Leopold  Engel

 

Comunicazione di un padre defunto al figlio

 

NELL’ aldilà

 

Come costruirsi un’altra vita dopo la morte e trovare i propri cari nell’Aldilà

 

 

Traduzione dall’originale tedesco “IM JENSEITS” dalla 5a edizione tedesca 1981

Casa Editrice: Lorber-Verlag - Bietigheim - Germania

Copyright © by Lorber Verlag

Copyright © by Associazione Jakob Lorber

Casa editrice “GESÙ la Nuova Rivelazione” (BG)

 

 

Prefazione al testo

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Indice

                  Prefazione

 Cap. 1      Ospite in un paese straniero

 Cap. 2      Escursione e rientro

 Cap. 3      Casa propria

 Cap. 4      Al cospetto del Signore

 Cap. 5      La vera preghiera

 Cap. 6      A servizio dell’amore

 Cap. 7      Parentela delle anime

 Cap. 8      Nelle sfere terrene

 Cap. 9      Commiato

 

 

* * *

 

Cap. 1

Ospite in un paese straniero

 

Mio caro figlio! Sei pronto a scrivere e questo mi fa immensamente piacere, poiché sono convinto che le mie esperienze saranno di utilità anche a te e ad altri. Perciò ti prego di ascoltarmi attentamente!

Allorché io ero in punto di morte e sentivo anche che per me era la fine, chiamai in aiuto, come sai, il Padre celeste, perché devo confessare che il pensiero di dover lasciare la Terra non mi era poi tanto gradito. Io sarei stato felice di poter guarire completamente perché allora non avevo idea di quale grazia in effetti mi venisse concessa, dato che non c’era più bisogno che io vivessi sulla Terra quel periodo per voi tanto torbido. Ma il mio richiamo non si perse inascoltato; infatti mi apparve mio padre, che pure ti fece pervenire precisi messaggi sulla sua dipartita, e mi consolò, mi parlò del Signore, e improvvisamente sentii che il mio corpo cadeva staccandosi da me come fosse stato qualcosa di pesante, ed io mi trovai pieno di vitalità e forza. Mio padre mi abbracciò; all’improvviso mi colse una stanchezza tale per cui non sapevo più bene cosa mi stesse succedendo, ma sentivo solo che venivo sollevato e condotto via.

Quando ripresi i sensi e vidi dove mi trovavo, mi accorsi di essere in un bel giardino. Mio padre stava accanto a me e mi salutò con la più grande cordialità. Egli mi disse che io ora ero separato dal mondo e che ero a casa sua, dove per il momento potevo rimanere insieme a lui. Naturalmente ero molto meravigliato di queste parole, ma ancor più del fatto che mio padre aveva abitato effettivamente in una casa del genere, come ti descrisse una volta, solo che adesso era molto più grande di come l’aveva descritta un tempo, ben arredata e circondata da un grande giardino che conteneva alberi fioriti e carichi di frutta, siepi e ogni tipo di piante. Qui incontrai anche la mia defunta madre, la prima moglie - non sua sorella, la seconda moglie del babbo - ed anche mia sorella Guglielmina. Gli altri non vivono con loro, neanche Federico, mio fratello.

Rimasi là parecchio tempo in meravigliosa tranquillità ed armonia, ma poi mi resi conto sempre di più che questo stato non poteva durare così per sempre e che non dovevo restare inoperoso. Le debolezze dell’età erano scomparse da me; mi sentivo forte e di spirito attivo, ma non sapevo ancora come si dovesse fare per diventare indipendente. Ciò ti meraviglia. Avevo pur letto gli scritti della Nuova Rivelazione, e dunque le diverse condizioni dell’Aldilà non potevano essermi sconosciute; ma la conoscenza di questi testi reca in sé un grande ostacolo.

Immagina di aver scritto molte storie che contengano tutte più o meno dei buoni insegnamenti; immagina di aver scritto anche testi di eccellente contenuto pieni di sapienza di vita e di insegnare la conoscenza di se stessi e degli uomini, e nonostante ciò, tu continui ad agire spesso proprio al contrario, perché teoria e pratica sono due cose diverse.

Così accadde anche a me. Tu qualche volta ti sei arrabbiato quando non ero affatto propenso a collegare i fatti del Vangelo con le attuali cose dello spiritismo, dato che anche oggi succedono cose molto simili. Non avevi torto, poiché questo riconoscimento dovetti conquistarmelo solo nell’Aldilà. Dissi però a me stesso che, se avessi pregato il Signore veramente col cuore di darmi il giusto aiuto e la giusta luce, li avrei ricevuti certamente. Perciò mi rivolsi pieno di devozione a questa unica giusta Fonte, e sperai di poter vedere presto il Signore stesso. Ma ciò non avvenne, nonostante il mio pregare. Eppure il nonno una volta aveva visto il Signore stesso, come ti comunicò; perché non io? Questa cosa mi occupò molto la mente; tuttavia non trovai una spiegazione.

Dopo essermi ritirato in giardino e mentre pregavo proprio col cuore, udii chiamare il mio nome. Guardai in su e notai a pochi passi da me il mio vecchio amico Thieme, che tu conoscevi, col quale già a Pietroburgo ero legato da stretta amicizia. Egli si affrettò verso di me, ci abbracciammo e fummo molto contenti di rivederci.

Egli mi chiarì che aveva l’incarico di darmi delle spiegazioni su molte cose di cui avevo bisogno, e voleva intraprendere con me un piccolo viaggio, nel quale mi voleva fare da guida.

Dapprima il viaggio ci portò nella sua propria dimora, che egli disse di aver eretto per mezzo della sua forza di volontà, con la Grazia del Signore. Era un edificio dall’aspetto pressappoco come il Greifenburg, ma più bello come costruzione architettonica, nel quale egli aveva aperto una specie di locanda per viaggiatori di passaggio. Ciò ti meraviglierà, poiché una locanda, nel paese degli spiriti, sembra una cosa insensata, e tuttavia è così.

Pensa un po’ a quante anime arrivano qui piene di inquietudine e di irrequietezza interiori. Esse non hanno altro pensiero che quello di precipitarsi avanti, di vedere altre persone ed altri luoghi. Non sono persone cattive; sulla Terra furono tenute per così dire prigioniere con l’eterna brama nel cuore di uscire dalla loro cerchia limitata. Ora si sentono libere, si vogliono sfogare, sì esse sanno per lo più che sono staccate dalla Terra. Di queste persone ce ne sono tante: giramondo, gente ricca che non si fermava mai a lungo in un posto, perché in effetti non aveva niente da fare, poi persone erudite, le quali credevano che tutto il bene consistesse nell’esplorazione di luoghi sconosciuti. A tutte queste deve essere data la possibilità di dimostrare a se stesse che da questo girovagare non ne esce nulla; devono sbatterci la testa, perché ci riflettano e a poco a poco imparino qualcosa di meglio.

Qui le locande sono uno strumento per invitarle a raccogliersi in se stesse, perché una volta che esteriormente si sono fermate in queste locande, non se ne allontanano tanto in fretta. Bene o male esse sono obbligate ad adattarsi alle esigenze di queste locande. Qui vengono organizzate riunioni, conferenze ed ogni genere di rappresentazioni che si riferiscono all’io spirituale dell’uomo e che costringono a riflettere, una volta che la smania si è un po’ calmata. Altri ricevono delle particolari indicazioni sul cammino da fare, indicazioni tali da porre un ostacolo alla loro irrequietezza e che a volte li conducono in situazioni ingarbugliate, ma che alla fin fine vengono sempre aiutati a superare.

Thieme era sempre stato un uomo che volentieri, per amore del prossimo, confortava gli altri con consigli ed azioni (quest’ultima cosa sulla Terra gli riusciva molto difficile, perché era soltanto un povero maestro di musica); perciò egli era molto indicato per questa occupazione, e mi mostrò molte cose interessanti riguardo a come aveva la facoltà di agire e come otteneva dei successi.

Tu sai che sulla Terra io soffrivo di una goffaggine che spesso mi bloccava quando si trattava di insegnare ad altri. In questo tu sei sempre stato più in gamba di me; io invece non ne ero capace, non trovavo le parole giuste, e per lo più dicevo: «Bisogna leggerlo da soli!».

Soltanto con l’esempio che mi venne da Thieme, che già sulla Terra possedeva l’arte di parlare in modo eccellente, fui liberato dal mio blocco. Ciò mi accadde molto più facilmente anche per il fatto che non avevo più l’impedimento del corpo, e avevo soltanto bisogno di un po’ di esercizio nell’esternare i miei pensieri per diventare anch’io un buon parlatore. Ebbene, là lo sono diventato e tale resterò. Ma là appresi anche altre cose. Sulla Terra non mi piaceva affatto restare in compagnia di qualsiasi persona. Ciò è comprensibile, in quanto gli uomini non sono fatti in modo tale che l’avere a che fare con essi sia sempre una cosa desiderabile; tuttavia bisogna sempre vedere, nell’uomo, l’uomo, il proprio prossimo, e non ritenersi migliore di un altro dicendo con farisaica presunzione: «Ti ringrazio, mio Dio, che non sono come quello». Anche se non posso proprio dire di me che soffrivo di presunzione, tuttavia c’era pure in me qualcosa di simile ad un senso di superiorità perché ritenevo di avere un io migliore. In tal modo si diventa duri verso gli altri che sono diversi, e devo confessare che qualche povero diavolo che mi si avvicinò sulla Terra lo mandai via duramente, ciò che non avrei dovuto fare. Usavo spesso parole come ‘scansafatiche’, ‘fannullone’ e ‘vagabondo’ nella mia consapevolezza di pensionato benestante, ed oggi me ne pento sinceramente e profondamente.

Da Thieme si radunavano i tipi più stravaganti e strani: vagabondi, fannulloni, eruditi, principi, malati mentali (su questi avrai molti chiarimenti in seguito). Imparai ad avere a che fare con tutti, a istruirli, a trattarli amorevolmente e anche ad aiutarli se era necessario. In breve, da Thieme completai un periodo d’istruzione che fu per me ricco di benedizioni e pieno di gioia.

Un giorno poi Thieme mi disse: «È tempo ora che tu conosca qualcos’altro, caro Karl, perché senza ulteriori conoscenze tu resti fermo e non riesci ad avere una casa tua propria, come invece ogni uomo spirituale deve cercare di ottenere e possedere. Qui non è come sulla Terra, dove solo il denaro dà la possibilità di procurarsi una casa; da noi il denaro consiste nella forza spirituale dell'amore per il Signore. Chi sviluppa questa forza, possiede tutto; se essa gli manca, è un poveraccio! Dunque ora pensa a sviluppare le tue forze spirituali, così diventerai in piccolo un creatore e sarai sulla via per diventare simile a Dio!».

Queste parole naturalmente io le compresi in pieno, ed ero ben disposto a percorrere il cammino che Thieme mi avrebbe indicato. Prima però ti devo fare ancora delle comunicazioni su ciò che non avevo riconosciuto chiaramente in vita, e che anche a te non è ancora chiaro, ossia in che cosa consiste la sfera.

La sfera è l’influenza che ogni anima esercita sempre su ciò che le sta attorno, ma questa influenza è sottoposta a determinate leggi. La prima legge, nel mondo degli spiriti, è così come già la conosci: “L’uguale con l’uguale!”. Perciò un’anima può esercitare un’influenza sulle altre anime soltanto se queste per prima cosa sono in sintonia con lei, e perciò anche in grado di comprendere qual è lo scopo di questa influenza. Ora però la seconda legge è questa: “Nessuno può avvicinarsi al perfezionamento se non sale per gradi e in modo tale che la fase superata lo abbia compenetrato totalmente e sia diventata proprietà spirituale di quell’anima in tutte le sue parti!”.

Ora, per accedere a fasi inferiori e anche superiori è necessaria una guida, poiché nessuno da se stesso può diventare un matematico; per diventarlo gli occorre un maestro. Questi maestri sorvegliano dei singoli gruppi; in un certo senso li racchiudono nel loro campo di potenza e formano così una determinata sfera. Ad una sfera si può naturalmente accedere come si può anche uscirne. Chi è chiamato a fare il maestro, sottostà però ad un altro maestro, dal quale impara e al quale anche invia delle anime più progredite nel caso in cui quelle che gli vengono condotte superino lui stesso. Naturalmente ognuno vuole progredire, e con ciò può ampliare la sua sfera. Nel proprio progresso e nell’ampliamento della propria sfera c’è la Grazia del Signore di diventare creatori da se stessi. Però senza lavoro niente ricompensa! Io ora sono in possesso di una sfera da me creata, nella quale si trovano come inscatolate un gran numero di sfere più piccole che io ho assegnato ai miei allievi; le ho dovute assegnare, poiché io stesso sono progredito e devo dunque guidare il lavoro delle anime più progredite, così come io stesso l’ho appreso.

Ciò ti sarà ancora più comprensibile quando ti comunicherò l’ulteriore procedere del mio sviluppo.

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Cap. 2

Escursione  e  rientro

 

Quando Thieme mi esortò ad andare con lui, mi disse anche che dopo non ci saremmo più visti per un bel po’ di tempo, poiché egli, una volta che mi avesse lasciato, non sarebbe potuto ritornare subito da me e avrebbe dovuto continuare a gestire la sua casa. Queste parole mi sorpresero, perché mi aspettavo di poter ritornare con lui, e non che mi volesse lasciare solo. Non avevo certo idea che un tale viaggiare significasse accedere ad un’altra sfera, e che quindi le sue parole racchiudessero questo senso. Lasciammo dunque la sua casa e ce ne andammo a fare una passeggiata, sotto una chiara luce solare, in un posto meravigliosamente bello, come ancora non ne avevo mai visti, e che mi riempiva il cuore di gioia. Tu sei stato in Norvegia e hai conosciuto là la natura pura e intatta. Immagina dunque un paese ancora molto più bello, più grandioso e imponente nella sua struttura, con panorami di una bellezza davvero incantevole, e avrai così solo una pallida idea dello splendore che riuscii a vedere. Ero incantato e non potevo proseguire. Mi venivano le lacrime agli occhi per questa grandiosa Forza creativa di Dio, e dovetti raccogliere in una muta preghiera le mie sensazioni, che altrimenti mi avrebbero fatto accasciare a terra.

«È giusto così, Karl», – disse allora Thieme, – «che la vista di questo luogo magnifico indirizzi i tuoi pensieri al Signore e che tu riconosca in queste magnifiche creazioni la Sua Sapienza e il Suo Amore; ma ti rendi effettivamente conto di che cosa vedi precisamente in queste cime montuose, nei boschi e nelle vette innevate?».

Lo guardai con espressione meravigliata ed interrogativa.

Continuò Thieme: «Tutte queste cose ti rappresentano le meraviglie delle Sue verità rivelate, che all’udirle senz’altro commuovono profondamente l’uomo, ma che assomigliano per se stesse soltanto ad un luogo bello e meraviglioso come questo nel caso in cui l’uomo, solo ed esclusivamente guardando, avverte la bellezza, la meravigliosa creazione di un potente Spirito Divino, ma non il modo in cui Esso vi agisce oppure come Esso cura premurosamente ogni piccolo seme, lo coltiva e lo riempie col vero balsamo di luce della Sua Essenza interiore. Sì, questo è certo molto affascinante, però non fa progredire l’uomo; egli assomiglia allora a un viandante che va sempre alla ricerca di altre bellezze, di bei posti nuovi, e con ciò dimentica totalmente di scegliersi un posto bello che gli piace, di creare là la sua casa e poi da questa di ispezionare a fondo i dintorni accessibili e di coltivarli. Vedi dunque, Karl, tu già sulla Terra hai avuto il magnifico paesaggio, hai letto delle Rivelazioni, le hai divorate; ma che cosa hai ottenuto in effetti con questo mezzo? Non sei stato anche tu un viandante che non si preoccupava particolarmente degli altri che venivano per la sua strada, al quale non piaceva essere disturbato nella contemplazione del magnifico posto e si nascondeva in qualsiasi luogo possibile quando udiva i passi di qualcuno che si avvicinava, che mostrava di non essere pratico del posto e avrebbe desiderato un’indicazione sulla giusta strada? E poi, com’è andata con l’applicazione pratica? L’osservazione del bel paesaggio ti rese forse più tenero, partecipe, paziente, riguardoso e soprattutto più amorevole? O piuttosto non rimanesti il fruitore egoista e non invece colui che gioiosamente agisce, aiuta e trascina e che non dice mai di sé: “Ho lavorato abbastanza!”? – Che ne dici?».

Le parole di Thieme mi caddero come pietre sul cuore. Mi sembrò che il meraviglioso posto, prima così luminoso, diventasse sempre più buio, che scendesse il crepuscolo e che sarebbe diventato completamente buio. Un’indicibile angoscia mi colpì. Abbracciai forte Thieme, che mi stava vicino, e gridai a gran voce: «Amico, fratello, le tue parole mi lasciano vedere l’oscurità nella quale sono vissuto finora! Tu sei molto più avanti, lo so da tempo; tu puoi anche mettermi sulla via dell’azione di cui ho un così urgente bisogno. Non lasciarmi, mostrami prima di tutto la strada che mi porta al Signore il più presto possibile, perché io ora non sia più soltanto un ascoltatore, un insegnante delle Sue verità, ma soprattutto uno che le mette completamente in pratica. Ti prego, per amore del nostro Padre Gesù!».

Thieme mi strinse forte fra le braccia e, mentre nascondevo il mio volto sulla sua spalla, lo udii pregare a voce alta il Signore e chiederGli di darmi forza e di illuminarmi.

Allora attorno a me tutto ridivenne chiaro e luminoso. Io pregavo con tutto il cuore insieme a lui, ed ora vedevo le alture e le valli attorno a noi risplendere ancora più radiose e magnifiche.

Eravamo sulla cima di una montagna di media altezza. Sotto di noi c’era una valle ridente attraversata da un limpido ruscello. Là sembrava regnare una pace infinita. La ricchezza della vegetazione, di alberi e cespugli, alcuni dei quali erano completamente carichi di frutti, ci destò addirittura il desiderio di scendere a mangiare e a riposare.

«Scendiamo giù!», – disse Thieme, – «parleremo là del cammino su cui proseguire».

Io ne fui contento, e scendemmo giù.

Era una valle sorprendentemente bella, quella dove arrivammo, delle cui bellezze non ci si poteva rendere conto dall’alto come invece succedeva quando si stava a valle. Sentii un grande beneficio nello stendermi sull’erba alta e nel lasciare agire su di me quella meravigliosa calma e tranquillità. Fui preso da una curiosa sensazione di trovarmi a casa, come se appartenessi proprio a quel posto e se quel terreno fosse di mia proprietà. Era una sensazione proprio straordinaria che mi afferrava e mi rendeva silenzioso.

Thieme mi osservavò sorridendo e alla fine disse, toccandomi lievemente: «Dimmi, Karl, ti piace qui?»

Risposi io: «Meraviglioso! Ho una sensazione, come se non dovessi più andar via da qui!»

Disse Thieme: «Niente ti impedisce di restare. Nello stato attuale non ti indurranno ad andartene né le stagioni fredde e pungenti, né le tempeste, né la pioggia. Questo posto rimane così come si trova ora; perciò non c’è niente che ti obblighi a lasciarlo. Ma alla fine restare sempre qui ti verrebbe poi terribilmente a noia; non pensi?»

Risposi io: «Naturalmente voglio lavorare, fare qualcosa, secondo la Volontà del Signore. Penso che tu mi indicherai qual è la cosa migliore per incominciare!?»

Disse Thieme: «Ascolta dunque. Mio caro amico, penso che non occorra affatto che io te lo dica; lo devi sapere da te! Suonare il violino qui da solo, senza ascoltatori, non dovrebbe farti troppo piacere; considera che anche noi apprezziamo molto la musica e le capacità artistiche nelle libere arti anche le coltiviamo; tuttavia coltivando esclusivamente le libere arti alla lunga qui non si combina niente. Da noi il motto è: eseguire un lavoro pratico, come hai visto da me; perciò incomincia così!»

Gli chiesi io: «Verranno in questo posto, che mi sembra proprio sconosciuto, anche altre anime?»

Rispose Thieme: «Da ogni parte le anime arrivano nel luogo dove esse sperano di ricevere spiegazioni e dove sono attirate dall’influsso magnetico dell’amore. In effetti tutto dipende da quest’ultimo, perché senza di esso tu non puoi avvicinarti a loro, né esse a te. Il resto viene poi guidato da coloro sotto la cui guida stai tu stesso. Se conosci e segui questa misteriosa legge dell’attività nell’amore, allora hai effettivamente quasi tutto quello che è condizione per la vita e per l’attività. Anche a Dio non puoi avvicinarti in nessun’altra maniera, né Egli si manifesterà a te, se non Lo attrai con il magnetismo del tuo amore. Perciò agisci in conformità a questo, e presto possederai tutto!»

Allorché Thieme mi disse così, la mia decisione fu subito presa. «Io rimango qui, mio caro amico», dissi, «e cercherò con tutte le forze di procurarmi qui la casa di cui parlasti e che io desidero con tutto il cuore di costruire per me e per altri. Ho ben notato che nel mondo degli spiriti le cose vanno diversamente da come me le immaginavo sulla Terra, e che occorre pensare a un proprio attivo lavoro, prima di affrontare l’impegno successivo. Se sulla Terra ho trascurato certe cose, ora però sarò tanto più attivo. Parlarne molto, far mostra di buone intenzioni, non ha senso: quello che conta sono soltanto i fatti! Dimmi dunque ora, prima di tutto, come comincio a costruirmi intanto una casetta, poiché non ero muratore e carpentiere, però suppongo che qui si possa essere tutt’e due le cose senza aver mai imparato questi mestieri»

«Hai proprio ragione, mio caro Karl!», – esclamò Thieme ridendo. – «Anch’io non ho mai imparato queste due cose, eppure possiedo una casa meravigliosa; perciò anche tu potrai procurartela. Ascolta ora attentamente, e non meravigliarti se finora non ho mai parlato con te di queste cose:

È pure una legge del mondo degli spiriti - o, per meglio dire, qui nel mondo della vera vita - che a un’anima venga dato l’insegnamento che le è necessario soltanto nel momento in cui ne ha bisogno, ed anche quando è lei che lo desidera. Non facciamo mai pressione su un’anima perché riconosca o apprenda qualcosa, se essa stessa non ne sente l’esigenza. A questa legge, che trae origine dalla generale conseguenza della libera volontà, si deve il fatto che certi spiriti restino spesso fermi immensamente a lungo ad un gradino inferiore, perché essi non sentono ancora l’esigenza di una conoscenza più elevata. Prima deve sorgere il desiderio, e soltanto dopo, possibilmente quando questo è diventato cosciente, la cosa richiesta può essere data”. Così avviene ora anche con te. Ora, mio caro Karl, io ti chiedo: “Che cos’è la Creazione visibile di Dio nel suo fondamento originale?”»

Rispondai io: «Senza dubbio la Volontà materializzata del nostro Signore e Padre, che si manifestò in Gesù Cristo, quale unico Creatore del Cielo e della Terra»

Disse Thieme: «Buona risposta! Se ora il Signore - soltanto per opera della Sua Volontà - ha questa capacità e ci fece la promessa che perfino noi stessi avremmo potuto fare le stesse cose, anzi addirittura di più grandi di quelle che Egli stesso fece sulla Terra, e se anche Lui compì le Sue azioni straordinarie soltanto per mezzo della Sua Volontà, allora è chiaro che noi dobbiamo percorrere lo stesso cammino se vogliamo arrivare a qualche cosa. La sola attività del volere è in grado di procurare tutto il materiale che ti occorre. Usa dunque la tua volontà, così otterrai ciò di cui hai bisogno!»

Io rimasi molto meravigliato di queste parole e risposi: «La mia volontà da sola è però troppo debole; soltanto se il Signore lo vuole potrò ottenere qualcosa, altrimenti no, vero? Infatti non è forse vero che noi preghiamo così: “Signore, sia fatta la Tua Volontà e non la mia”?»

Thieme mi guardò con un’occhiata indescrivibile, che mi diede l’impressione di aver detto qualcosa di molto sciocco, mentre io credevo proprio di avere enunciato una verità fondamentale.

Replicò Thieme dopo una pausa: «Mio caro Karl, è proprio strano come regnino fra gli uomini, e particolarmente fra i teosofi, dei concetti totalmente erronei sul motivo fondamentale della rinuncia alla propria volontà e dell’abbandono alla Volontà del Signore, ed io so anche che esso non ti è assolutamente chiaro, ma se non ti chiarisci le idee in proposito, qui non riuscirai a fare proprio nulla, e senza un poderoso sforzo della tua propria volontà, completamente autonoma da quella del Signore, non sarai mai neanche in grado di costruirti una cuccia per cani!

È scontato che tutto dipenda dalla Volontà del Signore, ma è anche certo che il Signore non ha dato all’uomo una volontà propria soltanto perché egli vi rinunci. Se l’uomo ha ricevuto una libera volontà, egli deve anche educarla e impiegarla secondo le leggi che il Signore ci ha prescritto chiaramente, le quali - anche questo è certo - ci sono state date per guidare fin dal principio la libera volontà in una direzione tale da non metterci nelle condizioni di fare qualcosa in contrasto con la Volontà del Signore. Quando però quest’ultima è stata riconosciuta e l’adempimento dei Comandamenti divini è diventato parte della nostra carne e del nostro sangue, a quel punto le parole del perenne abbandono della propria volontà in quella del Signore sono una frase vana, perché è proprio questo che il Signore non vuole! Ciò che invece Egli vuole è: “Sii un creatore di te stesso come Io stesso lo sono, perché solo in questo modo tu, o uomo, puoi diventare simile a Me! Adopera le forze che ti sono concesse e che si trovano nella volontà personale che regna in te, e fallo fino in fondo e autonomamente da Me, però nella direzione delle Mie Leggi divine a te note; mostraMi poi la tua creazione, perché abbia una vera gioia da te e ti possa chiamare un servo fedele che ha fatto fruttare riccamente la moneta che gli ho affidato! Se tu invece sotterri la moneta della tua propria volontà creatrice, ti allontanerò da Me”, dice il Signore, “poiché tu non sei in grado di darMi neanche la più piccola prova della tua propria volontà!”. Capisci questo, Karl?»

Risposi io: «Certo, però mi pare che la rinuncia alla propria volontà sia prova di una grande umiltà»

Replicò Thieme: «Sì, di una grande pigrizia e ignoranza, che mira solo a scuotere da se stessi ogni possibile responsabilità per quello che c’è da fare! Dimmi un po’ chi sarà più gradito al Signore: quello che viene sempre con la frase "Non faccio nulla se il Signore non mi dice: ‘Fa questo e questo!’", oppure colui che, quando è il momento opportuno, si attiva vigorosamente per fare qualcosa e non ha paura di fare qualche volta, senza volerlo, anche qualcosa di sbagliato? Il primo è uno schiavo, l’altro un solerte operaio, che correggerà facilmente il suo errore occasionale non appena esso gli sarà fatto notare. Quello citato nel primo caso il Signore non l’aiuta, altrimenti rafforzerebbe soltanto la sua pigrizia e la sua ignoranza, mentre l’altro, con l’esperienza e l’insegnamento avuto, va presto avanti. Da noi, nella vera vita, è così e non altrimenti»

Risposi io: «E va bene, allora anch’io agirò secondo questa legge vigente! Se ti comprendo bene, devo orientare la mia volontà secondo i Comandamenti esistenti che il Signore ha dato per il bene di tutti, applicarli e quindi volgerli nella direzione della mia volontà. In questo modo dunque ci si deve attivare per portare a termine un nuovo lavoro, il quale mai e poi mai potrà avere una direzione contraria alla Volontà del Signore, poiché le Sue Leggi, i cui effetti noi possiamo e ci è lecito utilizzare, sono dentro la Sua Volontà, e noi dobbiamo imparare ad usarle per diventare in tal modo creatori noi stessi. È così?»

Confermò Thieme: «Hai colpito perfettamente il segno; utilizza dunque queste Leggi! E ora io voglio dartene un esempio. Guarda questo bellissimo posto! Come ti ho già detto, nella sua corrispondenza esso non è altro che la bellezza delle Rivelazioni del Signore che ora si rappresenta a te. Da noi ogni pensiero si rappresenta in un qualche involucro plastico, dalla cui forma esterna noi riconosciamo qual è la sua vera natura; per cui riconosciamo subito la costituzione interna dell’anima che a noi si avvicina, la quale, dopo l’abbandono del suo corpo che le faceva da maschera, ora non ci può più nascondere nulla. Questi pensieri non sono legati ad alcuna forma fissa, ma la cambiano secondo il progresso che fa il produttore dei pensieri; tali forme inoltre non sono nulla di reale, ma sono forme fantasma; perciò possono scomparire ed essere distrutte. Altra cosa invece sono i pensieri di Dio, i quali si muovono sempre in una realtà indistruttibile, agiscono ed anche operano per mezzo dell’uomo e nell’uomo, non appena egli li ha riconosciuti e accettati come verità che scorrono dalla Fonte dell’eternità. Perciò anche questo posto, che corrisponde perfettamente alla tua conoscenza, diventa per te una piena realtà; esso cioè è la tua particolarissima sfera, che ha prodotto in te questa straordinaria sensazione di essere a casa tua e che ti sopraffece quando lo scorgesti. Che io veda la stessa cosa, ossia possa entrare nella tua sfera, dipende semplicemente dal fatto che ciò che noi riconosciamo è uguale e in generale si può sovrapporre, anche se differisce nei particolari. Se questo non fosse il caso e se i nostri caratteri non mostrassero diversità, pur nella identica aspirazione, le singole sfere si assomiglierebbero come un uovo all’altro. Non occorre che io ora parli delle diversità e della loro necessità; ogni uomo in grado di pensare ne conosce le cause fondamentali!».

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Cap. 3

Casa  propria

 

Continua Thieme: «Perciò ora stai bene attento! Immagina nel tuo spirito in modo vivido una casa, in primo luogo immagina come ti piacerebbe averla, mantieni fissa l’immagine anche in tutti i particolari e riempiti del desiderio di far sorgere questa immagine nella realtà! L’hai fatto?»

Risposi affermativamente a questa domanda, poiché in modo straordinario mi venne in mente - come si dice, come se potessi toccarla - la piccola casetta di Oldenburg come potevo ricordarmela, nella quale avevo trascorso la mia prima giovinezza; il quadro che la raffigura è ancora in tuo possesso. La vidi con tutti i particolari, come anche tu te la puoi immaginare dal momento che la conosci e ci sei stato.

Thieme mi disse ancora: «Ora rivolgiti nell’intimo del cuore al Signore e pregaLo di darti forza e benedizione per il tuo lavoro e particolarmente di rafforzare la tua propria volontà!»

Io feci anche questo.

Proseguì Thieme: «Ora concentra la tua volontà più forte che puoi, fatti colmare dalla ferma fiducia di essere in grado di padroneggiare la materia e desidera che l’immagine che si staglia nella tua mente si formi plasticamente nel luogo dove tu vuoi che divenga vera!»

Io seguii queste parole. Un forte impulso mi inondò, nacque in me una consapevolezza di forza, come talvolta prende l’uomo anche sulla Terra, mi riempì una fiducia come non l’avevo mai provata prima d’allora, una convinzione solida come una roccia che la mia impresa sarebbe riuscita; ed ecco, vedi, nel mezzo di un prato pianeggiante che avevo già scelto, apparve, dapprima come un’immagine nebbiosa con contorni trasparenti, la casetta proprio come l’avevo pensata; essa divenne sempre più nitida quanto più sforzavo la mia volontà, e finalmente fu là sul posto, pronta e completa, tangibile e massiccia come se l’avessero costruita i migliori artigiani.

Quando l’edificio si fu completamente formato, Thieme disse: «Bene, ora entriamo e convinciamoci della realtà di questa casa!»

Lo facemmo, e io posso solo dire che tutto, fin nei minimi particolari, era là come me lo ricordavo dai tempi della mia prima giovinezza.

Ci recammo di nuovo all’aperto.

Osservò Thieme: «Ora, come si dice, sei ben alloggiato, caro Karl, e d’ora in poi posso lasciarti al tuo proprio riconoscimento e alla tua propria attività. La ricetta secondo la quale devi agire la conosci con precisione, e sai anche come puoi attirare a te delle anime care o meno gradite. Inoltre sei ben consapevole di come puoi avvicinarti al Signore; dunque non ti manca più nulla per il tuo proprio progredire, ed io posso ritornarmene tranquillamente verso la mia cerchia d’azione e lasciarti solo»

Amareggiato, gli dissi: «Quest’ultima cosa mi dispiace molto, poiché io resto pur sempre tuo allievo, e mi mancherà il fedele consigliere; ci vediamo ancora, vero Thieme?»

Rispose Thieme: «Si intende! Ci possiamo vedere in qualsiasi momento; devi solo volerlo. La volontà qui è ovunque la leva che dà via libera in ogni attività, in ogni incontro e in ogni cosa che appare davanti agli occhi; ora lo sai. Diventa dunque forte nella volontà, nello spirito del Signore e Creatore di tutte le cose e tale rimani, e così ti riuscirà tutto!»

Esclamai io: «Tuttavia mi mancherà il tuo consiglio!»

Osservò Thieme: «Oh, no, poiché tu hai un Consigliere completamente diverso a cui ti devi rivolgere, che tu conosci e al Quale finora non ti sei affidato proprio completamente, benché tu Lo conosca molto bene. Se prima non vinci questo timore che non mi è del tutto gradevole, se prima non ti abbandoni completamente a Lui realmente nel tuo più intimo essere e non Lo attrai con tutta la tua brama, Egli non si mostrerà a te visibilmente. Ed è proprio perché conosci le Sue Rivelazioni che è più difficile per te che per altri a cui esse sono rimaste estranee. A chi è stato dato molto, viene anche chiesto molto. Ad anime che sono di buon cuore, anche se sono nell’ignoranza, il Signore si può avvicinare prima, per Grazia e Misericordia, che non a quelle che già conoscono il Suo Essere, e tuttavia ancora non riescono ad attrarLo con il loro vero e ardente desiderio.

È una faccenda delicata sapere e mettere completamente in pratica quello che un’anima sente. Ci sono qui tante diverse sottigliezze che possono portare ad ostacoli, che anche con la più vasta esperienza non finisci mai di meravigliartene. Credimi: anche qui ci sono molte anime che sulla Terra hanno pienamente conosciuto le Nuove Rivelazioni! Come uomini sulla Terra furono ammirati come pozzi di sapienza dai loro congiunti e dai compagni di fede, e si cullarono fin troppo nell’illusione della propria eccellenza, ma ora queste anime devono tutte frequentare una durissima scuola di abnegazione e sono ancora ben lontane dal vedere il Signore; non parliamo poi di vivere in Sua compagnia, come sicuramente pensavano. Perché dunque succede questo? Perché in fondo al loro cuore esse amavano il Signore solo a causa dell’amore di se stesse, ma non liberandosi veramente di ogni egoismo. Esse volevano, nella loro qualità di elette del Signore, essere guide riconosciute del popolo, dei singoli fratelli, per ricavarne una ricca messe di ammirazioni. Queste anime si ricompensarono da sé con la loro ambizione, vissero con la testa nel sacco in una specie di delirio di grandezza e volevano, più o meno inconsciamente, non tanto essere propugnatrici della causa di Dio, ma soprattutto rappresentanti e devote di una egoistica gloria personale. Esse sono figlie di Lucifero, non figlie di Dio; esse hanno il cuore macchiato, vivono - ingannando se stesse - nella superbia, sono pie nell’apparenza esteriore e non pensano che un animo pio, veramente votato a Dio, non cerca alcun riconoscimento esteriore, anzi che questo gli è perfino molto fastidioso, e che per una tale anima pia il fedele compimento del proprio dovere sta più in alto di tutte le lodi del mondo da parte dei fratelli di fede. Dunque, caro Karl, pensa soltanto a piacere al Signore e non agire più mosso dall’egoistica gloria personale, ma agisci nello spontaneo adempimento dei Suoi Comandamenti, rinunciando fin dall’inizio ad ogni ringraziamento e riconoscimento, anzi non pensando nemmeno a questa conseguenza!».

Thieme mi abbracciò, e io abbracciai lui, poi ci stringemmo la mano senza parlare; mi fece un cenno di commiato, si girò e scomparve subito. Io allora andai nella casetta da me costruita, nella mia nuova dimora, per sistemarmi là.

Mi piaceva moltissimo stare nella casetta. Tutti i ricordi della mia infanzia riaffioravano, e posso dire che in poco tempo vissi di nuovo tutti gli anni della giovinezza, poiché, come già spiegatomi da Thieme, qui tutti i pensieri vengono rappresentati plasticamente, pressappoco come in sogno, soltanto sono molto più essenziali, cosa che invece manca nel sogno. Anche il sogno è una formazione dell’anima, sebbene senza realtà, ossia senza una rappresentazione tangibile; invece il pensiero nell’Aldilà ha forza creativa, benché il quadro si scomponga poi nuovamente nei suoi elementi primordiali. Ora chi si lascia andare ai suoi pensieri privo di senso critico, vive in un mondo fantasma, che egli ritiene una realtà e da cui difficilmente trova una via d’uscita, e precisamente questo è il caso di un’anima che continua a vegetare senza alcuna fede nel Signore.

Dunque, come dicevo, rivissi in tal modo ancora una volta tutta la mia giovinezza, però senza cadere nell’errore di ritenere un’attuale realtà queste immagini dei ricordi, che si presentavano plasticamente. Esse mi servivano soltanto per riconoscere il mio procedere, i miei errori, e in questo senso mi servivano esclusivamente come chiarimento per la mia anima.

Ora è del tutto vero che, passato questo periodo, un’anima inattiva debba essere colpita infine da una noia invincibile; ma io feci in modo di non arrivare a tanto. Non cercai neanche di far passare plasticamente in me anche la vita che avevo vissuto dopo la mia giovinezza, poiché gli errori del periodo successivo li avevo già pienamente riconosciuti con Thieme, perciò non avevo bisogno di studiarli un’altra volta, bensì pensai con tutta serietà a come volevo ora ripartire il mio ulteriore lavoro.

Ero solo, completamente solo. I miei pensieri s’indirizzarono perciò, com’è naturale, a quelle persone e a quei parenti che sulla Terra erano già morti prima di me, e il cui destino ovviamente mi interessava molto.

Che io prima di ogni altra cosa pensassi a mia moglie, tua madre, è facilmente comprensibile; ma dove trovarla? Mi sembrava anche necessario, ora che possedevo una casa mia, conoscere prima di tutto quello che mi stava intorno, ispezionare il posto per esaminare per prima cosa la mia stessa sfera.

Non fu solo in quell’occasione, ma anche successivamente qualcosa non mi entrava bene in testa. Tutta questa zona circostante doveva essere la mia sfera e nello stesso tempo - almeno in corrispondenza, ma appunto perciò anche in realtà - doveva somigliare alle bellezze delle Rivelazioni da me conosciute, quindi in un certo senso era grazie a quelle Rivelazioni che tali bellezze erano sorte. Com’è dunque possibile che qualcosa di dato fin dall’inizio, da me ben conosciuto però non di mia proprietà, potesse fornire ora il terreno della mia sfera, per la cui formazione fino a quel momento non ero assolutamente consapevole di aver fatto qualcosa?

Mi dissi: «Rompersi la testa non serve a niente; accetto con gratitudine quello che c’è così com’è, e rimetto la spiegazione desiderata al futuro, e aspetto quello che il Signore, o da Se stesso o tramite altri, mi vorrà rivelare su questo fatto. Svelto al lavoro, a fare un giro di ricognizione!».

Lasciai dunque la mia casa e percorsi i dintorni in lungo e in largo.

Ben presto feci una strana scoperta. Volevo salire su una delle alture che facevano da confine intorno alla valle - con Thieme ero pur disceso da una di queste alture! - ma non riuscivo ad arrivarne ai piedi. Era sempre come se mi sbagliassi nella distanza, o come se le alture indietreggiassero davanti a me. Potevo camminare e camminare, ma le montagne e le alture non potevo toccarle!

«Qui c’è qualcosa che non va!», – pensai io. – «La Volontà del Signore non deve essere quella di farmi arrampicare su queste montagne! Finora non ho fatto altro che camminare, senza arrivare alla meta».

Quando mi guardai indietro, verso la mia casa, osservai con mio grande stupore che essa era vicinissima dietro di me, come se mi avesse seguito, o come se, nonostante il mio camminare di ore, avessi percorso tutt’al più circa 200 passi. Questo dava da pensare. L’ostacolo che mi rendeva pensieroso si era decisamente ingrandito.

Ma che fare? Pensai a Thieme, pensai di attrarlo a me come mi aveva detto; poi respinsi il pensiero e mi dissi: «Già sulla Terra è un errore appoggiarsi sempre ad altri; qui poi sicuramente molto più grave, se non si confida in se stessi e nell’aiuto del Signore!». D’un tratto mi divenne chiaro che, da quando Thieme era andato via, non avevo ancora affatto occupato la mia mente col pensiero del Signore, e questo mi pesò sul cuore.

Ora mi accorsi chiaramente che innanzitutto era un errore voler intraprendere questa escursione senza affidarmi fermamente al Signore, senza prima averLo pregato di rafforzarmi, e poi, in secondo luogo, a che mi serviva rivolgermi agli altri, quando invece tutt’altra forza stava ai miei ordini nella mia volontà se soltanto l’avessi usata nel modo giusto!

Thieme mi aveva pure chiaramente esposto che si deve usare la propria volontà nell’ambito delle leggi conosciute del Signore, e io correvo e correvo, sforzavo sì la mia volontà per giungere faticosamente lontano, ma non allo scopo di adoperarla per attrarre quelle montagne, o per meglio dire, per trasportare me stesso su di esse! Mi dissi: «Ora torna un po’ nella tua casa, e prima di tutto raccogliti profondamente nell’amore per il Signore! Quando avrai fatto ciò, il tuo progetto troverà il modo di realizzarsi!».

Ora, non ero lontano dalla mia casetta; tornai indietro, guardai di nuovo attentamente tutto quello che c’era e fissai di nuovo la mia volontà per mantenere questa abitazione. Sentivo che queste quattro mura, come si dice, erano realmente di mia proprietà.

Ora guardai, stando sulla porta, gli splendidi dintorni, e improvvisamente la mia anima fu pervasa da un’illuminazione come un lampo: questi splendidi monti, valli, panorami, rappresentavano sì le bellezze delle Rivelazioni da me conosciute, ma mancava ancora molto perché queste divenissero una mia vera proprietà spirituale, e io non avrei potuto raggiungere la benché minima collina se prima proprio quella caratteristica che corrispondeva alla collina non mi fosse entrata anche nella carne e nel sangue, e non fosse perciò diventata una mia proprietà! Involontariamente mi colse una grande paura. Quale gigantesco lavoro era necessario per eliminare su tale cammino tutto quello che doveva quindi esserci in me di sbagliato (ed io che già mi ero immaginato di aver superato tutti gli errori!), affinché tutti questi monti e quanto cresceva su essi diventassero in un certo senso di mia proprietà; io, infatti, ormai accettavo in me pienamente la verità rappresentata da questo posto meraviglioso! Poteva essere che mi ci sarebbero volute delle eternità per arrivare allo scopo!

Nel riconoscere questo ero totalmente abbattuto. Presto però mi battei la fronte, poiché un secondo pensiero mi attraversò la mente come un lampo, chiaro e luminoso. Che cosa disse infatti il Signore? Qual era il Comandamento principale? “Ama Dio sopra tutto e il tuo prossimo come te stesso”; a questo Comandamento si ricollegano Mosè e tutti i profeti! E poi: “Chi crede in Me e prega il Padre nel Mio Nome, a quello Egli darà tutto!”. Ora cerca un po’ nel Nuovo Testamento ciò che è detto su queste parole che io accenno solo brevemente!

Matteo 7,7: «Pregate e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto».

Matteo 21,22: «E tutto ciò che chiedete nella preghiera, se credete, allora lo riceverete».

Marco 11,24: «Perciò vi dico: "Tutto ciò che chiedete nella vostra preghiera, abbiate solo fede che lo riceverete, e così avverrà".»

Giovanni 16,23: «In verità, in verità, Io vi dico: "Quando chiederete qualcosa al Padre nel Mio Nome, Egli ve la darà".»

Giovanni 16,24: «Finora non avete chiesto nulla nel Mio Nome. Pregate e prendete, perché la vostra gioia sia completa».

Tu hai trovato le parole in modo giusto e preciso. Come hai fatto ora tu, anch’io allora le trovai fra i pochi libri nella mia casa, ed ora anch’io sapevo quello che dovevo fare.

Tutto viene dato a colui che crede ed ha fiducia; e anche se io avessi voluto impiegare delle eternità per arrampicarmi su ogni singola montagna, avrei forse potuto ottenere altra cosa se non il raggiungimento del massimo Comandamento? No, mai.

Dunque, perché cercare di raggiungere per vie indirette, faticosamente e nell’angoscia e nel sudore, ciò che secondo la promessa viene dato a ciascuno che abbia un cuore credente?

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Cap. 4

Al  cospetto  del  Signore

 

Dopo che questo riconoscimento fu passato in me come un lampo, agii subito di conseguenza. Rimasi nella mia casa, indirizzai costantemente i miei pensieri con tutta la forza di volontà e con profondo, ardente desiderio al nostro Signore e Maestro Gesù, e aspettai quello che doveva venire.

Per molto tempo non accadde nulla. Ero in uno stato di gioiosa aspettativa, senza attendere qualcosa di particolare, e indirizzavo i miei pensieri accuratamente al Signore.

Allora accadde, del tutto inaspettato, qualcosa di speciale.

Ciò che mi circondava - ed era meraviglioso - rimase sempre uguale come prima; non era soggetto ad una suddivisione particolare di giorno e notte, e neanche era possibile che ci fosse, poiché le leggi astronomiche e fisiche della Terra qui non erano più in causa. Non mi trovavo più infatti su una sfera terrestre rotante su se stessa, che in conseguenza della sua rotazione faceva sorgere il giorno e la notte! E nemmeno vedevo il sole splendere in cielo. Era sì sempre chiaro come prima che sorga il sole, ma in cielo non c’era alcun sole. Anche questo io lo trovavo naturale, tuttavia finora non avevo pensato più profondamente al perché, finché non subentrò proprio questa cosa speciale che ho detto. Che cosa era dunque?

Del tutto inaspettatamente - nel punto in mezzo a due monti che circondavano una valle, che poi più avanti si stringeva e dal posto dove mi trovavo era meravigliosa a vedersi - vidi alzarsi molto lentamente il bordo superiore di un sole, che splendeva radioso e caldo come da voi il sole di luglio a mezzogiorno. Io mi stupii; non potevo affatto sostenerne lo splendore e volevo aspettare che si alzasse più alto, ma questo non accadde. Non avanzò neanche di un millimetro, restò con il bordo più esterno nella stessa posizione all’orizzonte di prima.

Come avveniva ciò? Che sole era questo che si mostrava a me, ma il cui splendore non era minore di quello della Terra?

Mentre stavo così, sprofondato totalmente nella contemplazione di questo margine del sole, vidi improvvisamente una figura arrivare come da molto lontano, che si avvicinava a me. Non potei riconoscerla perché i raggi del sole mi accecavano; a causa di ciò vedevo solo i contorni della figura che erano come quelli di una silhouette (gradevole profilo). I miei occhi si fissavano come incantati sulla figura che si stava avvicinando, e improvvisamente compresi: "è il Signore là, che Si avvicina a te!", mi dissi.

Mi sentii afferrato come da una forza magnetica, tutte le energie della mia anima mi trascinavano verso Colui che veniva, e con grande sollecitudine mi slanciai verso il Signore, il quale ora mi era venuto così vicino che potevo riconoscere il Suo volto. Egli mi tese le mani ed io mi gettai a precipizio verso di Lui, afferrai le mani rivolte a me e caddi pregando ai piedi del Signore. Non posso descrivere quello che provai; solo chi ama veramente il Signore può comprenderlo e sentirsene partecipe.

Il Signore mi rialzò e mi guardò negli occhi.

Oh, che occhi, così limpidi e penetranti, eppure così infinitamente pieni d’amore! Nessun uomo può guardare così! Nessun occhio umano può vedere così profondamente nel cuore; solo il Suo occhio ha questa infinita Forza, questo radioso Amore e sublime Potenza!

Non potevo articolare una parola, ma ero costretto a guardare sempre in quest’occhio, e in questo guardare mi ritornò alla mente il ricordo dei tempi lontani, mi divenne chiaro ciò che io ero stato una volta, e quale vita precedente avevo già superato.

Con un tono infinitamente benevolo il Signore mi disse: «Non hai provato tu stesso com’è difficile sulla Terra vivere e restare al Mio servizio? Ti è ora chiaro che anche per gli spiriti che Mi servono, e sono sempre pronti ad adempire le Mie parole finché non portano il grande peso terreno, diventa infinitamente difficile destreggiarsi nel luogo che fu quello della Mia attività e del Mio soffrire?

Vedi, un tempo tu pensavi che Io dovevo mandarti sulla Terra non soltanto per ottenere il diritto di figlio seguendo le Mie tracce, ma volevi anche lasciare su di essa una testimonianza di Me e del Mio Essere! Ma ti è andata bene? Non è accaduto invece che la pesante materia ti ha imprigionato a tal punto che non sei riuscito, come speravi, a infrangere la materia e a raggiungere lo scopo che ti eri prefisso? Ora guarda indietro in tutti i tempi, dove tu vivesti, riconosci la catena della tua vita che ti ha formato come ora sei, e sii felice nel ricordo del poco che hai raggiunto. Io non ti rimprovero per il fatto che hai alquanto fallito i tuoi piani, perché puoi ancora recuperare molto con la Mia Forza, ma ti esorto a dare un esempio a tutti quelli che pensano che sia facile fare molto per Me, e alla fine però non riescono a raggiungere ciò che essi, senza la pesantezza del corpo, speravano e credevano che si sarebbe realizzato.

Io non ti lascio più, poiché il tuo amore e la tua sincerità verso di Me ti hanno messo in grado di poter guardare la Sede del Mio Spirito nel margine del sole spirituale; dipenderà da te se esso salirà più in alto, ed i suoi raggi allora ti attraverseranno tutto. La vista di questo bordo più esterno ti eleva già sopra molte difficoltà, e dal suo abbassarsi o salire riconoscerai se progredisci o torni indietro. ChiamaMi però nel bisogno e Io ti salverò, e attiraMi nel tuo amore, così Mi vedrai e parlerai con Me sempre, come ora tu Mi vedi e come ora Io ti parlo!».

Il Signore mi attirò di nuovo al Suo petto, mi invase un senso infinitamente dolce di protezione e di amore, e poi Egli mi allontanò dolcemente da Sé e… sparì.

Il bordo del sole però continuai a vederlo splendere, irradiare e riscaldare.

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Cap. 5

La  vera  preghiera

 

Ero di nuovo solo e riflettevo sull’accaduto, ed ecco che quanto segue mi divenne chiaro e stava comprensibile e tangibile davanti alla mia anima.

Prima di tutto mi fu chiaro che dovevo aspettarmi ogni salvezza non dal cosiddetto approfondimento, non dal pensiero fisso e dalla contemplazione statica del Signore, non con lunghe frasi di preghiera fatte con le labbra e col cercare parole e bei discorsi, ma solo ed esclusivamente con la ferma iniziativa, con il lavoro gioioso e zelante. Lavorare al servizio del Signore è già preghiera; parlare soltanto per farsi belli agli occhi degli altri, è una perdita di tempo e di energie completamente inutile. I più alti spiriti non giacciono nella polvere ai piedi del Signore a pregarLo: ciò sarebbe idolatria. Il Signore vuole lavoratori allegri, fermamente fiduciosi in Lui, che portano l’umanità e se stessi più vicini al completamento, e non fannulloni dall’aria pia che cantano litanie e si perdono in lunghe preghiere, che credono così di servire il Signore col loro agire distorto, credendo appunto di esserGli graditi e di guadagnarsi un tesoro in Cielo. Tutti costoro sono servitori pigri, che sotterrano la moneta loro affidata, anziché farla fruttare. Per questa ragione anche i conventi, i monasteri, le comunità di preghiera e tutti i circoli, nei quali più o meno si aspetta pigramente che il Signore dia loro quello che chiedono, sono strade sbagliate che non portano al Signore, ma portano lontano da Lui.

Certamente è necessario che l’anima si elevi e, nella consapevolezza di servire il Signore, non solo senta in sé disponibilità, ma cocente amore, e tuttavia proprio questo sentimento si raggiunge con la ferma volontà di adempiere il dovere, con la gioia interiore per l’opera da praticare e non restando meditabondi e in attesa della grazia del Signore.

È passato il tempo in cui si aspettava lo spuntare dei germogli, e il crescere del grano richiedeva solo attenzione, cure fedeli e protezione dai danni causati dalla selvaggina; ora siamo all’inizio del raccolto, dobbiamo tagliare il grano, ammassarlo, portarlo nei granai, e solo dopo si trebbierà, si separerà la pula dal grano e si cuocerà un pane saporito con la buona farina. Chi comprende questa immagine, saprà quale ora sta rintoccando e come sarà il mondo nei tempi futuri.

Tutto questo ora mi fu chiaro, e quello che avevo da fare mi stava distintamente davanti agli occhi.

Sì, ci fu un tempo in cui io già avevo attraversato una precedente vita. Non fu sulla Terra, bensì su di un pianeta i cui abitanti non sono ancora così avanti nella libera volontà come quelli della Terra, che però riconoscono e amano il Signore molto più di quanto Lo amino i figli eletti sulla Terra. Essendo in questo amore, essi sanno che il Signore può raccogliere attorno a Sé soltanto coloro che seguono le Sue tracce, che superano la prova più dura della libera volontà per mezzo del proprio volere consapevole e finalizzato.

Chi sente in sé l’amore, crede di poter superare tutto al servizio di questo suo amore, e così anche a me sembrava facile essere un discepolo del Signore.

«Infatti, che cosa può mancare a uno se si lascia guidare unicamente da questo amore?».

Così pensavo io, e non avevo idea di quanto infinitamente difficile sia questa prova della libera volontà, perché sulla Terra si deve cercare di raggiungere tutto iniziando da capo, e di produrre e lavorare attingendo solo da se stessi; ebbene, perfino il primitivo e tanto ardente amore per il Signore che già si aveva in quel precedente pianeta bisogna nuovamente risvegliarlo in sé e curarlo.

Ci sono spiriti angelici che sulla Terra non hanno superato questa prova - benché non l’abbiano fallita completamente - e tali spiriti, imprigionati dalla materia, non furono in grado di portare a termine il compito che si erano assunti, perché essi assaggiarono, supponendole dolcezze, le catene delle illusorie gioie mondane - che prima, nel mondo precedente, a loro erano del tutto ignote - e vi trovarono molto gusto.

D’altra parte altri ancora deperirono senza riuscire a riconoscere assolutamente il loro compito; ciò avvenne perché, nella ripugnanza verso ogni gioia mondana, essi si esclusero scrupolosamente da queste gioie, credettero che il superamento della prova fosse la fuga da tali impulsi, e proprio così facendo non raggiunsero il loro scopo.

Poi ci sono quelle anime di cui Goethe dice:

“Due anime dimorano, ah, nel mio petto,

l’una dall’altra si vuole separare;

l’una si attiene al mondo con una rozza voglia di amare,

mi avvince coi sensi;

l’altra si eleva potentemente dalla foschia

verso i campi di più alte intuizioni”.

Qui tutto dipende da quale anima ha la meglio. In base a questo si profila il destino dell’uomo: o egli viene elevato ai campi di più alte intuizioni, oppure sprofonda.

Dico tutto questo perché ciascuno si esamini se si trova sul binario sbagliato, oppure se ha speranza di eseguire il compito che si è assunto, il quale come un lume piccolissimo rischiara il suo agire ed è riposto in lui sotto forma di intuizione di un compito bello. Sì, questa intuizione spesso si rende palese, ma il compito vero e proprio non viene riconosciuto. Fin troppo spesso l’uomo si autoinganna sul vero scopo. Egli crede di avere una giusta idea, una chiara immagine del compito posto in lui, scambia allora il suo proprio desiderare, che si trasforma in volere, con il Dovere originario, allora dà la caccia ai fantasmi e fallisce il suo passaggio sulla Terra, che è tutto meno che un’emulazione di Cristo.

Vedete, così anche la mia vita terrena è un chiaro esempio della verità di queste parole.

Che cosa dovevo fare io sulla Terra? Stando alla mia propria formazione e alla aspirazione al completamento, dovevo essere un maestro al servizio del Signore; avevo pregato di poter dare testimonianza sulla Terra dell’insegnamento del Signore, di risvegliare l’amore per Lui e di toccare tutti gli altri esseri umani nel più intimo del loro cuore, perché si convertissero al Signore e Maestro di tutti i mondi. Questo io volevo e dovevo.

Benché fossi di bassa estrazione, ben presto tuttavia il mondo mi si aprì. Non senza motivo fui portato in Russia e là entrai in contatto con i bassi sentimenti e le gioie mondane dell’uomo. Credetti di poter influenzare gli animi con la mia arte, e in molte cose mi è pure riuscito, ma anche nella mia arte mi faceva più piacere superare le difficoltà tecniche, la cui padronanza evocava sempre molta meraviglia, che non suonare con l’anima in modo da influenzare i sentimenti altrui. Solo a Pietroburgo ricevetti la giusta direttiva tramite la conoscenza dei libri di Swedenborg e altri. Fu proprio la mia amicizia col mio collega Thieme a richiamare la mia attenzione su molte cose, che senza di lui non avrei appreso; e pur tuttavia il mio proprio volere ebbe più peso del Dovere.

Incline fin da ragazzo ad attirare l’attenzione per mezzo di capacità particolari, senza dubbio come conseguenza del Dovere che si celava in me e che non ancora pervenuto alla coscienza, questa inclinazione batté una strada sbagliata. Avevo una grande predilezione per i giochi di prestigio, per la magia. Ora poiché, come l’esperienza insegna anche a te, il polo opposto si dà sempre da fare per confondere il Dovere col volere e sopraffarlo, così io anche a Pietroburgo trovai delle straordinarie occasioni per dar seguito alla mia passione.

L’acquisto di molte apparecchiature di magia e l’amicizia con Schreinzer servirono soltanto a rafforzare la mia inclinazione e a guidare l’intuizione di dover influenzare gli uomini su una falsa pista.

Presentivo di dover raccogliere! Che cosa? In ogni caso comunque solo gli uomini di buon cuore che dovevo istruire; io invece raccoglievo libri di magia, divenni bensì un’autorità nella letteratura magica, scrissi una quantità di testi e libri su questo tema e simili, ma raccoglievo solo i libri della letteratura magica e non anime umane.

Comprendete la relazione fra Dovere e falsa esecuzione di questo Dovere? Cercate in voi; se avete fatto qualcosa di simile e ancora lo fate, tornate indietro finché c’è ancora tempo, approfondite se il vostro Dovere è in accordo col volere della vostra attività quotidiana, e non abbiate paura di evitare strade sbagliate e, se è necessario, tornate indietro e cominciate da capo, poiché la Forza del Signore vi starà sempre accanto nel correggere gli errori riconosciuti e nel guidare il vostro volere sul binario del Dovere.

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Cap. 6

A  servizio  dell’amore

 

Ritornando alla vita che ora conduco qui, quando mi fu assolutamente chiaro che anche per me il lavoro era l’attività necessaria prima di ogni cosa, mi disposi anche a praticarlo. Per prima cosa volevo andare a trovare i miei amici, volevo vedere mia moglie e mio fratello; in breve, tutti quelli che avevo conosciuto nella vita terrena e che forse avevano bisogno del mio aiuto. Infatti, ora sapevo che nel mio stato attuale si trattava soprattutto di volere, e allora concentrai la mia volontà in modo speciale per vedere prima mia moglie, cioè tua madre.

Chiamai il Signore e volli ciò con tutta la forza. Allora mi sentii sollevato e portato via. Lasciai la mia valle e fui trasportato in tutt’altro posto, che non mi piacque particolarmente. Là non era luminoso come nella mia bella valle, ma piuttosto semibuio come dopo il tramonto del sole.

Mi lasciai trasportare dal mio volere fermamente fondato nel Signore e giunsi in una casa che assomigliava più o meno ad una casa di contadini come tu ne hai già viste nel nord. Anche i dintorni alla casa assomigliavano a quel paesaggio nordico. Non vidi nessuno, né uomini, né esseri viventi, ed entrai nella casa come se fossi stato costretto da una spinta interiore. Mi si presentò un corridoio stretto e corto, che conduceva ad una porta. L’aprii. Si mostrò una piccola camera insignificante, in cui una figura sedeva su di un divano e il suo sguardo era fisso davanti a sé. Mi afferrò uno sconfinato dolore, poiché riconobbi mia moglie - tua madre - che guardava apaticamente davanti a sé, proprio come tu l’hai vista nell’ultimo periodo della sua vita. Tu sai che le veniva sempre meno la forza di volontà, che era difficile indurla a una seria decisione, che tendeva ad essere poco autonoma e ad esaltarsi, cioè ad abbandonarsi, priva di senso critico, ai pensieri che le venivano in mente. Era passata ad uno stato di forza d’animo intorpidita, e da questo torpore non era ancora uscita, nonostante il suo cuore fosse buono e puro.

Con un’occhiata compresi cosa c’era da fare qui. Quest’anima aveva urgentemente bisogno di una guida che la scuotesse verso un serio volere, che le mostrasse ciò che il Signore chiede ad ogni essere umano, senza che l’anima incappi in strade sbagliate.

Le parlai. Lei non mi riconobbe, mi chiese però chi fossi e che cosa volessi.

Io, prendendole la mano, le risposi: «Sono venuto per portarti via da questa casa, in un posto migliore, se hai fiducia in me!»

Lei mi guardò con lo sguardo ottuso e assente dei suoi ultimi giorni e disse: «Dove devo andare? Sono qui già da così tanto tempo e non conosco nessun’altra strada. Devo restare qui dalle buone persone che mi hanno accolta».

Le chiesi: «Chi sono queste buone persone?»

Lei rispose: «Non so; vanno e vengono, mi danno da mangiare e da bere e per il resto mi lasciano qui a riposare!»

Allora le dissi: «Non hai mai pregato il Signore che ti salvi da questa solitudine e ti porti via?»

Lei rispose: «Il Signore - sì - il Signore - ne ho già sentito parlare prima. Intendi Dio? Sì, l’ho pregato, ma ciò non serve a niente. Aspetto da così tanto tempo!»

Che cosa produssero queste parole in me, lo puoi facilmente immaginare. Così dunque succede alle anime che non sono decise nel loro volere, che non hanno l’energia per diventare forti nell’amore, benché siano veramente di buona volontà. Sì, lo spirito è volonteroso, ma la carne è debole! Il Dovere è noto a tutti, ma il volere… qui è la mancanza! «A chi ha, sarà dato, e a chi non ha, sarà tolto anche quel poco che ha!». Chi agisce secondo questa regola di vita e dello spirito, è sicuro nel mondo e nell’Aldilà; questo se lo lascino dire tutti, a qualsiasi indirizzo spirituale essi appartengano.

Tua madre sulla Terra conosceva molto bene il Signore; lei dunque aveva un tesoro nella fede e nella conoscenza della Sua Bontà, e perfino questo le era stato tolto nuovamente, perché le mancavano l’amore veramente attivo e la ferma volontà. Bisognava dunque prima ridarle quello che aveva perduto. Ciò che si deve comprendere qui è che lei lo aveva perso senza colpa! Non aveva commesso nulla che potesse essere considerato come una colpa qualsiasi, e pur tuttavia fu costretta a sentire la severità della Legge, fino a quando io, per mezzo della Grazia del Signore e della volontà che avevo ottenuto, non trovai la strada fino a lei. Così potei aiutarla, darle qualcosa di ciò che io possedevo. E ascoltate tutti, voi cari, questa è l’eterna Legge del Signore: “Ottenete molto con forza d’acciaio, con la più seria volontà, perché possiate dare molto ad altri che sono nel bisogno! Non dimenticate di fare e di comunicare del bene, perché tale è il Regno dei Cieli!”. Comprendete bene queste parole, nel senso luminoso del loro significato trascendentale!

Puoi facilmente immaginarti quello che feci allora. Risvegliai la consapevolezza di tua madre sull’esistenza e sull’efficacia del Signore, le insegnai quanto il Signore voglia bene a tutte le Sue creature, le chiarii che lei si trovava da lungo tempo nell’Aldilà - perché anche questa consapevolezza le mancava - e gradualmente io risvegliavo il suo spirito, riuscivo a rafforzare, a scuotere il suo volere, come pure la sua innaturale fissità, e infine lei mi riconobbe.

Vedete, questa fu una grande gioia per tutti e due. L’affetto, l’amore che allora si impadronirono di noi, come sono infinitamente lontani da quello che sulla Terra si chiama amore! In quale maniera completamente diversa si abbracciano le anime che si appartengono quando riconoscono di appartenere l’una all’altra, e quale beatitudine assaporano entrambe nella comune ricerca del completamento!

Ma ora sto raccontando troppo in fretta e invece voglio informare con più precisione.

In un tempo più breve di quello che speravo all’inizio, potei raddrizzarle l’anima turbata e confusa, e naturalmente, destandosi in lei la consapevolezza dell’insufficienza del suo stato attuale, sorse in lei il desiderio di fuggire da questo ambiente poco accogliente. Ma questo non avvenne però così presto. Io inoltre ero penetrato in un’altra sfera! Questo lo sentivo; ma a chi apparteneva questa sfera? C’erano forse altre anime qui che avevano bisogno di me? Mia moglie aveva parlato di buone persone che le si erano avvicinate e alle quali doveva riconoscenza, e in nessun caso volevo e potevo portarla via per forza dalla cerchia a cui finora era appartenuta senza ringraziarla e senza conoscerla. Quindi c’era da esaminare questa cerchia, cioè questa sfera nella quale lei era vissuta finora.

Allora ci fu una nuova, meravigliosa sorpresa.

Mi misi in contatto col Signore in una preghiera interiore per avere chiarimenti, e allora fui condotto fuori, davanti alla casa.

In una luminosa chiarezza stava lì davanti a me una figura che mi sorrideva, ma che io non conoscevo. Lei mi parlò e disse: «Tu non mi conosci, e tuttavia ti sono ben nota. Ora mi mostro a te in una forma attraverso la quale tu puoi riconoscermi, poiché, vedi, io sono già strettamente legata allo spirito che mi appartiene, vivo in celeste unione col principio maschile assegnatomi da Dio e mi posso tuttavia mostrare sia come uomo, sia come donna. Riconoscimi del tutto!»

All’istante riconobbi colei che aveva parlato - era infatti una donna colei che ora si trovava davanti a me - ed assomigliava come una goccia d’acqua, solo con purezza e bellezza incomparabilmente superiori, al ritratto che tu onori della sorella morta giovane di tua madre, che né io né tu abbiamo conosciuto sulla Terra. Era Giulia, il tuo angelo custode, la cui influenza e guida tu hai sentito spesso.

Lei mi spiegò che questa cerchia, nella quale avevo trovato mia moglie, era la sua sfera più bassa nella quale agiva e riceveva le anime da portare in alto. Disse che mi aspettava e che aveva lasciato l’anima di tua madre fino a quel momento così apatica nello stato di quiete, perché era stabilito che fosse un mio compito quello di risvegliarla e di conquistarla per il Cielo. Lei si rallegrò infinitamente di vedere che ero riuscito a trovare quella che era stata la sua sorella terrena e di affidarmela ora per l’ulteriore guida. Io la ringraziai di cuore. Si capisce che dopo questa spiegazione pensai ai genitori di Emilia, i miei suoceri, e chiesi dov’erano, come anche tutti quei parenti che verosimilmente pur appartenevano alla sua cerchia. Lei mi disse: «Vieni e vedi tu stesso; prima però devi essere istruito sulle reciproche relazioni delle singole anime che vissero sulla Terra come parenti, affinché anche sotto questo aspetto tu impari a intervenire correttamente, in modo da non ottenere dei risultati sbagliati».

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Cap. 7

La parentela  delle  anime

 

(Giulia disse:) «Già sulla Terra l’uomo ritiene generalmente che i parenti - anche quando non consanguinei ma acquisiti per matrimonio - siano pervasi da un certo legame di amicizia, sentito più o meno chiaramente, che si manifesta come senso di reciproca appartenenza. Non è sempre facile lottare contro questa sensazione una volta che essa si è sviluppata; sì, spesso essa si manifesta energicamente quando capita l’occasione di prestare un aiuto che viene effettivamente dato, anche se malvolentieri. D’altra parte anche fra parenti si fa spesso sentire una sensazione contraria, e precisamente dopo che si sono fatte cattive esperienze insieme, tanto che l’una o l’altra parte preferisce avere a che fare con estranei che non con parenti. Tuttavia, nonostante tutto, a entrambe le parti risulta impossibile eliminare completamente questo caratteristico senso di appartenenza; esso riemerge sempre, sia pure nella sola domanda, a volte fatta esclusivamente per curiosità: “Che cosa faranno mai questo e quello, che cosa ne è di lui?”. Chi sa ben distinguere e osserva acutamente, troverà che questo senso di appartenenza scaturisce da una fonte che racchiude ‘meno’ come amore ma ‘più’ di semplice amicizia, e che non cela in sé soltanto un blando interesse, ma è una curiosa mescolanza di sensazioni dell’anima, la cui origine è più profonda di quanto l’uomo ne sia consapevole. Tutte le cattive e le buone esperienze fra parenti, che suscitano altrettante sensazioni dell’anima, non sono in questione nella presente analisi, e si deve fare astrazione da queste.

Ora chi ha la capacità di vedere più profondamente, intuirà per lo meno che questo “senso di appartenenza”, che effettivamente esiste e non può essere del tutto cancellato, dipende da un’influenza dell’Aldilà che rimane ignota sulla Terra. Da dove sono venute quelle anime che ora si conoscono come parenti? Si crede forse che sia così tanto indifferente se la sorgente dell’origine delle persone che si trovano insieme come parenti sia totalmente diversa o invece comune? Ossia: non è molto più facile supporre che già prima del percorso terreno sussista una parentela delle anime, che soltanto sulla Terra si fa visibile?

Se due persone di sesso diverso si sposano, lo fanno perché credono per lo meno di poter vivere insieme in armonia. Non ci si sposa certo con la speranza e la volontà di diventare reciprocamente nemici! Se d’altra parte dopo un certo tempo subentra quest’ultima cosa, in tal caso ciò che prima si sperava e si credeva era uno sbaglio, un ingannarsi e un erroneo giudicare sorti dai ciechi meccanismi della vita terrena della materia, che devono essere superati. Questa armonia desiderata e anche esistente che conduce a un legame matrimoniale è già un legame di anime di una precedente parentela, ossia la conseguenza di una legge della vita dell’Aldilà e dell’aldiqua secondo cui ‘il simile si deve trovare col proprio simile’. Questa legge è concepita in modo tale da non soffocare con ciò la propria caratteristica individualità, bensì in modo che la stessa si sviluppi nella maniera migliore, come le foglie di un albero, le quali anch’esse si assomigliano tutte senza per questo, come dice il matematico, essere congruenti o perfettamente sovrapponibili, cioè non come se fossero prodotte da uno stampo con precisione meccanica.

Se dunque c’è la citata armonia, allora anche le particelle animiche che costituiscono un’anima umana e che si somigliano, vengono attratte fra di loro. Una madre partorirà sempre figli che appartengono a questa legge; se poi i figli si mostreranno molto diversi per quanto riguarda la moralità e le abitudini, occorre qui ricordare che anche un albero produce foglie molto diverse nella forma, che tuttavia sono dello stesso tipo. Nell’uomo poi la sua forma animica successiva, corrispondente al suo carattere, dipende dalle influenze di educazione, ambiente, mentalità, dalla sua diligenza e volontà, dal suo stato fisico, dai suoi successi e insuccessi nella vita, così che quello che io voglio far notare non ha proprio niente a che vedere con questa diversità della futura persona individuale. Qui si vuole soltanto far notare che il sentimento di appartenenza ha origine dal fatto che entrano in gioco dei principi più profondi di armonia dell’anima già dalla pre-vita. Dove esso manca totalmente o si spegne, questa precedente fonte della parentela non sussiste».

Giulia mi espose inoltre che la distanza sulla Terra non ha alcuna importanza nel portare vicine le anime imparentate fra di loro. Subentrano allora le circostanze terrene, le cosiddette casualità, per far sì che in effetti si avvicinino.

La legge fondamentale di ogni armonia delle anime è attrazione, mentre la repulsione è la causa della disarmonia. Non occorre però che si prenda subito coscienza dell’attrazione e della repulsione: ciò si sviluppa con le esperienze e col tempo, a seconda che il sentimento di parentela si risvegli o anche si dimostri un errore.

Io dovevo ora sperimentare in pratica dove si nascondevano i parenti della mia anima e raccoglierli, ossia riunirli nella mia sfera.

Che mia moglie fosse quella che mi era più vicina lo sentivo distintamente. Mi divenne chiaro che noi ci eravamo già conosciuti su quel pianeta che io avevo lasciato per ottenere di diventare figlio di Dio, e con ciò era sorta una parentela dell’anima che aveva origine nella pre-vita. Già là io ero stato una guida; tanto più dovevo esserlo sulla Terra. Che lei fosse nata a Pietroburgo e il caso mi avesse condotto là era solo una conferma della citata legge fondamentale, e che a mio fratello Federico andasse nello stesso modo, lo capirai facilmente.

Giulia mi affidò mia moglie, che stava evolvendo in modo sorprendentemente veloce dopo che per prima cosa fu entrata in funzione la forza del volere, e noi volevamo ora proseguire insieme alla ricerca dei parenti che avevamo avuto nel corso terreno della nostra vita.

Poiché avevo già trovato i miei genitori, era desiderio di mia moglie rivedere anche i suoi. Questo desiderio le fu presto realizzato, poiché quella casa dove si era trattenuta fino ad allora apparteneva infatti ai suoi genitori, che si assentavano temporaneamente, ma ritornavano sempre.

Essi si assentavano perché questa regione della sfera non era più il posto dove abitavano; ma la figlia non avevano ancora potuto liberarla.

Non è qui mia intenzione nominare tutti i parenti che visitammo e descrivere il loro stato; ognuno che conosca i nostri scritti, sa che precisamente il grado di sviluppo interiore corrisponde anche all’ambiente esterno, e là non ho trovato niente di straordinario che fosse necessario descrivere.

È sufficiente dunque se spiego che dopo questa comune passeggiata e più precisamente dopo il risveglio dello spirito offuscato di mia moglie, noi ritornammo nel mio piccolo regno e per prima cosa prendemmo possesso della mia casetta. I dintorni erano sempre gli stessi, il bordo solare splendeva come prima sopra l’orizzonte. Io spiegai tutto, ed Emilia ricevette tutto nel suo animo e nel suo cuore, proprio come era desiderabile.

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Cap. 8

Nelle  sfere  terrene

 

Ora però cominciava il mio lavoro, poiché comprendevo molto bene che la località dove io soggiornavo non poteva essere quella di tutti gli spiriti che ancora non stanno nella visione della Verità di Dio, e in ogni caso - se volevo lavorare secondo la Volontà del Signore - dovevano essermi accessibili anche altre regioni, simili a quella più bassa da cui avevo portato via Emilia. Perciò riflettei se non fosse opportuno andare nella cerchia d’azione della Terra, per osservare da là il salire delle anime decedute e apprendere ciò che a loro accade.

Lo feci, attrezzato con la Volontà e la Forza del Signore, e allora vidi molte cose straordinarie che voglio spiegarvi chiaramente.

Una gran quantità di spiriti progrediti è sempre pronta a prendere in consegna le anime dei defunti. Pressappoco ogni secondo muore una persona da qualche parte, ossia al minuto 50 - non 60 - in media in condizioni normali, come quelle che regnavano all’incirca prima della guerra (prima guerra mondiale. N.d.t.), che fanno circa 70.000 al giorno e oltre 26 milioni all’anno. C’è quindi abbastanza lavoro da fare, che però viene suddiviso molto, se si considera la grande schiera totale che, secondo la Legge, interviene e assume il lavoro che gli spetta, in base al suo grado di progressione.

Non è solo sulla Terra che muoiono delle persone: anche su molti, molti altri pianeti dei diversi sistemi solari. Dagli esseri animici della Terra si sviluppano poi continuamente delle anime che devono essere rivestite, così come quelle anime che già possiedono una pre-vita. C’è dunque da fare per colui che ha cognizione e gioia di lavorare.

Ma ritorno a quello che imparai. All’inizio non mi piaceva affatto rientrare nelle sfere terrene. Immagina che un sughero debba immergersi sott’acqua; esso risale sempre e tende a raggiungere la superficie con tutta la sua forza. Se però deve immergersi, allora deve riempirsi di materiali che lo appesantiscono, altrimenti non vi riesce affatto. Così succede a uno spirito etereo che vive in zone pure. Deve appesantirsi con materiali terreni, o meglio deve procurarsi uno scafandro che gli rende possibile scendere giù nelle profondità abbandonate. Questo non solo bisogna impararlo, ma occorre anche superare una forte riluttanza. Nessuno infatti scende volentieri in una cloaca, e tale è la sfera terrestre in confronto alle pure sfere spirituali. Chi perciò deve fare un lavoro diretto, deve vincersi, reindossare nuovamente il pesante abito terreno e scendere giù in un’aria soffocante come non aveva mai conosciuto neanche quando era in vita. Ogni uomo emana una cosiddetta “aura”, ossia una cerchia di vapori vitali attorno a sé, che è sempre più disgustosa quanto più in basso l’uomo si trova interiormente. Di questa aura i viventi sono poco consapevoli; lo sono moltissimo invece gli spiriti che lavorano. Perciò alla fine non è una cosa da poco avvicinarsi a persone di questo genere, in parte per influenzarle proficuamente, in parte per riceverle dopo il loro decesso. Anche la loro aura non migliora minimamente con la trasformazione della morte. Perciò quanto sia necessario che voi miglioriate il più possibile la vostra aura e la manteniate pura se desiderate che spiriti superiori si avvicinino a voi, ciò si vede chiaramente da quanto è stato detto.

Se dunque una persona muore, essa viene sempre presa in consegna da un progredito - cioè coloro che già possiedono una propria sfera -; esso la riceve e le presta aiuto. Dato che allora ogni anima trapassata riceve molto presto un aspetto esteriore che corrisponde al suo interiore, così anche lo spirito che la prende in custodia sa con tutta precisione fino a che punto l’anima è progredita e in quale regione della sua sfera la può introdurre oppure se non può affatto riceverla e deve affidarla ai molteplici istituti di correzione perché venga purificata. Questi istituti di correzione sono dunque attrezzati con la massima saggezza, e su questo posso comunicare ancora qualche cosa.

Molto vi è già noto; così sapete per esempio che l’ambiente esterno di un’anima deceduta può effettivamente formarsi a seconda dei suoi desideri interiori, che però poi i suoi desideri gli si rivoltano contro e non gli danno appagamento, ma, al contrario, l’anima è costretta a provare una grande sofferenza, o per lo meno una desolata noia, per rendersi conto della stoltezza dei suoi desideri ed essere condotta sulla giusta strada. Voi sapete però - meno da comunicazioni dirette che da produzioni poetiche, fantasie, in cui però è riposta una buona parte di Rivelazione - che le anime più indurite si possono infuriare anche tra di loro, cercare di rovinarsi, e tuttavia non ci riescono perché i loro attuali corpi astrali non possono essere uccisi come quelli terreni. Qui voi avete l’Inferno nel vero senso, essendoci abbastanza orrori non per mezzo di demoni o diavoli tormentatori, bensì da se stessi e dal reciproco tormentarsi delle anime, in quanto è permesso ad esse di sfogarsi e di sperimentare sul proprio corpo ciò che si sente per quello che hanno fatto ad altri.

Proprio la guerra, a causa delle molte atrocità commesse, ha fortemente popolato questo Inferno, e occorre tutta l’attenzione, spesso il duro intervento degli spiriti superiori che fungono, per così dire, da sorveglianti dei prigionieri, per portare alla ragione tali anime rabbiose.

Inoltre non tutti gli spiriti che si trovano sui gradini più alti sono adatti per tale lavoro, esattamente come sulla Terra non si potrebbe mettere qualsiasi persona istruita a ricoprire una carica del genere. Ci vogliono qui particolari caratteristiche, una grande energia, una fiducia totale e particolarmente ferma, e se occorre una certa durezza per ricoprire una carica del genere in modo continuativo, ossia per lungo tempo. Non ogni uomo è adatto a fare l’agente di custodia, ci vuole per questo, oltre alla particolarità del carattere, anche amore per questa professione, ciò che non tutti sentono, e qualcuno non lo sente affatto perché le sue capacità hanno un altro orientamento. Io per esempio non ne sono capace - anche se non ho paura, attrezzato con la Forza del Signore, di scendere anche nel più profondo Inferno per salvare una qualche anima -, ma visitare continuamente queste regioni mi sarebbe impossibile. Le mie capacità, i miei scopi sono infatti altri.

Da queste indicazioni riconoscete che l’Aldilà in molte cose non è tanto diverso dall’aldiqua, non può esserlo affatto, poiché il miglioramento delle anime e il loro completamento non possono essere affatto separati dal terreno della loro trascorsa attività sulla Terra. Quest’ultima è sempre la pietra fondamentale sulla quale si costruisce l’ulteriore sviluppo; perciò anche dopo la trasformazione della morte, il suo “io” può proseguire soltanto così come si trova formato al momento del suo decesso.

Ma la cosa tremenda nella trasformazione è che ogni maschera cade, ‘l’uccello si riconosce dalle sue piume’, ed ogni ipocrisia, auto-inganno, scusa e auto-esaltazione decadono nel nulla, l’anima si presenta nuda ed esclusivamente nella sua vera forma interiore. Ciò significa anche che ‘le vostre azioni vi seguono’!

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Cap. 9

Commiato

 

Miei cari, non ho più molto da dirvi, poiché descrivervi più ampiamente come e in quali circostanze incontrai allora i miei parenti non è lo scopo di queste mie comunicazioni; a voi deve solo essere mostrato come sulla Terra si possa fallire il proprio scopo, e tuttavia raggiungerlo nell’Aldilà se solo uno segue fedelmente il suo Dio e Signore. Ho ancora soltanto questo da dire.

Presto trovai la mia casa troppo piccola e dovetti pensare a ingrandirla. Ora sapevo bene come si faceva, e seguii la ricetta a me nota.

La costruzione si ingrandì, e presto fui in possesso di una casa che non era da meno di quella di Thieme. Anche Thieme comparve di nuovo presso la mia sfera, si rallegrò del mio progresso e mi indicò alcuni errori che mi erano effettivamente sfuggiti e che erano stati causati dal fatto che non sempre il mio volere aveva immaginato chiaramente anche i dettagli, per cui la costruzione in generale non era abbastanza solida. Infatti, voi sapete che ‘l’esteriore non è che una rappresentazione dell’interiore’, così non mi fu troppo difficile correggere adeguatamente il mio essere interiore e di conseguenza gli errori esteriormente visibili. Tali difetti hanno una corrispondenza nell’interiore e vengono poi riconosciuti come errori della propria volontà.

Non occorre neppure sottolineare che realizzai i miei intenti, poiché la Volontà del Signore vive in me, e il mio volere null’altro vuole se non la realizzazione di essa. Io sono felice nell’esecuzione dei doveri da me assunti, ora guardo attorno a me quelli che mi erano cari e di cui m’importava maggiormente sulla Terra e nella mia precedente esistenza, e sono disposto a servire solo il Signore, a seguirLo e ad adempiere senza riserve i Suoi Comandamenti.

Così ora ho raggiunto ciò che siamo chiamati a conseguire con la nostra vita e a cui deve aspirare ogni uomo che si separi dalla Terra.

Dirvi di più non mi è ora concesso, poiché se conosceste troppo precisamente la nostra vita, se poteste solo per un secondo provare la gioia e la delizia dell’Aldilà, vi sarebbe impossibile trattenervi più a lungo nell’aldiqua.

Nessuno abbia paura del trapasso, però nessuno lo desideri sospirandolo prima che in lui si desti la piena convinzione di aver compiuto ed esaurito tutti i suoi doveri e davvero si è avvicinato il momento di essere richiamato.

Lasciate il momento giusto solo al Signore, allora potete anche essere certi di incontrare gioiosamente i vostri cari, per vivere insieme in un modo lieto, operoso e splendido sotto ogni aspetto.

A questo scopo vi venga in aiuto l’Amore del nostro Padre santo per l’eternità, che noi riconosciamo come Gesù Cristo, il Guaritore di tutte le anime, il Consolatore di tutti i sofferenti, la Guida di tutti i giusti e il Creatore di tutte le cose. Amen!

 

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