Biografia completa

A cura di Karl Gottfried Ritter von Leitner

 

La presente biografia di Jakob Lorber, quale quadro di vita dopo lunghi anni di personale conoscenza, è illustrata attraverso il manoscritto lasciatoci da Karl Gottfried Ritter von Leitner. Esso fu redatto dal poeta attorno al suo 84° anno di vita e, secondo le disposizioni testamentarie di Leitner, dopo la sua morte venne affidato alla Biblioteca Provinciale del Joanneum di Graz.

 

L'uomo più notevole che io abbia mai conosciuto in tutta la mia lunga vita è Jakob Lorber, un teosofo che merita di venir collocato a fianco degli uomini più famosi in questo campo.

Voglio ora provare a tracciare qui di seguito un breve schizzo, fondato su basi sicure, della sua vita esteriore e di aggiungere allo stesso, quale pluriennale testimone oculare e auricolare, una rappresentazione fedele alla realtà dei fenomeni straordinari verificatisi nell'ambito della sua vita animica.

 

INDICE

La sua famiglia

Giovinezza

Allievo e maestro

Musicista

Aspirazioni spirituali

Vocazione tramite la voce interiore dello Spirito    

Il servo scrivano di Dio

La Parola vivente

Intermezzo terreno

Il ritorno a Graz alla vocazione spirituale

Ricca messe

Conclusione della vita terrena

Ritorno a casa

La persona esteriore di Lorber

Lo stile spirituale di scrivere di Lorber

Prove dell’ispirazione spirituale

Vangeli della natura

Medium veggente ed auditivo

Comunicazioni mediche

Materializzazioni

Appendice 1 – Comunicazioni accreditate secondo annotazioni scritte di una contemporanea

Appendice 2 – Su Karl Gottfried v. Leitner

Appendice 3Casa editrice e diffusione delle opere di Lorber. Breve storia della Casa editrice

 

 

 

Famiglia

 

1. Della famiglia di Lorber si trova traccia già nel 17° secolo nelle regioni di Büheln nella Stiria inferiore, e precisamente risulta che i due cugini Kaspar e Paul Lorber risiedevano già nel 1631 sul colle Gradise, che nella zona della contea di Stubenberg a Mureck viene denominato “Purgstallberg”. Costoro cedettero la loro proprietà alla parrocchia di St. Leonhard per la costruzione di una cappella che, poco dopo, venne poi trasformata in una chiesa di pellegrinaggio dedicata alla Santa Trinità.

2. Non molto lontano da lì, nel villaggio di Kanischa della parrocchia di Jahring, sulla riva sinistra del fiume Drava in mezzo ai vigneti, il padre di Lorber, Michael, sposato con Maria Tautscher, una orba, possedeva i due fondi Bergholden n°4 e 5.

3.Michael Lorber coltivava personalmente questi fondi e ricavava i mezzi per sostenere la sua famiglia soprattutto dalle rendite. Egli sapeva suonare la maggior parte degli strumenti musicali e suonava con particolare maestria il cembalo, sicché varie volte gli fu riservata la distinzione di far sentire le sue eccellenti doti musicali producendosi su questo strumento alla presenza dell’illustre amico delle arie popolari, l’onoratissimo arciduca Johann von Österreich, quando costui si tratteneva nei suoi possedimenti di Pickern, nel periodo della vendemmia. Questa sua versatile abilità musicale gli offriva anche l’occasione di procurarsi un secondo guadagno molto gradito e in particolare di associarsi alla compagnia di musicisti allora conosciuta e molto apprezzata in tutta la Stiria ed oltre i suoi confini sotto il nome di “Schwarzenbacher”, di cui ne diresse i concerti come maestro di cappella.

4. Nonostante la loro semplicità i coniugi Lorber non disconobbero il valore di una cultura superiore e non si risparmiarono alcun sacrificio, per quanto le loro forze glielo consentissero, per sostenere fattivamente nelle loro aspirazioni i loro tre figli.

5. Michael, il secondogenito, terminati i suoi studi, imboccò la carriera giuridica, in un primo tempo come amministratore di beni e in seguito come sostituto-notaio. Josef, il più giovane, si dedicò all’insegnamento. E Jakob, il più anziano di loro, è appunto colui la cui memorabile apparizione le pagine che seguono tenteranno di descrivere.

 

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Giovinezza

 

1. Jakob Lorber nacque il 22 luglio 1800 nella residenza dei suoi genitori, dove passò anche gli anni della sua infanzia partecipando ai lavori della campagna. Era già un ragazzo di nove anni quando cominciò a frequentare la scuola del paese di Jahring, dove ottenne i primi insegnamenti nella lettura, scrittura ed aritmetica. Egli manifestò vivo zelo e in generale una grande brama di istruirsi, nonché, anche molto precocemente, una grande predilezione per la musica, nella quale agli inizi lo istruì suo padre stesso.

2. Un giorno manifestò sorprendentemente una rara attitudine per questo ramo dell’arte, allorché il padre lo portò con sé nel vicino capoluogo di Marburg sulla Drava dove andò nell’osteria “Zum Lamm”. Lì incontrarono un cieco, parente dell’oste, il quale, per deliziare gli ospiti ammirati, suonava l’arpa in maniera eccellente. Jakob rivolse immediatamente tutta la sua attenzione a questo musicista, si sedette al suo fianco osservando ogni tocco sull’arpa del cieco arpista e si concentrò completamente sulle sue melodie. Da quel giorno non cessò più di chiedere al padre di comprargli un’arpa. Quest’ultimo esaudì infine il desiderio del ragazzo pieno di talento. E quantunque questi avesse avuto appena due volte ancora l’occasione di udire il cieco virtuoso da lui ammirato per scoprire come maneggiava il suo strumento, eppure riuscì in poco tempo, con tenace e diligente esercizio, ad istruirsi da solo divenendo un abile suonatore di arpa.

3. Il padre, che come maestro di cappella della sua itinerante compagnia di musicisti era spesso assente da casa per lungo tempo, affidò in seguito l’ulteriore istruzione musicale di Jakob al maestro della scuola locale, Anton Udl. Questi istruì da allora in poi il suo docile allievo nei vari strumenti, ma di preferenza nel violino, nel pianoforte e nell’organo, ed ottenne con lui non solo dei gradevoli risultati, ma si accorse ben presto che, per il suo eccellente orecchio musicale, poteva impiegarlo utilmente anche come aiutante nei suoi lavori marginali di accordatura e di riparazione di organi, ed infatti per lungo tempo si servì di lui anche in questo modo.

 

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Allievo e maestro

 

1. Frattanto Lorber era diventato un giovinetto e seguendo l'indefinito impulso verso una cultura spirituale superiore, lasciò nell'estate 1817 il suo borgo natio per trasferirsi nella città di Marburg, distante solo due miglia circa, per frequentarvi l'istituto preparatorio alla carriera di maestro elementare.

2. Dopo che ebbe terminato questo corso con soddisfacenti risultati, egli iniziò la sua carriera d'insegnante quale supplente a S. Egydi e poco dopo si trasferì con la medesima mansione a St. Johann in Sabbathale.

3. Qui, un cappellano di quella parrocchia, il quale frequentandolo giornalmente aveva avuto occasione di osservare le sue non comuni capacità, gli dimostrò grande benevolenza e gli impartì qualche nozione di latino e lo spronò a dedicarsi alla carriera ecclesiastica e ad intraprendere a questo scopo gli opportuni studi.

4. Seguendo questo consiglio, nell'autunno 1819 Lorber ritornò di nuovo a Marburg e si iscrisse come studente a quel ginnasio. Dato che egli era già più avanti negli anni dei suoi compagni di scuola e di comportamento più serio, venne ben presto nominato 'famulus' della sua classe e come tale doveva esercitare una certa sorveglianza sugli altri studenti, nonché gli incombevano certe piccole mansioni nella scuola per le quali percepiva un piccolo compenso mensile. Oltre a ciò, durante la funzione religiosa giornaliera nella chiesa egli suonava anche l'organo ricevendone un modesto onorario e si guadagnava anche già un gradito introito impartendo lezioni di violino, nel suonare il quale egli nel frattempo era già divenuto abile.

5. Dopo che in questo modo, in condizioni abbastanza soddisfacenti, egli ebbe completato con ottimi risultati le cinque classi ginnasiali, nell'autunno 1824 egli si recò nella capitale della provincia, a Graz, in parte per proseguire i propri studi, in parte per perfezionarsi ulteriormente nel violino, e qui proseguì i suoi studi ginnasiali come studente privato della sesta classe.

6. Però, la difficoltà di trovare sufficiente sostentamento in una grande città che gli era completamente estranea, unita a quella di mantenere la posizione di rilievo di cui aveva fino allora goduto fra i suoi compagni di studi, gli fecero perdere il gusto degli studi a tal punto che nel secondo semestre abbandonò il ginnasio e cercò dapprima di campare come insegnante privato.

7. Egli assunse un posto di maestro privato presso una famiglia molto rispettabile di Graz, istruendone i figli per cinque anni, con ottimi risultati nelle materie scolastiche tedesche, nella musica e nel disegno, nel quale pure aveva acquisito una certa abilità come autodidatta.

8. Tuttavia, malgrado tutta la stima che trovò presso questa famiglia, egli sentiva il bisogno di assicurarsi una posizione stabile anche per l'avvenire. Perciò nel 1829 egli frequentò il corso di pedagogia superiore per candidati al magistero nelle scuole primarie e da questo istituto ottenne un certificato scolastico che lo raccomandava come insegnante "perfettamente abile".

9. Quando, però, nel 1830 la sua prima domanda per essere assunto come insegnante non condusse subito alla meta desiderata, egli, facilmente scoraggiabile, rinunciò di nuovo a questo suo piano e stavolta per sempre.

 

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Musicista

 

1. Egli si dedicò poi interamente alla musica, diede lezioni di canto, come pure di piano e violino e compose anche qualche canzone e qualche brano da concerto. In questo modo venne in contatto col rinomato musicista e compositore Anselm Hüttenbrenner, che viveva da possidente a Graz e che fungeva in quel tempo da dirigente della Società Filarmonica Stiriana. Costui gli procurò anche l'occasione di prodursi in pubblico come violinista durante i concerti della Filarmonica stessa ed accolse pure alcune composizioni di Lorber nella rivista musicale "Pfennig", che egli redigeva.

2. Allorché nel 1828, Paganini entusiasmò la Vienna amante dell'arte con le sue straordinarie esibizioni per violino, anche Lorber accorse colà per ascoltare la sua virtuosità incantatrice ed ebbe la fortuna di fare la sua conoscenza personale, e di ottenere addirittura da lui anche un paio d'ore di istruzione. Da allora in poi, per il successivo periodo della sua vita, Paganini costituì l'ideale al quale egli aspirò senza tregua, con il massimo zelo, e la cui immagine litografica, che aveva sempre appesa nella sua stanza, egli guardava spesso con una specie di devozione. Però in quel tempo egli venne in contatto anche con altri virtuosi del suo strumento prediletto, il violino. Il violinista Ernst che, dopo essersi prodotto a Vienna, aveva dato dei concerti anche a Graz e aveva conosciuto Lorber, rimase anche dopo, per lungo tempo, in corrispondenza epistolare con lui. In una simile occasione, pure Vieuxtemps lo venne a trovare nella sua modesta stanza, e fece anche la conoscenza e frequentò il suo connazionale, il concertista di violino Eduard Jäll.

3. Gradatamente i meriti di Lorber quale violinista trovarono sempre più riconoscimento anche nei giornali pubblici. Allorché nell'ottobre 1839 egli ebbe dato un concerto nella Sala dei Cavalieri nella Villa di campagna, producendosi nella prima parte di un concerto di Beriot e in una variazione da lui composta sul tema di una nota canzone popolare, il supplemento d'allora "Der Aufmerksame" del giornale "Grazer Zeitung" nel suo 129 così si espresse in merito alla sua natura artistica: "Il signor Lorber non è un violinista che si muove entro i limiti di una qualche scuola; egli è assolutamente un autodidatta. Incontestabilmente egli è dotato di talento ben più che comune e degna di ammirazione è l'abilità artistica alla quale il signor Lorber è giunto grazie all'instancabile diligenza e al caratteristico impiego delle sue doti musicali naturali. Con stupore lo vediamo superare difficoltà ed affrontare passi arrischiati, della cui possibilità di esecuzione noi dubiteremmo se l'audacia, quasi sempre vittoriosa, di Lorber non ci insegnasse ben altro. Con una sola arcata egli ha dominato da 120 a 160 note. I suoi picchettati sono magnifici. E i trilli, le doppie note, i flautati, i pizzicati con una mano ed altri consimili pezzi di bravura egli li esegue con estrema facilità e spesso con discreta nitidezza. Ma appunto perché si perde nel non comune, avviene talora che, mentre suona, le pressanti difficoltà si accumulano con esuberanza tanto fantastica che, a forza di difficoltà e di dissonanze, non si riesce ad afferrare null'altro all'infuori di queste ed allora di tono, melodia, espressione e conseguentemente d'un vero godimento dell'ascoltatore non si può assolutamente più parlare. Lo studio e la perseveranza del signor Lorber nel presentare tali insolite produzioni meritano certamente il giusto riconoscimento. Ma quanto più spontanea ed unanime non sarebbe la cordiale partecipazione degli uditori se egli avesse dedicato il suo considerevole talento, invece che unicamente al difficile, al veramente bello che, alla lunga, solo ripaga. L'accoglienza fatta dal pubblico al concertista era lodevole e adeguata ai meriti del signor Lorber".

4. Lorber non si lasciò intimidire da questi benevoli ammonimenti della critica, bensì essi gli furono piuttosto da sprone a perseverare, con zelo raddoppiato, nelle sue aspirazioni artistiche. Quando, dieci anni dopo, partecipando ad un concerto di beneficenza, egli suonò con rara bravura un rondò ed una mazurca di sua composizione, il giornale locale "Aurora" (maggio 1849, n°36) non potè fare a meno, dopo aver reso il dovuto omaggio ai suoi picchettati e flautati, di aggiungere l'osservazione che Lorber non solo aveva fatto progressi enormi nella forma d'arte violinistica di Paganini, ma che si era anche appropriato felicemente della bellezza e della pienezza del suono. Dopo la relazione sul concerto redatta da Anselm Hüttenbrenner, Lorber venne "acclamato entusiasticamente" dal pubblico per le sue esibizioni.

5. Successivamente egli venne anche in più stretto contatto con i giornali locali e fornì agli stessi, ma in particolare al "Telegraph" che usciva allora a Graz, relazioni sulle prime rappresentazioni di opere e concerti.

 

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Aspirazioni spirituali

 

1. Anche se Lorber considerava in questo periodo le sue aspirazioni musicali come suo compito principale, tuttavia queste non soddisfacevano del tutto le esigenze del suo intimo.

2. Egli nutriva particolare interesse anche per l'astronomia. A dire il vero gli mancava una conoscenza approfondita della matematica per potersene occupare su basi scientifiche, ma il suo marcato impulso verso cognizioni superiori lo aveva da sempre attratto irresistibilmente verso la sublime profondità del cielo stellato. Egli quindi cercava di penetrare, per così dire meccanimente, mediante un potenziamento artificiale della sua facoltà visiva, nei segreti della struttura del mondo e si costruì lui stesso a tale scopo un grande cannocchiale, certamente piuttosto primitivo, però perfettamente utilizzabile. Più tardi fu anche ben felice di venire in possesso di un buon telescopio di Steinheil.

3. Nelle serene chiare sere d'estate, spesso anche a notte inoltrata, egli usciva dalla città, in compagnia dell'uno o dell'altro amico, il suo cannocchiale a tracolla penzolante da una cordicella, e piazzava il suo strumento sullo spazio libero di Glacis oppure preferibilmente sullo Schloßberg, un'altura rocciosa che sorgeva nel mezzo della città. Qui poi osservava egli stesso e mostrava anche ai suoi compagni, con sempre rinnovato interesse, il globo lunare ricoperto di cicatrici, Giove con i suoi satelliti, Saturno con i suo anelli luminosi, i restanti pianeti e il cielo stellato cosparso di miriadi di corpi celesti che si offriva ai loro sguardi, e davanti all'obiettivo del suo cannocchiale si estendevano nell'infinito la via lattea e le macchie nebulose. Ben volentieri egli offriva il godimento di questa visione sublime dell'incommensurabilità dell'universo ad ogni passante che si avvicinava con curiosità al suo strumento. Ed egli provava sempre una gioia di compiacimento, quando l'ammiratore estraneo si congedava ringraziando con un viso o addirittura con una parola di pia ammirazione.

4. Mentre la sua aspirazione a penetrare nel grandioso campo della creazione materiale si manifestava vivamente, d'altra parte andava sviluppandosi in lui, gradualmente, anche l'esigenza irresistibile di trovare la via verso i tesori segreti del mondo spirituale, anche a costo di cercarla al di là dei confini delle usuali, generali cognizioni.

5. Fu così che egli si sentiva anche attratto dalla lettura di opere che corrispondevano alla sua profonda interiorità. E così egli lesse, per quanto glielo permetteva il lavoro necessario al proprio mantenimento, certe opere di Justinus Kerner, Jung-Stilling, Swedenborg, Jakob Böhme, Johann Tennhardt e J. Kerning e in particolare quest'ultimo egli lo definì come colui i cui scritti gli diedero certe tracce importanti. Però di tali letture, che si limitavano in generale a singoli scritti degli autori menzionati, egli non fece un vero e proprio studio, ciò che non era affatto il caso suo, bensì mise ogni volta da parte tali opere e tenne solamente la Bibbia sempre sotto mano. Ma neanche della lettura di questa egli ne fece una questione quotidiana, ossia esteriormente abitudinaria, bensì ricorreva al Libro dei libri solo quando si sentiva indotto a farlo da una circostanza esteriore oppure da un impulso interiore.

6. Nonostante tutta questa inclinazione ad indagare i misteri più profondi e più seri, Lorber rimase ben lontano da qualsiasi forma di scoraggiamento, anzi egli era e restò sempre un compagno allegro nei suoi rapporti giornalieri, solo che, come più tardi comunicò, in questo periodo cominciarono a manifestarsi gradatamente in lui sogni significativi, di cui egli cominciò da allora a metter per iscritto quelli che gli apparivano più importanti.

 

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Vocazione tramite la Voce interiore dello Spirito

 

1. Lorber era ormai arrivato al quarantesimo anno d'età senza essersi procurato una posizione stabile nella vita. Ora però gli giunse inaspettatamente da Trieste l'invito ad assumere colà la posizione di secondo dirigente d'orchestra, a condizioni più che accettabili. Egli accettò e prese tutte le disposizioni per la partenza. Sennonché la sua vita, adesso d'improvviso, doveva prendere tutt'altra direzione.

2. Il 15 marzo 1840 alle 6 di mattino - così egli raccontò più tardi ai suoi amici - aveva appena terminato la sua preghiera mattutina ed era in procinto di lasciare il letto, quando sentì a sinistra nel suo petto, dalla parte del cuore, chiaramente una voce risuonare che gli disse: "Alzati, prendi il tuo stilo e scrivi!". Egli ubbidì subito a questa misteriosa chiamata, prese la penna in mano e trascrisse parola per parola quanto gli veniva dettato interiormente. Questo era l'inizio dell'opera: "Il Governo della Famiglia di Dio" ovvero "Storia della creazione primordiale del mondo spirituale e materiale, nonché dei primi patriarchi". E le prime frasi di questa dicevano:

 

"Così parla il Signore per ciascuno, e questo è vero e fedele e certo: chi vuole parlare con Me, venga da Me ed Io gli porrò la risposta nel suo cuore. Però soltanto i puri, il cui cuore è pieno di umiltà, dovranno percepire il suono della Mia voce. E chi preferisce Me a tutto il mondo, e Mi ama come una dolce sposa ama il suo sposo, con costui Io voglio camminare a braccetto; egli Mi vedrà sempre come un fratello vede l'altro fratello, e come Io lo vedevo già dall'eternità, prima ancora che egli fosse".

 

3. Dopo questo avvenimento, Lorber declinò senza indugio l'offerta fattagli e da quella stessa ora in poi, nel corso di ventiquattro anni, fino alla sua morte, egli servì da zelante scrivano a questo misterioso suggerimento, definendosi umilmente un servitore del Signore.

 

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Il servo scrivano di Dio

 

1. Lorber iniziava quest'occupazione di scrittura, che da allora in poi costituì il compito principale della sua esistenza, quasi ogni giorno già di buon mattino, prima della colazione, che non di rado nel suo entusiasmo lasciava perfettamente intatta. D'inverno egli sedeva, generalmente con un berretto sulla testa, ad un piccolo tavolino proprio accanto alla stufa, e, tutto concentrato in sé, conduceva ininterrottamente la penna con discreta velocità, senza però fare una pausa per riflettere oppure per correggere un passaggio dello scritto, come qualcuno al quale viene dettato qualcosa da altri.

2. Parlando di ciò, egli riferì anche varie volte che, durante l'audizione della Voce che gli parlava interiormente, egli aveva anche la visione figurativa di quanto udiva. A quanto asseriva, però, egli comunicava più facilmente quanto percepiva interiormente se poteva esprimerlo verbalmente ad un'altra persona. Ed infatti egli dettò ad alcuni dei suoi amici dei singoli saggi, anzi perfino opere intere di varie centinaia di pagine. In tal caso egli sedeva accanto a chi scriveva guardando tranquillamente davanti a sé e senza mai interrompere il flusso della parola, oppure aggiungendo una qualche frase, oppure neanche modificando una sola espressione. E quando la sua dettatura veniva per caso interrotta per breve o lungo tempo, perfino per giornate e settimane, egli era in grado di proseguire subito, nel giusto contesto, quanto dettato fino a quel momento, senza aver riletto dello stesso che le ultime parole o righe.

 

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La Parola vivente

 

1. Nell'anno 1858, Lorber scrisse ad un amico in merito alla sorgente dello Spirito che parlava in lui, che egli percepiva come la voce di Gesù Cristo, la parola vivente di Dio:

2. "Quanto alla parola interiore, come la si percepisca, posso dire di me stesso nient'altro se non che io percepisco la santissima parola del Signore sempre nella regione del cuore come un pensiero chiarissimo, luminoso e puro, come parole espresse. Nessuno, per quanto possa essermi vicino, può percepire un qualcosa di una qualche voce. Per me, però, questa voce di grazia risuona più limpida di qualsiasi altro suono materiale, per quanto forte esso sia. Questo però è anche tutto ciò che io posso dirle per mia esperienza. Ma una donna molto devota al Signore si è rivolta recentemente a Lui per mezzo mio, e le fu data la seguente risposta che le comunico qui testualmente. Essa suonava:

 

3. «Quello che adesso fa il Mio servitore molto povero nel senso terreno, in fondo dovrebbero poterlo fare tutti coloro che veramente professano il Mio Nome. Poiché per tutti ha valore la parola del Vangelo: “Voi tutti dovete venire istruiti da Dio! Chi non è attratto dal Padre, non viene dal Figlio!”.

Questo però significa che - attraverso il vostro fattivo, vivo amore per Me e perciò per ciascuno vostro prossimo bisognoso - voi dovete giungere alla Sapienza interiore da Dio! Poiché il vero, fattivo amore di ciascuno sono appunto Io stesso, quindi nel suo cuore, così come il raggio vivente del sole che agisce in ogni goccia di rugiada, in ogni pianta e in tutto ciò che porta la Terra. Chi poi Mi ama davvero sopra ad ogni cosa, con tutte le sue forze, il cuore di costui è anche colmo della Mia fiamma di Vita e della sua luce chiarissima! Che in tal modo debba nascere un rapporto continuativo e chiarissimo tra Me e l'uomo che Mi ama sopra ogni cosa, è altrettanto chiaro, come un grano di frumento sano, nel terreno fecondo sotto il caldo raggio del sole, debba crescere e portare frutto ricchissimo di benedizioni. Che però questo sia veramente possibile per le umane creature, adempiendo le condizioni poste nel Vangelo, di ciò ne è testimone davanti a te questo Mio servitore! Ma una cosa ancora ti dico: “Una semplice venerazione ed anche ammirazione, per quanto profonda sia, della Mia perfezione divina non serve a nulla!”. Di simili cosiddetti pii cristiani ce ne sono in gran quantità nel mondo e tuttavia essi raggiungono poco o nulla. Tutto dipende invece dal fatto che chi vuole giungere alla Mia Parola vivente dentro di sé, costui sia perfettamente attivo nel praticare la Mia Parola. Questo perché ne teniate conto tu e chiunque altro!».

 

4. Ecco, caro amico, così Lei ha avuto risposta il più esauriente possibile alla sua domanda. E sarebbe presunzione da parte mia, povero peccatore, dirle ancora di più in merito.

Jakob Lorber

                                                                                         

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Intermezzo terreno

 

1. Dopo che Lorber ebbe trascorso quattro anni con questa occupazione di scrittura e impartendo lezioni di musica, nel 1844 ricevette dai suoi due fratelli, dei quali uno era amministratore di una tenuta e l'altro capoposta, ambedue domiciliati a Greifenburg nella Carinzia superiore, l'invito a recarsi da loro per aiutarli a sbrigare alcuni affari privati. Dato che il guadagnarsi la sua esistenza a Graz, dove il numero degli insegnanti di musica andava sempre più aumentando, diventava di anno in anno sempre più difficile, si decise di accettare questa proposta ed egli si congedò dalla città dove aveva fino allora dimorato e dai suoi amici.

2. Egli si dedicò quindi alla cura degli affari affidatigli dai fratelli che consisteva nella sorveglianza di un commercio di legname da loro assunto e che gli davano occasione, di tanto in tanto, di intraprendere lunghi o brevi viaggi. Questi lo condussero allora a Innsbruck, Bolzano e perfino a Milano dove egli diede al Teatro alla Scala un applaudito concerto per violino. In quest'ultima città egli ebbe anche l'occasione di fare l'acquisto di un eccellente violino che gli era stato decantato come uno Stradivari e che comunque risultò essere uno strumento eccellente che in seguito gli rese ottimi servigi.

3. Durante la sua permanenza nella Carinzia superiore egli salì anche su varie montagne alte, tra cui anche il Grossglockner (Gran campanaro) e di questi grandiosi panorami alpini egli si fece a matita degli schizzi che poi più tardi a Graz realizzò con gessetto nero; e se non si aveva pretese rigorose di prospettiva, si poteva senz'altro riconoscere che egli non era privo di talenti naturali anche nell'arte del disegno, nella quale non aveva mai ricevuto alcuna istruzione.

 

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Il ritorno a Graz alla vocazione spirituale

 

1. Nel 1846, dopo aver assolto il suo compito nella Carinzia superiore, Jakob Lorber ritornò di nuovo a Graz alle sue precedenti mansioni che egli proseguì assiduamente per più di un decennio. Solo nel 1857 egli si allontanò ancora una volta da quel luogo per alcuni mesi, associandosi a due eccellenti eminenti maestri di arpa e chitarra e con loro fece una tournée nei capoluoghi delle regioni austriache producendosi nei concerti sul suo strumento prediletto, il violino.

2. Al suo rientro a Graz egli riprese la sua attività come insegnante di musica, rimase però ancora per qualche tempo in collegamento con quei suoi compagni di viaggio e assieme a loro, in occasione di spettacoli pubblici, si esibì di quando in quando in produzioni musicali accolte dal pubblico sempre con plauso.

3. Presentandosi in tal modo, sia nella sua tournee in pubbliche sale da concerto, sia anche più tardi in patria in vari luoghi di divertimento, come se fosse un musicista di professione, egli perseguiva due scopi. Con ciò egli voleva infatti ottenere da un lato un guadagno più remunerativo di quanto si potesse ottenere dando lezioni di musica, lavoro faticoso e con guadagno piuttosto scarso, d'altro lato egli intendeva anche distogliere gli sguardi di certe spie dalle quali egli si credeva osservato con diffidenza e ostilità a motivo delle sue misteriose scritture, attirandoli più sulla sua attività di musicista professionale. Ciononostante, però, in questo nuovo mestiere, sebbene egli suonasse con i suoi compagni sempre su un palco rialzato e ben illuminato, egli si sentiva piuttosto un po' depresso. Ed è un tratto caratteristico della sua mentalità il fatto che egli varie volte riferì che Dio l'avrebbe messo in questa situazione per umiliare in tal modo il suo orgoglio artistico, che talvolta faceva capolino in lui.

4. Oltre a ciò, egli ben presto si accorse che, con quest'attività accessoria, quantunque le ore antimeridiane egli le passasse per lo più alla scrivania, egli veniva tuttavia troppo distratto e troppo distolto da ciò che egli era solito considerare la vera e propria professione della sua vita. Egli dunque ben presto rinunciò completamente a quest'occupazione e d'allora in poi si accontentò di procurarsi il suo sostentamento unicamente impartendo lezioni di musica e di tanto in tanto anche con l'accordatura di pianoforti. Quando fu più avanti negli anni ed essendo divenuto già troppo malaticcio per reggere alla fatica dei frequenti andirivieni, spesso anche in luoghi lontani, malgrado i bisogni di Lorber fossero quanto mai modesti, certamente questo guadagno non poteva più bastare, ed allora dei doni offerti spontaneamente da amici vennero benignamente a sopperire a questo.

 

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Ricca messe

 

1. Negli anni che seguirono egli era nuovamente alacremente occupato a mettere per iscritto quanto gli veniva dettato interiormente, particolarmente con la scrittura della sua più importante opera, pubblicata più tardi in dieci volumi, il "Grande Vangelo di Giovanni", nonché di alcune spiegazioni ricevute marginalmente su difficili passi della Bibbia e di sogni significativi e di singole comunicazioni riguardanti varie faccende dei suoi amici.

2. Oltre al "Grande Vangelo di Giovanni" in dieci volumi (1851-64), sorse sotto la penna di Lorber una serie ragguardevole di opere, in parte in più volumi, che già, sotto l'aspetto puramente esteriore del numero e della mole, rendono una testimonianza della più sorprendente fertilità spirituale!

 

Siano qui menzionate: Die Haushaltung Gottes (Il Governo della Famiglia di Dio -3 volumi- 1840/1844); Der Mond (La luna -1841); Der Saturn (Saturno -1841/42); Die Fliege (La mosca), Der Grossglockner (Il gran Campanaro – il più alto monte austriaco), Die natürliche Sonne (Il Sole naturale -1842); Die geistige Sonne (Il Sole spirituale -2 volumi -1842/43); Schrifttexterklärungen (Spiegazione di testi Biblici- 1843); Die Jugend Jesu (L'infanzia di Gesù -1843/44); Der Briefwechsel Jesu mit Abgarus (Lo scambio epistolare tra Gesù e Abgaro), Der Laodizenerbrief des Apostels Paulus (L'epistola dell'apostolo Paolo ai Laodicesi -1844); Die Erde (La Terra -1846/47), Bischof Martin (Il vescovo Martino -1847/48); Robert Blum (successivamente intitolato "Dall'Inferno al Cielo" -2 volumi -1848/51); Die drei Tage im Tempel (I tre giorni nel Tempio -1859/60).

 

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Conclusione della vita terrena

 

1. Dopo che Jakob Lorber in questo modo attivo ebbe superato il sessantesimo anno di vita, le sue forze fisiche cominciarono gradatamente a declinare, quantunque in maniera appena percettibile per coloro che lo circondavano, mentre quelle spirituali proseguirono in un'attività non indebolita. Negli ultimi due anni che precedettero la sua dipartita, egli esprimeva sempre più frequentemente presentimenti della morte, però non dava importanza a questa sensazione della sua caducità e proseguì invariato il suo abituale modo di vita. I suoi amici, però, notarono in lui un'aumentata eccitabilità, lo spegnersi graduale della sua spesso coinvolgente allegria d'un tempo e il prevalere di uno stato d'animo molto serio.

2. Dall'inizio del 1864, Lorber affermava con ferma convinzione che non sarebbe sopravvissuto al 1865. Poco dopo egli si ammalò veramente e da quel momento fu costretto a stare a letto per tre mesi.

3. Se in precedenza a volte era di malumore e si sfogava anche talvolta con amare parole sull'incertezza della sua situazione di vita, ora era invece un vero modello di pazienza e di pia rassegnazione. E se qualche volta si lamentava ancora, ciò ora non era un lamento tanto per i suoi travagli, quanto piuttosto per il destino generale dell'umanità. In tali occasioni egli ripeteva volentieri con umorismo alcuni versetti che egli una volta aveva trovati scritti sul muro di un giardino e che si era impresso nella mente:

 

Il sole sorge, il sole tramonta.

Ed ogni animale lieto se ne sta.

L'uomo soltanto, l'uomo egli solo

sente della vita la fatica e il duolo.

 

4. Ma anche quando era malato, steso sul suo letto, egli era pur sempre ancora in grado di dettare, di tanto in tanto, certe cose profonde all'uno o all'altro dei suoi giovani amici.

5. Con l'inizio della primavera egli si riprese di nuovo gradatamente e si poteva di nuovo sperare nella sua perfetta guarigione, tanto più che era in grado di lasciare di nuovo la sua camera e di recarsi all'aperto. Egli cominciò anche a riprendere di nuovo il suo abituale tenore di vita, ma non riacquistò più il suo stato di salute precedente, restò invece debole e affermò sempre più decisamente l'approssimarsi della fine della sua peregrinazione terrena.

 

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Ritorno a casa

 

1. Due giorni prima che questo veramente accadesse, egli si trovava ancora in visita presso dei conoscenti che a volte andava a trovare. E la padrona di casa gli aveva preparato una pietanza che era una delle sue preferite. Egli lo gustò con comodo e poi disse: "E' stato molto buono, ma fra due giorni io non vivrò più".

2. Si cercò di levargli dal capo quell'idea, ma egli persistette nella sua affermazione che in realtà si avverò.

3. Già il giorno seguente quando, dopo il pasto, stava rientrando a casa, fu colto per strada da un improvviso sbocco di sangue che però egli prese così poco sul serio che alla sera ancora si recò a far visita alla sua solita compagnia.

4. Ma già al rientro venne colto di nuovo da un violento sbocco di sangue che non cessò più, tanto più che Lorber al suo arrivo a casa, per non disturbare il riposo notturno dei propri vicini, non richiese alcun aiuto.

5. Il mattino dopo lo si trovò ancora vestito, coricato con la faccia rivolta alla parete e con le lenzuola coperte di sangue. Un medico fatto venire dalle vicinanze gli propinò un medicinale, ma dichiarò che ogni aiuto umano era già inutile.

6. Allora si mandò in fretta alla vicina parrocchia e di lì a poco un sacerdote si presentò al letto del malato grave. Poiché questo giaceva, però, già privo di conoscenza, il sacerdote chiese ad una parente, presente per assistere il malato, se Lorber avesse frequentato la chiesa. Costei replicò che la cosa doveva senz'altro essere ben nota, poiché Lorber nelle occasioni di grandi solennità ecclesiastiche aveva perfino partecipato personalmente, senza alcun compenso, al coro musicale. Al che il sacerdote chiese alla parente, in tono serio, se se la sentiva di assumersi la responsabilità morale se egli avesse impartito al morente i sacramenti. Dopo che essa rispose affermativamente senza esitare, il sacerdote eseguì senza ulteriori obiezioni il suo compito clericale e poi si allontanò di nuovo.

7. Intanto erano stati avvisati gli amici più intimi di Lorber del pericolo sopraggiunto all'improvviso circa il suo prossimo decesso, ma un violento temporale che era appunto scoppiato con estrema violenza ritardò di un poco l'arrivo delle persone chiamate. Lorber, che si era di nuovo un poco ripreso, fece cambiare la propria posizione nel letto e ora, mentre per dieci anni aveva dormito abitualmente con i piedi rivolti verso occidente, si fece sistemare in modo che il suo capo fosse rivolto verso questa direzione e il volto verso il sole nascente.

8. Nel frattempo, erano sopraggiunti gli amici sotto la pioggia torrenziale e fra questi anche il medico di casa, suo amico, ma Lorber non era più in grado di assumere la medicina che questi gli aveva prescritta. Egli giacque per qualche tempo immoto e dolorante, poi cominciò d'improvviso a stendere il corpo energicamente come un soldato che si sta rizzando, assunse una posizione orizzontale sulla schiena e il volto rivolto verso levante e, mentre la natura era in tumulto fra lo scoppiare dei fulmini ed il rumoreggiar dei tuoni, egli divenne perfettamente tranquillo. Ora subentrò l'agonia e, dopo un quarto d'ora circa, il servitore di Dio si era addormentato dolcemente e il suo spirito, già da lungo tempo appartenente ad un mondo superiore, era rientrato nell'eterna patria (24 agosto 1864).

9. La sua spoglia esanime venne deposta in pace nel cimitero di St. Leonhard presso Graz, accompagnata da numeroso corteo, che di certo voleva rendere l'estremo omaggio più al ben noto virtuoso di violino che al teosofo per esso quasi sconosciuto.

10. Uno dei suoi amici segnò il luogo dove ora riposa la spoglia terrena di Lorber con una semplice lapide dove sono incisi sulla parte anteriore il nome, il giorno della nascita e della morte del trapassato, nonché le parole consolatrici che Paolo rivolse a suo tempo ai Romani nell'ottavo versetto del 14° capitolo. In seguito, parecchi amici di Lorber acquistarono questa tomba e fecero piantare ai due lati della lapide una tuia, il cui nome tedesco "albero della vita" rammenta significativamente la missione vivificatrice del raro spirito che in quel posto ha reso alla terra il suo involucro mortale.

 

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La persona esteriore di Lorber

 

1. L'aspetto esteriore di Lorber non corrispondeva in nessun modo alla raffigurazione che per esempio un conoscitore dei suoi scritti trascendentali avrebbe potuto farsi di lui. Egli era piuttosto il contrario di un essere che si può supporre etereo in considerazione dei suoi scritti. Il suo aspetto, di statura oltre la media e tarchiato, aveva perfino una certa rozzezza. La testa era piuttosto grossa, la fronte alta e larga, le labbra piene, tutti i tratti del viso dolcemente arrotondati, l'espressione del volto era amichevole e gli occhi grigio-azzurri erano animati da una benevola mitezza. Egli portava capelli bruni divisi sulla fronte e spioventi sulla nuca e sul mento, una barba dello stesso colore che negli ultimi anni della sua vita si fece grigia. Quando si esibiva con il suo prediletto violino, compariva in un impeccabile vestito nero, ma di solito egli trascurava il suo abbigliamento. E quando quest'uomo modesto andava per la strada a passo lento e un po' pesante, nessuno supponeva di certo in lui il mediatore di quelle comunicazioni misteriose che riempivano già migliaia di pagine stampate e che avevano già una schiera di entusiastici aderenti in numerosi paesi, anche molto lontani.

2. Lorber era molto modesto nei suoi rapporti con i suoi simili, era perfino troppo umile per il nostro tempo in cui la gente è portata piuttosto a mettere in mostra un'alta stima di sé; tuttavia, anche durante il periodo nel quale si dedicava alla sua seria attività di scrittura, egli rimase molto socievole. Quando aveva compiuto il suo lavoro giornaliero, egli amava trascorrere la serata in compagnia di amici con un buon bicchiere di vino nostrano.

3. Se la conversazione si aggirava intorno a questioni mondane, egli raccontava spesso esperienze ed aneddoti fra i più spassosi, cosicché gli allegri uditori si divertivano molto. Se invece il discorso prendeva una piega più seria, in presenza di persone dall'identico modo di pensare, subentrava rapidamente in lui la serietà più profonda ed una calma veramente ultraterrena, e dalle sue labbra eloquenti sgorgavano insegnamenti e concetti fra i più profondi e più sublimi, di maniera che non di rado gli ascoltatori tesi ed attenti venivano colti da una specie di sacro brivido. Ma se la compagnia non gli si confaceva in alcun modo, egli era capace di starsene delle ore seduto non partecipe, senza proferire una parola.

4. Talvolta accadeva anche che dei non iniziati, i quali avevano solo sentito superficialmente delle chiacchiere sulla sua misteriosa scrittura, si associassero quali ospiti sgraditi alle riunioni serali dei suoi amici e cercassero di farsi gioco di lui con ogni sorta di punzecchiature. In simili casi egli per lo più lasciava cadere le canzonature ignorandole oppure redarguiva lo schernitore - come nel caso di uno che gli chiese una volta: "Cosa c'è di nuovo, Lorber? Giacché lei è il cancelliere del nostro Signore Iddio!" - con una tale serietà nello sguardo e nel tono che a quegli per il futuro passava del tutto la voglia di schernirlo di nuovo per via del suo devoto lavoro di scrivano segreto.

 

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Lo stile spirituale di scrivere di Lorber

 

1. Ed ora che ho tentato di descrivere il corso della vita esteriore di Jakob Lorber, nelle sue linee principali, e di schizzare un quadro il più somigliante possibile della sua personalità, per debito di coscienza mi sento ancora in dovere di aggiungervi, ai sensi della pura verità, quanto io stesso ho sperimentato delle condizioni spirituali straordinarie nelle quali egli visse e lavorò per ventiquattro anni, e ciò che innegabilmente lo caratterizza come uno dei più notevoli e altamente dotati medium - come attualmente in generale si usa definire l'intermediario dei rapporti con intelligenze ultraterrene - e cioè già quasi quarant'anni fa e perciò in un'epoca in cui ancora nessuno credeva alla possibilità di simili rapporti e ancor meno qualcuno aveva un'idea della reale, perfino frequente, esistenza di individui aventi tali predisposizioni, ciò che ai giorni nostri si è già affermato inoppugnabilmente tramite migliaia di testimoni degni di fede.

2. Già in precedenza è stato narrato che Lorber al mattino del 15 marzo 1840 fu chiamato da una voce percepibile interiormente a fungere da allora in poi quale scrivano della stessa. Già il 19 o 20 marzo successivo Lorber m'incontrò di sera sulla piazza principale di Graz illuminata dalla luna e dopo un cordiale saluto mi disse: "Senta! Io ricevo una rivelazione!"

3. Allora, come ognuno troverà naturale, mi preoccupai per il senno del povero, nuovo profeta. Ma per il solo fatto che io avevo da sempre grande rispetto di lui a motivo della sua profonda interiorità, accettai molto volentieri la sua offerta di volermi portare prossimamente le sue "fantasticherie" quali ritenevo fossero i suoi scritti. E già uno dei giorni seguenti egli mi portò un foglio in quarto e tre mezze pagine nei quali era contenuto tutto quanto da lui trascritto fino alla chiusura del 12° paragrafo del quinto capitolo della "Creazione primordiale del mondo spirituale e materiale". Lo scritto era di suo pugno, anche se a volte scorretto ortograficamente, ma del resto nitido e senza alcuna correzione di stile.

4. Già mentre Lorber mi leggeva le prime pagine dello scritto che contenevano insegnamenti ed ammonimenti, la semplicità, la portata e in parte la sublimità di quelle frasi aforistiche mi fecero un'impressione insolita e mi indussero a dedicare anche in futuro la mia piena attenzione a questo singolare fenomeno.

5. Già il 25 marzo 1840, seguendo il suo invito, andai personalmente da Lorber, che allora abitava in una piccola camera al primo piano sul retro della locanda "Zum weißen Kreuz" (Alla bianca Croce) nel cosiddetto "Neue Welt" (nuovo mondo), per essere personalmente testimone della sua attività di scrittura. Di lì a poco comparve anche il mio amico, il musicista compositore Anselm Hüttenbrenner, che per primo era stato da Lorber iniziato nel suo segreto mistero e che si era fatto per sé una copia di quanto fino allora era stato scritto.

6. Lorber, che trovammo già intento a scrivere, proseguì tranquillo il suo lavoro in nostra presenza, con discreta rapidità, senza interrompersi, senza avere alcun libro davanti a sé, solamente tutto concentrato in se stesso.

7. Quando ebbe terminato il 33° paragrafo del quinto capitolo dell'opera già menzionata, egli depose la penna, si levò il berretto dal capo e disse a mezza voce: "Deo gratias!", dopo di che egli ci lesse quanto aveva scritto, all'inizio imperturbabile, ma quando giunse al 22° periodo al punto: "Questa lacrima sgorgò dal cuore della Divinità e si chiamava, si chiama e sempre si chiamerà: la Misericordia", scoppiò in lacrime e per la commozione fu in grado di leggere il seguito solo con interruzioni, tanto che anche noi ne eravamo profondamente commossi.

8. Io visitai Lorber allora per lungo tempo, quasi ogni giorno quando scriveva, ed ogni volta ero testimone della sua misteriosa occupazione per una o due ore ci furono ripetutamente scene della sua più profonda commozione del genere appunto descritto e una volta, al termine del nono capitolo, con le lacrime che gli scorrevano esclamò: "E non si dovrebbe amare il Signore?".

 

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Prove dell'ispirazione spirituale

 

1. Durante questa singolare occupazione di scrittura avvenne anche che Lorber non afferrasse bene egli stesso ciò che aveva scritto oppure non comprendesse una singola parola. Così accadde il 26 maggio 1840. In merito ad una domanda di un amico circa il modo in cui andavano letti i profeti, egli aveva allora messo sulla carta una breve istruzione che diceva in sostanza che bisognava provvedersi di una forte lente d'ingrandimento. Noi, suoi amici, non fummo capaci d'interpretare a dovere questo discorso evidentemente simbolico. Lorber fu immediatamente del parere che per lente d'ingrandimento era da intendersi la grazia di Dio. Noi allora obiettammo che l'uomo non poteva prendersela arbitrariamente, come in quel caso veniva prescritto, e del resto più avanti in particolare si faceva menzione della grazia. Egli, però, rimase fermo nella sua asserzione e replicò che l'uomo poteva certo meritarsi la grazia di Dio e perciò l'acquisire la stessa dipendeva senza dubbio da lui stesso. Dopo di che ci separammo. Il giorno dopo però Lorber mi comunicò che con riguardo al nostro colloquio del giorno prima egli aveva chiesto informazione e aveva ricevuto nella maniera consueta la seguente Rivelazione letterale:

 

«Che gli altri non abbiano compreso il Mio discorso non c'è da meravigliarsi, ma di certo c'è da meravigliarsi che anche tu non l'abbia capito! Quella lente d'ingrandimento è l'Umiltà, il cui concetto è ben più ampio di quanto voi comunemente riteniate. E' questa che fa apparire il proprio “io” molto piccolo, mentre fa apparire grande ciò che è al di fuori di esso».

 

2. In questo contesto rientra anche un avvenimento verificatosi il 14 giugno 1840. Quella volta mi trovavo di nuovo da un po' di tempo presso Lorber, mentre egli continuava a scrivere una poesia in rime contenuta nell'opera già citata "Storia della creazione primordiale". Dopo averne terminata la decima strofa (cap. 32, verso 6), egli si rivolse a me e disse: "Adesso ho dovuto scrivere una parola che davvero io stesso non comprendo. Che cosa può voler dire: 'Verjahen'? Al che mi porse il foglio scritto per esaminarlo ed io vidi che la conclusione di questa stampa suonava:

 

"Würdet ihr dann wohl auch Meiner großen Liebe nahen?

Nein, sag' Ich; in alle Zweifel würd't ihr euch verjahen!".

 

 

3. "Vi accostereste allora voi ancora al Mio grande amore?

4. No, dico Io; in ogni dubbio voi verreste a precipitare!"

 

 

5. Io mi ricordavo di certo di essermi già imbattuto in questa parola nei testi di tedesco letterario antico o medioevale, però sul suo significato non sapevo esprimermi in quel momento. Dopo aver consultato vari vocabolari nei giorni seguenti, trovai infine nel vocabolario di Wolf-Ziemann, Lipsia 1838, nel tedesco letterario medioevale le parole "jach", "jahen" e poi ancora l'ulteriore forma: "gach", "gahen" e infine a pagina 544 "vergahen" dal significato "sich zum Schaden eilen, übereilen" (affrettarsi, precipitarsi a proprio danno) che calzava a pennello al presente caso, in quanto la frase finale avrebbe significato: "In alle Zweifel würdet ihr euch jäh (gach) stürzen" oppure nella forma popolare ancora in uso: "vergachen" (voi precipitereste in ogni dubbio). Ad ogni modo, sia questa interpretazione la giusta o meno, quanto detto fornisce senz'altro la miglior prova che Lorber nello scrivere non seguiva la propria, bensì un'intelligenza estranea.

6. Ma una prova ancora più convincente, anzi inoppugnabile fu fornita dal seguente avvenimento: il 25 giugno 1844 Anselm Hüttenbrenner mi diede da leggere un saggio che Lorber aveva scritto due giorni prima. In esso veniva comunicato che Schelling, Steffen e Gustav A. erano stati chiamati o meglio eletti a preparare l'animo dei protestanti alla comparsa di questi nuovi scritti teosofici. A conferma di ciò vi erano letteralmente citati, con indicazione esatta delle relative pagine, due passaggi dall'opera di Steffen "La falsa teologia e la vera fede". Né Anselm Hüttenbrenner, né Lorber avevano mai fino ad allora conosciuto Steffen, neanche di nome. Lorber fu perciò lieto quanto mai quando questi, che nel frattempo aveva consultato il lessico di conversazione Brockhaus, gli riferì che esisteva veramente uno scrittore di tale nome e che effettivamente aveva fatto stampare un'opera dal titolo menzionato.

7. Dato che neppure io conoscevo quest'opera di quest'autore, tra l'altro a me ben noto, provvidi subito a farne ordinazione presso la libreria dell'università che me la consegnò il 24 luglio. Alla sera dello stesso giorno la consegnai ad Anselm Hüttenbrenner e il mattino dopo decisi di recarmi da lui per sapere quali fossero stati i risultati del confronto fra i testi dell'opera stampata e quelli manoscritti. Hüttenbrenner aveva già trovato nel libro il passo indicato da Lorber con accenno alle pagine 5 e 6 ed io stesso potei convincermi che esso concordava testualmente con quello enunciato nel manoscritto di Lorber, solo che in quest'ultimo alcune parole erano state spostate. Gli altri passi indicati da Lorber, che avrebbero dovuto trovarsi alle pagine 109, 129 e 136 del libro, Hüttenbrenner non li aveva trovati. E nemmeno nel corso di una rinnovata ricerca fatta in comune tra lui e me non riuscimmo a scoprire nulla che concordasse parola per parola con il testo del manoscritto di Lorber, bensì incappammo colà in passaggi che emanavano lo stesso spirito nel quale erano scritte le citazioni di Lorber. C'è però la circostanza, che avendo noi a disposizione soltanto la seconda edizione di quest'opera, non è da escludere la possibilità che forse nella sua prima edizione si ritrovino testualmente anche questi passi. Ad ogni modo la concordanza testuale dei passi effettivamente ritrovati nell'opera stampata alle pagine 5 e 6 con quelli del manoscritto di Lorber dimostra che egli li scrisse sotto l'influsso di un'intelligenza diversa dalla sua, cosa questa che certamente deve sembrare incomprensibile, anzi una ciarlataneria a tutti coloro che chiudono ostinatamente occhi ed orecchi dinanzi a questa prova della scienza sperimentale umana.

 

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Vangeli della natura

 

1. Da principio Lorber aveva messo per iscritto in silenzio ciò che la voce interiore gli dettava. Ben presto però egli cominciò a ripetere direttamente ciò che sentiva dentro di sé. Il 25 luglio 1840 Anselm Hüttenbrenner mi comunicò infatti che secondo l'istruzione della voce interiore di Lorber avremmo dovuto a mezzo suo interrogare una rupe.

2. Il mattino dopo, alle ore 8, ci ritrovammo noi due con alcuni altri iniziati e con Lorber sullo Schloßberg di Graz e allo scopo menzionato scegliemmo una rupe che si ergeva dietro alla Winzerhaus (casa del vignaiolo), alla cui altezza si trova la facciata occidentale di ponente dell'edificio sul quale allora stavano i cannoni di allarme per incendio. Lorber si collocò dirimpetto alla rupe e a noi tutti, che eravamo pronti a scrivere, ci dettò per un quarto d'ora circa, poi essendo stati indotti da un incidentale disturbo ad abbandonare quel luogo, proseguimmo questo nostro lavoro nella mia abitazione. Mentre eravamo sul monte, Lorber aveva tenuto lo sguardo puntato sulla citata rupe, nella mia abitazione egli guardava invece dinnanzi a sé, come trasognato, e dettava senza interrompersi e solo raramente correggeva una parola, con rapidità alquanto moderata in modo che un abile scrivano potesse seguirlo facilmente con la matita. Solamente qualche volta egli accelerava un poco il suo discorso. Questo conteneva una breve narrazione della creazione e dello sviluppo della Terra, dell'innalzamento delle montagne e in particolare della rupe citata, nonché dei primi abitanti del paese. Quando verso le ore 12 di mezzogiorno fummo giunti alla conclusione, Lorber ci confessò che all'inizio era piuttosto preoccupato per la riuscita di questo esperimento, però la sua voce interiore lo aveva ogni volta incoraggiato. Egli aggiunse anche che durante la dettatura non aveva inteso la voce come al solito nel suo sogno, bensì gli era sembrato che tutto ciò che aveva da comunicare lo leggesse sulla rupe stessa che, nella stanza, egli aveva visto vivamente davanti a sé, dato che egli l'aveva accolta completamente in sé spiritualmente.

3. Quattro giorni dopo andammo all'origine dell’Andritz, un limpido ruscello ricco di trote, le cui sorgenti sgorgano silenziose da un anfratto roccioso in un'insenatura della valle, allora ancora avvolta in una solitudine romantica, ai piedi del Schöckelgebirge, in direzione nord-est di Graz, e che all'inizio forma un piccolo chiaro stagno, racchiuso da un muro mezzo diroccato e allora ombreggiato ancora da tigli antichissimi. In quel luogo, mentre guardava con serenità il tranquillo specchio delle acque, Lorber ci dettò per due ore rivelazioni profondissime sull'origine e la provenienza di questa pura sorgente e sul suo cooperare ai fini del mondo fisico e del mondo spirituale. E durante il viaggio di ritorno in città egli ci comunicò inoltre che le cose naturali, con le quali egli si metteva in collegamento, gli si presentavano sempre personificate. Così, nel caso recente, la rupe sullo Schloßberg gli apparve nella figura di un vecchio cupo e serio e così pure in questa giornata la sorgente gli apparve nell'aspetto di una calma e seria vergine giovinetta.

4. In questo modo egli ci dettò una serie di dissertazioni su varie cose, come il bosco, la vite, la conchiglia, la colomba e simili, la cui trattazione gli veniva da noi affidata al momento, di nostra assoluta iniziativa, alla quale egli poi si accingeva all'istante sempre senza alcuna preparazione. Stranamente si scoprì che queste comunicazioni, per quanto casuale fosse la scelta degli oggetti, eppure alla fine contenevano una raffigurazione sistematica di come l'elemento spirituale vada gradatamente sempre più elevandosi dalla materia apparentemente morta fino al punto massimo del suo sviluppo, ossia all'uomo. La conclusione di quasi tutti questi temi consisteva in un insegnamento morale che appariva rappresentato per così dire parabolicamente nell'oggetto precedentemente trattato, per cui in seguito Lorber fu solito chiamare questa serie di comunicazioni i "Vangeli della natura".

 

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Medium veggente ed auditivo

non medium scrivente meccanicamente

 

1. Da quanto detto finora consegue che Lorber, dal suo quarantesimo anno di vita in poi, fu un medium auditivo assai notevole, più di quanto senza dubbio lo si vorrebbe classificare nel tempo attuale in cui le facoltà spiritistiche, seppure di grado alquanto inferiore, sono già comparse a migliaia. Degno di nota deve apparire anche il fatto che Lorber affermava di sentire sempre nel cuore quella voce interiore, che egli chiamava la voce del Signore, mentre quella degli altri spiriti la percepiva nella regione occipitale del capo.

2. Benché Lorber abbia scritto medianicamente migliaia di fogli, non lo si può tuttavia chiamare un vero e proprio medium scrivente al quale viene guidata meccanicamente la mano da un'intelligenza estranea. Egli scrisse invece sempre autonomamente ciò che egli sentiva suggeritogli da un'intelligenza estranea, e che egli asseriva di percepire come con l'orecchio.

3. Lorber era però anche un medium veggente. Per questo certamente si possono citare quasi solamente le sue proprie asserzioni. Dopo la maggior parte dei casi di morte nella cerchia dei nostri conoscenti e familiari, egli ci raccontava, infatti, di aver visto la persona recentemente defunta, ne descriveva l'aspetto, illustrava le condizioni in cui il defunto si trovava nell'aldilà e non di rado ci trasmetteva saluti e altre ambasciate.

4. Particolarmente spesso lo visitava uno spirito femminile che in vita mi era stato molto caro e che lo è tuttora (la moglie di Leitner, trapassata quando era giovane ancora) e che mi faceva pervenire per mezzo suo consigli e talora anche ammonimenti che in seguito si dimostrarono effettivamente utili. Egli descrisse anche la figura di questo spirito in un modo che dal suo aspetto esteriore, che man mano andava nobilitandosi, si poteva anche dedurre il progressivo sviluppo spirituale dell'anima. Secondo la descrizione di Lorber, questo spirito femminile gli apparve circa mezzo anno dopo la sua dipartita dalla Terra, la prima volta con la faccia amichevole e serena in una lunga veste grigio chiara a pieghe, che più tardi era abbellita da un orlo color porpora e da una cintura di ugual colore a metà corpo. Trascorso un certo tempo, la veste apparve di colore azzurro chiaro, poi bianco puro e infine splendente come la neve. L'apparizione portava poi i capelli sciolti che scendevano lungo il collo, quando si muoveva si potevano scorgere nelle larghe maniche le braccia ben formate, mentre i piedi nudi sporgevano di poco dalla lunga veste a pieghe.

5. Durante una delle sue visioni, io da parte mia acquistai la piena convinzione della realtà delle stesse. Un giorno egli mi raccontò di aver avuto nella notte precedente, al chiaro di luna, nuovamente una visione che mi riguardava. Infatti all'improvviso davanti al suo letto, ad una certa distanza, se ne stava una vecchia signora di statura piuttosto piccola e tarchiata, che stranamente teneva fermamente chiusi gli occhi e che lo pregò di salutarmi e di dirmi di pensare ogni tanto a lei perché ciò le avrebbe fatto bene. Io ero tanto stupito quanto lieto di questa comunicazione, poiché avevo immediatamente riconosciuto in quell'apparizione una cara parente defunta poco tempo prima all'età di oltre ottant'anni e che nelle ultime settimane della sua vita era divenuta così debole nelle palpebre degli occhi che non fu più in grado di alzarle e perciò era come se fosse cieca. Lorber, però, difficilmente aveva mai visto questa vecchia signora e non di certo nelle sue ultime condizioni di vita delle quali egli non aveva alcuna conoscenza. La sua descrizione che concordava spiccatamente con il suo effettivo aspetto esteriore e con il suo stato di cecità, fornì così una prova convincente dell'identità di quello spirito con la mia congiunta.

 

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Comunicazioni mediche

 

1. Si verificarono anche casi in cui Lorber operò non proprio come medium guaritore, ossia attraverso una forza guaritrice da lui stesso emanata, bensì solo come cosiddetto medium medicinale, nel senso che comunicava il procedimento curativo di guarigione prescritto dagli spiriti, la cui applicazione poi era talvolta accompagnata da minimi risultati, ma talvolta anche da risultati sorprendentemente efficaci.

2. Così avvenne che il 19 maggio 1852, allorché io volevo mettermi in viaggio per Wildbad Gastein per fare una cura, come ero solito fare già da una serie di anni, egli mi trasmise un'istruzione da parte di quello spirito affettuoso che si dava pensiero per me e del quale ho fatto menzione prima. Essa indicava che in quell'anno avrei dovuto fare solamente sette bagni della durata massima di dodici minuti. I primi bagni mi furono però così benefici e, in particolare, dopo il settimo io mi sentivo così straordinariamente bene che, non tenendo conto dell'ammonimento ricevuto, ritenni che sarebbe stato proprio un peccato interrompere affrettatamente e senza motivo la cura balneare che quell'anno era per me così eccellente, a prescindere da quell'ammonimento incerto. Io dunque continuai la cura. L'ottavo bagno sembrò però avere effetti meno benefici e dopo il nono venni colto da intontimento al capo e dolori ai denti, persi il sonno e l'appetito e mi sentivo così male nel complesso che ritenni necessario consultare il medico curante Dott. von Hönigsberg. Questi mi visitò e mi prescrisse di interrompere i bagni per un paio di giorni e di ritornare poi da lui. Io feci così come mi aveva consigliato e mi ripresentai poi di nuovo da lui. Egli rifece la visita e disse poi: "Non vada più nel bagno, lei per quest'anno ne ha abbastanza. La sua natura è satura". Seguii il suo consiglio, respirai ancora per qualche giorno la meravigliosa aria alpina, poi partii e per tutto l'anno seguente godetti della miglior salute come se avessi, come al solito, puntualmente fatto la mia cura balneare completa. Nelle successive due o tre estati feci di nuovo nelle note fonti i miei soliti 21 a 25 bagni con ottimi risultati. Qualche anno più tardi ricevetti di nuovo tramite Lorber la prescrizione dello spirito di prendere in quell'anno solo nove bagni. Sennonché la gradevole sensazione della forza vitale aumentata che si manifestò in me dopo i nove bagni concessi, fu così grande che io, debole di fede, mi lasciai di nuovo trascinare a proseguire l'uso dei bagni, purtroppo con il medesimo insuccesso come nel primo caso. Dopo l'undicesimo bagno si manifestarono infatti di nuovo tutti quei malesseri che si erano presentati quella volta e il medico curante mi proibì anche questa volta di sovraccaricare ulteriormente la mia natura con i reagenti delle acque di Gastein. Gli undici bagni produssero però gli stessi effetti benefici nel corso dell'anno seguente, come l'abituale cura di tre settimane.

3. Un'altra volta, ero sofferente da lungo tempo per una debolezza nervosa, che non solo intaccava la mia integrità fisica, ma opprimeva anche il mio animo e debilitava perfino le mie funzioni spirituali provocando in me dubbi e angoscia che mi impedivano e compromettevano penosamente la conduzione dei miei affari privati e d'ufficio. Richiesto consiglio in merito, Lorber ricevette tramite la sua voce interiore il seguente rimedio per me: "Prendi del vino rosso puro e dell'olio di oliva che sia puro e frizionati con esso mattina e sera il petto, la schiena e la nuca, la sera però anche il capo e in particolar modo le tempie in piena fede e fiducia nel Signore; tuttavia in questo periodo devi astenerti dal caffè e dal vino cattivo". Dopo aver applicato questo rimedio per quattro o cinque giorni, mi sentivo di nuovo così rinvigorito nel corpo e nell'anima che, recuperata di nuovo la mia serenità, la mia risolutezza e dinamismo, potei adempiere di nuovo, con accresciuto coraggio, alle mie incombenze come al solito. Lo stesso benefico effetto produsse questo "unguento evangelico", come Lorber da allora in poi lo definì, anche più tardi ripetute volte, quando io ne feci uso a lunghi intervalli contro simili ricadute oppure al manifestarsi di stati di debolezza esclusivamente fisica ad un piede che era stato offeso anni prima. Per debito di verità a questo punto debbo aggiungere che un altro rimedio che egli mi raccomandò per questo male al piede, o per via della dose troppo forte del medicinale prescritto oppure per l'impiego troppo esagerato da me fatto, produsse un effetto sfavorevole.

 

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Materializzazioni

 

1. Finalmente si verificò anche un caso che fa presumere che Lorber avesse anche la capacità di svilupparsi come medium materializzatore, come lo si definirebbe nel linguaggio attuale. Egli abitava in quel tempo in una camera a pianterreno nella Wickenburggasse, dove la sua scrivania era posta direttamente vicino alla finestra, nella cui vicinanza a destra c'era la porta d'ingresso. Un giorno, così egli mi raccontò, mentre sedeva appunto al tavolo e scriveva, all'improvviso stava al suo fianco, sulla destra tra il tavolo e la porta, una figura femminile nell'usuale costume di allora che gli sorrise quando egli alzò gli occhi dalla penna, e aveva un aspetto amichevole e allo stesso tempo lieto come qualcuno al quale sia riuscita una sorpresa intenzionale. Egli riconobbe in quella figura la sua scolara R. d'un tempo, una giovane ragazza che aveva preso lezioni di canto da lui e che si era dedicata al palcoscenico come cantante, ma che era morta da un certo tempo. Allorché essa si accorse della faccia stupita con la quale egli la fissava, gli disse: "Sì, sì, sono proprio io! Toccami pure!". E poiché egli indugiava, ripeté pressantemente la sua richiesta: "Ebbene, toccami dunque!". E quando Lorber diede seguito a questo, sentì effettivamente la resistenza elastica di un corpo umano, ma non appena l'ebbe di nuovo lasciato, l'intera figura era anche improvvisamente scomparsa.

2. Ero completamente allibito da questo racconto, ma non mi azzardai di obiettare qualcosa al narratore che, a sua volta aveva un aspetto misterioso per la meraviglia, e lasciai correre in silenzio tutta la cosa che propendevo a credere fosse più un'illusione dei sensi che non un fatto reale, ben sapendo che Lorber si sentiva offeso da ogni dubbio che metteva in forse le sue parole. Solo negli ultimissimi tempi, da quando da tutte le parti, specialmente dall'Inghilterra e dall'America, affluirono di frequente notizie sulle apparizioni tangibili e plastiche di spiriti, e studiosi famosi, non solo dalle nostre regioni, bensì anche dalla Germania, resero testimonianza della loro realtà, mi ricordai di nuovo di quel racconto di Lorber e questo acquistò ora ai miei occhi tanto maggior significato in quanto l'oggetto dello stesso veniva confermato decisamente dagli attuali fenomeni dello stesso genere e nel contempo veniva dimostrato che, per quanto riguarda Jakob Lorber, anche in questo genere di medianità può essere avanzata la pretesa di priorità.

*

3. Nel mentre io con ciò concludo la mia coscienziosa narrazione sulla vita di Jakob Lorber e delle sue straordinarie doti. Sono perfettamente cosciente che coloro che sono presi dall'ideologia materialistica del presente considereranno il mio amico Lorber nonché me, suo biografo, se non proprio come imbroglioni, almeno come ingannati da una forte autoillusione e che come tali, secondo i tratti del loro carattere, ci scherniranno oppure compiangeranno. I benevoli tra di essi cercheranno forse di scusare me, quasi novantenne, con il dire che la mia tarda età avrebbe indebolito talmente la mia facoltà di interpretazione e giudizio da essermi voluto presentare come testimone dei fatti avventurosi qui narrati. A questi miti giudici io faccio però osservare che quanto da me narrato si svolse nel periodo tra il mio 40° e 64° anno di vita, quindi in un'epoca in cui le energie spirituali dell'uomo di regola ancora non declinano fino all'incapacità d'intendere e di volere. In quei decenni mi fu affidata l'amministrazione di vari enti pubblici e in quel tempo ho anche pubblicato alcuni miei scritti.

 

di Karl Gottfried Ritter v. Leitner

 

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1. APPENDICE

 

Comunicazioni accreditate secondo annotazioni scritte di una contemporanea

 

1. Ci sono relazioni notevoli in gran numero su Jakob Lorber, la cui concordanza con la verità è stata più o meno constatata. Molte di queste rientrano realmente nell'ambito del prodigioso e del soprannaturale. Qui voglio narrare alcuni episodi dalla vita di Lorber affinché gli uomini vedano come il buon Padre in cielo protegge, conduce e guida i Suoi.

2. Non solitario e privo gioia trascorse Lorber la sua vita, perché egli contava proseliti tra le migliori famiglie. Questi lo hanno anche sorvegliato e rigorosamente controllato nella sua scrittura divina, e ciò fu particolarmente bene per i posteri. Poiché ora nessuno può asserire che le parole, divenute poi considerevoli volumi, non siano di origine divina. I suoi migliori amici e fedeli proseliti erano il Dott. Justinus Kerner; il Dott. Ch.F. Zimpel; il sindaco di Graz, Andreas Hüttenbrenner; suo fratello, il compositore Anselm Hüttenbrenner; il poeta e segretario civile della Stiria, Karl Gottfried Ritter von Leitner; il Dott. Anton Kammerhuber; Leopold Cantily, farmacista di Graz, nonché molti altri tra cui c'era anche una signora molto stimata, la possidente signora Antonia Großheim, la quale mi consegnò personalmente le brevi narrazioni che seguiranno.

3. Generalmente le persone sopracitate si ritrovavano presso Lorber quando questi scriveva e lo osservavano con la massima attenzione. In particolare la signora Großheim non prestava facilmente fede, ragion per cui andò a vedere lei stessa minuziosamente e rigorosamente nel cassetto del tavolino e nell'armadio di Lorber se non avesse a disposizione libri o scritti. Ma egli non aveva alcuna fonte ausiliaria. L'unico libro che aveva costantemente tra le mani era la Bibbia.

4. Quando aveva completamente riempito un quaderno, il che succedeva spesso nel mezzo di una frase, l'uno o l'altro degli amici prendeva con sé il quaderno per leggerselo. Quando poi il giorno successivo lo scrivano utilizzava il successivo quaderno, il testo riprendeva esattamente là dove era finito il quaderno precedente, così che non c'era alcuna interruzione nella costruzione della frase.

5. Quando Lorber ebbe riempito già parecchi quaderni, anche un certo Johannes Busch, in seguito editore e fondatore dell'attuale Casa Editrice Lorberiana, ebbe notizia delle opere scritte da Lorber. Busch venne a Graz per fare la conoscenza personale di Lorber. Secondo quanto aveva sentito e letto, egli credeva già nella genuinità degli scritti. Quando arrivò a Graz e dopo aver chiesto informazioni sulla dimora di Lorber, giunto davanti alla porta di Lorber egli si gettò in ginocchio pregando e sospirando. Lorber, che stava proprio leggendo la Bibbia, si mise in ascolto. E poiché i sospiri non terminavano, aprì la porta ed era naturalmente alquanto stupefatto di vedere un uomo estraneo inginocchiato davanti alla sua porta e di sentirlo sospirare e gli chiese: "Ma cos'è questo? Che cosa vuol dire questo? Si alzi e mi dica che cosa sta facendo e che cosa vuole!". Allora Busch disse: "E' lei il santo profeta Lorber che scrive così belle parole?", E Lorber rispose modestamente: "Lorber sono certo io, però un "santo" uomo non lo sono. Venga dentro e poi potremo parlare indisturbati sulle parole e lei potrà essere presente quando verrò chiamato dal Signore a scrivere".

6. Lorber aveva una caratteristica: quando parlava o chiedeva qualcosa in stato di eccitazione, balbettava in particolare la prima parola, altrimenti però non balbettava. I due, Lorber e Busch, in seguito si intrattennero a lungo e di sovente. E Busch si offrì poi di far stampare gli scritti, ciò che egli anche fece. Egli fu così il fondatore della Casa Editrice delle opere di Lorber oggi esistente a Bietigheim (Württemberg), dove si trovano ben conservati i manoscritti originali di Lorber che vi vennero portati più tardi.

7. Nonostante tutte le precauzioni, con l'andare del tempo, fra la gente si venne a sapere che Lorber scriveva cose misteriose e lo si minacciò di informarne la polizia. Allora fu nuovamente la signora Großheim ad intervenire e a portare aiuto. I quaderni furono impacchettati in vari sacchi e vennero tenuti nascosti dietro alla legna nella legnaia della signora Großheim finché le chiacchiere cessarono. Dopo di che gli scritti ritornarono di nuovo dallo scrivano.

8. Lorber era un maestro di violino nella libera composizione. Quando veniva sollecitato a suonare, accadeva spesso che egli desse libero sfogo al suo amore per il Signore, il che si esprimeva nei suoni del violino a tal punto che non solo a lui scorrevano le lacrime sulle guance e il suo viso diveniva raggiante, bensì anche gli ascoltatori erano talmente commossi da dover piangere di amore e felicità.

9. Per parte di padre, Lorber non era proprio povero. Egli aveva ereditato 12.000 fiorini che, a quei tempi, erano un grosso patrimonio. Però ben presto fu privato di questo patrimonio ed era terrenamente così povero da non avere mai soldi, poiché la sua eredità l'aveva prestata a suo fratello senza più rivederla. E quando si guadagnava qualcosa, i suoi soldi trovavano un rapido smercio presso i poveri.

10. Così avvenne che una volta aveva 30 Kreuzer in una scatola che teneva in tasca propria mentre se ne stava andando, per la sua professione, ad un concerto serale. Ed ecco che s'imbatté in un ragazzo artigiano ambulante che gli chiese una piccola offerta; egli gli diede tutto il suo denaro e, quando giunse a casa, ritrovò di nuovo nella scatola i 30 Kreuzer!

11. Quante volte è successo che egli si presentasse dalla signora Großheim e le dicesse: "Cara Großheim, oggi non ho ancora mangiato nulla!". Allora ella accendeva sollecitamente il fuoco e gli faceva una zuppa affinché egli potesse avere almeno qualcosa di caldo nello stomaco. E se ne aveva, gli offriva in aggiunta anche il pane.

12. La signora Großheim era in corrispondenza epistolare con un certo signor Krapohl che viveva in passato a J. Per mezzo suo essa venne in corrispondenza anche con il parroco di J. e questi, stimolato dalle sue cognizioni spirituali, volle conoscerla, venne a Graz e si recò a farle visita e per mezzo suo conobbe anche Lorber, nonché un israelita di Graz che veniva spesso a trovare la signora Großheim e al quale essa raccontava anche molte cose degli scritti di Lorber. Un giorno, tutti e tre - cioè Lorber, il signor parroco e l'israelita – si incontrarono di nuovo presso la sorella Großheim e durante la conversazione il discorso cadde sugli scritti dettati e Lorber raccontò molte cose degli stessi. D'un tratto il parroco disse: "Ma lei è un eletto di Dio, lei è un profeta!" Anche l'israelita confermò tale opinione. Allora tutti e tre caddero nelle braccia l'uno dell'altro, si abbracciarono e divennero buoni amici. Quindi Lorber dovette raccontare dall'inizio della sua chiamata fino a quel momento. Tutti piansero lacrime di gioia e ringraziarono il Signore di essersi trovati. L'israelita aveva il cuore così colmo da non poter tacere con i suoi correligionari, ma questi lo odiarono perché era caduto in perdizione. Il signor parroco invece divenne più tardi il confessore di un personaggio di notorietà mondiale.

13. Un giorno venne da Lorber un signore distinto e lo rimproverò perché andava affermando di essere in rapporti con il Signore e diede a Lorber uno o due schiaffi e poi se ne andò. Dopo aver lasciato Lorber, egli andò a un mulino e là ebbe la mano destra troncata. Un'altra volta venne anche un uomo da Lorber e disse in tono di scherno: "Lei dice di essere un profeta? Adesso vado subito a denunciarla alla polizia!" L'uomo andò nella Raübergasse (dove era prima la sede della polizia), fu però colpito per strada da un colpo apoplettico e morì immediatamente.

14. Anche Lorber una volta si lamentò con il Signore. La cosa fu così: l'inverno era alle porte e faceva già molto freddo, e Lorber, come spesso succedeva, non aveva soldi per comprare la legna. Le dita erano completamente irrigidite. Allora disse: "Signore, se Tu vuoi che io scriva, devi anche procurarmi la legna, poiché con questo freddo non posso scrivere!". Mise da parte la penna e non scrisse. In quel momento qualcuno bussò alla porta. Lorber andò ad aprire per vedere chi fosse. Fuori stava un contadino che disse: "E' lei il signor Lorber?". "Sì, sono io". "Qui c'è la legna!". "Ma che legna?". "Quella che io dovevo portare qui. Dove la debbo scaricare?". "Ma io non ne ho ordinata!". "Ma se lei è il signor Lorber che sta sul biglietto, allora la legna è destinata qui, e se lei non la vuole, la riporto a casa". Lorber guardò il biglietto e dato che l'indirizzo era esatto, disse: "Ebbene, nel nome di Dio, la scarichi!". Lorber gli disse dove doveva scaricarla ed ebbe la legna per l'inverno, sicché poté di nuovo scrivere. A forza di domandare, egli venne a sapere che la legna gliel'aveva mandata il suo amico e protettore Ritter von Leitner.

15. Qui di seguito ancora una lettera di Lorber indirizzata nel 1855 al già citato Johannes Busch la quale dà un'eloquente spiegazione della vita animica di Lorber.

16. Dopo informazioni d'affari, il Signore prende la parola e detta tramite la mano di Lorber:

 

«Mio caro amico, tu Mi cerchi, perché Mi ami; ed è perciò facile per te seguire il Mio comandamento d'Amore in maniera viva ed efficace.

17. Vedi, gli uomini inventano ogni sorta di cose e credono anche ad ogni sorta di cose. E gli uomini che hanno inventato tante cose, alla fine non credono più a nulla - se non a quello che hanno inventato e pensano quale utile massimo possibile possano ricavarne! Questi sono figli del mondo che in certe cose sono più furbi dei figli della luce!

18. Ma ai Miei veri figli del cuore Io, tuttavia, dono ben altre cose che mai verranno nella corrotta mente dei furbi figli del mondo! Vedi! Il Mio servitore (Lorber) è veramente povero per amor Mio, poiché egli potrebbe essere molto ricco dato che possiede, anche per Mia grazia, le migliori doti di musicista. Egli, però, ha rifiutato posizioni e offerte molto vantaggiose - tutto per il grande amore per Me. E se ha 2 Gulden (fiorini), si accontenta di 40 Kreuzer (centesimi), e 1 Gulden e 60 Kreuzer li distribuisce fra i poveri.

 19. Ma per questo Io gli ho aperto tutti i tesori dei cieli. Ogni stella, per quanto lontana, è a lui nota come questa Terra. Con l'occhio del suo spirito le può contemplare ed ammirare a suo piacimento, ma queste cose lo interessano poco perché solo Io sono per lui tutto nel tutto!

20. Ora vedi, questa è l'unica giusta via che conduce al Mio cuore!

21. Il giovane ricco citato nel Vangelo aveva osservato volentieri la legge fin dalla fanciullezza e con ciò avrebbe dovuto anche avere la vita eterna. Però gli sembrava di non averla ancora. Per questo venne da Me e domandò che cosa avrebbe dovuto fare per raggiungere la vita eterna. Ed Io dissi: "Osserva i comandamenti!". Egli però ribadì di aver fatto ciò già dalla fanciullezza! Al che gli dissi: "Se vuoi di più, vendi i tuoi beni, distribuisci il ricavato fra i poveri, poi vieni e seguiMi e allora i tesori del cielo saranno a tua disposizione!". Vedi, questo Io lo dico ora però a ciascuno: "Chi vuole avere molto da Me, deve sacrificarMi anche molto - chi però vuole tutto, vale a dire Me stesso, costui deve anche sacrificarMi tutto, affinché noi diveniamo una cosa sola".

22. Tu, però, Mi hai già sacrificato molto e perciò riceverai anche molto!

23. L'amore puro e disinteressato è perciò dinanzi a Me il massimo! Questo poco sia detto, amico, per tua consolazione. Amen».

 

24. Post-scriptum di Lorber: "O amico! Dopo queste parole io debbo ammutolire!

 

J. Lorber

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2. APPENDICE

 

Karl Gottfried v. Leitner

 

1. L'autore della particolareggiata biografia di Jakob Lorber, riprodotta nel presente libretto, è il poeta austro-tedesco Karl Gottfried Ritter v. Leitner che mantenne rapporti di amicizia con Lorber per quasi un quarto di secolo.

2. Dato che oggi il nome di Leitner è sconosciuto, quantunque egli sia stato un tempo annoverato fra i più eminenti poeti tedeschi dell'Austria, e il poeta è andato purtroppo dimenticato, trova posto qui una breve esposizione della sua vita. Una tale descrizione appare ai lettori della sua biografia di Lorber tanto più necessaria in quanto essi allo stesso tempo hanno l'occasione di conoscere il nobile carattere del poeta che, oltre alle sue creazioni ideali, ebbe come massima auspicabile meta la verità.

3. Karl Gottfried Ritter von Leitner, il discendente di una famiglia distinta, dal 17° secolo legittimamente fra i ranghi della nobiltà, nacque il 18 novembre 1800, nello stesso anno di Lorber, a Graz quale figlio di un consigliere provinciale contabile che spiccò anche per la sua attività letteraria. Il padre però morì già nel 1805 e la madre si sposò nel 1807 per la seconda volta.

4. Leitner compì gli studi ginnasiali a Graz e si dedicò agli studi di diritto, mostrò però una particolare predilezione per la storia della sua patria, la Stiria, e volle perciò dedicarsi in seguito alla carriera dell'insegnamento in questo particolare settore. Effettivamente egli già nel 1824 e 1825 coprì posti provvisori d'insegnante nei ginnasi di Cilli e Graz. Ma avendo nel frattempo pubblicato poesie e novelle che testimoniavano delle sue spiccate doti, l'attenzione di vari poeti e letterati ragguardevoli del paese, come in particolare Johann von Kalchberg e l'orientalista Hammer Purgstall, fu attirata su di lui e, favorito da queste personalità, Leitner entrò ai servizi della provincia della Stiria.

5. Nel 1835 fu promosso secondo e nel 1837 primo segretario provinciale e nel 1854 andò in pensione a causa della sua salute compromessa.

6. Soltanto nel 1846 egli si sposò, ma già nel 1854 fu colto dalla sventura di perdere la sua amata consorte Karoline, con la quale aveva intrapreso un viaggio in Italia nel corso del quale essa morì improvvisamente a Pisa.

7. L'arciduca Johann, l'illustrissimo promotore di ogni progresso culturale nella Stiria, nominò nel 1858 Leitner come curatore, uno dei tre del famoso Joanneum fondato dall'arciduca a Graz.

8. Leitner da adulto intraprese vari viaggi tanto in Austria quanto in paesi stranieri, mantenendo però sempre il proprio domicilio a Graz. Egli era sempre in relazione con persone molto illustri nel campo intellettuale, tanto più di Vienna che, non essendo molto lontana, egli spesso frequentava. In particolare anche con i poeti J.G. Seidl, Anastasius Grün (conte Auersperg) e Grillparzer che aveva grande stima del poeta stiriano e che venne alcune volte a fargli visita a Graz.

9. Le poesie e le novelle di Leitner comparvero dal 1820 nelle riviste e nei tascabili allora in voga. Nel 1825 egli pubblicò a Vienna una raccolta di poesie, alla quale seguì nel 1857 la seconda edizione quasi triplicata. Egli pubblicò nel 1870 un volume di delicate poesie sotto il titolo Herbstblumen (Fiori d'autunno - Stoccarda) e nel 1880 il suo ultimo libro Novellen und Gedicte(Novelle e poesie - Vienna). Un dramma: Koning Tordo(Re Tordo) venne rappresentato a Graz nel 1830 con successo; egli redasse anche altri poemi drammatici. Di lui furono pubblicate anche opere storiche, topografiche e biografiche, soprattutto un'eccellente biografia dell'arciduca Johann nel 1860.

10. Maggior rilievo ebbe però Leitner quale poeta lirico ed epico. Le sue soavi e sentite canzoni sono annoverate fra le più belle dei poeti austriaci contemporanei, similmente le sue ballate e i suoi poemi narrativi. Sensibilità e profondità di pensiero si fondono nelle poesie di Leitner in una forma squisita. Fino agli ultimi giorni della sua lunga vita, il poeta ha proseguito la sua opera poetica.

11. Un'ampia scelta delle sue poesie più belle, comprese quelle postume e un'ampia introduzione biografica, fu pubblicata nel 1909 dalla Reclams Universalbibliothek ( 5092 - 5093). Una descrizione particolarmente dettagliata della vita del poeta, la quale fa pure menzione dei suoi rapporti con Jakob Lorber, è contenuta nel volume 51 della Allgemeine deutsche Biographie (Lipsia 1907). Biografie di Leitner si ritrovano anche nel Grundriß der deutschen Dichtung di Goedeke, nelle Mitteilugnen des historischen Vereines für Steiermark (redatto da Franz Ilwof) ed in altre opere di carattere storico-letterario.

12. Leitner morì nel 1890, nel 90° anno di vita.

13. In qual modo il poeta avesse fatto la conoscenza di Jakob Lorber e come lo apprezzasse, lo si può rilevare dalla presente descrizione della vita di quest'uomo memorabile e degno di ammirazione.

14. Leitner per lunghi anni si dedicò alla raccolta di materiale biografico su poeti, artisti e letterati stiriani, elaborandone anche una parte. Nessuno però di questi lavori fu da lui eseguito in modo così preciso e ampio come il quadro della vita di Lorber. Leitner ha scritto il quadro della vita di Lorber verso il suo 84° anno di vita. Dato l'amore per la verità dell'anziano autore, il suo contenuto rispecchia esattamente in ogni riga le osservazioni chiare e prive di preconcetti dell'anziano autore.

15. La convinzione religiosa di Karl Gottfried Rittner v.Leitner risulta in particolare da una lettera che egli indirizzò ad un parente il 28 aprile 1889, un estratto della quale viene riportato qui per la prima volta, dato che questa lettera ricorda anche Lorber e la sua personalità, senza farne il nome:

16. «La religione è» così espone Leitner nella lettera, «più una cosa del cuore che della testa, poiché a noi è stato infatti detto: “Dio è Amore. La dottrina e i due comandamenti: 'Ama Dio sopra ogni cosa e il tuo prossimo come te stesso!' sono le fondamenta di tutto il cristianesimo”. L'ultimo comandamento viene osservato anche dall'umanità razionale della nuova epoca, ma non vuole saperne di Colui che essa dovrebbe amare sopra ogni cosa, per questo sulle sue creazioni non c'è una vera benedizione. Io mi professo da 40 anni fedele ad un indirizzo di tale essenza cristiana che corrisponde ai principi fondamentali di cui sopra, rispetto ai quali ogni cerimonia esteriore è insignificante.

17. Io venni iniziato a questa ideologia, che risolve la maggior parte degli enigmi della vita, 48 anni fa da un amico, un uomo semplice, amante e alla ricerca di Dio, al quale fu concessa la grazia di ricevere dal Signore stesso delle comunicazioni per ispirazione che egli sentiva nel suo cuore e che egli mise testualmente per iscritto per 24 anni, fino a quando egli fu richiamato dalla temporalità nell'anno 1864. Durante tutto questo tempo io ero testimone osservatore di questo straordinario avvenimento. Da allora tutti questi numerosi scritti furono dati alla stampa da editori stranieri dopo la morte del veggente. Tutti questi scritti neo-teosofici hanno il solo scopo di rinnovare di nuovo il cristianesimo originario e precisamente in conformità alla nostra cultura progredita.

18. Tu avrai fatto bene e a sufficienza, tanto per l'aldiqua che per l'aldilà, se ti atterrai alla fede in Gesù Cristo, il Signore, amandoLo sopra tutto, e il tuo prossimo come te stesso. Poiché in questi due comandamenti, come scrive l'evangelista, è deposto tutto e sono contenuti tutti i profeti».

19. Fino a qui la lettera di Leitner, le cui ulteriori comunicazioni a questo punto non hanno d'altronde particolare significato. Il pensiero religioso del poeta risulta chiaramente ed evidentemente dai passaggi riportati testualmente.

 

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3. APPENDICE

 

Casa editrice e diffusione delle opere di Lorber

Breve storia della Casa editrice

 

1. Il primo che preparò la via e che dischiuse la strada pubblica alla Nuova Rivelazione fu il noto medico e scrittore Dott. Justinus Kerner, Weinsberg. Questo impavido precursore della dottrina dello Spirito e autore del libro ancora oggi significativo "La veggente di Prevorst" godeva già allora di importante fama. Alcuni amici degli scritti di Lorber richiamarono la sua attenzione su queste comunicazioni del mondo spirituale e l'impressione che egli ebbe del loro contenuto di alta verità, lo indusse a dare alla stampa nel 1851 i due piccoli scritti di Jakob Lorber "Lo scambio epistolare tra Gesù ed Abgarus" e "L'epistola di Paolo ai Laodicesi", editore J. Landherr, Heilbronn. Fu pure Justinus Kerner che persuase il noto medico, teosofo e scrittore, Dott. Zimpel ad interessarsi della cosa.

2. Intorno al 1850, il Dott. Zimpel si recò a Graz appositamente per fare visita a Lorber, lo stette ad osservare personalmente per vari mesi e pubblicò delle sue prime opere principali: Il governo della Famiglia di Dio, L'infanzia e la giovinezza di Gesù e La luna, editore E. Schweizerbart, Stoccarda. Nella conclusione dell'opera Il governo della Famiglia di Dio, il Dott. Zimpel, quale testimone oculare, onde caratterizzare fedelmente Jakob Lorber, dice: "Quest'uomo mansueto, quieto e pio, senza una vera e propria cultura scientifica, ha un cuore eccellente e condivide sempre con chi è ancora più bisognoso di lui quel poco che possiede che è comunque costituito più che altro da elemosine che egli riceve da alcuni amici, anzi egli si priva a tal punto che il buon senso del mondo lo dichiarerebbe uno sconsiderato".

3. Sennonché L'infanzia e la giovinezza di Gesù pubblicata dal Dott. Zimpel venne ben presto confiscata e distrutta dalla censura delle autorità che erano fortemente dominate dall'influsso ecclesiastico e cioè, come si può rilevare dalla conclusione della seconda edizione del presente libro (edito nel 1869 a cura di Karl August Schöbel, ippiatra a Söbringen presso Pillnitz) "unicamente a causa della prefazione dell'editore di questo Vangelo".

4. A seguito degli scritti di Lorber pubblicati fino a quel momento, Johann Busch di Dresda divenne un amico zelante delle Nuove Rivelazioni. Entusiasta di questi doni della Grazia, egli cercò a lungo un editore adeguato, visto che a Lorber stesso non era possibile fare alcun passo, poiché la sua patria cattolica, la Stiria, si trovava in condizioni di ristrettezza economica e anche in condizioni opprimenti dal punto di vista spirituale. Dato che Busch nemmeno in Germania riuscì a trovare qualcuno che si occupasse degli scritti con comprensione ed amore, egli decise, con l'aiuto di Dio, di prendere in mano lui stesso la faccenda. Negli anni dal 1855 al 1876 egli poté, con grandi sacrifici di tempo e denaro, pubblicare gli scritti più importanti di Lorber. Particolarmente durante la prima stampa dell'opera di Giovanni, J. Busch si trovò di frequente in grandi difficoltà finanziarie. In questo, un amico delle opere di Lorber, G. Mayerhofer di Trieste, si dimostrò ogni volta un sostenitore particolarmente fattivo.

5. La speranza ed aspirazione di J. Busch era di poter completare la stampa di tutta l'opera di Giovanni allo scopo di rendere accessibile all'umanità questa massima opera. E nel marzo 1877, quasi 84.enne vegliardo, egli riuscì a portare a termine questo grosso lavoro. Con un invio successivo di 50 marchi da parte di Mayerhofer venne pagato il tipografo "dopo di che però", così scrive Busch il 9 marzo 1877 al fedele amico di Trieste, "il resto della mia cassa per la stampa ammonta a soli 1,80 marchi".

6. Poco dopo questa conclusione e questo scambio epistolare avvenne la morte improvvisa di G. Mayerhofer il venerdì santo, 30 marzo 1877. Due anni dopo, nel 1879, anche il fedele amministratore ed editore J. Busch seguì nell'eterna Patria l'amico che l'aveva preceduto.

7. Dopo la morte di Busch, la sua eredità editoriale, dopo serie e ripetute insistenze di numerosi amici, venne assunta da Christoph Friedrich Landbeck di Bietigheim, il quale era collegato da una pluriennale amicizia spirituale a Gottfried Mayerhofer e per mezzo suo aveva fatto la conoscenza di Lorber. Egli raccolse a Bietigheim quanto rimaneva delle edizioni di Busch, assieme agli scritti di Mayerhofer giunti da Trieste, e con l'imperturbabile tenacia sveva e dinamismo a lui propri, dalla sua proprietà paterna a Bietigheim proseguì la pubblicazione degli scritti rivelati ancora inediti.

8. C.F. Landbeck impiegò tutto il suo tempo ed energia, nonché tutto il suo patrimonio terreno per quest'impresa. Attraverso il suo entusiasmo egli seppe guadagnare altri cuori e procurarsi i mezzi per la causa. Egli era editore, correttore, organizzatore, messaggero - tutto in una persona. E soltanto così, lasciandosi guidare dal suo interiore e non badando troppo ad interferenze esteriori, gli riuscì di salvare la Nuova Rivelazione attraverso le tormente dei tempi del mondo di allora, materialistico ed incredulo.

9. Nel 1908 C.F. Landbeck si prese nell'editoria Otto Zluhan, allora diciottenne, con la cui famiglia aveva rapporti di amicizia, e che più tardi divenne il suo successore.

10. Il giorno dell'Ascensione del 1921, C.F. Landbeck, questo raro uomo ed editore, poté rientrare in patria, nel mondo spirituale.

11. Fino ai primi tempi di questo secolo, la diffusione della Nuova Rivelazione fu estremamente resa difficile, in particolare a causa dell'atteggiamento di rifiuto della chiesa. Soltanto quando lo spirito divenne gradualmente un po' più libero e indipendente, crebbe anche la comprensione per l'opera di Lorber.

12. Nel 1924 si poté guadagnare il Dott. Walter Lutz come collaboratore fisso. Il Dott. Lutz si è acquisito un merito particolare con il primo ampio commento all'opera di Jakob Lorber I problemi fondamentali della vita.

13. Negli anni 1935/36 la Casa editrice pubblicò il diario spirituale di Jakob Lorber sotto il titolo di Doni celesti in due volumi; un terzo volume uscì nel 1993. Con ciò tutti i manoscritti di Jakob Lorber sono stati pubblicati, un'opera monumentale che abbraccia la creazione spirituale e materiale, l'aldiqua e l'aldilà e nella sua pienezza e profondità spirituale servirà all'umanità da fondamento di una nuova epoca.

14. A questo lavoro positivo sul piano spirituale doveva però opporsi nel 1937 una forza negativa.

15. Landbeck aveva denominato l'azienda, da lui fondata per la custodia e diffusione degli scritti della Nuova Rivelazione, "Neutheosophiser Verlag" ("Editoria neo-teosofica"). A partire dal 1907 egli aveva poi introdotto il nome "Editoria della Nuova Salem" in considerazione del fatto che il Signore stesso definisce ripetutamente come la "Nuova Gerusalemme" la dottrina rivelata in maniera pura e perfetta nel nuovo messaggio.

16. Nel 1937, però, sotto le rappresaglie del Terzo Reich [1], Otto Zluhan si vide indotto a provvedere ad una ulteriore nuova denominazione in "Casa Editrice Lorber". Attraverso questo passo coraggioso, Otto Zluhan riuscì a rinviare ancora di alcuni anni il divieto della Gestapo che minacciava la casa editrice, e perlomeno a portare all'estero gli scritti delle rivelazioni che non potevano più essere distribuiti in Germania. Nel 1941 avvenne però la definitiva "chiusura" della casa editrice. I locali vennero sigillati dalla Gestapo, tutto il materiale contenente gli indirizzi fu confiscato. Gli amici si sparpagliarono, Otto Zluhan fu arrestato e portato nella prigione sovraffollata di Stoccarda. Da lì giunse nel campo di concentramento di Welzheim. La sua famiglia fu tenuta completamente all'oscuro del suo internamento nel campo di concentramento. Quando si venne finalmente a conoscenza della sua prigionia, ci fu una piccolissima cerchia di fedelissimi che, spesso col pericolo di essere arrestati loro stessi, intervennero a suo favore, sicché dopo alcuni mesi egli venne rilasciato dal campo di concentramento.

17. Per la casa editrice ebbe ora inizio un lungo periodo di silenzio e alla fine della guerra la dura ricostruzione. Per l'editore e la sua famiglia ciò significò anni pieni di rinunce.

18. Otto Zluhan, in merito a questo amaro periodo della sua vita, scrisse: "Nei tempi di miseria si può però sperimentare come il nostro Padre celeste sia in grado di guidare e proteggere i Suoi, spesso per vie strane, cosicché l'esperienza di tempi duri conferisce forza e fiducia e più tardi non si vorrebbe farne a meno... Quanto magnifica è pur stata la guida divina: il male ha dovuto servire al bene, poiché gli onnipotenti sette sigilli della Gestapo protessero i locali dell'editoria dalla confisca da parte di altri ministeri, e così i nostri scritti non furono mandati al macero come avvenne per altre case editrici".

19. Due anni dopo la fine della guerra, Otto Zluhan ottenne il permesso dal governo militare americano di riprendere la sua attività editoriale. Da allora, la Casa Editrice Lorber di Bietigheim poté di nuovo pubblicare tutta l'opera della Nuova Rivelazione, inclusa la rivista "Das Wort" (La parola) e servire alla divulgazione in tutto il mondo di questo divino dono di grazia. Poiché anche all'estero - negli Stati Uniti, in Olanda, in Francia, in Italia, in Spagna, in Australia, in Brasile, in Russia, in Cecoslovacchia, in Ungheria, in Slovacchia e in altri paesi - appaiono da alcuni anni le opere tradotte di Lorber, incentivate e sostenute finanziariamente dalla Jakob-Lorber-Förderungswerk e.V. (Opera per la diffusione di Jakob Lorber) fondata dalla Casa Editrice Lorber.

 

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LE OPERE PRINCIPALI DI Jakob Lorber

 

Come apprendiamo dalla biografia di Leitner, l'attività di scrittore spirituale di Jakob Lorber ebbe inizio il 15 marzo 1840 con l'opera

 

 

Il Governo della Famiglia di Dio

(Die Haushaltung Gottes)

 

1. Dopo alcuni capitoli d'introduzione, quest'opera fondamentale in tre volumi tratta le questioni principali di qualsiasi pensiero religioso: l'Essenza di Dio, la creazione primordiale del mondo spirituale, la formazione della creazione dei mondi materiali, la creazione del genere umano e la storia delle origini dell'umanità fino alla catastrofe terrestre dell'Asia anteriore - il diluvio universale. La forma rappresentativa, già in questa come in quasi tutti gli altri scritti di Lorber, non è la trattazione scientifica, bensì invece ci vengono offerti i più profondi insegnamenti su tutte le questioni dell'aldiqua e dell'aldilà sotto forma di descrizioni di vita avvincenti e vive. In un modo incomparabilmente penetrante ci viene così presentata, dinnanzi all'anima, l'Essenza di Dio e della Sua Creazione spirituale e materiale e nella storia del primo genere umano ci viene messo davanti lo specchio della nostra propria essenza umana e allo stesso tempo ci viene mostrata la via sulla quale noi possiamo giungere dall'imperfezione umana alla perfezione beata.

 

 

 

L'infanzia di Gesù

(Die Jugendgeschichte Jesu)

 

1. Quest'opera è una Nuova Rivelazione circostanziata del cosiddetto Vangelo di Giacomo, compilato da Giacomo, fratello del Signore, sull'infanzia di Gesù, Vangelo che era in circolazione nel primo e nel secondo secolo dopo Cristo. Questo Vangelo, nel corso di un accertamento delle scritture ad uso della chiesa che venne fatto nel 4° secolo dopo Cristo dai patriarchi di Alessandria e di Roma, per motivi oggi ignoti, venne definito "apocrifo", vale a dire di origine incerta, e non fu perciò accolto nel numero delle sacre Scritture - un giudizio questo che per molti secoli riguardò anche la rivelazione (Apocalisse) di Giovanni, l'epistola di Giacomo e molte altre parti della Bibbia. Il 22 luglio 1843, Jakob Lorber, che nulla conosceva dell'esistenza e del contenuto di questo Vangelo, ebbe la comunicazione interiore che gli sarebbe stato dato di nuovo lo scritto scomparso di Giacomo "dall'epoca in cui Giuseppe prese con sé Maria". Si disse che Giacomo, un figlio di Giuseppe, aveva annotato tutto questo, ma col tempo era stato tutto così travisato che non aveva potuto essere accolto come genuino nella Bibbia.

In 299[2] capitoli l'opera descrive in un semplice e nobile linguaggio ed una rappresentazione affascinante e plastica la nascita e l'infanzia di Gesù, in un modo che ritempra il cuore e irradia luce a tal punto che nessun lettore libero da pregiudizi può misconoscere la divina Verità. I misteri attorno alla persona di Gesù vengono chiariti e in pari tempo l'opera offre una descrizione viva dei tempi e delle condizioni di allora. Commovente è l'operato spirituale del meraviglioso Bambino in mezzo a tanta gente di tutti i ceti e di tutti i popoli. Il dettato di Lorber trova ampia concordanza con i frammenti del Vangelo di Giacomo tramandati nella Bibbia di Berlenburg.

 

 

Il Grande Vangelo di Giovanni

(Das große Evangelium Johannes)

 

 

1. Quest'opera, forse perché emana lo spirito d'amore di Giovanni ed essendo anche stata ispirata da questo alto principe degli angeli, come mediatore, viene anche chiamata brevemente "L'opera di Giovanni". Quest'opera imponente, che rappresenta un compendio e il coronamento della Nuova Rivelazione, può certamente essere definita, accanto alla Bibbia, la più considerevole fonte di conoscenza di tutta la letteratura del mondo. In essa noi riceviamo, conforme alla promessa di Giovanni nel capitolo 14, 26 del Vangelo biblico, una descrizione dettagliata e profonda di tutto ciò che Gesù ha detto e fatto nei tre anni del Suo insegnamento terreno. Non vi può essere certamente dubbio alcuno che la Divinità fattasi uomo in Gesù, come Maestro e Risvegliatore delle molte migliaia provenienti da tutti i popoli e da tutti i ceti che si stringevano attorno a Lui alla ricerca della luce, abbia insegnato e operato considerevolmente di più di quanto è stato tramandato ai posteri nei Vangeli della Bibbia. Ciò viene espressamente accennato nel Vangelo biblico di Giovanni nel capitolo 21, 25, dove si dice: "Vi sono ancora molte altre cose che Gesù ha detto e compiuto. Se tutte queste venissero scritte una per una, il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere". Di ciò che Gesù rivelò alla ristretta cerchia dei Suoi discepoli più maturi, in merito a Dio, alla creazione e alla via della salvezza, a causa della mancante capacità di comprensione del suo ambiente e dei posteri ancora immaturi, poté essere data solo una parte comprensibile, d'importanza vitale, consistente in una semplificata dottrina di fede e di vita. Soltanto dopo due millenni rientrò nel piano educativo della Divinità, conforme alla promessa di Giovanni 14, 26, di svelare nuovamente all'umanità odierna e futura in una rivelazione, generalmente accessibile, tramite Jakob Lorber, tutto ciò che era stato rivelato da Gesù alla cerchia più ristretta dei Suoi discepoli, solo in modo più profondo e complesso. Il bisogno esistente a tal fine deve certo essere percepito da ogni uomo pensante e che riconosce come l'umanità, nonostante la grande diffusione nella nostra epoca degli antichi scritti biblici, a causa della confusione delle ideologie di fede, sia sprofondata nel più profondo ateismo e nella più grande miseria del materialismo, da cui evidentemente senza l'intervento chiarificatore di Dio non può esserci alcuna salvezza.

2. Nel “Grande Vangelo di Giovanni” tutte le domande principali della vita vengono chiarite dallo Spirito di Dio stesso che Si rivela.

3. La verità, che nelle scritture della Bibbia è data in un certo qual modo come un seme, è sviluppata nel Vangelo di Lorber come un albero la cui chioma rivolta alla vita si espande e prospera. Con insistenza energica e penetrante viene svelata la fede "che diviene attiva attraverso l'amore" (Paolo Gal. 5,6) quale unica vera via di salvezza valida davanti al Cristo. Questa "dottrina d'amore" viene fondata e spiegata attraverso una dottrina di Dio e della creazione, altamente luminosa, unitaria e sequenziale, nella quale noi riconosciamo il duplice comandamento dell'Amore per Dio e per il fratello quale Legge fondamentale di tutta la vita nel Regno della Creazione di Dio. In esposizioni dettagliate viene quindi fondata la Legge dell'Amore quale norma determinante in tutti i rapporti della vita terrena (matrimonio, educazione dei bambini, coltivazione della fede, cura della salute, vita professionale e sociale). Ed infine la dottrina dell'aldilà offerta nel “Grande Vangelo di Giovanni” ci illumina sull'evoluzione dopo la morte sotto lo stesso aspetto della perfezione nel puro amore divino. Questo eterno contenuto primordiale originario di ogni religione lo vediamo incorporato nella dottrina e nell'esempio di Gesù Cristo, il Crocifisso, che si svela a noi, in particolare anche in quest'opera principale della Nuova Rivelazione, come l'onnisciente ed onnipotente Creatore dell'infinito, che tutto ama, come la pienezza della Divinità, come Padre, Figlio e Spirito Santo - rappresentando in questo modo per la cristianità un unico Dio trinitario.

 

 

 

Estratto dai capitoli iniziali de Il Governo della Famiglia di Dio

 

Invito ed esortazione

 

 

(GFD/1/1) 1. Così parlò il Signore a me ed in me (Jakob Lorber) per ognuno e ciò è vero, fedele e certo:

 

2. Chi vuol parlare con Me, venga da Me ed Io gli metterò la risposta nel suo cuore; tuttavia solo i puri, il cui cuore è pieno d'umiltà, percepiranno il suono della Mia voce. E chi preferisce Me a tutto il mondo e Mi ama come una tenera sposa ama il suo sposo, con costui Io voglio camminare a braccetto. Egli in ogni tempo Mi vedrà come un fratello vede l'altro fratello e come Io lo vidi già dall'eternità, prima ancora che egli fosse.

 

3. Agli ammalati dì però che essi non debbono affliggersi nella loro malattia, bensì debbono rivolgersi seriamente a Me e confidare del tutto in Me. Io li consolerò ed un flusso di delizioso balsamo si riverserà nel loro cuore e la sorgente della vita eterna diverrà inesauribilmente manifesta in loro; essi guariranno e verranno ristorati come l'erba dopo una pioggia temporalesca.

 

4. A coloro che Mi cercano, dì che Io sono il vero "Ovunque" ed in "Nessun Luogo". Io sono "ovunque" Mi si ami e si osservino i Miei Comandamenti, "in nessun luogo" invece dove Mi si adora e Mi si venera soltanto. Non è forse l'Amore ben di più della preghiera e l'osservanza dei Comandamenti ben di più della venerazione? In verità, in verità Io ti dico: "Chi Mi ama, quegli Mi adora in spirito, e chi osserva i Miei Comandamenti, quegli è colui che Mi venera nella verità!". I Miei Comandamenti però non può osservarli nessuno se non colui che Mi ama; chi Mi ama però non ha altro Comandamento se non questo, di amarMi ed amare la Mia viva Parola che è la vera, eterna Vita.

 

(GFD/1/2) 5. Se qualcuno ha fatto le opere della vera penitenza, venga da Me affinché Io lo accolga come un figliol perduto e lo conservi nella Mia forza. Poiché il servo può consigliare, Io invece posso fare; il servitore può istruire, ma la redenzione è solo opera Mia; il servo può pregare, ma soltanto Io posso benedire. Il Mio servitore deve giudicare equamente; ma il diritto di grazia lo ha soltanto il Signore. Quindi essi, al di là dei servitori e dei servi, non dovranno dimenticarsi del Signore!(...)

 

6. Chi non Mi conosce, come Io sono e chi Io sono, sarebbe meglio per lui se non sapesse affatto nulla di Me, giacché allora Io potrei ancora renderlo vivo nel Regno spirituale; così, invece, essi rendono vano il Mio aiuto, poiché essi uccidono così la vita in se stessi, distruggendo e così pure uccidendo Me in loro, e sono come i tralci separati dalla vite.

 

7. Io dico, però, ora che Io sono l'unico eterno Dio nella Mia natura trinitaria, quale Padre riguardo alla Mia Divinità, quale Figlio riguardo alla Mia perfetta umanità e quale Spirito riguardo a tutto il vivere, operare e discernere. Io sono dall'eternità l'Amore e la Sapienza stessi. Mai Io ho ricevuto qualcosa da qualcuno. Tutto ciò che esiste è proceduto da Me, e chi ha qualcosa, lo ha da Me. Come potrei essere Io un tiranno ed un enunciatore di giudizi di condanna? O voi stolti! Io vi amo; voi Mi disdegnate; Io sono vostro Padre, voi fate di Me un giustiziere. Dove Io benedico, voi maledite; dove Io edifico, voi distruggete; ciò che Io raddrizzo, voi lo piegate; dove Io semino, voi incanalate flussi soffocanti ; voi siete in tutto contro di Me. Se Io fossi come voi dite che Io sia, in verità Io vi dico, la Terra non esisterebbe più già da lungo tempo, anzi essa non sarebbe neppure stata creata! Siccome però Io sono come sono, tutto continua ad esistere ancora come era e come sarà in eterno; ed anche voi sarete come vorrete essere, senza la Mia sentenza di condanna, giacché voi sarete ciò che voi stessi vi sarete fatti. Coloro che invece Mi prendono come Io sono e che Mi amano come Io li amo, di costoro Io farò ciò che essi vorranno, affinché la loro libertà e gioia siano perfetti in eterno.

 

8. Sappiate: come il lavoro, così la ricompensa! L'amore non si può avere per danaro, bensì unicamente di nuovo per amore. Io sono l'Amore stesso e posso essere acquisito continuamente a nessun altro prezzo se non soltanto quello nuovamente dell'amore. Attraverso l'Amore Io vi ho tutti acquistati; perciò Io pretendo da voi tutti di nuovo l'Amore. Chi vuole perció servirMi, Mi serva nell'Amore, per il quale Io sono morto per lui sulla croce e chi vuole venire da Me, venga a Me nell'Amore Che sanguinava per lui sulla croce.

 

 

(GFD/1/3) 9. Io sono un buon albergatore; neppure una briciola di pane va persa. Chi investe il suo capitale da Me, esso procurerà a costui alti interessi e rimarrà nel Mio cuore e gli interessi cresceranno per tutte le eternità delle eternità. Chi ha mai contato i soli il cui numero non ha fine e tutte le terre che Io ho creato a migliaia attorno ad ognuno di essi? E Io ti dico che Io sono veritiero e fedele in ciascuna Mia parola: per un centesimo Io do una terra e per un sorso di acqua fresca un sole. In verità Io ti dico: il minimo servizio d'amore verso il prossimo verrà ricompensato nel modo più immenso ed indicibile!

 

 

10. Tu Mi domandi se vi siano ben ovunque anche uomini come qui sulla Terra che tu abiti, ed Io ti dico: sì, vi sono ovunque uomini che provengono dalle Mie viscere e che Mi riconoscono secondo la specie di viscere; e quelli che provengono dalle Mie mani e che Mi riconoscono dalle Mie mani; e quelli che provengono dai Miei piedi e che Mi riconoscono dai Miei piedi; e quelli che provengono dalla Mia testa e che Mi riconoscono dalla Mia testa; e quelli che provengono dai Miei capelli e che Mi riconoscono dai Miei capelli; e quelli che provengono dai Miei lombi e che Mi riconoscono dai Miei lombi(...). La loro vita e la loro beatitudine corrispondono a quella parte dalla quale essi sono provenuti ed essi sono tutti quanti Mie creature che Mi sono care, poiché Io sono totalmente l'Amore e sono ovunque l'Amore stesso.

 

11. Ma gli uomini di questa Terra Io li suscitai dal centro del Mio Cuore e li creai a Mia perfetta immagine, ed essi non dovrebbero essere solo le Mie creature, bensì i Miei cari figli. Essi Mi dovrebbero riconoscere non come Dio e Creatore, bensì solamente quale loro buon Padre che, dopo un breve periodo di prova, li vuole nuovamente riprendere interamente con Sé, affinché essi abbiano tutto quello che Egli Stesso ha e possano dimorare in eterno presso di Lui e con Lui possano regnare e guidare l'universo. Ma vedi, tutte le Mie creature Mi amano quale loro Creatore nella gioia riconoscente della loro esistenza; i Miei figli invece non vogliono il loro Padre e disdegnano il Suo Amore!

 

12. Io sono triste quando vedo come ora per ora mille e mille volte mille appassiscono lentamente e muoiono. Se solo potessi aiutarli! Non è forse triste quando l'Onnipotente non può aiutare?

 

13. Tu domandi come ciò sia possibile. Vedi, tutte le Mie creature dipendono dal Mio potere, ma i Miei figli dipendono dal Mio Amore! Il Mio potere dispone ed accade, ma il Mio Amore desidera soltanto e dispone in tutta mitezza per i liberi figli, ed i liberi figli otturano i loro orecchi e non vogliono vedere il volto del Padre loro. Per il fatto che essi sono liberi, come lo sono Io, Io non posso aiutarli se essi non lo vogliono. Poiché il Mio potere passa sopra tutto, ma la Mia volontà è subordinata ai Miei figli! Questo però ciascuno deve tenerselo ben in mente: Io sono vostro Padre, ma sono anche il vostro Dio e al di fuori di Me non vi è nessun altro. Mi volete come Padre o come Dio? Le vostre opere Mi daranno la risposta determinante.

 

14. Così ricordatevelo: l'Amore dimora solo nel Padre e si chiama il Figlio. Chi lo disdegna, sarà vittima della potente Divinità e verrà privato per sempre della sua libertà e la morte sarà ciò che gli spetta, poiché la Divinità dimora anche nell'Inferno, ma il Padre dimora soltanto in Cielo. Dio giudica tutto secondo il Suo potere, ma la Grazia e l'eterna Vita è soltanto nel Padre e si chiama il Figlio. La Divinità uccide tutto, ma il Figlio o l'Amore in Me ha vita, dà vita e vivifica.

 

15. Dì ai tuoi amici e fratelli in tutto amore, che Io ho allontanato dai Miei occhi i loro peccati e li ho lavati così bianchi come la neve; ora non c'è più alcun ostacolo. Con quale gioia Io voglio continuare a provvedere per loro! Cosa sono tutte le gioie e beatitudini del Mio Cielo per Me, il Padre, rispetto a quella di venire amato dai Miei cari figli quale unico, vero Padre!

 

16. Vedi, Io do a voi tutte le beatitudini per questa unica beatitudine che Io ho stabilito soltanto per Me e per questo i Miei figli non devono nemmeno chiamare nessuno loro Padre se non unicamente Me; poiché Io infatti Lo sono e Lo sono a pieno diritto e nessuno può toglierMi questo diritto, poiché Io solo sono l'Unico e al di fuori di Me non c'è nessun altro.(...)

 

17. Dì a loro ancora in aggiunta che essi non dovranno scandalizzarsi in chiesa e per via della chiesa, poiché un qualsiasi cibo che Io raccomando, Io lo purifico per colui che vuole gustarlo nello spirito e nella verità e poi egli dovrà gustarlo senza preoccupazione. Ciò che Io do ai Miei figli è puro e non viene profanato dalla forma esteriore per coloro per i quali Io l'ho benedetto. Io benedirò il tempio e sarà consacrato il luogo ove essi si troveranno, poiché Io, il loro santo Padre, sarò in mezzo a loro dovunque essi andranno e nessun capello dovrà essere loro torto.

 

18. Dì a tutti coloro che Mi cercano che Io sono sempre a casa, che non esco mai e che Io non ho stabilito solo certe ore o tempi nei quali si può venire da Me, come dai re della terra e da tutti i grandi del mondo. Quindi non soltanto nei giorni di sabbat o di festa, bensì ogni minuto Mi è gradito un cuore amante e perfino nella notte Io non ho mai sprangato la porta a qualcuno; dunque, sempre quando voi busserete, Io dirò "Entrate!".

 

 

La vera chiesa

 

(GFD/1/4) 1. Così parlò il Signore a me ed in me per ciascuno, e ciò è vero, certo e fedele:

 

2. «La Mia Grazia è un ricco tesoro; chiunque diverrà partecipe non avrà mai alcuna mancanza di nulla, nel tempo e in eterno. Perciò ciascuno deve sforzarsi a renderseLa immediatamente propria, poiché Io La do a ciascuno se soltanto La vuole avere.

 

3. Giacché vedi, se volete il perdono dei vostri peccati, essi vi verranno perdonati se farete penitenza attraverso Gesù, che è la Mia Parola vivente e l'Amore in Me, e le porte del cielo staranno aperte davanti a voi e se voi vorrete entrarvi, potrete entrarvi e contemplare il volto del vostro santo Padre che sono Io, l'eterno Dio Jehova.

 

4. Questo voi lo potete fare in virtù della Parola Vivente che è Gesù Cristo o l'eterno Amore e Sapienza in Me, da cui fluisce tutto il buono e il vero. L'Amore vi è stato dato da principio, poiché esso è la vera e propria vita in voi, come il potere nelle Mie creature, che certamente scaturisce anche dal Mio Amore, ma non è tuttavia l'Amore stesso, dato che in esso non c'è alcuna libertà, ma soltanto l'effetto dell'Amore, il quale potere però in e per se stesso è senza vita - per questo anche tutto ciò che scaturisce dal potere è in sé e di per sé materia morta, la cui vita è solo apparente -; nella realtà essa è però la morte.

 

5. Perciò, se qualcuno è attaccato con il suo amore al mondo materiale, il suo amore in sé verrà schiacciato dal potere della morte e la conseguenza è poi il destino della materia ovvero la morte.

 

6. Chi, però, indirizza il suo amore a Me e lo fissa a Me, costui unisce il suo amore di nuovo con l'Amore e con la Vita di tutte le vite; costui diverrà poi completamente vivente.

 

7. Ora però vedi! L'Amore in sé e per sé è cieco e oscuro e appunto per questo libero e indipendente - ma appunto a causa di ciò in grande pericolo di perdersi e di andare in rovina. Per questo Io aggiungo a tutto l'amore per Me, secondo il grado della sua grandezza, anche subito la giusta parte di luce e questo è un dono e si chiama Grazia; con questa Io fluisco in ogni uomo, in base al grado del suo amore. Quindi se qualcuno ha l'amore, dato che egli vivifica in sé la Mia legge che è il sommo Amore, su costui verranno riversati fiumi di luce e il suo occhio compenetrerà la Terra e contemplerà le profondità dei Cieli.

 

8. Dillo ai figli e dillo a tutti, siano essi pure della religione che vogliono - siano romani, siano protestanti, siano ebrei, siano turchi, siano bramani, siano tenebrosi pagani - in breve sia detto per tutti: sulla Terra vi è soltanto una vera chiesa e questa è l'Amore per Me nel Mio Figlio che è lo Spirito Santo in voi e che si manifesta a voi attraverso la Mia Parola Vivente e questa Parola è il Figlio, e il Figlio è il Mio Amore ed è in Me ed Io Lo compenetro completamente e Noi siamo Uno, e così Io sono in voi, e la vostra anima, il cui cuore è la Mia dimora, è l'unica vera chiesa sulla Terra. Solo in essa è vita eterna ed essa è l'unica beatificante.

 

9. Poiché vedi, Io sono il Signore su tutte le cose che esistono! Io sono Dio, l'Eterno e Potente, e come tale Io sono anche vostro Padre, il Santo e il più colmo d'Amore. E tutto questo sono Io nella Parola, la Parola però è nel Figlio e il Figlio è nell'Amore e l'Amore è nella Legge e la Legge vi è data. Se voi la osserverete ed agirete in conformità, l'avrete accolta in voi, poi diverrà viva in voi ed eleverà voi stessi e vi renderà liberi e non sarete più sotto la Legge, bensì al di sopra della stessa nella Grazia e nella Luce che è la Mia Sapienza. E questa è la beatitudine, ossia il Regno di Dio in voi ossia l'unica chiesa beatificante sulla Terra e in nessun'altra è la vita eterna se non unicamente in questa.

 

10. Oppure pensate voi dunque che Io dimori nelle mura o nelle cerimonie o nella preghiera o nella venerazione? O no, voi vi sbagliate assai, poiché li Io non sono in nessuna parte - bensì soltanto dove è l'Amore, là sono anch'Io, poiché Io sono l'Amore o la Vita stessa. Io vi do Amore e Vita e Mi unisco soltanto all'Amore e alla Vita, ma mai alla materia ovvero alla morte. Poiché per questo Io ho sconfitto la morte e ho subordinato a Me la Divinità, affinché Io abbia tutti i poteri su tutto ciò che esiste e il Mio Amore regni in eterno e renda vivo tutto ciò che è a Lui soggetto.

 

11. E come potete pensare voi dunque che Io vi attenda nella morte, mentre Io invece sono la Vita stessa? Perciò andate dapprima nella vera chiesa ove è contenuta la Vita - poi soltanto in quella morta, affinché essa diventi viva attraverso di voi!».

 

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[1] Il 10 maggio 1937 il Reichsführer delle SS e capo della polizia tedesca, Heinrich Himmler, emanò il divieto di esercizio della Società della Nuova Salem, fondata dagli appartenenti alla stessa, nonché del mensile "Das Wort" (La parola) che allora era al 17° anno, e confiscò tutti i valori patrimoniali della società.

[2] Dopo il 1969 fu scoperto il capitolo 192. E da allora sono 300 capitoli.