Rivelazioni

rivelato nuovamente per locuzione nel 1843/1844 a

Jakob Lorber

La vita di Gesù dalla nascita e durante la Sua infanzia scritto da Giacomo, il figlio più piccolo dei 5 figli di Giuseppe. La Sua famiglia, come crebbe, con quali difficoltà, quali amici, quali aiuti umani e sovrannaturali. La persecuzione di Erode, l’aiuto dei romani, il carattere del Dio-Bambino. Un testo essenziale quale base della Dottrina cristiana e la comprensione dell’essenza di Gesù, Uomo-Dio da Bambino.

 

 

INFANZIA  DI  GESÙ

O

Vangelo di Giacomo

Sulla giovinezza di Gesù

 

 

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Traduzione dall’originale tedesco “Die Jugend Jesù” (Das Jakobus-Evangelium)

Casa Editrice del testo originale: LORBER VERLAG - Bietigheim - Germania

Copyright © by Lorber Verlag

 

Testo in italiano - Copyright © by Associazione Jakob Lorber

“Ringraziamo la Lorber Verlag, Friedrich Zluhan e l’Opera di Divulgazione Jakob Lorber e.V., D-74321 Bietigheim/Wuertt., per il sostegno nella pubblicazione di questo volume”.

Traduzione di Maria Colombo  (2006)

ISBN   978-88-88-984-21-6

Il testo in PDF può essere scaricato sul sito: www.jakoblorber.it 

in questa pagina: Libr di Lorberi in PDF

 

Questa edizione in *.html è a cura del gruppo:

“Amici della nuova Luce”

 

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PROLOGO

 

Dato dal Signore stesso, tra il 22 luglio 1843 e il 9 maggio 1851, come introduzione alla storia della Sua giovinezza, per mezzo della stessa bocca che scelse come organo di quest’opera.

1.

Io vissi il noto periodo fino ai trent’anni precisamente come vive ogni ragazzo ben educato, poi giovane e poi uomo, e soltanto per mezzo di una condotta di vita conforme alla Legge di Mosè dovetti risvegliare in Me la Divinità – così come ogni uomo deve risvegliare Me in se stesso.

Io stesso, altrettanto come qualsiasi altra retta persona, ho dovuto dapprima cominciare a credere in un Dio, e ho dovuto poi anche avvincerLo sempre di più con amore sempre più potente, con ogni immaginabile abnegazione, e solo così a poco a poco renderMi la Divinità completamente soggetta.

Così Io, il Signore stesso, fui un esempio vivente per ogni uomo, e così ora qualunque uomo può dunque anche rivestirsi di Me, proprio come Io stesso Mi sono rivestito della Divinità in Me; e qualunque uomo singolarmente può diventare completamente uno con Me, per amore e per fede, altrettanto come Io stesso, Uomo-Dio, in tutta la sconfinata pienezza sono perfettamente Uno con la Divinità.

2.

Alla domanda, quale relazione i miracoli del Bambino Gesù e la Sua attività spirituale divina avessero con la Sua esistenza umana, in certo qual modo isolata, nell’età di giovane e di uomo, e in quest’ultima età di nuovo i miracoli in essa operati – se in questi anni Lo si debba pensare solo come Uomo – valga come risposta la vista di un albero dalla primavera fino all’autunno.

In primavera l’albero fiorisce meravigliosamente, e una grande attività lo domina. Dopo la caduta dei fiori, l’albero diventa di nuovo come se fosse inattivo. Ma verso l’autunno l’albero appare nuovamente nella sua massima attività: i frutti, sicuramente meravigliosi, diventano saporiti, colorati – più belli che non prima i fiori – e dunque maturi, e la benedizione loro impartita si scioglie dai suoi legami, e come tale cade nel grembo del piccino affamato.

Con l'occhio del cuore si sarà in grado di capire questa immagine, mai però con gli occhi dell’intelligenza mondana. I punti interrogativi – senza accostarsi alla Divinità di Gesù, però tenendola fissa nella fede del cuore, che è una luce dell’amore a Dio – si lasciano chiarire molto facilmente non appena scaturisca dal cuore la chiarezza, che la totale unificazione della Pienezza della Divinità con l’Uomo Gesù non è avvenuta in una sola volta, come di colpo, bensì – come tutto sotto la direzione di Dio – solo a poco a poco, così come il graduale ridestarsi dello Spirito divino nel cuore dell’uomo. E questa unificazione è avvenuta completamente solo per mezzo della morte in Croce, sebbene la Divinità anche nel Bambino Gesù dimorasse già in tutta la Sua pienezza, ma affiorasse a compiere miracoli solo in caso di necessità.

3.

La morte corporale di Gesù è l’abbassarsi più profondo della Divinità nel giudizio di tutta la materia, e con ciò la creazione di rapporti totalmente nuovi, proprio da questo resa possibile, tra Creatore e creatura.

Solo con la morte di Gesù, Dio stesso diventa perfettamente Uomo, e l’uomo creato un figlio di Dio, generato nuovo da tale altissima Grazia divina, dunque un dio, e solo così può stare di fronte a Dio come creatura di fronte al suo Creatore, quale Sua compiuta immagine e somiglianza, e vederLo, parlarGli e riconoscerLo come il proprio Dio, Creatore e Padre, e amarLo sopra ogni cosa; e solo così ottenere la vita eterna completa, indistruttibile in Dio, da Dio e accanto a Dio. In questo modo è però anche spezzato il potere (o meglio: la volontà) di Satana, al punto che egli non può più impedire il più completo avvicinamento della Divinità all’uomo, e ugualmente, viceversa, di questi alla Divinità.

Detto ancora più brevemente: per mezzo della morte di Gesù ora l’uomo può affratellarsi nel modo più completo con Dio, e a Satana non è più possibile porsi di mezzo. Ecco anche perché è detto nella Parola, alle donne che vanno a visitare la tomba: “Andate e dite ai Miei fratelli!”. L’agire di Satana nella forma esteriore può bensì ancor sempre evidenziarsi, ma egli non può più in eterno erigere la cortina tra la Divinità e l’uomo, ormai strappata, e così mai più ripristinare nuovamente l’antico insormontabile abisso tra Dio e l’uomo.

Da questo breve esame della questione, ciascun uomo che pensi e veda col cuore può ora scorgere, in modo molto facile e chiaro, l’infinita utilità della morte corporale di Gesù. - Amen.

 

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Vangelo biografico del Signore

a cominciare dal tempo in cui Giuseppe prese con sé Maria

22 luglio 1843

Giacomo, uno dei figli di Giuseppe, ha scritto tutte queste cose, ma col tempo sono state alterate a tal punto, che non poteva essere permesso che fossero accolte come autentiche nella S. Scrittura. Io però voglio darti l’autentico Vangelo di Giacomo, ma solo a cominciare dal suddetto periodo; infatti Giacomo vi aveva compreso anche la biografia di Maria dalla sua nascita, così come quella di Giuseppe. - E così dunque scrivi come primo capitolo:

 

Cap. 1

Giuseppe il carpentiere. Il sorteggio per Maria nel Tempio.

Testimonianza di Dio su Giuseppe. Maria in casa di Giuseppe.

 

1. Ora Giuseppe era occupato nella costruzione di una casa nella zona fra Nazareth e Gerusalemme.

2. Questa casa veniva fatta costruire da un notabile cittadino di Gerusalemme come locanda, poiché i Nazareni non avevano altro ricovero fino a Gerusalemme.

3. Maria invece, che era stata allevata nel Tempio, era frattanto cresciuta, e secondo la Legge mosaica era necessario che venisse tolta dal Tempio.

4. Perciò furono inviati messaggeri in tutta la Giudea a portare questo annunzio, affinché si adunassero i padri e, trovatone uno degno, costui prendesse la fanciulla in casa sua.

5. Quando la notizia giunse anche agli orecchi di Giuseppe, egli subito mise via la sua ascia e si affrettò a Gerusalemme, nel Tempio dove era stabilito il luogo della riunione e del Consiglio.

6. Ma quando, trascorsi tre giorni, coloro che si erano presentati si furono radunati nuovamente nel luogo stabilito, e ciascuno di coloro che aspiravano ad avere Maria ebbe consegnato al sacerdote, come stabilito, un fresco stelo di giglio, allora il sacerdote andò subito con gli steli all’interno del Tempio, e là pregò.

7. Ma dopo che ebbe finito la sua preghiera, uscì di nuovo con gli steli, e a ciascuno restituì il proprio stelo.

8. Tutti gli steli però si appassirono subito; solo quello dato per ultimo a Giuseppe rimase fresco e immacolato.

9. Alcuni però trovarono da ridire su questo e dichiararono questa prova parziale e perciò non valida, e pretesero un’altra prova che non si prestasse ad alcun imbroglio.

10. Il sacerdote, un po’ irritato per questo, fece chiamare subito Maria, le mise nelle mani una colomba e la fece stare al centro rispetto agli aspiranti, affinché da lì lasciasse volare libera la colomba;

11. e ancor prima che la colomba fosse lasciata libera, disse agli aspiranti: “Vedete, voi falsi interpreti dei segni di Jehova! Questa colomba è un animale innocente e puro e non intende le nostre discussioni,

12. - bensì vive soltanto nella Volontà del Signore e comprende soltanto l’onnipotente linguaggio di Dio!

13. Tenete in alto i vostri steli! - Quando la fanciulla la lascerà andare, colui sul cui stelo la colomba si poserà e sul cui capo si metterà, costui dovrà prendere Maria!”

14. Ora gli aspiranti[1] ne furono contenti e dissero: “Sì, questo sarà un segno inconfondibile!”

15. Ma come Maria, al comando del sacerdote, lasciò libera la colomba, ecco che questa volò subito verso Giuseppe, si posò sul suo stelo e da questo volò poi immediatamente sul capo di Giuseppe.

16. E il sacerdote disse: “Così ha voluto il Signore! A te, pio artigiano, è toccata la sorte inconfondibile di ricevere la vergine del Signore! Prendila dunque, nel nome del Signore, nella tua casa pura per custodirla ulteriormente! Amen”.

24 luglio 1843

17. Ma quando Giuseppe ebbe udito questo, rispose al sacerdote e disse. “Vedi, o ministro del Signore consacrato secondo la Legge di Mosè, il servitore fedele del Signore Dio Zebaoth, io sono già un vecchio e ho figli adulti in casa, e sono già vedovo da molto tempo; come potrò sottrarmi agli scherni dei figli d’Israele, se prendo questa fanciullina nella mia casa?

18. Cambia dunque un’altra volta la prova e lasciami fuori, in modo che io non venga contato fra gli aspiranti!”

19. Ma il sacerdote alzò la mano e disse a Giuseppe: “Giuseppe! Temi Dio, il Signore! Non sai quello che Egli ha fatto a Dathan, a Korah e ad Abiram?

20. Vedi, la terra si aprì e li inghiottì tutti a causa della loro ribellione! Pensi che Egli non potrebbe fare altrettanto con te?

21. Io ti dico: poiché hai visto e osservato inconfondibilmente il segno di Jehova, così obbedisci anche al Signore, che è onnipotente e giusto, e sempre punisce i ribelli e gli infedeli alla Sua Volontà!

22. Altrimenti tema potentemente la tua casa, che il Signore non faccia anche alla tua casa ciò che ha fatto a Dathan, Korah ed Abiram!”

23. Allora Giuseppe ebbe gran timore e disse con grande paura al sacerdote: “Prega dunque per me, perché il Signore voglia essermi di nuovo clemente e misericordioso, e dopo dammi la vergine del Signore secondo la Sua Volontà!”

24. E il sacerdote entrò e pregò per Giuseppe davanti al Santo dei santi e il Signore parlò al sacerdote che là pregava:

25. «Non turbarMi l’uomo che Io ho scelto; poiché più giusto di lui non c’è nessuno in Israele, e nessuno su tutta la Terra, e nessuno davanti al Mio trono in tutti i cieli!

26. Esci dunque e consegna la vergine, che Io stesso ho educato, al più giusto degli uomini della Terra!»”

27. Qui il sacerdote si batté il petto e disse: “O Signore, Tu unico, onnipotente Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, sii misericordioso con me peccatore davanti a Te; poiché ora riconosco che vuoi visitare il Tuo popolo!”

28. Poi il sacerdote si alzò, andò fuori e, benedicendo, nel nome del Signore consegnò la fanciulla all’impaurito Giuseppe

29. e gli disse: “Giuseppe, giusto tu sei davanti al Signore, per questo Egli ti ha scelto fra molte migliaia! E così puoi andare in pace! Amen”.

26 luglio 1843

30. E Giuseppe prese Maria e disse: “Così avvenga dunque sempre la Volontà, che sola è santa, del mio Dio, del mio Signore! Quello che Tu dai, o Signore, è pur sempre buono; perciò prendo anche volentieri e con buona volontà questo dono dalla Tua mano. Benedicila però per me, e me per lei, perché possa esserne degno davanti a Te, ora e sempre! La Tua Volontà, amen”.

31. Ma quando Giuseppe ebbe pronunciato questo davanti al Signore, allora fu rinvigorito nel suo cuore, poi con Maria uscì dal Tempio e la condusse quindi nei pressi di Nazareth, e là nella sua povera abitazione.

32. Ma il necessario lavoro attendeva Giuseppe; perciò questa volta egli neanche indugiò nella sua abitazione e disse dunque a Maria:

33. “Maria, vedi, ti ho presa con me secondo la Volontà di Dio, dal Tempio del Signore mio Dio; ora però non posso restare accanto a te a proteggerti, ma devo lasciarti qui, poiché devo andare a occuparmi della costruzione pattuita, nel luogo che ti ho mostrato durante il viaggio fino a qui!

34. Ma vedi, non per questo dovrai essere sola in casa! Abita da me una parente prossima che è pia e giusta; lei starà con te, e il mio figlio più giovane, e la Grazia di Dio e la Sua benedizione non ti abbandoneranno!

35. Ma fra non molto ritornerò a casa da te con i miei quattro figli, e ti farò da guida sui sentieri del Signore! Il Signore Dio però veglierà ora su di te e sulla mia casa, amen”.

 

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Cap. 2

La nuova cortina nel Tempio. Maria lavora alla cortina.

 

1. Ma a quel tempo si rese necessaria un’ulteriore cortina nel Tempio, essendo la vecchia già molto logorata qua e là, per coprire quella logora.

2. Fu dunque tenuto dai sacerdoti un consiglio, ed essi dissero: “Facciamoci fare una cortina nel Tempio del Signore, per coprire quella logora.

3. Infatti anche oggi o domani potrebbe venire il Signore, come sta scritto; come resteremmo allora davanti a Lui, se trovasse il Tempio da noi così trascurato?!”

4. Ma Il sommo sacerdote disse: “Non siate dunque così ciechi nel giudicare, come se il Signore, il cui Santuario è nel Tempio, non sapesse in che condizioni è ora il Tempio!

5. Chiamatemi tuttavia sette vergini immacolate della stirpe di Davide, e vogliamo poi fare un sorteggio su come il lavoro debba essere ripartito!”

6. Ora i servitori uscirono a cercare le vergini della stirpe di Davide, e a mala pena ne trovarono sei e indicarono questo al sommo sacerdote.

7. Ma il sommo sacerdote si ricordò che Maria, quella affidata in custodia poche settimane prima a Giuseppe, fosse lei pure della stirpe di Davide, e ne informò subito i servitori.

8. E subito i servitori uscirono, esposero la cosa a Giuseppe, ed egli andò e portò Maria nuovamente nel Tempio, accompagnato dai servitori del Tempio.

27 luglio 1843

9. Ma quando le vergini furono radunate nel vestibolo, arrivò subito il sommo sacerdote e le condusse tutte nel Tempio del Signore.

10. E quando poi furono radunate nel Tempio del Signore, subito allora il sommo sacerdote parlò e disse:

11. “Udite, vergini della stirpe di Davide, il quale ha prescritto secondo la Volontà di Dio, che il fine lavoro per la cortina che divide il Santo dei santi dal Tempio debba sempre essere eseguito dalle vergini della sua stirpe,

12. e il vario lavoro come da suo testamento debba essere distribuito con sorteggio, e ciascuna vergine debba poi approntare il lavoro assegnatole nel modo migliore secondo la propria abilità!

13. Vedete, ecco davanti a voi la cortina logora, e qui sulla tavola d’oro è già pronto per la lavorazione lo svariato materiale grezzo!

14. Vedete come questo lavoro è necessario; perciò fatemi subito il sorteggio, perché ne risulti chi di voi debba filare il filo d’oro, l’amianto[2] e il filo di cotone,

15. il filo di seta, poi quello color giacinto, lo scarlatto e la vera porpora!”

16. E le vergini timidamente tirarono a sorte, mentre il sommo sacerdote pregava su di loro, e quando ebbero sorteggiato secondo l’ordinamento prescritto, ne risultò come il lavoro dovesse essere suddiviso.

17. E alla vergine Maria, la figlia di Anna e di Gioacchino, toccarono in sorte lo scarlatto e la vera porpora.

18. Ma la vergine ringraziò Dio per tale benigna attribuzione e per l’assegnazione di un lavoro tanto pregevole a suo onore, prese il lavoro e con esso, accompagnata da Giuseppe, si recò di nuovo a casa.

19. Giunta a casa, Maria si mise immediatamente all’opera con animo lieto; Giuseppe le raccomandò ogni diligenza, la benedisse, e si recò poi subito di nuovo alla sua costruzione.

20. Questo però avvenne in quello stesso periodo in cui Zaccaria, mentre offriva l’incenso nel Tempio, era diventato muto in conseguenza della sua piccola mancanza di fede, ragion per cui era stato scelto un suo sostituto, sotto il quale fu sorteggiato questo lavoro.

21. Maria era però imparentata sia con Zaccaria, sia col suo sostituto, per cui dunque aumentò del doppio la sua diligenza in modo da finire prestissimo, possibilmente anche per prima, il suo lavoro.

22. Ella però non raddoppiò la sua diligenza per una qualche brama di onore, bensì soltanto perché riteneva di dare al Signore Dio una grandissima gioia, portando a termine il suo lavoro nel modo più rapido e migliore possibile.

23. Per primo venne il lavoro allo scarlatto, il quale doveva essere filato con grande attenzione, per non rendere il filo qua e là più grosso o più sottile.

24. Con grande maestria fu filato da Maria il filo scarlatto, cosicché tutti quelli che capitavano in casa di Giuseppe, si meravigliavano sommamente per la straordinaria abilità di Maria.

25. Nel breve giro di tre giorni Maria ebbe finito con lo scarlatto e si accinse poi subito al porpora; ma poiché doveva sempre inumidirlo, così durante il lavoro doveva spesso prendere l’anfora ed uscire a procurarsi l’acqua.

 

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Cap. 3

L’annuncio della nascita del Signore per mezzo di un angelo.

L’umile abbandono a Dio di Maria.

28 luglio 1843

1. Ma in una mattina di venerdì Maria prese ancora una volta la brocca dell’acqua, e uscì a riempirla d’acqua, e odi - una voce le disse:

2. “Ti saluto, o ricca della Grazia del Signore! Il Signore è con te, tu benedetta fra le donne!”

3. Ma Maria si spaventò moltissimo per questa voce, perché non sapeva da dove venisse, e perciò si guardava attorno tremante a destra e a sinistra; ma non riuscì a vedere nessuno che avesse parlato.

4. Perciò fu ancora più colma di penosa angoscia, prese in gran fretta la brocca piena d’acqua, e se ne andò in fretta a casa.

5. Quando vi giunse tremante, mise subito da parte la brocca dell’acqua, prese di nuovo in mano la porpora, sedette alla sua sedia da lavoro, e cominciò di nuovo molto alacremente a filare la porpora.

6. Ma si era appena riconcentrata per bene nel suo lavoro, vedi… Ma ecco che già l’angelo del Signore stava davanti alla solerte Vergine, e le disse:

7. “Non temere, Maria, poiché tu hai trovato una grazia infinitamente grande al cospetto del Signore; vedi, sarai incinta della Parola di Dio!”

8. Ma quando Maria ebbe udito questo, cominciò a ponderare su e giù queste parole, e non riuscì a comprendere il loro senso; perciò disse dunque all’angelo:

9. “Come può accadere questo? Sono ben lungi ancora dall’essere la moglie di un uomo, e ancora non ho mai fatto conoscenza con un uomo perché mi prenda subito per moglie, per diventare incinta come le altre donne e partorire come loro!”

10. Ma l’angelo disse a Maria: “Ascolta, eletta Vergine di Dio! Non così accadrà, ma la Potenza del Signore ti adombrerà!

11. Perciò il Santo che nascerà da te, sarà anche chiamato ‘Figlio dell’Onnipotente’!

12. Ma quando nascerà da te, dovrai darGli il nome ‘Gesù’; Egli infatti libererà il Suo popolo da tutti i peccati, dal giudizio e dalla morte eterna”.

13. Ma Maria si prostrò davanti all’angelo e disse: “Vedi, io sono soltanto un’ancella del Signore; perciò mi accada come dicono le tue parole, secondo la Sua Volontà!”. Qui l’angelo scomparve e Maria si mise di nuovo al suo lavoro.

 

 

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Cap. 4

Maria parla con Dio nella sua infantile innocenza.

La risposta dall’Alto.

1 agosto 1843

1. Ma quando subito dopo l’angelo fu di nuovo scomparso, allora Maria lodò ed esaltò il Signore Dio, e disse così tra sé nel suo cuore:

2. “Oh, che mai sono io, Signore, davanti a Te, che Tu mi possa concedere una tale grazia?!

3. Dovrei diventare incinta, senza mai aver conosciuto un uomo; poiché io non so neppure che differenza c’è tra me e un uomo!

4. So io dunque che cos’è in verità questa cosa: essere incinta? - O Signore, vedi, non lo so neppure!

5. So dunque quello che è, quando si dice: ‘Vedi, una donna partorisce!’? - O Signore, guarda benigno a me; sono pur solo una ragazza di quattordici anni e di quello ho solo sentito parlare - e perciò in effetti non ne so nulla!

6. Ah, come andrà a me poverina, quando diventerò incinta - e non so com’è un tale stato!

7. Che dirà il padre Giuseppe quando glielo dirò? Oppure, forse lo noterà che sono incinta.

8. Essere incinta, però, non può essere una cosa cattiva, specialmente se una ragazza, come un tempo Sara, viene scelta per questo dal Signore stesso.

9. Infatti ho pur già sentito spesso nel Tempio, quale grande gioia hanno le donne, quando sono incinte!

10. Dunque essere incinta deve certo essere qualcosa di molto buono e che colma di felicità, e anch’io sicuramente mi rallegrerò, se mi sarà dato da Dio questo, che diventi incinta!

11. Ma quando, quando accadrà questo, e come? Oppure è già successo? Sono già incinta, oppure lo diventerò dopo?

12. O Signore! Tu eterno Santo d’Israele, dammi dunque un segno, alla Tua povera ancella, su quando una tal cosa dovrà accadere, perché per questo io possa lodarTi ed esaltarTi!”

13. A queste parole Maria fu alitata da un etereo soffio luminoso, e una dolcissima Voce le disse:

14. «Maria, non preoccuparti inutilmente; tu hai concepito, e il Signore è con te! Mettiti al lavoro e portalo a termine, poiché in futuro non se ne farà più di questo genere per il Tempio!»

15. Qui Maria s’inchinò a terra, pregò Dio e Lo lodò ed esaltò per una tale grazia. - Ma dopo che ebbe offerto al Signore la sua lode, si alzò e prese in mano il lavoro.

 

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Cap. 5

Maria consegna al Tempio il lavoro finito. Maria e il sommo sacerdote.

Il viaggio di Maria per visitare la cugina Elisabetta.

2 agosto 1843

1. In pochi giorni Maria ebbe finito anche con la porpora, poi la mise in ordine e prese lo scarlatto, e lo aggiunse alla porpora.

2. Dopo di che ringraziò il Signore per la grazia di averle fatto compiere il lavoro così bene, poi avvolse il filato in puri lini e con esso si mise in cammino verso Gerusalemme.

3. Fino alla costruzione dove lavorava Giuseppe, ella andò sola; ma da là in poi l’accompagnò di nuovo Giuseppe a Gerusalemme e qui fino al Tempio.

4. Giuntavi, consegnò subito il lavoro al sommo sacerdote.

5. Questi esaminò per bene lo scarlatto e la porpora, trovò il lavoro eccezionalmente buono, e per questo elogiò e salutò Maria con le seguenti parole:

6. “Maria, una tale abilità non dimora in te naturalmente, bensì è il Signore che ha agito con la tua mano!

7. Grande perciò ti ha resa il Signore; tu sarai benedetta fra tutte le donne della Terra da Dio, il Signore, poiché fosti la prima che ha portato qui nel Tempio il suo lavoro al Signore!”

8. Maria però, piena di umiltà e gioia nel suo cuore, disse al sommo sacerdote:

9. “Degno servitore del Signore nel Suo Santuario! Oh, non lodarmi troppo, e non mi elevare sopra le altre, poiché questo lavoro non è certo merito mio, ma solo del Signore che mi ha guidato la mano!

10. Perciò a Lui solo sia eternamente ogni lode, ogni onore, ogni esaltazione, e tutto il mio amore e tutta la mia adorazione incessantemente!”

11. E il sommo sacerdote disse: “Amen, Maria, tu pura vergine del Signore, tu hai parlato bene davanti al Signore! Ora dunque ritornatene in pace; il Signore sia con te!”

12. Dopo di che Maria si alzò e ritornò con Giuseppe al cantiere, dove si ristorò un poco con pane e latte e acqua.

13. Ma alla distanza di una mezza giornata di viaggio dal luogo della costruzione abitava, oltre un monticello, una cugina di Maria, di nome Elisabetta. Maria desiderava visitarla e ne chiese il permesso a Giuseppe.

14. Ma Giuseppe le diede immediatamente il permesso di fare questo, e come aiuto le diede anche per guida il figlio maggiore, il quale doveva accompagnarla fino a quando ella non avesse scorto la casa di Elisabetta.

 

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Cap. 6

La meravigliosa accoglienza di Maria in casa di Elisabetta.

Umiltà e sapienza di Maria. Un Vangelo per le donne.

Il ritorno di Maria da Giuseppe. La visita di Maria a Elisabetta.

3 agosto 1843

1. Giunta da Elisabetta, ossia nella sua casa, immediatamente ella con animo timoroso bussò alla porta, secondo l’usanza degli Ebrei.

2. Ma come Elisabetta ebbe sentito il timido bussare, pensò tra sé: “Chi è mai che bussa così insolitamente piano?

3. Sarà un figlio del mio vicino; infatti non può essere mio marito, che è ancora là nel Tempio, muto, e aspetta la liberazione!

4. Il mio lavoro però è importante; dovrei forse metterlo da parte per il figlio maleducato del mio vicino?

5. No, non voglio farlo, poiché è un lavoro per il Tempio, e conta di più che la maleducazione di un bimbo, il quale sicuramente non vuole di nuovo nient’altro che punzecchiarmi e canzonarmi nel solito modo!

6. Perciò farò bene a starmene seduta al mio lavoro e a lasciare che il bambino bussi a lungo come vuole.

7. Ma Maria bussò ancora una volta, e il bambino nel grembo di Elisabetta cominciò a saltare dalla gioia, e la madre sentì una voce lieve, dalla parte del bambino che saltava in lei, e la voce diceva:

8. “Madre, va’, va’ prestissimo; poiché è la madre del mio e tuo Signore, del mio e tuo Dio, che bussa qui alla porta e ti visita in pace!”

9. Ma Elisabetta come ebbe udito questo gettò subito via tutto quello che aveva in mano, e corse e aprì la porta a Maria.

10. Subito poi le diede la benedizione secondo l’usanza, poi spalancando le braccia la cinse e le disse:

11. “O Maria, tu benedetta fra le donne! Tu sei benedetta fra tutte le donne, e benedetto è il frutto del tuo grembo!

12. O Maria, tu purissima vergine di Dio! Da dove mai mi viene l’alta grazia, che la madre del mio Signore, del mio Dio, mi faccia visita?!”

13. Maria però, che non capiva nulla di tutti questi misteri, disse a Elisabetta:

14. “Ah, cara cugina, è soltanto per una visita amichevole che sono venuta da te; quali cose dici mai su di me, che io non capisco? Sono dunque già sul serio incinta, che mi dici madre?”

15. Ma Elisabetta rispose a Maria: “Vedi, quando tu bussasti per la seconda volta alla porta, ecco che subito il piccino che porto sotto il mio cuore saltò dalla gioia e mi annunciò questo, e già in anticipo in me ti salutò!”

16. Allora Maria alzò lo sguardo al cielo e si ricordò di quello che le aveva detto l’arcangelo Gabriele, sebbene di tutto questo non capisse ancora nulla, e disse:

17. “O grande Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che dunque hai fatto di me? Che sono mai io, che tutte le generazioni della Terra mi debbano proclamare beata?”

18. Ma Elisabetta disse: “O Maria, eletta di Dio, entra nella mia casa e ristorati; là vogliamo conversare, e insieme lodare e glorificare Dio con tutte le nostre forze!”

4 agosto 1843

19. E Maria subito seguì Elisabetta nella sua casa, e mangiò e bevve, e si ristorò e divenne tutta contenta.

20. Ma Elisabetta interrogò Maria su molte cose: su tutto quello che ella aveva saputo nel Tempio mentre vi si trovava come bimba allevata dal Signore, e su come le era sembrato tutto ciò.

21. Ma Maria disse: “Cugina cara, tu pure benedetta tantissimo dal Signore! Penso che queste cose siano troppo alte per noi, e noi donne non è prudente che ci consultiamo su cose, alle quali il Signore ha preposto i figli di Aronne.

22. Perciò io sono del parere che noi donne dobbiamo lasciare le cose divine a Dio, e a coloro che egli ha stabilito su queste, e non dobbiamo troppo ragionarci sopra.

23. Se solo amiamo Dio più che ogni cosa e osserviamo i Suoi santi Comandamenti, ecco che viviamo in maniera pienamente conforme al nostro stato; ciò che è di più, spetta a quegli uomini che il Signore chiama e sceglie.

24. Penso, cugina cara, che ciò sia giusto; quindi risparmiami le chiacchiere sul Tempio, - infatti con ciò esso non diventa né migliore né peggiore! Ma quando sarà giusto per il Signore, allora Egli castigherà già il Tempio e lo trasformerà al momento giusto”.

25. Ma Elisabetta riconobbe in queste parole la profonda umiltà e modestia di Maria, e le disse:

26. “Sì, o vergine piena della grazia di Dio! È certo con tali sentimenti che si può anche trovare somma grazia davanti a Dio!

27. Poiché come parli tu, può parlare solo la purissima, somma innocenza; e chi così vive, vive sicuramente come giusto davanti a Dio e a tutto il mondo!”

28. Ma Maria disse: “La vita giusta non è nostra, ma del Signore, ed è una grazia!

29. Chi crede di vivere come giusto da se stesso, sicuramente è colui che vive meno da giusto davanti a Dio; chi invece riconosce sempre davanti a Dio la sua colpa, questo è colui che davanti a Dio vive da giusto!

30. Io però non so come vivo, la mia vita è una pura grazia del Signore; perciò non posso anche fare nient’altro che sempre amarLo, lodarLo ed esaltarLo con tutte le mie forze! Se la tua vita è come la mia, fa’ la stessa cosa, e il Signore se ne compiacerà di più, che non se volessimo così tanto chiacchierare fra noi sulla situazione del Tempio!”

31. Ma Elisabetta riconobbe molto bene che da Maria spirava uno Spirito divino, cessò quindi le sue domande sul Tempio e si rimise, lodando ed esaltando Dio, alla Sua Volontà.

5 agosto 1843

32. Ma così Maria trascorse ancora tre mesi interi presso Elisabetta, e l’aiutò come un’ancella a sbrigare tutto il lavoro domestico.

33. Nel frattempo però anche il nostro Giuseppe aveva terminato la sua costruzione, e si trovava con i suoi figli di nuovo a casa, dove lavorava al suo piccolo podere, ovviamente solo affittato.

34. Ma una sera egli (Giuseppe) disse al figlio maggiore: “Gioèle, va’ a prepararmi per domani mattina il mio somaro, poiché devo andare a prendere Maria!

35. La ragazza sono già circa tre mesi che è lontana dalla mia casa, e non so che cosa ne è di lei.

36. Sebbene sia presso la moglie del sommo sacerdote che è diventato muto, tuttavia non si può mai sapere, se questa casa è priva di ogni tentazione di colui che aveva sedotto Eva!

37. Voglio dunque andarvi domani a riprendermi la ragazza, perché i figli d’Israele non abbiano col tempo magari a sparlare, e il Signore non mi punisca per la mia tiepidezza nel prendermi cura della ragazza”.

38. E Gioèle andò e fece secondo le parole di Giuseppe; ma non appena Gioèle ebbe finito il suo lavoro, ecco che Maria già stava davanti all’ingresso di casa, e salutò Giuseppe, e lo pregò di riaccoglierla nella sua casa.

39. Giuseppe, tutto sorpreso per questa comparsa di Maria, le domandò subito: “Sei tu dunque, tu infedele alla mia casa?”

40. E Maria disse: “Sì, sono io, - ma non infedele alla tua casa; poiché io sarei tornata volentieri già da molto tempo, però non mi sono fidata a passare da sola sulla montagna in mezzo al bosco - e tu pure non mandasti un incaricato per me! Dunque sono stata costretta a restare via tanto tempo!

41. Ora però tre leviti visitarono la moglie di Zaccaria, e ritornando a casa verso Gerusalemme, mi presero con loro, mi portarono al confine del tuo podere, poi benedissero me e la tua casa, e proseguirono poi per la loro strada, e io mi affrettai a ritornare qui da te, mio caro padre Giuseppe!”

42. Sebbene Giuseppe avrebbe volentieri sgridato un po’ Maria per la sua lunga assenza, tuttavia non ebbe cuore di farlo; infatti come prima cosa la voce di Maria aveva troppo commosso il suo nobilissimo cuore, e come seconda cosa si vedeva lui stesso colpevole, poiché per così tanto tempo non aveva mandato a prendere Maria tramite un incaricato.

43. Egli perciò fece venire a sé la fanciulla per benedirla, e la fanciulla si slanciò su Giuseppe e lo accarezzò, così come i bimbi più innocenti sono soliti accarezzare i loro genitori e altri benefattori.

44. Ma Giuseppe ne fu tutto commosso e divenne colmo di grande gioia e disse: “Vedi, io sono un uomo povero e sono già avanzato negli anni; ma il tuo amore filiale mi fa dimenticare la mia povertà e la mia età! Il Signore mi ha dato te per una gioia grande; perciò voglio anche andare a lavorare con gioia, piccina mia, per procurarti un buon pezzetto di pane!”

45. Con queste parole scesero al buon vecchio le lacrime dagli occhi. Ma Maria gli asciugò svelta le umide guance e ringraziò Dio, che le aveva dato un padre adottivo così buono. -

46. Ma in quel momento Giuseppe sentì improvvisamente, come se dei salmi venissero cantati davanti alla sua casa.

 

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Cap. 7

Presentimenti e profezie di Giuseppe. Consolazione di Maria.

La cena benedetta. La gravidanza di Maria si rende visibile.

7 agosto 1843

1. Ma Giuseppe fu colmo di alti presentimenti e disse a Maria: “Bambina del Signore! Grande gioia è data alla mia casa in te, la mia anima è colma di alti presentimenti!

2. Ma io so anche che coloro a cui il Signore vuol bene, li visita sempre dolorosamente; perciò vogliamo pregarLo sempre, che Egli voglia essere con noi tutti sempre clemente e misericordioso!

3. È persino possibile, che Egli con te e con me vorrà avere rinnovata l’antica arca dell’alleanza, che è già divenuta marcia?!

4. Ma se stesse per accadere una cosa simile, allora guai a me e a te; avremo allora un lavoro durissimo da passare! - Ma ora non parliamone più!

5. Ciò che deve avvenire, avverrà anche sicuramente, e noi non saremo in grado di impedirlo, ma quando avverrà, ci afferrerà con mano onnipotente, e noi tremeremo davanti alla Volontà, di Colui che ha posto le fondamenta della Terra!”

6. Maria però non capiva nulla di tutto questo e consolò quindi Giuseppe, che sembrava molto preoccupato, con queste parole:

7. “Caro Padre Giuseppe! Non diventare afflitto, a motivo della Volontà del Signore; poiché noi lo sappiamo bene, che Egli per i Suoi figli vuole sempre e soltanto la cosa migliore! Se il Signore è con noi, come lo fu con Abramo, Isacco e Giacobbe, e come ancora fu sempre con coloro che Lo amavano, che cosa mai potrebbe capitarci di cattivo e di male?!”

8. Ma Giuseppe fu contento di queste parole di conforto, e ringraziò il Signore nel suo cuore con tutte le sue forze, di avergli dato in Maria un tale angelo consolatore, e disse allora:

9. “Figli, si è già fatto tardi stasera; perciò intoniamo il canto di lode, poi consumiamo la nostra cena benedetta e poi andiamo a riposare!”

10. Ciò avvenne, e Maria allora si affrettò e portò lì il pane, e Giuseppe lo spartì; tutti però furono presi da meraviglia, che il pane stavolta fosse di così ottimo sapore.

11. Ma Giuseppe disse: “Al Signore tutta la lode! Quello che Egli benedice, piace sempre e ha il miglior sapore!”

12. E Maria però osservò poi a Giuseppe con amorevolissima sapienza: “Vedi, caro padre, quindi non devi neanche temere le visite del Signore; poiché esse sono anche appunto le Sue preziosissime benedizioni!”

13. E Giuseppe disse: “Sì, sì, pura figlia del Signore, tu hai ragione! Voglio dunque portare con ogni pazienza qualunque carico il Signore mi imporrà; infatti non mi renderà certo il suo carico troppo pesante, né il suo giogo troppo duro, poiché Egli è certo un Padre pieno di bontà e di misericordia - anche nel Suo zelo! E così dunque avvenga sempre la Sua santa Volontà!”

14. Dopo di che la pia famiglia andò a riposare e nei giorni seguenti lavorò a casa. -

15. Ma il corpo di Maria diveniva di giorno in giorno più pieno; poiché ella notava bene questo, cercava di nascondere la sua gravidanza agli occhi di Giuseppe e dei suoi figli, quanto meglio le fosse possibile.

16. Ma dopo un periodo di due mesi, il suo nascondere non giovò più a nulla, e Giuseppe cominciò ad avere dei sospetti, e si consigliò segretamente con un suo amico di Nazareth, sullo strano stato di Maria.

 

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Cap. 8

L’opinione del medico. Giuseppe interroga Maria.

Spiegazione di Maria.

9 agosto 1843

1. Ma l’amico di Giuseppe era un esperto; infatti egli era un medico, che conosceva le erbe e non raramente assisteva le levatrici nei parti difficili.

2. Costui andò con Giuseppe e osservò Maria senza darlo a vedere; dopo che l’ebbe esaminata, disse a Giuseppe:

3. “Ascoltami, fratello in Abramo, Isacco e Giacobbe! Alla tua casa è capitata una grande sciagura; poiché vedi, la ragazza è in avanzata gravidanza!

4. Tu stesso però ne hai anche la colpa! Poiché vedi, è ormai la sesta luna che tu sei fuori per la tua costruzione! Dimmi, chi dunque avrebbe dovuto badare alla ragazza?”

5. Ma Giuseppe rispose: “Vedi, in questo tempo Maria rimase a casa solo per tre settimane consecutive, e ciò all’inizio, quando venne nella mia casa; dopo ella trascorse tre mesi interi presso la sua cugina Elisabetta!

6. Ora però sono già anche trascorse due lune, che si trova sotto la mia costante sorveglianza, e io qui non ho visto mai nessuno che sia andato da lei apertamente o segretamente!

7. E nel tempo della mia assenza era però comunque in ottime mani. Mio figlio, che l’aveva accompagnata da Elisabetta, mi fece prima il più solenne giuramento che, salvo in caso di necessità, non intendeva toccarle neanche il vestito per tutto il cammino.

8. E così so con grande certezza che da parte della mia casa Maria deve essere senz’altro completamente pura; se ciò si possa dire però anche per la casa di Zaccaria, è tutta un’altra questione!

9. Dovrebbe esserle capitato magari nel Tempio, da parte di un suo ministro? Il Signore me ne guardi, che io voglia essere di una tale opinione; infatti una cosa simile il Signore l’avrebbe resa da lungo tempo manifesta per mezzo della perenne sapienza del sommo sacerdote!

10. Ma io ora so quello che farò per arrivare alle giuste tracce della verità di questa faccenda! - Tu, amico, puoi ora ritornartene in pace, e io sottoporrò la mia casa a un rigoroso esame!”

11. L’amico di Giuseppe non indugiò e uscì subito dalla casa di Giuseppe; Giuseppe invece si rivolse subito a Maria e le disse:

12. “Bambina, come potrò ora alzare la fronte al mio Dio? Che posso dire ora di te?

13. Non ti ho ricevuta dal Tempio come una pura vergine, e non ti ho custodita fedelmente con la mia quotidiana preghiera e con le persone fidate che sono nella mia casa?!

14. Ti scongiuro perciò che tu mi dica chi è che ha osato ingannarmi e trascendere così scandalosamente contro di me, un figlio di Davide, e contro di te, che tu pure discendi dalla stessa casa!

15. Chi ha sedotto e disonorato te, una vergine del Signore?! Chi ha potuto offuscare così i tuoi purissimi sentimenti, - e chi, chi fare di te una seconda Eva?!

16. Poiché così si ripete per me personalmente l’antica storia di Adamo, perché è evidente che, come Eva, un serpente ti ha ingannata!

17. Dunque rispondi alla mia domanda! Suvvia, calmati; perché non ti riuscirà d’imbrogliarmi!”. - Qui Giuseppe per l’angoscia si gettò col volto chino sopra un sacco pieno di cenere e pianse.

18. Ma Maria che tremava per la grande paura, cominciò a piangere e a singhiozzare, e non riuscì a parlare per la grande paura e tristezza.

19. Giuseppe si rialzò dal sacco e parlò a Maria con una voce un po’ più moderata:

20. “Maria, figliola di Dio, che Egli stesso ha preso sotto la Sua custodia, perché mi hai fatto questo? - Perché hai abbassato così la tua anima e dimenticato il tuo Dio?!

21. Come potesti fare una tal cosa, tu che fosti allevata nel Santo dei santi e hai ricevuto il cibo dalla mano degli angeli, e questi splendenti servitori di Dio li hai avuti sempre come compagni di gioco?! Oh, parla, e non tacere davanti a me!”

22. Qui Maria si fece coraggio e disse: “Padre Giuseppe, tu uomo giustamente severo! Io ti dico: com’è vero che vive un Dio, così è anche vero che io sono pura e innocente, e fino a questo momento non so niente di nessun uomo!”

23. Giuseppe domandò: “Da dove viene allora ciò che tu porti sotto il tuo cuore?”

24. E Maria rispose: “Vedi, io sono ancora una bambina e non comprendo i segreti di Dio! Però ascoltami, voglio dirtelo quello che mi è successo! - Anche questo però è così vero, come vive un Dio giusto sopra di noi!”

 

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Cap. 9

Racconto di Maria sui misteriosi santi eventi.

Affanno e preoccupazione di Giuseppe e decisione di allontanare Maria.

Avvertimento del Signore a Giuseppe in sogno. Maria rimane a casa di Giuseppe.

10 agosto 1843

1. Maria raccontò a Giuseppe tutto quello che le era successo quando ancora lavorava alla porpora, e concluse poi il suo racconto con questa solenne affermazione:

2. “Perciò, padre, ti dico ancora una volta: com’è vero che vive Dio, il Signore del Cielo e della Terra, così è anche vero che sono pura, e non so di alcun uomo, e tanto meno poi conosco il segreto di Dio, che ora devo portare sotto il mio cuore per mia propria grande pena!”

3. Qui Giuseppe ammutolì davanti a Maria e fu colto da grande spavento; infatti le parole di Maria penetrarono profondamente nella sua anima affannata, ed egli tremando trovò conferma alla sua segreta intuizione.

4. E allora cominciò a pensare e a ripensare nella propria mente sul da farsi, e parlò così tra sé, nel suo cuore:

5. “Se così com’è adesso, io nascondo quello che davanti al mondo è incontestabilmente il suo peccato, per il motivo che io non lo riconosco più come tale, allora sarò considerato sacrilego contro la Legge del Signore e non sfuggirò alla sicura punizione!

6. Ma se contro la mia intima convinzione la presento pubblicamente ai figli di Israele come una peccatrice corrotta, benché ciò che ella porta sotto il suo cuore - secondo la sua inequivocabile affermazione - proviene solo da un angelo,

7. allora sarò considerato dal Signore Dio come uno che ha consegnato un sangue innocente al Giudizio della morte?!

8. Che cosa devo dunque fare con lei? - Devo abbandonarla segretamente, ossia devo mandarla segretamente lontano da me, e nasconderla in qualche posto in montagna, vicino al confine dei Greci? Oppure devo aspettare il giorno del Signore, perché in quel giorno Egli mi manifesti quello che devo fare?

9. Ma se domani o dopodomani qualcuno viene da me da Gerusalemme e riconosce Maria, che succede allora? Sì, sarà ben meglio che io l’allontani di nascosto e provveda a lei in segreto, senza che nessuno ne sappia nulla a parte i miei figli!

10. Il Signore col tempo sicuramente renderà manifesta la sua innocenza, e allora tutto sarà salvo e a posto, e così avvenga dunque, nel nome del Signore!”

11. Poi Giuseppe in tutta segretezza ne informò Maria, ed ella si adattò preparandosi ad obbedire al progetto secondo la buona volontà di Giuseppe, e poi, essendo la sera già inoltrata, si recò a riposare.

12. Ma anche Giuseppe durante i suoi molteplici pensieri fu sommerso dal sonno, e vedi, un angelo del Signore gli apparve in sogno e gli disse:

13. “Giuseppe, non stare in ansia per Maria, la purissima vergine del Signore! Poiché quello che ella porta sotto il cuore, è generato dal santo Spirito di Dio, e quando sarà nato Lo dovrai chiamare Gesù!”

14. Qui Giuseppe si destò dal sonno e lodò il Signore Dio, che gli aveva concesso una tale grazia.

15. Ma poiché era già mattina, ecco che Maria già veniva da Giuseppe pronta per il progettato viaggio, e accennò che già doveva essere tempo.

16. Ma Giuseppe abbracciò la fanciulla, la strinse al suo petto e le disse: “Maria, tu pura, tu resti con me; oggi infatti il Signore mi ha dato un segno potente su di te, poiché chi nascerà da te dovrà chiamarsi Gesù!”

17. Qui subito Maria riconobbe che il Signore aveva parlato con Giuseppe, poiché udì lo stesso nome che le aveva indicato l’angelo, sebbene ella a Giuseppe non ne avesse detto nulla prima!

18. E Giuseppe poi custodì con ogni riguardo la fanciulla, e non le lasciò mancare nulla di quanto conveniva al suo stato.

 

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Cap. 10

Il censimento romano. Giuseppe impedito a partecipare

al Consiglio in Gerusalemme. Lo scriba Annas.

11 agosto 1843

1. Alla distanza di due settimane da questo avvenimento, fu tenuto a Gerusalemme un gran Consiglio, e precisamente per il motivo che si era sentito da alcuni romani, abitanti in Gerusalemme, che l’imperatore avrebbe fatto contare e registrare tutto il popolo ebraico.

2. Tale notizia aveva prodotto un grande sgomento tra gli Ebrei, ai quali era proibito di contare le persone.

3. Per cui il sommo sacerdote convocò a tal proposito una grande adunanza, alla quale dovevano presentarsi tutti gli anziani e gli artigiani, e anche Giuseppe era uno di questi.

4. Giuseppe aveva appena intrapreso un piccolo viaggio in montagna per la legna da costruzione, e rimase assente alcuni giorni.

5. Ma il messo da Gerusalemme arrivò nel frattempo da Giuseppe a portargli l’invito alla grande adunanza. Non trovando Giuseppe, egli diede incarico a uno dei suoi figli maggiori di informarne immediatamente e urgentemente Giuseppe, non appena questi fosse arrivato a casa!

6. Ma Giuseppe ritornò a casa già la mattina successiva. Il figlio Joses lo informò subito di quello che era arrivato da Gerusalemme.

7. E Giuseppe disse: “Ora sono salito per cinque giorni in montagna e perciò mi sono stancato moltissimo, e i miei piedi non mi sosterrebbero più se prima non mi riposassi un paio di giorni; perciò questa volta sono obbligato a non seguire il richiamo di Gerusalemme!

8. Del resto, tutta questa adunanza non vale una noce vuota, poiché il potente imperatore di Roma che ora stende già il suo scettro perfino sui paesi degli sciiti, terrà poco conto del nostro Consiglio e farà quello che vuole! Perciò me ne rimango per bene a casa!”

9. Invece dopo tre giorni arrivò da Giuseppe un certo Annas da Gerusalemme, il quale era un grande scriba, e gli disse:

10. “Giuseppe, tu che sei un uomo della stirpe di Davide, sei un abile artigiano e conosci la Scrittura! Debbo chiederti il perché tu non sei venuto all’adunanza”.

11. Giuseppe si rivolse ad Annas e disse: “Vedi, sono stato per cinque giorni in montagna, e non sapevo che ero chiamato,

12. ma come arrivai a casa ed ebbi la notizia da mio figlio Joses, ero troppo stanco e debole perché mi fosse possibile mettermi subito in piedi per Gerusalemme! Inoltre, però, scorsi anche subito comunque a prima vista, che tutta questa grande adunanza non sarebbe servita a nulla”.

13. Mentre però Giuseppe aveva finito  di pronunciare questo, Annas si era guardato attorno e scoprì sfortunatamente la vergine in stato di avanzata gravidanza.

14. Perciò dunque, egli, come completamente muto, lasciò Giuseppe e corse più in fretta che poteva a Gerusalemme.

15. Giuntovi completamente senza fiato, si affrettò subito dal sommo sacerdote e gli disse:

16. (Annas:) “Ascoltami, e non domandarmi perché il figlio di Davide non è venuto all’adunanza; poiché ho scoperto inauditi misfatti nella sua casa!

17. Vedi, Giuseppe, al quale Dio e tu deste testimonianza, col fatto che tu gli hai affidato la vergine, ha sbagliato in un modo così indescrivibilmente infimo e brutale davanti a Dio e davanti a te!”

18. Ma il sommo sacerdote fu tutto scandalizzato per la notizia di Annas e domandò molto brevemente: “Come, come mai? Dimmi tutta la verità, od oggi stesso sei morto!”

19. E Annas disse: “Vedi, la vergine Maria, che egli ricevette in custodia da questo Tempio, secondo la testimonianza di Dio, egli l’ha completamente disonorata; infatti la sua gravidanza già avanzata ne è una testimonianza vivente!”

20. Ma il sommo sacerdote disse: “No, mai più Giuseppe ha fatto questo! - Può anche Dio dare una falsa testimonianza?!”

21. Ma Annas disse: “Manda là dunque i tuoi servitori più fidati, e ti convincerai che la vergine proprio sul serio è in avanzata gravidanza; se però non lo è, voglio essere lapidato qui!”

 

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Cap. 11

Perplessità del sommo sacerdote sulle condizioni di Maria.

L’arresto e l’interrogatorio di Maria e Giuseppe. Lamentela e

disputa di Giuseppe con Dio. Condanna a morte di Giuseppe e Maria e

loro discolpa per mezzo del “giudizio di Dio”. Maria moglie di Giuseppe.

16 agosto 1843

1. Ma il sommo sacerdote rifletté per un certo tempo e disse così fra sé: “Che devo fare? Annas è pieno di gelosia dal sorteggio della vergine, e non si deve mai agire su consiglio di un geloso.

2. Ma se le cose stessero proprio così riguardo a Maria, e io avessi trattato la faccenda con indifferenza, che cosa diranno poi i figli di Israele e in qual modo me ne chiederanno conto?

3. Voglio perciò inviare tuttavia in segreto dei servitori da Giuseppe; costoro, nel caso si dovesse confermare la brutta faccenda, dovranno condurre subito qui la vergine insieme a Giuseppe!”

4. Così fu pensato e deciso. Il sommo sacerdote convocò segretamente dei servitori fidati e li informò di ciò che era accaduto nella casa di Giuseppe, e poi li mandò subito da Giuseppe con le disposizioni su come dovessero agire nel caso la faccenda risultasse confermata.

5. E i servitori si recarono in gran fretta da Giuseppe, e trovarono tutto così come il sommo sacerdote aveva loro indicato.

6. E il più anziano fra loro disse a Giuseppe: “Vedi, per questo motivo siamo stati mandati qui dal Tempio, perché potessimo persuaderci sullo stato della vergine, poiché su di lei sono giunte male voci alle orecchie del sommo sacerdote!

7. Ma noi purtroppo trovammo confermata la triste supposizione; perciò non far sì che ti facciamo violenza e seguici con Maria al Tempio, là dovrai apprendere dalla bocca del sommo sacerdote la giusta sentenza!”

8. E Giuseppe senza ribattere seguì subito con Maria i servitori, davanti al tribunale nel Tempio.

9. Quando egli fu giunto là davanti al sommo sacerdote, il sommo sacerdote stupefatto interrogò subito Maria, parlando in tono serio:

10. “Maria! Perché ci hai fatto questo, e hai potuto abbassare così enormemente la tua anima?

11. Dimenticata ti sei del Signore, del tuo Dio, tu, che fosti allevata nel Santo dei santi e hai ricevuto il cibo giornalmente dalla mano dell’angelo,

12. e hai udito sempre i suoi canti di lode, e ti sei rallegrata, hai suonato e danzato al cospetto di Dio! - Parla, perché ci hai fatto una cosa simile?”

13. Ma Maria cominciò a piangere amaramente, e disse fra violenti singhiozzi e lacrime: “Com’è vero che vive Dio, il Signore d’Israele, altrettanto è vero che io sono pura e non ho mai conosciuto un uomo! - Interroga Giuseppe, il prescelto da Dio!”

14. E il sommo sacerdote si rivolse allora a Giuseppe e lo interrogò: “Giuseppe, ti scongiuro nel nome dell’eterno Dio vivente, dimmelo apertamente, com’è accaduto questo? Hai fatto tu una cosa simile?”

15. E Giuseppe disse: “Io ti dico, per tutto ciò che è santo a te e a me, quant’è vero che vive il Signore, il mio Dio, altrettanto è vero che io sono puro di fronte a questa vergine, come di fronte a te e di fronte a Dio!”

16. E il sommo sacerdote rispose: “Non dire una falsa testimonianza, ma davanti a Dio dì la verità! Io però ti dico: tu ti sei preso furtivamente le nozze, non ne hai dato notizia al Tempio, e non hai prima chinato il capo sotto la mano dell’eterno Possente, affinché benedicesse il tuo seme! Perciò dì la verità!”

18 agosto 1843

17. Ma Giuseppe divenne muto a un tal discorso del sommo sacerdote, e non riuscì a rispondere la più piccola parola; poiché troppo amaramente ingiusta era l’accusa del sommo sacerdote.

18. Ma poiché Giuseppe se ne stava in profondo silenzio davanti al sommo sacerdote e non riusciva a parlare, allora il sommo sacerdote presto aprì di nuovo la bocca e disse:

19. “Restituiscici la vergine come l’hai ricevuta dal Tempio del Signore, quando era pura come un sole nascente nel più terso mattino!”

20. Sciolto in lacrime se ne stava Giuseppe, e disse dopo un profondo sospiro:

21. “Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che cosa ho mai fatto di male davanti a Te, io povero vecchio, perché tu ora mi colpisca così aspramente?!

22. Toglimi dal mondo; poiché è troppo duro per chi fu sempre giusto davanti a Te e a tutto il mondo, subire una tale onta!

23. Il padre mio Davide tu lo hai castigato perché aveva peccato verso Uria.

24. Io però non mi sono mai reso colpevole verso una persona, e non ho mai messo le mani su una cosa di qualcun altro né su un animale [altrui], ed ho sempre osservato la Legge fino alla virgola[3]; o Signore, perché mi colpisci, allora?

25. Oh, mostrami un peccato davanti a Te, e sopporterò volentieri la pena del fuoco! Ma se ho peccato davanti a Te, allora sia maledetto il giorno e l’ora in cui sono nato!”

26. Ma il sommo sacerdote fu esasperato da questo discorso di Giuseppe e disse nella grande eccitazione del suo animo:

27. “Bene, dunque, poiché disputi la tua palese colpa davanti a Dio, voglio far bere a entrambi l’acqua della maledizione di Dio, e saranno manifesti i vostri peccati ai vostri occhi e davanti agli occhi di tutto il popolo!”

28. E subito il sommo sacerdote prese l’acqua della maledizione e ne fece bere a Giuseppe, e poi lo mandò secondo la Legge su una montagna a ciò destinata, che si trovava nei pressi di Gerusalemme.

29. E altrettanto diede da bere tale acqua anche alla vergine, e la mandò poi ugualmente sulla montagna.

30. Ma dopo tre giorni entrambi tornarono indietro illesi, e tutto il popolo si meravigliò che in essi non si fosse rivelato alcun peccato.

31. Ma il sommo sacerdote, egli stesso stupito oltre misura, disse allora ad essi: “Se il Signore Dio non ha voluto che si rivelasse il vostro peccato, anch’io non voglio giudicarvi, ma vi dichiaro innocenti e liberi!

32. Ma poiché la vergine è già gravida, ella deve diventare tua moglie, come punizione per essere diventata gravida a mia insaputa, e in futuro non dovrà mai più avere un altro uomo, quand’anche restasse una giovane vedova! Così sia! - Ed ora ritornatevene da qui in pace!”

33. Or dunque Giuseppe prese Maria e andò con lei nel suo paese, ed era pieno di gioia, e lodava ed esaltava il suo Dio. E adesso la sua gioia era tanto più grande, perché ora Maria era divenuta la sua legittima moglie.

 

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Cap. 12

L’ordine di Augusto per tassare e contare tutti gli abitanti del Paese.

Nuovo affanno e consolazione.

19 agosto 1843

1. E Giuseppe trascorse così altri due mesi nella sua casa in perfetta pace, con Maria che ora era sua moglie, e lavorava per il mantenimento di Maria.

2. Ma quando questo tempo fu trascorso e Maria fu vicina al periodo del parto, ecco arrivare un nuovo colpo, che mise il nostro Giuseppe in grande inquietudine.

3. L’imperatore romano Augusto fece infatti diramare un editto in tutti i suoi territori, in base al quale tutte le popolazioni dell’impero dovevano essere registrate e censite, e classificate per le tasse e per la coscrizione.

4. E così i Nazareni non erano esclusi da questo comando, e Giuseppe fu obbligato a recarsi anche lui a Betlemme, la città di Davide, nella quale era installata la commissione romana per la registrazione.

5. Ma quando egli apprese questo comando, a motivo del quale era già stato comunque chiamato a Gerusalemme per un’adunanza, egli disse tra sé:

6. (Giuseppe:) “Mio Dio e mio Signore, questo è un duro colpo per me, proprio in questo periodo che Maria è così vicina al parto!

7. Che devo fare ora? - Devo bensì far registrare i miei figli, poiché questi purtroppo sono in dovere di prestare il servizio militare all’imperatore: ma per amore del Tuo Nome, o Signore, che cosa devo fare con Maria?

8. A casa non posso lasciarla; infatti che cosa farebbe se il suo tempo cominciasse a incalzarla?

9. Ma se la prendo con me, chi mi garantisce che il suo tempo non la coglie già per strada, e io poi non saprò che si dovrà fare per lei, dato che tuttavia è ancora più una bambina che una donna fatta?

10. E se anche con grande difficoltà riesco a condurla davanti ai funzionari di Roma, come devo farla registrare?

11. Forse come mia moglie, - della qual cosa però nessuno sa ancora nulla fin adesso, eccetto me e il sommo sacerdote?!

12. Per la verità, di questo mi vergogno quasi davanti ai figli d’Israele; poiché essi lo sanno, che sono un vecchio di oltre settant’anni! Che cosa diranno se faccio registrare come mia legittima moglie una bambina di appena quindici anni - e per di più in stato di avanzata gravidanza?!

13. Oppure devo farla iscrivere come mia figlia? - Ma i figli d’Israele lo sanno di dov’è Maria, e che mai più è mia figlia!

14. Se la faccio iscrivere come vergine affidatami dal Signore, che cosa mi potrebbero dire certuni, non potendo ancora sapere che mi sono giustificato nel Tempio, quando vedessero Maria in avanzata gravidanza?

15. Sì, so quello che ora voglio di nuovo fare; voglio aspettare il giorno del Signore! In quello il Signore, mio Dio, farà ciò che vorrà, e sarà anche la cosa migliore! E così avvenga dunque!”

 

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Cap. 13

Un vecchio amico conforta Giuseppe. Giuseppe dà disposizioni per il viaggio ai suoi cinque figli.

La consolante testimonianza dall’Alto. La lieta partenza.

21 agosto 1843

1. Ma in quello stesso giorno venne da Giuseppe un vecchio saggio amico di Nazareth, e gli disse:

2. “Fratello, vedi, è così che il Signore conduce il Suo popolo su deserti e steppe di ogni genere! Ma coloro che seguono volonterosamente fin dove Egli li guida, arrivano al giusto traguardo!

3. Noi languivamo in Egitto e piangevamo sotto le catene di Babele, pur tuttavia il Signore ci ha di nuovo liberati!

4. Ora i Romani hanno inviato sopra di noi le loro aquile; è la Volontà del Signore! Perciò vogliamo dunque fare ciò che Egli vuole! Egli infatti sa sicuramente perché vuole così!”

5. Ma Giuseppe comprese bene quello che l’amico gli aveva detto, e quando l’amico lo benedisse e lo lasciò di nuovo, Giuseppe disse ai suoi figli:

6. “Ascoltatemi! Il Signore vuole che noi tutti dobbiamo andare a Betlemme; dunque vogliamo anche farci piacere la Sua Volontà, e fare ciò che Egli vuole!

7. Tu, Gioèle, sella l’asina per Maria e prendi la sella con lo schienale; e tu, Joses, imbriglia invece il bue e attaccalo al carro, in cui vogliamo portare i viveri.

8. Poi però voi, Samuele, Simeone e Giacomo, preparate il carro con frutta che duri, pane, miele e formaggio, e prendetene tanto da esserne provvisti per quattordici giorni; poiché non sappiamo quando sarà il nostro turno e quando saremo liberi, e che cosa può accadere a Maria per la strada! Perciò mettete anche sul carro dei panni puliti e delle fasce!”

9. Ma i figli andarono a sistemare tutto come Giuseppe aveva loro raccomandato.

10. Ma quando ebbero sistemato tutto secondo la volontà di Giuseppe, ritornarono e lo comunicarono a Giuseppe.

11. E Giuseppe si mise in ginocchio con tutta la sua casa, pregò, e raccomandò se stesso e tutti i suoi nelle mani del Signore.

12. Ma quando fu al termine di questa preghiera, lode e glorificazione, ecco che sentì una Voce come da fuori della casa, la quale diceva così:

13. “Giuseppe, fedele figlio di Davide, il quale era un uomo secondo il Cuore di Dio!

14. Quando Davide uscì a combattere col gigante, con lui era la mano dell’angelo che il Signore gli mise al fianco, e vedi, tuo padre divenne un potente vincitore!

15. Ma con te ora è Quello stesso, che eternamente fu, che ha creato Cielo e Terra, che ai tempi di Noè fece piovere quaranta giorni e notti, e fece affogare ogni creatura a Lui contraria,

16. che ad Abramo diede Isacco, che condusse il tuo popolo fuori dall’Egitto e parlò con Mosè sul Sinai fra molto spavento!

17. Vedi, Costui è ora corporeamente nella tua casa, e verrà anche con te a Betlemme; perciò sta’ senza paura poiché Egli non permetterà che ti venga torto neanche un capello!”

18. Ma come Giuseppe ebbe sentito queste parole, divenne allegro, ringraziò il Signore per questa grazia, e fece poi subito preparare tutti per il viaggio.

19. Prese Maria e la mise a sedere sul somaro nella maniera più morbida e comoda che fosse possibile, e prese poi in mano le redini e condusse l’asina.

20. I figli invece si misero attorno al carro caricato e seguirono con questo il trotto dell’asina.

21. Ma dopo qualche tempo Giuseppe passò le redini al figlio maggiore; egli invece andò a fianco di Maria, poiché questa talvolta diveniva debole e non era in grado di tenersi in sella da sola.

 

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LA NASCITA DI GESÙ NELLA GROTTA

 

 

Cap. 14

Apparenti cambiamenti d’umore di Maria durante il viaggio.

Arrivo delle doglie. Rifugio di Maria in una vicina grotta.

23 agosto 1843

1. Così la nostra piissima compagnia arrivò alla distanza di circa sei ore da Betlemme, e fece là una sosta all’aperto.

2. Ma Giuseppe guardò verso Maria e trovò che doveva essere piena di dolore; perciò pensò tutto imbarazzato tra sé:

3. “Che cosa può essere? Il volto di Maria è pieno di dolore e i suoi occhi sono pieni di lacrime! - Forse il suo tempo la incalza?”

4. Per cui Giuseppe osservava ancora meglio Maria; e vedi, ecco che con grande suo stupore la trovò che rideva!

5. Per cui subito anche le domandò: “Maria, dimmi, che mai avviene in te? Poiché il tuo viso ora lo vedo pieno di dolore, ora invece di nuovo ridente e splendente di grande gioia!”

6. Ma Maria disse allora a Giuseppe: “Vedi, io vidi ora due popoli davanti a me! Uno piangeva, e allora per forza piangevo anch’io.

7. L’altro invece camminava ridendo davanti a me, e io divenni piena di gioia e di allegria, e dovetti ridere anch’io e passare alla sua gioia! - Questo è tutto quello che fece uscire dal mio volto dolore e gioia”.

8. Quando Giuseppe ebbe sentito questo, fu di nuovo tranquillo, poiché sapeva che Maria aveva spesso visioni; perciò fece poi anche di nuovo riprendere il viaggio, e salì verso Betlemme.

9. Ma quando arrivarono in vicinanza di Betlemme, Maria disse d’un tratto a Giuseppe:

10. “Ascoltami, Giuseppe! Quello che è in me, comincia a incalzarmi molto fortemente; fa’ quindi fermare!”

11. Giuseppe fu pieno di spavento per questo improvviso grido di Maria; egli vedeva infatti che era arrivato proprio quello che aveva temuto di più.

12. Perciò fece anche fermare d’improvviso; ma Maria disse poi subito di nuovo a Giuseppe:

13. “Levami giù dall’asina; poiché quello che è in me m’incalza possentemente e vuole uscire da me! E non posso più resistere alla pressione!”

14. Ma Giuseppe disse: “Ma per l’amore del Signore! Vedi bene che qui non c’è un albergo da nessuna parte; dove posso portarti dunque?”

15. Ma Maria disse: “Vedi, là dentro alla montagna c’è una grotta, saranno neanche cento passi fin là! Portatemi là; andare avanti mi è impossibile!”

16. E Giuseppe subito vi diresse l’asina e il carro, e per grandissima fortuna trovò in questa grotta, che serviva come stalla d’emergenza ai pastori, un po’ di fieno e di paglia, con cui subito fece preparare per Maria un precario giaciglio.

 

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Cap. 15

Maria nella grotta. Giuseppe alla ricerca di una levatrice a Betlemme.

La testimonianza della natura. Incontro di Giuseppe con la levatrice.

24 agosto 1843

1. Ma quando il giaciglio fu pronto, subito Giuseppe portò Maria nella grotta, ed ella si coricò sul giaciglio e trovò sollievo in questa posizione.

2. Ma quando Maria si trovò così alleviata nel giaciglio, allora Giuseppe disse ai suoi figli:

3. “Voi due maggiori custodite Maria, e in caso di urgente necessità prestatele l’opportuno soccorso specialmente tu, Gioèle, che frequentando il mio amico di Nazareth hai acquisito qualche conoscenza in questa materia!”

4. Agli altri tre invece egli ordinò di provvedere all’asino e al bue, e di mettere in qualche modo anche il carro nella grotta, che era piuttosto spaziosa.

5. Ma dopo che Giuseppe ebbe disposto per bene tutto questo, disse a Maria: “Ora però voglio salire sul monte, e nella città di mio padre voglio cercarmi in gran fretta una levatrice e voglio portarla qui, per l’aiuto che ti occorre!”

6. Dopo queste parole Giuseppe uscì subito dalla grotta, poiché la sera era già piuttosto inoltrata e si potevano già scorgere molto bene le stelle in cielo.

7. Ma tutto ciò che Giuseppe ebbe di meravigliose esperienze in questa uscita dalla grotta, vogliamo riportarlo con le sue stesse parole, che egli disse ai suoi figli quando ritornò con la levatrice nella grotta, e Maria aveva già partorito.

8. Ma le parole di Giuseppe suonarono così: “Figli, siamo prossimi a cose grandi! Ora capisco oscuramente quello che mi ha detto la voce la sera prima del nostro viaggio fin qui; in verità, se il Signore non fosse presente fra noi - sebbene invisibilmente - non sarebbero mai potute accadere tali meraviglie, come le ho viste adesso!

9. Uditemi! - Quando uscii fuori e m’incamminai, allora fu per me come se andassi e come se non andassi! E io vidi la luna piena che stava sorgendo, e le stelle ad oriente come ad occidente, e vedi, tutto stava fermo, e la luna non abbandonava il bordo della terra, e le stelle al bordo dell’occidente non volevano più abbassarsi.

10. Poi vidi schiere e schiere di uccellini posati sui rami degli alberi; tutti avevano lo sguardo rivolto qui, e tremavano come nel tempo in cui sono imminenti grandi terremoti, e non era possibile scostarli dalle loro posizioni, né con grida, né gettando delle pietre.

11. E mi guardai di nuovo attorno giù sulla Terra, e vidi non lontano da me un numero di lavoratori che sedevano intorno a un vassoio pieno di cibo. Alcuni tenevano le mani immobili nel vassoio e non potevano alzare il cibo dal vassoio.

12. Ma quelli che in precedenza già avevano levato dal vassoio un pezzo di cibo, lo tenevano alla bocca, e non potevano aprire la bocca per mangiare il boccone; ma i volti di tutti erano rivolti in alto, come se vedessero grandi cose in cielo.

13. Poi vidi delle pecore che erano condotte dai pastori; ma le pecore stavano là immobili, e la mano del pastore, che egli aveva alzata per colpire le pecore ferme, rimaneva come pietrificata nell’aria, ed egli non poteva muoverla.

14. Di nuovo vidi un’intera mandria di arieti, che tenevano il muso sopra l’acqua e tuttavia non riuscivano a bere, poiché erano tutti come completamente paralizzati.

15. Così vidi anche un ruscelletto che aveva una forte cascata giù dalla montagna, e vedi, l’acqua stava ferma e non scorreva giù nella valle! - E così tutto sul suolo della Terra sembrava che non avesse vita né movimento.

16. Ma mentre così stavo o andavo, e non sapevo se stavo o andavo, vedi, ecco che finalmente scorsi di nuovo una vita!

17. Una donna infatti, scendendo lungo il monte, venne proprio da me e mi domandò, quando si fu avvicinata del tutto: ‘Uomo, dove vuoi andare così tardi?’

18. E io dissi a lei: ‘Una levatrice cerco; poiché là in quella grotta c’è una che vuol partorire!’

19. Ma la donna rispose e disse: ‘È di Israele?’ - E io le risposi: ‘Sì, signora, io e lei siamo di Israele; Davide è nostro padre!’

20. Ma la donna continuò a parlare e domandò: ‘Chi è colei che vuol partorire là nella grotta? È tua moglie, o una parente, o una domestica?’

21. E io le risposi: ‘Solo da poco tempo - unicamente davanti a Dio e al sommo sacerdote - è mia moglie. Quando però rimase incinta, non era ancora mia moglie, ma mi era stata affidata in custodia nella mia casa da parte del Tempio, su testimonianza di Dio, poiché in precedenza era stata allevata nel Santo dei santi.

22. Ma non ti meravigliare della sua gravidanza; infatti ciò che è in lei, è generato miracolosamente dal santo Spirito di Dio!’ - La donna però si meravigliò di questo e mi disse: ‘Uomo, dimmi la verità!’ - Ma io le dissi: ‘Vieni a vedere, e convinciti con i tuoi occhi!’”.

 

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Cap. 16

Segni presso la grotta. La visione della levatrice nel sonno e le sue parole profetiche.

La levatrice presso Maria e il Bambino. Il dubbio di Salomè, sorella della levatrice,

sulla verginità di Maria.

25 agosto 1843

1. E la donna acconsentì e seguì Giuseppe fino alla grotta; ma come essi arrivarono alla grotta, questa si celò improvvisamente in una densa nuvola bianca, così che non riuscirono a trovarne l’entrata.

2. Per questo fenomeno la levatrice cominciò altamente a meravigliarsi e disse a Giuseppe:

3. “Qualcosa di grande è capitato in questo giorno alla mia anima! Questa mattina ho avuto una visione grande e straordinaria, in cui tutto si presentava così come l’ho visto adesso nella realtà, lo vedo ancora e lo vedrò ancora di più!

4. Tu sei quello stesso uomo che mi venne incontro nella visione; così pure vidi anche, prima, tutto il mondo fermarsi in mezzo a quello che stava facendo, e vidi la grotta, e vidi come una nuvola la ricoprì, e ho parlato con te come ho parlato ora.

5. E vidi altro ancora più che meraviglioso nella grotta, quando mi raggiunse mia sorella Salomè, alla quale soltanto, al mattino, confidai la mia visione.

6. È perciò che ora anche dico davanti a te e davanti a Dio, mio Signore: un gran bene è toccato ad Israele! È venuto un Salvatore, mandato dall’Alto, al tempo della nostra grande miseria!”

7. Dopo queste parole della levatrice la nuvola subito si ritirò dalla grotta, e una luce possente scaturì dalla grotta verso la levatrice e Giuseppe, così che gli occhi non erano in grado di sopportarla, e la levatrice disse: “Dunque è tutto vero ciò che ho veduto nella visione! O uomo, tu felice, qui c’è più che Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè ed Elia!”

8. Dopo queste parole però l’intensa luce cominciò a poco a poco a divenire più sopportabile, e il Bambinello divenne visibile, come proprio per la prima volta prendeva il petto della Madre.

9. Ma la levatrice entrò ora con Giuseppe nella grotta, esaminò il Piccino e Sua Madre, e quando ebbe trovato tutto risolto nel modo più splendido, disse:

10. “In verità, in verità, ecco il Redentore cantato da tutti i profeti, che già nel grembo materno sarà libero, senza legame, per significare che scioglierà tutti i duri vincoli della Legge!

11. Quando mai qualcuno ha visto che un bambino appena nato abbia già cercato il petto della madre?!

12. Ciò attesta con la massima evidenza, che questo Bambino un giorno, da Uomo, giudicherà il mondo in base all’Amore, e non in base alla Legge!

13. Ascolta, fortunatissimo marito di questa Vergine! È tutto in ordine grandissimo, perciò fammi uscire dalla grotta poiché ora ho un peso nel petto, sento infatti che non sono pura abbastanza per sopportare la vicinanza troppo santa del mio e tuo Dio e Signore!”

14. Giuseppe si spaventò del tutto a queste parole della levatrice; ma ella si affrettò a uscire dalla grotta all’aperto.

15. Ma come uscì dalla grotta, incontrò fuori sua sorella Salomè, la quale l’aveva seguita a causa della nota visione, e subito disse a costei:

16. “Salomè, Salomè, vieni a vedere confermata nella realtà la mia visione mattutina! La Vergine ha partorito in piena verità, cosa che la sapienza e la natura umana mai possono comprendere!”

17. Ma Salomè disse: “Com’è vero che Dio vive, non posso credere che una vergine abbia partorito, finché non l’abbia visitata con la mia mano!”

 

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Cap. 17

Richiesta di Salomè a Maria. Benevolenza di Maria.

Accertamento, punizione e pentimento di Salomè. Indicazione dell’angelo a Salomè.

Guarigione di Salomè. Un avvertimento dall’Alto.

26 agosto 1843

1. Ma Salomè, dopo aver detto questo, subito entrò nella grotta e disse:

2. “Maria, una lotta non indifferente agita la mia anima; perciò ti prego di prepararti affinché io ti visiti con la mia mano molto esperta e ne ricavi come si presenta la tua verginità!”

3. Ma Maria aderì volonterosa alla richiesta dell’incredula Salomè, si preparò e si lasciò visitare.

4. Ma come Salomè toccò il corpo di Maria con la sua esperta mano, subito levò un urlo possente e gridò a gran voce:

5. “Guai, guai a me per la mia empietà e a causa della mia grande incredulità, perché ho voluto tentare il Dio eternamente vivo! Poiché vedete, vedete qui, - la mia mano brucia nel fuoco dell’ira divina, su me misera!!!”

6. Ma dopo queste parole ella subito si prostrò in ginocchio davanti al Piccino e disse:

7. “O Dio dei miei Padri! Tu onnipotente Signore di ogni gloria! Ricordati di me, che anch’io sono un seme di Abramo, Isacco e Giacobbe!

8. Non fare di me uno zimbello per i figli di Israele, ma rendimi in dono i miei arti sani!”

9. E vedi, subito un angelo del Signore stette accanto a Salomè e le disse: “Il Signore Dio ha ascoltato la tua supplica; avvicinati al Piccino e prendilo in braccio, e con ciò ti capiterà un gran bene!”

10. E quando Salomè ebbe sentito questo, camminando in ginocchio andò davanti a Maria e la pregò di darle il Piccino.

11. Ma Maria volentieri le diede il Piccino e le disse: “Possa venirtene il bene secondo il detto dell’angelo del Signore; il Signore abbia misericordia di te”.

12. E Salomè prese il Piccino fra le sue braccia e lo tenne stando in ginocchio e disse, non appena ebbe in braccio il Piccino:

13. “O Dio, Tu onnipotente Signore d’Israele, che governi e regni dall’eternità! -In tutta, tutta la pienezza della verità è nato qui a Israele un Re dei re, che sarà più potente di quanto lo fu Davide, l’uomo secondo il cuore di Dio! Lodato ed esaltato sii Tu da me in eterno!”

14. Dopo queste parole Salomè fu di nuovo completamente guarita, restituì poi il Piccino a Maria col cuore contrito e pieno di gratitudine, e così giustificata uscì di nuovo fuori dalla grotta.

15. Ma quando fu fuori, voleva subito cominciare a gridare forte del grande prodigio di tutti i prodigi, e aveva anche cominciato immediatamente a raccontare a sua sorella quello che le era capitato.

16. Ma subito si fece sentire una voce dell’alto e disse a Salomè: “Salomè, Salomè, non annunciare a nessuno la cosa straordinaria che ti è capitata! Poiché ha ancora da venire il tempo in cui il Signore darà testimonianza di Se stesso con parole e azioni!”

17. Qui subito ammutolì Salomè, e Giuseppe uscì fuori e pregò le due sorelle di ritornare ora di nuovo nella grotta, secondo il desiderio di Maria, affinché nessuno potesse magari notare ciò che di ultraprodigioso era appena accaduto in quella grotta. Ed entrambe entrarono di nuovo umilmente nella grotta.

 

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Cap. 18

La quieta notte della santa Famiglia nella grotta.

I canti di lode degli angeli al mattino. L’adorazione dei pastori.

Chiarimenti dell’angelo a Giuseppe.

28 agosto 1843

1. Ma quando tutti furono così radunati nella grotta, i figli di Giuseppe chiesero al loro padre (cioè a Giuseppe):

2. “Padre, che dobbiamo fare ora? È tutto a posto per bene! Il viaggio ha stancato le nostre membra; non possiamo dunque metterci a riposare?”

3. E Giuseppe disse: “Figli, vedete bene quale infinita grazia è capitata a noi tutti dall’Alto; perciò dovreste vegliare e lodare Dio con me!

4. Avete dunque pur visto quello che è successo a Salomè nella grotta, quando fu incredula; perciò anche noi non dobbiamo sonnecchiare quando il Signore viene a visitarci!

5. Andate piuttosto da Maria e toccate il Piccino! Chi sa che le vostre palpebre non si rinvigoriscano subito, come se aveste dormito profondamente per parecchie ore!”

6. E i figli di Giuseppe andarono a toccare il Piccino; ma il Piccino sorrise loro e tese verso di loro le sue manine, come se li avesse riconosciuti come fratelli.

7. Per cui tutti si meravigliarono e dissero: “Per davvero, non è un bambino normale. Infatti chi ha mai vissuto una cosa simile, che uno sia stato salutato in una maniera così divinamente beata da un bambino appena nato?!

8. Inoltre ora siamo anche improvvisamente, sul serio, per di più così rinvigoriti in tutte le nostre membra, come se non avessimo mai fatto alcun viaggio, e ci trovassimo a casa di mattina, col corpo perfettamente riposato!”

9. E Giuseppe aggiunse: “Vedete, dunque il mio consiglio è stato buono! Adesso però mi accorgo che comincia a far molto freddo; perciò portate qui l’asino e il bue! Questi animali staranno attorno a noi e col loro fiato e il loro corpo produrranno un certo calore; e noi stessi vogliamo perciò anche metterci attorno a Maria!”

10. E i figli fecero così. E quando essi condussero i due animali vicino a Maria, ecco che questi si misero subito dalla parte del capo del giaciglio di Maria, e alitavano diligentemente su Maria e il Piccino, e così riscaldavano proprio bene.

11. E la levatrice disse: “Per davvero, non può essere una cosa piccola davanti a Dio, ciò che perfino gli animali servono come se avessero intelligenza e ragione!”

12. Ma Salomè disse: “O sorella, qui gli animali sembrano vedere più di noi! Mentre noi ancora a mala pena osiamo pensarci, ecco che gli animali già adorano Colui che li ha creati!”

13. Credimi, sorella, com’è vero che Dio vive, così è anche vero che qui davanti a noi c’è il promesso Messia; infatti lo sappiamo bene che perfino alla nascita del profeta più grande, mai sono accaduti tali prodigi!”

14. Ma Maria disse a Salomè: “Il Signore Dio ti ha concesso una grazia grande, nel farti vedere una cosa simile, davanti a cui perfino la mia anima trema.

15. Però non parlarne, come prima ti ha comandato l’angelo del Signore; poiché altrimenti potresti procurarci un’amara sorte!”

16. Ma Salomè promise a Maria di tacere per tutta la sua vita, e la levatrice seguì l’esempio della sorella.

17. E così ora tutto fu quieto nella grotta. Ma nell’ora che precede il levar del sole tutti sentirono fortissimi canti di lode all’esterno, davanti alla grotta.

18. E Giuseppe subito mandò il suo figlio maggiore a vedere ciò che fosse, e chi stesse cantando con tanta potenza all’aperto in onore di Dio.

19. E Gioèle andò fuori, e vide che tutti gli spazi del firmamento erano riempiti dall’alto in basso da innumerevoli miriadi di angeli splendenti. Ed egli stupefatto si affrettò a ritornare nella grotta, e raccontò a tutti ciò che aveva visto.

29 agosto 1843

20. Ma tutti erano altamente stupiti di questo racconto di Gioèle, e andarono fuori, e si convinsero della verità di quanto Gioèle affermava.

21. Ma quando ebbero visto una tale gloria del Signore, ritornarono nella grotta e diedero testimonianza anche a Maria. E Giuseppe disse a Maria:

22. “Ascolta, purissima Vergine del Signore, il frutto del tuo corpo è veramente generato dal santo Spirito di Dio; infatti tutti i cieli ora ne danno testimonianza!

23. Ma che ci succederà ora, se tutto il mondo è costretto a sapere quello che è successo qui? Poiché, che non solo noi, bensì anche tutti gli altri uomini, ora vedranno quale testimonianza per noi è irradiata da tutti i cieli; questo l’ho visto ora in molti pastori da come tenevano i loro volti rivolti verso l’alto,

24. e cantavano ad una voce con i possenti cori degli angeli, i quali ora tutti riempiono visibilmente tutti gli spazi dei cieli in alto e in basso, fin giù sulla terra.

25. E il loro canto suonava come quello degli angeli. ‘Scendete come rugiada, o cieli, sui giusti! Pace sulla Terra agli uomini che sono di buona volontà! E onore sia a Dio nell’Alto, in Colui che qui viene nel nome del Signore!’

26. Vedi, o Maria, questo ora lo sente e lo vede il mondo intero; dunque verranno anche qui e ci perseguiteranno, e noi saremo costretti a fuggire per monti e per valli!

27. Perciò io ritengo che dovremmo levarci di qui al più presto possibile, e non appena sarò registrato - il che dovrà avvenire entro questa mattina - dovremmo ritornare di nuovo a Nazareth, e da là passare dalla parte dei Greci, alcuni dei quali li conosco bene. - Non sei del mio parere?”

28. Maria però disse a Giuseppe: “Lo vedi però, che oggi non posso ancora lasciare questo giaciglio; perciò rimettiamo tutto al Signore. Egli finora ci ha guidati e protetti, così sicuramente continuerà ancora a guidarci e a proteggerci con grande fedeltà!

29. Se vuole rivelarci al mondo, dimmi: dove vorremo fuggire, che i Suoi Cieli non possano scoprirci?!

30. Perciò sia fatta la Sua Volontà! Ciò che Egli vuole, sarà giusto. Vedi, qui sul mio petto riposa pure Colui per Cui avviene tutto questo!

31. Questi però rimane con noi, e così anche la grande Gloria di Dio non si allontanerà da noi, e allora possiamo fuggire in qualunque posto vogliamo!”

32. Ma Maria aveva appena finito di dire questo, quand’ecco, vedi, due angeli già stavano davanti alla grotta, alla guida di una quantità di pastori, e mostravano ai pastori che qui era nato Colui a Cui erano rivolti i loro canti di lode.

33. E i pastori entrarono nella grotta e si inginocchiarono davanti al Piccino e Lo adorarono; ed anche gli angeli arrivarono a schiere e adorarono il Piccino.

34. Ma Giuseppe guardava con i suoi figli tutto stupito verso Maria e il Piccino, e diceva: “O Dio, che è mai questo? Hai dunque Tu stesso assunto la carne in questo Bambino?

35. Come sarebbe altrimenti possibile, che Egli venga adorato perfino dai Tuoi santi angeli? Ma se Tu sei qui, o Signore, che ne è ora del Tempio e del Santo dei santi?”

36. E un angelo si avvicinò a Giuseppe e gli disse: “Non domandare, e non ti preoccupare; infatti il Signore ha scelto la Terra a teatro delle Sue Misericordie, e ha ora visitato il Suo popolo, come aveva predetto per bocca dei Suoi figli, dei Suoi servitori e profeti!

37. Ma ciò che avviene ora davanti ai tuoi occhi, avviene per volontà di Colui che è Santo, santissimo”.

38. Qui l’angelo lasciò Giuseppe e andò di nuovo ad adorare il Piccino, il quale ora sorrideva a tutti gli oranti, con le braccine aperte.

39. Ma come sorse il sole, gli angeli scomparvero; i pastori però rimasero e chiesero notizie a Giuseppe, di come fosse mai possibile quanto accaduto.

40. Ma Giuseppe disse: “Udite, nel modo miracoloso in cui l’erba cresce dalla terra, nello stesso modo è accaduto anche questo miracolo! Ma chi lo sa, come cresce l’erba? Altrettanto poco io posso darvi notizie su questo miracolo! Dio ha voluto così; questo è tutto ciò che io vi posso dire!”

 

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Cap. 19

Giuseppe preoccupato per la registrazione. Relazione della levatrice al capitano Cornelio.

Visita del capitano nella grotta. Giuseppe e Cornelio.

Pace e gioia di Cornelio in vicinanza di Gesù Bambino.

30 agosto 1843

1. Ma i pastori si accontentarono di questa risposta e non chiesero altro a Giuseppe, e se ne andarono e portarono a Maria in offerta svariati cibi.

2. Ma dopo che il sole già da un’ora si era levato sulla Terra, Giuseppe chiese alla levatrice:

3. - “Ascoltami, mia amica e sorella in Abramo, Isacco e Giacobbe! Vedi, la registrazione mi pesa enormemente, e non desidererei altro, che fosse già finita.

4. Però non so dove si tiene nella città; lascia perciò che Salomè stia qui con Maria, e conduci me con i miei figli dal capitano romano che tiene la registrazione!

5. Forse saremo ricevuti subito, se saremo là sicuramente per primi?”

6. E la levatrice disse a Giuseppe: “Uomo pieno di grazia, ascoltami! Il capitano Cornelio di Roma abita nella mia casa, che è quasi una delle prime nella città,

7. e là ha anche il suo ufficio. Egli è sì un pagano, ma per il resto è un uomo buono e giusto; voglio andare e fargli sapere tutto, eccetto il miracolo, e penso che la cosa sarà fatta”.

8. Questa proposta piacque molto a Giuseppe, dato che egli aveva in generale una grande soggezione dei Romani, e in particolare della registrazione; perciò pregò anzi la levatrice di fare questo.

9. E la levatrice andò e trovò Cornelio ancora a letto, poiché essendo egli ancora molto giovane dormiva volentieri a lungo la mattina, e gli diede tutte le informazioni necessarie.

10. Ma Cornelio si alzò immediatamente, si avvolse nella toga e disse alla sua padrona di casa: “Donna, ti credo tutto; tuttavia voglio venire con te io stesso, perché sento un forte impulso a farlo!

11. Secondo il tuo racconto, non è molto distante da qui, e così sarò già al tavolo di lavoro all’ora giusta! Portami dunque subito là!”

12. E la levatrice si rallegrò di questo e condusse là il giovane capitano, che ella ben conosceva come uomo probo, e che davanti alla grotta le confessò e disse: “O donna, quanto facilmente a Roma io vado dal mio imperatore, e come mi viene difficile qui, entrare in questa grotta!

13. Questo deve essere qualcosa di particolare! Dimmi dunque se ne sai una qualche ragione; so infatti che sei un’ebrea leale!”

14. Ma la levatrice disse: “Buon capitano del grande imperatore! Aspetta solo un istante qui davanti alla grotta; voglio entrare e voglio portarti la risposta!”

15. Ed ella entrò e lo disse a Giuseppe, che il buon capitano aspettava egli stesso fuori davanti alla grotta, e che avrebbe voluto entrare, ma che non ne aveva il coraggio per una ragione a lui inspiegabile.

16. Quando Giuseppe sentì questo, si commosse e disse: “O Dio, come sei buono, ché trasformi davanti a me in gioia perfino quello che più temevo! Perciò a Te solo sia ogni lode e ogni onore!”

17. Dopo queste parole subito si affrettò fuori dalla grotta e cadde ai piedi di Cornelio, dicendo: “Rappresentante del grande imperatore, abbi pietà di me, povero vecchio! Vedi, la mia giovane moglie, toccatami in sorte nel Tempio, questa notte si è liberata qui del suo frutto, e solo ieri sono arrivato qui, perciò non ho potuto subito farmi registrare da te!”

18. E Cornelio disse, rialzando Giuseppe: “O uomo, non ti preoccupare di questo, è già tutto a posto! Ma lasciami anche entrare a vedere come sei accampato qui”.

19. E Giuseppe condusse Cornelio[4] nella grotta. Ma quando questi scorse il Piccino, come sorrideva proprio verso di lui, si stupì di tale contegno del Piccino e disse: “Per Zeus, è strano! Mi sento come rinato, e mai finora ho provato in me una tale calma e gioia! - Per davvero, oggi è vacanza e io rimango vostro ospite!”

 

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Cap. 20

Domande di Cornelio sul Messia. Imbarazzo di Giuseppe.

Domande del capitano a Maria, a Salomè e alla levatrice.

Ammonimento dell’angelo a non tradire il divino segreto.

Sacro presentimento di Cornelio sulla Divinità di Gesù Bambino.

31 agosto 1843

1. Ma Giuseppe, molto contento di questo, disse al capitano: “O autorevole incaricato del grande imperatore, che cosa posso offrirti io, uomo povero, in cambio della tua grande cordialità? Che cosa potrò servirti in quest’umida grotta?

2. Come ospitarti in modo confacente al tuo alto rango? - Vedi, qui nel carro c’è tutto il mio avere, in parte portato da Nazareth, in parte invece già regalato dai pastori di questo luogo!

3. Se ne puoi gustare qualcosa, ogni boccone che tu volessi portare alla bocca sia mille volte benedetto!”

4. Ma Cornelio disse: “Buon uomo, non ti preoccupare e non ti curare affatto di me; poiché vedi, c'è qua la mia padrona di casa; essa si prenderà già cura della cucina, e ne avremo tutti abbastanza per questo soldo lucente, decorato col capo dell’imperatore!”

5. Qui il capitano diede alla levatrice una moneta d’oro incaricandola di provvedere a un buon pranzo e a una buona cena e, non appena fosse stato possibile per la puerpera, anche a una migliore abitazione.

6. Ma Giuseppe disse allora a Cornelio: “O meraviglioso amico! Ti prego, non procurarti dunque spese e disturbi a causa nostra; noi infatti per i pochi giorni che ancora trascorreremo qui, siamo comunque - ogni lode al Signore, Dio d’Israele! - ben provvisti!”

7. Qui disse il capitano: “Bene è bene, ma meglio è meglio! Perciò lascia pur fare, e lascia che così anch’io porti al tuo Dio una lieta offerta; poiché vedi, io onoro gli dèi di tutti i popoli!

8. Dunque voglio onorare anche il tuo; infatti Egli mi piace da quando ho visto il Suo Tempio a Gerusalemme! E deve essere un Dio di grande sapienza, dato che da Lui avevate appreso un’arte così grande!”

9. Ma Giuseppe disse: “O amico, se mi fosse possibile convincerti della sola e unica realtà del nostro Dio, quanto volentieri lo farei per il tuo massimo eterno bene!

10. Ma io sono soltanto un debole uomo e non ho questo potere; ma procurati in qualche modo i nostri Libri e leggili, dato che conosci così bene la nostra lingua, e vi troverai cose che desteranno in te la più grande meraviglia!”

11. E Cornelio disse: “Buon uomo, quello che ora mi hai consigliato tanto cordialmente, già l’ho fatto, e veramente vi ho trovato cose meravigliose!

12. Tra l’altro però ho scoperto anche una predizione, in cui è promesso agli Ebrei un nuovo re per l’eternità; dimmi, se pur lo sai, secondo l’interpretazione di questa predizione, quando questo re arriverà e da dove!”

13. Qui Giuseppe divenne un po’ imbarazzato e disse dopo una pausa: “Questi verrà dai Cieli come Figlio del Dio eternamente vivo! E il suo regno non sarà di questo mondo, ma di quello dello Spirito e della Verità!”

14. E Cornelio disse: “Bene, ti capisco; ma ho anche letto che questo re dovrà essere partorito da una vergine, in una stalla presso questa città! Come si deve interpretare questo?”

15. Ma Giuseppe disse: “O buon uomo, tu hai una mente acuta! Non posso dirti altro che: va’ là, e guarda la giovinetta col Bimbo appena nato. Là troverai ciò che vorresti trovare!”

1 settembre 1843

16. E Cornelio andò e osservò la Vergine col Piccino con occhio acuto, per scoprire da Lei e nel Bambino il futuro re degli Ebrei.

17. Perciò domandò anche a Maria, in qual modo ella fosse rimasta incinta così presto per la sua età.

18. Ma Maria rispose: “Uomo giusto, com’è vero che il mio Dio vive, così è anche vero che io non ho mai conosciuto un uomo!

19. Ma accadde, tre quarti d’anno or sono, che un messaggero del Signore venne da me e mi informò con poche parole, che sarei dovuta restare incinta dallo Spirito di Dio.

20. E così anche accadde infatti; senza mai aver conosciuto un uomo, io divenni incinta, e vedi, qui davanti a te è il frutto della meravigliosa promessa! Dio però è mio testimone che tutto ciò è accaduto così”.

21. Qui Cornelio si rivolse alle due sorelle e disse: “Che ne dite voi di questa storia? È un sottile inganno di questo vecchio uomo, una buona scusa per un popolo cieco e superstizioso, per sottrarsi in tali circostanze alla punizione di legge?

22. Poiché io so che per casi simili gli Ebrei hanno stabilito la pena di morte! Oh, ci sarebbe sul serio qualcosa di vero, - il che sarebbe ancora peggio che nel primo caso, perché allora dovrebbe trovare il più severo adempimento la legge dell’imperatore, la quale vuole che qualsiasi agitatore venga soffocato già al suo primo nascere?! Oh, dite la verità, perché io sappia che cosa fare con questa singolare famiglia!”

23. Ma Salomè disse: “Ascoltami, o Cornelio, io ti prego per i tuoi pieni poteri imperiali! Non avere niente di serio o di legale da contestare a questa povera, eppure infinitamente ricca famiglia!

24. Poiché puoi credermi, e garantisco con la mia testa che è la verità: agli ordini di questa famiglia stanno tutte le potenze dei cieli, come a te il tuo proprio braccio, di questo ne ho avuto il più vivo convincimento”.

25. Qui Cornelio si stupì ancora più possentemente e domandò a Salomè: “Dunque anche i sacri dèi di Roma, gli eroi, le armi e la potenza invincibile di Roma?! - O Salomè, che cosa dici?!”

26. Ma Salomè disse: “Sì, come hai detto, così è! Ne sono vivissimamente convinta; se però non vuoi credere, esci fuori e guarda il sole! Sono già quattro ore che splende oggi, e vedi, è ancora all’est e non ardisce di proseguire!”

27. Cornelio uscì fuori, guardò il sole, tornò subito indietro e disse tutto stupito: “Per davvero, tu hai ragione; se la cosa è in rapporto a questa famiglia, allora a questa famiglia ubbidisce perfino il dio Apollo!

28. Dunque qui deve esserci Zeus, il più potente di tutti gli dèi, e pare rinnovarsi il tempo di Deucalione e di Pirra; ma se si tratta di questo, allora devo subito avvisare a Roma di questo avvenimento?!”

29. A queste parole apparvero due potenti angeli. I loro volti brillavano come il sole e i loro abiti come il lampo. Ed essi dissero: “Cornelio, taci perfino a te stesso di ciò che hai visto, - altrimenti tu e Roma oggi stesso perirete!”

30. Qui Cornelio fu assalito da una grande paura. I due angeli scomparvero; egli invece andò da Giuseppe e disse: “O uomo, qui vi è infinitamente più che un futuro re degli Ebrei! Qui vi è Colui ai cui ordini stanno tutti i cieli e tutti gli inferni! Perciò lasciami andar via da qui; poiché io non sono degno di trovarmi in tale vicinanza di Dio!”

 

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Cap. 21

Parole di Giuseppe sulla libera volontà dell’uomo e suo consiglio

a Cornelio. Il capitano si prende cura della sacra Famiglia.

2 settembre 1843

1. E Giuseppe, egli stesso molto colpito da questa espressione di Cornelio, gli disse: “Quanto è grande questo miracolo in sé, io stesso non te lo saprei dire!

2. Ma che dietro vi si celino cose grandi e possenti, in ciò mi puoi credere; infatti per cose di poco conto non si muoverebbero così tutte le potenze dei cieli eterni di Dio!

3. Ciò nonostante però nessun uomo è ostacolato nella sua libera volontà, e uno può fare quello che vuole; questo infatti lo riconosco dall’ordine che ti hanno dato i due angeli del Signore.

4. Poiché vedi, il Signore potrebbe anche, in questa occasione, legare la nostra volontà con la Sua Onnipotenza, esattamente come lega la volontà degli animali, e allora noi saremmo costretti ad agire secondo la Sua Volontà!

5. Ma Egli non lo fa, e dà invece solo un semplice ordine dal quale possiamo scorgere che liberamente, da parte nostra, possiamo volere e fare ciò che è la Sua santa Volontà.

6. Perciò anche tu non sei minimamente legato in nessuna fibra del tuo essere, e puoi dunque fare ciò che vuoi! Se oggi vuoi essere mio ospite, allora rimani; se però non vuoi o non osi, anche in tal caso la tua volontà è liberissima.

7. Se però dovessi consigliarti, allora ovviamente ti consiglierei certo così e direi: o amico, rimani; poiché ora difficilmente in qualsiasi altra parte del mondo potresti essere custodito meglio che qui, sotto la visibile protezione di tutte le potenze celesti!”

8. E Cornelio disse: “Sì, o uomo giusto davanti agli dèi e davanti al tuo Dio, e davanti a tutti gli uomini, il tuo consiglio è buono e voglio seguirlo, e voglio rimanere con te fino a domani!

9. Ma adesso mi allontanerò con la mia padrona di casa solo per breve tempo, quanto basta a prendere provvedimenti perché voi tutti - sebbene qui, in questa grotta - siate meglio alloggiati!”

10. E Giuseppe disse: “Uomo buono, fa’ ciò che vuoi! Il Signore Dio un giorno te ne ricompenserà!”

11. Qui il capitano andò in città con la levatrice e per prima cosa fece annunciare, per tutte le vie, che per l’amministrazione era giorno di vacanza, prese poi trenta militi, diede loro lenzuola e coperte, tende e legna da ardere, e ordinò loro di portare tutto alla grotta.

12. La levatrice prese con sé cibi e bevande in buona quantità, e altri ancora ne fece portare.

13. Giunti nella grotta, il capitano fece subito preparare tre tende: una ricca per Maria, una per sé, Giuseppe e i suoi figli, e una per la levatrice e sua sorella.

14. E nella tenda di Maria fece preparare un letto pulito e sofficissimo, e munì ancora la tenda di altri necessari arredi. E attrezzò pure adeguatamente anche le altre tende, poi fece costruire dai soldati in tutta velocità un focolare, vi mise egli stesso della legna e accese il fuoco per riscaldare la grotta, nella quale altrimenti faceva piuttosto freddo in quella stagione.

 

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Cap. 22

Cornelio presso la santa Famiglia nella grotta. I pastori e il capitano.

Il nuovo eterno Sole spirituale. Commiato di Cornelio.

Giuseppe ammira la bontà del capitano pagano.

4 settembre 1843

1. Così il nostro Cornelio provvide alla pia Famiglia e rimase presso di loro tutto il giorno e tutta la notte.

2. Ma nel pomeriggio ritornarono anche i pastori ad adorare il Piccino, e portarono ogni sorta di doni.

3. Quando però essi scorsero nella capanna[5] le tende e il capitano romano, volevano fuggire per la gran paura di lui;

4. infatti fra essi ce n’erano parecchi sfuggiti alla registrazione, che temevano moltissimo la punizione riservata a questi fuggitivi.

5. Ma il capitano andò da loro e disse: “Non abbiate paura di me, poiché ora voglio condonarvi ogni punizione; però riflettete a quello che deve essere fatto qui secondo la volontà dell’imperatore e venite dunque domani, ed io vi registrerò nella forma più leggera e mite possibile!”

6. Avendo i pastori ora appreso che Cornelio era una persona tanto mite, persero il loro timore, e tutti si fecero registrare il giorno seguente.

7. Ma dopo aver parlato ai pastori, il capitano domandò a Giuseppe, se il sole quella volta non avrebbe più lasciato l’oriente.

8. E Giuseppe rispose: “Questo Sole, che oggi è sorto sulla Terra, mai più! Ma quello naturale continuerà a percorrere la sua antica via secondo la Volontà del Signore, e fra qualche oretta tramonterà!”

9. Questo però Giuseppe lo disse in profezia, ed egli stesso in fondo sapeva e comprendeva a mala pena quello che aveva detto.

10. E il capitano però domandò a Giuseppe: “Che cosa dici? Vedi, non ho afferrato il senso delle tue parole; perciò parlami in modo più comprensibile!”

11. E Giuseppe disse: “Verrà un tempo in cui ti riscalderai ai santi raggi di questo Sole e ti bagnerai nei fiumi del suo Spirito!

12. Ma di più non so dirti, e io stesso non capisco bene quello che ti ho detto ora; ma quando io non ci sarò più, il tempo te lo rivelerà in tutta la pienezza dell’eterna Verità!”

13. E il capitano non chiese più nulla a Giuseppe, e serbò queste profonde parole nel suo intimo.

14. Ma il giorno seguente il capitano salutò tutta la famiglia, e diede loro assicurazione che avrebbe provveduto ad essi finché si fossero fermati lì, e che nel suo cuore li avrebbe tenuti per tutta la vita.

15. Dopo di che però si recò al suo ufficio, e diede di nuovo alla levatrice una moneta per provvedere alla famiglia.

16. Ma Giuseppe disse ai suoi figli, quando il capitano era già via: “Figli, com’è questa cosa, che un pagano è migliore di parecchi ebrei? Forse si applicherebbero qui le parole di Isaia, dove dice:

17. ‘Vedi, i Miei servi giubileranno per la letizia del cuore; voi invece griderete per il dispiacere e urlerete per lo strazio!’?[6]

18. E i figli di Giuseppe risposero: “Sì, padre, quel passo viene qui spiegato e compreso nella sua pienezza!”

 

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Cap. 23

I sei giorni di permanenza nella grotta. L’angelo invita Giuseppe a recarsi a

Gerusalemme per la presentazione al Tempio. Il sogno di Maria.

Gara d’amore tra Giuseppe e Cornelio. La guardia militare davanti alla grotta.

5 settembre 1843

1. Così Giuseppe trascorse sei giorni nella grotta, e ogni giorno era visitato da Cornelio, il quale provvedeva con grandissima sollecitudine perché a questa famiglia non mancasse mai nulla.

2. Ma il sesto giorno, di prima mattina, un angelo venne da Giuseppe e disse: “Procurati una coppia di tortore, e l’ottavo giorno recati da qui a Gerusalemme!

3. Maria offra le tortore secondo la Legge, e il Bambino deve essere circonciso e ricevere il nome che è stato indicato a te e a Maria!

4. Ma dopo la circoncisione ritornate qui, e restate qui fino a quando vi indicherò quando dovete partire da qui e per dove!

5. Tu, Giuseppe, ti accingerai bensì a partire prima; però ti devo dire: non ti muoverai da qui neanche un battito di polso, prima che ciò sia la Volontà di Colui che è con te nella grotta!”

6. Dopo queste parole l’angelo scomparve, e Giuseppe andò da Maria e la informò di questo.

7. Ma Maria disse a Giuseppe: “Vedi, io sono sempre un’ancella del Signore, e così accada di me secondo la Sua Parola!

8. Io però ebbi oggi un sogno, e in questo sogno avveniva tutto quello che tu adesso mi hai rivelato; perciò pensa ora solo per le tortore, e l’ottavo giorno verrò con te tranquillamente alla città del Signore!”

9. Ma poco dopo questo fatto, ritornò appunto anche il capitano per la visita mattutina, e Giuseppe lo informò subito del motivo per cui l’ottavo giorno sarebbe dovuto andare a Gerusalemme.

10. E il capitano offrì subito a Giuseppe tutto il suo sostegno, e voleva farlo condurre fino a Gerusalemme.

11. Ma Giuseppe lo ringraziò per la squisita buona volontà e disse: “Vedi, questa è la Volontà del mio Dio e Signore: che io debba recarmi a Gerusalemme così come sono arrivato qua!

12. E così voglio anche fare il viaggio, in modo che il Signore non mi castighi a causa della mia disubbidienza.

13. Ma se tu già in questa occasione mi vuoi fare qualcosa, procurami due tortore, che sono da offrire nel Tempio, e custodiscimi l’abitazione!

14. Infatti il nono giorno ritornerò qui, e mi ci fermerò fino a quando me lo chiederà il Signore”.

15. E Cornelio promise a Giuseppe di portare tutto quanto richiesto, e poi andò subito via e portò a Giuseppe lui stesso un'intera colombaia piena di tortore, tra le quali Giuseppe dovette scegliersi le più belle.

16. Dopo di che però il capitano ritornò al suo lavoro, e lasciò la gabbia (colombaia) frattanto fino alla sera nella grotta, dove poi egli stesso venne a ritirarla.

17. L’ottavo giorno però, quando Giuseppe fu partito per Gerusalemme, Cornelio fece mettere una guardia davanti alla grotta, che non lasciava entrare e uscire nessuno, eccetto i due figli maggiori di Giuseppe che egli aveva lasciati lì, e Salomè che li provvedeva di cibi e bevande; infatti la levatrice era andata con gli altri a Gerusalemme.

 

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Cap. 24

Circoncisione del Piccino e purificazione di Maria.

Presentazione del Bambino al Tempio da parte della Madre.

Il pio Simeone e Gesù Bambino.

6 settembre 1843

1. Ma l’ottavo giorno, di pomeriggio – secondo il computo attuale circa alla terza ora – il Piccino fu circonciso nel Tempio e ricevette il nome Gesù, che l’angelo aveva indicato prima ancora che il Piccino fosse concepito nel seno materno.

2. Ma poiché per il caso eccezionale di Maria, la cui verginità era stata dimostrata, si poteva considerare valido anche il tempo per la sua purificazione, così Maria fu anche subito purificata nel Tempio.

3. Perciò Maria, subito dopo la circoncisione, prese il Piccino fra le braccia e lo portò nel Tempio, per presentarLo al Signore insieme a Giuseppe, secondo la Legge di Mosè.

4. Così come anche sta scritto nella Legge di Dio: «Ogni primogenito sarà consacrato al Signore,

5. e per questo saranno offerte un paio di tortore o un paio di giovani colombe!»

6. E Maria offrì un paio di tortore e le pose sul tavolo delle offerte; e il sacerdote prese l’offerta e benedisse Maria.

7. Ma c’era a Gerusalemme anche un uomo di nome Simeone, che era oltremodo pio e timorato di Dio, e attendeva la consolazione d’Israele; infatti egli era pieno dello Spirito di Dio.

8. A quest’uomo in precedenza lo Spirito del Signore aveva detto: “Non vedrai la morte del tuo corpo, senza aver prima visto Gesù, l’Unto di Dio, il Messia del mondo!”

9. Perciò egli venne ora nel Tempio, per un impulso interiore, proprio quando Giuseppe e Maria si trovavano ancora nel Tempio col Bambino, e stavano ancora facendo tutto ciò che richiedeva la Legge.

10. Ma quando scorse il Piccino, egli andò subito dai genitori, e pregandoli chiese che gli fosse concesso di tenerLo per breve tempo fra le braccia.

11. I piissimi genitori lo permisero volentieri al vecchio, piissimo uomo, che essi conoscevano bene.

12. E Simeone prese il Piccino fra le sue braccia, Lo accarezzò, lodando intanto Dio con fervore, e disse infine:

13. “Signore, ora lascia che il Tuo servo vada in pace, come hai detto;

14. poiché ora i miei occhi hanno visto il Salvatore, che Tu hai promesso ai Padri e ai Profeti!

15. Questi è Colui che tu hai preparato davanti a tutti i popoli!

16. Una Luce per illuminare i pagani, una Luce a lode del Tuo popolo Israele!”

17. Giuseppe e Maria però si meravigliarono essi stessi per le parole di Simeone; infatti essi non comprendevano ancora quello che egli aveva detto del Bambino.

18. Ma Simeone diede ora il Piccino di nuovo a Maria, poi benedisse entrambi e disse quindi a Maria:

19. “Vedi, questi sarà posto per la caduta e per la risurrezione di molti in Israele, e come un segno a cui si contraddirà!

20. Ma una spada trapasserà la tua anima, affinché i cuori di molti si manifestino!”

21. Maria però non comprese le parole di Simeone; ma ciò nonostante le serbò in fondo al suo cuore.

22. La stessa cosa fece anche Giuseppe, e lodò ed esaltò Dio per questo con grande impeto nel suo cuore.

 

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Cap. 25

La profetessa Hanna nel Tempio e la sua testimonianza su Gesù Bambino.

Avvertimento di Hanna a Maria. Alloggio di fortuna della santa Famiglia

presso il ricco israelita avaro.

7 settembre 1843

1. Ma c’era a quell’epoca anche una profetessa nel Tempio – Hanna era il suo nome; – era una figlia di Fanuele della tribù di Aser.

2. Ella era già in età avanzata ed era così pia che, quando nella sua giovinezza andò sposa a un uomo, per sette anni non si scoprì davanti al marito, per amore di Dio, e conservò in questo tempo la sua verginità.

3. Nel suo ottantesimo anno divenne vedova, allora andò subito nel Tempio e non lo lasciò più.

4. Qui ella serviva solo ed esclusivamente Dio, il Signore, giorno e notte con la preghiera e col digiuno, di proprio impulso.

5. Ma in questa occasione ella si trovava così nel Tempio già da quattro anni, ed anche ora vi giunse, esaltò il Signore Dio e disse quindi, a tutti coloro che aspettavano a Gerusalemme il Liberatore, ciò che lo Spirito di Dio le dettava.

6. E quando giunse alla fine delle sue parole profetiche, anch’ella chiese di tenere il Piccino, lo accarezzò, esaltò e lodò Dio.

7. Dopo di che però restituì il Piccino a Maria e le disse: “Felice e benedetta sei tu, o Vergine, perché sei la Madre del Mio Signore!

8. Ma non desiderare mai di farti esaltare per questo, poiché solo e unicamente Colui che succhia qui al tuo petto è degno di essere da noi tutti lodato, esaltato e adorato!”

9. Dopo queste parole la profetessa tornò di nuovo indietro, e Giuseppe e Maria, dopo aver trascorso circa tre ore nel Tempio, ne uscirono di nuovo e cercarono alloggio presso un parente.

10. Ma quando vi arrivarono, trovarono la casa chiusa; infatti questa volta anche il parente si trovava proprio a Betlemme per la registrazione.

11. Giuseppe però non sapeva che cosa fare; infatti prima di tutto era già notte fonda, come suole accadere abitualmente nelle brevissime giornate di questa stagione, e quasi più nessuna casa era ormai aperta a quest’ora, tanto più che era la vigilia del sabato.

12. Per pernottare completamente all’aperto faceva troppo freddo, essendoci la brina nei campi, e inoltre spirava un freddo vento.

13. Mentre Giuseppe pensava bene così e pregava il Signore che volesse aiutarlo in questa necessità,

14. vedi, ecco che d’un tratto un giovane aristocratico israelita avanzò verso di lui e gli chiese: “Che fai dunque col tuo bagaglio così tardi per la strada? Non sei anche tu un israelita – e non conosci l’usanza?”

15. Ma Giuseppe disse: “Vedi, io sono della tribù di Davide! Sono stato però nel Tempio e ho sacrificato al Signore; ed ecco che la notte precoce mi ha sorpreso, ed ora non posso trovare alcun alloggio e sono in grande angoscia per mia moglie e il suo Bambino!”

16. E il giovane israelita disse a Giuseppe: “Venite dunque con me, voglio affittarvi un alloggio fino a domani, per un grosso[7] o per il corrispondente valore!”

17. E Giuseppe, con Maria che si trovava sull’asino e con i suoi tre figli, seguì l’israelita in una sontuosissima casa, e vi prese alloggio in una camera più modesta.

 

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Cap. 26

Il proprietario dell’alloggio, Nicodemo, critica Giuseppe. Giuseppe si giustifica.

Testimonianza della levatrice. Per grazia, Nicodemo riconosce il Signore.

9 settembre 1843

1. Ma al mattino, quando Giuseppe si era già predisposto a partire per Betlemme, arrivò il giovane israelita, ed era intenzionato ad esigere il grosso di pigione.

2. Ma come entrò nella camera, subito lo colse una paura così possente, che non fu in grado di emettere alcun suono dalle labbra.

3. Ma Giuseppe si avvicinò a lui e disse: “Amico, vedi, che cosa ritieni di mio che valga un grosso? - Prendi quello, poiché non ho denaro in mio possesso!”

4. Ora l’israelita si riprese un po’ e disse con voce tremante: “Uomo di Nazareth, soltanto adesso ti riconosco! Tu sei Giuseppe il carpentiere, e sei lo stesso a cui, nove lune fa, è toccata per sorteggio dal Tempio la vergine del Signore.

5. Ecco la stessa vergine! Come l’hai custodita, dato che ora è madre a quindici anni? Che cosa è successo?

6. In verità, tu non sei il padre! Poiché uomini della tua età e del tuo timor di Dio, che è noto in tutta Israele, non farebbero mai una cosa simile.

7. Ma tu hai dei figli adulti: puoi garantire per la loro innocenza? Li hai sempre avuti sotto gli occhi e hai osservato ogni loro pensare, agire, fare e non fare?”

8. Ma Giuseppe rispose al giovane uomo e disse: “Ora anch’io ti ho riconosciuto; tu sei Nicodemo, figlio di Beniamino della tribù di Levi! Come puoi farmi un interrogatorio, dal momento che ciò non ti compete? Su questo però mi ha esaminato il Signore nel Santuario e sul monte della maledizione, e mi ha giustificato davanti all’Alto Consiglio; quale colpa vuoi ancora trovare in me e nei miei figli?

9. Va’ invece nel Tempio e interroga l’Alto Consiglio, e su tutta la mia casa ti sarà data una giusta testimonianza!”

10. Queste parole penetrarono profondamente nel cuore al giovane uomo ricco, ed egli (Nicodemo) disse: “Ma per amore del Signore, se è così, dimmi dunque come è successo, che questa vergine abbia partorito così! È un miracolo, o è una cosa naturale?”

11. Qui la levatrice presente si avvicinò a Nicodemo e disse: “Uomo! Eccoti il grosso di pigione per il miserrimo alloggio! Ma non trattenerci invano più a lungo; poiché dobbiamo arrivare a Betlemme oggi stesso!

12. Rifletti però su Chi è Colui che oggi è stato alloggiato miseramente nella tua casa per un grosso! In verità, in verità, le tue stanze più splendide, che sono adorne di oro e pietre preziose, sarebbero troppo brutte per tale gloria di Dio che oggi è entrata in questa camera, che è adatta tutt’al più per dei carcerati!

13. Ma avvicinati e tocca il Piccino, affinché cada dai tuoi occhi la grossa benda e tu veda Chi ti ha visitato! Io come levatrice ho l’antico diritto di permetterti di toccare il Piccino”.

14. Qui Nicodemo andò a toccare il Piccino; e quando l’ebbe toccato, gli fu aperta per breve tempo la vista interiore, così che vide la gloria di Dio.

15. Egli cadde subito a terra davanti al Bambino e Lo adorò e disse: “Quale grazia, quale amore e quale misericordia deve esserci in Te, o Signore, perché visiti così il Tuo popolo!

16. Ma che capiterà ora alla mia casa, e che cosa a me, che ho così disconosciuto la gloria di Dio?!”

17. Ma la levatrice disse: “Resta in tutto come sei, ma taci assolutamente su quello che hai visto, altrimenti soggiacerai al giudizio di Dio!” – Qui Nicodemo restituì la moneta andò fuori piangendo, e in seguito fece adornare quella camera con oro e pietre preziose. Giuseppe invece si mise subito in viaggio.

 

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Cap. 27

Ritorno della sacra Famiglia a Betlemme.

Cordiale accoglienza nella grotta da parte di quelli che vi erano rimasti.

Una mangiatoia come lettuccio per il Bambinello. Buon riposo nella gelida notte.

11 settembre 1843

1. Di sera, già un’ora prima del calar del sole, gli insigni viaggiatori raggiunsero di nuovo Betlemme ed entrarono nella già nota grotta.

2. I due figli che erano rimasti lì, Salomè e il capitano, andarono loro incontro con le braccia aperte, e molto premurosamente chiesero ai rientrati come fosse loro andato il viaggio.

3. E Giuseppe raccontò tutto quello che era loro successo, in ultimo però confessò anche che in quel giorno era ancora completamente a digiuno, così come tutti quelli che avevano viaggiato con lui; infatti le scarsissime provviste erano state a mala pena sufficienti per la debole Maria.

4. Quando il capitano ebbe sentito questo da Giuseppe, andò subito in fondo alla grotta e ne portò una quantità di cibi permessi agli Ebrei, e disse poi a Giuseppe:

5. “Ecco, li benedica il tuo Dio, e benedicili tu secondo la tua usanza, e con questi rinvigoritevi e saziatevi tutti!”

6. E Giuseppe ringraziò Dio e benedisse i cibi, e poi mangiò con animo tutto lieto insieme a Maria e ai suoi figli, e alla levatrice.

7. Ma il Piccino, portato per tutto il giorno, era intanto divenuto pesante per Maria, per cui ella disse dunque a Giuseppe:

8. “Giuseppe, vedi, se io avessi solo un posticino accanto a me per adagiarvi il Piccino, per concedere un po’ di riposo alle mie braccia, allora avrei tutto quello che occorre, e il Piccino stesso potrebbe ristorarsi più tranquillamente nel sonno!”

9. Non appena il capitano ebbe notato questo desiderio di Maria, saltò subito di nuovo in fondo alla grotta e portò in fretta una piccola mangiatoia, che era destinata alle pecore (e aveva l’aspetto dei contenitori per il foraggio che al giorno d’oggi si trovano in campagna davanti alle trattorie).

10. Ma Salomè prese subito la paglia più bella e del fieno fresco, ne imbottì la piccola mangiatoia, vi mise poi sopra un telo pulito e fece così un morbido lettuccio per il Piccino.

11. Ma Maria avvolse il Piccino in panni puliti, Lo strinse poi al suo petto, Lo baciò, e Lo diede poi a Giuseppe da baciare, e poi anche a tutti i presenti, e Lo mise poi nel lettuccio, davvero molto misero per il Signore del Cielo e della Terra.

12. Molto tranquillamente dormì il Piccino, e Maria poté ora tranquillamente mangiare e rinvigorirsi, col pasto che aveva loro preparato il capitano dall’ottimo cuore.

13. Ma dopo aver cenato, Maria disse di nuovo a Giuseppe: “Giuseppe, fammi preparare il mio giaciglio, poiché sono enormemente stanca del viaggio e perciò vorrei andare a riposare!”

14. Ma Salomè disse: “O madre del mio Signore, vi si è già provveduto per il meglio da molto tempo; vieni a vedere!”

15. E Maria si alzò, prese di nuovo il Piccino e si fece portare anche la piccola mangiatoia nella sua tenda, e così andò a riposare, e quella fu la prima notte completa di sonno per Maria dopo il parto.

16. Ma il capitano fece mantenere un buon fuoco sul focolare e scaldare delle pietre bianche, che fece mettere attorno alla tenda di Maria, perché col Piccino non avesse proprio a patire alcun freddo; era quella infatti una fredda notte, in cui l’acqua all’aperto diventava solido ghiaccio.

 

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Cap. 28

Giuseppe impaziente di partire per Nazareth. Il capitano consiglia di aspettare.

Notizia della carovana persiana e del progetto di Erode di impadronirsi del Bambino.

Significative parole di conforto di Maria.

12 settembre 1843

1. Ma il mattino del giorno seguente Giuseppe disse: “Perché dovremmo star qui ancora più a lungo? Maria è di nuovo in forze, perciò vogliamo metterci in cammino e recarci a Nazareth dove abbiamo poi un alloggio conveniente!”

2. Ma mentre Giuseppe già cominciava a prepararsi per la partenza, ritornò di nuovo il capitano, il quale aveva avuto qualcosa da sbrigare in città ancora prima che si facesse giorno, e disse a Giuseppe:

3. “Degno uomo di Dio! Tu vuoi andartene per tornare a casa; ma per oggi, domani e dopodomani te lo sconsiglio!

4. Poiché vedi, è appena giunta notizia alle mie orecchie, tramite i miei uomini arrivati oggi prestissimo da Gerusalemme, che hanno fatto ingresso là a Gerusalemme tre imponenti carovane persiane!

5. Tre supremi capi con grande premura si sono informati da Erode, in qualità di maghi, riguardo al neonato re degli Ebrei!

6. Costui, essendo un principe mercenario dei Romani, di origine greca, e non sapendo nulla della cosa, si rivolse ai sommi sacerdoti perché lo informassero su dove dovesse nascere il neoconsacrato.

7. Ma costoro lo informarono che ciò doveva accadere in Giudea, e precisamente a Betlemme; infatti così stava scritto.

8. Allora Erode accomiatò i sacerdoti e si recò con tutta la sua servitù di nuovo dai tre capi, e li informò di ciò che aveva appreso dai sommi sacerdoti,

9. e raccomandò poi ai tre, di cercare con la massima cura in Giudea il neoconsacrato degli Ebrei e, qualora lo avessero trovato, di ritornare al più presto di nuovo da lui, affinché anch’egli poi venisse a rendere omaggio al Bambino.

10. Sai però, mio amatissimo amico Giuseppe, che io non mi fido né dei persiani, né tanto meno di Erode, uomo avidissimo di potere?!

11. I persiani sarebbero maghi e avrebbero scoperto la nascita per mezzo di una particolare stella! Questo non voglio affatto contestarlo; infatti se alla nascita di questo Piccino si sono manifestati qui dei prodigi così grandi, ciò è potuto accadere anche in Persia.

12. Ma questo è anche il lato più increscioso della faccenda; infatti è chiaro che riguarda questo Bambino! Se i persiani lo trovano, lo troverà anche Erode,

13. e allora avremo molto da faticare per sottrarci alle unghie della vecchia volpe!

14. Perciò, come ho detto, tu devi fermarti qui per lo meno ancora tre giorni, in questo luogo appartato; entro questo tempo otterrò sicuramente una svolta positiva riguardo agli investigatori inviati dal re; poiché vedi, io ho qui al mio comando dodici legioni di soldati! – Non occorre che ti dica di più per la tua tranquillità. Ora sai quello che è più necessario; perciò rimani! Io invece ora me ne vado di nuovo e ritornerò da te verso mezzogiorno!”

13 settembre 1843

15. Giuseppe, completamente intimorito insieme alla sua famiglia da questa notizia, rimase ad aspettare con ogni rassegnazione alla Volontà del Signore, ciò che sarebbe derivato da questa singolare circostanza.

16. Ed egli andò da Maria e le raccontò quello che aveva appena sentito dal capitano.

17. Ma Maria disse: “Sia fatta la volontà del Signore! Quante amarezze abbiamo finora incontrato, – e il Signore tutte le ha trasformate in miele!

18. Sicuramente anche i persiani non ci faranno nulla di male, qualora dovessero sul serio venire da noi, e se avessero l’intenzione di farci in qualsiasi modo violenza, abbiamo pur dunque per grazia di Dio la protezione del capitano per noi!”

19. E Giuseppe disse: “Maria, è tutto a posto! I persiani, anch’io non li temo proprio così tanto; ma il barbagrigia Erode, quella belva feroce in sembianze umane, è lui che temo, e anche il capitano ha timore di lui!

20. Se mai infatti gli sarà dimostrato tramite i persiani che questo nostro Piccino è il neoconsacrato Re, allora non ci resterà altro che una misera fuga!

21. Poiché allora anche il nostro capitano per riguardo allo Stato romano sarà costretto, per la propria salvezza, a divenirci nemico, e anziché salvarci, dovrà invece perseguitarci, se non vuole essere considerato un ribelle e un segreto traditore del suo imperatore!

22. E questo, segretamente, di sicuro lo vede anche lui, dato che egli stesso a proposito di Erode mi diede a conoscere non piccole preoccupazioni.

23. È per questo, io ritengo, che ci fa aspettare qui ancora tre giorni! Se va bene, allora rimane sicuramente nostro amico;

24. se invece va male, allora però ci ha anche subito in mano per consegnarci alla crudeltà di Erode, e così, per di più otterrà dal suo imperatore un grande riconoscimento, perché in maniera tanto sottile ha eliminato dal mondo un re ebreo che un giorno sarebbe potuto diventare pericoloso per lo Stato!”

25. Ma Maria rispose: “Giuseppe! Non impaurire te e me invano! Vedi, abbiamo pur bevuto l’acqua della maledizione, e non ci è accaduto nulla! Perché ora dovremmo dunque impaurirci, avendo già pur provato e visto così tanto della gloria di Dio a causa di questo Bambino?!

26. Vada come si vuole, io ti dico: il Signore è più potente dei persiani, di Erode, dell’imperatore di Roma e del capitano insieme alle sue dodici legioni! Perciò sii tranquillo, come vedi che io sono tranquilla!

27. D’altronde però sono convinta che il capitano farà di tutto per non essere costretto a diventare nostro nemico”.

28. Con ciò il piissimo, buon Giuseppe fu di nuovo tranquillizzato e andò ad aspettare il capitano, e fece riscaldare la grotta dai suoi figli, e cuocere alcuni frutti per Maria e per sé e i figli.

 

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Cap. 29

Giuseppe angosciato implora il Signore. La carovana persiana davanti alla grotta.

Lo stupore del capitano. La buona testimonianza dei tre sapienti sul Bambino.

Ammonizione a guardarsi da Erode.

14 settembre 1843

1. Il mezzogiorno era arrivato; ma stavolta il capitano tardava, e Giuseppe contava gli istanti in trepida attesa; ma il capitano non si fece vedere.

2. Perciò Giuseppe si rivolse al Signore e disse: “Mio Signore e mio Dio, io Ti prego che Tu non voglia lasciarmi impaurire così tanto; poiché vedi, io sono vecchio e già piuttosto debole in tutte le mie giunture!

3. Rinvigoriscimi dunque, col farmi sapere quello che io debbo fare per non essere disonorato davanti a tutti i figli d’Israele!”

4. Quando Giuseppe ebbe pregato così, vedi, ecco che arrivò il capitano quasi senza fiato e disse a Giuseppe:

5. “Uomo della mia massima stima! Torno adesso da una marcia, che io stesso ho fatto con un’intera legione quasi fino a un terzo della strada per Gerusalemme, per scoprire qualcosa dei persiani,

6. e ho anche appostato ovunque delle spie, ma finora non ho potuto scoprire nulla! Ma resta pure tranquillo; infatti se arrivano, devono incappare nelle sentinelle da me predisposte!

7. Allora però non sarà davvero troppo facile per loro di fare irruzione da qualche parte e arrivare fino a qui, senza che prima io li abbia interrogati e giudicati! Perciò ora me ne vado via subito e rafforzerò le guardie; a sera sarò da te!”

8. Qui il capitano se ne andò di nuovo in fretta, e Giuseppe lodò Dio e disse ai suoi figli: “Ora mettete le vivande sul tavolo, e tu, Salomè, chiedi a Maria se vuol mangiare a tavola con noi, oppure se dobbiamo portare le vivande al suo giaciglio”.

9. Maria però uscì fuori lei stessa dalla sua tenda col Piccino, con animo lietissimo, e disse: “Poiché sono forte abbastanza, voglio mangiare a tavola con voi; portate solo qui la piccola mangiatoia per il Piccino!”

10. Ma Giuseppe ne fu pieno di gioia, e metteva davanti a Maria i pezzi migliori, ed essi lodarono il Signore Dio e mangiarono e bevvero.

11. Ma non appena ebbero finito di mangiare, vedi, ecco sorgere d’un tratto un forte baccano davanti alla grotta. Giuseppe mandò Gioèle a vedere che cosa ci fosse.

12. Ma quando Gioèle guardò fuori dalla porta (poiché la grotta verso l’uscita era riparata con assi di legno), vide allora un’intera carovana di persiani con i cammelli carichi, e disse con voce impaurita:

13. “Padre Giuseppe, per amore del Signore, siamo perduti! Vedi dunque, i famosi persiani sono qui con molti cammelli e grande servitù!

14. Piantano le loro tende e si accampano in un vasto cerchio, circondando interamente la nostra grotta, e tre condottieri ornati di oro, argento e pietre preziose, prendono dei sacchi d’oro e si accingono a venire dentro alla grotta!”

15. Questa notizia rese il nostro Giuseppe quasi incapace di parlare; con grande sforzo tirò fuori queste parole: “Signore, sii misericordioso con me, povero peccatore! Sì, adesso siamo perduti!”

– Ma Maria prese il Piccino e con Lui corse nella sua tenda e disse: “Solo quando sarò morta me lo strapperete!”

16. Ma Giuseppe andò ora alla porta, accompagnato dai suoi figli, e guardò di nascosto quello che facevano i persiani.

17. Ma quando vide la grande carovana e le tende erette, gli prese doppia paura nel suo cuore, tanto che cominciò ad implorare con fervore che il Signore volesse salvarlo, almeno per quella volta, da così grande pericolo.

18. Ma mentre così implorava, vedi, ecco arrivare il capitano in completo assetto di guerra accompagnato da mille guerrieri, che appostò ai due lati della grotta.

19. Ma egli stesso andò a interrogare i tre maghi, [e chiese] per iniziativa di chi e in che modo –  passando totalmente inosservati da lui – fossero giunti fin là.

20. E i tre a voce unanime dissero al capitano: “Non ritenerci dei nemici; infatti vedi bene che non portiamo armi con noi, né apertamente né di nascosto!

21. Siamo invece astronomi di Persia, e abbiamo un’antica profezia, in questa sta scritto che in questo tempo nascerà agli Ebrei un Re dei re, e la sua nascita sarà indicata da una stella.

22. E allora quelli che vedranno la stella dovranno mettersi in viaggio e recarsi là dove l’enorme stella li condurrà; infatti troveranno il Salvatore del mondo là dove la stella prenderà posizione!

23. Ma vedi, sopra questa stalla è ferma la stella, sicuramente visibile a chiunque, perfino in pieno giorno! Essa è stata la nostra guida fin qui; qui però si è fermata sopra a questa stalla, e noi sicuramente abbiamo raggiunto senza alcun ritardo il posto dove si trova, vivo, la meraviglia di tutte le meraviglie, un Bambino appena nato, un Re dei re, un Signore dei signori dall’eternità!

24. Questi noi dobbiamo vedere, adorare, e porgerGli il sommo omaggio! Perciò non volerci sbarrare la strada; poiché sicuramente non è una cattiva stella quella che ci ha condotto qui!”

25. Qui il capitano guardò verso la stella e ne fu altamente meravigliato; infatti in primo luogo essa stava molto bassa, e poi la sua luce era intensa quasi come la luce naturale del sole.

26. Ma quando il capitano si fu convinto di tutto ciò, disse allora ai tre: “Bene, dalle vostre parole e dalla stella sono giunto ora alla convinzione, che siete arrivati qui con intenzioni oneste; però ora non mi spiego che cosa abbiate avuto da fare prima a Gerusalemme presso Erode! Anche quel cammino ve lo ha indicato la stella?

27. Perché mai la vostra prodigiosa guida non vi ha condotto subito qui, dal momento che è sicuramente qui il luogo della vostra destinazione? – Su questo pretendo ancora da voi una risposta, altrimenti non entrate nella grotta!”

28. Ma i tre dissero: “Il grande Dio lo saprà! Deve essere di sicuro nei Suoi piani; infatti nessuno di noi ha mai avuto in mente di avvicinarsi a Gerusalemme, neppure da lontano!

29. E puoi crederci pienamente, quelle persone a Gerusalemme non ci piacquero affatto, meno di tutti poi il principe Erode! Ma essendo già là, e poiché l’attenzione di tutta la città era su di noi, fummo dunque costretti a mostrare quale fosse la nostra intenzione!

30. I sacerdoti ci diedero informazione attraverso il principe, il quale ci pregò, che gli dovessimo riportare a nostra volta informazione del re trovato, affinché anche lui venisse a rendere al nuovo re il suo omaggio”.

31. Ma il capitano disse: “Questo non lo farete mai; conosco infatti l’intenzione di questo principe! Piuttosto restate qui come ostaggi! – Ma ora io vado dentro e voglio consultarmi su di voi col padre del Bambino”.

 

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Cap. 30

La stella dei tre Sapienti (Magi) e l'antica profezia degli astronomi persiani.

I Sapienti adorano nel Bambino il Signore, Creatore dell'Infinità e dell'Eternità.

I loro nomi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Gli spiriti che li accompagnano:

Adamo, Caino e Abramo. I Magi rendono omaggio al Signore e Gli porgono doni.

16 settembre 1843

1. Quando il buon Giuseppe ebbe udito tutto questo, il suo cuore angustiato si sentì alleggerito, e avendo udito che il capitano sarebbe venuto da lui, si preparò a riceverlo.

2. E il capitano entrò, salutò Giuseppe e disse poi a lui: “Uomo che hai la mia massima stima!

3. Vedi, gli orientali che ora stanno aspettando fuori sono arrivati qui per disposizione miracolosa; li ho esaminati severamente e non ho scoperto nulla di male in loro!

4. Essi desiderano porgere al Bambino secondo la promessa del loro Dio il loro omaggio, io quindi sono del parere che tu possa farli entrare senza la minima paura, quando lo ritieni opportuno”.

5. E Giuseppe disse: “Se è così, voglio lodare ed esaltare il mio Dio, poiché Egli ha di nuovo tolto una pietra rovente dal mio cuore!

6. Però, prima Maria si è un po’ spaventata quando i persiani hanno cominciato ad accamparsi attorno alla grotta, perciò bisogna che io vada prima a vedere in che stato si trova, perché entrando questi ospiti senza che lei ne sia preparata, non si spaventi ancor più di quanto non si sia già spaventata prima per loro”.

7. Ma il capitano approvò questa precauzione di Giuseppe, e Giuseppe andò accanto a Maria, e la informò di tutto ciò che aveva udito dal capitano.

8. E Maria, tutta contenta, disse: “Pace sulla Terra a tutti gli uomini che sono di cuore fedele e buono, e hanno una volontà che si lascia guidare da Dio!

9. Questi vengano pure, quando lo Spirito del Signore lo indicherà loro, e mieteranno la benedizione della loro fedeltà! Io infatti non ho la minima paura di loro!

10. Ma quando entreranno devi stare però al mio fianco, molto vicino a me; poiché non sta bene che io li riceva tutta sola in questa tenda!”

11. Ma Giuseppe disse: “Maria, se ne hai la forza, alzati col Bambino, prendi la piccola mangiatoia e mettiLo in quella, davanti a te, e poi possono entrare gli ospiti e rendere onore al Bambino!”

12. E Maria compì subito questa volontà di Giuseppe, e Giuseppe disse allora al capitano:

13. “Vedi, siamo pronti; se quei tre vogliono entrare, possiamo già indicare loro che nella nostra povertà siamo del tutto pronti a riceverli!”

14. E il capitano uscì e annunciò questo ai tre. – Ma i tre si prostrarono subito a terra, lodarono Dio per questa concessione, presero poi i sacchi dorati, e pieni di ogni venerazione si recarono nella grotta.

18 settembre 1843

15. Il capitano aprì la porta, ed i tre entrarono nella grotta con la massima venerazione; infatti nell’istante del loro ingresso una luce potente uscì dal Bambino.

16. Quando essi, e cioè i tre sapienti, si avvicinarono a due passi dalla piccola mangiatoia in cui giaceva il Bambinello, subito caddero prostrati con la faccia a terra e Lo adorarono.

17. Per circa un’ora essi giacquero davanti al Bambino, curvati e compresi della più alta venerazione; soltanto dopo si sollevarono lentamente e, in ginocchio, alzarono i loro volti bagnati di lacrime e guardarono il Signore, il Creatore dell’infinità e dell’eternità.

18. Ma i nomi dei tre erano: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre[8].

19. E il primo, in compagnia dello spirito di Adamo, disse: “Date a Dio l’onore, la lode, la gloria! Osanna, osanna a Dio, l’Unto e Trino dall’eternità per l’eternità!”

20. Qui egli prese il sacchetto intessuto d’oro, in cui erano trentatré libbre di finissimo incenso, e lo diede a Maria col più grande rispetto, con le parole:

21. “Prendi senza timore, o Madre, la piccola testimonianza di ciò che riempirà in eterno tutto il mio essere! Accetta il meschino tributo esteriore, di cui ogni creatura pensante è debitrice in eterno dal profondo del suo cuore al Suo Creatore onnipotente!”

22. Maria prese il pesante sacchetto e lo consegnò a Giuseppe, e il donatore si alzò, si mise vicino alla porta e si chinò nuovamente a terra, e adorò il Signore nel Bambino.

23. E subito il secondo, che era un moro e aveva in sua compagnia lo spirito di Caino, sollevò un sacchetto un po’ più piccolo, ma di peso uguale, pieno di oro purissimo, e lo porse a Maria con le parole:

24. “Ciò che al Re degli spiriti e degli uomini è dovuto sulla Terra, io lo presento come minima offerta a Te, Signore della gloria in eterno! Accettalo, o Madre, che hai partorito ciò che la lingua di tutti gli angeli non sarà mai in grado di pronunciare in eterno!”

25. Qui Maria prese il secondo sacchetto e lo consegnò a Giuseppe! E il sapiente che aveva fatto l’offerta si alzò e andò accanto al primo, e fece come questi.

26. Si alzò allora il terzo, prese il suo sacchetto, pieno di finissima aurea mirra, una spezia allora preziosissima, e lo consegnò a Maria con le parole:

27. “Lo spirito di Abramo è in mia compagnia e vede ora il giorno del Signore, del quale si è così immensamente rallegrato!

28. Ma io, Baldassarre, offro qui in un piccolo dono, ciò che è dovuto al Figlio dei figli! Accettalo, o Madre di ogni grazia! Ma un dono migliore lo celo nel mio petto: è il mio amore, – questo deve essere per questo Bambino l’offerta più vera in eterno!”

29. Qui Maria prese il sacchetto, che pesava ugualmente trentatré libbre, e lo consegnò a Giuseppe. Poi però anche questo sapiente si alzò e andò accanto ai due primi, adorò il Bambinello, e dopo aver terminato la preghiera uscì con i primi due, là dove erano erette le loro tende.

 

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Cap. 31

Maria rileva la Grazia di Dio nel guidare gli avvenimenti. Onestà e fedeltà di Giuseppe.

I tre doni benedetti di Dio: la Sua santa Volontà, la Sua Grazia e il Suo Amore.

Nobilissima testimonianza di Maria, del capitano e del Piccino su Giuseppe.

19 settembre 1843

1. Ma quando i tre sapienti si furono allontanati e si furono recati a riposare nelle loro tende, allora Maria disse a Giuseppe:

2. “Vedi, vedi ora, uomo timoroso e pieno di preoccupazioni, com’è meraviglioso e buono il Signore, nostro Dio, quanto paternamente provvede per noi!

3. Chi di noi si sarebbe mai sognato che ci potesse capitare qualcosa di simile? Dalla nostra grande angoscia ha fatto risultare una tale benedizione per noi, e tutta la nostra paura e preoccupazione ha trasformato in una così grande gioia!

4. Da quelli che temevamo volessero attentare alla vita del Bambino, proprio da loro abbiamo visto tributarGli un onore, come quello di cui siamo sempre debitori soltanto al Signore Dio!

5. E in aggiunta a questo ci hanno così riccamente beneficato, che col valore dei doni possiamo comprarci un amplissimo pezzo di terreno tutto nostro, e là possiamo provvedere nel miglior modo, sicuramente secondo la Volontà del Signore, a crescere il divin Bambino!

6. O Giuseppe! - Oggi più che mai voglio ringraziare l’amorevolissimo Signore, lodarLo ed esaltarLo per tutta la notte; Egli infatti ora ha anche prevenuto a tal punto la nostra povertà, che adesso possiamo passarcela molto comodamente! – Che ne dici tu, caro padre Giuseppe?”

7. E Giuseppe disse: “Sì, Maria, infinitamente buono è il Signore Dio, per coloro che Lo amano sopra ogni cosa e pongono la loro sapienza in Lui soltanto; però ritengo che i doni non siano per noi, ma per il Bambino, e perciò non abbiamo il diritto di adoperarli secondo il nostro criterio.

8. Ma il Bambino si chiama Gesù ed è Figlio dell’Altissimo, perciò dobbiamo chiedere prima all’eminentissimo Padre, che ne deve essere di questi tesori!

9. E quello che Egli ci prescriverà, quello anche faremo; ma senza la Sua Volontà non li voglio toccare per tutta la mia vita, e preferisco guadagnare per te e per me un pezzetto benedetto di pane nel modo più faticoso del mondo!

10. Ho pur nutrito te e i miei figli fin adesso, col lavoro delle mie mani benedetto dal Signore; così con l’aiuto del Signore potrò fare anche in seguito!

11. Perciò non do importanza a questi regali, bensì soltanto alla Volontà del Signore e alla sua Grazia e al Suo Amore.

12. Ecco i tre più grandi doni di Dio, che sempre ci portano una possente benedizione! La Sua santa Volontà è per me l’incenso più prezioso, la Sua Grazia è l’oro più fino e più pesante, e il Suo Amore è la più preziosa delle mirre.

13. Questi tre tesori possiamo adoperarli senza alcun timore a piene mani; ma questo incenso, quest’oro e questa mirra, qui nei sacchi d’oro, non possiamo toccarli senza i tre principali tesori, che fin adesso ci hanno pur sempre fruttato i più ricchi interessi.

14. Così, cara Maria, vogliamo fare, e io so che il Signore ci guarderà per questo con grande compiacimento; ma il Suo compiacimento sia per noi il più grande di tutti i tesori!

15. Che ne pensi, soavissima Maria, ho ragione o no? Non è questo il modo migliore per trovare la giusta destinazione di questi tesori?”

16. Qui Maria fu commossa fino alle lacrime e lodò la sapienza di Giuseppe. E il capitano gettò le braccia al collo di Giuseppe e disse: “Sì, tu sei ancora un vero uomo secondo la Volontà del tuo Dio!”. – Ma il Piccino guardò Giuseppe sorridendo, alzò una manina e fece come per benedire il padre adottivo, il piissimo Giuseppe.

 

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Cap. 32

L’angelo consiglia i tre sapienti. Partenza dei tre sapienti per l’Oriente.

Impazienza di Giuseppe. Parole tranquillizzanti di Cornelio a Giuseppe.

Cenni di Giuseppe sulla Potenza e Bontà di Dio.

20 settembre 1843

1. Ma i tre sapienti si riunirono in una tenda a discutere ciò che ora si doveva fare.

2. Dovevano mantenere la parola data ad Erode, o qui per la prima volta dovevano mancare di parola?

3. E se dovevano prendere un’altra strada, la questione era, quale strada li avrebbe riportati sicuri al loro Paese.

4. E uno domandava all’altro: “La prodigiosa stella che ci ha condotti qui, ci ricondurrà poi anche a casa per un’altra via?”

5. Ma mentre così si consigliavano, vedi, ecco che ad un tratto un angelo comparve fra loro e disse loro: “Non preoccupatevi invano, la via è già tracciata!

6. Com’è diritto il raggio del sole che cade sulla terra a mezzogiorno, così altrettanto diritta è la via su cui domani sarete guidati al vostro Paese, per una strada diversa da quella di Gerusalemme!”

7. Poi l’angelo scomparve, e i tre andarono a riposare. E di primo mattino partirono di là, e per la via più breve ritornarono presto nel loro Paese, dove annunciarono a molti amici la grande gloria di Dio e li destarono nuovamente alla giusta fede nell'unico Dio.

8. Ma quella stessa mattina Giuseppe domandò al capitano, per quanto tempo ancora sarebbe dovuto rimanere in quella grotta.

9. Ma il capitano disse con tutta affabilità a Giuseppe: “Uomo della mia massima stima! Credi dunque che io ti tenga qui come un prigioniero?!

10. Oh, quale idea! In che modo io, un verme nella polvere di fronte alla potenza del tuo Dio, potrei mai tenerti prigioniero?! Ma quello che il mio amore fa per te, vedi, non è certo una prigionia!

11. Rispetto al mio potere tu sei libero a qualunque ora, e puoi andare dove vuoi! Ma non altrettanto libero tu sei rispetto al mio cuore; esso ovviamente vorrebbe tenerti qui tutto il tempo, poiché ama te e il tuo Figlioletto con potenza indescrivibile!

12. Resta però tranquillo ancora un paio di giorni; voglio mandare subito informatori a Gerusalemme, per apprendere là che cosa farà la volpe grigia, se i persiani non gli avranno mantenuto la parola!

13. Dopo però mi saprò certo orientare, e ti proteggerò contro qualsiasi persecuzione di quel sanguinario.

14. Poiché puoi credermi: questo Erode è il maggior nemico del mio cuore, e voglio colpirlo come e quanto posso!

15. Sono ovviamente soltanto un capitano e io stesso sono ancora sottoposto al comandante supremo, che risiede a Sidone e Smirne, e ha il comando sopra dodici legioni in Asia.

16. Tuttavia non sono un comune centurione, bensì un patrizio, e partecipo dunque, in base al mio titolo, al comando delle dodici legioni in Asia! Se voglio servirmi dell’una o dell’altra, non occorre che io mandi prima qualcuno a Smirne, ma come patrizio non ho che da comandare, e la legione deve ubbidirmi! Puoi dunque ben contare su di me, se Erode dovesse farsi avanti!”

22 settembre 1843

17. Giuseppe ringraziò il capitano per questa amabilissima sollecitudine, aggiunse però qualcosa e disse:

18. “Ora ascolta anche me, stimatissimo amico! Vedi, anche poco fa ti sei preoccupato di allestire la massima sorveglianza a causa dei persiani; ma a che è servito tutto ciò?

19. I persiani arrivarono inosservati da tutti i tuoi mille occhi, e avevano già impiantato le loro tende molto prima che tu potessi scoprire anche uno solo di loro.

20. Vedi, se allora il Signore, mio Dio, non mi avesse protetto, dove sarei già ora col tuo aiuto?! Prima che tu ti facessi vedere, i persiani avrebbero potuto trucidarmi da un bel pezzo, insieme alla mia famiglia!

21. Perciò ti dico ora, come amico pienissimo dei più calorosi ringraziamenti: l’aiuto umano non serve a nulla; poiché tutti gli uomini sono un nulla davanti a Dio!

22. Se però il Signore Dio ci vuole aiutare, ed è anche il solo che può aiutarci, allora non è affatto necessario che ci diamo molto da fare; infatti nonostante tutto il nostro da fare succederà tutto come il Signore lo vuole – mai invece come noi lo vogliamo!

23. Tralascia quindi le faticose e pericolose indagini a Gerusalemme, con le quali, primo, potresti apprendere cose poco rilevanti, e secondo, se fosse risaputo, potresti procurarti a causa mia un’amara sorte!

24. Ma in questa notte comunque il Signore mi indicherà sicuramente ciò che farà Erode e ciò che io dovrò fare; perciò ora insieme a me puoi essere completamente tranquillo, e lasciare che il Signore soltanto si occupi di me e di te, e certo andrà tutto bene!”

25. Ma quando il capitano ebbe sentito un tale discorso di Giuseppe, divenne molto agitato nel suo animo, e gli fece male, che Giuseppe avesse rifiutato il suo aiuto.

26. Ma Giuseppe disse: “Buono e carissimo amico, tu sei addolorato, perché ti ho sconsigliato di occuparti ancora oltre del mio benessere.

27. Ma se consideri la cosa nella giusta luce, devi necessariamente arrivare tu stesso alle medesime conclusioni!

28. Vedi, chi di noi ha mai portato il sole e la luna e tutte le stelle sopra il firmamento?! Chi di noi ha mai comandato ai venti, alle tempeste e ai lampi?!

29. Chi ha scavato il letto all’immenso mare, chi di noi ha tracciato ai grandi fiumi la via?!

30. A quale uccello abbiamo insegnato il rapido volo e quando ne abbiamo assortito le piume?! Quando abbiamo formato per lui la gola ricca di suoni e di canti?!

31. Dove mai si trova l’erba, per la cui crescita noi abbiamo formato il seme vivo?!

32. Vedi, tutto questo però il Signore lo fa giornalmente! – Ma se l’agire Suo possente e meraviglioso ti ricorda ogni istante la Sua infinita, amorevolissima sollecitudine, come potrebbe allora meravigliarti, se ti faccio notare in tutta amicizia, che davanti a Dio ogni aiuto umano ricade nella polvere del nulla?”

33. Queste parole riportarono il capitano a una maggior serenità d’animo; ciò nonostante, egli mandò tuttavia in segreto degli informatori a Gerusalemme, per sapere quello che vi succedeva.

 

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LA FUGA IN EGITTO

 

 

Cap. 33

Preparativi per la fuga in Egitto. Sollecitudine del Signore.

Colloquio di Giuseppe con Cornelio.

23 settembre 1843

1. Ma in quella notte apparve in sogno a Giuseppe, così come a Maria, un angelo, e disse:

2. “Giuseppe, vendi i tesori e comprati qualche altro animale da soma; poiché con la tua famiglia devi fuggire in Egitto!

3. Vedi, Erode è in preda a violento furore, e ha deciso di assassinare tutti i bambini nell’età da uno a dodici anni, perché è stato ingannato dai sapienti!

4. Costoro avrebbero dovuto indicargli dove il nuovo Re è nato, così egli avrebbe poi inviato i suoi sbirri ad assassinare il Bambino che è il nuovo Re.

5. Ma noi angeli dei Cieli abbiamo avuto incarico dal Signore, prima ancora che Egli venisse nel mondo, di vigilare con la massima cura su tutto ciò che riguarda la vostra sicurezza.

6. Per questo dunque io venni ora da te, per indicarti quello che farà Erode, non avendo la certezza di riuscire a impossessarsi di quell’unico Bambino.

7. Lo stesso capitano sarà costretto a prestare sussidi a Erode, se non vuol essere da lui tradito presso l’imperatore; perciò dovrai metterti in viaggio già domani!

8. Questo però puoi ben anche indicarlo al capitano, ed egli ti sarà di aiuto per una sollecita partenza! – Così avvenga nel Nome di Colui che qui vive e succhia al seno di Maria!”

9. Qui Giuseppe si svegliò, e così anche Maria, la quale con voce impaurita subito chiamò a sé Giuseppe, e poi gli raccontò subito il suo sogno.

10. Ma Giuseppe presto scorse la sua visione nel racconto di Maria, e disse allora: “Maria, non ti preoccupare, prima ancora di mezzogiorno saremo già oltre le montagne – e in sette giorni in Egitto!

11. Ma ora, poiché viene già chiaro, voglio subito uscire e disporre tutto per una rapida partenza”.

12. Qui Giuseppe se ne andò anche subito con i tre figli maggiori, prese i tesori e li portò da un cambiavalute, il quale subito gli aprì la porta e gli rilevò tutto per una giusta somma.

13. Poi Giuseppe andò da un mercante di animali da soma, accompagnato da un servitore del cambiavalute, e comprò subito altri sei asini da soma, e così ben equipaggiato ritornò di nuovo nella grotta.

14. Là lo stava anche già aspettando il capitano, il quale subito gli raccontò quali crudelissime, orribili notizie gli erano state recate da Gerusalemme.

25 settembre 1843

15. Ma Giuseppe non si meravigliò molto di questo racconto del capitano, ma disse soltanto in tono rassegnato alla Volontà di Dio:

16. “Stimato amico, quello che tu mi riferisci qui, tutto ciò e in modo molto più preciso, questa notte, come ieri ti annunciai, mi ha riferito il Signore, tutto ciò che Erode ha deciso!

17. Vedi, tu stesso per di più sarai costretto a prestargli sussidi, poiché egli attorno a Betlemme e nella città stessa vuol far strangolare tutti i bambini da qualche settimana di età fino al dodicesimo anno, per arrivare con essi anche al mio!

18. Perciò devo fuggire oggi stesso da qui, fin dove mi condurrà lo Spirito del Signore, per sottrarmi alla crudeltà di Erode.

19. Perciò ti chiedo di indicarmi la via sicura verso Sidone; poiché già entro un’ora devo partire”.

20. Ma quando il capitano ebbe sentito questo, s’incollerì oltre ogni misura verso Erode e gli giurò implacabile vendetta, dicendo:

21. “Giuseppe, com’è vero che adesso sta venendo giorno e che il sole sta già sopra l’orizzonte, com’è vero che il tuo Dio vive, altrettanto è vero che io, nobilissimo patrizio romano, voglio piuttosto farmi legare alla croce, prima di tollerare che quel sanguinario compia impunemente una simile impresa!

22. Io stesso ti voglio condurre subito oltre le montagne con una buona scorta; e quando ti so al sicuro, allora mi affretterò a ritornare e manderò subito un messaggero veloce a Roma, il quale dovrà indicare all’imperatore ciò che Erode ha in animo di intraprendere.

23. Ma io farò ogni possibile sforzo per sventare qui il progetto del mostro”.

24. E Giuseppe rispose: “Buono e rispettabilissimo amico! Se puoi pur fare qualche cosa, proteggi per lo meno i bambini dai tre ai dodici anni! Ciò sarà in tuo potere!

25. Ma i piccini dalla nascita fino al secondo anno non riuscirai a salvarli.

26. La protezione dei primi però non potrai neanche conseguirla con la forza, bensì soltanto con l’astuzia!

27. Ma il Signore ti guiderà in questa astuzia! Perciò non pensare tanto a quello che farai; poiché il Signore ti guiderà in segreto!”

28. Ma il capitano disse: “No, no, non deve scorrere il sangue dei bambini; piuttosto voglio usare la forza militare!”

29. Ma Giuseppe disse: “Vedi, che cosa puoi pur fare, dal momento che Erode ha appena lasciato Gerusalemme con un’intera legione romana? - Entrerai in campo contro la tua stessa forza? - Perciò agisci come il Signore ti guiderà, perché tu possa salvare per via amichevole almeno i bambini dai tre ai dodici anni!”. – Qui il capitano si arrese.

 

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Cap. 34

Inizio della fuga. Colloquio di Giuseppe con Salomè. Congedo del capitano.

La partenza. Il salvacondotto di Cornelio indirizzato a Cirenio.

L’itinerario di Giuseppe. Episodio dei briganti. Giuseppe arriva a Tiro da Cirenio.

Conforto e aiuto di Cirenio.

26 settembre 1843

1. Dopo questo colloquio di Giuseppe col capitano, Giuseppe disse ai suoi figli: “Disponetevi a partire e preparate gli animali da soma!

2. I sei asini nuovi sellateli per me e per voi, e il vecchio, già provato, per Maria! Di viveri prendetene quanto potete; il bue col carro invece lo lasciamo qui alla levatrice, in ricordo e in compenso delle sue attenzioni per noi!”

3. Così il bue col carro fu preso in consegna dalla levatrice e non venne più adoperato per alcun lavoro.

4. Ma Salomè chiese a Giuseppe se non potesse partire con lui.

5. E Giuseppe disse: “Questo dipende da te; io però sono povero, lo sai, e non posso darti una paga, se volessi restare da me come ancella.

6. Se però hai dei mezzi, e puoi provvedere con me per cibo e vestiario, allora certo puoi seguirmi!”

7. Ma Salomè disse: “Ascolta, tu figlio del grande re Davide! Non solo per me, ma per tutta la tua famiglia il mio patrimonio potrà bastare per cento anni!

8. Infatti sono più ricca di beni materiali di quanto tu potresti immaginarlo! Ma aspetta ancora un’ora soltanto, e sarò qui pronta a partire, carica di tesori!”

9. Ma Giuseppe disse: “Salomè, vedi, tu sei una giovane vedova e sei madre; devi dunque portare con te anche i tuoi due figli!

10. Vedi, ciò ti darà molto lavoro, e io non ho più da perdere neanche un minuto di tempo; infatti fra tre ore Erode farà già ingresso qui, e fra un’ora arriveranno già i suoi araldi e corrieri.

11. Ma da ciò puoi capire che è impossibile per me di aspettare che tu sia pronta!

12. Perciò ritengo che se rimani, fai meglio, in quanto non vengo trattenuto per causa tua; ma quando un giorno ritornerò di nuovo, secondo la volontà del Signore, andrò di nuovo ad abitare a Nazareth.

13. Ma se mi vuoi proprio rendere un servizio, quando ne hai l’occasione recati a Nazareth e dà in affitto il mio terreno per altri tre anni, fino a sette o dieci, perché non vada in mani estranee!”

14 – E Salomè desistette dalla sua richiesta e si accontentò di questo incarico.

15. Dopo di che Giuseppe abbracciò il capitano e lo benedisse, e poi chiamò a sé Maria, perché si mettesse sul suo somaro col Piccino.

16. Dopo che tutto fu pronto per la partenza, il capitano disse a Giuseppe: “Uomo della mia massima stima, riuscirò più a rivederti, e questo Bambino con la madre?”

17. E Giuseppe disse: “Non passeranno neanche tre anni, e io ti saluterò di nuovo, e il Bambino e sua madre! Di questo stai sicuro; ora però lasciaci avviare! Amen”.

18. Qui Giuseppe montò il suo somaro e i suoi figli ne seguirono l’esempio, e Giuseppe prese le briglie del somaro di Maria, e glorificando il Signore lo condusse fuori dalla grotta.

19. Quando ormai tutti si trovavano all’aperto, Giuseppe notò come una quantità di popolo proveniente dalla città cominciava a far ressa per vedere la partenza del neonato, avendo appreso che sarebbe accaduto questo tramite la levatrice ritornata a casa e il cambiavalute.

20. A Giuseppe la curiosità tornò molto a sproposito; egli pregò dunque il Signore di volerlo sottrarre al più presto possibile a questa sprezzante curiosità di persone oziose.

21. E vedi, subito una fitta nebbia cadde sull’intera città, e a nessuno fu possibile di vedere anche solo alla distanza di cinque passi.

22. Ma il popolo ne fu indispettito e se ne ritornò di nuovo in città, e Giuseppe, accompagnato dal capitano e da Salomè, poté raggiungere non visto la vicina montagna.

23. Allorquando ebbe raggiunto il confine tra la Giudea e la Siria, il capitano diede a Giuseppe un salvacondotto per il governatore Cirenio, che comandava sulla Siria.

24. E Giuseppe l’accettò ringraziando, e il capitano disse: “Cirenio è un mio fratello; di più non occorre che ti dica, e così dunque viaggia felice e così ritorna!” Qui il capitano tornò indietro con Salomè, e Giuseppe proseguì nel nome del Signore.

25. Circa a mezzogiorno Giuseppe ebbe raggiunto la cima della montagna, a una distanza di dodici ore da Betlemme, la quale cima era già tutta in Siria, e a quel tempo dai Romani veniva chiamata Celesiria.

26. Infatti Giuseppe dovette prendere questa strada un po’ più lunga, in quanto dalla Palestina nessuna strada sicura conduceva all’Egitto.

27. Ma il suo itinerario di viaggio fu il seguente: il primo giorno giunse in vicinanza della piccola città di Bostra. Là egli passò la notte, glorificando il Signore. Là accadde anche che arrivassero a lui dei rapinatori per derubarlo.

28. Ma quando essi scorsero il Piccino, caddero con la faccia a terra, Lo adorarono e poi fuggirono spaventatissimi sulla montagna.

29. Di là il giorno seguente Giuseppe salì di nuovo su un’erta montagna, e alla sera giunse nei dintorni di Panea, una cittadina di confine a nord tra la Palestina e la Siria.

30. Da Panea, il terzo giorno raggiunse la provincia di Fenicia e arrivò nei dintorni di Tiro, dove egli si recò il giorno successivo, con la sua lettera di salvacondotto, da Cirenio, il quale in quel periodo si tratteneva a Tiro per mansioni di sua competenza.

31. Cirenio accolse Giuseppe molto cordialmente, e gli domandò che cosa potesse fare per lui.

32. Ma Giuseppe disse: “Che io giunga sicuro in Egitto!” – E Cirenio disse: “Buon uomo, hai prolungato molto la strada; infatti la Palestina si trova molto più vicina all’Egitto che non la Fenicia! Ora però devi attraversare di nuovo la Palestina, e devi andare da qui in Samaria, da là a Joppe, da là ad Askalon, da là a Gaza, da là a Geras e soltanto da là a Elusa in Arabia!”

33. Allora Giuseppe divenne triste perché si era così smarrito. Ma Cirenio ebbe compassione di Giuseppe e disse: “Buon uomo, mi addolora la tua difficoltà. Sei bensì un ebreo e un nemico dei Romani, ma poiché mio fratello, il mio tutto, ti vuol tanto bene, anch’io voglio dimostrarti amicizia.

34. Vedi, domani una nave, piccola ma sicura, partirà da qui per Ostracine! Con questa potrai arrivare là in tre giorni; e quando sei in Ostracine, sei anche già in Egitto! – Anch’io però ti darò un salvacondotto, grazie al quale potrai soggiornare indisturbato in Ostracine e comprarti anche qualche cosa. Per oggi però sei mio ospite; fa’ dunque portar dentro il tuo bagaglio!”

 

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Cap. 35

La sacra Famiglia da Cirenio. Conversazione di Giuseppe con Cirenio.

Cirenio amante dei bambini.

La Divinità in Gesù Bambino fa sciogliere le statue degli dèi.

28 settembre 1843

1. E Giuseppe uscì e condusse la sua famiglia davanti alla casa dove abitava Cirenio, e questi ordinò subito alla sua servitù di provvedere agli animali da soma di Giuseppe,

2. e condusse Giuseppe con Maria e i cinque figli nella sua stanza migliore, in cui tutto abbondava di pietre preziose, oro e argento.

3. Ma c’erano là, sopra un tavolo di marmo bianco perfettamente lucido, una quantità di statue alte circa un piede, molto ben sagomate in bronzo di Corinto.

4. E Giuseppe domandò al governatore che cosa rappresentassero quelle figure.

5. Ma il governatore disse molto cordialmente: “Buon uomo, vedi, questi sono i nostri dèi! Dobbiamo tenerli e comprarli da Roma per legge, anche se non abbiamo alcuna fede in essi.

6. Io li considero soltanto oggetti d’arte, e per me unicamente in questo vi è un qualche piccolo valore, in queste figure di dèi; per il resto però non posso che guardarle col più fondato disprezzo”.

7. E Giuseppe domandò allora a Cirenio: “Ascolta, se tu la pensi così, allora sei un uomo senza Dio e senza religione! Questo non turba dunque la tua coscienza?”

8. E Cirenio disse: “Neanche un po’; se infatti non c’è altro dio che questi qui di bronzo, allora ciascun uomo è più dio di questo sciocco bronzo, in cui non c’è vita! Io però ritengo che ci sia un qualche vero Dio, che è eternamente vivo e onnipotente, – perciò disprezzo questa vecchia insulsaggine!”

9. Ma Cirenio era anche molto amante dei bambini e perciò si avvicinò a Maria, che teneva il Bambino sulle sue braccia, e domandò alla Madre se non fosse stanca dal portare continuamente il Bambino.

10. E Maria disse: “O potente signore del Paese! Certo che sono già proprio molto stanca; ma il mio grande amore per questo mio Bambino mi fa dimenticare ogni stanchezza!”

11. E il governatore rispose a Maria: “Vedi, anch’io sono molto amante dei bambini, sono sì sposato, ma la natura o Dio non mi hanno ancora benedetto con una discendenza; perciò ho l’abitudine di prendere con me non di rado bambini estranei – perfino quelli degli schiavi – come se fossero figli!

12. Con questo però non voglio dire che tu dovresti darmi anche il tuo; poiché è certo la tua vita.

13. Però vorrei pregarti di volermelo mettere fra le braccia perché io lo stringa e lo accarezzi solo un po’!”

14. Trovando Maria tanta cordialità nel governatore, disse: “Chi ha un cuore come il tuo, può ben prendere questo mio piccino fra le braccia!”

15. Qui Maria consegnò il Piccino al governatore perché lo accarezzasse, – e quando il governatore prese il Piccino fra le sue braccia, ecco che s’impossessò di lui una piacevolissima sensazione, che mai prima d’allora aveva provato.

16. Ed egli portava il Piccino avanti e indietro nella sala – e venne con Lui anche vicino al tavolo degli dèi.

17. Ma questo avvicinarsi costò immediatamente l’esistenza a tutte le statue degli idoli, poiché esse si dissolsero come cera su un ferro rovente.

18. Di ciò si spaventò Cirenio e disse: “Che è mai questo? Il duro metallo si è sciolto completamente, così che non ne è rimasta alcuna traccia! Tu uomo sapiente di Palestina, spiegami questa cosa! Sei un mago dunque?”

 

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Cap. 36

Severo interrogatorio di Giuseppe e sue dichiarazioni riguardo al santo Bambino e alla Sua nascita.

La lettera di Cornelio. Giuseppe consiglia di tacere. Contraddizioni e dubbi.

Energica autodifesa di Giuseppe di fronte al “procuratore dello Stato”.

29 settembre 1843

1. Ma Giuseppe stesso era oltremodo stupefatto e disse quindi a Cirenio: “Ascoltami, potente governatore del Paese! Non può esserti ignoto, che in base alla Legge del mio popolo qualsiasi incantatore deve essere messo al rogo.

2. Se dunque io fossi un incantatore, non sarei diventato così vecchio come sono; infatti come tale, già da molto tempo sarei caduto nelle mani dei sommi sacerdoti di Gerusalemme!

3. Perciò qui non posso dirti nient’altro, se non che questo fenomeno dipende sicuramente dalla grande santità di questo Bambino.

4. Infatti già alla nascita di questo Bambino accaddero segni, per i quali tutti quanti si erano spaventati; tutti i cieli stettero aperti; i venti tacquero, i ruscelli e i fiumi stettero fermi; il sole restò fermo all’orizzonte;

5. la luna non si mosse dal suo posto, per tre ore non lo fece; così pure le stelle non arretrarono; gli animali non mangiarono né bevvero, e tutto ciò che altrimenti ha moto e vita, cadde in una calma mortale; io stesso stavo camminando e dovetti fermarmi!”

6. Quando Cirenio ebbe sentito ciò da Giuseppe, gli disse: “Dunque è questo lo straordinario Bambino, di cui mio fratello mi ha scritto con le parole:

7. ‘Fratello, devo informarti di una novità: in vicinanza di Betlemme è stato partorito un Bambino da una giovane donna della nazione ebrea, dal quale emana una grande forza prodigiosa; riterrei che Esso sia un figlio degli dèi!

8. Ma suo padre è un ebreo così profondamente onesto, che non me la sono sentita di intraprendere ulteriori indagini!

9. Se tu dovessi magari venire a Gerusalemme entro breve tempo, non dovrebbe essere per te senza interesse, di visitare quest’uomo a Betlemme. Io penso sempre che in questo Bambino si nasconda un piccolo Giove, o per lo meno un Apollo. Ma vieni e giudica tu stesso!’

10. Vedi, buon uomo, questo è quanto mi è noto della faccenda; ma quello che mi hai detto ora, mi è perfettamente sconosciuto. Perciò dimmi se sei lo stesso uomo di cui mi aveva informato mio fratello da Betlemme!”

11. E Giuseppe disse: “Sì, potente signore, sono quello stesso! Ma bene è per tuo fratello, che non ti abbia comunicato di più sul Bambino!

12. Infatti egli ha ricevuto una parola dal Cielo, di tacere su tutto quello che è accaduto. In verità, se ti avesse detto di più, allora sarebbe accaduto a Roma quello che è accaduto adesso, davanti ai tuoi occhi, alle figure degli idoli che stavano sul tavolo!

13. Ma salute a te e a tuo fratello, se vorrete tacere! Poiché per questo sarete dei benedetti del Signore, il Dio eternamente vivo, il Creatore del Cielo e della Terra!”

14. Queste parole incussero a Cirenio un grande rispetto per Giuseppe e un timore del Bambino, per cui subito rimise il Bambino fra le braccia di Maria.

30 settembre 1843

15. Dopo di che però egli si rivolse nuovamente a Giuseppe e gli disse: “Buono e onesto uomo, fa’ ora ben attenzione a quello che ti dirò;

16. poiché mi è venuto in mente adesso un buon pensiero, e tu devi ascoltarlo e rendermene ragione!

17. Vedi, se questo Bambino è di origine divina, allora devi certo esserlo anche tu, quale suo padre; infatti ex trunco non fit Mercurius (Da un tronco d’albero non si ottiene Mercurio – un dio romano), e sulle spine non cresce l’uva! Dunque anche da un uomo comune non può certo derivare un figlio degli dèi!

18. Eppure tu mi sembri invece per il resto un uomo del tutto comune, così come i tuoi altri cinque figli che stanno lì, dietro di te; sì, perfino la giovane madre, sebbene una gentile ebrea, non sembra tuttavia possedere nulla che la rassomigli agli dèi!

19. Per quello occorrono una grande bellezza, quasi ultraterrena, e grande sapienza, come sappiamo dalle tradizioni di quelle donne, che un tempo gli dèi avrebbero frequentato, – il che però richiede ovviamente una fortissima fede, che io non possiedo affatto.

20. Inoltre devo farti notare ancora qualche cosa, e cioè che tu col tuo Bambino divino, volendo viaggiare da Betlemme all’Egitto, ti sei potuto smarrire qui, come è chiaro dal fatto che fosti triste e imbarazzato, quando ti mostrai che ti eri smarrito così lontano sulla via dell’Egitto!

21. Forse il tuo Dio – o gli dèi di Roma – sarebbero disinformati sulla via più breve da Gerusalemme per l’Egitto?!

22. Vedi, queste sono contraddizioni grossolane, che tanto più si accumulano, quanto più si esamina la cosa! In più però è perfino data una minaccia da parte tua della rovina di Roma, se io oppure mio fratello tradissimo il Bambino!

23. Ma perché gli dèi dovrebbero minacciare il debole mortale, come se avessero paura di lui? Non hanno che da calcare liberamente la Terra, e tutti quanti debbono ubbidire ciecamente alla loro potente volontà!

24. Vedi, la cosa che hai dichiarato mi sembra essere perciò una debole scappatoia, per mettermi la luce di dietro, affinché io non abbia a riconoscere chi sei effettivamente, se un mago ebreo che si reca in Egitto per guadagnarsi là il pane con questo mestiere, poiché nella sua patria non è sicuro della vita, –

25. oppure forse perfino una scaltra spia ebrea, pagata da Erode avido di potere, per scoprire come sono fatte qui sul litorale le fortezze di Roma!?

26. Ho bensì naturalmente il salvacondotto di mio fratello e la lettera di cui ti ho accennato, – ma non ne ho ancora parlato con mio fratello, e così questi documenti possono essere anche falsi; infatti anche la scrittura di mio fratello si può contraffare!

27. Perciò ti ritengo ora entrambe le cose, dunque un mago e una spia! Giustificati ora fino in fondo, altrimenti sei mio prigioniero e non sfuggirai alla giusta punizione!”

28. A questo discorso Giuseppe guardò bene in faccia Cirenio e disse: “Invia un corriere a tuo fratello Cornelio, dagli entrambe le lettere, e tuo fratello testimonierà se la faccenda che mi riguarda è così infame come lo è nella tua pessima opinione!

29. E questo ora lo pretendo da te; poiché il mio onore è giustificato davanti a Dio, e non deve essere calpestato da un pagano! Se anche sei un patrizio di Roma, io sono però un discendente del grande re Davide, davanti al quale tremava tutto il mondo, e come tale non mi lascio disonorare da un pagano!

30. Ma ora non me ne andrò dal tuo fianco, prima che tu non mi abbia restituito il mio onore; poiché l’onore che Dio mi ha dato, nessun pagano me lo può togliere!”

31. Queste energiche parole sorpresero Cirenio; infatti egli, che come governatore aveva potere incondizionato di vita e di morte, non aveva mai udito parlare così di fronte a lui! Pensò dunque tra sé: “Se quest’uomo non fosse consapevole di avere una forza straordinaria di fronte a me, non potrebbe parlare così! Perciò ora devo cominciare a parlare con lui in tutt’altro modo!”

 

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Cap. 37

Discorso più mite di Cirenio e risposta di Giuseppe. L’onore: il tesoro dei poveri.

Il pranzo di riconciliazione. Buon consiglio di Giuseppe.

La curiosità di Cirenio è punita. Storia della Concezione del Piccino.

Adorazione del Piccino da parte di Cirenio e conferma della verità.

2 ottobre 1843

1. Dopo aver avuto questo proposito, Cirenio si rivolse di nuovo a Giuseppe e disse: “Buon uomo, non c’è bisogno che tu ti arrabbi con me per questo; infatti mi concederai pure che, come governatore, avrò ben diritto di tastare il polso a chiunque per vedere di che spirito è!

2. Ma che io non potessi fare un’eccezione per te, – per quanto volentieri, del resto, l’avrei anche fatta – basta che tu guardi a quel tavolo fatale che è diventato spoglio dei suoi ornamenti, e dovrà certo esserti chiaro che persone della tua specie bisogna esaminarle un po’ più severamente, che non quelle che svolazzano in modo insignificante come le mosche.

3. Ritengo però con questo di non averti fatto un’offesa, al contrario solo un segno di distinzione, considerandoti così importante e parlando con te come si conviene da parte mia, quale governatore.

4. Poiché vedi, a me importa solo ed esclusivamente la piena verità sulla tua provenienza, perché ti considero molto importante!

5. E per questo avanzai anche apposta dei dubbi sul tuo conto, affinché tu dovessi scoprirti completamente davanti a me.

6. Ma il tuo linguaggio mi ha mostrato che sei un uomo a cui non resta attaccato nessun imbroglio! E così non mi occorre né una seconda relazione di mio fratello, né una maggiore attestazione di veridicità da parte di chicchessia; infatti ora vedo che tu sei un ebreo perfettamente onesto! – Dimmi, c’è bisogno di più ancora?”

7. E Giuseppe disse: “Amico, vedi, io sono povero; tu invece sei un signore potente! La mia ricchezza sono la fedeltà e l’amore per il mio Dio, e la massima onestà verso chiunque!

8. Tu invece, oltre alla tua fedeltà all’imperatore, sei per di più straricco di beni del mondo, dei quali io sono privo. Se qualcuno ti denigra, ti rimangono pur tuttavia i beni del mondo.

9. Ma che cosa rimane a me, se perdo l’onore? Con i tesori del mondo ti puoi acquistare l’onore: ma io con che cosa lo acquisterò?

10. Perciò il povero diventa uno schiavo, una volta che ha perso l’onore e la libertà davanti al ricco; se invece oltre a questi ha qualche tesoro nascosto, allora può di nuovo acquistarsi onore e libertà.

11. Tu però mi hai minacciato di farmi tuo prigioniero; dimmi, non avrei perso così tutto il mio onore e la libertà?!

12. E non avevo allora il diritto di difendermi da questo, essendo stato chiamato in causa da te, governatore di Siria e coreggente del litorale di Tiro e Sidone?!”

13. Ma Cirenio disse: “Buon uomo, ti prego ora – dimentichiamo completamente quanto è accaduto!

14. Vedi, il sole è vicino all’orizzonte. I miei servitori hanno preparato la cena nella sala da pranzo; vieni dunque con me, e rinvigoritevi! Infatti non ho fatto preparare vivande romane, ma quelle del vostro popolo, che a voi è permesso mangiare! Seguitemi dunque senza rancore verso di me, ora vostro amico!”

15. E Giuseppe seguì Cirenio, insieme a Maria e ai cinque figli, nella sala da pranzo, e si stupì oltre misura per l’indescrivibile ricco sfarzo della sala da pranzo stessa, così come per lo sfarzo delle stoviglie, che erano fatte per lo più in oro, argento e pietre preziose di gran valore.

16. Ma poiché il ricco vasellame era tutto decorato con figure di dèi pagani, disse allora Giuseppe a Cirenio:

17. “Amico, vedo che tutto questo tuo vasellame da tavola è decorato con i tuoi dèi; tu però già conosci la forza che esce dal mio Bambino.

18. Vedi, se io mi siedo a tavola con mia moglie, e mia moglie col suo Bambino, tu perdi all’istante tutte le tue ricche stoviglie e il vasellame!

19. Perciò ti consiglio di far portare del vasellame completamente privo di decorazioni, oppure quello comunissimo di argilla, altrimenti non garantisco per il tuo oro e il tuo argento!”

20. Quando Cirenio ebbe sentito questo da Giuseppe, si spaventò e seguì immediatamente il consiglio di Giuseppe. I servitori portarono subito le vivande in recipienti d’argilla completamente lisci, e tolsero prontamente quelli d’oro e d’argento.

21. Ma la curiosità spinse tuttavia Cirenio a portare in vicinanza del Bambino uno splendido boccale d’oro per sincerarsi, se la vicinanza del Bambino avrebbe avuto un effetto così distruttivo anche sull’oro, come prima sulle figure di bronzo.

22. E Cirenio per un certo tempo dovette sul serio pagare questa curiosità con la perdita improvvisa del prezioso boccale.

23. Ma dopo che ebbe perduto il boccale, si spaventò, e se ne stava come se fosse stato folgorato.

24. Solo dopo un certo tempo egli disse: “Giuseppe, tu uomo grande, mi hai consigliato bene, perciò ti ringrazio!

25. Che io stesso però sia maledetto, se mi muovo da questo posto prima di aver saputo da te, chi è questo Bambino qui, per avere in sé una tale forza!”

26. Qui Giuseppe si voltò verso Cirenio e gli raccontò molto brevemente la storia del concepimento e della nascita del Bambino.

27. E Cirenio però, quando ebbe udito una tal cosa dalla ferma voce di Giuseppe, subito cadde a terra davanti al Bambino e Lo adorò.

28. E vedi, in quell’istante il boccale distrutto fu sul pavimento davanti a Cirenio, però completamente liscio, e di peso uguale a prima; Cirenio si alzò e ora non stava più in sé dalla gioia e dalla beatitudine.

 

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Cap. 38

Proposta pagana di Cirenio, di portare il prodigioso Bambino alla corte imperiale di Roma.

Buona risposta di Giuseppe con accenno all’umiltà del Signore.

Parole sul Sole della vita spirituale.

4 ottobre 1843

1. In questo beato stato d’animo, Cirenio disse a Giuseppe: “Ascoltami ancora, tu uomo grande! Se io fossi ora l’imperatore a Roma, ti cederei il trono e la corona imperiale.

2. E se l’imperatore Augusto ne sapesse quanto me ora, per questo Bambino egli farebbe la stessa cosa! Anche se ci tiene moltissimo ad essere il più potente imperatore della Terra, tuttavia so anche quanto più in alto di sé egli ponga tutto ciò che è divino.

3. Se tu vuoi, scrivo all’imperatore, e ti assicuro in anticipo che ti chiamerà a Roma col più grande onore, e al Bambino, quale indubbio figlio del massimo Dio, costruirà il tempio più grande e più splendido,

4. e Lo innalzerà in quel tempio fino all’infinitum (all’infinito), ed egli stesso si porrà nella polvere, davanti al Signore a cui gli elementi e tutti gli dèi debbono ubbidienza!

5. Ma che ciò sia il caso di questo Bambino, me ne sono convinto ora per la seconda volta, dato che davanti a Lui neppure Giove ha potuto salvarsi, e nessun metallo resiste davanti alla Sua potenza!

6. Come ho detto, se tu vuoi, oggi stesso voglio mandare messaggeri a Roma! Per davvero, ciò susciterebbe un’immensa sensazione nella grande città imperiale, e sicuramente abbasserebbe un po’ gli orgogliosi sacerdoti, che non sanno più in quale altro modo poter mentire e ingannare l’umanità a loro maggior vantaggio”.

7. Ma Giuseppe replicò a Cirenio: “Caro, buon amico! Credi dunque che contino qualcosa gli onori di Roma, per Colui al quale debbono ubbidire sole, luna, stelle, e tutti gli elementi della Terra?!

8. Se Egli avesse voluto che tutto il mondo Lo onorasse come un idolo, allora sarebbe disceso sulla Terra in tutta la Sua eterna ed infinita, divina Maestà, davanti agli occhi di tutto il mondo! Con questo però tutto il mondo sarebbe anche stato giudicato per la rovina.

9. Ma Egli ha scelto ciò che nel mondo è basso per rendere beato il mondo, come è scritto nel Libro dei Profeti; e così lascia perdere l’invio di messaggeri a Roma!

10. Se invece vuoi vedere Roma distrutta, allora fa’ come ti sembra bene! Poiché vedi, Questi è venuto perché cada il mondo dei grandi e dei potenti e per la liberazione dei miseri, per essere una consolazione degli afflitti, e per la risurrezione di coloro che sono nella morte!

11. Così io credo fermamente nel mio cuore! Ma solo a te ho manifestato ora questa mia fede; altrimenti però nessuno potrà udirla pronunciare da me!

12. Serba però anche tu queste parole nel tuo cuore come la cosa più sacra fra le sacre, fino al tempo in cui sorgerà per te un nuovo Sole di vita, e così andrai bene!”

13. Queste parole di Giuseppe penetrarono come frecce nel cuore di Cirenio, e gli fecero cambiare completamente atteggiamento, al punto che egli sarebbe stato subito disposto a deporre tutto il suo alto grado e a prenderne uno basso.

14. Ma Giuseppe gli disse: “Amico, amico, rimani ciò che sei; poiché il potere nelle mani di uomini del tuo genere è una benedizione di Dio al popolo! Poiché vedi: ciò che tu sei, non viene da te né da Roma, bensì solo da Dio! Perciò rimani ciò che tu sei!” – E Cirenio lodò il Dio sconosciuto e si mise poi a tavola, e mangiò e bevve di animo lieto con Giuseppe e Maria.

 

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Cap. 39

Moderazione di Cirenio nel mangiare e nel bere.

Preghiera di ringraziamento a Giuseppe e buon effetto su Cirenio.

di Giuseppe sulla morte e sulla vita eterna. Essenza e valore della Grazia.

5 ottobre 1843

1. Ma benché i Romani fossero altrimenti abituati ai lunghi banchetti, Cirenio in questo era invece un’eccezione.

2. Quando non doveva, saltuariamente, offrire simili banchetti in onore dell’imperatore romano, il pasto da lui era solo breve; infatti egli era uno di quei filosofi che dicono: “L’uomo non vive per mangiare, ma mangia solo per vivere, – e a questo scopo non occorre che faccia banchetti che durino un’intera giornata”.

3. E così dunque anche il pasto santificato fu solo breve, e fu inteso esclusivamente a dare al corpo le forze necessarie.

4. Dopo questo breve pasto, Giuseppe ringraziò il Signore per cibo e bevanda, e benedisse per questi l’ospitante.

5. Ma costui ne fu molto commosso e disse a Giuseppe: “O quanto al di sopra della mia, sta dunque la tua religione! Quanto più di me tu sei vicino alla Divinità onnipotente!

6. E quanto perciò tu sei anche più uomo di come io potrò mai diventarlo!”

7. Ma Giuseppe rispose a Cirenio: “Nobile amico, ti preoccupi di qualche cosa che il Signore ti ha appena dato proprio adesso!

8. Ma io ti dico: rimani ciò che sei; nel tuo cuore però, abbassati solamente davanti a Dio, il Signore eterno, e cerca di fare del bene in segreto a tutti gli uomini, e così sei vicino a Dio quanto i miei Padri Abramo, Isacco e Giacobbe!

9. Vedi, in questo Bambino ti ha appunto visitato il Dio onnipotente; tu lo hai portato sulle tue braccia! Che cosa vuoi di più? Io ti dico: tu sei salvato dalla morte eterna, e d’ora in poi più non vedrai, né sentirai, né assaggerai in te la morte!”

10. Qui Cirenio balzò in piedi dalla gioia e disse: “O uomo, – che cosa stai dicendo?! Io non morirò?

11. Oh, dimmi, come è possibile una cosa simile? Poiché vedi, fin adesso nessun uomo è mai stato risparmiato dalla morte! Dovrei dunque realmente essere accolto nel numero degli dèi eternamente vivi, così come adesso io vivo?”

12. Ma Giuseppe disse: “Nobile amico, non mi hai capito; ma io voglio dirti che cosa succederà alla tua fine terrena. E allora ascoltami molto brevemente:

13. se tu fossi morto senza questa grazia, allora grave malattia, dolori, affanni e disperazione avrebbero ucciso, insieme al corpo, il tuo spirito e la tua anima, e a te, dopo questa morte, non sarebbe rimasto nulla se non una tormentosa, ottusa coscienza di te stesso.

14. In questo caso, saresti stato simile a uno che nella sua propria casa, essendo questa crollata su di lui, vi restò sepolto mezzo morto, e dunque fu seppellito a corpo vivo, e ora deve dunque sentire la morte e assaggiarla nel modo più disperatamente amaro, non essendo mai più in grado di aiutarsi.

15. Se ora invece tu muori in questa grazia di Dio, allora ti sarà solamente tolto senza dolore questo pesante corpo, e ti sveglierai ad una vita eterna perfettissima, nella quale non domanderai più: dov’è il mio corpo terreno?!

16. E come il Signore della vita ti chiamerà, tu stesso secondo la tua libertà spirituale, potrai spogliarti del tuo corpo come di un vecchio abito scomodo!”

17. Queste parole fecero una profondissima impressione a Cirenio. Per questo egli cadde ai piedi del Bambino e disse: “O Signore del Cielo, lasciami dunque in tale grazia!”. Ma il Bambino gli sorrise e alzò una manina sopra di lui.

 

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Cap. 40

Alta stima di Cirenio per Maria. Risposta consolante di Maria.

Cirenio si complimenta con Giuseppe. Parole di Giuseppe sulla vera sapienza.

6 ottobre 1843

1. Dopo di che Cirenio si alzò e disse a Maria: “O tu, la più felice di tutte le donne e di tutte le madri della Terra! Dimmi dunque che cosa prova il tuo cuore, avendo sicuramente in te la massima convinzione, che qui il Signore del Cielo e della Terra riposa sulle tue braccia!”

2. Ma Maria disse: “Amico, come mai domandi a me quello che il tuo stesso cuore ti dice?

3. Vedi, camminiamo sulla stessa Terra che Dio ha creato da Se stesso, le sue meraviglie le calpestiamo via via con i nostri piedi, – e tuttavia ci sono milioni e milioni di persone, che preferiscono piegare le ginocchia davanti all’opera delle loro mani, piuttosto che al Dio eternamente vero e vivente!

4. Ma se le grandi opere di Dio non riescono a svegliare gli uomini, come potrebbe farlo ora un bambino in fasce?

5. Perciò sarà dato solo a pochi, di riconoscere nel Bambino il Signore! A coloro soltanto, che come te sono di buona volontà!

6. Ma quelli che sono di buona volontà, non avranno bisogno di venire da me, perché io faccia loro sapere che cosa prova il mio cuore.

7. Il Bambino si rivelerà da Sé nei loro cuori, e li benedirà, e farà sentir loro quello che prova la madre che porta il Bambino sulle sue braccia!

8. Felice, sì ultrafelice io sono, poiché porto sulle braccia questo Bambino;

9. ma ancora più grandi e più felici saranno in futuro, coloro che Lo porteranno soltanto nei loro cuori!

10. Portalo anche tu indelebilmente nel tuo cuore, e ti accadrà quello che ti ha assicurato il mio sposo Giuseppe!”

11. Quando Cirenio ebbe sentito queste parole dalla soave Maria, non poteva meravigliarsi abbastanza della sua sapienza.

12. Per questo disse a Giuseppe: “Ascolta, tu il più felice fra tutti gli uomini della Terra! Chi avrebbe mai cercato una tale profondissima sapienza nella tua giovane moglie?!

13. Per davvero, se esistesse una qualche Minerva, dovrebbe andare a nascondersi a una profondità infinita davanti a lei, questa incantevolissima Madre!”

14. Ma Giuseppe disse: “Vedi, ciascuno può essere sapiente nel suo proprio modo da Dio; senza Dio invece non c’è sapienza sulla Terra.

15. Così però si spiega anche la sapienza di mia moglie.

16. Poiché dunque il Signore ha già parlato agli uomini dalla bocca di animali, come non potrebbe farlo con la bocca degli uomini?!

17. Ma ora tralasciamo questo; infatti penso che sarebbe tempo di provvedere per la partenza di domani!”

18. Ma Cirenio disse: “Giuseppe, non dartene pensiero; per quella infatti è già stato provveduto da molto; io stesso domani ti accompagnerò fino a Ostracine”.

 

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Cap. 41

Predizione di Giuseppe sull’eccidio dei bambini.

Collera di Cirenio per Erode. Felice navigazione verso l'Egitto.

Come compenso per il viaggio Giuseppe benedice i marinai e Cirenio.

9 ottobre 1843

1. Dopo di che Giuseppe disse a Cirenio: “Nobile amico, buono e nobile è il tuo proposito; però difficilmente sarai in grado di attuarlo.

2. Poiché vedi, già questa notte ti giungeranno lettere da parte di Erode, nelle quali ti sarà richiesto di intercettare lungo il litorale tutti i piccini di sesso maschile da uno a due anni e di inviarli a Betlemme, perché là Erode li uccida!

3. Tu però puoi certo opporti ad Erode; ma il tuo povero fratello deve purtroppo fare politicamente buon viso a questa cattiva sorte, per non esporsi al morso di questo velenosissimo tra tutti i serpenti.

4. Credimi, mentre io ora sono con te, a Betlemme si commette assassinio, e cento madri nella disperazione si strappano i vestiti per la crudelissima perdita dei loro bambini.

5. E tutto ciò accade a causa di questo unico Bambino, del Quale i tre sapienti persiani affermarono, in senso spirituale, che sarà un re dei Giudei.

6. Ma Erode comprese sotto questo titolo un re mondano; perciò egli vuole ucciderLo, volendo rendere ereditario per se stesso il dominio della Giudea, e teme che un giorno questo [Bambino] glielo voglia strappare, – mentre invece questo Bambino è solo venuto al mondo per redimere il genere umano dall’eterna morte!”

7. Quando Cirenio ebbe sentito una tal cosa, saltò in piedi dall’ira contro Erode e disse a Giuseppe:

8. “Ascoltami, uomo di Dio! Questo mostro non dovrà servirsi di me come suo strumento! Oggi stesso partirò con te, e nella mia propria nave a trenta remi troverai un buon giaciglio per la notte!

9. Ma ai miei funzionari più fidati e che hanno prestato giuramento su tutti gli dèi, darò già istruzioni su quello che devono fare, con tutti i messaggeri che giungono qui con dispacci indirizzati a me.

10. Vedi, in base alle nostre leggi segrete, essi devono essere trattenuti in custodia fino a quando io non ritorni qui!

11. Le lettere però vengono loro tolte e devono essere inoltrate a me all'insaputa dei messaggeri di Erode, affinché io ne veda qual è il contenuto.

12. Io però ora so già quale contenuto avranno sicuramente le lettere, e so anche quanto tempo resterò via; se dovessero arrivare altri messaggeri, anche questi li accoglierà la torre di controllo, fino a quando io ritorni!

13. E così fa’ preparare ora la tua famiglia per il viaggio, e subito vogliamo salire sulla mia nave sicura!”

14. Ma Giuseppe ora fu contento di questo, ed entro un’ora si trovarono tutti ottimamente ricoverati nella nave; perfino gli animali da soma di Giuseppe furono ben ricoverati. Soffiò un vento nordico, e il viaggio procedette bene.

10 ottobre 1843

15. Sette giorni durò la traversata, e tutti i marinai e l’equipaggio della nave asserirono che mai prima avevano remato in queste acque così totalmente senza il minimo inconveniente, come questa volta, –

16. il che consideravano tanto più prodigioso per questo periodo, perché – come dissero di credere – in questo periodo Nettuno era molto capriccioso col suo elemento, dato che metteva in ordine le sue creazioni nel fondo del mare e teneva consiglio con la sua servitù!

17. Ma Cirenio disse agli uomini della nave che si meravigliavano: “Ascoltate, ci sono due tipi di stupidità: una è libera, l’altra è comandata!

18. Se foste in quella libera, vi si potrebbe aiutare; ma voi siete in quella comandata, che è sanzionata, per cui non vi si può aiutare,

19. e allora potete anche rimanere dell’idea che Nettuno abbia perduto il suo tridente, ed ora non abbia osato castigarci con la sua mano squamosa per il sacrilegio che abbiamo commesso verso di lui!”

20. Ma Giuseppe parlò a Cirenio, domandandogli: “Non è abitudine che si offra all’equipaggio un compenso? Dimmelo, e io voglio fare come si conviene, perché non abbiano poi a parlar male di noi!”

21. Ma Cirenio disse: “Lascia andare! Poiché vedi, costoro sono sotto il mio comando e hanno la loro paga di servizio – perciò non hai da preoccuparti di altro!”

22. Ma Giuseppe rispose: “Questo è sicuro e vero, – però anch’essi sono pur uomini come noi; perciò dobbiamo andar loro incontro pure come a uomini!

23. Se la loro stupidità è comandata, allora votino al comando la loro pelle, ma il loro spirito, il mio dono glielo renda libero!

24. Falli perciò venire qui, perché io li benedica, e possano cominciare a percepire nel cuore che anche per loro è sorto il Sole di Grazia e di Redenzione”.

25. Qui Cirenio chiamò a raduno l’equipaggio della nave, e Giuseppe disse su di loro le seguenti parole:

26. “Ascoltatemi, voi fedeli servitori di Roma e di questo vostro signore! Con fedeltà e diligenza avete condotto la nave; un buon compenso deve esservi offerto da me, per cui è stato fatto questo viaggio!

27. Ma io sono povero e non ho né oro né argento; però ho la grazia di Dio in ricca misura, e questa è la grazia di quel Dio che voi chiamate ‘l’Ignoto’!

28. Questa grazia voglia il grande Dio effonderla nel vostro petto, perché diventiate vivi nello spirito!”

29. A queste parole venne su tutti uno sconfinato senso di gioia, e tutti cominciarono a lodare e ad esaltare il Dio ignoto.

30. E Cirenio restò sorpreso per questo effetto della benedizione di Giuseppe, ed egli stesso allora si fece benedire da Giuseppe.

 

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A OSTRACINE

 

 

Cap. 42

Effetto della benedizione su Cirenio. Umile testimonianza di Giuseppe su

se stesso e ottimo consiglio a Cirenio. L’arrivo a Ostracine (Egitto).

11 ottobre 1843

1. Anche Cirenio fu invaso da un grande senso di gioia, per cui disse: “Ascolta, mio stimabilissimo amico, io sento ora quello che ho sentito quando tenevo in braccio il Piccino.

2. Siete dunque tu e Lui di un’unica natura? Oppure come avviene, che io senta ora la stessa benedizione?”

3. Ma Giuseppe disse: “Nobile amico, non da me, ma soltanto dal Signore del Cielo e della Terra proviene una tale forza!

4. Essa mi pervade solo in una occasione simile, per poi fluire in te benedicendoti; ma da me stesso non ho in eterno una simile forza, poiché Dio soltanto è tutto in tutto!

5. Ma onora sempre nel tuo cuore questo unico, solo vero Dio, così la pienezza di questa Sua benedizione non si allontanerà mai da te!”

6. E disse ancora Giuseppe: “E ora, amico, vedi, con l’onnipotente aiuto del Signore abbiamo raggiunto questa riva, però, come mi sembra, manca ancora molto ad Ostracine!

7. Da che parte si trova dunque, perché ci possiamo andare? Poiché vedi, il giorno declina! Che faremo? Proseguiremo, o resteremo qui fino a domani?”

8. E Cirenio disse: “Vedi, siamo all’entrata del grande golfo nel cui angolo più interno, alla nostra destra, si trova Ostracine, la ricca città commerciale!

9. In tre ore comode possiamo raggiungerla; ma se arriviamo là di notte, difficilmente troveremo un alloggio! Perciò sarei del parere di pernottare per oggi qui sulla nave, e di recarci là domani”.

10. Ma Giuseppe disse: “O amico, se sono soltanto tre ore, non dovremmo pernottare qui! La tua nave può certo rimanere qui, perché tu non susciti scalpore in questa città – ed io in segreto arrivo al luogo della mia destinazione!

11. Infatti se il presidio romano scoprisse in qualsiasi posto la nave di un governatore romano, dovrebbe allora riceverti con grandi onori,

12. e io quale amico dovrei allora nolens volens (volente o nolente) condividere con te gli onori, il che mi sarebbe davvero spiacevole al massimo grado.

13. Perciò mi sarebbe certo molto gradito se ci mettessimo subito di nuovo in viaggio! Poiché vedi, i miei animali da soma sono ora sufficientemente riposati, e possono con molta facilità portarci in breve tempo ad Ostracine!

14. I miei figli sono robusti e hanno buone gambe; essi possono andare a piedi, e tu con i servitori necessari fai uso dei loro cinque animali da soma, e così percorriamo facilmente il cammino verso la città ormai più non lontana”.

15. Cirenio accettò il consiglio di Giuseppe e affidò la nave all’equipaggio perché la custodisse fedelmente, prese poi con sé quattro servitori, salì sugli animali di Giuseppe e andò poi subito con Giuseppe in città.

16. In due ore essa fu raggiunta. Ma quando entrarono in città, furono richiesti loro i salvacondotti dalla guardia della porta.

17. Ma Cirenio si fece riconoscere dal comandante della guardia; questi lo fece immediatamente salutare dai soldati e fece poi subito i preparativi per l’alloggio.

18. E così la nostra compagnia di viaggiatori fu subito accolta benissimo in questa città, senza il minimo ostacolo, e fu alloggiata nel modo più confortevole.

 

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Cap. 43

Cirenio acquista una casa di campagna per la sacra Famiglia.

12 ottobre 1843

1. Ma il mattino del giorno seguente Cirenio mandò subito un messaggero al comandante della guarnigione militare, e gli fece dire di venire da lui al più presto possibile, ma senza alcun cerimoniale.

2. E il comandante venne da Cirenio e disse: “Alto rappresentante del grande imperatore in Celesiria e comandante supremo di Tiro e Sidone, fammi sapere la tua volontà!”

3. E Cirenio disse: “Mio stimatissimo comandante! In primo luogo desidero che per questa volta non venga fatta alcuna cerimonia in mio onore; infatti sono qui in incognito.

4. Inoltre però vorrei sapere da te se è possibile avere qui, in acquisto o almeno in affitto, una piccola abitazione nella città stessa, oppure almeno una qualche casa di campagna non lontana dalla città.

5. Infatti vorrei comprare qualcosa di simile per una famiglia ebrea degna della massima stima e del più grande onore.

6. Poiché questa famiglia, perseguitata dal famigerato Erode, è dovuta fuggire dalla Palestina per ragioni a noi ben note, e cerca ora protezione nella nostra probità romana e nella nostra sempre rigorosa giustizia.

7. Io ho esaminato scrupolosamente tutte le condizioni di questa famiglia, e l’ho trovata sommamente pura e giusta. Ma che in tali condizioni non possa certo reggere sotto Erode, è cosa altrettanto comprensibile, come è ben comprensibile che questo mostro di un tetrarca di Palestina e di una parte della Giudea, è il più grande nemico di Roma.

8. Penso che tu mi capisca, quello che ti voglio dire con ciò! Così vorrei dunque, per questa famiglia che ho indicato, comprare da queste parti qualcosa di piccolo e di sfruttabile.

9. Se ti è noto qualcosa di simile, fammi un piacere e mostramelo! Poiché vedi, per questa volta non posso fermarmi a lungo perché mi attendono affari importanti a Tiro; perciò tutto deve essere sistemato entro oggi!”

10. E il comandante disse a Cirenio: “Serenissimo signore! Allora la cosa è presto fatta; io stesso mi sono costruito una casa di campagna molto piacevole, circa mezzo miglio fuori città, e vi ho piantato frutteti e tre bei campi di grano.

11. A me però rimane troppo poco tempo a disposizione per occuparmene come si deve. Essa è di mia assoluta proprietà; se tu la vuoi avere, per me è in vendita a cento libbre con esenzione e tutela, e può essere occupata come bene esentasse”.

12. Quando Cirenio ebbe sentito questo, diede la mano al comandante, si fece portare dai suoi servitori il sacchetto del denaro, e pagò la villa subito in contanti prima ancora d’averla vista, e poi, non visto da Giuseppe, vi si fece condurre dal comandante per ispezionare il suo acquisto.

13. Quando ebbe esaminato la villa, che gli piacque moltissimo, ordinò subito ai suoi servitori di fermarsi nella villa fino a quando non fosse tornato là con la Famiglia.

14. Dopo si recò in città col comandante, si fece rilasciare da lui su pergamena la lettera di esenzione e tutela, si congedò poi dal comandante e poi si recò con essa, pieno di segreta gioia, da Giuseppe.

15. Questi lo interrogò subito, dicendo: “Buono e caro amico, debbo ringraziare il mio Dio, che ti ha così benedetto, che tu hai potuto dimostrarmi finora tanta amicizia!

16. Ora sono salvo e ho avuto qui per questa notte uno splendido alloggio! Però debbo rimanere qui; come sarà il futuro? Dove abiterò, come mi manterrò? Vedi, devo subito guardarmi attorno a questo scopo!”

17. E Cirenio disse: “Benissimo, uomo stimabilissimo e amico mio! Fa’ perciò preparare i bagagli alla tua famiglia, e vieni poi subito con me con armi e bagagli, e vogliamo cercare qualcosa alcune centinaia di passi fuori città, perché in città, secondo le mie informazioni, non si può avere nulla!”

– Ciò piacque molto a Giuseppe, ed egli fece quanto richiesto da Cirenio.

 

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Cap. 44

Giuseppe con la famiglia nella nuova dimora. Cirenio ospite.

Ringraziamento di Giuseppe e di Maria.

13 ottobre 1843

1. Quando Cirenio, con Giuseppe e la sua Famiglia, giunse presso la villa acquistata, Giuseppe disse a Cirenio:

2. “Nobile amico! Questo mi piacerebbe; una villa senza lusso, un bel frutteto pieno di datteri, fichi, melagrane, arance, mele e pere, ciliegie,

3. uva, mandorle, meloni e una quantità di verdura! E accanto c’è ancora prato e tre campi di grano: sicuramente ne fa tutto parte!

4. Davvero, non vorrei avere nulla di sfarzoso e lussuoso; ma questa villa sistemata in modo così sfruttabile, che ha molta somiglianza col terreno che ho in affitto a Nazareth in Giudea, vorrei affittarlo o comperarlo!”

5. Qui Cirenio tirò fuori la lettera di acquisto, tutela ed esenzione, e la consegnò a Giuseppe con le parole:

6. “Il Signore, tuo e ora anche mio Dio, te lo benedica! Con questo io ti consegno la piena proprietà esentasse di questa villa.

7. Tutto quello che vedi circondato da una fitta siepe e recinto con una palizzata, appartiene a questa villa! Dietro la casa di abitazione c’è inoltre una stalla spaziosa per asini e mucche! Vi troverai due mucche; di animali da soma ne hai comunque a sufficienza per le tue necessità.

8. Se però col tempo tu volessi ritornare di nuovo nella tua patria, allora puoi vendere questa proprietà, e con il denaro comprarti qualcos’altro in un posto qualsiasi.

9. In una parola – tu, mio grande amico, da questo momento sei il proprietario assoluto di questa villa, e ne puoi fare quello che vuoi.

10. Io però resterò ancora qui oggi, domani e dopodomani, perché i malvagi messaggeri di Erode debbano attendermi tanto più a lungo!

11. E solo per questo breve tempo voglio far uso con te di questa villa, per il grande amore che ho per te.

12. Avrei certo solo da comandare, e all’istante mi si dovrebbe concedere il palazzo imperiale – primo, perché sono dotato dei pieni poteri imperiali,

13. e secondo, perché sono un parente prossimo dell’imperatore.

14. Ma tutto questo lo evito per grande stima e amore verso di te, – in modo specialissimo però verso il Bambino, che io ritengo irrevocabilmente almeno il figlio del sommo Dio!”

15. Ma Giuseppe fu tanto commosso di questa nobile sorpresa, che per la tanta riconoscenza e gioia riusciva solo a piangere, ma non a parlare.

16. Anche a Maria non andava meglio; ma ella si riebbe prima, e andò da Cirenio, ed espresse la propria riconoscenza mettendo il Piccino in braccio a Cirenio. E Cirenio disse tutto commosso: “O Tu, mio grande Dio e Signore! Anche un peccatore è dunque degno di portarTi sulle sue mani? O sii dunque con me clemente e misericordioso!”

 

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Cap. 45

Visita alla nuova dimora. Parole di gratitudine di Maria e di Giuseppe.

Interesse di Cirenio per la storia d’Israele.

14 ottobre 1843

1. Giuseppe, dopo che si fu rimesso dalla sua grande sorpresa, ispezionò tutto con Cirenio.

2. E Maria, che riprese il Piccino dalle braccia di Cirenio, osservò tutto insieme a loro, e provò una legittima gioia per la grande bontà del Signore, perché anche in senso terreno aveva così ben provveduto per lei.

3. E quando ebbero osservato tutto e furono entrati nella linda abitazione, allora Maria tutta beata disse a Giuseppe:

4. “O mio caro, amato Giuseppe! Vedi, sono oltremodo lieta che il Signore abbia provveduto così bene per noi!

5. Anzi, in generale mi sembra come se il Signore avesse invertito tutto l’antico ordine!

6. Poiché vedi, un tempo Egli condusse i Figli d’Israele dall’Egitto alla Terra promessa di Palestina, allora chiamata Canaan;

7. ora invece ha reso di nuovo l’Egitto una Terra promessa, e fuggì con noi o piuttosto ci condusse Egli stesso qui, da dove un tempo, liberando i nostri Padri, li aveva condotti attraverso il deserto alla Terra promessa che abbondava di latte e miele”.

8. E Giuseppe disse: “Maria, non hai proprio del tutto torto nella tua lieta osservazione;

9. soltanto però sono del parere che questa tua affermazione valga solo per questa nostra posizione attuale.

10. In generale però mi sembra che il Signore abbia fatto ora con noi quello che ha fatto un tempo con i figli di Giacobbe, quando proprio nel Paese di Canaan era scoppiata la grande carestia.

11. Il popolo israelita rimase allora in Egitto fino a Mosè; ma Mosè lo condusse di nuovo in patria attraverso il deserto.

12. E io credo che così succederà anche a noi; neppure noi verremo sepolti qui, e dovremo sicuramente, al tempo giusto, ritornare di nuovo a Canaan!

13. Per ricondurre a casa i nostri Padri dovette bensì essere prima suscitato un Mosè; noi però abbiamo il Mosè di Mosè già in mezzo a noi!

14. E così ritengo che succederà come ho detto.”

15. E Maria serbò tutte queste parole nel suo cuore e diede ragione a Giuseppe.

16. Anche Cirenio aveva ascoltato molto attentamente questa conversazione, e fece poi comprendere a Giuseppe che avrebbe desiderato conoscere meglio la storia antica degli Ebrei.

 

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Cap. 46

Il pranzo in compagnia e il racconto di Giuseppe sulla storia della Creazione, dell’umanità

e del popolo ebraico. Prudente rapporto di Cirenio all’imperatore e suo buon effetto.

16 ottobre 1843

1. Giuseppe ordinò poi ai suoi figli di dar da mangiare agli animali, e poi di controllare la situazione delle provviste alimentari.

2. E questi andarono e fecero tutto secondo la volontà di Giuseppe, diedero da mangiare agli animali, munsero le mucche,

3. andarono poi nella stanza delle provviste e là trovarono una grande scorta di farina, pane, frutta, e anche parecchi vasi pieni di miele.

4. Infatti il comandante della guardia era un grande apicoltore, secondo la scuola che era tanto in voga a Roma, che la cantò perfino un poeta di Roma di quei tempi.

5. Ed essi portarono quindi presto a Giuseppe nella sala di soggiorno pane, latte, burro e miele.

6. E Giuseppe osservò tutto, ringraziò Dio e benedisse tutti gli alimenti, li fece poi mettere sulla tavola e pregò Cirenio di partecipare.

7. Questi esaudì anche volentieri il desiderio di Giuseppe; infatti anch’egli era molto amante di latte e pane con miele.

8. Ma durante il pasto Giuseppe raccontò a Cirenio molto brevemente la storia del popolo ebraico, oltre alla storia della Creazione e del genere umano,

9. ed espose tutto in modo così persuasivo e coerente, che a Cirenio divenne del tutto lampante che Giuseppe aveva detto sicuramente la purissima verità.

10. Egli da un lato ne fu molto compiaciuto per conto suo, ma d’altro lato di nuovo turbato per i suoi a Roma, dei quali sapeva bene in quali vergognose tenebre essi fossero.

11. Perciò egli disse a Giuseppe: “Uomo eccellente, e ora il più grande amico della mia vita!

12. Vedi, ho concepito ora un piano! Tutto quello che ora ho sentito da te, lo riferirò così al mio fratello quasi carnale, l’imperatore Augusto, però solo come se l’avessi sentito per caso da un ebreo pieno di lealtà, altrimenti però a me completamente sconosciuto.

13. Il tuo nome e la tua residenza non saranno accennati minimamente neanche alla lontana; infatti perché mai la persona migliore di Roma, l’imperatore Augusto, mio fratello, dovrebbe morire in eterno?”

14. Questa volta Giuseppe acconsentì, e Cirenio scrisse ancora ad Ostracine per tre giorni di seguito, e mandò gli scritti con una nave speciale a Roma, all’imperatore, con la sola firma: ‘Tuo fratello Cirenio’.

15. La lettura di queste notizie da parte di Cirenio aprì gli occhi all’imperatore; egli cominciò allora a stimare il popolo ebraico, e diede loro perfino l’opportunità, contro una piccola tassa, di essere accettati come autentici cittadini romani.

16. Ma contemporaneamente tutti i più raffinati predicatori del paganesimo vennero banditi da Roma con un qualsiasi pretesto.

17. Per una ragione analoga venne bandito da Roma il poeta Ovidio, del resto tanto benvoluto a Roma, dove però tale ragione non si poté conoscere; e così poi anche alla casta sacerdotale non andò troppo bene sotto Augusto.

 

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Cap. 47

Partenza di Cirenio e suoi provvedimenti a favore della santa Famiglia.

Testimoni riferiscono della strage degli innocenti. Una lettera di Cirenio a Erode.

17 ottobre 1843

1. Solo al quarto giorno poi Cirenio si congedò, non prima di aver caldamente raccomandato al comandante della città di concedere senza indugio la sua protezione a questa Famiglia, in ogni occasione.

2. Ma quando partì, tutta la Famiglia voleva accompagnarlo fino al mare, dove era ancorata la sua nave.

3. Ma Cirenio rifiutò nel modo più amichevole e disse: “Carissimo, eccellente amico, rimani pur qui senza disturbarti!

4. Infatti non si può sapere quali e quanti altri messaggeri abbiano già raggiunto la mia nave – e con quali notizie!

5. Sebbene tu però sia ora perfettamente al sicuro, tuttavia anche per me si rende qui necessaria quella scaltrezza, per cui nessuno dei successivi portatori di messaggi deve venire a sapere il perché io, questa volta, abbia visitato l’Egitto in Januarius (gennaio)

6. Ma Giuseppe comprese bene Cirenio, rimase a casa e benedisse questo benefattore nel vestibolo.

7. Dopo di che Cirenio, con la promessa di tornare presto a visitare Giuseppe, se ne partì di là con i suoi quattro servitori, e così a piedi raggiunse ben presto la sua nave.

8. Arrivato là, fu subito ricevuto con grande giubilo, – ma in seguito anche con grandi lamenti da alcuni altri messaggeri arrivati là.

9. Infatti molti genitori fuggivano dalle coste della Palestina per la persecuzione di Erode, l’infanticida, e raccontarono subito precipitosamente, quali atrocità Erode perpetrasse intorno a Betlemme e in tutta la Palestina meridionale, con l’aiuto dei soldati romani.

10. Qui Cirenio scrisse subito una lettera al governatore di Gerusalemme e un’altra ad Erode stesso, – e questa dello stesso tenore.

11. Ma la lettera, breve, suonava così: “Io, Cirenio, un fratello dell’imperatore e supremo governatore su Asia ed Egitto, vi ordino in nome dell’imperatore di porre fine immediatamente alla vostra crudeltà,

12. in caso contrario considererò Erode un vero e proprio ribelle e lo punirò secondo la legge, secondo il dovuto e secondo la mia giusta ira!

13. Il governatore di Gerusalemme ha da indagare scrupolosamente sulle sue atrocità e da mettermene tempestivamente a conoscenza, affinché il sanguinario non mi sfugga al giusto castigo per la sua azione!

14. Scritto sulla mia nave ‘Augustus’ alla costa di Ostracine, in nome dell’imperatore, il suo supremo rappresentante in Asia ed Egitto e governatore speciale in Celesiria, Tiro e Sidone. Cirenio, vice Augusti (vice di Augusto)”.

 

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Cap. 48

Effetto e conseguenze della lettera. L’astuzia di Erode.

Una seconda lettera di Cirenio a Erode.

18 ottobre 1843

1. Ma il governatore di Gerusalemme ed Erode si spaventarono enormemente per la lettera di Cirenio, cessarono le loro atrocità e inviarono a Tiro dei messaggeri, che dovevano comunicare a Cirenio per quale importante motivo essi avessero agito così.

2. Essi descrissero con i colori più foschi la spedizione dei persiani, comunque sfuggiti, e affermarono perfino di aver scoperto importantissimi indizi segreti secondo i quali perfino il fratello di Cirenio, Cornelio, fosse implicato quale capo di questa segreta congiura, totalmente asiatica.

3. Infatti si sarebbe venuti a conoscenza che Cornelio aveva preso sotto la sua protezione questo nuovo re dei Giudei.

4. Ed Erode sarebbe ora intenzionato a mandare per questo motivo dei messaggeri a Roma, se Cirenio non gli avesse dato delle garanzie.

5. Cirenio avrebbe dovuto perciò sottoporre Cornelio a severissima indagine – se no, la relazione all’imperatore sarebbe immancabilmente partita!

6. Questa replica, che Cirenio ricevette di nuovo ancora a Tiro, inizialmente lo sorprese.

7. Ma presto si calmò, guidato dallo Spirito divino, e scrisse le seguenti righe ad Erode, dicendo precisamente:

8. “Come suona la legge segreta di Augusto per eventuali scoperte di complotti? Suona così: ‘Se qualcuno scopre un qualche complotto segreto, deve mantenere la massima calma e denunciare tutto immediatamente nel modo più circostanziato alla massima autorità statale del Paese!

9. Né un governatore di un particolare territorio, né tanto meno un signore per [acquisito diritto di] appalto devono invece porre un dito alla spada, senza espresso ordine della massima autorità statale, la quale autorità deve prima indagare bene tutto.

10. Infatti in nessun altro caso un intervento prematuro può produrre danno maggiore per lo Stato, che non proprio in questo punto,

11. in quanto il complotto così si ritrae e nasconde il progettato intrigo sotto astuzie ancora più scaltre, e in circostanze più favorevoli sicuramente, senza mancare allo scopo, lo porta a effettivo compimento’.

12. Questo, su tale importantissimo aspetto, è il comando di propria voce del sapientissimo imperatore!

13. Avete voi agito in conformità? – Mio fratello Cornelio invece ha agito in conformità ad esso! Egli si è subito impadronito di quello che dovrebbe essere il nuovo re dei Giudei,

14. lo ha consegnato in mio potere, e io già da tempo ho preso per lui le più giuste disposizioni, secondo il potere che mi compete su Asia ed Egitto.

15. Mio fratello vi ha prospettato tutto questo; ma parlava a orecchie sorde.

16. Quali veri ribelli, voi contro ogni rimostranza di mio fratello avete intrapreso l’infanticidio, e per di più avete anche preteso sfrontatamente da me, che io vi appoggiassi! Questo si chiama applicare la legge imperiale?

17. Ma io vi dico: l’imperatore è già informato di tutto, e mi ha autorizzato a destituire il governatore di Gerusalemme, sebbene egli sia mio parente, e a imporre a Erode una ammenda di diecimila libbre d’oro.

18. Il governatore destituito dovrà presentarsi da me entro cinque giorni, ed Erode dovrà versare qui interamente l’importo dell’ammenda, al più tardi entro trenta giorni, in caso contrario viene dichiarato decaduto del suo diritto di appalto. Fiat (Sia)! Cirenio, Vice Augusti (Vice di Augusto)”.

 

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Cap. 49

Effetto della seconda lettera. Arrivo di Erode e del governatore provinciale a Tiro.

Udienza da Cirenio. Eccitazione del popolo impaurito.

Maronio Pilla davanti a Cirenio.

19 ottobre 1843

1. Proprio questa lettera di Cirenio aveva gettato completamente nella più grande angoscia il governatore di Gerusalemme, così come Erode.

2. Erode e il governatore, di nome Maronio Pilla, si recarono perciò precipitosamente da Cirenio, –

3. Erode, per trattare una qualche diminuzione della sua ammenda, e il governatore per essere riammesso nel suo incarico.

4. Quando furono giunti a Tiro con grande seguito, il popolo si spaventò; infatti esso era del parere che Erode avrebbe esercitato anche qui la sua crudeltà, col consenso di Cirenio.

5. Perciò corse da lui a perdifiato, si gettò ai suoi piedi e pregava e gridava implorando grazia e misericordia.

6. Ma Cirenio, che non conosceva la causa di questa manifestazione, si spaventò all’inizio,

7. poi però si calmò e domandò al popolo con tutta cordialità che cosa mai ci fosse, che cosa fosse successo, per gridare davanti a lui con così enorme sgomento.

8. Ma il popolo gridava: “È qui, è qui, il più crudele dei crudeli, che in tutta la Palestina fece assassinare molte migliaia dei più innocenti bambini!”

9. Soltanto allora Cirenio indovinò la causa dello spavento del popolo, li confortò, così che il popolo di nuovo si tranquillizzò e se ne andò via; egli invece si preparò a ricevere i due.

10. Il popolo se ne era appena andato dalla residenza di Cirenio, che già anche i due si fecero annunciare.

11. Erode comparve per primo davanti a Cirenio, s’inchinò profondamente davanti all’altezza imperiale, e domandò il permesso di parlare.

12. E Cirenio disse con grande eccitazione: “Parla tu, per cui l’inferno è troppo buono per darti un appellativo! Parla, tu perfidissima feccia del più profondo inferno! Che cosa vuoi da me?”

13. Ed Erode, impallidendo totalmente per le tonanti parole di Cirenio, disse tremando: “Signore della gloria di Roma! L’ammenda da te dettata è troppo grande e proibitiva; condonamene dunque la metà!

14. Infatti Zeus mi è testimone che ciò che ho fatto, l’ho fatto nel giusto zelo per Roma!

15. Ho agito ovviamente in modo crudele; ma non era possibile altrimenti, poiché la sfarzosissima spedizione persiana mi ci ha chiaramente obbligato, essendo stato io ingannato da essa ad onta della parola datami”.

16. Ma Cirenio disse: “Lèvati da qui, abietto mentitore a tuo proprio vantaggio! A me è tutto noto! Sottomettiti immediatamente alla pena dettata, o qui all’istante ti faccio staccare la testa dal tronco!”

17. Qui Erode si sottomise alla pena, e ciò dopo che gli fu requisita a garanzia la lettera di appalto, la quale gli fu riconsegnata soltanto dopo aver pagato l’ammenda.

18. E Cirenio lo fece poi allontanare e fece introdurre Maronio Pilla.

19. Ma questi, che nella camera antistante aveva sentito la voce di Cirenio, arrivò davanti a Cirenio già più cadavere che uomo vivo.

20. Ma Cirenio disse: “Pilla, calmati, poiché tu fosti costretto! Tu devi darmi importanti chiarimenti; per questo ti feci chiamare! Nessuna pena ti aspetta, tranne quella del tuo cuore davanti a Dio!”

 

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Cap. 50

Interrogatorio del governatore di Gerusalemme da parte di Cirenio.

Tentativo di giustificazione. Domanda cruciale di Cirenio a Maronio,

sua ammissione e condanna.

20 ottobre 1843

1. Dopo questo discorso preliminare di Cirenio, a Maronio Pilla cadde come un macigno dal petto; il polso cominciò a battergli più liberamente, e presto fu in grado di rispondere a Cirenio.

2. E quando Cirenio vide che Maronio Pilla si era ripreso, lo interrogò nel modo seguente:

3. “Io ti dico, dammi la risposta più coscienziosa a quello che ti chiederò! Poiché ogni risposta evasiva ti attirerà il mio giusto sdegno! E così dunque senti la mia domanda!

4. Dimmi, conosci la famiglia, il cui figlio appena nato dovrebbe essere il cosiddetto nuovo re dei Giudei?”

5. Maronio Pilla rispose: “Sì, la conosco personalmente, secondo l’informazione dei sacerdoti ebrei a Gerusalemme. Il padre si chiama Giuseppe ed è un carpentiere di prima fama in tutta la Giudea e in mezza Palestina, ed è residente in prossimità di Nazareth.

6. La sua onestà è conosciuta in tutto il Paese, così come in tutta Gerusalemme. Circa undici lune fa dovette prendere in custodia dal Tempio ebreo una fanciulla fattasi adolescente, credo con una specie di sorteggio.

7. Questa fanciulla probabilmente, in assenza di questo probo carpentiere, si è dedicata un po’ troppo presto a Venere, rimase incinta, per cui allora, a quanto mi consta, quest’uomo ebbe da superare grosse difficoltà col clero giudeo.

8. Fin qui la cosa mi è ben nota; ma col parto di questa fanciulla – che quest’uomo, per evitare lo scandalo che aveva da temere dai suoi correligionari, deve aver presa in moglie ancora prima che partorisse – si sono diffuse nel popolo delle favole estremamente mistiche, e sulle quali non si può venire in chiaro.

9. Ella ha partorito a Betlemme nell’occasione del censimento, e precisamente in una stalla; questo quanto ho scoperto.

10. Tutto il resto mi è totalmente ignoto; ciò dissi anche ad Erode.

11. Costui però riteneva che Cornelio avesse voluto nascondere da qualche parte tra il popolo questa famiglia, resasi a lui (Erode) sospetta a motivo dei persiani, per contendergli il trono appaltato, sapendo bene che tuo fratello non gli è amico.

12. Perciò ricorse poi anche a questa eccentrica crudeltà, molto più per vanificare il piano di Cornelio, che non proprio per impossessarsi di questo nuovo re.

13. Egli dunque fece questa vendetta dell’eccidio dei bambini, più per vendetta contro tuo fratello, che per paura di questo nuovo re. Questo ora è tutto quanto ti so dire su questo singolare avvenimento”.

14. E Cirenio disse ancora: “Finora ho dedotto dalle tue parole che hai detto sì la verità; ma non mi è affatto sfuggito che intanto vorresti in certo qual modo scagionare Erode davanti a me.

15. Io ti dico però che, come ho scritto, l’azione di Erode non si lascia scusare da nulla!

16. Voglio infatti dirtelo perché Erode ha commesso questa disumanissima tra tutte le crudeltà.

17. Odi! Erode è egli stesso l’uomo più assetato di potere che la Terra abbia mai nutrito.

18. Se egli lo potesse e in qualche misura ne avesse la forza anche solo relativa, oggi stesso farebbe a noi Romani, Augusto non escluso, quello che ha fatto con gli innocentissimi bambini! Mi capisci?

19. Egli aveva intrapreso questo infanticidio solo perché era del parere di rendere con ciò un servizio grandemente rispettabile a noi Romani, e di mostrarsi in tal modo come vero patriota romano, affinché l’imperatore gli volesse affidare, in aggiunta al suo regno mercenario, anche la mia carica,

20. con ciò poi, essendo vice Caesaris (vice di Cesare) come me, potrebbe disporre illimitatamente di un terzo dell’intera milizia romana, e così potrebbe poi anche rendersi del tutto libero e indipendente da Roma, per dominare come despota sull’Asia e sull’Egitto.

21 ottobre 1843

21. Mi comprendi?! – Vedi, questo è il piano, a me molto ben noto, di quel vecchio mostro; e come lo conosco io, così lo conosce ora anche Augusto!

22. Ora però io ti chiedo, e la tua testa sia pegno della verità di quanto mi risponderai, se tu non ne sapevi nulla di questo piano di Erode, quando ti prese come suo infame strumento.

23. Parla! Ma rifletti che qui ogni sillaba non vera, evasiva, ti costa la vita! Poiché la cosa mi è nota in ogni punto e nei minimi dettagli”.

24. Qui Maronio Pilla diventò di nuovo come un cadavere e balbettò: “Sì, tu hai ragione, anch'io sapevo quello che Erode tramava!

25. Ma temevo il suo perfido spirito intrigante e dovetti quindi fare come pretendeva, per demolirgli con ciò il motivo di un intrigo ancora più grande.

26. Ma così totalmente da capo a piedi, come lo conosco adesso tramite te, Erode tuttavia non l’avevo mai conosciuto prima; poiché se così fosse stato, egli non sarebbe più in vita!”

27. E Cirenio disse: “Bene, io ti risparmio bensì la vita in nome dell’imperatore; ma nella tua carica non ti metterò fino a quando la tua anima non sarà sanata da una grave malattia! Qui da me sarai curato, la tua carica però la assumerà per il momento mio fratello Cornelio; poiché vedi, di te non mi fido più! Perciò tu rimani qui fin quando diverrai sano!”

 

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Cap. 51

Piena confessione di Maronio Pilla. Cirenio saggio giudice.

24 ottobre 1843

1. Quando Maronio Pilla ebbe sentito tale sentenza da Cirenio, disse allora con voce tremante:

2. “Guai a me; poiché tutto è scoperto! Io sono un repubblicano, e questo è svelato apertamente all’imperatore! Guai, sono perduto!”

3. Ma Cirenio disse: “Sapevo bene di quale spirito siete figli, e per quale ragione ti eri alleato con Erode per l’infanticidio.

4. Perciò agii anche così come ho agito.

5. In verità, se tu non provenissi con me dalla prima casa di Roma, ti avrei fatto mozzare il capo senza pietà,

6. quando non ti avrei fatto perfino legare al legno traverso! Ma ti ho fatto grazia, in primo luogo, perché fosti più che altro indotto a questo passo da Erode, e perché tu sei uno dei primi patrizi di Roma insieme a me e a Cesare Augusto.

7. Ma nel tuo incarico non ritorni, finché vivrà Erode e finché non sarai perfettamente guarito!

8. La condizione della tua permanenza qui però la adempirai, se ti sottoporrai senza obiezioni di sorta al lavoro che ti assegnerò, e agirai strettamente sotto i miei occhi.

9. Io però in primavera farò un viaggio ufficiale in Egitto, – là tu mi accompagnerai!

10. Là fuori città abita un vecchio saggio; ti metterò sotto gli occhi di costui, – e lui ti paleserà la tua malattia!

11. E là si vedrà fin dal primo momento quanto si possa dar credito a tutte le tue affermazioni!

12. Preparati dunque bene; poiché là troverai più che l’oracolo di Delfo!

13. Là infatti sarai messo davanti a un giudice, l’acutezza del cui sguardo fa fondere il metallo come cera! – Preparati dunque bene; poiché questa mia parola è definitiva!”

 

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CIRENIO DA GIUSEPPE

 

 

Cap. 52

Viaggio di Cirenio in Egitto e suo arrivo a Ostracine.

Giuseppe e Maria decidono di andare a salutare Cirenio.

Le prime parole del Piccino.

25 ottobre 1843

1. La primavera stabilita arrivò molto presto; infatti in questa regione essa inizia già a metà febbraio.

2. Ma Cirenio stabilì il suo viaggio in Egitto solo per metà marzo, mese che presso i Romani era fissato solitamente per gli affari militari.

3. Quando dunque giunse la metà di marzo, Cirenio fece subito allestire di nuovo la sua nave, ed esattamente il giorno quindici iniziò con Maronio Pilla il viaggio verso l’Egitto.

4. Questa volta il viaggio fu compiuto in cinque giorni.

5. Cirenio questa volta si fece ricevere in Ostracine con tutti gli onori; infatti questa volta egli doveva compiere grandiose rassegne e ispezioni militari.

6. Perciò questa volta doveva anche farsi ricevere con tutte le dimostrazioni.

7. Quest’arrivo di Cirenio fece dunque in Ostracine grandissima sensazione, che si estese anche fino alla villa a noi nota.

8. Perciò Giuseppe mandò i suoi due figli maggiori in città, perché avessero a informarsi con precisione, quale fosse il motivo per cui tutta la città era così in movimento.

9. E i due figli andarono in gran fretta, e ritornarono presto con la buona notizia che Cirenio era arrivato in città, e dove abitava.

10. Quando Giuseppe ebbe sentito questo, disse a Maria: “Ascolta, questo grande benefattore dobbiamo subito visitarlo riconoscenti, e il Piccino non deve mancare!”

11. E Maria, piena di gioia per questa notizia, disse: “O caro Giuseppe, ma si capisce; poiché il Piccino è proprio Lui il preferito di Cirenio!”

12. E subito Maria mise al Bambino, già cresciuto molto robusto, degli abiti nuovissimi fatti da lei stessa, e domandò così al Piccino, nel suo materno amore e innocenza:

13. “Allora, Figliolino carissimo del mio cuore, mio amatissimo Gesù, vieni anche Tu con noi, a visitare il caro Cirenio?”

14. E il Piccino sorrise tutto vispo a Maria e disse chiaramente la prima parola; e la parola era:

15. “Maria, adesso Io seguo te, finché un giorno tu seguirai Me!”

16. Queste parole produssero nella casa di Giuseppe un’allegria così sublime, che egli quasi avrebbe dimenticato la visita a Cirenio.

17. Ma il Piccino esortò Giuseppe stesso a non rimandare il suo progetto; poiché Cirenio questa volta avrebbe avuto molto da fare per il bene degli uomini.

 

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Cap. 53

Giuseppe e Maria alla parata e l’ipotesi di una nuova fuga.

Incontro con Cirenio e Maronio Pilla. Fine dell’ispezione alle truppe

e ritorno a casa della sacra Famiglia in compagnia di Cirenio.

26 ottobre 1843

1. Allora Giuseppe e Maria s’incamminarono subito per la breve strada, e il figlio maggiore di Giuseppe li accompagnò, mostrando loro la via più breve per la fortezza in cui s’intratteneva Cirenio.

2. Quando però essi giunsero alla grande piazza, vedi, la stessa era tutta gremita di soldati, così che non era facile giungere all’entrata della fortezza.

3. E Giuseppe disse a Maria: “Amata moglie, vedi, quello che per noi uomini è impossibile, resta impossibile!

4. Così anche adesso è puramente impossibile giungere alla fortezza attraverso tutte queste file di soldati; perciò dovremmo senz’altro ritornarcene e aspettare un momento più propizio!

5. Anche il Piccino guarda tutto inquieto queste ruvide file di guerrieri! Potrebbe facilmente spaventarsi e poi ammalarsi, e allora ne avremmo noi la colpa; perciò torniamo indietro!”

6. Invece Maria disse: “Amatissimo Giuseppe! Vedi, se gli occhi non m’ingannano, quell’uomo che è appena passato qua davanti a quest’ultima fila con un elmo lucente sul capo, è proprio Cirenio!

7. Aspettiamo dunque un poco finché arrivi di qua; forse ci scorge, e allora sicuramente ci indicherà con un cenno quello che dobbiamo fare, - se dobbiamo andare da lui oppure no!”

8. E Giuseppe disse: “Sì, amata moglie, hai ragione; è chiaramente Cirenio stesso!

9. Ma guarda un po’ bene in faccia l’altro campione che gli cammina accanto! Se quello non è il famigerato governatore di Gerusalemme, non mi voglio più chiamare Giuseppe!

10. Che cosa fa costui qui? Che la sua presenza riguardi noi? Che Cirenio ci abbia consegnati in modo tanto infame nelle mani di Erode?

11. Il meglio della cosa è che sicuramente quello non conosce di persona né me né te; e così con una nuova fuga possiamo ancora salvarci nella parte più interna dell’Egitto.

12. Se infatti conoscesse me o te, saremmo già perduti, poiché ormai non è lontano da noi più di venti passi e potrebbe farci arrestare immediatamente.

13. Perciò ritiriamoci al più presto, altrimenti per noi, se ci scorge Cirenio che sicuramente ci riconosce ancora molto bene, è finita!”

14. Qui Maria si spaventò e voleva subito voltarsi e fuggire. Ma ora la ressa del popolo non permetteva alcuna fuga; infatti la curiosità spingeva in piazza così tante persone, che era certo impossibile passarvi in mezzo.

15. Perciò Giuseppe disse: “Ciò che è impossibile, è impossibile; rassegniamoci perciò alla Volontà divina! Il Signore di certo non ci abbandonerà neanche questa volta!

16. Tuttavia per precauzione avviciniamo per bene le teste come per confabulare, così che, per lo meno Cirenio, non ci riconosca dal volto!”

17. Ma in quel momento anche Cirenio arrivò a stretto contatto con Giuseppe e cercò di scostarlo dalla strada. Ma Giuseppe a causa della calca non poteva muoversi; perciò Cirenio guardò meglio il suo uomo ostinato e riconobbe subito Giuseppe.

18. Ma quando scorse Giuseppe e Maria e il Bambino che gli sorrideva, allora dalla gioia i suoi occhi si riempirono di lacrime; sì, Cirenio ne fu così contento, che a mala pena riusciva a parlare!

19. Pur tuttavia si riprese il più presto possibile, afferrò in fretta la mano di Giuseppe, la premette al suo cuore e disse:

20. (Cirenio:) “Mio eccellentissimo amico! Tu vedi la mia occupazione!

21. Oh, perdonami, se non ho ancora potuto farti visita; ma la rassegna sta per finire! Farò subito richiamare le truppe alle loro caserme,

22. dopo impartirò brevemente al comandante i miei ordini per domani, e poi, cambiato d’abito, sarò subito qui da te, e ti accompagnerò nella tua abitazione!”

23. Qui egli pieno di gioia si volse ancora a Maria e al Bambino, e domandò, carezzando intanto il Piccino:

24. “O Vita mia, mio Tutto, mi riconosci ancora? Mi vuoi bene, Tu, mio soavissimo Bambinello?”

25. E il Bambinello alzò le Sue manine stendendole verso Cirenio, gli sorrise molto dolcemente e disse poi in modo distinto:

26. “O Cirenio, Io ti conosco bene e ti amo, perché tu mi vuoi così bene! - Vieni, vieni dunque da Me; ti devo infatti benedire!”

27. Questo fu troppo per il cuore di Cirenio; egli prese il Piccino fra le sue braccia, se lo strinse al cuore e disse:

28. “Sì! Vita mia, con Te fra le mie braccia voglio impartire il comando per la lunga pace dei popoli!”

29. Qui egli chiamò a sé il comandante, gli espresse la sua piena soddisfazione e gli ordinò di far richiamare le truppe, e di farle approvvigionare per tre giorni a spese della sua propria borsa (cioè della borsa di Cirenio), e invitò poi il comandante insieme a parecchi capitani a un buon pranzo nella villa di Giuseppe.

30. Ma egli, così com’era, accompagnato dal sempre più meravigliato Maronio Pilla, e portando egli stesso il Piccino, s’avviò subito con Giuseppe e Maria alla villa, e là fece subito preparare dai suoi servitori un festoso banchetto. Questo però suscitò grande scalpore in città; infatti tutto il popolo fu infiammato d’amore per Cirenio, vedendo in lui una persona così amante dei bambini.

 

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Cap. 54

Giuseppe si rivolge a Cirenio preoccupato per la presenza

di Maronio Pilla. Risposta tranquillizzante di Cirenio.

Arrivo nella casa di campagna di Giuseppe.

27 ottobre 1843

1. Ma a Giuseppe andava tutto bene, ed egli lodò anche in cuor suo il Signore Dio con grande fervore, per questa felicissima svolta della preoccupazione che lo aveva angosciato.

2. Ciò nonostante però lo imbarazzava un po’ Maronio; infatti egli non sapeva ancora che cosa facesse realmente qui questo amico di Erode.

3. Perciò ancora per strada si avvicinò del tutto inosservato a Cirenio, e gli domandò piuttosto sottovoce:

4. “Nobilissimo amico degli uomini! Quel prode che cammina qui innanzi a te, non è Maronio di Gerusalemme?

5. Se è lui, questo amico di Erode, che cosa fa mai qui?

6. Che abbia forse ricevuto qualche notizia su di me, e vuole cercarmi qui e farmi prigioniero?

7. O nobilissimo amico, non lasciarmi più a lungo in questa penosa incertezza!”

8. Ma Cirenio afferrò la mano di Giuseppe, e pure a voce bassissima gli disse:

9. “O mio carissimo, eccellentissimo amico, non avere la benché minima paura di colui che, sul serio, è stato effettivamente il governatore di Gerusalemme!

10. Entro oggi infatti dovrai tu stesso convincerti, che egli ha ben maggior ragione di temere te che non tu lui!

11. Poiché vedi, ora egli non è più governatore a Gerusalemme, bensì egli è ora, come tu lo vedi, solamente mio prigioniero, e non riprenderà il suo posto fino a quando non sarà perfettamente guarito!

12. Ma è proprio a causa tua che l’ho portato con me; infatti quando lo interrogai a motivo delle atrocità in Palestina,

13. egli asserì di conoscere personalmente te e Maria! Ma come risulta adesso, egli non conosce né te, né tua moglie Maria!

14. E questa è già ottima acqua per il nostro mulino.

15. Egli però non sa una sillaba che tu sei qui; perciò non ti devi neanche tradire in nessun modo!

16. Poiché egli si aspetta qui solo un uomo estremamente saggio, che gli rivelerà il suo intimo,

17. e questi non sei altri che tu stesso! Infatti è per questo che l’ho portato con me, come ho già detto, affinché possa imparare a conoscere in te l’uomo saggio, e a trarne profitto per il suo bene.

18. Egli perciò ha già in anticipo una terribile paura di te e, a giudicare dal suo aspetto molto pallido, è già sicuramente del parere che sarai tu l’uomo da me scelto!

19. Dal poco che ho detto puoi intanto già tranquillizzarti del tutto; ma ciò che seguirà ti metterà tutto ciò in luce chiarissima!”

20. Quando Giuseppe ebbe sentito questo da Cirenio, divenne oltremodo lieto e informò segretamente Maria e il figlio maggiore su come si dovessero comportare nei confronti di Maronio, perché non avesse a trapelare nulla del piano di Cirenio. E così, camminando con prudenza, fu anche raggiunta la villa dove veniva preparato il pranzo, come già è stato detto.

 

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Cap. 55

Banchetto nella casa di campagna di Giuseppe.

Umiltà di Maria e sua gara d’amore con Cirenio.

La divina Sapienza del santo Bambino confonde ogni filosofia.

28 ottobre 1843

1. Il pranzo era preparato e si avvicinarono dunque gli ospiti che vi erano invitati; e Cirenio, che fino a quel momento aveva continuato a vezzeggiare il Piccino, che giocava con lui e ricambiava le carezze, restituì il Piccino a Maria e fece segno di cominciare a mangiare.

2. Ognuno si sedette alla linda tavola; Maria però, non avendo abiti di bella presenza, andò col Piccino in una camera attigua e sedette alla tavola dei figli di Giuseppe.

3. Ma Cirenio se ne accorse subito, seguì egli stesso in fretta la cara Madre e disse:

4. “O carissima Madre di questa mia Vita, che vuoi fare dunque?!

5. È di te e di questo Bambino che m’importa soprattutto; tu sei la regina della nostra compagnia, e proprio tu non vorresti prender parte al pranzo di gioia, che io proprio per te ho fatto allestire qui!?

6. Oh, vedi, così non va assolutamente! Vieni dunque presto nel salone, e siediti alla mia destra, - e accanto a me a sinistra siede il tuo sposo!”

7. Ma Maria disse: “Oh, vedi, caro signore, non ho che dei vestiti molto poveri; che figura faranno di fianco a te con tanto splendore?”

8. Ma Cirenio disse: “O cara Madre! Se i miei abiti dorati, che per me non hanno valore alcuno, dovessero imbarazzarti, allora vorrei gettarli subito via da me, e al loro posto indossare una comunissima veste da marinaio, purché tu non manchi alla mia tavola!”

9. Poiché Maria fu convinta dalla grande affabilità di Cirenio, ella ritornò e sedette dunque a tavola accanto a Cirenio, col Bambino in braccio.

10. Mentre ora tutti sedevano a tavola, il Piccino guardava continuamente Cirenio sorridendo; e anche Cirenio, per il tanto amore a questo Bambino, non poteva distogliere da Lui gli occhi.

11. Per breve tempo egli resistette; ma poi il suo amore per il Bambino divenne troppo possente, ed egli domandò al caro Piccolo: “Vero, Vita mia, che vorresti tornare in braccio a me?”

12. E il Piccino sorrise incantevolmente a Cirenio e disse di nuovo in modo molto distinto:

14. “O mio amato Cirenio! Da te vengo molto volentieri, poiché mi vuoi così bene! Perciò anch’Io ti voglio così bene!”

15. E subito Cirenio tese le sue braccia verso il Bambino e se Lo prese, e Lo accarezzava con grande fervore.

16. Ma Maria disse scherzando al Piccino: “Bada però di non sporcare il signor Cirenio!”

17. E Cirenio però disse con alta commozione: “O cara Madre! Vorrei ben augurarmi di essere così pulito, da portare questo Bambino degnamente sulle mie braccia!

18. Questo Bambino può solo pulirmi, mai invece sporcarmi!”

19. Qui egli si volse di nuovo al Bambino e disse: “Mio Piccino, vero eh, sono sì ancora molto impuro, molto indegno di portarTi?”

20. Ma il Piccino disse ancora una volta distintamente: “Cirenio, chi Mi ama come te, costui è puro, e Io lo amo, come egli Mi ama!”

21. E Cirenio interrogò di nuovo tutto rapito il Piccino, dicendo: “Ma come succede, mio piccino, che Tu, che hai soltanto qualche mese, parli in modo così ragionevole e chiaro? Te lo ha insegnato la Tua cara Madre?”

22. Ma il Piccino, sorridendo con tanta dolcezza, si mette tutto diritto sulle braccia di Cirenio, e parla come un piccolo signore:

23. “Cirenio, qui non dipende dall’età e dall’imparare, ma da quale spirito si ha! Imparare lo devono solo il corpo e l’anima; ma lo spirito ha già tutto in sé da Dio!

24. Io però ho lo Spirito giusto nella piena potenza da Dio; vedi, è perciò che posso anche parlare già così presto!”

25. Questa risposta mandò Cirenio, così come anche tutti gli altri della compagnia, completamente fuori di sé dalla meraviglia, e il comandante stesso disse: “Per Zeus, questo Bambino eclissa già adesso con questa risposta tutti i nostri sapienti! Che cosa sono ormai più Platone, Socrate, e cento altri sapienti! Ma che cosa saprà poi fare questo Bambino nell’età adulta?”

- E Cirenio disse: “Sicuramente di più che i nostri sapienti, insieme a tutti i nostri dèi!”

 

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Cap. 56

Alta opinione di Maronio sul Piccino e

soddisfazione di Cirenio per Maronio.

30 ottobre 1843

1. Ma Cirenio, subito dopo queste prodigiose parole del Bambino, si rivolse a Maronio, il quale diventava sempre più pallido, e gli disse:

2. “Maronio Pilla, che ne dici dunque tu di questo Bambino? Hai mai visto o udito qualcosa di simile?

3. Non è chiaramente più che il nostro mito di Zeus, in cui egli su un’isola avrebbe succhiato il latte da una capra?!

4. Non è molto più che la dubbia tradizione dei fondatori di Roma, bambini nutriti da una lupa?!

5. Parla, che te ne pare? Infatti è per questo che sei il mio accompagnatore, perché tu abbia a udire, vedere, imparare qualcosa, e a darne poi un giudizio davanti a me!”

6. Maronio Pilla qui si calmò come meglio poté, e disse:

7. “Alto comandante di Asia ed Egitto, che cosa posso dire io, poveraccio, qui dove i più grandi filosofi antichi dovrebbero ammutolire, e la sapienza di Apollo e di Minerva vengono come miserevolmente ridotte a sottilissima lamina sulla rovente incudine di Vulcano?

8. Io qui non posso dire altro che: agli dèi è piaciuto di togliere fra di loro e porre sulla Terra un Dio sapientissimo fra tutti; e l’Egitto, l’antico suolo favorito da tutti gli dèi, anche di questo Dio fra tutti gli dèi deve essere la patria, una terra che non conosce neve e ghiaccio!”

9. E Cirenio disse sorridendo un po’: “In un certo senso non hai torto;

10. ma vedi, solo in una cosa sembra che tu ti sia sbagliato, dove chiamasti questo Bambino un figlio di tutti gli dèi!

11. Poiché vedi, qui entrambi al mio fianco siedono il padre e la madre del Bambino, e costoro sono esseri umani come noi due!

12. Come potrebbe dunque da loro venire alla luce un divino figlio di tutti gli dèi?

13. Per giunta poi gli alti abitatori dell’Olimpo si sarebbero così messi chiaramente un grossissimo pidocchio nella pelliccia, il quale con l’enorme superiorità della sua sapienza li farebbe fuori molto presto.

14. Perciò ti esorto a escogitare qualcos'altro; altrimenti corri pericolo che, per questa tua dimostrazione, tutti gli dèi ti assalgano contemporaneamente, e ancora vivo ti mettano davanti a Minosse, Eaco e Radamanto[9], e dopo ti mettano a fianco di Tantalo[10]

15. Qui Maronio rimase sorpreso e disse dopo un po’ di tempo: “Altezza consolare e imperiale! Io credo che il giudizio dei tre giudici del regno dei morti sia già quasi cessato, e anche gli dèi, come mi sembra, hanno già dato aria piuttosto vigorosamente al loro Olimpo!

16. Se solo abbiamo degli uomini saggi, i quali certo neppure essi hanno preso la loro sapienza dalle pozzanghere, allora ben presto potremmo fare a meno del consiglio dei nostri dèi!

17. Per davvero, le parole di questo prodigioso Bambino hanno già adesso per me una considerazione molto più alta, che tre Olimpi pieni di dèi appena sfornati!”

18. E Cirenio disse: “Maronio! Se parli proprio sul serio, allora ti sia tutto perdonato; ma prima avremo ancora da scambiare qualche parola in merito! Perciò per adesso nient’altro più!”

 

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Cap. 57

Fine del banchetto. Interrogatorio di Maronio Pilla sulla sacra Famiglia

da parte di Cirenio. Maronio confessa la sua menzogna detta per necessità.

31 ottobre 1843

1. Terminato il banchetto, che da Cirenio non durava mai più di due ore, il comandante e i centurioni si recarono di nuovo in città, con l’espresso ordine di non tributargli più per quel giorno gli onori militari.

2. Quando tutti si furono quindi allontanati, soltanto allora Cirenio prese Maronio per così dire ad coram (a tu per tu).

3. Gli domandò quindi in presenza di Giuseppe e di Maria, la quale aveva di nuovo il Piccino fra le braccia:

4. “Maronio! Quando in Tiro ti ho interrogato dopo Erode, mi hai detto, e me lo hai solennemente assicurato, di conoscere personalmente quel certo onesto carpentiere Giuseppe della zona di Nazareth;

5. e così pure una certa Maria, che appunto il carpentiere avrebbe ricevuto dal Tempio in moglie o semplicemente in custodia!

6 – Dammene, giusto adesso, che da questo mio ospite abbiamo del tempo a disposizione, una descrizione più precisa!

7. Infatti in questi giorni sono venuto a sapere che quella famiglia si troverebbe sul serio qui in Egitto, e sarebbe completamente un’altra e non quella che mio fratello mi ha dato in consegna, e che da parte mia si trova ancora sotto buona custodia.

8. Infatti, nonostante tu ti sia associato ad Erode nella crudeltà, avrai ancora tanto sentimento di giustizia e di umanità, da riconoscere che sarebbe certo sommamente crudele il tener prigioniere senza necessità delle persone innocenti, qualunque sia la loro provenienza!

9. Dammi perciò una sicura descrizione della famigerata coppia, perché io possa cercarla in questa zona e farla prigioniera; infatti questo esigono severamente le leggi del nostro Stato!

10. Ma io sono tanto più autorizzato a esigere questo da te, in quanto me lo hai confessato tu stesso, di conoscere personalmente questa famiglia, per cui ora mi deve assolutamente stare a cuore, di impadronirmi di quella giusta”.

11. Qui Maronio cominciò di nuovo a esitare fortissimamente, e non sapeva quello che dovesse dire ora, poiché egli non aveva mai visto prima né Giuseppe, né Maria.

12. Dopo una pausa, disse solo con voce balbettante:

13. “Altezza consolare e imperiale! Fidando nella tua bontà e nella tua indulgenza, devo alla fine affermare per Zeus e per tutti gli altri dèi e ammettere sotto giuramento che io non conosco minimamente il summenzionato Giuseppe né quella certa Maria!

14. Infatti la mia confessione a Tiro fu solo una vuota scappatoia, poiché allora cercavo ancora intenzionalmente di ingannarti.

15. Ora però, accanto a te, mi sono convinto che tu non sei affatto uno da poter ingannare; e così anche la mia volontà è cambiata, e di conseguenza ti ho anche esposto la piena verità!”

16. Qui Cirenio fece cenno a Giuseppe, che voleva parlare, di tacere ancora, e disse a Maronio:

17. “Ebbene, se le cose stanno così fra noi, allora dovremo ancora vederci e parlarci un po’ più a lungo; poiché solo adesso riconosco in te un uomo assolutamente pericoloso per lo Stato! Dammi perciò ora conto e risposta, sotto giuramento, a ciascuna delle mie domande!”

 

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Cap. 58

Maronio Pilla si difende e prende una buona decisione.

Giuseppe arbitro. Nobile sentenza di Cirenio.

2 novembre 1843

1. Ma Maronio disse allora a Cirenio: “Altezza consolare e imperiale! Come potrei mai essere ancora sospetto allo Stato quale sostenitore di Erode?!

2. Ora infatti lo riconosco che quel sanguinario mira alla sovranità assoluta dell’Asia!

3. Dovrei forse essergli d’aiuto in questo?! Come sarebbe possibile ciò?! Con quel manipolo di Gerusalemmiti, Erode tutt’al più potrebbe avventurarsi contro i bambini degli Ebrei!

4. E questa azione brutale gli ha già procurato una tale batosta, che tralascerà una simile impresa per tutti i tempi dei tempi!

5. Io d’altronde fui strumento per necessità, e dovetti agire secondo la volontà di quel sanguinario perché mi minacciava con Roma!

6. Ma poiché ora so da te in tutta chiarezza come stanno le cose, e inoltre non ho alcun potere nelle mie mani, e neanche voglio più averne,

7. davvero non capisco, come e in quale maniera potrei ancora essere una persona pericolosa per lo Stato?!

8. Trattienimi presso di te come eterno ostaggio della mia fedeltà per Roma, e mi rendi più felice, che se mi fai di nuovo governatore di Palestina e Giudea!”

9. Queste parole Maronio le disse in tutta serietà, e non era rilevabile nel suo discorso ambiguità alcuna.

10. Perciò Cirenio gli disse: “Bene, fratello mio, voglio credere a quello che mi hai detto; poiché ora ho trovato molta serietà nelle tue parole!

11. Ma una cosa mi manca ancora per confermare pienamente la verità delle tue parole, ed è il giudizio di quel saggio uomo, del quale ti ho accennato già in Tiro!

12. E vedi, quest’uomo, questo oracolo di tutti gli oracoli, sta qui davanti a noi!

13. Quest’uomo ha penetrato perfino il più intimo moto del tuo pensiero; perciò vogliamo ora chiedere a lui che ne pensa di te!

14. E accadrà di te secondo la sua sentenza! Se ti ristabilisce come governatore di Gerusalemme, oggi stesso sarai nominato governatore di Gerusalemme;

15. se invece per ragioni sommamente sagge e buone non lo fa, allora rimani mio ostaggio!”

16. Qui venne interrogato in merito Giuseppe, ed egli disse: “Nobilissimo amico Cirenio! Per parte mia ora Maronio è a posto, e tu puoi ridargli la sua carica senza esitazione!

17. Ma noi stiamo nella mano dell’eterno, onnipotente Dio, quale potenza può mai levarsi contro di noi?”

18. Qui Cirenio alzò la sua mano e disse: “Anch’io dunque giuro a te, Maronio Pilla, per il Dio vivo di questo saggio, che tu da adesso sei di nuovo governatore di Gerusalemme!”

19. Ma Maronio disse: “Dà questo incarico a un altro, e tienimi come tuo amico accanto a te; perché ciò mi rende più felice!”

20. E Cirenio disse: “Sii dunque mio compagno di lavoro finché vivrà Erode, e soltanto dopo governatore generale di tutto il Paese degli Ebrei!”.

- E Maronio accettò con gratitudine questa proposta.

 

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Cap. 59

Giuseppe chiede di Erode. Risposta di Maronio Pilla.

La corona di dolore e la terribile fine di Erode.

3 novembre 1843

1. Dopo di che però Giuseppe disse a Maronio: “Poiché ora, per la grande grazia del mio Dio e mio Signore, ho riconosciuto che in te non c’è alcuna cattiva intenzione,

2. fammi dunque sapere, per quanto l’avrai osservato, che cuore ha Erode verso i bambini che ha trucidato a causa del nuovo re dei Giudei?

3. Non si è intenerito per l’innocentissimo sangue dei bambini, per il lamento delle madri?!

4. Che cosa farebbe, se apprendesse da una nuova notizia, che fra i molti bambini trucidati non ha tuttavia assassinato quello giusto?!

5. Se venisse a sapere che il Bambino giusto vive ancora tutto sano e salvo da qualche parte?!”

6. Qui Maronio guardò tutto sbigottito Giuseppe, e disse dopo qualche indugio:

7. “Uomo veramente di profondissima sapienza, allora non posso dirti nient’altro che questo:

8. se tu volessi fare il peggior uso possibile della tua sapienza, e pretendere da Erode diecimila libbre d’oro, per rivelargli con certezza il bambino giusto,

9. per davvero, questa enorme somma di denaro tu la riceveresti in anticipo!

10. L’oro infatti per questo sanguinario non è nulla in confronto alla sua sete di potere.

11. Poiché di oro ne ha così tanto, che potrebbe costruire delle case in oro puro, così non vi bada molto; ma se potesse assicurarsi il trono, allora getterebbe a mare tutto il suo oro, e ammazzerebbe per questo un intero mondo di uomini!

12. Vedi, all’inizio egli voleva corrompere anche me con oro, diamanti, rubini e grossissime perle;

13. Se non che la mia tipica virtù di patrizio romano lo rinfacciò severamente al vecchio cane sanguinario.

14. Questo però accese ancora di più la sua ira, ed egli allora mi minacciò con Roma, adducendo apparenti ragioni patriottiche.

15. Allora soltanto fui costretto a fare ciò che voleva, e non mi fu possibile alcuna via d’uscita; infatti mi diede un documento di suo pugno, secondo il quale assumeva a suo carico tutta la responsabilità verso Roma.

16. Perciò fui costretto ad agire come sicuramente ti è noto.

17. Che quindi fino ad ora non ci si possa attendere nulla di buono dal suo cuore, di questo puoi esserne completamente certo!

18. A te che sei un saggio di tanta profondità, credo che non ho bisogno di far sapere altro di questo vero re di tutte le Furie, di questa testa vivente di Medusa!”

19. E Giuseppe disse: “Il Dio vero, eternamente unico, ti benedica per queste sincere parole!

20. Credimi, te ne convincerai: Dio, l’eternamente Giusto, porrà sul capo a questa feccia degli uomini, ancora in questo mondo, una corona, di cui è così sanguinariamente assetato, della quale tutto il mondo si meraviglierà!”

21. Qui il Piccino levò in alto la mano e parlò di nuovo con tutta chiarezza: “Erode, Erode, non ho alcuna maledizione per te; ma una corona a questo mondo dovrai portare, che ti sarà di grande tormento, e più dolorosa che il peso dell’oro che dovesti pagare a Roma!”

22. Al tempo in cui il Piccino aveva pronunciato questo in Egitto, Erode diventò pieno di pidocchi, e la sua servitù per tutta la restante vita di Erode non aveva altro da fare, che ripulirlo dai pidocchi, i quali si moltiplicavano sempre e infine provocarono anche la morte del suo corpo.

 

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Cap. 60

Ira di Cirenio contro Erode e tranquillizzanti parole di Gesù Bambino.

La domanda del Piccino: “Chi ha il braccio più lungo?”

4 novembre 1843

1. Quando Cirenio ebbe sentito una tal cosa da Maronio Pilla, e le parole di Giuseppe e del Piccino, inorridì letteralmente e disse:

2. “O potenze eterne di un supremo Dominatore dell’infinito! Non avete più fulmini dunque, da scagliare su questo mostro di un vassallo di Roma?!

3. O Augusto Cesare, mio buon fratello! Quale Furia ha dunque accecato i tuoi occhi quella volta, quando desti in feudo la Palestina e la Giudea a questo mostro, a questa feccia del più profondo Tartaro, del vero Orco?!

4. No, no, questo è troppo da sentire in una sola volta! Maronio, perché non me ne dicesti nulla allora, quando Erode era sotto interrogatorio davanti a me in Tiro?

5. Secondo la legge marziale gli avrei fatto mozzare istantaneamente dal tronco quella testa di Medusa,

6. e già da molto tempo un più degno vassallo starebbe al posto di quel mostro dalla Grecia!

7. Ma che cosa posso fare adesso? La sua ammenda l’ha fatta; ora non posso imporgliene una seconda, non mi è concesso di punirlo ulteriormente!

8. Ma aspetta, vecchio cane sanguinario, iena di tutte le iene! Si dovrà darti una caccia, di cui nessuna delle Furie si è mai sognata!”

9. Maronio, Giuseppe e Maria tremarono davanti all’ira di Cirenio; infatti non sapevano che cosa mai Cirenio avrebbe potuto intraprendere.

10. Né alcuno ardiva ora di fargli una domanda; poiché troppo eccitato era il suo animo.

11. Soltanto il Piccino non manifestava alcuna paura davanti alla possente voce di Cirenio, ma lo guardava sempre calmo in faccia.

12. E quando la tempesta di Cirenio si fu un po’ placata, allora d’un tratto il Piccino disse di nuovo del tutto chiaramente a Cirenio:

13. “O Cirenio! Ascoltami! Vieni qui da Me, prendimi in braccio e portami fuori all’aperto; là ti mostrerò qualche cosa!”

14. Queste parole fluirono come balsamo sul cuore ferito di Cirenio, ed egli andò subito a braccia aperte dal Piccino, pieno d’amore Lo prese molto dolcemente sulle sue braccia e lo portò fuori all’aperto, accompagnato da Giuseppe, da Maria e da Maronio Pilla.

15. Giunti presto all’aperto, subito il Piccino domandò a Cirenio con chiare parole:

16. “Cirenio, chi di noi due ha dunque il braccio più lungo? Misura il Mio col tuo!”

17. Questa domanda sorprese Cirenio, ed egli non sapeva che cosa dovesse rispondere al Bambino; infatti egli riteneva il suo braccio evidentemente tre volte più lungo che entrambe quelle del Bambino messe insieme.

18. Ma il Piccino disse di nuovo: “Cirenio, tu ritieni il tuo braccio molto più lungo del Mio?!

19. Io però ti dico che il Mio è tuttavia molto più lungo del tuo!

20. Vedi là, a considerevole distanza da noi, un’alta colonna ornata da un idolo?

21. Prendila da qui col tuo braccio che è più lungo, abbattila e poi frantumala con le tue dita!”

22. Cirenio, ancora più sbalordito di prima, disse però dopo una breve pausa: “O Piccino, Vita mia, questo non è proprio possibile a nessuno, eccetto che a Dio!”

23. Ma il Piccino stese subito il Suo braccio verso la colonna, che era distante mille passi buoni, e la colonna precipitò e fu subito ridotta in polvere!

24. Il Piccino disse allora: “Dunque non ti preoccupare inutilmente di Erode; poiché il Mio braccio arriva ben più in là del tuo! Erode ha il suo compenso; tu però perdonagli, come Io gli ho perdonato, così andrai meglio, poiché anche lui è un cieco figlio della Terra!”. Queste parole tolsero a Cirenio ogni rancore; ed egli cominciò in segreto ad adorare letteralmente il Bambino.

 

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Cap. 61

Spavento di Maronio Pilla e domanda di Giuseppe. Fede pagana di Maronio.

Semplice spiegazione di Giuseppe. Ammonimento di Cirenio alla prudenza.

6 novembre 1843

1. Ma Maronio Pilla si spaventò così tanto per questo prodigioso fenomeno, che tremava in tutto il corpo come il fogliame in una violenta tempesta.

2. Ma Giuseppe scorse presto il grande disagio di Maronio, per cui gli si avvicinò anche subito e disse:

3. “Maronio Pilla! Perché mai ora tremi così tanto? Qualcuno ti ha fatto del male?”

4. E Maronio rispose a Giuseppe: “O uomo che non hai pari sulla Terra, per te è facile; tu infatti sei un Dio, a cui tutti gli elementi devono ubbidire!

5. Io invece sono solo un debole uomo mortale, la cui vita, così come l’esistenza di quella colonna, è nella tua mano!

6. Col tuo pensiero puoi all’istante annientare me, come sicuramente un intero mondo!

7. Come potrei allora non tremare davanti a te, dato che sei sicuramente il più potente progenitore di tutti i nostri dèi, qualora dovessero realmente esistere?!

8. Quella colonna era stata dedicata fin da tempi immemorabili a Jupiter Stator (Giove Statore); tutte le tempeste e i fulmini indietreggiavano tremando davanti ad essa per la grande reverenza!

9. Ed ora perfino il tuo bambino piccolo la distrusse! Ma se già tuo figlio può fare questo, quale potere si troverà in te stesso?!

10. Lasciati adorare da me, indegnissimo verme della terra!”

11. Ma Giuseppe disse: “Ascolta, amico e fratello Maronio, tu sei in grande errore!

12. Io non sono più di te, dunque sono soltanto un uomo mortale; ma se tu sei capace di tacere per tutta la vita davanti al mondo intero, allora voglio dirti qualche cosa!

13. Se però non taci, non ti andrà molto meglio di come è andata a quella colonna!

14. E così ascoltami dunque, se vuoi e se ti fidi!”

15. Maronio però pregò Giuseppe, in ginocchio, di non raccontargli nulla; poiché poteva tuttavia succedergli che una volta o l’altra gli trapelasse qualche cosa casualmente, e allora sarebbe stato perduto.

16. Ma Giuseppe disse: “Non darti alcun pensiero per questo; il Signore del Cielo e della Terra non punisce mai qualcuno per ciò che succede per caso!

17. Puoi quindi ascoltarmi senza alcuna paura; quello che ti dirò non ti porterà rovina, anzi ti terrà in vita in eterno!”

18. E Cirenio, adorando il Piccino, vezzeggiandolo ancora fra le sue braccia, si avvicinò a Giuseppe e gli disse:

19. “Mio più grande e più caro amico! Lascia ora Maronio così com’è; io stesso oggi, da me, voglio prima prepararlo, e solo domani potrai poi dargli l’iniziazione superiore!”

20. E Giuseppe fu d’accordo e si recò poi subito con la compagnia di nuovo in casa.

 

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Cap. 62

Amorevole gara di Giuseppe e Cirenio per il bene di un’anima umana.

Parole di Giuseppe sull’amore fraterno e sull’amore umano.

Perché gli uomini hanno due occhi, due orecchi e una sola bocca.

7 novembre 1843

1. Ma alla sera Cirenio disse a Giuseppe: “Amico mio, mio divino fratello, quanto mi dispiace che oggi non posso pernottare da te!

2. E quanto mi spiace dover dedicare la giornata di domani, fino al pomeriggio, agli affari di Stato!

3. Ma verso la terza ora del pomeriggio ritornerò da te con Maronio e tu allora, dopo la mia iniziazione preliminare, gli darai quella superiore e santa.

4. Poiché vedi, ci tengo moltissimo che quest’uomo, del resto così ricco di conoscenze, venga salvato attraverso la santa scuola di vita del tuo Dio, l’unica che io ritengo vera e viva!”

5. E Giuseppe disse: “Sì, nobile amico, ciò è cosa buona e giusta: infatti nulla è più gradito al Signore, che quando noi trattiamo con amore i nostri nemici, e ci curiamo del loro bene temporale ed eterno!

6. Consideriamo ogni peccatore come un fratello che sta errando, così anche Dio considererà noi come i Suoi figli erranti,

7. in caso contrario, invece, solo come creature malevole, che dunque sono sempre sottoposte ai Suoi giudizi: e vengono uccise come (muoiono) le effimere[11].

8. Poiché vedi, per questo il Signore ha dato a noi uomini due occhi e una sola bocca per parlare: affinché con un occhio abbiamo a considerare gli uomini solo come uomini, con l’altro invece come fratelli!

9. Se gli uomini sbagliano davanti a noi, allora dobbiamo tenere aperto l’occhio di fratello, e chiudere quello di uomo;

10. se invece davanti a noi sbagliano i fratelli, allora dobbiamo chiudere l’occhio di fratello, e rivolgere quello di uomo verso noi stessi, e dunque di fronte ai fratelli che sbagliano vedere noi stessi come uomini che sbagliano.

11. Con l’unica bocca invece dobbiamo tutti ugualmente professare un Dio, un Signore e un Padre, così Egli ci riconoscerà tutti come Suoi figli!

12. Infatti anche Dio ha due occhi e una bocca; con un occhio egli guarda le Sue creature - e con l’altro i Suoi figli.

13. Se noi ci guardiamo con occhio di fratello, allora il Padre ci vede con occhio di Padre;

14. se invece ci guardiamo con occhio di uomini, allora Dio ci vede soltanto con occhio di Creatore, e la Sua altrettanto unica bocca annuncia ai figli il Suo Amore, o invece alle creature il Suo Giudizio!

15. È dunque cosa buona e giusta che noi ci curiamo così del nostro fratello Maronio!”

16. Qui Giuseppe benedisse Cirenio e Maronio; i due poi si recarono in città col loro seguito, e Giuseppe si occupò della sua casa.

 

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Cap. 63

Giacomo fa da bambinaia alla culla del Piccino; la sua curiosità e il rimprovero

del piccolo Salvatore. Presentimento di Giacomo su Chi si cela nel Bambino.

8 novembre 1843

1. La sera Maria adagiò il Piccino, ormai stanco, nella culla che Giuseppe aveva già costruito a Ostracine.

2. E il figlio più giovane di Giuseppe[12] doveva solitamente fare da bambinaia, e anche adesso cullava il Piccino, affinché potesse addormentarSi.

3. E Maria andò in cucina per preparare una frugale cena.

4. Ma il figlio di Giuseppe che stava alla culla avrebbe avuto piacere, che questa volta il Piccino si fosse voluto addormentare un po’ più presto, perché egli avrebbe guardato volentieri, di fuori con i suoi fratelli, l’illuminazione di un arco di trionfo, che era stato eretto nel frattempo a Cirenio non lontano dalla villa.

5. Egli perciò dondolava con diligenza il Piccino e intanto cantava e fischiettava.

6. Ma il Piccino ciò nonostante non voleva addormentarsi; quando egli smetteva di cullare, subito il Piccino ricominciava a muoversi, e mostrava al dondolatore che non dormiva ancora.

7. Questo portò la nostra virile bambinaia quasi alla disperazione, dato che fuori si era già fatto tutto chiaro per le tante fiaccole ardenti.

8. Egli decise quindi di lasciare un poco il Piccino, sebbene ancora sveglio, per rimirare un po’ lo spettacolo di fuori.

9. Ma quando il nostro Giacomo così si alzò, il Piccino disse: “Giacomo, se ora Mi lasci, ti accadrà del male!

10. Non valgo Io dunque più che lo stolto spettacolo di fuori e la tua vana curiosità?

11. Vedi, tutte le stelle e tutti gli angeli ti invidiano per questo servizio che ora Mi rendi, e tu sei pieno di impazienza verso di Me e vuoi lasciarMi?

12. In verità, se fai questo, allora non sei degno di averMi per fratello!

13. Va’ pure fuori, se preferisci lo spettacolo del mondo a Me!

14. Vedi, tutta la stanza è piena di angeli, che sono pronti a servirMi, se il tuo piccolo e leggero servizio per Me ti è fastidioso!”

15. Questo discorso tolse improvvisamente a Giacomo ogni voglia di uscire;

16. egli restò alla culla e pregò letteralmente il Piccino di perdonarlo, e continuò a cullarlo con diligenza.

17. E il Piccino disse a Giacomo: “Ti sia tutto perdonato; ma un’altra volta non lasciarti mai più incantare dal mondo!

18. Poiché Io sono più che tutto il mondo, tutti i Cieli e tutti gli uomini e angeli!”

19. Queste parole costarono quasi la vita al nostro Giacomo; egli infatti percepì sommessamente, Chi si nascondesse sicuramente dietro il Bambino.

20. Ora però entrarono anche già nella stanza Maria e Giuseppe e gli altri quattro figli di Giuseppe, e si sedettero a tavola; ma Giacomo raccontò subito ciò che gli era capitato.

 

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Cap. 64

La predica di Giuseppe sull’amore per Dio e sull’amore per il mondo in

riferimento a Davide, Salomone e Cirenio. Commozione dei figli di

Giuseppe e benedizione del Bambinello Gesù.

9 novembre 1843

1. Quando Giacomo ebbe finito il suo racconto, Giuseppe disse a Giacomo:

2. “Sì, così è, ed è anche sempre stato così, e sarà sempre così; perfino in un minimo particolare si deve amare Dio più che tutti gli splendori del mondo!

3. Infatti che cosa darebbero all’uomo anche tutti i più strepitosi splendori del mondo?!

4. Davide stesso dovette fuggire davanti al suo proprio figlio, e Salomone alla fine dovette provare amaramente la disgrazia del Signore, perché aveva troppo inseguito gli splendori del mondo!

5. Dio però ad ogni secondo ci regala una nuova vita; come dunque non dovremmo amarLo in ogni minimo particolare più che tutto il mondo, il quale passa, ed è pieno di marciume e di immondizia?

6. Ma tra di noi siamo tutti quanti convinti che questo nostro Piccino viene dall’Alto e si chiama Figlio di Dio.

7. Egli dunque non è un piccolo particolare di Dio; perciò è anche giusto che noi Lo amiamo più che tutto il mondo.

8. Guardate il pagano Cirenio! Quello che egli ci fa, non lo fa per noi, bensì per il Piccino; infatti il cuore gli dice che, secondo il suo modo di pensare, un supremo Essere divino è in strettissima unione con questo nostro Bambino, ed è per ciò che egli Lo teme e Lo ama.

9. Ma se fa questo un pagano, quanto più allora dovremmo fare lo stesso noi, che sappiamo interamente da dove venne questo Piccino, e Chi è Suo Padre!

10. Perciò sempre tutta la nostra attenzione deve essere rivolta a questo Piccino; poiché il Bambino è più di noi e di tutto il mondo!

11. Prendete esempio da me, e vedete quali e quanti gravosi sacrifici ho già fatto, io uomo anziano, per questo Figlio di Dio!

12. Però li ho fatti facilmente e con grande amore, perché amo Dio più di tutto il mondo.

13. Ma con ciò abbiamo mai perduto qualche cosa? - O no! Dopo ogni sacrificio abbiamo anzi guadagnato!

14 – Pensate, dunque, e fate tutti anche voi lo stesso, e non perderete mai nulla, bensì guadagnerete sempre molto!

15. Inoltre questo Bambino è comunque d’indole così soave, che è veramente una somma gioia essere accanto a Lui!

16. Solo rarissimamente piange ad alta voce! Finora non è mai stato ammalato; e quando lo si coccola, guarda così vispo e lieto attorno a Sé, e sorride a ogni persona sempre così cordialmente, che si rimane commossi fino alle lacrime.

17. E adesso, che d’un tratto ha anche miracolosamente cominciato a parlare, Lo si vorrebbe stringere a sé fin quasi a soffocarLo dal tanto amore!

18. Perciò dunque, figli miei, considerate bene chi è questo Piccino, e accuditeLo e assisteteLo con ogni cura!

19. Poiché altrimenti Egli potrebbe punirvi come si deve, se voleste stimare Lui, il nostro massimo Bene, meno di tutte le insignificanti stoltezze del mondo!”

20. Questo discorso indusse tutti i cinque figli al pianto, e tutti si alzarono da tavola e circondarono la culla del Bambino.

21. Ma anche il Piccino guardò i Suoi fratelli con grandissima amabilità, e li benedisse, e disse: “O fratelli, diventate simili a Me, se volete essere eternamente felici!” E i fratelli piansero e per quella sera non mangiarono nulla.

 

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DISTRUZIONE DEI TEMPLI PAGANI A OSTRACINE

 

 

Cap. 65

Giuseppe esorta al riposo notturno. Il Piccino ordina di vegliare a causa della tempesta in arrivo.

 Scoppia un uragano. Arrivo di Cirenio in fuga.

10 novembre 1843

1. Ma i figli di Giuseppe non volevano più lasciare la culla; troppo forte infatti li colse l’amore per il loro divin Fratellino.

2. Ma poiché si era già fatto piuttosto tardi, Giuseppe disse ai figli:

3. “Ora avete dimostrato a sufficienza che amate il Piccino.

4. È già tarda notte, e domani verrà di nuovo presto il giorno; perciò nel nome del Signore vogliate andare a riposarvi!

5. Ora il Piccino dorme già, accostate con attenzione la culla al letto della Madre, e ritiratevi poi nella vostra camera da letto!”

6. Giuseppe quasi non aveva ancora finito di proferire questo, che il Piccino spalancò gli occhi e disse:

7. “Restate tutti qui per questa notte, e riservate la stanza da letto per dei forestieri che ancora oggi si rifugeranno qui!

8. Presto infatti questa zona sarà visitata da una violentissima tempesta, come non fu mai udito in questa zona.

9. Ma nessuno di voi abbia paura; poiché a nessuno sarà torto un capello per questo!

10. Ma non sbarrate perciò alcuna porta, affinché i fuggiaschi abbiano la possibilità di salvarsi in questa casa!”

11. Giuseppe si spaventò per questa predizione del Bambino e corse subito fuori, per vedere da dove venisse il temporale.

12. Ma quando fu di fuori, non notò una nuvoletta da nessuna parte; il cielo era sereno e non si muoveva un filo d’aria.

13. Un silenzio tombale si stendeva tutto all’intorno, e da qualunque parte era eternamente fuori questione l’avvicinarsi di una tempesta.

14. Giuseppe perciò tornò subito indietro, diede gloria a Dio e disse:

15. “Forse il Piccino avrà sognato; poiché una tempesta è fuori questione dappertutto!

16. Il cielo è sereno da tutte le parti e non si muove un filo d’aria; da dove verrebbe una tempesta?”

17. Quasi non aveva finito di pronunciare queste parole, quand’ecco avvenne d’un tratto un fragore come di mille tuoni; la terra tremò così violentemente che in città parecchie case e templi crollarono.

18. Subito dopo cominciò a infuriare un uragano tanto violento, da spingere il vicino mare sulla città per parecchie braccia di altezza; e tutto il popolo, svegliato dal violentissimo terremoto, corse fuori dalla città verso le località più elevate.

19. E Cirenio stesso, con Maronio e tutto il suo seguito, fuggendo precipitosamente arrivò ben presto nella villa di Giuseppe, e gli raccontò in fretta le scene raccapriccianti che il terremoto e la tempesta avevano provocato.

20. Ma Giuseppe tranquillizzò Cirenio, riferendogli subito quello che poco prima aveva detto il Piccino. Qui Cirenio cominciò a respirare più facilmente e l’infuriare della tempesta non lo spaventò più: si sentiva infatti come ben protetto.

 

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Cap. 66

La tempesta aumenta. Il Piccino dorme. Cirenio s’impaurisce.

Parole di conforto del Piccino. Un Vangelo della natura e della fiducia in Dio.

 

1. Ora quando Cirenio si fu così completamente rimesso, andò presso la culla e contemplò il Bambino, pieno di grandi pensieri nel suo cuore.

2. Ma il Piccino dormiva tutto tranquillo, e il terribile infuriare della tempesta non turbava il Suo sonno.

3. Ma in breve tempo l’uragano cominciò a scuotere così impetuosamente l’edificio, che Cirenio temette un crollo.

4. Egli disse perciò a Giuseppe: “Esimio amico! Ritengo che, dato il continuo aumentare della forza della tempesta, faremmo meglio tuttavia ad abbandonare questo edificio.

5. Quanto facilmente infatti una possente tromba d’aria può afferrare questo edificio, benché solido, e seppellirci tutti sotto le macerie!

6. Diamoci dunque piuttosto alla fuga per tempo, poiché non possiamo tuttavia essere sicuri, che non possa succedere qui la stessa cosa come in città!”

7. Qui il Piccino spalancò improvvisamente di nuovo i suoi divini occhi celestiali e riconobbe subito Cirenio, e disse in modo chiarissimo a lui:

8. “Cirenio! Se tu sei accanto a Me, non occorre che tu abbia paura di questa tempesta;

9. infatti anche le tempeste, come il mondo tutto, stanno nella mano di Dio!

10. Le tempeste devono esserci, e devono disperdere in forma corporea il male covato dall’inferno!

11. Ma coloro che sono intorno a Me, esse non potranno mai toccarli; anche le tempeste infatti conoscono il loro Signore, e quello che fanno, non lo fanno senza un piano.

12. Quell’Unico infatti che è sommamente amorevole, sapiente e onnipotente, tiene le loro redini nella Sua mano.

13. Perciò sii senza paura, Cirenio Mio, qui accanto a Me, e sta’ sicuro che qua a nessuno sarà torto neppure un capello!

14. Poiché queste tempeste sanno precisamente Chi è di casa qui.

15. Vedi, questa sera gli uomini perfino a te, che pure sei soltanto un uomo, hanno pur reso onore col fuoco!

16. Qui però le tempeste onorano Qualcuno che è più che soltanto un uomo! Lo trovi tu ingiusto?

17. Vedi, questo è un canto di lode della natura, che esalta il suo Signore e Creatore! Non è giusto?

18. O Cirenio, l’aria che soffia su di te, capisce anche lei Colui che la creò: perciò essa può anche esaltarLo!”

19. Queste Parole del Bambino, che presto si addormentò di nuovo, fecero ammutolire tutti quanti, e Cirenio si inginocchiò sulla culla e adorò segretamente il Piccino.

 

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Cap. 67

Terribile notizia dei corrieri. La sanguinaria richiesta dei sacerdoti pagani.

Cirenio combattuto tra il cuore e il mondo. Ottimo consiglio del Piccino.

13 novembre 1843

1. Così trascorse un’ora più tranquilla, e non ci si occupò più troppo dell’infuriare e imperversare della tempesta di fuori.

2. Ma dopo che fu trascorsa un’ora arrivarono da Cirenio, a casa di Giuseppe, dei messi celeri, e raccontarono dicendo:

3. “Grande, potente signore! Cose inaudite stanno accadendo:

4. fuoco irrompe in più luoghi dalla terra;

5. colonne di fuoco volanti vengono sospinte qua e là dall’uragano, e distruggono tutto quello che raggiungono.

6. Niente è solido e robusto abbastanza da resistere alla loro terribile forza.

7. I sacerdoti hanno detto: tutti gli dèi insieme si sono adirati e vogliono distruggerci tutti!

8. Ma così è anche; infatti si sente chiaramente il latrare di Cerbero, e le Furie ballano già dappertutto! Vulcano ha eretto le sue fucine sulla superficie della Terra,

9. i suoi possenti Ciclopi fracassano deliberatamente le case e i monti.

10. E Nettuno ha riunito in una tutte le sue forze!

11. Come montagne egli solleva il mare e ci vuole annegare tutti.

12. Se non si offrono immediatamente grandi sacrifici umani agli dèi enormemente arrabbiati, allora è finita per tutti noi!

13. Mille giovinetti e mille vergini i sommi sacerdoti hanno stabilito per l’espiazione; e noi perciò siamo stati inviati da te in tutta fretta, perché da te abbiamo a ricevere il Fiat (Sia)

14. Cirenio si allarmò moltissimo a questa ambasciata, ed ora non sapeva che fare.

15. Per riguardo alla politica di Stato, egli non si arrischiava ad opporsi troppo direttamente all’appello dei sacerdoti;

16. ma consentire il sacrificio era al suo cuore ancora più impossibile che contraddire i sacerdoti.

17. Si rivolse perciò al Piccino, che si era appena svegliato, e Gli chiese un consiglio in questa spaventosa faccenda.

18. Ma il Piccino disse: “Sta’ tranquillo! Poiché fra un minuto la tempesta si calmerà, e coloro che volevano macellare degli esseri umani, non sono più! Perciò sta’ tranquillo, Cirenio Mio!”

 

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Cap. 68

Risposta di Cirenio ai messaggeri. I tre sacerdoti sanguinari insistono

perché il sacrificio sia approvato. La saggia decisione di Cirenio.

Il lamento delle duemila vittime.

14 novembre 1843

1. I messi celeri però attendevano ancor sempre l’ordine supremo di Cirenio.

2. Ma Cirenio si sollevò dalla culla e disse ai messi:

3. “Andate dai sacerdoti e riportatemi la lista dei giovinetti e delle fanciulle destinati al sacrificio;

4. poiché devo accertarmi che la scelta sia giusta!”

5. I messi se ne andarono di corsa, mentre alla tempesta era già succeduta una totale quiete.

6. Giunti in città trovarono però, con loro spavento, l’edificio dei sacerdoti già trasformato in un enorme mucchio di rovine, sotto le quali, ad eccezione di tre sacerdoti subalterni, tutti gli altri sacerdoti superiori avevano trovato la loro fine.

7. I messi celeri perciò ritornarono presto indietro, e portarono a Cirenio la notizia di ciò che era accaduto ai sacerdoti.

8. Cirenio, ora perfettamente convinto dell’esattezza di quanto aveva affermato il Piccino, non sapeva ora che cosa fare, e voleva chiedere di nuovo consiglio al Piccino.

9. Ma in quell’istante arrivarono anche i tre sacerdoti subalterni ancora rimasti;

10. anche costoro domandarono ora in gran fretta che cosa si dovesse fare, dato che una nuova scossa sismica aveva sepolto nel loro palazzo tutti i pii servitori degli dèi, mentre erano già pronti per il grande sacrificio.

11. I mille giovinetti e le mille ancelle stavano già pronti per il grande sacrificio, in quella piazza dove stava la colonna di Giove, che ora però era anch’essa completamente distrutta.

12. Il sacrificio doveva essere effettuato subito, oppure soltanto al sorgere del sole?

13. Revocarlo non si poteva in nessun caso, altrimenti gli dèi, per l’ingratitudine e a causa dell’infedeltà degli uomini, potevano sicuramente adirarsi ancora di più!

14. E Cirenio rispose ai tre sacerdoti:

15. “Oggi il sacrificio non può essere effettuato in nessun caso, e domani mattina, sotto pena di morte, non prima che io personalmente ne impartisca l’ordine!”

16. Dopo di che i tre sacerdoti lasciarono Cirenio e si recarono alla piazza, dove le povere vittime piangevano e gemevano, e per la grande paura del martirio e della morte tendevano le mani agli dèi e pregavano di poter essere risparmiati.

17. Ma Cirenio faticava ad aspettare il mattino seguente; infatti troppo lo impietosivano le vittime impaurite, che avevano da passare una notte così terrificante!

 

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Cap. 69

Notte di paura per le giovani vittime umane predestinate. I tre diabolici

servitori degli idoli. L’intima indignazione di Cirenio e il suo severo giudizio:

libertà alle vittime, morte ai tre sacerdoti!

15 novembre 1843

1. Ma i tre sacerdoti subalterni, quando giunsero alla piazza del sacrificio, notificarono subito alle guardie delle vittime, così come alle povere giovani vittime sopraffatte da ogni angoscia mortale, che il sacrificio prestabilito e irrevocabile sarebbe avvenuto solo al mattino seguente, e tanto più sicuramente, in quanto l’alto Cirenio stesso lo aveva così ordinato.

2. In quale stato d’animo questa notizia abbia gettato le duemila vittime, non occorre descriverlo più dettagliatamente, per chi sa dalla tradizione storica che queste vittime, per placare dèi di diverso genere, venivano anche martirizzate e uccise in modi diversi.

3. (Per certuni sarebbe troppo sconvolgente il sentire tutte le mille diverse specie di martirio; perciò vogliamo anche tralasciarlo.

4. Vogliamo piuttosto visitare subito con Cirenio e con Maronio e Giuseppe, di primo mattino, la piazza del sacrificio, e là guardarci un po’ attorno! -)

5. Di primissima mattina, straordinariamente serena, i tre sopra nominati si recarono alla piazza prestabilita per il sacrificio.

6. Con la più grande esasperazione Cirenio sentì già da lontano le terribili grida di paura della gioventù da sacrificare.

7. Egli dunque accelerò il passo, per porre fine il più presto possibile a questa scena raccapricciante.

8. Giunto sulla piazza, inorridì per la sensibilità disumana dei tre sacerdoti subalterni, i quali aspettavano già con grandissima ansia il comando di Cirenio per il massacro.

9. Cirenio fece subito chiamare i sacerdoti e domandò loro: “Ditemi, non vi fa per niente pena questa splendida gioventù, se dovesse essere trucidata nella maniera più crudele? Non avete alcuna compassione per loro nel vostro petto?!”

10. E i sacerdoti dissero: “Dove sono gli dèi a sentire, là finisce il sentimento di umanità!

11. Per gli dèi la vita degli uomini è un nulla - e spesso soltanto un abominio; ciò fa sì che noi, loro servitori in terra, sentiamo a modo loro, e non possiamo quindi nutrire in noi alcuna compassione,

12. ma anzi solo piacere e giubilo, quando ci è dato di poter servire gli dèi nel modo più puntuale!

13. Dunque anche adesso ci rallegriamo già oltre misura per l’immolazione di queste vittime, che del resto sono richieste raramente dagli alti dèi!”

14. Questa dichiarazione diede a Cirenio un così potente colpo al cuore, che egli cominciò a tremare per l’ira contro questi sacerdoti.

15. Ma rinfrancandosi in breve tempo, egli disse di nuovo ai sacerdoti: “Che cosa accadrebbe però, se Zeus stesso si trovasse qui e concedesse a queste vittime la vita? Che cosa fareste allora?”

16. E i sacerdoti risposero: “Allora tanto più sicuramente dovrebbe compiersi il sacrificio, perché ciò sarebbe solo un mettere alla prova lo zelo di noi sacerdoti nel servirlo!

17. Se allora ci impietosissimo per le vittime predestinate, Zeus ci reputerebbe empi e ci annienterebbe con tuoni e fulmini!”

18. Ma Cirenio interrogò ancora i sacerdoti e disse: “Che cosa hanno dunque commesso gli altri grandi sacerdoti, al cospetto degli dèi, per essere stati uccisi così miseramente nel loro palazzo?”

19. E i sacerdoti replicarono: “Non sai dunque che al di sopra di tutti gli dèi e dei loro sacerdoti regna anche un inesorabile Fato?

20. Costui ha ucciso i sacerdoti, come anticamente ha aizzato gli dèi; gli dèi però non li può uccidere, certo invece i sacerdoti qua e là ancora mortali!”

21. “Bene”, disse Cirenio, “oggi dopo mezzanotte il Fato venne da me e mi impartì l’ordine di concedere la vita a tutta questa gioventù - e in loro vece di sacrificare voi, e questo è così certo come io mi chiamo Cirenio e mio fratello, Giulio Augusto Cesare, regna a Roma come supremo console e imperatore! - Che ne dite allora di questa notizia?!”

22. Questa terribile notizia fece impallidire i sacerdoti e fece riprendere i sensi alle altre vittime. Qui infatti Cirenio fece subito annunciare a tutte le vittime la libertà, ma i tre sacerdoti li fece legare e preparare per l’esecuzione.

 

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Cap. 70

Giuseppe cerca di mitigare la pena. Ira di Cirenio contro i tre sacerdoti

condannati a morte.  I tre condannati implorano grazia.

16 novembre 1843

1. Ma si avvicinò ora Giuseppe a Cirenio, e lo interrogò dicendo: “Stimatissimo, carissimo amico! È veramente tua seria intenzione di uccidere questi tre servi degli idoli?”

2. E Cirenio, pieno di collera verso queste tre tigri umane prive di qualsiasi sensibilità, disse a Giuseppe:

3. “Sì, mio eccellente amico! Voglio stabilire qui un esempio, dal quale tutto il popolo abbia a riconoscere che io nulla punisco maggiormente della assoluta mancanza di amore!

4. Poiché un uomo senza amore e privo di qualsiasi sentimento di compassione è il peggiore dei mali sulla Terra.

5. Tutti gli animali rapaci sono agnelli al suo confronto e le furie dell’inferno al paragone si possono appena chiamare sue pessime discepole.

6. È perciò che reputo primo e massimo dovere di un vero reggente dei popoli, distruggere simili mostri e cancellarli totalmente dalla Terra.

7. I sacerdoti devono invece solo istruire il popolo, e in modo specialissimo nell’amore; essi devono dare a chiunque il buon esempio!

8. Ma se questi primi maestri e guide del popolo diventano delle Furie, che cosa diverranno poi i loro discepoli?

9. Perciò via simili bestie! Ora sto solo pensando al tipo di morte più atroce; come lo trovo, sarà subito spezzato il bastone per loro!”

10. Ma Giuseppe non ebbe quasi più coraggio di obiettare qualcos’altro a Cirenio, poiché costui aveva detto queste parole con troppa grande serietà.

11. Ma dopo qualche momento i tre sacerdoti caddero in ginocchio davanti a Cirenio e lo pregarono di far loro grazia, con l’assicurazione che avrebbero certamente cambiato la loro vita, ed erano anche pronti a rinunciare all’istante al loro sacerdozio.

12. Ma per ottenere la grazia si appellarono alla legge sacerdotale, la quale li aveva indotti ad agire così e non altrimenti.

13. Ma Cirenio disse: “Credete voi, scellerati, che io non conosca le leggi dei sacerdoti?!

14. Udite! La legge straordinaria sui sacrifici suona così: ‘Se un qualche popolo per la sua dissolutezza è diventato infedele agli dèi in modo evidente, e gli dèi allora lo visitano con guerra, fame e peste, i sacerdoti allora devono esortare il popolo a correggersi.

15. Se il popolo si converte, allora i sacerdoti lo devono di nuovo benedire, e fare obbligo al popolo di portare, per la riconciliazione degli dèi, certe offerte di oro, bestiame e grano davanti ai sacerdoti, i quali debbono allora consacrare queste offerte e poi farne un olocausto!

16. Se vi fosse tuttavia un qualche popolo così caparbio e incallito, che schernisse i sacerdoti, allora i sacerdoti debbono far arrestare gli schernitori insieme ai loro figli, e in stanze sotterranee istruirli con la sferza per sette lune (mesi).

17. Se qui gli empi si convertono, devono essere rimessi a piede libero; se però non si convertono, devono cadere di spada - e dopo soltanto essere dati alle fiamme come espiazione agli dèi!’

18. Non suona così l’antica saggia legge dei sacrifici? - C’erano qui guerra, fame e peste? Questa bella gioventù era infedele agli dèi? L’avete istruita in precedenza per sette lune? - No!!! Ma è per ambizione di casta e per libidine che volete ucciderla! Ed è perciò che dovete morire voi, i più grandi profanatori della vostra stessa legge!”

 

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Cap. 71

Dolce protesta di Giuseppe a Cirenio e invito a lasciare il giudizio al Signore.

Cirenio ascolta il consiglio. L’apparente condanna alla morte in croce

come mezzo per correggere i tre sacerdoti.

17 novembre 1843

1. Dopo questa spiegazione di Cirenio, gli si avvicinò di nuovo Giuseppe e disse:

2. “Cirenio, mio eccellentissimo amico e fratello! Io penso che la punizione di questi tre servi degli idoli, che sono proprio sul serio malvagi, tu debba lasciarla al Signore;

3. poiché credimi, al Signore, l’onnipotente Dio del Cielo e della Terra, nessuno rende così un servizio gradito, neppure se facesse ammazzare il più grande malfattore!

4. Lascia dunque tranquillamente all’Onnipotente il giusto castigo di questi tre, e il Signore ti benedirà, attraverso la punizione che Egli fin troppo certamente farà arrivare a questi tre, se non si muoveranno a grandissimo pentimento e totale conversione!

5. Se però si volgono in se stessi al vero pentimento e alla vera conversione all'unico vero Dio, allora essi possono ancora diventare certamente degli uomini nobili!”

6. Queste parole di Giuseppe indussero Cirenio a riflettere su quello che avrebbe dovuto veramente fare.

7. Dopo un certo tempo egli decise di esporre i tre per lo meno a una forte paura della morte, come rappresaglia per quello che avevano causato alla povera gioventù.

8. Perciò egli disse a Giuseppe: “Mio intimo, mio eccellente amico e fratello! Ho ponderato ora bene il tuo consiglio e lo voglio anche seguire!

9. Ma solo, in questo momento non posso farlo! Una volta devo spezzare il bastone per questi tre come ho minacciato a condannarli alla morte più atroce!

10. Solo dopo che avranno sopportato la paura della morte per ventiquattr’ore, allora tu, davanti a tutto il popolo, su questa piazza dell’esecuzione, a voce alta chiedimi la grazia e la revoca della pena di morte,

11. ed io pubblicamente ti esaudirò e allora, secondo le disposizioni di legge, concederò la vita a questi tre ribaldi.

12. Credo che così andrà bene; poiché vedi, graziarli subito non posso, perché li ho riconosciuti colpevoli di grave trasgressione alla legge sacerdotale!

13. Secondo la legge, essi devono udire la sentenza di morte; avvenuto questo, solo dopo può seguire in casi eccezionali la grazia al posto dell’esecuzione della sentenza.

14. E così voglio mettermi subito all’opera!”

15. Giuseppe approvò e Cirenio fece subito chiamare i giudici, i littori[13] e gli sgherri e disse:

16. “Portate qui tre croci di ferro e delle catene; le croci infiggetele al suolo e arroventate per ventiquattr’ore le croci erette!

17. Dopo che in questo tempo si saranno debitamente arroventate, verrò poi io e farò issare i tre sacrileghi sulle croci roventi! Fiat!”

18. Poi Cirenio prese un bastone, lo spezzò, lo gettò ai piedi dei tre e disse:

19. “Ora avete udito la vostra sentenza! Dunque preparatevi; poiché siete degni di una tale morte! Fiat!”

20. Questa sentenza colpì i tre come mille fulmini; essi cominciarono subito a urlare e a lamentarsi, e a chiamare in aiuto tutti gli dèi.

21. Furono poi anche subito presi in sicura custodia, e gli sgherri andarono subito nella casa di pena a prendere gli strumenti di tortura ordinati. Cirenio, Giuseppe e Maronio invece tornarono poi subito a casa.

 

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Cap. 72

Maria dubita dell’Onnipotenza di Gesù Bambino. Giuseppe la tranquillizza.

Perché il possente Leone di Giuda fuggì davanti ad Erode.

La beatitudine dei piccini trucidati. Maturità di Pilla.

18 novembre 1843

1. Mentre Cirenio, con Giuseppe e Maronio Pilla, si avvicinava di nuovo alla villa, Maria andò incontro ai tre tutta impaurita col Bambino fra le braccia, e chiese subito a Giuseppe:

2. “Mio Giuseppe, mio sposo amatissimo! O dimmi quello che è successo ai giovani!

3. Poiché se qui ogni volta che si scatenano gli elementi, cosa certo non rara, hanno luogo simili sacrifici, allora neppure noi siamo sicuri col nostro Bambino!

4. Ha bensì una grande potenza - e tuttavia, nonostante questa potenza, siamo dovuti fuggire dalla Palestina di fronte ad Erode!

5. Per cui ne ho anche tratto questa conclusione: per certi casi il Bambino ha ancora una potenza troppo limitata! Perciò sta a noi di sottrarlo a tutti i grandi pericoli!”

6. E Giuseppe disse a Maria: “O mia sposa affidatami dal Signore Dio stesso, non temere per questo!

7. Poiché vedi, neanche un capello è stato toccato ai giovani destinati all’orrendo sacrificio espiatorio!

8. Il nostro caro Cirenio ha dato subito loro la libertà, e al loro posto condannò i tre sacerdoti che erano qui, ieri, a chiedere a Cirenio il benestare per il massacro dei giovani, alla più dolorosa delle morti su una croce rovente!

9. Però - detto fra noi - solo all’apparenza! Domani mattina presto, anziché l’esecuzione della sentenza di morte, essi avranno la grazia!

10. E questa lezione servirà loro sicuramente da eccellente monito, per cui in futuro non formuleranno sicuramente più, la proposta di un simile sacrificio di espiazione agli idoli!

11. Perciò dunque, mia amatissima sposa, sii del tutto e completamente tranquilla e pensa: il Signore, che con tanta sicurezza ci ha guidati fino ad ora, nemmeno in futuro ci consegnerà in potere dei pagani!”

12. Maria a queste parole di Giuseppe fu perfettamente tranquillizzata, e il suo viso si rasserenò di nuovo.

13. E il Bambino sorrise in faccia alla madre e le disse:

14. “Maria, se qualcuno avesse ammansito un leone, così da farsi portare in giro come da un mansueto animale da soma,

15. pensi dunque che sarebbe encomiabile, per chi è sul fortissimo dorso del leone, l’aver paura della lepre in fuga?”

16. Maria si stupì per la profonda sapienza di queste parole, ma non le comprese.

17. E il Piccino parlò dunque ancora una volta a Maria, e disse col viso tutto serio:

18. “Io sono il possente Leone di Giuda, che ti porta sul Suo dorso; come puoi dunque aver paura di quelli che con un soffio Io posso disperdere come vuota pula?!

19. Pensi dunque che sono fuggito da Erode per mettermi al sicuro dalla sua furia?

20. Oh no! Fuggii soltanto per risparmiarlo; se infatti il Mio viso l’avesse guardato, sarebbe stata la sua fine per l'eternità!

21. Vedi, i piccini invece che sono stati strozzati per me, sono già felicissimi nel Mio Regno - e sono ogni giorno attorno a Me, e Mi lodano ed esaltano e riconoscono in Me già perfettamente il loro Signore per l’eternità!

22. Vedi, Maria, così stanno le cose! Perciò dovresti sì tacere di Me ovunque, come fu comandato; ma per te stessa dovresti ben saperlo, Chi è Colui che dovevi chiamare ‘Figlio di Dio’, e così Lo hai anche chiamato!”

23. Queste parole scossero profondamente Maria; poiché ella si avvide ora completamente, che teneva fra le braccia il Signore.

24. Ma anche Maronio, che si trovava qui dietro a Maria, aveva sentito le parole del Bambino, e cadde a terra davanti al Bambino.

25. Solo adesso Cirenio si accorse di Maria; prima infatti era assorto in un colloquio con uno dei segretari che lo accompagnavano.

26. Perciò egli d’improvviso corse dal Bambino e Lo salutò e Lo accarezzò, e il Piccino fece altrettanto e disse: “Cirenio, rialza Maronio, poiché egli ora è già preparato; ora può riconoscerMi! - Mi comprendi, quello che voglio dire?!”

 

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Cap. 73

Per concessione di Cirenio le esercitazioni militari vengono sospese.

Uscita per la città e intercessione del piccolo Gesù a favore dei tre condannati a morte.

20 novembre 1843

1. Ma quando tutta la compagnia fu così giunta presso la villa, Cirenio inviò subito il suo aiutante in città, dal capo supremo della città, e gli fece sapere che in quel giorno e nel successivo non avrebbero dovuto aver luogo né parate né marce.

2. Infatti questa era l’usanza presso i Romani in circostanze straordinarie: in occasione di certi fenomeni - quali potevano essere un’eclissi di luna o di sole, un violento temporale,

3. meteore infuocate, comete, l’improvvisa comparsa di un folle, un attacco della cosiddetta epilessia,

4. come pure giornate di esecuzioni eccezionalmente severe - le consuetudini dei Romani non permettevano di intraprendere contemporaneamente altri affari di Stato.

5. Infatti tutte le giornate di questo genere erano ritenute dai Romani, altrimenti probi sotto molti aspetti, come giorni sfortunati o come giorni particolari degli dèi, che gli uomini dovevano subito santificare e non impiegare per i loro propri affari.

6. Ma sebbene Cirenio di per sé proprio non tenesse molto a queste vuote consuetudini, pur tuttavia egli doveva fare questo a causa del popolo, il quale era ancora molto attaccato a tali stoltezze.

7. Ma quando il suo aiutante se ne fu andato, Cirenio disse a Giuseppe: “Nobilissimo fratello e amico! Fa’ ora preparare la colazione. Dopo colazione però vogliamo andare tutti quanti in città, a fare un sopralluogo sulle devastazioni della tempesta!

8. In tale occasione incontreremo sicuramente molti cittadini poveri e infortunati di questo luogo, e li aiuteremo anche in ogni modo possibile.

9. Dopo visiteremo il porto e vedremo la situazione delle navi, se sono state danneggiate e come.

10. Ne risulterà allora sicuramente qualche lavoro per i tuoi figli, che io voglio nominare subito sovrintendenti, dato che comunque proprio in questa città c’è molta penuria di esperti nelle costruzioni.

11. L’Egitto infatti ora dal punto di vista architettonico non è più di gran lunga ciò che era una volta, mille anni fa, ai tempi degli antichi faraoni”.

12. Giuseppe eseguì subito il desiderio di Cirenio, fece preparare una frugale colazione consistente in pane, miele e latte, e qualche frutto.

13. Ma dopo il pasto si alzò Cirenio con tutti gli altri commensali, e volle andare subito in città come si era proposto,

14. ma il Piccino chiamò a Sé Cirenio e disse a lui: “Mio Cirenio, tu vai in città per aiutare in qualche modo la cittadinanza bisognosa, e il tuo più grande desiderio è che Io voglia essere accanto a te!

15. Sì, anch’Io voglio venire con te, però devi ascoltarMi e seguire il Mio consiglio!

16. Vedi, chi è più nel bisogno, sono certamente quei tre che tu condannasti per ventiquattr’ore alla paura di morire!

17. Ma vedi inoltre, Io non trovo alcun piacere nel dolore troppo grande dei miseri; perciò andiamo prima là ad aiutare questi infelicissimi tra tutti! Dopo soltanto vogliamo visitare i meno infelici nella città e nel porto di mare!

18. Se fai questo, allora verrò con te; se invece non lo fai, allora resto a casa! Poiché vedi, anch’Io sono un Signore a modo Mio, e posso fare ciò che voglio senza attenerMi a te! Se però segui il Mio consiglio, allora poi certo voglio attenerMi a te!”

 

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Cap. 74

Cirenio a un bivio. Il consiglio del Piccino. Conoscenza di Maronio

del diritto romano. I tre sacerdoti graziati sul luogo del supplizio sono

uccisi dalla gioia e risuscitati da Gesù Bambino.

21 novembre 1843

1. Quando Cirenio ebbe sentito questo da Chi per lui veniva prima di tutti, il piccolo Oratore in culla, come talvolta Lo chiamava, rimase sorpreso tra sé, e non sapeva che cosa dovesse propriamente fare.

2. Poiché da un lato si vedeva enormemente messo a nudo, davanti al popolo, come generale e supremo governatore di animo titubante,

3. d’altro lato però aveva tuttavia troppo rispetto per la sperimentata potenza del Bambino.

4. Egli esaminò per un certo tempo il pro e il contro, e dopo un po’ disse come a se stesso:

5. “O Scilla, o Cariddi[14], o mito di Ercole al bivio!

6. Qui se ne sta l’eroe tra due abissi; se sfugge all’uno, precipita inevitabilmente nell’altro!

7. Che cosa devo fare ora? Dove voltarmi? Devo apparire per la prima volta titubante davanti al popolo, e fare la volontà di questo potente Bambino?

8. Oppure devo agire secondo la mia decisione, comunque molto benevola?”

9. Qui il Piccino chiamò di nuovo a Sé Cirenio, e disse sorridendo: “Mio caro amico, tu frulli insieme gusci di uova e gusci di noci!

10. Che cos’è Scilla e che cosa Cariddi, e che cosa l’eroe Ercole davanti a Me?! Segui Me, e non avrai nulla a che fare con tutte queste inezie!”

11. E Cirenio, riavendosi dalla sua titubanza, disse al Bambino:

12. “Sì, Vita mia, mio piccolo Socrate, Platone e Aristotele in culla! Voglio accontentare Te, e avvenga ciò che vuoi!

13. E così rechiamoci dunque al luogo del supplizio e là trasformiamo subito in grazia la nostra sentenza!”

14. Qui si avvicinò anche Maronio a Cirenio e gli disse con molta cautela:

15. “Altezza imperiale e consolare! Sono completamente d’accordo col consiglio del Bambino; infatti mi è venuto in mente che in questioni riguardanti i sacerdoti, la pena di morte non può essere mai inflitta ai sacerdoti senza l’approvazione del Pontifex Maximus (sommo pontefice) a Roma,

16. a meno che questi non fossero sobillatori contro lo Stato, ciò che qui però non sono, essendo solo dei ciechi fanatici della loro causa.

17. Perciò trovo molto giusto il consiglio del Bambino; seguirlo può quindi solo esserti utile, mai invece danneggiarti!”

18. A Cirenio fece piacere questa osservazione di Maronio, e quindi si mise subito in cammino con tutta la compagnia prestabilita.

19. Giunto al luogo del supplizio, trovò i tre sacerdoti già quasi esanimi per la troppo grande paura della crudelissima morte.

20. Solo uno di loro ebbe ancora tanta presenza di spirito, da alzarsi a gran fatica davanti a Cirenio, a pregarlo di una morte più clemente.

21. Ma Cirenio disse a lui, così come agli altri due: “Guardate il Bambino che questa Madre tiene in braccio, Lui vi ridà la vita. E così anch’io ve la concedo e revoco la mia sentenza!

22. Rialzatevi dunque e andate liberi! Fiat! E voi guardie, giudici, littori e sgherri, allontanatevi e portate via tutto! Fiat!”

23. Questa proclamazione della grazia tolse la vita ai tre sacerdoti; ma il Piccino stese la mano sui tre, ed essi si ridestarono alla vita e subito seguirono, tutti rasserenati, il piccolo Salvatore delle loro vite.

 

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Cap. 75

Visita della città dopo la tempesta. Il tempio distrutto dall’uragano.

Assurda intenzione di Cirenio di gettar via la spada.

Sagge parole del santo Bambinello sulla spada portata come un bastone da pastore.

22 novembre 1843

1. Allontanandosi in fretta dal luogo del supplizio, l’intera compagnia si recò ora in città, seguita dai tre sacerdoti graziati.

2. Ma quando essi, cioè la compagnia, giunsero in città nella piazza grande - e precisamente davanti all’enorme ammasso di rovine del grande tempio e dell’intero, ancora più grande palazzo dei sacerdoti -

3. Cirenio si mise le mani nei capelli e disse a voce alta:

4. “Quanto è cambiato il tuo aspetto! Sì, così può agire solo la potenza di un Dio!

5. Non occorrono tempi lunghi, ma un cenno dell’Onnipotenza basta a ridurre in polvere l’intero cerchio della Terra!

6. O uomini, volete combattere con Colui che comanda agli elementi, ed essi obbediscono al Suo cenno?!

7. Volete essere giudici, dove comanda l’Onnipotenza della Divinità, e dominare, dove un lieve cenno dell’eterno Dominatore vi distrugge?!

8. No, no! Io sono uno stolto a portare ancora alla cintura la spada, come se avessi un potere!

9. Via tu, misero oggetto! Qui in questo ammasso di rovine è il posto migliore per te! La mia vera spada invece devi essere Tu, Tu, che la Madre tiene fra le braccia!”

10. Qui improvvisamente Cirenio slegò dal corpo la sua spada insieme alla cintura d’onore, e voleva scagliarla con tutta forza nel mucchio delle rovine.

11. Ma il Piccino, che si trovava a fianco di Cirenio in braccio a Maria, disse a lui:

12. “Cirenio! Non fare quello che vuoi fare! Poiché in verità, chi porta la spada alla tua maniera, la porta legittimamente!

13. Chi adopera la spada come arma, costui la getti via da sé;

14. ma chi l’adopera come un bastone da pastore, costui la tenga! Poiché tale è la volontà di Colui, a Cui Cielo e Terra debbono ubbidire in eterno!

15. Ma tu sei un pastore per coloro che sono scritti nel libro della tua spada;

16. perciò cingiti di nuovo del giusto onore, affinché il tuo popolo riconosca che tu sei per lui un pastore!

17. Se il tuo gregge fosse costituito unicamente da agnelli, allora non avresti bisogno di alcun bastone!

18. Ma fra quelli vi sono moltissimi capri; perciò Io vorrei piuttosto aggiungerti un altro bastone, che toglierti quell’unico!

19. È vero! Non c’è potere fuorché in Dio; ma se Dio ti conferisce il potere, allora non devi gettare via da te ciò che la maledizione di Dio ha sentenziato!”

20. Queste parole indussero Cirenio a cingere immediatamente di nuovo la spada, mentre continuava silenziosamente ad adorare il Piccino. Ma i tre sacerdoti si spaventarono enormemente per la sapienza di questo Bambino!

 

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Cap. 76

Stupore dei tre sacerdoti per la sapienza del Bambino e di Giuseppe.

Buona e breve spiegazione di Giuseppe sulla mitologia.

24 novembre 1843

1. Col più grande rispetto i tre sacerdoti si avvicinarono a Giuseppe, e gli domandarono in qual modo questo Bambino fosse giunto a una sapienza così straordinariamente meravigliosa, e quale fosse la sua età.

2. Ma Giuseppe disse loro: “Cari amici, non interrogate prematuramente su questo; poiché una risposta troppo prematura potrebbe costarvi la vita!

3. Seguite noi, invece, e lasciate perdere i vostri molti dèi, e credete che c’è solo un vero Dio del Cielo e della Terra, e credete che questo unico vero Dio è Quello che il popolo d’Israele adora e onora in Gerusalemme, così lo saprete in voi e da questo Bambino, da dove viene la Sua sapienza!”

4. Ma i sacerdoti dissero: “Uomo, tu dici qui delle strane parole!

5. I nostri dèi principali, Zeus, Apollo, Mercurio, Vulcano, Plutone, Marte e Nettuno, Giunone, Minerva, Venere e altri ancora, non sono dunque nient’altro che opere dell’umana fantasia?”

6. E Giuseppe rispose: “Ascoltatemi, amici! Tutti i vostri dèi sono sorti per la fantasia dei vostri avi, i quali conoscevano ancora benissimo l’unico Dio!

7. Ma essi erano rari poeti e cantori alle corti degli antichi re di questo Paese, e personificarono - certo con buona simbologia - le qualità dell’unico vero Dio.

8. Per essi Giove simboleggiava la Bontà e l’Amore del Padre dall’eternità, Apollo era la Sapienza del Padre, e Minerva rappresentava il Potere di questa Sapienza.

9. Mercurio significava l’Onnipresenza dell’unico Dio attraverso la Sua onnipotente Volontà.

10. Venere rappresentava lo Splendore e la Bellezza e la Giovinezza eternamente immutabile dell’Essere divino.

11. Vulcano e Plutone rappresentavano il Potere assoluto dell’unico Dio su tutta la Terra.

12. Marte rappresentava la divina Serietà e il Giudizio, e la morte per i giudicati.

13. Nettuno rappresentava lo Spirito dell’unico Dio operante in tutte le acque, mediante le quali Egli vivifica la Terra.

14. Così l’antica Iside, come Osiride, rappresentavano la divina, intangibile Santità, che in Sé sono dall’eternità il divino Amore e la divina Sapienza.

15. E così tutti gli altri dèi minori non rappresentavano nient’altro che le qualità dell’unico Dio in immagini simboliche!

16. E questa era una rappresentazione lodevolissima; poiché altro non si sapeva, se non che tutto questo designava solo l’unico Dio nei diversi modi delle sue innumerevoli manifestazioni.

17. Ma col tempo l’interesse, l’egoismo e la sete di potere hanno accecato e ottenebrato gli uomini.

18. Essi perdettero lo Spirito e non rimase loro nulla, se non la materia esteriore, e divennero pagani, il che equivale a dire: essi divennero rozzi materialisti e perdettero l’unico Dio, si attaccarono perciò alle immagini esteriori, vuote e incomprese, simili ai cani che rosicchiano avidamente le ossa spolpate, a cui non è più attaccata della carne. - Mi comprendete?”

19. I tre si guardarono l’un l’altro sgranando gli occhi e dissero: “In verità, tu sei più addentrato di noi nella nostra religione! Ma dove hai saputo tali cose?”

20. Ma Giuseppe disse: “Abbiate solo pazienza; il Bambino ve lo farà conoscere! Perciò seguite noi, e non tornate di nuovo indietro!”

 

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Cap. 77

Cirenio e i tre sacerdoti. Dissotterramento dei sepolti.

Miracoloso aiuto del Piccino. La rianimazione dei sette

morti apparenti che facevano da guida alle catacombe.

25 novembre 1843

1. I tre sacerdoti ora non domandarono nient’altro; essi infatti riconobbero in Giuseppe un uomo, che sembrava essere profondamente iniziato negli antichi misteri d’Egitto, come lo erano solitamente soltanto i massimi livelli sacerdotali di questo Paese.

2. Ma Cirenio si girò e domandò ai tre sacerdoti, quanti dei loro avevano qui perso la vita.

3. E i tre dissero: “Potentissimo governatore! Non possiamo indicarti il numero con assoluta precisione;

4. ma oltre settecento erano sicuramente quelli che furono sepolti qui, senza contare gli allievi di entrambi i sessi!”

5. “Bene”, disse Cirenio, “vogliamo accertare quanto prima la cosa più da vicino!”

6. Domandò poi a Giuseppe se non fosse consigliabile dissotterrare i sepolti!

7. E Giuseppe rispose: “Ciò è anzi un preciso dovere; infatti qua e là nelle catacombe potrebbero esservi degli allievi ancora in vita, e salvarli è un preciso dovere!”

8. Quando Cirenio ebbe sentito questo, fece assoldare immediatamente duemila operai, che dovevano mettersi subito a rimuovere le macerie.

9. In poche ore vennero già tirati fuori sette cadaveri, ed erano proprio le guide delle catacombe.

10. E Cirenio disse: “In verità, per questi mi dispiace; poiché senza il loro aiuto non combineremo molto nel labirinto sotterraneo di innumerevoli passaggi e passaggi!”

11. Ma il Piccino disse a Cirenio: “Mio Cirenio, per quanto riguarda le catacombe, non vi sarà da trovare molto di utile;

12. poiché esse giacciono abbandonate già da parecchi secoli, e sono piene di fango e di ogni genere di insetti nocivi.

13. Ma queste sette guide alle catacombe erano tali solo ed esclusivamente come titolo; neppure uno di loro però era mai entrato in una catacomba.

14. Vedi, perché tu creda però a quanto ti dico, ti dico anche che queste sette guide non sono totalmente morte, ma giacciono solo molto stordite e possono quindi essere richiamate in vita.

15. Fa’ loro massaggiare le tempie, il petto, la nuca e mani e piedi da donne robuste, e presto si sveglieranno dal loro stordimento!”

16. E Cirenio domandò al Piccino: “O Vita mia! Se Tu li toccassi, anche allora sicuramente si sveglierebbero!”

17. Ma il Piccino disse: “Fa’ quello che ti ho consigliato; Io infatti non posso fare troppo, se non voglio recare al mondo un giudizio, anziché la benedizione!”

18. Cirenio non comprese bensì queste parole; pur tuttavia seguì il consiglio del Piccino.

19. Egli fece subito venire dieci vergini robuste, perché massaggiassero le sette guide.

20. Dopo alcuni minuti i sette si svegliarono, e domandarono a quelli che stavano loro intorno, che cosa fosse loro accaduto e che cosa stesse accadendo.

21. E Cirenio li fece subito condurre in un buon albergo; ma il popolo restò altamente meravigliato per questo risveglio, e tributò alle vergini una grande venerazione.

 

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Cap. 78

Opera di misericordia. La tempesta intelligente.

Buona intuizione di Cirenio. Visita del porto.

27 novembre 1843

1. Dopo di che si continuò a scavare e Cirenio impartì l’ordine che tutti i cadaveri, se mai non fossero troppo mutilati, dovevano essere adagiati con i volti rivolti a terra, in un certo luogo ricoperto di stuoie;

2. soltanto quelli molto mutilati dovevano essere subito o bruciati, o sotterrati alla profondità di otto piedi, nel modo solito e nel luogo di sepoltura comune.

3. Ma per quelli poco mutilati si dovevano fare dei tentativi di rianimazione come per i sette.

4. E qualora l’uno o l’altro fosse ritornato in vita, lo si doveva subito portare nell’albergo con i sette!

5. Quando quest’ordine fu impartito, Cirenio se ne partì di là con la sua compagnia, per ispezionare anche altre parti della città.

6. Ma con sua grande meraviglia trovò che in nessun luogo vi era stata in qualche modo danneggiata una casa borghese;

7. bensì invece non si poteva più trovare da nessuna parte un tempio degli idoli che non giacesse distrutto in macerie, eccetto un unico, piccolo Tempio chiuso, con l’iscrizione: “Al Dio ignoto!”

8. Quando la compagnia, con gran seguito di popolo, ebbe attraversato in gran parte l’intera, non insignificante città di ottantamila abitanti, Cirenio chiamò a sé Giuseppe e gli disse:

9. “Ascolta, mio eccellentissimo amico e fratello, fra me e me devo perfino ridere per il singolare effetto del terremoto, come della tempesta!

10. Guarda un po’ qui infatti! Lungo questa viuzza davanti a noi ci sono delle case di ben misera costruzione; sono pietre asciutte senza calce - per di più alquanto asimmetriche - messe una sopra l’altra a formare una parete.

11. Si potrebbe credere che la loro solidità sarebbe a mala pena sufficiente per resistere alla scossa che viene prodotta dal calcio di un cavallo solo un po’ pesante!

12. Vedi invece, queste vere costruzioni da formiche sono qui intatte! Neppure una è anche solo minimamente in qualche modo danneggiata,

13. mentre in mezzo a queste vere case ‘dall’oggi al domani’, i templi, costruiti saldi per i millenni, sono tutti generalmente trasformati nei più miserabili ammassi di rovine!

14. Che te ne pare di questo stranissimo fenomeno? Non è evidente, qui, che tanto il terremoto quanto la tempesta devono aver operato con molta intelligenza?!

15. Per davvero, devo confessarti e dirti con mia grande gioia:

16. se il tuo Figlioletto non è andato un po’ fra i templi, a giocare col suo dito onnipotente in compagnia della tempesta, non voglio più chiamarmi Cirenio!”

17. Ma Giuseppe disse: “Tienilo solo per te, quello che credi, e non ne parlare già ad alcuno - poiché sarà puramente così!

18. Ma ora noi ci rechiamo al porto e là vogliamo vedere se non vi si trovi lavoro per me!”. - E Cirenio seguì subito il consiglio di Giuseppe e si recò alla riva del mare.

 

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Cap. 79

Pochi danni al porto. Il ritorno a casa. Maria sulla portantina.

Intenzionale deviazione nel tornare a casa.

28 novembre 1843

1. Giunti alla riva del mare dove era il porto per le navi, eretto in parte dalla natura e in parte con la tecnica degli uomini, Cirenio si stupì nuovamente, e non poco.

2. Infatti non vi si poteva scorgere alcun danno, eccetto che sulla sfarzosissima nave di Cirenio tutti i cosiddetti ornamenti mitologici erano quanto più possibile distrutti.

3. Cirenio disse perciò a Giuseppe: “Mio stimabilissimo amico, nelle attuali circostanze i tuoi figli avranno poco da fare!

4. Vedi, neanche una imbarcazione ha sofferto un qualsiasi danno, eccetto che qui - e la cosa mi è molto ben accetta - specialmente sulla mia nave gli idoli hanno dovuto assaggiare, a quanto sembra, l’acqua del mare,

5. ciò che appunto mi fa molto piacere; sicuramente infatti non ne farò più mettere degli altri sulla mia nave!

6. Al tuo Dio sia ogni lode e ogni onore per questo!

7. Ma ciò nonostante, per le eventuali piccole riparazioni che si dovessero mostrare necessarie qua e là sulle navi, compenserò già i tuoi figli come se avessero fatto qualcosa di grande!”

8. E Giuseppe disse a Cirenio: “O amico e fratello, non ti preoccupare troppo per il guadagno dei miei figli!

9. Vedi, non per il guadagno, ma per poterti rendere un buon servizio, ti sarei venuto volentieri in aiuto riguardo a queste costruzioni; ma ti ha aiutato il Signore, e così è meglio, ed ora tu puoi fare facilmente a meno del mio aiuto.

10. Ma ora abbiamo già visto tutto; perciò, dato che in questa circostanza si è già fatto pomeriggio piuttosto tardi, penso che dovremmo ora recarci di nuovo a casa, e per quanto eventualmente dovesse ancora rimanere, fare un sopraluogo domani

11. E Cirenio disse: “Di questo parere sono anch’io; poiché mi fa pena già oltre ogni misura la povera Madre. Perciò ora dobbiamo cercare di arrivare a casa il più presto possibile!

12. Ma io farò subito portare per lei una portantina, perché venga portata a casa col Piccino!”

13. E il Piccino subito si fece sentire dietro a Cirenio e gli disse:

14. “Fallo senz’altro; questa Madre infatti si è già molto stancata, avendo in Me molto peso da portare.

15. Ma nell’andare a casa, non puoi, come hai in mente, prendere la via che passa per quella certa piazza dei sacerdoti!

16. Poiché se Io venissi trasportato per di là con la Madre, dove ora già circa cento dissepolti giacciono sulle stuoie,

17. tutti improvvisamente diventerebbero vivi, e questo darebbe a te e a tutto il popolo un Giudizio che a ciascuno riuscirebbe molto dannoso!

18. Così invece essi saranno risvegliati durante la notte con l’aiuto umano, sotto il Mio segreto influsso!

19. Con ciò si eviterà l’apparenza del miracoloso, e tu e tutto il popolo restate risparmiati da un Giudizio eternamente mortale per lo spirito!”

20. Cirenio seguì esattamente questo consiglio, lietissimo in cuor suo; la portantina venne procurata all’istante, e Maria vi si mise col Piccino.

21. Cirenio stabilì un’altra strada, per la quale l’intera compagnia, compresi anche i tre sacerdoti, molto presto e molto comodamente raggiunsero la villa di Giuseppe.

 

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BUONI INSEGNAMENTI IN CASA DI GIUSEPPE

 

 

Cap. 80

Premure di Giuseppe come padre di famiglia.

Gioia del Piccino per Giacomo: “Quelli che amo, Io anche li punzecchio

e li pizzico e li tiro!” Felice e invidiabile missione di Giacomo.

29 novembre 1843

1. Giunti di nuovo nella villa, Giuseppe si recò subito dai suoi figli, i quali si erano appena messi a preparare il pranzo del mezzogiorno, e disse loro:

2. “Bene, bene, figli miei, avete prevenuto il mio desiderio; ma oggi abbiamo tre ospiti in più, e precisamente i tre sacerdoti che questa mattina presto hanno corso pericolo di morte.

3. Costoro li vogliamo ospitare in modo del tutto speciale, perché diventino nostri amici nel riconoscimento del nostro Padre in Cielo,

4. il Quale ci ha scelti come Suoi figli per mezzo della Alleanza che Egli ha fatto con i nostri padri!

5. Ma tu, Giacomo, va subito fuori, incontro alla Madre che è ormai molto stanca, e prendile il nostro dilettissimo Piccino,

6. e portaLo subito a riposare; poiché anch’Egli è già visibilmente stanco e desidera la culla!”

7. E subito Giacomo corse di fuori e da Maria, che era appena scesa dalla portantina, e subito con grande amore e grande gioia le prese il Piccino dalle braccia.

8. Ma anche il Piccino espresse a Giacomo una gioia altrettanto grande; infatti saltava nelle sue braccia, e sorrideva, e lo pizzicava e lo tirava ovunque potesse afferrarlo con le Sue manine.

9. Ma i tre sacerdoti, che avevano il più tremendo rispetto per questo Bambino, si meravigliarono con grande gioia del loro animo, avendo scoperto in questo Bambino anche qualcosa di prettamente infantile.

10. Ma uno di loro si avvicinò a Giacomo e gli chiese in buon ebraico:

11. “Dimmi, questo meraviglioso Bambino di tutti i bambini, è sempre così vispo, anzi si potrebbe dire perfino un po’ birichino, come lo sono talvolta i bambini comuni, ovviamente solo fino a due o tre anni?”

12. Ma il Piccino rispose prontamente da Sé al posto di Giacomo:

13. “Sì, sì, amico Mio! Quelli che amo, quelli anche li punzecchio e li pizzico e li tiro; ma ciò succede solo a coloro che Mi amano come il Mio Giacomo - e Io pure li amo come questo Mio Giacomo.

14. Ma con questo non faccio loro tuttavia niente di male! - Non è vero, Mio caro Giacomo, non ti fa male, se ti tiro e pizzico?”

15. E Giacomo, come al solito subito commosso fino alle lacrime, disse: “O mio carissimo divin Fratellino, come potresti farmi male?!”

16. E il Piccino rispose allora a Giacomo: “Giacomo, fratello Mio, tu Mi vuoi veramente bene!

17. Ma anch’Io ti voglio così bene, che tu non potrai mai in eterno comprendere a sufficienza quanto ti voglio bene!

18. Vedi, Mio caro fratello Giacomo, i Cieli sono estesi e infinitamente grandi; innumerevoli mondi splendenti di luce essi contengono, come la Terra [contiene] una goccia di rugiada;

19. E i mondi sono portatori di innumerevoli felicissimi esseri della tua specie; ma tra di loro nessuno è più felice di te ora, Mio carissimo fratello! Adesso ancora non Mi comprendi; ma Mi comprenderai certo molto bene col tempo! Di dormire però adesso non ho voglia, quando gli uomini vegliano attorno a Me! Ma accanto a te voglio restare!”

20. Di nuovo questo discorso spezzò ancora il cuore al nostro Giacomo, così che egli ne pianse per l’amorosa gioia; ma il sacerdote che lo aveva interrogato, quasi sprofondava nel suolo per la tanta venerazione e somma reverenza davanti a questo Bambino.

 

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Cap. 81

Il desiderio di Cirenio di essere lui pure pizzicato dal santo Bambino.

Risposta del Piccino. Una promessa per Roma.

Esortazione di Maria a serbare nel cuore le parole non comprese.

1 dicembre 1843

1. Cirenio, il quale pure aveva compreso molto bene queste parole del Piccino, si avvicinò all’istante al Piccino e Gli chiese con molta amabilità:

2. “O Vita mia! Allora certo a me non vuoi così bene, dato che quando Ti avevo sulle mie braccia, non mi hai mai pizzicato e tirato?”

3. Ma il Piccino disse: “O Cirenio, non te ne preoccupare; poiché vedi, tutte le cose spiacevoli che hai già sopportato a causa Mia, furono tutte pizzicotti e tiratine da parte Mia, per il motivo che ti voglio così bene!

4. Mi comprendi ora, quello che ti ho detto?

5. Ma certo ti pizzicherò e tirerò spesso ancora - e per il tanto amore che ti porto sarò proprio cattivello con te!

6. Ma ascolta, non per questo tuttavia devi aver paura di Me, poiché con ciò non ti accadrà alcun male, così come fino ad ora; Mi comprendi, Mio caro Cirenio?”

7. Cirenio, col cuore pieno di profondissima ammirazione per il Bambino, disse tutto colpito e commosso:

8. “Sì, sì, Vita mia! Ti capisco benissimo e so quanto è grande quello che mi hai detto!

9. Ma ciò nonostante vorrei anch’io, però, che Tu mi volessi pizzicare e tirare un po’ come tuo fratello!”

10. E il Piccino disse a Cirenio: “O Mio caro amico, non sarai dunque tu più infantile di Me?

11. Credi dunque che perciò Io ti amerò di più!?

12. Oh, vedi, qui ti sbagli di molto; poiché più ancora di come Io già ti ami, Mi è impossibile di amarti!

13. In verità, neanche tu potrai mai in eterno concepire e comprendere la grandezza e l’intensità del Mio Amore per te!

14. Ascolta, non passerà un secolo, e Roma entrerà spesso nella Mia fortezza!

15. È vero che adesso non è ancora giunto il tempo, ma credi a Me, tu sei già adesso su quella soglia, che presto sarà varcata da moltissimi!

16. Comprendi! - Non però fisicamente, bensì spiritualmente nel Mio futuro Regno per l’eternità!”

17. Queste parole del Bambino suscitarono una grande sensazione in tutti i presenti, e Cirenio non sapeva che cosa dovesse fare di conseguenza.

18. Si rivolse perciò a Maria, che gli stava accanto, e le chiese se comprendesse ciò che il divin Piccino ora aveva detto.

19. Ma Maria disse: “O amico, se Questo fosse un comune figlio degli uomini, noi esseri umani lo comprenderemmo pure;

20. ma così è di una specie più alta, e noi non Lo comprendiamo! Serbiamo però dentro di noi tutte le Sue parole; l’avvenire ce le scoprirà poi certo nella loro vera luce!”

 

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Cap. 82

Domanda di Cirenio a Giuseppe sul sollevamento del velo di Iside e risposta di Giuseppe.

Buona spiegazione di Maronio. Il pranzo. Il sacro timore dei tre sacerdoti.

1 dicembre 1843

1. Qui Giuseppe uscì di nuovo dalla villa e invitò la compagnia al pranzo già preparato.

2. Ma Cirenio, pieno di grandi pensieri che s’intrecciavano (nella sua mente), chiamò a sé Giuseppe e gli raccontò quello che gli avevano detto ora il Piccino e alla fine, interrogata, Maria,

3. e chiese perciò allo stesso tempo anche al buon Giuseppe, come si dovessero intendere tali parole e discorsi.

4. Ma Giuseppe rispose a Cirenio, il quale era un po’ troppo eccitato, e disse precisamente:

5. “O amico e fratello, non ti è noto il mito che narra di un uomo, il quale un giorno volle levare il manto a Iside?”

6. E Cirenio, tutto stupito per questa inattesa domanda, disse:

7. “O esimio amico, il mito mi è molto ben noto; quell’uomo perì miseramente! Ma che cosa mi vuoi dire con ciò in riferimento alla mia domanda?”

8. E Giuseppe rispose a Cirenio: “Carissimo amico, nient’altro che questo: qui c’è più di Iside!

9. Perciò segui il consiglio della mia sposa, e andrai bene in eterno!”

10. Ma lì accanto stava anche Maronio Pilla, e disse in questa occasione:

11. “Altezza consolare e imperiale! Benché del resto io sia ancora molto ottuso in simili cose, stavolta tuttavia ho l’impressione di aver compreso esattamente il saggio!”

12. E Cirenio gli rispose: “Buon per te, se ne sei convinto in te stesso;

13. io invece per adesso non mi posso ancora vantare di questo!

14. Benché anche il mio cervello del resto non sia proprio così tonto, stavolta però non mi vuol prestare il dovuto servizio!”

15. E Maronio disse: “Io per parte mia capisco così la cosa: non tendere la mano verso oggetti troppo lontani, poiché la tua mano vi è troppo corta!

16. Sarebbe ovviamente di molto onore, essere un fortunato Fetonte[15];

17. ma che può farci il debole mortale, se il Sole ha tracciato la sua via troppo lontano sopra di lui?!

18. Egli deve puramente accontentarsi della sua luce, e intanto con ogni buona volontà lasciare l’onore e il potere di guidare il sole a quegli esseri, che sicuramente hanno le braccia più lunghe di lui, debole mortale!

19. Ma di quanto sia lungo il braccio invisibile di questo Bambino, ce ne siamo convinti ieri.

20. Vedi, altezza consolare e imperiale! Non comprendo bene ciò che questo uomo saggio ha detto?”

21. E Cirenio diede ragione a Maronio, si mise il cuore in pace e di buon umore si recò con Giuseppe nella villa, e si rifocillò alla mensa frugale.

22. Ma i tre sacerdoti osavano a mala pena aprire gli occhi; essi infatti ritenevano che il Bambino fosse o Zeus o perfino il Fato stesso.

 

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Cap. 83

Cecità, sacro timore e progetti di fuga dei tre sacerdoti degli idoli.

Saggi suggerimenti di Gesù Bambino a Giuseppe e a Cirenio.

2 dicembre 1843

1. Ma dopo che il pasto fu terminato e tutti si furono di nuovo alzati da tavola, ecco che uno dei sacerdoti si avvicinò a Giuseppe e gli chiese con la più profonda umiltà:

2. “Urano, o comunque per lo meno Saturno, padre di Zeus! Poiché questo tu sei di sicuro corporeamente; sebbene prima in città tu cercassi di nascondere la tua divinità davanti a noi,

3. la qual cosa tu facesti tuttavia per metterci alla prova, se noi ti avremmo riconosciuto sul serio o no.

4. Solo per qualche tempo non ti abbiamo riconosciuto, e perciò ti chiediamo di perdonare la nostra grave cecità.

5. Ma il linguaggio di prima del tuo bambino ha acceso in noi tutti una luce, ed ora sappiamo con precisione dove ci troviamo.

6. Oh, rendici dunque felici in questo modo: facendoci sapere come possiamo portare un’offerta a te, come alla tua divina sposa e come a tuo figlio, lo Zeus che si ringiovanisce, sicuramente per la tua onnipotenza?!”

7. Ma Giuseppe si stupì per questo improvviso cambiamento dei tre sacerdoti, ai quali prima, in città, aveva pur spiegato in modo chiaro e ben comprensibile l’infondatezza del loro paganesimo.

8. Egli considerò dunque attentamente che cosa ora dovesse loro rispondere. - Ma il Piccino chiese subito di andare da Giuseppe;

9. e quando vi fu giunto sulle braccia di Giacomo, disse subito a Giuseppe:

10. “Lascia stare questi poveri e non li biasimare; poiché essi sono ciechi e dormono e sognano!

11. Trattienili però qui qualche giorno, e i Miei fratelli li sveglieranno già dal loro sonno e sogno! Quando vedranno come voi stessi pregate Dio, allora lasceranno pur perdere i loro Urano, Saturno e Zeus!”

12. Queste parole tranquillizzarono perfettamente Giuseppe, ed egli fece poi subito ai tre sacerdoti la proposta di abitare intanto sotto il suo tetto, fino a quando non si fosse presa una qualche decisione per la loro sistemazione futura.

13. Ma i tre sacerdoti, osando a mala pena respirare per la tanta venerazione, tanto meno osarono rifiutare la proposta, non sapendo ora affatto in quale situazione si trovassero.

14. Essi accettarono quindi la proposta; ma tra di loro mormoravano:

15. “Ah, se qui fosse possibile di scappare via e nascondersi in un qualche estremo angolo della Terra, come ne saremmo felici!

16. Così invece dobbiamo restare qua al cospetto dei principali dèi visibili. Oh, quale tormento è questo per noi indegnissimi!”

17. Ma Cirenio notò questo borbottare fra i tre, si avvicinò quindi e voleva domandarne conto.

18. Ma il Piccino disse: “Cirenio Mio, resta indietro; poiché a Me non è ignoto ciò che si agita nei tre.

19. Il loro progetto è frutto della loro cecità e della loro stolta paura, e non ha altra intenzione che una fuga da noi, in qualche lontanissimo angolo della Terra.

20. Vedi, questo è tutto, e perciò non occorre che tu ti agiti subito così!

21. Qui in questa casa lascia solo a Me il giudizio, e sta’ sicuro che a nessuno sarà fatta ingiustizia!”

22. E Cirenio fu soddisfatto e ritornò con Giuseppe all’aperto; i tre sacerdoti invece si recarono nella stanza loro assegnata.

 

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Cap. 84

La leggenda dell’origine di Ostracine. Preoccupazione di

Cirenio in merito all'eventuale ricostruzione dei templi pagani.

4 dicembre 1843

1. Giunti all’aperto, Giuseppe e Cirenio cominciarono a discutere di varie cose, mentre nello stesso tempo Maria in casa si prendeva cura del Piccino.

2. E i figli di Giuseppe si diedero a mettere in ordine la casa, mentre la servitù di Cirenio collaborava a qualche servizio.

3. Ma dopo alcune conversazioni di minor conto tra Giuseppe e Cirenio, in compagnia di Maronio Pilla, il discorso cadde anche su un punto importante, che suonava così e precisamente dalla bocca di Cirenio:

4. “Nobile amico e fratello! Vedi, la città e tutta la grande regione che ancora appartiene al territorio della città, contano sicuramente circa ottantamila persone!

5. Tra loro solo pochissimi sono della tua fede e della tua religione.

6. Per quanto ne so io, essi sono in maggioranza più o meno accaniti servitori degli idoli, da millenni.

7. I loro templi agli idoli li hanno tutti in questa antichissima città, di cui il mito dice che è stata costruita in occasione della guerra degli dèi con i giganti della Terra, e precisamente da Zeus stesso, come segno di vittoria sopra questi giganti della Terra.

8. Mercurio ha dovuto raccogliere le ossa dei giganti e affondarle nel mare; così è sorto questo Paese.

9. Sopra queste ossa di giganti, Zeus ha fatto poi piovere per tutto un mese sabbia e cenere, e insieme grandi e pesanti pietre.

10. Dopo di che Zeus ha comandato alla vecchia Cerere di rendere fertile questo Paese e costruirvi al centro, non troppo lontano dal mare, un castello e una città, come segno della grande vittoria.

11. Ma Zeus stesso chiamerà poi un popolo della Terra a vivere in questo Paese e in questa città per tutti i tempi dei tempi. -

12. Da questo mio racconto scorgerai ora facilmente che appunto questo popolo, come non facilmente un qualsiasi altro della Terra, è ancora fermamente dell’opinione di abitare proprio quella città che gli dèi stessi hanno costruito,

13. ragion per cui tu vedi dunque anche sempre le abitazioni molto diroccate, dato che nessun uomo ha l’ardire di fare qualche ritocco all’opera degli dèi, per non peccare contro di loro.

14. In particolare poi la vecchia Cerere avrebbe costruito di propria mano i templi, con l’aiuto di Mercurio e di Apollo.

15. Questo è il mito e contemporaneamente la fede ancora molto salda di questo popolo, del resto buono, il quale nonostante la sua povertà è molto ospitale ed eccezionalmente onesto.

16. Ma che cosa si dovrà fare ora qui, se il popolo dovesse pretendere magari la ricostruzione dei templi?

17. - Gli si dovrebbero ricostruire i templi, oppure no, o lo si dovrebbe convertire alla tua Dottrina?

18. E se si fa questo, che ne diranno i popoli vicini, i quali pure non raramente visitano ancora questa città, che ora a maggior ragione, come ovviamente già da moltissimo tempo, è più una rovina che una città vera e propria?”

 

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Cap. 85

Consiglio di Giuseppe sulla fiducia in Dio

e predizione sulla fine di Ostracine.

4 dicembre 1843

1. E Cirenio continuò: “O amico, in verità, qui un buon consiglio sarebbe prezioso!

2. Se tu nel vivo ricettacolo della tua autentica divina sapienza hai un consiglio in merito, dammelo!

3. Poiché in verità, quanto più ora rifletto su questa cosa, tanto più critica e ingarbugliata essa diventa!”

4. E Giuseppe disse allora a Cirenio: “Ascoltami, nobilissimo amico! Da questo imbarazzo ti si può togliere molto facilmente!

5. Voglio darti un buon consiglio, che ti indicherà la cosa giusta che dovrai fare in questa occasione.

6. Vedi, ora tu nel tuo cuore sei della mia fede viva, e ami e onori insieme a me l’unico vero Dio!

7. Io però ti dico: fino a quando tu ti preoccuperai, fino ad allora Dio non farà neanche nulla per te!

8. Ma non appena tu rimetti a Lui ogni tua preoccupazione, e di nient’altro ti affanni e preoccupi, se non appunto di conoscere sempre più questo vero Dio, e sempre più amarLo,

9. allora Egli comincerà ad aiutarti in tutto, e tutto quello che tu oggi vedi ancora storto, domani starà diritto davanti a te!

10. Fa’ perciò sgomberare questa città dalle macerie solo là dove eventualmente potrebbero trovarsi sepolte delle persone, ciò che già ora viene fatto.

11. Tutti gli altri templi, sotto le cui macerie non si trova altro, se non tutt’al più qualche goffissimo idolo senza valore e diroccato, lasciali invece giacere come rovine!

12. Infatti quello che è distrutto dagli elementi, per questo cieco popolo vale come se l’avessero distrutto gli dèi.

13. Perciò non si daranno neanche pensiero di ricostruire loro stessi questi templi;

14. infatti il popolo teme che, operando così contro il volere degli dèi, si possa attirare una grande punizione.

15. Ma sacerdoti che avessero a intraprendere ciò a loro vantaggio con le mani e con i mezzi del popolo, dietro una inventata richiesta da parte degli dèi, non ce ne sono più, -

16. e quelli che ancora ci sono, non costruiranno mai più templi per idoli!

17. Dunque per questo puoi stare senza alcuna preoccupazione; il Signore del Cielo e della Terra farà la cosa migliore per te e per tutto il popolo!

18. Ma in questo periodo capiterà comunque a parecchie città una sorte simile, di crollare qua e là; e così si farà poco caso, se questa antica città fra dieci anni diventerà totalmente una rovina!”

19. Questo discorso di Giuseppe consolò Cirenio ed egli, di nuovo completamente rasserenato, ritornò in casa con Giuseppe.

 

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Cap. 86

Ritorno di Cirenio e della sua servitù a Ostracine.

Maria in preghiera. Parole consolatrici di Giuseppe.

5 dicembre 1843

1. Giunti nella sala da pranzo, Cirenio domandò a Giuseppe: “Caro amico, mio tutto, vedi, in questo istante mi è passato nel petto e nella mente un buon pensiero!

2. Che ne pensi, riguardo a quella mia faccenda di cui abbiamo parlato fuori, e per cui mi hai detto quanto di meglio e di più consolante, non sarebbe bene, per tranquillizzare pienamente il mio animo,

3. se io volessi sentire dai tre sacerdoti qui presenti qual è la loro opinione?”

4. Giuseppe disse: “Se la mia parola non ti basta ancora, tu sei il padrone qui e puoi fare quel che ti piace per tua tranquillità,

5. sebbene io sia del parere che qui, con questi tre sacerdoti, non ci sarà poi molto da parlare, fin quando essi prendono me per Urano o Saturno, e il Piccino per Zeus ringiovanitosi!

6. Se tu dunque li interrogherai su ciò che ti preme, essi ti rimanderanno evidentemente a me e al Piccino!”

7. Quando Cirenio ebbe sentito questo da Giuseppe, desistette subito dalla sua richiesta e disse poi:

8. “Ora mi è tutto chiaro; il mio animo è pienamente tranquillizzato e io posso di nuovo dedicare con tutta calma il resto del mio tempo agli ordinari affari di Stato.

9. Si è già fatta sera; perciò mi recherò di nuovo in città con la mia servitù!

10. Ma domani pomeriggio sono di nuovo da te. Se tuttavia io dovessi aver bisogno prima di qualche tuo consiglio, già in mattinata ti pregherò di venire da me!”

11. Qui Giuseppe benedisse Cirenio e Maronio, e Cirenio andò ancora alla culla e baciò con ogni delicatezza il Piccino addormentato.

12. Poi però si alzò e se ne allontanò con le lacrime agli occhi.

13. Mentre se ne andava, si girò almeno qualche centinaia di volte verso la villa, che ora per lui valeva più di tutti i tesori del mondo.

14. Ma anche Giuseppe mandò a Cirenio una benedizione dietro l’altra, fin tanto che poté scorgere ancora qualcosa della schiera di Cirenio.

15. Quando non si poté scorgere più nulla di Cirenio, soltanto allora Giuseppe andò di nuovo in casa e quindi da Maria, la quale - come di consueto a quell’ora - era giusto raccolta in profonda preghiera a Dio.

16. Ma non appena ella si accorse di Giuseppe accanto a sé, si alzò e disse: “Caro consorte, per davvero, questo giorno mi ha totalmente cambiata! Il mondo, il mondo, non è un guadagno per l’uomo!”

17. E Giuseppe disse: “Mia fedelissima sposa, tu hai ragione; però io penso: fino a quando il Signore è con noi, pur nel mondo, non perdiamo nulla! Perciò sii di buon animo; domani il vecchio sole sorgerà ancora per noi nuovo e splendido! Al Signore soltanto ogni onore in eterno! Amen”.

 

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Cap. 87

Maria esempio di femminile umiltà.

Preghiera di lode e di ringraziamento fatta da Giuseppe e dai suoi figli.

Positivo effetto della preghiera sui tre sacerdoti pagani.

6 dicembre 1843

1. Ma Maria, che non era mai stata di molte parole e neanche mai pretendeva di avere l’ultima parola, come sogliono fare le donne, si accontentò nel suo cuore delle semplicissime e altrettanto brevi parole di conforto di Giuseppe.

2. Poi ella si recò a riposare, mentre Giuseppe in cuor suo la consacrava al Signore.

3. Ma poi Giuseppe andò dai suoi figli e disse loro: “Figlioli, la sera è splendida e serena; andiamo fuori all’aperto!

4. Là nel grande, santo tempio di Dio, vogliamo intonare un canto di lode, e ringraziare il Signore per tutti gli infiniti benefici che Egli ha concesso a noi e ai nostri padri fin dall’inizio del mondo!”

5. Immediatamente i figli di Giuseppe lasciarono tutto e seguirono il padre.

6. Ed egli li condusse su una piccola collina isolata, che distava circa cento passi dalla villa, apparteneva al podere di Giuseppe e aveva un’altezza di circa venti klafter (38 m).

7. Notarono però tale movimento i tre sacerdoti, e ritennero che forse gli dèi si recassero quella notte nell’Olimpo, per tenervi un consiglio generale di tutti gli dèi.

8. Perciò anch’essi uscirono presto dalla loro camera, e ben nascosti e silenziosi andarono dietro a Giuseppe.

9. Giunti alla collina, si misero ad ascoltare sotto un fico dal fitto fogliame, quello che i presunti dèi stessero eventualmente per decidere nell’Olimpo.

10. Ma quale non fu la loro meraviglia, allorché sentirono i presunti dèi di prima classe adorare e cantare lodi a un Dio, con grande intensità e commozione.

11. Ma su di loro fecero particolarmente effetto i seguenti passi di un Salmo di Davide (Salmo 90), passi che suonavano così:

12. “Signore Dio, Tu sei il nostro rifugio perennemente! Prima che i monti fossero e la terra e il mondo venissero creati, Tu sei Dio dall’eternità all’eternità!

13. Tu che lasci morire gli uomini e dici: ‘Ritornate, figli degli uomini!’

14. Poiché mille anni sono davanti a Te come un giorno, che ieri è passato, e come un turno di guardia notturna.

15. Tu li lasci andare come un fiume, ed essi allora sono come un sonno, e simili a un’erba che è appassita,

16. ecco, al mattino fiorisce, e presto appassisce, e la sera viene tagliata e poi si secca.

17. Ciò fa la Tua ira, che noi passiamo così, e la Tua collera, che ce ne dobbiamo andare così all’improvviso!

18. Poiché il nostro misfatto lo metti davanti a Te e il peccato che non riconosciamo lo metti nella luce, davanti al Tuo volto!

19. Per questo tutti i nostri giorni se ne vanno attraverso la Tua ira, e trascorriamo i nostri anni come una chiacchiera.

20. La nostra vita dura forse settant’anni, a dir molto, sono ottant’anni, e quando è stata bellissima, pur fu piena di fatica e di lavoro; poiché se ne va in fretta come se ce ne volassimo via.

21. Però chi lo crede, che Tu sei tanto adirato, e chi ha timore di questa Tua collera?

22. Insegnaci invece a riflettere che dobbiamo morire, affinché diventiamo saggi!

23. Signore, rivolgiti dunque di nuovo a noi, e sii benigno con i Tuoi servi!

24. Riempici al mattino con la Tua grazia, così vorremo lodarTi ed essere lieti in Te per tutta la nostra vita!

25. Rallegraci ora di nuovo, dopo che a lungo ci hai tormentati e così a lungo fummo nell’infelicità!

26. Mostra ai Tuoi servi le Tue opere e la Tua gloria ai loro figli!

27. E Tu, Signore, nostro Dio, sii benevolo con noi e aiuta presso di noi l’opera delle nostre mani; sì, l’opera delle nostre mani, voglia Tu aiutare!”

28. Come i tre ebbero sentito ben distintamente questo canto, ritornarono subito nella loro camera.

29. E uno disse agli altri due: “Per davvero, non possono essere dèi, costoro che pregano così a un Dio, e riconoscono perfino la Sua ira e la Sua collera sopra di loro!”

30. E un altro disse: “Questo in fondo sarebbe il meno, ma che questa preghiera sia riferita interamente a noi, è qui che c’è sotto qualcosa!

31. Perciò zitti ora; gli oranti ritornano! Domani però vogliamo esaminare più a fondo per conto nostro quello che abbiamo sentito; ma zitti dunque per oggi, poiché essi arrivano!”

 

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Cap. 88

“Il mattino ha l’oro in bocca”. Giuseppe e i suoi figli al lavoro nel campo.

Gioele tramortito dal morso di un serpente velenoso. Rientro in casa e spavento dei famigliari.

Parole consolatrici del Piccino. Rianimazione di Gioele.

7 dicembre 1843

1. Giuseppe disse poi ai suoi figli di terminare il lavoro che avevano ancora da sbrigare e di andare poi a riposare.

2. Lui stesso però, poiché anche lui cominciava già a sentire una certa stanchezza nelle sue membra, si recò poi subito a riposare.

3. Così si concluse questa giornata che era stata ricca di avvenimenti.

4. Ma il giorno seguente il nostro Giuseppe, come di consueto, era alzato già parecchio tempo prima dello spuntar del Sole, e svegliò anche i suoi figli per il lavoro.

5. Egli diceva infatti: “D’oro è l’ora mattutina; ciò che in essa compiamo, è più benedetto che la fatica di tutto il resto della giornata!”

6. E così ad eccezione di Giacomo, che doveva rimanere col Piccino, egli con i quattro figli maggiori andò subito fuori ad un campo per coltivarlo.

7. Ma il figlio maggiore lavorava con più diligenza e voleva superare gli altri tre.

8. Vedi però, mentre egli con così tanto zelo conficcava la vanga nella terra, ecco che d’un tratto alzò dal terreno un velenosissimo serpente!

9. E il serpente si mosse velocemente e lo morse nel piede.

10. Accorsero bensì i tre fratelli più giovani ad ammazzare il serpente; ma ciò nonostante il piede del fratello si gonfiava a vista d’occhio, egli fu colto da una vertigine e presto sprofondò nella morte.

11. Giuseppe e i tre fratelli minori cominciarono a gemere e invocarono Dio, perché tuttavia volesse ridestare loro Gioèle.

12. E Giuseppe maledisse il serpente e disse ai tre: “Ora mai più in eterno un serpente dovrà strisciare su questo suolo!

13. Ma sollevate il fratello e portatelo a casa; poiché così deve essere piaciuto al Signore, di prendermi il primogenito!”

14. E i tre fratelli sollevarono piangendo Gioèle e lo portarono a casa, e Giuseppe si strappò la veste e li seguì gemendo.

15. Giunti a casa, Maria, spaventata dai gemiti, corse loro subito incontro col Bambino, e Giacomo la seguì.

16. Ma entrambi lanciarono un grido di sgomento, quando videro Gioèle esanime e Giuseppe con la veste stracciata.

17. Anche i tre sacerdoti accorsero subito e si spaventarono non poco alla vista del cadavere.

18. E uno [di loro] disse a Giuseppe: “Ora soltanto ti credo pienamente, che anche tu sei solo un uomo; poiché se tu fossi un Dio, come potrebbero morire allora i tuoi figli, e come non potresti subito risuscitarli?!”

19. Ma il Piccino disse: “Vi sbagliate tutti! Gioèle è sì stordito e dorme; ma morto non è!

20. Portate qui una cipolla di mare; mettetegliela sulla ferita, e subito starà meglio!”

21. In gran fretta Giuseppe portò lì tale cipolla e la mise sulla ferita di Gioèle.

22. E in pochi istanti egli ritornò in sé e domandò a tutti che cosa mai gli fosse capitato.

23. Ma gli astanti gli raccontarono subito tutto, e lodarono ed esaltarono Dio per averlo salvato; ma i tre sacerdoti provarono un gran rispetto per il Bambino, - ancor più però per la cipolla.

 

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Cap. 89

Il voto di Giuseppe. Discorso di Gesù Bambino sul sacrificio più gradito a Dio.

Obiezione di Giuseppe e risposta del Piccino.

9 dicembre 1843

1. Poi Giuseppe si recò subito con tutta la sua famiglia nella stanza da letto e lodò ed esaltò Dio ad alta voce per un’ora,

2. e fece anche un voto, in base al quale egli si obbligava ad offrire un sacrificio al Signore, non appena fosse ritornato a Gerusalemme.

3. Ma il Piccino disse a Giuseppe: “Ascoltami! Pensi che il Signore se ne compiaccia?

4. Oh, qui ti sbagli enormemente! Vedi, Dio non si compiace né di olocausti, né del sangue di animali, e altrettanto poco di farine, oli e frumento,

5. bensì solo ed esclusivamente di un cuore pentito, contrito ed umile, che Lo ami sopra ogni cosa.

6. Ma se hai qualcosa che ti avanza, dà a coloro che sono nudi, affamati e assetati, così offrirai al Signore un retto sacrificio!

7. Ti prosciolgo perciò dal tuo voto e dal dovere verso il Tempio, perché ne ho piena autorità.

8. Io stesso però un giorno adempirò il tuo voto a Gerusalemme, in un modo, che la Terra intera ne sarà saziata per l’eternità!”

9. Ma Giuseppe prese il Piccino fra le sue braccia e Lo baciò e disse poi a Lui:

10. “Mio amatissimo piccolo Gesù, il Tuo Giuseppe te ne ringrazia bensì con tutto il cuore, e riconosce la pienissima santa verità delle Tue mirabilissime Parole,

11. ma vedi, Dio, il Padre Tuo e di noi tutti, ha tuttavia prescritto una tal cosa tramite Mosè e i Profeti, e ha ordinato a noi, Suoi figli, di osservarla.

12. Oh, dimmi: hai forse il diritto Tu, Figlioletto mio, sebbene di origine divina, santa e miracolosa, di abolire le leggi del grande Padre, che abita eternamente nei Suoi Cieli?”

13. Ma il Piccino disse: “Giuseppe, se anche te lo dicessi, Chi sono Io, non vorresti tuttavia crederMi, dal momento che tu vedi in Me solo un figlio degli uomini!

14. Ma ciò nonostante Io ti dico: dove Io sono, là è anche il Padre; ma dove Io non sono, là neanche il Padre c’è!

15. Io però ora sono qui e non nel Tempio; come può allora il Padre essere nel Tempio?!

16. Comprendi questo? - Vedi, dove è l’Amore del Padre, là è anche il Suo Cuore; in Me però è l’Amore del Padre e così anche il Suo Cuore!

17. Nessuno però porta il suo cuore fuori di sé, così neanche il Padre; dov’è il Suo Cuore, là è anche Lui! - Comprendi questo?”

18. Queste parole riempirono Giuseppe, Maria, così come i cinque figli, di un profondo sacro presentimento. Ed essi poi andarono fuori e lodarono nel loro cuore il Padre così vicino; e Maria si accinse poi a preparare la colazione mattutina.

 

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Cap. 90

La colazione. La domanda di Giuseppe per accertarsi che tutti si siano lavati.

Resistenza dei tre sacerdoti alle istruzioni di Giuseppe. Il Piccino li convince all’ubbidienza.

Sensata domanda dei sacerdoti e imbarazzo di Giuseppe.

11 dicembre 1843

1. La colazione fu presto preparata, poiché non consisteva d’altro che di latte fresco bollito in una pentola con un po’ di miele con timo, e pane.

2. Maria stessa la portò in tavola e chiamò a tavola Giuseppe e i cinque figli, come pure i tre sacerdoti.

3. E Giuseppe apparve subito col Bambino in braccio, Lo diede alla Madre e si mise poi a tavola.

4. Qui subito intonò al Signore un canto di lode; e quando il canto di lode fu terminato, allora Giuseppe chiese come di consueto se tutti si fossero lavati.

5. E Maria, i cinque figli e il Piccino dissero: “Sì, ci siamo tutti lavati benissimo!”

6. E Giuseppe rispose: “Dunque potete anche mangiare! Che ne è però di voi tre? Anche voi vi siete lavati?”

7. Ma i tre sacerdoti dissero: “Da noi non è usanza di lavarsi con acqua al mattino, bensì invece alla sera.

8. Al mattino ci ungiamo con olio, perché il caldo della giornata non ci dia troppo fastidio”.

9. E Giuseppe disse: “Ciò può essere bene; se io venissi nella vostra casa, farei la stessa cosa che fate voi.

10. Ma poiché ora siete voi in casa da me, osservate dunque la mia usanza; poiché essa è migliore della vostra!”

11. Ma i tre sacerdoti pregarono di poterne essere dispensati.

12. Allora Giuseppe voleva esonerare i tre sacerdoti dal lavarsi;

13. ma il Piccino disse: “Per davvero, in pietra si deve tramutare ciascun boccone nel loro stomaco, se essi prima non si lavano bene con acqua, prima di prendere parte alla tavola a cui Io sono presente!”

14. Queste parole levarono subito ai tre sacerdoti la loro usanza, ed essi chiesero acqua e si lavarono.

15. Ma dopo che si furono lavati, allora Giuseppe li invitò subito di nuovo a tavola;

16. ma i sacerdoti si rifiutarono e non ne avevano il coraggio, poiché temevano il Bambino.

17. Ma il Piccino disse: “Se ora voi vi rifiuterete di venire a tavola e di prendere con noi la colazione benedetta, morirete!”

18. E subito i sacerdoti si misero a tavola e mangiarono con grande segreta venerazione per il Bambino.

19. Ma quando la colazione fu consumata, Giuseppe si alzò di nuovo e offrì il ringraziamento a Dio.

20. Ma i sacerdoti gli chiesero poi: “Quale Dio ringrazi? Non è questo Bambino il primo vero Dio? Come mai allora ne ringrazi anche un altro?”

21. Questa domanda colpì molto Giuseppe, ed egli non seppe che cosa dovesse rispondervi.

22. Ma il Piccino disse: “Giuseppe, non ti preoccupare invano; poiché quello che hanno detto i tre, sarà adempiuto! Ma adesso non stare a preoccuparti; tu infatti preghi ciò nonostante solo l’unico Dio e Padre!”

 

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Cap. 91

L’amore è la vera preghiera a Dio. Gesù Figlio di Dio.

Pensieri pagani dei tre sacerdoti ed esortazione del Piccino.

12 dicembre 1843

1. Giuseppe baciò il Piccino e disse: “Sì, per davvero, se in Te non ci fosse il Cuore del Padre, mai saresti capace di tali parole!

2. Dov’è mai infatti su tutta la Terra un bambino della Tua età, che sia in grado di dire da sé parole tali, che nessun sapiente ha mai ancora detto?!

3. Perciò dimmi se Ti devo pregare assolutamente come mio Dio e Signore!”

4. Questa domanda di Giuseppe al Piccino sorprese gli animi di tutti i presenti.

5. Ma il Piccino sorridendo dolcemente a Giuseppe disse: “Giuseppe, lo sai proprio, in che modo l’uomo deve pregare Dio?

6. Vedi, non lo sai pienamente, perciò voglio dirtelo!

7. Ascolta! Nello spirito e nella verità l’uomo deve pregare Dio, non già con le labbra come fanno i figli del mondo, i quali ritengono di aver servito Dio, se per un certo tempo hanno ciarlato con le labbra.

8. Ma se tu vuoi pregare nello spirito e nella verità, allora ama Dio nel tuo cuore e fa del bene a tutti, amici e nemici, così la tua preghiera sarà giusta davanti a Dio!

9. Ma se uno in certi momenti ha ciarlato per breve tempo davanti a Dio solo con le labbra, e durante un tal ciarlare ha pensato a ogni sorta di cose mondane, che gli stavano più a cuore di tutta la sua vuota preghiera, anzi, più di Dio stesso, - di’, è questa forse allora una preghiera?

10. In verità, milioni di tali preghiere vengono ascoltate, presso Dio, esattamente come una pietra ascolta la voce di uno che grida!

11. Ma se tu preghi Dio mediante l’amore, non occorre mai che tu domandi, se ora devi adorare Me come il santissimo Dio e Padre.

12. Poiché chi prega Dio così, costui prega anche Me; poiché il Padre e Io siamo di un unico Amore e di un unico Cuore”.

13. Queste parole convertirono tutti a un più puro discernimento, ed ora essi seppero perché Gesù doveva essere chiamato Figlio di Dio.

14. Il petto di Giuseppe divenne ora colmo del più alto celeste gaudio.

15. E Maria giubilò segretamente per il Piccino e serbò tutte queste Parole nel suo cuore; lo stesso anche i figli di Giuseppe.

16. Ma i tre sacerdoti dissero a Giuseppe: “O più eminente dei sapienti di tutti i tempi!

17. Alcune parole vorremmo scambiare esclusivamente con te in tutta segretezza, su quel colle dove ieri sera con i tuoi figli hai pregato il tuo Dio in modo così sincero ed edificante!”

18. Ma il Piccino allora subito s’intromise, dicendo precisamente:

19. “Credete dunque che le Mie orecchie sarebbero troppo corte e non raggiungerebbero le vostre bocche sul colle? Oh, vi sbagliate; poiché le Mie orecchie giungono tanto lontano quanto le Mie mani! Perciò parlatevi pur qui davanti a Me!”

 

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Cap. 92

Il Bambino svela la cecità e la stoltezza dei tre sacerdoti.

Il tempio nel cuore e il vero servizio divino.

13 dicembre 1843

1. Ma i tre sacerdoti si trovarono allora molto imbarazzati e ora non sapevano che fare; essi infatti non osavano svelare a Giuseppe il loro intento in presenza del Bambino.

2. Ma il Piccino li guardò e disse poi con voce molto ferma:

3. “Non vorreste forse fare anche di Me un idolo?

4. Là su quella collina vorreste costruire un tempio, collocarvi su un altare d’oro la Mia immagine scolpita, e poi offrire sacrifici a questa scultura a modo vostro.

5. Provatevi solo a fare qualcosa di simile; in verità vi dico, il primo che farà solo un passo e muoverà solo un dito a questo scopo, sarà subito nel posto della morte!

6. Ma se davvero Mi volete costruire un tempio, costruitelo vivo nel vostro cuore!

7. Io infatti sono vivo, non invece morto, e voglio perciò templi vivi, mai invece morti!

8. Ma se già credete che in Me abiti corporeamente la pienezza della Divinità, non sono Io stesso a sufficienza un tempio vivo davanti a voi? Perché di Me devono esserci ancora una scultura e un tempio di pietre?

9. Che cosa vale di più, Io - o un tempio tanto insignificante e una scultura di Me?

10. Se Colui che è vivo, è presso di voi e fra voi, a che può servire ed essere utile colui che è morto?

11. O voi ciechi e stolti! Non è di più se Mi amate, piuttosto che se Mi voleste edificare mille templi di pietra, e voleste poi per mille anni in quegli stessi templi, davanti a immagini scolpite di Me, muovere le vostre labbra in vesti ricamate?!

12. Ma se un uomo povero venisse da voi, e fosse nudo e affamato e assetato,

13. voi però voleste dire: ‘Vedi, questo è un semidio, poiché è così che appaiono questi alti esseri;

14. facciamoci di lui un’immagine e mettiamola poi in un tempio, perché venga da noi venerata!’

15. diteMi, se faceste proprio così, servirebbe a qualche cosa per il povero uomo, quand’anche eseguiste la sua immagine in oro puro?!

16. Non gioverebbe di più al povero, se voi seguendo il vostro amore lo rivestiste e gli porgeste poi cibo e bevanda?

17. Ma non è Dio ancora più vivo di qualsiasi uomo sulla Terra, dato che tutto ha pur vita da Lui?

18. Dovrebbe forse essere cieco Dio, che creò il sole e ti diede un occhio vedente?!

19. O sarebbe sordo Colui che ti ha fatto l’orecchio, e insensibile Colui che ti diede la sensibilità?

20. Vedi, quanto sarebbe stolto pensare e parlare così!

21. Dio è dunque la perfettissima Vita stessa, quindi il più perfetto Amore; come mai dunque volete adorarLo e onorarLo come se fosse un morto? -

22. Riflettete a questo, affinché siate sanati dalla vostra cecità.”

23. Questo discorso mise a terra i tre sacerdoti; essi riconobbero la santa Verità e per quel giorno non dissero altro.

 

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Cap. 93

Il positivo effetto generale di questo insegnamento.

La sacra Famiglia nella vita domestica. La mendicante cieca e il suo sogno.

La guarigione della cieca mediante l’acqua del bagno del Bambino.

14 dicembre 1843

1. Dopo aver così mostrato la loro somma venerazione, i tre sacerdoti ritornarono nella camera loro assegnata, e vi rimasero fino al tramonto del Sole.

2. Non dissero nulla, ma ciascuno di loro meditò le parole del Bambino dai discorsi prodigiosi.

3. Ma Giuseppe diede onore a Dio nel suo cuore, e Lo ringraziò fervidamente per la grazia infinitamente grande, di essere diventato il padre adottivo del Figlio di Dio.

4. Quando dunque con Maria e i suoi figli ebbe dato lode e onore a Dio, e Maria ebbe altresì provveduto al Piccino,

5. il Piccino fu allora di nuovo affidato a Giacomo, e Giuseppe si fece ricucire da Maria il vestito strappato, e ritornò poi fuori con i suoi quattro figli a lavorare il campo.

6. Ma Maria nel frattempo pulì gli arredi domestici, perché la casa fosse in ordine per accogliere gli ospiti, che avevano promesso di ritornare nel pomeriggio.

7. Quando ella ebbe finito le pulizie, guardò di nuovo se non mancasse nulla al Bambino.

8. Ma il Piccino chiese il petto e poi un bagno, e questo con acqua pura e fredda.

9. Maria fece subito tutto questo; e quando ebbe lavato il Piccino, arrivò da Maria nella stanza una donna cieca, e si lamentò molto per la sua misera condizione.

10. Ma Maria disse a questa donna cieca: “Vedo bene che sei molto misera; ma che cosa potrei fare per aiutarti?”

11. E la donna disse: “Ascoltami! Questa notte ho avuto un sogno proprio meraviglioso.

12. Vidi che tu avevi un Bambino immensamente luminoso; questo Bambino chiese da te petto e bagno.

13. Il bagno era d’acqua fresca; e dopo avervi lavato dentro il Bambino, l’acqua si riempì di stelle lucenti!

14. Allora mi ricordai che io sono cieca, e mi meravigliai non poco di come avessi potuto vedere tutto questo.

15. Ma intanto tu mi avevi detto: ‘Donna, prendi dunque quest’acqua e lavati gli occhi, - e tu vedrai!’

16. Allora io volli immediatamente prendere l’acqua e lavarmi gli occhi; ma subito mi svegliai - e sono rimasta ancora cieca!

17. Questa mattina però qualcuno mi disse: ‘Esci e cerca! Troverai la donna col Bambino; infatti non arriverai in nessun’altra casa se non in quella!’

18. Eccomi qui ora, al traguardo sicuro della mia grande fatica, dell’angoscia e del pericolo!”

19. Qui Maria porse alla donna cieca l’acqua del bagno, e la donna si lavò con questa il viso e all’istante ci vide.

20. Ma la donna era sopraffatta dalla tanta gratitudine, e voleva subito gridare il fatto ai quattro venti in tutta Ostracine; Maria però lo proibì alla donna nel modo più deciso.

 

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Cap. 94

La cieca guarita ringrazia e prega di essere accolta in casa di Giuseppe.

Testimonianza di Giacomo sul carattere di Maria.

Una predizione della giovane sulla futura venerazione per Maria.

Modestia di Maria. Ritorno di Giuseppe.

15 dicembre 1843

1. Ma la donna chiese a Maria, se non le volesse permettere di rimanere per qualche tempo presso di lei, per servire la casa in cui le era toccata una guarigione così grande.

2. Ma Maria disse: “Donna, questo non dipende da me, poiché io stessa sono solo un’ancella del Signore;

3. ma aspetta un poco, finché il mio consorte torni dal campo! Da lui riceverai la giusta risposta!”

4. Ma la donna cadde ai piedi di Maria e voleva cominciare ad adorarla formalmente come una dea; ella infatti considerava la guarigione della sua vista un miracolo troppo grande, essendo una cieca nata.

5. Maria però glielo proibì severamente e si allontanò in un’altra stanza.

6. Ma la donna cominciò a piangere per questo, essendo dell’opinione di aver offeso così la sua più grande benefattrice.

7. Giacomo però, che in quella stessa stanza stava coccolando il Piccino, guardò la donna e le disse:

8. “Perché piangi come se qualcuno ti avesse fatto del male?”

9. Ma la donna disse: “Ah, caro giovinetto! Io ho offeso proprio colei, che mi diede la luce degli occhi; come potrei non piangere?”

10. Ma Giacomo disse: “Ah, preoccupati di qualcos’altro! La giovane donna che ti porse l’acqua del bagno, è più mite di una tortora; perciò mai la si può offendere.

11. Se anche qualcuno la volesse offendere, non potrebbe tuttavia riuscirci!

12. Poiché allora per un’offesa lo benedice dieci volte, e prega lei stessa l’offensore di ridonarle l’amicizia, in una tal maniera che anche la più dura pietra non potrebbe resistere!

13. Vedi, così buona è questa donna! Perciò non dartene pensiero; poiché ti assicuro che lei proprio adesso prega Dio per te!”

14. E così era infatti: Maria pregava per davvero Dio per questa donna, perché Egli volesse illuminarle l’intelletto, e così comprendesse che anche lei (Maria) era solo una debole donna.

15. Maria era bensì di altissimo lignaggio, ma la sua gioia consisteva nell’essere umiliata dappertutto e da ognuno.

16. Ma dopo un po’ la buona, cara Maria ritornò di nuovo e chiese sul serio perdono alla donna, per averla forse ripresa un po’ duramente.

17. Questo comportamento da parte di Maria quasi uccise la grata donna per il tanto amore a Maria.

18. E la donna disse nella piena estasi del suo amore:

19. “O tu luminosa Psiche della mia specie[16], ciò che il tuo nobilissimo cuore prima mi rimproverò, è quello che ti faranno un giorno i popoli!

20. Poiché fra tutte le donne della Terra tu sei sicuramente la prima che ha un legame con gli alti dèi, e tanto più sicuramente, in quanto oltre alla tua vera virtù divina, sei anche così indicibilmente cara, soave e bella!”

21. Ma Maria disse: “Cara donna, dopo la mia morte gli uomini possono fare di me ciò che vogliono; ma mentre io vivo ciò non deve accadere!”

22. Qui ritornò di nuovo Giuseppe con i quattro figli; e Maria gli presentò subito la donna e gli raccontò tutto quello che era capitato lì.

 

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Cap. 95

Giuseppe accoglie la donna guarita. La commovente storia della sua vita.

Giuseppe conforta la povera orfana.

16 dicembre 1843

1. Ma non appena la donna seppe che Giuseppe era il consorte di Maria, andò a chiedergli il favore di poter restare nella sua casa.

2. E Giuseppe disse alla donna: “Se ti è toccata una tale grazia, come mi ha riferito ora mia moglie in tua presenza, e per questo vuoi essere grata a questa casa, puoi restare pure.

3. Poiché vedi, io ho qui un terreno piuttosto grande, e ho parecchi animali domestici, e ho una casa spaziosa!

4. E così non mancheranno le occupazioni, e anche di spazio per abitare ce n’è qui a sufficienza.

5. Mia moglie è comunque di debole costituzione come forza fisica; perciò mi renderai un buon servizio, se vorrai aiutare qua e là mia moglie nei lavori domestici.

6. A tutte le tue necessità sarà provveduto; però in denaro non posso darti alcuna paga, poiché io stesso non ne ho.

7. Se sei soddisfatta di questa proposta, puoi rimanere qui a tuo piacere, non però per un qualche presunto dovere!”

8. Queste parole resero la donna, che era comunque una poverissima orfana, oltremodo felice, ed ella lodò oltre misura la casa in cui aveva trovato tanto bene.

9. Ma Giuseppe le domandò del suo luogo di nascita e della sua età, e di quale religione mai fosse.

10. E la donna rispose: “Uomo degnissimo di ogni onore! Io sono nativa di Roma, sono la figlia di un potente patrizio!

11. Il mio aspetto invecchiato non corrisponde alla mia età; infatti solo da appena venti estati sono un abitante della Terra.

12. Venni al mondo cieca; ma un sacerdote consigliò i miei genitori di portarmi a Delfi, dove per la misericordia di Apollo avrei ricevuto la luce degli occhi.

13. Quando venne dato questo consiglio ai miei genitori, io avevo dieci anni e sette mesi.

14. I miei genitori, che erano molto ricchi e quale unica figlia mi amavano moltissimo, seguirono questo consiglio.

15. Essi noleggiarono una nave per far rotta con me verso Delfi.

16. Ma eravamo in mare da appena tre giorni, quando arrivò una violentissima tempesta e spinse la nave a grandissima velocità in questa regione.

17. A circa duecento klafter (380 m) dalla costa, come mi raccontava spesso colui che mi salvò la vita, la nave fu scaraventata su uno scoglio,

18. e tutti perirono, eccetto me e un marinaio che mi ha salvata; e così anche i miei buoni genitori.

19. Non si trovò mai un’occasione per riportarmi nella mia città nativa. Anche il marinaio morì qui, già cinque anni or sono, e io ora in questa località sono un’orfana mendicante, consunta dalla grande miseria e tristezza.

20. Tuttavia poiché sicuramente ho trovato una tale grazia presso gli dèi, e ho ricevuto la luce degli occhi, ed ora posso vedere i miei benefattori, voglio anche volentieri dimenticare la mia grande tribolazione!”

21. Questo racconto di colei che sembrava una donna matura mosse tutti a piangere; e Giuseppe disse: “O povera orfana, sii consolata; poiché qui troverai più d’una volta i tuoi genitori!”

 

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Cap. 96

L'orfana chiede spiegazione delle parole di Giuseppe per lei oscure.

Risposta di Giuseppe.

18 dicembre 1843

1. Ma la presunta donna non comprese pienamente ciò che Giuseppe avesse inteso, con il riavere molteplici genitori; perciò gli domandò:

2. “O caro, buonissimo uomo, nella cui casa mi toccò una grazia così infinitamente e meravigliosamente grande, che cosa mai intendi con questo, che secondo la tua parola mi debba qui accadere di ritrovare più d’una volta i miei perduti genitori?”

3. Ma Giuseppe disse a lei: “Per davvero, tu nella mia casa sarai considerata come i miei figli per tutta la tua vita!

4. Presso di me imparerai a conoscere l’unico ed eternamente vero Dio, il Quale è Lo stesso che ti ha creata e ti ridiede ora la luce degli occhi.

5. Sì, tu riconoscerai specificamente il tuo Dio e Signore e sarai da Lui stesso istruita!

6. Qui inoltre incontrerai anche presto, in questa mia casa, un alto (dignitario) romano, che regolerà le tue questioni a Roma!

7. E questo romano è Cirenio, un fratello di Augusto.

8. Egli conobbe sicuramente i tuoi genitori, e su mio consiglio sicuramente si adopererà per te, a Roma, anche per la questione dei tuoi genitori. E ciò non sarà dunque trovare più d’una volta i tuoi genitori spiritualmente e fisicamente?!

9. Se mai infatti vivessero i tuoi genitori naturali, dimmi, potrebbero essi fare di più per te?

10. Ti avrebbero mai ridato la luce degli occhi, e avrebbero mai potuto mostrarti l’unico, eterno, vero Dio?

11. I tuoi genitori naturali avrebbero bensì provveduto a te nel tempo, qui però si provvederà a te per l’eternità, se soltanto vorrai accettare che così si provveda.

12. Dimmi, che cosa è dunque di più? I tuoi genitori naturali che il mare ha inghiottito, o i tuoi attuali, ai quali il mare in nome dell’unico Dio deve ubbidire?”

13. Qui la presunta donna ammutolì del tutto per il tanto rispetto e il tanto amore verso Giuseppe.

14. Ella infatti, avendo già comunque sentito dire qua e là molto sommessamente, che in qualche luogo nei dintorni di Ostracine abitasse Zeus, pensava di essere ora alla personale presenza dello stesso.

15. Ma Giuseppe riconobbe ben presto il vaneggiamento della donna e le disse:

16. “O fanciulla, o figlia! Non ritenermi più di quello che sono; men che meno poi qualcosa che non è nulla!

17. Io sono un essere umano come te; questo ti basti per ora. Col tempo però si farà più chiaro attorno a te; perciò buon così per adesso!

18. Ma ora portate il pranzo; dopo questo vorremo saperne di più! Così avvenga.”.

 

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Cap. 97

Giuseppe commenta il digiuno dei tre sacerdoti.

Umiltà della nuova venuta e decisione di Giuseppe di adottarla.

Benedizione e gioia del piccolo Gesù.

19 dicembre 1843

1. I figli di Giuseppe uscirono subito e portarono il pranzo.

2. Ma Giuseppe disse: “Che ne è dei tre? Prenderanno il pranzo con noi, oppure preferiranno forse per oggi pranzare nella loro stanza?

3. Uscite a informarvi di questo, e accadrà loro come meglio preferiscono!”

4. E i figli andarono e interrogarono i tre; questi però non dissero nulla, bensì fecero capire ai figli che essi prima del tramonto non avrebbero detto nulla e non si sarebbero presi nulla, né cibo né bevanda!

5. Ciò riferirono i figli a Giuseppe, e Giuseppe ne fu contento e disse:

6. “Se i tre ne hanno fatto una questione di coscienza, noi allora peccheremmo contro di loro, se volessimo impedirli nella fedeltà al loro voto!

7. Mettiamoci pure a tavola dunque nel nome del Signore, e consumiamo grati quello che Dio ci ha donato!”

8. Ma la presunta donna disse: “O signore di questa casa! Tu sei troppo buono, e io non ho alcun valore; perciò non sono certo degna di mangiare alla tua tavola; nell’atrio della tua casa voglio consumare con la massima gratitudine ciò che la tua bontà mi darà in dono!

9. Inoltre anche i miei abiti davvero troppo laceri, e il mio corpo non lavato, non sono certo convenienti per la tavola di un signore quale tu sei!”

10. Ma Giuseppe disse ai figli: “Andate a prendere quattro grandi anfore d’acqua; mettetele nella stanza vicina a quella di Maria!

11. Tu, moglie, va’ però a lavare la donna e a pettinarla, e falle indossare i tuoi abiti migliori!

12. E quando ella sarà così magnificamente e festosamente ornata, conducila poi qui, perché senza soggezione prenda il pranzo con noi!”

13. Entro mezz’ora la volontà di Giuseppe fu compiuta, e tutta linda e pulita stava là ora, al posto della donna, un’amabilissima fanciulla, timida ed enormemente grata, sul cui volto erano visibili ormai solo le tracce della tristezza di prima.

14. I suoi tratti erano di grande bellezza, e nei suoi occhi vi era profonda umiltà, ma anche profondo amore.

15. Giuseppe provò una vera gioia per questa figlia e disse: “O Signore, Ti ringrazio perché mi hai prescelto a salvare questa povera; nel Tuo santissimo Nome voglio accettarla quale vera e propria figlia!”

16. E rivolgendosi ai figli disse: “Guardate la vostra povera sorella, e salutatela come fratelli!”

17. Con molta gioia fecero questo i figli di Giuseppe, e alla fine disse anche il Piccino:

18. “Dunque, come da voi, sia accettata anche da Me; questa è un’opera buona e Mi dà molta gioia!”

19. Ma quando la fanciulla udì parlare così il Piccino, si meravigliò e disse: “O meraviglia! Che è mai, che questo Piccino parla come un Dio!?”

 

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Cap. 98

Scena idilliaca tra la fanciulla e il Piccino. I pericoli del

santo Segreto. Beatitudine ed esaltante gioia della fanciulla.

20 dicembre 1843

1. La fanciulla andò subito dal Piccino e disse:

2. “Oh, quale straordinario prodigioso Bambino sei dunque Tu!

3. Sì, Tu sei lo stesso luminoso Piccino di cui così meravigliosamente mi sono sognata che la Madre Gli aveva fatto il bagno, e poi quella stessa acqua del bagno mi diede la luce degli occhi.

4. Sì, sì, Tu divin Piccino! Tu mi desti la luce degli occhi! Tu sei il mio guaritore; Tu sei il vero Apollo di Delfi!

5. Sì, Tu nel mio cuore adesso sei già più che tutti gli dèi di Roma, di Grecia e d’Egitto!

6. Quale alto, divino Spirito deve abitare in Te, il Quale già così presto Ti ha sciolto la lingua, e attraverso Te già adesso si dà a conoscere quale così efficace e potente portatore di salvezza!

7. Buon per voi uomini della Terra, che insieme a me vivete in grande tenebra e tribolazione!

8. Qui c’è il Sole dei Cieli, che a voi ciechi, come a me, ridarà la vista!

9. O Roma, potente dominatrice della Terra, vedi, qui davanti a me mi sorride l’Eroe che ti ridurrà a un cumulo di rovine!

10. Il suo vessillo Egli pianterà sulle tue mura, e tu andrai nel sepolcro! Come è soffiata via dal turbine una vuota pula, così tu sarai soffiata via!”

11. Ma il Piccino tese la mano alla fanciulla e volle andare da lei.

12. E la fanciulla se Lo prese con grande gioia e Lo strinse al cuore e Lo accarezzò.

13. Ma il Piccino giocava con i ricchi boccoli della fanciulla e disse intanto molto sottovoce alla fanciulla:

14. “Credi tu dunque, mia cara sorella, alle parole che prima hai pronunciato davanti a Me, mentre ancora mi trovavo fra le braccia di Mio fratello?”

15. E la fanciulla disse, lei pure molto sottovoce, al Piccino:

16. “Sì, Tu mio Guaritore, Tu mia Luce, Tu mio primo Sole mattutino, - lo credo tanto più fermamente, adesso che me lo hai chiesto!”

17. Il Piccino disse allora: “Felice te, poiché credi nel tuo cuore così come hai parlato!

18. Ma questo Io ti dico: non tenere niente di più segreto, per adesso, che proprio questa tua professione di fede!

19. Poiché mai il nemico di ogni vita ha aguzzato il suo orecchio come proprio in questo tempo!

20. Perciò taci di Me, e non Mi tradire affatto, se ti preme di non essere uccisa per l’eternità da questo nemico!”

21. Ma la fanciulla promise questo con tutta fermezza, e nel tempo in cui coccolava il Piccino era proprio così perfettamente e giovanilmente bella, che tutti cominciarono sommamente a stupirsene, e la fanciulla per la tanta beatitudine era quasi fuori di sé, sì, così beata era, che cominciò a giubilare e a prendere confidenza.

 

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CIRENIO E TULLIA

 

 

Cap. 99

Arrivo di Cirenio e Pilla. Giuseppe informa Cirenio riguardo alla fanciulla.

Cirenio aspira alla mano di questa figlia adottiva di Giuseppe.

21 dicembre 1843

1. Mentre ancora la fanciulla si trovava nella massima gioia, proprio Cirenio, in compagnia di Maronio Pilla, ritornò da Giuseppe come aveva promesso la sera precedente.

2. Giuseppe e Maria lo accolsero con grande, cordialissima gioia, e Cirenio disse:

3. “O mio eccellente amico e fratello, che vi è mai successo per essere, con mia grande gioia, così allegri?”

4. Ma Giuseppe indicò subito a Cirenio la fanciulla e disse:

5. “Vedi, là col Piccino in braccio e immersa in profondo diletto vedi l’oggetto della nostra gioia!”

6. Cirenio guardò meglio la fanciulla e disse poi a Giuseppe:

7. “L’hai dunque assunta come bambinaia? Da dove è venuta questa bella ragazza israelita?”

8. E Giuseppe rispose a Cirenio, che ardeva di curiosità:

9. “O alto amico, vedi, un miracolo la portò sotto questo tetto! Ella venne da me cieca, con l’aspetto di una poverissima anziana mendicante.

10. Ma per la potenza miracolosa del Piccino acquistò la vista, e risultò poi essere solo una fanciulla di appena vent’anni, ed è un’orfana, per cui l’ho anche adottata come figlia, e questa è la vera e propria ragione della nostra gioia!”

11. E Cirenio, osservando la fanciulla con sempre maggior compiacimento, mentre la fanciulla per il tanto diletto ancora non notava affatto Cirenio, sebbene egli fosse presente nel suo pieno fulgore, disse a Giuseppe:

12. “O amico, o fratello, quanto mi rincresce ora di essere un alto patrizio romano!

13. Per davvero, darei tutto pur di essere un ebreo e poterti chiedere ora in moglie questa splendida ebrea!

14. Infatti tu sai che sono scapolo e senza figli. Oh, che cosa potrebbe essere per me una moglie così, da te benedetta!”

15. E Giuseppe sorrise a Cirenio e gli domandò: “Che cosa faresti dunque, se questa fanciulla non fosse un’ebrea, bensì una romana di alto lignaggio, come te?

16. Se ella fosse l’unica figlia di un patrizio, i cui genitori trovarono la loro fine nei flutti del mare, in un viaggio verso Delfi? - !”

17. Qui Cirenio guardò Giuseppe tutto sbalordito e disse, dopo una pausa di silenzio:

18. “O eccellente amico e fratello! Che cosa dici qui? Ti prego, spiegati più chiaramente; poiché la cosa sembra riguardarmi da vicino!”

19. Ma Giuseppe disse: “Mio alto amico! Vedi, ogni cosa ha il suo tempo, perciò pazienta anche tu qui un poco, e la fanciulla stessa ti farà sapere tutto!

20. Tu però intanto fammi sapere come va con i cadaveri dissotterrati dalle macerie del tempio!”

 

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Cap. 100

Relazione di Cirenio sulla rianimazione dei duecento morti apparenti e

suo crescente interesse per la fanciulla. Esitazioni di Giuseppe.

Il triplice diritto matrimoniale nell’antica Roma.

22 dicembre 1843

1. Ma Cirenio disse a Giuseppe: “O amico e fratello, non ti preoccupare dei cadaveri; infatti in questa notte circa duecento sono stati riportati in vita, e oggi mi sono occupato della loro sistemazione per tutta la mattina!

2. E se nelle operazioni di sgombero delle macerie si dovessero trovare ancora altri cadaveri non danneggiati, si provvederà per loro come finora per gli altri.

3. Vedi, questo in breve è tutto, ed è ampiamente meno interessante per me di questa ragazza, appunto, che secondo la tua affermazione, per me degna della massima fede, deve essere la figlia di un patrizio romano perito accidentalmente!

4. Lasciami perciò prima apprendere con precisione come stanno le cose riguardo a questa figliola, affinché poi io possa darmi da fare il più possibile, in tutto ciò che è necessario per il bene di quest’orfana.

5. Vedi, come ti ho già detto prima, io sono scapolo e non ho figli; come si potrebbe meglio provvedere a lei, se non prendendola io, fratello dell’imperatore, come regolare moglie?!

6 . Perciò ora, prima di tutto, la storia di questa ragazzina mi sta sempre più e più a cuore!

7. Dammi semplicemente subito occasione di parlare e consultarmi bene con questa splendida figliola!”

8. E Giuseppe disse a Cirenio: “Alto amico e fratello! Tu qui mi dici di essere scapolo, e tuttavia in Tiro tu stesso mi hai detto di essere sposato con una donna, - solo che non hai figli da lei!?

9. Dimmi, come devo intendere questo? Tu puoi bensì (in quanto romano) prenderti una seconda moglie se la prima è sterile; ma come tu, quale coniuge sposato, sia ancora scapolo, questo non lo capisco! Spiegati meglio su questo!”

10. E Cirenio sorrise in questa occasione e disse: “Caro amico! Vedo che non sei esperto delle leggi di Roma; perciò devo darti ulteriori informazioni, - e così ascoltami dunque:

11. vedi, noi Romani abbiamo un triplice diritto di matrimonio, due dei quali non sono vincolanti, solo uno è vincolante.

12. Secondo le due leggi non vincolanti posso sposarmi benissimo perfino con una schiava; non per questo tuttavia ho una moglie regolare, ma solo una concubina permessa dalla legge, e con questo sono ancora scapolo, e posso in qualsiasi momento prendermi una legittima moglie conforme al mio stato.

13. La differenza tra le prime due leggi non vincolanti consiste semplicemente in questo: che nel primo caso mi posso semplicemente prendere una concubina - senza il minimo obbligo di prenderla come legittima moglie;

14. nel secondo caso invece posso anche semplicemente farmi unire dai suoi genitori con la figlia di una casa della mia posizione sociale, alla condizione di prenderla come legittima moglie, se genero con lei da uno a tre figli vivi, dei quali per lo meno uno sia un maschio.

15. È soltanto nel terzo caso che sopravviene la legge stabilmente vincolante, e soltanto in base a questa vengo unito stabilmente a una legittima moglie davanti all’altare di Imene, da un sacerdote a ciò destinato, e allora non sono più scapolo, bensì coniugato.

16. Da noi dunque né il connubio (nuptias capere), né il matrimonio di prova (patrimonium), bensì solamente il vero matrimonio (uxorem ducere) cancellano il celibato, secondo le leggi che sono in vigore adesso.

17. Dunque noi possiamo nuptias capere, patrimonium facere e uxorem ducere, e solo quest’ultimo cancella il celibato.

18. Vedi, a maggior ragione io sono celibe, in quanto con la concubina non posso procreare figli, e anche se avessi figli da lei, perfino allora sarei celibe, perché da noi i figli di concubinato non hanno diritti sul padre, a meno che il padre non li adotti col consenso dell’imperatore!

19. Ora sai tutto, perciò ti prego di darmi ora maggiori dettagli sulla storia di questa ragazzina; poiché ora sono completamente deciso a sposarmi subito perfettamente con lei!”

20. Quando Giuseppe ebbe sentito questo da Cirenio, disse allora: “Se è così, allora voglio io stesso prima informare la ragazzina e prepararla, perché una simile proposta non abbia a scuoterla troppo o addirittura a ucciderla!”

 

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Cap. 101

Giuseppe presenta Cirenio a Tullia. Una meravigliosa scoperta:

Tullia è cugina e amore giovanile di Cirenio. Commozione di Cirenio.

23 dicembre 1843

1. Poi Giuseppe si avvicinò alla fanciulla, ancora affaccendata col Piccino, la tirò per la manica e le disse:

2. “Ascolta, mia cara figlia, sul serio non hai ancora notato chi si trova qui ora? – Alza dunque almeno una volta gli occhi e vedi!”

3. Qui la fanciulla si destò dal suo diletto e scorse lo splendente Cirenio.

4. Ella si spaventò letteralmente e domandò tutta impaurita: “O mio caro padre Giuseppe, chi è quest’uomo così intensamente splendente? Che cosa vuole qui? Da dov’è mai venuto?!”

5. E Giuseppe disse alla fanciulla: “Oh, non temere, Tullia, figlia mia! Vedi, questo è l’ottimo Cirenio, fratello dell’imperatore e governatore dell’Asia e di una parte dell’Africa!

6. Costui metterà sicuramente a posto nel modo migliore le tue faccende a Roma; tu infatti già dal primo sguardo gli sei diventata molto cara!

7. Ma va’ e pregalo di ascoltarti, e raccontagli tutta la storia della tua vita, e sta’ sicura che non avrai parlato a un orecchio sordo!”

8. Ma la fanciulla disse: “O mio caro padre, questo non oso; poiché io so che un signore così interroga, in simili circostanze, proprio con terribile severità, e sentendo un qualsiasi punto che non si può dimostrare, subito allora minaccia la morte!

9. Come mi è già successo una volta nella mia povertà, quando pure un simile signore aveva cominciato a esaminare di dove io fossi.

10. E quando io gli riferii tutto fedelmente, allora pretese da me delle rigorosissime prove.

11. Ma poiché io, del tutto orfana e in assoluta povertà, non gliene potei fornire, allora mi ordinò il più rigoroso silenzio, e mi minacciò di morte qualora avessi voluto parlarne ancora a qualcuno.

12. Ti prego perciò, anche tu non tradirmi, altrimenti sono sicuramente perduta!”

13. Qui Cirenio, che aveva sentito questa sommessa conversazione, si avvicinò a Tullia e le disse:

14. “O Tullia, non temere chi vuole proprio fare di tutto per renderti quanto più possibile felice!

15. Non dirmi nient’altro che il nome di tuo padre, se ancora te lo ricordi, e di più non mi serve.

16. Tuttavia non avere alcun timore anche se il nome di tuo padre ti fosse uscito di mente; tu mi rimani ugualmente cara, per il fatto che ora sei figlia di questo mio grandissimo amico!”

17. Qui Tullia trovò già più coraggio e disse a Cirenio: “In verità, se i tuoi miti occhi m’ingannano, allora il mondo intero è una menzogna. Perciò te lo voglio dire, come si chiamava il mio buon padre.

18. Vedi, il suo nome era Victor Aurelius Dexter Latii; – se tu sei un fratello dell’imperatore, allora questo nome non ti sarà estraneo”.

19. Quando Cirenio ebbe sentito questo nome, ne fu visibilmente commosso e disse con la voce spezzata:

20. “O Tullia, era proprio un vero fratello di mia madre! Sì, sì, di lui so che ebbe da una moglie legittima una figlia nata cieca, che egli amava sopra ogni cosa!

21. Oh, quante volte l’ho invidiato per la sua fortuna, che propriamente era una sfortuna! Ma per lui la cieca Tullia valeva più del mondo intero!

22. Sì, io stesso ero totalmente innamorato di questa Tullia, quando aveva ancora solo quattro o cinque anni, e spesso ho giurato a me stesso: ‘Un giorno questa e nessun’altra dovrà diventare la mia legittima moglie!’

23. E – o Dio, ora io trovo la mia celeste Tullia qui, in casa del mio celeste, divino amico!

24. O Dio, o Dio! - Questo è troppo salario in una volta sola per un debole mortale, per quel poco che io, un nulla davanti a Te, ho fatto, o Signore!” – Qui Cirenio si accasciò esausto su una sedia, e solo dopo qualche tempo si riprese per parlare ancora con Tullia.

 

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Cap. 102

Cirenio chiede la mano di Tullia. Tullia lo mette alla prova.

Un Vangelo del matrimonio.

27 dicembre 1843

1. Dopo essersi ripreso, Cirenio disse di nuovo a Tullia: “Tullia! Non vorresti dunque concedermi la tua mano e diventare la mia legittima moglie, se io te lo chiedessi dal profondo del mio cuore?”

2. E Tullia disse: “Che cosa mi faresti dunque, se io lo rifiutassi?”

3. E Cirenio disse, un po’ eccitato, ma sempre col miglior cuore:

4. “Allora lo offrirei come sacrificio a Colui che tieni fra le tue braccia, e poi me ne andrei via triste da qui!”

5. E Tullia interrogò ancora Cirenio, dicendo precisamente: “Che cosa mai faresti allora, se a Colui che ora riposa fra le mie braccia, io chiedessi un consiglio su ciò che debbo fare,

6. ed Egli mi sconsigliasse di accettare la tua proposta, e mi dicesse di restare fedele alla casa che mi ha accolta con tanta straordinaria amabilità?”

7. E Cirenio restò un po’ sorpreso da questa domanda, e tuttavia, disse un po’ imbarazzato:

8. “Sì, allora, mia splendidissima Tullia, - allora ovviamente senza replicare dovrei desistere subito dalla mia richiesta!

9. Poiché contro la volontà di Colui a Cui ubbidiscono tutti gli elementi, l’uomo mortale non potrà mai in eterno opporsi!

10. Oh, ma interroga subito il Piccino, perché io apprenda al più presto qual è la mia sorte!”

11. Ma il Piccino si rizzò immediatamente e disse: “Io non sono Signore di ciò che è del mondo; perciò da parte mia siete liberi in tutto ciò che è del mondo.

12. Ma se nel vostro cuore avete concepito amore vero l’uno per l’altro, allora non lo dovete spezzare!

13. Infatti da Me non vi è altra legge per il matrimonio, se non quella che sta scritta con lettere infuocate nei vostri cuori.

14. Ma se già al primo sguardo vi siete riconosciuti e uniti in conformità a questa legge viva, allora non dovete neanche più separarvi, se non volete peccare davanti a Me!

15. Io però non ritengo valido alcun vincolo matrimoniale mondano, bensì solo quello del cuore;

16. chi spezza questo vincolo, è un vero adultero davanti a Me!

17. Tu, Mio Cirenio, ti sei lasciato avvincere il cuore molto possentemente per questa figlia; perciò non devi più distoglierlo da lei!

18. E tu, figlia, già al primo sguardo t’infiammasti nel tuo cuore per Cirenio, perciò sei già sua moglie davanti a Me e non occorre che tu lo divenga adesso!

19. Da Me infatti non vale consiglio o sconsiglio esterno, ma solo il consiglio dei vostri cuori è valido presso di Me!

20. Rimanete dunque eternamente fedeli a questo, se non volete diventare veri adulteri davanti a Me!

21. Ma maledetto sia chi sconsiglia per ragioni mondane in questioni d’amore, il quale proviene da Me!

22. Che cosa è dunque di più: l’amore vivo, che proviene da Me, oppure la ragione mondana, che proviene dall’inferno?

23. Guai però anche all’amore la cui ragione è il mondo, – esso sia maledetto!”

24. Queste parole del Piccino fecero sì che tutti si spaventassero, e nessuno osò dire ancora qualcosa sulla questione del matrimonio.

 

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Cap. 103

Il Divin Piccino continua la spiegazione sulla legge viva del matrimonio.

L’amore della testa e l’amore del cuore. Il Piccino unisce i due innamorati.

Tullia riconosce la Divinità nel Piccino.

28 dicembre 1843

1. Ma poiché tutti a questo discorso del Piccino guardavano fissi davanti a sé, completamente costernati, e nessuno osava dire qualche cosa, d’un tratto il Piccino aprì di nuovo la bocca e disse:

2. “Perché mai state ora tutti così tristi intorno a Me? Eppure non vi ho fatto nulla di male!

3. A te, Mio Cirenio, diedi ciò di cui il tuo cuore era assetato, e così anche a te, cara Tullia; che cosa volete dunque di più?

4. Devo forse approvare l’adulterio vivo, mentre tuttavia voi uomini per quello morto avete messo la pena di morte?

5. Che pretesa sarebbe mai questa?! Non vale dunque ciò che procede nella vita, più di ciò che è giudicato nella morte?

6. Ritengo che di questo dobbiate ben rallegrarvi, non invece dispiacervi che sia così!

7. Colui che ama, ama nel cuore o nella testa?

8. Voi però avete ricavato le vostre leggi sul matrimonio non dal cuore, bensì solo dalla testa!

9. Ma la vita è solo nel cuore e da questo esce in tutte le parti dell’uomo, e così anche nella testa, la quale in se stessa non ha vita, ma è morta.

10. Ma se voi sanzionate già con la morte le leggi della testa, che insieme alla testa sono morte, quanto più giusto è dunque rispettare le vive eterne leggi del cuore!

11. Perciò rallegratevi invece che Io, il Vivo fra voi, mantenga ferme le leggi della vita; poiché se non facessi questo, già da molto tempo sarebbe venuta sopra voi tutti la morte eterna!

12. Ma per questo Io venni nel mondo, perché attraverso Me tutte le opere e le leggi della morte vengano annientate, e al loro posto debbano subentrare le antiche leggi della Vita!

13. Ma se Io vi mostro in anticipo che cosa sono le leggi della vita e che cosa quelle della morte, che cosa vi faccio dunque di male, perché vi rattristiate e abbiate paura di Me, come se anziché la vita vi avessi portato la morte?!

14. O voi sciocchi, in Me è venuta a voi l’antica, eterna Vita; perciò rallegratevi e non siate mai più tristi!

15. E tu, Mio Cirenio, prendi la donna che ti do, e tu, Tullia, prendi in tutta serietà l’uomo che ti ho condotto; ora non dovrete mai più lasciarvi!

16. Ma quando la morte del corpo vi avrà separati, allora la parte che sopravviverà dovrà essere libera esteriormente, ma l’amore dovrà durare in eterno. Amen.”

17. Queste parole del Piccino gettarono tutti nel più grande stupore,

18. e Tullia disse, tutta tremante per la grande venerazione:

19. “O uomini! Questo Bambino non è figlio di uomini, bensì è la massima Divinità stessa!

20. Così infatti nessun uomo, bensì solo un Dio può parlare; solo un Dio quale Essenza della Vita stessa può conoscere le leggi della vita e può ridestarle in noi!

21. Noi uomini invece siamo tutti morti; come potremmo allora trovare le leggi della vita e stabilirle come tali?

22. O Tu santissimo Bambino, adesso soltanto riconosco chiaramente ciò che prima ho oscuramente intuito: Tu sei il Signore del Cielo e della Terra dall’eternità! A Te sia dunque tutta la mia adorazione!”

 

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Cap. 104

Cirenio chiede la benedizione del Piccino.

Il Piccino pretende che Cirenio rinunci a Eudokia per amore di Tullia.

Lotta interiore di Cirenio. La ferma Volontà del Piccino.

Cirenio manda a prendere Eudokia.

29 dicembre 1843

1. Questo alto linguaggio da parte di Tullia aveva tutto estasiato Cirenio, ed egli si avvicinò a Tullia, che teneva ancora il Piccino in braccio, e disse con la più grande commozione al Piccino:

2. “O Tu Vita mia, Tu vero Dio del mio cuore, poiché dunque mi hai già così benignissimamente unito a questa fanciulla, io povero peccatore ti chiedo dunque anche la Tua benedizione, alla quale rimarrò fedele per tutta la vita!”

3. E il Piccino subito si rizzò e disse: “Sì, Mio caro Cirenio, ti benedico con la tua donna Tullia!

4. Ma la donna che finora fu tua sposa, quella in cambio devi darla a Me!

5. Poiché se tu non facessi questo, resteresti davanti a Me nel peccato di adulterio; tu infatti hai amato quella donna e l’ami ancora molto!

6. Ma se consegni a Me la donna, e Me la dai e la offri interamente come sacrificio, allora mi hai anche dato il tuo peccato!

7. Io però appunto per questo sono venuto in questo mondo, per prendere su di Me tutti i peccati degli uomini del mondo e cancellarli per l’eternità mediante il Mio Amore al Suo divino cospetto! Così avvenga!”

8. E Cirenio restò inizialmente un po’ sorpreso a questa richiesta; poiché la sua sposa era una schiava greca di straordinaria bellezza, che egli aveva comprata a caro prezzo.

9. Egli l’amava molto per la sua grande bellezza, sebbene da lei non avesse figli.

10. Questa greca aveva bensì già trent’anni, ma ciò nonostante era ancora così bella, che dal volgo pagano era adorata come una vera e propria Venere.

11. Perciò questa richiesta era un po’ dura per il nostro buon Cirenio, ed egli avrebbe preferito di molto che non fosse arrivata.

12. Ma il Piccino non si lasciò distogliere da questo, bensì rimase fermo nella sua pretesa.

13. Ma poiché Cirenio vide che il Piccino non voleva assolutamente desistere dalla sua pretesa, disse al Piccino:

14. “O Tu vita mia! Vedi, io mi sono molto affezionato alla mia sposa, la bella Eudokia, e ne sentirò molto la mancanza!

15. Per davvero, se si potesse fare, vorrei piuttosto lasciarTi Tullia che allontanare la bellissima Eudokia!”

16. Ma il Piccino sorrise a Cirenio e gli disse: “Mi ritieni dunque un bottegaio che fa scambio di merci?

17. Oh, vedi, non lo sono proprio! - Oppure Mi ritieni un essere con cui si può patteggiare la parola da lui pronunciata?

18. Oh, allora ti dico, ti darei più ascolto se tu Mi dicessi: ‘Fa’ scomparire tutto il cielo visibile e la Terra visibile’, piuttosto che ritirare una parola, una volta pronunciata!

19. In verità ti dico: sole, luna e stelle e questa Terra scompariranno, come un abito essi invecchieranno e andranno distrutti, ma le Mie Parole mai in eterno!

20. Perciò tu farai anche subito portare qui Eudokia, e dopo soltanto riceverai Tullia, da Me benedetta.

21. Se però ti rifiuterai, allora ti lascio morire Eudokia – e poi non ti do mai più Tullia.

22. Poiché quello che fai, devi farlo liberamente; un’attività giudicata non ha valore davanti a Me.

23. Se Eudokia muore, allora sei già giudicato con la sua morte e non puoi più diventare il marito di Tullia.

24. Se invece Mi offri Eudokia come sacrificio, allora sei veramente libero, e Tullia può diventare la tua legittima moglie!

25. Due mogli però, in conseguenza del Mio Ordine, non puoi averle; poiché in principio furono creati solo un uomo e una donna.

26. Fa’ dunque come ora ti ho detto, affinché non venga un giudizio su di te”.

27. Queste parole del Bambino indussero Cirenio alla repentina decisione di mandare a prendere Eudokia dalla città;

28. egli infatti l’aveva portata con sé da Tiro, ma non la faceva vedere a nessuno, perché anche nessuno potesse essere sedotto dalla sua grande avvenenza.

29. Tuttavia perfino adesso egli non l’affidò però a nessun altro, che solamente al figlio maggiore di Giuseppe e a Maronio Pilla.

30. Questi due, accompagnati dalla guardia del corpo di Cirenio, andarono nella residenza di Cirenio e portarono ben presto la bella Eudokia nell’abitazione di Giuseppe; ma Eudokia se ne meravigliò molto, e non sapeva come fosse accaduto, che Cirenio per la prima volta l’avesse mandata a prendere da uomini estranei.

 

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Cap. 105

Cirenio prega ancora di poter tenere Eudokia.

Fermo diniego del Piccino. Protesta di Eudokia.

Vittoria dello spirito in Cirenio. Maria consola Eudokia.

30 dicembre 1843

1. Ora quando Cirenio osservò Eudokia di fronte a Tullia, trovò che ella era notevolmente più bella di Tullia, e gli fece male di separarsi ora per sempre da lei.

2. Ed egli chiese perciò ancora una volta al Piccino, se non potesse tenerla, per lo meno come ancella e compagna di Tullia.

3. Ma il Piccino disse: “Cirenio Mio! Tu puoi prendere tutte le ancelle che vuoi nella tua casa,

4. ma solo Eudokia no! Costei devi lasciarla qui, e questo perché Io voglio così per il tuo bene!”

5. Ma quando Eudokia vide questo, e sentì molto bene come questo Bambino lattante rispondesse a Cirenio con tono di comando,

6. allora ella si spaventò e disse: “Ma per l’amore di tutti gli dèi, che è mai questo?! Un bambino lattante comanda a colui, davanti al quale tremano, quando parla, l’Asia e l’Egitto!

7. E il grande dominatore ascolta timoroso il bambino così deciso nel comandare, e si adatta volonteroso al suo dire?!

8. Come odo, devo separarmi da Cirenio affinché un'altra prenda il mio posto!

9. Oh, ciò non accadrà tanto facilmente, come forse pensa questo bambino lattante!

10. Sarebbe per te, potente Cirenio, proprio una grandissima vergogna, caso mai ti volessi lasciar comandare da questo bambino; perciò sii un uomo e un romano!”

11. Ma quando Cirenio ebbe sentito questo da Eudokia, si eccitò e disse:

12. “Sì, Eudokia! Proprio adesso ti mostrerò che sono un uomo e un romano!

13. Vedi, anche se questo Bambino che Tullia vezzeggia non fosse di origine divina, se tuttavia potesse parlarmi pressappoco così, Gli ubbidirei!

14. Ma questo Bambino è della più alta origine divina, e tanto più dunque voglio ubbidirGli, qualunque cosa voglia da me!

15. Che cosa preferirai tu: fare ciò che vuole questo Bambino di tutti i bambini, o morire per l’eternità?”

16. Queste parole di Cirenio ad Eudokia furono di grande effetto.

17. Ella cominciò bensì a piangere, perché tutto ad un tratto doveva abbandonare tanta magnificenza,

18. però intanto pensava che il suggerimento di un dio non si può più cambiare; e così si arrese a questa disposizione.

19. Ma si avvicinò a Eudokia Maria e le disse: “Eudokia, non rattristarti per questo scambio!

20. Poiché tu cedesti una gloria ben piccola, per riceverne in cambio una grandissima e diversa!

21. Vedi, anch’io sono figlia di un re, ma la gloria reale è passata da molto tempo, e vedi, ora io sono un’ancella del Signore, e questa è una gloria maggiore di tutti i reami del mondo!”

22. Queste parole fecero grandissima impressione a Eudokia, ed ella cominciò a rincuorarsi in casa di Giuseppe.

 

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Cap. 106

Eudokia chiede spiegazioni sul Piccino. Maria la invita a pazientare.

Gesù Bambino fra le braccia di Eudokia e in colloquio con lei.

2 gennaio 1844

1. Ma Eudokia chiese a Maria come mai avvenisse che questo Piccino fosse così ricolmo di prodigiosa forza, e di natura così sommamente divina.

2. E come mai fosse accaduto che ora Cirenio dipendeva così tanto dalle parole del Piccino.

3. Ma Maria disse a Eudokia con tutta soavità: “Cara Eudokia! Vedi, non ogni legno si può spezzare sul ginocchio!

4. Ad ogni cosa occorre il suo tempo e la sua attesa; è con la cara pazienza che noi andiamo più lontano!

5. Quando sarai stata qualche tempo da me, soltanto allora apprenderai anche tutto; ma per adesso credi che questo Bambino è più grande di tutti gli eroi e gli dèi di Roma!

6. Non hai sentito l’altro ieri la grande potenza della tempesta?

7. Vedi, essa veniva dalla mano potente di Colui che Tullia ancora vezzeggia!

8. Vedi, ma ciò che la violenza di quella tempesta fece dei templi in città, potrebbe farlo anche della Terra intera!

9. Per adesso ne sai a sufficienza, e di più non devi sapere, per la tua stessa salvezza,

10. ma quando sarai più matura, allora apprenderai anche di più!

11. Perciò ti prego anche, per la tua stessa salvezza, di tacere con chiunque di questo; se invece ne parli, sarai giudicata!”

12. Queste parole di Maria calmarono Eudokia, ed ella cominciò a riflettere moltissimo tra sé su quanto aveva sentito da Maria.

13. Maria però si avvicinò a Tullia e le riprese dalle braccia il Piccino, e le disse:

14. “Vedi, te questo mio Figliolino ha già benedetta, e tu perciò sarai felice per sempre!

15. Là però c’è la povera Eudokia; ella non ha ancora mai provato il beneficio infinitamente grande della benedizione del Piccino! Perciò voglio mettere il Piccino anche fra le braccia di Eudokia, perché provi quale potenza emana dal Piccino!”

16. Poi Maria portò il Piccino da Eudokia e le disse:

17. “Qui, Eudokia, è la Salvezza mia e tua! PrendiLo per un po’ fra le braccia e prova com’è dolce, essere una madre di un tale Bambino!”

18. Con grande reverenza Eudokia prese il Piccino fra le sue braccia;

19. ella però temeva questo Bambino tanto misterioso, e intanto osava a mala pena muoversi.

20. Ma il Piccino sorrise e disse: “O Eudokia, non aver paura di Me; poiché Io non sono il tuo distruttore, ma il tuo Salvatore!

21. Ma in questo breve periodo Mi conoscerai certo meglio di quanto tu Mi conosca adesso!

22. Allora non avrai più paura di Me, bensì Mi amerai, come Io ti amo!”. – Queste parole tolsero a Eudokia la paura, ed ella cominciò ad accarezzare e a vezzeggiare il Piccino.

 

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Cap. 107

Ringraziamento di Cirenio. Nobiltà d’animo e saggezza del modesto Giuseppe.

Cirenio affida a Giuseppe otto bambini poveri.

3 gennaio 1844

1. Ora però Cirenio disse a Giuseppe: “Eccellente amico e fratello! Ho fatto ora nella tua casa la mia più grande fortuna sotto ogni riguardo; dimmi ora quale compenso mi richiedi per te?!

2. Oh, dimmi, come posso ripagarti sia pur in minima misura, per tutto quello che tu hai fatto per me?!

3. Non calcolare però magari questa casa di campagna, che come compenso per te sarebbe certo qualcosa di troppo scarso e misero!”

4. E Giuseppe disse: “O fratello e amico, che cosa pensi mai di me?!

5. Credi forse che sono un commerciante di buone azioni, e faccia del bene soltanto per un compenso?

6. O quanto sei in errore, se credi questo di me!

7. Vedi, non conosco nulla di più miserabile che un benefattore pagato e una buona azione pagata!

8. In verità, sia maledetto io e il giorno e l’ora in cui nacqui, se volessi accettare da te anche solo uno statere[17]!

9. Prendi pur dunque con te con animo lieto tua moglie, la purificata Tullia; ciò che farai a lei e a qualche altro povero, lo stimerò e accetterò sempre quale buon compenso per le mie azioni verso di te!

10. Risparmia tuttavia a questa casa qualsiasi donazione; infatti quello che ho è sufficiente per noi tutti. Perché ci deve essere dell’altro ancora?

11. Credi forse che esigerei da te qualche retta per il mantenimento di Eudokia? – Oh, sta’ tranquillo per questo!

12. Io l’accolgo come una figlia e l’educherò nella grazia di Dio.

13. - Ma dov’è mai il padre che si sia fatto pagare da qualcun altro per l’educazione della propria figlia?!

14. Io ti dico che Eudokia vale più di tutto il mondo; perciò non c’è neanche al mondo compenso accettabile, che ora mi possa essere offerto per lei.

15. Il grande compenso però che io ho per tutto il mio agire, vedi, si trova ora fra le braccia di Eudokia!”

16. Ma quando Cirenio vide il grande disinteressato altruismo di Giuseppe, disse con grandissima commozione:

17. “In verità, davanti a Dio e a tutti gli uomini della Terra sei tu qui l’unico uomo di tutti gli uomini!

18. Elogiarti a parole sarebbe fatica vana; tu infatti sei al di sopra di qualsiasi parola umana!

19. Ma io so quello che farò, per mostrarti quanto altamente ti stimi e ti apprezzi.

 

20. Un regalo ti farò, che sicuramente non respingerai.

21. Vedi, io ho a Tiro tre fanciulle e cinque ragazzi[18] di poverissimi genitori, i quali però sono già morti!

22. Questi cari bambini li farò portare qui da te, perché vengano da te allevati!

23. Che io provvederò al loro mantenimento, puoi esserne pienamente sicuro.

24. Mi ricuserai anche questo? No, Giuseppe, mio eccellentissimo fratello, sicuramente non lo farai!”

25. E Giuseppe disse tutto commosso: “No, fratello, questo non te lo rifiuterò mai! Manda qui dunque questi bambini il più presto possibile; si provvederà a loro nel migliore dei modi in tutto ciò di cui hanno bisogno!”

 

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Cap. 108

Apprensione di Cirenio perché il matrimonio dovrebbe

essere benedetto da un sommo sacerdote di Imene.

4 gennaio 1844

1. Cirenio, tutto contento di questa assicurazione di Giuseppe, disse allora a Giuseppe:

2. “Eccellentissimo amico, ora è adempiuto ogni mio desiderio, e non c’è più nulla ora che io potrei desiderare!

3. Soltanto una imbarazzante circostanza sussiste ancora accanto alla mia grande felicità, e consiste in questo:

4. Tullia, la celestiale, è bensì ora la mia legittima moglie, benedetta da parte di Dio; ma vedi, io esteriormente sono ancora un romano e perciò, a cagione del popolo, devo anche farmi dare una benedizione ufficiale da un sacerdote per testimonianza!

5. Ma una tale benedizione può essere impartita soltanto da un alto sacerdote di Imene, e soltanto così diventa poi un vincolo legalmente valido.

6. Ma come si può fare qui una cosa simile, dato che non c’è più presente neanche un sacerdote, a parte i tre di grado inferiore?”

7. E Giuseppe disse a Cirenio: “Che cosa t’importa di ciò che non conta nulla?

8. Quando ritornerai a Tiro, là troverai sacerdoti a sufficienza, i quali per denaro ti benediranno, se mai dai qualche peso al valore di questa benedizione.

9. Ma se rimani come sei ora, farai meglio; anche tu infatti sei un signore della tua propria legge!

10. Io però mi ricordo di aver udito una volta da un romano, che a Roma esiste una legge segreta che suona così:

11. ‘Se un uomo sceglie una fanciulla in presenza di un muto, di un pazzo o di un bambino lattante,

12. e costoro all’atto della scelta sono di buon umore e intanto sorridono, in questo modo il matrimonio è perfettamente valido, soltanto deve esserne poi fatta notifica al sacerdote di competenza,

13. nel qual caso ovviamente non può mancare una piccola luccicante offerta’.

14. Se questa legge segreta esiste in realtà, che occorre di più?

15. Fa’ venire i tre sacerdoti che sono qui da me; costoro ti daranno l’attestato che tu hai scelto Tullia in presenza di un Bambino che ti sorrideva e perfino ti benediceva, e che è giusto appena nel suo quarto mese d’età!

16. Se hai questa innocentissima testimonianza e un po’ d’oro, che occorre di più per l’intero popolo romano?!”

17. E Cirenio saltò letteralmente dalla gioia e disse a Giuseppe:

18. “Per davvero tu, eccellentissimo fratello, hai perfettamente ragione! Esiste sul serio una tale legge; solo che all’inizio non me ne sono potuto subito ricordare!

19. Adesso è tutto nel miglior ordine; fa’ pur venire da me dunque i tre sacerdoti, e conferirò subito adeguatamente con loro su questo punto!”. – E Giuseppe allora fece subito venire nella stanza i tre ancora muti sacerdoti.

 

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Cap. 109

Esitazione dei sacerdoti. Cirenio assume ogni responsabilità.

Una cattiva testimonianza sull’avidità di lucro di Roma.

Matrimonio di Cirenio con Tullia.

5 gennaio 1844

1. I tre sacerdoti arrivarono immediatamente, e uno disse: “Solo un ordine del governatore oggi può scioglierci la lingua;

2. questa mattina infatti facemmo giuramento di non dire parola per tutto il giorno e di non mettere in bocca alcun cibo!

3. Ma, come ho detto, ora che è sera infrangiamo questo giuramento perché vi siamo costretti dall’ordine del governatore! - Voglia egli un giorno renderne conto per noi!”

4. Ma Cirenio disse: “In verità, costretti non vi ho affatto; ma se ne fate una questione di coscienza, allora prendo volentieri la cosa sul mio conto!

5. - Sono pure infatti in casa di Colui a Cui competono fondamentalmente tali conti, e allora credo che al controllo di questo conto non mi dovrebbe andare così male, come voi stoltamente vi immaginate!”

6. E Giuseppe disse: “O fratello! Il controllo è già fatto, perciò dì solo ai tre ciò che a loro hai da richiedere!”

7. Ma uno dei sacerdoti prevenne Cirenio e gli domandò che cosa avrebbero dovuto fare per lui.

8. E Cirenio, esprimendosi molto concisamente, espose subito ai tre la propria richiesta.

9. Ma i tre dissero: “La legge è giusta, e il fatto lo è pure; noi però siamo solo sacerdoti di grado inferiore e la nostra testimonianza non verrà considerata valida!”

10. E Cirenio spiegò loro che in questo caso, per assoluta mancanza di un sacerdote di grado superiore, qualsiasi sacerdote inferiore era perfino obbligato ad esercitare l’ufficio e il diritto del sacerdozio superiore.

11. Ma i sacerdoti dissero: “Ciò è giusto; ma vedi, quando due giorni fa noi volevamo esercitare il potere del sacerdozio superiore, allora ci hai condannati!

12. Se noi ora esercitassimo di nuovo davanti a te un diritto del sacerdozio superiore, non ci condanneresti forse un’altra volta?!”

13. Ma Cirenio disse alquanto eccitato: “Allora vi condannai perché volevate esercitare il diritto del sacerdozio superiore in modo totalmente contrario alla legge;

14. ora invece avete davanti a voi il diritto legale; se agite in conformità ad esso, non avete certamente da temere alcuna condanna da me!

15. Anzi invece voglio elargirvi per questo un’offerta, che potrà assicurarvi il sostentamento a vita! E un’offerta per Roma non rimarrà a mezza strada!”

16. E i sacerdoti dissero: “Bene; però neppure noi tre ora apparteniamo più agli idoli, e non vogliamo avere più niente a che fare col paganesimo di Roma!

17. Sarà poi valida la nostra testimonianza, se a Roma si apprenderà che noi siamo passati alla fede di Israele?”

18. E Cirenio disse: “Lo sapete altrettanto bene quanto me, che a Roma per denaro è valida qualsiasi testimonianza!

19. Perciò fate quello che vi chiedo; tutto il resto non vi riguarda; perché me ne occuperò già io!”

20. Soltanto questa assicurazione indusse i sacerdoti a rilasciare a Cirenio il certificato richiesto e con esso a benedirlo.

21. Quando Cirenio ebbe avuto il certificato, soltanto allora porse la mano a Tullia e la alzò quale ormai sua legittima moglie.

22. E le diede un anello e mandò subito a prendere per lei dalla città dei vestiti regali.

 

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Cap. 110

Tullia in abiti regali e dolore di Eudokia. Parole di conforto del Piccino

a Eudokia e lacrime di gioia di Eudokia. Partecipazione di Maria.

8 gennaio 1844

1. In breve tempo gli abiti regali per Tullia furono procurati, ed essa ne fu rivestita, come già accennato prima.

2. Ma Maria riprese il suo vestito, lo lavò e lo tenne poi di nuovo per sé.

3. Cirenio voleva naturalmente dare anche a Maria, in sostituzione di quello, dei vestiti regali;

4. ma tanto Maria quanto Giuseppe ricusarono ciò solennemente.

5. Ma quando Eudokia vide Tullia nel suo vero sfarzo regale, sentì tuttavia un peso nel cuore, così che cominciò a sospirare segretamente.

6. Ma il Piccino disse a lei sottovoce: “Eudokia, Io ti dico, non sospirare a motivo del mondo, sospira invece a motivo del tuo peccato, e farai meglio!

7. Poiché vedi, Io sono più che Cirenio e Roma; se hai Me, allora hai di più che se possedessi il mondo intero!

8. Ma se Mi vuoi avere interamente, devi allora pentirti dei tuoi peccati, in seguito ai quali divenisti sterile!

9. Se però nell’amore per Me ti pentirai del tuo peccato, allora soltanto, nella misura del tuo amore, riconoscerai chi sono Io veramente!

10. Ma quando Mi riconoscerai, allora sarai più felice che se tu fossi la consorte dell’imperatore stesso!

11. Poiché vedi, l’imperatore deve tenere una forte guardia per non essere scacciato dal trono.

12. Io invece basto da solo a Me stesso! Spiriti, soli, lune, terre e tutti gli elementi sono a Me sottomessi, e tuttavia non ho bisogno di guardie e Mi lascio tuttavia perfino prendere in braccio da te, benché tu sia una peccatrice!

13. Perciò sta’ tranquilla e non piangere; poiché tu hai ricevuto quello che fu tolto a Tullia, quando ella ricevette i vestiti regali!

14. E ciò è infinitamente più che quei vestiti regali scintillanti d’oro, i quali sono morti e portano la morte,

15. mentre tu hai la Vita fra le tue braccia, e non gusterai mai più la morte in eterno, se Mi ami!” -

16. Queste parole del Piccino ebbero un effetto così salutare sull’animo di Eudokia, che ella per la grandissima gioia e l’alta beatissima meraviglia cominciò a piangere.

17. Ma Maria si accorse che Eudokia bagnava i suoi occhi con lacrime di gioia, perciò andò da lei e le domandò:

18. “Soave Eudokia, che ti accade, ché scorgo dolci lacrime nei tuoi occhi?”

19. Ed Eudokia rispose dopo un profondo sospiro di delizia:

20. “O tu la più felice delle madri su tutta la Terra! Vedi, il tuo Piccino mi ha parlato in modo meraviglioso!

21. In verità, non uomini mortali, sia pure in tutta la loro grandezza mondana, bensì solo dèi possono essere capaci di tali parole!

22. Di grandi pensieri e presentimenti è ora pieno il mio petto! Come da una profondità nascosta essi salgono in me così come dal mare le chiare stelle; e per questo io piango nel mio rapimento!”

23. Ma Maria disse: “Eudokia, abbi solo pazienza! Dopo le stelle arriverà anche il sole; soltanto nella sua luce vedrai dove sei! – Ma ora silenzio, poiché Cirenio viene qui!”

 

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Cap. 111

Ringraziamento di Cirenio al Piccino.

Parole di benedizione del Piccino alla coppia di sposi.

Giuseppe li invita a celebrare da lui il banchetto nuziale.

Ritorno di Cirenio in città.

9 gennaio 1844

1. Quando Cirenio con Tullia si fu avvicinato a Eudokia, che teneva ancora il Piccino fra le braccia, disse allora al Piccino:

2. “O Vita mia, mio Tutto! A Te soltanto io devo questa mia grande, meravigliosa felicità!

3. Io feci solo ben poco per Te, e Tu mi compensasti in modo così indicibile, e mi rendesti l’uomo più felice della Terra!

4. Oh, come potrò mai io, povero peccatore, ringraziarTi abbastanza per questo?!”

5. Ma il Piccino si eresse, levò in alto la Sua mano destra e disse:

6. “O Mio caro Cirenio Quirino, Io benedico ora te e tua moglie Tullia, perché abbiate a vivere insieme felicemente nel mondo!

7. Ma questo ti dico anche: nella felicità del mondo non reputarti mai troppo felice, bensì considera il mondo, insieme alla sua felicità, un teatro dell’inganno, così godrai nella giusta sapienza la vita del mondo!

8. Poiché vedi, tutto nel mondo è esattamente il contrario di ciò che ti si rappresenta; soltanto l’amore, quando viene dal profondo del cuore, è vero e giusto!

9. Dove scorgi la vita senza amore, là non c’è vita, bensì la morte;

10. dove invece, per la quiete del vero amore, tu immagini la morte, là è di casa la vita, e nessuno la può distruggere!

11. Tu non sai quanto è malfermo il suolo sul quale stai; Io però lo so, perciò ti dico tutto questo!

12. Scava qui solo a mille klafter (1900 m) di profondità, e avrai davanti a te un enorme abisso che ti inghiottirà!

13. Dunque non scavare troppo in profondità nel mondo, e non rallegrarti delle scoperte nella profondità del mondo;

14. poiché sempre, ovunque qualcuno si addentri a scavare troppo a fondo nel mondo, si prepara anche la propria rovina.

15. Non fidarti del punto in cui stai; poiché esso è malfermo e può inghiottirti, se lo scavi e fai un vuoto nel terreno!

16. Rifletti: tutto nel mondo può ucciderti, perché ogni cosa contiene in se stessa la morte, – solo ed esclusivamente l’amore non la contiene, se tu lo conservi nella sua purezza!

17. Ma se lo mescoli con cose mondane, esso allora diventa pesante e può anche ucciderti, tanto fisicamente quanto spiritualmente.

18. Rimani dunque nel puro amore disinteressato, ama l’unico Dio, quale tuo Padre e Creatore, al di sopra di tutto, e gli uomini, quali tuoi fratelli, come te stesso, così avrai la vita eterna in questo tuo amore, Amen”.

19. Queste sapientissime parole del Piccino incussero a Cirenio, così come a tutti i presenti, un così profondo rispetto, che essi tremavano in tutto il corpo.

20. Ma Giuseppe si avvicinò a Cirenio e disse: “Fratello, calmati e va’ in città con la benedizione di questa casa! Tutto quello però che udisti e ricevesti qui, tienilo segreto per adesso! Vieni però domani e tieni qui il tuo banchetto nuziale!”.

– E Cirenio si recò subito in città con Tullia e col suo seguito.

 

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ARCANGELI IN CASA DI GIUSEPPE

 

 

Cap. 112

Una nuova sorpresa in casa di Giuseppe:

dei giovinetti biancovestiti aiutano in casa.

10 gennaio 1844

1. Dopo che Cirenio dalla casa di Giuseppe, a sera già piuttosto inoltrata, si fu recato con i suoi in città, Giuseppe disse ai suoi figli:

2. “Figlioli, andate ora a eseguire i lavori di casa! Provvedete alle mucche e agli asini e preparateci poi una cena, buona e fresca! Infatti oggi stesso devo adottare e benedire la mia nuova figlia durante un lieto banchetto!”

3. Allora i figli di Giuseppe andarono subito a fare come Giuseppe aveva loro ordinato.

4. Ma quale non fu la loro sorpresa, quando nella stalla incontrarono parecchi giovinetti biancovestiti, che con molto zelo accudivano gli animali di Giuseppe.

5. I figli di Giuseppe chiesero loro chi avesse loro comandato di fare questo, e di chi fossero servitori.

6. Ma i giovinetti dissero: “Noi siamo sempre servitori del Signore, e il Signore ci ha comandato di farlo; per questo anche l’abbiamo fatto!”

7. Ma i figli di Giuseppe chiesero ai giovinetti: “Chi è il vostro signore, e dove sta di casa? È forse Cirenio?”

8. E i giovinetti dissero: “Il nostro Signore è anche il vostro, abita da voi, – ma Cirenio non è il Suo nome!”

9. Allora i figli di Giuseppe ritennero che questi fosse il loro stesso padre, e dissero perciò ai giovinetti:

10. “Se è così, allora venite con noi, perché nostro padre, che qui è il signore di questa casa, vi riconosca, se siete realmente i suoi servitori!”

11. E i giovinetti dissero: “Mungete prima le mucche, poi vogliamo venire con voi e presentarci al vostro Signore!”

12. Qui i figli presero i secchi per il latte e munsero il triplo del solito, anche di quando in precedenza avevano curato le mucche il meglio possibile.

13. Allora essi rimasero oltremodo sorpresi e non riuscivano a spiegarsi come le mucche questa volta dessero così tanto latte.

14. Ma quando ebbero finito di mungere le mucche, allora i giovinetti dissero:

15. “Ora che avete finito il vostro lavoro, andiamo in casa dove abita il vostro e nostro Signore!

16. Ma vostro padre vi ha anche dato disposizioni per una buona cena; questa si deve preparare, prima ancora che entriamo nella stanza del Signore!”

17. Subito i giovinetti andarono in cucina, e vedi, anche là c’erano già parecchi giovinetti tutti occupati a preparare una cena squisita. –

18. Ma per Giuseppe il lavoro dei figli durava un po’ più del solito; perciò andò a vedere che cosa facessero.

19. Ma come restò stupefatto, quando trovò la cucina piena zeppa di lavoranti!

20. Egli domandò subito ai figli che cosa fosse mai quello, per amor del Signore.

21. Ma i giovinetti risposero: “Giuseppe, non ti preoccupare; poiché quello che c’è e succede qui, c’è e succede realmente per amore del Signore! Lasciaci dunque prima preparare la cena, poi apprenderai i particolari dal Signore stesso!”

 

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Cap. 113

Stupore di Maria per le continue visitazioni. Consolazione di Giuseppe.

Venerazione degli angeli davanti al Piccino e Sue parole agli arcangeli.

La cena comune.

11 gennaio 1844

1. Giuseppe ritornò poi subito nella stanza e raccontò a Maria e a Eudokia quello che aveva appena visto e quello che succedeva fuori in cucina.

2. Maria ed Eudokia se ne stupirono enormemente, e Maria disse:

3. “O grande Dio, così non siamo dunque neppure un secondo sicuri dalle Tue visite! Non appena una ha messo il piede fuori dalla porta, già cento nuove al loro posto rimettono piede nella stanza!

4. O Signore, non vuoi dunque lasciarci un attimo in pace?! - Forse dobbiamo già di nuovo fuggire, e ora magari dai Romani? Oh, quale conseguenza potrà avere questo fatto?”

5. Ma Giuseppe disse: “Cara Maria, non intimorirti invano! Vedi, noi siamo pur tutti pellegrini in questo mondo, e il Signore è la nostra guida!

6. Dove il Signore vuol condurci, là anche seguiamoLo, abbandonandoci totalmente alla Sua santa Volontà; è Lui solo infatti, che sa dove e che cosa è per noi il meglio!

7. Vedi, tu t’intimorisci sempre, quando il Signore ci manda qualcosa di nuovo; io però sono pieno di gioia per questo – perché ormai so che il Signore provvede sempre per il nostro meglio!

8. Questa mattina il Signore ha mandato su di me una forte prova; io ne fui molto rattristato.

9. Ma la tristezza non durò a lungo; l’ucciso fu risuscitato e vive, e io sono di nuovo pieno di serenità ed ora mi rallegro per una buona cena benedetta.

10. Fa’ altrettanto, e ti gioverà molto di più che tutte le tue vane, giovanili paure e inquietudini!”

11. Queste parole di Giuseppe tranquillizzarono Maria, ed ella stessa ora divenne piena di curiosità, di vedere i nuovi cuochi in cucina.

12. Perciò ella si alzò e voleva andare a vedere; ma in quel momento entrarono nella stanza i figli di Giuseppe, carichi di vivande, e tutti i giovinetti li seguivano con la più grande venerazione.

13. E quando essi giunsero in prossimità del Piccino, caddero subitaneamente in ginocchio e Lo adorarono.

14. Ma il Piccino si rizzò e disse ai giovinetti: “Alzatevi, voi arcangeli dei Miei infiniti Cieli!

15. Ho esaudito la vostra preghiera. Il vostro amore Mi vuol servire anche qui nella mia piccolezza; eppure Io, il vostro Signore dall’eternità, non ho mai avuto bisogno del vostro servizio!

16. Ma poiché il vostro amore è così possente, rimanete allora qui per tre giorni terrestri e servite questa casa; ma all’infuori di coloro che sono qui in casa, nessuno sappia chi voi siete!

17. Ora però cenate col Mio padre adottivo e con la mia genitrice carnale, e con questa figlia che Mi tiene nelle sue mani, con i tre in ricerca e con i Miei fratelli!”

18. Dopo di che i giovinetti si alzarono, Maria prese il Piccino e tutti si misero a tavola, intonarono con Giuseppe il canto di lode e mangiarono e bevvero ultrabeati e felici.

19. Ma gli arcangeli, i giovinetti, piansero dalla beatitudine e dissero:

20. “In verità, eternità sono passate sotto i nostri sguardi, piene del massimo diletto;

21. ma tutte le eternità più piene di diletto non sono pari a questo attimo in cui mangiamo alla tavola del Signore, sì, alla tavola dei Suoi figli, fra i quali Egli è in tutta la Sua pienezza! O Signore, lascia anche noi divenire Tuoi figli!”

 

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Cap. 114

Colloquio di Maria con Zuriele e Gabriele.

Gesù indica il nuovo Ordine in Cielo e sulla Terra.

Curiosità di Eudokia per i celesti messaggeri.

12 gennaio 1844

1. Quando fu consumata la cena, e dopo che tutti con Giuseppe ebbero offerto al Signore un canto di ringraziamento, uno dei giovinetti disse a Maria:

2. “Maria, tu benedetta fra le donne della Terra, non ti ricordi più di me? - Non sono quello che così spesso ha giocato con te nel Tempio, e sempre ti ha portato un cibo buono e una bevanda dolce?”

3. Qui Maria fece un sorriso sbarazzino e disse: “Sì, ti riconosco; tu sei Zuriele, un arcangelo! Talvolta però mi hai anche un po’ punzecchiata, poiché parlavi con me, ma non ti lasciavi vedere!

4. E spesso dovevo pregarti per delle ore, prima che tu ti persuadessi a farti scorgere da me!”

5. E il giovinetto disse: “Vedi, tu Madre benedetta, così era la Volontà del Signore, al Quale eri oltremodo cara.

6. Ma così come in te il cuore, la sede dell’amore, continuamente batte e sprona e punzecchia tutto il tuo essere,

7. così è anche questo il modo dell’Amore del Signore: che egli i suoi prediletti continuamente li sprona, pizzica e punzecchia, ma è anche proprio così che forma la vita e la rende durevole per l’eternità!”

8. Maria fu molto contenta di questa spiegazione e lodò la grande bontà del Signore.

9. Ma un altro giovinetto si rivolse pure a Maria e disse: “Vergine benedetta! Riconosci anche me? Non sarà molto più di un anno, da che ti ho visitata a Nazareth!”

10. E Maria lo riconobbe dalla voce e disse: “Sì, sì, tu sei Gabriele! In verità, nessuno è come te; poiché certo tu hai portato alla Terra il messaggio più grande, e la salvezza a tutti i popoli!”

11. E il giovinetto rispose a Maria: “O Vergine, in principio ti sei sbagliata; poiché vedi, il Signore già con me ha cominciato, per eseguire l’Azione più grande, a servirsi dei mezzi più piccoli e scarsi!

12. Ecco perché io sono solo il minimo e il più piccolo nel Regno di Dio, non già il più grande! È vero che ho portato alla Terra il più grande e il più santo messaggio,

13. ma non per questo io sono tale, che nessuno mi possa uguagliare in grandezza; anzi al contrario, io sono precisamente il minimo nel Regno di Dio!”

14. Allora Maria si meravigliò molto, insieme a Giuseppe, per la grande umiltà del giovinetto.

15. Ma il Piccino disse: “Sì, questo angelo ha ragione! In principio il più grande era il più vicino a Me.

16. Costui però si innalzò e voleva essere uguale a Me, e voleva superarMi e perciò si allontanò da Me.

17. Ma perciò Io costruii allora Cielo e Terra, e diedi l’ordinamento, che solo il minimo deve essere il più vicino a Me!

18. Ora però Io ho scelto per Me ogni inferiorità del mondo; e perciò da Me saranno i più grandi, solo coloro che come Me sono i minimi e i più piccoli nel mondo, così come in se stessi.

19. E così, Mio Gabriele, tu hai ragione per te, e anche la Madre ha ragione; infatti è così che sei il più grande, perché tu per te e in te sei il minimo!”

20. Quando il Piccino disse tali parole al giovinetto Gabriele, subito tutti i giovinetti caddero in ginocchio e Lo adorarono.

21. Ma Eudokia scrutava qua e là; infatti non sapeva che pensare di questi bellissimi giovinetti.

22. Sentì certo che questi giovinetti venivano chiamati “primi messaggeri”, e cioè dal Regno di Dio, – ma ella riteneva che questo fosse la Palestina così come l’Alto Egitto. Domandò quindi se essi fossero magari degli inviati.

23. Ma un giovinetto disse: “Eudokia, abbi solo pazienza! Vedi, noi restiamo qui per ben tre giorni, e allora ci potremo conoscere meglio!”. Ed Eudokia fu contenta di questo e si recò presto a riposare.

 

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Cap. 115

Giuseppe sollecita al riposo. Rivelazione dei giovinetti sul prossimo

agguato notturno di trecento assassini. L’assalto. Vittoria degli angeli.

13 gennaio 1844

1. Ma Giuseppe disse: “Figli e amici! La sera è già inoltrata, perciò ritengo che sarà ora di andare a riposarsi!”

2. Ma i giovinetti dissero: “Sì, padre Giuseppe, tu hai ragione; voi tutti, che ancora dimorate nei corpi materiali, andate al riposo ristoratore!

3. Noi invece andremo fuori, davanti alla tua casa, e la custodiremo!

4. Infatti il nemico della vita ora è venuto astutamente a sapere che qui abita il Signore, e ha deciso di assalire questa casa stanotte per uccidere.

5. È per questo che siamo qua, per proteggere questa casa; e se verrà il nemico, dovrà avere la peggio!”

6. Giuseppe e Maria, l’ancora desta Eudokia, i tre sacerdoti e i figli di Giuseppe si spaventarono enormemente a questa notizia,

7. e Giuseppe disse: “Se è così, non mi sento di riposare, ma di vegliare con voi per tutta la notte!”

8. Ma i giovinetti dissero: “State tutti perfettamente tranquilli; noi siamo più che sufficienti e abbiamo anche forza a sufficienza, se è la Volontà del Signore, per trasformare in nulla l’intera creazione!

9. Come potremmo allora temere una manciata di vili prezzolati assassini?!

10. Poiché vedi, l’intera faccenda consiste in questo: alcuni amici dei sacerdoti periti sono venuti a conoscenza, per cura di Satana, che Cirenio è diventato un grande amico degli Ebrei, e precisamente tramite questa casa.

11. Perciò essi fecero un complotto segreto e giurarono di assalire stanotte questa casa, e di trucidare tutti quelli che vi si trovano.

12. Noi però già da molto tempo abbiamo visto un tale progetto e per questo siamo venuti, per proteggere questa casa.

13. Perciò stai del tutto tranquillo; domani vedrai come avremo lavorato per te durante la notte!”

14. Ma quando Giuseppe ebbe sentito questa fedele assicurazione dei giovinetti, di proteggere [la casa], egli allora lodò e glorificò Dio;

15. indicò poi anzitutto a Eudokia la sua camera da letto, la benedisse come sua figlia, ed ella si recò per prima e immediatamente a riposare.

16. Poi Maria andò col Piccino nella medesima stanza, e stavolta ella Lo prese a letto con sé.

17. Infine anche i tre sacerdoti andarono nella loro camera; ma Giuseppe e i figli rimasero nella sala da pranzo e vegliarono.

18. Ma i giovinetti uscirono e si accamparono attorno alla casa.

19. Ed ecco che all’avvicinarsi della mezzanotte si udì un tintinnio d’armi, sulla via che portava dalla città alla villa.

20. In pochi minuti l’intera casa di Giuseppe fu circondata da trecento uomini armati.

21. Ma allorquando vollero penetrare nella casa, i giovinetti si alzarono ed uccisero in un istante tutta la schiera, eccetto un uomo.

22. Quello lo legarono e lo condussero in una stanza come testimone per il giorno seguente.

23. E così la casa di Giuseppe fu salvata miracolosamente, e rimase poi in pace e sicura da ogni futuro assalto.

 

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Cap. 116

Preparativi per il banchetto nuziale di Cirenio.

Supremo rispetto degli angeli al bagno del Piccino.

Rianimazione dei cadaveri con l’acqua del bagno del Piccino.

15 gennaio 1844

1. La mattina presto, già prima dello spuntar del Sole, tutti erano affaccendati in casa di Giuseppe.

2. I giovinetti attendevano ai lavori nella stalla e in cucina insieme ai figli di Giuseppe; infatti molte cose si dovevano preparare per il banchetto nuziale di Cirenio.

3. Giuseppe stesso però, con un paio di giovinetti, con Zuriele e Gabriele, andò fuori e guardò i cadaveri e disse ai due:

4. “Che si deve fare? Dobbiamo pur seppellirli prima che Cirenio arrivi dalla città?!”

5. Ma i giovinetti dissero: “Giuseppe, non te ne curare, poiché proprio il governatore lo deve vedere, quale Potenza abita nella tua casa!

6. Perciò questi cadaveri rimarranno a giacere qui finché Cirenio arrivi, e poi egli stesso potrà farli portar via.”

7. Giuseppe fu soddisfatto di questa risposta e ritornò quindi con i due in casa.

8. Quando entrarono nella stanza, Maria era giusto intenta al bagno del Piccino, mentre Eudokia – dove possibile – l’aiutava.

9. Ma i due giovinetti si fermarono compresi della più grande venerazione, con le mani incrociate sul petto, fin tanto che il Piccino veniva lavato.

10. Ma quando il Piccino fu lavato e rivestito con biancheria fresca, Egli subito chiamò a Sé Giuseppe per una cosa che Gli stava a cuore e disse:

11. “Giuseppe, sul terreno che appartiene a questa casa, nessuno deve perdere la vita!

12. Ma la cosa per cui ti ho chiamato, è che tu prenda quest’acqua e la conservi.

13. Ma quando Cirenio verrà dalla città e vedrà gli uccisi, prendi allora subito l’acqua e spruzzala su di loro, ed essi allora si sveglieranno e verranno condotti davanti al tribunale di Stato.

14. Prima però legate le mani dietro la schiena ad ogni cadavere, affinché quando si sveglino non prendano subito le armi e si difendano!”

15. Quando Giuseppe ebbe sentito questo, fece prontamente con l’aiuto dei due ciò che il Piccino aveva detto;

16. e quando ebbe legato le mani all’ultimo cadavere, ecco che già arrivava anche Cirenio dalla città, in pieno sfarzo, con un grande seguito.

17. Egli però si spaventò alla vista di questi cadaveri legati, e domandò ansiosamente che cosa fosse successo.

18. Ma Giuseppe, informandolo di tutto, si fece portare l’acqua e subito asperse i cadaveri, al che questi si alzarono come da un profondo sonno.

19. Ma Cirenio, ora informato di tutto, fece subito portare questi risuscitati nella prigione di Stato.

20. E come tutti costoro, insieme a quello lasciato in vita, furono condotti via sotto forte scorta, Cirenio entrò nella stanza con la sua sposa, e là lodò e glorificò oltre ogni misura il Dio d’Israele.

 

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Cap. 117

Malumore di Cirenio a causa dei traditori.

Giuseppe gli consiglia di cercare l’aiuto del Signore.

Cirenio e gli angeli. La miracolosa potenza degli angeli.

16 gennaio 1844

1. Questo avvenimento però aveva tuttavia contrariato un po’ Cirenio, ed ora egli non sapeva che cosa dovesse fare di questi traditori.

2. Egli perciò si avvicinò a Giuseppe e ne parlò con lui; ma Giuseppe gli rispose:

3. “Sii di buon animo, fratello mio nel Signore! Poiché a te non sarà torto neanche un capello.

4. Vedi, sulla Terra tu sei sicuramente il mio più grande amico e benefattore; ma a che cosa mi sarebbe servita questa notte tutta la tua amicizia?!

5. Questi assassini prezzolati avrebbero potuto nella notte bollirmi e arrostirmi con tutta la mia casa, senza che tu ne avessi saputo nulla prima di questa mattina, quando, arrivato da me, di me non avresti trovato più niente!

6. Chi fu qui il mio Salvatore? Chi aveva penetrato già molto tempo prima i piani segreti dei malvagi, e mi ha inviato aiuto al tempo giusto?

7. Vedi, fu il Signore, mio Dio e tuo Dio! – Dunque sta’ di buon animo; poiché anche tu sei ora nella mano onniprotettrice del Signore, ed Egli non permetterà che ti venga torto neanche un capello!”

8. Col cuore commosso Cirenio, a fianco della sua Tullia che ora era occupata col Piccino, ringraziò Giuseppe per queste parole di conforto.

9. Contemporaneamente però egli scorse i due splendidi giovinetti, e si avvide anche che ce n’erano parecchi altri in cucina.

10. Egli domandò quindi a Giuseppe, da dove mai venissero quei giovinetti tanto belli e di tenerissimo aspetto, se fossero magari anch’essi degli infelici salvati.

11. Ma Giuseppe disse: “Vedi, ogni signore ha i suoi servitori; tu ora lo sai che il mio Piccino è anch’Egli un Signore!

12. E vedi, questi sono i Suoi servitori; sono anche coloro che questa notte hanno preservato questa casa dalla distruzione!

13. Ma non voler già indovinare di qual paese siano; poiché non ne otterresti nulla, essendo questi aiutanti di una forza e potenza indescrivibili”.

14. Così essi non te lo diranno, e con la coercizione non combinerai nulla contro di loro, essendo essi troppo potenti e infinitamente robusti.

15. E Cirenio disse: “Così questi sono semidei come quelli che abbiamo nella nostra fantasiosa dottrina?

16. Come?! - Avreste forse anche voi accanto all’unico Dio quei certi semidei, che hanno il compito di prestare buoni servizi all’uomo, nonché al Dio principale?!”

17. E Giuseppe disse: “O fratello, qui ti sbagli di molto! Vedi, di semidei da noi non è il caso di parlare in eterno,

18. bensì invece di spiriti beatissimi che ora sono angeli di Dio, un tempo però anch’essi, come noi, sono vissuti sulla Terra!

19. Tuttavia di ciò che hai saputo da me ora, taci come se non avessi mai saputo nulla, altrimenti potrebbe capitare del male al tuo corpo!”

20. Qui Cirenio si mise un dito sulla bocca e giurò di tacere fino alla morte.

21. Qui si avvicinarono a Cirenio i due giovinetti e dissero: “Ora vieni fuori con noi, affinché ti mostriamo la nostra forza!”

22. E Cirenio andò fuori con loro, e vedi, un monte che appariva lontano all’orizzonte scomparve, a una parola dalla bocca dei giovinetti!

23. Soltanto qui Cirenio scorse la ragione per cui doveva tacere, ed egli tacque anche per tutta la sua vita – e così tutti coloro che erano con lui.

 

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Cap. 118

Differenza tra la potenza del Signore e la potenza dei Suoi servitori.

Domanda di Cirenio sullo scopo degli angeli.

Parabola del Padre amoroso e dei Suoi figli.

17 gennaio 1844

1. Dopo questa dimostrazione di potenza, i due giovinetti ricondussero Cirenio nella stanza, dove si trovavano Giuseppe, Maria col Piccino, Tullia, Eudokia e i tre sacerdoti, Maronio e altri ancora del seguito di Cirenio.

2. E Giuseppe andò subito da Cirenio e gli domandò:

3. “Ora, nobile fratello e amico, che ne dici tu di questi servitori del Signore?”

4. E Cirenio disse: “O eccellentissimo fratello! Qua tra loro e il Signore non c’è quasi alcuna differenza; poiché essi sono altrettanto potenti quanto Lui!

5. Il Piccino distrusse ultimamente con un cenno della Sua mano la grande statua di Zeus;

6. ma questi servitori distrussero con una parola un’intera montagna! – Dimmi, quale differenza c’è mai qua tra Signore e servitori?!”

7. E Giuseppe rispose a Cirenio: “O amico, tra loro c’è una differenza infinitamente grande!

8. Vedi, il Signore fa tutte queste cose eternamente da Se stesso; i Suoi servitori invece possono farle solo con la potenza del Signore, quando Egli vuole che siano fatte!

9. In caso diverso, essi possono fare da se stessi tanto poco quanto me e te, e tutta la loro forza propria non arriva a sgretolare neppure un granellino di pulviscolo!”

10. Ma Cirenio rispose: “Ti capisco; quello che hai detto è giusto e non occorrono altre spiegazioni.

11. Ma se solo il Signore opera tutto questo, e i servitori di per sé non hanno forza, che cosa se ne fa allora?”

12. E Giuseppe disse: “Vedi, tu magnifico, caro fratello, qui c’è il Piccino. Rivolgiti a Lui con questa domanda, – Egli te ne darà la risposta più valida!”

13. E Cirenio fece questo, e il Piccino si rizzò e disse:

14. “Cirenio, tu sei ora un marito e questa notte hai già fecondato tua moglie perché te ne venga un discendente!

15. Ma Io ti dico, tu ne avrai ben dodici! Ma quando sarai un padre di dodici figli, dimmi che cosa te ne farai e perché, e in generale per quale ragione vuoi avere figli?

16. Forse che senza di loro tu non puoi provvedere abbastanza bene ed alacremente alle tue mansioni?”

17. Qui Cirenio restò enormemente sorpreso e disse dopo qualche esitazione, un po’ imbarazzato:

18. “Per quanto riguarda le mie mansioni di governo nello Stato, mi basta l’esperienza che ho, e a questo scopo non ho bisogno di figli!

19. Ma è solo nel mio cuore che provo un possente bisogno di avere dei figli, e questo bisogno si chiama amore!”

20. E il Piccino disse: “Bene, ma quando avrai figli, non coinvolgerai anche loro nelle tue mansioni, per puro amore, e non darai loro autorità e potere per il motivo che sono tuoi figli, e non ne farai i tuoi potenti servitori?”

21. E Cirenio rispose: “O Signore, questo lo farò certo sicuramente!”

22. E il Piccino rispose di nuovo: “Ora vedi, se tu come uomo fai già questo per amore dei tuoi figli, perché non dovrebbe farlo Dio, un Padre santo, con i Suoi figli, per il Suo Amore infinito verso di loro?”

23. Questa risposta disse a Cirenio tutto, colmò lui, così come tutti gli altri, della più alta venerazione, ed egli poi non chiese più nulla.

 

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Cap. 119

Giuseppe dà disposizioni per il banchetto. Gli abiti festivi.

Il radioso vestito festivo degli angeli. Imbarazzo di Cirenio e degli altri.

Gli abiti festivi vengono riposti.

18 gennaio 1844

1. Ma qui entrarono già anche i figli di Giuseppe e gli dissero: “Padre, la colazione è preparata in abbondanza!

2. Se vuoi, possiamo apparecchiare il tavolo grande e deporvi le vivande!”

3. E Giuseppe disse: “Bene, figli miei, fatelo, indossate però i vostri abiti nuovi, poiché questa mattina avremo il pranzo di nozze di Cirenio!

4. Voi pure dovete stare a tavola, e perciò dovete anche essere vestiti da nozze! Andate ora, e fate tutto ciò che è buono, giusto e opportuno!”

5. E i figli apparecchiarono la tavola, e poi andarono a fare come Giuseppe aveva loro ordinato.

6. Ma anche i due giovinetti si avvicinarono a Giuseppe e dissero:

7. “Padre Giuseppe, che ne pensi? Vedi, il vestito che indossiamo è soltanto il nostro abito da lavoro; dobbiamo anche noi metterci in abito da nozze?”

8. Ma Giuseppe rispose: “Voi siete angeli del Signore, e questo vostro vestito è già comunque la più bella veste nuziale; perché mai deve ornarvi un’altra?”

9. Ma i giovinetti dissero: “Vedi, noi non vogliamo dare scandalo a nessuno; quello che hai ordinato ai tuoi figli, vogliamo farlo anche noi, e vogliamo presenziare alla tua tavola con i nostri abiti nuziali!

10. Lasciaci dunque uscire, affinché cambiamo gli abiti come i tuoi figli!”

11. E Giuseppe disse: “Fate dunque ciò che sicuramente trovate necessario secondo il Signore! Siete pur perennemente i servitori del Signore e conoscete anche perennemente la Sua Volontà; dunque fate secondo questa!”

12. E i due giovinetti uscirono, e in breve tempo arrivarono con i figli di Giuseppe e con tutti gli altri giovinetti, in abiti tanto fulgenti quanto l’aurora nel più bello dei suoi rosei splendori;

13. ma i loro volti, i piedi, le mani, splendevano come il sole quando sorge.

14. Cirenio e tutto il suo seguito si spaventarono per questo infinito fasto ed infinita maestà.

15. E Cirenio disse in timorosa fretta a Giuseppe:

16. “Eccellentissimo amico, adesso ho visto l’infinita gloria della tua casa! Lasciami però uscire, perché questa gloria mi dissolve!

17. Ma perché mai hai dovuto comandare ai tuoi figli di cambiarsi? Senza questo, sicuramente anche i servi del Signore sarebbero rimasti nella loro precedente semplicità, priva di splendore e a me così gradevole!”

18. Qui Giuseppe, al quale pure il fiato era divenuto troppo corto per il tanto splendore, si riprese, e ordinò di nuovo ai suoi figli di indossare gli abiti da lavoro.

19. I figli andarono a farlo; ma anche i giovinetti andarono a cambiare il loro vestito, e ritornarono poi con i figli di Giuseppe nella loro precedente semplicità.

20. Ora a Cirenio il cuore era tornato leggero, e poté ora mettersi a tavola con sua moglie e con i suoi compagni.

21. E così occupò il posto d’onore della tavola con i suoi, e Giuseppe, Maria col Piccino, Eudokia, i figli di Giuseppe e i giovinetti, l’altra parte della tavola, e mangiarono e bevvero tutti, dopo il canto di lode di Giuseppe.

22. Ma alcuni ufficiali insieme al loro superiore ritenevano di essere ora corporeamente alla mensa degli dèi nell’Olimpo, ed erano fuori di sé per la tanta contentezza; essi infatti non sapevano nulla della casa di Giuseppe, di com’era fatta.

 

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Cap. 120

Preoccupazione di Giuseppe per festeggiare la Pasqua come prescritto.

Tranquillizzante spiegazione degli angeli. Giuseppe si preoccupa nuovamente

per la presenza dei molti pagani. Splendida risposta del Piccino.

19 gennaio 1844

1. Terminato il tempo della squisita colazione, che era durata circa un’ora, venne recitato da Giuseppe l’inno di lode, e tutti si alzarono da tavola.

2. Ma poiché quel giorno era la vigilia del sabato, dunque un venerdì, in cui cadevano le feste pasquali degli Ebrei, allora Giuseppe era un po’ in apprensione e non sapeva, lì in mezzo a tutti quei romani, come osservare queste feste.

3. Sapeva infatti che quelli ora lo avrebbero visitato il sabato di Pasqua come in una qualsiasi altra giornata.

4. Perciò, come già detto, era in apprensione per come dovesse santificare questo sabato tanto straordinariamente solenne.

5. Ma allora lo circondarono i giovinetti e dissero: “Ascoltaci, uomo giusto, ma inutilmente preoccupato!

6. Tu sai che verso questo tempo anche gli angeli di Dio convenivano a Gerusalemme quali arcangeli, cherubini e serafini.

7. E il Santo dei santi era sempre abitato da loro, come sai, e come lo sa tua moglie.

8. Ma poiché tu sai che noi seguiamo soltanto il Signore, e non il Tempio di Gerusalemme, - così anche noi non siamo nel Tempio.

9. Quando il Signore dimorava nel Tempio di Gerusalemme, allora sì che noi eravamo nel Tempio.

10. Ora però Egli dimora qui, e anche noi siamo qui, a festeggiare con te la Pasqua, e nessuno di noi è nel Tempio, che ormai è totalmente abbandonato.

11. Ma come meglio potresti celebrare la Pasqua, se non agendo come noi?!

12. Vedi, noi però domani faremo la stessa cosa che abbiamo fatto e ancora faremo oggi, e ciò sarà giusto!

13. Tu fa’ altrettanto, e alla pienissima presenza del Signore del sabato e di tutte le feste, osserverai correttamente insieme a noi il sabato e la festa di Pasqua!

14. Interroga l’eccelso Piccino, ed Egli ti dirà e riferirà fedelissimamente la stessa cosa!”

15. E Giuseppe disse: “È tutto giusto e buono e vero, ma che ne è qui della Legge di Mosè? Questa finisce?”

16. Ma i giovinetti dissero: “Uomo giusto, tu ti sbagli; dì, Mosè ha mai ordinato, per la festa di Pasqua, di andare a Gerusalemme?

17. Non ha egli stabilito la festa solo ed esclusivamente là dove si trova il Signore con l’arca dell’Alleanza?!

18. Vedi, ora però il Signore non è più con l’arca dell’Alleanza, bensì Egli è con te e con la tua casa corporeamente!

19. Di’, ora, dove deve essere legittimamente celebrata la festa di Pasqua in base a Mosè?”

20. E Giuseppe disse: “Se è così, certo allora la festa dovrebbe ovviamente essere celebrata qui! Ma che facciamo con tutti questi pagani?”

21. E i giovinetti dissero: “O giusto figlio di Davide, non te ne preoccupare, bensì fa ciò che faremo noi, e tutto sarà ben fatto!”

22. Qui il Piccino volle Giuseppe, (nella quale occasione i giovinetti si prostrarono a terra) e disse:

23. “Giuseppe, come oggi, così domani e dopodomani; ma non ti preoccupare degli incirconcisi, poiché questi sono ora migliori dei circoncisi!

24. Vedi, la circoncisione del prepuzio non conta nulla, tutto sta invece nella circoncisione del cuore!

25. Ma questi romani hanno un cuore nobilmente circonciso; è per questo che Io ora faccio con loro e non con gli Ebrei la festa di Pasqua!”

26. Queste parole riportarono Giuseppe all’equilibrio; egli divenne pieno di gioia e lasciò ogni cura ai giovinetti per la festa di Pasqua.

 

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Cap. 121

Giuseppe in imbarazzo perché a Pasqua è invitato nella rocca di Cirenio.

Parole tranquillizzanti del Piccino: "Dove sono Io, là è anche la vera Pasqua"

20 gennaio 1844

1. Ma dopo che il festeggiamento della Pasqua fu così stabilito, e Giuseppe si fu arreso a tutto,

2. Cirenio si avvicinò a Giuseppe e disse: “Eccellentissimo amico e fratello! Vedi, oggi io sono stato tuo ospite e lo resterò fino a sera!

3. Domani però preparerò una piccola festa nella mia residenza, e ad essa invito tutta quanta la tua casa, come è riunita qui,

4. e spero che non mi rifiuterai questo segno di amicizia?!

5. Infatti non per contraccambiarti io t’invito, ma è per il grande amore e la grande stima che nutro per te e per tutta la tua casa, che faccio questo!

6. Poiché vedi, per questo ho fissato la mia partenza a dopodomani, e non posso fermarmi qui a lungo come mi ero prefisso all’inizio;

7. infatti affari urgenti fanno sì che io debba modificare il mio progetto.

8. Ma proprio per questa ragione vorrei avere una volta la fortuna di averti mio ospite, e certo in maniera degna di te!”

9. Qui Giuseppe restò di nuovo sorpreso e non sapeva che fare; infatti egli aveva davanti a sé il santo sabato di Pasqua, che per lo meno voleva festeggiare in casa sua.

10. Egli disse dunque a Cirenio: “Degnissimo amico e fratello nel Signore!

11. Vedi, domani è per noi Ebrei la festività più importante, che ogni ebreo deve celebrare per lo meno entro l’atrio della sua casa, se proprio non può recarsi al Tempio di Gerusalemme!

12. Dovrei farmi il più amaro rimprovero se infrangessi questa prima fra le nostre leggi;

13. perciò a questo riguardo non posso veramente prometterti nulla!

14. Ma se tu vuoi venire da me e celebrare la festa che ti proponi nella mia casa, che propriamente appartiene anche a te, mi farai un immenso piacere!”

15. E Cirenio disse: “Ma fratello, sei dunque più incredulo di me, un pagano di nascita secondo le tue parole?!

16. Che cos’è il tuo Bambino? Non è il Signore, dal quale vengono tutte le tue leggi fin dal principio?!

17. I giovinetti non sono i Suoi primordiali servitori? - Non ha il diritto di stabilire le leggi, Lui, che così onnipotente riposa fra le braccia della giovane madre?!

18. E se Questi mi esaudisse, anche allora riterresti il tuo giorno festivo superiore alla Sua divina Parola?”

19. Qui il Piccino si sollevò e disse: “Sì, Cirenio, hai detto giusto; soltanto, serba però tutto per te!

20. Ma domani siamo tutti tuoi ospiti; poiché dove sono Io, là è anche la vera Pasqua! Sono Io infatti il Liberatore dei Figli d’Israele dall’Egitto!”

21. Quando Giuseppe ebbe udito questo, lasciò perdere la sua Pasqua e accettò l’invito di Cirenio.

 

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Cap. 122

Giuseppe s’informa sullo sgombero delle macerie del tempio,

sul destino dei ribelli e dei tre sacerdoti, e sull’arrivo degli otto bambini.

Risposte di Cirenio.

22 gennaio 1844

1. Stabilito così il luogo di celebrazione della Pasqua, di cui Giuseppe – come già accennato – fu soddisfatto, Giuseppe chiese di nuovo notizie a Cirenio sullo sgombero delle macerie del tempio e sui dissotterrati.

2. E Cirenio disse: “O mio eccellentissimo fratello e amico, non stare a preoccupartene;

3. poiché a mio parere sono già stati presi i migliori provvedimenti!

4. Le macerie sono già state sgomberate fino all’ultima pietruzza, i sacerdoti effettivamente uccisi sono stati sotterrati, e quelli salvati li condurrò con me dopodomani a Tiro, e là prenderò per loro le opportune disposizioni!

5. Vedi, così sta la cosa! Come ritengo, è stata sbrigata per quanto possibile, bene e rettamente?”

6. E Giuseppe disse: “Sì, per davvero, meglio di così non avrebbe provveduto neanche un padre per i suoi propri figli! Ne sono perfettamente contento!

7. Ma che cosa ne farai dei ribelli che ieri notte assalirono la mia casa?”

8. E Cirenio disse: “Vedi, sono rei di alto tradimento e con ciò si sono resi passibili della pena di morte!

9. Tu sai però che io non sono amico degli spargimenti di sangue, anzi ne sono il più grande nemico!

10. Perciò ho risparmiato loro la pena di morte, e in sua vece però ho assegnato la ben meritata punizione per tanto di quel tempo, che diventano schiavi per tutta la vita!

11. E ritengo che questa pena non sarà troppo grande al posto della pena di morte, particolarmente se a colui che si sarà totalmente corretto, verrà anche resa possibile segretamente la liberazione.

12. Essi pure vengono con me a Tiro, dove saranno prese a loro riguardo le ulteriori disposizio