura dell’Associazione Jakob Lorber

 

Casa editrice GESÙ La Nuova Rivelazione

Via Vittorio Veneto, 167

24038  SANT’OMOBONO TERME (Bergamo)

www.jakoblorber.it 

www.gesu-lanuovarivelazione.com

 

 

Unità di misura austriache del 18°/19° secolo usate nel testo:

1 Lbbra         

= 560 g

1 Spanna     

= 20 cm

1 Braccio

= 77,8

1 Iugero

= 5754,664

 

 

VAI ALL’INDICE

 

IL SIGNORE SULLA STRADA DA ESSEA A GERICO

 

 

Cap. 1

Il Signore incontra una schiera di poveri pellegrini

 

1. Quando già ci trovavamo distanti da Essea a circa un’ora di cammino, ci vennero incontro i poveri pellegrini prima indicati, provenienti dalla zona attorno a Gerico, e ci pregarono di far loro un’elemosina.

2. E Io dissi agli ebrei-greci[1]: «Date loro del vostro superfluo; costoro infatti sono altrettanto poveri nel mondo come lo sono Io stesso, che non possiedo neppure una pietra di Mia proprietà da poterla mettere sotto il Mio capo! Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli i loro nidi, ma questi poveri non hanno nulla di proprio, eccetto se stessi e le loro vesti molto misere. Perciò aiutateli!».

3. A queste Mie parole tutti gli ebrei-greci, ed anche quei certi discepoli di Giovanni, misero insieme una buona sommetta, e la consegnarono con gioia ai poveri, e questi ringraziarono Me e i donatori, con le mani alzate, e ci pregarono di perdonarli per averci trattenuti sulla strada. Essendo noi ebrei, ci domandarono però anche, timorosi e preoccupati, se avrebbero potuto raggiungere Essea prima del sorgere del Sole.

4. Dissi Io: «Perché temete di profanare il sabato col camminare per strada? Eppure né Mosè, né qualche altro Profeta, ha mai dato un Comandamento che di sabato non si debba viaggiare. I nuovi precetti del Tempio, però, non sono Comandamenti di Dio e neppure hanno valore davanti a Dio. Oggi però è ancora presto, e in un’ora raggiungerete il luogo. Ma quando arriverete sul posto, entrate nel primo albergo che si trova all’esterno della porta del luogo! Là troverete buona accoglienza e ospitalità, poiché là Io vi ho già annunciati. Ma chi sono Io, questo lo apprenderete già ad Essea; ed ora proseguite pure il cammino!».

5. Questi poveri sgranarono bensì gli occhi, perché Io avevo detto loro tutto questo, tuttavia non osarono domandare come Io potessi sapere tutto questo, e proseguirono il cammino.

6. Ma i discepoli, durante il percorso, Mi domandarono perché effettivamente questi poveri andassero ad Essea, dato che non si rilevava che fossero in qualche modo ammalati; infatti, le persone ammalate non erano mai in così buone condizioni.

7. Dissi Io: «Costoro non vanno ad Essea per farsi guarire, ma, essendo diventati completamente poveri, vanno per trovarvi un lavoro e un appoggio. Essi infatti hanno appreso da dei viaggiatori che gli Esseni in quest’ultimo periodo sono diventati molto caritatevoli verso i veri poveri, e dunque si misero in cammino verso Essea, perché a casa non riuscivano a trovare un lavoro, e così neanche un guadagno per il proprio sostentamento, la qual cosa non fa onore alla loro regione, ed è per questo che essa è anche stata da Me scarsamente benedetta.

8. Però fra questi poveri, quando si misero in viaggio da casa, c’erano effettivamente anche alcuni ammalati, ma alcuni di quei certi settanta discepoli da Me inviati arrivarono da loro, nella loro misera regione, e li sanarono, e così ora non c’era alcun malato fra loro. I discepoli li consigliarono anche, a causa della loro povertà, di spostarsi ad Essea, dove avrebbero sicuramente trovato lavoro e sostentamento, spiritualmente e fisicamente. E così dunque questi poveri si misero poi anche subito in cammino»

9. Disse Pietro: «Allora devono essersi messi in cammino subito dopo di noi, visto che sono già qui; dopo tutto, infatti, non possono avanzare in maniera miracolosa come facciamo noi!»

10. Dissi Io: «Questo però non ci riguarda affatto! Essi avranno presto raggiunto il luogo della loro destinazione, e ciò è sufficiente; il giorno e l’ora non hanno alcuna importanza, e dunque lasciamo stare questo!».

11. Di questa Mia risposta tutti furono soddisfatti. Noi procedemmo di buon passo e avanzammo poi anche in fretta, cosa che era molto buona e opportuna in questa regione; essa infatti era molto brulla, e a una distanza di parecchie ore non si poteva trovare alcun albero, né un cespuglio, né alcun’altra vegetazione. In questa regione dunque non ci venne incontro neppure una persona, e noi potemmo perciò continuare a muoverci alla velocità del vento, e in questa maniera ci lasciammo anche presto alle spalle quel tratto di cammino lungo e molto brullo.

12. Per percorrere questa strada, molto inospitale per ogni viandante, malgrado la nostra velocità simile al vento, ci occorsero due ore di tempo circa, mentre altrimenti un viandante, perfino su un cammello, avrebbe certo dovuto trascorrere quasi una giornata intera sul brullo tratto di cammino. Dopo aver lasciato dietro di noi questa strada, arrivammo di nuovo in una regione ospitale, in cui lungo la via si trovava anche un albergo, accanto a parecchie case di abitazione e fattorie, appartenenti per lo più ai greci.

13. Giunti presso l’albergo, alcuni discepoli dissero: «Signore, abbiamo percorso un tratto di strada molto lungo e ci è venuta sete! Non Ti sarebbe dunque gradito se prendessimo qui un piccolo rinfresco e ci facessimo dare un po’ d’acqua per toglierci la sete?»

14. Dissi Io: «Questo possiamo farlo senz’altro; qui però è una zona povera d’acqua, e l’oste si farà pagare bene anche l’acqua; egli è infatti un pagano molto avido di guadagno, come lo sono la maggior parte dei greci. Se volete pagare l’acqua, possiamo entrare nell’albergo, fare una piccola sosta, e farci dare acqua e un po’ di pane»

15. Dissero gli ebrei-greci, e anche i discepoli di Giovanni, avendo con sé del denaro: «Signore, lo facciamo con molta gioia! Se l’oste ha anche un vino bevibile, vogliamo pagare anche il vino!»

16. Dissi Io: «Siete liberi di farlo. Fate dunque secondo il vostro desiderio, e Io farò secondo il Mio! E così entriamo nell’albergo!».

 

[indice]

 

Cap. 2

Il miracolo in casa dell’oste.

 

1. Entrammo poi subito nell’albergo, e l’oste ci venne incontro con grande cortesia, e ci chiese in che cosa potesse servirci.

2. Dissi Io: «Abbiamo fame e sete, e così dacci un po’ di pane ed acqua!»

3. Disse l’oste: «Signori miei, ho anche del vino! Non volete bere un vino, che da me è molto buono, piuttosto che l’acqua, che in questa regione è buona appena per cucinare?»

4. Dissi Io: «Il tuo vino certo non è cattivo; noi però, nel senso terreno, non siamo così benestanti da poterci spegnere la sete col tuo costoso vino. Perciò portaci solo quello che abbiamo chiesto, e saremo poi soddisfatti anche così! Prendi però l’acqua dal pozzo, che si trova nella tua cantina del vino, e non dalla cisterna in fondo al cortile, poiché anche l’acqua da te si paga, e perciò deve essere buona, fresca e pura!»

5. L’oste Mi guardò ad occhi sgranati e disse: «Amico, per quanto ne so, è orala prima volta che tu sei nella mia casa! Come sai dunque in che modo essa è disposta? Chi può avertelo rivelato?»

6. Dissi Io: «Oh, di ciò non ti meravigliare, ma portaci quanto richiesto! Sebbene Io con questi Miei amici sia ora per la prima volta sotto il tetto della tua casa, nulla tuttavia in essa Mi è sconosciuto. Ma come questo è possibile, lo so ben Io, come so poi anche che Elena, la tua figlia maggiore e più cara, soffre già da tre anni interi di una febbre maligna, e malgrado tu non hai badato a spese per farla guarire, tuttavia nessun medico l’ha aiutata, né tanto meno uno dei tuoi molti dèi domestici che hai fatto portare da Atene per una forte somma. E vedi, così Io so ancora parecchie cose della tua casa! Ma ora va’, e portaci quanto richiesto, affinché possiamo rinvigorirci e poi proseguire!»

7. Allora l’oste, stupito oltre ogni misura, chiamò un paio di servitori e ci fece portare pane, sale, e parecchie brocche d’acqua fresca.

8. Quando il tutto si trovò davanti a noi sul tavolo, e subito i discepoli assetati volevano afferrare le brocche, Io dissi loro: «Aspettate dunque ancora un po’, che Io benedica l’acqua perché non faccia male a nessuno; poiché anche l’acqua sorgiva in questa zona dà la febbre, dato che contiene in sé degli spiriti naturali impuri!»

9. Allora i discepoli attesero, e Io alitai sulle brocche e dissi loro: «Ora l’acqua è benedetta e purificata; ma mangiate prima un po’ di pane, e solo dopo bevete con modo e misura per non diventare ubriachi!»

10. I discepoli fecero così, e quando cominciarono a bere, allora dissero con espressione meravigliata e amichevole: «Sì, un’acqua simile occorre berla ovviamente con modo e misura, per non ubriacarsi!»

11. L’oste notò questo, e disse ai due servitori: «Come? Avete portato a questi singolari ospiti del vino, mentre invece hanno espressamente richiesto solo acqua?»

12. Dissero i servitori: «Signore, abbiamo fatto come ci fu comandato! Ma come ora dall’acqua è venuto il vino, non lo sappiamo; ma colui che l’ha alitata, egli lo saprà, come l’acqua ha potuto diventare vino. Chiedi a lui, poiché egli sembra capire più che tutti noi in questa regione!»

13. Dopo di che l’oste si avvicinò al nostro tavolo, e noi gli demmo da bere. Quando ebbe quasi vuotato tutta la brocca, Mi disse pieno di stupore: «Sei tu dunque un qualche grande e famoso mago, o perfino un dio a me ancora sconosciuto, tu che puoi effettuare una cosa simile? Ti prego di dirmelo!»

14. Dissi Io: «Se tu elimini dalla tua casa i tuoi dèi, e se non credi più in essi, allora voglio dirti immediatamente chi sono Io, e anche mostrarti il giusto, vero Dio, a te però ancora completamente sconosciuto, il quale potrebbe aiutare anche tua figlia se tu credessi in Lui e solo a Lui rendessi onore!»

15. Quando l’oste ebbe sentito questo da Me, allora disse: «Tu proferisci parole singolari dalla tua bocca! Distruggere tutti gli dèi non sarebbe proprio niente, ma se lo vengono a sapere i nostri sacerdoti o i Romani, allora andrà male per me. Infatti, il mettere le mani sulle immagini anche solo di un semidio, è punito da noi con pesanti castighi. Dovrei prima diventare un ebreo con tutta la mia casa, e certificarlo davanti a un tribunale con scrittura, sigillo e circoncisione, dopo di che mi sarebbe tolto il diritto di cittadinanza romana, e poi, come ebreo, dovrei ricomprarmelo a caro prezzo se volessi continuare ad essere un cittadino romano! La richiesta che mi hai posto, prodigioso amico, è qualcosa di difficilmente effettuabile in questa mia posizione. Ma so io cosa fare: toglimi tu gli dèi dalla casa, fra testimoni che stanno a servizio da me nella mia casa, e io poi in silenzio, con tutta la mia casa, renderò onore solo al Dio che mi avrai mostrato!»

16. Dissi Io: «Bene dunque, va’ ora in giro nella tua casa, e accertati se un idolo, grande o piccolo, adorni ancora una delle tue molte stanze!»

17. Mentre l’oste voleva andare a controllare, ecco già venirgli incontro, strillando con aria disperata, tutti quelli di casa, e urlavano: «A questa casa sta per capitare una grande sciagura, poiché d’improvviso tutti gli dèi l’hanno abbandonata!»

18. Allora l’oste disse, con aria coraggiosa: «State tranquilli per questo! Solo gli dèi morti, fatti da mani d’uomo, che a nessuno possono giovare qualche cosa, né aiutare in una necessità, sono stati sicuramente annientati da un vero Dio, vivo e potente sopra ogni cosa. In compenso però, molto verosimilmente, è venuto nella nostra casa l’unico, solo vero Dio, vivo e potente sopra ogni cosa. Questo Suo servitore, già di per sé ultrapotente, ci insegnerà a conoscerLo meglio, e perfino ce lo mostrerà! E così con la rimozione degli dèi morti e totalmente impotenti, alla nostra casa non è accaduta una sciagura, ma solo una somma fortuna.

19. Ma affinché crediate che le cose sono e stanno così prodigiosamente, guardate qui queste nostre brocche d’acqua! Su richiesta proprio di questo prodigioso, potente servitore dell’unico, vero Dio, queste nostre brocche sono state messe su questo tavolo piene d’acqua, da questi miei due servitori qui presenti, che possono testimoniarlo davanti al mondo intero. E questi ospiti, avendo sicuramente sete, volevano subito bere l’acqua, ma il potente servitore di Dio disse loro che dovevano bere l’acqua solo dopo che egli l’avesse benedetta. Dopo di che egli alitò sulle brocche e sull’acqua, e l’acqua venne istantaneamente trasformata nel migliore dei vini. Ecco ancora una brocca piena; prendetela e assaggiatene il contenuto, e giudicate se è acqua, o vino della migliore qualità!»

20. Allora la moglie dell’oste prese la brocca, ne assaggiò il contenuto e si meravigliò enormemente, dicendo: «Ascoltate, questo non è mai stato udito finora! Un tale prodigio può essere possibile solo a un Dio! Io ho visto sì una volta, ad Atene, anche dei maghi operatori di prodigi che pure trasformavano l’acqua ora in sangue, ora in latte, e ora di nuovo in vino e in ogni sorta di altre cose. Io però, essendo a quel tempo una greca molto bella e ricca, ben presto sono venuta a sapere con precisione, da un sacerdote di Apollo che mi corteggiava, come simili trasformazioni, apparentemente prodigiose, possono essere effettuate in modo del tutto naturale. Questo però mi tolse anche la fede in tutti i maghi e nei loro falsi prodigi.

21. Ma qua non c’è da scoprire nessuna segreta e nascosta falsità, e questo dunque è un miracolo perfettamente vero di un Dio vivo, cosa che ora credo pienamente, e in questa fede rimarrò anche fino alla mia fine. Ed ora assaggiate voi tutti questo vino, e giudicate!».

22. Allora tutti assaggiarono il vino e trovarono la cosa così come l’avevano descritta l’oste e sua moglie.

 

[indice]

 

Cap. 3

La guarigione della febbricitante Elena.

 

1. Poi però l’oste disse ancora ai suoi di casa ora presenti: «Ci siamo convinti ora che questo servitore, a noi ancora del tutto sconosciuto, dell’unico vero Dio, ha compiuto un vero miracolo per indurci a riconoscere l’unico vero Dio. Egli però mi ha dato anche prima altre prove, che non sono meno prodigiose, e dalle quali desunsi che deve esserci in lui qualcosa di veramente straordinario, poiché tutte le disposizioni e le condizioni della nostra casa, per quanto nascoste e segrete, egli le conosce esattamente, spesso più di noi stessi.

2. E così egli sa pure della malattia, finora inguaribile, della nostra carissima figlia Elena, e mi ha poi anche promesso di guarirla se io avessi eliminato dalla casa tutti gli idoli morti, grandi e piccoli, e mi fossi poi attenuto, con tutta la mia casa, all’unico, solo vero Dio, e a Lui avessi reso onore. Io però non osavo tuttavia mettere io stesso le mani addosso ai morti idoli, per paura anzitutto di essere tradito da qualcuno, e poi di essere punito dai sacerdoti e dai tribunali. Ma allora dissi al prodigioso servitore dell’unico vero Dio: “Toglili tu dalla casa, davanti a testimoni, così noi restiamo senza responsabilità!”. E vedete, egli fece questo in un attimo, e di conseguenza tutti i nostri molti idoli, in una maniera altrettanto sommamente prodigiosa, sono stati puramente annientati in casa, e noi tutti siamo ora testimoni di questo, e non possiamo essere chiamati a risponderne, né dai sacerdoti, né ancor meno da un tribunale romano; questo voi tutti lo capirete bene quanto io stesso!

3. Ma poiché ora si è svolta improvvisamente davanti ai nostri occhi questa cosa, oggi tanto inaspettata, possa adesso essere dunque guarita anche nostra figlia, e possa essere reso noto e mostrato a noi tutti l’unico, solo vero Dio, affinché tutti quanti a Lui solo rendiamo onore, e possiamo agire e vivere secondo la Sua Volontà».

4. Su questo tutti i presenti furono pienamente d’accordo, e l’oste, insieme a sua moglie e ai suoi figli, si rivolse a Me, e Mi pregò di guarire possibilmente la figlia ammalata.

5. E Io dissi: «Poiché tu credi, con tutti i tuoi, così avvenga anche secondo la vostra fede! Ma andate ora nella camera di vostra figlia, e accertatevi se ora è già guarita! Dopo però portatela qui, perché lei pure assaggi questo vino della vita, e impari a riconoscere Colui che l’ha guarita!».

6. Quando ebbi detto questo, tutti lasciarono in gran fretta la nostra sala da pranzo per vedere se Elena fosse proprio guarita. Quando giunsero da lei, la trovarono tutta perfettamente sana, ed ella raccontò poi anche come fosse stata attraversata da un fuoco, e la febbre e tutti i dolori, e tutta la sua precedente debolezza, l’avessero lasciata di colpo. Sorse allora un giubilo grande. La figlia lasciò subito il giaciglio da ammalata, si vestì, e fu portata subito da Me con giubilo.

7. Quando le fu detto che ero Io il guaritore, ella Mi cadde ai piedi e li bagnò con lacrime di gratitudine. Così Mi ringraziarono anche tutti gli altri per la miracolosa guarigione di Elena.

8. Io però le dissi: «Alzati, figlia, e bevi il vino dalla brocca che ti sta più vicina, perché tu sia rinvigorita in tutto il corpo e nella tua anima!».

9. Allora Elena si alzò prontamente, prese timidamente la brocca e ne bevve il vino che la rinvigoriva, del quale non finiva più di lodare e vantare il buon sapore.

10. Quando fu rinvigorita, tutti cominciarono di nuovo a pregarMi che Io ormai facessi anche conoscere loro l’unico vero Dio, e che anche Lo mostrassi, se ciò fosse possibile.

11. Dissi Io: «Così udite dunque quello che ora vi dirò molto brevemente!

12. Non c’è quasi alcun greco che viva e operi nel Paese degli Ebrei, che non sia a conoscenza dell’insegnamento di Mosè e degli altri profeti. Dunque il Dio che Mosè annunciò agli Ebrei, il Dio che parlò tra lampi e tuoni sul monte Sinai con Mosè, e che parlò attraverso lui e suo fratello Aronne, e più tardi continuò a farlo per bocca dei profeti e di molti altri saggi uomini, il Dio il cui nome è Jehova ed è immensamente santo, ebbene Costui è l’unico, solo vero Dio, eternamente vivo, sommamente saggio, immensamente buono e potente sopra ogni cosa, il Quale ha creato da Se stesso il cielo con Sole, Luna, e tutte le stelle, e questa Terra con tutto ciò che è in essa, su di essa e sopra di essa.

13. In questo Dio credete, osservate i Suoi Comandamenti, a voi noti, e amate Lui sopra ogni cosa, appunto con l’osservare i Suoi Comandamenti, e amate però anche gli altri uomini, così come ciascuno di voi ama se stesso; vale a dire fate loro tutto quello che, ragionevolmente, desiderate che essi facciano anche a voi; e così l’unico, solo vero Dio sarà sempre clemente con voi ed esaudirà volentieri le vostre preghiere!

14. Egli allora non si mostrerà a voi come un Dio lontano e duro d’orecchi, ma come un Padre sempre vicino, che vi ama sopra ogni cosa, che non lascerà mai inascoltate le vostre preghiere.

15. In ciò consiste tutto quello che esige dagli uomini l’unico, solo vero Dio, essendo anche l’unico vero Padre di tutti gli uomini. Coloro che faranno questo, non solo saranno pienamente benedetti già su questa Terra, ma riceveranno, dopo l’abbandono del corpo, anche l’eterna vita della loro anima, e saranno eternamente là dove è il Padre, nella più grande beatitudine. Conoscete ora il solo vero Dio?»

16. Dissero tutti: «Sì, se è Questo - cosa di cui ora non dubitiamo più -, Lo conosciamo dalle Scritture a noi molto ben note! L’insegnamento di Mosè ci è sempre piaciuto; però quando ci accertavamo, fin troppo spesso, che esso viene osservato tutto al contrario, specialmente dai principali sacerdoti, e che il solo vero Dio non fa e non manda a costoro assolutamente nulla di male a punizione dei loro crimini che commettono contro il loro prossimo, allora noi pensavamo: “Che cosa ci può mai essere di vero in una dottrina nella quale i suoi primi rappresentanti e cosiddetti servitori di Dio non possiedono un briciolo di fede, com’è fin troppo evidente da tutte le loro azioni?

17. Che infatti si debba amare il prossimo come se stessi, lo si scorge certo al primo sguardo dai Comandamenti di Mosè. Si veda però anche come i capi della Dottrina di Mosè amano il loro prossimo, e bisognerebbe essere colpiti dalla più fitta cecità per non notare come proprio i capi della Dottrina non credono minimamente in essa. Infatti una fede autentica deve certamente qualificarsi come vera soprattutto dall’agire secondo la Dottrina, e ciò specialmente nei capi e divulgatori della Dottrina. Se ora essi, invece, col loro agire davanti agli occhi di chiunque, privi già completamente di ogni soggezione e paura di un solo vero Dio, dimostrano di non credere a nulla, allora come possiamo noi stranieri aderire alla loro Dottrina?”.

18. E vedi, tu potentissimo, vero servitore e sacerdote dell’unico, solo vero Dio, questa fu sempre la ragione per cui noi dubitavamo della verità e autenticità della Dottrina di Mosè, altrettanto quanto del nostro politeismo! Certo alla fine partecipavamo anche noi a tutto, a motivo del mondo e delle sue leggi, ma in noi stessi, in verità, non credevamo più in un Dio, ma credevamo invece alle forze della natura ovunque dominanti, che abbiamo imparato a conoscere un po’ meglio tramite i nostri sapienti del mondo.

19. Ma ora, in seguito al tuo operare e parlare, per noi tutti le cose sono enormemente cambiate, e noi adesso crediamo senza alcun dubbio all’unico Dio degli Ebrei, il solo vero, il Quale, avendo tu sicuramente adempiuto sempre la Sua Volontà, ti ha concesso una tale inaudita potenza puramente divina.

20. Noi però ci atterremo solo e unicamente alla Dottrina di Mosè, e giammai ai suoi capi di Gerusalemme. Si sono anche già presentati a noi, questa notte a tarda ora, un paio di tali capi, provenienti da Essea. Costoro cominciarono a parlare senza riguardi, con grande impeto, contro il governo del loro proprio Tempio, ed elogiavano molto la grande sapienza e potenza degli Esseni, e noi pensavamo tra noi: “Se già sparlate così di voi stessi, allora che opinione dobbiamo noi stranieri avere di voi?”. Tuttavia essi ci piacquero, perché riconoscevano la verità. Oggi sono ripartiti di buon mattino. Ora per quanto riguarda la Dottrina, noi saremmo a posto; però adesso c’è rimasto ancora un punto, e questo consiste nella tua promessa finale.

21. Tu promettesti di mostrarci anche il solo vero Dio, la qual cosa ti sarà sicuramente possibile, così come tutto il resto. Dato che tu già spontaneamente ci hai resi felici fino a farci conoscere, con l’azione e con la parola, l’unico, solo vero Dio, completa ora dunque la nostra felicità, mostrandoci anche il solo vero, unico Dio! Noi tutti te lo chiediamo col più grande fervore!».

 

[indice]

 

Cap. 4

Il Signore testimonia di Sé.

 

1. Dissi Io: «Sì, Miei cari figli, ma, proprio per amor vostro, questo non è così tanto facile come pensate; ma poiché vi ho promesso anche questo, allora voi tutti dovete anche vedere l’unico, solo vero Dio. Prima però debbo anche esortarvi seriamente a non dire a nessuno ciò che avrete visto, prima che sia trascorso un intero anno».

2. Tutti Mi promisero questo nel modo più solenne.

3. E Io allora continuai a dire: «Bene dunque, ascoltateMi, e spalancate i vostri occhi e i vostri cuori!

4. Io stesso, che parlo ora con voi, sono Colui che i profeti hanno annunciato agli uomini! È piaciuto a Me, per Mia eterna deliberazione, di venire Io stesso, con carne e sangue, fra gli uomini erranti e languenti nell’antica notte del peccato, quale Luce chiarissima e apportatrice di Vita, e di liberarli dal duro giogo del giudizio e della morte eterna.

5. Io però non venni solo agli Ebrei, i quali fin dalle origini erano il Popolo dell’unico, vero Dio, e così continuano a definire ancora se stessi - sebbene moltissimi di loro, a causa delle loro azioni malvagie, sono diventati già da molto tempo un popolo dell’inferno -, ma Io venni anche ai pagani. Sebbene anche costoro discendano dal medesimo primo uomo di questa Terra, tuttavia, nel corso dei tempi, si sono lasciati tanto allettare dalle attrattive del mondo che si distaccarono così dall’unico, vero Dio, non Lo riconobbero più e poi, dalla materia morta e transitoria, si crearono da se stessi degli dèi, a loro gusto e a loro piacere, e poi li onorarono e li adorarono, come succede spessissimo ancora attualmente, e come voi ben sapete.

6. Affinché dunque anche i pagani debbano riconoscere l’eterna e vivissima verità, quale esistente solo in Dio, Io venni poi pure a loro, e do loro di nuovo la Luce della Vita, perduta da molto tempo per loro stessa volontà, e così anche l’eterna Vita.

7. Io stesso sono la Luce, la Via, l’eterna Verità e la Vita. Chi crede in Me e vive secondo la Mia Dottrina, ha già in sé l’eterna vita, e mai più vedrà, né sentirà la morte, quand’anche morisse mille volte secondo il corpo. Infatti chi crede in Me, osserva i Miei Comandamenti e quindi Mi ama sopra ogni cosa, costui è in Me e Io in lui in Spirito. Ma colui nel quale Io sono, in lui è anche l’eterna Vita.

8. E così dunque vi ho anche mostrato il solo vero, unico Dio, come vi ho promesso prima. Ed ora però esaminate voi stessi, se questo anche lo credete! Sì, ora credete anche questo, ma rimanete anche in questa fede da veri prodi, e non lasciatevene mai più distogliere da nessuno, così vivrete, e la forza della Mia Volontà sarà e rimarrà in voi! Così sia e così rimanga!».

9. Quando Io ebbi detto questo ai pagani presenti, essi furono colti da un profondissimo terrore reverenziale, e nessuno osava dire una parola.

10. Io però dissi con voce amabile: «Riprendetevi dunque, figlioli! Sono forse Io, un verissimo Padre di tutti gli uomini, di aspetto poi tanto terribile che ora vi colga un tale terrore davanti a Me? Vedete, certamente a Me nulla è impossibile - poiché in Me è ogni Forza, Potenza e Potere in Cielo e sulla Terra, ma Io non posso fare in modo di non essere ciò che sono, e neanche voi di essere ciò che siete! Io sono dunque Quello che sono, fui e sarò dall’eternità all’eternità, e anche voi sarete e rimarrete gli stessi. Se Io ora vi chiamo Miei cari figlioli, voi siete certo completamente alla pari con Me, e se voi vivete e agite secondo la Mia Dottrina, e dunque secondo la Mia Volontà, allora in verità non sarete meno perfetti di quanto lo sia Io stesso, e potrete compiere gli stessi segni che compio Io. Quale gioia infatti possono procurare a un Padre perfetto dei figli imperfetti? Perciò lasciate perdere la vostra eccessiva reverenza davanti a Me, e in cambio abbiate in voi una piena fiducia e l’amore per Me, e Mi sarete molto più graditi, più accetti e più cari!

11. In verità, chi Mi ama, costui non ha bisogno di temerMi! Coloro infatti che temono troppo Dio, in primo luogo non l’hanno ancora mai conosciuto davvero, e il loro cuore è ancora lontano dall’amore per Lui; e in secondo luogo tali figli troppo timorosi, corrono anche il pericolo, dovuto a loro stessi, di smarrirsi nella loro fede e nel loro riconoscimento. Infatti il timore indebolisce in loro il coraggio e indebolisce pure la volontà di avvicinarsi a Me quanto più possibile nel cuore, e con ciò anche di essere illuminati in ogni verità della Vita, verità che proviene da Me. Se avete capito questo, lasciate perdere il vostro timore davanti a Me, e abbiate per Me amore e pienissima, filiale fiducia!».

12. Quando ebbi detto loro questo, il timore idolatrico svanì dai loro cuori, ed essi cominciarono a lodarMi e ad esaltarMi con maggior confidenza, e nei loro cuori si destò sempre più l’amore. Pur tuttavia non si fidavano proprio totalmente di quella pace generale, poiché i concetti del paganesimo, coltivati in loro per molto tempo, sulla inesorabilità ed eterna potenza e severità di un dio, non volevano e non potevano essere cancellati tanto presto. Tuttavia dopo un’ora, il tempo che Io Mi trattenni ancora nell’albergo, divennero tutti più confidenti, e Io diedi loro ancora parecchi insegnamenti che rafforzarono e consolidarono il loro amore per Me.

 

[indice]

 

Cap. 5

L’arrivo davanti a Gerico.

 

1. Poi però i Miei discepoli, che avevano con sé del denaro, chiesero all’oste che cosa vi fosse da pagare per il pane e per l’acqua sorgiva.

2. Ma l’oste disse: «Oh, come potete chiedermi questo, mentre sono io ora che resterò debitore in eterno al Signore Dio, e con ciò anche a voi, sicuramente i Suoi più intimi amici? Ciascuna parola che Egli ha detto a noi, vale certo molto e infinitamente di più che tutti i tesori della Terra! Se vorreste restare mille anni in questa mia casa e mangiare e bere giorno e notte e io pretendessi in cambio anche solo uno statere, in verità non sarei più degno di altro se non che mi si gettasse vivo in pasto ai serpenti e ai draghi! Ma ora non manca più molto a mezzogiorno: quale felicità sarebbe per me, se il Signore Dio volesse prendere da me il pranzo, insieme a voi!»

3. Dissi allora Io: «La tua volontà vale per Me come opera fatta! Ora però noi dobbiamo proseguire, poiché anche altrove ci sono poveri figlioli che Io voglio aiutare. Presto però arriveranno qui dei poveri pellegrini, e precisamente nella direzione da Essea verso Gerico. Là ad Essea essi hanno sì riacquistato perfettamente la salute del loro corpo, ma di denaro ne hanno poco e sono affamati, assetati e stanchi; dà a loro cibo e bevanda, e anche alloggio per la notte, e Io accetterò questo come se tu l’avessi fatto a Me!»

4. Disse l’oste: «O Signore e Dio, se i poveri vogliono restare qui un anno intero, dovranno avere il loro sostentamento! Se camminano sulla strada militare, voglio mandare loro incontro immediatamente i miei giumenti, e i carri con attaccati i cavalli, e farli portare qui»

5. Dissi Io: «Anche qua la tua volontà vale come opera fatta! I pellegrini che ti ho annunciato sono partiti già ieri notte da Essea per la via dei monti, e quindi arriveranno, fra un paio d’ore, dal sentiero del monte, e perciò i tuoi giumenti e i carri non sarebbero loro utili. Ma domani, quando partiranno da qui, puoi rendere loro l’uno o l’altro servizio, qualora ne abbiano bisogno.

6. In avvenire però non voler più da nessuno che ti sia pagata l’acqua; Io infatti ho anche provveduto affinché i tuoi pozzi diano in continuazione un’acqua abbondante e sana. Sii sempre misericordioso verso i poveri, e troverai misericordia anche presso di Me! La Mia Benedizione e la Mia Grazia le hai ricevute, ed esse anche ti resteranno se rimarrai operoso nella Mia Dottrina; e con ciò ora ci metteremo di nuovo a proseguire il viaggio».

7. Dopo queste parole Io Mi alzai in fretta e uscii con i discepoli.

8. Si capisce da sé che l’oste, con i suoi, ci accompagnò per un tratto fra lacrime, ringraziamenti ed esaltazioni, ma quando cominciammo ad accelerare molto i nostri passi, gli accompagnatori rimasero indietro e ritornarono a casa.

9. Noi però, dato che intorno a mezzogiorno non c’erano viandanti su questo tratto di strada, avanzammo alla velocità del vento; ma quando giungevamo di nuovo in una zona che era popolata, allora procedevamo con passo naturale. E così verso sera giungemmo nei pressi della nostra Gerico.

10. C’era là un bel prato. Su questo ci riposammo fino a che il Sole fu completamente tramontato. Infatti Io non volevo andare in città alla luce del giorno, e ciò tanto meno in quanto i due farisei, che noi avevamo raggiunto nonostante il veloce trotto dei loro cammelli, si stavano avvicinando alla città, a distanza di solo un paio di iugeri (11.500 mq) prima di noi.

11. Mentre riposavamo sul nostro prato fra varie conversazioni, venne da noi, dalla vicina casa doganale, un doganiere, e ci chiese da dove fossimo arrivati e se avremmo trascorso la notte in quel posto.

12. Dissi Io: «Né una cosa né l’altra ti riguardano, ma poiché lo vuoi sapere, Io ti dico che, in primo luogo, veniamo oggi da Essea, e in secondo luogo che noi ora ci riposiamo un po’ qui, e poi ci recheremo in città»

13. Quando il doganiere sentì che in un giorno eravamo arrivati a Gerico partendo da Essea, allora si mise le mani nei capelli e disse: «Oh, questo è ben possibile a un cammello dalle zampe veloci, ma di gambe umane, una cosa simile non si è ancora mai udita! Allora dovete aver volato!»

14. Dissi Io: «Questo è affar nostro; tu però va in città, dal momento che hai tempo, e dillo a Cado, il cui padre è il vostro superiore; voglia lui venire da Me, poiché Io, il Signore, lo aspetto qui!»

15. Allora il doganiere domandò: «Signore, se non posso indicare a Cado il tuo nome, anche allora egli verrà da te?»

16. Dissi Io: «Anche allora! Va’, e te ne verrà anche il compenso, poiché ogni operaio volonteroso è degno della sua paga!».

17. A queste Mie parole il doganiere si recò in fretta in città e riferì questo a Cado.

 

[indice]

 

 

IL SIGNORE A GERICO

 

 

Cap. 6

L’incontro con Cado.

 

1. Quando Cado sentì questo, non attese più un istante, diede al doganiere un grosso (moneta antica) come compenso per il messaggio riferitogli, e venne da Me quanto più in fretta possibile.

2. Quando arrivò da noi, quasi senza fiato, ci alzammo dal prato e Io gli porsi la mano; ma egli Mi abbracciò, Mi strinse al suo petto, Mi coprì di molti baci di amicizia, e disse infine, tutto sciolto in gioia e diletto: «O Signore e Maestro, quale indescrivibile gioia mi hai procurato col Tuo sollecito ritorno! O felici noi che, peccatori ed eternamente indegni di Te, Ti abbiamo di nuovo in mezzo a noi. Sono appena tre giorni da quando Ti assentasti da qui, e mi sono sembrati quasi tre anni, poiché la grandissima nostalgia di Te di tutta la nostra casa ha messo a dura prova la nostra pazienza. Se Tu oggi non fossi venuto, domani già di primissimo mattino avrei messo in marcia i nostri migliori cammelli e Ti avrei seguito ad Essea. Oh, solo perché sei arrivato, ora va già tutto di nuovo perfettamente bene e nel miglior ordine. Ma ora, o Signore e Maestro, Tu nostro unico amore e nostra somma necessità, vieni, vieni con me, perché tutta la nostra casa diventi ultrabeata!»

3. Dissi Io: «La tua affabilità ha ristorato il Mio Cuore, e Io verrò con te; però vogliamo concederci ancora alcuni momenti di tempo! Non appena si fa più buio, andremo in città, per non dare troppo nell’occhio alla folla avida di sensazionale. Ci sono qui infatti molti stranieri per il mercato di domani, e costoro non devono sbalordirsi e criticare il nostro ingresso. Anche da tuo padre sono ormai entrati un paio di farisei; questi saranno presto alloggiati, e dopo possiamo venire nella tua casa del tutto indisturbati».

4. Questo andava benissimo a Cado, ma egli chiamò ancora una volta il doganiere e lo mandò nell’albergo per dire alla sua gente che dovevano preparare un’ottima cena; il perché lo avrebbero appreso poco dopo con la più grande gioia.

5. Allora il doganiere si affrettò ancora una volta in città e compì l’ambasciata.

6. Allora il padre di Cado disse: «Intuisco già di che si tratta! Va’ a dire a Cado che si provvederà a tutto nel miglior ordine!»

7. Quando il doganiere ritornò indietro e riferì a Cado la risposta del padre, e la sera già cominciava a farsi piuttosto buia, allora Io dissi: «Ora possiamo già cominciare a proseguire il cammino, con tutto comodo, e per la strada non verremo più osservati e riconosciuti da nessuno; e se anche qualcuno ci vede, ci prenderà per commercianti in arrivo, il che non ci metterà in imbarazzo».

8. Dunque arrivammo anche con calma, del tutto indisturbati, all’albergo di Cado.

9. Giunti davanti all’albergo, Io dissi a Cado: «Amico, ora entra tu per primo, e dì ai tuoi congiunti che Io sono arrivato con i Miei discepoli da Essea! Quando però entrerò nella sala degli ospiti, essi non devono fare troppo chiasso per la gioia, per non attirare su di Me, prima del tempo, l’attenzione dei diversi stranieri. Essi dunque non devono neppure chiamarMi “Signore” e “Maestro”, ma solo come un buon amico; Io infatti guardo comunque soltanto al cuore, e mai alla bocca. Ma perché ora voglio così, più tardi ne riconoscerai e capirai benissimo la ragione. Va’ e fa’ questo!».

10. Allora Cado si affrettò ad entrare in casa e informò i suoi come Io gliene avevo dato l’incarico.

11. Io andai poi nella grande sala degli ospiti, nella quale era già apparecchiato per noi un grande tavolo.

12. Quando entrammo, tutti ovviamente ci vennero incontro con cordialità. Il padre e la madre di Cado, così come sua moglie e i suoi figli, Mi salutarono nel modo più cordiale, e Mi pregarono di prendere posto, essendo Io sicuramente stanco del lungo viaggio. Questo modo di parlare era molto appropriato, e lasciò gli stranieri indifferenti verso di Me e i Miei discepoli. Ma pur con tutta la buona scelta delle parole, come conseguenza vennero a tutti quanti negli occhi lacrime di somma gioia, specialmente al padre di Cado e al vecchio, fedele servitore di Cado, che si chiamava Apollonio. Ma Io rafforzai subito il loro animo, e così essi poterono poi sopportare la Mia presenza senza lacrime.

13. Ci mettemmo poi subito a tavola e l’oste, Cado, sua moglie e i suoi figli, come pure, a Mia richiesta, Apollonio, si misero proprio vicino a Me; la madre di Cado invece aveva comunque da fare in cucina, e i fratelli e le sorelle di Cado avevano da servire gli ospiti.

14. Mentre sedevamo così di ottimo umore a tavola, sulla quale già si trovavano in gran quantità il miglior vino e pane, alcuni discepoli, e principalmente il nostro Giuda Iscariota, volevano subito prenderne perché avevano già una notevole fame.

15. Io però dissi: «Se avete resistito fino ad ora, sarete in grado di resistere ancora qualche momento senza morire di fame e di sete! Aspettate il cibo caldo; quando questo sarà in tavola, soltanto allora prendete dapprima un po’ di pane con sale, e dopo questo un piccolo sorso di vino, allora la cena vi rinvigorirà e vi renderà freschi e allegri, altrimenti renderà invece solo più deboli le vostre membra e i visceri! L’uomo deve anche cercare di mantenere sano il suo corpo, se vuole avere l’anima esente dalla tristezza e dalla paura. Come faccio Io, così fate anche voi!».

16. I discepoli Mi ringraziarono per questo consiglio ed anche lo seguirono.

 

[indice]

 

Cap. 7

Il Signore e il commerciante di Sidone ammalato.

 

1. Alcuni stranieri avevano notato che Io avevo dato tale consiglio ai discepoli, e uno, che era un commerciante di Sidone, si alzò, venne da Me e disse: «Buon amico, perdonami se, essendo straniero, mi sono preso la libertà di rivolgerti la parola! Ma avendo udito le parole che hai rivolto ai tuoi amici, ho dedotto che tu senza dubbio devi essere un medico; e così anch’io vorrei pregarti di un consiglio su ciò che devo fare e usare per essere liberato dal mio male allo stomaco, che dura già da parecchi anni»

2. Dissi Io: «Se tu ritieni che Io sia un medico, accetta dunque da Me anche il consiglio! Non mangiare, come finora hai fatto, né troppo abbondantemente e neppure carne di maiale troppo grassa, e non bere così tanto vino, del più robusto, per tutta la giornata, allora il tuo mal di stomaco avrà pur fine! Questo è il Mio consiglio medico; se tu lo segui, esso ti servirà più che il tuo succo di aloe, che certo ti sgombera lo stomaco, perché poi tu possa di nuovo riempirlo tanto di più. L’uomo non vive per mangiare, ma mangia solo per vivere, e a questo scopo non ha bisogno di uno stomaco pieno zeppo, né di inebriare giornalmente i nervi col vino più robusto possibile»

3. Quando lo straniero ebbe sentito questo da Me, disse tutto stupito: «Eppure tu non mi hai mai visto prima d’ora! Come puoi sapere con tanta precisione come io vivo?»

4. Dissi Io: «In verità, dovrei essere un cattivo medico se non fossi in grado di leggere sulla fronte di un malato come egli vive e come è arrivato alla sua malattia! Fa’ quello che ti ho consigliato, e astieniti dalla lussuria, allora il tuo stomaco andrà già meglio!».

5. Lo straniero Mi ringraziò per questo consiglio, e pose tre monete d’oro davanti a Me sul tavolo.

6. Io però gliele restituii con le parole: «Dalle tu ai poveri, poiché Io non ho bisogno né di oro né di argento, dei quali gli uomini sono così immensamente avidi!»

7. Allora lo straniero riprese il suo oro e disse: «Soltanto ora riconosco che tu sei un vero medico! Se io starò meglio, i poveri dovranno ricevere da me cento volte tanto!».

8. Con ciò egli ritornò al suo tavolo, e sul nostro furono portate le vivande.

9. Le vivande consistevano in pesci molto ben preparati, in tre agnelli arrosto e in venti polli pure arrostiti, e inoltre in parecchie qualità di ottimi frutti. Ora dunque noi cominciammo subito a mangiare, e ad ognuno piacevano le vivande, il fine pane di frumento e il vino, e presto al nostro tavolo ci fu molta vivacità.

10. Quando gli stranieri notarono come noi al nostro tavolo mangiavamo di gusto, ed essendo a loro anche noto che in questo albergo le consumazioni erano sempre molto care, allora proprio quello straniero a cui Io prima avevo dato un buon consiglio per lo stomaco, disse piuttosto sottovoce ai suoi compagni: «Sì, soltanto adesso mi risulta chiaro perché il medico non accettò da me le tre monete d’oro! Ospiti come lui e i suoi compagni, che possono prendersi un simile costoso pasto, di ricchezze ne hanno sicuramente più di noi, e allora tre sole monete d’oro sono sicuramente troppo poco per un simile medico già più che ricco! Oh, una cena simile costa in questo albergo almeno cinquecento grossi[2]! Sì, sì, chi ha la sorte di essere un medico famoso, è più fortunato e più ricco di un re, il quale, quando si ammala, deve cercare aiuto da un medico simile in cambio di grandi ricchezze! Infatti per quanto potente e ricco possa essere un re, pur tuttavia non può guarirsi e salvarsi dalla morte se diventa malato e debole. Allora fa venire, per molto denaro e spesso da molto lontano, il miglior medico che ci sia, e quando il medico lo ha aiutato, costui viene compensato con somme ancora più grandi. E ciò sarà sicuramente il caso anche di questo medico; si sarà sicuramente guadagnato già ingenti somme da re e principi, per cui può anche vivere molto diversamente da noi, poveri commercianti di Sidone e di Tiro».

11. I Miei discepoli sentirono anche questa osservazione da parte dello straniero, e Giacomo il Maggiore voleva già interromperlo.

12. Io però dissi a lui, anch’Io piuttosto a bassa voce: «Lasciamoli parlare e giudicare su di noi, poiché con ciò in verità essi non ci danneggiano! Quando voi nel Mio Nome predicherete agli uomini il Vangelo in tutto il mondo, non potrete sfuggire a giudizi di ogni sorta che gli uomini emetteranno su di voi. Per quanto ciechi e sciocchi saranno i giudizi, lasciate che le persone parlino, purché i loro giudizi non contengano malvagità! Se invece i giudizi sono di tipo malvagio, allora o potete chiederne conto ai critici malvagi davanti a un giudice, oppure abbandonate il luogo e scuotete anche la polvere dai vostri piedi su un tale luogo, e poi in segreto farò pur Io da giudice su un tale luogo e sui suoi abitanti! E così anche adesso, lasciamo costoro parlare e giudicare su di noi come vogliono e come capiscono le cose. Infatti al di sopra della propria comprensione nessun uomo può emettere un giudizio su una cosa o su una qualche circostanza, così come è ugualmente poco possibile a un bue di cantare un salmo di Davide, o a un cieco di guidare un altro cieco! Perciò in avvenire situazioni di questo genere non vi devono mai più imbarazzare!».

13. Tutti Mi diedero ragione e Mi ringraziarono per questo consiglio.

14. Apollonio però aggiunse: «O Signore e Maestro, tu hai ben eternamente ragione in tutto; ma il fatto, qui, è che noi siamo tuttavia molto imbarazzati da questi stranieri, in quanto Tu stesso non puoi dire nulla di particolare neppure a noi, e noi pure non possiamo domandarTi nulla di straordinario»

15. Dissi Io: «O amico, non preoccuparti di questo! Da qui a mezzanotte succederà ancora moltissimo di straordinario; infatti, essendo oggi una giornata di lavoro finita bene, Io sono di buon umore, e anche voi tutti dovete esserlo! Ora però mangiamo e beviamo, e non lasciamoci disturbare da nessuno nella nostra gioia!».

16. Dopo di che noi mangiammo e bevemmo di ottimo umore, e lo stesso fecero gli stranieri all’altro tavolo.

 

[indice]

 

Cap. 8

Il canto di un suonatore d’arpa davanti al Signore.

 

1. Ma poiché a Gerico c’era allora un mercato che durava per sette giorni, così oltre a molti commercianti vi arrivavano anche ogni sorta di giocolieri, pifferai, cantori, arpisti e suonatori di lira. Costoro andavano la sera di albergo in albergo e, per una piccola retribuzione, presentavano e mostravano agli ospiti ogni sorta di numeri; e così dunque venne nel nostro albergo un cantore con un’arpa, che egli sapeva maneggiare molto bene, e inoltre cantava anche con voce pura i salmi di Davide.

2. Quando entrò nella stanza, chiese agli ospiti il permesso di potersi esibire per un piccolo compenso.

3. Gli stranieri, per lo più greci e romani, dissero: «Ah, va là, col tuo vecchio cigolìo ebraico! La musica, la divina arte, sta di casa solamente fra i Greci! Se però la tavolata principale, là, vuole ascoltarti, non avremo nulla in contrario; tuttavia da noi non raccoglierai alcun compenso».

4. Allora il povero arpista e cantore venne al nostro tavolo, e ci chiese il permesso di potersi esibire per noi, e solo davanti a noi.

5. E Io dissi con voce amichevole: «Esibisciti pure senza timidezza e senza apprensione, poiché Io ti conosco, e so che sei un cantore puro, interamente alla maniera di Davide! Il compenso ti sarà dato quindi con molta abbondanza!»

6. Allora il cantore e arpista s’inchinò profondamente davanti a noi, accordò la sua arpa e si meravigliò egli stesso della purezza del suono, dicendo: «In verità, questa è una buona sala per musica e canto; infatti non ho mai udito finora risuonare le corde della mia arpa in modo così celestialmente chiaro e puro!»

7. Dissi Io: «Ebbene, se è così, ora puoi già cominciare ad esibirti!».

8. Allora l’arpista toccò le corde con le sue dita abilmente esercitate, e fece risuonare un commovente preludio. Quando gli stranieri sentirono i suoni purissimi e l’artistica melodia, si fecero silenziosi e ascoltarono l’artista con la più intensa attenzione.

9. Nel più rigoroso silenzio di tutta la sala, l’artista, al suono di uno splendido accompagnamento, con voce meravigliosamente pura ed anche estremamente armoniosa cominciò a cantare il seguente salmo di Davide:

 

Cantate al Signore un canto nuovo;

canti al Signore tutto il mondo!

Cantate al Signore, e lodate il Suo Nome!

Predicate un giorno dopo l’altro la Sua salvezza!

 

Narrate ai pagani il Suo Onore,

fra tutti i popoli la Sua Meraviglia;

poiché il Signore è da lodarsi in modo alto e grande,

è ammirevole sopra tutti gli dèi!

 

Poiché tutti gli dèi dei popoli sono idoli morti;

solo il Signore ha fatto il cielo.

Sta splendido e magnifico davanti a Lui,

e procede gagliardo ed encomiabile nel Suo santuario.

 

10. Voi, popoli, rendete al Signore,

rendete al Signore onore e potenza!

Rendete onore al Signore, al Suo Nome,

portate doni, e venite nei Suoi atri!

Adorate il Signore nel santo ornamento

e Lo tema tutto il mondo!

 

Ditelo fra i pagani,

che il Signore soltanto è Re

e ha preparato il Suo regno,

per quanto è grande il mondo,

perché abbia a rimanere,

e giudica i popoli rettamente!

 

Cielo, rallegrati, e tu, Terra, sii lieta;

frema il mare e quanto è in esso!

Sia lieto il campo, e tutto ciò che vi è sopra,

e lasciate che tutti gli alberi del bosco

 pronuncino elogi davanti al Signore;

 

poiché Egli viene, e viene a giudicare la Terra!

Egli giudicherà il suolo della Terra con giustizia,

e i popoli con la Sua verità.

 

(Salmo 96)

 

11. Quando il nostro cantore e arpista ebbe finito di cantare questo salmo, suonò ancora un brano di chiusura, e con ciò concluse la sua esibizione. Allora gli stranieri lo colmarono di lodi e di applausi, e confessarono che in tutta la loro vita non avevano mai sentito qualcosa di più splendido, tanto nella musica con strumenti a corde quanto nel canto; e gli chiesero anche scusa per averlo accolto in modo tanto rozzo e sgarbato; contemporaneamente però lo pregarono anche di ripetere il canto del salmo.

12. Ma il cantore domandò a Me, se potesse farlo ancora una volta.

13. E Io dissi: «Fallo senz’altro, poiché neppure Davide ha cantato questo salmo in modo più splendido!»

14. E il cantore disse: «Signore, chiunque tu sia, anch’io mai prima d’ora! Mentre cantavo, mi sembrava come se Jehova mi fosse stato vicinissimo e mi avesse ascoltato con compiacenza; e di nuovo mi sembrava come se interi cori di angeli avessero cantato con me. Oh, se dunque l’arte e la voce mi rimanessero, sarei l’uomo più felice della Terra, e convertirei col mio canto tutti i pagani al nostro Jehova!»

15. Dissi Io: «Canta pure ancora una volta il salmo 96, e sta’ sicuro, tu pio samaritano, che l’arte e la voce ti restano conservati fino al termine dei tuoi giorni terreni, e in Cielo dovrai essere e rimanere eternamente un soave cantore, davanti al trono dell’Altissimo! Ma ora canta!»

16. Disse il cantore: «O signore, tu devi essere un profeta in tutta verità; poiché come te non parlano uomini comuni! Ma adesso non parliamo più di questo, poiché io devo pur cantare ancora una volta il salmo!».

17. Dopo di che egli toccò di nuovo le corde, ed esse suonarono ancor più limpide e più pure della prima volta, e così fu anche per la sua voce. Tutti i Miei discepoli, i nostri commercianti e ugualmente anche gli stranieri si commossero fino alle lacrime, e i Miei al nostro tavolo più degli altri, poiché sapevano bene a Chi si riferiva questo salmo.

 

[indice]

 

Cap. 9

Il compenso del cantore.

 

1. Quando il cantore ebbe terminato il salmo anche per la seconda volta, si levò fra gli stranieri un vero uragano di lodi e di applausi, ed essi gli regalarono molte monete d’oro, e lo invitarono a sedersi al loro tavolo e a mangiare e a bere con loro.

2. Egli però disse: «Vi ringrazio per l’onore che mi avete fatto, e per l’elemosina così abbondantemente elargita; io però sono ancora un ebreo di puro antico stampo - sebbene abbia solo trent’anni di età -, e non posso gustare i vostri cibi. Inoltre solo questo signore qui mi ha dato il permesso di esibirmi, e così farò solamente quello che lui mi ordinerà!».

3. Allora gli stranieri elogiarono la fedeltà dell’artista, e Io gli dissi di sedersi alla nostra tavola e di mangiare e bere con noi, cosa che egli fece subito con molti ringraziamenti.

4. Ma il nostro oste e Cado andarono a prendere e portarono all’arpista un’abbondante elemosina, che egli quasi non voleva affatto accettare, essendo già stato fin troppo colmato di regali dagli altri tavoli.

5. Io però dissi a lui: «Accetta pure quello che ti si dà con gioia, poiché tu stesso hai buon cuore e dividi volentieri con i poveri anche quel poco che ti guadagni faticosamente con la tua arte! Ma se tu d’ora in poi guadagnerai di più, potrai anche concedere al tuo buon cuore un più ampio spazio d’azione. Fare del bene ai poveri è infatti molto gradito a Dio, e lavorare e raccogliere per i poveri è splendido davanti a Dio, e viene sempre compensato già in questa vita e ancor più nell’altra»

6. Disse l’arpista: «Sì, benignissimo signore, così è, e così ho anche sempre creduto, sebbene, riguardo al compenso su questa Terra, ne sono rimasto a lungo senza, eppure già per quasi quindici anni ho esercitato fedelmente la mia poca arte in questo senso. Questa volta però me ne è venuto un ricco raccolto, e per questo al Signore Dio, che ora mi ha guardato nella mia povertà, vada ogni lode e onore, e tutta la mia gratitudine per sempre! Ma ora vorrei tuttavia anch’io chiedere qualcosa a te, ottimo signore, se tu molto benignamente me lo volessi concedere»

7. Dissi Io: «Oh, molto volentieri! Chiedi pure, e non resterò in debito con te della risposta!»

8. Allora l’arpista Mi interrogò, dicendo: «O tu ottimo signore, che devo ringraziare subito dopo Dio per la mia grande fortuna, come mai conosci con tanta precisione tutte le circostanze della mia vita, mentre io non so rammentarmi di averti mai visto da qualche parte?»

9. Dissi Io: «Questo non è affatto necessario; è sufficiente che solo Io ti abbia già visto e udito spessissime volte. Vedi, tu ora ti sei esibito qui, e sei stato osservato attentamente da noi tutti! Noi quindi ti riconosceremo anche facilmente ovunque mai potremo incontrarci; tu invece di sicuro non ci riconoscerai tutti così facilmente, e ciò per questa ragione molto semplice e naturale: qualora un uomo si distingua particolarmente in qualche cosa, perfino molte migliaia di persone possono notarlo, e osservarlo in tutto, più facilmente che non quell’uomo le molte migliaia di persone davanti alle quali egli si è esibito. Vedi, questa è la ragione del tutto naturale per cui Io eventualmente posso anche conoscere meglio te che non tu Me.

10. Ma ci possono essere anche altre ragioni che tu però ora non potresti capire bene anche se te le dicessi; perciò, a motivo degli stranieri, è meglio non parlarne. Tu stesso però hai detto poco fa che Io sono forse un profeta, perché vicino a Me hai suonato l’arpa e hai cantato meglio che non qualunque altra volta. Se dunque Io per te sono eventualmente un profeta, posso magari, come tale, dallo Spirito di Dio in Me, sapere certo anche bene come sono le circostanze della tua vita. E così ora tu hai una ragione naturale e una soprannaturale per cui Io posso sempre conoscere meglio te che non tu Me o qualcun altro di noi. Ti è chiaro ora?»

11. Disse l’arpista: «Sì, tu ottimo signore e in verità anche molto saggio, non è invano che ti chiamo saggio! Ho infatti sperimentato più d’una volta, nelle mie peregrinazioni su questa cara Terra di Dio, che gli uomini veramente buoni erano anche sempre uomini saggi. Gli uomini buoni, in quanto a fortuna terrena, rimangono indietro rispetto agli uomini duri e cattivi, ma questo non è dovuto al fatto che l’accortezza attinta dalla loro sapienza sia inferiore a quella furba dei duri e dei cattivi, ma è dovuto invece alla loro bontà di cuore, alla conseguente pazienza e all’amore per la verità, per Dio e perfino per i nemici, i quali pure dopo tutto sono ancora uomini, sebbene ciechi e sordi. E ciò è dovuto infine, in conseguenza di tutto questo, alla giusta e vera saggezza. Tale saggezza non stima mai, appunto, i beni passeggeri di questo mondo più di quanto essi siano stati stimati in ogni tempo da tutti i grandi e veri saggi. E vedi, tu veramente ottimo signore, è per questo dunque che ti chiamai anche saggio, perché trovai in te così tanta bontà!»

12. Dissi Io: «Allora anche tu alla fine sei dunque un saggio, perché da quanto Io so anche tu sei un uomo buono!»

13. Disse l’arpista con molta modestia: «Ottimo signore, di questo certo io non mi vanterò mai, e siano i saggi a giudicarne su di me! Ma per quanto mi riguarda posso riconoscere questo, e cioè che vidi commettere, da uomini che si ritenevano saggi e molto eruditi, delle azioni molto più sciocche di quelle che io abbia mai commesse. Io sono perciò del parere che credere fermamente, senza alcun dubbio, nell’unico, solo vero Dio, pur fra tutte le circostanze della vita spesso molto avverse, e per vero timore e amor di Dio osservare i Suoi santi Comandamenti, è evidentemente più saggio che diventare deboli nella fede, voltare le spalle a Dio e, quale stimatissimo sapiente del mondo, precipitarsi in tutti gli immaginabili divertimenti del mondo e vivere e agire come se gli altri uomini non avessero proprio nessun diritto su questa Terra. Eppure anche gli altri uomini sono stati posti da Dio su questa Terra, per percorrerla e cercarsi il loro indispensabile nutrimento e quant’altro è necessario per mantenersi in vita! O ottimo e saggio signore, qua ho giudicato in modo giusto o sbagliato?»

14. Dissi Io: «In modo del tutto e perfettamente giusto, e perciò anche davvero molto saggio! Ma ora mangia e bevi pure secondo la tua necessità!».

15. Allora l’artista mangiò e bevve a piacimento, perché aveva già molta fame e sete; tuttavia non si notava in lui alcuna avidità nel mangiare, e meno ancora una propensione a ubriacarsi.

 

[indice]

 

Cap. 10

La domanda del greco al Signore in merito alla storia della Creazione.

 

1. Mentre però il nostro arpista mangiava e beveva tutto modesto, i discepoli fra loro sgranavano gli occhi e stupivano non poco per le sue sagge parole.

2. Io però dissi a loro: «Come mai vi stupite ora così tanto per l’intelligenza del nostro cantore? Non avete dunque ancora mai udito che Dio dà sempre anche l’intelligenza a colui al quale ha veramente dato un incarico per il Suo onore? Io vi dico che l’incarico di questo cantore in verità non è uno dei minimi su questa Terra; egli infatti col grande calore del suo canto e del suono delle sue corde, intenerisce i cuori duri, e in essi penetra poi facilmente la Parola e l’eterna verità.

3. Quando Saul sentiva l’arpa di Davide, allora il suo cuore di pietra diventava tenero e il cattivo spirito lo abbandonava, e perciò sta anche nella Scrittura: “Lodate il Signore Dio con salmi, con voce pura ed arpe ben accordate!”. Ciò che fu un Giovanni, dovrà diventarlo per voi l’arpista e cantore!».

4. Di queste parole i discepoli furono davvero molto contenti, e compresero la causa del saggio discorso dell’arpista.

5. I pagani però non riuscivano a venire a capo delle parole del salmo, e dicevano fra loro: «Peccato per l’artista! Se egli, simile a un secondo Orfeo, con la sua voce divinamente pura cantasse i nostri dèi alla maniera di Omero, ad Atene e a Roma sarebbe deificato e raccoglierebbe per sé grandi tesori!».

6. Dopo simili discorsi, che dicevano meno di nulla, si alzò quello stesso straniero al quale Io prima avevo dato un consiglio per il suo stomaco, si avvicinò al nostro tavolo elogiando ancora una volta altamente il cantore, e disse: «Chiedo scusa se forse io vi disturbo, ma poiché ormai ci siamo trovati insieme come ospiti in questa sala, e in verità non abbiamo motivo di esserci reciprocamente ostili, possa dunque esserci concesso in questa occasione, in verità inaspettatamente stupenda, di scambiarci qualche parola amichevole! Infatti che noi siamo pagani e voi siete ebrei, questo, almeno per me, non pregiudica affatto il vero valore di un uomo, e anche voi sotto questo riguardo sembrate essere della mia opinione e del mio modo di vedere la vita!»

7. Dissi Io: «Amico, davanti a Me qualunque uomo può esprimere la sua libera parola, e così anche tu e ciascuno dei tuoi compagni! Se hai qualcosa da dire, parla apertamente!»

8. Disse il greco: «Noi, greci con esperienza del mondo ed istruiti, a dire il vero abbiamo superato già da molto tempo tutte le nostre favole sugli dèi; e forse gli ebrei migliori tengono al loro Tempio dedicato all’unico Dio non molto più di quanto noi greci e romani teniamo ai nostri templi dedicati ai molti dèi. Questo arpista e cantore cantava un salmo, che non mi è del tutto sconosciuto, dell’antico re degli Ebrei, colui che nella linea dei re del vostro popolo era il secondo, e si chiamava Davide. La poetica è piena di nascosta teosofia; ma ciò che vi è chiaro sembra consistere nel fatto che il grande, potente, valoroso ed anche vittorioso re, professando un unico Dio, voleva conquistare tutti i pagani per convertire anch’essi alla sua fede, perché questo gli avrebbe reso molto più facile il governare, e avrebbe aumentato enormemente la sua considerazione presso tutti i popoli. Se però egli, tra sé, ci tenesse poi così tanto seriamente all’unico Dio come appare dalle sue liriche, questa è tutta un’altra questione! È ben possibile, ma da certe sue azioni si potrebbe anche pensare il contrario. Tuttavia, comunque stiano le cose nei suoi riguardi, Davide fu e rimane un grand’uomo, e sommamente memorabile sotto ogni buon riguardo, e la Terra ne avrà da mostrare pochi di re suoi pari, e io posso solo lodare il cantore se, da puro ebreo all’antica, si è scelto come oggetto della sua musica e delle sue esibizioni canore i salmi del grande re. Tuttavia, pur con tutta la sua grande eccellenza, egli, per il fatto di essere solo un cantore di Davide, è un po’ unilaterale. Se cantasse o volesse cantare anche i salteri dei nostri antichi poeti, simile a un Orfeo, e come tale venisse ad Atene o a Roma - come ho già osservato in precedenza -, egli potrebbe conquistarsi grandi tesori! Ma lasciamo stare questo e passiamo ora alla cosa principale!

9. Tra l’altro mi colpì particolarmente, nel salmo, il punto che suonava così: “Tutti gli dèi dei popoli sono idoli morti; ma il Signore (ossia l’unico, vivente Dio degli Ebrei) ha fatto cielo e Terra”. Dimmi dunque se la cosa sta poi anche così secondo piena e dimostrabile verità! Noi pagani infatti ipotizziamo, prima della compiuta esistenza della Terra e del cielo, una sostanza caotica, dalla quale poi certe forze a noi sconosciute, più o meno intelligenti, hanno formato a poco a poco la Terra con tutto ciò che essa sostiene, ed anche il cielo. Più tardi queste forze, dagli uomini ricchi di fantasia, furono trasformate in dèi. Voi invece fate creare tutto dal nulla, dall’unico Dio, in sei giorni o forse epoche. Quale cosa è vera? Molti, innumerevoli uomini, in tutte le parti della Terra che abbiamo conosciuto viaggiando in lungo e in largo, credono, con poche differenze, a ciò che noi - e lo credevano già i primi antichi Egiziani - abbiamo creduto come verità quasi dimostrabile; voi invece siete lontani dalla nostra fede quanto il cielo dalla Terra! Chi ha ragione ora, e quale cosa è vera? Se tu puoi dimostrare la verità della vostra dottrina, allora io e tutti i miei compagni abbandoniamo la nostra fede e diventiamo ebrei; altrimenti però restiamo quello che siamo, e non chiederemo neanche al cantore che debba mai venire ad Atene o a Roma».

 

[indice]

 

Cap. 11

Il Signore guarisce il greco ammalato di stomaco.

 

1. Dissi Io: «Amico, tu pretendi ora da Me qualcosa di molto singolare! La tua intelligenza è troppo piena di cose mondane, e perciò materiali; come sarà allora in grado di afferrare ciò che è spirituale? Noi autentici e veri ebrei all’antica, invece, abbiamo riempito la nostra intelligenza con le cose spirituali, e dunque possiamo anche comprendere facilmente cose spirituali, essendo per noi ben dimostrabili.

2. Esiste sì una rispondenza tra ciò che è dello spirito e ciò che è della materia, e se tu fossi esperto in tale scienza, allora sarebbe facile dimostrarti che solo noi ebrei all’antica e puri siamo nella piena verità, mentre tutti i pagani si trovano nel falso e nel non vero, malgrado tutta la loro sapienza mondana. Ma tale scienza interiore vi è estranea, e difficilmente dunque può essere dimostrato per un’altra via che solo e unicamente noi Ebrei siamo nella piena verità.

3. Davide ha solo cantato l’unico vero Dio, perché non solamente ha creduto in Lui, ma l’ha anche visto e ha sempre parlato con Lui. E il nostro cantore, essendo egli stesso un puro ebreo, ha certo ben ragione di rendere onore, col suono della sua arpa e col suo canto, solamente a Colui al quale unicamente, fin dall’eternità, compete l’onore. Egli perciò deve anche cantare, davanti ai pagani, che già Davide ha richiamato all’antica verità, solo i salmi di Davide, affinché i loro cuori diventino più teneri e più aperti al riconoscimento e all’adorazione del solo e unico, eternamente vero Dio. Egli non è un Dio così nascosto e inaccessibile ai veri uomini, come lo sono a voi i vostri dèi, in verità solo inventati e poi plasmati da mani umane nella morta materia. Ma che le cose stanno così, noi tutti questo te lo possiamo ben dimostrare perfino praticamente, sebbene tu con ciò non sarai vicino più di quanto tu lo sia adesso alla verità interiore, spirituale, e dunque all’unica verità di per sé viva»

4. Disse il greco: «Amico, dammi dunque una dimostrazione pratica e io crederò, con tutti i miei compagni, al Dio degli Ebrei, e osserverò anche i comandamenti forse emessi da Lui, e in più convertirò molte migliaia di altre persone alla mia fede!»

5. Dissi Io: «Bene, dunque, una tale dimostrazione posso metterla subito davanti ai tuoi occhi, essendo Io un vero Ebreo degli Ebrei, Io che conosco bene l’unico, solo vero Dio e Signore del Cielo e della Terra, e so anche che Egli è e come Egli è! Tu soffri ancora nel tuo stomaco, ragion per cui non osi mangiare e bere quasi nulla, sebbene tu ora senta in te già piuttosto fortemente la fame e la sete. Quanto hai già dato in offerte ai tuoi idoli, secondo il consiglio dei sacerdoti, e quante medicine hai già inghiottito? Tutto questo ha attenuato anche solo minimamente la tua sofferenza? Tu dici: “No, neppure minimamente!”. Io invece, con l’invocazione interiore dell’unico, solo vero Dio degli Ebrei, voglio aiutarti all’istante al punto tale che non dovrai mai più provare un mal di stomaco!»

6. Disse il greco: «O amico, se ti è possibile questo senza medicina, allora io non solo credo unicamente al vostro Dio, e Gli tributerò anche subito ogni onore insieme a tutti i miei compagni, ma anzi voglio anche far pervenire a te la metà del mio non piccolo patrimonio!»

7. Dissi Io: «Amico, di quello non ho bisogno, poiché il Mio solo vero e onnipotente Dio dà sempre a Me e a noi tutti ciò che ci occorre. E così noi non abbiamo bisogno dei tesori terreni, come voi pagani; infatti i tesori dello Spirito di Dio in noi sono infinitamente superiori a quanto valgono la Terra intera e l’intero cielo visibile; di questo ti convincerai subito. Vedi, ora Io invoco silenziosamente in Me il Signore Dio, affinché ti guarisca e rinvigorisca il tuo stomaco; e ora dimMi se il tuo stomaco va già meglio!»

8. Qui il greco si stupì oltre ogni misura e disse: «Sì, ora credo indubbiamente che solo il vostro Dio è l’unico vero! Infatti, quando tu, amico, quasi non avevi ancora completamente pronunciato le parole al vostro Dio, improvvisamente mi sono sentito così bene nello stomaco che un tale benessere non l’avevo mai provato prima, nemmeno nei miei anni giovanili di migliore salute, e questo benessere continuo a provarlo ora, e solo adesso ho una vera fame e sete. Al tuo solo vero Dio vada d’ora in poi tutto il mio ringraziamento, tutto l’onore e tutta la mia più profonda stima e sottomissione alla Sua santa Volontà, potente sopra ogni cosa, fino al termine della mia vita! Oh, voglia Lui illuminare noi pagani nello stesso modo in cui ha illuminato voi, affinché noi possiamo riconoscerLo sempre più profondamente e rendere, a Lui solo, un giusto onore che Gli sia gradito!

9. E tu, eccellente cantore di salmi, rimani pure nel tuo genere artistico buono e vero, e celebra sempre e dappertutto l’onore del solo vero, e vivissimo, onnipotente Dio, poiché a Lui soltanto compete ogni onore, ma non solamente da noi uomini, bensì, conforme al salmo, anche da tutto il creato che è opera Sua. Ora infatti comprendo già che solo e unicamente Lui ha creato tutto, cielo e Terra, Sole, Luna, e tutte le molte, innumerevoli stelle. Come? Questo non lo domanderò mai; è sufficiente infatti che io ora sappia che solo e interamente Lui è il Fondamento Originario di tutte le cose, e che nient’altro che la Sua Volontà è la vera e propria sostanza di ogni esistenza. In questa fede io voglio - adesso e anche in futuro - vivere, agire, pensare e infine anche morire.

10. Anche te però io ringrazio, amico carissimo e colmo dello Spirito di Dio, per avermi istruito in modo così fedele e vero su questo punto della vita, che è il più importante di tutti, e ciò mi è stato di aiuto quasi più che la guarigione del mio stomaco ammalato. E considerato che ora ho tuttavia già una gran voglia di cibo e di bevanda, mi siederò di nuovo al nostro tavolo e ristorerò e rinvigorirò moderatamente il mio corpo!»

11. Dissi Io: «Fallo ora senza timore e soggezione, e prega nel cuore Dio, prima di mangiare, che voglia benedire per te e per tutti gli uomini i cibi e le bevande, ed Egli ascolterà sempre tale preghiera, e allora ciascun alimento stabilito per gli uomini certo ti gioverà, e nutrirà e rinvigorirà veramente il tuo corpo! Così sia e rimanga!».

12. A queste Mie parole il greco, pieno di gratitudine, ritornò al suo tavolo, pregò Dio della Sua Benedizione, e mangiò e bevve poi con animo sereno, e non aveva più timore che il cibo o una qualche bevanda potessero ormai più nuocergli. Ma quello che fece ora il greco, lo fecero anche tutti i suoi molti compagni, e continuarono poi ancora a mangiare e a bere con grande piacere e gioia. Parlavano anche molto tra di loro della verità, in riferimento all’Essere del Dio degli Ebrei, e ancora non finivano di meravigliarsi del fatto che il vero Dio degli Ebrei protegge così tanto, con la Sua Potenza, quegli uomini che credono in Lui in modo vivo, ripongono tutta la loro fiducia in Lui e osservano i Suoi Comandamenti, che alla fine si potrebbe quasi credere che essi stessi siano dèi.

13. Dopo parecchie di queste conversazioni, durante le quali noi discorremmo sui fatti di Essea, si alzarono i greci, ora completamente sazi, ringraziarono il vero Dio degli Ebrei per la Sua Benedizione, e Lo pregarono di voler rimanere sempre con tale Grazia accanto a loro, e accanto a tutti gli uomini che Lo avrebbero pregato di questo con fede e fiducia.

 

[indice]

 

Cap. 12

Il Signore dà ai greci dei buoni consigli.

 

1. Poi il greco venne di nuovo da Me e disse: «Carissimo amico, la nostra preghiera e il nostro ringraziamento sono stati espressi in modo giusto?»

2. Dissi Io: «Tu hai dei figli a casa, ai quali vuoi molto bene; se essi hanno fame e ti chiedono pane, negherai loro il pane, quale benedizione del tuo amore paterno, qualora te lo chiedessero con una forma sciocca imparata a memoria? Pure tu, un uomo e un pagano, guardi solo al cuore dei tuoi figli, e il loro balbettio vale per te più del raffinatissimo discorso di un oratore forbito e maestro nell’arte del dire; quanto più Dio, il solo vero Padre di tutti gli uomini, guarda soltanto ai loro cuori e non alle vane parole della bocca e alla loro forma artisticamente combinata!

3. La vostra preghiera e il vostro ringraziamento, sebbene rivestiti di parole semplici, venivano dai vostri cuori, e così il solo vero Padre degli uomini ne ebbe in Cielo anche una vera compiacenza. Rimanete così, e allora al tempo giusto vi sarà data in più una Luce superiore dai Cieli! Rivolgetevi sempre nel pienissimo amore dei vostri cuori a Dio, l’eterno Padre in Cielo, ed Egli si volgerà sempre a voi con la viva Luce dell’eterna verità in Lui!

4. Ma per amare Dio rettamente, dovete amare anche il vostro prossimo come voi stessi, e non fare un torto a nessuno. Quello che non desiderate che si faccia a voi, non fatelo neppure agli altri uomini! Io intendo questo da un punto di vista e sotto un aspetto ragionevole e saggio; altrimenti anche un rapinatore assassino potrebbe pretendere che non si debba ricercarlo per consegnarlo ai tribunali, in quanto lui non ricerca nessuno con tale intenzione, e un mucchio di altre siffatte assurdità.

5. Chi dunque ama gli altri esseri umani fedelmente e ragionevolmente, e conciò anche veramente, costui ama anche Dio, e viene da Dio riamato. Chi invece non ama il suo prossimo, che egli pur vede, come amerà allora Dio, che egli non può vedere con i suoi occhi, né udire con le sue orecchie?

6. Voi siete commercianti e cambiavalute, e dunque preferite anche un grosso guadagno ad uno piccolo e perciò più giusto. Io però vi dico: “Siate in avvenire giusti in tutto, e pensate a come secondo voi è preferibile che un altro sia giusto ed equo verso di voi; così siate anche voi giusti ed equi verso il vostro prossimo in prezzo, misura e peso! Poiché con la misura, il peso e il prezzo con cui servite gli altri uomini, con quella stessa misura vi ricambierà Dio, il Signore e Padre, in Cielo. Infatti, mentitori e ingannatori sotto ogni aspetto nella vita su questa Terra non saranno accettati da Dio, e non entreranno nel Suo eterno regno di vita”. Questo posso ben dirvelo, perché Io conosco molto bene Dio e il Suo regno, e il Suo eterno trono di Regnante, e la Sua Volontà.

7. Se avete capito questo, agite anche di conseguenza, e la vera e viva Benedizione non verrà tolta da voi! Se un uomo in un reame conosce le leggi del re, e le rispetta anche sempre fedelmente, e il re lo sa, allora costui sarà ben disposto verso quell’uomo, lo stimerà e gli vorrà bene, e facilmente gli affiderà anche una carica come premio alla sua fedeltà. Ma se voi ora tramite Me avete sentito la Volontà dell’unico, vero Dio, agite dunque di conseguenza, e troverete grazia presso Dio!»

8. Disse il greco: «Amico, ti ringraziamo per questo insegnamento, in verità estremamente saggio, e ti promettiamo anche che d’ora in poi vivremo e agiremo fedelmente di conseguenza! Ma dato che la notte non è ancora tanto avanzata, e ora, dai tuoi discorsi e dalla tua azione su di me, ho visto che tu conosci molto bene il solo vero Dio, e vivendo e agendo pienamente secondo la Sua Volontà, tu godi anche del Suo Amore e della Sua Amicizia, e così puoi certo, dalla Luce di Dio in te, anche darci ancora qualche piccolo cenno su come Dio abbia potuto creare, fuori da Sé, senza sostanza e materia, questa Terra. Io ho pur già detto che la sostanza con cui è stato creato tutto consiste puramente nell’onnipotente Volontà di Dio, ma ciò nonostante devo tuttavia chiedermi come sia mai possibile che dalla pura Volontà di Dio siano apparse la sostanza e la materia. Se noi greci ne avessimo solo una piccola idea, allora saremmo anche contenti oltre misura».

9. Dissi Io: «Voi pretendete in verità cose che la ragione umana non può mai comprendere pienamente; e se anche comprendesse qualcosa di più dei profondissimi segreti del Regno di Dio, questo non la porterebbe più vicina all’Amore di Dio! Infatti nessuno può sapere che cosa c’è in Dio se non solo e unicamente lo Spirito di Dio; chi però osserva i Comandamenti di Dio, e Lo ama sopra ogni cosa, costui riceve poi anche lo Spirito di Dio nel suo cuore, e questo [Spirito] vede poi anche nelle profondità di Dio.

10. Fate dunque solo quello che vi ho consigliato; con ciò sarete guidati in ogni superiore sapienza, e allora ciò che adesso vi sembra incomprensibile e impossibile, vi diventerà chiaro e facile a capirsi come i giocattoli dei vostri bambini!

11. Ma perché abbiate ancora una prova di come la Volontà di Dio in Se stessa è tutto, in primo luogo puro Spirito, e poi anche sostanza e materia, portatemi qui dal vostro tavolo una brocca completamente vuota!»

12. Allora un altro greco portò subito una brocca completamente vuota, e la pose davanti a Me sul tavolo, dicendo: «Qui, amico di Dio, c’è una brocca vuotata perfettamente fino all’ultima goccia!»

13. Dissi Io: «Bene, fate dunque ora molta attenzione, e prendete in mano la brocca! Vedete com’è ancora vuota e perfino asciutta! Io però ora voglio, dalla Volontà di Dio in Me, che questa brocca piuttosto grande diventi piena all’istante del più puro e migliore dei vini, che voi potete poi bere per rinvigorire particolarmente le vostre membra!».

14. Quando ebbi detto questo, la brocca era già anche piena del vino migliore.

15. Quando i due greci ebbero visto questo benissimo, dissero sommamente stupiti: «Sì, ora abbiamo visto con la massima evidenza che la Volontà dell’unico, vero Dio, è Tutto in tutto; perciò a Lui solamente vada ogni onore! Non abbiamo affatto bisogno di sapere il come, a noi è sufficiente che sappiamo che è così, e non è né può essere diversamente»

16. Dissi Io: «Ora, dato che avete il vino, il quale è altrettanto solo Volontà di Dio, come quello che possedete a casa in gran quantità negli otri, bevetelo dunque, e dite se vi piace!».

17. Allora i greci assaggiarono il vino, e nuovamente non finivano più di stupirsi per la sua bontà e forza.

 

[indice]

 

Cap. 13

Gli insolenti ginnasti e la loro giusta punizione.

 

1. Mentre però i greci discorrevano ancora fra loro molto lodevolmente sul prodigio della loro brocca, arrivò un’altra compagnia di una specie di artisti, che però erano greci. Ma la loro arte consisteva nel saper fare ogni sorta di movimenti ginnici e di salti. Anche costoro chiesero all’oste, che conoscevano bene, il permesso di esibire davanti agli ospiti la loro misera arte.

2. Ma l’oste anche questa volta chiese a Me se dovesse loro permetterlo.

3. Dissi Io: «Tu sei signore nella tua casa, e puoi fare ciò che ti sembra bene! A noi però questo non interessa, e non ci cureremo affatto della loro esibizione pagana. Io però devo sopportare moltissime stoltezze degli uomini con ogni pazienza e indulgenza; perché non dovrei sopportare anche questa sciocchezza? Chiedi però ai greci se ora desiderano una tale esibizione futile e totalmente inutile per l’umanità! Se la gradiscono, allora possono pur farsi mostrare da queste misere persone alcune loro abilità, ma se non lo gradiscono, essi possono anche lasciare andare questi ginnasti».

4. Allora l’oste andò a parlare con i greci.

5. Questi però dissero: «Amico, qui abbiamo udito e visto il massimo di tutte le arti, ed ora ci stiamo occupando interamente del solo vero Dio degli Ebrei, e allora delle simili arti, fin troppo sciocche e che non portano mai alcuna utilità agli uomini, non valgono più ai nostri occhi. Ma noi conosciamo comunque questi ginnasti già da molto tempo, insieme alle loro prestazioni, e ora non vogliamo farne conoscenza un’altra volta; e così, per parte nostra, possono andare come sono venuti»

6. Quando l’oste ebbe ricevuto dai greci questa ottima risposta, disse ai ginnasti: «Dato che nessuno vuole vedere qualcosa della vostra arte che non serve a nulla, potete andare di nuovo come siete venuti!»

7. Di questa risposta i ginnasti furono tutt’altro che contenti, e il loro capo disse: «Signore, con la nostra arte abbiamo viaggiato in lungo e in largo quasi mezzo mondo, e dappertutto siamo stati sommamente ammirati; mai finora ci è stato impedito di esibirci! Noi siamo per lo meno veri semidei, e siamo i primi favoriti del grande dio Marte, come pure di Apollo e delle nove Muse, e costoro si vendicheranno su questa casa per l’affronto che ci è stato fatto qui!»

8. Disse l’oste, di umore tutto allegro: «Da quando tutti noi in questa casa abbiamo fatto conoscenza con l’unico e solo vero Dio degli Ebrei, in verità, dei morti dèi di Egiziani, Greci e Romani non abbiamo più il benché minimo timore; e così con i vostri idoli potete minacciarci come volete, e questo non ci turberà minimamente nella nostra calma.

9. Ma se, a vostro dire, avete già viaggiato metà del mondo, e vi siete anche già guadagnati sicuramente grandi tesori e ricchezze, viaggiate pure, essendo veri semidei, anche l’altra metà che resta, e fatevi onorare altamente quanto volete, ma noi lasciateci in pace! Se invece volete fare una qualche scenata per il fatto che qui nessuno vuol vedere qualcosa della vostra arte, allora una cosa simile vi potrebbe costare cara, poiché si trova qui al mio tavolo un Signore molto potente a cui nulla è impossibile; Egli sarebbe sicuramente in grado di punirvi in modo estremamente sensibile per la vostra invadenza! E così dunque è meglio che ora usciate volontariamente da questa mia casa!»

10. Disse il capo tutto incollerito: «Se tu ora non hai più alcun timore degli dèi sublimi, mentre li designi come morti e nulli in confronto al chimerico dio degli Ebrei, che non è nient’altro che una vuota invenzione, allora sappi, tu dispregiatore degli dèi, che io stesso sono il dio Marte, e saprò devastare questo paese con guerra, fame e peste! Come dio, però, non ho sicuramente alcun timore di un qualche onnipotente ebreo al tuo tavolo!»

11. Ma a questo punto Io dissi al capo-Marte: «Tu sfacciato pagano, ora vedi di proseguire con i tuoi, altrimenti ti toccherà assaggiare la Potenza del solo vero Dio degli Ebrei!».

12. A queste Mie parole il capo diventò davvero molto rozzo, e cominciò a protestare contro di Me.

13. Io però lo minacciai ancora una volta, e siccome ancora non voleva andarsene, gli dissi: «Poiché non ti volesti allontanare alla Mia ingiunzione, ora ti allontanerò Io all’istante, con la Forza e la Potenza del Dio degli Ebrei, a cento giorni di viaggio lontano da qui, insieme alla tua compagnia; là poi puoi farti adorare come dio Marte dai Mori! E così, via da qui, voi!».

14. Quando Io ebbi proferito questo, i maleducati ginnasti scomparvero istantaneamente, e furono trasportati fra quei Mori in Africa, che noi abbiamo già conosciuto a Cesarea di Filippo. Là essi furono presto istruiti nella Dottrina di Mia provenienza, e divennero così Miei discepoli.

15. Noi però discorremmo poi ancora di varie cose, compreso anche del rapido allontanamento dei sedicenti semidei.

16. E così era arrivata la mezzanotte, quando ci recammo poi anche a riposare.

17. Anche l’arpista e cantore rimase con noi; egli cominciava a comprendere davanti a Chi aveva cantato i suoi salmi, per cui il suo amore per Me diventava anche sempre più forte.

 

[indice]

 

Cap. 14

I pensieri dei greci sulla sparizione dei ginnasti.

 

1. I greci però rimasero poi alzati tutta la notte, e non riuscivano a farsi un’idea chiara sulla sparizione tanto improvvisa dei ginnasti, e si chiedevano l’un l’altro se con quelli Io avessi inteso la cosa proprio seriamente, oppure se, con il Potere di Dio in Me, Io li avessi semplicemente cacciati fuori in qualche altra parte della città.

2. Ma il primo interlocutore disse: «Io, da parte mia, sono dell’opinione che il potentissimo amico dell’unico, vero Dio, non proferisce mai affatto qualche cosa solo così PRO FORMA (Proforma), ma ciò che egli proferisce fermamente, in unione con l’interiore forza di Jehova che dimora in lui, quello anche succede, senza la pur minima variazione, così come lui l’ha proferito. E così ora i ginnasti si troveranno già anche là dove egli ha stabilito un posto per loro, forse nel profondo dell’Africa!»

3. Disse un altro: «Se essi sono stati scagliati là attraverso l’aria - ciò che dopotutto è anche la cosa più verosimile - a una velocità superiore a quella del lampo, sicuramente in una simile passeggiata non sarà andata loro tanto bene!»

4. Disse il primo greco: «Di questo non mi preoccupo; egli infatti con la sua parola potente non ha dato a intendere nulla di un malanno per i ginnasti; e così io ritengo che avranno fatto incolumi la loro passeggiata miracolosa. Ma come andrà poi loro ulteriormente, nel posto nuovo e del tutto forestiero, questa ovviamente è tutt’altra questione. Chi lo sa, però, il perché egli ha fatto succedere questo? Sarà forse ancora possibile raggiungere uno scopo buono anche con i nostri miseri artisti?».

5. Di questa opinione furono presto anche gli altri greci, e con questi discorsi essi si assopirono sul loro tavolo e dormirono fino alla mattina.

6. Io stesso questa volta dormii con i discepoli finché il Sole fu pienamente sorto, in una vera camera da letto. Infatti, a motivo dei molti mercanti, non volevo recarmi troppo presto in piena città con i discepoli, poiché là sarei stato certo riconosciuto, e ciò avrebbe suscitato fra le persone in città un gran chiasso che avrebbe rivelato la Mia presenza prima del tempo. E così Io rimasi nell’albergo fin quasi a mezzogiorno.

7. Quando con i discepoli ritornai nella grande sala degli ospiti, anche i nostri greci erano già svegli e sedevano già, di ottimo umore, davanti alla colazione del mattino preparata per loro, e Mi salutarono con grandissima cordialità.

8. Anche per noi però era tutto preparato, e ci sedemmo subito a tavola e facemmo colazione.

9. Ma i greci, subito dopo aver fatto colazione, Mi interrogarono anche sull’eventuale sorte, sicuramente molto triste, dei ginnasti scagliati Dio sa dove, e Io dissi loro come stavano andando le cose ai ginnasti, come sarebbero andate più oltre e ciò che essi avrebbero fatto anche in seguito.

10. Di ciò i greci furono poi contenti, Mi chiesero ancora una volta la benedizione di Jehova, e si recarono subito ai loro affari di mercato.

11. Io però dissi loro che quella mattina non dovevano rivelare la Mia presenza agli altri commercianti, cosa che essi anche Mi promisero, e dove possibile mantennero la loro promessa.

12. Quando i nostri greci furono andati via, i discepoli Mi interrogarono, dicendo: «Signore, mancano ancora alcune ore a mezzogiorno; dobbiamo trascorrerle del tutto inoperosi, oppure dobbiamo fare qualche cosa?»

13. Dissi Io: «Siamo insieme da quasi due anni e mezzo, e raramente avete avuto qualche altra cosa da fare se non quella di accompagnarMi dappertutto, starMi a sentire, e stupirvi delle Mie azioni, e nel frattempo non avete mai sofferto la fame e la sete, e non siete mai andati in giro nudi. Se già avete resistito così a lungo senza fare qualcosa di particolare, allora potete ben resistere eventualmente anche oggi fin verso mezzogiorno senza fare un qualche cosa di particolare!

14. Quando Io non sarò più con voi corporalmente, e conferirò a voi il Mio incarico, allora avrete già abbastanza da fare; per adesso, però, la vostra attività consiste nell’essere dappertutto Miei testimoni. Ma non passerà molto tempo che anche qui, in casa, avremo qualcosa da fare, e il tempo vi scorrerà fin troppo veloce!».

15. Di questa risposta i discepoli furono di nuovo contenti, rimasero seduti tranquilli al tavolo, e discorrevano con i discepoli di Giovanni.

16. Ma il Mio discepolo Giovanni, invece, prese il suo occorrente per scrivere, dalla borsa da viaggio che portava sempre con sé, e si fece delle brevissime annotazioni sul nostro viaggio e sulle nostre azioni da Gerico ad Essea, e da lì di nuovo a Gerico.

17. Io stesso invece parlai con l’oste, con suo figlio Cado e col suo vecchio servitore Apollonio di diverse cose che riguardavano più che altro questo mondo terreno e che erano opportune per una buona resa nelle faccende agricole; di ciò i tre Mi ringraziarono, perché tali mezzi per una miglior riuscita dell’agricoltura erano loro totalmente sconosciuti.

 

[indice]

 

Cap. 15

Un dibattimento giudiziario nell’albergo.

 

1. Dopo esserci così intrattenuti per la durata di un’ora, fra discorsi e consigli, sorse sulla piazza, davanti alla casa del nostro oste, un chiasso insolitamente forte, e per questo in pochi istanti si fu radunata molta folla. Ciò attirò anche alcuni Miei discepoli alle finestre della sala.

2. Io però li chiamai indietro, dicendo: «A che scopo questa curiosità? Sapremo certo abbastanza per tempo che cosa succede! Di sicuro non sarà qualcosa di troppo edificante, e sarete d’accordo con Me nel pensare che è sempre fin troppo presto quando si apprende qualcosa di brutto, anche se lo si viene a sapere un po’ più tardi rispetto a quando è successo».

3. Allora quei discepoli curiosi ritornarono di nuovo a tavola.

4. Ma non passò molto tempo che parecchi commercianti, con i volti tutti incolleriti, portarono nella sala degli ospiti, saldamente legati con delle corde, tre emeriti ladri per accusarli davanti all’oste, in quanto nella ressa avevano rubato ai commercianti del denaro ed anche altre cose. Proprio l’oste, infatti, era in questa città una specie di sindaco e giudice del mercato, e aveva il compito di interrogare i ladri e di consegnarli poi al tribunale principale per la punizione.

5. All’oste però non era gradito questo caso, a causa Mia. Ma che poteva fare? Dovette ascoltare i commercianti ed anche altri testimoni, e prendere in sicura custodia i tre ladri, già a tutti noti.

6. Quando i commercianti ricevettero in restituzione ciò che era stato loro rubato, subito si allontanarono e andarono ai loro chioschi di vendita.

7. Io però dissi all’oste: «Amico, poiché ora qui non c’è nessuno all’infuori di noi, fa’ portare qui i tre ladri dalla camera di sicurezza, e Io parlerò con loro!».

8. L’oste fece questo, e i tre ladri furono condotti a noi dai suoi servi.

9. Quando essi si trovarono davanti a Me, li interpellai così: «Voi siete ebrei della zona poco distante da Betlemme. Non avete imparato la Legge di Dio dove è detto che non si deve rubare? Chi dunque vi autorizzò ad agire contro la Legge divina? Parlate liberamente e apertamente, se non volete incorrere in una punizione ancora più dura di quella che vi aspetta comunque per il vostro crimine!»

10. A queste parole uno dei tre ladri disse: «Signore, sii con noi clemente e misericordioso, e io voglio dirti tutto fin dal principio come sta tutta questa faccenda! Vedi, noi siamo tre fratelli, e i nostri genitori possedevano in verità, nelle vicinanze della città di Davide, casa e proprietà terriere, ed erano persone molto buone e pie, così come noi ed anche le nostre quattro sorelle, che erano certo le più belle di tutti i dintorni, e i genitori erano in verità anche benestanti.

11. Il padre però morì alcuni anni prima della madre, la quale ci teneva moltissimo ai sacerdoti, specialmente a quelli di Gerusalemme. Ciò che le dicevano costoro, con aria pia, valeva per lei come Parola di Dio.

12. I pii servitori di Dio però approfittarono ben presto della cieca credulità della madre, le dipinsero il Cielo oltremodo splendido, nei più smaglianti colori, mentre invece l’inferno (Scheoul) tanto spaventosamente pieno di supplizi e di tormenti, quanto sia mai possibile dipingerlo ad una fantasia umana malvagia. Affinché nostra madre già a questo mondo potesse assicurarsi pienamente il Cielo, per consiglio dei sacerdoti così terribilmente pii, ella dovette vendere tutto e portare il denaro in offerta al Tempio. Anche le quattro sorelle dovette consegnarle al Tempio, perché esso provvedesse per loro e le custodisse nella purezza e castità verginale. Infatti, se una delle figlie si fosse concessa ad un uomo prima del matrimonio, tale peccato avrebbe dannato l’anima della madre, per l’eternità, nel più profondo abisso dell’inferno. Se invece la madre avesse fatto quello che le consigliava lui, quale sacerdote che comunicava con Dio giorno per giorno e conosceva la Sua Volontà, allora, dopo il distacco del corpo, non solo lei sarebbe arrivata immediatamente nel paradiso celeste, ma anche da parte del Tempio sarebbe stata mantenuta nella santa fondazione delle vedove per la maggior santificazione della sua anima, là dove a volte, nei Sabati e nelle feste solenni, le vedove più pie vengono servite dagli angeli di Dio, e dove nessun diavolo può più avvicinarsi a un’anima per sedurla.

13. Questo ebbe tanto valore per nostra madre, come se gliel’avesse annunciato Jehova tra lampi e tuoni dal monte Sinai.

14. Noi tre figli maschi, che già avevamo un po’ intuito le mosse dissolute dei templari, sconsigliammo alla madre di fare così; ma ciò non servì a nulla, ed ella in poco tempo vendette tutto, e noi dovemmo anche aiutarla a portare il pesante denaro nel Tempio.

15. Noi però domandammo poi tutti tristi, al superiore del Tempio, che cosa dovessimo fare ormai ridotti alla mendicità. E cioè: “Chi provvederà a noi, e dove troveremo ora un’occupazione e un pane?”.

16. Allora il superiore ci diede tre monete d’argento, e a ciascuno un certo pacchetto in cui si trovavano alcune reliquie, e disse: “Con le tre monete d’argento potete vivere sette giorni, e la Forza di Dio che è presente prodigiosamente nei tre santi pacchetti vi aiuterà perché riesca sempre a vostra fortuna tutto quello che intraprenderete. In possesso di questi pacchetti voi potete anche rubare e rapinare, solo non potete uccidere, eccetto che, in caso di emergenza, un ricco pagano e anche un samaritano, e questo da parte di Dio non vi verrà calcolato come peccato, perché voi, per l’azione pia e oltremodo ben accetta a Dio della madre, siete giustificati davanti a Lui e santificati come gli angeli!”. Poi egli ci toccò con un bastone e ci disse di andare».

 

[indice]

 

Cap. 16

I ladri raccontano la storia della loro vita.

 

1. (Continuano i tre ladri:) «All’inizio eravamo certo molto tristi, e ritornammo piangendo dalle nostre parti per trovarvi un’occupazione. Trovammo anche dei lavori a servizio, che però in verità erano così miseri che non ci può essere nulla di più misero. Di una paga non si parlò mai da nessuna parte; per un cibo troppo cattivo anche per i maiali, dovevamo lavorare duramente quasi giorno e notte, e malgrado tutta la nostra diligenza venivamo sempre solo insultati e rimproverati; e quando cercavamo un qualche altro servizio, che fosse magari migliore, anziché uno migliore, ne trovavamo solo uno ancora peggiore.

2. Soffrimmo così, per cinque anni, più di parecchi schiavi dei pagani, e poiché da nessuna parte ci davano un compenso in denaro, e noi anche vedemmo quanto scandalosamente eravamo stati derubati di tutti i nostri beni dai templari, sotto il titolo “In onore di Jehova”, e poiché cominciavamo anche a capire sempre più chiaramente che il Tempio di Gerusalemme non era una Casa di Dio ma una vera spelonca di briganti e un covo di assassini, così perdemmo poi anche ogni fede in un Dio, e l’intera Dottrina di Mosè e dei Profeti valse per noi solo come un’opera umana, per mezzo della quale gli uomini più astuti e scansafatiche si costruirono una solida fortezza con le mani degli uomini poveri e ciechi in quanto creduloni, per poter così da questa fortezza sottomettere gli uomini, farli lavorare per loro, e ingrassarsi nella massima agiatezza di vita.

3. Se ci chiedete se durante quei detti cinque miserissimi anni ci siamo azzardati a rubare, allora noi rispondiamo no, perché la nostra fede in un Dio onniveggente ci tratteneva ancora dal farlo. Però, dopo questo periodo, cominciammo a domandarci piuttosto seriamente se esistesse poi un Dio, e sempre più forte dalle nostre esperienze ci veniva la risposta: “Non c’è nulla! Tutto è inganno e menzogna, inventato da uomini pigri e ricchi di fantasia per il loro bene terreno! Soltanto noi, uomini divenuti poveri senza nostra colpa, dobbiamo osservare le Leggi e credere in un Dio; i ricchi e gli sfaticati non ne hanno bisogno, perché sanno che in Mosè e in tutti i Profeti non c’è una piccola parola di vero. Poiché se fosse diversamente, essi stessi dovrebbero pur trovarsi nella fede e osservare le Leggi, le quali sono sì, di per se stesse, ottime per la convivenza terrena degli uomini, ma non hanno tuttavia in sé un valore morale spirituale. Se infatti l’avessero, allora sarebbero prima di tutto i sacerdoti a dover vivere rigidamente in conformità ad esse, come esempio per i ciechi laici”.

4. In breve, fra tali ponderate considerazioni nella nostra miseria, e in conseguenza del sempre totale inesaudimento di tutte le nostre molte preghiere che fra molte lacrime innalzavamo alle stelle, e inoltre, ancor più, in conseguenza di ciò che avevamo sentito, e cioè che nostra madre era morta sorprendentemente in modo molto misterioso poco dopo il suo ingresso in quella certa fondazione, e che le nostre bellissime sorelle erano state violentate dai farisei quasi fino alla morte, allora fu completamente la fine per tutta la nostra fede e noi decidemmo di vendicarci contro la malvagia umanità e di non fare più i ciechi pazzi e creduloni per farle piacere.

5. Cominciammo a mettere le mani sulle ricchezze dei benestanti, e grazie alla nostra scaltrezza riuscimmo sempre a farla franca. Questo ci diede dopo tutto ancora un po’ di fiducia in quei certi nostri pacchetti, e per alcuni anni ci trovammo molto bene nella nostra attività. Questa volta però fummo troppo poco attenti e fummo presi, ma ciò in verità non c’importa poi anche nulla; infatti siamo già abituati ad ogni possibile miseria, e la nostra vita già da molto tempo ci è diventata di sommo disgusto, e ciascuno di noi si augura la morte. Tuttavia prima di essere magari legati alla croce, deve essere proferita ad alta voce la più orribile maledizione sull’intera Terra, su tutti gli uomini e le altre creature, su Sole, Luna e stelle, e sulla forza della natura che ci chiamò ad una così misera esistenza, e noi mostreremo agli uomini che cosa ci sia d’importante e quanto siano importanti il loro solo vero Dio, le Sue Leggi e i Suoi sacerdoti.

6. È vero che finora non abbiamo ancora commesso alcun omicidio, e ciò perla ragione che noi, miseri, lasciavamo volentieri ad ognuno la propria misera vita e non volevamo liberare nessuno dalla sua miseria più grande. Chi però ci faceva resistenza sulle strade, veniva conciato da noi per le feste, poiché dai nostri cuori è sparita già da molto tempo qualsiasi goccia di sangue compassionevole. In verità, se d’un sol colpo potessimo eliminare perfino tutti gli uomini della intera Terra, questo sarebbe per noi un grandissimo sollievo, e un qualche duro e sordo Dio potrebbe poi modellarsi di nuovo altre misere creature umane dalle pozzanghere e dal fango per il Suo tirannico piacere!

7. Ed ora, severo signore e giudice, tu sai tutto e puoi giudicare su di noi miseri a tua discrezione, però prima rifletti bene di chi e quale fu la colpa della nostra miseria! Noi ora abbiamo parlato in modo fedele, vero e aperto come tu hai preteso!».

 

[indice]

 

Cap. 17

L’indignazione dell’oste e il suo buon intento.

 

1. Quando uno dei ladri ebbe finito di esporre questo davanti a Me, l’oste, Cado e il vecchio Apollonio per tre volte si misero le mani nei capelli, e l’oste disse: «No, Signore e Maestro, udire questo dei farisei di Gerusalemme mi sconvolge realmente tutto l’animo per la collera e la rabbia, ed ora in verità non comprendo come un Dio come quello che Tu ci insegnasti a conoscere nel più vero e più vivo dei modi possa stare a vedere tali abomini per così tanti anni, con una pazienza veramente incomprensibile, e come possa permettere tali misfatti. In confronto a simili sacerdoti, perfino i briganti e i rapinatori sono veri angeli!

2. In verità, se questi tre sono diventati così miseri per come ha detto uno di loro, allora in primo luogo i miseri templari, che agiscono peggio delle Furie dei pagani, meritano di essere annientati d’un sol colpo, e in secondo luogo questi tre non solo non meritano alcuna punizione, ma anzi un compenso; se infatti sono diventati quello che sono ora davanti a noi, la colpa non è certo di nessun altro che di tali sacerdoti degni di maledizione, i quali si fanno onorare e adorare ovunque altamente come servitori dell’unico, solo vero Dio, ma come uomini superano di quanto è alto il cielo, in crudeltà, tutte le bestie selvagge e feroci del bosco e del deserto.

3. Signore e Maestro, sarebbe ormai tempo, in verità, di scatenare sopra tale prole del vero inferno un giudizio che li distrugga, poiché questi scelleratissimi fra tutti gli scellerati devono già aver commesso una tale massa di abomini verso i loro simili che nessun uomo è più in grado di esprimerne il numero! Questi tre però, a me, un pagano, fanno pena all’anima, e io non infliggerò loro alcuna punizione, ma li lascerò liberi, e nella mia casa dovranno trovare e troveranno una buona occupazione per tutta la loro vita, e mi staranno sempre al fianco come fedeli testimoni dove si tratterà di reagire nel modo più energico contro i diavoli del Tempio di Gerusalemme. Che torni pur presto da me un simile sacerdote ebraico, come succede molto spesso, con un’accusa contro qualcuno da cui ha ancora da riscuotere una decima! Allora gli dirò ben io come si chiama, e quale diritto ha da aspettarsi da parte mia! E una volta che io abbia lasciato ciò che è temporale, il mio carissimo figlio Cado saprà proseguire nel mio spirito»

4. Dopo di che egli si rivolse ai tre ladri con aria amichevole e disse: «Siete contenti del mio giudizio, e volete accettare la mia proposta?»

5. Disse quello che aveva già parlato prima: «Dunque, fra i pagani ci sono ancora dei veri uomini, come non se ne trovano più fra gli Ebrei, i quali con la più grande spudoratezza chiamano se stessi popolo eletto di Jehova e figli di Dio, mentre invece sono veri figli di tutti i diavoli! Con molta gioia e col cuore più riconoscente noi accettiamo la tua proposta e vogliamo servirti più fedelmente di chiunque tu abbia contato fra i tuoi più fedeli servitori. D’ora in poi noi vogliamo fare il bene per il bene, e scegliere la verità, per amore della verità stessa, come norma della nostra vita futura; e dal male non dovrà trattenerci l’inferno, che per gli Ebrei è la punizione delle anime nell’aldilà per i loro peccati, e ad esortarci al bene e al vero non dovrà essere il Cielo, quale eterna ricompensa delle anime per le loro buone azioni, ma saranno invece il bene e il vero di per se stessi che dovranno essere il nostro più autentico Cielo, e noi ci adopereremo strenuamente con tutte le nostre forze per acquistarci questo Cielo.

6. Ma ora ti preghiamo di liberarci dalle catene, poiché in verità non abbiamo meritato di portarle. Anche gli uomini veramente buoni si renderanno conto che non abbiamo meritato di portarle, e un giudice giusto dovrebbe piuttosto punire senza alcun riguardo coloro che, col loro agire e comportarsi senza alcuna pietà, resero delinquenti gli uomini, e non tanto i delinquenti stessi. Solo il bisogno, la disperazione e la collera per la sconfinata e spudoratissima cattiveria degli uomini hanno costretto i delinquenti ad azioni che, sebbene di per sé cattive, devono però sicuramente anche essere molto scusabili da parte di uomini come siamo noi.

7. Oh, quanti ne languono nelle carceri che, a partire dalla loro infanzia, sicuramente hanno solo una minima colpa di essere diventati delinquenti; infatti sono diventati delinquenti o per una cattiva educazione, oppure nello stesso modo come noi.

8. Se ci fosse un Dio sommamente buono, sapientissimo e nello stesso tempo sicuramente giustissimo, dopo tutto dovrebbe vedere anche questo, e con la Sua Onnipotenza castigare coloro che furono la ragione principale del sempre crescente peggioramento degli uomini, e ancora continuano ad esserlo, e lo rimarranno fino alla possibile fine del mondo e del suo tempo malvagio. Ma quasi mai, per quanto grandi siano le loro atrocità, quei grandi e potenti diavoli in sembianza umana vengono puniti visibilmente da Dio come esempio salutare per altri loro simili. Anzi, essi si muovono sempre del tutto liberi, ed anche sempre altamente onorati, nella più grande agiatezza di vita, e tanto più possono commettere, impuniti, ancora abomini su abomini. Perciò dunque non si può in verità neppure biasimarci se diciamo e affermiamo che, date le circostanze, non c’è mai stato e mai ci può essere propriamente un Dio come ce lo presentano gli Scritti di Mosè e degli altri Profeti. Invece una qualche forza della Terra, sconosciuta a noi uomini, sotto l’influsso del Sole, della Luna, dei pianeti, delle altre stelle e dei quattro elementi, ha prodotto anche noi, miserissimi uomini, così come tutti gli altri esseri e cose senza il loro volere, e si viene chiamati all’esistenza dalle forze della rozza natura. E sicuramente queste forze sono altrettanto poco consapevoli di se stesse, più o meno quanto l’uomo è consapevole di tutto ciò che attiene a come cresce il suo corpo e a come vengono prodotti sulla sua pelle ogni sorta di peli e gli insetti a lui molesti! Perciò è un pazzo colui che prova la pur minima gioia per la sua vita così miseramente combinata e sempre transitoria, e che inoltre per una vita simile ancora ringrazia, pieno di umiltà e di profondissima rassegnazione, un qualche Dio da nessuna parte esistente.

9. Sì, un uomo giusto deve cercare Dio, e quando Lo ha trovato ed ha appreso da Lui perché è stato messo in questo misero mondo, e se c’è davvero, secondo pienissima verità, un proseguimento nell’aldilà della vita delle pure anime, allora egli può anche ringraziarLo con tutto l’amore del cuore per una tale vita ed esistenza che cela in sé, in modo ben dimostrabile, grandissime destinazioni. Ma dove si può incontrare sulla Terra un ricercatore al quale sia riuscito, secondo piena verità, di trovare in qualche modo un tale Dio?

10. Ma se ci fossero uomini che Lo abbiano trovato, come se ne legge spesso nella Scrittura, perché allora Egli non si lascia più trovare da noi uomini attuali? Siamo noi forse meno uomini di quanto lo furono gli uomini citati nella Scrittura? Dalla nascita, sicuramente tutti gli uomini sono stati esseri ugualmente innocenti in sommo grado; su chi altri ricade poi dopo la grande colpa dell’attuale decadimento degli uomini se non appunto su un tale Dio che si è fatto sì trovare e conoscere dagli antichi, ma noi, i loro discendenti, non ci ascolta e non ci guarda più, e noi deboli ci lascia in preda al totale arbitrio dei potenti tiranni assolutamente senza cuore, e perciò in balìa di ogni miseria?».

 

[indice]

 

Cap. 18

La religione dei tre ladri.

 

1. (Continuano i ladri:) «Sì, noi poveri ricercatori veniamo costretti dalle varie autorità a una fede cieca, con fuoco, spada e croce; i tiranni però possono fare quello che vogliono senza essere puniti, poiché essi sono al di fuori della Legge! Ma io chiedo qui alla pura ragione umana se questo è anche giusto, nel caso di una reale esistenza di un Dio sommamente buono, sapiente, onnisciente e onnipotente, dal momento che per Lui tutti gli uomini devono essere uguali, essendo opera Sua e non loro propria. Se ora essi sono più sconsiderati di quanto lo fossero nel passato, che cosa possono farci? O che cosa può farci uno se è stato messo al mondo cieco e sordo dal grembo materno e deve poi trascorrere una misera vita?

2. Oh, oh, amici, per un pensatore ci sono certo mille volte più ragioni di dubitare della vera esistenza di un Dio, piuttosto che di crederci! Tuttavia con ciò non vogliamo ancora sostenere come fosse qualcosa di provato, con ragioni ferme e incrollabili, che ogni fede in un Dio è un vano inganno, inventato da uomini ricchi di fantasia; inganno che essi presentano come piena verità, per mezzo di svariati prodigi di magia, agli uomini creduloni e intellettualmente ciechi, per renderli poi tanto più facilmente disposti a servirli.

3. Una volta che la grande massa fu opportunamente persuasa, poi non servì più a nulla, ai pochi lucidi pensatori, l’opporsi al ben nutrito inganno del popolo; ma ciascuno, per non essere martirizzato nel modo più crudele quale sacrilego contro l’ormai stabilita verità, dovette anche ballare e saltare secondo la melodia, come gli veniva cantata dai cosiddetti maestri del divino, sempre con faccia e voce terribilmente minacciose. E quando uno si è azzardato a fare domande più precise a un tale maestro del divino, riguardo alla natura di Dio, allora costui riceveva sicuramente una risposta tale per cui subito si sentiva venir meno l’udito e la vista, com’è il caso oggi indubbiamente presso tutte le caste di sacerdoti, sia pagani che ebrei.

4. Quando qualcuno nel silenzio ha cominciato da sé a indagare e a ricercare sull’esistenza di un Dio, egli, come noi, non trovava nulla se non solamente le mute forze della grande natura che producono perennemente gli stessi effetti, e si spegneva nella convinzione che tutta la sua fatica era stata vana.

5. Dato che finora abbiamo avuto l’onore di fare questa esperienza anche su noi stessi, ancora una volta non possiamo essere biasimati da un uomo abbondantemente ragionevole se noi, in tali circostanze, non possiamo credere in un Dio, e altrettanto poco alla sopravvivenza delle anime umane dopo la morte del corpo. Crediamo sì che nella grande natura in fondo nulla possa cessare completamente, ma possa solamente cambiare le proprie forme; se però la nostra attuale forma umana avrà anche in un’altra forma, sicuramente molto frantumata, un pensiero e una consapevolezza di sé, questa è un’altra questione.

6. A farla breve, anche noi ora abbiamo esposto a sufficienza le nostre ragioni per le quali dubitiamo dell’esistenza di un Dio e perché noi d’ora in poi, come uomini, vogliamo cercare e anche trovare il vero Cielo solo nella verità e nel suo bene, e così in questa nostra esposizione vi abbiamo anche mostrato fedelmente e veramente che non abbiamo secondi fini; e così ti preghiamo ancora una volta che tu, sindaco di questa città, ci voglia liberare dalle catene!».

7. Dopo di che l’oste ordinò ai servitori di togliere le catene ai tre, ciò che avvenne anche subito; dopo egli comandò di condurli in un’altra stanza e di dar loro da mangiare e da bere, ma anche di rivestirli completamente a nuovo, trovandosi il loro vestiario già in uno stato molto misero.

 

[indice]

 

Cap. 19

Come Dio guida gli uomini.

 

1. Solo quando i tre si trovarono del tutto a loro agio in una stanza attigua, l’oste disse a Me: «Signore e Maestro, che cosa ne dici ora Tu del discorso disperato e molto ben motivato di questi tre? È incredibile! A me non è mai capitato di udire qualcosa di più onesto, nonostante abbia già udito e letto io stesso parecchie cose dei nostri filosofi! Sia nel particolare che in generale, in verità, anche con tutta la buona volontà e fede, non si può ribattere loro nulla. Infatti, riguardo all’umanità in generale, come anche in svariati casi particolari, le cose stanno esattamente così, ed ora io sono curioso al massimo grado di conoscere proprio la Tua opinione e di come Tu scuserai e giustificherai Te stesso»

2. Dissi Io: «State tutti tranquilli per questo, poiché Io stesso ho fatto in modo che tutto avvenisse così, a causa di quegli accaniti ebrei templari che si trovano di là, nella stanza adiacente a questa. Essi sono arrivati qui stanotte da Gerusalemme e hanno preso alloggio, affittandola per alcuni giorni, nella stanza appena indicata. Costoro sono stati attentamente ad ascoltare, dietro la parete, tutto quello che è stato detto proprio nei loro riguardi qui nella sala; e chi parlava li ha descritti con voce forte esattamente come sono. E anche questo dunque era bene.

3. Questi ebrei vennero qui per riscuotere una decima arretrata, con la tua assistenza. Tu però saprai ora molto bene quale assistenza accordare loro! Quando i tre si saranno riposati, falli condurre di nuovo qui, e allora continueremo anche a discutere la cosa e ad appianarla molto bene!»

4. Dissero l’oste e anche Cado: «Ci siamo ben immaginati che le cose stessero così, però non osavamo esprimerlo in primo luogo per non farTi riconoscere prima del tempo dai tre, e in secondo luogo perché il discorso dell’oratore, improntato a tutta la serietà possibile, ci ha costretti a fare attenzione, e noi volevamo vedere fin dove può arrivare l’uomo con l’acume della sua intelligenza. E in verità, considerando la cosa da un punto di vista puramente umano, l’oratore aveva ragione anche nella sua descrizione dei rapporti fra Creatore e creatura. Infatti, per la nostra intelligenza umana, è in verità difficile da comprendere perché Tu per un tempo così lungo abbia potuto far attendere agli uomini una più chiara rivelazione di Te stesso, della Tua Volontà e delle Tue intenzioni riguardo ad essi, e perché lasciarne languire un numero incalcolabile nella più fitta notte della vita. E quanti languiranno ancora senza apprendere qualcosa di Te? E se anche apprendono, dai divulgatori della Tua Dottrina, che Tu stesso venisti sulla Terra in sembianze umane e che hai mostrato agli uomini le vie per l’eterna vita delle anime, ebbene, vi crederanno essi così fermamente, come noi ora, che sia anche stato così come sono stati informati dai Tuoi messaggeri?»

5. Dissi Io: «Voi, come uomini, avete certamente ogni ragione di parlare, interrogare e giudicare in questo modo; ma essendo Io il Creatore, il Mio Amore, la Mia Sapienza e il Mio Ordine Mi chiedono di comportarMi sempre, nei confronti delle Mie creature, nel modo che risulta essere il più necessario per ogni tempo.

6. A cominciare dal primo uomo di questa Terra fino a questo momento, gli uomini non sono mai rimasti, neppure per un solo anno, totalmente privi di una Rivelazione proveniente da Me, però sempre in modo tale che la loro volontà, completamente libera, non avesse a subire alcuna costrizione; altrimenti infatti l’uomo non sarebbe un uomo, ma soltanto una macchina della Mia Volontà.

7. Ma fu anche data all’uomo l’intelligenza, quale buona luce per cercare con essa Dio e la Sua Volontà, cosa che moltissimi uomini in tutti i tempi hanno poi anche fatto e, con la giusta serietà, hanno anche trovato quello che cercavano.

8. Che però Dio non si lascia trovare così presto e così facilmente come appunto piacerebbe a tanti uomini, ciò è per questa ragione estremamente saggia: se gli uomini trovassero con poca fatica quello che cercano, allora quanto trovato non avrebbe presto più alcun valore per loro, ed essi non si darebbero più tanto la pena di continuare ancora a cercare e a indagare. Essi si darebbero alla pigrizia, e il tesoro spirituale da loro tanto presto e tanto facilmente trovato, gioverebbe loro ancora meno che non se lo dovessero cercare in continuazione ansiosamente e, tuttavia, solo di rado e con difficoltà lo trovassero pienamente in questo mondo. Per questo avvengono raramente grandi Rivelazioni, e precisamente per il fatto che gli uomini, angosciati nella notte della loro anima, debbano loro stessi porre mano all’opera, e cerchino con ogni zelo l’eterna verità e dunque Me.

9. Che gli uomini in questo mondo, durante il loro cercare, prendano molto spesso strade sbagliate di ogni genere, e incorrano anche in ogni sorta di situazioni penose, ciò è bensì un male di questa Terra, però esso non deriva dall’operosa serietà del cercare, ma dalla funesta pigrizia nel cercare, che è un frutto dell’esagerato amore per il mondo e per se stessi, a causa del quale gli uomini vorrebbero rendersi il più comodo possibile lo sforzo per il Regno di Dio. Quando altri uomini, ancora più pigri, notano questo, allora presto e facilmente costoro dicono ai tiepidi ricercatori: “Ehi, perché vi date ancora tanta pena per cercare quello che noi abbiamo trovato già da lungo tempo con grandissima chiarezza! Se credete a noi e ci servite, e invece del vostro infruttuoso cercare e indagare da voi stessi volete portarci delle piccole offerte, noi vi annunceremo con fedeltà tutto quello che facilmente e presto abbiamo trovato!”.

10. Ora, ai ricercatori pigri e scansafatiche, una tale proposta è benvenuta; essi l’accettano e credono alle cose che dicono - con aria seria e aiutandosi con ogni sorta di falsi miracoli e segni - quelli ancora più pigri di loro nel cercare la verità. E ciò che dicono sono cose che hanno inventato a tutto vantaggio di una loro vita agiata su questa Terra e che essi presentano davanti ai ciechi con ogni sorta di cerimoniale. In questa maniera sorgono poi le molte specie di superstizione, menzogne, inganno e completa assenza di amore, e con questa ogni calamità fra gli uomini sulla Terra.

11. Ora vi domandate ovviamente in voi stessi perché Io permetta una cosa simile. E Io vi dico che permetto una cosa simile per la ragione che per l’anima umana, che è troppo pigra per mettersi a cercare, è comunque meglio credere a qualcosa, e attraverso la fede adattarsi a un ordine, anziché morire completamente nella sua pigrizia e ripugnanza al lavoro. Quando però la faccenda dell’inganno e dell’oppressione si spinge troppo oltre, allora è in primo luogo il bisogno che costringe i creduloni a continuare da sé l’indagine sulla verità. Essi si accorgono dell’inganno, abbandonano la loro pigrizia e cominciano seriamente a indagare loro stessi, e non evitano la lotta, e da ciò sorge presto ogni genere di luce. E in secondo luogo una Rivelazione concessa poi nuovamente da Me a tali ricercatori, per lungo tempo ingannati e perciò zelanti, è per loro indicibilmente più benvenuta, ed anche più efficace per scacciare l’antica superstizione.

12. Qua ora avete, da parte Mia, una chiarissima delucidazione sul perché Io permetto certe cose su questa Terra fra gli uomini, secondo la loro liberissima volontà, e ciò davanti al tribunale degli uomini non sembra proprio molto buono e saggio, ma in ultima analisi è tuttavia sommamente buono e saggio.

13. Ci fermiamo qui per ora con voi. Ma adesso lasciate di nuovo entrare i tre, e Io parlerò con loro!».

 

[indice]

 

Cap. 20

La domanda di Nojed riguardo alla vera Dottrina su Dio.

 

1. Dopo di che l’oste chiamò immediatamente i tre, ed essi arrivarono poi subito in migliori condizioni, e con ciò anche di umore più sereno, e lo ringraziarono per la grande benevolenza che egli aveva loro mostrata.

2. Ma quello che parlava, chiese licenza di poter aggiungere ancora qualche parola di ringraziamento.

3. E l’oste disse: «Parla pure, però sii breve, poiché adesso vi aspetta ancora qualcosa di molto importante da sentire e da apprendere, per il vostro massimo bene!»

4. Disse l’interlocutore, che si chiamava Nojed: «Amico, e il più nobile degli uomini, mi atterrò anche a questa tua richiesta, poiché il tuo desiderio d’ora in poi dovrà essere la nostra legge! Dato che in te, un pagano, abbiamo trovato un vero uomo, ed anche una sapienza unita a vera bontà, come certo non se ne trovano più fra gli Ebrei, così ci siamo ricordati dei vostri dèi, e siamo venuti all’idea che essi dopo tutto sono forse più che una favola. Ora vorremmo divenire più esperti nella vostra dottrina, per fare offerte e rendere ogni onore anche ai vostri dèi.

5. Io infatti la penso così: “La Dottrina su Dio, sotto la quale si incontrano gli uomini migliori, deve essere essa stessa anche la migliore e la più vera. La nostra Dottrina su Dio in verità non lo è, perché gli uomini che sono nati e allevati in essa ora sono sicuramente i peggiori che mai ci possano essere nel vasto mondo. I loro sacerdoti però sono già generalmente conosciuti e riconosciuti, fra i popoli migliori, come una vera peste umana. E una Dottrina divina nel cui grembo spirituale, anziché uomini buoni e saggi, vengono allevati solo vere tigri e iene, e lupi ed orsi, non può essere una Dottrina buona, e meno ancora vera”. Che ne dici tu, nobile amico degli uomini, di questa nostra idea?»

6. Disse l’oste: «Amici miei, di questa cosa discutete con questo Amico che siede accanto a me; Egli infatti è indicibilmente più informato e più sapiente di me e di tutti i greci, per quanto buoni e saggi!»

7. Disse Nojed: «Il tuo desiderio, per noi è legge! Questo uomo e signore è bensì, dall’aspetto, anch’egli un ebreo, ma può essere diventato molto saggio praticando i greci; poiché se fosse un discepolo del Tempio, allora sarebbe peccato sprecare con lui molte parole, per quanto chiare e piene di verità»

8. Dopo di che egli si rivolse a Me e disse: «Se tu non sei un discepolo del Tempio, e dunque puoi aver cercato ed anche trovato ciò che è vero e buono, come noi ora lo cerchiamo e speriamo in qualche modo di trovarlo, allora esprimi il tuo giudizio sulle nostre idee che abbiamo dichiarato ad alta voce! Non abbiamo forse ragione di cercare la verità e il suo bene solamente là dove abbiamo trovato uomini buoni e saggi?»

9. Dissi Io: «Oh, senz’altro; con ciò tuttavia la Dottrina di Mosè su Dio è la sola vera, sebbene in questo tempo essa sia stata così calpestata e distrutta dai porci del Tempio, come lo furono l’antica Babilonia e Ninive, e parecchie altre di tali antiche città di prostituzione.

10. CredeteMi: il nostro Jehova fin dall’eternità fu il solo vero, buono, vivente Dio, e non ha mai lasciato inascoltate le preghiere di coloro che credevano in Lui senza dubitare, osservavano i Suoi Comandamenti e con ciò amavano Lui sopra ogni cosa e il loro prossimo come se stessi! Se Egli, per la maggior purificazione delle anime umane, spesso tardava anche un po’ nel dare pienamente ascolto alle loro richieste, con ciò tuttavia non le ha mai lasciate completamente inascoltate, e le ha sempre esaudite spesso nel tempo in cui i richiedenti meno se l’aspettavano.

11. Voi stessi - lo so benissimo - avete pregato Dio parecchie volte, in grande afflizione, perché vi togliesse la vostra miseria. Ma a voi, che prima avete vissuto nel grande benessere quali persone molto stimate, ma contemporaneamente anche in molta pigrizia fisica e spirituale, a voi Egli fece fare per alcuni anni una scuola di vita più seria e più dura, affinché aveste a sperimentare voi stessi non solo la piacevolezza della vita terrena, ma anche la sua amarezza, per indagare e conoscere in voi stessi, proprio in seguito a questa esperienza, il vero valore della vita e il suo scopo.

12. Voi però ora avete anche gustato fino all’ultima goccia il calice di amarezza della vita, e siete diventati con ciò veri uomini e profondi pensatori, atti ad accogliere la vera e viva Luce della Vita divina dai Cieli, e così dunque ora Dio ha anche ascoltato le vostre preghiere nel momento in cui avevate maggiormente bisogno del Suo aiuto!

13. E quello che ora Egli ha fatto a voi, l’ha fatto anche con la massima fedeltà già a molti, moltissimi uomini, quando nella loro angoscia si sono rivolti a Lui veramente con fede; e così ora non potete più dire che la vera Dottrina degli Ebrei su Dio è falsa e non vera, mentre lo è invece la dottrina di tutti i pagani sui loro dèi!

14. Ritenete che questo oste, un patrizio di questa città, vi abbia mostrato misericordia essendo ancora un pagano? Oh, niente affatto! Come pagano vi avrebbe trattati con tutto il rigore della legge romana, ma poiché nel cuore egli non è più un pagano, insieme a tutta la sua casa, ma un vero ebreo, simile ad Abramo, Isacco e Giacobbe, così egli, su Mio consiglio, vi ha poi anche accordato quello che voi già godete e più avanti godrete ancora di più. Riconoscete questo?».

 

[indice]

 

Cap. 21

La situazione famigliare di Hiponias, padre dei tre ladri.

 

1. Disse Nojed: «O saggio amico, questo odora bensì molto di verità, e le cose staranno poi anche così; sta pur scritto infatti che le deliberazioni di Dio sono imperscrutabili e i Suoi tragitti e le Sue vie insondabili. Ma perché nostra madre, che dopo tutto agì e visse sempre strettamente secondo le Leggi del Tempio, e così pure le nostre quattro innocentissime sorelle, sono state così totalmente abbandonate da Jehova? Se quella del Tempio è una Dottrina interamente distrutta e calpestata, che cosa potevano farci la madre e le povere innocenti sorelle? Nostra madre, lo abbiamo sentito come cosa certa e vera, è morta poco dopo il suo ingresso nella bella fondazione divina - probabilmente per un veleno - e le sorelle sono state stuprate a più non posso, e chissà che cos’altro è successo di loro. Il Dio buono e sommamente saggio degli Ebrei poteva trovare compiacenza anche in questo, dal momento che lo ha permesso? Se tu puoi darci una risposta tranquillizzante anche su questo, anche noi allora vogliamo rimanere ebrei saldi e credenti!»

2. Dissi Io: «Oh, niente di più facile che questo, e così udite! Vostro padre, che si chiamava Hiponias - come il più anziano di voi - era un ebreo, convertito all’ebraismo secondo la Dottrina alquanto più pura dei Samaritani. Egli non ci teneva per nulla alle vuote cerimonie e agli svariati altri imbrogli del Tempio, ma proprio per questo aveva sempre grandi difficoltà con sua moglie che, insieme alle vostre sorelle che ne calcavano totalmente le orme, era una vera fanatica del Tempio. Il vostro onesto padre se ne afflisse fino a morirne, e ancora sul letto di morte pregò Dio che facesse in modo che sua moglie e le sue figlie, mentre erano ancora a questo mondo, si rendessero conto di non stare seguendo le Sue vie, bensì le vie del principe della menzogna e della potenza della morte. E Dio ascoltò la preghiera di vostro padre, che gli era stato sempre immutabilmente fedele nella verità.

3. E quale mezzo sarebbe stato più adatto e più efficace, per la correzione delle cinque donne che attendevano tutta la loro salvezza solo dal Tempio, se non far loro assaggiare la tanto elevata salvezza del Tempio? La madre, la maggior fanatica del Tempio, ha sì finito nel Tempio la propria vita terrena, però è ritornata interamente alla vera fede del marito, al quale aveva procurato così tanti affanni, e ha imparato a disprezzare dal profondo del cuore il modo di agire del Tempio. E anche le vostre sorelle impararono presto per esperienza, fra molte lacrime, a conoscere molto meglio gli angeli di Dio che le servivano, ne provarono presto grande ripugnanza, ed ora, per superiore disposizione e concessione di Dio, esse si trovano ad Essea completamente sane, e piene di retta fede e fiducia nel solo vero Dio degli Ebrei. Si trovano in casa del grande oste della piazza, dove voi all’occasione potete vederle e parlare con loro. Ma oggi non è quasi neanche il quarto giorno che vi sono state portate, con parecchie altre, per la guarigione, da due farisei della peggior specie. Tutto il resto potrete apprenderlo all’occasione dalla loro bocca.

4. Ma se così stanno le cose, potete ancora affermare che il Dio degli Ebrei è una vuota favola inventata?»

5. Disse Nojed: «Amico, tu sei un profeta, e noi ti crediamo, ed ora crediamo anche di nuovo nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe! Se tu infatti non fossi un profeta, colmo dello Spirito di Jehova, non potresti sapere con tanta precisione i nostri nomi, e meno ancora le più segrete circostanze della nostra vita. Perciò sia ora nuovamente ogni onore al solo vero Dio degli Ebrei che così meravigliosamente ci ha trasformati in veri uomini con la Sua sollecitudine! Ma in quale Paese tu sei diventato un profeta? Sei anche tu un samaritano?».

 

[indice]

 

Cap. 22

La vocazione degli uomini.

 

1. Dissi Io: «Ascolta tu, Nojed, insieme ai tuoi fratelli Hiponias e Rasan! Io non sono un samaritano come tu intendi e comprendi, e tuttavia sono anche un samaritano; così non sono neppure un ebreo, e di nuovo tuttavia sono un ebreo; così non sono neppure un pagano, e di nuovo tuttavia sono un pagano, altrimenti non avrei delle relazioni tanto amichevoli con i pagani. A farla breve, Io sono Tutto con tutto e in tutto! Infatti dove regnano in pienissima comunione la verità, l’amore e il suo bene, là sono anch’Io presso tutti gli uomini sull’intera Terra, e non condanno nessuno che aneli alla verità e al suo bene.

2. Ma colui che per amore del mondo e di se stesso volta le spalle alla verità e ad ogni bene che ne deriva, e con ciò necessariamente pecca contro la verità e contro il suo bene, il quale dall’eternità è il puro Amore in Dio, costui pecca anche contro l’Ordine di Dio e contro la Sua immutabile Giustizia, e si condanna da se stesso.

3. Se egli però riconosce il suo grande male e ritorna alla verità, e comincia a cercare questa e il suo Bene, e anche ad agire in conformità ad essa, allora la condanna si ritira da lui in quella stessa misura in cui egli con piena serietà fa della verità trovata la sua norma di vita. E Dio allora gli viene anche in aiuto, e gli illumina sempre più cuore e intelligenza, e rafforza la sua volontà, e ciò ugualmente al pagano come all’ebreo. E così Io, dallo Spirito di Dio che dimora in Me, sono Tutto in tutto, nel pagano come nell’ebreo.

4. Tu Mi ritieni anche un giusto profeta, e Io ti dico che lo sono anche, e di nuovo anche non lo sono! Poiché un profeta doveva fare quello che lo Spirito di Dio gli ordinava di fare. Io stesso invece sono qua Signore e Servitore, Mi prescrivo da Me stesso le giuste vie, e nessuno può chiederMene conto e dire: “Perché fai questo?”. Poiché Io stesso sono, da Me e in Me, la Verità, la Via e la Vita; e chi opererà secondo la Mia Dottrina, e crede che Io stesso sono la Verità, la Via e la Vita, e con ciò un liberissimo Signore del tutto indipendente, anche costui, come Me, avrà in sé l’eterna Vita.

5. Se infatti gli uomini di questa Terra vogliono diventare figli di Dio, allora essi devono cercare di diventare in tutto così perfetti come è perfetto l’eterno e santo Padre in Cielo, che è in Sé l’eterna Verità, l’eterno Amore e l’eterna Potenza, e tutto il Bene, la Giustizia e la Gloria infiniti che ne derivano. Per questo è anche detto nella Scrittura: “A Sua somiglianza Dio creò l’uomo, e a Sua immagine Egli lo fece, e gli alitò il Suo Respiro affinché divenisse un’anima viva, libera!”.

6. In tal modo gli uomini di questa Terra non sono pertanto delle pure e semplici creature dell’Onnipotenza di Jehova, ma sono figli del Suo Spirito, dunque del Suo Amore, e con ciò - come sta anche scritto - loro stessi dèi.

7. Ma se essi sono questo, e ciò lo dice pure a loro, ad alta voce, la loro stessa volontà liberissima e da nulla limitata, allora essi sono anche liberissimi signori e giudici di se stessi. Però signori perfetti e a Dio completamente somiglianti, essi lo diventano solo ad un certo momento e in un certo modo, vale a dire quando fanno sì che la Volontà di Dio, a loro fedelmente rivelata, mediante l’agire in conformità ad essa diventi la loro propria volontà, cosa anche questa che è loro completamente libera.

8. Ecco perché Dio solo in casi rarissimi interviene visibilmente fra gli uomini; infatti Egli fin dalle origini ha dato loro, attingendola da Se stesso, la capacità di potersi elevare per loro propria forza, a poco a poco, fino al supremo gradino della Vita, che è quello della somiglianza divina.

9. Chi dunque, non appena arriva all’uso della ragione, comincia a cercare la verità e il suo bene, e agisce anche subito in base a ciò che ha trovato, costui si è già anche incamminato per la giusta via, e Dio gliela illuminerà sempre di più, e lo guiderà alla Sua Gloria. Chi invece diventa pigro, anche questo di sua propria volontà, e si attacca a questo mondo e alle sue attrattive - che sono messe solo per provare la libera volontà dinanzi ai sensi esteriori e passeggeri dell’uomo di materia, ossia dell’uomo corporale - costui giudica anche se stesso volontariamente, e si rende simile a ciò che è morto e giudicato, e con ciò è anche già come se fosse giudicato e morto.

10. E questa morte è poi ciò che tu hai respinto, nel concetto di “inferno” come punizione dell’anima per i suoi peccati, poiché mai più vuoi evitare i peccati solo per timore di una tale punizione e neppure vuoi aspettarti un Cielo come compenso dell’agire secondo la verità riconosciuta. E qua Io ti do pienamente ragione; in verità infatti non c’è in nessun luogo un tale inferno, né un tale Cielo. E tuttavia c’è un inferno e c’è un Cielo, però non da qualche parte all’esterno dell’uomo, ma in lui, a seconda di come egli orienti se stesso, in quel modo e in quella maniera che ho appena indicati».

 

[indice]

 

Cap. 23

Necessità e scopo delle tentazioni.

 

1. (Il Signore:) «Ma se questo mondo non fosse provvisto di ogni immaginabile attrattiva, ma fosse per l’uomo solo ciò che è il deserto per gli animali selvatici, allora la sua volontà, libera a somiglianza divina, la sua ragione e la sua intelligenza gli sarebbero anche date invano. Infatti, che cosa allora dovrebbe accendere il suo amore? E questo amore, dopo essere stato acceso, che cosa dovrebbe bramare e volere? E che cosa potrebbe allora affinare la sua ragione e destare e animare la sua intelligenza?

2. La quantità quasi infinita e la suprema molteplicità delle cose, buone e cattive, nobili e ignobili, esiste dunque solo a causa dell’uomo, affinché egli tutto veda, riconosca, esamini, scelga e adoperi opportunamente. Da ciò egli può allora cominciare a concludere che tutto questo l’ha creato e disposto così un Autore sommamente saggio, buono e onnipotente, il Quale, quando l’uomo comincia a giudicare così da se stesso, in verità Egli non tarda mai a rivelarSi più da vicino all’uomo che così pensa, come fu anche il caso incontestabilmente in tutte le epoche degli uomini.

3. Ma, naturalmente, quando gli uomini si fissano e si impigliano troppo nelle mere attrattive del mondo, e pensano solo di esistere esclusivamente per procurarsi, quali esseri ragionevoli e pensanti, anche tutti i piaceri immaginabili, dal mondo che è più che abbondantemente fornito di tutto, e non si accorgono affatto del vero e proprio scopo per il quale sono stati messi nel mondo, e di Chi li ha messi nel mondo, allora è fuori questione una vera e propria superiore Rivelazione di Dio e della Sua amorevole Volontà fino a quando gli uomini, attraverso ogni sorta di disagi e di miseria, cominciano per lo meno a pensare fino al punto di interrogarsi e dire: “Perché poi siamo dovuti venire in questo misero mondo, e perché dobbiamo per forza lasciarci tormentare e martirizzare così, fino a sicura morte, quale misero punto conclusivo della nostra disperazione?”, come anche tu, Nojed, hai vaneggiato poco fa con mondana saggezza, in modo del tutto simile.

4. Allora è giunto anche il tempo in cui Dio comincia di nuovo a manifestarsi da capo agli uomini, dapprima per bocca di uomini suscitati a questo scopo, poi con altri segni ed anche con giudizi di vario genere su quegli uomini che - attraverso ogni sorta di menzogna, inganno e oppressione degli uomini poveri e deboli - sono diventati ricchi e potenti, orgogliosi e privi di amore, e pieni di arroganza, e tra sé non pensano più a un Dio, e meno ancora credono in Lui nel cuore, ma si gettano solo in tutti i divertimenti del mondo, e calpestano con i piedi gli uomini poveri, e ad essi non attribuiscono più il valore di un uomo, ma a mala pena quello di un animale comune.

5. Una volta che al mondo ciò ha raggiunto un determinato eccesso fra gli uomini, viene poi anche un grande Giudizio, e con esso anche una grande e diretta Rivelazione di Dio agli uomini che hanno ancora conservato nel loro cuore una fede in Dio, e così anche un amore per Lui e per il prossimo.

6. Allora i negatori di Dio e gli orgogliosi ingannatori e oppressori vengono spazzati via dal suolo della Terra, e i credenti e i poveri vengono rinfrancati e illuminati dai Cieli, come proprio adesso è il caso, e come sarà anche di nuovo il caso più tardi, fra quasi duemila anni. Ma il tempo in cui una cosa simile può avvenire, e sicuramente avverrà, è altrettanto facile a riconoscersi come voi nel tardo inverno riconoscete facilmente l’avvicinarsi della primavera dal fatto che, osservando gli alberi, le loro gemme diventano sempre più gonfie e turgide, e dai loro rami e rametti gocciola sulla terra l’umore come le lacrime degli uomini, e queste lacrime, per così dire, implorano la liberazione dall’angustia dell’inverno in cui così tanti alberi languirono.

7. Quando dunque un giorno anche gli uomini poveri cominciano a diventare nel loro cuore più luminosi e più gonfi, dalla Luce di verità che viene da Dio, e nello stesso tempo però cominciano a bagnare troppo il suolo della Terra con le loro lacrime, per l’impietosa e smisurata oppressione, allora la grande primavera spirituale è arrivata del tutto vicina.

8. Se voi tre, e anche voi Miei già più vecchi amici, considerate bene questo, ne ricaverete presto e facilmente quale tempo è ora questo, e quale tipo di Agricoltore Io propriamente sono».

 

[indice]

 

Cap. 24

Nojed intuisce la Divinità di Gesù.

 

1. Disse Nojed, ora tutto pieno di stupore: «O tu amico grande e misteriosamente saggio! Questo tuo discorso suonò singolare alle nostre orecchie e ai nostri cuori! Che tu sei più che un profeta, questo lo abbiamo dedotto dalle tue parole; nessun profeta infatti, eccetto Mosè ed Elia, è arrivato a tal punto, e perfino costoro non parlarono mai della loro propria gloria, ma sempre soltanto della Gloria di Dio. Tu invece dicesti di essere un Signore totalmente di tua propria autorità, che puoi fare quello che vuoi, e che a nessun Dio, e meno ancora a un uomo, è possibile e lecito chiamarti a rendiconto e chiederti: “Perché fai questo e quello?”. Ascolta, se questa testimonianza dataci su di te da te stesso risulta sicuramente vera al di là di ogni dubbio, allora fra te e Dio non c’è più alcun’altra differenza se non che tu, come noi, sei un Dio divenuto tale nel tempo, mentre Jehova invece è già Dio fin dall’eternità! Ora questo per la nostra intelligenza, in verità, è tuttavia qualcosa che sta troppo in alto, benché anche noi sappiamo bene che Dio, per bocca del grande profeta, ha detto ai pii ebrei di quel tempo: “Voi siete dèi se osservate con precisione i Miei Comandamenti, e così fate vostra la Mia Volontà!”.

2. Successivamente però vissero moltissimi ebrei, prima di arrivare a noi, i quali adempirono i Comandamenti di Dio fin dall’infanzia nel modo più rigoroso, ma fra di loro non ce ne fu nemmeno uno che anche solo da molto lontano avesse osato dire e affermare di essere, come Dio, un signore per sua propria autorità, e che non è mai tenuto a render conto di qualcosa davanti a Dio, e meno ancora davanti agli uomini, per tutto quello che fa e tralascia. Amico, come dobbiamo dunque intendere questo correttamente, secondo verità?»

3. Dissi Io: «In modo del tutto facile e chiaro! Non ho dunque detto che un uomo, il quale ha riconosciuto pienamente Dio e la Sua Volontà e agisce invariabilmente in base ad essa, e con ciò rende completamente sua la Volontà di Dio, è simile a Dio? Ma se Dio è un Signore mediante il Suo Amore, la Sua Sapienza e Potenza, così lo è certamente, nello Spirito, anche colui che in tutto è diventato simile a Dio.

4. Ritengo che questo dopo tutto non sia qualcosa di difficile a capirsi. Infatti, di che cosa costui dovrebbe rendere conto sotto qualunque forma davanti a Dio, o perfino davanti a un uomo, se egli pensa, vuole, parla e agisce solo dalla Volontà e dallo Spirito di Dio?

5. Forse che la pura Volontà di Dio nell’uomo è meno Volontà divina che in Dio stesso, e forse che questa Volontà è anche meno autonoma e potente che in Dio, il Quale proprio attraverso la Sua Volontà è presente ed opera dappertutto, e quindi sicurissimamente anche nell’uomo? Ecco perché un vero uomo deve anche diventare ed essere così perfetto, come è perfetto il Padre in Cielo. Ma se l’uomo è così, non è allora anch’egli un signore pieno di sapienza, potenza e forza?»

6. Disse allora Nojed: «Grande e in verità sapientissimo amico! Tu hai detto il vero, in modo vivo e pieno di luce, e io qua non posso contrapporti nulla; ma una cosa accanto a ciò rimane pur tuttavia ancora vera, e consiste in questo: l’uomo può bensì, per la via della più totale abnegazione, giungere al punto di diventare simile a Dio, e perciò anche potente come si è anche dimostrato vero nel modo più luminoso particolarmente nei grandi Profeti. Ma con ciò l’uomo è e rimane tuttavia solamente un dio per così dire divenuto nel tempo, e perciò, pur con tutta la sua perfezione a somiglianza divina, un dio piccolissimo, sottoposto e limitato, mentre Jehova è eterno, dunque senza inizio, infinito nel tempo e nello spazio, e perciò non limitato assolutamente da nulla. E questa grande, più che infinita differenza tra il Dio unico ed eternamente solo vero, e il dio umano divenuto nel tempo, certo non potrà mai essere spazzata via in eterno».

 

[indice]

 

Cap. 25

L’uomo naturale e l’uomo compenetrato dallo Spirito di Dio.

 

1. Dissi Io: «Su questo hai parlato e giudicato molto giustamente. L’uomo creato non potrà mai ovviamente confrontarsi con il vero e proprio Essere Originario di Dio; però anche nell’uomo creato dimora uno spirito non creato, eterno, da Dio, mediante l’originaria eterna Volontà di Dio, e questo spirito allora non può certo avere una qualche limitazione, altrettanto come non può averla lo Spirito che dimora nel vero e proprio Essere Originario di Dio stesso, essendo dopo tutto una cosa sola con Esso.

2. O ritieni forse che questa luce del Sole, che in questo istante illumina e riscaldala Terra, sia più giovane e più limitata di quella che ha illuminato e riscaldato questa Terra da tempi inimmaginabili? Io ti dico che tu sei un pensatore e un parlatore molto acuto e giusto, però nello Spirito della piena verità da Dio tu penserai e parlerai solamente quando la tua anima sarà pervenuta alla piena unificazione nell’eterno spirito da Dio. Questo però può solo avvenire ed avverrà se tu in seguito, con la tua libera volontà umana, farai tua pienamente la Volontà di Dio da te riconosciuta, e farai ciò in ogni parola e azione. Hai compreso questo?»

3. Disse Nojed: «O amico, per noi ci vorrà ancora molto tempo, poiché in noi abbiamo ancora moltissimo del mondo! Prima che ciò sia eliminato completamente e noi cominciamo a percepire qualcosa dell’onnipotente Presenza del divino Spirito in noi, oh - come ho già osservato - trascorrerà ancora parecchio tempo nel mare dell’eterno passato che mai ritorna!

4. Dissi Io: «Anche questo è ancora un linguaggio umano molto terreno! Poiché vedi, anche nell’uomo, per il divino Spirito non c’è né un tempo transitorio, né un qualche spazio limitato, e così anche nessun passato, né un qualche lontano futuro, ma solo un eterno presente! Tuttavia in questo mondo ogni cosa ha il suo tempo, e nessun frutto sull’albero diventa maturo già con la fioritura; ma se tu ti proponi fermamente di vivere e di agire, da oggi in poi, invariabilmente secondo la Volontà di Dio, allora parlerai anche presto in modo diverso.

5. Così come tu ora hai giudicato e parlato, così pure hanno già giudicato e parlato moltissimi; ma quando ebbero sentito dalla Mia bocca ciò che dovevano fare e come dovevano vivere, mettendo però subito mano all’opera, ci fu anche un rapido progresso.

6. Quando fra poco arriverete ad Essea, troverete - già nel capo Roklus – un esempio vivente di quanta strada può fare in breve tempo, con l’Amore e la Grazia di Dio, un uomo che prende pienamente sul serio il suo perfezionamento spirituale.

7. Ma quando Io ora prestissimo partirò da qui con questi Miei amici, apprenderete dall’oste anche maggiori informazioni su di Me, e comincerete con tanto più zelo e serietà ad agire e a vivere secondo il Mio consiglio, e presto allora si farà anche sentire in voi, in modo ben percettibile, la benedizione di Jehova.

8. Ed ora non ho più nient’altro da dirvi, perché voi non lo sopportereste; ma quando si desteranno in voi la Grazia e l’Amore di Dio, allora l’amore già da se stesso vi guiderà in tutta la sapienza a voi necessaria in questo mondo. E così dunque ora potete ritornare nella stanza che l’oste vi ha assegnato!».

9. I tre Mi ringraziarono per tutto quello che Io avevo fatto e detto a loro, e si recarono nella loro stanza, nella quale si tennero nascosti per tanto tempo quanto durò il mercato, e ciò per non essere riconosciuti e molestati dall’uno e dall’altro mercante o compratore.

 

[indice]

 

 

 

IL SIGNORE SULLA VIA DA GERICO A NAHIM IN GIUDEA

(Luca 19)

 

 

Cap. 26

La partenza del Signore da Gerico. Zaccheo sul gelso.

 

1. Quando noi fummo di nuovo soli, l’oste disse a Me: «O Signore e Maestro, non vorresti trattenerTi ancora da noi fin dopo mezzogiorno?»

2. Dissi Io: «Amico, di quello che vi era necessario, vi ho ben provvisti! Rimanete ora nella Mia Dottrina, e agite e vivete in conformità ad essa, così anch’Io resterò poi anche in voi col Mio Spirito; ma col Mio corpo ora devo andar via da qui, a causa dei molti poveri, ciechi e morti. Inoltre, se attraversassi in pieno giorno la città di Gerico, verrei riconosciuto da molte persone le quali, alla Mia partenza, correrebbero davanti e dietro a Me, e questo farebbe molto scalpore. Se poi rimanessi qui oltre il mezzogiorno, un orario in cui si troveranno qui molti ospiti, ciò renderebbe ancor più nota la Mia presenza. E questo Io non lo voglio a motivo di quei templari qui presenti! Perciò ora partirò anche subito da qui con i Miei discepoli, in direzione di Nahim»

3. Dopo questo, Io dissi quindi anche ai discepoli di prepararsi per la partenza.

4. Questi dunque lo fecero, e cominciammo a metterci in movimento. Ma poiché parecchi servi della casa avevano sentito questo, essi corsero fuori sulla piazza e dissero a molti che subito il famoso guaritore Gesù di Nazaret sarebbe partito dalla casa, e precisamente per la strada verso Nahim.

5. Quando il popolo sentì questo, la maggior parte di esso corse avanti per un lungo tratto sulla via, e in questa maniera la strada fu riempita di persone fin oltre la grande casa doganale di Zaccheo, che era un capo dei doganieri. Tutti infatti volevano vedere, in Me, l’uomo di cui avevano sentito già così tanti prodigi.

6. Ma la casa doganale di Zaccheo si trovava a una buona mezz’ora di cammino fuori di città, in direzione opposta a quella da cui eravamo arrivati a Gerico. Quando Zaccheo vide come molta folla dalla città si spingesse sulla strada, anche oltre la sua casa doganale, uscì allora dalla sua casa e domandò alle persone che cosa ci fosse.

7. E gli interrogati dissero che Io, il famoso guaritore Gesù di Nazaret in Galilea, sarei presto passato con i Miei discepoli per quella strada, verso Nahim, e volevano vederMi.

8. Quando Zaccheo sentì questo, egli disse: «Oh, tanto più lo devo vedere anch’io! Ho infatti sentito che ha compiuto grandissimi prodigi dai miei amici Cado, sia dal vecchio che dal giovane, e dal suo vecchio servitore Apollonio, come anche da un cieco che alcuni giorni fa è stato reso vedente dal guaritore, e mi è rincresciuto moltissimo di non essere riuscito a vederlo, dato che, dopo il suo primo arrivo a Gerico, egli già il mattino successivo è andato forse ad Essea. Poiché ora proseguirà un’altra volta per Gerico proprio su questa strada, allora devo anche vederlo, costi quel che costi!».

9. Ma poiché il popolo si ammassava sempre di più sulla strada, e il nostro Zaccheo, un uomo piccolo di statura, vedeva bene che sarebbe riuscito difficilmente a vederMi attraverso la massa del popolo, egli allora salì subito su un gelso e attese che Io arrivassi e gli passassi davanti.

10. Mentre però il popolo aveva già occupato per causa Mia le vie della città, e ancor più la strada aperta fin oltre la casa doganale, e mentre Io ancora Mi trovavo nell’atrio di Cado con i discepoli, sapendo bene che i premurosi domestici di Cado, senza esserne incaricati, avevano reso nota la Mia presenza, Io dissi all’oste, che stava ancora al Mio fianco, quello che era accaduto con grande rapidità; allora egli Mi promise di chiederne conto severamente ai suoi servi.

11. Io però gli consigliai di tralasciare questo, poiché i servi l’avevano fatto con buona intenzione. Chiesi però all’oste di farci uscire dall’ingresso posteriore della casa, perché all’ingresso principale Mi stavano aspettando troppe persone.

12. L’oste fece subito così, e noi dunque giungemmo facilmente all’aperto, non visti dalla grande quantità di popolo, per un vicolo stretto e poco frequentato, e là prendemmo un sentiero che si univa alla strada principale circa un centinaio di passi prima della grande casa doganale; e così sfuggimmo alla grande ressa sia in città, sia lungo la maggior parte della strada principale, dalla città fino alla casa doganale.

13. Ma quando arrivammo, come già indicato, in prossimità della grande casa doganale sulla strada maestra, e Io venni riconosciuto da alcune persone, allora sorse presto un gran chiasso, e molti giubilarono a piena gola, dicendo: «È qua, è qua, il grande Guaritore di Nazaret! Salute a lui, e salute anche a noi, poiché ora ci è stato concesso di vederlo!».

14. I Miei discepoli però sgridarono il popolo rumoroso e gli dissero di tacere.

15. Io però rimproverai loro un tale comportamento nei confronti del popolo, dicendo: «Sono Io il Signore! Se Io sopporto il giubilare a gran voce del popolo, anche voi sarete ben in grado di sopportarlo! Amore e pazienza guidino sempre i vostri passi, e mai un minacciare e dominare! È pur dunque indescrivibilmente più splendido essere amati dagli uomini, che essere temuti!».

16. Quando i discepoli sentirono questo da Me, si adattarono, e noi proseguimmo con passo tranquillo, e così arrivammo presto al gelso sul quale il piccolo capo dei doganieri, Zaccheo, ci aspettava.

17. Quando fummo arrivati all’albero, Io Mi fermai, guardai in su e dissi: «Zaccheo, scendi ora in fretta dall’albero; poiché oggi devo entrare in casa tua!».

18. Allora Zaccheo scese anche rapidamente dall’albero, e accolse Me e i Miei discepoli con la più grande gioia.

19. Quando però il popolo vide questo, esso cominciò subito a mormorare e disse: «Oh, guardate ora il guaritore, che compirebbe le sue opere con la Potenza dello Spirito di Dio! Bello Spirito di Dio deve essere, che entra, mangia e beve dai doganieri, sebbene siano sempre i più grandi peccatori!».

20. E poi il popolo che mormorava cominciò a disperdersi sempre più.

21. Ma quando Zaccheo notò che il popolo faceva tali osservazioni su di Me, si irritò col popolo per amor Mio, si avvicinò a Me e disse ad alta voce: «Vedi, o signore, lo so anche senza la testimonianza del popolo che sono un peccatore, e sono dunque anche estremamente indegno che tu, giustissimo, voglia entrare da me. Ma poiché tu mi hai tuttavia guardato con così enorme benevolenza, e mi dimostri una cordialità così immensa e assolutamente inestimabile, così io voglio dare ai poveri la metà dei miei molti beni, e se ho imbrogliato magari qualcuno, costui venga e io voglio restituirgli quattro volte tanto!»

22. Quando il popolo, ancora presente in gran numero, sentì questa dichiarazione di Zaccheo espressa ad alta voce, allora cessò anche il mormorare. Alcuni che erano fra i migliori dicevano infatti tra loro: «Ecco, vedete, un uomo che vuol fare questo, e sicuramente anche lo farà, non è ancora il peggiore tra i peccatori! Infatti le elemosine coprono la quantità dei peccati, e chi risarcisce quattro volte un bene - che si è procurato ingiustamente - a colui al quale lo ha sottratto, costui ha cancellato la sua colpa davanti a Dio e davanti agli uomini, e perciò non si deve pensare che il Guaritore sbagli se egli entra da un peccatore che vuole migliorare davvero molto».

23. Altri invece, specialmente i poveri, calcolavano già in anticipo se e quanto avrebbero ottenuto da Zaccheo nella divisione dei beni. Ed altri ancora pensavano addirittura a come poter comparire davanti a Zaccheo con falsi testimoni e dimostrargli che anch’essi erano stati imbrogliati da lui di un certo importo, in questo e quel momento, e in questa e quella occasione, per ricevere poi da lui quattro volte tanto.

24. Io però più tardi, in casa, ho reso Zaccheo attento di tutto, e gli ho raccomandato la giusta accortezza e precauzione, che egli poi osservò anche fedelmente.

 

[indice]

 

Cap. 27

La parabola delle mine[3] consegnate ai servi.

(Luca 19)

 

1. Quando però il popolo si diradò sempre più, allora Io dissi ad alta voce a Zaccheo, ora tutto felice: «Oggi una grande salvezza è venuta a questa casa, e così anche a te, essendo anche tu un figlio di Abramo! Io infatti, quale Figlio dell’uomo e vero Guaritore, sono venuto a cercare e a rendere beato ciò che qua era perduto, e come Guaritore vengo solo ai malati, e non ai sani a cui non occorre l’aiuto del medico.

2. Io sono dunque venuto in questo mondo per riportare agli uomini il Regno di Dio, che ormai da molto tempo hanno completamente perduto, e la sua giustizia che non sussiste più fra gli uomini. Io sono dunque la Via, la Verità, la Luce e la Vita; chi crede in Me, costui avrà la vita eterna!»

3. Quando il popolo presente, ancora piuttosto numeroso, udì questo, disse fra sé: «È vero che quest’uomo ha delle caratteristiche rare ed estremamente prodigiose, ma se egli si ritiene colui che ci riporterebbe il perduto Regno di Dio e la sua giustizia, allora vive in una grande presunzione e sopravvalutazione di se stesso! Noi infatti siamo dopo tutto persone che provengono dalle vicinanze di Gerusalemme, e ancora non ne sappiamo nulla del fatto che ora debba venire una cosa simile! Ma se egli dice e sostiene che ci riporterà il perduto Regno di Dio e la sua giustizia, certo può rivelarcelo anche subito! Che cosa indugia poi ancora e tiene inutilmente in tensione la nostra attesa?»

4. Ma Io Mi rivolsi poi al popolo che così giudicava tra sé, e appunto perché accanto ad esso, in verità, Mi trovavo proprio come nelle vicinanze di Gerusalemme, dissi al popolo la seguente parabola: «Avete ragione a dire che siete delle vicinanze di Gerusalemme, e del riportare il Regno di Dio e la sua giustizia non ne sapete nulla, e pretendete qui ora che il Regno di Dio vi si abbia a rivelare immediatamente se può e vuole rivelarsi tramite Me!

5. Ora, al vostro fianco, Io Mi trovo in verità nei pressi della cieca Gerusalemme, che con le orecchie aperte nulla ode, e con gli occhi ben spalancati nulla vede! Quante volte fui già a Gerusalemme, e vi ho istruiti, e ho operato segni davanti ai vostri occhi, a testimonianza della verità sul motivo della Mia venuta in questo mondo! E voi dite ancora che del ripristino del Regno di Dio e della sua giustizia non sapete nulla, e pretendete ora da Me, che se sono il Ripristinatore del Regno di Dio e della sua giustizia, Io abbia dunque a rivelare, ora subito, anche davanti a voi il Regno di Dio e la sua giustizia. Bene allora! Voglio farlo, e così sentite dunque la seguente parabola:

6. Un nobile si recò in un Paese lontano per conquistare un regno e poi ritornare. Prima della sua partenza, però, chiamò davanti a sé dieci servi, diede loro dieci mine e disse: “Mettetele in commercio fino al mio ritorno! Chi di voi mi procurerà un buon profitto, otterrà anche il dovuto compenso in base al suo guadagno!”

7. Poi il nobile se ne andò, e i servi cominciarono a commerciare con le mine, più o meno proficuamente.

8. I cittadini del luogo, però, erano nemici del nobile che era il loro signore ere, e quando appresero che egli era in viaggio e i servi commerciavano per lui, gli mandarono un’ambasciata, là dove era andato, e gli fecero dire: “Non vogliamo mai più che tu regni ulteriormente su di noi!”.

9. Ma accadde che il signore ritornò, dopo aver conquistato il regno, e per primi chiamò a sé quegli stessi dieci servi, ai quali aveva dato il denaro da investire, per sapere quanto ciascuno aveva guadagnato.

10. Allora il primo si avvicinò a lui e disse: “Signore, la tua mina ha reso dieci mine. Qui è la tua mina, ed ecco in più le dieci mine”. E il signore disse a lui: “Ah, servo devoto e fedele! Poiché sei stato fedele nel pochissimo, ora dovrai avere il potere su dieci città!”

11. Poi venne un secondo servo e disse: “Signore, la tua mina ha fruttato cinque mine! Qui c’è la tua mina, e in più le cinque mine”. E il signore disse anche a questo servo: “Tu dunque dovrai avere il potere anche su cinque città!”. E così avvenne anche agli altri, che avevano guadagnato qualcosa con l’unica mina.

12. Venne però anche, chiamato espressamente, un terzo e propriamente un ultimo servo, e disse: “Ecco vedi, signore, qui è la tua mina che io ho tenuto custodita in un fazzoletto per il sudore! Io avevo paura di te, sapendo bene che sei un uomo duro il quale prende ciò che non ha depositato e raccoglie dove non ha seminato”. Ma il signore gli disse: “Dalla tua bocca io ti giudico, tu buffone! Sapevi che io sono un uomo duro e prendo dove non ho depositato, e raccolgo dove non ho seminato; perché dunque non hai messo il mio denaro in una banca di cambi affinché mi avesse fatto guadagnare gli interessi?”. Allora il servo ammutolì, perché non poteva più scusarsi oltre.

13. Ma il signore disse agli altri servi: “Portate via la mina a questo servo pigro, e datela a colui che mi ha fatto guadagnare dieci mine! Egli ne farà l’uso migliore!”

14. Allora i servi gli dissero: “Egli è pur quello che ha comunque di più!”

15. Ma il signore disse ai servi: “Oh, in verità, io vi dico: A chi ha, sarà dato ancora di più, perché abbia poi in grande pienezza; ma a chi non ha, a quello sarà tolto molto presto anche quello che eventualmente ha ancora! Quei miei nemici però che non volevano che io regnassi su di loro, portateli qui e strozzateli davanti a me!”.

16. Ma affinché comprendiate ciò che significa questa parabola, voglio analizzarvela molto brevemente, e così udite:

17. Il signore che partì per conquistare un regno lontano, è Dio, che vi ha parlato attraverso Mosè. Egli consegnò agli Ebrei, su due tavole di pietra, le dieci mine (Leggi della Vita), con le quali i primi Ebrei hanno anche agito bene, ed è perciò che sono giunti presto a grande potenza.

18. Il periodo dei Re è invece quell’altro servo che ha dato al Signore solo cinque mine, perciò anche la loro potenza fu ben commisurata al loro profitto. Ma come questo periodo divenne sempre più magro nel profitto per il Signore, Io ve lo mostrai nel comportamento dei rimanenti servi, e voi potete indagarlo più accuratamente nel Libro dei Re e nelle Cronache.

19. Il terzo servo, totalmente pigro, rappresenta invece questo periodo, in cui i farisei nascondono agli occhi, agli orecchi e ai cuori la mina prestata loro da Dio, nel vero fazzoletto di sudore della povera e ingannata umanità. Ed essi non vogliono nemmeno depositarla, così come l’hanno ricevuta da Dio, nella banca di cambi dei pagani, in modo che porti al Signore il guadagno degli interessi. Essi invece depositano nella banca degli ancora ciechi pagani la loro propria immondizia, che reclamizzano come oro, e con ciò incassano interessi per il loro corpo.

20. Questi attuali farisei ed Ebrei sono dunque quei malvagi cittadini, che sono ostili al Signore, e non vogliono che Egli regni su di loro. Ecco perché succederà di loro quello che Io vi ho mostrato qui nella parabola: innanzitutto, non avendo essi guadagnato nulla, sarà loro tolto anche quello che ancora avevano, e sarà dato a colui che ora in verità ha di più, e questi sono ora i pagani, i quali rappresentano contemporaneamente quel lontano regno verso il quale il Signore era partito per conquistarlo. Ed Egli lo ha già conquistato, ed in Me ora Egli è ritornato a casa per fare i conti, come la parabola ve lo ha posto davanti agli occhi in molteplice luce.

21. In breve, la Luce verrà tolta agli Ebrei e data ai pagani! Il tempo della punizione dei cittadini ostili al Signore Dio si è molto avvicinato, e coloro ai quali viene data la Luce, e già è stata data, saranno quei nuovi servitori del Signore che strozzeranno i nemici del Signore.

22. Ciò che ora vi ho rivelato, è anche questo “Regno di Dio”, che io vi riporto insieme alla sua giustizia. Chi terrà a cuore questo, e amministrerà fedelmente e coscienziosamente la mina prestata per agire, costui troverà anche il compenso della vita.

23. Questo Io ho detto a voi, cittadini di Gerusalemme e dei suoi dintorni; buon per colui che lo terrà coscienziosamente a cuore!».

 

[indice]

 

Cap. 28

Il Signore guarisce il figlio di Zaccheo.

 

1. Quando i giudei ebbero sentito da Me una tal cosa, andarono in collera, e alcuni dissero fra di loro: «I farisei alla fine hanno tuttavia ragione se perseguitano questo galileo, poiché dal suo discorso risulta evidente che lui inciterà contro di noi i Romani, che lo ritengono un dio a motivo delle sue azioni magiche. I Romani più che sicuramente ci toglieranno tutti i nostri diritti, e ci faranno completamente loro schiavi. Se egli è il ripristinatore del perduto Regno di Dio e della sua giustizia, e ciò dovrà consistere in quello che ora ci ha rivelato, si tenga pure per sé il suo Regno di Dio e la sua bella giustizia! E se continua ad annunciare a noi Ebrei un simile Regno di Dio e la sua giustizia, sempre più ad alta voce, può ben succedere, molto facilmente, che gli Ebrei strozzino lui, prima ancora che lui strozzi gli Ebrei con l’aiuto dei Romani!»

2. Quando i Miei discepoli sentirono simili sproloqui, dissero a Me: «Signore, non senti ora quello che dicono costoro? Tu lascerai ora che se ne vadano di qui impuniti?»

3. Dissi Io: «Nessuno ancora ha steso la mano contro di Me per catturarMi, perché allora dovrei punirli? Io ho parlato prima, ed ora parlano essi fra loro, e cominciano a svignarsela. Infatti la Mia parola non è stata di loro gusto, e Io non punisco i ciechi per questo. Quando però un giorno stenderanno le mani contro di Me, allora anche la punizione verrà su di loro, come vi ho indicato già parecchie volte. E così ora lasciamo che parlino e vadano per la loro strada impuniti! Noi però rechiamoci ora nella casa dell’amico Zaccheo, ed egli ci preparerà un pranzo».

4. Dopo queste Mie parole ci recammo nella casa di Zaccheo, ed egli ci fece dare subito pane e vino, e ordinò alla sua gente di fare di tutto per ospitarci nel miglior modo possibile.

5. Mentre ci trovavamo in una stanza grandissima e arredata molto riccamente, e ci stavamo rifocillando e rinvigorendo con pane e vino, il nostro Zaccheo cominciò a ringraziarMi con tutto il cuore perché avevo annunciato ai gerusalemmiti, a lui molto antipatici, quello che essi si meritavano già da molto tempo. Infatti Zaccheo, sebbene discendente da Abramo, era un samaritano, e perciò tanto più odiato presso i gerusalemmiti.

6. Egli poi Mi chiese se Io avessi qualcosa in contrario a che lui fosse un samaritano.

7. Ma Io gli dissi: «Rimani quello che sei, e sii giusto in tutto, per vero amorea Dio e al prossimo, e Mi piacerai così più degli Ebrei, i quali baciano l’oro del Tempio, mentre davanti alle porte delle loro case fanno cacciar via i poveri con i cani! Perciò anch’Io ben presto li farò scacciare in tutto il mondo fra popoli stranieri, e in avvenire essi non possederanno più un Paese proprio e un regno. Ma adesso lasciamoli ancora, per breve tempo, fare ciò che vogliono e peccare, finché la loro misura non diventi piena!».

8. Dopo questo Mio breve discorso Zaccheo Mi ringraziò di nuovo, Mi pregò però di dargli un consiglio su ciò che doveva fare col suo figlio maggiore, che aveva già sedici anni, il quale da tre anni era pazzo e quasi di giorno in giorno diventava sempre più furioso. Egli aveva già fatto venire tutti i migliori medici a lui noti, e tutti avevano tentato di guarire il figlio, tuttavia non solo tutta la loro scienza e fatica era rimasta completamente inefficace, ma il figlio, dopo il trattamento di ogni medico, era diventato ancora peggiore di prima.

9. Allora Io dissi a Zaccheo: «Amico, i mali di questo genere non li guarisce un medico terreno con le sue erbe! Ma porta qui il figlio, e dovrai vedere la Potenza della Gloria di Dio!»:

10. Allora Zaccheo ordinò ai suoi servi che portassero il figlio, ben legato, prelevandolo dalla sua camera ermeticamente chiusa.

11. Allora i servi dissero: «Signore, sarà una cosa molto brutta da farsi davanti a questi ospiti stranieri, poiché, in primo luogo, egli ora smania quasi ininterrottamente, e in secondo luogo puzza più di ogni pestilenza, perché si imbratta di continuo con i suoi escrementi!»

12. Allora Io dissi: «Portatelo pure qui; poiché Io voglio vederlo e guarirlo!»

13. Disse un servo che era molto considerato nella casa: «O amico, solo e unicamente Dio può guarirlo, ma nessun uomo ormai su questa Terra! Se tu guarisci anche lui, allora non sei un uomo, ma un Dio!»

14. Dissi Io: «Non curarti di questo, ma fa’ quello che ti è stato comandato!».

15. Allora i servi andarono, e portarono il figlio, davanti al quale tutti i Miei discepoli rimasero raccapricciati e dissero: «Per costui le cose stanno ancora peggio di quello che vedemmo nel paese dei Gadareni!».

16. Io però Mi alzai, sgridai gli spiriti maligni che si trovavano nel figlio e ordinai loro di lasciarlo all’istante e per sempre.

17. Essi allora diedero ancora alcuni strappi al figlio e uscirono da lui in sembianza di molte mosche nere, dopo di che egli divenne completamente sano.

18. Io però dissi ora ai servi: «Ora conducetelo fuori ai pozzi e pulitelo; dategli anche degli abiti puliti e portatelo di nuovo qui, perché prenda il pranzo con noi!».

19. Così dunque avvenne. E quando il figlio, ora sano e pulito, si trovò al nostro tavolo, allora tutti i parenti e i conoscenti che abitavano nella casa vennero nella nostra stanza, e non finivano più di stupirsi per una tale rapida guarigione del figlio, e Zaccheo Mi ringraziò oltre ogni misura per questa guarigione.

20. Il principale dei servi però disse a Me: «Signore, Tu non sei un uomo come noialtri, ma Tu sei un vero Dio, che noi uomini vogliamo adorare e adoreremo sempre!».

21. Mentre il servo parlava ancora così, anche il pranzo fu messo in tavola, e noi cominciammo a mangiare.

 

[indice]

 

Cap. 29

Perché Dio aveva permesso la possessione del figlio.

 

1. Mentre si mangiava e si beveva, parecchi domandarono al figlio guarito, che appariva ora tutto fresco e sereno, se egli nel suo stato di malattia avesse dovuto sopportare anche forti dolori.

2. Egli però disse: «Come posso saperlo ora? Infatti ero proprio come morto, e non avevo alcuna sensazione, e neppure sapevo nulla di quanto avveniva intorno a me! Tuttavia so che mi trovavo continuamente in un sogno, e mi intrattenevo in una bella regione con uomini buoni».

3. Questo meravigliò i presenti, ed essi non potevano comprenderlo, e Zaccheo Mi domandò come fosse mai possibile, e perché una cosa simile viene permessa da Dio.

4. Dissi Io: «Amico, su ciò non vogliamo ora sprecare molte parole! In questi mali l’anima si ritira nel cuore, e uno, o spesso anche molti spiriti maligni e impuri abitano il resto del corpo, e fanno di esso ciò che vogliono, ma di tutto questo l’anima che riposa nel cuore non percepisce nulla.

5. Ma possessioni di tal genere vengono permesse affinché gli uomini, nei quali la fede in Dio e nell’immortalità dell’anima è quasi del tutto spenta, comincino tuttavia di nuovo a pensare a qualcosa di spirituale, ed anche a credervi. Anche voi infatti siete già divenuti deboli nella fede, e così questa lezione vi era anche molto necessaria, prima del Mio arrivo in questa casa.

6. Se Io fossi venuto prima, tu stesso non Mi avresti creduto così come Mi credi ora, e se a tuo figlio, al quale tenevi moltissimo, non fosse capitato questo male, l’orgoglio e la superbia ti avrebbero ridotto a tal punto che saresti diventato un vero diavolo fra gli uomini. Tu avresti bandito da te ogni fede in Dio, e avresti valutato gli uomini come delle pure macchine. Essi avrebbero avuto un qualche valore davanti a te solamente se ti avessero servito gratis, e ti avessero aiutato a ottenere ricchezze ancora più grandi.

7. Quando però tuo figlio, il tuo prediletto e il tuo più grande orgoglio, divenne così ammalato come Io l’ho trovato ora qui, allora tutto cambiò nel tuo cuore. Tu cominciasti a pensare di nuovo a un Dio e a credervi, e diventasti di cuore più umile. Accanto a ciò ovviamente eri ricorso a tutti i medici che mai conoscessi, pagani o ebrei - per te era lo stesso - e non avevi badato a spese. Quando però vedesti che tuo figlio non lo aveva potuto aiutare nessun medico, né alcun esseno, e meno ancora un qualche mago, allora divenisti triste, e cominciasti a riflettere più seriamente sul perché Dio, qualora ce ne fosse stato uno, ti avesse visitato con un tale male.

8. Tu cominciasti di nuovo a leggere nella Scrittura, e trovasti man mano sempre più ingiusto il tuo agire e procedere nei confronti del tuo prossimo, e avevi poi anche promesso a Dio di voler risarcire, più volte in piena serietà, tutte le ingiustizie da te commesse.

9. Quando in te tali propositi erano diventati sempre più seri e più veri, e ti era divenuto anche più chiaro che solo l’onnipotente Padre in Cielo poteva aiutarti, allora Io venni anche presto in questa zona, e tu hai sentito quello che Io ho fatto al cieco.

10. Allora la tua fede in Dio divenne anche più possente e più viva, avendo tu sentito sia dal vecchio che dal giovane Cado una testimonianza su di Me, la quale non ti lasciò più alcun dubbio sul fatto che Io non ero un puro profeta, ma il Signore stesso. E vedi, così sei poi anche diventato maturo, al punto che Io entrai da te e con la Mia Potenza aiutai tuo figlio.

11. Se tu ora rifletti bene su questo, ti sarà ben chiaro perché Io permetta malidi ogni genere su quegli uomini nei cui cuori non è ancora spenta completamente ogni scintilla di vita dai Cieli.

12. Ovviamente con uomini del tutto corrotti e smarriti nella vita, che da parte Mia non vale più la pena ammonirli, questo genere di permissioni a scopo di correzione vengono tralasciate. Esse infatti non portano più frutto, e spingono i malvagi a diventare ancora più malvagi. Questa specie di uomini però sprecano la loro vita qui nella materia; dopo questa vita però li aspetta il loro proprio giudizio, che è l’altra ed eterna morte.

13. Colui sul quale Io permetto ancora ogni genere di sofferenze e di tribolazioni, Io lo aiuto poi anche al tempo giusto; colui invece al quale Io lascio godere ulteriormente indisturbata sulla Terra la sua agiata vita, orgogliosa e godereccia, costui il suo giudizio e la sua eterna morte li porta già in sé, e perciò anche con sé dappertutto. E così dunque ora sai anche perché qualche grande del mondo e ricco del mondo possa continuare a peccare e a commettere abomini impunito, fino alla morte del suo corpo».

 

[indice]

 

Cap. 30

Sulla misura del bene e del male.

 

1. (Il Signore:) «A ciascuno però è data da parte Mia, in questo mondo, una certa misura, sia nel bene e nel vero, sia anche nel male e nel falso.

2. Quando il buono, col suo zelo, ha raggiunto pienamente questa misura, allora cessano anche tutte le ulteriori tentazioni, ed egli allora progredisce, nella piena Luce dai Cieli, da un grado di vita completa ad uno ancora più alto, e così all’infinito.

3. Quando però anche il cattivo ha ugualmente colmato la sua cattiva misura, cessano poi anche tutte le ulteriori ammonizioni, ed egli da quel momento in poi sprofonda sempre più in basso, in una notte più fitta e in un più duro giudizio della sua vita e della sua esistenza già morte. E da parte Mia egli non viene più guardato ulteriormente, se non come a una pietra, nella quale non si evidenzia alcuna vita, ma solo il giudizio e l’eterno “devi” coercitivo della Mia Volontà, che gli antichi chiamavano l’“Ira di Dio”.

4. Ma quanto tempo impiegherà una pietra di grande durezza, prima di essere ammorbidita tanto da diventare anche solo un terreno per molto tempo ancora sterile, questa è una domanda a cui non può rispondere nemmeno un pur perfetto angelo che stia nella più sublime Luce del Cielo. Ciò infatti lo sa unicamente il Padre che è in Me, come anch’Io sono in Lui.

5. Qualora però troppi uomini si trovano nella piena misura della loro malizia, allora, a motivo dei pochi buoni ed eletti, viene accorciato da parte Mia il tempo del loro malvagio agire impunito, e il loro proprio giudizio e la loro morte divorano tali malvagi davanti agli occhi dei pochi giusti. Così fu anche il caso ai tempi di Noè e di Abramo e di Lot, ed anche in parte al tempo di Giosuè, e così sarà il caso anche da adesso per parecchie volte.

6. L’inizio, di quanto ora detto, lo sperimenteranno presto gli Ebrei, e più tardi anche altri regni con i loro prìncipi e popoli; ma dopo circa duemila anni non completi, verrà nuovamente un grandissimo e generale Giudizio, per la salvezza dei buoni e per la rovina dei grandi del mondo e di coloro che sono completamente privi di amore.

7. Ma quale aspetto avrà il Giudizio e in che cosa esso consisterà, questo l’ho già rivelato parecchie volte a tutti i Miei discepoli qui con Me presenti, ed essi lo annunceranno dopo di Me ai popoli della Terra. Buon per colui che lo terrà a cuore e orienterà in tal senso la propria vita, perché non sia colpito dal Giudizio!

8. Ed ora tu, Mio amico Zaccheo, sai a sufficienza quello che hai da fare e da operare per la salvezza della tua anima, ed anche noi ora alla tua tavola ci siamo rinvigoriti a sufficienza con cibo e bevanda, e così vogliamo ora di nuovo alzarci; ci alzeremo e ci recheremo sulla strada verso Nahim; infatti Io devo arrivare oggi, ancor prima del tramonto, nella detta località»

9. Disse ora Zaccheo: «O Tu unico vero Signore e Maestro! C’è ancora un lungo tratto di strada da qui alla detta località, e in una maniera naturale sarà certo molto difficile raggiungerla oggi prima del tramonto. Essa infatti si trova molto più vicina a Gerusalemme di quanta è la distanza da qui alla località da Te detta! In un giorno si può bensì fare la strada fin là su dei cammelli, ma a piedi, nel tempo di neanche mezza giornata a partire da ora, non sarà certo possibile senza miracoli!»

10. Dissi Io: «Questo, amico, sarà certo Mia cura! Come abbiamo potuto percorrere senza cammelli la via ancora più lunga da qui fino ad Essea, in una giornata, faremo anche quella da qui a Nahim, che è notevolmente più breve. Tu hai sì ovviamente un vivo desiderio che Io indugi ancora qui fino al mattino; però solo Io so meglio di tutti che cosa ho in mente, e così dunque devo agire non come vuole la Mia carne, ma come vuole Colui che dimora nella Mia anima. E così devo entrare oggi nella località prestabilita, prima ancora del tramonto.

11. Ricordati della Mia Dottrina e agisci in base ad essa, così vivrai nella Luce proveniente da Dio! E quando sentirai che i farisei Mi cattureranno e uccideranno questo Mio corpo - cosa che sarà anche permessa per la loro rovina ma anche per la risurrezione dei molti morti che adesso languono ancora nei sepolcri dell’incredulità e della fede fasulla, e non hanno in sé alcuna vita dello spirito -, allora non te ne scandalizzare, e non diventare titubante nella fede. Io infatti al terzo giorno risorgerò di nuovo, e verrò da tutti i Miei amici, e darò loro l’eterna Vita!

12. Ma sopra i Miei nemici comincerà ad irrompere il giudizio per la loro rovina: molti che adesso sono ancora vivi lo vedranno. Ora dunque ti ho detto anche questo, e tu ora sai come hai da comportarti in seguito.

13. Anche a te ora Io ho dato in prestito una mina; amministrala bene e rettamente, affinché quando Io ritorno la riceva da te restituita con gli interessi! Ora sei stato preposto a qualcosa di piccolo, e dopo dovrai essere preposto a qualcosa di grande; poiché chi è fedele nel piccolo, resterà fedele anche nel grande».

14. Dopo queste parole Io benedissi tutta la casa di Zaccheo, e subito con i Miei discepoli Mi recai sulla via.

 

[indice]

 

Cap. 31

Il villaggio pagano col tempio di Mercurio.

 

1. C’era però ancora sulla strada molto popolo che voleva vederMi e parlarMi ancora una volta; infatti si era risaputo, tramite i domestici, quello che Io avevo fatto al figlio di Zaccheo. Io però non Mi lasciai fuorviare e camminai rapidamente attraverso la folla senza farMi trattenere. Ma poiché parecchie centinaia di persone volevano accompagnarMi, Mi fermai un momento e indicai a quelli che Mi correvano dietro che dovevano tornarsene a casa, cosa che poi anche fecero.

2. Tuttavia mentre ero così trattenuto dal popolo, si fece largo fino a Me anche una donna che soffriva di emorragia già da parecchi anni, e che nessuno riusciva ad aiutare. Questa donna toccò la Mia tunica, con piena fede che ciò le avrebbe portato aiuto, ed ella venne anche guarita all’istante.

3. Io però, per metterli alla prova, interrogai i discepoli e le altre persone, dicendo: «Chi Mi ha toccato con fede? Poiché Mi sono accorto che una forza usciva da Me»

4. Allora i discepoli e alcune altre persone dissero: «Ecco, vedi, questa donna invadente Ti ha toccato!».

5. Allora la donna cadde a terra davanti a Me e Mi chiese perdono: ella infatti temeva di essere punita per questo.

6. Io però le dissi: «Alzati e va’ a casa, poiché la tua fede ti ha aiutata! Ma non peccare più, se vuoi rimanere sana!».

7. Allora subito la donna si alzò e si recò a casa lodando la potenza di Dio.

8. Io però dopo congedai molto rapidamente il popolo e proseguii in fretta coni discepoli.

9. Arrivammo presto in una zona desertica, attraverso la quale era stata costruita la strada. In quel momento non vi passava alcun viandante, e così noi potemmo percorrere, non visti, il lungo tratto di cammino, solitamente di circa dieci ore, in neanche mezz’ora di tempo nella maniera già nota. E raggiungemmo una regione che era abitata in parte da ebrei, e in parte da greci e da immigrati babilonesi.

10. Arrivammo in un piccolo villaggio che apparteneva ai greci. Al centro di questo piccolo villaggio si trovava, su una collina, un tempio che era dedicato al dio pagano Mercurio. Per la tolleranza di questo tempio pagano nel Paese degli Ebrei, gli abitanti di questo piccolo villaggio dovevano però pagare annualmente un considerevole tributo al Tempio di Gerusalemme, e ricevevano poi ogni volta, da parte del Tempio, l’autorizzazione per poter portare di nuovo offerte al loro dio Mercurio ancora per un anno, e per celebrare determinate feste in suo onore. Quel giorno - era un mercoledì[4] romano, quantunque per gli Ebrei fosse il giorno che seguiva il sabato - era però proprio una festività del suddetto dio pagano, e i greci facevano le loro pratiche col loro idolo.

11. Quando arrivammo sul posto, i greci ci fermarono, e pretendevano che anche noi, per antico costume, dunque per una specie di cortesia, volessimo piegare le ginocchia davanti all’idolo.

12. Io però dissi: «Udite, voi ciechi pagani dovreste piuttosto piegare le ginocchia e i cuori davanti al solo vero Dio degli Ebrei! Poiché questo vostro idolo morto e impotente è opera delle mani dell’uomo, dunque è molto meno che una piccolissima pianta di muschio assolutamente insignificante. L’unico e solo vero Dio degli Ebrei, invece, ha creato puramente da Sé Cielo e Terra e tutto ciò che essa sostiene. Perciò tutti gli uomini devono credere solamente nell’unico vero Dio, Lui solo adorare, e non avere altri idoli morti, né onorarli con ogni sorta di cerimoniale irragionevole e disonorevole per la dignità umana».

13. Disse un greco: «Quando noi veniamo a Gerusalemme, non ci rifiutiamo di piegare le ginocchia davanti al vostro dio, benché sappiamo molto bene che nel grande Tempio di Salomone non si trovi nessun dio, in qualunque sembianza. Solo una cassa[5] hanno gli Ebrei, da cui in certi periodi si leva in alto una fiamma di nafta, la quale però viene ritenuta così santa che può essere vista e adorata solo alcune volte l’anno dal principale e sommo sacerdote degli Ebrei. Noi però sappiamo anche che la cassa degli Ebrei, al pari di questo nostro dio, è stata fatta dalle mani dell’uomo. Come mai tu dici, allora, che il Dio degli Ebrei è il solo vero, e ha creato a partire da Sé Cielo e Terra, ragion per cui tutti gli uomini devono credere in Lui, Lui solo adorare e onorare, e non avere qualunque altro idolo?

14. Amico, a me sembra che in merito alla verità su quale Dio sia quello reale, noi non abbiamo nulla da rimproverarci! Noi onoriamo nei nostri dèi, quali simboli delle diverse forze della natura, solamente appunto le forze, più o meno a noi note, della grande Natura, e non la statua fatta dalle mani dell’uomo insieme al tempio. E ciò dopo tutto è sicuramente più ragionevole del fatto che voi Ebrei ritenete un’antica cassa, insieme al Tempio, il solo vero Dio, e li adorate! Però noi qui, se vi abbiamo esortati a piegare le ginocchia passando davanti al nostro Mercurio, per motivi di cortesia, con ciò non volevamo certo distogliervi dal vostro ebraismo e dunque tentarvi a commettere un peccato contro il vostro Dio!

15. Se però tu e tutti i tuoi compagni potete fornirci una prova pratica che, nonostante i miei ragionevoli motivi contro la verità da voi affermata, solamente il vostro Dio è l’unico vero, noi non siamo ostinati, e vogliamo rivolgerci ben presto e con facilità solamente e unicamente al vostro Dio»

16. Dissi Io: «Amico, una tale prova noi possiamo già fornirtela senza pretendere da voi che pieghiate davanti a noi le ginocchia. Io però debbo prima mettervi una condizione, che voi dovete cercare anticipatamente di adempiere, che vi riesca o no. Se vi riesce, allora anche noi vogliamo piegare le ginocchia davanti al vostro Mercurio, e poi continuare il cammino da ebrei; se non vi riesce di adempiere la condizione posta, Io vi fornirò la prova pratica che il Dio degli Ebrei è il solo vero, e voi vi distoglierete dai vostri costosi idoli, e volontariamente piegherete i cuori e le ginocchia davanti al nostro Dio.

17. Ma la condizione consiste in questo: “Voi avete onorato già ieri e oggi il vostro idolo, e avete deposto le offerte nel tempio, e perciò l’idolo deve essere ben disposto ad esaudire subito qualunque richiesta a lui indirizzata.

18. Vedete, là sui gradini del tempio siede una fanciulla nata cieca, dell’età di dodici anni! È la prediletta dei suoi genitori benestanti, ed essi darebbero tutto se le si potesse conferire la facoltà visiva. Rivolgetevi perciò tutti al vostro dio, chiedendo che egli voglia aprire gli occhi alla cieca! Infatti, una cieca di questo tipo non la guarisce alcun uomo su tutta la Terra; ciò può essere possibile solo a un Dio onnipotente. Se il vostro dio guarisce la cieca, allora anche noi vogliamo inchinarci davanti a lui. Se invece, come è del tutto probabile, non la guarisce, allora la guarirò subito Io con la Forza dello Spirito del nostro Dio che dimora in Me. E dopo che la fanciulla sarà diventata vedente, Io però, da questo posto dove Mi trovo ora, distruggerò all’istante anche il tempio insieme al suo idolo, a tal punto che non riconoscerete più nemmeno il posto dove sta ora il tempio insieme all’idolo”. Andate e adempite la condizione a voi posta!»

19. Disse il greco, che era anche il padre della cieca: «Amico, vogliamo fare il tentativo, come io già l’ho fatto alcune volte, e purtroppo sempre senza il minimo successo! Ma che cosa dobbiamo pretendere poi da voi, amico, se anche il tuo solo vero Dio ti piantasse in asso e non esaudisse la tua richiesta? Io infatti ho già parlato su questo punto con moltissimi ebrei che credevano anch’essi molto seriamente al loro Dio, e ognuno mi ha confessato sinceramente che, anche riguardo all’esaudire immediatamente le loro richieste a Lui rivolte, ne mancava molta di strada! Io però non voglio porre in dubbio ciò che tu hai promesso di fare, perché le tue parole suonavano estremamente convinte. Ma se alla fine il tuo Dio assomigliasse dopo tutto al nostro dio come efficacia, che fare allora?»

20. Dissi Io: «Allora vogliamo essere vostri schiavi per tutta la nostra vita! Ma andate ora dal vostro dio e presentategli la vostra richiesta!».

 

[indice]

 

Cap. 32

La guarigione di Achaia, la ragazza cieca.

 

1. A queste Mie parole i greci andarono dal loro idolo, ed elevarono forti grida d’implorazione, che durarono una mezz’oretta, naturalmente senza alcun successo.

2. Quando ebbero terminato le loro grida d’implorazione, il greco ritornò da Me e disse: «Amico, come vedi, la nostra fatica ora, come sempre, è stata completamente infruttuosa! Ora è il tuo turno di fornirci la promessa prova pratica in base alla quale il vostro Dio sarebbe l’unico vero. Se ti riesce, allora vogliamo anche noi diventare ebrei come voi, per tutti i tempi!»

3. Dissi Io: «Va’ dunque, e conduciMi la tua figlia cieca, e accertati che sia ancora completamente cieca! Dopo soltanto Io le aprirò gli occhi»

4. Allora il greco, molto contento, perché ora già credeva che sua figlia sarebbe diventata vedente, andò dalla cieca e la condusse a Me, dicendo: «Qui, caro amico, c’è colei che è ancora completamente cieca: voglia tu dunque aprirle gli occhi, con l’aiuto e la potenza viva del tuo Dio!»

5. Dissi Io alla bambina: «Achaia, vorresti vedere così come le altre persone vedono la luce, e innumerevoli altre cose splendide sulla Terra?»

6. Disse la bambina: «O signore, se io vedessi per la tua potenza, allora sarei certo ultrafelice, e ti amerei più che ogni cosa al mondo! O aprimi dunque gli occhi!»

7. Ed Io le soffiai sugli occhi e dissi: «Achaia! Io voglio che tu veda in questo momento, e che in avvenire mai più tu diventi cieca!».

8. Quando ebbi detto queste parole su di lei, ecco che la bambina divenne già perfettamente vedente e, dalla gioia, ora non sapeva quale fosse la prima cosa da fare subito, e così accadeva anche ai suoi genitori.

9. Soltanto dopo una breve pausa la bambina cadde a terra davanti a Me, insieme ai suoi genitori e ai fratelli, e disse: «O Signore! Tu sei più che tutti gli uomini sulla Terra intera! Tu stesso sei l’unico e solo vero Dio, non solo degli Ebrei, ma di tutti gli uomini sul grande circolo della Terra! A Te solamente voglio porgere ogni offerta, e Te solamente amare, lodare ed esaltare per tutta la mia vita!»

10. Dissi Io: «Achaia, come ti viene in mente di glorificarMi ora come un Dio? Non vedi dunque che sono un uomo, pari agli altri che sono attorno a te?»

11. Disse la bambina: «Questo sì, questo sì, ma solo in apparenza, nella forma esteriore; ma il Tuo Interiore però è pieno della Forza di Dio, e questa è certo propriamente il solo vero Dio! Inoltre Tu non hai detto a me: “Il Dio degli Ebrei ti renda vedente!”, ma Tu dicesti: “Achaia, Io voglio che tu veda!” e io divenni vedente! Tu perciò mi hai aiutata con la Tua Potenza, che deve essere puramente divina, altrimenti sarei rimasta cieca per sempre. A Te perciò vada tutto il mio amore e la mia più profonda venerazione!».

12. Dopo questa solenne assicurazione, vennero anche tutti gli altri, e Mi lodarono ed esaltarono, e tutti gli occhi erano rivolti su di Me.

13. Mentre però tutti Mi contemplavano e lodavano ed esaltavano, Io spazzai via anche il tempio insieme al suo idolo, con la potenza della Mia Volontà, e dissi poi ai greci: «Poiché voi ora avete trovato il giusto e solo vero Dio, così ho anche già annientato, con la perfezione della Mia Potenza, il vostro idolo insieme al suo tempio. Andate là, e cercate il posto dove si trovava il tempio!».

14. Allora tutti si guardarono attorno in cerca del tempio, e non seppero più stabilire dove esso poco prima si trovasse; Io infatti avevo annientato non solo il tempio con l’idolo, ma anche la collina.

15. Quando i greci videro questo, cominciarono a lodarMi ed ad esaltarMi ancor più ad alta voce, e Mi domandarono che cosa dovessero fare ora per apparire più degni della grazia ora concessa a loro.

16. Io li istruii con poche parole, e tutti accettarono la Mia Dottrina, e formarono presto una buona comunità nel Mio Nome.

 

[indice]

 

 

IL SIGNORE A NAHIM IN GIUDEA

 

 

Cap. 33

Il risveglio a Nahim del giovinetto morto.

 

1. Quando ebbi terminato di istruirli, ci accingemmo subito a ripartire, poiché il Sole già cominciava ad avvicinarsi all’occidente. In un’ora raggiungemmo Nahim. Ma si capisce facilmente da sé che i greci, sommamente stupiti e completamente convertiti alla Mia Dottrina, ci accompagnarono fino a Nahim, e così noi formavamo una carovana davvero numerosa.

 

2. NOTA BENE[6]: Qui compare un avvenimento che ha grande somiglianza con quello che è accaduto nel primo anno di insegnamento a Nain in Galilea; questo che segue però accadde a Nahim in Giudea, e perciò i due avvenimenti, che si somigliano, non sono da confondersi tra loro.

 

3. Quando dunque arrivammo in gran numero davanti alla porta della cittadina, i becchini, accompagnati dal corteo funebre, portavano alla tomba un giovinetto morto, unico figlio di una vedova; ma la vedova piangeva moltissimo per il suo unico figlio. Quando il funerale arrivò vicino a noi, si fermò per lasciarci passare.

4. Io però Mi avvicinai alla vedova, la confortai, e le chiesi anche da quanto tempo suo figlio fosse già morto.

5. Ma la vedova rispose: «Signore! Io non ti conosco, chi sei; ma le tue parole di conforto hanno molto lenito il mio dolore! Ma chi ti ha riferito ora che il morto è mio figlio?»

6. Dissi Io: «Questo lo so da Me stesso, e non ho bisogno che qualcuno Me lo faccia sapere!»

7. Disse la vedova: «Se sai che il morto è mio figlio, allora saprai anche da quanto tempo è morto!»

8. Dissi Io: «Donna, hai giudicato bene; Io infatti so anche che questo tuo figlio è morto tre giorni fa per una febbre alta. Ma se tu avessi fiducia, Io potrei rianimare tuo figlio e ridartelo!»

9. Disse la vedova: «O signore! Il tuo discorso certo ristora moltissimo il mio cuore, però un morto può solo rianimarlo Dio nell’ultimo giorno, e lo farà secondo la Sua promessa! Oppure sei un grande profeta, colmo dello Spirito di Dio, così che con la Sua Onnipotenza puoi rendere vivo anche un morto?»

10. Dissi Io: «Questo lo saprai già questa notte stessa, poiché Io rimarrò nel tuo albergo; ma ora aprite la bara, e Io voglio animare il giovinetto e ridarlo alla madre afflitta!»

11. Allora i portatori aprirono la bara, e Io Mi avvicinai ad essa, presi per mano il giovinetto e dissi: «Giovinetto! Io lo voglio, alzati, e cammina con tua madre fino a casa!».

12. A queste Mie parole si alzò il giovinetto nella bara, e quando furono sciolti i teli con i quali gli Ebrei avvolgono i loro morti, egli scese anche subito dalla bara tutto vigoroso e sano, e Io lo diedi alla madre, stupita oltre ogni misura.

13. Questo segno però produsse in tutti i presenti - non esclusi perfino i Miei discepoli - un vero e proprio spavento, così che alcuni presero la fuga, mentre altri, dal tanto stupore, se ne stavano completamente muti e non osavano dire neppure una parola.

14. Io però dissi ai portatori di portar via la bara vuota, affinché ora madre e figlio potessero ringraziarMi con animo completamente sereno per la grazia a loro concessa. E i portatori, pieni della più alta venerazione, fecero quello che Io avevo loro ordinato.

15. Quando la bara fu portata via, e con ciò anche il ricordo della morte, soltanto allora i greci che ci avevano accompagnati fin qui cominciarono nuovamente e per primi a lodarMi ed esaltarMi altamente, e dissero ad alta voce: «Questo non può compierlo un uomo, ma solo un Dio!»

16. Gli ebrei però dissero: «Sì, sì, solo a Dio sono possibili simili cose! Tuttavia Dio è un puro Spirito, e nessuno può vederLo e nello stesso tempo conservare la vita; quest’uomo però lo vediamo, e la morte rimane lontana, e così quest’uomo è sì certamente un grande profeta recentemente suscitato, pieno di Spirito da Dio; ma non per questo è un Dio lui stesso!»

17. Dissero i greci: «Voi sapete quello che sapete; ma anche noi sappiamo quello che sappiamo! Se voi dite giustamente che una cosa simile può farla solo e unicamente Dio, e un uomo simile può compiere simili azioni solamente perché è colmo dello Spirito di Dio, così lo ammettete dunque voi stessi che lo Spirito di Dio in Lui è impossibile che sia qualcosa di diverso se non appunto Dio stesso! Se ora noi Lo lodiamo ed esaltiamo quale vero Dio, siamo sicuramente più vicini alla fonte della grande verità, da cui viene ogni Luce e Vita, che non voi ebrei che non ritenete un verissimo Dio Colui che dice: “Io lo voglio!” e non “Lo Spirito di Dio in me lo vuole!”, e poi succede anche immediatamente ciò che Egli, con la Sua bocca, pronuncia e vuole!

18. Noi siamo stati pagani fino a un paio d’ore fa, e quest’Uomo-Dio venne da noi, e con una parola ha reso vedente mia figlia Achaia, nata cieca, e ugualmente ha annientato in un istante anche il nostro tempio all’idolo, ma ciò lo ha fatto in una maniera che non ne è rimasta neanche la più lieve traccia e non si riconosce perfino il posto dove esso si trovava, e tutto questo Egli lo fece puramente da Sé, dunque dalla Perfezione della Sua propria personale Potenza divina. Ma se Egli opera e agisce così, allora deve essere anche Lui stesso un verissimo Dio, e non ha bisogno di pregare un Dio ancora più alto e più vero perché Lo aiuti a effettuare un miracolo, poiché Egli stesso è già il più alto e il più vero Dio!

19. Così pensiamo e giudichiamo ora noi pagani, ed Egli ci darà anche, da Sé, la vera, eterna Vita - come ora anche a questo giovinetto ha ridato da Sé la vita terrena - se noi vivremo e agiremo secondo la Sua Dottrina, e adempiremo fedelmente la Sua Volontà; poiché Egli stesso è la Fonte originaria di ogni esistenza e vita!».

 

[indice]

 

Cap. 34

La disputa sulla personalità del Signore.

 

1. Dopo questo discorso, molto schietto e vero, del greco, disse un ebreo del luogo, che era un rabbino e presiedeva una sinagoga: «Tu, essendo un pagano, sicuramente poco esperto nella nostra Scrittura, giudichi sì molto bene e in molti punti non ti si può dar torto, ma se tu fossi esperto come me nella nostra Scrittura, sicuramente giudicheresti anche in modo un po’ diverso! Vedi, ogni qual volta Dio si è servito di un uomo pio, appunto a causa degli uomini, un tale uomo allora non poteva agire e parlare diversamente da come veniva spinto dallo Spirito di Dio! Uno dei nostri primi fra i quattro grandi Profeti, parlava al popolo quasi sempre così come se egli fosse stato Dio stesso, cosa che gli Ebrei gli rimproveravano anche spesso; ma egli appunto non poteva parlare e agire diversamente da come era stato spinto dallo Spirito di Dio.

2. Un esempio del suo discorso ti renderà la cosa più chiara. Così il detto profeta, che si chiamava Isaia, dice tra l’altro, subito all’inizio del suo 42.mo capitolo, dove verosimilmente fece una predizione riguardo a quest’uomo colmo dello Spirito di Dio:

 

 

“Vedi, questo è il Mio Servo,

Io Lo sostengo;

ed Egli è il Mio Eletto,

e la Mia Anima di Lui si compiace.

Io Gli ho dato il Mio Spirito,

Egli porterà il diritto fra i pagani.

Non urlerà, né griderà;

sulle strade non si udrà la Sua voce.

La canna schiacciata non spezzerà,

e lo stoppino fumigante non spegnerà.

Insegnerà a rendere veramente giustizia.

Non sarà accigliato e crudele,

per stabilire il diritto sulla Terra.

 

3. Così dico Io, il Signore Dio,

Colui che crea e distende i cieli,

che fa la Terra e la sua vegetazione,

Colui che al popolo che è su di essa dà il respiro,

e lo spirito a coloro che su di essa si mantengono.

Io, il Signore, Ti ho chiamato con giustizia,

Ti ho preso per mano e Ti ho custodito,

e Ti ho dato come Alleanza tra il popolo

e come Luce dei pagani.

Tu aprirai gli occhi ai ciechi

e condurrai fuori dalle prigioni i prigionieri,

e coloro che giacciono nelle tenebre e nelle carceri.

Io, il Signore, questo è il Mio Nome,

non voglio dare a nessun altro il Mio Onore,

né la Mia Fama a un qualche idolo umano.

Vedi, quello che verrà, lo annuncio ora in anticipo,

e annuncio una cosa nuova;

prima che sorga, ve la faccio udire.”

 

4. Vedi ora, tu mio greco del resto molto saggio, così parlò un tempo Dio per bocca di un uomo, tanto che si potrebbe quasi ritenere che l’uomo Isaia sia sul serio il Signore stesso! Tuttavia non fu così. E come fu allora, così è anche al giorno d’oggi. Quest’uomo, operatore di miracoli, non è dunque nient’altro che quel Servo di Dio indicato mediante il profeta, il Suo Eletto per il bene anche dei pagani, come vi ha anche effettivamente dimostrato poco fa.

5. Dio perciò lo coronerà anche con la più alta fama, e ne farà un re di tutti i popoli della Terra, avendogli dato una potenza così grande, come non fu propria mai di alcun uomo prima d’ora. Ma con ciò egli è e rimane tuttavia solo un uomo, e di per se stesso non è un Dio, e tanto meno un qualche idolo umano, come voi pagani ne avete da esibire in quantità. Egli è un servo di Dio, dotato di ogni immaginabile potenza, un Eletto particolare, e perciò visibilmente un primo prediletto di Dio.

6. Vedi, così giudichiamo noi ebrei ben esperti nella Scrittura; voi invece, che siete abituati a fare un dio da ogni fenomeno straordinario, un uomo simile, colmo dello Spirito di Dio, lo prendete subito per il vero Dio, e ciò tanto più in fretta, in quanto egli ha compiuto davanti ai vostri occhi dei segni che sicuramente sono possibili solo e unicamente a Dio. Ma egli non compie tuttavia simili inauditi prodigi per sua propria forza umana, ma solo attraverso la Potenza della Volontà di Dio, a lui conferita per un certo tempo. Così stanno le cose, e io sono convinto che egli di se stesso non darà una diversa testimonianza.

7. Disse allora il greco: «Anche tu ora hai parlato bene, e in certe cose potresti anche aver ragione per ciò che riguarda l’intelligenza mondana degli uomini. Però il profeta da te citato ha detto anche qualcos’altro, nei suoi molti capitoli, cosa che non mi è ignota benché io sia un pagano, e ciò potrebbe pur configurarsi piuttosto a favore del mio giudizio che del tuo!»

8. Disse il rabbino: «Fa’ dunque udire quello che sai!»

9. Disse il greco: «Bene, come si deve intendere dunque il passo, dove il profeta parla così:

 

“A noi è nato un Fanciullo,

un Figlio ci è stato dato,

Egli porta la Sua Sovranità sulla propria spalla!

Il suo nome è: Magnifico,

Consiglio, Forza, Eroe,

Dio, Eternità, Padre,

Principe di pace.”

Come mi spieghi tu questa testimonianza del profeta?»

 

10. Di fronte a ciò il rabbino non seppe rispondere nulla, disse solo, tanto per dire: «Ebbene sì, anche questo si trova in Isaia; tuttavia questo profeta in moltissime delle sue profezie è molto oscuro e incomprensibile, e non si può stabilire con sicurezza che cosa egli ha inteso con esse»

11. Disse il greco: «Strano che tu, come ebreo esperto nella Scrittura, possa giudicare qui in tal modo, e il Bambino nato, e il Figlio dato, il cui grande Nome il profeta ha espresso apertamente, sta tuttavia inequivocabilmente davanti a noi in Persona, Parola e Azione! Quale Uomo ora a noi visibile, Egli è anche un Servo in cui Dio ha la Sua massima Compiacenza per la ragione che Egli, sicuramente, dimora in Lui in ogni Pienezza. Il Suo corpo è solo il servo, ma la Sua Anima è Dio dall’eternità. Questo corpo è tuttavia sicuramente un sublime Eletto di Dio, in cui Egli ha la Sua più intima Compiacenza! Io, un pagano, starò qui puramente con la mia mente naturale più vicino alla verità di te, con tutta la tua conoscenza scritturale, la quale, secondo la tua propria testimonianza, è poco chiara e incomprensibile!».

12. A questo punto il rabbino non disse più nulla del tutto, e se ne andò.

13. Io però dissi ai Miei discepoli, i quali segretamente si irritarono anche loro col cieco rabbino: «Qua avete nuovamente un esempio di come la Luce viene tolta agli Ebrei e data ai pagani. Questi greci un paio d’ore fa erano ancora convinti idolatri, ed ora stanno molto più in alto, nella vera Luce, di quegli ebrei che tanto si vantano della loro conoscenza della Scrittura! Siate dunque lieti che sia successo così! In verità, il trono di Davide non sarà più eretto fra gli Ebrei, ma fra i pagani!».

14. Soltanto qui la vedova, col suo figliolo, Mi cadde veramente ai piedi e disse: «O Signore, Signore! Soltanto adesso Mi si aprono gli occhi! Tu sei il Messia a noi promesso! Oh, perdona alla nostra cecità, che ci ha impedito di riconoscerTi immediatamente!»

15. Io però dissi a lei: «Alzati dal suolo, va’ con tuo figlio a casa, e preparaci una cena; oggi infatti rimaniamo nel tuo albergo! Te l’ho già detto bensì poco fa, ma ora fa’ subito quello che ti ho ordinato!».

16. Allora la donna si alzò immediatamente dal suolo, e tutta beata si affrettò a casa con suo figlio, e si accinse subito a preparare una buona cena, della quale sentivamo già il bisogno.

 

[indice]

 

Cap. 35

Perché il Signore permette l’indigenza e la malattia.

 

1. Ma poiché il Sole era ormai tramontato, Io dissi ai greci: «Ora vi lascio perfettamente liberi: questa notte potete restare qui a Nahim, se trovate alloggio, o anche recarvi a casa. Tanto una cosa, quanto l’altra, non vi saranno di svantaggio»

2. Disse il greco, il padre della cieca e capo del piccolo villaggio greco: «Oh, Tu Signore, Signore, Signore dall’eternità, riguardo all’alloggio si troverà un’ottima soluzione! Siamo bensì in circa cento persone, ma tutte possono trovare un alloggio molto spazioso presso la felice vedova, e col Tuo onnipotente aiuto anche lo troveranno. Se questa notte ci è concesso di fermarci intorno a Te, allora restiamo, anche se durante questa notte dovesse andare in rovina a casa tutta la nostra poltiglia mondana; infatti sentire una parola dalla Tua bocca divina, vale infinitamente di più che tutti i tesori della Terra, e più che il Sole, la Luna e tutte le stelle! Perciò noi rimaniamo qui. Per quanto costerà l’alloggio, abbiamo già con noi i denari; e se anche dovesse costare tutti i nostri beni, rimarremmo comunque presso di Te, o Tu Signore, Signore, Signore! Quand’anche infatti noi avessimo perduto per amor Tuo tutti i nostri beni terreni, ma nello stesso tempo avessimo trovato la Tua Grazia in modo vivo, con ciò avremmo certo fatto un guadagno infinitamente grande! Perciò restiamo qui accanto a Te, disposti a qualunque sacrificio a noi possibile!»

3. Dissi Io: «Dunque rimanete; per tutto il resto sarà provveduto da parte Mia! Poiché in verità Io vi dico: “Chi in avvenire non sarà della vostra idea e della vostra fede, la sua anima difficilmente acquisterà il regno dei Cieli!”. Se continuerete a rimanere così presso di Me nel cuore, anch’Io rimarrò, operante vigorosamente nello Spirito, presso di voi e fra voi; e coloro presso i quali Io rimarrò, non avranno mai da soffrire una privazione o un bisogno, né per le loro necessità terrene, né tanto meno per le necessità dell’anima.

4. Privazione, bisogno, e ogni sorta di miseria, Io li lascio venire fra gli uomini solo quando essi si sono distaccati totalmente da Me, e sono diventati in parte tenebrosi e sciocchi idolatri, e in parte puri esseri mondani, egoisti e atei. Infatti il bisogno e la privazione obbligano gli uomini a pensare alle cause della loro miseria, li rendono ingegnosi e perspicaci, e in tal modo sorgono presto da un popolo uomini molto avveduti e saggi. Questi aprono gli occhi agli altri uomini, e indicano loro le fonti della miseria generale, e presto allora molti escono dai limiti della loro pigrizia e si attrezzano alla lotta contro quei fannulloni, divenuti potenti, che regnano tirannicamente sui popoli colpiti dalla cecità a causa loro, e che sono i veri e propri fondatori della generale miseria su questa Terra. Costoro, con combattimenti spesso duri, o vengono completamente vinti e scacciati, oppure costretti almeno a dare ai popoli delle leggi tali che sotto di esse i popoli stessi possano sussistere. E così poi tornano sempre felicità e benessere fra gli uomini, in quella stessa misura in cui gli uomini hanno cominciato a ritornare di nuovo all’unico, solo vero Dio.

5. Se gli uomini non si allontanassero mai da Dio, non incorrerebbero neanche mai nel bisogno e nella miseria.

6. Se voi dunque, anche nei vostri discendenti, rimarrete sempre in Me e presso di Me nella fede, e nell’agire secondo la Mia Dottrina, non avrete neanche mai da affrontare alcuna miseria. Anche le malattie del corpo non renderanno paurose e codarde le vostre anime. Le malattie del corpo, infatti, sono sempre solo le amare conseguenze della non osservanza dei Comandamenti, che sempre Io ho dato agli uomini esprimendoli chiaramente.

7. Chi, fin dalla giovinezza, comincia ad attenervisi fedelmente, costui, fino a tarda età, non avrà bisogno del medico, e i suoi discendenti non avranno da soffrire per i peccati dei loro genitori; come successe, spesso per secoli, con gli antichi popoli fedeli a Dio. Ma quando gli uomini hanno cominciato a degenerare, presto allora sono anche caduti in gravi malattie corporali e hanno conosciuto dunque le conseguenze della poca osservanza, o totale inosservanza, dei Comandamenti di Dio.

8. Se c’è infatti solo un uomo che sa fabbricare una macchina ingegnosa per un qualche uso, quello sicuramente sa anche come essa debba essere adoperata per l’uso opportuno, e come si debba maneggiare la macchina perché non sia rovinata e non diventi poi completamente inadatta ad essere usata ulteriormente. E se l’esperto fabbricatore della macchina dice e mostra, a colui che l’ha comprata per usarla, ciò che deve osservare per poter fare un uso utile e durevole della macchina, in tal caso il compratore deve certo anche osservare esattamente ciò che l’artefice della macchina gli ha detto. Ma se il compratore con l’andar del tempo, o per capriccio o per leggerezza, non osserva più come deve essere trattata e usata la macchina, allora egli deve ascriverlo a se stesso se la macchina è rovinata, e così è diventata inservibile per il buon uso, o interamente, o comunque parzialmente.

9. Dio però è il grande Artefice del corpo umano, che Egli ha ben predisposto all’utile uso per gli uomini, quale macchina molto ingegnosa! Se l’anima utilizza questa macchina vivificata, secondo il consiglio che le è stato impartito chiaramente, che consiste nei Comandamenti di Dio, allora il corpo rimarrà anche nella sua sempre ben utilizzabile salute. Ma se col tempo l’anima, diventata pigra e sensuale, disattende questi Comandamenti dell’Artefice eternamente grande, allora poi l’anima deve anche ascrivere a se stessa se il suo corpo è caduto in ogni sorta di miseria. Ritengo che voi tutti Mi abbiate capito bene, e così ora vogliamo recarci nell’albergo»

10. I greci non finivano più di ringraziarMi per questo insegnamento, ed anche i Miei discepoli dissero: «Questa è stata un’altra volta una parola chiara!».

11. Poi ci mettemmo tutti in cammino e ci recammo nell’albergo menzionato, dove già ci attendeva un pasto abbondante e ben preparato.

 

[indice]

 

Cap. 36

Le ragioni della visita del Signore presso la vedova.

 

1. Ma la vedova, vedendo arrivare anche i greci, venne presa dall’ansia, perché aveva preparato troppo poco.

2. Io però la tranquillizzai, e dissi che quanto aveva preparato sarebbe stato sufficiente per tutti.

3. Ella credette, e noi ci sedemmo ai tavoli, e avemmo da mangiare e da bere più che a sufficienza.

4. Ma tutti quanti cominciarono a meravigliarsi sommamente - e specialmente poi la vedova, la quale sapeva benissimo per quanti ospiti avesse preparato le vivande -, per come ora più del triplo degli ospiti previsti mangiassero e bevessero già da circa un’ora, e dai vassoi non si notava affatto che le vivande vi fossero diminuite. Anche le brocche di vino, sembrava che si riempissero di nuovo da sé.

5. Quando la cosa stava durando così da un pezzo, la vedova venne da Me con suo figlio e disse: «O Signore, solo adesso so pienamente Chi è entrato nella mia indegnissima casa, nella Tua Persona sommamente santa e degna di adorazione! I greci avevano ragione di mostrare al vecchio rabbino, con la sua pretesa sapienza ebraica, che essi sono di gran lunga più saggi. Egli accortamente se l’è anche svignata, e non è venuto da me questa sera, contrariamente al solito. Ma ora, o Signore, Signore, vorrei sapere dalla Tua santissima bocca che cosa mai mi ha resa così degna davanti a Te, che Tu abbia voluto concedere a me, povera peccatrice, tale grazia!»

6. Dissi Io: «Io conosco bene la tua vita fin dalla culla, ma conosco anche il tuo cuore, al quale molti poveri debbono la vita; e per questo sono venuto da te, nella tua grandissima necessità. Tu stessa infatti sei divenuta piuttosto vecchia e gracile, e questo tuo unico figlio doveva diventare il tuo principale sostegno, come speravi anche con ragione; ma egli si ammalò e morì. Ma Io ben vidi il tuo dolore e la tua necessità, ma accanto a ciò anche la necessità dei molti poveri che certo sarebbe subito seguita. Essi, in seguito alla tua propria debolezza e mancanza di aiuto, avrebbero perduto sempre di più il sostentamento finora avuto nella tua casa. Per questo allora Io venni, per aiutare miracolosamente non soltanto te, ma anche molti altri, poveri e oppressi da ogni sorta di necessità.

7. Vedi, questa è la vera e propria ragione che Mi indusse a venire da te! Poiché in verità, in verità dico a voi tutti: “Chi, secondo le sue possibilità, dimostra sempre al suo prossimo povero e oppresso misericordia e amore in tutta affabilità, costui anche presso di Me troverà misericordia, amore e affabilità; in questo infatti consiste il vero Regno di Dio, che ora è venuto a voi in Me, e cioè che amiate Dio al di sopra di ogni cosa, e il vostro prossimo come voi stessi. Chi fa questo, quegli adempie tutta la Legge e sta in piena Grazia di Dio, e la mano benedicente di Jehova è sopra di lui. Chi persevera in tale amore, quegli è e rimane in Me e Io in lui. Ma chi è in Me, come anch’Io in lui, quegli ha in sé l’eterna vita, e non vedrà né gusterà la morte; così infatti egli, già in questo mondo, è un vero cittadino del Regno di Dio, nel quale non c’è più alcuna morte in eterno”. Prendetevi tutti bene a cuore questo, e agite di conseguenza; per questo infatti venni Io stesso in questo mondo, per portare così agli uomini il vero Regno di Dio, e liberarli da ogni cecità e dalla morte delle loro anime, che finora vi ha tenuti in dura prigionia. Se ora qualcuno di voi vuole sapere ancora qualcosa, può chiedere, e Io gli risponderò»

8. Quando ebbi finito di dire questo, il figlio appena rianimato della vedova si rivolse a Me e disse: «O Signore della vita, vedi, io ero completamente morto, e ora vivo di nuovo per Tua Grazia. Ma è proprio vero che con l’esatta osservanza della Tua santa Volontà, ora a noi nota, continuerò d’ora in poi direttamente a vivere in eterno e non morirò mai più? Lo chiedo perché la morte è tremendamente amara, e io non vorrei riassaggiarla un’altra volta! Una volta che si è morti, allora ovviamente non si prova più alcun dolore, ed ogni angoscia e paura è finita, perché attorno a sé niente più si sa, niente si sente, vede ed ode; ma prima di essere completamente morti, la cosa è estremamente angosciante e dolorosa! Perciò, o Signore della vita, io vorrei ben pregarTi di non lasciare più morire me, e neanche tutte le altre buone persone!»

9. Dissi Io: «Mio caro figlio! L’ho pur annunciato poco fa a tutti, molto fedelmente e veramente, che coloro che credono in Me, amano Me sopra ogni cosa, e il loro prossimo come se stessi, non vedranno, non sentiranno né gusteranno la morte; infatti, chi secondo la Mia Parola ha in sé la vita eterna, come può morire?

10. Tu dicesti però anche che la morte in certo qual modo è poi anche buona, una volta che si è completamente morti, perché allora non si ode, non si vede, né si sente più nulla, e così non si sa di nulla attorno a sé; però, Mio caro figlio, non è così come tu ora giudichi secondo la tua sensazione! A te ora sembra ovviamente che, nelle tue condizioni di morte fisica, sei stato completamente morto e incosciente; ma così non fu.

11. Che tu infatti ora non abbia alcun ricordo di tutto quello che è capitato alla tua anima nella sua assenza dal corpo, ciò l’ho predisposto Io molto saggiamente. Se infatti fosse rimasta alla tua anima il ricordo di quanto si trovasse eccezionalmente bene e beata in paradiso, fra molti angeli, e di come poi sia divenuta triste quando essi le annunciarono che secondo la Volontà di Jehova doveva ritornare ancora una volta nel suo corpo, allora tu, ora nuovamente unito al tuo corpo, non ti sentiresti così allegro come sei adesso. Io potrei procurarti di nuovo subito il pienissimo ricordo, se lo volessi; con ciò tuttavia non ti farei nulla di bene, perché così diventeresti per molti anni completamente inabile per questo mondo, nel quale avrai ancora da compiere molte cose.

12. Nella tua età avanzata verrà pure un’altra volta l’ora in cui Io chiamerò a Me la tua anima dal corpo; allora ti darò prima anche la reminiscenza delle condizioni di quei tre giorni da te trascorsi nel paradiso dei miei angeli, e allora tu stesso Mi pregherai in ginocchio di liberare te, quale anima, dal tuo corpo divenuto decrepito.

13. Il tuo corpo ovviamente diventerà allora morto ancora una volta e per sempre, e in esso non resterà alcuna consapevolezza di vita; tu però continuerai a vivere nella perfettissima consapevolezza di te stesso, e salirai con i Miei angeli da un gradino all’altro di sapienza e di amore, diventando sempre più beato, e conoscerai sempre più profondamente il Padre che dimora in Me, e ammirerai le Sue molte e grandi creazioni, innumerevoli e infinite.

14. Vedi, tu Mio caro figlio, così è, e così sarà, e tu puoi ben crederMi in questo; poiché Io, che ora ti ho richiamato di nuovo a questa vita terrena, e Io quale eterno Amore, Sapienza, Potenza, Forza, Luce, Verità e Vita stessa, te l’ho ora rivelato!».

 

[indice]

 

Cap. 37

La condizione per la manifestazione personale di Dio.

 

1. (Il Signore:) «Adesso ovviamente tutto questo devi solo crederlo, ma se la tua fede diventa viva per mezzo delle opere, mediante questa fede viva tu passerai già anche al vedere, al percepire tu stesso e al riconoscere nel modo più profondamente convincente. E ciò per l’anima dell’uomo è molto ma molto meglio di quando essa accetta, come cosa convincentemente vera, soltanto ciò che ha acquisito come verità attraverso il suo proprio faticoso cercare e indagare sulla via dell’esperienza.

2. Sicuramente anche una tale anima, solerte nel cercare e nell’indagare, è ben degna della sua paga, poiché ciascun lavoratore è certo degno della sua paga, ma è meglio un’anima la quale, se sente la verità - dico - dalla bocca di Dio, vi crede e la mette in pratica. Con ciò infatti essa unisce con se stessa il Mio Spirito per mezzo dell’amore, quello Spirito che in un’ora di tempo può darle e anche le dà, di luminosissima sapienza, più di quanto l’anima possa acquisirne in cento anni per la via del suo proprio personale indagare. Ma non per questo un’anima credente e pia dovrebbe mettere anche da parte il retto cercare e indagare! Infatti ciascun uomo dovrebbe esaminare tutto quello che sente da uomini, per trattenere il bene, che pure è sempre vero. Tuttavia ciò che viene rivelato agli uomini da Me stesso, il che è facilmente riconoscibile, l’uomo non ha bisogno di esaminarlo molto, ma solo di credere e di agire di conseguenza, e l’effetto vivo comincerà presto a rendersi a lui molto manifesto.

3. Chi crede in Me, fa la Mia Volontà e ama Me sopra ogni cosa, e il suo prossimo come se stesso, a lui verrò Io stesso, e a lui fedelmente Mi rivelerò. Ma così sarà in avvenire: che alla fine chiunque avrà veramente sete di Me, l’eterna verità, sarà da Me istruito, poiché Io, la Verità nel Padre, sono come un Figlio, ma il Padre è l’eterno Amore in Me. Chi dunque è attratto dall’Amore o dal Padre, costui viene anche al Figlio ossia alla Verità.

4. Perciò è meglio avvicinarsi a Me mediante l’amore che non mediante la ricerca della pura verità. Infatti con l’amore viene anche immancabilmente lo Spirito della verità, proprio così come col fuoco, quando si è innalzato a viva fiamma, viene la luce. Ma se qualcuno scorge bensì una qualche lontana luce e vi accorre, avrà sicuramente da fare piuttosto a lungo prima di giungere nel luogo della luce, per potervi essere anche riscaldato, per vivere, dalla viva fiamma della luce.

5. Chi veramente cerca Dio, costui deve cercarLo nel proprio cuore, dunque nello Spirito dell’Amore, nel quale Amore è celata ogni vita, e così egli troverà Dio e il Suo regno, anche facilmente e presto. Per ogni altra via invece li troverà difficilmente, e in questo mondo spesso per niente affatto.

6. È anche detto nella Scrittura che l’uomo deve adorare Dio. Ma come egli deve adorarlo se, in primo luogo, non ha mai conosciuto Dio altrimenti se non tutt’al più per sentito dire, e con ciò crede a mala pena che ci sia un tale Dio; e in secondo luogo egli non sa neppure lontanamente che cosa significhi adorare Dio! In quel certo pregare con le labbra, in cui è lontano il cuore, Dio non può trovare certamente compiacenza, essendo Egli l’eterno e purissimo Amore.

7. Adorare Dio significa: “Amare Lui sempre al di sopra di ogni cosa, e il prossimo come se stessi”. E amare veramente Dio significa: “Osservare molto fedelmente i Suoi Comandamenti, per quanto incresciose spesso sembrino le circostanze della vita”. Dio le lascia venire su questa o quell’altra persona quando sia necessario, secondo il Suo Amore e la Sua Sapienza, affinché l’anima troppo attratta dalla materia venga rafforzata ed esercitata alla vita! Solo Dio infatti conosce ogni anima, la sua natura e peculiarità, e sa anche nel modo più chiaro e migliore come si può aiutarla sul vero cammino della vita.

8. Dio è dunque in Sé lo Spirito più alto e più puro, poiché è il più puro Amore, e perciò da coloro che Lo vogliono veramente adorare, deve essere adorato nello spirito e nella verità, e questo incessantemente per tutta la vita, come anche fanno in Cielo tutti gli angeli eternamente!

9. Se la preghiera con le labbra fosse un’adorazione retta e a Dio gradita, e Dio pretendesse questo dagli uomini e dagli angeli, Egli sarebbe allora altrettanto debole, vano e privo di saggezza come un cieco e arrogante fariseo che da tutti vuole essere altamente onorato sopra ogni cosa, e sopra ogni cosa dominare. Se infatti una persona dovesse pregare Dio giorno e notte con la bocca, e ciò incessantemente, dove troverebbe allora il tempo per l’altro lavoro necessario, e come procurerebbe il necessario nutrimento corporale per sé e per i suoi? Purtroppo ci sono ora fra gli Ebrei una quantità di tali folli, e ce ne saranno anche in seguito, i quali adorano Dio con le labbra, con preghiere quasi infinitamente lunghe, e ritengono che questo sia un vero servizio divino, e che Dio ne abbia compiacenza, specialmente se un tale biascicar di labbra è accompagnato da ogni sorta di cerimonia.

10. Solo che, in verità, Io dico a voi tutti: “Dove Io sono adorato e onorato così dagli uomini distoglierò subito il Mio Volto, e non baderò mai a una tale adorazione e venerazione”. E questo per mostrare in pratica agli sciocchi uomini, che davanti a Me simili adorazioni e venerazioni sono un vero abominio, e Io non vi bado mai, in particolare non bado mai affatto a quelle che vengono dette dai sacerdoti per denaro. Infatti, colui che prega, essendovi stato pagato da un altro, borbotta una tale preghiera solo per l’apparenza, per lo più senza alcuna fede; e colui che la preghiera deve aiutare, è troppo pigro per piegare lui stesso le ginocchia davanti a Dio, e perciò preferisce far pregare altri per sé.

11. Amate perciò Dio sopra ogni cosa e il vostro prossimo come voi stessi, e fate del bene perfino a coloro che vi fanno del male, e sotto questa forma pregate anche per i vostri nemici e chiedete ugualmente per coloro che vi odiano e vi maledicono, e non rendete male per male - salvo in caso di estrema necessità, per portare in tal modo un vero scellerato dalla via del vizio possibilmente alla via della virtù -, e Io guarderò una tale vera e viva adorazione con la più intima paterna compiacenza, e in verità non lascerò inascoltata alcuna vostra richiesta!

12. Ma a un puro pregare di labbra, senza cuore e senza pienissima fede, mai Io guarderò e darò ascolto. Vi ho ora mostrato con estrema fedeltà la retta via della vita; camminate e agite così, e con ciò sarete e rimarrete in Me, e Io in voi!

13. Ma colui nel quale Io sono, costui mediante il suo amore per Me, e di conseguenza per il prossimo, non camminerà nella notte del giudizio e della morte dell’anima, ma continuamente nel chiarissimo giorno della vita.

14. E ora dimMi, tu Mio caro figlio, come e se hai ben capito questo! Se infatti tu l’hai capito rettamente, agirai anche rettamente di conseguenza, e diventerai pieno di luce!».

 

[indice]

 

Cap. 38

La preoccupazione del giovinetto.

 

1. Disse il giovinetto: «O Signore, Signore ed eterno Maestro della vita, ho ben capito e afferrato tutto questo, e in verità mi pare come se nel mio cuore si sia fatta, già ora, libertà e chiarezza di vita; e perciò io sono anche già convinto in anticipo, nel modo più vivo, che col tempo, quando io stesso metterò mano all’opera molto seriamente secondo la Tua Dottrina, ebbene, soltanto allora si farà in me molto ma molto più chiaro! O Signore, Signore! Fa’ dunque che molti, sì, tutti gli uomini siano illuminati così nel Tuo Amore, e noi uomini allora ci troveremo, già in questo mondo, nel paradiso!

2. Ma ora io scorgo in me anche la fitta notte di Gerusalemme, con la quale dovremo sostenere moltissime battaglie prima che possa spuntare un generale pieno giorno di vita. Infatti, soltanto nella mia luce destata ora in me io vedo la terribile contraddizione tra la Tua purissima Dottrina e gli insegnamenti del Tempio, ingannevoli da far rizzare i capelli e dunque fondamentalmente falsi, e le sue misererevolissime leggi. Come si sarà in grado di affrontarli? I templari infatti hanno ancor sempre nelle loro mani la potenza terrena, e chiunque crede, pensa e agisce diversamente, lo perseguitano con fuoco e spada. Se essi, quando vengono qui, ci troveranno a vivere e ad agire secondo la Tua Dottrina, e ce ne chiederanno ragione, noi allora, essendo persone che stanno nella Tua verità, dobbiamo però anche dire solo la verità per non apparire bugiardi davanti a loro e anche davanti a Te, o Signore, Signore!

3. O Tu eterno Signore di ogni esistenza, e dei Cieli e della Terra, dacci anche qui un consiglio. D’un tratto io infatti, sebbene sia una persona ancora giovane, comprendo ora fin troppo bene che non ci mancheranno, forse già tra brevissimo tempo, le più amare e dure persecuzioni da parte dei templari; e ciò tanto di più, quanto più seriamente e operosamente vivremo e agiremo secondo la Tua Dottrina. O Signore, Signore, che si potrà dunque fare?»

4. Dissi Io: «Via, via, Mio caro figlio! Non sono Io dunque, in primo luogo, più potente del Tempio, che pure non crede in Me, anzi perseguita anche Me in continuazione, cerca di catturarMi e di distruggerMi? Chi crede in Me, chi su di Me fa assegnamento e chi in Me confida, allora saprò ben Io venirgli in aiuto, anche contro la cieca potenza del Tempio! Lo credi tu questo?»

5. Disse il giovinetto: «O Signore, Signore, perdonami la mia paura, inutilmente assurda, io credo, io lo credo indubbiamente! Tu, eternamente unico Signore sulla vita e sulla morte, saprai ben proteggere i Tuoi anche contro la potenza di tutti gli inferni, per quanto essi si adoperino su tutta la Terra per annientare il Regno di Dio ed instaurare il regno della morte eterna»

6. Dissi Io: «Questo è del tutto sicuro, vero e certo! Ma Io ti dico ancora questo in aggiunta, come seconda cosa: “Dentro di voi siate pure mansueti come le colombe, ma verso il mondo siate accorti come i serpenti!”. Poiché Io non lo voglio che voi abbiate apertamente a mostrare e a gettare le Mie perle a tutti i maiali mondani.

7. Se però qualcuno vi dovesse chiamare a rendergli conto di qualcosa, allora vi metterò ben Io in bocca la risposta, e in verità costui non sarà in grado di replicarvi una parola su mille. Se vi do anche questa assicurazione, potete allora, nel Mio Nome, guardare in faccia totalmente pieni di coraggio ogni battaglia che dovesse aspettarvi. In questo tempo, infatti, la diffusione del Mio Regno fra gli uomini richiederà violenza, e coloro che lo vorranno avere, dovranno anche strapparselo con violenza! Tuttavia la sicura vittoria non sarà difficile da conquistarsi, perché Io stesso, il più possente Eroe, concederò ogni aiuto ai combattenti per il Mio Regno! Comprendi anche questo?»

8. Disse il giovinetto: «Sì, Signore, Signore, con la Tua Grazia tutto è facile da capire; poiché insieme al Tuo insegnamento Tu dai, a colui che seriamente vuole vivere secondo il suo divino significato, anche la giusta comprensione, e con ciò anche il coraggio di intraprendere con ogni nemico e di sostenere vittoriosamente la battaglia per la divina verità, pura e piena di vita. Infatti io ero morto, e la Tua divina Parola onnipotente ha rianimato le mie membra e obbligato il cuore a pulsare nuovamente; e così ugualmente la Tua onnipotente Volontà non ha poi lasciato che ora diventassero vuoti i nostri vassoi e le brocche. Inoltre Tu hai aggiunto ancora per noi tutti il più grande bene della vita col dono della Tua Dottrina, mediante la quale noi ora sappiamo già in modo vivissimo e riconosciamo molto bene quello che dobbiamo fare, e perché.

9. Se ora noi sappiamo tutto questo, e abbiamo anche riconosciuto Te, o Signore, Signore, quale solo vero Dio, ciò deve certo anche darci la pienissima fede e la più intima fiducia che Tu ci proteggerai e ci farai da scudo anche nella battaglia contro i nemici della verità; e ci concederai sempre la sicura vittoria su di loro, perché Tu, l’eterna Verità, ce l’hai ora fedelmente promesso. Noi saremo sì, nel cuore, mansueti come le colombe, ma non mancheremo neppure di accortezza verso i nostri eventuali nemici, col Tuo aiuto, o Signore, Signore!».

 

[indice]

 

Cap. 39

La domanda di Giacomo sul significato spirituale del risveglio del giovinetto morto.

 

1. Dopo queste parole, molto piene di spirito per un giovinetto, alle quali perfino i Miei discepoli si stupirono, disse il Mio vecchio discepolo Giacomo il Maggiore: «Signore e Maestro! Tu sai quanto raramente esce una parola dalle mie labbra; qui però io sento nel cuore un particolare impulso a dire anch’io questa volta un paio di parole, se Tu me lo volessi concedere»

2. Dissi Io: «Mio caro fratello! Se Io non volessi che questa volta anche tu parlassi fra gli uomini, il tuo cuore avrebbe allora quiete, come sempre; ma lo voglio Io che anche tu questa volta parli, e dunque ora apri pure la bocca e dì quello che ti suggerirà il tuo senso interiore!»

3. Allora Giacomo si alzò e disse: «Ben oltre due anni siamo già stati con Te in moltissime località e paesi, e fummo testimoni di molti miracoli, di numero quasi infinito, che Tu hai compiuto con la Tua Volontà, ed anche a noi hai dato il potere di guarire i malati e di liberare gli ossessi dai loro spiriti maligni, nel Tuo Nome. A farla breve, se qualcuno scrivesse in libri tutto quello di cui fummo testimoni, non avrebbe di gran lunga terminato neppure in cento anni; e l’intelligenza degli uomini del mondo, per quanto sapienti, neppure comprenderebbe e intenderebbe il senso di tali scritti. Tuttavia questa Tua azione, qui a Nahim, mi ha ora emozionato in modo del tutto particolare, e io ammetto qui del tutto francamente e dico che dietro questa Tua azione sembra esserci un senso molto speciale, profondamente spirituale e profetico.

4. È vero che dietro ciascuno dei Tuoi molti insegnamenti e azioni, alla fine è nascosto un profondo senso spirituale, e parecchie cose io stesso me le sono già decifrate tra me in tutta riservatezza; ma dietro questa Tua azione, secondo il mio sentire, sembra essere nascosto qualcosa di molto particolarmente grande e di molto importante per il futuro. Ed ora ho una grandissima sete di ricevere da Te anche solo qualche vago accenno su ciò a cui allude profeticamente questa Tua azione!»

5. Dissi Io: «Hai giudicato rettamente, Mio caro fratello Giacomo, che fin dalla Mia nascita su questa Terra fosti sempre intorno a Me, e fosti così anche un fedele testimone di tutti i Miei passi, movimenti, parole e azioni su questa Terra, lo sei ancora adesso ed anche lo rimarrai. Dietro questa azione si cela sì ovviamente qualcosa di molto particolare, però quello che in essa è nascosto agli occhi degli uomini non è ben comprensibile per l’umana intelligenza, come essa è attualmente, e neppure per la vostra.

6. Io vedo ovviamente in Me, svelata, l’intera eternità che non finisce mai, e così anche, quale azione già compiuta, ciò che è nascosto dietro questa Mia azione; ma il vostro spirito, essendo adesso ancora nella sua infanzia, non può vedere e comprendere questo.

7. Ma poiché tu sei già un tal segreto pensatore, e intendi e percepisci anche tu stesso che Io non faccio nulla che non abbia un ben corrispondente significato per l’intera infinità ed eternità, e poiché tu vorresti da Me solo qualche vago accenno per te, allora posso anche darti qualche accenno, e così ascolta!

8. Vedi, il perché Io stesso sono venuto in questo mondo quale Figlio degli uomini, l’ho pur dichiarato fin troppo spesso, a voi ed anche a moltissime altre persone, con il costante richiamo ai Profeti, e prima l’ho menzionato di nuovo anche qui. Però vi ho anche già mostrato sufficientemente quale corso prenderà fra gli uomini nei tempi futuri questa Mia Dottrina, che è veramente una Chiesa fondata nuovamente da Me stesso. Questo ve l’ho mostrato a Gerusalemme anche con grandi segni nel firmamento; e vedi, quell’ultimo e tenebrosissimo tempo corrisponde appunto a questo avvenimento. In quel tempo il Mio Insegnamento degenererà in una idolatria mille volte maggiore di come sia mai degenerato un puro insegnamento divino su tutta la Terra fino a questo tempo. Si edificheranno templi ed altari a uomini defunti e dichiarati santi e beati dai sacerdoti, e perfino alle loro ossa putrefatte, e ad essi si tributerà in quei templi una venerazione divina.

9. Io ho detto e mostrato apertamente già in parecchie occasioni a voi, Miei discepoli, che il Mio Regno non è di questo mondo, e che voi non dovete neppure preoccuparvi, per il giorno che verrà, di ciò che mangerete e berrete, ma dovete cercare di diffondere fra gli uomini il Regno di Dio e la sua giustizia, e in cambio di questo non dovete farvi pagare da nessuno come se in qualche modo vi fosse dovuto, ma accettare solamente quello che l’amore degli uomini vi darà nel Mio Nome; infatti tutto avete ricevuto gratuitamente da Me, e gratuitamente dovete anche darlo di nuovo agli altri!

10. Così ho anche detto a voi, e a quegli altri settanta discepoli che a Emmaus ho inviato perché annunciassero agli uomini il Vangelo dai Cieli, che nessuno deve avere due tuniche, né un sacco per metterci dentro qualche cosa, e nemmeno un bastone per opporre resistenza a un nemico; il Mio Nome, la Mia Parola e la Mia Grazia bastino infatti a ciascuno!

11. Così ho anche detto fedelmente e apertamente, a voi e a molte altre persone, che non dovete giudicare nessuno, per non essere un giorno giudicati voi stessi, e che non dovete neanche maledire e condannare nessuno, né mai perseguitare qualcuno con ostilità, per non sperimentare la stessa cosa su di voi; infatti, con la misura con cui misurerete, con quella stessa misura vi sarà ripagato!

12. Sì, voi dovete solo pregare per quelli che vi odiano e vi maledicono, e fare del bene a coloro che si adoperano per farvi del male; in questo modo dovrete aspettarvi il compenso da Me, e così raccoglierete carboni ardenti sulle teste dei vostri nemici e li renderete quanto prima vostri amici!

13. E vedete, Io vi ho comandato di insegnare, di vivere e di agire sotto l’insegna del vero e vivo amore del prossimo, e vi ho anche detto che vi si riconoscerà sempre come Miei veri discepoli se vi amerete l’un l’altro come fratelli, come Io stesso vi amo, e che si riconosceranno sempre i Miei veri seguaci puramente dalle opere di amore, completamente disinteressato, verso il prossimo.

14. Ma vedete, così non sarà in quel tenebrosissimo tempo, ma sarà proprio diametralmente all’opposto di questa Mia Dottrina a voi rivelata con grandissima fedeltà.

 

[indice]

 

Cap. 40

Le condizioni spirituali del tenebroso tempo futuro.

 

1. (Il Signore:) «La vera fede e il puro amore in quel tempo si spegneranno del tutto. Al loro posto si imporrà agli uomini una fede fasulla, con ogni sorta di leggi penali molto malvagie, nello stesso modo in cui una febbre maligna impone la morte al corpo degli uomini. I maestri e profeti falsi - carichi di oro, argento, pietre preziose ed altri grandi beni terreni - in sommo grado superbi, molto egoisti e avidi di potere si presenteranno agli uomini per essere profondamente ossequiati come vostri soli veri successori e Miei rappresentanti. E se contro costoro si solleverà una qualche comunità rinvigorita dal Mio Spirito, e mostrerà loro che essi sono esattamente il contrario di come si presentano agli uomini con la più sfacciata impertinenza e completa dimenticanza di Dio, in quanto costringono gli uomini a cercare la salvezza dell’anima e la verità solo ed esclusivamente da loro, allora ci saranno battaglie, guerre e persecuzioni come non ce ne sono mai state dal principio degli uomini su questa Terra.

2. Però la fase più scellerata e più tenebrosa di tutte non durerà a lungo, e succederà che alla fine i falsi maestri e profeti si daranno da se stessi la spinta mortale. Allora infatti il Mio Spirito, che è lo Spirito di ogni verità, si desterà fra gli uomini oppressi in molti modi, e il Sole della vita comincerà a brillare possentemente, e la notte della morte sprofonderà nella sua antica tomba.

3. Io però vi ho profetizzato già parecchie volte di questo tempo tenebroso ora descritto, e adesso ne ho fatto di nuovo menzione solo perché voi tanto più facilmente troviate, nell’avvenimento di questa sera, la rispondenza con quel tempo futuro.

4. Vedete, questa piccola cittadina, circondata quasi da ogni parte da piccoli villaggi e località pagani, è ancora abitata da un piccolo numero di ebrei i quali, insieme ad alcuni samaritani di vecchio stampo, si trovano in un ebraismo più puro e per i quali le leggi del Tempio sono spesso un abominio! Essi riconoscono molto bene il malvagio e incoerente andamento del Tempio, sebbene non vi si possano opporre. I loro vicini sono pagani, i quali anch’essi non ci tengono per nulla ai loro idoli, tuttavia per l’apparenza esteriore devono fare come se ci tenessero. Essi però non credono propriamente più a nulla se non solamente a un buon guadagno che essi possano depredare in qualche modo.

5. E vedete, così sarà anche in quel tempo da Me profetizzato, ovviamente su vasta scala mondiale!

6. Continuerà a sussistere una comunità pura, simile a questa cittadina, circondata principalmente da uomini completamente atei che praticheranno solo ogni sorta di industria redditizia e che in quel tempo non si occuperanno né della Mia pura Dottrina, né tanto meno dello screditato paganesimo di Roma. In tale situazione dunque la comunità pura comincerà anche ad avere un aspetto molto vedovile e triste.

7. La Mia pura Dottrina assomiglierà alla vedova che era triste, il cui figlio morto Io ho ridestato alla vita; la fede[7] invece equivale al figlio morto che Io ridestai. Lo uccise la febbre maligna, che qui rassomiglia di nuovo alla mentalità del guadagno mondano. A tale mentalità passò anche questo piccolo popolo, e precisamente a causa dell’assurda e malvagia impostura di Gerusalemme, e accanto a ciò anche a causa della totale mancanza di fede dei pagani che circondano questo luogo, pagani che in questo profetizzato e malvagio tempo futuro avranno il nome di “industriali”.

8. Dunque, a causa di tutto ciò la precedente fede pura - seppur giovane, essendosi insediata qui solo circa sedici anni fa tramite un samaritano immigrato in questo luogo e che era appunto il marito di questa vedova - va in rovina per la febbre della mentalità mondana, e infine muore, e noi la incontriamo raffigurata in un morto.

9. Ma ecco che vengo Io stesso, converto i pagani, e vengo qui con loro nella sera di massima tristezza di questa comunità, e rendo di nuovo viva la fede morta, e la restituisco di nuovo alla vedova, dunque alla pura Dottrina divina. Ed ora, dopo questa Mia azione, verranno qui anche tutti i pagani, e accoglieranno la fede, richiamata di nuovo in vita, nell’unico, solo vero Dio, ed essi regoleranno la loro vita secondo la Sua Volontà resa a loro nota.

10. Ma la ragazza cieca, che Io ho reso vedente, rappresenta l’industria, completamente atea, di quel tempo di cui ora si sta parlando. Ed esso sarà misero e magro a tal punto che i re, troppo orgogliosi e troppo amanti dello sfarzo, pretenderanno dagli uomini con ogni violenza forti tasse, perfino su quello che gli uomini mangeranno e berranno, e in tal modo sorgeranno una grande indigenza, rincari, assenza di fede e di amore fra gli uomini, i quali si inganneranno e si perseguiteranno a vicenda.

11. Tuttavia - notatevi bene questo! - quando l’indigenza sarà al massimo, allora verrò Io a causa dei pochi giusti, e cancellerò dalla Terra la miseria, e farò brillare la Mia pura Luce di vita nel cuore degli uomini.

12. Ed ora, Mio caro fratello Giacomo, con quanto ho detto ti ho anche dato gli accenni che desideravi da Me, e tu, quale forte pensatore, troverai facilmente il resto.

13. Sebbene una tale preconoscenza dell’increscioso futuro non renda più beata l’anima dell’uomo, non le nuoce però neppure l’esercitarsi nelle rispondenze[8] e il riconoscere, attraverso queste, come tutto il visibile, tutto quello che esiste e succede in questo mondo, è in intimissimo rapporto e in reciproca relazione con l’interiore e nascosto mondo degli spiriti, quel mondo che contiene in sé tutti i tempi e tutti gli spazi come fossero sempre in uno svelato presente. Avete ora capito bene tutto questo?».

 

[indice]

 

Cap. 41

La domanda del giovinetto sull’offuscamento della pura Dottrina di Cristo.

 

1. Dissero allora tutti: «Sì, Signore e Maestro, quello che Tu ora ci hai di nuovo illustrato, l’abbiamo ben capito; ma nonostante le molte cose che sull’argomento abbiamo già sentito dalla Tua bocca, questo solo non ci è tuttora completamente chiaro, e cioè perché Tu permetti che a questo mondo, dopo che è venuta agli uomini una Luce dai Tuoi Cieli, continuamente debba seguire di nuovo una lunga, fittissima notte dello spirito.

2. Tutti noi, che ora riceviamo dalla Tua bocca la purissima Dottrina, essendo testimoni viventi della Tua personale presenza, delle Tue azioni e dei Tuoi insegnamenti, la trasmetteremo anche altrettanto pura agli altri uomini, e i nostri successori faranno di nuovo lo stesso. E se ci dovesse essere qualcuno, che magari predicasse agli uomini nel Tuo Nome un altro Vangelo, questo Tu certamente lo vedrai e lo saprai sicuramente nel modo più chiaro! A un tale profeta la Tua Potenza saprà pur dunque chiudere la bocca! Se le cose stanno così, allora noi non comprendiamo in che modo la Tua purissima e divinissima Dottrina potrebbe mai essere falsificata e alla fine convertita in un tenebrosissimo e balordo paganesimo»

3. Dissi Io: «Voi adesso non comprendete ancora moltissime cose, che Io però ben comprendo! E così avrei ancora moltissimo da dirvi e da spiegarvi, ma adesso ancora non lo capireste e nemmeno lo sopportereste. Quando però, dopo la Mia ascesa, effonderò su di voi il Mio Spirito di ogni verità, allora Esso vi guiderà in ogni sapienza, e allora comprenderete e capirete tutto quello che adesso siete ancora lontani dal poter comprendere e capire.

4. Ma vedete e state ben attenti a quello che adesso vi dirò ancora! Io però non vi darò alcun insegnamento, ma solo degli esempi molto pieni di significato, dai quali vi può risultare chiaro perché voi adesso, nonostante che abbiate visto e udito da Me già così tante cose, non potete ancora comprendere e capire moltissime di queste.

5. Vedete e osservate la luce del Sole nel suo svariatissimo effetto sulle creature, anche solo di questa Terra, e così pure l’effetto molto eterogeneo della pioggia sul terreno, sulle piante, sugli animali e sugli uomini! Considerate ora che su uno stesso e medesimo campo ci sono delle erbe medicinali, e però in mezzo ad esse dell’erbaccia velenosa; ebbene, da dove prendono le erbe velenose il loro veleno, dal momento che sono tuttavia irradiate da un unico e medesimo Sole, hanno le radici nella stessa terra e sono bagnate e ravvivate dalla stessa pioggia e rugiada?

6. Vedete, questo lo produce lo spirito interiore, il quale converte la luce e la pioggia in ciò che gli è proprio! Il leone, la pantera, la tigre, la iena, il lupo, e ancora una quantità di altre fiere, si nutrono della carne di animali mansueti, e vengono anche irradiati e riscaldati dallo stesso Sole, ed estinguono la loro sete con la stessa acqua che viene usata dai mansueti e docili animali domestici; da dove allora viene loro la ferocia? Vedete, questa la produce il loro spirito interiore, il quale converte in sé la mansuetudine nella più rapace ferocia.

7. Andate inoltre in una casa, e vi troverete una coppia di genitori benedetta con parecchi figli! Questi figli hanno tutti un solo e medesimo padre, una e medesima madre, mangiano alla tavola dei genitori il medesimo cibo, ricevono la medesima istruzione e godono le stesse cure; ma ecco che l’uno è fisicamente forte, l’altro debole, un altro è vispo e pieno di diligenza in ogni cosa, e di nuovo un altro brontolone e pigro. E ancora, un altro di questi figli è pieno di talenti e impara e capisce tutto facilmente, mentre un altro ancora è bensì pieno di buona volontà, ma è privo di talenti, impara difficilmente e capisce tutto solo a fatica, anzi raramente capisce proprio come si dovrebbe effettivamente capire. E così noterete fra questi figli ancora una quantità di altre differenze; ebbene, come mai succede questo? Non vorreste dire anche qui: “Ma, Signore e Maestro, come e perché mai Tu permetti questo? Quale saggio scopo potrà avere?”.

8. Ebbene, vedete, anche questo si deve al libero spirito interiore, il quale produce tutto ciò; e se così non fosse, non ci sarebbe neppure un libero spirito interiore, il cui compito è quello di formarsi e configurarsi da se stesso a un’esistenza autonoma.

9. Ma come e perché è così, Io ve l’ho già mostrato in diverse occasioni, e ve l’ho anche spiegato chiaramente a sufficienza; tuttavia non capite ancora simili cose nella giusta profondità, perché l’eterno Spirito di ogni verità e sapienza ancora non ha pienamente compenetrato e riempito le vostre anime.

10. Se però riflettete solo un po’ su queste immagini che ora vi ho presentato, allora vi diverrà anche presto e facilmente più chiaro come col tempo una Luce dai Miei Cieli, per quanto purissima, possa essere convertita in una fittissima tenebra pagana, ed anche lo sarà, e comprenderete pure che Io alla fine debba tuttavia permettere questo piuttosto che vincolare nell’uomo, con tutta la Mia Potenza e Forza, il libero spirito della vita.

11. Vi piacerebbe una Terra sulla quale una cosa fosse totalmente simile all’altra, così come un occhio all’altro? Vi piacerebbero gli uomini che avessero un aspetto uguale in tutto, così come i passeri, dei quali nessuno è più sapiente e più forte del suo vicino a lui perfettamente simile? Ritengo che un mondo così matematicamente uguale, comincerebbe in brevissimo tempo ad annoiarvi molto. E sarebbe forse diverso nei Miei liberi Cieli, se non vi fossero delle differenze e delle varietà ancora più infinite?

12. Oppure che cosa pensereste della Mia Sapienza, se Io ad ogni entità avessi dato solo l’aspetto di un uovo? Vedete, in conseguenza a quanto sopra descritto, tutto è giusto e buono così com’è! Voi ora, come già detto, ovviamente non comprendete la ragione di moltissime cose; ma verrà pure il tempo in cui capirete e comprenderete tutto questo. E con ciò adesso vogliamo accontentarci di quello che ci è dato finora.

13. Ora però ci sono ancora vivande e vino davanti a noi sui tavoli, e dunque vogliamo fare ancora qualcosa per il nostro corpo. Dopo però andremo a riposare per la notte, e domani di buon’ora ci metteremo di nuovo in cammino. Dove andremo, questo ce lo annuncerà lo Spirito del Padre».

14. A questo Mio discorso i greci si stupirono oltre ogni misura, e Mi lodarono ed onorarono. Io però continuai ancora a mangiare e a bere indisturbato, e così anche tutti gli altri. Dopo mangiato però Mi alzai, e la vedova fece preparare a Me e ai discepoli dei buoni giacigli. I greci invece rimasero ai loro tavoli.

 

[indice]

 

Cap. 42

La vedova e il figlio risvegliato dalla morte testimoniano davanti al popolo.

 

1. Ma avendo sentito la vedova che Io l’indomani sarei partito di buon’ora coni Miei discepoli, ella provvide affinché ci fosse preparata in tempo utile una prima colazione. Quando dunque, di primo mattino, dalla camera del giaciglio notturno arrivammo nella sala degli ospiti, la colazione era già anche pronta, e la vedova si avvicinò a Me col suo figliolo e Mi pregò di voler fare colazione, con i Miei discepoli, prima della partenza.

2. Io vidi però che i tavoli dei greci non erano ancora apparecchiati, e dissi alla vedova: «Vedi, anche i greci che sono divenuti credenti in Me non devono tornarsene a casa a stomaco vuoto! Apparecchia anche la loro tavola, affinché vedano che Io do il pane della vita non solo agli Ebrei, ma anche ai pagani!»

3. Quando la vedova sentì questo, uscì allora in fretta verso la cucina per preparare una colazione anche per i greci.

4. Ma quando ella entrò in cucina, trovò già una sufficiente colazione, molto ben preparata, e con grande stupore domandò alle sue ragazze di cucina chi mai avesse preparato quella seconda colazione del mattino per i greci in così breve tempo.

5. Ma le ragazze dissero: «Non lo sappiamo, e non abbiamo neppure visto nessuno in cucina all’infuori di noi; ma quello che tu ora noti con grande stupore, anche noi lo notammo con ugual stupore, e un timore ci assale, e cioè che il grande e potente profeta, che ieri ti ha rianimato il figlio, avrà disposto così con la potenza della sua volontà! Sì, sì, è sorto fra gli Ebrei un grande profeta, e in lui Dio ha rivisitato ancora una volta, visibilmente, il Suo popolo che cominciava a dimenticarsi molto di Lui, e dopo questa visitazione, se gli uomini non si convertiranno subito e non faranno penitenza, seguirà sicuramente un grande giudizio che sterminerà tutti coloro che fanno del male»

6. Disse la vedova: «Sì certo, sì certo, qui potete avere completamente ragione! Ma dal momento che adesso, in un modo così prodigioso, è pur pronta la colazione anche per i greci, allora portatela subito nella sala degli ospiti e mettetela sulla tavola a cui siedono i greci, poiché così vuole il grande Profeta, colmo di tutta la Forza dello Spirito divino!»

7. A queste parole della vedova, la colazione prodigiosamente preparata fu anche portata immediatamente sulla tavola dei greci, e noi cominciammo subito a mangiare la ben preparata colazione, ed eravamo pieni di buon umore.

8. Ma la vedova voleva cominciare a raccontare ai greci, i quali si meravigliavano molto per la veloce preparazione del pasto da Me richiesto per loro, in quale modo esso fosse stato preparato.

9. Io però le dissi: «Donna, per quello che tu vuoi dire, si troverà tempo sufficiente anche dopo che Io sarò partito; adesso invece mangiamo e beviamo ciò che è messo in tavola!»

10. A questa Mia esortazione la vedova tacque e mangiò e bevve con noi.

11. Dopo una mezz’ora di tempo, tutti avevano fatto colazione, e Io Mi alzai da tavola con i Miei discepoli e ci disponemmo a partire.

12. Ma quando per così dire volevamo mettere i piedi in marcia, già una quantità di persone, dalla città, venivano davanti all’albergo della vedova, e qui volevano informarsi se il figlio della vedova, risvegliato dalla morte, vivesse ancora, e se il risveglio fosse stato reale oppure solo apparente. E questo perché vi erano già stati dei grandi maghi che erano venuti lì in Giudea, spesso dai lontani paesi d’Oriente, e avevano reso di nuovo viventi delle persone morte; però la vita era stata solo di breve durata, perché era solo una vita apparente, ma non reale, ed essi perciò desideravano apprendere ora subito se il figlio continuasse a vivere, oppure se cominciasse di nuovo a perdere la vita, magari come era anche stato sempre il caso, immancabilmente, dopo tutte le rianimazioni magiche.

13. Allora la vedova Mi chiese che cosa dovesse rispondere a quelli che con invadenza facevano domande.

14. E Io dissi a lei: «Manda fuori il figlio da quelli che fanno domande! Quando lo vedranno tutto fresco e sano, egli stesso sarà la migliore risposta a tutte le loro sciocche domande. Il rabbino locale li ha istigati così per stizza, perché ieri i greci gli hanno dimostrato che capiscono il profeta Isaia meglio di lui, che è un vecchio scriba. Il rabbino dunque ha dato informazioni sui maghi - di cui lui stesso ha solo udito parlare, ma non ne ha mai visto uno - a quelli che ora stanno facendo le domande, così che essi adesso dubitano; ma quando vedranno il figlio, i loro dubbi svaniranno.

15. Guardatevi però dal rabbino e dai farisei; essi infatti, per conservare credibilità alla loro affermazione e il trionfo fra il popolo, attenteranno alla vita del figlio quando lo vedranno continuare a vivere sano, e cercheranno in qualche modo di avvelenarlo! Perciò non invitateli certo come ospiti, e non fatevi neppure mai invitare ospiti da loro, e non accettate neppure altre cose da loro, e allora così non potranno farvi nulla! Osservate questo, e Io vi preserverò da tutti gli altri pericoli! Ed ora va’ fuori tu col figlio, affinché essi ricevano in questo modo la più semplice e migliore risposta alle loro molte domande!»

16. Dopo di che la vedova andò fuori col figlio dai molti interroganti, e disse loro, indicando con la mano: «Vedete, voi tutti che dubitate, questo mio figlio vive ed è fresco e sano! Egli dunque non apparentemente, ma realmente è stato risvegliato dalla morte alla vita dal grande Profeta colmo dello Spirito di Dio. Andate a dirlo anche al rabbino che vi ha istruiti così stoltamente!»

17. Dopo di che disse anche il figlio, che tutti stavano a guardare a bocca aperta come una delle meraviglie del mondo: «Sì, sì, io vivo, sono anche tutto contento, fresco e sano, e, secondo la promessa di Colui che mi ha risvegliato dalla morte alla vita, continuerò anche a vivere; e se io d’ora in poi farò e adempirò completamente il Suo Volere, continuerò anche a vivere, e mai più vedrò, toccherò e assaggerò la morte. Andate a dire anche questo al rabbino, affinché possibilmente anche lui voglia diventare credente e beato!».

18. Quando gli interroganti ebbero visto e sentito parlare così il figlio che ben conoscevano, allora ogni dubbio scomparve da loro, ed alcuni cominciarono a prendersela col rabbino, perché su questa cosa li aveva informati in modo del tutto falso.

19. Quando la vedova con suo figlio tornò nella stanza, Mi ringraziò insieme al figliolo per il buon consiglio, e provava una grande gioia per essersi liberata così presto e così facilmente dai molti importuni che stavano a far domande.

 

[indice]

 

Cap. 43

I segni della presenza spirituale del Signore.

 

1. Poi però si avvicinò a Me anche il greco, quello che già prima faceva da portavoce, e disse: «Signore, Signore, Dio e Maestro dall’eternità nel Tuo Spirito! È vero che ora ci lasci nella Tua Personalità visibile, ma noi Ti preghiamo di voler restare presso di noi col Tuo sommo Spirito divino, e darci, solo di quando in quando, un segno che ci sia garanzia che Ti ricordi di noi, e dunque in Spirito sei anche presso di noi»

2. Dissi Io: «Sì, sarà anche così, fino alla fine dei tempi di questo mondo visibile! Però non un segno solo, ma parecchi dovete sempre averne per dimostrare che Io, in Spirito, sono presente presso di voi, fra voi e in voi! Ma i segni sicuri e mai ingannevoli saranno sempre ed eternamente i seguenti:

3. Primo, che voi Mi amiate più di ogni cosa al mondo! Se infatti qualcuno ama una qualsiasi cosa al mondo più di Me, costui non è degno di Me; ma chi Mi ama veramente sopra ogni cosa, costui proprio con tale vero amore è in Me, e Io sono in lui.

4. Un secondo segno della Mia presenza presso di voi sia anche questo: che voi, per amor Mio, amiate il vostro prossimo e le persone accanto a voi altrettanto quanto voi stessi; chi infatti non ama il suo prossimo, che egli vede, come può costui amare Dio in Me, che egli non vede? Se voi adesso anche Mi vedete e udite, tuttavia in seguito non Mi vedrete più in questo mondo! E quando non Mi vedrete più, resterà il vostro amore così com’è ora che Mi vedete? Sì, presso di voi l’amore certo resterà; ma vedete anche che rimanga così presso i vostri successori! Infatti, se qualcuno Mi amerà veramente nel cuore sopra ogni cosa, vivendo e agendo secondo la Mia Volontà a lui rivelata, a costui verrò Io stesso, come di persona, in Spirito, e Mi rivelerò a lui come pienamente presente.

5. Un terzo segno della Mia presenza presso di voi, in voi e fra voi sarà anche questo: che vi sarà sempre dato tutto quello che chiederete seriamente al Padre in Me, pregandoLo nel Mio Nome. Ma si capisce da sé che non dovete chiederMi sciocche e futili cose di questo mondo; se infatti faceste così, mostrereste dopo tutto chiaramente di amare simili cose più di Me, e questo in verità non sarebbe segno della Mia presenza presso di voi, in voi e fra voi.

6. Un quarto segno della Mia potente presenza presso di voi, in voi e fra voi sarà anche questo: che se voi per vero amore del prossimo imporrete le mani nel Mio Nome alle persone fisicamente ammalate, esse dovranno star meglio se lo star meglio è utile alla salvezza delle loro anime.

7. Anche qui però si capisce da sé che voi diciate sempre nel vostro cuore: “Signore, sia fatta non la mia, ma solo la Tua Volontà!”. Voi infatti non potete sapere se e quando lo star meglio del corpo è utile alla salvezza di un’anima, e un’eterna vita su questa Terra, nel corpo, non è assegnata a nessun uomo; perciò anche l’imposizione delle mani non sempre e non a ciascuna persona può procurare la liberazione dai suoi mali fisici. Tuttavia non commetterete peccato se dimostrerete amore ad ogni ammalato nel modo che vi ho indicato; farò ben Io il Soccorritore quando è utile alla salvezza dell’anima di quella persona, cosa che solo e unicamente Io posso sapere.

8. Se avete sentito da un qualche luogo lontano che là l’uno o l’altro vostro amico giace ammalato, pregate allora per lui, e imponetegli le mani in spirito, ed egli dovrà anche star meglio!

9. Ma la preghiera che è da pronunciarsi solo nel cuore consiste nelle seguenti poche parole: “Gesù, il Signore, voglia aiutarti! Lui ti rinvigorisca, Lui ti guarisca con la Sua Grazia, il Suo Amore e la Sua Compassione!”. Se voi, pieni di fede e di fiducia in Me, la pronuncerete sopra un vostro amico – o amica – ammalato, per quanto lontano possa trovarsi, tenendo le mani sopra di lui in spirito, egli in quel momento starà meglio se ciò è utile alla salvezza della sua anima.

10. Un quinto segno ancora della Mia presenza presso di voi, in voi e fra voi sarà però anche questo: che voi, se sempre fate la Mia Volontà, conseguirete in voi la rinascita dello spirito. Questo sarà un vero battesimo di vita, poiché in esso venite riempiti col Mio Spirito, e con ciò introdotti ad ogni sapienza.

11. A questo quinto segno però aneli ciascuno prima di tutto! Infatti colui nel quale si attuerà questo segno, avrà già in questo mondo l’eterna vita, e potrà fare e compiere quello che Io faccio e compio; egli infatti sarà allora una cosa sola con Me.

12. Ora vi ho mostrato i segni della Mia presenza; agite di conseguenza, così percepirete quanto prima, nel modo più vero, il Mio Spirito presso di voi, in voi e fra voi!».

 

[indice]

 

Cap. 44

Il giusto modo di venerare il Signore.

 

1. Dopo di che il greco Mi interrogò, dicendo: «O Signore e Maestro! Poiché noi tutti abbiamo avuto ora la fortuna, che non sarà mai stimata abbastanza in eterno, di conoscere Te stesso nella Tua divina Personalità, e abbiamo sentito dalla Tua bocca le parole della Vita, allora io, almeno per noi greci, sarei del parere di costruirTi una Casa in cui radunarci una volta alla settimana per parlare della Tua Dottrina e per leggervi Mosè e i Profeti. Negli altri giorni, infatti, ciascuno di noi è più o meno carico di lavoro, ora qua e ora là, e dunque non è facile che possiamo parlarci reciprocamente della Tua Dottrina e delle Tue azioni, ed esortarci ad agire secondo la Tua Volontà. O Signore e Maestro, dicci dunque se questo Ti sarebbe gradito!»

2. Dissi Io: «A che scopo costruire un’apposita casa, dato che avete già comunque le vostre abitazioni nelle quali potete anche radunarvi nel Mio Nome per parlare della Mia Dottrina e per comunicarvi le esperienze fatte, che sicuramente si verificheranno per ciascuno in seguito al camminare secondo la Volontà di Dio? Così non è neanche necessario introdurre a tale scopo un determinato giorno festivo, che voi magari chiamiate giorno del Signore, come i farisei [chiamano] il sabato. Infatti ciascun giorno è dopo tutto un giorno del Signore, e dunque si può fare ugualmente del bene in ogni giorno. Dio infatti non guarda al giorno, e meno ancora a una casa costruita a Lui per onorarLo e adorarLo, ma Dio guarda solo al cuore e alla volontà dell’uomo. Se il cuore è puro e la volontà buona, ed essa spinge l’uomo intero all’azione, ciò è già la vera e vivente dimora dello Spirito di Dio nell’uomo; e la sua volontà sempre buona e attiva, secondo la Volontà di Dio riconosciuta, è il giorno vero, e perciò anche sempre vivo, del Signore!

3. Vedete, questa è la verità, e a questa dovete poi anche restare costantemente! Tutto il resto invece è vano e non ha valore davanti a Dio.

4. Ma nei tempi futuri gli uomini Mi costruiranno bensì certe case, e in esse, come i farisei nel Tempio di Gerusalemme e come i sacerdoti pagani nei templi degli idoli, Mi presteranno un certo servizio divino in un determinato giorno della settimana, al quale aggiungeranno poi ancora certe altre grandi e principali festività durante l’anno. Ma quando ciò diverrà una consuetudine generale fra gli uomini, contrariamente al Mio consiglio e alla Mia Volontà, allora i segni che ho detto prima, della Mia Presenza viva presso gli uomini, in essi e fra di essi, si perderanno completamente! Poiché nei templi costruiti da mani d’uomo sotto il titolo “per la maggior gloria di Dio!”, Io dimorerò altrettanto poco, quanto ora nel Tempio di Gerusalemme!

5. Ma se voi per amor Mio volete costruire una casa in una comunità, questa sia una scuola per i vostri bambini, e inoltre date loro anche insegnanti secondo la Mia Dottrina! Così pure potete costruire una casa per poveri e ammalati e minorati! Provvedete una tale casa di tutto ciò che è necessario per accudire le persone che vi abitano, e così facendo avrete sempre da rallegrarvi della Mia Compiacenza! Ogni altra e ulteriore cosa è dannosa e, come ho già detto, non ha valore davanti a Dio.

6. In una scuola ben sistemata, però, potete tenere anche i vostri raduni e i vostri discorsi nel Mio Nome, e non avete bisogno a tale scopo di costruire anche una qualche terza casa.

7. Come però si debba adorare Dio senza interruzione nello spirito e nella verità, l’ho già mostrato a voi tutti in modo chiaro e ben comprensibile, e così non ho più nient’altro per voi da aggiungere. Io vi ho mostrato la via, continuando a percorrere la quale voi potete pervenire ad ogni verità e sapienza, e per il momento era questo necessario per voi. Ora però camminate e agite così, e cercate prima di tutto in voi il Regno di Dio, tutto il resto vi sarà dato in aggiunta!».

8. A queste Mie parole tutti i presenti si inchinarono e Mi ringraziarono con grande fervore anche per questo insegnamento. Anche la vedova venne ancora una volta davanti a Me con suo figlio, ed entrambi Mi ringraziarono per l’amore loro dimostrato, e Io poi impartii a tutti la benedizione, e noi ci mettemmo poi subito a proseguire il viaggio.

9. Quando passammo attraverso la cittadina, ci videro molti che, il giorno prima, erano stati testimoni di quello che Io avevo fatto al figlio della vedova, ed essi ci corsero incontro e gridarono ad alta voce: «Salve a te, tu grande profeta del Signore! Attraverso te, Dio ha visitato ancora una volta il Suo popolo, nel grande abbandono in cui si trova. Grazie e onore a Lui, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, adesso e in tutta l’eternità! O tu grande profeta, pienissimamente ricolmo dello Spirito di Dio, non vorresti dunque permetterci che alcuni di noi vengano con te affinché sentano così la tua dottrina e poi ce l’annuncino? Ieri infatti, dalle tue parole, abbiamo desunto che tu sei pieno di divina Sapienza, e su di essa vorremmo sentirne di più!»

10. Dissi Io: «Di questo non avete bisogno ora! Ma se volete vivere e agire secondo la Mia Dottrina, allora osservate i Comandamenti di Dio, che diede Mosè, e così vivrete anche pienamente secondo la Mia Dottrina. Io infatti non sono venuto in questo mondo per abolire Mosè e i Profeti, ma per confermare e adempiere tutto quello che sta scritto nei loro Libri.

11. Se però volete venire a sapere qualcosa di più preciso su di Me, andate dalla vedova presso la quale si trovano ancora anche i greci! Costoro vi annunceranno quello che hanno sentito dalla Mia bocca».

12. A queste parole però questi invadenti Mi lasciarono, e si recarono dalla vedova.

 

[indice]

 

 

 

IL VIAGGIO DEL SIGNORE ATTRAVERSO LA SAMARIA

 

 

Cap. 45

La carovana dei ladroni.

 

1. Io invece proseguii velocemente con i discepoli, sulla via che conduceva verso Gerusalemme. Non andai però subito a Gerusalemme, ma feci una grande deviazione, e cioè attraverso la Samaria e una parte di Galilea, nelle province in cui gli uomini in gran parte Mi conoscevano già, e qua e là Mi portavano i loro ammalati, e Io li guarivo.

2. Ma la via che avevamo da percorrere era piuttosto abbandonata, e perciò anche poco frequentata, e noi potevamo spesso, senza essere molto visti, procedere alla velocità del vento, come avevamo anche sempre fatto quando c’erano da effettuare dei viaggi lunghi.

3. Mentre, verso mezzogiorno, ci trovavamo già in Samaria, ci venne incontro una piccola carovana che andava in Egitto passando per Gerico.

4. Ma la prima guida della carovana si fermò davanti a noi e ci domandò, in lingua greca, se per quella via si potesse arrivare agevolmente a Gerico e da lì proseguire per l’Egitto.

5. Io però dissi a lui: «Come sei diventato una guida se tu stesso non conoscile strade?»

6. Disse la guida: «Noi abitiamo molto più in là ancora di Damasco, ed è la prima volta nella nostra vita che facciamo questo lungo viaggio; è per questo che siamo spesso obbligati a informarci qua e là sulla via più giusta e più diretta; cosa che spesso qui è anche difficile, perché solo raramente qualcuno sa la nostra lingua»

7. Dissi Io: «Ascolta, se un viandante veramente non conosce la via che ha da percorrere, allora fa una cosa molto giusta e buona se si informa da qualcuno sulla via giusta e possibilmente più diretta che conduce in un Paese straniero; però non è bello da parte tua di fermarci e di trattenerci qui sulla via col pretesto che non conosci questa strada che hai pur percorso già una ventina di volte! Il motivo per cui tu ci trattieni qui è invece tutt’altro, e in verità non è lodevole! Tu ritieni che portiamo con noi dei tesori nascosti, dei quali, rapinandoci, vorreste impadronirvi, ed è per questo che ci hai fermati. Tuttavia noi non portiamo con noi tesori del genere che pensi tu, ma altri tesori, per anima e spirito, li portiamo con noi in somma abbondanza e li diamo anche gratuitamente a chiunque con piena serietà desideri possederli per la salvezza della propria anima!»

8. A queste parole la guida rimase stupita e Mi domandò, in tono ancora più sfacciato: «Da dove sai questo di noi, e chi ci ha traditi?»

9. Dissi Io, pure con voce più energica: «Io ti conosco già fin dalla tua nascita, e così pure i tuoi settanta compagni. Il tuo vero nome è Olgon, che tu però non dichiari mai, ma ne dichiari invece uno sempre diverso che tu inventi per ogni località in cui vai, così come anche ciascuno dei tuoi complici, e ciò affinché nel luogo che avete rapinato sia difficile avere informazioni su di voi per ricercarvi e consegnarvi ai tribunali.

10. Anche ora, dunque, voi non volete andare in Egitto; sapete invece che a Gerico si tiene un grande mercato, dal quale volete ricavare qualche cosa. E anche questo sapete: che fra quattro settimane, contando da oggi, si terrà a Gerusalemme la festa della dedicazione del Tempio, festa a cui vengono sempre molti stranieri con ogni sorta di tesori e di merci, di cui molte cose vi possono servire. Ma Io vi dico: “Questa volta farete un magro bottino!”»

11. Disse la guida, ora già piena d’ira: «Se volete ancora andarvene da questo posto con salva la pelle, allora tacete di noi dappertutto se ci conoscete già, ed ora andatevene da qui in tutta fretta, poiché anch’io vi conosco, e vi giuro per tutti gli dèi la più terribile vendetta se venissi a sapere che ci avete traditi! Noi viviamo sì di rapina, ma non per questo siamo assassini, poiché se lo fossimo, ora ve la passereste male!»

12. Dissi Io: «Se tu Mi conoscessi, diresti a Me: “Signore, sii benigno e misericordioso con me, grande peccatore, e perdonami i miei peccati, poiché io voglio correggermi e fare penitenza, e voglio adoperarmi per riparare possibilmente ogni torto che io abbia fatto a qualcuno!”. Ma dato che non Mi conosci, sei deciso a persistere nei tuoi peccati, e Mi giuri vendetta per tutti gli dèi, benché tu sia un ebreo e conosca le Leggi di Mosè. Se tu fossi sul serio soltanto un greco, allora non avrei permesso che tu Mi fermassi, ma poiché anche tu sei un figlio di Giacobbe, così solo Io ho permesso questo, e ciò affinché ti capiti un’occasione di apprendere la verità e di fare in essa un bottino migliore, per la tua vita, che non quello per il quale vi siete messi in cammino»

13. Disse allora Olgon in tono più moderato: «Così dimmi chi saresti, perché io allora possa parlare con te diversamente!»

14. Dissi Io: «Io sono Uno a cui è data ogni Potenza in Cielo e sulla Terra, e al potere della Mia Volontà tutte le cose sono sottomesse; infatti la Mia Volontà è la Volontà di Dio, e la Mia Forza è la Forza di Dio che eternamente domina e regna su tutte le forze. Adesso sai chi è che parla con te!»

15. Disse Olgon: «Oh, oh, come sarebbe questa cosa? Se dunque ti è data ogni potenza in Cielo e sulla Terra, allora saresti certo più di Mosè e di tutti gli altri Padri e Profeti. Essi infatti hanno posseduto solo una piccola potenza su questa Terra, come abbiamo letto nella Scrittura. E tu invece possederesti addirittura ogni potenza in Cielo e su questa Terra? Ah, una cosa simile non l’ho mai sentita ancora dalla bocca di un uomo, a meno che uno non fosse pazzo, ma questo certo non sembra essere il tuo caso, perché in primo luogo non ne hai l’aspetto, e in secondo luogo non si avverte anche nulla di folle nel tuo discorso. Se in te sul serio è insita una tale perfettissima Potenza divina, allora daccene una prova, e noi vogliamo credere alla tua parola e fare secondo la tua volontà!»

16. Dissi Io: «Lo farei se sapeste tacere davanti agli Ebrei in Gerusalemme, e particolarmente davanti ai farisei nel Tempio, e anche in altri luoghi dove andate e incontrate farisei, poiché a questa genia di uomini non deve brillare la Luce dei Cieli!».

 

[indice]

 

Cap. 46

La confessione dei ladroni.

 

1. Disse Olgon, ed anche alcuni suoi compagni: «Sì, taceremo! Infatti anche noi siamo i più grandi nemici degli insaziabili farisei! Noi prima eravamo tutti degli onesti ebrei ed eravamo al servizio dei farisei, e poiché eravamo uomini vigorosi e audaci, e comprendevamo anche la Scrittura, allora essi ci spiegarono che le Leggi dell’amore del prossimo stavano in questi termini: sta bensì scritto che non si deve rubare né rapinare, e neanche bramare i beni del prossimo, ma questo è da intendersi soltanto da parte degli Ebrei fra di loro. Chi però è astuto, coraggioso e robusto, quello può rubare ai pagani i loro tesori, ed anche portarglieli via con violenza quanto più possa e voglia, e davanti a Dio non commette peccato; al contrario, Dio ha solo una particolare compiacenza per un tale coraggioso e astuto ebreo che ruba e rapina i tesori terreni ai nemici di Dio e ne offre una parte al Tempio. Tuttavia non si devono uccidere senza necessità i pagani derubati, perché essi poi non piombino con la loro legge tirannica sugli Ebrei, già comunque da loro oppressi oltre ogni misura, e non li schiaccino totalmente, fino alla morte.

2. E vedi, dato che noi ritenevamo la voce dei farisei come voce di Dio, diventammo poi anche, senza farcene una cattiva coscienza, ladri e rapinatori. Infatti rubavamo e rapinavamo i pagani, certamente - così era il nostro parere all’inizio per incarico di Jehova, allo stesso modo come anche il grande re Davide per incarico di Dio dovette cancellare dal suolo della Terra i Filistei, ed anche altri scellerati popoli pagani, la qual cosa sicuramente Dio gli attribuì come merito, dato che lo chiamò l’uomo secondo il Suo Cuore!

3. Così anche noi per lungo tempo pensavamo di essere uomini secondo il Cuore di Jehova; ma quando, col tempo, scoprimmo noi stessi come gli stessi templari cominciassero a mettere le mani sui beni degli ebrei e usurpassero il patrimonio delle povere vedove e degli orfani, commettessero adulterio, violentassero anche ragazzi e bambine, e commettessero ancora una serie di altri abomini, allora lasciammo perdere tutta la fede in un Dio e in Mosè, e continuammo la nostra attività per conto nostro, ed allora neppure i ricchi ebrei furono al sicuro davanti a noi. È per questo che ci siamo messi negli abiti dei Greci e dei Romani, perché così travestiti possiamo spesso liberare dai loro tesori ricchi farisei ed altri ricchi ebrei di più che qualunque greco e romano. Ai poveri però non abbiamo mai portato via qualcosa, anzi spesso abbiamo fatto loro dei regali, specialmente quando ci eravamo presi dei bottini veramente ricchi.

4. Tu, nella tua prodigiosa conoscenza di tutte le cose, sapevi esattamente chi siamo, ed anche il mio vero nome non ti era sconosciuto, per cui saprai anche sicuramente che a nostro riguardo le cose stanno anche così come ora te le abbiamo raccontate fedelmente e apertamente. Dunque, quale sapientissimo profeta scorgerai anche la ragione per la quale noi in questo tempo, e già da parecchi anni, siamo diventati veri ultranemici dei farisei e di tutti i ricchi ultraebrei. E se tu, per ravvivare la nostra fede in Dio e in te, Suo straordinario inviato ed eletto, ci vuoi dare un segno della tua onnipotenza su tutto, in Cielo e in Terra, puoi anche star sicuro che noi non ti tradiremo mai ai farisei. Dacci dunque qualche prova della tua onnipotenza simile a quella di Dio, in Cielo e in Terra!»

5. Dissi Io: «Bene, dunque, poiché ora avete detto la verità, e avete dichiarato apertamente davanti a Me come sono andate le cose, allora tutta la vostra colpa ricade sui farisei - che appunto perciò riceveranno una condanna tanto maggiore -, e a voi invece Io perdono i peccati finora commessi se d’ora in avanti cessate completamente di praticare l’attività finora svolta e se anche, da onesti ebrei, vi procurate da mangiare e da vivere onestamente; questo potete farlo facilmente, dato che finora vi siete già appropriati più che a sufficienza di beni terreni, con i quali però dovete anche ricordarvi largamente dei poveri, ebrei o pagani, il che ora è lo stesso. Se Mi promettete apertamente e fedelmente anche questo, allora voglio darvi anche subito le prove di quello che Io stesso vi ho detto di Me»

6. Dissero tutti, battendosi le mani sul petto: «Signore, vogliamo farlo e lo faremo com’è vero che con le nostre proprie mani ci battiamo il petto e com’è vero che noi, incitati nuovamente da te, vogliamo credere nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, e osservare nel modo più scrupoloso tutti i Suoi Comandamenti, anche in tutti i nostri figli e figli dei figli, fino alla fine del mondo, se Dio volesse aiutarci!».

 

[indice]

 

Cap. 47

La trasformazione del deserto.

 

1. Dissi Io: «Bene così, dunque! Fate dunque attenzione, e non spaventatevi, poiché non vi sarà torto neppure un capello! Vedete, qui c’è una regione deserta, un territorio di parecchie migliaia di iugeri; nient’altro che roccia piatta, desertica, coperta a mala pena, qua e là, con grovigli di spini mezzi rinsecchiti e pochi cardi. Questo deserto, anche a motivo della sua sterilità e del suo ulteriore stato rovinoso, non è adatto a nulla se non tutt’al più per una mulattiera misera, difficile e faticosa da percorrere.

2. Se io faccio qui un cambiamento di questa zona, e poi la do in possesso a voi e ai vostri discendenti, nessuno per questo viene danneggiato nella proprietà dei suoi terreni. Ma voi comunque avete dimorato per lo più in questo deserto e nelle sue molte spelonche e caverne, e ne avete fatto così la vostra residenza principale, il che è già fin troppo noto ai confinanti di questo deserto, e cioè Samaritani e in parte anche Galilei e Giudei; e così potrete ritenervi proprietari di questa regione senza essere contestati, anche quando essa sarà nel suo stato fertile e fiorente.

3. Tuttavia, prima ancora che Io benedica questo deserto davanti a voi e per voi, debbo mostrarvi che Io sono il Signore anche di tutte le potenze e le forze dei Cieli, e così aprite ora gli occhi, le orecchie e i cuori! Rivelatevi, voi potenze e forze dei Miei Cieli, nascoste agli occhi di carne!».

4. Quando Io ebbi detto questo, fu aperta a tutti la vista interiore, ed essi scorsero le innumerevoli schiere di angeli, e sentirono un sublime canto di lode, il cui senso però le loro anime non furono in grado di comprendere; e molti dei più luminosi angeli scesero a inchinarsi davanti a Me, e adorarono il Mio Nome.

5. Quando gli ex-ladroni videro questo, li colse una grande paura.

6. Ma Io dissi loro: «Perché mai v’impaurite davanti a questi Miei angeli che Mi sono sottomessi e rimangono beatissimi per l’eternità? Eppure Io solo sono l’unico Signore su ogni cosa in Cielo e sulla Terra, e non vi siete di gran lunga impauriti davanti a Me, sebbene questo Io ve lo abbia detto!».

7. Dopo di che anche i ladroni scesero tutti dai loro giumenti, si gettarono inginocchio e Mi pregarono di avere misericordia.

8. Ma questa visione durò per un quarto d’ora circa, e durante questo tempo Io ordinai agli angeli inginocchiati attorno a Me di far convergere subito in quella zona fulmini, vento e pioggia torrenziale fra i più poderosi, perché dopo Io benedicessi questo deserto come terra fertile!

9. Allora questa visione, secondo la Mia Volontà, cominciò a sparire; ma al suo posto il cielo atmosferico terreno cominciò a riempirsi di densissime nubi. Non passò neppure mezz’ora che dal sud cominciarono a infuriare degli uragani tanto violenti che i ladroni e perfino i Miei discepoli cominciarono a pregarMi di non lasciarli perire.

10. Ma Io dissi: «Eppure spesse volte avete sperimentato cose del genere al Mio fianco, e non vi è stato mai torto neppure un capello! Se Io sono accanto a voi, uomini di poca fede, quale potenza potrebbe danneggiarvi?».

11. Con ciò i discepoli si misero di nuovo tranquilli. Ma alcuni passi più avanti c’era una spaziosa caverna; quando però la tempesta divenne sempre più violenta, e migliaia di migliaia di fulmini si susseguivano uno dietro l’altro e la pioggia cominciò a precipitare a fiumi dalle nuvole, allora i ladroni presero i loro giumenti e si rifugiarono con essi nella caverna, mentre Io con i discepoli rimasi allo scoperto, senza essere mai toccati neppure da una goccia di pioggia.

12. Ma anche la tempesta durò solo per una piena mezz’ora, e tuttavia i potentissimi fulmini avevano frantumato e impastato la roccia incolta dell’intero deserto, plasmandola in fango grigio fino a una profondità superiore all’altezza di un uomo; e i flutti, scrosciando in tutte le direzioni, avevano riempito le molte fosse e i molti dirupi, e con ciò li avevano resi adatti come campi da coltivare e giardini. Le molte altre buche e caverne sotterranee, però, le aveva riempite invisibilmente la Mia Volontà, e così l’intero deserto, di non trascurabile vastità, nel breve tempo complessivo di neanche un’ora piena venne trasformato in una rigogliosa terra per campi e vigneti. La tempesta era finita, il cielo si schiarì, e il Sole illuminò ora con i suoi caldi raggi un nuovo suolo.

 

[indice]

 

Cap. 48

Il Signore benedice il deserto.

 

1. Ora dunque anche i nostri ladroni vennero fuori, tutti intimiditi, dalla caverna che Io non avevo lasciato inondare e riempire di fango, e Io chiamai a Me Olgon.

2. E quando egli arrivò insieme a un paio dei suoi primi compagni, Io allora gli dissi: «Ora, Olgon, credi tu che Io sono Colui in veste del Quale Mi sono presentato a te con la bocca?»

3. Dissero Olgon e i suoi due compagni: «Sì, o Signore, Signore! Noi lo crediamo ora certamente, ben al di là di ogni più piccolo dubbio! Tu non sei un eletto di Jehova, ma sei in verità, in verità ed ora, in modo assolutamente miracoloso, corporalmente, Lui, Lui stesso! O sii benigno e misericordioso con noi, poveri e sempre deboli peccatori davanti a Te!»

4. Dissi Io: «Vi ho già perdonato i vostri peccati di cui hanno colpa i farisei; se però, secondo la vostra coscienza, avete commesso qualche altro misfatto verso qualcuno, in contrasto con la Legge di Mosè, riparategli il torto, e se egli ve lo perdonerà, allora esso vi è anche completamente perdonato in tutti i Cieli.

5. Se però doveste trovare una persona dura che non volesse perdonarvi, allora non angosciatevi per questo nel vostro cuore, poiché la vostra buona volontà sarà accettata da Me come opera fatta, e la persona inconciliabile troverà la sua durezza segnata come colpa sulla sua tabella dei conti! Infatti, Io solo sono il Giudice più sapiente e il più giusto di tutti, il solo che lascia pervenire a ciascuno la sua verissima sentenza nel modo più efficace.

6. Ma ora avete ricevuto da Me un vero e proprio territorio in regalo, in modo tale che neppure un angelo dei Cieli ve lo potrebbe contendere, non parliamo poi di un uomo; però, come vedete, il suo aspetto adesso è ancora più desolato e più inospitale di prima, sebbene ora, per uno straordinario sconvolgimento del suolo, sia diventato sommamente fertile. Ora la questione è questa: come voi lo coltiverete»

7. Disse Olgon: «O Signore, Signore! Seconda la mia idea, ci sarebbe ora un modo del tutto sicuro, facile e buono! Vedi, o Signore, Signore, quando Tu hai creato la Terra mediante l’onnipotentissima divina Volontà del Tuo Spirito, anche allora dopo tutto non possedevi già da prima un qualche seme per le molte, innumerevoli piante, se non puramente nella Tua onnipotente Volontà! Tu però sei in eterno Lo stesso, che fosti anche all’inizio della prodigiosa Creazione di tutta la grande Terra. Semina Tu ora la regione con l’onnipotenza della Tua divina Volontà, e così la regione sarà sicuramente coltivata nel migliore dei modi! O Signore, Signore, fa’ anche qui la stessa cosa, e l’intera regione, prima tanto deserta, sarà trasformata al più presto in un vero Eden!»

8. Dissi Io: «Già, credete voi dunque, senza dubitare, che Io sarei in grado di fare anche questo?»

9. Disse Olgon: «O Signore, Signore! Solo e unicamente a Te nulla è impossibile! Ciò che Tu dici, è eterna verità, e noi lo crediamo senza dubitare, e ciò che Tu vuoi, quello accade. E anche noi vogliamo fare e faremo la Tua Volontà, così come l’hai rivelata agli uomini attraverso Mosè e attraverso i Profeti. E anche noi ora abbiamo pur sentito dalla Tua bocca che cos’è la Tua Volontà e agiremo fedelmente in conformità ad essa; ma semina Tu, o Signore, Signore, la regione adesso ancora deserta!»

10. Dissi Io: «Così sia, dunque, come voi credete! Come qui era deserta e desolata questa regione, altrettanto deserti e desolati erano in voi il cuore, la mente e la volontà; e la vostra totale mancanza di fede produsse la durezza del vostro cuore che somigliava proprio pienamente al suolo pietroso di questo deserto. Io però risvegliai nei vostri cuori una poderosa tempesta, e li ammorbidii, aprendo il Cielo in voi con i lampi di verità delle Mie parole, con la Potenza tempestosa della Mia Volontà a voi mostrata, e infine col possente rovescio di pioggia del Mio Amore e della Mia Misericordia, e vi ho poi anche di nuovo seminati con molta verità dalla bocca di Dio. Questa verità vi porterà i più veri frutti della Vita se voi vivrete e agirete conforme ad essa. Ma così come Io ora ho seminato voi, molto brevemente, con svariati frutti per la vita eterna dell’anima, così è ora anche seminato questo deserto con svariati frutti per il nutrimento del vostro corpo.

11. Voi siete in numero di settanta, e se percorrerete questa regione nelle diverse direzioni, troverete anche altrettante abitazioni provviste di tutto; e chi dovrà prendere possesso di una o dell’altra, questo ve lo indicherà un nome scritto sulla casa. Fra breve tempo la regione verdeggerà e fiorirà davanti ai vostri occhi. Ora potete andare a vedere quello che ho fatto per voi!

12. La Mia Parola però diffondetela anche fra i pagani che spesso verranno da voi; tuttavia per il momento tacete del segno miracoloso, ed anche successivamente non fatene molte parole; è sufficiente dire che presso Dio tutto è possibile».

13. Dopo queste Mie parole Io proseguii di nuovo molto rapidamente con i discepoli, e prima che i ladroni convertiti si guardassero completamente attorno, noi eravamo già molto distanti da loro.

 

[indice]

 

Cap. 49

Il possesso ufficiale della fertile colonia.

 

1. I settanta ladroni convertiti avevano bensì affermato per bocca di Olgon di risiedere più lontano ancora di Damasco, ma anche questo non era vero, poiché essi dimoravano, con le loro mogli e i loro figli, solo certe caverne e grotte difficilmente accessibili di questa regione. Facevano però anche spesso le loro scorribande nei dintorni di Damasco, ma poi ritornavano sempre, col bottino, di nuovo in questa regione, che offriva loro sempre il rifugio più sicuro da tutti gli inseguimenti.

2. Quando, con loro nuovo grande stupore, in pochi istanti noi fummo completamente scomparsi dalla loro vista, anch’essi si alzarono e ritornarono indietro costeggiando il deserto fino al punto in cui, in una grotta, abitavano le loro mogli e i loro figli, insieme ai loro averi. La grotta, che era grande e difficilmente accessibile, era rimasta piuttosto risparmiata dalla tempesta, e non era stata neppure invasa dal fango. Quando i settanta uomini ritornarono così presto nella grotta, le loro mogli e i figli, ancora tremanti per la paura e l’angoscia causate in loro dall’inaudita tempesta scoppiata all’improvviso, si stupirono che essi fossero ritornati così presto e senza bottino.

3. Ma gli uomini raccontarono brevemente tutto quello che era loro accaduto di assolutamente inaudito e meraviglioso, e che ora avevano rinunciato a far rapine per il resto della loro vita; ciò che le mogli avevano desiderato già da molto tempo. In compenso però essi avevano ricevuto, da un Uomo assolutamente ricolmo dello Spirito di Dio, un bottino di vita che dava loro la possibilità di avere la vita eterna dell’anima, infinitamente migliore di quanto valessero tutti i tesori della Terra.

4. Essi raccontarono anche, alle mogli e ai figli che diventavano sempre più curiosi, come quell’Uomo, potente come Dio, con la Sua Parola e la Sua Volontà avesse trasformato, proprio con quella spaventosa tempesta, quell’antico deserto inospitale in un vero, fertilissimo Eden, e lo avesse dato a loro come proprietà assolutamente incontestabile. E raccontarono che nei diversi punti di questa landa prima così deserta si trovavano già pronte anche delle abitazioni finite e ben provviste di tutto, le quali pure aveva creato sicuramente solo la Potenza puramente divina del detto Uomo.

5. Quando le donne appresero tali cose dai loro uomini, tutte dissero di andare subito senza tanto indugio a cercare le case miracolose. Gli uomini invece ritenevano che ciò sarebbe stato difficilmente possibile prima di tre giorni, perché le spelonche, le fosse e i dirupi sarebbero stati ancora pieni di fango, nel quale facilmente si poteva affondare del tutto e trovare la morte.

6. Quando le donne sentirono questo, non insistettero oltre; ma dopo tre giorni essi andarono a cercare le abitazioni, e ciascuno trovò quella a lui destinata e subito vi andò anche ad abitare.

7. Ma queste abitazioni erano disposte in modo tale che i viandanti che percorrevano quella regione non avrebbero potuto vederle da nessun punto della strada. Ciò era molto bene per gli abitanti, per non dover essere assediati prima del tempo dai viaggiatori che li avrebbero subito importunati con mille domande sul come e quando gli abitanti avessero costruito le case e come avessero reso fertile quell’antico deserto.

8. Infatti, dopo un paio di settimane si notava la Mia Benedizione già in tutti i punti del deserto, e molti samaritani e greci che percorrevano questo ex-deserto domandavano, qua e là assiduamente, chi avesse coltivato così questo deserto, e nessuno poteva dare loro una risposta. Quelli però che lo sapevano bene, non si facevano vedere molto fra le altre persone, anzi, nei primi tempi non si facevano vedere proprio per niente. Solamente quando alcuni frutti cominciarono a maturare, vennero anche dei samaritani a tenere consiglio, per decidere a chi si dovesse ripartire il territorio qualora non avesse già un qualche proprietario trasferitosi là.

9. Allora si avvicinò anche Olgon, con parecchi suoi compagni, e disse a coloro che là tenevano consiglio: «Amici, tutto questo vasto deserto non fu mai proprietà di nessuno, così come anche la vasta superficie del mare non è mai stata finora la proprietà misurata di qualcuno. Noi, come ebrei perseguitati dai farisei perché non potevamo né volevamo servire i loro malvagi intenti, abbiamo preso possesso di questo deserto come dimora e lo abbiamo reso fertile con l’unico aiuto del Signore del Cielo e della Terra. E in verità Jehova stesso ce lo ha dato come proprietà incontestabile, e così non avete più bisogno di tenere ulteriormente consiglio riguardo a chi debba diventare ora proprietario di questa fertile regione. Essa infatti è già stata presa in possesso da settanta famiglie, che hanno anche ben stabilito in questa regione le loro abitazioni».

10. Quando coloro che tenevano consiglio ebbero sentito questo da Olgon, rimasero stupefatti, e domandarono a un giudice romano, che percorreva con loro questa regione, come si dovesse considerare la cosa, essendo questo deserto dopo tutto interamente suolo samaritano, e i Samaritani in generale ne avevano un diritto di possesso.

11. Il giudice però disse: «In qualunque paese ci sia un perfetto deserto, senza proprietario da tempi immemorabili, ed anche nessun proprietario agricolo si sia mai presentato davanti a un tribunale per il possesso di un tale deserto, un tale deserto è libero, e viene assegnato anche dal tribunale come proprietà del primo qualunque che si è dichiarato come proprietario. Poiché questi uomini, ai quali questo che era un perfetto deserto deve la sua coltivazione, ora se ne sono dichiarati proprietari, allora viene loro accordato dal tribunale il possesso incontestabile.

12. Come coltivatori di un deserto, che prima non fu di proprietà di alcuno, spetta loro anche la facilitazione di godere, per vent’anni interi, dell’esenzione da qualunque genere di tasse. Se però volontariamente, dopo aver fatto un buon raccolto, essi vogliono tuttavia riconoscere un tributo d’onore all’imperatore, potranno anche godere di una particolare protezione da parte di Roma, in ogni e qualunque occasione per loro imbarazzante. Io, quale giudice in nome del potente imperatore a Roma, ho parlato e così ordinato!».

13. Con questo atto si adempì dunque anche questo: che nessuno poté contestare alle settanta famiglie il possesso del deserto coltivato. In un paio d’anni questa regione fu una delle più fertili, e venne altamente ammirata da tutti i viaggiatori; e i proprietari, già dopo un anno, si erano presentati al tribunale volontariamente per un tributo d’onore all’imperatore, e con ciò vennero dichiarati e costituiti cittadini romani, il che procurava loro molti vantaggi.

14. Ma questa comunità appena formata, sebbene avesse da sostenere delle grandi prove, rimase anche nella più grande purezza per molti anni, così come lo rimasero gli Esseni. Ovviamente nei tempi successivi anche questa bellissima parte della Samaria andò in rovina, sotto le guerre più devastanti e le migrazioni di popoli, e diventò di nuovo l’antico deserto.

15. Ed ora ritorniamo di nuovo a noi!

 

[indice]

 

Cap. 50

Il Signore con i Suoi in un albergo di Samaria.

 

1. Noi giungemmo il giorno stesso nella città di Samaria, e ci fermammo in un albergo piuttosto fuori città. Quando entrammo nell’albergo, l’oste ci venne subito incontro tutto cordiale, poiché sperava di guadagnare qualcosa con noi. Ma i discepoli, non avendo mangiato né bevuto nulla dalla mattina, avevano già molta fame e sete. Io lo sapevo bene, sebbene questa volta essi non mormorassero un poco fra loro nascostamente, come spesso avevano fatto altre volte in simili occasioni.

2. E perciò Io stesso interrogai subito l’oste, dicendo: «Amico, oggi abbiamo percorso un cammino molto lungo, e dal mattino presto non abbiamo preso nulla, dato che per tutta la strada non si trovava neppure un albergo, e perciò abbiamo fame e sete. Che cosa ci puoi offrire, in poco tempo, da mangiare e da bere?»

3. Disse l’oste: «Siete in numero di quaranta uomini circa, e perciò altrettanti pesci e pani, e anche altrettanti bicchieri di vino, sicuramente non saranno troppi!»

4. Dissi Io: «Di pesci fanne preparare la quantità doppia, poiché i tuoi pesci sono di specie piccola, e allora due non sono troppi per ciascuno di noi. Vedi però che siano preparati presto e bene! Ma per il momento dacci vino, pane e sale!»

5. Disse l’oste un po’ imbarazzato: «Sì, miei cari e pregiatissimi signori ospiti, andrebbe tutto benissimo così se io avessi una provvista di tutto ciò che voi desiderate! Sia con i pesci, sia anche con il pane, mi andrà piuttosto male; infatti non me ne provvedo così abbondantemente, dal momento che il mio albergo, a causa della sua posizione poco vantaggiosa, è in generale visitato solo raramente; però il vino ve lo posso ben servire come si deve! In breve, quello che c’è, dovrete anche averlo; di più però nemmeno Dio stesso può pretenderlo da un uomo!»

6. Dissi Io: «Hai parlato sì molto bene, però con i pesci ti va tuttavia molto meglio di come hai confessato qui! In realtà tu sei segretamente un po’ preoccupato che alla fine non possiamo pagarti gli ottanta pesci, ed è per questo che ce ne offri una quantità inferiore! Di pane, sì, oggi sei un po’ scarso, ma di pesci no; non dartene dunque pensiero e fa’ preparare per noi velocemente il numero di pesci richiesto, e portaci pane e vino!».

7. Dopo di che l’oste se ne andò in fretta, procurò tutto, e fece subito portare nella sala degli ospiti, dai suoi servitori, pane, vino e lume; infatti era già tarda sera, e nella stanza regnava ormai completamente la notte. Quando la sala degli ospiti fu illuminata, ritornò da noi anche l’oste, e ci assicurò che entro una mezz’ora saremmo stati serviti nel modo migliore. Nello stesso tempo però egli ci osservò con la più grande attenzione, e non sapeva bene per che cosa e per chi dovesse prenderci; alcuni di noi infatti indossavano abiti greci, alcuni abiti giudei e alcuni, come Me, quelli galilei.

8. Ma poiché la curiosità cominciò a tormentare troppo l’oste, egli si rivolse in tutta cortesia a un discepolo che gli stava più vicino, e precisamente a Tommaso, e disse: «Permettimi, amico, una domanda!»

9. Disse Tommaso: «Là a capotavola siede il Signore, rivolgi a Lui la tua domanda! Egli ti risponderà nel modo migliore! Noi tutti siamo Suoi discepoli e servitori della Sua Volontà»

10. Allora l’oste venne da Me e disse: «Signore, perdonami la mia libertà e in un certo senso la mia invadenza! Vorrei proprio sapere di quale Paese voi siete figli, poiché in base all’abbigliamento siete giudei, galilei e anche greci. Quale attività dunque praticate? Mercanti non siete di certo, poiché non portate merci con voi, e non sembrate neppure degli artisti o degli incantatori, poiché avete un aspetto troppo aperto per cose del genere. E come sapevi che io ero molto meglio provvisto di pesci che di pane? A farla breve, il fatto della vostra presenza qui, nel mio albergo fuori mano e sempre visitato solo raramente, mi sembra un po’ strana. Dovete pur perdonarmi se io qui parlo con voi un po’ più apertamente del consueto»

11. Dissi Io: «Ascolta, tu oste molto curioso! Quando ci saremo rinvigoriti con il pane, il vino e i pesci, allora ti dirò pure che cittadini siamo. Adesso tu procura solo che la cena venga preparata presto, e porta ora ancora dell’altro vino e pane; perché della prima razione, molto modesta, siamo già alla fine!».

12. Quando l’oste ebbe sentito questo da Me, egli se ne andò subito e portò pane e vino a sufficienza.

13. E Io dissi a lui: «Ecco, vedi, sembra che ora ti vada meglio di prima anche col pane; inoltre questo pane mi sembra più grande e migliore di quello che ci hai messo in tavola per primo. Com’è successo questo?»

14. NOTA BENE: Io lo sapevo bene com’era successo, e lo chiesi all’oste solo perché egli potesse esaminare se stesso.

15. L’oste sgranò gli occhi alla Mia domanda, e non sapeva che cosa risponderMi. Egli assaggiò il pane che anche a lui pareva strano e lo trovò squisito.

16. Soltanto dopo una pausa, egli disse: «Strano! Eppure per quanto riguarda tutto il resto so quello che c’è e che succede in casa mia; ma da dove mia moglie, forse di nascosto, ha fatto venire questo vero pane da re, questo in verità non lo so! Inoltre, un altro vero e proprio prodigio è il fatto che ora la mia dispensa del pane è piena zeppa di queste forme di pane. Ma comunque sia, io sono contento di essere di nuovo ottimamente provvisto di pane, di sicuro per parecchi giorni! Però mia moglie la devo tuttavia interrogare un po’ per sapere da dove lo ha fatto venire, e chi l’ha pagato, e per quale importo. Poiché questo vero pane da re è caro, e una forma potrebbe ben costare quattro centesimi!».

17. Dopo di che egli chiamò sua moglie, e le chiese da dove fosse venuto il pane di cui ora d’un tratto era piena tutta la dispensa, e quanto fosse caro.

18. La moglie assaggiò anche lei il pane, fece una faccia ancora più meravigliata che non prima l’oste, e giurò sulla sua fedeltà che anche lei non sapeva minimamente da dove fosse venuto il pane.

19. Furono poi interrogati anche parecchi domestici se sapessero da dove fosse venuto nella dispensa quel molto ed ottimo pane. Ma anche costoro giurarono di non esserne minimamente informati.

20. Dissi Io all’oste: «Che cosa vai in giro a chiedere ora per tanto tempo? Sii lieto che la tua dispensa è piena di pane, e vedi che i pesci ordinati arrivino presto in tavola; più tardi forse si potrà risolvere qualche enigma!».

 

[indice]

 

Cap. 51

Le domande dell’oste sul Signore.

 

1. Poi l’oste, con la moglie e con i domestici, ritornò in cucina, e poco dopo furono portati sulla nostra tavola i pesci ordinati e molto ben preparati, e una grande zuppiera piena di lenticchie ben cucinate, e noi cominciammo a mangiare, e l’oste stesso dovette stare con noi. Con ciò egli divenne pieno di buon umore, e seppe raccontarci un mucchio di cose su tutto quello che era avvenuto in Samaria da pochi anni e nel più miracoloso dei modi.

2. Tra l’altro egli raccontò anche questo, dicendo: «Mi fa proprio meraviglia che voi come giudei, galilei e greci, sembrate non sapere quasi nulla del famoso Galileo. Egli è venuto qui pressappoco due anni e mezzo fa con parecchi discepoli, e qui ha insegnato sulla venuta del Regno di Dio, con discorsi meravigliosi, e in città e nei dintorni ha compiuto miracoli che solamente a Dio possono essere possibili! È vero che non molto tempo fa sono venuti qui degli ebrei che dicevano di essere stati inviati da Lui per predicare il Vangelo a tutti i popoli, e noi anche vi credemmo; essi infatti confermavano la loro affermazione anche con segni miracolosi molto notevoli, in quanto con la semplice imposizione delle loro mani in nome del loro Mandante hanno guarito sul momento moltissimi ammalati. Inoltre la loro Dottrina era totalmente la medesima che Lui stesso ha insegnato qui nel detto periodo, e così tanto più credemmo ai discepoli.

3. Ditemi dunque, dal momento che ormai stiamo insieme tanto lietamente, che cosa ne sapete di quell’Uomo grande, e per me veramente memorabile sopra ogni cosa e anche al di sopra di tutti gli uomini! Poiché fra noi Samaritani Egli è ritenuto definitivamente il promesso Messia, il Salvatore e Liberatore degli uomini dal potere di qualunque nemico della verità, dell’amore, della vita e della libertà della vita. Oh, ditemi dunque se sapete qualcosa di Lui, e che cosa sapete, ed anche che cosa ne pensate di Lui!»

4. Dissi Io: «Amico, noi sappiamo moltissimo di Lui, e Gli diamo la massima importanza; ma dato che, secondo la tua affermazione, due anni e mezzo fa Lui stesso era qui, ha insegnato e compiuto segni, allora Lo avrai pur visto una volta anche tu di persona? Oppure non ti è stata data occasione di vederLo personalmente, durante la Sua presenza in questa città?»

5. Disse l’oste: «Amici, questo è appunto ciò che mi rincresce! Proprio in quel periodo io ero assente da qui, perché avevo da concludere un affare a Tiro, e la mia gente ha sentito qualcosa della Sua presenza solamente quando Lui era già oltre monti e valli. Poi io venni a casa, dopo un paio di giorni, e in tutta la città e nei dintorni non udii parlare d’altro che di quest’Uomo, della Sua Dottrina e delle Sue azioni. Queste sono così incredibilmente grandi e meravigliose, che un forestiero a cui si raccontano non può affatto credervi, per quanto sia vero che esse sono state realizzate semplicemente con la parola e con la volontà di quell’Uomo.

6. Qui vive un medico di condizioni molto agiate, con una donna che prima notoriamente, per quanto concerne la castità, non aveva forse la fama migliore. Il detto medico ha forse fatto la maggior conoscenza con l’Uomo, e ha ricevuto da Lui anche la forza miracolosa di guarire gli ammalati di vario genere, semplicemente con l’imposizione delle mani. È dal detto medico che io ho poi anche appreso la gran parte delle cose su quell’Uomo di tutti gli uomini! Egli mi ha anche descritto il Suo aspetto esteriore; ma la migliore descrizione lascia sempre in ombra la realtà. Ci si forma bensì un’immagine nella fantasia, che però alla fine non ha tuttavia somiglianza con la realtà. E così, per ragioni ben facilmente comprensibili, io non posso farmi una giusta raffigurazione del grande Uomo-Dio.

7. Se ne va in giro per il Paese di Samaria anche un certo Giovanni[9], che in passato era un mendicante, ora però predica anche lui agli altri uomini la Dottrina sentita dal grande Uomo, conduce lui stesso una vita rigorosa e anche lui, con la preghiera e con l’imposizione delle mani nel Nome del grande Uomo, guarisce molti ammalati e libera anche gli ossessi dagli spiriti che li tormentano. Ora, quest’uomo che ho detto è stato anche già da me alcune volte, e mi ha raccontato molto, e perciò io l’ho anche sempre ospitato nel modo migliore secondo le mie forze; ma non per questo tuttavia posso raffigurarmi perfettamente l’aspetto del grande Uomo-Dio.

8. L’ho anche inseguito per tutto un mese, un anno fa, quando ho appreso da molti viaggiatori molte cose e grandi sul Suo operare, e sono arrivato in luoghi dove egli poco prima aveva insegnato e operato. Quando però giungevo in una località e mi informavo molto assiduamente su di Lui, mi si diceva: “Sì, due o tre giorni fa Egli era qui, e ha detto questo e quello, e ha fatto questo e quello!”, e io trovavo anche prove a sufficienza che era così.

9. In breve, ho trovato in grande abbondanza tutto quello che mi serviva come prova assolutamente valida che là Egli era stato e aveva agito; solo che fino ad ora non sono riuscito a vederLo di persona. Ho appreso però da un giudeo migliore, di Betlemme, il quale pure dà la massima importanza al grande Uomo-Dio e crede in Lui, che Egli in tutti i grandi giorni di festa Si trattiene a Gerusalemme, e precisamente nel Tempio, e insegna al popolo, sebbene i tenebrosi e malvagi farisei Gli siano in sommo grado ostili. E così, malgrado io sia un samaritano disprezzato dagli ultraebrei, voglio tuttavia andare a Gerusalemme, la prossima festa di dedicazione del Tempio, e vedere se dopo tutto forse riesco a vedere una volta il grande Uomo-Dio.

10. Per adesso però anche un viandante mi rende già più che felice se solo sa raccontarmi davvero molte cose di Lui; se può fare questo, e in fede dà anche la massima importanza al grande Uomo che mi è diventato così santo, allora quel viandante può trascorrere in casa da me tutto il tempo che vuole, può e gradisce, e l’alloggio e anche perfino il miglior vitto non gli costano nulla. E in verità se voi ugualmente sapete raccontarmi davvero molte cose del grande Uomo - ma che siano certo fedeli alla piena verità -, allora anche voi pagherete da me un conto estremamente leggero. Raccontatemi perciò, amabili uomini, anche voi qualcosa di Lui!»

11. Dissi Io: «Sì, Mio caro amico, Io potrei raccontarti ovviamente parecchie cose sul grande Uomo-Dio nel quale abita corporalmente la Pienezza della Divinità, e potrei alla fine mostrarti perfino la Sua immagine con una fedelissima somiglianza se tu potessi tenere a freno la lingua almeno solo per alcuni giorni; ma su questo punto non sembri essere proprio un particolare maestro!»

12. Disse l’oste: «Sì, per quello che riguarda il mio santo Uomo-Dio, non dovresti avere proprio del tutto torto. Infatti, ciò che procura a un uomo una gioia troppo grande e mette il cuore nella più grande agitazione, difficilmente lo si può anche tacere. Tuttavia se proprio deve essere, anch’io allora posso pur tacere, e di questo potete stare tutti pienamente sicuri».

 

[indice]

 

Cap. 52

Il miracolo dei pesci pregiati.

 

1. Dissi Io: «Allora, voglio dunque vedere se sarò in grado di raccontarti qualcosa di giusto e vero sul tuo grande Uomo, e così ascolta dunque!

2. Vedi, per quanto Io conosca l’Uomo, Egli è a Mio giudizio proprio lo stesso Jehova che già ha parlato con Adamo, Noè, con Abramo, Isacco e Giacobbe, con Mosè e con molti altri profeti ancora. La differenza tra allora e adesso consiste solo nel fatto che Egli, l’eterno Signore di tutto il Creato, in quel tempo ha parlato con lo spirito destato degli uomini solo come purissimo Spirito, pieno di Amore, di Vita, pieno di suprema Sapienza, Potenza, Forza e Autorità, e Si è manifestato a loro in tal modo. In questo tempo invece - come lo ha anche promesso molte volte per bocca dei profeti - per grandissimo Amore agli uomini di questa Terra, avendoli creati per essere Suoi figli e avendo già dato Lui stesso a loro questo nome fin dal tempo di Adamo, Gli è piaciuto di indossare la carne e di educarli per Sé come Padre visibile, affinché abbiano ad essere, a vivere e ad abitare presso di Lui eternamente, là dove Lui stesso eternamente si trova e crea e governa l’Infinità.

3. Per questo è detto appunto: In principio era la pura Parola, e Dio era la Parola nella bocca dei primi padri della Terra, di tutti i veri sapienti e profeti. L’eterna Parola, dunque Dio stesso, ora però è divenuta Carne, dunque un Uomo, e così venne il Padre dai Suoi figli, però essi non Lo riconoscono. Egli venne dunque nella Sua proprietà, e non Lo si vuol riconoscere come l’unico vero ed eterno Padre. Ma ci sono tuttavia anche molti che Lo riconoscono per quello che è, e con ogni amore tengono unicamente a Lui, e questo sia per gli ebrei che per i pagani, e precisamente i pagani più che gli ebrei. Ecco perché, secondo la Sua Parola, la Luce verrà tolta agli Ebrei e data ai pagani.

4. Se tu sai apprezzare quello che ora ti ho detto del grande Uomo, ne dedurrai anche che Io, il grande Uomo, Lo conosco certamente molto bene!»

5. Disse l’oste pieno di gioia: «Oh, oh, oh, benissimo e magnifico così! Questa è anche la nostra fede! Ve l’avrei già detto volentieri da molto tempo, ma dato che non siete samaritani, dovetti usare prudenza per non espormi a certe inutili grossolanità, come mi è già capitato alcune volte. Ciò che è sacro, infatti, a mio parere non è opportuno esporlo ai maiali che passano davanti a noi in boriose sembianze umane, e ritengono noi molto inferiori a quello che s’immaginano di essere loro.

6. Poiché voi, però, avete una tale opinione dell’Uomo-Dio, anche voi allora siete gratuitamente miei ospiti per tutto il tempo che volete restare da me. È vero che io non sono un oste ricco, però ho ancora così tante provviste che non riusciremo a consumarle in un anno. O gioia e grandissima gioia, per aver trovato in voi degli amici così profondamente illuminati, e dei fedeli seguaci del solo vero Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe! Ma adesso qui subito altro vino e migliore, e in aggiunta ai pochi pesci, che erano tutti di specie piccola, e dato che di pesci dovrei averne ancora solamente una minima scorta, siano macellati quattro agnelli e preparati in fretta nel modo migliore, poiché tali veri amici di Dio non devono patire la fame e la sete in casa mia!»

7. Dissi Io all’oste: «Lascia ancora in vita gli agnelli per oggi, piuttosto va’ a vedere nella tua peschiera più grande, poiché a Me pare che vi si trovi ancora una quantità di pesci grandi e pregiati del lago di Genezareth! Se ve ne sono, falli preparare per noi, magari quaranta!»

8. Disse l’oste alzando le spalle: «Ce n’erano sì, un paio di settimane fa; se però, in base alla tua sagace percezione per me del tutto inspiegabile, anche adesso vi si trovino ancora dei pesci, questo non oso affermarlo! È vero che non sono stato presente quando hanno pescato tutti i pesci della mia peschiera più grande, e così sarebbe certamente possibile che ve ne siano rimasti alcuni. Ma sarà ben difficile che qui si possa parlare di quaranta esemplari! Sì, nella vasca grande che è distante però da qui un paio di viottoli[10], là ho bensì ancora una certa scorta di svariati pesci, ma di pesci pregiati ve ne saranno pochi in mezzo, poiché il pesce pregiato è un pesce predatore, e quando lo si mette fra gli altri pesci, fa un grosso danno fra loro.

9. Ma sulla tua parola, poiché con la tua dichiarazione mi hai reso una così grande gioia, voglio tuttavia andare a vedere com’è la situazione dei pesci pregiati. Se anche per essi le cose dovessero stare in modo straordinario come per i pani, la cui moltiplicazione e il cui aumento di pregio non mi sono ancora affatto chiari, allora dovrei quasi cominciare a pensare che tu stesso sei una specie di inviato con pieni poteri del grande Uomo, del mio unico Signore e Dio! E io credo che non sbaglierò di molto, salutando voi tutti come tali. Ora però occupiamoci dei pesci pregiati!»

10. Dopo di che l’oste corse in fretta da sua moglie, che era ancora occupata in cucina con i domestici, e le riferì quanto sopra.

11. La donna però disse: «Ehi tu, uomo fin troppo credulone, da dove verrebbero mai quaranta pesci pregiati? Non ce ne troverai più nemmeno uno! Li ho venduti ormai tutti, cinque giorni fa, al medico che dava un grande banchetto, e ho messo i bei soldi nella tua cassa, e lui, per il favore che gli abbiamo fatto, avrà riempito la nostra dispensa del pane con quel pane da re, tramite qualcuno che deve tacere!»

12. Disse l’oste: «Ascolta moglie, tu che sei sempre un po’ difficile da convincere! Potrebbe essere così, ma anche piuttosto non così; però la tua vecchia diffidenza non mi tratterrà dal dare un’occhiata alla peschiera più grande. Che tu voglia venire con me o no, per me sarà lo stesso!».

13. Dopo queste parole, l’oste si avviò verso la pescheria, e la donna nonostante tutto lo seguì; ma quando trovarono la vasca così piena dei più pregiati pesci, entrambi rimasero talmente stupiti che li colse un vero e proprio terrore.

14. L’oste chiamò nuovamente a raccolta tutti i suoi domestici, e chiese loro seriamente se sapessero come questi molti e costosissimi pesci pregiati fossero arrivati nella peschiera, ma tutti giurarono chiamando a testimone il cielo che non lo sapevano.

15. Allora l’oste disse: «In verità, qui non si tratta di cose naturali! Questo l’ha fatto uno degli ospiti arrivati stasera, che hanno tutti qualcosa di enigmatico in sé».

16. Rivolgendosi alla moglie e al personale di cucina, egli disse: «In breve, ormai i pesci sono qui a molte centinaia, nel più miracoloso dei modi, così ora prendetene direttamente cinquanta anziché quaranta! Fate un fuoco più grande e preparateli nella maniera migliore, poiché di questi io stesso ne mangerò un paio!».

17. Dopo di che i servi si diedero subito da fare ed estrassero immediatamente dalla vasca i pesci richiesti. E prima che fosse trascorsa un’ora, i bei pesci pregiati stavano davanti a noi sulla tavola, ottimamente cucinati.

 

[indice]

 

Cap. 53

L’oste riconosce il Signore.

 

1. Ma l’oste era già arrivato prima da noi nella sala degli ospiti, e aveva portato con sé anche suo figlio maggiore, che era cieco da un occhio.

2. Quando pieno di stupore arrivò da noi, egli disse a Me: «Buono e carissimo amico, subito dopo la dichiarazione di fede che mi hai fatto sul grande Uomo, ho concepito in me l’ipotesi che uno fra voi potrebbe essere un qualche inviato, particolarmente dotato di pieni poteri, del grande Uomo-Dio. I più piccoli infatti sono stati inviati prima, ed ora seguono i grandi. Ma adesso che io ho trovato la peschiera più grande piena dei pesci più pregiati, e ciò sulla tua parola, ormai non c’è più alcun dubbio che voi siete evidentemente gli inviati di quel grande Uomo-Dio del quale tu hai dato la testimonianza più perfettamente vera. Uno fra di voi sarà sicuramente il primo, e alla fine lo saresti magari proprio tu? Se questo è il caso, allora dimmelo, perché io possa onorarti in modo del tutto speciale; da noi infatti vale ancor sempre il detto: “Onorate colui a cui compete l’onore!”»

3. Dissi Io: «Non ti curare di questo ora! Io sono sì un Primo fra questi Miei compagni, ma in una maniera tutta diversa da quella che pensi tu. È buona cosa che ora ci siano i pesci pregiati ed anche un buon vino, tutto il resto si vedrà pure anche più tardi e al momento giusto.

4. Che c’è fa fare con questo tuo figlio mezzo cieco?»

5. Disse l’oste: «Ah, come sai dunque che questo mio figlio è mezzo cieco?»

6. Dissi Io: «Oh, riconoscere questo non sarà poi una cosa tanto prodigiosa! Assomiglia infatti completamente a te. Tu sei mezzo cieco spiritualmente, e questo tuo figlio lo è naturalmente. Alla fine vi si potrà anche aiutare entrambi! I discepoli del grande Uomo, dei quali tu hai raccontato poco fa, non sono dunque riusciti a guarire l’occhio a questo tuo figlio?»

7. Disse l’oste: «Sì, un tentativo l’hanno pur fatto; però appunto non è loro riuscito. Anche quel certo Giovanni è stato già qui un paio di volte a questo scopo, ma anche a lui non è riuscito a procurare di nuovo a mio figlio la luce di quell’occhio. E così egli deve pur sopportare con pazienza questa piccola disgrazia. L’ho fatto entrare qui con me, ritenendo che voi forse eravate dei discepoli del Signore ancora più potenti, per poterlo probabilmente aiutare. Ma poiché magari non lo siete, allora può già ritornare al suo lavoro in cucina!»

8. Dissi Io: «Ah, se è per questo, rimanga pur qui anche lui; di sicuro diventerà vedente prima ancora di te!»

9. Disse l’oste: «Ma carissimo amico! Guarda dunque i miei occhi; io ci vedo perfettamente bene da entrambi! Come può allora il mio figliolo mezzo cieco diventare vedente prima di me?»

10. Dissi Io: «Te l’ho pur detto prima che tu sei mezzo cieco solo spiritualmente; e tuo figlio, mezzo cieco fisicamente, otterrà la piena luce degli occhi ancor prima che non tu quella dell’anima! Ma ora non parliamo più di questo; infatti stanno già arrivando i pesci che noi mangeremo ancora, poiché la prima portata era di misura alquanto scarsa per quaranta e più uomini, nonostante il contorno del piatto di lenticchie. Ma questa volta anche tu e tuo figlio dovete mangiare con noi; tua moglie invece oggi non deve ricevere nulla da mangiare di questi pesci, a motivo della sua durezza nel credere. Domani anche lei può prepararsi un pesce e rafforzare la propria fede».

11. Quando i pesci si trovarono sulla tavola, tutti i Miei discepoli, dopo che Io Mi fui preso un pesce, se ne servirono subito abbondantemente; questa qualità di pesci infatti era già loro nota da molto tempo come la migliore. Noi mangiammo e bevemmo ora pieni di buon umore, e brindavamo spesso con un evviva al grande Uomo di Galilea; ciò rendeva sempre l’oste allegro oltre misura, ragion per cui egli Lo salutava anche sempre ogni volta con un boccale di vino e con entusiastici evviva. Intanto anche i Miei discepoli raccontavano alternativamente l’uno o l’altro avvenimento delle nostre peregrinazioni, e anche qualcosa della Mia infanzia, e tutto questo l’oste lo gradiva sopra ogni cosa.

12. Quando i racconti, che si erano protratti fin quasi a metà della notte, giunsero alla fine, l’oste si rivolse a Me con una preghiera e disse: «Mio caro amico di rara saggezza, ora mi avete raccontato così tanto del grande Uomo-Dio che mi sembra di essere la persona più felice di tutto il mondo, e in massima parte lo sono anche realmente. Ma sarei felice del tutto, e beato come un primo angelo del Cielo, se riuscissi a poter vedere anche solo un ritratto molto somigliante del grande Uomo-Dio! Tu, amico, prima mi hai promesso che l’avresti fatto vedere. Se ne hai uno con te, io ti prego di volermelo mostrare!»

13. Dissi Io: «Sì, sì, hai ragione, te l’ho promesso e manterrò anche la promessa; però Io dissi anche, quando hai portato da noi il tuo figliolo mezzo cieco, che prima ancora sarebbe diventato lui del tutto vedente, e alla fine forse anche tu lo saresti diventato nella tua anima mezza cieca. Infatti, come uomo mezzo cieco nella tua anima, non potrai mai distinguere totalmente bene, né contemplare in modo vivo il verissimo ritratto del Signore e Maestro. Fa’ dunque venire da Me tuo figlio ora, e Io vedrò se potrò aprire e riempire di luce il suo occhio cieco!»

14. A queste Mie parole, che fecero restare l’oste stupefatto, egli pose il figlio davanti a Me e disse: «Ecco il figlio, amico! Prova ora anche tu, se ti riuscirà di renderlo vedente!»

15. Dissi Io: «Bene, amico Mio, Io voglio che tuo figlio Jorab veda! Sia!».

16. A queste Mie parole l’occhio cieco del figlio divenne subito vedente, ma di fronte a questa improvvisa guarigione tanto il padre che figlio si spaventarono letteralmente, e il figlio disse al padre: «Padre, quest’Uomo deve stare, col grande Uomo-Dio, in unione molto più intima di tutti gli altri che cercarono di guarirmi nel Suo Nome! Quelli dicevano: “In nome del Signore Gesù Jehova sia fatta luce al tuo occhio!”, e vedi, io rimanevo tuttavia cieco. Costui invece disse: “Io voglio che tuo figlio Jorab veda! Sia!”. L’amico dunque mi ha guarito per la sua propria potenza, poiché egli disse: “Io voglio!”. Egli è perciò il grande Uomo-Dio stesso, e nessun altro! E tu, padre, sei ancora mezzo cieco nella tua anima se non scorgi subito questo; e Lui, Lui stesso è il fedelissimo ritratto di Se stesso, pieno della Vita, della Potenza e Forza di Dio, poiché solo e unicamente Dio può dire: “Io lo voglio!”, mentre un uomo invece può dire solamente: “Il Signore Dio voglia questo e quello!”».

17. Quando il figlio ebbe finito di parlare, allora anche l’oste diventò vedente, Mi riconobbe e cadde in ginocchio davanti a Me, e cominciò a chiederMi perdono.

18. Ma Io dissi: «Amico, che cosa debbo perdonarti? Se tu Mi hai riconosciuto solamente adesso, sono Io che ho voluto così! E con ciò sii proprio ora totalmente felice! Però non dirlo a nessuno nella tua casa, prima che Io ti abbia indicato di farlo! Ma ora vedi di procurarci un giaciglio per la notte! Domani stabiliremo il resto!».

19. L’oste si alzò ora dal suolo e cominciò a ringraziarMi oltre ogni misura per averlo degnato di una grazia talmente inestimabile.

20. Io però gli dissi: «Non fare ora tanto chiasso, perché l’attenzione dei tuoi domestici non venga attirata su di Me prima del tempo! Se tua moglie e gli altri tuoi figli e il tuo personale domestico si accorgeranno di come Jorab vede, e chiederanno a te e a lui come sia diventato vedente, allora dite: “Gli ospiti arrivati hanno potuto farlo; il grande Signore infatti è con loro più ancora che con quelli ai quali non è riuscito, nel Suo Nome, di guarire a Jorab l’occhio cieco”. Ma ora va’ e facci preparare un giaciglio per la notte!».

21. Allora l’oste andò e fece sistemare per noi, nel grande dormitorio, una quarantina di sedie da riposo, e poi venne a comunicarMelo con la massima reverenza. E noi ci alzammo dalle nostre panche e andammo a riposare.

22. L’oste invece stette a discorrere ancora su molte cose con sua moglie, ed anche con i suoi figli maggiorenni; tuttavia non Mi tradì, sebbene sua moglie alcune volte facesse l’osservazione che, alla fine, Io stesso dopo tutto potevo essere quel Maestro miracoloso che già due anni e mezzo prima aveva operato in Samaria dei segni così grandi. E aggiunse anche che Io, forse per certe ragioni, semplicemente non volevo farMi subito riconoscere come era stato ugualmente il caso alla Mia prima visita in quella città. E infine disse che di giorno avrebbe fissato gli occhi su di Me con più attenzione, dato che alla Mia prima presenza in questo luogo aveva pur avuto la fortuna di vederMi un paio di volte. E in tali discorsi gli albergatori poi si addormentarono, e riposarono, come noi, fino al sorgere del Sole.

 

[indice]

 

Cap. 54

Gli avvenimenti nell’albergo e il loro significato di rispondenza

 

1. Ma al mattino tutti erano impegnati a preparare un’ottima colazione per noi. Anche noi ci alzammo dalle nostre sedie da riposo, e ritornammo nella sala degli ospiti, in cui la tavola era adorna di ricco e costoso vasellame. C’era molto oro e argento, e la tovaglia era di bisso finissimo, e agli orli era ricamata con oro e perle. Anche le panche fatte con assi, del giorno precedente, erano state sostituite con sedie riccamente fregiate.

2. Quando i Miei discepoli videro questo, dissero: «Ecco vedi, Signore e Maestro, quanto Ti onora questo oste! Una tale attenzione da parte di un oste difficilmente l’abbiamo osservata da qualche altra parte!»

3. Dissi Io: «Ritenete forse che Io ne provi compiacenza? Solo per l’amore dell’oste Io provo compiacenza, ma per questo sfarzo assolutamente no! Io però sapevo bene con quale fede e con quale amore l’oste tiene a Me, sebbene di Me egli avesse solo sentito parlare, ragion per cui aveva anche una grande nostalgia di vedere la Mia Persona, almeno una volta nella sua vita. È per questo dunque che Io venni con voi nella sua casa, per farMi da lui trovare, riconoscere, e alla fine anche vedere vicinissimo a lui. Il perché Io abbia avviato così la cosa, e così l’abbia anche fatta succedere, dovete sentirlo spiegare dalla Mia bocca, poiché tocca innanzitutto a voi comprendere i segreti del Mio Regno sulla Terra, essendo voi i Miei primi successori e discepoli.

4. Vedete, anche in seguito moltissimi uomini, avendo sentito parlare di Me, Mi cercheranno in tutto il mondo con grande zelo, e così anche il Mio Regno. Tuttavia, essendo mezzi ciechi nell’anima, non Mi troveranno pienamente quando cercheranno le Mie tracce di qua e di là, qualora gli uomini diranno loro, secondo il loro indagare: “Era certo qui, ed ora è là, e anche là; andatevi, e certo potete trovarLo!”. E quelli che Mi staranno cercando correranno là per trovarMi, e tuttavia non Mi troveranno. Ve l’ho già ugualmente preannunciato parecchie volte, che molti allora diranno: “Vedete, è qui!” oppure “È là!” oppure “È in questa casa, o in quella stanza!”. Voi però non credetelo. Se infatti qualcuno crede in Me senza dubitare, e veramente, nel cuore, Mi ama sopra ogni cosa, e perciò ama anche il suo prossimo come se stesso, e però nello stesso tempo ha anche una sempre crescente nostalgia di vedere Me stesso, e di conoscere più profondamente e più chiaramente Me e il Mio Volere, allora Io, come in questo caso, sarò già del tutto inaspettatamente presente, vicinissimo a lui, sebbene egli Mi creda ancora in qualche lontano posto sconosciuto; e Io Mi faccio poi anche presto riconoscere solo vicinissimo a lui, abitando con lui in una stessa e medesima casa e consumando il pasto con lui.

5. Chi in seguito, quando Io ritornerò di nuovo nei Miei Cieli, vorrà veramente trovarMi, vederMi e parlarMi, quegli Mi dovrà cercare non nel mondo o in certe case, templi e stanze, ma vicinissimo a lui, ossia nel suo cuore. E chi Mi cercherà così, quegli anche Mi troverà, però anch’egli, sebbene Io sia già presso di lui, non Mi riconoscerà fino a quando rimarrà mezzo cieco nella sua anima.

6. Ma mezzo cieco nell’anima, un uomo lo è fino a quando cresce bensì nella fede in Me e nell’amore per Me, ma nello stesso tempo, per influsso del mondo nelle sue molte correnti, egli cade di tanto in tanto in ogni sorta di piccoli dubbi e perplessità della vita, e per questo, sebbene Io Mi trovi anche spesso vicinissimo a lui, e agisca e parli con lui come un ottimo amico, egli tuttavia non si accorge di Me, e dunque Mi chiede anche, pieno di rispetto, di vera fede e anche pieno di amore, dove Io sia, e se riuscirà mai una volta a vederMi, e come e quando, e se possibilmente già in questo mondo, oppure soltanto un giorno, nell’altro ed eterno mondo esistenziale.

7. Il suo figlio fisicamente mezzo cieco indica invece la mente e il sentimento dell’uomo. La mente è l’occhio che guarda ancora questo mondo, il sentimento invece è l’occhio cieco per questo mondo e per le sue attrattive, ma appunto per ciò rivolto all’interno, e che Io però guardo e guarisco, e illumino pienamente. Ma non appena quest’occhio diventa vedente, esso sovrasta presto l’occhio della mente mondana, e rivolge anche quest’ultimo all’interno. Quando ciò avviene, tutto l’uomo diventa illuminato e vedente, e Mi scorge, e Mi riconosce presto e facilmente, e si meraviglia poi di non averMi potuto riconoscere per tanto tempo, mentre invece già da lungo tempo Io Mi trovavo vicino a lui, operando in modo facilmente riconoscibile, e parlando e insegnando attraverso molti fatti.

8. I discepoli e in particolare il Mio Jakobus major (Giacomo il Maggiore) Mi ringraziarono molto per questa delucidazione; infatti - come già reso noto il detto discepolo si interessava soprattutto alle rispondenze, così come Giovanni e Pietro.

 

[indice]

 

Cap. 55

Lo sfarzo della tavola per la prima colazione.

 

1. Quando ebbi terminato questa spiegazione, arrivò anche l’oste col figlio guarito, e ci annunciò che la colazione del mattino, preparata nel miglior modo, sarebbe stata subito messa in tavola. Contemporaneamente, però, egli con tutto il rispetto Mi pregò di un consiglio, su ciò che dovesse fare, dal momento che sua moglie e i suoi figli continuavano letteralmente a tormentarlo affinché dicesse loro chi fossi Io e da dove venissi, poiché senza alcun mezzo avevo potuto rendere di nuovo vedente, al figlio, l’occhio cieco. Ma lui, come pure suo figlio guarito, non volevano tradirMi, poiché Io lo avevo loro proibito.

2. Io però dissi: «Quando, dopo colazione, proseguirò di certo presto il cammino, soltanto allora puoi rivelare loro chi sono Io e da dove vengo. Se infatti tu glielo dicessi subito ora, la Mia presenza sarebbe presto nota in tutta la città, e tu potresti essere molto molestato dalla calca delle persone in casa tua. Anche dopo la Mia partenza avrai da penare con i curiosi; ma ora, durante la Mia presenza, ciò sarebbe molto peggio!»

3. Con ciò l’oste e il figlio furono pienamente rassicurati, e l’oste andò ad occuparsi della colazione.

4. Essa fu subito portata sulla tavola in piatti d’argento, così come il vino in grandi boccali d’argento. Ma il Mio piatto e il Mio calice del vino erano fatti di oro purissimo, e Io domandai all’oste perché egli avesse fatto questo, non avendo Io mai piacere di simile sfarzo terreno.

5. Ma egli s’inchinò profondamente davanti a Me e disse: «O Signore e Maestro, lo so bene che non hai mai piacere di cose simili, e che Ti si può onorare ed esaltare in modo a Te gradito solo con un cuore colmo di puro amore, ma Tu in me hai trovato un uomo che nel cuore Ti ha onorato ed esaltato sopra ogni cosa, e così Ti onorerà ed esalterà ancora di più in seguito. Io però pensavo, tra me, che avrei commesso un peccato se non avessi tributato anche a Te, supremo Signore del Cielo e della Terra, l’onore che si è pur soliti tributare agli uomini migliori!

6. Tu hai pur creato la Terra intera, con tutto ciò che contiene, e così anche il suo oro e argento; e così, anche questi metalli, che già da moltissimo tempo sono stati riconosciuti dagli uomini come i più nobili e perciò anche i più preziosi, testimoniano pur anch’essi del Tuo Amore, Sapienza, Potenza, Grandezza e Onore! E così io penso, nella mia semplicità, che è meglio onorare Te, Creatore anche dell’oro e dell’argento, con questi metalli alla nostra maniera umana piuttosto che praticare con essi un’infame usura, oppure per amore di essi combattere le guerre più sanguinose ed evocare come dall’inferno mille volte la sciagura sulla povera umanità»

7. Dissi Io: «Sì, sì, qui ovviamente hai ben ragione anche tu; se tutti gli uomini la pensassero come te e fossero del tuo cuore e della tua mentalità, allora l’oro e l’argento, e le perle, e tutte le costose pietre preziose non diventerebbero mai una sciagura per loro! Ma poi gli uomini, vedendo che Dio è onorato con oro e argento e perle e pietre preziose, cominciano a pensare in tutt’altro modo, e perciò anche presto a farsi un’altra mentalità; perciò sarebbe molto poco saggio da parte di Dio se Egli si facesse onorare con quello che in tutti i tempi ha provocato la maggior parte delle sciagure, e le più grandi, fra gli uomini.

8. Come te la pensavano anche gli antichi padri della Terra, e onoravano Dio davanti ad altari d’oro e d’argento, e dicevano le loro preghiere di esaltazione e di lode in templi adornati molto riccamente con oro e argento e ogni sorta di pietre preziose, come lo puoi ben vedere nel Tempio di Gerusalemme. Ma quale ne fu la conseguenza? Vedi, è proprio per questo che detti metalli, le perle e le pietre preziose, sono diventati così straordinariamente pregevoli nell’immaginazione degli uomini!

9. Quando alla fine gli uomini sono pervenuti a un’idea troppo alta sul valore di queste cose usate per onorare Dio, hanno poi cominciato a scavare sempre e sempre più qua e là nella Terra, e cercavano oro, argento e perle e pietre preziose, dimenticando a poco a poco anche Dio. Essi invece ritenevano di onorare Dio in sommo grado e di ricevere da Lui immense grazie se in Suo onore potevano porre sull’altare il pezzo più grande d’oro, d’argento e delle pietre preziose.

10. Ma poiché non tutti gli uomini erano tuttavia così abili da trovare le cose che ho detto per potersi rendere con esse a Dio graditi, allora essi si consultarono con gli antichi padri, che erano allo stesso tempo sacerdoti, su quante pecore, mucche, buoi o anche vitelli e tori avrebbero dovuto portare in offerta a Dio, al posto di un tanto di oro o argento, per diventare graditi a Lui come colui che porge a Dio in offerta puro oro e argento.

11. Allora fin troppo presto gli anziani o sacerdoti si accorsero che si poteva collegare molto facilmente col servizio divino, e magari anche senza danno, un lucroso affare, e che ciò sarebbe stato anche molto utile per edificare gli uomini e tenerli tranquilli. E così i sacerdoti cominciarono a pesare oro e argento e perle e pietre preziose, e ne stabilirono il valore secondo il numero dei diversi animali, più tardi anche secondo la misura dei cereali, dei frutti, della buona legna da costruzione, del vino, della stoffa di abbigliamento e di una quantità di altre cose ancora.

12. Così sorse il commercio di scambio e di lucro, la scellerata e usuraria prassi dei cambi, dopo di che invidia, odio, ira, persecuzione, menzogna, inganno, lussuria, sfarzo terreno, grandezza e altezza, e orgoglio e disprezzo fra gli uomini. Infatti, non si stabiliva più il loro valore in base all’interiore nobiltà della loro anima, ma solo in base al peso dell’oro e argento, delle perle e pietre preziose, in base alla grandezza delle greggi, dei campi e vigneti, e in base al maggior possesso di altre cose ancora.

13. Che i poveri invidiassero i ricchi e cominciassero a diminuirne la ricchezza con ogni sorta di astuzie, per cui anche furti, rapine e assassini non si fecero attendere a lungo, è cosa che si capisce da sé. Infatti crescendo sempre più il materialismo, lo spirituale va in rovina, e alla fine Dio diventa per gli uomini un concetto vecchio, logoro, vuoto e privo di valore, di cui essi non sono più in grado di farsi un’idea. E si diffonde fra gli uomini la totale irreligiosità, e con essa tutti i mali immaginabili, con assoluta mancanza di coscienza, e gli uomini prendono le armi, e la parte che si reputa migliore tenta poi di soggiogare con la violenza quella peggiore; e quando ci riesce emana delle leggi, la cui inosservanza è punita con i più duri castighi. E così sorgono poi sulla Terra i detentori del potere, e di fronte ad essi gli schiavi.

14. Vedi, tutto questo lo fanno l’oro, l’argento, le perle e le pietre preziose, se gli uomini, ritenendo che queste cose siano la materia più pura e più nobile, le impiegano anche per la venerazione esteriore sotto una qualunque forma!

15. Per quanto concerne la venerazione e la glorificazione esteriore di Dio, vi ha già provveduto Dio stesso fin dall’eternità. Egli infatti ha creato per questo il cielo e tutta la natura visibile, come questa intera Terra, la Luna, il Sole e le molte, innumerevoli stelle, le quali in gran parte non sono altro che mondi di grandezza quasi inesprimibile. Essi sono pieni di luce e, sulle loro superfici e sulle loro campagne di eccezionale grandezza ed estensione, sono pieni di cose e di piccole creature assolutamente stupende. E ciò è sufficiente per la glorificazione esteriore del grande Dio e Maestro sopra ogni cosa dall’eternità, ed Egli perciò non ha bisogno dell’oro di questa Terra, né di argento, perle, e pietre preziose tagliate e lucidate.

16. La vera venerazione e l’unica glorificazione gradita a Dio consiste dunque, e consista sempre, solo in un cuore puro che ama Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stesso, e con ciò - il che è la stessa cosa - consiste anche nella fedele osservanza dei Comandamenti che Egli diede a tutti gli uomini attraverso Mosè. Tutto il resto è vano e sciocco, anche da parte di un uomo puro e a Dio gradito. Ma se questa venerazione esteriore viene resa da uomini - quali sono i farisei e i sacerdoti e le sacerdotesse degli idoli, ed anche da altri finti devoti e servitori apparenti e ipocriti - a un Dio nel quale essi tra sé non credono affatto e mai vi hanno creduto, e ciò per denaro ed altre considerevoli offerte, allora questo davanti a Dio non solo non vale nulla, ma è un abominio davanti a Lui, e lo stesso è anche tutto quello che agli occhi del mondo è grande e brillante. Questo, amico Mio, tienilo a mente, poiché ora l’hai sentito dalla bocca di Colui che non si lascia assolutamente onorare ed esaltare con nessuna materia, ma solo e unicamente con un cuore ed una volontà puri, a Lui pienamente abbandonati!»

17. Disse l’oste, ora tutto imbarazzato: «O Signore e Maestro dall’eternità, se questa Mia venerazione anche esteriore, come ora lo vedo fino in fondo, non Ti è gradita, allora si dovrà subito sistemare tutto diversamente!»

18. Dissi Io: «Adesso lascia pure tutto così com’è; per questa volta i pesci ben preparati ci piaceranno anche dai piatti d’oro e d’argento, e lo stesso anche il vino! Ma un’altra volta fanne a meno!».

19. Con ciò l’oste fu contento, e noi cominciammo a prenderci la colazione del mattino.

 

[indice]

 

Cap. 56

La scuola dei profeti.

 

1. Mentre però si mangiava, l’oste Mi chiese se non dovesse avvertire in tutta segretezza il medico del fatto che Io ero lì.

2. Dissi Io: «Ti prenderesti un disturbo inutile, poiché lui e sua moglie sono andati in campagna, e ritorneranno a casa solo fra un paio di giorni. Quando verranno da te, allora puoi ben informarli di tutto quello che è accaduto qui durante la loro assenza. Ma ora continuiamo pure a mangiare e a bere del tutto indisturbati!»

3. Dopo di che noi mangiammo e bevemmo di ottimo umore, e l’oste e il suo figliolo sanato fecero la stessa cosa, e non finivano più di elogiare il buon sapore dei pesci pregiati.

4. E l’oste non poté esimersi dal fare un’ottima osservazione, dicendo precisamente: «O Signore e Maestro! Dunque, i primi pesci creati nelle acque della Terra dovevano certo essere anche più gustosi di quelli che si generano fra loro; infatti, anche questi pesci pregiati non sono generati naturalmente, ma creati nuovi da Te, o Signore e Maestro, ed è perciò che hanno un sapore eccezionalmente buono»

5. Dissi Io: «Sì, sì, puoi certamente aver ragione! Ma così è anche la Parola che viene dalla Mia bocca: più vigorosa e più efficace che la Parola riportata da un profeta; però anche la Parola riportata può essere elevata ad uguale forza in ogni uomo se essa viene ben condita nel cuore e nella volontà, mettendola in pratica.

6. La Mia Parola è già in sé la Vita, e rende vivo chiunque la sente con cuore buono; allora infatti subito la Vita fondamentale di ogni vita trapassa nella vita dell’uomo. La Parola del profeta invece è solo un fedele segnavia, e indica all’uomo come egli possa giungere alla Parola viva dalla Mia bocca, e attraverso questa alla vita dello spirito.

7. Io dico a voi tutti che alla fine ciascun uomo nel suo cuore deve essere istruito da Dio. Chi infatti non è istruito dal Padre, ovvero dallo Spirito di Dio in Me, nella via del puro amore per Me e per il prossimo, quegli non viene a Me, il Figlio dell’eterno Amore, che sono Io, l’eterna Luce, la Via, la Verità e la Vita stessa, poiché Io sono in Me stesso la Sapienza del Padre. È vero che questo adesso non lo capite ancora pienamente, ma lo capirete quando, dopo la Mia Ascesa, rinascerete nello Spirito proveniente da Me. Esso è infatti lo Spirito di ogni verità, eternamente vivo in Se stesso nel modo più completo, e questo Spirito vi guiderà in ogni sapienza. E così avevi ben ragione di dire che i pesci creati nuovi sono incomparabilmente più gustosi di quelli che si generano tra loro successivamente»

8. Disse allora l’oste: «O Signore e Maestro, ho sentito parecchie cose sulla scuola dei profeti d’un tempo, la quale era molto in voga specialmente ai tempi dei Giudici, e poi si conservò ulteriormente sotto i Re quasi fino ai nostri tempi. Tuttavia non mi è mai risultato chiaro in che cosa consistessero i veri e propri elementi di insegnamento e di esercitazione di questa scuola. Una volta però che uno era diventato un profeta secondo piena verità, per bocca di costui aveva anche parlato inconfondibilmente lo Spirito di Jehova, cosa che parecchi dei grandi Profeti hanno poi anche dimostrato nei fatti.

9. In che cosa consistevano dunque gli elementi di insegnamento e di esercitazione di una scuola di profeti?»

10. Dissi Io: «Ascolta, tu amico Mio: quello che un tempo avvenne in svariate corrispondenze solo per raffigurare il tempo attuale, sta ora adempiuto davanti a te! Bambini educati in modo puro e buono fin dalla nascita, da genitori timorati di Dio, naturalmente soprattutto maschi, i quali certo in gran maggioranza erano anche fisicamente del tutto sani e vigorosi, venivano accolti in questa scuola da giudici e da sacerdoti risvegliati nello spirito nella maniera di Aronne. Nella scuola i fanciulli dovevano dapprima diventare abili a leggere, calcolare e scrivere. Poi venivano ben istruiti nella Scrittura, vale a dire nei Libri di Mosè, e poi anche nella conoscenza dei Paesi e dei popoli della Terra conosciuta dagli uomini.

11. Nello stesso tempo però essi erano anche scrupolosamente tenuti non solo a conoscere i Comandamenti di Dio, ma anche ad osservarli severamente, e ciò il più possibile volontariamente e per autodeterminazione. Con ciò essi venivano sottoposti a parecchie prove ed esami, secondo la loro età e secondo il grado del loro sviluppo spirituale; questo affinché venissero in se stessi alla viva convinzione di quanto fossero già aumentati nella forza di resistere a tutto ciò che è del mondo e alle sue attrattive.

12. Innanzitutto i fanciulli dovevano essere preservati dalla pigrizia, la madre di tutti gli altri peccati e mali, ragion per cui erano anche tenuti a svariati lavori corporali commisurati alle loro forze.

13. Una volta che fossero diventati grandi e forti nell’abnegazione di sé e nella vittoria su se stessi, essi venivano guidati alla loro interiorità mediante la scienza delle corrispondenze. Con ciò essi giungevano alla fede viva, e ad una volontà inflessibile, unificandola con la Volontà di Dio che essi conoscevano bene e avevano anche sempre osservata esattamente sin dall’infanzia. Con ciò erano poi anche già in grado di compiere parecchi segni, perché la stessa loro propria volontà era diventata una cosa sola con la Volontà di Dio, e la fede, quale vera, viva Luce dai Cieli, non ammetteva alcun dubbio nei loro cuori illuminati.

14. Una volta che tutto ciò fosse stato in ordine nel senso vero e vivo, essi, proprio mediante la fede viva e mediante l’unione della propria volontà alla Volontà di Dio in ogni azione, venivano riempiti dello Spirito di Dio secondo l’attitudine individuale; e con ciò veniva ampliata la vista interiore, ed essi prevedevano così anche cose ed eventi futuri in immagini corrispondenti che annotavano poi per la posterità.

15. Una volta che uno fosse giunto a questo stadio in cui riceveva visioni, costui giungeva anche alla viva Parola interiore, e sentiva così in sé la voce di Jehova, e questa era la Parola di Dio che il profeta annunciava agli uomini come dalla bocca di Dio; e doveva effettivamente annunciarla, perché vi è stato spinto dallo Spirito di Dio che operava in lui. E vedi, così era la scuola dei profeti, e, nel modo che ho descritto, gli uomini venivano formati in una vera e propria scuola di vita!».

 

[indice]

 

Cap. 57

 I veri profeti.

 

1. (Il Signore:) «Spesso però, uomini pii che credevano sempre fermamente in Dio e Lo amavano nel cuore, venivano suscitati come veri profeti anche senza una precedente scuola. Così Mosè ed Aronne erano essi stessi grandi profeti, e non sono stati formati per questo in alcuna scuola; infatti la loro fede, il loro cuore abbandonato in Dio e Dio stesso erano la loro scuola. Così anche Elia e Giona, Giosuè e Samuele diventarono veri profeti senza precedente scuola, poiché Dio stesso era il loro Maestro e la loro Scuola.

2. Così anche la gran parte dei primi Padri furono veggenti e profeti senza scuola; Dio solo infatti, al Quale essi tenevano e credevano senza alcun dubbio, era la loro Scuola nella quale Egli manifestava loro la Sua Volontà. E perfino in questi tempi ci furono veggenti e profeti che non sono stati educati come veggenti e profeti in una scuola. Dio infatti guarda sempre solo al cuore degli uomini e non alla scuola in cui un uomo è pervenuto a questa o quella abilità.

3. Ecco costoro, i Miei discepoli! Nessuno di loro ha mai visto una scuola di profeti, e tuttavia molti di loro compiranno cose maggiori che non tutti gli antichi veggenti e profeti. Io solo infatti sono il loro Maestro e la loro Scuola, e così sarà e rimarrà anche in seguito, fino alla fine dei tempi di questa Terra.

4. Saranno sì erette in futuro moltissime scuole da cui usciranno, in enorme numero, falsi insegnanti e profeti, ma solo pochissimi saranno quelli veri secondo la Volontà di Dio.

5. In verità Io ti dico che in avvenire diventerà veggente e profeta solo colui che crederà in Me, amerà Me sopra ogni cosa, il suo prossimo come se stesso, e metterà in pratica la Mia Dottrina! È per questo che non entrerà nel Mio Regno chiunque griderà a Me con fede “Signore, Signore!”, ma entrerà soltanto colui che farà la Mia Volontà, espressa chiaramente nella Mia Dottrina.

6. Perciò non limitatevi ad essere solo dei puri e semplici ascoltatori, ma siate subito operatori della Mia Parola, e così riceverete in voi anche il vero Regno di Dio! Non aspettatevi però mai che il Regno di Dio, il regno della vita interiore, venga agli uomini con eventuali segni esteriori e splendore di sfarzo esteriore; esso invece è interiormente in voi! Chi lo cerca in se stesso nel modo e nella maniera che vi ho indicato, e non riesce a trovarlo dentro di sé, è inutile che lo cerchi in tutto il mondo e in tutti gli astri.

7. Il sentiero per il vero e vivo Regno di Dio è perciò un sentiero molto stretto e spesso ricoperto da ogni sorta di sterpi spinosi. Umiltà e pienissima abnegazione è il suo nome. Per l’uomo mondano esso è totalmente inaccessibile.

8. Chi però crede in Me e osserva i Miei Comandamenti, a costui le spine sul sentiero per il Regno di Dio non feriranno i piedi. Solo un primo inizio è difficile, se però la serietà rimane e non viene indebolita da ogni sorta di riguardi per il mondo, il pieno raggiungimento del Regno di Dio in se stessi è qualcosa di molto facile. Infatti per un tale, sempre serissimo aspirante al Regno di Dio in sé, il Mio giogo è dolce, e leggero il carico che Io gli metto da portare, e ai seri ricercatori del vero Regno di Dio, Io esclamerò sempre forte, nei loro cuori: “Venite tutti a Me, voi che siete affaticati e oppressi! Io stesso vi vengo incontro già più che a metà strada, e voglio pienamente rinvigorirvi e ristorarvi!”.

9. Coloro invece che grideranno a Me “Signore, Signore!”, ma la loro preoccupazione principale è rivolta puramente alle cose del mondo, e solo così, secondariamente, aspireranno a ciò che è del Regno di Dio, a costoro Io dirò: “Perché Mi chiamate, voi mondani, e che cosa gridate? Il Mio Cuore non vi ha ancora conosciuti. Ciò di cui vi preoccupate, quello vi porti anche l’aiuto che desiderate!”. In verità Io vi dico che tali persone difficilmente nell’aldiquà troveranno mai in se stessi il vero e vivo Regno di Dio, e nei confronti dei loro contemporanei saranno cattivi insegnanti, veggenti e profeti; e nell’aldilà sarà ancora incomparabilmente più difficile, per queste anime mezze morte, cercare e trovare in se stesse il Regno di Dio.

10. Perciò ciascuno lavori finché dura il giorno; dopo infatti viene la notte, quando sarà difficile poter lavorare! Hai capito bene, amico Mio, quello che ora ti ho detto?»

11. Disse l’oste: «Sì, Signore e Maestro sopra ogni cosa, io Ti ringrazio per questo insegnamento, dalla più intima profondità della mia vita! Ora la natura dell’antica scuola dei profeti mi è del tutto chiara. Ti prego però anche, allo stesso tempo qualora io voglia percorrere più seriamente, di quanto non sia stato il caso finora, il sentiero stretto e spinoso per il Regno di Dio - di venirmi benignamente incontro già subito al primo passo, e di aiutarmi affinché io non diventi stanco, scoraggiato e impaziente nel procedere sulla stretta e spinosa via della vita!».

 

[indice]

 

Cap. 58

Il Signore spiega qual è la Via che porta nel Regno di Dio.

 

1. Dissi Io: «Quello di cui tu Mi hai pregato, Io l’ho già fatto proprio adesso, e così farai un progresso rapido! Infatti colui al quale brilla la Mia Luce di Vita, non inciamperà più facilmente con i suoi piedi contro una pietra sulla via, e le spine egli potrà ben evitarle. Chi cammina con Me, costui ha già ovunque una via ben spianata. Chi invece cammina senza di Me verso il Regno di Dio, regno interiore della Vita e di ogni verità, costui ha certo una via lunga, stretta e molto spinosa da percorrere, come fu il caso per moltissimi antichi saggi di tutti i popoli della Terra, fin dai tempi più antichi, e come sarà e rimarrà anche in futuro.

2. D’ora in poi è cosa facile per te, e anche per moltissimi che Mi hanno visto e udito, e credono in Me pienamente; ma i posteri giungeranno nel Regno di Dio solo mediante la pura fede. Chi però Mi vede e ode, quegli crede facilmente, ed anche facilmente può vivere e agire secondo la Mia Parola. Chi invece, in futuro, non potrà più vederMi nella Mia carne, sarà più difficile per lui giungere nel vero e vivo Regno di Dio; egli infatti dovrà puramente credere quello che i messaggeri inviati gli racconteranno di Me.

3. Se egli però accoglierà volonteroso, nel suo cuore credente, quanto avrà sentito, e proverà una vera gioia per la verità sentita, allora su di lui verrà anche subito il Battesimo dello Spirito da Me, ed egli vedrà bene, in tale Battesimo, la porta aperta sul Regno di Dio. Da quel momento in poi sarà facile la via per il pieno Regno di Dio anche per il non testimone della Mia attuale Presenza.

4. Ma se voi ora sapete bene tutto questo, rallegratevi per il fatto che Dio ha preordinato così tutto questo fin dall’inizio! E se parlerete agli uomini di Me e del Mio Regno, dite loro anche quello che ora Io ho detto a voi. Però fate loro anche comprendere, prima di tutto, che il Mio Regno non è in alcun modo di questo mondo, ma esso è l’interiore regno di ogni verità e di ogni vita nell’intimo dell’uomo. Chi lo ha trovato dentro di sé, e vi è entrato mediante la fede viva e mediante l’amore operativo, costui ha vinto il mondo, il giudizio e la morte, e avrà per sempre la vita eterna.

5. Quello che vi ho detto adesso suona bensì, per l’intelligenza mondana, come una stoltezza a udirsi, ma è pur tuttavia la suprema sapienza di ogni vita in Dio. Buon per lui se uno non se ne scandalizza!

6. Nessuno può sapere tutto quello che di necessario alla vita è celato nell’uomo, se non solamente lo spirito che è e dimora nell’intimo dell’uomo; e così anche nessun sapiente mondano sa che cos’è Dio stesso e che cosa c’è in Lui, se non solamente lo Spirito di Dio che penetra tutte le Sue profondità.

7. Se però lo spirito nell’uomo, quale vera luce di vita, non viene destato, allora è buio nell’uomo, ed egli non si riconosce. Se invece, mediante la fede in Me e mediante l’amore per Me e per il prossimo, lo spirito viene destato nell’uomo e viene acceso a chiara luce, allora lo spirito penetra l’uomo intero da parte a parte, e l’uomo vi scruta ciò che c’è in lui, e riconosce se stesso. E chi riconosce se stesso, quegli riconosce anche Dio; infatti il vero ed eterno spirito vitale nell’uomo non è uno spirito umano, ma uno spirito divino nell’uomo, altrimenti l’uomo non sarebbe a immagine e somiglianza di Dio.

8. Se avete capito bene questo, allora adesso, essendo rinvigoriti corporalmente e spiritualmente, vogliamo alzarci da tavola e intraprendere il nostro viaggio da qui alla Galilea».

9. Tutti assicurarono di averlo capito, e Mi ringraziarono per questo insegnamento.

10. L’oste ovviamente riteneva che Io potessi tuttavia fermarMi ancora fino a mezzogiorno nella sua casa.

11. Io però dissi a lui: «Vedi, in questo mondo ogni cosa ha il suo tempo, dunque anche il venire, il restare e l’andare! Io so però dove oggi Mi attende ancora un gran lavoro, e così ora devo anche andare là dove il lavoro Mi attende! Inoltre arriverà da Te fra un’ora una grossa carovana di mercanti provenienti da Gerico, e voi avrete molto da fare. I mercanti ti sapranno raccontare molte cose di Me; racconta però anche tu a loro che Io sono stato qui; tuttavia non dire loro quale via ho preso!».

12. L’oste assicurò ancora una volta che avrebbe osservato rigorosamente tutto quello che aveva riconosciuto come Mia Volontà, e Mi ringraziò anche nuovamente per i benefici a lui concessi; e Io diedi ai discepoli il cenno per la partenza.

13. Poi ci alzammo tutti quanti e ci mettemmo in cammino. L’oste e il suo figliolo guarito Mi accompagnarono per oltre mille passi di distanza, e ritornarono poi di nuovo a casa pieni di buon umore.

 

[indice]

 

Cap. 59

La benedizione dei frutti in un piccolo villaggio di Samaria.

 

1. Ma quando l’oste arrivò a casa, sua moglie gli disse con tono imbronciato: «Perché dunque non mi hai chiamata, con gli altri figli, in modo che anch’io con gli altri figli potessi accomiatarmi come si conviene dal prodigioso guaritore?»

2. Disse l’oste: «Donna, se ciò fosse stato necessario, il Guaritore stesso ti avrebbe chiamata; ma poiché sicuramente ciò non era necessario, non sei stata chiamata a causa della tua piccola incredulità. E se tu anzi avessi conosciuto il Guaritore più da vicino, presto l’intera città avrebbe saputo della Sua presenza; cosa che Egli però non voleva. E così anche questo è bene: che proprio Lui stesso abbia fatto succedere tutto così. In seguito, quando il nostro medico tornerà a casa e sicuramente verrà a farci visita, allora lo saprai abbastanza per tempo chi era in effetti il prodigioso Guaritore.

3. Ma ora rifornisciti bene di tutto, poiché fra circa mezz’ora, a partire da adesso, si fermerà da noi una grossa carovana di mercanti, come mi ha comunicato in anticipo il Guaritore, veramente onnisciente, e allora avremo molto da fare; perciò rifornisciti bene di tutto in cucina!».

4. Quando la donna ebbe sentito questo, si affrettò subito in cucina e mise all’opera tutti i suoi aiutanti e le sue aiutanti, poiché ora credeva a ciò che l’oste le comunicava come preannunciato da Me.

5. E quando le svariate vivande che si facevano sempre servire i mercanti furono quasi completamente pronte da gustare, arrivò anche la carovana da Me annunciata, e ci fu uno stupore incontenibile per come l’oste quella volta avesse potuto sapere in anticipo che essi sarebbero arrivati in quel momento.

6. Più tardi si parlò ancora molto di questo, e i mercanti compresero ben presto in quale modo l’oste avesse potuto sapere il momento del loro arrivo; e allora parecchi mercanti, che là altre volte avevano sentito parlare di Me, credettero in Me.

7. Noi però proseguimmo tranquillamente il nostro cammino e arrivammo quindi, verso mezzogiorno, vicino ad un villaggio che si trovava ancora in Samaria. Intorno al villaggio c’erano molti alberi da frutto, per lo più fichi e ulivi, meli e peschi, e ai discepoli venne voglia di ristorarsi un po’ con i frutti.

8. Quando arrivammo proprio nel villaggio, i discepoli chiesero ad alcuni abitanti lì presenti se potessero prendersi qualche frutto.

9. Gli abitanti però dissero: «Quale meraviglia! Come volete voi ebrei mangiare dei frutti che appartengono a noi samaritani?»

10. Dissero i discepoli: «Noi siamo sì ebrei, ma non siamo farisei che vi odiano, e così possiamo ben mangiare i frutti dei vostri alberi, se ce li volete dare, e vogliamo anche pagarveli!»

11. Allora gli abitanti del villaggio dissero: «Allora mangiate quanto volete! Però denaro da voi non ne prendiamo, poiché anche Dio non Lo abbiamo pregato che benedisse i nostri alberi da frutto offrendoGli del denaro, e Lui lo fece comunque».

12. Allora i discepoli andarono sul posto e mangiarono frutti a volontà, e quanti più ne mangiavano, tanto più carichi ne diventavano gli alberi.

13. Presto però gli abitanti del villaggio notarono questo, e andarono dai discepoli e dissero: «In quale modo dunque consumate la benedizione dei nostri alberi? Notiamo, con sufficiente evidenza, non solo che i nostri alberi non perdono nulla come frutti, ma anzi ne diventano visibilmente più carichi, a tal punto che i loro rami grandi e piccoli non sono quasi più in grado di sopportarne il peso. Sembra però che voi neanche vi accorgiate di questo, dal momento che consumate i frutti con tanta indifferenza. Ma questo è davvero un chiaro ed evidente miracolo!»

14. Disse allora l’apostolo Andrea: «Quello che voi vedete, lo vediamo anche noi; ma non siamo noi che mangiamo a causare ciò, ma è il vostro disinteressato amore del prossimo a causare questo effetto! Noi siamo stranieri per voi, e voi ci avete permesso molto amichevolmente, con grande senso di ospitalità, di mangiare gratuitamente i dolci frutti dei vostri alberi da voi faticosamente coltivati in questa zona. E ciò è piaciuto al Signore Dio, e così ora Egli ha benedetto voi e i vostri alberi da frutto, visibilmente davanti agli occhi nostri e vostri, per l’amicizia e l’amore che ci avete dimostrato.

15. Questo è ovviamente un caso raro, di questi tempi; ma è raro per il fatto che è divenuto anche estremamente raro il caso che si dimostri gratuitamente amicizia e amore al viaggiatore straniero. Infatti ovunque si vada, se si vuole che sia mostrato un gesto di amicizia dall’una o dall’altra persona, ciò succede sì, ma a pagamento, però per puro amore del prossimo, ciò succede altrettanto raramente quanto raramente si verifica un miracolo della benedizione di Dio del genere di quello che avete ora davanti agli occhi.

16. Continuate perciò a rimanere nella fedele osservanza del disinteressato amore del prossimo, e amate anche Dio attraverso la fedele osservanza dei Suoi Comandamenti, e in verità non avrete mai da lamentarvi per la mancanza della benedizione di Dio! Dio rimane sempre ed eternamente uguale a Se stesso; solo gli uomini sono variabili: nella loro frenesia mondana Lo dimenticano, e considerano i Suoi Precetti come un marchingegno di pura astuzia umana, e di conseguenza fanno quello che a loro sembra bene secondo la loro intelligenza. Ma coloro che hanno una fede simile e un simile modo di agire basato sulla fede nel mondo, e dunque quasi totalmente dimentichi di Dio, non vengono più guardati da Lui con l’occhio della Sua Grazia, del Suo Amore, ma vengono guardati con l’occhio della Sua Ira.

17. È ovvio che, vivendo gli uomini in questo modo, i miracoli della Benedizione divina diventano fra gli uomini, ben facilmente e sicuramente, i fenomeni tra i più rari su questa Terra. Dove però si trovino ancora degli uomini che credono ancora in Dio senza dubitare, osservano i Suoi Comandamenti e non hanno ancora imbrattato e insudiciato i loro cuori e le loro anime con l’infame avidità per il mammona del mondo, là anche Dio, come succedeva ai tempi dei patriarchi, si mostra sempre come un ottimo Padre benedicente i Suoi figli. Solo ai figli del mondo, che non badano a Lui, Egli si mostra come Giudice inesorabile, e li castiga con disagi di ogni genere, e la Sua destra benedicente non è tesa su chi preferisce il mondo.

18. Se voi, cari e semplici abitanti di questo piccolo villaggio, considerate questo, allora vi sarà anche facile comprendere perché Dio qui ha benedetto a voi, nel modo più evidente, la vostra buona volontà»

19. Disse allora un anziano di questo villaggio: «Amico, tu hai parlato molto saggiamente in nome di Jehova, il Signore, e con ciò hai anche mostrato che non sei un seguace della cattiva dottrina dei farisei, ebbene, tu sei totalmente della nostra idea e in verità hai ragione in tutto. Io però sono un vecchio residente di questo villaggio, e so che i suoi abitanti si attengono ancora fermamente ai Precetti di Mosè, attraverso il quale ha parlato Dio. E ciò che noi vi abbiamo concesso volentieri, di cuore, secondo il vostro desiderio, lo abbiamo già concesso ugualmente anche a molti altri che sono passati affamati e assetati per il nostro piccolo villaggio. Ma una tale miracolosa benedizione non l’abbiamo tuttavia mai sperimentata, sebbene accanto a ciò io debba anche ammettere apertamente che noi, pur con tutta la nostra liberalità, ancora non abbiamo mai avuto da lamentarci per la mancanza della Benedizione di Dio. Tuttavia, come ho detto, ancora non eravamo mai riusciti a vedere una benedizione di Dio in questa maniera così appariscente!

20. Qui sembra esserci in causa anche una circostanza del tutto particolare che voi forse non volete o non potete rivelarci per ragioni molto sagge. Comunque stiano le cose, questo è ormai un evidentissimo miracolo che nessuno può negare, e noi qui non vogliamo informarci ulteriormente sulla sua vera e propria ragione segreta. Una cosa però mi colpisce, ed è che uno di voi, che vi aspetta là sulla via, non ha voluto assaggiare nulla dei nostri frutti! È dunque un ultraebreo che non vuole accettare nulla dai Samaritani, oppure non gli piacciono i frutti degli alberi che prosperano da noi?»

21. Disse Andrea: «Amico, Egli non è né l’uno né l’altro! Chi però ha riconosciuto Lui, quegli ha riconosciuto più di quanto il mondo intero sarà mai in grado di contenere; Egli infatti è anche perciò il Signore e Maestro di noi tutti!»

22. Queste parole di Andrea colpirono molto il vecchio, ed egli disse dunque: «Non ho forse giudicato bene quando dicevo che in questo evidentissimo miracolo, accanto alla speciale Grazia dall’Alto, sia in causa anche una segreta ragione del tutto particolare? E questa segreta ragione sarà da cercarsi sicuramente in quell’uomo che tu chiamasti vostro signore e maestro. Ho giudicato bene o no?»

23. Disse Andrea: «Amico, se così ti pare, va’ da Lui, e parla con Lui stesso! Infatti noi sappiamo quello che dobbiamo fare e dobbiamo dire. Lui però è il Signore, e può fare e dire quello che vuole».

 

[indice]

 

Cap. 60

La ragione delle buone condizioni di vita nel villaggio.

 

1. Quando il vecchio sentì questo, venne subito da Me e disse: «Ascolta, tu signore e maestro di questi uomini che si sono rifocillati con i nostri alberi! Perché non hai voluto rifocillarti anche tu con i frutti ben maturi, insieme a costoro che sicuramente sono i tuoi discepoli e servitori?»

2. Dissi Io: «Perché ora Io non sento tanto l’esigenza di gustare i dolci frutti degli alberi, quanto piuttosto i frutti molto, molto più dolci, dei vostri cuori e della vostra buona volontà. Infatti, quando qualcuno dimostra un amore vero e disinteressato ad uno dei Miei veri discepoli e servitori, Io lo accetto proprio come se l’avesse fatto a Me stesso.

3. Io però sono con Dio, e Dio è con Me; e quelli che sono con Me, sono dunque anch’essi con Dio, e Dio è con loro. Dio però è anche con ciascuno che crede in Lui in modo vivo, osserva i Suoi Comandamenti, Lo ama sopra ogni cosa e ama il suo prossimo come se stesso. Ma se qualcuno non ama senza un compenso il suo prossimo - che sia del luogo o straniero -, e non lo aiuta a uscire da una difficoltà qualsiasi, benché egli lo veda, simile a se stesso, come immagine e somiglianza di Dio, come può costui amare Dio che egli non vede?

4. Perciò il vero e disinteressato amore per il prossimo è una cosa sola con l’amore per Dio, e Dio ricompensa tale amore già in questo mondo, e lo ricompenserà ancora di più un giorno nell’aldilà, nel Suo regno eterno, con la vita eterna. In verità, neppure un sorso d’acqua che voi avete offerto a un assetato per buon cuore, resterà per voi senza ricompensa!»

5. Disse il vecchio: «Signore e maestro, dalle tue parole desumo che tu sei in verità un signore e maestro! Con l’acqua abbiamo ristorato spesso i viaggiatori; abbiamo infatti un pozzo comune che contiene dell’acqua molto fresca. Avremmo anche ristorato spesso e volentieri uno stanco viandante con un bicchiere di vino, se ne possedessimo; ma la nostra è una magra regione e la vite non cresce bene qui. Per comprare il vino, però, non abbiamo né denaro, né greggi in quantità sufficiente, e così assistiamo qualche povero viandante solo con quel poco che abbiamo. Il caro, grande e onnipotente Padre nel Cielo accetti dunque la nostra volontà come opera compiuta!»

6. Dissi Io: «Questo Egli lo ha anche già fatto da molto tempo, ed è perciò che voi non avete mai patito una particolare indigenza. In avvenire, però, Egli provvederà in modo ancora più evidente per la vostra salvezza temporale, ma di più ancora per quella delle vostre anime; di ciò potete stare pienamente sicuri! Infatti chi, come voi, confida in Lui, Dio non lo abbandona mai. Se anche Egli spesso non lo aiuta subito, in modo immediato ed evidente, Egli tuttavia non lo lascia mai in nessun modo affondare completamente.

7. Dio infatti prova bene ciascuno, prima di aiutarlo con evidenza; ma se un uomo ha conservato la sua fedeltà e il suo amore per Lui anche in ogni prova, allora d’un tratto, prima che egli se ne accorga, viene anche l’aiuto sempre evidente di Dio, e la Sua Benedizione rimane allora per sempre su colui che è fedele. Questo tenetevelo bene a mente voi tutti, e pensate: Dio vi ha provati per il bene delle vostre anime, voi avete superato bene la prova, e così Egli è venuto ora da voi con tutta la ripagante pienezza della Sua Benedizione, e la Sua Benedizione diventerà per voi un bene permanente.

8. Voi non Mi conoscete e non sapete chi sono Io; ma verrà il tempo, e propriamente è già qui, in cui esclamerete: “Salute al Figlio di Davide, che è venuto a noi nel Nome del Signore!”. Non avete dunque ricevuto notizia di ciò che è successo due anni fa a Samaria?»

9. Disse il vecchio: «Signore e maestro, che ora scopriamo essere, secondo la tua propria affermazione, un discendente dalla linea del grande re degli Ebrei, noi andiamo soltanto raramente nella città di Samaria, che è distante da qui più di una mezza giornata di cammino, e perciò sappiamo anche poco di tutto ciò che eventualmente succede e ha luogo in essa. Però abbiamo sentito, tramite dei viaggiatori, che nel tempo da te indicato devono essere successe delle cose proprio incredibilmente meravigliose per mezzo di un grande profeta sorto ultimamente. Egli deve aver anche dato ai samaritani [che abitano nella città] svariati insegnamenti molto consolanti, per i quali tuttavia alcuni sacerdoti, e anche altri uomini del mondo, si sarebbero scandalizzati. Se con vera ragione oppure, cosa che ci sembra più certa, senza, questo nella nostra semplicità non siamo in grado di valutarlo, e non siamo in grado di giudicare su una cosa che non conosciamo.

10. Ma qualcos’altro è capitato a noi solo poco tempo fa, di cui tutti fummo testimoni, così appunto come oggi della miracolosa moltiplicazione dei frutti sugli alberi, e ciò consisteva in questo: vennero da noi, pure intorno a mezzogiorno come siete arrivati voi, però in questo caso erano due soli uomini, che dal vestito e dalla lingua sembravano essere di Gerusalemme, e ci pregarono di dar loro un po’ di pane e anche qualche frutto maturo dei nostri alberi, e noi demmo loro tutto volentieri secondo le nostre forze. Quando essi se ne furono rinvigoriti, anch’io mi presi la libertà di chiedere a loro chi fossero, da dove fossero venuti, per dove proseguissero, quale fosse la loro patria e quale la loro occupazione.

11. Ed essi dissero: «Fino a non molto tempo fa eravamo dei comunissimi servitori e servi, e per lo più molto oppressi, e ogni tanto, quando non avevamo un determinato servizio da un padrone, eravamo anche dei mal pagati lavoratori a giornata a Gerusalemme. Ma poi arrivò a Gerusalemme, dalla Galilea, un Uomo pieno di divina Forza, Potenza e Sapienza, e istruì tutto il popolo con potentissimi discorsi, e fece segni grandi e mai uditi, e moltissimi del popolo cominciarono a credere in Lui, con grande stizza dei farisei e scribi di cui Egli, senza alcun timore, scopriva apertamente davanti al popolo i malvagi imbrogli a danno del popolo, e toccava severamente la loro coscienza come Uno che ha autorità.

12. Quest’Uomo inviato nel mondo da Dio, che aveva anche come Suo costante accompagnatore un potente arcangelo, accettò anche noi come Suoi discepoli, poiché credevamo pienamente in Lui. Egli ci diede sapienza e ogni potenza per guarire le malattie del corpo e dell’anima, e per scacciare dagli uomini gli spiriti cattivi. E sia veleni che animali velenosi non possono recarci danno, neppure qualora fossimo costretti a camminare a piedi scalzi su scorpioni e vipere.

13. Il nostro lavoro principale e la nostra occupazione consistono però nell’annunciare, in nome dell’Uomo-Dio da Dio inviato, quali Suoi inviati, la venuta del Regno di Dio sulla Terra fra gli uomini, ebrei o pagani che siano, e nel dire loro che nella Sua Persona ora è venuto in questo mondo il Messia preannunciato dai Profeti, per liberare gli uomini dall’antico e durissimo giogo del peccato, della menzogna, dell’inganno, i quali sono il giudizio e la morte eterna”.

14. Io interrogai i due sugli elementi della nuova Dottrina, per mezzo della quale il Regno di Dio deve venire sulla Terra fa gli uomini. E vedi, essi allora parlarono come te, e anche come ha parlato ora con noi uno dei tuoi discepoli; e noi trovammo che essi dicevano la verità, e credemmo pienamente alle loro parole!».

 

[indice]

 

Cap. 61

Il Signore completa la guarigione di un ossesso.

 

1. (Continua il vecchio:) «Ma c’era fra noi un uomo che già da trent’anni era pazzo, e ogni tanto si perdeva nei boschi, dove veniva tormentato a tal punto dagli spiriti maligni che spesso urlava e ruggiva in modo così forte e terribile che perfino gli animali più feroci si davano velocemente alla fuga davanti a lui. Quando egli, dai boschi, ritornava di nuovo da noi, allora era tranquillo; ma se gli si chiedeva che cosa avesse fatto nei boschi, non sapeva mai ricordarsene.

2. Quest’uomo, molto da compiangere, si trovava a quel tempo proprio qui nel villaggio quando i due uomini vennero a visitarci, e noi su loro richiesta glielo presentammo. Allora essi imposero le mani su di lui e comandarono agli spiriti maligni, in nome di Gesù, il Figlio di Dio, di uscire dall’uomo e di lasciare per sempre il suo corpo. Ma a questo punto, però, gli spiriti cattivi gridarono, così forte come un esercito di guerrieri, da dentro a quell’uomo da loro tormentato tanto a lungo: “Gesù Zebaoth Jehova, nato nella carne da una tenera Vergine, in una stalla per le pecore a Betlemme, e cresciuto nell’antica Nazaret in Galilea fino a diventare un Uomo vigoroso, noi Lo conosciamo, e siamo anche sottomessi alla Sua Onnipotenza, perché non ci è possibile opporci ad essa; ma voi non vi conosciamo e perciò neanche vi ubbidiremo!”

3. Allora i due uomini, nello spirito, chiamarono molto seriamente in aiuto il loro Gesù. A questa invocazione noi sentimmo come un potente tuono dall’alto, e gli spiriti maligni lasciarono istantaneamente il tormentato, e noi li vedemmo come un grosso sciame di mosche nere andarsene molto rapidamente ronzando, e l’uomo, che era stato tormentato per così tanti anni, diventò allora completamente sano, e così si trova ancora fino a questo momento, fra noi nel villaggio. Se tu, signore e maestro dei tuoi discepoli, volessi magari vederlo, potrei farlo condurre qui!

4. E vedi, questo fu un avvenimento singolare nel nostro villaggio molto fuorimano, e quindi ora vorrei sapere se anche voi siete forse inviati da quel potente Gesù Zebaoth Jehova di Nazaret; perché anche voi, come i due uomini, parlate saggiamente, ed ora anche sui nostri alberi da frutto sono avvenuti evidenti miracoli tramite la vostra presenza»

5. Dissi Io: «Fa’ prima venire qui l’uomo guarito, e allora certo si vedrà chi sono Io, e chi sono i Miei discepoli!».

6. A queste Mie parole fu portato subito da Me l’uomo guarito, da una casa dove stava lavorando, ed egli Mi chiese che cosa avrebbe potuto fare per Me che Mi facesse piacere.

7. Io però gli dissi: «Che tu Mi debba rendere un qualche servizio, questo in verità non lo pretendo da te; Io invece ti posso rendere un buon servizio, ed è per questo che ti ho fatto venire da Me. Non è forse vero che tu sei stato liberato da due uomini, solo poco tempo fa, dagli spiriti che ti tormentavano?»

8. Disse l’interrogato: «Sì, mio signore, gli spiriti maligni - sia grazie a Dio nell’Alto! - mi hanno lasciato; tuttavia una certa debolezza corporale e la sempre crescente paura della morte, che alla mia età si avvicina visibilmente, non mi vogliono però lasciare, nonostante tutto il mio pregare e confidare in Dio, ed è per questo che non posso più gioire di nulla al mondo. Vedi, anche questo è un male grande e che reca molta tristezza, specialmente per un uomo che è diventato vecchio solo fra i peggiori tormenti. Se tu potessi liberarmi da questo, allora mi renderesti ovviamente un grandissimo servizio, e per me molto benefico!»

9. Dissi Io: «Sì, amico mio, questo Io posso farlo, dalla perfezione della Mia propria personale Potenza, e non Mi occorre a tale scopo l’aiuto di alcun altro essere! E così Io voglio che tu ora diventi immediatamente forte e vigoroso come non lo sei mai stato prima, e dunque che ti lasci per sempre la vana e assurda paura della morte del corpo, che propriamente non è una morte, ma solo una chiara luce nella vera, eterna vita!».

10. Quando Io ebbi pronunciato queste parole sull’uomo, egli divenne allora improvvisamente pieno di forza giovanile, e la paura della morte lo lasciò subito completamente, così che dalla tanta gioia cominciò a giubilare e a ringraziarMi a pieno petto per questa guarigione, ed esaltava Dio che Mi concedeva una tale potenza.

11. A questo punto si avvicinò di nuovo a Me il vecchio, e disse pieno di stupore e di venerazione: «O Signore e Maestro, ora mi sembra di sapere chi sei Tu propriamente!»

12. Dissi Io: «Se ti sembra così, allora dì quello che ti sembra!»

13. E il vecchio disse: «Signore e Maestro, perdonaMi se ho la sfacciataggine di parlare con Te! Da tutto quello che ora ho sentito, risulta che proprio Tu sei il Gesù Zebaoth Jehova. Infatti, fin dall’inizio del mondo, nessun mortale potrebbe mai dire: “Ti faccio questo per la perfezione della mia propria personale potenza!”, e gli riuscirebbe esattamente, nel più miracoloso dei modi, ciò che egli vuole ed esprime in tutta semplicità con parole facilmente comprensibili. Tu, Amico, non hai gridato a Dio o al Gesù Zebaoth Jehova: “Aiutami!”, ma Tu dicesti: “Io voglio così dalla perfezione della Mia propria personale Potenza!”.

14. Che cosa sei Tu dunque? Tu stesso sei allora il solo e unico vero Gesù Zebaoth Jehova, e così dunque non nascondere più a lungo il Tuo Volto di Messia, promesso dalle predizioni dei profeti, affinché in Te noi possiamo salutare, amare, lodare ed esaltare Colui che Tu sei, e nessuno è pari a Te, né sulla Terra, né in Cielo! Infatti, se Tu sei Jehova Zebaoth - cosa che per me non dubito minimamente -, a Te solo si deve ogni onore e adorazione da parte di noi uomini che Ti abbiamo riconosciuto dalle Tue parole e dalle Tue azioni!»

15. Dissi Io: «Quello che volete fare, fatelo nel cuore, poiché ogni lode dalla bocca non ha valore davanti a Me! Solo davanti ai vostri fratelli riconoscete il Mio Nome anche apertamente con la bocca, e parlate della Mia Dottrina e delle Mie azioni, e mettete in pratica le Mie parole, e agite e vivete secondo la Mia Dottrina che vi è stata annunciata dai Miei due inviati, e Io vi riconoscerò davanti al Padre Mio; e colui che Io riconoscerò davanti al Padre Mio, quegli avrà in sé l’eterna vita.

16. Ora però noi proseguiremo di nuovo il nostro cammino; Io infatti Mi devo mostrare ancora a molti che come voi credono già pienamente in Me, ma che hanno anche una grande nostalgia di vederMi».

 

[indice]

 

Cap. 62

La promessa e la benedizione del Signore per gli abitanti del villaggio di montagna.

 

1. (Il Signore:) «Se rimanete nella Mia Dottrina, anch’Io rimarrò in Spirito presso di voi, così come presso tutti gli uomini che credono in Me e vivono e agiscono secondo la Mia Dottrina; e rimarrò in Spirito presso coloro che, come voi, in tutto amore e amicizia accolgono quelli che Io ho mandato a predicare, a tutti i popoli, il Vangelo della venuta del Regno di Dio sulla Terra, e in che cosa consiste, e di quale natura è, e a questi inviati essi danno da mangiare e da bere.

2. Infatti, quelli che Io mando ora sono uguali ai profeti; ma chi fa una buona azione terrena ad un profeta, costui raccoglierà anche il compenso di un profeta. Esso però consiste in questo: che Io in Spirito, così come nel profeta, sarò è rimarrò presso di lui, e non gli mancheranno le Mie benedizioni.

3. Fino ad ora voi avete lavorato con difficoltà i vostri terreni che sono molto pietrosi, e i vostri campi, orti e prati vi hanno dato solo un magro raccolto; ma non avete mormorato, ringraziavate Dio anche per quel poco, ed Egli però vi benediceva anche quel poco, ed esso bastava per voi e, grazie al vostro amore del prossimo, anche per qualche forestiero che arrivava da voi affamato, assetato e spesso anche nudo.

4. Ma poiché voi Mi foste fedeli anche con quel poco, d’ora in poi i vostri terreni, che non hanno certo una piccola estensione, dovranno perdere il loro aspetto pietroso, e voi in avvenire farete dei ricchi raccolti, e avrete anche bisogno di molti servitori. In breve, lo Spirito che Io desterò in voi vi insegnerà in quale modo voi, in avvenire, dovrete provvedere e accudire alla vostra attività agricola di questo mondo.

5. Ma quando i vostri terreni saranno pieni di benedizione, non confidate troppo nelle vostre forze, ma rimanete come siete ora, e anche la Mia benedizione rimarrà presso di voi, naturalmente e spiritualmente. Così sia, e così rimanga nello stesso modo come voi effettivamente rimarrete nella Mia Dottrina!».

6. A queste Mie parole tutti gli abitanti lì presenti di questo piccolo villaggio montano si gettarono in ginocchio davanti a Me, e Mi ringraziarono per la grazia che Io avevo loro concesso. Ma il vecchio e colui che era stato completamente guarito, quasi non riuscivano a parlare per le tante lacrime di gratitudine. Io però invitai tutti ad alzarsi e a recarsi ora con animo lieto alle loro occupazioni, cosa che essi anche fecero; solo il vecchio e il guarito rimasero ancora, e osservavano Me e i Miei discepoli con sguardi estasiati.

7. E il guarito disse: «Oh, quanto felici dunque devono essere questi Tuoi eletti discepoli che possono essere sempre intorno a Te, o Signore, e testimoni di tutte le Tue azioni e di tutti i Tuoi insegnamenti!»

8. Dissi Io: «Ma è appunto per questo che in seguito, quando Io non sarò più fra loro in questa Mia persona visibile, ma sarò là da dove sono venuto, essi avranno anche da sostenere nella vita delle prove tanto più dure e ogni tipo di persecuzioni da parte del mondo. Infatti il mondo, così com’è ora, è cieco e sordo, li odierà a causa del Mio Nome, come odia anche Me, perché non Mi ha mai conosciuto e neppure Mi conoscerà, e così esso andrà in rovina nei suoi peccati e abomini.

9. E vedete, per voi allora le cose saranno più facili in questo mondo, sebbene anche voi sarete spesso esaminati per sapere se credete in Me e agite e vivete secondo la Mia Dottrina!

10. Quando però sarete interrogati a questo proposito, non diventate paurosi e non meditate neppure su quale risposta dovete dare agli inquisitori e tentatori! Nel momento in cui ne avrete bisogno, vi sarà messa sulla bocca la giusta risposta, e i vostri tentatori non saranno in grado di confutarne neppure una su mille. Anche di questo vi posso assicurare pienamente».

11. Allora i due si calmarono, e Io feci cenno ai discepoli che era tempo di proseguire il viaggio.

12. Allora i discepoli cominciarono a mettersi in strada, e Io andai fra loro, e lasciammo il villaggio di montagna alla velocità del vento. E prima ancora che gli abitanti del villaggio avessero finito di guardarsi intorno, noi eravamo già completamente scomparsi dalla loro vista. Questa veloce sparizione indusse alcuni, tra gli abitanti del villaggio, a ritenere che fossimo stati degli spiriti, ma il vecchio e il guarito spiegarono loro Chi ero Io, e che come Tale tutto Mi era possibile.

13. Trascorso un anno, quando i loro terreni pietrosi cominciarono a trasformarsi in campagne molte rigogliose, allora la loro fede divenne ancora più robusta, e Io di quando in quando comparivo da loro visibilmente, e li rinvigorivo nella fede e nell’amore, nella pazienza e nella mansuetudine. Infatti alcuni di loro, avendo sentito che Io ero stato crocifisso in Gerusalemme e morii sulla Croce, divennero molto paurosi e vacillanti nella fede. E così dunque fu necessario che Io andassi da loro personalmente, Mi mostrassi come Signore e come Vincitore della morte, li consolassi, ed anche spiegassi loro, dalla Scrittura, come tutto ciò era dovuto accadere a Me affinché, attraverso il portale tenebroso della morte, ogni anima che crede in Me entri nell’eterna gloria in cui Io sono entrato e in cui Io già Mi trovavo dall’eternità. Quello però che accadde, era accaduto per Amore degli uomini, affinché essi - mediante la fede in Me e nella Mia Incarnazione avvenuta a loro salvezza ma anche a giudizio del mondo malvagio - divenissero Miei veri figli, simili a Me in tutto. E allora proprio questi abitanti del villaggio montano, che in pochi anni divenne molto prospero, diventarono veri eroi nella fede e nell’operare secondo la fede.

 

[indice]

 

Cap. 63

Il Signore con i Suoi in un bosco primordiale della Samaria.

 

1. In un’ora giungemmo in un fitto bosco, attraverso il quale passava la strada per la Galilea. Il bosco durava per circa tre ore buone di cammino, e sulla via non c’era alcuna casa.

2. E i discepoli Mi domandarono perché un bosco simile non fosse utilizzato da nessuno.

3. Io però dissi loro: «Siate lieti che nella Terra Promessa esista ancora un bosco così sano che non sia ancora diventato un vile sacrificio dell’avidità umana! In questo bosco potete trovare ancora dei posti in cui il miele scorre dagli alberi come un piccolo ruscello; in simili boschi, infatti, sono ancora presenti abbondantemente le api che preparano il miele.

4. Inoltre Io ho anche creato ogni specie di animali che, in primo luogo, sono altrettanto necessari all’esistenza naturale della Terra quanto all’uomo l’occhio per vedere, e in secondo luogo tali animali sono del tutto indispensabili alla progressiva e autonoma formazione delle anime su questa Terra. Questo ve l’ho già mostrato in altre occasioni in modo molto particolareggiato, ed anche sostanzialmente aprendovi la vista interiore. E così comprenderete dunque che gli animali di ogni genere e specie, dovendo esistere per la formazione terminale dell’uomo, secondo il Mio Ordine, devono avere anch’essi, accanto all’uomo, un posto dove abitare su questa Terra. E a tale scopo sono necessari, qua e là sulla Terra, dei boschi di questo genere, più grandi e più folti, i quali hanno però ancora migliaia di altri scopi.

5. Anzitutto essi sono i primi ricettacoli di innumerevoli spiriti naturali che ricevono nel regno delle piante la loro incorporazione[11] separata, già con un’intelligenza ben ordinata, raggiungendo in tal modo quel tanto di maturità per cui possono poi passare in una vita animale più intelligente e più libera. Tutto questo ve l’ho già mostrato, perché Io voglio che abbiate a conoscere bene tutti i segreti del Regno di Dio sulla Terra.

6. Finché esistono sulla Terra simili boschi in misura giustamente abbondante, e finché gli spiriti naturali, che arrivano costantemente sulla Terra da tutte le stelle e da questa Terra si sviluppano e salgono, trovano accoglienza e un ben ordinato ricovero in simili boschi, fino ad allora non vedrete apparire sul suolo della Terra né scatenamenti troppo violenti degli elementi, né malattie pestilenziali di specie molto diverse. Quando però un giorno la troppo avida bramosia di guadagno degli uomini usurperà troppo i boschi della Terra, allora per gli uomini sarà anche duro vivere e sussistere su questa Terra, e più duro che mai soprattutto là dove aumenteranno troppo i tagli dei boschi. Tenete a mente anche questo, per mettere in guardia in tempo gli uomini da una tale dissoluta industria.

7. Vedete, nei primi tempi degli uomini su questa Terra, non si sapeva né di case costruite in legno, né tanto meno di castelli in muratura. Boschi simili servivano da abitazione anche agli uomini, ed essi, in queste abitazioni naturali vive, raggiungevano un’età più che elevata, e completamente sani. Nel nord sia dell’Asia, sia anche dell’Europa e di altre parti ancora del mondo, più grandi e più piccole, anche nella metà sud della Terra, ancora al giorno d’oggi abitano nei boschi uomini totalmente vigorosi e sani dal punto di vista naturale. E così un tale bosco non è qualcosa di temibile e di inutile come si immagina la miope intelligenza degli uomini! Se voi avete afferrato questo, siate pure adesso di animo veramente lieto per il fatto che abbiamo trovato qui un tale bosco primitivo ancora veramente sano».

8. Mentre però Io rivelavo ai discepoli queste cose riguardo al bosco, arrivammo in un punto che era più libero e circondato da antichi cedri. E là c’era un cedro che era cavo, e per questa ragione ospitava in sé una grande massa di api. Quelle api producevano tanto miele che, non potendo essere da loro consumato, scorreva fuori dappertutto, dalle fessure e spaccature dell’enorme albero, così abbondantemente che si poteva vedere, un po’ più in basso dell’albero, un infossamento completamente pieno di ottimo miele, come un piccolo stagno. E presto fu scoperto dai discepoli un rivolo di quel vero stagno di miele che si addentrava molto nel bosco verso destra.

9. E Pietro disse: «Qui c’è ancora in verità un pezzetto dell’antica Canaan in cui miele e latte scorrevano a ruscelli! Anzi, c’è proprio da meravigliarsi che l’avidità sempre insaziabile degli uomini non abbia ancora scoperto, fino adesso, questo vero lago di miele. Signore e Maestro, peccato che non abbiamo con noi del pane, poiché qui ci si potrebbe saziare benissimo con pane e miele!»

10. Disse allora Filippo: «Una forma di pane l’avrei pure con me; ma ora siamo una quarantina di numero, e perciò ne verrà poco per ciascuno!»

11. Dissero allora i discepoli di Giovanni: «Anche noi abbiamo ancora un paio di pagnotte che abbiamo comprato già a Gerico, e così il pane dovrebbe tuttavia bastare per tutti noi, sebbene in scarse porzioni».

12. Dissi Io: «Se avete già fame, spartite fra voi le tre pagnotte e mangiate!».

13. I discepoli fecero questo e ne diedero anche a Me un ottimo pezzo.

14. Poi Io benedissi il pane, ed esso si moltiplicò, così che di pane ne avemmo tutti più che a sufficienza. Ci mettemmo dunque attorno allo stagno, intingemmo il pane nel miele e i discepoli, e specialmente poi Giuda Iscariota, non finivano più di mangiare, saziandosi col dolce pane.

15. Questo pasto durò per circa mezz’ora, e Io dissi: «Ora ne abbiamo tutti mangiato abbastanza di pane al miele, ed è tempo che lasciamo questo punto del bosco, per voi fin troppo dolce, e vediamo di raggiungere la Galilea prima del tramonto, poiché qui siamo ancora in Samaria»

16. Disse Pietro: «Signore, in verità, sarebbe bello restare qui per un paio di giorni, e così riposarci un poco! Qui saremmo anche al sicuro dall’invadenza spesso importuna degli uomini. È del tutto sicuro, infatti, che questo posto nessun uomo l’ha mai scoperto prima di noi, perché lo stagno di miele è ancora così pieno che trabocca»

17. Dissi Io: «È vero che gli uomini non hanno scoperto questo punto del bosco, ma parecchi orsi di questo bosco l’hanno scoperto da molto tempo, e costoro non si faranno aspettare troppo a lungo. Se volete trascorrere la notte presso questo stagno di miele con tali abitanti, allora potete pure pernottare qui. Tuttavia Io non Mi fermerò qui in compagnia degli orsi, e non voglio sottometterli con la Potenza della Mia Volontà e ridurre loro il pasto!».

18. Quando udirono dell’arrivo di parecchi orsi, i discepoli, la cui maggioranza provava repulsione per gli orsi, furono subito pronti a partire. Ciascuno intinse ancora una volta il resto del suo pane nel miele, si alzò poi in fretta dal suolo, e noi lasciammo questo posto e proseguimmo il nostro cammino. Prima però dovemmo aprirci la strada per un bel tratto, perché in precedenza, per arrivare al nostro stagno di miele, avevamo dovuto allontanarci dalla strada sterrata e proseguire in salita.

19. Dopo un certo tempo giungemmo, con un po’ di fatica, di nuovo sulla strada sterrata, situata ancora nel bosco, sulla quale procedemmo di nuovo alla velocità del vento, e così dunque in una mezz’ora raggiungemmo la terra di Galilea.