Rivelazioni

rivelato nuovamente per locuzione nel 1843/1844 a

Jakob Lorber

La vita di Gesù dalla nascita e durante la Sua infanzia scritto da Giacomo, il figlio più piccolo dei 5 figli di Giuseppe. La Sua famiglia, come crebbe, con quali difficoltà, quali amici, quali aiuti umani e sovrannaturali. La persecuzione di Erode, l’aiuto dei romani, il carattere del Dio-Bambino. Un testo essenziale quale base della Dottrina cristiana e la comprensione dell’essenza di Gesù, Uomo-Dio da Bambino.

 

 

INFANZIA  DI  GESÙ

O

Vangelo di Giacomo

Sulla giovinezza di Gesù

 

 

Parte I

(cap. 101 – 200)

 

 

 

Traduzione dall’originale tedesco “Die Jugend Jesù” (Das Jakobus-Evangelium)

Casa Editrice: Lorber-Verlag - Bietigheim - Germania

Copyright © by Lorber Verlag

Copyright © by Associazione Jakob Lorber

Casa editrice “GESÙ la Nuova Rivelazione” (BG)

Traduzione di Maria Colombo (2006)

 

 

 

PROLOGO

 

Dato dal Signore stesso, tra il 22 luglio 1843 e il 9 maggio 1851, come introduzione alla storia della Sua giovinezza, per mezzo della stessa bocca che scelse come organo di quest’opera.

 

1.

Io vissi il noto periodo fino ai trent’anni precisamente come vive ogni ragazzo ben educato, poi giovane e poi uomo, e soltanto per mezzo di una condotta di vita conforme alla Legge di Mosè dovetti risvegliare in Me la Divinità – così come ogni uomo deve risvegliare Me in se stesso.

Io stesso, altrettanto come qualsiasi altra retta persona, ho dovuto dapprima cominciare a credere in un Dio, e ho dovuto poi anche avvincerLo sempre di più con amore sempre più potente, con ogni immaginabile abnegazione, e solo così a poco a poco renderMi la Divinità completamente soggetta.

Così Io, il Signore stesso, fui un esempio vivente per ogni uomo, e così ora qualunque uomo può dunque anche rivestirsi di Me, proprio come Io stesso Mi sono rivestito della Divinità in Me; e qualunque uomo singolarmente può diventare completamente uno con Me, per amore e per fede, altrettanto come Io stesso, Uomo-Dio, in tutta la sconfinata pienezza sono perfettamente Uno con la Divinità.

2.

Alla domanda, quale relazione i miracoli del Bambino Gesù e la Sua attività spirituale divina avessero con la Sua esistenza umana, in certo qual modo isolata, nell’età di giovane e di uomo, e in quest’ultima età di nuovo i miracoli in essa operati – se in questi anni Lo si debba pensare solo come Uomo – valga come risposta la vista di un albero dalla primavera fino all’autunno.

In primavera l’albero fiorisce meravigliosamente, e una grande attività lo domina. Dopo la caduta dei fiori, l’albero diventa di nuovo come se fosse inattivo. Ma verso l’autunno l’albero appare nuovamente nella sua massima attività: i frutti, sicuramente meravigliosi, diventano saporiti, colorati – più belli che non prima i fiori – e dunque maturi, e la benedizione loro impartita si scioglie dai suoi legami, e come tale cade nel grembo del piccino affamato.

Con l'occhio del cuore si sarà in grado di capire questa immagine, mai però con gli occhi dell’intelligenza mondana. I punti interrogativi – senza accostarsi alla Divinità di Gesù, però tenendola fissa nella fede del cuore, che è una luce dell’amore a Dio – si lasciano chiarire molto facilmente non appena scaturisca dal cuore la chiarezza, che la totale unificazione della Pienezza della Divinità con l’Uomo Gesù non è avvenuta in una sola volta, come di colpo, bensì – come tutto sotto la direzione di Dio – solo a poco a poco, così come il graduale ridestarsi dello Spirito divino nel cuore dell’uomo. E questa unificazione è avvenuta completamente solo per mezzo della morte in Croce, sebbene la Divinità anche nel Bambino Gesù dimorasse già in tutta la Sua pienezza, ma affiorasse a compiere miracoli solo in caso di necessità.

3.

La morte corporale di Gesù è l’abbassarsi più profondo della Divinità nel giudizio di tutta la materia, e con ciò la creazione di rapporti totalmente nuovi, proprio da questo resa possibile, tra Creatore e creatura.

Solo con la morte di Gesù, Dio stesso diventa perfettamente Uomo, e l’uomo creato un figlio di Dio, generato nuovo da tale altissima Grazia divina, dunque un dio, e solo così può stare di fronte a Dio come creatura di fronte al suo Creatore, quale Sua compiuta immagine e somiglianza, e vederLo, parlarGli e riconoscerLo come il proprio Dio, Creatore e Padre, e amarLo sopra ogni cosa; e solo così ottenere la vita eterna completa, indistruttibile in Dio, da Dio e accanto a Dio. In questo modo è però anche spezzato il potere (o meglio: la volontà) di Satana, al punto che egli non può più impedire il più completo avvicinamento della Divinità all’uomo, e ugualmente, viceversa, di questi alla Divinità.

Detto ancora più brevemente: per mezzo della morte di Gesù ora l’uomo può affratellarsi nel modo più completo con Dio, e a Satana non è più possibile porsi di mezzo. Ecco anche perché è detto nella Parola, alle donne che vanno a visitare la tomba: “Andate e dite ai Miei fratelli!”. L’agire di Satana nella forma esteriore può bensì ancor sempre evidenziarsi, ma egli non può più in eterno erigere la cortina tra la Divinità e l’uomo, ormai strappata, e così mai più ripristinare nuovamente l’antico insormontabile abisso tra Dio e l’uomo.

Da questo breve esame della questione, ciascun uomo che pensi e veda col cuore può ora scorgere, in modo molto facile e chiaro, l’infinita utilità della morte corporale di Gesù. - Amen.

 

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Vangelo biografico del Signore

a cominciare dal tempo in cui Giuseppe prese con sé Maria

22 luglio 1843

Giacomo, uno dei figli di Giuseppe, ha scritto tutte queste cose, ma col tempo sono state alterate a tal punto, che non poteva essere permesso che fossero accolte come autentiche nella S. Scrittura. Io però voglio darti l’autentico Vangelo di Giacomo, ma solo a cominciare dal suddetto periodo; infatti Giacomo vi aveva compreso anche la biografia di Maria dalla sua nascita, così come quella di Giuseppe. - E così dunque scrivi come primo capitolo:

 

 

1° Capitolo

Giuseppe il carpentiere. Il sorteggio per Maria nel Tempio.

Testimonianza di Dio su Giuseppe. Maria in casa di Giuseppe.

 

1. Ora Giuseppe era occupato nella costruzione di una casa nella zona fra Nazareth e Gerusalemme.

2. Questa casa veniva fatta costruire da un notabile cittadino di Gerusalemme come locanda, poiché i Nazareni non avevano altro ricovero fino a Gerusalemme.

3. Maria invece, che era stata allevata nel Tempio, era frattanto cresciuta, e secondo la Legge mosaica era necessario che venisse tolta dal Tempio.

4. Perciò furono inviati messaggeri in tutta la Giudea a portare questo annunzio, affinché si adunassero i padri e, trovatone uno degno, costui prendesse la fanciulla in casa sua.

5. Quando la notizia giunse anche agli orecchi di Giuseppe, egli subito mise via la sua ascia e si affrettò a Gerusalemme, nel Tempio dove era stabilito il luogo della riunione e del Consiglio.

6. Ma quando, trascorsi tre giorni, coloro che si erano presentati si furono radunati nuovamente nel luogo stabilito, e ciascuno di coloro che aspiravano ad avere Maria ebbe consegnato al sacerdote, come stabilito, un fresco stelo di giglio, allora il sacerdote andò subito con gli steli all’interno del Tempio, e là pregò.

7. Ma dopo che ebbe finito la sua preghiera, uscì di nuovo con gli steli, e a ciascuno restituì il proprio stelo.

8. Tutti gli steli però si appassirono subito; solo quello dato per ultimo a Giuseppe rimase fresco e immacolato.

9. Alcuni però trovarono a ridire su questo e dichiararono questa prova parziale e perciò non valida, e pretesero un’altra prova che non si prestasse ad alcun imbroglio.

10. Il sacerdote, un po’ irritato per questo, fece chiamare subito Maria, le mise nelle mani una colomba e la fece stare al centro rispetto agli aspiranti, affinché da lì lasciasse volare libera la colomba;

11. e ancor prima che la colomba fosse lasciata libera, disse agli aspiranti: “Vedete, voi falsi interpreti dei segni di Jehova! Questa colomba è un animale innocente e puro e non intende le nostre discussioni,

12. - bensì vive soltanto nella Volontà del Signore e comprende soltanto l’onnipotente linguaggio di Dio!

13. Tenete in alto i vostri steli! - Quando la fanciulla la lascerà andare, colui sul cui stelo la colomba si poserà e sul cui capo si metterà, costui dovrà prendere Maria!”

14. Ora gli aspiranti[1] ne furono contenti e dissero: “Sì, questo sarà un segno inconfondibile!”

15. Ma come Maria, al comando del sacerdote, lasciò libera la colomba, ecco che questa volò subito verso Giuseppe, si posò sul suo stelo e da questo volò poi immediatamente sul capo di Giuseppe.

16. E il sacerdote disse: “Così ha voluto il Signore! A te, pio artigiano, è toccata la sorte inconfondibile di ricevere la vergine del Signore! Prendila dunque, nel nome del Signore, nella tua casa pura per custodirla ulteriormente! Amen”.

 

24 luglio 1843

17. Ma quando Giuseppe ebbe udito questo, rispose al sacerdote e disse. “Vedi, o ministro del Signore consacrato secondo la Legge di Mosè, il servitore fedele del Signore Dio Zebaoth, io sono già un vecchio e ho figli adulti in casa, e sono già vedovo da molto tempo; come potrò sottrarmi agli scherni dei figli d’Israele, se prendo questa fanciullina nella mia casa!

18. Cambia dunque un’altra volta la prova e lasciami fuori, in modo che io non venga contato fra gli aspiranti!”

19. Ma il sacerdote alzò la mano e disse a Giuseppe: “Giuseppe! Temi Dio, il Signore! Non sai quello che Egli ha fatto a Dathan, a Korah e ad Abiram?

20. Vedi, la terra si aprì e li inghiottì tutti a causa della loro ribellione! Pensi che Egli non potrebbe fare altrettanto con te?

21. Io ti dico: poiché hai visto e osservato inconfondibilmente il segno di Jehova, così obbedisci anche al Signore, che è onnipotente e giusto, e sempre punisce i ribelli e gli infedeli alla Sua Volontà!

22. Altrimenti tema potentemente la tua casa, che il Signore non faccia anche alla tua casa ciò che ha fatto a Dathan, Korah ed Abiram

23. Allora Giuseppe ebbe gran timore e disse con grande paura al sacerdote: “Prega dunque per me, perché il Signore voglia essermi di nuovo clemente e misericordioso, e dopo dammi la vergine del Signore secondo la Sua Volontà

24. E il sacerdote entrò e pregò per Giuseppe davanti al Santo dei santi e il Signore parlò al sacerdote che là pregava:

25. «Non turbarMi l’uomo che Io ho scelto; poiché più giusto di lui non c’è nessuno in Israele, e nessuno su tutta la Terra, e nessuno davanti al Mio trono in tutti i cieli!

26. Esci dunque e consegna la vergine, che Io stesso ho educato, al più giusto degli uomini della Terra!»”

27. Qui il sacerdote si batté il petto e disse: “O Signore, Tu unico, onnipotente Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, sii misericordioso con me peccatore davanti a Te; poiché ora riconosco che vuoi visitare il Tuo popolo!”

28. Poi il sacerdote si alzò, andò fuori e, benedicendo, nel nome del Signore consegnò la fanciulla all’impaurito Giuseppe

29. e gli disse: “Giuseppe, giusto tu sei davanti al Signore, per questo Egli ti ha scelto fra molte migliaia! E così puoi andare in pace! Amen”.

 

26 luglio 1843

30. E Giuseppe prese Maria e disse: “Così avvenga dunque sempre la Volontà, che sola è santa, del mio Dio, del mio Signore! Quello che Tu dai, o Signore, è pur sempre buono; perciò prendo anche volentieri e con buona volontà questo dono dalla Tua mano. Benedicila però per me, e me per lei, perché possa esserne degno davanti a Te, ora e sempre! La Tua Volontà, amen”.

31. Ma quando Giuseppe ebbe pronunciato questo davanti al Signore, allora fu rinvigorito nel suo cuore, poi con Maria uscì dal Tempio e la condusse quindi nei pressi di Nazareth, e là nella sua povera abitazione.

32. Ma il necessario lavoro attendeva Giuseppe; perciò questa volta egli neanche indugiò nella sua abitazione e disse dunque a Maria:

33. “Maria, vedi, ti ho presa con me secondo la Volontà di Dio, dal Tempio del Signore mio Dio; ora però non posso restare accanto a te a proteggerti, ma devo lasciarti qui, poiché devo andare a occuparmi della costruzione pattuita, nel luogo che ti ho mostrato durante il viaggio fino a qui!

34. Ma vedi, non per questo dovrai essere sola in casa! Abita da me una parente prossima che è pia e giusta; lei starà con te, e il mio figlio più giovane, e la Grazia di Dio e la Sua benedizione non ti abbandoneranno!

35. Ma fra non molto ritornerò a casa da te con i miei quattro figli, e ti farò da guida sui sentieri del Signore! Il Signore Dio però veglierà ora su di te e sulla mia casa, amen”.

 

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2° Capitolo

La nuova cortina nel Tempio. Maria lavora alla cortina.

 

1. Ma a quel tempo si rese necessaria un’ulteriore cortina nel Tempio, essendo la vecchia già molto logorata qua e là, per coprire quella logora.

2. Fu dunque tenuto dai sacerdoti un consiglio, ed essi dissero: “Facciamoci fare una cortina nel Tempio del Signore, per coprire quella logora.

3. Infatti anche oggi o domani potrebbe venire il Signore, come sta scritto; come resteremmo allora davanti a Lui, se trovasse il Tempio da noi così trascurato?!”

4. Ma Il sommo sacerdote disse: “Non siate dunque così ciechi nel giudicare, come se il Signore, il cui Santuario è nel Tempio, non sapesse in che condizioni è ora il Tempio!

5. Chiamatemi tuttavia sette vergini immacolate della stirpe di Davide, e vogliamo poi fare un sorteggio su come il lavoro debba essere ripartito!”

6. Ora i servitori uscirono a cercare le vergini della stirpe di Davide, e a mala pena ne trovarono sei e indicarono questo al sommo sacerdote.

7. Ma il sommo sacerdote si ricordò che Maria, quella affidata in custodia poche settimane prima a Giuseppe, fosse lei pure della stirpe di Davide, e ne informò subito i servitori.

8. E subito i servitori uscirono, esposero la cosa a Giuseppe, ed egli andò e portò Maria nuovamente nel Tempio, accompagnato dai servitori del Tempio.

 

27 luglio 1843

9. Ma quando le vergini furono radunate nel vestibolo, arrivò subito il sommo sacerdote e le condusse tutte nel Tempio del Signore.

10. E quando poi furono radunate nel Tempio del Signore, subito allora il sommo sacerdote parlò e disse:

11. “Udite, vergini della stirpe di Davide, il quale ha prescritto secondo la Volontà di Dio, che il fine lavoro per la cortina che divide il Santo dei santi dal Tempio debba sempre essere eseguito dalle vergini della sua stirpe,

12. e il vario lavoro come da suo testamento debba essere distribuito con sorteggio, e ciascuna vergine debba poi approntare il lavoro assegnatole nel modo migliore secondo la propria abilità!

13. Vedete, ecco davanti a voi la cortina logora, e qui sulla tavola d’oro è già pronto per la lavorazione lo svariato materiale grezzo!

14. Vedete come questo lavoro è necessario; perciò fatemi subito il sorteggio, perché ne risulti chi di voi debba filare il filo d’oro, l’amianto[2] e il filo di cotone,

15. il filo di seta, poi quello color giacinto, lo scarlatto e la vera porpora!”

16. E le vergini timidamente tirarono a sorte, mentre il sommo sacerdote pregava su di loro, e quando ebbero sorteggiato secondo l’ordinamento prescritto, ne risultò come il lavoro dovesse essere suddiviso.

17. E alla vergine Maria, la figlia di Anna e di Gioacchino, toccarono in sorte lo scarlatto e la vera porpora.

18. Ma la vergine ringraziò Dio per tale benigna attribuzione e per l’assegnazione di un lavoro tanto pregevole a suo onore, prese il lavoro e con esso, accompagnata da Giuseppe, si recò di nuovo a casa.

19. Giunta a casa, Maria si mise immediatamente all’opera con animo lieto; Giuseppe le raccomandò ogni diligenza, la benedisse, e si recò poi subito di nuovo alla sua costruzione.

20. Questo però avvenne in quello stesso periodo in cui Zaccaria, mentre offriva l’incenso nel Tempio, era diventato muto in conseguenza della sua piccola mancanza di fede, ragion per cui era stato scelto un suo sostituto, sotto il quale fu sorteggiato questo lavoro.

21. Maria era però imparentata sia con Zaccaria, sia col suo sostituto, per cui dunque aumentò del doppio la sua diligenza in modo da finire prestissimo, possibilmente anche per prima, il suo lavoro.

22. Ella però non raddoppiò la sua diligenza per una qualche brama di onore, bensì soltanto perché riteneva di dare al Signore Dio una grandissima gioia, portando a termine il suo lavoro nel modo più rapido e migliore possibile.

23. Per primo venne il lavoro allo scarlatto, il quale doveva essere filato con grande attenzione, per non rendere il filo qua e là più grosso o più sottile.

24. Con grande maestria fu filato da Maria il filo scarlatto, cosicché tutti quelli che capitavano in casa di Giuseppe, si meravigliavano sommamente per la straordinaria abilità di Maria.

25. Nel breve giro di tre giorni Maria ebbe finito con lo scarlatto e si accinse poi subito al porpora; ma poiché doveva sempre inumidirlo, così durante il lavoro doveva spesso prendere l’anfora ed uscire a procurarsi l’acqua.

 

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3° Capitolo

L’annuncio della nascita del Signore per mezzo di un angelo.

L’umile abbandono a Dio di Maria.

28 luglio 1843

1. Ma in una mattina di venerdì Maria prese ancora una volta la brocca dell’acqua, e uscì a riempirla d’acqua, e odi - una voce le disse:

2. “Ti saluto, o ricca della Grazia del Signore! Il Signore è con te, tu benedetta fra le donne!”

3. Ma Maria si spaventò moltissimo per questa voce, perché non sapeva da dove venisse, e perciò si guardava attorno tremante a destra e a sinistra; ma non riuscì a vedere nessuno che avesse parlato.

4. Perciò fu ancora più colma di penosa angoscia, prese in gran fretta la brocca piena d’acqua, e se ne andò in fretta a casa.

5. Quando vi giunse tremante, mise subito da parte la brocca dell’acqua, prese di nuovo in mano la porpora, sedette alla sua sedia da lavoro, e cominciò di nuovo molto alacremente a filare la porpora.

6. Ma si era appena riconcentrata per bene nel suo lavoro, vedi, ecco che già l’angelo del Signore stava davanti alla solerte Vergine e le disse:

7. “Non temere, Maria, poiché tu hai trovato una grazia infinitamente grande al cospetto del Signore; vedi, sarai incinta della Parola di Dio!”

8. Ma quando Maria ebbe udito questo, cominciò a ponderare su e giù queste parole, e non riuscì a comprendere il loro senso; perciò disse dunque all’angelo:

9. “Come può accadere questo? Sono ben lungi ancora dall’essere la moglie di un uomo, e ancora non ho mai fatto conoscenza con un uomo perché mi prenda subito per moglie, per diventare incinta come le altre donne e partorire come loro!”

10. Ma l’angelo disse a Maria: “Ascolta, eletta Vergine di Dio! Non così accadrà, ma la Potenza del Signore ti adombrerà!

11. Perciò il Santo che nascerà da te, sarà anche chiamato ‘Figlio dell’Onnipotente’!

12. Ma quando nascerà da te, dovrai darGli il nome ‘Gesù’; Egli infatti libererà il Suo popolo da tutti i peccati, dal giudizio e dalla morte eterna”.

13. Ma Maria si prostrò davanti all’angelo e disse: “Vedi, io sono soltanto un’ancella del Signore; perciò mi accada come dicono le tue parole, secondo la Sua Volontà!”. Qui l’angelo scomparve e Maria si mise di nuovo al suo lavoro.

 

 

4° Capitolo

Maria parla con Dio nella sua infantile innocenza.

La risposta dall’Alto.

1 agosto 1843

1. Ma quando subito dopo l’angelo fu di nuovo scomparso, allora Maria lodò ed esaltò il Signore Dio, e disse così tra sé nel suo cuore:

2. “Oh, che mai sono io, Signore, davanti a Te, che Tu mi possa concedere una tale grazia?!

3. Dovrei diventare incinta, senza mai aver conosciuto un uomo; poiché io non so neppure che differenza c’è tra me e un uomo!

4. So io dunque che cos’è in verità questa cosa: essere incinta? - O Signore, vedi, non lo so neppure!

5. So dunque quello che è, quando si dice: ‘Vedi, una donna partorisce!’? - O Signore, guarda benigno a me; sono pur solo una ragazza di quattordici anni e di quello ho solo sentito parlare - e perciò in effetti non ne so nulla!

6. Ah, come andrà a me poverina, quando diventerò incinta - e non so com’è un tale stato!

7. Che ne dirà il padre Giuseppe, quando gli dirò, oppure forse lo noterà, che sono incinta?!

8. Essere incinta tuttavia non può essere una cosa cattiva, specialmente se una ragazza, come un tempo Sara, viene scelta per questo dal Signore stesso?!

9. Infatti ho pur già sentito spesso nel Tempio, quale grande gioia hanno le donne, quando sono incinte!

10. Dunque essere incinta deve certo essere qualcosa di molto buono e che colma di felicità, e anch’io sicuramente mi rallegrerò, se mi sarà dato da Dio questo, che diventi incinta!

11. Ma quando, quando accadrà questo, e come? Oppure è già successo? Sono già incinta, oppure lo diventerò dopo?

12. O Signore! Tu eterno Santo d’Israele, dammi dunque un segno, alla Tua povera ancella, su quando una tal cosa dovrà accadere, perché per questo io possa lodarTi ed esaltarTi

13. A queste parole Maria fu alitata da un etereo soffio luminoso, e una dolcissima Voce le disse:

14. «Maria, non preoccuparti inutilmente; tu hai concepito, e il Signore è con te! Mettiti al lavoro e portalo a termine, poiché in futuro non se ne farà più di questo genere per il Tempio!»

15. Qui Maria s’inchinò a terra, pregò Dio e Lo lodò ed esaltò per una tale grazia. - Ma dopo che ebbe offerto al Signore la sua lode, si alzò e prese in mano il lavoro.

 

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5° Capitolo

Maria consegna al Tempio il lavoro finito. Maria e il sommo sacerdote.

Il viaggio di Maria per visitare la cugina Elisabetta.

2 agosto 1843

1. In pochi giorni Maria ebbe finito anche con la porpora, poi la mise in ordine e prese lo scarlatto, e lo aggiunse alla porpora.

2. Dopo di che ringraziò il Signore per la grazia di averle fatto compiere il lavoro così bene, poi avvolse il filato in puri lini e con esso si mise in cammino verso Gerusalemme.

3. Fino alla costruzione dove lavorava Giuseppe, ella andò sola; ma da là in poi l’accompagnò di nuovo Giuseppe a Gerusalemme e qui fino al Tempio.

4. Giuntavi, consegnò subito il lavoro al sommo sacerdote.

5. Questi esaminò per bene lo scarlatto e la porpora, trovò il lavoro eccezionalmente buono, e per questo elogiò e salutò Maria con le seguenti parole:

6. “Maria, una tale abilità non dimora in te naturalmente, bensì è il Signore che ha agito con la tua mano!

7. Grande perciò ti ha resa il Signore; tu sarai benedetta fra tutte le donne della Terra da Dio, il Signore, poiché fosti la prima che ha portato qui nel Tempio il suo lavoro al Signore!”

8. Maria però, piena di umiltà e gioia nel suo cuore, disse al sommo sacerdote:

9. “Degno servitore del Signore nel Suo Santuario! Oh, non lodarmi troppo, e non mi elevare sopra le altre; questo lavoro infatti non è certo merito mio, ma solo del Signore, che mi ci ha guidato la mano!

10. Perciò a Lui solo sia eternamente ogni lode, ogni onore, ogni esaltazione, e tutto il mio amore e tutta la mia adorazione incessantemente!”

11. E il sommo sacerdote disse: “Amen, Maria, tu pura vergine del Signore, tu hai parlato bene davanti al Signore! Ora dunque ritornatene in pace; il Signore sia con te!”

12. Dopo di che Maria si alzò e ritornò con Giuseppe al cantiere, dove si ristorò un poco con pane e latte e acqua.

13. Ma alla distanza di una mezza giornata di viaggio dal luogo della costruzione abitava, oltre un monticello, una cugina di Maria, di nome Elisabetta. Maria desiderava visitarla e ne chiese il permesso a Giuseppe.

14. Ma Giuseppe le diede immediatamente il permesso di fare questo, e come aiuto le diede anche per guida il figlio maggiore, il quale doveva accompagnarla fino a quando ella non avesse scorto la casa di Elisabetta.

 

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6° Capitolo

La meravigliosa accoglienza di Maria in casa di Elisabetta.

Umiltà e sapienza di Maria. Un Vangelo per le donne.

Il ritorno di Maria da Giuseppe. La visita di Maria a Elisabetta.

3 agosto 1843

1. Giunta da Elisabetta, ossia nella sua casa, immediatamente ella con animo timoroso bussò alla porta, secondo l’usanza degli Ebrei.

2. Ma come Elisabetta ebbe sentito il timido bussare, pensò tra sé: “Chi è mai che bussa così insolitamente piano?

3. Sarà un figlio del mio vicino; infatti non può essere mio marito, che è ancora là nel Tempio, muto, e aspetta la liberazione!

4. Il mio lavoro però è importante; dovrei forse metterlo da parte per il figlio maleducato del mio vicino?

5. No, non voglio farlo, poiché è un lavoro per il Tempio, e conta di più che la maleducazione di un bimbo, il quale sicuramente non vuole di nuovo nient’altro che punzecchiarmi e canzonarmi nel solito modo!

6. Perciò farò bene a starmene seduta al mio lavoro e a lasciare che il bambino bussi a lungo come vuole.

7. Ma Maria bussò ancora una volta, e il bambino nel grembo di Elisabetta cominciò a saltare dalla gioia, e la madre sentì una voce lieve, dalla parte del bambino che saltava in lei, e la voce diceva:

8. “Madre, va’, va’ prestissimo; poiché è la madre del mio e tuo Signore, del mio e tuo Dio, che bussa qui alla porta e ti visita in pace!”

9. Ma Elisabetta come ebbe udito questo gettò subito via tutto quello che aveva in mano, e corse e aprì la porta a Maria.

10. Subito poi le diede la benedizione secondo l’usanza, poi spalancando le braccia la cinse e le disse:

11. “O Maria, tu benedetta fra le donne! Tu sei benedetta fra tutte le donne, e benedetto è il frutto del tuo grembo!

12. O Maria, tu purissima vergine di Dio! Da dove mai mi viene l’alta grazia, che la madre del mio Signore, del mio Dio, mi faccia visita?!”

13. Maria però, che non capiva nulla di tutti questi misteri, disse a Elisabetta:

14. “Ah, cara cugina, è soltanto per una visita amichevole che sono venuta da te; quali cose dici mai su di me, che io non capisco? Sono dunque già sul serio incinta, che mi dici madre?”

15. Ma Elisabetta rispose a Maria: “Vedi, quando tu bussasti per la seconda volta alla porta, ecco che subito il piccino che porto sotto il mio cuore saltò dalla gioia e mi annunciò questo, e già in anticipo in me ti salutò!”

16. Allora Maria alzò lo sguardo al cielo e si ricordò di quello che le aveva detto l’arcangelo Gabriele, sebbene di tutto questo non capisse ancora nulla, e disse:

17. “O grande Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che dunque hai fatto di me? Che sono mai io, che tutte le generazioni della Terra mi debbano proclamare beata?”

18. Ma Elisabetta disse: “O Maria, eletta di Dio, entra nella mia casa e ristorati; là vogliamo conversare, e insieme lodare e glorificare Dio con tutte le nostre forze!”.


4 agosto 1843

19. E Maria subito seguì Elisabetta nella sua casa, e mangiò e bevve, e si ristorò e divenne tutta contenta.

20. Ma Elisabetta interrogò Maria su molte cose: su tutto quello che ella aveva saputo nel Tempio mentre vi si trovava come bimba allevata dal Signore, e su come le era sembrato tutto ciò.

21. Ma Maria disse: “Cugina cara, tu pure benedetta tantissimo dal Signore! Penso che queste cose siano troppo alte per noi, e noi donne non è prudente che ci consultiamo su cose, alle quali il Signore ha preposto i figli di Aronne.

22. Perciò io sono del parere che noi donne dobbiamo lasciare le cose divine a Dio, e a coloro che egli ha stabilito su queste, e non dobbiamo troppo ragionarci sopra.

23. Se solo amiamo Dio più che ogni cosa e osserviamo i Suoi santi Comandamenti, ecco che viviamo pienamente conforme al nostro stato; ciò che è di più, spetta agli uomini che il Signore chiama e sceglie.

24. Penso, cugina cara, che ciò sia giusto; quindi risparmiami le chiacchiere sul Tempio, - infatti con ciò esso non diventa né migliore né peggiore! Ma quando sarà giusto per il Signore, allora Egli castigherà già il Tempio e lo trasformerà al momento giusto”.

25. Ma Elisabetta riconobbe in queste parole la profonda umiltà e modestia di Maria, e le disse:

26. “Sì, o vergine piena della grazia di Dio! È certo con tali sentimenti che si può anche trovare somma grazia davanti a Dio!

27. Poiché come parli tu, può parlare solo la purissima, somma innocenza; e chi così vive, vive sicuramente come giusto davanti a Dio e a tutto il mondo!”

28. Ma Maria disse: “La vita giusta non è nostra, ma del Signore, ed è una grazia!

29. Chi crede di vivere come giusto da se stesso, sicuramente è colui che vive meno da giusto davanti a Dio; chi invece riconosce sempre davanti a Dio la sua colpa, questo è colui che davanti a Dio vive da giusto!

30. Io però non so come vivo, la mia vita è una pura grazia del Signore; perciò non posso anche fare nient’altro che sempre amarLo, lodarLo ed esaltarLo con tutte le mie forze! Se la tua vita è come la mia, fa’ la stessa cosa, e il Signore se ne compiacerà di più, che non se volessimo così tanto chiacchierare fra noi sulla situazione del Tempio!”

31. Ma Elisabetta riconobbe molto bene che da Maria spirava uno Spirito divino, cessò quindi le sue domande sul Tempio e si rimise, lodando ed esaltando Dio, alla Sua Volontà.

 

5 agosto 1843

32. Ma così Maria trascorse ancora tre mesi interi presso Elisabetta, e l’aiutò come un’ancella a sbrigare tutto il lavoro domestico.

33. Nel frattempo però anche il nostro Giuseppe aveva terminato la sua costruzione, e si trovava con i suoi figli di nuovo a casa, dove lavorava al suo piccolo podere, ovviamente solo affittato.

34. Ma una sera egli (Giuseppe) disse al figlio maggiore: “Gioèle, va’ a prepararmi per domani mattina il mio somaro, poiché devo andare a prendere Maria!

35. La ragazza sono già circa tre mesi che è lontana dalla mia casa, e non so che cosa ne è di lei.

36. Sebbene sia presso la moglie del sommo sacerdote che è diventato muto, tuttavia non si può mai sapere, se questa casa è priva di ogni tentazione di colui che aveva sedotto Eva!

37. Voglio dunque andarvi domani a riprendermi la ragazza, perché i figli d’Israele non abbiano col tempo magari a sparlare, e il Signore non mi punisca per la mia tiepidezza nel prendermi cura della ragazza”.

38. E Gioèle andò e fece secondo le parole di Giuseppe; ma non appena Gioèle ebbe finito il suo lavoro, ecco che Maria già stava davanti all’ingresso di casa, e salutò Giuseppe, e lo pregò di riaccoglierla nella sua casa.

39. Giuseppe, tutto sorpreso per questa comparsa di Maria, le domandò subito: “Sei tu dunque, tu infedele alla mia casa?”

40. E Maria disse: “Sì, sono io, - ma non infedele alla tua casa; poiché io sarei tornata volentieri già da molto tempo, però non mi sono fidata a passare da sola sulla montagna in mezzo al bosco - e tu pure non mandasti un incaricato per me! Dunque sono stata costretta a restare via tanto tempo!

41. Ora però tre leviti visitarono la moglie di Zaccaria, e ritornando a casa verso Gerusalemme, mi presero con loro, mi portarono al confine del tuo podere, poi benedissero me e la tua casa, e proseguirono poi per la loro strada, e io mi affrettai a ritornare qui da te, mio caro padre Giuseppe!”

42. Sebbene Giuseppe avrebbe volentieri sgridato un po’ Maria per la sua lunga assenza, tuttavia non ebbe cuore di farlo; infatti come prima cosa la voce di Maria aveva troppo commosso il suo nobilissimo cuore, e come seconda cosa si vedeva lui stesso colpevole, poiché per così tanto tempo non aveva mandato a prendere Maria tramite un incaricato.

43. Egli perciò fece venire a sé la fanciulla per benedirla, e la fanciulla si slanciò su Giuseppe e lo accarezzò, così come i bimbi più innocenti sono soliti accarezzare i loro genitori e altri benefattori.

44. Ma Giuseppe ne fu tutto commosso e divenne colmo di grande gioia e disse: “Vedi, io sono un uomo povero e sono già avanzato negli anni; ma il tuo amore filiale mi fa dimenticare la mia povertà e la mia età! Il Signore mi ha dato te per una gioia grande; perciò voglio anche andare a lavorare con gioia, piccina mia, per procurarti un buon pezzetto di pane!”

45. Con queste parole scesero al buon vecchio le lacrime dagli occhi. Ma Maria gli asciugò svelta le umide guance e ringraziò Dio, che le aveva dato un padre adottivo così buono. -

46. Ma in quel momento Giuseppe sentì improvvisamente, come se dei salmi venissero cantati davanti alla sua casa.

 

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7° Capitolo

Presentimenti e profezie di Giuseppe. Consolazione di Maria.

La cena benedetta. La gravidanza di Maria si rende visibile.

7 agosto 1843

1. Ma Giuseppe fu colmo di alti presentimenti e disse a Maria: “Bambina del Signore! Grande gioia è data alla mia casa in te, la mia anima è colma di alti presentimenti!

2. Ma io so anche che coloro a cui il Signore vuol bene, li visita sempre dolorosamente; perciò vogliamo pregarLo sempre, che Egli voglia essere con noi tutti sempre clemente e misericordioso!

3. È persino possibile, che Egli con te e con me vorrà avere rinnovata l’antica arca dell’alleanza, che è già divenuta marcia?!

4. Ma se stesse per accadere una cosa simile, allora guai a me e a te; avremo allora un lavoro durissimo da passare! - Ma ora non parliamone più!

5. Ciò che deve avvenire, avverrà anche sicuramente, e noi non saremo in grado di impedirlo, ma quando avverrà, ci afferrerà con mano onnipotente, e noi tremeremo davanti alla Volontà, di Colui che ha posto le fondamenta della Terra!”

6. Maria però non capiva nulla di tutto questo e consolò quindi Giuseppe, che sembrava molto preoccupato, con queste parole:

7. “Caro Padre Giuseppe! Non diventare afflitto, a motivo della Volontà del Signore; poiché noi lo sappiamo bene, che Egli per i Suoi figli vuole sempre e soltanto la cosa migliore! Se il Signore è con noi, come lo fu con Abramo, Isacco e Giacobbe, e come ancora fu sempre con coloro che Lo amavano, che cosa mai potrebbe capitarci di cattivo e di male?!”

8. Ma Giuseppe fu contento di queste parole di conforto, e ringraziò il Signore nel suo cuore con tutte le sue forze, di avergli dato in Maria un tale angelo consolatore, e disse allora:

9. “Figli, si è già fatto tardi stasera; perciò intoniamo il canto di lode, poi consumiamo la nostra cena benedetta e poi andiamo a riposare!”

10. Ciò avvenne, e Maria allora si affrettò e portò lì il pane, e Giuseppe lo spartì; tutti però furono presi da meraviglia, che il pane stavolta fosse di così ottimo sapore.

11. Ma Giuseppe disse: “Al Signore tutta la lode! Quello che Egli benedice, piace sempre e ha il miglior sapore!”

12. E Maria però osservò poi a Giuseppe con amorevolissima sapienza: “Vedi, caro padre, quindi non devi neanche temere le visite del Signore; poiché esse sono anche appunto le Sue preziosissime benedizioni!”

13. E Giuseppe disse: “Sì, sì, pura figlia del Signore, tu hai ragione! Voglio dunque portare con ogni pazienza qualunque carico il Signore mi imporrà; infatti non mi renderà certo il suo carico troppo pesante, né il suo giogo troppo duro, poiché Egli è certo un Padre pieno di bontà e di misericordia - anche nel Suo zelo! E così dunque avvenga sempre la Sua santa Volontà!”

14. Dopo di che la pia famiglia andò a riposare e nei giorni seguenti lavorò a casa. -

15. Ma il corpo di Maria diveniva di giorno in giorno più pieno; poiché ella notava bene questo, cercava di nascondere la sua gravidanza agli occhi di Giuseppe e dei suoi figli, quanto meglio le fosse possibile.

16. Ma dopo un periodo di due mesi, il suo nascondere non giovò più a nulla, e Giuseppe cominciò ad avere dei sospetti, e si consigliò segretamente con un suo amico di Nazareth, sullo strano stato di Maria.

 

 

8° Capitolo

L’opinione del medico. Giuseppe interroga Maria.

Spiegazione di Maria.

9 agosto 1843

1. Ma l’amico di Giuseppe era un esperto; infatti egli era un medico, che conosceva le erbe e non raramente assisteva le levatrici nei parti difficili.

2. Costui andò con Giuseppe e osservò Maria senza darlo a vedere; dopo che l’ebbe esaminata, disse a Giuseppe:

3. “Ascoltami, fratello in Abramo, Isacco e Giacobbe! Alla tua casa è capitata una grande sciagura; poiché vedi, la ragazza è in avanzata gravidanza!

4. Tu stesso però ne hai anche la colpa! Poiché vedi, è ormai la sesta luna che tu sei fuori per la tua costruzione! Dimmi, chi dunque avrebbe dovuto badare alla ragazza?”

5. Ma Giuseppe rispose: “Vedi, in questo tempo Maria rimase a casa solo per tre settimane consecutive, e ciò all’inizio, quando venne nella mia casa; dopo ella trascorse tre mesi interi presso la sua cugina Elisabetta!

6. Ora però sono già anche trascorse due lune, che si trova sotto la mia costante sorveglianza, e io qui non ho visto mai nessuno che sia andato da lei apertamente o segretamente!

7. E nel tempo della mia assenza era però comunque in ottime mani. Mio figlio, che l’aveva accompagnata da Elisabetta, mi fece prima il più solenne giuramento che, salvo in caso di necessità, non intendeva toccarle neanche il vestito per tutto il cammino.

8. E così so con grande certezza che da parte della mia casa Maria deve essere senz’altro completamente pura; se ciò si possa dire però anche per la casa di Zaccaria, è tutta un’altra questione!

9. Dovrebbe esserle capitato magari nel Tempio, da parte di un suo ministro? Il Signore me ne guardi, che io voglia essere di una tale opinione; infatti una cosa simile il Signore l’avrebbe resa da lungo tempo manifesta per mezzo della perenne sapienza del sommo sacerdote!

10. Ma io ora so quello che farò per arrivare alle giuste tracce della verità di questa faccenda! - Tu, amico, puoi ora ritornartene in pace, e io sottoporrò la mia casa a un rigoroso esame!”

11. L’amico di Giuseppe non indugiò e uscì subito dalla casa di Giuseppe; Giuseppe invece si rivolse subito a Maria e le disse:

12. “Bambina, come potrò ora alzare la fronte al mio Dio? Che posso dire ora di te?

13. Non ti ho ricevuta dal Tempio come una pura vergine, e non ti ho custodita fedelmente con la mia quotidiana preghiera e con le persone fidate che sono nella mia casa?!

14. Ti scongiuro perciò che tu mi dica chi è che ha osato ingannarmi e trascendere così scandalosamente contro di me, un figlio di Davide, e contro di te, che tu pure discendi dalla stessa casa!

15. Chi ha sedotto e disonorato te, una vergine del Signore?! Chi ha potuto offuscare così i tuoi purissimi sentimenti, - e chi, chi fare di te una seconda Eva?!

16. Poiché così si ripete per me personalmente l’antica storia di Adamo, perché è evidente che, come Eva, un serpente ti ha ingannata!

17. Dunque rispondi alla mia domanda! Suvvia, calmati; perché non ti riuscirà d’imbrogliarmi!”. - Qui Giuseppe per l’angoscia si gettò col volto chino sopra un sacco pieno di cenere e pianse.

18. Ma Maria che tremava per la grande paura, cominciò a piangere e a singhiozzare, e non riuscì a parlare per la grande paura e tristezza.

19. Giuseppe si rialzò dal sacco e parlò a Maria con una voce un po’ più moderata:

20. “Maria, figliola di Dio, che Egli stesso ha preso sotto la Sua custodia, perché mi hai fatto questo? - Perché hai abbassato così la tua anima e dimenticato il tuo Dio?!

21. Come potesti fare una tal cosa, tu che fosti allevata nel Santo dei santi e hai ricevuto il cibo dalla mano degli angeli, e questi splendenti servitori di Dio li hai avuti sempre come compagni di gioco?! Oh, parla, e non tacere davanti a me!”

22. Qui Maria si fece coraggio e disse: “Padre Giuseppe, tu uomo giustamente severo! Io ti dico: com’è vero che vive un Dio, così è anche vero che io sono pura e innocente, e fino a questo momento non so niente di nessun uomo!”

23. Giuseppe domandò: “Da dove viene allora ciò che tu porti sotto il tuo cuore?”

24. E Maria rispose: “Vedi, io sono ancora una bambina e non comprendo i segreti di Dio! Però ascoltami, voglio dirtelo quello che mi è successo! - Anche questo però è così vero, come vive un Dio giusto sopra di noi!”.

 

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9° Capitolo

Racconto di Maria sui misteriosi santi eventi.

Affanno e preoccupazione di Giuseppe e decisione di allontanare Maria.

Avvertimento del Signore a Giuseppe in sogno. Maria rimane a casa di Giuseppe.

10 agosto 1843

1. Maria raccontò a Giuseppe tutto quello che le era successo quando ancora lavorava alla porpora, e concluse poi il suo racconto con questa solenne affermazione:

2. “Perciò, padre, ti dico ancora una volta: com’è vero che vive Dio, il Signore del Cielo e della Terra, così è anche vero che sono pura, e non so di alcun uomo, e tanto meno poi conosco il segreto di Dio, che ora devo portare sotto il mio cuore per mia propria grande pena!”

3. Qui Giuseppe ammutolì davanti a Maria e fu colto da grande spavento; infatti le parole di Maria penetrarono profondamente nella sua anima affannata, ed egli tremando trovò conferma alla sua segreta intuizione.

4. E allora cominciò a pensare e a ripensare nella propria mente sul da farsi, e parlò così tra sé, nel suo cuore:

5. “Se così com’è adesso, io nascondo quello che davanti al mondo è incontestabilmente il suo peccato, per il motivo che io non lo riconosco più come tale, allora sarò considerato sacrilego contro la Legge del Signore e non sfuggirò alla sicura punizione!

6. Ma se contro la mia intima convinzione la presento pubblicamente ai figli di Israele come una peccatrice corrotta, benché ciò che ella porta sotto il suo cuore - secondo la sua inequivocabile affermazione - proviene solo da un angelo,

7. allora sarò considerato dal Signore Dio come uno che ha consegnato un sangue innocente al Giudizio della morte?!

8. Che cosa devo dunque fare con lei? - Devo abbandonarla segretamente, ossia devo mandarla segretamente lontano da me, e nasconderla in qualche posto in montagna, vicino al confine dei Greci? Oppure devo aspettare il giorno del Signore, perché in quel giorno Egli mi manifesti quello che devo fare?

9. Ma se domani o dopodomani qualcuno viene da me da Gerusalemme e riconosce Maria, che succede allora? Sì, sarà ben meglio che io l’allontani di nascosto e provveda a lei in segreto, senza che nessuno ne sappia nulla a parte i miei figli!

10. Il Signore col tempo sicuramente renderà manifesta la sua innocenza, e allora tutto sarà salvo e a posto, e così avvenga dunque, nel nome del Signore!”

11. Poi Giuseppe in tutta segretezza ne informò Maria, ed ella si adattò preparandosi ad obbedire al progetto secondo la buona volontà di Giuseppe, e poi, essendo la sera già inoltrata, si recò a riposare.

12. Ma anche Giuseppe durante i suoi molteplici pensieri fu sommerso dal sonno, e vedi, un angelo del Signore gli apparve in sogno e gli disse:

13. “Giuseppe, non stare in ansia per Maria, la purissima vergine del Signore! Poiché quello che ella porta sotto il cuore, è generato dal santo Spirito di Dio, e quando sarà nato Lo dovrai chiamare Gesù!”

14. Qui Giuseppe si destò dal sonno e lodò il Signore Dio, che gli aveva concesso una tale grazia.

15. Ma poiché era già mattina, ecco che Maria già veniva da Giuseppe pronta per il progettato viaggio, e accennò che già doveva essere tempo.

16. Ma Giuseppe abbracciò la fanciulla, la strinse al suo petto e le disse: “Maria, tu pura, tu resti con me; oggi infatti il Signore mi ha dato un segno potente su di te, poiché chi nascerà da te dovrà chiamarsi Gesù!”

17. Qui subito Maria riconobbe che il Signore aveva parlato con Giuseppe, poiché udì lo stesso nome che le aveva indicato l’angelo, sebbene ella a Giuseppe non ne avesse detto nulla prima!

18. E Giuseppe poi custodì con ogni riguardo la fanciulla, e non le lasciò mancare nulla di quanto conveniva al suo stato.

 

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10° Capitolo

Il censimento romano. Giuseppe impedito a partecipare

al Consiglio in Gerusalemme. Lo scriba Annas.

 

11 agosto 1843

1. Ma alla distanza di due settimane da questo avvenimento, fu tenuto a Gerusalemme un gran Consiglio, e precisamente per il motivo che si era sentito da alcuni romani, abitanti in Gerusalemme, che l’imperatore avrebbe fatto contare e registrare tutto il popolo ebraico.

2. Tale notizia aveva prodotto un grande sgomento tra gli Ebrei, ai quali era proibito di contare le persone.

3. Per cui il sommo sacerdote convocò al proposito una grande adunanza, alla quale dovevano presentarsi tutti gli anziani e gli artigiani, e anche Giuseppe era uno di questi.

4. Ma Giuseppe aveva appena intrapreso un piccolo viaggio in montagna per la legna da costruzione, e rimase assente alcuni giorni.

5. Ma il messo da Gerusalemme arrivò nel frattempo da Giuseppe a portargli l’invito alla grande adunanza. Non trovando Giuseppe, egli diede incarico a uno dei suoi figli maggiori di informarne immediatamente e urgentemente Giuseppe, non appena questi fosse arrivato a casa!

6. Ma Giuseppe ritornò a casa già la mattina successiva. Il figlio Joses lo informò subito di ciò che era arrivato da Gerusalemme.

7. Ma Giuseppe disse: “Ora sono salito per cinque giorni in montagna e perciò mi sono stancato moltissimo, e i miei piedi non mi sosterrebbero più se prima non mi riposassi un paio di giorni; perciò questa volta sono obbligato a non seguire il richiamo di Gerusalemme!

8. Del resto tutta questa adunanza non vale una noce vuota; poiché il potente imperatore di Roma, che ora stende già il suo scettro perfino sui paesi degli Sciti, terrà poco conto del nostro Consiglio, e farà quello che vuole! Perciò me ne rimango per bene a casa!”

9. Ma dopo tre giorni arrivò da Giuseppe un certo Annas da Gerusalemme, il quale era un grande scriba, e gli disse:

10. “Giuseppe, tu che sei un uomo della stirpe di Davide, sei un abile artigiano e conosci la Scrittura! Debbo domandarti perché tu non sei venuto all’adunanza!?”

11. Ma Giuseppe si rivolse ad Annas e disse: “Vedi, sono stato per cinque giorni in montagna, e non sapevo che ero chiamato!

12. Ma come arrivai a casa ed ebbi la notizia da mio figlio Joses, ero troppo stanco e debole, perché mi fosse stato possibile il mettermi subito in piedi per Gerusalemme! Inoltre però scorsi anche subito comunque a prima vista, che tutta questa grande adunanza non sarebbe servita a nulla”.

13. Mentre però Giuseppe aveva pronunciato questo, Annas si era guardato attorno e scoprì sfortunatamente la vergine in stato di avanzata gravidanza.

14. Perciò dunque egli, come completamente muto, lasciò Giuseppe e corse più in fretta che poteva a Gerusalemme.

15. Giuntovi completamente senza fiato, si affrettò subito dal sommo sacerdote e gli disse:

16. (Annas:) “Ascoltami, e non domandarmi perché il figlio di Davide non è venuto all’adunanza; poiché ho scoperto inauditi misfatti nella sua casa!

17. Vedi, Giuseppe, al quale Dio e tu deste testimonianza, col fatto che tu gli hai affidato la vergine, ha sbagliato in un modo così indescrivibilmente infimo e brutale davanti a Dio e davanti a te!”

18. Ma il sommo sacerdote fu tutto scandalizzato per la notizia di Annas e domandò molto brevemente: “Come, come mai? Dimmi tutta la verità, od oggi stesso sei morto!”

19. E Annas disse: “Vedi, la vergine Maria, che egli ricevette in custodia da questo Tempio, secondo la testimonianza di Dio, egli l’ha completamente disonorata; infatti la sua gravidanza già avanzata ne è una testimonianza vivente!”

20. Ma il sommo sacerdote disse: “No, mai più Giuseppe ha fatto questo! - Può anche Dio dare una falsa testimonianza?!”

21. Ma Annas disse: “Manda là dunque i tuoi servitori più fidati, e ti convincerai che la vergine proprio sul serio è in avanzata gravidanza; se però non lo è, voglio essere lapidato qui!”

 

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11° Capitolo

Perplessità del sommo sacerdote sulle condizioni di Maria. L’arresto e l’interrogatorio di Maria e Giuseppe.

Lamentela e disputa di Giuseppe con Dio.

Condanna a morte di Giuseppe e Maria e loro discolpa per mezzo del “giudizio di Dio”.

Maria moglie di Giuseppe.

16 agosto 1843

1. Ma il sommo sacerdote rifletté per un certo tempo e disse così fra sé: “Che devo fare? Annas è pieno di gelosia dal sorteggio della vergine, e non si deve mai agire su consiglio di un geloso.

2. Ma se le cose stessero proprio così riguardo a Maria, e io avessi trattato la faccenda con indifferenza, che cosa diranno poi i figli di Israele e in qual modo me ne chiederanno conto?

3. Voglio perciò inviare tuttavia in segreto dei servitori da Giuseppe; costoro, nel caso si dovesse confermare la brutta faccenda, dovranno condurre subito qui la vergine insieme a Giuseppe!”

4. Così fu pensato e deciso. Il sommo sacerdote convocò segretamente dei servitori fidati e li informò di ciò che era accaduto nella casa di Giuseppe, e poi li mandò subito da Giuseppe con le disposizioni su come dovessero agire nel caso la faccenda risultasse confermata.

5. E i servitori si recarono in gran fretta da Giuseppe, e trovarono tutto così come il sommo sacerdote aveva loro indicato.

6. E il più anziano fra loro disse a Giuseppe: “Vedi, per questo motivo siamo stati mandati qui dal Tempio, perché potessimo persuaderci sullo stato della vergine, poiché su di lei sono giunte male voci alle orecchie del sommo sacerdote!

7. Ma noi purtroppo trovammo confermata la triste supposizione; perciò non far sì che ti facciamo violenza e seguici con Maria al Tempio, là dovrai apprendere dalla bocca del sommo sacerdote la giusta sentenza!”

8. E Giuseppe senza ribattere seguì subito con Maria i servitori, davanti al tribunale nel Tempio.

9. Quando egli fu giunto là davanti al sommo sacerdote, il sommo sacerdote stupefatto interrogò subito Maria, parlando in tono serio:

10. “Maria! Perché ci hai fatto questo, e hai potuto abbassare così enormemente la tua anima?

11. Dimenticata ti sei del Signore, del tuo Dio, tu, che fosti allevata nel Santo dei santi e hai ricevuto il cibo giornalmente dalla mano dell’angelo,

12. e hai udito sempre i suoi canti di lode, e ti sei rallegrata, hai suonato e danzato al cospetto di Dio! - Parla, perché ci hai fatto una cosa simile?”

13. Ma Maria cominciò a piangere amaramente, e disse fra violenti singhiozzi e lacrime: “Com’è vero che vive Dio, il Signore d’Israele, altrettanto è vero che io sono pura e non ho mai conosciuto un uomo! - Interroga Giuseppe, il prescelto da Dio!”

14. E il sommo sacerdote si rivolse allora a Giuseppe e lo interrogò: “Giuseppe, ti scongiuro nel nome dell’eterno Dio vivente, dimmelo apertamente, com’è accaduto questo? Hai fatto tu una cosa simile?”

15. E Giuseppe disse: “Io ti dico, per tutto ciò che è santo a te e a me, quant’è vero che vive il Signore, il mio Dio, altrettanto è vero che io sono puro di fronte a questa vergine, come di fronte a te e di fronte a Dio!”

16. E il sommo sacerdote rispose: “Non dire una falsa testimonianza, ma davanti a Dio dì la verità! Io però ti dico: tu ti sei preso furtivamente le nozze, non ne hai dato notizia al Tempio, e non hai prima chinato il capo sotto la mano dell’eterno Possente, affinché benedicesse il tuo seme! Perciò dì la verità!”.

 

18 agosto 1843

17. Ma Giuseppe divenne muto a un tal discorso del sommo sacerdote, e non riuscì a rispondere la più piccola parola; poiché troppo amaramente ingiusta era l’accusa del sommo sacerdote.

18. Ma poiché Giuseppe se ne stava in profondo silenzio davanti al sommo sacerdote e non riusciva a parlare, allora il sommo sacerdote presto aprì di nuovo la bocca e disse:

19. “Restituiscici la vergine come l’hai ricevuta dal Tempio del Signore, quando era pura come un sole nascente nel più terso mattino!”

20. Sciolto in lacrime se ne stava Giuseppe, e disse dopo un profondo sospiro:

21. “Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che cosa ho mai fatto di male davanti a Te, io povero vecchio, perché tu ora mi colpisca così aspramente?!

22. Toglimi dal mondo; poiché è troppo duro per chi fu sempre giusto davanti a Te e a tutto il mondo, subire una tale onta!

23. Il padre mio Davide tu lo hai castigato perché aveva peccato verso Uria.

24. Io però non mi sono mai reso colpevole verso una persona, e non ho mai messo le mani su una cosa di qualcun altro né su un animale [altrui], e ho sempre osservato la Legge fino alla virgola[3]; o Signore, perché mi colpisci, allora?

25. Oh, mostrami un peccato davanti a Te, e sopporterò volentieri la pena del fuoco! Ma se ho peccato davanti a Te, allora sia maledetto il giorno e l’ora in cui sono nato!”

26. Ma il sommo sacerdote fu esasperato da questo discorso di Giuseppe e disse nella grande eccitazione del suo animo:

27. “Bene, dunque, poiché disputi la tua palese colpa davanti a Dio, voglio far bere a entrambi l’acqua della maledizione di Dio, e saranno manifesti i vostri peccati ai vostri occhi e davanti agli occhi di tutto il popolo!”

28. E subito il sommo sacerdote prese l’acqua della maledizione e ne fece bere a Giuseppe, e poi lo mandò secondo la Legge su una montagna a ciò destinata, che si trovava nei pressi di Gerusalemme.

29. E altrettanto diede da bere tale acqua anche alla vergine, e la mandò poi ugualmente sulla montagna.

30. Ma dopo tre giorni entrambi tornarono indietro illesi, e tutto il popolo si meravigliò che in essi non si fosse rivelato alcun peccato.

31. Ma il sommo sacerdote, egli stesso stupito oltre misura, disse allora ad essi: “Se il Signore Dio non ha voluto che si rivelasse il vostro peccato, anch’io non voglio giudicarvi, ma vi dichiaro innocenti e liberi!

32. Ma poiché la vergine è già gravida, ella deve diventare tua moglie, come punizione per essere diventata gravida a mia insaputa, e in futuro non dovrà mai più avere un altro uomo, quand’anche restasse una giovane vedova! Così sia! - Ed ora ritornatevene da qui in pace!”

33. Or dunque Giuseppe prese Maria e andò con lei nel suo paese, ed era pieno di gioia, e lodava ed esaltava il suo Dio. E adesso la sua gioia era tanto più grande, perché ora Maria era divenuta la sua legittima moglie.

 

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12° Capitolo

L’ordine di Augusto per tassare e contare tutti gli abitanti del Paese.

Nuovo affanno e consolazione.

19 agosto 1843

1. E Giuseppe trascorse così altri due mesi nella sua casa in perfetta pace, con Maria che ora era sua moglie, e lavorava per il mantenimento di Maria.

2. Ma quando questo tempo fu trascorso e Maria fu vicina al periodo del parto, ecco arrivare un nuovo colpo, che mise il nostro Giuseppe in grande inquietudine.

3. L’imperatore romano Augusto fece infatti diramare un editto in tutti i suoi territori, in base al quale tutte le popolazioni dell’impero dovevano essere registrate e censite, e classificate per le tasse e per la coscrizione.

4. E così i Nazareni non erano esclusi da questo comando, e Giuseppe fu obbligato a recarsi anche lui a Betlemme, la città di Davide, nella quale era installata la commissione romana per la registrazione.

5. Ma quando egli apprese questo comando, a motivo del quale era già stato comunque chiamato a Gerusalemme per un’adunanza, egli disse tra sé:

6. (Giuseppe:) “Mio Dio e mio Signore, questo è un duro colpo per me, proprio in questo periodo che Maria è così vicina al parto!

7. Che devo fare ora? - Devo bensì far registrare i miei figli, poiché questi purtroppo sono in dovere di prestare il servizio militare all’imperatore: ma per amore del Tuo Nome, o Signore, che cosa devo fare con Maria?

8. A casa non posso lasciarla; infatti che cosa farebbe se il suo tempo cominciasse a incalzarla?

9. Ma se la prendo con me, chi mi garantisce che il suo tempo non la coglie già per strada, e io poi non saprò che si dovrà fare per lei, dato che tuttavia è ancora più una bambina che una donna fatta?

10. E se anche con grande difficoltà riesco a condurla davanti ai funzionari di Roma, come devo farla registrare?

11. Forse come mia moglie, - della qual cosa però nessuno sa ancora nulla fin adesso, eccetto me e il sommo sacerdote?!

12. Per la verità, di questo mi vergogno quasi davanti ai figli d’Israele; poiché essi lo sanno, che sono un vecchio di oltre settant’anni! Che cosa diranno se faccio registrare come mia legittima moglie una bambina di appena quindici anni - e per di più in stato di avanzata gravidanza?!

13. Oppure devo farla iscrivere come mia figlia? - Ma i figli d’Israele lo sanno di dov’è Maria, e che mai più è mia figlia!

14. Se la faccio iscrivere come vergine affidatami dal Signore, che cosa mi potrebbero dire certuni, non potendo ancora sapere che mi sono giustificato nel Tempio, quando vedessero Maria in avanzata gravidanza?

15. Sì, so quello che ora voglio di nuovo fare; voglio aspettare il giorno del Signore! In quello il Signore, mio Dio, farà ciò che vorrà, e sarà anche la cosa migliore! E così avvenga dunque!”.

 

 

13° Capitolo

Un vecchio amico conforta Giuseppe. Giuseppe dà disposizioni per il viaggio ai suoi cinque figli.

La consolante testimonianza dall’Alto. La lieta partenza.

21 agosto 1843

1. Ma in quello stesso giorno venne da Giuseppe un vecchio saggio amico di Nazareth, e gli disse:

2. “Fratello, vedi, è così che il Signore conduce il Suo popolo su deserti e steppe di ogni genere! Ma coloro che seguono volonterosamente fin dove Egli li guida, arrivano al giusto traguardo!

3. Noi languivamo in Egitto e piangevamo sotto le catene di Babele, pur tuttavia il Signore ci ha di nuovo liberati!

4. Ora i Romani hanno inviato sopra di noi le loro aquile; è la Volontà del Signore! Perciò vogliamo dunque fare ciò che Egli vuole! Egli infatti sa sicuramente perché vuole così!”

5. Ma Giuseppe comprese bene quello che l’amico gli aveva detto, e quando l’amico lo benedisse e lo lasciò di nuovo, Giuseppe disse ai suoi figli:

6. “Ascoltatemi! Il Signore vuole che noi tutti dobbiamo andare a Betlemme; dunque vogliamo anche farci piacere la Sua Volontà, e fare ciò che Egli vuole!

7. Tu, Gioèle, sella l’asina per Maria e prendi la sella con lo schienale; e tu, Joses, imbriglia invece il bue e attaccalo al carro, in cui vogliamo portare i viveri.

8. Poi però voi, Samuele, Simeone e Giacomo, preparate il carro con frutta che duri, pane, miele e formaggio, e prendetene tanto da esserne provvisti per quattordici giorni; poiché non sappiamo quando sarà il nostro turno e quando saremo liberi, e che cosa può accadere a Maria per la strada! Perciò mettete anche sul carro dei panni puliti e delle fasce!”

9. Ma i figli andarono a sistemare tutto come Giuseppe aveva loro raccomandato.

10. Ma quando ebbero sistemato tutto secondo la volontà di Giuseppe, ritornarono e lo comunicarono a Giuseppe.

11. E Giuseppe si mise in ginocchio con tutta la sua casa, pregò, e raccomandò se stesso e tutti i suoi nelle mani del Signore.

12. Ma quando fu al termine di questa preghiera, lode e glorificazione, ecco che sentì una Voce come da fuori della casa, la quale diceva così:

13. “Giuseppe, fedele figlio di Davide, il quale era un uomo secondo il Cuore di Dio!

14. Quando Davide uscì a combattere col gigante, con lui era la mano dell’angelo che il Signore gli mise al fianco, e vedi, tuo padre divenne un potente vincitore!

15. Ma con te ora è Quello stesso, che eternamente fu, che ha creato Cielo e Terra, che ai tempi di Noè fece piovere quaranta giorni e notti, e fece affogare ogni creatura a Lui contraria,

16. che ad Abramo diede Isacco, che condusse il tuo popolo fuori dall’Egitto e parlò con Mosè sul Sinai fra molto spavento!

17. Vedi, Costui è ora corporeamente nella tua casa, e verrà anche con te a Betlemme; perciò sta’ senza paura poiché Egli non permetterà che ti venga torto neanche un capello!”

18. Ma come Giuseppe ebbe sentito queste parole, divenne allegro, ringraziò il Signore per questa grazia, e fece poi subito preparare tutti per il viaggio.

19. Prese Maria e la mise a sedere sul somaro nella maniera più morbida e comoda che fosse possibile, e prese poi in mano le redini e condusse l’asina.

20. I figli invece si misero attorno al carro caricato e seguirono con questo il trotto dell’asina.

21. Ma dopo qualche tempo Giuseppe passò le redini al figlio maggiore; egli invece andò a fianco di Maria, poiché questa talvolta diveniva debole e non era in grado di tenersi in sella da sola.

 

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LA NASCITA DI GESÙ NELLA GROTTA

 

14° Capitolo

Apparenti cambiamenti d’umore di Maria durante il viaggio.

Arrivo delle doglie. Rifugio di Maria in una vicina grotta.

23 agosto 1843

1. Così la nostra piissima compagnia arrivò alla distanza di circa sei ore da Betlemme, e fece là una sosta all’aperto.

2. Ma Giuseppe guardò verso Maria e trovò che doveva essere piena di dolore; perciò pensò tutto imbarazzato tra sé:

3. “Che cosa può essere? Il volto di Maria è pieno di dolore e i suoi occhi sono pieni di lacrime! - Forse il suo tempo la incalza?”

4. Per cui Giuseppe osservava ancora meglio Maria; e vedi, ecco che con grande suo stupore la trovò che rideva!

5. Per cui subito anche le domandò: “Maria, dimmi, che mai avviene in te? Poiché il tuo viso ora lo vedo pieno di dolore, ora invece di nuovo ridente e splendente di grande gioia!”

6. Ma Maria disse allora a Giuseppe: “Vedi, io vidi ora due popoli davanti a me! Uno piangeva, e allora per forza piangevo anch’io.

7. L’altro invece camminava ridendo davanti a me, e io divenni piena di gioia e di allegria, e dovetti ridere anch’io e passare alla sua gioia! - Questo è tutto quello che fece uscire dal mio volto dolore e gioia”.

8. Quando Giuseppe ebbe sentito questo, fu di nuovo tranquillo, poiché sapeva che Maria aveva spesso visioni; perciò fece poi anche di nuovo riprendere il viaggio, e salì verso Betlemme.

9. Ma quando arrivarono in vicinanza di Betlemme, Maria disse d’un tratto a Giuseppe:

10. “Ascoltami, Giuseppe! Quello che è in me, comincia a incalzarmi molto fortemente; fa’ quindi fermare!”

11. Giuseppe fu pieno di spavento per questo improvviso grido di Maria; egli vedeva infatti che era arrivato proprio quello che aveva temuto di più.

12. Perciò fece anche fermare d’improvviso; ma Maria disse poi subito di nuovo a Giuseppe:

13. “Levami giù dall’asina; poiché quello che è in me m’incalza possentemente e vuole uscire da me! E non posso più resistere alla pressione!”

14. Ma Giuseppe disse: “Ma per l’amore del Signore! Vedi bene che qui non c’è un albergo da nessuna parte; dove posso portarti dunque?”

15. Ma Maria disse: “Vedi, là dentro alla montagna c’è una grotta, saranno neanche cento passi fin là! Portatemi là; andare avanti mi è impossibile!”

16. E Giuseppe subito vi diresse l’asina e il carro, e per grandissima fortuna trovò in questa grotta, che serviva come stalla d’emergenza ai pastori, un po’ di fieno e di paglia, con cui subito fece preparare per Maria un precario giaciglio.

 

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15° Capitolo

Maria nella grotta. Giuseppe alla ricerca di una levatrice a Betlemme.

La testimonianza della natura. Incontro di Giuseppe con la levatrice.

24 agosto 1843

1. Ma quando il giaciglio fu pronto, subito Giuseppe portò Maria nella grotta, ed ella si coricò sul giaciglio e trovò sollievo in questa posizione.

2. Ma quando Maria si trovò così alleviata nel giaciglio, allora Giuseppe disse ai suoi figli:

3. “Voi due maggiori custodite Maria, e in caso di urgente necessità prestatele l’opportuno soccorso specialmente tu, Gioèle, che frequentando il mio amico di Nazareth hai acquisito qualche conoscenza in questa materia!”

4. Agli altri tre invece egli ordinò di provvedere all’asino e al bue, e di mettere in qualche modo anche il carro nella grotta, che era piuttosto spaziosa.

5. Ma dopo che Giuseppe ebbe disposto per bene tutto questo, disse a Maria: “Ora però voglio salire sul monte, e nella città di mio padre voglio cercarmi in gran fretta una levatrice e voglio portarla qui, per l’aiuto che ti occorre!”

6. Dopo queste parole Giuseppe uscì subito dalla grotta, poiché la sera era già piuttosto inoltrata e si potevano già scorgere molto bene le stelle in cielo.

7. Ma tutto ciò che Giuseppe ebbe di meravigliose esperienze in questa uscita dalla grotta, vogliamo riportarlo con le sue stesse parole, che egli disse ai suoi figli quando ritornò con la levatrice nella grotta, e Maria aveva già partorito.

8. Ma le parole di Giuseppe suonarono così: “Figli, siamo prossimi a cose grandi! Ora capisco oscuramente quello che mi ha detto la voce la sera prima del nostro viaggio fin qui; in verità, se il Signore non fosse presente fra noi - sebbene invisibilmente - non sarebbero mai potute accadere tali meraviglie, come le ho viste adesso!

9. Uditemi! - Quando uscii fuori e m’incamminai, allora fu per me come se andassi e come se non andassi! E io vidi la luna piena che stava sorgendo, e le stelle ad oriente come ad occidente, e vedi, tutto stava fermo, e la luna non abbandonava il bordo della terra, e le stelle al bordo dell’occidente non volevano più abbassarsi.

10. Poi vidi schiere e schiere di uccellini posati sui rami degli alberi; tutti avevano lo sguardo rivolto qui, e tremavano come nel tempo in cui sono imminenti grandi terremoti, e non era possibile scostarli dalle loro posizioni, né con grida, né gettando delle pietre.

11. E mi guardai di nuovo attorno giù sulla Terra, e vidi non lontano da me un numero di lavoratori che sedevano intorno a un vassoio pieno di cibo. Alcuni tenevano le mani immobili nel vassoio e non potevano alzare il cibo dal vassoio.

12. Ma quelli che in precedenza già avevano levato dal vassoio un pezzo di cibo, lo tenevano alla bocca, e non potevano aprire la bocca per mangiare il boccone; ma i volti di tutti erano rivolti in alto, come se vedessero grandi cose in cielo.

13. Poi vidi delle pecore che erano condotte dai pastori; ma le pecore stavano là immobili, e la mano del pastore, che egli aveva alzata per colpire le pecore ferme, rimaneva come pietrificata nell’aria, ed egli non poteva muoverla.

14. Di nuovo vidi un’intera mandria di arieti, che tenevano il muso sopra l’acqua e tuttavia non riuscivano a bere, poiché erano tutti come completamente paralizzati.

15. Così vidi anche un ruscelletto che aveva una forte cascata giù dalla montagna, e vedi, l’acqua stava ferma e non scorreva giù nella valle! - E così tutto sul suolo della Terra sembrava che non avesse vita né movimento.

16. Ma mentre così stavo o andavo, e non sapevo se stavo o andavo, vedi, ecco che finalmente scorsi di nuovo una vita!

17. Una donna infatti, scendendo lungo il monte, venne proprio da me e mi domandò, quando si fu avvicinata del tutto: ‘Uomo, dove vuoi andare così tardi?’

18. E io dissi a lei: ‘Una levatrice cerco; poiché là in quella grotta c’è una che vuol partorire!’

19. Ma la donna rispose e disse: ‘È di Israele?’ - E io le risposi: ‘Sì, signora, io e lei siamo di Israele; Davide è nostro padre!’

20. Ma la donna continuò a parlare e domandò: ‘Chi è colei che vuol partorire là nella grotta? È tua moglie, o una parente, o una domestica?’

21. E io le risposi: ‘Solo da poco tempo - unicamente davanti a Dio e al sommo sacerdote - è mia moglie. Quando però rimase incinta, non era ancora mia moglie, ma mi era stata affidata in custodia nella mia casa da parte del Tempio, su testimonianza di Dio, poiché in precedenza era stata allevata nel Santo dei santi.

22. Ma non ti meravigliare della sua gravidanza; infatti ciò che è in lei, è generato miracolosamente dal santo Spirito di Dio!’ - La donna però si meravigliò di questo e mi disse: ‘Uomo, dimmi la verità!’ - Ma io le dissi: ‘Vieni a vedere, e convinciti con i tuoi occhi!’”.

 

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16° Capitolo

Segni presso la grotta. La visione della levatrice nel sonno e le sue parole profetiche.

La levatrice presso Maria e il Bambino.

Il dubbio di Salomè, sorella della levatrice, sulla verginità di Maria.

25 agosto 1843

1. E la donna acconsentì e seguì Giuseppe fino alla grotta; ma come essi arrivarono alla grotta, questa si celò improvvisamente in una densa nuvola bianca, così che non riuscirono a trovarne l’entrata.

2. Per questo fenomeno la levatrice cominciò altamente a meravigliarsi e disse a Giuseppe:

3. “Qualcosa di grande è capitato in questo giorno alla mia anima! Questa mattina ho avuto una visione grande e straordinaria, in cui tutto si presentava così come l’ho visto adesso nella realtà, lo vedo ancora e lo vedrò ancora di più!

4. Tu sei quello stesso uomo che mi venne incontro nella visione; così pure vidi anche, prima, tutto il mondo fermarsi in mezzo a quello che stava facendo, e vidi la grotta, e vidi come una nuvola la ricoprì, e ho parlato con te come ho parlato ora.

5. E vidi altro ancora più che meraviglioso nella grotta, quando mi raggiunse mia sorella Salomè, alla quale soltanto, al mattino, confidai la mia visione.

6. È perciò che ora anche dico davanti a te e davanti a Dio, mio Signore: un gran bene è toccato ad Israele! È venuto un Salvatore, mandato dall’Alto, al tempo della nostra grande miseria!”

7. Dopo queste parole della levatrice la nuvola subito si ritirò dalla grotta, e una luce possente scaturì dalla grotta verso la levatrice e Giuseppe, così che gli occhi non erano in grado di sopportarla, e la levatrice disse: “Dunque è tutto vero ciò che ho veduto nella visione! O uomo, tu felice, qui c’è più che Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè ed Elia!”

8. Dopo queste parole però l’intensa luce cominciò a poco a poco a divenire più sopportabile, e il Bambinello divenne visibile, come proprio per la prima volta prendeva il petto della Madre.

9. Ma la levatrice entrò ora con Giuseppe nella grotta, esaminò il Piccino e Sua Madre, e quando ebbe trovato tutto risolto nel modo più splendido, disse:

10. “In verità, in verità, ecco il Redentore cantato da tutti i profeti, che già nel grembo materno sarà libero, senza legame, per significare che scioglierà tutti i duri vincoli della Legge!

11. Quando mai qualcuno ha visto che un bambino appena nato abbia già cercato il petto della madre?!

12. Ciò attesta con la massima evidenza, che questo Bambino un giorno, da Uomo, giudicherà il mondo in base all’Amore, e non in base alla Legge!

13. Ascolta, fortunatissimo marito di questa Vergine! È tutto in ordine grandissimo, perciò fammi uscire dalla grotta poiché ora ho un peso nel petto, sento infatti che non sono pura abbastanza per sopportare la vicinanza troppo santa del mio e tuo Dio e Signore!”

14. Giuseppe si spaventò del tutto a queste parole della levatrice; ma ella si affrettò a uscire dalla grotta all’aperto.

15. Ma come uscì dalla grotta, incontrò fuori sua sorella Salomè, la quale l’aveva seguita a causa della nota visione, e subito disse a costei:

16. “Salomè, Salomè, vieni a vedere confermata nella realtà la mia visione mattutina! La Vergine ha partorito in piena verità, cosa che la sapienza e la natura umana mai possono comprendere!”

17. Ma Salomè disse: “Com’è vero che Dio vive, non posso credere che una vergine abbia partorito, finché non l’abbia visitata con la mia mano!”.

 

 

17° Capitolo

Richiesta di Salomè a Maria. Benevolenza di Maria.

Accertamento, punizione e pentimento di Salomè. Indicazione dell’angelo a Salomè.

Guarigione di Salomè. Un avvertimento dall’Alto.

26 agosto 1843

1. Ma Salomè, dopo aver detto questo, subito entrò nella grotta e disse:

2. “Maria, una lotta non indifferente agita la mia anima; perciò ti prego di prepararti affinché io ti visiti con la mia mano molto esperta e ne ricavi come si presenta la tua verginità!”

3. Ma Maria aderì volonterosa alla richiesta dell’incredula Salomè, si preparò e si lasciò visitare.

4. Ma come Salomè toccò il corpo di Maria con la sua esperta mano, subito levò un urlo possente e gridò a gran voce:

5. “Guai, guai a me per la mia empietà e a causa della mia grande incredulità, perché ho voluto tentare il Dio eternamente vivo! Poiché vedete, vedete qui, - la mia mano brucia nel fuoco dell’ira divina, su me misera!!!”

6. Ma dopo queste parole ella subito si prostrò in ginocchio davanti al Piccino e disse:

7. “O Dio dei miei Padri! Tu onnipotente Signore di ogni gloria! Ricordati di me, che anch’io sono un seme di Abramo, Isacco e Giacobbe!

8. Non fare di me uno zimbello per i figli di Israele, ma rendimi in dono i miei arti sani!”

9. E vedi, subito un angelo del Signore stette accanto a Salomè e le disse: “Il Signore Dio ha ascoltato la tua supplica; avvicinati al Piccino e prendilo in braccio, e con ciò ti capiterà un gran bene!”

10. E quando Salomè ebbe sentito questo, camminando in ginocchio andò davanti a Maria e la pregò di darle il Piccino.

11. Ma Maria volentieri le diede il Piccino e le disse: “Possa venirtene il bene secondo il detto dell’angelo del Signore; il Signore abbia misericordia di te”.

12. E Salomè prese il Piccino fra le sue braccia e lo tenne stando in ginocchio e disse, non appena ebbe in braccio il Piccino:

13. “O Dio, Tu onnipotente Signore d’Israele, che governi e regni dall’eternità! -In tutta, tutta la pienezza della verità è nato qui a Israele un Re dei re, che sarà più potente di quanto lo fu Davide, l’uomo secondo il cuore di Dio! Lodato ed esaltato sii Tu da me in eterno!”

14. Dopo queste parole Salomè fu di nuovo completamente guarita, restituì poi il Piccino a Maria col cuore contrito e pieno di gratitudine, e così giustificata uscì di nuovo fuori dalla grotta.

15. Ma quando fu fuori, voleva subito cominciare a gridare forte del grande prodigio di tutti i prodigi, e aveva anche cominciato immediatamente a raccontare a sua sorella quello che le era capitato.

16. Ma subito si fece sentire una voce dell’alto e disse a Salomè: “Salomè, Salomè, non annunciare a nessuno la cosa straordinaria che ti è capitata! Poiché ha ancora da venire il tempo in cui il Signore darà testimonianza di Se stesso con parole e azioni!”

17. Qui subito ammutolì Salomè, e Giuseppe uscì fuori e pregò le due sorelle di ritornare ora di nuovo nella grotta, secondo il desiderio di Maria, affinché nessuno potesse magari notare ciò che di ultraprodigioso era appena accaduto in quella grotta. Ed entrambe entrarono di nuovo umilmente nella grotta.

 

 

18° Capitolo

La quieta notte della santa Famiglia nella grotta.

I canti di lode degli angeli al mattino. L’adorazione dei pastori.

Chiarimenti dell’angelo a Giuseppe.

28 agosto 1843

1. Ma quando tutti furono così radunati nella grotta, i figli di Giuseppe chiesero al loro padre (cioè a Giuseppe):

2. “Padre, che dobbiamo fare ora? È tutto a posto per bene! Il viaggio ha stancato le nostre membra; non possiamo dunque metterci a riposare?”

3. E Giuseppe disse: “Figli, vedete bene quale infinita grazia è capitata a noi tutti dall’Alto; perciò dovreste vegliare e lodare Dio con me!

4. Avete dunque pur visto quello che è successo a Salomè nella grotta, quando fu incredula; perciò anche noi non dobbiamo sonnecchiare quando il Signore viene a visitarci!

5. Andate piuttosto da Maria e toccate il Piccino! Chi sa che le vostre palpebre non si rinvigoriscano subito, come se aveste dormito profondamente per parecchie ore!”

6. E i figli di Giuseppe andarono a toccare il Piccino; ma il Piccino sorrise loro e tese verso di loro le sue manine, come se li avesse riconosciuti come fratelli.

7. Per cui tutti si meravigliarono e dissero: “Per davvero, non è un bambino normale. Infatti chi ha mai vissuto una cosa simile, che uno sia stato salutato in una maniera così divinamente beata da un bambino appena nato?!

8. Inoltre ora siamo anche improvvisamente, sul serio, per di più così rinvigoriti in tutte le nostre membra, come se non avessimo mai fatto alcun viaggio, e ci trovassimo a casa di mattina, col corpo perfettamente riposato!”

9. E Giuseppe aggiunse: “Vedete, dunque il mio consiglio è stato buono! Adesso però mi accorgo che comincia a far molto freddo; perciò portate qui l’asino e il bue! Questi animali staranno attorno a noi e col loro fiato e il loro corpo produrranno un certo calore; e noi stessi vogliamo perciò anche metterci attorno a Maria!”

10. E i figli fecero così. E quando essi condussero i due animali vicino a Maria, ecco che questi si misero subito dalla parte del capo del giaciglio di Maria, e alitavano diligentemente su Maria e il Piccino, e così riscaldavano proprio bene.

11. E la levatrice disse: “Per davvero, non può essere una cosa piccola davanti a Dio, ciò che perfino gli animali servono come se avessero intelligenza e ragione!”

12. Ma Salomè disse: “O sorella, qui gli animali sembrano vedere più di noi! Mentre noi ancora a mala pena osiamo pensarci, ecco che gli animali già adorano Colui che li ha creati!”

13. Credimi, sorella, com’è vero che Dio vive, così è anche vero che qui davanti a noi c’è il promesso Messia; infatti lo sappiamo bene che perfino alla nascita del profeta più grande, mai sono accaduti tali prodigi!”

14. Ma Maria disse a Salomè: “Il Signore Dio ti ha concesso una grazia grande, nel farti vedere una cosa simile, davanti a cui perfino la mia anima trema.

15. Però non parlarne, come prima ti ha comandato l’angelo del Signore; poiché altrimenti potresti procurarci un’amara sorte!”

16. Ma Salomè promise a Maria di tacere per tutta la sua vita, e la levatrice seguì l’esempio della sorella.

17. E così ora tutto fu quieto nella grotta. Ma nell’ora che precede il levar del sole tutti sentirono fortissimi canti di lode all’esterno, davanti alla grotta.

18. E Giuseppe subito mandò il suo figlio maggiore a vedere ciò che fosse, e chi stesse cantando con tanta potenza all’aperto in onore di Dio.

19. E Gioèle andò fuori, e vide che tutti gli spazi del firmamento erano riempiti dall’alto in basso da innumerevoli miriadi di angeli splendenti. Ed egli stupefatto si affrettò a ritornare nella grotta, e raccontò a tutti ciò che aveva visto.

 

29 agosto 1843

20. Ma tutti erano altamente stupiti di questo racconto di Gioèle, e andarono fuori, e si convinsero della verità di quanto Gioèle affermava.

21. Ma quando ebbero visto una tale gloria del Signore, ritornarono nella grotta e diedero testimonianza anche a Maria. E Giuseppe disse a Maria:

22. “Ascolta, purissima Vergine del Signore, il frutto del tuo corpo è veramente generato dal santo Spirito di Dio; infatti tutti i cieli ora ne danno testimonianza!

23. Ma che ci succederà ora, se tutto il mondo è costretto a sapere quello che è successo qui? Poiché che non solo noi, bensì anche tutti gli altri uomini ora vedono, quale testimonianza per noi è irradiata da tutti i cieli; questo l’ho visto ora in molti pastori, da come tenevano i loro volti rivolti verso l’alto,

24. e cantavano ad una voce con i possenti cori degli angeli, i quali ora tutti riempiono visibilmente tutti gli spazi dei cieli in alto e in basso, fin giù sulla terra.

25. E il loro canto suonava come quello degli angeli. ‘Scendete come rugiada, o cieli, sui giusti! Pace sulla Terra agli uomini che sono di buona volontà! E onore sia a Dio nell’Alto, in Colui che qui viene nel nome del Signore!’

26. Vedi, o Maria, questo ora lo sente e lo vede il mondo intero; dunque verranno anche qui e ci perseguiteranno, e noi saremo costretti a fuggire per monti e per valli!

27. Perciò io ritengo che dovremmo levarci di qui al più presto possibile, e non appena sarò registrato - il che dovrà avvenire entro questa mattina - dovremmo ritornare di nuovo a Nazareth, e da là passare dalla parte dei Greci, alcuni dei quali li conosco bene. - Non sei del mio parere?”

28. Maria però disse a Giuseppe: “Lo vedi però, che oggi non posso ancora lasciare questo giaciglio; perciò rimettiamo tutto al Signore. Egli finora ci ha guidati e protetti, così sicuramente continuerà ancora a guidarci e a proteggerci con grande fedeltà!

29. Se vuole rivelarci al mondo, dimmi: dove vorremo fuggire, che i Suoi Cieli non possano scoprirci?!

30. Perciò sia fatta la Sua Volontà! Ciò che Egli vuole, sarà giusto. Vedi, qui sul mio petto riposa pure Colui per Cui avviene tutto questo!

31. Questi però rimane con noi, e così anche la grande Gloria di Dio non si allontanerà da noi, e allora possiamo fuggire in qualunque posto vogliamo!”

32. Ma Maria aveva appena finito di dire questo, quand’ecco, vedi, due angeli già stavano davanti alla grotta, alla guida di una quantità di pastori, e mostravano ai pastori che qui era nato Colui a Cui erano rivolti i loro canti di lode.

33. E i pastori entrarono nella grotta e si inginocchiarono davanti al Piccino e Lo adorarono; ed anche gli angeli arrivarono a schiere e adorarono il Piccino.

34. Ma Giuseppe guardava con i suoi figli tutto stupito verso Maria e il Piccino, e diceva: “O Dio, che è mai questo? Hai dunque Tu stesso assunto la carne in questo Bambino?

35. Come sarebbe altrimenti possibile, che Egli venga adorato perfino dai Tuoi santi angeli? Ma se Tu sei qui, o Signore, che ne è ora del Tempio e del Santo dei santi?”

36. E un angelo si avvicinò a Giuseppe e gli disse: “Non domandare, e non ti preoccupare; infatti il Signore ha scelto la Terra a teatro delle Sue Misericordie, e ha ora visitato il Suo popolo, come aveva predetto per bocca dei Suoi figli, dei Suoi servitori e profeti!

37. Ma ciò che avviene ora davanti ai tuoi occhi, avviene per volontà di Colui che è Santo, santissimo”.

38. Qui l’angelo lasciò Giuseppe e andò di nuovo ad adorare il Piccino, il quale ora sorrideva a tutti gli oranti, con le braccine aperte.

39. Ma come sorse il sole, gli angeli scomparvero; i pastori però rimasero e chiesero notizie a Giuseppe, di come fosse mai possibile quanto accaduto.

40. Ma Giuseppe disse: “Udite, nel modo miracoloso in cui l’erba cresce dalla terra, nello stesso modo è accaduto anche questo miracolo! Ma chi lo sa, come cresce l’erba? Altrettanto poco io posso darvi notizie su questo miracolo! Dio ha voluto così; questo è tutto ciò che io vi posso dire!”.

 

 

19° Capitolo

Giuseppe preoccupato per la registrazione. Relazione della levatrice al capitano Cornelio.

Visita del capitano nella grotta. Giuseppe e Cornelio.

Pace e gioia di Cornelio in vicinanza di Gesù Bambino.

30 agosto 1843

1. Ma i pastori si accontentarono di questa risposta e non chiesero altro a Giuseppe, e se ne andarono e portarono a Maria in offerta svariati cibi.

2. Ma dopo che il sole già da un’ora si era levato sulla Terra, Giuseppe chiese alla levatrice:

3- “Ascoltami, mia amica e sorella in Abramo, Isacco e Giacobbe! Vedi, la registrazione mi pesa enormemente, e non desidererei altro, che fosse già finita.

4. Però non so dove si tiene nella città; lascia perciò che Salomè stia qui con Maria, e conduci me con i miei figli dal capitano romano che tiene la registrazione!

5. Forse saremo ricevuti subito, se saremo là sicuramente per primi?”

6. E la levatrice disse a Giuseppe: “Uomo pieno di grazia, ascoltami! Il capitano Cornelio di Roma abita nella mia casa, che è quasi una delle prime nella città,

7. e là ha anche il suo ufficio. Egli è sì un pagano, ma per il resto è un uomo buono e giusto; voglio andare e fargli sapere tutto, eccetto il miracolo, e penso che la cosa sarà fatta”.

8. Questa proposta piacque molto a Giuseppe, dato che egli aveva in generale una grande soggezione dei Romani, e in particolare della registrazione; perciò pregò anzi la levatrice di fare questo.

9. E la levatrice andò e trovò Cornelio ancora a letto, poiché essendo egli ancora molto giovane dormiva volentieri a lungo la mattina, e gli diede tutte le informazioni necessarie.

10. Ma Cornelio si alzò immediatamente, si avvolse nella toga e disse alla sua padrona di casa: “Donna, ti credo tutto; tuttavia voglio venire con te io stesso, perché sento un forte impulso a farlo!

11. Secondo il tuo racconto, non è molto distante da qui, e così sarò già al tavolo di lavoro all’ora giusta! Portami dunque subito là!”

12. E la levatrice si rallegrò di questo e condusse là il giovane capitano, che ella ben conosceva come uomo probo, e che davanti alla grotta le confessò e disse: “O donna, quanto facilmente a Roma io vado dal mio imperatore, e come mi viene difficile qui, entrare in questa grotta!

13. Questo deve essere qualcosa di particolare! Dimmi dunque se ne sai una qualche ragione; so infatti che sei un’ebrea leale!”

14. Ma la levatrice disse: “Buon capitano del grande imperatore! Aspetta solo un istante qui davanti alla grotta; voglio entrare e voglio portarti la risposta!”

15. Ed ella entrò e lo disse a Giuseppe, che il buon capitano aspettava egli stesso fuori davanti alla grotta, e che avrebbe voluto entrare, ma che non ne aveva il coraggio per una ragione a lui inspiegabile.

16. Quando Giuseppe sentì questo, si commosse e disse: “O Dio, come sei buono, ché trasformi davanti a me in gioia perfino quello che più temevo! Perciò a Te solo sia ogni lode e ogni onore!”

17. Dopo queste parole subito si affrettò fuori dalla grotta e cadde ai piedi di Cornelio, dicendo: “Rappresentante del grande imperatore, abbi pietà di me, povero vecchio! Vedi, la mia giovane moglie, toccatami in sorte nel Tempio, questa notte si è liberata qui del suo frutto, e solo ieri sono arrivato qui, perciò non ho potuto subito farmi registrare da te!”

18. E Cornelio disse, rialzando Giuseppe: “O uomo, non ti preoccupare di questo, è già tutto a posto! Ma lasciami anche entrare a vedere come sei accampato qui”.

19. E Giuseppe condusse Cornelio[4] nella grotta. Ma quando questi scorse il Piccino, come sorrideva proprio verso di lui, si stupì di tale contegno del Piccino e disse: “Per Zeus, è strano! Mi sento come rinato, e mai finora ho provato in me una tale calma e gioia! - Per davvero, oggi è vacanza e io rimango vostro ospite!”.

 

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20° Capitolo

Domande di Cornelio sul Messia. Imbarazzo di Giuseppe.

Domande del capitano a Maria, a Salomè e alla levatrice.

Ammonimento dell’angelo a non tradire il divino segreto.

Sacro presentimento di Cornelio sulla Divinità di Gesù Bambino.

31 agosto 1843

1. Ma Giuseppe, molto contento di questo, disse al capitano: “O autorevole incaricato del grande imperatore, che cosa posso offrirti io, uomo povero, in cambio della tua grande cordialità? Che cosa potrò servirti in quest’umida grotta?

2. Come ospitarti in modo confacente al tuo alto rango? - Vedi, qui nel carro c’è tutto il mio avere, in parte portato da Nazareth, in parte invece già regalato dai pastori di questo luogo!

3. Se ne puoi gustare qualcosa, ogni boccone che tu volessi portare alla bocca sia mille volte benedetto!”

4. Ma Cornelio disse: “Buon uomo, non ti preoccupare e non ti curare affatto di me; poiché vedi, c'è qua la mia padrona di casa; essa si prenderà già cura della cucina, e ne avremo tutti abbastanza per questo soldo lucente, decorato col capo dell’imperatore!”

5. Qui il capitano diede alla levatrice una moneta d’oro incaricandola di provvedere a un buon pranzo e a una buona cena e, non appena fosse stato possibile per la puerpera, anche a una migliore abitazione.

6. Ma Giuseppe disse allora a Cornelio: “O meraviglioso amico! Ti prego, non procurarti dunque spese e disturbi a causa nostra; noi infatti per i pochi giorni che ancora trascorreremo qui, siamo comunque - ogni lode al Signore, Dio d’Israele! - ben provvisti!”

7. Qui disse il capitano: “Bene è bene, ma meglio è meglio! Perciò lascia pur fare, e lascia che così anch’io porti al tuo Dio una lieta offerta; poiché vedi, io onoro gli dèi di tutti i popoli!

8. Dunque voglio onorare anche il tuo; infatti Egli mi piace da quando ho visto il Suo Tempio a Gerusalemme! E deve essere un Dio di grande sapienza, dato che da Lui avevate appreso un’arte così grande!”

9. Ma Giuseppe disse: “O amico, se mi fosse possibile convincerti della sola e unica realtà del nostro Dio, quanto volentieri lo farei per il tuo massimo eterno bene!

10. Ma io sono soltanto un debole uomo e non ho questo potere; ma procurati in qualche modo i nostri Libri e leggili, dato che conosci così bene la nostra lingua, e vi troverai cose che desteranno in te la più grande meraviglia!”

11. E Cornelio disse: “Buon uomo, quello che ora mi hai consigliato tanto cordialmente, già l’ho fatto, e veramente vi ho trovato cose meravigliose!

12. Tra l’altro però ho scoperto anche una predizione, in cui è promesso agli Ebrei un nuovo re per l’eternità; dimmi, se pur lo sai, secondo l’interpretazione di questa predizione, quando questo re arriverà e da dove!”

13. Qui Giuseppe divenne un po’ imbarazzato e disse dopo una pausa: “Questi verrà dai Cieli come Figlio del Dio eternamente vivo! E il suo regno non sarà di questo mondo, ma di quello dello Spirito e della Verità!”

14. E Cornelio disse: “Bene, ti capisco; ma ho anche letto che questo re dovrà essere partorito da una vergine, in una stalla presso questa città! Come si deve interpretare questo?”

15. Ma Giuseppe disse: “O buon uomo, tu hai una mente acuta! Non posso dirti altro che: va’ là, e guarda la giovinetta col Bimbo appena nato. Là troverai ciò che vorresti trovare!”

 

1 settembre 1843

16. E Cornelio andò e osservò la Vergine col Piccino con occhio acuto, per scoprire da Lei e nel Bambino il futuro re degli Ebrei.

17. Perciò domandò anche a Maria, in qual modo ella fosse rimasta incinta così presto per la sua età.

18. Ma Maria rispose: “Uomo giusto, com’è vero che il mio Dio vive, così è anche vero che io non ho mai conosciuto un uomo!

19. Ma accadde, tre quarti d’anno or sono, che un messaggero del Signore venne da me e mi informò con poche parole, che sarei dovuta restare incinta dallo Spirito di Dio.

20. E così anche accadde infatti; senza mai aver conosciuto un uomo, io divenni incinta, e vedi, qui davanti a te è il frutto della meravigliosa promessa! Dio pero è mio testimone che tutto ciò è accaduto così”.

21. Qui Cornelio si rivolse alle due sorelle e disse: “Che ne dite voi di questa storia? È un sottile inganno di questo vecchio uomo, una buona scusa per un popolo cieco e superstizioso, per sottrarsi in tali circostanze alla punizione di legge?

22. Poiché io so che per casi simili gli Ebrei hanno stabilito la pena di morte! Oh, ci sarebbe sul serio qualcosa di vero, - il che sarebbe ancora peggio che nel primo caso, perché allora dovrebbe trovare il più severo adempimento la legge dell’imperatore, la quale vuole che qualsiasi agitatore venga soffocato già al suo primo nascere?! Oh, dite la verità, perché io sappia che cosa fare con questa singolare famiglia!”

23. Ma Salomè disse: “Ascoltami, o Cornelio, io ti prego per i tuoi pieni poteri imperiali! Non avere niente di serio o di legale da contestare a questa povera, eppure infinitamente ricca famiglia!

24. Poiché puoi credermi, e garantisco con la mia testa che è la verità: agli ordini di questa famiglia stanno tutte le potenze dei cieli, come a te il tuo proprio braccio, di questo ne ho avuto il più vivo convincimento”.

25. Qui Cornelio si stupì ancora più possentemente e domandò a Salomè: “Dunque anche i sacri dèi di Roma, gli eroi, le armi e la potenza invincibile di Roma?! - O Salomè, che cosa dici?!”

26. Ma Salomè disse: “Sì, come hai detto, così è! Ne sono vivissimamente convinta; se però non vuoi credere, esci fuori e guarda il sole! Sono già quattro ore che splende oggi, e vedi, è ancora all’est e non ardisce di proseguire!”

27. Cornelio uscì fuori, guardò il sole, tornò subito indietro e disse tutto stupito: “Per davvero, tu hai ragione; se la cosa è in rapporto a questa famiglia, allora a questa famiglia ubbidisce perfino il dio Apollo!

28. Dunque qui deve esserci Zeus, il più potente di tutti gli dèi, e pare rinnovarsi il tempo di Deucalione e di Pirra; ma se si tratta di questo, allora devo subito avvisare a Roma di questo avvenimento?!”

29. A queste parole apparvero due potenti angeli. I loro volti brillavano come il sole e i loro abiti come il lampo. Ed essi dissero: “Cornelio, taci perfino a te stesso di ciò che hai visto, - altrimenti tu e Roma oggi stesso perirete!”

30. Qui Cornelio fu assalito da una grande paura. I due angeli scomparvero; egli invece andò da Giuseppe e disse: “O uomo, qui vi è infinitamente più che un futuro re degli Ebrei! Qui vi è Colui ai cui ordini stanno tutti i cieli e tutti gli inferni! Perciò lasciami andar via da qui; poiché io non sono degno di trovarmi in tale vicinanza di Dio!”.

 

 

21° Capitolo

Parole di Giuseppe sulla libera volontà dell’uomo e suo consiglio

a Cornelio. Il capitano si prende cura della sacra Famiglia.

2 settembre 1843

1. E Giuseppe, egli stesso molto colpito da questa espressione di Cornelio, gli disse: “Quanto è grande questo miracolo in sé, io stesso non te lo saprei dire!

2. Ma che dietro vi si celino cose grandi e possenti, in ciò mi puoi credere; infatti per cose di poco conto non si muoverebbero così tutte le potenze dei cieli eterni di Dio!

3. Ciò nonostante però nessun uomo è ostacolato nella sua libera volontà, e uno può fare quello che vuole; questo infatti lo riconosco dall’ordine che ti hanno dato i due angeli del Signore.

4. Poiché vedi, il Signore potrebbe anche, in questa occasione, legare la nostra volontà con la Sua Onnipotenza, esattamente come lega la volontà degli animali, e allora noi saremmo costretti ad agire secondo la Sua Volontà!

5. Ma Egli non lo fa, e dà invece solo un semplice ordine dal quale possiamo scorgere che liberamente, da parte nostra, possiamo volere e fare ciò che è la Sua santa Volontà.

6. Perciò anche tu non sei minimamente legato in nessuna fibra del tuo essere, e puoi dunque fare ciò che vuoi! Se oggi vuoi essere mio ospite, allora rimani; se però non vuoi o non osi, anche in tal caso la tua volontà è liberissima.

7. Se però dovessi consigliarti, allora ovviamente ti consiglierei certo così e direi: o amico, rimani; poiché ora difficilmente in qualsiasi altra parte del mondo potresti essere custodito meglio che qui, sotto la visibile protezione di tutte le potenze celesti!”

8. E Cornelio disse: “Sì, o uomo giusto davanti agli dèi e davanti al tuo Dio, e davanti a tutti gli uomini, il tuo consiglio è buono e voglio seguirlo, e voglio rimanere con te fino a domani!

9. Ma adesso mi allontanerò con la mia padrona di casa solo per breve tempo, quanto basta a prendere provvedimenti perché voi tutti - sebbene qui, in questa grotta - siate meglio alloggiati!”

10. E Giuseppe disse: “Uomo buono, fa’ ciò che vuoi! Il Signore Dio un giorno te ne ricompenserà!”

11. Qui il capitano andò in città con la levatrice e per prima cosa fece annunciare, per tutte le vie, che per l’amministrazione era giorno di vacanza, prese poi trenta militi, diede loro lenzuola e coperte, tende e legna da ardere, e ordinò loro di portare tutto alla grotta.

12. La levatrice prese con sé cibi e bevande in buona quantità, e altri ancora ne fece portare.

13. Giunti nella grotta, il capitano fece subito preparare tre tende: una ricca per Maria, una per sé, Giuseppe e i suoi figli, e una per la levatrice e sua sorella.

14. E nella tenda di Maria fece preparare un letto pulito e sofficissimo, e munì ancora la tenda di altri necessari arredi. E attrezzò pure adeguatamente anche le altre tende, poi fece costruire dai soldati in tutta velocità un focolare, vi mise egli stesso della legna e accese il fuoco per riscaldare la grotta, nella quale altrimenti faceva piuttosto freddo in quella stagione.

 

 

22° Capitolo

Cornelio presso la santa Famiglia nella grotta. I pastori e il capitano.

Il nuovo eterno Sole spirituale. Commiato di Cornelio.

Giuseppe ammira la bontà del capitano pagano.

4 settembre 1843

1. Così il nostro Cornelio provvide alla pia Famiglia e rimase presso di loro tutto il giorno e tutta la notte.

2. Ma nel pomeriggio ritornarono anche i pastori ad adorare il Piccino, e portarono ogni sorta di doni.

3. Quando però essi scorsero nella capanna[5] le tende e il capitano romano, volevano fuggire per la gran paura di lui;

4. infatti fra essi ce n’erano parecchi sfuggiti alla registrazione, che temevano moltissimo la punizione riservata a questi fuggitivi.

5. Ma il capitano andò da loro e disse: “Non abbiate paura di me, poiché ora voglio condonarvi ogni punizione; però riflettete a quello che deve essere fatto qui secondo la volontà dell’imperatore e venite dunque domani, ed io vi registrerò nella forma più leggera e mite possibile!”

6. Avendo i pastori ora appreso che Cornelio era una persona tanto mite, persero il loro timore, e tutti si fecero registrare il giorno seguente.

7. Ma dopo aver parlato ai pastori, il capitano domandò a Giuseppe, se il sole quella volta non avrebbe più lasciato l’oriente.

8. E Giuseppe rispose: “Questo Sole, che oggi è sorto sulla Terra, mai più! Ma quello naturale continuerà a percorrere la sua antica via secondo la Volontà del Signore, e fra qualche oretta tramonterà!”

9. Questo però Giuseppe lo disse in profezia, ed egli stesso in fondo sapeva e comprendeva a mala pena quello che aveva detto.

10. E il capitano però domandò a Giuseppe: “Che cosa dici? Vedi, non ho afferrato il senso delle tue parole; perciò parlami in modo più comprensibile!”

11. E Giuseppe disse: “Verrà un tempo in cui ti riscalderai ai santi raggi di questo Sole e ti bagnerai nei fiumi del suo Spirito!

12. Ma di più non so dirti, e io stesso non capisco bene quello che ti ho detto ora; ma quando io non ci sarò più, il tempo te lo rivelerà in tutta la pienezza dell’eterna Verità!”

13. E il capitano non chiese più nulla a Giuseppe, e serbò queste profonde parole nel suo intimo.

14. Ma il giorno seguente il capitano salutò tutta la famiglia, e diede loro assicurazione che avrebbe provveduto ad essi finché si fossero fermati lì, e che nel suo cuore li avrebbe tenuti per tutta la vita.

15. Dopo di che però si recò al suo ufficio, e diede di nuovo alla levatrice una moneta per provvedere alla famiglia.

16. Ma Giuseppe disse ai suoi figli, quando il capitano era già via: “Figli, com’è questa cosa, che un pagano è migliore di parecchi ebrei? Forse si applicherebbero qui le parole di Isaia, dove dice:

17. ‘Vedi, i Miei servi giubileranno per la letizia del cuore; voi invece griderete per il dispiacere e urlerete per lo strazio!’?[6]

18. E i figli di Giuseppe risposero: “Sì, padre, quel passo viene qui spiegato e compreso nella sua pienezza!”

 

 

23° Capitolo

I sei giorni di permanenza nella grotta.

L’angelo invita Giuseppe a recarsi a Gerusalemme per la presentazione al Tempio.

Il sogno di Maria. Gara d’amore tra Giuseppe e Cornelio.

La guardia militare davanti alla grotta.

 

5 settembre 1843

1. Così Giuseppe trascorse sei giorni nella grotta, e ogni giorno era visitato da Cornelio, il quale provvedeva con grandissima sollecitudine perché a questa famiglia non mancasse mai nulla.

2. Ma il sesto giorno, di prima mattina, un angelo venne da Giuseppe e disse: “Procurati una coppia di tortore, e l’ottavo giorno recati da qui a Gerusalemme!

3. Maria offra le tortore secondo la Legge, e il Bambino deve essere circonciso e ricevere il nome che è stato indicato a te e a Maria!

4. Ma dopo la circoncisione ritornate qui, e restate qui fino a quando vi indicherò quando dovete partire da qui e per dove!

5. Tu, Giuseppe, ti accingerai bensì a partire prima; però ti devo dire: non ti muoverai da qui neanche un battito di polso, prima che ciò sia la Volontà di Colui che è con te nella grotta!”

6. Dopo queste parole l’angelo scomparve, e Giuseppe andò da Maria e la informò di questo.

7. Ma Maria disse a Giuseppe: “Vedi, io sono sempre un’ancella del Signore, e così accada di me secondo la Sua Parola!

8. Io però ebbi oggi un sogno, e in questo sogno avveniva tutto quello che tu adesso mi hai rivelato; perciò pensa ora solo per le tortore, e l’ottavo giorno verrò con te tranquillamente alla città del Signore!”

9. Ma poco dopo questo fatto, ritornò appunto anche il capitano per la visita mattutina, e Giuseppe lo informò subito del motivo per cui l’ottavo giorno sarebbe dovuto andare a Gerusalemme.

10. E il capitano offrì subito a Giuseppe tutto il suo sostegno, e voleva farlo condurre fino a Gerusalemme.

11. Ma Giuseppe lo ringraziò per la squisita buona volontà e disse: “Vedi, questa è la Volontà del mio Dio e Signore: che io debba recarmi a Gerusalemme così come sono arrivato qua!

12. E così voglio anche fare il viaggio, in modo che il Signore non mi castighi a causa della mia disubbidienza.

13. Ma se tu già in questa occasione mi vuoi fare qualcosa, procurami due tortore, che sono da offrire nel Tempio, e custodiscimi l’abitazione!

14. Infatti il nono giorno ritornerò qui, e mi ci fermerò fino a quando me lo chiederà il Signore”.

15. E Cornelio promise a Giuseppe di portare tutto quanto richiesto, e poi andò subito via e portò a Giuseppe lui stesso un'intera colombaia piena di tortore, tra le quali Giuseppe dovette scegliersi le più belle.

16. Dopo di che però il capitano ritornò al suo lavoro, e lasciò la gabbia (colombaia) frattanto fino alla sera nella grotta, dove poi egli stesso venne a ritirarla.

17. L’ottavo giorno però, quando Giuseppe fu partito per Gerusalemme, Cornelio fece mettere una guardia davanti alla grotta, che non lasciava entrare e uscire nessuno, eccetto i due figli maggiori di Giuseppe che egli aveva lasciati lì, e Salomè che li provvedeva di cibi e bevande; infatti la levatrice era andata con gli altri a Gerusalemme.

 

 

24° Capitolo

Circoncisione del Piccino e purificazione di Maria.

Presentazione del Bambino al Tempio da parte della Madre.

Il pio Simeone e Gesù Bambino.

6 settembre 1843

1. Ma l’ottavo giorno, di pomeriggio – secondo il computo attuale circa alla terza ora – il Piccino fu circonciso nel Tempio e ricevette il nome Gesù, che l’angelo aveva indicato prima ancora che il Piccino fosse concepito nel seno materno.

2. Ma poiché per il caso eccezionale di Maria, la cui verginità era stata dimostrata, si poteva considerare valido anche il tempo per la sua purificazione, così Maria fu anche subito purificata nel Tempio.

3. Perciò Maria, subito dopo la circoncisione, prese il Piccino fra le braccia e lo portò nel Tempio, per presentarLo al Signore insieme a Giuseppe, secondo la Legge di Mosè.

4. Così come anche sta scritto nella Legge di Dio: «Ogni primogenito sarà consacrato al Signore,

5. e per questo saranno offerte un paio di tortore o un paio di giovani colombe!»

6. E Maria offrì un paio di tortore e le pose sul tavolo delle offerte; e il sacerdote prese l’offerta e benedisse Maria.

7. Ma c’era a Gerusalemme anche un uomo di nome Simeone, che era oltremodo pio e timorato di Dio, e attendeva la consolazione d’Israele; infatti egli era pieno dello Spirito di Dio.

8. A quest’uomo in precedenza lo Spirito del Signore aveva detto: “Non vedrai la morte del tuo corpo, senza aver prima visto Gesù, l’Unto di Dio, il Messia del mondo!”

9. Perciò egli venne ora nel Tempio, per un impulso interiore, proprio quando Giuseppe e Maria si trovavano ancora nel Tempio col Bambino, e stavano ancora facendo tutto ciò che richiedeva la Legge.

10. Ma quando scorse il Piccino, egli andò subito dai genitori, e pregandoli chiese che gli fosse concesso di tenerLo per breve tempo fra le braccia.

11. I piissimi genitori lo permisero volentieri al vecchio, piissimo uomo, che essi conoscevano bene.

12. E Simeone prese il Piccino fra le sue braccia, Lo accarezzò, lodando intanto Dio con fervore, e disse infine:

13. “Signore, ora lascia che il Tuo servo vada in pace, come hai detto;

14. poiché ora i miei occhi hanno visto il Salvatore, che Tu hai promesso ai Padri e ai Profeti!

15. Questi è Colui che tu hai preparato davanti a tutti i popoli!

16. Una Luce per illuminare i pagani, una Luce a lode del Tuo popolo Israele!”

17. Giuseppe e Maria però si meravigliarono essi stessi per le parole di Simeone; infatti essi non comprendevano ancora quello che egli aveva detto del Bambino.

18. Ma Simeone diede ora il Piccino di nuovo a Maria, poi benedisse entrambi e disse quindi a Maria:

19. “Vedi, questi sarà posto per la caduta e per la risurrezione di molti in Israele, e come un segno a cui si contraddirà!

20. Ma una spada trapasserà la tua anima, affinché i cuori di molti si manifestino!”

21. Maria però non comprese le parole di Simeone; ma ciò nonostante le serbò in fondo al suo cuore.

22. La stessa cosa fece anche Giuseppe, e lodò ed esaltò Dio per questo con grande impeto nel suo cuore.

 

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25° Capitolo

La profetessa Hanna nel Tempio e la sua testimonianza su Gesù Bambino. Avvertimento di Hanna a Maria.

Alloggio di fortuna della santa Famiglia presso il ricco israelita avaro.

                                                                                                                              7 settembre 1843

1. Ma c’era a quell’epoca anche una profetessa nel Tempio – Hanna era il suo nome; – era una figlia di Fanuele della tribù di Aser.

2. Ella era già in età avanzata ed era così pia che, quando nella sua giovinezza andò sposa a un uomo, per sette anni non si scoprì davanti al marito, per amore di Dio, e conservò in questo tempo la sua verginità.

3. Nel suo ottantesimo anno divenne vedova, allora andò subito nel Tempio e non lo lasciò più.

4. Qui ella serviva solo ed esclusivamente Dio, il Signore, giorno e notte con la preghiera e col digiuno, di proprio impulso.

5. Ma in questa occasione ella si trovava così nel Tempio già da quattro anni, ed anche ora vi giunse, esaltò il Signore Dio e disse quindi, a tutti coloro che aspettavano a Gerusalemme il Liberatore, ciò che lo Spirito di Dio le dettava.

6. E quando giunse alla fine delle sue parole profetiche, anch’ella chiese di tenere il Piccino, lo accarezzò, esaltò e lodò Dio.

7. Dopo di che però restituì il Piccino a Maria e le disse: “Felice e benedetta sei tu, o Vergine, perché sei la Madre del Mio Signore!

8. Ma non desiderare mai di farti esaltare per questo, poiché solo e unicamente Colui che succhia qui al tuo petto è degno di essere da noi tutti lodato, esaltato e adorato!”

9. Dopo queste parole la profetessa tornò di nuovo indietro, e Giuseppe e Maria, dopo aver trascorso circa tre ore nel Tempio, ne uscirono di nuovo e cercarono alloggio presso un parente.

10. Ma quando vi arrivarono, trovarono la casa chiusa; infatti questa volta anche il parente si trovava proprio a Betlemme per la registrazione.

11. Giuseppe però non sapeva che cosa fare; infatti prima di tutto era già notte fonda, come suole accadere abitualmente nelle brevissime giornate di questa stagione, e quasi più nessuna casa era ormai aperta a quest’ora, tanto più che era la vigilia del sabato.

12. Per pernottare completamente all’aperto faceva troppo freddo, essendoci la brina nei campi, e inoltre spirava un freddo vento.

13. Mentre Giuseppe pensava bene così e pregava il Signore che volesse aiutarlo in questa necessità,

14. vedi, ecco che d’un tratto un giovane aristocratico israelita avanzò verso di lui e gli chiese: “Che fai dunque col tuo bagaglio così tardi per la strada? Non sei anche tu un israelita – e non conosci l’usanza?”

15. Ma Giuseppe disse: “Vedi, io sono della tribù di Davide! Sono stato però nel Tempio e ho sacrificato al Signore; ed ecco che la notte precoce mi ha sorpreso, ed ora non posso trovare alcun alloggio e sono in grande angoscia per mia moglie e il suo Bambino!”

16. E il giovane israelita disse a Giuseppe: “Venite dunque con me, voglio affittarvi un alloggio fino a domani, per un grosso[7] o per il corrispondente valore!”

17. E Giuseppe, con Maria che si trovava sull’asino e con i suoi tre figli, seguì l’israelita in una sontuosissima casa, e vi prese alloggio in una camera più modesta.

 

 

26° Capitolo

Il proprietario dell’alloggio, Nicodemo, critica Giuseppe. Giuseppe si giustifica.

Testimonianza della levatrice. Per grazia, Nicodemo riconosce il Signore.

9 settembre 1843

1. Ma al mattino, quando Giuseppe si era già predisposto a partire per Betlemme, arrivò il giovane israelita, ed era intenzionato ad esigere il grosso di pigione.

2. Ma come entrò nella camera, subito lo colse una paura così possente, che non fu in grado di emettere alcun suono dalle labbra.

3. Ma Giuseppe si avvicinò a lui e disse: “Amico, vedi, che cosa ritieni di mio che valga un grosso? - Prendi quello, poiché non ho denaro in mio possesso!”

4. Ora l’israelita si riprese un po’ e disse con voce tremante: “Uomo di Nazareth, soltanto adesso ti riconosco! Tu sei Giuseppe il carpentiere, e sei lo stesso a cui, nove lune fa, è toccata per sorteggio dal Tempio la vergine del Signore.

5. Ecco la stessa vergine! Come l’hai custodita, dato che ora è madre a quindici anni? Che cosa è successo?

6. In verità, tu non sei il padre! Poiché uomini della tua età e del tuo timor di Dio, che è noto in tutta Israele, non farebbero mai una cosa simile.

7. Ma tu hai dei figli adulti: puoi garantire per la loro innocenza? Li hai sempre avuti sotto gli occhi e hai osservato ogni loro pensare, agire, fare e non fare?”

8. Ma Giuseppe rispose al giovane uomo e disse: “Ora anch’io ti ho riconosciuto; tu sei Nicodemo, figlio di Beniamino della tribù di Levi! Come puoi farmi un interrogatorio, dal momento che ciò non ti compete? Su questo però mi ha esaminato il Signore nel Santuario e sul monte della maledizione, e mi ha giustificato davanti all’Alto Consiglio; quale colpa vuoi ancora trovare in me e nei miei figli?

9. Va’ invece nel Tempio e interroga l’Alto Consiglio, e su tutta la mia casa ti sarà data una giusta testimonianza!”

10. Queste parole penetrarono profondamente nel cuore al giovane uomo ricco, ed egli (Nicodemo) disse: “Ma per amore del Signore, se è così, dimmi dunque come è successo, che questa vergine abbia partorito così! È un miracolo, o è una cosa naturale?”

11. Qui la levatrice presente si avvicinò a Nicodemo e disse: “Uomo! Eccoti il grosso di pigione per il miserrimo alloggio! Ma non trattenerci invano più a lungo; poiché dobbiamo arrivare a Betlemme oggi stesso!

12. Rifletti però su Chi è Colui che oggi è stato alloggiato miseramente nella tua casa per un grosso! In verità, in verità, le tue stanze più splendide, che sono adorne di oro e pietre preziose, sarebbero troppo brutte per tale gloria di Dio che oggi è entrata in questa camera, che è adatta tutt’al più per dei carcerati!

13. Ma avvicinati e tocca il Piccino, affinché cada dai tuoi occhi la grossa benda e tu veda Chi ti ha visitato! Io come levatrice ho l’antico diritto di permetterti di toccare il Piccino”.

14. Qui Nicodemo andò a toccare il Piccino; e quando l’ebbe toccato, gli fu aperta per breve tempo la vista interiore, così che vide la gloria di Dio.

15. Egli cadde subito a terra davanti al Bambino e Lo adorò e disse: “Quale grazia, quale amore e quale misericordia deve esserci in Te, o Signore, perché visiti così il Tuo popolo!

16. Ma che capiterà ora alla mia casa, e che cosa a me, che ho così disconosciuto la gloria di Dio?!”

17. Ma la levatrice disse: “Resta in tutto come sei, ma taci assolutamente su quello che hai visto, altrimenti soggiacerai al giudizio di Dio!” – Qui Nicodemo restituì il grosso(), andò fuori piangendo, e in seguito fece adornare quella camera con oro e pietre preziose. Giuseppe invece si mise subito in viaggio.

 

 

27° Capitolo

Ritorno della sacra Famiglia a Betlemme.

Cordiale accoglienza nella grotta da parte di quelli che vi erano rimasti.

Una mangiatoia come lettuccio per il Bambinello. Buon riposo nella gelida notte.

11 settembre 1843

1. Di sera, già un’ora prima del calar del sole, gli insigni viaggiatori raggiunsero di nuovo Betlemme ed entrarono nella già nota grotta.

2. I due figli che erano rimasti lì, Salomè e il capitano, andarono loro incontro con le braccia aperte, e molto premurosamente chiesero ai rientrati come fosse loro andato il viaggio.

3. E Giuseppe raccontò tutto quello che era loro successo, in ultimo però confessò anche che in quel giorno era ancora completamente a digiuno, così come tutti quelli che avevano viaggiato con lui; infatti le scarsissime provviste erano state a mala pena sufficienti per la debole Maria.

4. Quando il capitano ebbe sentito questo da Giuseppe, andò subito in fondo alla grotta e ne portò una quantità di cibi permessi agli Ebrei, e disse poi a Giuseppe:

5. “Ecco, li benedica il tuo Dio, e benedicili tu secondo la tua usanza, e con questi rinvigoritevi e saziatevi tutti!”

6. E Giuseppe ringraziò Dio e benedisse i cibi, e poi mangiò con animo tutto lieto insieme a Maria e ai suoi figli, e alla levatrice.

7. Ma il Piccino, portato per tutto il giorno, era intanto divenuto pesante per Maria, per cui ella disse dunque a Giuseppe:

8. “Giuseppe, vedi, se io avessi solo un posticino accanto a me per adagiarvi il Piccino, per concedere un po’ di riposo alle mie braccia, allora avrei tutto quello che occorre, e il Piccino stesso potrebbe ristorarsi più tranquillamente nel sonno!”

9. Non appena il capitano ebbe notato questo desiderio di Maria, saltò subito di nuovo in fondo alla grotta e portò in fretta una piccola mangiatoia, che era destinata alle pecore (e aveva l’aspetto dei contenitori per il foraggio che al giorno d’oggi() si trovano in campagna davanti alle trattorie).

10. Ma Salomè prese subito la paglia più bella e del fieno fresco, ne imbottì la piccola mangiatoia, vi mise poi sopra un telo pulito e fece così un morbido lettuccio per il Piccino.

11. Ma Maria avvolse il Piccino in panni puliti, Lo strinse poi al suo petto, Lo baciò, e Lo diede poi a Giuseppe da baciare, e poi anche a tutti i presenti, e Lo mise poi nel lettuccio, davvero molto misero per il Signore del Cielo e della Terra.

12. Molto tranquillamente dormì il Piccino, e Maria poté ora tranquillamente mangiare e rinvigorirsi, col pasto che aveva loro preparato il capitano dall’ottimo cuore.

13. Ma dopo aver cenato, Maria disse di nuovo a Giuseppe: “Giuseppe, fammi preparare il mio giaciglio, poiché sono enormemente stanca del viaggio e perciò vorrei andare a riposare!”

14. Ma Salomè disse: “O madre del mio Signore, vi si è già provveduto per il meglio da molto tempo; vieni a vedere!”

15. E Maria si alzò, prese di nuovo il Piccino e si fece portare anche la piccola mangiatoia nella sua tenda, e così andò a riposare, e quella fu la prima notte completa di sonno per Maria dopo il parto.

16. Ma il capitano fece mantenere un buon fuoco sul focolare e scaldare delle pietre bianche, che fece mettere attorno alla tenda di Maria, perché col Piccino non avesse proprio a patire alcun freddo; era quella infatti una fredda notte, in cui l’acqua all’aperto diventava solido ghiaccio.

 

 

28° Capitolo

Giuseppe impaziente di partire per Nazareth. Il capitano consiglia di aspettare.

Notizia della carovana persiana e del progetto di Erode di impadronirsi del Bambino.

Significative parole di conforto di Maria.

12 settembre 1843

1. Ma il mattino del giorno seguente Giuseppe disse: “Perché dovremmo star qui ancora più a lungo? Maria è di nuovo in forze, perciò vogliamo metterci in cammino e recarci a Nazareth dove abbiamo poi un alloggio conveniente!”

2. Ma mentre Giuseppe già cominciava a prepararsi per la partenza, ritornò di nuovo il capitano, il quale aveva avuto qualcosa da sbrigare in città ancora prima che si facesse giorno, e disse a Giuseppe:

3. “Degno uomo di Dio! Tu vuoi andartene per tornare a casa; ma per oggi, domani e dopodomani te lo sconsiglio!

4. Poiché vedi, è appena giunta notizia alle mie orecchie, tramite i miei uomini arrivati oggi prestissimo da Gerusalemme, che hanno fatto ingresso là a Gerusalemme tre imponenti carovane persiane!

5. Tre supremi capi con grande premura si sono informati da Erode, in qualità di maghi, riguardo al neonato re degli Ebrei!

6. Costui, essendo un principe mercenario dei Romani, di origine greca, e non sapendo nulla della cosa, si rivolse ai sommi sacerdoti perché lo informassero su dove dovesse nascere il neoconsacrato.

7. Ma costoro lo informarono che ciò doveva accadere in Giudea, e precisamente a Betlemme; infatti così stava scritto.

8. Allora Erode accomiatò i sacerdoti e si recò con tutta la sua servitù di nuovo dai tre capi, e li informò di ciò che aveva appreso dai sommi sacerdoti,

9. e raccomandò poi ai tre, di cercare con la massima cura in Giudea il neoconsacrato degli Ebrei e, qualora lo avessero trovato, di ritornare al più presto di nuovo da lui, affinché anch’egli poi venisse a rendere omaggio al Bambino.

10. Sai però, mio amatissimo amico Giuseppe, che io non mi fido né dei persiani, né tanto meno di Erode, uomo avidissimo di potere?!

11. I persiani sarebbero maghi e avrebbero scoperto la nascita per mezzo di una particolare stella! Questo non voglio affatto contestarlo; infatti se alla nascita di questo Piccino si sono manifestati qui dei prodigi così grandi, ciò è potuto accadere anche in Persia.

12. Ma questo è anche il lato più increscioso della faccenda; infatti è chiaro che riguarda questo Bambino! Se i persiani lo trovano, lo troverà anche Erode,

13. e allora avremo molto da faticare per sottrarci alle unghie della vecchia volpe!

14. Perciò, come ho detto, tu devi fermarti qui per lo meno ancora tre giorni, in questo luogo appartato; entro questo tempo otterrò sicuramente una svolta positiva riguardo agli investigatori inviati dal re; poiché vedi, io ho qui al mio comando dodici legioni di soldati! – Non occorre che ti dica di più per la tua tranquillità. Ora sai quello che è più necessario; perciò rimani! Io invece ora me ne vado di nuovo e ritornerò da te verso mezzogiorno!”.

 

13 settembre 1843

15. Giuseppe, completamente intimorito insieme alla sua famiglia da questa notizia, rimase ad aspettare con ogni rassegnazione alla Volontà del Signore, ciò che sarebbe derivato da questa singolare circostanza.

16. Ed egli andò da Maria e le raccontò quello che aveva appena sentito dal capitano.

17. Ma Maria disse: “Sia fatta la volontà del Signore! Quante amarezze abbiamo finora incontrato, – e il Signore tutte le ha trasformate in miele!

18. Sicuramente anche i persiani non ci faranno nulla di male, qualora dovessero sul serio venire da noi, e se avessero l’intenzione di farci in qualsiasi modo violenza, abbiamo pur dunque per grazia di Dio la protezione del capitano per noi!”

19. E Giuseppe disse: “Maria, è tutto a posto! I persiani, anch’io non li temo proprio così tanto; ma il barbagrigia Erode, quella belva feroce in sembianze umane, è lui che temo, e anche il capitano ha timore di lui!

20. Se mai infatti gli sarà dimostrato tramite i persiani che questo nostro Piccino è il neoconsacrato Re, allora non ci resterà altro che una misera fuga!

21. Poiché allora anche il nostro capitano per riguardo allo Stato romano sarà costretto, per la propria salvezza, a divenirci nemico, e anziché salvarci, dovrà invece perseguitarci, se non vuole essere considerato un ribelle e un segreto traditore del suo imperatore!

22. E questo, segretamente, di sicuro lo vede anche lui, dato che egli stesso a proposito di Erode mi diede a conoscere non piccole preoccupazioni.

23. È per questo, io ritengo, che ci fa aspettare qui ancora tre giorni! Se va bene, allora rimane sicuramente nostro amico;

24. se invece va male, allora però ci ha anche subito in mano per consegnarci alla crudeltà di Erode, e così per di più otterrà dal suo imperatore un grande riconoscimento, perché in maniera tanto sottile ha eliminato dal mondo un re ebreo, che un giorno sarebbe potuto diventare pericoloso allo Stato!”

25. Ma Maria rispose: “Giuseppe! Non impaurire te e me invano! Vedi, abbiamo pur bevuto l’acqua della maledizione, e non ci è accaduto nulla! Perché ora dovremmo dunque impaurirci, avendo già pur provato e visto così tanto della gloria di Dio a causa di questo Bambino?!

26. Vada come si vuole, io ti dico: il Signore è più potente dei persiani, di Erode, dell’imperatore di Roma e del capitano insieme alle sue dodici legioni! Perciò sii tranquillo, come vedi che io sono tranquilla!

27. D’altronde però sono convinta che il capitano farà di tutto per non essere costretto a diventare nostro nemico”.

28. Con ciò il piissimo, buon Giuseppe fu di nuovo tranquillizzato e andò ad aspettare il capitano, e fece riscaldare la grotta dai suoi figli, e cuocere alcuni frutti per Maria e per sé e i figli.

 

 

29° Capitolo

Giuseppe angosciato implora il Signore. La carovana persiana davanti alla grotta.

Lo stupore del capitano. La buona testimonianza dei tre sapienti sul Bambino.

Ammonizione a guardarsi da Erode.

14 settembre 1843

1. Il mezzogiorno era arrivato; ma stavolta il capitano tardava, e Giuseppe contava gli istanti in trepida attesa; ma il capitano non si fece vedere.

2. Perciò Giuseppe si rivolse al Signore e disse: “Mio Signore e mio Dio, io Ti prego che Tu non voglia lasciarmi impaurire così tanto; poiché vedi, io sono vecchio e già piuttosto debole in tutte le mie giunture!

3. Rinvigoriscimi dunque, col farmi sapere quello che io debbo fare per non essere disonorato davanti a tutti i figli d’Israele!”

4. Quando Giuseppe ebbe pregato così, vedi, ecco che arrivò il capitano quasi senza fiato e disse a Giuseppe:

5. “Uomo della mia massima stima! Torno adesso da una marcia, che io stesso ho fatto con un’intera legione quasi fino a un terzo della strada per Gerusalemme, per scoprire qualcosa dei persiani,

6. e ho anche appostato ovunque delle spie, ma finora non ho potuto scoprire nulla! Ma resta pure tranquillo; infatti se arrivano, devono incappare nelle sentinelle da me predisposte!

7. Allora però non sarà davvero troppo facile per loro di fare irruzione da qualche parte e arrivare fino a qui, senza che prima io li abbia interrogati e giudicati! Perciò ora me ne vado via subito e rafforzerò le guardie; a sera sarò da te!”

8. Qui il capitano se ne andò di nuovo in fretta, e Giuseppe lodò Dio e disse ai suoi figli: “Ora mettete le vivande sul tavolo, e tu, Salomè, chiedi a Maria se vuol mangiare a tavola con noi, oppure: dobbiamo portare le vivande al suo giaciglio?”

9. Maria però uscì fuori lei stessa dalla sua tenda col Piccino, con animo lietissimo, e disse: “Poiché sono forte abbastanza, voglio mangiare a tavola con voi; portate solo qui la piccola mangiatoia per il Piccino!”

10. Ma Giuseppe ne fu pieno di gioia, e metteva davanti a Maria i pezzi migliori, ed essi lodarono il Signore Dio e mangiarono e bevvero.

11. Ma non appena ebbero finito di mangiare, vedi, ecco sorgere d’un tratto un forte baccano davanti alla grotta. Giuseppe mandò Gioèle a vedere che cosa ci fosse.

12. Ma quando Gioèle guardò fuori dalla porta (poiché la grotta verso l’uscita era riparata con assi di legno), vide allora un’intera carovana di persiani con i cammelli carichi, e disse con voce impaurita:

13. “Padre Giuseppe, per amore del Signore, siamo perduti! Vedi dunque, i famosi persiani sono qui con molti cammelli e grande servitù!

14. Piantano le loro tende e si accampano in un vasto cerchio, circondando interamente la nostra grotta, e tre condottieri ornati di oro, argento e pietre preziose, prendono dei sacchi d’oro e si accingono a venire dentro alla grotta!”

15. Questa notizia rese il nostro Giuseppe quasi incapace di parlare; con grande sforzo tirò fuori queste parole: “Signore, sii misericordioso con me, povero peccatore! Sì, adesso siamo perduti!”.

– Ma Maria prese il Piccino e con Lui corse nella sua tenda e disse: “Solo quando sarò morta me lo strapperete!”

16. Ma Giuseppe andò ora alla porta, accompagnato dai suoi figli, e guardò di nascosto quello che facevano i persiani.

17. Ma quando vide la grande carovana e le tende erette, gli prese doppia paura nel suo cuore, tanto che cominciò ad implorare con fervore che il Signore volesse salvarlo, almeno per quella volta, da così grande pericolo.

18. Ma mentre così implorava, vedi, ecco arrivare il capitano in completo assetto di guerra, accompagnato da mille guerrieri, e appostò i guerrieri ai due lati della grotta.

19. Ma egli stesso andò a interrogare i tre maghi, [e chiese] per iniziativa di chi e in che modo –  passando totalmente inosservati da lui – fossero giunti fin là.

20. E i tre a voce unanime dissero al capitano: “Non ritenerci dei nemici; infatti vedi bene che non portiamo armi con noi, né apertamente né di nascosto!

21. Siamo invece astronomi di Persia, e abbiamo un’antica profezia, in questa sta scritto che in questo tempo nascerà agli Ebrei un Re dei re, e la sua nascita sarà indicata da una stella.

22. E allora quelli che vedranno la stella dovranno mettersi in viaggio e recarsi là dove l’enorme stella li condurrà; infatti troveranno il Salvatore del mondo là dove la stella prenderà posizione!

23. Ma vedi, sopra questa stalla è ferma la stella, sicuramente visibile a chiunque, perfino in pieno giorno! Essa è stata la nostra guida fin qui; qui però si è fermata sopra a questa stalla, e noi sicuramente abbiamo raggiunto senza alcun ritardo il posto dove si trova, vivo, la meraviglia di tutte le meraviglie, un Bambino appena nato, un Re dei re, un Signore dei signori dall’eternità!

24. Questi noi dobbiamo vedere, adorare, e porgerGli il sommo omaggio! Perciò non volerci sbarrare la strada; poiché sicuramente non è una cattiva stella quella che ci ha condotto qui!”

25. Qui il capitano guardò verso la stella e ne fu altamente meravigliato; infatti in primo luogo essa stava molto bassa, e poi la sua luce era intensa quasi come la luce naturale del sole.

26. Ma quando il capitano si fu convinto di tutto ciò, disse allora ai tre: “Bene, dalle vostre parole e dalla stella sono giunto ora alla convinzione, che siete arrivati qui con intenzioni oneste; però ora non mi spiego che cosa abbiate avuto da fare prima a Gerusalemme presso Erode! Anche quel cammino ve lo ha indicato la stella?

27. Perché mai la vostra prodigiosa guida non vi ha condotto subito qui, dal momento che è sicuramente qui il luogo della vostra destinazione? – Su questo pretendo ancora da voi una risposta, altrimenti non entrate nella grotta!”

28. Ma i tre dissero: “Il grande Dio lo saprà! Deve essere di sicuro nei Suoi piani; infatti nessuno di noi ha mai avuto in mente di avvicinarsi a Gerusalemme, neppure da lontano!

29. E puoi crederci pienamente, quelle persone a Gerusalemme non ci piacquero affatto, meno di tutti poi il principe Erode! Ma essendo già là, e poiché l’attenzione di tutta la città era su di noi, fummo dunque costretti a mostrare quale fosse la nostra intenzione!

30. I sacerdoti ci diedero informazione attraverso il principe, il quale ci pregò, che gli dovessimo riportare a nostra volta informazione del re trovato, affinché anche lui venisse a rendere al nuovo re il suo omaggio”.

31. Ma il capitano disse: “Questo non lo farete mai; conosco infatti l’intenzione di questo principe! Piuttosto restate qui come ostaggi! – Ma ora io vado dentro e voglio consultarmi su di voi col padre del Bambino”.

 

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30° Capitolo

La stella dei tre Sapienti (Magi) e l'antica profezia degli astronomi persiani.

I Sapienti adorano nel Bambino il Signore, Creatore dell'Infinità e dell'Eternità.

I loro nomi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Gli spiriti che li accompagnano: Adamo, Caino e Abramo.

Magi rendono omaggio al Signore e Gli porgono doni.

16 settembre 1843

1. Quando il buon Giuseppe ebbe udito tutto questo, il suo cuore angustiato si sentì alleggerito, e avendo udito che il capitano sarebbe venuto da lui, si preparò a riceverlo.

2. E il capitano entrò, salutò Giuseppe e disse poi a lui: “Uomo che hai la mia massima stima!

3. Vedi, gli orientali che ora stanno aspettando fuori sono arrivati qui per disposizione miracolosa; li ho esaminati severamente e non ho scoperto nulla di male in loro!

4. Essi desiderano porgere al Bambino secondo la promessa del loro Dio il loro omaggio, io quindi sono del parere che tu possa farli entrare senza la minima paura, quando lo ritieni opportuno”.

5. E Giuseppe disse: “Se è così, voglio lodare ed esaltare il mio Dio; poiché Egli ha di nuovo tolto una pietra rovente dal mio cuore!

6. Però prima Maria si è un po’ spaventava, quando i persiani cominciavano ad accamparsi attorno a questa grotta; perciò bisogna che io vada prima a vedere in che stato si trova, perché, entrando questi ospiti senza che lei ne sia preparata, non si spaventi ancor più di quanto non sia già stata spaventata prima per loro”.

7. Ma il capitano approvò questa precauzione di Giuseppe, e Giuseppe andò accanto a Maria, e la informò di tutto ciò che aveva udito dal capitano.

8. E Maria, tutta contenta, disse: “Pace sulla Terra a tutti gli uomini che sono di cuore fedele e buono, e hanno una volontà che si lascia guidare da Dio!

9. Questi vengano pure, quando lo Spirito del Signore lo indicherà loro, e mieteranno la benedizione della loro fedeltà! Io infatti non ho la minima paura di loro!

10. Ma quando entreranno devi stare però al mio fianco, molto vicino a me; poiché non sta bene che io li riceva tutta sola in questa tenda!”

11. Ma Giuseppe disse: “Maria, se ne hai la forza, alzati col Bambino, prendi la piccola mangiatoia e mettiLo in quella, davanti a te, e poi possono entrare gli ospiti e rendere onore al Bambino!”

12. E Maria compì subito questa volontà di Giuseppe, e Giuseppe disse allora al capitano:

13. “Vedi, siamo pronti; se quei tre vogliono entrare, possiamo già indicare loro che nella nostra povertà siamo del tutto pronti a riceverli!”

14. E il capitano uscì e annunciò questo ai tre. – Ma i tre si prostrarono subito a terra, lodarono Dio per questa concessione, presero poi i sacchi dorati, e pieni di ogni venerazione si recarono nella grotta.


18 settembre 1843

15. Il capitano aprì la porta, ed i tre entrarono nella grotta con la massima venerazione; infatti nell’istante del loro ingresso una luce potente uscì dal Bambino.

16. Quando essi, e cioè i tre sapienti, si avvicinarono a due passi dalla piccola mangiatoia in cui giaceva il Bambinello, subito caddero prostrati con la faccia a terra e Lo adorarono.

17. Per circa un’ora essi giacquero davanti al Bambino, curvati e compresi della più alta venerazione; soltanto dopo si sollevarono lentamente e, in ginocchio, alzarono i loro volti bagnati di lacrime e guardarono il Signore, il Creatore dell’infinità e dell’eternità.

18. Ma i nomi dei tre erano: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre[8].

19. E il primo, in compagnia dello spirito di Adamo, disse: “Date a Dio l’onore, la lode, la gloria! Osanna, osanna a Dio, l’Unto e Trino dall’eternità per l’eternità!”

20. Qui egli prese il sacchetto intessuto d’oro, in cui erano trentatré libbre di finissimo incenso, e lo diede a Maria col più grande rispetto, con le parole:

21. “Prendi senza timore, o Madre, la piccola testimonianza di ciò che riempirà in eterno tutto il mio essere! Accetta il meschino tributo esteriore, di cui ogni creatura pensante è debitrice in eterno dal profondo del suo cuore al Suo Creatore onnipotente!”

22. Maria prese il pesante sacchetto e lo consegnò a Giuseppe, e il donatore si alzò, si mise vicino alla porta e si chinò nuovamente a terra, e adorò il Signore nel Bambino.

23. E subito il secondo, che era un moro e aveva in sua compagnia lo spirito di Caino, sollevò un sacchetto un po’ più piccolo, ma di peso uguale, pieno di oro purissimo, e lo porse a Maria con le parole:

24. “Ciò che al Re degli spiriti e degli uomini è dovuto sulla Terra, io lo presento come minima offerta a Te, Signore della gloria in eterno! Accettalo, o Madre, che hai partorito ciò che la lingua di tutti gli angeli non sarà mai in grado di pronunciare in eterno!”

25. Qui Maria prese il secondo sacchetto e lo consegnò a Giuseppe! E il sapiente che aveva fatto l’offerta si alzò e andò accanto al primo, e fece come questi.

26. Si alzò allora il terzo, prese il suo sacchetto, pieno di finissima aurea mirra, una spezia allora preziosissima, e lo consegnò a Maria con le parole:

27. “Lo spirito di Abramo è in mia compagnia e vede ora il giorno del Signore, del quale si è così immensamente rallegrato!

28. Ma io, Baldassarre, offro qui in un piccolo dono, ciò che è dovuto al Figlio dei figli! Accettalo, o Madre di ogni grazia! Ma un dono migliore lo celo nel mio petto: è il mio amore, – questo deve essere per questo Bambino l’offerta più vera in eterno!”

29. Qui Maria prese il sacchetto, che pesava ugualmente trentatré libbre, e lo consegnò a Giuseppe. Poi però anche questo sapiente si alzò e andò accanto ai due primi, adorò il Bambinello, e dopo aver terminato la preghiera uscì con i primi due, là dove erano erette le loro tende.

 

31° Capitolo

Maria rileva la Grazia di Dio nel guidare gli avvenimenti. Onestà e fedeltà di Giuseppe.

I tre doni benedetti di Dio: la Sua santa Volontà, la Sua Grazia e il Suo Amore.

Nobilissima testimonianza di Maria, del capitano e del Piccino su Giuseppe.

19 settembre 1843

1. Ma quando i tre sapienti si furono allontanati e si furono recati a riposare nelle loro tende, allora Maria disse a Giuseppe:

2. “Vedi, vedi ora, uomo timoroso e pieno di preoccupazioni, com’è meraviglioso e buono il Signore, nostro Dio, quanto paternamente provvede per noi!

3. Chi di noi si sarebbe mai sognato che ci potesse capitare qualcosa di simile? Dalla nostra grande angoscia ha fatto risultare una tale benedizione per noi, e tutta la nostra paura e preoccupazione ha trasformato in una così grande gioia!

4. Da quelli che temevamo volessero attentare alla vita del Bambino, proprio da loro abbiamo visto tributarGli un onore, come quello di cui siamo sempre debitori soltanto al Signore Dio!

5. E in aggiunta a questo ci hanno così riccamente beneficato, che col valore dei doni possiamo comprarci un amplissimo pezzo di terreno tutto nostro, e là possiamo provvedere nel miglior modo, sicuramente secondo la Volontà del Signore, a crescere il divin Bambino!

6. O Giuseppe! - Oggi più che mai voglio ringraziare l’amorevolissimo Signore, lodarLo ed esaltarLo per tutta la notte; Egli infatti ora ha anche prevenuto a tal punto la nostra povertà, che adesso possiamo passarcela molto comodamente! – Che ne dici tu, caro padre Giuseppe?”

7. E Giuseppe disse: “Sì, Maria, infinitamente buono è il Signore Dio, per coloro che Lo amano sopra ogni cosa e pongono la loro sapienza in Lui soltanto; però ritengo che i doni non siano per noi, ma per il Bambino, e perciò non abbiamo il diritto di adoperarli secondo il nostro criterio.

8. Ma il Bambino si chiama Gesù ed è Figlio dell’Altissimo, perciò dobbiamo chiedere prima all’eminentissimo Padre, che ne deve essere di questi tesori!

9. E quello che Egli ci prescriverà, quello anche faremo; ma senza la Sua Volontà non li voglio toccare per tutta la mia vita, e preferisco guadagnare per te e per me un pezzetto benedetto di pane nel modo più faticoso del mondo!

10. Ho pur nutrito te e i miei figli fin adesso, col lavoro delle mie mani benedetto dal Signore; così con l’aiuto del Signore potrò fare anche in seguito!

11. Perciò non do importanza a questi regali, bensì soltanto alla Volontà del Signore e alla sua Grazia e al Suo Amore.

12. Ecco i tre più grandi doni di Dio, che sempre ci portano una possente benedizione! La Sua santa Volontà è per me l’incenso più prezioso, la Sua Grazia è l’oro più fino e più pesante, e il Suo Amore è la più preziosa delle mirre.

13. Questi tre tesori possiamo adoperarli senza alcun timore a piene mani; ma questo incenso, quest’oro e questa mirra, qui nei sacchi d’oro, non possiamo toccarli senza i tre principali tesori, che fin adesso ci hanno pur sempre fruttato i più ricchi interessi.

14. Così, cara Maria, vogliamo fare, e io so che il Signore ci guarderà per questo con grande compiacimento; ma il Suo compiacimento sia per noi il più grande di tutti i tesori!

15. Che ne pensi, soavissima Maria, ho ragione o no? Non è questo il modo migliore per trovare la giusta destinazione di questi tesori?”

16. Qui Maria fu commossa fino alle lacrime e lodò la sapienza di Giuseppe. E il capitano gettò le braccia al collo di Giuseppe e disse: “Sì, tu sei ancora un vero uomo secondo la Volontà del tuo Dio!”. – Ma il Piccino guardò Giuseppe sorridendo, alzò una manina e fece come per benedire il padre adottivo, il piissimo Giuseppe.

 

 

32° Capitolo

L’angelo consiglia i tre sapienti. Partenza dei tre sapienti per l’Oriente.

Impazienza di Giuseppe. Parole tranquillizzanti di Cornelio a Giuseppe.

Cenni di Giuseppe sulla Potenza e Bontà di Dio.

20 settembre 1843

1. Ma i tre sapienti si riunirono in una tenda a discutere ciò che ora si doveva fare.

2. Dovevano mantenere la parola data ad Erode, o qui per la prima volta dovevano mancare di parola?

3. E se dovevano prendere un’altra strada, la questione era, quale strada li avrebbe riportati sicuri al loro Paese.

4. E uno domandava all’altro: “La prodigiosa stella che ci ha condotti qui, ci ricondurrà poi anche a casa per un’altra via?”

5. Ma mentre così si consigliavano, vedi, ecco che ad un tratto un angelo comparve fra loro e disse loro: “Non preoccupatevi invano, la via è già tracciata!

6. Com’è diritto il raggio del sole che cade sulla terra a mezzogiorno, così altrettanto diritta è la via su cui domani sarete guidati al vostro Paese, per una strada diversa da quella di Gerusalemme!”

7. Poi l’angelo scomparve, e i tre andarono a riposare. E di primo mattino partirono di là, e per la via più breve ritornarono presto nel loro Paese, dove annunciarono a molti amici la grande gloria di Dio e li destarono nuovamente alla giusta fede nell'unico Dio.

8. Ma quella stessa mattina Giuseppe domandò al capitano, per quanto tempo ancora sarebbe dovuto rimanere in quella grotta.

9. Ma il capitano disse con tutta affabilità a Giuseppe: “Uomo della mia massima stima! Credi dunque che io ti tenga qui come un prigioniero?!

10. Oh, quale idea! In che modo io, un verme nella polvere di fronte alla potenza del tuo Dio, potrei mai tenerti prigioniero?! Ma quello che il mio amore fa per te, vedi, non è certo una prigionia!

11. Rispetto al mio potere tu sei libero a qualunque ora, e puoi andare dove vuoi! Ma non altrettanto libero tu sei rispetto al mio cuore; esso ovviamente vorrebbe tenerti qui tutto il tempo, poiché ama te e il tuo Figlioletto con potenza indescrivibile!

12. Resta però tranquillo ancora un paio di giorni; voglio mandare subito informatori a Gerusalemme, per apprendere là che cosa farà la volpe grigia, se i persiani non gli avranno mantenuto la parola!

13. Dopo però mi saprò certo orientare, e ti proteggerò contro qualsiasi persecuzione di quel sanguinario.

14. Poiché puoi credermi: questo Erode è il maggior nemico del mio cuore, e voglio colpirlo come e quanto posso!

15. Sono ovviamente soltanto un capitano e io stesso sono ancora sottoposto al comandante supremo, che risiede a Sidone e Smirne, e ha il comando sopra dodici legioni in Asia.

16. Tuttavia non sono un comune centurione, bensì un patrizio, e partecipo dunque, in base al mio titolo, al comando delle dodici legioni in Asia! Se voglio servirmi dell’una o dell’altra, non occorre che io mandi prima qualcuno a Smirne, ma come patrizio non ho che da comandare, e la legione deve ubbidirmi! Puoi dunque ben contare su di me, se Erode dovesse farsi avanti!”

 

22 settembre 1843

17. Giuseppe ringraziò il capitano per questa amabilissima sollecitudine, aggiunse però qualcosa e disse:

18. “Ora ascolta anche me, stimatissimo amico! Vedi, anche poco fa ti sei preoccupato di allestire la massima sorveglianza a causa dei persiani; ma a che è servito tutto ciò?

19. I persiani arrivarono inosservati da tutti i tuoi mille occhi, e avevano già impiantato le loro tende molto prima che tu potessi scoprire anche uno solo di loro.

20. Vedi, se allora il Signore, mio Dio, non mi avesse protetto, dove sarei già ora col tuo aiuto?! Prima che tu ti facessi vedere, i persiani avrebbero potuto trucidarmi da un bel pezzo, insieme alla mia famiglia!

21. Perciò ti dico ora, come amico pienissimo dei più calorosi ringraziamenti: l’aiuto umano non serve a nulla; poiché tutti gli uomini sono un nulla davanti a Dio!

22. Se però il Signore Dio ci vuole aiutare, ed è anche il solo che può aiutarci, allora non è affatto necessario che ci diamo molto da fare; infatti nonostante tutto il nostro da fare succederà tutto come il Signore lo vuole – mai invece come noi lo vogliamo!

23. Tralascia quindi le faticose e pericolose indagini a Gerusalemme, con le quali, primo, potresti apprendere cose poco rilevanti, e secondo, se fosse risaputo, potresti procurarti a causa mia un’amara sorte!

24. Ma in questa notte comunque il Signore mi indicherà sicuramente ciò che farà Erode e ciò che io dovrò fare; perciò ora insieme a me puoi essere completamente tranquillo, e lasciare che il Signore soltanto si occupi di me e di te, e certo andrà tutto bene!”

25. Ma quando il capitano ebbe sentito un tale discorso di Giuseppe, divenne molto agitato nel suo animo, e gli fece male, che Giuseppe avesse rifiutato il suo aiuto.

26. Ma Giuseppe disse: “Buono e carissimo amico, tu sei addolorato, perché ti ho sconsigliato di occuparti ancora oltre del mio benessere.

27. Ma se consideri la cosa nella giusta luce, devi necessariamente arrivare tu stesso alle medesime conclusioni!

28. Vedi, chi di noi ha mai portato il sole e la luna e tutte le stelle sopra il firmamento?! Chi di noi ha mai comandato ai venti, alle tempeste e ai lampi?!

29. Chi ha scavato il letto all’immenso mare, chi di noi ha tracciato ai grandi fiumi la via?!

30. A quale uccello abbiamo insegnato il rapido volo e quando ne abbiamo assortito le piume?! Quando abbiamo formato per lui la gola ricca di suoni e di canti?!

31. Dove mai si trova l’erba, per la cui crescita noi abbiamo formato il seme vivo?!

32. Vedi, tutto questo però il Signore lo fa giornalmente! – Ma se l’agire Suo possente e meraviglioso ti ricorda ogni istante la Sua infinita, amorevolissima sollecitudine, come potrebbe allora meravigliarti, se ti faccio notare in tutta amicizia, che davanti a Dio ogni aiuto umano ricade nella polvere del nulla?”

33. Queste parole riportarono il capitano a una maggior serenità d’animo; ciò nonostante, egli mandò tuttavia in segreto degli informatori a Gerusalemme, per sapere quello che vi succedeva.

 

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LA FUGA IN EGITTO

 

33. Capitolo

Preparativi per la fuga in Egitto. Sollecitudine del Signore.

Colloquio di Giuseppe con Cornelio.

23 settembre 1843

1. Ma in quella notte apparve in sogno a Giuseppe, così come a Maria, un angelo, e disse:

2. “Giuseppe, vendi i tesori e comprati qualche altro animale da soma; poiché con la tua famiglia devi fuggire in Egitto!

3. Vedi, Erode è in preda a violento furore, e ha deciso di assassinare tutti i bambini nell’età da uno a dodici anni, perché è stato ingannato dai sapienti!

4. Costoro avrebbero dovuto indicargli dove il nuovo Re è nato, così egli avrebbe poi inviato i suoi sbirri ad assassinare il Bambino che è il nuovo Re.

5. Ma noi angeli dei Cieli abbiamo avuto incarico dal Signore, prima ancora che Egli venisse nel mondo, di vigilare con la massima cura su tutto ciò che riguarda la vostra sicurezza.

6. Per questo dunque io venni ora da te, per indicarti quello che farà Erode, non avendo la certezza di riuscire a impossessarsi di quell’unico Bambino.

7. Lo stesso capitano sarà costretto a prestare sussidi a Erode, se non vuol essere da lui tradito presso l’imperatore; perciò dovrai metterti in viaggio già domani!

8. Questo però puoi ben anche indicarlo al capitano, ed egli ti sarà di aiuto per una sollecita partenza! – Così avvenga nel Nome di Colui che qui vive e succhia al seno di Maria!”

9. Qui Giuseppe si svegliò, e così anche Maria, la quale con voce impaurita subito chiamò a sé Giuseppe, e poi gli raccontò subito il suo sogno.

10. Ma Giuseppe presto scorse la sua visione nel racconto di Maria, e disse allora: “Maria, non ti preoccupare, prima ancora di mezzogiorno saremo già oltre le montagne – e in sette giorni in Egitto!

11. Ma ora, poiché viene già chiaro, voglio subito uscire e disporre tutto per una rapida partenza”.

12. Qui Giuseppe se ne andò anche subito con i tre figli maggiori, prese i tesori e li portò da un cambiavalute, il quale subito gli aprì la porta e gli rilevò tutto per una giusta somma.

13. Poi Giuseppe andò da un mercante di animali da soma, accompagnato da un servitore del cambiavalute, e comprò subito altri sei asini da soma, e così ben equipaggiato ritornò di nuovo nella grotta.

14. Là lo stava anche già aspettando il capitano, il quale subito gli raccontò quali crudelissime, orribili notizie gli erano state recate da Gerusalemme.

 

25 settembre 1843

15. Ma Giuseppe non si meravigliò molto di questo racconto del capitano, ma disse soltanto in tono rassegnato alla Volontà di Dio:

16. “Stimato amico, quello che tu mi riferisci qui, tutto ciò e in modo molto più preciso, questa notte, come ieri ti annunciai, mi ha riferito il Signore, tutto ciò che Erode ha deciso!

17. Vedi, tu stesso per di più sarai costretto a prestargli sussidi, poiché egli attorno a Betlemme e nella città stessa vuol far strangolare tutti i bambini da qualche settimana di età fino al dodicesimo anno, per arrivare con essi anche al mio!

18. Perciò devo fuggire oggi stesso da qui, fin dove mi condurrà lo Spirito del Signore, per sottrarmi alla crudeltà di Erode.

19. Perciò ti chiedo di indicarmi la via sicura verso Sidone; poiché già entro un’ora devo partire”.

20. Ma quando il capitano ebbe sentito questo, s’incollerì oltre ogni misura verso Erode e gli giurò implacabile vendetta, dicendo:

21. “Giuseppe, com’è vero che adesso sta venendo giorno e che il sole sta già sopra l’orizzonte, com’è vero che il tuo Dio vive, altrettanto è vero che io, nobilissimo patrizio romano, voglio piuttosto farmi legare alla croce, prima di tollerare che quel sanguinario compia impunemente una simile impresa!

22. Io stesso ti voglio condurre subito oltre le montagne con una buona scorta; e quando ti so al sicuro, allora mi affretterò a ritornare e manderò subito un messaggero veloce a Roma, il quale dovrà indicare all’imperatore ciò che Erode ha in animo di intraprendere.

23. Ma io farò ogni possibile sforzo per sventare qui il progetto del mostro”.

24. E Giuseppe rispose: “Buono e rispettabilissimo amico! Se puoi pur fare qualche cosa, proteggi per lo meno i bambini dai tre ai dodici anni! Ciò sarà in tuo potere!

25. Ma i piccini dalla nascita fino al secondo anno non riuscirai a salvarli.

26. La protezione dei primi però non potrai neanche conseguirla con la forza, bensì soltanto con l’astuzia!

27. Ma il Signore ti guiderà in questa astuzia! Perciò non pensare tanto a quello che farai; poiché il Signore ti guiderà in segreto!”

28. Ma il capitano disse: “No, no, non deve scorrere il sangue dei bambini; piuttosto voglio usare la forza militare!”

29. Ma Giuseppe disse: “Vedi, che cosa puoi pur fare, dal momento che Erode ha appena lasciato Gerusalemme con un’intera legione romana? - Entrerai in campo contro la tua stessa forza? - Perciò agisci come il Signore ti guiderà, perché tu possa salvare per via amichevole almeno i bambini dai tre ai dodici anni!”. – Qui il capitano si arrese.

 

 

34° Capitolo

Inizio della fuga. Colloquio di Giuseppe con Salomè. Congedo del capitano.

La partenza. Il salvacondotti di Cornelio indirizzato a Cirenio. L’itinerario di Giuseppe.

Episodio dei briganti. Giuseppe arriva a Tiro da Cirenio. Conforto e aiuto di Cirenio.

26 settembre 1843

1. Dopo questo colloquio di Giuseppe col capitano, Giuseppe disse ai suoi figli: “Disponetevi a partire e preparate gli animali da soma!

2. I sei asini nuovi sellateli per me e per voi, e il vecchio, già provato, per Maria! Di viveri prendetene quanto potete; il bue col carro invece lo lasciamo qui alla levatrice, in ricordo e in compenso delle sue attenzioni per noi!”

3. Così il bue col carro fu preso in consegna dalla levatrice e non venne più adoperato per alcun lavoro.

4. Ma Salomè chiese a Giuseppe se non potesse partire con lui.

5. E Giuseppe disse: “Questo dipende da te; io però sono povero, lo sai, e non posso darti una paga, se volessi restare da me come ancella.

6. Se però hai dei mezzi, e puoi provvedere con me per cibo e vestiario, allora certo puoi seguirmi!”

7. Ma Salomè disse: “Ascolta, tu figlio del grande re Davide! Non solo per me, ma per tutta la tua famiglia il mio patrimonio potrà bastare per cento anni!

8. Infatti sono più ricca di beni materiali di quanto tu potresti immaginarlo! Ma aspetta ancora un’ora soltanto, e sarò qui pronta a partire, carica di tesori!”

9. Ma Giuseppe disse: “Salomè, vedi, tu sei una giovane vedova e sei madre; devi dunque portare con te anche i tuoi due figli!

10. Vedi, ciò ti darà molto lavoro, e io non ho più da perdere neanche un minuto di tempo; infatti fra tre ore Erode farà già ingresso qui, e fra un’ora arriveranno già i suoi araldi e corrieri.

11. Ma da ciò puoi capire che è impossibile per me di aspettare che tu sia pronta!

12. Perciò ritengo che se rimani, fai meglio, in quanto non vengo trattenuto per causa tua; ma quando un giorno ritornerò di nuovo, secondo la volontà del Signore, andrò di nuovo ad abitare a Nazareth.

13. Ma se mi vuoi proprio rendere un servizio, quando ne hai l’occasione recati a Nazareth e dà in affitto il mio terreno per altri tre anni, fino a sette o dieci, perché non vada in mani estranee!”

14 – E Salomè desistette dalla sua richiesta e si accontentò di questo incarico.

15. Dopo di che Giuseppe abbracciò il capitano e lo benedisse, e poi chiamò a sé Maria, perché si mettesse sul suo somaro col Piccino.

16. Dopo che tutto fu pronto per la partenza, il capitano disse a Giuseppe: “Uomo della mia massima stima, riuscirò più a rivederti, e questo Bambino con la madre?”

17. E Giuseppe disse: “Non passeranno neanche tre anni, e io ti saluterò di nuovo, e il Bambino e sua madre! Di questo stai sicuro; ora però lasciaci avviare! Amen”.

18. Qui Giuseppe montò il suo somaro e i suoi figli ne seguirono l’esempio, e Giuseppe prese le briglie del somaro di Maria, e glorificando il Signore lo condusse fuori dalla grotta.

19. Quando ormai tutti si trovavano all’aperto, Giuseppe notò come una quantità di popolo proveniente dalla città cominciava a far ressa per vedere la partenza del neonato, avendo appreso che sarebbe accaduto questo tramite la levatrice ritornata a casa e il cambiavalute.

20. A Giuseppe la curiosità tornò molto a sproposito; egli pregò dunque il Signore di volerlo sottrarre al più presto possibile a questa sprezzante curiosità di persone oziose.

21. E vedi, subito una fitta nebbia cadde sull’intera città, e a nessuno fu possibile di vedere anche solo alla distanza di cinque passi.

22. Ma il popolo ne fu indispettito e se ne ritornò di nuovo in città, e Giuseppe, accompagnato dal capitano e da Salomè, poté raggiungere non visto la vicina montagna.

23. Allorquando ebbe raggiunto il confine tra la Giudea e la Siria, il capitano diede a Giuseppe un salvacondotto per il governatore Cirenio, che comandava sulla Siria.

24. E Giuseppe l’accettò ringraziando, e il capitano disse: “Cirenio è un mio fratello; di più non occorre che ti dica, e così dunque viaggia felice e così ritorna!” Qui il capitano tornò indietro con Salomè, e Giuseppe proseguì nel nome del Signore.

25. Circa a mezzogiorno Giuseppe ebbe raggiunto la cima della montagna, a una distanza di dodici ore da Betlemme, la quale cima era già tutta in Siria, e a quel tempo dai Romani veniva chiamata Celesiria.

26. Infatti Giuseppe dovette prendere questa strada un po’ più lunga, in quanto dalla Palestina nessuna strada sicura conduceva all’Egitto.

27. Ma il suo itinerario di viaggio fu il seguente: il primo giorno giunse in vicinanza della piccola città di Bostra. Là egli passò la notte, glorificando il Signore. Là accadde anche che arrivassero a lui dei rapinatori per derubarlo.

28. Ma quando essi scorsero il Piccino, caddero con la faccia a terra, Lo adorarono e poi fuggirono spaventatissimi sulla montagna.

29. Di là il giorno seguente Giuseppe salì di nuovo su un’erta montagna, e alla sera giunse nei dintorni di Panea, una cittadina di confine a nord tra la Palestina e la Siria.

30. Da Panea, il terzo giorno raggiunse la provincia di Fenicia e arrivò nei dintorni di Tiro, dove egli si recò il giorno successivo, con la sua lettera di salvacondotto, da Cirenio, il quale in quel periodo si tratteneva a Tiro per mansioni di sua competenza.

31. Cirenio accolse Giuseppe molto cordialmente, e gli domandò che cosa potesse fare per lui.

32. Ma Giuseppe disse: “Che io giunga sicuro in Egitto!” – E Cirenio disse: “Buon uomo, hai prolungato molto la strada; infatti la Palestina si trova molto più vicina all’Egitto che non la Fenicia! Ora però devi attraversare di nuovo la Palestina, e devi andare da qui in Samaria, da là a Joppe, da là ad Askalon, da là a Gaza, da là a Geras e soltanto da là a Elusa in Arabia!”

33. Allora Giuseppe divenne triste perché si era così smarrito. Ma Cirenio ebbe compassione di Giuseppe e disse: “Buon uomo, mi addolora la tua difficoltà. Sei bensì un ebreo e un nemico dei Romani, ma poiché mio fratello, il mio tutto, ti vuol tanto bene, anch’io voglio dimostrarti amicizia.

34. Vedi, domani una nave, piccola ma sicura, partirà da qui per Ostracine! Con questa potrai arrivare là in tre giorni; e quando sei in Ostracine, sei anche già in Egitto! – Anch’io però ti darò un salvacondotto, grazie al quale potrai soggiornare indisturbato in Ostracine e comprarti anche qualche cosa. Per oggi però sei mio ospite; fa’ dunque portar dentro il tuo bagaglio!”

 

 

35° Capitolo

La sacra Famiglia da Cirenio. Conversazione di Giuseppe con Cirenio.

Cirenio amante dei bambini.

LaDivinità in Gesù Bambino fa sciogliere le statue degli dèi.

28 settembre 1843

1. E Giuseppe uscì e condusse la sua famiglia davanti alla casa dove abitava Cirenio, e questi ordinò subito alla sua servitù di provvedere agli animali da soma di Giuseppe,

2. e condusse Giuseppe con Maria e i cinque figli nella sua stanza migliore, in cui tutto abbondava di pietre preziose, oro e argento.

3. Ma c’erano là, sopra un tavolo di marmo bianco perfettamente lucido, una quantità di statue alte circa un piede, molto ben sagomate in bronzo di Corinto.

4. E Giuseppe domandò al governatore che cosa rappresentassero quelle figure.

5. Ma il governatore disse molto cordialmente: “Buon uomo, vedi, questi sono i nostri dèi! Dobbiamo tenerli e comprarli da Roma per legge, anche se non abbiamo alcuna fede in essi.

6. Io li considero soltanto oggetti d’arte, e per me unicamente in questo vi è un qualche piccolo valore, in queste figure di dèi; per il resto però non posso che guardarle col più fondato disprezzo”.

7. E Giuseppe domandò allora a Cirenio: “Ascolta, se tu la pensi così, allora sei un uomo senza Dio e senza religione! Questo non turba dunque la tua coscienza?”

8. E Cirenio disse: “Neanche un po’; se infatti non c’è altro dio che questi qui di bronzo, allora ciascun uomo è più dio di questo sciocco bronzo, in cui non c’è vita! Io però ritengo che ci sia un qualche vero Dio, che è eternamente vivo e onnipotente, – perciò disprezzo questa vecchia insulsaggine!”

9. Ma Cirenio era anche molto amante dei bambini e perciò si avvicinò a Maria, che teneva il Bambino sulle sue braccia, e domandò alla Madre se non fosse stanca dal portare continuamente il Bambino.

10. E Maria disse: “O potente signore del Paese! Certo che sono già proprio molto stanca; ma il mio grande amore per questo mio Bambino mi fa dimenticare ogni stanchezza!”

11. E il governatore rispose a Maria: “Vedi, anch’io sono molto amante dei bambini, sono sì sposato, ma la natura o Dio non mi hanno ancora benedetto con una discendenza; perciò ho l’abitudine di prendere con me non di rado bambini estranei – perfino quelli degli schiavi – come se fossero figli!

12. Con questo però non voglio dire che tu dovresti darmi anche il tuo; poiché è certo la tua vita.

13. Però vorrei pregarti di volermelo mettere fra le braccia perché io lo stringa e lo accarezzi solo un po’!”

14. Trovando Maria tanta cordialità nel governatore, disse: “Chi ha un cuore come il tuo, può ben prendere questo mio piccino fra le braccia!”

15. Qui Maria consegnò il Piccino al governatore perché lo accarezzasse, – e quando il governatore prese il Piccino fra le sue braccia, ecco che s’impossessò di lui una piacevolissima sensazione, che mai prima d’allora aveva provato.

16. Ed egli portava il Piccino avanti e indietro nella sala – e venne con Lui anche vicino al tavolo degli dèi.

17. Ma questo avvicinarsi costò immediatamente l’esistenza a tutte le statue degli idoli, poiché esse si dissolsero come cera su un ferro rovente.

18. Di ciò si spaventò Cirenio e disse: “Che è mai questo? Il duro metallo si è sciolto completamente, così che non ne è rimasta alcuna traccia! Tu uomo sapiente di Palestina, spiegami questa cosa! Sei un mago dunque?”.

 

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36° Capitolo

Severo interrogatorio di Giuseppe e sue dichiarazioni riguardo al santo Bambino e alla Sua nascita.

La lettera di Cornelio. Giuseppe consiglia di tacere. Contraddizioni e dubbi.

Energica autodifesa di Giuseppe di fronte al “procuratore dello Stato”.

29 settembre 1843

1. Ma Giuseppe stesso era oltremodo stupefatto e disse quindi a Cirenio: “Ascoltami, potente governatore del Paese! Non può esserti ignoto, che in base alla Legge del mio popolo qualsiasi incantatore deve essere messo al rogo.

2. Se dunque io fossi un incantatore, non sarei diventato così vecchio come sono; infatti come tale, già da molto tempo sarei caduto nelle mani dei sommi sacerdoti di Gerusalemme!

3. Perciò qui non posso dirti nient’altro, se non che questo fenomeno dipende sicuramente dalla grande santità di questo Bambino.

4. Infatti già alla nascita di questo Bambino accaddero segni, per i quali tutti quanti si erano spaventati; tutti i cieli stettero aperti; i venti tacquero, i ruscelli e i fiumi stettero fermi; il sole restò fermo all’orizzonte;

5. la luna non si mosse dal suo posto, per tre ore non lo fece; così pure le stelle non arretrarono; gli animali non mangiarono né bevvero, e tutto ciò che altrimenti ha moto e vita, cadde in una calma mortale; io stesso stavo camminando e dovetti fermarmi!”

6. Quando Cirenio ebbe sentito ciò da Giuseppe, gli disse: “Dunque è questo lo straordinario Bambino, di cui mio fratello mi ha scritto con le parole:

7. ‘Fratello, devo informarti di una novità: in vicinanza di Betlemme è stato partorito un Bambino da una giovane donna della nazione ebrea, dal quale emana una grande forza prodigiosa; riterrei che Esso sia un figlio degli dèi!

8. Ma suo padre è un ebreo così profondamente onesto, che non me la sono sentita di intraprendere ulteriori indagini!

9. Se tu dovessi magari venire a Gerusalemme entro breve tempo, non dovrebbe essere per te senza interesse, di visitare quest’uomo a Betlemme. Io penso sempre che in questo Bambino si nasconda un piccolo Giove, o per lo meno un Apollo. Ma vieni e giudica tu stesso!’

10. Vedi, buon uomo, questo è quanto mi è noto della faccenda; ma quello che mi hai detto ora, mi è perfettamente sconosciuto. Perciò dimmi se sei lo stesso uomo di cui mi aveva informato mio fratello da Betlemme!”

11. E Giuseppe disse: “Sì, potente signore, sono quello stesso! Ma bene è per tuo fratello, che non ti abbia comunicato di più sul Bambino!

12. Infatti egli ha ricevuto una parola dal Cielo, di tacere su tutto quello che è accaduto. In verità, se ti avesse detto di più, allora sarebbe accaduto a Roma quello che è accaduto adesso, davanti ai tuoi occhi, alle figure degli idoli che stavano sul tavolo!

13. Ma salute a te e a tuo fratello, se vorrete tacere! Poiché per questo sarete dei benedetti del Signore, il Dio eternamente vivo, il Creatore del Cielo e della Terra!”

14. Queste parole incussero a Cirenio un grande rispetto per Giuseppe e un timore del Bambino, per cui subito rimise il Bambino fra le braccia di Maria.

30 settembre 1843

 

15. Dopo di che però egli si rivolse nuovamente a Giuseppe e gli disse: “Buono e onesto uomo, fa’ ora ben attenzione a quello che ti dirò;

16. poiché mi è venuto in mente adesso un buon pensiero, e tu devi ascoltarlo e rendermene ragione!

17. Vedi, se questo Bambino è di origine divina, allora devi certo esserlo anche tu, quale suo padre; infatti ex trunco non fit Mercurius (Da un tronco d’albero non si ottiene Mercurio – un dio romano), e sulle spine non cresce l’uva! Dunque anche da un uomo comune non può certo derivare un figlio degli dèi!

18. Eppure tu mi sembri invece per il resto un uomo del tutto comune, così come i tuoi altri cinque figli che stanno lì, dietro di te; sì, perfino la giovane madre, sebbene una gentile ebrea, non sembra tuttavia possedere nulla che la rassomigli agli dèi!

19. Per quello occorrono una grande bellezza, quasi ultraterrena, e grande sapienza, come sappiamo dalle tradizioni di quelle donne, che un tempo gli dèi avrebbero frequentato, – il che però richiede ovviamente una fortissima fede, che io non possiedo affatto.

20. Inoltre devo farti notare ancora qualche cosa, e cioè che tu col tuo Bambino divino, volendo viaggiare da Betlemme all’Egitto, ti sei potuto smarrire qui, come è chiaro dal fatto che fosti triste e imbarazzato, quando ti mostrai che ti eri smarrito così lontano sulla via dell’Egitto!

21. Forse il tuo Dio – o gli dèi di Roma – sarebbero disinformati sulla via più breve da Gerusalemme per l’Egitto?!

22. Vedi, queste sono contraddizioni grossolane, che tanto più si accumulano, quanto più si esamina la cosa! In più però è perfino data una minaccia da parte tua della rovina di Roma, se io oppure mio fratello tradissimo il Bambino!

23. Ma perché gli dèi dovrebbero minacciare il debole mortale, come se avessero paura di lui? Non hanno che da calcare liberamente la Terra, e tutti quanti debbono ubbidire ciecamente alla loro potente volontà!

24. Vedi, la cosa che hai dichiarato mi sembra essere perciò una debole scappatoia, per mettermi la luce di dietro, affinché io non abbia a riconoscere chi sei effettivamente, se un mago ebreo che si reca in Egitto per guadagnarsi là il pane con questo mestiere, poiché nella sua patria non è sicuro della vita, –

25. oppure forse perfino una scaltra spia ebrea, pagata da Erode avido di potere, per scoprire come sono fatte qui sul litorale le fortezze di Roma!?

26. Ho bensì naturalmente il salvacondotto di mio fratello e la lettera di cui ti ho accennato, – ma non ne ho ancora parlato con mio fratello, e così questi documenti possono essere anche falsi; infatti anche la scrittura di mio fratello si può contraffare!

27. Perciò ti ritengo ora entrambe le cose, dunque un mago e una spia! Giustificati ora fino in fondo, altrimenti sei mio prigioniero e non sfuggirai alla giusta punizione!”

28. A questo discorso Giuseppe guardò bene in faccia Cirenio e disse: “Invia un corriere a tuo fratello Cornelio, dagli entrambe le lettere, e tuo fratello testimonierà se la faccenda che mi riguarda è così infame come lo è nella tua pessima opinione!

29. E questo ora lo pretendo da te; poiché il mio onore è giustificato davanti a Dio, e non deve essere calpestato da un pagano! Se anche sei un patrizio di Roma, io sono però un discendente del grande re Davide, davanti al quale tremava tutto il mondo, e come tale non mi lascio disonorare da un pagano!

30. Ma ora non me ne andrò dal tuo fianco, prima che tu non mi abbia restituito il mio onore; poiché l’onore che Dio mi ha dato, nessun pagano me lo può togliere!”

31. Queste energiche parole sorpresero Cirenio; infatti egli, che come governatore aveva potere incondizionato di vita e di morte, non aveva mai udito parlare così di fronte a lui! Pensò dunque tra sé: “Se quest’uomo non fosse consapevole di avere una forza straordinaria di fronte a me, non potrebbe parlare così! Perciò ora devo cominciare a parlare con lui in tutt’altro modo!”.

 

 

37° Capitolo

Discorso più mite di Cirenio e risposta di Giuseppe. L’onore: il tesoro dei poveri.

Il pranzo di riconciliazione. Buon consiglio di Giuseppe.

La curiosità di Cirenio è punita.Storia della Concezione del Piccino.

Adorazione del Piccino da parte di Cirenio e conferma della verità.

2 ottobre 1843

1. Dopo aver fatto questo proposito, Cirenio si rivolse di nuovo a Giuseppe e disse: “Buon uomo, non c’è bisogno che tu ti arrabbi con me per questo; infatti mi concederai pure che, come governatore, avrò ben diritto di tastare il polso a chiunque per vedere di che spirito è!

2. Ma che io non potessi fare un’eccezione per te, – per quanto volentieri, del resto, l’avrei anche fatta – basta che tu guardi a quel tavolo fatale che è diventato spoglio dei suoi ornamenti, e dovrà certo esserti chiaro che persone della tua specie bisogna esaminarle un po’ più severamente, che non quelle che svolazzano in modo insignificante come le mosche.

3. Ritengo però con questo di non averti fatto un’offesa, al contrario solo un segno di distinzione, considerandoti così importante e parlando con te come si conviene da parte mia, quale governatore.

4. Poiché vedi, a me importa solo ed esclusivamente la piena verità sulla tua provenienza, perché ti considero molto importante!

5. E per questo avanzai anche apposta dei dubbi sul tuo conto, affinché tu dovessi scoprirti completamente davanti a me.

6. Ma il tuo linguaggio mi ha mostrato che sei un uomo a cui non resta attaccato nessun imbroglio! E così non mi occorre né una seconda relazione di mio fratello, né una maggiore attestazione di veridicità da parte di chicchessia; infatti ora vedo che tu sei un ebreo perfettamente onesto! – Dimmi, c’è bisogno di più ancora?”

7. E Giuseppe disse: “Amico, vedi, io sono povero; tu invece sei un signore potente! La mia ricchezza sono la fedeltà e l’amore per il mio Dio, e la massima onestà verso chiunque!

8. Tu invece, oltre alla tua fedeltà all’imperatore, sei per di più straricco di beni del mondo, dei quali io sono privo. Se qualcuno ti denigra, ti rimangono pur tuttavia i beni del mondo.

9. Ma che cosa rimane a me, se perdo l’onore? Con i tesori del mondo ti puoi acquistare l’onore: ma io con che cosa lo acquisterò?

10. Perciò il povero diventa uno schiavo, una volta che ha perso l’onore e la libertà davanti al ricco; se invece oltre a questi ha qualche tesoro nascosto, allora può di nuovo acquistarsi onore e libertà.

11. Tu però mi hai minacciato di farmi tuo prigioniero; dimmi, non avrei perso così tutto il mio onore e la libertà?!

12. E non avevo allora il diritto di difendermi da questo, essendo stato chiamato in causa da te, governatore di Siria e coreggente del litorale di Tiro e Sidone?!”

13. Ma Cirenio disse: “Buon uomo, ti prego ora – dimentichiamo completamente quanto è accaduto!

14. Vedi, il sole è vicino all’orizzonte. I miei servitori hanno preparato la cena nella sala da pranzo; vieni dunque con me, e rinvigoritevi! Infatti non ho fatto preparare vivande romane, ma quelle del vostro popolo, che a voi è permesso mangiare! Seguitemi dunque senza rancore verso di me, ora vostro amico!”

15. E Giuseppe seguì Cirenio, insieme a Maria e ai cinque figli, nella sala da pranzo, e si stupì oltre misura per l’indescrivibile ricco sfarzo della sala da pranzo stessa, così come per lo sfarzo delle stoviglie, che erano fatte per lo più in oro, argento e pietre preziose di gran valore.

16. Ma poiché il ricco vasellame era tutto decorato con figure di dèi pagani, disse allora Giuseppe a Cirenio:

17. “Amico, vedo che tutto questo tuo vasellame da tavola è decorato con i tuoi dèi; tu però già conosci la forza che esce dal mio Bambino.

18. Vedi, se io mi siedo a tavola con mia moglie, e mia moglie col suo Bambino, tu perdi all’istante tutte le tue ricche stoviglie e il vasellame!

19. Perciò ti consiglio di far portare del vasellame completamente privo di decorazioni, oppure quello comunissimo di argilla, altrimenti non garantisco per il tuo oro e il tuo argento!”

20. Quando Cirenio ebbe sentito questo da Giuseppe, si spaventò e seguì immediatamente il consiglio di Giuseppe. I servitori portarono subito le vivande in recipienti d’argilla completamente lisci, e tolsero prontamente quelli d’oro e d’argento.

21. Ma la curiosità spinse tuttavia Cirenio a portare in vicinanza del Bambino uno splendido boccale d’oro per sincerarsi, se la vicinanza del Bambino avrebbe avuto un effetto così distruttivo anche sull’oro, come prima sulle figure di bronzo.

22. E Cirenio per un certo tempo dovette sul serio pagare questa curiosità con la perdita improvvisa del prezioso boccale.

23. Ma dopo che ebbe perduto il boccale, si spaventò, e se ne stava come se fosse stato folgorato.

24. Solo dopo un certo tempo egli disse: “Giuseppe, tu uomo grande, mi hai consigliato bene, perciò ti ringrazio!

25. Che io stesso però sia maledetto, se mi muovo da questo posto prima di aver saputo da te, chi è questo Bambino qui, per avere in sé una tale forza!”

26. Qui Giuseppe si voltò verso Cirenio e gli raccontò molto brevemente la storia del concepimento e della nascita del Bambino.

27. E Cirenio però, quando ebbe udito una tal cosa dalla ferma voce di Giuseppe, subito cadde a terra davanti al Bambino e Lo adorò.

28. E vedi, in quell’istante il boccale distrutto fu sul pavimento davanti a Cirenio, però completamente liscio, e di peso uguale a prima; Cirenio si alzò e ora non stava più in sé dalla gioia e dalla beatitudine.

 

 

38° Capitolo

Proposta pagana di Cirenio, di portare il prodigioso Bambino alla corte imperiale di Roma.

Buona risposta di Giuseppe con accenno all’umiltà del Signore.

Parole sul Sole della vita spirituale.

4 ottobre 1843

1. In questo beato stato d’animo, Cirenio disse a Giuseppe: “Ascoltami ancora, tu uomo grande! Se io fossi ora l’imperatore a Roma, ti cederei il trono e la corona imperiale.

2. E se l’imperatore Augusto ne sapesse quanto me ora, per questo Bambino egli farebbe la stessa cosa! Anche se ci tiene moltissimo ad essere il più potente imperatore della Terra, tuttavia so anche quanto più in alto di sé egli ponga tutto ciò che è divino.

3. Se tu vuoi, scrivo all’imperatore, e ti assicuro in anticipo che ti chiamerà a Roma col più grande onore, e al Bambino, quale indubbio figlio del massimo Dio, costruirà il tempio più grande e più splendido,

4. e Lo innalzerà in quel tempio fino all’infinitum (all’infinito), ed egli stesso si porrà nella polvere, davanti al Signore a cui gli elementi e tutti gli dèi debbono ubbidienza!

5. Ma che ciò sia il caso di questo Bambino, me ne sono convinto ora per la seconda volta, dato che davanti a Lui neppure Giove ha potuto salvarsi, e nessun metallo resiste davanti alla Sua potenza!

6. Come ho detto, se tu vuoi, oggi stesso voglio mandare messaggeri a Roma! Per davvero, ciò susciterebbe un’immensa sensazione nella grande città imperiale, e sicuramente abbasserebbe un po’ gli orgogliosi sacerdoti, che non sanno più in quale altro modo poter mentire e ingannare l’umanità a loro maggior vantaggio”.

7. Ma Giuseppe replicò a Cirenio: “Caro, buon amico! Credi dunque che contino qualcosa gli onori di Roma, per Colui al quale debbono ubbidire sole, luna, stelle, e tutti gli elementi della Terra?!

8. Se Egli avesse voluto che tutto il mondo Lo onorasse come un idolo, allora sarebbe disceso sulla Terra in tutta la Sua eterna ed infinita, divina Maestà, davanti agli occhi di tutto il mondo! Con questo però tutto il mondo sarebbe anche stato giudicato per la rovina.

9. Ma Egli ha scelto ciò che nel mondo è basso per rendere beato il mondo, come è scritto nel Libro dei Profeti; e così lascia perdere l’invio di messaggeri a Roma!

10. Se invece vuoi vedere Roma distrutta, allora fa’ come ti sembra bene! Poiché vedi, Questi è venuto perché cada il mondo dei grandi e dei potenti e per la liberazione dei miseri, una consolazione degli afflitti, e per la risurrezione di coloro che sono nella morte!

11. Così io credo fermamente nel mio cuore! Ma solo a te ho manifestato ora questa mia fede; altrimenti però nessuno potrà udirla pronunciare da me!

12. Serba però anche tu queste parole nel tuo cuore come la cosa più sacra fra le sacre, fino al tempo in cui sorgerà per te un nuovo Sole di vita, e così andrai bene!”

13. Queste parole di Giuseppe penetrarono come frecce nel cuore di Cirenio, e gli fecero cambiare completamente atteggiamento, al punto che egli sarebbe stato subito disposto a deporre tutto il suo alto grado e a prenderne uno basso.

14. Ma Giuseppe gli disse: “Amico, amico, rimani ciò che sei; poiché il potere nelle mani di uomini del tuo genere è una benedizione di Dio al popolo! Poiché vedi: ciò che tu sei, non viene da te né da Roma, bensì solo da Dio! Perciò rimani ciò che tu sei!” – E Cirenio lodò il Dio sconosciuto e si mise poi a tavola, e mangiò e bevve di animo lieto con Giuseppe e Maria.

 

 

39° Capitolo

Moderazione di Cirenio nel mangiare e nel bere.

Preghiera di ringraziamento a Giuseppe e buon effetto su Cirenio.

di Giuseppe sulla morte e sulla vita eterna. Essenza e valore della Grazia.

5 ottobre 1843

1. Ma benché i Romani fossero altrimenti abituati ai lunghi banchetti, Cirenio in questo era invece un’eccezione.

2. Quando non doveva, saltuariamente, offrire simili banchetti in onore dell’imperatore romano, il pasto da lui era solo breve; infatti egli era uno di quei filosofi che dicono: “L’uomo non vive per mangiare, ma mangia solo per vivere, – e a questo scopo non occorre che faccia banchetti che durino un’intera giornata”.

3. E così dunque anche il pasto santificato fu solo breve, e fu inteso esclusivamente a dare al corpo le forze necessarie.

4. Dopo questo breve pasto, Giuseppe ringraziò il Signore per cibo e bevanda, e benedisse per questi l’ospitante.

5. Ma costui ne fu molto commosso e disse a Giuseppe: “O quanto al di sopra della mia, sta dunque la tua religione! Quanto più di me tu sei vicino alla Divinità onnipotente!

6. E quanto perciò tu sei anche più uomo di come io potrò mai diventarlo

7. Ma Giuseppe rispose a Cirenio: “Nobile amico, ti preoccupi di qualche cosa che il Signore ti ha appena dato proprio adesso!

8. Ma io ti dico: rimani ciò che sei; nel tuo cuore però, abbassati solamente davanti a Dio, il Signore eterno, e cerca di fare del bene in segreto a tutti gli uomini, e così sei vicino a Dio quanto i miei Padri Abramo, Isacco e Giacobbe!

9. Vedi, in questo Bambino ti ha appunto visitato il Dio onnipotente; tu lo hai portato sulle tue braccia! Che cosa vuoi di più? Io ti dico: tu sei salvato dalla morte eterna, e d’ora in poi più non vedrai, né sentirai, né assaggerai in te la morte!”

10. Qui Cirenio balzò in piedi dalla gioia e disse: “O uomo, – che cosa stai dicendo?! Io non morirò?

11. Oh, dimmi, come è possibile una cosa simile? Poiché vedi, fin adesso nessun uomo è mai stato risparmiato dalla morte! Dovrei dunque realmente essere accolto nel numero degli dèi eternamente vivi, così come adesso io vivo?”

12. Ma Giuseppe disse: “Nobile amico, non mi hai capito; ma io voglio dirti che cosa succederà alla tua fine terrena. E allora ascoltami molto brevemente:

13. se tu fossi morto senza questa grazia, allora grave malattia, dolori, affanni e disperazione avrebbero ucciso, insieme al corpo, il tuo spirito e la tua anima, e a te, dopo questa morte, non sarebbe rimasto nulla se non una tormentosa, ottusa coscienza di te stesso.

14. In questo caso, saresti stato simile a uno che nella sua propria casa, essendo questa crollata su di lui, vi restò sepolto mezzo morto, e dunque fu seppellito a corpo vivo, e ora deve dunque sentire la morte e assaggiarla nel modo più disperatamente amaro, non essendo mai più in grado di aiutarsi.

15. Se ora invece tu muori in questa grazia di Dio, allora ti sarà solamente tolto senza dolore questo pesante corpo, e ti sveglierai ad una vita eterna perfettissima, nella quale non domanderai più: dov’è il mio corpo terreno?!

16. E come il Signore della vita ti chiamerà, tu stesso secondo la tua libertà spirituale, potrai spogliarti del tuo corpo come di un vecchio abito scomodo!”

17. Queste parole fecero una profondissima impressione a Cirenio. Per questo egli cadde ai piedi del Bambino e disse: “O Signore del Cielo, lasciami dunque in tale grazia!”. Ma il Bambino gli sorrise e alzò una manina sopra di lui.

 

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40° Capitolo

Alta stima di Cirenio per Maria. Risposta consolante di Maria.

Cirenio si complimenta con Giuseppe. Parole di Giuseppe sulla vera sapienza.

6 ottobre 1843

1. Dopo di che Cirenio si alzò e disse a Maria: “O tu, la più felice di tutte le donne e di tutte le madri della Terra! Dimmi dunque che cosa prova il tuo cuore, avendo sicuramente in te la massima convinzione, che qui il Signore del Cielo e della Terra riposa sulle tue braccia!”

2. Ma Maria disse: “Amico, come mai domandi a me quello che il tuo stesso cuore ti dice?

3. Vedi, camminiamo sulla stessa Terra che Dio ha creato da Se stesso, le sue meraviglie le calpestiamo via via con i nostri piedi, – e tuttavia ci sono milioni e milioni di persone, che preferiscono piegare le ginocchia davanti all’opera delle loro mani, piuttosto che al Dio eternamente vero e vivente!

4. Ma se le grandi opere di Dio non riescono a svegliare gli uomini, come potrebbe farlo ora un bambino in fasce?

5. Perciò sarà dato solo a pochi, di riconoscere nel Bambino il Signore! A coloro soltanto, che come te sono di buona volontà!

6. Ma quelli che sono di buona volontà, non avranno bisogno di venire da me, perché io faccia loro sapere che cosa prova il mio cuore.

7. Il Bambino si rivelerà da Sé nei loro cuori, e li benedirà, e farà sentir loro quello che prova la madre che porta il Bambino sulle sue braccia!

8. Felice, sì ultrafelice io sono, poiché porto sulle braccia questo Bambino;

9. ma ancora più grandi e più felici saranno in futuro, coloro che Lo porteranno soltanto nei loro cuori!

10. Portalo anche tu indelebilmente nel tuo cuore, e ti accadrà quello che ti ha assicurato il mio sposo Giuseppe!”

11. Quando Cirenio ebbe sentito queste parole dalla soave Maria, non poteva meravigliarsi abbastanza della sua sapienza.

12. Per questo disse a Giuseppe: “Ascolta, tu il più felice fra tutti gli uomini della Terra! Chi avrebbe mai cercato una tale profondissima sapienza nella tua giovane moglie?!

13. Per davvero, se esistesse una qualche Minerva, dovrebbe andare a nascondersi a una profondità infinita davanti a lei, questa incantevolissima Madre!”

14. Ma Giuseppe disse: “Vedi, ciascuno può essere sapiente nel suo proprio modo da Dio; senza Dio invece non c’è sapienza sulla Terra.

15. Così però si spiega anche la sapienza di mia moglie.

16. Poiché dunque il Signore ha già parlato agli uomini dalla bocca di animali, come non potrebbe farlo con la bocca degli uomini?!

17. Ma ora tralasciamo questo; infatti penso che sarebbe tempo di provvedere per la partenza di domani!”

18. Ma Cirenio disse: “Giuseppe, non dartene pensiero; per quella infatti è già stato provveduto da molto; io stesso domani ti accompagnerò fino a Ostracine”.

 

 

41° Capitolo

Predizione di Giuseppe sull’eccidio dei bambini.

Collera di Cirenio per Erode. Felice navigazione verso l'Egitto.

Come compenso per il viaggio Giuseppe benedice i marinai e Cirenio.

9 ottobre 1843

1. Dopo di che Giuseppe disse a Cirenio: “Nobile amico, buono e nobile è il tuo proposito; però difficilmente sarai in grado di attuarlo.

2. Poiché vedi, già questa notte ti giungeranno lettere da parte di Erode, nelle quali ti sarà richiesto di intercettare lungo il litorale tutti i piccini di sesso maschile da uno a due anni e di inviarli a Betlemme, perché là Erode li uccida!

3. Tu però puoi certo opporti ad Erode; ma il tuo povero fratello deve purtroppo fare politicamente buon viso a questa cattiva sorte, per non esporsi al morso di questo velenosissimo tra tutti i serpenti.

4. Credimi, mentre io ora sono con te, a Betlemme si commette assassinio, e cento madri nella disperazione si strappano i vestiti per la crudelissima perdita dei loro bambini.

5. E tutto ciò accade a causa di questo unico Bambino, del Quale i tre sapienti persiani affermarono, in senso spirituale, che sarà un re dei Giudei.

6. Ma Erode comprese sotto questo titolo un re mondano; perciò egli vuole ucciderLo, volendo rendere ereditario per se stesso il dominio della Giudea, e teme che un giorno questo [Bambino] glielo voglia strappare, – mentre invece questo Bambino è solo venuto al mondo per redimere il genere umano dall’eterna morte!”

7. Quando Cirenio ebbe sentito una tal cosa, saltò in piedi dall’ira contro Erode e disse a Giuseppe:

8. “Ascoltami, uomo di Dio! Questo mostro non dovrà servirsi di me come suo strumento! Oggi stesso partirò con te, e nella mia propria nave a trenta remi troverai un buon giaciglio per la notte!

9. Ma ai miei funzionari più fidati e che hanno prestato giuramento su tutti gli dèi, darò già istruzioni su quello che devono fare, con tutti i messaggeri che giungono qui con dispacci indirizzati a me.

10. Vedi, in base alle nostre leggi segrete, essi devono essere trattenuti in custodia fino a quando io non ritorni qui!

11. Le lettere però vengono loro tolte e devono essere inoltrate a me all'insaputa dei messaggeri di Erode, affinché io ne veda qual è il contenuto.

12. Io però ora so già quale contenuto avranno sicuramente le lettere, e so anche quanto tempo resterò via; se dovessero arrivare altri messaggeri, anche questi li accoglierà la torre di controllo, fino a quando io ritorni!

13. E così fa’ preparare ora la tua famiglia per il viaggio, e subito vogliamo salire sulla mia nave sicura!”

14. Ma Giuseppe ora fu contento di questo, ed entro un’ora si trovarono tutti ottimamente ricoverati nella nave; perfino gli animali da soma di Giuseppe furono ben ricoverati. Soffiò un vento nordico, e il viaggio procedette bene.

 

10 ottobre 1843

15. Sette giorni durò la traversata, e tutti i marinai e l’equipaggio della nave asserirono che mai prima avevano remato in queste acque così totalmente senza il minimo inconveniente, come questa volta, –

16. il che consideravano tanto più prodigioso per questo periodo, perché – come dissero di credere – in questo periodo Nettuno era molto capriccioso col suo elemento, dato che metteva in ordine le sue creazioni nel fondo del mare e teneva consiglio con la sua servitù!

17. Ma Cirenio disse agli uomini della nave che si meravigliavano: “Ascoltate, ci sono due tipi di stupidità: una è libera, l’altra è comandata!

18. Se foste in quella libera, vi si potrebbe aiutare; ma voi siete in quella comandata, che è sanzionata, per cui non vi si può aiutare,

19. e allora potete anche rimanere dell’idea che Nettuno abbia perduto il suo tridente, ed ora non abbia osato castigarci con la sua mano squamosa per il sacrilegio che abbiamo commesso verso di lui!”

20. Ma Giuseppe parlò a Cirenio, domandandogli: “Non è abitudine che si offra all’equipaggio un compenso? Dimmelo, e io voglio fare come si conviene, perché non abbiano poi a parlar male di noi!”

21. Ma Cirenio disse: “Lascia andare! Poiché vedi, costoro sono sotto il mio comando e hanno la loro paga di servizio – perciò non hai da preoccuparti di altro!”

22. Ma Giuseppe rispose: “Questo è sicuro e vero, – però anch’essi sono pur uomini come noi; perciò dobbiamo andar loro incontro pure come a uomini!

23. Se la loro stupidità è comandata, allora votino al comando la loro pelle, ma il loro spirito, il mio dono glielo renda libero!

24. Falli perciò venire qui, perché io li benedica, e possano cominciare a percepire nel cuore che anche per loro è sorto il Sole di Grazia e di Redenzione”.

25. Qui Cirenio chiamò a raduno l’equipaggio della nave, e Giuseppe disse su di loro le seguenti parole:

26. “Ascoltatemi, voi fedeli servitori di Roma e di questo vostro signore! Con fedeltà e diligenza avete condotto la nave; un buon compenso deve esservi offerto da me, per cui è stato fatto questo viaggio!

27. Ma io sono povero e non ho né oro né argento; però ho la grazia di Dio in ricca misura, e questa è la grazia di quel Dio che voi chiamate ‘l’Ignoto’!

28. Questa grazia voglia il grande Dio effonderla nel vostro petto, perché diventiate vivi nello spirito!”

29. A queste parole venne su tutti uno sconfinato senso di gioia, e tutti cominciarono a lodare e ad esaltare il Dio ignoto.

30. E Cirenio restò sorpreso per questo effetto della benedizione di Giuseppe, ed egli stesso allora si fece benedire da Giuseppe.

 

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A OSTRACINE

 

42° Capitolo

Effetto della benedizione su Cirenio.

Umile testimonianza di Giuseppe su se stesso e ottimo consiglio a Cirenio.

L’arrivo a Ostracine (Egitto).

11 ottobre 1843

1. Anche Cirenio fu invaso da un grande senso di gioia, per cui disse: “Ascolta, mio stimabilissimo amico, io sento ora quello che ho sentito quando tenevo in braccio il Piccino.

2. Siete dunque tu e Lui di un’unica natura? Oppure come avviene, che io senta ora la stessa benedizione?”

3. Ma Giuseppe disse: “Nobile amico, non da me, ma soltanto dal Signore del Cielo e della Terra proviene una tale forza!

4. Essa mi pervade solo in una occasione simile, per poi fluire in te benedicendoti; ma da me stesso non ho in eterno una simile forza, poiché Dio soltanto è tutto in tutto!

5. Ma onora sempre nel tuo cuore questo unico, solo vero Dio, così la pienezza di questa Sua benedizione non si allontanerà mai da te!”

6. E disse ancora Giuseppe: “E ora, amico, vedi, con l’onnipotente aiuto del Signore abbiamo raggiunto questa riva, però, come mi sembra, manca ancora molto ad Ostracine!

7. Da che parte si trova dunque, perché ci possiamo andare? Poiché vedi, il giorno declina! Che faremo? Proseguiremo, o resteremo qui fino a domani?”

8. E Cirenio disse: “Vedi, siamo all’entrata del grande golfo nel cui angolo più interno, alla nostra destra, si trova Ostracine, la ricca città commerciale!

9. In tre ore comode possiamo raggiungerla; ma se arriviamo là di notte, difficilmente troveremo un alloggio! Perciò sarei del parere di pernottare per oggi qui sulla nave, e di recarci là domani”.

10. Ma Giuseppe disse: “O amico, se sono soltanto tre ore, non dovremmo pernottare qui! La tua nave può certo rimanere qui, perché tu non susciti scalpore in questa città – ed io in segreto arrivo al luogo della mia destinazione!

11. Infatti se il presidio romano scoprisse in qualsiasi posto la nave di un governatore romano, dovrebbe allora riceverti con grandi onori,

12. e io quale amico dovrei allora nolens volens (volente o nolente) condividere con te gli onori, il che mi sarebbe davvero spiacevole al massimo grado.

13. Perciò mi sarebbe certo molto gradito se ci mettessimo subito di nuovo in viaggio! Poiché vedi, i miei animali da soma sono ora sufficientemente riposati, e possono con molta facilità portarci in breve tempo ad Ostracine!

14. I miei figli sono robusti e hanno buone gambe; essi possono andare a piedi, e tu con i servitori necessari fai uso dei loro cinque animali da soma, e così percorriamo facilmente il cammino verso la città ormai più non lontana”.

15. Cirenio accettò il consiglio di Giuseppe e affidò la nave all’equipaggio perché la custodisse fedelmente, prese poi con sé quattro servitori, salì sugli animali di Giuseppe e andò poi subito con Giuseppe in città.

16. In due ore essa fu raggiunta. Ma quando entrarono in città, furono richiesti loro i salvacondotti dalla guardia della porta.

17. Ma Cirenio si fece riconoscere dal comandante della guardia; questi lo fece immediatamente salutare dai soldati fece poi subito i preparativi per l’alloggio.

18. E così la nostra compagnia di viaggiatori fu subito accolta benissimo in questa città, senza il minimo ostacolo, e fu alloggiata nel modo più confortevole.

 

 

43° Capitolo

Cirenio acquista una casa di campagna per la sacra Famiglia.

12 ottobre 1843

1. Ma il mattino del giorno seguente Cirenio mandò subito un messaggero al comandante della guarnigione militare, e gli fece dire di venire da lui al più presto possibile, ma senza alcun cerimoniale.

2. E il comandante venne da Cirenio e disse: “Alto rappresentante del grande imperatore in Celesiria e comandante supremo di Tiro e Sidone, fammi sapere la tua volontà!”

3. E Cirenio disse: “Mio stimatissimo comandante! In primo luogo desidero che per questa volta non venga fatta alcuna cerimonia in mio onore; infatti sono qui in incognito.

4. Inoltre però vorrei sapere da te se è possibile avere qui, in acquisto o almeno in affitto, una piccola abitazione nella città stessa, oppure almeno una qualche casa di campagna non lontana dalla città.

5. Infatti vorrei comprare qualcosa di simile per una famiglia ebrea degna della massima stima e del più grande onore.

6. Poiché questa famiglia, perseguitata dal famigerato Erode, è dovuta fuggire dalla Palestina per ragioni a noi ben note, e cerca ora protezione nella nostra probità romana e nella nostra sempre rigorosa giustizia.

7. Io ho esaminato scrupolosamente tutte le condizioni di questa famiglia, e l’ho trovata sommamente pura e giusta. Ma che in tali condizioni non possa certo reggere sotto Erode, è cosa altrettanto comprensibile, come è ben comprensibile che questo mostro di un tetrarca di Palestina e di una parte della Giudea, è il più grande nemico di Roma.

8. Penso che tu mi capisca, quello che ti voglio dire con ciò! Così vorrei dunque, per questa famiglia che ho indicato, comprare da queste parti qualcosa di piccolo e di sfruttabile.

9. Se ti è noto qualcosa di simile, fammi un piacere e mostramelo! Poiché vedi, per questa volta non posso fermarmi a lungo perché mi attendono affari importanti a Tiro; perciò tutto deve essere sistemato entro oggi!”

10. E il comandante disse a Cirenio: “Serenissimo signore! Allora la cosa è presto fatta; io stesso mi sono costruito una casa di campagna molto piacevole, circa mezzo miglio fuori città, e vi ho piantato frutteti e tre bei campi di grano.

11. A me però rimane troppo poco tempo a disposizione per occuparmene come si deve. Essa è di mia assoluta proprietà; se tu la vuoi avere, per me è in vendita a cento libbre con esenzione e tutela, e può essere occupata come bene esentasse”.

12. Quando Cirenio ebbe sentito questo, diede la mano al comandante, si fece portare dai suoi servitori il sacchetto del denaro, e pagò la villa subito in contanti prima ancora d’averla vista, e poi, non visto da Giuseppe, vi si fece condurre dal comandante per ispezionare il suo acquisto.

13. Quando ebbe esaminato la villa, che gli piacque moltissimo, ordinò subito ai suoi servitori di fermarsi nella villa fino a quando non fosse tornato là con la Famiglia.

14. Dopo si recò in città col comandante, si fece rilasciare da lui su pergamena la lettera di esenzione e tutela, si congedò poi dal comandante e poi si recò con essa, pieno di segreta gioia, da Giuseppe.

15. Questi lo interrogò subito, dicendo: “Buono e caro amico, debbo ringraziare il mio Dio, che ti ha così benedetto, che tu hai potuto dimostrarmi finora tanta amicizia!

16. Ora sono salvo e ho avuto qui per questa notte uno splendido alloggio! Però debbo rimanere qui; come sarà il futuro? Dove abiterò, come mi manterrò? Vedi, devo subito guardarmi attorno a questo scopo!”

17. E Cirenio disse: “Benissimo, uomo stimabilissimo e amico mio! Fa’ perciò preparare i bagagli alla tua famiglia, e vieni poi subito con me con armi e bagagli, e vogliamo cercare qualcosa alcune centinaia di passi fuori città, perché in città, secondo le mie informazioni, non si può avere nulla!”.

– Ciò piacque molto a Giuseppe, ed egli fece quanto richiesto da Cirenio.

 

 

44° Capitolo

Giuseppe con la famiglia nella nuova dimora. Cirenio ospite.

Ringraziamento di Giuseppe e di Maria.

13 ottobre 1843

1. Quando Cirenio, con Giuseppe e la sua Famiglia, giunse presso la villa acquistata, Giuseppe disse a Cirenio:

2. “Nobile amico! Questo mi piacerebbe; una villa senza lusso, un bel frutteto pieno di datteri, fichi, melagrane, arance, mele e pere, ciliegie,

3. uva, mandorle, meloni e una quantità di verdura! E accanto c’è ancora prato e tre campi di grano: sicuramente ne fa tutto parte!

4. Davvero, non vorrei avere nulla di sfarzoso e lussuoso; ma questa villa sistemata in modo così sfruttabile, che ha molta somiglianza col terreno che ho in affitto a Nazareth in Giudea, vorrei affittarlo o comperarlo!”

5. Qui Cirenio tirò fuori la lettera di acquisto, tutela ed esenzione, e la consegnò a Giuseppe con le parole:

6. “Il Signore, tuo e ora anche mio Dio, te lo benedica! Con questo io ti consegno la piena proprietà esentasse di questa villa.

7. Tutto quello che vedi circondato da una fitta siepe e recinto con una palizzata, appartiene a questa villa! Dietro la casa di abitazione c’è inoltre una stalla spaziosa per asini e mucche! Vi troverai due mucche; di animali da soma ne hai comunque a sufficienza per le tue necessità.

8. Se però col tempo tu volessi ritornare di nuovo nella tua patria, allora puoi vendere questa proprietà, e con il denaro comprarti qualcos’altro in un posto qualsiasi.

9. In una parola – tu, mio grande amico, da questo momento sei il proprietario assoluto di questa villa, e ne puoi fare quello che vuoi.

10. Io però resterò ancora qui oggi, domani e dopodomani, perché i malvagi messaggeri di Erode debbano attendermi tanto più a lungo!

11. E solo per questo breve tempo voglio far uso con te di questa villa, per il grande amore che ho per te.

12. Avrei certo solo da comandare, e all’istante mi si dovrebbe concedere il palazzo imperiale – primo, perché sono dotato dei pieni poteri imperiali,

13. e secondo, perché sono un parente prossimo dell’imperatore.

14. Ma tutto questo lo evito per grande stima e amore verso di te, – in modo specialissimo però verso il Bambino, che io ritengo irrevocabilmente almeno il figlio del sommo Dio!”

15. Ma Giuseppe fu tanto commosso di questa nobile sorpresa, che per la tanta riconoscenza e gioia riusciva solo a piangere, ma non a parlare.

16. Anche a Maria non andava meglio; ma ella si riebbe prima, e andò da Cirenio, ed espresse la propria riconoscenza mettendo il Piccino in braccio a Cirenio. E Cirenio disse tutto commosso: “O Tu, mio grande Dio e Signore! Anche un peccatore è dunque degno di portarTi sulle sue mani? O sii dunque con me clemente e misericordioso!”

 

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45° Capitolo

Visita alla nuova dimora. Parole di gratitudine di Maria e di Giuseppe.

Interesse di Cirenio per la storia d’Israele.

14 ottobre 1843

1. Giuseppe, dopo che si fu rimesso dalla sua grande sorpresa, ispezionò tutto con Cirenio.

2. E Maria, che riprese il Piccino dalle braccia di Cirenio, osservò tutto insieme a loro, e provò una legittima gioia per la grande bontà del Signore, perché anche in senso terreno aveva così ben provveduto per lei.

3. E quando ebbero tutto osservato e furono entrati nella linda abitazione, allora Maria tutta beata disse a Giuseppe:

4. “O mio caro, amato Giuseppe! Vedi, sono oltremodo lieta che il Signore abbia provveduto così bene per noi!

5. Anzi, in generale mi sembra come se il Signore avesse invertito tutto l’antico ordine!

6. Poiché vedi, un tempo Egli condusse i Figli d’Israele dall’Egitto alla Terra promessa di Palestina, allora chiamata Canaan;

7. ora invece ha reso di nuovo l’Egitto una Terra promessa, e fuggì con noi o piuttosto ci condusse Egli stesso qui, da dove un tempo, liberando i nostri Padri, li aveva condotti attraverso il deserto alla Terra promessa che abbondava di latte e miele”.

8. E Giuseppe disse: “Maria, non hai proprio del tutto torto nella tua lieta osservazione;

9. soltanto però sono del parere che questa tua affermazione valga solo per questa nostra posizione attuale.

10. In generale però mi sembra che il Signore abbia fatto ora con noi quello che ha fatto un tempo con i figli di Giacobbe, quando proprio nel Paese di Canaan era scoppiata la grande carestia.

11. Il popolo israelita rimase allora in Egitto fino a Mosè; ma Mosè lo condusse di nuovo in patria attraverso il deserto.

12. E io credo che così succederà anche a noi; neppure noi verremo sepolti qui, e dovremo sicuramente, al tempo giusto, ritornare di nuovo a Canaan!

13. Per ricondurre a casa i nostri Padri dovette bensì essere prima suscitato un Mosè; noi però abbiamo il Mosè di Mosè già in mezzo a noi!

14. E così ritengo che succederà come ho detto.”

15. E Maria serbò tutte queste parole nel suo cuore e diede ragione a Giuseppe.

16. Anche Cirenio aveva ascoltato molto attentamente questa conversazione, e fece poi comprendere a Giuseppe che avrebbe desiderato conoscere meglio la storia antica degli Ebrei.

 

 

46° Capitolo

Il pranzo in compagnia e il racconto di Giuseppe sulla storia della Creazione, dell’umanità e del popolo ebraico.

Prudente rapporto di Cirenio all’imperatore e suo buon effetto.

16 ottobre 1843

1. Giuseppe ordinò poi ai suoi figli di dar da mangiare agli animali, e poi di controllare la situazione delle provviste alimentari.

2. E questi andarono e fecero tutto secondo la volontà di Giuseppe, diedero da mangiare agli animali, munsero le mucche,

3. andarono poi nella stanza delle provviste e là trovarono una grande scorta di farina, pane, frutta, e anche parecchi vasi pieni di miele.

4. Infatti il comandante della guardia era un grande apicoltore, secondo la scuola che era tanto in voga a Roma, che la cantò perfino un poeta di Roma di quei tempi.

5. Ed essi portarono quindi presto a Giuseppe nella sala di soggiorno pane, latte, burro e miele.

6. E Giuseppe osservò tutto, ringraziò Dio e benedisse tutti gli alimenti, li fece poi mettere sulla tavola e pregò Cirenio di partecipare.

7. Questi esaudì anche volentieri il desiderio di Giuseppe; infatti anch’egli era molto amante di latte e pane con miele.

8. Ma durante il pasto Giuseppe raccontò a Cirenio molto brevemente la storia del popolo ebraico, oltre alla storia della Creazione e del genere umano,

9. ed espose tutto in modo così persuasivo e coerente, che a Cirenio divenne del tutto lampante che Giuseppe aveva detto sicuramente la purissima verità.

10. Egli da un lato ne fu molto compiaciuto per conto suo, ma d’altro lato di nuovo turbato per i suoi a Roma, dei quali sapeva bene in quali vergognose tenebre essi fossero.

11. Perciò egli disse a Giuseppe: “Uomo eccellente, e ora il più grande amico della mia vita!

12. Vedi, ho concepito ora un piano! Tutto quello che ora ho sentito da te, lo riferirò così al mio fratello quasi carnale, l’imperatore Augusto, però solo come se l’avessi sentito per caso da un ebreo pieno di lealtà, altrimenti però a me completamente sconosciuto.

13. Il tuo nome e la tua residenza non saranno accennati minimamente neanche alla lontana; infatti perché mai la persona migliore di Roma, l’imperatore Augusto, mio fratello, dovrebbe morire in eterno?”

14. Questa volta Giuseppe acconsentì, e Cirenio scrisse ancora ad Ostracine per tre giorni di seguito, e mandò gli scritti con una nave speciale a Roma, all’imperatore, con la sola firma: ‘Tuo fratello Cirenio’.

15. La lettura di queste notizie da parte di Cirenio aprì gli occhi all’imperatore; egli cominciò allora a stimare il popolo ebraico, e diede loro perfino l’opportunità, contro una piccola tassa, di essere accettati come autentici cittadini romani.

16. Ma contemporaneamente tutti i più raffinati predicatori del paganesimo vennero banditi da Roma con un qualsiasi pretesto.

17. Per una ragione analoga venne bandito da Roma il poeta Ovidio, del resto tanto benvoluto a Roma, dove però tale ragione non si poté conoscere; e così poi anche alla casta sacerdotale non andò troppo bene sotto Augusto.

 

 

47° Capitolo

Partenza di Cirenio e suoi provvedimenti a favore della santa Famiglia.

Testimoni riferiscono della strage degli innocenti. Una lettera di Cirenio a Erode.

17 ottobre 1843

1. Solo al quarto giorno poi Cirenio si congedò, non prima di aver caldamente raccomandato al comandante della città di concedere senza indugio la sua protezione a questa Famiglia, in ogni occasione.

2. Ma quando partì, tutta la famiglia voleva accompagnarlo fino al mare, dove era ancorata la sua nave.

3. Ma Cirenio rifiutò nel modo più amichevole e disse: “Carissimo, eccellente amico, rimani pur qui senza disturbarti!

4. Infatti non si può sapere quali e quanti altri messaggeri abbiano già raggiunto la mia nave – e con quali notizie!

5. Sebbene tu però sia ora perfettamente al sicuro, tuttavia anche per me si rende qui necessaria quella scaltrezza, per cui nessuno dei successivi portatori di messaggi deve venire a sapere il perché io, questa volta, abbia visitato l’Egitto in Januarius (gennaio)

6. Ma Giuseppe comprese bene Cirenio, rimase a casa e benedisse questo benefattore nel vestibolo.

7. Dopo di che Cirenio, con la promessa di tornare presto a visitare Giuseppe, se ne partì di là con i suoi quattro servitori, e così a piedi raggiunse ben presto la sua nave.

8. Arrivato là, fu subito ricevuto con grande giubilo, – ma in seguito anche con grandi lamenti da alcuni altri messaggeri arrivati là.

9. Infatti molti genitori fuggivano dalle coste della Palestina per la persecuzione di Erode, l’infanticida, e raccontarono subito precipitosamente, quali atrocità Erode perpetrasse intorno a Betlemme e in tutta la Palestina meridionale, con l’aiuto dei soldati romani.

10. Qui Cirenio scrisse subito una lettera al governatore di Gerusalemme e un’altra ad Erode stesso, – e questa dello stesso tenore.

11. Ma la lettera, breve, suonava così : “Io, Cirenio, un fratello dell’imperatore e supremo governatore su Asia ed Egitto, vi ordino in nome dell’imperatore di porre fine immediatamente alla vostra crudeltà,

12. in caso contrario considererò Erode un vero e proprio ribelle e lo punirò secondo la legge, secondo il dovuto e secondo la mia giusta ira!

13. Il governatore di Gerusalemme ha da indagare scrupolosamente sulle sue atrocità e da mettermene tempestivamente a conoscenza, affinché il sanguinario non mi sfugga al giusto castigo per la sua azione!

14. Scritto sulla mia nave ‘Augustus’ alla costa di Ostracine, in nome dell’imperatore, il suo supremo rappresentante in Asia ed Egitto e governatore speciale in Celesiria, Tiro e Sidone. Cirenio, vice Augusti (vice di Augusto)”.

 

 

48° Capitolo

Effetto e conseguenze della lettera. L’astuzia di Erode.

Una seconda lettera di Cirenio a Erode.

18 ottobre 1843

1. Ma il governatore di Gerusalemme ed Erode si spaventarono enormemente per la lettera di Cirenio, cessarono le loro atrocità e inviarono a Tiro dei messaggeri, che dovevano comunicare a Cirenio per quale importante motivo essi avessero agito così.

2. Essi descrissero con i colori più foschi la spedizione dei persiani, comunque sfuggiti, e affermarono perfino di aver scoperto importantissimi indizi segreti secondo i quali perfino il fratello di Cirenio, Cornelio, fosse implicato quale capo di questa segreta congiura, totalmente asiatica.

3. Infatti si sarebbe venuti a conoscenza che Cornelio aveva preso sotto la sua protezione questo nuovo re dei Giudei.

4. Ed Erode sarebbe ora intenzionato a mandare per questo motivo dei messaggeri a Roma, se Cirenio non gli avesse dato delle garanzie.

5. Cirenio avrebbe dovuto perciò sottoporre Cornelio a severissima indagine – se no, la relazione all’imperatore sarebbe immancabilmente partita!

6. Questa replica, che Cirenio ricevette di nuovo ancora a Tiro, inizialmente lo sorprese.

7. Ma presto si calmò, guidato dallo Spirito divino, e scrisse le seguenti righe ad Erode, dicendo precisamente:

8. “Come suona la legge segreta di Augusto per eventuali scoperte di complotti? Suona così: ‘Se qualcuno scopre un qualche complotto segreto, deve mantenere la massima calma e denunciare tutto immediatamente nel modo più circostanziato alla massima autorità statale del Paese!

9. Né un governatore di un particolare territorio, né tanto meno un signore per [acquisito diritto di] appalto devono invece porre un dito alla spada, senza espresso ordine della massima autorità statale, la quale autorità deve prima indagare bene tutto.

10. Infatti in nessun altro caso un intervento prematuro può produrre danno maggiore per lo Stato, che non proprio in questo punto,

11. in quanto il complotto così si ritrae e nasconde il progettato intrigo sotto astuzie ancora più scaltre, e in circostanze più favorevoli sicuramente, senza mancare allo scopo, lo porta a effettivo compimento’.

12. Questo, su tale importantissimo aspetto, è il comando di propria voce del sapientissimo imperatore!

13. Avete voi agito in conformità? – Mio fratello Cornelio invece ha agito in conformità ad esso! Egli si è subito impadronito di quello che dovrebbe essere il nuovo re dei Giudei,

14. lo ha consegnato in mio potere, e io già da tempo ho preso per lui le più giuste disposizioni, secondo il potere che mi compete su Asia ed Egitto.

15. Mio fratello vi ha prospettato tutto questo; ma parlava a orecchie sorde.

16. Quali veri ribelli, voi contro ogni rimostranza di mio fratello avete intrapreso l’infanticidio, e per di più avete anche preteso sfrontatamente da me, che io vi appoggiassi! Questo si chiama applicare la legge imperiale?

17. Ma io vi dico: l’imperatore è già informato di tutto, e mi ha autorizzato a destituire il governatore di Gerusalemme, sebbene egli sia mio parente, e a imporre a Erode una ammenda di diecimila libbre d’oro.

18. Il governatore destituito dovrà presentarsi da me entro cinque giorni, ed Erode dovrà versare qui interamente l’importo dell’ammenda, al più tardi entro trenta giorni, in caso contrario viene dichiarato decaduto del suo diritto di appalto. Fiat (Sia)! Cirenio, Vice Augusti (Vice di Augusto)”.

 

 

49° Capitolo

Effetto della seconda lettera. Arrivo di Erode e del governatore provinciale a Tiro.

Udienza da Cirenio. Eccitazione del popolo impaurito.

Maronio Pilla davanti a Cirenio.

19 ottobre 1843

1. Proprio questa lettera di Cirenio aveva gettato completamente nella più grande angoscia il governatore di Gerusalemme, così come Erode.

2. Erode e il governatore, di nome Maronio Pilla, si recarono perciò precipitosamente da Cirenio, –

3. Erode, per trattare una qualche diminuzione della sua ammenda, e il governatore per essere riammesso nel suo incarico.

4. Quando furono giunti a Tiro con grande seguito, il popolo si spaventò; infatti esso era del parere che Erode avrebbe esercitato anche qui la sua crudeltà, col consenso di Cirenio.

5. Perciò corse da lui a perdifiato, si gettò ai suoi piedi e pregava e gridava implorando grazia e misericordia.

6. Ma Cirenio, che non conosceva la causa di questa manifestazione, si spaventò all’inizio,

7. poi però si calmò e domandò al popolo con tutta cordialità che cosa mai ci fosse, che cosa fosse successo, per gridare davanti a lui con così enorme sgomento.

8. Ma il popolo gridava: “È qui, è qui, il più crudele dei crudeli, che in tutta la Palestina fece assassinare molte migliaia dei più innocenti bambini!”

9. Soltanto allora Cirenio indovinò la causa dello spavento del popolo, li confortò, così che il popolo di nuovo si tranquillizzò e se ne andò via; egli invece si preparò a ricevere i due.

10. Il popolo se ne era appena andato dalla residenza di Cirenio, che già anche i due si fecero annunciare.

11. Erode comparve per primo davanti a Cirenio, s’inchinò profondamente davanti all’altezza imperiale, e domandò il permesso di parlare.

12. E Cirenio disse con grande eccitazione: “Parla tu, per cui l’inferno è troppo buono per darti un appellativo! Parla, tu perfidissima feccia del più profondo inferno! Che cosa vuoi da me?”

13. Ed Erode, impallidendo totalmente per le tonanti parole di Cirenio, disse tremando: “Signore della gloria di Roma! L’ammenda da te dettata è troppo grande e proibitiva; condonamene dunque la metà!

14. Infatti Zeus mi è testimone che ciò che ho fatto, l’ho fatto nel giusto zelo per Roma!

15. Ho agito ovviamente in modo crudele; ma non era possibile altrimenti, poiché la sfarzosissima spedizione persiana mi ci ha chiaramente obbligato, essendo stato io ingannato da essa ad onta della parola datami”.

16. Ma Cirenio disse: “Lèvati da qui, abietto mentitore a tuo proprio vantaggio! A me è tutto noto! Sottomettiti immediatamente alla pena dettata, o qui all’istante ti faccio staccare la testa dal tronco!”

17. Qui Erode si sottomise alla pena, e ciò dopo che gli fu requisita a garanzia la lettera di appalto, la quale gli fu riconsegnata soltanto dopo aver pagato l’ammenda.

18. E Cirenio lo fece poi allontanare e fece introdurre Maronio Pilla.

19. Ma questi, che nella camera antistante aveva sentito la voce di Cirenio, arrivò davanti a Cirenio già più cadavere che uomo vivo.

20. Ma Cirenio disse: “Pilla, calmati, poiché tu fosti costretto! Tu devi darmi importanti chiarimenti; per questo ti feci chiamare! Nessuna pena ti aspetta, tranne quella del tuo cuore davanti a Dio!”.

 

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50° Capitolo

Interrogatorio del governatore di Gerusalemme da parte di Cirenio.

Tentativo di giustificazione.

Domanda cruciale di Cirenio a Maronio, sua ammissione e condanna.

20 ottobre 1843

1. Dopo questo discorso preliminare di Cirenio, a Maronio Pilla cadde come un macigno dal petto; il polso cominciò a battergli più liberamente, e presto fu in grado di rispondere a Cirenio.

2. E quando Cirenio vide che Maronio Pilla si era ripreso, lo interrogò nel modo seguente:

3. “Io ti dico, dammi la risposta più coscienziosa a quello che ti chiederò! Poiché ogni risposta evasiva ti attirerà il mio giusto sdegno! E così dunque senti la mia domanda!

4. Dimmi, conosci la famiglia, il cui figlio appena nato dovrebbe essere il cosiddetto nuovo re dei Giudei?”

5. Maronio Pilla rispose: “Sì, la conosco personalmente, secondo l’informazione dei sacerdoti ebrei a Gerusalemme. Il padre si chiama Giuseppe ed è un carpentiere di prima fama in tutta la Giudea e in mezza Palestina, ed è residente in prossimità di Nazareth.

6. La sua onestà è conosciuta in tutto il Paese, così come in tutta Gerusalemme. Circa undici lune fa dovette prendere in custodia dal Tempio ebreo una fanciulla fattasi adolescente, credo con una specie di sorteggio.

7. Questa fanciulla probabilmente, in assenza di questo probo carpentiere, si è dedicata un po’ troppo presto a Venere, rimase incinta, per cui allora, a quanto mi consta, quest’uomo ebbe da superare grosse difficoltà col clero giudeo.

8. Fin qui la cosa mi è ben nota; ma col parto di questa fanciulla – che quest’uomo, per evitare lo scandalo che aveva da temere dai suoi correligionari, deve aver presa in moglie ancora prima che partorisse – si sono diffuse nel popolo delle favole estremamente mistiche, e sulle quali non si può venire in chiaro.

9. Ella ha partorito a Betlemme nell’occasione del censimento, e precisamente in una stalla; questo quanto ho scoperto.

10. Tutto il resto mi è totalmente ignoto; ciò dissi anche ad Erode.

11. Costui però riteneva che Cornelio avesse voluto nascondere da qualche parte tra il popolo questa famiglia, resasi a lui (Erode) sospetta a motivo dei persiani, per contendergli il trono appaltato, sapendo bene che tuo fratello non gli è amico.

12. Perciò ricorse poi anche a questa eccentrica crudeltà, molto più per vanificare il piano di Cornelio, che non proprio per impossessarsi di questo nuovo re.

13. Egli dunque fece questa vendetta dell’eccidio dei bambini, più per vendetta contro tuo fratello, che per paura di questo nuovo re. Questo ora è tutto quanto ti so dire su questo singolare avvenimento”.

14. E Cirenio disse ancora: “Finora ho dedotto dalle tue parole che hai detto sì la verità; ma non mi è affatto sfuggito che intanto vorresti in certo qual modo scagionare Erode davanti a me.

15. Io ti dico però che, come ho scritto, l’azione di Erode non si lascia scusare da nulla!

16. Voglio infatti dirtelo perché Erode ha commesso questa disumanissima tra tutte le crudeltà.

17. Odi! Erode è egli stesso l’uomo più assetato di potere che la Terra abbia mai nutrito.

18. Se egli lo potesse e in qualche misura ne avesse la forza anche solo relativa, oggi stesso farebbe a noi Romani, Augusto non escluso, quello che ha fatto con gli innocentissimi bambini! Mi capisci?

19. Egli aveva intrapreso questo infanticidio solo perché era del parere di rendere con ciò un servizio grandemente rispettabile a noi Romani, e di mostrarsi in tal modo come vero patriota romano, affinché l’imperatore gli volesse affidare, in aggiunta al suo regno mercenario, anche la mia carica,

20. con ciò poi, essendo vice Caesaris (vice di Cesare) come me, potrebbe disporre illimitatamente di un terzo dell’intera milizia romana, e così potrebbe poi anche rendersi del tutto libero e indipendente da Roma, per dominare come despota sull’Asia e sull’Egitto.


21 ottobre 1843

21. Mi comprendi?! – Vedi, questo è il piano, a me molto ben noto, di quel vecchio mostro; e come lo conosco io, così lo conosce ora anche Augusto!

22. Ora però io ti chiedo, e la tua testa sia pegno della verità di quanto mi risponderai, se tu non ne sapevi nulla di questo piano di Erode, quando ti prese come suo infame strumento.

23. Parla! Ma rifletti che qui ogni sillaba non vera, evasiva, ti costa la vita! Poiché la cosa mi è nota in ogni punto e nei minimi dettagli”.

24. Qui Maronio Pilla diventò di nuovo come un cadavere e balbettò: “Sì, tu hai ragione, anch'io sapevo quello che Erode tramava!

25. Ma temevo il suo perfido spirito intrigante e dovetti quindi fare come pretendeva, per demolirgli con ciò il motivo di un intrigo ancora più grande.

26. Ma così totalmente da capo a piedi, come lo conosco adesso tramite te, Erode tuttavia non l’avevo mai conosciuto prima; poiché se così fosse stato, egli non sarebbe più in vita!”

27. E Cirenio disse: “Bene, io ti risparmio bensì la vita in nome dell’imperatore; ma nella tua carica non ti metterò fino a quando la tua anima non sarà sanata da una grave malattia! Qui da me sarai curato, la tua carica però la assumerà per il momento mio fratello Cornelio; poiché vedi, di te non mi fido più! Perciò tu rimani qui fin quando diverrai sano!”.

 

 

51° Capitolo

Piena confessione di Maronio Pilla. Cirenio saggio giudice.

24 ottobre 1843

1. Quando Maronio Pilla ebbe sentito tale sentenza da Cirenio, disse allora con voce tremante:

2. “Guai a me; poiché tutto è scoperto! Io sono un repubblicano, e questo è svelato apertamente all’imperatore! Guai, sono perduto!”

3. Ma Cirenio disse: “Sapevo bene di quale spirito siete figli, e per quale ragione ti eri alleato con Erode per l’infanticidio.

4. Perciò agii anche così come ho agito.

5. In verità, se tu non provenissi con me dalla prima casa di Roma, ti avrei fatto mozzare il capo senza pietà,

6. quando non ti avrei fatto perfino legare al legno traverso! Ma ti ho fatto grazia, in primo luogo, perché fosti più che altro indotto a questo passo da Erode, e perché tu sei uno dei primi patrizi di Roma insieme a me e a Cesare Augusto.

7. Ma nel tuo incarico non ritorni, finché vivrà Erode e finché non sarai perfettamente guarito!

8. La condizione della tua permanenza qui però la adempirai, se ti sottoporrai senza obiezioni di sorta al lavoro che ti assegnerò, e agirai strettamente sotto i miei occhi.

9. Io però in primavera farò un viaggio ufficiale in Egitto, – là tu mi accompagnerai!

10. Là fuori città abita un vecchio saggio; ti metterò sotto gli occhi di costui, – e lui ti paleserà la tua malattia!

11. E là si vedrà fin dal primo momento quanto si possa dar credito a tutte le tue affermazioni!

12. Preparati dunque bene; poiché là troverai più che l’oracolo di Delfo!

13. Là infatti sarai messo davanti a un giudice, l’acutezza del cui sguardo fa fondere il metallo come cera! – Preparati dunque bene; poiché questa mia parola è definitiva!”.

 

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CIRENIO DA GIUSEPPE

 

52° Capitolo

Viaggio di Cirenio in Egitto e suo arrivo a Ostracine.

Giuseppe e Maria decidono di andare a salutare Cirenio.

Le prime parole del Piccino.

25 ottobre 1843

1. La primavera stabilita arrivò molto presto; infatti in questa regione essa inizia già a metà febbraio.

2. Ma Cirenio stabilì il suo viaggio in Egitto solo per metà marzo, mese che presso i Romani era fissato solitamente per gli affari militari.

3. Quando dunque giunse la metà di marzo, Cirenio fece subito allestire di nuovo la sua nave, ed esattamente il giorno quindici iniziò con Maronio Pilla il viaggio verso l’Egitto.

4. Questa volta il viaggio fu compiuto in cinque giorni.

5. Cirenio questa volta si fece ricevere in Ostracine con tutti gli onori; infatti questa volta egli doveva compiere grandiose rassegne e ispezioni militari.

6. Perciò questa volta doveva anche farsi ricevere con tutte le dimostrazioni.

7. Quest’arrivo di Cirenio fece dunque in Ostracine grandissima sensazione, che si estese anche fino alla villa a noi nota.

8. Perciò Giuseppe mandò i suoi due figli maggiori in città, perché avessero a informarsi con precisione, quale fosse il motivo per cui tutta la città era così in movimento.

9. E i due figli andarono in gran fretta, e ritornarono presto con la buona notizia che Cirenio era arrivato in città, e dove abitava.

10. Quando Giuseppe ebbe sentito questo, disse a Maria: “Ascolta, questo grande benefattore dobbiamo subito visitarlo riconoscenti, e il Piccino non deve mancare!”

11. E Maria, piena di gioia per questa notizia, disse: “O caro Giuseppe, ma si capisce; poiché il Piccino è proprio Lui il preferito di Cirenio

12. E subito Maria mise al Bambino, già cresciuto molto robusto, degli abiti nuovissimi fatti da lei stessa, e domandò così al Piccino, nel suo materno amore e innocenza:

13. “Allora, Figliolino carissimo del mio cuore, mio amatissimo Gesù, vieni anche Tu con noi, a visitare il caro Cirenio

14. E il Piccino sorrise tutto vispo a Maria e disse chiaramente la prima parola; e la parola era:

15. “Maria, adesso Io seguo te, finché un giorno tu seguirai Me!”

16. Queste parole produssero nella casa di Giuseppe un’allegria così sublime, che egli quasi avrebbe dimenticato la visita a Cirenio.

17. Ma il Piccino esortò Giuseppe stesso a non rimandare il suo progetto; poiché Cirenio questa volta avrebbe avuto molto da fare per il bene degli uomini.

 

 

53° Capitolo

Giuseppe e Maria alla parata e l’ipotesi di una nuova fuga. Incontro con Cirenio e Maronio Pilla.

Fine dell’ispezione alle truppe e ritorno a casa della sacra Famiglia in compagnia di Cirenio.

26 ottobre 1843

1. Allora Giuseppe e Maria s’incamminarono subito per la breve strada; e il figlio maggiore di Giuseppe li accompagnò, mostrando loro la via più breve per la fortezza in cui si tratteneva Cirenio.

2. Ma quando essi giunsero alla grande piazza, vedi, la stessa era tutta gremita di soldati, così che non era facile giungere all’entrata della fortezza.

3. E Giuseppe disse a Maria: “Amata moglie, vedi, quello che per noi uomini è impossibile, resta impossibile!

4. Così anche adesso è puramente impossibile giungere alla fortezza attraverso tutte queste file di soldati; perciò dovremmo senz’altro ritornarcene, e aspettare un momento più propizio!

5. Anche il Piccino guarda tutto inquieto queste ruvide file di guerrieri! Potrebbe facilmente spaventarsi e poi ammalarsi, e noi ne avremmo allora la colpa; perciò ritorniamo indietro!”

6. Ma Maria disse: “Amatissimo Giuseppe! Vedi, se gli occhi non m’ingannano, quell’uomo che è appena passato qua davanti a quest’ultima fila, con un elmo lucente sul capo, è proprio Cirenio!

7. Aspettiamo dunque un poco finché arrivi di qua; forse ci scorge, e allora sicuramente ci indicherà con un cenno quello che dobbiamo fare, - se dobbiamo andare da lui o no!”

8. E Giuseppe disse: “Sì, amata moglie, hai ragione; è chiaramente Cirenio stesso!

9. Ma guarda un po’ bene in faccia l’altro campione che gli cammina accanto! Se quello non è il famigerato governatore di Gerusalemme, non mi voglio più chiamare Giuseppe!

10. Che cosa fa costui qui? Che la sua presenza riguardi noi? Che Cirenio ci abbia consegnati in modo tanto infame nelle mani di Erode?!

11. Il meglio della cosa è che sicuramente egli non conosce di persona né me né te; e così con una nuova fuga possiamo ancora salvarci, nella parte più interna dell’Egitto.

12. Se infatti conoscesse me o te, saremmo già perduti; poiché ormai non è lontano da noi più di venti passi, e potrebbe farci arrestare immediatamente.

13. Perciò ritiriamoci al più presto, altrimenti per noi è finita, se ci scorge Cirenio, che sicuramente ci conosce ancora molto bene!”

14. Qui Maria si spaventò e voleva subito voltarsi e fuggire. Ma qui la ressa di popolo non permetteva alcuna fuga; infatti la curiosità spingeva in piazza così tante persone, che era certo impossibile passarvi in mezzo.

15. Perciò Giuseppe disse: “Ciò che è impossibile, è impossibile; rassegniamoci perciò alla Volontà divina! Il Signore di certo non ci abbandonerà neanche questa volta!

16. Tuttavia per precauzione avviciniamo per bene le teste come per confabulare, perché per lo meno Cirenio non ci riconosca dal volto!”

17. Ma in quel momento anche Cirenio arrivò a stretto contatto con Giuseppe e cercò di scostarlo dalla strada. Ma Giuseppe a causa della calca non poteva muoversi; perciò Cirenio si guardò meglio il suo uomo ostinato e riconobbe subito Giuseppe.

18. Ma quando scorse Giuseppe e Maria e il Bambino che gli sorrideva, allora dalla gioia i suoi occhi si riempirono di lacrime; sì, Cirenio ne fu così contento, che a mala pena riusciva a parlare!

19. Pur tuttavia si riprese il più presto possibile, afferrò in fretta la mano di Giuseppe, la premette al suo cuore e disse:

20. (Cirenio:) “Mio eccellentissimo amico! Tu vedi la mia occupazione!

21. Oh, perdonami, se non ho ancora potuto farti visita; ma la rassegna sta per finire! Farò subito richiamare le truppe alle loro caserme,

22. dopo impartirò al comandante brevemente i miei ordini per domani, e poi, cambiato d’abito, sarò subito qui da te, e ti accompagnerò nella tua abitazione!”

23. Qui egli pieno di gioia si volse ancora a Maria e al Bambino, e domandò, carezzando intanto il Piccino:

24. “O Vita mia, mio Tutto, mi conosci ancora, mi vuoi bene Tu, mio soavissimo Bambinello?”

25. E il Bambinello alzò le Sue manine stendendole verso Cirenio, gli sorrise molto dolcemente e disse poi in modo distinto:

26. “O Cirenio, Io ti conosco bene e ti amo, perché tu mi vuoi così bene! - Vieni, vieni dunque da Me; ti devo infatti benedire!”

27. Questo fu troppo per il cuore di Cirenio; egli prese il Piccino fra le sue braccia, se lo strinse al cuore e disse:

28. “Sì! Vita mia, con Te fra le mie braccia voglio impartire il comando per la lunga pace dei popoli!”

29. Qui egli chiamò a sé il comandante, gli espresse la sua piena soddisfazione e gli ordinò di far richiamare le truppe, e di farle approvvigionare per tre giorni a spese della sua propria borsa (cioè della borsa di Cirenio), e invitò poi il comandante insieme a parecchi capitani a un buon pranzo nella villa di Giuseppe.

30. Ma egli, così com’era, accompagnato dal sempre più meravigliato Maronio Pilla, e portando egli stesso il Piccino, s’avviò subito con Giuseppe e Maria alla villa, e là fece subito preparare dai suoi servitori un festoso banchetto. Questo però suscitò grande scalpore in città; infatti tutto il popolo fu infiammato d’amore per Cirenio, vedendo in lui una persona così amante dei bambini.

 

 

54° Capitolo

Giuseppe si rivolge a Cirenio preoccupato per la presenza